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I sindacati confermano
lo sciopero: «Deludente
l’incontro con Monti»
Doppio
incarico
Foti
è isolato
Patto globale
sul clima
a Durban
avvio nel 2020
Fini e Schifani: «Subito i tagli
degli stipendi dei parlamentari»
Gentile: «Scopelliti
fa bene
il suo lavoro»
Il calabrese De Luca
«Un danno
le centrali a carbone»
A. ILLIANO a pagina 10
R. MUOIO a pagina 6
alle pagine 4 e 5
La Camusso a Palazzo Chigi
Lunedì 12 dicembre 2011
www.ilquotidianodellacalabria.it
Il presidente della Conferenza
Vittima un cassintegrato. Un’ora prima 3 colpi di pistola contro l’auto del titolare di una rosticceria
Domenica di fuoco a Lamezia
Operaio ferito davanti a un circolo ricreativo. Colpito di striscio un ragazzino
A Reggio ordigno
davanti alla casa
di un imprenditore
che ha denunciato
un’estorsione
DOMENICA di fuoco a Lamezia. Un operaio cassintegrato
è stato ferito in un agguato
mentre era davanti a un circolo ricreativo. Colpito di striscio un ragazzino che era
all’interno. Un’ora prima tre
colpi di pistola esplosi contro
l’auto del titolare di una rosticceria. E a Reggio un ordigno è
stato messo davanti alla casa
di un imprenditore.
F. PAPALIA e P. RETTURA
alle pagine 8 e 9
Trasporti in Calabria
Treni, la svolta
della jonica
Bregantini duro
sui tagli
a pagina 10
INSERTO SPORT - UN GIORNALE NEL GIORNALE
La lettera
Reggina, De Canio insidia Breda
Serie D
Eccellenza
L’Hinterreggio
ora vede il primato
Pari per Interpiana
e Valle Grecanica
Gol e spettacolo
nel 2-2 tra Gioiese
e Palmese nel derby
A Roccella è crisi
Promozione
Calcio
Marina Gioiosa
e Bocale solo 0-0
Il San Calogero
passa a Cittanova
Sei pagine su Prima
Seconda e Terza
categoria: i tabellini
e tutti i commenti
«La Casella
un esempio
per
la Calabria»
Angela Casella
a pagina 8
Signora Angela
grazie, sei stata
un dono per noi
di GIUSEPPE
FIORINI MOROSINI*
Roseto sbanca il PalaCalafiore
Per la Viola vetta più lontana
CARISSIMA famiglia Casella, Appena saputa la
triste notizia della morte
continua a pagina 8
Bivongi. Due ragazzi di 15 e 17 anni agivano insieme a un ventunenne. Nel mirino un commerciante
Sombrero
Torino
UNA ragazza torinese di
16 anni ha detto di essere
stata violentata da dei
rom. Il giorno dopo è partita un'orda infuriata di
centinaia di cittadini, per
fare giustizia. Poi alcuni
hanno preso a rovesciare
tutto, dare fuoco al villaggio. Distrutte le capanne, si sono lanciati in
una caccia all'uomo, per
tutto il quartiere. Finché
è accorso il fratello della
ragazza, e ha svelato che
la sorella si era inventato
tutto, per nascondere
una sua storia personale, con un italiano. La
prossima volta non si fermeranno, non li bruceranno perché sono stupratori. Ma perché sono
rom.
Tentano l’estorsione, arrestati due minori
DUE minorenni di Bivongi sono stati arrestati per aver tentato un’estorsione nei confronti di un commerciante.
Con loro anche un ventunenne.
FRANCESCO SORGIOVANNI
a pagina 9
Reggio
Morto
in carcere
il capoclan
Labate
a pagina 8
11212
9
771128
022007
E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro
ANNO 17 - N. 342 - € 1,20
Lunedì 12 dicembre 2011
Ambiente
Trovato l’accordo in extremis alla diciassettesima
conferenza mondiale svoltasi a Durban, in Sudafrica
Patto globale sul clima dal 2020
Cammino in due tappe per salvare il pianeta: via libera nel 2015, operatività 5 anni dopo
| LE REAZIONI |
ROMA – E' partita da Durban la marcia del Pianeta
verso un accordo globale salva-clima, ma il cammino per
molti è «troppo» lungo per
fermare la corsa del riscaldamento contro il quale la
decisione presa in Sudafrica
da 194 Paesi è “tiepida».
Due le tappe: il 2015 per il
via libera all’accordo, con gli
impegni scritti nero su bianco, e il 2020 come data dalla
quale deve avere inizio la sua
operatività.
Nel frattempo un Kyoto2
“prosciugato», ma comunque prolungato dal 2013 ad
almeno il 2017, farà da «ponte» verso i nuovi obiettivi con
Ue e pochi altri Paesi industrializzati, Norvegia, Svizzera e Australia.
La 17/a Conferenza mondiale Onu sul clima, iniziata
lo scorso 28 novembre nella
città sudafricana, verrà anche ricordata per i negoziati
più lunghi degli ultimi 20
anni di summit Onu sul clima. Il segretario generale
delle Nazioni Unite, Ban Kimoon considera l’accordo
«significativo» perché per la
prima volta coinvolge tutto
il mondo. L'accordo è stato
raggiunto in extremis,
quando in Sudafrica già albeggiava. Intorno alle
05.00, ora locale (le 04.00 in
Italia) il martelletto della
presidente sudafricana della conferenza, Maite Nkoana-Mashabane, ha battuto
l’approvazione dell’accordo
chiudendo ufficialmente la
conferenza. «Abbiamo fatto
la storia», ha detto con una
frase liberatoria accompagnata da un lungo applauso.
Un risultato ottenuto, dicono i maligni, «per stanchezza», visto che la Conferenza
sarebbe dovuta terminare
venerdì 9 dicembre e si è prolungata fino alle prime ore
di domenica 11. I più benevoli hanno invece sottolineato
la caparbietà della presidenza sudafricana ma anche del
Commissario Ue al clima, la
danese Connie Hedegaard.
Trattativa a oltranza, si era
detto, e così è stato. Dietro
l’angolo il serio rischio del
totale fallimento che per
molti è nascosto nel tempo
troppo diluito che ha dato ragione agli Usa e alle nuove e
forti economie come la Cina.
Sta di fatto che l’approvazione è avvenuta in un’atmosfera di smobilitazione, con ministri e delegati, soprattutto
dei paesi più poveri costretti
a lasciare Durban per motivi
di volo. Per l’Europa, e soprattutto l’Italia, la Conferenza di Durban, ha sottolineato il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, offre
“la possibilità di costituire la
‘piattaforma’ per lo sviluppo
con le grandi economie
emergenti: Brasile, Cina, India, Messico e Sudafrica».
Ora occorre dare seguito
all’accordo «nelle politiche
nazionali del nostro Paese»
partendo dalla revisione del
piano nazionale delle emissioni «che presenterò al Cipe
entro il 15 gennaio prossimo» e dal «pieno appoggio
alla rapida approvazione
delle direttive europee su efficienza e fiscalità energetica».
Per quanto riguarda le decisioni, nella cosiddetta
“piattaforma di Durban” si
definiscono i termini del
cammino globale contro il
riscaldamento, che vede per
la prima volta affiancati Paesi industrializzati e nuove
economie (finora riconosciute nel novero dei Paesi in
via di Sviluppo), mentre il
'pacchetto Durban' contiene
la decisione della Conferenza per il mandato all’accordo; la definizione del gruppo
di lavoro che, già a partire
dal 2012, è chiamato a delineare i termini del patto globale con «urgenza» e «alzando il livello di riduzione» delle emissioni; il prolungamento del Protocollo di Kyoto; le regole per il Fondo Verde da 100 miliardi di dollari
al 2020 in aiuto dei paesi in
via di sviluppo per azioni di
mitigazione e adattamento
ai cambiamenti climatici.
La delusione degli ambientalisti
«I mandati di pochi leader politici hanno avuto un peso
maggiore delle preoccupazioni di milioni di persone»
ROMA – Si potrebbe dire hanno
vinto tutti per dire non ha vinto
nessuno. I risultati della 17/a
Conferenza mondiale Onu sul clima che si è chiusa nelle prime ore
di ieri mattina a Durban, in Sudafrica, vengono letti dai commentatori con messaggi contrapposti. L'accordo per la roadmap per
il clima «è una svolta storica»,
scrivono Commissione
e Consiglio Ue in una nota congiunta. «Dopo due settimane di
negoziati – dice l’Ue – le 195 componenti della Convenzione Onu
sul clima hanno concordato su
una roadmap proposta dalla Ue
per preparare il quadro legale
per l’azione sul clima comune a
tutti i Paesi del mondo a partire
dal 2015».
Entusiastico anche il
commento di Marcin
Korolec,
ministro
dell’ambiente della Polonia, il Paese che detiene la presidenza di turno dell’Unione: «Questo – afferma – è un momento paragonabile, se
non anche superiore, a
quello del successo della prima Conferenza, la
Cop1, nel '95 quando,
con il Mandato di Berlino, si arrivò all’unico
accordo
legalmente
vincolante noto come
Protocollo di Kyoto».
Per Christiana Figueres, segretario esecutivo della Convenzione
Onu, «è stato soddisfatto uno scopo comune»
mentre per il capo dei
negoziatori Usa, Todd
Stern, alla fine è tutto è
terminato «abbastanza
bene». «Abbiamo ottenuto il tipo di simmetria sulla quale eravamo concentrati dall’inizio dell’amministrazione Obama», sottolinea.
Per l’ambasciatore brasiliano, Luiz Alberto Fi-
gueiredo, è stato raggiunto «un
risultato robusto, un ottimo testo
di una nuova fase nella lotta internazionale contro il cambiamento climatico».
Critiche arrivano da alcune associazioni ambientaliste. Secondo Kumi Naidoo, direttore esecutivo di Greenpeace International
«il regime climatico globale è nulla più di un accordo volontario
che fa perdere un decennio. Questo potrebbe portarci oltre la soglia di due gradi in cui si passa
dal pericolo alla catastrofe potenziale». Per la responsabile Policy
Clima ed Energia del Wwf Italia,
Mariagrazia Midulla, che ha seguito i lavori a Durban, «i governi hanno fatto il minimo indispensabile per portare avanti i
negoziati». L’esperta del Wwf rileva che «la scienza ci dice che
dobbiamo agire subito, perché gli
eventi meteorologici estremi, la
siccità e le ondate di caldo causate
dal cambiamento climatico peggioreranno. Ma oggi è chiaro –
aggiunge –che i mandati di pochi
leader politici hanno avuto un peso maggiore delle preoccupazioni di milioni di persone, mettendo a rischio le persone e il mondo
naturale da cui le nostre vite dipendono». Per Legambiente a
Durban è stato fatto un passo importante ma restano irrisolte
questioni di primo piano, come il
divario tra gli attuali impegni di
riduzione delle emissioni e quelli
necessari per contenere il riscaldamento globale al di sotto dei 2
gradi.
Secondo il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli, «a Durban
non è stata fatta morire la speranza ma i governi hanno dimostrato che l’emergenza climatica non
rappresenta una vera priorità
planetaria».
Il presidente della Conferenza sul clima
L’intervista. L’ambientalista calabrese Egidio De Luca, presidente italiano di Trio e Salute
«Le centrali a carbone sarebbero un danno»
di RINO MUOIO
«UN passo in avanti? Forse si, ma
non credo ci sia molto da essere soddisfatti. Ancora una volta i paesi più
industrializzati del mondo hanno dimostrato la loro insensibilità». A
commentare la risoluzione finale di
Durban è il Egidio De Luca, esperto
ambientalista, per anni membro della commissione di valutazione investimenti per la gestione degli interventi ambientali del ministero dell'Ambiente e ora presidente italiano
di Trio e Salute, l'organizzazione internazionale (con una sede anche in
Calabria) che si occupa da vent'anni
di patologie gravi e trapianti, e da
qualche tempo ha rivolto gli occhi
anche sulnesso trapatologie importanti e inquinamento ambientale. De
Luca, calabrese trapiantato a Roma,
ha seguito attraverso la sua organizzazione i lavori della diciassettesima
conferenza mondiale sull'ambiente.
-Quali i risultati della conferenza ?
«La conferenza si e' conclusa con il
via libera ad una intesa mondiale salva-clima da stilare entro il 2015 con
un gruppo di lavoro ad hoc, al fine di
mantenere sotto i 2 gradi l'aumento
della temperatura globale quale limite per non arrivare a effetti catastrofici mondiali di non ritorno. Poi
un accordo su Kyoto 2 dopo il 2012
che riguardera' solo Europa e pochi
altri paesi industrializzati, visto che
Giappone Russia e Canada (gli Usa
non lo hanno mai approvato) hanno
annunciato il loro no al rinnovo del
protocollo».
-Come giudica la risoluzione finale che sembra, dunque, posticipare gli interventi al 2015?
«Purtroppo per molte organizzazioni, compresa quella alla quale appartengo, la risoluzione finale non
soddisfa pienamente le attese, perché non ha realizzato gli obiettivi e si
porta dietro la solita insensibilita'
dei paesi piu' industrializzati a non
voler posporre gli interessi economici propri al rispetto dell' ambiente
e alla tutela della salute del mondo.
Non a caso i paesi che contano meno
sul panorama economico e quindi
politico internazionale, rimangono
apertamente contrari alle decisioni
assunte, peraltro nelle ultime ore
della conferenza.
Forse la cosa più incoraggiante è il
via libero all' operativita' di un Fondo
Verde di 100 miliardi di dollari per
aiutare i paesi in via di sviluppo a sostenere le azioni contro il riscaldamento globale».
-Cosa invece vi aspettavate ?
«A Durban i grandi della terra erano riuniti per discutere dei cambiamenti climatici globali e cercare di
raggiungere un accordo vincente
sulla limitazione delle emissioni serra e dei loro effetti presenti e futuri
nelle varie regioni del mondo. Inquinamento atmosferico e marino,incendi, deforestazione, perdita di biodervisità, scioglimento dei ghiacci,eventi metereologici estremi, tutti gli ecosistemi sono messi in serio
pericolo. Vi era la necessità di una
reale presa di coscienza del disastro
ecologico incombente perchè alla base di tutto c'è il nostro stile di vita. La
situazione richiedeva, pertanto, un
intervento deciso e rapidissimo per
evitare che gli effetti del Global Warming di cui abbiamo avuto recenti dimostrazioni in Liguria, Sicilia e nella nostra Calabria, diventino sempre
più devastanti.
Per contenere con una certa efficacia l'aumento della temperatura atmosferica entro i 2 gradi centigradi
e quindi ridurre la concentrazione di
CO2 nell'atmosfera non si possono
aspettare altri quattro anni. Ma la questione è soprattutto politica. Le notizie pervenutemi ieri dai delegati della mia organizzazione a Durban parlano di
un’ amministrazione Obama, quella della promessa
"green devolution" che non
ha mai approvato il trattato, che ora ha fatto eliminare dalla bozza di accordo un
testosugli interventidimitigazione per proteggere i Egidio De Luca
popolipiùa rischiodievenche per i danni irrimediabili che i reti climatici disastrosi.
Il nostro Paese, dal suo canto, no- sidui della combustione andrebbero
nostante la presenza del ministro a generare con la emissione nell'atClini, che ha anche formulato una mosfera di ossidi di zolfo, azoto, idroproposta molto interessante quan- carburi, particolato che si disperdodo ha affermato che “abbiamo biso- no nell'ambiente circostante ed ingno di sviluppare una innovazione quinano l'aria, i fiumi, il sottosuolo, i
tecnologica per promuovere nuove suoi prodotti, gli animali che se ne
tecnologie verso la decarbonizzazio- nutrono ,le nostre tavole ed infine i
ne delle nostre economie, non ha an- nostri polmoni,il nostro fegato, il
nostro sistema immunitario. Certacora una strategia globale».
mente tutte le Associazioni Ambien-Un problema anche calabrese
«Sì, ne abbiamo un chiaro esempio taliste calabresi ed i Comitati,e noi
anche nella nostra regione. Ho per primi resisteremo fino allo streespresso un forte dissenso sulla riat- mo per evitare che questo avvenga
tivazione delle due centrali a carbo- cosi come ci proponiamo di fare per il
ne di Rossano Calabro e e Saline Joni- disastro ecologico del fiume Oliva».
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6 Primo piano
Caccia ai ricercati
Così vivono i boss della mafia
costretti a lunghi periodi di latitanza
’Ndrine, tre metri sotto terra
Il capo dei Casalesi ha mutuato dai clan calabresi l’arte del nascondersi nel sottosuolo
Il covo della “mamma”
Il fortino di contrada Porticato
Il bunker del “lupo solitario”
NELLE viscere di Ardore la Squadra mobile di Reggio Calabria
scovò ed arresto Antonio Pelle “la mamma”: uno dei vertici della cosca di San Luca.
CONTRADA Porticato a Marina di Gioiosa Jonica è un vero e proprio fortino della cosca Aquino. Una accanto all’altra sorgono le
case dei fratelli e sotto le abitazioni sono strati trovati diversi covi.
SOTTO terra come le talpe ha vissuto molto tempo anche il “lupo solitario”. Gregorio Bellocco, infatti, si nascondeva sotto terra dentro rifugi realizzati all’interno di container metallici.
di GIOVANNI VERDUCI
SIDERNO - Boss sotto terra
come le talpe per sfuggire ai
segugi delle forze dell’ordine. L’arresto di Michele Zagaria, padrino alla macchia da
sedici anni, ha riportato
all’attenzione dell’opinione
pubblica le strategie dei vertici mafiosi nella loro partita
giocata contro lo Stato.
Michele “capastorta”, che
con i calabresi era in affari da
anni, viveva sotto cinque metri di terra. Il padrone della
camorra casalese guidava gli
affari milionari del gruppo
criminale da divano o dal letto a una piazza e mezza del
bunker sotterraneo scavato
sotto il vano lavanderia di
una villetta borghese di Casapesenna.
La porta del suo covo era
una parete di cemento che si
spostava su due binari di acciaio, mossa da potenti motori elettrici comandanti a distanza. Nulla di nuovo o di
particolare. In Calabria sono
stati numerosi i ritrovamenti
di bunker di questo tipo, diversi i boss - anche di prima
grandezza - arrestati dentro
comodi rifugi sotterranei.
Veri e propri mini appartamenti con aria condizionata e
televisore con parabola satel-
litare, telecamere a circuito
chiusoedanche bagnoecucina incorporati.
Dentro quei covi di venti
metri quadrati i latitanti della ‘ndrangheta hanno ricevuto i propri picciotti, dettato le
regole della cosca e studiato
le strategie economiche e criminali dei clan di appartenenza. Sotto terra, poi, le “primule rosse” della ‘ndrangheta hanno pasteggiato con caviale e champagne e intrattenuto rapporti amorosi con le
proprie consorti. Hanno condotto una vita all’apparenza
normale, ma dentro quattro
mura circondate dall’umida
terra e dalle radici degli ulivi.
Sono tanti i nomi di spessore del panorama criminale
italiano che, prima di Michele Zagaria, che sono stati costretti ad eleggere domicilio
nelle viscere dei propri imperi criminali. Altrettanti quelli che sono stati tirati fuori
dai propri rifugi con le manette ai polsi dalle forze
dell’ordine di Reggio Calabria.
Sotto terra si nascondeva
Antonio Pelle “la mamma”: il
padrino finito al centro
dell’inchiesta sulla faida di
San Luca che, dopo essere
stato mandato agli arresti domiciliari per motivi di salute,
è scappato dall’ospedale civile di Locri senza lasciare nessuna traccia. Dentro il bunker nelle campagne di Ardore c’era anche una piccola
piantagione di canapa indiana per le esigenze personali
del boss in fuga.
A Marina di Gioiosa Jonica, poi, i carabinieri del Gruppo Locri hanno trovato una
serie di covi con botola meccanica realizzati sotto le abitazioni della famiglia Aquino,
nel cuore di contrada Portica-
to. Per aprire la botola di accesso di uno di questi rifugi
bastava spostare una lampada piazzata nel giardino di casa.
Uno specialista dei bunker
sotterranei, poi, è stato Gregorio Bellocco “il lupo solitario” che, nei terrazzamenti
ricchi di kiweti della città di
Rosarno, si era fatto costruire un appartamento in piena
regola dentro un container
metallico dotato di tutti i comfort.
SIDERNO - Non sono stanze di alberghi “superior”, ma i covi dei boss spesso e volentieri sono pieni zeppi di comfort per rendere meno dura la permanenza dell’ospite nelle viscere della
terra.
Sovente gli investigatori della
Squadra mobile o del comando provinciale dell’Arma di Reggio Calabria
si sono trovati di fronte a stanze anonime, senza letti o cucine, approntate
più per una fuga immediata in occasione di un controllo improvviso più
che di una lunga permanenza: una
sorta di “panic room” del boss mafioso, dove trascorre il tempo necessario
a sfuggire all’arresto seduto su di
una sedia o magari in piedi.
Altre volte, invece, la sorpresa degli investigatori è stata grande nel
trovarsi di fronte a veri e propri appartamenti realizzati sotto terra. Monolocali con tanto di cucina, bagno,
impianto elettrico e di aerazione,
all’interno dei quali il latitante può
tranquillamente tenersi informato
A MILETO
|
Una mucca
tradì Bellocco
L’arresto di Giuseppe Bellocco
Dentro le “tane” disponibili tutti i comfort
Piccoli artigiani
assoldati dalle cosche
per la realizzazione
|
I carabinieri smontano uno dei covi di Gregorio Bellocco
dando un’occhiata alla televisione
collegata ai canali satellitari o ospitare frugali cene, bagnate con il migliore champagne francese, insieme ai
familiari più stretti o i picciotti più fidati.
Quella di avere un bunker sotto casa, o nascosto fra gli uliveti calabresi,
è da sempre un’esigenza avvertita dai
boss in fuga dalla giustizia. Una necessità che deve essere assecondata a
tutti i costi.
La cosca, così, si trova costretta a ricorrere all’aiuto di quella parte della
società calabrese vicina con la criminalità organizzata che si mette in moto allo schiocco di dita del padrino di
turno.
I bunker sotterranei, infatti, con
tutta la loro struttura non nascono
all’improvviso, ma possono essere costruiti da persone che hanno delle
competenze specifiche. Non tutti, infatti, sono in grado di realizzare un
impianto elettrico capace di fornire
l’energia necessaria ad alimentare
un monolocale sotterraneo o fare
funzionare un motore elettrico utile
per spostare la botola in cemento che
nasconde l’ingresso del covo allo
sguardo degli investigatori.
In pochi sono in grado di costruire
un impianto idrico capace di portare
l’acqua corrente dentro il bunker di
un latitante, di consentire il normale
utilizzo della cucina o di un gabinetto. Pochi, infine, le persone pratiche
di cemento armato e costruzioni edili
tanto da realizzare senza troppi problemi una struttura inattaccabile
dall’esterno.
Di certo le cosche della criminalità
organizzata hanno la forza di “comprare” i servigi di quegli artigiani del
posto che non hanno la forza di voltare le spalle davanti alle richieste del
“mammasantissima”di turno. Muratori, elettricisti o idraulici nei confronti dei quali, da tempo, si sono accese le luci degli investigatori reggini.
gio.ve.
SIDERNO - In una tana sotto terra si nascondeva anche Giuseppe Bellocco. Il
potente e riverito boss di Rosarno aveva scelto una casolare di San Giovanni di Mileto per nascondersi e sfuggire alla cattura.
Dentro il bunker Giuseppe Bellocco non ci passava
solo la notte, ma riceveva le
visite di chi gli chiedeva raccomandazioni e favori e raccoglieva le mazzette per
l’ammodernamento della
“Salerno-Reggio Calabria”.
Il suo rifugio era stato costruito sotto la
stalla del casolare di San Giovanni di Mileto, un
vecchio rudere
che apriva le sue
finestre proprio
sul nuovo tracciato dell’A3 nei
pressi dello svincolo autostradale.
La botola d’ingresso era stata realizzata
sotto una delle mangiatoie
per le mucche che, dentro
quella stalla, ricevevano le
cure del loro padrone.
Proprio il nervosismo di
uno di queste mucche ha
tradito il boss. Dopo oltre
due ore di perquisizione,
con la stalla piena zeppa di
carabinieri affannati in vane ricerche, uno degli animali non voleva avvicinarsi
alla sua mangiatoia, men-
tre gli altri compagni di
stalla non si facevano problema di ficcare la testa dentro il fieno messo loro a disposizione.
Il comportamento nervoso della mucca ha incuriosito uno dei carabinieri entrati in azione nel casolare di
San Giovanni di Mileto.
Il nervosismo dell’animale venne spiegato in pochi
secondi. La mangiatoia, infatti, a differenza delle altre
non era fissa, ma si muoveva in senso orario ed si apriva su di un cunicolo sotterraneo con tanto
di scala di accesso. Sotto i piedi
degli uomini del
Raggruppamento operativo
speciale di Reggio
Calabria,
all’epoca dei fatti
coordinati dal
colonnello Valerio Giardina, si
apriva l’accesso
ad un bunker in piena regola.
Per stanare Giuseppe
Bellocco i carabinieri usarono un fumogeno che sortì
l’effetto sperato. Dopo pochi secondi, infatti, Giuseppe Bellocco uscì dal suo rifugio a mani alzate e urlando
“fermi, fermi”, lasciando
nel suo covo la libertà perduta e la mazzetta per gli appalti sulla A3.
gio.ve.
L’ingresso
alla “tana”
era sotto
la mangiatoia
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Primo piano 7
Lunedì 12 dicembre 2011
Lunedì 12 dicembre 2011
24 ore
in Calabria
Lamezia. Un’ora prima erano stati sparati tre colpi di pistola contro l’auto del titolare di una rosticceria
Ferito un operaio cassintegrato
La vittima era davanti a un circolo ricreativo. Bimbo colpito di striscio a un piede
di PASQUALINO RETTURA
LAMEZIA TERME - Alle 15 tre colpi di
pistola contro l’auto del titolare di una
rosticceria di via dei Bizantini. Un’ora
e mezza dopo, a circa 300 metri dalla
rosticceria, un operaio edile cassaintegrato, incensurato, Pasquale Saladino, 58 anni, si trovava sul marciapiede
davanti a un circolo ricreativo sempre
di via dei Bizantini (quartiere Capizzaglie), quando gli si avvicinava forse un
ragazzo a bordo di uno scooter che gli
sparava contro 10 colpi di pistola calibro nove, colpendolo non in parti vitali
ma alle gambe, ai piedi ed a un braccio.
Un proiettile forse lo colpiva anche ad
un fianco. Ma poteva andare peggio visto che un proiettile feriva di striscio
alla pianta del piede sinistro anche un
bambino di 14 anni che in quel momento si trovava al videogiochi all’interno
del circolo ricreativo.
Fortunatamente il bimbo non riportava altre conseguenze mentre l’operaio, che aveva perso molto sangue, veniva portato in ambulanza all’ospedale
di Lamezia dove nella serata di ieri veniva sottoposto a intervento chirurgico. Sembra che contro l’operaio siano
stati sparati, complessivamente, dieci
colpi, cinque dei quali lo raggiungevano alle gambe e ad un piede. Le sue condizioni fino alla serata di ieri non sembravano gravi anche se i medici si riservavano la prognosi.
Pomeriggio di fuoco, quindi, ieri al
quartiere Capizzaglie prima con le pistolettate contro l’auto del titolare della rosticceria non molto distante dal
luogo dove è rimasto ferito l’operaio
un’ora e mezza dopo. In ogni caso, i due
episodi - secondo gli investigatori del-
LA VICENDA
È morto a Padova
il capoclan reggino
Santo Labate
Il luogo dove è stato sparato l’operaio incensurato
la polizia di Stato di Lamezia Terme non dovrebbero essere collegati fra loro.
E probabilmente chi ha sparato contro l’operaio non avrebbe avuto intenzione di ucciderlo. Un avvertimento?
Su questo infatti stanno lavorando gli
inquirenti, anche perchè alcuni mesi
fa all’interno del circolo ricreativo era
stata lanciata una testa di capretto. Un
episodio quindi che gli inquirenti
stanno cercando di inquadrare dal momento che Saladino era incensurato e
non risulta vicino ad ambienti di 'ndrangheta. Per la la città comunque ieri è stata una domenica nera.
«Il livello criminale in città è diventato assolutamente intollerabile», ha
sottolineato in serata a tal proposito il
procuratore della Repubblica di Lamezia , Salvatore Vitello. «In un solo
giorno – aggiunge – ci sono state tre
auto incendiate, l’esplosione di colpi di
pistola contro una saracinesca, una
rapina in un’abitazione ed un tentato
omicidio con il ferimento di un ragazzino». «Da parte nostra – rimarca il
procuratore – non arretreremo di un
millimetro e cercheremo di profondere tutte le nostre energie per fronteggiare questo grave riflusso criminale.
Vivere in queste condizioni è davvero
difficile. Il ripetersi di fatti di violenza
di tipo omicidiario, tra l’altro, fa pensare alla formazione di gang criminali
che agiscono nell’ambito dei gruppi di
criminalità organizzata, acquisendo
anche una relativa autonomia».
I sindaci della Locride scrivono alla famiglia Casella per ricordare Angela
«Un esempio per la Calabria»
La morte di Mamma Coraggio commuove cittadini e istituzioni
di PINO ALBANESE
CAULONIA - Non è stata mai
dimenticata. Sarà ricordata
per sempre. La morte di Angela Casella la “mamma coraggio” non lascia indifferenti i
cittadini e le istituzioni democratiche della Locride. «Il coraggio di Angela Casella - dichiara Ilario Ammendolia,
sindaco di Caulonia e presidente del comitato dei sindaci
della Locride - è stato esempio
per le donne e gli uomini di
questo comprensorio e dell'intera Calabria. Ha contribuito
con la sua determinazione e il
suo coraggio, a mettere fine
all'odiosa stagione dei sequestri di persona, ha provocato
un risveglio di molte coscienze assopite, ha messo lo “Stato”, spesso sonnolente e, in alcuni casi, complice, dinanzi
alle proprie responsabilità».
Ammendolia ricorda a tutti
che «la ndrangheta resta un
dramma» soprattutto per le
popolazioni che vivono in zone come la Locride, privi di infrastrutture e senza i servizi
essenziali: «Nessuno come i
calabresi, ed in particolare come i cittadini della Locride, si
trova a soffrire per la presenza
di questa oscura setta di delinquenti. La ndrangheta non
nasce dal nulla, e nemmeno da
una predisposizione genetica
dei calabresi. Nasce dalle contraddizioni e dalle ingiustizie
storiche che questa terra ha
subito. Finirà - sostiene - il
La protesta di Angela Casella nella
piazza di Locri: era il 1988
giorno in cui sapremo costruire una società ed uno Stato più giusti e più vicini a tutti i
cittadin. Questo noi, 42 sindaci della Locride, siamo impegnati a fare, pur consapevoli
della dose di coraggio che richiede. Molti di noi ogni giorno si confrontano con la
ndrangheta pur vivendo negli stessi paesi, frequentando
gli stessi bar, guardandoli negli occhi e non è cosa facile».
Per questo motivo l'esempio
che ha dato Angela Casella di
«ci dimostra che si può combattere la ndrangheta con di-
gnità, con determinazione,
sfidandola nei suoi anfratti
più nascosti e non finiremo
maidi ringraziarlae disentirla al nostro fianco nel nostro
faticoso cammino per il riscatto. La nostra vicinanza al dolore della famiglia - termina Ilario Ammendolia - per la scomparsa di Angela non è solo partecipazione al lutto. A nome
dei 140mila cittadini di questo nostro comprensorio vi
chiediamo di sentirci vicini, di
avvertire il nostro affetto, e soprattutto accettate il nostro
immenso grazie».
do in atto gravi rappredi FABIO PAPALIA
saglie ai danni di sindaREGGIO CALABRIA - calisti e dirigenti.
Nella stessa sentenza
Santo Labate, uno dei
boss della omonima co- il Gup, che aveva consca di ‘ndrangheta ope- dannato a 14 anni di rerante nella zona sud del clusione il fratello di
capoluogo, è morto a Pa- Santo, Michele (ai due
dova a causa di una ma- fratelli furono inflitte le
pene più pesanti proprio
lattia.
Oggi all’alba si terran- in ragione del ruolo apino i funerali nella quar- cale sostenuto nell’impianto accusatorio), avetiere Modena.
L’uomo, di 59 anni, era va condannato a 2 anni e
ritenuto insieme ai fra- 4 mesi pure la moglie di
telli, Michele, Pietro e Santo, Mirella De Maria,
Antonino, capo indi- proprietaria di un esercizio comscusso
merciale,
dell’omonima
“Di pane in
‘ndrina
del
pizza”, ubirione Gebbiocato in via
ne. Proprio
Torricelli
con il nome
Pescatori,
del quartiere,
per il quale
l’operazione
il giudice
battezzata
aveva
di“Gebbione”
sposto
la
condotta nel
confisca.
luglio 2007
Lo scorso
dalla Polizia
6
luglio,
di Stato e
Santo Labacoordinata
te il quale
dal sostituto
già soffriva
procuratore
del male che
antimafia
Santo Labate
lo ha ucciso,
Antonio De
Bernardo, aveva visto fi- era stato tratto in arrenire in manette ben tren- sto dai carabinieri della
taquattro persone, tra Stazione Rione Modena,
cui lo stesso Santo Laba- diretta dal maresciallo
capo Andrea Levi, per
te.
Per quell’accusa, nel evasione dagli arresti
gennaio 2009 Santo La- domiciliari.
L’uomo, infatti, godebate era stato condannato dal gup Daniele Cap- va dell’autorizzazione a
puccio, nel rito abbrevia- recarsi presso il locale
to, a 10 anni di reclusio- nosocomio per prestane. Secondo le risultanze zione sanitaria, ma dopo
investigative, il clan La- un controllo in ospedale
bate aveva imposto an- era stato intercettato dai
che alle Officine Mecca- militari dell’Arma all’inniche Calabresi, azienda terno di un negozio di
del gruppo Ansaldo- generi alimentari in via
Breda costruzioni ferro- Sbarre Centrali, fuori
viarie Spa, che produce dall’itinerario previsto,
vagoni e carrozze, l’as- mentre era intento a fare
sunzione di persone di la spesa con la propria
propria fiducia, metten- moglie.
Signora Angela grazie, sei stata un dono per tutti noi
segue dalla prima
della signora Angela, ho sentito forte
in me l'impulso, come attuale Vescovo
della Locride, ad esprimervi la mia cristiana solidarietà, ricordando la vostra cara defunta, che, qui, nella Locride, ha dato testimonianza di amore
materno, di fede, di coraggio e di costanza. Spero proprio di non riaprire
nei vostri cuori ferite, che forse il tempo ha già rimarginato, né tanto meno
ricordare a noi della Locride momenti
dolorosissimi della nostra storia, che
vorremmo non fossero mai accaduti e
sui quali fosse ormai posta una pietra
tombale.
Io personalmente ho accolto la signora Angela a Paola al Santuario di S.
Francesco. Ero superiore della comunità ed eravamo riuniti in assemblea
con altri frati per l'elezione dei nuovi
superiori. L'accogliemmo oltre che in
Chiesa, dove ha partecipato alla Santa
Messa,anche nellanostra aulacapitolare per esprimerle il nostro incoraggiamento e assicurarla della nostra
preghiera.
Nella sua dolorosissima permanenza
nella Locride 'madre coraggio' ebbe
modo di sperimentare il vero cuore dei
calabresi, umiliatoda unasparuta minoranza senza cuore e senza dignità.
Seposso inquesto momentosostituirmi a loro, signora Angela, ti chiedo
perdono per tutto quanto ti hanno fatto soffrire. Le nostre strade parlano
ancora di te mentre stringevi altre mani di madri e di gente semplice, che ti
esprimeva vicinanza sincera, mentre
raccoglievi firme di solidarietà, mentre ti recavi in ogni luogo e posto ove
potevi far risuonare a voce e con scritte, il tuo grido di madre, colpita nel
cuore per il rapimento di un figlio.
Dinanzi alla tua salma ti diciamo grazie, signora. Grazie per come ti sei saputa rapportare con noi calabresi, non
facendo di ogni erba un fascio. Grazie
per come hai dimostrato la grandezza
diun cuoredimadre,che nonsiarrende. Grazieper latestimonianza didonna forte, che sopporta duri sacrifici
per raggiungere il suo ideale. Grazie
per il tuo sorriso che riuscivi ad esprimere, stringendo mani e cuori, nonostante le lacrime di dolore per quanto
vivevi fossero amare, anche se spesso
non apparivano. Grazie, infine, per la
tua fede che generò in te quella speranza, che alla fine vinse la sua battaglia.
Sei stata un dono grande non solo per
la tua famiglia, ma per tutti noi. Ora ri-
posafeliceein pacenellagloriadelParadiso, ove sicuramente hai già incontrato la Grande Madre, prototipo di
ogni madre, la Vergine Maria, anche
lei Madre coraggiosa sulla strada dolorosa del Figlio, prima di essere la Regina gloriosa.
Prega per la nostra Locride, una terra
che ti ha fatto soffrire molto, ma ti ha
anche molto amata e ammirata. Chiedi per noi a Dio il dono di farci voltare
definitivamente la pagina del nostro
passato e continuare a percorrere un
cammino di vita nuova, che siamo sicuri di avere già iniziato.
A lei signor Luigi, a voi amati figli Carlo e Cesare, a voi tutti parenti la nostra
cristiana solidarietà e la nostra preghiera.
Giuseppe Fiorini Morosini
* Vescovo di Locri-Gerace
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BREVI
ENTRA IN CASA DI UNA COPPIA A LAMEZIA
HA COMPETENZA SU SICILIA E CALABRIA
ALLARME DEI CARDIOLOGI PER LA CALABRIA
Si traveste da suora e deruba anziani
Insediato nuovo comandante dell’Arma
Malattie del cuore prima causa di morte
PER farsi aprire la porta senza suscitare sospetti, si è
travestita da suora e dopo essere entrata in casa, ha
picchiato una coppia di anziani impossessandosi dei
pochi gioielli e della piccola somma di denaro che i due
custodivano. È accaduto a Lamezia Terme.
IL GENERALE di divisione Ermanno Meluccio si è insediato a Messina al comando interregionale Carabinieri
«Culqualber», che ha competenza su Sicilia e Calabria.
Succede al generale di Corpo d’armata Lucio Nobili, che
lascia il servizio attivo dopo 45 anni di vita militare.
LE malattie cardiovascolari sono ancora la prima causa
di morte e ricovero per i calabresi, seguite dai tumori. L'allarme dal 72/mo congresso nazionale della Società italiana di cardiologia: in Calabria nel 2008 su 18.190 decessi
ben 7.922 sono per malattie del sistema circolatorio.
Esplosivo davanti alla casa di un imprenditore reggino già vittima di un attentato
Lamezia
Nel mirino dopo l’accusa
Incendiate
due auto
ad agente
carcerario
Dalla sua denuncia l’arresto dei tre presunti autori di un’estorsione
di FABIO PAPALIA
REGGIO CALABRIA Hanno già tentato di ucciderlo, ha collaborato con la
giustizia permettendo di
arrestare i tre presunti autori di un tentativo di estorsione ai suoi idanni.
La sera di sabato ignoti
hanno compiuto un'intimidazione, l’ennesima, ai
danni di un imprenditore
reggino, Gaetano Caminiti
di 54 anni. Sotto casa dell'imprenditore, a Pellaro, è
stato fatto rinvenire un
candelotto esplosivo, proprio vicino alla sua automobile. Inoltre, a rendere
ancora più inquietante il
messaggio, è stato posizionato anche un guanto in
lattice e una cartuccia da
fucile calibro 12 caricata a
pallettoni.
Sul posto sono intervenuti gli agenti della Squadra Volante, diretta dal vice questore aggiunto Giuseppe Pizzonia con la collaborazione del commissario
capo Giuseppe Giliberti,
mentre i rilievi sono stati
eseguiti dagli specialisti
del Gabinetto regionale di
Polizia Scientifica, diretta
dal vice questore aggiunto
Diego Trotta. Sull'accaduto sono state avviate indagini dalla Squadra Mobile,
diretta dal primo dirigente
Renato Cortese.
Gaetano Caminiti è il titolare di una sala scommesse
on line di Pellaro, scampato miracolosamente a un
tentato omicidio la sera del
12 febbraio di quest’anno.
Erano le 18.30 di sabato,
quando l'imprenditore fu
vittima di un agguato nei
pressi dello svincolo di San
Gregorio, mentre a bordo
della sua utilitaria percorreva la Strada Statale 106
in direzione sud.
Fu proprio la piccola
Smart a rendergli la vita,
con la sua scocca rinforzata nella parte posteriore,
che ritenne i 5 proiettili che
gli erano stati esplosi contro da due uomini col volto
travisato dal casco in sella a
una moto.
Quattro proiettili rimasero conficcati nel supporto in plastica, ed uno nel vetro del lunotto posteriore.
Da una ricostruzione della
dinamica, si capì che il kil-
ler aveva sparato per uccidere. Scampato miracolosamente alla morte, invece,
l'uomo, incensurato, si recò alla Stazione Carabinieri
di Pellaro.
Pochi mesi dopo, all'alba
del 21 luglio, i Carabinieri
del Comando provinciale
hanno fermato, su ordine
emesso dalla Dda, tre persone, Gennaro Gennarini,
Vincenzo Nettuno e Terenzio Minniti, ritenute contigue alla criminalità organizzata, per il reato di tentata estorsione aggravata.
A dare l'avvio alle indagini
sfociate
nell'operazione
Azzardo, è stata proprio la
denuncia del titolare della
sala scommesse, che ha
svelato di essere stato vittima fin dal 1993 di altri episodi criminali.
I militari dell’Arma hannno accertato il tentativo di
estorsione ad opera dei tre
fermati, che nel marzo precedente, presentandosi come parenti su incarico di
storici appartenenti a cosche di 'ndrangheta del capoluogo, avrebbero tentato
di imporre all'imprenditore l'utilizzo di un particolare software illegale per il
gioco del poker on line. Al
diniego di quest’ultimo, i
tre avrebbero minacciato
gravi ripercussioni da parte della 'ndrangheta per il
mancato rispetto del diktat.
Le stesse indagini avevano fatto luce sul progetto
delle due cosche dei “Ficara-Latella” e dei “Ficareddi” per l'acquisizione diretta e indiretta di diverse sale
scommesse, imponendo
l'uso del software illegale,
per ottenere forti guadagni da reimpiegare a sostegno delle organizzazioni
criminali.
Adesso spetta alle forze
dell'ordine punire i responsabili dell'ennesima intimidazione, e soprattutto
proteggere l'imprenditore
di nuovo nel mirino della
criminalità.
Lamezia. Sei proiettili calibro 9 sparati alla saracinesca di un abbigliamento
Colpi di pistola contro negozio in centro
Le pistolettate contro la saracinesca
LAMEZIA TERME - Sei
colpi di pistola calibro 9 sono stati esplosi la scorsa
notte contro un negozio di
abbigliamento di via Adda.
Un negozio di abbigliamento che da poco aveva
aperto in questa via del
centro. Secondo i primi accertamenti le pistolettate
sarebbero state esplose intorno alle 1.30 della notte
scorsa.
Probabile che dietro questo episodio possa esserci
la mano del racket. Potrebbe quindi essersi trattato
di un’intimidazione a sco-
Scoperta una banda che chiedeva denaro a un imprenditore di Bivongi
po estorsivo ma su questo
ancora gli investigatori
non hanno certezza. Sembra che il titolare abbia dichiarato di non essere stati
mai minacciato.
Quello che è certo in ogni
caso è che in città è stato un
fine settimana nero visto
che la stessa notte sono state incendiate due autovetture e nel pomeriggio di ieri c’è stato un agguato contro un operaio cassaintegrato ferito da nove colpi di
pistola davanti un circolo
ricreativo di via dei Bizantini nel quartiere Capizzaglie.
Ne abusano in otto
Violenza
di gruppo
su una escort
Insieme a un ventunenne arrestati due ragazzi di 15 e 17 anni
a Reggio
Anche due minori per il pizzo
di FRANCESCO SORGIOVANNI
BIVONGI - Nella notte tra sabato e domenica i carabinieri
della compagnia di Roccella
Jonica, al comando del capitano Marco Comparato, hanno arrestato in flagranza di
reato tre giovani, dei quali
due minorenni, responsabili
di una tentata estorsione nei
confronti del gestore di una
attività commerciale di Bivongi. E’ finito così in manette Rocco Nisticò, di 21 anni,
già conosciuto alle forze
dell’ordine, insieme a due minorenni che erano con lui,
S.D., di anni 15, e I.A.I, di anni
17, incensurati, tutti e tre residenti in distinte frazioni del
comune di Stilo. I militari
dell’Arma, li hanno arrestati
mentre ritiravano i soldi e ora
sono accusati di concorso in
estorsione. Secondo la versione dei carabinieri, i tre giovani sono stati fermati, sabato
sera, poco prima di mezzanotte,presso ilcampo sportivodi
Bivongi, nel momento in cui
stavano recuperando la busta
contenente il denaro estorto
alnegoziante. L’esborso della
somma, alcune centinaia di
euro, era stato richiesto tra-
Rocco Nisticò, 21 anni
mite una lettera scritta a penna, fatta recapitare il giorno
prima direttamente al titolare dell’attività commerciale.
Oltre alla somma da pagare
venivanoindicate lemodalità
di pagamento e il luogo dove
doveva avvenire. Con tanto di
minacce finali nei confronti
della famiglia dell’operatore
commerciale, in caso di inottemperanza. Solo che i carabinieri della stazione di Stilo
hanno intercettato la richiesta dei novelli estorsori, e da
qui si è messa in moto l’attività investigativa. Secondo
quanto dichiarato dagli stessi militari, nessuna denuncia
è stata presentata dalla parte
offesa, al momento del ricevimento della lettera anonima,
proprio per la paura di eventuali ritorsioni per come minacciato. Già nel pomeriggio
di sabato i carabinieri della
compagnia di Roccella Jonica e quelli della stazione di Stilo hanno predisposto un classico servizio cosiddetto di
“appiattamento”, cioè l’appostamento sul luogo indicato
dai malviventi per il ritiro della busta con il denaro. Un accorgimento spesso usato dai
carabinieri per occultarsi,
specie in zone boscose o campestri, allo scopo di sorprendere malviventi.
I militari hanno atteso pazientemente per diverse ore al
fine di bloccare in flagranza i
malfattori. Verso le ore 23 vicino al campo sportivo di Bivongi è arrivata un’automobile di media cilindrata con
tre persone a bordo. E quando
sono scese due persone per
andare a ritirare la busta nel
punto stabilito, i carabinieri li
hanno immediatamente bloc-
cati e arrestati. Da una prima
perquisizione nell’autovettura usata dai tre sono stati rinvenuti alcuni elementi che
potrebbero rappresentare
corpi di reato.
Sono stati sequestrati due
passamontagna,
quattro
paia di guanti di lattice e una
pistola giocattolo. Per tutta la
notte e fino alle prime ore di ieri sono proseguite le perquisizioni presso le abitazioni dei
tre giovani, residenti con i
propri genitori. Del fatto sono state subito informate la
procura della Repubblica di
Locri e quella presso il tribunale per i minorenni di ReggioCalabria. E’stato disposto
l’arresto per tutti e tre. Il maggiorenne, Rocco Nisticò, è
stato trasferito presso la casa
circondariale di Locri, mentre i due minori sono stati portati presso il Centro di prima
accoglienza di Reggio Calabria, dove rimarranno fino
all’udienza di convalida. E dopoil fatto,il negozianteestorto ringrazia ma insiste a non
raccapezzarsi di come i carabinieri siano venuti a conoscenza dellarichiesta estorsiva e continua a dichiararsi,
comunque, ignaro di tutto.
REGGIO CALABRIA - Aveva
risposto alla chiamata di un
cliente, ma è stata stuprata da
otto giovani in una camera di
un bed & breakfast nel centro
di Reggio Calabria. Gli autori
della violenza di età compresa
tra i 18 e 22 anni, avrebbero
abusato di un’accompagnatrice trentenne proveniente
dall’est Europa. Lo stupro di
gruppo, secondo quanto denunciato dalla vittima, sarebbe avvenuto la notte a cavallo
tra sabato e domenica. La
escort ha raccontato di essere
stata contattata da un giovane
reggino, il quale ha detto di
chiamarsi “Carmelo”, prima
tramite email e poi con il telefonino cellulare, e di avere fissato un appuntamento. Dopo
il rapporto sessuale, al momento del pagamento, anziché consegnare alla giovane il
denaro pattuito, il ragazzo
avrebbe aperto la stanza della
camera, dove sull’uscio c’era il
branco in attesa, altri giovani.
E in otto avrebbero costretto la
giovane ad avere rapporti sessuali con tutti loro, per tutta la
notte. Un'indagine è stata avviata dalla polizia dopo la denuncia della donna.
f. p.
LAMEZIA TERME Due auto incendiate una dopo l’altra. Non ci sono dubbi sulla
matrice dolosa. In fiamme
l’autovettura di un ispettore della polizia penitenziaria lametino in servizio al
carcere di Vibo Valentia e
quella della moglie. Le vetture (una Ford Focus ed
una Fiat Cinquecento) erano parcheggiate nei pressi
dell’abitazione dell’ispettore che lavora al carcere di
Vibo dove qualche settimana fa i detenuti sottoposti a
regime di alta sicurezza
avevano attuato una protesta contro le restrizioni disposte nei loro confronti.
Non si esclude quindi che
l’episodio possa essere ricollegato a questa protesta
dei detenuti.
A tal proposito, Gennarino De Fazio (che ha dato notizia lui stesso dell’intimidazione) componente della
direzione nazionale della
Uil penitenziari ricorda
che «non è il primo caso di
intimidazione che sono costretti a subire i poliziotti
penitenziari in servizio nelle carceri calabresi».
Per De Fazio «forse questo è il prezzo che paghiamo al nostro impegno in
prima fila nel contrasto al
crimine organizzato, che
trova nel momento penitenziario un punto alto di
questa battaglia per la legalità».
E aggiunge: «non ci faremo intimidire e proseguiremo con analogo impegno
ad affermare l'autorevolezza dello Stato all’interno dei
penitenziari».
De Fazio poi esprime al
collega «i nostri più vivi
sentimenti di solidarietà e
vicinanza, nella certezza
che questi vili atti intimidatori non potranno in alcun
modo avere influenza sulla
professionalità e sull'impegno che tutta la polizia penitenziaria di Vibo Valentia e dell’intera Calabria,
profonde ogni giorno, sebbene in condizioni di estrema difficoltà operativa. Se
poi c'è un nesso tra quella
protesta e l’atto intimidatorio saranno le indagini a verificarlo».
Un clima quindi non facile intorno alla polizia penitenziaria costretti quindi a
lavorare in condizioni difficili, secondo appunto
quanto sostiene lo stesso
sindacato Uil penitenziari,
che più volte fra l’altro ha
denunciato la carenza di
personale in Calabria a
fronte pure di una situazioni critica nelle carceri calabresi a causa del sovraffollamento.
p.re.
Kn"Fktgvvqtg."kn"rgtuqpcng""fqegp/
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Calabria 9
24 ore
Lunedì 12 dicembre 2011
24 ore
Lunedì 12 dicembre 2011
Il nodo dei congressi e delle nomine agita il Pdl e Nitto Palma potrebbe guidare il partito in Campania
Doppio incarico, Foti isolato
Gentile contesta la tesi del deputato: «Scopelliti fa bene il suo lavoro»
di ANDREANA ILLIANO
REGGIO CALABRIA. Salgono le
quotazioni del senatore Antonio
Gentile, come possibile futuro coordinatore regionale del Pdl. Lui il parlamentare cosentinosi schieradalla
parte del governatore Giuseppe Scopelliti che, dopo la circolare di Angelino Alfano, dovrà lasciare l’incarico
di partito, ma solo dopo i congressi
cittadini e provinciali.
Lo scontro con il deputato Nino
Foti (coordinatore provinciale del
Pdl di Reggio) è frontale. Foti pensa
che Scopelliti debba lasciare subito,
prima dei congressi, il suo doppio
ruolo. Gentile risponde al deputato
di area forzista, ricorda di averlo rassicurato, in un incontro, a Roma. Dice pure che con loro a quell’incontro
romano c’era Nitto Palma, già ministro, nome che era girato negli ambientiromani comepossibilecoordinatore calabrese, ma al quale potrebbe essergli offerta da Denis Verdini,
a breve, la nomina di coordinatore
regionale della Campania. Se Palma
decide per la Campania, la Calabria
potrebbe esserepiù facileda scalare.
E il senatore ora non ha dubbi: «Mi
rammarico per le dichiarazioni
dell’amico Nino Foti circa la gestione del partito a livello regionale». Dice il parlamentare che è, ad oggi, vice
coordinatore regionale del Pdl. Gentile dà la sua versione degli ultimi
eventi: «Premetto di avere incontrato Foti, insieme al senatore Nitto Palma, a Palazzo Madama, proprio in
Nino Foti e (a destra) Antonio Gentile
questi giorni e di averlo rassicurato
sull'andamento regolare della procedura congressuale che si svilupperà a gennaio con l’effettuazione
dei congressi. Per questo sono ancora piu sorpreso dalle sue dichiarazioni che, peraltro, non fanno giustizia dei risultati ottenuti da Scopelliti e dall’intero partito, che non hanno eguali nel Paese. Risultati elettorali che hanno consentito di strappare al centrosinistra città e centri di
storico radicamento e hanno riportato la coalizione di centrodestra alla
guida della Regione». Foti, l’altro
giorno, aveva annunciato che sarebbe stato assente alla prossima riunione di coordinamento regionale
perché, a suo dire, di questi tempi
non si può parlare di congressi provinciali se Scopelliti non fa un passo
indietro. E per Foti la conduzione del
partito regionale non può essere
com’è. Si rammaricava pure il coordinatore provinciale di Reggio
(pronto ad essere sostituito a dire il
vero) di essere stato avvisato con un
sms. Gentile aggiunge: «La nuova
fase apertasi nella politica italiana,
per certi versi anticipata dalle alleanze che abbiamo costruito in Calabria» e qui il riferimento è al laboratorio politico nato in Calabria con
l’alleanza Pdl e Udc che Berlusconi
guarda con interesse, ebbene tutto
ciò a detta di Gentile: «richiede una
partecipazione ancora maggiore
dell’elettorato e la formula dei congressi corrisponde a questo bisogno: la volontà di poter esprimere discussioni dialettiche ampie sul futuro del Pdl e di scegliere gli organismi
senza tutoraggi. Noi lavoreremo in
questa direzione, nella certezza che
l’onorevole Foti condivida che questo non significhi spaccare in due un
partito che ha fatto della compattezza e dell’unitàle suearmipiuefficaci
per conquistare i successi ottenuti.
Correremmo il rischio di fare come i
Saraceni, che in una famosa battaglia, non avendo più nemici, si combatterono e distrussero da soli». Già
perché Foti aveva affermato che il
Pdl calabrese è spaccato e resterà tale. Gentile non la pensa così. E se il
deputato coordinatore provinciale
pensava di avere una sponda nel senatore cosentino ora è chiaro che si
sbagliava.
Foti aveva pure detto che avrebbe
preferito parlare ad una riunione di
coordinamento regionale delle inchieste giudiziarie (il riferimento,
neanche troppo velato, era all’arresto di Franco Morelli) e Gentile gli risponde: «Il Pdl è un partito garantista . In ogni caso, i fatti contestati riguardano questioni personali che
non hanno corrispondenza con la vita delle istituzioni. Queste cose Foti
le sa, cosi come ben conosce che fatti
analoghi, in Calabria, nel Lazio, in
Lombardia stanno riguardando
eminenti esponenti del centrosinistra. Trattandosi, per rimanere alla
Calabria, di fatti personali a nessuno
è dato il diritto di accostarli a una Regione che sta facendo della legalità il
suo modus operandi». Foti? Dice di
non aver mai incontrato Nitto Palma con Gentile.
Dopo l’annuncio dell’elettrificazione si comincia a pianificare: «Entro 12 mesi il progetto»
Ferrovie, la svolta della linea jonica
Stasi: «Diamo priorità al tratto Sibari-Crotone: ci collegherà al resto d’Italia»
di MARINA VINCELLI
BREGANTINI
CROTONE - Da Sibari fino a Melito,
finalmente verrà elettrificata la vetusta linea ferroviaria jonica. Dopo
l’annuncio dato da Scopelliti sabato
sera a Villa San Giovanni, lo ha confermato ieri la vice-presidente del
consiglio regionale, Antonella Stasi,
di ritorno dal vertice romano, presso
il Ministero dello sviluppo economico. «E' un grande risultato - ha sottolineato Stasi - anzi è un risultato storico, che il governatore Scopelliti è
riuscito ad ottenere, grazie ad una
politica attenta. E grazie alla grande
determinazione che ha portato anche ad uno scontro aperto tra il governatore ed Rfi (rete ferroviaria italiana)».
All'incontro hanno partecipato i Antonella Stasi e un treno a gasolio lungo la linea jonica
governatori delle regioni meridionali, insieme al ministro allo svilup- tà. Ritengo che bisognerà partire mo sull'elettrificazione della jonica,
po economico, infrastrutture e tra- dalla tratta Sibari - Crotone, che con- ma gli sviluppi futuri potrebbero ansporti, Corrado Passera e al ministro sente di unire Calabria e Puglia. Ver- dare molto oltre, seriusciremo a proalla coesione territoriale Fabrizio rà anche elettrificata la Catanzaro grammare l'alta velocità anche sulla
Barca, il direttore generale Rfi, ed i Lamezia, in modo da consentire la fascia jonica, che potenzialmente ofdirigenti. «Dall'esame della situazio- piena utilizzazione dello snodo lame- fre maggiori vantaggi della tirrenine dei trasporti su rete in Calabria - tino, da parte di un'utenza molto più ca, come hanno evidenziato i vertici
ha spiegato Stasi - Rfi ha evidenziato vasta di quella attuale. Ora puntere- di Rfi».
l'ottimo stato della linea ferroviaria
tirrenica. Il governatore Scopelliti,
da parte sua, ha illustrato invece il IL COMMENTO. Arriva la corrente elettrica, ma da dove si comincia?
degrado in cui versa la linea ferrata
jonica, una linea che storicamente
ha connotato la cultura calabrese, essendo anche la linea più antica. Perciò - ha continuato la vice-presidente
regionale - si è deciso di puntare sul
versante meno avvantaggiato, quelga, «si tratta di un punto nevralgico
di ANDREA GUALTIERI
lo jonico appunto, per rilanciarlo. L'
su cui esiste una necessità oggettielettrificazione della linea ionica è un ALL’INDOMANI dell’annuncio da- va ed assoluta di intervento». Come
traguardo inseguito ormai da decen- to dal governatore Scopelliti, che dare ragione a uno e torto all’altra o
ni edaverlo raggiunto,è ungrandis- accende per la linea ferrata jonica viceversa? Difficile se, come al solisimo risultato per tutta la regione».
tra Sibari e Melito un futuro di cor- to, si procede a vista, aspettando un
E così è stato siglato un accordo tra rente elettrica come nei Paesi civili, piano regionale dei trasporti che
i ministri Passera, Barca ed il vice- dai due diversi estremi del versante sembra Godot.
ministro Ciaccia con il governatore orientale della Calabria si trova su«Lascio poi pensare al lettore, coScopelliti ed i vertici di Rfi, che preve- bito il modo di proporre una versio- me dovessero stare in viaggio quelde la realizzazione degli studi di fatti- ne locale della manzoniana contesa le povere bestie» scriveva Manzoni.
bilità per l'elettrificazione della ioni- tra capponi. Antonella Stasi, croto- Non si riferiva, lo scrittore, ai calaca e del progetto esecutivo, entro 12 nese, propone di iniziare i lavori da bresi alloggiati sugli indecenti tremesi.
nord perché, afferma «ci si colle- ni che percorrono i binari regionali.
«Scopelliti - afferma Stasi - ha mes- gherebbe alla Puglia». D’altra parte Ma a pensarci bene, c’è il rischio che
so a disposizione 80 milioni di euro, Ilario Ammendolia, sindaco di Cau- anche della gente di quaggiù, come
di fondi comunitari, per contribuire lonia, afferma: «Ovviamente rite- dei celebri pennuti, si potrà dire che
alla realizzazione del primo lotto del- niamo che esistano tutte le condi- «s'ingegnavano a beccarsi l'uno
l'elettrificazione della linea, che ver- zioni per iniziare i lavori dal tratto con l'altro, come accade troppo sorà stabilito dopo gli studi di fattibili- Melito-Monestarace» perché, spie- vente tra compagni di sventura».
I calabresi in viaggio come i capponi
S’ingegnano a beccarsi l’uno con l’altro
«I tagli ai treni
segno di iniquità»
«L’ARCIVESCOVO
Giancarlo
Bregantini, presidente della Commissione Cei per problemi sociali,
giustizia, pace e lavoro, attualmente alla guida della diocesi di Campobasso-Bojano dopo tanti anni a
Locri-Gerace ha espresso rammarico e preoccupazione per la
decisione del ministero allo Sviluppo e ai trasporti, di sopprimere dal
prossimo 12 dicembre alcuni treni
notturni che collegano il Sud al
Nord. «Come ci ha ricordato di recente il Papa - ha sostenuto il presule - il vero peccato sociale nasce
quando non c'è più una politica che
tutela i diritti e i bisogni della gente
perchè si separa l’economia e il
mercato dalla solidarietà». La posizione di Bregantini è ferma: «Non
possiamo accettare che treni così
indispensabili per la gente, per i lavoratori vengano cancellati definitivamente, perchè questo porterà
soprattutto il Meridione d’Italia ad
una ulteriore emarginazione e
molti dipendenti perderanno il lavoro». L’arcivescovo, abituale
passeggero dei treni che vanno
dalle regioni del Sud fino all’estremo Nord, si chiede «dove sta la responsabilità e l’equità in queste decisioni di Governo» e soprattutto
«si rischia di non tenere più conto
del bene comune e di potenziare
piuttosto l'inquinamento, la disoccupazione e la disparità NordSud?». «Dobbiamo tutti impegnarci di più – afferma il presule – in una
operosità che sia quotidiana e a
servizio dei cittadini, lasciandoci visitare dall’urgenza reale di una migliore qualità di vita per tutti». L’auspicio, per Bregantini, è che la Manovra evenga rivista e sanata e
che tra le diocesi e le regioni, «che
saranno private di questo vitale
servizio ferroviario, ci sia più concertazione per mobilitarsi a difesa
della reciprocità e della giustizia
sociale».
L’assessore provinciale
Immigrati, Rao
chiama in causa
«altre istituzioni»
di FRANCESCO PAPASIDERO
ROSARNO – Nei giorni scorsi la rete “Radici” lo aveva definito «controverso», attaccandolo, di fatto, di
scarso impegno (e insieme a lui, ovviamente, anche la Provincia di
Reggio) per il “problema migranti”
a Rosarno. Ieri la replica di Gaetano
Rao, assessore provinciale con delega all’immigrazione. L’esponente del Pdl “bolla” le affermazioni di
“Radici” come «offese gratuite», ed
invita ad approcci sulla problematica un po’ meno «sinistri e propagandistici».
Nelle intenzioni di Rao la volontà
di precisare alcuni punti. «Non credo – sostiene - possa essere consentito a nessuno di confondere il mio
atteggiamento di rispetto dei ruoli
edellecompetenze dellealtreistituzioni con il disinteresse verso la
problematica della immigrazione.
Non è una mia prerogativa istituzionale quella di garantire l’esistenza di un adeguato livello di attenzione in materia di politiche sociali, il rispetto del diritto all’eguaglianza ed alla corretta integrazione sociale o, ancora com’è logico,
che gli immigrati ricevano una adeguata assistenza sociale, sanitaria
esiano messiincondizione diabitare ed i loro figli di frequentare le
stesse scuole dei nostri
e ricevere
una
adeguata istruzione». Secondo Rao,
invece, la ricetta
per
porre
un
freno alle
condizioni
di disagio
dei migrantes rosarnesi sta nel «rilancio del
comparto
agricolo ed
agrumico- Gaetano Rao
lo. Non basta garantire un tetto dove dormire, non basta garantire un pasto
caldo, occorre sopratutto consentire all'immigrato di potere lavorare
con dignità. Continuare a parlare
di solidarietà senza sviluppo significa avere una visone alquanto distorta del fenomeno».
«È dal settore primario – continua - che può sgorgare lo sviluppo
del territorio e dell’occupazione. In
tale logica, nella mia qualità di Assessore all'Agricoltura, sto lavorando alacremente per sbloccare
centinaia di migliaia di euro che
spettano alle aziende agricole a titolo dirisarcimento deidanni dacalamità subiti negli anni pregressi, e
tra queste moltissimedel comprensorio della Piana di Rosarno».
L’esponente della giunta provinciale sottolinea come abbia dato vita, insieme al sindaco di Rosarno,
ad alcuni incontri con l’Asi reggina
e laRegione Calabria, perla concessione delsuolo incui implementare
la prima iniziativa nel territorio
della provincia di un “Mercato Contadino” «sbocco naturale delle produzioni agricole del comprensorio».Infine, Raochiudetogliendosi
qualche sassolino dalla scarpa.
«Qualcuno pensa che è con la richiesta di convocazione di un consiglio comunale che si possa risolvere
il problema. Altri pensano di scaricare maldestramente sull'ente Provincia tutti gli oneri e le inadempienze che, ad onor del vero, sono
rintracciabili in altre istituzioni,
cui sono assegnate dalla legge in
questa materia alcune funzioni e
competenze».
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10 Calabria
Gazzetta del Sud Lunedì 12 Dicembre 2011
17
Reggio Tirrenica
.
L’EMERGENZA UMANITARIA Dopo i ragazzi del “Piria”, si mobilitano privati, associazioni e club services. «Ma le istituzioni devono intervenire»
Rosarno, scatta la gara della solidarietà
Ieri in 200 a pranzo da “Mamma Africa”. Le testimonianze: «Quest’anno si lavora 1 o 2 giorni su sette»
Giuseppe Lacquaniti
ROSARNO
Si mobilitano Rosarno e la Calabria – e non solo – per dar vita a
una catena di solidarietà a favore
dei migranti, in risposta al drammatico appello lanciato dagli studenti del liceo scientifico “Piria”,
fatto proprio da numerose agenzie sociali, culturali e religiose.
Nel liceo di via Modigliani funzionerà un centro di raccolta di generi di prima necessità. Da qui,
opportunamente confezionati,
saranno smistati nei luoghi in cui
maggiore è il concentramento dei
giovani africani, particolarmente
il ghetto dell’ex Pomona, nell’immediata periferia, dove sono ammassati, in condizioni di assoluta
precarietà, circa 250 migranti
provenienti da Mali, Nigeria,
Burkina Fasu, Ghana e Marocco.
A curare l’organizzazione saranno gli stessi liceali, coadiuvati da
volontari delle varie associazioni, sotto la supervisione della preside Mariarosaria Russo.
Un altro centro di raccolta viveri, vestiario e materiale di consumo sarà istituito presso la sede
di Rtv di Campo Calabro (che da
oggi lancerà una campagna televisiva) di cui è editore Eduardo
Lamberti-Castronuovo, assessore provinciale all’Agricoltura. Da
Roma, Giuseppe Trieste, presidente nazionale Fiaba (Fondo
italiano per l’abbattimento delle
barriere architettoniche), nel rispondere all’appello, ha affermato che «la fondazione si attiverà in
tutta Italia per sostenere l’iniziativa e far convergere a Rosarno
materiale vario necessario alla
stessa esistenza dei migranti. La
vicenda – aggiunge – dimostra
l’inefficienza delle Istituzioni e
l’abbandono delle classe deboli».
Don Antonio Tarsia, presidente dell’associazione “Cassiodoro”
di Catanzaro, ha dichiarato che
«dinanzi alle grandi necessità dei
cittadini ed alle tragedie che colpiscono i popoli poveri, gli Stati
tutti devono reagire e contribuire
a sostenere iniziative di grande
respiro. Quello che è successo a
Rosarno potrebbe ripetersi, o accadere in qualsiasi altro territorio
nazionale o europeo. Intervenire
immediatamente è dovere di tutti
e principalmente delle Istituzioni. Noi daremo tutto l’aiuto possibile per sostenere la campagna di
raccolta di indumenti, coperte e
alimenti, ma ciò deve stimolare le
autorità ad assumersi tutte le responsabilità. Non è sufficiente
scaricare su altri i problemi.
Ognuno se può, deve fare». Sono
stati infine mobilitati tutti i Rotary calabresi, grazie all’appello
lanciato dal dott. Brosio, presidente del club Nicotera Medma e
dall’avv. Saccomanno, presidente de “La Città del Sole”.
Intanto Mamma Africa, l’indomita 84enne Norina Ventre, con i
suoi volontari ieri pomeriggio ha
confezionato e distribuito 200
pasti a migranti africani e dell’Est
Europa, accorsi alla sua mensa
domenicale, nei pressi del ponte
sul fiume Mesima.
ROSARNO. Incontriamo Bam-
Il primo turno della mensa allestita ieri pomeriggio da “Mamma Africa”
Il “punto di raccolta” di migranti a Fabiana di Candidoni
Il giovane Bamburi, del Burkina Faso
buri, un trentaduenne del Burkina Fasu, lungo la strada sterrata che dalla Statale 18 porta,
dopo circa 200 metri, in contrada Fabiana, che seppure a un tiro di schioppo da Rosarno, nelle
mappe catastali figura appartenente al Comune di Candidoni.
Ha indosso il vestito della domenica, la persona è in ordine e
profumata, perché si sta recando al pranzo di Mamma Africa.
Va a piedi senza difficoltà, poiché l’aranceto dov’è ubicata la
mensa è distante solo poche
centinaia di metri.
Racconta, in un discreto italiano, di essere in Italia da ben
otto anni. Da tre settimane si
trova a Rosarno, proveniente da
Napoli. È un lavoratore stagionale che ogni anno viene qui da
noi per la raccolta delle arance.
«Quest’anno, però – ci dice – il
lavoro non c’è; solo uno o due
giorni a settimana. Ho il permesso di soggiorno e voglio diventare cittadino italiano. Non
vado via perché qua è più facile
passare l’inverno».
Gli chiediamo quanto guadagna nei giorni in cui lavora. «Da
25 a 30 euro – risponde – secondo il buon cuore del padrone».
Abita in un casolare vicino assieme ad altri 20 compagni. Si
arrangiano come possono, ma
non si lamenta. Ricavano la luce
per mezzo di un generatore di
corrente, per l’acqua si approvvigionano presso una fonte di
campagna.
Si fa fotografare volentieri,
Bamburi, si mette in posa, accennando un sorriso, coi grandi
occhi venati di malinconia. Mi
chiede di guardare il display
della macchina fotografica per
vedere se l’esito è soddisfacente. «Ok!, ok!, sorride compiaciuto, saluta e riprende il cammino
verso Mamma Africa. Gigantesca, la sua figura si staglia nel
plumbeo tramonto dicembrino.
Sidiki, invece, è più giovane.
Ha 25 anni, viene dal Mali. È in
Italia da appena 6 mesi. È arrivato dall’Africa dopo lunghe peripezie che però non cia ha voluto raccontare nei dettagli. la sua
prima residenza è stata Catania.
Da 32 giorni è giunto a Rosarno,
assieme ad altri connazionali.
Lo abbiamo incontriato venerdì scorso, lungo la strada
provinciale che da Rosarno porta a Rizziconi, all’altezza del
campo di accoglienza di contrada Testa dell’Acqua. Fa capire,
in un italiano stentato, di essere
in possesso del permesso di soggiorno e di avere lavorato solo 9
giorni, con una paga compresa
tra 26 e 30 euro.
«Oggi non trovato lavoro»,
dice, e sta tornando in bicicletta
(è mezzogiorno) all’accampamento di contrada Marotta, due
chilometri avanti, nel comune
di Rizziconi, un’area nella quale
sono concentrati circa 500 migranti. Si lamenta perché il lavoro scarseggia, l’abitazione
«non buona» e senza i servizi
igienici.(g.l.)
SANITÀ Nel piano triennale delle opere pubbliche 2012/14 “riproposte” le somme del precedente. Che non tenevano conto del piano di rientro...
Ospedali della Piana: pioggia di milioni. Sulla carta
Alfonso Naso
GIOIA TAURO
Soldi. Tanti soldi, una vera e
propria pioggia di milioni per
la sanità della Piana. Ma sulla
carta.
L’Azienda sanitaria provinciale reggina, guidata da Rosanna Squillacioti, ha reso noto
il piano triennale delle opere
pubbliche
per
gli
anni
2012-2013 e 2014. Ecco in particolare le somme assegnate
per il territorio pianigiano:
258mila euro per interventi
sulle strutture sanitaria per
adeguarli a seguito delle ispezioni Nas; 1.471.661,58 euro
per interventi straordinari
sull’edilizia derivanti dalla legge numero 67 del 1988 (prima
fase), a cui si aggiungono altri
152.633.541,61 per la seconda
fase; 25 milioni per la sicurezza
e 1 milione e mezzo per incentivare il risparmio energetico
delle strutture.
Il Pronto soccorso dell’ospedale di Palmi
Somme da capogiro, che
metterebbero a nuovo totalmente le strutture sanitarie, ma
tutto legato al definitivo atto di
riordino della rete ospedaliera.
Molte delle astronomiche cifre,
non sono altro, infatti, che la riproposizione di quanto già approvato nel precedente piano
triennale delle opere pubbliche.
Ospedale di Gioia Tauro.
SCILLA Proposta una “rete” con Bagnara
Nel 2012 stanziati 1 milione e
200mila euro per la ristrutturazione del presidio ospedaliero,
a cui ne vanno aggiunti altri
700 mila nel 2013 e 600 nel
2014. La Squillacioti ha deliberato di inserire 450 mila euro
per i poliambulatori nel primo
anno e 280 nel secondo (nel
2010 erano previsti 400 mila
euro per questa struttura).
Ospedale di Palmi. L’Asp ha
previsto che nel prossimo anno
dovrebbe partire (il condizionale in questo caso è d’obbligo
visto che il presidio rientra tra
quelli che dovrebbero essere
disattivati o riconvertiti) un’imponente opera di messa a norma e ristrutturazione della
struttura, stanziati un milione e
200 mila euro (divisi in due anni) a cui vanno aggiunti ulteriori 231 mila per la comunità
terapeutica Smr Giffone-Palmi.
Anche quest’anno riproposto
l’imponente investimento tecnologico per l’ambito sanitario
palmese con 1 milione nel
2012, 800 mila euro nel 2013 e
700.000 euro nel 2014.
Ospedale di Polistena. La
struttura principale della Piana
è destinataria di interventi volti
a mettere a norma le strutture
sanitarie in ottemperanza alle
verifiche dei Nas: 118 mila euro per la ristrutturazione dei locali adibiti a Sert; 140 per
l’adeguamento dei locali che
Il “Santa Maria degli Ungheresi” di Polistena
ospiteranno il centro trasfusionale a seguito dello spostamento della struttura da Palmi. A
Polistena arriveranno gli unici
finanziamenti per le energie
rinnovabili: 750 mila euro nel
2012, 463 nel 2013 e 350 mila
nel 2014.
Ospedale della Piana. Nella
relazione della Squillacioti si fa
riferimento al preventivabile e
auspicabile (come nel 2010)
PALMI Da Trematerra un polemico “benservito” a Minasi
Regolamento della pesca Udc, Surace nuovo commissario
Giordano: «Si vada al Tar» Ivan Pugliese
vinciale Gino Trematerra. Un che si impongono rispetto a
Tina Ferrera
SCILLA
Non getta la spugna il consigliere
comunale con delega alla pesca
Mariano Giordano, anzi rilancia.
Chiede che il Comune di Scilla si
unisca ai ricorsi al Tar contro il
decreto ministeriale del 24 settembre scorso, già annunciati da
Bagnara Calabra e dal presidente
della Provincia Giuseppe Raffa. E
sollecita un tavolo istituzionale
per arrivare a proporre una seria
politica di regolamentazione sia
della ferrettara sia della spadara,
«per evitare che si penalizzi ancora una volta il settore della pesca,
che dà sostentamento a moltissime famiglie calabresi».
La richiesta mira a far rete con
tutti i comuni interessati, in particolare con Bagnara, e soprattutto aprire un dibattito per arrivare
a una proposta seria che non penalizzi un settore così importante. E sulla spadara non abbandona l’idea di rilanciare la reintroduzione controllata: «È possibile
evitare che alcune specie vengano uccise riducendo la dimensione della rete», afferma.
PALMI
L’Udc di Palmi alla ricerca di un
porto sicuro. Dopo le “acque agitate” dalla comunicazione del
commissario Nicola Minasi di dimettersi in aperto contrasto con
la “politica” del partito a livello
regionale e provinciale (appiattito sulle posizioni del Pdl) sabato è giunta la nomina a nuovo
commissario del partito a Palmi
di Rocco Surace, già componente del coordinamento provinciale dell’Udc di Reggio Calabria e
consigliere comunale uscente,
da parte del commissario pro-
cambio di rotta che sembra “sposare” la linea di sostegno al consigliere provinciale Giovanni
Barone. Un’inversione di tendenza netta se si tiene conto dei
contrasti che nei mesi scorsi
hanno caratterizzato il rapporto
tra Minasi e Barone che, secondo
i “rumors” cittadini, sarebbero
tra i papabili candidati a sindaco
alle prossime amministrative.
«Reputo che tale scelta – ha
detto Trematerra – sia consona
alle esigenze organizzative del
partito nella importante cittadina tirrenica e risulti rispondente
ai principi di coerenza politica
orientamenti e percorsi precedentemente avviati e in atto che
esponenti come lui hanno condiviso e sostenuto». Per Trematerra, senza giri di parole, è ben accolta la decisione di Minasi e di
altri iscritti di farsi da parte. A loro, un benservito postumo: «Coloro i quali hanno avuto già in
precedenza titubanze e riserve
sulla bontà di tali scelte, che probabilmente non hanno sostenuto, bene hanno fatto a prendere
altre vie. Rispettiamo il libero
pensiero di ciascuno, a condizione che altri rispettino il nostro».
avvio
della
costruzione
dell’ospedale di riferimento
della Piana, senza indicarne
luogo e tempi di realizzazione.
Qui, però, c’è una novità significativa rispetto allo scorso anno: 45 milioni nel 2012, 75 nel
2013 e 30 nel 2014, mentre
l’anno scorso lo stanziamento
era il seguente: 10 milioni di
euro nel 2011, 30 milioni nel
2012 e 26 nel 2013.
Sicurezza. Programmati ingenti interventi per quasi tutte
le strutture della Piana che soffrono di carenze strutturali dal
punto di vista della sicurezza.
Qui le cifre sono pressoché invariate: Palmi avrà (o meglio
dovrebbe avere) in tre anni 4
milioni e 500 mila euro; Gioia
Tauro 2 milioni e mezzo di euro; Oppido Mamertina 2 milioni e 200 mila euro. Previsti anche lavori a Taurianova nei tre
anni per un totale di un milione
e 400 mila euro insieme al
completamente del centro funzionale. Previsti interventi anche per le Rsa di Cittanova e
Rizziconi. E, infine, il completamento del centro salute mentale a Palmi con 250 mila euro.
Un vero e proprio fiume di
denaro. Ma tutto è in bilico, il
piano di rientro dal debito sanitario incombe, e c’è il rischio
che le cifre, appunto, rimangano solo sulla carta.
Il capitano di corvetta perse misteriosamente la vita mentre indagava sulla Jolly Rosso
Il caso De Grazia in un fumetto
Navi dei veleni : l’intrigo nel libro di Mangini e nei disegni di Sirianni
di GIULIA FRESCA
ERA il 12 dicembre 1995 quando
il capitano di corvetta, Natale De
Grazia, partì in macchina alla
volta di La Spezia accompagnato
da due agenti del pool che indagava sulle navi a perdere, per ottenere informazioni sulla motonave Jolly Rosso spiaggiata ad
Amantea nel dicembre 1990.
Da allora sono passati 16 anni
e la morte di De Grazia, avvenuta
ufficialmente per arresto cardiaco durante quel viaggio, si aggiunge a quella di Ilaria Alpi e di
Miran Hrovatin, che ha segnato
l'inchiesta della Procura di Reggio Calabria sui traffici internazionali di rifiuti radioattivi.
Sulle “navi dei veleni” tanti autori hanno scritto, tra supposizioni, dichiarazioni di pentiti ed
analisi giornalistiche come nel
caso di Massimo Clausi e Roberto
Grandinetti.
Ma la vicenda è ancora aperta e
sulla morte di De Grazia, «non c'è
un colpevole. Non c'è una sentenza. C'è un intrigo. Anzi, più di
uno». Scrive così Enzo Mangini,
autore del libro “Natale De Grazia - le navi dei veleni” edito da
Round Robin.
Si tratta di un testo diverso dagli altri nella forma ma non nella
sostanza. E’ la storia raccontata
dallo stesso protagonista De
Grazia in un fumetto magistralmente realizzato dal disegnatore
Pierdomenico Sirianni e presentato sabato pomeriggio a Cosenza presso il centro documentazione interattivo da Francesco
Cirillo, Claudio Dionesalvi, Rodolfo Ambrosio e Raffaele De Luca
«Per scrivere i testi delle 70 tavole della storia a fumetti ha detto Mangini - abbiamo esaminato
i libri degli ultimi due anni. È
una vicenda che potrebbe ispirare un film tanti sono gli elementi
che contiene: ci sono le ombre sui
servizi segreti, il capitano eroico, le onorificenze postume, i segreti di Stato. Ma non c'è un colpevole. Non c'è il cattivo. E soprattutto non c'è una fine. Abbiamo scelto di far parlare De Gra-
zia, persona della quale
ci si era dimenticati e che
ha troppe cose da dire.
Certamente
scomode
per molti».
«I magistrati che hanno aperto le due inchieste, quella sulla Jolly
Rosso e quella sulla morte di De Grazia, hanno
fatto a gara per chiuderle subito, archiviandole Mangini e Sirianni
per mancanza di prove»,
fatta di depistaggi e di corruzioha detto Francesco Cirillo.
«Eppure - ha proseguito - sono ne. Egli era la scheggia impazzistate portate avanti su loro ri- ta di un pool che dopo la sua morchiesta con grande dispendio di te si è sgretolato. Tutti sapevano
mezzi e denari. Credo che dietro e questo fumetto aiuta a far conola vicenda di De Grazia ci sia l'en- scere i tanti lati oscuri da chiarinesima storia dei servizi segreti re».
Primi interrogatori dopo le denunce in consiglio comunale. Quattro gli spettacoli sotto esame
S’indaga sul Festival delle Serre
Carabinieri al lavoro per fare luce sugli incassi della kermesse di Cerisano
I CARABINIERI di Cerisano
stanno
indagando
sull’ultima edizione del Festival delle Serre. Lo scopo è
quello di fare luce sugli incassi degli spettacoli a pagamento, che, per come denunciato nel corso dell’ultimo consiglio comunale,
hanno ufficialmente fruttato (come si evince nella relativa delibera di assestamento del bilancio) poco più di
11mila euro (per la precisione 11405). Una cifra ritenuta irrisoria, se si pensa, per
come detto durante la kermesse settembrina dallo
stesso sindaco Mancina,
agli spettacoli (soprattutto
quello di Sabina Guzzanti,
che ha riempito il teatro
all’aperto) hanno assistito
molte persone. Ebbene, se
queste ultime hanno tutte
acquistato il biglietto d’ingresso, la cifra ufficiale dovrebbe essere decisamente
superiore agli 11mila euro.
Da qui il dubbio sollevato
nel corso dell’assise comunale dello scorso 27 novembre dal consigliere d’opposizione Fabrizio Zecca, di
“Cerisano mia”, che ha pubblicamente invitato il luogotenente Stabile, comandante della Stazione di Cerisano, anche lui presente in
consiglio, ad aprire un’indagine e capire cosa è successo. Il comandante dei carabinieri di Cerisano ha colto la palla al balzo ed è subito
IL RESTAURO
Portate all’antica bellezza le opere bronzee del Seicento
Risplendono le statue di Fanzago
Il pubblico durante lo spettacolo della Guzzanti (foto www.cerisanoinrete.it)
entrato in azione. In questi
giorni ha ascoltato in caserma alcune persone informate dei fatti. A indagini ultimate, qualora dovesse
ravvisare profili penali, invierà la relativa informativa alla Procura della Repubblica.
Gli spettacoli a pagamento dell’ultimo Festival delle
Serre di Cerisano erano
quelli de La Traviata, della
Bandabardò, di Sabina Guzzanti e di Michele Placido.
Se, per come fatto notare
dall’opposizione, l’incasso
ufficiale è stato di 11 mila
euro, sulla carta a ogni spettacolo hanno assistito 300
spettatori paganti. Il tutto
per un totale di quasi 1200
unità. Poche, è stato fatto
notare, se si pensa alle dichiarazioni trionfalistiche
successive alla chiusura del
Festival, con gli organizzatori che parlarono soddisfatti di diverse migliaia di
visitatori e spettatori. Da
qui la necessità, per come
chiesto anche dall’altro
consigliere di opposizione
Lucio Di Gioia (di “Primavera cerisanese”), di fare chiarezza.
I carabinieri di Cerisano
proseguono con le loro indagini. Il caso, nel frattempo, è finito anche nella rete,
con diverse prese di posizione. Troppi “portoghesi” a
Cerisano? O c’è dell’altro?
Vedremo come andrà a finire.
r. gr.
di ALESSANDRA PAGANO
di spicco nell’ambito della scuola napoletana, fu incaricato di realizzare un monumenDOPO un attento lavoro di restauro sono tale altare-ciborio. Distrutto durante il terstate riportate all’antica bellezza le statue remoto del 1783, questo fu rimontato, attorbronzee realizzate dall’artista Cosimo Fan- no al 1837, nella Chiesa dell’Addolorata a
zago nella prima metà del Seicento come or- Serra San Bruno. Dell’imponente opera sonamento del ciborio della Certosa di Santo no oggi conservati nel Museo di Vibo ValenStefano del Bosco a Serra San Bruno. Il tia quattro angeli oranti, due angeli reggi
canestro, quattro Santi titolari
gruppo statuario, composto da
di certose meridionali, (Santo
angeli e santi è in esposizione fiStefano, San Bruno, San Lorenno al 29 gennaio 2012 nella bella
zo e San Martino) e un frammencornice di Palazzo Arnone. La
to architettonico che costituimostra “Arte Svelata. Capolavoscono il corpus della mostra di
ri di Cosimo Fanzago. Il restauPalazzo Arnone. Opere cariche
ro delle sculture del ciborio della
di misticismo e spiritualità che
Certosa di Serra San Bruno” è
non potranno non colpire l’anicurata dal Soprintendente per i
mo degli spettatori anche graBeni Storici, artistici ed etnoanzie all’elegante ambientazione
tropologici della Calabria Fabio
mirata a sottolineare il connuDe Chirico con il coordinamento
scientifico di Rosanna Caputo. Un particolare delle statue bio tra bellezza estetica e interiore. La produzione di Fanzago si
Dell’eccezionale valore della
mostra al fine di focalizzare l’attenzione su distingue per il perfetto rapporto tra sculalcuni capolavori calabresi ancora scono- tura, decorazione e architettura e la particosciuti a molti è intervenuto Fabio De Chiri- larità della tipologia di altare-ciborio, visibico: «Si ripete, dopo l’esposizione di alcune le sia dal coro che dalla navata, è considerato
tra le più preziose bellezze artistiche conser- uno dei primi esempi del genere adottato nel
vate nel Museo di Altomonte, l’appunta- Regno di Napoli. Il restauro, durato circa
mento con “Arte svelata” allo scopo di valo- un trimestre, è stato condotto da Giuseppe
rizzare opere che meritano di essere cono- Mantella. La mostra sarà visitabile fino al
sciute non solo in Calabria». Nel 1631, du- 31 dicembre dalle 10 alle 18 da martedì a sarante il priorato di don Ambrogio Gasco, Co- bato (esclusi i festivi); domenica 11 dicemsimo Fanzago (Clusone, Bergamo 1591-Na- bre dalle 14 alle 18; dal 1 al 29 gennaio 2012
poli 1678), personalità artistica e culturale da martedì a domenica dalle 10 alle 18.
E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro
Cosenza 17
Lunedì 12 dicembre 2011
Indovinato l’innesto di Romeo, in campo dal primo minuto: colpisce anche una traversa
Catanzaro, la coppia è giusta
Ancora in gol Masini e Carboni che liquidano la pratica Fondi nella ripresa
Tabellino
PAG E L L E
CATANZARO
FONDI
3-4-3
4-4-2
2
MENGONI
NARDUCCI
ACCURSI
PAPASIDERO
ROMEO
(1’ st BRUZZESE)
CORSO
(22’ st MAITA)
MAISTO
SQUILLACE
ESPOSITO
(36’ st GIGLIOTTI)
MASINI
CARBONI
All. COZZA
6.5
7
6.5
6
6.5
6.5
6
6.5
6.5
7
0
GASPARRI
PACINI
PALUMBO
CONTE
PASSIATORE
(45’ st CHIARINI)
MERLONCHI
VACCARO
CUCCINIELLO
(14’ st KONATE)
ALLERUZZO
RICCIARDO
(45’ st FINOCCHIARO)
BERNASCONI
All. PARISELLA
6
7
6.5
In panchina
CATANZARO Scerbo, Sirignano,
Ricciardi, Bugatti.
FONDI Mezzacapo, Tamasi, Marinucci, Di Trocchio.
Arbitro
SACCHI di Macerata (assistenti Allegra e Vigo).
Marcatori
5’ st Masini; 38’ st Carboni.
Note
Spettatori: 3156 compresi 940 abbonati.
Espulsi: nessuno
Ammoniti: Cuciniello e Conte
Calci d’angolo: 12-4
Recupero: 0’ pt; 5’ st
Ad inizio gara una spettacolare coreografia ha omaggiato il tifoso Massimo
Capraro cui la curva ovest è dedicata.
PROSSIMO AVVERSARIO
Giulianova ko a Eboli
La condizione fisica
è preoccupante
IL GIULIANOVA, prossima avversaria del Catanzaro, torna con una
sconfitta per 2-1 dalla trasferta di
Eboli. Una sconfitta, però, figlia soprattutto di una condizione atletica apparsa precaria e che non ha
consentito al Giulianova di innestare la marcia alta quando la gara
lo ha richiesto. Come quando, pochi minuti prima del fischio di
chiusura, l'Ebolitana è rimasta in
dieci per l'espulsione di De Pascale.
Ci si attendeva l'arrembaggio dei
giallorossi, invece i padroni di casa
hanno avuto buon gioco nell'addormentare la partita e chiudere
con i tre punti in tasca.
Ilfilm dellapartita siapre insalita per la formazione di De Patre che
si fa sorprendere immediatamente. Difesa impreparata al primo affondo dell'Ebolitana e Broso insacca di giustezza sull'uscita del portiere Merletti. Al Giulianova manca la giocata buona per liberare
l'uomo al tiro, ma nel suo momento
migliore incassa la seconda rete.
La difesa non riesce a spazzare, un
rimpallo favorisce Toscano che, solodavanti alportiere, insaccafacilmente didestro. Al53' èCarbonaro
pesca dal cilindro un destro dal limite che si insacca dando linfa alle
speranze del Giulianova, ma pur
nonostante l’espulsione di De Patre, il risultato non cambierà più.
MENGONI Salva il risultato sullo 0 a 0. Per il resto inoperoso. Il suo contributo si limita ad un paio di uscite.
NARDUCCI Ordinato e preciso. Presidia il centro destra della difesa e dalle sue parti chiude e getta le chiavi
della serratura del meccanismo giallorosso.
ACCURSI Qualche difficoltà all’inizio a prendere le misure del gigantesco Ricciardo. Poi d’esperienza e di
tecnica, lo costringe a giocare lontano dalla porta
PAPASIDERO Non ha molto lavoro da svolgere. Buoni comunque alcuni raddoppi. Non sempre precisissimo negli appoggi.
ROMEO Schierato a sorpresa, ha una partenza favorevole spingendo con ottima continuità e mettendo discrete palle nel mezzo. Si ferma per motivi fisici
dal 1’st BRUZZESE Velocità ed intraprendenza non
gli mancano. Contribuisce ad allargare la difesa laziale.
CORSO Ha il compito di portar su le prime palle che
escono dalla difesa. Lo fa con diligenza ma anche con
qualche imprecisione di troppo. Esce per crampi
dal 22’st MAITA Testa alta, incedere elegante e contrasto deciso. Può diventare un giocatore importante
MAISTO Gioca qualche metro più avanti rispetto a
Corso. Non sempre continuo ma da lui nascono le variazioni di gioco che disorientano la squadra ospite
SQUILLACE Primo tempo devastante. Arriva sul fondo una infinità di volte recapitando palloni d’oro in mezzo all’area. Prima di rifiatare, nella ripresa, ha anche il
merito di fornire l’assist del vantaggio a Masini
ESPOSITO Per l’impegno e la capacità di confezionare spazi alla sua squadra meriterebbe un sette pieno.
Ma sbaglia un gol clamoroso ed il voto precipita. Dal 36’
st GIGLIOTTI (sv)
MASINI Fondamentale per i meccanismi giallorossi.
Apre spazi e fa da sponda come nessun’altro. In più è
nuovamente implacabile sotto rete avversaria
CARBONI Qualche metro indietro rispetto ai compagni di prima linea e crea spazi e premesse per le accelerazioni di Squillace. Poi realizza di pura rapina il gol.
a. c.
Il saluto dei calciatori del Catanzaro alla curva Capraro (foto Lino Chiefalo)
di ANTONIO CIAMPA
CATANZARO – Finisce in gloria, almeno per
quel che riguarda le partite casalinghe, il
2011 giallorosso. Apertosi tra le brutture
dell’ultimo scorcio di vita dell’Fc, l’anno solare si conclude invece con l’ennesima vittoria
interna dell’Us di Giuseppe Cosentino che così prosegue nella sua entusiasmante rincorsa verso una promozione diretta in Prima Divisione che ogni domenica che trascorre appare sempre più nelle corde degli uomini di
Ciccio Cozza. Nell’ultima gara stagionale davanti al pubblico del Ceravolo (ancora attestato su numeri inferiori alle attese), con la Curva Ovest impegnata, con una spettacolare coreografia, a omaggiare il suo antico leader
Massimo Capraro (ma anche a misurare i rapporti di forza al suo interno con qualche scaramucciatraultras), ilCatanzaromandaampiamente battuto il Fondi al termine di una
gara tra le più convincenti dell’intero girone
d’andata in cui ad una prima frazione travolgente ma senza reti ha fatto seguito una ripresa paradossalmente meno spettacolare ma
decisamente più produttiva con la doppia
marcatura dei gemelli del gol (Masini e Carboni) che ha messo al sicuro la vittoria.
I giallorossi, con Cozza costretto a seguire
la gara dalla tribuna così come lo squalificato
Mariotti, partono con la sorpresa del recupero di Romeo sull’out di destra. E’ subito il Catanzaro a spingere sull’acceleratore con le volate sulle fasce di Romeo e Squillace. Al 4’si fa
già vedere Squillace con il primo assist sul
quale c’è un rischioso salvataggio sotto porta
di Palumbo sull’accorrente Masini; al 7’c’è ancora Squillace al cross sul quale Esposito in
anticipo di testa spedisce fuori; ci si sposta sul
versante opposto al 9’con un’azione penetrante e servizio di Esposito per Masini che si
gira in area e tira sul bravo Gasparri che para
senza difficoltà. Al 12’ c’è la prima azione laziale con un allungo in verticale tra Merlonchi e Ricciardo con tiro finale di quest’ultimo
a lato; doposolo un minuto èRomeo a mettere
in mezzo dalla destra per una carambola che
fa finire il pallone sulla traversa di Gasparri
che poi lo recupera.
La migliore occasione arriva al 16’ con un
allungo di Maisto per Esposito che giunge solo davanti aGasparri per poi graziarlocon un
tiro sconclusionato. Ancora Esposito è il protagonista dell’azione del 27’quando, su assist
di Carboni, non riesce a trovare lo spiraglio
giusto. Il pressing del Catanzaro è spietato
tanto cheil Fondi nonriesce più aduscire dalla sua trequarti ma gli avanti giallorossi continuano a non inquadrare lo specchio della rete fin qui ben difesa anche dalla giovane coppia di centrali difensivi biancoblu.
La ripresa si apre con Bruzzese in campo
per Romeo ma l’azione decisiva è ancora una
volta proveniente dal lato sinistro del campo
laddove scambiano Carboni e Squillace. Il
cross rasoterra di quest’ultimo sfila fino al secondo palo laddove è pronto Masini, in scivolata, a depositarlo in fondo al sacco. La furia
offensiva del Catanzaro a questo punto si placa tanto che si dovrà attendere il minuto 24
per vederenuovamente in azionei giallorossi
con Esposito che arriva alla conclusione deviata in angolo da un difensore ospite. Dopo
un angolo di Maisto con uscita incerta di Gasparri ed un tiro da lontano di Squillace di poco a lato, intorno alla mezzora arriva l’unico
vero pericolo per la porta di Mengoni con una
mischia in area giallorossa su cui nessuno del
Fondi riesce a toccare a rete. Il Catanzaro, avvertito il pericolo, ricomincia a spingere. E’ il
38’e su un aleatorio disimpegno tra Vaccaro e
Palumbo, Carboni ruba palla e insacca
sull’uscita di Gasparri. E’ l’ultima emozione
di un match che sul doppio vantaggio il Catanzaro amministra senza alcuna difficoltà
volando verso i primi posti della graduatoria.
6.5 All. D’Urso
Infonde calma alla squadra che riesca a
seguire i dettami creati in settimana con
assiduità. Prezioso anche nel suo lavoro
settimanale di spalla del titolare Cozza.
ARBITRO SIG. SACCHI di MACERATA 7 Non sbaglia nulla. Uno dei
pochi arbitri su cui il Catanzaro non sembra avere da ridire.
FONDI (4-4-2) Gasparri 6.5, Pacini 6, Palumbo 5.5, Conte 6.5,
Passiatore 6 (45’ s.t. Chiarini s.v.); Merlonchi 6.5, Vaccaro 6,
Cucciniello 6 (14’ s.t. Konate 6), Alleruzzo 5.5; Ricciardo 5
(45’ s.t. Finocchiaro s.v.), Bernasconi 5.5. All. Parisella 6.
SALA STAMPA
E Cosentino apre il portafogli
«Pronto a investire sul mercato». Oggi gli stipendi ai giocatori
cio Cozza, come si sa, è ancora fuori per squadi FRANCESCO IULIANO
lifica. Anche per D’Urso, dunque, la vittoria è
CATANZARO –Non c’erano risultati alterna- il risultato del lavoro svolto durante la settitivi a quello della vittoria. Il Catanzaro incas- mana. Una partita dai due volti, con il Catansa tre punti anche con il Fondi e si piazza al ter- zaro più costruttivo nel primo tempo e con il
merito di aver saputo concretizzo posto, seppure in condominio
zare le minori occasioni create,
con la Paganese, ma con una ganella ripresa. «E’ vero. Nel sera da recuperare. «Una vittoria –
condo tempo siamo stati più braha detto Giuseppe Cosentino vi a fare gol. L’avversario di ogche ci ripaga di tutti i sacrifici
gi, diversamente da altri, ci ha
che stiamo facendo. Tra i nostri
lasciato giocare anche se, in
obiettivi di inizio stagione c’era
qualche occasione, ci ha creato
anche quello di restituire fiducia
qualche problema. Gli abbiamo
alla città ed alla tifoseria anche
preso le misure e con qualche
se, quello prioritario, è e rimane
correttivo siamo riusciti a portaquello di conquistare la Prima
re la partita dalla nostra parte».
divisione». Cosentino, quindi,
Per il Fondi, anche quella di
stimolato nei modi giusti, non fa
Catanzaro è stata una trasferta
misteri su quelli che sono gli
obiettivi di mercato del Catanza- Il presidente Giuseppe Cosentino da dimenticare. Un risultato che
è andato oltre a quelle che erano
ro. «Anche Giampà è uno dei nole aspettative della vigilia. «Erami che stiamo valutando. Ma di
vamo consapevoli della forza dequesto parleremo più approfongli avversari – ha commentato il
ditamente con l’inizio del mese di
tecnico Parisella - ed avevamo
gennaio. Da parte nostra sappiapreparato la partita in un certo
mo che, per convincere a venire
modo. Il pareggio era il nostro
con noi, dobbiamo giocare sulla
obiettivo. Purtroppo sul campo
solidità della società. Una caratnon è andata come speravamo.
teristica difficile da trovare, di
questi tempi, in questo ambiente. Basti pen- Nel primo tempo abbiamo avuto qualche buosare che domani (oggi, ndr) salderemo ai no- na occasione, ma il Catanzaro non è squadra
stri tesserati e dipendenti le spettanze di no- che perdona se commetti qualche errore. Nonostante il risultato, però, non posso che fare i
vembre».
Anche questa settimana, la voce tecnica del complimenti ai miei ragazzi che hanno dispuCatanzaro, sotto la tensostruttura adibita a tato una buona partita contro un avversario
sala stampa, è quella del secondo D’Urso. Cic- tecnicamente superiore».
D’Urso sorride
«Siamo stati
bravi a far gol»
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CALCIO - SECONDA DIVISIONE
Lunedì 12 dicembre 2011
Poste Italiane SpA - Spedizione in A.P. D.L. 353/2003 (conv. in L. n. 46 del 27/02/2004) art. 1, comma 1, DR/CBPA-SUD/CS/56/2006 valida dal 06/04/2006
direttore piero sansonetti
anno VI numero 342
lunedì 12 dicembre 2011
€ 1,00
reggio calabria
Escort stuprata per ore
da otto giovani
REGGIO L’avrebbero costretta a rimanere chiusa nella stanza che aveva prenotato per ricevere un cliente. Lì si sarebbe
consumata una lunga e devastante violenza di gruppo per
tutta la notte. Non avrebbe mai
immaginato cosa le stava per
accadere la giovane escort che
ha raccontato di essere stata ripetutamente stuprata per lunghe, interminabili ore da otto
ragazzi.
quotidiano d’informazione regionale
> pagina 7
Troppi silenzi
su Francesco Azzarà
DI FRANCESCO FERRO
> pagina 5
Far West: grave un operaio
Ragazzo ferito dagli spari
Agguato davanti a un circolo ricreativo di Lamezia Terme
Un operaio incensurato, Pasquale Saladino, di 59 anni, è stato ferito in un agguato a Lamezia.
A sparare, nel quartiere Capizzaglie, mentre Saladino si trovava
davanti ad un circolo ricreativo, è
stata una persona armata di pistola. Le condizioni di Saladino,
ricoverato in prognosi riservata
nell'ospedale di Lamezia, sono
gravi. Uno dei colpi esplosi ha raggiunto di striscio al piede un ragazzo di 14 anni che si trovava nel
locale, le sue condizioni non destano preoccupazioni.
MANOVRA
Dopo l’incontro
con Monti
i sindacati
confermano
lo sciopero
> pagina 2
> pagina 6
REGGINA, BREDA
VICINO ALL’ADDIO
LEGA PRO
SERIE D
SERIE D
SERIE D
La Vibonese Acri da favola Il Cosenza si fa Pareggiano
vince nel finale Galantucci
male da solo Sambiase
Ko per la Vigor regala la vetta Altra sconfitta e V. Grecanica
SERIE D
DILETTANTI
DILETTANTI
DILETTANTI
Hinterreggio Tra N. Gioiese Fuga Montalto Bene il Rende
una cavalcata e Palmese
Il Brancaleone e la Rossanese
da primato
pari spettacolo si arrende
Crisi Roccella
DILETTANTI
San Marco
umiliato
dal Soverato
DILETTANTI
VOLLEY
Tutti i tabellini Brutti tonfi
e i commenti per Vibo
della Prima
e Corigliano
LLLUNA ROSSA
di Pasquino
Il venditore
di modelli
Il Governatore è un uomo
teso esclusivamente allo
scopo: esportare a fin di bene.
Ha cominciato con
l’esportazione del modello
Reggio ed ha proseguito con
l'imballaggio del modello
Calabria.Tutt’e due senza
acquirenti. Poiché non c'è due
senza tre, il Governatore ha
voluto indi esportare il Museo
della ’ndrangheta a Milano.
Siccome i milanesi non hanno
soldi da sprecare e tempo da
perdere, hanno respinto la
nobile merce al mittente.
BASKET
Flop Viola
Finisce la serie
positiva
Che fine ha fatto Francesco Azzarà? Perché nessuno ne parla più? Il governo italiano tace, Emergency impone il silenzio
per agevolare le trattative del rilascio e i
genitori del giovane hanno smesso di lanciare appelli, rassegnandosi a un'interminabile attesa fatta di speranza e angoscia. La vicenda del rapimento di Azzarà è stata improvvisamente oscurata e
il caso della scomparsa dell'operatore
umanitario di Motta San Giovanni è stato incomprensibilmente “coperto”.
> pagina 5
Travestita da suora
rapina due anziani
LAMEZIA Per farsi aprire la porta senza suscitare sospetti, si è travestita da suora e, dopo essere entrata in casa, ha picchiato una coppia di anziani impossessandosi dei pochi gioielli che avevano.
> pagina 9
Nodo doppi incarichi
Nel Pdl volano gli stracci
COSENZA Il parlamentare del Pdl Foti
ha invocato il rispetto delle regole. Gli risponde il collega di partito, il senatore
Gentile, che però glissa sui doppi incarichi. Oggi coordinamento regionale.
CATANZARO SHOW
BATTUTO IL FONDI
dal POLLINO
alloSTRETTO
Escort stuprata tutta la notte
calabria
ora
LUNEDÌ 12 dicembre 2011 PAGINA 5
Branco in azione in un B&b di Reggio. La donna denuncia: erano in otto
COSENZA
L’avrebbero costretta a rimanere
chiusa nella stanza che aveva prenotato per ricevere un cliente. Lì si sarebbe consumata una lunga e devastante violenza di gruppo per tutta la
notte. Non avrebbe mai immaginato cosa le stava per accadere la giovane escort che ha raccontato di essere stata ripetutamente stuprata
nella notte scorsa a Reggio Calabria.
Secondo quanto riferito alla polizia,
la donna, originaria dell’Est Europa,
aveva messo su un sito dedicato un
annuncio per poter attirare l’attenzione dei clienti che quotidianamente frequentano il web per poter prendere appuntamenti con le prostitute.
E così è successo anche questa volta.
Il primo contatto è avvenuto tramite una email che un sedicente
“Carmelo” avrebbe scritto alla donna. Questa ha risposto e poi si è giunti al contatto telefonico. L’appuntamento è stato fissato all’interno di
un “Bed&breakfast” del centro della
città. Sta di fatto che l’uomo, all’incirca sui 20 anni, secondo il racconto
della vittima, si sarebbe presentato
puntualmente nel luogo prestabilito. Qui sarebbe avvenuto un primo
rapporto sessuale consenziente, al
termine del quale la donna pensava
di avere il denaro pattuito e poi, magari, procedere con un altro cliente.
Non poteva immaginare ciò che da lì
REGGIO CALABRIA
Dopo il tentato omicidio arriva l’intimidazione. L’ennesima, dal 1993. L’imprenditore
Gaetano Caminiti finisce ancora nel mirino. La notte scorsa, infatti, ignoti hanno fatto
ritrovare un candelotto esplosivo vicino all’auto di Caminiti che si trovava parcheggiata
sotto casa dell’uomo. Oltre all’esplosivo anche un altro
messaggio inquietante: un
La Questura di Reggio Calabria dove la donna ha denunciato le violenze subite
a poco l’aspettava. Proprio mentre il
giovane stava uscendo dalla stanza,
infatti, ha aperto la porta ed ha fatto
entrare altri sette suoi amici che stavano sull’uscio ad attendere il momento propizio per entrare in azione. Sempre stando al racconto della
donna, i ragazzi hanno lasciato intendere subito le loro intenzioni ed
hanno iniziato ad abusare dell’escort
per diverse ore, andando avanti per
tutta la notte. Non paghi del gesto
gravissimo perpetrato ai danni della vittima, secondo un particolare riportato dal sito Newz.it i ragazzi
avrebbero anche causato dei danni
consistenti agli arredi interni della
struttura. Solo dopo l’alba i giovani
hanno lasciato il “b&b” e permesso
alla giovane di liberarsi dall’incubo
in cui era piombata per tutta la notte.
Ancora fortemente sotto shock, la
donna si è recata in questura, dove
ha denunciato quanto le era accaduto. Sono stati prestati i primi soccorsi e poi è stata accompagnata al vicino ospedale, affinché fossero compiuti tutti gli accertamenti del caso.
Le indagini sono ora in mano alla
Squadra Mobile guidata da Renato
Cortese, che dovrà innanzitutto riscontrare il racconto della donna, visto che sembra vi siano alcuni punti
poco chiari. In secondo luogo servirà tentare di risalire all’identità del
giovane che ha preso i contatti con la
escort, e così arrivare poi anche agli
altri eventuali componenti del branco. Sarà interessante capire se qualcuno che era all’interno del “B&b”
ha visto qualcosa di utile, o se vi sono telecamere installate nelle vicinanze della struttura. Ovviamente
un ruolo fondamentale potrà averlo
la parte telefonica e telematica. Riuscire a risalire al numero chiamante
(se non effettuato da cabina pubblica) o alla email/pc da cui è partita la
prima comunicazione potrebbe rappresentare una svolta affinché venga fatta chiarezza su una storia che,
se confermata, sarebbe una pagina
nerissima per l’intera città dello
Stretto.
il travestimento
CONSOLATO MINNITI
[email protected]
Finta suora
rapina anziani
LAMEZIA T. (CZ) Quale migliore “travestimento” che quello
di una suora per derubare due vecchietti? È questo che avrà pensato
una donna che ieri con questo stratagemma si è fatta aprire la porta
dai due anziani per impossessarsi
dei loro beni. La finta suora è giunta davanti l’abitazione della coppia
su via del Progresso, una delle
principali arterie di ingresso di Lamezia, e, con una scusa, si è fatta
aprire la porta. Una volta dentro,
però, la donna, smessi gli abiti religiosi, si è impossessata dei valori
che i due anziani avevano in casa.
Giusto per intimidirli a dovere, li
ha anche colpiti a calci e pugni per
“convincerli” a svelarle il nascondiglio dove tenevano gelosamente
custoditi pochi gioielli ed una piccola somma di denaro, frutto di sacrifici. Una volta arraffato il bottino, la finta suora è uscita dalla loro casa come se niente fosse, riuscendo a far perdere le proprie
tracce e lasciando nello sconforto e
nel dolore i due anziani.
Saveria Maria Gigliotti
Candelotto esplosivo per Caminiti
Dopo il tentato omicidio, nuova intimidazione per l’imprenditore
guanto in lattice ed una cartuccia di fucile calibro 12 caricata a pallettoni. Sul posto sono intervenute le volanti della
polizia di Stato, agli ordini del
dirigente Giuseppe Pizzonia,
con l’ausilio del suo vice Giuseppe Giliberti. I poliziotti
hanno recintato la zona per
permettere agli uomini della
scientifica di repertare tutto
quel che era stato ritrovato. Le
indagini sono ora affidate alla
Squadra Mobile reggina guidata da Renato Cortese.
Come detto, dunque, si trat-
ta dell’ennesmo atto intimidatorio perpetrato ai danni di
Caminiti, titolare di una sala
scommesse nel quartiere di
Pellaro. Il più grave era avvenuto lo scorso 12 febbraio,
quando ignoti a bordo di una
moto gli esplosero contro di-
la pronuncia del tribunale civile di rossano
Fu deportato in un lager nazista:
gli eredi non saranno risarciti
ROSSANO (CS) I crimini sono gravi ma prescritti. Con questa motivazione, il Tribunale civile
di Rossano, pronunciandosi per la prima volta su
questa materia, ha rigettato la domanda di risarcimento di un milione di euro, presentata nel 2006
dagli eredi di un ex prigioniero di guerra durante
il secondo conflitto mondiale, catturato in Grecia
e deportato in un lager di Berlino dove venne costretto ai lavori forzati e sottoposto a ogni genere
di maltrattamenti e vessazioni. Due anni di prigionia (dal settembre 1943 fino all’aprile 1945) durante i quali scampò alla morte in diverse occasioni e subì angherie che lo segnarono per sempre.
Tornato a Rossano nel 1946, quando venne posto
in congedo illimitato, chi lo vide non esitò a descriverne il profondo cambiamento fisico e interiore.
«Aveva paura, se ne stava in un angolo senza parlare con nessuno», dirà un testimone nel corso del
procedimento celebratosi dinanzi al giudice Ambrogio Colombo e nel quale gli eredi hanno citato
in giudizio la Repubblica federale tedesca nonché
la Repubblica italiana tramite la Presidenza del
consiglio dei ministri.
Un giudizio che ha fatto registrare anche una seconda testimonianza, quella di un altro ex prigioniero di guerra, originario dell’hinterland jonico e
amico del rossanese, il quale raccontò di quando si
incrociarono in uno scambio ferroviario italiano
mentre entrambi venivano deportati in Germania,
e del sollievo di quando si ritrovarono dopo essere
stati liberati. Con articolate e puntuali motivazioni, la sentenza depositata di recente dal giudice Colombo, in sintesi riconosce l’estrema gravità dei
crimini commessi nei casi di deportazione ma dall’altra nega la tutela risarcitoria ritenendola irrimediabilmente prescritta. Una pronuncia che, basandosi sulla stretta interpretazione normativa, sa
tanto di “beffa”: fino a qualche tempo fa la domanda di risarcimento non sarebbe stata ammissibile
in quanto non era riconosciuta l’offensività dei delitti commessi, ma ora che lo è quella stessa domanda viene ritenuta tardiva poiché prescritta.
Rossella Molinari
versi colpi di pistola, mentre
l’imprenditore stava transitando sulla Statale 106, in direzione sud, nei pressi dello
svincolo per San Gregorio. Caminiti riuscì a salvarsi solo
grazie alla sua Smart, la cui
scocca rinforzata permise al
proiettile di non forare l’auto e
raggiungere il conducente. I
killer, però, spararono per far
fuori la vittima designata che
denunciò tutto ai carabinieri.
Qualche mese dopo, gli stessi
uomini dell’Arma di Pellaro,
insieme a quelli del comando
provinciale, arrestarono tre
persone (Gennaro Gennarini,
Vincenzo Nettuno e Terenzio
Minniti) accusati di aver commesso un’estorsione aggravata ai danni di Caminiti al quale volevano imporre un software truccato per la sua sala
giochi. L’uomo, però, si oppose e i tre minacciarono gravissime ripercussioni facendo leva sull’appartenenza alla cosca “Latella-Ficara”, egemone
nella zona sud di Reggio Calabria. Indagini a tutto campo,
dunque, anche stavolta per capire se ci siano collegamenti
con il tentato omicidio e se Caminiti, come pare di capire,
corra ancora seri pericoli di vita.
c. m.
6
LUNEDÌ 12 dicembre 2011
D A L
LAMEZIA TERME (CZ) Si è rischiata una
strage ieri pomeriggio, intorno alle 16.30, a Lamezia dove nel quartiere Capizzaglie si sono vissuti momenti di panico a causa di una sparatoria, avvenuta davanti ad un circolo ricreativo,
particolarmente frequentato di domenica anche
da ragazzi. La strada è via dei Bizantini, una delle arterie di accesso alla città, la stessa dove alcuni giorni fa c’è stato un altro agguato nel quale è rimasto ferito Giuseppe Morello, 32 anni. Il
giovane era in auto e due persone, a bordo di
uno scooter con cui affiancarono la macchina,
spararono alcuni colpi di pistola calibro 7,65 di
cui due lo raggiunsero al braccio ed alla spalla sinistri.
Ieri pomeriggio, invece,
Il 58enne
bersaglio dei
Saladino è stato
novi colpi di
pistola calibro
raggiunto da 5
nove, è Paproiettili
al fianco
squale Saladie alle gambe
no, 58 anni,
operaio edile,
raggiunto da cinque proiettili che lo attingono al
fianco ed alle gambe e per le cui ferite è trasportato in ospedale dove viene sottoposto alle cure
del caso prima del ricovero, anche se in serata si
rende necessario un intervento chirurgico per
l’estrazione dei proiettili.
A rimanere ferito, però, non è solo Saladino.
Infatti, in quel circolo ricreativo c’è anche un
quattordicenne. Sotto quella pioggia di proiettili, un colpo di pistola di rimbalzo lo ferisce di
striscio ad un piede in maniera non grave. Accompagnato in ospedale, dopo essere stato medicato, infatti, viene subito dimesso. Sull’episodio, immediatamente, avviano le indagini gli inquirenti per
cercare di caIl procuratore
pire, non solo
l’esatta dina- Vitello: «Il livello
mica della
di criminalità
sparatoria,
è diventato
ma anche e
intollerabile»
soprattutto i
motivi che
stanno alla base del ferimento. Gli investigatori,
infatti, non tralasciano nessuna pista e si indaga a 360 gradi, visto e considerato anche che
l’uomo non avrebbe precedenti né collegamenti con la criminalità organizzata. Per tutta la serata vengono ascoltati amici, conoscenti e familiari del cinquattottenne, per trovare un bandolo che consenta di raccogliere l’intera matassa ed
evitare anche che la città ripiombi nella paura.
Lamezia, infatti, nelle ultime ore sembra vivere
momenti difficili che non lasciano margini di
dubbio su quanto sta accedendo nella città della Piana dove nella notte tra sabato e domenica
vengono incendiate tre auto, di cui due di proprietà di un agente di polizia penitenziaria in
servizio nel carcere di Vibo Valentia e della moglie, e dove vengono esplosi sei colpi di pistola
contro la saracinesca di un negozio di abbigliamento in pieno centro. Ieri pomeriggio, poi, il
tentato omicidio e pochi attimi prima, a circa
trecento metri di distanza dal luogo dell’agguato, alcuni colpi di pistola vengono sparati davanti un’altra attività commerciale. Una situazione,
quindi, drammaticamente non facile e non sem-
P O L L I N O
calabria
A L L O
S T R E T T O
ora
Spari tra la folla
a Lamezia Terme
Grave un operaio
L’agguato davanti a un circolo ricreativo
Colpito di striscio anche un quattordicenne
La nipote era lì: «Mio zio, una bravissima persona»
LAMEZIA TERME Capannelli di gente da un lato e dall’altro delle transenne che ieri sera hanno bloccato via dei Bizantini nel quartiere di Capizzaglie. Al centro dell’arteria stradale, quel ring di nastro
bianco e rosso, i bossoli dei proiettili numerati e gli uomini della scientifica che effettuano i rilevamenti. Il tutto illuminato dai fari dei lampeggianti dei carabinieri. Qui la gente è molto abbottonata ma sono
gentili e riusciamo a ricavare giusto qualche impressione sulla serata.
«Stavo guardando la partita, ho sentito dei colpi ma ho pensato ai petardi di Natale» dice un uomo. E del bambino ferito, qualcuno lo conosceva? «Abitava a quelle palazzine laggiù» dicono in coro un gruppo di persone indicando, in direzione nord, una serie di case vicine al
supermercato Standa. «Era uscito per andare al bar e un proiettile lo
ha colpito al piede. Ma si può, in pieno giorno». Nel gruppo di persone con cui parliamo c’è una nipote di Pasquale Saladino, l’uomo ferito. «Non lo dico perché siamo parenti ma mio zio Pasquale è una bravissima persona» dice la donna. «Lavorava al tribunale, era in mobiplice, rispetto alla quale il procuratore della Repubblica di Lamezia Terme, Salvatore Vitello,
sottolinea che «il livello criminale in città è diventato assolutamente intollerabile. In una sola notte – aggiunge - tre auto incendiate, l’esplosione
di colpi di pistola contro una saracinesca, una ra-
lità. Faceva quelle quattro ore al giorno per guadagnare qualcosa» sono altre voci che raccogliamo tra la gente. «Dicono che è fuori pericolo e che alle 20 lo operano» continua la nipote, stringendosi nel golfino nero mentre il freddo della sera comincia a farsi sentire. Intanto sulla stessa strada, 100 metri più a sud ci sono altre transenne. Sempre
nastro bianco e rosso, sempre una volante dei carabinieri a sorvegliare l’area. Anche qui sono stati esplosi dei colpi contro una pizzeria rosticceria. Nessun ferito ma le esplosioni, a quanto pare, sono avvenute prima dell’agguato al Saladino. Intorno alle 16.30 circa, stando a
quanto dicono. Anche qui capannelli di gente. Si conoscono tutti nel
quartiere di Capizzaglie ma le loro risposte alle nostre domande sono
vaghe e sfuggenti. E tutti rispondono alla stessa impressione: «Pensavo fossero botti di Natale». Botti che hanno colpito una pizzeria, un uomo di 59 anni e un bambino di 14 e hanno illuminato la lunga strada
che è via dei Bizantini di lampeggianti delle forze dell’ordine.
Alessia Truzzolillo
pina in un’abitazione ed il tentato omicidio con
il ferimento di un bambino». Quindi il monito:
«Da parte nostra non arretreremo di un millimetro e cercheremo di profondere tutte le nostre
energie per fronteggiare questo grave riflusso
criminale. Vivere in queste condizioni è davve-
ro difficile – conclude - . Il ripetersi di fatti di
violenza di tipo omicidiario fa pensare alla formazione di gang criminali che agiscono nell’ambito dei gruppi di criminalità organizzata acquisendo anche una relativa autonomia».
Saveria Maria Gigliotti
la lettera
SIDERNO (RC) «Appena saputa la triste
notizia della morte della signora Angela, ho
sentito forte in me l’impulso, come attuale Vescovo della Locride, ad esprimervi la mia cristiana solidarietà, ricordando la vostra cara
defunta, che, qui, nella Locride, ha dato testimonianza di amore materno, di fede, di coraggio e di costanza». È quanto scrive monsignor Giuseppe Fiorini Morosini in una lettera che ha inviato alla famiglia Casella colpita
dalla morte della signora Angela. Nella giornata di ieri, i familiari della defunta, dopo aver
letto il messaggio del presule locrideo, ne hanno autorizzato la pubblicazione, annunciando
Il vescovo Morosini ricorda Angela Casella
«Le nostre strade parlano ancora di te...»
la sua lettura, oggi, durante i funerali. «Spero proprio - scrive mons. Morosini - di non
riaprire nei vostri cuori ferite, che forse il tempo ha già rimarginato, né tanto meno ricordare a noi della Locride momenti dolorosissimi
della nostra storia, che vorremmo non fossero mai accaduti e sui quali fosse ormai posta
una pietra tombale». Il vescovo ricorda, poi,
di avere personalmente accolto la signora Angela a Paola al Santuario di S. Francesco men-
tre ricopriva la carica di correttore generale
dei frati minimi, e in quella stessa circostanza fu accolta per «esprimerle il nostro incoraggiamento e assicurarla della nostra preghiera. Nella sua dolorosissima permanenza
nella Locride “madre coraggio” ebbe modo di
sperimentare il vero cuore dei calabresi, umiliato da una sparuta minoranza senza cuore e
senza dignità». «Se posso in questo momento sostituirmi a loro, signora Angela, ti chie-
do perdono- scrive mons. Morosini - per tutto quanto ti hanno fatto soffrire. Le nostre
strade parlano ancora di te mentre stringevi
altre mani di madri e di gente semplice, che
ti esprimeva vicinanza sincera, mentre raccoglievi firme di solidarietà, mentre ti recavi in
ogni luogo e posto ove potevi far risuonare a
voce e con scritte, il tuo grido di madre, colpita nel cuore per il rapimento di un figlio».
Dopo aver manifestato un grazie sincero a
nome di tutti i calabresi onesti il vescovo della locride, nella missiva ha espresso solidarietà all’intera famiglia.
Elia Fiorenza
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l’operatore rapito in darfur
Troppi silenzi
su Francesco
La famiglia tace, ha fiducia
nel lavoro dell’Unità di crisi
DI
Che fine ha fatto Francesco Azzarà? Perché nessuno ne parla più? Il governo italiano tace, Emergency impone il silenzio per agevolare le trattative del rilascio e i genitori del giovane hanno smesso di lanciare appelli rassegnandosi a un’interminabile attesa piena di speranza e angoscia. Eppure la mobilitazione iniziale era stata importante e
dalla Calabria si era estesa al resto d’Italia in un
tam tam di solidarietà. Striscioni e bandiere, con
l’immagine del volto pensieroso e sognante di Azzarà, erano spuntati sugli edifici pubblici di moltissime città e negli stadi. Poi qualcosa si è bloccata. La vicenda del rapimento di Azzarà è stata improvvisamente oscurata. Il caso della scomparsa
dell’operatore umanitario di Motta San Giovanni
è stato incomprensibilmente “coperto”. I giornali
si sono allineati compatti e obbedienti alla richiesta del silenzio stampa e da allora di Francesco, sequestrato il 14 agosto scorso nel Dafur, non si è saputo più nulla . Ma perché si è scelto il silenzio per
arrivare alla liberazione del giovane? Come sta e
dove si trova adesso Francesco? Cosa si nasconde dietro al suo rapimento? Esistono trattative in
corso? Sono tanti gli interrogativi. Troppe le domande che non possono essere tenute al bavaglio.
Il 26 settembre Gino Strada rassicurava: «Francesco Azzarà presto sarà libero. Siamo molto vicini alla conclusione della vicenda». Ma da allora
nulla è cambiato. Il volontario di Emergency resta ostaggio e nessuno conosce qual è il suo destino. Continuare a tacere sulla sorte del giovane calabrese serve solo ad abbassare una strana cortina su una vicenda che si è tinta di giallo. Se, subito dopo il rapimento, silenziare le notizie poteva
anche essere considerata una scelta premiante,
perseverare ancora oggi con questa “strategia”
risulta quantomeno discutibile.
Il sindaco di Motta: rispettiamo la volontà di abbassare i toni
MOTTA SAN GIOVANNI (RC)
A 120 giorni dal rapimento dell’operatore di Emergency Francesco Azzarà
avvenuto alla vigilia di Ferragosto scorso a Nyala, abbiamo sentito sia il portavoce della famiglia Enzo Catalano che
il sindaco del comune
di Motta San Giovan«Tra Natale e
ni, Paolo Laganà e il
Capodanno
rappresentante Giuseppe Minniti del coorganizzeremo
mitato “Francesco Liuna grande
bero”. «La famiglia
mantiene il silenzio
manifestazione»
stampa - ha detto il
portavoce della famiglia Enzo Catalano - per non intralciare il lavoro dell’Unità di crisi e delle Autorità Italiane che unitamente
alle Autorità Sudanesi si stanno adoperando concretamente per porre fine
al sequestro di Francesco». Sabato
prossimo a Reggio Calabria alle ore
16 e 30 sarà consegnato a Francesco
Azzarà il Premio Ippocrate 2011 per
l’impegno umanitario «come testimonianza di una partecipazione
ideale ad una sofferenza affrontata - afferma il presidente
deill’ordine dei medici di
Reggio Calabria Filippo
Frattima - con coraggio e
alto spirito di abnegazione con l’auspicio che, l’atto della cerimonia di consegna, Francesco possa essere presente e
raccogliere l’abbraccio di quanti, con
trepidazione, attendono lo sperato annuncio del suo rilascio». L’intera classe medica reggina esprime la propria
vicinanza alla famiglia di Azzarà, l’operatore umanitario «simbolo della Calabria - questa la motivazione del premio - che si dona senza nulla chiedere.
Per l’alto esempio di altruismo e di sacrificio dedicato alle popolazioni dere-
MOTTA SAN GIOVANNI Il 14 agosto
scorso, vigilia di Ferragosto, alle ore 17 locali a
Nyala, capitale del Sud Darfur, veniva rapito
l’operatore di Emergency Francesco Azzarà,
mentre si recava in auto all’aeroporto. Francesco, 36 anni, calabrese di Motta San Giovanni,
molto legato alla famiglia, ai parenti, agli amici
e alle comunità mottese, era alla sua seconda
missione come logista del centro pediatrico che
l’organizzazione medico umanitaria fondata da
Gino Strada attiva in Sudan dal 2004, ha aperto nel luglio 2010. All’inizio silenzio stampa assoluto per agevolare il lavoro di chi si stava prodigando per la sua liberazione. Nei giorni successivi al sequestro sono stati molti i momenti di solidarietà che i concittadini hanno messo in atto:
preghiere quotidiane e visite presso l’abitazione
della famiglia. Appresa la notizia del sequestro,
Emergency ha immediatamente attivato in Darfur tutti i contatti a sua disposizione e ha altresì
informato il Ministero degli Affari Esteri Italiano. Da allora ad oggi sono passati esattamente
120 giorni, in cui a più riprese è stata data per
certa ed imminente la sua liberazione.
Le prime notizie che Francesco è vivo ed in
buone condizioni risalgono al 17 agosto e provengono da Abdul Karim Moussa, vice governatore del sud Darfur. Il 18 agosto amici, parenti e
conoscenti di Francesco hanno organizzato a
Motta San Giovanni una silenziosa fiaccolata
per la sua liberazione, cui hanno preso parte ol-
litte del Darfur perché sia di auspicio
alla sua liberazione e al suo prossimo ritorno nella nostra terra». «Tra Natale
e Capodanno stiamo organizzando - fa
sapere Giuseppe Minniti, rappresentate del comitato “Francesco Libero” una grande manifestazione a Motta per
sensibilizzare ancora una volta la liberazione di Francesco. Programma e data certa saranno portati a conoscenza
con una conferenza stampa».
«Il silenzio sceso sulla vicenda di
Francesco, almeno da parte nostra - di-
ce il sindaco di Motta San Giovanni - non
va inteso come un cedimento al destino
ma semmai un rispettoso accoglimento
della volontà dei familiari di abbassare i
toni, convinti che il lavoro dei professionisti italiani e sudanesi, impegnati da
quel 14 agosto, darà alla fine i suoi frutti. Certo tutto questo tempo e questa interminabile attesa lascia la nostra Comunità “ sospesa”. E’ come se fosse entrata
in un’altra dimensione ben sapendo che
potrà uscirne in un solo modo: la liberazione di Francesco! Anche le nostre vie e
i nostri centri sono avvolti da questo alone, anche il nostro Natale, sebbene difficile per altri aspetti, appare “diverso” e
sommesso nell’attesa che il Cristo di noi
tutti indichi, ancora una volta, la giusta
via per la liberazione». In tutte le iniziative pubbliche e private Motta ha ricordato il suo Francesco: « E noi “ in silenzio”
continuiamo - afferma Paolo Laganà - a
sostenere che bisogna fare di più, certamente di più, così come lo chiede l’intera comunità nazionale».
Pasquale Gattuso
A 120 giorni dal rapimento
notizie e smentite su Azzarà
tre 3000 persone: «Vogliamo stringerci attorno
a Francesco, vogliamo sostenere la famiglia e
lanciare un messaggio di solidarietà ad Emergency e a tutti i volontari che in questo momento sono impegnati lontano da casa».
Oltre alla fiaccolata, sono state organizzate
due veglie nella Chiesa di Santa Caterina con la
partecipazione del Vicario generale della Diocesi Reggio Calabria-Bova don Antonino Iachino.
Dopo un iniziale periodo di riserbo, d’accordo
FRANCESCO FERRO
con la famiglia del giovane sequestrato, Emergency chiede ai cittadini e alle istituzioni italiane di esporre la sua foto sui palazzi delle istituzioni e di partecipare alle iniziative che l’associazione organizzava. Il 29 agosto a far visita, presso l’abitazione dei genitori per portare un po’di
serenità, si è recato il dottor Enrico Solito medico a Sesto Fiorentino, pediatra volontario di
Emergency che ha lavorato con Francesco e ha
appreso la notizia del suo sequestro telefonica-
mente due minuti dopo. Subito dopo il rapimento, si è costituito formalmente il comitato
“Francesco Libero”, composto da amici, parenti e conoscenti. Il comitato ha sede a Motta San
Giovanni, luogo di residenza di Francesco, ma
può contare sul sostegno di tanti che vivono,
lavorano o studiano altrove. Obiettivo del comitato è chiedere insistentemente la liberazione di
Francesco, sensibilizzare l’opinione pubblica, tenere alta l’attenzione sul suo rapimento, sostenere la famiglia in questo particolare momento
e incalzare tutte le autorità competenti affinché
massimo sia il loro impegno per far tornare a casa Francesco, nel più breve tempo possibile.
Una delegazione del comitato “Francesco Libero” ha preso parte al meeting “1000 giovani
per la pace”, organizzato a Bastia Umbria in occasione della Marcia della Pace Perugia Assisi
del 25 settembre. Anche in occasione della venuta del Santo Padre Benedetto XVI a Lamezia, il
sindaco di Lamezia, Gianni Speranza, interprete del sentimento unanime, si è rivolto con queste parole: «Anche a nome del sindaco di Motta San Giovanni e di tanti altri sindaci vorrei rivolgere un pensiero a Francesco Azzarà, nostro
corregionale rapito in Darfur, nell’auspicio che
possa tornare presto tra noi». Inoltre alcuni deputati sono intervenuti alla Camera per chiedere al governo di riferire in aula sul rapimento di
Francesco.
p.g.
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Reggio sorride
allo shopping
nel weekend
Da qualche giorno allestito in piazza
anche l’Ufficio postale di Santa Claus
vibo valentia
Festività sottotono
e addobbi finora
quasi inesistenti
VIBO VALENTIA La crisi si fa sentire in
città. E si fa sentire, inevitabilmente, anche a
palazzo “Luigi Razza”. Il Comune, infatti, non
ha ancora comunicato quali saranno - se ci
saranno - gli appuntamenti che allieteranno il
Natale vibonese. Corso Vittorio Emanuele soltanto ieri ha visto ricomparire le luminarie
che colorano e illuminano le strade e riscaldano l’atmosfera tiepida di questi giorni.
Ma a Vibo Valentia l’evento clou è rappresentato dal Festival cinematografico della Calabria, che vedrà confluire le star del cinema
internazionale in una quattro giorni che si preannuncia scintillante. Da mercoleUnica nota
dì a sabato, infatti,
faranno visita in
positiva:
città artisti del caliil festival
bro di Claudia Cardinale, Asia Argencinematografico
to, Sergio Rubini,
con la Argento
Donatella Finocchiaro, Isabella Ragonese, insieme ad altre personalità del mondo dello spettacolo come Paola Barale. Saranno giornate intense, nelle quali il cuore della
città potrà riscoprire i suoi splendori, anche
architettonici. Location per la manifestazione, infatti, saranno palazzo Gagliardi, palazzo
Santa Chiara - due gioielli -, insieme all’auditorium della scuola di Polizia. L’evento è organizzato dalla Calabria film commission e cofinanziato dalla Regione. Come anche da sottolineare c’è il premio internazionale d’arte
“Limen”, organizzato dalla Camera di commercio e che sta riscuotendo da qualche anno
diversi apprezzamenti. Per il resto, invece, poco o nulla. Almeno, da parte dell’amministrazione comunale, solitamente promotrice e organizzatrice degli eventi più importanti del
Natale vibonese, ancora non si è sbottonato
nessuno. I negozi sono aperti anche la domenica; la gente, però, non si lascia andare a spese folli. La morsa della crisi è forte, certo, ma
la voglia di festeggiare comunque c’è. Tutto
lascia presagire, però, che le festività natalizie
del 2011 trascorreranno all’insegna dell’austerity. Non è previsto nessun concerto, nessun
mega evento di capodanno. La popolazione
del capoluogo si incrementerà notevolmente
a pochi giorni dal 25, col rientro in città dei
tanti universitari sparsi in tutta la Penisola. Il
rischio è che rimangano delusi.
r.v.
ELEGANTE Corso Garibaldi a Reggio Calabria, zona commerciale addobbata
a festa con raffinati fiocchi di colore rosso (foto cufari)
Nonostante la crisi le feste vanno santificate. Così anche Reggio Calabria si prepara, con addobbi e luci colorate e, soprattutto significative iniziative, ad accogliere il
Santo Natale. Clima di festa già lo scorso 8
dicembre, con il concerto dell’Ensemble
Nuova Opera al cipresseto, in attesa di
inaugurare, sempre nel teatro cittadino,
concerti per musica da camera. E i concerti, ma di musica sacra, saranno ancora protagonisti nelle chiese sia del centro che delle periferie. Già da qualche giorno la musica in filodiffusione allieterà la passeggiata
e lo shopping lungo il Corso Garibaldi. Il
teatro “Francesco Cilea”, salotto della cultura per eccellenza, ospiterà il concerto di
Natale, il 23 dicembre, in apertura di stagione, con l’Orchestra Cilea diretta, per
l’occasione, dal maestro Carlo Palleschi,
che ha lavorato in location prestigiose in
Italia e all’estero. Il 21 dicembre, sempre al
Cilea, ci sarà l’evento di beneficenza per
Operation Smile, “Fai la nota giusta”, con
ospiti musicali Ron, Bungaro e Micaela. Ed
il 28 dicembre s svolgerà al teatro Cilea il
“Concerto benefico di fine anno” dedicato,
in questo caso, ad aiutare i bambini del Malawi. Villa Zerbi invece ospiterà la mostra
organizzata insieme al polo museale di Roma. L’altra mostra sull’Unità d’Italia (che in
precedenza avrebbe dovuto essere sistemata in un piano di Villa Zerbi) è stata
inaugurata alla biblioteca comunale “Pietro
De Nava”. Il foyer di Villa Zerbi accoglierà
il “Teatro dei semplici” con le letture natalizie di autori calabresi, con video e proiezioni; sempre nella medesima location ci
saranno le letture sceniche dell’Odissea con
ora
docenti universitari organizzata con l’associazione “Sos Beni culturali”. Oggi nelle
acque del Lido Comunale verrà inaugurato il Presepe subacqueo.
Gran parte delle iniziative sono organizzate dall’amministrazione comunale di
Reggio Calabria in collaborazione con la
Camera di Commercio e le associazioni di
categoria organizza in riva allo Stretto.
Obiettivo di fondo sarà supportare gli esercizi commerciali nel periodo dell’anno più
indicato per gli acquisti ma anche e soprattutto, riuscire a valorizzare i prodotti tipici
locali e creare un’atmosfera natalizia proprio nel centro cittadino. L’evento “Natale
a Reggio”, il primo nella nostra città, vedrà
la partecipazione nelle strategie organizzative di Confcommercio, Confesercenti,
Confartigianato, Cna, Coldiretti, Confagricoltura, Cia, Conasco e Casartigiani, poiché solo attraverso una reale e concreta sinergia si possono ottenere i migliori risultati. Molteplici le proposte, tra tutte quella
denominata “Weekend dello shopping”. Si
tratta di due fine settimane (questo ed il
prossimo quindi sabato 17 e domenica 18
dicembre), con una serie di attività che mirano ad attirare potenziali clienti per gli
esercizi commerciali e non solo.
Contemporaneamente, in questi quattro giorni sul Corso Garibaldi, ci sarà musica dal vivo in diversi punti, ed animazione per grandi e piccini. Infine è prevista la
realizzazione di un evento di grande rilevanza quale la terza edizione di “Ontheroad- festival internazionale degli artisti di
strada”, con esibizioni e perfomance di numerosi artisti nel corso dei due weekend
in modo da creare un clima prettamente
natalizio e festoso ed una atmosfera gioiosa. Per i due weekend la via Miraglia diventerà “Via dell’Artigianato”, con l’esposizione di artigianato ed artigianato artistico,
mobili, ceramiche ed oggettistica antica.
Tra gli eventi più divertenti, dedicata ai più
piccoli, anche “l’Ufficio postale di Babbo
Natale”, in collaborazione con Poste Italiane. Non mancherà infine il Mercatino enogastronico di Natale, attività itinerante organizzata dalla Regione Calabria che vedrà
anche la degustazione dei prodotti locali
con animazione e giochi. E ancora dall’8
fino al 23 dicembre, piazza Castello diverrà il “Villaggio di Natale” con il mercatino
dell’artigianato e dell’agroalimentare. Tutti gli eventi natalizi saranno presentati in
questa settimana dall’amministrazione comunale a palazzo San Giorgio.
Gabriella Lax
aspettando natale
La crisi c’è ma non si vede
a Cosenza come nella Capitale
Da sinistra
un’affollatissim
a via
del Corso
a Roma ed
una piazza XI
Settembre
traboccante
di gente
a Cosenza
in occasione
dello shopping
natalizio
domenicale
COSENZA La crisi, quella che sta mettendo in ginocchio mezza Italia non esiste. O forse sì. Fatto sta che, ieri,
il centro della città dei Bruzi era traboccante di gente e la
Capitale, ha dovuto far fronte ad una vera e propria epidemia da shopping. O quasi. “Troppa gente in centro e via
del Corso interamente chiusa al traffico”, recitava così infatti l’Ansa battuta intorno alle 20. I bus sono stati deviati
per piazza Venezia, via Cesare Battisti, via IV Novembre,
via Nazionale e Traforo. E allora? «Non fatevi ingannare
- asserisce la proprietaria di una delle più rinomate profumerie del centro - la gente sta in giro, ma non compra nulla». «Entrano, salutano, danno un’occhiata e scappano
via», chiosa il gestore di una boutique nei pressi di Piazza
di Spagna. Dicevamo? La parola d’ordine per lo shopping
natalizio pare essere “pianificazione” dunque, con l’84 per
cento degli italiani che taglia i propri acquisti di impulso
alla ricerca del miglior convenienza nel rapporto prezzo e
qualità dei prodotti e dei punti vendita. E’ quanto emerge
da una analisi della Coldiretti sulla base dell’indagine intitolata “Xmas Survey 2011” di Deloitte dalla quale si evidenzia che gli italiani che frenano il proprio istinto all’acquisto compulsivo sono in numero superiore alla media
europea (60 per cento). Quasi la metà dei consumatori
italiani (45 per cento) è attratta dalle promozioni contro il
30 per cento dei consumatori europei, proprio a conferma
proprio del fatto che, sottolinea la Coldiretti, si cerca di ottimizzare il proprio budget di spesa. Secondo l’indagine la
metà degli italiani per le festività di fine anno utilizzerà sia
Internet sia il negozio per cercare regali e comparare i prezzi anche se poi solo il 10 per cento acquisterà on line mentre gli altri si recheranno direttamente nei punti vendita.
Come è successo ieri insomma. Un’attività che allunga i
tempi dello shopping natalizio ma che consente di realizzare concreti risparmi. Alla fine delle ricerche gli italiani riferisce la Coldiretti - , avranno speso 625 euro a famiglia
con un leggero calo del 2,3 per cento rispetto allo scorso anno, dovuto soprattutto ad una maggiore attenzione nella
spesa con la ricerca delle offerte più convenienti e l’acquisto di oggetti utili. Particolarmente gettonati i tradizionali mercatini di Natale dove quasi dieci milioni di italiani acquisteranno i regali per se stessi e gli altri. La corsa al regalo è appena iniziata.
Domenico Massarini
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Nel Pdl è ormai scontro aperto
Foti reclama il rispetto delle regole. Gentile minimizza: restiamo uniti
il punto
REGGIO CALABRIA
Volano gli stracci nel Pdl. E, con buona probabilità,
continueranno a volare sia nella riunione di coordinamento regionale prevista per oggi a Catanzaro che per
le prossime settimane. Il segretario Alfano ha parlato
chiaro e messo nero su bianco tramite circolare: stop
a i doppi incarichi. Il nuovo regolamento ha disciplinato nel dettaglio i casi di incompatibilità prevedendo anche quella tra presidente di Regione e coordinatore regionale del partito. Condizione in cui si trova il
governatore Scopelliti che sarà chiamato a passare la
mano. All’interno del Pdl è già scattata la successione
al trono e anche la convocazione, in fretta e furia, della riunione odierna di coordinamento dopo diversi
mesi ha destato parecchie perplessità. Ad uscire allo
scoperto, almeno fino al momento, è stato soltanto il
deputato e coordinatore provinciale del Pdl a Reggio
Nino Foti. Il messaggio inviato dal parlamentare è sta- Il parlamentare del Pdl Nino Foti
to chiarissimo: Scopelliti deve dimettersi. Apertura di
una fase di scontro che avrà il suo proseguo nella gior- l’elettorato e dei militanti e la formula dei congressi
nata di oggi poiché lo stesso Foti ha annunciato che di- corrisponde a questo bisogno: la volontà di poter
esprimere discussioni dialettiche ampie sul futuro del
serterà il summit di Catanzaro.
A tentare di placare gli animi è stato oggi il vice di Pdl e di scegliere gli organismi senza tutoraggi che
Scopelliti, Tonino Gentile. L’ex sottosegretario del go- una Regione libera e culturalmente emancipata ha
verno Berlusconi, però, tramite una nota ha replicato sempre respinto. È chiaramente auspicabile, e noi laalle diverse questioni sollevate negli scorsi giorni da voreremo in questa direzione, nella certezza che Foti
Foti senza spendere una parola sul coordinamento re- condivida che questo non significhi spaccare in due un
gionale. Un silenzio che la dice lunga sull’imbarazzo partito che ha fatto della compattezza e dell’unità le
sue armi piu efficaci per conquistare i
attuale dei vertici regionali del partito.
successi ottenuti. Correremmo il ri«Mi rammarico per le dichiarazioIl senatore
schio di fare come i Saraceni, che in
ni dell’amico deputato Nino Foti circa
sui consiglieri
una famosa battaglia, non avendo più
la gestione del partito a livello regionanemici, si combatterono e distrussero
le. Premetto – dice Gentile - di avere
arrestati:
da soli».
incontrato Foti, insieme al senatore
il
nostro
partito
Infine Gentile fa un rapido cenno alNitto Palma, a Palazzo Madama, proè garantista
le vicende giudiziarie che negli ultimi
prio in questi giorni e di averlo rassimesi hanno coinvolto alcuni esponencurato sull’andamento regolare della
procedura congressuale che si svilupperà a gennaio ti del partito. «Un’altra annotazione - sostiene ancocon l’effettuazione dei congressi. Per questo sono an- ra il vicecoordinatore regionale - va fatta sulle vicencora più sorpreso dalle sue dichiarazioni che, peraltro, de giudiziarie occorse in questi giorni e in questi menon fanno giustizia dei risultati ottenuti da Scopelliti si ad alcuni consiglieri regionali. Il Pdl è un partito gae dall’intero partito, che non hanno eguali nel Paese». rantista e deve sempre ribadire il principio liberale
Tutto va bene, dunque, secondo Gentile che glissa della presunzione di innocenza, che è costituzionalsui nodi fondamentali ed ecumenicamente richiama mente garantito. In ogni caso, i fatti contestati riguartutti all’unità. «Chiaramente - dice Gentile - la nuova dano questioni personali che non hanno corrisponfase apertasi nella politica italiana, per certi versi an- denza con la vita delle istituzioni».
ticipata dalle alleanze che abbiamo costruito in CalaRICCARDO TRIPEPI
bria, richiede una partecipazione ancora maggiore [email protected]
Pd, neocommissario in arrivo
Pratica Bubbico al vaglio dei garanti
Gli ultimi passaggi formali prima
dell’ufficialità. Per il Pd calabrese
stavolta davvero dovrebbe essere la
settimana decisiva. In arrivo il nuovo commissario che dovrà prendere
le redini del partito dopo quasi due
mesi di “vacatio” determinati dalle
dimissioni del senatore Musi.
I giochi – riferiscono fonti del Pd
nazionale – sarebbero ormai fatti: il
nuovo commissario per la Calabria
risponde al nome di Filippo Bubbico, oggi senatore ma con un passato ad altri livelli amministrativi, essendo stato presidente della Regione Basilicata per due mandati e anche sottosegretario. Nasce come dalemiano di ferro, Bubbico, ritenuto
dirigente dal polso fermo: anche per
questo sarebbe stato indicato per
mettere ordine in quel caos e in
quella giungla che è il Partito democratico calabrese, che la gestione
Musi ha finito per disarticolare, producendo fughe in avanti e spinte individualiste, come quelle delle ultime settimane, con la bulimia organizzativa inaugurata dal presidente
della Provincia di Cosenza Mario
Oliverio alla quale però si sono acco-
dati in tanti.
Ora con l’arrivo del nuovo commissario tutto questo bailamme dovrebbe avere fine: secondo ambienti del Pd nazionale, l’ufficialità di
Bubbico potrebbe arrivare già tra
oggi e domani, in ogni caso entro il
16 dicembre, quando è in programma l’assemblea nazionale del Pd. La
pratica attualmente sarebbe al vaglio della commissione nazionale di
garanzia presieduta da Berlinguer,
che starebbe esaminando la proposta del segretario nazionale per poi
arrivare all’ultimo passaggio della
ratifica della nomina da parte della
direzione nazionale. A quanto si è
appreso, Bubbico – sul cui nome peraltro non sarebbero mancate alcune “resistenze”, soprattutto da parte dell’area democrat di provenienza Margherita - avrebbe accettato
l’incarico dopo aver ottenuto la precisa garanzia della sua temporaneità, limitata allo svolgimento dei congressi in Calabria. Congressi che – è
ormai abbastanza evidente – a questo spunto slitteranno al 2012. Tra i
primi compiti del nuovo commissario del Pd calabrese ci sarà quello di
chiarire sulla base di quale tesseramento incardinare la stagione congressuale, ed è questo il vero motivo del contendere tra i democrat calabresi: con i congressi al 2012 tuttavia appare abbastanza plausibile
ritenere che si debba tener conto del
tesseramento 2011. Si vedrà. Per il
Pd regionale comunque sembra l’ultima chiamata: dopo la fallimentare
gestione Musi – fallimentare non
solo per responsabilità del senatore
ciociaro – Roma, che pure le sue colpe ce l’ha, non appare più disposta a
tollerare altre grane... (a. c.)
La settimana calda
parte da Catanzaro
Oggi pomeriggio il 70% della politica calabrese si riunirà in un solo
palazzo. Il palazzo di vetro della
provincia di Catanzaro. Alle ore 16
è prevista, al piano terra, una grande convegno organizzato dal gruppo regionale del Pd sul tema “Idee
per il Mezzogiorno e per la Calabria”. Le adesioni annunciate dei big
sono tantissime. Un’ora più tardi, al
primo piano, è prevista la riunione
del coordinamento regionale del
Pdl. E sempre a Catanzaro sono attesi altri appuntamenti istituzionali e sindacali.
La riunione del Pdl riveste un carattere particolare. Intanto, l’organismo è da molto che non si riunisce.
Nel frattempo sono successe tante
cose. Il Pdl ha un segretario nazionale operativo, Angelino Alfano, il
quale proprio venerdì scorso ha
emanato una circolare sul regolamento congressuale che prevede
precise incompatibilità. La più vistosa delle quali, per la realtà calabrese, riguarda il presidente Scopelliti che è anche coordinatore regionale. E in riferimento a ciò c’è la presa di posizione dell’onorevole Foti il
quale in una nota polemica diffusa
sabato scorso ha richiamato l’anomalia calabrese invitando Scopelliti a trarre le dovute conclusioni. Da
qui l’annunciata assenza dello stesso Foti alla riunione catanzarese.
Altre cose accadute sono riconducibili all’accentuata crisi economica,
ai tagli, ma anche alle indagini della magistratura, a partire dall’ar-
resto del consigliere regionale del
Pdl Franco Morelli. Da quel poco
che si è venuto a sapere manca ancora un’intesa di cornice tra le varie
anime del partito. E l’assenza di Foti segnala questo tipo di difficoltà. È
possibile che oggi ci si limiti a calendarizzare il percorso congressuale.
Sul fronte Pd c’è il tentativo di ripartire con le idee da mettere in
campo, anche se sullo sfondo rimane il problema irrisolto dei congressi provinciali e di circolo. Si attende
che Roma batti un colpo, inviando il
nuovo commissario (questa volta a
termine). Ma si fa strada anche la
via laziale. Di cosa si tratta? In quella regione, commissariata da tempo
come la Calabria, la direzione nazionale ha scelto la strada delle primarie aperte. Che, infatti, si terranno il 12 febbraio. Lì sono in campo
per la segreteria regionale Enrico
Gasbarra (“area popolari”), Giovanni Bachelet (vicino a Rosy Bindi), Marta Leonori (vicina a D’Alema e sostenuta dalla componente di
Ignazio Marino) Marco Paciotti
(già della componente di Marino e
vicino a Giovanni Caparella). Secondo le norme congressuali i quattro candidati hanno dovuto depositare le firme di presentazione e nel
prossimo febbraio si misureranno
con le primarie. Insomma, i laziali
hanno deciso di misurarsi in mare
aperto, spostando i congressi locali
a valle delle primarie. Faranno lo
stesso i calabresi?
Bruno Gemelli
l’anniversario
Reggio ricorda Falcomatà
a un decennio dalla scomparsa
REGGIO CALABRIA Dieci anni fa, l’11 dicembre 2001, Reggio perdeva non solo il suo sindaco ma anche qualcosa di più, l’uomo simbolo
della “Primavera” della città. Italo
Falcomatà veniva strappato all’affetto dei suoi cari e dei reggini da una
leucemia fulminante.
Il professore, come lo
chiamavano in riva
allo Stretto, è andato
oltre i confini dell’amministratore rappresentando uno stile, un modo di essere,
di pensare e di agire
improntato sul dialogo con i suoi cittadini, il rispetto, la saggezza e, non ultime,
l’umiltà e la franchezza nel porsi con la sua
gente e nell’affrontare le diverse, e
non certo facili, problematiche del
territorio attraverso le sue ottime doti di comunicatore e di mediatore.
Valori che, assieme ad un solido e
raffinato humus culturale, lo hanno
guidato nel governo concreto ed illu-
minato della città risvegliandola dopo anni bui con uno sguardo lungimirante al futuro. Falcomatà, nonostante fosse esponente di sinistra in
una città storicamente di destra, ha
suscitato l’apprezzamento unanime,
oltre che di ogni espressione della società civile, di tutta la
politica, in un trasversale riconoscimento
delle sue qualità umane e amministrative.
Un aspetto, questo,
non certo comune in
un sindaco e, in generale, in un uomo politico. Per questo il ricordo di Falcomatà
non si scalfisce con il
tempo e, per questo,
Falcomatà non è stato solamente un sindaco. Primo cittadino dal ’93 al 2001,
tra i tanti meriti a lui ascrivibili come
amministratore, si evidenziano lo
sblocco dei fondi del Decreto Reggio
e la realizzazione del lungomare (che
non a caso porta il suo nome).
Alessandro Crupi
LUNEDÌ 12 dicembre 2011
12
calabria
ora
C O S E N Z A
L’estorsione al costruttore:
«Salgo e ti brucio vivo»
Così la cosca Lanzino costringeva a pagare il pizzo
Estorsione. Una delle voci
più importanti nei bilanci dei
clan di ’ndrangheta. A Reggio
come a Cosenza. Non fa eccezione il gruppo guidato dal latitante Ettore Lanzino, decimato il 6 dicembre scorso con
l’operazione Terminator 4. Alle attività legate al racket dedicava molte energie. Si tratta di
un reato odioso, ma a differenza di altri affari illeciti ben
più remunerativi (come la
droga per esempio), è difficile
da dimostrare.
Basta convincere le vittime
a pagare e il gioco è fatto. Anche perché capita spesso che
chi subisce l’estorsione ha
paura di denunciare. A Cosenza, poi, come è stato opportunamente sottolineato dagli inquirenti durante la conferenza
stampa del 6 dicembre in Procura, non esiste un’associazione antiracket né qualsiasi altra
forza di resistenza organizzata. Ai 29 indagati di Terminator 4 vengono contestate tre
estorsioni, ma nelle oltre 700
pagine che compongono l’ordinanza di custodia cautelare
vengono raccontati numerosi
episodi di estorsione i metodi
usate per portarle a compimento. Emblematica la telefonata ricevuta da un impren-
ditore edile di Cosenza che a re in compagnia di suo figlio
metà degli anni 2000 aveva rinviene una cartuccia calibro
iniziato a costruire un resi- 38 per revolver».
Decisamente più recente
dence in località Motta di Castrolibero. Una mattina di un’altro episodio di estorsione consumagennaio del
2006 l’uomo
Nell’ordinanza to ai danni di
professioriceve una tedi Terminator 4 un
nista di altra
lefonata: «Ti
provincia che
sei rivolto agli
vengono
si era aggiudiamici... che
raccontati
cato un apsalgo e ti brudecine di episodi palto di un
cio vivo». Il
certo rilievo
mattino seguente suo fratello si reca al nel Cosentino. Nel settembre
cantiere e trova all’ingresso dell’anno scorso l’uomo riceuna tanica piena di benzina. ve una telefonata da una cabiQuello stesso giorno, l’im- na telefonica: «Pronto, buonprenditore tornando al cantie- giorno».
La vittima: «Sì, chi è?».
L’estorsore: «Sentite, a Cosenza discorsi a metà non se
ne lasciano».
Più tardi il suo telefono
squilla di nuovo: «Cercate di
sbrigarvi a mandare qualcuno
qua perché discorsi a metà
non se ne lasciano a Cosenza».
è chiaro che nessun imprenditore si lascia derubare
a cuor leggero dei propri guadagni. Può accadere, pertanto, che l’intimidazione vocale
non faccia effetto. In qui casi il
passaggio successivo è qualcosa di più esplicito: mostrare alla vittima la pistola tenuta nella cintura dei pantaloni, la tanica di benzina all’ingresso
dell’attività commerciale o del
cantiere, i proiettili di armi da
fuoco, l’incendio dell’auto o
dell’attività, gli spari. Pochi
giorni prima che scattassero
gli arresti la città conosceva
una nuova impennata di episodi intimidatori, come solitamente accade in prossimità
del Natale o della Pasqua,
quando il racket passa a riscuotere.
A Cosenza, come emerge
chiaramente dagli atti di Terminator 4 (così come in quelle di quasi tutte le operazioni
antimafia) erano in molti a pa-
CRIVELLATA La vetrina di un negozio recentemente preso
di mira dal racket. A sinistra il questore Alfredo Anzalone che
ha lamentato l’assenza di denunce da parte delle vittime
gare: le imprese che si aggiudicavano appalti per lavori
pubblici, gli imprenditori edili, i commercianti. Persino piccoli bar e sale giochi non sfuggivano alle attenzioni dei picciotti della cosca Lanzino.
A proposito di Lanzino, domani a palazzo di giustizia riprende il processo Terminator
2, che tenta di far luce su alcuni omicidi di ’ndrangheta e vede imputati due pezzi da novanta come Domenico Cicero
e lo stesso Ettore Lanzino, i
boss che avevano saputo raccogliere l’eredità dei vari Pino,
Ruà, Perna, e che si erano resi
conto della convenienza di fe-
derare rispettivi gruppi in modo da evitare le guerre e pensare agli affari. A pagina 204
dell’ordinanza di Terminator
4 c’è un passaggio emblematico. è contenuto nelle dichiarazioni del pentito Angelo Colosso: «(...) Le decisioni vere e
proprie partivano da Lanzino
e da Cicero. Perché Cicero, pure che non partecipava alla fase preparatoria o organizzativa era sempre... il gruppo era
insieme... i due capi erano
Lanzino e Cicero. Se si faceva
un omicidio o un’estorsione
era sempre insieme (...)».
ALESSANDRO BOZZO
[email protected]
LUNEDÌ 12 dicembre 2011 PAGINA 14
l’ora di Lamezia
Redazione: Tel. 0961 702056 Fax 0961 480161 Mail [email protected]
GUARDIE MEDICHE
EMERGENZE
Carabinieri 112 (Compagnia
Polizia di Stato
Commissariato PS
Vigili del Fuoco
Distaccamento VV.FF.
Guardia di Finanza
Guardie Ecozoofile
Associazione Anti-racket
Polizia Municipale
0968.21010)
113
0968.203211
115
0968.436768
117
0968.431010
329.0566908
0968.22130
Ospedale centr.
0968.2081
Pronto Soccorso
0968 .208962/462860
Ospedale Soveria M. 0968 662210/662222
Emergenza Sanitaria
118
URP/Informazioni
0968.208815/208410
Direzione Aziendale
0968.208704
Centro Prenotazioni
800 006662
Elisoccorso
0968.208838
CINEMA
THE SPACE CINEMA
(3 D) LIGABUE CAMPOVOLO
15;17.30; 20; 22.30; 1
ANCHE SE E’ AMORE NON SI VEDE
15.30; 17.40 ; 19.50; 22
MIDNIGHT IN PARIS
15.45; 18; 20.10; 22.20; 0.30
IL GIORNO IN PIU’
14. 55;17.20; 19.45; 22,10; 0.35
(35MM) HAPPY FEET 2
15.35; 17.50
THE TWILIGHT SAGA BREAKING
DAWN
20; 22.30; 1
Incendi e spari, notte di paura
Auto in fiamme e colpi di pistola ad un negozio del centro cittadino
Nottata calda, quella trascorsa tra sabato e
domenica in città, con l’incendio di tre auto e
l’esplosione di sei colpi di pistola contro la saracinesca di un negozio di abbigliamento in
pieno centro.
Intorno alle due, il silenzio della notte in
via Adda, all’incrocio con via Crati, infatti, viene rotto dall’esplosione di alcuni colpi di pistola che, probabilmente, vista l’ora ed il sonno, sono passati inosservati o scambiati con i
tanti petardi che in questi giorni vengono sparati viste le vicinanze del Natale. A capire che
quelli sentiti non erano petardi ma veri e propri colpi di pistola, sono stati i giovani impiegati del negozio di outlet posto al pianterreno di un palazzo che, ieri mattina, giunti davanti l’attività commerciale, hanno notato che
sulla saracinesca marrone c’erano sei buchi
piuttosto grandi provocati da altrettanti colpi di pistola.
Una volta compresa la situazione, è stato
dato l’allarme e sul posto sono giunti i carabinieri che hanno fatto i rilievi del caso. Questo mentre tutto intorno la “vita commerciale” di questa importante arteria, parallela a
Viale Stazione, iniziava a riprendere l’attività
tra lo stupore di molti commercianti che, con
curiosità, osservavano i rilievi che venivano
effettuati per tentare di identificare la mano
ignota che ha esploso i colpi di pistola. In questo sperando anche nell’aiuto che potrebbe
giungere forse da alcune telecamere posizionate davanti una gioielleria sul marciapiede
di fronte a quello del negozio.
Quella di ieri mattina, però, non è stata
l'unica “sorpresa” domenicale che la città ha
avuto dopo che la notte precedente Lamezia
si era addormentata con l’immagine delle
fiamme che avevano avviluppato una Citroen
Zx station wagon di proprietà di una persona
incensurata, distruggendola completamente.
Nelle prime ore della giornata, invece, una
Fiat Cinquecento ed una Ford Focus, di proprietà di un ispettore di polizia penitenziaria,
in servizio nel carcere di Vibo Valentia dove
è vice responsabile delle sezioni detentive dell’istituto di pena, e di sua moglie, sono andate a fuoco.
Un gesto, questo, che ha immediatamente
registrato una presa di posizione di Gennarino De Fazio, componente della direzione nazionale della Uilpa penitenziari che parla di
«vero e proprio atto intimidatorio» ricordando che nel carcere di Vibo «qualche settimana addietro i detenuti classificati alta sicurezza hanno messo in piedi una pacifica protesta
contro le restrizioni, a loro dire, attuate dalla
direzione del carcere. Al collega – aggiunge giungano i nostri più vivi sentimenti di solidarietà e vicinanza nella certezza che questi
vili atti intimidatori non potranno in alcun
modo avere influenza sulla professionalità e
sull’impegno che tutta la polizia penitenziaria
di Vibo, ma dell’intera Calabria, profonde
ogni giorno, sebbene in condizioni di estrema
difficoltà operativa. Se poi c’è un nesso tra
quella protesta e l’atto intimidatorio di oggi
saranno le indagini a verificarlo».
Detto questo De Fazio, fa notare che «purtroppo non è il primo caso di intimidazione
NOTTE
DI FUOCO
L’auto dei
carabinieri
impegnati nei
rilievi davanti
al negozio
raggiunto dai
colpi di
pistola. In
basso a
sinistra, un
primo piano
sulla
saracinesca
dell’attività
commerciale.
A destra, un
altro
momento
della
mattinata
con le forze
dell’ordine
(foto
www.lamezia
instrada.tv)
che sono costretti a subire i poliziotti penitenziari in servizio nelle carceri calabre. Forse – prosegue – questo è il prezzo che paghiamo al nostro impegno in prima fila nel contrasto al crimine organizzato, che trova nel
momento penitenziario un punto alto di questa battaglia per la legalità. Non ci faremo intimidire e proseguiremo con analogo impegno ad affermare l’autorevolezza dello Stato
all’interno dei penitenziari».
Nel concludere, l’esponente della Uila penitenziari, sottolinea che «oggettivamente le
condizioni attuali del nostro sistema carcerario tra degrado, sovraffollamento e vacanze
organiche non aiutano nell’assolvimento dei
nostri doveri. Ma queste difficoltà rendono
ancora più nitida la meritoria opera quotidiana di chi opera, spesso, senza mezzi e in
splendida solitudine».
Da qui l’auspicio «che ora il Dipartimento
dell’Amministrazione penitenziaria comprenda la necessità di assicurare alla Calabria
un provveditore effettivo in pianta stabile che
possa garantire coordinamento, controllo e
gestione amministrativa».
SAVERIA MARIA GIGLIOTTI
[email protected]
Lunedì 12 Dicembre 2011 Gazzetta del Sud
8
Calabria
.
LAMEZIA TERME Pasquale Saladino, operaio di 59 anni, è stato centrato da diversi proiettili esplosi da una pistola. Colpito di striscio anche un 14enne
Pomeriggio di fuoco, due feriti in strada
Gli inquirenti sono alle prese con un episodio apparentemente inspiegabile: l’uomo è incensurato
Giuseppe Natrella
LAMEZIA TERME
Nel mirino è finito un operaio di
59 anni, Pasquale Saladino. L’uomo è incensurato. È stato raggiunto da diversi colpi di pistola
calibro 9. Una di queste pallottole
vaganti ha ferito di striscio un ragazzino all’ingresso di un circolo
ricreativo. Teatro della sparatoria è Capizzaglie, considerato dagli investigatori uno dei quartieri
a più alto rischio della città.
Il killer è entrato in azione nel
pomeriggio di ieri. Erano circa le
16.30, Saladino si trovava su un
marciapiede, davanti ad un circolo ricreativo sulla trafficatissima
Via dei Bizantini. È stato colpito
da diversi proiettili che l’hanno
raggiunto alle cosce e alle gambe.
L'uomo è stato soccorso da
un'ambulanza del 118 che l’ha
trasportato al vicino pronto soccorso dell’ospedale lametino dove i medici gli hanno prestato le
prime cure. Le sue condizioni non
dovrebbero destare preoccupazione: l'uomo, da quanto si è appreso, non è stato raggiunto in
parti vitali ed è stato sottoposto a
un intervento chirurgico.
Si tratta di un tentato omicidio
sul quale stanno indagando i militari del nucleo operativo della locale Compagnia dei carabinieri
arrivati per primi sulla a scena del
crimine provvedendo a circoscriverla per evitare l’inquinamento
dell’area sulla quale si è consumata la sparatoria che avrebbe potuto avere conseguenze molto più
gravi.
Nell’agguato oltre a Saladino è
rimasto coinvolto un quattordicenne sulla cui identità gli investigatori mantengono il massimo riserbo per ovvie ragioni investigative. Il ragazzo, così come il cassintegrato, probabilmente ha visto in faccia l’autore della sparatoria. È rimasto ferito di striscio a
un piede, ma ha rischiato grosso.
Sulle modalità dell’agguato al
momento gli inquirenti non si
esprimono Perché la vittima appartiene ad una famiglia d’onesti
operai, e non risulta vicino ad ambienti criminali. Ciò nonostante
le caratteristiche non dovrebbero
lasciare spazi a dubbi, s’è trattato
di un vero è proprio agguato di
stampo mafioso anche perché, secondo quanto s’è appreso in alcuni ambienti investigativi, nel mirino del commando l’obiettivo
era un altro: un circolo più volte
bersagliato da agguati e da intimidazioni.
Saladino e il ragazzo sarebbero delle vittime casuali di qualche
gruppo criminale che vuole imporre la sua supremazia in un territorio che gli inquirenti conside-
rano ad alta densità mafiosa e
controllato dal clan dei Torcasio.
Un’ipotesi investigativa su cui si
sta concentrando l’attenzione degli investigatori anche perché Saladino è un incensurato, un operaio in cassaintegrazione e che in
base ad un accordo sottoscritto
con la Regione lavora negli uffici
giudiziari del Tribunale di Lamezia come archivista.
Due vittime innocenti di una
follia criminale in crescita nonostante gli sforzi delle forze dell’ordine e della magistratura impegnati quotidianamente sul fronte
della criminalità che vuole imporre il suo dominio con la forza.
L’anno si sta chiudendo con un
bilancio di sangue pesante: 5
morti e 3 feriti. Due degli omicidi
non hanno a che fare con la criminalità organizzata, come quello
di Giovani Caputo, commerciante d’autoricambi di 62 anni ucciso
del sera del 9 maggio, e di Adelina
Bruno la giovane di 29 anni uccisa
nella notte del 30 ottobre dal suo
fidanzato. Gli altri omicidi sono
invece catalogati nell’ambito della lotta tra clan cittadini. Il primo
risale al 7 maggio in un campo di
calcetto in periferia. Nel mirino finì Vincenzo Torcasio, 58 anni. Fu
freddato con otto colpi di pistola
calibro 9, mentre stava assistendo ad una partita in cui era impegnata la squadra allenata da lui.
Un mese dopo, esattamente il 7
giugno, fu ucciso sempre in un agguato mafioso il figlio Francesco,
20 anni, in Via Misiani con undici
colpi di pistola. Il giovane al momento dell’agguato si trovava
nella sua auto.
Il 5 giugno fu trovato morto in
una stradina interpoderale Giovanni Villella, 31 anni, dichiarato
scomparso ventiquuatr’ore prima
del ritrovamento. Fu ucciso a colpi di fucile calibro 12. Un omicidio risolto in poche ore con l’’arresto dei presunti esecutori materiali.
Alla furia della criminalità mafiosa sono invece scampati Egidio
Umberto Muraca, 31 anni, e Angelo Paradiso, 25 anni, contro i
quali sono stati sparati sette colpi
di pistola calibro 9 la sera del 30
marzo. Il tentato omicidio, dal
quale i due sono scampati miracolosamente, si consumò nelle vicinanze dell’abitazione di Muraca in Via Aristotele, contrada Lagani.
L’altra vittima designata che è
riuscita ad evitare la furia omicida della criminalità organizzata è
Giuseppe Morello, 39 anni, che il
19 novembre scorso, intorno agli
15 in via degli Itali, nella zona di
Capizzaglie, è riuscito a sfuggire
ad un commando che gli aveva
sparato nove colpi di pistola.
BIVONGI Un tabaccaio si era visto minacciare per mille euro
La vittima non ha paura e denuncia
I baby estortori finiscono in manette
Antonello Lupis
ROCCELLA
Ancora sangue in Via dei Bizantini, nel quartiere Capizzaglie
Giovani, ma già di spiccate tendenze delinquenziali: estortori
in erba. Li hanno filmati e poi
sorpresi in flagranza di reato,
mentre ritiravano la busta con
all’interno il denaro richiesto al
commerciante minacciato di
morte, i carabinieri della compagnia di Roccella e i militari
della stazione di Stilo. Con l’accusa di estorsione aggravata in
concorso, sono finiti in manette, nella notte tra sabato e ieri,
tre giovani di Stilo, due dei
quali minorenni. Si tratta di
Rocco Nisticò, bracciante agricolo di 21 anni, S.D., studente
di 15 anni e A.I.I., bracciante
agricolo di 17 anni.
A finire nel mirino dei tre
giovani è stato il titolare di una
rivendita di tabacchi di Bivongi: «Se vuoi la vita salva, allora
paga!!!» è stato il messaggio
anonimo fattogli recapitare in
Rocco Nisticò
forma cartacea all’interno di
una busta. La cifra richiesta per
porre fine alle minacce era mille euro. A far scattare l’indagine dei carabinieri di Roccella e
Stilo è stata la coraggiosa denuncia dello stesso commerciante.
L’arresto dei tre giovani, dopo un appostamento a distanza
da parte dei carabinieri che si è
protratto per diverse ore, è
scattato nella notte di sabato
nelle vicinanze del campo
sportivo di Bivongi, un luogo
periferico molto isolato e buio,
dove i malviventi avevano
chiesto al commerciante di lasciare la busta con la somma di
denaro richiesta. Nell’auto dei
tre malviventi, una Volkswagen Golf, i carabinieri hanno
trovato due passamontagna,
una pistola giocattolo, una piccola dose di sostanza stupefacente e 4 paia di guanti in lattice.
Dopo l’arresto e le formalità
di rito compiute negli uffici
della compagnia carabinieri di
Roccella, Rocco Nisticò, su disposizione del sostituto procuratore locrese Francesco Cirillo, è stato portato nel carcere di
Locri, mentre i due minorenni,
su decisione dell’autorità giudiziaria minorile reggina, sono
stati trasferiti nel centro di prima accoglienza di Reggio Calabria.
LAMEZIA L’ispettore della casa circondariale di Vibo è stato svegliato dai vicini ieri alle 5.30
Bruciate due macchine a guardia carceraria
Vinicio Leonetti
LAMEZIA TERME
Sono le 5.30 del mattino. Le
fiamme divampano in centro,
una traversa di Via Marconi, e
avvolgono due macchine parcheggiate in un piccolo spiazzo. Sono la Ford Focus e la Cinquecento di un ispettore di polizia penitenziaria lametino in
servizio al carcere di Vibo Valentia da cinque anni. Dov’è il
viceresponsabile delle sezioni
detentive.
La guardia carceraria dorme
e non s’accorge di nulla finchè
viene avvisata dai vicini più
mattinieri. L’uomo in un attimo scende giù e riesce a salvare una delle sue auto dall’incendio, l’altra resta praticamente ingoiata dalle fiamme.
Immediato l’intervento dei vigili del fuoco che riescono a
spegnere il grande rogo appiccato con un massiccio uso di
benzina e il solito fiammifero
distruttivo.
La Uil-Penitenziari grida
all’attentato intimidatorio. Lo
dice senza nascondere nulla attraverso Gennarino De Fazio
della direzione nazionale del
sindacato.
«Negli ultimi mesi c’è una recrudescenza in tutta la Calabria di attentati di questo tipo»,
spiega, «probabilmente per le
condizioni d’emergenza in cui
sono costrette le carceri tra degrado, sovraffolamento e vuoti
d’organico». Gli istituti di pena
calabresi hanno le percentuali
di sovraffollamento più alte
d’Italia, a Lamezia la punta
dell’iceberg è del 180%. E dopo
la rivolta nel carcere di Ancona
qualche giorno fa sono emersi
numeri per troppo tempo nascosti: 61 suicidi in cella
dall’inizio dell’anno, oltre 900
tentativi, più di 5 mila atti di
autolesionismo, e 315 aggressioni al personale penitenziario col ferimento di circa 400
Il carcere di Vibo Valentia
baschi blu.
«Non è il primo caso d’intimidazione che sono costretti a
subire i poliziotti penitenziari
in servizio nelle carceri calabresi», sottolinea il sindacalista
della Uil-Penitenziari, «forse
questo è il prezzo che paghiamo al nostro impegno in prima
fila nel contrasto al crimine organizzato, che trova nel momento penitenziario un punto
alto di questa battaglia per la
legalità. Non ci faremo intimi-
dire e proseguiremo con analogo impegno ad affermare l’autorevolezza dello Stato nei penitenziari».
De Fazio ricorda che «oggettivamente le condizioni attuali
del nostro sistema penitenziario tra degrado, sovraffollamento e vacanze organiche
non aiutano nell’assolvimento
dei nostri doveri. Ma queste
difficoltà rendono ancora più
nitida la meritoria opera quotidiana di chi opera spesso senza
mezzi e in splendida solitudine».
«Vogliamo auspicare», è
l’appello del sindacalista, «che
dopo questo ennesimo episodio intimidatorio il dipartimento dell’amministrazione
penitenziaria comprenda la necessità di assicurare alla Calabria un provveditore effettivo
in pianta stabile che possa garantire coordinamento, controllo e gestione amministrativa».
REGGIO Ordigno rudimentale e cartuccia a pallettoni trovati a Pellaro vicino all’auto della vittima che ha fatto arrestare alcuni “postini del pizzo”
Nuova intimidazione all’imprenditore che scampò a un agguato
Paolo Toscano
REGGIO CALABRIA
Un imprenditore nel mirino della criminalità. L’ennesimo
“messaggio” si è materializzato
nella serata di sabato quando
mani ignote hanno posizionato
un ordigno rudimentale vicino
all’autovettura di Gaetano Caminiti, 54 anni, parcheggiata
sotto l’abitazione dell’imprenditore, nel quartiere Pellaro.
Per rendere ancora più esplicito il messaggio, i malviventi
hanno lasciato accanto all’ordigno, privo di miccia e innesco,
un guanto in lattice e una cartuccia di fucile calibro 12 caricata a pallettoni. Scattato l’allarme, sul luogo della grave intimidazione sono intervenuti alcuni
equipaggi dell’ufficio volanti. I
rilievi sono stati eseguiti dagli
specialisti del gabinetto regionale di Polizia scientifica. Le indagini sono dirette dal capo della squadra mobile Renato Cortese.
Il nome di Gaetano Caminiti,
titolare di una sala scommesse
on line a Pellaro, era balzato
agli onori della cronaca la sera
del 12 febbraio scorso quando
era scampato miracolosamente
a un agguato di chiara matrice
mafiosa. Nell’occasione qualcuno aveva agito con il chiaro intento di ucciderlo. Gaetano Caminiti si trovava alla guida della
sua Smart e stava percorrendo il
tratto di 106 che collega Pellaro,
il popoloso quartiere della periferia sud, dove ha sede la sua sala scommesse, alla città. L’agguato era scattato intorno alle
18,30. Giunta in prossimità dello svincolo di San Gregorio, la
piccola autovettura di fabbricazione tedesca guidata dall’imprenditore era stata affiancata
da una moto con in sella due
persone con i volti coperti da caschi integrali. L’uomo che stava
seduto dietro aveva in pugno
una pistola e aveva premuto il
grilletto cinque volte sparando
al bersaglio grosso. La scocca
rinforzata nella parte posteriore
della Smart aveva salvato la vita
all’imprenditore. Era stato lo
stesso Gaetano Caminiti a raccontare i momenti terribili
dell’agguato recandosi alla stazione Carabinieri di Pellaro.
A distanza di qualche mese, il
21 luglio scorso per la precisione, da parte delle istituzioni
c’era stata una prima, importante risposta all’istanza di giustizia dell'imprenditore che aveva
trovato la forza e il coraggio per
denunciare di essere vittima da
anni del racket. I carabinieri del
comando provinciale, nell’ambito dell’operazione “Azzardo”,
avevano fatto scattare le manette ai polsi di tre persone, Gennaro Gennarini, Vincenzo Nettuno
e Terenzio Minniti, ritenute
contigue alla criminalità organizzata, per il reato di tentata
estorsione aggravata. Le indagini sfociate nel fermo dei tre erano partite da una denuncia di
Caminiti. Il titolare della sala
scommesse aveva raccontato di
essere stato vittima di una serie
di episodi criminali fissando nel
1993 la data d'inizio delle sue
disavventure.
Dalle successive indagini i
Carabinieri avevano colto il tentativo di estorsione ad opera dei
tre fermati. Gli stessi, secondo
l’accusa, nel marzo scorso si era-
Sulla nuova intimidazione all’imprenditore indaga la Polizia
no presentati come parenti di
storici appartenenti alle cosche
di ’ndrangheta dei Ficara-Latella e dei “Ficareddi”. E in questa
veste avrebbero tentato di imporre a Caminiti l’utilizzo di un
particolare software illegale per
il gioco del poker on line. E registrando il “no” dell’imprenditore, i tre avrebbero minacciato
gravi ripercussioni. Le indagini
sfociate nell’operazione “Azzardo” avevano fatto scoprire l’esistenza di un progetto delle cosche dei Ficara-Latella e dei “Ficareddi” finalizzato essenzialmente all’acquisizione di diverse sale scommesse presenti sul
territorio cittadino, con imposizione del famoso software illegale, per aumentare in modo
esponenziale i guadagni da
reimpiegare in attività illecite.
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Lunedì 12 Dicembre 2011 Gazzetta del Sud
Reggio Ionica
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LOCRIDE Ha stupito la “buona nuova”, in piena controtendenza
CAULONIA «Un’azione triste e infame»
Ferrovie, non solo tagli
Babbo Natale porta
le linee elettriche...
Furto degli asinelli
Costantino scrive
a Giuseppe Grenci
Scopelliti: «Buon risultato, il resto era già deciso»
I sindaci: «Speriamo sia un’inversione di tendenza»
Quella perpetrata ai danni di
Bruno Grenci, il furto di sei asinelli, avvenuto in pieno giorno
martedì scorso, «è un’azione infame e triste». Parole di Demetrio Costantino, presidente del
Comitato interprovinciale per il
diritto alla sicurezza, che
all’operatore turistico cauloniese ha indirizzato una lettera di
solidarietà.
Triste, scrive Costantino «perché priva i bambini e i figli dei turisti nei mesi estivi, di familiarizzare con le bestiole. Infame perché si è voluto punire un imprenditore generoso, quale tu sei,
proprietario degli animali, che
aveva avuto l’idea, apprezzata
da tutti, per offrire momenti di
svago per i bambini». E questo,
per il presidente del Cids, è un
ennesimo segnale di «illegalità
diffusa nella Locride, dove tanti
reati e tanti delitti restano purtroppo impuniti».
Su questa azione criminosa
sulla quale «non può e non deve
calare il silenzio», sono necessarie «la partecipazione e collaborazione dei cittadini e, da parte
delle forze dell’ordine, investigazioni approfondite e in più di-
Aristide Bava
SIDERNO
Mentre Trenitalia continua con i
suoi tagli che isolano sempre più
la Calabria, da Roma è dunque arrivata la notizia che il presidente
della Giunta regionale Giuseppe
Scopelliti è riuscito a strappare
l’impegno dell’elettrificazione
della tratta ferroviaria della ionica reggina, nel corso di un incontro tra Governo, Regioni e Rfi. Pare veramente un controsenso, anche se la notizia è da considerare
certamente positiva e non solo
per l’ingente somma che sarà utilizzata (dai 200 ai 250 milioni di
euro) ma anche e soprattutto perchè se l’impegno sarà mantenuto
potrebbe segnare un punto molto
importante per un futuro che anzichè arricchirsi di ulteriori tagli
andrebbe a favorire un possibile
potenziamento della tratta ferroviaria.
Abbiamo sentito telefonicamente il governatore Scopelliti
che è sembrato soddisfatto per
quanto è riuscito ad ottenere «dopo un confronto – ha detto – che è
stato abbastanza duro ma nel corso del quale abbiamo fortemente
evidenziato le necessità di opportuni interventi in Calabria. Siamo
riusciti ad ottenere questo risultato che garantirà significativamente la tratta ionica reggina
grazie anche a un necessario investimento che, come Regione
Calabria, abbiamo garantito con
80 milioni di euro. Credo che sia
un risultato ottimale per la Calabria e per la Locride in particolare. Adesso il nostro impegno sarà
indirizzato a far partire i lavori di
elettrificazione, che riguardano
altre zone del sud del Paese».
Scopelliti ha anche rinnovato
il suo rammarico per i “tagli” disposti da Trenitalia con i nuovi
orari ferroviari: «Ma era già stato
tutto deciso – ha precisato – e le
nostre proteste, almeno per l’immediato, non sono servite a nulla.
Adesso è necessario guardare al
futuro, e seguire, da subito, lo studio di fattibilità del progetto complessivo di elettrificazione».
La notizia dell’elettrificazione
della fascia ionica è stata favorevolmente commentata anche in
sede locale. Il presidente del Comitato dei sindaci, Ilario Ammendolia, ha espresso compiacimento: «Si tratta – ha detto – di un riconoscimento delle grandi necessità di questo territorio, che continua ad essere penalizzato da decisioni assurde come quelle
dell’ulteriore taglio dei treni. Potrebbe essere l’inizio di un’inversione di tendenza anche se è bene
attendere la concretizzazione ufficiale della vicenda».
Il coordinatiore dell’Osservatorio sui problemi della Locride,
Giuseppe Ventra, ha diffuso un
comunicato per «dare atto al presidente Scopelliti della sua attenzione su un problema di innegabile importanza per il futuro del
territorio» pur ricordando che « le
necessità di interventi nella Lo-
Armando Scuteri
CAULONIA
La stazione ferroviaria di Siderno
cride sono notevoli e richiedono
ulteriori impegni da parte delle
istituzioni provinciali, regionali e
nazionali, per fare uscire il territorio dalla marginalità in cui si
trova».
La struttura esecutiva del Corsecom, infine, in altra nota prende atto che «la positiva notizia induce a ritenere che l’impegno del
presidente della Giunta regionale
a favore di questo territorio, continuerà in maniera sempre più incisiva. Il Corsecom – conclude la
nota – si impegna a seguire con
grande attenzione l’evolversi della questione nella convinzione
che la ritrovata unità tra le istituzione locali e il rinnovato rapporto con la struttura regionale darà
un grande contributo positivo al
rilancio del territorio».
LOCRI Le parole commosse del vescovo mons. Morosini per la “mamma coraggio”
to, ma ti ha anche molto amata
e ammirata».
Anche il presidente del Comitato dei sindaci, Ilario Ammendolia ha voluto ricordare «il coraggio di Angela Casella, che è
stato esempio per le donne e gli
uomini di questo comprensorio
e dell’intera Calabria.
«Ella ha contribuito, con la
sua determinazione ed il suo coraggio, – scrive Ammendolia – a
mettere fine all’odiosa stagione
dei sequestri di persona, ha provocato un risveglio di molte coscienze assopite , ha messo lo
“Stato”, spesso sonnolento e, in
alcuni casi, complice, dinanzi
alle
proprie
responsabilità».(a.c. e a.b.)
«Angela, un dono grande per tutti noi»
LOCRI. «Sei stata un dono grande non solo per la tua famiglia,
ma per tutti noi». Così il vescovo
di Locri, mons. Giuseppe Fiorini
Morosini, si rivolge ad Angela
Casella in una lettera inviata alla famiglia di «madre coraggio»
dopo la sua morte. «Appena saputa la triste notizia – scrive
mons. Fiorini Morosini – ho sentito forte in me l’impulso, come
attuale vescovo della Locride,
ad esprimervi la mia cristiana
solidarietà, ricordando la vo-
stra cara defunta, che, qui, nella
Locride, ha dato testimonianza
di amore materno, di fede, di
coraggio e di costanza. Nella
sua dolorosissima permanenza
nella Locride “madre coraggio”
ebbe modo di sperimentare il
vero cuore dei calabresi, umiliato da una sparuta minoranza
senza cuore e senza dignità».
«Se posso in questo momento
sostituirmi a loro, signora Angela – scrive ancora mons.Morosini – ti chiedo perdono per
tutto quanto ti hanno fatto soffrire. Le nostre strade parlano
ancora di te mentre stringevi altre mani di madri e di gente
semplice, che ti esprimeva vicinanza sincera, mentre raccoglievi firme di solidarietà, mentre ti recavi in ogni luogo e posto ove potevi far risuonare a
voce e con scritte, il tuo grido di
madre, colpita nel cuore per il
rapimento di un figlio. Dinanzi
alla tua salma ti diciamo grazie.
Grazie per come ti sei saputa
rapportare con noi calabresi,
non facendo di ogni erba un fascio. Grazie per come hai dimostrato la grandezza di un cuore
di madre, che non si arrende.
Prega per la nostra Locride, una
terra che ti ha fatto soffrire molAngela Casella
s’incatenò dal
1988 al ‘90 in vari
paesi della Locride
È morta sabato
Bruno Grenci
rezioni, per colpire i responsabili». Costantino rivolge un appello «all’Amministrazione comunale affinché valuti possibilità e
modi in sostegno della azione intrapresa da te». Sottolineando la
«comprensione per l’amarezza»,
generata per il «deplorevole gesto, e l’affetto che tu nutri per
questi animali – conclude il leader del Cids – ti assicuro che,
quello che possiamo fare, è il nostro pieno impegno per una soluzione positiva della vicenda».
SIDERNO Inaugurata da Ritorto
La mostra in municipio
dello scultore Gulloni
SIDERNO. Il sindaco Riccardo
Ritorto ha deciso di valorizzare
gli artisti locali. Con questo
obiettivo ha inaugurato la mostra del giovane scultore Joey
Gulloni, alla presenza di un folto pubblico, al primo piano del
palazzo municipale. Dopo il taglio del nastro il giovane artista
ha presentato e illustrato le sue
opere, tra le quali alcune sculture in marmo e in bronzo particolarmente suggestive.(a.b)
Gulloni e Ritorto al taglio del nastro