Indagine di prevalenza sulle conoscenze delle persone

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Indagine di prevalenza sulle conoscenze delle persone
INFERMIERISTICHE
SCIENZE
Indagine di prevalenza sulle
conoscenze delle persone anziane
relativamente ai farmaci assunti
INTRODUZIONE
Marina Vanzetta
Infermiere coordinatore,
Ospedale Sacro Cuore Negrar (Vr)
RIASSUNTO
Nelle persone anziane la patologia da farmaci costituisce un problema molto attuale.
Tra i fattori di rischio descritti in letteratura
vi sono anche quelli correlati ad uno scorretto uso degli stessi (informazione insufficiente, automedicazione inappropriata, non
corretta osservanza del trattamento)
Obiettivo: analizzare le conoscenze delle persone anziane relativamente a tipologia, numero di farmaci assunti, azione ed effetti,
possibilità di interazione e modalità di assunzione.
Pazienti e metodi: nell’agosto 2008 è stata
condotta un’indagine di prevalenza in due
unità operative, una di geriatria (43 persone) e una di rieducazione funzionale (30 persone) di un ospedale della provincia di Verona. La sua realizzazione ha richiesto una
intera giornata. È stato somministrato personalmente da parte di un infermiere un questionario costruito ad hoc e distinto in tre
sezioni che esplorano variabili socio-demografiche (età, sesso, scolarità), variabili cliniche (diagnosi di ingresso, patologie concomitanti, terapia prescritta), conoscenze
relativamente ai farmaci assunti. Altre fonti utilizzate sono state la cartella clinica e il
foglio unico di terapia in uso nelle unità operative.
Risultati: i questionari completi in tutte le sezioni sono stati 66 (7 incompleti nella se-
Nelle persone anziane la patologia da farmaci costituisce un problema quanto mai attuale; gli effetti indesiderati da farmaci risultano essere due volte più frequenti dopo
i 65 anni. Tali effetti sono spesso conseguenza, oltre che di errori terapeutici, anche
di una non sempre adeguata aderenza al trattamento o di automedicazione (Catania M.
A. 2005).
Una valutazione delle conoscenze, oltre che
della capacità della persona assistita di assumere autonomamente i farmaci prescritti e di partecipare alla gestione del trattamento (Catania M. A. 2008) assieme alla valutazione dei fattori che possono in qualche
misura limitare o ostacolarne la compliance, costituiscono elementi cardine della prevenzione della patologia da farmaci (Bergman-Evans B. 2006; Kairuz T., Bye L. et al.
2008).
Il potenziamento o la riduzione dell’attività
terapeutica o la manifestazione di eventi avversi quale conseguenza della somministrazione contemporanea di due farmaci configurano l’interazione farmacologia (Catania
M. A., 2008). I meccanismi che concorrono
a realizzarla possono essere sia di tipo farmacocinetico, sia farmacodinamico. Le interazioni farmaco/farmaco, la cui rilevanza
dal punto di vista clinico può essere molto
significativa in alcuni casi e scarsa in altri,
rappresentano la causa più frequente di eventi avversi durante la terapia e possono essere motivo di ospedalizzazione o di prolungamento della degenza. Tra le situazioni cliniche descritte in letteratura come a maggior
rischio di interazione ve ne sono due in particolare che riguardano la polifarmacoterapia e le persone anziane, situazioni, per molti aspetti, spesso correlate tra loro. La poli-
farmacoterapia sottende una possibilità di
interazione che aumenta proporzionalmente al numero dei farmaci assunti ed è una
circostanza piuttosto frequente in una significativa percentuale della popolazione anziana affetta da polipatologia.
Tra i fattori di rischio da prendere in considerazione nella prevenzione della patologia da farmaci nelle persone anziane vi
sono: età, aspetti sociali e ambientali, scorretto uso. Tra questi, un’informazione insufficiente, un’automedicazione inappropriata, una non corretta osservanza del trattamento (Catania M. A. 2005; Kairuz T. et
al. 2008).
Scopo di questa indagine di prevalenza è stato quello di analizzare l’effettiva presenza e
dimensione del problema consistente nella
scarsa conoscenza delle persone anziane relativamente a tipologia, numero di farmaci
assunti, azione effetti, possibilità di interazione e modalità di assunzione.
PAZIENTI E METODI
L’indagine di prevalenza è stata condotta nell’agosto del 2008 in due unità operative, una
di geriatria e una di rieducazione funzionale di un ospedale della provincia di Verona.
La sua realizzazione ha richiesto una intera
giornata e ha coinvolto un campione di 73
pazienti (43 in geriatria e 30 in rieducazione
funzionale). A ciascun paziente è stato somministrato personalmente da parte di un infermiere un questionario strutturato. Non
avendo rintracciato in letteratura uno strumento già validato, utile a indagare i contenuti del quesito, è stato costruito ad hoc, distinguendolo in tre sezioni finalizzate ad
esplorare:
• variabili socio-demografiche (età, sesso,
scolarità);
L’INFERMIERE 2/2009
41
SCIENZE
INFERMIERISTICHE
zione relativa alle conoscenze). I partecipanti
all’indagine hanno dimostrato una conoscenza frammentaria e insufficiente riguardo al loro regime terapeutico: il 48,48% (32)
del campione ricorda il nome dei farmaci che
prende; il 21,21% (14) non conosce la ragione per cui li prende; il 71% non conosce gli
effetti dei farmaci e il possesso di informazioni in molti casi acquisite non dai professionisti; solo il 5,48% (4) ha ricevuto informazioni da infermieri e medici in ospedale,
ma da fonti quali televisione, giornali/riviste,
amici e parenti.
Conclusioni: i risultati dell’indagine evidenziano una conoscenza frammentaria e insufficiente da parte delle persone anziane relativamente al loro regime terapeutico. L’attenzione degli operatori deve essere focalizzata sull’educazione-informazione sanitaria
pianificata e implementata attraverso un approccio multidisciplinare e imprescindibilmente preceduta dalla valutazione delle capacità della persona di prendere da sola i farmaci e di essere coinvolta nella gestione del
suo trattamento e/o delle possibilità di coinvolgimento del suo entourage.
PAROLE CHIAVE
Persone anziane, farmaci, conoscenze.
SUMMARY
Background: The elderly population is facing
a new phenomenon known as “drug-induced pathologies”. Among the risk factors described in literature, there are also those linked to the incorrect use of drugs, the lack of
information, inappropriate self-medication
and improper compliance with the treatment.
Purpose: To analyze the knowledge the elderly have about the type and the number of
drugs they take, as well as the actions and
effects of the drugs, the chances of interaction and the way they are taken.
Patients and Methods: A prevalence survey
was conducted (August 2008) in two units,
Geriatrics (43 people) and Functional Re-education (30 people) in a hospital in the Province of Verona. It took a whole day to be carried out.
A nurse handed out a questionnaire specially
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• variabili cliniche (diagnosi di ingresso, patologie concomitanti, terapia prescritta) ;
• conoscenze relativamente a tipologia e numero di farmaci assunti, modalità di assunzione, azione ed effetti.
Le fonti dei dati relativi alle variabili cliniche
e, in qualche caso alle variabili socio-demografiche, sono state la cartella clinica e il foglio unico di terapia in uso nelle due unità
operative.
La sezione sulle conoscenze è stata strutturata in 13 item chiusi che prevedevano una
sola risposta.
I confronti tra le variabili di interesse sono
stati effettuati applicando il test del chi-2,
con la correzione di Fisher dove la numerosità delle osservazioni all’interno delle singole celle risultava troppo bassa.
RISULTATI
I questionari completi in tutte le sezioni sono stati 66; 7 non sono stati completati nella sezione relativa alle conoscenze della persona assistita per incapacità del paziente di
rispondere alle domande. All’interno delle
variabili socio-demografiche considerate (età,
sesso, scolarità) la distribuzione del campione è risultata disomogenea. Il campione
è risultato composto da 32 maschi (43,8%)
e da 41 femmine (56,2%), con un’età media
di 78 anni. Dei 73 pazienti componenti il campione 58 (79,45%) hanno una bassa scolarità e 15 (20,55%) una scolarità medio-alta.
Le variabili cliniche, nello specifico il numero delle patologie concomitanti e il numero
e la tipologia di farmaci assunti, sono risul-
tate diversamente distribuite all’interno del
campione (tabelle 1 e 2, grafico 1).
All’interno delle categorie più assunte, i farmaci prescritti con maggiore frequenza sono risultati essere: farmaci per i disturbi della funzione intestinale, antimicrobici intestinali, vitamine, integratori minerali, lassativi
e farmaci correlati all’acidità (A); antitrombotici (B); ipolipemizzanti, betabloccanti,
ACE-inibitori, calcioantagonisti e diuretici
(C); antiepilettici, analgesici, psicoanalettici, psicolettici (N).
Il numero dei farmaci assunti in un giorno
dichiarato dai pazienti è 4 (mediana, range
interquartile 2 – 6), mentre il numero dei farmaci assunti risultante dall’analisi delle prescrizioni sui fogli unici di terapia è 7 (mediana, range interquartile 6 – 9).
Il 48,48% (32) del campione ricorda il nome
dei farmaci che prende; il 50,68% (37) dice
di assumere i farmaci prescritti più di una
volta al giorno, il 39,73% (29) invece, solo
una volta al giorno. Il 18,18% (12) dichiara di
prenderli da pochi mesi, l’81,82% (54) da anni. Chi li assume una volta al giorno ricorda
meglio di chi li lo fa più volte al giorno il nome dei farmaci prescritti (p 0,001); lo stesso vale per chi li assume da anni rispetto a
coloro che li hanno prescritti solo da pochi
mesi ((p 0,002). Il 65,15% (43) conosce la
ragione per cui sono stati prescritti i farmaci, il 13,64%, (9) solo per alcuni e il 21,21%
(14) non la conosce. Gli effetti dei farmaci
non sono conosciuti dalla maggioranza del
campione (grafico 2).
Il 62,12% (41) dei pazienti afferma di sape-
Tabella 1 - LE PATOLOGIE CONCOMITANTI
numero
da 1 a 3
4 o più
persone
32 (44%)
41 (56%)
Tabella 2 - IL NUMERO DI FARMACI ASSUNTI GIORNALMENTE
fino a 5
da 6 a 8
9 o più
17 (23%)
33 (45%)
23 (32%)
INFERMIERISTICHE
Grafico 1 - LE CATEGORIE DI FARMACI PIÙ ASSUNTI (CLASS. ATC)
200
155
(28,76%)
150
135
(25,05%)
96
100
(17,81%)
88
(16,32%)
65
(12,06%)
50
0
A
B
C
N
Altre categorie
A: apparato gastrointestinale e metabolismo;
B: sangue e organi ematopoietici.;
C: sistema cardiovascolare;
N: sistema nervoso;
Altre categorie (H: prearati ormonali sistemici; J: antimicrobici generali; M: apparato muscolo-scheletrico;
R: sistema respiratorio; altri)
Grafico 2 - LA CONOSCENZA DEGLI EFFETTI ATTESI E INDESIDERATI
23
si di tutti
6
71
si di alcuni
SCIENZE
designed for this purpose. The questionnaire was divided into three sections to explore social and demographic variables (age,
gender, education), clinical variables (initial
diagnosis, concomitant pathologies, prescribed therapy), knowledge on the drugs
they take. We also used other sources, the
clinical records and the single-therapy tab
employed in the clinical units.
Results: The fully completed questionnaires
were 66 (in 7 questionnaires, the “Drug Knowledge” Section was incomplete). Participants proved to have only fragmentary or insufficient knowledge about their therapeutic
regimen, 48.48% (32) of the cohort remembered the name of the drugs hey took, 21.21%
(14) did not know why they had to take their
drugs, 71% were not aware of the effects of
the drugs and the information they had, was
not provided by professionals, but television,
reviews, friends and relatives. Only 5.48%
(4) had received information from nurses and
physicians working in the hospital.
Conclusions: The results of the survey showed that the knowledge elderly people had
about their therapeutic regimen was only
fragmentary and insufficient.. Health professionals should focus more on providing
them healthcare education-information, designed and implemented through a multidisciplinary approach, necessarily preceded by
an assessment of a person’s ability to take
drugs on his/her own and to be involved in
the management of their treatment, as well
as the possibility to involve their next of kin.
KEY WORDS
no
re che i farmaci possono interagire tra loro.
Tra questi, il 27,4% (20) sostiene di aver avuto tale informazione dal medico di famiglia,
l’8,22% (6) da riviste/giornali, il 5,48% (4)
da parenti/amici/conoscenti, il 13,7% (10)
dalla televisione e il 5,48% (4) da infermieri e medici in ospedale. La conoscenza della possibilità di interazione tra farmaci sem-
Elderly people, drug, knowledge.
bra essere meno diffusa tra coloro che hanno più di 85 anni (p 0,049). Il 36,99% (27)
del campione pensa che i farmaci prescritti possano essere assunti insieme perché è
così che vengono loro somministrati, il
20,55% (15) riferisce di non sapere e di prenderli come suggerito dal medico e il 17,81%
(13) sostiene che i farmaci prescritti non pos-
L’INFERMIERE 2/2009
43
SCIENZE
INFERMIERISTICHE
sono essere assunti contemporaneamente.
Nel caso di comparsa di disturbi (nausea,
vomito, cefalea, vertigini ecc.) durante l’assunzione di farmaci, il 65,75% (48) sospende il farmaco e chiede al medico cosa fare,
mentre il 23,29% (17) continua a prenderlo
e sente il medico per avere indicazioni sul
comportamento da adottare. Solo il 23,29%
(17) dei pazienti dice di aver avuto in ospedale informazioni dai medici il 10,96% (8)
e dagli infermieri il 13,70% (10) relativamente
alle modalità di assunzione dei farmaci; il
65,75% (48) dichiara, invece, di non averle
avute.
DISCUSSIONE
UNA SIGNIFICATIVA
PERCENTUALE DEL CAMPIONE
(44%) HA PIÙ DI 4 PATOLOGIE E
LA MAGGIOR PARTE DEI
PAZIENTI (77%) ASSUME PIÙ DI 6
FARMACI AL GIORNO
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Una significativa percentuale del campione
(44%) ha più di 4 patologie e la maggior parte dei pazienti (77%) assume più di 6 farmaci al giorno. I farmaci più frequentemente prescritti rientrano in quelli considerati ad
alto rischio di interazioni (beta-bloccanti, anticoagulanti, antiepilettici, psicoanalettici,
psicolettici).
Come descritto in letteratura (Catania M.
A., Russo A. 2008.; Aparasu R. et al. 2007;
Mallet L. et al. 2007) la polipatologia, la
polifarmacoterapia, accanto alla tipologia
di farmaci, configurano le situazioni cliniche in cui il rischio di interazioni tra farmaci è indiscutibilmente maggiore. Verosimilmente, a fronte delle caratteristiche
cliniche della popolazione anziana, tali situazioni possono essere contenute ma non
del tutto evitate: per tale ragione la gestione delle stesse non può prescindere
da un monitoraggio e da una valutazione
sistematici attraverso un approccio che,
per potersi considerare efficace al fine della prevenzione delle interazioni farmaco/farmaco, non può che essere multidisciplinare.
Il numero medio dei farmaci assunti giornalmente dai pazienti non corrisponde a
quanto gli stessi ritengono di prendere; ciò
forse è riconducibile ad una poca chiarezza
e a informazioni non sempre sufficienti sul
regime terapeutico impostato in ospedale e
alla prevalenza del ricordo, conseguente una
migliore padronanza, di quello definito a domicilio.
Il nome dei farmaci viene ricordato di più dai
pazienti che li assumono una volta al giorno e da molto tempo rispetto a quelli che lo
fanno da pochi mesi e più volte al giorno.
Questo dato richiama l’attenzione su due
aspetti: gli schemi terapeutici, nei quali è fondamentale privilegiare quelli semplici e con
minore frequenza di dosaggio; le condizioni di somministrazione, per le quali è molto
importante verificare sempre e in modo strutturato che le stesse siano adatte al paziente
e che la prescrizione risponda a criteri di chiarezza, precisione e comprensibilità (Catania
M. A. 2005).
Tra le difficoltà a rammentare il nome dei farmaci prescritti, il 30% di coloro che non li ricordano descrivono quella fonetica; molti nomi sono lunghi e difficili da pronunciare. Per
ovviare a tale problematicità, alcuni pazienti
hanno riferito, durante la somministrazione
del questionario, di aver implementato strategie facilitanti il riconoscimento dei farmaci attraverso la memorizzazione delle caratteristiche della confezione e del farmaco stesso (dimensioni, forma, colori ecc.).
Le persone anziane risultano maggiormente suscettibili alla confusione fonetica, la
quale, insieme alla nomenclatura simile di
numerosi preparati, può facilitare errori nella modalità di assunzione. Questo problema può essere prevenuto solo attraverso
l’educazione del paziente e/o del caregiver,
oltre che con il mantenimento, in tutti i casi possibili, della stessa nomenclatura e dello stesso farmaco anche relativamente a confezione, forma e caratteristiche (Iaccarino
P. 2008).
Le conoscenze relativamente alle motivazioni
della prescrizione, agli effetti attesi e indesiderati, alle possibilità di interazioni così come le modalità corrette di assunzione sono
possedute in modo frammentario dai pazienti componenti il campione e solo in una
percentuale contenuta risultano fornite da
operatori sanitari; durante la degenza in ospedale la maggior parte dei pazienti non ha ricevuto informazioni dettagliate riguardanti
la modalità di assunzione. Un’informazione
incompleta e insufficiente del paziente e/o
delle persone del suo enturage che lo assistono rappresenta un fattore di rischio per
le interazioni tra farmaci ascrivibile ad un potenziale uso scorretto degli stessi (Catania
M. A. 2005).
I limiti di questa indagine includono:
• il numero limitato dei componenti il campione;
• l’impiego di un questionario non derivato
dalla letteratura e già validato ma costruito ad hoc;
• la contenuta possibilità di confronto tra le
INFERMIERISTICHE
variabili di interesse conseguente al basso
numero di osservazioni in alcuni casi;
• la contenuta generalizzabilità dei dati alla
popolazione target.
CONCLUSIONI
I risultati dell’indagine condotta evidenziano una conoscenza frammentaria e insufficiente da parte delle persone anziane relativamente al loro regime terapeutico e la
presenza di informazioni, molte volte acquisite da fonti quali televisioni, giornali, riviste, amici, parenti e non dai professionisti sanitari.
Un’indagine multicentrica rivolta ad un campione più ampio consentirebbe una stima e
un dimensionamento del problema più precisi, incrementando la possibilità di confronto
tra le variabili di interesse e generalizzando
così i dati alla popolazione target.
Lo strumento utilizzato nell’indagine non è
adatto all’autosomministrazione; tra gli item
relativi alle conoscenze, 3 hanno reso necessaria, da parte dell’operatore, l’esplicitazione
del contenuto di alcuni termini usati (motivazione della prescrizione, effetti, interazione). L’analisi dei dati, per i limiti dell’indagine già precedentemente sottolineati, non consente di evidenziare se tale esigenza è in qual-
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SCIENZE
che modo ascrivibile alla bassa scolarità della maggioranza del campione.
È dimostrato in letteratura che l’informazione e l’educazione della persona assistita favoriscono e migliorano la compliance e conseguentemente il coinvolgimento della medesima nella gestione del proprio regime terapeutico, fondamentali a prevenire e contenere la comparsa di manifestazioni derivanti dall’interazione tra farmaci.
Per poter assicurare un’informazione e
un’educazione mirate e personalizzate non
si può prescindere da un approccio multidiscplinare e da una valutazione delle conoscenze e della capacità della persona di
prendere da sola le sue medicine e di essere coinvolta nella gestione del proprio
trattamento e/o delle possibilità di coinvolgimento del suo entourage (Kairuz T. et
al. 2008).
A tal fine è in fase di elaborazione un progetto volto alla sperimentazione di una scheda elaborata in seguito alla lettura dei risultati dell’indagine e finalizzata a valutare le
conoscenze e la capacità della persona assistita di assumere autonomamente i farmaci
prescritti e a individuare strategie informative ed educative mirate a rispondere ai bisogni evidenziati.
L’INFORMAZIONE E L’EDUCAZIONE
DELLA PERSONA ASSISTITA
FAVORISCONO E MIGLIORANO
LA COMPLIANCE
E CONSEGUENTEMENTE
IL COINVOLGIMENTO
DELLA MEDESIMA
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L’INFERMIERE 2/2009
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