Riso in asciutta

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Riso in asciutta
Dal sito web: http://www.agrinotizie.com/articoli/news.php?id=1411#.VbXoosv77R0
Semina in asciutta del riso, e l'ambiente sorride
Una tecnica che sta prendendo sempre più piede per ridurre notevolmente i costi e rispettare
l'ambiente
Negli ultimi 15 anni è esplosa la coltivazione in asciutta del riso, una pratica che oltre a far risparmiare le aziende
garantisce un minore impatto ambientale grazie al basso consumo d'acqua, alla ridotta spesa energetica e all'assenza
di malerbe contro cui lottare: dei vantaggi che piacciono soprattutto agli agricoltori biologici.
La preparazione del terreno di risaia può avvenire in due modi:
Metodo convenzionale, con eventuale livellatura preventiva tramite lame a controllo laser, prima dell'aratura e
dell'erpicatura;
Metodo alternativo, con tecniche di minima lavorazione e semina su sodo.
Il secondo metodo, sempre più utilizzato, richiede l'utilizzo di seminatrici a distribuzione meccanica dotate di organi
per la lavorazione superficiale o per la deposizione diretta del seme sul terreno. Quest'ultima soluzione è particolarmente adatta al terreno livellato preventivamente con lama a controllo laser, poiché abbina la minima lavorazione
alla semina, riducendo notevolmente i tempi di lavoro e l'attrezzatura utilizzata (il che si traduce in risparmio di denaro). In questo caso è però importante interrare i residui della coltura precedente (meglio se nello strato superficiale), in modo da favorire la loro veloce umidificazione e aumentare la sostanza organica sul suolo. Inoltre è consigliato operare con erpici a disco, soprattutto se si lavora con seminatrici senza apparati per la lavorazione del terreno. Per chi lavora su terreno spianato di recente, infine, è meglio affinare lo strato superficiale (già compattato dai
numerosi passaggi della livellatrice laser) con degli erpici a denti elastici.
Il metodo della semina in asciutta è vantaggioso anche nella rotazione annuale con altre colture (frumento, soia e
mais); anche se gli elevati costi per la sistemazione del terreno portano a prediligere la ripetizione della coltura per
almeno tre anni, se non cinque.
Infine, la semina in asciutta su terreno sodo aiuta anche la lotta contro il riso crodo, in quanto limita lo sminuzzamento del terreno alla fila di deposizione dei semi: a questo scopo basta entrare in campo una ventina di giorni dopo
il diserbo, senza bisogno di ulteriori interventi.
Alla semina in asciutta, che avviene su file parallele con il seme interrato a 2 o 3 centimetri di profondità, sono adatte
tutte le varietà japonica di risone, con particolare efficacia su quelle a ciclo breve, come la Drago, e sui risi super
fini, come il Sant'Andrea e il Volano. Ottime performance anche dal pregiato Carnaroli, che resiste bene alle basse
temperature.
Dopo circa 20-30 giorni dalla semina in asciutta - quando le plantule di riso hanno 3 o 4 foglie - si può passare alla
sommersione permanente della risaia o all'irrigazione turnata (come già si fa per il mais), allagando la risaia ap-
pena prima di un possibile stress idrico. Così, la semina in asciutta può dare risultati identici a quello della semina
tradizionale; sempre che sia sostenuta da irrigazioni tempestive e da una buona lotta alle infestanti.
I vantaggi della semina in asciutta stanno tutti nelle riduzioni: meno acqua (ne è richiesta un quinto rispetto alla semina convenzionale); meno emissione combinata in atmosfera di vapore acqueo e di gas provocati dalla fermentazione; meno zanzare e insetti simili; meno nitrati e diserbanti nella falda; meno manutenzione degli argini. Inoltre, le macchine agricole ringrazieranno: non operando su terreno allagato, gli organi (soprattutto interni) si corrodono meno; inoltre i trasferimenti saranno più facili, poiché si terranno su pneumatici anziché sulle ruote in ferro a puntoni richieste dalle risaie allagate, che obbligano allo spostamento su rimorchi e trattori appositamente dedicati.
Alex Giuzio, 01/03/2012
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Dal sito web: http://www.risoitaliano.eu/e-scoppiato-lamore-per-lasciutta/
E’ SCOPPIATO L’AMORE PER L’ASCIUTTA
Per qualche anno è cresciuta, poi nel 2013 il tonfo: troppe piogge per coltivare in asciutta. L’anno scorso, invece,
complice anche l’andamento primaverile favorevole, la semina interrata a file è tornata di moda tra i risicoltori italiani, raggiungendo il record storico, circa il 33% della superficie risicola nazionale è stato seminato con questa tecnica.
I ricercatori del Centro Ricerche sul Riso da tempo la stanno studiando ed in questa intervista Cristian Mancuso (foto
piccola) ce ne spiega vizi e virtù.
Punto primo, perché si sceglie di non seminare con la sommersione?
La semina interrata a file, in Italia, è stata messa a punto agronomicamente dal Dr. Moletti a metà degli anni ’80.
Diversi lavori hanno considerato pregi e difetti agronomici di tale tecnica. La semina interrata permette di ottenere
un investimento regolare anche in realtà colturali anomale dove il riso incontra notevoli difficoltà nelle prime fasi di
sviluppo e l’investimento finale non risulta adeguato; (es. terreni sciolti, risaie in cui si hanno problemi di fermentazione dovute alla decomposizione della sostanza organica, eccessiva presenza di alghe, di coppette o di punteruolo
acquatico) inoltre, consente un maggiore adattamento della pianta a situazioni di stress idrico, un minore sviluppo
delle infestanti acquatiche (es. Alisma spp., Cyperus difformis, Heteranthera spp.), una riduzione dei gas serra (in
particolar modo di metano), facilità alcune operazioni colturali, quali diserbo e concimazione, riduce l’allettamento
delle varietà a taglia alta, ed per finire consente di utilizzare alcuni principi attivi (es. pendimethalin) che non possono essere utilizzati nella semina in acqua.
Quali sono i casi in cui la sommersione proprio non conviene e invece ci si orienta alla semina in asciutta?
Non esistono, secondo me a priori, dei casi in cui la coltivazione con il metodo “tradizionale” del riso non conviene,
certamente in alcune situazioni (come ad esempio quelle descritte prima) oppure in casi di ridotta disponibilità della
risorsa idrica, la semina interrata rende più agevole e forse anche più remunerativo coltivare riso. Inoltre, ricordiamo
che le aziende che adottano tale tecnica sono anche più facilitate ad effettuare una rotazione colturale.
Ci sono due tipi di semina interrata. Quali sono le differenze?
La principale differenza è nella gestione dell’acqua. Nella semina interrata a file con sommersione alla 3ª-4ª foglia,
la camera di risaia viene sommersa quando il riso ha raggiunto lo stadio di 3ª-4ª foglia e poi l’acqua viene gestita
come in una coltivazione tradizionale, mentre nel caso in cui si optasse per la semina interrata a file ad irrigazione
turnata in questo caso si interviene periodicamente con degli interventi irrigui per mantenere il corretto livello di
umidità del terreno ed evitare che la pianta subisca degli stress idrici (gestione idrica identica a quella del mais). In
questo ultimo caso, da una situazione di predominante anossia dell’agrosistema come quella tradizionale, si instaura
una condizione di prevalente aerobiosi.
Quali infestanti possono rovinare la festa di chi fa questa scelta?
Normalmente in semina interrata si ha un maggior sviluppo di infestanti Graminaceae tipiche di altre coltivazioni
(mais, soia) e che si sono adattate alla coltivazione del riso. Per esempio, numerosi problemi sono causati dal Panicum dichotomiflorum, meglio conosciuto come giavone americano, oppure da setaria e digitaria, altre infestanti che
possono influenzare la produzione finale sono i giavoni, la Leptochloa spp., il Poligonum persicaria (in espansione
negli ultimi anni), il riso crodo, la Bidens spp. e tante altre.
Cos’avete scoperto in questi anni in termini di produttività e controllo delle infestanti?
Come già detto, la maggiore problematica resta la gestione delle infestanti Graminaceae, si può cercare di gestire tali
infestanti con trattamenti di pre-emergenza (clomazone, pendimetalin e oxadiazon) oppure con interventi di postemergenza con i graminicidi specifici (profoxydim e cyhalofop-buthyl). In quest’ultimi risulta fondamentale la tempestività, cioè agire su infestanti poco sviluppate permette un controllo migliore di panicum, setaria e digitaria. Inoltre, per ottenere buoni risultati è opportuno non trattare su infestanti in evidente stress idrico e sommergere la risaia
entro 24-48 ore dal trattamento. Per quanto riguarda la produzione invece, rimane sempre una differenza produttiva
fra le due tecniche, anche se questa dipende dalla varietà coltivata e dal tipo di terreno.
Per optare in questo senso, però, non basta il girello…
Sicuramente bisognerà munirsi di una seminatrice a file. Oggi sul mercato sono presenti diversi modelli, ognuno può
scegliere quella più adatta alle sue esigenze. Inoltre sarebbe consigliabile utilizzare, subito dopo la semina un rullo
per favorire il contatto tra terreno e seme, anche in questo caso esistono diversi modelli, forse l’opzione migliore
sarebbe quella di scegliere una seminatrice che presenti un rullo in gomma che agisca solo sulla fila, riducendo così
il compattamento del terreno.
La semina interrata implica una concimazione particolare?
In condizioni di aerobiosi, come si verifica nella prima parte di coltivazione nel caso della semina interrata a file, si
ha la trasformazione dell’azoto ammoniacale in azoto nitrico (processo di nitrificazione) questo porta ad avere una
forma di azoto altamente solubile (i nitrati) che vengono facilmente lisciviati negli strati più profondi del terreno. Per
evitare perdite di tale elemento, sarebbe opportuno non distribuire o distribuire solo una minima parte dell’azoto necessario alla coltura prima della semina ed intervenire con una dose maggiore di fertilizzante 1-2 giorni prima di
sommergere la risaia o intervenire in pre-semina con concimi addizionati di inibitori della nitrificazione, i quali permettono di ridurre le perdite del macroelemento.
Guardando all’Italia, su quanti ettari pensate che possa diffondersi questa tecnica?
Si può prevedere che nei prossimi anni, condizioni meteo permettendo, la superficie coltivata con tale tecnica continui ad aumentare, in virtù anche del trend positivo (tralasciando il 2013) che si è registrato nelle province di Vercelli
e Novara dove tipicamente il riso è seminato in acqua. Non mi stupirei se nei prossimi anni raggiungessimo gli
85.000-90.000 ettari coltivati con tale tecnica. (04.03.15)
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Dal sito web: http://www.ilpuntocoldiretti.it/attualita/Pagine/
Cambiailclimaeilrisosiproduceinasciutta.aspx
CAMBIA IL CLIMA E IL RISO SI PRODUCE IN ASCIUTTA
05/05/2008
pubblicato in: INNOVAZIONE - ATTUALITÀ
I mutamenti climatici i cui effetti, in Italia come in altre parti del mondo, sono oramai evidenti da diversi anni, rappresentano una nuova sfida per le imprese agricole, costrette ad adeguare i propri processi di produzione al cambiamento dei cicli delle colture ma soprattutto ad una razionale gestione delle acque irrigue.
Il verificarsi di situazioni meteorologiche particolari con relativa frequenza ha determinato condizioni di carenza
idrica più o meno accentuata, con gravi ripercussioni sui rendimenti delle principali colture irrigue.
Anche la risicoltura italiana nel corso degli ultimi anni sta attraversando una fase di cambiamento e adeguamento a
questi nuovi fenomeni, mediante la diffusione di forme di conduzione alternative della risaia, rispetto alla tecnica
tradizionale, caratterizzate da governi dell’acqua differenziati.
Oramai entrato nella pratica ordinaria è il modo con cui viene raggiunto il livellamento idrico delle camere che viene
effettuato con l’ausilio di sistemi laser che garantiscono una elevata uniformità, limitando al minimo gli sprechi.
Le altre metodologie alternative riguardano: la tecnica della semina interrata a file, seguita dalla sommersione ritardata, e la tecnica con semina diretta, seguita da irrigazione turnata.
Con la prima tecnica, la semina della coltura viene realizzata su terreno asciutto, impiegando una normale seminatrice come quella utilizzata per il frumento; successivamente l’immissione dell’acqua viene posticipata per un periodo
di circa 30-45 giorni, quando la coltura ha raggiunto lo stadio di 3a – 4a foglia, ristabilendo così il normale regime di
sommersione.
Con questa tecnica agronomica, oltre al risparmio idrico, si riscontrano una serie di altri vantaggi tra cui un impiego
di seme inferiore, del 20-25%, rispetto alla dose utilizzata con la sommersione permanente.
La seconda tecnica e cioè la semina diretta con irrigazione turnata prevede la sostituzione della sommersione permanente con l’alternanza di brevi periodi di adacquamento.
Con questo particolare sistema il riso viene quindi considerato alla stregua degli altri cereali come ad esempio il
mais che vengono irrigati solo quando si verificano le condizioni di stress idrico.
La semina viene eseguita a file su terreno asciutto, mentre l’apporto idrico avviene in funzione dell’evapotraspirazione effettiva, appositamente misurata nella coltura, in funzione dell’andamento climatico e delle caratteristiche
pedologiche del suolo.
Tale tecnica determina un abbattimento del 20% dei volumi d’acqua che in condizioni di coltivazione tradizionale
sono compresi tra i 15.000 e i 20.000 m3/ha a stagione.
Restituendo il 100% della quantità di acqua evapotraspirata e gestendo in modo ottimale gli adacquamenti è possibile ottenere produzioni di tutto rispetto soprattutto se paragonate a quelle conseguite con la sommersione classica,
specialmente se correlate dall’impiego di varietà di riso dotate di buona o elevata risposta allo stress idrico, da una
adeguata somministrazione di elementi fertilizzanti e da un corretto controllo delle infestanti.
Dal Riso: Forum Macchine - semina in acqua o in asciutta? -

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