Vi racconto il mio Giose Rimanelli

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Vi racconto il mio Giose Rimanelli
IL GIORNALINO
della Scuola Italiana di Middlebury
Numero 5 - 3 agosto - estate 2016
Gli studenti del DML
Middlebury, un’esperienza unica
Abbiamo chiesto agli studenti insegnamento che si ottengono
del DML di parlare della loro solo con un MA. Vorrei espandere
esperienza con semplici domande: le mie possibilità di lavoro.
- Qual e’ la tua specializzazione?
Megan Biondi
Mi interesso soprattutto della
- Da dove vieni? Sono di Denver, musicologia: della musica lirica
Colorado.
e strumentale italiana, ma anche
- Perche’ hai scelto di fare il DML? dell’insegnamento di lingua e
Non volevo limitarmi ai posti di cultura.
continua
Intervista a Sheryl Lynn Postman sul grande scrittore, ospite della Scuola Italiana
“Vi racconto il mio Giose Rimanelli”
a cura di Salvatore Gallo
Come vi siete conosciuti?
La prima domanda è: tu Era il giorno dell’iscrizione
conosci Giose meglio di tutti, all’università degli studi post
chi è Giose Rimanelli?
laurea, lui stava a un tavolo
con un professore di spagnolo.
Io lo vedo come marito. A Io facevo gli studi ispanici.
lui piace stare con gli amici, C’era una coda davvero lunga
socializzare, ma soprattutto davanti a quel professore, e
scrivere, passare i giorni al nessuno davanti a lui. Ho
computer, dodici ore al giorno, pensato che, essendo dello
quando sta lavorando mangia stesso dipartimento, lui
al computer. Ma è anche una avrebbe potuto aiutare l’altro
persona a cui interessa tutto. professore. Allora sono andata
Non ho trovato niente che non da lui, ma mi ha detto che
avesse un sapore per lui. Vuole non poteva aiutarmi, perché si
imparare. Ha sempre voluto occupava solo dell’italianistica.
imparare.
Il professore di spagnolo stava
ridendo. Io ho insistito con
In questo numero:
- Vi racconto il mio Giose Rimanelli
- L’importanza del DML: realtà e prospettive
- Pensieri degli studenti sull’immigrazione
- Un progetto culturale globale
- Libertà, uguaglianza, fratellanza
- Repliche e parodie in letteratura
lui ma non c’è stato niente
da fare. Ho dovuto fare la
coda. Ma il nostro rapporto
d’amicizia è iniziato quando
l’ho insultato. E lui continuava
sempre a guardarmi a bocca
aperta. È capitato che lui è
diventato mio marito e l’altro,
il professore di spagnolo, è
diventato il mio mentore. Ho
conosciuto tutti e due nello
stesso momento.
Che ami di Giose?
Tutto.
Abbiamo parlato del suo
profilo umano. Ma un tuo
giudizio come letterato,
poeta, scrittore?
Generalmente scrive in una
forma semplice. Il libro può
avere varie prospettive, può
essere per ragazzi, adulti, ma
Un momento importante per c’è sempre qualcosa dietro.
te...
Lui odia gli aggettivi, scrive
in una forma dialogata, non ci
Sì, veramente. Il professore di sono molte descrizioni, ci sono
spagnolo è venuto a trovarci molti dialoghi.
continua
proprio due settimane fa.
- Il diario segreto di una giocatrice di Pokémon Go
- Il canto per dilettanti
- Poesie, storie, apologhi con parole obbligatorie
- Come vivere molto bene a Mills
- Settimana della musica rock italiana: la playlist
- Foto della settimana
“Scongiurare il peggio per raggiungere il meglio”
Vi racconto il mio Giose Rimanelli
continua dalla prima
Lascia all’immaginazione del
lettore.
Rispetto al resto d’Italia noti
tanta differenza?
Molto. Questo, dal mio punto
di vista, è necessario. E poi
lui pensa che i lettori siano
intelligenti a sufficienza o
che comunque troveranno la
strada corretta.
No. Il Molise è un piccolo
mondo, e si nota di più, ma ho
visto queste cose dappertutto.
La separazione esiste ancora
in tutt’Italia. Nessuno in Italia
mi chiama “professoressa”,
mi chiamano tutti “signora”.
Capisco che vogliono parlare
con lui. Ma quando l’ho portato
in Spagna, a me mi hanno
chiamato
“professoressa”
e a lui “professore”. Questo
comunque capita anche qua
in America. Mio fratello
maggiore, per esempio, ci
presenta alla gente dicendo
che lui è un professore e che io
sono maestra.
Tra tutti gli scritti, romanzi
e poesie, quali sono i tuoi
preferiti?
Il mio preferito è Il peccato
originale, senza dubbio. Tiro al
piccione, ovviamente, mi piace.
Ma ho fatto il primo studio su
di lui sul Peccato originale.
Ora una domanda su
te. Insegni spagnolo e sei
un’attenta studiosa delle
opere di Giose...
E anche di altre persone... Ma
sì, soprattutto di lui...
Ma tu insegni all’università?
Sì, ma mio fratello maggiore
insegnava
negli
anni
Cinquanta.
La mia domanda è: di
cos’altro ti interessi e
cos’altro fai nella vita?
Ma lui insegna all’università?
Per anni abbiamo guidato la
motocicletta, in giro per gli
Stati Uniti e anche per l’Italia.
Quando è andato in Italia per
un anno sabbatico, lui aveva
la sua moto, e io avevo la mia.
Allora non può giudicare.
Professionalmente,
hai
studiato anche le opere di
altri...
Ho fatto degli studi su
Calvino, Ferdinando Ramon,
sulle fiabe molisane, e su
Orazio de Attellis, molisano,
giacobino.
Quanto tempo sei stata in
Molise?
Molto.
A proposito del Molise, cosa
ne pensi?
Medievale. Anche se credono
di essere arrivati nel secolo
XXI. Soprattutto gli uomini
hanno questa mentalità
medievale, ma anche le donne.
C’è questa separazione che non
capisco. Le donne camminano
sul marciapiede, gli uomini
per strada. Ma mai insieme.
No.
È giudice.
Allora può giudicare!
Mi spaventa.
Come vivi il fatto di essere
sia compagna sia studiosa di
Giose Rimanelli?
Quando ho fatto i miei studi
su di lui, lui non c’era. Lui
aveva un appartamentino sul
mare in Florida. E andava lì
per sei mesi l’anno. Io ho
scritto tutta la mia roba su
di lui quando lui non c’era,
per avere una distanza. La
differenza è che quando la
gente fa le interviste a lui,
io le ascolto bene, nel senso
che faccio caso alle parole.
Mentre quando loro fanno
domande, interrompono,
aggiungono, non ascoltano.
Così io ho sentito tutto ciò
che ha detto. Ho una bella
memoria, speriamo che duri.
Condividi tutto con lui?
Condividiamo tutto, anche il
lavoro in casa.
come sempre. Con il cervello
gonfiato, quel che succede è
che le cellule muoiono e non
rinascono.
Ma lui è stato operato?
Sei felice?
Sì. Quando ci siamo sposati,
siamo dovuti andare all’ufficio
dello stato per avere tutti i
documenti e c’era una signora
che mi ha chiesto quale
cognome avrei usato dopo.
Eravamo là tutti e due. Ho
detto che professionalmente
avrei usato il mio cognome,
ma personalmente tutti e due.
E, andando via, lui s’è girato e
le ha chiesto: “perché non mi
ha fatto la stessa domanda?
Perché io non posso prendere
il cognome di lei?”.
Un’ultima domanda. Come
vivi questo particolare
momento?
C’è stato un incidente grave,
una ferita drammatica al
cervello. Io faccio tutto, giorno
per giorno.
Ma sei sempre felice di averlo
accanto.
È vivo. Quando ha avuto
quell’incidente
l’hanno
portato in ospedale. Hanno
creduto che fosse necessario
fare un intervento perché il
cervello era gonfio. Mi hanno
portato all’ospedale famoso
di Brigham and Women,
ad Harvard. E mi hanno
detto: “non sappiamo se lui
sopravviverà o se dovrà stare
ventiquattro ore, sette giorni
la settimana, in un posto”,
ma hanno aggiunto: “molto
probabilmente
morirà”.
Per convincere me stessa ho
pensato: “se lui ha potuto
sopravvivere ai fascisti, ai
nazisti, può sopravvivere
anche a questo”. Avrà 91
anni fra qualche mese ed è
sopravvissuto a tutto questo,
No. Ogni giorno ho chiesto
se il cervello era gonfio. Dopo
una settimana in prognosi
riservata, hanno detto che
non c’era bisogno di operarlo
perché il gonfiore non era
cresciuto, poi l’hanno portato
in un ospedale di riabilitazione.
L’ultimo medico che l’ha visto,
in quell’ospedale, era ebreo, e
mi ha chiesto se era vero che
lui era scappato dai tedeschi.
Ed è stato grazie a lui che
è stato portato all’ospedale
per la riabilitazione. Quando
eravamo all’ospedale, ho detto
all’infermiere: “lui scappa”,
e lui ha detto: “ma signora
è impossibile”. Aveva le ossa
rotte alla testa, alla faccia e
anche al sedere. Gli ho
risposto: “no, guarda, è stato
preso dai tedeschi, torturato,
è scappato, è stato preso dai
fascisti, torturato, è scappato,
è stato preso dagli americani,
non so se torturato, ma è
scappato. Lo controlli bene”.
Sono andata fuori per tre
minuti, non so a fare cosa, una
telefonata, una sigaretta forse,
per il nervosismo. Quando
sono tornata c’era un centinaio
di persone in agitazione: lui
aveva cercato di scappare. Il
medico ebreo mi ha chiesto di
spiegargli come era riuscito a
scappare dai nazisti. Gliel’ho
spiegato. E lui mi ha detto:
“troverò un posto per lui per
la riabilitazione”.
In riabilitazione?
Nell’ospedale
per
la
riabilitazione non c’era
nessuno che parlasse italiano,
loro chiedevano sempre di
parlare in inglese. Loro hanno
dovuto trovare un interprete.
Dopo due settimane, quando
lui stava per uscire, tutti quanti
loro parlavano italiano.
Una vita tribolata, ma
comunque una vita forte.
Ci sono due possibilità nella
vita: piangere o ridere.
Preferisco ridere.
L’importanza del Dottorato in Lingue Moderne: realtà e prospettive
continua dalla prima
Megan Biondi
- Cosa vuoi fare con il DML? Vorrei avere l’opportunità di
insegnare corsi di italiano ad un livello più alto e di insegnare
corsi di spagnolo.
- Come ti sembrano i corsi? I miei professori sono tutti
bravissimi e i corsi sono molto interessanti e utili.
Sebastiano Lucci
- Da dove vieni? Sono di Roma ma ormai vivo da otto anni
negli Stati Uniti, nella regione dei Finger Lakes nello stato di
New York.
- Perché hai scelto di fare il DML? Mia moglie, Carolina Travalia
che ha fatto il DML e poi ha insegnato nella Scuola Italiana, mi
aveva parlato molto bene di Middlebury College e della Scuola
Italiana in particolare, della sua metodologia, dei suoi corsi, dei
suoi professori. E mi sembrava perfetto potere studiare durante
l’estate dato che insegno normalmente durante l’anno.
- Qual e’ la tua specializzazione? Mi sono iscritto al DML
prima che venissero create le specializzazioni. I miei interessi
riguardano soprattutto il cinema, la storia e la cultura italiana.
Non si finisce mai di imparare qualche cosa.
- Cosa vuoi fare con il DML? Continuerò a insegnare lingua
e cinema, ma il DML darà maggiore prestigio a quello che
insegno e avrò maggiori responsabilità nel college dove insegno.
- Come ti sembrano i corsi? Studiare per il DML è stata
una fantastica esperienza, ma molto, molto impegnativa. Ho
imparato tante cose e i corsi che ho seguito mi hanno stimolato
molto. Vorrei approfittare di questo momento per ringraziare la
Scuola Italiana per essere stata in grado di creare un ambiente
bellissimo e irripetibile. Mi sono veramente sentito a casa.
Un particolare ringraziamento lo vorrei rivolgere al direttore
e relatore di tesi, Antonio Vitti, che ha avuto fiducia in me e
che, con i suoi insegnamenti e le nostre discussioni, mi ha fatto
scoprire delle nuove prospettive del cinema.
Barbara Ottaviani-Jones
- Da dove vieni? Sono di Roma, e ho vissuto per 11 anni in
Florida ed ora risiedo a Tempe Arizona.
- Perché hai scelto di fare il DML? Il DML mi è stato proposto
dal direttore Vitti e l’ho trovato molto conveniente per persone
che come me già lavorano nell’ambito accademico.
- Perché hai scelto di fare il DML? Ho scelto di seguire
specialmente corsi di cinema e letteratura italiana.
- Cosa vuoi fare con il DML? Il DML mi ha aperto le porte per
la carriera accademica.
- Come ti sembrano i corsi? Alcuni corsi sono stati molto
interessanti, impegnativi, e stimolanti.
Veronica Vegna
- Da dove vieni? Sono siciliana.
- Perche’ hai scelto di fare il DML? Perché mi piace studiare e
perché il DML mi consentiva di conciliare lavoro e studio.
- Qual e’ la tua specializzazione? Mi sono specializzata in
letteratura e cinema.
- Cosa vuoi fare con il DML? Non ho dei progetti specifici
riguardanti il DML. Il dottorato mi è stato molto utile, perché
mi ha consentito di approfondire i miei studi e mi ha dato la
possibilità di sviluppare nuovi interessi.
- Come ti sembrano i corsi? Molto interessanti, sia quelli
presso la scuola italiana che quelli presso la scuola spagnola in
Argentina. Sono rimasta molto soddisfatta.
Rosario Scalia
- Da dove vieni? Sono siciliano.
- Perche’ hai scelto di fare il DML? Per immergermi in
un’esperienza di studio nel sistema educativo statunitense e
acquisire nuove competenze utili per il mio lavoro di insegnante.
- Qual e’ la tua specializzazione? In Italia insegno latino e greco
nei licei. Qui sto approfondendo soprattutto le mie conoscenze
in letteratura italiana, cinema e storia.
- Cosa vuoi fare con il DML? Non ho dei progetti specifici
riguardanti il DML. Non nascondo pero’ che mi piacerebbe fare
un’esperienza di insegnamento negli Stati Uniti.
- Come ti sembrano i corsi? I corsi sono molto ben strutturati
e condotti da docenti che sono veri specialisti delle rispettive
materie. Il lavoro per piccoli gruppi favorisce inoltre un
confronto e un dibattito costante tra studenti e degli studenti
con i docenti.
Studenti del corso “Nuova immigrazione nel Mediterraneo“
Un progetto culturale globale
Riflessioni di Rosario Scalia sulla Scuola Italiana
Molte sono le riflessioni e molti gli stimoli e i suggerimenti che il
programma estivo della Scuola Italiana del Middlebury College lascia
a chi ha esperienza e pratica di insegnamento in Italia. Tali riflessioni
ruotano tutte intorno al tema chiave della centralità dello studente, di
cui anche in Italia si parla ormai da alcuni decenni. Provo, nel breve
tempo e spazio che mi è concesso, ad enumerarne alcune:
1) L’impatto della comunità educativa sulla crescita culturale
e umana dello studente: la possibilità per lo studente di condividere
un’esperienza di vita con i propri docenti amplifica e completa gli
stimoli culturali che egli riceve a lezione. La lezione “semina”, la
condivisione dell’esperienza educativa – prima fra tutte l’attività
tutoriale individualizzata da parte dei docenti – cura e “fa crescere la
pianta”.
2) L’importanza del confronto tra studenti: la condivisione
di sei/sette settimane di vita in comune facilita la comunicazione
profonda tra gli studenti, e degli studenti con i docenti, e lo scambio
di esperienze e conoscenze provenienti dai più diversi background
culturali e umani.
3) L’importanza della bellezza: attività teoretica, etica ed estetica,
secondo l’insegnamento kantiano, sono profondamente interrelate.
Si cresce culturalmente e si progredisce umanamente se si impara la
bellezza circondati da bellezza: il Mills College ne è un esempio.
4) Un progetto culturale globale: ogni attività e ogni evento
è organizzato perché concorra alla crescita culturale e umana degli
studenti; l’attività didattica, gli appuntamenti culturali, gli ospiti,
le escursioni fanno parte di un unico e coerente progetto educativo
al quale ogni appuntamento dà il proprio contributo. Un progetto
educativo che ha alla base alcuni temi cardine: la cultura della legalità,
l’impegno civile, l’amore e la comprensione profonda per tutte le forme
di linguaggio artistico (cinema, musica, letteratura, arti figurative).
5) La facilità di accesso agli strumenti culturali: la disponibilità
di libri e supporti multimediali (tramite le biblioteche del College e di
Berkeley, il prestito interbibliotecario, i servizi streaming e i database)
ottimizza i tempi di studio e incoraggia gli studenti alla consultazione
e alla ricerca personale, eliminando i tempi morti e le frustrazioni che
la difficoltà di accesso alle risorse didattiche può provocare (purtroppo
in Italia è un’esperienza molto comune).
6) L’efficienza delle strutture: la funzionalità dei laboratori e
degli spazi adibiti allo studio, e la facilità di accesso che li caratterizza
24/24h, o comunque per una larga parte della giornata, sono di stimolo
all’organizzazione di un percorso autonomo di apprendimento da parte
dello studente, scandito in tempi e fasi ampiamente individualizzabili.
7) L’attenzione per la scrittura: rem tene, verba sequentur,
dicevano i Latini (“se padroneggi il concetto, le parole verranno da
sé”). L’insistenza della didattica sulla scrittura agevola il processo di
concettualizzazione e rielaborazione personale dei contenuti. Si può
veramente scrivere di qualcosa se la si conosce in maniera profonda; si
conosce in maniera profonda qualcosa scrivendo di essa.
Se quindi è comprensibile che i ritmi intensivi del programma possano
generare momenti di stress e sconforto, mi sembra che ci siano tante
buone ragioni per ritenere il programma estivo della scuola italiana
un’esperienza assolutamente unica, in grado di contribuire in maniera
decisiva alla crescita linguistica, culturale e umana di ogni studente.
Poesie di Ernesto Livorni
Taglio di capelli
L’ombelico della terra
A volte un taglio di capelli è tutto
quello che puoi fare perché la vita
cambi. Non parlo dell’abituale taglio
che ogni tanto t’aiuta a mantenere
la carreggiata dell’esistenza:
s’incastra nelle pause del negozio
quotidiano e permette l’apparenza
(la sembianza) nella continuità
di mese dopo mese.
D’anno in anno
t’accorgi che desideri il colore
perso nel cumulo dei giorni uguali.
non parlo di quel taglio.
Recisione
netta col passato: così quel taglio
t’abbellisce come i capelli lunghi
e neri non potevano
pur belli
per te e per tutti. Ma come puoi
ignorare la mano della Parca
ch’agita sulla tua testa la fine
(cadono le ciocche sotto le forbici
in piccoli tumuli del passato);
come puoi, quando l’arco
della vita che si chiude in te s’apre
nella riconoscenza
di sé alla rinascita?
Come puoi al richiamo
resistere quando una nuova gioia
ti prende il fiato, ti respira dentro?
Ciclamino era il fiore
amuleto del talamo
caduto tra i capelli
che il vento s’ostinava
ad arruffarti fiero
di gonfiarti com’ala
di gabbiani.
Rimane
tra le pagine d’un libro non scritto,
si stempera nel rosso
colore che già stinge
l’aurora della nostra storia.
“Stasera non sei”
dicesti ignaro oracolo
“tu, ma l’altro che vive
nelle tue vene” nel nome del padre
battezzandomi, sconosciuti l’uno
e l’altro allo sciamano
dagli occhi di smeraldo.
In quegli occhi la prova
trovo, tremendo sguardo,
dell’amore che porti: sull’abisso
s’apre alla danza il cuore,
tremante soggezione, potenza del delirio
che soltanto l’incanto
dell’attesa misura.
Libertà, uguaglianza, fratellanza
Le parole chiave di Nuit Debout, di Shahrazad Shareef
La politica oggi ha bisogno di un nuovo linguaggio. Comunque,
l’invenzione di un vocabolario politico non significa soltanto una
trasformazione delle parole ma anche una metamorfosi di un ordine
socioeconomico e un paradigma. Attraverso quattro parole chiave,
provo a introdurre il linguaggio e il paradigma sociale del movimento
sociale che si chiama Nuit Debout.
(Il tempo) Il 9 Marzo, le prime manifestazioni collaborative sono
state a Parigi. Il 31 Marzo, una manifestazione di massa di 400.000
persone ha avuto luogo alla “Place de la Republique”. Durante aprile
e maggio, c’erano degli scioperi. In ogni caso, per quanto riguarda
Nuit Debout restiamo a marzo perché il progetto di cambiare la vita
sociale continua. Secondo me, Nuit Debout mostra un medium fisso
e imparziale che non c’è. All’interno del capitalismo, per esempio, il
tempo è un elemento che fa parte dell’aumento di valore. Durante
il diciannovesimo secolo i capitalisti provavano ad estendere il
tempo della giornata lavorativa indefinitamente, rispetto al tempo
libero. Oggi, la lotta per ottenere meno lavoro continua, ma Nuit
Debout sta provando a organizzare il tempo secondo un progetto di
emancipazione.
(L’occupazione) La scontentezza verso “La loi travail” era uno stimolo
per l’occupazione. Una foto del 4 Giugno mostra che i compagni a
Milano hanno capito le somiglianze tra il “Jobs act” di Matteo Renzi
e “La loi travail.” Infatti, ci sono molti aspetti comuni molto chiari tra
le due leggi. Per esempio, “La loi travail” rende più facile licenziare
i lavoratori. Il “Jobs act” permette un nuovo tipo di contratto –
“contratto a tutele crescenti” - che rende il licenziamento più facile.
Ma se si guarda alle manifestazioni e si leggono i segnali, si può vedere
che Nuit Debout non ha una richiesta e l’occupazione non è soltanto
una forma di disobbedienza civile. Nuit Debout è un progetto positivo
per ricostruire il sistema in cui viviamo. Le piazze che loro occupano
sono adesso gli spazi in cui i compagni si incontrano a discutere su
tutta la vita sociale.
(La convergenza delle lotte) Nuit Debout ha origine da un gruppo
che si chiama “Convergence des Luttes.” Queste parole diventavano
velocemente un motto del movimento. I partecipanti hanno organizzato
il gruppo perché volevano unire le sezioni diverse della sinistra (gli
anarchici, gli anticapitalisti, gli ecologisti, ecc.). Comunque, il motto ha
un altro significato. Cioè, che ci sono i collegamenti tra le lotte contro
il razzismo, l’immigrazione, il sessismo, e lo sfruttamento. Per esempio,
lo sfruttamento dei lavoratori conta sulla svalutazione del lavoro e i
corpi dei popoli particolari. Per esempio, il capitalismo storicamente
si rifiutava di riconoscere le attività delle casalinghe (donne!) come
una forma di lavoro (ricordate il movimento “Il salario al lavoro
domestico”). Di solito, i telegiornali vogliono identificare soltanto un
motivo per le manifestazioni. Tuttavia, questa forma di pensiero non
può spiegare mai un movimento sociale. Soffriamo molteplici forme di
oppressione simultaneamente. Quindi, Nuit Debout protesta verso le
forme di oppressione tutte insieme.
(La Solidarietà Transnazionale) La cartina politica di Nuit Debout
non tiene conto dei confini che definiscono le nazioni e gli stati.
Nuit Debout ha cominciato a Parigi, però è diventato un movimento
transnazionale “di notte”. Nelle piazze in Italia, Inghilterra, Spagna,
Germania, e Svizzera, gli altri gruppi hanno fatto anche manifestazioni.
Si è capito che i problemi del “giovane” in Francia erano simili a
quelli dei “giovani” degli altri paesi d’Europa. I partecipanti di Nuit
Debout Milano hanno protestato il 15 Maggio in Piazza 24 Maggio.
In aggiunta, i partecipanti del “15M/Indignados” hanno scritto una
lettera a Nuit Debout per proporre una pi`¨intensa collaborazione.
Questi sono esempi della solidarietà transnazionale e all’interno della
quale vivono le eredità di Antonio Gramsci, Leon Trotsky, Antonio
Negri, Martin Luther King, e Angela Davis. La rivoluzione non può
succedere solo in un paese. Quando ogni persona è libera, poi, tutti
saranno liberi.
Repliche e parodie in letteratura
di Gino Tellini
Questo è il testo d’una classica fiaba di Esopo:
La cicala e le formiche
Si era d’inverno e le formiche facevano asciugare il grano bagnato,
quando si presentò da loro una cicala affamata a chiedere qualcosa da
mangiare. Le formiche le domandarono: «Perché non hai ammassato
anche tu delle provviste durante l’estate?». «Non ne avevo il tempo»
rispose la cicala, «perché levavo il mio canto melodioso». Allora
le formiche scoppiarono a ridere ed esclamarono: «Se d’estate hai
suonato, d’inverno balla!».
Ecco come è stato risposto a Esopo dallo scrittore Gianni Rodari, in
Filastrocche in cielo e in terra (1960):
Alla formica
Chiedo scusa alla favola antica,
se non mi piace l’avara formica.
Io sto dalla parte della cicala
che il più bel canto non vende, regala.
Questi sono alcuni famosi versi di Salvatore Quasimodo, poeta
insignito del premio Nobel nel 1959:
Ed è subito sera
Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera.
Ed ecco come il giornalista-scrittore ligure Gino Patroni (1920-1992)
si è divertito a “fare il verso” a Quasimodo, ovvero a scrivere una
parodia dei suoi versi:
Mensa popolare
Ognuno pranza solo
alla mensa popolare.
Una zuppa di verdura
ed è subito pera.
Sembra che l’ombroso Quasimodo si sia arrabbiato per questa pera
(v. 4) che gli rimase indigesta.
Il diario segreto di una giocatrice di Pokémon Go
Solo leggermente romanzato
8:12am.
Per mancanza di qualcos’altro da fare questa
domenica mattina e per il desiderio di fare
parte del zeitgeist, scarico Pokémon Go. Il
campus di Mills dimostra di essere densamente
popolato da Pokéstops, luoghi dove posso
rifornirmi di Pokéballs e varie pozioni, e
dove i Pokémon sono più probabile di essere
trovati. Orchard Meadow è un Pokéstop,
com’è anche “il Disco,” l’opera dello scultore
italiano Arnaldo Pomodoro che si trova a
Holmgren Meadow.
Perché puoi trovare solo i Pokémon mentre
camminando fuori, prendo il percorso meno
diretto possibile per la mensa. Dietro Stern
scopro una statua carina di funghi che non
ho mai visto, e considero con una attenzione
finora imprevista il campanile dietro Mills
Hall, perché in questo mondo parallelo è anche
una “palestra.” A causa di queste scoperte,
mi convinco che Pokémon Go è un’attività
molto virtuosa, causando una relazione più
intima e attiva tra me e l’ambiente intorno.
Comunque, io pago per questi attimi della
coscienza accentuata con un inconsapevolezza
più costante, per esempio quando quasi
inciampo su una panca.
12:36pm.
Alla mensa, tutti mi prendono in giro,
soprattutto Massimo. Io lo ignoro, dicendogli
che è probabilmente troppo giovane per essere
cresciuto con i Pokémon. Sempre sensibile
al soggetto della sua giovinezza estrema,
lui sostiene di aver collezionato le carte
da bambino. Però, quando interrogato da
Vincenzo, non può ricordarsi nemmeno il
nome della sua carta più preziosa, Charizard.
Sicuramente, un truffatore.
massimizzare questo tempo in cui dovrei
veramente lavorare, decido di impiegare
un attrezzo speciale: l’incenso che Professor
Willow mi ha dato all’inizio del gioco, che
attira a me una quantità eccezionale di
Pokémon per un periodo di mezz’ora.
2:15pm.
Sembro esattamente come tutti gli altri
residenti fuori per una passeggiata in questa
serata temperata, eccetto che sto camminando
molto lentamente, giro intorno agli edifici
senza una destinazione ovvia, e mi fermo ogni
quindici metri. Fuori da Tea Shop, incontro
per caso Shahrazad alla ricerca di un spuntino.
In un atteggiamento di sfida, ho detto a tutti
con cui ho parlato oggi che sto giocando a
Pokémon Go. Comunque, la mia risolutezza
vacilla di fronte a Shahrazad, il rispetto di
cui non sono preparata a perdere. La saluto
evasivamente, e ci scambiamo le amenità
consuete - come stai, sono stanca, anch’io, ho
molti compiti. Le nostre strade si dividono.
Preso un Magikarp, di cui sono molto
contenta. Avevo sempre grande affetto per
Magikarp, questo pesce assurdo che non
vale niente, il talento principale del quale è
di dimenarsi, ma il quale diventa - dopo un
periodo di allenamento insolitamente lungo
- il feroce Gyarados. Non speriamo tutti noi
di essere come Magikarp, la cui incapacità
protratta è solo un travestimento furbo per la
forza incredibile che ha dentro di se? Tuttavia,
è improbabile che il mio Magikarp evolverà
mai in un Gyarados, perché sono troppo pigra
per giocare costantemente a un videogioco
che esige l’attraversamento di grandi distanze
all’esterno.
6:42pm.
Alla cena, Emilio mi chiede dove si trovano
i Pokémon. Rispondo che loro sono un
po’ ovunque. “Davvero,” dice Giulia, molto
turbata.
7:58pm.
Dopo la cena, io mi sottraggo ai miei compiti
per giocare di più a Pokémon Go. Per
La mia fortuna finisce quando incontro
un’altra volta Shahrazad davanti alla biblioteca
due minuti dopo. Non avevo l’intenzione
di entrare – ci sono ancora sette minuti
sull’orologio - ma sono incapace di spiegare a
lei che sono fuori perché ho acceso i feromoni
virtuali per attirare le creature immaginarie.
Torno docilmente alla biblioteca. Quando
raggiungo la mia scrivania, il mio cellulare
vibra: ho trovato un Pokémon. Controllo il
mio schermo con eccitazione, ma è solo un
altro Zubat.
Il canto per dilettanti
di Susan Seaborn
Sapevate che il Maestro Gustavo Ahualli ha lavorato molto
con gli studenti di canto qui alla Scuola Italiana, e ha offerto
concerti bellissimi con il Maestro Cosimo Colazzo. Sapete che
Gustavo anche ha speso più di un ora ogni giorno con studenti
che NON SANNO CANTARE? Che tortura per orecchie così
raffinate.
sempre sorridendo, diceva “Non c’è male! Proviamo un altro
esercizio!”.
Ogni giorno con Gustavo siamo andati per stare accanto
il pianoforte, uno alla volta, a fare esercizio vocale dopo
esercizio vocale, cercando sempre di trovare la voce della testa
e svilupparla. I suoni e rumori che uscivano fuori dalle bocche
erano spaventosi (parlo solo per me stessa qui), ma Gustavo,
Che bravo maestro, e che bello avere quell’ora ogni giorno in cui
potevamo dimenticare gli studi e andare fuori da questo piccolo
mondo. Sorridevo per un’ora dopo la lezione ogni giorno, era
così divertente. Una cosa scoperta durante le lezioni: Mackenzie
ha una bella voce!
Abbiamo riso molto, e vi giuro di aver fatto lo jodel durante
l’ultima lezione, totalmente involontariamente. Anche Gustavo
ha riso quella volta.
Piccole storie, apologhi, riflessioni con parole obbligate
dai primi tre livelli - conversazione
Piccola storia ultraterrena
Elizabeth Giles
(con le parole viso, mesogastrio, solitario, ultraterreno, rotolare)
Ciao! Il mio nome è Marvin. Io sono un marziano, e abito solitario
sul pianeta Marte. Io ho un cane, il suo nome è K-9. Il mio viso è
molto diverso dal viso degli umani perché io non
ho un naso. Ma ho un mesogastrio come gli umani.
Nel 1948, Walt Disney mi ha assunto e sono
diventato un attore. Sono stato uno dei protagonisti
di “Haredevil Hare.” Quel cartone animato era
ambientato nei mondi ultraterreni ed era molto
comico. Gli spettatori rotolavano per terra dal gran
ridere.
Riflessioni domestiche
Laura Wolfley-Payán
(con le parole casa, parafulmine, locusta, inghiottire)
Mi trovo nella mia casa e sto bevendo una cioccolata calda davanti al
caminetto. Piove forte con i fulmini che cadono sul mio tetto, ma il
parafulmine mi protegge e protegge la mia casa. Mi riposo un po’ mentre
inghiottisco la dolce bevanda. Mi guardo intorno. Fa caldo e mi coccolo
nella sedia. Osservo fuori dalla finestra e posso sentire il verso delle
locuste. Non mi fanno paura perché condivido la notte tranquilla con
loro. Sono grata per questo perché anche una notte scura può portare la
felicità e la serenità. Un momento bello per riflettere in solitudine.
L’uomo rinascimentale
Emma Boyd
(con le parole giardinetto, incidere, platipo, murice, elettomagnetico)
Un uomo rinascimentale è qualcuno che ha una conoscenza diversificata
in molti ambiti. Per esempio, un uomo che coltiva un giardinetto e incide
bassorilievi sul marmo, ma che studia anche l’elettromagnetismo, è un
uomo rinascimentale. Inoltre una persona che raccoglie le conchiglie
dei murici e platipi imbalsamati forse ha una collezione rinascimentale.
Durante i secoli XIV e XV questi insiemi di oggetti diversi si chiamavano
“gabinetto” di curiosità. E costituiscono le basi dei musei tradizionali.
Il povero Giorgio
Timothy DuBois
(con le parole casa, locusta, parafulmine, inghiottire)
C’era una casa. Non era una grande casa ma era una casa comoda. Un
uomo abitava nella casa, si chiamava Giorgio. Giorgio aveva una rana.
Alla rana piaceva mangiare le locuste e Giorgio teneva una gabbia per le
locuste. Ma un giorno la gabbia si è rotta! Le locuste saltavano ovunque!
Ma Giorgio ha avuto un’idea. Lui ha messo un grande parafulmine sulla
sua casa. Lui ha visto un temporale in lontananza, ha inghiottito il suo
bicchier d’acqua e ha atteso l’arrivo del temporale. Quando il temporale
è arrivato sopra la sua casa, un fulmine ha colpito il parafulmine e la sua
casa è esplosa. Adesso Giorgio non ha più problemi con le locuste, però
non ha più una casa. “gabinetto” di curiosità. E costituiscono le basi dei
musei tradizionali.
Sensazioni
Nicole Chen
(con le parole viso, mesogastrio, solitario, rotolare,
ultraterreno)
Dopo la mia morte, divento una palla. Non ho un viso,
braccia o gambe. Ho il mesogastro, forse, ma non so. Sono
solitaria, forse, ma non so neanche questo. Ricordo i suoni, i
colori, gli odori della mia vita passata. Ma non posso sentire,
vedere o annusare adesso. È molto strano! Posso solo rotolare.
Ogni giorno rotolo ovunque perché voglio sentire questo
mondo ultraterreno. È un mondo con molte sensazioni forti.
Preghiera
Joseph Mominee
(con le parole locusta, parafulmine, inghiottire, casa)
Come possiamo concepire questa domanda:
perché esiste il male nel mondo?
Quando si ha fame mentre
si guarda le locuste che mangiano il grano,
O quando la vita sembra essere
un parafulmine per il nemico.
Può, la mente, inghiottire
una ragione per questa domanda?
Certamente, perché il cuore
riposa nella pace.
Perciò canterò con re Davide:
“una cosa ho chiesto al Signore,
questa sola io cerco:
abitare nella casa del Signore
tutti i giorni della mia vita,
per gustare la dolcezza del Signore
ed ammirare il suo santuario”.
Tristezza
Katherine Krudys
(con le parole elettromagnetico, giardinetto, platipo,
murice, incidere)
Vittoria e suo padre abitano in un appartamento piccolo, in un
edificio sporco. Un anno fa abitavano in un bell’appartamento,
ma hanno perso molti soldi con la crisi economica. Suo padre
ha perso il lavoro. Adesso lui fa il custode all’ospedale. Abitano
in periferia perché costa molto vivere in centro. Abitano vicino
a una fabbrica, e c’è un rischio di radiazioni elettromagnetiche.
L’ambiente brutto incide su Vittoria. È sempre triste. Suo padre
ha pensato di creare un giardinetto, ma non c’è molto spazio,
e la terra è secca. Tutte le piante sono morte. Quando Vittoria
piange la notte, suo padre le dice che le cose cambieranno. Che
loro traslocheranno in Australia. Vivranno in una casa grande
accanto al mare. La mattina cammineranno vicino al mare
e vedranno tanti animali strani come il platipo, il murice, il
granchio e il canguro. A Vittoria piace questa storia ma sa che
in realtà loro non potranno mai traslocare.
Come vivere molto bene a Mills
Qui alla Scuola Italiana, ho trovato alcune cose che mi hanno aiutato a vivere meglio…trovate qui le mie preferite:
• Porta DUE lampade – uno per la scrivania e l’altra per il comodino accanto al letto.
• Fa’ i mobili di cartone. Prendi una scatola grande (o due) dalla mensa o dall’ufficio postale a Mills, e metti accanto al letto.
Ecco, un comodino! Accanto alla scrivania, uno scaffale per i libri.
• Compra un frigo a Walmart per circa $60. Puoi ordinarlo quando arrivi e la spedizione dovrebbe essere gratis. Arriverà
la settimana prossima e ti costa meno di $10 alla settimana, meno se condividi con un amico. Alla fine dell’estate vendilo su
Craigslist o con una pubblicità per gli studenti di Mills.
• Porta un bollitore elettrico - sarà la cosa più utile in camera. Tè caldo, cioccolato caldo, ramen, Starbucks Via…è la cosa che
uso di più qui.
• Porta vari organizer per l’armadio:
• Manda tutta la roba per il letto e il bagno a Mills via UPS, 3 giorni prima dell’arrivo. Devi solo portare una valigia con i
vestiti.
• Compra cibo e bevande a Trader Joe’s a Rockridge.
Settimana della musica rock italiana: ecco la playlist
Consigli sulla musica. Ogni settimana è dedicata ad un genere musicale. Ospite speciale da “Radio Waste” Joe Di Rezze
Cari tutti,
di ridurre venti anni di musica in solamente
10 dischi è praticamente impossibile, ho
scelto dunque i dischi che hanno segnato
particolarmente i miei giorni.
Spero sinceramente che la vostra estate a
Mills sia stata una delle più belle e gratificanti
della vostra vita, con tutti i sacrifici e le lotte
interiori che avete avuto giornalmente, ma
del resto non era Bob Dylan che diceva:
“Chi non è impegnato a vivere, è impegnato
a morire”? Mi perdonerete sicuramente per
questa approssimativa traduzione del verso,
ma conosciamo tutti le rigide regole della
Scuola Italiana. “No english spoken here”.
Ho avuto il piacere di vedere le scalette
create dai miei vecchi colleghi nei precedenti
numeri, mi rivolgo e saluto particolarmente il
caro amico Zenaido, (a quanto pare le nostre
discussioni musicali non hanno portato i frutti
sperati, infatti questa mia selezione musicale
va un po’ contro i pezzi scelti da te, sai bene
quanto io sia contrario alla musica che hai
scelto.) Scherzi a parte spero che l’ascolto di
questi pezzi porterà la vostra mente lontano,
scoprendo nuove strade.
Concludo salutando Salvatore Gallo, Antonino
Riggio, Joe Tamagni, gli altri ragazzi dello staff
e tutti i Tamagnisti.
Vi ringrazio ancora per questa possibilità, Vi
abbraccio e spero di rivedervi presto.
Con grande affetto
Joseph Di Rezze
ci tengo ad iniziare questa mia lettera
ringraziando il Direttore della Scuola Italiana
Antonio Vitti e il vicedirettore Antonio
Nicaso. Per me è un grandissimo onore poter
collaborare ancora una volta con il giornalino
per chiudere l’ultimo numero di questa estate
“italiana”.
Come molti dei lettori sapranno ho lavorato
presso la Scuola Italiana di Middlebury College
gli ultimi due anni, quest’anno ho dato forfait
per cause di forza maggiore, il mio pensiero
però vi è sempre stato vicino.
La scelta di questa scaletta è stata figlia di
tre anni di lavoro presso una web radio dal
nome “Radio Waste”, da me fondata con un
gruppo di amici. (www.collectivewaste.it) Il
motivo che ci ha spinto a fondare questa web
radio, sgomitando in mezzo a mille difficoltà,
è stato quello di voler divulgare quel tipo
di musica che le radio nazionali censurano
puntualmente. La scelta del nome “Waste”
quindi è stata obbligata, perché ahimè, artisti
come Fabrizio De André, Bob Dylan, non
compaiono nelle scalette delle maggiori radio
nazionali, che preferiscono artisti di livello
sicuramente inferiore per motivi strettamente
commerciali. Sono partito dal 1993 fino ad
arrivare al 2013 cercando di racchiudere venti
anni di storia della musica. Nella prima parte
ho sottolineato quelli che a mio avviso sono
i maggiori gruppi che hanno prodotto rock\
indie rock\alternative rock. L’ultima parte è P.S.
stata rivolta al cantautorato indie. Cercare Way out
1) Massimo Volume - Stanze
Nome album: Stanze – 1993.
2) Marlene Kuntz - Nuotando nell’aria
Nome album: Catartica – 1994.
3) Afterhours - Male di Miele
Nome album: Hai paura del buio – 1994.
4) Verdena – Viba
Nome Ep: Viba – 1995.
5) Subsonica – Tutti i miei sbagli
Nome album: Microchip emozionale – 2000.
6) Marlene Kunts feat. Skin – La canzone che
scrivo per te
Nome album: Che cosa vedi – 2001.
7) Verdena – Luna
Nome album: Il suicidio del samurai – 2004.
8) Dente – Saldati
Nome album: Io tra di noi – 2011.
9) Ilaria Graziano e Francesco Forni – La Strada
Nome album: From Bedlam to Lenane – 2012.
10) Levante – Alfonso.
Singolo: 2013.
Foto della settimana
Il giornalino è redatto dall’ufficio stampa della Scuola Italiana coordinato da Salvatore Gallo
con la collaborazione del Direttore associato Antonio Nicaso, del Direttore Vitti e lo staff dell’ufficio.
Hanno collaborato a questo numero e meritano un ringraziamento:
Giulia Tellini, Susan Seaborn, Valentina Morello, Vincenzo Nicotra, Antonino Riggio.
Grazie per averci seguito fin qui. Alla prossima estate!!