artigianato47 (10%) - Città dei Mestieri

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artigianato47 (10%) - Città dei Mestieri
GLI ARTISTI
Carla Accardi
Emilio Angelini
Alighiero Boetti
Michele Canzoneri
Antonio Corpora
Pietro Consagra
Toti Garraffa
Emilio Isgrò
Alfonso Leto
Ute Pika e Umberto Leone
Mario Schifano
Giusto Sucato
Giulio Turcato
Ahmed Fouad Selim
Ahmed Refaat
Ayman El Semary
Sahar El Amir
Francesco Monter
Grafica:
LE AZIENDE
ALESSI CERAMICHE_Caltagirone
AMATO ANTONINO_Palermo
ARTE DEL RICAMO_Castellammare
BARONI_Mazara del Vallo
CALECA ITALIA_Patti
CENTRO DEL PAPIRO_Siracusa
DI TERRA E DI FUOCO_Palermo
FRANZONE_Gela
GIANO_Catania
LE CANDELE DI AMRITA_Catania
MAESTRI EVOLA_Alcamo
WOODESIGN_Palermo
CORRISPONDENZ
art and design
from Sicily
I DESIGNER
Michele Argentino
Enzo Castellana
Giuseppe Di Nicola
Paolo Di Vita
Marinella Ferrara
Enzo Fiammetta
Sandro Giacomarra
Mariella La Guidara
Ugo La Pietra
H. H. Lim
Oreste Marrone
Rosanna Nauta
Angelo Pantina
Walter Parlato
Enzo Rullo
Alex Titone
Viviana Trapani
A cura della Fondazione Orestiadi
Fondazione Orestiadi
Istituto di Alta Cultura ONLUS
luglio 2002
AMMAN_City Hall
Baglio di Stefano 91024 Gibellina (TP) - Italy
Tel. 0924 67844 - fax
0924 67855
www.fondazione.orestiadi.it
REGIONE SICILIANA
ASSESSORATO COOPERAZIONE, COMMERCIO
ARTIGIANATO E PESCA
dicembre 2002 - gennaio 200
DAMASCO_Caravanserragli
FACOLTA' DI ARCHITETTURA DI PALERMO
ISTITUTO DI DISEGNO INDUSTRIALE
FONDAZIONE ORESTIADI GIBELLINA
la prima rivista
internazionale dedicata
all’arredo dello spazio
espositivo, inteso sia
come spazio
commerciale che come
spazio culturale
the first international
magazine devoted to the
furnishing of the
exhibition space,
understood as both
a commercial space
and a cultural space
4 numeri
all’anno
4
4
4 issues a
year
rivolti ai punti vendita e
agli esercizi commerciali
di ogni settore
merceologico, agli
espositori ed agli
allestitori di stand, ai
progettisti ed ai visual
merchandisers
directed at the sales
outlets and shops of
every market sector, at
exhibitors
and stand furnishers,
at designers and visual
merchandisers
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47
COMITATO PROMOTORE
COMITATO TECNICO E CORRISPONDENTI PER LE AREE ARTIGIANE
Luigi Badiali
(Presidente BIC Toscana)
Giacomo Basso
(Segretario Generale C.A.S.A.)
Camilla Michelotti
(L’Arte del Quotidiano)
Giorgio Pozzi
(Assessore all’Artigianato Reg. Lombardia)
Bruno Gambone
Francesco Giacomin
(Segretario Generale Confartigianato)
Demetrio Mafrica
Alabastro di Volterra
Sergio Occhipinti
(Presidente Euralabastri)
Irene Taddei
Bronzo del veronese
Gian Maria Colognese
Ceramica campana
Eduardo Alamaro
Ceramica di Caltagirone
Francesco Judica
Ceramica di Castelli
Vincenzo Di Giosaffatte
Ceramica di Albisola
Massimo Trogu
Ceramica di Deruta
Nello Zenoni
(Resp. Artig. Regione Umbria)
Nello Teodori
Ceramica di Grottaglie
Giuseppe Vinci (Sindaco Grottaglie)
Ciro Masella
Ceramica di Palermo
Rosario Rotondo
Ceramica umbra
Nello Teodori
Ceramica di Vietri sul Mare
Massimo Bignardi
Giancarlo Sangalli
(Segretario Generale C.N.A.)
“Sinfonia spaziale”,
tempera su carta realizzata
da Antonio Ascari (1921) per la
manifattura JSA di Busto Arsizio,
1957, cm. 60x63 (Foto Lomazzi).
10
Ceramica faentina
Maria Concetta Cossa
(Pres. Ente Ceramica Faenza)
Tiziano Dalpozzo
Ceramica piemontese
Luisa Perlo
Ceramica sestese
Stefano Follesa
Ceramica di Nove
Katia Brugnolo
(Dir. Museo delle Ceramiche di Nove)
Ceramica di Laveno
Marcello Morandini
Cotto di Impruneta
Stefano Follesa
Cristallo di Colle Val d’Elsa
Giampiero Brogi
(Pres. Consorzio Crist. Colle Val d’Elsa)
Ferro della Basilicata
Valerio Giambersio
Ferro di Asolo
Stefano Bordignon
Gioiello di Vicenza
Maria Rosaria Palma
Intarsio di Sorrento
Alessandro Fiorentino
Legno di Cantù
Aurelio Porro
Legno di Saluzzo
Elena Arrò Ceriani
Legno della Val d’Aosta
Franco Balan
Marmo di Carrara
Antonello Pelliccia
Marmi e pietre del trapanese
Enzo Fiammetta
Marmo veronese
Vincenzo Pavan
Mosaico di Monreale
Anna Capra
Mosaico di Ravenna
Gianni Morelli
Elisabetta Gonzo
Alessandro Vicari
Mosaico di Spilimbergo
Piergiorgio Masotti
(E.S.A. Friuli Venezia Giulia)
Paolo Coretti
Oro di Valenza
Lia Lenti
Pietra di Apricena
Domenico Potenza
Pietra di Fontanarosa
Mario Pagliaro
Pietra di Lavagna
Alfredo Gioventù
Marisa Bacigalupo
Pietra lavica
Vincenzo Fiammetta
Pietra leccese
Luigi De Luca
Davide Mancina
Pietra piperina
Giorgio Blanco
Pietra Serena
Gilberto Corretti
Pietra Vicentina
Maria Rosaria Palma
Pizzo di Cantù
Aurelio Porro
Tessuto di Como
Roberto De Paolis
Travertino romano
Claudio Giudici
Vetro di Altare
Mariateresa Chirico
Vetro di Empoli
Stefania Viti
Vetro di Murano
Federica Marangoni
A
ARTIGIANATO
TRA ARTE E DESIGN
Alik Cavaliere,
“Duello tra Ruggero
e Rodomonte” 1994,
ottone e rame,
cm. 260x135x100,
(foto Walter Mirolo).
Anno XII, Numero 47
ottobre/dicembre 2002
Registrazione al Tribunale di Milano
n. 45 del 30.1.1991
Con il patrocinio del Ministero
Industria Commercio e Artigianato
S O M M A R I O
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Direttore Responsabile
Ugo La Pietra
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Adriano Gatti
Comitato Scientifico
Enzo Biffi Gentili, Gillo Dorfles, Vittorio Fagone,
Anty Pansera
Hanno collaborato a questo numero
Per i testi: Eduardo Alamaro, Enzo Biffi Gentili,
Felice Bonalumi, Tina Brescia, Angelo Caruso,
Simona Cesana, Paolo Coretti, Federica
Franceschini, Federico Gatti, Florinda Gaudio,
Flaminio Gualdoni, Ugo La Pietra, Pasquale
Mancini, Murilo Fernando Moro, Aurelio Porro,
Isabella Taddeo, Angela Vettese, Davide Viganò.
Per le fotografie: Elio Ciol, Giovanna Dal Magro,
Eurofotocine, Foto Lomazzi,Walter Mirolo,
Walter Moesch, Maria Mulas, Pietro Nicosia,
Giovanni Ricci, Raymond Sauvaire, Van Sloen &
Raemakers.
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Creation Vetrina II cop.; Artigiano Metropolitano
pag.1; C’è Usato & Usato pag.2;
Corrispondenze Mediterranee pag.3; Koinè
pag.4; I.S.O.L.A.
pag.5; Nolostand pag.6; AF-L’Artigiano in Fiera
pag.7; NoZone pagg.8; Fiera di Barcellona
pag.9; Artigianato Artistico Religioso pag.63;
Taormina Gift Fair pag.80; Imago Shop & Fair
pag.81; Architettura Minimalista III cop.;
Morelato IV cop.
Traduzione testi in inglese
Spaziolingue s.r.l., Milano
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Tutti i diritti riservati. Riproduzione dei testi e delle foto
solo previo consenso scritto dell’Editore.
Editoriale
RITORNO ALLA NATURA di Ugo La Pietra
12
Storia
JSA E GLI ANNI CINQUANTA di Flaminio Gualdoni
14
Design
MASAYO AVE di Isabella Taddeo
20
Mostre
IMPARA L’ARTE E METTILA DA PARTE di Enzo Biffi Gentili
24
ALIK CAVALIERE E L’ORLANDO FURIOSO di Angela Vettese
30
Iniziative
WWW.ARTISANEXPO.IT di Davide Viganò
34
Progetti
C’È USATO & USATO di Angelo Caruso
36
Laboratori
ATELIER FUORICLASSE di Isabella Taddeo
40
TERRAMIA di Pasquale Mancini
44
Autori
PASSI D’AUTORE di Federica Franceschini
48
Aziende
PROGETTI E PROPOSTE MORELATO di Ugo La Pietra
52
Fiere e Saloni
MARTA Va EDIZIONE di Fernando Murilo Moro
56
TENDENCE 2002 di Florinda Gaudio
57
L’I.S.O.L.A. AL MACEF di Tina Brescia
60
48° FLORENCE GIFT MART di Federico Gatti
61
57° M.I.A. di Felice Bonalumi
62
Rubriche
MATERIALI E TECNICHE - LA PIETRA PIASENTINA di Paolo Coretti
64
AREE REGIONALI OMOGENEE
70
SEGNALAZIONI
72
CALENDARIO DELLE MOSTRE
82
English text
85
Indirizzi
88
7
editoriale
di Ugo La Pietra
Ritorno alla natura
È ormai noto a tutti
che la nostra società si muove
sempre più all’interno di due
tendenze distinte ed opposte.
Infatti, se da una parte assistiamo
all’organizzazione di catene di
mass media continentali,
nello stesso tempo, dall’altra
constatiamo l’insorgere del
bisogno di piccola imprenditoria,
di forte amore di cose di paese, di
dialetti, di comportamenti “di
gruppo”, di oggetti “fatti ad arte”.
È sicuramente un effetto dovuto
anche all’incombente possibile
“disastro ecologico”, che spinge
molte persone a guardare con
attenzione e affetto la natura. Se
da una parte si legge la crescita di
una società incapace di comunicare
con l’ambiente, dall’altra troviamo
tracce vistose di gruppi sociali in
cerca di rapporti diretti con il
mondo reale e con la natura che ci
circonda. Tutto ciò lo possiamo
leggere attraverso la crescita di un
sempre più elevato bisogno di
oggetti in grado di “comunicare”;
capacità di comunicazione che
viene recuperata anche dalla
materialità dell’oggetto; oggetti in
cui la materialità è esaltata dall’uso
di materiali naturali, di tecniche
tradizionali e spesso da una sempre
più ampia e diffusa iconografia
figurativa (che allude quindi, in
modo più o meno esplicito, alla
natura che ci circonda). Oggetti e
materiali che ci ricordano che la
nostra realtà è fatta di territori a
cui corrispondono culture e
tradizioni differenziate ancora ben
radicate.
12
Culture e tradizioni che si sono
evolute in un processo di forte
relazione con i materiali, i cibi, la
lingua, i comportamenti,
l’architettura, creando l’identità e
la cultura di un luogo.
Sono questi i segni di una società
che cerca di ritrovare il “giusto”
equilibrio con il mondo e lo fa
rivolgendo la propria attenzione
verso ciò che può toccare con
mano, nella speranza che questa
pratica diretta possa ridare
all’individuo quella sensibilità che
culture passate avevano nei
confronti dell’ambiente.
“Souvenir di Vietri sul Mare” di Ugo La Pietra, realizzazione Francesco Raimondi.
13
storia
di Flaminio Gualdoni
(Foto Lomazzi)
L
a formidabile testimonianza
della mostra “La manifattura JSA
e gli anni Cinquanta” promossa
dall’assessorato alle Relazioni e
Giovani dalla città di Busto
Arsizio, presso il Museo Tessile e
della Tradizione Industriale, dal
13 aprile al 19 maggio, ripropone
l’attività di una azienda illuminata
ma anche tutto il fervore culturale
che negli anni Cinquanta
coinvolse ancora una volta (forse
l’ultima) l’arte in rapporto alle arti
applicate. É la IX Triennale di
Milano, 1951, a rilanciare in Italia
il tema dell’ “unità delle arti”,
declinazione nostrana di quella
“sintesi delle arti” che, sulla scorta
dell’indicazione di Le Corbusier,
è argomento-chiave del congresso
bergamasco del CIAM, 1949.
Portare “gli artisti alla prova di
problemi concreti, promuovendo
nuovi rapporti di collaborazione
fra le varie arti: architettura,
pittura e scultura, per l’elevazione
di un livello di vita tanto spirituale
che pratico”: questo il programma
della manifestazione, la quale
mira a riprendere in modo
concettualmente energico il filo
conduttore delle Triennali
d’anteguerra, affondando
parimenti il proprio scandaglio
riflessivo sul trapasso tra
Ottocento e modernità: in una
parola, sul milieu dei Boito,
dei Pogliaghi, dei Ricci,
dello “scegliere e ricomporre”,
del liberty all’Esposizione
milanese del 1906, e poi
della “ricostruzione futurista
14
JSA e gli anni Cinquanta
Nata in una zona all’avanguardia del settore tessile
la Manifattura JSA coniuga da subito
la vocazione della ricerca artistica nella produzione
in un continuo e serrato confronto
con le grandi correnti internazionali del design
dell’universo”…
La manifestazione innesca un
dibattito vivissimo, coinvolgente
soprattutto –ma non solamente–
gli artisti che fanno riferimento
all’esperienza del Movimento
Arte Concreta, un dibattito,
beninteso, primariamente
alimentato e continuamente
rilanciato, con sovrano spirito di
curiosità intellettuale, da Gio
Ponti e dalla sua “Domus”.
Nella pagina a fronte:
Max Huber (1919) “Contrasti”
pastello su carta, 1956, cm.47x34.
In questa pagina, dall’alto:
Enrico Baj (1924) “I pupazzi di Baj”
collage, 1956, cm. 68x187;
Piero Dorazio “Roma notturna”
tempera su carta, 1957, cm 64x60.
15
Dall’alto:
Emanuele Luzzati “Il carro dei comici”
pannello stampato, 1957, cm. 150x240;
Gio Ponti (1891-1979) “Estate”
raso stampato, 1956;
Gianni Dova (1925-1991) “Senza titolo”
tempera su carta, 1954, cm.87x125.
“Io credo profondamente negli
artisti d’oggi, nei miei fratelli
artisti d’oggi” (scrive lo stesso Gio
Ponti nel 1952), i quali dovranno
contribuire a una “architettura
civilissima, bella, serena,
luminosa, sonante, chiara,
colorata e pura”. Nel dibattito,
vivissimo, intersecato
strettamente e come congenito al
nascere del design moderno, si
moltiplicano le voci. “Sono
convinto che si formeranno delle
unità creative, in cui architetto,
pittore e scultore, alla maniera dei
Maestri Comacini, daranno un
nuovo volto all’architettura
moderna. (…) La sintesi
dell’architettura con le altre arti si
può concepire soltanto nel
convivere degli architetti con i
pittori e gli scultori alla maniera
dei Maestri Comacini”, scrive Ico
Parisi nel 1953, in seno a
un’inchiesta della rivista
“Numero” sulla nuova
architettura che raccoglie gli
interventi di Sartoris, Michelucci,
Quaroni, Albini, Figini e Pollini,
Sive, Wogensky Parent, Schein,
Emery, Miquel. Non sono che
esempi, tra i molti, d’un clima che
determina di sé tutto il decennio,
e che trova svolgimento perfetto
nelle due successive edizioni della
Triennale, 1954 e 1957.
In seno a questo clima altri filoni
di interesse si agitano e maturano.
Il tentativo di recuperare, dopo
mal declinati crocianesimi,
il patrimonio turgido e alto
d’esperienza che le pratiche
16
Dall’alto:
Ettore Sottsass Jr. (1917) “Miraggio”
tempera su carta, 1956, cm.48x67;
Lucio Fontana (1899-1968)
“Concetto spaziale”
china nera, gialla e verde, buchi su carta
assorbente, 1953, cm.51x40.
altoartigianali hanno conferito
alla ricerca artistica; il valore della
piccola serie nel modello della
nascente impresa italiana, quasi
una contaminazione tra atelier di
pensiero e struttura produttiva; il
fondamento dell’inventare come
lievito del progettare, in una sorta
di continua fagocitazione di
stimoli che il dettato duro delle
discipline vorrebbe eteronomi.
Per ragione storica, le pratiche
guida di quel formidabile
decennio di integrazioni sono la
pittura, forte di una identità
storica “alta” che il muralismo del
Novecento ha rilucidato, con il
corollario del mosaico e
dell’arazzo; e la ceramica, crocevia
per eccellenza sia per la qualità
dei suoi interpreti, Fontana e
Fausto Melotti in testa (non a
caso tra i premiati maggiori alla
IX Triennale), sia per la
flessibilità illimitata d’una tecnica
pur così storicamente radicata.
Non meno intenso, ad uno
sguardo appena men che
superficiale, e anzi fatto forte dal
coincidere con il riformarsi di
distretti e modelli produttivi
autorevoli, è tuttavia il lavoro
concettuale e sperimentale sulla
tessitura, sulla stoffa.
Assai indicative, in quella IX
Triennale, sono non solo la
Mostra Internazionale di oggetti
d’arte applicata eseguiti da pittori
e scultori, ma anche quella delle
Stoffe d’arte italiane, la quale
persegue, perfetta interpretazione
del progetto grande di Ponti e
compagni, l’integrazione ulteriore
17
Dall’alto:
Bruno Munari (1907-1998) “Grafie”
collage, 1955, cm. 46x49;
Giò Pomodoro (1930) “Labirinto”
tempera su carta, 1956, cm.110x110.
tra cultura decorativa nordica e
tradizione nostrana, ovvero un
“essere italianissimi e
modernissimi” di chiave
cosmopolita, anziché autarchica.
Divengono leggendarie, in quel
contesto, non solo le figure
massime della tessitura di matrice
artigianale, come Gegia Bronzini
e Renata Bonfanti, ma anche
le esperienze più esplicitamente
volte al produrre, delle quali
Fede Cheti è, da subito,
interprete maggiore. È proprio
Fede Cheti, dalla tolda dello
storico negozio milanese di via
Manzoni 23, a lanciare per la X
Triennale, 1954, un concorso per
“tessuti stampati per mobili
imbottiti”, ricco di un primo
premio di 400.000 lire, nella
cui giuria figurano Fontana
e Marco Zanuso.
Quasi contemporaneamente, a
dire del propagarsi dell’attenzione
e dell’entusiasmo produttivo,
il Centro Internazionale delle Arti
e del Costume di Venezia di
Paolo Marinotti lancia un
parallelo concorso per “tessuti
stampati per abbigliamento
femminile” con un primo premio
di 500.000 lire, al quale un altro
seguirà di lì a due anni. Fatto
notevole, il bando chiede idee,
idee innovative, anche ove
prescindano dai requisiti tecnici
dell’attuabilità. Non basta: ecco la
“X Triennale Socota per disegni
di stoffe di arredamento”, che
vanta 3000 concorrenti e assegna,
informano i documenti ufficiali
18
Dall’alto:
Ruth Christensen “Gioco di triangoli”
tempera su carta, 1957, cm. 70x123;
Roberto Crippa (1924-1972)
“Fuochi d’artificio”
olio su cartone, 1955, cm.38x58;
Sergio Tofano “La sagra dei miliardi”
tempera su cartoncino, 1953, cm.40x42.
della X Triennale milanese, un
primo premio di 500.000 lire a
Enrico Prampolini, un secondo
premio alla parigina Helène
Cristofanetti, e un terzo premio al
giovane Gianni Dova. Le tre
realizzazioni, poste in produzione
da Socota (Como), ottengono
diplomi d’onore alla Triennale. Al
loro fianco, tra gli altri, si legge di
un diploma a Gegia Bronzini, di
uno a un tessuto di Lucio Fontana
per Jsa, e di una medaglia
d’argento a Roberto Crippa
per un altro tessuto Jsa.
È in questo momento, dunque,
che si assiste alla vera e propria
impennata di un’attenzione
produttiva che transita dal tessuto
d’arte al tessuto d’artista.
Di questo panorama intrecciato
e animatissimo la Jsa di Luigi
Grampa è, si può ben notare,
cuore ed epicentro.
Nata nel 1949 in una Busto
Arsizio che si pone all’avanguardia
del progresso tecnologico e
produttivo in questo settore,
come ben testimoniano le Mostre
del Tessile (le quali culmineranno
con la Ninth International Textile
Exhibition, 1958), Jsa è l’azienda
che da subito coniuga vocazione
all’integrazione della ricerca
artistica nella produzione con un
confronto serrato, continuo, con
le grandi correnti internazionali
del design tessile, dai modelli
nordici dell’Artek di Alvar Aalto e
della Grantex di Arne Jacobsen
agli esempi statunintensi di
Charles e Ray Eames.
19
Design
di Isabella Taddeo
Masayo Ave
Il design che cerca una riconciliazione
tra qualità emozionali e ragioni industriali
che approfondisce lo studio dei vari materiali
che ne svela le potenzialità nascoste e la vera bellezza
Giovane e originale figura di
designer nel panorama
internazionale, definisce il suo
lavoro “un design per il tatto e la
sensazione”, conferendo alla
percezione tattile una grande
importanza, un canale privilegiato
per entrare in contatto con
l’uomo, le sue abitudini, le sue
esigenze
e le sue sensazioni.
Il piacere di toccare/essere
toccato, oppure no, è un punto
essenziale nel design anche se non
viene sempre valutato al pari di
funzionalità e stile.
Toccare implica l’avvicinamento,
la scoperta e poi l’accettazione
o meno di un oggetto decidendo
di introdurlo nella propria vita.
Innescare questo meccanismo di
avvicinamento è un’operazione
complessa e se osserviamo le
centinaia di oggetti che popolano
le nostre case, spesso sterili
prodotti di un design di massa,
verso pochi di essi proviamo
questa attrazione. Desiderio che
invece emerge quasi istintivo ed
immediato davanti alle creazioni
di Masayo Ave.
Attraverso l’attenzione,
l’osservazione e manipolazione
artistica, Masayo Ave svela le
qualità nascoste nei materiali
industriali, usati spesso solo per le
loro qualità utilitaristiche, che
ritrovano una loro dignità
e forza espressiva ma
soprattutto un dialogo con l’uomo
assolutamente inedito.
Masayo non prova mai a
20
“costringere” il materiale verso
una forma prestabilita, ma tenta
di ascoltare la sua “voce
interiore”, voce che, secondo lei,
ogni materiale possiede e che
deve guidarla a scoprirne la forma
più congeniale: nascono così
oggetti sorprendentemente
inediti, che si inseriscono
nell’ambiente e nella vita di ogni
giorno, con straordinaria
delicatezza e raffinatezza.
Anche utilizzando materiali
naturali per Masayo la filosofia è
la stessa. Le ultime creazioni
“Back to nature”, portavasi in
legno dalle forme pulite,
geometriche, rigorose, frutto
dell’intervento dell’uomo che
tenta di “addomesticare la
natura”, sono caratterizzate da
spaccature, cioè normali processi
naturali del materiale.
Questo perchè, persino
tagliandolo o curvandolo, il legno
è vivo, si muove, respira e,
attraverso queste spaccature,
manifesta la forza della natura:
caratteristiche che, se all’interno
della produzione di massa
vengono considerate difetti,
diventano qui elementi distintivi
di grande forza espressiva.
“Il nostro modo di vivere sta
cambiando rapidamente -afferma
Masayo- perciò occorre guardare
con attenzione la realtà. Con
l’avvento dell’industrializzazione
migliaia di oggetti hanno invaso
le nostre case ma ciò non ha
portato una vera felicità. Il valore
di un oggetto è stato troppo
spesso considerato in base a
quanto questo oggetto veniva
Nella pagina a fronte:
Masayo Ave e i suoi “Block01”.
In questa pagina, dall’alto:
lampada “Ninni”, 1996, realizzata con
tecnica shibori giapponese;
lampada “Genesi”, 1998,
con diffusore in lastra ondulata
di schiuma reticol di PUR lavabile.
21
Dall’alto:
dettaglio e pannello in feltro
con bacchette in corian.
richiesto sul mercato, quanti pezzi
venivano venduti, anche se poi nel
giro di poco tempo scompariva e
non ne rimaneva nessun ricordo.
Io ricerco un design che abbia
valore in futuro, non mi interessa
produrre centinaia di pezzi,
ma se riesco a farne solo uno
davvero bene e coerentemente
con il mio modo di pensare,
allora sono contenta.”
Cosa caratterizza secondo te
il “buon design”?
“Ciò che viene messo in relazione
con l’uomo non deve produrre
stress ma creare serenità
e contribuire alla felicità
della persona.
Chiunque percepisce la realtà
attraverso ciò che vede e tocca e
se ciò che vede e tocca sono
oggetti “fatti ad arte”, forse questi
possono aiutarlo a vivere meglio.
Allora mi dico che in questo
campo io posso essere utile.”
Come vedi il rapporto
industria-artigianato?
“Purtroppo l’artigianato non vive
in una situazione privilegiata e
spesso sopravvive solo grazie al
souvenir per turisti, con risultati
di basso livello perchè si tratta di
riproposizione di forme e decori
della tradizione ripetuti infinite
volte. Un meccanismo vicino alla
serialità della logica industriale,
con la quale non può reggere il
confronto, che non fa bene
all’artigianato e che, anzi, lo
impoverisce. Il contatto diretto
con la materia dovrebbe invece
essere un momento privilegiato
22
finalizzato soprattutto alla ricerca
e alla sperimentazione.
Oggi c’è una grande richiesta di
prodotti fatti a mano, oggetti
carichi di valore, ma so anche che
se mi spingo troppo in quella
direzione e mi concentro su un
unico oggetto, arrivo al pezzo
unico e sconfino nel campo
dell’arte, e questo può esser utile,
solo a poche persone.
Occorre trovare un giusto
equilibrio tra qualità emozionali e
ragioni industriali.”
Come nascono i tuoi oggetti?
“Io non comincio mai da un
disegno ma agisco direttamente
nella materia: in questo modo la
mia mente e le mie mani lavorano
in sintonia, per portare la materia
a parlare da sé e ad esprimersi
senza alcuna costrizione formale,
che potrebbe derivare
dal puro ragionamento.
Quando arrivo ad un risultato,
valuto se ciò che è uscito dalle
mie mani può essere proposto e
sviluppato anche per una
produzione di serie, oppure se è
importante proteggerlo e
conservarlo nella sfera del “tutto
fatto a mano”. Per esempio,
utilizzando la tecnica giapponese
shibori, una tecnica complessa di
modellazione del tessuto, ho
realizzato delle lampade molto
interessanti ma assolutamente
improponibili sul mercato
Dall’alto:
“Filly”, 1992;
lampade “LittleMy”, 1996;
“Tofts”, 1995.
per una produzione più vasta,
data la complessità e i lunghi
tempi di lavorazione.
Volevo però avere, da una
lampada, quel particolare effetto,
quella trasparenza, quel calore,
utilizzando un materiale che
potesse essere adottato anche
dall’industria e quindi sviluppato
per una produzione più ampia.
Dalla mia ricerca è nata “Genesi”,
lampada con diffusore in lastra
ondulata di schiuma reticol di
PUR lavabile che, montata
direttamente al corpo del
propilene con sei bottoni
automatici a pressione, fornisce
da sé la sua rotondità.
La struttura della cellula aperta
del diffusore ammorbidisce la
forte freddezza, tipica
caratteristica della luce
fluorescente, creando
un’incandescenza misteriosa e
piacevole come una palla di
schiuma luminosa.
Ho ritrovato così la poesia della
lampada con tecnica shibori in un
materiale adatto ad una
produzione più ampia.”
Cosa auguri al design del futuro?
“Credo che il designer sia
investito da una grande
responsabilità nel disegnare
l’aspetto del futuro.
Ciò che manca di più al design
commerciale oggi, sovraffollato
da milioni di prodotto inutili,
è una sincera visione per il futuro.
Mi auguro quindi che
ritrovi una visione sincera
e gioiosa della vita.”
23
MOSTRE
di Enzo Biffi Gentili
“C
osa si intende oggi per arti
applicate?”.
È la prima domanda che mi fu
posta, quattro anni fa, in
un’intervista alla vigilia del mio
primo tentativo di descrivere
attraverso una serie di mostre e
convegni lo “stato dell’arte”,
applicata naturalmente, a livello
europeo (L. Perlo, Entrare in
Materia, in Mater Materia, primo
quaderno della Biennale
Internazionale di Arti Applicate
di Matera, settembre 1999).
24
Impara l’arte e mettila da parte
Una grande manifestazione a Torino per il centenario
dell’Esposizione del 1902 sull’arte decorativa
con l’ambizioso progetto di rifondare
lo “Stato dell’Arte Applicata Contemporanea”
Allora risposi: “Non lo so con
precisione”, per la verità poi
procedendo a una “campionatura”
di artefatti che a mio avviso
potevano essere considerati
esemplificativi di una teoria e di
una pratica che non osa, o non può,
dire il suo nome. Adesso, alla vigilia
delle Celebrazioni del Centenario
dell’Esposizione Internazionale
d’Arte Decorativa Moderna di
Torino del 1902 che, recidivo,
dirigo, mi viene riproposta,
frequentemente, la questione.
Vorrei questa volta rispondere,
con alcuni amici promotori
dell’evento come Rolando
Picchioni, anch’egli letterato di
formazione: “codesto solo oggi
possiamo dirti,/ ciò che non siamo,
ciò che non vogliamo”.
È un passo avanti.
Abbandoniamo i toni impostati
della voce e le referenze a poeti
comunque laureati. Non so con
precisione cosa è l’arte l’applicata,
confermo, ma so cosa non deve
essere e cosa non voglio che sia:
Nella pagina a fronte:
di Leonardo Bistolfi, affiche della “Prima
Esposizione Internazionale delle Arti
Decorative Moderne” tenutasi a Torino
dall’aprile al novembre 1902.
In questa pagina, dall’alto:
il logo della manifestazione”Artigiano
Metropolitano”, che si terrà a Torino dal
dicembre 2002 al gennaio 2003;
di David Huycke “Pearlinder”,
2000, argento martellinato.
una certa arte contemporanea
“pura”, o “concettuale” ma con
pretese di nouveau engagement
che ci affligge in troppe
manifestazioni. Mi sorregge al
proposito proprio la citazione di
uno statement di cent’anni fa,
quando i sostenitori dell’arte
decorativa non mostravano i
complessi che paralizzano molti
nostri attuali talenti: “L’arte
applicata fa senza l’arte pura; e se
essa trionfasse così, quadri e statue
non sarebber più buoni che per i
musei, i cimiteri…” (D.
Mantovani, L’Esposizione di Torino,
che si chiude martedì, in
“L’Illustrazione Italiana”, n. 45, 9
novembre 1902). Intendiamoci, è
assolutamente reciproca, tornando
all’oggi, questa esigenza di
distinzione, di presa di distanze:
penso a Michelangelo Pistoletto,
commissario di TOO BIG, la
Biennale dell’Arte Giovane che si
è svolta a Torino quest’anno e che
aveva come tema The Big Social
Game. Ebbene, nonostante
l’aspetto “impegnato” dell’evento,
Pistoletto ha tenuto
pubblicamente a precisare che non
si trattava di arte “applicata”, ma di
arte “implicata” (sottovalutando, a
mio parere, l’accezione anche
negativa, un po’ criminale, del
termine). Ma c’è chi è andato
subito a “vedere” questo gioco
sociale. Da un lato Pablo
Echaurren, che ne ha denunciato il
“trasando manierato”, il
“concettualismo spuntato” e
“l’imitazione della contestazione”
25
(P. Echaurren, La Biennale dell’arte
giovane invecchiata, in “Carta.
Cantieri Sociali” n.13, 19 giugno
2002); dall’altro Luca Beatrice, che
sin dal titolo di un suo articolo,
adottando il linguaggio del poker,
ha partecipato a questo gioco duro
(The Big Social Bluff, in “Flash Art”,
n. 234 giugno-luglio 2002).
Ho citato due fonti insospettabili
di connivenze con il “passatismo”:
figure diversissime, Echaurren e
Beatrice sono notoriamente l’uno
cultore delle avanguardie storiche
e “di massa” e l’altro cool hunter
di tendenze, ma entrambi colgono
il logorio di quel tipo d’arte
moderna (TOO BIG a Torino
non è che un episodio tra tanti),
soprattutto quando pretende di
intervenire nel conflitto, e nello
sviluppo, sociale. Torniamo ai
nostri avi subalpini
dell’Esposizione del 1902, perché
proprio nel patrimonio genetico
dell’arte decorativa o applicata sta,
a differenza di quella pura, iscritta
profondamente l’esigenza di un
nuovo rapporto con la vita reale.
Si legga, nel primo numero de
26
“L’Arte Decorativa Moderna”, la
rivista nata nello stesso anno
dell’Esposizione e dedicata alla
decorazione “della casa e della
via”, in un testo intitolato “Lo
scopo”, vero e proprio manifesto
dei promotori: “Bisogna
riavvicinare la vita all’arte se si
vuole che l’arte ritorni alla vita” (si
badi: la vita all’arte, prima che
l’arte alla vita, che è posizione
diversa da teorie come quelle su
Leben und Kunst del peraltro
ottimo Udo Kultermann a cavallo
degli anni ’60 e ’70, “formidabili”
anche per Pistoletto, ma
soprattutto dagli attuali cascami e
saldi di quelle ideologie…). Il
manifesto del 1902 era sottoscritto
dai seguenti nomi, con
l’indicazione delle relative
qualifiche: Leonardo Bistolfi,
Scultore; Davide Calandra,
Scultore; Giorgio Ceragioli,
Decoratore; G.A. Reycend,
Architetto; Enrico Thovez, Critico
d’arte. Ecco dichiarato il primo
exemplum per il Centenario che
dobbiamo celebrare in modo
“attivo” e non semplicemente
Inquesta pagina:
immagini di alcuni palazzi che ospiteranno
gli eventi.
Nella pagina a fronte, dall’alto:
di Bernard François “Rose rosse”,
2001, pendente;
“La Slovacchia a tavola”,
1996, autori vari.
commemorativo. Da una parte,
dovremo attualizzare l’obiettivo di
“riavvicinare la vita all’arte”, dando
visibilità a quanti oggi non sono
riconosciuti, e non si riconoscono,
nel sistema delle arti (sono anche
le argomentazioni di Echaurren:
“ci sono giovani che si dislocano
altrove, giovani che stanno nelle
piazze, giovani incazzati e per
questo ignorati…”).
Vorrei passare dalla predica alla
pratica, e finalmente dare
opportunità di emersione alla
nuova figura dell’ artigiano
metropolitano, di chi si guadagna
la vita, per scelta o per obbligo,
con un nuovo lavoro “autonomo”
(autoprogettato, autocostruito,
autocommercializzato) e non mi
interessa più che tanto, in una
prima fase, eccepire su
insufficienze o eccessi espressivi, e
men che meno sull’adozione di
materiali o tecniche “bassi”
(riconoscerò pari dignità in questa
prospettiva al tatuatore e al
ceramografo). Dall’altra, dovremo
proseguire su un cammino già
iniziato con la proposta del
Manifesto per le Arti Applicate del
Nuovo Secolo promosso da
Confartigianato e CNA: come nel
manifesto del 1902, che vedeva
affiancate le firme del decoratore e
quella dell’architetto, in questo
nostro erano congiunte quella del
filosofo e del liutaio, dell’orefice e
del critico d’arte. È, formalmente,
il rifiuto di vecchie e nuove
gerarchie, della riduzione
dell’artiere a un ruolo solo
esecutivo. L’ho ribadito
recentemente proprio su queste
pagine: non bisogna assolutamente
ritenere che l’artigiano abbia
esaurito la sua carica creativa e che
sia incapace di rinnovare la
tradizione (Vietri sul Mare. Elogio
del volgare, in “Artigianato” n. 45
apr/giu 2002). Basta conoscere un
poco la storia: un tempo era
grande Gio Ponti, ma lo era anche
Pietro Melandri (e i pezzi creati
dalla interferenza di gusto PontiMelandri non sono poi così
memorabili…). E oggi forse non ci
mancano i Ponti e i Ponticelli, ci
mancano i Melandri e i Bucci…
Sia chiaro: mi rendo ben conto
della complessità dell’argomento e
della fondatezza di alcune
argomentazioni avverse.
So che non si può aprire la sola
“via della mano sinistra”, con
qualche rischio demagogico e
populistico; ma che si deve anche
perseguire una “via della mano
27
destra”, più tradizionale, elitaria e
formativa, che tenda a ricomporre
nella stessa figura professionale
facoltà cognitive, progettuali,
costruttive e manuali. È quanto
auspicava nel 1902 Dino Mantovani
nello stesso articolo già citato:
“L’artista fra noi conosce
pochissimo la lavorazione del
materiale, che fu cura e studio de’
nostri sommi artefici antichi.
Gli scultori fiorentini erano orafi in
origine, ora è il momento che
divengano orafi gli scultori”.
Per questo ordineremo con il
World Crafts Council per il
Centenario a Palazzo Bricherasio
una mostra intitolata Masterpieces,
che andrà considerata come una
“galleria dei modelli” d’arte
applicata contemporanea, di “capi
d’opera”, reintroducendo così
criteri di selezione , di
discriminazione estetica e di
didattica. Persino nelle Accademie
di Belle Arti, ove l’arte si “purifica”
In questa pagina, da sinistra:
di Daniel De Montmollin “Vaso”
2001, grès e smalti sovrapposti
(foto Raymond Sauvaire);
di Carol Rama “Bavagliolo” 1951
(pittura su bavaglino).
Nella pagina a fronte, dall’alto:
Manifattura Lusso - Torino
“Ceramiche Eccentriche” anni ’50;
Piet Stockmans “Sette di Coppe”
1997, porcellana colata bianca
(foto Van Sloen & Raemakers).
sino allo svaporamento, la
progettazione artistica per l’impresa
e le arti applicate sono tornate a
essere, con Ugo La Pietra, materie
di insegnamento; ora anche i temi
della “arte-techne” e della
“bellezza” tornano ad avere diritto
di cittadinanza: si pensi alla nuova
proposta del Presidente del
Comitato Scientifico delle
Celebrazioni del Centenario
torinese, e neo-Presidente del
Consiglio di Amministrazione della
Accademia di Brera, Stefano
Zecchi, diretta alla istituzione di
una Scuola d’Applicazione d’Arte e
Architettura (esperimento che
rappresenta, certo, un revival delle
scuole-officine ottocentesche, ma
anche l’adeguamento a quelle
scuole-laboratori assolutamente
contemporanee, che nel Nord
Europa e nei paesi anglosassoni
hanno reso il loro termine craft
pronunciabile e spendibile, anche
dalle nostre riviste très design…).
28
Nel prossimo dicembre Torino diventerà
nuovamente capitale delle Arti Applicate
per celebrare il Centenario della sua
Esposizione Internazionale del 1902, di
fondamentale valore storico per essere
stata la prima al mondo riservata esclusivamente alle arti decorative. Sarà la
Fondazione per il Libro, Musica e
Cultura (creata e partecipata da Regione
Piemonte, Provincia e Comune di
Torino, guidata dal Segretario Generale
Rolando Picchioni e, per questa specifica
missione, da Enzo Biffi Gentili nel ruolo
di Direttore Artistico), insieme alla massima organizzazione del settore World
Crafts Council, a coordinare una complessa e articolata “macchina espositiva”
che coinvolgerà l’intera città attraverso
grandi mostre, convegni e infine l’Artigiano Metropolitano, il primo Simposio
Internazionale dedicato alla eccellenza e
all’innovazione, anche tras-gressiva, nelle
contemporanee Arti Applicate.
Un’operazione ambiziosa di nuova politica culturale, che realizza un primo grande
obiettivo del recente Manifesto per le
Arti Applicate del Nuo-vo Secolo di CNA
e Confartigianato, anch’esse promotrici
ufficiali dell’evento. Sull’ideale “asse” di
via Lagrange si snoderanno le “mostre
del centenario”, animando il cuore della
città barocca e consentendo ai visitatori di
ripercorrere, in una “passeggiata architettonica e decorativa”, un secolo di creatività artistico-industriale. Alcuni esempi:
- a Palazzo Cavour la mostra “TO
1902002. Le manifatture aristocratiche” (5/12/02-2/2/03), promossa da
Regione Piemonte e curata da Rossana
Bossaglia e Cristina Morozzi, proporrà
un “paragone” tra artefatti del 1902 e
2002 realizzati dalle stesse imprese attive
ieri e oggi;
- a Palazzo Bricherasio “Masterpieces. L’artista artigiano tra Picasso e
Sottsass” (5/12/02-26/1/03), promossa
da Provincia di Torino e curata da Enzo
Biffi Gentili, presenterà “capi d’opera”
delle arti applicate europee, mentre quelle italiane saranno a Palazzo Carignano;
- a Palazzo Lascaris saranno esposte
opere d’arte applicata piemontesi di ieri e
di oggi;
- a Palazzo Graneri “L’architetto artista” (5/12/02-2/2/03), promossa dal Progetto BTicino e curata dall’Ordine
Archi-tetti di Torino con il Collegio
Architetti di Catalogna, renderà omaggio
a Gaudì;
- da San Filippo Neri si giungerà all’Archivio di Stato ove “Eccentri- City.
Torino città d’arte e industria 19451968” (5/12/02-2/2/03), a cura del
Seminario Superiore Arti Applicate
Congregazione Oratorio di Torino,
documenterà l’incredibile fioritura di
arti applicate “eccentiche” a Torino tra
il 1945 e il 1968;
- infine alla Cavalleria Reale la mostra
mercato “Artigianato Metropolitano”
(5/12/02-3/2/03), promossa dalla città di
Torino e curata dallo stesso Seminario,
vedrà la partecipazione di giovani che
autonomamente progettano, producono,
commercializzano i propri artefatti.
29
MOSTRE
di Angela Vettese
Alik Cavaliere
e l’Orlando Furioso
Tutto il mondo di Ludovico Ariosto
attraverso dipinti e sculture dell’artista
in mostra al Centro Artistico Alik Cavaliere
dal 6 ottobre al 5 novembre 2002
Ippogrifi, la lotta tra Rodomonte
e Ruggero e tutto il mondo
di Ludovico Ariosto. La mostra,
introdotta da Elena Pontiggia, che
si inaugurerà il 5 ottobre presso il
centro Artistico Alik Cavaliere di
Milano in via De Amicis 17,
ricorderà l’artista con dipinti e
sculture su questi temi. “Sono
30
tornato ad Ariosto per guardarmi
allo specchio”, ebbe a scrivere
Alik nelle riflessioni che hanno
accompagnato il suo lungo
impegno sull’ Orlando Furioso.
Per Cavaliere, infatti, la ricerca
sull'Ariosto ha costituito una
straordinaria occasione di
riflessione sul tema “cambiamento
di epoca” e del nuovo ruolo che, in
questa temperie esaltante ma
sconvolgente, assume sia l’artista
in particolare sia l’uomo in
generale. Come accadrebbe a un
individuo odierno, Ariosto
descrisse infatti: la dilatazione
dello spazio, la rivoluzione dei
costumi, i mutamenti nel modo di
Nella pagina a fronte:
Alik Cavaliere, “Non conosce la pace e
non l’estima chi provato non ha la
guerra prima”, Ludovico Ariosto,
Orlando Furioso (canto 31°),
pastelli su carta telata, 1993/1994,
cm. 310x358 (foto Maria Mulas).
In questa pagina:
Alik Cavaliere,
“Duello tra Ruggero e Rodomonte”
1994, ottone e rame,
cm.260x135x100 (foto Walter Miralo).
pensare e il cambiamento nel
modo di concepire la realtà
tutta. Nel nuovo mondo, nel suo
tempo come nel nostro, nulla è
immobile e ogni riferimento si
sposta, dando luogo a scenari
inediti e a contraddizioni
palpabili. L'Ariosto rivisita la
propria epoca nel poema senza
un accenno esplicito alla realtà
estraniante e complessa dei
nuovi mondi; eppure sullo
sfondo delle vicende narrate
aleggia il mare, che collega i
luoghi delle battaglie; donne,
cavalieri, armi e amori
divengono pretesti per
la libertà del poeta, che con
impareggiabile ironia mette in
dubbio i valori acquisiti e le
coordinate tradizionali della vita
e del romanzo cavalleresco,
“mandando or questo or quel
giù nell'inferno a dar notizia
del viver moderno". Questa
eccezionale capacità di intuire e
rendere nell'arte le
trasformazioni della sua epoca,
scorrono ai nostri occhi in
parallelo alle riflessioni del
grande scultore Arturo Martini,
generando “opere che la gente
guardandole scopre di aversi
senza accorgere cambiati gli
occhi”. Nel lavoro di Cavaliere,
Ariosto si fa dunque metafora
del fare artistico, inteso come
maniera per pensare il proprio
presente, e a confrontarsi con lui
su questo stesso terreno. Un
tema, quello dell'artista a
confronto con se stesso e con la
propria epoca, che ritroviamo
come un filo (forse fisicamente
31
Nella pagina a fronte:
Alik Cavaliere,
“Scene dall’Orlando Furioso”
pastelli, acquarelli e tempere
su carta telata, 1993/1994,
due pannelli cm. 150x365 e 162x365
(foto Maria Mulas).
reso da quel filo di lana o di ottone
così spesso presente nelle
installazioni dello scultore) che
collega indissolubilmente tutte le
opere più complesse di Cavaliere,
da Il Pigmalione alle Riflessioni da
Narciso, dal Fast Museum a I
Processi, per citare soltanto alcune
tappe. Così l'opera dello scultore,
sempre potentemente collegata
alla fabula, alla narrazione, al
racconto, diventa anche metaopera, cioè opera che è una
occasione per porre domande sulla
propria stessa ragione di esistere.
Questo il senso della presenza
ricorrente di cornici, palcoscenici
teatrali, specchi, elementi che ne
denunciano le ragioni costruttive
in modo aperto anziché nascosto.
L’opera si mette in scena e intenta
un processo di autoanalisi senza
fine. E da questa spinta a superare
le barriere dell'opera, a travalicare
le regole imposte dal buon senso e
dalla etichetta, ha origine
probabilmente anche l'esigenza di
evadere dai limiti della scultura:
così si spiega l’utilizzo di
innumerevoli materiali e tecniche
e anche di rendere talvolta, come
in questo caso, la pittura
protagonista della scena. E la
pittura si dimostra strumento
duttile e inesauribile di
affabulazione, che permette di
“differire”, come scriveva Ariosto,
avventure e situazioni, di rileggere
l'Orlando furioso con libertà
simile a quella che il Poeta si prese
nel crearlo. Ne derivano affreschi
policentrici all'interno dei quali si
aggirano un po’ spaesati i paladini
di Ariosto, le rosee dame, i cavalli
32
dai potenti glutei, le caravelle dalle
cento vele spiegate, castelli in
fiamme e ovunque radure e
boschetti, larghe chiazze di verde
tra l'azzurro pallido del cielo e
quello intenso del mare, tra i gialli
e gli ocra di una terra a sprazzi
arida e disseminata dalle macchie
rosse del sangue e dell'amore, dei
tetti e degli incendi, dei fiori
e delle finiture delle armi. Accanto
ai quadri, sospesi nel tempo,
aleggiano grandiosi gli eroi in
battaglia e l'ippogrifo, in doppia
versione, composti di lastre di
ottone e rame. Una gran parte di
questo lavoro è stata presentata la
prima volta da Cavaliere alla
Galleria Arcadia di Milano nel
1994, un'altra a Capo d'Orlando
l'estate seguente. Nell'occasione
del premio dell'Accademia di San
Luca, sempre nel ’94, Alik tenne
una conferenza dal titolo:
“Ludovico Ariosto, l'Orlando
Furioso e la primavera del 1994”,
in cui scriveva: “...1994 e seguenti:
vanificate le speranze messianiche
dettate da utopiche scorciatoie
ideologiche (gestite entro vecchi,
obsoleti schemi) occorreva avere la
capacità, la disponibilità e il
coraggio di ripartire dal progetto,
dai progetti; dispersiva follia è
stata l'averli, con brusche sterzate,
dirottati su altrettanto utopici miti
di salvazione frammentati su
‘tecnologia’, sul ‘mercato’, su
rigide regole di credi religiosi, su
modesti, talora meschini interessi
regionali, etnici o corporativi;
talora persino su un salvatico
nulla. […]. Il momento in cui
viviamo è straordinario,
ricchissimo culturalmente. Il
‘grande’ gesto che occorre,
secondo me, fare per sentirsi parte
del processo è quello di
riappropriarsi come singoli della
propria mente, ché, altrimenti,
siamo dei fantocci erranti,
disarmati paladini del nulla.
I singoli individui riconquistino
la dignità di pensare in proprio
-non per delega ad altri, amici,
gruppi, consanguinei o sofisticati
moderni strumenti di
informazione ed elaborazione-.
La riappropriazione della propria
mente, la conquista della capacità
di guardarsi intorno da soli
per 360 gradi, senza paure, panico,
pur nell'incapacità iniziale delle
scelte, costituisce una traumatica
benefica operazione rivoluzionaria
già iniziata, nei primi attimi o
passi resi incerti per l'atrofia
muscolare in noi tutti ingenerata.
Ci accorgeremo finalmente dei
tanti, infiniti singoli che sono
pensanti: solo allora avremo la
possibilità di comunicare con loro
e tra noi, la gioia di avere qualcosa
da dire e ricevere: autentiche
informazioni per un arricchimento
interno ed esterno tra essere
‘umani’ che possano rendere il
proprio progetto individuale
ricchezza collettiva; solo allora
potremo avventurarci in progetti
collettivi corali, divenuti possibili.
D'altronde il processo mi pare sia
pure in embrione già iniziato.”
La mostra proseguirà fino al 5
novembre 2002: da lunedì a venerdì
ore 9,30 - 12,30; il pomeriggio su
appuntamento, tel.02.8323220.
INIZIATIVE
di Davide Viganò
www.ArtisanExpo.it
Dopo il primo anno di sperimentazione
il portale dell’artigianato lombardo tira le somme
di un positivo bilancio a favore degli artigiani
che incrementano i loro contatti all’estero
ArtisanExpo.it, il portale dedicato
all’artigianato lombardo, inizia ad
assaporare i primi risultati, frutto di
un costante lavoro di promozione in
Italia e all’estero.
Il portale, che promuove le aziende
artigiane lombarde dei settori casaarredo, tessile-abbigliamento e
artigianato artistico, vede
incrementare l’accesso di utenti sul
sito, nonché i contatti delle aziende
espositrici: richieste di preventivi e
informazioni sui prodotti, nonché di
ordini veri e propri. Tra i paesi
esteri che hanno generato maggiori
negoziazioni con le aziende presenti
sul sito, abbiamo gli USA al primo
posto, seguiti da Germania, Canada,
Iran e Pakistan. Non mancano poi
contatti con paesi europei, sudamericani ed asiatici. ArtisanExpo
però non si ferma, anzi, prosegue la
sua sfida e lancia una campagna
negli USA che include azioni di
marketing mirate sul target di
riferimento (grossisti, dettaglianti,
distributori, appassionati del made
in Italy,…) con direct-mailing e
inserzione di pagine pubblicitarie
su riviste specializzate relative
ai tre settori del portale. E ancora,
campagne banner, direct-e-mailing,
iscrizione sui principali motori di
ricerca statunitensi e su directory
specializzate, per finire poi con un
evento di presentazione del sito
che si terrà a New York il 16 ottobre
2002. I risultati ottenuti sono anche
da attribuire al costante lavoro di
posizionamento sui motori di ricerca
italiani e internazionali più usati dal
pubblico del web. Ma non è finita,
ArtisanExpo si rinnova! Cambia
infatti versione grafica e acquisisce
34
una nuova piattaforma tecnologica,
più flessibile e dinamica, che
permetterà tra l’altro una maggiore
autonomia delle ditte espositrici in
quanto, grazie al sistema di
“selfpublishing”, esse saranno in
grado di aggiornare autonomamente
i prodotti esposti. Con l’apposita
sessione formativa vengono forniti
alle ditte espositrici gli elementi per
il funzionamento del back-end del
sito nonché le password di accesso al
sistema. Inoltre, nella nuova release,
la traduzione dell’intero sito anche
in lingua spagnola (la versione
inglese e tedesca sono già presenti)
consentirà alle ditte di allargare i
propri contatti sui mercati in lingua
spagnola, dove sono previste nuove
azioni promozionali. Grandi passi
avanti quindi per l’Artigiano che
espone i propri prodotti su
ArtisanExpo.it che, da un lato
sfrutta il canale Internet per
promuoversi all’estero e dall’altra
acquisisce sempre più familiarità e
competenze con le nuove
tecnologie. “Non bisogna però
dimenticare che, con l’evolversi dei
nuovi scenari legati al mondo di
Internet, è inevitabile che le
aziende, alle quali vengono
proposte offerte di ogni tipo, si
sentano spesso disorientate di
fronte alle molteplici possibilità.
Inoltre vi sono le iniziative
individuali che si moltiplicano
molto rapidamente. Si tratta dei
singoli siti aziendali spesso
realizzati senza tener conto dell’
“usability” e della campagna
promozionale, senza la quale il sito
rimarrebbe disperso nell’immenso
mare di Internet” commenta Fabio
Nella due pagine:
alcuni oggetti di artigianato lombardo
appartenenti ai principali settori che
espongono su ArtisanExpo.it..
Bentivegna responsabile dell’area
eBusiness & webMarketing in
Promos. Per meglio orientare le
aziende, Promos ha appena
condotto un’analisi dei competitors
italiani ed esteri di ArtisanExpo,
dalla quale si evince che, rispetto ai
concorrenti, ArtisanExpo risulta
essere il sistema più bilanciato sia
come numero di settori che come
rapporto vetrine/prodotti, nonché
in termini di servizi offerti alle
aziende aderenti. Inoltre mostra
maggiore attenzione alla
promozione, in particolar modo
quella rivolta ai mercati esteri. In
questa fase il portale è ancora
aperto ad accogliere le nuove
adesioni di aziende artigiane
lombarde che vorrebbero esporre i
propri prodotti sul sito.
Questo tipo di operazione in
genere è limitata ad alcuni periodi,
in quanto si cerca il più possibile di
allineare le ditte aderenti in modo
da far percorrere insieme le tappe
previste dal progetto (assistenza,
formazione, realizzazione e
traduzione vetrine, promozione,
ecc…).
Promos è sempre disponibile a
fornire informazioni e dettagli
relativi al progetto.
Il progetto, promosso da Regione
Lombardia e Unioncamere
Lombardia in collaborazione
con le Associazioni Artigiane
(Confartigianato Lombardia,
C.N.A. Lombardia, C.L.A.A.I.,
C.A.S.A.), è realizzato da
PROMOS (Azienda Speciale della
Camera di Commercio di Milano
per le Relazioni Internazionali) in
collaborazione con Cedcamera.
35
PROGETTI
di Angelo Caruso
C’è Usato & Usato
Esigenze di un ritrovato gusto del recupero intelligente
nel lay-out di un negozio in franchising
I
n questi ultimi anni, si è assistito
al progressivo proliferare dei
“mercatini degli oggetti usati”
e della formula commerciale del
“conto vendita” da privato venditore
a privato acquirente, con la semplice
mediazione della
struttura commerciale, che cura
l'esposizione e la vendita degli
oggetti, traendo proventi dalle
provvigioni maturate.
La ragione di tale espansione e di
tanto successo è dovuta alla recente
inversione di tendenza, quando,
dopo il boom economico degli anni
’60 e l’era del consumismo degli
anni ’80, col nuovo millennio (gioco
forza, e facendo dunque di necessità
virtù), si è diffusa la nuova filosofia
del “recupero intelligente”
e del riciclaggio. Si può dunque
ritenere che, in un breve lasso di
tempo, questa nuova sensibilità farà
registrare un notevole incremento
della disponibilità di oggetti “usati”,
dunque, una maggiore offerta a
prezzi sempre più accessibili
per un pubblico certamente in
progressivo aumento.
Ovviamente, la selezione degli
oggetti “usati” d’antiquariato riduce
tale proporzionalità inversa tra
maggiore offerta e minore prezzo,
pertanto si è ritenuto
commercialmente necessario
integrare il conto vendita
proveniente dai privati con il conto
vendita proveniente dalle aziende
raccoglitrici, integrato inoltre, con
la vera e propria compravendita, sia
dalle aziende che dai privati.
In questo modo si ha la possibilità di
effettuare un elevato volume
di transazioni remunerate
36
a provvigione, con un esiguo
investimento per l'acquisto di
merce. L’idea innovativa messa a
punto dall'Arch. Angelo Caruso
(Art-Director) e oggi sviluppata
da NoZone - Servizi Tecnici per
il Franchising, è quella di mettere
insieme e a disposizione sia degli
operatori che dei clienti, i vantaggi
di un “mercatino dell'usato” con lo
standard qualitativo paragonabile in
linea di massima a quello di un
negozio di Antiquariato, passando
pure per la trattazione di oggetti
d’arte, d’artigianato, d’arredamento
e di design (nuovi e di revival), alla
maniera di un normale negozio, la
cui impostazione, però, somiglia più
a uno show-room, dove, per la
propria clientela, viene selezionato
il migliore “Usato”, cui corrisponde
un certo “valore aggiunto”:
il tempo e la manualità artistica. Il
marchio, nella sua semplice dicitura
“C’è Usato & Usato”, sintetizza,
riassume e trasferisce in maniera
immediatatutta una serie di
informazioni e concetti, quali, ad
esempio:l’antiquariato autentico è
pur sempre un oggetto “Usato”; nei
negozi del network, non si tratta
tutto l’usato indistintamente, ma
solo l’Usato d’un certo tipo e livello.
Trattandosi dunque di “Usato” e di
“conto vendita”, i prezzi risultano
sicuramente vantaggiosi rispetto a
In questa pagina, dall’alto:
sala da pranzo di modernariato,
sul mobile a specchiera: portafoto, candele
e centrotavola sudafricani,
sul tavolo, impreziosito
da un tappeto in damasco,
pezzi da cucina in ceramica tunisina,
alle pareti stampe di Mirò e Matisse;
l’angolo riservato alle ceramiche siciliane:
la scelta è caduta su artigiani che sono
in grado di personalizzare le richieste,
con propensione al design.
Nella pagina a fronte in alto, da sinistra:
progetto dell’insegna e della facciata di un
negozio “C’è Usato & Usato”;
In basso, da sinistra:
scorcio degli ambienti d’ingresso:
sulla cassettiera in eclettico,
sormontata da caminiera
“Luigi Filippo”, l’oggettistica
è di artigianato indonesiano e tunisino;
un angolo della sala da pranzo,
custodisce una credenza-dispensa incassata
nel muro utizzata per accogliere piccole
collezioni ed oggetti contadini d’uso
quotidiano.
quelli di un antiquario.
In un negozio “C’è Usato & Usato”
si può trovare competenza
di settore a garanzia del prodotto,
ma nessuna pretesa di voler passare
per antiquari; per cui il cliente
ha un approccio con questa nuova
realtà commerciale molto più
rilassato, instaura con gli operatori
un rapporto quasi “alla pari”,
maggior fiducia e minore
diffidenza nell'approccio con
l'oggetto di antiquariato.
Il lay-out
Il lay-out di un punto vendita è
studiato per sposare a pieno la
filosofia del recupero intelligente.
Ove possibile vengono lasciati intatti
gli elementi caratteristici
e caratterizzanti della location:
vecchi pavimenti, volte in gesso,
piccole lesioni, piccoli difetti
in genere, evidente segno
del passare del tempo. Innanzitutto,
si è curato l'aspetto di una facile
esportabilità a basso costo in
qualunque regione d’Italia ed in
qualunque contesto della città.
I colori mediterranei “forti”, ma
dati “a una sola mano”, consentono
anche a vecchie pareti di ritrovare
una nuova vitalità. Il giallo si sposa
benissimo con le varie tonalità del
legno, sino al nero dei mobili
ebanizzati, mentre il rosso esalta le
dorature di cornici e fregi. Tutto lo
spazio espositivo risulta caldo,
avvolgente e invitante.
La disposizione delle ambientazioni,
appositamente studiata secondo
schemi piuttosto standard (benchè
coi pezzi unici e non “di serie” tale
operazione risulta abbastanza
complessa), rende il contesto più
simile ad una abitazione che non ad
un negozio; i salottini diventano
angoli di convivialità con la
clientela, eppure sono essi stessi
merce in vendita.
L’insegna, in legno a doghe e
sovrastanti lettere in forex, risulta
(così come i pannelli) abbastanza
versatile e dimensionalmente
adattabile, idonea ad essere inserita
anche sulle facciate degli edifici
ubicati nei centri storici delle
nostre città d'arte. Le vetrine,
abbastanza ampie e volutamente
piene di merce in posizione
avanzata, offrono all'esterno scorci
di ambientazioni di sfondo, tali da
risultare addirittura sfocate, come
sbiadite dal tempo, benchè, la forza
dei colori adottati, venga fuori
37
Dall’alto:
nella camera da letto liberty si sono curati
i dettagli per ricreare un ambiente
siciliano di cent’anni fa: culla in ciliegio,
mobile porta-camicie anni ’40 su cui
poggia una psiche tardo impero;
primo piano del letto matrimoniale
che si riflette negli specchi dell’armadio,
un’antica scala per la raccolta della frutta è
utilizzata per esporre ricami.
accattivante come un irrifiutabile
invito ad entrare. Dischi da 78 giri
degli anni ’20 e degli anni ’30,
girano sul grammofono, rendendo
l'ambiente molto più realistico
di quanto non riescano a fare tanti
altri elementi d'arredo. Le pareti
vengono arricchite di fregi, cartigli,
decorazioni floreali, stampe e
incisioni d'epoca. Le eventuali
finestre vengono corredate di tende
a ricamo, su bastoni ad anelli.
I tappeti rossi sul pavimento,
delimitano e focalizzano zone
specifiche, pur rimanendo
essenzialmente un contesto
sufficientemente open-space.
Addobbi in fiori secchi di ottima
fattura artigianale, quadri di artisti
locali del passato o contemporanei,
cocci, terre cotte, ceramiche raku e
tanto altro ancora, rendono
l'insieme veramente irresistibile e
fascinoso. Le luci, rigorosamente
bianche (alogene), intercalate alle
luci ad incandescenza dei lumi e
delle piantane artigianali, esaltano
gli oggetti e la loro natura, senza
alterarne minimamente l'aspetto
abbondantemente invecchiato.
Quella che si respira, insomma, è
autentica “aria d’altri tempi”.
La formula, la novità e i vantaggi
Si è ritenuta vincente l’idea di
potere offrire a chiunque
l’opportunità di essere “cacciatore”
nel riuscire a trovare l'affare da
“mercatino” in un contesto, però,
di oggetti tutti di buon livello e che
normalmente si trovano soltanto
dall'antiquario a prezzi
sensibilmente più alti.
“C’è Usato & Usato” si rivolge
pure, e principalmente, a quella
38
numerosissima fascia di utenti
che ha smesso di frequentare
squallidi mercatini dell’usato dove
tanta roba è di cattivo gusto
o addirittura davvero inutile; questo
genere di utente però, benchè ne
subisca il fascino, quasi sempre
rinuncia all'acquisto dell'oggetto
importante, o per paura d’essere
raggirato per l’assenza di garanzia
alcuna o per semplice difficoltà di
trasporto. Ecco perchè anche
l’ubicazione del Punto Vendita
risulta essere un fattore importante!
Un punto vendita “C’è Usato &
Usato”, non richiede grossi
investimenti per l'impianto iniziale
nè per la ordinaria gestione, infatti:
costi zero per l'arredamento dei
locali poichè, mobili e oggetti in
vendita, opportunamente
ambientati, costituiscono già essi
stessi l’arredo, riuscendo persino a
creare un contesto gradevole e
raffinato.Da ciò deriva pure una
certa facilità nell’eventualità di uno
spostamento dell’attività da un luogo
all’altro della città (niente arredi
fissi, niente su misura, tutto
agevolmente trasferibile). Tempi
brevissimi per l'ottenimento delle
necessarie autorizzazioni e delle
licenze commerciali. Nessun
investimento per il restauro dei
pezzi, infatti: un mobile di
antiquariato in conto vendita, se
non trova acquirente entro un certo
periodo di tempo, dovrà essere
restituito al suo proprietario nello
stato in cui questi lo ha consegnato;
un mobile di antiquariato non
restaurato può essere movimentato
senza particolari cure o attenzioni,
inoltre, certifica da sè la propria
autenticità, conserva il fascino della
patina acquisita nel tempo,
offre l’opportunità di un acquisto
a prezzo inferiore, concede la
possibilità, agli appassionati del
“fai da te”, di assecondare l'esigenza
dell'hobby. Altro vantaggio, proprio
di questo settore, è che ogni pezzo
Dall’alto e da sinistra:
veduta delle vetrine di un negozio C’è
Usato e Usato: “Antiche terre di Sicilia”,
al n. 62 di via Vittorio Emanuele III
a Belpasso (CT);
salottino siciliano d’ingresso fine ’800,
piattaia liberty francese in mogano su cui è
esposta una collezione di riproduzioni di
reperti greci e romani, il tappeto beduino
è di fattura marocchina;
in primo piano tavolo anni ’20
in radica con sedie déco,
sul tavolo servizio di piatti tunisino,
in fondo vetrina da sala francese fine ’800
in radica laccata nera e credenza déco.
d’antiquariato autentico è
praticamente “unico”. Si opera
quindi come in una sorta di
monopolio dove ciascun pezzo e
ciascun prezzo risente spesso di
fattori specifici relativi e correlati
alla circostanza caso per caso;
spesso, un indugio da parte del
cliente, un “...grazie torno domani”
risulta fatale! Una volta persa
l’occasione di acquistare quel dato
oggetto non è più possibile
recuperare; il cliente si abitua in
fretta all’idea che quando trova ciò
che ha cercato, allora non deve
indugiare! L’eventuale invenduto
(tra la merce acquistata), non
costituisce “giacenza” bensì diviene
“assortimento” e capitalizzazione,
non si corre infatti il rischio che
l'anno venturo passi di moda o
perda valore, anzi, proprio il
contrario! Col passare del tempo,
merce poco ricercata e dunque
di basso valore iniziale, può
diventare di colpo ambita e quindi
abbastanza quotata. La clientela
affida con fiducia gli oggetti
da vendere, anche quelli di un certo
valore, sapendo che l’assicurazione
incendio e furto convenzionata,
garantisce da qualunque
eventuale spiacevole imprevisto!
La strategia
Un punto vendita “C’è Usato &
Usato” consente, tramite la
gradevole ambientazione dei pezzi
esposti, di poter proporre ad un
prezzo adeguato anche quegli
oggetti insoliti e quelle “curiosità”
(il più delle volte snobbate se non
messe in luce opportunamente) di
difficile inserimento e per ciò
reperibili a buon mercato. Infatti,
uno dei parametri di valutazione più
attendibili circa l’autenticità del
pezzo è appunto fornito dal prezzo.
La clientela e gli appassionati del
genere (che di norma se ne
intendono un po’ pur non essendo
antiquari) sanno che, per forza di
cose, un pezzo autentico dovrà pure
costare un tantino più di un
qualsiasi altro oggetto dubbio!
Si sarebbe portati addirittura a
diffidare, nel vedere un bell’oggetto
d’antiquariato autentico,
esposto a prezzi da “patacca”.
Per questa ragione, tutti gli oggetti
esposti presso i punti vendita della
rete, recano l'etichetta col prezzo, e
a tal proposito, una gradevole
particolarità, è rappresentata
dal fatto che, il talloncino
del prezzo, rigorosamente in “carta
riciclata”, viene compilato con
la penna stilografica a mano.
A scanso d’equivoci, l’etichetta del
prezzo è un elemento fortemente
rassicurante per qualunque
acquirente, sia per il più esperto che
per l’amatore estemporaneo! Ne
consegue, per logica, che il prezzo
esposto sarà per forza il più congruo:
anche un cliente inesperto potrà
acquistare senza l’angoscia di dover
pagare il conto dell’inesperienza!
C’è Usato & Usato
Via Rossi 43, 21020 Barasso (VA)
tel 0332.745270 fax 0332.745270
<http://www.ceusatoeusato.it>
[email protected]
NoZone
Servizi Tecnici per il Franchising
39
LABORATORI
di Isabella Taddeo
Atelier “FuoriClasse”
Un laboratorio nel quartiere di Brera a Milano
espressione naturale delle esperienze di ricerca
condotte da Matilde Trapassi con gli studenti
di Decorazione dell’Accademia di Belle Arti di Brera
Già da qualche anno Matilde
Trapassi, insegnante di
Decorazione all’Accademia di
Belle Arti di Brera, desiderava
creare uno spazio-laboratorio dove
fare ricerca nel campo delle arti
applicate, con alcuni dei suoi
migliori studenti. Da questo sogno
nasce poi un progetto che si
concretizza due anni fa con
l’apertura, nel cuore di Brera, del
laboratorio “FuoriClasse”, uno
spazio che in qualche modo
rappresenta una proiezione verso
l’esterno del lavoro svolto in classe
e una possibilità per gli studenti di
proporre, ad una clientela più vasta
e specializzata, le proprie
creazioni; una finestra sul mondo
e un vivace e fervido luogo di
scambio di idee, supportate
40
dall’esperienza e dalla grande
sensibilità di Matilde Trapassi.
Un laboratorio dove si
sperimentano tecniche dal sapore
antico come: felting, ingobbio,
tintura a riserva, mosaico, intarsio,
plumaria..., che attraverso nuove
forme e decori ritrovano forza e
vitalità per una lettura più
contemporanea. I “motivi” di
queste creazioni sono elaborazioni
di un libero immaginario
iconografico e trasmigrano da un
materiale all’altro, da un forma
all’altra creando spesso contrasti
stimolanti e di grande impatto
visivo. I “capisaldi” dell’atelier,
oltre naturalmente a Matilde
Trapassi, sono Cristiana Di
Nardo, Nadia Odorico ed Esra
Sakir, allieve di Matilde e
specializzate nella lavorazione del
feltro, tecnica che hanno appreso
nell’Europa del nord (Islanda,
Finlandia, Svezia,...), dove
quest’arte è stata recuperata e
valorizzata ormai da tempo. Il
“felting” ha origini antichissime e
nasce in un contesto umile e
decentrato dai grandi circuiti del
commercio e della ricchezza, ma
offre infinite possibilità espressive
Nella pagina a fronte, dall’alto:
vasi lisciati in argilla nera
di Lee Hwa Seon,
esecuzione a “lucignolo” o a “colombino”,
con decorazioni a “ingobbio”;
feltri tridimensionali rigidi,
di ispirazione orientale
di Cristiana Di Nardo
realizzazione senza cuciture.
grazie anche alla facilità
con cui può essere
accostato con altri
materiali. Dalle sapienti
mani di queste due ragazze
nascono arazzi, cappelli,
borse, abiti, vasi,
complementi d’arredo,...
Di pregevole interesse
sono le stampe su carta
giapponese da matrice in
feltro di Cristiana Di
Nardo con inserimento di
filamenti in feltro, opere di
straordinaria raffinatezza
dove la nobilitazione di
questo umile materiale
raggiunge livelli espressivi
davvero molto alti. Ogni
autore che collabora con
l’Atelier, studenti che
In questa pagina, dall’alto:
piatto in ceramica,
di ispirazione ispano-moresca
di Matilde Trapassi;
“wearable-art”, giacca/scultura
indossabile (e dettaglio)
di Nadia Odorico,
realizzazione a mosaico,
tessere in lana cotta incollate con
silicone su materiale morbido;
arazzo in feltro
realizzato in atelier
per il pittore Saverio Terruso
da un suo acquarello del ’56.
Matilde definisce
“fuoriclasse”, presenta i
propri elaborati grazie a
eventi e piccole mostre
che periodicamente si
svolgono presso il
laboratorio. Da
segnalare un giovane di
grande talento: Daniele
Broglia che riscopre e
valorizza l’antica “arte
plumaria”, un’arte
antichissima (le cui
origini risalgono alla
notte dei tempi) diffusa
dall’Asia meridionale e
orientale, attraverso
l’Indonesia e l’Oceania,
fino alle due Americhe,
caratterizzata dall’uso di
penne e piume di uccelli
41
A lato:
moduli in feltro di forma quadrata
per la realizzazione di arazzi,
coperte o tappeti componibili
di Esra Sakir.
Sotto:
particolare e stampe da matrici in feltro di
Cristiana Di Nardo
con inclusioni di feltro colorato.
nella decorazione di vesti, armi,
attrezzi e oggetti d’uso culturale o
profano. Solo quando queste
piume vengono lavorate secondo
un piano ornamentale chiaramente
riconoscibile e con l’aiuto di mezzi
tecnici si può parlare di arte
plumaria, i cui prodotti più alti
appaiono come veri e propri
mosaici di straordinaria bellezza.
La particolarità e genialità del
lavoro di Daniele Broglia è che
però utilizza un altro materiale:
ricava da bottiglie di plastica
moduli precisi e puliti, tagliati uno
ad uno, che fissa su un supporto
(stoffa, reti leggerissime) da cui
prendono forma splendidi
mantelli, cappelli, abiti dalle
textures inconsuete. Questo
materiale, che poco si presta ad
elaborazioni artistiche, viene
nobilitato attraverso questo
preciso e raffinato intervento
manuale che lo discosta da ciò che
qualcuno potrebbe definire
un’operazione “trash”.
La precisione con cui vengono
rifiniti questi moduli e la
leggerezza dell’effetto d’insieme
ingannano l’occhio che li
percepisce come vere e proprie
piume. Questa sperimentazione si
è concretizzata, con il contributo
dell’Accademia di Belle Arti di
Brera e dell’atelier “FuoriClasse”,
in “Artificiosa Pluma”, evento
svoltosi per “Sposa Italia
Collezioni”, nel giugno scorso
presso la Fiera di Milano, in cui è
stato presentato un abito da sposa
realizzato con questa tecnica.
42
A lato:
tappeto in feltro di forma circolare
(e dettaglio) di Matilde Trapassi,
produzione coordinata
ai piatti in ceramica.
Sotto, dall’alto:
“Mosaico di piume” (mantello con
decorazione di ispirazione Maori)
e pannello decorativo (particolare)
di Daniele Broglia,
due opere di “arte plumaria”
realizzate con piume
in plastica trasparente.
43
LABORATORI
di Pasqaule Mancini
(Foto Walter Moesch)
Terramia
Innovativo laboratorio ceramico napoletano
ma anche centro artistico culturale
con corsi di ceramica, arte presepiale e decorazione
che vanta uno show-room nel centro storico cittadino
Moltissimi napoletani, e non
solo loro, ricordano con nostalgia
le grandi rassegne di arte
presepiale e di ceramica artistica
campana tenute durante il
periodo natalizio, dagli anni
ottanta, nel complesso
monumentale di Santa Maria La
Nova, posto all’inizio dei punti
cardinali del centro storico di
Napoli. Durante una di quelle
edizioni, mi pare quella del
Natale 1988, era esposta nella
apposita sezione presepi una
grande “Natività” in terracotta,
assolutamente nuova nella
posizione dei personaggi,
intrigante quanto suggestiva e
sicuramente “rivoluzionaria” per
un pubblico notoriamente
tradizionale come quello
napoletano. Proprio quel
pubblico, specialmente la sua
componente giovanile, mostrava
di gradire quella “Natività”,
fermandosi a discutere con gli
autori, giovani anche loro.
Struttura che allora muoveva i
primi passi nell’ambito delle
grandi mostre, già operante sul
territorio cittadino specialmente
per i corsi per l’apprendistato
della ceramica aperti anche a
persone di una certa età, oltre che
nella produzione di manufatti
molto interessanti che andremo
fra poco ad analizzare.
Conobbi dunque in quella
circostanza Paola Capriotti,
romana di nascita, trapiantata da
anni a Napoli e sposata con un
napoletano. Da un costruttivo
44
scambio di opinioni sullo stato di
salute della ceramica campana,
rimasi colpito dalla preparazione
professionale della mia
interlocutrice, dalla sua grinta,
oltre che dalla sua vissuta
consapevolezza di operare,
addirittura come imprenditrice, in
un settore le cui leve di comando
sono riservate solitamente agli
uomini. Quest’ultimo aspetto non
era allora, così come non lo è
ancora oggi, marginale, anche se
molte cose, dal 1988 ad oggi, pure
in Campania sono cambiate.
Infatti anche in questa regione è
Nella pagina a fronte:
“A’ Caffettera e’ Pulcenella”,
realizzata dal Laboratorio Terramia:
Valeria Albino, Paola Capriotti, Francesca
Casale, Gianluca Di Tonto, Gabriella
Tomei.
In questa pagina, dal Corso di Ceramica e di
Decorazione, dall’alto e da sinistra:
“lume” in terraglia bianca opaca;
acquasantiera in terraglia bianca lucida;
immagine con maestri, collaboratori
e studenti all’opera.
possibile trovare, in diverse realtà
produttive, donne imprenditrici
che hanno dimostrato capacità
manageriali notevoli. Da sempre
in Campania, nei luoghi
tradizionali dove si lavora la
ceramica (Cerreto Sannita,
Napoli San Lorenzello, Vietri sul
Mare) la responsabilità nella
gestione delle botteghe e dei
laboratori, sia quelli a conduzione
familiare che altri più importanti,
spetta ai maschi, ai maestri,
custodi gelosi dei loro segreti,
padri-padroni, almeno fino a non
molti anni fa, di un sistema
verticistico di conduzione
aziendale dove ogni personaggio,
dal più semplice a quello più
complesso, doveva funzionare
secondo certe regole non scritte
tramandate da padre in figlio che
non prevedevano nessun tipo di
accordo e collaborazione con le
botteghe concorrenti.
Ci vollero Max Melarson e
soprattutto Irene Kowaliska per
aprire, agli inizi degli anni
cinquanta del secolo scorso a
Vietri sul Mare, nuovi e più
proficui orizzonti per la ceramica
locale. Alle donne che si
dedicavano alla ceramica, almeno
per quelle dotate, era riservato il
compito di decoratrici, cosa che
accade anche oggi. La nostra
Paola Capriotti, invece, nella
seconda metà degli anni ottanta si
inserì a muso duro -occorre
subito precisarlo- in questo
contesto a Napoli aprendo,
appunto, il laboratorio
“Terramia”, dove si cercarono
subito nuove strade per una
produzione ceramica che non
fosse di routine, immettendo sul
mercato, non solo locale, nuovi
tipi di manufatti personalizzati da
colori e debrì mai visti prima e
che il mercato, sondato attraverso
la partecipazione alle fiere
settoriali di Firenze, Milano ed
anche all’estero, mostrò subito di
gradire. Nel laboratorio
Terramia, in Via Pigna 76 a
Napoli, che attualmente occupa
molti ambienti per la
progettazione, la foggiatura, la
decorazione, l’essicazione e
grandi spazi espositivi, si lavora
anche la ceramica d’arte con la
creazione di opere di ottimo
livello. Rimarchevole la
produzione in terracotta delle
mitiche caffettiere napoletane,
anche in grande formato,
vivacizzate da tanti pulcinella in
diverse positure, alcune con i
coperchi trasformati in minipresepi con pastori lillipuziani di
complessa fattura.
Terramia vanta anche uno studio
di design e di progettazione di
manufatti per l’arredo casa e per il
giardino; a latere, corsi di
ceramica, decorazione scultura e
pittura. E’ comunque un centro
attrezzato di ottimo livello,
sicuramente tra i migliori nel suo
campo in tutta la Campania, che
vanta uno show-room dei propri
prodotti, a prezzi imbattibili, in
Via S. Giovannni Maggiore
Pignatelli a Napoli, proprio nel
cuore del centro storico, a pochi
passi da San Domenico Maggiore.
Gli anni che sono trascorsi sono
stati ricchi di soddisfazioni, ma
anche terribilmente duri, per
questa piccola donna d’acciaio che
45
si chiama Paola Capriotti. La
grinta è quella di sempre. Paola
non è una persona che molla
facilmente. Per lei la ceramica è
stata una scelta di vita. La stessa
grinta ha trasmesso al figlio Luca,
divenuto un perno essenziale del
laboratorio e suo prezioso
consigliere. Per finire, riportiamo
alcuni brani di un’intervista che
Paola Capriotti ci concesse anni
fa, con accenni che riguardano il
passato ed il presente del suo
lavoro, i programmi futuri e
soprattutto… un grande sogno
nel cassetto che ora
ha finalmente realizzato.
...Da quanto tempo ti è venuta
questa passione per la ceramica?
Da sempre! Fin da ragazzina mi è
piaciuto modellare la creta, creare
personaggi di fantasia, oggetti
d’uso, sculture in miniatura,
decorare piccoli vasi. (…) Dopo le
scuole superiori mi sono sempre
più convinta che la mia strada era
questa e poi fondare un
laboratorio, programmarlo e
dirigerlo secondo le mie idee e
46
cercare le strade per una
produzione con nuove
aggettivazioni, dal linguaggio, se
non proprio rivoluzionario, che si
discostasse dalla solita routine.
In buona parte ora credo di
esserci riuscita, anche grazie a
quei collaboratori che avevano
compreso le mie aspirazioni e a
mio figlio Luca che è davvero un
punto di forza in tutti i sensi.
Ti ritieni soddisfatta del lavoro fin
qui svolto e dei traguardi raggiunti?
In buona parte mi sento
soddisfatta, ma non ho ancora
raggiunto il mio sogno più
grande: la creazione di un centro
artistico culturale e di una scuola
riconosciuta dalla Regione in cui
ognuno possa dare libero sfogo al
suo estro, scuola aperta a tutti,
non solo ai giovani ma anche a
portatori di handicap ed anziani...
Dopo vent’anni circa il sogno si
è realizzato!
Esiste finalmente la scuola di
ceramica, arte presepiale e
decorazione, tenuta da maestri di
grande professionalità, coordinati
da validi collaboratori:
arte presepiale: Davide Giannone;
ceramica: Rito Marigliano e
Raffaele Sansone; Tornio: Gino e
Antonio Anastasio; Pittura: Maria
Pia Daidone e Maurizio Riccio;
Scultura: Rito Marigliano e Ciro
Polio Oliviero. Tra i collaboratori:
Valeria Albino, Annie Beunardeau,
Francesca Casale, Fabio Celiento,
Ciriello, Gianluca di Tonto,
Gabriella Fedele, Rosa Muzzica,
Loredana Panunzio, Ettore
Passetto, Gabriella Tomeo, Alessio
Valentinelli. L’impegno è
veramente arduo, perché occorre
mantenere alto il prestigio del
proprio marchio in presenza,
soprattutto, di una concorrenza
a dir poco spregiudicata,
che invade letteralmente
il mercato con prodotti scadenti
e a prezzi ridicoli, e non ci si
riferisce solo alle importazioni
di manufatti di ceramica
provenienti dalla Cina e dintorni!
Ci vorrebbe poi, e qui casca l’asino,
un intervento finanziario adeguato
da parte della Regione.
Nella pagina a fronte, da sinistra:
acquasantiera in terraglia “craquelè” con
decori in rilievo;
bottiglie decorative di Antonio Anastasio e
Paola Capriotti, tecnica a tornio
e assemblaggio.
In questa pagina, dall’alto:
dalla collezione Pulcinellomania:
“’a ce piglià ’o cafè”, servizio da caffè per
due, tre, quattro o cinque persone;
differenti manufatti di caffettiere
e bricchi personalizzati.
PULCINELLoMANIA
Ceramica…che impresa!!! “Napoletanità vuol dire che la vita, oltre che vissuta, va anche interpretata, altrimenti
finirebbe il piacere di viverla alla giornata, che è il modo più sagace di accettazione… Interpretare la vita significa
viverla variamente e raccontarla con personale intuizione, fatta di malinconia, satira inoffensiva, allegria rilassante (di
Mario e Tiziana Pirone e Rosanna Cannoniere, da “Napule chest’é”). Nasce, allora, Terramia, grazie all’inesauribile
vena creativa di Paola Capriotti e dei suoi collaboratori, una sorta di risveglio commerciale! C’è la voglia di comunicare
attraverso il linguaggio umoristico, i detti, gli slogan, le frasi: A’ tazzulella ‘e cafè…Carmela a caffettera…Scio’ scio’
ciucciuvettola… Terramia di Luca Gianì, giovane imprenditore napoletano, figlio di Paola Capriotti, vuol far rivivere
la napoletanità che è stata ben definita. L’azienda, con l’originalità del suo prodotto conosciuto in varie parti del mondo,
è una delle aziende di ceramica leader della Campania. Luca, che si occupa del comparto artistico oltre che delle pubbliche
relazioni, sta dimostrando di avere la stoffa dell’imprenditore di razza, un giovane serio, maturo, con le idee chiare,
consapevole del compito che assolve e degli impegni seri che questa attività comporta. Ha già compreso una cosa
fondamentale che regola la vita di ogni azienda che si rispetti, piccola o grande che sia, e cioè che per stare alla pari con le
altre realtà produttive che operano nel suo settore devi avere idee sempre nuove, essere continuamente aggiornato sulle
tendenze del mercato ed offrire comunque prodotti di qualità. Anche per queste ragioni Luca, nel contesto della ceramica
d’arte e seriale, ha dato il via alla produzione di “pulcinella” ed altri soggetti della memoria storico-popolare di Napoli.
Un’iniziativa che sta incontrando i favori della committenza più esigente.
47
AUTORI
di Federica Franceschini
Guardando la parete che ospita
le cinquanta formelle in terracotta
intitolate “Passi d’autore” si ha
l’impressione di essere avvolti in
un grande abbraccio colmo di
storie ed emozioni.
Graziano Pompili, lo scultore
faentino di nascita e reggiano di
adozione che ha dato vita a questa
suggestiva opera, ha voluto,
attraverso una serie di immagini,
raccontare il suo trascorso
artistico e di vita.
Le terracotte, presentate insieme
a diverse creazioni recenti
dell’artista nel più ampio contesto
della mostra “Autoritratti”, sono
state realizzate per una sala del
suggestivo Circolo degli Artisti di
Faenza, sede della mostra stessa
terminata il 14 gennaio 2001.
Un omaggio, quindi, alla città che
lo ha visto crescere e che, tra i
banchi dell’Istituto d’Arte, gli ha
permesso di avere il primo
contatto con le potenzialità
espressive della terracotta,
utilizzata, in quest’opera,
con ingobbiatura (tecnica antica
in uso tra i greci e i romani).
In “Passi d’autore”, Pompili
ripropone i soggetti scaturiti dalle
sue scelte espressive nel corso
degli anni quasi volesse riflettere,
nel chiaro e intenso sapore
del ricordo, sul valore delle
esperienze trascorse.
Come scrisse Hermann Hesse
ne Le stagioni della vita (“Come si
potrebbe lodare un giorno prima
del suo tramonto?”), Graziano
Pompili ha avvertito la
48
Passi d’autore
Cinquanta formelle in terracotta
tracce di tutte le scelte stilistiche e tematiche
del linguaggio dello scultore Graziano Pompili
fuggevolezza del presente e ha
capito che il ritmo incalzante
delle ore si porta via la coscienza
e in parte la magia dei momenti
vissuti; per questo si è fermato a
rimirare dietro di sé, nel tentativo
di riafferrare, attraverso la
nostalgia, ogni istante trascorso.
Per dare voce ai suoi ricordi
Pompili usa immagini plasmate
nella terracotta e racconta un
cammino già percorso, forse
dimenticato, ma che ora riappare
in tutto il suo valore,
sapientemente ridisegnato e
colorato delle emozioni che il
tempo ha tenuto sospese.
Le cinquanta formelle
contengono, come una biografia,
le tracce di tutte le scelte
stilistiche e tematiche che hanno
permesso all’artista di approdare
ad un linguaggio ricco di
sensibilità e di messaggi.
In alcune di queste terracotte
troviamo riproposti gli elementi
che Pompili perseguiva con forza
alla fine degli anni ’70: conchiglie
e foglie fossilizzate, amigdale
preistoriche e forme naturali che
nascono dal terreno. Sono
soggetti che si distinguono per
spontaneità, resa ancora più
evidente dal trattamento non
perfetto del materiale, e ricordano
quelli collezionati con grande
entusiasmo dallo scultore quando
era bambino.
In essi si legge chiaramente
l’attenzione dell’artista verso uno
scolpire pronto ad accogliere le
suggestioni del passato
Nella pagina a fronte:
“Cavallo con ombra”, terracotta cm.30x40.
In qesta pagina dall’alto:
“Collezione”, terracotta cm. 35x30;
“Multiplo”, terracotta cm. 30x30.
archeologico che sembrano
trapelare da impronte o segni
lasciati nel terreno.
È una passione, quella per i
ritrovamenti e l’archeologia, che
non ha tardato di sfociare
nell’amore per le forme della
scultura classica, riproposte in
altre formelle di “Passi d’autore”
secondo il gusto e lo stile
coltivato da Pompili
per tutti gli anni Ottanta.
Vengono rappresentate anfore
antiche, cavalli dalla sagoma
chiaramente classicheggiante, ali
appartenute a qualche nike greca
e soprattutto frammenti accostati
come se si trattasse di oggetti
riaffiorati da uno scavo.
Questi ultimi danno la sensazione
di qualcosa che è ritornato
faticosamente alla luce lottando
contro la legge del tempo che,
con il suo trascorrere e posarsi
sulle cose, le modifica e ne rivela
aspetti prima ignoti.
Per esempio una formella ospita il
volto di un bambino, scomposto
in numerosi cocci che danno
l’idea di qualcosa di dimenticato,
ma ancora ricco di messaggi.
Altre formelle ancora, sempre
legate alla passione per lo scavo,
sono dedicate alla figura umana e
presentano corpi mancanti di
alcune parti oppure mezzi busti
posati su colonne che ricordano
gli etruschi, i Dalla Robbia e
Piero della Francesca.
Pompili terrà sempre viva nella
sua poetica l’idea del
ritrovamento, del recuperare il
49
In qesta pagina dall’alto:
“Collezione”, terracotta cm. 30x45; “Passi
d’autore”, terracotte cm. 300x350.
passato come fa anche in
“Passi d’autore”, che vuole essere,
a suo modo, un ritorno delle
origini, personali dell’artista,
ma anche dell’umanità.
L’elemento che, secondo lo
scultore reggiano, meglio
simboleggia le radici di tutti gli
uomini, è la casa, soggetto
presente in ben dieci delle
cinquanta terracotte e
protagonista nella produzione di
Pompili dagli inizi degli anni
novanta fino ad ora.
La casa, la struttura più
significativa attorno alla quale si
articola la vita delle persone,
rappresenta meglio di ogni altra
cosa il legame inscindibile
dell’uomo con la terra, legame
inteso sia in senso biologico che
culturale (in linea con tale
messaggio, certe sculture degli
anni ’92-’97 si intitolavano
opportunamente,
citando Holderlin,
“L’uomo abita il mondo”).
Alcune di queste case vengono
raffigurate sulla sommità di
montagne librate nell’aria che
ricordano da vicino l’incantevole
quadro di Magritte del 1961
“Il castello dei Pirenei”,
e sembrano nascere dalla terra
che si allarga in modo naturale
sotto di loro.
In altre due formelle la casa viene
invece ripetuta identica in una
serie, racchiusa in una specie di
griglia, come per sottolineare la
pluralità delle esperienze umane
e allo stesso tempo l’universalità
dei valori che le governano.
50
In qesta pagina dall’alto:
“Senza titolo”, terracotta cm.45x30;
“Formella”, terracotta cm.45x30.
Ma, seguendo l’ispirazione che
anima le sue ultimissime creazioni
del 2000,
Pompili ripropone in “Passi
d’autore” la casa abbinata alla
figura umana, in quello che
appare un autoritratto essenziale
e non caratterizzato.
L’artista, in due formelle,
si rappresenta con le gambe
scostate, come sul punto di
muovere un passo,
nell’atteggiamento degli antichi
offerenti greci o romani e tiene
sulle mani o sulla testa una casa.
Pompili, quindi, si offre con una
confessione, si mostra agli altri
e comunica se stesso, la sua storia
e la sua cultura, inglobate e
rappresentate appunto dalla casa.
Graziano Pompili è riuscito
a esprimere al massimo le
potenzialità comunicative
della sua arte, regalando in uno
sguardo solo la storia e la poetica
di una intera vita artistica.
Ma lo scultore ha creato
quest’opera anche per se stesso,
mosso dalla necessità di
recuperare e riassaporare un
trascorso che si tende sempre a
mettere da parte in modo
frettoloso a favore della novità,
sebbene rimanga inconsciamente
impresso in ogni azione.
Pompili ha capito che le
conquiste del passato possono
diventare un importante punto
di riferimento, un luogo
magicamente sospeso da cui
attingere, perché no,
nuovi elementi per il futuro.
51
AZIENDE
di Ugo La Pietra
Progetti e proposte Morelato
Ad Abitare il Tempo 2002 la Ditta Morelato
ha anticipato i suoi programmi futuri
con la nuova collezione “Classico 2000” e
l’Osservatorio sull’Arte Applicata nel Mobile
L’
immagine consolidata della
produzione Morelato, ormai nota
per la produzione di oggetti
progettati rivisitando gli stili del
passato, riferiti al ’700, ’800 e
’900, si arricchirà, secondo un
programma messo a punto con
l’art director Ugo La Pietra, di un
nuovo capitolo dedicato al 2000.
Per l’anno 2003 è stata presentata,
ad “Abitare il Tempo” a Verona,
la nuova collezione “Classico
2000”.
Così la Morelato ha esplorato e
proposto, attraverso un lavoro di
ricerca e progettazione con il
coinvolgimento di alcuni designer,
quattro secoli di storia dove però,
per quanto riguarda il 2000,
i riferimenti non potranno
essere fatti a “stilemi” acquisiti
dalla storia delle “Arti
Applicate”, ma da una classicità
contemporanea tutta da scoprire
e che la stessa Morelato
preferisce definire “lo stile
al di sopra degli stili”.
Proprio come, qualche volta,
Gio Ponti indicava la vera essenza
del “mobile classico” come un
mobile senza riferimenti a periodi
storici, quindi non “una sedia
barocca, neoclassica, liberty ...” ma
una “sedia sedia”, un oggetto
cioè capace di farsi riconoscere
come l’oggetto che esprime tutto
o il meglio della cultura
progettuale espressa nel tempo.
In sintesi, la nuova collezione
vedrà rappresentati tutti i principi
e i valori che hanno da sempre
caratterizzato i mobili Morelato in
52
Nella pagina a fronte: pubblicazione che
raccoglie una collezione di mobili realizzati
dalla Morelato. Ricerca e sperimentazione
all’intero di tre gruppi di oggetti con
riferimenti più o meno espliciti al classico,
“relazioni-citazioni-allusioni”, una proposta
per la costituzione dell’Osservatorio
sull’Arte Applicata del Mobile a cura di Ugo
La Pietra.
In questa pagina, dall’alto:
alcuni oggetti della collezione di mobili
progettati da Antonio Berdondini, ebanista
a Faenza negli anni ’30/40, di prossima
produzione dalla Berdondini:
poltrona “Maggio”; mobiletto “Villa
Savoia”; tavolo “Ettore”.
chiave contemporanea: attenzione
agli aspetti ecologici (nelle materie,
finiture, lucidature, ecc.),
oggetti dedicati all’area affettiva
dello spazio domestico
sociale-individuale (soggiorno,
pranzo, camera da letto),
oggetti il cui risultato è anche
quello di un’attenta ed innovativa
ricerca sui materiali e quindi, come
accennato sopra, oggetti
al di sopra degli stili e quindi,
usando forme archetipali,
essenziali e rassicuranti. A questi
programmi di ordine progettuale e
produttivo si aggiunge l’iniziativa
prettamente culturale della nascita
dell’Osservatorio sull’Arte
Applicata nel Mobile.
La Ditta Morelato, che di fatto si
impegna da tempo a sviluppare e
sostenere iniziative culturali
cercando di dare importanza alla
53
Sotto, dall’alto e da sinistra:
alcuni progetti realizzati da
Pier Luigi Ghianda:
secretaire da tavolo in legno di noce, 1980 ca.;
“Maria Palitas”, poltrona a dondolo,
da un’idea di Gae Aulenti, legno di cedro, 1975;
“Kioto”, tavolo di Gianfranco Frattini,
legno di faggio naturale, 1974;
traversa da bagno di Gae Aulenti,
legno di cedro e abete, 1981;
scatola portapillole, legni di essenze diverse, 1935;
“Etagère”, libreria da centro di Mario Bellini,
massello, 1989.
54
Dall’alto:
logo della nuova collezione Morelato
“Classico 2000”;
Pier Luigi Ghianda
ritratto nel suo laboratorio
in differenti fasi di lavorazione.
tradizione del mobile classico
(vedi la collezione Morelato
“Ricerca e Sperimentazione”,
presentata al Museo Minguzzi
durante il Salone del Mobile di
Milano), oggi presenta un nuovo
ed ambizioso programma:
la relizzazione di un Osservatorio
sull’Arte Applicata nell’area
veneta, con particolare attenzione
alla lavorazione del mobile.
Una struttura che dovrebbe
svolgere attività di promozione
e valorizzazione dell’area di
Bovolone/Cerea e del mobile
veneto, oltre a contribuire alla
valorizzazione del mobile a livello
nazionale ed internazionale.
Così, come primo segno
dell’attività dell’Osservatorio, alla
manifestazione di settembre
presso Palazzo Taidelli, sono
state presentate due esperienze
particolarmente significative:
il lavoro del maestro
ebanista Pierluigi Ghianda,
che rappresenta un raro esempio
di “valore culturale”
e di “capacità fattuale”
nella lavorazione del legno;
l’anticipazione della Collezione
Berdondini, ispirata ai modelli
realizzati da Antonio Berdondini,
ebanista che ha operato a Faenza
soprattutto tra gli anni ’30 e ’40.
Due proposte che indicano
sinteticamente quella che sarà la
politica culturale di questa
struttura: espressione della cultura
materiale in grado di rinsaldare il
legame tra memoria storica e
proposte contemporanee.
55
FIERE E SALONI
di Fernando Murilo Moro
Marta Va edizione
Dal cinque all’otto dicembre 2002 in occasione
della Mostra dell’Artigianato di qualità
happy hours, concerti serali ed altri eventi
per la festa d’Inverno che si terrà a Firenze
entro i bastioni medicei della Fortezza da Basso
F
irenze, dal cinque all’otto
dicembre 2002, è sotto il segno
dell’artigianato in festa: Marta,
mostra dell’artigianato, indosserà i
colori, le luci, i profumi di una festa
d’inverno da vivere tutti insieme,
per quattro giorni consecutivi, nella
centralissima Fortezza da Basso.
Tante le novità in programma per la
mostra, organizzata per il quinto
anno consecutivo da Firenze
Expo & Congress, a partire
dall’ampliamento dei settori
merceologici della manifestazione
per abbracciare a 360 gradi l’intera
sfera della strenna natalizia, da
quella prodotta dalle nostre secolari
tradizioni artigianali a quella
multietnica, per finire con le
proposte più sfiziose ed allettanti da
cogliere al volo per il tempo libero.
L’artigianato unito alle invitanti
atmosfere di una kermesse
prenatalizia saranno gli ingredienti
principali della manifestazione che
di anno in anno si ripropone e si
rinnova sia come opportunità
commerciale, sia come momento da
trascorrere in fiera a contatto diretto
con le migliori creazioni della
creatività e della fantasia. Negli
storici ambienti della Fortezza da
Basso l’aria di festa si colora di sogni
e desideri per un mondo
immaginario ma tangibile di piccoli
e grandi doni. Dirlo con un oggetto:
dall’oggettistica ai complementi
d’arredo alle proposte per il living e
la decorazione della casa,
dall’oreficeria e bigiotteria fino ai
prodotti biologici e naturali, ai
profumi, alle essenze esotiche e
candele aromatiche per rendere più
luminosi, caldi, avvolgenti ed intimi
gli spazi del Natale.
56
“Opera buffa”, tavola realizzata da Imelda Bassanello, cm. 160x190, 1996 (particolare)
Questo e molto di più si potrà
vedere, toccare ed acquistare a
Marta, dal 5 all’8/12/02.
Sono previste inoltre aree di
intrattenimento per i visitatori, che
spazieranno dalle dimostrazioni di
punto a croce, ricamo, découpage,
creazioni in cera ed altri materiali
artistici, alle degustazioni e corsi di
sommelier e di cucina fino a spazianimazioni per i più piccoli.
Saranno inoltre allestiti all’interno
della Fortezza cybercafé come punto
di incontro per teenager e adulti,
secondo le nuove tendenze del gusto
che privilegiano il desiderio di
incontrarsi e conoscersi al di là dei
confini di tempo e spazio. Concerti
serali ed altri eventi -primo fra tutti
l’happy hours aperto fino alle 02.00
di notte- completeranno il
calendario degli appuntamenti in
programma alla Fortezza da Basso
nei quattro giorni di svolgimento
della mostra mercato.
Marta dunque non solo vetrina e
volano commerciale per centinaia di
imprese e di laboratori artigiani che
presenteranno alla festa d’Inverno
alla Fortezza, con prodotti di qualità
e ricercatezza, il livello raggiunto
dalla produzione artigianale italiana,
ma anche come anteprima
fiorentina del Natale, luogo
privilegiato di incontro da vivere,
nello spirito comune della festa,
entro i bastioni medicei della
Fortezza da Basso, dal 5 all’8/12/02.
Orario di apertura: 10.00 - 23.00
Biglietto € 7,00 - Ridotto € 5,00
Informazioni: Firenze Expo&Congress
tel 055.49.721 - fax 055.4973237
e-mail: [email protected]
FIERE E SALONI
di Florinda Gaudio
Nella difficile situazione
economica attuale Tendence 2002
ha mostrato i punti di forza come le
debolezze del mercato, ma con un
orientamento tendenzialmente
positivo. Dal 30/8 al 3/9/2002 la
manifestazione ha riconfermato la
propria leadership quale principale
appuntamento per fare gli ordini
per la stagione autunno/inverno,
come anche per riassortirsi in vista
delle vendite di Natale, contando
4.444 espositori provenienti da 86
Paesi su una superficie espositiva
lorda di 321.500 mq e oltre 100.000
visitatori da 67 Paesi. Proprio
Tendence 2002
Molto soddisfatti gli oltre 100.000 visitatori specializzati
internazionali giunti a Francoforte
per la manifestazione d’autunno
che ha annunciato “Tendence Lifestyle”
nuovo concetto espositivo per il 2003
quest’anno, ovvero, data la difficile
situazione economica, la più grande
fiera mondiale dei beni di consumo
del periodo autunnale doveva
dimostrare la propria importanza
ed essere il motore di nuovi impulsi
per l’industria dei beni di consumo
internazionale. “Tendence resta il
più importante appuntamento per
fare gli ordini per la stagione
autunno-inverno. Questo ci è stato
confermato dalla maggior parte
degli espositori e visitatori nei
giorni scorsi” è il bilancio,
sostanzialmente positivo, della
manifestazione,
del dr. Michael Peters, Membro del
Consiglio Direttivo di Messe
Frankfurt. “Mentre alcuni hanno
già avvertito segnali di ripresa in
primavera, altri puntano invece
sulla congiuntura invernale”. A
Tendence la voglia di fare acquisti
e al tempo stesso la frustrazione
erano presenti l’una accanto
all’altra. Dai fatturati record alla
stasi totale, dalla corsa agli acquisti
al rifiuto di comprare, la fiera si è
presentata quest’anno come quella
delle contraddizioni. Ma questo
quadro controverso dimostra
anche che non è sempre tutta colpa
57
Nella pagina precedente:
immagine di uno stand
nel padiglione “Gallery”.
della congiuntura economica.
“Spetta anche alla volontà dei
singoli trovare nuove prospettive.
Tendence ha dimostrato,
quest’anno in particolare, che
proprio questi impulsi innovativi
sono ciò di cui ha bisogno il
mercato per rimettersi in moto, e
qui li può trovare” dichiara Peters.
Sul fronte dei visitatori è stato
superato l’esame a pieni voti: il
90% degli oltre 100.000 visitatori
ha raggiunto i propri obiettivi e si è
dichiarato da soddisfatto fino a
molto soddisfatto. La qualità dei
visitatori specializzati è inoltre
ulteriormente cresciuta rispetto alla
precedente edizione. Proprio
dall’estero sono venuti i top-buyer
dotati di potere decisionale che
hanno sfruttato il loro soggiorno a
Francoforte in maniera
decisamente più intensa rispetto al
passato. I Paesi europei
maggiormente rappresentati sono
stati Svizzera, Lichtenstein, Italia,
Olanda, Francia, Austria, Belgio e
Lussemburgo, così come Gran
Bretagna e Spagna.
Per quanto riguarda i visitatori
d’oltreoceano i principali Paesi di
provenienza sono stati USA,
Giappone e Corea del Sud.
Anche quest’anno il grado di
internazionalità di Tendence è
stato del 24% circa. Con le mostre
speciali quali, per esempio,
“Caffee” o “Windows”, Messe
Frankfurt ha offerto ai
commercianti ispirazione e
orientamento sulle nuove tendenze
del mercato. Creativi, designer e
artisti hanno fornito ai dettaglianti
suggerimenti e idee innovative per
avvicinare i clienti. Concomitante
58
con Tendence si è svolto il
congresso sulle nuove tendenze nel
commercio e consumi.
Museums shop a Tendence 2002
Anche quest’anno nell’ambito di
Gallery -salone specializzato di
quadri e cornici- nel padiglione
4.0 si è svolto per la seconda volta
il Museums Shop, dove produttori
e manifatture hanno presentato ai
compratori di articoli museali e di
prestigiose boutique del regalo le
ultime novità e tendenze. L’offerta
spazia da raffinati articoli da regalo,
molti dei quali su licenza, a speciali
produzioni realizzate per rinomati
musei e collezioni. Sia che si tratti
di prodotti dell’artigianato artistico
italiano, di ceramica o di tessuti
pregiati, ciò che contraddistingue
tutti i prodotti di questo salone è
l’alto grado di cultura, originalità e
qualità. Nella mostra speciale
“Museo Museo”, nel padiglione
4.0, il gruppo italiano “Artex” ha
presentato la tradizione e l’arte
toscana in una mostra intitolata
“take art away”, che unisce
l‘artigianato artistico al marketing.
Tutti i prodotti esposti nella mostra
-articoli da regalo, complementi
d’arredo, tessili per l’arredamento,
lavori di oreficeria e gioiellivengono prodotti essenzialmente
per i negozi di articoli museali. Idee
innovative per l’allestimento e
l’arredamento del Musems Shop
sono state presentate nella mostra
speciale “Display” dal gruppo
Octanorum, che ha fornito così ai
negozi di articoli museali spunti e
suggerimenti interessanti per la
vetrinistica, importante strumento
di promozione delle vendite.
Tendence Lifestyle: nuovo
concetto espositivo dal 2003
Lifestyle nei quattro “mondi
dei consumi”
Il commerciante si trova oggi di
fronte a un nuovo tipo di
consumatore, ben consapevole e
informato, che ben presto non
accetterà più un’offerta di prodotti
sovrabbondante, complessa e
caotica. Messe Frankfurt sta
seguendo questo processo di
trasformazione con molta
attenzione e anticipatamente
presenterà, a partire dal 2003, un
nuovo concetto espositivo per
Tendence. Principio base della
nuova concezione della
manifestazione una strutturazione
non più per tipologia di prodotto,
bensì per “mondi dei consumi”,
che copriranno tutti i settori più
importanti dei diversi stili di vita
del consumatore finale. Questi
mondi si chiameranno: Modern
Living, Emotion, Joy e Function.
Joy
Il nuovo settore espositivo per
l’intero comparto internazionale
degli articoli da regalo si chiama
“Joy”. Variopinti, spiritosi e
divertenti, ma al tempo stesso di
prestigio e qualità sono gli articoli
presentati dai saloni specializzati
“Gifts Unlimited”, “Manufakturen
& Collectables”, “Carat”,
“Seasons”, “Senses”, “Modern
Crafts” e “Passage/Gift”.
L’offerta spazia dagli articoli da
regalo, gioielli, manufatti preziosi
e oggetti da collezionare, ai
prodotti di cartoleria e decorazioni,
fino ai prodotti per la cura del
corpo. In questo contesto
particolarmente ricco e interessante
si colloca nuovamente anche
A lato:
veduta della mostra “take art away”
realizzata dalla società Artex di Firenze
all’interno dello spazio ”Museo Museo Art
Store” nella sezione “Museumsshop”.
Sotto:
immagine dello stand “Africa”
nel padiglione “Gallery”.
Museums Shop con l’obiettivo di
raggiungere così nuove categorie di
clienti, oltre a quelle ormai
classiche dei negozi di articoli
museali e delle gallerie, come per
esempio le boutique del regalo o le
grandi catene commerciali
internazionali con assortimenti di
qualità e prestigio.
Modern Living
“Modern living” è il “mondo dei
consumi” per arredare, decorare,
cucinare e fare regali, dallo stile
classico-moderno, fino
all’avanguardia e al lifestyle. Nei tre
saloni specializzati “Interior
Design”, “Young & Trendy” e
“Cook & Eat” il commerciante
trova le ultimissime tendenze e il
design più attuale.
Emotion
“Emotion” si presenta come il
“mondo dei consumi” per lo stile di
vista classico che spazia su tutte le
categorie merceologiche. I saloni
specializzati “Bel Etage”, “Country
Home” e “Passage/Home”
presentano soluzioni e oggetti
d’arredo dal design classico, così
come in stile country.
Function
Dal 2003 “Function” è il “mondo
dei consumi” per gli articoli
casalinghi, la cucina e la tavola
apparecchiata. Nei saloni
specializzati “Table Top” e
“Kitchen & Houseware” gli
operatori commerciali trovano
oggetti in cristallo, porcellana e
ceramica, posateria, così come
articoli in argento e metallo,
stoviglie, coltelleria, utensili da
cucina e prodotti per la pulizia, sia
per il commercio al dettaglio che
per quello in grossi volumi.
59
FIERE E SALONI
di Tina Brescia
L’
artigianato artistico sardo,
coordinato e promosso
dall’ I.S.O.L.A., è stato tra i
protagonisti dell’edizione autunnale
del MACEF, una delle maggiori
esposizioni mondiali di articoli da
regalo e arredo casa.
La manifestazione, che quest’anno
ha occupato tutti gli spazi di Fiera
Milano con 2.800 espositori,
è servita alla Sardegna per fare
conoscere anche altri prodotti di
qualità, dal vino al formaggio al
turismo culturale. Grazie all’iniziativa congiunta di
I.S.O.L.A., ERSAT e ESIT, gli enti
strumentali della Regione che
promuovono rispettivamente
l’artigianato, l’agro-alimentare e
l’industria turistica, è stato allestito
uno stand dove il pubblico
del MACEF -decine di migliaia di
commercianti- ha potuto degustare
i prodotti e ottenere le cartine
con i vari itinerari tematici: un
invito per programmare le prossime
vacanze oltre le ben note spiagge.
Ovviamente l’attenzione
più direttamente commerciale
era riservata allo stand tradizionale
che presentava un significativo
campionario di ceramiche, vetri,
tessuti lavorati, cestini ma anche le
casettine in trachite arricchite
con inserimenti in argento.
Per l’I.S.O.L.A., presente con
il presidente Giuseppe Ventura,
il direttore generale Gabriele Peretti
e il coordinatore Lorenzo Muggianu,
il MACEF è stata l’occasione anche
per incontrare la stampa
specializzata, quella che segnala le
tendenze sia agli operatori del
settore, sia al vasto pubblico degli
60
L’I.S.O.L.A. al Macef
La Sardegna protagonista dell’edizione autunnale
ha presentato agli operatori del settore
un significativo campionario d’artigianato artistico
la realizzazione in diretta di un bel tappeto tradizionale
ma anche l’agro-alimentare e l’industria turistica
la realizzazione in diretta di un tappeto tradizionale
acquirenti, nonchè alcuni
rappresentanti della Regione
Lombardia, tra cui l’unico di origine
sarda presente nel Consiglio, Stefano
Maullo. Il pubblico ha potuto anche
ammirare, nell’apposito spazio
fieristico dedicato al “fatto a mano”,
la tessitrice Maria Chiara Maxia,
residente a San Basilio (Cagliari)
ma originaria di Orani (Nuoro),
che durante le giornate della
manifestazione ha realizzato
“in diretta” un bellissimo tappeto
della tradizione sarda.
FIERE E SALONI
di Federico Gatti
48° Florence Gift Mart
Atmosfera natalizia e creatività delle aziende espositrici
coniugate a suggestioni orientali e fantasie etniche
hanno portato una ventata di grande ottimismo
nei numerosi compratori presenti all’ultima edizione
dal 13 al 16 settembre alla Fortezza Da Basso
L’
atmosfera natalizia che regnava
negli stand, ora sontuosi, ora
divertenti ma sempre gradevolmente
allestiti, ha portato una ventata
d’ottimismo, grazie alla creatività
delle aziende espositrici con le loro
ultime novità, e decisamente positiva
è stata la risposta dei numerosi
compratori. Massiccia la presenza del
centro-sud, i cui operatori
hanno dimostrato di considerare
l’appuntamento con il Gift un
momento irrinunciabile del proprio
lavoro e Firenze sede ideale per un
evento fieristico di qualità. Tante,
inoltre, le iniziative degli espositori
per coinvolgere la propria clientela,
come nel caso di “Tè…nel deserto”
organizzata da Assoregalo, meeting
point con esibizioni di danze medioorientali e tè alla menta come in una
tenda beduina. Suggestioni d’oriente,
fantasie etniche e richiami esotici
vengono così ad arricchire il
panorama dell’articolo da regalo,
affiancandosi alle tradizionali
produzioni “Made in Italy”,
all’artigianato artistico e al classico
complemento d’arredo; un mix di
tradizione e originalità che risponde
al gusto attuale, come ha dimostrato
anche “Christmas Lifestyle”,
la scenografia realizzata da SIA Italia
e dedicata al natale interpretato
secondo i diversi stili di vita, dal
moderno giovanile al country,
dal classico rivisitato al minimal chic,
in una fantasmagoria di forme e
colori sempre di ottimo gusto.
Qualità al passo coi tempi, dunque,
e il Florence Mart può guardare con
serenità al prossimo appuntamento,
dal 15 al 17 marzo 2003, quando la
manifestazione si svolgerà in
Dall’alto: immagini degli stand “Sia Italia”, “Tessitura Pardi” e “Diana Communication”.
contemporanea con Pitti Casa nella
unica sede della Fortezza da Basso.
La sempre più stretta collaborazione
con Pitti Immagine apre sicuramente
ottime prospettive, vista la naturale
vicinanza dei settori commerciali e
vista l’attuale tendenza, ormai
accentuata anche nella vendita al
dettaglio, ad offrire una proposta
coordinata per l’ambiente domestico,
dall’arredo ai tessuti, dalla tavola alla
biancheria per la casa.
E in marzo il Florence Mart
riproporrà Home Collection, che si
colloca appunto in quest’ottica,
sezione speciale all’interno della
quale aziende prestigiose
presenteranno un’ampia panoramica
della miglior produzione
contemporanea del complemento
d’arredo. Al Florence Mart sono già
al lavoro per garantire ad espositori
e compratori un 49° Gift brillante e
variegato, dal 15 al 17 marzo 2003.
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FIERE E SALONI
di Felice Bonalumi
57° MIA L’artigianato di Kioto e delle montagne di Lombardia
insieme al rinnovato ed elegante allesimento
protagonisti alla Mostra dell’Arredamento di Monza
che conferma il suo ruolo di punta nel settore fieristco
per le piccole e le medie imprese artigiane
C
on il patrocinio e il contributo
della Regione Lombardia
(Assessorato Artigianato, Nuova
Economia, Innovazione e Ricerca
Tecnologica) e di Unioncamere
Lombardia, i settori dedicati
all’artigianato hanno calamitato
l’attenzione di un pubblico attento
e preparato, confermando la positiva
decisione, operata da MIA, di
mettere a confronto aree di Paesi
diversi a forte vocazione artigiana.
Artigianato di Kyoto
Sono stati presentati i maestri
artigiani della Prefettura di Kyoto,
per la prima volta in Italia, con pezzi
unici, recentemente rinnovati in
termini di restyling, che rispondono
totalmente ai nuovi spazi conquistati
dal prodotto artigiano.
Kyoto e la sua Prefettura sono
considerati, da tutti i giapponesi, il
“cuore antico” del Paese del Sol
Levante e i prodotti artigiani della
zona vantano un marchio: “KYO”,
segno di distinzione e di prestigio.
La mostra, patrocinata dalla
prefettura di Kyoto e dal Consolato
Giapponese di Milano, è parte di un
progetto che si completerà nel 2003
con due importanti eventi:
a) la presenza di una selezione di
opere di maestri artigiani lombardi
a Kyoto, in giugno;
b) La rassegna di progetti per una
casa del futuro: “Lombardia Design
&Kyoto Design”, che si terrà in una
prestigiosa sede milanese, ad aprile,
in occasione del Salone del Mobile.
Artigianato&Montagna
Le montagne di Lombardia, molto
conosciute grazie ad un turismo
moderno ed efficiente, sono anche
“cultura”, innanzitutto artigianato.
Nell’Anno Internazionale della
Montagna è proprio questo
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Dall’alto: due scorci della mostra “Artigianato&Montagna”; veduta della mostra “Kyoto”.
l’aspetto che si è voluto porre in
primo piano perché l’artigianato
delle valli montane è sempre stato
attivo e presente, ma senza dubbio
deve essere meglio conosciuto e
trovare nuovi sbocchi di mercato.
MIA ha dedicato uno spazio, primo
atto di un’importante opera di nuova
comunicazione, allo scopo di
sottolinearne ricchezza dei materiali,
modernità di produzione, storia.
Tantissime sono le valli in cui i vari
tipi di materiali hanno incontrato i
migliori artefici e, considerata
l’impossibilità di realizzare una
mostra esaustiva, si è optato per una
selezione dei pezzi più significativi.
Il visitatore ha così potuto rendersi
conto della grande ricchezza
di questo artigianato e della sua
capacità di proporsi al mercato
in modo innovativo.
A completamento della rassegna
sono stati inseriti alcuni costumi
seicenteschi valtellinesi e della val
Chiavenna, realizzati dai sarti
dell’Unione Artigiani di Sondrio.
L’importanza dell’artigianato di
montagna trova infine conferma nel
progetto di realizzare un CD-rom,
che presenterà l’intero artigianato
delle valli, sempre con
il patrocinio e il contributo della
Regione Lombardia (assessore
all’Artigianato, Nuova Economia,
Ricerca e Innovazione Tecnologica
Giorgio Pozzi) e Unioncamere
(Presidente Vico Valassi).
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Le tecniche dei maestri
La Pietra Piasentina
di Paolo Coretti
La denominazione comune
Il suo nome commerciale é “pietra
piasentina”. E in un luogo come il
Friuli, in cui i toponomasti più illustri
si arrabattano da qualche secolo per
trovare una ragione capace di motivare in maniera scientifica l’etimologia
della parola Udine -parola il cui significato risulta essere ancora confuso
nel mistero delle lingue del passato-,
anche gli argomenti che portano a
denominare così la pietra piasentina
affondano in quella, spesso disperata,
mancanza di certezze che accomuna i
destini della ricerca sulle origini di
alcune parole friulane.
Tra le tesi che sembrano risultare
maggiormente credibili, comunque,
la più accreditata rimane quella che
sostiene che il termine piasentina altro
non sia che una venetizzazione di piacentina e che, nel periodo in cui la
Repubblica Veneta era egemone su
tutto il territorio friulano, tale aggettivo sia stato attribuito alla nostra pietra in quanto essa, ad un occhio poco
esercitato, poteva apparire simile ad
un’altra pietra che, a quel tempo,
veniva estratta sui rilievi prossimi alla
città di Piacenza. Nel contempo,
però, é curioso pensare che, come ci
riferisce Gianfranco Ellero nel 1986
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su “Il paese della pietra”, il famoso
prof. Mario Pieri autore della
“Marmologia-Dizionario di marmi e
graniti italiani ed esteri”, nel 1966
affermi che il medesimo nome, viste
le qualità morfologiche del materiale,
sia da ricondurre al formaggio grana
del Piacentino, ed é perfino disarmante sentire che molti illustri conoscitori della pietra piasentina ritengano che essa si chiami così perché piase,
termine questo che, noncurante della
lingua friulana, risulta di fin troppo
facile comprensione e si riferisce alla
parlata veneta o veneto-udinese
ampiamente diffusa nel Friuli centromeridionale.
La classificazione petrografica
Presente in tre varietà fondamentali
(a grana grossa, grana media e grana
fina), dal punto di vista petrografico
la pietra piasentina può essere compresa tra le rocce classiche di tipo
carbonatico, rocce che, nel caso delle
varietà a grana grossa e media vengono classificate tra le calciruditi mentre, nel caso della varietà a grana fine,
quest’ultima risulta compresa tra
quelle definite calcareniti.
Più nello specifico, come ampiamente illustrato da Giovanni Battista
Carulli e da Roberto Onofri nella
pubblicazione intitolata “La pietra
piasentina”, edita da Del Bianco di
Udine nel 1968, per quanto riguarda
la pietra piasentina a grana grossa, si
tratta di una brecciola a debole policromia, di colore variabile dal grigionocciola al grigio-marrone intenso.
Nella massa di fondo -quasi sempre
di colore grigio- sono compresi frammenti calcarei arrotondati con
dimensioni variabili da qualche millimetro ad oltre il centimetro e, dato
che le dimensioni medie dei frammenti si aggirano sugli otto millimetri, la roccia può essere definita come
una calcirudite. Per quanto riguarda,
invece, la pietra piasentina a grana
media, si tratta di una brecciola molto
compatta, che si presenta con un
colore di fondo grigio scuro e risulta
costituita da frammenti calcarei che,
a volte, presentano spigoli leggermente arrotondati ed a volte, invece,
spigoli vivi. Anche in questo caso,
risultando le dimensioni dei granuli
comprese tra un millimetro e circa
otto millimetri, la varietà di roccia in
questione rientra tra le calciruditi. Da
ultimo, infine, la pietra piasentina a
grana fine si presenta come una roccia molto compatta, con tinta di base
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Nella pagina a fronte, da sinistra: sbancamento
del fronte di cava; suddivisione di un blocco;
deposito di blocchi grezzi.
In questa pagina, dall’alto e da sinistra:
due immagini del taglio di lastre
su banco a rulliera;
taglio di un blocco con disco diamantato;
lucidatura meccanica.
color grigio-nocciola piuttosto scuro
e uniforme. Essa é fittamente punteggiata da minuti frammenti che
mostrano gradazioni di colore variabili dal nocciola chiaro al bruno
scuro, fino al nero, e da qualche resto
fossillifero di piccolissime dimensioni. I frammenti, anche essi prevalentemente di natura calcarea, hanno un
diametro medio di circa un millimetro e sono distribuiti con grande
omogeneità.
In base all’aspetto granulometrico ed
alla composizione mineralogica, detta
varietà di roccia può essere compresa
nell’ambito delle calcareniti.
Le proprietà fisico meccaniche
Per tutte le varietà granulometriche,
il peso risulta pari a 2.690 kg/mc. e
questo fatto, se riferito alla classificazione delle rocce messa a punto da
Salmoiraghi, colloca la pietra piasentina tra le rocce pesanti e la rende simile, per peso al metrocubo, ad alcuni calcari compatti ma anche alle trachiti ed ai graniti in genere.
Ad un coefficiente di assorbimento
dell’ac-qua, poi, pari allo 0,21% della
massa calcolata, coefficiente che consente di far rientrare la pietra piasentina nella categoria delle rocce compatte e che consente anche di prevedere per essa la possibilità di utilizzo
in presenza d’acqua battente e di
gelo, essa mostra una resistenza alla
compressione che, pur variando tra
1.200 kg./cmq., per la pietra piasentina a grana grossa, a 2.200 kg./cmq.,
per quella a grana fine, se avvicina la
prima varietà alle caratteristiche di un
buon marmo, associa le caratteristiche della seconda a quelle ottime del
porfido del Trentino.
Alla buona resistenza alla flessione,
infine, resistenza che, anche in questo
caso, varia in funzione della diversa
grana del materiale e dichiara valori
compresi tra 135 a 181 kg./ cmq.,
affianca una resistenza all’usura pari a
0,58%, percentuale questa che, riferita per consuetudine al valore assoluto
del granito di San Fedelino, rende
possibile classificare la pietra piasentina tra i materiali più resistenti
all’abrasione.
Il luogo e le cave
Sono i rilievi e le vallate modellate
dai due rami del torrente Chiarò
(forse dalla radice preromana kar che
significa luogo roccioso o sassoso), il
ramo del Chiarò di Torreano e quello di Prestento. In un paesaggio verdissimo, fatto di boschi e di campi
coltivati a granoturco ed a vigneti,
punteggiato, a volte, da piccoli villaggi, al tempo stesso aspri e ridenti. Nel
territorio amministrato dai Co-muni
di Torreano (la pietra piasentina
viene anche detta pietra di Torreano), di Faedis, di San Leonardo e
di San Pietro al Natisone, tutti
Co-muni in Provincia di Udine e
tutti luoghi situati nelle vicinanze
della affascinante città di Cividale
(l’antica Forum Julii), città che, come
Aqui-leia, ha sostenuto per secoli il
ruolo di capitale dell’antico Friuli. Le
cave, nascoste il più delle volte alla
vista dei passanti dalla naturale vegetazione dei luoghi, sono costituite da
banchi di rocce affioranti. Si tratta di
cave a cielo aperto e il materiale,
spesso incoerente nelle parti superficiali, nell’immediato sottosuolo
mostra omogeneità per giacimenti di
potenza variabile da 20 a 200 mt.
Un tempo, le rocce, ripulite dalle
parti terrose, in maniera analoga a
quello che succedeva nelle cave di
ogni luogo, venivano ridotte nelle
dimensioni con l’aiuto di cunei di
legno che, infilati nelle fessure delle
rocce e bagnati periodicamente, consentivano il distacco controllato delle
singole parti e agevolavano così la
movimentazione ed il lievo degli elementi. Solo in tempi recenti -ma
anche solo per rimuovere con maggior facilità il materiale di superficie
che, di solito, non presentava alcun
interesse di carattere commerciale- si
procedeva al minamento dell’area
destinata alla cava mediante l’utilizzo
di micce e polvere nera collocata
al’interno di alcuni anfratti naturali o
creati per l’occasione. Attualmente
l’attività estrattiva, pur conservando
inalterata molta parte dell’antica fatica, viene condotta con l’utilizzo di
cunei e martinetti oleodinamici, raramente con filo elicoidale veloce e
diamantato (quest’ultima lavorazione
si presta con migliori risultati nelle
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In alto:
attrezzi da lavoro con denominazioni
in lingua friulana.
cave in cui i blocchi sono di grandi
dimensioni e costituiscono fronti di
altezza rilevante) e, soprattutto, a
mezzo di au-topale di media e grande
potenza, mezzi questi che sono utili
anche alla ripulitura delle rocce, al
distacco ed alla movimentazione degli
elementi che possono essere trasportati nella dimensione originaria e,
soprattutto, alla sistemazione provvisoria, prima, e definitiva, poi, dei
detriti delle lavorazioni di escavazione.
Sistemi di lavorazione
Le rocce, sbozzate in maniera sommaria nel luogo dell’escavazione e,
successivamente, trasportate nelle
botteghe o nei laboratori della zona
per essere regolarizzate nella forma,
in maniera funzionale all’utilizzazione individuata, vengono trasformate
in lastre di vario spessore o in masselli. Le lavorazioni di sbozzatura -lavorazioni che un tempo venivano effettuate necessariamente con mazze e
grandi scalpelli a punta mozza- oggi
possono essere realizzate con scalpelli
a percussione alimentati ad aria compressa mentre l’attività di segagione,
che fino a pochi decenni or- sono
poteva essere realizzata solo mediante
l’utilizzo di fili elicoidali ad azione
continua e che vedeva l’uso dell’acqua
e della sabbia come materiale abrasivo, viene affidata a telai del tipo multilama o a telai dotati di lame o dischi
diamantati capaci di operare in
maniera contemporanea su tutto il
blocco proveniente dalla cava e, ottimizzando la segagione, capaci anche
di ricavare da esso un numero di
lastre o di masselli congeniale alle
dimensioni del blocco e alla riduzione degli sprechi. Le superfici delle
lastre e dei masselli così ricavati,
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Sotto, da sinistra:
lucidatura a mano mediante mola abrasiva;
fiammatura con cannello ossioacetilenico;
bocciardatura con percussione a banco.
dopo le necessarie operazioni di
taglio e di rifilatura, possono essere
conservate allo stato originario (finitura a piano di sega), oppure possono
essere sottoposte alle lavorazioni di
levigatura, lucidatura, fiammatura,
bocciardatura e lavorazione a punta
di scalpello. Nello specifico, la levigatura, mediante l’utilizzo di mole abrasive a grana progressivamente decrescente, rende la superficie della pietra
liscia ma opaca (la pietra piasentina,
in questo caso, si presenta di un colore grigio chiaro che la avvicina, sotto
il profilo cromatico, alla, forse più
conosciuta, pietra serena); la lucidatura, invece, ottenuta an-ch’essa con
mole abrasive, rende la superficie così
lucida da risultare specchiante ed
esalta l’impasto colorato del materiale
mettendo in evidenza tutte le sfumature che vanno dal grigio-nocciola al
grigio-marrone e le intrusioni calca-
ree o fossillifere di varia natura; infine la fiammatura che, riservata alla
pietra piasentina ed alle pietre ignee
di tipo granitoide, si ottiene scaldando la superficie del materiale con un
cannello ossiacetilenico lanciato “a
dardo” con inclinazione di 45° che,
provocando la vetrificazione dei silicati di superficie, conferisce alla pietra un aspetto ruvido molto vivo e
resistente.
La bocciardatura, invece, lavorazione
che può essere eseguita a mano o a
macchina applicando alla mazzetta o
all’utensile meccanico un elemento di
acciaio dotato di una sequenza di prismi appuntiti disposti in maniera reticolare, rende la superficie variamente
punteggiata e, in relazione al tipo di
disegno che ne deriva, la bocciardatura viene classificata di tipo medio o di
tipo fine, tipo quest’ultimo, che viene
comunemente denominato San
Marco a ricordo delle tante lavorazioni che, a Venezia, venivano eseguite sulla pietra bianca d’Istria. La
finitura a punta di scalpello, infine,
viene ottenuta solo manualmente
agendo sulla superficie della pietra
con lo scalpello di acciaio (di varia
dimensione e forma) e con la mazzetta di peso adeguato al tipo di lavorazione e, in relazione all’effetto ottenuto, prende il nome di spuntatura
(tipo grosso, medio o fine), se la
superficie risulta essere molto aspra
e lascia intravedere quanto hanno
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Dall’alto e da sinistra:
fontana realizzata dal maestro Cipriano,
disegno dell’architetto Giovanni Carrara di
Bergamo, 1542;
bassorilievo in corso di lavorazione, Centro di
Formazione Porfessionale E.F.A.;
decori in bassorilievo realizzati da Consorzio
Produttori Pietra Piasentina.
agito i colpi di scalpello nella profondità del materiale, di gradinatura
(anch’essa di tipo medio o fine), se la
superficie presenta una rigatura più o
meno accentuata, e di scalpellatura
(di tipo medio o fine, alla cristiana)
qualora la superficie evochi una sorta
di satinatura e presenti una rigatura
sottile, di scarso approfondimento e
di andamento incrociato.
L’utilizzo storico e quello odierno
E’ certamente la pietra del Friuli
costruito, la pietra delle strade e
delle piazze, dei numerosi porticati e
delle frequenti fontane.
Conosciuta e utilizzata come pietra
da costruzione già nel periodo romano, si diffonde e trova la sua applicazione anche come pietra ornamentale
nel periodo medioevale, in quel
periodo in cui il sentimento nazionale e l’autarchia economica si sono
combinati con le straordinarie capacità dei lapicidi che, provenienti dalla
Lombardia e dalle regioni del nord
Europa, hanno trovato nel Friuli dei
Patriarchi le opportunità per esprimersi e per costruire le architetture e
le cose che sono diventate il simbolo
del Friuli di sempre. La stagione felice della pietra piasentina prosegue
anche dopo la caduta del Patriarcato,
durante la Repubblica di Venezia,
prosegue perché sostenuta da quella
aristocrazia veneta dell’entroterra che
-pur con la parsimonia che il luogo
richiedeva- tentava di dar fondo alle
proprie risorse per autocelebrare la
nuova organizzazione del territorio e,
soprattutto, per applicare in ogni
luogo della Repubblica un linguaggio
architettonico ed artistico uniforme,
venetizzante e di maniera.
Dal 1700, invece, e fino agli anni del
secondo dopoguerra, la pietra piasentina perde il significato che aveva
conquistato nel Medioevo e durante
il Rinascimento di marca veneta e
ritorna ad essere considerata solo
ottima pietra da lavoro, adatta a realizzare cordonate per marciapiedi e
soprattutto a lastricare strade e piazze. Modesti sono anche gli utilizzi
nella cultura domestica: piccoli lavatoi da cucina, abbeveratoi nei cortili e
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Dall’alto, particolari delle facciate
di due palazzi di Udine:
Palazzo Antonini Cernazai, 1608;
Palazzo Montegnacco Beghinz, 1730.
troguoli, mortai per pestare il sale o
le granaglie, rari contenitori per il
grasso. In tempi recenti, infine, a
seguito della costituzione del Consorzio dei Produttori della Pietra
Piasentina, consorzio impegnato
ormai dalla metà degli anni sessanta
nella riorganizzazione delle risorse e
nella valorizzazione del materiale e
delle sue applicazioni, ma anche grazie ad alcune manifestazioni di carattere artistico e culturale quali il
Simposio Internazionale di Scultura
che si tiene annualmente a Reana del
Rojale, le giornate di scultura organizzate da Giuditta Jaconcig a
Cividale del Friuli e grazie all’attività
di promozione dell’Ente per lo Sviluppo dell’Artigianato nel Friuli
Venezia Giulia (vedi anche Artigianato 38 del mese di settembre 2000),
l’utilizzo della pietra piasentina ha
riacquistato nuovo vigore e ciò ha determinato una maggiore qualità nelle
applicazioni di carattere edilizio ma
anche e, soprattutto, una nuova presenza della pietra piasentina nel
mondo dell’arte e del design.
La formazione di un piccolo
laboratorio artigiano
Escludendo dal panorama produttivo
la formazione dei semilavorati o
delle componenti ripetitive o semiseriali destinate al mondo dell’edilizia,
prodotti questi riservati per opportunità economica e funzionale alle
industrie del settore dell’escavazione
e della lavorazione della pietra, l’ambito entro il quale la bottega artigiana
può trovare una giustificata collocazione é quello riservato alla produzione di oggetti d’uso di dimensioni
contenute e di oggetti d’arte in genere. Il laboratorio minimo richiede un
locale di almeno 50 mq. e necessita di
un’area scoperta, facilmente accessibile e configurata in maniera tale da
agevolare le operazioni di carico e
scarico del materiale, il suo razionale
deposito e le indispensabili movimentazioni.
L’attrezzatura richiesta per dar corso
all’attività é costituita da una sega a
banco funzionante con disco diamantato ed acqua, una levigatrice a
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Dall’alto e da sinistra:
due immagini di oggetti realizzati da T.A.M.
di Leo Sabbadini di Torreano;
bocciardatura a mano;
veduta di un laboratorio del Centro
Formazione Professionale E.F.A.
di Cividale del Friuli.
banco completa di mole abrasive collocate su disco attivo sul piano orizzontale, uno o più martelli percussori
completi di scalpelli per le sbozzature dei blocchi e per le sagomature
grezze, una sega mobile completa di
accessori intercambiabili in grado di
consentire piccoli tagli, fresature,
levigature e lucidature delle superfici,
vari scalpelli in acciaio temperato,
alcuni martelli e mazzette tra loro
diversi per peso e per possibilità di
applicare sul battente utensili speciali
quali piastre per bocciardatura o
altro.
Il locale dovrà essere collegato alla
rete idrica (l’acqua é indispensabile
per tagliare/levigare gli elementi) ed
alla rete dell’energia elettrica (deve
essere previsto un contratto che consenta un assorbimento minimo di
10KW) e, data la rumorosità di certe
lavorazioni, dovrà essere collocato
nelle zone consentite dagli strumenti
urbanistici vigenti per tali attività.
Il reperimento del materiale grezzo
di piccole o medie dimensioni risulta
agevolato sotto il profilo economico
e normativo, se ricercato tra gli scarti
della produzione industriale.
Le scuole
A Cividale del Friuli, con l’intento di
qualificare culturalmente coloro che
operano nel settore e rinnovare la naturale continuità, che ci si augura sopravviva tra il mestiere tradizionale e
le nuove tecnologie, da molti anni,
presso il Centro Formazione Professionale E.F.A., si tengono corsi biennali per scalpellino o marmista.
Si tratta di un’iniziativa che, pur confrontandosi quotidianamente con le
difficoltà che investono l’attuale
mondo dell’artigianato e con la crisi
profonda che attraversano le scuole
professionali di ogni settore, affronta
seriamente il tema della cultura del
fare, svolge un ruolo fondamentale
per la crescita culturale del comparto
produttivo della pietra piasentina ed
è capace di offrire ogni anno grandi
opportunità di lavoro ai numerosi
giovani che frequentano detti corsi. 69
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N
autori
STEFANO DOVIGO
Nato nel 1967 a Vicenza, dove vive e
lavora, ha completato la maturità artistica con diverse esperienze lavorative nel campo dell’arredamento e
design del mobile. Creatore di sculture lignee esposte presso la parrocchia della SS.Trinità di Padova, si dedica, attualmente, ad un progetto riguardante l’arte sacra, in particolare
alla realizzazione e commercializzazione, insieme a Roberto Bertelli, di
crocefissi realizzati in legno naturale
supportati da un appoggio in plexiglas. Questi crocefissi accomunano le
caratteristiche più tipiche del prodot-to
seriale e le prerogative di un'ulti-mazione artigianale, differenziando in tal
modo ogni singolo pezzo come esclusivo e unico. Proprio la rifinitura artigianale e la naturalità del materiale
sono indice di assoluta originalità del
prodotto che si differenzia da una
creazione fatta in serie. Il particolare
studio di questo piccolo gioiello
(dimensioni mm. 180xh280), realizzato
in legno multistrato impiallacciato
noce con una base in plexiglas, ne permette una duplice utilizzazione, sia
come oggetto da parete che da appoggio. Le parti sono scolpite ad intaglio
con finiture a mano ed il modello
“D100 Classic” ha diverse possibilità di
varianti in produzione, con vari piallacci precomposti multicolor ed inserti (in
alternativa alle parti scolpite) in rame
8/10 smaltato a fuoco (950 C°) nelle
seguenti versioni: giallo oro, rosso
rubino e blu cobalto. I materiali utilizzati hanno consentito a Dovigo di
Crocefisso di Stefano Dovigo.
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L
A
Z
coordinare il tutto per ottenere una
perfetta fusione “forma e colore”. Per
informazioni sul prodotto consultare il
sito internet www.dovigo-2000.com
op-pure contattare la ditta Cogyto
s.a.s., tel/fax 0444.860416. Adriano Gatti
LAMBERTO CORREGGIARI
Vaso di Lamberto Correggiari.
La Bottega dei Vasai ha presentato, in
occasione del Salone del Mobile, una
collezione di vasi in ceramica Poesie di
Creta disegnati da Lamberto
Correggiari. Il vaso come archetipo,
creato come presenza in assenza di fiori
è, nella ricerca di Correggiari, una
forma che suggerisce l’essenza vitale
della crescita: forme organiche, doppie,
chiuse, con aperture per accogliere e
accostare fiori unici e rari. Una ricerca
formale nel mondo ceramico, realizzata da una delle realtà ceramiche più
interessanti del territorio milanese: “La
Bottega dei Vasai”, fondata nel ’79 da
Emanuele Napoli, è ormai una realtà
ben radicata e conosciuta nel panorama
milanese della produzione artistica di
terrecotte, ceramiche, maioliche. Molti
dei maggiori architetti e designer italiani, da Guerriero a La Pietra, da
Rasulo a Veneziano, Santachiara,
Scacchetti, Calabroni, Babled, hanno
collaborato con la Bottega dei Vasai,
progettando oggetti unici o seriali che
hanno visto un uso estremamente raffi-
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nato della ceramica, trattata con forme
originali e rifiniture inedite. In visione,
nell’occasione, anche i grandi vasi di
Emanuele Napoli: disegni diversi,
dimensioni diverse ma tutte pura
forma, essenziali nel loro classico
aspetto.
Simona Cesana
Vasi di Emanuele Napoli.
Regina Gambatesa
“My south”, la mia anima, è il titolo
della nuova collezione di gioielli di
Regina Gambatesa nei quali appare il
Collana in frangia di corallo bianco, turchese,
labradorite e oro di Regina Gambatesa.
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forte desiderio di interpretare il senso
di appartenenza a una cultura, una
terra. Il progetto si affida all’istinto e
ogni gioiello è un’opera che scaturisce
quasi “naturalmente” grazie a ciò che
la natura offre. Ecco quindi esprimersi
la forza delle pietre: apatite, granato,
turchese; la luminescenza delle perle; il
fascino del corallo; la preziosità
dell’oro; la delicatezza del cotone.
Elementi, materiali, che rimandano al
sud, con la sua passione e nostalgia, che
per Regina è sempre ottima fonte di
ispirazione.
(S.C.)
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EBANISTERIA FRANZONE
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nandosi alla cultura del progetto coinvolgendo giovani designer locali, conserva la ricchezza della tradizione e
delle tipicità locali “rinnovandosi” con
un linguaggio più attuale.
Gaetano Franzone, profondo conoscitore di legni e abile ebanista, dal
1972 opera a Gela (CL) nel settore
dell’arredamento e dei complementi
d’arredo, realizzando oggetti in legno
assemblato e tornito artigianalmente.
L’attività si sviluppa, dal 1983, introducendo la produzione di piccoli
oggetti per la casa, momento che coin-
(S.C.)
Vaso in legni di essenze diverse di G. Franzone.
Lampada di Valeria Vivani, materiali di riciclo.
cide con l’ingresso nell’attività del
figlio Filippo. La produzione rimane
fedelmente ancorata alle tecniche manuali, operando con maestria e passione
su un materiale pieno di risorse come il
legno. Gaetano e Filippo Franzone,
dall’inizio degli anni Novanta fanno un
passo in più, coinvolgendo nel loro lavoro il giovane designer Enzo
Castellana. Gli oggetti progettati dal
designer e realizzati dagli abili maestri
artigiani, sono sempre oggetti caratterizzati dall’essenzialità delle forme e dal
fatto che la particolare tecnica costruttiva (l’assemblaggio di legni di essenze
diverse e la successiva tornitura) si
legga come intenzione estetica
dell’oggetto, esaltando così le caratteristiche del legno nelle sue varie essenze
e colori. Un ottimo esempio, quello
dell’ebanisteria Franzone, di conservazione e crescita dell’artigianato artistico di qualità che, trasmettendo saperi
e tecniche di padre in figlio e avvici-
Il lavoro di Valeria Vivani, artista che
vive e opera a Bologna, è fortemente
caratterizzato dall’utilizzo di materiali
poveri e quindi dal “riciclo” come
esperienza artistica, rafforzata duran-te
il periodo di attività dell’Associazione
Culturale Superdrim (di cui è stata
socia fondatrice), gruppo di sette artiste
che si ispirano ai temi del riciclo e della
salvaguardia dell’ambiente, trasformando in arte l’oggetto dimesso e destinato alla discarica. Con vetro di bottiglia, filo di ferro, sassi levigati dal
mare, cortecce d’albero, garza di
cotone, tela juta, rete metallica, cemento, Valeria Vivani crea oggetti di forte
valore simbolico ed esoterico che sono
lo specchio del suo stato d’animo, del
suo essere interiore. Oggetti artistici
con i quali Valeria esorcizza paure e
dubbi o esalta gioie e passioni, in un
racconto più che mai variegato dello
sterminato universo femminile.
Valeria Vivani
riciclo e simbolismo
ENRICA GIOVINE
Nata a Grado (GO) nel ’66, si diploma presso il liceo artistico e successivamente all’Accademia di Belle Arti di
Venezia. Esordisce nel mondo del-la
pittura bidimensionale e, dopo un
lungo percorso caratterizzato dalla
continua ricerca e sperimentazione di
nuove tecniche pittoriche, approda ad
un’esperienza che si esprime attraverso forme tridimensionali. A seguito di
un paziente e cosciente studio di forme, trasparenze ed opacità, di materiali come: vetro; polvere di cristallo,
oro e argento; pietre dure quali ametista, quarzo, agata, pirite, lapislaz-zuli
e altre, nascono “nuove creature”: una
serie di vasi in vetro chiamati
“meteore”, oggetti unici e preziosi
realizzati a mano con una tecnica da lei
inventata. La sua ricerca si è orientata
anche verso la trasformazione e
reinvenzione di alcuni mobili in disuso,
che, una volta decorati, si rivestono
con un “nuovo abito”, appropriandosi
così di una nuova anima, dando il via a
(A.G.)
una nuova vita.
“Meteore”, vasi in vetro realizzati a mano, con
tecnica particolare, da Enrica Giovine.
(S.C.)
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AZIENDE
EXPOCOM
Alla Expocom, azienda artigianale di
Comiso (RG) che da diversi anni opera
nel campo dello stampaggio con sistemi innovativi e brevettati, è stata assegnata la Medaglia d’Argento alla Xa
Biennale Internazionale del Merletto
di Sansepolcro, con la seguente motivazione: Riconoscimento Interna-zionale
per l’operosità e la collaborazione nel campo
dei merletti in Europa. La X edizione,
organizzata da Centro culturale
Sansepolcro, è stata dedicata a
Leonardo da Vinci nel 550° anniversario della nascita: madrina la senatrice
Rita Levi Montalcini, premio Nobel
per la medicina. Alla manifestazione,
trasmessa dal TG2 in Costume e Società,
erano presenti diverse testate giornalistiche italiane ed estere. “Abbiamo presentato la fedelissima riproduzione di
merletti in pietra ricomposta e gomma
-ha sottolineato il titolare Biagio
Licata, aggiungendo- con i nostri sistemi riusciamo a riprodurre qualsiasi tipo
di merletto, ricamo, broccato, ecc...,
senza danneggiare l’originale”.
Federico Gatti
Riproduzione in pietra ricomposta da ricamo
per tovaglia d’altare della ditta Expocom.
ASSOCIAZIONI
ARTE E SOLIDARIETA’
IN CAMPANIA
Il 28/9, alla presenza delle massime
autorità cittadine napoletane e della
Regione Campania e con la concelebrazione eucaristica del Cardinale
Michele Giordano, si è inaugurata, alla
Discesa dei Pastori 1 a Napoli, la “Casa
del Sorriso”, un centro di assistenza
per i familiari dei malati oncologici e
dei malati stessi in day hospital, provenienti dalla Campania ed in gravi diffi-
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coltà economiche. L’iniziativa è da
considerarsi fiore all’occhiello
dell’Associazione Onlus “Edoardo
Vitali - Insieme per accogliere”, fondata da Paola Gianì, con alcuni amici e i
sanitari della Fondazione Pascale di
Napoli, tra i quali Dario Gianì, infaticabile animatore che ha tenuto la prolusione d’apertura. A questi signori che
hanno dovuto affrontare, per anni, difficoltà d’ogni genere, va il plauso
incondizionato della società civile
partenopea. Un gruppo di dodici
importanti pittori napoletani, da sempre inseriti nel sociale, aderendo
all’invito di Pasquale Mancini, responsabile di “Campania Arte”, ha realizzato un grande pannello (1,50x 2,50 mt.),
collocato nella struttura, con dodici
“interpretazioni” sui temi di accoglienza e solidarietà. Autori i maestri:
Giovanni Boccia, Vincenzo Cacace,
Giuseppe Di Franco, Enrico Fiore,
Raffaele Formisano, Antonio
Giannino, Lucia Iovino, G. Antonello
Leone, Immacolata Maddaloni, Enrico Moleti, Ignazio Sabiuccio, Alfredo
Sansone. Sono gli stessi artisti che, con
altri cento colleghi, parteciperanno,
donando una loro opera, all’edizione
2002 di “Natale con loro”, dal 9 al 28
/12/02. La lotteria per la raccolta di
fondi a favore della mensa dei poveri
del famoso francescano Padre Camillo,
sarà organizzata, come sempre, da
“Campania Arte” con la collaborazione
di: “Terramia” di Paola Capriotti, per
il settore della ceramica; Andrea Celano,
Luigia Criscio, Nunzio Figliolini,
Antonio Fiocco, Mario Guarini,
Antonio Ianuario, Guido e Pier Paolo
Infante, Renato Milo, Adriana
Montariello, Massimo Santoro, Elvio
Sagnella per la scultura; Ugo Poli per la
pittura, con Emanuele Antonucci,
Enzo Aulitto, Salvatore Avitabile,
Attilio Canale, Marcella Ceravolo,
Aniello Ciccone, Maria Pia Daidone,
Libero Galdo, Luigi Gentile, Ciro
Giardiello, Maria Pia Lamba, Adele
Monaco, Giacomo Montanaro,
Costanzo Narciso, Anna Maria Pinto,
Anna Ruggiero, Rino Volpe, Rino
Ferrazzo; Luciano Basagni, Gianni de
Stefano, Umberto Mancini, Giulio
Martino, Franco Rotella per la
fotografia; Michele Scala per le pietre
dure; Anna Maria d’Auria Vincenzo
Luciano, Franco Marino, Luigi
Suarato per l’arte presepiale napoletana;
Maria Tobia, la decana delle ceramiste italiane. In terra di Campania, ricca di talenti, il binomio arte e solidarietà ha ancora un senso preciso.
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Affreschi Volanti
L’A.R.I.A. (Associazione Realizzatori
Italiani d’Aerostati), prima e unica in
Europa nel suo genere, raggruppa
costruttori ed appassionati di aerostati
con lo scopo primario di rilanciare
un’attività ricca di storia, arte e tecnica
che affonda le proprie radici nel lontano passato (i primi “globi” vola-rono in
Italia il 15/11/1783). L’intento è quello
di promuovere il recupero storico-culturale di queste tradizioni attraverso
diffusione e sviluppo di arte e tecnica
aerostatica. La mongolfiera si rivela
anche un ottimo mezzo di comunicazione artistica, infatti A.R.I.A., tra varie
attività organizza ogni anno il
Concorso d’arte e decorazione
Aerostatica “Giuseppe Forlini”, al
quale partecipano scolare-sche, artisti e
appassionati dell’arte decorativa. Per le
scuole e per i soci A.R.I.A., l’iscrizione
al IX Concorso Affreschi Volanti
(2003) ha una quota agevolata di Euro
16,00 a mongolfiera; per i privati di
Euro 26,00; le spese di spedizione postale sono a carico del partecipante. Il
concorso è suddiviso in 2 sezioni per
fasce d’età: Sezione A (Junior) fino a 14
anni, Sezione B (Senior) oltre i 14 anni.
Verranno riconosciuti premi in denaro
ai primi 6 classificati (I°premio Euro
1.500,00); nelle riedizioni itineranti, le
mongolfiere parteciperanno a nuovi
premi messi in palio da altre organizzazioni. Il 12 /4 è l’ultimo termine per
la riconsegna dei fusi decorati; la manifestazione espositiva e la premiazione
delle opere “volanti” classificate avverrà sabato 31/5. Informazioni e immagini sul sito Internet www.ariaonline.it.;
presso la sede via per Teramo 14,
Civitella del Tronto (Te) tel.
0861.918292, fax 0861 91138,
email: [email protected] (F.G.)
Via dei Savonarola
L’associazione culturale “Via dei
Savonarola”, in collaborazione con
l’Assessorato alla Cultura del Comune
e con il Consiglio di quartiere Centro,
organizza ogni quarto sabato del mese
a Padova una manifestazione che si
snoda lungo i portici di questa antica
via in pieno centro storico. L’iniziativa si propone, soprattutto, di offrire
una vetrina espositiva ai giovani per
far conoscere le proprie opere, creando un’alternativa ai circuiti tradizionali. Botteghe e studi che vi si affacciano partecipano con la creazione di
eventi quali mostre personali, presentazioni di libri, conversazioni sui temi
dell’arte. Particolare risalto è dato al-le
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“Arti Applicate”, settore che fatica
ancora a trovare il suo giusto risalto e
che spazia dalla ceramica tradizionale,
come i “cuchi”, a sperimentazioni con
gli smalti, al raku, ai gioielli in grès e
oro, da sete shibory a tele con trame di
rame e ai più raffinati metodi di tessitura, da oggetti nati da materiali riciclati
ai gioielli di gomma e carta o in filo di
seta. Hanno esposto artisti quali
Giuseppe Guzzo e Fabio Guerra
(raku), Nico Toniolo (cuchi), Vania
Sartori (gioielli in ceramica), Alessio
Brugnoli (cornici e oggetti di materiali
da riciclo), Erika Bonnini (mosaico). In
Dall’alto: Nico Toniolo, “La casa dei cuchi”,
tecnica raku; Carla Onnis, “Cerchi”, mosaico
in tessere lapidee e vitree, cm 40x40 (2002).
programma il 26/10 arazzi di Cristina
Busnelli, il 23/11 mosaici di Carla
Onnis, il 14/12 una collettiva di ceramisti il cui filo conduttore è la ricerca
nella sperimen-tazione degli smalti.
IsabellaTaddeo
CONVEGNI
CERAMIC NETWORK
Si svolgerà al Parc d’Ester a Limoges
Francia, dal 16 al 18/10/2002, il 3°
incontro internazionale dell’innova-
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zione nella ceramica: manifestazione
articolata in conferenze, incontri, esposizioni dedicate a applicazioni industriali e nuove tecnologie nel mondo ceramico. Incontri con scadenza triennale: nel ’96 e ’99 Ceramic Network ha riunito numerosi protago-nisti
incontratisi per confrontare peculiarità
e competenze scientifiche, industriali e
creative. La nuova edizione è incentrata sulle evoluzioni di tecnologie e mercato, in particolare quello della ceramica ad uso tecnico. Ci sarà una sezione
dedicata alla ceramica d’uso domestico
e progetti di design. L’esposizione
“Dettagli nell’architettura” ha lo scopo
di presentare i progetti internazionali
che si sono distinti particolarmente per
l’uso significativo della ceramica nella
architettura. Ceramic Network presenta anche il Centro Europeo della
Ceramica, creato a Limousin, come
strumento privilegiato al servizio degli
operatori del settore. Occasio-ne
importante per approfondire tematiche
ed evoluzioni tecnologiche, applicazio(S.C.)
ni, mercati futuri.
FIERE E SALONI
Naturalmente in Rocca
Il Comune di Scandiano (RE), in collaborazione con il Consorzio Legnolegno ha organizzato, a maggio/giugno, una mostra mercato dedicata al
vivere naturale. La manifestazione si è
tenuta all’interno e nei dintorni della
Rocca dei Boiardo, con la presenza di
un’area tematica dedicata alla promozione dell’Appennino Reggiano, nella
ricorrenza dell’Anno Internazionale
della Montagna. Si sono avvicendati
spettacoli e intrattenimenti tematici,
lezioni gratuite di massaggio,
degustazioni di vini e prodotti gastronomici tipici e biologici, animazione
per bambini. Hanno partecipato un
centinaio di aziende che operano in
settori legati al tema natura e ambiente,
provenienti dal centro-nord Italia (da
Roma a Como): fiori, piante, articoli
per il giardinaggio; arredi per esterno,
piscine; prodotti biologici, prodotti
tipici, doc e dop; cosmesi naturale,
medicina alternativa e naturale; energia
solare ed alternativa, bio-edilizia,
depurazione; mezzi di trasporto ecologici, tessuti ecologici e naturali; arredamento e complementi d’arredo ecologici; agriturismo, terme, parchi naturali, turismo ecologico ed enogastronomico; sport, tempo libero, vita
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all’aria aperta; artigianato artistico.
(I.T.)
INIZIATIVE
Diversis artibus
E’ un piacere trovare, nelle nostre piazze, mercatini e bancarelle dove poter
osservare oggetti creati con maestria
dagli artigiani, poterli ammirare e, a
volte, comprare. Finalmente oggi, in
un mondo proiettato verso l’alta tecnologia, l’artigianato d’arte italiano trova,
in uno dei mezzi di comunicazione più
avanzati, il web, una piazza (anche se
virtuale) dove mostrarsi, farsi
conoscere, ammirare e comprare.
Www.diversisar-tibus.it è infatti un
portale dedicato interamente agli antichi mestieri artigianali italiani, in particolare ai maestri fonditori (in vetrina
campane fuse con il metodo che risale
al 1453); alle tessitrici che mettono in
vetrina tessuti preziosi in seta o lino
naturale e ai maestri “Remér”, coloro
che realizzavano i componenti delle
gondole veneziane, che qui mettono in
vetrina manufatti in legno noce. A
questa sezione commerciale si affianca
una sezione storica, testimone di come
sia ancora viva la cultura e forza del
fare; l’ultima sezione, denominata
MCM, raccoglie redazionali periodici
e approfondimenti. La piazza di
Diversis artibus è aperta a tutti: a chi
vuole curiosare, a chi vuole acquistare,
anche a chi lavora con le mani e vorrebbe poter esporre i propri oggetti, il
tutto con passione e amore per le cose
belle e raffinate che hanno la capacità
di farci “ricordare”.
(S.C.)
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LIBRI
SAN FRANCESCO
AD AMALFI
Una delle più belle tradizioni artigianali campane è la carta di Amalfi.
Amalfitani doc sono i fratelli De Luca
che, trasferitisi a Salerno dagli anni ’60
pur essendo oggi grandi del settore
(“La Carta è De Luca”, è il loro slogan) hanno mantenuto il legame col
luogo natio, ossia il gusto per l’editoria
di qualità. Dai loro torchi è uscita di
recente “una chicca” dovuta ad Aurelio
Fierro, indimenticato interprete di
canzonette napoletane anni ’50-’60,
(ricordate “’A pizza!”). L’inossidabile
Fierro si è “sfiziato” a tradurre in napoletano il “Cantico delle Creature di
San Francesco”, confezionando una
pubblicazione che gode dell’intelligente
prefazione di Aldo Trione. La musicalità delle parole del poeta Francesco
limpido volgare umbro del XII sec.sono rivissute e trasferite molto bene
in lingua napoletana d’inizio terzo millennio, da Aurelio Fierro. I torchi di
Peppe De Luca, la carta d’Amalfi, costituiscono “il letto” in cui queste parole
son cullate.
Eduardo Alamaro
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Sacro e Profano. Dall’antichità ai giorni nostri”, raccoglie tredici agili saggi,
preziosi per contenuto e apparato
fotografico, che testimoniano ancora
una volta la grande varietà di punti di
vista attraverso cui il mondo affascinante del gioiello può essere indagato
ed approfondito. Gli atti del convegno,
tenutosi a febbraio al Museo degli
Argenti a Palazzo Pitti, risultato concreto delle due giornate di studio con
la collaborazione e sostegno di prestigiose istituzioni museali e pubbliche,
hanno avuto come filo conduttore il
connubio vitale e proficuo tra sacro e
profano che da l’antichità ai giorni nostri ha caratterizzato ideazione, fruizione e uso del gioiello. Ricche di spunti
e suggestioni le relazioni sul vasto e
ancor poco conosciuto patrimonio
orafo conservato nelle chiese e nei
musei italiani:
l’anello sacro del Duomo di Perugia; le
tiare della Sacrestia Papale; i cammei
del museo archeologico di Firenze; la
raccolta di amuleti preziosi del Museo
di Arti e Tradizioni Popolari di Roma;
la targa devozionale del Museo Poldi
Pezzoli di Milano.(S. C.)
MOSTRE
Una pagina de “’O Canto d’’e Criature e Dio!”.
Padova: DUE mostre
di fotografia
GIOIELLI IN ITALIA
Sacro e Profano
La collana “Gioielli d’Italia”, nata nel
1996 con il costante sostegno dell’Associazione Orafa Veneziana, in questo
terzo volume, edito da Marsilio e curato da Lia Lenti e Dora Liscia
Bemporad, dal titolo “Gioielli in Italia.
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Si sono tenute a Padova due mostre di
fotografia d’autore: “Elio Ciol.
L’incanto della visione” a Palazzo del
Monte di Pietà e “Mario Giacomelli.
Poesia come realtà” al Museo Civico,
promosse da Assessorato alla Cultura e
Centro Nazionale Fotografia. Elio
Ciol, friulano classe 1929, attraverso le
opere in mostra (130 fotografie in
bianco e nero) ci ha regalato un viaggio, un cammino, attraverso “il paesaggio”. Il suo paesaggio non è mai stereotipata descrizione della natura, ma
espressione del sentimento nato dal
rapporto uomo-paesaggio. Paesaggio
con al centro l’uomo, sia che si parli di
campagna friulana, di una città sacra
come Assisi o della natura selvaggia del
Kenia: fisicità e spiritualità dei luoghi
coniugate dallo stile di Ciol che, grazie
al bianco e nero, interviene sul soggetto anche in fase di stampa interpretando, a volte trasfigurando la realtà, giocando con luci e ombre, con contrasti
netti che richiamano atmosfere metafisiche. Il suo lavoro esprime contemplazione di un luogo ma è anche in
grado di ricreare “l’esperienza” diretta,
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vissuta, del luogo stesso. Nella sezione
“Gli alberi della vita”, a volte, sembra
che gli alberi, presenza costanze nelle
immagini di Elio Ciol, entrino
nell’obiettivo quasi per caso, in modo
semplice e spontaneo, proprio per il
solo fatto di esistere, e proprio per
questo manifestano tutta la forza, e
diventano simbolo di vita. In
“Architetture nella natura” Ciol
descrive un altro paesaggio, quello
costruito dall’uomo, ma cogliendo
l’armonia tra le architetture -siano esse
chiese, fortezze, edifici moderni o
rovine- e la natura che le circonda. Le
sue foto offrono una visione “equilibrata” del rapporto natura-uomo,
mostrandoci come la natura accoglie in
sé una città, come se tutto fosse stato
pensato e progettato insieme: il lirismo
di Elio Ciol. Se Elio Ciol ci fa attraversare luoghi, Mario Giacomelli
(Senigallia, 1925 – 2000), attraverso le
sue opere, ci racconta delle storie, o
meglio poesie. Poesie che amava leggere e interpretare attraverso la sua
arte. Così, nella famosa serie dei
“Pretini” (ovvero “Io non ho mani che
mi acca-rezzino il volto”, titolo preso
da Da-vid Maria Turoldo) del ’63, un
giro-tondo di giovani sacerdoti, in
lunghe tuniche nere, trasmette leggerezza e spensieratezza d’un momento di
svago di questi ragazzi nel seminario di
Senigallia. La sequenza ricrea storie
articolate che immergono lo spettatore
nella vita religiosa seminariale fatta di
solitudine e chiusura. Tra il ’71 e il ’73
il fotografo si confronta con Edgar Lee
Masters che, con la “Antologia di
Spoon River”, capolavoro della poesia
americana, ha influenzato non pochi
artisti. Giacomelli realizza la serie
“Caroline Branson, da Spoon River”,
che commenta così: “In Spoon River
ho fotografato il ricordo; non è un
riandare ai fatti, è la dimensione della
memoria... Non puoi mentire alla
fotografia. In Spoon River distruggo la
realtà e fotografo il ricordo, deformo
per rifare la realtà, quelle che io vedo e
scatto sono copie della realtà". Eugenio
Montale, Francesco Permu-nian,
Giaco mo L eo p ar d i, V in cen zo
Cardarelli, Emily Dickinson, Sergio
Corazzini, Mario Luzi, sono i poeti su
cui Giacomelli ha lavorato negli anni a
seguire e su cui realizza diver-se serie
di foto poetiche. Tra il ’98 e il 2000
realizza la serie “La mia vita intera”
nella quale le immagini raccontano la
poesia-testamento di Jor-ge Luis
Borges e dove emergono le affinità
poeta-fotografo: entrambi amano
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Dubuffet e i graffiti
“Sogni di prosperità”, fatografia di Elio Ciol presente alla mostra “L’incanto della visione”.
togliere, per sgombrare la vista da tutte
le cose non necessarie che ostacolano il
pensiero mentre si fa poesia. Giacomelli
racconta: “Uso sempre la stessa fotocamera -una Kobell- che mi sono fatto
preparare a Milano da famosi tecnici;
ho fatto togliere tutte le cose inutili per
farla divenire la più stupida possibile.
Quando fotografo voglio pensare, e
voglio che la macchina mostri ciò che
penso io”. Il pensiero di Giacomelli è
teso a rappresentare l’interiorità dei
soggetti, la loro poesia, ed è perciò che
l’elemento che si ritrova nella sua ricerca è isolato, grazie all’astrazione, per
rappresentare la fisicità del pensiero e
(S. C.)
dello spirito umano
MICHELE DE LUCCHI
DOPOTOLOMEO
La mostra “Dopotolomeo”, dal 7/6 al
13/10 presso la Chiesa di San Lorenzo ad Aosta, raccoglie tutti i progetti
di Michele De Lucchi dal 1986, anno
di nascita della lampada Tolomeo, ad
oggi. Sono stati messi in mostra sia
progetti di architettura (centrali
elettriche Enel, edifici delle Poste
Italiane, architetture in Giappone..)
che di design (lampade Artemide,
lampade ed oggetti di Produzione
Privata..). “Dopotolomeo” perchè il
progetto di Tolomeo è stato una
sorta di chiave di volta nell’attività
professionale di De Lucchi, e tutto
ciò che è nato dopo lo si deve anche a
Tolomeo.
Il catalogo è edito da Skira. (S.C.)
PASSIONI D’ARTE
da Picasso a Warhol
Al Museo d’arte Moderna di Lugano
fino all’8/12 i capolavori del collezionismo in Ticino. Una vasta gamma di
tendenze espresse da artisti dalla seconda metà dell’800, in concomitanza
con la nascita dell’impressionismo, fino
ai giorni nostri. Si tratta di opere
appartenenti a collezioni private che,
nonostante il notevole valore, sono in
gran parte sconosciute dal pubblico.
Fra gli autori presenti si annoverano
nomi come Pissarro, Degas, Picasso,
Braque, Utrillo, Mirò, Kandisky oltre a
un importante nucleo di De Chiri-co.
Il catalogo è edito da Skira.
Jean Dubuffet è protagonista dell’iniziativa espositiva di Brescia Mostre, a
cura di Renato Barilli, organizzata in
collaborazione con la Fondation Jean
Dubuffet, a Palazzo Martinengo, fino
al 6/10/2002. L’esposizione poneva
l’attenzione sulla produzione degli ultimi anni dell’artista: 1975/85. La ricerca
artistica di Dubuffet procede per cicli,
come con le serie “Non-lieux” e
“Mires”, dove si apprezza la pennellata
fresca, dal tratto fluido, che richiama i
graffiti spontanei primitivi. Partendo
da questo riferimento l’artista aggiunge
poi tratto grafico ed esuberanza cromatica ed il segno, spesso urlato
attraverso l’uso del colore primario,
riesce ad esprimere racconti, storie
popolari o figure astratte. Presenti
trenta opere di Dubuffet oltre ad una
seconda parte dedicata ai graffitisti,
alcuni dei quali eseguivano i loro
lavori in presenza del pubblico.
L’accostamento dell’artista francese
con i graffitisti ha voluto mostrare un
linguaggio espressivo, che, in modi
diversi ma paralleli, ha caratterizzato il
lavoro di Dubuffet e degli artisti newyorkesi che hanno dato vita al fenomeno
“Graffit Art”. Non solo New York ma
anche Europa, dove il fenomeno “graffitismo” ha coinvolto gli spazi urbani
delle nostre città. In mostra, oltre a
Dubuffet: Basquiat, Haring, Baecheler,
Brown, Futura Duemila, Scharf,
Campo, Cannavacciuolo, Chiossi,
Cuoghi e Corsello, Broccolichi,
Cucullu, Chevalier, Hirsing, Parker,
Wilson.
(S.C)
Opera in mostra di Jean Dubuffet.
GONZAGA
La Celeste Galeria
In mostra, a Palazzo Te di Mantova,
fino all’8/12 la collezione Gonzaga
proveniente dal Museo dei Duchi di
Mantova, ricostituita dopo 5 anni di
studi e ricerche. Tornano, dopo 400
anni nella città dei Duchi, oltre 90
dipinti -tra cui alcuni capolavori di
Tiziano, Guido Reni e Rubens- e quasi
200 tra gioielli, cristalli di rocca, armi,
bronzetti e rari codici musicali: una
selezione emblematica ed esemplare
della raccolta dei Gonzaga nel momento del suo massimo splendore, capace
di competere con le più ricche collezioni d’Europa e crocevia di artisti
famosi come Mantegna, Guercino,
Van Dyck, Giulio Roma-no e molti
altri. I due cataloghi -mostra e saggisono editi da Skira.
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TOPYLABRYS
Scatolabella di Topylabrys.
Alla Galleria Terzo Millennio di via S.
Andrea 12 a Milano, dal 20/9 al 20/10
si tiene la mostra di Topylabris “Moda
da collezionare”. Le sue opere da anni
sono state concepite per cogliere e
comunicare il vero spirito della plastica, in modo trasgressivo e sorprendente, dove la natura della materia si
esprime nella sua totale grandezza.
Dalle sue sculture una originale proposta moda fatta da: collane, girocolli,
bracciali, anelli, borse. Dalle sue mani
Arte Applicata, dove si legge l’impronta
della magia dell’unicità del pezzo coniugata a sapiente ed essenziale progettazione.
Collezione ORO zecchino: le sculture da
indossare (definite tali da oltre 20 anni) studiate per la collezione 2003,
sono presentate inserendo “segni” di
oro zecchino, che fanno loro assumere una valenza preziosa anche se non
perdono la caratteristica di ricerca e
unicità su cui da anni lavora l’artista.
Collezione Graffito: “segni neri materici” tracciati in superficie in modo
forte ed enigmatico. Dialogo misterioso con il materiale che accoglie e esalta
tutto il loro lirismo. Segni silenziosi
che suggeriscono un mondo unico di
riflessione ed esaltazione. Tracce che
esaltano la purezza delle forme in sintonia con il corpo. Topylabrys scultrice
è cresciuta sperimentando all’azienda
Mazzucchelli di Castiglione Olona
Braccialetti e anelli di Topylabrys.
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dove incontra il fascino del rodhoid.
Negli anni ’80 ’90 è ospite del laboratorio Montedison a Bollate dove
esprime la propria creatività attraverso
l’uso del riciclo del materiale creando i
“Treliti” pietre del tremila. Topylabrys
da sempre si dedica anche alla “moda”
trasportando le sue indagini legate al
mondo dell’arte e interpretandone
forme, tecnica e segni, in modo spesso
ironico e rivoluzionario. Creatrice di
“Arte da mangiare mangiare Arte”,
organizza l’evento che è diventato un
appuntamento nelle città di Milano (7
anni) e di New York (2 anni)!
Numerose le partecipazioni a mostre
in Italia e all’Estero; fra le più segnificative: 1990/ Londra, Victoria &
Albert Museum; 1991/Parigi, festival
lino, Trocadero; 1991/Varese, Villa
Ponti, "Polimero arte"; 1991/Parigi,
"Bijorhca"; 1992/ Milano, Spazio
Freaarte, personale; 1992/New York,
"Discovery of Italy"; 1992/Venezia,
Spazio "Round Midnight"; 1993/
Baranzate Bollate, personale; 1993/
Mi-lano, Marisa Del Re Living art
gallery; 1994/Torino, Mole
Antonellia-na; 1994/Berlino-Gedda,
Mostra Convegno Artigianato e Arte;
1995/ Novegro, MIART, Il giardino
della scultura; 1995/Volterra,
Installazioni in città ; 1996/Milano,
Umanitaria, personale; 1996/Brà,
Spazzatura; 1996/ 97/98/99/2000/
01/02, Arte da mangiare; 1998/
Milano, Triennale Riusi; 2000/Milano,
Umanitaria, Sette punti per una
Installazione; 2000-01/Milano, Galleria
Terzo Millennio, Gioielli Milano;
2001/ New York-Soho, Spazio teen,
personale; 2001/Milano, Permanente,
Collettiva I disegni della scultura.
L’ora italiana
Lisa Corti Home Textile Emporium
ospita, nel suo laboratorio–atelier in
via Conchetta 6 a Milano, dal 28/11 al
14/12/2002, la mostra personale
dell’artista Mino Gatti che ha realizzato appositamente per l’occasione 20
nuove opere in cartaruga, tecnica da lui
inventata, evoluzione del carto-nage
egizio e della cartapesta. La cartaruga è
la base con cui Mino Gatti realizza
sculture di medie e grandi dimensioni
che introducono ad un immaginario
aulico e misterioso, popolato di antichi
palazzi e chiese provvisti di orologi
senza tempo, serene figure umane a
grandezza naturale e rielaborazioni
personalissime di arredi domestici che
diventano preziosi apparati scenografici. Tra le opere in mostra, la Trebbia,
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Opera in carta-ruga di Mino Gatti.
l’Araldo, la Pomona, silenziosi spettatori di rara eleganza, la serie delle
Meridiane, che sembrano affreschi
strappati da antichi muri e la straordinaria Piattiera “L’Ora Italiana”.
(I.T)
MOBILE d’AVANGUARDIa
La Galleria Miler di Lugano ha presentato, dal 24/4 al 15/5, nelle sedi di
via Canova e via Cantonale una grande mostra di particolare rilievo dedicata ad oggetti ed arredi che toccano
quattro dei maggiori movimenti estetici dei primi quarant’anni del ’900. Si
sono prese le mosse dalla Secessione
viennese per poi documentare con singoli pezzi e arredamenti completi (sale
da pranzo e camere da letto), le influenze che cubismo e futurismo hanno
avuto su forme e oggetti del vivere, per
giungere alle semplificazioni del razionalismo, in un percorso che tocca
tutta l’Europa, da Olanda e Belgio
all’Italia, da Germania e Francia alla
Ceco-slovacchia. Occasione unica per
giungere alle sorgenti del design modTavolo e sedie presentati in mostra.
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erno, apprezzando qualità, ma anche
estrema novità di quelle proposte cui
stanno attingendo a piene mani, a 60 e
più anni di distanza, i designer contemporanei. Fra i personaggi da ri-cordare
ammirando la qualificata e ricca scelta
di mobili sono certamente: Hoffmann,
Hoste, Chiattone, Mallet Stevens,
Karel Maes, Van Berleire; esponenti di
diverse culture e diverse esperienze,
tutti impegnati però a trovare nuove
forme per oggetti del vivere quotidiano.
(F.G.)
premi E CONCORSI
II° PREMIO NAZIONALE
PRODOTTO ARTIGIANO
La XXIXa Mostra Mercato dell’Artigianato/Lariofiere (5-13/10) presenta
il meglio della produzione nazionale
ed internazionale. L’evento è stato
realizzato in collaborazione con Confartigianato Como, Lecco e Lombardia, Reg. Lombardia e Unioncamere
Lombardia. Presenti le più diversificate categorie merceologiche suddivise per settori: arredamento, articoli
da regalo, alimentari, prodotti per la
cura del corpo ecc. A fianco degli
stand tipici è stata allestita un’area
dedicata ai laboratori dal vivo: vetro,
argilla/Besana, Lissone, Valmadrera,
legno/Cabiate e Bellagio, cesello/ Fino
Mornasco, cuoio e calzature/area comasca e merletto/zona canturina. Nel
corso dell’inaugurazione è stato
assegnato il II° Premio Nazionale del
prodotto artigiano, concorso che ha
premiato “creatività”, “manualità” e
“capacità” dei maestri artigiani. Sono
state ammesse, per la selezione, 13
opere. La giuria composta da F. Alvisi (Pres. Mostra), C. Cetti (Pres.
A.P.A/Como), A. Redaelli (Pres.
U.P.A./Lecco), M. Citterio (Pres.
C.C.I.A.A./Como), A. Dell’Acqua
(Politecnico/Milano), M. Farano
(Reg. Lombardia), I. Galbusera
(Unioncamere Lombardia),
G. Sampietro (artigiano/Como),
P. Atchugarry (artigiano/Lecco), U.
La Pietra (designer), S. Oldani (segretario), “per creatività, design, contenuto tecnologico e elementi innovativi dei prodotti” ha assegnato:
1° premio a “5 sensi ...l’udito” della
Grafica Valdarno di Cavaria, per ricerca che prefigura nuovi scenari
operativi sia nel settore specifico che
per altre imprese artigiane in termini
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di servizio. L’interesse dell’opera è
anche nella formulazione corale dei
vari contributi di artisti/artigiani.
- 2° premio a “Gocce di Luna” della
Erre Due di Olgiate Comasco, per
l’innovazione relativa all’abbinamento
di una tipologia di tradizione, “la
tenda”, con tecnologie proprie di altri
ambiti quali l’illuminotecnica.
- 3° Premio a “BARaONDA” de Il
Mondo di legno, Cabiate (CO), per
la capacità di declinare l’artigianato
verso la produzione nel mondo del
design, prefigurando con la tecnologia proposta diverse soluzioni.
Sono inoltre stati segnalati dalla giuria: “Coppa dell’Amore” presentato
da Cranchi Giacomo Pacio di Bellagio e “Anta per mobili” della Botta
snc di Lurate Caccivio.
“SEDIE NEL PARCO”
In data 4/9 a Torino è stato presentato il bando del Concorso Internazionale di Design “Sedie nel Parco”.
L’iniziativa si inserisce in un ampio
progetto di riqualificazione ambientale e territoriale delle sponde fluviali
e dei parchi. Intento del Concorso è
la realizzazione di un progetto relativo ad una sedia che per forma, struttura e materiali dovrà essere di carattere originale e sarà destinata a diventare un “oggetto immagine”, simbolo della Città di Torino per i parchi cittadini. Nello studio del progetto, i partecipanti dovranno tenere in
particolare considerazione l'utilizzo
di materiali ecocompatibili, riciclati o
riciclabili, adatti ad un utilizzo all’aperto. Il Concorso, che intende
attualizzare e razionalizzare le
infrastrutture adibite all’arredo degli
spazi verdi torinesi, è aperto a tutti i
cittadini residenti in uno degli Stati
membri dell’Unione Europea, che
svolgano professionalmente attività
legate all’arte e al design o siano
iscritti a: Facoltà di Architettura e
Ingegneria, Istituti Superiori di
Design, Accademie Belle Arti, Licei
Artistici e Istituti d’Arte europei. Al
progetto vincitore spetterà un premio
di 6.000 Euro e a ciascuno degli altri
due finalisti un premio di 1.500 Euro;
l’Amministrazione, con la Giuria,
deciderà poi quale avviare alla produzione per il nuovo arredo urbano.
Il bando scade il 31/10/02 e può
essere consultato al sito www.
comune.torino. it/ambiente. Per rendere più godibile e piacevole la frequentazione delle aree verdi si
intende introdurre delle sedie nei
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parchi, sul modello delle grandi città
estere. Il progetto, inedito in Italia,
mira a potenziare la qualità
dell’ambiente naturale compreso
nella realtà urbana, offrendo un modello nuovo di riappropriazione dei
parchi, garantendo accessibilità, confortevole fruizione e sicurezza. (F.G.)
AD MEMORIAM
In morte
di Franco Bucci
Abbiamo mangiato per anni nei tuoi piatti
bellissimi, e bevuto dalle tue brocche,
segno che la cultura materiale nutre
quella ideale, come la tradizione il nuovo;
e la tua barba castrista sopportava male
l’idea delle mani delicate, delle mattine
buttate, tra eros e sole, come la vecchia
sinistra, il nostro spleen, l’ardore, Franco;
oh si, andarsene oggi, da questa Italia
che fa scoppiare il cuore, è un’azione
che ci riporta al sentimento primo
di una vita contro, all’opposizione;
la terra che hai cotto per anni, ti accoglie,
e piange il monte dove hai vissuto,
e dice il volo arguto della rondine
ancora la sera di città sul mare,
dolce sponda, in dura storia, mortale ...
Grande compagno, artista ceramista, vale ...
Gianni D’Elia - 4 maggio 2002
Una recente foto del ceramista Franco Bucci.
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ITALIA
ABRUZZO
AVEZZANO (CH)
Effetto Alba Fucens
Fino al 30 dicembre 2002
Villa Torlonia (Magazzini del Grano)
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Rembrandt. Dipinti, incisioni e riflessi
sul ’600 e ’700 italiano
5 ottobre 2002 - 6 gennaio 2003
Scuderie del Quirinale, tel. 06.39967500
Gli Espressionisti. 1905-1920
4 ottobre 2002 - 2 febbraio 2003
Complesso del Vittoriano, tel. 06.6780664
CATANZARO
Andy Warhol. L’opera grafica
15 settembre - 8 dicembre 2002
Complesso Monumentale San Giovanni
piazza San Giovanni, tel. 0961.881468-90
VITERBO
Sabo meeting
25 - 28 ottobre 2002
L’Isola del Tesoro. Antiquaria 2002
Tuscia, l’Isola dei Sapori
7 - 10 novembre 2002
Le due mostre presso Fiera Viterbo, S. Cassia
Nord Km. 88,2 tel. 0761.353100 - 303033
EMILIA ROMAGNA
LIGURIA
BOLOGNA
Il raku di Ingrid Mair Zischg
9 - 28 novembre 2002
Terre Rare, via Carbonesi 6
tel/fax 051.221013
GENOVA
Vaghe stelle dell’Orsa
Gli infiniti di Giacomo Leopardi
5 ottobre - 1 dicembre 2002
Pal. Spinola Gambaro, via Garibaldi 2
tel. 010.2765262
calabria
FAENZA
Carlo Zauli. L’alchimia delle terre
Fino al 2 ottobre 2002
Museo Internazionale delle Ceramiche e
Museo Zauli, tel. 0546.697311
FERRARA
Lucrezia Borgia
5 ottobre - 15 dicembre 2002
Palazzo Bonacossi
Ritratti immaginari di Lucrezia
13 ottobre - 8 dicembre 2002
Museo dell’Illustrazione
LUZZARA (RE)
Cesare Zavattini/Berengo Gardin
Un paese ventanni dopo
20 settembre 2002 - 5 gennaio 2003
Museo Nazionale Arti Naives C. Zavattini
PARMA
Germano Attolini. Chiavi d’accesso
23 febbraio - 30 giugno 2003
Loggetta Lombardesca
LAZIO
ROMA
Max Ernst e i suoi amici Surrealisti
25 luglio - 3 novembre 2002
Museo del Corso, Fond. C. R. di Roma,
via del Corso 320, tel. 06.3297708
L’Atelier di Miquel Barcelò
10 settembre - 2 novembre 2002
Galleria Nazionale d’Arte Moderna, via
delle Belle Arti 131, tel. 06.32298221
Eva Marisaldi. Legenda
24 settembre - 10 novembre 2002
Michael Raedecker. Instinction
24 settembre - 10 novembre 2002
Francis Alys. Personale
novembre 2002 - gennaio 2003
Giuseppe Caccavale
novembre 2002 - gennaio 2003
Le quattro mostre presso il Centro Nazionale
per le Arti Contemporanee, tel. 06.3202438
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Estorick Collection of Modern Italian
Art, Londra 11 ottobre 2002 - 12 gennaio 2003
Palazzo Ducale, piazza Matteotti
tel. 010.5574012-3
LOMBARDIA
ANGERA (VA)
Meraviglie meccaniche francesi
e tedesche del XIX e XX secolo
8 giugno - 3 novembre 2002
Museo della bambola e Moda Infantile,
Rocca Borromeo, tel. 0331.931300
BERGAMO
Paesaggio contemporaneo. Dialoghi
tra fotografia e pittura. Le immagini di
Gabriele Basilico e i dipinti di Salvo
18 settembre - 17 novembre 2002
Galleria Arte Moderna e Contemporanea
via San Tomaso 53, tel. 035.399528
BRESCIA
Impressionismo Italiano
25 ottobre 2002 - 23 febbraio 2003
Palazzo Martinengo, via Musei 30
tel. 030.297551
BUSTO ARSIZIO (VA)
Gaetano Pompa. Bronzi, dipinti,
maioliche, incisioni dal 1960 al 1996
12 ottobre 2002 - 2 febbraio 2003
Fondazione Bandera, via A. Costa 29
tel. 0331.4322311 - fax 0331.398464
ERBA (CO)
Mostra Mercato dell’Artigianato
Premio Nazionale Prodotto Artigiano
5 - 13 ottobre 2002
Lariofiere, tel. 031.637639
GORLA MAGGIORE (VA)
Materia Madre 5. Lignea Opere di Gabriella Benedini, Giuliano
Mauri, Salvatore Scarpitta
22 settembre - 27 ottobre 2002
Torre Colombera, tel. 0331.614801
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MANTOVA
Gonzaga. La Celeste Galeria
Il Museo dei Duchi di Mantova
2 settembre - 8 dicembre 2002
Palazzo Te, Palazzo Ducale
Impronte... delle mie mani
13 ottobre - 3 novembre 2002
a cura di Ceramicarte, Casalmaggiore-CR
Museo d’Arte Modena di Gazoldo degli
Ippoliti, tel. 0376.658095-657141
MILANO
I Novigoti. Mostra per i primi 10 anni
dei Goti de Fornasa
26 settembre - 26 ottobre 2002
Galleria Manzoni 40, tel. 02.76000906
Periscopio 2002
4 - 27 ottobre 2002
Galleria Gruppo Credito Valtellinese,
Refettorio delle Stelline, corso Magenta
59, tel. 02.48008015
Copii. Romania: il paese, la gente e
tanti bambini
18 settembre - 3 novembre 2002
Castello Sforzesco, Sala Sforzesca
tel. 02.48011956
39° SMAU
Information, communications, technology
SMAUILP
Technology life style
24 - 28 ottobre 2002
Fiera di Milano, tel. 02.283131
Le sculture di Topylabrys a Plastica...
Fuoco... Cibo
1 - 30 ottobre 2002
Baci & Abbracci, via De Amicis 44
tel. 02.89013605 - 86451228
Tecnoroll. 8a Biennale del sistema
finestra, protezione solare,
arredamento d’esterni
27 - 30 ottobre 2002
Fiera di milano, tel. 02.4815541
Il design Cartier visto da Ettore
Sottsass
11 ottobre 2002 - 12 gennaio 2003
Palazzo Reale, piazza Duomo
tel. 02.3026372/281 - 02.88450293
La mia casa
26 ottobre - 3 novembre 2002
Fiera di Milano, tel. 02.66101684
Arca di Filo. Gli animali nel merletto
dalla Collezione Arnaldo Caprai
13 settembre - 10 novembre 2002
Castello Sforzesco, tel. 02.88463666/833
15a Visual Communication Signitalia, seriprint, gravo, incisoria
Mostra convegno di comunicazione visiva
8 - 10 novembre 2002
Fiera di Milano, tel. 0744.400544
Franchising&Partnership 17° Salone Internazionale delle formule
innovative nel commercio e nei servizi
8 - 11 novembre 2002
Fiera di Milano, tel. 02.349841
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Expo dei Sapori (ex Salone dei Sapori)
14 - 19 novembre 2002
Fiera di Milano, tel. 02.31911911
Pierre Auguste Renoir
Luce dell’Impressionismo
19 settembre - 17 novembre 2002
Alberto Savinio. Antologica
29 novembre 2002 - 2 marzo 2003
Le due mostre presso Fondazione Mazzotta,
tel. 02.878380-878197
Antiquaria
XL Mostra Mercato Antiquari Milanesi
23 novembre - 1 dicembre 2002
Fiera di Milano
Lifestyle Show. Il mondo del desiderio
30 novembre - 8 dicembre 2002
Fiera di Milano, tel. 02.45495905
AF 2002. L’Artigiano in Fiera
30 novembre - 8 dicembre 2002
Fiera di Milano, tel. 02.31911911
Aldo Mondino. Il viaggio
24 ottobre 2002 - 8 gennaio 2003
Poleschi Arte, Foro Buonaparte 68
tel. 02.86997153
Javier Garcerà. Del Espacio Heredado
1 novembre 2002 - 6 gennaio 2003
Studio Arte Cannaviello, via Stoppani 15
tel.0220240428 - fax 02.20404645
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PESARO
Ferruccio Mengaroni
Fino al 30 dicembre 2002
Museo delle Ceramiche, piazza Toschi
Mosca 29, tel.0721.387541
AOSTA
Glassway. Le Stanze del Vetro
Dall’archeologia ai giorni nostri
15 giugno - 27 ottobre 2002
Museo Archeologico Regionale
Carlo Carrà - Realismo lirico anni ’20
22 giugno - 3 novembre 2002
Centro Saint Bénin, via Festaz 27
Il fascino del tempo. Mostra d’arte dell’Associazione Artisti
Valdostani
6 ottobre - 17 novembre 2002
Tour Fromage
Per informazioni sulle tre mostre, Ufficio
Mostre, tel. 0165.230545/272687/274524
PIEMONTE
TORINO
Centenario Esposizione Internazionale
delle Arti Decorative 1902:
Le Manifatture Aristocratiche
5 dicembre 2002 - 2 febbraio 2003
Palazzo Cavour
Masterpieces. L’artista artigiano tra
Picasso e Sottsass
5 dicembre 2002 - 26 gennaio 2003
Palazzi Bricherasio e Carignano
L’architetto artista
5 dicembre 2002 - 2 febbraio 2003
Palazzo Graneri
EccentriCity. Torino città d’arte e
industria 1945-1968
5 dicembre 2002 - 2 febbraio 2003
Archivio di Stato
L’Artigiano Metropolitano
5 dicembre 2002 - 3 febbraio 2003
Cavalleria Reale
Le 5 mostre coordinate da Fondazione per il
Libro, Musica e Cultura, tel. 011.5184268
SICILIA
Chibi&Cart. Articoli da regalo, profumeria,
bigiotteria, articoli fumatori
CHIBIMART Inverno
Mostra mercato della bigiotteria in pietre
dure, preziose, argento, artigianato
17 - 20 gennaio 2003
Salone Internazionale del giocattolo
17 - 21 gennaio 2003
MACEF Primavera
31 gennaio 3 febbraio 2003
Le 4 mostre presso Fiera di Milano
tel. 02.48550.331-333
TAORMINA
Taormina Gift Fair 2002
23 - 25 Novembre 2002
Palalumbi, tel./fax 095.442990
TOSCANA
FIRENZE
Maiolica Rinascimentale Fino al 27 ottobre 2002
Palazzo Medici Riccardi, via Cavour 3
tel. 055.2760340
Firenze Bomboniere. 15 - 18 novembre 2002
Fortezza da Basso, via Filippo Strozzi
tel. 055.473183 - fax 055.486458
MARTA. Va Edizione 5 - 8 dicembre 2002
Fortezza da Basso, via Filippo Strozzi
tel. 055.49721 - fax 055.4973237
NOVEGRO (MI)
Il Bagagliaio
20 ottobre 2002
Parco Esposizioni Novegro (Linate)
tel. 02.466916 fax 02.466911
Il mito d’Europa Fino al 6 gennaio 2003
Galleria degli Uffizi, tel. 055.2654321
VAPRIO D’ADDA (MI)
Antiquariato. Mostra Mercato
Nazionale
12 - 24 ottobre 2002
Villa Castelbarco Albani, tel.02.86464692
DERUTA (PG)
Edouard Pignon. Vallauris 1951-1954 7 settembre - 3 novembre 2002
Centro Espositivo Ex Maioliche Deruta
tel. 075.9711000/143
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M
valle d’aosta
PALERMO
Maxima
25 - 28 ottobre 2002
OR Mediterranea, tel. 091.7309080
BIT. Borsa Internazionale Turismo
15 - 18 febbraio 2003
Fiera di Milano, tel. 02.349841
E
MARCHE
Il mondo in una stanza. Quando gli
oggetti hanno nomi di luoghi
2 ottobre - 16 novembre 2002
Triennale, viale Alemagna 6
tel. 02.724341 - 72434240
Regioni e Ricerca 21 - 22 ottobre
Museo della Scienza e della Tecnologia,
via S. Vittore 21, tel. 02.67652934 L
UMBRIA
VENETO
BELLUNO
Buzzati 1969: Il laboratorio di “Poema
a Fumetti”
13 settembre - 31 ottobre 2002
Palazzo Crepadona, via Ripa 2
tel. 0437.913442/913111
CASTELFRANCO VENETO (TV)
Elegantia del Settecento Veneto
19 - 27 ottobre 2002
Cecchetto Antiquari 19
FELTRE
Dopo Buzzati
Artisti fra pittura e fumetto
14 settembre - 31 ottobre 2002
Galleria d’Arte Moderna Carlo Rizzarda,
via Paradiso 8, tel. 0437. 94821
NOVE (VI)
2a Edizione Concorso Internazionale
“Nove Terra di Ceramica”
15 settembre - 10 novembre 2002
Museo Civico della Ceramica
piazza De Fabris 5, tel. 0424.829807
TREVISO
L’Impressionismo e l’età di Van Gogh
9 novembre 2002 - 30 marzo 2003
Casa dei Carraresi, tel. 0438.21306
VENEZIA
La Biennale di Venezia. 8a Mostra
Internazionale Architettura - Next
8 settembre - 3 novembre 2002
Biennale di Venezia, tel. 041.5218846
Sonia Delaunay. Ritmo e colore
15 giugno - 14 ottobre 2002
Fondaz. Bevilacqua La Masa, Galleria di
piazza San Marco, tel. 348.8243386
VICENZA
John Soane e i ponti in legno svizzeri
11 luglio - 3 novembre 2002
Museo Palladio, Pal. Barbaran da Porto
tel. 0444.323014 - fax 0444.322869
Koinè
Xa Rassegna di arredi, oggetti liturgici
e componenti per l’edilizia di culto
26 - 29 aprile 2003
Fiera di Vicenza, Conference Service
tel. 051.331466 - fax 051.333804
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ESTERO
ALGERIA
ALGERI
Artisti Italiani del Dopoguerra
28 novembre - 28 dicembre 2002
Palazzo della Cultura, mostra a cura della
Fondazione Orestiadi, tel. 0924.67844
www.fondazione.orestiadi.it
BELGIO
BRUXELLES
Luce e Pittura in Italia. 1850-1915
15 ottobre - 15 dicembre 2002
Asbl art media, rue Defacqz 14, tel.
0032.02.5440833-4038585-4038359
KORTRIJK
Interieur 02
18 - 27 ottobre 2002
BRASILE
SAN PAOLO
Il ritorno dei Giganti. Pittori in Germania
1975-1985 dalla Deutsche Bank
1 giugno - 1 settembre 2003
Museo de Arte Moderna de Sao Paulo
parque Ibirapuera s/n Portao 3
tel. 0055.11.55499446
CiNA
CANTON
China Export Commodities Fair
15 - 26 ottobre 2002
HONG KONG
Asian Gifts Premium and Household
Products Show
18 - 21 ottobre 2002
FILIPPINE
MANILA
F.A.M.E.
21 - 2 ottobre 2002
FRANCIA
LODéVE
Peintres de Vienne. De la Secession à
l’Expressionisme - Klimt, Kokoschka,
Schiele, Gerstl, Boeckl...
13 luglio - 3 novembre 2002
Musée de Lodève, tel. 0033.4.67888610
PARIGI
Museum Expressions
9 - 11 gennaio 2003
Palais des Congrès, Porte Maillot
tel 0033.1.53576200 fax 0033.1.53576201
Eclat de Mode. Bijorhca
24 - 27 gennaio 2003
Paris Expo, Porte de Versailles, Saloni
internazionali francesi, tel. 02.4343531
Maison&Objet
24 - 28 gennaio 2003
Paris-Nord Villepinte
tel 0033.1.53249919 fax 0033.1.48009460
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Foire de Paris
30 aprile - 11 maggio 2003
Porte de Versailles, tel. 0033.1.49096000
INDIA
GERMANIA
13 - 16 ottobre 2002
FRANCOFORTE
ChristmasWorld. Paper World. Beauty
World. Feste, Floristica, Articoli
Pirotecnici, Shop & Display
25 - 29 gennaio 2003
Ambiente
14 - 18 febbraio 2003
Le 2 mostre presso Messe Frankfurt GmbH,
L. Erhard Anlage 1, tel. 0049.69.75756 890
Shopping
28 settembre - 1 dicembre 2002
Henri Matisse. Cut-outs
20 dicembre 2002 - 2 marzo 2003
“Dear painter, paint me...” Painting the figure since late Picabia
14 gennaio - 6 aprile 2003
Visions and Utopias. Architectural
drawings from the MOMA, New York
29 aprile - 3 agosto 2003
Le 4 mostre presso Schirn Kunsthalle
Frankfurt, tel. 0049.69.299882-0
T
Indian handicrafts&gifts autumn 2002
Indian handicrafts & gifts spring 2002
27 febbraio - 2 marzo 2003
Le 2 fiere al National Exhibition Centre,
Pragati Maidan, tel 0091.11.6135256-7-8
Messico
Il ritorno dei Giganti. Pittori in Germania
1975-1985 dalla Deutsche Bank
MEXICO CITY
15 febbraio - 15 maggio 2003
Museo de Arte Moderno, paseo de la
Reforma y Gandhi
MONTERREY
22 ottobre 2002 - 22 gennaio 2003
Marco Museum
OLANDA
AMSTERDAM
Tocco Finale
Fino al 24 novembre 2002
Rijksmuseum, tel.0031.20.6747000
REPUBBLICA CECA
GRAN BRETAGNA
RUSSIA
LONDRA
MOSCA
Mebel 2002 - Mobile 2002
18 - 22 novembre 2002
tel. 071.730051
2 ottobre - 22 dicembre 2002
Estorick Collection, 39 Canonbury
Square, tel. 0044.20.77049522
Gaisborough
24 ottobre 2002 - 19 gennaio 2003
Turner Prize
30 ottobre 2002 - 6 gennaio 2003
Le 2 mostre presso Tate Britain Gallery
Barnett Newman
20 settembre 2002 - 5 gennaio 2003
Performing Objects
4, 11, 18 e 25 novembre 2002
Anish Kapoor/Unilever Series
9 ottobre 2002 - 6 aprile 2003
Eva Hesse
13 novembre 2002 - 9 marzo 2003
Le 4 mostre presso Tate Modern Gallery
Portraits for Queen Victoria
13 novembre 2002 - 19 gennaio 2003
Madame de Pompadour
16 ottobre 2002 - 12 gennaio 2003
Le 2 mostre presso la National Gallery
Versace. Retrospettiva 1946-1997
17 ottobre 2002 - 12 gennaio 2003
Silver Galleries
27 novembre 2002
Art Déco
27 marzo - 20 luglio 2003
Le 3 mostre al Victoria and Albert Museum
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NEW DELHI
MONACO DI BAVIERA
H+H
30 novembre - 8 dicembre 2002
IHM. LifeStyle
13 - 19 marzo 2003
Le due mostre presso Monaco Fiere
tel. 045.8205843 - fax 045.8205886
Under Mussolini. Decorative and
Propaganda Arts in the 1920-1930
R
PRAGA
Interni Italiani
10 ottobre - 17 novembre 2002
Cappella San Carlo Borromeo, Istit. It.
Cultura cel. 347.8750263 - 335.6398351
SIRIA
DAMASCO
L’Islam in Sicilia. Corrispondences
Art and Design from Sicily
15 dicembre 2002 - 15 gennaio 2003
Caravanserraglio, tel 0924.67844
www.fondazione.orestiadi.it
SPAGNA
BARCELLONA
Artexpo
19 - 23 marzo 2003
Expo Consulting, Bologna
tel. 051.6493189 - fax 051.6493242
Tappeti in serie variata. Diritto di
cittadinanza all’imperfezione
31 ottobre - 31 dicembre 2002
Galleria Vincon passeig de Gràcia 96
tel. 0043.93.2156050
SVIZZERA
LUGANO
Passioni d’Arte. Da Picasso a Warhol.
Capolavori del collezionismo in Ticino
22 settembre - 8 dicembre 2002
Museo d’Arte Moderna, Riva Caccia 5
tel. 0041.91.8007214 - www.mdam.ch
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Back to Nature
(page 12)
Society always moves within two distinct
and opposite trends: on the one hand we
witness the organization of continental
mass media chains, on the other we
observe the need for small enterprise, a
strong love for local things and handmade objects. This effect is also due to
the imminent “ecological disaster” that
encourages us to look at nature carefully
and affectionately. We can see all this
through the growth of an ever greater
need for objects that are able to “communicate”; objects in which the materiality is
exalted through the use of natural materials that remind us that our reality consists
of territories to which well-rooted cultures and different traditions correspond.
These are the signs of a society seeking to
rediscover the “right” balance with the
world and that does it by turning its
attention towards that which it can touch
directly, in the hope of rediscovering that
sensitivity that past cultures had towards
the environment.
THE JSA AND THE FIFTIES
(page 14)
It was the IX Triennial in Milan, 1951,
which relaunched the theme of “unity of
the arts”, our declination of the “synthesis of the arts” that, upon Le Corbusier’s
indication, was a key theme in the CIAM
congress in Bergamo in 1949. Bringing
“the artists to the test of concrete problems, promoting new relationships of collaboration between the various arts:
architecture, painting and sculpture, for
the elevation of a level of spiritual and
practical life”. The event triggered off a
lively debate, primarily fuelled and continually relaunched, with sovereign spirit
of intellectual curiosity, by Gio Ponti and
his “Domus”. Other threads of interest
were stirred up and matured within this
climate. Historically, the guiding practices of that formidable decade of integrations are painting, with its strong historical identity polished up by the muralism
of the 20th century, with the corollary of
mosaics and tapestry; and ceramics, crossroads par excellence both for the quality
of its interpreters, Fontana and Fausto
Melotti at the head, and the unlimited
flexibility of a technique with such deep
historical roots. That IX Triennial was
very indicative, not only for the
International Exhibition of applied art
objects created by painters and sculptors,
but also for the Italian Art Fabrics, which
pursued further integration between decorative Nordic culture and our tradition.
At almost the same time, looking at the
spread of attention and productive enthusiasm, Paolo Mari-notti’s Centro
Internazionale delle Arti e del Costume
in Venice launched a parallel competition
for “printed fabrics for female clothing”.
The invitation called for ideas, innovative
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H ideas, even when they moved away from
the technical requirements of practicality.
The creations, produced by Socota,
Como, recei-ved honorary diplomas at
the Triennial. It was at this time, therefore, that the real sharp rise in productive
attention ranging from art fabric to artist
fabric was witnessed. Luigi Grampa’s Jsa
was the heart and epicentre of this complicated and li-vely scene. Born in 1949,
in a Busto Arsi-zio at the forefront of the
technological and productive progress in
this sector, as is testified to by the Textile
Exhibitions, Jsa was the company that
instantly combined its vocation with
artistic research in production with a
coherent and constant comparison with
the huge international currents of textile
design, from the Nordic models of Alvar
Aalto’s Artek and Arne Jacobsen’s Grantex
to the American examples of Charles and
Ray Eames.
Masayo Ave
(page 20)
This young and original designer figure
in the international scene, describes her
work as “a design for touch and sensation”, conferring huge importance to tactile perception, a favoured channel for
coming into contact with man, his habits,
his needs and his sensations. Touching
implies drawing near, discovery and then
acceptance (or not) of an object by deciding to introduce it into one’s life.
Triggering off this drawing near mechanism is a complex operation and if we
observe the hundreds of objects that populate our houses, we feel this sort of
attraction towards very few of them.
However, this desire emerges almost
instinctively and immediately before
Masayo Ave’s creations. Through attention, observation and artistic manipulation, Masayo Ave reveals the hidden qualities in the industrial materials, often only
used because of the utilitarian qualities,
which rediscover their dignity and expressive strength, but above all an absolutely
new dialogue with man. Masayo never
tries to “force” the material towards a
pre-established form, but she tries to listen to its “inner voice” that, according to
her, every material possesses and should
guide her towards discovering the most
congenial form. This philosophy is the
same for Masayo when using natural
materials. Her latest creations are characterized by cracks, that is to say normal
natural processes of the material. This is
because, even when cutting or bending it,
wood is alive, it moves, breathes and
shows the strength of its nature through
these cracks. During an interview when
she was asked, “How are your objects
born?” Masayo replied: “I never start
from a design but work directly on the
material. In this way my mind and hands
work in harmony in order to bring to
material to speak on its own and express
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itself without any formal compulsion that
could derive from pure reason. When I
achieve a result, I evaluate whether that
which has come out of my hands can also
be proposed and developed for a series
production or whether it is important to
protect it and conserve it in the “completely handmade” sphere.
Learn the Art
and Put it Aside
(page 24)
“What do we mean by applied arts
today?” Let’s leave aside the established
tones and references to laurel wreathed
poets. I don’t precisely know what applied
art is, but I know what it should not be
and what I don’t want it to be: a certain
“pure”, or “conceptual” contemporary
art, but with pretexts of nouveau engagement that troubles us in too many manifestations. Let us understand eachother,
its absolutely reciprocal, going back to
today, this need for distinction and capturing distances. On the one hand, we
should actualize the objective of “drawing
life back to art”.. giving visibility to the
many who are not recognized today, and
do not recognize eachother, in the arts
system. I would like to move from
preaching to practice, and finally give the
new figure of the metropolitan artisan an
opportunity to emerge, those who earn
their keep, through choice or necessity,
with a new “autonomous” work (selfdesigned, self-built, self-marketed) and
I’m not particularly interested, in an initial phase, in objecting to insufficiency or
expressive excess, or even less to the
adoption of “low” materials or techniques
(I will recognize equal dignity in this
prospect in the tatto artist and the potter). Formally, it is the rejection of new
and old hierarchies, of the reduction of
the “artist” to a purely executive role. In
no way should it be maintained that the
artisan has exhausted his creative charge
and is incapable of renewing tradition.
Let’s be clear: I am well aware of the
complexity of the theme and the soundness of some adverse arguments. I know
that one cannot open the “left-hand way”
alone, with some demagogic and populist
risk; but that one must also follow a
“right hand way”, which is more traditional, elitist and formative, which tends
to recompose cognitive, projectual, constructive and manual faculties in the very
professional figure. It is what Dino
Mantovani hoped for in 1902: “The artist
amongst us knows very little about working the material, which was the care and
study of our supreme ancient authors.
The Florentine sculptors were goldsmiths
in origin, now is the time that sculptors
become goldsmiths”.. Even in the Fine
Arts Acadamies, where art is “purified”
until it evaporates, artistic design for
businesses and applied arts have been
reintroduced as teaching subjects; even
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the themes of “techno-art” and “beauty”
have returned with a right for citizenship:
even the adaptation to those absolutely
contemporary schools-workshops, which
in Northern Europe and the Anglo Saxon
countries have made.
Alik Cavaliere and
Orlando Furioso
(page 30)
Hippogriffs, the battle between Rodomonte and Ruggero and Ariosto’s entire
world. The exhibition, which will be
inaugurated on the 5th October at the
Alik Cavaliere arts centre in Milan in Via
De Amicis 17, will commemorate the artist with paintings and sculptures on these
themes. “I went back to Ariosto in order
to look at myself in the mirror”, he wrote
in his memoirs that accompanied his long
efforts on Orlando Furioso. For
Cavaliere, research on Ariosto offered an
extraordinary opportunity for reflection
on the theme of era change and the new
role that, in these exalting but overwhelming times, is played by the artist in
particular and man in general. Ariosto
revisits his own era in the poem with no
explicit mention of the estranging and
complex reality of the new worlds. This
exceptional ability to understand and render the transformations of his era in art
run before our eyes in parallel with the
reflections of the great sculptor Arturo
Martini, generating “works that make
people realize that they have changed
eyes when looking at them”. In Cavaliere’s work, Ariosto is however a metaphor of practical art, understood as a way
of looking at one’s own present, and comparing oneself with him on this very
ground. The sculptor’s work seems
strongly connected to the narration, it
also becomes a meta-work, and that is to
say a work that offers to opportunity to
pose questions on one’s reason for existence. This is the meaning of the recurring presence of frames, theatrical stages,
mirrors, elements that denounce the construction reasons openly, rather than in a
hidden fashion. And from this thrust to
go beyond the barriers of the work, to
pass beyond the rules set by good sense
and etiquette, the need to evade the limits
of the sculpture probably has its origin:
this explains the use of innumerable
materials and techniques and also sometimes making, as in this case, the picture
protagonist of the scene. Polycentric frescoes derive from this, where Ariosto’s
paladins, rosy dames, powerful horses can
be seen wondering around in a slightly
misplaced fashion, amongst castles in
flames and clearings and woods everywhere, large splashes of green against the
pale blue of the sky and the intense blue
of the sea. Next to the paintings, suspended in time, heroes in battle and hippogriffs, in a double version, composed of
brass and copper sheets, are in the air.
86
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H Www.artisanexpo.it
(page 34)
Artisanexpo.it, the portal dedicated to
Lombard crafts, is starting to reap its first
rewards, the result of constant promotion
work in Italy and abroad. The portal,
which promotes Lombard artisanal companies in the sectors of home-furnishings,
clothing fabrics and artistic crafts, has
seen an increase in user access on the site,
as well as contacts with the exhibiting
companies. Amongst the foreign countries that have generated the most negotiations with the companies present on
the site, we have the United States in first
place, followed by Germany, Cana-da,
Iran and Pakistan. Contacts are in no way
lacking with European, South Ame-rican
and Asian countries. However, Artisanexpo is not going to stop, rather, it
will be continuing its challenge and
launching a publicity campaign in the
USA that includes marketing actions
aimed towards the reference target. The
results obtained so far can also be attributed to the constant positioning work on
the most widely used Italian and international search engines on the Internet. But
that’s not all, Artisanexpo is updating! In
fact the graphics will be changing and it
will be acquiring a new technological
platform, more flexible and dynamic,
which will make it possible, amongst
other things, for the exhibiting companies to have greater autonomy in as much
as, thanks to the “self publishing” system,
they will be able to autonomously update
the products exhibited. Moreover, in the
new release, the translation of the whole
site into Spanish (the English and German versions are already present) will
make it possible for the companies to
enlarge their contacts with Spanish speaking markets, where new promotional
activities are planned. Great steps forward therefore for the Artisan who exhibits his products on Artisanexpo.it that, on
the one hand uses the Internet channel to
promote itself abroad, and on the other is
acquiring greater familiarity and skill with
new technologies.
C’è Usato & Usato
(page 36)
Over the last few years, we have seen the
progressive proliferation of “second-hand
markets” and the new philosophy of
“intelligent restoration” and recycling has
become more widespread. One can therefore maintain that, within a brief lapse of
time, this new sensitivity will register a
considerable increase in the availability of
“second-hand” objects, therefore, a greater offer and more accessible prices for a
progressively increasing public. The
innovative idea developed by the architect Angelo Caruso (Art-Direc-tor) and
today developed by NoZone, Technical
Services for Franchising, is that of putting together and at the disposal of work-
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ers and clients, the advantages of a “second-hand” market with the quality standard comparable to that of an antiques
shop, dealing in objet d’art, crafts, furnishings and design (new and revival) in
the manner of a normal shop, set up,
however, to look like a showroom. In a
“C’è Usato & Usato” shop one can find
sector competence to guarantee a product, but no pretence of wanting to pass
themselves off as antique dealers: therefore the customer has a very relaxed
approach with this new commercial reality, he develops an almost “equal” relationship with the workers, greater faith
and less diffidence in the antique object
approach. The layout of a retail outlet is
studied in order to fully combine the philosophy of intelligent restoration. Where
possible, the characteristic and characterizing elements of the location are left
intact: old floors, plaster vaults, small
cracks, little defects in general, evident
signs of the passage of time. Therefore
one breathes in the authentic “air of other
days”. The idea of being able to offer
anyone the chance to be a bargain hunter
in the context of objects of a decent standard that can normally only be found at
an antique dealer’s at higher prices, has
been seen as winning. The location of the
Retail Outlet is a very important factor! A
“C’è Usato & Usato” retail outlet does
not need huge investments for the initial
system nor for the ordinary management:
zero costs for furnishing the rooms since
the furniture and objects on sale, opportunely placed, constitute the furnishings
themselves, even managing to create a
pleasant and refined context and making
it possible, through the setting of the
pieces on display, to be able to offer those
more unusual objects and “curiosities”
that are difficult to insert, at a suitable
price.
ATELIER “Fuori Classe”
(page 40)
Two years ago, Matilde Trapassi, who
teaches decoration at the Brera Academy
of Fine Arts, opened the “Fuori Classe”
[First-Rate] Workshop in the heart of the
Brera district; it is a space that somewhat
represents a projection towards the exterior of the work carried out in class and
an opportunity for students to present
their creations. It is a window overlooking the world and a lively and fervid place
in which to exchange ideas. A workshop
in which are experimented old handcrafting techniques such as felting, painting
with slip, resist work, mosaic-making,
inlay work, “plumaria” work. Aside from
professor Trapassi, the “cornerstones” of
the atelier are Cristiana di Nardo and
Esra Sakir, specialised in the felting technique that they learned in Northern
Europe (Iceland, Finland, Sweden…)
where this art has been recovered and
valorised since some time now. From the
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skilful hands of these young women are
born tapestries, hats, bags, dresses, vases,
furnishing accessories, … Of great interest, prints on Japanese paper from felt
matrix by Cristiana Di Nardo, incorporating felt filaments to create extremely
refined works where this humble material
is ennobled to reach very high levels of
expression. Each author that collaborates
with Atelier, students that Matilde defines
as “first-rate”, presents his/her works at
events and small exhibition that are regularly held at the workshop. Worthy of
mention, a young and highly talented
youth, Daniele Broglia, who re-discovers
and enhances the ancient “plumaria art”,
a very old art widespread in southern and
eastern Asia, across Indonesia and
Oceania, to both the Americas, characterised by the use of birds’ plumes and feathers to decorate.
Terramia
(page 44)
Many Neapolitans, and not only, nostalgically remember the great exhibitions of
artistic crèches and art ceramics of the
Campania region held during the
Christmas season, since the eighties, in
the monumental complex of Santa Maria
La Nova. During one of these exhibitions, in the section dedicated to crèches
was displayed a large “Nativity Scene”
made from terracotta, entirely revisited in
terms of position of the characters,
intriguing as well as spellbinding, and
certainly “revolutionary” for a notoriously traditional public as is the Neapolitan
one. It was in that circumstance that I
made the acquaintance of Paola Capriotti
and was struck by the professional background of my interlocutor, by her grit, as
well as by the experienced awareness of
operating as an entrepreneur in a field in
which the leading positions are usually
occupied by men. Since always, in the
Campania region, in the places where
ceramic is traditionally worked (Cerreto
Sannita, Napoli San Lorenzello, Vietri
sul Mare), the workshops and shops, both
the family-run ones and the other more
important ones, are managed by men,
masters, the jealous guardians of their
secrets, “domineering fathers”, at least
until a short while ago, of an oligarchic
system of company management. On the
contrary, in the second half of the eighties, Paola Caprotti ventured upon this
context in Naples and opened the
“Terramia” workshop, where new approaches that weren’t the routine ones to
produce ceramic were immediately
sought, and new types of artefacts were
launched on the market – not only locally.
The items were personalised by colours
and “debrì” never seen before and the
market, probed through trade fairs in
Florence, Milan and even abroad, immediately showed its appreciation. In the
Terramia workshop, which currently
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H occupies many rooms where designing,
forging, decoration, drying are carried
out and exhibitions are held, is located in
Via Pigna 76, Naples. Here, excellent
artistic ceramics are also made. The terracotta production of the mythical
Neapolitan coffee-pots is truly extraordinary; even large-sized ones are made,
enlivened with many “pulcinellas” in various poses. Some of their lids are transformed into mini-crèches with Lilliputian
shepherds of incredible make. Terramia
also boasts a design and planning studio
for home furnishings and for the garden;
fringe activities include pottery, sculpture-decoration and painting courses. At
any rate, it is an excellently equipped centre, one of the best of its kind in the
Campania region, and boasts a showroom
of its products at unbeatable prices located in Via S.Giovanni Maggiore Pignatelli, Naples, the heart of the historic
centre, just a short distance away from
the church of San Domenico Maggiore.
The years that have gone by have been
rich in satisfactions, but also terribly hard
for this small woman made from steel
called Paola Capriotti. The grit is that
one of always. Paola does not easily give
up. For her ceramic-making has been the
choice of her life. She has transmitted the
same grit to her son Luca, who has
become the crucial mainstay of the workshop and her precious advisor.
Passi d’autore
Graziano pompili
(page 48)
Looking at the wall that hosts the fifty
terracotta tiles called “Passi d’Autore”,
one gets the impression of being enveloped in a large embrace filled with histories and emotions. Graziano Pompili, the
sculptor born in Faenza who lives in
Reggio Emilia who has created this
extraordinary work, has aimed to narrate
his artistic story and life through a series
of images. To depict his memoirs Pompili
uses images shaped in terracotta, and narrates a route that has already been done,
perhaps already forgotten, which now
reappears in all its value, skilfully redesigned and coloured by the emotions that
time has kept suspended. The fifty tiles
contain, like a biography, the traces of all
the stylistic and thematic choices that
have allowed the artist to achieve a highly
sensitive and communicative language.
It’s a passion for findings and archaeology, which soon resulted in the love for
shapes of classic sculpture, reproposed in
other tiles of “Passi d’autore”, according
to the taste and style cultivated by
Pompili throughout the eighties. Ancient
amphorae, classically-shaped horses,
wings belonging to Greek Nikes and
above all, fragments laid side by side are
depicted, as if they were objects resurfaced from a digging site. Other tiles,
always linked to his passion for archaeo-
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logical sites, are dedicated to the human
figure and present bodies with parts missing or half-busts resting on columns reminiscent of the Etruscans, the Dalla
Robbias and Piero della Fran-cesca.
According to the Reggio Emilian sculptor, the element that best symbolises the
roots of all men is the home, a subject
present in as many as ten of the 50 terracotta tiles and the star of Pompili’s production as from the early nineties to the
present day. Some of these homes are
depicted on mountain tops poised in the
air. In other two tiles the home is repeated identically in a series, enclosed in a
sort of grid. However, following the
inspiration of the soul, in his creations of
the 2000 Pompili reproposes the home
combined with the human figure, a sort
of essential and uncharacterised self-portrait. Graziano Pompili has been able to
express his communication potential to a
maximum, offering not only the history
and poetics of an entire artistic life. But
the sculptor has created this work also for
himself. Pompili has understood that the
conquests of the past may become an
important point of reference, a magically
suspended place from which to draw, why
not, new elements for the future.
Morelato Projects
and Proposals
(page 52)
The consolidated image of the Morelato
production, renowned for revisiting styles
of the past, is soon to be enriched with a
new chapter dedicated to the year 2000.
For the year 2003, at the Verona “Abitare
il Tempo” was presented the new collection called “Classico 2000”. Morelato has
explored and offered four centuries of
history, but for the year 2000 the reference is not made up of “styles” taken
from the history of the Applied Arts, but
from a contemporary classicism all to be
discovered. The new collection will present all the principles and values that have
always characterised Morelato’s production in a contemporary key: eco-friendly
features, objects dedicated to the emotional area of the socio-individual domestic space, objects that present an attentive
and innovative research of materials,
objects that are essential and reassuring.
Add to these design and production plans
the new and ambitious cultural initiative
called the Applied Arts in Furniture
Making Outlook, set up by the Morelato
company in the Veneto region, with a
special eye to furniture making. The first
result of the Outlook’s activity was the
presentation of two especially significant
experiences at the September show held
in Palazzo Taidelli: the work of master
cabinet-maker Pierluigi Ghian-da and a
preview of the Berdondini Col-lection
inspired by models drawn by An-tonio
Berdondini, a cabinet-maker who operated in Faenza in the 30s and 40s.
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ALAMARO Eduardo
via Stella 120 - 80137 Napoli
tel/fax 081.292572
Ebanisteria Franzone
via Apollodoro 53 - 92012 Gela (CL)
tel. 0933.914540
Masayo Ave creation
via Cesare Correnti 7 - 20123 Milano
tel. 02.58111107 - www.macreation.org
AF-L’artigiano in fiera
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è una rivista trimestrale che interpreta e
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oggetti riferibili alla logica produttiva
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