e se la tua auto diventasse un optional? - Master in Giornalismo

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e se la tua auto diventasse un optional? - Master in Giornalismo
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IL DUOMO E LA VENERANDA FABBRICA CROWDFUNDING: FILANTROPIA 2.0
MILANO pag. 10
ECONOMIA pag. 12
IULM news
pag 22-23
ANNO XI - NUMERO V - APRILE 2014 - www.campusmultimedia.net/labiulm/news
Periodico del master in giornalismo dell’Università Iulm - Campus Multimedia In-formazione - facoltà di Comunicazione, relazioni pubbliche e pubblicità
E SE LA TUA AUTO
DIVENTASSE
UN OPTIONAL?
EDITORIALE
La città come la bellezza
SPORT
Gol al chilo
Tutti pazzi per
bomber Sodinha,
brasiliano di 'peso'
entrato nel cuore
della Brescia che
vive per il calcio
pag. 20
di Giovanni Puglisi
Correva l'anno del Signore 1965 e, nel mezzo del
boom degli Anni Sessanta, non c'era dicioenne
che non aspirasse ad avere la sua Cinquecento. Fu
il mio primo acquisto a rate. Addiriura fu quasi
un'impresa: essendo in quel tempo ancor minorenne [la maggiore età si raggiungeva a ventuno
CINEMA
Eros e desiderio
Con Nymphomaniac,
Shame e Don Jon
torna la perversione
per scandalizzare
e aprire le porte
a un nuovo dibattito
pag. 16
TECH
anni!] dovei convince mio padre ad avallare le
cambiali del mio acquisto, che, rigorosamente, mi
volevo pagare personalmente con i miei piccoli lavori di studente universitario. Fu questa la vera fatica: per un Ufficiale dell'Esercito di quel tempo
firmare una cambiale era quasi una bestemmia.
segue a pag.24
Youtubers
I partner del celebre
social tentano
lo sbarco in tv:
ma quanto ricavano
con i video che
postano in rete?
pag. 14
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24
IL MITO DELL’AUTO NON FA PIÙ PARTE
DELL’IMMAGINARIO DEI GIOVANI
DEL TERZO MILLENNIO
LA TUTELA DELLE CITTÀ
È UN BENE COMUNE
PRIMARIO
Segue dalla prima
Per me la Cinquecento era, invece
prima che un'opportunità, quasi un'utilità, soprauo era uno status symbol:
diventavo indipendente e riuscivo a coprire le distanze nella cià in modo veloce e autoreferenziale, libero e
incontrollato. Non a caso in quegli anni
quasi tui i giovani neo-universitari si
dotavano di veicoli a motore, soprattuo di utilitarie. La 500 fu il simbolo di
quegli anni e molti studenti approdando
all'università usavano il pre-salario – si
chiamava così il contributo che lo Stato
dava agli studenti universitari in quel
tempo come sostegno per lo studio –
per comprarne una.
Era quella una versione minimalista
delle politiche di dirio allo studio che
nei decenni successivi, e fino ai giorni
nostri, si è trasformata in servizi di supporto allo studio [il nostro CIDIS],
escludendo proprio i contributi in denaro. Iniziò in quegli anni una politica
di valorizzazione sociale del mezzo di
trasporto privato a scapito dei mezzi
pubblici e soprauo a profio delle
MILANO
case automobilistiche, in particolare, in
Italia, della FIAT.
La politica del doppio binario ebbe allora fortuna nella vita sociale e politica
del nostro Paese, favorendo da un lato
la crescita di un seore industriale,
quello automobilistico, in modo più che
smisurato, con profii per la proprietà
oggeivamente esagerati e, contestualmente, con equivoci occupazionali
tanto narcotizzanti, quanto miopi; per
altro verso si favorì, senza una vera e
propria scelta politica e razionale, l'intasamento meccanico delle cià, depauperando le linee pubbliche di
comunicazione a favore dell'incremento
libero e sconsiderato del parco automobilistico privato, con la prima e inevitabile conseguenza di avvelenare,
inquinandola, l'atmosfera dei centri storici prima e delle intere aree urbane
dopo.
La politica e le scelte di Governo di quegli anni erano di fiancheggiamento all'arricchimento industriale e ignoravano
del tuo le conseguenze ambientali, sa-
LabIULM
nitarie, morali e paesaggistico-culturali
di siffae linee di comportamento. In
altri termini, fu una politica dissennata
e filo-capitalistica, camuffata da socialità
diffusa e da benessere individuale a
poco prezzo. La maschera dell'ipocrisia
politica cadde poi miseramente con
l'apertura dei mercati internazionali,
specie comunitari, e la crescita abnorme
dei livelli di inquinamento atmosferico,
causa di disastri ambientali e di tragedie
personali.
Sono stati necessari decenni di amare
tragedie e di loe politiche e civili,
spesso sul filo di lana del conflio sociale e giudiziario, per arrivare al capovolgimento
della
situazione.
Naturalmente questa inversione di roa
non è stata né indolore, né facile: il
Paese aveva vestito i panni di una potenza industriale, o meglio ormai postindustriale, tua avvitata su una
politica di soddisfazione personale e ricchezza apparentemente diffusa, della
quale il sostegno politico e amministrativo alla frammentazione privata della
mobilità urbana diventava l'icona. In
ogni famiglia tante auto, quanti erano i
suoi componenti.
Per fortuna i più saggi fra tui sono stati
i giovani. Il mito dell'auto come simbolo
dell'indipendenza e della soddisfazione
sociale non fa più parte, infai, del bagaglio delle generazioni del Terzo Millennio. La crisi economica, la recessione
tendenziale e la disoccupazione/inoccupazione crescenti, la fuga dell'imprenditoria più forte e la scomparsa di quella
più piccola e più fragile, hanno quasi
squarciato il velo dell'ipocrisia e i nostri
giovani hanno capito, prima di tanti
meno giovani, che i valori dell'esistenza
e della socialità non sono misurabili con
le comodità individuali, parallele alla distruzione dei beni comuni: anzi questi
ultimi, come la conservazione e la valorizzazione del paesaggio, la pulizia dell'atmosfera, la tutela dell'ambiente, la
bellezza delle nostre cià con i loro beni
culturali e le loro armonie estetiche, la
legalità e il rispeo dei dirii danno
senso e sono il valore più autentico della
vita individuale e sociale.
alcuno ha scrio che solo la bellezza
salverà il mondo: chissà se le nostre
cià, lacerate tra le politiche dissennate
di un recente passato e la convinzione
sempre più diffusa che il futuro sta nel
servizio etico e nella condivisione sociale, non già nell'egoismo e nel profio
sconsiderati, potranno realmente farne
tesoro. La bellezza è ricchezza solo se è
un bene comune e condiviso, come la
vita quotidiana nelle nostre cià, altrimenti diventa un alibi per sopravvivere
o una pozione abilmente avvelenata per
morire.
In altri termini la bellezza per essere se
stessa deve sapere stare in bilico tra
l'eternità e il tempo, proprio come
l'uomo, che deve sapere stare e vivere
nella sua cià, che ha avuto solo in prestito e che appartiene invece all'Umanità, indipendentemente dall'UNESCO.
Mezzo secolo dopo l'ho capito anch’io,
come – spero – la mia generazione, nonostante che la mia vecchia 500 resti ancora nel mio cuore. Forse è questa la
contraddizione che mi mantiene ancora…giovane.
GIOVANNI PUGLISI
Le aziende
scelgono
i nostri studenti.
A meno di tre
tre
anni dalla laurea,
laurea,
il 93% di loro
loro
trova
tr
ova lavor
lavoro.
o.*
**Elaborazione
Elaborazione de Il Sole 24 Ore, luglio 2012
Comunicazione.
Comunicazione. Interpretariato
e traduzione. Relazioni pubbliche.
Arti e Cultura. Relazioni
internazionali. Pubblicità. Turismo.
Spettacolo. Cinema e Tv.
New media, web e social network.
Marketing e Culture digitali.
Cinque Corsi di Laurea Triennale
e sei Corsi di Laurea Magistrale.
La più qualificata Università
della Comunicazione.
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2
SOMMARIO
Una scommessa e una vetrina
I
l giornale che avete in mano è un
prodoo molto particolare. E’, insieme, la palestra degli allievi del
Master di Giornalismo Iulm – Campus
Multimedia, e il biglieo da visita di
una Università dove si studia Comunicazione (la prima ad averlo proposto
in Italia) e che sceglie di comunicare
araverso il lavoro formativo dei suoi
studenti. Non era mai accaduto prima
che la testata di una scuola di giornalismo prendesse il mare aperto e venisse distribuita insieme a un giornale
“adulto” e prestigioso come Prima co-
LabIULM
Diretto da Ivan Berni e Giovanni Puglisi (responsabile)
Progetto grafico Stefano Scarpa
In redazione:
Eliana Biancucci, Carloa Bizzarri, Benedea Bragadini, Maeo
Colombo, Andrea Cumbo, Micaela Farrocco, Enrico Lampitella,
Adriano Lo Monaco, Lorenzo Matucci, Giulio Oliani,
Maurizio Perriello Nicolò Petrali, Jacopo Rossi, Antonio Torrei,
Claudia Vanni, Cinzia Caserio, Marco Demicheli, Cosimo Firenzani,
Federico Fumagalli, Elena Iannone, Mariella Laurenza,
Daniele Leig, Barbara Montrasio, Adriano Palazzolo,
Federica Palmieri, Maeo Palmigiano, Roberta Russo, Stefano Scarpa,
Alessandra Teichner, Girolamo Tripoli.
via Carlo Bo, 1
20143 - Milano
02/891412771 - [email protected]
Registrazione: Tribunale di Milano n.477 del 20/09/2002
Stampa: Graficart snc - Biassono (Milano)
Master in Giornalismo Campus Multimedia In-Formazione
Direore: Giovanni Puglisi
Responsabile didaico: Angelo Agostini
Caporedaore: Ivan Berni
Responsabile laboratorio redazione digitale: Paolo Liguori
Tutor: Silvia Gazzola
Docenti:
Angelo Agostini (Storia del giornalismo, Editing e Deontologia)
Camilla Baresani (Scriura creativa)
Marco Capovilla (Fotogiornalismo)
Toni Capuozzo (Videoreportage)
Maria Piera Ceci (Giornalismo radiofonico)
Marco Boscolo (Data Journalism)
Andrea Delogu (Gestione dell’impresa editoriale-TV)
Luca De Vito (Riprese e montaggio)
Giuseppe Di Piazza (Progeazione editoriale e Giornalismo Periodico)
Dario Di Vico (Giornalismo economico e finanziario)
Guido Formigoni (Storia contemporanea)
Giulio Frigieri (Infodesign e mapping)
Sabrina Giannini (Videogiornalismo)
Marco Giovannelli (Digital local news)
Bruno Luverà (Giornalismo e società)
Caterina Malavenda (Dirio penale e Dirio del giornalismo)
Maeo Marani (Giornalismo sportivo)
Marco Marturano (Giornalismo e politica)
Sandro Petrone (Giornalismo televisivo)
Andrea Pontini (Gestione dell’impresa multimediale)
Marco Pratellesi (Gestione delle imprese editoriali Web)
Giuseppe Rossi (Dirio dei media e della riservatezza)
Alessandra Scaglioni (Giornalismo radiofonico)
Claudio Schirinzi (Giornalismo quotidiano)
Gabriele Tacchini (Giornalismo d’agenzia)
Vito Tartamella (Giornalismo scientifico)
Fabio Ventura (Traamento grafico dell’informazione)
Marco Subert - Vincenzo Cosenza - Francesco Del Vigo (Social Media Curation)
Presidente: Giovanni Puglisi
Vice Presidente: Gina Nieri
Amministratore Delegato: Paolo Liguori
Direttore generale: Marco Fanti
Consiglieri: Gian Baista Canova, Mauro Crippa, Vincenzo Prochilo,
Paolo Proiei
ISTITUZIONALE
www.campusmultimedia.net
www.iulm.it
municazione. Per i trenta ragazzi del
Master è un impegno forte, che li proiea immediatamente a contao di un
pubblico specializzato e aento, quale
quello di Prima. Ma questa occasione
senza precedenti è anche la prima vetrina in cui meersi in mostra, da giornalisti, misurandosi con l’aualità,
l’inchiesta, il costume, la cultura, i
cambiamenti sociali e le trasformazioni di Milano, la cià dove i ragazzi
del master studiano e imparano il mestiere del giornalista. Per l’Università
Iulm è una scommessa che confidiamo
sarà ben riposta. E non è rituale il ringraziamento a Prima Comunicazione
per un’ospitalità che, a sua volta, è un
beneaugurante aestato di fiducia a
chi comincia ad affacciarsi a una professione complessa e difficile. Ma
anche
entusiasmante.
(I.B.)
Questo numero
La rivoluzione della mobilità
E’ una rivoluzione che parte da Milano. Il boom dei sistemi di
car sharing, la riduzione del parco autoveure e il calo di immatricolazioni, preannuncia un cambiamento del volto delle
strade, milanesi prima, ed italiane poi. Sarà per la sensibilizzazione alla questione ambientale dei parte dei ciadini, sarà per
i problemi di traffico e di parcheggio, sarà per colpa della crisi
economica; sta di fao che i milanesi sembrano spostarsi sempre meno con mezzi propri, prediligendo l’uso di mezzi pubblici
o di condivisione dell’auto (o comunque, quando hanno la necessità di acquistarne una, scelgono sempre più frequentemente
l’elerico o l’ibrido). Ciò che sta avvenendo è una vera e propria
rivoluzione della mobilità urbana, e quindi del conceo stesso
dell’auto. La macchina non è più un sogno da realizzare o un
oggeo nel quale riconoscersi ed identificarsi, ma qualcosa di
molto costoso e scomodo. Tra le difficoltà nel parcheggiarla, i
prezzi elevati di carburanti e manutenzione, il traffico crescente,
l’automobile diventa un mezzo dal quale liberarsi.
DOSSIER - SPECIALE MOBILITÀ
Città e traffico: tramonta mito auto
Congestion charge, città europee a confronto
Tutti pazzi per il car sharing
I problemi dell’auto condivisa
Le spine dell’elettrico
Il tramonto del taxi
La rivolta cinguetta da Milano a Parigi
MILANO
4
5
6
6
8
9
9
Il Duomo da esposizione
La Veneranda fabbrica, da Candoglia ai Marmisti
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Crowdfunding: progetti milionari con quattro soldi
Chiara Spinelli: “Abbiamo salvato il festival del Giornalismo”
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Youtube: assalto alla TV
Le interviste: Willwoosh e Il Terzo Segreto di Satira
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È porno! È arte!
L’intervista: Enrico Pozzi, Professore di psicologia
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16
A scuola di sport, partono i licei sportivi
L’intervista: Valentina Aprea, assessore regionale all’istruzione
L’opinione di Felice Accame, docente del Centro Tecnico della FIGC
Dribbling e carbonara
Se il calciatore somiglia alla palla
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20
20
ECONOMIA
TECH
CINEMA
SPORT
IULM NEWS
SOCIAL
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Masteringiornalismo
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labiulm marzo_Layout 1 08/04/14 13.03 Pagina 3
ADDIO “D
ANGELO
EDITORIALI
di IVAN BERNI
Angelo Agostini
ci ha lasciato il 10 marzo
stroncato da un tumore.
È stato il fondatore
del Master in giornalismo.
Lo ricordiamo così
ai, vedrai che
lavorare coi ragazzi è una
gran
cosa.
H a n n o
un’energia pazzesca, anche quando
sembrano un po’ stonati e distanti. E poi
vederli crescere è una soddisfazione impagabile”. Era dieci anni fa e Angelo, con
quel suo modo complice e affabulatore,
mi stava convincendo a lavorare con lui,
qui in Iulm, per dare più corpo e sostanza
all’avventura di una scuola di giornalismo
appena nata ma di grande ambizione.
Non ci mise molto a convincermi, a dispetto di una estraneità all’idea di “fare
il docente” di qualsiasi cosa che mi inse-
Silvia Pagliuca
Vorrei provare a scrivere qualcosa
senza che anche questa volta il pianto
mi interrompa. Vorrei provare a dare il
mio contributo per perpetuare il ricordo di chi, col suo fare arguto e un
po' sornione, ha guidato le scelte di
tanti di noi. Mi ha accompagnata per
mano, Angelo Agostini, in questa corsa
folle verso il giornalismo, dal primo
anno di università, quando mi presentai
poco più che dicioenne con un’inchiesta sull’indipendentismo bolzanino. “E
che c’entra una terrona come te con i
fuochi di noi crucchi?” – mi disse. Il nostro è stato un rapporto professionale
bello, come sempre dovrebbe essere tra
alunni e maestri, fao di rimproveri
(tanti) e complimenti (in pillole) che valevano come la più tenera delle pacche
sulle spalle. E’ diventato, poi, un legame
di affeo personale, quando il suo supporto, discreto ma costante, mi ha aiutata ad affrontare gli acciacchi che la
vita mi ha più volte riservato. Anche in
quest'ultimo caso, in cui il destino sembrava beffardamente volerci accomunare, ha avuto il tempo di preoccuparsi
per me, mentre tui noi eravamo preoccupati per lui. Lui, che guardava le
montagne e leggeva i giornali. Non più
di dieci giorni fa, l’ultima telefonata:
"Così sto bene, Silvia, sto davvero
bene!”
Giuseppe Antonio Leo
Nella mia testa lei non era il migliore
dei professori, nella sua io non ero il
migliore degli alunni, ma il pezzo di
strada fao assieme non posso dimenticarlo. Così come non dimentico lei .
Buon viaggio prof.
Roberta Rei
ella telefonata in cui mi diceva "sono
orgoglioso di te", quel giorno in cui è
cambiato tuo, e un grazie che non
sarà mai abbastanza. Angelo Agostini,
ciao maestro.
LabIULM
3
guiva dall’età del liceo. Ci mise poco a
convincermi perché non solo Angelo Agostini era molto convincente e coinvolgente, ma perché aveva lo spirito del
compagno d’avventura, dell’esploratore,
di chi non s’accontenta di riti, liturgie e
abitudini routinarie. Angelo voleva il mare
aperto, la vela spiegata, la nuova rotta da
aprire e battere. Nel suo amatissimo lavoro di docente amava giocare sulle incertezze, sui dubbi, sui varchi attraverso
i quali intravvedere le novità, l’embrione
del cambiamento, la rottura della consuetudine. Da coordinatore didattico del
Master in giornalismo spingeva, sempre,
per introdurre un corso nuovo, un laboratorio, un progetto sperimentale ogni
anno. Diceva: “Dobbiamo essere un
passo più avanti, sempre. Lo dobbiamo
ai nostri ragazzi”. E su questa traccia abbiamo camminato insieme. Dieci anni fa
scoprivo in Angelo Agostini un compagno
di strada e un intellettuale convinto che
la buona informazione esiste, soltanto, se
alle sue spalle c’è una formazione rigorosa e al tempo stesso aperta, curiosa,
critica, mai appagata. Aveva ragione. Oggi
Angelo ci lascia una lezione indimenticabile. E il vuoto incolmabile di un amico
strappato brutalmente alla sua vita, e alle
nostre.
Cinzia Morgante
E io me lo rivedo ancora venirmi incontro, tra la folla del Festival di Giornalismo di Perugia…
Francesco Maria Del Vigo
È morto Angelo Agostini. Mi ha insegnato molto, ho un grande debito con
lui. Non lo dimenticherò. Ciao professore, buon viaggio.
Grazie Maestro
Francesco Oggiano
«Perché
avete
scelto
il
giornalismo?».Fu, quella con cui esordì
il primo giorno di scuola, la prima di
una serie di domande che lui sapeva essere prive di risposte intelligenti. Perché l'intelligente nella stanza doveva
essere lui. Professore, Angelo Agostini,
ci si era sempre sentito, e negli scontri
stava parecchio a suo agio. Io già a settembre ero partito male: a fregarmi era
stata l'adozione, in un pezzo, di una parola a dir poco desueta («gravida»), e
l'esplicito endorsement per Wikipedia
come fonte accreditata. Apriti cielo: al
digrignare dei denti suoi s'accompagnò
la minaccia di un libro agitato in aria,
pronto per essere lanciato in mezzo ai
denti, miei. L'anno proseguì fiaccamente, tra accuse, provocazioni e baibecchi, che leggo adesso sono stati
vissuti da molti altri compagni. Per lui
eravamo «braccia rubate all'agricoltura», e in alcuni casi si è rivelato essere nel giusto. Come professore,
quell'anno, non fu granché. Come provocatore, è stato sempre uno speacolo. Oo anni dopo, a quella domanda
del primo giorno di scuola, cerco ancora una risposta intelligente. La domanda era veramente giusta.
Gianni Di Stefano
Ho incontrato Angelo Agostini la
prima volta all’esame di teorie e tecniche del linguaggio giornalistico.
Stroncò la mia tesina sul rapporto tra i
Radicali e i media che avevo preparato
con Marturano. Mi diede un 25 e mi risultò subito antipatico. Lo rividi tre
anni dopo al master con un bel po’ di
soggezione. Poi ci fece scrivere: è stato
il primo a credere in me, a darmi fiducia. ando ero in stage a Repubblica,
a Palermo, mi ha fao sapere che stava
leggendo i miei pezzi e li apprezzava. E
poi il premio intitolato al padre, quel
secondo posto, la cena a Trento con i
direori dell’Adige e del Corriere del
Trentino: me li presentò lui, ero imbarazzatissimo. Non so se più rosso io per
la vergogna o lui per il vino. Ricordo la
caduta in piazza, avevo le scarpe con la
sua liscia, di certo non adae per la
neve. Sempre grazie a lui la prima proposta di lavoro, due mesi di sostituzione all’Adige. Proposta rifiutata per
vari motivi. Ma io ero nessuno, zero
esperienze. Si fidarono di lui, della sua
segnalazione. La telefonata per ringraziarlo fu il nostro ultimo contao. Durò
solo pochi secondi ma non finirò mai di
dirgli grazie.
Francesco Maesano
Oggi se n'è andato il professor Agostini,
chi l'ha conosciuto sa, chi l'ha incrociato per poco intuisce, chi non lo conosceva può chiedere ai tantissimi che
ha fao giornalisti.
Chiara Daffini
Iniziava sempre con la storia del giornalismo. Le gazzee del Seicento, le linotype, ma specialmente gli anni
Seanta in Italia e l’integrazione multimediale degli ultimi decenni. Non
parlava di giornalismo, bensì di “giornalismi”. E lo faceva con la stessa naturalezza con cui si raccontano le vacanze
al mare o l’ultimo film visto al cinema.
Ci diceva di studiare, che per lui voleva
dire leggere, guardare, assorbire l’informazione. Di ogni genere e con ogni
mezzo. «Piuosto rubateli i giornali, se
non avete i soldi per comprarli. E che
ci vuole? Uno distrae l’edicolante e gli
altri prendono i quotidiani». Ovviamente scherzava. «Prof, ma quando
studiamo se siamo tuo il giorno al master?» «ando studiano tui. Di
noe, no?».
Simone Savoia
IO: Invece di parlare di giornalismo,
forse potremmo parlare di "giornalismi"? LUI: Eh già, caro il mio paraculo!
Primo giorno di scuola al master Iulm,
qualche anno fa. Addio, professor Angelo Agostini.
*Allievi ed ex allievi
del master giornalismo IULM
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4
DOSSIER IL MITO DELL’AUTO
CITTÀ E
TRAFFICO:
TRAMONTA
IL MITO AUTO
MILANO CAMBIA ABITUDINI:
LA MACCHINA COSTA TROPPO
IMMATRICOLAZIONI IN CALO
ALESSANDRA TEICHNER
@AleTeichner
C’
era una volta l’auto dei
sogni, quella che si cercava faticosamente di
comprare con tanti sacrifici dopo anni di lavoro. E c’era una
volta la prima auto, quella che i genitori
acquistavano per i figli al compimento
della maggiore età, bramata e desiderata da ogni dicioenne. Negli anni
Cinquanta e Sessanta, la produzione seriale della Fiat 500, messa in commercio
con un prezzo accessibile a quasi tue
le famiglie, produsse una vera e propria
rivoluzione della mobilità, tanto che di
lì a poco tempo la macchina divenne un
elemento di identificazione. Nacquero
con il tempo auto “maschili” ed auto
“femminili”, familiari e monovolume,
auto di lusso o meno. Poi, a cambiare il
panorama del mercato, sono arrivate la
crisi economica, il traffico e la sensibilizzazione della popolazione al problema
ambientale,
così
che
l’immaginario colleivo dell’automo-
Anni ‘50 e ‘60
motorizzazione
di massa
con 500 e 600
bile, simbolo novecentesco del progresso, dell’indipendenza economica,
nonché vera e propria manifestazione
di uno status sociale, è andato modificandosi. Complice la crisi, l’autoveura
non è più un sogno, anzi, talvolta è so-
lamente fonte di preoccupazione, sia
per i costi, sia per i problemi che comporta averne una, dal parcheggio alla
manutenzione. I dati parlano chiaro.
Secondo l’ANFIA (Associazione Nazionale Filiera Industriale Automobilistica), l’anno di picco delle
immatricolazioni delle auto ad uso privato, grazie anche agli ecoincentivi, è
stato il 2007, quando si sono registrate
2.491.115 autoveure. Da lì una ripida
discesa fino al 2013, quando le auto immatricolate sono state 1.303.534, ovvero
un meno 7,09 per cento rispeo al 2012.
Un numero, quello dell’ultimo anno,
paragonabile all’incirca a quello degli
anni Seanta. Tra bollo, assicurazione
e cura del veicolo, i prezzi per il mantenimento di una macchina sono diventati talvolta insostenibili e non più alla
portata di tue le famiglie. Nel caso di
Milano, ad esempio, la riduzione del
numero delle immatricolazioni, contrariamente a quanto succede in tua Italia, va di pari passo con il calo del parco
autoveure, ovvero il numero di veicoli
in circolazione. In venti anni la cià
ambrosiana ha registrato circa 200 mila
auto in meno: nel 1990 erano 922.040,
mentre a fine 2012 erano solo 716.094.
Un caso, però, peculiare solo della cià
meneghina, dal momento che sia a livello regionale che a livello nazionale
le auto in circolazione sono in aumento.
Ad incentivare il fenomeno, che preannuncia una trasformazione della vita
dei ciadini e un cambiamento del
volto della cià, sono state, oltre alle ragioni economiche, anche le politiche di
sensibilizzazione alla questione ambientale, a cominciare dall’introduzione
dell’Area C. L’avvio della cosiddea
“congestion charge” nel 2011, regolando e limitando l’accesso nel centro
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LabIULM
CONGESTION CHARGE
Il Punto
Città d’Europa a confronto
per abbattere l’inquinamento
di Milano, costringe i singoli a trovare vie alternative all’automobile. Così, pian piano, la vecchia
auto si prepara ad andare in pensione, cedendo il
passo a soluzioni alternative. Metro, tram e biciclee, dunque, ma anche sistemi di condivisione
dell’auto in tue le sue declinazioni. Sono molte,
infai, le forme introdoe di “car sharing”. Nell’ultimo anno in particolare si è prodoo un vero
e proprio boom di società che propongono agli
utenti soluzioni per l’affio temporaneo dei veicoli
a costi piuosto moderati, o comunque molto più
bassi di quelli di un taxi: da GuidaMi a Car2Go,
ma anche Enjoy, E-vai, EqSharing e Twist, il che
arriverà a Milano a maggio. Il privato interessato
ad usare un mezzo di trasporto soltanto sporadicamente, quindi, non è più costreo a comprarlo
per usufruirne solo in rare occasioni, ma anzi può
scegliere tra diverse tipologie di auto, che variano
dalla Smart, adoata dal servizio Car2Go, alla 500
L, scelta insieme al classico cinquino da Enjoy, per
viaggiare in tua comodità anche se si è in più
persone, o se si deve trasportare qualcosa di in-
Cara e scomoda:
l’automobile
non è più un sogno,
ma un problema
gombrante. Stando a ciò che accade oggi sembra
che la società si trovi dinnanzi ad una nuova rivoluzione, come confermano i dati milanesi. Senza
contare che si può scegliere di usufruire delle elettriche di E-vai ed EqSharing. L’auto privata, così
come la si è intesa durante gli ultimi cinquanta
anni, sta lentamente scomparendo, e con sé il
sogno di possederne una. Troppo inquinante e
troppo costosa, sia da acquistare che da mantenere, ma soprauo, spesso molto scomoda: tra le
difficoltà nel trovare parcheggio e il rischio di imboigliamento nel traffico i milanesi che scelgono
di spostarsi con mezzi propri sono sempre di
meno. E il fenomeno è destinato ad allargarsi
anche al resto d’Italia. A Roma, ad esempio, dal
mese di marzo sono sbarcate le Smart di Car Two
Go, pratiche e facili da noleggiare. Un grande problema, dunque, per il mercato dell’automobile e
dei motori, che per necessità di sopravvivenza si
orienta sempre di più verso la doppia alimentazione (benzina-GPL, benzina-metano e ibride) o
verso l’elerico. Per quanto riguarda la doppia alimentazione secondo i dati dell’ACI vi è una notevole crescita, grazie soprauo agli incentivi per
la roamazione: già nel 2009, ad esempio, hanno
rappresentato ben oltre il 20% del mercato del
nuovo. Per veder decollare definitivamente l’elettrico invece, bisognerà aspeare ancora un po’,
dati gli evidenti problemi “pratici” (il numero insufficiente di posti per la ricarica, i prezzi elevati
dei veicoli e la durata della baeria troppo breve
per percorsi lunghi). Ma secondo le stime di RSE
(Ricerca Sistema Energetico) i numeri sono destinati a cambiare e a crescere notevolmente. Dalla
ricerca effeuata si calcola che nel 2030 le auto
eleriche circolanti in tuo il Paese saranno almeno 10 milioni. Dati alla mano, sembra ormai
chiaro che il futuro sarà sempre meno legato a
quello dell’auto come l’abbiamo sempre immaginata e sognata. Car sharing, elerico, ibrido, metano, e biciclee: saranno questi, a quanto pare, i
veicoli della nuova mobilità.
ELENA IANNONE
@Elena_Iannone
I
l modello cui s’ispira l’Area
C di Milano è quello della
“congestion charge” introdotta per una porzione considerevole del centro di Londra nel
2003 e ampliato ulteriormente
nel 2007. Sono diverse le città
che in Europa hanno adottato
nelle proprie politiche urbane
limitazioni agli autoveicoli in
favore di biciclette e trasporti
pubblici. Le forme maggiormente utilizzate per organizzare la limitazione del traffico
sono essenzialmente due: la
“congestion charge” e la “low
emission zone”: il primo è un
sistema che scoraggia l’ingresso di tutti i veicoli nell’area
interessata al provvedimento,
grazie a un sistema di pedaggi
quotidiani piuttosto elevato. Il
secondo è invece una limitazione per i veicoli maggiormente
inquinanti,
in
particolare il divieto di accesso
a veicoli che non rientrano
nelle categorie Euro 3, 4 e 5 a
seconda della città. Alcune,
come Londra ad esempio,
hanno adottato entrambi i
provvedimenti:
congestion
charge nell’area centrale e la
low emission zone nella restante area urbana. Berlino ha
adottato la LEZ (low emission
zone) per 88 km quadrati che
hanno permesso di abbattere le
polveri sottili del 50%. La popolazione milanese è stata chiamata a esprimere la propria
volontà in un referendum nel
2011 che ha portato alla creazione di Area C nel perimetro
della cerchia dei bastioni, utilizzando le stesse videocamere
di monitoraggio di Ecopass
(provvedimento della giunta
Moratti che assomigliava di più
a una LEZ). Il problema dell’inquinamento non è infatti da
sottovalutare: stando al report
della EEA (European Environ-
A Berlino la Lez
(low emission
zone) si estende
per 88 km2
ment Agency) si legge che Milano e larga parte della pianura
padana circostante rappresentano la zona con il più alto
tasso d’inquinamento d’Europa. Gli effetti del provvedimento milanese però non
hanno tardato ad arrivare: la
giunta Pisapia ha infatti pre-
sentato un rapporto nel quale si
registra un calo sensibile cosidetti “black carbon”, ovvero la
parte più nociva delle polveri
sottili. E nonostante questi dati
siano stati in seguito contestati
perché rilevati in maniera parziale, rimane comunque chiara
la volontà di sostenere politiche
per disincentivare il trasporto
privato. Introdurre una congestion charge vuol dire inevitabilmente sostenere altre forme
di mobilità urbana: nel caso di
Milano questo si traduce nell’implementazione dei mezzi di
superficie, nell’apertura della
nuova linea della metropolitana, nell’appoggio alle compagnie che offrono il car sharing.
Inoltre puntare sulle biciclette
MILANO
superficie
tariffa
AREA URBANA
UN GIORNO
superficie
tariffa
AREA URBANA
UN GIORNO
superficie
tariffa
AREA URBANA
UN GIORNO
superficie
tariffa
AREA URBANA
25 DKK ore di punta
4,5%
LONDRA
Introdurre la
congestion charge
e sostenere una
mobilità diversa
e la realizzazione di nuove piste
ciclabili, oltre che cercare di allargare i marciapiedi. La lotta
all’inquinamento causato dalle
macchine d’altronde s’inserisce
nelle linee guida che L’Unione
Europea ha espresso chiaramente all’interno della “road
map” dei trasporti, nelle quali,
fra le altre norme, è previsto il
dimezzamento delle auto ad alimentazione tradizionale entro
il 2030 e il trasferimento dei
viaggi di medio raggio (intercity) da gomma a rotaia. I diversi interventi messi in campo
dipendono ovviamente dalla
storia e dalla tradizione che
contraddistingue ciascuna città,
non bisogna dunque stupirsi
quando si passeggia per Amsterdam o Copenaghen e si rimane impressionati dall’elevato
numero di biciclette. Natasja,
una ventenne danese, abituata
da molti anni a questo tipo di
organizzazione descrive così la
sua città: “Copenaghen è una
cycling city, la visione che sta
alla base è quella di rendere la
città meno inquinata e risparmiare anche un po’ di tempo
grazie alla diminuzione del
traffico, considerando che qui
ci sono ovunque piste ciclabili.
Il sistema di trasporto pubblico
funziona bene anche se bisognerebbe implementare i parcheggi a pagamento fuori dalla
congestion charge.” E chissà
che fra dieci anni una coetanea
milanese possa descrivere così
la mobilità, anche fuori dalla
cerchia dei bastioni.
€ 5,00
1,3%
£ 9,00
BERLINO
10%
€ 12,50
COPENAGHEN
n/d
10 DKK
Area destinata alla
Congestion Charge
5
labiulm marzo_Layout 1 08/04/14 13.05 Pagina 6
6
DOSSIER CAR SHARING
È BOOM DEGLI ISCRITTI
PER LE AUTO CONDIVISE
DA MAGGIO A MILANO
ARRIVERÀ ANCHE TWIST
TUTTI PAZZI PER
IL CAR SHARING
MARIELLA LAURENZA
@MariellaLaurenz
H
anno superato quota 110 mila
gli iscrii del car sharing a
Milano e ci si aspea che continueranno a crescere, considerato che ogni giorno si contano
centinaia di nuove iscrizioni. Negli ultimi
venti anni, Milano ha perso circa 200 mila
auto (da 920 mila si è scesi a 716 mila) e il
ritmo di crescita dei clienti del car sharing
fa pensare che caleranno ulteriormente e
che saranno sempre meno quelli che useranno l’auto privata. Se Car2Go, il servizio di Mercedes, a sei mesi dal suo sbarco,
ha toccato la soglia dei 60 mila iscrii,
Enjoy, il servizio offerto da Eni, in partnership con Fiat e Trenitalia, in solo tre
mesi è arrivato a contarne ben 55 mila.
Numeri questi che hanno sorpreso anche
il vice presidente di Smart mobility services di Eni, Giuseppe Macchia, che non si
aspeava questi risultati in tempi così rapidi. “Avevamo previsto di raggiungere i
57 mila utenti – ha dichiarato Macchia –
ma pensavamo di meerci tre anni”. A
Milano, ad oggi, sono circa 1400 le auto in
condivisione disponibili per muoversi in
cià, ma il successo riscosso sta spingendo i diversi operatori ad ampliare la
loro floa. Car2Go, infai, meerà a disposizione degli utenti altre 200 Smart che
andranno ad aggiungersi alle 600 già in
circolazione. Al parco auto degli operatori
già aivi nella cià lombarda dovranno
aggiungersi le cento Wolkswagen Up! di
Twist che, a partire dal prossimo 1 maggio, saranno a disposizione degli utenti e
che, in qualche mese, aumenteranno a 500
citycar. Con l’arrivo di Twist gli operatori
saranno in totale sei. A completare il quadro ci sono GuidaMi, eVai ed Eqsharing
La chiave del successo
è lo smartphone:
la macchina più vicina
si cerca con l’app
che offre un servizio basato sulle auto
eleriche. Oltre che puntare sulla quantità
delle auto, Eni ha diversificato la floa,
meendo in campo due differenti modelli
per caurare diversi target di clienti. Alla
Fiat 500 è stata affiancata la 500L che meglio si presta alle esigenze di una famiglia
perché più spaziosa. Alla base del successo del car sharing, che in realtà esiste
già da una decina di anni ma che è esploso
solo negli ultimi mesi, sta l’utilizzo dello
smartphone. Araverso l’applicazione,
scaricabile sul cellulare, è possibile individuare rapidamente l’auto più vicina e
prenotarla. Vincente è stata anche l’idea
del free floating. Le macchine, con questa
nuova forma di car sharing, possono essere lasciate ovunque e non devono più
essere riconsegnate in appositi parcheggi.
Una novità non di poco conto considerato
Gomme a terra:
i problemi dell’auto condivisa
CINZIA CASERIO
@CinziaCaserio
L’
arrivo di Twist a maggio è un’ulteriore conferma della popolarità che il car sharing gode
fra i ciadini e tra le fila dell’amministrazione
comunale. Ma se le ragioni del successo del car sharing
sono soo gli occhi di tui, non si può non tenere conto
di alcune criticità. Prima fra tue, l’ambiente. L’uso di
motori diesel in determinate veure (fra cui Twist) e il
libero accesso in area C hanno destato le critiche da parte
dell’opposizione e di alcune associazioni ciadine come
GenitoriAntismog. esti ultimi hanno indirizzato una
leera all’assessore alla mobilità e all’ambiente Pierfrancesco Maran per oenere dei chiarimenti sulla questione. Il rischio però è che si stia parlando di un falso
problema. Innanzituo, bisogna capire fino a che punto
che il dover cercare le piazzole di sosta,
che potevano essere a chilometri di distanza, scoraggiava non pochi clienti. Le
novità non si esauriscono qui. In previsione di eventi e manifestazione che si
terranno a Milano, Car2Go ed Enjoy si
stanno muovendo per dare un ulteriore
slancio all’uso dell’auto in condivisione.
Car2Go ha siglato un accordo con Il Salone del Mobile, in programma dall’8 al 13
aprile. In occasione della prossima manifestazione, il pubblico potrà raggiungere
il quartiere di Fiera Milano con le Smart
identificate dal claim “Destinazione Salone” e parcheggiare in un’area appositamente riservata. Ha guardato più in là
Enjoy che, in aesa di Expo 2015, sta pen-
il motore diesel inquini di più di uno a benzina, considerando che i filtri antiparticolato ormai garantiscono
un minor rilascio di sostanze inquinanti. Per quanto riguarda l’Area C, invece, si dovrebbe ripartire dal conceo di “congestion charge” con cui è nata, ovvero la
riduzione del traffico nel centro della cià. Obieivo raggiunto secondo l’amministrazione comunale, che riporta
una diminuzione del flusso pari al 30,7% dal 2011 al 2012.
Le critiche riguardano appunto il libero accesso in Area
C per il rischio di un aumento del traffico nella zona. A
questo proposito va ricordato che la circolazione con le
auto condivise in Area C è libera ma non gratuita, infai
il costo del pass è incluso nel prezzo dell’auto. Ma ci sono
anche altre criticità che destano polemiche, come gli ai
vandalici. Solo Car2Go conta un centinaio di auto dan-
labiulm marzo_Layout 1 08/04/14 13.05 Pagina 7
7
LabIULM
Tariffe
CAR2GO
19,00€
ATTIVAZIONE
0,29
al minuto
ENJOY
0€
ATTIVAZIONE
0,25
al minuto
EqSHARING
ABBONAMENTI
MENSILE
ANNUALE
10€
30€
0,13
al minuto
sando di estendere il servizio di car sharing anche ai clienti stranieri, aprendo
l’uso a patenti non italiane. Un’intuizione
che potrebbe rivelarsi davvero efficace tenuto conto del numero di visitatori esteri
che si riverseranno nella cià in occasione
dell’evento. Se questi sono i progei per
il futuro, altre iniziative sono già andate
in porto. Car2Go ha risposto ad Enjoy
che, a fine anno, aveva lanciato un’alleanza con Trenitalia, sooscrivendo una
partnership con Italo. L’intesa prevede la
reciproca collaborazione sui servizi di car
sharing Car2Go e dei treni ad alta velocità
Italo. Nel periodo di lancio dell’accordo,
che durerà fino al 30 aprile, sono previsti
bonus reciproci per i clienti di Car2Go e
di Italo, con minuti di utilizzo dell’auto e
sconti per i treni. L’obieivo è creare un
collegamento stabile tra chi usa il treno e
Nuova sfida per il
servizio di car sharing
Sbarcano a Roma
Car2Go ed Enjoy
il servizio di noleggio condiviso, grazie ad
una applicazione per smartphone. Forti
degli oimi risultati riscontrati a Milano,
prima cià in Italia ad aver puntato su
Gli ecologisti:
“L’aumento degli operatori
ha un impatto negativo
sul traffico a Milano”
neggiate in see mesi di segnalazioni da parte dei clienti. I vandalismi sono diventati tanto frequenti da spingere il comandante
dei vigili di Milano Tullio Mastrangelo a organizzare una squadra apposita per risolvere il problema. Auto incendiate e carcasse abbandonate in luoghi isolati, lame conficcate nelle
una nuova idea di mobilità, ora Car2Go
ed Enjoy sono pronti per una nuova sfida.
I due operatori lanceranno il servizio di
car sharing in altre cià italiane. La prima
che vedrà nelle sue strade le Smart e le
Fiat 500 sarà Roma. Car2Go, a partire da
metà marzo, ha messo a disposizione 300
Smart che sono diventate 500 entro la fine
del mese. Per il debuo di Enjoy bisognerà, invece, aspeare giugno. La sua
floa sarà composta da 600 Fiat 500. Dopo
Roma, Eni punterà su Torino e dai risultati che si riscontreranno si capirà se il car
sharing, che tanto ha conquistato i milanesi, si farà strada anche nel cuore degli
altri italiani.
gomme e nei copertoni, furti, navigatori strappati dal cruscoo
e finestrini spaccati sono alcuni degli scenari più comuni in cui
ci si imbae. Da parte sua, Car2Go ha già avanzato una proposta
al Comune per risolvere il fastidioso inconveniente. L’idea è
quella di ridisegnare i confini del car sharing, eliminando le zone
periferiche più a rischio dall’area di circolazione consentita. A
Nord rimarrebbero escluse alcune strade nei quartieri di Bovisa
e arto Oggiaro, e a Sud l’area compresa fra tra via Ripamonti,
via Vaiano Valle e via Selvanesco, per un totale di 4-5 chilometri
quadrati. La serialità dei vandalismi spinge a indagare per saperne di più sia sui responsabili che sugli obieivi degli ai. Il
rischio era stato messo in conto dai gestori, che infai non
hanno avvertito flessioni nell’uso delle veure, ma spinge
ugualmente a fare chiarezza sull’accaduto.
E-VAI
0€
ATTIVAZIONE
ALTRI
ELETTRICO
5,00 2,40
all’ora*
+0,48/km
all’ora*
GUIDAMI
ABBONAMENTO
ANNUALE
120€
2,20
all’ora*
+0,45/km
TWIST
ATTIVAZIONE
15€
0,27
al minuto
labiulm marzo_Layout 1 08/04/14 13.05 Pagina 8
8
DOSSIER AUTO ELETTRICHE
LE SPINE
DELL’ELETTRICO
DANIELE LETTIG
A
utomobile e liberté sono le
due parole all’origine del
nome “Autolib’”, ovvero
l’esempio più celebre di car
sharing di veure eleriche, che serve
la cià di Parigi dal dicembre 2011. Una
intuizione del sindaco Bernard Delanoë che ha contribuito a modificare alcune certezze che sembravano
acquisite sul problema del traffico veicolare in una grande metropoli. Nel
2008 il primo ciadino della capitale
francese, per dare un’impronta più
“verde” alla cià e sulla falsariga del
successo oenuto dal servizio di biciclee pubbliche “Velib’”, ha proposto la
creazione di un parco di automobili in
condivisione, alimentate elericamente e diffuse su tuo il territorio dei
comuni dell’Ile de France. Oggi a disposizione del pubblico ci sono 2000
veure con 850 stazioni di ricarica, e
ben 65mila persone utilizzano il servizio.
«La mobilità elerica – spiega Andrea
Baracco, esperto di trasporto sostenibile, già consulente di Renault Italia –
Il modello da imitare
è Parigi: sono 65mila
i cittadini iscritti
ad “Autolib’”
è una politica che le amministrazioni
dalle cià dovrebbero sposare, in
quanto è l’unico sistema in grado di ridurre il tasso di inquinamento. Oggi il
limite più grande dell’automobile alimentata ad elericità è quello dell’au-
tonomia ristrea. esto problema
però – prosegue Baracco – si sposa con
una grande opportunità: i veicoli sono
ad emissioni zero, cioè non rilasciano
nell’aria nessuna polvere soile, il che
è un enorme vantaggio nel caso degli
spostamenti urbani», che sono generalmente di corto raggio: nelle cià è
quindi più facile la diffusione dei punti
di ricarica.
In questa direzione si è avviata Parigi
(cui seguirà Londra, dove “Autolib’” arriverà nel 2016), ma qualcosa si muove
anche in Italia. Nel 2013 sono nati due
nuovi servizi di car sharing elerico a
Napoli e Milano. C’è però una differenza importante con quanto messo in
campo dalla municipalità parigina: se
in Francia l’amministrazione pubblica
ha avuto un ruolo di finanziatore primario dell’operazione (il servizio è infai gestito dall’impresa privata
Bolloré ma è di proprietà di un consorzio tra i comuni coinvolti) nel nostro
paese i Comuni di Milano e Napoli non
hanno investito direamente, ma incentivato degli operatori privati a installare le proprie reti. È questo il caso
della società napoletana Neaheliopolis
(Nhp), fondata nel 2006 da tre giovani
ingegneri, che a giugno dello scorso
anno ha lanciato nel capoluogo campano il progeo “Bee”. Esso ha messo
a disposizione dei ciadini 40 quadricicli con motore elerico e, secondo i
dati forniti dalla società, a marzo 2014
risultano iscrie al servizio 2000 persone. Per quanto riguarda i costi, ogni
minuto di utilizzo delle veure – che
hanno un’autonomia di circa 100 km in
ambito urbano – ha un prezzo che va
da 0,15 a 0,28 centesimi oltre alla tariffa
dell’abbonamento, che per un anno richiede 30 euro. A novembre, poi, il progeo è sbarcato a Milano, dove Nhp ha
streo un accordo di collaborazione
con il Comune ed è uno degli sponsor
delle Isole digitali installate in cià: 15
spazi multimediali pensati per renderla
Punti di ricarica EQsharing
SHARING
A Milano, le Isole digitali in
cui è possibile noleggiare
un veicolo del servizio EQ
sharing sono al momento
15, ma presto dovrebbero
diventare 27. In questi
spazi è possibile ricaricare
gratuitamente le proprie
apparecchiature elettroniche grazie a delle apposite
colonnine. Dei totem touch
screen forniscono invece
informazioni in italiano e
inglese su mobilità, trasporto pubblico ed eventi
cittadini.
Acquisto card
Punti ricarica
www.eqsharing.it
più fruibile a ciadini e visitatori in occasione dell’Expo. Il servizio offerto ai
milanesi si chiama EQ sharing e dispone aualmente di 120 veicoli: si
traa di quadricicli abilitati al trasporto
Per il futuro
una strategia globale
dovrà mettere in rete
i progetti locali
di due persone la cui autonomia è di
circa 40-50 km. Il costo dell’abbonamento è sempre di 30 euro, mentre la
tariffa al minuto ammonta a 13 cent.
Nel capoluogo lombardo, inoltre, è
operativo da fine 2010 un altro servizio: si traa di E-vai, progeo nato
dalla collaborazione fra Trenord e la
multiutility A2A e pensato come un’integrazione all’offerta del trasporto ferroviario: le aree in cui prendere in
prestito i veicoli sono diffuse su tuo il
territorio lombardo (a Milano sono 7),
e sono situate presso le stazioni servite
dai treni locali. A livello di prezzi, questo programma risulta il più competitivo: l’iscrizione è gratuita e il noleggio
di un mezzo elerico costa 5 euro al
giorno.
Il car sharing elerico, comunque, deve
ancora compiere il definitivo salto di
qualità: «le pubbliche amministrazioni
– conclude Baracco – dovranno cercare
di superare la fase dei piccoli progei
locali e pensare a una strategia globale
in grado di meere in rete le varie
esperienze e di offrire nuove possibilità
anche alle case costrurici».
labiulm marzo_Layout 1 08/04/14 13.06 Pagina 9
IL TRAMONTO
DEL TAXI
IL NEMICO? LE APP...
ELENA IANNONE
@Elena_Iannone
L
e rivendicazioni dei tassisti milanesi non rappresentano
solo
una
protesta, ma sono anche
il sintomo che qualcosa è cambiato e che forse non tornerà più
come prima. L’oggeo del contendere è Uber, la società americana
che offre un servizio di noleggio
con
conducente
araverso
un’App. che geolocalizza il cliente,
preventiva la spesa e, a seconda
dell’auto scelta e della destinazione d’arrivo, permee il pagamento on line, così da aver risolto
con tre “click” inutili aese e telefonate interminabili con i centralini dei radio taxi. E’ vero che nello
specifico Uber, così com’è adesso
vìola le regole ed è concorrenza
sleale. Però è anche vero che il Comune da solo non può arginare un
fenomeno destinato a espandersi,
per quanto si affanni a sanzionarlo. Ma in questa vicenda è Uber
a rappresentare il futuro: la facilità
di un’App contro un servizio più
vecchio, più lento. “Noi ce l’abbiamo con Uber che non rispea
le regole, mica con il car sharing,
perché in fondo non è la stessa
cosa: devi cercarti la macchina,
devi avere la patente.” Racconta
un tassista a braccia conserte davanti alla Stazione Centrale di Milano. Durante l’ultimo sciopero
dei taxi Uber ha proposto ai propri
clienti uno sconto del 20% per
chiunque utilizzasse il servizio. I
tassisti, che per tradizione sono
estremamente corporativi, che
altro possono fare quando lo sciopero che non blocca più il traffico?
La transizione della mobilità che
avviene a Milano è lo specchio di
Uber rappresenta
il futuro: un’App
contro un servizio
più vecchio
quello che prima o poi succederà
nel resto dello stivale. A New York
i tassisti sono per la maggior parte
stranieri: il famoso medaglione da
$150 consiste nella licenza, che i
singoli conducenti possono affittare quotidianamente – a fronte di
un guadagno annuale aorno ai
20.000 dollari per 12 ore di lavoro
al giorno – a aziende private che
gestiscono le auto. Il nostro sistema invece prevede che i tassisti
paghino un’onerosa licenza che in
cià come Milano può arrivare a
costare centinaia di migliaia di
euro. E questo non è che uno degli
aspei all’interno di un sistema
più complesso che riguarda la
nuova mobilità nelle cià: bike
sharing, car sharing e trasporto
privato d’eccellenza allo stesso
prezzo di una corsa in tassì. E ora
è un po’ tardi per occuparsi di
cosa si poteva fare. Che prospettive hanno davanti? La prima,
quella più ovvia, risulta una liberalizzazione delle licenze e di conseguenza
una
maggiore
competitività sul mercato. La seconda, e forse la più probabile, potrebbe essere quella di rivedere il
tassametro cercando di adeguare
le tariffe a standard più competitivi e, loro malgrado, meno redditizi. el che è certo è che oggi si
trovano a scontare la gestione del
servizio negli ultimi trent’anni:
non essersi occupati del trasporto
popolare in favore di un tariffario
proibitivo e pieno di sovrapprezzi
ingiustificati ha significato per il
ciadino medio considerare il taxi
come un mezzo “d’emergenza”. E
i milanesi non ci meeranno
molto a perdere del tuo una rara
abitudine in favore di un nuovo
trend che appare inarrestabile.
La rivolta cinguetta da Milano a Parigi
Twitter
P
arigi e Milano unite nella lotta. La spinosa
questione delle proteste dei taxi nei confronti di Uber, società americana che offre
servizi di trasporto di lusso con conducente allo
stesso prezzo o quasi dei classici taxi, ha infatti
unito i cugini tassisti che si sono alleati contro il
concorrente che non ci voleva. L’internazionale tassisti: così l’ha ironicamente definita Armando Stella
sul Corriere della Sera: la definizione è piaciuta
anche ai colleghi d’oltralpe al punto che “le courrier
international” -un celebre settimanale che traduce
articoli stranieri - ha riproposto l’analisi di Stella in
francese. Infatti le Su Twitter si leggono messaggi
di solidarietà e supporto, ma anche di coordinamento fra le parti e quello che ottiene Milano dal
Comune viene rivendicato come legittimo anche da
parte della Ville Lumiere e viceversa, proprio in
nome di un’uguaglianza di normative che scavalca
i confini nazionali. Si tengono aggiornati “A paris
rendez vous dans 2 mois :( pas de progrès” (A Parigi
l’appuntamento è fra due mesi – non ci sono progressi) e subito risponde Milano: “Aujourd' ui état
une protestation par le #Maire, la #grève est de 20
Férvrier, nous voions” (oggi c’era una protesta davanti al Comune, il prossimo sciopero è il 20 febbraio, vedremo). Il francese è un po’ zoppicante,
anche se va riconosciuta una certa intraprendenza
ai tassisti nostrani al contrario dei francesi che non
azzardano mai un commento in italiano, neppure
maccaronico.
(EI)
LabIULM
9
Taxi Faires
MILANO
TAXI
1,00 € /km
PARIGI
PARISIEN
0,99 € /km
NEW YORK
0,88 € /km
LONDRA
1,71 € /km
TAXIMAN75
@taximan75
@RTaverBella @SergioSierra67 @AF_NCC A
paris rendez vous dans 2
mois :( pas de progrès
il TAXISTA di MILANO
@SergioSierra67
@taximan75 @RTaverBella a Milan Aujourd' ui
état une protestation par
le #Maire, la #grève est
de 20 Férvrier, nous voions
labiulm marzo_Layout 1 08/04/14 13.06 Pagina 10
10 MILANO MONUMENTI
TRA DONAZIONI, RESTAURI
E IL NUOVO GRANDE MUSEO.
DIETRO L’ANGOLO C’E’ EXPO 2015
IL DUOMO
DA ESPOSIZIONE
FEDERICO FUMAGALLI
L
a grande bellezza abita anche
a Milano e il Duomo, con i
suoi see secoli di marmo
scolpito ad arte, è lì a dimostrarlo. Il 2015 per la cià sarà un anno
importante e la caedrale si sta esercitando a rivestire un ruolo da protagonista per l’evento Expo (Milano, 1°
maggio – 31 oobre 2015). Il monumento è consapevole del suo peso simbolico e monumentali sono i numeri
che lo riguardano. Cinque milioni di visitatori l’anno, dicioo cantieri aualmente aperti, un Museo dedicato, da
2.200 metri quadri, oltre a un immenso
archivio cartaceo in via di digitalizzazione. Tue queste operazioni ammontano sin qui a una spesa di 35 milioni
di euro, cifra interamente coperta dai
finanziamenti pubblici e soprauo
donazioni private. Ma la Veneranda
Fabbrica del Duomo, l’istituzione che
tiene le redini finanziarie, artistiche e
gestionali della caedrale dal 1387,
anno della sua fondazione, come tui
soffre la crisi e le sue conseguenze. Il
Professor Angelo Caloia, Presidente di
Veneranda Fabbrica, parla di congiuntura economica negativa che si riflee
direamente «sulla pelle del monumento» e aggiunge che «pur essendo il
Duomo un bene innegabilmente così
prezioso e importante, simbolo tra i più
“La crisi economica
pesa sulla cattedrale,
i fondi per mantenerla
scarseggiano sempre”
conosciuti al mondo, i contributi pubblici e privati per il suo mantenimento
scarseggiano sempre». E quindi la cartellonistica pubblicitaria, pur a volte invasiva, diventa determinante tanto
quanto le campagne di raccolta fondi.
Tra queste, di successo è “Adoa una
guglia”, un’iniziativa aperta sia alle
grandi (dai 100 mila euro) che alle pic-
cole (poche decine di euro) offerte. «La
Fabbrica è sempre vissuta con le donazioni» prosegue Caloia «non abbiamo
fao altro che ripristinare un modello
organizzativo di raccolta fondi, basato
sulla generosità delle persone. E stiamo
oenendo buoni riscontri». anto alle
elargizioni di provenienza pubblica, la
soddisfazione è più contenuta. Andrebbero a coprire il 30% del fabbisogno, ma
a volte il tempo di aesa per riscuotere
è più lungo del dovuto. Altri 4 milioni
sarebbero serviti a costruire il nuovo
ascensore del Duomo, provvisorio per
Expo, per facilitare la salita del pubblico
e smaltire meglio le code. Ma la sovrintendenza locale ha espresso parere negativo
(«l’ascensore
ci
pare
inopportuno») e, salvo clamorose sorprese, non si farà.
Una così stupefacente opera architeonica, le cui innumerevoli fasi realizzative si sono susseguite dal XIV al XIX
secolo e che ancora è oggeo di costante restyling, non può prescindere
dalla presenza di un museo che ne riordini e racconti la storia. Lo scorso 4 no-
vembre, dopo due anni di lavori, il
nuovo Grande Museo del Duomo è
stato aperto al pubblico. La location è
quella del vicino Palazzo Reale, l’allestimento è suggestivo. Con la media di
500 visitatori al giorno, il nuovo Museo
si prepara a un aumento esponenziale
di ingressi, previsto durante l’Esposizione del prossimo anno. Un ricco tesoro di sculture, dipinti, vetrate,
realizzati per il Duomo e che nei secoli
hanno trovato spazio in caedrale,
prima della loro “dismissione” (per restauro, conservazione, semplice sostituzione). Vi convivono opere di epoche
diverse: la prima statua di guglia, del
1404; un ritrovato Tintoreo, la tela
“Gesù tra i doori”; la struura portante in ferro della Guglia Maggiore,
che nel 1774 ospitò la Madonnina; fino
alle porte bronzee di Lucio Fontana e
Luciano Minguzzi, maestri del Novecento. Il consiglio è di visitare le 14 sale
espositive alla ricerca del bello ma
anche con la voglia di sapere di più
della grande cià, passando araverso
la conoscenza del suo simulacro. Addi-
labiulm marzo_Layout 1 08/04/14 13.06 Pagina 11
LabIULM
40%
dei visitatori
è straniero
11
108,5m 135
guglie
è l’altezza dal suolo
della Madonnina
Il Restauro
La Veneranda Fabbrica
da Candoglia ai Marmisti
FEDERICA PALMIERI
L
e Cave di Candoglia, situate
in Piemonte, all’ingresso
della Val d’Ossola, sono di
proprietà della Veneranda Fabbrica
del Duomo dal 1387 e ne sono il
cuore pulsante: non hanno mai
smesso di essere la fonte principale
di rifornimento del materiale per la
realizzazione del monumento simbolo di Milano. La Fabbrica ammi-
riura, c'è la possibilità di rifleere su
uno dei maggiori problemi di Milano,
lo smog. Di grande impao, nella
quarta sala, il voluto accostamento di
due statue che erano collocate sul
Duomo. La prima restaurata e ripulita
dai segni dell'inquinamento ciadino,
la seconda lasciata così com'era al
momento del “prelievo”. La prima è
bianca, la seconda è quasi nera, corrosa dalle polveri soili.
Il cerchio si chiude a poche decine di
metri dal Duomo e dal suo Museo,
con la chiesa di San Goardo in
Corte. L'edificio trecentesco è fuori
dai consueti itinerari turistici e ha bisogno di sostanziosi lavori di mantenimento. La Veneranda Fabbrica del
Duomo, che di recente l'ha avuta in
dote dal Comune (con contrao di
comodato sino al 2031), si occuperà
del suo restauro che dovrà essere ra-
Il progetto di restauro
per San Gottardo,
un costo previsto
di 2 milioni di euro
pido e costerà circa 2 milioni di euro.
Sarà un altro tassello per Expo 2015 e
una sfida quella di portare a nuova
vita il campanile di San Goardo, di
scuola gioesca a base oagonale, un
gioiello del gotico. Tra pochi mesi,
Milano potrà contare anche sulla sua
grande bellezza. In palio c'è molto più
di un Oscar.
Statua per statua,
guglia per guglia,
i pezzi del Duomo
vengono ricostruiti
nistra l’eterno ciclo di restauro del
Duomo, dall’estrazione del pregiato
marmo dalle Cave, alla lavorazione
nel Cantiere Marmisti, all’ubicazione degli elementi architeonici
e decorativi nel Cantiere Duomo.
Gino Giacomelli, da 16 anni responsabile del Cantiere Marmisti, dove
aualmente lavorano 18 maestranze qualificate, ci illustra il percorso dei blocchi di marmo,
dall’estrazione allo smistamento nei
cantieri.
La conservazione e il restauro della
caedrale milanese sono aività
che esigono un incessante e costante intervento di manutenzione,
per una serie di concause quali le
piogge acide, lo smog che deposita
orribili croste di nero sul marmo, le
zanche di ferro che arrugginiscono
e con la dilatazione termica provocano un aumento di volume che
produce fenditure al suo interno,
creando il rischio di cedimenti. Si
rende così necessario un ricambio
continuo dei pezzi: statua per statua, guglia per guglia, gli elementi
che compongono il Duomo sono
periodicamente ricostruiti da addei specializzati. I blocchi di
marmo escavati sono destinati solo
alle necessità della Fabbrica, data la
difficoltà di estrazione, gli alti costi
e l’esclusività del materiale. “La
tempistica dell’intervento dipende
dallo stato di conservazione. Noi
facciamo un monitoraggio continuo
durante tuo l’arco dell’anno delle
diverse parti del Duomo, dopodiché
ci adoperiamo ove occorre una
maggiore necessità di messa in sicurezza dell’edificio. La maggior
parte degli interventi, in ogni
epoca, è di questo profilo”.
Si fanno dunque dei programmi ben
precisi e a lunga giata, ed è stato
ormai raggiunto un equilibrio tra il
materiale che viene scavato e quello
che effeivamente necessita per il
fabbisogno annuale. Nulla viene
sprecato: “Non c’è ancora allarmismo quanto alla possibilità di esaurimento del materiale, però questo
non ci esime dall’usufruirne con
molta parsimonia. Buiamo solo i
pezzi roi o inutilizzabili. Ma si fa
così da sempre: questa è un’opera
infinita, e bisogna pensarla in una
prospeiva infinita”.
Arriviamo sul passo carraio da dove
entrano i camion che portano il
marmo dalle Cave. “È l’area di deposito del marmo, dove vengono
stoccati i blocchi più grandi e dove,
a seconda degli elementi che dobbiamo andare a replicare, che siano
una statua, un ornato o un tassello,
si sceglie il pezzo idoneo che viene
diroato nel locale in cui subisce
una prelavorazione. Le macchine
sagomatrici a controllo numerico
adibite al taglio funzionano con
lame a catene diamantate che vengono continuamente irrorate dall’acqua affinché né il disco né il
marmo stesso si surriscaldino provocandone la spaccatura”.
Una volta tagliato, il blocco viene
sezionato, fresato, sgrossato man
mano ed è portato il più possibile
vicino alla forma dell’originale da
riprodurre. Infine è rifinito dagli ornatisti (con gli strumenti tradizionali: scalpelli, martelli e trapani)
ancora rigorosamente a mano come
Il marmo è rifinito
dagli ornatisti,
artigianalmente
come 600 anni fa
si faceva più di 600 anni fa, secondo
un antico “sapere di boega” tramandato nei secoli.
Con l’inaugurazione del Museo del
Duomo lo scorso novembre, il Cantiere Marmisti ha dato un contributo molto importante: “Sono stati
mesi di passione e di tensione, perché avevamo delle scadenze precise.
In particolare ci siamo occupati
della messa in sicurezza degli elementi che sarebbero stati esposti”.
Il Museo è nato anche per raccontare più da vicino la prospeiva in
cui opera la Veneranda Fabbrica,
che interpreta lo spirito milanese in
maniera emblematica. “Il Duomo e
la sua edificazione narrano lo sforzo
di fare sempre meglio, e di creare
insieme, infai la sua storia secolare è un cammino di popolo”.
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12 ECONOMIA CROWDFUNDING
CROWDFUNDING
PROGETTI MILIONARI
CON QUATTRO SOLDI
STEFANO SCARPA
@stefanoScarpa1
D
ue miliardi di dollari, è la modica cifra che Mark Zuckerberg, fondatore del social
network Facebook, ha dovuto
sborsare per assicurarsi “Oculus”, una società aiva nel seore della realtà virtuale.
Fondata verso la fine del 2013, la startup
con sede ad Irvine, California, avviò la propria aività grazie ad un’iniezione di quasi
95 milioni di dollari, alcuni dei quali raccolti
araverso piaaforme di crowdfunding.
La morale della favola è questa: nel 2014,
l’equazione “ho un’idea, ma non ho soldi e
quindi non posso realizzarla” si è trasformata in “ho un’idea ed ora mi tocca rim-
boccarmi le maniche per trovare i fondi per
realizzarla”. A correre in aiuto del creativo
di turno sono proprio le piaaforme di
crowdfunding, il filantropismo 2.0. Chi ha
un’idea, la propone sull’apposito sito, e
Non avere i soldi
è diventata una scusa,
proponendo alla rete
le idee diventano realtà
chiunque condivida la portata del progeo
può fare una donazione per vederlo realizzato.
L’espressione Crowdfunding deriva dalla
somma di due parole: folla (crowd) e raccolta di denaro (funding). Araverso l’impegno, anche di piccolissime cifre, più
persone conferiscono un apporto finanziario per realizzare un progeo o iniziative di
diverso genere. Si parte dalla start up innovativa alla campagna eleorale del sindaco
di paese, insomma chi vuole vedere realizzata la propria idea e non ha fondi a sufficienza deve fare i conti con il popolo del
web.
In Italia, esiste una normativa che regola
espressamente tali tipologie di raccolta. Per
la Consob, la Commissione Nazionale per
le Società e la Borsa, si contano principalmente quaro modelli. I più diffusi sono il
“donation based” ed il “reward based”. Il
primo è molto usato nelle campagne eleorali. L’utente dona delle somme di denaro
Come4.org: il porno diventa etico
“Far porno con il cuore”: un’espressione
che potrebbe far sorridere ma è quello
che Marco Annoni e Riccardo Zilli
hanno promesso agli investitori che
qualche tempo fa si sono imbauti nel
loro progeo sulla piaaforma di
crowdfunding Ulule. Come4.org è un
progeo che parla di etica e pornografia.
L’obieivo dei due creativi è quello di
offrire ai propri utenti uno strumento
che utilizzi contenuti pornografici con
lo scopo di raccogliere soldi da donare a
cause benefiche.
L’idea è stata subito apprezzata dal web,
tanto che come4.org il 30 oobre del
2012 è stato finanziato per il 156%, ovvero più di 15.000€.
Gli utenti potranno caricare contenuti
sessuali espliciti autoprodoi, i quali potranno essere fruiti dalla rete. Ognuno
potrà decidere a quale causa destinare il
ricavato da un elenco presente sul sito
nel momento dell’upload. Del resto
l’idea sembra essere vincente. Ogni
anno l’xxx online produce un faurato
di circa 100 miliardi di dollari. Destinare
una piccola fea di questa torta ad una
causa benefica potrebbe spostare questo
flusso verso un fine più etico.
Per il momento è aiva esclusivamente
la landing page, ma a breve, dopo quasi
due anni di lavoro, sarà aivata la versione completa.
(SS)
senza ricevere nulla in cambio, nella speranza che il suo apporto sia utile a favorire
l’elezione del proprio candidato. Il reward
based, è il modello aualmente più utilizzato: si finanzia un progeo oenendo in
cambio un premio o una specifica ricompensa. Ad esempio, finanzio la costruzione
di un ristorante in cambio di una cena.
Accanto a questi, si contano alcune tipologie maggiormente speculative come il “social lending”, araverso il quale è possibile
realizzare prestiti tra privati, ricompensati
con il pagamento di interessi, oppure il “royalty based” nel quale il finanziamento è ricompensato araverso la corresponsione
di una parte dei profii.
Il mercato globale offre svariate piaaforme
tra cui scegliere. “Kickstarter” è senza dubbio la più conosciuta. Con sede a New York,
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LabIULM
13
Crowdfunding is an incredible opportunity
for businesses to get in front of a network
who want to support new ideas
BARACK OBAMA
CHIARA SPINELLI:
Intervista
il sito opera esclusivamente nel mercato anglosassone, permeendo l’iscrizione di progei solo per i ciadini USA, Gran
Bretagna e Canada. “Indiegogo”, invece, è
molto diffusa sul mercato europeo pur
avendo le proprie radici in California. Ovviamente non esiste alcuna garanzia di successo. Secondo i dati forniti dagli stessi siti
più della metà delle idee, alla scadenza del
periodo di raccolta, non riescono ad oenere più del 20% di quanto chiesto al mercato.
L’Italia si è dotata di una regolamentazione
L’Italia ha deciso
di dotarsi di una legge
all’avanguardia
che tutela l’investitore
in materia nel 2013, che garantisce l’affidabilità dell’investimento costituendo un registro dei gestori dei portali di siti di
crowdfunding, prevedendo un registro speciale riservato a banche ed imprese d’investimento che vogliano gestire dei portali di
equity crowdfunding.
Il mercato dei portali resta alquanto spezzeato. La realtà maggiormente consolidata sembra essere “Eppela”, dove vige il
principio dell’“all or nothing”: non è possibile oenere finanziamenti parziali ma
deve essere raccolta obbligatoriamente l’intera somma richiesta. Secondo i dati forniti
dalla piaaforma, solo il 38% dei progei
promossi è stato finanziato per l’intero. Si
va dalla classica idea di start-up innovativa,
agli speacoli teatrali. Va deo, però, che il
mercato italiano è segnato da un grosso
handicap: l’assenza di piccoli investitori seriali. Del resto, l’elemento che ha reso
grandi le piaaforme americane è dato
dalla presenza di persone comuni che decidono di donare piccole somme a più progei, stabilendo il principio che i siti di
crowdfunding non funzionano grazie alle
idee dei creativi che postano i loro progei,
ma grazie alla gente comune che rinuncia
ad un caffè per poter far cambiare il mondo
al “rivoluzionario” di turno.
Così abbiamo salvato
il festival del Giornalismo
Siti principali
INDIEGOGO
stato raccolte dopo scadenza
OPERANTE IN
TUTTO IL MONDO
sede
71.67%
9.77%
4.88%
13.68%
0-25%
25-50%
50-75%
75-100+%
SAN FRANCISCO
KICKSTARTER
stato raccolte dopo scadenza
MONDO
ANGLOSASSONE
+ CANADA
8.35%
0.96%
sede
50.79% 0-20%
21-60%
61-99%
100+%
39,91%
NEW YORK
ULULE
dati raccolta fondi per anno
+156%
7.419.816 €
OPERANTE IN
TUTTO IL MONDO
+145%
sede
PARIGI
2.895.473 €
1.177.119 €
2011
2012
2013
percentuale progetti finanziati
66.3%
62.5%
66.3%
43,1%
2014*
2013
2012
2011
EPPELA
OPERANTE IN
TUTTO IL MONDO
percentuale progetti finanziati*
38%
progetti finanziati
sede
LUCCA
62%
progetti non finanziati
All or Nothing
In Eppela vige la regola
del tutto o niente, quindi
non esistono statistiche
per progetti parzailmente
finanziati
MARCO DEMICHELI
@marcodemi90
S
ulla carta d’identità ha
scrio Chiara Spinelli, ma
ormai è conosciuta come
“Lady Crowdfunding”. La 35enne
pisana è probabilmente la più
grande esperta di “finanziamento
di massa” in Italia. E tra gli ultimi
progei che ha aiutato ad organizzare c’è anche l’oava edizione del Festival Internazionale
del Giornalismo, che si terrà a Perugia dal 30 aprile al 4 maggio.
Com’è nata l’idea della campagna di finanziamento del Festival?
Si traa di un progeo nato su
internet, su Twier in particolare.
Era lo scorso oobre, un mio
amico aveva scrio che l’IJF (International Journalism Festival,
ndr) sarebbe stato organizzato
con i soldi raccolti su Kickstarter,
uno dei più importanti siti di
crowdfunding a livello mondiale,
perché i finanziamenti delle istituzioni e degli sponsor che erano
arrivati negli anni scorsi erano
calati. Io scrissi che secondo me
non era necessario Kickstarter, si
sarebbe potuto gestire tuo sulla
piaaforma del Festival. Da lì è
iniziato uno scambio di idee con
Arianna Ciccone, l’organizzatrice
dell’IJF, che ha fao partire tuo.
In due seimane abbiamo impostato l’intera campagna.
al è stata la iave del successo dell’operazione?
Sicuramente il grande interesse
che c’è per questa bella manife-
Giornale.it, i reportage finanziati dai lettori
Tra i numerosi progei che sono stati finanziati negli ultimi anni araverso il
crowdfunding “Gli occhi della guerra”, la
campagna lanciata da ilgiornale.it, è sicuramente uno dei più riusciti. A causa
della crisi economica che ha colpito l’editoria, la testata milanese si è trovata in
difficoltà nel finanziare i reportage dall’estero dei propri inviati ed ha perciò
chiesto aiuto ai suoi leori, che hanno risposto in maniera entusiasta. Il quoti-
diano fondato da Indro Montanelli ha
dato la possibilità ai suoi affezionati
utenti di scegliere dove mandare i propri
inviati di guerra, per seguire sul campo
gli eventi più caldi e raccontarli poi araverso articoli e contributi video. I primi
tre progei proposti hanno riguardato gli
scontri tra le milizie in Libia, che rischiavano di avere serie conseguenze anche
per l’Italia in quanto meevano in pericolo gli oleodoi che trasportano il pe-
trolio che poi noi importiamo, le elezioni
in Afghanistan ed il ritiro delle truppe alleate dal Paese, eventi previsti entrambi
per il mese di aprile, ed i disordini di
piazza che hanno avuto luogo a Kiev, in
Ucraina. La gente ha risposto subito
“presente” a questa richiesta e tui i reportage sono stati finanziati in breve
tempo: per il primo, realizzato da Gian
Micalessin, sono stati raccolti 5.129 € sui
5.000 richiesti, con 104 sostenitori; quello
stazione. Ci sono stati ben 749
donatori che hanno deciso di sostenere il Festival, e circa 700
erano persone comuni. Ovviamente, poi, hanno avuto un ruolo
importante i grandi finanziatori:
l’Ordine dei Giornalisti e Philip
Morris Italia hanno deciso di dare
20.000 € a testa, per esempio, ed
altri amici di Arianna hanno fao
offerte importanti, come Beppe
Severgnini. Ma questa è una conseguenza dell’apprezzamento che
il Festival ha raccolto negli anni.
Il crowdfunding
premia il merito:
i progetti migliori
sono finanziati
È molto importante avere una
buona base di “affezionati”
quindi?
Decisamente, soprauo in Italia. Da noi sono rari i donatori
“seriali”, bisogna basarsi su una
community forte. Per me crowdfunding vuol dire meritocrazia,
vengono premiati i progei utili
e che piacciono.
Il futuro delle grandi manifestazioni come l’IJF è il crowdfunding?
No, assolutamente. Un’iniziativa
come quella per il finanziamento
del Festival di Perugia dovrebbe
anzi far capire agli sponsor ed alle
istituzioni che c’è grande interesse per questi eventi, e che vale
la pena investirci.
€ 9.000
raccolti per due documentari
su Libia ed Afghanistan
sull’Afghanistan, di Fausto Biloslavo, ha
visto 55 leori donare 4.051 €, a fronte di
una richiesta di 4.000; ed anche il progeo sull’Ucraina, per cui è stato inviato
sempre Biloslavo, è stato finanziato completamente, in pochi giorni..
(MD)
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14 TECH YOUTUBE
POCHI SOLDI DAL
SOCIAL NETWORK
ED IL GRANDE SALTO
DIVENTA NECESSARIO
YOUTUBERS
ASSALTO ALLA TV
COSIMO FIRENZANI
@cosimofirenzani
I
l grande salto. Dalla popolarità su
Youtube al cinema o, nella maggior parte dei casi, alla televisione.
Il passaggio alla tv degli Youtubers, i videomaker che raccolgono centinaia di migliaia di visualizzazioni sul
sito di condivisione di filmati, è un salto
che in tanti hanno tentato. Dalla conosciutissima Clio Zammaeo, in arte
ClioMakeUp, che ha riproposto su Real
Time i suoi consigli di trucco alle ragazze a Frank Matano, partito dagli
scherzi telefonici per approdare alle
Iene. Ma non solo: i dirii degli sketch
comici in bianco e nero dei romani e
Pills sono stati acquistati da Valsecchi
per una produzione su Italia 1. Ma è
davvero necessario il grande salto? Youtube può competere con la tv e rappresentare un mondo parallelo? “Io non
andrò in televisione, cerco di portare la
gente su Youtube”, ha sempre sostenuto
Claudio Di Biagio, ragazzo romano vera e propria web star prima con le clip
comiche in proprio poi con la regia della
web serie e Freaks. E c’è proprio
Claudio Di Biagio tra i protagonisti del
film “Dylan Dog viima degli eventi”
che, per certi versi, rappresenta una tendenza inversa: da cinema e televisione a
Youtube. E’ il caso di Alessandro Haber
e di Milena Vukotic: i due aori si sono
prestati per il film sostenuto con il
crowdfunding pur sapendo di non ricevere un compenso. ello degli Youtubers è un microcosmo che è riuscito
spesso ad unire le forze per progei importanti. Ne sono esempio la web serie
e Freaks e per l’appunto il film
“Dylan Dog viima degli eventi” realizzato da Claudio Di Biagio e da Luca Vecchi, anima della web serie comica e
Pills. Il film andrà al cinema? No, solo
su internet. C’è anche chi ha utiliz-zato
il potere di Youtube e della sua viralità
per lanciarsi in aività legate alle tematiche raccontate nei video: CutiePieMarzia, ragazza vicentina salita nelle
classifiche degli Youtubers italiani, grazie ai suoi videoconsigli di moda ha
aperto un negozio online di vestiti. “Non
si vive di solo Youtube”: è il mantra che
Quanto si guadagna
con i video?
Intorno ai 2 euro
ogni 1000 contatti
spesso circola tra gli Youtubers. Ma
quanto si guadagna con la pubblicità sul
social network dei video? Intanto, non
tui riescono a monetizzare i loro video. Per guadagnare bisogna siglare una
partnership con il sito di proprietà di
Google. Se all’inizio non era facile ai-
vare la convenzione, adesso è molto più
semplice e le istruzioni vengono spiegate nelle faq del sito. Però, quantificare
la somma di denaro per clic su Youtube,
così come per tua la pubblicità online,
è quasi impossibile. E l’argomento è a
dir poco controverso. Troppe le variabili
che concorrono a formare il guadagno
dell'utente. Secondo una ricerca di Tube
Mogul (un soware che permee di caricare i video con-temporaneamente su
più servizi) i costi per gli inserzionisti
per le pubblicità in-stream (quelle che
non si possono saltare con un click)
sono 9,96 dollari ogni mille visualizzazioni per i video da 30 secondi e 9,42
dollari per quelli da 15 secondi. Ci sono
poi altre tipologie pubblicitarie, come le
più costose clip che devono essere viste
obbligatoriamente per intero dagli
utenti e gli annunci (meno cari) che
compaiono sul video e possono essere
semplicemente nascosti. Supponiamo,
quindi, che in media il costo pubblicita-
I tre video più visti nel 2013 in Italia
VIOLETTA - YO SOY ASÍ
1 24,4 mln
DisneyCartoonChannel
di visualizzazioni
TIFOSO VINCE $75mila
2*
NBA
dato non
disponibile
non comunicato da NBA
V
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LabIULM
15
Intervista/1
WILLWOOSH
Mettiamoci in gioco sul web
MARCO DEMICHELI
@marcodemi90
T
ra i ragazzi italiani che hanno
raccolto più successo su YouTube c’è senz’altro Guglielmo
Scilla, 26enne romano noto in rete
come Willwoosh. Tuo è iniziato con
un video caricato sul sito americano
quasi sei anni fa. Da quel “debuo” ad
ora è cambiato tuo. Il ragazzino magrolino e sbarbato di “Iella natalizia”,
primo video sul suo canale, che immaginava per sé un futuro da interprete, è cresciuto ed ha raggiunto
traguardi che non si sarebbe mai sognato. Ha postato più di 100 video, recitato in una webserie, “Freaks!”, che
è stata trasmessa poi in televisione, ed
in quaro film, ha scrio due libri, è
stato collaboratore per il “Fao otidiano” e conduce anche un programma radiofonico, “A tu per Gu”, in
onda dal lunedì al giovedì su Radio
Deejay.
rio sia di 10 dollari ogni 1000 visualizzazioni. Il passaggio successivo è: quanti
di questi soldi vanno poi nelle tasche
dell’autore? Youtube nelle sue faq introduive spiega che “offre ai partner la
maggior parte delle entrate generate da
tali annunci”. Ecco, a quanto ammonta?
Il social network dei video non lo specifica. Supponiamo che la parte destinata
all’autore sia il 60 per cento. Da segnalare anche che la pubblicità compare
solo una volta ogni due video. indi, i
10 dollari per mille visualizzazioni di
pubblicità si trasformano in 10 dollari
ogni 2000 visualizzazioni del video. Dato
che i partner ne riceve-rebbero il 60 per
cento, possiamo affermare che guadagnino 3 dollari ogni mille visualizzazioni
di ogni loro video: circa 2,3 euro.
indi, 2300 euro ogni 100mila visualizzazioni. Troppo pochi, forse, per pensare di vivere di solo Youtube, a meno
che non si raggiungano i milioni di visualizzazioni.
HARLEM SHAKE JUVE
JUVENTUS
5,5 mln
di visualizzazioni
Guglielmo, tu sei un vero “essere
multimediale”, capace di avere successo nelle diverse attività in cui ti
sei impegnato. Ma è obbligatorio
oggi “uscire” da YouTube?
No, assolutamente. Tu’altro. Ci sono
ragazzi che, in un periodo nero per i
giovani come questo, riescono a
scommeere su se stessi, coltivare le
proprie passioni e guadagnare con il
web: loro sono i veri “YouTuber”.
E tu, invece, come ti definiresti?
Se dovessi darmi un’etichea, avrei
bisogno di un’ora di analisi da uno
specialista ogni seimana. Mi suona
strano “YouTuber” solo perché non
considero quello che faccio su internet un lavoro. Se devo dare un ordine
alle cose che faccio, comunque, dico
prima scriore, poi aore ed infine
“Oggi molti pensano
di lasciare la rete.
Sbagliano, internet
da grandi occasioni”
speaker. Scrivere è la cosa che mi
piace di più, perché è la più genuina:
non c’è bisogno di una produzione
milionaria dietro, nel suo processo
creativo la scriura non è legata ai
soldi, serve solo l’immaginazione.
Amo perdermi nelle grandi storie, nascondermici dentro: se c’è un principe
che deve sconfiggere un drago caivo,
mi piace pensare che io sia quel principe, e il drago un problema da affrontare. esto è il grande potere della
narrativa.
812 mila
iscritti ai suoi
due canali youtube
97 mln
di visualizzazioni totali
per i video pubblicati
al è la tua visione del mondo di
internet?
La stessa di quando ho cominciato.
Per me il web resta un diario segreto:
se ho voglia posto un video, altrimenti
no.
ali sono le regole da seguire per
avere successo in rete?
Ho iniziato coi video per divertimento, non so il perché di tanto seguito (97 milioni di visualizzazioni
totali dei suoi video, più di 500.000
“mi piace” su Facebook e quasi
300.000 follower su Twier, ndr) e
sono contento di non saperlo. Oggi si
legge in molti la voglia di andarsene,
si vede che fanno video “piacioni”,
utilizzano YouTube come trampolino,
con l’intenzione di mollarlo presto.
Secondo me sbagliano in questo. Internet dà delle occasioni pazzesche,
chi si inventa progei nuovi ha quel
qualcosa in più che gli garantisce il
successo. È la grande democrazia del
web a decidere quali siano i progei
più interessanti, e quali meno.
Intervista/2
IL TERZO SEGRETO DI SATIRA
U
n ragazzo che cerca di disintossicarsi dal suo essere berlusconiano, feste di Natale al Pd
che finiscono tra alcol e prostitute.
Niente di vero: è satira. Satira politica
che viaggia su Youtube, raccoglie centinaia di migliaia di visualizzazioni e
viene spesso ripresa dai talk politici
della televisione. E' il Terzo segreto di
satira: un progeo di cinque ragazzi
(Pietro Belfiore, Davide Rossi, Davide
Bonacina, Andrea Fadenti e Andrea
Mazzarella) che si sono conosciuti alle
Scuola civica di cinema di Milano.
"Youtube? Per noi è stata una grande
vetrina – afferma Davide Rossi Adesso, non possiamo pensare di vivere solo con il social network dei
video, al massimo arrotondiamo. Il
Terzo segreto di satira vive grazie ad
una casa di produzioni, la Ramaya, con
la quale facciamo anche altri lavori”.
indi, pensare di vivere di solo
Prendere in giro la politica
La satira che spopola in rete
Youtube è impensabile?
“Abbiamo dei costi più alti rispeo ad
uno Youtuber solitario che magari può
avere una continuità maggiore nel postare i video – prosegue Davide Rossi
- Se sei da solo ti puoi permeere un
video a seimana".
“Non si vive
di solo Youtube:
abbiamo un casa
di produzione”
Com'è nato il Terzo segreto di satira?
"Ci siamo conosciuti alla Scuola civica
di cinema di Milano e reincontrati ad
un anno dalla fine della scuola –
spiega Pietro Belfiore- Durante il
corso ci ha sempre accomunato la passione per la comicità. Così abbiamo
iniziato a meere video, all'epoca solo
di montaggio, su internet. Youtube era
il mezzo più facile, anche per avere un
riscontro immediato del nostro lavoro.
E' nata come un'idea, un progeo. Ma,
alla fine, siamo contenti: ci sono coppie che si sono sfaldate molto prima".
Da cosa nascono i vostri video?
"Nasce tuo fondamentalmente da
un rapporto di amicizia e di una visione comune del mondo e della vita
– afferma Davide Bonacina - La politica è una delle cose che ci interessa
di più, ci piace tanto. Di solito partiamo da un’idea di uno di noi e, se
piace a tui, viene sviluppato. Le idee
vengono dalle notizie del momento. I
nostri video sono autoprodoi, non
ci sono campagne di promozione:
cerchiamo di stare al passo con l'attualità, così i media ne parlano e li
diffondono".
(CF)
labiulm marzo_Layout 1 08/04/14 15.01 Pagina 16
16 CINEMA EROS E DESIDERIO
È PORNO! È ARTE!
SESSO ESTREMO AL CINEMA
MA LA PERVERSIONE È MENTALE
ROBERTA RUSSO
@roberta_erre
N
ymphomaniac è in Italia e il
sesso torna a far parlare di
sé. Lars Von Trier lancia il
suo “primo film porno” e
prepotentemente torna ad infiammare le
discussioni degli ultimi mesi. Si impone
e diventa il centro di un (non) nuovo dibaito. Eppure l’eros, la sessualità, non
sono estranei al genere umano: l’uomo,
in un modo o nell’altro, in pubblico o in
privato, in maniera più o meno esplicita,
Intervista
ENRICO POZZI
Tra sofferenza
e desiderio
GIROLAMO TRIPOLI
@girolamo_trip
ha sempre parlato di sesso e di tue le
sue varie declinazioni. Nonostante questo la sessualità non è vissuta come un
qualsiasi comportamento o istinto naturale ma è diventata, nel tempo, qualcosa
di socialmente costruito, da analizzare e
capire. All’interno di questa esigenza si
impone il cinema, che grazie alla sua
funzione di specchio delle pulsioni sociali e laboratorio di storie, diventa il
principale mezzo araverso cui indagare
la psiche erotica. In particolare sembrano esistere precisi momenti in cui
l’aenzione si focalizza sull’argomento,
ed in cui la seima arte gioca un ruolo
fondamentale: il grande schermo, fotogramma per fotogramma, rompe i taboo,
sblocca i meccanismi censori e nel buio
della sala mee davanti agli occhi dello
speatore perversioni e trasgressioni di
ogni genere. Con il definitivo abbandono
del Codice Hays (1968), che censurava
all’interno dei film qualsiasi scena non
fosse “moralmente acceabile”, la settima arte è intervenuta prepotentemente
a sbloccare qualsiasi inibizione: a cominciare dal lontano Ultimo tango a Parigi
(1972) di Bertolucci con la scabrosa
“scena del burro”. Negli anni si sono poi
susseguite, ad intervalli ciclici, pellicole
E
nrico Pozzi, psicoanalista della Società Psicoanalitica Italiana, è stato ed è professore di Psicologia Sociale all’Università La Sapienza di
Roma, in Francia e negli Stati Uniti d’America. Gli abbiamo chiesto di spiegare il rapporto tra determinati
film scandalo usciti di recente, ma anche del passato,
e il contesto sociale.
C’è una relazione tra l’alta produzione in determinati periodi di questi film scandalo a sfondo sessuale e il contesto sociale?
È una domanda molto difficile perché non esiste società umana che non abbia prodoo rappresentazioni
della sessualità. alsiasi società umana conosciuta,
definite a volte “erotiche”, a volte “pornografiche”, che spesso hanno fao gridare allo scandalo: basti pensare a Nove
seimane e mezzo di Adrian Lyne (1986),
alla potenza di certe immagini di Eyes
Wide Shut (1999) di Stanley Kubrick o
alle deagliate scene di fellatio in Romance (1999) di Catherine Breillat, in cui
uno dei personaggi è interpretato dall’aore porno Rocco Siffredi, fino ad arrivare ai 10 minuti ininterroi di sesso
saffico in La vita di Adèle (2013). Perversioni che portate sul grande schermo, e
per questo in un certo senso legiimate,
contribuiscono allo stesso tempo a trac-
invece di fidarsi di un ipotetico stato di natura nel
quale la natura crea una spontanea spinta all’aività
sessuale, ha creato sistemi complessi simbolici e rappresentativi per suscitare, stimolare e accompagnare
la sessualità. esto è un dato fondamentale. Dunque,
in un certo senso, il problema vero per me non è se
ora c’è qualcosa di specifico in termini quantitativi,
ma se in qualche modo la qualità di ciò che ora viene
rappresentato in modo socialmente acceato è diversa da quello che era prima. A ben vedere nessuna
società esistente ha mai rinunciato a forme di rappresentazione esplicita e direa della sessualità come
una sorta di mozione di sfiducia verso la presunta
istintualità dell’aività sessuale.
!
E
labiulm marzo_Layout 1 08/04/14 15.01 Pagina 17
LabIULM
Hot Line
I film scandalo che hanno
incassato di più al Box Office.
2011
2010
2000
ciare una linea soile tra ciò che è porno
e quindi “improieabile”, se non in particolari sale ormai scomparse, e ciò che è
erotico, sesso filosofico, punto di partenza
per risvegliare la sessualità. “Perversioni
d’autore” altrimenti inacceabili, progettate per scioccare, provocare e illuminare
il pubblico considerato troppo apatico o
troppo pudico. Non stupisce quindi che
negli ultimi anni siano tornati alla ribalta
certi film e volendo allargare il contesto,
certi libri come l’acclamata trilogia erotica
Cinquanta sfumature di grigio. La sessualità generale si è di nuovo assopita, viima
delle ridondanti scene di sesso spicciolo
che invadono i media e che hanno contribuito a diffondere un sentimento di noia e
catatonia verso un argomento sdoganato
e inserito in un contesto culturale molto
più ampio in gran parte del mondo. Non
si traa quindi di film porno, ma di pellicole che usano scene di sesso più o meno
esplicite per indagare il disagio, l’ossessione, per risvegliare l’anima dal torpore.
Nymphomaniac non è il primo (e sicuramento non sarà l’ultimo) film che esplora
la dipendenza da sesso: prima c’è stato
Shame (2011) di Steve Mceen, dove Michael Fassbender vive con inquietudine e
frustrazione la sua dipendenza dal sesso,
Voyeurismo d’autore
creato per scioccare
un pubblico troppo
apatico e pudico
tormento e schiavitù che gli impedisce di
amare veramente; poi è stata la volta di
Don Jon (2013) di Joseph Gordon – Lewi,
in cui il protagonista non riesce a sfuggire
alla sua schiavitù dai film porno, arrivando anche a masturbarsi dopo ogni rapporto sessuale vero, perché il virtuale è più
eccitante della realtà. Secondo la critica, il
nuovo film di Lars Von Trier, a differenza
dei precedenti elencati, promee di essere
più faticoso ed impegnato, merito del regista, capace di offrire ai suoi speatori un
insieme di sensazioni contrastanti, il cui
scopo più alto è l’eccitazione intelleuale.
Nymphomaniac è un racconto dolente a
base di filosofia, in cui l’autore affronta il
tema della sessualità femminile intersecandolo con i principi della morale, creando un saggio non tanto sulle
perversioni quanto sul senso di inadeguatezza e disagio di cui è viima la protagonista.
Peré in questi ultimi due o tre anni il focus della
rappresentazione sessuale si concentra soprattutto
sulle malattie psicologie come ad esempio la dipendenza dal sesso?
C’è una sorta di costruzione patologica intorno alla
sessualità. Cioè la sessualità è rappresentata non
come un’aività spontanea, che non è mai perché la
sessualità è una costruzione sociale per larga parte,
ma a livello di costruzione sociale sembra quasi in
realtà, al di là del mucchio di parole con le quali l’accompagniamo, che noi non pensiamo che l’aività
sessuale appartenga ai campi normali dell’aività
umana e che dobbiamo costruire una sorta di rilancio
continuo della sessualità sui suoi confini. Da questo
1990
17
17mln
*
1999
di Stanley Kubrick
con Tom Cruise
e Nicole Kidman
162mln
1986
15mln
1980
punto di vista sembra che siamo costrei in un’epoca
di stanchezza, anche sessuale, al di là delle apparenze
di ipocondria e di ossessione della gestione amministrata della sessualità. Sembra che noi siamo costrei
ad una sorta di rilancio simbolico e immaginario per
tentare disperatamente di agganciarci a segmenti
lontani e profondi di forze oscure di noi stessi.
Lei parlava di “rilancio”. Si riscontra e, a partire
dal 1972 con Ultimo tango a Parigi, c’è una ciclicità
di questi film e escono alla ribalta: nei primi anni
’70, la metà degli anni ’80, la fine degli anni ’90 e
gli ultimi due o tre anni. C’è una ragione per questa
ciclicità?
1972
36mln
A me pare che queste punte emergenti corrispondano con momenti di sofferenza delle identità individuali e colleive. Cioè sembra che nei sistemi
sociali si condensino momenti o ai di sofferenza
identitaria, Baumann direbbe: “Sofferenze di identità
liquide”, che hanno bisogno di riconoscersi in rappresentazioni forti della sessualità come uno specchio che ci dice: “Guarda che esisti, guarda che
ancora desideri, guarda che ancora dentro di te hai
una vitalità per quanto oscura e complessa”. Dunque
io vedrei queste punte cicliche di rappresentazione
della sessualità come punte cicliche che corrispondono a momenti di acuta sofferenza delle identità colleive e individuali.
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18 SPORT LICEI SPORTIVI
A SCUOLA
DI SPORT
PRONTI, VIA: A SETTEMBRE
PARTONO I LICEI SPORTIVI
BARBARA MONTRASIO
@BAMontrasio
I
n principio il liceo scientifico era
il fratellastro del liceo classico.
Non consentiva l’accesso a giurisprudenza, facoltà dei futuri dirigenti, ma soprauo veniva criticato
negli ambienti accademici per la poca
scientificità se paragonato alle scuole
tecniche. Istituito nel 1923 dalla riforma Gentile, di fao era un liceo “inferiore”. Si dovee aspeare il 1969 e
la liberalizzazione dell’accesso a tue
le facoltà per assistere ad un vero
boom delle iscrizioni. Proprio negli
anni Seanta, grazie all’autonomia
scolastica, furono aivate numerose
varianti del liceo scientifico: bilinguismo, progeo Brocca (con economia e
dirio), scienze naturali, Piano nazionale informatica e molti altri. Fino al
2010, quando la riforma Gelmini ha
fao pulizia delle sperimentazioni e ha
ammesso solo due opzioni: lo scientifico tradizionale e quello delle scienze
applicate (niente latino e più labora-
Sarà uno scientifico
senza latino e arte
ma con sei ore
di attività motoria
tori). Ma dal prossimo anno scolastico
ci sarà una novità: il liceo scientifico
ad indirizzo sportivo. Secondo i piani
dell’ex Ministro dell’Istruzione Francesco Profumo, il liceo sportivo sa-
Intervista
VALENTINA APREA
L’assessore all’Istruzione
inaugura i dieci licei lombardi
rebbe dovuto partire lo scorso seembre, ma in realtà prenderà il via dall’anno scolastico 2014/2015. Sarà un
vero e proprio scientifico, senza latino
e arte, ma con sei ore seimanali dedicate all’aività motoria e a cui dal
terzo anno si aggiungeranno dirio ed
economia dello sport. Inoltre, i docenti
dovranno dedicare il 20% dei loro programmi a tematiche sportive. Lo scopo
è quello di far maturare competenze
necessarie per gestire le interazioni tra
l’aività motoria e la cultura dello
sport. Le professioni a cui il liceo mira
sono ovviamente legate al mondo
dello sport, dall’allenatore al fisioterapista, dando per scontato che gli studenti proseguano il loro percorso di
studi in ambito universitario. L’accesso non sarà libero; per frequentare
il liceo sportivo occorre essere agonisti
È
passato di mano in mano a molti,
ma il progeo dei licei sportivi
approda in Lombardia con l’assessore regionale all’Istruzione Valentina Aprea. Dopo un lungo dialogo tra
la Regione Lombardia e le Provincie
sono state individuate le scuole più
adae e il prossimo seembre dodici
classi saranno pronte ad accogliere gli
studenti del liceo sportivo.
Come sarà organizzato il monte ore dei
licei sportivi lombardi?
in qualche sport. Essendoci pochi
posti, però, la selezione è dura. Sono
molte le scuole che si sono messe in
lista d’aesa al Ministero dell’Istruzione per oenere l’indirizzo sportivo,
ma la norma prevede che ve ne sia
solo uno per provincia, quindi circa un
centinaio in tua Italia. Per quanto riguarda la Lombardia, l’anno prossimo
partiranno dieci licei sportivi, uno per
ciascuna provincia ad esclusione di
Lodi, che non ne avrà, e di Milano,
dove ce ne saranno due. E proprio nel
capoluogo lombardo le richieste di
iscrizione sono arrivate a valanga,
tanto che molte di esse non sono state
accolte, causa mancanza di posti.
Trenta ragazzi acceati al liceo Torricelli e trentatré al Cardano, contro
centotrenta domande di ammissione.
Più del 50%, quindi, è rimasto tagliato
Le sezioni ad indirizzo sportivo adoeranno le forme di flessibilità didaica e
organizzativa previste dal decreto del
Presidente della Repubblica 275 del 1999
e l'orario annuale degli insegnamenti
obbligatori è di 891 ore per il primo
biennio e di 990 ore per il secondo biennio e quinto anno.
A i è rivolto il liceo sportivo? qual è
la sua mission?
Le sezioni ad indirizzo sportivo tendono
ad approfondire le discipline di scienze
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LabIULM
19
La mappa
PROV
BG
Sondrio
BS
CO
CR
LC
MI
Como
Bergamo
Lecco
Varese
V
arese
Monza
Brianza
Brescia
Milano
*Lodi
Pavia
MN
MB
Cremona
Mantova
PV
SO
VA
*
fuori. Colpa dei criteri, sorprendentemente diversi da scuola a scuola. Infai al Torricelli veniva
valutata la regolarità scolastica, il voto in condoa e quello in matematica e scienze, mentre al
Cardano si è tenuto conto della cià di residenza,
della seconda scelta espressa, della parità di genere e della media dei voti. Tanto entusiasmo per
i licei sportivi però non dovrebbe stupire, se si
pensa al successo che hanno avuto i precedenti.
Sì, perché in realtà dei licei ad orientamento sportivo (non sooposti alla riforma Gelmini) esistevano già. Erano scientifici a tui gli effei, ma
I ragazzi potranno praticare
attività sportiva agonistica
senza rinunciare agli studi
come accadeva in passato
SCUOLA
Tutte le province tranne la Provincia di Lodi dispongonodi
un Liceo Sportivo. La Provincia di Milao è l’unica ad averne
due, entrambi nella città di Milano.
nell’ambito del 20% di autonomia didaica che
tue le scuole hanno, inserivano ore extra di
sport a discapito di filosofia e matematica. esti
non verranno toccati dall’introduzione dei licei
sportivi, che saranno una realtà ben diversa, a
partire dalla dicitura del diploma, che porterà
scrio “maturità scientifica a indirizzo sportivo”.
Una scuola che, come si legge sul sito del liceo
Cardano di Milano, mirerà a "conciliare le straordinarie potenzialità della carica vitale giovanile
tra crescita culturale ed educazione sportiva”.
ella che potrebbe sembrare una scorciatoia per
chi vuole prendere il diploma tirando calci al pallone, in realtà vuole essere la possibilità per molti
ragazzi di continuare a praticare l’aività sportiva senza dover rinunciare agli studi, come invece accadeva in passato. Tuo molto bello, ma
ora che lo scientifico è diventato la scuola superiore con la maggioranza relativa di studenti, non
facciamolo tornare ad essere un liceo di serie B.
Monte ore settimanale
LICEO TRADIZIONALE
LICEO SPORTIVO
Matematica
5
5
Lettere
Inglese
Fisica
Scienze
Filosofia
Latino
Storia
Scienze Motorie
Arte
Religione
Disc. sportive
Diritto economia sport
4
3
3
3
3
3
2
2
2
1
4
3
3
3
2
4
3
3
motorie e favoriscono in particolare l'acquisizione di competenze e struure
proprie della fisica, della matematica,
dell'economia, del dirio e delle scienze
naturali. Il percorso di studi intende assicurare anche le pari opportunità tra gli
studenti, compresi i ragazzi disabili.
Come si inserisce il liceo sportivo nel
contesto già esistente?
Il Liceo Scientifico ad indirizzo sportivo
risulta, per sua natura, un percorso di
studi aperto alle collaborazioni con il
1
3
3
Il Liceo Sportivo
garantisce a tutti
pari opportunità,
compresi i disabili
Opinione
CITTÁ
Amaldi
Alzano Lombardo
Meneghini
Edolo
Cantù
Sant’Elia
Cremona
Luca Pacioli
Oggiono
Bachelet
Milano
Cardano
Milano
Torricelli
Belfiore
Mantova
da Vinci
Carate Brianza
Voghera
Galilei
Sondrio
Donegani
Gavirate
Stein
FELICE ACCAME
Sport, disciplina
da valorizzare
a cura di ADRIANO PALAZZOLO
@adrianopalaz
U
na premessa. Sullo sport sono stati fai
vari e comunque cospicui investimenti di
ordine ideologico manifestamente strumentali. Si pensi alla funzione nazionalistica dell’associazionismo sportivo oocentesco. Si pensi
all’idea pre-fascista e fascista tout-court di considerare lo sport come propedeutico alle virtù militari. Si pensi all’uso del successo nelle competizioni
sportive da parte dei regimi totalitari del Novecento ai fini del consenso politico interno ed
esterno.
E’ anche in ragione di ciò che taluni ritardi nel registrare il fenomeno tra quelli degni di psicologia,
di sociologia e di storia né si spiegano facilmente
né possono essere tollerati ancora a lungo. Se c’è
qualcosa che ha segnato – in termini di risarcimento dei corpi umani, in termini di modifica del
palinsesto della vita quotidiana di larga parte dell’umanità – la vita sociale del Novecento è stato lo
Nel Novecento lo sport
ha modificato il palinsesto
della vita quotidiana
di larga parte dell’umanità
sport. E’ sufficiente leggere Massa e potere di Elias
Canei per comprenderne l’intima connessione
con altri fenomeni ritenuti invece – più e meno accademicamente – degni di analisi.
La storia sociale dello sport è ormai disciplina matura per essere declinata in tue le sue articolazioni
in ogni ordine di scuola. A meno che si voglia – si
voglia fortemente – favorire una scissione sempre
più profonda tra il sapere così com’è somministrato
nelle istituzioni scolastiche e l’esperienza quotidiana in qualsiasi termine sia questa vissuta.
Da questo punto di vista rimane fin a latere il risvolto più ovvio. Pratica e speacolo sportivo
fanno parte – rilevante – dell’economia del nostro
Paese. Non predisporne – non governarne compiutamente – i processi di formazione professionale –
demandarli alla buona volontà ed allo logica probabilistica di istituzioni dagli interessi palesemente
privatistici - è un ao di pigrizia culturale grave o
di complicità nel gioco al ribasso dell’occupazione
giovanile. A maggior ragione se compiuto in un periodo che i suoi stessi artefici categorizzano come
“crisi”.
territorio. Pertanto sono auspicate apposite convenzioni con soggei qualificati.
In particolare, per quanto riguarda le
scuole statali, gli Uffici scolastici regionali stipuleranno convenzioni, senza che
da queste derivino nuovi o maggiori
oneri per la finanza pubblica, con i comitati regionali del CONI o del CIP (Comitato Italiano Paraolimpico). Nelle
scuole paritarie, invece, i gestori stipuleranno apposite convenzioni con i comitati regionali del CONI e del CIP in
materia di rapporti tra le istituzioni sco-
lastiche interessate ed i soggei associati. Un discorso a parte, infine, è quello
che afferisce le Università oppure gli enti
e associazioni sul territorio che vogliono
dare un contributo alla realizzazione di
obieivi specifici legati alla formazione
e all'aività sportiva. Le istituzioni scolastiche statali e paritarie in cui siano attivate le sezioni ad indirizzo sportivo, sia
singolarmente che collegate in rete, potranno infai stipulare convenzioni con
Atenei statali o privati e con società e federazioni già esistenti.
(BM)
labiulm aprile.qxp_Layout 1 08/04/14 15.24 Pagina 20
20 SPORT CALCIO
LA STORIA DI SODINHA:
ESTROSO BRASILIANO,
CALCIATORE EXTRALARGE
E IDOLO DI BRESCIA
DRIBBLING
E CARBONARA
MATTEO PALMIGIANO
@palmi14
A
Brescia c’è un trequartista
brasiliano che è entrato
nel cuore dei tifosi delle
Rondinelle. Il suo nome è
Felipe Monteiro Diogo, conosciuto ai
più come Sodinha. Eppure non è stato
facile per il venticinquenne verdeoro
farsi ben volere dai sostenitori del club
lombardo. ando nel 2012 il presidente Gigi Corioni lo ingaggia a parametro zero dai brasiliani del Cearà
Sporting Club, c’è tanto sceicismo
nei suoi confronti. Il motivo? Sodinha
è sovrappeso, impossibile non notarlo.
85 chilogrammi per 174 centimetri:
queste le misure che scatenano la diffidenza dei tifosi del Brescia. Arrivano
le prime critiche. “Mangia meno
pasta!", gli urlano dagli spalti. Sodinha
manda giù e si allena per prendersi la
rivincita. Un percorso duro non privo
di sofferenze. “All’inizio ci stavo veramente male, ora non dò assolutamente
importanza alla cosa”, ci confessa in
esclusiva. Anche i sostenitori più dubbiosi cominciano a ricredersi. Non si
parla più del fisico del brasiliano, bensì
delle sue giocate. “Prima mi criticavano, poi hanno imparato a conoscermi e adesso non capita più”. Del
resto, quando l’Udinese lo prelevò
dalle giovanili del Paulista Futebol
Clube a dicioo anni, le aspeative
erano alte. “Sognavo, come tui i bambini, di giocare in Europa. Ero un ragazzino, ma mi sono ambientato molto
bene in Italia. Il Brasile però – continua il paulista – mi manca sempre”.
Con la Primavera dei friulani gioca e
convince. Ma quando viene il momento di fare il salto nel calcio che
conta è proprio il fisico a frenarlo. So-
“Mi criticavano per
il mio peso.
Ci stavo molto male,
ora non capita più”
Se il calciatore somiglia alla palla
ADRIANO PALAZZOLO
@adrianopalaz
S
odinha di sicuro non è l’unico calciatore con la
passione per la tavola e la buona cucina. La storia del calcio è costellata di esempi di giocatori
più o meno noti che hanno perso la loro forma fisica,
trasformando il loro corpo, in alcuni casi, in maniera
eclatante. ando si pensa agli sportivi, e ai calciatori
professionisti in particolare, ciò che viene subito alla
mente è un esempio di atleticità, prontezza, tonicità e
buona salute; infai, le performance sportive e l’allenamento serrato a cui si soopongono non possono che
essere sostenuti con delle sane abitudini di vita ed una
correa ed aenta alimentazione; non si traa certo del
calceo serale del mercoledì con gli amici o i colleghi
di ufficio, a cui solitamente segue una pizza in allegria.
Tuavia, a promesse del calcio e ad affermati campioni
è capitato di perdere nel giro di qualche anno la loro
prestanza, gli addominali scolpiti messi in bella mostra
in campo spariscono, la pancia cresce, il mento raddoppia e i muscoli si afflosciano. Alcuni giocatori hanno
preferito ingrossarsi, modificando il proprio fisico di
pari passo con il cambio del gioco del calcio che da dinamico sta mutando sempre più in gioco fisico: è preferibile avere una massa muscolare di peso e delle spalle
possenti per avere la meglio sugli avversari piuosto
che essere esili e scaanti; altri, invece, sono stati inglobati dalla mondanità che circonda il calcio, ed oltre che
dalle veline e modelle che ronzano negli ambienti sportivi, si sono lasciati stregare dagli eccessi di una vita sregolata con abusi di cibo, alcol e, talvolta, sostanze
stupefacenti. Sul tabloid inglese e Sun, qualche tempo
fa, si erano divertiti a stilare un’irriverente classifica sui
faest, i più grassi calciatori di tui i tempi: nella parti-
dinha passa da una squadra all'altra
senza lasciare il segno: Bari, Paganese,
Portogruaro, Triestina. Il ragazzo originario di Jundiaì, cià dello Stato di
San Paolo, viene utilizzato con il contagocce. A penalizzarlo sono anche gli
infortuni ai legamenti e al menisco:
due gravi problemi che lo tengono lontano dai campi per molto tempo. Per
uno come lui, che di certo non fa della
forma fisica la sua dote migliore, sembra davvero dura non arrendersi. Ma
Sodinha non molla: "Grazie a Dio e alla
mia famiglia mi sono sempre rialzato".
colare top ten erano stati inseriti calciatori, è il caso di
dirlo, di grandissimo calibro: Micky inn, centravanti
di origini italiane che tra gli anni '80 e '90 ha indossato
le maglie di 9 squadre, soprannominato “Sumo” e che
di sé amava dire “Sono il giocatore più veloce del mondo
nel singolo metro”; Ferenc Puskas, fuoriclasse ungherese, che confessò che non era esaamente in forma
quando si trasferì al Real Madrid nel 1958; William Foul,
pioniere del football, che ha indossato le maglie di Sheffield e Chelsea tra la fine dell'800 e l'inizio del '900, si
guadagnò il soprannome di 'Fay', 'ciccioello', per la
sua mole. In classifica anche il pibe de oro, Maradona,
giustificato perché diventato oversize dopo aver appeso
le scarpe al chiodo e, al numero uno della classifica, il
Fenomeno, Ronaldo: nonostante i guai fisici e l’amore
per il cibo gli abbiano portato tanti chili di troppo, è riuscito ad incantare con il pallone e riempire la bacheca
di trofei. Non farà parte della classifica inglese sui grassoni ma anche il nostro Cassano verrà ricordato per la
sua stazza: sta giocando bene ed è dimagrito ma quando
gli hanno chiesto se mangiava ancora le focaccine ha
risposto: “Sì, le mangio ancora ma di meno”.
labiulm aprile.qxp_Layout 1 08/04/14 15.24 Pagina 21
LabIULM
21
Opinioni
SODINHA
Dicono di lui
Potenzialmente
è uno dei più grandi
calciatori in Italia.
ETÁ: 25 anni
NAZIONALITÁ: Brasiliano
RUOLO: Trequartista
CLUB: Brescia
ALTEZZA: 1.74 cm
PESO: 85 kg
Udinese
2008
0 (0)
Bari
2009
4 (0)
2009 Paganese 11 (0)
2010 Portogruaro 3 (0)
2010
Triestina
0 (0)
2012
Ceará
0 (0)
2012Brescia
32 (2)
Dopo una breve parentesi in patria, Felipe ci riprova a Brescia. In principio il
problema è sempre il solito: "Ha provato molte diete, ma è stato inutile", fa
sapere la società. La svolta arriva con
Alessandro Calori, suo allenatore già
al Portogruaro: “È stato quello che ha
creduto di più in me”. Grazie alla fiducia di Calori, il talentuoso trequartista
non bada più al suo fisico e alle critiche. Arrivano gol, assist di mancino e
punizioni che ricordano quelle di Roberto Carlos: Sodinha è sempre più un
idolo tant’è che qualche tifoso lo para-
GINO CORIONI,
PRESIDENTE BRESCIA
Avesse anche
il fisico perfetto,
non sarebbe al Brescia.
È un genio...
GIGI MAIFREDI,
DIRETTORE TECNICO BRESCIA
Non è diventato ancora
un giocatore importante
a causa dagli infortuni.
ALESSANDRO CALORI
ALLENATORE BRESCIA 2011/13
“Io come Baggio?
Nessuno come lui.
Il mio mito in campo
è Ronaldinho”
gona al grande ex Roberto Baggio:
“Nessuno regge il confronto con lui –
risponde con modestia – Baggio ha dimostrato tanto nella sua carriera, io ho
ancora tanto da lavorare”. Il mito di
sempre è il connazionale Ronaldinho,
accusato anche lui in passato di aver
esagerato con la forchea, mentre
l’amico del cuore è il compagno Lucas
Finazzi, un altro brasiliano. Se lo si
stuzzica poi sui peccati di gola italiani,
Felipe non si tira indietro: “Pasta alla
carbonara”, non proprio un piao da
atleta coi fiocchi. Non ha a che fare
SEVILLA
BRASILE
REAL MADRID
CORINTHIANS
DIEGO ARMANDO MARADONA
RONALDO
ANTONIO CASSANO
ADRIANO
ETÁ: 53 anni
NAZIONALITÁ: Argentino
CLUB: (ritirato)
ETÁ: 37 anni
NAZIONALITÁ: Brasiliano
CLUB: (ritirato)
ETÁ: 31 anni
NAZIONALITÁ: Italiano
CLUB: Parma
con il cibo invece l'origine del suo
nome: “Sodinha in portoghese significa piccola bevanda ed era il soprannome di mio padre. Ho deciso di
adoarlo quando in Brasile giocavo in
una squadra di calcio a 5 ed eravamo
in 4 a chiamarci Felipe… Dovevo trovare un modo per distinguermi”. Il
paulista ora in Italia sta bene e dopo
essere riuscito a farsi apprezzare,
anche se con qualche chilo di troppo,
sogna in grande: “Voglio arrivare in
Serie A con il Brescia e giocare un
giorno in nazionale”.
ETÁ: 32 anni
NAZIONALITÁ: Brasiliano
CLUB: Atl. Paranaense
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22 IULM news
LA SINTESI DELLA RELAZIONE
DEL RETTORE DELLA IULM
GIOVANNI PUGLISI
PER L’APERTURA DELL’ANNO
ACCADEMICO 2013-14
L’UNIVERSITÀ MERITA
UNA BUONA POLITICA
GIOVANNI PUGLISI
P
rima di iniziare questa Relazione, come credo fosse giusto
e responsabile, sono andato a
leggermi quello che avevo
scrio e deo l’anno scorso – quasi esattamente un anno fa – il 12 marzo 2013, in
quest’Aula Magna. Credo che la cosa più
semplice e più facile per me sarebbe
quella di riproporvela per intero. Un anno
perduto! Anzi, un anno in cui tuo si è
aggravato e le condizioni dell’Università
– ma soprauo del Paese – sono drammaticamente peggiorate.
IL GIUSTO PESO DELLA CULTURA
Mi sia consentito dirlo con chiarezza e
forse anche con brutalità: non mi basta e
non mi sento forse neppure più garantito
dalla presenza di uno di noi, di un Reore
o di un Professore universitario alla guida
del Dicastero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, quando fra le priorità
di un Governo e di una stagione della politica rifondativa dei costumi e dei valori,
non c’è il tema della cultura, dell’Università e della ricerca, sostenuto da un adeguato riferimento economico-finanziario
nel Bilancio dello Stato o, come si chiama
adesso, nella Legge di Stabilità. Oso dire
che per taluni versi preferirei un “politico
doc” ad un accademico, cosa che riaffermando la “separazione delle carriere”, restituirebbe al cursus honorum
accademico la sua funzione di luogo privilegiato della formazione e della ricerca.
Per queste ragioni i miei auguri al nuovo
Ministro dell’Istruzione, dell’Università e
delle Ricerca non sono alla collega e soprauo amica Stefania Giannini, bensì
alla “Senatrice” Stefania Giannini, segretario politico del Partito “Scelta civica”,
auspicando che mea sul tavolo del Consiglio dei Ministri tuo il peso politico del
suo Partito proprio per dare alla nostra
Università, alla ricerca e - perché no?anche alla cultura il giusto peso che deve
avere nelle priorità economico-finanziarie del Governo nell’interesse del Paese.
La crisi profonda che aanaglia – oltre
ogni irenica e “palliativa” dichiarazione
dei nostri politici – il Paese, la sua economia, la sua produività, il mondo del lavoro, i nostri giovani è ancora tua lì con
evidenza e drammaticità. Come è tua lì
la ipocrita retorica della sinergia tra pubblico e privato. Se ascoltiamo con aenzione il Presidente di Confindustria,
Giorgio Squinzi, e finanche il coro di voci
bianche della politica, ci rendiamo facilmente conto che l’aenzione dell’imprenditoria privata è assolutamente
“distraa” e, nella migliore delle ipotesi,
strumentale. La politica, il mondo politico, purtroppo, sono troppo presi dal loro
istinto primario all’autoconservazione:
non voglio giudicare precipitosamente il
nuovo Governo e soprauo il nuovo
Primo Ministro, del quale ammiro e apprezzo il decisionismo, prima che la visione strategica, che in alcuni casi e in
qualche momento mi sembra un po’ appannata. Lo voglio vedere alla prova
prima dei fai, della sua tradizione ed
esperienza culturale, che pur collocata in
qualche modo a sinistra, si iscrive ad una
scuola di grande civiltà democratica e di
Fascia zero confermata
L’
Università IULM conferma
anche per l’Anno Accademico
2014/2015 l’aribuzione della
Fascia Zero agli studenti meritevoli che
sono membri di famiglie con una condizione economico patrimoniale (indicatore ICEP) annua inferiore a 15.000
€. L’applicazione della Fascia Zero è riservata agli studenti immatricolati a
un Corso di Laurea di I livello che ab-
biano conseguito un voto non inferiore
a 75/100 all’esame di Maturità, oppure
agli immatricolati a un Corso di Laurea
di II livello che abbiano oenuto un
voto di Laurea di almeno 100/110. Per
la Fascia Zero la rea annua ammonta
a 1800 € per l’immatricolazione ai
Corsi di Laurea Triennale e a 2500 €
per l’immatricolazione ai Corsi di Laurea Magistrale.
(FP)
pluralismo interculturale. Un banco di
prova credo proprio che sia il sistema
della alta formazione non statale: non
solo i tagli in questo senso alla Legge di
Stabilità, ma anche e soprauo l’assenza
di aenzione politica e amministrativa
alle esigenze del sistema non statale sono
le cose che maggiormente ci hanno colpito di recente e che hanno reso sempre
più asfiica non tanto la vita delle nostre
Università, ma soprauo lo slancio vitale a resistere sul mercato della competizione di qualità. La nostra resistenza
sembra ispirarsi più allo storico “resistere,
resistere, resistere” di Viorio Emanuele
Orlando. L’Italia di Viorio Emanuele
Orlando allora, resistendo, vinse. E l’Università italiana di oggi, resistendo, riuscirà a vincere? Io dico solo che se non
vince, perde l’Italia. Ancora una volta
debbo richiamare l’aualità di una mia
affermazione dell’anno scorso, rimasta
intaa, anzi: “Le difficoltà di dialogo civile
e politico del sistema universitario con il
sistema-Paese sono la ragione principale
della crisi del sistema dell’alta formazione. Io non so se il tempo che abbiamo
davanti ci permeerà di recuperare questa relazione in modo virtuoso, risalire la
china di questa deriva reale e mediatica
sarà molto difficile per tui, universitari,
politici, industriali, imprenditori, giornalisti, opinion makers. È però l’unica forma
di recupero di quella centralità dell’educazione, ntesa in senso anglosassone.”
Oggi aggiungo che siffaa centralità non
può passare mai dal soffocamento di una
parte del sistema, quello non statale, a favore di quello cosiddeo statale: sarebbe
un harakiri colleivo. Il sistema non statale ha dato moltissimo al nostro Paese:
ovviamente con chiari e scuri, le esperienze non statali hanno non solo compensato situazioni e difficoltà del
parallelo sistema statale, alleggerendone
spesso anche oneri e costi (si pensi al solo
fao che i docenti e il personale tecnicoamministrativo in servizio nelle università non statali non gravano sul Bilancio
dello Stato, ma su quello delle singole
Università non statali), ma hanno consentito, nei casi migliori, anche performances didaiche e formative di alto
profilo. In questa sede non posso non
parlare – ovviamente – di questa Università, i cui risultati in termini di crescita
sono soo gli occhi di tui, ad esempio,
le immatricolazioni (quest’anno ci siamo
assestati su un +12.6%) testimoniano una
qualità della nostra offerta formativa nel
seori di nicchia di nostra pertinenza,
come la comunicazione, le relazioni pub-
Atenei Antimafia
U
niversità IULM e “Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le
mafie” insieme per una serie di incontri centrati sul tema della criminalità
organizzata. È il risultato della Convenzione firmata il 14 marzo scorso. L’accordo prevede la realizzazione di alcuni
seminari. Agli incontri si discuterà dei
temi legati alle mafie e delle possibilità di
prevenzione. Uno spazio particolare sarà
riservato alla discussione sull’infiltrazione
delle mafie nel territorio milanese e nel
Nord. Per lo IULM e Libera non è la prima
collaborazione. Da una precedente cooperazione con il Master in giornalismo
IULM è nato il progeo “Terre Liberate”
sfociato nella realizzazione di un documentario che aveva l’obieivo di indagare
sui terreni e i beni che lo Stato ha liberato
dal dominio delle mafie.
(ML)
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LabIULM
23
Il Rapporto
ALMALAUREA
Lavoro, con IULM è più facile
C
hi si laurea alla IULM, lavora.
esto il risultato della ricerca di AlmaLaurea che,
come ogni anno, ha analizzato i dati
occupazionali degli studenti che, laureati negli atenei italiani, si immettono nel mercato del lavoro. Secondo
il Rapporto AlmaLaurea 2014, vi sono
buone notizie per tui gli immatricolati nelle nostre facoltà: ad un anno
dal conseguimento della triennale, il
50% dei laureati IULM è ben inserito
nel mondo del lavoro (ossia ben 9
punti percentuali in più rispeo alla
media nazionale, che si assesta al 41
per cento). Oimi sono anche i risultati per quanto riguarda coloro che
scelgono di proseguire per altri due
anni gli studi, completando il proprio
cursus honorum con una laurea magistrale: a tre anni dal conseguimento
del titolo è l’86 per cento dei ragazzi
ad aver trovato un posto di lavoro.
Anche in questo caso uno stacco non
indifferente rispeo alla media nazionale, che si ferma al 73 per cento. Ma
bliche, il marketing, l’interpretariato e,
più da recente, il turismo, i mercati dell’arte e i patrimoni dell’umanità, gli studi
culturali e le relazioni internazionali. Le
Università non statali (siamo oggi 18,
contro le 5 del 1970, fra esse last, but not
list la “mia” Libera Università Kore di
Enna) “versano” nelle casse dello Stato, in
modo indireo, somme elevatissime in
servizi e/o assumendo sui propri bilanci
spese fisse di servizi e risorse umane che
diversamente nelle Università statali sarebbero a pie’ di lista a carico di tui noi
contribuenti.
PUNITI PERCHE’ NON STATALI
Nelle prossime seimane la Conferenza
dei Reori presenterà una ricerca, che
come Coordinamento delle Università
non statali abbiamo fortemente voluto,
con dati assolutamente sorprendenti e
documentati, con i quali diamo conto di
questa strana doppia velocità con la quale
si sviluppa il rapporto tra le Università
non statali e lo Stato italiano: le prime aumentano in modo significativo e costante
la loro “contribuzione” in servizi e risorse
materiali, immateriali e umane allo Stato
e questi, lo Stato, invece riduce in modo
– permeetemi – vergognoso la sua contribuzione al sistema universitario non
statale: tra il 2012 e il 2013 per tuo il si-
stema (telematiche, anche bocciate dall’ANVUR, comprese) siamo scesi da 86 a
66 milioni di euro! Vorrei essere chiaro e
onesto – soprauo con i carissimi amici,
illustri Colleghi Reori degli Atenei statali, che mi hanno voluto onorare della
loro presenza, insieme a quelli delle consorelle Università non statali: loro conoscono bene questa situazione e so anche
che se ne sono sempre fai carico politico
e morale nell’economia della complessa
organizzazione della nostra Conferenza
dei Reori, a partire dal Presidente, il mio
carissimo amico Stefano Paleari, ritengo
però giusto e correo per chi mi ascolta
e soprauo per quanti – stampa compresa – hanno sempre la tromba pronta
sulla “privatizzazione delle Università”,
sul “privilegio che lo Stato riserva alle
Università non statali” e altre stupidaggini del genere, meere qualche puntino
sulle “i”. Financo in termini di
richiesta/verifica di “requisiti necessari”
la parificazione, avvenuta quest’anno tra
i due soosistemi, statale e non statale,
azzerando ogni beneficio per queste ultime, è stata una discutibilissima “manina” data al soosistema statale. Le
risorse umane che le non statali investono nei corsi di studio sono assunte
tue direamente sui propri bilanci: esse
Vincitori Webseries
L
o studente Maia Conti, 24 anni,
iscrio alla Laurea Magistrale in
Televisione, cinema e new media, è
il vincitore del concorso “Senza Parole”
lanciato dall’Università IULM e dalla casa
di produzione e distribuzione Moviemax
Media Group. Obieivo della competizione ideare e realizzare una fiction muta
per il web, nella quale le sole forme di comunicazione possibili fossero l’immagine
e il suono, non le parole. Il suo progeo
“Zona 01”, puntata pilota della webserie,
ha convinto la Giuria degli “IULM Movie
Awards 2014”, presieduta dal regista Maurizio Nichei, ed ha meritato un premio di
2000 € consegnatogli presso il Cinema San
Carlo di Milano lo scorso 24 febbraio. Si è
aggiudicato il secondo posto il trailer “e
world of silent words”, prodoo da Elisa
Mirani e Nicolò Piccione.
(FP)
le novità positive non finiscono qui.
Stando ad AlmaLaurea, tra coloro che
conseguono una specialistica nell’ateneo di via Carlo Bo, a tre anni dal
completamento del percorso univer-
proprio per questo fanno molta aenzione per un verso alla qualità dei percorsi formativi, per un altro alla loro
proliferazione. Ridurre i “requisiti necessari” anche alle statali – oggeivamente
più dotate di risorse umane – permee
loro di aumentare le loro offerte formative a “costi” più compatibili e quindi “alzare” il potenziale di competitività con il
sistema non statale a condizioni di corsa,
come dire?, taroccata! Tui liberi, a prescindere dai pesi e dalle dimensioni! Un
altro bizzarro esempio di liberalizzazione
all’italiana: ad essere penalizzate sono le
libere università!
IULM, CONTI IN ORDINE
È stata ed è dura: nella mia funzione di
Consigliere Delegato ho anche monitorato con il massimo rigore e la più inflessibile aenzione gestione e andamento
amministrativo-finanziario. La nuova
contabilità economico patrimoniale, che
ormai in IULM è a pieno regime, ci consente di monitorare la spesa e di intercettare qualunque ridondanza economica.
Con piacere registro che la fascia di condivisione delle scelte strategiche e di governo aumenta e mi auguro che anche le
ultime aree sceiche possano superare
questa fase e contribuire come la stragrande maggioranza al risultato prefis-
sitario, percepiscono mediamente stipendi migliori rispeo agli altri. Insomma, ex allievi occupati ed anche
piuosto remunerati. Ma il dato non
sorprende, dal momento che dati positivi erano emersi anche da una ricerca portata avanti dal quotidiano
economico Sole 24 Ore, che nel luglio
del 2012 aveva rivelato che, a soli a 3
anni dal conseguimento del titolo, il
93% dei laureati IULM risultava essere occupato. Sarà per questo che
sempre più giovani, una volta usciti
dalla scuola, scelgono di studiare alla
IULM. Secondo la ricerca di AlmaLaurea, infai, l'Anno Accademico
2013-2014 ha visto un incremento
degli iscrii del 12%. Un dato decisamente significativo, soprauo se si
considerano i dati nel complesso italiano. Negli ultimi dieci anni nel nostro paese i ragazzi che dopo il liceo
decidono di continuare il proprio
percorso formativo, iscrivendosi all’università, ha subito un drastico
calo, scendendo del 17%.
(AT)
sato. Alla luce dei risultati positivi dell’esperienza di quest’anno, abbiamo deciso per il prossimo anno accademico di
mantenere la “Fascia zero”, a ree ridoe,
dedicata ai “capaci e meritevoli” con un
reddito familiare annuo non superiore a
15.000,00 euro: la solidarietà non è un né
uno slogan, né un moo, ma un’azione di
pensiero e di vita. Una sola ombra avvolge questa mia Relazione e rarista il
mio animo: lo scorso anno Vi avevo dato
per questa cerimonia di oggi appuntamento nella nuova Aula Magna nell’Edificio a fianco a questo, cosiddeo IULM
6 oppure Knowledge Transfer Center
(KTC): un insieme di contraempi e di
incomprensioni ha ritardato la conclusione dell’opera di qualche mese. Ho ragione di ritenere che a breve ci saremo.
Solo per una ragione scaramantica non
Vi do più appuntamenti, ma vi assicuro
che ce la stiamo meendo tua. Mentre
posso assicurarvi che la procedura per
l’inizio dei lavori di recupero e restauro
della Cascina Moncucco, a noi assegnata
dal Comune di Milano, inizieranno fra
poco, a conclusione della Gara pubblica
per l’aggiudicazione dei lavori. Un nuovo
Residence, nel verde, che si aggiungerà,
nel giro di un paio d’anni, alla nostra offerta già esistente.
Culture di genere
C
ombaere le discriminazioni di
genere e sradicare gli stereotipi,
araverso lo studio e le analisi
delle trasformazioni avvenute negli ultimi anni. È questo l’obieivo che si
propone il Centro Interuniversitario per
le Culture di Genere, nato per iniziativa
di sei atenei milanesi, l’università IULM,
la Bicocca, l’Università degli Studi di
Milano, il Politecnico, la Bocconi e
l’Università San Raffaele. Il Centro, presentato il 3 marzo dalle componenti il
Comitato Scientifico, dedicherà particolare aenzione agli stereotipi e ai pregiudizi sulle donne. Le aività saranno
svolte da tui gli atenei che hanno aderito all’iniziativa. Il Centro avrà sede per
i primi tre anni presso l’Università Bicocca, poi sarà ospitato, a rotazione, da
tue le altre università.
(ML)

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