Casta diva» sotto tono - Ente Concerti Marialisa De Carolis

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Casta diva» sotto tono - Ente Concerti Marialisa De Carolis
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CULTURA E SPETTACOLI
DOMENICA 16 OTTOBRE 2011
LA NUOVA SARDEGNA
STAGIONE LIRICA
A SASSARI
di Antonio Ligios
i è aperta nella consueta
elegante cornice propria
di ogni Prima la stagione
lirica del De Carolis: un appuntamento alimentato da
una tradizione che, nonostante le difficoltà in cui versa tutto lo spettacolo dal vivo, e in
particolare proprio la lirica,
continua a mantenersi viva.
L’inaugurazione è avvenuta
nel segno di uno dei tre grandi
maestri del
melodramma
romantico italiano: Vincenzo
Bellini.
Del «cigno»
di Catania è
stato proposto il capolavoro assoluto, la tragedia lirica in
due atti Norma, scritta
nel 1831 su libretto di Felice Romani, che mancava dal
palcoscenico del Verdi da dieci anni, e che è stata salutata
da un successo pieno, attribuito non solo all’allestimento e
alla regia (al cui indirizzo si è
percepito solo un timido dissenso), ma anche alla direzione e alla prova complessiva
della compagnia di canto.
Norma è figlia di un robusto neoclassicismo generato
sul piano letterario ed espressivo dai versi di Felice Romani e sul piano compositivo dalla formazione accademica, napoletana, dello stesso compositore. Ma sarebbe semplicistico ridurre Norma a questo tipo di schema interpretativo. E
S
Accanto
una scena del
melodramma
in due atti
della Norma
e, sotto
il palco
alla Prima
di Venerdì
al teatro
Verdi
di Sassari
«Casta diva» sotto tono
Buona, ma fredda l’interpretazione di Norma
questo perché l’intreccio dell’opera sviluppa una drammaturgia tipicamente romantica,
essendo tutto giocato sull’alternanza e sulla compenetrazione del motivo pubblico, che
si manifesta nei momenti collettivi e rituali, con quello privato, nel quale i sentimenti generano grandi passioni e profondi conflitti che vedono protagonisti Norma, Adalgisa e
Pollione.
Del resto la conflittualità
tra i due elementi sta alla base
della complessità psicologica
e teatrale della protagonista,
che sovrappone i ruoli della
sacerdotessa, dell’amante e
della madre. Ecco perché all’interprete di Norma si richiedono doti straordinarie — sia
vocali che sceniche — che certamente aveva la prima inter-
prete, Giuditta Pasta.
Maria Billeri, che ha interpretato già numerose volte il
ruolo della protagonista, ha offerto un buona prova, sia dal
punto di vista interpretativo
che da quello squisitamente
vocale. Beninteso, la sua «Casta diva» non emoziona ed è
tutt’alto che impeccabile dal
punto di vista della condotta
vocale, e i suoi recitativi sono
spesso poco inclini ad approfondire la varietà d’accenti
della recitazione: però, pur
non eccellendo in fatto di presenza scenica, la Billeri ha offerto al pubblico una Norma
nel complesso intensa e coinvolgente, sicura nel canto di
agilità ed anche in quello disteso. Più convincente ci è sembrata l’Adalgisa di Veronica
Simeoni, voce davvero impor-
tante e dalla personalità musicale profonda, capace di commuoversi e di commuovere.
Apprezzabile il Pollione di
Lorenzo Decaro, particolarmente fiero nel canto declamato e molto efficace sul piano espressivo
nella scena
conclusiva.
Anche l’Oroveso di Dario
Russo, con la
sua voce ampia e pastosa,
ha tratteggiato il personaggio in modo maestoso ma anche con la ferocia
richiesta ad esempio all’attacco di «A del Tebro». Buona anche la prova di Lavinia Bini
(Clotilde) e Matteo Falcier
(Flavio).
Non convincente
la prova di Maria
Billeri, apprezzabili
invece sia la regia
sia la direzione
In un’opera in cui i contenuti vocali sono essenziali per la
riuscita dello spettacolo, è naturale iniziare il resoconto critico dal cast. Ma il successo di
questo primo titolo della stagione deriva anche da altri
fondamentali apporti. Dal giovane direttore spagnolo Sergio Alapont, che ha dato uno
spiccato carattere all’opera
pur peccando — a volte — di
concitazione e di scarsa attenzione per le necessità delle voci quanto a duttilità agogica:
la sua condotta è stata peraltro facilitata da un’ottima Orchestra dell’Ente, che lo ha assecondato senza alcuna sbavatura. Ottimo anche l’apporto
della Corale Santa Cecilia diretta da Gabriele Verdinelli:
sicura, compatta, spietata nel
celebre «Guerra, guerra!» e vocalmente inappuntabile.
Ma il meritato successo di
questa Norma proviene anche
dalla regia di Andrea Cigni,
che ha puntato molto sul contrasto tra il misticismo e la ritualità collettiva dei Druidi e
le passioni, borghesi, dei personaggi. In questo senso l’impianto scenico modulare dal
sapore post-moderno, tutto
giocato sul contrasto legno-plastica (firmato da Dario
Gessati) e su un sapiente gioco di luci (opera di Valerio Tiberi) ha conferito al dramma,
grazie anche ai costumi di Simona Morresi, una dimensione al di là della storia, quale è
quella, in fondo, della vicenda
umana rappresentata da Norma.
Oggi alle 16,30 l’opera va
nuovamente in scena; una seconda replica è programmata
per martedì 18, alle 20,30.