Il Turismo Sociale in Italia - Federazione Italiana Turismo Sociale

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Il Turismo Sociale in Italia - Federazione Italiana Turismo Sociale
Il turismo sociale in Italia: una ricerca tra gli operatori del settore
1. Premessa
Il Turismo Sociale promuove l’accesso del maggior numero di persone alla vacanza, senza distinzione di età,
appartenenza culturale, disponibilità economica e capacità fisica ed è fondato sui valori della socializzazione, della
crescita della persona e del rispetto dell’ambiente.
La sua nascita può essere ricondotta al 1936, quando l’Organisation Internationale du Travail (OIT) adottò la
Convenzione numero 52 sui congedi retribuiti.
Tale principio fu ripreso nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948 in cui si affermava che «tutti
hanno diritto al riposo e al tempo libero e, in particolare, a una limitazione ragionevole dell’orario di lavoro e a
congedi periodici retribuiti».
Sicuramente i paesi che si sono dimostrati più sensibili al Turismo Sociale sin dall’inizio sono stati quelli con un
movimento sindacale più forte e organizzato e sensibile al turismo, come i Paesi Scandinavi, la Francia, la Spagna e la
Svizzera.
In Francia la legge del 20 giugno 1936 istituiva 15 giorni di vacanze obbligatorie e quello stesso anno il Governo di
sinistra di Leon Blum, con sottosegretario Leo Lagrange, concordava con le ferrovie un biglietto popolare a tariffa
ridotta di cui usufruirono l’anno seguente ben 900.000 persone.
Il Governo francese preparò anche accordi per tariffe ridotte con alberghi e campeggi.
Nello stesso periodo anche in Svizzera il movimento sindacale preparava la nascita dei buoni vacanza che infatti
vedono la luce nel 1939.
Il turismo sociale quindi nasce da un’esigenza etica la cui legittimità si fonda su un diritto, il diritto al turismo,
conseguenza naturale del diritto al lavoro e al riposo, ai congedi retribuiti e alle vacanze.
Naturalmente non esiste una definizione unica e definitiva del concetto di turismo sociale.
Nel 1993, la Commissione europea affermava in un rapporto su tale questione che «il turismo sociale è organizzato
in alcuni paesi da associazioni, cooperative e sindacati ed è destinato a rendere il viaggio realmente accessibile alla
maggior parte di individui, in particolare alle classi sociali più svantaggiate».
Perché il diritto al turismo sia realmente fruito da tutti sono necessari molti elementi e strumenti, da un lato un
reddito adeguato e una percezione culturale della utilità della necessità del turismo per tutti, dall’altro lato una
offerta di ospitalità adeguata alle capacità di spesa e alle aspettative di chi non ha mai viaggiato.
Uno strumento estremamente importante per favorire il turismo sociale è costituito dagli incentivi economici per i
lavoratori e per i meno abbienti ed in questo contesto i Buoni Vacanze sono in alcune nazioni lo strumento principale
di turismo sociale.
D’altra parte si è sviluppato in Europa anche un vasto movimento che ha portato alla nascita di villaggi e alberghi
appositamente pensati per il turismo delle famiglie e dei lavoratori, a prezzi accessibili.
La Chiesa ha sviluppato con modalità diverse un ampio numero di interventi di Turismo Sociale e ha
progressivamente aperto non solo al turismo religioso ma a tutto il Turismo Sociale un numero sempre maggiore di
luoghi di accoglienza inizialmente nati per i soli religiosi.
2. Il Progetto Buoni Vacanze Italia
L’Italia è sicuramente uno dei paesi più sensibili al concetto di turismo sociale e vede l’esistenza di enti e promozione
del turismo sociale importanti e capillari, legati tanto ai sindacati che al mondo dell’associazionismo e alla Chiesa.
Eppure, in tutti questi anni non era ancora stato creato un sistema di incentivazione nazionale del turismo sociale,
paragonabile ai buoni vacanze Francesi, al REKA Svizzero o al sistema di incentivazione delle vacanze per anziani
Spagnolo.
In Italia il sistema Buoni Vacanze è previsto dalla Legge n. 135 del 2001 (art. 10) che regola il finanziamento ai buoni
vacanze mediante il Fondo di Rotazione per il Prestito Turistico.
Il progetto Buoni Vacanze Italia è stato ideato, realizzato e promosso dalla FITuS (Federazione Italiana di Turismo
Sociale) che nel 2004 ha deciso così di avviare l’esperienza di Buoni Vacanze elaborando un progetto, approvato dal
Ministero del Lavoro, finalizzato a costituire in Italia un Sistema di Buoni Vacanza, in analogia con le esperienze
esistenti in altri paesi europei.
Nel corso del 2005 si è costituita, tra la F.I.Tu.S. e Federalberghi, l’associazione no-profit “Buoni Vacanze Italia” (BVI),
un’impresa finalizzata a migliorare l’accesso al turismo per tutti i cittadini italiani, anche a coloro che oggi ne sono
esclusi, e che pertanto risponde ad un interesse di carattere generale che consiste nello sviluppare e ampliare il
diritto di tutti alla pratica turistica.
Partecipano alla realizzazione del progetto Banca Intesa Sanpaolo per la gestione dei flussi finanziari e del prestito
turistico e Accor Service S.r.l. per la stampa e l’emissione dei Buoni.
L’associazione dei comuni d’Italia (ANCI) ha sottoscritto con la F.I.Tu.S., un protocollo di sostegno a BVI volto a
promuovere presso i Comuni l’utilizzo dei Buoni vacanze per favorire l’accesso al turismo dei giovani, degli anziani e
delle famiglie meno abbienti, mentre i sindacati confederali collaborano nel collegare BVI con l’attività contrattuale
del sindacato, migliorando nel mondo del lavoro le relazioni aziendali, con un’attenzione particolare alla
decontribuzione e alla defiscalizzazione degli incentivi (allo scopo di conseguire risultati analoghi a quelli ottenuti in
Francia. Il risparmio turistico dei lavoratori, infatti, unito ad un contributo aziendale ed esonerato da oneri fiscali e
contributivi, è lo strumento principale che ha consentito la crescita esponenziale di BV negli altri paesi e questo può
avvenire anche in Italia).
La nascita di un sistema nazionale di buoni vacanze può consentire lo sviluppo di innumerevoli specifiche iniziative
che favoriscano tutti gli aspetti del turismo sociale, dall’incentivazione del turismo per anziani, giovani e famiglie sino
alla creazione di circuiti ricettivi particolarmente predisposti per il turismo sociale.
3. Gli Ostelli della Gioventù
Uno degli strumenti fondamentali per lo sviluppo del turismo sociale, ed in particolare di quello giovanile, in tutto il
mondo è rappresentato dalla rete degli ostelli della gioventù.
L’unico socio italiano dell’organizzazione internazionale IYHF è l’AIG.
L’AIG –Associazione Italiana Alberghi per la Gioventù, nata nel 1945 è ente morale dal 1948, ente assistenziale dal
1959 e ente di promozione sociale dal 2000.
Ha carattere nazionale ed è senza fine di lucro, dei suoi organi centrali fanno parte di diritto rappresentanti del
Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e del Ministero in cui è incardinato il Dipartimento del
Turismo.
IYHF, conosciuta anche come Hosteling International, è membro con status consultivo dell’Unesco e raggruppa 59
associazioni nazionali e altre 31 organizzazioni accreditate, ciascuna delle quali competente per il funzionamento
degli ostelli della sua area, pertanto organizza una rete di 5.000 ostelli nel mondo con circa 35 milioni di
pernottamenti annui.
Peraltro AIG è anche membro effettivo di Federalberghi.
AIG è presente in tutta Italia e gestisce oltre 100 ostelli e conta circa 50.000 soci annui.
AIG, essendo senza fine di lucro, pratica tariffe estremamente vantaggiose ma ha la necessità di operare al di fuori di
una normale concorrenza di mercato, ottenendo strutture in comodato od in concessione da enti pubblici e da
benefattori.
Non è infatti pensabile che possano essere ristrutturati e gestiti ostelli della gioventù con le stesse logiche con cui si
affittano locali ad uso ufficio di proprietà pubblica. Eppure quello che sta succedendo è proprio questo, per cui
mentre da un lato si manifesta una diffusa preoccupazione per il rallentamento del sistema turistico italiano ed in
particolare per la mancanza di attrattiva dell’Italia per chi ha un budget di spesa turistica ridotto, d’altro lato gli
ostelli della gioventù non vengono più incentivati. Se l’amministrazione pubblica o un ente locale mette a bando la
destinazione di un immobile sulla base di un canone di affitto, sicuramente detto bene sarà acquisito da
un’organizzazione con fine di lucro che lo destinerà agli scopi il più profittevoli possibile. È per questa ragione che il
numero dei pernottamenti totali negli ostelli della gioventù tende ad una discesa o stabilizzazione.
Il trend dei pernottamenti di giovani stranieri nel periodo 2003-2007 è sostanzialmente negativo. Sarebbe però
semplicistico interpretare questi dati con una minore appetibilità dell’Italia, anche collegata all’aumentato valore
dell’euro e all’aumento generalizzato dei prezzi.
Invece i dati che seguono, che pubblichiamo in esclusiva, ci dimostrano che il trend non positivo delle presenze di
stranieri negli ostelli della gioventù italiani deriva prevalentemente dalla scarsa ricettività, soprattutto nelle città a
maggiore vocazione turistica.
Infatti possiamo vedere che nel 2007 sono state respinte per mancanza di ricettività più di 90.000 prenotazioni che
avrebbero prodotto quasi 500.000 pernottamenti.
Questi dati non sono ipotetici, ma vengono dal sistema informatico dell’IYHF e pertanto si riferiscono a giovani che,
non avendo trovato la disponibilità sulla base della propria richiesta, probabilmente non hanno indirizzato il loro
pernottamento verso un altro tipo di alloggio, ma verso un’altra nazione o località.
È solo il caso di far notare che l’indotto economico di 500.000 pernottamenti accompagnati da quasi 100.000
trasporti è di centinaia di milioni di euro, che da soli producono direttamente o indirettamente imposte pari a circa la
metà dell’importo.
Pertanto investendo ogni anno alcune decine di milioni di euro nel costruire nuovi ostelli, si avrebbe la matematica
certezza di un immediato ritorno dell’investimento pubblico, già solo con le imposte relative al loro utilizzo.
Praticamente possiamo dire che per ogni notte prenotata da giovani turisti stranieri nella rete dei 100 ostelli della
gioventù italiani, ce ne sarebbe una seconda che non viene prenotata per mancanza di posti!
Costante invece la presenza di italiani negli ostelli pertanto non sono le presenze nazionali a causare l’indisponibilità
in relazione alle richieste dall’estero.
E’pertanto assolutamente fondamentale, per favorire lo sviluppo turistico italiano, un piano straordinario per il
potenziamento degli ostelli della gioventù dell’AIG nel nostro paese.
4. Le Case di Accoglienza Religiosa e le Case per Ferie
Le Case di accoglienza religiosa e le Case per Ferie sono un fenomeno rilevante nell’ambito del turismo sociale, molto
più di quanto comunemente si creda.
Si tratta di un fenomeno censito solo parzialmente e organizzato solo in minima parte ai fini della ricettività turistica,
anche visto che l’obiettivo centrale della loro esistenza non è turistico.
Hospites, il sito gestito e voluto dal CNEC (Centro Nazionale Economi di Comunità) e dal CTG (Centro Turistico
Giovanile) ha iniziato un’opera di raccolta sistematica di dati per creare un vero e proprio portale dell’accoglienza
religiosa in Italia.
Direttamente dal portale e tramite l’operatore specializzato SantaBona si vogliono indirizzare queste strutture verso
una accoglienza ancor maggiore e con migliori servizi, senza snaturarne il senso più profondo di strutture di
accoglienze e non di turismo.
I dati che seguono sono significativi comunque dell’impatto di queste strutture non solo sui flussi di turismo religioso
ma su quelli di turismo sociale in generale, si stima infatti che questo mondo disponga di almeno 180.000 posti letto
in Italia, all’interno di più di 3000 strutture, suddivise in differenti tipologie.
“Le Case per Ferie sono strutture ricettive, attrezzate, per il soggiorno temporaneo di persone o gruppi e gestite, al
di fuori dei normali canali commerciali, da enti pubblici, associazioni o enti religiosi, operanti senza fini di lucro, per il
conseguimento di una finalità sociale, culturale, assistenziale, religiosa o altro.”
Questa è la definizione burocratica proposta nel convegno “Case per Ferie: segno e luogo di speranza” del 2007, ma
in realtà le Case per Ferie sono molto altro, sono strutture ricettive che non pongono il guadagno come loro scopo
primario ma hanno principi ispiratori legati agli ideali comuni e all’obiettivo di diffondere il “carisma dell’ospitalità
cristiana”.
Le Case per Ferie sono riservate ai soci delle strutture a cui sono affiliate, pertanto sono fuori o al lato del
movimento turistico ma hanno l’obiettivo, in particolare tramite l’opera del CTG, di diventare una importante parte
del mondo del turismo sociale italiano.
Le Case per Ferie si vogliono distinguere anche per la stretta connessione tra i servizi ricettivi e i servizi di animazione
che devono essere offerti e far parte della “differenza” tra le case per ferie e il resto delle strutture ricettive.
Le Case per Ferie sono già all’interno del mondo che vuole diffondere l’uso dei buoni vacanza in Italia.
Attualmente sono prevalentemente gestite direttamente dalle Congregazioni di religiosi, ma stanno aumentando
quelle gestite, per conto delle Congregazioni, da cooperative di giovani o anche quelle che vengono rilevate da
cooperative o da famiglie (che pagano un affitto alle Congregazioni, alle Diocesi, alle Parrocchie, agli Istituti
proprietari).
La commercializzazione comporta molti problemi, dalla classificazione alla continuità di gestione e omogeneità del
servizio, alla promozione.
A tal proposito il CTG pubblica annualmente anche un catalogo di un primo gruppo di strutture, circa 160,
particolarmente interessanti per famiglie e anziani.
5. Perché una ricerca sul turismo sociale in Italia
In questi primi capitoli introduttivi abbiamo tracciato uno schema estremamente sintetico sul ruolo dei buoni
vacanze e degli ostelli della gioventù, nel quadro del turismo sociale Italiano.
Le realtà che incidono in questo ambito sono innumerevoli, basti pensare che la sola Fitus raggruppa 11 federazioni
o associazioni nazionali che organizzano circa 2.000.000 di persone in circa 10.000 differenti sedi.
Eppure non solo mancano o sono carenti molte tipologie di offerta di turismo sociale, ma anche mancano i momenti
di riflessione sulle potenzialità e sulle proposte del turismo sociale stesso.
In questo contesto la nostra ricerca si è articolata come segue:
-
Analisi di tutti i punti critici/opportunità del turismo sociale in Italia, tramite un focus group;
Produzione di un questionario ragionato la cui erogazione servisse da stimolo per una raccolta di pareri;
Erogazione del questionario ad esperti della rete Fitus;
Raccolta di pareri sui temi del questionario;
Prima elaborazione dei dati;
Preparazione di un secondo questionario rivolto ad un panel ristretto;
Elaborazione del secondo gruppo di dati;
Preparazione di un terzo questionario rivolto ad un panel ristretto;
Elaborazione del terzo gruppo di dati;
Predisposizione di un report finale completo di conclusioni.
In allegato i questionari e lo spoglio completo delle risposte.
6. I risultati del questionario principale
Un primo gruppo di domande investigava sul ruolo dei servizi ricettivi di proprietà o in gestione rispettivamente a
Comuni, Sindacati e Regioni o Stato.
Erano possibili 4 risposte (sono un punto di forza per il sistema di turismo sociale, sono viceversa un punto di
debolezza, si tratta di una situazione disomogenea oppure non so, non rispondo) e il campione si è diviso in 4 parti
quasi uguali, come si può vedere dalle torte che seguono:
Ricettività di proprietà/gestione dei Comuni
22%
24%
Punto di forza
Punto di debolezza
27%
27%
Situazione disomogenea
Non so / non risponde
Ricettività di proprietà/gestione dei Sindacati
29%
29%
Punto di forza
Punto di debolezza
22%
20%
Situazione disomogenea
Non so / non risponde
Ricettività di proprietà/gestione delle Regioni e dello
Stato
24%
29%
Punto di forza
Punto di debolezza
24%
23%
Situazione disomogenea
Non so / non risponde
L’approfondimento con gli esperti del settore ha chiarito che risposte così diverse derivano da realtà molto
disomogenee da cui comunque emergono i seguenti indicatori:
-
La proprietà di strutture ricettive da parte di Stato, Regioni, Enti locali e Sindacato è assolutamente
marginale rispetto al mercato turistico, ancor più la presenza di loro strutture di gestione;
Sarebbe invece auspicabile l’esistenza di molte più strutture di proprietà pubblica affidate in gestione ad
entità di turismo sociale;
Dove esistono e dove potrebbero esistere, le strutture pubbliche ricettive sono o sarebbero un punto di
forza visto che potrebbero favorire flussi di turismo sociale anche fuori dalle logiche di mercato;
In particolare l’Italia soffre per un limitato numero di ostelli della gioventù e per la mancanza di villaggi
vacanze per lavoratori.
Un secondo gruppo di domande si riferiva agli incentivi economici al turismo sociale relativi a specifiche categorie
(anziani, giovani, disabili e famiglie meno abbienti) sempre prevedendo 4 tipologie di risposta.
In questo caso la gran parte degli intervistati ritengono che gli incentivi siano o possano essere un punto di forza,
rimane però una percentuale significativa (dal 12 al 29%) che li vede come un punto di debolezza.
Intervistando gli esperti del settore abbiamo verificato che sono visti come un punto di debolezza non in quanto non
servano, ma in quanto non ci sono!
Incentivi economici al turismo sociale per anziani
12%
12%
17%
Punto di forza
59%
Punto di debolezza
Situazione disomogenea
Non so / non risponde
Incentivi economici al turismo sociale per giovani
12%
14%
Punto di forza
57%
17%
Punto di debolezza
Situazione disomogenea
Non so / non risponde
Incentivi economici al turismo sociale per disabili
15%
12%
12%
Punto di forza
61%
Punto di debolezza
Situazione disomogenea
Non so / non risponde
Incentivi economici al turismo sociale per famiglie meno
abbienti
6%
29%
10%
Punto di forza
55%
Punto di debolezza
Situazione disomogenea
Non so / non risponde
Il successivo gruppo di domande si riferiva, al di la delle incentivazioni, alle attività di Tour Operating specificamente
dedicate ai vari segmenti del turismo sociale, in questo caso suddivisi in anziani, giovani, disabili, famiglie meno
abbienti, lavoratori e loro famiglie e soggiorni all’estero, sempre prevedendo 4 possibili risposte.
Come era previsto la stragrande maggioranza degli operatori del settore vede nelle attività di Tour Operating
specifiche un punto di forza; rimane però un gruppo significativo, pari a circa un quarto degli intervistati, che non si
pronuncia ed un gruppo abbastanza significativo (dal 12 al 14%) che invece considera la produzione di pacchetti
completi di turismo sociale un punto di debolezza. Questa percentuale sale al 23% quando si tratta di proposte per
famiglie meno abbienti.
Completamente diversi i dati relativi ai soggiorni all’estero considerati un punto di forza solamente dal 41% degli
intervistati.
I successivi approfondimenti hanno chiarito che le attività di organizzazione di pacchetti di turismo sociale si
rivolgono prevalentemente al mercato nazionale, con qualche eccezione relativa al turismo religioso, allo studio
delle lingue per giovani e a specifiche limitate proposte.
La considerazione da parte di un quarto degli intervistati delle attività di Tour Operating rivolte alle famiglie a minor
reddito, come punto di debolezza del sistema, riguarda la difficoltà di predisporre offerte realmente competitive,
sino a che non entreranno a regime gli aiuti già previsti.
Pacchetti completi di turismo sociale per anziani
12%
8%
Punto di forza
Punto di debolezza
12%
68%
Situazione disomogenea
Non so / non risponde
Pacchetti completi di turismo sociale per giovani
16%
15%
Punto di forza
8%
Punto di debolezza
61%
Situazione disomogenea
Non so / non risponde
Pacchetti completi di turismo sociale per disabili
17%
12%
10%
Punto di forza
61%
Punto di debolezza
Situazione disomogenea
Non so / non risponde
Pacchetti completi di turismo sociale per famiglie meno
abbienti
12%
14%
Punto di forza
51%
23%
Punto di debolezza
Situazione disomogenea
Non so / non risponde
Pacchetti completi di turismo sociale per i lavoratori e le
loro famiglie
Punto di forza
15%
14%
57%
14%
Punto di debolezza
Situazione disomogenea
Non so / non risponde
Pacchetti di turismo sociale per soggiorni all’estero
31%
41%
Punto di forza
Punto di debolezza
18%
10%
Situazione disomogenea
Non so / non risponde
Riprendendo il ragionamento iniziale sulle agevolazioni destinate alle strutture ricettive per il turismo sociale,
seguiva un gruppo di domande specifiche riguardanti gli incentivi e finanziamenti rispettivamente per la costruzione,
ristrutturazione o gestione di strutture di turismo sociale.
Il campione di risposte è molto frammentato e l’analisi delle stesse porta alla seguente conclusione:
-
Gli incentivi per la costruzione e, soprattutto, ristrutturazione di strutture per il turismo sociale sarebbero un
punto di forza del sistema ma, essendo pochi e difficili da ottenere, diventano un punto di debolezza;
Lo stesso vale per gli incentivi per la gestione;
Le situazioni locali sono molto differenziate ma non si è in nessun luogo in presenza di un sistema che
incentivi strutturalmente la costruzione, ristrutturazione o gestione di strutture ricettive perché eroghino
servizi di turismo sociale.
Incentivi e finanziamenti per la costruzione di strutture
per il turismo sociale
22%
37%
Punto di forza
Punto di debolezza
12%
29%
Situazione disomogenea
Non so / non risponde
Incentivi e finanziamenti per la ristrutturazione di
strutture per il turismo sociale
16%
14%
47%
Punto di forza
Punto di debolezza
23%
Situazione disomogenea
Non so / non risponde
Incentivi e finanziamenti per la gestione di strutture per il
turismo sociale
14%
14%
47%
Punto di forza
Punto di debolezza
25%
Situazione disomogenea
Non so / non risponde
Un altro aspetto fondamentale del sistema è costituito dalla promozione, in relazione alla quale ci siamo incentrati
su 4 aspetti: la promozione diretta via internet con portali nazionali, la promozione tramite siti locali, la
partecipazione a fiere e l’incentivazione per la partecipazione a fiere.
Erano sempre possibili 4 risposte.
Circa metà del campione giudica la promozione via internet un punto di forza mentre l’altra metà dissente.
Approfondendo le ragioni di queste risposte abbiamo visto che la conoscenza delle potenzialità di marketing di
internet non è ancora adeguata tra gli operatori del settore e che, d’altra parte, altrettanto inadeguata è la presenza
di strumenti di marketing territoriale via internet.
Viceversa la partecipazione a fiere turistiche è uno strumento consolidato di lavoro per una parte degli operatori del
settore e possiamo grossolanamente dire che circa il 40% degli operatori intervistati riceve un sussidio per
partecipare a queste fiere e ritiene che la sua partecipazione sia utile, gli altri operatori non ricevono aiuti e
parallelamente pensano che le fiere non aiutino lo sviluppo del turismo sociale.
Siti internet nazionali di promozione di pacchetti e
ricettività per il turismo sociale
21%
16%
14%
49%
Punto di forza
Punto di debolezza
Situazione disomogenea
Non so / non risponde
Siti internet locali di promozione di pacchetti e ricettività
per il turismo sociale
20%
49%
10%
21%
Punto di forza
Punto di debolezza
Situazione disomogenea
Non so / non risponde
Partecipazione di strutture di turismo sociale a fiere
turistiche
23%
18%
41%
Punto di forza
Punto di debolezza
18%
Situazione disomogenea
Non so / non risponde
Sussidi ed incentivi per la partecipazione di strutture di
turismo sociale a fiere turistiche
24%
39%
Punto di forza
Punto di debolezza
6%
31%
Situazione disomogenea
Non so / non risponde
A questo punto l’analisi si è incentrata su 4 strumenti tipici del turismo sociale: gli ostelli, le case per ferie, gli altri
luoghi di ricettività religiosa e i CRAL.
Erano possibili sempre 4 atteggiamenti e circa metà del campione, con differenziazioni che vanno dal 41 al 51% ,
vede in questi strumenti un punto di forza.
L’approfondimento ha chiarito che dove gli intervistati hanno visto negli ostelli, nelle case per ferie e nella ricettività
religiosa o confessionale un punto di debolezza, non è stato per mancata considerazione del loro ruolo ma perché
invece:
- Si tratta di strutture non sufficientemente diffuse e capillari;
- Si tratta di strutture non sempre inseribili in pacchetti di turismo sociale a causa della loro gestione;
- Si tratta di strutture non sempre adeguate a flussi di gruppo.
Per quanto riguarda invece i CRAL, il loro ruolo è indiscusso, ma è evidente una crisi di identità e la perdita di una
spinta propulsiva.
Significativa l’alta percentuale, dal 28 al 43% di chi non risponde o non si schiera, focalizzandosi sulla difficoltà di
esprimere un giudizio in presenza di situazioni molto diverse.
Ostelli della gioventù
18%
10%
41%
Punto di forza
Punto di debolezza
31%
Situazione disomogenea
Non so / non risponde
Case per ferie
18%
12%
Punto di forza
51%
19%
Punto di debolezza
Situazione disomogenea
Non so / non risponde
Ricettività religiosa/confessionale
27%
47%
Punto di forza
Punto di debolezza
10%
16%
Situazione disomogenea
Non so / non risponde
CRAL
27%
16%
49%
8%
Punto di forza
Punto di debolezza
Situazione disomogenea
Non so / non risponde
Un aspetto fondamentale della nostra ricerca ha riguardato la capacità del sistema attuale del turismo sociale
Italiano di produrre servizi e offerte specifici tanto per i target classici (disabili, anziani, giovani, famiglie) quanto per
target nuovi come famiglie e single che non viaggiano in auto, malati, famiglie con almeno un componente celiaco,
diabetico, con intolleranze alimentari, con allergie alimentari gravi, in dialisi.
Inoltre abbiamo messo a confronto anche i servizi ricettivi per famiglie con almeno 3 figli, quelli fuori stagione o
viceversa in alta stagione e quelli specifici per bambini.
Emerge un quadro abbastanza costante in cui circa la metà del campione ritiene il turismo sociale punto di forza per i
segmenti tradizionali e comunque circa il 40 % del campione lo ritiene punto di forza anche per servizi non
tradizionali.
I successivi approfondimenti hanno però verificato che alcuni target nuovi, ad esempio quelli relativi a malattie e
patologie varie, sono relativi prevalentemente ad esperienze pilota.
Interessante il fatto che la differenza tra l’offerta di servizi in alta e in bassa stagione vari solamente di 6 punti a
dimostrazione che gli attuali servizi di turismo sociale vivono in un mercato che non si concentra nei soli mesi di
scarsa ricettività.
Nel complesso, comunque, pesa il fatto che metà o più di metà degli esperti intervistati non veda in nessuno di
questi segmenti un punto di forza.
Servizi e offerte specifiche per disabili
21%
16%
45%
Punto di forza
Punto di debolezza
18%
Situazione disomogenea
Non so / non risponde
Servizi e offerte specifiche per anziani
21%
14%
16%
49%
Punto di forza
Punto di debolezza
Situazione disomogenea
Non so / non risponde
Servizi e offerte specifiche per giovani
20%
10%
47%
Punto di forza
Punto di debolezza
23%
Situazione disomogenea
Non so / non risponde
Servizi e offerte specifiche per malati
25%
43%
Punto di forza
Punto di debolezza
8%
24%
Situazione disomogenea
Non so / non risponde
Servizi e offerte specifiche per famiglie
27%
22%
4%
47%
Punto di forza
Punto di debolezza
Situazione disomogenea
Non so / non risponde
Servizi e offerte specifiche per famiglie e singoli che non
viaggiano in auto
27%
45%
Punto di forza
Punto di debolezza
20%
Situazione disomogenea
Non so / non risponde
8%
Servizi ricettivi per famiglie con almeno un componente
celiaco
37%
37%
Punto di forza
Punto di debolezza
8%
18%
Situazione disomogenea
Non so / non risponde
Servizi ricettivi per famiglie con almeno un componente
diabetico
31%
37%
Punto di forza
Punto di debolezza
8%
24%
Situazione disomogenea
Non so / non risponde
Servizi ricettivi per famiglie con almeno un componente
con intolleranze alimentari
35%
41%
Punto di forza
Punto di debolezza
Situazione disomogenea
6%
Non so / non risponde
18%
Servizi ricettivi per famiglie con almeno un componente
con allergie alimentari gravi
33%
41%
Punto di forza
Punto di debolezza
16%
10%
Situazione disomogenea
Non so / non risponde
Servizi ricettivi per famiglie con almeno un componente
in dialisi
31%
37%
Punto di forza
Punto di debolezza
12%
20%
Situazione disomogenea
Non so / non risponde
Servizi ricettivi per famiglie numerose (da 5 persone in
su)
21%
47%
Punto di forza
Punto di debolezza
12%
20%
Situazione disomogenea
Non so / non risponde
Servizi ricettivi fuori stagione
12%
16%
Punto di forza
53%
19%
Punto di debolezza
Situazione disomogenea
Non so / non risponde
Servizi ricettivi per famiglie nei periodi di alta stagione
12%
20%
47%
Punto di forza
Punto di debolezza
21%
Situazione disomogenea
Non so / non risponde
Servizi specifici per bambini
16%
41%
22%
Punto di forza
Punto di debolezza
21%
Situazione disomogenea
Non so / non risponde
Il questionario/intervista a questo punto entrava nello specifico della promozione del turismo sociale non solo via
internet e tramite fiere ma anche con la collaborazione degli enti di promozione pubblica, utilizzando siti specifici di
singole strutture o semplicemente acquisendo prenotazioni via e-mail.
Si evidenzia che più di metà del campione giudica positiva la collaborazione con le strutture di promozione pubblica
e rimane invece solo metà del campione a giudicare positivamente la partecipazione a fiere o l’offerta via internet.
Rispetto alle domande precedenti della prima parte del questionario, questa volta ci si riferiva all’offerta via internet
in generale o viceversa all’offerta tramite siti delle singole strutture ma le risposte sono state molto simili.
Strano che ancor più ridotto è il numero di chi vede le prenotazioni via mail come un valido strumento, a
testimonianza che gli operatori intervistati si rivolgono prevalentemente a soggetti collettivi.
Offerta dei servizi di turismo sociale via internet
14%
12%
25%
49%
Punto di forza
Punto di debolezza
Situazione disomogenea
Non so / non risponde
Offerta dei servizi di turismo sociale tramite la
partecipazione a fiere
23%
12%
49%
16%
Punto di forza
Punto di debolezza
Situazione disomogenea
Non so / non risponde
Offerta dei servizi di turismo sociale tramite la
collaborazione con strutture di promozione pubbliche
(ATP, ecc)
Punto di forza
21%
8%
55%
16%
Punto di debolezza
Situazione disomogenea
Non so / non risponde
Offerta dei servizi di turismo sociale tramite prenotazioni
acquisite dal sito della singola struttura
16%
16%
19%
49%
Punto di forza
Punto di debolezza
Situazione disomogenea
Non so / non risponde
Offerta dei servizi di turismo sociale tramite prenotazioni
acquisite via e-mail direttamente dal cliente
18%
47%
Punto di forza
Punto di debolezza
19%
16%
Situazione disomogenea
Non so / non risponde
Un’ultima serie di approfondimenti consentiva invece risposte più dirette, con giudizi più netti sulle attività a livello
locale e sugli strumenti per lo sviluppo del turismo sociale.
Da queste risposte possiamo trarre precise indicazioni per suggerire politiche di sviluppo, nello specifico emerge che:
1) Gli enti di promozione turistica territoriale favoriscono lo sviluppo del turismo sociale solo in parte del
territorio Italiano;
2) Non esistono politiche e incentivi per attrarre turismo sociale da altri paesi;
3) Sarebbe fondamentale defiscalizzare almeno parzialmente gli importi destinati al turismo sociale erogati dai
datori di lavoro;
4) I buoni vacanze sono fondamentali per lo sviluppo del turismo sociale;
5) Altrettanto fondamentale la formazione per gli operatori del turismo sociale;
6) Lo scambio di buone pratiche a livello Europeo potrebbe migliorare enormemente l’offerta non solo di
turismo sociale, ma anche di turismo culturale e sportivo/dilettantistico;
7) È giunto il momento di predisporre un sistema di classificazione delle strutture ricettive che tenga conto
delle specifiche necessità del turismo sociale;
8) I servizi internet di presentazione e vendita di proposte di turismo sociale devono essere più coordinati e di
migliore qualità;
9) Gli incentivi per le famiglie meno abbienti sono fondamentali perché realmente possano usufruire del diritto
al turismo;
10) Questo vale ancor di più per il turismo sociale degli anziani e dei disabili che necessitano di aiuti costanti e
specifici;
11) È ipotizzabile la nascita di un sistema di classificazione con proprio logo e propri livelli dedicato alla
classificazione dell’accoglienza a basso costo, anche evidenziando specifici servizi di turismo sociale;
12) Il turismo sociale deve aprirsi maggiormente al mondo internet, senza rinunciare ai tradizionali canali di
vendita;
13) Gli incentivi economici sono fondamentali anche per favorire la ristrutturazione di strutture da adibire a
turismo sociale;
14) Anche a livello territoriale sono importanti politiche che valorizzino le offerte per famiglie ed in genere a
basso costo.
Con domande più dirette si sono avute risposte più precise ed il campione ha svelato più chiaramente il proprio
orientamento, come si vede dalle torte che seguono.
1) La promozione degli APT e delle altre agenzie pubbliche sul territorio
favorisce anche lo sviluppo del turismo sociale?
22%
No
Non so/non risponde
25%
10%
Sì abbastanza
29%
Sì molto
14%
Varia da territorio a territorio
2) Esistono politiche e/o incentivi per attrarre turismo sociale da altri
Paesi verso l’Italia?
31%
Sì, spiegare alcuni tour
operator
10%
59%
Non so/non risponde
No
3) Quanto considerate importante un meccanismo di parziale
defiscalizzazione degli importi destinati al turismo sociale erogati dai
datori di lavoro?
0%
14%
37%
20%
29%
Per niente
Poco
Mediamente
Molto
Moltissimo/indispensabile
4) Quanto considerate importante un sistema di pagamento tramite buoni
vacanza per lo sviluppo del turismo sociale?
0%
8%
29%
26%
37%
Per niente
Poco
Mediamente
Molto
Moltissimo/indispensabile
5) Quanto ritiene importante una politica di incentivi alla formazione per
gli operatori del Turismo Sociale?
0%
6%
27%
20%
47%
Per niente
Poco
Mediamente
Molto
Moltissimo/indispensabile
6) Quanto ritiene importante uno scambio di buone pratiche a livello
europeo sul Turismo Sociale, culturale e sportivo/dilettantistico?
0%
6%
27%
28%
39%
Per niente
Poco
Mediamente
Molto
Moltissimo/indispensabile
7) Quanto considerate importante una classificazione delle strutture
ricettive con certificazione dei servizi specifici per il turismo sociale?
0%
0%
24%
23%
53%
Per niente
Poco
Mediamente
Molto
Moltissimo/indispensabile
8) Quanto considerate importante una presenza maggiore e coordinata
di servizi internet di presentazione e offerta dei pacchetti/servizi per il
turismo sociale?
0%
4%
22%
21%
53%
Per niente
Poco
Mediamente
Molto
Moltissimo/indispensabile
9) Quanto considerate importanti gli incentivi economici per il turismo
sociale delle famiglie meno abbienti?
0%
2%
27%
26%
45%
Per niente
Poco
Mediamente
Molto
Moltissimo/indispensabile
10) Quanto considerate importanti gli incentivi economici per il turismo
sociale degli anziani?
0%
2%
12%
23%
63%
Per niente
Poco
Mediamente
Molto
Moltissimo/indispensabile
11) Quanto considerate importanti gli incentivi economici per il turismo
sociale dei disabili?
0%
2%
10%
25%
63%
Per niente
Poco
Mediamente
Molto
Moltissimo/indispensabile
12) Quanto considerate importante un sistema di classificazione delle
strutture basato sull’accoglienza a basso costo, anche di famiglia, con un
proprio logo e stelle
0%
2%
18%
43%
37%
Per niente
Poco
Mediamente
Molto
Moltissimo/indispensabile
13) Quanto considerate importante un sistema ampliato rispetto a quello
tradizionale per la classificazione dei servizi offerti
2%
14%
12%
25%
47%
Per niente
Poco
Mediamente
Molto
Moltissimo/indispensabile
14) Quanto considerate importante un portale internet dedicato alla
promozione, comparazione e offerta diretta al pubblico dei servizi di
turismo sociale
4%
6%
22%
29%
39%
Per niente
Poco
Mediamente
Molto
Moltissimo/indispensabile
15) Quanto considerate importante un portale internet dedicato alla
promozione, comparazione e offerta tramite agenzia di viaggio dei servizi
di turismo sociale
2%
10%
18%
37%
33%
Per niente
Poco
Mediamente
Molto
Moltissimo/indispensabile
16) Quanto considerate importante un portale internet dedicato alla
promozione, comparazione e offerta ai CRAL e alle altre organizzazioni
collettive dei servizi di turismo sociale
6%
14%
39%
Per niente
Poco
18%
23%
Mediamente
Molto
Moltissimo/indispensabile
17) Quanto considerate importante un portale internet delle offerte
speciali e last minute
4%
18%
29%
Per niente
Poco
14%
35%
Mediamente
Molto
Moltissimo/indispensabile
18) Quanto considerate importanti incentivi economici per il turismo
sociale degli anziani
0%
8%
29%
16%
47%
Per niente
Poco
Mediamente
Molto
Moltissimo/indispensabile
19) Quanto considerate importanti incentivi economici per il turismo
sociale dei giovani
0%
14%
24%
25%
37%
Per niente
Poco
Mediamente
Molto
Moltissimo/indispensabile
20) Quanto considerate importanti incentivi economici per il turismo
sociale dei disabili
0%
8%
27%
14%
51%
Per niente
Poco
Mediamente
Molto
Moltissimo/indispensabile
21) Quanto considerate importanti incentivi economici e finanziamenti
per la ristrutturazione di strutture da adibire a turismo sociale
0%
4%
26%
29%
41%
Per niente
Poco
Mediamente
Molto
Moltissimo/indispensabile
22) Quanto considerate importanti politiche territoriali che valorizzino le
offerte a basso costo o per famiglie
0%
2%
29%
28%
41%
Per niente
Poco
Mediamente
Molto
Moltissimo/indispensabile
7. Il secondo questionario di indagine
Sulla base dei risultati del primo questionario e sulla base delle interviste ad esso collegate abbiamo predisposto un
secondo questionario, più breve, con l’obiettivo di passare da un’analisi più generica sullo stato del turismo sociale in
Italia, all’individuazione di buone pratiche e, viceversa, di cattive pratiche.
Pertanto in questo secondo questionario le risposte possibili erano:
-
Conosco buone pratiche;
Conosco cattive pratiche;
Non so.
L’obiettivo era quello di acquisire esempi concreti ed anche verificare i livelli di conoscenza trasversale alle attività
delle varie entità coinvolte.
Le prime tre domande si riferivano alla ricettività di proprietà o gestione di comuni, regioni, stato o sindacati e la
stragrande maggioranza dei soggetti coinvolti non si è espressa ed ha lamentato anzi la scarsa presenza di strutture
ricettive pubbliche o sindacali.
D’altra parte anche chi ha indicato cattive pratiche si riferiva in genere al mancato interesse di questi enti a gestire
od acquisire strutture ricettive, mentre le buone pratiche si concentravano su singoli comportamenti senza un
quadro complessivo di riferimento.
Ricettività di proprietà/gestione dei Comuni
20%
55%
Conosco buone pratiche
25%
Conosco cattive pratiche
Non so
Ricettività di proprietà/gestione dei Sindacati
30%
55%
Conosco buone pratiche
15%
Conosco cattive pratiche
Non so
Ricettività di proprietà/gestione delle Regioni e dello Stato
20%
60%
Conosco buone pratiche
20%
Conosco cattive pratiche
Non so
Più semplice il ragionamento relativo agli incentivi economici in cui da un lato la maggioranza dei partecipanti si è
riferita proprio ai buoni vacanze e dall’altro, invece, si ritiene che molti interventi svolti a livello comunale a favore in
particolare delle famiglie meno abbienti e dei disabili non siano ben realizzati.
Non deve stupire la percentuale dei “non so” perché si riferisce alle perplessità sulla lenta introduzione dei buoni
vacanza nel nostro paese.
Incentivi economici al turismo sociale per anziani
5%
15%
80%
Conosco buone pratiche
Conosco cattive pratiche
Non so
Incentivi economici al turismo sociale per giovani
30%
55%
15%
Conosco buone pratiche
Conosco cattive pratiche
Non so
Incentivi economici al turismo sociale per disabili
30%
45%
25%
Conosco buone pratiche
Conosco cattive pratiche
Non so
Incentivi economici al turismo sociale per famiglie meno abbienti
35%
40%
25%
Conosco buone pratiche
Conosco cattive pratiche
Non so
Le risposte relative ai pacchetti completi di turismo sociale sono una dimostrazione della necessità di maggior
comunicazione interassociativa, infatti l’alta percentuale di indecisi (eccetto che per i soggiorni all’estero che
evidentemente sono maggiormente pubblicizzati e per i soggiorni per anziani e per giovani che sono il prodotto
classico) deriva sicuramente da scarsa conoscenza.
Per quanto riguarda le cattive pratiche, ci si riferisce alla scarsa professionalità di alcuni operatori minori e alla
generale necessità di una maggiore formazione degli addetti.
Pacchetti completi di turismo sociale per anziani
25%
10%
Conosco buone pratiche
65%
Conosco cattive pratiche
Non so
Pacchetti completi di turismo sociale per giovani
15%
10%
75%
Conosco buone pratiche
Conosco cattive pratiche
Non so
Pacchetti completi di turismo sociale per disabili
25%
45%
30%
Conosco buone pratiche
Conosco cattive pratiche
Non so
Pacchetti completi di turismo sociale per famiglie meno abbienti
15%
20%
65%
Conosco buone pratiche
Conosco cattive pratiche
Non so
Pacchetti completi di turismo sociale per i lavoratori e le loro
famiglie
30%
55%
15%
Conosco buone pratiche
Conosco cattive pratiche
Non so
Pacchetti di turismo sociale per soggiorni all’estero
35%
50%
15%
Conosco buone pratiche
Conosco cattive pratiche
Non so
Le risposte relative a incentivi e finanziamenti riflettono una forte diffidenza nei confronti delle procedure pubbliche,
ma lasciano anche aperto un canale di fiducia.
Incentivi e finanziamenti per la costruzione di strutture per il turismo
sociale
25%
45%
30%
Conosco buone pratiche
Conosco cattive pratiche
Non so
Incentivi e finanziamenti per la ristrutturazione di strutture per il
turismo sociale
30%
40%
30%
Conosco buone pratiche
Conosco cattive pratiche
Non so
Incentivi e finanziamenti per la gestione di strutture per il turismo
sociale
30%
45%
25%
Conosco buone pratiche
Conosco cattive pratiche
Non so
In relazione ai siti internet, invece, è visibile una grande fiducia (e probabilmente speranza)nei grandi portali
nazionali ed anche (in maniera minore) nei siti locali.
Benché le esperienze di siti internet poco utili o troppo costosi, soprattutto a livello locale, siano molte, le risposte
sono state largamente influenzate dalla speranza in strumenti risolutivi, a cominciare dal portale di supporto al
sistema dei buoni vacanze.
Siti internet nazionali di promozione di pacchetti e ricettività per il
turismo sociale
25%
70%
5%
Conosco buone pratiche
Conosco cattive pratiche
Non so
Siti internet locali di promozione di pacchetti e ricettività per il
turismo sociale
30%
15%
Conosco buone pratiche
55%
Conosco cattive pratiche
Non so
Le risposte relativamente alla partecipazione a fiere turistiche dividono drasticamente il campione in 2 parti tra chi la
ritiene utile e chi, non partecipando, non si esprime.
Decisamente più critica la posizione quando si tratta di giudicare se gli incentivi siano ben utilizzati.
Partecipazione di strutture di turismo sociale a fiere turistiche
45%
50%
5%
Conosco buone pratiche
Conosco cattive pratiche
Non so
Sussidi ed incentivi per la partecipazione di strutture di turismo
sociale a fiere turistiche
15%
60%
Conosco buone pratiche
25%
Conosco cattive pratiche
Non so
Di più difficile interpretazione le domande che seguono relative agli ostelli della gioventù, le case per ferie e la
ricettività religiosa, in relazione alle quali a fronte di un ampio riconoscimento dei meriti dei soggetti principali,
persistono critiche soprattutto sul possibile utilizzo di queste strutture per creare pacchetti di turismo sociale.
Ostelli della gioventù
30%
55%
15%
Conosco buone pratiche
Conosco cattive pratiche
Non so
Case per ferie
30%
50%
20%
Conosco buone pratiche
Conosco cattive pratiche
Non so
Ricettività religiosa/confessionale
20%
15%
65%
Conosco buone pratiche
Conosco cattive pratiche
Non so
Per quanto riguarda invece i CRAL il campione si divide tra una maggioranza relativa che non vuole esprimersi (e
questo è già un dato rilevante di sfiducia) e una minoranza significativa che ha avuto problemi di interazione con
qualche CRAL.
Buone interazioni solo per un terzo degli esperti consultati, a testimonianza di una criticità su cui riflettere
maggiormente.
CRAL
35%
45%
20%
Conosco buone pratiche
Conosco cattive pratiche
Non so
Entrando poi nello specifico delle varie offerte specifiche del turismo sociale, solo le offerte per anziani sembrano
rappresentare un mercato maturo, mentre negli altri casi la percentuale di cattive esperienze è ancora veramente
alta.
Servizi e offerte specifiche per disabili
35%
45%
20%
Conosco buone pratiche
Conosco cattive pratiche
Non so
Servizi e offerte specifiche per anziani
20%
5%
75%
Conosco buone pratiche
Conosco cattive pratiche
Non so
Servizi e offerte specifiche per giovani
25%
50%
25%
Conosco buone pratiche
Conosco cattive pratiche
Non so
Servizi e offerte specifiche per malati
25%
45%
30%
Conosco buone pratiche
Conosco cattive pratiche
Non so
Servizi e offerte specifiche per famiglie
35%
45%
20%
Conosco buone pratiche
Conosco cattive pratiche
Non so
I servizi maggiormente innovativi di turismo sociale sono ancora fuori dal sistema per la maggioranza degli
intervistati e chi ha conoscenza di qualche esperimento, spesso, ha notizia di insuccessi: un dato che dovrebbe far
molto riflettere e portare ad interventi specifici di grande qualità.
Servizi e offerte specifiche per famiglie e singoli che non viaggiano
in auto
25%
55%
Conosco buone pratiche
20%
Conosco cattive pratiche
Non so
Servizi ricettivi per famiglie con almeno un componente celiaco
25%
55%
Conosco buone pratiche
20%
Conosco cattive pratiche
Non so
Servizi ricettivi per famiglie con almeno un componente diabetico
20%
55%
Conosco buone pratiche
25%
Conosco cattive pratiche
Non so
Servizi ricettivi per famiglie con almeno un componente con
intolleranze alimentari
25%
50%
25%
Conosco buone pratiche
Conosco cattive pratiche
Non so
Servizi ricettivi per famiglie con almeno un componente con allergie
alimentari gravi
20%
20%
60%
Conosco buone pratiche
Conosco cattive pratiche
Non so
Servizi ricettivi per famiglie con almeno un componente in dialisi
5%
20%
75%
Conosco buone pratiche
Conosco cattive pratiche
Non so
Particolarmente significativa la riflessione sui servizi ricettivi per famiglie numerose che dovrebbero essere una delle
specificità del turismo sociale e in relazione ai quali invece la maggioranza del campione non riconosce servizi
adeguati o addirittura si concentra sui cattivi esempi.
Servizi ricettivi per famiglie numerose (da 5 persone in su)
35%
40%
25%
Conosco buone pratiche
Conosco cattive pratiche
Non so
La stagionalità costituisce una forte discriminante visto che durante l’alta stagione prevalgono le cattive esperienze
su quelle buone: anche questo dato deve far riflettere fortemente anche avendo in mente il fatto che i buoni
vacanze in Francia, Svizzera ed Ungheria vengono utilizzati anche e in gran parte in alta stagione mentre la struttura
del turismo sociale Italiano sembra mirata molto di più alla bassa stagione.
Servizi ricettivi fuori stagione
20%
25%
Conosco buone pratiche
55%
Conosco cattive pratiche
Non so
Servizi ricettivi per famiglie nei periodi di alta stagione
25%
35%
40%
Conosco buone pratiche
Conosco cattive pratiche
Non so
Maggiore l’attenzione invece per i servizi specifici per bambini, riconosciuti dai tre quarti del campione come punto
di forza.
Servizi specifici per bambini
20%
5%
75%
Conosco buone pratiche
Conosco cattive pratiche
Non so
L’ottimismo sull’uso di internet come canale di promozione turistica si riduce quando ci si riferisce al solo turismo
sociale, rimanendo invece costante l’apprezzamento per le fiere come canale di vendita.
Offerta dei servizi di turismo sociale via internet
30%
50%
20%
Conosco buone pratiche
Conosco cattive pratiche
Non so
Offerta dei servizi di turismo sociale tramite la partecipazione a fiere
35%
55%
Conosco buone pratiche
10%
Conosco cattive pratiche
Non so
Solo un terzo degli intervistati collabora attivamente con le strutture di promozione pubblica turistica.
Offerta dei servizi di turismo sociale tramite la collaborazione con
strutture di promozione pubbliche (ATP, ecc)
35%
45%
20%
Conosco buone pratiche
Conosco cattive pratiche
Non so
Da ultimo nessuno ha avuto alcuna cattiva esperienza con l’utilizzo di prenotazioni via internet nè tramite siti né via
mail, a testimonianza di una maturità delle transazioni in internet maggiore di quanto normalmente ritenuto.
Però più di un terzo del campione non si pronuncia sul primo aspetto e addirittura la maggioranza sul secondo, a
testimonianza della necessità ed urgenza di un intervento di aggiornamento tecnologico per il settore.
In conclusione questo secondo gruppo di questionari da un lato ha riconfermato i trend già presenti nel lavoro
principale e dall’altro non è stato quasi mai in grado di fare reali esempi ne delle buone pratiche ne di quelle cattive,
ad eccezione ovviamente dei servizi della propria organizzazione.
Urgente un forte lavoro di scambio di esperienze interassociative che favorisca una maggiore conoscenza ed anche
un clima di maggior fiducia e collaborazione reciproca.
8. La terza rilevazione
Ad un piccolo gruppo di esperti è stato erogato un questionario simile al precedente ma ancor più sintetico, tanto
per stimolarne i pareri che per verificare i risultati in vista delle conclusioni.
Ancor più in questo caso, in cui era sollecitata esplicitamente l’indicazione di esempi concreti, rimane molto elevata
la percentuale di chi non indica nessuna pratica ne buona ne cattiva, probabilmente proprio a causa della pressione
esercitata.
Le buone pratiche si riferiscono prevalentemente al sistema dei buoni vacanze e alle attività delle proprie
organizzazioni.
Conosco buone pratiche
Conosco cattive pratiche
Non so
Ricettività di proprietà/gestione di: Comuni; Sindacati; Regioni e
Stato
Conosco buone pratiche
Conosco cattive pratiche
Non so
Incentivi economici al turismo sociale per anziani, giovani,
disabili, famiglie meno abbienti.
Pacchetti completi di turismo sociale per anziani, giovani, disabili,
famiglie meno abbienti, lavoratori e loro famiglie.
17%
0%
83%
Conosco buone pratiche
Conosco cattive pratiche
Non so
Pacchetti di turismo sociale per soggiorni all’estero
0%
0%
100%
Conosco buone pratiche
Conosco cattive pratiche
Non so
Incentivi e finanziamenti per la costruzione, ristrutturazione e
gestione di strutture per il turismo sociale
17%
0%
83%
Conosco buone pratiche
Conosco cattive pratiche
Non so
Promozioni e offerte di turismo sociale via internet/email
33%
67%
0%
Conosco buone pratiche
Conosco cattive pratiche
Non so
partecipazione a fiere (sussidi)
16%
17%
67%
Conosco buone pratiche
Conosco cattive pratiche
Non so
ostelli, case per ferie, ricettività religiosa, cral
50%
50%
0%
Conosco buone pratiche
Conosco cattive pratiche
Non so
Conosco buone pratiche
Conosco cattive pratiche
Non so
servizi per disabili, anziani, giovani, malati famiglie (anche
numerose), bambini, fuori stagione, alta stagione
servizi ricettivi per famiglie con almeno un componente: celiaco,
diabetico, con allergie alimentari gravi, in dialisi
0%
17%
83%
Conosco buone pratiche
Conosco cattive pratiche
Non so
Offerta dei servizi di turismo sociale tramite la collaborazione con
strutture di promozione pubbliche (ATP, ecc)
33%
67%
0%
Conosco buone pratiche
Conosco cattive pratiche
Non so
9. Conclusioni
Il terzo questionario è risultato il meno significativo, mentre dai primi due e, soprattutto, dalle interviste di
spiegazione delle risposte sono emersi molti dati rilevanti che meritano comunque successivi approfondimenti.
I buoni vacanze sono al centro della riflessione e anche delle speranze degli operatori del turismo sociale in Italia,
che peraltro lamentano una grave carenza di formazione ed anche di informazione tanto turistica che specifica
rispetto al settore.
Da queste risposte possiamo trarre precise indicazioni per suggerire politiche di sviluppo, nello specifico emerge che:
1) Gli enti di promozione turistica territoriale favoriscono lo sviluppo del turismo sociale solo in parte del
territorio Italiano;
2) Non esistono politiche e incentivi per attrarre turismo sociale da altri paesi;
3) Sarebbe fondamentale defiscalizzare almeno parzialmente gli importi destinati al turismo sociale erogati dai
datori di lavoro;
4) I buoni vacanze sono fondamentali per lo sviluppo del turismo sociale;
5) Altrettanto fondamentale la formazione per gli operatori del turismo sociale;
6) Lo scambio di buone pratiche a livello Europeo potrebbe migliorare enormemente l’offerta non solo di
turismo sociale, ma anche di turismo culturale e sportivo/dilettantistico;
7) È giunto il momento di predisporre un sistema di classificazione delle strutture ricettive che tenga conto
delle specifiche necessità del turismo sociale;
8) I servizi internet di presentazione e vendita di proposte di turismo sociale devono essere più coordinati e di
migliore qualità;
9) Gli incentivi per le famiglie meno abbienti sono fondamentali perché realmente possano usufruire del diritto
al turismo;
10) Questo vale ancor di più per il turismo sociale degli anziani e dei disabili che necessitano di aiuti costanti e
specifici;
11) È ipotizzabile la nascita di un sistema di classificazione con proprio logo e propri livelli dedicato alla
classificazione dell’accoglienza a basso costo, anche evidenziando specifici servizi di turismo sociale;
12) Il turismo sociale deve aprirsi maggiormente al mondo internet, senza rinunciare ai tradizionali canali di
vendita;
13) Gli incentivi economici sono fondamentali anche per favorire la ristrutturazione di strutture da adibire a
turismo sociale;
14) Anche a livello territoriale sono importanti politiche che valorizzino le offerte per famiglie ed in genere a
basso costo.
Il secondo gruppo di questionari da un lato ha riconfermato i trend già presenti nel lavoro principale e dall’altro non
è stato quasi mai in grado di fare reali esempi ne delle buone pratiche ne di quelle cattive, ad eccezione ovviamente
dei servizi della propria organizzazione.
Urgente un forte lavoro di scambio di esperienze interassociative che favorisca una maggiore conoscenza ed anche
un clima di maggior fiducia e collaborazione reciproca.
Urgente anche una raccolta di buone pratiche da diffondere per creare questo clima così necessario in un momento
di svolta per il turismo sociale Italiano.
10. Impianto metodologico
Come si può evincere dai questionari che abbiamo allegato, pur richiedendo molte informazioni il questionario
principale era costruito in modo da poter essere integralmente compilato in meno di 5 minuti. Pertanto dobbiamo
considerare che molte risposte esprimono più uno stato d’animo che una ponderata visione delle cose.
Le domande del secondo gruppo, dalla 3 alla 22 consentivano una risposta molto articolata (da un indicatore zero
equivalente a “per niente” sino ad un indicatore 10 equivalente a “moltissimo/indispensabile”). Per favorire la
comprensione dei risultati abbiamo raggruppato le risposte, ad eccezione del valore zero e del valore 10 che
abbiamo lasciato da soli.
Pertanto poco corrisponde a 1, 2 e 3 indicati sulla scala, mediamente va dal 4 al 6 e molto va dal 7 al 9.
Abbiamo considerato che chi voleva dare un giudizio genericamente intermedio avrebbe messo una crocetta più o
meno al centro, senza riflettere molto sul numero; d’altra parte alcuni degli intervistati potrebbero avere invece
ragionato sulla base di una scala sufficiente/insufficiente e in questo caso i giudizi che abbiamo catalogato come
“medi” andrebbero invece considerati “scarsi”.
Sempre nel primo questionario principale era stato lasciato uno spazio per suggerire link internet che non è stato
utilizzato quasi mai.
I questionari sono stati prevalentemente anonimi.
Il secondo questionario, sin dal titolo “questionario conoscenza buone e cattive pratiche” si poneva l’obiettivo di
incentrarsi su aspetti concreti.
Sarebbe stato possibile indicare di conoscere tanto buone che cattive pratiche ma tutti gli intervistati hanno invece
indicato solamente l’una o l’altra scelta, implicitamente dando un preciso giudizio di valore.
Anche in questo caso i questionari sono stati prevalentemente anonimi.
Il terzo questionario prevedeva domande raggruppate lasciando un esplicito ampio spazio per descrivere le buone e
le cattive pratiche, quasi a costringere l’utilizzatore a mostrare le ragioni della sua scelta, ma anche in questo ultimo
campione, gli esempi sono stati pochi e generici e i questionari prevalentemente anonimi.
Ringraziamenti
Si ringrazia il Consorzio Lavoro e Ambiente che ha prestato gratuitamente l’assistenza metodologica alla ricerca.
Particolare ringraziamento al Dott. Massimo Abbate che ha selezionato i partecipanti ai focus group e alle interviste
individuali ed ha collaborato alla revisione finale degli elaborati.
Un ringraziamento infine a tutti coloro che hanno risposto al questionario anonimamente e a quanti invece hanno
accettato di chiarire meglio il proprio punto di vista in interviste informali.

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