un caso russo

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UN CASO RUSSO: DIMITRI SHOSTAKOVICH
(1908 -1975)
Anche Dimitri Shostakovich rappresenta, così come lo fu per altri versi Gershwin negli Stati Uniti
(> UN CASO AMERICANO: GEORGE GERSHWIN), un caso esemplare di musicista fortemente
influenzato dal particolare contesto socio-economico e culturale in cui vive: l’URSS.
Fin da giovane egli studia la tradizione musicale russa ed
europea respirando al contempo l’ardore rivoluzionario
delle avanguardie artistiche impegnate a sostenere la
costruzione di uno Stato Comunista.
Nei suoi primi lavori si notano forti influenze delle nuove
correnti europee, soprattutto espressioniste tedesche: la
sua musica è graffiante, aggressiva, quasi caricaturale, con
sconfinamenti nella Atonalità e nella Politonalità.
Ma come molti artisti suoi contemporanei conosce presto i
limiti che la censura politica pone anche alla sua musica. Le
critiche ufficiali ad alcune sue opere lo costrinsero a
rivedere espressioni musicali poco comprensibili dal popolo
e ritornare ad un sano realismo musicale, adeguandosi
alle direttive culturali del Partito Comunista.
Solo dopo la morte di Stalin (1953) egli apre cautamente la
sua produzione alle nuove forme musicali occidentali. In
ogni caso la sua musica, pur muovendosi sempre
nell’ambito di un linguaggio privo di grandi complessità,
rimane un’espressione sempre originale, vigorosa e
chiaramente identificabile come musica russa.
“Babi Yar” I° movimento della sinfonia n° 13
(1962)
La sinfonia, per basso solo, coro maschile e orchestra, utilizza testi del poeta Evgenij Evtusenko.
Babi yar è il nome di un burrone vicino a Kiev dove i nazisti gettarono i corpi massacrati di più di
100.000 uomini, donne e bambini durante “l’operazione Barbarossa” ordinata da Hitler nel 1941.
Il testo è una denuncia appassionata contro l’antisemitismo e tralascia volutamente qualsiasi
riferimento alle vittime russe e ucraine dell’eccidio per sottolineare la condanna dei pregiudizi
razziali. Ciò provocò una dura reazione delle autorità sovietiche che, non capendo la specifica
volontà degli autori, volevano invece si capisse che nella stessa terra giacevano anche vittime di
connazionali.
Anche in questa occasione Shostakovich dunque tratta temi a lui cari (guerra, rivoluzione,
crudeltà e sfruttamento, razzismo), ma lo fa ancora con uno spirito critico che si muove sul filo
del rasoio, quello per cui da un lato aderisce alle tematiche amate dalle autorità politiche,
dall’altro non tralascia di punzecchiare le stesse autorità pur di conservare le proprie intenzioni e
opinioni in merito.
In questi ultimi aspetti ritroviamo un musicista e il suo vivere in una società caratterizzata dalla
forte presenza di una invadente censura politica. Una società che lo costringe a non spingersi
troppo oltre certi confini espressivi, ma nella quale egli trova la forza e l’equilibrio per creare una
musica che non si concede alla celebrazione del potere, rimanendo più che altro legata alla storie,
ai ritmi, alle melodie della cultura musicale del suo popolo.