01- IMPAGINATO INDICE E PRESENTAZIONI VOLUME 1

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01- IMPAGINATO INDICE E PRESENTAZIONI VOLUME 1
TERZA MOSTRA INTERNAZIONALE
DEL RESTAURO MONUMENTALE
DAL RESTAURO ALLA CONSERVAZIONE
Volume Primo
Omaggio ai protagonisti di Venezia, 1964
e Sezione internazionale
Ministero per i Beni e le Attività Culturali
Roma, Ex Casa di Correzione San Michele
via San Michele n. 25
12 giugno - 15 luglio 2008
1
INDICE
Volume I
Presentazioni
Roberto Cecchi, Risalire la china della ricerca
XXXXX
p. 6
p. 9
Premessa alla mostra
Marco Dezzi Bardeschi, Il futuro della materia
p. 10
OMAGGIO AI PROTAGONISTI DI VENEZIA 1964
Roberto Pane (1897-1987), a cura di Andrea Pane
Piero Gazzola (1908-1979), Introduzione di Pia Gazzola
Testi a cura di Giovanni Castiglioni, Paolo Conte, Michele Raffaeli, Francesca Gottardo,
Davide Borsa
Piero Sanpaolesi (1904-1980), a cura di Giuseppe Cruciani Fabozzi
Guglielmo De Angelis d’Ossat (1907-1992), a cura di Maria Piera Sette
p. 14
p. 23
p. 39
p. 45
SEZIONE INTERNAZIONALE
AMERICHE
ARGENTINA
Buonos Aires, Basilica Nuestra Señora de Lujan – Jorge O. Gazaneo, Rodolfo S. Morello
CANADA
La conservazione del patrimonio; restauro e interpretazione del patrimonio prima della
costituzione del Comitato ICOMOS; autenticità e integrità; conservazione del patrimonio moderno
e contemporaneo - Comitato ICOMOS Canada
p. 54
p. 62
CILE
Conservazione delle statue di Tongariki, Isola di Pasqua - Mónica Bahamondez
CUBA
La conservazione delle fortificazioni nei Caraibi -Tamara Blanes, José A.Planas Areces Comitato ICOMOS Cuba
p. 65
PANAMA
L’area archeologica di Panama Vejo – Patronato Panama Viejo, Comitato
p. 73
PERÙ
Lima, Contumaza Street, progetto pilota per il centro storico - Instituto Nacional de Cultura,
Direccion de Registro y Estudio de Patrimonio Historico Lima-Perù
p. 80
USA
Ecuador, Quito, basilica e convento di Nuestra Señora de la Merced; USA, Pensylvania,
la casa sulla cascata; Italia, Venezia, Santa Maria dei Miracoli; Svizzera, La Chaux-de-Fonds,
la Maison Blanche; Ghana, Navrongo, cattedrale di Nostra Signora delle Sette Pene; India,
Rajasthan, il forte di Ahhichatragarh – Getty Foundation
p. 88
p. 67
AFRICA
2
BENIN
Abomey, Palazzo Reale; restauro del muro di cinta e dei bassorilievi del Palazzo di Abomey;
inventario degli abitati tradizionali Ossori e Otamari; tomba di Re Ghezo - Aimé Goncalves Comitato ICOMOS Benin
p. 92
NIGERIA
Plateau, City of Jos, progetto Motna – Comitato ICOMOS Nigeria
p. 95
TOGO
p. 97
Betammaribe, insediamento di Koutammakou – Amoussou Kpotogbé Gaël - Comitato ICOMOS Togo
SUD AFRICA
Patrimonio materiale; patrimonio immateriale; paesaggio culturale - Comitato ICOMOS Sud Africa
p. 100
3
EUROPA
ALBANIA
Berat storica e ‘città museo’; monumenti – Ajet Nallbani, Sinoida Martallozi Direttorato Regionale dei Monumenti di Berat
AUSTRIA
Eliminazione delle frange di colore causate da aberrazione cromatica laterale nelle
fotografie digitali - Kaufmann V., Ladstädter R.- CIPA Austria
BELGIO
Funzionamento del Comitato ICOMOS nello stato federale del Belgio; Raymod Lemaire e la
fondazione della conservazione al Grand Beguinage di Leuven; il premio al monumento
fiammingo; Belgio - Comitato ICOMOS Belgio
Lessines, Nôtre Dame à la rose - Dulière & Dossogne
p. 106
p. 112
UNGHERIA
Attività ICOMOS in Ungheria, da Venezia a Xi’An - Sallay Miklos Horler, Andras Roman,
Mihaly Zador, Tamas Fejerdy - Comitato ICOMOS Ungheria
CITTA DEL VATICANO
p. 113
FRANCIA
p. 126
Dipartimento Valle della Marna- Boissy Saint Leger, Castello di Grosbois; Sucy en Brie, castello;
Dipartimento di Bas-Rhin- Strasburgo, cattedrale di Nôtre Dame; dal restauro alla salvaguardia
dei siti naturali - Comitato ICOMOS Francia
Analogie tra processi di disegno architettonico e documentazione di lavori architettonici - CIPA Francia
GERMANIA
p. 132
Heidelberg, castello, esempio di integrazione delle piante storiche in un sistema di gestione dati Konrad Ringle, Michael Nutto, Otto Teschauer, Claudia Mohn - CIPA Germania
p. 177
Restauro e Conservazione in Spagna: il piano nazionale delle cattedrali Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa, Vaticano
ARMENIA
Restauri condotti sotto l’egida del Ministero della Cultura, Egheknadzor, monastero di Amaghou
Noravank; Bdghni, fortezza di Bedenis; Laboratorio sulla conservazione dei monumenti in stato di
rudere - Comitato ICOMOS Armenia
INDONESIA
Central Java, tempio di Borobudur; 2003 anno del patrimonio in Indonesia, celebrando la diversità;
Carta dell’Indonesia per la conservazione del patrimonio; Yogyakarta, castello di Tamansari,
restauro e riattivazione della piscina Umbulbinangun - Laretna Adishakti, Dimas Wihardyanto
- Comitato ICOMOS Indonesia
p. 196
REPUBBLICA DI COREA
Monitoraggio del patrimonio culturale; Seoul, altare reale di Jongmyo; Provincia nord
di Kyongsang, grotte artificiali di Seokguram e tempio Bulguksa - Comitato ICOMOS Corea
p. 200
p. 207
p. 211
p. 136
SRI LANKA
Colombo 1993, Decima Assemblea generale dell’ICOMOS; Indagine preliminare sui monumenti
e siti danneggiati dallo tsunami; Galle, la città - Comitato ICOMOS Sri Lanka
MALTA
Valletta, Palazzo Magistrale - D. Mallia, S. Cefai - Comitato ICOMOS Malta
p. 139
CINA
ICOMOS and Cultural Heritage Conservation in China - Comitato ICOMOS Cina
AUSTRALIA
La Carta di Burra illustrata: buone pratiche per i siti culturali - Comitato ICOMOS Australia
POLONIA
Varsavia, Palazzo di Re Jan III Saobieski - Wilanowski informator konserwatorski. Warsaw,
Puszkarski Michael, Gòrajec Piotr
p. 143
PORTOGALLO
Recenti interventi sui monumenti nel nord del paese; i ponti medievali di Espindo e Vilela;
la chiesa di S. Mamede, Oporto - Teresa Ferreira, Arthur Duarte - Hugo Monte Institutions,
Direcção Regional de Edificios e Monumentos do Norte-Drem
p. 145
ROMANIA
p. 149
SPAGNA
p. 153
Alcala la Real, chiesa di St. Domingo de Silos - E. Mata, J. Cardenal, P. Castro, J. Delgado,
M. A. Hernandez, J. L. Perez, M. Ramos, M. Torres - CIPA Spagna
Carracedo, monastero; Madrid, archivi regionali; Cuenca, museo della scienza - Salvador Pérez Arroyo
Granada, Albaicin, recupero urbano delle mura di Alberzana -Javier Gallego Roca
Rincón de Ademuz, progetto pilota per il restauro di dimore tradizionali; Castellon, chiesa di
Pobla de Benifassá; Granada, Alhambra, stanza Barberia e annesso della stanza Mexuar,
- Fernando Vegas e Camilla Mileto
TURCHIA
p. 171
p. 187
ISRAELE
Acri, la città e il castello - Comitato ICOMOS Israele
p. 133
p. 150
p. 180
IRAN
p. 194
Bisotun, il monumento di Dario - Mahmoud Zolfaghari, Naser N. Chegini, Abbass Malian - CIPA Iran
GRAN BRETAGNA
Attività ICOMOS in Gran Bretagna - Comitato ICOMOS Gran Bretagna
LITUANIA
Conservazione del patrimonio archeologico; conservazione, restauro e ricostruzione
dell’architettura difensiva; restauro di chiese e monasteri – Revival of Lithuanian Culture Heritage,
Department of Cultural Heritage, Vilnius “Savastis” 2004
Le patine - Elena Murariu
SLOVENIA
Portorose, Palace Hotel; Pirano, cisterna; Novo Mesto, castello barocco di Lansprez e
chiesa di St. Nicolas - Potocnik Irena, Grobovsek Jovo - Comitato ICOMOS Slovenia
p. 174
ASIA E AUSTRALIA
BULGARIA
p. 120
Itinerari culturali dell’Europa sud-orientale-progetto transnazionale ‘Europa patrimonio comune’;
Apertura al pubblico della tomba tracia presso il villaggio Sveshtari; Boboshevo, chiesa di S. Dimitri,
conservazione - PetarStriaskov, Loinova Koinova, Svetla Mechkueva Koinova, Roussi Doundakov,
Maria Chichikova, Diana Geergova , Kiril Georgiev, Valentin Todorov, Hristina Stavena,
Luba Krasovska, Bojidar Dentchev - Comitato ICOMOS Bulgaria
4
Istanbul, restauro del complesso ospedaliero di Gülhane e Teºvikiye - Istanbul,
Mimar Sinan Fine Arts University, Faculty of Architecture Restoration Department
ENTI INTERNAZIONALI E COMITATI SCIENTIFICI
ICCROM
ICCROM and the International Architectural Conservation Course (ARC)
PAESAGGIO CULTURALE - ICOMOS/IFLA
Giardini storici e paesaggio culturale - Luigi Zangheri, Monica Luengo
STRUTTURE LIGNEE - ICOMOS INTERNATIONAL WOOD COMMITTEE/
COLLEGIO DEGLI INGEGNERI DELLA TOSCANA
Sistemi strutturali; volte; cupole; ponti, sovrappassi; orizzontamenti e coperture; controsoffitti;
edifici religiosi; dalle capanne alle grandi residenze; mensole; balconi e corpi aggettanti; la torre
del Budda Illuminato (Sakyamuni) a Yingxian, Cina; soffitti lignei intagliati: ipogeo etrusco dei
Volumni a Perugia: modellazione 3D digitale e analisi tipologica; il patrimonio in pericolo 20002005; Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio a Firenze: la copertura e il soffitto; Palazzo
Medici-Riccardi a Firenze: Sala di Carlo VIII; Suriname, la cattedrale di Paramaribo; l’attività
dell’Associazione del Collegio degli Ingegneri della Toscana per la conservazione delle strutture
di legno; analisi diagnostica della stabilità del David di Michelangelo - Gennaro Tampone, Daniel
Blersch, Antonio Borri, Pietro Copani, Pier Paolo Derinaldis, Francesca Funis, Andrea Grazini,
Beatrice Messeri, Michela Semplici, Antonello Usai
MINISTERO DELLA CULTURA E DEGLI AFFARI RELIGIOSI - Dipartimento dei Monumenti
p. 215
P. 217
p. 218
p. 220
p. 227
p. 263
e dei Musei Storici di Bucarest
Il Monastero di Probata, Provincia Suceava
INDICE DEI NOMI CITATI
p. 265
INDICE DEI LUOGHI CITATI
p. 268
5
RISALIRE LA CHINA DELLA RICER
CA
RICERCA
6
Io credo che a più di quarant’anni dalla seconda “Mostra
internazionale sul restauro monumentale” (Venezia, 1964)
si possa finalmente voltare pagina sul passato e pensare
al futuro. Intendo dire che la disciplina del restauro deve
dare per acquisito il percorso fatto in questi decenni e
rivolgere l’attenzione della ricerca verso gli obbiettivi rimasti
nell’ombra; talvolta così oscuri, da dare l’idea che questo
nostro universo disciplinare sia pervaso da una qualche
forma d’immobilità.
Che cos’ è che dobbiamo dare per acquisito? Va dato per
acquisito il fatto che oggi la memoria, le testimonianze del
passato, il bene inteso come documento materiale sono
valori riconosciuti anche sul piano internazionale.
Lo testimonia questa terza “Mostra internazionale del
restauro architettonico”, pur con tutte le differenze, le
ingenuità e le contraddizioni che ancora si osservano. Ma
di certo, almeno in Italia, non può fare da velo a nessuno
l’idea che ci possano essere incertezze nella percezione
delle valenze materiali della fabbrica, tali da invocare
atteggiamenti diversi.
Le titubanze nell’andare in questa direzione, che in passato
sono assurte quasi al rango di “scuole”, ormai appaiono
deboli, marginali e circoscritte. La disciplina ha saputo
trovare un assetto unitario attraverso tutto ciò che in questi
anni si è scritto e ha avuto un riconoscimento istituzionale
quando, al momento della stesura del Codice dei beni
culturali e del paesaggio, ebbi l’opportunità di chiedere a
Amedeo Bellini, Giovanni Carbonara, Stella Casiello e allo
stesso Marco Dezzi Bardeschi (in quanto promotori e
direttori delle più antiche Scuole di specializzazione in
Restauro dei monumenti) di proporre una definizione della
disciplina da inserire all’interno del nuovo disegno di legge.
La definizione che fu proposta unanimemente recitava”per
restauro s’intende l’intervento volto a mantenere l’integrità
materiale del bene culturale, anche nel suo contesto,, e ad
assicurare la conservazione e la pro-tezione dei suoi valori
culturali”. Il testo del Codice licenziato dal legislatore nel
2004, all’art. 29 non suona in maniera molto diversa; anzi,
rispecchia proprio quella chiara intenzione che, proprio per
come è stata concepita, congiunge l’intero territorio
nazionale in una visione unitaria della tutela anche per le
Scuole di Restauro.
Ora che quest’obbiettivo è stato raggiunto - non senza rischi
- non ci possono essere indugi ulteriori a percorrere una
strada che appare oltremodo lunga e ardua, affinché il
sistema delle intenzioni sotteso a quella definizione possa
diventare davvero una prassi operativa.
I veleni di quella cesura che ha diviso apparentemente per
almeno trent’ anni due mondi che si confrontavano
attraverso l’uso di due termini dati per contrapposti, quali
“conservazione” e “restauro”, non hanno più ragione di
essere. Ci sono tutti gli elementi per andare oltre e
After forty years from the Second “International Exhibition
on the Monumental Restoration” (Venice, 1964), today I
believe that finally it is possible to close with the past and
look at the future. Thus, researchers in the discipline of
Restoration should given for acquired the route done during
the last decades and should focus the attention to
investigate on all the objectives so far remained in the
shadow and sometimes so obscure to give the idea that
our disciplinary universe is pervaded by immobility.
But, what should we consider as acquired? Today the
memory, the witnesses of the past, the cultural property
meant as material document are values recognised on the
international plan too. The “Third International Exhibition
on the Architectonical Restoration”, with all the differences
in the practices, the ingenuity and the contradictions that
we can observe, is a witness of this vision. Surely, at least
in Italy, the idea of uncertainty in the perception of the
material valence of the factory invoking different behaviours
can no longer be applied.
The perplexities to go to this direction, in the past strong
enough to be considered as producing different ‘schools’,
by now appear weak, marginal, and circumscribed. In fact,
in these years the doctrine has found an unitary asset with
an institutional recognition in the written documents. While
drawing-up the Italian Code of cultural property and
landscape (Codice dei beni culturali e del paesaggio), I had
the opportunity to ask Amedeo Bellini, Giovanni Carbonara,
Stella Casiello and Marco Dezzi Bardeschi (for the important
role covered in the activation and organization of the main
older Italian Postgraduate Courses in Architecture
Restoration – the Scuole di Specializzazione in Restauro
dei Monumenti) to propose a definition of the discipline of
restoration for the purpose of the new bill. This definition,
unanimously proposed by the mentioned scholars, clearly
specifies that: “for restoration is intended the intervention
aiming to maintain the material integrity of the cultural
heritage – also in its context -, and to assure the
conservation and the protection of its cultural values”. In
the approved Code (2004), the text does not sound
differently in Article 29. On the contrary it reflects the
precise intention of its conception, namely that it is meant
to connect the whole national territory in an unitary vision
of the protection, and referential also for the Scuole di
Restauro.
Today the objective has been achieved – without no risks
– and no further delays are admitted to run through the
path that appears long and arduous, in order that the
intentions expressed in this definition can become an
operative practice indeed.
sviluppare altri aspetti della ricerca per la tutela del
patrimonio culturale.
Penso che è ancora troppo evidente e, per certi versi un
po’ imbarazzante, quella continua necessità di andare a
cercare al di fuori di noi un sistema di valori attraverso cui
riconoscersi. Mi riferisco a certe escursioni filosofiche,
linguistiche, iconologiche che danno la dimensione – non
vera - di un’incerta ricerca della verità di questo nostro
operare per la tutela.
Penso che si stia indugiando troppo nel riaffermare quella
necessità di conservare al fine di trasmettere dei valori al
futuro e troppo poco sul riconoscimento di ciò che
conserviamo. Gli archeologi sono stati capaci di fare molto
di più e in maniera più efficace. Più dell’architettorestauratore sono stati in grado di far parlare la nuda
materialità e si sono dotati di strumenti sensibili per
ascoltarne il respiro.
Per conto mio, poi, ormai si traccheggia quasi inutilmente
nel narrare delle tecniche del restauro, mentre ci si
sofferma troppo poco sul riconoscere il significato di ciò
che conserviamo. Così facendo, c’è rischio di dare ragione
ancora una volta a chi considera la capacità di analizzare
un monumento in termini costruttivi, come un modo della
storiografia di rango inferiore, che è stato additato
sbrigativamente come il modo di fare storia del
“restauratore”.
Ancora; penso che ci sia troppo poca conoscenza tecnica
nell’insegnamento del restauro. Mentre si è fatto addirittura
troppo su un settore specifico come quello dei materiali e
delle superfici, tanto che taluni son diventati petrografi
piuttosto che restauratori. In realtà, basta leggere scritti
anche molto recenti sul progetto di restauro, per vedere
che le conoscenze tecniche si limitano a guardare la
fabbrica attraverso la sua superficie, fidando magari sui
glossari NORMAL. E poco più.
Osservo che sono quasi trent’anni dal completamento del
restauro della facciata della Certosa di Milano a Garegnano
dove si elaborò quella griglia di lettura della superficie che,
poi, è diventata un modo per impostare progetti di restauro
delle superfici. Dopodichè, il discorso si è praticamente
fermato lì senza produrre ulteriori sviluppi essenziali per il
lavoro di conservazione.
Dunque, c’è bisogno di risalire la china della ricerca, dando
per scontato che per le superfici, ormai, basta seguire
l’evolversi della tecnica per continuare un percorso virtuoso,
com’ è stato quello intrapreso tra la fine degli anni ’70 del
secolo scorso e i primi anni ’90.
Di tutt’altro segno è l’attenzione al problema dello stato di
conservazione dell’impianto strutturale. Dopo le illuminanti
intuizioni di Salvatore Di Pasquale, eppoi di Edoardo
Benvenuto e Antonino Giuffrè, sul piano dell’operatività non
The poisonous of the breakage that has divided two worlds
along thirty years, assuming as battle flag the two opposite
terms “conservation” (preservation) and “restoration”,
today has no more reason to exist. There are all the
elements to go further and develop all the other research
aspects for the protection of our cultural patrimony.
I believe that it is still too evident, and a little embarrassing
too, this continuous need to search out of us a system of
values in which we can recognise ourselves. I am referring
to certain philosophical, linguistics, iconological incursions
that give the dimension – not true – of an uncertain
research of the truth to operate for the protection.
I think that we are delaying too much in reaffirming the
need of conservation to transmit values to the future and
too little on the recognition of what we conserve.
Archaeologists have been capable to do more and with more
efficacy. Much more than the architect-restorer,
archaeologists have been able to ‘talk’ of the naked
materiality and they provided themselves with sensitive
tools to hear its breath.
On my opinion, then, we are spending too much time on
explaining the restoration techniques, instead of to
recognise the meaning of what we conserve. There is the
risk to consider the ability (skill) of analyse a monument in
constructive terms as a manner of inferior rank in the
historiography, the way to make history of the “restorer”.
Furthermore, too little is the technical knowledge in the
restoration teaching yet. At the contrary, too much has been
made in a specific sector as the one on the materials and
surfaces, so that certain people has become petrographers
rather than restorers. Actually, reading the recent
contributions on the restoration plans, it emerges clearly
that the technical knowledge is limited to analysing the
building through its surfaces, relying on NORMAL glossaries
and a little more.
Thirty years ago, while completing the façade restoration
of the Certosa of Milan in Garegnano, we devised the
reading grid for surfaces that has become a method to plan
restoration projects of the surfaces. After that, any further
development has happened in the research.
Therefore there is a need to ‘Risalire la china della ricerca…’
giving for granted that, regarding surfaces, it is enough to
follow the evolution of the technique to go on with a virtuous
path (way), like it happened between the Seventies of the
last century and the beginning of the Nineties.
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è maturato un sistema analogo a quello messo a punto
per le superfici; ed è per questo motivo che hanno avuto
buon gioco in questi anni interventi di consolidamento
devastanti, perpetrati soprattutto a seguito di eventi sismici
anche non troppo severi.
D’ora in avanti, bisogna lavorare sull’intero organismo
architettonico, affinché sia possibile far maturare i modi
che consentano una seria attività di prevenzione per l’intero
patrimonio culturale e perchè la conoscenza della fabbrica,
dei suoi elementi strutturali, dei suoi momenti di sofferenza
rappresenti da una parte lo strumento per arrivare davvero
alla realizzazione del minimo intervento e, al contempo,
per costruire una storia che sia una storia della materialità
in quanto prodotto dell’uomo, che si aggiunga, che talvolta
corregga, che alle volte emendi la storia della “grande arte”,
quella delle emozioni e dell’immaterialità.
In questa prospettiva, sono state messe a punto le Linee
Guide per la valutazione e riduzione del rischio sismico del
patrimonio culturali, elaborate in collaborazione con la
Protezione Civile e d’intesa col Consiglio Superiore dei Lavori
Pubblici (pubblicate in forma di direttiva del Presidente del
Consiglio dei Ministri, ma non vedo almeno in certi settori
troppo entusiasmo) che raccolgono la memoria di quella
tradizione disciplinare e propongono una metodologia che
si candida a diventare patrimonio e prassi comune.
Infine, bisogna portare all’esterno, sul territorio, i criteri
della tutela che abbiamo maturato per i beni culturali. Quei
criteri devono diventare la base per qualsiasi discussione
sulla trasformazione della città, senza che questo significhi
espandere i dispositivi della tutela fino all’ipertrofia - perché
non siano percepiti come un’ulteriore compressione dei
diritti, che potrebbe risultare un fatto incomprensibile e
addirittura controproducente - ma semplicemente facendo
leva sui principi dell’”attenzione” e dell’”ascolto” come
parte propedeutica e integrante del fare.
Roma, 4 aprile 2008
Different is the attention given to the problem of the
condition of the structural system. After the enlightening
intuitions of Salvatore Di Pasquale and then Edoardo
Benvenuto and Antonino Giuffrè, on the operational plan,
no systematic method has been developed regarding
structural aspects, as it is the case for the surfaces. For
this reason, during these years some devastating
consolidation works have been committed especially after
seismic events (not always too severe).
From now onward, we shall work on the entire architectural
organism, in order to attain appropriate means on which
seriously developed prevention methods for the cultural
heritage at large, and also to support the building
knowledge -in its structural elements, its critical momentsconceived as the real tool to reach the implementation of
the minimum intervention, and, at the same time, to build
a history of the materiality: a human product to add, to
rectify and sometimes to amend the history of the “great
art”, that one of emotions and immateriality.
In this perspective, the Guidelines for the evaluation and
reduction of the seismic risk of the cultural heritage have
been finalised in cooperation with the Civil Protection Office
(‘Protezione civile’) and in agreement with the Supreme
Council for Public Works. These guidelines, published in
the form of a direct Act of the President of the Council of
Ministries (however I do not see any enthusiasm in certain
sectors) integrating the memories of the tradition, propose
a methodology which potentially can become a common
tool for the practice.
Lastly, we shall bring out on the territory the protection
criteria developed for our cultural heritage. These criteria
shall become the bases for each discussion on the
transformation of the town, without expanding the
protection tools to the infinite –they should not be perceived
as a further restriction of the rights, that could result
incomprehensible and with the opposite effect – but simply
focusing on the “attention” and “listening” principles like a
preparatory and integrative component of doing.
Rober
obertto Cecchi
Direttore Generale per i Beni Architettonici e
Paesaggistichi
Ministero de i Beni e delle Attività Culturali
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PREMESSA ALLA MOS
TRA : IL FUTUR
O DELLA MA
TERIA
MOSTRA
FUTURO
MATERIA
1. Dopo il successo di critica e di pubblico ottenuto fin dalla
sua presentazione in anteprima alla Buid Up Expo ed alla
BIT (Borsa Italiana del Turismo) alla Fiera di Milano (6-25
febbraio 2007) e dopo la sua inauguraizone al Salone del
Restauro di Ferrara (22-25 marzo 2007) ed il passaggio
per il prestigioso Palazzo Ducale di Gubbio (14 giugno - 31
luglio 2007), ora opportunamente ampliata, questa Terza
Mostra Internazionale del Restauro Monumentale, approda
a Roma, negli storici spazi del San Michele, messi a
disposizione dal Ministero per i Beni e le Attività culturali.
Penso sia ormai superfluo ricordare che l’iniziativa si
ricollega direttamente alla precedente Mostra (la seconda,
appunto), allestita nel 1964 a Palazzo Grassi a Venezia, in
occasione di quel Congresso Internazionale degli Architetti,
nel corso del quale fu varata la Carta italiana del Restauro
che prende il nome dalla stessa città e costituisce, a
tutt’oggi, per la cultura internazionale del restauro il
referente più accreditato.
La Mostra si propone di contribuire all’ambizioso e certo
non facile compito di offrire uno sguardo a tutto campo
sull’attuale stato di avanzamento (istituzionale,
professionale e formativo/didattico) della disciplina in Italia
e nel mondo tornando a mettere a confronto diretto fra
loro, a distanza di due generazioni, esperienze nate
sicuramente da una medesima esigenza (quella della
dovuta tutela e della auspicabile valorizzazione di un
patrimonio riconosciuto come bene comune) e tuttavia
affrontate (e di conseguenza risolte) ancor oggi secondo
metodi, strategie e modalità troppo diversificate tra loro.
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2. Gli enti promotori (il Ministero per i Beni e le Attività
Culturali, l’ICOMOS e la Fondazione Politecnico di Milano)
sono lieti di presentare in questa sede i materiali
documentari che, raccogliendo le generose adesioni dei
vari Comitati nazionali e scientifici dell’ICOMOS da una
parte e delle Soprintendenze e degli Istituti di ricerca
scientifica delle Università italiane dall’altra, testimoniano,
a confronto, le molteplici iniziative di salvaguardia e di
restauro nel mondo. Questo Catalogo intende contribuire
a coprire la crescente e sempre più diffusa domanda di
informazione sugli interventi di Restauro, consentendone
così un primo aggiornato inquadramento critico
comparativo. E’ infatti questa, per sua natura – al pari della
precedente mostra veneziana del 1964 – un’iniziativa
costruita in modo da far parlare direttamente, senza
particolari filtri né interpretazioni selettive, il materiale
raccolto in totale legittima autonomia di scelta e di autoillustrazione da parte di ciascun Ente o Comitato invitato a
partecipare. E che dunque si affida esclusivamente alla
capacità comunicativa diretta delle immagini e dei sintetici
testi proposti.
1. After the successful preview at the Build-Up Expo and at
the BIT within the Fiera di Milano’s initiative (February, 625, 2007), and after the opening at the Salone del Restauro
in Ferrara and then at the prestigious Palazzo Ducale of
Gubbio (June 14-July 31, 2007), the Third International
Exhibition on the Monumental Restoration arrived in Rome,
hosted in the exhibition spaces of the Ministry of Cultural
Property and Activities in San Michele.
It is superfluous to remember that the initiative was linked
directly to the previous exhibition (the second one), held in
1964 at Palazzo Grassi in Venezia, during the International
Conference of Architects when the Italian Charter on
Restoration was presented, the so-called Venice Charter.
This document is the most qualified document in the
international culture sector.
The exhibition intends to contribute to the ambitious and
not easy task of providing a global glance on the present
progress (institutional, professional and formative-didactic)
of the restoration doctrine in Italy and worldwide, allowing
a direct comparison, two generations in distance, with the
experiences born on the same demand (that one connected
to the protection and the auspicate valorisation of the
heritage recognised as common property), and
nevertheless faced with (and consequently solved) still
today methods, strategies and modalities too diversified
among them.
2. The promoting organisations (Ministero per Beni e le
Attività Culturali, ICOMOS and Fondazione Politecnico di
Milano) are glad to present in this place all the documentary
materials, which stem from the generous adhesion of the
numerous National and the Scientific ICOMOS Committee,
the Superintends and the Scientific Research Institutes of
the Italian Universities, are witness, in comparison, of the
various safeguards and restoration initiatives in the world.
Hence, this catalogue contributes to cover the growing and
insistent request of information on the recent restoration
works and today in progress, to set a first updated and
critical framework. For this reason –as in the previous
Venetian exhibition- this initiative has been built without
filters, selective and deformed interpretations, the collected
material being autonomously selected by every organisation
or Committee invited to adhere to the initiative. Thus, the
presented material relies exclusively on the direct
communicative capacity of the images and the texts
proposed.
3. Born in 2006 on my initiative, the Exhibition launched
under the ICOMOS Italian Committee. Thank to the prompt
cooperation of ICOMOS General Secretariat - head office
3. Nata nel 2006 per iniziativa di chi scrive, fatta propria
dal Comitato italiano dell’ICOMOS, grazie alla sollecita
disponibilità della Segreteria generale della sede centrale
di Parigi, ed alla fattiva collaborazione dei Comitati
Scientifici internazionali (ICC) dell’ICOMOS e dei Comitati
nazionali di tante nazioni, questa Mostra itinerante si
propone di mettere in moto, in ciascuna delle sue tappe,
una serie di occasioni di pubblico confronto sui temi di
attualità utili all’auspicato approfondimento del dibattito
disciplinare. Il suo sottotitolo (dal Restauro alla
Conservazione), registra una sempre più generale tendenza
teoretica di rispetto e di ascolto, a sostegno delle buone
pratiche di cantiere che ne dovrebbero conseguentemente
discendere. E tuttavia non è ancora difficile dover verificare,
come peraltro già acutamente rilevava Camillo Boito, la
grande verità del vecchio proverbio popolare secondo il
quale “tra il dire e il fare/ c’è di mezzo il mare”.
L’impegno alla conservazione trova la sua fondamentale
giustificazione nel riconoscimento del sostanziale carattere
di unicità ed irriproducibilità delle risorse costruite e dunque
nella necessità di disporre della più allargata e condivisa
mobilitazione (metodologica, progettuale ed operativa) da
parte dell’intera comunità mondiale degli operatori al fine
di assicurare – fuor di ogni facile retorica delle parole – un
prolungato futuro al nostro comune passato.
4. La Mostra si apre con il doveroso omaggio a quattro
grandi protagonisti degli eventi del 1964 (Pietro Gazzola e
Roberto Pane, autorevoli estensori del testo della Carta di
Venezia; Piero Sanpaolesi, allora direttore –a Firenze- del
primo Istituto universitario italiano di restauro e curatore
con la collaborazione di chi scrive della Mostra di Palazzo
Grassi e Guglielmo De Angelis d’Ossat, ex-Direttore
Generale del Ministero e tra i promotori della nascita
dell’ICOMOS). Essa vuole in qualche modo misurare dagli
esiti visibili sul campo, lo stato di avanzamento del dibattito
disciplinare sul Restauro architettonico.
La storia del Restauro ci propone pur troppo una
impressionante Galleria di monumenti devastati o distrutti
proprio dall’opera sconsiderata e irresponsabile dei
cosiddetti “addetti ai lavori”, una Storia che reclama, ancora
oggi come già ai tempi delle denunce e delle crociate di
Hugo, Ruskin, Riegl, Dehio, Dvorak e tanti altri, una
irreversibile svolta epocale all’insegna del motto:
conoscere, rispettare, curare, valorizzare e trasmettere a
chi viene dopo di noi il patrimonio costruito esistente.
L’aspettativa che ha animato i promotori e gli organizzatori
è solo quella di poter contribuire concretamente, attraverso
l’appassionata e generosa partecipazione del sempre più
vasto popolo degli addetti ai lavori, ai necessari e tempestivi
interventi di cura del costruito esistente che ne rispettino
l’autenticità materiale ed il valore di documento e di
in Paris, the effective collaboration of the ICOMOS Scientific
International Committees and the ICOMOS National
Committees of many countries has been possible. The
exhibition witnesses what is happening in regard to the field
practices and the progress of the disciplinary debate on
the architectonical restoration. Thus this travelling
exhibition proposes a series of public occasions for the
auspicate disciplinary debate. The sub-title (From
Restoration to Conservation) records a theoretical tendency
that supports –or at least should support- the good on field
practices. As Camillo Boito noticed, there is truth in the old
popular proverb, “it is easier said than done”. Efforts
towards preservation find their fundamental justification
in the substantial feature of uniqueness and
irreproducibility of cultural resources and hence on the need
of managing to attain a broader and shared mobilization
(on the methodological and operative plans) of the whole
world-wide community of specialists, in order to assure –
out of the rhetorical words – a future to our common past.
4. The exhibition opens with the dutiful presentation of the
four big protagonists of the events in 1964 (Pietro Gazzola
and Roberto Pane, authoritative authors of the Venice
Charter; Piero Sanpaolesi, Director of the first Italian
University Institute on Restoration -in Florence- and curator/
editor of the Exhibition at Palazzo Grassi, and Guglielmo
De Angelis d’Ossat, former Director-General of the Ministry
and promoter of the ICOMOS birth).
The Restoration history propose an impressive gallery of
monuments, many often devastated or destroyed by the
thoughtless and irresponsible work of the ‘specialists’, a
history that continues to claim, since the denouncements
and crusades of Hugo, Ruskin, Riegl, Dehio, Dvorak and
others, an irreversible and epochal turning-point with the
motto: to know, to respect, to take care of, to improve the
value and transmit the cultural property to the new
generations.
The expectation that has animated the promoters and the
organizing team is only to contribute concretely, through
the passionate and generous participation of an always
larger portion of specialists, to the indispensable and
opportune interventions of care about the existent buildings
in the full respect of the material authenticity, as well as
the value of irreplaceable direct and documentary evidence.
Built heritage constitutes the fundamental sensitive mirror
where in every moment the material identity is reflected,
tangible element of every active social community. Hence,
a physical handwritten identity is just a unique copy that
every generation with its activity deposits on the site,
progressively becoming a stratified reality. This process is
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insostituibile testimonianza diretta. Il patrimonio delle
risorse costruite costituisce infatti il fondamentale specchio
sensibile in cui si riflette in ogni momento l’identità
materiale, tangibile, di ogni operosa comunità sociale.
Un’identità fisica manoscritta in copia unica che ogni
generazione, con la propria attività, deposita sul sito in cui
vive ed opera e che progressivamente vi si stratifica come
gli stessi tell archeologici, per via sia dell’aggiungere che
del levare, dando vita ad un inesauribile processo fisiologico
di accumulazione (e di dissipazione) di eventi costruttivi,
mai riconducibile ad una presunta invariante atemporale,
riassumibile in immagine come astratta icona sovrastorica
d’affezione. Quella che costituisce il nostro patrimonio
costruito è, al contrario, una fragile identità materiale
deperibile (e dunque, alla lunga, peribile) soggetta ad un
incessante, ed oggi sempre più accelerato, processo di
trasformazione. Un’identità materiale a rischio, dunque,
nella sua consistenza che reclama il massimo senso di
vigile consapevolezza culturale ed una conseguente
tempestiva mobilitazione di competenze integrate per
garantire, con la dovuta salvaguardia, la qualità dei nuovi
apporti d’uso necessari e compatibili che via via la nostra
laboriosa operosità vi aggiunge e contestualizza e che
costituiranno –ci auguriamo- quell’ulteriore valore aggiunto
destinato a testimoniare del grado di ascolto e di capacità
di dialogo delle nostre generazioni.
5. Formuliamo dunque l’auspicio che questa iniziativa
possa utilmente dar vita, attraverso le sue progressive
tappe, all’attivazione di una banca dati in progress e di un
laboratorio permanente di ricerca che via via si arricchisca
dei valori testimoniali utili all’auspicato consolidarsi, sia a
livello sperimentale di progetto che dell’affinarsi delle
relative tecniche e modalità di gestione nei relativi cantieri,
di una sempre più coerente operosità interdisciplinare di
rispetto, cura e valorizzazione del sistema dei valori, sia
materiali che immateriali, ricevuti in eredità dalle
generazioni che ci hanno preceduto, che costituiscono
quelle inconfondibili radici identitarie che abbiamo il dovere
e la responsabilità di por tarci con noi nel futuro
trasmettendole a nostra volta, il più possibile integre e
certificate dai segni del tempo, ai nuovi utenti e custodi
che vorranno farsene carico.
12
Mar
co Dezzi Bar
deschi
Marco
Bardeschi
Ordinario di Restauro Architettonico,
Facoltà di Architectura del Politecnico di Milano-Bovisa.
similar to the one which led to the formation of the
archaeological tell: through adding and removing parts
of archaeological settlements and strata, the
inexhaustible physiological process of accumulation
(and dissipation) of constructive events gives the life,
never connected to a presumed a-temporal invariant,
like a sovra-historic icon of affection. On the contrary,
our built heritage represents a fragile material, and
perishable identity, subjected to an unceasing, and today
always more accelerated, process of transformation.
A material identity at risk then, in its consistency that
claims and requires the most careful consciousness and
a consequent prompt mobilization of competence, in
order to guarantee, integrated with the careful
safeguard, the quality of the new contributions of use
necessary and compatible to our industrious activity that
adds and contextualizes. This constitutes a surplus value
–I hope- as witness of a listening degree and an ability
to dialogue and exchange of our generations.
5. Then the auspice is that, through its different
sessions, the initiative alike a database in progress may
usefully lay the cornerstone of a permanent itinerant
research “laboratory”.
Thus it enriches the experimental plan and the
connected techniques and the fieldworks management
with a coherent interdisciplinary activity of respect,
carefulness, and valorisation of the material and
immaterial value system, inherited from the previous
generations, and the unmistakable identity roots that
we should transmit with integrity and with the sign of
time to the future users and stewards.

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