Carnevale, alla scoperta delle maschere tradizionali italiane – parte 1

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venerdì 24 febbraio 2017
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23 febbraio 2017
Carnevale, alla scoperta delle maschere tradizionali italiane – parte 1
Il Carnevale è il periodo di festa tra l’Epifania e il digiuno quaresimale nei Paesi di tradizione cattolica …
MILANO – Il Carnevale è il periodo di festa tra l’Epifania e il digiuno quaresimale nei paesi a tradizione cattolica.
Per molto tempo si è creduto che l’origine dl termine Carnevale derivasse da “carne levare”, ovvero prepararsi al
digiuno quaresimale. Ed il fatto che per 40 giorni si dovesse digiunare per fede e per prepararsi alla Pasqua,
doveva risultare non poco pesante per un popolo che già il “digiuno” lo faceva forzatamente tutto l’anno. Dunque
trascorrere un certo periodo prima della quaresima spensieratamente, doveva rappresentare quella valvola di
sfogo per evitare che la gente, già in condizioni di povertà, potesse trovare sfogo in rivolte. Il Carnevale infatti, è
una festa allegra e divertente, in cui ci si indossa una maschera, si festeggia, per poi riversarsi festanti nelle piazze
insieme ai carri. Perciò, per prepararci alla grande festa, vediamo quali sono le origini delle maschere più amate
della nostra tradizione.
Ritrova un cucciolo chiuso in un sacchetto della spazzatura
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La triste e terribile scoperta lungo il tragitto per andare al lavoro
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ARLECCHINO – Tradizione vuole che Arlecchino sia nato a Bergamo e che la madre, poverissima, gli abbia
cucito il festoso costume con scampoli di vari colori. Secondo un’altra versione, Arlecchino sia stato al servizio di
un avarissimo speziale che lo vestiva con le toppe dei propri abiti sdruciti. Durante il periodo della Commedia
dell’Arte nella quale le Maschere Italiane ebbero un pubblico europeo, gli attori che impersonavano Arlecchino,
la popolare maschera lombarda, la trasformarono conservando la maschera nera e il berretto bianco, ma
sostituendo all’antico abito rappezzato con un elegante costume nel quale le toppe dei tempi poveri sono
vagamente ricordate da losanghe a colori alterni, ma ben disposte. Le sue doti caratteristiche sono l’agilità, la
vivacità e la battuta pronta; il suo principale antagonista è Brighella che, come dice il nome, è attaccabrighe e
imbroglione, ossequioso con i potenti e insolente con i deboli.
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DOTTOR BALANZONE – Il Dottor Balanzone èun costume tipico di Bologna; è una maschera che rappresenta
un personaggio pedante e brontolone; spesso parla tanto e non conclude niente, ma è anche dotto e sapiente. In
testa ha un cappello nero a larghe falde; indossa una toga lunga e nera, il panciotto e i pantaloni neri. Ha un
merletto bianco sui polsi e, sul collo, un bel colletto di pizzo. Porta le calze bianche e delle scarpe nere con tanto
di tacco. Ha i ba etti all’insù. Molto spesso tiene un libro sotto il braccio che completa la sua immagine. Procede
imperterrito nei suoi discorsi senza spaventarsi delle colossali baggianate che dice.
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BRIGHELLA – Brighella è una maschera tradizionale dell’Italia, che proviene dalla Lombardia precisamente da
Bergamo. Il suo personaggio era originariamente quello del servo bu o e intrigante, astuto (il nome Brighella
deriva da “briga”) al punto che non si riesce mai a capire se la furberia sia un voluto abbandonarsi al gioco degli
inganni e se la balordaggine non nasconda una buona dose di nezza. Vivace e insolente con le donne,
chiacchierone coraggioso con i poltroni. Brighella indossa giacca e pantaloni decorati di galloni verdi; ha le scarpe
nere con i pon pon verdi; il mantello è bianco con due strisce verdi, la maschera e il cappello sono neri. E’ un
servo sempre in cerca di avventure. Normalmente è lui che inizia a litigare, è un attaccabrighe e da questa sua
caratteristica prende il nome Brighella. Suona e canta molto bene, è un tipo spiritoso e scherzoso. Nelle
rappresentazioni teatrali talvolta lo fanno agire come un personaggio fedele e altruista.
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BURLAMACCO – Maschera u ciale del Carnevale di Viareggio è Burlamacco, un pagliaccio che veste
indumenti presi da varie maschere italiane: una tuta a scacchi bianchi e rossi, ripresa dal costume di Arlecchino,
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un pon pon bianco rubato dal camicione di Pierrot, una gorgiera bianca alla Capitan Spaventa, un copricapo rosso,
su imitazione di quello di Rugantino, e un mantello nero, tipico di Balanzone. Il nome Burlamacco deriva da
Bu almacco, pittore orentino e personaggio del Decamerone, ma e’ anche legato al cognome lucchese
Burlamacchi.
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CAPITAN SPAVENTA – Capitan Spaventa e’ una maschera tradizionale della Ligura del XI secolo. Ha un vestito
a strisce colorate, gialle e arancioni, un cappello a larghe tese abbellito con piume colorate, ricchi stivali e una
spada lunghissima che trascina facendo molto rumore. Ha dei lunghi ba ed un pizzo castano. E’ uno spadaccino
temerario che combatte più con la lingua che con la spada (cioè parla e discute molto). Era solito prendere in giro
gli ufficiali di quel tempo.
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COLOMBINA – La maschera di Colombina si trovano già nelle commedie di Plauto, fra le furbe ancelle, ciniche
e adulatrici, sempre pronte a suggerire alla padrona malizie e astuzie. Da antica schiava Colombina nel ‘500
diventa la Servetta complice interessata nei sotterfugi domestici e amorosi della padrona. Il nome di Colombina
compare per la prima volta nella Compagnia degli Intronati verso il 1530. Colombina è sempre l’Amorosa o la
moglie di Arlecchino, assumendo il nome di Betta, Franceschina. Diamantina, Marinetta, Violetta, Corallina o
anche Arlecchina, secondo le rappresentazioni. Servetta del teatro italiano e Soubrette di quello francese,
Colombina ai nostri tempi nirà dopo essere passata, conservando più o meno i tratti originali del carattere, per
l’opera buffa, il varietà, l’operetta per approdare alla Commedia.
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FARINELLA – Maschera tipica del Carnevale di Putignano è Farinella, simile ad un jolly, con un abito a toppe
multicolori e sonagli sulle punte del cappello, delle scarpe e del colletto. Prende il nome dalla farinella,
antichissimo cibo povero del mondo contadino, a base di ceci e orzo abbrustolito.
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GIANDUIA – Gianduia indossa un tricorno e la parrucca con il codino. L’abito è di panno color marrone, bordato
di rosso, con un panciotto giallo e le calze rosse. Il personaggio nasce nel ‘700, e non ha attinenza con la
commedia dell’arte. Gianduia, deriva dall’espressione piemontese ‘Gioan d’la douja’, che vuol dire Giovanni del
boccale. Gianduja è originario di Caglianetto, in quel di Asti, è un galantuomo che incarna lo spirito bonario
piemontese, cui piace il vino, l’allegria e di cui è proverbiale la distrazione. Questa maschera, prediletta dai
piemontesi, deve il nome a una precauzione politica: no al 1802, infatti, l’avevano chiamata Gerolamo, ma
quell’anno, ai primi del nuovo secolo, i comici pensarono bene di ribattezzarlo per evitare che si potesse scorgere
allusione al nome di Gerolamo Bonaparte, parente dell’imperatore.
23 febbraio 2017
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Arlecchino, Baldanzone, Brighella, Carnevale, Colombina, Farinella, Giunduia, maschere della tradizione italiana, origini,
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