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N.7
aprile 2010
giornalino
per le classi elementari
a distribuzione
gratuita
edizione speciale monumenti aperti e sagra di sant’efisio
I tesori della città
iascuno può imparare a conoscere la
propria città e la sua
storia attraverso un
monumento, con tutte le informazioni storiche, geografiche e
sociali che ci può
raccontare. Grazie a
“Monumenti aperti” gli allievi delle
scuole di Cagliari
saranno capaci di
trasformare un
museo in un labirinto delle meraviglie, animare
oggetti, luoghi o
quadri restituendo loro un senso
e risvegliandoli a
nuova vita attraverso il racconto o
l’evocazione.
La collaborazione tra il
Ministero dei beni e
delle attività culturali, il
Ministero dell’istruzione e
il Comune, insieme al coinvolgimento di studenti
e volontari, permetterà
inoltre di aprire al pubblico in questa occasione monumenti solita-
Con il patrocinio dell’
• Comitato Provinciale di Cagliari
C
mente inaccessibili ai visitatori. Ragazze e ragazzi, formati dai funzionari delle Soprintendenze, guideranno
così cittadini e turisti alla
scoperta di una Cagliari segreta, spesso
sconosciuta ai più.
Credo che tutto questo sia molto
più coinv o l ge nt e
di una tradizionale
lezione di storia. Prepararsi,
cercare informazioni, notizie
sul motivo della costruzione
di un monumento importante della città, ripercorrere
i personaggi che hanno
partecipato alla sua
storia, usare l’immaginazione per disegnarlo, preparare una visita
guidata o una brochure, tutto questo permetterà
di arricchire
il bagaglio
cultu-
Disegno di Alessandro Basciu
rale, morale e civile degli
alunni e li renderà cittadini
più consapevoli del valore del
proprio patrimonio e maggiormente coinvolti nella sua
tutela. Avvicinarsi all’arte divertendosi è un’esperienza
speciale e mi auguro sia per
tutti solo l’inizio di un’avventura che, crescendo, sarà
sempre più coinvolgente.
Sandro Bondi
ministro per i Beni
e le Attività
Culturali
2
numero 7
aprile 2010
Anfiteatro romano
monumenti aperti
pagina
Cattedrale
giornalino per le classi elementari
ideato da KaddeoK
DIRETTORE RESPONSABILE SILVIA GASPA
CONDIRETTORE MARIA FRANCESCA CHIAPPE
Un teatro
per gladiatori
A
lle pendici del colle di
Buon Cammino, nel
viale Sant’Ignazio, si trova
la testimonianza più alta
della dominazione romana
in Sardegna. Si tratta di un
anfiteatro, risalente al I – II
secolo d.C., le cui gradinate
furono abilmente intagliate
nel banco roccioso. Dotato
di arena, corridoi, ambienti
di servizio e di una monumentale facciata, disposta a
sud. Quest’ultima, di oltre
20 metri d’altezza, fu edificata con blocchi di calcare
estratti da cave vicine. Recenti scavi, ad opera del Canonico Giovanni Spano,
portarono alla luce numerose lastre marmoree (che evidentemente rivestivano le
gradinate, divise in tre ordini a seconda della classe sociale di appartenenza).
L’anfiteatro poteva ospitare
circa 10000 spettatori, in
esso venivano allestite lotte
tra uomini e belve feroci oppure battaglie tra gladiatori. Al di sotto era dotato di
gabbie per gli animali e di
macchinari scenici.
Il duomo
gotico-romanico
EDITORE EIDOS VIA BOTTEGO 24/B CAGLIARI
[email protected]
AUTORIZZAZIONE TRIBUNALE DI CAGLIARI
N. 14 DEL 27 AGOSTO 2009
GRAFICA E IMPIANTI EIDOS
CONSULENTE TECNICO IGNAZIO MUNDULA
STAMPA LP GENOVA
TIRATURA 10.000 COPIE
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Bastione
di Saint Remy
Una finestra
sul mare
S
truttura imponente, il bastione di Saint Remy
sotto un grande arco presenta una scala con due rampe
circolari che portano alla terrazza Umberto I dove si gode
una magnifica visione della
città fino al mare.
Attraverso altre due rampe di
scale si accede al bastione di
Santa Caterina sul quale si affaccia la scuola elementare:
in passato c’era un convento
delle Domenicane. Si dice che
proprio lì venne organizzata
la congiura per uccidere il viceré Camarassa nel 1668, il
più grave fatto di sangue durante il governo spagnolo.
La costruzione, che deve il
nome al barone di Saint
Remy, il primo vicerè piemontese, unì il bastione dello
Sperone e quello della Zecca,
realizzati dagli spagnoli nella
seconda metà del Cinquecento. In questo modo il quartiere Castello fu collegato con
Marina e Villanova.
N
Fortezza
di San Michele
Ma che
bel castello...
on è solo un importante
luogo di culto cattolico:
la Cattedrale, in piazza Palazzo, nel cuore di Castello, è
uno dei monumenti più noti
di Cagliari.
C
ostruito nel decimo secolo per difendere Santa
Igia, la capitale del giudicato di Cagliari, il Castello di
San Michele si è arricchito
con i Catalani: il re lo regalò
a Berengario Carroz (il
conte di Quirra aveva contribuito alla cacciata dei Pisani) che fece raddoppiare
lo spessore dei muri, scavare un profondo fossato, innalzare un'altra torre.
Nel 1369, il Castello fu fortificato ancora e, durante la
rivolta d’Arborea contro l’Aragona, fu utilizzato per la
difesa. Dopo la guerra divenne la lussuosa residenza
dei Carroz: l’ultima esponente della famiglia di feudatari spagnoli fu la contessa Violante, la Sanguinaria.
Fu poi un lazzaretto e anche
caserma degli invalidi. Nel
1895 fu ceduto ai marchesi
di San Tommaso e l’architetto Dionigi Scano lo restaurò: sui pendii venne realizzata la pineta.
Fu costruita nel Duecento, divenne cattedrale nel 1258. E’
dedicata a Santa Cecilia martire e alla Vergine Assunta. E’
il duomo del capoluogo della
Sardegna ma anche la parrocchia dell’antico quartiere
dentro le mura. Realizzata in
stile gotico-romanico, negli
anni dal 1669 al 1702 fu trasformata in forme tipiche del
barocco genovese da Domenico Spotorno con la collaborazione di scalpellini liguri.
Nel 1931 fu innalzata la facciata, ispirata al prospetto
del duomo di Pisa e realizzata
con pietra calcare del colle di
Bonaria.
Nel 1999 è stato effettuato
un restauro radicale che ha
riguardato la cupola, il tetto,
gli infissi, il campanile e la
facciata.
3
8-9 maggio
speciale
pagina
Galleria comunale
testi di Gianluca Basciu e Maria Francesca Chiappe,
servizio fotografico Agenzia Rosas Press,
disegni degli alunni della 4ª B di via Garavetti
Grotta della vipera
Una polveriera Una storia
di cultura
d’amore
I
Cittadella dei musei
Un arsenale
nel 18° secolo
D
ove i piemontesi, nel diciottesimo secolo, avevano sistemato il Regio arsenale, i cagliaritani, 200
anni dopo, hanno realizzato
la Cittadella dei musei, nella
zona nord di Castello.
E’ un’area molto antica dove
sono state trovate due cisterne di epoca punica e romanica.
Sotto la dominazione Pisana
la cittadella era separata dal
Castello da un fossato e dal
ponte levatoio di fronte alla
porta San Pancrazio. Gli spagnoli rafforzarono le fortificazioni a scopo difensivo.
All’epoca piemontese risale
invece la sistemazione in
stile neoclassico della Porta
Arsenale.
Quando l’arsenale fu trasferito fuori le mura, la cittadella divenne distretto militare e caserma. Dopo i bombardamenti del 1943 fu soggetta a un rapido degrado
che durò fino agli anni Sessanta quando la Cittadella
venne restaurata.
n uno dei polmoni verdi di
Cagliari, i Giardini Pubblici
che si affacciano sul Largo
Dessì, è situata la Galleria
Comunale d’Arte. L’edificio, a
fattezze neoclassiche, fu
progettato da Carlo Boyl di
Putifigari, e realizzato nel
1858. Da principio ospitò la
polveriera regia, nel 1928 divenne una galleria d’arte
permanente. In mostra, dal
2001, ci sono le opere donate alla città dal collezionista
Francesco Paolo Ingrao, che
testimoniano una varia produzione artistica. Le più antiche datate alla metà dell’Ottocento, ma per la maggior parte risalenti al secolo
scorso.
Queste ultime, in particolare,
legate alla produzione figurativa italiana, espressa nei
movimenti artistici sorti attorno alla città di Roma. Nel
2003 nuovi spazi espositivi
sono stati destinati alla visibilità della Collezione Sarda
del Novecento.
L
a moglie offrì la sua vita
per salvare il marito
dalla malaria: il nobile romano Lucio Cassio Filippo
fece costruire in onore dell’amata Attilia Pompilia un
monumento funebre particolare. Il frontone della facciata venne decorato con
due serpenti intrecciati,
simbolo della passione e
della fedeltà che legava lo
sposo alla sposa.
E’ la Grotta della Vipera, situata lungo il viale Sant’Avendrace, ai piedi del colle
di Tuvixeddu dove sorge la
più importante necropoli
punica del Mediterraneo. E’
stata scavata nella roccia
nel secondo secolo dopo
Cristo ma fu scoperta soltanto nel 1822 durante i lavori per la realizzazione
della Carlo Felice, la strada
che collega Cagliari con
Sassari. Alberto Lamarmora
impedì che venissero fatte
brillare le mine vicino alla
Grotta della Vipera che fu
così salvata.
Monumento
ai Caduti
Gli eroi sardi
dell’unità
d’Italia
tornato al suo posto in
epoca relativamente recente, quasi vent’anni fa: per
lungo tempo il monumento
dedicato ai caduti sardi nelle
battaglie per l’indipendenza
e l’unità d’Italia è rimasto nel
Parco delle Rimembranze. Ma,
agli inizi degli anni Novanta,
è stato risistemato alla fine
della via Manno, nella piccola
piazzetta Martiri, a due passi
dal bastione di Saint Remy.
Il Monumento, realizzato da
uno scultore piemontese, fu
inaugurato il 16 agosto 1886.
Nella facciata sono incise le
date delle battaglie combattute dai martiri sardi ed i
nomi dei caduti in guerra.
Da quando è tornato in piazza
Martiri, ai piedi del monumento il 4 novembre si celebrano funzioni religiose e civili alla presenza di autorità
civili e religiose e di semplici
cittadini per onorare la memoria dei sardi caduti.
È
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numero 7
aprile 2010
pagina
Statua
di Carlo Felice
monumenti aperti
Museo
d’arte siamese
Palazzo civico
Gli antichi
reperti
dell’Asia
Il re
delle riforme
N
Museo archelogico
V
iceré di Sardegna quasi
ininterrottamente
dal
1799 al 1821 (quando fu nominato re), Carlo Felice fu
promotore di numerose riforme a vantaggio dell’isola.
Si occupò di riformare la
scuola e di questioni sociali,
permettendo ai proprietari
terrieri di recintare i propri
campi. È ricordato dai più per
aver incentivato la costruzione della “strada statale 131 –
Carlo Felice”, che collega Cagliari a Porto Torres. Il monumento a lui dedicato, realizzato in bronzo nel 1829, su
progetto dello scultore sassarese Andrea Galassi, fu collocato nel Largo omonimo solo
31 anni dopo, nel 1860. Sul
basamento è possibile leggere un’iscrizione, che indica
l’inizio della “Carlo Felice”
proprio ai piedi della statua.
In effetti la notizia non è
esatta, in quanto l’inizio effettivo della statale è segnato da una colonna con sopra
una sfera e una piccola piramide, situata nell’adiacente
piazza Yenne.
ella Cittadella c’è un
museo
sorprendente:
raccoglie un ricco patrimonio di circa 1.300 manufatti
di carattere sia artistico sia
etnologico (porcellane, armi,
monete, ori, argenti, avori,
dipinti, oggetti utilizzati durante cerimonie rituali ) provenienti dall’Asia, soprattutto
siamesi.
Dall’età
nuragica
ai romani
D
all’età
prenuragica
(6.000 a.C.) sino all’epoca bizantina (ottavo secolo dopo Cristo): al primo
piano del museo archeologico di Cagliari, nel quartiere
Castello, si seguono storia e
cultura della Sardegna su un
percorso cronologico-didattico.
Ai piani superiori, invece,
l’esposizione segue criteri
topografici con i più importanti siti archeologici di Cagliari e Oristano.
Ci sono reperti del Neolitico, dell'Eneolitico e del
primo Bronzo.
Eccezionale la collezione di
piccoli bronzi: guerrieri armati, capitribù, divinità
femminili, donne e uomini
al lavoro, animali.
La colonizzazione fenicia e
la dominazione punica sono
rappresentate dalla ricostruzione del Tofet di Tharros e dai materiali provenienti da Nora, Monte Sirai
e Sant'Antioco.
Ci sono poi le ceramiche di
epoca romana.
Si tratta dei reperti collezionati dal cagliaritano Stefano
Cardu nel periodo a cavallo
tra l’Ottocento e il Novecento
durante i suoi viaggi e regalati, nel 1914, al Municipio di
Cagliari. La raccolta vanta
una prevalenza di manufatti
di origine siamese che rappresenta una autentica rarità
per quantità e varietà dei
pezzi.
Il Museo d’Arte Siamese fu
esposto per la prima volta nel
Palazzo Civico, poi, nel 1977,
i pezzi furono trasferiti nella
Galleria Comunale d'Arte. Dal
1981 è alla Cittadella dei
Musei.
La prima
pietra
fu posata
nel 1899
I
l 14 dicembre 1896 il sindaco era Ottone Bacaredda. In quella data il Consiglio comunale prese una decisione importantissima: la
sede del Palazzo Civico sarebbe uscita dalle mura fortificate per scendere verso il
porto.
Non più dunque in Castello,
dentro le mura, per difendersi da tutti, il Municipio
sarebbe sorto davanti al
porto, proteso verso l’esterno. Insomma, si voleva così
esprimere un’impostazione
politica diversa.
Il progetto fu scelto attraverso un concorso nazionale, la prima pietra venne posata il 14 aprile 1899 alla
presenza del re Umberto I e
della regina Margherita di
Savoia. Nel marzo 1907 l’inaugurazione.
Lo stile dell'edificio, realizzato in pietra calcarea chiara, è dato dalla rielaborazione di modelli appartenenti
al gotico-catalano, con l'aggiunta di decori Liberty.
5
speciale
pagina
Torre dell’Elefante
Villa Tigellio
Nel Seicento
fu un carcere
La residenza
di un
artista Vip
L
Palazzo Viceregio
Fu la sede
della famiglia
reale
a Torre dell’Elefante fu
costruita due anni dopo
quella di San Pancrazio, nel
1307. Lo scopo era identico:
proteggere la città dalle
mire espansionistiche dei
Mori e dei Genovesi.
Il suo nome è legato all’elefantino inserito su una
mensola a dieci metri d’altezza nel lato che dà sulla
via Università. Secondo altri
studiosi, però, il riferimento
all’elefante sarebbe legato
alla vicina Ruga Leofantis
(oggi sia chiama Via Stretta).
N
el quartiere di Castello
c’è il Palazzo viceregio,
costruito nel quattordicesimo
secolo dagli Spagnoli: nel
1337 divenne sede del vicerè
di Aragona.
Nel corso del tempo l’edificio
ha subito diverse modifiche,
le più importanti risalgono
all’epoca sabauda: nel 1730
è stato realizzato lo scalone
d'onore che conduce al piano
nobile le cui sale sono state
restaurate nel 1735. La facciata ovest è stata invece rimessa a nuovo nel 1769.
Tra il 1799 e il 1815 il Palazzo
è stato la residenza ufficiale
della famiglia reale e della
corte in esilio da Torino, occupata da Napoleone.
Dal 1885 il Palazzo è proprietà della Provincia di Cagliari che vi ha istituito la
sua sede di rappresentanza.
Nel 1893 sono stati avviati i
lavori di decorazione della
sala del Consiglio, terminati
tre anni dopo.
8 / 9 maggio
Nel Seicento la torre ospitò
il carcere e le sale di tortura: nella vicina piazzetta
Carlo Alberto venivano eseguite le condanne a morte e
la leggenda narra che nelle
notti di vento riecheggino
ancora i lamenti delle anime
dei giustiziati.
In epoca spagnola dalla
torre venivano esposte le
teste decapitate dei condannati a morte. Fu restaurata nel 1906 da Dionigi
Scano.
Torre
di San Pancrazio
La vedetta
del Castello
V
iveva a Cagliari Tigellio,
un musico sardo amico di
uomini potenti come Cesare,
Ottaviano, Cicerone, Orazio.
La sua residenza privata si
trovava tra il viale Buoncammino e il corso Vittorio Emanuele: Villa Tigellio.
L
a Torre di San Pancrazio fu
costruita 705 anni fa
sotto il dominio dei Pisani a
130 metri sul livello del mare,
nel punto più alto della collina che sovrasta Cagliari. Da
lì si poteva controllare tutto,
soprattutto chi si avvicinava
alle mura di Castello. Nel medioevo la torre era circondata
da una muraglia (“barbacane”) oltre la quale c’era un
fossato: per entrare e uscire
dal Castello bisognava attraversare un ponte levatoio.
Fu progettata da Giovanni Capula. Nel tempo è stata utilizzata anche per altri scopi:
gli Aragonesi la trasformarono in abitazione per i funzionari e adibirono una parte a
magazzino. Tre secoli dopo
venne cambiato l’accesso alla
città murata: quando fu aperto un passaggio nel vicino
Palazzo delle Seziate venne
utilizzata come carcere. Ospitò detenuti per quasi 200
anni.
Le rovine vennero alla luce
nel 1800 quando un studioso sardo, il Canonico Spano,
andò a cercare la casa dove
l’artista visse nel lusso sfrenato.
Poi, 50 anni fa, il soprintendente alle Antichità della
Sardegna Gennaro Pesce
scoprì i dettagli. Un esempio? Il quartierino non
aveva finestre sull’esterno in
modo da garantire la privacy
ai ricchi residenti che non
volevano neanche vedere
come vivevano i poveri.
Le due zone meglio conservate sono la Casa del Tablinio e la Casa degli Stucchi.
Resiste anche parte di un
pavimento realizzato incastrando pezzi di marmo
bianco nel coccio pesto.
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numero 7
aprile 2010
monumenti aperti
pagina
Chiesa aragonese
Santa Croce
San Domenico
Una storia
lunga 400 anni
La sinagoga
degli ebrei
L’ex tribunale
d’inquisizione
I
L
n uno dei polmoni verdi
più belli di Cagliari c’è
una chiesetta seminascosta:
si trova all’interno di un
cortile che si affaccia sulla
via Pietro Leo, a Monte Urpinu. Le monete e le ceramiche trovate all’interno lasciano pensare che prima ci
fosse un luogo di culto romano o bizantino.
La chiesetta aragonese è
stata costruita 400 anni fa
da Giovanni Sanjust, barone
di Teulada, con una caratteristica: la finestra sulla facciata con un balconcino in
ferro battuto. Le decorazioni sono in stile liberty perché sono state aggiunte in
epoca successiva. Durante
la seconda guerra mondiale
la chiesetta è stata danneggiata ma 40 anni dopo, grazie alle cure di Francesco
Serra, è tornata all’antico
splendore. Ma è stata poi
inspiegabilmente abbandonata, fino al 2008,quando è
stata riaperta al pubblico.
Sant’Agostino
Un esempio
di arte
rinascimentale
a basilica di Santa
Croce, situata nella via
omonima (nel quartiere Castello), fu edificata, probabilmente assieme alla città,
verso il 1216 a.C. Sorta
come sinagoga, dedicata
quindi al culto ebraico, fu
sigillata nel 1492, quando
gli Ebrei furono espulsi da
tutti gli Stati della Corona
di Spagna. Divenne quindi
una chiesa cattolica, in
onore della Santa Croce.
I
L
a chiesa di Sant’Agostino,
uno dei pochi esempi in
Sardegna di arte rinascimentale, ha una pianta a croce
greca con i quattro bracci
voltati a botte e, nel loro incrocio, una cupola semisferica. La facciata, sulla via Baylle, ha forma quadrangolare ed
enuclea un portale ad arco,
racchiuso tra due lesene ed
un architrave. La volta del
presbiterio è abbellita da cassettoni e rosette classicheggianti. Gli altari laterali sono
sovrastati da nicchie con cornici e timpani. Il progetto di
realizzazione, datato 1577, si
deve all’ingegnere Giorgio Palearo, detto “il Fratino”. In
quell’anno era stato decretato l’abbattimento dell’antico
convento degli Agostiniani
che impediva la costruzione
di nuove fortificazioni nel
quartiere della Marina. Scavi
recenti hanno messo in luce,
sotto il pavimento, resti romani e altomedievali. Si conservano, inoltre, dipinti di
vari autori, un’antica statua
del santo e un altare barocco
in legno dorato.
Dalla metà del 1500, poi,
passò in gestione alla Compagnia di Gesù (fondata da
Sant’Ignazio di Loyola). L’edificio è semplice, venne
ampliato nel XVII secolo su
progetto
dell’architetto
Giandomenico da Verdina, e
completato nel 1661 grazie
all’intervento dei marchesi
Brondo di Villacidro. Nel
1773 i Gesuiti furono sciolti
dal Papa e la chiesa divenne
proprietà dello Stato, fino
al 1809 quando il re Vittorio
Emanuele I la assegnò all’Ordine dei Cavalieri Mauriziani. Questi, cui a tutt’oggi
appartiene, la elevarono a
basilica.
l convento di S. Domenico
(di cui è possibile visitare
chiesa, chiostro e cripta) fu
fondato nel 1254, nel quartiere Villanova (l’ingresso è
nella via XXIV Maggio), in
un’area già precedentemente
dedicata al culto, in quanto
ospitava la chiesa benedettina di Sant’Anna. La chiesa, a
navata singola, presenta forti
analogie strutturali con quella di S. Francesco di Stampace (stile gotico italiano). Il
primo impianto risentiva tuttavia del rigore costruttivo
degli ordini mendicanti. Nel
1500 fu realizzata una copertura a volte stellari, andate
perdute a seguito dei bombardamenti del 1943. Il complesso ebbe da sempre un
ruolo privilegiato nella crescita religiosa e culturale
della città. Fu sede della confraternita dei calzolai, del tribunale dell’Inquisizione e
della Regia Stamperia. Gli arredi scultorei e pittorici furono per gran parte dispersi in
collezioni private.
7
speciale
pagina
8 / 9 maggio
San Francesco
Sant’Eulalia
Sotto
la sagrestia
una strada
romana
Un fulmine,
poi il crollo
Una galleria
d’arte sacra
L
L
uogo di culto all’interno
di un più grande convento, antichissimo, completato forse nel 1400, la
chiesa di San Francesco sorgeva in un territorio compreso tra l’attuale corso Vittorio Emanuele II e la via
Mameli, nel quartiere Stampace. Di essa, infatti, restano oggi solo alcune strutture dell’abside ed un portale
restaurato, che furono poi
inglobati in diversi edifici.
L
’area archeologica di
Sant’Eulalia si trova nel
centro storico di Cagliari
(nel vico Collegio – quartiere Marina). Si tratta di un
sito monumentale sottostante la chiesa, scoperto
nel 1990 a seguito dei lavori per l’adattamento della
sagrestia. Immediati scavi
hanno portato alla luce un
tratto di strada romana
(circa 13 metri), lastricata,
larga più di 4 metri, che evidentemente permetteva i
collegamenti con il vicino
porto. Un’indagine ancora
in corso cerca invece di trovare qualche possibile collegamento tra tali ritrovamenti ed un’ulteriore costruzione, rinvenuta 7 metri
sotto il piano della chiesa.
Quest’ultima si caratterizza
per un ambiente abbastanza
vasto: parte di un lato è sostenuto da colonne calcaree
rivestite di stucco, poggianti su basi marmoree attiche. I requisiti formali ne
implicherebbero l’appartenenza alla Roma tardo-repubblicana.
Tesori del Duomo
Il primo novembre 1871 un
fulmine abbatté il campanile e portò, in soli quattro
anni, al crollo del tetto. La
struttura rimanente fu invece demolita per fare spazio
ad abitazioni civili. Al chiostro si accedeva dall’area
del presbiterio, costituita
da cappelle di forma quadrata, voltate a crociera costolonata. L’interno era abbellito da opere d’arte (sculture e retabli) donate da
esponenti della borghesia
mercantile cagliaritana, attualmente conservate presso la Pinacoteca Nazionale
di Cagliari.
San Saturnino
La basilica
”Martyrium”
G
li storici ritengono che
la basilica, che sorge
nella piazza San Cosimo,
fosse in origine un martyrium per il martire cagliaritano Saturnino, decapitato,
secondo la Passio sancti Saturni, il 23 novembre del
304 d.C., per non aver rinnegato la fede cristiana. Sarebbe stata costruita a metà
del V secolo e donata, nel
1089, ai monaci benedettini
di San Vittore di Marsiglia.
Caduta poi in rovina a seguito dell’invasione catalana,
fu restaurata alla fine del
1400. Due secoli dopo cominciarono invece, per volontà dell’arcivescovo Francisco Desquivel, gli scavi per
la ricerca de los cuerpos
santos. Nel 1714, concessa
alla corporazione dei Medici
e degli Speziali, fu reintitolata ai Santi Cosma e Damiano. Da quel momento si susseguirono varie fasi di restauro, che portarono alla
luce, nell’area circostante,
numerose sepolture romane
e bizantine.
a collezione d’arte sacra
della Cattedrale è custodita nel Tesoro del Duomo: in
gran parte sono oggetti regalati dagli Arcivescovi e dai
Canonici di Cagliari.
Il nuovo Museo si trova negli
antichi locali di via Fossario
che ospitarono in passato il
circolo San Saturnino, un cinema e, più recentemente, la
sede della Caritas e altre iniziative della Curia. E’ stato
inaugurato il 28 maggio 2004
da monsignor Giuseppe Mani.
Allestita in cinque sale che si
affacciano su una terrazza dal
panorama mozzafiato, la
galleria d'arte sacra ripercorre
alcuni secoli di storia. Tra le
opere in mostra il gruppo
scultoreo del Compianto sul
Cristo morto, nella sala del
Compianto. Nella stessa sala,
antica cappella del Seminario
tridentino con la volta a
botte, c’è un piccolo campionario di paramenti sacri.
8
numero 7
aprile 2010
pagina
[email protected]
Salve sono Gabriele, leggo ogni mese il vostro giornale.
È BELLISSIMO!!! Ci sono molti articoli divertenti, che mi appassionano. Mi piace ogni singolo vostro numero; grazie al Corriere
de sa scola ho saputo molte cose in più sulla nostra amata Cagliari, sulla nostra cultura e sulle leggende sarde. Purtroppo però
l’anno prossimo andrò alle Medie e non potrò più leggere il vostro giornale. Anche noi abbiamo fatto un nostro giornalino in
classe si chiama "La Gazzetta della 5ªB" e scriviamo dei divertenti articoli.
Gabriele Aru
5ªB Scuola elementare via Caboni
Ciao sono Martina, il 19 marzo 2010 siete venuti a visitare la
scuola di via Castiglione di Cagliari. Vi scrivo perchè, visto che
avete pubblicato il terremoto di Haiti, vorrei che pubblicaste
anche quello del Cile avvenuto il 27 febbraio 2010. Sono interessata perchè i miei parenti materni abitano in Cile, non a Concepcion dove è avvenuto l’epicentro, ma ad Ancud una cittadina di
una delle tante isole che si affacciano sul Pacifico. Questo è l’articolo che vi propongo:
Vista la catastrofe avvenuta a Concepcion la notte del 27 febbraio
2010 le persone sono state ridotte in povertà, e molte case sono
state distrutte dal TERREMOTO anche nelle città vicine come a Santiago, per fare un esempio: sono crollati diversi grattacieli e molte
persone sono rimaste senza casa, ed per quello che da quella notte
terrificante sono tutti all’erta, era persino previsto uno tsunami
che però si è scagliato contro l’isola Juan Fernandez, il Giappone,
la Russia e qualche piccola onda anche a ovest della Spagna.
il sussidiario
I fiori del mese
viola del pensiero
giaggiolo
Nel mese di aprile fioriscono il ciliegio, il pero, il melo,
l’olivo. Nei campi: il narciso, il giaggiolo, il papavero, la
margherita. Nei giardini, infine, la viola del pensiero e
la camelia.
Scuola elementare “I Pini”
Martina Diana
5ªC Scuola elementare via Castiglione
la “buona”
parola di...
padre Christian Steiner
Dedicato
alla Madonna
I mesi di maggio e ottobre
hanno una vita tutta particolare. Nel primo rifiorisce la
natura. Nel secondo si raccolgono i frutti della primavera e
dell’estate. A conferma di
quanto è dolce e bella la creazione di Dio. Non a caso a
maggio e a ottobre, la Chiesa
ricorda e festeggia la Madonna, la madre di Gesù. In Lei la
vita umana risplende.
Ma perché Maria è così bella?
Perché anche Dio è infinita
bellezza e dolcezza. Ogni cosa
che vediamo sulla terra è invenzione sua. Lui è la fonte
di ogni dolcezza.
E ancora. Perché si festeggia
Maria? Soprattutto perché a
ognuno di noi viene
regalata o verrà
regalata la
stessa bellezza e lo
stesso frutto
dolcissimo del
suo seno nella
Prima Comunione.
In questa festa ci viene donato lo stesso corpo di Gesù che
Maria ha portato dentro di sé.
È giusto, quindi, trasformare i
mesi di maggio e ottobre in
un grande applauso a Maria e
al suo dolcissimo e bellissimo
Gesù regalando loro ogni sera
la preghiera di un’“Ave Maria”!
di Gina Tore
La Repubblica tutela il paesaggio: se lo dice la Costituzione
significa che il paesaggio è una cosa importantissima. Ma,
che cosa è il paesaggio? E’ tutto quello che la natura ci ha
regalato: il cielo con la sua aria pulita, il mare con i suoi
pesci e le sue piante, la terra con le sue montagne, i suoi
prati, i suoi fiumi e i suoi laghi.
Tutto questo è l’ambiente in cui noi viviamo e che dobbiamo
rispettare per non rovinarlo. Ed ecco allora che non bisogna
incendiare i boschi buttando mozziconi di sigarette accesi o
fiammiferi non spenti, non bisogna sporcare il mare gettando sacchetti di plastica, non bisogna intasare le strade lasciando la spazzatura fuori dai cassonetti. Sembrano piccole cose ma se ognuno di noi, fin da bambini, impara a rispettare queste semplici norme, impara anche a rispettare
l’ambiente e il paesaggio.
I grandi, invece, devono pensare anche a non costruire case
troppo vicino al mare, a non tagliare gli alberi, a non lavare
le cisterne delle grandi petroliere in mare.
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i consigli della dottoressa
Maria Paola Basciu
lo sapevate
che....
Vive nel Nepal l’uomo più
basso del mondo. Ha poco più
di 18 anni e il suo più grande
desiderio è quello di sposarsi.
Khagendra Thapa Magar ha
infatti due sogni: trovare una
moglie della sua statura (60
centimetri), con la quale
mettere su una famiglia di
quattro bambini e avere il riconoscimento dal Guinness
dei Primati.
Giant George, Gigante George,
è il cane più alto del mondo.
Si tratta di un alano che vive
in Arizona, entrato nel Guinness dei Primati misurando da
orecchie a coda la bellezza di
220 centimetri. Ma non solo.
George è alto 109 centimetri
da spalla a zampa.
Il nostro corpo possiede un formidabile sistema per difendersi dalle aggressioni dei suoi nemici. Alcuni di questi si chiamano batteri,
altri virus e poi ci sono i funghi, le tossine, insomma l’elenco è lungo. Quell’implacabile detective a cui nulla
sfugge ha un nome: sistema immunitario. Quando incontra
il suo avversario non si limita ad annientarlo affinché non
riesca a causare la malattia ma, dopo lo scampato pericolo,
non si dimentica di lui e, se lo incontrerà di nuovo, sarà
pronto a reagire più in fretta.
In alcuni bambini e adulti, però, il sistema immunitario ha
una reazione di difesa eccessiva, chiamata allergia, nei
confronti di una serie di sostanze, gli allergeni, perché le
considera pericolose. Gli allergeni più conosciuti sono
senza dubbio i pollini dei fiori
che, soprattutto nel periodo
primaverile, sono presenti in
grandi quantità nell’aria che
respiriamo. Le conseguenze,
per chi soffre di allergia, possono essere: raffiche di starnuti, occhi che lacrimano, un
fastidioso prurito al naso… ma anche una malattia chiamata asma.
Altri allergizzanti sono il fumo di sigaretta, le sostanze che
inquinano l’aria, la saliva di animali come il cane e il gatto
e la polvere perché in essa è presente un animaletto invisibile a occhio nudo, bruttissimo e pieno di zampette se osservato al microscopio; si chiama
acaro. Anche alcuni alimenti,
come il latte, le uova, le noci, le
arachidi, le fragole, il cioccolato
possono scatenare reazioni a livello della pelle o
dell’intestino in
chi è allergico.
In tutti questi casi, è importante evitare
il contatto con gli allergeni e curarsi con
i farmaci adatti.
gli
appuntamenti
La società milanese Shot
Events s.r.l. organizzatrice di
“Grandi Eventi”, annuncia il
ritorno in Italia degli Harlem
Globetrotters per il sesto
anno consecutivo.
L’Italian Tour 2010 toccherà
grandi città e importanti
piazze in cui l’amore e la passione per la pallacanestro me-
ritano tutta l’attenzione di
una squadra che è diventata
la leggenda del basket.
Questo il programma dal 4 al
10 maggio: Modena, Cagliari
(mercoledì 5), Caserta, Firenze, Rimini, Milano, Varese.
L'Italia è ormai diventata
punto fermo e di riferimento,
nel Tour mondiale, per le
magie dei favolosi giocolieri
cestisti neri. Il basket torna a
essere puro divertimento per
gli appassionati e le famiglie,
e la pallacanestro è uno sport
l’esperimento
di Isabella Carli
Pronti, via!
Procuratevi
due
bicchieri
grandi, un
po’ di acqua,
10 cucchiaini di sale
e due uova. Mescolate il sale
in mezzo bicchiere d’acqua.
L’altro bicchiere, invece, riempitelo a metà con acqua
dolce. A questo punto immergete le uova, una in ciascun bicchiere. Vedrete che
l’uovo in acqua dolce galleggerà, mentre quello in acqua
salata andrà a fondo. Il tutto
per il principio di Archimede
(i corpi subiscono una spinta verso l’alto pari al peso
del volume di liquido spostato), infatti l’acqua salata
pesa di più e a parità di volume l’uovo in acqua salata
riceve una spinta maggiore.
Ma non è finita qui! Togliete
le uova dai bicchieri. In
quello con l’acqua salata
versate l’acqua dolce dell'altro molto lentamente, senza
mescolare i due liquidi.
Quindi immergete una delle
due uova. Se l’esperimento è
riuscito dovreste vedere
l’uovo galleggiare sull’acqua
salata, esattamente a metà
del bicchiere.
popolare che entra nella quotidianità di migliaia di ragazzi.
Gli Harlem sono un esempio
positivo, e lanciano un messaggio che fa bene a tutto il
movimento sportivo.
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1 / 4 maggio
le tradizioni
olklore, costumi,
ma
soprattutto
tanta fede. Questi
gli ingredienti della processione religiosa che la
città, ogni primo maggio,
dedica a Sant’Efisio. Un
evento che raduna migliaia tra fedeli e curiosi, provenienti da ogni
parte dell’isola e del
mondo. Un corteo
“lungo” 4 giorni e oltre
70 chilometri. Un record
mondiale. Le sue origini rimandano al lontano 1657,
quando i rappresentanti della
Municipalità sciolsero il voto
fatto al Santo nel settembre
dell’anno precedente, per aver
liberato la città dalla terribile
pestilenza che ne decimava
gli abitanti fin dal 1652. La
stessa di cui Alessandro Manzoni parla ne I promessi sposi.
Quell’autunno la peste fu de-
speciale
La sagra
di Sant’Efisio
F
di Gianluca Basciu
bellata
da abbondanti
piogge, e
la sua
scomparsa salvò
la vita a circa
diecimila cagliaritani, la
metà della popolazione urbana. Da allora sono passati 354
anni, e il voto non è mai stato
tradito. Persino nel 1943, durante i bombardamenti aerei,
la statua del martire compì il
suo percorso a bordo di un camioncino utilizzato per la distribuzione del latte. Fu il
segno della rinascita di una
città distrutta, della devozione assoluta nei confronti di
un Santo del quale si sa ben
poco. Tale Marco, presbitero
romano e autore di una Passio, spiega che Efisio nacque
a Elia, forse l’attuale Gerusalemme, e giovinetto si arruolò
presso le fila dell’esercito imperiale. Diocleziano l’avrebbe
spedito in Italia, a capo di un
contingente di uomini, con lo
scopo di perseguitare i cristiani. Ma il guerriero, pur
educato al paganesimo da
una famiglia aristocratica, fu
richiamato alla fede. Si racconta che una sera ebbe
un’apparizione, protese per
paura la mano destra davanti
agli occhi, e vide comparire in
essa il segno indelebile di una
croce. La conversione gli
costò la tortura e il confinamento in una cripta. Fu quin-
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Foto
Agenzia Rosas Press
Archivio Eidos
I protagonsti
della processione
ALTERNOS
CAVALIERI
Consigliere comunale delegato dal sindaco, è colui che
scioglie l’antico voto della
città e la rappresenta. In passato vestiva, per quattro giorni, i panni del viceré spagnolo, con potere di vita e di
morte sui cittadini. Mantiene
gli abiti della tradizione, frac,
cilindro e marsina, che ne
fanno un vero e proprio uomo
dell’Ottocento. Si presenta a
cavallo, con la fascia tricolore
(segno del potere municipale)
e il Toson d’oro (vedi).
Tra i suonatori di launeddas e i miliziani, dal
1886. Cavalcano bellissimi esemplari di razza,
ornati di fiori
(vedi).
di deportato a Nora, e lì decapitato il 15 gennaio del
303. Sul luogo del martirio
sorge oggi una chiesa. A
mezzogiorno del primo maggio un cocchio dorato tirato
da buoi accoglie la statua
prelevata dalla sua chiesa
cittadina. Partito in processione viene quindi raggiunto
dalla sfilata dei carri, dei costumi, dei cavalieri campidanesi e dei miliziani. Lasciato
il porto, il Santo arriva alla
chiesetta di Giorgino, dove
cambia abiti e mezzi di trasporto: carro di campagna e
tunica modesta. Nei due giorni successivi raggiunge Nora,
per tornare in città il 4 maggio, al calar della sera.
CAVALLI
Protagonisti indiscussi della
processione. Oltre cento, sfilano per le vie della città
montati da cavalieri, mazzieri
e dalla scorta dell’Alternos. La
maggior parte sono angloarabo-sardi, alcuni purosangue, molti vincono abitual-
mente i
palii dell’isola.
COLLATERALI
Due confratelli vengono nominati, ogni anno, per custodire il simulacro nel viaggio
per Nora e ritorno in città.
Solo loro possono decidere di
far sostare il cocchio, aprirne
le ante,
consegnare i
fiori benedetti e inserire gli
ex-voto.
CONFRATELLI
Indossano l’abito penitenziale e scortano l’Alternos divisi
in due file.
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CORRADORI
Sono due uomini, uno per la
processione di andata, uno
per quella di ritorno. Il loro
compito è quello di condurre
il cocchio e agghindare i buoi.
pagina
gnifica “godere”, “godimento”, sono una forma di canto
popolare in sardo composto
da strofe di sei versi con altri
due che fungono da ritornello, utilizzato per cantare la
vita dei santi.
DECANO
Delegato dell’Arcivescovo,
rappresenta l’autorità della
Chiesa.
GOCCIUS
I Goccius, parola di origine
spagnola da “gozare” che si-
GUARDIANIA
Corpo di guardia del Terzo
Guardiano (vedi). Si tratta di
confratelli, austeri ed eleganti nell’abbigliamento (frac
nero e fascia azzurra), che
aprono la schiera dei cavalieri
le tradizioni
con la Bandiera del Gonfalone. Per accedervi, ne fanno richiesta al Presidente dell’Arcisodalizio.
LAUNEDDAS
Dopo la processione a mare, i
suonatori di launeddas, provenienti da tutta l’isola,
danno il via ai goccius (vedi),
intonati dai fedeli in processione. Scortano Santo e traccas per tutta la durata del
pellegrinaggio.
MAZZIERI
Abbigliati in elegante livrea
del Seicento, scortano l’Alternos.
MILIZIANI
In passato scorta armata del
Santo, oggi continuano ad esserne particolarmente legati.
Cavalcano bellissimi purosangue e indossano tipici costumi. Il colore della giubba, un
tempo, permetteva di riconoscere il quartiere di appartenenza: verde per Stampace e
rosso per la Marina e Villanova. Oggi la divisa, rinnovata,
prevede un gonnellino nero
con
sotto
pantaloni
bianchi,
una giubba
speciale
pagina
TERZO GUARDIANO
granata con alamari neri, un
copricapo a tuba in panno
rosso. Infine spade o archibugi che, se in passato avevano
lo scopo di difendere il Santo,
oggi sono semplici decorazioni di costume.
SA RAMADURA
Tappeto di fiori con cui viene
accolto il Santo nella via
Roma. Viene preparato dalle
donne, che cospargono il terreno di petali, profumati e
coloratissimi.
13
portare avanti i festeggiamenti in onore del Santo.
Rappresenta la sagra e ne dirige l’organizzazione civile e
religiosa. Assume il suo incarico nel corso di una cerimonia, che si svolge il 19 marzo
(festa di San Giuseppe) nella
chiesa di Sant’Efisio. In quell’occasione viene scelto con
voto segreto tra i membri dell’Arciconfraternita. Ha il compito di porre sulla testa del
Santo la corona d’oro e quindi
sistemare il simulacro nel
cocchio.
SU RONDÒ
TOSON D’ORO
Ponte sul quale l’Alternos incarica il sindaco di Pula di
Donato al Comune di Cagliari
nel 1679 dai regnanti spagno-
li, è un medaglione con l’effige di un ordine cavalleresco
del XV secolo, che aveva il
compito di diffondere il Cattolicesimo.
TRACCAS
Antichi carri trainati da buoi,
provenienti da vari paesi dell’isola. Vengono addobbati
con i frutti dei campi, gli
utensili della casa e i prodotti
tipici della gastronomia
sarda.
pagina
la solidarietà
CORRIERE DE SA SCOLA
U
AL TEATRO LIRICO
na bella serata di musica per raccogliere fondi a favore delle popolazioni di Haiti colpite dal terremoto: sabato 6 marzo al teatro lirico di Cagliari anche
il “Corriere de sa scola” ha partecipato alla manifestazione intitolata “ In teatro per Haiti, isola aiuta
isola”, organizzata dal Comune di Cagliari insieme
al Teatro lirico e alla Caritas diocesana.
Il motivo c’è: il mensile dedicato ai bambini
delle scuole elementari ha dedicato tre pagine
alla tragedia con articoli firmati del capo
della Protezione civile Guido Bertolaso, dall’ambasciatore dell’Unicef Lino Banfi, da
suor Silvia Carboni che dalla Sardegna
si occupa delle adozioni internazionali. Per l’occasione il giornale è
stato distribuito a tutti gli
spettatori dai componenti del Consiglio
comunale
dei ragazzi. La serata è stata seguita in prima fila
dal sindaco Emilio Floris, dall’arcivescovo monsignor Mani e dal prefetto. Particolarmente emozionante l’esibizione del coro e dell’orchestra degli
alunni delle scuole a indirizzo musicale dirette dai
maestri Pio Salotto e Paola Abis: oltre cento bambini hanno suonato musiche di Orff, Kander, Morricone e Rota. Lo spettacolo è cominciato con
un monologo di Gianluca Medas. Quindi l’orchestra del Teatro lirico diretta da Marco Zuccarini ha proposto musiche di Mozart, Devienne e Mendelssohn. Applauditissime le
“pietre sonore” dello scultore Pinuccio
Sciola. Dulcis in fundo, Ambra Pintore e i Cuncordia a launeddas.
Alle spalle degli artisti sono
stati trasmessi i filmati
della tragedia di
Haiti.
foto di Priamo Tolu e Agenzia Rosas Press
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le avventure di
e fata
Violetta
i disegni delle avventure di Kaddeok
sono di Francesca Caruso
LA LEGGENDA
Per lunghissimo tempo la montagna Kok fu un luogo sereno e bellissimo. I campi erano fioriti,il cielo era limpido ed i boschi
risplendevano di un verde intenso.Anche gli animali convivevano pacificamente con gli uomini.
Nei villaggi si narrava la leggenda della fata Violetta con un cappello magico. Il suo cappello portava in tutto il paese allegria,
in estate faceva splendere il sole e d’inverno scintillare la neve.
Però,come in ogni leggenda,anche in questa esisteva un malvagio.Kaddeok,il pastore dei boschi oscuri,
spesso giocava brutti scherzi agli uomini e agli animali sulla montagna Kok. Ed un bel giorno fece una cosa
terribile: rubò alla fata il suo cappello magico! Ora voi bambini avete la possibilità di aiutare gli abitanti
del bosco a ritrovare il cappello magico.
SPIEGAZIONE DEL GIOCO
Bambini,siete arrivati sulla montagna delle leggende,la montagna Kok. Immergetevi nel mondo degli indovinelli e concentratevi,
perché altrimenti non riuscirete a scoprire la parola magica.Seguite le indicazioni,non fidatevi di Kaddeok e rispondete alle domande
che vi saranno poste. Il vostro compito ora è quello di ritrovare il cappello che è stato rubato alla fata Violetta,in modo che sulla montagna Kok
possano ritornare il bel tempo e l’allegria.In ogni numero del giornalino affronterete una nuova sfida.Se riuscirete a vincerla,sarete un passo più vicino al
cappello e conoscerete il simbolo giusto che vi consentirà di scoprire la parola magica.Conservatelo sino alla fine della storia.
Il destino della montagna Kok è nelle vostre mani.Comincia l’avventura…
Dopo mille peripezie eccoci giunti
davanti alla casa di Kaddeok.Dove il
malvagio pastore ha nascosto un
libro magico. Scoprite dove si trova,
ma attenti a non svegliare il padrone di casa! Potete percorrere quattro strade diverse, ma una sola è
quella giusta.Quale?
A
Scoprite la strada giusta e farete un passo
avanti per trovare la parola magica.
Scrivete all’indirizzo
[email protected]
aggiungete il vostro nome e cognome,
la classe e l’istituto di appartenenza.
Fate presto perché avete tempo sino
al 15 del mese prossimo.
B
C
D
Sei sulle tracce di
?
Benissimo!!! Non mollare la presa, conserva tutti i numeri del giornale e preparati al gran finale...
Corriere de sa scola e Anglo-American Centre mettono in palio ricchi premi per ogni scuola
Anche tu puoi vincere
2° UN CORSO ESTIVO
FULL IMMERSION
D’INGLESE
1°
UN CORSO
ANNUALE D’INGLESE
sa
pre
sor
E NON FINISCE QUI...
Manda subito la tua e-mail con la soluzione dell’indovinello, il tuo nome, la classe e la scuola che frequenti al seguente indirizzo:
[email protected]

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