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Senza titolo-1
a cura di
GIOVANNI SOMMO
LUOGHI FORTIFICATI FRA
DORA BALTEA, SESIA E PO
Atlante aerofotografico dell’architettura fortificata
sopravvissuta e dei siti abbandonati
IV
Analisi, aggiornamenti, indici
Edizione di riferimento:
Edizioni del Gruppo Archeologico Vercellese
Vercelli 2000
Studi sul territorio
5
2000
«Edizioni del Cardo»
© Gruppo Archeologico Vercellese,
via fratelli Garrone, 20 - 13100 Vercelli - tel. 0161-255251
http//:www.archeovercelli.it
Riguardo alle illustrazioni la redazione si è curata delle relative autorizzazioni degli aventi diritto. Nei casi in cui ciò non è stato
possibile, resta comunque a disposizione per regolare le eventuali spettanze o per eventuali adempimenti burocratici.
In ogni caso si sono indicate le fonti.
Per l’edizione dei materiali aerofotografici si è ottenuta autorizzazione dello S.M. A., n. 824, del 6.9.1991.
Autorizzazione alla riproduzione dei documenti dell’Archivio di Stato di Vercelli n. 2699X.9.
INDICE SOMMARIO
p.
4
5
Ringraziamenti
Premessa
9
10
Correzioni e integrazioni alle schede
Un inventario in corso
La conoscenza del territorio
Le schede
33
Tavole fuori testo a colori
49
49
50
51
52
Schede aggiunte
Borgofranco di Peronasca
Castrum Roncarolii
Ramezzana
Visterno
53
Inventario dei toponimi
Per un inventario dei toponimi significativi
89
Indice delle schede
99
Tipologie ed evoluzione delle località fortificate nell’area di influenza del
comune medievale vercellese
99
100
101
103
104
104
105
109
112
113
113
114
116
116
117
119
L’area geografica e i presupposti della ricerca
Distribuzione e cronologia dei siti
Fonti documentarie e fonti archeologiche per lo studio dei siti fortificati
L’incastellamento nel Vercellese
Decastellamento e trasformazione
Tipi e caratteristiche dell’architettura militare del Vercellese
Castelli d’altura (dal castrum turris al castrum e villa)
Castelli di pianura (dal recinto al castrum e villa)
Recinti di ville e borghifranchi
Bastie e torri di vigilanza
Le motte
Ricetti (castrum e receptum)
Le fattorie fortificate e le grange
Monasteri e chiese fortificati o recintati
Conclusioni
Bibliografia generale
Carta allegata con distribuzione territoriale delle schede dei siti e dei toponimi
1. Sigillo del Comune di Vercelli
RINGRAZIAMENTI
È mio dovere ringraziare quanti hanno dato il loro contributo alla realizzazione dell’ultima parte del
progetto. In particolare ringrazio i Comuni che hanno messo a disposizione le cartografie in loro
possesso permettendo di ridurre notevolmente i tempi della ricerca, il personale e le direzioni della
Biblioteca Civica di Vercelli e dell’Archivio di Stato di Vercelli per la loro disponibilità.
Hanno collaborato alla preparazione del presente volume:
SILVANO BELTRAME
in particolare per le pazienti ricerche d’archivio sui materiali delle schede dei toponimi
NATALINO CORBELLETTI
in particolare per l’elaborazione della cartografia di base
SERGIO GAVIGLIO
EMANUELE GUAZZONI
DEBORAH GUAZZONI
MARA MICHELONE
per le ricognizioni e le ricerche bibliografiche.
A loro, e a tutti i Soci che hanno contribuito in vario modo alla realizzazione del volume,
vorrei esprimere la mia gratitudine.
PREMESSA
A distanza di sette anni dall’edizione del terzo volume dedicato all’inventario delle
località fortificate dell’antico territorio del Vercellese, e come era stato programmato,
esce questo quarto volume, a lungo atteso, che conclude un fortunato ciclo di studi e
di ricerche finalizzate ad una nuova e oggettiva conoscenza di un aspetto tanto determinante per la storia del paesaggio e dell’insediamento nel Vercellese.
Per quanto sia noto agli addetti ai lavori l’acceso, e peraltro non concluso, dibattito
che ha caratterizzato l’ultimo decennio del secolo circa lo studio degli incastellamenti, dibattito aperto in Italia dai lavori di A.A. Settia, molto poco è cambiato ancora nell’immaginazione collettiva sull’argomento e ben pochi sono stati i lavori di studio che,
come il nostro, hanno tentato un approccio di tipo storico-archeologico alla complessa materia, pur con i limiti che ovviamente ci si deve porre affrontando un ambito tanto
vasto sia dal punto di vista dell’estensione territoriale indagata, sia da quello, più sottile, dell’orizzonte culturale cui si vorrebbe fare riferimento. Mentre continuano le discussioni sulla tutela e sullo studio del costruito e dell’esistente, sulle valenze paesistiche e turistiche che solitamente affiancano ogni intervento rivolto ai castelli e alla loro
destinazione futura, si tende a dimenticare o a mettere in secondo piano l’importanza
di uno studio sistematico delle emergenze, siano esse allo stato di rudere, di semplice
traccia o addirittura di toponimo, in un ambito territoriale e storico omogeneo.
Tale tipo di impostazione, naturalmente derivata dalla disciplina archeologica, e quindi indipendente dalla presenza o meno di fonti scritte, è senza dubbio, almeno a mio
avviso, la più corretta per affrontare in modo il più possibile scevro da pregiudizi la
complessità del tema e la stessa complessità dei documenti materiali analizzati.
Riconducendo la tematica dell'incastellamento a ciò che essa è in realtà, cioè una
forma di organizzazione e di controllo territoriale, si riportano i termini della questione all’origine e, quindi, alle esigenze storiche che hanno determinato nel tempo lo sviluppo e la successiva attenuazione del fenomeno.
Ogni territorio, ha avuto, nel rispetto delle presenze e delle esigenze precipue, un peculiare sviluppo del fenomeno dell'incastellamento con particolarità dovute alle forme di
sfruttamento del territorio, di insediamento, di parcellazione dei diritti signorili, di
maggiore o minore importanza delle strutture comunali e centrali. La logica stessa con
cui sorgono e si sviluppano i segni del controllo signorile e le esigenze difensive delle
popolazioni ad esso legate è tanto più aderente alla rete insediativa e viaria preesistente e alle mutate esigenze organizzative, quanto più sul territorio esistono formazioni geologiche naturali idonee alla difesa e all’insediamento.
Raramente, nelle nostre zone almeno, si erigono fortificazioni su alture artificiali, più
spesso si modificano preesistenze che facilitano le difese e si scelgono con attenzione
luoghi che presentano connessioni con canali, vie e passaggi obbligati, o elevazioni
naturali, un tempo piuttosto comuni anche in pianura prima degli spianamenti operati per la sempre più diffusa coltura del riso.
In questo modo sembra che le più antiche forme di incastellamento non si siano troppo allontanate dalla rete di insediamenti agricoli dell’epoca romana e tardo-antica in
pianura. In aree collinari e montane, così come è avvenuto in tutta Italia lungo le
coste, gli incastellamenti si localizzano su di un colle o su un pianoro idoneo il più vicino possibile ai campi, alle vie e agli insediamenti da difendere.
6
Luoghi fortificati fra Dora Baltea, Sesia e Po
Gli abbandoni di insediamenti antichi e tardo-antichi, in alcuni casi documentabili,
riguardano distanze di poche migliaia di metri e comportano spesso il massiccio recupero di materiale da costruzione, così come avverrà poi per gli abbandoni connessi
alla creazione dei borghifranchi. Il nucleo agricolo ruota, pertanto, sempre e con
accentuata tendenza al conservatorismo intorno ai terreni che sfrutta e che coltiva da
generazioni, che conosce in ogni particolare e che chiama per nome.
Una delle riflessioni che i risultati del censimento hanno provocato con immediatezza
è stata, infatti, la constatazione che lo studio delle dinamiche dell'incastellamento va
fatalmente ricondotta all’ambito territoriale, alle preesistenze insediative e allo sviluppo agricolo di una porzione di territorio, alle sue suddivisioni feudali e al successivo accorpamento agrario di antichi diritti feudali che porterà alla formazione delle
grandi proprietà agrarie fra i secoli XVI e XVIII e, con confini che di esse sono spesso lo specchio, alle entità territoriali comunali del XIX secolo, che sussistono sino ai
giorni nostri.
Il lungo lavoro di censimento, la cui ideazione era scaturita dal progetto dedicato a
Rado sul finire degli anni ‘80, mi ha fornito una privilegiata visione d’insieme di più
di duecento siti e di un centinaio di toponimi significativi riguardanti un territorio
assai vasto ma storicamente omogeneo, essendo limitato alla sfera di influenza che
ebbe il Comune vercellese nel momento della sua massima espansione fra XII e XIII
secolo. Da questa notevole mole di materiale formato da dati bibliografici, topografici e archivistici e da utilissime riprese fotografiche aeree si formò innanzi tutto una
precisa cartografia dell’esistente, fatto di per sé rivoluzionario se si tien conto che nessuno degli Autori che si sono occupati di incastellamento negli ultimi anni in questo
territorio ha mai considerato l’aspetto topografico, né tantomeno ha utilizzato i documenti catastali o la ripresa aerofotografica obliqua a bassa quota.
Si aveva così la possibilità, per la prima volta nel Vercellese, dopo il pionieristico lavoro di Panero sulla toponomastica nei documenti medievali, di osservare il fenomeno
dell' incastellamento nella sua totalità, tenendo conto di tutte le fonti disponibili, comprese quelle territoriali e catastali, che hanno fornito spesso dati innovativi.
Ma il fatto di gran lunga più rilevante determinato dalla raccolta dei dati è costituito
dalla possibilità di esaminare e confrontare per la prima volta, oltre la dislocazione e
tipologia dei singoli manufatti, anche le microdinamiche riguardanti diverse porzioni
di territorio fra loro diverse per caratteristiche geologiche e morfologiche, permettendo la ricostruzione, anche solo ipotetica e sperimentale, di processi di sviluppo e di
abbandono nonché di modelli insediativi che potrebbero presentare validità ben oltre
i limiti territoriali e cronologici del censimento.
Mi dolgo, a distanza di un decennio ormai dalla conclusione del nostro lavoro, di non
aver avuto la necessaria lungimiranza per percepire la necessità e l’opportunità di
sfruttare le centinaia di sopralluoghi effettuati per documentare fotograficamente i
particolari costruttivi dei singoli manufatti sopravvissuti, ma lo scopo principale della
ricerca era in un certo senso più orizzontale che verticale e, nella maggior parte dei
casi, avremmo documentato strutture completamente ricostruite fra XV e XVII secolo
fornendo, in sostanza, una tipologia dedicata agli ultimi secoli di vita del castello.
Uno degli apporti della ricerca che in questo volume trova conclusione è, infine, certamente costituito dalla consapevolezza del notevole numero di siti che, sparsi sul territorio, sono potenziali oggetti di ricerca sulla storia dell’insediamento nel Vercellese.
Questa archeologia “povera”, formata da tracce in via di cancellazione e da resti non
certo paragonabili a quelli che nel nostro Paese siamo abituati a considerare importanti è tuttavia una delle principali piste che si dovranno seguire per avere una conoscenza diretta della civiltà contadina che dall’Antichità alle soglie dell’Evo Moderno
ha caratterizzato le nostre campagne, costituendo il tessuto connettivo della nostra
realtà attuale. Molti luoghi abbandonati, un tempo abitati fiorenti, sono scomparsi
senza quasi lasciare tracce e attendono di essere indagati. Queste località, spesso in
pericolo per l’estendersi di nuove costruzioni o per moderni spianamenti e risistemazioni agricole, costituiscono una sfida per l’archeologia e la storiografia locale e per
i pianificatori degli Enti territoriali, che purtroppo non so quanto sianoin grado di
raccogliere.
Premessa
7
Ritengo che l’indagine di alcune località campione, di particolare interesse, insieme
con l’approfondimento dei dati storici e archivistici legati a piccole porzioni di territorio possa costituire un obiettivo sostenibile per il futuro delle ricerche, ma né l’archeologia ufficiale né la ricerca universitaria sembrano interessate a portare avanti
una programmazione a lungo termine sul campo.
Neppure Associazioni come la nostra possono esprimere impegni di lungo termine e
innescare autonomamente programmi di ricerca interdisciplinari che vadano oltre la
semplice ricognizione di superficie. Tale situazione di stallo nella ricerca sul campo,
rilevabile anche nel settore dell’archeologia classica, è stato più volte sottolineato, è
alquanto tipica della realtà italiana nella quale Uffici di tutela, Università e ricercatori locali sono, salvo lodevoli eccezioni, volutamente separati da profondi fossati corporativi, disciplinari e socio-culturali. Tutto ciò non può che essere deleterio per la
ricerca e la tutela territoriale. Per questi motivi ritengo che il compimento del presente lavoro costituisca un piccolo fiore all’occhiello per un’ Associazione che si appresta
a compiere i trent’anni di attività.
Il quarto volume è quindi dedicato alla revisione critica delle 224 schede presentate
nei tre volumi precedenti apportando quelle aggiunte, correzioni e precisazioni che
sono state opportunamente segnalate e un nutrito elenco di toponimi che, seppure non
tutti adeguatamente approfonditi nella loro pertinenza, costituiscono il miglior contributo possibile alla completezza del lavoro. Molto resterebbe da fare, molti singoli casi
attendono comunque quegli approfondimenti sul campo che forse meriterebbero, ma
l’obiettivo limitato della ricerca e la ristrettezza delle risorse, materiali e umane, non
ci consente di tardare ancora.
La carta che accompagna questo lavoro è l’elaborato che ritengo più prezioso per una
visione d’insieme ed una sintesi del censimento.
I numeri che vi sono disposti fanno capo ad un indice generale che raggruppa per territori comunali le emergenze segnalate e rimanda ai volumi e alle schede. Per quanto
riguarda l’analisi dei materiali raccolti, viene qui riproposto un mio intervento accolto al I Convegno dei Medievisti Italiani, con ampliamenti e approfondimenti circa la
tipologia delle località fortificate che vi avevo presentato come primo risultato del censimento. Inoltre ho ritenuto di inserirvi alcune ipotesi di lavoro su aspetti e problematiche legate alle logiche e alle dinamiche territoriali locali.
Con questo rendiconto credo che il mio lavoro di organizzatore e curatore del progetto possa dirsi finalmente concluso, grazie soprattutto alla generosità della Fondazione
Cassa di Risparmio di Vercelli cui va la mia gratitudine. Tutt’altro che conclusa la
ricerca che, anzi, appena si apre con questo primo passo che tuttavia confido sia diretto nella giusta direzione.
Vercelli, novembre 2000
Giovanni Sommo
CORREZIONI E INTEGRAZIONI ALLE SCHEDE
Un inventario in corso
La necessità di apportare correzioni e integrazioni alle schede già pubblicate apparve
subito con chiarezza dopo l’uscita del primo volume, in particolare per il sito di
Robiallo che non era stato centrato dalla fotografia aerea e, di conseguenza, nella cartografia catastale. È stato quindi da quel momento raccolto tutto il materiale utile per
le integrazioni, le correzioni e l’eventuale aggiunta di schede.
Nonostante le attenzioni profuse per l’edizione dei tre volumi precedenti e del presente ritengo che non sia possibile, come ho già avuto modo di chiarire altrove, considerare concluso un lavoro di questo tipo. Per la sua stessa natura esso è destinato ad essere impreciso e lacunoso. La stessa bibliografia utilizzata, per quanto vasta, non è certo
esaustiva e a tale riguardo abbiamo molto apprezzato le segnalazioni ricevute che ci
facevano notare imprecisioni e lacune che in questa sede tentiamo di correggere e colmare.
Illustrazioni e testi aggiunti sono riportati nell’indice generale delle schede al loro
luogo per facilitare la consultazione dei materiali presenti nei quattro volumi.
La localizzazione topografica dei siti, che nei primi tre volumi utilizzava la cartografia
IGM, è stata raccolta qui in un’unica carta allegata, appositamente disegnata, che riporta l’orografia del territorio ed i confini amministrativi comunali per permettere di riunire in un’unico documento la posizione delle schede, sia dei siti indagati che dei toponimi segnalati.
La conoscenza del territorio
Uno dei risultati del nostro “inventario” e dell’ “atlante” che ne è il prodotto cartografico finale è stato certamente quello di permettere la visione d’insieme di una serie di
dati che non erano mai stati prima d’ora riuniti ed esattamente localizzati.
Avendo ben chiaro questo obiettivo, che costituisce anche un limite alla ricerca, credo
si possano perdonare le inevitabili imprecisioni, se si ritiene di annettere una qualche
importanza alla conoscenza del territorio che la sintesi dei dati ha consentito di ottenere. L’individuazione di alcuni modelli nella localizzazione e nella struttura delle località fortificate dell’area presa in esame e la loro schematizzazione in una proposta di
seriazione tipologica e cronologica, ritengo possa costituire comunque un progresso
nello studio dell’insediamento fortificato nell’antico territorio vercellese. L’ “atlante”,
oltre a chiarire il rapporto esistente fra i siti e fra essi ed il territorio circostante, consente finalmente di avere con immediatezza la visione della consistenza del fenomeno
dell’incastellamento nelle nostre terre e di progettarne un approccio interdisciplinare,
la cui ineluttabilità è ben messa a fuoco da questo lavoro preliminare.
Al termine di questa fase generale di conoscenza sarà forse meno arduo considerare la
valenza e la stratificazione del paesaggio agrario nella progettazione dello sviluppo territoriale e un poco più agevole la predisposizione di interventi conoscitivi preventivi
nelle aree dotate di un qualche interesse archeologico.
2. Pagina a fronte.
Veduta aerea complessiva dell’abitato di Caresana.
10
Luoghi fortificati fra Dora Baltea, Sesia e Po
Le schede
Sono indicate con la numerazione utilizzata nella cartografia dei primi tre volumi e
sono stati assegnati nuovi numeri alle schede aggiunte. Tutte compaiono nell’indice
generale cui occorre fare riferimento per individuare i materiali esistenti per ciascun
sito nei vari volumi e per l’interpretazione della numerazione nella cartografia allegata.
Correzioni ed integrazioni alle schede
Correzioni e integrazioni
2
Varallo
Tipo: castello (?).
Localizzazione: Chiesa parrocchiale di S. Gaudenzio, nel centro abitato.
Superficie: non determinabile.
Attestazione: 1030 (PANERO 1985, p. 26).
Circa la tradizione storica che vorrebbe la presenza di un castello nel sito è intervenuto Casimiro Debiaggi il quale, in una sua lettera (5.2.1993), esprime parere contrario
essendo l’altura ooccupata dalla pieve di S. Gaudenzio, che deve risalire all’VIII-IX
secolo. Non mi sento per questo di negare, tuttavia, la possibilità che la pieve possa
essere stata affiancata da una residenza signorile e con essa racchiusa in un perimetro
difensivo, così come altrove avviene in località di pianura anche meno propizie alla
difesa. Pertanto, dando credito al documento del 1260 circa la presenza di un palatium
a Varallo e alla tradizione raccolta, e forse distorta, da vari storici, sarei propenso
comunque ad identificare nel colle di S. Gaudenzio il nucleo antico dell’abitato, successivamente evoluto nell’area circostante.
7
Robiallo
Tipo: castello e borgo.
Localizzazione: Comune di Borgosesia, frazione Bettole, sul colle sovrastante l’abitato.
Superficie: 1500 mq. il castello, circa 2000 mq. il borgo.
Attestazione: 1217 (MOR 1933, XXIV, p. 51).
Un banale errore di identificazione dall’alto del colle di Robiallo, in assenza di mappa
catastale, ha determinato la localizzazione del sito sulla collina limitrofa, spostando
alcune centinaia di metri più a est l’attenzione, sul pianoro della cascina Bolola.
Pertanto la fotografia aerea presentata a pagina 33 del volume I e la mappa catastale
della pagina 32 sono da considerarsi errate, così come, ovviamente, tutta la parte
descrittiva della scheda. Ad un primo esame della mappa catastale (fogli 73- 75 - comune di Borgosesia) nel suo insieme è infatti evidente che il disegno stesso della parcellazione e il toponimo “castello”, conservato dalla zona, identificano l’altura situata
poco a nord dell’abitato senza ombra di dubbio. Purtroppo non è stato possibile ripetere l’aerofotografia del sito, ma la situazione topografica del luogo è stata indagata da
terra.
La dislocazione del sito di Robiallo rientra in un modello altrove attestato e molto diffuso. Sul pianoro più alto e dalle pendici scoscese è il castello, sul pianoro a nord, separato dal castello da un avvallamento, è il borgo, di non grandi dimensioni. È probabile
che le caratteristiche naturali delle alture siano state accentuate dall’intervento dell’uomo per adattarle alle necessità difensive dell’insediamento.
Il castello presenta come elemento centrale il dongione, di cui sopravvivono i resti
della base (RAVELLI 1924, p. 84), circondato da una cortina muraria che contorna i margini dell’altura. Le strutture residue sono costruite in pietra a secco e formate anche da
grossi blocchi arrotondati, provenienti dal vicino greto del fiume. Sembra verosimile
che, in alzato, le cortine sostenessero palizzate ed elementi lignei.
Del borgo non resta quasi più nulla. Se il perimetro ha avuto una recinzione essa era
certo meno imponente di quella che circondava il castello e in essa dovevano prevalere elementi lignei. Un edificio in rovina, utilizzato e riattato sino a pochi decenni orsono, presenta strutture che potrebbero essere pertinenti all’epoca dell’insediamento e,
per la sua posizione sullo spigolo nord occidentale del perimetro del borgo, potrebbe
avere avuto una funzione difensiva.
Nell’area è stato inoltre individuato un grosso blocco di granito con una sporgenza
11
12
Luoghi fortificati fra Dora Baltea, Sesia e Po
3. Castello e borgo
di Robiallo.
Catasto comune di
Borgosesia, frazione Bettole,
fogli n. 73 e n.
75.
4. Robiallo.
Blocco angolare di
granito.
Correzioni ed integrazioni alle schede
13
6. Particolare della
mappa catastale
con l’indicazione
sommaria delle
murature riscontrate.
5. Robiallo.
Costruzione esterna, pertinente al
borgo.
7. Robiallo. Resti
della cinta esterna,
lato meridionale.
14
Luoghi fortificati fra Dora Baltea, Sesia e Po
8. Robiallo. Muro
di cinta esterno,
lato est.
9. Robiallo.
Dongione, lato est.
destinata alla sua connessione alle murature. Questo residuo, probabilmente parte di un
angolo o della base del dongione, attesta la notevole qualità della costruzione.
Il complesso, così come appare dai dati emersi dalle prime ricognizioni sul terreno,
conserva un notevole interesse archeologico. Il sito, per essere meglio compreso nei
suoi aspetti fondamentali, necessiterebbe di un rilievo accurato dei tratti di murature
ancora rilevabili ed una serie di aerofotografie che, purtroppo, non sono fino ad orastate effettuate.
Correzioni ed integrazioni alle schede
15
11
Bornate
Tipo: castello.
Localizzazione: Comune di Serravalle, frazione di Bornate, sul colle dominante l’abitato.
Superficie: non determinabile.
Attestazione: 1290 (AVONTO 1980, p. 116).
Rovine del castello di Bornate. Questa fotografia documenta quanto restava del castello ai primi del Novecento (BOZZALLA 1909, p. 61).
10. Le rovine del
castello di Bornate
nella fotorafia di
inizio Novecento.
(BOZZALLA 1909,
p. 61).
21
Locenello
Tipo: castello (?).
Localizzazione: Comune di Gattinara, sulla collina ad est di Lozzolo..
Superficie: non determinabile.
Attestazione: non attestato.
La fittisima vegetazione presente sul colle di Uccineglio ha impedito sino ad ora una
puntuale localizzazione dei resti dell’abitato. La cartografia IGM permette tuttavia una
11. IGM foglio 43,
I, NE, Gattinara,
particolare. Il colle
di Uccineglio.
16
Luoghi fortificati fra Dora Baltea, Sesia e Po
12. Resti di murature coperti di
vegetazione sul
colle di
Uccineglio.
puntuale localizzazione. La foto qui riportata mostra come il fattore vegetazione sia
l’unico elemento che ostacola i rilievi. La scheda resta dunque insoddisfacente.
31
Oldenico
Tipo: castello.
Localizzazione: Comune di Oldenico, nella zona orientale dell’abitato.
Superficie: 1000 mq.
Attestazione: secolo XIII (ORDANO 1966).
La scheda è da integrarsi con il materiale raccolto sul toponimo “torrazza” (scheda
313).
51
Borgovercelli
Tipo: castello.
Localizzazione: Comune di Borgovercelli, nel centro abitato.
Superficie: 5000 mq.
Attestazione: 956 (PANERO 1985, p. 26).
Sulla base di quanto emerso dall’identificazione della torre (scheda toponimi n. 320) è
possibile ipotizzare che la fortificazione distrutta nel XIV secolo sia quest’ultima. Il
castello attuale potrebbe pertanto avere origine da una costruzione posteriore al 1411,
e non realizzata sulle rovine della precedente, come aveva affermato Ordano (ORDANO
1985, p. 83). Ciò spiegherebbe anche l’assoluta assenza nel castello di Borgovercelli di
strutture databili ai secoli XII-XIII.
53
Confienza
Tipo: castelli.
Localizzazione: Comune di Confienza (PV), nel centro abitato.
Superficie: non determinabile.
Attestazione: 831 ? (AA.VV. 1959, p. 35) - 1060 (PANERO 1985, p. 26).
Ad integrazione di quanto contenuto nella scheda già edita riportiamo nuove notizie
storiche e toponomastiche che attesterebbero la presenza nel luogo di due castelli.
«Confienza nel 1198 possedeva due castelli. Il grande detto Castellaccio, ora scompar-
17
vicolo C
astella
zzo
Correzioni ed integrazioni alle schede
13. Confienza.
Alcune strutture
architettoniche
riferibili ai secoli
XIV-XV.
so del tutto, sorgeva accanto all’antica Pieve. Di questo castello poche notizie ci rimangono e si sa soltanto che per qualche tempo appartenne a Vercelli, mentre l’altro, che
sorge quasi al centro del paese, apparteneva ai duchi di Milano. Tale castello, costruito su un rialzo artificiale, misurava a levante metri 78,85, a ponente, a nord ed a sud
metri 60. Aveva cinque torri, delle quali una esiste tutt’ora, sebbene un po’modificata,
14. Confienza,
vicolo Castellazzo.
Catasto comune di
Confienza, f. 26.
18
Luoghi fortificati fra Dora Baltea, Sesia e Po
ed è la torre del Comune, sulla quale è collocata una grossa campana che serve, oltre a
dare il segnale della scuola e del mezzodì, anche per funzioni religiose. Un’altra nell’angolo a nord ponente è stata ridotta ad uso abitazione, sebbene se ne scorgano merli
e feritoie. Nella prima metà del secolo scorso esisteva ancora, all’angolo sud-ponente,
la torre alta, rotonda che ai tempi serviva da vedetta. Le quattro grandi cantine dovevano servire come prigione e rifugio. Del castello si fa menzione in un documento dell’anno 831 ove parlasi di Laude Oberto de Confluentia, vassallo di Desandedo, abate
di S. Ambrogio di Milano. Di questo grande castello ora rimangono due lati e parte dei
muraglioni ai piedi dei quali scorre l’antica fossa» (AA.VV. 1959, p. 35).
La descrizione del Castellaccio è suffragata dall’esistenza a Confienza del vicolo
Castellazzo, situato poco lontano dalla pieve. Le tracce ancora visibili di parcellazioni regolari in questa zona dell’abitato, così come evidenziato dalla mappa catastale,
farebbero pensare che si trattasse di una struttura fortificata comunitaria di notevoli
dimensioni, alla quale ben si attaglia anche il breve dominio comunale vercellese,
anche se non si ha notizia di un vero e proprio borgofranco vercellese a Confienza.
La seconda parte del brano citato si riferisce invece al castello vero e proprio, di cui si
è già trattato nella scheda edita nel volume II, purtroppo non è citata la fonte del documento dell’831 nè quella che determina la data riportata del 1190.
La situazione di Confienza appare quindi più complessa ed interessante e meritevole di
approfondimenti sia dal punto di vista storico che archeologico.
58
Langosco
Tipo: castello.
Localizzazione: Comune di Langosco, nel centro abitato.
Superficie: non determinabile.
Attestazione: 1299 (PANERO 1985, p. 27).
Per quanto emerso dall’identificazione del toponimo “Cascina delle motte” (scheda
338), assume concretezza la transazione del 1166 riguardante una molta situata fra la
Sesia e la Sesia morta. Il plurale insito nel toponimo accrediterebbe inoltre l’ipotesi
della presenza, a breve distanza, di due fortificazioni rappresentanti gli interessi dei
Canonici di S. Eusebio di Vercelli e dei conti di Lomello, in contrasto circa la giurisdizione di terreni situati prima su di una sponda poi sull’altra del fiume, a seguito dello
spostamento del letto principale. In tale contesto ben si inserisce anche la questione di
“Langosco vecchia” (882) e “Langosco nuova” (1184).
68
Caresana
Tipo: castelli ?.
Localizzazione: Comune di Caresana, nell’angolo nord est del centro abitato.
Superficie: 2500 mq. la rocca, il complesso circa 20.000 mq..
Attestazione: 987 (PANERO 1985, p. 26).
L’analisi della documentazione bibliografica centra l’attenzione sulla chiesetta di S.
Maria nei pressi del Castello, detta infra castrum in un documento del 1183 (scheda
340) e sull’altura, probabilmente in parte artificiale, da essa occupata.
Questa, ben visibile nelle aerofotografie, sostanzierebbe l’ipotesi di una antica fortificazione, forse una motta, esistente, così come in altri casi attestati, proprio a ridosso
del castello. Si tratta, ovviamente, di un’ ipotesi, per di più non suffragata da documenti
scritti, se non dallo stesso che cita la chiesa come infra castrum. Tuttavia la particolare conformazione dell’altura e l’interpretazione letterale del documento renderebbero
verosimile tale presenza; che necessita di opportuni approfondimenti
Correzioni ed integrazioni alle schede
82
Crocetta
Tipo: fattoria fortificata.
Localizzazione: Comune di Pezzana; lungo la via per Prarolo.
Superficie: non determinabile.
Attestazione: non attestata.
Quanto detto va aggiornato con la scoperta di un documento ottocentesco (Cascine
Castelletto. Archivio di Stato di Vercelli, Dis. Ospedale di S. Andrea, n. 227. Pezzana.)
ove la Crocetta è denominata Cascina Castelletto (scheda 341), con lo stesso toponimo
dell’altra, situata ai limiti settentrionali del territorio di Caresana. Questa più antica
denominazione avvalorerebbe l’ipotesi di una fortificazione del sito anteriore al secolo XVII.
97
Quinto
Tipo: castelli.
Localizzazione: Comune di Quinto Vercellese, ai margini dell’abitato.
Superficie: 4.500 mq.
Attestazione: 1170 (PANERO 1985, p. 27).
Anche a Quinto, come del resto accade in molte località del Vercellese, abbiamo la
traccia toponomastica della presenza di un “castellazzo” non lontano dal castello ancora visibile. A tali notizie occorre aggiungere l’esistenza nei documenti medievali del
luogo di Quintascum (attestato ancora nel 1156), che segnalerebbe un abitato dello
stesso nome ormai abbandonato (scheda 317). Tutto ciò farebbe pensare ad un castello e ad un abitato più antichi (X secolo almeno, se non addirittura di epoca romana
come prefigurato dall’origine del toponimo: ad quintum lapidem) abbandonati forse
per uno spostamento del letto dell’Elvo. Tutto ciò rende assai interessante la località di
Quinto anche sotto il profilo strettamente archeologico.
99
Casanova Elvo
Tipo: castelli.
Localizzazione: Comune di Casanova Elvo, nel centro abitato.
Superficie: 2.000 mq il più recente, 400 mq. la parte residuale del più antico.
Attestazione: 1170 (PANERO 1985, p. 27).
L’illustrazione a pag. 99 del vol. II è stata numerata con il 124, in realtà il numero esatto è 122.
100
Formigliana
Tipo: motta e castelli.
Localizzazione: Comune di Formigliana, nel centro abitato.
Superficie: non determinabile.
Attestazione: 1364 (ACB II 1928,CCCXC, p. 382) il primo e 1789 il secondo.
Qualche importante novità è emersa anche a proposito di Formigliana, luogo del quale
non si conosceva l’esatta ubicazione del castello e che un documento del 1751 invece
aveva chiarito perfettamente nella scheda già pubblicata. A ciò si aggiunge ora un
documento del 1364 che ricorda la denominazione di motta di detto castello. Ma se
questo non bastasse compare, in più, in un documento del 1789, un “Castello del Sig.
Marchese di Murazzano”, situato ad occidente del primo, nei pressi della cappella di S.
Vittore, ancora esistente oggi. Ecco quindi che la scheda necessita di non poche variazioni.
19
20
15. Luogo di
Formigliana.
Castello del
marchese di
Murazzano.
Archivio di Stato
di Vercelli,
Archivio Arborio
Mella, dis. n. 26,
1789.
Luoghi fortificati fra Dora Baltea, Sesia e Po
Il documento di vendita del signor Cabrio degli Avogadro di Collobiano del fu signor
Giovanni di terre in Formigliana, contiene la descrizione di un appezzamento: in mota
seu castro dicti loci Formagnane mina una et pedes tres terre, cui choeret ab una parte
ecclesia S. Marie que est in dicto castro, ab alia Georgius de Nebiono, ab alia fossatum dicti castri (ACB, II 1928, CCCXCI, p. 382). Da tale descrizione apprendiamo
come la fortificazione fosse in quel tempo denominata indifferentemente mota e
castrum, che essa comprendeva la chiesa di S. Maria nel proprio recinto, che l’area era
circondata da fossato. Dal documento del 1751 edito nella scheda 100 del vol. II nulla
faceva pensare che il castello visibile potesse avere compreso la chiesa di S. Maria
poco distante. Evidentemente tale documento ci presenta una porzione del castello,
forse quella principale, che conservava nome e caratteristiche di fortificazione ancora
nel Settecento e che doveva secoli prima costituire il dongione di un recinto più ampio
comprendente la chiesetta di S. Maria ed altre costruzioni.
Il documento del giugno 1364 costituisce dunque una preziosa testimonianza della
realtà materiale del castello di Formigliana, rappresentandone anche l’attestazione
scritta più antica a noi nota a tutt’oggi.
Il secondo castello di Formigliana, attestato solo dal documento del 1789 che qui riproduciamo, è situato non lontano dalla cappella di S. Vittore, ancora oggi esistente un
poco fuori dell’abitato di Formigliana e visibile dalla provinciale. Non per questo possiamo essere certi della sua origine più recente, anzi. La presenza della cappella attesterebbe verosimilmente l’esistenza di un nucleo abitato intorno ad essa e la sua dedicazione riporta ai primi secoli del cristianesimo. Pertanto non è da escludere che ciò
che nel 1789 era denominato castello non fosse, così come avviene altrove e in numerosi casi, una fortificazione di origine medievale o altomedievale e che un nucleo abitato esistesse nel luogo presso S. Vittore addirittura già in epoche anteriori, lungo una
via frequentata e presso un ponte o un guado sul Cervo che il documento del 1364
ricorda in vari luoghi (ad pontem, ad pontixellum, via Vercellexia, ad Sanctam
Palaxiam).
Correzioni ed integrazioni alle schede
21
104
Santhià
Tipo: castello e abitato fortificato.
Localizzazione: Comune di Santhià, nel centro abitato.
Superficie: non determinabile.
Attestazione: 1000 (PANERO 1985, p. 26).
Ad integrazione di quanto esposto nella scheda già edita, nella quale veniva
localizzato un tratto delle mura del borgo, occorre tener conto della presenza nel
centro di Santhià di un recinto più piccolo, forse preesistente.
La topografia del centro storico di Santhià, che qui riportiamo traendola dalla
foto aerea zenitale, appare del resto molto interessante in quanto presenta il nucleo
originario dell’abitato odierno, dove nella parte centrale abbiamo la chiesa
“collegiata” dalla quale provengono importanti reperti di epoca romana (VIALE
1971, p. 63).
16. Topografia del
centro di Santhià
(Foto Istella)
Tutto intorno, dove un tempo era il fossato di questo primo nucleo fortificato
abbiamo un allargamento posteriore della cerchia o un recinto esterno più ampio.
Questa evoluzione del centro da una preesistenza di epoca romana al recinto
altomedievale o tardoantico, al castrum medievale e rinascimentale, è assai ben
leggibile nel caso di Santhià e costituisce una forma tipica che potremmo affiancare
per esempio al recinto di S. Michele di Trino (quest’ultimo però successivamente
abbandonato) poiché ne costituirebbe la naturale e tipica forma evolutiva nel
caso in cui esso avesse avuto una continuità di occupazione sino al pieno Medioevo
ed oltre. La caratteristica principale del castrum di Santhià è quindi quella di un
recinto tardoantico con successivi sviluppi situato lungo un importante asse
stradale di epoca romana la cui rilevanza non è venuta meno nei secoli successivi,
ciò che costituisce la principale forza di coesione del centro abitato. Altrettanto
non avvenne a S. Michele, dove l’asse stradale perse progressivamente di
importanza fra Tardoantico e Medioevo.
Le origini romane di Santhià sono ampiamente documentate oltre che da numerose
iscrizioni, fra cui un’ara di granito dedicata a Giove ed una in particolare,
probabilmente a torto ritenuta dubbia, nella quale è la dedica degli abitanti di un
pagus. Un sepolcreto è infine attestato presso le cascine di Pragilardo. Per questi
motivi ritengo di estremo interesse l’approfondimento delle vicende storiche,
archeologiche ed urbanistiche di Santhià.
22
Luoghi fortificati fra Dora Baltea, Sesia e Po
106
Tronzano
Tipo: castelli.
Localizzazione: Comune di Tronzano, nel centro abitato.
Superficie: non determinabile.
Attestazione: forse 1256, certo 1299 (PANERO 1985, p. 27).
La presenza del “castello” e del “vicolo castelletto” (scheda 363) ha permesso di precisare la situazione di Tronzano, dove sono presenti le tracce di due fortificazioni
sostanziando l’espressione castella utilizzata nel documento del 1256.
109
Torrone dei banditi
Tipo: Casaforte.
Localizzazione: Comune di Bianzè, nella zona a ovest delle attuali cascine Stroppei e Ariotta.
Attestazione: 1688.
La cascina è denominata in un documento del 1730 «Casaforte o sia Torre del Torrone»
(Archivio di Stato di Vercelli, Int. di Vc. serie I, n. 59). Pubblichiamo anche, ad integrazione della scheda già edita, il documento del 1688 di cui l’illustrazione n. 167, a
pag 116 del vol. II, costituiva un particolare ingrandito.
17. Vero Tippo
dell’Aque inservienti da tempo
immemorabile [...]
alli Ben del
Torrone. Foglio a
stampa, 1688.
Archivio di Stato
di Vercelli, Int. di
Vc. serie I, n. 19
110
San Germano
Tipo: castello.
Localizzazione: Comune di San Germano, al centro dell’ abitato.
Superficie: non determinabile.
Attestazione: 1219 (PANERO 1985, p. 27).
La fotografia aerea pubblicata a p. 119 del vol. II, ill. n. 149, per un banale errore di
stampa è speculare. La riportiamo qui in modo corretto affiancandola alla cartografia
catastale riguardante l’area del centro interessata dai resti del castello.
Correzioni ed integrazioni alle schede
18. San Germano,
limiti del borgo
fortificato e campanile della parrocchiale. Ripresa
aerea, veduta da
sud ovest
(Riferimento ill. n.
149 a pag. 119,
vol. II).
19. Catasto
comune di
San Germano,
foglio 19.
Area del castello.
139
Clivolo
Tipo: castello e ricetto.
Localizzazione: Comune di Borgo d’Ale.
Superficie: 1000 - 2500 mq.
Attestazione: Sec. XIII (SELLA 1917, p. 27).
I resti sono visibili al termine della “Via del castel”, vi si notano due terrazzamenti artificiali sorretti da un lato da consistenti resti murari a doppio paramento con ricolmo
centrale. Il castello è attestato nel sec. XIII (SELLA 1917, p. 27). Nel XIV secolo nei
patti fra i Savoia e la comunità di Borgo d’Ale la Bastita o Bicocca di Clivolo, di proprietà del Vescovo di Vercelli, venne data agli uomini di Borgo d’Ale. Nei catasti borgodalesi del XVII secolo ricorre ancora il toponimo Bastita o Bicocca. Nel maggio del
1988 il gruppo “L’Archivi e ji Carti dal Burgh” ne segnalò l’esatta ubicazione. Queste
precisazioni, la fotografia che pubblichiamo e lo schema dei resti murari ci sono pervenuti nel marzo del 1993. Pertanto la tavola 211, a pag. 165 del vol. II, riportava esattamente l’ubicazione del sito di Clivolo. Riportiamo qui di seguito nuovamente la car-
23
24
Luoghi fortificati fra Dora Baltea, Sesia e Po
20. Castello di
Clivolo. Catasto
comune di Borgo
d’Ale, foglio 24.
Sono evidenziati i
resti murari visibili.
tografia catastale con indicazione dei resti murari visibili e la relativa fotografia aerea
della zona.
140
Arelio o Bric del Monte
Tipo: castello.
Localizzazione: Comune di Borgo d’Ale, regione Bric dal Munt.
Superficie: non determinabile.
Attestazione: non attestato.
Sulla base di alcune importanti osservazioni pervenuteci dal Gruppo “L’Archivi e ji
Carti dal Burgh” nel marzo 1993 si sarebbe dovuta rivedere la situazione dell’intero
territorio situato nella zona del Bric. Sostanzialmente ci è stato fatto notare che i resti
del “Bric dal Munt” sono ascrivibili al ricetto e castello di Erbario, come attestano in
Correzioni ed integrazioni alle schede
25
21. S. Michele di
Clivolo, veduta
aerea ripresa da
est. In alto a sinistra l’area del
castello.
22. Castello di
Clivolo, resti di
una cortina muraria.
un consegnamento del 1379 diversi particolari di Arelio ed Erbario, confermando più
volte la presenza sul “Monte” di Erbario del castello, ricetto e fossato di Erbario, località che noi crediamo prossima alla “chiesa dell’arbaro”, situata a nord ovest del Bric.
Per quanto riguarda Arelio, abitato situato ai piedi del Bric del Monte, a sud, vi sarebbe attestato un castello nel XV secolo, ma permangono molte incertezze.
Circa la possibile antichità delle fortificazioni presenti sul monte ribadiamo quanto ne
scrisse l’Ordano (ORDANO 1985, pp. 79-80) e, a correzione di quanto detto circa le cosidette Chiuse, sfatiamo definitivamente la leggendaria origine longobarda. Tuttavia va
ricordato che l’interpretazione storica e archeologica del sistema delle chiuse è un problema aperto. Anche se l’imponente lavoro che è stato necessario per la realizzazione
delle opere fosse da far risalire all’Antichità riteniamo comunque che alcuni siti pos-
26
Luoghi fortificati fra Dora Baltea, Sesia e Po
23. Zona di Borgo
d’Ale tratta dalla
Gran Carta degli
Stati Sardi in terraferma, f.39,
Ivrea, con in
sovraimpressione i
siti che sono stati
indagati alle schede 139, 140, 141,
142. vol. II.
sano essere stati utilizzati anche posteriormente, ed alcuni certo nel Medioevo. Nel
caso del Bric del Monte, sarebbe estremamente utile una accurata campagna di rilevamento finalizzata alla migliore conoscenza delle fasi cronologiche dell’occupazione e
dell’utilizzo dell’importante località fortificata.
141
Erbario
Tipo: castello e ricetto.
Localizzazione: Comune di Borgo d’Ale, regione Arbaro, cappella di S. Dalmazzo.
Superficie: non determinabile.
Attestazione: secolo XIII (ORDANO 1985, p. 80).
Per quanto detto a proposito del sito del Bric del Monte ricordiamo la tesi secondo la
quale il castrum Erbarii altro non sarebbe che il Bric. La sua struttura non sembra tale,
tuttavia, da adattarsi alle funzioni di un ricetto, anche se certo benissimo si adatta al
concetto di castrum. Per tale ragione mi permetto di avanzare dubbi circa l’identificazione del “Monte” di Erbario con le strutture presenti sul Bric del Monte.
Evidentemente servono indagini più approfondite.
Correzioni ed integrazioni alle schede
27
24. Il recinto di
Bric del Monte.
Veduta aerea,
ripresa da sud.
142
Meolio
Tipo: non determinabile.
Localizzazione: Comune di Borgo d’Ale, chiesa di S. Maria della Cella.
Superficie: non determinabile.
Attestazione: non attestato.
Sempre rifacendoci a quanto poc’anzi affermato ed in relazione alla nostra convinzione che anche Meolio, fra le località abbandonate in favore del costituendo borgofranco di Borgo d’Ale, avesse proprie fortificazioni, facciamo rilevare la presenza di un
“Monte” anche presso questa località che, non essendo stato adeguatamente indagato,
non sappiamo se abbia ospitato qualche struttura difensiva.
149
Chiuse
Tipo: sistema difensivo.
Localizzazione: dalla Dora, attorno al lago di Viverone, sino alla Serra.
Superficie: non determinabile.
Attestazione: sec. XIV.
L’origine longobarda del sistema di chiuse e la validità della Cronica Imaginis Mundi
come documento storico sono da escludere. La Cronica è infatti da relegare fra i tipici
esempi dell’inventiva degli storici trecenteschi. Va eliminato quindi l’aggettivo “longobarde” dal titolo della scheda pubblicata, nella quale tuttavia è chiaramente espressa l’ipotesi di una origine più antica delle Chiuse. Agli effetti poi del nostro interesse
primario, le località fortificate medievali, è sufficiente tenere in conto che, poiché certamente i manufatti delle Chiuse erano già presenti sul territorio nel Medioevo, alcuni
di essi sono forse stati riutilizzati e modificati per le nuove esigenze difensive: ad
esempio a Magnano, Zimone, Monte Orsetto, Peverano, Dorzano, Viverone, Roppolo,
Bric del Monte, Masino.
L’interesse dell’insieme dei manufatti, che non trova confronto per la vastità del territorio coinvolto, resta notevolissimo e determinante per la dinamica insediativa nella
zona attorno al lago di Viverone.
28
25. Rilievo complessivo del colle
S. Giacomo, con
indicazione degli
elementi fotografati.
Luoghi fortificati fra Dora Baltea, Sesia e Po
151
Castronovo
Tipo: castello e borgo.
Localizzazione: Comune di Roppolo, sul colle San Giacomo, presso la frazione Pioglio.
Superficie: 1000 mq. circa il castello, 4000 mq. circa il borgo.
Attestazione: 1140 (PANERO 1985, p. 14).
Si sono migliorate le conscenze del complesso attraverso più precisi rilievi degli elementi murari principali che rivelano orientamenti diversi rispetto alla planimetria edita
da Scarzella nel 1981. Sono poi state ripulite alcune sezioni dei muri per poterne dare
documentazione fotografica. È stato inoltre elaborato un primo rilevamento complessivo e speditivo del colle di San Giacomo in relazione con l’altura del borgo ed i terrazzamenti agricoli circostanti. Ciò permette di apprezzare l’articolazione del complesso castello-borgo, forse l’esempio meglio conservato fra quelli riscontrati nel corso
della schedatura, per il suo precoce abbandono.
Questi nuovi elementi non solo permettono di rilevare appieno l’importanza della località dal punto di vista archeologico, ma sottendono anche una improrogabile esigenza
di tutela delle emergenze, sia per quanto riguarda il sito principale del castello, sia per
quanto attiene la zona dell’abitato, tutto ancora da indagare.
I lavori agricoli nella zona tendono infatti a ripristinare e potenziare i terrazzamenti
antichi con il pericolo di rendere illeggibile la realtà conservata.
Correzioni ed integrazioni alle schede
29
26. A sinistra.
Colle S. Giacomo.
Elemento 1
27. A destra.
Colle San
Giacomo.
Elemento 2.
28. A sinistra.
Colle San
Giacomo.
Elemento 3.
29. A destra.
Colle San
Giacomo.
Abside della
cappella.
Elemento 4.
30. Castronovo.
Rilevamento d’insieme del colle del
castello e del
borgo.
162
Puliaco
Tipo: castello e motta.
Localizzazione: Comune di Salussola, fra Vigellio e la strada per Massazza.
Superficie: non determinabile.
Attestazione: 1361, ma certo preesistente (LEBOLE 1979, p. 224).
Ricognizioni accurate hanno portato alla scoperta dei resti del castello situati a pochi
passi dalla strada provinciale Salussola-Massazza. Su di un ripido rialzo di forma
allungata sono visibili i resti di una torretta semicircolare sporgente del diametro di
circa m 4,20, costruita in ciottoloni di fiume segnati da corsi regolari di laterizi con
feritoia quadrangolare bordatata da laterizi. Il tipo di muratura riporta ad esempi tardo
duecenteschi della zona. A poche decine di metri a nord est sono rilevabili i resti di un
altro tratto del recinto formato da ciottoli legati con malta, dello spessore di un metro
circa, che forma un angolo ottuso. Sul pianoro sono visibili accumuli di ciottoli dovu-
30
Luoghi fortificati fra Dora Baltea, Sesia e Po
31. A sinistra in
alto.
Gran carta degli
Stati sardi in terraferma, foglio
39, Ivrea. Il sito
del castello di
Puliaco.
32. In alto.
Rilevamento speditivo delle strutture visibili.
33. A fianco.
Puliaco. La torretta semicircolare
vista di fronte.
34. Puliaco. La
torretta semicircolare vista di lato.
ti alla disgregazione delle strutture murarie. L’area elevata è boschiva ed i campi circostanti sono coltivati a risaia.
La pieve di S. Lorenzo si trova a circa millecinquecento metri in direzione ovest, a non
molta distanza dalla cascina San Lorenzo, situata su di una costa elevata.
166
Torre di Mongivetto
Tipo: torre.
Localizzazione: Comune di Cerrione, località Torretta.
Superficie: 100 mq. circa.
Attestazione: non attestata.
La torre è stata rivisitata in una stagione più propizia alle riprese fotografiche. Abbiamo
così potuto documentare l’insieme dell’edificio ed il particolare della feritoia a doppia
strombatura, elemento architettonico essenziale alla datazione dell’edificio e alla
determinazione dell’uso militare e difensivo cui era destinato. La feritoia è costruita
infatti per il brandeggio di una balestra ed era protetta da un battente in legno icernie35. Torre di
Mongivetto.
L’edificio visto da
sud.
36. Torre di
Mongivetto. La
feritoia a doppia
strombatura.
Correzioni ed integrazioni alle schede
rato nella parte superiore del vano, all’esterno. Il battente era manovrato dall’interno e
fermato in posizione aperta da apposite aste. Il tipo di muratura sarebbe da inquadrare
fra XIV e XV secolo, così come il tipo della feritoia.
180
Borriana
Tipo: castello.
Localizzazione: Comune di Borriana, in località Chiesa Vecchia, nella zona Castellone.
Superficie: non determinabile.
Attestazione: XV secolo (LEBOLE 1990, p. 303).
L’ illustrazione n. 280 a p. 168 del vol. III in realtà doveva avere il n. 277.
189
Rocchetta di Sandigliano
Tipo: castello e ricetto.
Localizzazione: Comune di Sandigliano, nel centro abitato.
Superficie: 4000 mq.
Attestazione: XII-XIV secolo (CARDOSA 1992, p. 91).
La datazione al 996 del toponimo di Sandigliano si deve non già al Panero, che correttamente comunque la riporta, ma ad un saggio di Dario Lanza del 1979 (LANZA 1979).
La pianta del castello riportata a pag. 95, vol. III, tav. 143 (UNIVERSITÀ DI KAISERSLAUTERN 1982, p. 24) deriva invero dallo studio edito nel 1980 ne “Il Biellese” dallo stesso Lanza (LANZA 1980), dedicato alla storia e alle strutture del ricetto, ripreso successivamente nel 1981 nell’ambito dell’opuscolo: Sandigliano nei secoli: cenni di vita
sociale. Devo le notizie bibliografiche e le precisazioni riguardanti il ricetto di
Sandigliano alla cortesia del signor Dario Lanza (lettera 9.12.1999) che ringrazio sentitamente, riconoscendone i titoli ed integrandoli volentieri nel repertorio bibliografico
della scheda.
194
Ysengarda
Tipo: castello e borgo.
Localizzazione: località Sangarda, comune di Candelo.
Superficie: non determinabile.
Attestazione: 1335 il castello, 1394 il borgo (CASSETTI-VIALARDI DI SANDIGLIANO 1990, p. 54).
Non sembrano esserci dubbi sulla localizzazione del castello e villa di Ysengarda in
località Sangarda (catasto comune di Candelo, foglio 18). Corrisponde infatti perfettamente il sito alla posizione dominante il Cervo e la parcellazione delinea i contorni di
un ampio recinto. L’ipotesi del Lebole (LEBOLE 1992, p. 125) necessiterebbe dunque
solo di una conferma archeologica.
31
32
37. Località Sangarda. Catasto comune di Candelo, foglio 18.
Luoghi fortificati fra Dora Baltea, Sesia e Po
Tavole fuori testo
Tav. 1 - Veduta aerea di Poggio Castellazzo a Donato Biellese.
33
34
Tav. 2 - Veduta aerea del castello dei Barbavara a Roccapietra.
Luoghi fortificati fra Dora Baltea, Sesia e Po
Tavole fuori testo
Tav. 3 - Veduta aerea della cascina La Mandria nei pressi di Santhià, lungo l’antico percorso stradale diretto a Ivrea.
35
36
Tav. 4 - Veduta aerea del Bric del Monte.
Luoghi fortificati fra Dora Baltea, Sesia e Po
Tavole fuori testo
37
Tav. 5 - Castellengo, ruderi nella parte bassa del castello.
Tav. 7 - Veduta aerea di Le
Castelle a Gattinara con sullo
sfondo il castello di S. Lorenzo.
Tav. 6 - Castellengo, la torre
circolare.
38
Luoghi fortificati fra Dora Baltea, Sesia e Po
Tav. 8 - Veduta aerea del Bosco della Partecipanza a nord di Trino Vercellese.
Tavole fuori testo
Tav. 9 - Puliaco, chiesa di San
Pellegrino, particolare del
campanile.
Tav. 10 - Castello di
Puliaco, la torretta
semicircolare.
39
40
Tav. 11 - Veduta aerea del corso della Sesia all’altezza di Greggio.
Luoghi fortificati fra Dora Baltea, Sesia e Po
Tavole fuori testo
41
Tav. 12 - Veduta aerea della
chiesa di S. Grato a Zimone.
Tav. 13 - La torre di
Mongivetto.
42
Tav. 14 - Ruderi del castello di Vintebbio.
Luoghi fortificati fra Dora Baltea, Sesia e Po
Tavole fuori testo
Tav. 15 - Veduta aerea di Tricerro.
43
44
Luoghi fortificati fra Dora Baltea, Sesia e Po
Tav. 16 - Trino, palazzo dei
Paleologi. Lunetta affrescata.
Tav. 17 - Particolare delle strutture murarie a Robiallo.
Tavole fuori testo
Tav. 18 - Veduta aerea del sito di Clivolo.
45
46
Tav. 19 - Veduta aerea di Borgo d’Ale.
Luoghi fortificati fra Dora Baltea, Sesia e Po
Tavole fuori testo
Tav. 20 - Veduta aerea di Salussola.
47
48
Luoghi fortificati fra Dora Baltea, Sesia e Po
Tav. 21 - Veduta aerea del duomo di Vercelli.
Tav. 22 - Veduta aerea dell’abbazia di S. Andrea a Vercelli.
Correzioni ed integrazioni alle schede
49
38. Peronasca.
Particolare dalla
tavoletta IGM,
foglio 58, IV NO.
Schede aggiunte
225
Borgofranco di Peronasca
Tipo: borgofranco.
Localizzazione: Comune di Vinzaglio, frazione Pernasca.
Superficie: non determinabile.
Attestazione: 1258 (PANERO 1985, p. 19).
Una lacuna certamente importante che la scheda si propone di colmare riguarda il borgofranco di Peronasca, istituito nel 1258, e di cui si conserva un estratto di atto notarile che, fra l’altro, ne stabilisce i confini (MANDELLI, II 1857, p. 266). Fra le coerenze
del territorio di competenza del nuovo borgofranco compare il castellacium Casae Dei
(scheda 89, vol. II, p. 80) di cui si è già trattato e che con ogni probabilità rappresentava l’antica sede dei signori di Peronasca. Il castello è tuttavia già in disuso nel 1258,
anno in cui esso è denominato castellacium, forse in quanto la famiglia era ormai da
tempo residente all’interno della città di Vercelli. Ne farebbero fede le particolari attenzioni riservate dal Comune ai domini di Peronasca nello stabilire le condizioni di
“esproprio” delle terre da concedere in uso ai borghigiani, mantenendo infatti sostanzialmente intatti i diritti signorili anche sulla comunità di Bulgaro, e, così come era
avvenuto a Gattinara, ai domini era concesso di affittare le loro terre, anche se solamente agli abitanti del borgo. Il nuovo centro fu certamente munito di fossati e ne furono tracciate le vie e creata la parcellazione dei sedimi, ma a quanto pare il luogo non
ebbe un afflusso di abitanti tale da renderne la vita stabile e permetterne la difesa.
Infatti il borgofranco di Peronasca non è mai divenuto un vero centro abitato ed è oggi
una frazione del comune di Vinzaglio. La carta IGM mostra il contorno regolare dell’area di circa 20.000 mq, posta su di un rialzo del terreno, ma non sono visibili resti
di costruzioni del secolo XIII. Molto probabilmente il borgo non ha superato la prima
fase insediativa e per ragioni che ci sfuggono, credo principalmente di carattere economico, non furono molti a trovare allettante stabilirsi a Peronasca, così come è avvenuto in qualche altro caso di parziale riuscita o totale fallimento delle politiche insediative comunali.
50
Luoghi fortificati fra Dora Baltea, Sesia e Po
39. Cascina
Roncarolo. Gran
Carta degli Stati
Sardi in terraferma, foglio 47, particolare.
226
Castrum Roncarolii
Tipo: castello.
Localizzazione: Comune di Lignana, cascina Roncarolo.
Superficie: non determinabile.
Attestazione: 1305 (VILLATA 1978, p. 86).
Il luogo di Roncarolum compare già nelle carte del 1000 nei pressi di Lignana (PANERO 1985, p. 20) ma non era noto il suo castello che è invece attestato in un documento
del 1305 (VILLATA 1978, p. 86) in cui sono elencati beni e spese dell’Ospedale di S.
Maria dei Fasana: [...] Item pro hedificiis factis in castro Roncarolij pro rehedificando
palacio et in una domo nova facta cum solario et pro rehedificanda turre ad tres solarios et in uno labio novo et pro uno turriono novo facto super portam castri cum portis novis et balfredis novis et fossato castri, domo nova et cassinis novis et uno torculari in dicto castro, libras D [...]. Il documento, pur non essendo che dei primi anni del
XIV secolo, attesta la presenza a Roncarolo di un castello in condizioni tali da essere
in gran parte ricostruito ed aggiornato e, pertanto, di alcuni secoli anteriore (secolo XIXII). Esso fa ormai parte dei beni dell’istituzione ospedaliera cui è pervenuto, con le
sue terre, attraverso acquisti fatti quarant’anni prima. La buona amministrazione del
lascito e dei molti altri beni dell’ospedale permise in quell’anno le ingenti spese di
riedificazione e di restituzione della fortificazione all’uso per cui era stata costruita.
Apprendiamo quindi che il castrum comprendeva un palacium, abitazione del castellano, una torre ad tres solarios (a tre piani), alcune domus, un turriono novo a guardia
della porta, un batafredum (torre lignea) e un fossato. Il recinto, con articolazioni in
legno e fossati (recetto?), comprendeva poi alcuni cascinali, se è da prendersi alla lettera l’espressione in dicto castro, e un torchio, che riconducono alla funzione del
castello: centro nevralgico e difensivo di una cospicua proprietà fondiaria situata ad
una certa distanza dalla città (VILLATA 1978, p. 80) e per due terzi tenuta a gerbido e
bosco. Con ogni probabilità erano un tempo detentori dei diritti sul podere di
Roncarolo i Serra, che li cedettero, con le terre di Lignana, nel 1262 (VILLATA 1978, p.
66) a Simone Fasana, ministro dell’ospedale e nipote del fondatore. Non è dato sapere
se la famiglia Serra fosse anche detentrice dei diritti signorili, ma ciò che è certo e che
ripristinando le difese del castello è l’ospedale a detenerli nel 1305.
Dell’antico luogo è erede il toponimo della cascina Roncarolo che sorge verosimilmente sulle rovine dell’antico castello o nelle immediate adiacenze. Purtroppo non
restano segni evidenti, così come in molti altri casi, della fortificazione, la cui esatta
localizzazione costituisce un interessante obiettivo di ricerca archeologica.
Correzioni ed integrazioni alle schede
51
40. Borgo
Ramezzana.
Catasto comune di
Trino, f. 31.
41. Borgo
Ramezzana.
L’edificio neogotico.
42. Borgo
Ramezzana. La
torre circolare con
il suo basamento.
227
Ramezzana
Tipo: castello, grangia fortificata (?).
Localizzazione: Comune di Trino, frazione Ramezzana.
Superficie: non determinabile.
Attestazione: non attestato.
La località è citata per la prima volta nel 1183 (PANERO 1985, p. 20), nel suo territorio
furono rinvenuti nel 1880 laterizi di epoco romana con bollo M. MAELI (SOMMO 1994,
p. 280), ma di un castello non esiste attestazione nei documenti. Ramezzana fu una
delle grange dell’abbazia di Lucedio, insieme con le vicine Montarucco e Montarolo
(Montarolium - Curia Montis Orioli). La presenza tuttavia di una torre merlata e di un
edificio in stile neogotico a poche decine di metri dalla chiesetta del borgo, dedicata a
San Giorgio, ha attirato la nostra attenzione. Tutti gli elevati con finestre ogivali e
segnapiani in cotto sono certamente databili alla fine dell’Ottocento, ma altrettanto non
si può dire per il basamento quadrangolare della torre, che potrebbe costituire una preesistenza riutilizzata.Tale ricostruzione in stile medievale di un edificio padronale
52
Luoghi fortificati fra Dora Baltea, Sesia e Po
43. Catasto comune di Cavagnolo.
Frazione
Valminore
44. Il “bric di
Vistern”. Gran
Carta degli Stati
Sardi in terraferma, foglio 46, particolare.
annesso ad un cascinale fa ritenere possibile la presenza di strutture più antiche, forse
residui delle difese della grangia medievale che si sono così intese rivalutare e tramandare. Appare quindi auspicabile un approfondimento sulle vicende architettoniche
dei fabbricati della grangia di Ramezzana.
228
Visterno
Tipo: castello e villa.
Localizzazione: Comune di Cavagnolo, frazione Valminore.
Superficie: non determinabile.
Attestazione: 1148 (SETTIA 1975, p. 287).
Il luogo compare nei documenti già nel 1085 (SETTIA 1975, p. 287) e nel 1148 i “de
Visterno” vendono ai consoli del Comune di Vercelli le loro peroperietà [...] in loco et
fundo Visterno tam in castro quam in villa [...]. Circa vent’anni dopo Visterno e
Cavagnolo vengono infeudati da Federico I a Guglielmo di Monferrato dando origine
ad una serie di controversie fra i marchesi di Monferrato ed il Comune di Vercelli che
sembrano concludersi, fra il XIII e XIV secolo, con la distruzione del castello e l’unione del territorio di Visterno a quello di Cavagnolo. L’ultima menzione di Visterno
compare infatti nei documenti nel 1355. I catasti di Cavagnolo del secolo XVII ricordano il “bricco di Vistern” presso la frazione Valminore, dove sono tuttora visibili i
resti di una torre quadrata costruita in conci di arenaria (SETTIA 1975, p. 288).
INVENTARIO DEI TOPONIMI
Per un inventario dei toponimi significativi
La constatazione che le cartografie IGM, le vecchie carte degli Stati Sardi e le mappe
catastali contenevano dati topografici che potevano potenzialmente essere utili al
nostro lavoro di inventario era stata fatta già nelle prime fasi del lavoro per il primo
volume.
Emergevano inoltre da documenti storici e d’archivio e dalle stesse toponomastiche
urbane attestazioni di località e di presenze che avevano lasciato spesso solo il nome
di castellazzo, castellacium, via del castello ecc. In parecchie schede dedicate alle località indagate compaiono quindi già alcune di tali attestazioni che spesso coincidono con
il sito indagato, ma talvolta costituiscono semplici indicazioni per l’individuazione di
siti che affiancano le località principali. Si è sentita quindi la necessità di elencare a
parte in un lavoro parallelo sia le attestazioni già utilizzate o citate nelle schede edite,
sia le attestazioni raccolte da una indagine a tappeto su materiali cartografici editi, sui
catasti e su toponimi emersi durante le ricerche d’archivio.
Il materiale raccolto, numerato a partire dal 301 per differenziarlo dalla numerazione
delle schede che copre l’arco dall’1 al 300, viene qui presentato affiancato dalla numerazione della scheda principale quando in essa il toponimo in questione è già stato trattato e documentato.
Lo scopo dell’inventario dedicato ai toponimi è duplice. Da un lato ci interessava scoprire, attraverso la valenza reale contenuta nelle attestazioni dei vari «castellazzi»,
«torri» e «torrini», «motte» e «castellari» la portata del fenomeno su di un territorio
abbastanza vasto ed omogeneo da poter fornire un risultato controllabile. Per altro
verso la presenza di tali attestazioni, anche solo documentarie, permetteva, attraverso
il riscontro diretto, comunque non eseguito purtroppo sulla totalità dei dati raccolti, di
colmare dei vuoti non facilmente spiegabili riguardanti aree e centri abitati che per la
loro origine e storia avrebbero dovuto ospitare qualche traccia circa la presenza di località fortificate.
DENOMINAZIONE
Castellazzo-Castellaccio-Castellacium
Castello
Castelletto - Castelleto
Castellone
Castellino
Castelnovo
Castellaro-Castellario
Bastia
Rocca
Motta
Torre
Torrione-Torrone
Torrazza-Torrazzo
Torretta
Torriggia
Torrino-Torrini-Torrine
Ricetto-Recetto-Receptum
ATTESTAZIONI
36
25
9
4
1
1
2
4
4
8
6
7
4
2
1
4
3
VERIFICATE
17
8
1
1
2
1
2
2
2
2
54
Luoghi fortificati fra Dora Baltea, Sesia e Po
L’ampia casistica che ci siamo trovati di fronte, tuttavia tutt’altro che esaustiva, ha permesso riscontri diretti piuttosto significativi, tanto da condurci alla conclusione che
raramente la presenza di toponimi di questo tipo sia dovuta al caso e che essa si riferisca nella maggior parte delle attestazioni, con alcune eccezioni che vedremo, ad una
effettiva valenza storica e architettonica, anche se non sempre riferibile al periodo
medievale.
Si è trattato in ogni caso di un lavoro che non risulta avere precedenti cui fare riferimento ed i cui risultati non sono quindi facilmente esportabili e confrontabili. Le deduzioni che sono state tratte hanno soprattutto valenza locale. Nell’area indagata infatti le
forme lessicali legate ai toponimi mostrano di avere significato univoco, tramandato
spesso per molti secoli dalla toponomastica campestre e da questa passate e trascritte
nelle cartografie moderne, non senza errori o comprensibili distorsioni. Il quadro complessivo mostra un notevole interesse per il nostro ambito di indagine.
Fortificazioni scomparse e conservatorismo della toponomastica agraria
I termini «castellazzo», «castello» e «castelletto» sono particolarmente numerosi ma
non mostrano identiche percentuali di affidabilità circa la loro reale consistenza. Solo
i toponimi di «recetto» e «castellaro», pur essendo poco frequenti, hanno rivelato una
affidabilità pressoché totale. Ma queste riflessioni statistiche non sono completamente
attendibili in quanto in molti casi la reale presenza di una struttura non è stata provata
e tuttavia ciò non significa che non sia esistita. In realtà ogni scheda rappresenta un
caso a sè e per di più molte attestazioni non sono state controllate.
Lo scopo del censimento dei toponimi era sostanzialmente quello di aprire uno spiraglio sul valore storico della toponomastica che, al di là dei risultati numerici, ha conferamto di contenere un forte aderenza alla realtà concreta del territorio, tramandandoci spesso la notizia di presenze non più facilmente individuabili.
Queste realtà minori, che hanno lasciato spesso come unica memoria l’attestazione
toponosmastica, dovrebbero costituire un interessante campo di indagine storico-territoriale e archeologica. E altrove forse così sarebbe. Ma se i ruderi di quelle fortificazioni e di quegli insediamenti che pur non essendo sopravvissuti, riutilizzati e trasformati nel corso dei secoli costituiscono sostanzialmente un ingombro alle politiche di
sviluppo del territorio, dei toponimi, che potrebbero avere forse interesse archeologico, ancor meno si tiene conto. Eppure in un’ottica di studi indirizzati alla ricostruzione della storia del paesaggio e dell’insediamento come chiave interpretativa dei processi storici di piccola scala, fra gli elementi a disposizione, oltre ai documenti scritti,
ai resti materiali, ai ritrovamenti archeologici, assumono grande importanza anche i
«paleotoponimi». Essi, pur non sempre da soli in grado di documentare le realtà che
sottendono, sono in grado di indirizzare la ricerca, laddove siano assenti altri documenti, e di completare o integrare un quadro altrimenti lacunoso.
Inventario dei toponimi
55
301
Castellaccio - Castello
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Frazione Mantegna di Varallo.
Attestazione: I.G.M. f. 30, II NO e catasto comune di Varallo, f. 151.
Il toponimo «Castellaccio» è rilevabile presso la frazione Mantegna di Varallo nella
tavoletta I.G.M.. Lo stesso luogo assume la denominazione «Castello» nel foglio 151
del catasto di Varallo. Il sito non presenta resti visibili. Interessanti comunque la conformazione quadrangolare e la posizione dell’appezzamento.
45. Catasto comune di Varallo,
f. 151, frazione
Mantegna.
46. Catasto comune di Breia,
f. 10, Salita al
Castello.
302
Via salita al Castello
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Abitato del Comune di Breia.
Attestazione: Toponomastica urbana posizionata su catasto comune di Breia, f. 10.
Il toponimo, che presuppone un sito elevato, è riscontrabile nella toponomastica urbana di Breia. Non è stato controllato. Interessante la conformazione del piccolo nucleo
cui sembra far capo il toponimo.
303
Castelletto
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: A circa un chilometro a ovest di Quarona, frazione Doccio.
Attestazione: I.G.M. f. 30, II NO e catasto comune di Quarona, frazione Doccio, f. 13.
Il sito non è stato controllato e le attuali parcellazioni non sembrano significative.
Tuttavia va ricordato che il Ravelli (RAVELLI 1924, p. 180) citando l’acquisto di beni da
47. I.G.M. f. 30, II
SO, Quarona con
le frazioni Doccio
e Valmaggiore.
56
Luoghi fortificati fra Dora Baltea, Sesia e Po
parte di Guido III conte di Biandrate in territorio di Quarona (1070) attestava la presenza dei ruderi di una «torre di vedetta» attribuita ai Biandrate «poco discosto dalla
chiesa di S. Giovanni». Ruderi che nulla avrebbero in comune con i toponimi superstiti
di cui ci occupiamo, situati nelle frazioni (anticamente chiamate Vicus e Domus) e ben
lontano dalla chiesa. Si tratterebbe dunque di un’altra attestazione indipendente, se
verificata, dalle altre tre qui raccolte riguardanti il territorio di Quarona.
304
Castelletto
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: A circa un chilometro a ovest di Quarona, frazione Doccio.
Attestazione: I.G.M. f. 30, II NO e catasto comune di Quarona, frazione Doccio, f. 13.
Il sito non è stato controllato e le attuali parcellazioni non sembrano significative.
Sarebbe tuttavia interessante un approfondimento sulla reale morfologia del terreno e
sulle tradizioni locali riguardanti la zona. Non va dimenticato, infatti, che in molti casi
i toponimi come questo si possono riferire a fortificazioni in terra e legno utilizzate per
brevi periodi e successivamente smantellate.
49. Catasto comune di Quarona,
frazione Doccio
f. 13, Castello.
48. Catasto comune di Quarona,
frazione Doccio,
f. 13, Castelletto.
50. Catasto comune di Quarona,
frazioneValmaggio
re, Cantone dei
Capi, f. 18.
Via al Castello.
51. Catasto comune di Valduggia,
frazione Invozio,
f. 18. Castello.
Inventario dei toponimi
305
Castello
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: A circa un chilometro a ovest di Quarona, frazione Doccio.
Attestazione: I.G.M. 30 II SO e catasto comune di Quarona, frazione Doccio, f. 13.
Il sito non è stato controllato e, come per Castelletto, le attuali parcellazioni non
mostrano formazioni significative. Quarona ebbe propri statuti dal 1227 e le frazioni
potrebbero avere costituito opere difensive comunitarie a partire da tale data. I toponimi di Castelletto, Castello e Cantone dei Capi potrebbero rappresentare quanto resta di
tali apprestamenti.
306
Via al Castello
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: A circa un chilometro a est di Quarona, frazione Valmaggiore, Cantone dei Capi.
Attestazione: Catasto comune di Quarona, frazione Valmaggiore, f. 18.
Il sito non è stato controllato, ma in questo caso la conformazione del piccolo nucleo
arroccato potrebbe essere significativa.
307 (8)
Piancastello - Castello
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: A circa un chilometro a ovest di Borgosesia.
Attestazione: I.G.M. f. 30, II SO.
Identità del toponimo con la scheda n. 8 (Agnona).
308
Castello
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Frazione Invozio, comune di Valduggia.
Attestazione: Catasto del comune di Valduggia, frazione Invozio, foglio 18.
Il sito non è stato controllato, ma è citato dal Ravelli (RAVELLI 1924, p. 181) che
ricorda come vi fosse anticamente una torre anche in frazione Lebbia. Di questa seconda fortificazione non è stata trovata traccia neppure nella toponomastica catastale.
309 (13)
Torrione
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Frazione Piane di Serravalle.
Attestazione: CONTI 1931.
Il toponimo è identificato con la scheda 13 (Piane).
310 (13)
Castello
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Frazione Mazzone di Serravalle.
Attestazione: CONTI 1931.
Il toponimo è identificato con la scheda 13 (Piane).
57
58
Luoghi fortificati fra Dora Baltea, Sesia e Po
311 (24)
Castellazzo
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Abitato di Gattinara.
Attestazione: FERRETTI 1982.
Il sito, accompagnato dal coesistente toponimo «villazza», attesta una situazione insediativa anteriore alla creazione del borgofranco di Gattinara (1242).
Nessun riscontro materiale, fatta eccezione per i ruderi della chiesa di S.
Giovanni, tuttora esistenti su di un’altura a nord-ovest dell’abitato. Se ne è data
notizia alla scheda n. 24 (Castelli di Gattinara).
312
Castelazzo
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Ai confini orientali del territorio di Balocco, a sud est di Buronzo.
Attestazione: 1710 Archivio di Stato di Vercelli, Intendenza di Vc, serie II, n. 149.
Il toponimo in questione compare in una Pianta del finaggio di Balocco e
Bastia, datata 1710 (Archivio di Stato di Vercelli, Intendenza di Vc, serie II, n.
149). La località si trova a nord ovest della Bastia, proprio in corrispondenza
del confine territoriale fra Balocco e Buronzo, lungo la costa o il leggero altopiano su cui sono collocate la stessa Bastia ed alcune altre località fortificate
della zona. L’area va collocata su di un rialzo situato nei pressi di Buronzo, a
sud est dell’abitato.
52. “Pianta del
finaggio di
Balocco e Bastia”
datata 1710
(Archivio di Stato
di Vercelli,
Intendenza di Vc,
serie II, n. 149).
Il toponimo
Castelazzo si
legge proprio sotto
la grande lettera
N.
53. Gran carta
degli Stati Sardi in
terraferma, 1852,
f.40,Vercelli.
Particolare.
Inventario dei toponimi
59
313 (31)
Torrazza
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Comune di Oldenico.
Attestazione: ORDANO 1985.
Grazie all’esistenza di questo toponimo viene sostanziata la presenza di fortificazioni perimetrali dell’abitato medievale di Oldenico, i cui fossati e spalti il
Comune di Vercelli si preoccupava di mantenere in efficienza (CENISIO 1957,
pp. 74-75; ORDANO 1985, p.188). Abbiamo localizzato sul catasto del comune
di Oldenico (foglio 3) la località denominata Torrazza, situata alcune centinaia
di metri ad est del castello, non lontano dalla chiesa. La posizione, piuttosto
eccentrica, farebbe supporre, contrariamente a quanto si crede, che il toponimo
non indichi una pertinenza del castello o una parte di esso circondante l’abitato, ma piuttosto ricordi l’esistenza di una fortificazione comunitaria totalmente
indipendente dal castello richiamata forse anche dalla forma chiusa della porzione dell’abitato situata poco distante.
54. Catasto comune di Oldenico, f.
3. Zona denominata Torrazza.
314
Cascina della Torre
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Abitato di Caresanablot, 200 metri a sud-est della chiesa parrocchiale.
Attestazione: Catasto francese e Gran carta degli Stati Sardi in terraferma, f. 40, Vercelli.
Il lato settentrionale del fabbricato presenta parti di muratura costituite da file
di mattoni alternate a file di ciottoli. Dubbia la localizzazione cronologica e funzionale della supposta torre, in assenza di elementi concreti o storici, così come
per ogni altra attestazione simile dei dintorni della città di Vercelli.
60
Luoghi fortificati fra Dora Baltea, Sesia e Po
315
Cascina Torrione
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: A nord di Vercelli, verso Caresanablot.
Attestazione: Catasto francese e Gran carta degli Stati Sardi in terraferma, f. 40, Vercelli.
Il cascinale si trova nei pressi dell’antico corso del Cervo, che probabilmente in
epoca romana e medievale doveva separare il suo sito dal territorio di
Caresanablot unendolo alla così detta regione Isola. L’Orsenigo ricorda che la
cascina, detta in antico Torrione degli Scoti, faceva parte dei beni che questa
antica istituzione ospedaliera possedeva non lontano dalla propria sede, situata
nei pressi del Duomo. Molta parte dell’area compresa fra Cervo e Sesia, regione Isola, era anticamente detta insula scotorum per la sua appartenenza ai beni
dell’Ospedale di S. Brigida o degli Scoti (ORSENIGO 1909, pp. 141-142). Proprio
qui «alla cascina Torrione», a meno di un miglio dalla città, lungo il percorso
stradale per la Valsesia di epoca romana e tardoantica, Ferraris colloca senza
esitazioni la chiesa di S. Eusebio in horatorio (FERRARIS 1995, p. ). Per l’antichità dellla sua attestazione e per la funzione di fulcro dei possedimenti dell’ospedale di S. Brigida la cascina Torrione potrebbe avere avuto realmente in
epoca medievale un qualche tipo di fortificazione, tale da giustificarne il nome.
Per tali ragioni il luogo presenta un interesse del tutto particolare.
55. Gran carta
degli Stati Sardi in
terraferma, f. 40,
Vercelli.
Particolare della
zona a nord di
Vercelli.
Cascine Torrione e
Torrione della
Mossa.
316
Torrione della Mossa
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: A lato dello stradale per la Valsesia, a sud di Caresanablot.
Attestazione: Gran carta degli Stati Sardi in terraferma, f. 40, Vercelli.
Il toponimo è legato a quello della cascina omonima. Circa la sua reale entità
valgono tutte le cautele di cui si è detto nelle precedenti schede.
Inventario dei toponimi
317
Castellazzo
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Ad alcune centinaia di metri a nord-ovest dell’abitato di Quinto, nei pressi della cascina
Malcontento.
Attestazione: Catasto francese Dip. Sesia n. 76, Gran carta degli Stati Sardi in terraferma, f. 40, Vercelli,
IGM f. 43, II SE.
Il toponimo sembra legato all’antico luogo di «Quintascum», forse l’abitato
antico abbandonato in favore del nuovo insediamento, situato un poco più a
sud-est (1156, PANERO 1985, p. 20). La vicinanza del corso dell’Elvo e della sua
confluenza nel Cervo potrebbe spiegare la necessità dello spostamento, probabilmente dovuto ad antiche esondazioni. Il sito non è stato controllato. Di
indubbia rilevanza sarebbe, sia per la topografia antica che per la viabilità di
epoca romana, la localizzazione del sito di Quinto romana, appunto al quinto
miglio della via che da Vercelli, costeggiando l’Elvo, portava alle Aurifodinae
citate da Plinio. Il Castellazzo cui fa riferimento il toponimo potrebbe avere origini anteriori al XII secolo e riferirsi alla signoria dei Biandrate sul luogo, ma
occorreranno certo opportuni approfondimenti per stabilire quale nesso esista
fra il toponimo Castellazzo ed il castello di Quinto.
56. Cascina
Castellazzo.
Catasto francese,
comune di Quinto,
Dipartiment de la
Sesia, Archivio di
Stato di Vercelli,
n. 76.
318
Torriggia
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Circa tre chilometri a sud-est di Borgovercelli, verso Confienza.
Attestazione: Gran carta degli Stati Sardi in terraferma, f. 40, Vercelli, IGM f. 44, III SO.
Il toponimo è legato a quello della cascina omonima ma anche all’antico luogo
di Turrigia (PANERO 1985, p. 23), posto sotto la giurisdizione comunale vercellese, di cui rappresenta l’unica sopravvivenza.
61
62
Luoghi fortificati fra Dora Baltea, Sesia e Po
319
Castel Merlino
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Circa due chilometri a sud-ovest di Villata.
Attestazione: IGM f. 43 II SE.
Il toponimo è legato a quello della cascina omonima. Il sito non presenta strutture di interesse.
320
Torre
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Circa due chilometri a nord-est di Borgovercelli.
Attestazione: Carta in PEROSA 1889, catasto comune di Borgovercelli f. 17.
Il toponimo compare laconicamente solo nella carta allegata all’opera dello storico di Borgovercelli. La località è tuttora ricordata dal toponimo «torre» riscontrabile nei catasti di Borgovercelli. Quale rapporto abbia questa «antica torre»
con le vicende del castello di Bulgaro e se in essa sia lecito identificare la stessa torre di cui parlano i documenti, distrutta alla metà del XIV secolo, è materia di approfondimenti che competono più alla a ricerca archeologica che a questo lavoro. Quello che appare certo è che l’odierno castello di Borgovercelli fu
ricostruito dopo il 1411 e se ciò sia avvenuto sulle rovine del precedente è tuttora da dimostrare.
57. Luogo dell’antica torre.
(PEROSA 1889,
carta allegata).
58. Catasto comune di
Borgovercelli, f.
17. Torre.
321 (18)
Cascina Castellazzo
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Lungo la sponda sinistra della Sesia all’altezza di Rado.
Attestazione: Gran carta degli Stati Sardi in terraferma, f. 40, Vercelli.
Il toponimo si identifica con il sito del castello di Breclema, scheda n. 18.
322 (114)
Cascina Castellazzo - Castello
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Poco fuori dell’abitato di Ronsecco a sud-est, lungo la roggia Mussa.
Attestazione: Catasto del Comune di Ronsecco, f. 22.
Il toponimo si identifica con la scheda 114 (Castellazzo di Ronsecco).
Inventario dei toponimi
323
Cascina Castello
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Poco fuori dell’abitato di Vercelli, in frazione Cappuccini, zona detta «Cappuccini
Vecchi».
Attestazione: Schede Leone (SOMMO 1995, p. 184).
Il toponimo del «fabbricato rustico, così detto: l’antico castello» non ha lasciato traccia nella topografia attuale. Sappiamo che era situato «a destra della strada provinciale tendente da Vercelli a Casale, nella regione così detta dei
Cappuccini Vecchi» e che fu di proprietà della famiglia Leone sino alla metà
dell’Ottocento. Il rustico doveva trovarsi fra la via per Casale e la cascina
Sapienza e deve essere stato inglobato dall’abitato odierno.
324 (54)
Castellacium - vicolo castello
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Ai margini dell’abitato di Palestro, su di un rialzo.
Attestazione: ACV, I, CXII, p. 134 (sec. XII).
Il toponimo si identifica con la scheda 54 (Palestro) ed è accompagnato da un
lacus de castellacio. L’identificazione del toponimo antico con lo stesso sito è
da ritenersi probabile per gli elementi forniti dalle coerenze elencate nel documento. Nella toponomastica urbana è poi presente anche il «vicolo castello» che
conduce, appunto, al sito del castello.
325 (89)
Castellacium Casae Dei
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Cascina Cadè in frazione Brarola, comune di Vercelli.
Attestazione: MANDELLI 1857, II, p. 267 (sec. XIII).
Il toponimo si identifica con la scheda 89 (Cascina Cadé).
326
Recetto
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Presso la cascina Fra Marco, poco fuori dalla città di Vercelli, lungo la strada per
Olcenengo.
Attestazione: MANDELLI 1857, II, p. 412 (1275).
Il termine «recetto» è definito dal Mandelli, credo sulla scorta del contenuto del
documento, «piccola fortificazione con fossato». Esso arricchisce il ricco panorama di attestazioni toponimiche che interessano il suburbio vercellese e
sostanzia il valore che la controversa espressione di «recetto» assume a Vercelli
sul finire del XIII secolo. Un’indagine più approfondita della località potrebbe
quindi rivelarsi interessante.
327
Cascina Torrione
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: A sud-ovest dell’abitato di Vercelli.
Attestazione: IGM f. 57, I NE.
La cascina, un tempo al centro di un ampio podere, non ha conservato tracce di
un qualche interesse. Anche per essa valgono le cautele circa origine e funzione del «torrione» che vi dovette sorgere.
63
64
Luoghi fortificati fra Dora Baltea, Sesia e Po
328
Cascina Castelletto
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Circa due chilometri a sud-ovest dell’abitato di Vercelli, lungo la strada di Asigliano.
Attestazione: IGM f. 57, I NE.
La cascina non conserva tracce di qualche interesse. Il toponimo rientra così nel
novero di quelli che, per non poter contare su documenti che ne attestino l’origine, presenta tutti i dubbi e le incertezze del caso, e a maggior ragione trovandosi esso nel suburbio vercellese, teatro di assedi e fatti d’arme nel secolo XVII.
59. Cascine
Torrione,
Castelletto e
Castellazzo.
Archivio di Stato
di Vercelli, Dis.
Ospedale di S.
Andrea, n. 227.
329
Cascina Castellazzo
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Circa due chilometri a sud-ovest dell’abitato di Vercelli.
Attestazione: IGM f. 57, I NE.
Il toponimo anche in questo caso non trova riscontri documentari anche se qualche aspetto della pianta dell’edificio, che ha uno degli angoli sporgente, potrebbe riecheggiare elementi tipici delle fortificazioni.
330
Castellazzo
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Circa trecento metri a sud-est dell’abitato della frazione Larizzate.
Attestazione: Archivio di Stato di Vercelli, Dis. 522, Ospedale S. Andrea.
A pochi passi da Larizzate e dal suo castello il toponimo, oggi indicante un
appezzamento, ma sino al principio del Novecento legato ad un cascinale, non
può non essere posto in relazione con quanto gli è accanto e con la via per Trino,
un percorso di origine romana. Tuttavia non abbiamo documenti circa l’esistenza di un castello più antico a Larizzate.
Inventario dei toponimi
60. Cascina
Castellazzo.
Archivio di Stato
di Vercelli, Dis.
Ospedale di S.
Andrea, n. 522
(1906).
331
Masseria detta Castello di Carengo
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Carengo, frazione di Vercelli.
Attestazione: 1622 (AA.VV. 1976, 345, p. 170).
Il toponimo ci perviene da una fonte piuttosto tarda, ma non per questo va scartato a priori dall’ambito cronologico che ci interessa. Piuttosto va ricordato che
anche per esso valgono le cautele già ricordate a proposito del suburbio vercellese, se non altro per l’assenza di documenti in grado di chiarire l’origine e la
funzione della supposta fortificazione, ridotta a masseria nel XVII secolo. A tale
proposito va ricordato un breve cenno del Dionisotti al luogo di Carengo il cui
nome deriverebbe dalla «nobile famiglia vercellese Carengo, da lungo tempo
estinta, forse perchè colà avesse i suoi possedimenti» (DIONISOTTI, I, 1861, p.
179).
332 (85)
Castellacium citra Sarvum
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Dubbia identificazione con il sito del castello visconteo di Vercelli.
Attestazione: 1206.
L’indicazione topografica fornita dal toponimo castellacium citra Sarvum, del
documento datato al 1206, non è certo se sia da collegarsi al sito poi occupato
dal castello visconteo. Certa è esclusivamente la prossimità del luogo all’antico
corso del Cervo, che un tempo lambiva tutto il lato settentrionale ed orientale
della città.
333
Castellone
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: A sud di Olcenengo, lungo la strada per Torino.
Attestazione: IGM f. 43, II SO.
Il luogo è menzionato già nel 1210 (PANERO 1985, p. 14) come pertinenza di
Olcenengo. Il toponimo potrebbe quindi essere legato alla effettiva presenza di
una fortificazione in epoca medievale che, tuttavia, non sembra avere lasciato
65
66
Luoghi fortificati fra Dora Baltea, Sesia e Po
traccia. La zona è pure assai prossima alla località, ricordata ancora da un cascinale posto poco oltre verso ovest, di Capriasco, abitato menzionato nel 1153
(PANERO 1985, p. 14) ed ora scomparso. Non è possibile stabilire se vi sia relazione fra i due toponimi.
61. Cascine
Castellone e
Capriasco.
Archivio di Stato
di Vercelli, Dis.
Ospedale di S.
Andrea, n. 227.
334
Cascina Torrini
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Nord di Casanova Elvo.
Attestazione: Archivio di Stato di Vercelli, Dipart. della Sesia, dis. n. 33 (1803).
Non è possibile collegare il toponimo ad alcuna documentazione storica o materiale.
335
Cascina Castellino
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: A sud-est di Casanova Elvo, sulla riva destra dell’Elvo.
Attestazione: Archivio di Stato di Vercelli, Ins. II, Casanova Elvo.
Si trova lungo un antico percorso costeggiante la riva destra dell’Elvo. Anche
in questo caso non è possibile collegare il toponimo ad alcuna attestazione storica o materiale.
336
Cascina Castellazzo
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: A nord-est di Carisio.
Attestazione: Archivio di Stato di Vercelli, Dip. della Sesia, n. 73 (1805).
La sua posizione, proprio sul guado dell’Elvo, ne farebbe un sito interessante
per la difesa dell’abitato.
Inventario dei toponimi
337
Castelnovo
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Due chilometri a sud-est di Carisio.
Attestazione: IGM f. 43, III SE.
Il toponimo riflette una situazione abbastanza frequente in aree soggette alle
esondazioni, dove non è raro trovare cascinali dai nomi di Cason Nuovo o
Cason Vecchio. In questo caso il toponimo presuppone l’esistenza di un
Castellaccio o Castelvecchio.
338
Cascina delle Motte
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Un chilometro a nord-ovest di Langosco.
Attestazione: IGM f. 58, IV SO.
Il toponimo è senza dubbio interessante per la sua posizione. Dal documento del
1814 apprendiamo che la Cascina delle Motte è situata in un’ansa della Sesia e
che tale territorio era di pertinenza di Caresana prima di essere assegnato a
Langosco per la variazione del corso del fiume. Ne deriverebbe che la presenza di fortificazioni proprio di fronte a Langosco potrebbe essere giustificata per
la salvaguardia degli interessi territoriali della comunità di Caresana.
62. Cascina delle
Motte. Archivio di
Stato di Vercelli,
Dis. Int. Vc, n. 10
(1814).
339
Cavo Castellaro
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Due chilometri a est dell’abitato di Pezzana.
Attestazione: IGM f. 58, IV NO.
Il toponimo si riferisce ad un corso d’acqua, tuttavia non è raro il caso in cui si
sia potuta verificare la massima aderenza alla realtà circostante di un toponimo
di questo tipo. Si è quindi verificata l’esistenza nell’area fra Pezzana e la frazione Pizzarrosto di una località prediale denominata Castellaro, rinvenuta
effettivamente in un atto del Tribunale di Vercelli datato 1841 (Archivio di Stato
di Vercelli, Trib. Vc, Atti non sott. ins. n. 262 - Pezzana). Circa la valenza del
67
68
Luoghi fortificati fra Dora Baltea, Sesia e Po
toponimo tutto resta da verificare. Va ricordato tuttavia a questo proposito che
il toponimo Castellaro si trova ad esempio anche a Tricerro accostato a Villaro,
termini indicanti castello e villa abbandonati per la costituzione del borgofranco.
340
Vicolo dal Turìn
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Nell’abitato di Caresana.
Attestazione: Toponomastica del Comune di Caresana (BUSSI 1979, pag. 81).
Il toponimo pare avesse a indicare un elemento delle fortificazioni del castello
di Caresana, ma potrebbe anche riferirsi a qualche struttura ad esso esterna, poi
scomparsa. Un sito che presenta caratteristiche in qualche modo anomale è
costituito, infatti, dall’elevazione, quasi certamente artificiale, su cui sorge la
chiesetta di S. Maria nei pressi del Castello, detta infra castrum in un documento del 1183 (BUSSI 1979, p. 185). Tale denominazione la assocerebbe ad una
fortificazione nella quale essa era situata e non già di cui era semplice dipenedenza, come sostenne Bussi per spiegare la posizione della chiesa fuori dal
castello. Per questo è da ritenere probabile che il sito elevato su cui sorge la
chiesa attuale fosse occupato in antico da una fortificazione nel cui perimetro
era situata una chiesa di S. Maria, di dimensioni certo ridotte rispetto alle odierne. Si tratta di un’ipotesi tutta da verificare, ma essa si fonda, oltre che su alcune incongruenze già comunque rilevate dal Bussi, sulla caratteristica morfologia dell’altura su cui sorge la chiesa di S. Maria, divenuta cimiteriale, va ricordato, solo dopo il 1807.
63. Caresana.
Veduta aerea della
Rocca e della
chiesa di S. Maria
infra castrum.
341
Cascina Castelletto
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Due chilometri circa a nord di Caresana.
Attestazione: IGM f. 58, IV SO.
Il toponimo che oggi si identifica con la cascina omonima appare di particolare interesse, quantunque non vi siano documenti in grado di collocare cronologicamente l’origine e la funzione della presunta fortificazione. La posizione del
sito, nei pressi del guado della Marcova, lungo la strada antica diretta a Vercelli,
ha tuttavia tutte le caratteristiche per giustificare l’esistenza di un punto fortificato, compresa la presenza di una cappella. Nel disegno d’archivio appare con
il toponimo di Castelletto anche la Cascina Crocetta di cui si è già trattato nel
vol. II (82).
Inventario dei toponimi
69
64. Cascine
Castelletto.
Archivio di Stato
di Vercelli, Dis.
Ospedale di S.
Andrea, n. 227.
Pezzana.
342
Cascina Motta Novella
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Un chilometro a sud-est dell’abitato di Villanova Monferrato.
Attestazione: IGM f. 58, IV SO.
Il toponimo, che presuppone evidentemente l’esistenza di una motta più antica,
non è stato indagato. Esso tuttavia ben si inserisce nella casistica che interessa
il nostro studio.
343 (115)
Castellazzo o Castellaro
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Un chilometro a nord dell’abitato di Tricerro.
Attestazione: IGM f. 57, I SO.
Il toponimo si connette alle preesistenze insediative anteriori alla costituzione
del borgofranco di Tricerro ed alla presenza del villaro che lo affianca nei
documenti del XIII secolo.
70
Luoghi fortificati fra Dora Baltea, Sesia e Po
344
Monterocca
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: A sud di Stroppiana, sulla riva sinistra della Marcova.
Attestazione: IGM f. 57, I SO.
Il toponimo si è evidentemente alterato nelle trascrizioni cartogrfiche assumendo la forma Montarucco, già presente in zona. Tuttavia pare che l’originale
toponimo sia Monterocca. Ciò si dedurrebbe dal fatto che le cartografie di scala
generale del 1852 riportano Montarucco, mentre i catasti locali (comune di
Stroppiana) ancora ai primi del Novecento, non solo riportano la cascina come
Monterocca, ma denominano il rio che transita presso la cascina Rio
Monterocca. Ritengo si debba prestar fede a questi ultimi. La località non è stata
indagata in modo approfondito e non sappiamo se esistano strutture che giustifichino la particolare denominazione. Il toponimo appare composto da due termini che suggeriscono il primo una morfologia del terreno elevata, probabilmente un dosso lungo il corso della Marcova, il secondo una struttura difensiva. Solo ulteriori approfondimenti sranno forse in grado di chiarirne l’origine.
65. Catasto comune di Stroppiana
primi Novecento.
Cavo Monterocca
e Cascina
Monterocca.
66. Cascina
Montarucco, in
realtà Monterocca.
Gran carta degli
Stati Sardi in terraferma, 1852, f.
47, Casale.
Inventario dei toponimi
71
345
Motta Ruzinentis - Motta de Ferrarotis - Motta
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Territorio di Trino.
Attestazione: SETTIA 1980, p. 49, nota 88.
La presenza di almeno tre motte nel territorio di Trino è segnalata dal Settia da
un Registro de’ consegnamenti del 1423.
346
Via Castello - Castello.
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Abitato di Robella, frazione di Trino.
Attestazione: Toponomastica urbana del comune di Trino Vercellese.
In frazione Robella di Trino, su di un leggero rialzo, si trova il castello di
Robella. Costruito nel 1770 dal marchese Ottavio Maria Mossi su progetto dell’architetto Martinez, ed incompiuto a causa della conquista del Piemonte da
parte di Napoleone. Divenne successivamente residenza dei Mossi-Pallavicini.
La tradizione vuole che il palazzo sia sorto sulle rovine di una preesistente fortificazione, che sia la posizione che i resti delle costruzioni adiacenti farebbero
comunque presagire.
La possibile antichità del luogo rende proponibile la sua identificazione con una
delle motte attestate a Trino nel XV secolo (345), ma siamo nel campo delle
supposizioni.
67. Via Castello e
Castello. Catasto
comune di Trino
Vercellese, frazione Robella, f. 58.
68. Castello della
Robella.Veduta
aerea da est.
347 (76)
Castellacium
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Chiesa di S. Michele, a poche centinaia di metri dall’abitato di Trino.
Attestazione: sec.XIII.
Il recinto fortificato di S. Michele assume la denominazione di castellacium nel XIII secolo, periodo in cui la fortificazione cadde in disuso.
72
Luoghi fortificati fra Dora Baltea, Sesia e Po
348
Castellacium
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: A nord dell’abitato di Trino.
Attestazione: S. MICHELE 1989, f. 16, p. 50, sec. XV.
L’indicazione del toponimo è frutto di una ricerca complessiva condotta sul territorio trinese. La localizzazione è approssimativa.
349
Torrione (74)
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Frazione di Costanzana.
Attestazione: Toponomastica attuale.
La frazione, in cui una fortificazione è attestata fin dal 1309, prende nome probabilmente dalla fortificazione stessa, ammodernata e irrobustita nel secolo
XVII.
350
Castell’Apertole
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: A sud-ovest dell’abitato di Leri.
Attestazione: Toponomastica attuale.
La tenuta non presenterebbe attualmente caratteristiche che possano giustificare quel «Castel» che ne precede il toponimo. Tuttavia un documento del secolo
XVIII (Archivio di Stato di Vercelli, Int. di Vc, I - Livorno Ferraris-Bianzè, n.
56) trascrive il toponimo come «Castello di dette regie Apertole», situato fra
gerbidi e pascoli di regia concessione usati dalle comunità di Crescentino e San
Genuario. Evidentemente era allora ancora presente una struttura che giustificava il nome di castello.
69. Gran carta
degli Stati Sardi in
terraferma, f. 47,
Casale. Castel
Apertole.
351
Castelmerlino
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: A sud dell’abitato di Leri.
Attestazione: Toponomastica attuale.
La frazione assume lo stesso toponimo già riscontrato nei pressi di Villata (319).
Qui ci troviamo in presenza di una delle grange di Lucedio che, insieme con
Darola, adotta una forma chiusa. Non pare esservi alcuna relazione fra il toponimo e la presenza di fortificazioni.
Inventario dei toponimi
73
352
Cascina Torrone
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: a ovest di Leri, presso la cascina Colombara.
Attestazione: 1821.
Nel 1916 essa è descritta in un disegno insieme con le cascine Colombara e
Carpo (Archivio di Stato di Vercelli, Trib. di Vc, Verb. div., bobina 9, nn. 340,
422). Ma è detta grangia Torrone nei documenti anteriori.
70. Cascina
Torrone, Archivio
di Stato di
Vercelli, Trib. di
Vc., Verb. div.
nn. 340-422
(1916).
353 (66)
Cascina Castellario o Castellaro
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Ad ovest dell’abitato di Morano Po.
Attestazione: Borghetto Po , 1217 (PANERO 1985, p. 13).
Il toponimo del cascinale è associato alla presenza del borgofranco (66).
354
Regione Motta
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Dintorni di Palazzolo.
Attestazione: Lettera del Fabretti al Bruzza 17. 8. 1881 (SOMMO 1995, p. 279 ).
Il toponimo, di tipo prediale, è citato da un conoscitore dei luoghi e quindi è
attendibile. Non è tuttavia stato riscontrato con sicurezza in cartografie d’archivio, nè localizzato. Nella stessa lettera è citato il luogo di Ramezzana a nord di
Palazzolo.
355
Vicolo dietro castello
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Palazzolo.
Attestazione: Catasto comune di Palazzolo, f. 8.
La presenza del toponimo «dietro castello» è da collegarsi alla presenza di un
terreno o edificio conosciuto come «castello». Che quindi ai margini dell’abitato di Palazzolo, sede plebana del X secolo, sia esistita una località fortificata è
più che ragionevole. Non c’è dubbio che la carenza di documenti sia integrata
solo marginalmente dal residuo toponomastico e si faccia in questo caso parti-
71. Grangia
Torrone. Tipi del
tenimento di
Lucedio relativi
alla divisione in 4
lotti, 12 dicembre
1821 (Raccolta
privata).
74
Luoghi fortificati fra Dora Baltea, Sesia e Po
colarmente sentire la necessità di opportuni approfondimenti data l’importanza
e l’antichità del luogo.
72. Catasto comune di Palazzolo, f.
8. Vicolo dietro
castello.
356
La Motta
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: A nord dell’abitato di S.Giorgio Monferrato.
Attestazione: Toponomastica attuale.
La vicinanza del castello di S. Giorgio avvalora la valenza di questo toponimo
che, tuttavia, non presenta alcuna traccia evidente di avere ospitato una fortificazione.
357
Castello
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Comune di Casale, frazione Casale Popolo.
Attestazione: Toponomastica attuale.
La frazione di Casale Popolo si trova sulla riva sinistra del Po ed è quindi di formazione relativamente recente rispetto al nucleo storico di Casale. Il toponimo,
così come avviene nel suburbio vercellese, presenta pertanto tutti gli analoghi
interrogativi circa la sua origine e reale consistenza.
358
Torretta
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: A sud dell’abitato di Casale.
Attestazione: IGM f. 57, II NE.
Anche per questo toponimo vanno espressi i dubbi già ricordati. La località non
presenta alcuna particolarità di qualche interesse.
Inventario dei toponimi
75
359
Castellazzo
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Sud-est di Serralunga.
Attestazione: IGM f. 57, II NO.
Il toponimo non è stato controllato.
360 (131)
Castellazzo
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Loc. Case Cocetti, Verrua Savoia.
Attestazione: XVII secolo (OGLIARO 1976, p. 43, nota 181).
Il toponimo si identifica con la scheda 131.
361 (119)
Castellazzo
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Crescentino.
Attestazione: XIV secolo (OGLIARO 1976, p. 43, nota 177).
Il toponimo si identifica con la scheda n.119.
362 (120)
Castellazzo
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Landoglio, nei pressi di Crescentino.
Attestazione: XVI secolo (OGLIARO 1976, p. 31, nota 82).
Il toponimo si identifica con la scheda n.120.
363 (106)
Vicolo Castelletto - Castello
Tipo: Toponimi.
Localizzazione: Tronzano.
Attestazione: 1256 (SABARINO RUBELLO 1982, p. 23).
La presenza di «castella» a Tronzano, rilevata dai documenti del XIII secolo
(scheda n. 106), è sostanziata da due toponimi che fanno tuttora parte della realtà urbana. Il Castello, ben visibile nel documento d’archivio del secolo XIX,
74. Tronzano,
vicolo Castelletto.
Una torricella.
73. Tronzano.
Edificio del
castello.
76
75. Il castello di
Tronzano (1822).
Archivio di Stato
di Vercelli, Int.
Vc., serie II, n.
102.
Luoghi fortificati fra Dora Baltea, Sesia e Po
appare in forma di palazzo secentesco, anche se le sue origini devono essere
fatte risalire al XII secolo almeno. Non lontano è situato il «vicolo Castelletto»,
cui è direttamente associabile una costruzione specifica, che attesterebbe l’esistenza di una seconda fortificazione minore. Entrambe le sopravvivenze si collocano all’esterno di un perimetro dai contorni tondeggianti che dovrebbe ricondurre all’area occupata dal borgofranco, certamente circondato da fossati e da
altre opere difensive. Le due fortificazioni sarebbero inoltre perfettamente giustificabili dai due abitati preesistenti al borgofranco.
76. Catasto comune di Tronzano, f.
13. Vicolo
Castelletto.
364 (106)
Torrone Gibellino
Tipo: Toponimi.
Localizzazione: Al limite orientale del territorio del comune di Tronzano.
Attestazione: SABARINO RUBELLO 1982, p. 19.
La presenza del toponimo era già stata segnalata nella scheda (106). Il documento d’archivio del 1850 (Archivio di Stato di Vercelli, Int. serie II, n. 525)
colloca con precisione la cascina che il Dionisotti elenca fra le «borgate con
chiese e cappellanie» (DIONISOTTI vol.I,1861, p. 89).
77. Torrone
Gibellino o Cristo.
Archivio di Stato
di Vercelli, Int.
Vc., serie II, n.
525 (1850).
Inventario dei toponimi
77
365
Via Castellazzo
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Abitato di Cigliano.
Attestazione:Toponomastica attuale.
Che fosse esistito un castello a Cigliano lo apprendiamo da un manoscritto
«Cenni di storia patria dell’insigne borgo di Cigliano» del 1842 di Don Natale
Martinetti, parroco del luogo, inviato a Luigi Bruzza e conservato fra le corrispondenze dell’insigne archeologo (SOMMO 1994, p. 28, nota 20). La presenza
della «via Castellazzo» confermerebbe quanto affermò il reverendo Martinetti,
anche se egli riferiva di «bastioni e torri» e constatava come il borgo sorgesse
su di una leggera sopraelevazione.
In effetti, pur mancando prove tangibili, riteniamo più che plausibile che una
località di notevole importanza come Cigliano, situata lungo la via per Torino,
dovesse avere difese e castello.
78. Cigliano. Il
nucleo del centro
storico con la parrocchiale e la via
Castellazzo.
via Cas
tellaz
zo
79. Rocca di
Cigliano. La torre
merlata.
366
Rocca di Cigliano
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Due chilometri a ovest di Cigliano, sul guado della Dora.
Attestazione: Toponomastica attuale.
Il toponimo è giustificato sia dalla posizione che dalla costruzione dominante il
piccolo nucleo abitato, che certamente un tempo ha svolto un ruolo di controllo della strada e del guado. I rifacimenti subiti dall’edificio hanno reso difficile
collocarne cronologicamente la struttura, che così come si presenta non appare
molto più antica del XVII secolo. Non si sono reperiti documenti in grado di
chiarire il ruolo della «rocca» e la sua collocazione storica.
80. Rocca di
Cigliano. Il corpo
di quanto resta
dell’edificio
che è attualmente
adibito ad abitazione.
81. Rocca di
Cigliano.
Planimetria dell’abitato. Archivio di
Stato di Vercelli,
Int. Vc., serie II,
n. 415. Primi
decenni
dell’Ottocento.
78
Luoghi fortificati fra Dora Baltea, Sesia e Po
367
Castello o Castellazzo
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Poco fuori dell’abitato di Cavaglià.
Attestazione: RONDOLINO 1882, p. 269.
«Il nome di Castello o Castellazzo, lasciato al colle attiguo alla cappella di San
Vincenzo ed al piano che gli stà a ponente, farebbe supporre che quivi fosse esistito un castello. Nessun rudere però ne rimane, né memoria alcuna nelle carte.
Forse non era che un edifizio fortificato o torre eretta sul colle a difesa del
Monastero di San Vincenzo» (RONDOLINO 1882, p. 269).
368
Castelletto
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Due chilometri a nord-est di Cavaglià.
Attestazione: IGM f. 43, III SE.
Il toponimo, controllato sul posto, non presenta alcunché di rilevante.
369
Torrine
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Un chilometro a nord-est di Cavaglià.
Attestazione: IGM f. 43, III SE.
La cascina, di origine recente, è affiancata dai resti di una costruzione in pietra
costituita da due vani di pianta quadrata di circa otto metri di lato, di uno dei
quali restano le sole fondamenta.
82. Località
Torrine.
Catasto comune di
Cavaglià, f. 12.
370
Bastia
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Un chilometro a sud-est di Cavaglià.
Attestazione: IGM f. 43, III SE.
Il sito, occupato da un cascinale, non presenta tracce che ne giustifichino il
nome.
Inventario dei toponimi
79
371
Torrazzo
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Un chilometro a sud-est di Areglio.
Attestazione: IGM f. 43, III SO.
Il toponimo non presenta particolari significativi.
372 (147)
Castellazzo
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Azeglio.
Attestazione: 1182 (PANERO 1985, p. 27, nota 15).
La località «castellazzo» ospitava il castello e la villa di Azeglio prima dell’abbandono decretato dal Comune di Vercelli per il costituendo borgofranco (scheda 147). Ma l’abbandono non fu del tutto rispettato, anche per l’opposizione
dell’abbazia di S. Andrea che deteneva i diritti sul luogo, e ben presto il castello venne ricostruito, forse sulle rovine dell’antico. Questo spiega come in località «castellazzo» siano visibili i resti di un piccolo castello di aspetto trecentesco.
373 (170)
Poggio Castellazzo
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Donato Biellese, sul colle dominante l’abitato.
Attestazione: ante 1170 (PANERO 1985, p. 27, nota 15).
La località si identifica con una interessante fortificazione di cui si è trattato
nella scheda n.170. Al materiale grafico allora presentato e ad integrazione della
83. Il Poggio
Castellazzo, veduta aerea da nord.
80
Luoghi fortificati fra Dora Baltea, Sesia e Po
84. Poggio
Castellazzo.
Catasto comune di
Donato Biellese,
f.13.
scheda si riporta la maglia della parcellazione catastale della località. Essa rappresenta certamente uno degli esempi più rappresentativi della validità del
materiale catastale agli effetti dell’individuazione di insediamenti abbandonati.
374 (177)
Castello - Castellazzo
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: A est dell’abitato di Zubiena.
Attestazione: Catasto comune di Zubiena, f. 14 - f. 15.
La presenza dei due toponimi è certo da porre in relazione con le complesse
vicende del luogo, trattate nella scheda n.177.
375 (159)
Bastia
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: A nord di Salussola, dopo il ponte che attraversa l’Elvo.
Attestazione: IGM f. 43, III NE.
La frazione, che non conserva tracce evidenti, potrebbe avere ospitato una delle
bastie esterne fatte costruire nel 1375 dal vescovo di Vercelli nell’intento di rafforzare le difese del borgo (159).
Inventario dei toponimi
376
Castelletto
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Un chilometro a sud-est di Dorzano.
Attestazione: IGM f. 43, III NE.
Il toponimo non è stato controllato. Plausibile comunque la presenza di un
castello nei pressi dell’abitato in quanto il luogo è attestato fin dal 1177 (scheda n. 153).
377 (148)
Castellazzo - Via del Castellazzo
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Poche centinaia di metri a sud-est di Piverone.
Attestazione: IGM f. 43, III NE - boratto 1934, p. 61.
La menzione di castellani in un documento del 1202 e l’esistenza del toponimo
«castellazzo» a poca distanza dal borgo fa ritenere che si tratti di una delle preesistenze anteriori alla formazione del borgofranco (scheda n. 148).
378 (154)
Ricetto
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Su di un dosso fuori della frazione di Pavarano.
Attestazione: Catasto comune di Roppolo, f. 2.
Le prove fornite sulla reale dislocazione del ricetto di Pavarano sembrano tuttora valide (scheda n. 154).
379 (155)
Castelleto
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Località Torre Ca’ Bianca.
Attestazione: 1194 (ACB, I, XXXV, p. 47).
L’identificazione del toponimo citato nel documento del 1194 con la torre di S.
Lorenzo appare tuttora valida (scheda n.155) .
380 (189)
Castellazzo
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Regione Casazza, Sandigliano.
Attestazione: sec. XV (LEBOLE 1990, p. 170).
La presenza di un castello più antico a Sandigliano è segnalata dai documenti
del secolo XV che ricordano un grande fossato ed una costruzione ancora visibile allora (schede 189 e 190). Il toponimo «Casazza» avrebbe in questo caso
valore analogo a «Castellazzo».
381
Torrazza
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Circa tre chilometri a sud-ovest di Benna.
Attestazione: IGM f. 43, IV SE.
Il toponimo non è stato controllato.
81
82
Luoghi fortificati fra Dora Baltea, Sesia e Po
382 (199)
Torre
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Poche centinaia di metri a ovest di Villanova Biellese.
Attestazione: IGM f. 43, III NE, catasto comune di Villanova Biellese, f. 2.
La torre di Villanova è uno dei frutti della ricognizione effettuata sulla base dei
toponimi nell’ambito di questo lavoro. Non se ne conosceva l’esistenza anche
se era segnalata su tutte le carte IGM (scheda n. 199).
383 (204)
Regione Castellazzo
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Castelletto, frazione Monastero.
Attestazione: Toponimo prediale non inserito in cartografia.
La piccola fortificazione, mai prima indagata, è descritta alla scheda n. 204.
384 (202)
Ricetto de Quarabiono
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Non identificato.
Attestazione: 1260 (viglino davico 1979, p. 69).
La località non è attualmente identificabile. L’attestazione del «ricetto» appare
affiancata dal termine «belfredo», forse una torre di legno o «betefredum».
385 (200)
Cascina Castellazzo
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Comune di Gifflenga.
Attestazione: IGM f. 43, III NE.
La cascina conserva qualche tratto di muratura antica, ma non è possibile identificarvi con sicurezza una fortificazione (scheda n. 200).
386 (176)
Cascina Castelletto
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Alcune centinaia di metri a sud di Torrazzo.
Attestazione: IGM f. 43 III NO.
La presenza di due toponimi significativi a Torrazzo è stata segnalata nella
scheda n. 176. Il «castelletto» indicherebbe la presenza di altri diritti signorili
sul luogo e una residenza di importanza minore.
387 (176)
Castellazzo
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Torrazzo.
Attestazione: Catasto comune di Torrazzo, f. 4.
Il toponimo indicherebbe il luogo occupato dal castello di Torrazzo, denominato «fortilicio» in un documento del 1327.
Inventario dei toponimi
388 (172-173)
Frazione Castellazzo - Castello
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Netro.
Attestazione: Catasto comune di Netro, f. 15.
La splendida motta di terra di pianta quadrangolare è quanto resta del castello.
Essa ci offre la possibilità di osservare l’impianto di una fortificazione rurale
che doveva essere costruita in gran parte in terra e legno.
Ritengo databile tale struttura residua al XII secolo.
389 (173)
Località Torrazza
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Netro.
Attestazione: GIARDINO, parte II.
Non è rilevabile nella toponomastica catastale attuale. Il sito non è stato identificato
390
Teggie del Castelletto
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Due chilometri a est di Rosazza.
Attestazione: IGM f. 30, III SO.
Il toponimo non è stato controllato.
391 (181)
Ad castellacium - Castellazzo
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Muzzano, località non identificata.
Attestazione: ACB, I, LXXV, p. 148 (1233), catasto comune di Muzzano, f. 16.
Il territorio di Muzzano fu accorpato a quello di Graglia con la signoria degli
Avogadro (scheda n.181). Forse per questo motivo una delle due fortificazioni
venne abbandonata. Nel 1233 abbiamo infatti la presenza di un castellacium in
territorio di Muzzano. Il sito è stato identificato con il toponimo «Castellazzo»
nel catasto del comune di Muzzano. La parcellazione metterebbe in risalto un
pianoro di forma regolare.
85. Castellazzo.
Catasto comune di
Muzzano, f. 16.
83
84
Luoghi fortificati fra Dora Baltea, Sesia e Po
392
Torre
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: A sud-est di Biella Cortello.
Attestazione: Gran Carta degli Stati Sardi in terraferma, f. 31, Biella.
Il toponimo non è stato controllato.
393 (188)
Castellacium
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Territorio di Gaglianico.
Attestazione: ACB, II, CCLXVII, p. 139.
Il toponimo compare in un documento del 1344. Attualmente non sembra rintracciabile nella cartografia catastale della zona.
394
Castellone
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Poche centinaia di metri a sud di Borriana.
Attestazione: Stati di Sardegna.
Il toponimo non è stato controllato.
395
Castello
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Cento metri a nord di Ronco Biellese.
Attestazione: IGM f. 43, IV NE.
Il toponimo non è stato controllato.
396
Torrino
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Un chilometro a sud-est di Cossato.
Attestazione: Stati di Sardegna.
Il toponimo non è stato controllato.
397 (213)
Frazione Castellazzo - Località Castellone
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Castel Fiardo, Cossato.
Attestazione: Catasto comune di Cossato f. 11.
La frazione Castellazzo ed il toponimo Castellone potrebbero riferirsi a due
realtà contigue.
398
Motte
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Un chilometro e mezzo a sud di Castellengo.
Attestazione: IGM f. 43, IV SE.
Il toponimo non è stato controllato.
Inventario dei toponimi
399
Bastia
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Poche centinaia di metri a nord-ovest di Castellengo.
Attestazione: IGM f. 43, IV SE.
Il toponimo non è stato controllato.
400
Castellazzo
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Due chilometri a nord-ovest di Castellengo.
Attestazione: IGM f. 43, IV SE.
Il toponimo non è stato controllato.
401
Castellazzo
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Un chilometro a nord-est di Orio Mosso.
Attestazione: IGM f. 43, IV NO.
Il toponimo non è stato controllato.
402
Bastia
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Un chilometro e mezzo a est di Crocemosso.
Attestazione: Stati di Sardegna.
Il toponimo non è stato controllato.
403 (220)
Frazione Castello
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Trivero.
Attestazione: Catasto comune di Trivero, f. 13.
In frazione Castello non sono visibili tracce di qualche interesse.
404
Castellazzo - Rio Castellazzo
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Territorio del comune di Miagliano, località Cstellazzo.
Attestazione: Catasto comune di Miagliano, f. 4.
Il luogo compare nei documenti nel 1150 (PANERO 1985, p. 17), il toponimo di
Miagliano deriverebbe dal personale latino Emilianus segnalando la presenza di
un fundus in epoca romana o tardoantica (DIONISOTTI 1898, p. 109). Non è
accreditatata l’ipotesi secondo la quale Miagliano sarebbe il Mulinariam del
diploma ottoniano del 963, toponimo successivamente trascritto, sempre in
modo errato, nei successivi (LOZIA BARBIERI 1971, p. 26 sgg.). Non è quindi possibile avere notizie certe sulla località, di non grande importanza, sino al 1379,
anno in cui la comunità di Miagliano con altre del Biellese fece dedizione ai
Savoia. Nel 1422 Miagliano venne concessa in feudo ai Bertodano che ne conservarono il possesso sino al XVIII secolo. Una fortificazione nel luogo sembra
attestata dal microtoponimo Castellazzo da cui prende il nome il rio
Castellazzo, anticamente rio Dunasco (CROVELLA 1985, p.32). Il toponimo si
85
86
Luoghi fortificati fra Dora Baltea, Sesia e Po
86. Castellazzo.
Catasto comune di
Miagliano, f. 4.
riferisce ad un pianoro che non ha rivelato tracce visibili e tuttavia potrebbe
rievocare la presenza di una fortificazione in disuso, non è chiaro se già presente
prima che divenisse base di partenza per i Biellesi, comandati dal Faciotto in
una guerra contro gli Andornesi che nel 1486 pretendevano un proprio mercato (LOZIA BARBIERI 1971, pp. 50-51). Sembra infatti possibile che il toponimo
castellazzo sia derivato alla località solo dopo la fine del XV secolo, e che si
tratti in realtà di un apprestamento difensivo provvisorio legato a quei fatti d’arme.
405 (221)
Regione Castellazzo
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Curino.
Attestazione: BARALE 1975, p. 14.
Vi sarebbero ancora visibili i ruderi di una casaforte attribuita ai feudatari di
Masserano.
406 (221)
Torre
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Curino.
Attestazione: BARALE 1975, p. 14, catasto comune di Curino, f. 37.
Il sito non è stato controllato.
Inventario dei toponimi
407 (168)
Località Castellazzo
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Bollengo.
Attestazione: TESTORE 1983, p. 17; VIGLINO DAVICO 1990 p. 170, nota 14.
La località è individuabile nella mappa catastale di Bollengo, f. 18.
408
Castellone
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Un chilometro a est di Zubiena.
Attestazione: IGM f. 43, III NO.
Il toponimo non è stato controllato.
409
Casacina la Torretta
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Due chilometri a est di Vergnasco.
Attestazione: IGM f. 43, III NE.
Il toponimo è stato privo di riscontri materiali.
410
Torre
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Due chilometri a ovest di Vigliano.
Attestazione: IGM f. 43, IV SE.
Il toponimo non è stato controllato.
411
Castellone
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Un chilometro a est di Quaregna.
Attestazione: IGM f. 43, IV SE.
Il toponimo non è stato controllato.
412
Castello
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Territorio di Coggiola.
Attestazione: Catasto comune di Coggiola, f. 21.
L’area denominata «castello» si estende su di un’ampia zona sommitale.
413
Vicolo del Castello - Castello
Tipo: Toponimo.
Localizzazione: Abitato di Ailoche.
Attestazione: Toponomastica attuale.
La presenza del castello è attestata dal «Vicolo del Castello» e dal cantone
Castello.
87
88
Luoghi fortificati fra Dora Baltea, Sesia e Po
87. Castello.
Catasto comune di
Coggiola, f. 21.
88. Ailoche.
Cantone Castello.
INDICE DELLE SCHEDE
NUMERI SCHEDE - COMUNI
VOLUME - N.TOPONIMI
Comune di Alagna Valsesia (VC)
1.
Alagna
Comune di Varallo Sesia (VC)
2.
Varallo
3.
Castello dei Barbavara
4.
Castello d’Arian
Comune di Breia (VC)
Comune di Quarona (VC)
5.
Quarona
Comune di Borgosesia (VC)
6.
Vanzone
7.
Robiallo
8.
Agnona
9.
Aranco
10.
Montrigone
Comune di Valduggia (VC)
Comune di Serravalle Sesia (VC)
11.
Bornate
12.
13.
14.
Serravalle
Piane
Vintebbio
Comune di Grignasco (NO)
15.
Grignasco
Comune di Prato Sesia (NO)
16.
Prato
Comune di Romagnano (NO)
17.
Romagnano
18.
Breclema
Comune di Villa del Bosco (BI)
19.
Villa del Bosco
Comune di Lozzolo (VC)
20.
Lozzolo
PAGINA E N. ILL.
I
19 - 6, 7
301
I
20 - 8, 9, 10
IV
11
I
22 - 5, 11, 12, 13
IV
Tav. 2 f.t.
I
25 - 14, 15, 16, 17
302
303, 304, 305, 306
I
28 - 18, 19
307
I
30 - 20
I
31 - 21, 22
IV
11 - 3, 4, 5, 6 ,7 , 8, 9, Tav.
17 f.t.
I
33 - 23, 24, 25, 26
I
36 - 27, 28
I
36 - 29, 30, 31
308
309, 310
I
40 - 32, 33, 34, 35
IV
15 - 10
I
43 - 36, 37, 38
I
44 - 39, 40, 41
I
47 - 42, 43, 44, 45, 46,
47, 48, 49
IV
Tav. 14 f.t.
I
51 - 50, 51
I
52 - 52, 53, 54, 55, 56,
57, 58
321
I
I
63 - 62, 63, 64
65 - 65, 66, 67
I
67 - 68, 69
I
67 - 70, 71
90
Luoghi fortificati fra Dora Baltea, Sesia e Po
Comune di Gattinara (VC)
21.
Locenello
22.
23.
S. Lorenzo
Le Castelle
24.
Castelli di Gattinara
25.
Rado
Comune di Lenta (VC)
26.
Lenta
Comune di Ghislarengo (VC)
27.
Ghislarengo
Comune di Arborio (VC)
28.
Arborio
Comune di Greggio (VC)
29.
Greggio
Comune di Albano Vercellese (VC)
30.
Albano
Comune di Oldenico (VC)
31.
Oldenico
311
I
IV
I
I
IV
I
I
69 - 72, 73
15 - 11, 12
69 - 74, 75, 76, 77
73 - 78, 79, 80
Tav. 7 f.t.
75 - 81
76 - 82, 83, 84
I
79 - 85, 86, 87, 88
I
81 - 89, 90, 91, 92
I
84 - 93, 94, 95, 96
I
86 - 97, 98, 99
I
313
I
IV
Comune di San Giacomo Vercellese (VC)
32.
San Giacomo
I
Comune di Rovasenda (VC)
33.
Rovasenda
I
Comune di Villarboit (VC)
34.
Monformoso
35.
Villarboit
Comune di Balocco (VC)
36.
Balocco
91 - 106, 107
92 - 108, 109, 110, 111,
112
97 - 113, 114, 115, 116
35 - 117, 118
I
101 - cop.I, 119, 120,
121, 122
104 - 123, 124, 125
I
312
I
Comune di Ghemme (NO)
39.
Ghemme
I
40.
41.
I
I
Comune di Sizzano (NO)
42.
Sizzano
Comune di Landiona (NO)
43.
Landiona
Comune di Vicolungo (NO)
44.
Vicolungo
Comune di Recetto (NO)
45.
Recetto
Comune di Biandrate (NO)
46.
Biandrate
Comune di San Nazzaro Sesia (NO)
47.
San Nazzaro
Comune di Casalbeltrame (NO)
48.
Casalbeltrame
91 - 104, 105
16
I
I
37.
Bastia
Comune di Buronzo (VC)
38.
Buronzo
Cavenago
Cattanea
87 - 100, 101, 102, 103
104 - 126, 127, 128,
129
108 - 130, 131, 132,
133, 134, 135
111 - 136, 137, 38
111 - 139, 140, 141,
142, 143
I
115 - 144, 145
I
117 - 146, 147, 148
I
117 - 149, 150, 151
I
120 - 152, 153
I
122 - 154
I
123 - 155, 156, 157
I
123 - 158, 159
Indice delle schede
Comune di Casalvolone (NO)
49.
Casalvolone
Comune di Villata (VC)
50.
Villata
Comune di Borgo Vercelli (VC)
51.
Borgo Vercelli
Comune di Vinzaglio (NO)
52.
Vinzaglio
225.
Borgofranco di Peronasca
Comune di Confienza (PV)
53.
Confienza
Comune di Palestro (PV)
54.
Palestro
Comune di Robbio (PV)
55.
Robbio
Comune di Rosasco (PV)
56.
Rosasco
Comune di Castelnovetto (PV)
57.
Castelnovetto
Comune di Langosco (PV)
58.
Langosco
Comune di Cozzo (PV)
59.
Cozzo
60.
Celpenchio
Comune di Candia Lomellina (PV)
61.
Candia Lomellina
Comune di Villanova Monferrato (AL)
62.
Gazzo
63.
Villanova Monferrato
Comune di Balzola (AL)
64.
Balzola
Comune di Morano Po (AL)
65.
Pobietto
66.
Castellario
Comune di Motta de’Conti (VC)
67.
Motta de’Conti
Comune di Caresana (VC)
68.
Caresana
Comune di Stroppiana (VC)
69.
Stroppiana
Comune di Rive (VC)
70.
Rive
Comune di Pertengo (VC)
71.
Pertengo
Comune di Costanzana (VC)
72.
Costanzana
73.
Saletta
74.
Torrione
Comune di Trino (VC)
75.
Trino
76.
77.
S. Michele
Leri
91
I
319
I
320
I
IV
318
I
IV
124 - 160, 161, 162
II
IV
324
II
17 - 6, 7
16 - 13, 14
II
20 - 10, 12
II
21 - 13, 14
II
338
II
IV
21 - 15
II
II
24 - 5, 18, 19
25 - 20
II
342
II
II
27 - 21, 23
II
353
II
II
129 - 61, 163, 164
129 - 165, 166, 167
16
133 - 168, 169, 170
49 - 38
17 - 8, 9, 11
22 - 16, 17
18
27
29 - 22, 24, 25
30 - 26, 27, 28, 29
32 - 30, 31, 32
32
II
340, 341
II
IV
344
II
34 - 33, 34, 35, 36
II
41 - 42, 43, 44
36 - 37, 38, 39, 40
18 - 2
39 - 41
II
42 - 45
349
II
43 - 47, 48
II
45 - 49, 50, 51
II
47 - 52, 53
345, 346, 347, 348, 351
II
48 - 54, 55
IV
Tav. 16 f.t.
II
50 - 56, 57, 58
II
51 - 59, 60, 61
92
Luoghi fortificati fra Dora Baltea, Sesia e Po
78.
Darola
79.
Lucedio
80.
Auriola
227.
Ramezzana
Comune di Pezzana (VC)
81.
Pezzana
82.
Crocetta
Comune di Asigliano (VC)
83.
Asigliano
Comune di Prarolo (VC)
84.
Prarolo
Comune di Caresanablot (VC)
Comune di Vercelli (VC)
85.
Castello visconteo
86.
Muleggio
87.
Montonero
88.
Larizzate
89.
Castellacium Casae Dei
Comune di Lignana (VC)
90.
Casalrosso
111.
Lignana
226.
Castrum Roncarolii
Comune di Sali Vercellese (VC)
91.
Sali
Comune di Salasco (VC)
92.
Salasco
93.
Selve
Comune di Crova (VC)
94.
Crova
95.
Viancino
Comune di Olcenengo (VC)
96.
Olcenengo
Comune di Quinto Vercellese (VC)
97.
Quinto
II
II
II
IV
339
II
II
IV
52 - 62, 63, 64, 65
54 - 66, 67, 68, 69, 70
58
51 - 40, 41, 42
II
65 - 76, 77, 78, 79, 80
II
68 - 81, 82, 83
314
315, 316, 323, 325, 326, 327, 328, 329, 330,
331, 332
II
69 - 84, 85, 86, 87
II
73 - 89, 90
II
76 - 91, 92, 93, 94
II
78 - 95, 96, 97
II
80 - 98, 99
II
II
IV
81 - 100, 101
118 - 150, 151
50 - 39
II
82 - 102, 103, 104
II
II
86 - 105, 106
88 - 107, 108
II
II
333
II
317
II
88 - 109
91 - 110, 111, 112
IV
Comune di Collobiano (VC)
98.
Collobiano
Comune di Casanova Elvo (VC)
99.
Castelli di Casanova Elvo
Comune di Formigliana (VC)
100.
Formigliana
Comune di Carisio (VC)
101.
Carisio
102.
Nebbione
103.
S. Damiano
Comune di Santhià (VC)
104.
Santhià
105.
Vettigné
63 - 70, 71, 74
64 - 73, 75
19
91 - 113, 114
92 - cop. II , 115, 116,
117, 118
19
II
334, 335
II
IV
97 - 119, 120
II
IV
336, 337
II
102 - 125, 126, 127
19 - 15
99 - 121, 122, 123, 124
19
II
II
103 - 128, 129, 130,
131
105 - 132, 133, 134
107 - 135, 136, 137
II
IV
II
109 - 138, 139
21 - 16
111 - 140, 141, 142
Indice delle schede
Comune di Tronzano Vercellese (VC)
106.
Tronzano
Comune di Cigliano (VC)
Comune di Bianzé (VC)
107.
Bianzé
108.
Carpeneto
109.
Torrone dei banditi
93
363, 364
II
IV
365, 366
113
22
II
II
II
IV
114 - 143
115 - 144
115 - 145, 147
22 - 17
Comune di S. Germano Vercellese (VC)
110.
S. Germano
II
IV
111.
Lignana
v. Comune di Lignana
Comune di Desana (VC)
112.
Desana
II
Comune di Ronsecco (VC)
322
113.
Ronsecco
II
114.
Castellazzo di Ronsecco
II
Comune di Tricerro (VC)
343
115.
Tricerro
II
IV
Comune di Fontanetto Po (VC)
116.
Fontanetto Po
II
Comune di Palazzolo (VC)
354, 355
Comune di Crescentino (VC)
361, 362
117.
S. Genuario
II
117 - 148, 149
22 - 18, 19
119 - 152, 153
120 - 154, 155, 157
122 - 156
124 - 158, 159
Tav. 15 f.t.
125 - 160
126 - 161, 162, 163,
164
129
129 - 165
131 - 166
131 - 167, 168
118.
Castellum Vallacii
119.
Castellazzo
120.
Landoglio
121.
Crescentino
Comune di S. Giorgio Monferrato (AL)
122.
S. Giorgio Monferrato
Comune di Coniolo (AL)
123.
Coniolo
Comune di Pontestura (AL)
124.
Pontestura
Comune di Casale Monferrato (AL)
125.
Torcello
Comune di Serralunga di Crea (AL)
Comune di Camino (AL)
126.
Camino
127.
Castel S. Pietro
Comune di Gabiano (AL)
128.
Gabiano
Comune di Moncestino (AL)
129.
Moncestino
Comune di Verrua Savoia (TO)
130.
Verrua Savoia
II
II
II
II
356
II
131.
Case Cocetti
Comune di Cavagnolo (TO)
132.
Cavagnolo
Comune di Saluggia (VC)
133.
Saluggia
II
148 - 187, 188, 189,
190, 191
151
II
152
II
152 - 192, 193, 194,
196, 197
134 - 169, 170, 171
II
135
II
357, 358
II
359
137 - 172, 173
II
II
142 - 177, 178, 179
143 - 180, 182
II
145 - 181, 183
II
360
II
147 - 184, 185, 186
138 - 174, 175, 176
94
Luoghi fortificati fra Dora Baltea, Sesia e Po
Comune di Livorno Ferraris (VC)
134.
Livorno
Comune di Moncrivello (VC)
135.
Miralda e Uliaco
136.
Moncrivello
Comune di Villareggia (TO)
137.
Borgo Dora
Comune di Alice Castello (VC)
138.
Alice
Comune di Borgo d’Ale (VC)
139.
Clivolo
140.
Arelio
141.
Erbario
142.
Meolio
143.
Cavaglià
v. comune di Cavalià
Borgo d’Ale
144.
Comune di Cavaglià (BI)
143.
Cavaglià
150.
Borgo di Cavaglià
Comune di Villareggia (TO)
145.
Villareggia
Comune di Maglione (TO)
146.
Maglione
Comune di Azeglio (TO)
147.
Azeglio
Comune di Piverone (TO)
148.
Piverone
Comune vari
149.
Chiuse longobarde c.d.
Borgo di Cavaglià
v. comune di Cavaglià
Comune di Roppolo (BI)
151.
Castronovo
350, 352
II
155 - 198, 199, 200
II
II
156 - 195, 201, 206
158 - 201, 202, 203,
204, 207
II
159 - 205
II
371
II
IV
II
IV
II
IV
II
IV
160 - 208, 209, 210
162 - 211
23 - 20, 21, 22, Tav. 18 f.t.
165 - 212, 213, 214
Tav. 4 f.t.
167 - 215, 216
26 - 23, 24
142 - 217, 218
27
III
17 - 6
IV
Tav. 19 f.t.
368, 369, 370
II
168 - 219, 220, 221
III
27 - 21, 22
III
18 - 7, 8, 9
III
372
III
377
III
20 - 10, 11
III
IV
25 - 19, 20
27
21 - 13, 14
23 - 15, 16, 17, 18
150.
152.
153.
Roppolo
Dorzano
v. comune di Dorzano
154.
Pavarano
Comune di Dorzano (BI)
153.
Dorzano
161.
Mondone
Comune di Salussola (BI)
155.
S. Lorenzo
156.
Viverone
v. comune di Viverone
157.
Monte Orsetto
v. comune di Viverone
378
III
IV
III
III
376
III
III
375, 379
III
29 - 23, 24, 25, 26, 27,
28, 29, 30
28 - 25, 26, 27, 28, 29, 30
34 - 31, 32, 34
38 - 41, 42
36 - 33, 35, 36, 37, 38, 39
51 - 64, 65, 67
40 - 40, 43, 44, 45
Indice delle schede
158.
Castello di Salussola
159.
160.
161.
Borgo di Salussola
Vittimulo
Mondone
v. comune di Dorzano
Puliaco
162.
Comune di Viverone (BI)
156.
Viverone
157.
Monte Orsetto
Comune di Cerrione (BI)
163.
Cerrione
164.
Vergnasco
165.
Mongivetto
166.
Torre di Mongivetto
Comune di Magnano (BI)
167.
Borgo di Magnano
Comune di Bollengo (TO)
168.
Bollengo
Comune di Burolo (TO)
169.
Burolo
Comune di Donato (BI)
170.
Poggio Castellazzo
171.
Donato
Comune di Netro (BI)
172.
Netro
173.
Castellazzo di Netro
Comune di Andrate (TO)
174.
Torre della bastia
Comune di Sala Biellese (BI)
175.
Sala
Comune di Torrazzo (BI)
176.
Torrazzo
Comune di Zubiena (BI)
177.
Zubiena
178.
Blatino
Comune di Mongrando (BI)
179.
Mongrando
Comune di Borriana (BI)
180.
Borriana
Comune di Graglia (BI)
181.
Graglia
Comune di Muzzano (BI)
Comune di Occhieppo Superiore (BI)
182.
Occhieppo Superiore
Comune di Occhieppo Inferiore (BI)
183.
Occhieppo Inferiore
Comune di Camburzano (BI)
184.
Camburzano
95
III
IV
III
III
47 - 56, 60, 63
Tav. 20 f.t.
48 - 57, 58, 59, 61, 63
50 - 62
III
IV
52 - 66
29 - 31, 32, 33, 34,
Tavv. 9-10 f.t.
III
III
41 - 46, 47, 48, 49, 50,
51
44 - 52, 53, 54, 55
III
III
III
III
IV
53 - 68, 69, 72
55 - 70
56 - 74, 75, 76, 77
57 - 71, 73
30 - 35, 36, Tav. 13 f.t.
III
61 - 78, 79, 80, 81, 82,
83, 84, 85, 86
407
III
64 - 87, 88, 89
III
373
III
IV
III
388, 389
III
III
66 - 90, 92, 93
III
72 - 102, 103
III
386, 387
III
374, 408
III
III
73 - 104, 105
III
77 - 111, 112, 113
III
IV
78 - 114, 115
31
III
391
80 - 116, 117, 118
III
81 - 119, 121
III
83 - 122, 124, 125
III
84 - 120, 123
67 - 91, 94
Tav. 1 f.t.
69 - 95, 96, 97
70 - 98, 101
71 - 99, 100
74 - 106, 107
75 - 108, 109
76 - 110
96
Luoghi fortificati fra Dora Baltea, Sesia e Po
Comune di Andorno (BI)
185.
Andorno
Comune di Rosazza (BI)
Comune di Miagliano (BI)
Comune di Biella (BI)
186.
Biella
III
390
404
392
III
85 - 126, 127
Comune di Ponderano (BI)
187.
Ponderano
Comune di Gaglianico (BI)
188.
Gaglianico
III
393
III
89 - 132, 135, 136, 137
Comune di Borriana (BI)
Comune di Sandigliano (BI)
189.
Rocchetta di Sandigliano
190.
Torrione di Sandigliano
394
380
III
IV
III
Comune di Verrone (BI)
191.
Verrone
409
III
Comune di Benna (BI)
192.
Benna
381
III
Comune di Candelo (BI)
193.
Candelo
III
194.
Ysengarda
Comune di Cossato (BI)
195.
Castellengo
211.
Castel Fiardo
212.
Castel Broglio
213.
Castellazzo
Comune di Mottalciata (BI)
196.
Mottalciata
92 - 138, 139, 140,
141, 142, 143, 145
95 - 144, 146, 147, 148
31
97 - 149, 150, 151,
152, 154
101 - 153, 155, 158, 159,
160, 161
103 - 156, 157, 162,
163, 164, 165, 166,
167
107 - 5, 168, 169, 170,
171, 172, 173, 174,
175, 176, 177
III
110
IV
31 - 37
396, 397, 398, 399, 400
III
112 - 178, 179, 180,
182, 184, 189
IV
Tavv. 5 - 6 f.t.
III
148 - 244
III
149 - 244
III
150 - 245
III
197.
Montebelluardo
Comune di Massazza (BI)
198.
Massazza
Comune di Villanova Biellese (BI)
199.
Villanova
Comune di Gifflenga (BI)
200.
Gifflenga
Comune di Villarboit (VC)
201.
Busonengo
Comune di Ronco Biellese (BI)
Comune di Castelletto Cervo (BI)
202.
Castelletto Cervo
III
203.
204.
III
III
Castelletto Monastero
Castellazzo
87 - 128, 129, 130,
131, 133, 134
114 - 181, 185, 186,
187
117 - 186
III
382
III
385
III
119 - 190, 191, 192, 193
III
395
383, 384
III
124 - 196, 197, 203
121 - 194, 195
123 - 200, 201, 202
126 - 198, 199, 204,
205, 206
128 - 207, 208, 209
130 - 210, 211, 212,
213, 214
Indice delle schede
97
Comune di Zumaglia (BI)
205.
Zumaglia
III
135 - 215, 216, 217,
218, 219, 220
Comune di Ternengo (BI)
206.
Ternengo
III
137 - 221, 222, 223,
225
Comune di Valdengo (BI)
207.
Valdengo
III
138 - 224, 226, 228,
229, 230, 231, 232
Comune di Vigliano Biellese (BI)
208.
Vigliano
Comune di Quaregna (BI)
209.
Quaregna
410
III
411
III
Comune di Cerreto Castello (BI)
210.
Cerreto
Comune di Lessona (BI)
211.
Castel Fiardo
v. comune di Cossato
212.
Castel Broglio
v. comune di Cossato
213.
Castellazzo
v. comune di Cossato
214.
Lessona
Comune di Masserano (BI)
215.
Masserano
Comune di Brusnengo (BI)
216.
Brusnengo
217.
Cascina Gattesca
Comune di Roasio (BI)
218.
Roasio
Comune di Vallemosso (BI)
219.
Vallemosso
Comune di Trivero (BI)
220.
Trivero
Comune di Curino (BI)
221.
Curino
Comune di Sostegno (BI)
222.
Sostegno
Comune di Coggiola (BI)
Comune di Ailoche (BI)
Comune di Crevacuore (BI)
223.
Crevacuore
Comune di Guardabosone (BI)
224.
Guardabosone
225.
Borgofranco di Peronasca
v. comune di Vinzaglio
226.
Castrum Roncarolii
v. comune di Lignana
227.
Ramezzana
v. comune di Trino
Comune di Cavagnolo (TO)
228.
Visterno
141 - 227, 233
144 - 234, 235, 236, 237,
238, 239
III
146 - 240, 241, 242, 243
III
151 - 246, 247
III
152 - 248, 249, 250,
251, 252, 253, 254, 255
III
156 - 256, 257, 258,
259, 261
157 - 260, 262, 263
III
III
401, 402
III
403
III
405, 406
III
158 - 264, 265
III
412
413
164 - 270, 271
III
164 - 272, 273, 274, 275
III
166 - 274, 275, 276, 277
IV
52 - 43, 44
160 - 266
161 - 267
162 - 268, 269
89. Il territorio del districtus del Comune di Vercelli con indicazione delle foreste attestate dai documenti, i borghifranchi e
le principali località fortificate (secoli XI-XIII).
■ Borghifranchi del Comune di Vercelli (sec. XIII)
● Località fortificate attestate da resti e fonti documentarie
❏ Incerti o attestati da toponimi o da fonti documentarie
❍ Attestate da toponimi o da fonti documentarie
TIPOLOGIE ED EVOLUZIONE DELLE LOCALITÀ
FORTIFICATE NELL’AREA DI INFLUENZA DEL COMUNE
MEDIEVALE VERCELLESE.
L’area geografica e i presupposti della ricerca
La rilevanza del fenomeno dell’incastellamento nell’area dell’antico districtus del
comune vercellese (PANERO 1984) e la necessità di impostare lo studio delle località
fortificate medievali nel quadro complessivo dell’evoluzione storica del territorio (e
pertanto avvalendosi dei metodi propri delle discipline archeologiche), sono alle base
del progetto di censimento che, intrapreso a partire dal 1990, è ora concluso dopo l’edizione dei primi tre volumi di schede e di quest’ultimo, dedicato al completamento del
lavoro che conta complessivamente 228 schede di siti e più di un centinaio di schede
riguardanti toponimi (SOMMO 1991; SOMMO 1992; SOMMO 1993; SOMMO 1997). Una
conclusione non certo definitiva, ma imposta dall’opportunità di chiudere una fase,
comunque soddisfacente, di raccolta di dati e documenti che permette alcune prime
riflessioni e proposte di interpretazione e che dovrebbe stimolare ulteriori approfondimenti dedicati a singoli siti o a particolari porzioni territoriali. Lo scopo del complesso lavoro di inventario era di individuare topograficamente (in catasto) e documentare
con aerofotografie oblique a bassa quota i siti occupati da fortificazioni tuttora utilizzate, in rovina o scomparse, raccogliendo sinteticamente i dati storici, cartografici e
bibliografici ad esse afferenti, per formare un primo documentato archivio e una prima
carta distributiva generale (tav. 89) riguardante un’area geografica storicamente e culturalmente omogenea quale quella rappresentata dal districtus comunale del XIII secolo, corrispondente, a grandi linee, all’antico territorio municipale di epoca romana e
alla zona pressapoco occupata dal territorio del centro protourbano preromano. Si
sarebbe così impostato lo studio dell’evoluzione dell’insediamento fortificato medievale sulla base di inequivoche e sostanziali conoscenze topografiche e morfologiche di
cui tutta la precedente bibliografia locale era sostanzialmente priva, permettendo una
serie di considerazioni analitiche sulla localizzazione, tipo e distribuzione dei siti in
rapporto alle conosenze storiche e archeologiche circa l’evoluzione storico-territoriale
dell’insediamento, della viabilità e del paesaggio fra Antichità e Medioevo. Non mancavano, del resto, per l’area considerata, precedenti studi generali fondati su solide basi
documentarie e su moderni metodi di ricerca storica (PANERO 1984, PANERO 1985) e
contributi di grande respiro territoriale sull’approccio metodologico della ricerca storica in tema di incastellamento (SETTIA 1984c), troppo spesso ancora legata a schemi inadeguati o ridondanti e ben poco ancorata alle prime illuminate analisi regionali di
impostazione architettonico-urbanistica (VIGLINO DAVICO 1979) o archeologico-inventariale (FRANCOVICH 1976).
Nel portare avanti la ricerca si è avvalorata l’ipotesi che fosse indispensabile premessa ad ogni ulteriore approfondimento, sia di tipo storico che archeologico, e al di là
delle ovvie considerazioni circa la ricaduta sulla tutela delle emergenze del costruito e
dei siti archeologici, la considerazione topografica del fenomeno dell’incastellamento,
cioé la definizione e documentazione dei siti in quanto tali, sia pure attestati da semplici toponimi la cui reale pertinenza restava comunque da approfondire caso per caso.
In quest’ottica sono apparse di importanza decisiva la ricognizione aerofotografica e la
100
Luoghi fortificati fra Dora Baltea, Sesia e Po
consultazione della cartografia catastale, spesso uniche testimoni di preesistenze cristallizzate nella toponomastica o nelle forme della parcellazione o sottolineate dalle
evidenze aerofotografiche.
L’individuazione dei siti si è basata su tutta la vasta documentazione storica coeva e
sulle precedenti analisi di essa (PANERO 1985), con le opportune integrazioni, e con l’analisi della toponomastica in cartografie IGM, nelle cartografie sabaude precedenti
(Gran Carta degli Stati Sardi in terraferma), nelle cartografie catastali e d’archivio .
A questi dati si sono aggiunti, ma purtroppo solo a campione, microtoponimi catastali
e toponomastica urbana, con tutte le cautele del caso. All’individuazione dei siti è
seguita la ricognizione aerofotografica (non sempre ovviamente determinante) e la
ricognizione a terra, con campagna fotografica e rilievi di prima mano. I dati e le documentazioni raccolte sul terreno sono state integrate da una accurata ricerca bibliografica e d’archivio che, non di rado, ha portato a successive individuazioni integrative di
siti scomparsi negli ultimi tre secoli, a fondamentali precisazioni di ubicazione di realtà materiali conosciute solo da fonti scritte, o a inedite acquisizioni.
Alla conclusione del progetto (più di trecento siti censiti) appare certo che, mentre l’inventario delle evidenze materiali è molto prossimo alla completezza il censimento dei
siti attestati da toponimi e microtoponimi raggiunge forse solamente il 40% della reale
consistenza, rilevabile per intero esclusivamente da un ipotetico e accurato esame dell’intera cartografia catastale e dallo spoglio della vastissima documentazione cartografica storica conservata fra i dati archivistici.
Per quanto riguarda in particolare le attestazioni date da toponimi, quando non sono
presenti dati di conferma di tipo storico o archeologico, esse sono segnalate come
incerte, in quanto i vari termini «castellazzo», «torrazza», «motta» ecc. possono riferirsi, come abbiamo visto, a realtà materiali estranee all’ambito cronologico della ricerca, che si spinge al XVI secolo per alcune presenze di possibile origine cronologica
anteriore. Oltre ai limiti sopracitati il progetto ha risentito dei costi elevati della ricognizione aerea che non hanno consentito una copertura totale del territorio nelle stagioni più opportune. I risultati raggiunti in questi anni da un gruppo di lavoro formato
da semplici volontari, sono tuttavia soddisfacenti e possono costituire un valido punto
di partenza per l’impostazione di nuove ricerche territoriali e per l’approfondimento di
singole realtà. Lo studio dell’evoluzione tipologica e morfologica (origini, evoluzione,
tipi e caratteristiche) dell’architettura militare nel Vercellese, il modo con cui essa ha
contribuito alla formazione ed espansione del sistema del feudalesimo in un’ area particolarmente significativa, con le sue peculiari caratteristiche storiche, per l’origine di
questa forma di organizzazione sociale in Italia, e per la successiva organizzazione di
uno dei maggiori comuni medievali padani, costituisce, a mio avviso, un obiettivo primario per la ricerca storico-archeologica locale dei prossimi decenni, oltre che un
ambito di esercizio delle funzioni di tutela (sia a livello centrale che periferico) sostanzialmente ancora inesplorato. Il completamento pertanto di questo primo e lacunoso
progetto di ricerca è, almeno nei propositi, funzionale anche ad una generale riconsiderazione delle problematiche storiche ed archeologiche legate alla materia dell’architettura militare medievale in un territorio ricchissimo di testimonianze.
Distribuzione e cronologia dei siti
La carta distributiva generale (tav. 89) mostra una pressoché totale aderenza alle linee
generali dell’insediamento demico medievale (secoli X-XIII) (PANERO 1985), molto più
ricco di attestazioni poiché tiene conto di numerosissimi piccoli abitati rurali, anche
scomparsi, che non necessariamente hanno avuto difese militari.Tale considerazione
non solo prova l’indiscutibile legame fra l’insediamento fortificato e le altre forme
coeve di insediamento rurale, ma sottolinea la necessità dello studio dell’incastellamento nel contesto generale e particiolare delle forme e delle dinamiche insediative territoriali, di cui costituisce un fattore spesso determinante, anche se non esclusivo (CAMMAROSANO 1984). Risulta poi evidente la grande concentrazione di siti ubicati in area
collinare e la presenza di vaste aree con assenza di attestazioni in corrispondenza delle
grandi selve ancora documentate in quell’epoca nella pianura. Inoltre si distinguono
Tipologie ed evoluzione delle località fortificate
con chiarezza le localizzazioni dei siti fortificati di pianura lungo gli assi della viabilità antica (Vercellae-Eporedia; Ticinum-A.Taurinorum; Vercellae-Mediolanum;
Vercellae-Victimulae) e lungo i percorsi minori sulle rive delle aste fluviali. Tale logica di scelta del sito, in molti casi dovuta alle preesistenze (SETTIA 1984 p. 194), al di là
di teorie che tendono a connettere i castelli con le strade, confermerebbe, almeno in
parte, la massiccia prosecuzione nel Medioevo di strutture territoriali e di comunità
agricole di derivazione antica (SOMMO 1990 b ), proponendo una sostanziale continuità
e un forte conservatorismo agrario nell’area studiata. La particolare concentrazione di
siti in area collinare farebbe poi per contro presumere un notevole sviluppo dell’economia agricola in quelle zone fra X e XIII secolo, legata probabilmente alla viticultura e all’allevamento ovino per l’industria laniera, attività già ivi documentata in epoca
romana e che conobbe una notevole diffusione nel XIII secolo.
Per quanto attiene alla scelta del sito occorre ribadire che le logiche che presiedono ad
essa sin dalle prime fasi di incastellamento appaiono legate in pianura ai percorsi stradali e ad abitati preesistenti, anche di origine romana, stabilendo il principio che lo spostamento dell’insediamento e la costruzione delle difese, signorili o collettive, non
dovesse discostarsi di molto dall’epicentro della proprietà terriera e dalla viabilità che
vi era connessa. In alcuni casi non si abbandonano le sedi antiche e intorno ad esse si
creano abitati e recinti scegliendo aree che presentino anche solo alcune caratteristiche
naturali adatte alla fortificazione. Altrove, lontano dai più importanti assi viari ed in
aree collinari o montane, è spesso scelta un’altura adatta alla difesa benchè lontana da
reti stradali. Qui confluiscono gli abitanti di insediamenti sparsi per trovarvi rifugio e
sicurezza anche a prezzo di una eccessiva scomodità nel raggiungere i terreni coltivati, ma si tratta di un’economia agricola ben diversa da quella di pianura, assai meno
legata alla quotidiana sorveglianza del campo seminato.
A queste elementari
logiche insediative, che già erano state delineate in un breve saga
gio (SOMMO 1984 ) dedicato a Monformoso, nel quale esse, mutuandole dallo studio
territoriale, venivano definite “logica di valle” e “logica di promontorio”, saranno del
tutto estranee le fondazioni dei borghifranchi comunali che, anzi, porranno in crisi i
vicini preesistenti nuclei demici fortificati per rispondere alle nuove esigenze sia di tipo
socio-politico che difensivo. Essi costituiranno una vera e propria rivoluzione dell’insediamento agrario di tipo feudale, propugnando un ben diverso rapporto fra contadini
e signori e un modello civico assai prossimo all’organizzazione romana, non solo nelle
città ma anche nelle campagne. Ciò non toglie che in molti casi la proprietà agricola ed
il feudo, simboleggiati dal castello, manterranno la loro valenza aggregante ma, a partire già dal XII secolo, al castello si affiancheranno le fortificazioni collettive dei borghi e delle villae. Per reciproco interesse di difesa dei prodotti e per evitare l’esodo di
manodopera verso i borghifranchi, i domini sono costretti a concedere alle comunità
locali il diritto di costruire fortificazioni minori collettive, che affiancheranno o addirittura ingloberanno i castelli preesistenti, regolando questi nuovi rapporti con appositi statuti, spesso molto simili a quelli esistenti nei borghifranchi di nuova fondazione.
A questo nuovo “patto sociale” sarà informata l’agricoltura locale, e tale compromesso fra libertà individuali e diritti signorili si perpetuerà nei contratti agrari sino ad anni
molto vicini ai nostri.
Fonti documentarie e fonti archeologiche per lo studio dei siti fortificati
Per quanto attiene le origini cronologicamente più antiche dei siti fortificati nel
Vercellese, le fonti scritte assegnano con sicurezza al secolo X la presenza di fortificazioni ad Auriola (993), Borgovercelli (956), Caresana (987), Curino (999), Santhià
(1000), San Giorgio (856), Victimulae (999) e a Uliaco (997), ma le fonti archeologiche attestano, ad esempio, il recinto fortificato di S. Michele di Trino (tav. 91), di cui
non si hanno documentazioni scritte anteriori al secolo XIII, attribuendone l’origine al
X-XI secolo su radici di frequentazione romane, con fasi tardo-antiche e longobarde,
dimostrandone la sostanziale continuità di vita per un lungo periodo (NEGRO PONZI
MANCINI 1991). Il sito di S. Michele di Trino si trova lungo l’asse stradale Ticinum-A.
Taurinorum, percorso alternativo di sicura origine tardo romana, proponendo, per ana-
101
102
Luoghi fortificati fra Dora Baltea, Sesia e Po
logia, la possibile origine antica di altri siti fortificati localizzati lungo assi stradali romani
o in posizione di dominanza di valli fluviali, anch’essi privi di attestazioni scritte riferibili
al X secolo o anteriori. Ad esempio i siti di Santhià (tav. 93) e di Cigliano (tav. 92), presso
i quali sono documentati importanti ritrovamenti di epoca romana (BRUZZA 1874), così
come San Michele, potrebbero avere avuto origini antiche e, a differenza di San Michele,
abbandonato già nel XIII secolo, potrebbero invece essresi evoluti negli odierni centri
abitati. Anche la corte Auriola, ora scomparsa, si colloca in un’area ricca di testimonianze
di epoca romana, fra le quali, oltre al toponimo ad Septimum e ai vecchi e recenti ritrovamenti
medievali ai confini fra Desana e Tricerro, si colloca l’imponente struttura in regione Le
Verne (tav. 90), interpretata come mansio (BORLA 1980) e forse con maggiore probabilità
da studiare come edificio adibito ad insediamento di un’unità di cavalleria in epoca tardo
imperiale. L’ indubbia origine longobarda della torre di Bulgaro, trasformata dal Comune
di Vercelli e successivamente distrutta, attesta il suo particolare interesse militare per la
difesa vercellese sin dall’alto Medioevo e ne fa un sito fra i più antichi ed interessanti del
Vercellese. L’origine romana del centro demico di Caresana, la grande importanza
diVictimulae nel tardoantico e la supposta origine tardo antica del sito di Bric del Monte
(ORDANO 1985), o l’antichità delle località di Clivolo, di Rado, di Naula, di San Lorenzo e
di Montrigone fanno presumere che alcuni di tali siti, successivamente abbandonati o
trasformati, abbiano origine da castra tardo antichi. Di tali realtà sarebbe da impostare una più
Tipologie ed evoluzione delle località fortificate
approfondita analisi archeologica, offrendo questo piccolo gruppo di siti una possibilità di lettura (già molto bene evidenziata nello scavo di San Michele) delle prime forme
di insediamento fortificato, della loro evoluzione, delle loro funzioni. Un esiguo gruppo di località fortificate potrebbe infine avere avuto origine, come spesso altrove accade, da preesistenze di epoca antica o protostorica riutilizzate (Monte Orsetto,
Mondone, Montrigone, Castello d’Arian) riproponendo anche sotto tale luce il problema di fondo della possibile origine delle “chiuse” del lago di Viverone dagli antichi e
poco noti conflitti fra i Salassi e le popolazioni della pianura, con l’intervento conclusivo dell’esercito romano. Quanto affermato circa le notevoli discrepanze fra le attestazioni archeologiche territoriali, di cui gli esemplari scavi a San Michele di Trino
sono ottimo esempio, e le fonti scritte, solitamente tarde e ben poco illuminanti circa
la realtà materiale sottesa ad esse, non può che confermare i dubbi circa la vasta lacuna nella documentazione storica esistente fra la tarda antichità e il secolo XI su tutto il
territorio da noi preso in considerazione. Sostanzialmente va sottolineata la carenza di
indagini archeologiche nelle località più promettenti per l’approfondimento del tema
che ci interessa, cioé quello dello sviluppo dei primi insediamenti fortificati da abitati
antichi e delle origini antiche di alcune località fortificate che possono avere avuto un
ruolo nella difesa del territorio fra l’epoca romana e il Medioevo. Oltre ai significativi
risultati nello studio del recinto di San Michele e alla consapevolezza che possono
essere stati presenti nel territorio vercellese alcuni stanziamenti militari già nel tardo
Antico e poi nell’alto Medioevo, abbiamo pochissimi elementi per concretizzare il
ruolo da essi svolto nel favorire l’insediamento eventualmente connesso ad essi ed il
tessuto insediativo di quel periodo. Ancor meno sappiamo quanto queste prime realtà
fortificate possano avere influito sull’esplosione successiva del fenomeno.
Solamente alcune analogie formali fra la pianta del recinto di San Michele ed alcune
realtà successive, e ancora da studiare, quali i centri sicuramente fortificati di Santhià
e Cigliano, ad esempio, possono aprire qualche spiraglio e contribuire ad alcune riflessioni generali. Sarebbe poi alquanto interessante poter conoscere meglio alcune realtà
materiali scomparse. Solo la ricerca archeologica infatti può ancora dare un decisivo
contributo alla conoscenza delle prime fasi di incastellamento.
L’incastellamento nel Vercellese
Fra i secoli XI e XII si assiste alla proliferazione dell’incastellamento, con attestazioni
certe riguardanti una novantina dei duecento siti datati e probabili per una buona parte
dei siti in realtà attestati dalle fonti solo nei secoli successivi. Indubbiamente le costruzioni militari sorte in questo periodo, caratterizzato da abbondanza di fonti scritte, non
possono essere studiate senza che siano contestualizzate le loro coordinate storiche, fissando l’attenzione sulle cause della loro costruzione e sulla loro funzione in relazione
con i processi poltici e socioeconomici che ne determinarono l’origine, la formazione
e la morfologia. Non è altresì possibile attribuire genericamente alle incursioni Ungare
un fenomeno di tale portata e diffusione spaziale e cronologica. Più correttamente si
deve considerare l’incastellamento come manifestazione materiale della cultura e della
tecnica del tempo: “né una risposta meccanica rivolta contro pericoli esterni, né una
semplice cornice nella quale si attua uno sviluppo economico” (SETTIA 1984), quindi
uno “strumento diffuso di appropriazione di beni, mezzo di produzione, di occupazione dello spazio, di consolidamento egemonico di un gruppo sociale a fronte di antagonismi interni ed esterni” (GUTIÉRREZ GONZÁLEZ 1995). La durata stessa del fenomeno,
che abbraccia almeno tre secoli, deve corrispondere ad esigenze profondamente radicate non solo nella realtà sociale diffusa, ma nella stessa mentalità collettiva legata ad
alcuni punti fermi di portata europea. Tali coordinate non solo non sono messe in discussione dalle classi più deboli, che anzi sono coinvolte certo direttamente nella costruzione e manutenzione delle strutture, ma risultano parte integrante dell’orizzonte del
quotidiano, così come naturalmente accade per gli edifici di culto, anch’essi di utilità
collettiva e simbolo di un altro tipo di egemonia. Solo con la piena maturità dell’istituzione comunale, dopo la fondazione dei numerosi borghifranchi documentati nel
Vercellese, si assiste ad una contrazione del fenomeno dell’incastellamento con carat-
103
104
Luoghi fortificati fra Dora Baltea, Sesia e Po
teristiche feudali (decastellamento) e alla formazione di nuove logiche e tipologie, che
sono indubbiamente frutto di nuovi rapporti fra signorie e insediamenti demici, concretizzati con il sorgere, presso le antiche fortificazioni, di ricetti e airali la cui giurisdizione e difesa è appannaggio delle libere comunità locali.
Decastellamento e trasformazione
Gli abitanti dei castra feudali assoggettati alle logiche di confine comunale, quando
non siano addirittura abbandonati dai domini e dagli abitanti a loro fedeli (Castronovo)
sono soggetti all’attrazione dalle favorevoli condizioni di vita nei borghifranchi.
I castelli si riconvertono quindi alle esigenze difensive e offensive di un esercito organizzato e cessano le loro funzioni di controllo del possesso feudale per divenire tutt’al
più, nelle situazioni di piccole signorie locali all’interno del territorio comunale, parti
di un sistema difensivo di gruppi famigliari, spesso contrapposti, arroccati sui propri
possessi terrieri, che si studiano di difendere offrendo la loro sottomissione al più forte.
Con i dissidi interni già si intravvedono le cause della decadenza delle istituzioni
comunali, progressivamente corrotte in signorie locali. Dopo il Quattrocento l’architettura fortificata, sebbene in qualche caso militarmente aggiornata per servire alle contemporanee esigenze di confine, si adatta al ruolo di semplice dimora agricola. Più
tardi, fra XVI e XVIII secolo, dopo numerosi abbandoni e demolizioni o dopo il passaggio del castello a funzioni di semplice azienda, si giungerà alla formazione, per
accorpamento di più feudi, di molti degli attuali territori municipali. In quest’ultimo
periodo (XIV-XVII secolo) vengono documentate fattorie fortificate di nuova costruzione, a sottolineare le nuove esigenze di protezione di raccolti e di famiglie di coltivatori, ma si tratta ormai di aziende fortificate che poco hanno a che vedere con l’incastellamento medievale e che costituiscono semmai il naturale sviluppo dei ricetti
agricoli del XIII secolo. Dal XVIII secolo il castello della pianura vercellese non è
infatti ormai che un semplice cascinale a corte chiusa, o nel migliore dei casi la residenza del proprietario terriero o dell’affittuario nel tessuto urbano del centro agricolo.
Una considerazione a parte, per sottolinearne l’interesse, merita la fortificazione di
monasteri e di chiese campestri, sebbene molto male documentata, fra XI e XIII secolo. L’esempio di maggiore evidenza è costituito dal monastero di San Nazzaro Sesia,
ma vi sono tracce documentarie e archeologiche che rendono probabile la fortificazione degli importanti monasteri di Lucedio, di Muleggio e di Castelletto, nonché dello
stesso palcium Episcopi vercellese, situato per un certo periodo fuori delle mura urbane, presso un’area libera di mercato garantita probabilmente dalla presenza armata del
vescovo. Qualche traccia di recinzione conserverebbero, inoltre, le chiese di S. Andrea
di Monformoso e di San Giorgio di Rado, quantunque il fenomeno possa rivelarsi, ad
un più attento esame, assai più diffuso e complesso, potendovi far rientrare situazioni
di fatto come quella riguardante la chiesa di S. Maria di Caresana, palesemente sorta
su di una motta artificiale situata presso il castello e quindi definita in castro, o come
il recinto della chiesa di San Grato a Zimone (tav. 94). Abbiamo in questi casi edifici
di culto che, per essere costruiti in muratura, rappresentavano un sicuro rifugio per i
beni e per gli abitanti che non potevano contare sulla protezione di castelli o di ricetti.
Quindi fortificazioni di fatto, come nel caso di monasteri e grange, realtà economiche
e feudali paragonabili alle laiche e pertanto fortificate. Il decastellamento di queste
strutture fu certamente assai precoce e dovette coincidere con il periodo di relativa
sicurezza e di accordo subentrato già al sorgere della prima struttura territoriale comunale.
Tipi e caratteristiche dell’architettura militare del Vercellese
L’ampia documentazione storica raccolta sull’Italia Settentrionale (SETTIA 1984) ci permette di gettare uno sguardo all’estrema complessità e alla vasta casistica delle forme
e degli apparati fortificatori attestati nelle varie epoche dalle fonti scritte e alla variabilità degli stessi significati attribuiti dal lessico in uso nei testi notarili o di cancelleria, in tempi e situazioni diverse, ai vari elementi costruttivi. Tenuto poi conto del fatto
Tipologie ed evoluzione delle località fortificate
105
94. La chiesa di
San Grato a
Zimone. Veduta
aerea.
che ciò che oggi sopravvive delle singole realtà fortificate, salvo alcuni rari casi, non è
altro che il frutto dei rimaneggiamenti e degli aggiornamenti subiti, lo studio delle
caratteristiche morfologiche e costruttive degli apprestamenti difensivi medievali
appare, se non impossibile, assai problematico in assenza di specifiche indagini archeologiche. Fortunatamente i siti abbandonati offrono qualche possibilità di indagine e su
tali basi è forse possibile impostare una preliminare sistematizzazione delle realtà presenti sul territorio oggetto della nostra indagine. Le note che seguono andranno pertanto considerate come un primo tentativo di schema evolutivo, soprattutto riferito
all’evoluzione della morfologia generale degli impianti e non già, purtroppo, come
sarebbe stato desiderabile, delle caratteristiche costruttive particolari dei singoli elementi. Alcuni pregevoli lavori di sintesi territoriale riferiti a varie aree geografiche
hanno avuto infatti il grave difetto di non occuparsi punto delle morfologie generali e
dei siti abbandonati e di concentrarsi esclusivamente su alcune realtà concrete del
costruito, di cui peraltro non erano state preventivamente studiate le fasi costruttive
(CAMMAROSANO 1984), rischiando di confondere spesso i termini reali della questione
con tipologie elaborate rivelatesi spesso inadeguate. Molto più interessante risulta lo
studio di quei siti, non molti invero, che per essere stati precocemente abbandonati, non
hanno avuto importanti rifacimenti e semmai solo ben distinguibili aggiunte e aggiornamenti. Con tutte le incertezze del caso, del resto facilmente comprensibili data la
estrema varietà delle situazioni locali, si è proceduto soprattutto sulla base dei documenti scritti e delle realtà abbandonate, ipotizzando, per analogie soprattutto di carattere morfologico generale e di impianto, alcune proposte tipologiche generali, provvisorie e ampiamente discutibili, riferite al territorio esaminato.
Castelli d’altura (dal castrum turris al castrum e villa)
Costituiscono la tipologia più diffusa nel territorio collinare, nelle varie forme di associazione con l’abitato della villa, spesso recintato, o più tardi con le difese del ricetto
(VIGLINO DAVICO 1984). La tipologia dei castra di altura sembra essere ben rappresentata dagli esempi di Cavaglià, attestato dal 1034 (tav. 95), e dalla doppia fortificazione
di Le Castelle (tav. 96), datata anch’essa all’ XI secolo dalle analisi alla termoluminescenza e invece attestata dai documenti solo nel 1233. Il primo è costituito da un semplice recinto racchiudente la parte alta del colle, ad uno dei vertici del quale si colloca,
su di un rialzo artificiale, la torre; il secondo è formato da una semplice torre a pianta
106
Luoghi fortificati fra Dora Baltea, Sesia e Po
96. Schema d’impianto della fortificazione gemina
di Le Castelle a
Gattinara.
95. Schema d’impianto del castello
di Cavaglià.
97. Schema d’impianto del castello
dei Barbavara a
Roccapietra.
quadrata con accesso sopraelevato, contornata da un recinto che segue l’andamento del
rilievo. In tali prime attestazioni il rapporto con l’abitato non è stringente, ma si realizza successivamente e non in tutti i casi. Ad esempio, il castello di Vanzone, nei documenti coevi denominato castrum turris,viene affiancato solo successivamente dalla
villa e il castello dei Barbavara a Roccapietra (tav. 97), anche per la sua posizione inaccessibile, non sarà mai affiancato da un abitato di una certa entità. Nel XII secolo la
tipologia del castrum di altura si riconosce con notevole ripetitività nell’impianto
castrum e villa, caratterizzato invece da uno stretto rapporto di contiguità anche economica fra la residenza signorile e l’abitato, che possiamo vedere assai bene nel sito di
Castronovo (1140), abbandonato verso la fine del Duecento (tav. 109). La conformazione naturale dei luoghi viene utilizzata per la fortificazione, che si articola in un sito
di sommità, sul quale sorge il castello con dongione e cappella castrense, separato dall’altura circostante, occupata dall’abitato, da un fossato. Questa tipologia e questa
soluzione sono diffusissime, non solo nell’area studiata, caratterizzandosi per massicci lavori di sterro e di riporto, in grado di adattare la morfologia naturale del sito alle
esigenze difensive, e utilizzando fors’anche recinti e terrapieni preesistenti. In particolare a Castronovo le pendici della collina sono state terrazzate per l’agricoltura, risparmiando solo le ripide pendici del sito di sommità, attorno al quale si è scavato un largo
fossato, ancora in parte visibile. A questo tipo di impianto si adattano la maggior parte
delle fortificazioni attestate nel periodo considerato che sono in grado di sfruttare un
dislivello naturale del terreno. È emblematico a questo proposito il sito di Monformoso
(tav. 107), che si avvale di una leggera prominenza naturale e di un corso d’acqua, dove
è ancora ben leggibile la tagliata che separa il castello, in sommità, dalla villa (SOMMO
1984).
Ma la tipologia di base e l’evoluzione morfologica dei castelli d’altura, cui spesso si
affianca successivamente l’abitato, si può seguire con chiarezza solo nei casi di abbandoni precoci. In alcuni casi sappiamo che castello ed abitato attiguo sorgono contemporaneamente, come a Castronovo (tav. 104), ma si attengono comunque ai modelli già
in uso altrove (Roppolo, tav. 102). Laddove per motivi geomorfologici il castello rimane isolato dall’abitato è possibile analizzare la struttura dell’impianto priva delle trasformazioni e delle aggiunte successive, provocate dalla contiguità (Roccapietra, tav.
97, Agnona tav. 98, Montrigone, tav. 102, Massazza, tav. 100).
98. Schema d’impianto del castello
di Agnona.
Tipologie ed evoluzione delle località fortificate
107
99. Schema del
castello di Bric del
monte.
100. Lo schema
d’impianto del
castello di
Massazza.
101. Schema del
castello di
Mottalciata.
102. Schema
d’impianto del
castello di
Montrigone.
103. Schema
d’impianto del
castello di
Moncrivello.
Anche a Mottalciata (tav. 101) il borgo si affiancherà solo più tardi. Abbiamo poi, fra
le fortificazioni di più antica origine, l’impianto assai regolare di Bric del Monte (tav.
99), che sospettiamo derivi da una preesistenza tardo antica (ORDANO 1985), esso contrasta infatti radicalmente con gli impianti di Poggio Castellazzo (tav. 106) e di Netro
(tav. 108), molto più semplici ed evidentemente basati su terrapieni e strutture lignee.
Alquanti altri esempi di impianti d’altura, di datazione anche piuttosto alta, come i casi
di San Giorgio Monferrato e di Torcello, dove ai piedi dell’altura fortificata sono evidenti le tracce di semplici capanne circolari rilevati dall’aerofotografia che rimandano
all’antica corte, costituiscono un’insieme di difficile lettura per la carenza di documenti
104. Schema
d’impianto del
castello di
Roppolo.
108
Luoghi fortificati fra Dora Baltea, Sesia e Po
105. Schema
d’impianto del
castellp e borgo di
Robbiallo.
106. Schema
d’impianto del
castello di Poggio
Castellazzo.
107. Schema del
castello e borgo di
Monformoso.
108. Il castello di
Netro
110.Schema d’impianto del castello
e villa di Rrado.
109. Lo schema
d’impianto del
castello di
Castronovo (scheda a p. 28).
o per le intense trasformazioni subite. Entrambi gli esempi citati possono avere avuto
origine comune, ma il centro di San Giorgio si è poi trovato al centro di un abitato di
notevole importanza, cosa che non è accaduta a Torcello, dove abitato e castello sono
stati abbandonati. Dai dati disponibili possiamo trarre alcune conclusioni di massima
sulle fortificazioni d’altura, fatta salva l’eccezione costituita da Bric del Monte che
apparterrebbe alla categoria molto particolare delle fortificazioni tardo antiche riutiliz-
Tipologie ed evoluzione delle località fortificate
zate. Questi impianti sono, nelle fasi cronologiche più alte, assimilabili al modello
castrum turris, e non necessariamente costruiti in pietra, essi sfruttano ed adattano
posizioni naturalmente difendibili. Solo più tardi le fortificazioni sono affiancate ove
possibile da abitati o ricetti e, in caso di nuove costruzioni, in questa seconda fase
castrum e villa sorgono contemporaneamente, come è ben documentabile a Castronovo
e come forse è accaduto a Robiallo (tav. 105). La forma del recinto segue la forma dell’altura e l’elemento centrale della fortificazione è costituito da una semplice torre,
affiancata da un corpo di guardia. Spesso nel recinto si trova la cappella o la chiesa, ma
in molti altri casi la chiesa resta presso gli abitati ed è munita di un proprio semplice
recinto.
Castelli di pianura (dal recinto al castrum e villa)
L’esempio più antico dei castra di pianura nel territorio considerato è senza dubbio
costituito dal recinto fortificato di San Michele di Trino (tav. 91), di forma ovoidale,
di origine tardo antica con aggiunte e ricostruzioni fra XII e XIII secolo (torre d’ingresso, corpo di guardia), racchiudente la chiesa plebana e un piccolo abitato. Esso
sfrutta un leggero innalzamento del suolo, contornato probabilmente in antico da aree
paludose (NEGRO PONZI MANCINI 1991). Databile al X-XI secolo è il castrum di Rado
(tavv. 110-111), di forma vagamente rettangolare, con torre-porta d’ingresso e dongione su di un rialzo artificiale recintato (PERIN 1990). La chiesa di S. Sebastiano, probabilmente preesistente, forma uno degli spigoli del perimetro, costruito in ciottoloni
legati da malta. Anche questo sito sfrutta un leggero dislivello naturale e un corso d’acqua, difese accentuate da opere di sterro per un fossato. All’esterno era probabilmente
il recinto della villa, di cui si conserva un tratto di alcune decine di metri, costituito da
ciottoloni a secco e, probabilmente, da strutture lignee in alzato non più visibili. I documenti coevi al castrum tuttavia non fanno menzione alcuna di tale struttura che potrebbe essere stata costruita, e non terminata, nelle ultime fasi di vita dell’insediamento. In
area di pianura la mancanza di forti predisposizioni morfologiche del terreno conduce
alla maggiore regolarità dei perimetri, che comunque sfruttano sempre, quando possibile, elementi preesistenti in grado di facilitare la difesa. Il rapporto fra castrum e villa
ne risulta meno stretto e più articolato. Il recinto difeso può avere dimensioni minime,
111. Il recinto di
Rado. Rilievo dell’esistente.
109
110
Luoghi fortificati fra Dora Baltea, Sesia e Po
113. Schema d’impianto del castello
di Sizzano.
112. Ricostruzione
dello schema
d’impianto del
castello di
Palestro.
come nel caso di Balocco, dove al centro di un piccolo recinto sorge il dongione (tav.
117) o comprendere un’area ragguardevole come a Collobiano (tav. 120) e a Quinto
(tav. 119). Il rapporto con l’abitato è comunque di stretta prossimità, quando non sia
anch’esso fortificato o compreso nel perimetro del castrum. Come si è già potuto constatare l’archetipo di S. Michele di Trino potrebbe avere confronto con altre situazioni
analoghe sul territorio, dove molti nuclei storici possono avere avuto origini del tutto
simili con sviluppi diversi di un antico recinto. Queste strutture di forma vagamente
circolare, comprendenti solitamente la parrocchiale, sono un modello estremamente
diffuso in situazioni di pianura ed in connessione con percorsi stradali, dove i recinti
includono precocemente nuclei abitati di origine antica. Altrove, in situazioni diverse,
legate probabilmente alla presenza di abitati sparsi, tali forme abitative vengono abbandonate per passare, fra tardo Antico e alto Medioevo alla concentrazione della popolazione agricola presso nuovi insediamenti difesi. Tale dinamica sembra provata nel caso
di Greggio, dove l’abitato sparso antico, situato lungo l’asse stradale diretto alla
Valsesia, viene utilizzato senza interruzioni percepibili dalla fine del II, inizi I sec. a.C.
al IV-V sec. d.C. (SOMMO 1989, SOMMO 1994) per passare poi alla forma raccolta e fortificata documentata nel 1125, ma certo anteriore al secolo X. In modo del tutto analogo si sviluppa il complesso castrum e villa di Rado, dove l’abitato sparso interessa lo
stesso asse stradale più a nord, in stretto legame con le chiese di San Giorgio e di S.
Maria presso le quali sono emerse tracce di frequentazione antica (un frustolo di iscrizione marmorea a San Giorgio, resti di vasellame tardo romano presso la chiesa di S.
Maria). Il castrum di Rado, per il suo precoce e parziale abbandono, determinato dalla
costituzione del borgofranco di Gattinara nel 1242, ci mostra un impianto quasi per
nulla aggiornato dalla sua costruzione, forse addirittura anteriore al secolo X (tav. 111).
Ritengo che questa dinamica, rilevabile assai bene a Greggio e a Rado, ma forse anche
ad Albano, Arborio e Lenta, sia piuttosto diffusa e coinvolga molte località di cui è provata l’origine romana. Interessante a questo proposito anche il sito di Clivolo, dove ad
una probabile villa di epoca romana con abitato sparso si affianca la chiesa nei cui pres114. Schema del
castello di
Asigliano.
115. Schema d’impianto del castello
di Alice.
Tipologie ed evoluzione delle località fortificate
116. Schema del
castello di
Casalbeltrame.
117. Schema del
castello di
Balocco.
111
118. Schema del
castello di Rive.
si sorge poi il recinto fortificato, successivamente abbandonato per il borgofranco. In
questo caso anche se è chiaro il ruolo dell’insediamento di epoca romana nella persistenza dell’occupazione del sito, non è documentata la continuità delle fasi cronologiche ed il rapporto fra la pieve, il ritrovamento di tombe longobarde non lontano e il
recinto fortificato (SOMMO 1987). Lo schema del recinto di Rado, il meglio documentato nella sua fase più antica, rappresenta dunque, con San Michele di Trino, l’archetipo del castello-recinto di pianura del secolo X. Ad esso possiamo affiancare il castrum
di Palestro (ante1137) (tav. 112) nella sua probabile ricostruzione e al modello costituito da San Michele i castra di Asigliano (ante 964) (tav. 114), di Sizzano (ante1140)
(tav. 113) e di Alice (ante 1167) (tav. 115), che si distinguono per avere quale elemento centrale la chiesa. A questa tipologia vanno inoltre ascritti gli esempi riscontrati a
Cigliano e Santhià, già prima ricordati. Ma in situazioni decentrate ed in prsenza di
insediamenti meno popolosi il recinto assume forme semplici, costruzione lignea e
dimensioni molto contenute come avviene a Rive (tav. 118) (ante 1268), a
Casalbeltrame (ante 1067) (tav. 116) e a Balocco (ante 1186) (tav. 117), dove sopravvive però e si aggiorna solo la porzione signorile del recinto che un tempo doveva comprendere anche la chiesa. Gli esempi di tale tipologia sono certamente moltissimi, ma
in un solo caso è possibile valutarne la realtà materiale nel periodo prossimo alla
costruzione. Per questo il recinto di Rado costituisce un monumento di grande interesse, presentando le caratteristiche del recinto del X-XI secolo non aggiornate dopo l’abbandono parziale del 1242. Al castrum di Rado facciamo quindi riferimento per il
119. Schema del
castello di
Quinto..
120. Schema del
castello di
Collobiano.
112
Luoghi fortificati fra Dora Baltea, Sesia e Po
modello di castello-recinto costruito nel nostro territorio nel secolo X, riconoscendovi
la derivazione di moltissimi altri esempi di pianura, costantemente aggiornati, ampliati e sostanzialmente ormai mutati rispetto alla loro forma iniziale. Allo stesso modo il
recinto di San Michele di Trino assume il valore di modello per le prime forme di abitati fortificati la cui origine crediamo possa essere fatta risalire all’alto Medioevo o
addirittura al tardo Antico, ed abbiamo visto come in essi sia la chiesa l’elemento centrale e la persistenza dell’abitato antico la caratteristica originaria. Tutti sono comunque definiti genericamente con il termine castrum nei documenti che ne fanno menzione fra XI e XIV secolo ed affiancati dalle rispettive villae, anch’esse più o meno
protette.
Recinti di ville e borghifranchi.
Sono attestati dalle fonti scritte, a partire dal X secolo e successivamente, fossati e
recinti lignei (tonimen: attestato a Caresana nel 987) con siepi di rovi, a difesa di abitati posti sotto la giurisdizione comunale vercellese o della chiesa vercellese.
Quantunque essi si riferiscano a difese comunitarie, la cui manutenzione è generalmente affidata agli abitanti, e non a vere e proprie fortificazioni, tali attestazioni sono
preziose per darci un’idea del tipo di difese di terra, legno e siepi, che dovevano essere assai diffuse nelle campagne non solo in situazioni di giurisdizione comunale o
ecclesiastica, ma anche nei piccoli castelli, come dimostra il betefredum attestato a
Roncarolo e a Castelletto Cervo. Oltre ai numerosi borghifranchi, costituiti dal comune vercellese seguendo precise regole urbanistiche e dotati di apparati difensivi sostanzialmente ancora da studiare, soprattutto nelle situzioni di abbandono documentate a
Borgo Dora (tav.122), Castellario e Peronasca, dove sarebbe favorita l’indagine
archeologica, abbiamo esempi di abitati fortificati sorti comunque in epoca comunale
ma legati ad altre entità territoriali, come nel caso dei Marchesi del Monferrato che
costituiscono il borgo di Fontanetto (tav. 123) in opposizione al Comune di Vercelli e
nel caso di Caresana (tav. 121), dove è la Chiesa vercellese a temere l’espansione
comunale. Come è possibile notare lo schema del borgofranco, sia esso di pertinenza
comunale, ecclesiastica o signorile, segue uno schema fisso che, in modo più o meno
elastico, ricorda, almeno dal punto di vista urbanistico, l’impianto della colonia romana. Un modello che riemerge dopo un millennio e che sottolinea quali siano le coordinate culturali di riferimento della nuova organizzazione sociale e territoriale, non solo
121. Schema del
castello di
Caresana.
122. Schema
delle difese del
borgofranco di
Borgo Dora.
Tipologie ed evoluzione delle località fortificate
113
123. Schema del
borgo di
Fontanetto Po.
124. Schema
della torre della
Bastia.
delle nuove entità municipali. Sull’argomento dei borghifranchi comunali vercellesi
sono tutt’ora insuperati gli studi territoriali del Panero (PANERO 1978; PANERO 1979,
PANERO 1981) ai quali si rimanda per questa particolare categoria di fortificazioni.
Bastie e torri di vigilanza
La torre della Bastia in comune di Chiaverano (tav. 124) ci offre l’opportunità di osservare l’impianto di tali apprestamenti militari in epoca comunale, studiato anche recentemente per quanto riguarda gli accampamenti temporanei della crociata dolciniana
(PANTÒ 1995). Non abbiamo documentazione antica per la zona di pianura, dove le
poche attestazioni sono ampiamente trasformate (Bastia di Balocco). Più abbondante è
la documentazione materiale in area collinare (torre di Castelletto Cervo, torre di
Villanova Biellese, torre di Mongivetto, torre di San Lorenzo), dove troviamo solitamente la fortificazione in muratura, in alcuni casi affiancata da un piccolo corpo di
guardia, circondata da recinto o vallo. La torre è collocata su di un promontorio isolato da un fossato, che sfrutta in parte la conformazione naturale del terreno. A questa
semplice tipologia vanno assegnati spesso stretti rapporti di contiguità con altre fortificazioni o con abitati di cui le torri costituiscono generalmente la prima protezione. La
loro collocazione in rapporto di dominanza con vie di facilitazione è verificata pressoché costantemente.
Le motte
Il termine motta, analizzato nelle rare attestazioni verificabili sul terreno in Italia
Settentrionale, ha un significato non univoco e solo raramente associato o associabile
a terrapieni o a sopraelevazioni artificiali (SETTIA 1980). In forme povere di incastellamento l’elemento di terra è tuttavia in alcuni casi fondamentale per la lettura morfologica e cronologica della fortificazione e non appare legittimo considerarlo di importanza minore rispetto agli elementi in muratura, soprattutto se si affronta l’argomento
da un punto di vista archeologico. Il termine non indica comunque in modo univoco un
rialzo del terreno, ma si adatta a strutture anche molto diverse, forse caratterizzate
esclusivamente da estrema semplicità. La struttura in terrapieno del Castellazzo di
Netro è, ad esempio, tutto quanto resta della fortificazione (tav. 108), tuttavia non sembra corretto, in assenza di documenti che ne facciano esplicita menzione, assegnare il
manufatto, probabilmente costituito in origine solo da elementi di terra e di legno, ad
una precisa tipologia delle motte. Nei documenti locali il termine appare con notevole
frequenza fra XIII e XIV secolo (presso Torrione nel 1309; presso Puliaco nel 1361; a
114
Luoghi fortificati fra Dora Baltea, Sesia e Po
Formigliana nel 1360 circa. Motte sono inoltre presenti a Langosco, Castellengo,
Trino. Nella toponomastica il termine motta compare, per quanto è emerso dalla nostra
ricerca, a Mottalciata (1299), presso l’antico luogo di Montebelluardo; a Motta
de’Conti (1248); in regione Motta a Palazzolo; a Motta Novella, presso Villanova
Monferrato; a La Motta, presso S. Giorgio Monferrato e in località Il Motto, presso
Ghemme. In nessun caso, salvo che nell’ipotetica identificazione della struttura a terrapieno di Torrione, si è in grado di collegare strutture ben definite al termine che compare nei toponimi o nei documenti medievali.
L’incertezza sul valore del termine nella nostra area non esclude che nel lessico notarile coevo esso indicasse qualche tipo di struttura non assimilabile al generico castrum
ma, piuttosto, riferibile a una presenza signorile accessoria, provvisoria e marginale,
poiché spesso troviamo menzione di motte all’interno di giurisdizioni feudali complesse e conflittuali, nel cui ambito la fortificazione assume il compito di concretizzare e affermare l’esistenza di diritti. Nella maggior parte dei casi esaminati o la fortificazione non è più visibile o si è aggiornata ed è servita di base a nuove costruzioni.
Non è pertanto possibile associare al termine una precisa realtà concreta.
Ricetti (castrum e receptum)
Un’ attestazione di ricetto affiancato da casa masserizia (1275) presso la Cascina Fra
Marco, non lungi da Vercelli, ci mostra il tipo di fortificazione che nella seconda metà
del Duecento è connesso al termine in contesto agricolo (MANDELLI 1857). Ma con lo
stesso termine di ricetto si intende, in contesti cronologici e urbanistici diversi, una fortificazione comunitaria molto più complessa (come ad es. a Candelo) e spesso connessa al castrum e alla villa (VIGLINO DAVICO 1979; SETTIA 1984). La presenza di una fortificazione comunitaria, connessa o meno al castrum, e definita receptum nei documenti, diviene una costante fra XIII e XIV secolo nell’ambito territoriale studiato
(Camino, San Giorgio, Ponderano, Buronzo, Casalvolone, Montebelluardo, Valdengo
ecc.). A Villareggia, ad esempio, è possibile vedere la struttura di un ricetto sorto molto
tardi, verso la metà del XIV secolo, in assenza di fortificazioni signorili. Il problema
dei ricetti e della loro formazione è stato studiato in area regionale (, 1979) con ottica
125. Schema
d’impianto del
ricetto di Candelo.
Tipologie ed evoluzione delle località fortificate
115
126. Schema
d’impianto del
castello-ricetto di
Recetto.
127. Schema
d’impianto del
castello-ricetto di
Casalvolone.
128. Schema
d’impianto del
castello-ricetto di
Viverone.
130. Schema
d’impianto del
castello-ricetto di
Rocchetta di
Sandigliano.
129. Schema
d’impianto del
castello-ricetto di
Dorzano.
urbanistica e rappresenta un interessante tema di evoluzione dell’incastellamento
medievale, che a buon diritto meriterebbe una appropriato sviluppo delle conoscenze
archeologiche, così come l’analisi delle formazioni insediative chiuse in area collinare. Nella nostra ricerca, credo prudentemente, abbiamo parlato di ricetti o di castelliricetti solo laddove il termine compare nei documenti. Infatti non esiste uno schema
fisso che distingue il ricetto, una distinzione è rintracciabile esclusivamente nello
scopo della fortificazione stessa e nel suo carattere comunitario e di uso occasionale. A
Candelo, il ricetto più noto e conservato, le case non sono altro che magazzini e rifugi
temporanei per gli agricoltori che abitano la villa. I signori di Candelo, i Vialardi, risiedono ad Ysengarda nel castello e concedono la costruzione del ricetto (iniziata nella
seconda metà del XIII secolo), mediante vendita dei terreni alla comunità, per assicurare protezione ai sudditi ed ai loro raccolti e forse più che altro spinti da pressioni poli-
116
Luoghi fortificati fra Dora Baltea, Sesia e Po
tiche del Comune di Vercelli. Solo molto più tardi il nuovo signore di Candelo,
Sebastiano Ferrero, fece costruire il proprio palazzo nel ricetto ed ottenne una chiave
come ogni altro abitante. Sulla base di queste considerazioni e tenendo conto del fatto
che spesso l’uso della struttura muta nel tempo, il termine ricetto, per quanto utilizzato nella terminologia notarile per indicare la struttura così chiamata tradizionalmente,
può assumere significati diversi in particolari contesti cronologici ed in situazioni
diverse. Altrove, pur non essendo menzionato il termine ricetto, le strutture interne
indicano comunque un uso analogo della fortificazione.
Vediamo ad esmpio come in alcuni casi il ricetto non abbia al suo interno alcuna struttura signorile riconoscibile. A Recetto (tav. 126) ci trovaimo di fronte, nonostante il
toponimo, ad un castello, ma con una struttura interna molto complessa e così pure a
Casalvolone (tav. 127), dove la struttura urbanistica interna parcellata tipica del ricetto è documentata molto più tardi, anche se oggi del tutto scomparsa. A Viverone (1145)
abbiamo l’uso del termine castrum e il termine ricetto compare molto tardi (tav.128).
Alla Rocchetta di Sandigliano, dove al castello il ricetto si affianca solo nel XIII secolo (tav. 130), sono presenti fortificazioni signorili importanti. A Dorzano (tav.129)
invece è solo ritenuta probabile la presenza di una struttura signorile all’interno del
recinto. Appare con evidenza come la complessità delle realtà concrete e il loro mutamento nel tempo condizioni l’interpretazione che oggi possiamo dare ad un fenomeno,
quello dei ricetti, che in realtà si adatta alle singole situazioni ed esprime, a partire dalla
metà del XIII secolo almeno, una necessità nuova di protezione che a ben osservare
nasconde soprattutto un mutato rapporto fra feudatari e abitanti. È particolarmente difficile dunque inserire in precise caselle tipologiche il ricetto che può essere definito
essenzialmente una soluzione locale al problema della sicurezza, stabilita da precisi ma
particolari accordi fra le parti, e come nuovo equilibrio fra le entità tradizionali del
castrum e della villa.
Le fattorie fortificate e le grange
Sono poche le attestazioni materiali di questo tipo e piuttosto tarde (dal XIV al XVII
secolo), tanto da non rientrare perfettamente nell’ambito cronologico della ricerca.
Sembra tuttavia possibile che con esse, costituite da semplici recinti con torri agli
angoli e muniti di torre-porta, si perpetuino le funzioni difensive del receptum agricolo e si introducano gli elementi planimetrici tipici delle cascine a corte chiusa, che
avranno notevole diffusione nella pianura fra XVII e XVIII secolo. I migliori esempi
visibili (Pobietto, Darola, Crocetta, Catanea) occupano uno spazio cronologico ampio:
dalle grange monastiche alle cascine costruite con intenti difensivi ancora nel XV-XVI
secolo. Questa particolare tipologia meriterebbe uno studio riservato all’evoluzione
degli edifici agrari, della quale certo non mancano documentazioni d’archivio.
Monasteri e chiese fortificati o recintati
Le attestazioni materiali e documentarie riferibili ad elementi difensivi di edifici religiosi sono molto scarse, tuttavia la loro presenza è rilevabile e meriterebbe uno studio
più approfondito. I monasteri del territorio considerato, per la loro spiccata vocazione
agricola, devono avere avuto difese per lo meno simili a quelle in uso per gli abitati. In
alcuni casi solo microtoponimi agricoli restano a documentarne l’esistenza, in altri,
come a Lenta, Muleggio e San Nazzaro (tav. 131), le difese si sono evolute col tempo
in direzioni diverse. Alcune chiese campestri, inoltre, hanno certamente svolto, per la
loro solida struttura in muratura, compiti di difesa di uomini e prodotti con semplici
apprestamenti di recinzione e con l’uso bellico di strutture come torri campanarie e tetti
(SETTIA 1984), documentato almeno in un caso a San Nazzaro. La chiesetta di
Sant’Andrea di Monformoso, non lontana dal castrum e villa, è circondata da un profondo fossato, la chiesa di San Giorgio di Rado, anch’essa situata non lungi dal
castrum e villa omonimi, potrebbe essere stata circondata da fossato e palizzata di cui
restano labili tracce. La chiesetta di San Grato di Zimone, situata in area di sommità
rispetto all’abitato, si trova all’interno di un forte recinto a terrapieno di forma quadri-
Tipologie ed evoluzione delle località fortificate
132. Tarsia del
coro ligneo di S.
Andrea (1511) raffigurante le mura.
latera, del quale non conosciamo l’origine nè possediamo documenti, ma che l’aerofotografia mostra con chiarezza (tav. 94). La chiesa di S. Maria di Caresana, come altrove ricordato, sorge su di un terrapieno artificiale e non è chiaro se fosse essa stessa fortificata o inserita in una fortificazione. Anche il palazzo del vescovo di Vercelli, presso l’antico duomo, un tempo all’esterno delle mura cittadine, potrebbe avere avuto elementi fortificati che possono essere evocati dall’imponenza del campanile. Le abbazie
vercellesi di S. Andrea (tav. 132) e di Santo Stefano della Cittadella e l’antico monastero cluniacense di Castelletto, così come quello vercellese di Muleggio, erano strutture religiose chiuse da mura, come del resto avviene in tutta Europa. Solo a San
Nazzaro il perimetro è così ben conservato, per essere stato aggiornato e potenziato nel
tempo, tanto da permettere una lettura completa del monastero fortificato.
Conclusioni
Questa prima analisi dei dati raccolti sul vasto territorio considerato ha messo in risalto la sostanziale inadeguatezza delle conoscenze archeologiche circa i manufatti militari e residenziali, se paragonata, ad esempio, ai dati raccolti per gli edifici di culto.
Tale sproporzione non può che pesare negativamente sulla migliore conoscenza delle
realtà materiali e della loro evoluzione nel tempo, cui si è qui tentato di ovviare proponendo una prima semplice suddivisione tipologica, basata essenzialmente sui dati
forniti dai siti abbandonati. La necessità di affrontare il problema delle località fortificate con approccio di tipo archeologico, cioè considerandole soprattutto come siti pluristratificati, sia dal punto di vista dei giacimenti che del costruito, sembra imprescindibile, così come la necessità di affrontare la tematica specifica con l’apporto indispensabile di altre discipline. La quantità notevolissima di attestazioni materiali, documentarie e toponomastiche nel territorio costituisce il dato sostanzialmente più rilevante e inaspettato della ricerca. La presenza di numerose località abbandonate, oltre a
proporre con forza esigenze di tutela, che tuttavia sembrano all’effetto pratico assai
problematiche, sollecita nuove ricerche per meglio definire i contorni di alcune realtà
attraverso ricognizioni più approfondite sul terreno e verifiche dei siti di maggiore interesse archeologico. La disponibilità di questo primo vasto repertorio di dati sottolinea,
inoltre, l’opportunità di proseguire lo studio dei siti fortificati medievali in stretta correlazione con l’insieme delle conoscenze storiche ed archeologiche territoriali, concentrando eventuali approfondimenti su piccole aree dove sia possibile una maggiore
117
131. Schema
d’impianto del
monastero di San
Nazzaro.
118
Luoghi fortificati fra Dora Baltea, Sesia e Po
integrazione fra fonti diverse per una ricostruzione globale delle dinamiche insediative. La prosecuzione di sistematiche attività di ricognizione aerea sembra inoltre costituire un potente mezzo di conoscenza, tale da permettere, con l’assidua frequentazione
del territorio, la rilevazione di tracce altrimenti ignorate e destinate a scomparire nei
prossimi anni. Ma l’attenzione degli enti locali che hanno competenza territoriale in
tema di pianificazione viene concentrata, nel migliore dei casi, sul patrimonio edilizio
(spesso oggetto di manomissioni del tutto prive di sensibilità archeologica e architettonica) e paesistico, per lo sfruttamento turistico ed economico, perdendo di vista la
prospettiva, certo lungimirante ma molto scomoda, della conoscenza del territorio
come attività preventiva e fondamentale per ogni futuro intervento di sviluppo e di pianificazione.
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