progetto “Bioetica a Scuola”

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progetto “Bioetica a Scuola”
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INDICE
Prefazione……………………………………………………………..pag.3
LA BIOETICA: TEMI, PROBLEMI E PROSPETTIVE
Bioetica a scuola: le nuove frontiere…………………..........................pag.5
L‟Etica come nuova frontiera della Scienza………………………….pag.9
IL CORPO TRA BIOLOGIA, CULTURA E MERCATO
Introduzione…………………………………………………………..pag.12
Raccontare il corpo…………………………………………………...pag.14
La maledizione del cibo e il gioco estremo…………………………..pag.18
La fecondazione assistita……………………………………………..pag.22
Il corpo nelle religioni………………………………………………..pag.27
GLI ALUNNI ASCOLTANO, RIFLETTONO,APPROFONDISCONO
E‟ moralmente lecito fare tutto ciò che possibile?...............................pag.33
Alla scoperta del corpo umano……………………………………….pag.36
Anabolizzanti………………………………………………………....pag.40
Chirurgia plastica estetica e ricostruttiva……………………………..pag.42
L‟uomo cyborg……………………………………………………….pag.46
Le cellule staminali: una speranza per molti…………………………pag.48
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Prefazione
Questo “quaderno” raccoglie
i lavori di docenti ed allievi del Liceo Classico
“Cneo Nevio” di S. Maria C. V., che hanno partecipato al progetto “Bioetica a Scuola”
nell‟anno
scolastico
2010/2011.
L‟articolazione
del
“quaderno”
rispecchia
l‟impostazione del corso, durante il quale si sono alternati gli interventi di alcuni
professori del Liceo, una lezione magistrale del prof.re Lucio Pastore, Ordinario di
Biochimica Clinica e Biologia Molecolare (Università Federico II) e group leader del
Ceinge - Biotecnologie Avanzate - di Napoli, i dibattiti con gli studenti e le attività di
approfondimento. Il progetto, che ha rappresentato un‟occasione per un aggiornamento
su aspetti fondamentali dell‟attualità
riflettere
scientifica, ha permesso agli alunni di poter
su temi caldi e controversi, che sono
al centro del dibattito etico
contemporaneo e che hanno importanti ricadute sulla società e sulle scelte morali. La
consapevolezza che la scuola rappresenta un ambiente particolarmente significativo, in
cui i giovani costruiscono la propria identità culturale e personale, ha suggerito, nella
trattazione delle varie tematiche, un approccio culturale più ampio e interdisciplinare,
che ha cercato di favorire liberi confronti e dialoghi, che sono essenziali per la crescita
degli studenti come persone e futuri cittadini maturi e consapevoli.
La docente referente
Anna Maria Esposito
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LA BIOETICA
TEMI, PROBLEMI, PROSPETTIVE
BIOETICA A SCUOLA
LE NUOVE FRONTIERE
L’ETICA
COME
NUOVA
FRONTIERA
DELLA
SCIENZA
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BIOETICA A SCUOLA
LE NUOVE FRONTIERE
di
Alba Flavia Santoro*
1. E‟ lecito fare tutto ciò che è possibile ?
2. La Bioetica cerca di dare delle risposte eticamente corrette a questo interrogativo.
Abbiamo assistito negli ultimi decenni ad un tumultuoso sviluppo della medicina e delle
biotecnologie:
- cura di malattie prima incurabili
- trapianto di organi
- manipolazione di geni
- clonazioni di essere viventi (Dolly 1996)
- fecondazione artificiale
- eutanasia.
1. E‟ moralmente giusto realizzare in concreto tutto ciò che la ricerca scientifica, in stretta
connessione con la tecnologia, è (e sarà) in grado di fare ?
2.
Se no, quando la mano dell‟uomo deve fermarsi?
Quesiti di fondo su cui si innestano una serie di domande che riguardano i momenti
decisivi della vita, della morte e della riproduzione umana.
5
* Docente di Filosofia e Storia
Gli obiettivi di questi incontri sono:
-
Chiarire i termini essenziali del problema etico attuale, in relazione alle sconvolgenti
novità della genetica e della medicina.
-
Analizzare i principali ambiti di applicazione della bioetica: medicina, diritto, politica,
religione, filosofia.
-
Analizzare e valutare le argomentazioni specifiche delle posizioni teoriche prevalenti.
Per rispondere agli interrogativi posti, è necessario riflettere sulla concezione della vita
umana, valutata a priori come sacra e inviolabile o al contrario, in relazione alle
concrete modalità in cui si realizza e quindi alla sua qualità. Questa distinzione netta
risulta oggi superata, pertanto scienza e tecnica devono confrontarsi con la filosofia, che
opera attraverso la riflessione e la discussione critica, per affrontare le difficili decisioni
che riguardano l‟uomo, la vita e la morte.
Un pò di storia ……
Il termine “bioetica” nasce nel 1971, usato dall‟oncologo americano Van Rensselaer
Potter, nel titolo di un suo libro: Bioethics. A bridge to the future.
La Bioetica è una ricerca interdisciplinare, infatti per rispondere alle domande sulla
liceità o meno di talune pratiche mediche o biologiche, specie riguardo agli interventi
sull‟uomo, si è ritenuto far confluire l‟apporto di più competenze, da quelle dei
ricercatori scientifici (in particolare biologi e biotecnologi) a quelle dei medici, degli
psicologi, dei filosofi e dei teologi.
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Già la scuola di Ippocrate di Cos aveva stabilito norme di carattere etico a cui ispirarsi,
di cui la più importante era “ Tendere nelle malattie a due scopi, giovare e non essere di
danno”. Oggi questo principio, alla luce delle possibilità della tecnologia
contemporanea, è troppo generico.
Oltretutto siamo in un‟epoca in cui domina il
pluralismo dei valori conseguenza di una società multietnica e multiculturale, di
differenti tradizioni.
Ecco perché non è possibile assumere nette posizioni religiose in questo ambito, le
scelte religiose vengono lascate alla libertà individuale, alla coscienza di ciascuno di
noi; ma uno Stato che deve emanare leggi valide per tutti i suoi cittadini, di qualsiasi
religione o cultura, non può assumere posizioni unilaterali.
Viene così in aiuto la filosofia, nello specifico una delle formulazioni dell‟imperativo
categorico Kantiano: “Considera l’umanità in te stesso e negli altri sempre come fine
mai come mezzo”. Ad esso si ispira la bioetica, soprattutto per quanto concerne il
divieto della clonazione umana.
Perché la Bioetica a scuola ?
Il 15 Luglio 2010 è stato siglato un Protocollo d‟intesa tra MIUR (ministero
Istruz.Univer.Ricer) e CND (Comitato Nazionale Bioetica); il documento prende in
esame il nesso tra “educazione alla bioetica” ed “educazione alla cittadinanza” delle
nuove generazioni: la prima è parte integrante della seconda, in quanto educazione del
futuro cittadino a scelte consapevoli sui problemi posti dalle nuove tecnologie. E‟
opportuno che i giovani, in quanto futuri cittadini, siano formati a scuola, per integrare
consapevolmente informazione scientifica e riflessione etica. Ciò è ribadito in
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importanti documenti ufficiali dell‟Unesco come la dichiarazione universale sulla
Bioetica e i Diritti Umani (2005).
Curiosità
La casa “Sollievo della sofferenza” (l‟Ospedale creato e inaugurato da Padre Pio da
Pietralcina a S.Giovanni Rotondo), insieme con l‟associazione Neurothon lancia
“Adotta una cellula”, una campagna di informazione e raccolta fondi a favore della
ricerca sulle cellule staminali cerebrali, per curare malattie neurodegenerative come la
SLA (sclerosi laterale amiotrofica), la Sclerosi multipla e il morbo di Alzheimer
(patologie per le quali non ci sono cure risolutive). La campagna ha come testimonial
l‟attore Raul Bova e dà la possibilità di “adottare una cellula”, finanziandone
simbolicamente la coltura per sviluppare la ricerca.
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L’ETICA
COME NUOVA FRONTIERA DELLA SCIENZA
di
Sergio Iorio*
Dopo la lunga stagione del Positivismo ottocentesco e del neo-Positivismo del XX
secolo, si impone all‟uomo contemporaneo una riflessione che coinvolga non solo il
ruolo che la ricerca scientifica debba occupare nell‟ambito della cultura contemporanea,
quanto il complessivo significato che si voglia riconoscere alla vita stessa. Lungi dal
rinchiudersi nei limiti di una riflessione sul significato dell‟esistenza, storicamente
ormai databile e riconducibile all‟affascinante esperienza dell‟esistenzialismo
novecentesco, il problema deve, oggi, essere inquadrato in una dimensione di natura
ontologica: è in gioco il valore da riconoscere all‟uomo in quanto realtà complessa, non
più ascrivibile nei confini di una mera, seppure necessaria, conoscenza psicologica, né
tantomeno sociologica, altrettanto indispensabile, ma, nel contempo, unilaterale e non
esaustiva della realtà, molto più complessa, che si deve riconoscere alla natura umana.
Il tema inevitabilmente viene a coinvolgere la stessa cultura scientifica e il significa da
attribuire alla ricerca che ne è parte integrante. In altri termini, ci si pone la domanda se
sia corretto delegare alla scienza, intesa in tutte le sue articolazioni disciplinari, la
risposta sul reale significato di ciò che lo stesso Heidegger indicava come “ Dasein “
( l‟Esserci ). Sussistono nel panorama del mondo contemporaneo molteplici posizioni
che considerano la scienza come il contesto nel quale tutto può essere permesso: la
* Docente di Filosofia e Storia
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scienza come possibilità senza confini. Ne è un esempio significativo il movimento
noto come “ Transumanesimo”, fondato negli Stati Uniti a metà degli anni ‟80 del
secolo scorso ed approdato in Italia nel 2004, quando ne viene fondata una sezione
italiana. Fermo restando il principio che ogni uomo ha il diritto imprescindibile di
esporre le idee che ritiene valide, è nostro interesse interrogarci su alcune delle
affermazioni portate avanti dal Movimento, nel cui Manifesto si legge testualmente:
“L‟idea cardine del transumanesimo può essere riassunta in una formula: è possibile ed
auspicabile passare da una fase di evoluzione cieca ad una fase di evoluzione autodiretta
consapevole. Siamo pronti a fare ciò che oggi la scienza rende possibile: prendere in
mano il nostro destino di specie. Siamo pronti ad accettare la sfida che proviene dai
risultati delle biotecnologie, delle scienze cognitive, della robotica, della nanotecnologia
e dell‟intelligenza artificiale, portando questa sfida su un piano politico e filosofico, per
dare al nostro percorso un senso e una direzione.” I presupposti del transumanesimo
partono dal convincimento che sia possibile legittimare ogni intervento da parte
dell‟uomo per migliorare le condizioni della vita. Detto in questi termini, la posizione
sembrerebbe essere ineccepibile, sul piano dei contenuti e delle prospettive. Ma forse,
c‟è qualcosa di più: sempre nel Manifesto del movimento viene utilizzata una
espressione, sulla quale ci si dovrebbe soffermare, relativa all‟impegno del
Transumanesimo “ per una rivoluzione morale e intellettuale di orientamento
prometeico”. Va chiarito, da subito, che non abbiamo nulla contro il Mito antico che
ristabilisce un equilibrato rapporto tra l‟uomo e Dio, ma Prometeo è anche l‟eroe, come
altri, punito per la sua audacia e per aver voluto travalicare il confine tra l‟umano e il
non-umano. E‟ l‟eroe che, in termini psicologici, ignora il senso del proprio limite e di
ciò paga le conseguenze.
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IL CORPO
TRA BIOLOGIA
CULTURA E MERCATO
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INTRODUZIONE
Da sempre l‟uomo ha cercato di modificare, trasformare, ricostruire la propria
corporeità, modificando se stesso attraverso il rimodellamento del proprio essere fisico.
Attualmente viviamo in una società che impone canoni di bellezza spesso
irraggiungibili: atleti statuari e muscolosi, donne siliconate e sexy, uomini algidi.
La palestra, il personal trainer, l‟uso di anabolizzanti e la chirurgia estetica concorrono
al cambiamento del corpo, che, come uno scenario, è continuamente costruito, abbellito,
esibito, fino a diventare arrogante e gridare: “guardatemi, io ci sono, io esisto”. Si
rischia, così, di precipitare in una discesa rovinosa, di entrare in un tunnel senza fine,
dove tutto è capovolto e distorto, e se si esagera con la privazione, la costruzione e la
sofferenza, il “gioco estremo” arrecherà danni alla vita, alla salute ed alla società.
In ambito scientifico sono state soprattutto le scoperte sul DNA ad accelerare le
possibilità di intervento sul corpo, impensabili in epoche passate. Le nuove tecnologie
(bioingegneria, nanotecnologie, robotica, informatica), invece, incidono fortemente
nella durata media della vita umana e nelle attese dell‟uomo d‟oggi, aprendo scenari
sempre più vasti nella speculazione sul destino evolutivo dell'umanità. Il corpo, allora,
diventa altro rispetto al semplice essere biologico: una macchina liberata dai
vincoli naturali, capace di superare i limiti stessi dell‟essere umano.
Anna Maria Esposito
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LA MALEDIZIONE DEL CIBO
RACCONTARE IL CORPO
GIOCO
ESTREMO
IL CORPO
NELLE
FECONDAZIONE
RELIGIONI
ASSISTITA
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RACCONTARE IL CORPO
di
Anna Maria Esposito*
Oggigiorno la parola “corpo” viene scritta, pronunciata e declinata infinite volte, anche
se il suo senso più profondo rimane spesso nascosto: a tratti sconfinato ed eterno, a tratti
permeato della sua dolorosa ed inevitabile caducità, difficile da comprendere ed
accettare. Esso non è solo un insieme di organi e di funzioni, ma il libro su cui l‟anima
scrive i suoi tormenti e le sue vittorie, la macchina bellissima ed imperfetta, che evoca
la vita ed è capace di soffrire, di amare, di gioire, di morire. Esso è continuamente
controllato, perfezionato, rivisitato e liberato dai vincoli naturali ed è il grande attore
che si muove sul palco del mondo, preso in un vortice di esaltazione, che si alimenta dei
discorsi pubblicitari, della cura, del desiderio, della violenza, del diritto, delle
rivendicazioni, della preghiera, della conoscenza e dell'ignoranza. Nel corso della storia
è stato riesaminato più volte il suo significato, il suo funzionamento, il suo posto nella
natura e nell‟universo e il modo di rappresentarlo, ma non si rifletterà mai abbastanza
sulla sua valenza culturale fra i diversi gruppi sociali e sui cambiamenti subiti nel tempo
dalla sua immagine mentale nelle percezioni collettive. Da forza lavoro da impiegare,
organismo da sanare, carne da redimere, in questi ultimi decenni, il corpo è diventato un
“ topos” della realtà quotidiana, delle comunità scientifiche, di quelle filosoficheantropologiche e di quelle umanistico-artistiche ed è presentato in mille sfaccettature e
* Docente di Scienze Naturali, Chimica e Geografia
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scomposizioni diverse: fisico ed elettronico, materiale e virtuale, biologico e politico.
Esso, non è più solo l‟involucro dell‟anima o il luogo del nostro “sentire”, grazie al
quale viviamo le relazioni affettive, comunichiamo, guardiamo il mondo, ci incontriamo
e ci scontriamo con la realtà, ma è “oggetto di concentramento metaforico” delle attività
di marketing e della cultura visiva della pubblicità; è “riprodotto”, “moltiplicato” e
“distribuito” con la clonazione e la diffusione delle banche, dove si depositano gameti,
sangue, DNA; è “escluso” con le sperimentazioni, che trasferiscono il "potere di
generare" dalla donna alla scienza; è “socializzato”, se è utilizzato per la donazione di
organi per i trapianti, mentre è “cannibalizzato” se gli organi diventano una merce. Il
corpo è ”controllato” quando, per finalità di identificazione, micro-chip vengono
impiantati sotto pelle, mentre diventa “elettronico” se la nostra identità è sezionata e
scomposta
in “pezzi” conservati nelle banche dati. La costruzione di una realtà
digitalizzata, parallela a quella da sempre conosciuta, rimanda, invece, a un corpo
“virtuale”, che diventa altro rispetto al semplice essere biologico e che ha la libertà di
reinventarsi e di essere contemporaneamente uno e molteplice. Protesi e apparecchi
sempre più raffinati ed estranei alla storia biologica, che s'innestano su un tronco
organico, prefigurano organismi ciborganici, mentre l‟uso di nanotecnologie
microminiaturizzate produrranno uomini/macchina, corpi postumani, liberati dalla fatica
dell‟invecchiamento e sempre più entità robotiche. Le tecnologie crioniche, infine,
permetteranno la conservazione di uomini per future "rinascite", alla ricerca
dell‟immortalità. Nella nostra cultura l‟apprezzamento del corpo assume anche forme
eccessive: dalla cura maniacale della forma fisica alle forme di disagio alimentare, dalla
“naturalizzazione” dell‟uomo agli abusi farmacologici e tossicologici, per rendere
sempre più elevate le prestazioni della “nostra macchina”. Ci sono, poi, i corpi violati,
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mercificati,
schiavizzati, morenti. Secondo l‟attuale giurisdizione occidentale
prevalente, il corpo non può essere l‟oggetto di una convenzione (soprattutto di una
convenzione commerciale), né essere ceduto, locato o in altre forme alienato. Questa
visione
privilegia
la
nozione
di
persona su quella di cosa e quella della
personalizzazione su quella di strumentalizzazione. Allora il corpo che valore ha e che
ruolo riveste nell‟essere persona? E di chi é e chi ne stabilisce il suo destino? La persona
interessata o i suoi familiari? Un medico o un magistrato? Il diritto, inoltre, fonda il
concetto di corpo attraverso la prescrizione dell‟inviolabilità e ne fissa anche la
proprietà, che è di colui che ha quel corpo suggellato da quel nome. Ma nel caso in cui
un corpo naturale sia, contemporaneamente, non-biologico quale identità lo presiede e
quale inviolabilità potrà ancora essere sostenuta? E ogni intervento sulla parte non
biologica a chi appartiene? Serie riflessioni derivano, anche, dalla disponibilità o meno
di prestare parti del proprio corpo, anche poche cellule, per la ricerca scientifica o la
sperimentazione farmaceutica: questa pratica, infatti, potrebbe essere finalizzata alla sua
commercializzazione e al suo sfruttamento. Inoltre, l‟accento crescente sulle
caratteristiche genetiche delle persone potrebbe condurre ad una discriminazione avente
finalità eugenetiche e non diagnostiche. E che dire delle
nuove
tecnologie, che
rimodellano non solo i corpi, ma anche le coscienze e la realtà e potranno rendere
gli uomini, in un futuro molto prossimo, padroni dell'evoluzione e pronti a superare la
loro condizione mortale? Superare i limiti dell‟essere umano in quanto corpo: è questo
il nuovo imperativo dell‟uomo d‟oggi, che non si rassegna al destino scritto nella natura
ed è pronto, addirittura, a superare il limite della morte, la fine del corpo.
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BIBLIOGRAFIA
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CAMBI FRANCO, Per una pedagogia del corpo, oggi. Tra dialettica, ecologia e cura di sé,
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CARONIA ANTONIO, Il cyborg. Saggio sull'uomo artificiale, ShaKe, Collana: Cyberpunkline, 2008.
CHASSEGUET-SMIRGEL JANINE,Il corpo come specchio del mondo,Raffaello Cortina, Milano, 2005.
FIRRAO FRANCESCO PAOLO, Il corpo tra biologia e tecnologie, in: Humana.Mente, giornale di
Studi filosofici , Issue 14, July 2010.
GALIMBERTI UMBERTO, Il corpo, Feltrinelli, Milano, 2002.
MARIANI ALESSANDRO, La corporeità: il
contributo delle scienze umane, in: Humana.Mente,
giornale di Studi filosofici, Issue 14, July 2010.
MANTI FRANCO, L’Habeas Corpus fra vecchi e nuovi diritti, in Bioetica e Diritti umani, Luciano
Editore, Napoli, 2004.
NAIEF YEHYA, Homo cyborg : il corpo postumano tra realtà e fantascienza, Elèuthera, Milano, 2004.
RODOTÀ STEFANO, Salviamo il corpo, convegno su "Trasformazioni del corpo e dignità della
persona", Roma 4-5/2005.
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LA MALEDIZIONE DEL CIBO E IL GIOCO ESTREMO
di
Maria Sarogni*
Negli ultimi decenni la ricerca scientifica ha maturato enormi progressi, ponendo forti
interrogativi di ordine etico. È la nuova fase della storia della ricerca nella quale l‟uomo
rischia di trasformarsi da soggetto ad oggetto, strumento dell‟altro uomo. Le
inquietudini emerse hanno tanto turbato le coscienze che ne è derivata la richiesta di una
particolare riflessione intorno a problematiche che, se non ben orientate, tendono a
mettere sempre più in discussione il naturale rapporto tra la vita dell‟uomo ed il
progresso tecnologico, soprattutto nell‟ambito dell‟area della salute. Occorre, quindi,
una bioetica che orienta la propria riflessione sulla condotta della persona umana
nell‟ambito delle scienze della vita e della salute. Nel particolare campo della
nutrizione, una errata alimentazione è sicuramente una scelta etica errata, perché crea
danni alla vita, alla salute ed alla società. Un comportamento alimentare eticamente
fondato, invece, promuove la salute, valorizza la persona, esprime progetti di vita.
Mangiare, comunque, è un fenomeno ben più complesso della semplice assunzione di
sostanze nutritive per espletare le nostre funzioni primarie: è un atto di amore, di
aggressività, di autoaffermazione, è un modo di comunicare, di essere persona nella
famiglia, con gli estranei e nel mondo. Quando questa rete di fenomeni perde il suo
equilibrio, si registra una regressione con l‟oggetto “cibo”, che diventa il persecutore da
cui bisogna guardarsi come pericoloso ed ossessionante o, al contrario, lo si
* Docente di Scienze Naturali, Chimica e Geografia
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ricerca in modo esagerato, perché solo così se ne realizza il controllo placando
lapropria angoscia. Scopo di questa presentazione è promuovere una riflessione
sui disturbi del comportamento alimentare nella sfida non facile di tracciare un ponte tra
bioetica e nutrizione. Sono stati considerati i più noti disturbi del comportamento
alimentare, anoressia e bulimia, per dimostrare che è indispensabile favorire ogni
efficace approccio educativo mediante un percorso obbligato, che attraverso il sapere
(conoscenze), giunga al saper fare (comportamenti). Un intervento di educazione
alimentare non può, infatti, limitarsi a fornire indicazioni di carattere nutrizionale ed
avere come obiettivo unico quello di fare adottare una sana alimentazione, ma deve
saper andare oltre e promuovere un processo di formazione finalizzato ad aiutare le
persone ad essere in grado di fare scelte responsabili per la salute, al fine di acquisire
autonomia e libertà. Un saper essere, quindi, per conquistare un nuovo stile di vita e un
consapevole modo di essere, che possono far fare scelte personali, che si esprimono in
progetti che migliorano la qualità della propria vita. Pertanto, ogni intervento di
educazione alimentare deve avere anche, tra le finalità, una dimensione etica per far
acquisire alle persone una specifica autonomia e libertà, governate da una peculiare
responsabilità.
L‟anoressia e‟ un disturbo dell‟ alimentazione con un‟intensa paura di diventare
grassi o
di
eccedere
nel peso corporeo e si accompagna, spesso, a un'alterata
percezione del proprio corpo. La rappresentazione in chiave ironica della ragazza fin
troppo magra, che specchiandosi si vede come un porcellino, riesce a centrare
perfettamente l'importanza di questa visione distorta. Anche se nella fase dell„
adolescenza il rapporto con il proprio corpo assume un„ importanza centrale per le
profonde trasformazioni, che avvengono a livello fisico e psicologico, i disturbi
dell' alimentazione, in questo periodo, non sono soltanto la manifestazione di problemi
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specifici collegati all'identità, alla forma ed al peso corporeo, ma sono spesso correlati
alle dinamiche comunicative ed educative del proprio nucleo familiare. Anche le varie
teorie finora elaborate (il tema del corpo, le difficoltà introiettive, i disturbi del pensiero,
le vicissitudini identitarie, il controllo serrato del peso corporeo, il desiderio e la paura
di fondersi con la propria madre) non sembrano esaustive e non spiegano in modo
convincente l'attuale diffusione di questa sintomatologia. Dietro lo stesso sintomo si
possono celare organizzazioni mentali molto diverse, da forme passeggere caratterizzate
da risposte reattive a stimoli ambientali, a forme isteriche che assumono talora
caratteristiche epidemiche, fino ad altre che si devono invece ascrivere ad una vera e
propria anoressia intesa come una sindrome con un funzionamento perverso, esito
prognostico incerto, fino al corteggiamento della morte.
La bulimia è un disturbo del comportamento alimentare caratterizzato dalla paura
morbosa del peso elevato e dall' influenza eccessiva del peso e della forma del corpo
nella valutazione della stima di sé. Si manifesta con un ciclo autoperpetuante di:
preoccupazione per la forma del proprio corpo,
dieta ferrea,
abbuffate,
condotte di eliminazione (vomito autoindotto, abuso di diuretici e di lassativi).
Anche se esistono diverse cause possibili per lo sviluppo dei sintomi bulimici, è più
efficace pensare a un modello di tipo multifattoriale, che comprende fattori
predisponenti
( genetici, psicologici, psichiatrici, ambientali ), precipitanti e di
mantenimento.
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Fattori predisponenti
•
avere una bassa autostima,
•
essere troppo perfezionisti,
•
avere importanti difficoltà relazionali,
•
fare diete ipocaloriche,
•
fattori socio-culturali.
Fattori precipitanti
•
la presenza di eventi stressanti,
•
lutti,
•
conflitti familiari,
•
rottura di relazioni importanti
Fattori di mantenimento
•
le modificazioni psicologiche e fisiche indotte dal digiuno, dalle abbuffate, dal vomito
•
le modificazioni relazionali e familiari che si vengono a instaurare.
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LA FECONDAZIONE ASSISTITA
di
Vincenza Nardi*
La fecondazione assistita è un intervento atto a indurre artificialmente l‟unione dei
gameti maschile (spermatozoo) e femminile (ovocita)e a ottenere un uovo fecondato
(zigote). Si tratta di tecniche utilizzate per sostituire parte del processo riproduttivo, nei
casi in cui non è possibile ottenere un concepimento naturale. Si ricorre a questa tecnica
dopo aver avuto una diagnosi di infertilità, che, secondo l‟ Organizzazione Mondiale
della Sanità, colpisce il 15-20% delle coppie nei Paesi industrializzati. Si parla di
fecondazione omologa quando il seme e l'ovulo utilizzati nella fecondazione assistita
appartengono alla coppia di genitori del nascituro, il quale presenterà quindi un
patrimonio genetico ereditato da coloro che intendono allevarlo. La fecondazione
eterologa si verifica, invece, quando il seme oppure l'ovulo (ovodonazione) provengono
da un soggetto esterno alla coppia. In Italia le pratiche della fecondazione assistita sono
regolamentate dalla legge 19 febbraio 2004 n.40 e dalla sentenza della Corte
Costituzionale 151/2009. Secondo queste norme non è possibile creare più di tre
embrioni utili per un unico impianto, sono vietate la crioconservazione degli embrioni,
per ridurre il soprannumero di embrioni creato in corso di procreazione assistita, e la
fecondazione eterologa . In Spagna gli ovociti fecondati non hanno un numero limite.
Possono essere trasferiti massimo tre embrioni per ogni ciclo di fecondazione e gli altri
possono essere congelati. In Francia gli embrioni si possono congelare. Inoltre, i
* Docente di Religione
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pazienti possono dare il consenso per fecondare un certo numero di ovociti in modo che
quelli non utilizzati possono essere congelati. Un nuovo tentativo di PMA può essere
fatto solo dopo che sono stati trasferiti tutti gli embrioni congelati e nessuno ha portato
esito positivo. In Germania la legislazione tedesca, è un po‟ simile a quella italiana
(sotto solo alcuni aspetti). Gli ovociti fecondabili non possono essere più di tre, o
meglio, non possono essere portati allo stadio di embrione più di tre ovociti. Quelli in
sovrannumero devono essere congelati. Il congelamento degli embrioni, invece, può
avvenire solo nella primissima fase di sviluppo, quando si trovano allo stato di zigote.
Le pratiche ammesse, invece, sono:
FIVET o Fecondazione in vitro, prima tecnica ad essere stata messa a punto e
attualmente la più diffusa. La fecondazione avviene in una provetta, nella quale
gli spermatozoi vengono a contatto con l‟ovocita. L‟embrione così ottenuto
viene trasferito nell‟utero. Nel caso di fecondazione eterologa si ricorre alle
banche del seme.La FIVET è stata sviluppata dall‟inglese Robert Edwards, il
quale è stato insignito del Premio Nobel per la medicina nel 2010.
ICSI o iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo, consiste nella
microiniezione di un singolo spermatozoo all‟interno dell‟ovocita. In questo
caso si supera il problema della fecondazione, perché lo spermatozoo viene
iniettato direttamente.
IUI o inseminazione intrauterina , è la più semplice tra le tecniche di
riproduzione assistita. Consiste nell'introduzione in cavità uterina, attraverso un
sottile catetere, degli spermatozoi del partner preventivamente preparati, qualche
ora prima della
presunta
ovulazione
indotta
farmacologicamente. La
fertilizzazione degli ovociti avviene quindi all'interno dell'apparato genitale
femminile. La tecnica è ambulatoriale, semplice e non dolorosa.
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La posizione delle diverse religioni
Gli ebrei sostengono che lo status di essere umano è acquisito progressivamente durante
lo sviluppo dell'embrione e non al momento dell'inseminazione. I musulmani hanno
dichiarato: "l'Islam è favorevole alla fecondazione assistita, in quanto la considera un
dono di Dio ". Anche induisti e buddisti sono favorevoli. Per quanto riguarda le chiese
cristiane, quasi tutte hanno stilati documenti favorevoli alla fecondazione assistita: i
luterani, la chiesa riformata, i battisti, gli anglicani. Importanti eccezioni sono i cattolici
e gli ortodossi, che hanno dichiarato che l‟embrione deve essere considerato un
individuo umano.
Il punto di vista della Chiesa
Si è spesso portati a pensare che la Chiesa non riesca a stare al passo con i tempi e che
sia contraria ad ogni forma di progresso. Sappiamo tutti, per esempio, che la Chiesa
Cattolica non accetta la fecondazione assistita, sappiamo però quali sono le motivazioni
di questo rifiuto? La posizione ufficiale della chiesa cattolica è contenuta nell'enciclica
"Evangelium Vitae"
(G.P.II) e nel documento "Donum Vitae" (B.XVI), della
Congregazione per la dottrina della fede. Vi si afferma che "il desiderio di un figlio è
un requisito necessario dal punto di vista morale per una procreazione umana
responsabile. Ma questa intenzione buona non è sufficiente per dare una valutazione
morale positiva della fecondazione in vitro". Vi si afferma pure che gli embrioni
ottenuti in provetta sono "esseri umani e soggetti di diritto". La Chiesa proibisce di
"attentare alla vita di questi esseri umani". Interventi come la diagnosi pre-impianto
dell'embrione sono leciti solo se finalizzati al miglioramento delle condizioni di salute
dell'embrione. In generale la Chiesa non si è mai posta contro la scienza nell'aiutare le
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coppie a rimuovere gli ostacoli affinché possano divenire genitori. Il problema religioso
ed etico si pone nel momento in cui la coppia si sottopone a terapie, che non solo
possono essere nocive alle persone stesse, ma sono semplicemente accanimento
terapeutico verso un problema di salute non rimuovibile. Anzitutto la Chiesa è contraria
perché la fecondazione viola la sacralità della vita, che, in quanto dono di Dio, è
intoccabile. L‟uomo non può sostituirsi a Dio nel processo riproduttivo (Catechismo
della Chiesa Cattolica n. 2378). Inoltre la fecondazione assistita permette una
procreazione che non è frutto dell‟atto coniugale, negando il fine procreativo del
matrimonio (Ibidem n.2377). Una provetta al posto dell‟utero materno, il lavoro di un
tecnico di laboratorio al posto della donazione reciproca degli sposi nell‟atto coniugale,
il dominio della tecnologia “sull’origine e sul destino della persona umana” (Donum
Vitae, n. 5) fanno di tale fecondazione artificiale una modalità inaccettabile di
attuazione del concepimento. Infine, le tecniche di fecondazione artificiale prevedono
la produzione in eccesso di embrioni che sono destinati a morire, embrioni che per la
Chiesa sono esseri umani.
Il Business della Fecondazione assistita
In Italia esistono centri convenzionati e privati dove viene praticata la fecondazione
assistita. Nei centri pubblici si paga solo il ticket, ma le code sono lunghissime, possono
anche durare anni e in genere scoraggiano le coppie, che arrivano alla fecondazione
assistita sentendosi già il fiato sul collo degli anni di tentativi 'naturali' passati a vuoto.
Se si va all'estero, alle spese strettamente mediche vanno aggiunge quelle del viaggio e
del soggiorno. Ai costi delle terapie per la fecondazione vanno aggiunti quelli delle
medicine e degli esami, e anche quelli costano. Secondo uno studio basato su un
campione 10 mila coppie con problemi di concepimento provenienti da 18 Paesi tra cui
25
anche l'Italia, i prezzi sono alle stelle: basti pensare che il costo della fertilizzazione in
provetta oscilla dai 12500 dollari negli Stati Uniti ai 3900 dollari del Giappone e che a
questi costi si sommano quelli degli esami e dei farmaci, per lo più non convenzionati.
Un vero e proprio business dunque, che di fatto discrimina quanti non possono
permettersi le cure. Ma gli ostacoli non sono solo di natura economica, dal momento
che le cure impongono un "costo" anche di tipo psicologico. Nonostante, infatti, in
alcuni Paesi i trattamenti siano a carico dello Stato, non è raro il caso di coppie che li
abbandonano ancora prima di averli ultimati.
26
IL CORPO NELLE RELIGIONI
di
Zibella Marina*
E‟ interessante conoscere il valore che le varie religioni o confessioni religiose
attribuiscono al corpo,perché dalla posizione più o meno importante che danno ad
esso,deriva una certa concezione sulla vita,sui piaceri del corpo e sulla sofferenza e
morte. Immediatamente ricordiamo la distinzione teologica e pratica che esiste tra
religioni orientali e religioni occidentali,religioni della resurrezione e religioni della
reincarnazione,perché da qui nasce un differente modo di considerare il corpo e dunque
la vita che si vive in esso. Chi crede nella reincarnazione considera il corpo un mero
involucro,ove l‟anima ha trovato ospitalità,dove l‟anima deve vivere seguendo certi
precetti se vuole uscirne in modo più o meno decoroso, per poter non-rinascere, in
quanto reincarnarsi è un processo di purificazione per l‟anima. La vita,dunque, talvolta
è vista come una punizione,altre volte come un rito di passaggio verso l‟aldilà. La
gratificazione del corpo, il soddisfacimento dei piaceri(cibo,sesso,divertimento..) sono
spesso mortificati in vista di una nuova vita. Stiamo parlando di religioni come
l‟Induismo, il Buddismo, il Giainismo e Confucianesimo. Nell‟Induismo addirittura la
posizione sociale che occupa un individuo,l a sua appartenenza ad una casta piuttosto
che ad un‟altra, è considerata la giusta punizione o il giusto premio di una vita
precedente,in cui si sono accumulate azioni negative o azioni positive. E‟ interessante
*Docente di Religione
27
sapere che le “ azioni negative” sono il non essersi saputo liberare dai piaceri
terreni,dunque il non aver dato il giusto peso ad una corporeità che evidentemente è
caduta nella tentazione del divertimento, del cibo ecc… ( ogni casta ha le proprie
prescrizioni, per cui ogni individuo conosce ciò che gli è consentito e ciò che per lui è
assolutamente proibito). Avete mai pensato a che tipo di organizzazione sociale viene
fuori da tale impalcatura religiosa? Quella indiana è sicuramente una società
stratificata,ma anche statica,non conosce movimenti sociali, né li conoscerà mai, finchè
durerà questa concezione. Un indiano sa di appartenere ad una casta perché lo ha
meritato. Un eventuale riscatto sociale,un‟aspirazione ad un gradino più su,un
miglioramento della sua condizione? Può sperare solo nel reincarnarsi in una casta
superiore, per ora vive nella rassegnazione, adempiendo gli obblighi a lui prescritti. Un
altro esempio che si può fornire in merito al valore che al corpo attribuiscono le
religioni della reincarnazione ,è il significato e la finalità che vengono dati al digiuno.
Psichicamente è certo che il digiuno apre ad un‟evoluzione spirituale perché l‟io, che si
è strutturato in presenza di stimoli legati al cibo da quando era neonato (identificazione
con la madre, piacere, appagamento), privato di tali sensazioni, attenua il controllo
psichico e si indebolisce, permettendo l‟affiorare di una spiritualità profonda, una
ricerca del divino (mentre controlla, invece, il corpo, la fisicità). Ecco il motivo per cui
tali percorsi devono essere intrapresi con responsabilità, sotto una guida competente.
Oggi, purtroppo, si assiste ad un dilagare di discipline orientali che affascinano sì, ma
non sempre sono inquadrate in un contesto più ampio e completo: vengono privilegiati
solo alcuni aspetti, provocando scompensi gravi. Tutte le religioni, fin dall‟antichità
conoscono il digiuno come mezzo per porre l‟individuo in condizione di purità rituale.
( I misteri di Osiride,di Iside,di Eleusi…i digiuni da osservare prima dei responsi… )
28
Una curiosità: il termine “digiuno” in sanscrito significa “sedersi vicino a Dio”, indica
cioè un modo di usare il corpo nel movimento di unione con Dio, è uno dei percorsi per
andare incontro alla divinità. Nel Cristianesimo il digiuno non è totale, né obbligatorio,
ma legato ad un periodo limitato del calendario,in giorni prescritti, ed è una pratica che
mira a contribuire a conferire unità alla persona,corpo e anima: chi lo desidera si apre
all‟amore di Dio, si sente vicino ai bisognosi, condivide con essi il cibo (digiunopenitenza), mortifica l‟egoismo. Il corpo aiuta l‟anima ad avvicinarsi al divino, la
spiritualità dà forza al corpo per vincere la tentazione del cibo. Per l‟Islam il digiuno è
uno dei cinque precetti obbligatori da osservare per liberarsi dalla bramosia e dalle
tentazioni,per diventare più timorati di Dio, in quanto le debolezze del corpo sono cibo e
sessualità e frenano l‟incontro con Allah. Ecco il perché il digiuno durante il Ramadam
è associato alla lettura e allo studio del Corano. All‟interno di sistemi di pensiero
orientali legati alla trasmigrazione dell‟anima spesso le pratiche ascetiche sono
accompagnate dallo yoga, una disciplina che va esercitata con la dovuta devozione e
preparazione. Prevede stadi concatenati di concentrazione e autocontrollo della
muscolatura, della respirazione, della postura, fino ad arrivare ad uno stato di
meditazione e benessere in cui il corpo libera l‟anima, che diventa un tutt‟uno con
l‟Assoluto: il punto di partenza è uno stato di purezza,di conoscenza di sé,segue
l‟astensione dalla cupidigia, l‟aderenza al vero, l‟accontentarsi, la purezza interiore, fino
a coinvolgere tutto il corpo e incanalare l‟energia necessaria per ottenere notevole
beneficio psico-fisico. Ridurla ad una disciplina da praticare in palestra, senza
conoscerne tutte le potenzialità, significa sminuirla sicuramente. In ogni religione è
possibile rintracciare regole alimentari, perché il rapporto con il cibo rende manifesta la
sincerità della fede del credente. Di certo in quasi tutte le religioni il cibo è considerato
29
dono di Dio e la salvezza dell‟anima passa attraverso ciò che si mangia (cibi puri, cibi
impuri, alimenti da lavare in modo particolare, carni da macellare seguendo determinate
regole..ecc ). Quando si prescrivono alimenti concessi ed altri proibiti si vuole
disciplinare ciò che si introduce nel corpo, per controllare il percorso di salvezza ed
essere benvoluti dalla divinità. Ricordiamo anche che il riunirsi materialmente intorno
ad un tavolo ha sempre significato il rafforzamento della solidarietà umana,del sentirsi
“famiglia”. Come già detto, dall‟importanza più o memo marcata che le religioni danno
alla corporeità ne scaturisce una differente concezione della vita che vive in quel corpo.
Tale concezione influenzerà la posizione nei confronti di tematiche aventi come
oggetto, anzi soggetto, la vita dell‟uomo: la manipolazione genetica, l‟aborto, i trapianti,
il suicidio, la pena di morte. Ecco qui di seguito alcuni schemi a tema:
TRAPIANTI
• Il
Cristianesimo tende a
rispettare
la volontà
del defunto
e critica
duramente
il
commercio
di organi
Nell’Ebraismo
non è
consentito il
trapianto del
cuore,nodo
delle funzioni
vitali,che non
deve essere
asportato
Nell’Induismo solo
un corpo intatto
può offrirsi alla
divinità ….
Il Buddismo non
riconoscendo
alcun valore sacro
al corpo consente i
trapianti,anzi pare
il Buddha stesso
abbia fatto dono
dei suoi organi
nelle sue vite
precedenti
30
SUICIDIO
•
Cristanesimo ed
Ebraismo lo
condannano
come affronto
all’amore che
Dio ha
dimostrato alle
sue
creature,come
l’eutanasia,nono
stante i
numerosi attuali
dibattiti in
merito.
Nell’Induismo è
condannato
come
impedimento
alla liberazione
finale,aumentan
do il karma
negativo
individuale.
Il Dalai Lama si è più
volte pronunciato a
favore dell’eutanasia,
del suicidio anche
assistito, purché non
nascondano odio
verso sé e gli
altri.”Una mente
pacifica al momento
della morte è
essenziale “.
PENA D I MORTE
• Nell‟Ebraismo,
pur essendo riconosciuta dai testi sacri, ha
condizioni restrittive che di fatto ne impediscono l‟applicazione.
• Il Buddismo insegna che gli uomini non sbagliano per cattiveria,ma
per ignoranza. Vanno, dunque educati, non puniti.
• L‟Induismo
non è contrario, perché la punizione del peccatore
rappresenterebbe una sorta di purificazione per passare alla nuova vita
e al giudizio sulla sua condotta.
• L‟Islam
riconosce l‟uso della pena capitale per la difesa della
società e per chi commette omicidio. Il Corano indica tre motivi che
giustificano l‟uccisione di un
uomo:adulterio,difesa della vita e
apostasia.
31
GLI ALUNNI
ASCOLTANO
RIFLETTONO
RICERCANO
APPROFONDISCONO
32
È MORALMENTE LECITO
FARE TUTTO CIO' CHE E' POSSIBILE?
di
Di Rienzo Teresa, Russo Lucia, Sergio Ludovica*
Per bioetica (dal greco antico ἔθος o ήθος), "èthos", carattere o comportamento e βίος,
"bìos" , vita) si intende la disciplina che si occupa delle questioni morali collegate alla
ricerca biologica e alla medicina. In essa sono coinvolte varie discipline come filosofia,
filosofia della scienza, medicina, biologia, genetica, epigenetica, embriologia,
giusnaturalismo, diritto, così come le problematiche collegate alle varie visioni morali
atee, spirituali o religiose e all'esercizio del potere politico sul corpo dei cittadini
(biopolitica). Nel 1970, l‟oncologo Van R.Potter , nella famosa opera “Bioethics :
Bridge to the Future” utilizzò per la prima volta il termine Bioetica per indicare la
nuova disciplina in grado di rispondere agli interrogativi morali, che lo sviluppo delle
biotecnologie e della biomedicina ponevano all‟attenzione di medici e pazienti. La
bioetica affonda le sue radici sulle rovine della II guerra Mondiale, perché l‟immensa
tragedia e gli orrendi crimini, perpetrati dalla politica del terzo Reich, stimolarono le
coscienze ad una profonda riflessione, nel tentativo di stabilire delle frontiere di etica e
di comportamento, che valessero per ogni uomo ed in ogni momento storico.
Nel
1945-46 venne formulato il
"Codice di Norimberga"
e
nel 1948
la
"Dichiarazione Universale dei Diritti dell‟Uomo". Successivamente, nel 1956, fu
sviluppata dalla Associazione Medica Mondiale la "Dichiarazione di Helsinki", un
insieme di principi etici sulle sperimentazioni riguardanti l‟uomo, che contribuirono a
33
*Alunne della classe III Sez. A
creare una normativa sulla prassi medica e i diritti dell‟uomo e a segnare il progredire
della comunità culturale e scientifica verso la
Bioetica
come “nuovo
ramo del
sapere”. Nacque così un' etica in campo medico, filosofico e poi anche cattolico, con il
contributo del papa Pio XII, che propose soluzioni morali, che si imposero a livello
culturale mondiale, trovando riscontro anche in ambiti non ecclesiastici. L‟altra grande
forza, che mosse gli scienziati verso la riflessione etica, fu il progresso della tecnologia
biomedica. Negli anni ‟70 del secolo scorso l‟utilizzo delle tecniche del DNA
ricombinante, dette un ulteriore impulso alla ”domanda” di Bioetica, anche su proposta
dello stesso Watson, scopritore della struttura del DNA, il quale, in una celebre
audizione al Senato americano, chiese un intervento legislativo a regolare la materia
della ricerca genetica. Agli stessi anni risalgono anche le prime realistiche ipotesi di
fecondazione in vitro ed il dibattito etico sullo statuto dell‟embrione. Sempre secondo
Van R. Potter l‟etica tradizionale, che in passato era stata un settore degli studi
umanistici, doveva essere necessariamente rapportata alla realtà biologica e, quindi, la
bioetica rappresentava un tentativo di sanare la frattura tra scienza della natura
(biologia) e scienza dello spirito (etica). La biologia e la medicina sono tra le discipline
che, negli ultimi decenni, hanno fatto registrare i progressi più sorprendenti. Grazie alle
sbalorditive applicazioni tecnologiche, infatti, oggi è possibile guarire alcune malattie
incurabili, trapiantare un organo, manipolare i geni, clonare un essere vivente: in una
parola, intervenire sul destino stesso dell‟ uomo. Però questo sviluppo ha generato
nuovi e inattesi problemi e l‟ uomo si domanda sempre con maggiore insistenza se sia
moralmente lecito fare tutto ciò che è tecnicamente possibile. Da quando è stata
prodotta artificialmente in laboratorio la pecora Dolly, nel 1996, sappiamo che la
clonazione è possibile e, quindi, possiamo prevedere che si può anche clonare l‟uomo.
34
E su questo si apre l‟ interrogativo di fondo: è moralmente giusto realizzare in concreto
tutto ciò che la ricerca scientifica, in stretta connessione con la tecnologia, é (e sarà) in
grado di fare? Quando la mano dell‟ uomo deve fermarsi? Si tratta di interrogativi che
pongono essenzialmente il problema di stabilire dei limiti all‟ azione dell‟ uomo
sull‟ uomo stesso. Bisogna valutare la vita umana come sacra e inviolabile in relazione
alle concrete modalità in cui si esplica, e quindi alla sua qualità. In questo campo non si
possono fornire conclusioni definitive, ma ognuno ha il diritto-dovere all‟ informazione
e alla formazione di una propria opinione, in sintonia con la propria coscienza:
quest‟ ultima è tanto più libera quanto più conosce e rispetta le opinioni degli altri.
35
ALLA SCOPERTA DEL CORPO UMANO
di
Addio Valeria, Di Felice Imma, Piccirillo Sabrina,
Riola Mariateresa, Stellato Antonia*
Il lungo viaggio alla scoperta del nostro corpo inizia dall'antichità, quando l'uomo, ai
principi della sua storia, cominciò ad osservare, indagare ed esplorare quell' universo
misterioso della macchina più complessa che c‟è in natura. Una tappa fondamentale di
questo viaggio è segnata dalla figura di Ippocrate (460 a.C. - circa 377 a.C), il
leggendario medico di Cos, che per primo liberò la medicina dalle nebbie del
misticismo e dalle influenze della religione ed affermò che “Il corpo umano e' un
tempio e come tale va curato e rispettato, sempre”. Un altro gigante del passato fu
Galeno di Pergamo (129 d.C. – 216 d.C.), che elaborò un'interpretazione anatomica e
fisiologica del corpo umano talmente organica e coerente da dominare incontrastata la
teoria medica per oltre mille anni. Nel Medioevo quanto scritto da Galeno fu accettato
come una verità assoluta e studiare il corpo diventò quasi superfluo, perché esso era
solo simbolo, rappresentazione, figura, che, in alcuni momenti, lasciò il posto alla
venerazione. La prima vera rivoluzione si ebbe fra il XV ed il XVI secolo: sotto
l‟influenza del gusto dell‟antichità e della mitologia, la rappresentazione del corpo
umano si diffuse, andando gradualmente perfezionandosi. Le proporzioni vennero
*Alunne della classe I Sez A
36
fissate secondo regole ben definite e, grazie all‟impulso della ricerca artistica, venne
descritto in modo sempre più dettagliato e preciso, rispetto a quanto descritto nei testi
antichi. Il Pollaiolo, Raffaello Sanzio, Michelangelo e Leonardo da Vinci furono i
protagonisti di questa riscoperta "artistica" del corpo. In particolare Leonardo, non si
dedicò solo all'anatomia, ma si occupò anche del funzionamento degli organi.
L‟esplosione dell'interesse per l'anatomia umana si ebbe nella metà del XVI secolo
(epoca d‟oro della “‟notomia”) con le dissezioni scrupolose dei grandi anatomisti del
Cinquecento: da Vesalio a Falloppio, da Eustachio a Fabrizio d'Acquapendente.
Quest‟ultimo fondò la prima scuola anatomica d‟Europa e descrisse la forma e la
disposizione delle valvole delle grandi vene. Da questo momento iniziò il vero
spettacolo del corpo, grazie anche alla stampa, che divulgò disegni e commenti degli
studiosi, ed alla “comparsa” di nuovi strumenti per indagare la natura, primo fra tutti il
microscopio, che consentì di vedere “l‟invisibile” e di cogliere nei minimi dettagli le
caratteristiche degli organismi viventi. E‟ in questo periodo che si gettarono le basi della
“rivoluzione scientifica” e della nascita della scienza moderna in Europa, che proseguì
lungo tutto il „600. In Italia il fondatore della ricerca anatomica a livello microscopico
fu Marcello Malpighi (1628-1694), che per primo descrisse la fine struttura dei polmoni
e la fitta rete dei capillari dei vasi sanguigni. Nel settecento l‟anatomia umana ebbe
insigni rappresentanti, soprattutto italiani. I più illustri furono il forlivese G. B.
Morgagni (1682-1771), fondatore dell'anatomia patologica, il torinese G. B. Bianchi
(1681-1761), il veneziano Giandomenico Santorini (1681-1737), che studiò in particolar
modo il sistema nervoso centrale e si occupò dello studio dei muscoli della lingua e
dell‟ epiglottide. Altri illustri studiosi dell‟anatomia umana furono il tedesco B. Sigfrido
Weiss (1683-1771), meglio conosciuto con il nome latinizzato di Albinus, il tedesco
37
L. Heister (1685-1758), il bernese A. von Haller (1708-1777), padre della fisiologia e
studioso di embriologia e di teratologia, il bolognese Leopoldo M. A. Caldani (17251813), che si occupò del sistema nervoso nell'adulto, dei vasi chiliferi, dell'organo
dell'udito e del sistema circolatorio, e il saluzzese V. Malacarne (1744-1816), che si
occupò particolarmente dello studio degli organi di senso e del sistema nervoso centrale
e periferico. A cavallo tra XVIII e XIX secolo si ricordano G. B. Palletta (1747-1830),
anatomista e chirurgo, Paolo Mascagni (1752-1815) insegnante di anatomia, fisiologia e
chimica nell'Ospedale di S. Maria Nuova in Firenze, che studiò i vasi linfatici, il grande
chirurgo e illustre anatomico Antonio Scarpa (1752-1832), che compì interessantissimi
e approfonditi studi sugli organi dell'udito, dell'olfatto e della vista e il chirurgo e
fisiologo francese M. F. Xavier Bichat (1771-1802), insegnante di anatomia, fisiologia,
anatomia chirurgica e anatomia patologica, considerato il fondatore dell'istologia. Con
Bichat l'anatomia umana perse il carattere puramente descrittivo indirizzandosi sempre
più verso lo studio dell'intima struttura degli organi e dei tessuti, sia normali che
patologici. Dalla seconda metà dell‟Ottocento, la rivoluzione tecnologica e la comparsa
dei microscopi acromatici in ottone consentirono una vera e propria conquista del
microcosmo, determinando un profondo cambiamento dello studio del corpo e degli
organismi viventi, che, per la prima volta, furono studiati all'interno senza ricorrere alla
lama affilata del bisturi. La scoperta dei raggi X (avvenuta l‟8 novembre 1895) da parte
di Wilhelm Röngten (1845-1902) aprì la strada ad un nuovo modo di affrontare la
morfologia e lo studio del corpo umano, sia a fini diagnostici che di ricerca. Un‟altra
novità che rivoluzionò la medicina fu la tomografia assiale computerizzata, meglio
conosciuta con l‟acronimo TAC. Gli studi per giungere a tale risultato risalgono
agli anni t renta, quando il radiologo italiano Alessandro Vallebona propose una
38
metodica per rappresentare un solo strato del corpo sulla pellicola radiografica: questo
esame porta il nome di stratigrafia. La metodica circolare alla base della TAC fu, però,
ideata
e
realizzata
dall'ingegnere
inglese Godfrey Hounsfield
e
dal
fisico
sudafricano Allan Cormack, che vinsero il premio Nobel per la medicina nel 1979 for
the "development of computer assisted tomography". La TAC è una tecnica diagnostica
che sfrutta le radiazioni ionizzanti per ottenere immagini dettagliate di aree specifiche
dell'organismo. Il procedimento con cui tali immagini vengono ottenute è tuttavia
differente da quello della radiologia tradizionale. Mentre la classica immagine
radiografica è il risultato della trasformazione analogica di una realtà tridimensionale in
bidimensionale,
nella
tomogroafia
computerizzata
l'immagine
subisce
una
trasformazione da analogica a digitale, poiché come suggerisce l‟aggettivo “assiale” che
compone il termine, il fascio di raggi X viene proiettato seguendo in successione
numerose traiettorie diverse. Anche gli inventori dell‟altrettanto recente Risonanza
Magnetica, Felix Bloch ed Edward Purcell, furono insigniti del premio Nobel per la
fisica nel 1952. La RMN è una tecnica di indagine basata sui principi fisici, che
utilizzano la misurazione della precessione dello spin di protoni soggetti ad un campo
magnetico. E' una tecnica d'indagine molto efficace che, a differenza delle precedenti
tecniche di radiologia diagnostica, è meno invasiva e non presenta rischi di radioattività
e quindi di pericolo per l'organismo.
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ANABOLIZZANTI
di
Schettino Lorenza*
Un anabolizzante è una sostanza chimica, che stimola la formazione di molecole
complesse (proteine, lipidi e polisaccaridi) a partire da molecole semplici (amminoacidi,
acidi grassi e monosaccaridi) con formazione di nuovi tessuti. Tra gli anabolizzanti
figurano alcuni composti inorganici e organici del fosforo, del ferro e del calcio, che
spesso vengono definiti “ricostituenti” per la loro proprietà di integrare o di sostituire
alcuni componenti indispensabili dell'organismo. A piccole dosi possiedono effetti
anabolizzanti l'arsenico e l'anidride arseniosa. Altre sostanze dotate di azioni del genere
sono alcuni ormoni (somatotropo, testosterone, insulina) e delle vitamine come la B12.
Steroidi anabolizzanti
Gli steroidi anabolizzanti sono sostanze sintetiche derivate dall‟ormone maschile
testosterone, modificato chimicamente per potenziare gli effetti anabolizzanti. Dal punto
di vista chimico gli steroidi sono composti organici di origine lipidica, che nel corpo
umano vengono sintetizzati a partire dal colesterolo.
L‟assunzione di steroidi
anabolizzanti ha una serie di effetti tra i quali la crescita dell‟apparato muscoloscheletrico (effetti anabolizzanti) e lo sviluppo di caratteristiche sessuali maschili
(effetti androgeni). Gli effetti derivanti dall‟assunzione riguardano anche il
comportamento: aumentano l‟aggressività, diminuiscono la percezione della fatica e
inducono uno stato di euforia ed un incremento delle energie. Sono sostanze utilizzate
*Alunna della classe II Sez. C
40
frequentemente in ambito sportivo, al fine di migliorare le prestazioni, anche se sono
state proibite dalla commissione medica del Comitato Olimpico Internazionale. L'uso in
ambito sportivo è tipico degli sport di potenza (sollevamento pesi, gare di sprint, lotta,
ecc.). Negli sport aerobici per eccellenza, come il ciclismo e la corsa, l'utilizzo di
steroidi anabolizzanti è inferiore, dato che un aumento esagerato della massa muscolare
sarebbe controproducente a causa dell'aumentato peso corporeo. Il fenomeno dell‟abuso
di steroidi è abbastanza diffuso tra le fasce adolescenziali e i giovani adulti, che
vogliono potenziare le prestazioni atletiche, modellare il proprio corpo e/o aumentare i
propri connotati di aggressività e prestanza fisica all'interno di un gruppo (banda,
ambienti giovanili, ecc…). Solitamente gli steroidi anabolizzanti vengono somministrati
per via orale o parenterale (soprattutto mediante iniezioni intramuscolari). Spesso gli
atleti tendono a superare le dosi terapeutiche e ad assumere contemporaneamente più
anabolizzanti (stacking). Gli effetti collaterali degli steroidi anabolizzanti possono
essere sintetizzati nei seguenti punti:
1) crescita dei tessuti sessuali, soprattutto della prostata; tale fenomeno si associa spesso
a disturbi nell'urinare, nell'eiaculare e alla comparsa di tumori maligni. L'effetto
anabolizzante sui genitali esterni si verifica solo durante l'età puberale.
2) atrofia testicolare: se gli steroidi anabolizzanti vengono forniti dall'esterno, i testicoli
non hanno più motivo di sintetizzarli, con conseguente atrofia testicolare. In genere
questo meccanismo è, seppur lentamente, reversibile ma in caso di uso massiccio e
continuativo il carattere di reversibilità viene a mancare.
3) ginecomastia: il corpo umano cerca di convertire l'eccesso di androgeni in estrogeni,
gli ormoni femminili per eccellenza, con conseguente crescita di tessuto mammario
anche nell'uomo.
41
4) ipertrofia cardiaca e infarto miocardico acuto.
5) Rafforzamento dei caratteri sessuali secondari, con conseguente comparsa di acne,
infoltimento dei peli e probabile calvizie.
6) In età prepubere si può determinare una precoce ossificazione della cartilagine di
accrescimento con conseguente blocco della crescita e virilizzazione precoce.
7) Psicosi: durante l'assunzione aumentano ira ed aggressività, con tendenza all'omicidio
e ad abusi sessuali. Durante l'astinenza gli effetti psicologici si capovolgono con
conseguente ansia, depressione e tendenza al suicidio.
Effetti collaterali tipici nelle donne sono: irsutismo, amenorrea, atrofia del seno
abbassamento del tono della voce.
L'utilizzo di steroidi anabolizzanti aumenta anche il rischio di infortuni, dato che
l'incremento di forza e massa muscolare è superiore rispetto all'irrobustimento dei
tendini, la cui resistenza, secondo alcuni studi, tenderebbe addirittura a diminuire. Il
carattere della lenta reversibilità , invece, può condurre alla dipendenza da queste
sostanze.
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CHIRURGIA PLASTICA ESTETICA E RICOSTRUTTIVA
di
Cervella Mariangela e Mirto Giusy*
La chirurgia plastica comprende sia la chirurgia estetica (detta chirurgia plasticaestetica), che si occupa di correggere o eliminare difetti ed imperfezioni del corpo dal
punto di vista fisico ed estetico, senza risvolto patologico funzionale, sia la chirurgia
plastica ricostruttiva, che cura gli esiti di traumi, patologie congenite o acquisite,
malformazioni, ustioni,ecc… La chirurgia estetica è propria delle donne, ma
ultimamente anche degli uomini, che stanno diventando sempre più consapevoli del
valore del miglioramento del proprio aspetto nella vita sociale e nel mondo degli affari.
Oggi, è possibile correggere ambulatorialmente e in anestesia locale i segni
d'invecchiamento del volto facendo ricorso a fillers e botox. I fillers sono sostanze che
vengono iniettate nella pelle per correggere ed eliminare rughe e solchi e per aumentare
i volumi del viso, in particolare quello degli zigomi, del mento e delle labbra. I fillers
possono essere biologici e sintetici. I primi sono anche definiti di superficie, perché
vengono totalmente riassorbiti dalla cute, e sono molecole naturali come, ad esempio il
collagene bovino, il collagene autologo, l‟acido ialuronico. Essi hanno durata limitata
( in media 3 o 4 mesi), anche se esiste un‟estrema variabilità di permanenza nel derma
da soggetto a soggetto, dovuta allo stile di vita, al fumo, all‟assunzione abituale di
alcolici e superalcolici, all‟esposizione al sole e a lampade abbronzanti. Il collagene,
introdotto sul mercato nel 1976, è sicuramente il filler di cui si ha una maggiore
documentazione scientifica e maggiore casistica. Il collagene bovino, che si ottiene da
*Alunne della classe I Sez.A
43
animali provenienti da allevamenti chiusi e controllati, è indicato per aumentare il
volume delle labbra, trattare rughe, cicatrici da acne, da trauma e da interventi
chirurgici. L‟acido ialuronico è un polisaccaride naturale, presente in tutti i tessuti
umani, la cui completa assenza di antigenicità ed immunogenicità lo rendono uno dei
prodotti più utilizzati in diversi settori della medicina. L‟effetto riempitivo delle rughe
deriva da caratteristiche fisiche e molecolari del prodotto stesso, che consente di
mantenere corretta l‟idratazione della pelle, perché la sua molecola lega un numero
notevole di molecole di acqua. I due tipi di acido ialuronico, presenti attualmente in
commercio, sono uno di derivazione aviaria (prelevato dalle creste di gallo) e l‟altro di
derivazione batterica. I fillers sintetici o di profondità (patch, fili, benderelle, protesi
sagomate per zigomi, naso, mento) rimangono nella pelle per un periodo maggiore,
anche due anni, o sono permanenti se il materiale non è riassorbibile. Il Botox è un
farmaco sempre più utilizzato in chirurgia estetica ed è costituito da tossina botulinica di
tipo A purificata, proveniente dal Clostridium Botulinum. Iniettata nei muscoli, la
tossina provoca il blocco del rilascio dell'acetilcolina, che viene rilasciata dai nervi per
trasmettere al muscolo lo stimolo per la contrazione.
Il lato B della chirurgia estetica
La chirurgia estetica ha cambiato la vita di molte donne e uomini: rinoplastica,
addominoplastica, protesi al seno e agli zigomi, liposuzione e altro, sembrano gli
ingredienti di una pozione in grado di donare “l‟eterna giovinezza”. Molti, guardandosi
allo specchio, riscontrano una moltitudine di difetti fisici e, così, ripongono tutte le
speranze nelle mani dell‟Harry Potter della chirurgia, che con un colpo di bacchetta
magica dona la felicità e la perfezione. Ma se il maghetto di Hogwarts non chiedeva
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nulla in cambio, codesti “maghi del bisturi” operano solo a suon di euro e i rischi legati
agli interventi sono quasi sempre infezioni, emorragie, intolleranze all‟anestesia,
ematomi, necrosi, lesioni ai nervi e a volte morte. In principio fu Laura Antonelli,
indimenticabile protagonista del film “Malizia”: dopo il successo degli anni‟70 e ‟80 del
secolo scorso, l‟attrice tentò di tornare sulla cresta dell‟onda, “rinfrescando” la sua
immagine, affidandosi alle mani del chirurgo plastico. I risultati conquistarono le prime
pagine di tutte le riviste patinate: le iniezioni di collagene, cui si era sottoposta, le
avevano letteralmente depurato il volto. Nel catalogo dei “peggio rifatti” e dei
danneggiati dalla chirurgia plastica figura anche l‟attore americano Mickey Rourke, che
da sex symbol degli anni ‟80, grazie alla sua interpretazione del film “Nove settimane e
mezzo”, appare oggi super-tirato, a causa di un pesantissimo lifting e di un
rimpolpamento selvaggio di bocca e guance. Ma nemmeno il mondo della politica
sfugge al richiamo del ritocchino: è risaputa la disavventura della deputata Margherita
Boniver, che ha coraggiosamente ammesso di utilizzare botulino per ringiovanire il
viso, dopo che l‟ennesima punturina ne aveva sfigurato l‟aspetto. Emblematici i casi di
una donna americana di mezza età cui sono state amputate le gambe e che oggi è
costretta a vivere su una sedia a rotelle, per colpa di una liposuzione, che le ha perforato
l‟intestino, facendole andare in cancrena gli arti inferiori, e la morte di”Sexi Cora”
(pornostar famosa per la partecipazione al grande fratello tedesco) dopo un intervento
di chirurgia plastica per aumentare il seno. La ragazza, a soli 23 anni, era al suo sesto
intervento di mastoplastica additiva: voleva un seno oversize aumentando il volume di
silicone nelle sue protesi da 500 a 800 grammi, passando da una coppa F a una gigante
coppa G, nonostante fosse appena 1,57 m, con il peso piuma di 48 kg.
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L’UOMO CYBORG
di
Sorgente Anna, Panfilo Sara,Grillo Giovanni *
L‟evoluzione tecnologica è sotto gli occhi di tutti, è sufficiente guardarsi attorno:
macchine che agiscono a servizio dell‟uomo rendendo il suo operato più semplice; robot
e computer che sembrano ragionare autonomamente. Riusciranno le macchine a
sostituirsi all‟uomo? Negli ultimi cento anni l‟evoluzione tecnologica ha subito un
fenomeno di crescita senza precedenti. La legge di Moore dice che la potenza di un
computer raddoppia ogni 18 mesi. La forza delle macchine s‟insinua sempre più nella
vita dell‟uomo a tal punto che secondo Warwick, docente di cibernetica della facoltà di
Reading (UK), gli esseri umani dovrebbero essere sostituiti dall‟uomo cyborg. Cyborg
indica l‟unione omeostatica costituita da elementi artificiali e un organismo biologico. Il
termine è nato nell‟ambito della medicina e della bionica. Warwick che ha concepito
questo fantascientifico progetto, si è sottoposto nel 1998 all‟innesto chirurgico di un
trasmettitore a radiofrequenza nell‟avambraccio sinistro e poi nel 2002 si è fatto
impiantare un centinaio di elettrodi nelle terminazioni nervose dello stesso braccio,
diventando capace in questo modo di controllare con la sola forza del pensiero il
movimento di apparecchiature robotiche. Lo scopo che Warwick si propose di
raggiungere è quello di realizzare un connubio uomo-macchina e superare i limiti fisici
imposti dalla natura. La realizzazione di tale uomo-macchina potrebbe sopperire ai
limiti della mente umana che comunque non sarebbe in grado di pensare in più di tre
dimensioni, cosa che invece può fare l‟uomo cyborg. La mente di una macchina è infatti
*Alunni della classe II Sez. A
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per Warwick di gran lunga superiore a quella di un essere umano a tal punto da indurlo
a ritenere che le generazioni future saranno costituite da soli cyborg. Infatti mentre
questa riflessione era solo fantascienza, sembra ora che l‟ibridazione uomo-macchina
sia una realtà è può consentire una vista e un udito migliori, una velocità di corsa
superiore, una forza maggiore e così via. Possono beneficiare anche persone
paraplegiche, affette da paralisi, che colpisce le gambe e più raramente le braccia.
Inoltre Warwick ipotizza che presto il sistema consentirà di guidare un‟automobile con
la sola forza del pensiero. Tutto ciò, però, condurrebbe, inevitabilmente, alla creazione
di uomini-macchine, non più dotati di libero arbitrio, ma guidati da un cervello robotico,
non più capace di provare emozioni e sentimenti: si estinguerebbe, così, per sempre la
progenie umana. Di conseguenza quello che prima era solo desiderio, anche se forte
(dell‟uomo) di progredire, col tempo è diventata un‟eccessiva smania di sfidare le leggi
naturali e volerle varcare. Senza dubbio l‟innovazione è un beneficio per gli esseri
umani, che in ogni modo ne sono gli artefici, ma il progresso in sé genera vizi dai quali
l‟uomo non può liberarsi. Tali vizi inducono l‟uomo ad assecondare desideri troppo
arditi, non naturali e non necessari, che lo stesso filosofo Epicuro raccomandava di non
seguire. „E ovvio che il desiderio del progresso è legittimo da parte della stirpe umana,
ma deve essere moderato secondo il precetto oraziano: “Est modus in rebus: sunt certi
denique fines, quos ultra citraque nequit consistere rectum”. Insomma sarebbe anche
facile collegare il cervello umano alle macchine e fare compiere gesti con il pensiero,
ma se un giorno si verificasse il contrario? Se fossero le macchine ad indurre scelte e
decisioni al cervello? Non saremmo più in grado di decidere cosa fare e non fare,
sarebbe una macchina a guidarci!
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LE CELLULE STAMINALI: UNA SPERANZA PER MOLTI
di
Del Vecchio Dalila, Della Vecchia Assunta, Zito Elodia*
Piantieri Roberta**
Cosa sono le cellule staminali?
Le cellule staminali sono cellule immature non specializzate, in grado di dare origine a
cellule mature di uno o più tessuti diversi. A seconda dello stadio di sviluppo e della
potenzialità differenziativa si distinguono in staminali embrionali e adulte:
Le cellule staminali embrionali sono rappresentate dall'ovocellula fecondata e dalle
cellule derivate da questa per successive duplicazioni, nei primi giorni della vita
embrionale. Col susseguirsi delle duplicazioni esse vanno incontro ad una progressiva
riduzione della potenzialità differenziativa e si distinguono in: totipotenti ( in grado di
produrre qualsiasi tipo di cellula matura e di tessuto), pluripotenti (capaci di produrre
molti tipi diversi di cellule mature e di tessuti, ma non tutti. Danno origine alle cellule
staminali adulte). Le cellule staminali adulte possono essere: multipotenti,
(la loro capacità differenziativa è ulteriormente diminuita e danno origine alle diverse
cellule mature di uno specifico tessuto, per esempio le cellule staminali ematopoietiche,
che producono tutti gli elementi figurati del sangue, o di diversi tessuti), unipotenti se
possono dar luogo solo ad uno specifico tipo di cellula matura.
*Alunne della classe III Sez.E
**Alunna della classe II Sez. A
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Potenzialità applicative
Staminali, la rivoluzione a Napoli
Il prof.re Lucio Pastore, Ordinario di Biochimica Clinica e Biologia Molecolare Federico II e group leader – Ceinge - Biotecnologie Avanzate di Napoli, da alcuni anni
lavora sull'isolamento di cellule staminali da tessuti adulti e sulla loro capacità di
differenziare in diversi tipi di cellule e tessuti in seguito ad appropriati stimoli. Tali
pratiche hanno fornito la possibilità di rigenerare tessuti danneggiati da condizioni
patologiche e le recenti applicazioni cliniche riguardano la rigenerazione di tessuti
quali il miocardio, la cornea e l'epidermide. Attualmente il professore Pastore sta
studiando la rigenerazione del tessuto osseo e miocardico mediante l'utilizzo di cellule
stromali isolate da midollo osseo e sta anche valutando l'efficacia e la tossicità della
sua metodica in modelli di topo, ratto e coniglio, allo scopo di poter utilizzare i
risultati ottenuti per applicazioni cliniche. La rigenerazione ossea è una procedura
particolarmente difficile nella chirurgia ricostruttiva e gli approcci maggiormente
utilizzati sono rappresentati dal trapianto autologo ed eterologo di tessuto osseo, al
fine di ricostruire l'osso degenerato o traumatizzato. L'ingegneria tissutale rappresenta,
quindi, una possibile alternativa alle convenzionali metodiche di rigenerazione ossea.
Recentemente un'equipe italiana di ricercatori, guidati da Maria Pia Cosma dell'Istituto
Telethon di Genetica e Medicina (Tigem) di Napoli, ha scoperto un meccanismo
genetico, che potrebbe permettere la riprogrammazione di cellule adulte differenziate
in cellule staminali pluripotenti, in grado di dare origine a tessuti diversi da quelli di
cui facevano parte in origine. E' stato scoperto che le cellule somatiche possono subire
modificazioni
epigenetiche
e
riprogrammarsi mediante la
fusione
con
staminali embrionali, oppure tramite la sovra espressione di fattori di trascrizione
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genetica specifici, come la proteina Wnt, che rende possibile la riprogrammazione
delle cellule adulte. Queste, dopo la fusione con cellule staminali embrionali, perdono
i markers specifici delle cellule somatiche e acquisiscono caratteristiche proprie delle
cellule staminali pluripotenti. Grazie a questo approccio si potranno ottenere cellule
staminali in modo alternativo, a partire da cellule adulte differenziate, facendo così
progressi nella ricerca per la cura delle patologie, che causano una degenerazione
irreversibile dei tessuti, come le cardiopatie, l'Alzheimer e il morbo di Parkinson.
Le staminali dentali secernono insulina
“Conserva un dente”, raccomandano gli scienziati nello studio pubblicato su Journal
of Dental research (JDR), perche' le cellule staminali dei denti possono essere
trasformate in cellule che producono insulina per un glucosio-dipendente; un passo
significativo verso lo sviluppo di terapie per il diabete con cellule staminali. La
scoperta e' particolarmente importante per il tipo 1 del diabete, quando il pancreas non
e' in grado di produrre insulina a sufficienza, l'ormone che gioca un ruolo vitale
nell'uso di glucosio nel corpo. "Questo lavoro e' un'ulteriore prova che la ricerca sulle
applicazioni mediche e dentistiche delle cellule staminali derivate dai denti, anche se
precoce, è in costante progresso verso quelle che crediamo sarà una nuova
generazione di terapie. Siamo lieti di vedere che la ricerca sulle cellule staminali
dentali potra' essere utile ad una delle più gravi malattie che interessano i giovani, il
diabete di tipo 1”, ha detto Peter Verlander, a capo dell'ufficio scientifico dei Provia
Laboratories, che forniscono il servizio "Conserva un dente", dove i genitori possono
conservare i denti, ricchi di staminali, dei loro bambini, per avvantaggiarsi in futuro
dell'evolversi delle ricerche in merito.
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Le staminali adulte per ustioni e ferite
Negli Usa è già operativo un nuovo sistema per curare le ustioni: una "pistola-spray",
che spara le cellule staminali sulla pelle ustionata e che avrebbe già curato con successo
una dozzina di pazienti. Le staminali, prelevate da un lembo di pelle sana del paziente,
anziché essere coltivate in laboratorio, vengono miscelate in una soluzione specifica e
spruzzate sulla parte lesa, accelerando la guarigione. "Una notizia interessante, ma va
accolta con cautela – commenta Alfredo Borriello, chirurgo plastico e dirigente
dell'Unità operativa di chirurgia plastica dell'Ospedale Pellegrini di Napoli –
Andrebbero verificate le modalità di prelievo e di trattamento delle cellule che
comunque devono essere rigorosamente del paziente. Ho qualche dubbio sul mezzo
della pistola-spray come metodologia anche se la ricerca procede a passi da gigante e
qualsiasi innovazione va tenuta d'occhio........Considero le cellule staminali adulte una
grossa scommessa sul futuro - conclude il chirurgo - .......Esse permettono davvero alla
medicina di essere sempre meno interventistica e più rigenerativa, cioè capace di
sfruttare le risorse già naturalmente presenti nell’organismo”.
Il primo occhio in provetta grazie alle cellule staminali embrionali
Un importante studio condotto da un gruppo di ricerca giapponese dell'Istituto Riken di
Kobe, coordinato da Yoshiki Sasai, ha creato da cellule staminali embrionali il primo
occhio in provetta. I ricercatori hanno utilizzato alcune cellule staminali embrionali
prelevate dai topi e le hanno messe in una particolare coltura cellulare per poi scoprire,
dopo dieci giorni, che queste cellule si sono organizzate a formare dei calici ottici,
strutture formate da due tipi differenti di cellule, che si ordinano in modo da formare
una specie di sacca, che a sua volta darà forma alla retina. L'aspetto straordinario di
questa scoperta è che l'organo è nato in modo totalmente spontaneo, visto che le cellule
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in coltura non erano "guidate" in alcun modo. Il prossimo passo sarà scoprire come
agiscono queste cellule per poter sfruttare questa loro azione nella realizzazione di
retine artificiali utilizzabili nei trapianti. Lo studio è stato commentato anche dal
docente di chirurgia della superficie oculare all‟Università di Siena, primario oculista
dell‟ospedale di Grosseto nonché presidente della SICCSO (Società Italiana cellule
Staminali e Superficie Oculare), il dottor Vincenzo Sarnicola: “La strada intrapresa è
sicuramente quella buona, però non è ancora finita. L’impiego clinico di cellule
staminali è di routine: riusciamo a ottenere ottimi risultati con soggetti che dopo
quarant’anni tornano a vedere, ma per i tessuti nervosi il discorso è differente. Prima
di tutto bisogna ottenere un tessuto sano e poi un modo di collegamento in quanto la
retina necessita la trasmissione di impulsi, problema per nulla semplice da risolvere”.
Un rene artificiale da cellule staminali
All'Università di Edimburgo è stato creato per la prima volta un rene artificiale
sfruttando le cellule staminali prelevate da liquido amniotico umano. Jamie Davies, il
capo progetto, ha spiegato che per creare in vitro un rene che possa avere una struttura il
più simile a quella di un rene fetale sono stati fatti dei grandi progressi e la speranza è
che l'organo possa svilupparsi in modo autonomo una volta impiantato in un essere
umano. Il Professor Giuseppe Simoni, Direttore Scientifico di Biocell Center, unico
centro a livello mondiale a essere in grado di processare e crioconservare cellule
staminali grazie a una nuova tecnologia brevettata dai propri ricercatori, ha commentato
lo studio di Davies: "Il liquido amniotico si è riconfermato una fonte importantissima
per le cellule staminali pluripotenti, in quanto hanno un'alta stabilità genomica e
presentano alti gradi di proliferazione e differenziazione. L'Italia è all'avanguardia per
quanto riguarda le cellule staminali amniotiche con ricerche applicabili al campo della
terapia cellulare e delle malattie degenerative", hanno un'alta stabilità genomica e
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presentano alti gradi di proliferazione e differenziazione. L'Italia è all'avanguardia per
quanto riguarda le cellule staminali amniotiche con ricerche applicabili al campo della
terapia cellulare e delle malattie degenerative".
Cellule staminali iPS per studiare il Parkinson
La BBC riporta uno studio dell'università di Oxford, nel quale verranno usate cellule
staminali pluripotenti indotte per studiare gli effetti del morbo di Parkinson sui neuroni.
I ricercatori effettueranno dei prelievi di cellule epiteliali da 1000 pazienti affetti dal
morbo di Parkison e le 'riprogrammeranno' per farle diventare cellule cerebrali portatrici
della
malattia. Con
questo sistema sarà possibile comprendere le varie fasi
dell'evoluzione della malattia, senza effettuare dei campioni di neuroni dai pazienti.
"Il Parkison diventerà più comune nei prossimi anni - dice Richard Wade-Martins
Parkison's - una volta ottenuti i neuroni dei pazienti, potremo confrontar il
funzionamento di queste cellule con quello di cellule di persone sane, per riuscire a
capire meglio perché i neuroni muoiono nei pazienti affetti dalla malattia".
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