Parte 2

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Parte 2
PARTE 2
1
Come funziona il sistema esperienziale: il
ruolo centrale delle emozioni
• Studi sperimentali sull’euristica affettiva
• Studi su pazienti con lesioni frontali
Il «celebre» caso di Phineas Cage
The strategies of human
reason probably did not
develop . . . without the
guiding force of the
mechanisms of biological
regulation, of which emotion
and feeling are notable
expressions. Moreover, even
after reasoning strategies
become established … their
effective deployment
probably depends . . . on a
continued ability to
experience feelings.
Antonio Damasio; 1994, p.xii
Il ruolo delle emozioni nelle scelte
rischiose
(Bechara 2004)
6
Il ruolo delle
emozioni nelle
scelte rischiose
(Bechara 2004)
(Bechara 2004)
Ruolo delle emozioni (affect)
• L’emozione aggiunge significato all’informazione
• Senza l’emozione, l’informazione manca di
significato e non verrà usata nel giudizio e nella
decisione
• L’emozione è un ingrediente importante del
comportamento razionale
• L’emozione a volte porta a decisioni non efficaci
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Quando il peso delle emozioni aumenta ?
• In situazioni di carico cognitivo
– Complessità del compito
– Quantità di informazione
– Richieste di memoria
• Stress
– Pressione temporale
– dolore
– Cattivo stato di salute
• Età più anziana
• Incapacità individuale a comprendere informazioni di tipo probabilistico
• Quando gli esiti sono molto emotivi e suscitano immagini
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affect
• Affect conveys meaning upon information
• Without affect, information lacks meaning and
• will not be used in judgment and decision
making
• Affect is a key ingredient of rational behavior
• Affect sometimes leads to poor decision
making
There are 1,198,500,000 people alive now in
China. To get a feel for what this means,
simply take yourself – in all your singularity,
importance, complexity, and love – and
multiply by 1,198,500,000.
See? Nothing to it.
-Annie Dillard, For the Time Being (1999)
Immagini
ODIO
GIOIA
TUMORE
CONTAMINAZIONE
MANIPOLAZIONE GENETICA
NANOTECNOLOGIE
Legge della somiglianza
Rozin & Nemeroff, 1986
Legge della somiglianza
Rozin, Millman & Nemeroff, 1986
La legge della somiglianza
ZUCCHERO
Rozin, Millman & Nemeroff, 1986
La legge della somiglianza
CIANURO
DI SODIO
Rozin, Millman & Nemeroff, 1986
La legge della somiglianza
CIANURO
DI SODIO
Rozin, Millman & Nemeroff, 1986
La legge della somiglianza
CIANURO
DI SODIO
Rozin, Millman & Nemeroff, 1986
La legge della somiglianza
CIANURO
DI SODIO
Rozin, Millman & Nemeroff, 1986
Reliance on Feelings Increases With:
• Cognitive Load
– complexity of task & information
– amount of information
– memory demands
• Stress
– time pressure
– pain
– poor health
• Older age
• Innumeracy
• Affect rich outcomes & images
I rischi ed i benefici
nella realtà sono
positivamente correlati
I rischi ed i benefici
nella mente sono
negativamente
correlati
Il sistema esperienziale
Il sistema esperienziale si basa su rappresentazioni
mentali che, tramite l’esperienza, diventano associate
con una reazione emotiva, un sentimento generico che
ci dice se qualcosa è buono o cattivo. Questo sistema si
rappresenta il rischio come un sentimento veloce ed
automatico che ci dice se è sicuro o no fare una certa
cosa (Slovic e coll., 2004).
Le persone costruiscono i giudizi di rischio e di beneficio
facendo ricorso ad una valutazione emotiva dell’oggetto.
Se il sentimento che provano verso la tecnologia è
positivo, allora i rischi sono giudicati bassi ed i benefici
alti, se il sentimento che provano è negativo, allora i
rischi sono alti ed i benefici bassi.
(fonte: Alhakami and Slovic, 1994).
L’euristica affettiva
Finucane, M.L.,
Alhakami, A., Slovic, P.
e Johnson, S.M. (2000)
L’euristica affettiva
Finucane, M.L., Alhakami,
A., Slovic, P. e Johnson,
S.M. (2000)
• Robert Zajonc:
– “we delude ourselves when we think that we
evaluate evidence and make decisions by
calculating rationally. This is probably seldom the
case. We buy cars we ‘like’, choose jobs and
houses we find ‘attractive’, and then justify those
choices by various reasons”.
PARTE 3
Apprendimento e comunicazione del
rischio
Esperienze particolarmente brutte
Ormoni: adrenalina e cortisolo
•Reazioni immediate  le pupille si
dilatano, il cuore batte più velocemente, i
muscoli si tendono…
•Reazioni durature  gli ormoni
aumentano le capacità di memoria in
modo che l’esperienza verrà ricordata
vivamente .
Esperienze meno paurose
Se vengono proiettate varie immagini, l’amigdala si attiva in
corrispondenza delle immagini più paurose e queste sono ricordate
più facilmente (Daniel Schacter)
Esperienze subliminali
Se viene proiettata una faccia cattiva per un tempo brevissimo (tale
per cui le persone dicono di non aver notato che era “cattiva”)
l’amigdala la registra comunque e la memoria è accresciuta (Paul
Whelan)
Memoria etc.
• Ogni emozione aiuta a rendere la memoria più forte e
duratura.
– Le facce che esprimono emozioni attivano l’amigdala anche se
l’emozione non è la paura.
• Le cose più recenti si ricordano meglio
– Se mi chiedono che cosa ho fatto ieri, mi ricordo.
– Se mi chiedono cosa ho fatto una settimana fa non mi ricordo
perché si producono delle “interferenze” con tutti gli altri giorni
della settimana.
• Le cose che ripetiamo di più e che elaboriamo più in
profondità si ricordano meglio.
Memoria etc.
• L’immaginabilità aiuta a ricordare (Parole ad alta
immaginabilità - teoria del doppio codice di Paivio)
– Es. se ci raccontano una scena vissuta questa è altamente
immaginabile ed ha un forte impatto
– Se ci raccontano una scena inventata, anche questa ha impatto a
patto che induca una alta immaginabilità.
– Esperimento di Sherman et al su 120 studenti del Campus
dellArizona State University
•
•
•
•
Gruppo 1: descrizione sintomi facili da immaginare
Gruppo 2: descrizione sintomi difficili da immaginare
Gruppo3: sintomi f.i.+ esercizio di immaginazione
Gruppo 4: sintomi d.i. + esercizio di immaginazione
– Risultati: la probabilità che tu contragga la malattia? (3> 1>2>4)
• Facilità di immagine = stimare elevata la probabilità
• Difficoltà di immaginare = stimare bassa la probabilità
Memoria etc.
• La memoria non è fotografica ma …. ricostruttiva.
Esperimento guidato
Vi mostrerò sullo schermo una lista di parole per 30
secondi poi vi toglierò le parole.
Dovrete tenerle a mente per altri 30 secondi, terminati
i quali dovrete scrivere tutte le parole che vi ricordate
sul vostro quaderno.
Non è importante l’ordine.
3… 2… 1… GO!
LETTO
SOGNO
COMFORT
RIPOSO
SVEGLIA
RUMORE
RISVEGLIO
NOTTE
SBATTERE
STANCO
MANGIARE
SBADIGLIARE
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La costruzione del ricordo
• Bartlett (1932), psicologo inglese, fu uno dei primi a studiare
come gli “schemi” che abbiamo in memoria possono aiutarci
oppure no a ricordare nuova informazione.
– Gli schemi ci aiutano a riconoscere e a classificare gli oggetti, le scene,
e gli eventi ma…
– Gli schemi influiscono anche sul ricordo che abbiamo, distorcendolo:
• noi tendiamo a ricordare un soggiorno che abbiamo visto o una festa di
compleanno a cui siamo stati come più simili agli schemi di “soggiorno” e
“festa di compleanno” che abbiamo in memoria, di quanto in realtà lo
siano, perchè tendiamo a riempire i vuoti del ricordo con informazioni
derivanti dagli schemi e dai copioni che abbiamo in memoria.
La costruzione del ricordo
• Le informazioni che una persona acquisisce dopo che ha
vissuto l’esperienza originale possono influenzarne il ricordo.
• Implicazioni in ambito legale:
– Quando un testimone viene interrogato in modo insistente da un
avvocato sui fatti di un crimine, il modo in cui le domande vengono
poste può influire sul ricordo evocato?
– L’istruzione di “immaginare” un evento del passato fa aumentare o
diminuire l’accuratezza con cui viene ricordato?
• http://www.youtube.com/watch?v=IHEDJYbw
Ryw&NR=1
• http://www.youtube.com/watch#!v=qbP43N9
5MKM&feature=related
La costruzione del ricordo
•
Esperimento di Loftus e Palmer (1974; exp. 1) in cui mostrarono ad un gruppo di 45
soggetti una serie di 7 video clip di incidenti d’auto e chiesero:
– A 9 soggetti: “all’incirca, quanto veloci andavano le macchine quando hanno urtato?
(About how fast were the cars going when they hit each other?)
– A 9 soggetti: “all’incirca, quanto veloci andavano le macchine quando si sono frantumate
l’una con l’altra? (About how fast were the cars going when they smashed each other?)
– A 9 soggetti: “all’incirca, quanto veloci andavano le macchine quando si sono scontrate?
(About how fast were the cars going when they collided each other?)
– A 9 soggetti: “all’incirca, quanto veloci andavano le macchine quando hanno sbattuto?
(About how fast were the cars going when they bumped each other?)
– A 9 soggetti: “all’incirca, quanto veloci andavano le macchine quando sono venute a
contatto? (About how fast were the cars going when they contacted each other?)
La costruzione del ricordo
La costruzione del ricordo
• Esperimento di Loftus e Palmer (1974) (exp. 2):
• A 150 studenti fu fatto vedere un incidente e:
– A 50 soggetti si chiese: “all’incirca, quanto veloci andavano le macchine
quando si sono frantumate l’una con l’altra? (About how fast were the cars
going when they smashed each other?)
– A 50 chiese: “all’incirca, quanto veloci andavano le macchine quando hanno
urtato? (About how fast were the cars going when they hit each other?)
– A 50 non chiese nulla circa la velocità.
– Dopo una settimana i soggetti tornarono in laboratorio e senza fargli vedere
il filmato gli si chiese: “ti ricordi se nel filmato hai visto dei vetri rotti?” (Did
you see any broken glass?”)
 Si

No
La costruzione del ricordo
La costruzione del ricordo
• Altri studi hanno dimostrato che l’insistenza nel fornire certi
suggerimenti può portare le persone a ricordare interi episodi
della propria vita in realtà mai accaduti.
• Loftus e Jacqueline Pickrell 1995 portarono il 25% degli
individui di un esperimento a credere che all’età di 5 anni si
erano smarriti in un dato centro commerciale e che in
quell’occasione erano stati aiutati e confortati da una signora
anziana.
La costruzione del ricordo
• Hymane Pentland (1996) hanno dimostrato che la costruzione di falsi
ricordi può essere stimolata dall’immaginazione.
• I ricercatori hanno verificato la capacità di ricordare tre eventi realmente
accaduti loro nell’infanzia ed uno mai accaduto (rovesciare la sangria
sull’abito dei genitori della sposa).
– A metà dei soggetti (condizione immaginazione): la vostra capacità di ricordare
quegli eventi migliora se cercate di sforzarvi di immaginare come può essere
accaduto.
– A metà dei soggetti (condizione di controllo): stare seduti e pensare.
• Dopo tre interviste simili in cui si davano le istruzioni di cui sopra, il 38%
dei soggetti del gruppo immaginazione, ricordava l’episodio della sangria
contro il 12% del gruppo di controllo.
La costruzione del ricordo
• Quali sono le cause?
– Una causa della costruzione dei falsi ricordi è la confusione delle fonti:
la nostra mente acquisisce informazioni dalle fonti più disparate, e le
riorganizza in scene che possono aver significato, ma che occultano il
legame tra ciascun elemento informazionale e la relativa fonte. E’ così
che eventi concettualmente associati, ma derivanti da fonti diverse
possono fondersi all’interno della memoria.
– Un’altra causa è la pressione sociale.
Lost in a shopping mall:
http://www.youtube.com/watch?v=PQr_IJvYzbA
Lezione di Loftus in London:
http://www.youtube.com/watch?v=hER-5mdIoN0
Rischi facili da calcolare?
• L’origine del genere umano viene fatta risalire a circa 2 milioni di anni fa con la
comparsa di Homo habilis, seguita poi da Homo erectus (circa 1,5 milioni di
anni fa), da Homo neanderthalensis (circa 100 mila anni fa) e da Homo sapiens
(circa 200 mila anni fa).
• Questo lungo lasso di tempo in cui si è registrata la presenza dell’uomo sulla
Terra ci fa spontaneamente riflettere sulle nostre capacità, sia innate sia
apprese, di valutare i rischi.
• Alcuni ritengono infatti che l’uomo possieda la capacità di calcolare il rischio,
forse anche solo un semplice sistema di registrazione degli eventi accaduti in
termini di frequenza, che permetta di fare stime di probabilità del verificarsi di
un evento, per quanto approssimate.
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La mente è un calcolatore?
• Gli esseri umani, hanno sempre dovuto prendere decisioni e affrontare rischi,
talvolta di vitale importanza, del tipo «in quale direzione andare per avere più
possibilità di trovare selvaggina», oppure «che cosa fare per evitare di essere
colpiti da un fulmine durante un temporale».
• Naturalmente le informazioni utilizzabili si presentavano sotto forma di
frequenze: quante volte, andando in diverse direzioni, era stata trovata
selvaggina, oppure quante volte, riparandosi sotto un grande albero o in un
anfratto durante un temporale, si era visto cadere un fulmine nei pressi.
«la mente umana è fatta per dei formati frequentistici, che sono
i formati di informazione che gli esseri umani hanno incontrato per
un lungo tempo prima dell’avvento della teoria della probabilità»
(Gerd Gigerenzer e Ulrich Hoffrage)
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Gigerenzer et al.
• Alcuni dati sperimentali (Gigerenzer et al.) confermerebbero che la mente
umana, ad esempio, è più propensa a svolgere calcoli probabilistici se le
informazioni vengono presentate sotto forma di frequenze naturali piuttosto
che in termini di probabilità:
• Frequenze naturali: «l’incidenza della sindrome di Down nella
popolazione è di 1 ogni 700 nati»
• Probabilità: «l’incidenza della sindrome di Down nella popolazione è di
0,001»
– La maggiore facilità di calcolo è legata sia alla presentazione in frequenze
sia al fatto che questa porta con sé, inevitabilmente, l’informazione sulla
popolazione di riferimento, che quindi offre un sistema di confronto di
grandezza facile da visualizzare.
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Girotto et al. (2007)
• Se la nostra mente ha delle capacità di calcolo probabilistico innate, allora è
plausibile attendersi di poterle osservare nei bambini fin dalla nascita,
quando ancora non si può ritenere che il comportamento sia stato
influenzato dall’educazione.
• Alcuni dati sperimentali ottenuti da Vittorio Girotto e colleghi nel 2007
sembrano confermare l’ipotesi della presenza di capacità di computo
innate.
• Esperimento 1 (figura A)
Ad alcuni bambini di 12 mesi è stato fatto vedere un filmino in cui tre
oggetti identici e uno diverso per colore e forma saltavano in maniera
disordinata dentro un contenitore con una piccola apertura alla base
(simulando un gioco di lotteria). Dopo 13 secondi il contenitore scompariva
come dietro uno schermo nero e uno solo dei quattro pezzi (o uno dei tre
pezzi identici o il pezzo diverso) usciva dalla piccola apertura in basso.
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Girotto et al. (2007)
A
B
• Risultati esperimento 1 (figura A):
I bambini di 12 mesi guardavano
significativamente per più tempo il
pezzo uscito quando si trattava di
quello diverso, che quando era uno dei
pezzi identici. Secondo i ricercatori
perché era l’evento meno probabile e
quindi più sorprendente.
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Girotto et al. (2007)
• Esperimento 2 (figura B):
In un secondo esperimento è stato controllato che l’effetto non fosse
legato a una semplice salienza percettiva del pezzo diverso.
Ai bambini si mostravano sempre alcuni filmati in cui quattro pezzi si
muovevano dentro un contenitore e uno usciva, ma alcuni esiti erano
possibili, mentre altri erano praticamente impossibili, perché questa volta
il contenitore era diviso in due e alcuni pezzi volteggiavano nella parte
chiusa del contenitore, ma non sarebbero mai potuti uscire.
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Girotto et al. (2007)
A
B
• Risultati esperimento 2 (figura B):
Anche questa volta, i bambini
guardavano per più tempo i pezzi usciti
quando questi erano esiti impossibili,
ovvero quando il pezzo era
originariamente nella zona chiusa del
contenitore ed era quindi impossibile
che fosse uscito dall’apertura.
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La mente ed i calcoli probabilistici
• Nonostante i dati degli esperimenti di Girotto et al. sembrerebbero
dimostrare che i bambini hanno capacità predittive già a un anno di età,
vi sono contemporaneamente molti altri esempi che ci mostrano come le
persone siano tendenzialmente incapaci di fare calcoli probabilistici,
soprattutto quando le informazioni vengono presentate sotto forma di
numeri.
• Ad esempio, Gerd Gigerenzer e Adrian Edwards nel 2003 hanno chiesto a
1.000 individui di rispondere a una domanda semplice quale:
Che cosa significa 40%?
a) 1 su 4
b) 4 su 10
c) 1 su 40
• Nonostante la facilità della domanda, circa 1/3 del campione ha fornito67
una risposta sbagliata!
La mente ed i calcoli probabilistici
• Anche altri studi condotti da Isaac Lipkus e colleghi nel 2001
confermano una generale incapacità delle persone nel calcolo
probabilistico.
• In un sondaggio che coinvolgeva persone di educazione medio-alta (che
avevano frequentato le scuole superiori e l’università) è stato trovato,
ad esempio, che solo il 78% rispondeva correttamente alla domanda:
«quale dei seguenti numeri rappresenta la probabilità più alta di
prendersi una malattia?
a) 1 su 100,
b) 1 su 1.000,
c) 1 su 10.000
68
La mente ed i calcoli probabilistici
• Un altro esempio classico di come le persone sembrano incorrere in veri
e propri errori di calcolo, quando hanno a che fare con le probabilità, è il
fenomeno del ratio bias, studiato da John Kirkpatrick e Seymour Epstein
nel 1992.
• Provate a risolvere il seguente quesito:
“Immaginate di avere due urne, l’urna A e l’urna B. Nell’urna A vi sono
100 palline bianche e 10 rosse. Nell’urna B vi sono 9 palline bianche e 1
rossa. Dovete bendarvi gli occhi e scegliere di estrarre una pallina da una
delle due urne. Se riuscite a prendere la palina rossa ricevete un premio.
In quale urna preferite pescare?”.
69
La mente ed i calcoli probabilistici
• La maggioranza delle persone capisce che l’urna B è più conveniente
dell’urna A, però preferisce pescare dall’urna A perché ritiene di avere più
chance di pescare la pallina rossa, forse perché le palline sono più
numerose in termini assoluti ma non in termini percentuali!
• CONCLUDENDO: Questi esempi ci illustrano da un lato le enormi capacità che
già gli infanti hanno di elaborare informazioni di tipo probabilistico e
dall’altro i limiti computazionali che ha il nostro sistema quando deve
operare calcoli sulle probabilità.
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Zero risk
• Provate ad immaginare di essere costretti a giocare alla
roulette russa, e che vi venga data l’opportunità di
comprare la rimozione di uno dei due proiettili inseriti
nel tamburo a sei colpi della pistola.
• Quanto sareste disposti a pagare per uno di questi due
proiettili?
• Supponiamo che dopo tale acquisto, vi venga offerto di
comprare anche l’ultimo proiettile. Ora, quanto sareste
disposti a pagare per avere l’ultimo proiettile?
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Zero risk
Normativamente, cioè in base alla teoria della probabilità, lo 0,01 di
vincere o di perdere qualcosa ha lo stesso valore sia che si passi
da 0 a 0,01, o che si passi da 0,89 a 0,90.
Ma dal punto di vista psicologico lo stesso valore di probabilità viene
percepito diversamente nei due casi.
– Infatti, nel primo caso 0,01 è psicologicamente molto elevato, mentre nel secondo caso 0,01, cioè
proprio lo stesso valore di probabilità, è una grandezza insignificante.
Spiegazione: un evento ha un impatto psicologico molto maggiore
quando trasforma qualcosa da impossibile in possibile, o quando
trasforma qualcosa da possibile a certo, piuttosto che quando
semplicemente trasforma qualcosa da meno probabile a più
probabile.
72
Comunicare il rischio
• La comunicazione del rischio è il trasferimento di informazioni sui
rischi e sui pericoli da un mittente ad un ricevente.
• Vi sono diversi esempi quotidiani in cui è implicata la
comunicazione del rischio: quando i politici devono informare i
cittadini su un nuovo sistema di smaltimento dei rifiuti; o quando
un medico deve comunicare il rischio di un certo comportamento
o di una certa terapia al proprio paziente; o quando gli scienziati
devono comunicare i risultati di una indagine sulla nocività di una
certa sostanza.
Paura innata o appresa?
Walk e Gibson (1961)
esperimenti con il precipizio visivo
Risposte emotive condizionate
John B. Watson e Rosalie Rayner (1920) che condizionano un bambino
di 11 mesi di nome Albert ad avere paura dei ratti di laboratorio.
Comunicare il rischio
Modo 1. Esperienza diretta
Modo 2. Esperienza indiretta
L’esperienza diretta: il condizionamento
classico alla paura
La contextual fear conditioning task per il condizionamento classico alla paura.
(fonte: www.cellscience.com/Reviews5/Ca2+_stimulated_...)
Le scimmie hanno una paura innata dei
serpenti? (Mineka, 80’)
L’esperienza indiretta: il condizionamento
sociale alla paura
Un individuo impara ad avere paura di uno
SC (quadrato blu) attraverso l’associazione
dello SC con:
a) uno shock elettrico al polso
(condizionamento alla paura)
b) osservando un’altra persona avere pura
dello shock (observational fear learning);
(Fonte: Olsson & Phelps (2007). Social learning of fear. Vol. 10, N.9,
Nature Neuroscience)
Il condizionamento sociale alla paura
nei neonati
In alcuni esperimenti è stato osservato come dei neonati di circa
6 mesi, sani, senza paure particolari possono sviluppare una
risposta di paura forte e resistente verso un oggetto, come un
serpente giocattolo, dopo che lo hanno visto in associazione (in
un fotomontaggio) con l’espressione di paura della madre.
La comunicazione verbale del rischio
• Oltre che agire, una delle
attività tipiche degli esseri
umani è parlare.
• Quando si dice
comunicazione del rischio,
infatti, spesso si intende in
realtà la comunicazione
verbale del rischio.
Barriere alla comunicazione verbale del
rischio
1. È verbale
2. Usa informazioni statistiche, che le persone non
comprendono
E’ verbale
• Il linguaggio è un sistema di simboli arbitrariamente
connesso ad un referente e quindi staccato dal suo
referente nel mondo
• La trasmissione del rischio tramite il linguaggio,
quindi, non prevede l’osservazione nè l’esperienza
diretta delle proprietà emotigene del rischio, in altre
parole, non prevede l’osservazione o il contatto con
uno stimolo reale che può indurre paura.
La comunicazione verbale vs. altre forme di
apprendimento
Un individuo impara ad avere paura di uno SC
(quadrato blu) attraverso l’associazione dello SC
con:
• a) uno shock elettrico al polso
(condizionamento classico alla paura- fear
conditionaing task)
• b) l’osservazione di un’altra persona avere
pura dello shock (observational fear
learning);
• c) l’ informazione verbale “sentirai delle
leggere scariche elettriche ogni qual volta
comparirà un quadrato blu sullo schermo”
(instructed fear)
Olsson e Phelps, 2007, Nature Neuroscience
MA se lo stimolo è subliminale….
MA se lo stimolo è subliminale….
Osserviamo che solo nelle condizioni a e b la
reazione di paura può essere elicitata quando
lo SC (il quadrato blu) viene presentato in
maniera subliminale.
Nella condizione c (verbale) la presentazione
subliminale dello stimolo non innesca la
reazione di paura.
Olsson e Phelps, 2007, Nature Neuroscience
Spiegazione
– Il condizionamento classico e l’apprendimento tramite
osservazione farebbero parte di un meccanismo di
apprendimento mentale più antico dal punto di vista
evolutivo, che precede l’emergere del linguaggio.
– L’apprendimento basato sul linguaggio, che è tipico del
genere umano e si basa su rappresentazioni in aree corticali
superiori che sono le stesse deputate ai processi di autocoscienza e consapevolezza, non essendo collegato ad una
esperienza reale o vicariata, è meno efficace di quella
tramite il condizionamento classico e sociale.
Elisa è una donna di 30 anni. Mentre parla con il proprio
ginecologo durante una visita, il ginecologo le dice: “C’è il
rischio di [1 su 28; 1 su 307] che il suo bambino sia affetto
da [sindrome di Down; insonnia]
Secondo la sua opinione, la probabilità di [1 su 28; 1 su
307] che il bambino di Elisa sia affetto dalla [sindrome di
Down; insonnia] è:
1= molto bassa 2 3 4 5 6 7= molto alta
Pighin, Bonnefon, Savadori, Prenatal Diagnosis 2011
Pighin, Bonnefon, Savadori, Prenatal Diagnosis 2011
Dire: “il rischio è sopra la media”
Pighin, Bonnefon e Savadori, 2011
Concludendo
1. Come le persone “pensano” il rischio?

Il “rischio” è un concetto complesso e controverso.
2. Quali fattori determinano la percezione del rischio e
l’accettazione del rischio?

La percezione del rischio ha una natura multidimensionale
3. Come le persone decidono in situazioni di rischio?

Le persone decidono consultando velocemente l’emozione (gut
feelings) associata a quella opzione.
4. Quali sono le implicazioni per la comunicazione del rischio?

Il sentimento associato ad un oggetto non è solo frutto
dell’esperienza diretta (il fuoco brucia) ma anche, e soprattutto,
dell’esperienza “comunicata” tramite testimonianze, immagini ed
altri elementi emotivi.