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L’INCIDENTE…
di Aldo Frezza
Dopo quella curva del sentiero, avrebbe cominciato a vedere il tetto del
rifugio. Controllò il cronometro: non male, come prima uscita. Il
cardiofrequenzimetro dava un po’ più di battiti del solito, ma visto che non era più
allenato come un tempo andava bene. Ce la faccio ancora, pensò, anche dopo qualche
mese d’inattività. Le scarpette facevano ben presa sulla prima neve. Dai rami dei
larici, colpiti dai primi raggi di sole, usciva un leggero fumo azzurrino. Uno
scoiattolo traversò il sentiero infilandosi quasi sotto le sue Adidas Extreme Trail, poi
corse a rifugiarsi su per un albero alla sua destra.
Aprendo la porta del rifugio vide la sua immagine riflessa nella vetrata:
emanava anche lui lo stesso fumo azzurro dei rami. Sotto, invece, era quasi asciutto.
Come tutte le volte, pensò ai prodigi dei nuovi tessuti sintetici, caldi leggeri e
traspiranti. Immaginava il percorso delle sue gocce di sudore. Le vedeva traversare
gli strati microporosi del Transtex, venire spinte fuori attraverso i microcanalini della
tuta di Pile, e ridursi allo stato gassoso attraversando l’ultima barriera prima di
riunirsi come salmoni al grande mare di aria secca e pungente del tardo autunno: il
Goretex.
Hans, il gestore, lo salutò calorosamente e - gli parve - con un po’ di stupore:
“Hai ripreso ad allenarti, Giovanni?”. “Si, stanno per aprire le piste, giù, e devo
ricominciare il lavoro…”. Hans annuì sentendo il tempo che aveva impiegato a salire,
ma non rispose subito, impegnato nei lavori per riattrezzare il rifugio per la stagione
invernale. Stava verificando qualcosa nel carburatore della motoslitta e teneva un
cacciavite stretto tra i denti. Solo qualche minuto dopo disse: “Gutte. Del resto non
avevi fatto nulla dopo l’incidente…”.
Già, l’incidente. Ormai tutti in paese lo chiamavano così, come se la cosa
servisse a sviare il discorso. L’incidente, seguito da qualche puntino di sospensione…
Giovanni aveva l’impressione di sentire anche i puntini di sospensione, quando
qualcuno pronunciava quella parola. L’incidente..., come quando si dice: “Ha un
male…”, “Un brutto male...” per non parlare di cancro, tumori e metastasi.
Fosse stato solo quello, però avrebbe capito. E accettato. E sopportato. Quello
che faceva male era la serie di piccoli avvenimenti, di coincidenze, che ora, messi in
sequenza e visti sotto nuova luce, assumevano il loro bel significato. Lo zaino sempre
pronto e la corda ben fatta, al loro solito posto nello spogliatoio delle guide, venivano
ritrovati spesso in fondo alla sala, in mezzo alla polvere. Li aveva presi qualcuno?
Mai, la sua era l’unica attrezzatura alpinistica capace di muoversi da sola.
Quel tempo che impiegavano a servirlo, al bar, leggermente superiore al
normale, la gente che sembrava essere diventata un tantino più taciturna. Solo sue
impressioni?
I clienti da accompagnare non mancavano, certo, però dei cambiamenti nei
lavori che gli davano li notava. Lui, che non faceva mai storie per andare anche sulle
vie più difficili, da un po’ aveva solo gruppi di gitanti o scolaresche. Non doveva fare
altro che portarli in escursione sui sentieri, per i rifugi o ad avvistare animali. Certo,
lo giustificavano con la necessità di riposarsi un po’ dopo “l’incidente….” (sempre
lui, ed i suoi dannati puntini di sospensione!), ma per uno che aveva aperto tutti i 7c
della zona parlare di camosci e marmotte a studenti di città che nemmeno ti cagano,
persi dietro i loro Game-Boy, non era certo granché, come gratificazione
professionale.
Hans sembrava aver finito, per ora. Si stappò una birra e versò nella tazza
l’hagenputtentea fumante per Giovanni. “Ho fuori il pick-up. Ti dò un passaggio per
scendere, se vuoi”.
“Grazie, ma rimango ancora un po’ qui fuori. Farò un po’ di stretching, e poi
ho bisogno di stare un po’ solo…”. Ad Hans non sfuggì lo sguardo di Giovanni, che
nonostante i tentativi di depistaggio puntava dritto verso la finestra di fronte; sapeva
che, da dove era seduto, poteva vedere tutta la parte centrale della parete.
Immaginava i suoi pensieri: il camino iniziale, quello facile, poi la fessura, da
attrezzare con i nuovi chiodi fino al cengione. Da qui, su per quello spigolo a sinistra,
un’arrampicata non difficile ma esposta, spettacolare e divertente, dove i clienti
facevano a gara per farsi portare. Quelle cose dove vai sul sicuro: una tranquilla
routine per le guide, e i clienti che tornano a casa soddisfatti.
A destra, le placche nere. Venivano anche da fuori per provarle, ma finora
non era riuscito a passare nessuno. 9a - 9b secco, dicevano. I due fratelli austriaci quelli fissati con le aperture dal basso - l’estate scorsa, in due mesi, non ne avevano
spittate neanche metà.
“Giovanni, non ti sarà venuta qualche idea delle tue?” chiese.
Come tutti, Hans non aveva la minima idea di cosa poteva essere successo
quel giorno alla placche, dove li trovarono. Poteva ben capire che, finita la
ricognizione sullo spigolo - il giorno dopo avrebbero dovuto portarci due clienti avessero avuto voglia di vedere dov’erano arrivati gli austriaci, e magari provare
qualche altro passaggio. Ma che era successo sulle placche, in quelle lunghe ore
prima che qualcuno andasse a recuperarli, Hermann ormai cadavere e Giovanni in
stato di shock?
“Nessuna idea, Hans, nessuna idea…..solo starmene qui per un po’”.
“Va bene. Ti lascio le chiavi. Pensa tu a chiudere”.
Giovanni, prima di uscire, aspettò che sparisse l’ultima eco del pick-up che si
allontanava. Si sedette sulla panca, controllò il segnale del cellulare e compose il
numero. Poi iniziò i suoi esercizi di stretching.
Poco più di mezz’ora dopo, in cima alla sottile striscia di polvere che
interrompeva la continuità della sterrata del fondovalle, riconobbe la macchia gialla
che conosceva bene e che stava aspettando: la jeep di Brigitte.
Quando scese dalla macchina, notò che era vestita nel suo solito stile sportivo,
jeans maglione e scarponcini, ma non rinunciava - non lo faceva mai - a qualche
tocco di finezza, quasi casuale ed involontario. Quelle cose, come lui le diceva
spesso, che si fanno notare da chi sa notare. Questa volta si trattava di due orecchini
azzurri e di una spilla in tinta, appuntata sul maglione con studiata nonchalance
proprio dove lui immaginava il suo capezzolo sinistro.
Com’era diversa, pensò, da suo marito, che sembrava sempre si vestisse
scegliendo a caso le prime cose che trovava dentro l’armadio! E ricordava come da
sempre, anche quando da bambini giocavano insieme, scontrandosi aspramente negli
sport più da maschiaccio, Brigitte introducesse sempre un qualche elemento di
femminilità. Gli tornava in mente il fiocco sulla testa di quando sciavano e i guantini
rosa di lana senza dita che usava per arrampicare, e che ogni volta, ben ripuliti dalla
terra e dalla ghiaia, tornavano sempre del colore originario. Lavati, ammorbiditi e,
sembrava, anche stirati. Era la cosa che più sconvolgeva e spingeva al riso i rudi
maschi del gruppo, che mai avrebbero concepito l’idea di lavare un paio di guanti
solo per un po’ di terra rimasta appiccicata sopra. Stirarli, poi…
Eppure sapeva salire sui sentieri più ripidi, portare zaini carichi
all’inverosimile, arrampicarsi, come e meglio di tanti uomini. A sciare, poi, era
decisamente più brava, anche se a tanti doleva ammetterlo. Sarebbe stata anche lei
un’ottima guida, se solo avesse voluto.
Sarebbero successe tante cose, se solo avesse voluto….
L’odore acre del tubo di scappamento, che aveva colpito Giovanni come un
pugno mentre era in piena fase di iperventilazione, altrettanto rapidamente se ne
andò, spinto via dalla brezza del pomeriggio.
- Lo sai che il magistrato ha chiuso il caso, vero? Me l’hanno detto all’ufficio delle
guide poco fa., furono le prime parole che disse lei avvicinandosi.
- Lo sapevo già. Mi ha telefonato quel giornalista dell’Alto Adige, quello che era
venuto ad intervistare tutti.
- Però questo non basta a farti sentire “riabilitato”, vero? Non era una domanda,
naturalmente. Giovanni lo sapeva bene.
- Per essere “ri-abilitato” sarei dovuto essere almeno “abilitato” da prima. Invece,
sai bene che io sono sempre quello “di fuori”. Anche se sono nato e cresciuto qui,
il nome che porto fa di me uno straniero.
- Il nostro è un paese di merda. Non sopportano che tu sappia andare in montagna
meglio di tutti loro, che diventano guide solo perché è la tradizione di famiglia…
Nella pausa di silenziò che seguì, Brigitte lo guardava cercando di indovinare i suoi
pensieri. Ci riusciva abbastanza bene, a volte.
- Insomma, cosa pensi di fare, ora? - chiese
- Mi hanno chiamato quelli dell’Himalayan Trust. Hanno bisogno di qualcuno che
diriga una scuola per Sherpa, in Nepal, e dicono che ho un ottimo curriculum….
- Hai già accettato?
- Devo dare una risposta entro domani.
- E per te va bene, vero? Sei a posto tu, che te ne vai dal paese…
Il tono della voce di Brigitte, diventato insolitamente acuto, costrinse Giovanni a
voltarsi. Voleva trovare qualche risposta nei suoi occhi, ma era già troppo tardi: si era
allontanata ed ora gli voltava le spalle, cercando di accendersi una sigaretta.
- Comunque, ne avrai di montagne nuove con cui giocare, laggiù. Tutte quelle che
vorrai.
Il tono, adesso, era più pacato di prima. Ciò non significava, però, che fosse meno
tagliente. Anzi, se possibile, lo era ancora di più.
- Brigitte….
Si voltò, sbuffando il fumo della sua sigaretta. Lo guardava dritto negli occhi, adesso,
con aria di sfida.
- Brigitte, io qui non posso più restare!.
- E io, allora? Credi che possa restare, io? Cosa credi che dicono di me, di
Hermann, di me ed Hermann, di me e te, di te ed Hermann, di noi tutti? E’ facile
per te, vai via, e sei a posto. Chi rimane, rimane, e pace all’anima sua.
- E cosa direbbero se andassimo via tutti e due, invece? Sarebbe meglio, secondo te,
vero? Tutti in paese pensano che noi due … che io e te… che non siamo solo
amici, insomma! E tuo marito è morto mentre arrampicava con me… Saprai trarre
da sola le tue conclusioni, no? O ti devono dire chiaramente cosa pensano? Non ti
bastano i loro silenzi?
Delle foglie secche, portate dal vento, si posarono sulla spalla di Brigitte. Le
spinse via con un gesto veloce, mentre schiacciava a terra la sua sigaretta.
Si appoggiò al recinto e si coprì il viso con le mani.
- Giovanni, voglio sapere cosa è successo su quelle placche. Tutto. La verità.
La pausa fu più lunga, questa volta. Brigitte attendeva paziente, ma non
smetteva un istante di guardarlo. Dai gesti rituali di Giovanni, provava ad
immaginare la battaglia decisionale che si svolgeva nella sua testa. Allacciatura
scarpa sinistra, allacciatura scarpa destra, giacca a vento da indossare, maniche da
sistemare. E poi, a seguire, sfregamento di mani, sguardo meditabondo sulle palme
aperte davanti al viso quasi a volerne leggere il futuro nelle rughe. Infine, un’ultima
stretta alla coulisse: era il gesto che faceva sempre in parete, prima di partire per il
tiro che spettava a lui. Ci siamo, pensò.
- Tutto bene all’inizio. I soliti discorsi, le solite battute. Avevo solo l’impressione
che ridesse più del solito quando abbiamo lasciato l’auto e abbiamo iniziato a
camminare sul sentiero. Tutto tranquillo fino allo spigolo, siamo saliti slegati per
tutto il tratto facile. I chiodi erano a posto, ne avremo sostituiti solo due o tre.
Notavo solo che Hermann non faceva altro che bere, ogni volta che guardavo
verso di lui lo vedevo attaccato alla borraccia, a tracannare grandi sorsi. Leghiamo
le nostre due corde agli ancoraggi, poi io scendo per primo. All’ultima doppia,
quella che finisce sul cengione, lo sento urlare: aspettami lì, arrivo subito. E
comincia a recuperare le due corde. Allora mi metto comodo sul cengione, apro lo
zaino e sgranocchio qualcosa. E così, vedo quello che prima non avevo notato,
una delle borracce di Hermann. Ne aveva due, appese all’imbrago; altra cosa che
mi aveva colpito, all’inizio. La raccolgo e scopro che puzza. Sì, puzzava
maledettamente di grappa. Stavolta mi metto in allarme, veramente. Non l’ho mai
visto fare così. Penso ad Hermann che beve mentre arrampica, lo immagino
andare su e giù per la parete pieno d’alcool, mi chiedo che diavolo sta facendo. Se
almeno riuscissi a vederlo! Provo a telefonare giù ma il cellulare non ha linea e la
radio ce l’ha Hermann. Faccio qualche metro sulla cengia, verso le placche, e
sento la sua voce: mi sta chiamando, forse si è messo nei guai! Alzo lo sguardo e
lo vedo lassù, in mezzo alle placche, appeso ad uno spit degli austriaci. Come ci
sei arrivato, sto per chiedergli, poi capisco. Con le due corde ha fatto un grande
pendolo da metà dello spigolo, poi aiutandosi con due staffe è arrivato fino a quel
punto. Però è talmente ubriaco che si è dimenticato di riprendere le corde che ora
penzolano lungo le placche, lontano da lui. Comincio a sentire il mio cervello che
lavora come un forsennato, chiedendosi cosa fare. Come faccio a recuperare le
corde, come arrivo da lui, come scendo, come faccio scendere lui, in questo stato?
Mentre cerco di pensare tutto questo, inizia a provocarmi, mi dice vieni su se hai
coraggio, ti faccio vedere io, mi chiama maiale. Inizio a prendere qualcosa dallo
zaino, dadi, ancorette, staffe, pezzi di cordino, friends, tutto quello che trovo.
Appendo tutto all’imbrago e parto. Per i primi metri mi appendo di forza agli
anelli degli spit con un moschettone, poi trovo una fessura dove, incastrando mani
e piedi, riesco a salire slegato fino a toccare le corde penzolanti. Le tiro giù,
pregando che Hermann, ciucco com’è, non le abbia annodate in alto. Per fortuna
non è così, e mi ritrovo presto con le due corde sullo zaino. Con una dovrò
assicurarmi lungo la fila di spit fino a raggiungere Hermann, l’altra la userò per far
scendere lui. Non so bene cosa fare una volta arrivato da lui, veramente, ma
qualcosa inventerò, a costo di legarlo come un salame e calarlo di peso.
Intanto Hermann, appeso al suo spit, continua ad urlare come un ossesso e ad
inveire verso di me. Usando un po’ di staffe, un po’ di dadi e friends, arrivo a metà
strada. E allora finalmente capisco cos’è quel coso che ha in mano e che continua ad
agitare in aria ridendo: è un seghetto per metalli! Seghetto per metalli? Hermann che
hai fatto, gli grido con quanto fiato ho in gola, e guardando meglio mi accorgo che ha
segato tutti gli anelli, o almeno quelli da dove sono io a dove è lui. Non so se ha
segato anche quelli che ho già percorso, ai quali finora affidavo la mia incolumità, ma
forse è meglio non saperlo. Non so come abbia fatto in così poco tempo, ma mi sta
facendo arrampicare su dei chiodi che possono staccarsi e precipitare giù da un
momento all'altro! Allora vuole veramente uccidermi, mi dico. Lui intanto, lì sopra,
urla ai quattro venti che finalmente ce la farà pagare a tutti e due, a me e a quella
puttana di sua moglie. Gli grido che non otterrà niente così, se non anche la sua
morte, che non potrà più scendere, cerco di farlo ragionare, ma lui continua ad urlare
frasi sconnesse. E in più, continua a trincare da quella sua maledetta borraccia.
- Come sei arrivato fino a lui? - la domanda, espressa con un filo di voce,
sembrava arrivare dal terreno stesso. Giovanni si voltò e vide Brigitte seduta a terra,
sull’erba ghiacciata, con i gomiti poggiati sulle ginocchia aperte e le mani che le
coprivano il viso. Si rese conto che durante tutto il suo racconto non aveva guardato
altro che la punta delle sue scarpe, e non si era nemmeno accorto che lei avesse
cambiato posizione.
- Forse non lo so nemmeno io. Ho usato un po’ di quella ferraglia che per
fortuna era appesa al mio imbrago e, cercando di gravare il meno possibile sui chiodi
sabotati da Hermann, sono arrivato a pochi metri da lui. Era veramente impazzito.
Urlava di tutto, e ha iniziato a tirarmi di tutto. La borraccia, il seghetto, ogni cosa
aveva a portata di mano me la lanciava contro, cercando di farmi perdere l’equilibrio.
Sperava che una mia caduta, anche di pochi metri, avrebbe forzato gli ancoraggi
lesionati, staccando tutto e facendomi cadere giù. Non era veramente più in sé. Alzo
la testa e lo vedo che cerca di scendere lungo gli stessi ancoraggi che aveva segato, si
appende con tutta la forza alle staffe e viene giù. Giunto dov’ero io, cerca addirittura
di saltarmi addosso. Qui succede quello che temevo: gli anelli non reggono più il
peso di noi due insieme e precipitiamo lungo le placche. Sento gli ancoraggi cedere
uno dopo l’altro, la velocità aumenta, noi, ormai sono convinto, andiamo verso la
morte. Poi un sobbalzo e ci fermiamo a pochi metri dal cengione. Almeno io. L’urto
mi fa perdere la presa di Hermann, che si stacca da me e cade sulla cengia. Alzo la
testa e guardo cosa è successo: devo la vita ad un dadino che avevo messo poco
prima. Pensa, un numero 2. Un dadino di mezzo centimetro! E ha retto più di tanti
chiodi. Ah, se non era per lui!
Hermann era ancora vivo. Pieno di fratture, perdeva sangue dalla testa, ma
ancora vivo. La radio che aveva in tasca, poi, era completamente fuori uso. Però
avevo deciso di rimanere con lui, ad aspettare i soccorsi. Presto qualcuno avrebbe
notato la macchina parcheggiata giù, ed avrebbe dato l’allarme. Non potevo fare
altro, lasciarlo solo in quello stato non se ne parlava. Era lucido, però, e parlava,
parlava, parlava. Straparlava, soprattutto. Veniva fuori con frasi su di te, su di me, mi
diceva che aveva scoperto tutto, che anche noi dovevamo morire con lui, che se
tornava giù avrebbe ammazzato anche te, ti avrebbe fatto a pezzi e dato in pasto ai
maiali. Saranno passate un paio d’ore, non lo so più, stava venendo buio. Volevo
coprirlo con una giacca a vento, quando in un improvviso impeto di forza si è alzato,
mi si è lanciato contro e ha cercato di buttarmi giù. Ho dovuto divincolarmi e
spingerlo via. Così ha battuto di nuovo la testa alla parete, e ridotto com’era, questo è
stato il suo colpo di grazia. Brigitte, ho dovuto farlo, stava per uccidere me!
- E finora non hai mai raccontato nulla di tutto questo? - chiese la voce che usciva
dal terreno.
- No. Tu sei la prima a conoscere questa storia.
- Ti rendi conto che tutto questo ti avrebbe scagionato, fin dal primo momento
delle indagini? Perché non hai detto nulla?
- Non volevo che ne venisse del discredito su Hermann, sulle guide, su di te… sono
una guida anch’io, dopo tutto. Ed è pur sempre tuo marito…
- Giovanni, se non hanno indagato su di te, se non c’é stata né autopsia né
sopralluogo, se tutto si è limitato a un po’ di domande, è stato anche per
l’influenza delle guide. Sospettavano tutti di Giovanni, sapevano che non era più
lui da tempo. Però, non deve trapelare mai nulla fuori dalle mura del paese, lo
sai… meglio che tutti pensino che sei stato tu, un capro espiatorio fa comodo a
tutti, dentro casa…fuori, però, nulla deve turbare l’onore della categoria. Se una
guida muore, deve essere una fatalità. O la montagna assassina o qualcun altro, ma
assassinio dev’essere! Una guida non può sbagliare, soprattutto se la sua famiglia
è tra le più antiche del paese, e fanno quel mestiere da generazioni. Hanno
preferito sacrificare te, per il buon nome della categoria! L’hai capito, questo?
Giovanni poteva quasi sentire l’aria mossa dalle ultime due frasi, praticamente
urlate da Brigitte che si era alzata in piedi ed aveva il viso a pochi centimetri dal suo.
- Brigitte, è anche per questo che non posso rimanere - rispose.
L’aria iniziava ad essere veramente fredda, adesso che il sole stava per sparire
dietro le creste. Brigitte era entrata in macchina, aveva preso il suo giaccone ed
acceso un’altra sigaretta. Dovette tirare parecchie boccate prima di decidersi.
- Hermann aveva incominciato a bere da tempo ormai, anche se mai avrei pensato
che potesse arrivare ad una pazzia del genere. Non hai idea, Giovanni…la vita in
casa, un inferno. Geloso di tutto il mondo, oramai. Ma soprattutto di te: non c’era
sera che non mi rinfacciasse di essere stata tua amica, da bambina, ed anche
dopo… Si deprimeva, poi era diventato aggressivo, cattivo. E poi, sapeva che
come alpinista era rimasto un mediocre. Non sopportava i tuoi successi, le tue vie,
il fatto che tu arrampicassi meglio di lui… Ma immaginare una cosa del genere…
Ma non era questo, in realtà: aveva capito, sai, che non lo amavo e non avrei mai
potuto amarlo…Il nostro matrimonio, sai, così, come dire, “predestinato”… con
tutto quello che la sua famiglia ha fatto per mio padre, lui ora sarebbe morto senza
di loro, e tutta quell’aria piena di gratitudine, si respirava quasi l’odore della
gratitudine, in casa… io ero troppo giovane e troppo coinvolta in tutto questo per
oppormi, se solo avessi immaginato… Fossi stata più determinata allora, più
presente a me stessa, meno debole, tutto sarebbe andato diversamente… anche tra
noi, forse….sai cosa voglio dire…
Giovanni annuì. Sapevano bene tutti e due cosa voleva dire. Perché ogni volta che
si arriva a vedere chiaramente la propria vita c’è sempre qualcuno che soffre, si
chiedeva?
Avrebbe dovuto seguirla, forse. Forse avrebbe dovuto mettersi seduto accanto a
lei, sulla panca dove si era rifugiata, tutta racchiusa su se stessa a dar sfogo al torrente
di lacrime che aveva interrotto il suo flusso di ricordi…
Ma adesso, libero dal peso che lo opprimeva, si sentiva stranamente leggero. La
sua mente non faceva altro che tornare alla parete, alle placche nere che aveva
scrutato metro per metro mentre saliva a recuperare Hermann. E tornavano su i
pensieri nascosti. Li aveva pensati quasi senza accorgersene, per riporli subito negli
angoli più remoti della sua testa, tutto preso dall’emergenza di recuperare Hermann e
di controllare il suo panico.
Fino a pochi minuti prima, non avrebbe mai voluto tornare su quella parete,
nemmeno con la mente, ma ora tutto era cambiato. Rivedeva quei metri di calcare, ne
ricordava ogni rugosità, ogni singolo buco. Seguiva la fila di spit che brillava sul nero
della roccia, via di salita immaginata dagli austriaci, ma che non riconosceva come
sua. E io sarei passato qui, avrei chiodato così, avrei sfruttato quelle rugosità, dopo
gli ultimi spit avrei continuato così, eccetera eccetera.
Eccetera….
Si avvicinò a lei.
- Il giornalista!…. - le disse.
- Il….gior…na…lista….??
- Brigitte, abbiamo un solo modo per uscirne. Bisogna che tutti sappiano questa
storia. Forse molti già la immaginano dalle voci che corrono in paese, ma dopo
aver parlato con te sento che devo raccontare tutto. Che si sappia cosa è successo,
come, dove, perché. E tutti i tentativi fatti per far calare il silenzio sulla vicenda.
E’ il solo modo che ho per liberarmi dall’aura di sospetto che mi circonda.
Chiamerò quel giornalista, racconterò la storia, lo porterò sulla parete, gli
mostrerò gli spit segati. Uscirà fuori tutto. Dopo, che ci credano o no.
- E’ quello il problema, lo sai. Quanti vorranno crederti, quanti ti difenderanno? E
poi chi dice che non sia stato proprio tu a segare apposta tutti gli spit, per crearti
un alibi? Se hanno deciso che tu sei colpevole, per tutto il paese SARAI il
colpevole …
- Il seghetto di Hermann, Brigitte. Solo io so dov’è. Ho visto dov’è caduto quando
me lo ha lanciato contro, prima che i chiodi cedessero di schianto. Se qualcuno
vuole prove certe, non ha che da andare a prenderlo. Io non l’ho mai toccato, vi
troveranno solo le sue impronte digitali. E poi, il fatto che racconto questa storia
solo adesso è la miglior prova della mia innocenza, e che ho taciuto finora solo per
non dover parlare delle guide, di Hermann, di te. Altrimenti, potevo dire tutto
durante l’inchiesta. Ma ora non la penso più così. Dopo le cose che mi hai detto,
dopo quello che son riuscito a dirti, sento che non posso più tacere. E poi, se la
gente sarà disposta o no a credermi non mi interessa più. Devo comportarmi come
sento. Lo devo a me stesso. Chiamerò il giornalista e lo porterò alle placche. Anzi,
farò di più. Tornerò lassù a sostituire gli spit danneggiati, e completerò la via degli
austriaci. Voglio che quella parete maledetta torni alla vita, che sia frequentata di
nuovo, che non abbia l’odore di morte che l’accompagna da quel giorno, non
voglio più sentire puntini di sospensione quando si parla dell’incidente!
- … che puntini…?
- ….niente, niente. Poi ti spiego…
- E poi…?
- Non lo so, forse andrò via dal paese. Ma non sarà necessario andare fino in Nepal.
Posso cambiare regione, o valle, ho pur sempre il mio lavoro di guida. Voglio
ricominciare a vivere, è questo che conta. Puoi venire anche tu, se vuoi, oppure
restare. Non voglio forzare le tue scelte, prenditi il tempo che vuoi per decidere.
Anche se io dei desideri al riguardo li avrei …
Gli ultimi raggi di sole erano ormai calati dietro la cresta, ed era quasi tutto buio.
Riuscì a comporre il numero solo grazie al display ed ai tasti illuminati del cellulare.
- Pronto, Alto Adige? Mi passa la cronaca, per favore?
Mentre attendeva in linea, sentì un flusso umido sulla sua mano sinistra. Alla luce
fioca delle stelle, vide che Brigitte aveva preso la sua mano tra le sue,
appoggiandosela sul viso. Stringendola forte a sé, piangeva, e rideva…
E piangeva….
E rideva….
E piangeva…
E rideva….
FINE
© 2011 Aldo Frezza
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