BOLLETTINO giugno 2015 - Calasanzio

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BOLLETTINO giugno 2015 - Calasanzio
ANNO XXI - NUMERO 60 - POSTE ITALIANE - SPED. IN A.P. - ART. 2 COMMA 20/C LEGGE 662/96 LECCE
250 anni fa...
Benedico sempre Dio,
che mi ha voluto in Campi
e venero le divine condotte.
(San Pompilio, 9 maggio 1766, lett. 200)
BOLLETTINO
DEL SANTUARIO
DI SAN POMPILIO
Bollettino del
SANTUARIO S. POMPILIO M. PIRROTTI
SOMMARIO:
Nuova serie - anno XXI
numero 60, Giugno 2015
Padre Agostino M. CALABRESE
San Pompilio
per le vie del nostro cuore
Periodico delle attività pastorali,
educative e culturali della Comunità
dei Padri Scolopi di Campi Salentina.
Direttore Responsabile:
P. Agostino M. Calabrese S.P.
Direzione, Redazione, Amministrazione:
Santuario S. Pompilio, via Pirrotta, 2
73012 Campi Salentina (Lecce)
Tel. 0832.791034 - Fax 0832.797114
Sito internet:
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per le lettere:
http://scripta.scolopi.net/pompilio
Impaginazione e Stampa:
Minigraf Campi - Tel. 0832.792116
Anno XXI - Numero 60
Poste Italiane - Sped. in A.P.
Art. 2 Comma 20/C
Legge 662/96 Lecce
Autorizzazione n. 324 del 21/02/2004
del Tribunale di Lecce
Abbonamento annuo:
offerta libera per stampa e spedizione,
sul ccp 12031738.
Con approvazione Ecclesiastica e dell’Ordine
Cari lettori, cari abbonati,
avrete certamente notato la nuova veste del
Bollettino, al passo con le moderne tecniche
editoriali e con le esigenze di una moderna
pubblicazione. Il Bollettino, organo di informazione della vita del Santuario e di cultura
religiosa, ha cadenza trimestrale.
COME OGNI ORGANO EDITORIALE ANCHE IL
“BOLLETTINO DEL SANTUARIO DI SAN POMPILIO” NON PUO’ VIVERE SENZA IL SOSTEGNO DEI LETTORI E DEGLI ABBONATI.
ANCHE LA TUA OFFERTA
CONTRIBUIRÀ ALLA SUA VITA!
pag.
3
Zelinda APRILE
San Pompilio M. Pirrotti lungo la via
della Santità con la Croce di Cristo
(2ª ed ultima parte)
pag.
5
Aurora GUERRIERI ROMANO
San Pompilio Maria Pirrotti
Cantico d’amore al Signore
pag. 10
Padre Serafino PERLANGELI
Anno Santo della Misericordia
e Anno Pompiliano
pag. 12
Rita CANTORO
Un anno vissuto con San Pompilio
(marzo 2015)
pag. 16
Tarcisio ARNESANO
47° Capitolo Generale degli Scolopi
e la vita comunitaria
pag. 22
Emilia POLIDORO
La permanenza di San Pompilio
a Lanciano
pag. 26
Tarcisio ARNESANO
San Pompilio, Campi
e la devozione mariana
pag. 30
Padre Giovanni GRIMALDI
Capitolo Provinciale
dei Padri Scolopi d’Italia 2015
pag. 34
Giuseppe POLITI
Lina Destro: una Donna di Alta Dignità
e di Grande Coerenza
pag. 39
Programma festeggiamenti San Pompilio
14-15 luglio 2015
pag. 42
Rita CANTORO e Zelinda APRILE a cura di
Visita ai luoghi pompiliani:
Francavilla Fontana
pag. 44
In copertina: Zelinda Aprile, San Pompilio ringrazia Dio per la sua venuta a Campi.
San Pompilio per le vie del nostro cuore
P. Agostino M. Calabrese
C
ari amici e lettori, stiamo
vivendo questo anno pompiliano nel ricordo della venuta
a Campi di S. Pompilio e ogni volta
che leggiamo le sue lettere siamo inondati da tanta gioia che scaturisce proprio dall’aver appreso con impegno il
suo insegnamento e che fa tanto bene
al cuore.
Nel numero precedente abbiamo
visto come il Santo, attraverso le vie
della nostra cittadina, ha profuso tutto il
calore della sua carità, andando verso i
più poveri e bisognosi; elargendo il perdono di Dio attraverso il ministero della
Confessione, esprimendo così per tutti
la grande misericordia del Signore.
Ecco, allora, che venendo incontro
ai bisogni materiali e spirituali della
gente, S. Pompilio ha voluto inculcare
nell’animo di queste persone l’amore
verso Dio e i propri fratelli. Rivolgendosi
ad una sua figlia spirituale così si esprime:
“Fà atti di ringraziamento, di preghiera e di offerta, e recita per la SS.ma
Vergine ad onore della santa sua
Purificazione tre Salve Regina. Recita un
Credo alla SS.ma Trinità con tre Gloria
Patri. Non spendere il tempo invano.
Stima le occasioni di far bene. Non essere scrupolosa, mentre le anime scrupolose non piacciono a Dio. Ama la pace
interna del cuore tuo. Odia l’immodestia
nelle strade. Ama la solitudine. Statti
chiusa in te stessa. Mortifica li sensi tuoi.
Non dare orecchie alle ciarle. Sfuggi li
gusti, macera la carne come ti si permette dallo stato tuo. Frequenta l‘elevazione
di mente in Dio. Fa spesso atti giaculatori. Riacquista il tempo perduto”.
Parole che sembrano molto lontane
dalla nostra mentalità, ma che ci fanno
capire che, per raggiungere la serenità
del cuore e la pace interiore, è necessario
amare la solitudine, mortificare i sensi,
riacquistare il tempo perduto in tante
cose vane che ci allontanano dal
Signore; ecco che il nostro Santo, per
raggiungere l’intimo del nostro cuore
consiglia, con forte determinazione, la
pratica della preghiera, il colloquio con
Dio, l’abbandono totale nella braccia di
Maria, la “Mamma Bella”: “Alla Gnora
consacrate voi stessa, e ditele: Gnora
mia, eccomi tutta sotto il manto vostro.
Aiutatemi sempre più. Li bisogni miei
sono assai pericolosi. Voi lo sapete.
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Amen” e ancora: “Andatevene alla bella
Gnora, e guardandola con tutto affetto,
dite spesso: Gnora mia cara, eccomi
vostra figlia povera e miserabile. Voi ci
avete da pensare ad aiutarmi, accioché
io sii santa. Amen.
Lo scopo della Direzione Spirituale
di S. Pompilio è quello di condurre le
anime alla santità. Non c’è lettera che
non abbia uno spunto particolare che
porti alla santità … “Dio, Dio e niente
più”. Dio è al centro di ogni impulso
spirituale che deve portare l’uomo ad
amare anche il prossimo; e bisogna fare
spazio nel nostro cuore per poter accogliere la grazia di Dio: “Allontanati dalle
cose del mondo quanto più puoi.
Consacrati al gran Signore del Tutto.
Odia ogni moto interno del cuore, che
non sia santo. Sradica le passioni. Uccidi
ogni vermiccìuolo di amor proprio, e
pensa a’ casi tuoi”.
La santità non consiste nel compiere grandi opere esteriori o nell’avere
grandi doti di natura, ma nello sviluppo
dei doni di carità e di grazia ricevuti nel
S. Battesimo; più l’uomo si apre a Dio
e si abbandona nelle sue braccia e più
diventa oggetto della Sua grande bontà
e misericordia. Gesù l’ha detto esplicitamente: “Ti rendo lode, o Padre, Signore
del cielo e della terra, che hai nascoste
4
queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai
rivelate ai semplici!” ( Lc. 10,21). Ecco,
sono le persone umili, semplici che
aprono il loro cuore a Dio, quelle che
più facilmente comprendono l’insegnamento del Signore e corrono più speditamente sulla via della santità. E San
Pompilio è un modello di vita vissuta
nell’amore verso Dio e nella carità
verso il prossimo. “Ecco che hai da arrivare al tuo Dio caro, anima mia. … Non
si perda più tempo. Si vada alla unione
beata. Si corra alla santità, alla perfezione. Anima mia, Dio ti vuole. ….Lascia
tutto e mantieniti fissa in Dio. La bella
luce della santa fede è un mezzo assai
caro, per farti arrivare alla unione con
Dio. Fissati in quella luce, e da quella
non ti allontanare mai più….. O’ quanto
va avanti questa luce! Adorala, anima
mia, e non ti curare di altro”.
Grazie, S. Pompilio, che attraverso
le tue lettere e i tuoi insegnamenti ci conduci per mano per le vie della santità; ci
dai così l’opportunità di lasciarci guidare da te per le vie così intricate della
nostra vita personale, del nostro cuore,
che facilmente si allontana da Dio per
seguire mete illusorie, mentre tu ci
guidi verso di Lui, che è la meta essenziale ed unica della nostra esistenza.
SAN POMPILIO MARIA PIRROTTI:
lungo la via della Santità con la Croce di Cristo
IN VIAGGIO DA ANCONA A CAMPI SALENTINA
(2ª ed ultima parte) Zelinda Aprile
N
el precedente numero del
Bollettino abbiamo raccontato di come il nostro
S. Pompilio, che ingiuste persecuzioni
avevano portato fuori dal Regno di
Napoli, finalmente riotteneva di
ritornare nella Provincia di Puglia,
essendo stato assegnato a Campi
Salentina.
Certo, la concessione non era
piena; rientrava nel Regno ad una con-
dizione: che non ritornasse a Napoli!
Per la verità, Padre Pompilio, come si
deduce da una lettera del 20 marzo
1765, aveva già avuto il sentore che il
suo trasferimento fosse imminente,
solo pensava di essere assegnato a
Manfredonia. Invece, ben presto
comunica al suo caro amico P. Di
Annibale che il P. Generale lo convocava a Roma per destinarlo Superiore
“alla terra di Campi, distante da Lecce
Quanti visi
ha incontrato il tuo sguardo o San Pompilio;
quante confidenze ha raccolto il tuo cuore
durante il tuo apostolato!
Quante strade hai percorso
prima di arrivare qui a Campi!
Grazie per la tua venuta!
circa10 miglia.”
Così il 15 aprile P. Pompilio
comincia quel lungo viaggio, concessogli dai Superiori quasi come un premio, un periodo di riposo, che lo conduce dopo tre mesi a Campi.
Quel lungo cammino, oltre ad
essere un viaggio di ritorno ha l’aria
di essere anche un viaggio interiore,
per riappropriarsi di sè; un’esperienza
purificatrice che lo porta ad attraversare mezza Italia, a rivedere luoghi e
persone a Lui cari, per l’ultima volta.
P. Pompilio non è solo in questo
cammino. Egli affida tutti i suoi stati
d’animo, i suoi pensieri ad un dialogo
interiore che prende la forma di un
diario 1 . Certo, non si tratta di un
comune diario cui si affidano gli eventi della giornata ma è molto di più: è
quasi lo specchio di un dialogo tra se
stesso e Dio. Non c’è giorno, infatti,
in cui Egli non cominci il quotidiano
cammino con la dedica della giornata
ora al Padre che Egli chiama affettuosamente Babbo mio, ora al Figlio,
che per Lui diventa Amante Bello o
1
Sposo mio, ora allo Spirito Santo cui
si rivolge con l‘appellativo di
Colombino mio.
Così il 15 aprile 1765 P. Pompilio
si mette in viaggio. Certo, la partenza
non è indolore: i fedeli accorrono supplicando la Comunità scolopica che lo
trattenga, ma è necessario che si compia la volontà di Dio. La prima tappa è
Osimo dove il nostro Pompilio si reca
nella Chiesa di San Francesco per visitare la stanza e le reliquie del Beato
Giuseppe da Copertino. La partenza
da Osimo è ritardata dal cattivo tempo
che gli fa rimandare di qualche giorno
l’arrivo a Castelfidardo.
Il 18 aprile è a Loreto dove celebra due volte la Messa nella Cappella
della penitenzeria dei Padri Gesuiti. A
dire il vero non si separa subito da
quel luogo sacro tant’è che Egli
scrive: “Mi volevo licenziare da
Mamma Bella ma essa non volle”.
Solo qualche giorno dopo, il 21, è a
Macerata e quello ancora seguente a
Valcimara dove celebra la Messa ai
piedi di una venerata immagine della
Il Diario del viaggio da Ancona a Campi Salentina è custodito nell’archivio dell’Istituto Calasanzio
di Campi Salentina.
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Madonna col Figlio. Dopo una sosta a
Levarelle, impedito a proseguire dalla
pioggia, si ferma qualche giorno a
Foligno, dove celebra nella chiesa dei
Padri Barnabiti e partecipa alla festa
del beato Alessandro Sauli di cui è
teneramente devoto. Il 26 è a Spoleto
e poi a Terni e a Naricoli, “orridamente alloggiati”. Il 27 è a Civita
Castellana e la sera parte per
Castelnuovo. Finalmente il 28 è a
Roma dove si trattiene fino al 30.
Ospite del Collegio Calasanziano
celebra all’altare che custodisce le
reliquie del Santo Fondatore. Tra
molte difficoltà dovute al maltempo e
disagi vari giunge a Rieti, dove celebra Messa accolto dalla comunità
scolopica. Poi è la volta di Antrodogo,
l’Aquila, Civitate: luoghi impervi nei
quali il viaggio diventa “orrido e
pieno di pericoli”. Il 4 maggio giunge
a Castellammare accolto da don
Marcantonio Di Annibale il quale
descrive quell’incontro: “...giunse solo
soletto in calesse... Mi si buttò al
collo, dandomi tanti baci ed abbracci
senza poter parlare per l’estremo gaudio... Quindi volle subito celebrare la
S. Messa alla Madonna Bella
Addolorata. La celebrò con tanta
tenerezza ed effusione di lacrime e
devozione che fece piangere per
tenerezza tutti gli astanti”.
Il 6 maggio si sposta a Castellalto,
accolto dalla famiglia di don
Marcantonio il quale continua il suo
racconto narrando di come, dovendo
dividere la camera con P. Pompilio,
non può fare a meno di descrivere la
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Da “Amerò sempre” di Don Teodoro Rapuano
nottata: P. Pompilio vuole dormire a
terra ma solo per fare contento il confratello, si stende su una cassapanca
avendo per guanciale una sacca da
viaggio.
Pur dimorando a Castellalto si
sposta poi in visita a Teramo. Il 12
maggio riprende il viaggio: fa tappa a
Francavilla da cui si sposta per andare
a Ortona dove incontra il domenicano
P. Galli che tanta influenza ha avuto
sul suo spirito, soprattutto nel consigliargli l’accettazione della Croce:
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“Voi dunque fate, spogliato e nudo di
voi stesso, come lo Sposo: tutto in
tutto, e per tutto nudo in croce, fate
dico quello che vogliono i Superiori, e
questa è la via di cui ora si vale la
Provvidenza per adempiere in voi la
gran promessa fattavi secondo l’intenzione della sua mente Divina del caro
bene Gesù”. E’ poi a Lanciano, ospite
della Baronessa Gigliani che lo rifornisce di biancheria e che lo venera
come un santo, al punto da richiedergli dei ricordi e “tagliargli parte della
veste...”. Per il giorno dell’Ascensione
è a Francavilla, poi a Chieti accolto
dal tesoriere della città, don
Domenico Troisi il quale gli mette a
disposizione fino a Sulmona un vetturino ignorando, però la scostumatezza di quest’uomo che, lungo la strada
maltratta P. Pomplio, fino a farlo scendere dal calesse per fare posto ad altri
viaggiatori. Insomma, tra mille disagi
e sotto una pioggia battente raggiunge
Aversa, giorno di Pentecoste. Il 29 fa
tappa ad Avellino, poi ad Ariano e il
31 è a Montecalvo: finalmente a casa!
“Alli 31 fu di Voi mio Sposo Divino, e
stiedi in Montecalvo avendo detto
Messa in Cappella domestica della
Casa sotto gli auspici di Mamma Bella
dell’Abbondanza.” Sono giorni bellissimi quelli passati in Montecalvo,
pieni di sentimenti e di riscoperta dei
ricordi più cari. Risultato di questo
intensissimo periodo di meditazione,
di preghiera e di totale affidamento a
Dio, oltre che l’aver suscitato una profonda devozione popolare è la composizione di una bellissima Novena al
Sacro Cuore di Gesù, nella quale il
Cuore di Nostro Signore è incastonato
come una pietra preziosa tra parole
meravigliose e pensieri di amore
totale.
Il 17 lascia Montecalvo e prosegue
il suo viaggio verso Campi. Fa tappa a
Troia, a Foggia, a Trani; il 2 luglio è a
Molfetta, a Bari, Monopoli, in ogni
luogo celebra la Messa, incontra volti,
stringe mani. Il 5 luglio è a Mesagne
dove celebra nella Chiesa dei PP.
Celestini. Il vetturino che lo accampagna però si ammala e non può proseguire il viaggio verso Lecce, così si
ferma a Cellino e passa tutta la notte
in calesse non avendo trovato una
dimora più dignitosa. Finalmente il 6
è a Lecce, ospite del Commissario di
guerra D. Martino Laporta. Si ferma a
Lecce diversi giorni accolto e benvoluto da eminenti personalità del luogo.
Il 12 luglio scrive: “Al dopo desinare
partii per Campi collo stesso
Commissario di Guerra D. Martino
Laporta”. Vi giunge in serata e già il
giorno dopo celebra all’altare dedicato
allo Spirito Santo o, come Egli lo
chiama “Colombino”. E così fa anche
nei giorni seguenti e per l’intero anno
a venire. E giorno dopo giorno incide
con le sue parole, i suoi gesti, la sua
pietà, il cuore degli abitanti e la storia
stessa di Campi Salentina.
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SAN POMPILIO MARIA PIRROTTI
CANTICO D’AMORE AL SIGNORE
Aurora Guerrieri Romano
“Cantate al Signore un Canto nuovo”(Salmo)
L
e parole del salmo invitano a
guardare al Signore e in Lui
alle creature che vivono sulla
terra con il cuore aperto alla Speranza, la
seconda Virtù teologale che fa riflettere
sull’importanza di camminare per le diverse vie della vita, a volte impervie e dolorose, innalzando al
Cielo inni di lode
e di ringraziamento a Dio Padre.
Coloro che
guardano
alle
meraviglie del
Creato, infatti,
vivono con i piedi
sulla terra e lo spirito rivolto al
Signore, Artefice
e Custode di ogni Bene.
San Pompilio sin da piccolo amava
immergersi nella contemplazione del
Creato, atteggiamento, tanto spirituale
quanto mistico che, con il passare degli
anni, diveniva una esigenza spirituale.
Infatti, nel cuore del sacerdote innamorato
della Vergine Santa, prendeva sempre più
spazio l’intima esigenza di farsi guidare
dal Cielo della Grazia.
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Tutto il suo percorso terreno aveva,
infatti, il “profumo” inconfondibile di una
vita straordinaria segnata dalle numerose
esperienze mistiche che lo facevano crescere spiritualmente, crescita scandita e
sostenuta dal desiderio di abbandonarsi
con Fede, sempre più viva e profonda, alla
volontà di Dio.
Per il sacerdote Pompilio Maria
Pirrotti il Sacro
Cuore di Gesù era
il punto di partenza, la Roccia su
cui mettere le radici, l’àncora spirituale a cui aggrapparsi per continuare ad essere un
servo fedele del
Signore, un servo sempre disponibile,
pronto ad intercedere per il bene del prossimo.
La sua anima “orante”, sostenuta e
protetta dalla Vergine Santa, lo portava a
guardare al Cielo per servire, alla Luce
della Parola, il popolo di Dio bisognoso di
esempi luminosi, esempi concreti a cui
fare riferimento per crescere e far crescere
il prossimo nella Fede.
San Pompilio Maria Pirrotti, innalzando al Cielo cantici di gioia e d’amore,
operava nel silenzio e, servendo il Signore
nell’umiltà, insegnava a tutti, in modo particolare ai sacerdoti e alle anime consacrate, a divenire contemplatori straordinari
della grandezza e bellezza del Signore Dio
e soprattutto insegnava a pregarLo e
lodarLo e a fare della preghiera l’alimento
vitale dello spirito.
“Il Signore buono e grande nell’amore”, conosce il cuore di tutte le sue creature, in modo particolare di quelle che lo
hanno scelto e continuano a sceglierlo per
condividerne il Sacramento del
Sacerdozio.
Gesù, Sommo ed Eterno Sacerdote,
attende dalle Sue creature risposte
d’Amore, in modo particolare le aspetta
dai Suoi Sacerdoti, ai quali ha dato lo specifico compito di guidare e sostenere nella
Fede il popolo di Dio, solo così gli uomini
possono divenire umili adoratori del
Mistero stesso di Dio Padre.
San Pompilio Maria Pirrotti era innamorato della Parola che viveva quotidianamente, insegnando con l’esempio a camminare sulle diverse vie della vita con lo
sguardo reso luminoso dalla mitezza e dall’umiltà “…imparate da me che sono mite
ed umile di cuore…”.
L’invito di Gesù è chiaro e semplice,
invito che San Pompilio metteva in prati-
ca, quotidianamente.
Egli era innamorato di Gesù
Crocifisso che pregava e contemplava,
traendo dall’imparagonabile e supremo
esempio del Figlio di Dio, il coraggio per
sottoporsi alle diverse privazioni, quali il
digiuno e il riposo.
San Pompilio ha fatto della sua vita
terrena un umile percorso di Fede che lo
ha portato a vivere intensamente e a guardare momento per momento al Cielo, guidato da una chiara esigenza interiore:
vivere nel mondo con mitezza e il cuore
pieno dell’Amore di Dio.
La sua vita tanto misteriosa quanto
bella, continua ad invitare gli uomini a
mettere in pratica le virtù che aiutano a
stare nella Verità e aprono le porte alla
Santità.
La cittadina di Campi Salentina è
stata segnata dalla presenza sublime del
Santo Sacerdote che metteva quotidianamente in pratica la Parola, la sola che insegna a camminare sulla terra con la semplicità dei “piccoli”: «… se non sarete come
questi bambini non entrerete nel Regno dei
cieli» e la mitezza e l’umiltà dei grandi
Santi.
I Santi, infatti, trovano le giuste risposte d’amore in ogni circostanza, invitando
il prossimo a guardare a chi prega, ama,
edifica, contempla e aiuta gli altri uomini
a crescere nella Fede e ad essere servi
fedeli in Cristo.
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Anno Santo della Misericordia e Anno Pompiliano
P. Serafino Perlangeli
F
elice coincidenza! Il Papa
indice il 12 aprile, festa della
divina Misericordia, l’Anno
Santo della Misericordia, che avrà
luogo dall’8 dicembre 2015, in ricordo
del cinquantesimo della chiusura del
Concilio Ecumenico Vaticano II
(1965), al 20 novembre 2016, Festa di
Cristo Re, nel mentre ricorre l’Anno
Pompiliano per i 250 anni dell’arrivo e
della morte di S. Pompilio a Campi
(1715/1716 - 2015/2016).
I due eventi si richiamano alla
misericordia divina: Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il
quale ci ha amato, da morti che eravamo per le colpe, ci ha fatto rivivere con
Cristo (Ef 2,4).
Papa Francesco pone al centro dell’attenzione il Dio misericordioso che
invita tutti a tornare da Lui (Nota Radio
Vaticana, 14 /03/2015).
L’incontro con Lui ispira la virtù
della misericordia.
Nel suo significato spirituale,
l’Anno Santo consiste in un perdono
generale, un’indulgenza aperta a tutti, e
nella possibilità di rinnovare il rapporto
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con Dio e il prossimo. Così, l’Anno
Santo è sempre un’opportunità per
approfondire la fede e vivere con rinnovato impegno la testimonianza cristiana.
Il rito di aprire la Porta Santa esprime simbolicamente il concetto che,
durante il Giubileo, è offerto a tutti un
“percorso straordinario” verso la salvezza.
“Sentire misericordia, dice il Papa,
questa parola cambia tutto. E il meglio
che noi possiamo sentire: cambia il
mondo. Un po’ di misericordia rende il
mondo meno freddo e più giusto.
Abbiamo bisogno di capire bene questa
misericordia di Dio, questo Padre misericordioso che ha tanta pazienza”
(Angelus 17 marzo 2013).
E ancora: “C’è tanto bisogno oggi
di misericordia, ed è importante che i
fedeli laici la vivano e la portino nei
diversi ambienti sociali. Avanti! Noi
stiamo vivendo il tempo della misericordia, questo è il tempo della misericordia” (Angelus dell’11 gennaio
2015).
Ancora, “Quanto desidero che i
luoghi in cui si manifesta la Chiesa, le
nostre parrocchie e le nostre comunità
in particolare, diventino delle isole di
misericordia in mezzo al mare dell’indifferenza” (Messaggio per la
Quaresima 2015).
S. Pompilio è il Santo della misericordia; la esprime nella sua vita, nel
suo ministero, nella sua comunità; la
inculca e la sollecita nei suoi penitenti
Egli stesso infatti si affida alla
misericordia divina e ne canta le lodi:
misericordias Domini in aeternum cantabo (lett. XLIV), e ponendo in Dio
solo la sua fiducia: Dio, Dio, Dio e
niente più (lett. LXXIX).
Nelle difficoltà e miserie umane
non trova altro rifugio se non nella
misericordia divina, abbandonato nelle
divine mani, perché o’ quanto il Sommo
Amante sa bene agire per sua infinita
misericordia (cf Lett. XCVII).
Grande misericordia e pazienza
usa nei confronti dei confratelli, aman-
do tutti, scusando tutti, comprendendo
tutti, usando bei modi e belle maniere,
con delle barzellette per tenere allegra
la comunità, inducendo i confratelli,
pregandoli in ginocchio, a più ragionevoli e spirituali sentimenti.
Nelle numerose e affollate confessioni usa dolcezza, comprensione,
bontà e misericordia, mettendo i penitenti a loro agio e libertà nel confessare
i propri peccati, facendo sperimentare
loro la bontà e la misericordia di Dio
che non vuole la morte del peccatore
ma che si converta e viva. I confessori
siano misericordiosi, dice il Papa (Bolla
d’indizione, n.17).
Nella direzione spirituale fa toccare con mano quanto impegno, pazienza
e misericordia usa Dio nei confronti
delle anime, per condurle e introdurle
alla comunione intima con Lui, nonostante la resistenza della natura umana,
poco duttile all’azione della grazia divina.
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Ecco alcune eloquenti e accorate
espressioni: Che farò io, nel vederti con
me tanto ingrata senza veruna corrispondenza? Io ti sopporto, perché la
mia divina misericordia vuol trionfare
di te, ma vedi che la ingratitudine è un
vizio trafittivo assai del Cuore mio e mi
stimola ai castighi. Sappiati avvalere
del tempo, e non fare che venga lo sdegno mio sopra di te. È tempo adesso di
corrispondenza, e la corrispondenza ha
da essere fondata nei fatti. Dammi il
libero maneggio di te, e lasciami far di
te quanto mi piace. Così mi corrisponderai. Questo ti dice un Dio, anima
mia. Che vuoi far tu?(lett. 3).
Non si lascia attendere la risposta e
la considerazione dell’anima: Dio non
cessa di amare me. Io non cesso di dare
disgusto a Dio. Io col fiele sempre per
Lui; esso col miele sempre per me.
Signore, questa è la mia vita, piena di
iniquità. Abbiate pietà di me. Non mi
trattate come mi merito, usate con me
14
misericordia (lett. 5).
Di questo tenore sono le circa 44
espressioni che mettono in risalto la
misericordia divina e che possono aiutarci a corrispondere a Dio che ci ama.
È bene tenere presente durante
l’Anno Santo il Vangelo di Luca, chiamato “evangelista della misericordia”;
lo “scriba mansuetudinis Cristi”, come
lo definisce Dante Aligheri: “narratore
della mitezza del Cristo” (De
Monarchia, I XVI 2).
La misericordia è un tema molto
caro a Papa Francesco che ha per motto
vescovile: “miserando atque eligendo”,
citazione presa da S. Beda il
Venerabile, a proposito della vocazione
di S. Matteo: “Vide Gesù un pubblicano e siccome lo guardò con sentimento
di amore (con occhi di misericordia) e
lo scelse, gli disse: Seguimi”. (Bolla
d’indizione, n.8) Questo passo è un
omaggio alla misericordia divina, la
quale, leggiamo nella Evangelii gau-
dium, dove il termine misericordia
ricorre 31 volte, “è la chiave del cielo”
(n. 197). “Come, in pericolo d’incendio, corriamo a cercare acqua per spegnerlo, allo stesso modo, se dalla nostra
paglia sorgesse la fiamma del peccato e
per tale motivo ne fossimo turbati, una
volta che ci venga data l’occasione di
un’opera di misericordia, rallegriamoci
di tale opera come se fosse una fonte
che ci viene offerta perché possiamo
soffocare l’incendio” (n. 193; S.
Agostino).
“Siate misericordiosi come il Padre
vostro è misericordioso” (Lc 6,36; Ev.
Gaudium, n. 179).
Misericordiosi come il Padre: è il
motto dell’Anno Santo (Bolla d’indizione, n. 13 e 14).
Ricordati, Signore, della tua misericordia e del tuo amore, che è da sempre (Sal 25,6; Bolla n. 25).
San Pompilio apostolo della Carità
“Un anno vissuto con San Pompilio”
marzo 2015
Rita Cantoro
250 anni dalla venuta a Campi di
San Pompilio, dalla sua permanenza tra
noi, per le nostre vie, tra la povera gente
come tra i signori del luogo per circa un
anno, prima della sua morte.
Sono convinta che niente avvenga
a caso. Se San Pompilio è stato con noi
ed è ancora tra noi con il suo corpo una
motivazione c’è: approfondendo la sua
conoscenza possiamo rinnovare e far
rivivere in noi e intorno a noi il suo
messaggio di essenzialità, di misericordia, di carità.
Tanti saranno gli appuntamenti in
programma per quest’anno vissuto con
lui.
Intanto, per partire, si è voluto onorare San Pompilio con un Concerto sot-
totitolato libere divagazioni artisticoletterarie sul pensiero di San Pompilio,
tenutosi nel Santuario il 17 marzo, in
ricordo del giorno della Canonizzazione
avvenuta il 19 marzo 1934 a Roma; a
seguire, il giorno dopo, una solenne
Concelebrazione eucaristica in Chiesa
Madre, presieduta dal Padre Provinciale
della Provincia Italiana dei Padri
Scolopi, P. Ugo Barani, in ricordo del
solenne Pontificale celebrato il 24
Luglio 1934 nella nostra Collegiata di
Campi e di cui, nel Museo Pompiliano,
si conserva una tela del nostro concittadino, il pittore Nino Trevisi, raffigurante l’evento.
Quale migliore proposta di quella
di coniugare il linguaggio universale e
sublime della musica con la lettura dei
pensieri di San Pompilio!?
Eseguito dai musicisti dell’Ensemble Concentus e dai danzatori della
Compagnia di Danze storiche Tempus
saltandi, in veste di lettori, il lavoro è
stato redatto dal Dott. Vincenzo
Iacoviello, che ne ha pure curato la
regia.
Ho posto alcune domande all’autore:
- Come nasce il tuo lavoro?
“Il Concerto nasce come evoluzione dello spettacolo Scherza con i fanti
ma… lascia stare i santi, in cui il profano e il sacro si confrontavano, proponendo un modo di vivere terreno legato
a idee, usi e costumi del periodo
(Scherza con i fanti) ed un altro saldamente ancorato a valori cristiani (lascia
stare i Santi). Il primo mutevole e temporaneo, il secondo immutabile ed eterno. Grazie alla consulenza dei Padri
Scolopi, in particolare di Padre
Serafino, posso dire che le libere divagazioni hanno assunto un significato di
guida spirituale: perché si vive e perché
si muore, rispetto al come si vive, come
si muore delle precedenti divagazioni”.
- In che cosa differisce questo
lavoro dagli altri?
“Negli altri lavori, il profano e il
sacro si confrontavano alternando poesie dialettali, pièces di autori come
Eduardo de Filippo e Stefano Benni con
testimonianze o biografie di beati o di
santi. Questo evento presenta brani di
17
autori coevi o vicini al periodo di San
Pompilio ed è arricchito dalla componente musicale; viene infatti presentato
con il titolo di Concerto, perché i brani
musicali, oltre che creare l’atmosfera di
un salotto del Settecento, servono a sottolineare le riflessioni sulle libere divagazioni artistico-letterarie tra un gruppo di nobili e San Pompilio. Musica
come nobile forma di arte, nel senso più
bello del termine”.
- L’arte può avvicinare a Dio e
nello specifico, a un Santo, come
ponte per arrivare a Dio?
“L’esercizio di preparazione di
questo lavoro mi ha arricchito molto: il
lavoro di ricerca dei testi, i confronti
con il Maestro Maurizio Ria per la scelta delle musiche, con te, Rita Cantoro,
per la scelta del ballo che doveva rappresentare la Vanità ed il preziosissimo
supporto dei Padri Scolopi mi fanno
pensare che il Signore abbia incaricato
San Pompilio di farmi pervenire questo
meraviglioso invito: perseguire la salvezza dell’anima anche mediante l’arte
in generale, il teatro in particolare.
Meditando quindi sull’ utilità eterna,
secondo l’insegnamento di San
Pompilio: Tutto il tempo che potete
rubare dalle cose temporali, secondo
lo stato vostro, applicatelo a servizio
18
di Dio. Non perché Dio lo volesse per
sé, ma per vostro profitto e utilità
eterna. O’ che parola è questa! Utilità
eterna”.
Strutturato su sei temi e con un
brano musicale che chiude ogni ciclo di
riflessioni, il Concerto prende l’avvio
con il canto A lieta vita di Giacomo
Castoldi. Delle figure di nobili in abiti
del Settecento, arrivano a palazzo e, nel
corso di un lieto convivio, esprimono la
loro visione sui temi proposti, riportando le parole di filosofi e letterati dei
secoli passati, con la loro visione laica e
svincolata da precetti religiosi. In dominanza sulla scena, immediata e puntuale, arriva la replica di San Pompilio
sullo stesso tema.
1. Per il tema della Vita, a Chi
sminuisce i miei beni di Miguel de
Cervantes si contrappongono le parole
del Santo: Questa vita è brieve, se
siamo oggi non saremo dimane.
Allegramente! Nel Paradiso voglio
sforzarmi di fabbricare un Palazzone
per tutti i nostri parenti.
Allegramente! Là godremo; qui solo
si patisce. Perseveranza!
Con la musica Folias di Andrea
Falconieri si chiude il primo argomento.
2. Per il tema della Fede, si confronta L’analogia dell’orologiaio di
Voltaire con l’esortazione pompiliana:
Dio, Dio, Dio e niente più. Dio farà
tutto. Fede viva a Dio, a Dio, a Dio.
Non ci fidiamo degli uomini, no, no.
Io ho Dio, e Dio ci penserà; veggo
miracoli dal mio Dio: Deus meus et
omnia, ecco che voglio Dio, Dio, Dio.
Sulle note dell’ O Domine Deus di
Vivaldi ha termine il secondo quadro.
3. Per il tema della Preghiera, a
Il dramma di Faust: “Notte” di Goethe,
seguito dal canto Lascia ch’io pianga di
Georg Friedrich Haendel, fanno eco le
parole del Santo: Attendi alla vera
solitudine del cuore, odia ogni cosa
della terra. Ama correre al Cielo. […]
Là statevene uniti collo Sposo.
Segue il canto Se l’aura spira di
Girolamo Frescobaldi e il ballo
Sarabande pour femme (musica di JeanBaptiste Lully, coreografia di RaoulAuger Feuillet) che con le sue movenze
barocche e l’abito della danzatrice
pieno di lustrini rappresenta la Vanità;
l’assolo di danza offre un momento di
meditazione tra il fatuo splendore della
vanità della vita terrena e l’abbagliante
splendore di un’anima che, illuminata
dalla Fede, tende alla vita eterna.
4. Riguardo al tema della Morte,
alla poesia Sopra la morte di Vincenzo
Monti, fanno riscontro i Considera del
Santo di Montecalvo, con le parole:
19
Come mi porto io intorno al procacciare la salute eterna della povera
anima mia? Considera: Come mi troverò in punto di morte? Verrà la
morte. Mi troverà immatura. Che
sarà di me? Come rimedierò all’eternità? Signore, non mi cogliete immatura dall’albero della vita presente.
Fatemi maturare e poi coglietemi”.
Segue il momento di riflessione
sulle musiche e parole dell’Homo fugit
velut umbra o Passacaglia della vita di
Stefano Landi.
5. Per il tema dell’Aldilà, i versi
di Edward Young da Pensieri notturni
rimandano ai pensieri di San Pompilio
che vede l’anima come la sposa del
Verbo divino che a Lui si rivolge dicendo: Voi pensateci a rivestirla di quella veste della quale si vede priva,
quantunque di quella ben Voi la vestiste nel primo beato sponsalizio, aspet-
tando il momento della vita altra come
incontro nuziale della sposa (l’anima)
che finalmente si ricongiungerà allo
Sposo.
Chiude il tema Aria amorosa di
Nicola Matteis.
6. Il significato del momento finale, il tema dell’Eternità, è forse quello
della conversione dei nobili? Intervento
dello Spirito Santo? Ripudio della
vanità?
O bone Jesu di Giovanni Pierluigi
Palestrina porta quei personaggi a meditare e, prima dell’esplosione di gioia
dell’Exultate, jubilate di Mozart, i nobili usano le parole del Santo per interrogarsi sulla loro vita: “Il mondo mi ha
acciecata colle sue lusinghe, e ha ucciso me poco accorta colle sue carezze”;
“Dove ti toccherà, anima mia?
L’eterno ti aspetta”.
Anche noi interroghiamoci sul
senso della nostra vita.
A noi il discernimento tra ciò che è
vano e ciò che è eterno, tra il vivere
‘alla giornata’, godendo dell’effimero e
del passeggero, e il vivere dando un
senso all’esistenza, ponendosi come
obiettivo primo la salvezza dell’anima,
ricordando che c’è in gioco la vita eterna.
Si tratta di assicurare l’eternità.
Badatevi bene, e non vi fate
ingannare dal mondo, che alletta,
lusinga, accarezza. Fate che Gesù vi
porti, e contentatevi di quello che
Gesù vi dà; e quando vi dà esso un
poco di fervore, voi pigliatevelo e con
quello correte ad abbracciarlo.
Quando poi vi vuole abbattuti e
derelitti, statevene pure: è lavoro
della grazia.
Io da peccatore non tralascio pregare Gesù, mentre voi possiate crescere nell’amore verso il Sommo
Bene, non essendovi altra cosa nel
mondo. Amen. Statevene con Gesù.
(San Pompilio).
Presentatrice: Laura Palmariggi
Tempus saltandi:
Ensemble Concentus:
Ludovica Melpignano – Soprano
Pier Paolo Del Prete – Violino
Maurizio Lillo – Violino
Maurizio Ria – Viola da gamba
Giovanna Tricarico – Cembalo
Vincenzo Iacoviello – San Pompilio M. Pirrotti
Rita Cantoro – Nobile – lettrice e danzatrice
Irene Simone – Nobile – lettrice
Mattia Ragolia – Nobile – lettore
Francesco Tauro – Nobile – lettore
21
47° CAPITOLO GENERALE DEGLI SCOLOPI
E LA VITA COMUNITARIA
Tarcisio Arnesano
I
l 47° Capitolo Generale degli
Scolopi, la più importante
assemblea dell’Ordine fondato
da San Giuseppe Calasanzio, si terrà dal
29 giugno al 21 luglio prossimi, sotto il
motto di “Discepoli e Testimoni”, e vi
parteciperanno 62 religiosi provenienti
da ogni parte del mondo, in particolare
dalla crescente realtà scolopica
dell’Asia. La sede sarà la città di
Esztergom a 50 chilometri da Budapest,
in Ungheria, dove gli scolopi sono presenti dal 1717.
Tre saranno i temi centrali che verranno affrontati dai Padri Capitolari:
1) La cultura vocazionale;
2) La vita comunitaria;
3) Il vissuto integrale della vocazione scolopica.
Si tratta di tre temi decisivi e fondamentali per rispondere alle sfide dei
nostri tempi e che riguardano l’identità
stessa dell’Ordine.
Il tema, che sta più a cuore a tutti, è
il secondo ed è messo in luce in una
“Salutatio Patris Generalis o Lettera ai
Fratelli, inviata dal Padre Generale
Pedro Aguado lo scorso mese di Aprile,
22
dal titolo Vivere in Comunità
“Abbiate in voi gli stessi sentimenti di
Cristo”, della quale cercheremo di offrire ai nostri Lettori un’ampia sintesi, per
trarne delle conclusioni che valgano
anche per la nostra vita quotidiana di
laici.
Il Padre Generale parte dalla costatazione che “c’è una grande nostalgia
di una migliore, più fraterna e più evangelica vita comunitaria nel nostro
Ordine”.
Per avanzare nel faticoso processo
di rinnovamento della vita comunitaria
è indispensabile però trovare la chiave,
che non è quella di far progetti di comunità, o di riflettere sul ruolo della comunità né consiste nella capacità di accoglienza delle comunità scolopiche: questi aspetti sono tutti molto importanti e
costituiscono degli obiettivi da perseguire con tenacia, ma non decisivi.
Un illuminante punto di partenza
viene invece dalle Costituzioni delle
Scuole Pie là dove affermano: “Riuniti
in comunità di fede dal vincolo della
carità che il Padre ci ha comunicata e
dalla medesima vocazione calasanzia-
na, imitando la maniera di vivere che
Cristo condusse con gli Apostoli e che
la Chiesa primitiva continuò con
Maria, noi diventiamo in qualche modo
ministri della speranza del Regno futuro e della fraterna comunione fra gli
uomini”. La comunità, ogni comunità è
quindi incentrata nel Signore, perché
Cristo è la ragione stessa della
nostra vita comunitaria.
Recuperando il primato
dell’essenziale, si potranno fare autentici progressi di conversione,
cioè di cambiamento
di direzione e di correzione di rotta.
Il Padre Generale
cita poi la lettera di San
Paolo ai Filippesi ed in
particolare il prologo dell’inno, non sempre tenuto nella considerazione che merita: “Se dunque c’è
qualche consolazione in Cristo, se c’è
qualche conforto, frutto della carità, se
c’è qualche comunione di spirito, se ci
sono sentimenti di amore e di compassione, rendete piena la mia gioia con un
medesimo sentire e con la stessa carità,
rimanendo unanimi e concordi. Non
fate nulla per rivalità o vanagloria, ma
ciascuno di voi con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso.
Ciascuno non cerchi l’interesse proprio,
ma anche quello degli altri. Abbiate in
voi gli stessi sentimenti che furono in
Cristo Gesù…”.
Cristo Gesù, ricordiamolo sempre,
è il vero maestro che educa soprattutto con la testimonianza
della sua stessa vita, donata fino all’estremo sacrificio. Quello che insegna, lo mostra soprattutto con le sue opere,
non soltanto attraverso una dottrina, per
quanto suggestiva e
affascinante.
“Egli - continua San
Paolo – pur essendo nella
condizione di Dio, non ritenne un
privilegio l’essere come un Dio, ma
svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli
uomini. Dall’aspetto riconosciuto come
uomo, umiliò se stesso facendoso obbediente fino alla morte e a una morte di
croce…”
E’ indispensabile far precedere
23
Ungheria Esztergom - Centro Albertinum: sede del Capitolo Generale
questa straordinaria riflessione cristologica dal prologo, che è un invito alla
fraternità, al rispetto reciproco, alla
comunità, ai sentimenti comuni, alla
stima degli altri più che alla propria,
perché quelli sono i sentimenti di
Cristo. Questa è la “chiave maestra
della vita comunitaria”, dalla quale
scaturiscono tutti i progetti di rinnovamento. La chiave è la centralità del
Signore nella nostra vita e il processo di
identificazione con il Signore che tutti
siamo chiamati a fare, in modo che l’amore fraterno diventi l’espressione dell’amore per Cristo e il perdono a chi mi
offende viene offerto come frutto del
perdono amorevole di Cristo sulla
Croce. Ognuno di noi è chiamato alla
sequela del Signore che ci unisce in
comunità e solo così saremo testimoni
di Lui e non di noi stessi. Solo così le
comunità scolopiche saranno comunità
24
di accoglienza e di riferimento per i giovani o per i laici. Tutto questo costituisce nell’Ordine delle Scuole Pie un
insopprimibile anelito ed un’evangelica
nostalgia di una migliore e più scolopica vita comunitaria. In questo non si
parte da zero, perché già esistono preziosi esempi di amore per la comunità,
di fedeltà alla vita religiosa, di preoccupazione per i fratelli, di accompagnamento fraterno, di interesse per i giovani e gli anziani, in una parola di amore
per l’Ordine.
Questi sono i punti salienti della
Salutatio del Padre Generale a tutti i
Confratelli, che abbiamo cercato di
comunicare ai nostri Lettori, non solo
per tenerli al corrente della vita delle
Scuole Pie specialmente nei suoi
momenti solenni, quale è il Capitolo
Generale, ma anche perché quanto
Padre Aguado suggerisce ai suoi
Confratelli vale per noi laici e per la
nostra vita quotidiana.
Le parole che abbiamo messo in
corsivo e tra virgolette devono essere
meditate e fatte proprie anche da ciascuno di noi, perché tutti abbiamo il
compito di formare Comunità, dovunque siamo: in famiglia, al lavoro, nelle
varie forme di vita associativa. La vera
comunione di intenti e di sentimenti con
i nostri fratelli vicini ci fa superare tutti
gli ostacoli e i problemi, grandi e picco-
li, che angustiano e immiseriscono la
nostra vita quotidiana dandole un respiro largo, che la ricerca del proprio particolare non potrà mai dare.
Stiamo quindi vicini a tutti gli
Scolopi e preghiamo perché il Capitolo
Generale possa rappresentare per tutto
l’Ordine l’inizio di una nuova vita
comunitaria, per la quale tanto si battè il
nostro San Pompilio nelle comunità in
cui operò e soprattutto in quell’anno in
cui soggiornò nella Comunità di Campi.
Ungheria Esztergom - Centro Albertinum: Cappella
LA PERMANENZA DI SAN POMPILIO
A LANCIANO
Emilia Polidoro
di facile soluzione. Finalmente nel
’arcivescovo Andrea
1664 il mercante lancianese
Gervasi (1622-1628) fu il
Francesco Valsecca mise a disposiprimo a richiedere la prezione il suo ricco patrimonio per la
senza degli Scolopi a Lanciano, con
fondazione di una scuola, da affidare
una lettera datata 29 gennaio 1627.
in prima istanza alla Compagnia di
Da allora lo scambio epistolare proGesù, ma se essa avesseguì con la città di
se rifiutato, agli
Lanciano.
Il
24
Scolopi. Seguì un altro
novembre 1636, infatlungo periodo di trattati, San Giuseppe
tive. Nel 1734, Città e
Calasanzio scrisse ai
Scolopi firmarono un
signori di Lanciano
atto pubblico con reciche se il Signore avesproco impegno. La
se voluto gli Scolopi a
Città cedeva il lascito
Chieti, sarebbe stato
Valsecca agli Scolopi,
più facile inviarli
che avrebbero a loro
anche a Lanciano. (G.
volta aperto una scuoSantha, Epistolae ad
la. In attesa del perfeSan Iosephum CalaStemma civico
zionamento degli atti,
sanctium ex Hispania
Comune di Lanciano
i beni di Valsecca
et Italia, Romae, 1972)
furono amministrati dai procuratori
In un certo senso condizionò l’aperdella Madonna del Ponte, che provvitura della scuola di Lanciano a quella
soriamente aprirono una scuola di
di Chieti. Infatti i problemi che si
latino e di arti liberali per la giopresentavano, e non solo quelli di
ventù. In seguito furono stipulati
natura economica, non sembravano
L
26
diversi atti notarili per definire tutti i
dettagli. Queste le date: 29 ottobre
1734, 29 novembre 1734, 1 dicembre
1734, 25 gennaio 1735. In quest’ultima data, i locali da adibire a
Collegio, abitazione per la Comunità,
scuole e Chiesa furono consegnati
nello stato di fatto, ma i lavori di
ristrutturazione durarono circa e oltre
dieci anni. La scuola ebbe inizio nel
1734, nei vecchi locali. P. Pompilio
giunse a Lanciano nell’autunno del
1742 per insegnare retorica, la stessa
disciplina che aveva insegnato a
Francavilla, Brindisi e Ortona. Quasi
subito venne a contatto con le famiglie nobili e censitarie di Lanciano,
alle quali indirizzò, in seguito, molte
sue lettere. Infatti, padre Pompilio,
oltre l’insegnamento, curò molto l’evangelizzazione, attraverso varie
forme. Proprio per questo divenne
direttore spirituale dei componenti
della congregazione Morte ed
Orazione di S. Filippo, tra i quali si
distinguevano i coniugi Domenico
Antonio Ferramosca e Giovanna
Napolitano sua moglie. Le due fami-
glie, Ferramosca e Napolitano, erano
legate a doppio filo, dal momento
che un Ferramosca aveva sposato una
Napolitano e un Napolitano aveva
sposato una Ferramosca. Entrambe
avevano come amici i Mancini, tra i
quali Francesco, prefetto della confraternita e sposato a Vittoria
Ferramosca, tutti diretti spiritualmente da padre Pompilio (Manoscritto
Bochache), e riportati nel catasto del
1747. In esso compare anche la famiglia Ravizza, di cui Giuseppe si
ricorda come mastro giurato di
Lanciano. Merita una menzione particolare la famiglia Capretti, trasferita
dalla Spagna a Lanciano. Allora abitava vicino alla chiesa di Santa
Chiara ed era composta dai due genitori, sette figli e quattro servitori.
Nell’anno scolastico 1743-44
Giovanni di 16 anni si assentò da
scuola perché si sentiva male. I compagni notarono l’assenza e San
Pompilio disse che era a casa moribondo. Alcuni andarono a casa, forzarono la porta e trovarono il ragazzo
disteso a terra. Si riebbe per le pre-
27
ghiere di padre Pompilio. La famiglia
Capretti, riconoscente, impose il
nome di Pompilio al figlio che stava
per nascere, come risulta dal catasto
del 1747. Altre due famiglie erano
amiche di padre Pompilio: i baroni
Gigliani, originari di Agnone, in provincia di Campobasso e i conti
Genuino, provenienti da Napoli. Nel
settembre del 1746, senza motivazioni chiare e razionali, padre Pompilio
fu di fatto spostato da Lanciano,
nonostante il pellegrinaggio a Loreto,
la visita a Roma e la permanenza a
Pescara. Infatti una lettera del 5
novembre 1746, scritta dal Vicario
generale dell’Ordine e indirizzata al
Provinciale, lascia intendere proprio
questo.
Cercheremo di illuminare l’allontanamento di padre Pompilio da
Lanciano con una serie di fatti coevi
che lo hanno facilitato. Dal 1739 era
vescovo di Lanciano, monsignor
Domenico Pace, proveniente da
Lucera, e consacrato vescovo da papa
Clemente XII. Il 13 febbraio 1741 lo
stesso vescovo firmò il decreto di
erezione della nuova confraternita
28
“Pietà e Concezione” con sede a S.
Maria Maggiore di Lanciano e contemporaneamente istituì il Monte dei
Morti. Nella visita “Ad limina” del
1742 si rallegrò per i 32 seminaristi
che frequentavano il seminario. Morì
il 24 febbraio del 1745, ma fino al 27
luglio dello stesso anno, la sede episcopale rimase affidata al vicario
capitolare don Silvestro De Cecco.
Il concordato del 1741 abolisce
gli antichi trattati e stipula un accordo tra papa Benedetto XIV e l’ambasciatore di Spagna, con ricadute positive sull’istruzione e sugli effetti giuridici. Purtroppo gli stati pensano di
asservire la Chiesa ai loro scopi e i
rapporti talora diventano tesi.
L’esigenza di sintesi tra fede e ragione, da una parte, offre nuovi stimoli
per una lettura della Scrittura più
attenta e dall’altra, genera forme di
intolleranza irrazionale. Così San
Pompilio, negli anni in cui visse a
Lanciano, dovette affrontare tre problemi legati non solo al tempo storico, ma anche ai rapporti con le famiglie cristiane ricche, con il clero diocesano e con la povertà:
San Pompilio Maria Pirrotti
Chiesa Santa Chiara, Lanciano
- il clero diocesano, in parte era
disponibile ad accettare il razionalismo settecentesco; - le famiglie ricche facevano fatica a capire la nuova
relazione tra scienza e istruzione; - la
povertà era piuttosto diffusa.
L’ordine religioso degli Scolopi
reagisce con la prudenza che le è propria e soprattutto con la carità ubbidiente, il clero diocesano si affida ai
seminari perché riescano a coniugare
fede e ragione; Padre Pompilio, da
santo, anticipa i tempi. Percepisce
con la comunione intima con Dio i
cieli nuovi e le terre nuove. Va in
giro per la questua e restituisce tutto
ai poveri. A Ortona, giornalmente, si
reca nelle casupole dei pescatori per
evangelizzarli, suscitando le ire dei
nobili. A scuola insegna con passione
educativa non solo la sua disciplina,
nella quale era specializzato, ma il
modo concreto di vivere la fede, che
diventa Vangelo vissuto. Infine con i
nobili insiste con la confessione e la
direzione spirituale. E’ un mezzo
eccellente per guidarli verso il cammino della santità. Andare a ricercare
colpe e ragioni dei singoli, che in
buona fede hanno cercato di districarsi alla meno peggio nelle situazioni create dalla incuria dei tempi, mi
sembra un’operazione riduttiva e storicamente non corretta. Tra tutto
emerge la santità di Pompilio, capace
di parlare come modello al nostro
tempo, trascinato dalle numerose
contraddizioni, alle quali può dare
ordine e speranza solo la fede nel
Cristo morto e risorto, centro di tutta
la storia della salvezza.
29
SAN POMPILIO, CAMPI
E LA DEVOZIONE MARIANA
Tarcisio Arnesano
N
ell’ambito delle iniziative dell’anno pompiliano
2015/2016, in cui stiamo
celebrando il 250° della venuta a
Campi del Padre Santo, si sono svolte nel salone del Calasanzio due conferenze, molto interessanti e seguite.
La prima è stata tenuta il 14
maggio scorso dal Professor Alfredo
Calabrese ed ha riguardato Campi al
tempo in cui arrivò Padre Pompilio.
Era la Campi ricca di storia, la
Campi dei Maremonti, dei Paladini,
degli Enriquez,
soprattutto delle
Scuole Pie, che
da più di un secolo la rendevano
unica nella terra
d’Otranto.
Era il tramonto del 12 Luglio
1765. Il primo
impatto per Padre
Pompilio fu però
traumatico a causa
30
dell’accoglienza fredda e formale da
parte della famiglia marchesale
Pignatelli, nel cui palazzo il Santo si
recò per un primo gesto di cortesia e
di rispetto.
Il paese si presentò ai suoi occhi
stremato, povero e oppresso da carestia e malattie che decimavano la
popolazione più povera e indifesa e
che rendevano anche i benestanti
avari e chiusi nelle proprie famiglie,
che almeno non soffrivano la fame.
Proprio tra il 1765 ed il 1766 si ebbe
un considerevole
aumento dei morti
specialmente tra
gli adulti, mentre
va segnalato un
fenomeno positivo
e al contempo
misterioso che
abbiamo riscontrato nei Registri
parrocchiali: in
quell’anno di permanenza di Padre
Pompilio tra noi cessò del tutto il triste fenomeno della mortalità infantile. Va segnalato che in precedenza a
Campi morivano decine di bambini
ogni anno ed il triste fenomeno riprese dopo la morte del Padre Pompilio.
La comunità religiosa delle
Scuole Pie di Campi infine era
disgregata e disorganizzata, ripiegata
su se stessa e sul proprio particolare,
avulsa dalla drammatica realtà sociale. Il Santo iniziò subito un’instancabile opera di ricostruzione e di rifondazione della comunità, della scuola,
della Chiesa e soprattutto si preoccupò di scuotere dal torpore e dall’egoismo una comunità cittadina troppo rassegnata agli eventi. In soli 12
mesi le capacità organizzative del
Padre Santo fecero il miracolo e le
pigne verdi, scaldate dall’amore e
dalla carità, finalmente si aprirono e
diedero dei frutti. Le lettere del
santo, specialmente quelle indirizzate
in quell’anno a Fratel Caliandro a
Roma, sono una bellissima testimonianza della trasformazione avvenuta
nel paese, che rioccupò il posto di
prestigio che gli competeva nella
Terra d’Otranto per tradizione culturale, sociale ed economica.
La seconda conferenza è stata
tenuta, il 5 giugno, da Don Franco
Asti, professore nella Pontificia
facoltà teologica “San Tommaso
d’Aquino” di Napoli ed ha avuto per
tema La devozione mariana di San
Pompilio nella spiritualità del ‘700.
Il conferenziere è partito dalla lettura
di brani tratti dalle lettere di direzione spirituale, indirizzate dal Santo
alle sue figlie spirituali e nelle quali
egli parla di Maria e della sua sequela in modo approfondito e soprattutto
concreto e non suggerisce tanto una
devozione fatta di formule e novene
quanto un rapporto con Lei, nostra
Madre, ed un cammino di vita illuminato dal suo esempio. Padre
Pompilio chiamava la Madonna
Signora (o Gnora) e, in modo più
confidenziale, Mamma Bella, perché
era e si sentiva suo figlio. Da quando
giunse a Campi, a dire il vero, la
chiamò sempre Mamma Bella.
Il tema della devozione mariana
31
nel ‘700 è stato affrontato e sviluppato da Don Franco con la mente e col
cuore, proprio come il Santo, e noi,
più che con l’intelletto dobbiamo
entrare con il nostro cuore nel Cuore
di Maria che ci conduce nel Cuore di
Cristo. Ella ci porta all’unione con
Gesù e ci educa al gusto di Dio. Ad
Jesum per Mariam. Chi meglio di
Lei può avvicinarci al Centro della
nostra fede che è Gesù Crocifisso?
Sotto la Croce diventa non solo
nostra Madre, ma anche nostra
Maestra di vita e nostra direttrice spirituale, specialmente quando viviamo
momenti di stanchezza fisica e spirituale e ci insegna le sue virtù, la
prima delle quali è proprio la fedeltà
(Maria è fedele sotto la croce). Maria
è compassionevole, è medico che
cura, fascia e guarisce le nostre pia-
ghe. Ella, come Madre, ci guarda, ci
custodisce, ci difende.
Ella è la nostra guida nella partecipazione all’Eucaristia, e ci aiuta a
prepararci all’incontro con Gesù
Eucaristia soprattutto con la confessione, che è sacramento della
Misericordia. Accostiamoci perciò
con piena fiducia a Lei, certi che,
nonostante i nostri limiti e le nostre
fragilità, ci prenderà per mano e ci
condurrà dal suo Gesù.
Tutti abbiamo bisogno di Maria!
33
Capitolo Provinciale dei Padri Scolopi d’Italia
2015
P. Giovanni Grimaldi
6
aprile 2015 Pasquetta. I membri di una famiglia, che abita
di
fronte
all’ingresso
dell’Istituto dei Padri Scolopi, mentre
stanno caricando nell’auto tutto l’occorrente dei giochi e del cibo e bevande
per far pasquetta “fuori porta” come si
diceva una volta, vedono uscire tre
Padri Scolopi dalla loro abitazione.
Il capofamiglia saluta i tre religiosi
e dice. “Noi andiamo in montagna e voi
invece…?”. “Noi ci rechiamo a Frascati
per…”, gli risponde il superiore, ma
viene subito interrotto: “Buona scelta
anche se lontana: bella cittadina e specialmente ottimo vino dei Castelli
La nuova Congregazione Provinciale: da sx P. Stefano Locatelli, P. Mario Saviola,
P. Ugo Barani (Provinciale), P. Sergio Sereni e P. Alberto Magrone
I Padri Capitolari in aula
Romani!”.
Ma il P. Rettore chiarisce l’equivoco: “Magari per una pasquetta!
Carissimo, andiamo per partecipare al
Capitolo Provinciale. Buona gita a tutti
voi!”.
Luigino, il figlio più piccolo (terza
elementare), ridendo si rivolge al padre:
“Papà, che buffo! Per leggere un capitolo di un libro, devono andare a
Frascati!”.
Ma anche il padre, che ne sa quanto
il figlio, cerca di spiegare: “Forse vanno
a consultare un libro antichissimo che si
trova solo a Frascati”.
Allora, cerchiamo di chiarire le
idee del figlio e del padre. La parola
“capitolo”, in questo caso, non ha nulla
da spartire con il capitolo di un libro,
ma è un termine antichissimo espresso
in lingua latina, che significa: “andare
all’adunanza dei canonici di una chiesa”, dove si leggeva e si commentava
un certo capitolo della Bibbia. Ma poi
col tempo il verbo leggere è diventato
“eleggere”, perché congregazioni di
religiosi e di religiose si sono servite del
termine Capitolo per indicare le loro
assemblee radunate particolarmente per
eleggere i propri superiori Provinciali e
Generali per un certo periodo di anni
secondo le loro leggi.
35
Celebrazione eucaristica nel Santuario Scuole Pie (Frascati)
Per i non addetti ai lavori si offre
questo schema in vigore presso noi
Scolopi, ma con qualche modifica in
più o in meno anche presso altri Ordini
e Congregazioni.
In preparazione al Capitolo
Provinciale, alcuni mesi prima, si celebra il Capitolo Locale, cioè delle singole Comunità, e dura in genere circa tre
giorni. Il P. Rettore espone la Relazione
del suo operato e i problemi emersi
durante il suo quadriennio di rettorato.
Seguono chiarificazioni e discussione
da parte dei confratelli su questa relazione.
Si passa alla sessione elettiva. Un
volta si eleggevano due religiosi, deno-
36
minati Vocali, che insieme al P. Rettore
partecipavano al Capitolo provinciale.
Oggi in genere si preferisce il seguente
sistema: da parte di tutti i religiosi della
Provincia Italiana vengono scelti tanti
Vocali quanti sono i religiosi aventi
diritto (cioè i vari Superiori). Esempio:
se questi ultimi sono 20, devono essere
scelti 20 Vocali. E questo è il primo
compito della sessione elettiva: dall’elenco di tutti i religiosi ogni Padre
segnala questi nominativi in busta chiusa e sigillata. Inoltre avviene una seconda votazione: dall’elenco dei Padri
aventi diritto ad essere eletti per il
Provincialato, vengono scelti tre nominativi, sempre in busta chiusa e sigillata.
Le due votazioni vengono spedite
con busta timbrata e sigillata alla Curia
provinciale, la quale in seguito segnalerà ufficialmente i venti Vocali, che
hanno avuto maggiori consensi. Mentre
per i tre scelti per il Provincialato si fa
una graduatoria in base ai voti ottenuti.
I tre prescelti vengono comunicati al
P. Generale dell’Ordine, il quale sia che
li trovi di suo gradimento sia che sia
costretto a modificare la terna, farà
conoscere prima della celebrazione del
Capitolo Provinciale con una busta timbrata e sigillata i tre nomi.
Premesso tutto questo lavoro,
entriamo nel Capitolo Provinciale del
6-10 aprile 2015. Tutto per sommi capi:
elezione del Segretario del Capitolo che
deve redigere i verbali di ogni singola
sessione, preparare i vari documenti
delle votazioni.
Lunga relazione del P. Provinciale
sulla situazione attuale della Provincia
Italiana nel bene e nel male, come si
suol dire. Ampia discussione e chiarificazione del P. Provinciale.
Mercoledì 8 aprile sessione elettiva. Elezione del Provinciale nuovo.
Viene presentata la busta sigillata del
P. Generale. Si controlla la sua integrità;
vengono letti i tre nominativi per il
Provincialato; si sospende la sessione
per riflettere e fare scambi di opinioni.
Si ritorna nell’aula capitolare e per non
perdere tempo in mille votazioni nulle,
si fa una votazione detta “esplorativa”
sui tre candidati, per conoscere un certo
orientamento dei votanti. Chiaro: è una
votazione non valida Si procede per la
prima votazione elettiva, che diventa
valida se ha raggiunto la metà più uno.
Nel caso contrario si ripete finché non
si raggiunge la maggioranza. Ma per il
P. Ugo Barani, provinciale uscente, non
c’è stata una seconda votazione, perché
è stato eletto al primo scrutinio con
lungo applauso.
Si procede per la elezione dei quattro assistenti provinciali, i quali con il
Provinciale formano la Curia provinciale per il governo degli Scolopi Italiani.
Il nuovo Eletto segnala, ma senza
imposizione, quattro nominativi, che lui
crede validi collaboratori nei vari settori
del suo provincialato. La Curia è formata da quattro assistenti:
• P. Saviola Mario per scuola e ministero.
• P. Sereni Sergio per l’economia.
• P. Locatelli Stefano per la pastorale
vocazionale e formazione.
• P. Magrone Alberto per la pastorale
giovanile e parrocchiale.
Si procede per la votazione di due
37
I Padri Capitolari celebrano l’Eucarestia nel Santuario
in ringraziamento per la buona riuscita del Capitolo
Vocali, i quali parteciperanno insieme al
P. Provinciale al Capitolo Generale per
l’elezione del nuovo P. Generale per il
governo di tutto l’Ordine dei Padri
Scolopi: si svolgerà nei primi venti
giorni di luglio in Ungheria. Vengono
eletti P. Adelio Pagnini e il P. Luigi
Capozzi.
L’ultimo giorno è dedicato particolarmente alla lettura e all’approvazione
dei verbali e alla firma dei molti docu-
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menti destinati sia all’archivio provinciale sia alla Curia Generalizia di
Roma.
Saremmo stati irriconoscenti alla
Madonna delle Scuole Pie e a San
Giuseppe Calasanzio, se nel pomeriggio
di questo ultimo giorno del Capitolo
non fossimo andati nel suo santuario a
concelebrare la messa di ringraziamento
insieme anche ai fedeli frascatani.
LINA DESTRO:
una Donna di Alta Dignità e di Grande Coerenza
Giuseppe Politi
Lina ci ha lasciato il 15 marzo scorso; assidua collaboratrice della nostra Rivista,
che ha curato con competenza e passione, ha lasciato un vuoto che sarà colmato solo da
quello spirito di fede in Dio, che è sempre stato il motivo fondamentale della sua vita,
specialmente negli ultimi momenti, quando il dolore e la sofferenza erano più
insistenti.
Ti ringraziamo cara Lina, per la tua testimonianza di fedeltà e amore per il nostro
Santuario. La tua vita è stato un dono meraviglioso di Dio alla famiglia, alla scuola, alla
società, a tutti noi. Lo hai fatto con amore, consapevolezza e dedizione e tutti quanti
noi, che abbiamo appreso qualcosa dalla tua testimonianza di vita cristiana, ti diciamo
grazie! Grazie di essere esistita e grazie per averti incontrata; incontro nella famiglia,
nella scuola, nella vita semplice di ogni giorno, nel rapporto interreligioso, che ha por­
tato i suoi frutti per un incontro meraviglioso con Dio, al cospetto del Quale tu ora vivi la
tua vita immortale.
Gli amici della Redazione
“Si vive una volta sola, ma se percorrerai la strada che appartiene a te e a te soltanto,
una volta giunto al termine del viaggio avrai la sensazione di aver vissuto mille vite”!
(Sergio Bambarén)
A
bbiamo sperato, e abbiamo
pregato, abbiamo atteso che il
miracolo potesse avvenire!
Lina, invece, aveva già sentito nel suo
animo la voce di Cristo al quale tanto è
somigliata negli ultimi mesi che la chiamava a Sè; la nostra umanità, quasi smarrita e
delusa per la nostra fragilità che ci induce a
desiderare la presenza fisica, è stata in
realtà sorretta dalla Fede in Lui e nella sua
Grande Promessa!
L’aforisma di Sergio Bambarén
rispecchia totalmente la vita di Lina perché
ha percorso la strada che le apparteneva,
quella dell’impegno, dell’onestà, della
coerenza, della dignità, dell’esame
continuo di se stessa, della discrezione,
della preparazione professionale; una vita
improntata all’impegno quotidiano di
donna, di sposa e di madre, di docente e di
educatrice.
Nata a Campi Salentina il 15 settembre 1947, il 26 giugno del 1970, a 23 anni
non ancora compiuti, consegue la Laurea
in Filosofia e da lì inizia una carriera di
docente che ha lasciato traccia in tutti i
suoi alunni, per loro stessa testimonianza;
sì, perché Lina voleva sempre dare il
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meglio, a scuola, in famiglia, in parrocchia,
nell’Azione Cattolica, nei rapporti con gli
altri, nella collaborazione a questo
Bollettino, con i suoi preziosi suggerimenti
e con l’ascolto di quelli altrui.
Tutti hanno descritto Lina in modo
egregio: suoi ex alunni, ex colleghi, sposi
che hanno seguito i Corsi di preparazione
al matrimonio tenuti in parrocchia da lei e
da suo marito Tarcisio Arnesano, tutti
hanno partecipato commossi al cordoglio.
Al rito funebre il 16 marzo scorso, il
Santuario di San Pompilio, una folla straripante, innumerevoli strette di mano tra
lacrime e commozione come di rado.
A dire il vero, non mi ha stupito tutto
ciò essendo cognato di Lina e Tarcisio, e,
quindi, avendo avuto modo di conoscerla
molto da vicino: una donna di alta dignità,
una donna che non amava l’eclatanza,
bensì il silenzio, e in silenzio ha accompagnato anche la sua sofferenza, durante la
quale ha conservato sempre una compostezza ammirevole!
Negli ultimi giorni, quando noi tutti
volevamo illuderci di poterla avere ancora
con noi, Lina aveva compreso, invece, che
Qualcuno la chiamava lassù! E pochi
giorni dopo, il 15 marzo 2015 alle ore
23,35 accadde! In quei giorni Lina con
l’accettazione della sofferenza e dell’indicibile distacco dai suoi affetti più cari, dal
marito, figli, dalle sue nipotine Chiara e
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Laura che adorava, sì, con quella stessa
dignità che aveva contraddistinto l’intera
sua vita, aveva tenuto a tutti un’ultima
lezione: vivere la gioia e il dolore con la
consapevolezza che l’una e l’altro ci
appartengono!
Un Anonimo ha scritto: “Non seguire
il sentiero già segnato; và, invece, dove
non viè alcun sentiero e lascia una traccia!”.
Non ho dubbi che ti calzi a pennello,
hai camminato sulle strade del mondo,
scegliendo di persona il tuo sentiero e
lasciando un’indelebile traccia!
Cari lettori e amici, sono queste le vite
da imitare, sono queste le persone che non
si devono mai dimenticare!
E non crediate che tutto ciò comporti
austerità da eremitaggi; Lina era una donna
che amava la vita, le risate, il sano divertimento, i viaggi, la cultura, il confronto, ciò
con tutta la caducità umana per cui qualche
volta perdeva la pazienza; ma ha saputo
coniugare tutto questo con la responsabilità
di vera cristiana, con il vivere concretamente la missione che a tutti ci è data dal
Vangelo di Cristo che ci rende davvero
liberi, soltanto se i nostri occhi e la nostra
anima si sforzano di elevarsì lassù.... dove
Egli ha fissato la nostra dimora!
Ecco perché San Pompilio ripeteva
sempre: “Paradiso, Paradiso”.
A mio cognato Tarcisio e ai miei
nipoti Fabio, Daniele ed Emanuele voglio a
loro conforto, regalare un piccolo passo
tratto da “Vela Bianca” di Sergio
Bambarén: “...ci diceva di colmare i nostri
giorni di gioia e le nostre notti di sogni, e
una volta che quei sogni si fossero
avverati, di conservarne per sempre il
dolce ricordo. E’ esattamente quello che
sto facendo adesso. Sto ricordando tutti i
meravigliosi momenti che abbiamo condiviso; momenti irripetibili, che se ne sono
andati per sempre, e tuttavia non se
andranno mai!”.
Proprio così: la vita è anche il ricordo
di ciò che d’indimenticabile abbiamo vissuto! Ricordi perenni, che non se ne
andranno mai; proprio come espresso nel-
l’ultimo bacio del figlio Daniele alla
Mamma alla quale, in mia presenza, sussurrò accarezzando in lacrime il suo viso:
“Mamma!... Noi staremo sempre insieme,
sai?”.
Un mese dopo, Daniele mi confidò di
averla sognata; era accanto a lui ma incorporea; mi piace pensare ad un segno della
sua protezione sulla famiglia. Sì, perché
chi si ama davvero non muore mai!
Ecco perché l’Amore è il più gran
dono! Lina lo ha ricevuto e lo riceverà
sempre perché lo ha profuso con grande
generosità!
Cara Lina, Tarcisio ha detto che amavi
molto l’inno che si esegue durante
l’Offertorio, “Se mi accogli” in cui si
canta: “Tra le mani non ho niente, spero
che mi accoglierai. Chiedo solo di restare
accanto a Te”. Siamo certi che sei stata
accolta e che, dunque, hai già raggiunto
anche quest’ultima meta, la più importante!
Grazie, Lina carissima, per il continuo
regalo del tuo esempio. Sei stata un privilegio e un grande onore per la tua famiglia,
per tutti noi tuoi parenti e per chiunque ti
abbia conosciuta!
Grazie anche a nome di tutta la
Redazione di questo Bollettino di cui mi
son fatto portavoce, interpretando ed esprimendo il comune sentimento di grande
stima che ti farà sentire sempre presente tra
noi.
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Visita ai luoghi pompiliani: Francavilla Fontana
a cura di Rita Cantoro e Zelinda Aprile
Lo scorso 30 maggio, un gruppo di devoti di San Pompilio si è
recato a Francavilla Fontana per visitare i luoghi nei quali il giovane Pompilio Maria ha dimorato dal 1733 al 1736 e ha percorso
le tappe verso l'ordinazione sacerdotale (Brindisi 20 marzo 1734).
Questa antica Porta che delimita
il centro antico di Francavilla
fu certo varcata dal nostro San Pompilio
quando giunse nella città nel 1733.
Chiesa Madre e, a sx,
Chiesa di Santa Chiara
44
Nella Chiesa di San Sebastiano annessa all’antico Collegio degli Scolopi
abbiamo celebrato la Santa Messa
Madonna della Fontana
(Chiesa Madre)
Il settecentesco organo
della Chiesa di San Sebastiano
Bellissimo panorama che si ammira da Palazzo Imperiali. La nobile famiglia degli
Imperiali molto contribuì alla fondazione del Collegio degli Scolopi a Francavilla.
La Chiesa dei
Liguorini
è una
meraviglia
per gli occhi
e per il cuore
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Momenti di preghiera
Collegio degli Scolopi, annesso
alla Chiesa di San Sebastiano,
dove San Pompilio dimorò.
Foto ricordo sul sagrato della Chiesa di San Sebastiano
Dio, Dio e niente piu`!
Non vi curate di cercare altro.
Cercate il fondamento delle virtu` sode
e abbandonatevi sempre nelle mani di Dio.
E non ci sia in voi se non il solo mio Amante Bello.
Vi voglio innamorati di Dio con amore vero.
San Pompilio

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