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ANICA
15 aprile 2015
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INDICE
CINEMA
15/04/2015 Il Messaggero - Nazionale
Moretti, diario di Roma
5
15/04/2015 Il Messaggero - Nazionale
Nuovo cinema Lumière
7
15/04/2015 Avvenire - Nazionale
TAVERNIER «Io, regista contadino»
9
15/04/2015 Corriere della Sera - Nazionale
Downey Jr idolo dei ragazzi Mtv
11
15/04/2015 Corriere della Sera - Roma
Sonderkommando e L'attesa di maggio vincono i Nastri dei cortometraggi
12
15/04/2015 La Repubblica - Palermo
Veltroni racconta i bambini "L'Italia di domani ricomincia da Lampedusa"
13
15/04/2015 La Repubblica - Roma
"Mia madre", Moretti racconta l'amore e il dolore
15
15/04/2015 Il Manifesto - Nazionale
BUFERA SULL'ISTANBUL FILM FESTIVAL
17
15/04/2015 Libero - Nazionale
Tutti in fila per Veltroni, ma Renzi dà buca
18
15/04/2015 Alto Adige - Nazionale
Torna Bolzano Cinema «L'Europa passa di qui»
20
15/04/2015 Brescia Oggi
«Registi italiani, difendete il cinema europeo»
22
15/04/2015 Corriere del Trentino - Trento
Trento Film Festival
23
15/04/2015 La Gazzetta Del Mezzogiorno - Nazionale
E da Lecce appello di Tavernier «Difendete il cinema europeo»
24
15/04/2015 La Gazzetta Del Mezzogiorno - Foggia
Il film «Le vite accanto» di Luciano Toriello oggi al festival del cinema europeo
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TELEVISIONE
14/04/2015 Millecanali
Renzi lo sconcertante
28
15/04/2015 La Repubblica - Nazionale
Proposta Rai a Sky "Per i nostri canali primo anno gratis dal secondo pagate Le
cause tutte via"
31
15/04/2015 La Repubblica - Nazionale
Il FarWest della Fiction
32
15/04/2015 Il Giornale - Nazionale
Via al gioco delle coppie tra telefoni e televisioni
34
15/04/2015 Il Fatto Quotidiano
Le fiction, buen retiro per i delusi dei talk show
35
15/04/2015 Libero - Nazionale
TELEVISIONE CRIMINALE
36
15/04/2015 ItaliaOggi
Sky-Telecom, l'offerta parte dai 40 euro al mese
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CINEMA
14 articoli
15/04/2015
Il Messaggero
Pag. 23
(diffusione:210842, tiratura:295190)
La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
Un volume riunisce tutti i luoghi della città che sono stati set per il regista rievocando atmosfere, dialoghi e
personaggi dei suoi film Ci sono, tra gli altri, i lotti della Garbatella, il lungomare verso Torvajanica di "Ecce
Bombo", l'Aventino di "Bianca". Nell'intervista a chiusura del testo si scopre come per l'artista la scelta di
strade e piazze nasca ogni volta dalle riflessioni sulla storia della pellicola
Moretti, diario di Roma
LA COMMOZIONE DI NANNI VERSO LE ESISTENZE ANONIME E I POSTI NEI QUALI SI SVOLGE LA
VITA QUOTIDIANA
IL LIBRO Nanni e Roma. In Viaggio a Roma con Nanni Moretti (Lozzi) Giorgio Biferali e Paolo Di Paolo
scrivono un diario di viaggio sui luoghi romani del cinema morettiano, rievocandone atmosfere, dialoghi e
personaggi. Ma chiediamoci subito: Nanni somiglia a Roma? Sì e no. Le somiglia per l'ironia corrosiva e il
gusto beffardo della derisione (specie dei suoi primi film), per la ruvida schiettezza antiretorica dei suoi
abitanti, che tanto piaceva a Stendhal. Non le somiglia affatto perché detesta la sbracatezza e
l'approssimazione tipicamente romane, e perché tutto il suo cinema si origina da un piglio morale, da una
serietà "luterana" che è l'esatto contrario del lassismo e del "chette frega" (memorabile la sua invettiva in
Ecce bombo : «Vi meritate Alberto Sordi!»). Il libro ripercorre minuziosamente strade e piazze della capitale,
sia in centro che in periferia, che hanno fatto da sfondo alle scene (e battute) più celebri dei suoi film, e si
conclude con una intervista degli autori al regista. LE SCELTE 4Qui apprendiamo che la scelta del setting per
Moretti è sempre stata preterintenzionale: nasceva infatti dal desiderio di calarsi naturalmente nella vita di un
personaggio (spesso autobiografico), o in qualche caso da una riflessione sulla storia del film (per la Messa è
finita serviva una chiesa non troppo antica né architettonicamente moderna). Di fronte alla domanda sul suo
rapporto con Roma, forte è la tentazione per il regista - di rispondere colei non è - libro postumo sulla madre considerando la allergia dello scrittore francese verso il gergo culturale: «Non dire lutto. È troppo
psicanalitico. Non sono in lutto. Provo tristezza». Ma è forse nel primo episodio di Caro diario , un film-diario
fatto di lunghi silenzi, venuto fuori per caso mentre ne pensava un altro, che il regista - "splendido
quarantenne" ci mostrava per la prima volta tutto ciò che alimenta quella critica del mondo: una pietas
commossa verso le esistenze anonime, le case e le strade dove si svolge la vita quotidiana della umanità
comune. Il film, idealmente dedicato a Pasolini, fa venire in mente una cosa che disse una volta l'autore di
Accattone : «Sì, la cultura, l'arte... ma niente mi commuove come vedere le strade e le piazze di una città,
che sono state calpestate da migliaia di umili persone». PARTICOLARE C'è una considerazione di Nanni
Moretti che mi sembra centrale per qualsiasi discorso sul rapporto di un artista con i luoghi: «Più si va nel
particolare, più si ha la possibilità di diventare universali». I grandi scrittori del '900 sono tutti inguaribilmente
"provinciali", radicati in una città o in paesaggio: Saba e Svevo, Montale e Pirandello, Satta e Pavese, Tomasi
di Lampedusa e Sciascia. Tornando al rapporto di Nanni con Roma bisogna segnalare un aspetto del
carattere romano che certamente si adatta al suo sguardo cinematografico: ed è la meraviglia dell' "anvedi",
la possibilità di vedere il mondo come se fosse la prima volta, l'anima stupefatta dei miei pur smaliziati
concittadini. Filippo La Porta
Io sono un autarchico
1VIA DEGLI APPENNINI (TRIESTE)
Ecce Bombo
2PRATONE TOR DI QUINTO
La messa è finita
3VIA CORI (BORGATA GORDIANI)
Sogni d'oro
GELATERIA FASSI (CORSO ITALIA)
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Il Messaggero
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Bianca
5VIA DI S. ALESSIO (AVENTINO)
Caro diario
6VECCHI LOTTI (GARBATELLA)
Habemus papam
FORO DI AUGUSTO
Mia madre
8PIAZZA MANCINI (FLAMINIO)
Foto: VIAGGIO A ROMA CON NANNI MORETTI Paolo Di Paolo Giorgio Biferali
Foto: Lozzi Publishing 176 pagine 12 euro
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Il Messaggero
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(diffusione:210842, tiratura:295190)
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A 120 anni dall'invenzione dei primi cineasti della storia, Parigi, Cannes e Lione organizzano mostre,
happening, rievocazioni E remake d'autore del film "Sortie d'usine" firmati da Tarantino, Almodovar,
Sorrentino, Dolan, Cimino e Schatzberg
Nuovo cinema Lumière
SULLA CROISETTE IN ONORE DI AUGUSTE E LOUIS, OMAGGI A TUTTI I FRATELLI REGISTI: DAI
TAVIANI AI DARDENNE E FARRELLY
Gloria Satta
L'ANNIVERSARIO Cannes-Parigi-Lione. La Francia intera fa festa nel segno dei fratelli Lumière. Mostre,
remake firmati dai maestri di oggi Tarantino, Dolan, Almodovar, Cimino, Schatzberg, Sorrentino e poi
happening popolari, omaggi, restauri, rievocazioni: quest'anno ricorre il 120mo anniversario della nascita del
cinema e in onore di Auguste e Louis Lumière, i geniali imprenditori di Besançon che lo inventarono nel 1895,
le iniziative si sprecano. Cominciamo dal 68mo Festival di Cannes. Non soltanto ha messo a capo della giuria
Joel e Ethan Coen, superba coppia di registi americani che nel 1991 vinsero la Palma d'oro e ogni altro
premio possibile con il loro film Barton Fink . Sulla Croisette, dal 13 al 24 maggio, saranno onorati anche gli
altri famosi fratelli del cinema: Jean-Luc e Pierre Dardenne, tra i pochissimi registi ad aver ricevuto due
Palme, Paolo e Vittorio Taviani (trionfatori nel 1977 con Padre padrone ), Arnaud et Jean-Marie Larrieu, Peter
e Bobby Farrelly, Bob e Harvey Weinstein, Andrew e Lana Wachowski (lei, prima del cambio di sesso, era
nota come Larry). LA MOSTRA «I Lumière avrebbero dovuto presiedere la prima edizione del Festival, nel
1939, ma lo scoppio della guerra annullò la manifestazione che sarebbe partita solo nel 1946», ha spiegato
Thierry Frémaux, direttore artistico di Cannes e anche alla guida dell'Institut Lumière di Lione che ha
organizzato la mostra-evento sui precursori del cinema in programma al Grand Palais di Parigi, nel Salon
d'Honneur, fino al 14 giugno. S'intitola "Lumière! Le cinéma inventé" e ripropone i 1422 film (oggi condensati
in un minuto) realizzati dai due fratelli ma anche documenti, immagini familiari, le prime foto panoramiche
(fotorama), il primo apparecchio cinematografico e la ricostruzione del Salon Indien del Grand Café in
Boulevard des Capucines a Parigi (oggi è la sala delle colazioni dell'Hotel Scribe) dove il 28 dicembre 1895 i
Lumière presentarono la loro invenzione al pubblico. Esposta al Grand Palais è anche la prima foto a colori
(anche quella fu un'invenzone dei due imprenditori): risale al 1903 e ritrae la famiglia Lumière sull'erba,
immagine serena di una borghesia che va incontro al benessere prima di venire travolta dalla guerra. Per
Frémaux, l'opera dei Lumière «è portatrice di una visione del mondo ancora innocente e ingenua che è
importante rievocare ai nostri giorni». Ma la chicca, tutta contemporanea, dell'esposizione è rappresentata dai
remake d'autore del primo film realizzato dai Lumière nel 1895: Sortie d'usine ( Uscita dalla fabbrica ). Durava
50 secondi e mostrava, ovviamente in un'unica inquadratura fissa, gli operai che uscivano da una fabbrica di
Lione. E a giudicare dalle occhiate furtive che gettano verso l'obbiettivo sono consapevoli di essere ripresi.
Del film esistono tre versioni diverse e la leggenda vuole che sia stato lo stesso Louis Lumière, padrone della
fabbrica, ad azionare la manovella. Un fatto è certo: la folla è stata la prima protagonista del cinema. Oggi
Tarantino, Cimino, Dolan, Almodovar, Schatzberg e Sorrentino hanno fornito la loro personale
reinterpretazione di quello storico film. Il rifacimento firmato dal nostro regista-Oscar s'intitola Il popolo entra
nella sala e il cinema esce . Stellare il cast che si è prestato ai remake: Keanu Reeves, Gaspard Ulliel,
Bérenice Bejo, Marina Fois tanto per citare alcuni attori. HAPPENING Parigi è anche il luogo dove
l'invenzione del cinema venne solennemente celebrata nel 1900 nel corso della Grande Expo mondiale. Ma è
Lione la città rimasta più legata ai Lumière, culla ancora oggi della cinefilia più assidua e appassionata.
L'Institut con la Cineteca diretto da Frémaux, per tutto l'anno sede di iniziative inesauribili, restauri e
proiezioni, sorge proprio sulle ceneri della fabbrica dove venne girato Sortie d'usine : il luogo, che 120 anni fa
si chiamava Chemin Saint Victor, non a caso è stato ribattezzato Rue du Premier Film. Ed è là che il 19
marzo scorso, 120mo anniversario delle riprese del primo film della storia, oltre tremila persone si sono
presentate, armate di videocamere e telefonini, per realizzare i loro personali remake che poi sono stati
proiettati sul grande schermo. Una fiumana di gente divertita e commossa. Per i cinefili non sufficientemente
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Il Messaggero
Pag. 24
(diffusione:210842, tiratura:295190)
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attrezzati, l'Institut ha creato una app nuova di zecca, "Lumière 1895" che ha permesso di filmare proprio alla
maniere dei due fratelli. Un'emozione in più nell'emozione di far rivivere la Storia. (foto BARILLARI) Sotto, i
Taviani (foto ANSA-FERRARI) FRATELLI I registi Joel ed Ethan Coen SORTIE D'USINE Il film dei fratelli
Lumière fu il primo a essere visto dal pubblico: viene indicato come il punto di partenza della storia del
cinema
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Avvenire
Pag. 26
(diffusione:105812, tiratura:151233)
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AGORA Intervista Prossimo Leone d'Oro a Venezia, il cineasta francese dal Festival di Lecce si racconta: «Ci
sono artisti che scavano come i minatori, altri che coltivano occupandosi di piccole cose»
TAVERNIER «Io, regista contadino»
LUCA PELLEGRINI
Era il 1980 quando Roddy si faceva impiantare una telecamera in un occhio per filmare il dolore e la morte.
Bertrand Tavernier a quell'epoca, girando La morte in diretta , non pensava proprio a ciò che sarebbe
successo poi, nella vita quotidiana della gente. Al Festival del Cinema Europeo di Lecce, in programma fino a
sabato prossimo, in cui il regista francese è grande protagonista, ricorda con quanta ingenuità avesse
affrontato un tema così difficile. «Pensavo in maniera naïve che fosse un film di fantascienza. Quindici anni
dopo era diventato neorealista. Non credevo certo di anticipare i tempi in cui viviamo, dove tutti hanno una
telecamera in mano per filmare qualsiasi cosa. Il numero degli studenti che hanno commesso delitti e li hanno
filmati mentre li compivano, condannati perché spie di se stesse, è una testimonianza angosciante della loro
stupidaggine. La vanità e l'irresponsabilità portano addirittura le persone a lasciare traccia dei propri delitti.
Sono allarmato: educatori, filosofi e sociologi non hanno ancora compreso l'emergenza sociale ed educativa
che stiamo vivendo». Allarmato anche dall'intolleranza e dalla violenza che ci circonda. «Non sono
particolarmente ottimista. Ma nemmeno ho nostalgia per i tempi passati. Ho il rimpianto per alcune cose che
non ci sono più, ma non penso che il progresso sia sempre foriero di bontà. Dobbiamo continuare a
combattere per preservare ciò che è importante per la vita e la cultura». Sarebbe tentato di girare un film sui
terribili fatti che accadono nei nostri giorni? «Quando ho realizzato La princesse de Montpensier , presentato
in concorso a Cannes nel 2010 e purtroppo mai distribuito in Italia, ambientato durante le guerre di religione
in Francia nel XVI secolo, pensavo al mondo d'oggi perché quel soggetto per me era moderno. Allora in
nome dell'amore di Dio si massacravano gli Ugonotti, oggi si massacrano i cattolici». Per lei il passato è
riflessione, non solo memoria: il 1719 in "Che la festa cominci...", la Prima Guerra Mondiale de "La vita e
niente altro" e "Capitan Conan". «La storia è una fonte di formidabili soggetti drammatici. Quando leggo una
biografia o un saggio su una certa epoca, di colpo dentro di me nasce un film. La storia ha anche il vantaggio
che ti aiuta ad essere analitico e contemporaneamente a selezionare ciò che è importante ai fini di una
narrazione o dell'emozione». Ci sono capitoli ai quali sta pensando per i suoi prossimi impegni? «Due
soggetti, assolutamente incredibili. Il primo è sulla fine di Robespierre, di come sia passato dal trionfo
pubblico alla ghigliottina in soli cinque giorni. Un drammaturgo potrebbe trovare delle ragioni che lo storico
non riesce ad acquisire. Un altro soggetto sul quale sto lavorando sono i negoziati del dopoguerra, durati
anni, tra le diplomazie tedesche, francesi, inglesi ed ebree sui danni di guerra e la responsabilità dei tedeschi
delle perdite morali e materiali di intere famiglie e nazioni». In "Quai d'Orsay - Un ministro francese", di
prossima uscita in Italia, guarda più al presente del suo Paese. «Mi affascinava il fumetto di Lanzac & Blain
sulla vita supersonica di questo Ministro degli esteri francese, che ricorda molto Dominique de Villepin, e di
come dal caos vorticoso creato da quest'uomo politico, incapace di rispettare la vita privata di chi gli sta
attorno, siano soffiate energie che hanno portato a uno dei discorsi tra i più alti nella storia della diplomazia
francese, quello pronunciato all'Onu il 14 febbraio 2003 dal vero Villepin contro la guerra in Iraq. Ancora una
volta il contesto sociale e politico in cui sono immersi i miei personaggi è fondamentale. Non potrei concepirli
separati dal mondo». Il prossimo progetto è ancora dedicato alla Francia. «Due film intitolati Il mio viaggio nel
cinema francese , fatti anche di immagini d'archivio. Un omaggio e un ricordo». Alberto Barbera, tra le
motivazioni con le quali ha annunciato il Leone d'Oro alla carriera che lei riceverà nel corso della prossima
Mostra del Cinema di Venezia, l'ha descritta come «un autore completo, istintivamente anticonformista,
coraggiosamente eclettico». «Mi piace essere completo, ma adoro la definizione di anticonformista ed
eclettico. Ho sempre amato i registi che hanno dato prova di immaginazione. Michael Powell è stato sempre il
mio riferimento. Ma nella mia vita mi sono rivolto spesso a Kurosawa e Jean Renoir, che hanno fatto film così
diversi tra loro. E a Bergman, il maestro dell'intimità. Penso che ci siano due tipi di registi. Ci sono i minatori
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Avvenire
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(diffusione:105812, tiratura:151233)
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La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
che scavano nella miniera andando alla ricerca di qualcosa di sempre più puro. E poi ci sono i contadini, che
coltivano il grano e il mais e allevano i polli e il bestiame. Lavorano in modo tradizionale, si occupano di tante
piccole cose. Io sono un contadino».
Foto: IL MAESTRO. Bertrand Tavenier ieri al Lecce Film Festival
15/04/2015
Corriere della Sera
Pag. 49
(diffusione:619980, tiratura:779916)
Premio alla carriera. «Dal carcere per droga al successo, credo ancora nei sogni»
Giovanna Grassi
los angeles Robert Downey Jr. divo degli Mtv Movie Awards. Nell'immenso Nokia Theater di Downtown
gremito di giovani l'emittente ha consegnato i suoi premi per il cinema.
Il momento più cool è stato quello in cui tutta la platea ha applaudito l'attore che ha riconquistato Hollywood
nei panni di Iron Man. Attorniato dalla squadra dei suoi co-protagonisti dell'imminente Avengers: Age of
Ultron (Scarlett Johansson, Chris Hemsworth, Mark Ruffalo, Jeremy Renner, Chris Evans e altri tutti in
ginocchio per lui) il supereroe dello schermo ha ritirato il premio alla carriera. Mentre i suoi partner nel film
diretto e scritto (con Stan Lee) da Joss Whedon si sperticavano in lodi nei suoi confronti, Downey jr ha fatto
un discorso sui suoi 34 anni di carriera, sugli alti e bassi della sua vita segnati anche dalla droga, arresto e
carcere compresi.
Ormai è una forte tendenza. A qualsiasi premio, i vincitori lanciano messaggi al pubblico giovane e non solo,
fanno considerazioni sociali e spesso anche politiche. «Grazie di questo vostro riconoscimento - ha detto
Robert in una sorta di confessione ed esame di coscienza mentre sullo schermo alle sue spalle il robot del
nuovo episodio di Avengers spaccava macchine - e ricordatevi che, anche quando vi sentite smarriti, potete
sempre essere i vincitori delle vostre vite. Io ho fatto anche troppe feste, ma ho sempre sognato in grande e
ho anche lavorato sodo. Non ho consigli da darvi, anzi sì. Tenete il naso pulito, siate d'aiuto agli altri e
cercate di rappresentare bene, sognando sempre, la vostra generazione».
L'altra protagonista della serata è stata Shailene Woodley, miglior attrice per Colpa delle stelle , eletto anche
film dell'anno e vincitore della categoria miglior cine/bacio (quello tra Shailene e Ansel Elgort). Trofeo (l'ormai
classico bicchierone dorato pieno di finto pop corn) come miglior attore a Bradley Cooper per American
Sniper .
Nello show (che sarà trasmesso da Mtv Italia anche domani alle 10.30 del mattino) sono state tante le gag di
attori e attrici, a cominciare da quelli di Vin Diesel e Channing Tatum in divertita «estasi» di fronte alla
minigonna di Jennifer Lopez. La star latina è stata premiata per la prova d'attrice capace di suggerire paure in
The boy next door .
Poi le altre anomali categorie: la miglior scena a torso nudo se l'è aggiudicata Zac Efron per Cattivi vicini , la
lotta più spettacolare è stata quella tra Dylan O'Brien e Will Poulter in Maze Runner - Il labirinto , per il miglior
momento musicale ha vinto Jennifer Lawrence in The Hunger Games.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
L'attore
Successi e cadute nella carriera di Robert Downey Jr, 50 anni. Nel '92 fu candidato all'Oscar per «Charlot»
Anni duri tra il 1996 e il 2001: arrestato diverse volte per droga. Escluso dal cinema, ha ricominciato con
piccoli ruoli fino al trionfo nel ruolo di Iron Man (foto)
Foto: Parata di star Da sinistra, Johansson, Hemsworth, Rennen, Evans e Downey Jr. agli Mtv Awards
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La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
Downey Jr idolo dei ragazzi Mtv
15/04/2015
Corriere della Sera - ed. Roma
Pag. 13
(diffusione:619980, tiratura:779916)
Sonderkommando e L'attesa di maggio vincono i Nastri dei cortometraggi
R. S.
Sonderkommando ( nella foto ) di Nicola Ragone per la fiction e L'attesa di maggio di Simone Massi per
l'animazione sono le opere che si son aggiudicate i Nastri d'argento 2015 per cortometraggi, assegnati ieri
alla Casa del cinema dal Sngci (sindacato nazionale giornalisti cinematografici). Riconoscimenti anche a
Roberto De Feo e Vito Palumbo per Child K , a Brando De Sica per L'errore , a Light & color per Spaghetti
western e a Marco Pontecorvo per gli inserti manga di Tempo instabile con possibili schiarite . Migliori attori
dei corti 2015 Luca Argentero e Francesco Montanari per Mala Vita di Angelo Licata.
Andrea Bosca con A tutto tondo ha vinto nella nuova cinquina di film segnalati per la loro attenzione ai temi
del sociale. Vincitore di Cinemaster 2014, concorso di Studio Universal per un giovane regista promettente
(premiato con uno stage a Hollywood) è stato Fulvio Risuleo per Lievito madre .
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Casa del Cinema
15/04/2015
La Repubblica - ed. Palermo
Pag. 9
(diffusione:556325, tiratura:710716)
Veltroni racconta i bambini "L'Italia di domani ricomincia da Lampedusa"
L'anteprima del film dell'ex segretario Pd "Il Paese non può fare a meno della Sicilia" Un bambino di Catania
geniale in matematica e la leggerezza di una ragazza sugli sbarchi dei migranti
ELEONORA LOMBARDO
APRILE ", 1998, Nanni Moretti, alle prese con il suo documentario sulla campagna elettorale, è davanti alla
Tv e guarda un dibattito Berlusconi contro D'Alema e supplica quest'ultimo, allora presidente del consiglio, di
dire «qualcosa di sinistra».
Era cinema, è stata la politica degli ultimi quindici anni.
Oggi, in tempi di Pd contro Pd, Walter Veltroni, messi da parte i panni ufficiali di politico di sinistra, usa il
cinema per provare a dire, non una, ma tante cose di impegno civile, primo principio delle azioni
democratiche.
A un anno dall'uscita nelle sale di "Quando c'era Berlinguer", Veltroni torna a Palermo, domani alle 20 al
cinema Metropolitan, per presentare il suo secondo docu-film "I bambini sanno".
Trentotto bambini, fra gli 8 e 13 anni, da norda sud, rispondono alle domande sulla vita, sulla morte, su Dio,
sull'omosessualità, sulla crisi, sul futuro, sul presente, sulla paura, sulla felicità. Raccontano l'Italia arcobaleno
di oggi e, come dice il regista, «parlano di vita con travaglio e severità. Questa è un'azione che ritengo di alto
impegno politico, perché ascoltando i bambini si possono migliorare le persone». Il documentario comincia
proprio dalla Sicilia o meglio, da Barbara, figlia di Lampedusa. Racconta Veltroni: «Non ho scelto Lampedusa
volutamente, ma ho voluto partire da Barbara che riesce a raccontare con leggerezza calviniana degli
sbarchi, dei migranti che arrivano e vanno via, rappresentati per lei da un bambino che è stato lavato, vestito
e poi consegnato al suo nuovo destino. Barbaraè orgogliosa della sua terrae se la prende con un certo tipo di
informazione o quando sente dire "Non siamo mica a Lampedusa"». Nell'isola siciliana Veltroni è stato ad
agosto scorso e ha raccolto le interviste di altre due bambini, Piergiorgio e Gabriele, bambini di mare che
sanno raccontare le contraddizioni senza scandalo e con molta speranza. «Raccontata da loro l'Italia che
viene fuori è molto bella, è un arcobaleno di religioni e storie, se il Paese che verrà sarà il loro ritratto, le cose
miglioreranno molto».
A Lampedusa Veltroni è stato al cimitero dei barconi e in quella che, con riferimenti squisitamente
cinematografici chiama «la piscina di Crialese», «ridotta ormai davvero male», aggiunge, senza però
smettere di complimentarsi con il sindaco Giusi Nicolini «una donna davvero forte che sta facendo un lavoro
straordinario». Di bambini siciliani nel film di Veltroni ce n'è ancora uno, un bambino catanese che è un vero
genio della matematicae che racconta la sua storia bellae sofferta «perché anche la genialità è una diversità
in un Paese nel quale qualcuno, arbitrariamente, ha deciso cosa sia normale». I Nel documentario di Veltroni
i bambini sanno invece che la regolaè la libertà e, assecondando la massima del Piccolo Principe citata nel
film, si fanno carico di spiegare agli adulti, che da soli non capiscono niente e riducono tutto in cifre.
«Questi bambini hanno un pensiero su tutto, sono profondi e io avevo voglia di starli ad ascoltare, di
mettermi alla loro altezza, anche fisicamente con la telecamera - continua Veltroni - sapendo che stavo
raccontando una storia rivolta ai grandi. I bambini hanno detto "spero di portarci i miei genitori" ed erano
sorpresi che qualcuno li stesse ad ascoltare.
Gli adulti che lo vedono rivivono i momenti tenacie mai stanchi di quando erano bambini, "la casa piccola"
che è cresciuta insieme a loro e riscoprono la lucida bellezza che si coglie nell'infanzia».
L'ex sindaco di Roma, primo segretario del Partito democratico, non ha messo da parte gli adulti per
stanchezza da vita politica e anzi dice che «questo è il senso più alto della politica, senza il potere in senso
stretto, ma coltivando la responsabilità civile».
Palermo è una delle prime città nella quale il documentario, che sarà in sala dal 23 aprile, viene proiettato in
anteprima, confermando un'attenzione di Veltroni per la Sicilia e il suo capoluogo «Mi piaceva parlare di
CINEMA - Rassegna Stampa 15/04/2015 - 15/04/2015
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LA TESTIMONIANZA
15/04/2015
La Repubblica - ed. Palermo
Pag. 9
(diffusione:556325, tiratura:710716)
CINEMA - Rassegna Stampa 15/04/2015 - 15/04/2015
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bambini in una città nella quale di bambini si parla troppo poco e poi per la mia storica amicizia con il sindaco
Leoluca Orlando».
Veltroni arriva in città proprio mentre il Pd siciliano è in uno dei suoi momenti più ribollenti, crolla il ponte e
l'isola rimane tagliata in due. «Senza la Sicilia l'Italia non ce la farebbe - dice Veltroni - per bellezza e
contraddizioni. Ma è pur vero che è la regione più colpita dalla pesantezza della crisi economica e
amministrativa e bisogna assumersene la responsabilità, una responsabilità che è nazionale perché molto
spesso la Sicilia è stata laboratorio di quanto poi sarebbe avvenuto nel resto del Paese».
Foto: IL REGISTA Walter Veltroni (sotto) con uno dei bambini intervistati
15/04/2015
La Repubblica - ed. Roma
Pag. 22
(diffusione:556325, tiratura:710716)
In sala il docu-thriller "Citizenfour" e "Figlio di nessuno", ispirato a una storia vera
FRANCO MONTINI
QUASI assente nelle ultime settimane, il cinema di qualità propone da domani quattro appuntamenti
imperdibili. L'attesa maggiore è per il nuovo film di Nanni Moretti, Mia madre, originale mix fra una storia
intima e dolorosa, esposta con grande pudore, e una vicenda professionale narrata con ironia e sarcasmo. In
uscita è anche l'inquietante documentario premio Oscar 2015 Citizenfour, un thriller basato su fatti reali,
dedicato ai pericoli derivati dal controllo sui dati personali. E ancora Figlio di nessuno, sorta di Ragazzo
selvaggio dei nostri giorni, ispirato a una storia vera e vincitore del Premio del pubblico alla Settimana
internazionale della Critica di Venezia. Infine da non mancare The fighters, produzione francese a dispetto
del titolo, che è insieme una commedia romantica, un'avventura epica, un manuale di sopravvivenza. A
completare il panorama sempre dalla Francia la commedia di Laurent Tirard Le vacanze del piccolo Nicolas,
avventura marina anni '60, e il thriller Black Sea di Kevin Mandonald, ambientato su un sottomarino con il
quale un equipaggio poco addestrato cerca di rintracciare un U-Boot tedesco sommerso da anni con il suo
carico di lingotti d'oro.
Mentre è impegnata nelle riprese del suo film, complicate della pre- senza del protagonista , un attore
americano in difficoltà con l-italiano, Margherita, separata e con una figlia adolescente, cerca di trovare il
tempo per stare con la madre ricoverata in gravi condizioni. Il fratello laiuta ma le sue giornate sono
frenetiche e disperate.
Admiral, Adriano, Alhambra, Andromeda, Antares, Barberini, Ciak, Cine- land, Eden, Eurcine, Fiamma,
Giulio Cesare, Jolly, King, Lux, Madison, Maestoso, Mignon, Nuovo Sacher, Odeon, Roxy, Royal, Savoy,
Space Magliana, Stardust, Straplex, Tibur, Uci Lunghezza, Marconi, Parco Leonardoe Porta di Roma Lo
scontro sul set fra Margherita e Barry Huggins che non riesce a ricordare la battuta da recitare. In
un'atmosfera sempre più concitata, urlando, ognuno dei due dice all'altro cose terribili.
Una ragazza, una ex alunna di Ada, incontra Margherita e della madre le dice: "Ci ha insegnato la vita,
ancora più che le materie e ci è rimasta dentro". "Stiamo costruendo la più grande arma di oppressione nella
storia dell'uomo". Arnaud fa notare al fratello quanti ragazzi cerchino di entrare nell'esercito. "Con la crisi che
c'è è il primo reclutatore" ma Arnaud lo corregge: "Il secondo: il primo è Mc Donald's". L'arrivo del ragazzo
selvaggio nell'orfanotrofio mette in crisi tutto il personale che non sa come comportarsi. Qualcuno più
preoccupato domanda: "Avete idea di cosa fare con lui?" L'audizione in un tribunale della California sul caso
di un gruppo di cittadini, che, consapevoli di essere stati intercettati, hanno denunciato una compagnia
telefonica. Arnaud invita Madeleine in discoteca ma lei non vuole ballare, apre il tappo di una bottiglia di birra
con i denti, ma incredibilmente senza perdere nulla della propria femminilità. Il primo segnale della ritrovata
umanità del ragazzo sel- vaggio non è una parola, ma un sorriso scambiato con Zika, un altro ospite
dell'orfanotrofio, l'unico che mostra comprensione.
Nuovo Olimpia Intrastevere, Madison, Quattro Fontane Nuovo Aquila Nel 2013, la regista Laura Poitras
riceve delle mail criptate che de- nunciano la sistematica invasione delle privacy operata dal NSA, ente
governativo americano, ai danni di cittadini e dei governi di tutto il mondo.
Laura incontra l'anonimo denunciatore che le rivela di essere Edward Snowden, ex-tecnico della Cia. Arnaud
da vent'anni insieme al fratello si occupa della falegnameria . Conosce Madeleine, un'ombrosa ragazza,
convinta che la fine del mondo sia imminente e che desidera far parte del corpo dei paracadutisti. Madelaine
partecipa ad un corso preparatorio, al quale si iscrive anche Arnaud Nel 1988 nei boschi della Bosnia, un
gruppo di cacciatori si imbatte in un ragazzo cresciuto frai lupi. Catturatoe spedito in un orfanotrofio il
ragazzo, cui viene affibbiato un nome musulmano, si dimostra aggressivo ma un poco alla volta recupera lumanità. Allo scoppio della guerra nei Balcani viene rispeditoa combattere.
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"Mia madre", Moretti racconta l'amore e il dolore
15/04/2015
La Repubblica - ed. Roma
Pag. 22
(diffusione:556325, tiratura:710716)
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BATTUTA DOVE DOVE DOVE DOVE LA TRAMA LA TRAMA LA TRAMA LA TRAMA SCENA SCENA
SCENA BATTUTA BATTUTA BATTUTA SCENA MIA MADRE CITIZENFOUR THE FIGHTERS FIGLIO DI
NESSUNO di Nanni Moretti con Margherita Buy, John Turturro, Giulia Lazzarini, Nanni Moretti Drammatico di
Thomas Cailley con Adèle Heenel, Kévin Azais, Antoine Luarent, Brigitte Rouan Commedia di Laura Poitras
Documentario di Vuk Rsumovic; con Denis Muric, Pavle Cemerikic, Isidora Jankovic, Milos Timotijevic
Drammatico
15/04/2015
Il Manifesto
Pag. 13
(diffusione:24728, tiratura:83923)
Bufera sulla 34esima edizione dell'Istanbul Film Festival: la direzione del Festival ha annunciato che saranno
cancellate tutte le competizioni e la cerimonia di chiusura. Questo in seguito alla decisione di molti produttori
che hanno deciso di ritirare i loro film, da kermesse come risposta al certificato di registrazione formale
richiesto da Ministero della Cultura e del Turismo turco, visto come «una forma di oppressione e di censura».
Il tutto ha preso vita all'indomani della sospensione da parte della Fondazione per la Cultura e l'Arte di
Istanbul, su richiesta del Ministero, del doc «A Guerrilla Doc», per mancanza del documento di registrazione.
La proiezione è stata sostituita da un forum dove Ertugrul Maviogl, uno dei registi, ha detto che «il documento
di registrazione è stato posto come ostacolo di fronte a tanti altri film che parlavano dei curdi. Se
accettassimo dentro di noi, nel nostro cuore, che in questo Paese questo morbo della censura e dei divieti si
può superare soltanto calpestandolo, oggi questo film si potrebbe proiettare»
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BUFERA SULL'ISTANBUL FILM FESTIVAL
15/04/2015
Libero
Pag. 11
(diffusione:125215, tiratura:224026)
Tutti in fila per Veltroni, ma Renzi dà buca
Mattarella, Napolitano, Grasso, Boldrini e mezzo governo: il film di Walter raduna a Roma l'establishment del
Paese
BRUNELLA BOLLOLI ROMA
Non è certo l'ultimo capolavoro di Clint Eastwood o di qualche regista da Oscar del panorama italiano, eppure
per Walter Veltroni si è scomodato perfino il presidente della Repubblica. L'attuale, Sergio Mattarella, e il
precedente, Giorgio Napolitano, con consorte Clio. Si è mosso mezzo governo, il Pd delle grandi occasioni,
manager e soubrette, ambasciatori e direttori di giornali, volti noti della tv e minorenni diretti da Veltroni
medesimo, insomma un parterre ricco nella sala Sinopoli, ma niente premier Matteo Renzi. Atteso per tutta la
serata, il capo del governo, che in mattinata si era recato a Genova e a Milano, alla fine non si è visto alla
corte di Walter. «Per forza c'è Bersani», ha ironizzato qualcuno tra un cocktail e l'altro, vorrà dire che il
premier si farà raccontare il film di Veltroni "I bambini sanno", prodotto da Sky Cinema, in collaborazione con
Palomar, nel prossimo Consiglio dei ministri. La squadra di Renzi, infatti, era quasi al completo, come se
Palazzo Chigi si fosse trasferito, per una sera, nell'Auditorium di viale de Coubertin. Presenti Angelino Alfano
(Interno), Dario Franceschini (Beni Culturali), Pier Carlo Padoan (Economia), Giuliano Poletti (Lavoro),
Andrea Orlando (Giustizia), Stefania Giannini (Istruzione), oltre, naturalmente, alle due vestali bionde
Marianna Madia, con il marito produttore accanto, e Maria Elena Boschi, titolare delle Riforme, in leggings e
bomberino nero. Tacchi altissimi, come sempre per la titolare delle Riforme. Della pattuglia renziana non
poteva mancare il potente sottosegretario Luca Lotti, mentre tra i veltroniani c'erano Walter Verini, Roberto
Morassut, Marco Causi. Immancabile l'ex ministra che oggi dirige il Maxxi, Giovanna Melandri. Dovevano
esserci anche Totti e De Rossi, ma pare abbiano preferito stare a casa. Troppa ressa anche per loro: l'amico
Walter capirà. La cosa divertente è che nella lista degli invitati vip figura anche lui: Veltroni Walter. Vicino a
Venditti Antonello, Verdone Carlo e Vespa Bruno, come se in tutta quella platea di vip l'autore-regista
passasse in secondo piano. Certo: meglio non dimenticare nessuno dei pezzi da novanta accorsi
all'Auditorium. Tutti in pompa magna a osannare l'amico Walter che «fa piangere, fa commuovere, è
bravissimo». Forse tra la folla di politici, personaggi dello spettacolo, ambasciatori e manager l'ex sindaco che
sognava di andare in Africa, ma invece sta sempre qua, poteva perfino sfuggire a un occhio distratto. Ma
Veltroni c'era, eccome, nel luogo simbolo della festa del Cinema su cui tanto ha puntato quando era l'inquilino
del Campidoglio e i romani affogavano tra campi nomadi e pattume in strada. Qui i tappeti rossi e le luci della
ribalta, la Sabrinona Ferilli e il re del Coni Giovanni Malagò, Lorella Cuccarini in forma smagliante e Pippo
Baudo. Pioggia di flash e dispiegamento di forze dell'ordine, auto blu a non finire. E in periferia la solita
guerra tra poveri senza una lira. Veltroni si è autorottamato dalla politica attiva. Con l'ascesa di Matteo Renzi
ha capito che era meglio farsi da parte e non ricandidarsi in Parlamento. Per un attimo, e forse pure di più, ha
sperato di salire al Colle da protagonista e invece niente. Si è messo a fare film, con i presidenti in sala alle
sue proiezioni. Prima il documentario su Berlinguer, ora questo docu-film, che sarà nelle sale dal 23 aprile, e
a settembre in tv su Sky , che lo ha prodotto, in cui fa parlare i più piccoli. Figli di operai, di immigrati, di
disperati. Buonismo allo stato puro. E tutti commossi ad applaudire l'opera di Walter. Da Mattarella, ai due di
Camera e Senato. L'ex premier Massimo D'Alema, l'attuale inquilino di Roma Ignazio Marino. Presente
perfino la leader Cgil, Susanna Camusso. Del centrodestra pervenuti Gianni Letta, Pierferdinando Casini,
Mara Carfagna e Laura Ravetto. FACCE NOTE Da sinistra: il ministro dell'Economia Pietro Carlo Padoan;
Walter Veltroni, regista del film «I bambini sanno»; il ministro della Semplificazione e Pubblica
amministrazione, Mariaanna Madia, con il marito Mario Gianani. Sono solo alcuni dei personaggi di primo
piano, del mondo politico e del jet set intervenuti ieri sera alla premier della pellicola [Ansa]
::: LA SCHEDA LA CARRIERA Ex segretario nazionale del Pd, Walter Veltroni è stato eletto sindaco di
Roma nel 2001. Riconfermato nel 2006, si è dimesso a febbraio 2008 per candidarsi come premier alle
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Serata di sinistra
15/04/2015
Libero
Pag. 11
(diffusione:125215, tiratura:224026)
CINEMA - Rassegna Stampa 15/04/2015 - 15/04/2015
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politiche - poi perse - con la coalizione Pd-Italia dei Valori. Giornalista, ha diretto «L'Unità» e nel 2014 ha
debuttato come regista col film-documentario «Quando c'era Berlinguer» IL FILM Nel suo ultimo film, «I
bambini sanno», prodotto da Sky, Veltroni fa parlare i più piccoli: figli di operai, immigrati, disperati con la
voglia di sognare ancora. Buonismo allo stato puro GLI INVITATI Alla presentazione del film, ieri
all'Auditorium di Roma, c'erano, tra gli altri, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, i due presidenti di
Camera e Senato, Boldrini e Grasso, il premier Renzi e il consiglio dei ministri quasi al completo. Ma anche
attori, giornalisti e cantanti
15/04/2015
Alto Adige
Pag. 13
(diffusione:36446, tiratura:45959)
Torna Bolzano Cinema «L'Europa passa di qui»
Torna Bolzano Cinema
«L'Europa passa di qui»
Presentata la 29esima edizione dei Filmtage. Si parte il 22 aprile e si chiude il 26
Sono 67 le pellicole in visione, con un profilo sempre più internazionale
di Fabio Zamboni wBOZANO In attesa di festeggiare la trentesima edizione - quella del 2016 - il festival
"Bozner Filmtage - Bolzano Cinema" vara la 29esima arricchendo il suo menù, allargandosi a nuovi spazi,
stringendo nuove partnership culturali, ospitando un numero di ospiti superiore al solito. Non sarà insomma
un'edizione di transizione, quella presentata ieri mattina in una sala del Capitol di via Streiter, sede del
Filmclub che organizza la rassegna internazionale dedicata lungometraggi, corti e documentari, con un
occhio di riguardo alla produzione italiana e a quella dei Paesi di lingua tedesca: Austria, Svizzera, Germania.
Dal 22 al 26 aprile, hanno spiegato ieri mattina la presidente del Filmclub Dorothea Vieider e i curatori del
festival Martin Kaufmann, Dorothea Vieheider e Antonella Arseni il pubblico locale potrà assistere a 67
pellicole: 7 lungometraggi fra i quali spiccano due produzioni italiane ("Neve" di Stefano Incerti e "Vedova
giurata" di Laura Bispuri), sette documentari in concorso che spaziano dalla ex Jugoslavia al Mar Nero fino al
Sudamerica, ben 26 cortometraggi selezionati fra i 300 presentatisi in concorso. Lungo e prestigioso il "cast"
degli ospiti: arriveranno a Bolzano Tobias Moretti popolare Commissario Rex qui in veste di interprete ben tre
film proiettati al festival, Annie Brunner produttrice del nuovo film su Luis Trenker che i Filmtage proporranno
in una preview, l'attrice tedesca Eva Mattes interprete di "Céleste" e "Woyzeck" oltre che membro della giuria,
il notissimo cantautore austriaco Hubert von Goisern protagonista del film su sé stesso diretto da Marcus
Rosenmüller . Ma si mescoleranno al pubblico anche altri ospiti, registi produttori e autori. Fra i più attesi,
Andrea Segre, regista e autore, che arriverà a Bolzano domenica 26 per presentare il suo nuovo libro
"FuoriRotta". Per quanto riguarda i premi in palio, ricordiamo quello della Provincia per il miglior
lungometraggio, quello della Cassa di Risparmio per il miglior documentario, a quello del Pubblico che potrà
scegliere sia tra i film sia fra i documentari. In più, due premi nella sezione No Words, per i migliori corti in
concorso. Novità anche per quanto riguarda gli spazi e le collaborazioni: nei quattro fitti giorni di
programmazione, questa volta il Filmclub potrà acquisire una quarta sala, ovvero quella all'ultimo piano del
vicino Museo delle Scienze naturali. E poi si mostrerà all'esterno della sua sede anche utilizzando la galleria
Foto Forum con una mostra legata appunto ai Filmtage, e la Casa della Pesa di piazza del Grano come info
point. Al di là della programmazione in concorso, da segnalare altre sezioni: in quella dedicata alle produzioni
locali, figura l'atteso "Del letzte Patriarch" di Georg Tschurtschenthaler, dedicato agli ultimi cinque anni di
potere di Luis Durnwalder. E per restare in ambito locale, da segnalare una ricca retrospettiva dedicata allo
scomparso cineasta pusterese Karl Baumgartner, regista, critico e infine produttore di fama internazionale,
premiato alla Berlinale per la sua carriera. Da segnalare nella sezione Forum il 24 e il 26 aprile la proiezione
di un documentario di Franco Delli Guanti e Ludovico Maillet intitolato "Quando il Garda era un mare".
Interessante la storia che propone, quella di una piccola cinecittà sorta nei pressi di Peschiera negli anni
Sessanta, ma soprattutto il fatto che il tycoon di quell'isola produttiva che realizzava film di pirati sfruttando le
acque del Garda era il bolzanino Walter Bortolazzi, già gestore dello storico Cinema Corso di Bolzano. Alle
proiezioni sarà presente la figlia Carmen, cresciuta a Bolzano e ora testimone di una cine-storia davvero
curiosa. "Comunque - conclude Martin Kaufmann, storico co-fondatore del Filmclub - ci teniamo a sottolineare
il ruolo del nostro festival come evento che trasforma Bolzano da città di confine in crocevia d'Europa dove
vivere momenti interessanti di incontri e diverse occasioni per scambi di opinioni. Fra l'altro, Bolzano Cinema
continuerà a collaborare con altri soggetti culturali come il Südtirol Jazzfestival Alto Adige, il festival del
cinema Der Neue Heimatfilm, il Festival internazionale del cinema di Innsbruck, quello di Lünen, il festival
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Torna Bolzano Cinema «L'Europa passa di qui» Presentata la 29esima edizione dei Filmtage. Si parte il 22
aprile e si chiude il 26 Sono 67 le pellicole in visione, con un profilo sempre più internazionale
15/04/2015
Alto Adige
Pag. 13
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Musikfilmtage Oberaudorf e il Filmfestival della Lessinia". fabio zamboni
CINEMA - Rassegna Stampa 15/04/2015 - 15/04/2015
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15/04/2015
Brescia Oggi
Pag. 40
(diffusione:16000)
«Registi italiani, difendete il cinema europeo»
Il regista francese Bertrand Tavernier Cari registi italiani, «difendete il cinema europeo». A pochi giorni dal
suo 74° compleanno (festeggia il 25 aprile), Bertrand Tavernier dimostra un´immutata passione sia per il suo
lavoro, che per la difesa del cinema europeo. E sul tema si concede anche una tirata d´orecchie ai registi
italiani di oggi. L´occasione è un incontro con la stampa al Festival del cinema europeo di Lecce dove riceve
l´Ulivo d´oro alla carriera in attesa del Leone d´oro alla carriera che gli verrà consegnato a settembre alla
Mostra del Cinema di Venezia: «Mi dispiace che non ci sia stato un impegno maggiore finora da parte dei
registi italiani per difendere il cinema europeo, in un momento nel quale è a rischio», dice. «Vorrei che
cineasti come Amelio, Moretti, Martone, venissero a spiegare a Bruxelles, cosa rappresenti per loro essere
autori, come hanno fatto colleghi di ogni Paese, dai fratelli Dardenne a Volker Schlondorff». Per lui, l´appello
lanciato a Roma qualche giorno fa per una migliore circolazione delle opere europee in Europa e per la
protezione del diritto d´autore, firmato fra gli altri da Michel Hazanavicius, Matteo Garrone, Ken Loach,
Cristian Mungiu, Mike Leigh, Paolo Sorrentino «è molto importante e necessario, visto che il presidente della
Commissione Europea Juncker, e il commissario Estone (Andrus Ansip, che si occupa dell´agenda digitale,
ndr) stanno lavorando alla proposta di un mercato unico digitale, per un accesso immediato alle opere,
scavalcando i diritti di esclu- sività dei singoli Paesi. Così però si annienterebbe il sistema di finanziamento
dei film, legato agli incassi nei propri territori», sottolinea. E aggiunge: «Juncker ha dichiarato che uno dei
primi compiti della Commissione europea è distruggere il diritto d´autore. Pensavo avessero la priorità temi
come l´immigrazione, l´educazione, l´evasione fiscale delle grandi corporation che è stata fabbricata da lui.
Invece per loro i nemici sono gli autori». Rispetto a registi italiani della precedente generazione, come
Lizzani, sostiene Tavernier, «quelli di oggi sono più individualisti. Anche se ne stimo molti, come Moretti, un
regista straordinario». Il regista, che per la retrospettiva a Lecce ha scelto dieci suoi film fra i quali in
anteprima Quai d´Orsay (commedia satirica sulla politica, tratta dalla graphic novel di Christophe Blain e Abel
Lanzac, ispirata all´ex ministro Dominique de Villepin), per Venezia selezionerà e presenterà alcuni titoli rari e
dimenticati di altri registi: «Ne ho proposti una quindicina, fra i quali La fin du jour di Julien Duvivier, ora in
fase di restauro, vedremo quali saranno disponibili». Il suo amore per il cinema e i registi, rivela, è «nato a sei
anni quando vidi, mentre ero in ospedale, un film di Jacques Becker, lo racconterò anche in Il mio viaggio nel
cinema francese, un documentario per il grande schermo in due parti. La prima si intitolerà I figli di Langlois
(cofondatore della Cinèmathèque Francaise, ndr) e della liberazione». Non manca poi una nota di tenerezza
nel parlare di Philippe Noiret, suo attore feticcio: «Devo a lui la mia carriera. E-ra strepitoso, molto libero,
capace di attraversare le epoche, i mestieri e i contesti più diversi. Era l´equivalente francese di Mastroianni
per me. Non aveva paura di nessun personaggio, ci entrava subito e non capiva certe esigenze degli attori
americani, come De Niro che voleva 20 minuti di silenzio prima di girare una scena. Avevo con lui il rapporto
che Marcello aveva con Fellini».
CINEMA - Rassegna Stampa 15/04/2015 - 15/04/2015
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CINEMA. Tavernier premiato con l´Ulivo d´oro al Festival di Lecce
15/04/2015
Corriere del Trentino - ed. Trento
Pag. 14
(diffusione:11196)
Presentato il programma dell'edizione 2015: 110 pellicole in agenda
Torna, con una forma invidiabile, il Trento Film Festival , la rassegna dedicata alla montagna giunta
quest'anno alla sua 63esima edizione che andrà in scena, dal 30 aprile al 10 maggio, fra il capoluogo trentino
e Bolzano. Sono 451 i film, provenienti da tutto il mondo, che si sono iscritti per il 2015 - il numero più alto
della storia della manifestazione -,115, divisi fra lungometraggi e corti, saranno replicati per 8 giorni, per un
totale di oltre 110 proiezioni. Il festival, che nel 2014 ha registrato oltre 20 mila spettatori tra le serate al
cinema e gli eventi alpinistici, più gli oltre 25 mila visitatori della rassegna MontagnaLibri e i 15 mila spettatori
agli incontri letterari, mostre, seminari, si apre in concomitanza con l'evento dell'anno, l'Expo, un'occasione
prelibata per sfoggiare le proprie peculiarità. Saranno infatti riconfermate le fortunate iniziative legate al fil
rouge delle vette, a Montagna Libri , al forum internazionale Quo Climb is? , e al Parco dei Mestieri per le
famiglie e i ragazzi. Spazio sarà dedicato anche alla storia della conquista del Cervino (di cui ricorre
quest'anno il 150° anniversario della prima scalata) e alla Grande Guerra. Verranno proiettate inoltre due
opere in versione restaurata: Maciste alpino di Luigi Romano Borgnetto e Luigi Maggi (venerdì 1 maggio,
all'Auditorium Santa Chiara) e Vertigine bianca di Giorgio Ferroni (sabato 9 maggio, al Supercinema Vittoria).
Fra gli ospiti dell'evento grandi nomi dell'alpinismo come Reinhold Messner, Hervé Barmasse, SimonYates,
Mauro Corona, ma anche personalità del mondo della scrittura e del giornalismo come Beppe Severgnini,
Federico Rampini, Giuseppe Cederna. Per quanto riguarda il concorso internazionale, a sfidarsi per
l'assegnazione delle Genziane d'Oro e d'Argento 2015, saranno 14 pellicole di durata superiore ai 50 minuti,
10 dei quali in anteprima italiana e 12 film brevi. Fra i film in competizione 4 lungometraggi dedicati ai puristi
della tradizione alpinistica: Ninì di Gigi Giustiniani; Killer Slope di Geertjan Lassche; Jeff Lowe's Metanoia di
James Aikman e Valley Uprising di Nick Rosen. E poi ancora film dedicati agli eroi del quotidiano che vivono
la montagna, alle vette come patrimonio ambientale, al destino dei territori montani attraverso le questioni
politiche e culturali. Da sabato 2 maggio saranno poi proiettati al Supercinema Vittoria diverse anteprime fra
cui il pregevole Force majeure di Ruben Östlund, premiato a Cannes nella sezione Un Certain Regard .
Accanto al concorso internazionale tornano Alp&Ism , la sezione non competitiva dedicata all'alpinismo
e alle discipline alpine con 25 titoli fra lungo- e cortometraggi; Terre Alte , sulla vita in montagna e sui suoi
mutamenti; le Proiezioni speciali; Destinazione... India con proiezioni ed eventi dedicati al paese-continente
asiatico; Orizzonti vicini , le produzioni e i film dal Trentino-Alto Adige; Eurorama con i film etnografici premiati
nei festival specializzati di tutta Europa; e Natura Doc , selezione di documentari naturalistici ospitati dal
Muse. A giudicare i film in concorso saranno Nancy Rosenthal, fondatrice e direttrice del New York Wild Film
Festival, per 15 anni produttrice e regista per National Geographic Television; Kavita Bahl, pluripremiata
documentarista e docente di cinema indiana; Hervé Barmasse, alpinista affermato e regista di film di
montagna, Alessandro Rossetto, regista di Piccola patria, presentato a Venezia; Colin Thubron, romanziere e
scrittore di viaggi britannico, nonché presidente della Royal Society of Literature. © RIPRODUZIONE
RISERVATA
CINEMA - Rassegna Stampa 15/04/2015 - 15/04/2015
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Trento Film Festival
15/04/2015
La Gazzetta Del Mezzogiorno
Pag. 19
(diffusione:48275, tiratura:63756)
E da Lecce appello di Tavernier «Difendete il cinema europeo»
«Ulivo d'oro» al Festival salentino prima del «Leone d'oro» della Mostra di Venezia «Noiret e Mastroianni
simili ma non dovevano autopsicanalizzarsi come De Niro»
GLORIA INDENNITATE
TAV E R N I E R Il regista con l'Ulivo d'oro Bertrand Tavernier, regista d'Euro pa, strenuo difensore della
cultura cinematografica, e non solo, del Vecchio Continente. Un esempio breve ma efficace? «Noiret e
Mastroianni si somigliavano molto, loro prima di girare una scena non avevano bisogno di "autopsicoanalizzar
si" per venti minuti come fa... De Niro». Settantaquattro anni il 25 aprile, nato a Lione, dove presiede l'«Institut
Louis Lumière», pluripremiato regista, sceneggiatore, critico e produttore cinematografico di assoluto
prestigio internazionale, Tavernier è stato ieri mattatore alla XVI edizione del Festival del cinema europeo di
Lecce, diretto da Alberto La Monica, in programma sino a sabato 18. Per lui, narratore, profondo
appassionato di cinema, esploratore della cultura americana, cultore dei registi classici francesi, scevro dai
cosiddetti «dogmi» della Nouvelle vague , una retrospettiva di 10 film, l'incontro-conversa zione con Bruno
Torri (segretario Sncci) nella Multisala Massimo, la proiezione esclusiva del film Quai d'O rs ay , sottile
commedia satirica del 2013 tratta dall'omonima g raphic nov el di culto di Christophe Blain e Abel Lanzac.
Dulcis in fundo la consegna dell'U l ivo d'oro alla carriera. Maestro, un riconoscimento che precede di poco un
altro, giusto? «Ho vinto l'Orso d'oro a Berlino ( L'esca , 1995, ndr ), prossimamente alla Mostra d'arte
cinematografica di Venezia mi daranno il Leone d'oro alla carriera, qui c'è l'Ulivo d'oro, spero che tutti questi
animali e piante fra loro vadano... d'a c c o rd o » . Lei a Venezia sarà anche «guest director» della sezione
«Classici», quanti film selezionerà? E che tipo di film? «Credo che un buon modo per lottare contro l'ego sia
parlare di altri film e quella di inserire opere cinematografiche classiche, poco note o passate nell'oblìo è stata
una felice intuizione del direttore Alberto Barbera, anche sulla scorta di quanto ho fatto al Festival Lumière di
Lione lo scorso anno, dove ho proposto film degli Anni '40 e '50 completamente dimenticati e che hanno
riscosso molto successo. Gli appassionati di cinema hanno potuto conoscere, fra gli altri, Disordine e la notte
con Jean Gabin (1958). Al momento ne ho consegnati una quindicina, fra cui La fin du jour di Julien Duvivier
(1939), che è in fase di restauro». Qualche giorno fa i cineasti europei hanno lanciato da palazzo Farnese a
Roma un appello alla Commissione Ue per una migliore circolazione delle opere europee in Europa e per la
protezione del diritto d'autore, tra i primi firmatari Hazanavicius, i fratelli Dardenne, Crialese, Garrone, Costa
Gavras, Wim Wenders, Ken Loach, Sorrentino, il barese Maurizio Sciarra, attuale presidente di Apulia Film
Commission. «È un'iniziativa necessaria e importante, auspico che la Commissione Ue l'accolga visto che il
diritto d'autore viene messo in discussione da chi lo considera un ostacolo alla circolazione delle opere.
Nessuno finanzierà più alcunché senza un'esclusiva e con libero accesso alle televisioni. Mi dispiace che non
ci sia stato un impegno maggiore finora da parte dei registi italiani per difendere il cinema europeo in un
momento nel quale è a rischio. Vorrei che cineasti come Amelio, Moretti e Martone si unissero ai colleghi
firmatari andando a Bruxelles a spiegare cosa rappresenti per loro essere autori come hanno fatto i Dardenne
e Voker Schlondorff». Ignorato dalla critica italiana, lei ha molto apprezzato il cinema popolare Anni '40 di
Riccardo Freda. «Ho molto amato Freda, nel 1994 ha girato alcune riprese del mio film Eloise, la figlia di
D'Arta gnan , poi non finite per contrasti con Sophie Marceau, che era la protagonista. Sapeva che in Italia
non era preso in considerazione, ma se ne fregava completamente». Come vive Tavernier il suo rapporto con
l'Ita lia? «Non si riesce più a vendere opere cinematografiche francesi in Italia, una volta i film di Fellini erano
realizzati anche grazie ad importanti coproduzioni con la Francia e tante altre opere del mio Paese
nascevano grazie alla collaborazione italiana. Purtroppo dall'epoca di Berlusconi le cose sono camb i at e » .
Che cosa ha in cantiere al momento? «Sto lavorando a un documentario che dovrebbe diventare una serie di
film. Uno di questi sarà incentrato sul personale legame che ho con i miei film, come il primo, quando avevo 6
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L'I N T E R V I S TA IL MAESTRO E L'ANTEPRIMA DEL NUOVA E SOTTILE COMMEDIA SATIRICA «QUAI
D'ORSAY». E OGGI È DI SCENA FATIH AKIN, AUTORE DI «IL PADRE»
15/04/2015
La Gazzetta Del Mezzogiorno
Pag. 19
(diffusione:48275, tiratura:63756)
CINEMA - Rassegna Stampa 15/04/2015 - 15/04/2015
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anni e mi curavano perché ero ammalato di tubercolosi». Un ricordo di Philippe Noiret, protagonista della sua
opera d'esordio, che fa parte della retrospettiva leccese, «L'orologiaio di Saint Paul» del 1974, Premio
speciale giuria a Berlino, divenuto poi il suo attore feticcio. «Occorrerebbero oltre due ore per parlare di
Noiret. Ha creduto in me sin dal primo momento, gli devo tutto. Il mestiere dell'attore lo conosceva sin nelle
virgole, era capace di attraversare epoche e personaggi con la medesima sapienza: riusciva a diventare un
principe del XVIII secolo o un artigiano del XX secolo con la stessa verità e portando sempre con sé una
cultura e un senso dell'umorismo straordinari. Lavorare con Noiret era facile e il mio rapporto con lui era
come quello che intercorreva tra Federico Fellini e Mastroianni. Ma è bello anche ricordare i meravigliosi
rapporti che ho avuto con altri artisti, come Romy Schneider o Michèle Morgan». Riguardo al cinema, che
programmi ci sono Francia per il centenario della Grande Guerra ? «I miei La vita e nient'a l t ro del 1989 e
Capitaine Conan del 1995 saranno proiettati certamente nelle scuole. Non sono sicuro che abbiano potuto
inserire Uomini contro di Francesco Rosi (1970), un film eccezionale, mi dicono che non sia stato restaurato e
questo per me è un grande dolore». l Oggi al Festival del cinema europeo arriva il regista tedesco di origine
turca Fatih Akin, protagonista dell'omaggio. Alle 20 nella Multisala Massimo incontro condotto da Massimo
Causo, consegna dell'Ulivo d'oro alla carriera e proiezione del film «Il padre», presentato nel concorso
principale a Venezia nel 2014 e in questi giorni nelle sale italiane.
15/04/2015
La Gazzetta Del Mezzogiorno - ed. Foggia
Pag. 36
(diffusione:48275, tiratura:63756)
Il film «Le vite accanto» di Luciano Toriello oggi al festival del cinema
europeo
LUCERA - Ci sarà anche un po' di Lucera in scena oggi al festival del cinema europeo di Lecce giunto alla
sua sedicesima edizione. Oggi infatti al festival leccese sarà proiettato in anteprima nazionale il film
documentario del regista lucerino Luciano Toriello: «Le vite accanto». Il film realizzato dal giovane cineasta
lucerino, che ha all'attivo già numerosi cortometraggi, sarà presentato ufficialmente oggi alle 18 presso la sala
2 della Multisala Massimo ed è inserito nella sezione «cinema e realtà». Il film documentario affronta una
tematica drammatica e di stretta attualità infatti al centro della narrazione vi sono le storie di quattro migranti.
«Quattro invisibili esistenze che dipanandosi giorno dopo giorno accanto alle nostre si intrecciano in una
sottile trama testimoniando la condizione universale dell'essere genitori e figli», spiega Toriello. Il
lungometraggio è stato prodotto dal registra barese Alessandro Piva - l'autore della «Capagira» che sarà
presente assieme al presidente provinciale dell'Arci di Lecce ed al referente per la Caritas di Borgo
Mezzanone Dina Diurno alla proiezione del film, che prevede un incontro dibattito con pubblico e stampa. «Le
vite accanto» è stato girato a Borgo Mezzanone, luogo simbolo della provincia di Foggia quando si parla di
immigrazione ed accoglienza con il patrocinio dell'Apulia film commission e del Comune di Manfredonia. Fra i
protagonisti del film documentario, che mescola fiction a realtà, sia Anna Caputo che Dina Diurno. F.B.
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L ucera
TELEVISIONE
7 articoli
14/04/2015
Millecanali - ed. 3 marzo 2015
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Renzi lo sconcertante
E prevedibile una mini-riforma della "governance" Rai, un intervento minimalista sganciato da una riflessione
seria, globale, strategica sul ruolo del servizio pubblico (ed in generale delle industrie mediali e culturali): la
montagna partorirà un altro topolino?
Angelo Zaccone Teodosi (*)
Una rivelazione, per gli amici appassionati di questa rubrica fissa (che, con la prossima, celebra la soglia
simbolica della edizione n° 150): un eccentrico politico di professione di lungo corso, che conosce bene
Palazzo Chigi non meno che Montecitorio e Palazzo Madama ci ha spiegato il "metodo" di lavoro del
Presidente Renzi, ovvero del come e perché alcuni dossier emergono, ed altri s'insabbiano. La "rivelazione"
consente di comprendere perché verso fine febbraio 2015 il "caso Rai" è emerso nella sua evidenza e
contraddittorietà. Parrebbe che il Nostro gestisca in modo veramente assai discrezionale ed autocratico
(monocratico) l'agenda governativa, e, per quanto predisposti dal suo staff, i "dossier" - conservati nei
frigoriferi burocratici di PaLazzo Chigi - acquisiscono vita soltanto quando Renzi lo vuole. Avete presente il
noto mago televisivo Giucas Casella ed il suo... "quando lo dico io!"?! Insomma, quando lo dice lui (il
Conducator), la questione viene affrontata. Egli decide priorità, gerarchle, tempistica. Nel mentre, altri
esponenti del Governo hanno finanche la libertà (bontà sua) di esprimersi, ma si tratta di pensieri
squisitamente estemporanei, e di soggettività alla rinfusa (anche se spesso finiscono per riempire le pagine di
giornali, amplificando il battito delle farfalle). Ciò premesso, se è vero (come è vero) che Matteo Renzi, nel
suo primo anno di governo, ha dimostrato un sostanziale disinteresse verso la politica mediale e televisiva,
non toccando palla, è altrettanto vero che Egli ha annunciato che "aprile" sarebbe stato "il mese della cultura
e della Rai". E, secondo molti osservatori, è verosimile che lo sia. Sulla cultura, crediamo che - al di là degli
annunci - non si concretizzerà alcunché, perché qualcosa ha già fatto - con apprezzabile impegno, ma con
esiti deboli, a causa di poco coraggio - iL Ministro Dario Francescani. Sui media, silenzio assordante da parte
di Renzi (e dei Sottosegretari Giacomelli e Lotti). Sconcertato = confuso, disorientato, perplesso Si tratta di un
comportamento "sconcertante". Usiamo questo termine secondo la definizione della Treccani: «sconcertante,
aggettivo (part. pres. di sconcertare) - che causa uno stato di turbamento, di disorientamento, di perplessità,
di sorpresa...». È altrettanto vero che ci sono state già sconcertanti accelerazioni e frenate, e non poche
contraddizioni interne nell'azione (ovvero nonazione) governativa: basti ricordare - episodio sintomatico e
surreale quel che è avvenuto nel novembre 2014, allorquando il Consiglio di Amministrazione della Rai ha
deciso a maggioranza di ricorrere alla magistratura contro il taglio di 150 milioni di euro imposto
autoritariamente daL Governo Renzi. Si ricorderà lo stupore (ed il fastidio) manifestato dal Sottosegretario
Antonello Giacomelli in quell'occasione, soprattutto nell'osservare come il consigliere di nomina del Ministero
dell'Economia e delle Finanze, Antonio Pinto, avesse votato a favore. In quella stessa occasione, Giacomelli
ribadì che sulla Rai ovvero sulla sua riforma ci sarebbe stato un ampio confronto e venne ri-annunciata una
pubblica consultazione, anzi una consultazione popolare. Forse pensava al modello della controversa
iniziativa "La buona scuola. Facciamo crescere il Paese", sviluppatasi tra metà settembre e metà novembre,
che ha coinvolto ben 1,8 milioni di partecipanti. Di questa consultazione sulla Rai, s'è persa traccia
completamente. E sembra essere stata congelata anche l'iniziativa promossa da Mario Morcellini e dal suo
Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale della "Sapienza" Università di Roma, la cosiddetta
"Pallacorda per la Rai", ovvero il tentativo di promuovere un laboratorio scientifico-politico, il cui ultimo
dibattito s'è tenuto a metà novembre: era stato annunciato un evento pubblico di presentazione dei risultati
dei cinque incontri, ma non se ne è avuto più notizia (ed è peraltro un peccato che non siano stati pubblicati
gli atti di questi seminari). E che dire della vicenda del canone Rai, di cui è stata annunciata una riforma che è
stata presto richiusa nei cassetti? Riformare la Rai per decreto legge? Tutto ciò premesso, verso fine febbraio
2015 (mentre redigiamo queste noterelle e l'edizione di marzo 2015 di "Millecanali" sta per andare in
TELEVISIONE - Rassegna Stampa 15/04/2015 - 15/04/2015
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OSSERVATORIO ISICULT/MILLECANALI
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Millecanali - ed. 3 marzo 2015
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tipografia), nell'arco di ventiquattro ore vengono diramate dalle agenzie due notizie.., sconcertanti: il
Presidente del Consiglio annuncia che sulla Rai si potrebbe intervenire anche attraverso un decreto legge (La
Presidente della Camera Laura Boldrini contesta la tesi, rimarcando che non sembra esservi urgenza) ed a
distanza di poche ore Ei Towers annuncia la disponibilità ad acquistare, per oltre 1,2 miliardi di euro, il 100
per cento delle quote di Rai Way (allorquando lo stesso Governo ha vincolato la privatizzazione al
mantenimento di una quota di partecipazione pubblica nel capitale sociale non inferiore al 51%). Molte voci si
sono alzate contro l'ipotesi che sia un soggetto privato a gestire un polo nazionale dell'infrastruttura televisiva
con ben 5mila torri di antenne, anche se Ei Towers ha precisato ufficialmente che si impegnerebbe
comunque a garantire l'accesso all'infrastruttura a tutti gli operatori radiotelevisivi "in modo indipendente,
secondo termini trasparenti e non discriminatori" (e qualche mal pensante ha ironizzato che è quasi come se
si ritenesse di affidare a Mediaset l'interpretazione del concetto di "pluralismo informativo" o finanche di
servizio televisivo pubblico). Si tratta semplicemente di effìmeri fuochi d'artificio, o di manovre che sono
invece frutto di una precisa strategia (occulta)? Tante irrisolte problematiche La miccia ha riacceso il fuoco
(riposizionato i riflettori mediali) su irrisolte tematiche come il conflitto d'interessi, la concentrazione
oligopolistica, le soglie anti-trust, le dinamiche di concorrenza sul mercato mediale nazionale (così come
quello internazionale: il consigliere politico di Forza Italia Giovanni Toti ha rievocato il problema del "nanismo"
delle imprese mediali italiane, se rapportate al mercato planetario), e quindi, ancora, sulla "legge Gasparri" ed
i suoi vizi genetici... Il Presidente dell'Anica Riccardo Tozzi, commentando una delibera dell'Autorità per le
Garanzie nelle Comunicazioni (a chiusura, a gennaio, dell'indagine conoscitiva sulla "televisione 2.0 nell'era
della convergenza") che prevede l'eliminazione della asimmetria tra media tradizionali ed "over-the-top", teme
che si possa andare nella direzione di una eliminazione degli obblighi di investimento da parte dei
"broadcaster" televisivi... E che dire della estenuante vicenda della numerazione automatica dei canali
televisivi (la famosa "Lcn") e della questione delle interferenze con l'estero risolta con Lo spegnimento
(dismissione forzata) di frequenze su cui operano alcune emittenti televisive locali, e, ancora, di un "piano
delle frequenze" che continua ad essere una farsa tutta italiana? E che dire della bocciatura
dell'emendamento del Governo al "Milleproroghe" in discussione alla Camera, che consente a Rai e Mediaset
di tirare un nuovo sospiro rispetto alla disputa relativa sui canoni per l'utilizzo delle frequenze? Eccetera
eccetera eccetera. E la prospettiva di acquisizione del ramo librario del gruppo Rcs da parte di Mondadori
alias Mediaset, con la possibilità che nasca un "player" che andrebbe a controllare un 40 per cento del
mercato editoriale italiano? 11 soiito deficit di "poiicy making" Lo scenario complessivo che emerge dal
dibattito è - ancora una volta - quel che denunciamo, da molti anni, anche su queste colonne: qualcuno si
riempie la bocca invocando un auspicabile "level playing fielding" tra gli "OTT" e gli altri operatori mediali,
qualcuno invoca rivoluzionarie modificazioni della arrugginita "govemance" Rai, qualcuno auspica la riforma
del Fondo Unico per lo Spettacolo così come dei meccanismi di sostegno pubblico all'editoria giornalistica e
radiotelevisiva locale, ma... dal dibattito politico (frammentario, discontinuo, emotivo) continua ad emergere
uno (sconcertante) deficit di analisi di scenario, di ragionamento approfondito su come il sistema mediale
italiano debba essere strutturato affinchè possa garantire la massima democrazia al Paese. Mancano dati,
ricerche, analisi, e quindi anche coloro che sono animati dalle migliori intenzioni finiscono per operare come
dilettanti allo sbaraglio. Un incredibile velleitarismo caratterizza la politica mediale e culturale italiana. In
questo contesto, quasi nessun ausilio viene da coloro che pure dovrebbero essere attrezzati con uffici studi
adeguati alla complessità della materia del contendere: notoriamente l'Agcom "studia" assai poco, ed anche
la sorella Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato non sembra particolarmente brillante in materia
di ricerche... La capacità dei servizi studi di Camera e Senato è andata via via peggiorando nel corso degli
anni. Per quanto riguarda la Rai, poi, basti ricordare che di fatto non è più nemmeno dotata di un ufficio studi,
e concentra la propria attenzione "cognitiva" soltanto sul marketing tattico: alla faccia della volontà di
sviluppare una coscienza autocritica sul proprio ruolo strategico di servizio pubblico (e di maggiore industria
culturale nazionale). Il deficit di "poiicy making" è assoluto, totale, pervasivo. Si interviene istericamente su un
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tassello del puzzle (in funzione dell'attenzione contingente dei riflettori mediali su un singolo aspetto, di volta
in volta, di polemica - a caso - in polemica), senza comprendere che un mercato mediale ben temperato ha
necessità di un governo di sistema. Ci divertiamo a disegnare uno scenario futuribile realistico: l'operazione
Ei Towers verso Rai Way si rivelerà una bolla di sapone e il premier riuscirà in qualche modo a far approvare
una mini-riforma Rai che ridurrà il numero dei componenti del cda (e gli consentirà di presto nominare
qualche fiduciario del suo "cerchio magico"). La montagna avrà partorito - ancora una volta - un altro topolino.
Ed i nodi complessivi del sistema resteranno - ancora una volta - irrisolti. Nel mentre, altre testate
(giornalistiche e radiotelevisive) chiuderanno, altre imprese del settore culturale saranno costrette alla
liquidazione o al fallimento (dai piccoli editori alle librerie indipendenti, dalle compagnie teatrali ai gruppi
musicali), il fatturato e l'occupazione nelle industrie culturali e mediali italiane andranno a diminuire (in
controtendenza rispetto a quel che avviene in nazioni come il Regno Unito e la Francia)... Una prospettiva
sconfortante (e tragica, per la stessa identità nazionale). Nella gravita della situazione attuale, gli euforici e
roboanti interventi renziani sembrano essere soltanto pannicelli caldi. • \ OSSERVATORIO ISICULT
MILLECANALI
I(*) Angelo Zaccone Teodosi è Presidente di IsICult. L'Istituto italiano per l'Industria Culturale è un centro di
ricerca indipendente, fondato nel 1992, specializzato nell'economia dei media e nella politica culturale, che si
caratterizza come laboratorio mediologico super-partes e no-partisan. Tra i committenti: Rai, Mediaset, Siae,
Sky Italia, Uer, Mpa, Agcom, Doc.it, Apt, Regione Lazio, Filas, Sviluppo Lazio, Anci, Comune di Roma... In
particolare, Rai e Mediaset sono associati onorari all'Istituto. L'Istituto realizza analisi scenaristiche, ricerche
comparative internazionali, studi di marketing, elaborazioni normative, monitoraggi istituzionali, attività di prelobbying. Ha promosso, in particolare, alcuni "osservatori": sulle televisioni pubbliche europee, sul mercato
audiovisivo e multimediale internazionale, sulle Televisioni e i media del Mediterraneo del Sud e dei Paesi
Arabi, sulle film commission ed i film fund italiani, sulle potenzialità di Corviale come distretto culturale.
Alcune delle ricerche IsICult sono state pubblicate in volume. In particolare, cura quattro siti web dedicati:
www.italiaudiovisiva.it, www.corvialedomani.it, www.spettacolocontrodisagio.it e
www.festivaleccellenzenelsociale. Nel 2012, ha promosso il progetto di ricerca e sensibilizzazione culturale
"Sacd - Lo Spettacolo Antidoto Contro il Disagio", sostenuto da Mibact e Siae, che ha tra l'altro prodotto nel
dicembre 2013 la prima edizione de "Lo Spettacolo... fuori di Sé - Festival delle Eccellenze nel Sociale".
L'Istituto cura un laboratorio giornalistico, anche su quotidiani telematici specializzati come "Key4biz" (su cui
cura la rubrica fissa #ilprincipenudo) e "Tafter - Cultura è Sviluppo" (su cui pubblica editoriali). Tra i
professionisti che hanno collaborato con IsICult: Giovanni Gangemi (che ha diretto IsICult dal 2003 al 2010),
Elena D'Alessandri, Elena Cappuccio, Flavia Barca, Andrea Marzulli, Bruno Zambardino. Tra i consulenti
attuali, Eugenio Prosperetti e Gaetano Stucchi. L'Osservatorio IsICult / Millecanali, laboratorio di analisi sulla
Televisione ed i media, è stato attivato (curato in origine da Zaccone e Francesca Medolago Albani)
nell'ottobre del 2000 (vedi "Millecanali" n° 295): questa è l'edizione n° 149. Fino al 2010, l'istituto ha avuto
sede a Palazzo Taverna, attualmente IsICult - Studio Casimiro, piazza Alessandria 17, Roma 00198.
Telefono 06.94 53 83 82 - [email protected] - www.isicult.it.
Foto: Un punto di riferimento. Angelo Zaccone Teodosi, noto studioso dei media italiani e internazionali, cura
da molti anni T'Osservatorio' che compare sulle pagine di Millecanali.
15/04/2015
La Repubblica
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(diffusione:556325, tiratura:710716)
Proposta Rai a Sky "Per i nostri canali primo anno gratis dal secondo
pagate Le cause tutte via"
L'AgCom impone la trattativa Viale Mazzini va compensata Gelo della pay-tv che va al Tar
ALDO FONTANAROSA
ROMA. La Rai offre una tregua a Sky. Viale Mazzini è pronta a cedere la sua intera programmazione alla
pay-tv di Rupert Murdoch, per un anno e a titolo gratuito. Tutti i canali, tutti gli eventi, senza mai criptare
niente: questo per 12 mesi di fila, in cambio di zero euro. Unica condizione è il disarmo bilaterale. Sky dovrà
ritirare la causa civile che ha intentato contro il servizio pubblico tv, "colpevole" di averle negato il bouquet di
canali che faceva capo a RaiSat (nel 2009). In questa causa, l'emittente a pagamento reclama un
risarcimento superiore ai 100 milioni. A sua volta la Rai rinuncerà alla sua, di causa civile, per il mancato
pagamento di alcune fatture.
Trascorso il primo anno, sancita questa tregua, Sky dovrà pagare dei soldi per trasmettere i canali e gli
eventi della tv di Stato attraverso i suoi decoder. Il contratto a pagamento (biennale) sarà, anche in questo
caso, senza limiti di visione. In sostanza, Viale Mazzini non potrà farsi scudo dietro clausole contrattuali per
criptare programmi di pregio (come le partite della Nazionale di calcio) ed escludere gli abbonati di Sky dalla
visione.
La strategia della televisione pubblica viene decisa in un consiglio di amministrazione riservato e
straordinario, celebrato a Milano. In concreto, il consiglio Rai approva una delibera che risponde
all'ingiunzione del Garante per le Comunicazioni.
Proprio l'AgCom - in una sua delibera dell'11 marzo - ha preteso che Viale Mazzini riprendesse una trattativa
con Sky su basi «eque e non discriminatorie». La proposta di contratto dovrà essere almeno triennale ed
escludere qualsiasi ipotesi di oscuramento, dunque. A sua volta, Sky sarà tenuta a compensare il servizio
pubblico in cambio della messa in onda dei canali di Stato. La pace è vicina, dunque? Ancora no, purtroppo.
A Viale Mazzini mettono nel conto che la paytv ricorrerà al Tar contro la delibera dell'AgCom che le impone il
giogo del pagamento per ritrasmettere la Rai.
Foto: PRESIEDENTE Anna Maria Tarantola è stata vice direttore generale di Bankitalia Ora presiede la tv di
Stato
TELEVISIONE - Rassegna Stampa 15/04/2015 - 15/04/2015
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IL PUNTO
15/04/2015
La Repubblica
Pag. 52
(diffusione:556325, tiratura:710716)
Il FarWest della Fiction
Buoni, brutti e cattivi l'epopea rivive in tv
CANNES ESSICANI e rangers, comanche e immigrati, schiavi, soldati e soprattutto battaglie, sangue,
passioni. Sono gli elementi di Texas Rising , la serie che Itv ha prodotto e presentato ieri in anteprima al
MipTv di Cannes e che segna, dopo anni di assenza, il ritorno del western in televisione. Il genere sembrava
passato di moda, per ricordare un grande successo bisogna tornarea La casa nella prateria negli anni
Ottanta. Dopo qualche timido tentativo come Deadwood e il recente Hell on wheels , gli Itv Studios hanno
deciso di giocare la carta con convinzione. E hanno trovato un perfetto partner in Roland Joffè, regista
pluripremiato ( Mission , Urla del silenzio ).
«Quando mi hanno offerto di dirigere Texas Rising non ho potuto dire di no, non solo perché la storia era
interessante ma perché girare un western per la tv è un modo eccellente per raccontare la natura umana. Il
genere offre grandi opportunità di narrazione, come ci ha insegnato Sergio Leone». La serie è innovativa
anche dal punto di vista tecnico: è la prima girata in 6K, una definizione straordinariamente alta, 6000 x 3000
pixel, molto oltre la Ultra HD.È anche la prima in CinemaScope, widescreen, formato 16:9, come i grandi film
hollywoodiani. «Infatti miè sembrato di aver finito di girare cinque film», dice ancora Joffè, «ho realizzato dieci
ore di materiale in qualità cinematografica di cui sono stato l'unico regista». Il risultato è eccellente, Texas
Rising porta gli standard delle serie a un livello superiore anche per ampiezza e livello del cast e qualità della
sceneggiatura. «Non è un lavoro storico», sottolinea il regista, «per quanto la storia che raccontiamo sia in
sostanza quella vera. Parla di uomini e donne, del loro viaggio per capire chi siano. È un western, certo, ma è
soprattutto la storia di una battaglia per la terra, per la sopravvivenza, uomini contro uomini, contro gli
elementi, contro la Storia, in un universo ostile, per provare che la loro vita vale qualcosa».
È stata la passione per il cinema westerna spingere Joffè verso Texas Rising : «Ho amato moltissimo Sergio
Leone, era impossibile non rifarmi a quel modello, a quell'abilità di raccontare e rendere vivo il Far West. Ma
ho anche visto una trentina di classici, ho ripassato l'enciclopedia del western perché sapevo che il compito
non era facile, il genere fa parte della grande storia del cinema, va trattato con rispetto e attenzione.
Niente effetti speciali né trucchi: è un prodotto per adulti, una storia di esseri umani che devono trovare da
soli la loro strada».
La serie, in onda su History Channel l'ultimo lunedì di maggio, il Memorial Day americano, è composta di otto
puntate da un'ora che raccontano la storia della rivoluzione texana contro il Messico e la formazione dei
Texas Rangers. Parte dal massacro di Fort Alamo, nel 1836, e seguono le battaglie tra i messicani guidati dal
generale Antonio Lopez De Santa Anna interpretato da Olivier Martinez, e i Texas Rangers del generale Sam
Houston, interpretato da Bill Paxton. Accanto a loro altre stelle, Ray Liotta nei panni di un sopravvissuto di
Alamo che cerca vendetta, Brendan Fraser che fa parte dei Rangers, Kris Kristofferson, Jeffrey Dean
Morgan, «diciannove attori che hanno lavorato in condizioni spesso difficili. Nessuna riproduzione digitale,
quando ci sono cinquecento persone in battaglia sono davvero cinquecento persone. Gli abiti di scena sono
veramente sporchi perché giravamo in luoghi impervi ed era difficile lavare tutto sempre.
Scomodo, ma ha aggiunto realismo». Texas Rising nonè un western moderno, nemmeno
nell'ambientazione: «Parliamo della prima metà dell'Ottocento» spiega ancora Joffè, «prima del revolver. Si
combatteva con i moschetti o le pistole che sparavano un colpo alla volta, le spade e le frecce. Ma la storia
parla ancora a noi oggi perché tutti combattiamo per la sopravvivenza e non ci sono davvero buoni o cattivi,
quelli che sono dalla parte giusta o dalla parte sbagliata». Il risultato è bello e coinvolgente, così com'era
nelle intenzioni del regista: «Lavorare con la tv è meraviglioso, puoi approfondire i personaggi e raccontare
storie come il cinema non ti consente di fare. I film di solito sono guidati dal racconto e i personaggi seguono,
le serie tv al contrario sono centrate sui personaggi e attorno a loro si sviluppa la narrazione. Sembra una
TELEVISIONE - Rassegna Stampa 15/04/2015 - 15/04/2015
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R2 Spettacoli/Il regista Roland Joffè dirige la serie "Texas Rising" con un cast di star Otto puntate in
cinemascope 6K, con il pensiero a Sergio Leone
15/04/2015
La Repubblica
Pag. 52
(diffusione:556325, tiratura:710716)
TELEVISIONE - Rassegna Stampa 15/04/2015 - 15/04/2015
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La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
differenza piccola ma non lo è. Ho amato questo lavoro, così come tutti gli attori che hanno scelto di esserci,
non per i soldi ma perché si sono appassionati.
Volevo fare qualcosa di nuovo e di grande, che la gente vedesse con meravigliae stupore, da guardare al
meglio sull'home theatre di casa, con le immagini e il suono giusto. Non so se sarà l'inizio di una rivoluzione,
ma di certo abbiamo dimostrato che certe cose si possono davvero fare in tv».
© RIPRODUZIONE RISERVATA "Niente effetti speciali il genere fa parte della storia del cinema e va trattato
con rispetto ERNESTO ASSANTE "M
Foto: SUL SET Una scena di "Texas Rising", in onda a maggio su History Channel
Foto: I PRECEDENTI In alto, La casa nella prateria (debuttò negli Usa nel '74) e, sotto, Deadwood (2004)
15/04/2015
Il Giornale
Pag. 19
(diffusione:192677, tiratura:292798)
Via al gioco delle coppie tra telefoni e televisioni
Domani l'accordo Sky-Telecom, ora il mercato guarda alle mosse di Mediaset e di Vivendi-Canal Plus. I
problemi tecnologici e la «caccia» ai clienti STRATEGIA L'operazione dovrebbe favorire l'adozione della
banda ultralarga
Maddalena Camera
Telecom non regalerà l'abbonamento alla pay tv di Sky, ma cercherà di favorire in ogni modo l'adozione della
banda ultralarga fissa e mobile: l'accordo tra l'ex-monopolista e il leader tv satellitare a pagamento sarà
ufficialmente annunciato domani, con tanto di tariffe dedicate, ma le indiscrezioni non mancano. Il fiore
all'occhiello dell'operazione potrebbe essere la possibilità di usare Sky go , l'applicazione che permette di
vedere la pay tv in mobilità, senza usare i «gigabyte» dell'abbonamento Tim. Comunque sia, il risiko è partito:
tutti i gestori di tlc guardano ai contenuti per sviluppare gli abbonati alla rete a banda ultralarga. In Gran
Bretagna British Telecom ha addirittura diviso con Sky i diritti per il campionato di calcio. In Italia Telecom
punta a mettere la sua rete a disposizione di tutti i player di contenuti. L'accordo con Mediaset, per la sua
«Premium», non è mai tramontato anche se si attendono i nuovi equilibri con l'entrata di Vivendi, maggior
azionista di Canal Plus, tra i soci di Telecom Italia. E per gli analisti un accordo tra Mediaset e Canal Plus,
che porterebbe alla creazione di una società con interessi in Francia, Italia e Spagna, sarebbe molto
interessante e potrebbe competere direttamente con Sky in Europa. Quanto all'accordo Tim-Sky di domani dove Telecom usa il marchio Tim che da maggio sostituirà quello vecchio anche nella telefonia fissa dovrebbe essere propedeutico allo sviluppo della rete a banda ultralarga dato che non può funzionare con
l'Adsl a soli 7Mb ma ha bisogno di maggior potenza. Secondo indiscrezioni, l'offerta per Sky sarà a 19,90
euro al mese, ridotta per un anno a 14. Al pacchetto base potranno essere aggiunti quello calcio o quello
cinema gratis per quattro mesi che poi passeranno a 10 euro fino a un anno. Il «regalino» di Telecom
dovrebbe essere il seguente: il piano Super InternetPlus, che costa 29 euro al mese per il primo anno e 39
dopo, ma che consente il collegamento solo a 7Mb, verrebbe offerto a quel prezzo senza pagare il
supplemento, oltre i 20Mb, da 5 euro al mese. Tra i punti oscuri c'è il controllo del cliente che dovrebbe
ricevere una sola fattura. Secondo le due società, interpellate sull'argomento, ognuno avrà il controllo sui
suoi. Il decoder invece sarà quello di Sky, arrangiato per Internet invece che per la parabola. L'offerta
dovrebbe favorire tutti gli utenti che non hanno la possibilità di installare la parabola, come, ad esempio, nel
centro storico di Siena. Per un totale di un milione di utenti. Di questi 300mila dovrebbero essere già maturi
per la sottoscrizione. Per questo motivo, se ci fosse il minimo garantito a Sky da Telecom di 120 mila
attivazioni, per ora sempre smentito, potrebbe essere raggiunto facilmente. In vista dell'accordo Fastweb si è
attrezzata con una offerta ad hoc: Internet con telefonate e Sky pacchetto base viene offerto a 25 euro al
mese per un anno. Mentre i clienti Sky potranno avere la connessione al web con Fastweb e le telefonate a
15 euro al mese. In questo caso però Sky non arriva dal web ma, alla vecchia maniera, con la parabola. Con
il vantaggio di vedere la propria squadra fare gol qualche secondo prima.
300.000 È il numero di clienti che già fuiscono del servizio a banda ultralarga, almeno 30 Mb, di Telecom
14 Il costo mensile del pacchetto base di Sky, 19,90 euro, per i clienti Telecom scenderà a 14.
Foto: TELECOM L'ad Marco Patuano SKY ITALIA Il numero uno Andrea Zappia
TELEVISIONE - Rassegna Stampa 15/04/2015 - 15/04/2015
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CONVERGENZA La sfida dei programmi tv sulla banda larga
15/04/2015
Il Fatto Quotidiano
Pag. 21
(tiratura:100000)
Le fiction, buen retiro per i delusi dei talk show
Loris Mazzetti
La fiction è il genere più seguito della tv. Rai1 alla fiction deve la leadership della prima serata: Braccialetti
rossi 2 oltre 6 milioni di telespettatori. La tv sulle serie, per la seconda volta, si è fatta invadere dai prodotti
americani, ma ci sono produzioni italiane che hanno fatto il giro del mondo: la Piovra , Montalba no , Gomorra
. In questi anni, a parte qualche eccezioni ( Vieni via con me ), sul piccolo schermo non vi è stato nulla d '
innovativo se non la fiction. Le mini serie avevano sconfitto la prima invasione, sostituendo i film in un
momento in cui andavano in onda solo quelli americani e il cinema italiano era in profonda crisi. LA FICTION
è importante per due motivi: espressivo, al punto che i governi di destra l ' hanno usata come revisionismo
storico ( Il sangue dei vinti ) e, dopo la drammatica vicenda del G8 di Genova, le storie di bravi poliziotti
hanno contribuito a riabilitare l ' immagine infangata della Polizia; industriale per aver salvato e creato posti di
lavoro. Sono un deluso dai talk show, ho trovato rifugio nelle serie e mini serie, stanco di vedere sempre la
stessa compagnia di giro, di ascoltare più o meno le stesse cose nei salotti in cui si creano i nuovi mostri tv:
la giovane Silvia Sardone di Forza Italia. Sky ha importato dall ' America prodotti eccellenti come: True
Detective , The Bridge , House of Cards , Le regole del delitto perfetto , ma anche ciofeche come Camelot ,
banale racconto su re Artù. 1992 , dedicata a Tangentopoli (ideata da Stefano Accorsi e prodotto da Sky),
rispetto a Romanzo Criminale e Gomorra , è una ciambella riuscita a metà: troppa fantasia e poca realtà,
Craxi e Berlusconi non a fuoco, manca il sociale con le relative conseguenze, lontano dal Caimano di Moretti.
È vero che una puntina di tette non fa mai male, ma gli autori con il Walter e la Iolanda (come direbbe la
Littizzetto) hanno un po ' ecceduto. La professoressa che si dà all ' affasci nante Leonardo Notte (Accorsi),
chiamato a scuola perché la figlia è stata sorpresa, durante la lezione, a masturbare un compagno, cosa
aggiunge al racconto? Tra gli attori (c ' è chi rantola più che recitare) si salva Pietro Bosco (Guido Caprino)
veterano di guerra poi onorevole leghista. Costo: 15 milioni di euro più la pubblicità. Le città sono state invase
da manifesti giganti: il volto di Accorsi come il Berlusconi di " Me no tasse per tutti " . 1 9 92 ha un merito: i
media sono stati costretti ad approfondire Tangentopoli, altrimenti avremmo assistito alla solita retorica del
ricordo.
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ONDA SU ONDA
15/04/2015
Libero
Pag. 27
(diffusione:125215, tiratura:224026)
TELEVISIONE CRIMINALE
Da «The Affair» a «Aquarius», in arrivo le migliori serie thriller
GEMMA GAETANI
Il canale tematico Top Crime di Mediaset si è accaparrato tre nuove appassionanti serie tv in prima visione
italiana assoluta. Si tratta di un bel colpo, essendo le deluxe series American Crime , Aquarius e The Affair ,
di forte impatto in terra madre a stelle e strisce. Sono state chiamate a rinvigorire il palinsesto, già
ricchissimo, di quello che infatti è il terzo canale più visto del digitale terrestre in chiaro in prima serata.
Nonostante sia una rete decisamente giovane. Gli appassionati di «romanzi criminali televisivi a puntate»
avranno un bel vedere. American Crime vanta la sceneggiatura - e la regia delle prime due puntate - di John
Ridley, vincitore di Oscar per 12 anni schiavo . Tra gli interpreti di punta, Felicity Huffman. Era la Lynette
Scavo di Desperate Housewives , moglie insoddisfatta di Tom, per il quale aveva mollato il lavoro e si era
trasformata in - infelice - casalinga e madre. Poi dovette occuparsi anche della figlia che Tom aveva avuto da
una liason precedente, di un linfoma e di innumerevoli altre avversità (rivali amorose, separazione). Fino,
almeno quello, al lieto finale col marito. Qui interpreta Barbara Hanlon. Accanto a lei Timothy Hutton - chi non
lo ricorda in Gente comune di Robert Redford che gli valse l'Oscar come attore non protagonista, appena
ventenne, lo ricorderà almeno in French Kiss , la deliziosa commedia anni 90 con Meg Ryan. American Crime
porta in scena varie tematiche: la delinquenza dell'assassinio da cui tutto prende le mosse. Il razzismo, la
difficile integrazione, poiché l'omicidio parrebbe avere movente razziale. Abbiamo detto «parrebbe». Le
indagini intorno a quel crimine già efferato apriranno, difatti, un vaso di Pandora ben più agghiacciante. The
Affair , invece, mescola infrazione della legge giudiziaria e di quella sentimentale della fedeltà. Non a caso ha
vinto ben due Golden Globe: Miglior serie drammatica e Miglior attrice a Ruth Wilson. È lei a vestire i panni
della cameriera maritata Alison che s'intrattiene in una storia segreta con lo scrittore Noah (Dominic West),
pure lui ammogliato. Il New York Times ha giustamente scritto che non c'è niente di più banale di una
relazione extraconiugale. Verrebbe da dire che anche quelle coniugali a volte sono di un banale addirittura
peggiore... Secondo il quotidiano americano, parte del bagliore di The Affair sta proprio nel tessere un «telaio
sconcertante intorno all'impulso meno enigmatico del mondo». Il tradimento, in effetti, porterà ad una boccata
di novità inaspettata ed eccessiva rispetto a quella ricercata nella trasgressione sessuale, cioè un omicidio.
Escamotage narrativo molto bello è anche che Noah e Ruth ricostruiscono la storia dai propri personali punti
di vista, avvicendando lo spettatore in aderenze e discrepanze che fanno sforare la modalità della
ricostruzione dei fatti in forma di «testimonianza» dal solito ambito criminale a quello sentimentale. Negli Stati
Uniti la serie ha già avuto conferma per una seconda stagione. Ultima, ma non certo per importanza, è
Aquarius . Con la quale ci spostiamo dalle serie tv di pura fantasia a quelle che ruminano la realtà storica.
David Duchovny, indimenticabile in X-Files e notevole anche nella serie cult Californication (in cui vestiva i
panni dello scrittore Hank Moody), interpreta Sam Hodiak. Che investiga su uno dei più inquietanti serial killer
delle cronache, Charles Manson, prima che compia il massacro che lo rese tragicamente famoso. In X-Files
Duchovny si occupava di paranormale, extraterrestri, mutazioni genetiche. Anche qui il rapporto con l'orrore,
seppure di natura indubbia rispetto a quello alieno, è assicurato. SU TOP CRIME A sinistra Dominic West e
Ruth Wilson, protagonisti di «The Affair»: la serie ha vinto due Golden Globe. Sopra, la locandina di
«Aquarius». Il protagonista è l'ex di «X Files» David Duchovny. Entrambe le serie se le è aggiudicate il canale
Top Crime
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Su Mediaset
15/04/2015
ItaliaOggi
Pag. 1
(diffusione:88538, tiratura:156000)
Sky-Telecom, l'offerta parte dai 40 euro al mese
CLAUDIO PLAZZOTTA
Plazzotta a pag. 19 Domani a Roma sarà presentata ufficialmente l'offerta Tim Sky, con i servizi di telefonia
fissa e mobile (chiamate illimitate), il web (fino a 30 mega) e i contenuti televisivi di Sky, tutto attraverso fibra
ottica, e a un prezzo di ingresso, per i nuovi clienti Telecom, attorno ai 40 euro al mese. Il plus della iniziativa
congiunta tra la società di tlc e il broadcaster televisivo è fondamentalmente quello di gestire i quattro servizi
con un'unica bolletta, un modem e un decoder MySky: quanto ai prezzi, di certo quelli di Sky non saranno
altro che lo scorporo degli analoghi listini per chi si abbona via satellite (il gruppo di Rupert Murdoch, infatti,
non vuole creare clienti di serie A e di serie B). Unica differenza, nel caso dell'offerta Tim Sky, è che il
segnale televisivo verrà veicolato non via satellite ma, appunto, attraverso la fi bra ottica, con una capacità
richiesta di almeno 20 mega. A chi sottoscriverà il contratto entro il 30 giugno, in base alle indiscrezioni
raccolte, saranno dati quattro mesi di contenuti tv gratis di un'opzione tra Sky Cinema, Sky Calcio o Sky
Sport. Poi, dal quinto al dodicesimo mese, si pagheranno 10 euro al mese. E, infine, dal secondo anno, 15
euro al mese. Queste cifre andranno ovviamente sommate a quelle richieste da Tim per il servizio TuttoFibra
(chiamate illimitate a fi sso e a mobile, Internet fino a 30 mega, e disponibile per ora su 140 città in Italia) o
quello TuttoFibra Plus (chiamate illimitate a fi sso e mobile, Internet fi no a 100 mega, disponibile adesso solo
a Milano). Per i nuovi clienti TuttoFibra il prezzo attuale è di 29 euro al mese per sei mesi, e poi di 44,90 euro
a regime. Per quelli TuttoPlus cambia l'importo a regime, che sale a 49,90 euro al mese. Telecom,
ovviamente, spera, con questa operazione, di aumentare il parco clienti in fibra ottica, attratti dalla opzione
Sky, mentre il broadcaster televisivo è allettato, perlomeno nel breve periodo, soprattutto dalla possibilità di
penetrare l'attuale parco clienti di Telecom. Chi ha già attivato un abbonamento alla fi bra Telecom pagherà
14 euro al mese per ricevere i contenuti Sky, cifra che salirà, sempre secondo le indiscrezioni, a 19,90 alla fi
ne del primo anno. Stesso listino per chi è cliente Telecom Adsl: potrà chiedere l'attivazione di Tim Sky a
patto che la linea in centrale riesca ad agganciare una velocità in download di almeno 13 mega. Ai clienti Adsl
flat, infine, per fruire dell'offerta Sky senza parabola sarà fornito il modem Fibra e attivata l'opzione
Superinternet Plus, con l'opzione Superinternet Plus in promozione gratis per navigare senza limiti fi no a 20
Mega (anziché 5,04 euro al mese) e il noleggio del modem Fibra in promozione gratis (anziché 4,90 euro al
mese). I clienti Tim mobile, in aggiunta, potranno avere accesso al servizio Sky Go dal 16 maggio 2015, con
bundle traffi co incluso, ovvero senza consumare traffi co dalla propria offerta sottoscritta con Tim. Ci sono
alcuni snodi decisivi per il successo di questa operazione: che la fi bra ottica raggiunga effettivamente e
rapidamente il maggior numero di famiglie italiane, permettendo di bypassare i problemi delle parabole
satellitari spesso non installabili (per vincoli paesaggistici) nei centri storici; che non ci siano problemi di
canaline intasate, come già capita in alcuni condomini, con i cavi di Fastweb che vanno a occupare tutto lo
spazio, senza lasciarne per i cavi di fi bra Telecom; che l'Antitrust non decida di accendere i fari sulla
questione. Telecom, infatti, ha da sempre ribadito che questa iniziativa è aperta a tutti i fornitori di contenuti.
Però, una volta partiti con Sky, pur essendo questo accordo non esclusivo, sembra diffi cilmente replicabile
con altri operatori televisivi. © Riproduzione riservata
Foto: Rupert Murdoch
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IN UN'UNICA BOLLETTA