Trattamento omotossicologico dell`artrosi

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Trattamento omotossicologico dell`artrosi
Trattamento omotossicologico
dell’artrosi
IAH AC - Trattamento omotossicologico
dell’artrosi
© IAH 2007
Nella società moderna, il processo di invecchiamento ha creato una piramide
rovesciata della popolazione nella maggior parte dei Paesi occidentali. Di
conseguenza, le malattie degenerative sono diventate una componente molto
importante delle patologie osservate nell’ambito della pratica generale. Una delle
malattie principali riscontrabili nella popolazione dei soggetti anziani è l’artrosi,
una patologia degenerativa della cartilagine che negli stadi più avanzati colpisce
anche le ossa, causando vari gradi di disfunzioni delle articolazioni interessate.
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Malattie reumatiche: classificazione
• Reumatismo infiammatorio: artrite
• Reumatismo degenerativo: artrosi
• Reumatismo dei tessuti molli: es. tendinite
• Reumatismo delle ossa: osteoporosi
• Malattie parareumatiche: gotta
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Il reumatismo è un termine generico che indica qualsiasi affezione dolorosa delle articolazioni, dei muscoli o
dei tessuti connettivi. Tra i disturbi reumatologici si annovera anche qualsiasi condizione patologica che
colpisce i tessuti connettivi di vari organi – fra cui il cuore, i polmoni, le ossa, i reni e la cute.
Un disturbo reumatico è caratterizzato da:
• Infiammazione e/o
• Degenerazione
• Squilibrio metabolico
delle strutture dei tessuti connettivi dell’organismo, specialmente le articolazioni e le strutture correlate,
(fra cui i muscoli, le borse, i tendini e il tessuto fibroso).
Pertanto, il reumatismo è un “termine collettivo“ utilizzato per indicare un gruppo ampio di malattie che
colpiscono specialmente l’apparato locomotore. Si distinguono generalmente cinque classi:
Reumatismo infiammatorio: patologie reumatiche in cui prevale l’infiammazione, fra cui l’artrite reumatoide
(una malattia autoimmune).
Reumatismo degenerativo: disturbi degenerativi dell’apparato locomotore, fra cui l’artrosi (argomento di
questa lezione). L’apoptosi cellulare e la perdita strutturale e tissutale colpiscono le articolazioni, più
precisamente all’inizio la cartilagine, per poi estendersi eventualmente alle strutture ossee.
Reumatismo dei tessuti molli: le patologie - quali la sindrome del tunnel carpale, la periartrite della spalla,
la polimialgia reumatica e la fibromialgia - sono alcuni esempi di reumatismo dei tessuti molli.
Reumatismo delle ossa: patologie degenerative delle ossa. In questo caso, l’esempio più importante è
l’osteoporosi.
Malattie parareumatiche - sono un gruppo di patologie locomotorie che non rientrano nelle 4 classi
precedenti (es. gotta).
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• Che cosa è l’artrosi?
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L’artrosi è un processo prematuro ed eccessivo di degenerazione degli strati
cartilaginei che rivestono le ossa, che comporta persino la perdita completa della
cartilagine. Nei casi semplici, tale erosione della cartilagine può essere rilevata
mediante un esame radiografico, che rivela il processo degenerativo della
capsula articolare. La risonanza magnetica per immagini (RMI) è una tecnica
diagnostica persino migliore e più precisa. Gli stadi finali di un disturbo artrosico
sono associati ad una deformazione visibile dell’articolazione, per questo motivo
alcune forme patologiche vengono definite artrosi deformante. Inoltre, a causa
del restringimento della cavità articolare e dell’accumulo di tessuto osseo sui
margini, la mobilità è sempre più limitata, il che può causare persino
un’immobilizzazione pressoché completa dell’articolazione.
L’artrosi progredisce alternando esacerbazioni e remissioni. Durante la fase
inattiva, l’articolazione non è gonfia né particolarmente dolente, benché sia di
gran lunga meno resistente. Poi, ulteriori lesioni oppure un sovrasforzo possono
innescare rapidamente una condizione attiva o infiammata, in cui prevalgono il
gonfiore e il dolore – talvolta persino in condizioni di riposo.
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• L’artrosi rappresenta il 70% di
tutte le malattie reumatiche
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All’interno del gruppo delle malattie reumatiche, la prevalenza dell’artrosi
registrata nei Paesi occidentali si attesta intorno al 70%. Oltre ad una prevalenza
elevata, questa malattia è causa di elevati costi sociali. Le terapie convenzionali
previste per l’artrosi sono principalmente sintomatiche e sono focalizzate sul
trattamento del dolore e dell’infiammazione. A parte alcuni agenti condroprotettivi
(es. iniezioni di acido ialuronico) e gli interventi chirurgici (es. protesi), il
trattamento generale dell’artrosi non è efficace nel lungo termine.
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Caratteristiche e sintomi
• Rigidità
• Comparsa di dolore all’inizio
del movimento
• Dolore durante il movimento,
specialmente in presenza di
carichi
• Infiammazione caratterizzata
da periodi di latenza
• Degenerazione della
cartilagine
• Deformazione ossea a livello
dell’articolazione
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I sintomi dell’artrosi includono una sensazione di rigidità articolare, che si avverte
specialmente all’inizio di un movimento (es. quando si comincia a camminare
dopo essere stati sdraiati). Compare spesso anche il cosiddetto dolore all’inizio di
un movimento. Questo dolore diminuisce dopo un po’ di tempo, man mano che il
movimento stesso sembra “lubrificare“ l’articolazione.
Il movimento associato al trasporto di carichi è più doloroso rispetto ad un’azione
normale (es. trasportare una borsa pesante oppure salire le scale). In presenza di
artrosi riattivata, i processi infiammatori sono evidenti. Accanto agli aspetti
degenerativi dell’artrosi, è presente spesso in concomitanza una forma artritica
acuta di reazione.
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• L’artrosi è uno squilibrio tra il
processo di degenerazione
della cartilagine e la
rigenerazione ad opera delle
cellule sinoviali e dei
condrociti. Tale squilibrio è a
vantaggio del processo
degenerativo.
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L’artrosi può essere considerata una condizione di squilibrio tra la quantità di
cartilagine nuova, formata grazie all’azione sinergica delle cellule sinoviali (acido
ialuronico) e dei condrociti (collagene e proteoglicani/glicosaminoglicani), e la
degenerazione della cartilagine dovuta a logorio, nonché vari tipi di processi
enzimatici.
Quando una persona è giovane, questo equilibrio è a vantaggio della formazione
di cartilagine, per questo motivo solitamente non si riscontrano casi di artrosi nei
giovani. Nei soggetti adulti, tale equilibrio, a poco a poco, si altera a favore del
processo di degenerazione della cartilagine, determinando lo sviluppo della
condizione di artrosi.
Negli stadi molto avanzati, quando la cartilagine è completamente distrutta e
l’osso subcondrale entra a contatto con altre porzioni di osso subcondrale, le
deformazioni delle estremità ossee diventano evidenti.
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Si distinguono 4 stadi clinico-radiologici
dell’artrosi (1):
• Stadio I: Comparsa di sintomi clinici di entità lieve. Una forma
modesta di sclerosi è rilevabile all’esame radiografico
dell’articolazione colpita, lo spazio articolare e il condilo sono
ancora intatti.
• Stadio II: La mobilità dell’articolazione diminuisce a causa del
dolore avvertito all’inizio di un movimento e della rigidità
articolare. All’esame radiografico, si può rilevare la presenza di
cisti e di osteofiti di piccole dimensioni.
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Dal punto di vista radiologico, l’artrosi può essere classificata in 4 stadi
consecutivi.
Stadio 1. Inizia l’artrosi. Oltre ad una forma modesta di sclerosi, non si rileva
granché all’esame radiografico. I sintomi clinici sono lievi, compaiono e
scompaiono in base ai movimenti con carichi più o meno elevati e alle attività
svolte. È importante sottolineare che i sintomi clinici variano notevolmente in
funzione dell’utilizzo dell’articolazione e, contrariamente a quanto si potrebbe
pensare, in genere il movimento in assenza di carichi (camminare, nuotare, …) è
curativo e migliora le condizioni dell’articolazione.
Stadio 2 Segni iniziali indicativi di una qualche forma di compromissione della
mobilità. La rigidità che si avverte dopo il riposo, all’inizio di un movimento,
peggiora. Si riscontrano anche la presenza di dolore all’inizio del movimento e la
perdita della forza (salire le scale, alzarsi in piedi da una posizione inginocchiata,
ecc. …). All’esame radiografico, sono rilevabili i primi osteofiti di piccole
dimensioni e potrebbero essere presenti persino piccole cisti subcondrali.
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Si distinguono 4 stadi clinico-radiologici
dell’artrosi (2):
• Stadio III: La mobilità dell’articolazione diventa
significativamente limitata. Può insorgere un’infiammazione
acuta secondaria. Si può osservare la presenza di cisti
subcondrali all’esame radiografico. Lo spazio articolare si
restringe in modo irregolare.
• Stadio IV: Grave deformazione dell’articolazione: degenerazione
cistica, presenza di osteofiti, spazio articolare estremamente
ristretto. Contatto di osso con osso.
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Stadio 3 Segni di forte blocco della mobilità, dovuto in parte alla rigidità e al
dolore avvertito all’inizio del movimento, e in parte ad alterazioni di componenti
fisici, fra cui il restringimento dello spazio sinoviale e l’esordio della deformazione
articolare. La forza è limitata e può insorgere un’infiammazione, che rende il
quadro patologico persino più complesso. All’esame radiografico, sono
solitamente presenti osteofiti e cisti.
Stadio 4 Stadio molto avanzato caratterizzato dalla perdita di flessibilità
dell’articolazione. Il paziente sopperisce in misura considerevole all’articolazione
rigida. Si riscontra la presenza di un’infiammazione recidivante e di uno
scompenso muscolare. All’esame radiografico, sono visibili i segni di osteofiti, di
cisti, e lo spazio sinoviale è estremamente ristretto o persino completamente
distrutto (contatto con l’osso subcondrale).
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ARTROSI
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L’artrosi, dato che è una malattia degenerativa caratterizzata principalmente dalla
perdita tissutale e dall’apoptosi cellulare (condrociti), è riportata sul lato destro
della divisione biologica, nella 5° fase della Tavola delle sequenze patologiche, la
fase di Degenerazione.
Dato che le ossa e le articolazioni si differenziano a partire dallo strato
mesodermico embrionale, di conseguenza l’artrosi può essere indicata a livello
cavodermale mesodermico nella tavola.
Pertanto, dal punto di vista omotossicologico, l’artrosi è una malattia
degenerativa cavodermale.
Analogamente alle condizioni indicate nella fase infiammatoria, questa patologia
è caratterizzata dalla presenza di infiammazione e da un processo iperattivo di
riparazione (osteofiti).
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Conseguenze
• In assenza di terapia, questa condizione patologica tende a
peggiorare.
• Il quadro infiammatorio deve essere considerato come un
tentativo di vicariazione regressiva. L’organismo tenta di
eliminare le omotossine endogene presenti durante un processo
flogistico (artrite + artrosi)
• La terapia soppressiva promuove lo stato cronico.
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(… “in cronicità” deve essere interpretato “nella cronicità”)
Il fatto che l’artrosi sia indicata nella 5° fase nella Tavola delle sequenze
patologiche (Disease Evolution Table - DET) comporta alcune implicazioni
specifiche di carattere clinico e terapeutico.
Il tempo gioca a sfavore dell’artrosi, perché con il passare del tempo le condizioni
del paziente peggiorano. Non esiste alcuna forma spontanea di rigenerazione
dell’articolazione e la progressione del processo degenerativo può accelerare a
causa del carico del peso corporeo e delle sollecitazioni generali a cui è
sottoposta l’articolazione. Si possono osservare remissioni spontanee di entità
passeggera e limitata, ma l’evoluzione della malattia è progressiva.
In presenza di artrosi riattivata, sono riscontrabili processi infiammatori che, a
differenza dell’approccio adottato nella medicina convenzionale, devono essere
considerati come tentativi compiuti dall’organismo per rimuovere una qualche
forma di fattore irritante o tossina (omotossina) al di fuori dello spazio sinoviale,
attraverso il processo flogistico. L’infiammazione, benché danneggi ulteriormente
la cartilagine in seguito a processi enzimatici, elimina a breve termine i fattori di
disturbo, fra cui i frammenti di cartilagine e altre “omotossine“. Pertanto, la
soppressione di questi processi infiammatori, contrariamente alla regolazione
dell’infiammazione (immunomodulazione), non rappresenta nel lungo termine la
strategia migliore. La terapia soppressiva alla fine causa nel paziente un rebound
e un processo degenerativo cronico accelerato.
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Fisiopatologia
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Qual è il processo fisiopatologico responsabile dell’insorgenza dell’artrosi? Si
vedrà che l’interpretazione di questo processo è diversa nella medicina
convenzionale e nella medicina omotossicologica.
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• La cartilagine è una matrice
compatta
• non contiene vasi
sanguigni
• non contiene terminazioni
nervose
• non contiene vasi linfatici
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La cartilagine è molto simile ad una matrice “compressa“. I componenti principali
della matrice sono i seguenti: il collagene, i glicosaminoglicani e l’acido ialuronico.
I condrociti formano la struttura della matrice, utilizzando le molecole di acido
ialuronico che vengono fornite dalle cellule sinoviali. Mediante la tensione e il
rilascio, dovuti alla pressione e al movimento dell’articolazione, il cosiddetto
“effetto spugna” consente l’assorbimento delle sostanze nutritive e degli elementi
di base da parte della struttura cartilaginea e durante la fase di rilascio
(pressione) vengono eliminati i sottoprodotti del metabolismo e le omotossine.
Per questo motivo, il movimento e l’esercizio fisico sono importanti nel prevenire
e/o ridurre l’esordio dei processi degenerativi, specialmente per i soggetti che
possono avere una predisposizione a sviluppare questa malattia e devono
essere aiutati mediante programmi precoci di disintossicazione.
La cartilagine non contiene vasi sanguigni né vasi linfatici. Non sono presenti
terminazioni nervose all’interno della struttura cartilaginea. Tutte le sostanze
nutritive, le cellule immunitarie e qualsiasi altro composto necessario vengono
forniti dalla membrana sinoviale, attraverso il liquido sinoviale. Le sostanze
tossiche che possono penetrare nella matrice oppure fuoriuscire da essa devono
seguire gli stessi percorsi compiuti dai farmaci.
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• Come il pesce rosso che
nuota in un acquario, la
qualità delle sostanze
nutritive della cartilagine
dipende direttamente dalla
qualità del liquido sinoviale
circostante.
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La cartilagine può essere paragonata al pesce rosso che nuota nell’acquario. La
qualità di vita di questo pesce dipende totalmente dalla purezza dell’acqua in cui
nuota. La cartilagine dipende completamente dai componenti disponibili nel
liquido sinoviale, in cui è immersa.
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• La cartilagine ricava le
sostanze nutritive dai
componenti presenti nel
liquido sinoviale che,
attraverso la compressione e
la decompressione associate
al movimento
dell’articolazione, spinge i
liquidi all’interno e all’esterno
della struttura.
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Il movimento senza carichi è salutare per l’articolazione artrosica, poiché i
meccanismi di tensione e di rilascio attivano “l’effetto spugna”, mantenendo
l’omeostasi locale.
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Struttura del collagene presente nella cartilagine
• Zona basale: una zona sclerotizzata che si collega all’osso
subcondrale
• Zona verticale: le fibre di collagene partono (verticalmente)
dall’osso subcondrale
• Zona flessibile: la zona verticale termina in senso orizzontale e
si passa alla
• Zona orizzontale: è disposta parallelamente alla superficie
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Le fibre di collagene, presenti all’interno della cartilagine, non sono distribuite in
ordine caotico, ma sono organizzate molto bene in modo da creare uno strato di
base, in cui sono incluse strutture più sottili di proteoglicani. Per creare da una
parte una superficie cartilaginea liscia e dall’altra parte una struttura centrale
elastica e volta ad attutire eventuali traumi, e infine un collegamento ben definito
all’interno dell’osso subcondrale, il collagene è strutturato in 4 fasi.
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Struttura della cartilagine
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Nella figura a sinistra, sono indicate le 4 zone della struttura del collagene.
L’assorbimento di eventuali traumi e della pressione è possibile per l’impatto
verticale e orizzontale. Una rete sottile di proteoglicani, situata tra le fibre di
collagene, garantisce una struttura idrofila, necessaria per mantenere l’umidità e
la flessibilità della cartilagine. La cartilagine disidratata si rompe alla minima
pressione. La cartilagine ben lubrificata è estremamente flessibile.
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Artrite, degenerazione della cartilagine e dolore
Strain >
Strain limit
Lo squilibrio di forze causa
il dolore muscolare
Erosione
della
cartilagine:
frammenti
liberi
Infiammazione della
membrana sinoviale interna
Infiammazione
dell’articolazio
ne; funzionalità
compromessa
Il dolore
determina
l’applicazione
non equilibrata
dei carichi
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Ad una determinata età, le eventuali sollecitazioni a cui è sottoposta
l’articolazione potrebbero causare erosioni della cartilagine, con conseguente
distacco di frammenti dalla superficie cartilaginea, che finiscono con il
“fluttuare“nel liquido sinoviale. Il movimento spinge tali frammenti verso l’esterno
dell’articolazione, irritando la membrana sinoviale. Spesso tale irritazione innesca
un processo infiammatorio, associato al rilascio di enzimi caratteristici, volti a
sciogliere il frammento. Dato che la superficie della cartilagine è costituita dagli
stessi componenti del frammento cartilagineo, gli enzimi che dovrebbero agire sul
frammento danneggiano anche la superficie della cartilagine.
In mancanza di un tempo sufficiente di recupero per potere rigenerare la
cartilagine danneggiata, le sollecitazioni ricorrenti finiscono con il creare un
circolo vizioso, che degrada sempre di più la struttura della cartilagine. Le
sollecitazioni, l’infiammazione e la comparsa di recidiva sono i 3 fattori principali
che tendono a fare progredire il processo di artrosi.
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I frammenti di cartilagine sparsi
nell’articolazione sono le
omotossine endogene
I processi fisiologici volti ad eliminare i
frammenti erosi devono essere considerati
come un meccanismo mirato di difesa
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Dal punto di vista omotossicologico, i frammenti di cartilagine presenti nel liquido
sinoviale sono considerati omotossine endogene. Benché si tratti di materiale
“creato dall’organismo stesso“, questi frammenti interferiscono con il normale
funzionamento dell’articolazione. L’eliminazione dei frammenti, mediante processi
enzimatici correlati all’infiammazione, rappresenta un meccanismo biologico
mirato di difesa che deve essere rispettato, persino favorito e/o controllato con
tutti i mezzi possibili.
Pertanto, la strategia terapeutica deve includere l’immunomodulazione e il
supporto organico, che migliorano la qualità di vita del paziente, senza arrestare il
processo di eliminazione, e deve favorire per quanto sia possibile i meccanismi di
rigenerazione disponibili (miglioramento della funzione delle cellule sinoviali e dei
condrociti).
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Distruzione enzimatica della cartilagine:
metalloproteinasi
• Mucopolisaccaridasi: i mucopolisaccaridi (GAG) vengono
separati dalle proteine trasportatrici
• Proteasi: le proteine trasportatrici e le proteine leganti sono unite
• Ialuronidasi: le molecole di acido ialuronico vengono sciolte.
Dato che queste molecole rappresentano un fattore di legame
per i vari proteoglicani, la struttura si indebolisce notevolmente.
(I batteri possono danneggiare la matrice tramite la ialuronidasi.
A tale scopo, questi microrganismi producono un enzima che
scioglie l’acido ialuronico).
• Collagenasi: danneggia i ponti che sono costituiti da fibre di
collagene
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I quattro componenti principali della cartilagine (elementi di base) possono
innescare il rilascio di quattro enzimi corrispondenti.
Questi enzimi sono le cosiddette metalloproteinasi della matrice. Uno dei fattori
scatenanti per le MMP sono le citochine proinfiammatorie.
Mucopolisaccaridasi – catalizza l’idrolisi dei glicosaminoglicani (chiamati anche
mucopolisaccaridi).
Proteasi – catalizza la scissione di strutture proteiche in peptidi e aminoacidi di
dimensioni più piccole.
Collagenasi – idrolizza le fibre di collagene.
Ialuronidasi - degrada l’acido ialuronico (un amminoglicano simile ad una
sostanza gelatinosa).
La cartilagine ialina, presente nelle articolazioni, contiene principalmente il
collagene, mentre la cartilagine elastica è situata nell’orecchio e nella glottide.
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Cartilagine
normale
Condroitina
solfato
Cartilagine
vecchia
Cartilagine
artrosica
Proteina nucleare
Cheratan
solfato
Regione legante
ialuronato
Lago della regione
legante HA
Size of PG
monomer
normal
small
normal (-)
Size of Ch-S
normal
normal
normal
Ch-S content
normal
low
normal (+)
KS content
normal
high
normal (+)
Protein
content
normal
high
low
Ability to
aggregate
+
+
-
• Variazioni della percentuale dei componenti proteoglicani rilevate con l’avanzare
dell’età e in seguito a processi degenerativi.
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Esistono alcune differenze molto importanti tra la composizione della cartilagine vecchia
(soggetti anziani) e quella della cartilagine artrosica. Le differenze principali possono
riguardare il contenuto di proteine e di condroitina solfato.
Componenti:
Cartilagine artrosica
Cartilagine vecchia
Condroitina solfato
Proteoglicani (grandezza)
Contenuto proteico
Contenuto basso
Più piccoli
Elevato
Contenuto normale
Dimensioni normali
Basso
La concentrazione di condroitina solfato (glicosaminoglicano o GAG) è bassa nella cartilagine dei
soggetti anziani, mentre è normale nella cartilagine artrosica.
Le dimensioni dei proteoglicani sono piuttosto esigue nella cartilagine dei soggetti anziani, mentre
sono normali nella cartilagine artrosica.
Il contenuto proteico rilevato nella cartilagine dei soggetti anziani è elevato, mentre è basso in
quella artrosica. Tutte queste caratteristiche sono state confrontate con la cartilagine normale.
Benché esistano alcune alterazioni tipiche della cartilagine artrosica, i danni a carico della
cartilagine sono causati principalmente da enzimi associati a processi infiammatori in seguito a
sforzo e a sollecitazioni ricorrenti dell’articolazione.
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Trattamento convenzionale
dell’artrosi
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Prima di descrivere l’approccio terapeutico omotossicologico, verranno illustrate
alcune teorie convenzionali e il relativo approccio terapeutico nell’ambito del
trattamento dell’artrosi.
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Approccio convenzionale
• I FANS sono stati sviluppati per il
trattamento dell’infiammazione
acuta. L’obiettivo
dell’applicazione di questi farmaci
era basato sull’impiego a breve
termine. L’entità degli effetti
collaterali è in funzione e in
proporzione alla durata di
applicazione
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I medicinali principali impiegati nell’ambito del trattamento dell’artrosi in fase
attiva sono i farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS). È una classe
composta da diverse molecole (salicilati, ibuprofene, paracetamolo, derivati
ossicamici, inibitori della cox-2, ecc.), che agiscono prevalentemente come
inibitori non selettivi a livello dell’enzima cicloossigenasi, bloccando la produzione
delle prostaglandine proinfiammatorie.
I FANS sono stati sviluppati per il trattamento dei quadri infiammatori acuti e non
sicuramente per le patologie degenerative croniche, anche se sono associate ad
un processo flogistico. I vari effetti collaterali, osservati spesso in associazione
all’impiego prolungato dei FANS, vengono generalmente accettati come normali.
Analogamente a quanto riscontrato con la maggior parte dei farmaci
convenzionali, la prevalenza degli effetti collaterali è associata direttamente alla
dose impiegata e alla durata di somministrazione. L’artrosi è una malattia
degenerativa CRONICA e l’impiego dei FANS comporta spesso un trattamento
necessariamente a lungo termine, che causa la soppressione a lungo termine dei
meccanismi di regolazione e un incremento del rischio di comparsa di effetti
collaterali gravi.
Queste critiche sono valide sia per i FANS di prima generazione (inibitori della
sintesi di prostaglandine) sia per quelli di seconda generazione (inibitori della
COX-II).
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Approccio convenzionale
• L’osservazione conferma l’errore:
• Il farmaco previsto per il trattamento dell’artrite viene
impiegato per l’artrosi
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I FANS sono stati sviluppati per i trattamenti dell’infiammazione acuta e, di
conseguenza, vengono impiegati anche per il trattamento dell’artrite acuta (che è
una reazione infiammatoria acuta), ma si può facilmente confermare l’errore per
cui il farmaco previsto per l’artrite viene utilizzato anche per il trattamento
dell’artrosi (che non è un processo infiammatorio acuto, ma una forma
degenerativa cronica, anche se talvolta possono essere presenti alcuni segni di
infiammazione acuta). Dal punto di vista omotossicologico, questo fatto è difficile
da accettare, dato che l’artrite rientra in una fase di infiammazione cavodermale
(seconda fase nella DET), mentre l’artrosi è una fase di degenerazione (quinta
fase nella DET). Tale discrepanza di per sé dimostra l’utilità e l’importanza della
DET.
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Approccio convenzionale
• Dato che l’artrosi insorge prevalentemente nei soggetti più
anziani, il trattamento convenzionale di per sé comporta alcuni
rischi a causa degli effetti collaterali dei farmaci.
• Diminuzione dell’aggregazione delle piastrine ematiche
• Ritenzione idrica
• Disturbi gastrointestinali
• Problemi a livello epatico e renale
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Gli effetti collaterali non sono trascurabili, come si pensa generalmente, in
seguito all’impiego cronico dei FANS. Specialmente nei soggetti anziani, i rischi
maggiori di insorgenza di complicanze dovute a tali effetti collaterali sono reali,
dato che spesso è già presente un problema sottostante a livello cardiaco,
epatico o renale. I disturbi dell’aggregazione delle piastrine ematiche (emorragie
che compaiono più facilmente e durano più a lungo), la ritenzione idrica
(insufficienza cardiaca), i disturbi gastrointestinali (gastrite bruciante, formazione
di ulcera) e la disfunzione epatica e/o problemi a livello renale comportano un
rischio estremamente elevato per questi pazienti geriatrici. È necessario
esprimere commenti in relazione ai recenti problemi riscontrati in associazione
all’impiego degli inibitori della Cox 2 e all’effetto prodotto dai FANS sulle
condizioni della cartilagine?
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FANS ed effetti collaterali
• Il 20% di tutte le presunte reazioni avverse ai farmaci, segnalate
alla FDA, riguarda i FANS
• 400.000 eventi avversi gravi e
• 20.000 decessi dovuti all’impiego di FANS in pazienti
ricoverati in ospedale, registrati nel 1994 negli Stati Uniti
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Ripetutamente, l’ente statunitense Food and Drug Administration (FDA),
conosciuto come uno degli organismi di controllo più severi e più critici del
mercato dei prodotti farmaceutici quando è in gioco la protezione dei pazienti, ha
messo in guardia in merito all’uso/abuso dei FANS. È stato stimato che il 20% di
tutte le presunte reazioni avverse ai farmaci riguardava i FANS. Nel 1994, sono
stati segnalati 400.000 eventi avversi gravi e si stima che, soltanto negli Stati
Uniti, circa 20.000 persone sono decedute nel corso dello stesso anno in seguito
all’impiego di FANS. All’interno di questo gruppo, le emorragie gastrointestinali
rappresentavano la causa principale di morte avvenuta in seguito all’uso/abuso
dei FANS. Anche in questo caso, ritengo che sia almeno necessario esprimere
alcuni commenti in merito agli inibitori della Cox 2, dato che è stato un argomento
molto dibattuto recentemente.
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Trattamento omotossicologico
dell’artrosi
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Per quanto concerne l’omotossicologia, l’approccio terapeutico all’artrosi
differisce notevolmente da quello convenzionale. Dato che si tratta di una
malattia degenerativa cronica, si devono utilizzare tutte le strategie basate sui 3
pilastri della terapia omotossicologica.
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Trattamento omotossicologico
• Drenare il terreno del paziente
• Regolare il processo flogistico all’inizio della cascata
infiammatoria (nessuna soppressione)
• Fornire supporto al tessuto colpito
• Rigenerare, laddove possibile
• Migliorare la qualità di vita del paziente
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L’approccio combinato, basato sulla strategia dei 3 pilastri del trattamento
omotossicologico dell’artrosi, prevede:
•Un processo di “drenaggio del terreno”. L’ambiente extracellulare viene
detossificato per migliorare il trasporto delle sostanze nutritive, dei mediatori,
ecc., ma anche per favorire l’eliminazione dei sottoprodotti metabolici e di altre
eventuali tossine.
•Il processo infiammatorio viene regolato in modo che vengano mantenute le
caratteristiche fisiologiche, ma gli aspetti negativi e distruttivi siano ridotti al
minimo. Attraverso tale regolazione, si eliminano le omotossine responsabili
dell’insorgenza della malattia, inibendo nel contempo la sintomatologia.
•Si fornisce supporto al tessuto danneggiato. Vengono create le condizioni tali in
cui le cellule sinoviali e i condrociti funzionanti meglio sono supportati
nell’espletamento delle relative funzioni fisiologiche. Una migliore funzione
rigenerativa della cartilagine tende ad inibire gli effetti degenerativi del processo
artrosico e tenta di rallentare o di ridurre i danni.
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ZEEL
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Benché in teoria non sia possibile una correlazione diretta tra le coordinate della
DET e un farmaco, ciò è stato dimostrato con Zeel. Le patologie articolari
degenerative sono indicate nella tavola soltanto nella fase di degenerazione
cavodermale e Zeel viene impiegato appositamente per queste indicazioni
terapeutiche.
Tuttavia, la monoterapia con Zeel non è sufficiente a risolvere la condizione
dell’artrosi.
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I 3 pilastri del trattamento
omotossicologico dell’artrosi
1. Drenaggio e disintossicazione: Detox-Kit
2. Immunomodulazione: Arnica comp.-Heel*
3. Supporto organico e cellulare specifico: Zeel
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È necessario iniziare con una purificazione generale dell’ECM, non soltanto a
livello dell’articolazione colpita. A tale scopo, Detox-Kit rappresenta la terapia più
appropriata (vedi IAH AC - Drenaggio e disintossicazione).
In caso di artrosi attivata, l’immunomodulazione viene ottenuta grazie all’impiego
di Arnica comp.-Heel. Sono noti molti effetti correttivi di Arnica comp.-Heel, fra cui
l’inibizione dei mediatori proinfiammatori IL-1, TNF-alfa e IL-8, solo per citarne
alcuni. Arnica comp.-Heel aumenta anche il rilascio di TGF-beta da parte delle
cellule Treg (cellule TH-3), inibendo mediante questo mediatore le cellule
proinfiammatorie TH-1 e TH-2.
Zeel-T contiene anche diversi estratti vegetali che regolano l’infiammazione,
nonché organoterapici di suino che sono correlati all’articolazione. Inoltre, i
catalizzatori essenziali presenti in questo rimedio potenziano il processo di
ossigenazione cellulare delle cellule sinoviali e dei condrociti. Nei Paesi in cui
Zeel-T non è disponibile in commercio, Zeel compositum può essere integrato
per il supporto organico e cellulare con l’impiego di Coenzyme compositum,
contenente i principali catalizzatori del ciclo di Krebs, per potenziare le funzioni
metaboliche delle cellule sinoviali e dei condrociti.
*Arnica comp.-Heel è chiamato Traumeel in altri paesi
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Schema
• Prime 2 settimane: Arnica comp.-Heel + Zeel T iniezione (*) +
assunzione orale di Arnica comp.-Heel compresse. Prevale
l’infiammazione.
• Iniziare il drenaggio e la disintossicazione a partire dal primo
giorno di trattamento in poi (Detox-Kit).
• A partire dalla 3° settimana in poi: Zeel T iniezione + assunzione
orale di Zeel T compresse.
• Applicazione locale di Arnica comp.-Heel pomata durante le
prime 2 settimane, poi utilizzare la pomata Zeel.
(*) Se Zeel T non è disponibile in commercio nel vostro Paese, impiegare Zeel compositum e
aggiungere Coenzyme compositum
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Lo schema dei principi terapeutici principali per il trattamento dell’artrosi deve
essere simile a quello riportato nella diapositiva soprastante. (Zeel T non è
disponibile in commercio in tutti i Paesi. Inoltre, è necessario specificare che
questo prodotto deve essere somministrato mediante un’iniezione periarticolare,
per via i.m o s.c., dato che l’applicazione intrarticolare è stata ritirata dal mercato
sia per Zeel T sia per Zeel comp N.
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Altri farmaci da prendere in considerazione
• Coenzyme compositum
• Ubichinon compositum
• Dulcamara-Homaccord
• Colocynthis-Homaccord
• Ferrum-Homaccord
• Gelsemium-Homaccord
•…
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• Prevale la specificità del
paziente
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Ovviamente, in funzione della patologia intercorrente e dei sintomi associati
manifestati dal paziente, è possibile aggiungere altri farmaci in base alle
necessità di ogni singolo soggetto.
Coenzyme compositum e Ubichinon compositum favoriscono l’energia cellulare.
Questi due farmaci contengono rispettivamente i catalizzatori e i chinoni
necessari a tale scopo.
Dulcamara Homaccord viene somministrato quando il peggioramento
dell’affezione reumatica è correlato al tempo meteorologico (la condizione
patologica si aggrava in presenza di climi freddi e umidi, come si osserva spesso
nei pazienti affetti da artrosi).
I seguenti prodotti homaccord hanno tropismi specifici e caratteristiche topiche:
Colocynthis-Homaccord viene impiegato per il trattamento del dolore nella
regione lombare (lombalgia) o della spondilosi lombare. Ferrum-Homaccord è
utilizzato nel trattamento della periartrite della spalla e della sindrome spallabraccio. Gelsemium-Homaccord viene impiegato per il dolore al collo e la cefalea
occipitale (colpo di frusta).
Si possono aggiungere altri farmaci in base alle condizioni individuali del quadro
di ogni paziente, che sono documentati in lezioni specifiche di omotossicologia.
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• L’uomo, essendo un
organismo biologico, richiede
un approccio biologico
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Dal punto di vista biologico, questa terapia può offrire un trattamento generale
per l’osteoartrite, compresi l’immunoregolazione e la regolazione degli organi.
Grazie all’aggiunta di catalizzatori, che incrementano la produzione di energia
all’interno delle cellule, è concesso un ulteriore supporto alla cartilagine.
Alla luce dei numerosi eventi avversi segnalati in associazione all’impiego dei
FANS convenzionali, il trattamento omotossicologico offre una possibile
alternativa praticabile.
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