Numero 90 - Anno XV, Settembre/Ottobre 2007

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Numero 90 - Anno XV, Settembre/Ottobre 2007
IL CLUB
Anno XV n. 90 (settembre/ottobre 2007)
Bimestrale di informazione per i soci del Club Plein Air BdS
Pubblicazione periodica a circolazione interna
inviata anche ad altre associazioni di campeggio e alla stampa
Responsabile editoriale
Maurizio Karra
Associazione dei camperisti e
degli amanti del plein air del
Redazione
Mimma Ferrante, Giangiacomo Sideli e Alfio Triolo
Collaboratori
Giovanni Anello, Luigi Fiscella, Enza Messina, Vittorio Parrino,
Pietro Sideli, Giuseppe Eduardo Spadoni e Beppe Tassone
Aderente a
In questo numero:
Editoriale
A.I.T.R. Associazione Italiana
Turismo Responsabile
pag.
3
Vita del Club
Pietre fiorite
Nel regno di Eolo
Fuga di mezza estate
Cartoline dal mondo
Le nostre “socie” in Madagascar
4
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Tecnica e Mercato
Gemellato con
Camping Car Club ProvenceCote d’Azur
Calabria Camper Club Sila
Sede sociale
Via Rosolino Pilo n.33
90139 Palermo
Tel 091.608.5152
Fax 091.608.5517
Internet: www.pleinairbds.it
E-mail: [email protected]
Comitato di Coordinamento
Maurizio Karra (Presidente);
Giangiacomo Sideli (Vice Presidente); Francesco Bonsangue, Adele Crivello, Patrizia
La China, Massimiliano Magno ed Elio Rea (Consiglieri);
Mimma Ferrante, Vittorio
Parrino, Edoardo Romano e
Alfio Triolo (Collaboratori)
Collegio sindacale
Silvana Caruso La Rosa (Presidente); Luigi Fiscella e
Franco Gulotta (Componenti)
Collegio dei Probiviri
Pippo Campo (Presidente);
Giuseppe Carollo e Pietro
Inzerillo (Componenti)
Mercato e produzione
Ritorno al futuro
Bello e risparmioso
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Viaggi e Turismo
Architettura moderna
Patrie galere!
La perla della Polonia
Sardegna: oltre il mare c’è altro
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27
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Terra di Sicilia
Cefalù la regale
Grammichele, la città ideale
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Rubriche
Terza pagina
Viaggiare in modo responsabile
Vita in camper
Musica in camper
Cucina da camper
Riflessioni
Internet, che passione
News, notizie in breve
L’ultima parola
In copertina
“Lungo il fiume Sprea” – Berlino (Germania) - foto di Giangiacomo Sideli
Questo numero è anche online sul nostro sito Internet
www.pleinairbds.it
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Editoriale
L’
estate 2007 può considerarsi ormai conclusa. Un’estate
in cui il continuo alternarsi di settimane con temperature tipicamente africane con giornate più
fresche e ventilate ha messo in
evidenza un’instabilità ormai troppo drammatica della situazione climatica della fascia mediterranea
alla quale appartiene geograficamente la nostra Sicilia.
Ma, al di là del profilo climatico, quella appena trascorsa è
stata un’estate drammatica per i
tantissimi incendi che hanno distrutto un altro bel po’ di quegli
ettari di boschi che le precedenti
estati avevano lasciato ancora in
vita, sempre per il godimento di
pochi imbecilli e il danno fisico e
morale di migliaia di persone che
hanno talvolta perso la casa e in
alcuni casi anche la vita. Ed è stata un’estate in cui le stragi dovute
agli incidenti stradali si sono moltiplicate giorno dopo giorno nonostante il battage di giornali e telegiornali; nonché un’estate in cui i
nostri petrolieri si sono arricchiti in
modo oltraggioso col rialzo dei
prezzi dei carburanti senza andar
troppo per il sottile anche quando
il costo del greggio scendeva e
l’euro saliva imperterrito rispetto
al dollaro USA.
Ma è stata anche l’estate
dei tanti bagagli smarriti nei vari
aeroporti italiani, cosa che ha reso
ardue le vacanze a chi giungeva in
aereo da altre regioni o dall’estero;
e poi, una volta giunti a destinazione, anche la nostra Sicilia si è
fatta ben conoscere per un aumento eclatante rispetto al passato di tutti i prezzi dei beni e dei
servizi turistici (strutture di soggiorno, ristoranti e servizi collaterali): tutto è aumentato, lo sappiamo, un po’ come in tutta Italia,
ma quando si giunge a strutture
turistiche che vivono soprattutto
sulle attività estive (e quindi chiudono a settembre per riaprire a metà giugno), è chiaro che l’aumento
medio del 10% dei prezzi che c’è
stato da un anno all’altro porta
(ma ovviamente non giustifica) a
un aumento anche del 20-25%,
alla faccia di qualunque indice ISTAT! E così capita che una pizza
e una birra consumati in un anonimo locale su un qualunque lungomare arrivino a costare tanto
quanto un pranzo luculliano invernale in un ottimo agriturismo di
collina, perché in quella pizzeria
che rimane aperta solo nei mesi
estivi il guadagno dell’estate deve
fare “campare” poi per tutto l’anno
il suo gestore...
A nessuno poi interessa se
i turisti decidono sempre più, anno
dopo anno, di scegliere altre mete
per i loro viaggi e i loro soggiorni
(con buona pace di Spagna, Grecia, Croazia e Turchia); a che servono le lacrime di coccodrillo di chi
verifica a fine estate i consuntivi
della stagione che evidenziano un
calo anche del 15% delle presenze
turistiche? A che servono le chiacchiere dei nostri politici che varano
pubblicità sontuose sui media internazionali se poi, per esempio,
una giornata in campeggio per
una famiglia media (due adulti e
due bambini) arriva a sfiorare ad
agosto anche i 60 euro per il solo
pernottamento? Lacrime di coccodrillo, dato che in Croazia o in
Grecia nello stesso periodo la
stessa famiglia di euro ne paga
anche meno di 20, magari in
strutture migliori e più pulite!
L’estate è comunque finita.
E adesso, spento l’ultimo focolare
di incendi, seppellito l’ultimo morto vittima degli incidenti della
strada, dimenticate le ultime lamentele di chi ha promesso che in
Sicilia, dati i costi, non tornerà
più, non ci rimane che batterci il
pugno sul petto per l’incuria di
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amministratori locali, la superficialità di gestori e titolari di strutture
turistiche nonché per la cattiveria
umana che alligna in mezzo a noi
(i piromani non sono pazzi usciti
dal manicomio!); e non possiamo
che constatare amaramente il menefreghismo dei politici che partecipano ai dibattiti infuocati sulla
nascita dei nuovi partiti democratici e della libertà e che non si accorgono delle esigenze reali della
gente, per esempio di chi lavora
ed è tanto tartassato dalle tasse o
dal basso reddito reale che magari
in vacanza non ci può più nemmeno andare per una settimana.
Alla fine, come ogni anno
e forse più che in passato, rimane
tanta rabbia per ciò che poteva
essere fatto e non è stato fatto,
per ciò che poteva essere evitato e
non lo è stato. E per il nostro essere incapaci di ribellarci a ciò che
non va, per la nostra indolenza nel
cercare di modificare il corso delle
cose ed eliminare, per quanto
possibile, le “cose storte”...
La Sicilia ha da tempo abbandonato per il suo sviluppo economico
la
maldestra
strada
dell’industrializzazione forzata, che
pochi risultati ha dato anche sul
piano occupazionale e molti danni
ha provocato al territorio (e le attuali trivellazioni in Val di Noto dove le mettiamo?). Ma continua a
puntare allo sviluppo turistico in
modo non coordinato e soprattutto
senza una autentica pianificazione
del territorio e delle risorse, con i
vari Comuni che non si parlano anche se distano pochi chilometri, con
gli Enti di gestione dei Parchi che,
con poche eccezioni, nessuno sa
cosa fanno. E i nostri ragazzi non
conoscono il territorio, né sul piano delle risorse naturali né sul
piano storico, né su quello dei
prodotti e del lavoro dell’uomo.
Come possiamo con questi
handicap creare sviluppo economico dal turismo, che da solo potrebbe alimentare l’economia della
nostra regione? Vogliamo provare
a cambiarle le cose che non vanno? Vogliamo provare a rimboccarci le maniche, ciascuno nel suo
piccolo? Vogliamo provare a scrollarci di dosso l’apatia che ci avvolge? Almeno proviamoci!
Maurizio Karra
Pietre fiorite
Nel fine settimana del 9-10 giugno siamo andati alla scoperta della splendida infiorata di
San Pier Niceto, cittadina in provincia di Messina, il cui corso principale in occasione del
Corpus Domini viene completamente addobbato di fiori e foglie coloratissimi, che danno vita nello spazio di un chilometro e mezzo a suggestivi quadri fioriti di angeli e madonne
S
ono talmente tante le
sfaccettature della nostra splendida isola che non si può fare a meno di sentirsi stimolati a continuare
la sua esplorazione, tra tesori famosi ed altri assolutamente misconosciuti, tra bellezze - sia naturalistiche che architettoniche - di notevole livello, tra manifestazioni
sacre e profane caratterizzate da
grande partecipazione popolare, in
un tripudio di scoperte che non
può che solleticare continuamente
la nostra curiosità e la nostra voglia di andare oltre l’orizzonte; così
non manca mai l’occasione di scoprire nuove realtà, situate magari
a pochi chilometri dai sentieri turistici più battuti e conosciuti.
E’ senza dubbio questo il
caso della cittadina di San Pier Ni-
Un’artista al lavoro il sabato pomeriggio per dar vita all’infiorata
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ceto, piccolo borgo collinare di
tremila anime arroccato sulle colline attorno a Milazzo, che si dipana
attraverso un insieme di vicoletti
acciottolati su cui si affacciano antiche chiese; l’abitato raggiunge il
culmine della scenografia visiva in
occasione della festa del Corpus
Domini, quando l’intera cittadinanza partecipa all’allestimento di una
splendida infiorata che tappezza di
un manto multicolore l’intero corso
principale, snodandosi per circa un
chilometro e mezzo.
Ed è stata proprio San Pier
Niceto la meta della gita che ha
avuto luogo il 9 e il 10 giugno,
grazie alla preziosa collaborazione
di Vittorio Parrino che ha preso i
contatti necessari, dopo che la notizia della manifestazione, ben poco pubblicizzata, ci era giunta attraverso il mare-magnum di Internet. Così, una dozzina di equipaggi
si sono ritrovati nella tarda mattina di sabato a sistemarsi all’interno del campo sportivo, messo
gentilmente a disposizione dei
camperisti dal Comune. C’è stato
appena il tempo di pranzare e di
fare quattro chiacchiere sui prossimi viaggi estivi e subito dopo
siamo andati all’esplorazione della
cittadina, il cui centro dista soltanto poche centinaia di metri dal
campo sportivo.
Quasi subito ci siamo trovati davanti la strada principale
abbellita da disegni floreali e, procedendo un passo dopo l’altro,
l’animazione degli abitanti ci ha
piacevolmente circondati; infatti,
un po’ dovunque si notavano donne che spogliavano dei petali enormi mazzi di garofani, che preparavano mazzi di rosmarino, che
assemblavano corolle di garofani
una sull’altra, mentre accovacciati
per terra si vedevano giovani, anziani e anche bambini impegnatissimi a ricoprire i disegni sottostanti, tracciati con gessetti, con foglie
di alloro, petali, segatura dalle
mille sfumature e perfino tufo di
caffè, pazientemente immagazzinato nell’arco dell’ultimo anno.
Questa coloratissima manifestazione prende spunto da una
tradizione popolare del ‘700, nel
corso della quale vi era l’usanza di
cospargere di rosmarino, ginestra
e petali di fiori le strade lungo le
quali si snodava la processione del
Corpus Domini; una decina di anni
fa questa poetica usanza è stata
ripresa, grazie all’iniziativa di un
cittadino illustre, il dottor Giuseppe
Donia, che si è interessato per trasformare in occasione del Corpus
Domini il tratto centrale del corso
cittadino in un tappeto floreale, ricolmo di raffigurazioni di simboli
eucaristici, alternati a composizioni
barocche, realizzate grazie ad una
cascata di garofani, ginestre, rosmarino, alloro ed erbe del contado, distesi in un’infinita serie di
strati in grado di dare corpo e
spessore ai disegni.
Con il passare degli anni la
manifestazione è diventata patrimonio dell’intero paese, coinvolgendo grandi e piccini, che per devozione decorano il tratto di strada
davanti alle loro case, allargando il
tappeto floreale anche ai cortiletti
adiacenti, e lavorando dal venerdì
pomeriggio fino all’alba della domenica del Corpus Domini, mentre
il tratto centrale del corso cittadino
viene decorato con disegni più
complessi dai ragazzi degli istituti
artistici della provincia di Messina,
sotto la direzione artistica della
dottoressa Caterina Alfieri.
Ogni anno la manifestazione ha un tema specifico e il 2007
era l’anno degli angeli, le eteree
creature che sono il tramite tra noi
e Dio, e i loro volti, circondati dalle
ali e dalle chiome fluenti, erano visibili in mille suggestive variazioni,
insieme ai volti della Madonna e
del Cristo che catturavano lo
sguardo meravigliato dei presenti.
E pensare che tutto questo lavoro
viene distrutto nel tardo pomeriggio della domenica del Corpus Domini, quando la processione vi
passa sopra, scomponendo i disegni faticosamente ottenuti e disperdendo i petali dei fiori in una
pioggia profumata.
Ed è stato con un profondo
senso di meraviglia e di genuina
ammirazione che ci siamo ritrovati
il sabato pomeriggio a percorrere il
corso cittadino, godendo del tappeto multicolore dell’infiorata in
corso di realizzazione, fermandoci
continuamente ad ammirare i diversi quadri che prendevano vita
sotto i nostri occhi, apprezzando le
Uno dei quadri più belli realizzati nel corso della manifestazione
In basso alcuni nostri soci in un momento di relax a San Pier Niceto
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tovaglie ricamate stese ai balconi
per devozione dalle donne che li
avevano ricamati.
Altri due momenti
della visita di San Pier Niceto
sumato tutti insieme un’ottima pizza; e poi, quando il sole era ormai
tramontato, mentre un po’ ovunque cominciavano a suonare musicisti di strada, siamo ridiscesi a ritroso, immersi in una scenografia
di grande suggestione, costeggiando il tappeto fiorito illuminato
dalle lanterne, fermandoci spesso
ad ammirare lo spettacolo che avevamo davanti, annusando i mille
profumi che i fiori dei vari quadri
emanavano, ancora una volta irretiti dalla malìa di siffatta scenografia. Siamo quindi tornati al nostro
“accampamento” con gli occhi pieni di tanta bellezza, grati di aver
potuto assistere ad uno spettacolo
così toccante e ringraziando ancora
una volta il cielo di possedere un
camper che ci permette di godere
di queste splendide esperienze.
La mattina della domenica
siamo poi ridiscesi verso il mare,
fermandoci sul lungomare di Milazzo, dove abbiamo trascorso le ore
precedenti al pranzo domenicale in
relax, baciati da un sole magnifico.
E, dopo il pranzo con vista sulle
tonalità cangianti del mare, abbiamo avuto anche una fantastica
sorpresa, che ha tirato fuori le cavallette sonnecchianti dentro di
noi; infatti Elisabetta Martinis, moglie di Vittorio Parrino, ci ha raggiunti con due enormi vassoi di
profiterol da lei realizzati con panna e nutella che, per pura educazione e rispetto del lavoro fatto in
nostro onore e per di più di domenica, ci siamo affrettati a divorare
a tempo di record. La dolcezza di
quei profiterol ha così coronato un
week-end di relax e di assoluto
godimento di tutti i sensi, dagli occhi al gusto; e se per le immagini
possiamo fornirvi qualche ...prova,
per il gusto non vi resta che fidarvi
sulla parola!
Mimma Ferrante
e Maurizio Karra
Sacro e profano... In alto l’interno della Chiesa Madre del paese. In
basso le cavallette all’assalto del profiterol gigante di Elisabetta Martinis
E il chilometro e mezzo
percorso in salita si è trasformato
in una galleria d’arte a cielo aperto, in cui ammirare le mille sfumature degli angeli, il gioco di colori
degli ostensori, i tappeti dai disegni geometrici e artistici di fiori su
cui abbiamo visto lavorare bambini
dai tre anni in su come anche anziani di ottant’anni e più, tutti con
profonda partecipazione e gioia.
Giunti
alla
parte
alta
dell’abitato, dopo aver anche ammirato la Chiesa Madre, con gli interni affrescati, le statue della
scuola del Gagini e la sagrestia incorniciata da mobili intarsiati, siamo approdati alla pizzeria La Fontaine dove in serata abbiamo con-
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Nel regno di Eolo
La gita di fine giugno alle isole Eolie
C
on l’arrivo della stagione estiva un gruppo di soci, assaliti
dal desiderio di sole e mare, decide
di approdare nel meraviglioso
mondo di Eolo: l’arcipelago Eoliano. Tappe designate: le Isole di
Lipari e di Salina.
Il gruppo si ritrova venerdì
22 giugno al Camping “Riva Smeralda” di Milazzo; una struttura che
per la particolare ubicazione offre
un incantevole scenario sulla scogliera del promontorio di Capo Milazzo; la direzione ci ha riservato
la terrazza sul mare più bella del
sito.
Sabato 23, svegli di buonora, dal piazzale del Camping ci
ritroviamo
al
porto;
tappa
d’obbligo la tipica colazione estiva
messinese: granita con brioches;
ci attende una lunga, emozionante
ed intensa giornata. Alle 9, secondo i tempi previsti, ci imbarchiamo
sulla
Motonave
“Eolo
d’oro”
un’imbarcazione di 30 metri con
una portata di 320 passeggeri;
lasciamo il porto di Milazzo con
rotta verso l’isola di Salina. Procediamo ad una velocità di 25 nodi
marini, il tempo è bello, il mare
calmo.
Il viaggio è allietato dalla
musica del karaoke: a turno ci si
avvicenda davanti al microfono,
ma la vera rivelazione canora è la
signora Anna (suocera del nostro
Pippo Palazzolo).
Dopo qualche ora di navigazione, lo scenario che si presenta ai nostri occhi è il panorama tipico Mediterraneo; mare blu cobalto nelle cui acque si riflette il verde
della fitta vegetazione isolana, pareti rocciose lavorate dalle forze
della natura; e una calda brezza
accarezza i nostri volti. La guida
accompagna il nostro sguardo con
cenni storici e geografici dei luoghi.
L’arcipelago è formato da
sette isole disseminato nell’arco di
90 km. di mare. Sono disposte
come a formare una grande lettera
Y di cui Vulcano (seconda tappa
del nostro tour) è l’estremità più
bassa; Alicudi, selvaggia ed incontaminata e Stromboli le due estremità ad ovest ed est. Tutte le
isole sono di origine vulcanica; le
Alcuni momenti della gita sulla motonave “Eolo d’oro” dei nostri soci
più vecchie sono Alicudi e Filicudi
che hanno circa un milione di anni.
Le più giovani sono quelle più attive vulcanicamente: Stromboli e
Vulcano.
Anche lo sbarco a Salina
avviene negli orari previsti. Splendide casette di colore bianco ed
azzurro si alternano alla ricca vegetazione dell’isola. Salina, dopo
Lipari, è la seconda isola più grande come estensione. Qui troviamo
le vette più alte dell’intero arcipe-
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lago: i monti “Fossa delle Felci” e
“Monte dei Porri”, vulcani ormai
spenti da tempo. Il nome dell’isola
deriva da un laghetto dal quale si
estraeva il sale usato poi per la
conservazione dei capperi e del
pesce.
Fu una delle isole più popolate perché i vulcani di Lipari erano in piena attività; ed è l’isola
più fertile e più verde delle Eolie.
Qui si raccolgono le pregiate uve
dalle quali viene poi ricavata la
Un angolo di ...paradiso
In basso foto di gruppo a Santa Marina di Salina
“Malvasia delle Lipari”, un vino da
dessert di sapore dolce.
La nostra passeggiata si
articola tra le strette viuzze del
centro marinaro di Santa Marina,
dove piccole botteghe espongono
mercanzie tipiche del luogo. Il
frontespizio della chiesetta del paese è senza dubbio il posto ideale
per l’immancabile foto di gruppo.
Lasciata Salina, il nostro
comandante fa rotta per Vulcano.
Durante il viaggio costeggiamo
l’isola di Lipari. Lo scenario che si
presenta
ai
nostri
occhi
è
un’alternanza di spiaggette, alte
coste, ampie baie e selvaggi rupi.
Il nostro scafo scivola lento sul
mare cristallino; superata la Punta
delle Fontanelle e quella delle
Grotticelle ci fermiamo qualche
minuto per ammirare gli Scogli
delle Formiche, di fronte all’isola di
Vulcano.
Ulteriore momento emozionante ci viene dato dalla Grotta
del Cavallo; con una manovra da
vero professionista, il comandante
porta all’interno della stessa la
maestosa prua della nostra Motonave.
Vulcano è la nostra seconda ed ultima tappa della minicrociera. Veniva chiamata dai Greci
“l’isola di fuoco”. Percorrendo verso nord l’istmo di terra che separa
il Porto di Levante con quello di
Ponente si raggiunge Vulcanello,
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una penisola alta 123 metri e sorta
in seguito ad un’eruzione vulcanica
sottomarina. Tramite un sentiero
lungo circa 7 km., si raggiunge la
vetta del Vulcano dove un paesaggio “lunare” e la presenza di fumarole e zolfare testimoniano le tracce delle ultime eruzioni vulcaniche.
L’arrivo a Vulcano coincide
con l’ora di pranzo. L’intenso e acre odore di zolfo non frena minimamente la sfrenata corsa delle
immancabili “cavallette” in versione marina. Nell’accogliente ristorante si susseguono i primi tipici
eoliani (a base di olive e capperi) e
i secondi con il pesce spada padrone della tavola.
La visita alla “Pozza di fanghi” ed un rigenerante bagno nei
pressi della bianca spiaggetta adiacente concludono il nostro tour
sull’isola. La prua è ora in direzione di Milazzo. Concludiamo la nostra giornata sulla panoramica terrazza del ristorante del campeggio
dove consumiamo, in tutta tranquillità, un’ottima cena.
Uno scorcio dell’abitato di Santa
Marina di Salina
La domenica mattina la
dedichiamo al relax nella spiaggia
privata della struttura; ottima occasione per recuperare le energie
spese. L’esperienza vissuta va sicuramente ripetuta. Il bilancio è
talmente positivo che ci lasciamo
con la promessa di ripetere il prossimo anno la visita di questo
splendido squarcio di “Paradiso
Terrestre”.
Vittorio Parrino
Fuga di mezza estate
Nel corso di un incontro estemporaneo tra chi era appena tornato dal viaggio estivo e chi si
apprestava a partire, ha avuto luogo una vera e propria fuga di mezza estate che, tra il 27
e il 29 luglio, ci ha condotto sui Nebrodi a Ficarra e nello splendido mare di Gioiosa Marea
L’
estate, si sa, è dedicata ai progetti personali, alle ferie, al viaggio lungamente sognato
per un anno; così è quasi d’obbligo
una pausa nelle attività sociali del
Club, con i vari soci dispersi ai
quattro punti cardinali dell’Europa
e del Mediterraneo. Ma la nostalgia
delle passeggiate in camper tra
amici, in allegria e relax, ha fatto
sì che, in una sorta di tam tam telefonico infine sfociato in un programma comunicato per E-Mail, si
sia trovato il tempo di organizzare
nel week-end del 27-29 luglio un
incontro tra i soci appena tornati
dal viaggio estivo e quelli (la maggior parte) che invece si apprestavano a partire.
L’appuntamento era per
venerdì pomeriggio nella cittadina
di Ficarra, in provincia di Messina,
in occasione del fitto calendario di
manifestazioni organizzate in loco
in seguito al giubileo della statua
dell’Annunziata, scolpita da Gagini
e ospitata da cinquecento anni nel-
Panorama di Ficarra. In basso alcuni soci davanti il Santuario
dell’Annunziata, che racchiude bellissime opere d’arte fra cui l’omonima
statua di Antonello Gagini cui è dedicato il Giubileo 2007
IL CLUB n. 90 – pag. 9
la chiesa Madre della cittadina. Ma
inutile dire che, più ancora
dell’eterno desiderio di conoscenza
che caratterizza i nostri soci, era
proprio il desiderio di stare insieme
la molla preponderante per questo
raduno improvvisato. Così, dopo i
saluti di rito, l’argomento preferito
tra i presenti ha riguardato i viaggi
già conclusi e quelli imminenti, davanti al suggestivo panorama della
cittadina allungata sotto la luna
piena.
La mattina del sabato si è
dato il via alle esplorazioni del
grazioso centro medievale del Parco dei Nebrodi, disteso su un insieme di colline a 450 metri di altitudine e distante appena 7 chilometri dal mare di Brolo; l’abitato è
un insieme di vicoletti e di scalinate
che
ne
denunciano
per
l’appunto le origini medievali e ospita diversi pregevoli monumenti
che si innalzano sui tetti di tegole
con un piacevole effetto scenografico. Lungo il corso principale si
incontrano anche diverse statue in
bronzo che raffigurano figure emblematiche nella storia del borgo,
come quella dell’emigrante, costretto ad andarsene dalla sua terra con una valigia di cartone e il
cuore a pezzi, o come quella del
campiere, figura che faceva da
tramite tra i braccianti e i padroni
della terra.
A ridosso del centro si innalzano i resti del Convento dei
frati Minori, distrutto dal terremoto, di cui sopravvivono numerosi
archi che si stagliano contro il cielo azzurro, mentre nei vicoli in pietra di affaccia la Casa del Baco,
che testimonia il commercio in seta cui erano dediti gli abitanti nei
secoli passati. Ma il fulcro dei monumenti cittadini è sicuramente il
Santuario della SS. Annunziata,
risalente al periodo normanno, anche se ha subito diversi rimaneggiamenti fino al ‘700, che ospita la
statua dell’Annunziata, patrona
cittadina, scolpita nel 1507 da Antonello Gagini, ritenuta miracolosa
in seguito a diversi episodi di lacrimazione di sangue che l’hanno
vista protagonista tra il ‘500 e il
‘600. E proprio in occasione dei
500 anni della statua della Annunziata il Vaticano ha concesso l’anno
giubilare alla cittadina. L’interno
della chiesa ospita, comunque, altri tesori artistici, come un polittico
di Antonello da Messina, un’altra
Madonna e un tabernacolo marmoreo della scuola del Gagini, e un
crocifisso ligneo del ‘400.
In alto il castello di Ficarra. In basso un momento di relax al camping Il
Cicero di Gioiosa Marea
L’Annunziata di Antonello Gagini
In basso il Palazzo Baronale
Nella parte alta del borgo
si innalza anche il settecentesco
Palazzo Baronale, i cui interni sono
adorni di affreschi e di maioliche
del ‘700, che ospita alcune sale
dedicate al poeta Piccolo, cugino di
Tomasi di Lampedusa, oltre alla
mostra “Magnificat”, ispirata alla
maternità di Maria, di cui mette in
luce la dimensione spirituale, ma
anche umana, attraverso una carrellata di dipinti di arte moderna,
con un particolare omaggio a Trento Longaretti, artista lombardo di
91 anni. La mostra continua anche
all’interno dei resti del castello
feudale, situato nel punto più alto
dell’abitato, da cui si gode una vista magnifica sui tetti cittadini. E
dopo tanta cultura, i nostri eroi si
sono dedicati anche alle esplorazioni gastronomiche, tuffandosi
dapprima in una paradisiaca granita alle fragoline e poi facendo incetta di provole dei Nebrodi, di salsiccia nostrana e di pane di casa,
tenendo così alta la loro meritata
reputazione di cavallette doc.
Quindi la piccola carovana
di camper è scesa verso le profondità cangianti del mare, fermandosi nel vicino campeggio “Il Cicero”
di Gioiosa Marea, dove c’è stato
l’incontro programmato con un altro gruppo di soci che avevano
preferito un tuffo completo a mare
per tutto il week-end e che erano
già sistemati nella struttura. E’ seguito un pomeriggio di appassiona-
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te chiacchierate, di album fotografici che passavano di mano in mano, di bagni in un mare cristallino,
fino alla serata trascorsa dapprima
tutti insieme in una vicina pizzeria
e poi di nuovo in campeggio, davanti ad un gelato multigusto per
festeggiare l’arrivo di due nuovi
camper nel parco veicoli del Club
che quest’anno ha visto rinnovare
numerosi mezzi, a testimonianza
della grande vitalità dei suoi soci.
Anche la mattina della domenica è stata dedicata a rigeneranti tuffi in uno dei punti più belli
della costa tirrenica siciliana e poi
è arrivato troppo presto l’ora del
pranzo e poi quello della partenze
e dei saluti alla fine dell’estate. Ma
non si può mai dire, magari ci
scappa qualche altra fuga in amicizia e allegria…
Testo di Mimma Ferrante
Foto di Maurizio Karra
Cartoline dal mondo
I viaggi estivi dei nostri soci
E’
stata un’estate piena
di viaggi, quella appena trascorsa,
con i nostri soci che, generalmente
in piccoli gruppi, sono straripati
sulle strade di mezza Europa e non
solo. A Pietro Petralia e Michele
Giaconia va il premio per il viaggio
più lontano, dato che hanno raggiunto Marrakech e le kasbah del
sud del Marocco. Mentre, fra le
mete, è la penisola iberica a ricevere idealmente il primo premio,
essendo la Spagna e il Portogallo
le due nazioni scelte dal maggior
numero dei nostri soci per il proprio viaggio dell’estate. Sulle rotte
del Camino de Santiago, ma anche
lungo la dorsale atlantica del Portogallo o la costa mediterranea
della catalogna si sono mossi alcuni minigruppi, come quello di Eduardo Spadoni (che ha rinunziato
al progetto di viaggio in Norvegia)
ed Emanuele Amenta, Giovanni
Amandorla, Mimmo Romano, Edoardo Romano e Ippolito Ferreri, e
infine Mario Tomasino ed Enrico
Gristina, mentre l’amico Francesco
Bonsangue
che
quel
viaggio
l’aveva ideato per primo è stato
costretto a rinunziarci per problemi
di salute che l’hanno costretto per
qualche settimana a riposo (scherzi del destino!).
...l’Italia. Sì, proprio la nostra Italia, con le sue città d’arte e le località minori di charme, è stata visitata in lungo e in largo da Ninni
Fiorentino, da Elio Rea e Adele Crivello, da Sergio Campagna, Nunziatella Puccio e Alessandro Siragusa, mentre Giovanni Anello ha
effettuato una full immersion della
Sardegna e Nadia Tumminia e Marino Correnti della Calabria, in particolare della costa jonica.
I saluti da Milano di Adele Crivello
ed Elio Rea
La Francia, e in particolare
Parigi, la Normandia e la Bretagna,
sono stati invece la meta del viaggio di Giovanni Pitré e Mauro Azzaretto; e la Francia, in particolare la
Normandia, la Loira e la Savoia, è
stata toccata anche da Maurizio
Karra nel corso del suo tour che ha
avuto il suo clou nella visita del
Lussemburgo e del Belgio. Mentre
Parigi è stata una tappa fuori programma del tour di Filippo Santonocito e Lorenzo Migliore che è
stato incentrato sulla Germania
romantica, meta anche del viaggio
di Giangiacomo Sideli.
nia è stata la meta del tour di Luigi
Fiscella.
I saluti dalla capitale polacca della
famiglia Fiscella
Ma forse questa breve carrellata va degnamente conclusa
con un’immagine davvero eccezionale: quella della premiazione di
Giulio Cinque, figlio del nostro mitico Mister Five, che a fine luglio ha
vinto a Roma la medaglia d’oro nel
campionato europeo a squadre di
tiro al piattello e che ha portato la
squadra italiana alla medaglia di
bronzo nella Finale di Coppa del
Mondo tenutasi a Tangeri, in Marocco, dal 27 agosto al 2 settembre. Auguri a Giulio da tutto il Club!
La cartolina di Liliana ed Eduardo
Spadoni da Barcelona. In basso
quella di Larisa ed Emanuele Amenta da Lourdes
La cartolina delle sorelle Amico e di
Pippo Palazzolo da Dublino
La seconda meta più gettonata dai nostri soci è poi stata
Fra gli altri viaggiatori
dell’estate, le sorelle Amico e Pippo
Palazzolo hanno scelto come meta
l’Irlanda, Patrizia La China la Crozia con il pellegrinaggio al Santuario di Medjugorije, mentre la Polo-
IL CLUB n. 90 – pag. 11
Giulio Cinque, al centro, sul podio
della Coppa del Mondo di Tiro al
piattello svoltasi a Tangeri
Le nostre “socie” in Madagascar
Annie e Clarisse crescono e stanno bene
C
rescono e stanno bene
Annie e Clarisse, le due bambine
del Madagascar di cui, attraverso
la Comunità di Sant’Egidio, il nostro Club ha effettuato a inizio
dell’anno l’adozione a distanza.
E proprio di recente abbiamo ricevuto dalla Comunità notizie su di loro.
Annie Classerine
Ci viene comunicato che
Annie gode di buona salute. Frequenta la decima classe, secondo il
sistema scolastico malgascio e a
scuola va abbastanza bene.
Grazie al sostegno dell'adozione a distanza del nostro Club,
Annie ha ricevuto il materiale scolastico. Il nostro contributo è servito anche all’acquisto di alcune coperte per l'inverno per la sua famiglia.
Tutti i bambini adottati a
distanza a Tulear, dove vive Annie,
hanno la possibilità di mangiare
alla mensa scolastica, dove ricevono pasti ricchi e nutrienti.
Nei mesi di gennaio e febbraio scorso, purtroppo il Paese è
stato nuovamente provato da forti
cicloni che hanno provocato danni
ingenti e hanno distrutto la raccolta del riso, causando un forte aumento del prezzo. Il sostegno alimentare garantito ai bambini è
stato quindi più che mai prezioso.
Clarisse Rafara
Buone notizie anche per
Clarisse, che sta bene e cresce in
salute. Anche la sua alimentazione
ha consentito alla sua salute di
tornare buona.
Il nostro conto corrente
Clarisse Rafara
Annie Classerine
Ogni giorno a scuola possono beneficiare di una prima colazione a
base di latte e pane, e questo gli
dà le energie necessarie per affrontare un'altra giornata di studio.
I ragazzi più grandi sono orientati
verso corsi professionali o avviati
al lavoro.
Le famiglie svolgono il loro
lavoro quotidiano con più serenità.
Buona parte delle mamme dei
bambini adottati a distanza ha potuto usufruire di un progetto di micro-credito con cui è stato possibile
per loro aprire un piccolo commercio di frutta o verdure da vendere
per strada. Il guadagno è poco ma
garantisce alle famiglie un sostentamento minimo.
Alcune famiglie, a partire
dalle più povere, sono state aiutate
anche a costruirsi una casa. Le
nuove case sono in legno e materie vegetali del posto.
Continua a frequentare la
scuola con regolarità ed è grata
per il materiale scolastico che riceve nel corso dell'anno. Adesso la
sua famiglia vive in una nuova casa, in condizioni igieniche migliori.
I bambini della sua città,
Toalagnaro, che come lei sono stati inseriti nel programma di adozione a distanza stanno complessivamente bene e sono più curati.
IL CLUB n. 90 – pag. 12
Ma oltre ad Annie e Clarisse, a “stare bene” è anche il conto
corrente che abbiamo acceso presso la Filiale 99 di Palermo del Banco di Sicilia per il nostro progetto
plurinneale di adozioni a distanza.
Il saldo a metà settembre
del conto è infatti di 2.097,43 euro, essendo già stati versati i contributi per tutto il 2007 in favore
delle due bambine.
Qualche versamento è infatti continuato a giungere, mese
dopo mese, ma è chiaro che entro
la fine dell’anno dovremo foraggiarlo degnamente per procedere
nei versamenti in favore delle due
bambine e nel progetto nella sua
completezza.
Ricordiamo a tutti i nostri
soci di buona volontà che per effettuare i loro versamenti il conto è
il seguente:
banca: Banco di Sicilia
filiale: Palermo 99
intestazione: Club Plein Air
BdS – progetto di adozioni a
distanza
numero del conto: 2698.32
dati del c/c per eseguire il versamento: 02199 000002698 32
E allora, cosa aspettate?
M. K.
Mercato e produzione
In un mercato contraddistinto ultimamente da alti e bassi, vediamo le novità della produzione presentate recentemente a “Mondo Natura 2007” di Rimini
L'
arco temporale che
va dal 1997 al 2006 è stato contrassegnato da una crescita molto
sostenuta delle vendite dei camper
in Italia, con una domanda che è
passata dalle 6.087 unità immatricolate nel 1997 alle 14.300 nuove
immatricolazioni dell'anno 2006. Il
2006 si è chiuso tuttavia con una
flessione del mercato del 3,4% rispetto all’anno precedente, e ammetterlo è proprio l’ANFIA (che associa i produttori di veicoli ricreazionali), che tuttavia giustifica tale
flessione in quanto «inscrivibile
nelle dinamiche commerciali legate
al cambiamento di tutte le nuove
meccaniche» (leggi in particolare
Ducato Fiat).
Sempre secondo l’ANFIA,
«come in ogni mercato, anche nel
caravanning, l'effetto innovazione
comporta una moderata adozione
da parte del mercato, nelle primissime fasi di introduzione delle trasformazioni di prodotto. Si tratta
comunque di una fase di attesa del
mercato: già dai primi mesi del
2007 si è assistito ad un periodo di
sostanziale sviluppo, in linea con le
analisi e le previsioni internazionali
diffuse dalla European Caravan Federation».
Secondo me, tuttavia, è
stato anche l’aumento a volte esagerato dei prezzi di listino di alcune case costruttrici ad aver causato questa piccola decable, anche a
fronte di optional inutili e costosi
ma di moda che sono stati “imposti” a camperisti spesso novelli e
ancora non proprio coscienti di ciò
che è necessario e ciò che invece è
solo utile o inutile in un veicolo ricreazionale; e mentre molti hanno
rinviato l’acquisto anche per motivi
economici personali (non dimentichiamo la crisi finanziaria di gran
parte delle famiglie italiane), altri
sono stati indotti a preferire la
scelta di un usato anche in cambio
di altro usato a scapito di un veicolo di nuova immatricolazione.
In ogni caso, le statistiche
dicono che il parco autocaravan
circolante in Italia raggiunge attualmente le 204.286 unità. E dicono anche che qualcosa si muove
sul mercato, grazie anche ai cor-
L’ingresso della Fiera di Rimini per Mondo Natura 2007
In basso alcuni nuovi mezzi della produzione Mobilvetta
rettivi apportati a seguito delle dovute azioni di marketing dai vari
costruttori, che alla Fiera di Rimini
hanno presentato dall’8 al 16 settembre tutta la loro nuova produzione, in cui il Ducato Fiat ritorna
ad essere la meccanica principe di
quasi tutti gli allestitori, con conferme e piccole novità, ma in alcuni casi anche con vere e proprie
rivoluzioni produttive (l’esempio
più eclatante è quello di Mobilvetta). Ma andiamo per ordine e vediamo quali sono state le novità di
Mondo Natura 2007.
Partiamo dal Gruppo SEA,
il primo produttore italiano, presente sul mercato con marchi come Elnagh, Sharky, Dream, Mobilvetta, Miller, McLouis e Joint. Se le
tre linee di produzione della El-
IL CLUB n. 90 – pag. 13
nagh (Baron, Duke e Prince) sono
state tutte confermate seppur con
piccole variazioni rispetto alla stagione 2006/2007 (ma proprio nel
2006 c’era stata la rivoluzione
completa di tutta la gamma), è
Mobilvetta a subire quest’anno la
rivoluzione copernicana: prediletta
la meccanica Fiat Ducato per la
quasi totalità della produzione, la
linea Top Driver cambia innanzi
tutto nome e viene ridenominata
Kea, con 4 mansardati e 4 semintegrali, di cui 2 totalmente nuovi, il
primo con letto matrimoniale in
coda centrale libero da tre lati (una
configurazione che comincia a essere di moda), il secondo con due
letti gemelli laterali; la nuova linea
Naxos prende a sua volta il posto
della gloriosa Icaro, con 3 mansar-
dati, e viene presentato un nuovo
motorhome su meccanica Renault,
denominato Skyros, primo di una
nuova linea che prevedibilmente
sarà nei prossimi mesi arricchita
con altri modelli; della produzione
2006/2007 viene confermata la sola linea Nazka. Il marchio Miller,
in passato produzione di fascia
“bassa” della Mobilvetta, viene
confermato come marchio autonomo con poche novità e la produzione di 10 fra mansardati e semintegrali. Sempre più ricca, invece, la produzione McLouis, che da
sola ha immesso sul mercato oltre
4.000 veicoli nell’ultimo anno, con
tre linee (Lagan, Steel e Tandy) e
tre nuovi veicoli semintegrali, fra
cui il 672 Tandy con letto matrimoniale in coda centrale libero da
tre lati, una pianta che, come dicevamo, sta letteralmente emergendo in particolare fra i semintegrali
per la sua eleganza. Qualche novità anche per i modelli col marchio
Dream, di cui sono stati resi più
eleganti e luminosi gli interni, e
molte conferme per la produzione
Joint, realizzata in Spagna.
Dal primo produttore italiano al primo europeo: stiamo ovviamente parlando di Trigano, che
con i suoi vari marchi (in Italia CI,
Roller Team ed Arca, in Francia
Challenger e Chausson, in Germania Eura-Mobil e Karmann, e inoltre Autostar, Benimar, ecc.) ha
sfornato nell’ultimo anno circa
7.000 veicoli. Poche sono le novità
nella produzione italiane; CI presenta le ormai note linee Carioca,
Riviera, Elliot e Mizar con mansardati e semintegrali (due nuovi della
linea Riviera), analogamente a
Roller Team con le linee AutoRoller,
Granduca
e
Pegaso
(quest’ultima per soli autocaravan). Ambedue le case presentano
invece dei van gemelli: il Kyros
prodotto col marchio CI in tre allestimenti, e il Livingstone prodotto
col
marchio
Roller
Team.
Dall’Arca, fiore all’occhiello della
produzione italiana, invece, la vera
novità, un motorhome di alto livello (H720 GLM) che si affianca ai
mansardati della linea M, fra cui
due nuovi veicoli più compatti
(meno di 7 metri di lunghezza), e
ai semintegrali della linea P, fra i
quali rimane ancora qualche mezzo
su meccanica Renault, peraltro
pressoché scomparsa dalle linee di
produzione di quasi tutti gli allestitori dopo l’effimero exploit del
2006. Sempre più ricca, invece,
Due van della linea Livingstone della Roller Team. Anche i vani prodotti
col marchio CI, Challanger e Chausson sono prodotti in Italia nel nuovo
stabilimento di Atella in Abruzzo. In basso il nuovo H720 GLM dell’Arca,
che segna il ritorno alla produzione di motorhome della blasonata azienda italiana, da qualche anno del gruppo francese Trigano
l’offerta Challenger con le linee
Genesis,
Eden
e
Mageo,
quest’ultima sdoppiatasi in due linee parallele – Mageo e Mageo+
(plus) – con diversa qualità di allestimento e accessori a parità di
modello. Tre van col nome Vanny
figurano adesso nella produzione
Challenger e tre assai simili vengono prodotti col marchio Chausson, altro storico nome della produzione d’oltralpe. Una curiosità a
proposito di questi Van: tutti quelli
del gruppo, quindi sia i CI e i Roller
Team italiani, sia i francesi Challenger e Chausson, vengono adesso prodotti in Italia in un nuovo
stabilimento abruzzese della Trigano ad Atessa, in grado di produrre
circa 1.000 veicoli l’anno.
Fra gli altri grandi produttori italiani, non possiamo non citare il gruppo Rimor, ormai nella
mani di Simone Niccolai dopo la
IL CLUB n. 90 – pag. 14
prematura morte del padre, fondatore dell’azienda 40 anni fa; adesso del gruppo fanno parte anche i
marchi XGO, con mezzi di primo
prezzo, Kentucky, con veicoli di fascia più alta, e BluCamp, che col
logo BluRent gestisce una rete di
noleggio camper in tutt’Italia. Il
Ducato è rientrato, dopo anni di
“esilio”, nella produzione di tutto il
gruppo, affiancandosi ai veicoli
Ford sulla cui meccanica vengono
allestiti i mezzi di fascia più bassa
(lo Sprinter Mercedes è presente
solo nella produzione di alcuni Superbrig di grossa “stazza” col marchio Rimor). Poche sono comunque
le novità in tutta la produzione del
gruppo, che ormai da qualche anno si è specializzato in veicoli di
grandi dimensioni e spesso con
generosi garage posteriori, che però penalizzano in genere la vivibilità del letto matrimoniale di coda.
Un altro storico marchio italiano, Layka, da qualche anno
entrato a far parte del gruppo
Hymer (che quest’anno compie 50
anni), presenta a Rimini alcune
novità, fra cui un van, denominato
X595C, su meccanica Ford Transit,
come tutti gli altri veicoli della serie X (4 mansardati e 3 semintegrali), che è quella di primo livello.
Ancora migliorati in alcuni dettagli
tecnici e stilistici i famosi Ecovip,
autentico cavallo di battaglia della
casa italiana (che nell’ultimo anno
ha superato i 2.000 veicoli prodotti), mentre ai mansardati e ai semintegrali Kreos si affianca una
produzione sempre di maggiore
qualità di motorhome della linea
Rexosline; unico neo il costo di un
veicolo Layka, che non scende praticamente mai sotto la soglia dei
50.000 euro! Anche in casa
Hymer poche novità e molte conferme, con una produzione di fascia sempre più alta che ha puntato soprattutto sui motorhome delle
linee Exsis, B-Class (CL e SL) e SClass, top di gamma dai prezzi
quasi inaccessibili per molti.
Fra gli altri produttori europei, non si può non segnalare la
ormai costante ascesa dell’Adria,
marchio storico dell’ex Jugoslavia
la cui produzione di veicoli motorizzati ha ormai surclassato quella
delle storiche roulotte: pensate che
in pochi anni Adria è divenuto il
quarto produttore europeo non facendo parte di alcun grande gruppo, puntando solo al miglioramento della qualità e al contenimento
dei prezzi di produzione. L’offerta
di quest’anno è oltremodo variegata, con 5 linee di produzione di caravan e 6 di motorizzati, con ben
27 modelli fra van, autocaravan e
semintegrali delle linee Coral e
Izola e motorhome della linea
Vision, veicoli quasi tutti montati
su meccanica Fiat Ducato.
Altro grande marchio presente alla fiera di Rimini, da 45
anni sul mercato, è Pilote, con le
sue tre note linee (Aventure, Reference ed Explorateur) di autocaravan, semintegrali e motorhome,
dagli interni sempre più eleganti e,
in particolare per gli Explorateur,
costosi. Considerazione analoga
per Rapido, ormai nell’olimpo della produzione d’oltralpe con i semintegrali e i motorhome forse più
curati di tutta la produzione europea, sempre prodotti su meccaniche Fiat e Mercedes, che a Rimini
ha presentato alcuni nuovi veicoli:
il 703F, un semintegrale ultracompatto di 6 metri appena, tre seminterali con soluzioni alternative di
coda (il 7065 con due letti gemelli,
il 7090 con il letto matrimoniale a
isola e tre lati liberi e il già noto
7096 col matrimoniale longitudinale; oltre al top di gamma, un generoso motorhome su Mercedes denominato 992M con camera da letto posteriore che nulla ha da invidiare a una casa di città!
Sempre parlando di veicoli
di alto livello, l’italiana GiottiLine
ha affiancato alle linee Graal e Genetics una nuova linea di produzione denominata Sunny, con due
mansardati e 1 semintegrale su
meccanica Fiat Ducato e 2 motorhome
su
meccanica
Iveco.
L’offerta si allarga così con veicoli
dai prezzi anche più abbordabili.
Una considerazione finale:
è indubbio che è più facile produrre veicoli ricchi di accessori ed eleganti, che ovviamente hanno il loro
prezzo, piuttosto che mezzi dai costi contenuti, nei quali il contenimento del prezzo debba essere legato alla scelta di un allestimento
più spartano; così come è evidente
che le meccaniche sempre più lunghe consentono di costruire veicoli
più comodi a scapito tuttavia del
contenimento proprio delle lunghezze: in sostanza, oggi è estremamente difficile trovare un veicolo che sia lungo meno di 6 metri;
ma è altrettanto difficile reperire
sul mercato un veicolo di buona
qualità che costi meno di 45.000
euro. Non pensate che gli alti e i
bassi delle vendite siano dovuti
anche a questo?
Maurizio Karra
Gli eleganti interni del Dream 545G, un nuovo semintegrale presentato
a Rimini. In basso la bella soluzione della “camera da letto” in coda al
McLouis Tandy 672
IL CLUB n. 90 – pag. 15
Ritorno al futuro
H720glm: con questo modello l’Arca torna alla produzione dei motorhome
L’
Arca ha deciso, dopo
una breve assenza, di tornare alla
produzione dei motorhome. Il primo modello, presentato alla Fiera
di Rimini, ha la sigla H720glm, dove H sta per motorHome, e 720 è
la misura della sua lunghezza. Poca cosa, questa sigla, in confronto
alla qualità costruttiva del veicolo e
alla cura dei particolari, anche se il
prezzo di acquisto lascia chiaramente intendere a cosa ci stiamo
riferendo (è oltre gli 80.000 euro).
Arca H720glm
Tipologia: motorhome
Meccanica: Fiat Ducato 2.300 da
130 cv (optional 3.000 da 160 cv)
Lunghezza: m. 7,20
Larghezza: m. 2,31
Altezza: m. 2,91
Posti omologati: n. 4
Posti letto: n. 4 (2 matrimoniali)
Serbatoio acque chiare: l. 80+100
optional
Serbatoio acque grigie: l. 100
WC: kasset l. 18+serbatoio l. 38
Riscaldamento: Webasto 3500
Frigorifero: trivalente l. 135
Blocco cucina: 4 fuochi + forno
Oblò n. 1 maxi + 2 cm. 40x40
Prezzo chiavi in mano: € 81.500
(+83.500 nella versione su Fiat
Ducato 3.000 da 160 cv)
Partiamo dalla meccanica,
prevista su Ducato 2.300 o, a richiesta, 3.000 da 160 cv.; ambe-
due allestite con guscio in Alubifer,
materiale che unisce le migliori
qualità dell’alluminio e della vetroresina, montato su telaio Al.Ko.
che consente un doppio pavimento
(52 + 22 mm.) riscaldato dall’interno. La coibentazione eccellente
è ovviamente anche alle pareti e al
tetto, di 45 mm. di spessore.
Entrando all’interno colpisce subito la bella zona living (cfr.
immagine nella pagina successiva)
a tutto tondo, che consente di stare insieme comodamente seduti in
6/8 persone, sfruttando i sedili girevoli della cabina, sopra i quali è
ben “nascosto” il letto basculante
di ampie dimensioni. Il tavolo ha la
gamba ruotante tipica degli interni
dei mezzi nautici, cosa che contribuisce al facile passaggio fra parte
anteriore e centrale del veicolo.
Colpisce anche la grande
luminosità del veicolo che è assicurata, oltre che dall’ampia vetratura
della cabina, anche dalle finestre
laterali e dal maxi-oblò sul tetto. E
colpisce altresì l’eleganza di tutto
l’insieme, con i mobili di un caldo
laminato color ciliegio con finiture
cromate ai pensili.
Proprio dietro il living si
nota l’angolo cucina, con grande
lavello, blocco cucina in acciaio con
IL CLUB n. 90 – pag. 16
quattro fuochi, forno e scaldavivande (con cappa superiore); accanto è posizionato il frigosurgelatore da 135 litri e ancora
dopo l’armadio. Dalla parte opposta è il bagnetto, anch’esso di
grande eleganza e comodità, ovviamente con box doccia separato
rispetto al lavello e wc con doppio
serbatoio di recupero, nella migliore tradizione Arca.
L'angolo cucina
di essere sfruttato anche per merci
lunghe oltre due metri!
Insomma, gli oltre 80.000
euro di costo si toccano con mano,
ma Arca rimane una garanzia!
Maurizio Karra
Alcuni interni del nuovo motorhome dell’Arca.
In alto la visuale cabina, in basso la zona living,
infine la visuale di coda con il letto posteriore
In alto il bagnetto
In basso una delle due aperture
del gavone passante trasversale
Chiude in coda il letto matrimoniale pronto, ad altezza media così da poter sfruttare il garage
sottostante senza rischiare la claustrofobia per la poca altezza resi-
dua. E se il grande gavone posteriore non fosse sufficiente, Arca è
riuscita a ricavare un altro vano
passante per tutta la larghezza fra
scocca e pavimento che consente
IL CLUB n. 90 – pag. 17
Bello e risparmioso
Un interessante e bel mansardato dal prezzo eccezionale
L
a SEA, fra i propri e
diversificati marchi, ha dato già da
qualche anno spazio alla Miller,
sottraendo al marchio Mobilvetta la
produzione di primo accesso. Operazione riuscita per due motivi: sia
perché ciò ha consentito a Mobilvetta di operare sul mercato come
marchio di riferimento del Gruppo
per veicoli di fascia alta; sia perché
dando spazio e autonomia a un
marchio
nuovo,
Miller
per
l’appunto, SEA si è garantita di fatto l’accesso a un pubblico desideroso di procedere soprattutto
all’acquisto di veicoli meno costosi
ma comunque di sicura affidabilità.
Fra la produzione Miller
2007/2008
vogliamo
parlarvi
dell’Alabama, che fa parte della linea “States”, un mansardato comodo ed elegante, adatto per una
tipica famiglia composta da marito,
moglie e due, tre bambini/ragazzi;
un veicolo certamente molto interessante sia per ciò che offre, sia
per il suo prezzo di acquisto:
46.800 euro; cifra interessante se
si tien conto che è prodotto su
meccanica Fiat Ducato 2.300 da
130 cavalli (peccato solo che non
sia disponibile anche su 3.000), ha
la struttura in vetroresina con
buona coibentazione (le pareti e il
tetto hanno uno spessore di 32
mm., mentre il pavimento ne ha
uno di ben 70 mm.).
L’esterno dell’Alabama e, in basso, una panoramica dell’interno
Miller States Alabama
Tipologia: autocaravan
Meccanica: Fiat Ducato 2.300-130 cv
Lunghezza: m. 7,19
Larghezza: m. 2,32
Altezza: m. 3,02
Posti omologati: n. 6
Posti letto: n. 6 (1 matrimoniale+2
singoli+2 singoli a castello)
Serbatoio acque chiare: l. 120
Serbatoio acque grigie: l. 108
WC: kasset l. 17
Riscaldamento: Webasto 3500
Frigorifero: trivalente l. 150
Blocco cucina: 3 fuochi (opt. forno)
Oblò n. 3 cm. 40x40
Prezzo chiavi in mano: € 46.800
All’interno,
lo
sguardo
d’insieme permette di notare subito la solidità dell’insieme e anche i
toni caldi del mobilio. La pianta è
fra le più classiche, con porta di
ingresso centrale e comodo letto a
castello in coda (la larghezza è di
83,5 cm.); rinunziando al letto
basso, il gavone posteriore di
1.360 dm3 si trasforma in un
grande garage di 2.760 dm3 adatto a ospitare anche le biciclette o
una moto.
Nella parte anteriore, invece, si trova un comodo living con
doppia dinette, una delle quali –
accanto la parta d’ingresso - trasformabile in divanetto nel caso i
componenti siano solo quattro. La
IL CLUB n. 90 – pag. 19
mansarda è comoda e spaziosa (il
letto misura 220x154), ben illuminata da doppia finestra sui laterali.
Dietro il living trova spazio
la zona servizi. Accanto alla porta
di ingresso c’è il piano cucina, con
lavello e piano cottura a 3 fuochi,
cappa aspirante e due pensili; ancora accanto trova posto il grande
frigo da 150 litri, sopra il quale, a
richiesta, è montato il forno a gas.
Alcune immagini degli interni dell’Alabama
La zona cucina
Dalla parte opposta c’è il
bagnetto con doccia separata (unica nota stonata, per esprimere un
giudizio personale, i supporti porta-sapone e porta-asciugamani di
plastica color arancione, davvero
...bruttini), e l’armadio. Per quanto
riguarda i servizi di bordo, di 120
litri è il serbatoio di acqua disponibile, di 108 quello di recupero; ovviamente Thetford cassette il WC.
Il riscaldamento dell’abitacolo è
assicurato da stufa a gasolio Webasto
3500,
il
riscaldamento
dell’acqua da boiler Truma a gas
da 10 litri.
La funzionalità di questo
mansardato è certamente una della caratteristiche che vanno messe
in evidenza, così come anche il
pregio delle finiture; la conclusione
è che ci troviamo di fronte a un
veicolo progettualmente e commercialmente molto azzeccato soprattutto per la validità del rapporto qualità/prezzo, un mezzo solo
apparentemente di primo accesso
che si colloca invece a buon diritto
nella fascia media del mercato.
Maurizio Karra
IL CLUB n. 90 – pag. 20
Architettura moderna
I simboli della grande, ma soprattutto nuova, Berlino
F
inalmente io e Pietro
ce l’abbiamo fatta. Per chi non lo
sapesse, Pietro è mio figlio e ha
quindici anni. Dopo un paio d’anni
di progetti e relativi rinvii, siamo
quindi riusciti a realizzare un desiderio coltivato da un tempo: un
breve viaggio con zaini in spalla,
guida del Touring Club sotto il
braccio, poca e pure approssimativa organizzazione. Chi ha deciso
la destinazione è stato Pietro e sicuramente Berlino era una mèta
ambita da parecchio. In camper
infatti, pur attraversando più volte
in lungo e in largo la Germania,
mai era stato possibile fermarsi
nella nuova capitale tedesca.
La scultura posta alla sommità della Porta di Brandeburgo,
ancora oggi uno dei simboli della capitale tedesca
In basso un’immagine del tranquillissimo Camping Tent station
I due autori dell’articolo
Volevamo fare un viaggio
“on the road” e in buona parte così
è stato, anche, se considerando il
breve tempo a disposizione (una
settimana), abbiamo pensato di
raggiungere la città in aereo. Il
travagliato ritorno in treno, se pur
al limite del massacrante e per alcuni versi assai sgradevole (cfr.
box finale), è stato comunque interessante e splendido per altri: il
trasferimento in treno lungo il
Brandeburgo e la Baviera, la breve
pausa a Monaco e il successivo attraversamento del Tirolo austriaco,
delle Alpi e dell’Alto Adige sono
state infatti esperienze assai interessanti e, comunque, diverse da
quelle pertinenti ai più volte effettuati passaggi automobilistici. Ma
l’obiettivo del viaggio era la capitale della Germania ed è in questa
città che abbiamo trascorso quat-
tro belle e intensissime giornate.
Siamo arrivati a Berlino di
domenica mattina, momento in cui
le grandi città riposano. Il camping
Tent station, preventivamente scovato su internet, è piazzato in un
punto strategico della capitale ed è
lì che abbiamo piantato la nostra
piccola tenda. Riservata soltanto
alle soste di chi viaggia a piedi, la
struttura si trova a non più di
quindici minuti di cammino dalla
porta di Brandeburgo ed è situata
all’interno del comprensorio di una
piscina pubblica ormai in disuso.
Successivamente ci siamo spostati
IL CLUB n. 90 – pag. 21
in centro dove, sotto un tiepido sole, gli artisti di strada si guadagnavano la propria giornata e il tempo
sembrava scorrere più lento: la
confortevole atmosfera sembrava
perfetta per avviare un primo pacato approccio con la grande metropoli.
Ad ovest della
Porta di Brandeburgo
Adiacente al campeggio, a
non più di cinque minuti di marciapiedi, si trova la stazione centrale
di Berlino, la Berlin Hauptbahnhof, una delle tante e moderne
La Berlin Hauptbahnhof, la moderna stazione ferroviaria di Berlino
In basso l’Olympiastadion, dove la nazionale italiana ha vinto
nel 2006 gli ultimi campionati mondiali di calcio
meraviglie architettoniche della città. E’ la più grande stazione ferroviaria d’Europa, di recente inaugurazione, dove sembra transitino
giornalmente 300.000 passeggeri
e oltre 1.500 treni: cioè più o meno un treno al minuto nelle 24 ore.
L’imponente e trasparente struttura in vetro e acciaio si sviluppa su
un’area di 15.000 mq e su tre piani, ciascuno dei quali attraversato
da numerosi binari. E’ anche un
enorme centro commerciale dove
scale mobili e ascensori panoramici
collegano tra loro ristoranti, profumerie, uffici postali, supermercati, boutique e tantissimi altri negozi.
Per quanto apparentemente situata nel nulla, la stazione è
animata da un impressionante viavai di persone in tutte le ore del
giorno. Nel nulla, perché collocata
nella zona immediatamente adiacente al muro che separava le due
Berlino, nella zona nord-ovest di
fatto abbandonata a se stessa fino
alla caduta del muro: grandi spazi
caratterizzano infatti quest’area
della città al di sopra della porta di
Brandeburgo che era e continua ad
essere lo spartiacque tra le due anime della capitale tedesca.
In questa parte della città
sorge anche il Reichstag, il Parlamento tedesco, cuore del quartiere di Moabit che ospita gli uffici
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della politica nazionale oltre alcune
ambasciate straniere. Edificio simbolico della storia tedesca, datato
1894, ha rappresentato sia l’epoca
imperiale, sia l’ascesa al potere di
Hitler e la sua sconfitta del 1945,
legata alla conquista dell’edificio
da parte dell’esercito sovietico, e
ancora il ricongiungimento delle
due Germanie, avendo ospitato la
prima sessione di lavori del parlamento tedesco riunificato nel
1990.
Gli ultimi lavori di ristrutturazione, ufficialmente terminati
nel 1999, sono per lo più individuabili nella cupola in acciaio e vetro che sovrasta la parte centrale
dell’edificio e che, a detta del progettista, ha reso il Reichstag il
“Parlamento più trasparente del
mondo”. In acciaio e vetro, la
struttura misura 40 metri di diametro e circa 25 di altezza, oltre a
pesare 1200 tonnellate. Al suo interno una rampa ellittica conduce
ad una piattaforma da cui si può
godere di un eccezionale panorama cittadino, oltre che permettere
alla gente di camminare simbolicamente “sulle teste dei loro rappresentanti politici”.
La Straße des 17 juni è
una parte della spina dorsale della
città. Una retta che è l’insieme di
più vie, di cui la straße è lo spezzone centrale, che attraversa quasi interamente l’enorme centro di
Berlino. Nata per collegare il centro cittadino con il castello di
Charlottenburg, attraversa interamente il Tiergarten che è, con i
suoi 210 ettari, il più grande parco
cittadino di una città che comprende già moltissimo verde nel
proprio territorio.
Lungo la Straße des 17 juni, a metà percorso tra la porta di
Brandeburgo e la Colonna della
Vittoria, è posto il Sowjetisches
Ehrenmal (Monumento ai soldati
sovietici) eretto nel ’45 in onore di
militari russi morti nella capitale
tedesca. La grande struttura fu realizzata con il marmo proveniente
dallo smantellamento del quartier
generale del Terzo Reich ed è idealmente protetta ai lati dai due
primi carri armati sovietici entrati a
Berlino. All’interno del monumento
è ubicato un cimitero dove hanno
trovato posto circa 2.500 soldati
sovietici deceduti nel corso della
battaglia per la liberazione della
città.
L’arteria è poi interrotta
dalla piazza circolare della Grande
Stella, dove si intersecano tre importanti vie cittadine e al cui interno è piazzata la Siegessäule (Colonna della Vittoria) che, quasi al
pari della porta di Brandeburgo,
può essere considerata uno dei
simboli più antichi della Capitale.
Datata 1873, la colonna fu eretta
per commemorare la vittoria prussiana nella guerra con la Danimarca e trovò la sua collocazione al
centro del Tiergarten nel periodo
nazista. E’ alta circa 60 metri e alla
sua sommità è situata l’enorme e
dorata scultura della Vittoria alata.
Lo Zoo di Berlino, nella zona sud del Tiergarten, pare ospiti
oltre 13.000 animali. Disposto su
un’area molto vasta, per visitarlo
tutto mantenendo un buon ritmo di
marcia occorre almeno mezza
giornata. Belle le strutture ricostruite in vari stili, tra l’esotico e il
country, dove alloggia un’infinità di
specie animali. Entusiasmante e
tenera è stata la breve “recita”
della mascotte dello zoo: l’orsetto
Knut, recentemente assurto agli
onori della cronaca perché abbandonato dai genitori, in un lungo
momento ludico in compagnia
dell’umano che lo ha adottato per
evitargli una morte sicura.
Sculture ...in libertà allo zoo
Seguendo il prolungamento
della Straße des 17 juni, successivamente BismarckStraße, Kaiserdamm e Eerstraße, dopo circa 45
minuti di bicicletta dal camping
percorsi in una città che rispetta
profondamente gli utilizzatori delle
due
ruote,
si
giunge
all’Olympiastadion che noi italiani, a seguito del successo dei
mondiali di calcio del 2006, dovremmo conoscere bene. Anche
questo può essere definito un vero
e proprio monumento storico di
Berlino. Costruito ai primi del ‘900
nell’area
di
pertinenza
dell’ippodromo di Charlottenburg,
era già all’epoca il più grande stadio del mondo. Successivamente
fu interamente ricostruito ed ampliato in occasione delle olimpiadi
del 1936 quando poteva ospitare
110.000 spettatori, scesi a 75.000
a seguito della ristrutturazione operata nel 2006, in occasione
dell’ultimo mondiale di calcio.
Lo stadio è visitabile al suo
interno e, nonostante il fascino
storico-sportivo sia notevole (non
si può evitare di immaginare il nero statunitense Jesse Owens che
vince al cospetto del razzista Führer), è evidente tra i suoi tratti
architettonici
la
glorificazione
dell’efficienza produttiva del periodo nazista. Nello stadio, nonostante i rinnovamenti stilistici del 2006
chiaramente visibili dalla cima del
campanile della torre posteriore,
fortissima è ancora la rappresentazione del potere, della ricerca di
simboli ed allegorie destinati ad
impressionare le masse. La struttura era fuori dalle rotte dei bombardieri alleati e rimane quindi una
delle poche rappresentazioni di potenza del Reich rimasta intatta e
così giunta fino al nostro tempo, a
dispetto di tutti i tentativi di ricoprirne l’evidente simbolismo originario.
Rientrando verso il cuore
della città, appena più a sud del
centrale asse viario finora percorso, si entra nel centro commerciale
di Berlino. Budapester Straße, Kurfürsterdamm, Kantstraße e Tauentzienstraße sono le principali vie di
shopping berlinesi, dove si trovano
i negozi più importanti della città.
Queste strade di riuniscono sulla
piazza che contiene la KaiserWilhelm-Gedächtniskirche
(la
chiesa commemorativa del kaiser
Guglielmo) che, semidistrutta dai
bombardamenti e non ricostruita,
testimonia con la sua sbilenca presenza gli effetti della guerra.
A breve distanza sulla
Tauentzienstraße in stile parigino, la scultura “Berlin” che un
tempo rappresentava la divisione
della città è che, in seguito alla
riunificazione, è diventata invece
uno dei moderni simboli della capitale tedesca. Lungo la stessa strada, il Kaufhaus des Westens (noto
in città come KaDeWe) che sembra
sia il più grande magazzino del
continente europeo. Se siete anche
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appassionati di elettronica, consiglio una lunga visita al vicino Europa-Center, vero contenitore di
piccola e grande, ma soprattutto
alta, tecnologia.
Due scorci di Postdamer Platz
Ancora più ad est ma sempre sul percorso finora fatto, al
confine sud-est del Tiergarten, si
trova un altro moderno simbolo di
questa città. Potsdamer Platz è
probabilmente il centro geografico
esatto di Berlino ed è una delle più
importanti piazze cittadine, anche
per il grande snodo ferroviario che
contiene. Prima della guerra era il
cuore della vita notturna di Berlino
nonché un importante e reale crocevia europeo dove, nel 1924,
venne installato il primo semaforo
della storia. Rasa al suolo dai
bombardamenti e divisa a metà
dal muro e dalla guerra fredda, la
piazza diventò uno dai grandi spazi
desolati di Berlino Ovest, una parte
del “nulla” prima citato. In seguito
alla riunificazione fu lottizzata e
venduta in quattro porzioni ad altrettante multinazionali, che diedero l’incarico di ricostruirla ai più
importanti architetti del mondo intero, tra cui Renzo Piano.
Anche qui vetro e acciaio
ed accentuate altezze caratterizzano la zona più moderna di Berlino:
spettacolari ed ardite costruzioni,
realizzate sulle macerie ancora visibili dei più grandi alberghi europei d’anteguerra, che attualmente
ospitano uffici, un museo del cinema tedesco, centri commerciali
e 40 sale cinematografiche che
fanno da contorno ad una modernissima piazza, viva in ogni ora del
giorno e della notte, visitata quotidianamente da 70.000 persone.
Ad est della
Porta di Brandeburgo
Da Potsdamer Platz seguendo le tracce del muro si giunge alla Pariser Platz dove si trova il
più noto dei simboli di Berlino. Importante durante la guerra fredda,
in quanto testimone della spartizione territoriale ed inaccessibile
varco da e verso la DDR, ugualmente importante per il significato
di passaggio e di riunificazione in
seguito alla caduta del muro, la
Porta di Brandeburgo è il punto
di transito per eccellenza tra le oramai congiunte zone della città.
Da qui parte l’altro lato
della Straße des 17.juni, la Unter
den Linden (letteralmente “Sotto
i tigli”). Lungo l’asse viario, a rappresentare la piatta ma interessante architettura del periodo della
guerra fredda, vi è una regolare
fila di palazzi a tratti interrotta da
cantieri di lavoro. L’aspetto cantieristico
confonde,
oscurando
l’eleganza del tipico viale da centro
città dove risiedono tra l’altro la
sede dell’Aeroflot, l’ambasciata
russa, il teatro dell’Opera di Stato
e un ateneo universitario. Non v’è
dubbio che lungo questa via forte è
la sensazione di respirare un’area
diversa: le linee essenziali e rigorose dei canoni stilistici del totalitarismo sovietico la fanno sembrare senza spigoli e senza anfratti,
senza la possibilità di nascondere
alcunché.
La medesima impressione
si avverte lungo la perpendicolare
Friederichestraße e, al termine della
successiva
Karl-LiebknechkStraße, nella centrale Alexanderplatz che, vuota e austera, non fa
che confermare la sensazione di
omologazione.
Al
centro
dell’enorme piazza, l’unico accenno
di vita proviene dall’anonima fontana dell’Amicizia tra i popoli.
Tutt’intorno solo ulteriori imponenti e squadrati simboli del periodo
del controllo sovietico: uno tra tutti
la Fernsehturm. La torre della televisione alta 368 metri è praticamente visibile da ogni luogo aperto
di Berlino e da essa, nella terrazza
panoramica che si trova a circa
200 metri d’altezza è visibile ogni
più remoto angolo della città.
Quello già detto per lo stadio, rapportato alla relativa epoca
politica di realizzazione, può essere
riferito anche alla
torre: tante
possono essere le simbologie di
carattere
politico
riconducibili
all’alta costruzione quali, ad esempio, il raggiungimento di obiettivi
impossibili, specialmente per i
tempi in cui è stata realizzata, oltre alla rappresentazione del potere di controllo, del “grande fratello”
che può giungere dappertutto e
tutto ascoltare.
Frontalmente alla Fernsehturm la bella e neo-barocca fontana di Nettuno che, con le sue
sensuali statue femminili impersonanti le quattro stagioni, testimonia un antico passato che non
sempre traspare lungo le vie di
Berlino e che fa venire in mente
altre grandi capitali europee come
Roma, Parigi o Praga. Adiacente
alla fontana il Lustgarten, un altro
dei parchi della capitale tedesca,
su cui si affacciano il Duomo e
l’Altes Museum situati nell’Isola dei
musei, così chiamata perché è una
vera e propria isola sul fiume
Sprea, in gran parte occupata da
strutture museali. L’isola è stata
annoverata dall’Unesco tra i Patrimoni dell’Umanità.
Molto interessante il Pergamonmuseum che contiene anche edifici monumentali riedificati
in dimensioni reali e con parti originali: tra questi l’altare di Zeus a
Pergamo e la Porta del Mercato di
Mileto, purtroppo non completamente visibile perchè in restauro al
momento della visita.
Il Checkpoint Charlie è
un altro dei simboli del passato,
ormai però declassato a set fotografico da istantanee ricordo, che
divide in due la Friederichstraße,
lunga ed elegante via commerciale
della vecchia Berlino Est. Il “punto
di controllo” altro non è che una
ricostruzione di quello che era un
varco nella linea di confine: solo
una ricostruzione, quindi, una finta
testimonianza a disposizione degli
obiettivi delle fotocamere.
Il Museo del Muro si trova nei pressi del checkpoint e in
esso sono visibili, in una interessante esposizione, tutte le testimonianze documentali delle fughe
tentate, e qualche volta riuscite,
da chi cercava di sfuggire al regime sovietico. Belle e commoventi
le decine e decine di disegni dei
bambini di uno e dell’altro lato della città che cercavano di immaginare, e descrivere con immagini,
Un particolare della Fontana di Nettuno
IL CLUB n. 90 – pag. 24
La Kaiser-Wilhelm-Gedächtniskirche (la chiesa commemorativa del
Kaiser Guglielmo), semidistrutta dai bombardamenti e non ricostruita,
testimonia con la sua sbilenca presenza gli effetti della guerra
quale fosse la loro intima idea di
questa obbligata separazione e di
come potesse essere la vita
dall’altro lato. Del muro rimane
ben poco: nei pressi del museo alcuni tratti sono stati appositamente lasciati in esposizione, mentre
nei negozi di souvenir della città ne
vengono vendute miriadi di briciole, più o meno autentiche. Alcuni
tratti del percorso della barriera
sono però ancora ben visibili in diversi punti di Berlino, appositamente segnati su terreno.
A breve distanza, dopo essere riusciti a superare i rigorosi
controlli personali (metal detector
e controllo minuzioso del contenuto di borse e affini), è possibile visitare lo Jüdisches Museum dove
sono raccolti anni di storia ebraica.
Il museo è ospitato all’interno di
un edificio appositamente realizzato, dai concetti architettonici complessi che hanno previsto la costruzione di una struttura a forma
di saetta, interamente ricoperta di
zinco su cui le finestre, lunghe e
sottili come tagli, sono piazzate a
casaccio. All’interno la visita si
snoda in due vie separate. La prima segue la continua migrazione
del popolo ebraico mentre la seconda, soprannominata “asse della
morte”,
conduce
alla
torre
dell’Olocausto: un’alta e stretta costruzione scura e vuota, illuminata
appena
da un
irraggiungibile
squarcio tagliente sulla sommità. I
due percorsi si riuniscono in un ulteriore ideale sentiero, detto “asse
della continuità” che vuole testi-
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moniare l’esistenza di un popolo
nonostante le tragedie a cui è
stato sottoposto. Il museo è assai
interessante e la visita scorre tra
forti emozioni, curiosità, stupore e
dolore. Anche in questo luogo,
com’è intuibile, tanti sono i simboli
e le metafore utilizzate per stimolare la memoria.
Questa è stata la nostra
Berlino alla nostra prima visita.
Molto esteriore e assai emozionale. Abbiamo deciso di definire con
quattro aggettivi ciascuno questa
grande città. Io ho optato per “ordinata” perché tale è, nonostante
abbia spesso l’aspetto di un enorme cantiere, e anche in questa città
i
tedeschi
sono
maestri
nell’ordine e nel rispetto di cose e
persone; “affascinante”, ma detto
in senso negativo, perché troppo
evidenti sono ancora i simboli di
un potere folle ma quasi infinito e
quindi fatalmente attraente, nonostante le lezioni della storia; “futura” perché tutto lascia immaginare
un domani con pochi limiti tecnologici; “sofferente” perché a parer
mio ancora alla ricerca di una propria identità per un lungo periodo
offesa e, successivamente, mutilata e negata.
Pietro invece l’ha definita
“suggestiva” per la sua grandezza
e le tante attrattive nuove e antiche; “silenziosa” perchè anche in
un luogo come - ad esempio - una
stazione ferroviaria, qui da noi assai rumorose, si avverte solo un
leggero brusio; “ecologica” perché
ci si muove davvero molto e bene
in bicicletta; “inaffidabile” perché il
tempo riesce a variare radicalmente e velocemente, passando dal
sole alla pioggia in un batter
d’occhio.
L’ultimo aggettivo, questa
volta comune, è immancabilmente
“bellissima”, anche in presenza
delle decine di sgraziate gru che
testimoniano i continui lavori di ricostruzione. Un rinnovamento che
a volte pare una rielaborazione destinata a celare anche gli scomodi
simboli del non remoto passato.
Un rinnovamento che però affascina perchè ogni nuova costruzione
può essere considerata senza dubbio
un
punto
di
arrivo
dell’architettura moderna, inserita
in un catalogo vivente da sfogliare,
passeggiando tra i viali della storia
moderna e meno recente.
Giangiacomo e Pietro Sideli
Patrie galere!
Europa unita, ma non nei mezzi di trasporto e neppure nel modo di viverli
E
ra un nuovo aeroplano. Così nuovo, che il dubbio che
fosse al suo viaggio inaugurale poteva sembrare fondato. Un fiammante aereo giallo di una compagnia tedesca, nostro primo contatto con la Germania in questo breve
viaggio, è stato il veloce e diretto
mezzo che ci ha portati a Berlino in
una primissima domenica mattina
di inizio luglio. Era un nuovo treno.
Non fiammante come l’aereo, ma a
sufficienza per far capire come sia
possibile conservare con cura le
cose di tutti. E’ stato il nostro ultimo contatto con la supertecnologia
tedesca dei trasporti prima del
rientro nelle “patrie galere”!
E pensare che la volontà di
tornare in treno in Italia c’era tutta
fin dall’organizzazione del nostro
viaggio: era nelle nostre intenzioni
attraversare la Baviera, le Alpi e il
Tirolo intero, per ammirare con
calma tutto il magnifico paesaggio
naturale di queste regioni e, soprattutto, ci piaceva l’idea
di essere liberi da obblighi
di date, orari e prenotazioni. Il ritorno a casa è stato
inizialmente scandito dal
leggero fruscio di una freccia d’argento sulle rotaie
della linea Berlino-Monaco:
alcune ore di treno piacevolmente trascorse su un
moderno intercity con arredamento aeronautico e
tanto spazio a disposizione
e, oltre alle prese di corrente in dotazione ad ogni
poltrona, grandi tavoli, un
bel bar e sfavillanti bagni in
alluminio con wc nautico
(che è come dire: la toilette è utilizzabile anche in
stazione…). E ancora grandi porte
a vetri ad apertura automatica, e
quindi del tutto prive di impronte
digitali, e display che informavano
sulle distanze tra le stazioni, sui
tempi residui di percorrenza e sulla
velocità di marcia in tempo reale:
200 km orari e non un sussulto.
Il giorno successivo, nella
continuazione del nostro viaggio di
rientro, siamo saliti a bordo del
treno Michelangelo delle ferrovie
italiane, che collega Monaco a Roma. Non è per esterofilia e neppu-
re per la nostra tipica e italica necessità di lamentarci, ma è stato
impossibile non recriminare notando l’evidente differenza del mezzo
meccanico trovato sui binari, rispetto a quello del giorno precedente: si trattava infatti di un tradizionale convoglio ferroviario di II
classe,
dotato
di
una
nonsopprimibile aria condizionata che
stonava con i 13 gradi mattutini di
Monaco di Baviera e che, però, era
l’unica cosa funzionante in un treno privo di tutto, anche delle più
elementari norme igieniche.
Troppo stridenti i paragoni
con il lindo e funzionale treno del
giorno precedente: poltrone sporche in vagoni vetusti e imbrattati,
con inutili federe di protezione assai segnate dall’unto che perfezionavano l’evidente sporcizia. Nella
“ritirata” (così la chiamano…), già
approssimativamente pulita ancor
prima della partenza, un rotolo di
carta igienica tenuto da un filo di
ferro era l’unico accessorio a di-
In treno verso Monaco di Baviera
sposizione dei viaggiatori, mentre
il debole flusso d’acqua disponibile
era già pesantemente impregnato
del tipico e sgradevole olezzo di
disinfettante. Troppo grave è stato
il senso di inadeguatezza (e anche
di grande vergogna) che tutto ciò
trasmetteva, specialmente nei confronti di chi, non connazionale, fosse a bordo di quel treno.
Ma non è ancora finita. Il
viaggio verso la Sicilia è proseguito
a bordo del treno 1991, il “Mongibello” dai servizi già impraticabili a
Modena, luogo dove siamo saliti a
IL CLUB n. 90 – pag. 26
notte fonda, con mancanza d’aria
condizionata e interi vagoni senza
luce, a cui si sono sommati tutti gli
atavici e peggiori vizi di cui noi,
gente del sud, non riusciamo assolutamente a liberarci.
E in un momento di perplessità, al risveglio in un treno di
cui vorrei immaginaste appena
l’odore, alla vista di un signore con
la barba non rasata, che indossava
su un bermuda di taglia 3XL
un’aderente canottiera nera segnata da evidenti aloni di sudore, mio
figlio quindicenne non è riuscito a
trattenersi dal dire, con tono intristito e deluso: “ma perché dobbiamo essere così squallidi?”. Ho
risposto con dolore che probabilmente la dignità e il decoro non
appartengono a questa terra e che
spesso a questi valori si tende a
non far superare il metro scarso di
spazio che ci circonda.
Carlo Levi scrisse che “Cristo si è fermato a Eboli”: penso sarebbe stata certamente d’accordo
la bella signora bionda sui
40 anni dai tratti nordeuropei, che nel tragitto tra
Messina
e
Palermo,
nell’inutile ricerca di una
toilette appena praticabile,
si aggirava per i vagoni
con un’evidente espressione di orrore misto a stupore.
L’espresso
1991
Milano-Palermo è stato recentemente ben definito
come “il treno della vergogna” in un servizio web-tv
del Corriere della Sera, oltre che un “non-luogo, non
abbastanza tutelato dalle
ferrovie, trasformato dalla
gente in un luogo dove la
maleducazione può liberamente
correre sulle rotaie…”.
Al prossimo viaggio, al
contrario di quanto fatto in questa
occasione, ci riserveremo il veloce
volo in aereo per il ritorno: meglio
un rapido e sbrigativo atterraggio
nella realtà conosciuta, piuttosto
che un lento e inenarrabile rientro
nella “normalità”. Bisogna pur sopravvivere ad un piacevole e breve
viaggio d’inizio estate!
G.S.
La perla della Polonia
Alla scoperta della magica Cracovia
S
e l'idea di un viaggio a
Cracovia suscita in voi un certo
scetticismo poichè, magari, non la
ritenete al pari di altre città straniere, più rinomate e frequentate,
mettete da parte ogni timore e
preparate.. il camper. A differenza
della maggior parte delle città polacche, Cracovia è infatti una città
‘vera’ e non una ricostruzione nuova di zecca di un passato segnato
da numerose guerre.
Antica capitale della Polonia e sede della corte, ancora oggi
è la più leggendaria e amata città
polacca. Cracovia è un gioiellino:
graziosa e “tutta lì”, in un fazzoletto. Prima tappa del nostro tour è la
visita del Castello Reale di Wawel,
uno dei complessi architettonici più
ricchi al mondo, oltre ad essere un
posto simbolico, strettamente legato alla storia della Polonia, essendo stato per oltre cinque secoli
il centro politico ed amministrativo
del Paese. Lo raggiungiamo attraverso la via Reale, un’affascinante
via commerciale già conosciuta
nell’antichità, chiamata via unghero-prussiana oppure più comunemente itinerario dell’ambra.
Ci fermiamo alcuni minuti
per visitare la chiesa dei Santi Pietro e Paolo, fatta costruire dal re
Sigismondo III Vasa, protettore dei
Gesuiti, con di fronte le statue dei
Dodici Apostoli. Attraverso la piccola piazza di Santa Maria Maddalena raggiungiamo via Kanonicza,
uno stretto vicolo molto affascinante, contornato da vecchie dimore tra cui, al numero 21, la casa
del Decanato, un edificio che svolgeva il ruolo di abitazione per i vescovi supplenti della diocesi di Cracovia (anche Wojtyla vi ha soggiornato diversi anni). Allo sbocco
della via Kanonicza ammiriamo l’imponente veduta del Wawel. Scalando la collina lasciamo accanto il
muro con le iscrizioni che ricordano
i nomi ei donatori che finanziarono
il restauro del castello. Sulla cima
del bastione eretto nel 1581 vediamo la statua di Kosciuszko, quindi entriamo attraverso la Porta degli Stemmi nella residenza reale
del Wawel.
La prima visita la effettuiamo alla Cattedrale, luogo di incoro-
nazione dei re polacchi e principale
edificio sacro della Polonia. L’ingresso è collocato tra le due cappelle gotiche della Santissima Trinità e della Croce Santa. All’interno
ammiriamo la cappella confessionale barocca di Santo Stanislao, disegnata da Giovanni Trevano che racchiude le reliquie del santo vescovo, la cappella gotica di Santa Croce che ospita i resti del re Casimiro
IV e la cappella di Sigismondo.
All’uscita ci soffermiamo ad osservare incuriositi il caratteristico ingresso nel quale sono esposte le
ossa di un leggendario drago protettore della città (in realtà sembra
che siano ossa di un animale preistorico).
Fatti pochi passi entriamo
nel cortile del Castello Reale, caratterizzato da un grande giardino circondato da splendidi edifici. Sono
visibili anche alcuni resti archeologici a conferma dell’esistenza di
una città fortificata al posto della
quale fu eretto il primo castello nello stile romanico. Il castello attuale
deve la sua esistenza all’incendio
che distrusse la fortezza nel 1499,
in seguito al quale, all’inizio del XV
secolo, Sigismondo il Vecchio decise di farsi costruire una nuova residenza. Compiuta una breve passeggiata lungo la Vistola, rientriamo nel centro cittadino e raggiungiamo la famosa Piazza del Mercato, centro della vita politica, economica e religiosa della città fin
dalla sua nascita.
Il Mercato Coperto di Cracovia
IL CLUB n. 90 – pag. 27
Buono a sapersi
La Piazza del Mercato, il cuore pulsante di Cracovia
La piazza (200 x 200 metri)
con le vie adiacenti che formano il
disegno della scacchiera, costituisce
uno dei pochi esempi meglio conservati in Europa dell’organismo
urbano medioevale. Girovaghiamo
per la Rynek Glowny, stupenda
piazza medievale del 1257, una
delle più grandi d’Europa ed iniziamo la visita dall’edificio che ne domina la parte centrale, i Fondachi
(Sukiennice), costruzione tra le più
interessanti dell’intera Cracovia, un
tempo mercato delle stoffe, che oggi ospita le bancarelle dell’artigianato polacco; all’interno troviamo
numerosi negozi di souvenirs, gioielli e molto altro ancora, e vi si possono comperare – spesso con carta
dio credito - prodotti tipici locali e
anche la famosa “ambra del Baltico” a prezzi accessibili.
Ci fermiamo a pranzo in
uno dei tanti piccoli ristoranti della
piazza e nel primo pomeriggio continuiamo nella visita della grande
piazza. Entriamo nella Basilica
dell’Assunzione di Santissima Maria
Vergine (Kosciòl Mariacki) imponente costruzione gotica è uno dei
monumenti principali della città, edificio che costituisce uno degli esempi più espressivi dell’arte gotica
in Polonia. La facciata è affiancata
da due torri, di cui una più alta (82
metri contro i 69 dell’altra), collegate nella parte bassa al portico
tardo barocco. L’interno ci offre un
grande altare che domina la navata, un vero e proprio gioiello
dell’arte medioevale veramente
spettacolare, che viene definito il
primo museo della città, una rassegna di tutti gli stili del XIX secolo.
Usciti dalla chiesa, osserviamo l’imponente statua di Adam
Mickiewicz, curiose le numerose
bancarelle di fiori che occupano un
largo spazio adiacente alla statua.
Altri edifici degni di nota della Piazza del Mercato sono la Torre del
Municipio (Wieza Ratuszowa), alta
70 metri in stile gotico, unico resto
del municipio demolito nel 1820
dalle autorità locali che lo ritenevano troppo vetusto; e la chiesa di
Sant’Adalberto (Kosciòl Sw. Wojciecha). Il resto della piazza si trasforma in un enorme caffé e ristorante all’aperto, con molti locali,
negozi e un mercato dei fiori. Da
qui si diramano le strade parallele
verso l’esterno della città, dentro
gli androni dei palazzi e in vicoli nascosti ci sono un’infinità di negozietti, locali, che si vedono solo
leggendo i cartelli affissi alle pareti.
Ulica Florianska, forse la via
più commerciale, conduce alla Porta di San Floriano (Brama Florianska): questa era una delle otto porte della fortificazione, a protezione
di quest’ultima il Barbakan, un edificio circolare con fossato. Visitiamo
quindi Kazimierz, il vecchio quartiere ebraico: questa zona era in origine una città indipendente fondata
nel 1335 da Kazimierz III Wielki, il
quale oltre al nome diede anche
uno statuto municipale e numerosi
privilegi. Qui abbiamo l’opportunità
di osservare alcune sinagoghe,
senza
però
poter
entrare
all’interno, oltre ai principali luoghi
dove furono ambientate le scene
del film ’Schindler List’ e, se siete
appassionati dei quadri di Leonardo
da Vinci, non potete disertare il
Czartorjsky Muzeum, con la splendida "Dama con l'ermellino".
Luigi Fiscella
IL CLUB n. 90 – pag. 28
Cosa mangiare? A Cracovia, come in tutta la Polonia,
si può mangiare ancora con
pochi euro non restando digiuni
né accontentandosi di una qualità mediocre, dato che i piatti
sia di pesce sia di carne sono
gustosi; nella scelta lasciatevi
guidare dall'olfatto, dalla vista
e da quant'altro vi possa sembrare indicativo. Noi abbiamo
provato il Chlopskie Jadlo in
centro città: buona la zuppa di
funghi, non male i pierogi (ravioli ripieni), la carne (sinceramente non abbiamo capito se
di maiale o mista comunque a
pezzetti come quella del kebab), servita in un piatto unico
insieme a patatine fritte, insalata, formaggio o funghi e tante salsine dolci e piccanti da
utilizzare per guarnire il contenuto del piatto. Mentre, invece,
per uno squisito kebab non avete altro che da attraversare
ed entrare in un ristorantino
dalle luci soffuse e con l'arredamento in legno (potete mangiare all'interno, prendendo i
piatti dal banco, oppure all'esterno, serviti al tavolo). Buone, comunque, le salsicce e gli
spiedini che abbiamo comprato
da una rosticceria sulla piazza
centrale. Caratteristici lungo le
strade i banchetti con le ciambelle di pane e sesamo e altri
dolci tipici del posto ed il cosiddetto "Zapikanka", una mezza
baguette con formaggio e funghi servita calda calda, croccante e molto buona (per chi lo
desidera, si può aggiungere
ketchup o altro). Per chi poi
non gradisce o non sa rinunciare al “solito panino”, potranno
mai mancare le multinazionali
statunitensi di fast - food?
Per quanto riguarda i
trasporti, i taxi sono molto
convenienti: circa 0,80 euro
ogni chilometro. Diffidate di chi
non ha la tabella TAXI e, se
proprio non potete farne a meno, pattuite prima il prezzo della corsa, per non avere sgradite sorprese dopo. L’ideale è
servirsi della gentilezza del
personale delle receptions degli
alberghi, per farsi chiamare un
taxi che di solito arriva rapidamente e con tanto di tabella
ufficiale.
Sardegna: oltre il mare c’è altro
Un breve itinerario alla scoperta dell’isola più verde d’Italia
Quando
un camperista
decide di trascorrere le vacanze
estive in Sardegna, la sua scelta è
motivata
essenzialmente
dallo
splendido mare, dalle spiagge incontaminate e dalla natura selvaggia, ancora in grado di sorprendere, chilometro dopo chilometro,
anche il viaggiatore più assuefatto
alle bellezze del mediterraneo. Per
due siciliani come me e mia moglie
Serena, inoltre, la scelta della Sardegna ha rappresentato anche una
sorta di richiamo ancestrale, alla
ricerca di una costa ancora non invasa dagli insediamenti immobiliari, sempre più frequente invece
dalle nostre parti. E allora: mare
sia, in questa torrida estate 2007!
Per questo motivo il viaggio è stato
battezzato: “Il mare della Sardegna”.
Siamo quindi partiti da Palermo con un bell’itinerario scritto
sul nostro taccuino di bordo, alla
ricerca delle spiagge più belle tra
le oltre 500 che l’isola ci poteva
offrire, seguendo un percorso circolare in senso antiorario che da
Cagliari ci avrebbe portato dapprima a Villasimius, poi a Cala Gonone, quindi risalendo la costa occidentale fino all’arcipelago della
Maddalena, saltando a pie’ pari la
Costa Smeralda (per carità!!), per
poi scendere lungo la costa orientale, da Alghero a Porto Pino, e ritornare quindi a Cagliari passando
da Chia, e Pula.
Questo splendido itinerario,
integrato dalla tappa di Barumini,
meta obbligata per la visita al centro nuragico più vasto della Sardegna, è frequentato ogni anno da
migliaia di equipaggi in camper, i
quali depositano poi, sui siti
internet specializzati, completissimi
diari di bordo, i quali nulla aggiungono ai precedenti se non le personali sensazioni che ogni viaggiatore avverte lungo il tragitto, e poi
fissa nella mente al suo ritorno.
Credo quindi di essere più
utile, per chi dopo di noi vorrà intraprendere lo stesso viaggio, descrivere su queste pagine un itinerario poco o per nulla conosciuto ai
più, scarsamente frequentato dai
camperisti anche in periodo di alta
stagione. Questo breve itinerario
costituisce un affascinante deviazione per chi, provenendo dalle località della costa orientale (spiaggia di Is Aruttas, San Giovanni di
Sinis, Oristano, ecc) intenda raggiungere la già citata Barumini, nei
cui pressi sorge il complesso nuragico “Su Nuraxi”. All’interno di
questo tragitto, abbiamo così scoperto quello che rappresenta un
vero e proprio percorso naturalistico, alla ricerca della Sardegna più
verde, ancora non inserita nei circuiti turistici tradizionali. Si tratta
di due tappe che si aggiungono alla tratta Oristano – Barumini: la
prima è Tuili, alla scoperta del Parco della Giara; la seconda è Mandas, capolinea della tratta ferroviaria Mandas – Arbatax delle Ferrovie della Sardegna.
Alla scoperta
dei cavallini della Giara
Appena 3 km prima di
giungere a Barumini, sulla strada
provinciale SP 5.22, attraversiamo
Una tipica capanna di pastori sardi.
In basso i cavallini della Giara di Gesturi
IL CLUB n. 90 – pag. 29
il grazioso paese di Tuili, punto base per la visita al Parco della Giara.
Durante il periodo estivo sono previsti tre turni giornalieri per la visita al Parco (se fa caldo, evitare il
secondo turno, che inizia alle
14,00). Avendo scelto il turno mattutino, decidiamo di arrivare il pomeriggio precedente.
Lasciamo il camper presso
il CS di Tuili (non segnalato, almeno fino all’estate 2007), gestito
dall’azienda “Parco della Jara”, che
si trova all’interno di un ampio
parcheggio per gli autobus. Qui ci
viene incontro la simpaticissima
Claudia, che avevamo
già contattato telefonicamente il giorno prima per prenotare sia la
sosta con il camper che
la visita al Parco del
giorno seguente. Dopo
aver ricevuto istruzioni
circa l’orario e il luogo
d’appuntamento
per
l’escursione al Parco,
facciamo un bel giro a
piedi tra i vicoli di questo piccolo paese del
Medio Campidano, un
tranquillo centro agricolo importante per la
produzione di grano e
olio.
Situato
nella
vallata della Marmilla,
è da visitare il centro
storico del paese, dove
sono ancora presenti le
antiche abitazioni, alcune restaurate, tipiche
del Campidano, caratterizzate dalle “Lollas”,
ovvero loggiati ad archi, che mettono in
comunicazione i diversi
ambienti della abitazione, e dagli ampi cortili interni, pavimentati
con “s’imperdau”. Passeggiando per le suggestive vie del paese,
scopriamo l’antica tecnica per la
pavimentazione del selciato, nonché alcuni muri realizzati ancora
con “su Ladri”, mattoni di fango e
paglia. Da visitare la Parrocchia di
San Pietro Apostolo, che oltre ai
marmi policromi dell’altare e balaustra, l’organo mancini del 1753
ed altri gioielli, custodisce il Retablo del Maestro di Castelsardo,
considerato il capolavoro della pittura sarda del ‘500.
Torniamo al CS e ci prepariamo per la cena e per la notte. La
mattina seguente, alle 8,30, incontriamo Roberto Sanna, titolare
dell’Azienda “Parco della Jara”
nonché bravissima ed espertissima
guida naturalistica, che ci accompagnerà nei sentieri del Parco. Partiamo con il nostro camper e seguiamo la macchina di Roberto,
dietro di noi seguono altre due automobili con altri quattro turisti.
Percorriamo una bella strada panoramica che in circa 15 minuti ci
porta su all’Altopiano della Giara
(giara di Gesturi), chiamato dai locali "Jara". Questa è una vasta zona di territorio sito nel cuore della
Il centro storico di Tuili
Sardegna, ad un’altezza di 550
metri sopra il livello del mare. Il
nome italiano Giara ed il nome
sardo Jara sono usati in questa
parte della Sardegna per indicare
gli altipiani basaltici o alture pianeggianti, spesso ricoperte di lava,
essendo essi stessi di origine vulcanica.
Circa 2,7 milioni di anni fa,
si crearono sul suolo due profonde
spaccature dalle quali fuoriuscì la
lava basaltica che ha ricoperto l'intero tavolato. I due coni eruttivi
sono conosciuti col nome di Zeppa-
IL CLUB n. 90 – pag. 30
redda (609 m) e Zeppara Manna
(580 m), tra questi si trova la faglia di Sa Roja che percorre trasversalmente l'altipiano, creando
un gradino di circa 30 metri. Si accede all’altopiano attraverso degli
accessi naturali, chiamate le Scalas, creati nei secoli da alcune frane che hanno prodotto delle rientranze sul terreno. Sopra la superficie basaltica dell’altopiano, si è
depositato durante i millenni un
leggero strato di terra che al massimo raggiunge i 50 cm, su cui si è
sviluppata una particolare vegetazione dal carattere spiccatamente
mediterraneo.
Superiamo
il cancello di accesso al Parco e
lasciamo il camper
sul bordo di un
ampio sterrato. Da
questo punto parte
una breve salita
che, a giudizio della guida Roberto, il
nostro
camper
“potrebbe non riuscire a percorrere”
(in realtà il mio
camper ha percorso strade peggiori!). Così, il buon
Roberto si offre
per accompagnarci
con la sua auto al
punto di ritrovo
con le altre automobili, per iniziare
la visita guidata.
I nostri tre bambini vengono subito
messi a loro agio
grazie alla straordinaria capacità di
Roberto di rendere
partecipi anche i
più
piccoli
alla
scoperta di questi
luoghi incantati.
Iniziamo
così una indimenticabile passeggiata all’interno di
questo suggestivo ambiente mediterraneo della Giara, ricco di boschi e piante profumatissime, quali
il mirto, dal quale si ricava il famoso liquore, e il corbezzolo, il cui
miele è oggi molto ricercato per la
sua rarità. Sull’altopiano sono state identificate più di 350 specie
vegetali, alcune rare come la Morisia Monantha, piccolissima piantina
perenne che fiorisce da gennaio ad
aprile con un evidentissimo fiorellino giallo oro, dal quale prende il
nome in sardo “Ebra de Oru” ovvero “erba d’oro”. Morisia è anche il
nome del giardino botanico del
Parco della Giara, dove soprattutto
in primavera, è possibile vedere
raccolte le specie botaniche più significative dell’Altopiano, come
delle splendide orchidee.
La passeggiata si svolge
senza alcuna difficoltà, su un percorso in pianura che da l’occasione
a Roberto di fermarsi spesso, per
spiegarci le caratteristiche storiche
e naturalistiche di questo parco. Ci
spiega, ad esempio, come le querce da sughero vengono ancora oggi lavorate, nel rispetto assoluto
dei ritmi naturali che la natura richiede per la riformazione della
preziosa corteccia.
Entriamo quindi all’interno
di una “Pinnettas”, tipica costruzione pastorizia, utilizzata fino a un
ventennio fa come rifugio notturno
da un pastore del luogo. Restiamo
tutti rapiti, sia adulti che bambini,
dalle precise spiegazioni che la nostra guida fornisce sulla storia di
questo territorio e sulle caratteristiche di queste particolari costruzioni.
Siamo ormai vicinissimi alla nostra meta. Percorriamo ancora
questi sentieri in silenzio, parlando
solo quando necessario ma a bassa
voce, allo scopo di non spaventare
gli ultimi esemplari di “Cavallini
della Giara”. Ed ecco, sullo sfondo
di questo magnifico altopiano, si
presenta ai nostri occhi uno splendido punto di osservazione. Siamo
di fronte ad una depressione naturale della Giara, ricoperta in più
parti da ampie pozze d’acqua raccoltasi durante le piogge invernali.
Siamo fortunati, a pochi metri da
noi stanno in assoluta libertà alcune mandrie degli ultimi cavalli selvaggi in Europa: i Cavallini della
Giara.
Caratteristici per la loro
piccola stazza, occhi a mandorla,
criniere e code lunghissime, i cavallini stanno a gruppi di 4 o 5 esemplari ciascuno, alcuni di questi
si rotolano sul terreno per gioco.
Proviamo a contarli, sono davvero
tanti. Ci osservano ma non sembrano disturbati dalla nostra seppur discreta presenza. Da non confondere con la razza dei Pony,
questi animali sono dei veri cavalli
in miniatura, in lontananza vediamo infatti alcuni cavallini accanto a
delle mucche al pascolo ed è davvero strano vedere le mucche più
alte dei cavalli. È sicuramente una
Panorama della vallata della Marmilla
esperienza mozzafiato sia per noi
grandi che per i bambini, l’incontro
con le famiglie di cavallini, composte dallo stallone dominante, le
femmine e i puledrini, che nascono
nel periodo di febbraio – maggio.
Lasciamo i cavallini al loro
ambiente naturale, proseguiamo la
passeggiata per tornare così al
parcheggio dove avevamo lasciato
le automobili e il nostro camper.
Facciamo quindi ritorno a Tuili e ci
dirigiamo con Roberto alla sede
dell’Azienda “Jara”, dove ci aspetta
Claudia ed un delizioso assaggio
dei prodotti tipici locali: miele,
formaggi e dolci, accompagnati da
un assaggio dell’ottimo liquore di
Mirto del Sarcidano, preparato in
casa da una signora di un paese
vicino. Ringraziamo di cuore Roberto e Claudia per la bellissima
visita al Parco, dopo aver naturalmente pagato la sosta e il costo
della visita guidata (5 euro la sosta
e 15 euro la visita) e fatto una piccola scorta dei prodotti alimentari.
Riprendiamo il camper e ci dirigiamo quindi verso la seconda tappa
di questo percorso.
Con il Trenino Verde
alla scoperta di Sadali
e della Grotta “Is Janas”
Riprendiamo la S.S.197
verso Barumini. Facciamo sosta nel
parcheggio antistante l’area nuragica e andiamo a visitare dopo
pranzo il bel nuraghe “Su Nuraxi”.
Continuiamo la Statale e quindi,
dopo circa 25 km, imbocchiamo la
IL CLUB n. 90 – pag. 31
SP5.7, che ci porta dritti, dopo altri
16 km, alla cittadina di Mandas.
Arriviamo nel pomeriggio e
ci dirigiamo subito con il camper
verso la piccola stazione ferroviaria
delle Ferrovie della Sardegna, dotato di un grande piazzale, un capiente deposito e un fabbricato per
i viaggiatori (in fase di ristrutturazione), nel quale alloggiò lo scrittore D.H. Lawrence. Anche in questo
caso, avevo telefonato il giorno
precedente, per prenotare il viaggio con il trenino e per chiedere di
poter sostare con il camper per la
notte nel piazzale.
Mandas costituisce oggi un
importante nodo ferroviario e centro tra i più attivi del territorio. Ha
conservato un bel centro storico,
con la imponente chiesa di San
Giacomo (sec XVI) con sull'altare
maggiore le belle statue in legno di
San Gioacchino e Sant'Anna (secolo XV), il museo di Is Lollasa de is
Aiaiusu (Delle stanze dei nonni) e
l'antico convento di San Francesco.
Mandas ha avuto un glorioso passato, sino a diventare in epoca
spagnola sede di un Ducato (1614)
che riuniva sotto lo stesso feudo
un insieme di territori senza continuità territoriale che si estendevano anche in Barbagia e in Gallura.
Coincidenza ha voluto che
durante la nostra permanenza
(primo week-end di agosto) si
svolgesse la Sagra annuale del
Formaggio Mandarese, con spettacoli di gruppi flokloristici locali e la
Rassegna regionale delle produzioni tipiche locali. Dopo un giro in
bici per Mandas, torniamo in cam-
In alto il trenino verde. In basso una delle cascate di Sadali
per e andiamo presto a letto, in
quanto il trenino parte la mattina
presto, alle ore 08,35.
La tratta Mandas – Arbatax
del Trenino Verde è la linea turistica a scartamento ridotto più lunga
d'Italia: 159 km tra i due capolinea. E' anche quella più frequentata
dai turisti, e quella che ha dato il
nome al servizio turistico perché
attraversa i boschi delle più importanti montagne dell'isola: il massiccio del Gennargentu. L’intera
tratta si percorre in ben 5 ore, pertanto è da preferire una meta intermedia, partendo indifferentemente sia da Mandas che da Arbatax. Sul nostro itinerario, quindi,
abbiamo preferito il punto di partenza montano, essendo più facile
così raggiungere la nostra meta:
Sadali.
Per descrivere le incredibili
suggestioni che si provano sul trenino, riporto quanto ha scritto D.H.
Lawrence, sul libro “Sea and Sardinia”: “Ero sorpreso di come il
piccolo motore prendesse bene i
continui pendii ripidi, di come emergesse coraggiosamente sulla
linea dell’orizzonte. E’ una strana
ferrovia. Mi piacerebbe sapere chi
l’ha costruita. Sfreccia su per le
colline e giù per le valli e attorno a
curve improvvise con la massima
noncuranza.”
Si tratta davvero di un percorso che sorprende per la ricchezza dei paesaggi e per la facilità con
cui il treno si inerpica su ripidi tornanti ed affronta altrettante disce-
IL CLUB n. 90 – pag. 32
se. Si viaggia su antiche locomotrici diesel, alcune delle quali dotate di aria condizionata. Poco dopo
la partenza da Mandas, il viaggio
si svolge in un paesaggio collinare,
dove il treno gira e rigira senza
punti di riferimento. Ed ecco, dopo
le stazioni di Orroli e di Nurri, il
treno si tuffa nel vallone di Garullo, e raggiunge, isolata, la graziosa stazione di Villanovatulo, ad alcuni km dal paese. Lo scenario
cambia repentinamente: ecco improvvisamente si affaccia davanti
ai nostri occhi il bel Lago del Flumendosa che viene attraversato
su un lungo ponte parallelo alla
strada carrabile. La montagna si
riflette come in uno specchio nelle
limpide acque, i binari del treno
seguono perfettamente in senso
circolare l’intera sponda del lago.
Lasciato il Sarcidano, ci si
ritrova nalla Barbagia di Seulo. Il
treno si inerpica su un versante
per una lunga salita, lasciando a
noi viaggiatori splendide inquadrature del sottostante lago. Poi, incastonata tra due gallerie, ecco la
casa
cantoniera
di
Palarana
(n°73), detta "di punizione" perchè destinata ai cantonieri meno
disciplinati. Da qui, da un terrazzo
belvedere s'apre un altro suggestivo angolo panoramico sulla sottostante valle. Poco dopo, si arriva
alla graziosa fermata montana di
Betilli, in mezzo al verde e di fronte all'imponente Monte Santa Vittoria, in territorio di Esterzili, la cui
stazione viene raggiunta dopo un
insolito giro, necessario per superare la forte pendenza. Cambia
nuovamente il paesaggio: il treno
procede attraverso la vegetazione
più rada dell'altopiano di Sadali,
fino ad arrivare, dopo circa un ora
e 40 minuti, alla stazione del paese, condivisa con Seulo, distante
pochi km.
E' la meta del nostro viaggio, tra i punti di arrivo più richiesti: Sadali, il “paese dell’acqua”,
ricco di sorgenti e cascate persino
nel centro storico, dove innanzi alla piazza parrocchiale, dedicata a
San Valentino (l’unica chiesa in
Sardegna dedicata al santo degli
innamorati) è possibile ammirare
la bellissima cascata che alimenta
un grazioso mulino ad acqua. Usciti dalla stazione, ci attende un autobus che ci porterà in pochi minuti ai margini di un bosco, al cui interno è possibile visitare la grotta
“Is Janas”.
Prima di iniziare la visita
guidata, prenotiamo il pranzo
nell’ottimo Ristorante “Is Janas”.
Per la visita alla grotta suggerisco
di portare un maglione, in quanto
all’interno la temperatura è costantemente sui 14°, con una percentuale di umidità al 98%. La
grotta di Is Janas presenta peculiarità uniche nel suo genere si erge
come un lungo corridoio lunga 280
m. La grotta si apre con un ingresso di forma rettangolare, immerso
in una rigogliosa foresta di lecci.
Notizie utili
Visita al Parco della Giara per prenotare la sosta al CS di
Tuili e la visita al Parco: JARA
ESCURSIONI di Roberto Sanna
& C. sas - via G.B. Tuveri, 16 09029 Tuili (CA) - Tel/Fax 070
9364277 - Cell. 348 2924983.
http://www.parcodellagiara.it/
Ferrovie della Sardegna - per
prenotare il viaggio con il Trenino Verde e chiedere l’autorizzazione alla sosta notturna,
telefonare alla stazione FdS di
Mandas, via Stazione (TEL. 070
984234). Orari per Sadali (andata h 8.35, ritorno h 17.28).
http://www.treninoverde.com/
Visita alla grotta IS JANAS
(non necessaria la prenotazione): http://www.grottesadali.it/
Ristorante Bar IS JANAS –
Cucina tipica barbaricina – zona
grotte Is Janas – Sadali (tel.
0782 59345 – cell. 347
0321888)
Secondo la leggenda la
grotta era da tempo immemorabile
la dimora fissa di tre janas, mezze
fate e mezze streghe, rispettate e
temute dagli abitanti della zona.
Esse amavano la buona cucina e
dedicavano molto tempo alla preparazione di cibi squisiti e dolci. Un
giorno decisero di fare molte frittelle e così, friggendo e mangiando, non si resero conto che il tempo passava e che era giunto il periodo della quaresima. Un frate che
da Sadali attraversava il bosco, fu
attratto dal profumo delle frittelle,
raggiunse l’ingresso della grotta vi
entrò e arrivo nella sala in cui le
Janas erano intente a cucinare. Arrabbiatosi con le tre janas, perché
non si preparavano spiritualmente
ai riti liturgici e non rispettavano il
digiuno quaresimale, le rimproverò
aspramente,
ottenendo
però
Il lago di Flumendosa
l’effetto contrario. Infatti le janas,
anziché pentirsi per il loro operato,
aggredirono il religioso, lo bastonarono e, convinte di farla franca,
lo impiccarono. Ma non avevano
ancora fatto in tempo a rimettersi
a friggere che l’inesorabile giustizia
di Dio si abbatté sul loro capo, punendole in modo singolare. Furono
infatti pietrificate, unitamente ai
loro utensili (macina, forno, padelle), alle provviste ed e al cadavere
del povero religioso che pende ancora dal soffitto come una grossa
stalattite...
La visita all’interno della
grotta coinvolge grandi e piccoli,
grazie alla minuziosa spiegazione
delle numerose concrezioni carsiche formatesi nel corso di millenni.
Usciamo dalla grotta, mentre i nostri bambini fantasticano ancora
sulla sorte delle tre streghe troppo
golose e del frate sfortunato. Ripercorriamo il breve sentiero per
arrivare al ristorante. Quale migliore conclusione di questo bellissimo
itinerario naturalistico, se non un
ottimo pranzo con i migliori piatti
della cucina tipica barbaricina, ad
un prezzo davvero conveniente
(menù turistico a 15,50 euro)?
Prendiamo l’autobus che ci
riporta al paese di Sadali, mancano
ancora un paio d’ore per il viaggio
di ritorno con il trenino, quindi facciamo a piedi un bel giro all’interno
del centro storico, dove oltre alle
cascate, merita una visita la graziosissima “Casa-Museo”, che raccoglie numerose testimonianze
della storia e delle tradizioni di
questo piccolo paese. Torniamo
quindi alla stazione ferroviaria, e
IL CLUB n. 90 – pag. 33
riprendiamo il trenino per Mandas.
Questa volta il vagone è
davvero antico, non dispone certo
di buoni ammortizzatori, per cui il
viaggio risulta molto “movimentato”: non riusciamo a stare fermi
sui sedili, sballottati a destra e a
sinistra ogni volta che il convoglio
affronta un tornante impegnativo o
già una semplice curva. Sembra di
essere sopra la giostra del “tagadà” e i bambini, ma anche molti di
noi adulti, si divertono tantissimo.
Arriviamo a Mandas nel
tardo pomeriggio, i bambini sono
stanchi, ma nei loro occhi riusciamo a riconoscere la gioia e la soddisfazione per le due giornate appena trascorse. Felici di aver diversificato per qualche giorno il
nostro itinerario prettamente di
mare, rientriamo nel nostro camper, per il meritato riposo.
Mandas
L’indomani ci aspettano altri chilometri ed altre fantastiche
spiagge, di questa terra meravigliosa che vedrà senz’altro, speriamo un giorno non troppo lontano, il nostro ritorno.
Giovanni Anello
Cefalù la regale
L'antico borgo è il cuore pulsante della città: da visitare le caratteristiche vie del centro storico con le botteghe di prodotti artigianali; da non perdere la splendida vista della rocca.
U
n posto incantevole,
con uno splendido mare, opere
d'arte da vedere e un'ottima organizzazione turistica, non sempre in
sintonia con le istituzioni locali che
vietano l'ingresso al paese ai detentori di camper come se fossero
degli appestati. Poi magari si lamentano di una certa stagnazione
del comparto turistico, ma ciò non
toglie che il paese ha molte potenzialità artistiche, architettoniche e
naturali che vanno viste ed apprezzate. Questo è Cefalù, il paese
più conosciuto di tutta la provincia
di Palermo.
La storia
Si dice che su questa
splendida spiaggia la dea Giunone
Panorama della cittadina normanna dal mare
consumò la sua terribile vendetta,
rendendo cieco il pastore Dafni
che, per amore della regina Climene aveva ripudiato Echenaide, figlia della dea, e come ancor oggi si
suol dire fu reso cieco dall'amore.
Ma qui ebbero grandi fortune anche i culti per Diana e per Ercole,
Il tempio di Diana, sulla rocca di Cefalù. In basso il Duomo
IL CLUB n. 90 – pag. 34
certamente il sito dovette prendere
nome dalla possente rocca che interamente lo domina, Kefalè che
vuoi dire testa, capo. Fu abitato
dai greci e poi dai romani, città bizantina e naturalmente araba, conobbe il suo massimo splendore
sotto la dominazione normanna.
Nel 1131 il re Ruggero II,
malgrado impegnato nella ricostruzione della cittadella di Palermo e
della Cappella Paladina, probabilmente navigando nel mare di Cefalù, e ispirato dalla maestosità della
rocca, decise l'edificazione del
Duomo, usufruendo delle abili maestranze arabe, allora ancora presenti in gran numero in tutta l'Isola. Certamente nel 1148 vennero
realizzati, in pieno stile bizantino, i
mosaici dell' abside, con al centro
la superba figura del Cristo Pantocratore, celebre in tutto il mondo.
Ma dopo la morte del re
Ruggero, l'edificio subì un lento e
costante decadimento, documentato dalla difesa del vescovo Arduino
che, chiamato in giudizio nel 1222
per rispondere dell'accusa di essersi impadronito delle ricchezze
del duomo, dichiarò come esso
fosse quasi distrutto, “in gran ruina”. Comunque, nel periodo intercorso tra il 1240 e il 1267 la chiesa
subì un rinnovamento totale, e assunse il definitivo aspetto attuale
solo nel 1471, con l'aggiunta della
loggia, davanti al prospetto principale.
Dal 1352 la città fu feudo
dei Ventimiglia, che alla fine la acquistarono, nel 1430, per mille fiorini d'oro, dal re Alfonso V d'Aragona. Appena venti nove anni dopo, nel 1459, la rivendettero al vescovo Luca Sarzana. In seguito la
antica della città, da cui si gode
uno scorcio marino incantevole.
Il lavatoio medievale è una
delle mete più ricercate, più noto
con il nome di "u ciumi", tanto che
è citato anche da Boccaccio; le acque che vi scorrono sono gelide e
limpide, a poca distanza sorgevano
i bagni termali più noti come i bagni di Cicerone, per via di un presunto soggiorno a Cefalù del grande oratore romano. Il Duomo merita una visita accurata e incanta
per le sue bellezze: i mosaici, il catino absidale e, da non sottovalutare, una splendida statua marmorea di Madonna con Bambino del
Gagini.
Il visitatore attento non
potrà non dedicare una visita anche al museo Mandralisca, che raccoglie numerose opere d'arte, provenienti dalle collezioni del barone
Enrico Piraino di Mandralisca. Citeremo la biblioteca ricca di seimila
volumi con testi rarissimi, la raccolta numismatica con pezzi di Cefalù e Lipari, la splendida pinacoteca con opere interessantissime e la
famosa tela "Ritratto di Ignoto" di
Antonello da Messina; e infine una
ricca sezione archeologica e una
rara ed unica sezione malacologica
con oltre ventimila esemplari provenienti da ogni parte del mondo.
L’interno del Duomo
città fu dichiarata non più vendibile
e rimase in totale gestione dei vescovi. La fisionomia medievale della cittadina è ancora oggi conservata, ruotando interamente sotto
l'imponenza della rocca e del
Duomo.
La visita
La parte nuova e moderna
rimane interamente come unità
autonoma, interessando il nuovo
lungomare (su cui è proibito, con
delibera sindacale, lo stazionamento e, in estate, perfino l'accesso
dei camper) e la vicina collina. Di
giorno e di notte il cuore pulsante
rimane fortunatamente l'antico
borgo, con le sue viuzze e con le
sue ricchezze architettoniche, con
le botteghe non solo di souvenir,
ma principalmente di prodotti dell'artigianato locale e siciliano.
Si ammira la trifora dell'Osterio Magno, residenza trecentesca dei nobili Ventimiglia, o il vicolo Purgatorio, caratterizzato dai
piccoli archi; così come la facciata
della chiesa della Madonna della
Catena, con la torre campanaria
inglobante i resti delle antiche mura megalitiche; e poi il portale barocco della chiesa del Purgatorio, o
la bellissima porta Pescara, la più
IL CLUB n. 90 – pag. 35
Il sorriso dell’ignoto marinaio di
Antonello da Messina, esposto al
Museo Mandralisca, come anche il
cratere greco-siceliota della pagina
accanto
Tutto il centro storico è ricco di chiese e di conventi, ed è interessante andare a cercarli nelle
vecchie strette vie; solo davanti
all'ex convento benedettino di Santa Caterina bisogna chiudere gli
occhi: oggi sede del Municipio, ha
subito un rifacimento non solo di
dubbio gusto, ma si potrebbe dire
sfrontato, nei riguardi del Duomo
che si erge di fronte, ma in verità è
l'unico grande scempio che è stato
perpetrato a Cefalù.
Alla fine si sale a visitare la
rocca con i suoi 270 metri d'altezza
e maestosità, e con il suo fascino
misterioso, i resti megalitici del
Tempio di Diana di età protostorica, in realtà una cisterna con copertura di tipo dolmenico. Le grotte delle giumente e delle colombe
sono le testimonianze dei primi abitatori del luogo; non è possibile
la visita, salvo che non ci si cali
con una corda, cosa impossibile ai
più. Una cinta muraria, in parte ricostruita, circonda interamente la
rocca.
Infine i resti del castello
del XIII secolo, a pianta rettango-
I lavatoi medievali
lare e con due torri: da esso si gode una vista mozzafiato non solo
sul mare sottostante ma sull'intero
paese, che permette di godere dell'impianto urbanistico come se si
fosse dotati di un paio d'ali.
Alfio Triolo
I ruderi del castello sulla rocca di Cefalù
IL CLUB n. 90 – pag. 36
Buono a sapersi
Cefalù non è una meta facile per i camperisti, essendo stata vietata la sosta anche nel parcheggio del porticciolo di Presidiana dove fino a un paio d’anni fa
era consentita.
Le uniche possibilità sono
presso uno dei tre campeggi vicini
alla cittadina o in un parcheggio
privato situato sul lungomare che,
in genere, ospita anche camper
(ma senza servizi). Eccone gli indirizzi e i numeri di telefono:
•
Camping Costa Ponente Località Ogliastrillo (a km. 3,5
da Cefalù) - tel. 0921420.085;
•
Camping Plaia degli Uccelli
- Località Sant'Ambrogio (a
km. 7 da Cefalù) - tel. 0921999.068;
•
Camping Sanfilippo - Località Ogliastrillo (a km 3,5 da
Cefalù) - Tel. 0921-420.184;
•
Punto
sosta
presso
il
Parking La Ruota, sul lungomare di Cefalù - tel. 3393000746.
Grammichele, la città ideale
La città ideale esiste anche in Sicilia: è Grammichele, costruita con uno schema perfettamente regolare costituito da un esagono avente al centro una piazza, anch'essa esagonale,
con gli angoli chiusi da edifici ad angolo ottuso
C
i volle un terremoto
per portare anche in Sicilia, seppur
con un ritardo di due secoli, il mito
della città ideale del rinascimento
italiano: quella città, situata lungo
il margine settentrionale dell'altipiano Ibleo, c’è ancora e si chiama
Grammichele. Deve la sua fama
all'originale impianto urbanistico
esagonale a “tela di ragno” voluto
da Carlo Maria Branciforte, principe
di Butera, quando il terremoto del
1693, che devastò la Val di Noto e
la piana di Catania distrusse il vecchio borgo contadino di Occhiolà
(oggi contrada Terravecchia) dei
principi Butera.
L’area archeologica di Occhiolà, in
contrada Terravecchia. In basso
alcuni reperti qui ritrovati e oggi
custoditi nel Museo Archeologico di
Siracusa
La pianta della città, di cui si conserva ancora, nel Palazzo Municipale,
un’antica planimetria su lastra di ardesia
L'antico borgo sorgeva su
un originario luogo d'insediamento
greco-siculo, di cui recenti scavi
(orario di accesso dalle ore 9 alle
ore 13 e dalle 15 alle 17 in inverno
o dalle 16 alle 19 in estate) hanno
riportato alla luce numerose testimonianze, in gran parte conservate nel Museo Paolo Orsi di Siracusa. Più della metà degli abitanti
rimase vittima del sisma nel gennaio del 1693. Nel giro di pochissimo tempo i superstiti vennero
radunati nel vicino piano "di li purrazza", due chilometri a sud-est di
Occhiolà, dove il principe di Butera
aveva deciso di fondare la nuova
città.
Pochi mesi più tardi, il dieci
aprile, Carlo Maria Carafa Branciforte fece il suo ingresso trionfale
nella baraccopoli, accompagnato
dal padre minorita e architetto Michele da Ferla, che tracciò sul terreno la pianta della città con le indicazioni dei luoghi su cui dovevano sorgere gli edifici più importanti, secondo il disegno e la volontà
del principe. Il disegno dell'impianto urbano, oltre ad ispirarsi prevalentemente ai modelli rinascimentali radiocentrici, evidenzia anche
l'interesse nutrito dal fondatore
stesso per le scienze astronomiche
e gli studi matematici. La rifondazione della città ex novo e su un
luogo diverso da quello su cui sorgeva in precedenza, frutto di una
IL CLUB n. 90 – pag. 37
decisione unilaterale del signore
del luogo, non sembra aver suscitato opposizioni fra le nobiltà locali, a differenza di quanto avvenne a
Ragusa e a Noto.
Ritratto di Carlo Maria Cafara
Branciforti, principe di Butera
Una veduta aerea del centro di Grammichele
In basso Piazza Umberto I, col Palazzo Municipale e la chiesa Matrice
Ed ecco Grammichele oggi:
al centro della città si trova la
piazza Umberto l, su cui si affacciano la chiesa Matrice e il palazzo
Comunale, che formano l'unico angolo aperto dell'esagono, definito
per il resto da una cortina edilizia
omogenea, caratterizzata dalle
marcate comici delle aperture e
scandita dalle paraste sulle facciate e dei pilastri d'angolo. Il palazzo
Comunale venne costruito su progetto dell'architetto C. Sada nel
1896, sul posto della precedente
Domus Juratoria, edificate nel
1720 dal capomastro O. Grosso.
Nel palazzo è custodita una planimetria originale della città incisa
su lastra di ardesia.
La Matrice, realizzata sempre da Grosso su un progetto del
1723 di A. Amato, era ormai conclusa nel 1765, ma per tutto il secolo successivo proseguirono i lavori di rifinitura; e il fastigio che
corona la facciata e il campanile,
IL CLUB n. 90 – pag. 38
con la loggia a tre luci, venne realizzato da C. Sada solo alla fine
dell'800.
Nella piazza s'intersecano
le tre direttrici che dividono la città
in sei sestieri. Partendo dalla Matrice e proseguendo in senso orario, s'incontrano i sestieri dell'Angelo Custode, di San Michele, di
San Carlo, di Santa Caterina, dell'Annunziata e di San Rocco. Percorrendo via Roma a destra della
Matrice s'incontra, subito, la chiesa
di San Leonardo, ricostruzione ottocentesca della primitiva Matrice.
Proseguendo diritti si raggiunge,
oltre il borgo Calvario, il Convento
dei Cappuccini, già eremo del Calvario.
Partendo da piazza Manzoni, la piazza centrale del borgo,
percorrendo in senso orario la circonvallazione che unisce le sei
piazze periferiche dei borghi, s'incontra per prima piazza Dante - al
centro del borgo che doveva ospitare il mai edificato palazzo Baronale - su cui prospetta la settecentesca chiesa di San Giuseppe.
S'incontra quindi il borgo di
Sant'Anna, dove troviamo l'omonima chiesa iniziata nel 1698, e
quindi, in piazza Marconi la chiesa
del convento dei Minori Osservanti.
Forse contemporaneo alla ricostruzione del centro, presenta un prospetto sobrio, ravvivato nella facciata della chiesa da grafiche decorazioni a rilievo molto basso e dal
fastigio che sormonta il timpano.
Superato il borgo Valverde,
si arriva al borgo Santo Spirito dove, sulla piazza XX Settembre, è la
chiesa di Santo Spirito, ricostruita
nel 1816. Percorrendo la via Vittorio Emanuele si raggiungono le rovine della vecchia Occhiolà. Su largo Occhiolà si trova la chiesa di
San Rocco, la cui posizione irregolare rispetto al tracciato urbano
sembrerebbe indicare il sito della
prima chiesetta in legno costruita
dai profughi, all'indomani del sisma.
L'ultimo borgo che s'incontra è borgo Canali dove, in seguito
ad una depressione del terreno,
venne costruito nel 1877 un cavalcavia in piazza Melli, che livella la
via Cavour. Fuori del borgo si trova
la fonte Canali, che fu utilizzata al
momento della fondazione, per il
rifornimento idrico della città.
Alfio Triolo
Terza Pagina
Viaggi e chiese; agnosticismo e laicità; clericalismo e fede; ebraismo, cristianità, cattolicesimo e ortodossia, islamismo: convivere in pace e in nome di Dio farsi la guerra!
U
na costante dei viaggi
camperistici del nostro Club è la
visita di abbazie, basiliche, cattedrali, certose, chiese, collegiate,
monasteri, navate, santuari, absidi, altari, basamenti, battisteri, biblioteche, campanili, cappelle, catacombe, colonne, cori, cripte, cupole, edicole, grotte, mosaici, oratori, ostensori, portali, presbitèri,
basso e alto rilievi, rosoni, sacrestie, sarcofagi, sepolcri, teche. Tesori d’arte inestimabili, accompagnati da statue e dipinti di artisti
insigni i cui simbolismi sono tutti
da decifrare, spesso arroccati in
siti impervi di grande valore paesaggistico, raggiungibili, vista la
mole dei nostri camper, con lunghe
marce di avvicinamento e buone
scarpe da trekking!
I neofiti, dapprima sconcertati da tanto attivismo, alla fine,
per rimanere in tema, si convertono, dolendosi solo di dolori muscolari e manifestando meraviglia e
autentica (si spera!) partecipazione, allettati spesso da corroboranti
cene (a pagamento..). Durante le
visite, le spiegazioni si sprecano,
ma è evidente con ovvio paragone
che come per leggere l’ora non sia
necessario conoscere i delicati e
complessi meccanismi interni o i
processi costruttivi di un orologio,
così noi potremmo fermarci ad
ammirare codesti tesori indipendentemente dal loro contenuto
storico, tecnico o evocativo che
esprimono.
del Dio prevalente in quel dato
momento storico. Dogmi, contraddizioni e stragi, che si allargano nel
tempo in territori sempre più
grandi.
Ricordiamo infatti la fisicità
delle stragi in Libano (esecutori i
cristiano-maroniti); in Serbia (autori i cristiani croati nazifascisti, già
famosi come ùstascia, ricambiati
ad abundantiam sia dai serbi ortodossi, sia dai musulmani; in America (musulmani afgani dell’11 settembre); in Armenia (turchi contro
cattolici e curdi); a Cipro (ancora
turchi verso greci ortodossi e viceversa); in Iraq (Saddam sunnita
contro curdi e sciiti dell’Iran e cat-
tolici calvinisti americani contro
Saddam).
Si era cominciato con i romani contro Israele e si era continuato con i Templari nelle Crociate, con i roghi di intolleranza dei
sovrani “cattolici” Isabella e Ferdinando d’Aragona all’inizio contro
gli ebrei nel 1478 con la ‘loro’ fanatica Inquisizione; con i nazisti
luterani o atei verso ebrei, rom,
comunisti, omosessuali ecc. E poi
Israele contro Egitto e Palestina;
protestanti inglesi contro cattolici
irlandesi e viceversa; saltando i
conflitti più esclusivamente politici
ed economici, camuffati da divergenze religiose.
Le guerre in nome di Dio
Vi sono considerazioni che
non devono intaccare le nostre più
profonde convinzioni, ma che mettono semmai in luce le dicotomie
nelle quali ci dibattiamo da millenni, tra il predicato ed il fare oggettivo; e non si sottilizzi troppo nel
cercare giustificazioni o distinguo
articolati: basti pensare che solo
nel piccolo recinto di Gerusalemme
nei millenni si sono perpetrate le
peggiori stragi in nome delle tre
religioni monoteiste che vi convivono, o delle decine di eresie ognuna tendente alla prevaricazione
verso le altre, e sempre in nome
Uno dei mosaici di Sant’Apollinare in Classe a Ravenna
IL CLUB n. 90 – pag. 39
Le vie della fede
Ogni nostro agire è impregnato di spiritualità, sia essa
prettamente religiosa, sia eticamente laica. Ogni paese, anche il
più piccolo e sperduto, è vocato
almeno ad un santo, che viene
immortalato da qualche scuola
pittorica, statue, chiese e quale
testimonianza di fede, correlato
da una rappresentazione religiosa
coronata da processione, riti, finale di fuochi e arte culinaria locale,
vero e dovizioso festino (vedi Palermo) con partecipazione corale
e tanti significati idolatrici ancestrali.
Come ogni borgo recente
è dotato anche solo di un semplice oratorio ecclesiale quale punto
di aggregazione umana, sociale e
di devozione, così nei secoli è stato con la costruzione di opere,
temporalmente e stilisticamente
stratificate che oggi noi ammiriamo. Opere fatte per ostentare sia
la magnificenza della propria
Chiesa, in senso lato, sia la potenza economica del territorio,
città o quartiere; costruzioni che
rimarcano anche i diversi riti, in
ambito cristiano, come le due
chiese contrapposte di Palazzo
Adriano: Santa Maria Assunta
(XV° secolo, di rito greco) e Santa
Maria del Lume (XVIII° secolo, di
rito latino).
Forma particolare assumono le Vie di percorrenza e penitenza medioevale dei pellegrini verso
luoghi riconosciuti come santi, costellati da indicazioni, luoghi di culto, riposo o da città: si va dalla
Mecca per i musulmani; dalle vie
inglesi verso Canterbury e da questa alla via Francigena verso Roma; al Camino di Santiago de
Compostela con i vari incroci; a
Gerusalemme; per non dire dei
moderni pellegrinaggi autostradali
verso Fatima, Lourdes, Cztestochowa o San Giovanni Rotondo.
I testi sacri
Senza addentrarci in uno
studio specialistico, la parola viva
di Dio si è cristallizzata in un testo
scritto nel 1870 a.C. (la “chiamata”
di Abramo), i cui primi 5 rotoli,
detti della Legge o Tòrah, sono inseriti in cinque astucci o Pentateuco; essi fanno parte di un corpus di
46 Libri Santi, che narrano, dal
primo libro o Genesi, della creazione del mondo, avvenuta secondo
alcune fonti, nel 6000 a.C. (data
chiaramente errata per difetto).
Il Concilio di Trento in un dipinto del ‘500
Nel 19° Concilio della Chiesa di Roma, svoltosi a Trento nel
1560, tali Libri sono stati elencati
nel cànone (norma) della Chiesa;
definiti “Vecchio Testamento” (storia di Israele fino all’anno 4 a.C.,
regnante Erode il Grande), e che si
legge integralmente nella prima
parte del “Libro per Eccellenza o
Bibbia”, sin dal 3° secolo. Nella seconda parte della Bibbia è elencato
il “Nuovo Testamento o base della
fede cristiana”, esteso dal III secolo a.C. al I secolo d.C., come raccolta ufficiale di 27 scritti, formati
da quattro Vangeli, detti di Matteo,
Marco, Luca, Giovanni, dagli Atti
degli Apostoli, da 21 lettere,
dall’Apocalisse, e che trattano di
Gesù, (Messia) che compirà la rivelazione del Dio ebraico. Il legame tra Vecchio e Nuovo Testamento è quindi nel compimento messianico delle promesse fatte da Dio
ad Abramo e all’alleanza sancita
tramite Mosè con il popolo ebraico,
in quella che per primo Paolo
chiamò Nuova Alleanza, disconosciuta ancora dagli ebrei.
Il “Corano”, quasi equivalente al Nuovo Testamento, è legato alla religione ebraica in quanto
Maometto, nel 570 circa, israelita
arabo, si dice sia stato discendente
IL CLUB n. 90 – pag. 40
di Ismaele, figlio di Abramo e di
Agar, una delle sue tante mogli.
Egli, pur se molto ignorante, secondo nuovi studi, si dice conoscesse le predicazioni di Gesù, e in
un certo senso è legato a molti
princìpi della religione cristiana,
quali il culto dei morti, il credo
nell’aldilà, con premio il Paradiso.
Miniatura persiana raffigurante
il profeta Maometto
Fede, dogmi e integralismi
Una pagina miniata della Bibbia
In basso la Torah ebraica e ancora
sotto un’edizione del Corano
Intanto,
trascorsi
oltre
2000 anni dalla nascita di Cristo, si
è oggi propensi a credere che egli
sia nato nel 6 a.C., 42 generazioni
dopo Abramo; si assiste così ad
una modificazione evangelica tra i
primi anni (e i pochi adepti) quando si forma il rito cioè regole sacrali orali con testimonianza diretta
degli apostoli che coincidono con il
substrato culturale di appartenenza degli stessi (e ciò vale per qualunque religione o eresia in essere)
e i successivi secoli (e molti discepoli) quando le stesse regole diventate tradizioni si rivolgono a
tutti, con un corpo dottrinario fissato dalla parola scritta, che favorisce la creazione di un vincolo
comunitario che trascende le appartenenze etnico culturali iniziali;
la
parola
rivelata
da
Dio
nell’ebraismo sin dalla notte dei
tempi, da Allàh nell’Islam a Maometto o da Cristo-Trinità nella cristiana, basandosi le tre religioni di
salvezza sull’annunzio profetico e
sulla rivelazione di una volontà
salvifica di un Essere Superiore,
non può non rivolgersi appunto che
a “tutti gli uomini resi uguali” senza distinzione di appartenenza.
Una rivoluzione liberatrice in tempi
di schiavitù, apportatrice di pace e
semplicità che porta direttamente
alla uguaglianza che non è mai
piaciuta a nessuno, almeno fino ad
oggi.
In quello che sembra un
grande afflato spirituale si nasconde in effetti, l’alleanza volontaria o
forzosa alle classi dominanti che
sfruttano per fini politici ed economici il potere dell’asservimento,
potendo esse meglio controllare
popoli inebetiti e irrigiditi da aridi
rituali: Shoah ebraica, slava, e non
solo, perpetrata da Hitler e Mussolini, con incapacità evidente di
qualsiasi reazione, in ossequio al
credo religioso, dei popoli schiavizzati e distrutti; genocidi come
quelli già ricordati dei Templari,
sciolti nel 1312; da Cristoforo Colombo; da tutti i conquistatori in
nome della evangelizzazione.
Si pensi alla dogmatizzazione del detto “Arbeit Macht Frei”
(il lavoro rende liberi) sui cancelli
dei lager, similmente a “Ora et Labora” dei monasteri, benedettini,
certosini, basiliani e altro... Ma si
assiste anche alla distruzione di
qualsiasi impulso civile (e umano)
quando le tre potenti religioni,
tendenzialmente integraliste, con
IL CLUB n. 90 – pag. 41
alcuni loro settori fondamentalisti,
animati da fede cieca, ieratica e
totalizzante tendono a compenetrarsi con gli Stati, manifestando
crudeltà e intolleranza massima.
Vedi Iraq, Iran, Afganistan o Algeria con i loro kamikaze o con i loro
sgozzamenti e per certi versi
l’attuale Israele in Palestina; per
non dire delle cosiddette guerre
chirurgiche dell’Occidente verso
tutti i contrari.
La grande civiltà greca già
2500 anni fa ci aveva inculcato alcuni princìpi fondamentali: tutti gli
stati per antonomasia sono e devono essere laici proprio per garantire libertà e pluralismo; la religione va separata dalla politica.
Concetti dimenticati da millenni e
ripresi solo con la Rivoluzione
Francese. Quanto detto a volte è
interrotto da qualche eccezione,
come quando avvenne l’incontro
fra la semplice fede in Maometto
nell’anno Mille con la ricca eredità
orientale ed ellenica da cui nacque
la
grande
cultura
e
civiltà
dell’Islam
che
rivaleggiò
con
l’Occidente e lo superò per fervore
intellettuale, rigoglio scientifico,
raffinatezza d’arte e di vita; o con
la fede cristiana che seguì identico
percorso, con nostro opportuno
fast back, cinque secoli prima, con
Paolo di Tarso.
Per
capire
appieno
l’evoluzione delle tre religioni, bisogna quindi collocarle nel contesto temporale, umano e sociale di
appartenenza. Quella cristiana era
così radicata nei riti e nei miti di
quella ebraica che fu rappresentata
come una costola eretica, protestante, settaria, che produsse proprio la Crocifissione di Gesù, considerabile, nell’accezione del termine, primo martire. Dopo l’Ascensione la Chiesa si costituì con il
riunirsi di appena 120 persone;
dopo la discesa dello Spirito Santo,
i fedeli superarono i 5000, dando
quindi a maggior ragione da pensare ai governanti e alla gerarchia
ebraica: gli adepti cristiani furono
infatti epurati ed ebbero lapidato
Stefano, uno dei sette ministri o
diaconi al servizio dei discepoli, e
primo martire riconosciuto santo.
Anziché bloccarsi, l’evangelizzazione fu un incendio verso i
mondi orientale, greco e romano,
dei quali non arricchiva i miti e i
riti classici e pagani, ma li svuotava sovrapponendosi ad essi. I testi dei Vangeli nel “Nuovo Testamento” sono da interpretare, oltre
che da comparare, come l’intera
Bibbia, perché sono stati sottoposti
nei secoli a modifiche sia involontarie, durante le copie degli amanuensi, sia volontarie per incidere
o avallare nuove posizioni teologiche.
sono morti; ovvero, che a 60 anni
dal martirio, ci si chieda se ci sia
stata davvero la Shoah. Oggi valutiamo la grandezza o la tragicità
degli autori pur sconoscendoli del
tutto, osservando la potenzialità
delle loro opere. Il Cristo è tale da
2000 anni.
La figura di Cristo
In genere, eminenti studiosi, una bibliografia immensa, storici insigni come Charles Guignebert
(1930), al quale spesso mi riferisco
(nel suo “Gesù”, Einaudi editore,
egli dice: “lo storico non sa né crede nulla a priori; egli cerca la verità storica solo nei testi”), negano
la conoscenza del Messia e della
sua vita, in quanto esse sono solo
riferimenti di seconda mano, tradizioni, racconti, sentito dire, essendo i testi delle fonti primarie
scomparse, un po’ come il santo
Graal, la mitica coppa. Il
primo
cronista ebreo Giuseppe Flavio intorno al 50 non fa assolutamente
cenno alla vicenda di Gesù; Filone
d’Alessandria (dal 30 a.C. al 50
d.C.) in oltre 50 trattati non ne
parla; come non ne parla Giusto di
Tiberiade nelle sue due grandi opere di nostra conoscenza. Tutti i testi fondamentali successivi sono
scritti in greco e non in aramaico e
ciò produce discrepanze linguistiche e temporali, di almeno mezzo
secolo.
La stessa immagine del
Cristo ci è sconosciuta, perché essa è rappresentata nel tempo da
decine di immagini differenti (dalla
sacra Sindone, ancora in discussione, alle decine di crocifissi lignei), ma ne sconosciamo anche la
verità descrittiva, quasi l’identikit:
essendo egli un ebreo arabo dovrebbe essere stato basso e scuro,
diventato però alto e biondo. Gli
stessi vangeli sinottici sono solo
alcune briciole di quanto originariamente prodotto. In sostanza
tutto il lavoro compiuto dal pensiero cristiano antico tende, anche se
in buona fede, alla progressiva eliminazione della realtà storica e
alla sua sostituzione con una leggenda amplificatrice, una progressiva mitizzazione, non negando
comunque ad essa una validità
fondante.
Come dire che dopo molti
anni dalla costituzione di un condominio si è perduto il libro dei
primi verbali, pur esistendo ancora
i palazzi; o che si sono perse le
tracce della Costituzione scritta dai
padri costituenti la Repubblica che
Un’icona bizantina: da secoli
l’iconografia non è cambiata
In basso una Madonna col Bambino di Giotto e una di Raffaello
L’orientamento attuale è
che ci sia stato un solo evangelio,
ma che esso sia scomparso e ad
esso facciano riferimento, con tre
versioni differenti, il vangelo di
Marco, scritto forse a Roma, circa
45 anni dopo la morte del Cristo,
IL CLUB n. 90 – pag. 42
avvenuta intorno al 30; il vangelo
di Matteo, circa 60 anni dopo,
scritto forse in Asia Minore; il vangelo di Luca (il dotto), circa 70 anni dopo, essendo egli nato intorno
al 100/110. Tre vangeli detti “sinottici” diversi dal quarto vangelo
di Giovanni che spazia invece per
circa tre anni di vita pubblica del
Cristo, dialetticamente lontano da
quanto narrato dai sinottici sul Gesù terreno, molto vicino alla visione di Paolo che già idealizza il Cristo; tutti ben diversi dal vangelo di
Giuda appena ritrovato e soggetto
a intensi studi.
Saulo, ebreo, uno dei più
focosi nemici degli eretici cristiani
che perseguitò con rara efficacia,
(eliminò tutti i testimoni della morte di Stefano), accecò. Sulla strada
di Damasco riacquistò la vista; si
pentì e si convertì, facendosi battezzare con il nome di Paolo dal
discepolo Anania. Allora, predicò e
diffuse in ogni dove la nuova religione preso da “sacro furore”.
Durante veri progrom, romani contro Israele, ebraici contro
cristiani, Pietro fu incarcerato, Giacomo ucciso, lo stesso Paolo
scampò alla lapidazione. Egli nel
43 si recò ad Antiochia: esistevano
già comunità di Nazareni, detti anche fratelli, giusti, santi o fedeli e
Paolo seguì le disperse folle, un po’
ignoranti, ristabilendo la Verità fino
ai confini della Grecia, con il suo
compagno Barnaba. Ritornò a Gerusalemme nel 49, con Pietro che
pare fosse tornato da Roma (dove
si era recato con “sublime intuizione santa” per codificare in certo
qual modo la fede) e dove, come
vera novità, si era diffusa la novella di Gesù tra le ricche e annoiate
nobildonne borghesi e casalinghe,
che sfociarono nelle successive
persecuzioni quando furono intese
per quello che erano.
Nel Sinodo locale sfociato
nel primo Concilio Apostolico della
storia, appunto a Gerusalemme,
presieduto da Giacomo, si discusse
su un problema che era sorto: i
Cristiani, parola nuova con la quale
cominciarono ad essere chiamati i
seguaci di Paolo, grecizzante e cosmopolita, quasi estranei a quelli
rimasti con Pietro in Palestina, pescatore ignorante, dovevano circoncidersi come i giudei?
Sinodi e concili: le guerre
interne alle chiese cristiane
Come sappiamo, tra i cristiani la circoncisione non esiste se
non per difetto fisico (fìmosi!). Ma
al di là del problema intrinseco nascono diverse notazioni base della
successiva evoluzione religiosa cristiana. Si nota che le possibili divergenze si sanano con una discussione plenaria a livello locale e
successivamente in un concilio allargato a tutti; non esiste un capo
(sarebbe potuto essere Pietro, come decano, o perché posto da Gesù Cristo al di sopra, ma comunque “primus inter pares”); la decisione finale fu favorevole a Paolo,
il che denota una democrazia interna, ma anche una Unità nella
diversità delle singole circoscrizioni
(chiese); la polemica tra Pietro,
favorevole ai cristiani giudaizzanti
e Paolo favorevole ai cristiani ellenisti, pose una essenziale ed esiziale divaricazione per l’unità dei
cristiani che dura ancora e che si
estrinseca nei due mondi di rito latino, di rito greco e la nascita del
rito ortodosso, e che sottendono
differenze liturgiche sostanziali.
Nel tempo si sono succeduti oltre 21 Concili sui quesiti più disparati, come “qual’è il sesso degli
angeli?”, “esiste il purgatorio?”,
Gesù ha la natura umana o divina?”, “l’anima è immortale?”, “come devono essere disposte le chiese?”, “è infallibile il papa?”, “lo Spirito Santo discende da Dio o anche
dal Figlio (Filioque)?”, “si possono
riunire tutti i cristiani?”. Molti studiosi hanno dedicato la vita al loro
studio, come Giuseppe Alberigo,
laico recentemente scomparso, che
si è dedicato per oltre 50 anni al
Concilio di Trento e al Concilio Vaticano II, nella ricerca continua di
un nesso tra innovazione, ortodossia e unità, o dello studioso palermitano Massimo Introvigne che ha
catalogato e studiato oltre 600 sette solo nell’ambito cattolico!
La religione romana fu espressione diretta della classe governante perciò divenne una religione politica collegata alla politica
di conquista degli imperatori. Nel
313 il papa governa tutto il mondo
cristiano protetto e asservito agli
imperatori romani che sono due:
uno a Ravenna ed uno a Bisanzio;
l’imperatore d’occidente Costantino, notevole assassino, vinto quello d’oriente, si insediò a Bisanzio,
ribattezzata Costantinopoli, odierna Istanbul, abbellita e nominata
capitale dell’Impero; non dimentico
di Roma vi fece erigere archi in suo
onore, ma anche le primitive basiliche di San Pietro, di San Giovanni
in Laterano e di Santa Costanza;
primo liberalizzatore della religione
cristiana, fece indire il Concilio di
Nicea del 325, contro gli Ariani che
negavano la natura divina del Cristo; eresia poi ripresa da Nestorio
nel 428 dalla cattedra patriarcale
di Bisanzio che crea la chiesa di
Persia.
Esiste anche l’eresia opposta, di Cirillo da Alessandria, che
ne nega la natura umana: si crea
così la chiesa monofisita armena,
la siro-occidentale giacobita, la cristiana copta egiziana che convive
con gli ortodossi melchiti, fedeli
all’imperatore. Conseguenza del
monofisismo è l’ICONOCLASTIA
(come è possibile raffigurare la natura divina del Cristo?). Nel 451
nel quarto concilio (di Calcedonia)
il monofisismo è condannato. La
chiesa cattolica ortodossa si divide
in chiesa di Roma latina e chiesa di
Bisanzio greca, creando il primo
vero scisma tra le due chiese che
dura ancora, come già accennato.
I patriarchi che erano alle dipendenze dell’imperatore d’oriente
non riconoscono il patriarca di Roma come capo della chiesa tutta,
in quanto autorità non presente
fino ad allora e arrogata a sé dallo
stesso vescovo di Roma. E’ la prima differenziazione tra cattolici e
ortodossi.
Nel 787 nel secondo concilio di Nicea si riafferma la natura
umana distinguendo tra adorazione
a Dio e venerazione alle immagini.
Condannata quindi l’iconoclastia,
nel
concilio
di
Costantinopoli
dell’842, si stabilisce la vittoria
dell’ortodossia con festa la prima
domenica di quaresima.
Nell’anno 800 Carlo Magno
si fa incoronare imperatore da Leone III condizionando per i secoli
futuri l’indipendenza dello Stato
dalla Chiesa (dichiara eretico
l’imperatore d’oriente appellandosi
alla controversia del FILIOQUE: il
“Credo nello Spirito Santo che procede dal Padre in oriente, dal Padre e dal Figlio in occidente“).
Altre diversità non riconosciute dagli ortodossi (oltre al Filioque), sono il battesimo per aspersione (al posto delle tre immersioni, come testimoniato dalla
grande vasca presente in molte
chiese); la comunione con pane
azzimo (il loro è pane lievitato con
una complessa preparazione che
prevede dei fori rappresentanti la
Trinità, Maria soggetta al peccato
originale fino alla Resurrezione di
IL CLUB n. 90 – pag. 43
Gesù, gli angeli, i cherubini, i serafini…, i vivi, i morti; i triangolini
staccati sono imbevuti in un calice
riempito con acqua e vino a simboleggiare la consustanziazione con il
corpo e sangue di Gesù, mentre i
cattolici pensano, nella Eucaristia,
alla transustanziazione cioè alla
completa trasformazione nel corpo
e nel sangue).
Un pope ortodosso
Inoltre gli ortodossi possono sposarsi; non è consentita la
confessione prima dei sette anni;
non sono riconosciuti che pochi
primi santi presenti nell’Iconòstasi
che divide i fedeli dai sacerdoti,
essi entrano da sinistra e si interpongono simbolicamente tra i fedeli e Dio; il simbolo di preghiera
si effettua con le prime tre dita unite a triangolo che procedono
dall’alto al basso, da destra a sinistra.
In Italia possiamo assistere
ad una messa officiata nella lingua
italiana; nei principali paesi occidentali si usa la lingua locale, con
un rito di tipo latino a noi perfettamente noto in ogni particolare,
distinto dal rito greco bizantino, in
uso nei paesi orientali ed in alcune
enclaves.
Fino al 1962 (papa era
Giovanni XXIII) la messa in occidente era officiata nella sola lingua
latina, codificata dal 1570 da papa
San Pio V, dopo il concilio di Trento
e, proprio in questi giorni, con motu proprio, l’attuale papa ha presentato il ripristino dell’antica liturgia, che era stata soppressa del
tutto nel 69 da Paolo VI.
Conosciamo la struttura
ecclesiale della chiesa cattolica: il
papa, i cardinali, i vescovi, i sacerdoti, le suore, i diaconi, i sacrestani, o le dichiarazioni del papa, siano essi editti, bolle, scomuniche, o
encicliche, dovuti alla sua infallibilità, dichiarata solo nel 1869, manifestati in Occidente dal suo Stato
Pontificio, che comprendeva con-
alla nomina di un vescovo da parte
del potere politico di Pechino; ha
messo in discussione l’infallibilità
pontificia producendo ‘errori’ che
fanno discutere; si è avvicinato a
idee non conservatrici (vedi Ruini),
ma logiche e tradizionali (vedi
Martini) della Chiesa antica producendo quindi un avvicinamento indiretto all’ortodossia (Verità).
La continua ricerca di Dio
Un’immagine del Concilio Vaticano II
In basso la Cattedrale di Santiago de Compostela, meta finale del Camino
quista dopo conquista gran parte
dell’Italia centrale. Stato Pontificio,
abolito dai piemontesi nell’ultima
propaggine, con la presa di Porta
Pia il 20 settembre 1870 e ripristinato, come Stato Vaticano, dai
patti lateranensi nel febbraio del
1929, per convenienza politica del
fascismo, quando, come dicono gli
ortodossi, anche Gesù fu censito
cittadino di uno stato temporale.
L’attuale papa, con grande
onestà intellettuale e quale insigne
studioso di teologia ha dato l’avallo
IL CLUB n. 90 – pag. 44
E nella continua ricerca di
Dio, entità lontana e sconosciuta,
rientrano le ricerche intime che
qualcuno di noi compie inserendosi
nell’alveo dei cammini religiosi, il
più delle volte per curiosità, conformismo, o per la richiesta al
‘Santo’ di un ‘favore’ in genere di
tipo salutistico.
Quello per antonomasia è
il Camino di Santiago (San Giacomo, in spagnolo Tiago), simile alla
visita alla Mecca per i musulmani.
Un camminare lento e faticoso che
assume pieno significato di riscatto, dedizione, ricerca di se stessi,
della propria umanità perduta o in
via di formazione, o semplicemente il ritorno alla propria testa pensante, solo se effettuato a piedi,
con grande sacrificio personale.
Almeno 800 Km ed un mese di
stenti durante il quale c’è il tempo
di pensare intensamente al tempo
passato, alla sintesi dei propri eventuali errori, o al cambio della
propria vita. Non certo qualche
giorno in camper con unico problema da risolvere, la ricerca di un
camping.
Eppure, anche con un
mezzo veloce, ma lentamente, assaporando ogni metro, parlando e
osservando, con empatia, non si
può rimanere indifferenti: chiedere
il bollino sulla Credenzial ad una
ragazza inglese con i piedi piagati
e ricoperti da tintura di jodio a Estella; rimanere in fila qualche ora
in una casa di pellegrini a Jaca dove decine di ragazzi arrivano, scaricano alla rinfusa i loro pesanti
zaini e bevono qualche sorso
d’acqua calda nel calore soffocante
dell’estate e nessuno protesta o
tocca nulla degli altri ‘uguali’; stare e accompagnarsi con la coppia
di volontari e figlioletta scarpinante a due anni che gestisce e con
sacrificio, gratuitamente, un ritrovo. Calarsi nella spiritualità altrui,
per ritrovare la propria.
Giuseppe Eduardo Spadoni
Viaggiare in modo responsabile
Vi presentiamo alcuni dei punti focali del rapporto del “Gruppo per la Sostenibilità del Turismo” (GST) creato dalla Commissione Europea nel 2004 per stimolare interventi atti a rendere più sostenibile il turismo europeo e mantenerlo tale con un processo continuo
N
el 2003 la Commissione Europea pubblicò una relazione sugli orientamenti di base
per la promozione del turismo europeo sostenibile. Questo ha spianato la strada alla formazione del
GST, che è stato incaricato dai vari
soggetti interessati di creare un
quadro d’azione e fornire una guida per la gestione delle destinazioni turistiche locali e per l’uso di indicatori e sistemi di monitoraggio.
Il GST, che è costituito da
rappresentanti di enti internazionali, governi degli Stati membri, autorità locali e regionali, rappresentanti dell’industria del turismo, organismi professionali, organizzazioni ambientali, sindacati e organi
di ricerca e istruzione, con competenza ed esperienza nel campo del
turismo sostenibile, ha elaborato di
recente un rapporto che è il risultato di tali attività.
Il rapporto fra turismo
e sviluppo sostenibile
Il concetto di sviluppo sostenibile è largamente accettato
come base per la progettazione e
la gestione del nostro modo di vivere attuale e futuro. Nel 1992 la
Dichiarazione di Rio su Ambiente e
Sviluppo ha creato l’Agenda 21, un
piano d’azione completo adottato
da 178 governi. Tale piano
d’azione è stato successivamente
approfondito ed ampliato nel corso
del Vertice Mondiale sullo Sviluppo
Sostenibile, svoltosi a Johannesburg nel 2002, che ha varato un
piano di attuazione concentrato su
una
collaborazione
pubblicoprivato.
Lo sviluppo sostenibile richiede la salvaguardia della capacità del nostro pianeta di sostenere
la vita in tutta la sua diversità. Abbraccia preoccupazioni per la protezione ambientale, l’eguaglianza
sociale e la qualità della vita, la diversità culturale e una economia
dinamica e vitale, che offra a tutti
lavoro e prosperità.
Lo sviluppo sostenibile è un
obiettivo comune dell’Unione Europea. La Strategia UE per lo Svilup-
po Sostenibile, rinnovata nel 2006,
stabilisce le priorità e le azioni per
il raggiungimento di tale obiettivo
e viene considerata complementare alla Strategia di Lisbona per
crescita ed occupazione. Le due
strategie riconoscono che gli obiettivi economici, sociali e ambientali
possono rafforzarsi a vicenda e che
devono, di conseguenza, essere
portati avanti congiuntamente.
Il turismo è un’attività che
può avere un impatto veramente
considerevole sullo sviluppo sostenibile. In parte, questo è riconducibile alle dimensioni del fenomeno. I paesi europei hanno fatto registrare più di 440 milioni di presenze nel 2005, e una quantità anche maggiore di turismo è costituita dalla varietà nazionale e dalle
gite di un giorno. Il turismo costituisce, direttamente o indirettamente, circa il 10% del PIL europeo e conta 20 milioni di posti di
lavoro. Gli europei costituiscono
più della metà di tutti i viaggiatori
internazionali, e i viaggi dei turisti
europei
costituiscono
un’importante fonte di reddito per
molti paesi in via di sviluppo.
Del pari importante per lo
sviluppo sostenibile, tuttavia, è la
relazione speciale che il turismo ha
con ambiente e società, rispetto ad
altre attività economiche. Tale relazione presenta una dipendenza
unica da ambienti di qualità, dalla
distinzione
culturale
e
dall’interazione sociale, la sicurezza e il benessere. Da un lato, se
mal pianificato o eccessivamente
sviluppato, il turismo può distruggere tali caratteristiche speciali che
sono essenziali per lo sviluppo sostenibile. Dall’altro lato, può fornire impulso alla loro conservazione
e promozione – in modo diretto,
tramite la promozione della consapevolezza e la creazione del reddito necessari a sostenerle, e in modo indiretto, fornendo una giustificazione economica al supporto da
parte di terzi.
Il turismo può essere uno
strumento per sostenere o guidare
la rigenerazione e lo sviluppo economico, e per migliorare la qualità
della vita dei visitatori e delle co-
IL CLUB n. 90 – pag. 45
munità ospiti. Rendere il turismo
più sostenibile contribuirà in modo
significativo alla sostenibilità della
società europea. Creare il giusto
equilibrio tra il benessere dei turisti, le comunità ospiti e l’ambiente,
ridurre i conflitti e riconoscere la
dipendenza reciproca richiedono un
approccio particolare alla gestione
delle destinazioni turistiche.
Gli obiettivi dell’UE
La Strategia dell’UE per lo
Sviluppo Sostenibile (SDS) ha tre
obiettivi chiave:
1. la prosperità economica: per
garantire, nel lungo periodo,
competitività, vitalità e prosperità alle imprese e alle destinazioni turistiche e per fornire
opportunità di impiego di qualità, offrendo stipendi e condizioni equi a tutti i dipendenti
ed evitando qualsiasi forma di
discriminazione;
2. l’equità e la coesione sociale:
per aumentare la qualità di vita delle comunità locali tramite
il turismo e coinvolgerle nella
pianificazione e gestione del
turismo stesso; e per fornire ai
visitatori un’esperienza sicura,
soddisfacente e appagante, disponibile per tutti senza discriminazioni di sesso, razza,
religione, disabilità o altro;
3. la protezione ambientale e culturale: al fine di minimizzare
l’inquinamento e il degrado
dell’ambiente globale e locale e
l’uso delle scarse risorse da
parte delle attività turistiche;
per mantenere e rafforzare la
ricchezza culturale e la biodiversità e contribuire al loro apprezzamento e conservazione.
Ciò premesso, vi sono diversi principi alla base del concetto
di sviluppo sostenibile che hanno
impatto particolare sul turismo e
sull’approccio da adottare in Europa: nel pianificare e sviluppare il
turismo, è necessario prendere in
considerazione l’impatto ai vari livelli; inoltre, il turismo dovrebbe
essere ben bilanciato ed integrato
in un’intera serie di attività che influiscono
sulla
società
e
Salvaguardia dell’ambiente e delle tradizioni, conoscenza delle comunità locali e dei prodotti del territorio stanno alla base della sostenibilità
dello sviluppo del turismo, anche a pochi chilometri da casa nostra
sull’ambiente. Infine, dato che lo
sviluppo sostenibile consiste nel
provvedere alle necessità delle generazioni future, oltre che alle nostre, la pianificazione a lungo termine richiede la capacità di sostenere le azioni nel tempo.
Le azioni positive
Questo comporta che il livello, il ritmo e il modello di sviluppo devono riflettere e rispettare
il carattere, le risorse e le necessità delle comunità ospiti e delle destinazioni turistiche. Ma come?
•
coinvolgendo tutti i soggetti
interessati: un approccio sostenibile richiede una partecipazione ampia ed impegnata al
processo decisionale e alla realizzazione pratica da parte di
tutti coloro che sono coinvolti
negli esiti;
•
utilizzando le conoscenze migliori disponibili: politiche ed
azioni dovranno essere consapevoli e basate sulle conoscenze migliori a disposizione; le
informazioni sulle tendenze e
sull’impatto del turismo e le
capacità e l’esperienza dovrebbero essere condivise a livello
europeo;
•
minimizzando e gestendo il rischio: ove vi sia incertezza riguardo agli esiti, dovrebbe essere effettuata una piena valutazione ed adottate azioni preventive per evitare danni
all’ambiente o alla società;
•
riflettendo sull’impatto dei costi: i prezzi devono riflettere i
costi reali per la società delle
attività di consumo e produ-
zione; questo principio ha ripercussioni non solo, o non
semplicemente,
sull’inquinamento, ma anche
sulla definizione delle tariffe
per l'uso di strutture che hanno costi di gestione significativi;
•
stabilendo e rispettando i limiti: la capacità di “carico” delle
località singole e delle aree più
vaste deve essere riconosciuta,
e unita alla disponibilità e alla
capacità di limitare, dove e
quando appropriato, lo sviluppo turistico e il volume dei
flussi turistici;
•
intraprendendo una sorveglianza continua: la sostenibilità
consiste essenzialmente nel capire gli impatti ed essere consapevoli in qualsiasi momento
che esistono, in modo da poter
effettuare i cambiamenti e i
miglioramenti necessari.
Ma molte altre azioni possono essere utili per la sostenibilità
del turismo. Fra queste, da parte
delle amministrazioni locali il tentativo di ridurre il carattere stagionale della domanda, dato che la
concentrazione dei viaggi turistici
in certi periodi dell’anno ha un effetto considerevole sulla sostenibilità. Infatti, essa non solo riduce
seriamente la vitalità delle imprese
e la loro capacità di offrire occupazione tutto l’anno, ma può anche
esercitare una forte pressione sulle
comunità e sulle risorse naturali in
determinati periodi, lasciando un
eccesso di capacità in altri.
Non dimentichiamo poi che
il turismo ha un grande potere di
IL CLUB n. 90 – pag. 46
cambiare il carattere e la prosperità dei luoghi in cui si verifica. Le
destinazioni turistiche europee tradizionali hanno vissuto cambiamenti significativi negli ultimi anni,
e nuovi cambiamenti stanno emergendo. E dato che le pressioni
esercitate dallo sviluppo hanno ripercussioni su tutta la società, in
tutti i casi l’obiettivo prioritario
deve essere quello di gestire i
cambiamenti nell’interesse del benessere di tutta la comunità. Questo si concretizza – per la relazione strettamente esistente tra flussi turistici e patrimonio naturale e
culturale di una certa area – anche
nell’esigenza di generare una migliore tutela e gestione delle risorse del territorio che dovranno essere promosse in modo oculato.
A loro volta, i “turisti” dovranno riconoscere l’impatto dei
loro viaggi e delle attività accessorie e accettare la propria responsabilità nel renderli più sostenibili:
•
scegliendo opzioni di trasporto
e alloggio più sostenibili;
•
distribuendo le ferie lungo tutto il corso dell’anno;
•
riducendo l’uso di elettricità ed
acqua nella destinazione turistica soprattutto laddove è già
scarsa;
•
riducendo e riciclando i materiali usati e non lasciando rifiuti;
•
minimizzando l’intrusione (nel
caso di noi camperisti, controllando il numero di veicoli presenti contemporaneamente su
un dato territorio – ndr);
•
raccogliendo informazioni per
migliorare la propria comprensione delle destinazioni turistiche visitate;
•
rispettando la natura, la cultura e i valori e le tradizioni delle
comunità ospiti;
•
sostenendo l’economia locale,
compreso tramite l’acquisto dei
prodotti locali;
•
contribuendo a progetti per la
protezione del patrimonio naturale e culturale.
Turismo responsabile vuol dire
anche “minimizzare l’intrusione”
Vita di camper
Non più barriere con “San Telepass”
dale ed accorgersi dell'immensa
coda (com'è capitato a me quest'estate: 1,2 km di coda alla barriera di Orte), vedere la lotta per
accaparrarsi il posto sulla fila meno
piena e contemporaneamente notare che su un paio di corsie late-
dato a "San Telepass" che mi ha
protetto per tutto il viaggio (certo
laddove di sua competenza...).
essenziale e ciò che non lo è può
Una di quelle cose per le quali i
essere davvero molto difficile, persoldi spesi sono davvero benedetti.
ché alcune "opportunità" che fino a
Non fa pensare, non fa perdere
qualche tempo fa erano reputate
tempo, non fa far code, non c'è bivoluttuarie si sono oggi talmente
sogno di contar deintegrate nelle attivinaro, di chiedere lo
tà giornaliere che soscontrino, di attenno diventate necesdere. Tutto automasarie così da non potico: l'autorizzazioterne più fare a mene al passaggio, l'ano. E posto che per
pertura della barrie"sopravvivere" è nera, l'addebito sul
cessario poco, paraconto.
Sì,
il
dossando si può dire
Telepass, qualcosa
che tutto il resto è
che avevo sempre
voluttuario. Ma chi
guardato
come
oggi, potendo, si construmento che potenterebbe di sopravteva essere utile
vivere?
soltanto a coloro
Ed ecco che,
che viaggiano molsecondo le proprie
to, costoso, difficolpossibilità,
ognuno
toso da ottenere.
incrementa il proprio
Tutto il contrario. Il
"bagaglio" di necessiUna coda in autostrada e, in basso,
costo dell'apparectà con nuove opporun casello automatico per veicoli forniti di Telepass
chio, anche se si
tunità che se da un
viaggia poche volte
canto, è vero, ci conl'anno o anche una
dizionano e ci schiasola volta, in estate
vizzano ulteriormenper esempio, è più
te, d'altro canto ci
che ripagato per il
danno indubbiamente
servizio che ti dà; e
una mano per vivere
semplice è la procemeglio, per risolvere
dura per ottenerlo,
piccoli o grossi prosemplicissimo l'utiblemi di vita quotilizzo, puntuale l'addiana e non, o quelle
debito dei pedaggi
operazioni,
spesso
con la possibilità di
fastidiose,
tediose,
verificare e stampacome per esempio
re dal sito di coml'attesa di una coda
petenza il listato di
di persone che devotutti i pedaggi pagano espletare la stessa
ti con relativi tracfunzione, magari un
ciati percorsi: ora,
pagamento. Pensiarali invece, camion, autotreni, auto
data, barriere di entrata e uscita.
mo alla coda all'ufficio postale, in
e camper transitavano rapidamenNon viaggiate solo in cambanca, agli sportelli di un qualsiasi
te senza fermarsi, mette senz'altro
per ma viaggiate anche in auto?
ente pubblico o privato, al casello
un po' di rabbia. L'avevo vissuta
Bene, al momento del contratto
autostradale specialmente in estasempre anch'io cosi! Ma stavolta
potete dichiarare fino a tre targhe
te, una cosa questa che ci tocca
mi trovavo anch'io in una delle
di veicoli intestati al contraente,
particolarmente da vicino, quando
corsie laterali, quelle rapide, quella
sui quali spostare, alla bisogna, il
caldo, premura di arrivare, pensieche si svuotano velocemente, dove
vostro apparecchietto Telepass.
ro di dover aspettare parecchi minon si creano code, dove non ci si
Provare per credere. Io l'ho "trovanuti perché venga il proprio turno,
ferma dopo un'estenuante coda,
to" e penso che non lo perderò mai
riescono a mettere di cattivo umocercando spiccioli, contando, vepiù. Come saperne di più? Collegare ed infastidire anche le persone
dendo il costo sul display del caseltevi al sito www.telepass.it.
caratterialmente più tranquille.
lo, aspettando lo scontrino prima
Sì, è proprio di quest'ultimo
finalmente di andare. No stavolta
caso che desidero parlare. Trovarsi
ero stato previdente.
Luigi Fiscella
in prossimità del casello autostraPrima di partire mi ero affi-
Voler
definire ciò che è
IL CLUB n. 90 – pag. 47
Musica in camper
L
e vacanze sono finite e
per tutti c’è la consapevolezza di
dover riprendere i ritmi di sempre;
anche in questo caso la musica
rappresenta un grande aiuto, dato
che l’onda delle emozioni con cui ci
avvolge ci consente di affrontare le
difficoltà della vita con più serenità. Andiamo allora a scoprire due
nuovi album per questo autunno
musicale.
Il primo riguarda un autentico “mostro sacro” della musica,
quell’Ennio Morricone alla cui ombra sono cresciute intere generazioni, a cominciare dalla mia, innamorate delle sue magnifiche colonne sonore che hanno segnato i
più bei film della seconda metà del
‘900 e dell’inizio del XXI secolo.
Questo genio della melodia ha
composto oltre 500 colonne sonore, di cui una trentina dedicate ai
nostri “spaghetti western”, grazie
alle quali ha raggiunto la fama sia
l’autore che il regista Sergio Leone. Ma in oltre cinquant’anni di
carriera e pur essendo universalmente conosciuto e premiato un
po’ in tutto il mondo, il maestro
non aveva mai collezionato un Oscar, lacuna che è stata finalmente
colmata nel febbraio di quest’anno
con l’assegnazione del più che meritato Oscar alla carriera.
ne delle sue musiche più famose,
come “The ectasy of gold” dei Metallica, e “The good, the bad and
the ugly”, interpretata da Quincy
Jones e Herbie Hancock. Nel CD si
susseguono così 17 brani di grande suggestione, di cui il maestro
stesso ha curato i passaggi musicali di transizione tra un pezzo e
l’altro; un modo nuovo per riascoltare musiche diventate eterne
nell’immaginario collettivo, in un
grande tributo che è l’ennesima
dimostrazione della magica intensità delle note da lui composte in
mezzo secolo.
A un genere completamente diverso appartiene il secondo album della nostra piccola
vetrina discografica, “Glorious:
The singles 1997-2007” di Natalie Imbruglia. Questa eclettica
artista ha fatto un po’ di tutto nel
corso della sua vita artistica, dalla
modella all’attrice, alla cantautrice; ed è in quest’ultima veste che
Natalie si sente evidentemente
più a suo agio, dato che nell’arco
degli ultimi dieci anni ha sfornato
tre album di genere pop, i cui testi sono in buona parte scritti da
lei. Questa artista, che annovera
migliaia di fan in tutto il mondo,
originaria dell’Australia, ha lontane origini italiane, dato che il nonno paterno era dell’isola di Lipari;
un giorno, data la cronica mancanza di lavoro, lanciò una moneta in aria, indeciso se andare in
Argentina o in Australia. Venne
fuori l’Australia ed è proprio da lì
che l’artista è andata incontro al
suo destino di cantante, anche se
è riuscita a sfondare soltanto dopo essersi trasferita a Londra.
Cucina in camper
Pipe pasticciate
Ingredienti: 350 gr. di pasta tipo
pipe (o conchiglie), 200 gr. di funghi freschi, 1 zucchina genovese,
300 gr. di pomodorini, 1 cipolla,
150 gr. di prosciutto cotto, 1 mozzarella, 1 dado per brodo, qualche
foglia di basilico, olio extravergine
di oliva, sale, peperoncino e parmigiano.
Preparazione: fate appassire la
cipolla tagliata a fettine in un po’ di
acqua; unite quindi la zucchina affettata sottilmente e sbriciolatevi un
dado per brodo per insaporire. Aggiungete quindi i funghi tagliati e i
pomodorini divisi a metà, facendo
soffriggere il tutto in un po’ d’olio
insieme a una spruzzata di peperoncino. A fine cottura versate il
prosciutto tagliati a dadini e il basilico. A parte lessate la pasta, scolatela e conditela con il composto aggiungendovi la mozzarella tagliata a
dadini e una spolverata di parmigiano grattugiato.
Crocchette di melanzane
Ingredienti: 10 melanzane di media dimensione, 1 mozzarella, 200
gr. di prosciutto cotto, 2 uova, olio
extravergine di oliva, sale, parmigiano e pangrattato.
Preparazione: sbucciate le melanzane e tagliatele a tocchetti facendole bollire per qualche minuto in
acqua salata. Scolatele bene e sistematele in una terrina aggiungendo le uova (lasciando da parte
l’albume), il pangrattato, il parmigliano grattugiato e qualche foglia
di basilico, amalgamando il composto. Formate quindi le crocchette
inserendo al centro la mozzarella e
il prosciutto precedentemente tagliati a dadini. Passate quindi le
crocchette nell’albume dell’uovo e
quindi nella mollica e friggete
nell’olio ben caldo.
Enza Messina
Proprio in quest’occasione
è uscito un nuovo album che lo riguarda, “We all love Ennio Morricone”, una sorta di omaggio da
parte di una quindicina di famosi
artisti (come Celine Dion, Bruce
Springsteen, Andrea Bocelli, Roger
Waters, Quincy Jones e i Metallica,
per citarne soltanto alcuni) che
hanno interpretato a proprio modo,
e anche arrangiato in modo decisamente creativo e inusuale, alcu-
In
questi
giorni,
con
l’uscita di questo album, si concede un disco antologico che ospita
IL CLUB n. 90 – pag. 48
una selezione dei migliori brani estratti dai suoi tre album precedenti, come “Torn” che l’ha lanciata in vetta alle classifiche o “Smoke” e “Shiver”; oltre ad un nuovo
singolo “Glorious”, che dà il titolo
all’opera e che è un ulteriore stimolo per tutti coloro che sono interessati alla sua musica.
Mimma Ferrante
Riflessioni
Ma dove vanno... i veicoli ricreazionali?
N
on solo sfavillare di
mezzi nuovi o accattivanti proposte
di accessori che presto diventeranno indispensabili, non solo tanta
gente o moltissimi stand: Rimini e
Mondo Natura rappresentano, nell'immaginario collettivo di chi utilizza il camper, ben di più e non
potrebbe essere diversamente. Un
palcoscenico sul quale dibattere,
un'occasione per incontrarsi, un
modo semplice, ma autorevole,
per crescere, per dimostrare, anno
dopo anno, che l'abitar viaggiando
non rappresenta solo un hobby,
ma ben di più. Dietro gli stand o
quando la fiera chiude e le ombre
della sera avvolgono le migliaia di
autocaravan parcheggiate nei piazzali, è tutto un incontrarsi, un parlare, un ipotizzare, un guardare
avanti verso un futuro che, per l'Italia, non può che essere collegato
con il turismo e la sua crescita.
Ormai non è più possibile, come
avveniva nei decenni passati, usare il termine al singolare: in Italia i
"turismi" sono tanti, variegati ed
ognuno con proprie peculiarità e
proprie caratteristiche.
Sono ormai lontani i tempi
nei quali le vacanze si caratterizzavano con i quindici giorni al mare, nella pensioncina e magari in
una settimana a cavallo di Capodanno sui monti. Adesso è la specializzazione che la fa da padrona:
abbiamo il turismo religioso (San
Giovanni Rotondo ormai fa concor-
renza a Lourdes sulle presenze
complessive), quello termale, quello naturalistico, quello enogastronomico e poi quello di movimento.
Che si caratterizza, per di più, per
andare ad inserirsi in ognuno degli
altri segmenti di turismo, perché
non è esclusivo, ma generalizzato.
Nessun camperista, per propria indole, è monotematico, nessuno rifiuta la conoscenza o nuove esperienze, nessuno si chiude al nuovo:
di qui la vera forza di un modo di
fare turismo assolutamente completo e in grado di fare la differenza nel sistema economico italiano, costituendo un valore aggiunto col quale confrontarsi.
Facciamoci caso: qualunque sia il segmento di turismo che
si affronta mai il camper è escluso
o, peggio ancora "auto escluso":
un dato di fatto, questo, con il
quale il mondo dell'imprenditoria
deve assolutamente fare i conti se
non vuole perdere la ghiotta occasione di crescere nei numeri e nel
fatturato. Non necessitando di particolari strutture ricettive, infatti, i
camper rappresentano quel sistema duttile ed agile di fare turismo,
in grado di creare presenze senza
violentare o modificare il territorio.
Ma non per questo si può evitare di
affrontare, in modo serio, costruttivo e senza retropensieri, l'argomento delle strutture e della loro
necessità di essere adeguate alle
nuove esigenze. I campeggi in Italia, purtroppo, hanno subito scarsi
adattamenti negli ultimi anni: immaginati a partire dagli anni Settanta come luoghi destinati alla sola sosta delle caravan, non hanno
subito, tranne in pochi casi, modifiche tali da consentire l'adeguamento vero a un nuovo turismo
che ha nella mobilità il proprio
punto di caratterizzazione.
In
troppi
casi
l'imprenditoria, invece di porre mano
all'adeguamento dell'offerta, ha
preferito "cambiare pelle" sostituendo alle caravan case mobili e
praticamente "inventando" sorte di
villaggi vacanza sul tipo del sud
della Francia. Un errore gravissimo
che stiamo pagando caro, soprattutto in termini di esodo dei flussi
verso altre nazioni più attente al
mutare dei gusti, in particolare
verso Spagna e Croazia. L'occasione che Mondo Natura offre è quella
di dibattere a 360 gradi su questi
argomenti, di cercare di sviluppare
un futuro fatto non solo di mezzi
sempre più belli, completi e funzionali, ma anche di strutture che
debbono essere realizzate dove
mancano e dove non sono più rispondenti alle reali necessità; con
un occhio attento anche alla destagionalizzazione, cioè all'aumento dei giorni complessivi di offerta,
ponendo fine al fenomeno delle
lunghe chiusure di campeggi posti
in località che per la loro situazione
climatica potrebbero funzionare
tranquillamente tutto l'anno.
Lo so, è più facile salire su
un camper e lasciarsi attrarre dalla
fantasia: ma è necessario, a volte,
dopo qualche volo pindarico che fa
bene e che libera lo spirito, trovarsi con i piedi ben saldi sulla terra.
Il turismo all'aria aperta è in forte
crescita e aumenterà nei numeri
anche nei prossimi anni: occorre
peraltro fare di tutto perché l'Italia
si attrezzi in modo tale da non venire esclusa dai flussi. Il rischio
peggiore, infatti, è di essere tra le
maggiori nazioni al mondo per
numero di mezzi, ma di non esserne più la meta. Un rischio che non
possiamo permetterei il lusso di
correre: nell'interesse non tanto
del nostro hobby, quanto del nostro Paese.
Beppe Tassone
(da Turit – settembre 2007)
IL CLUB n. 90 – pag. 49
Internet che passione
I costruttori di mezzi ricreazionali sul web
I
n questi anni di navigazione sul web abbiamo visto insieme tantissimi siti riguardanti viaggi, itinerari, paesi. Il sottoscritto si
è preso più volte la libertà di censire, e a volte anche “censurare”,
numerosi siti e realizzazioni web
unicamente secondo il proprio gusto e supportato dalla propria esperienza professionale.
Ho cercato di portarvi vicino alle stelle per farvi osservare il
mondo dall’alto e ho cercato di
trovare e segnalare siti di musei,
grandi città, parchi di divertimento, eccetera. Insomma cercando di
fornire notizie di ogni genere che
potessero essere utili nei nostri
viaggi in giro per il mondo, rintracciandole sul web nel modo più
semplice e immediato, invitandovi
a cercare sempre arrendendovi solo per sfinimento!
In tutto questo tempo, però, un argomento quasi mai trattato da questa rubrica è stato il
camper: infatti mai questa sezione
del giornalino lo ha trattato come
oggetto di ricerca sul web, eccetto
in un articolo, ormai di un secolo
fa, riguardante i mitici enormi
mezzi americani. Non ci avevate
fatto caso? Almeno finora, nemmeno io, ma provvedo subito!
Il sito dell’Associazione
Produttori Camper
e “Vorrei stare tutto il giorno in
una vasca”…
Nella stessa sezione, sicuramente di maggior interesse anche se assai essenziali, le voci “Abc
del camper” e “Com’è fatto un
camper” che a noi già veterani
dell’asfalto potrebbero sembrare
poca cosa e farci sorridere ma che,
a chi di camper non sa proprio nulla, potrebbero aprire una prima
piccola ma importante finestra
sull’argomento.
La seconda sezione è rivolta ai Comuni e contiene, come per
quella del nostro sito “I nostri progetti”, un chiaro ed esplicito invito
agli Enti Locali ad adoperarsi per
favorire il turismo itinerante.
Il profilo dell’Associazione è descritto in una pagina a parte, dove
sono anche elencati i costruttori di
La home page del sito dell’associazione produttori camper
In basso il sito dell’Arca
Per quanto possa sembrare
strano, la ricerca della frase “produttori camper” con Google restituisce l’inaspettato risultato di
204.000 pagine trovate e al primo
posto, manco a farlo apposta, c’è il
sito dell’Associazione Produttori
Camper
(www.associazioneproduttoricamp
er.it). Il sito, gradevole nella grafica perché piacevolmente colorato,
esordisce nella sua home page con
due primarie sezioni.
La prima è rivolta ai potenziali utenti del camper, dove un
banalissimo test dovrebbe aiutare
a scoprire se si è tagliati per la vita
in camper, con domande del tipo:
“la colonna sonora della tua vacanza?” e le relative risposte obbligate
tipo: “Voglio una vita spericolata”
IL CLUB n. 90 – pag. 50
autocaravan che ne fanno parte.
Onestamente non so se i costruttori italiani in elenco siano gli unici
presenti nel territorio nazionale
ma, sperando di non urtare la suscettibilità di eventuali altri che
quindi non citerò nell’articolo, vorrei partire da questa lista per navigare nei siti di queste aziende.
Il sito dell’Arca Camper
www.arcacamper.it
Essenziale e per questo interamente navigabile senza perdite
di tempo, il sito offre il catalogo
completo della produzione. Buone
le immagini dei mezzi, per i quali
sono evidenziati un gran numero di
dati e caratteristiche tecniche senza alcun “fronzolo” puramente
commerciale. Non è però possibile
stabilire il livello di aggiornamento
del sito in quanto, ad esempio,
l’ultima news risale all’inizio del
2006.
Il sito della Rimor
www.rimor.it
Anche in questo sito sem-
La home page del sito della Mobilvetta Design
In basso quello della Rimor
plicità
ed
immediatezza
nell’esposizione rendono piacevole
la navigazione. E’ presente un piccolo motore di ricerca interno
(configuratore) per la selezione dei
mezzi secondo le caratteristiche
desiderate (cilindrata, posti letto,
ecc.). Purtroppo inesistenti le immagini esterne degli autocaravan,
invece assai visibili nei loro interni
mediante un applicativo java che
ne consente una virtuale, ma poco
reale e quindi poco utile, visione a
360°.
I siti del Gruppo SEA
Cinque sono i marchi del
Gruppo SEA, ognuno con il proprio
indirizzo web:
•
Dream
Motorcaravans:
www.dreammotorcaravans.com
•
Elnagh: www.elnagh.com
•
McLouis: www.mclouis.com
•
Miller :
www.millercamper.com
•
Mobilvetta
Design:
www.mobilvetta.it
Il motivo per cui i cinque
siti vengono commentati insieme è
molto semplice: provengono, per
così dire, dalla medesima penna.
Infatti sono stati realizzati della
stessa software-house.
Buona la cura nella realizzazione visuale dei siti: una grafica semplice e di buon gusto li contraddistingue, pur utilizzando in
varie parti la tecnologia flash in
modo poco ordinato come, per esempio, per l’animazione splash di
ingresso di alcuni che, ormai, quasi più nessuno guarda a meno di
mirabolanti, quanto veloci, effetti
speciali. Ottima per tutti la descrizione tecnica dei veicoli e delle
personalizzazioni applicabili.
La forma comunicativa è
diretta e immediata. Anche in questi siti è presente un catalogo dei
veicoli ricco di informazioni e il
configuratore per la ricerca del
mezzo desiderato. Identica nel
funzionamento per tutti i siti è la
galleria delle immagini, fruibile però con difficoltà in assenza di connessione a larga banda perchè
realizzata, appunto, in flash.
Il sito della Giottiline
www.giottiline.com
Secondo il mio modestissimo parere, il più interessante dei
siti visitati almeno dal punto di vista realizzativo. Le pagine scorrono facilmente una dopo l’altra
dentro un’interessante grafica,
IL CLUB n. 90 – pag. 51
ben composta e proporzionata.
Grande la disponibilità di dati tecnici di autocaravan e motorhome,
nonché di foto interne ed esterne e
piante di grandi dimensione dei
mezzi.
Il sito di Laika Caravans
www.laika.it
Un sito non all’altezza della
fama che va riconosciuta alla casa
toscana. Un’home page dal caricamento interminabile a causa di
una pesante animazione in flash,
una
navigazione
resa
lenta
dall’eccessiva quantità di immagini
presenti nelle pagine, non rendono
giustizia alla grande qualità dei
veicoli prodotti.
Il sito della Trigano
www.trigano.com
La home page di questa azienda è l’unica pagina ad essa riferibile. Da questa infatti si viene
invitati a linkare i siti della CI e
della Roller Team anch’essi, ovviamente, molto simili tra loro.
Buona grafica, discreto e sapiente
uso di flash e il solito fiume di informazioni. Peccato che in entrambi i siti siano quasi del tutto assenti
le immagini dei veicoli.
Il sito Layka. In basso quello della Giotti Line
Il sito della CI
Riflessioni conclusive
Concludendo questo ennesimo viaggio virtuale, questa volta
tra i siti dei costruttori nazionali e
sottolineando ancora che i commenti, assolutamente personali,
sono riferiti alla tecnica costruttiva
delle pagine, ciò che subito salta
all’occhio è la quasi assoluta assenza dei discorsi commerciali da
imbonitore, quelli normalmente
fatti per accecare mandando fumo
negli occhi: prevale invece un linguaggio diretto e tecnico, che enumera in modo preciso dati tecnici e caratteristiche.
In alcuni siti c’è forse qualcosa di più, come per esempio
l’utile possibilità di confrontare le
caratteristiche dei veicoli o di con-
figurare il veicolo dei propri desideri. In alcuni ancora si predilige
l’immagine esteriore dei mezzi,
mentre in altri quella esteriore. In
altri invece quella prettamente
tecnica e prestazionale. Per alcuni
infine forse si poteva investire di
più o provare ad aggiornare quanto già esistente.
Sostanzialmente, però, i siti sono tra loro molto simili e perlopiù costruiti per propagandare il
lato più pratico e consistente dei
mezzi, quello più reale che ne riguarda l’utilizzo, risparmiando ai
visitatori, quindi ai possibili acqui-
IL CLUB n. 90 – pag. 52
renti, ogni tentativo di comunicazione affabulatoria.
Tutto ciò induce a pensare
che le aziende vogliano stuzzicare
la concretezza di chi compra, nella
consapevolezza che la maggioranza di chi si avvicina al mondo del
camperismo lo fa con attenzione
verso le cose reali e concrete,
spesso con sacrificio e senza ricercare inutili sofismi.
E questo, per noi che ci
conosciamo, non può che essere il
miglior complimento.
Giangiacomo Sideli
News, notizie in breve
A Roccamena
a lavoro gli archeologi
Roccamena potrà presto
diventare una meta ambita per gli
amanti dell'archeologia: a Monte
Maranfusa, infatti, sono iniziati gli
scavi che stanno portando alla luce
una necropoli islamica e strutture
murarie di un abitato indigeno di
età arcaica. Terminati gli scavi, per
permettere a turisti e appassionati
di visitare il sito, saranno realizzati
sentieri e strade d'accesso, verranno inseriti pannelli illustrativi e
saranno ristrutturati piccoli edifici
rurali che diventeranno poli didattici di introduzione alla visita. Si
tratta di un'occasione unica per il
comune di Roccamena di sviluppo,
crescita e lavoro per tutta la comunità. Monte Maranfusa si inserisce infatti a pieno titolo nel percorso turistico della valle dello Jato e
dell'Alta valle del Belice.
I Comuni del turismo
all’aria aperta
Per potenziare il sistema
ricettivo sul territorio nazionale secondo criteri di qualità e con un
impatto
minimo
sull'ambiente,
l’ANFIA da oltre 7 anni promuove,
in collaborazione con l'ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italia)
l'iniziativa "I Comuni del Turismo
all'Aria Aperta", cioé una sorta di
concorso fra i Comuni che vogliono
dotarsi di un’area attrezzata per
camper.
Novità dell'edizione 2007 è
la collaborazione con l’Associazione
Nazionale Città del Vino, che inaugura una nuova categoria di partecipazione, dedicata in esclusiva ai
luoghi del vino. La nuova sezione
va ad aggiungersi alle tre macrocategorie dedicate a tutti i Comuni
italiani: Nord, Centro, Sud e Isole.
L'Associazione assegnerà un contributo di 10.000 Euro ai migliori
cinque progetti di aree di sosta
camper presentati dalle Amministrazioni Locali, nel rispetto dei requisiti di multi-funzionalità ed ecosostenibilità.
Il montepremi complessivo
messo a disposizione dall’ANFIA
ammonta a 50.000 euro. Ogni
progetto verrà valutato in base al
rispetto di una serie di parametri,
indispensabili per aggiudicarsi il
titolo di Comune "camper friendly".
Tra gli elementi per una progettazione vincente: il collegamento
dell'area camper con il centro urbano, l'offerta di servizi integrati
(area picnic, barbecue, gioco bimbi, servizi igienici), la presenza di
aree verdi, l'attenzione all'impianto
urbanistico e all'ambiente.
Partecipare è semplice. Basta collegarsi al sito internet
www.associazioneproduttoricampe
r.it e scaricare il bando di partecipazione, insieme all'inquadramento
legislativo regionale.
Dal 2001 (prima edizione)
a oggi sono in totale 350 i progetti
raccolti, 50 i comuni vincitori e più
di 40 quelli che hanno realizzato
aree di sosta camper in 16 regioni
italiane
grazie
al
contributo
dell’ANFIA.
Luci e ombre del turismo
in Sicilia
La Regione Sicilia ha recentemente elaborato la terza edizione del “Rapporto sul turismo in
Sicilia”. Si tratta di un lavoro corposo che costituisce una importante base di valutazione del fenomeno turistico nella Regione; unico
limite lo spazio temporale a cui il
rapporto fa riferimento, il 2004 e
2005, il che induce a riflettere sui
tempi che occorrono per il recupero e l’elaborazione dei dati. Il testo è suddiviso in quattro capitoli,
di cui il primo analizza la domanda
di ricettività da parte dei turisti che
hanno visitato la nostra isola, partendo da un’analisi della stagionalità, per poi prendere in esame la
provenienza dei turisti ed, in particolare, di quelli che hanno fatto
rilevare le maggiori presenze sul
territorio regionale. Nel secondo
capitolo viene presa in esame la
situazione del settore turistico nelle province siciliane, studiando lo
stato del comparto alberghiero e di
quello extralberghiero e il contesto
socio-economico delle province.
Nel terzo capitolo viene valutato il
settore turistico-ricettivo dal lato
dell’offerta, sia per la parte alberghiera che per il comparto extralberghiero. Infine il quarto capitolo,
con un taglio orientato alla sostenibilità, analizza alcuni indicatori
dell’impatto del settore turistico e
ricettivo sull’ambiente, sulla società e sull’economia della Sicilia.
Emerge così che il flusso
principale di visitatori in Sicilia è
rappresentato dai turisti italiani, in
quanto gli arrivi di questi superano
nel corso dell’intero anno quelli dei
turisti stranieri. I pernottamenti,
però, non seguono questa prassi,
in quanto nei mesi di maggio ed
ottobre le giornate di soggiorno dei
visitatori esteri superano quelle
degli italiani. Di contro, le permanenze medie degli ospiti stranieri
superano per quasi tutto l’intero
Le strutture di campeggio esistenti nell’Isola, suddivise per provincia
In pratica si trovano quasi tutte sulle coste
IL CLUB n. 90 – pag. 53
corso del periodo quelle dei turisti
connazionali, tranne che per i mesi
di agosto e settembre. Questo, unitamente all’evidente divario fra
presenze italiane e straniere nella
stagione calda, probabilmente sta
a significare che i visitatori “forestieri” non sono particolarmente
attratti dai mesi troppo caldi, ma
preferiscono soggiornare nella nostra regione anche durante i rimanenti periodi dell’anno.
L’indagine mette in luce
anche che i turisti in Sicilia mostrano sempre più interesse per le
strutture extra-alberghiere; questo
ha infatti evidenziato l’incremento
percentuale maggiore sia negli arrivi (+6,39%) che nelle presenze
(+3,50%) rispetto al comparto alberghiero. Esaminando più da vicino il turismo extra-alberghiero, va
detto che i camping assorbono una
parte consistente dei flussi di presenze. Ciononostante, in Sicilia nel
2005 sono sorti solo due nuovi impianti, su 97 esistenti nel 2004,
localizzati nelle province di Enna e
Messina.
La ripartizione territoriale
dei campeggi sembra rispettare
anche in questo caso le esigenze di
un turismo maggiormente diffuso
nelle località costiere, essendo dislocati nelle zone interne della Sicilia un numero esiguo di tali complessi. La provincia di Messina è
quella dove è maggiormente sviluppata questa forma di ricettività,
con 23 parchi di campeggio. Nei
restanti territori litoranei si rileva
una buona distribuzione di camping, con la zona nord-occidentale
(Trapani e Palermo) che accoglie
34 impianti complessivamente.
Il Rapporto della Regione
Sicilia ha preso in esame anche la
sostenibilità del turismo nell’Isola.
Per definire il principio della sostenibilità nel turismo, come sappiamo, è necessario che questo sia
rispettoso dell’ambiente, delle comunità, dei valori, degli usi e dei
costumi locali, che utilizzi in modo
razionale la risorsa di cui si sostenta: il territorio e le sue componenti. Nell’ultima parte del Rapporto
sono stati così presi in considerazione alcuni indicatori dell’impatto
del
settore
turistico-ricettivo
sull’ambiente, sulla società e
sull’economia. Alla fine è stato calcolato un indicatore che attraverso
l’utilizzo di quelli precedenti, propone una graduatoria al fine di valutare i territori dell’isola maggiormente interessati al fenomeno tu-
ristico e con maggiore pressione
ambientale e socio-economica.
E’ emerso che le località
con un valore molto basso di tale
indice sono Giardini Naxos, Taormina, Cefalù, le Isole Eolie e
Sciacca, cioè proprio le località dove massima è la pressione turistica
“tradizionale”, che poi genera il
maggiore attrito fra popolazione
locale e turisti; d’altronde, una forte densità di popolazione in esigui
ambiti territoriali provoca una tensione enorme già in termini di capacità di carico dell’ambiente; tale
situazione si aggrava se la località
diventa meta turistica solo per un
breve periodo dell’anno (vedi San
Vito lo Capo a luglio e agosto),
perché si amplificano in questo caso i problemi di pressione ambientale già normalmente esistenti.
Mentre non è infrequente che nuove forme di turismo emergano in
territori estesi, ma scarsamente
popolati (quelli più interni e meno
abituati al turismo “tradizionale”,
quindi con meno infrastrutture),
dove però i flussi turistici non possono essere supportati adeguatamente nemmeno da un valido apporto di “manodopera” locale (ciò
è tanto più vero in contesti territoriali in declino demografico).
Ancora una volta, così, sono i territori interni dell’isola ad
apparire
i
più
penalizzati
nell’ambito dell’economia turistica
regionale, anche se proprio le zone
centrali della Sicilia sono quelle
dove quest’attrito fra residenti e
turisti è meno sentito e la popolazione locale è ben più ospitale di
quella delle aree ad alta densità
turistica. Il rapporto evidenzia ciò
che anche noi da anni ripetiamo (e
scriviamo): “una delle soluzioni affinché si attui un turismo sostenibile, cioè responsabile, duraturo
nel tempo e fruibile da parte delle
generazioni future, è quella di cercare di dirottare il flusso turistico
dalle zone dove esso è particolarmente pressante verso quelle aree
dove è meno intenso, facendo leva
sulla componente culturale e naturalistica di questi centri”.
Lo stesso rapporto continua evidenziando che “lo stesso
può essere fatto in relazione alla
destagionalizzazione dei flussi turistici, in quanto il concentrarsi delle
presenze turistiche in alcuni periodi dell’anno rende gli ecosistemi
particolarmente fragili; inoltre, un
ingresso di visitatori maggiormente
distribuito nel tempo apporterebbe
IL CLUB n. 90 – pag. 54
alle economie locali più legate al
settore turistico un flusso di reddito più regolare e, quindi, un maggior beneficio per le comunità autoctone”.
Mangiar bene a 10 euro
secondo il Gambero Rosso
Mangiare bene spendendo
10 euro in un ristorante in Italia?
Non è una missione impossibile, a
patto che non si pretendano elaborate raffinatezze culinarie o portate
pantagrueliche. Accontentare il palato, senza alleggerire il portafogli
non è un'impresa impossibile, grazie alla nuova guida "Gambero
Rosso low cost", recentemente
pubblicata, che contiene indirizzi
dalla Valle d'Aosta alla Sicilia per
mangiare bene a 10, 20, 30 euro.
Il curatore del volume, 288 pagine,
in vendita a 9,90 euro (per coerenza con il basso costo), è un giovane critico gastronomico, Marco
Bolasco, di 34 anni.
Nel libro sono presentati
circa 1.000 fra trattorie, wine bar,
paninerie, pizzerie al taglio ecc.
Per realizzare la guida, il curatore
ha attinto dal fornito archivio del
Gambero Rosso ma, come egli
stesso spiega, ha arricchito l'indirizzario grazie alle tante segnalazioni degli amici, dei giovani che
spesso ti chiedono, sapendoti esperto, un consiglio per un locale
dove “non si paghi troppo” e che
poi raccontano la loro esperienza.
L’ultima parola
di Giangiacomo Sideli