n. 35 9 OTTOBRE - Settimanale La Vita

Commenti

Transcript

n. 35 9 OTTOBRE - Settimanale La Vita
Poste italiane s.p.a.
Sped. in a.p.
D.L. 353/2003 (conv. in
L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma, 2,
DCB Filiale di Pistoia
Direzione, Redazione
e Amministrazione:
PISTOIA Via Puccini, 38
Tel. 0573/308372 Fax 0573/28616
e_mail: [email protected]
www.settimanalelavita.it
Abb. annuo e 45,00
(Sostenitore e 65,00)
c/cp n. 11044518 Pistoia
LaVita
G I O R N A L E
C
ircolava da tempo
la voce che il card.
Bagnasco, nella prolusione al Consiglio
permanente della
Cei, avrebbe attaccato direttamente
il presidente del consiglio. E così è
stato. E’ inutile che i soliti interessati
difensori d’ufficio continuino a negare l’evidenza e si arrampichino sugli
specchi per dimostrare ciò che non
è dimostrabile. Gli occhi per vedere
e gli orecchi per sentire ce li hanno
tutti. L’impressione che, dopo diversi
interventi più soffici e più blandi, si
sia arrivati a una vera e propria resa
dei conti, è tutt’altro che infondata.
Lo sconquasso morale del nostro paese è talmente evidente che non c’è
nessun bisogno di insistere.
Proprio per questo, però, le parole
del cardinale, si capisce per la quota
parte, vanno riferite indistintamente a tutti, perché tutti, in qualche
modo, hanno preso parte alla triste
situazione in cui siamo venuti a trovarci. Per parte nostra, è da tempo
che insistiamo sulla gravità della
crisi morale che ha ormai investito
tutti i gangli della vita associata. Il
nostro popolo sta sempre di più dimenticando e calpestando non solo
i valori della fede cristiana, ma gli
stessi ideali tradizionali che il nostro
paese ci aveva tramandato. Un paese
che, sotto l’urto della secolarizzazione, del consumismo materialistico,
dell’esaltazione assoluta della libertà, ha cambiato in poco tempo i suoi
connotati, diventando irriconoscibile.
C’è bisogno di una virata decisiva,
quella che in termini religiosi si chiama conversione, cioè cambiamento
radicale, ritorno sui propri passi, una
vera e propria manovra a U. Occorre
rinnegare il passato, voltare pagina,
rimettere sul candelabro i valori fondamentali della vita, pena, altrimenti, a firmare la prossima fine. Dicono
C A T T O L I C O
35
Anno 114
DOMENICA
9 OTTOBRE 2011
T O S C A N O
e1,10
1,10
e
Cosa sta succedendo?
qualcosa di vero quelli che in questi
giorni ripetono la frase evangelica
“Chi è senza peccato scagli la prima
pietra”. Come nel racconto del vangelo, dovremmo tutti sparire dalla scena, cominciando dai più anziani fino
ai più giovani. Anche la chiesa, cioè
la comunità cristiana, ha le sue brave
colpe, per i suoi comportamenti non
sempre chiari, per i suoi compromessi,
per i suoi silenzi conniventi. La chiesa
in tutti i suoi componenti, dall’alto al
basso. L’esame di coscienza va esteso indistintamente a tutti. Non c’è
nessuno che ne sia esentato. Bisogna
cambiare aria.
Ma dal piccolo parlamento della
CEI questa volta è venuto anche un
appello concreto alla comunità cristiana perché ritrovi quel posto che
le spetta all’interno della società,
CONSIGLIO PERMANENTE DELLA CEI:
COMUNICATO FINALE
Preoccupazione per la situazione
in cui versa il Paese e che colpisce
pesantemente il mondo del lavoro e,
quindi, le famiglie
PAGINA 2
RODOLFO DONI,
AMICO E
COLLABORATORE
La notizia della
morte dello scrittore
ci ha profondamente
addolorato. Rodolfo è
stato per noi un amico
sincero e un
apprezzatissimo collaboratore
del nostro settimanale
PAGINA 4
incautamente abbandonato in questi
ultimi tempi. I momenti difficili che
stiamo attraversando non consentono più remore, indecisioni, assenze.
E’ tempo di ricordare che la chiesa
ha da sempre un suo pensiero sociale
derivante dalla rivelazione che le è
stata consegnata e confermata anche
dalla stessa concezione dell’uomo e
della società, nonché dall’esperienza
del passato. Non si scherza col fuoco.
Questa assenza ha prodotto disastri
su disastri e c’è solo da sperare che
sia ancora possibile tornare indietro.
Sono le conseguenze dell’intimismo
individualistico che non ha alcuna
giustificazione alla luce della Parola
di Dio. L’ignoranza del pensiero sociale da parte dei cattolici anche praticanti è eclatante e senza un minimo
di giustificazione.
OTTOBRE MISSIONARIO
Il problema della
missione deve essere
continuamente
presente alla
comunità cristiana.
Un impegno
non solo per i paesi
lontani, ma anche per
le nostre città e i nostri paesi
PAGINA 5
NAPOLITANO:
LA PADANIA
NON ESISTE
PAGINA 14
La Vita è on line
clicca su www.settimanalelavita.it
Ci si chiede ora di formare un soggetto culturale e sociale che unisca
insieme i cattolici, attualmente sparpagliati come pecore senza pastore
e scarsamente, molto scarsamente,
influenti sulla vita del paese, sia al
centro che in periferia. Un organismo
di riflessione che unisca insieme i laici
cattolici, ai quali si deve riconoscere
quello che spetta loro, cioè la libertà
e l’autonomia dei loro orientamenti e
delle loro scelte. La gerarchia enuncia
i principi, i laici cristiani applicano
questi principi nell’hic et nunc della
storia. Non sembra che ci sia la volontà di riformare un partito cattolico
come nel tempo del dopoguerra. Ma
si lasci ai laici la libertà di decidere da
soli: ne sono capaci, capacissimi, senza il bisogno di essere accompagnati
per mano come si fa con i bambini.
Non ci si accorge che con certe affermazioni e con certi atteggiamenti si
manca loro di rispetto e si espongono
alla critica dell’opinione pubblica?
E’ necessario per questo riprendere
l’insegnamento del pensiero sociale
cristiano, come si fece una volta con
l’Azione Cattolica negli anni del dopoguerra. Il politico cristiano ha due
fari che devono illuminare costantemente il suo cammino: l’ispirazione
cristiana e la laicità. I due fari che
fecero grandi i nostri politici del passato, che ricordiamo ancora commossi
e che vorremmo fossero ricollocati
all’attenzione e all’ammirazione della
comunità cristiana, al posto dei piccoli idoli (maschili e femminili) dai
piedi di argilla, miseramente crollati
in questo triste e oscuro crepuscolo,
che manda però ancora segnali di
speranza.
Specialmente per i giovani, questo
è un momento di invitanti prospettive
e di suggestive promesse.
Giordano Frosini
2
primo piano
“
CONSIGLIO PERMANENTE DELLA CEI
Consapevoli
dell’impossibilità
di rimanere ‘spettatori intimiditi’
e rassegnati a
subire una sorta
di ‘oscuramento
della speranza collettiva’, i membri
del Consiglio Permanente – riprendendo e approfondendo l’analisi
‘severa, coraggiosa e pacata’ del
presidente – non si sono sottratti
alla responsabilità di un ascolto
attento del presente, volto a favorire il discernimento e il giudizio”:
è uno dei pensieri di apertura del
“Comunicato finale” dei lavori del
Consiglio episcopale permanente
tenutosi a Roma dal 26 al 29 settembre.
Né intimiditi
né rassegnati
Una riflessione
“a tutto campo”
Nel testo si sottolinea la portata della prolusione del card. Angelo Bagnasco che “ha offerto una
riflessione a tutto campo, caratterizzata dalla preoccupazione per le
conseguenze della crisi economica
e sociale che colpisce soprattutto
le fasce deboli, ma anche animata
dalla ferma volontà di offrire all’Italia il contributo specifico dell’esperienza cristiana”. Sullo sfondo dei
lavori del Consiglio permanente,
si aggiunge, c’è l’immagine di un
“Occidente scosso da una globalizzazione non governata e da un
generale calo demografico e, nel
contempo, incapace di correggere
abitudini di vita che lo pongono al
di sopra delle proprie possibilità”.
Un clima
di insicurezza
L’analisi della situazione odierna svolta all’interno del Consiglio
permanente viene presentata con
queste parole: “Il clima di insicurezza diffuso nel corpo sociale,
e rafforzato dal disorientamento
culturale e morale, ha trovato nei
vescovi interlocutori attenti, partecipi e consapevoli”. Alla luce della
consapevolezza “del loro ruolo
di pastori, hanno espresso preoccupazione per la situazione in cui
versa il Paese e che colpisce pesantemente il mondo del lavoro e,
quindi, le famiglie; hanno lamentato
la fatica a reagire adeguatamente
alla crisi, purtroppo accompagnata dal deterioramento del senso
civico e della vita pubblica; hanno
messo in guardia dall’incidenza che
la questione morale ha sull’educazione e sulla cultura del Paese, veicolando una visione individualistica
dell’esistenza tanto più superficiale,
quanto più irresponsabile e fuorviante”. La crisi – dicono ancora
i vescovi – “infrange i legami di
solidarietà, scatena aggressività e
diffonde indifferenza e cinismo”.
Ciò esige “il recupero di un respiro
di speranza, che passa attraverso
la riaffermazione del primato della
persona e della famiglia e necessita
di percorsi culturali e politici innovativi, all’interno dei quali la responsabilità dei cattolici è chiamata
a spendersi con ritrovato vigore”.
Una “nuova
Vita
La
n. 35 9 OTTOBRE 2011
evangelizzazione”
Nella seconda parte del comunicato finale, si sottolineano
Il comunicato finale
gli aspetti religiosi e pastorali dei
lavori svolti nel Consiglio permanente. Si richiama la Giornata
mondiale della gioventù di Madrid,
con la folta presenza italiana; il
Congresso eucaristico nazionale
di Ancona, che ha confermato la
“rilevanza sostanziale” del culto
eucaristico; viene delineato il programma pastorale per i prossimi
cinque anni, dedicati all’educazione;
si fa cenno al prossimo Sinodo dei
Vescovi sul tema della “nuova evangelizzazione” e si parla anche delle
Linee-guida in tema di abusi sessuali su minori compiuti da chierici,
emanate dalla Congregazione per
la dottrina della fede. Tra gli appuntamenti del prossimo futuro che
vengono richiamati ci sono il VII
Incontro mondiale delle famiglie in
programma a Milano (30 maggio-3
giugno 2012), una nuova edizione
della Settimana sociale dei cattolici
italiani, e lo studio per un sussidio
pastorale per l’accompagnamento
dei fidanzati verso il matrimonio.
Monsignor Mariano Crociata
Il patrimonio dei cattolici
in questa fase convulsa della storia
“
Non c’è nessuna
iniziativa volta
a costituire,
promuovere
o organizzare
un partito di
cattolici, invece
avvertiamo la responsabilità della
presenza cattolica nel Paese per
poter mettere a disposizione di
tutti il grande giacimento culturale e il patrimonio di valori di cui la
comunità cristiana è depositaria”.
Così ha risposto, nella conferenza
stampa conclusiva dei lavori, che
si è tenuta il 30 settembre alla
Radio Vaticana (Roma), mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei, alla domanda se per i
vescovi italiani si aprisse una stagione di attivismo in politica. “In
questa fase convulsa e accelerata
della storia –ha precisato– il mondo cattolico continua a rappresentare una presenza di ampio radicamento e di diffusa presenza. Si
respira una forte consapevolezza
che non possiamo tenere per noi
questo patrimonio culturale, spirituale e sociale e quindi i vescovi
hanno sottolineato l’importanza
che tutti i cattolici, e non solo
loro, possano convergere attorno
a questi valori fondamentali, per
dare un contributo atteso a superare le odierne gravi difficoltà”.
Mons. Crociata ha poi precisato,
a proposito dei “valori non negoziabili”, che “la dottrina non è un
vestito stagionale che si indossa o
meno secondo le mode”, aggiungendo che la loro proposta può
contribuire a far superare la crisi
di Luigi Crimella
la vita, della dignità della persona
e delle esigenze sociali”.
“Limitazioni” alla
odierna “che non è solo e primariamente economica, ma invece è
anche etica e culturale”.
Attenzione
ai valori in gioco
Il grosso delle domande poste a
mons. Crociata durante la presentazione del comunicato finale
ha riguardato l’attuale momento
politico del Paese. Così, circa i
rapporti col governo in carica,
ha avuto modo di rispondere
a una domanda se si potesse
adombrare in alcuni passaggi della
prolusione del card. Bagnasco
l’invito a Berlusconi a dimettersi
provocando una crisi di governo.
Mons. Crociata ha affermato:
“La Cei notoriamente non fa i
governi e nemmeno li manda a
casa. Attribuire alla prolusione
del presidente un’intenzione del
genere è del tutto fuori luogo”.
Quanto all’attenzione dei vescovi
per alcune strutture aggregative
laicali (“Retinopera” e il “Forum
delle persone e associazioni per
il lavoro”), ha precisato che “tale
attenzione rientra nello sforzo di
far convergere attorno a valori
condivisi tutto il mondo cattolico
e non soltanto quello, anche coloro che eventualmente dovessero
condividere tali valori, pur senza
far parte della comunità cristiana”.
Alla richiesta di chiarimenti se
la Cei sia più vicina a un tipo di
governo piuttosto che a un altro,
ha poi spiegato che “i vescovi non
formulano giudizi ‘complessivi’ su
questo o quel governo, perché
così ‘farebbero politica’, quanto
piuttosto esprimono giudizi su
singole questioni e temi che mettono in gioco i valori di fondo del-
scuola cattolica
Un’altra domanda “politica” rivolta a mons. Crociata è stata quella
sull’eventuale previa approvazione
da parte del segretario di Stato, card. Tarcisio Bertone, della
prolusione del card. Bagnasco. Il
segretario generale della Cei ha
risposto che “non mi compete
di parlare a nome della Santa
Sede, ma posso ricordare che la
prolusione è stata pubblicata su
‘L’Osservatore Romano’ e che
di solito il presidente della Cei
conferisce previamente e personalmente con il Papa in occasioni
così rilevanti”. Sono stati poi
toccati i temi della “scuola cattolica”, che – ha detto – “purtroppo
subisce condizioni di limitazione
che provocano continue chiusure”. Ha aggiunto che “è una falsità
dire che i contributi pubblici
ad essa sottraggano risorse alla
scuola statale, perché in realtà
per i conti pubblici la scuola cattolica ha un costo enormemente
inferiore rispetto a quella statale”.
Circa il tema degli abusi sessuali
da parte di chierici, ha precisato
che è stata prodotta una bozza
di documento per l’applicazione
nazionale delle “linee-guida” emanate dalla Santa Sede. La prossima
“Settimana Sociale dei cattolici
italiani” potrebbe tenersi, probabilmente, in una città del Nord,
dopo le ultime due edizioni a
Pistoia e Reggio Calabria.
Vita
La
cultura
n. 35
Don Gino Rigoldi, testimone di un percorso di vita
9 OTTOBRE 2011
“
Questo libro
nasce da due
sentimenti
diversi: uno
è il piacere,
l’entusiasmo,
la stima nei
confronti dell’uomo Gesù
Cristo, ascoltato, visto, conosciuto nella frequentazione
quotidiana del Vangelo: la
mia preghiera mattutina è la
lettura della pagina evangelica
vissuta come fossi uno spettatore che ascolta la parola di
Gesù, ne osserva i comportamenti, lo interroga sui pensieri
e sulle scelte poco chiare o
difflcili per completare la mia
vita con la sua… II secondo
sentimento è di preoccupazione e di attenzione critica.
Mi è capitato molte volte di
avere il dubbio che alcune mie
“Io cristiano come voi”
Le pagine di un autore di frontiera
sacerdote da quarantatrè anni
di Angelo Rescaglio
scelte, alcune scelte dei vescovi ma anche taluni comportamenti del popolo cristiano
fossero solo buoni consigli o
abitudini consolidate estranee,
se non addirittura contrarie, allo spirito del Vangelo”.
Così, nell’introduzione di “Io
cristiano come voi”, il cappellano del “Beccaria” di Milano,
Gino Rigoldi, si presenta, con
il suo modo di fare, lo stesso
che abbiamo individuato nel
2007 con le pagine di “Il male
minore. Devianza giovanile,
un problema per tutti”. Già il
titolo risulta una forte provocazione, quasi ad indicare che
1e “libertà di interpretazione”
qui proposte su temi essenziali
della vita cristiana muovono
dalla certezza che “io vivo
nella Chiesa cattolica, che è
casa mia come quella di tutti i
cristiani” e che 1e scelte della
Chiesa, non solo quelle della
gerarchia ma anche del popolo cristiano sono da leggere
con attenzione e rispetto, ma
il cristiano adulto ha il diritto,
anzi, il dovere di un’ubbidienza
critica, non fosse altro perché
la vera ubbidienza non è mai
un adeguamento passivo,
senza pensiero, deriva, piuttosto, dalla voglia di capire e
di ‘collocare’ coscientemente
le scelte e gli ideali nel proprio
orizzonte”.
Ricordo, volentieri, l’incontro con i membri della
commissione infanzia del Se-
Ricordo
di Rodolfo Doni
La morte serena di un nostro
amico e collaboratore
e
3
di Giordano Frosini
ra da tempo che le forze e la verve di
Rodolfo Doni stavano vistosamente calando sotto il peso inesorabile dell’età.
La notizia della morte ci ha comunque
preso alla sprovvista e ci ha profondamente addolorato. Rodolfo apparteneva
da sempre alla categoria degli amici con cui era un piacere incontrarci per scambiare le nostre opinioni sui temi
della cultura e sulla situazione attuale. Non mancava mai
di inviare a chi scrive le sue opere, che in ultimo, dopo la
morte del figlio, si erano ulteriormente spiritualizzate e
maggiormente ispirate alla fede e alla speranza cristiana
che, del resto, non erano mai
mancate nelle sue riflessioni
e nei suoi scritti. Un intellettuale e uno scrittore cattolico,
così lo ha presentato e lo
ha salutato la stampa di ogni
colore al momento della sua
morte. Una qualifica impegnativa, ma che descrive la figura
di Rodolfo in tutta la sua
complessità e ricchezza. Una
figura di cattolico e di cattolico impegnato, anche se con
discrezione e senza forzature
di sorta. La pacatezza, la delicatezza, quasi un’innata umiltà
erano le caratteristiche della
sua persona e della sua opera.
I ricordi partono da molto
lontano, almeno dall’immediato dopoguerra, quando
militava nel partito della Democrazia cristiana e dirigeva
a Pistoia il periodico di allora,
“La bandiera del popolo”. Ho ancora in mente un suo
articolo, lungo e ragionato, che spiegava ai lettori perché
non era comunista. Scritti molto felici che già cominciavano a mettere in luce le sue dotti di scrittore di
razza, una qualità che tutti gli hanno riconosciuto. Poi il
susseguirsi continuo di riflessioni, di racconti, di romanzi
che nascevano direttamente dall’esperienza. I nomi non
mettevano affatto in imbarazzo il lettore: chi conosceva
l’autore ritrovava con molta facilità le persone, i luoghi,
le circostanze a cui gli scritti alludevano. Anche quando
la sua attenzione si portava aldilà dell’esperienza diretta,
si capiva molto bene che egli stava esponendo pensieri
e situazioni che nascevano dal fondo della sua anima, da
problemi vissuti nella propria vita.
Il suo passaggio nella vicina Firenze gli ampliò gli orizzonti e lo immise all’interno di un mondo straordinariamente ricco di persone e di eventi eccezionali. Fra tutte le
persone, certamente
quella che più ha
influito in lui è stata
quella di Giorgio La
Pira, il sindaco santo,
quasi il sindaco per
eccellenza. Di lui
Rodolfo ha anche
scritto direttamente, cercando di rendere con la sua prosa aperta
e familiare l’animo di un grande del nostro tempo, che
dimostra sempre più la sua grandezza man mano che si
allontana dalla storia. Riconoscimenti ufficiali non sono mancati né in Italia né all’estero. Fra
tutti ricordiamo la selezione
per il premio Campiello col
suo romanzo “Muro d’ombra”
del 1974 e i suoi viaggi in America, accompagnato da p. Bartolomeo Sorge.
La forza e la freschezza del
pensiero fiorentino, chiaramente di ispirazione cristiana,
suscitava in lui risonanze personali e originali. Doni, oltre che
scrittore forbito ed elegante,
era anche un uomo di pensiero,
che amava discutere i problemi
del proprio tempo e approfondire i temi della propria formazione religiosa. In questo senso,
possiamo almeno ricordare il
volume dedicato a Gesù. Ma
forse il suo capolavoro, per intensità di sentimenti e passione
religiosa è il piccolo volume dedicato al figlio scomparso
in un incidente stradale lontano da casa, mentre faceva
ritorno a Firenze insieme a un gruppo di amici. Da quello
schok egli non si rimise mai completamente. Nei suoi
occhi, nelle sue parole, nelle pagine scritte, c’era come il
bisogno fisico di rimanere attaccato alle certezze della
speranza cristiana, la volontà quasi disperata che, contro
ogni apparenza, sogna il momento di poter reincontrare
il figlio straziato dalle lamiere di una macchina. Un desiderio che ora si è compiuto. Ed è così che vogliamo
ricordare l’amico scomparso, che merita l’augurio del
libro dell’Apocalisse: “Scrivi: beati i morti che muoiono
nel Signore; le loro opere li seguiranno”.
Alla moglie Carla, ai figli, ai nipoti, la nostra vicinanza
affettiva e l’augurio che essi possano continuare l’opera
che la mano stanca di Rodolfo ha dovuto forzatamente
interrompere.
nato, là proprio nel suo ambito di lavoro e di testimonianza
evangelica, tra “minorenni”
che tentano di rientrare nella
società e nella vita: un uomo
provato da tante esperienze,
aperto al dialogo e desideroso di scoprire che cosa passa,
oggi, nell’animo di tanti nostri
adolescenti, colpiti dalla droga
e protagonisti di violenza, un
maestro di vita, che apprende
giorno dopo giorno, senza
tanti documenti scritti, bensi
affidandosi alla sua urgenza
di “capire” e di “individuare”
nuovi percorsi. Dice pure nella nota personale del volume:
“Perciò ho incominciato a
rifletteie sui vari argomenti
della vita cristiana, cercando
di comprenderli alla luce
dei comportamenti di Gesù,
e ne son venute fuori le
conclusioni che, leggerete di
seguito, talvolta in linea con
l’insegnamento tradizionale
della Chiesa locale e universale, talvolta diverse. Del resto
da molte parti della Chiesa
nasce la consapevolezza delle problematicità legate alla
famiglia, alla sessualità, all’uso
dei beni, alle gerarchie, alla
politica”. Ogni trattazione
è preceduta, generalmente,
da una “passo evangelico”,
che poi don Gino interpreta
con saggezza di uomo e con
profondità di sentire; subito,
la mia attenzione si ferma su
“La libertà”, interpretata con
questi messaggi‑ “Dio voleva
dei figli, non dei sudditi o dei
soldati che obbedissero. La
libertà è la condizione per la
quale esiste l’umanità, eppure
non è una condizione che sia
stabile: e definitiva: occorre
coltivarla e averne cura. Gesù
è certamente un liberatore
che vuole farci conoscere
i due modi di intendere la
libertà, l’uno conseguenza
dell’altro: essere ‘liberi da’,
cioè liberarsi, ed essere ‘liberi
di’, cioè liberi di essere e di
fare. La verità ci renderà liberi,
dice Gesù, ma per conoscere
la verità occorre essersi già
liberati dagli impedimenti
che ci distraggono dalle cose
essenziali e ci impediscono di
accogliere la verità...
Noi dovremmo chiederci,
ogni volta che scegliamo, ogni
volta che reagiamo a una
sollecitazione, ogni volta che
esprimiamo un giudizio: su
quale ordine ho fondato la ma
scelta, la mia reazione, il mio
giudizio? Quella che si chiama
vita interiore è un tempo, un
modo e una compagnia per
capire quali sono veramente
i valori trainanti delle nostre
scelte da riconoscere in piena
onestà e intelligenza... Ogni
persona umana è una ipotesi.
di libertà che deve essere realizzata attraverso la propria
storia personale. Gesù non ci
impone di accettare la verità...
desidera invece che sia scelta
liberamente: ci chiede solo
di decidere se accoglierla,
incontrarla, oppure ignorarla”.
Alla fine di queste pagine,
una speranza ci portiamo
dietro: è bello sapere che
rincontreremo tutte le persone che abbiamo lasciato,
con una migliore capacità di
comprenderle, che magari ci
erano sembrate antipatiche.
La grande famiglia di Dio
riunita insieme e capace di volersi bene: questo è proprio il
sogno, il progetto di Dio.A noi
la speranza di partecipare».
Poeti Contemporanei
Malinconia
di settembre
Malinconia di settembre
sfumature di giorni felici,
colori caldi e spenti
profumo di sole,
di mare,
di ricordi
di corse matte
sulla sabbia calda,
ai bagni di sogno
al chiaro di luna.
Dolci carezze d’onde
sulla pelle.
Grappoli di malinconie
in questo settembre
vestito ancora d’estate.
Filari di viti uniti
da mano antica
e tini colmi d’uva
a ciocche rosse e bianche.
I contadini
già pregustano
quel vino sano e genuino
sangue di vita
ogni giorno sull’altare.
Lalla Calderoni
4
attualità ecclesiale
“
Da più parti, nelle
ultime settimane,
si sono elevate
voci che invocavano nostri pronunciamenti. Forse
che davvero è
mancata in questi anni la voce responsabile del Magistero ecclesiale
che chiedeva e chiede orizzonti di
vita buona, libera dal pansessualismo e dal relativismo amorale?”.
La domanda, nella prolusione
del cardinal Angelo Bagnasco al
Consiglio episcopale permanente
tenutosi a Roma nei giorni scorsi,
contiene già la risposta perché
l’interlocutore viene invitato a
prendere nota degli interventi della
Chiesa italiana, nella sua espressione nazionale e in quelle locali, su
fatti e questioni di attualità.
È cioè chiamato a una verifica
tra quello che si dice e quello che
è.
La “voce responsabile” si è
levata più volte, mai sopra le righe,
sempre con lo stile e il linguaggio
di chi avverte la responsabilità di
essere “mater et magistra”.
La fermezza e la sapienza, che
l’hanno accompagnata e l’accompagnano, non seguono i percorsi indicati a volte con prepotenza dalle
regole mediatiche.
Certamente queste regole
sono note ma non vengono subite.
Non si ama entrare in un circuito
autoreferenziale, non si sta a un
gioco di schieramenti.
È ben consapevole, la Chiesa,
che in ambito comunicativo uno
dei suoi primi compiti è far pensare, suscitare domande di significato,
stimolare e aiutare la coscienza
nella ricerca della verità anche nelle vicende quotidiane.
La fermezza e la sapienza
camminano nella comunicazione
ecclesiale tenendo per mano la
memoria, mentre raramente questo accade nel sempre più veloce
processo mediatico.
La notizia di oggi cancella quella
di ieri, non rimane quasi traccia di
quanto detto e accaduto il giorno
precedente. L’affanno mediatico
premia alcune attese di una parte
dell’opinione pubblica ma raramente quelle di una coscienza che è in
ricerca della verità.
In una corsa mediatica affannosa, che porta allo smarrimento
della memoria, si arriva da parte
di alcuni a definire “silenzio” una
comunicazione diversa da quella
imposta da logiche di mercato, di
apparenza oppure di schieramento
ideologico o politico.
Logiche che, ancora, vorrebbero una Chiesa pronta a puntare
platealmente il dito verso chi commette l’errore.
Il rifiuto a scendere a questo
piano, dove peraltro abita la strumentalizzazione, viene interpretato
come silenzio.
Non è nuovo il tentativo di
far apparire la Chiesa timorosa e
timida nell’esprimere un giudizio
insinuando così il dubbio di una
connivenza.
Le smentite, nella parole e
nei fatti, non sono mancate e non
mancano: sempre con lo stile e il
linguaggio di chi è “mater et magistra”.
Occorre, tuttavia, rispondere
ad affermazioni e valutazioni affrettate, e quindi superficiali e interes-
n. 35 9 OTTOBRE 2011
Informazione
Vita
La
Il silenzio che non c’è
Chiesa e logica
mediatica
di Paolo Bustaffa
sate, su un silenzio che non c’è.
Tocca a persone intellettualmente oneste assumere in questo
campo qualche responsabilità in
più rispetto a un’opinione pubblica
che non è mediaticamente aiutata
a conoscere con tempestività e
completezza il pensare e l’agire
della Chiesa.
Spetta a persone intellettualmente libere reagire a distorsioni
o parzialità con un supplemento
d’informazione che, per quanto riguarda la Chiesa italiana, oggi non è
difficile ottenere perché non mancano fonti attendibili e facilmente
accessibili.
Si tratta di rendere un servizio
alla verità e alla stessa informazione.
Azione cattolica
La politica ritrovata
“
Il Paese ha bisogno di riforme, regole e valori
È necessaria
una stagione di
riforme strutturali del sistema
Paese alle quali
occorrerebbe
ormai approcciarsi scevri da condizionamenti
ideologici”. Così il presidente
dell’Azione Cattolica italiana,
Franco Miano, nella relazione con
cui, dopo le sintesi dei laboratori
di studio e il dibattito in assemblea, ha concluso il 25 settembre
a Trevi il convegno dei presidenti
e assistenti unitari diocesani di Ac
“Ecco ora il momento favorevole.
Santi nel quotidiano”.
Una stagione
di riforme
strutturali
Di fronte all’attuale crisi e ai cambiamenti in corso, ha avvertito
Miano, oggi “l’esercizio della responsabilità associativa deve essere consapevole e capace di stare
dentro questo tempo”. “Ci siamo
appena lasciati alle spalle - ha sottolineato - un’estate dai molteplici
segni. Negativi e positivi. Uniti in
un calderone che confonde, che
non ci lascia capire se ci troviamo
‘sull’orlo del baratro o all’inizio di
una nuova stagione di speranza’”.
La crisi economica e la tempesta
finanziaria di questi mesi pongono
“l’urgenza di interventi, efficaci
quanto condivisi, che diano respiro soprattutto ai soggetti più deboli”; “misure che non trascurino
le famiglie, che colpiscano efficacemente gli evasori”. Soprattutto,
ha affermato Miano, “è necessaria
una stagione di riforme strutturali del sistema-Paese alle quali
occorrerebbe ormai approcciarsi
scevri da condizionamenti ide-
pariamo una cosa molto semplice:
impariamo a guardare con bontà
chi ci sta intorno, ad ascoltare più
che a parlare, a far crescere più
che a correggere”. Soprattutto,
questo il monito del card. Tauran,
occorre “confidare nell’uomo”
perché “sappiamo che Dio gli ha
dato un’intelligenza e un cuore
e col suo aiuto può, anzi deve,
essere protagonista di un mondo
migliore”.
Silenziosi semi
ologici, depurati da speculazioni
politiche ed elettorali”.
Patto educativo
tra istituzioni
e cittadini
Per questo, ha proseguito, “siamo
vicini al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e al suo
sforzo nel richiamare il Paese
all’unità”. Come associazione “ci
sentiamo chiamati a compiere
un’opzione di fondo tra rassegnazione e speranza. Tra l’attesa passiva di tempi migliori e il lavorio
incessante per costruire insieme
una nuova fase sociale, civile,
culturale, economica, politica”. In
particolare, “l’Azione Cattolica
non si stancherà mai di richiamare la necessità di un patto educativo che leghi istituzioni e singoli
su un terreno comune di valori
e regole a sostegno della dignità
della persona e della convivenza
civile”. “In questo senso - ha concluso il presidente - il ‘decennio
dell’educazione’ proposto al
Paese dalla Chiesa italiana viene
ad essere un’occasione propizia,
da non perdere se davvero si ha
a cuore il futuro dell’Italia, così
come il card. Angelo Bagnasco
continua costantemente a richia-
mare”.
Ponti, non muri
Nella sua riflessione sulla pace
come “via alla santità nel quotidiano”, il card. Jean-Louis Tauran,
presidente del Pontifico Consiglio per il dialogo interreligioso,
ha chiarito: “Un credente non
può essere indifferente di fronte
all’uomo che soffre o è vittima
di uno che è più forte di lui. Si
parla del ‘diritto d’ingerenza umanitaria’”, il che significa che “non
abbiamo diritto all’indifferenza”.
“Vogliamo davvero la pace? Vogliamo essere santi?”, s’è chiesto
il porporato. Se sì, “dobbiamo
necessariamente cambiare qualcosa nella nostra vita: compiere
gesti di attenzione e riconciliazione, di solidarietà nelle nostre
famiglie, nella comunità cristiana,
nelle associazioni di cui facciamo
parte”. “All’odio - ha affermato
- dobbiamo rispondere con la
compassione. Gli educatori e i
predicatori devono aiutare giovani e adulti a costruire ponti, e
non a erigere muri” anche perché
“spesso l’aggressività e la violenza
di certe persone non sono altro
che un grido: il grido di chi non è
riconosciuto e si sente inutile. Im-
di pace
Per il sociologo e giornalista Piero Pisarra, è urgente riscoprire
la “solidarietà tra i popoli per
una più equa distribuzione delle
ricchezze”, tra “i cittadini di uno
stesso Paese, tra le generazioni”.
Ma, ha messo in guardia, per non
essere parola vana la solidarietà
“implica la riscoperta della politica” che oggi “sembra inesistente
o impotente di fronte alle misteriose logiche economiche”.
E ha precisato: “La politica nel
senso alto e nobile, e non il triste
spettacolo offerto ogni giorno
da tribuni e politicanti con il cerone sfatto e l’eloquio da trivio”:
politica “come progetto per la
casa comune” che “ponga al suo
centro il cittadino-persona e non
una massa di clienti, da adulare in
pubblico e disprezzare in privato”, politica “come bene di tutti e
non di uno solo o di un’oligarchia
cialtrona, sguaiata e smodata”. E
se Internet e le nuove tecnologie
“hanno cambiato la nostra percezione del tempo e dello spazio”,
i segni dei tempi, “più che nei
caratteri cubitali di una notizia
‘sparata’ in prima pagina, si rivelano a noi in tutta la loro fragilità:
essi hanno il volto delle vittime
anonime, in Iraq, in Afghanistan, in
Libia; il volto dei migranti appena
sbarcati a Lampedusa, quello - ha
concluso - dei perseguitati e degli umiliati, il volto di chi, senza
rumore, getta i semi della pace e
della riconciliazione”.
Vita
La
“
La testimonianza è elemento fondante
dell’identità del
cristiano”, e “i
missionari e le
missionarie a
loro volta non possono che essere
e sentirsi testimoni di Dio tra i
popoli e le culture, confrontandosi
spesso con volti di Dio incarnati in
altre e diverse espressioni religiose”. Don Gianni Cesena, direttore
dell’Ufficio Cei per la cooperazione missionaria tra le Chiese e della
Fondazione Missio, presenta così il
materiale offerto alle diocesi per
l’ottobre missionario e la preparazione alla 85ª Giornata missionaria
mondiale, che si celebrerà il 23
ottobre, sul tema: “Testimoni di
Dio”. L’enfasi - puntualizza don
Cesena nell’introduzione tematica
al sussidio - non è solo sul “dovere
di essere testimoni”, poiché “senza
una personale esperienza di fede
e di preghiera, senza una ricezione
grata della Buona Notizia e senza
la disponibilità ad accogliere misericordia e perdono, non c’è testimonianza”. Testimoni, quindi, ma
di Dio: “Il Dio riconosciuto nella
figura di Gesù, segno della misericordia da lui avvertita nell’indignazione per le fragilità, le miserie, le
ingiustizie degli uomini, e distribuita
a piene mani nelle strade e nei villaggi della sua terra fino al momento supremo della Croce”. Di qui
il legame con il cammino decennale della Chiesa in Italia sul tema
dell’educazione: “In ascolto del
vero Maestro, tutti sono discepoli
e tutti diventano testimoni”. “Non
ignorando chi nella Chiesa inquina
la testimonianza con scandali ingiustificabili - conclude don Cesena
- ricordiamo anche quanti in vari
Paesi hanno versato il loro sangue
a causa della fede fino al martirio.
Mentre diamo sostegno alle Chiese
di missione, non mancheremo di
leggere nelle loro vicende la forza
limpida della testimonianza che
esse ci restituiscono giorno per
giorno”.
i
9 OTTOBRE 2011
attualità ecclesiale
n. 35
Ottobre missionario
Una forza
limpida
Testimoni
di Dio
nel mondo
Contemplazione
e adorazione
Contemplazione (26 settembre-2 ottobre), vocazione (3-9
ottobre), responsabilità (10-16
ottobre), carità (17-23 ottobre) e
ringraziamento (24-30 ottobre):
questi i temi delle cinque settimane
dell’ottobre missionario, ad ognuna
delle quali corrisponde una particolare celebrazione liturgica (adorazione eucaristica, rosario,Via Crucis, veglia missionaria, veglia di preghiera missionaria per le religiose).
Si comincia dalla contemplazione,
“condizione essenziale di qualsiasi
forma di annuncio cristiano”, come
si legge nella presentazione. “Non
si può essere missionari del Vangelo
l vangelo non è altro - ma non
è poco - che la rivelazione e la
conferma di quanto la mano del
Signore va operando da sempre
nella storia, a cui fa riscontro il
riconoscimento gioioso di colui
in cui “abbiamo sperato perché ci
salvasse”. Le immagini e le parole del profeta
Isaia di oggi sono forse le più alte e le più
belle per dire il desiderio e la speranza di
ogni cuore umano. Esse non restano semplici auspici ed aspirazioni, ma trovano il loro
compimento nella fede di quanti ascoltano la
parola di Dio e la mettono in pratica: annunciano quel Regno di Dio che viene, non però
con potenza e con grandi manifestazioni ma
prende dimora tra i piccoli, tra noi.
Ed ecco allora Gesù all’opera perché questo
miracolo avvenga nonostante le diffidenze
e le ostilità da parte di sacerdoti e farisei,
esponenti di un sistema di potere religioso
refrattario e irreformabile, come il terreno
sassoso. Quasi a voler ricordare che il Regno di Dio è qualcosa di forte e violento e
solo i violenti lo possono afferrare (cfr Mt
11,12). E che nella nostra storia sia in gioco
proprio questo Regno dei cieli ce lo ripropone con la nuova parabola delle nozze e
degli invitati.
Essa è rivolta direttamente ai suoi oppositori, perché prendano coscienza di sé e
senza avere uno spirito contemplativo”, l’ammonimento contenuto
nel sussidio: “Per fare questo occorre che ci accostiamo alla Parola
di Dio e al sacramento dell’Eucaristia. Solo così, possiamo vivere una
autentica comunione con il Signore,
compiere opere di carità, e avere
la possibilità di saper comunicare
al mondo il suo Vangelo”. In questa prima settimana, dedicata alla
contemplazione, ogni giorno Missio
propone a singoli e famiglie di offrire una specifica intenzione di preghiera, suggerendo invece a gruppi
e comunità l’adorazione eucaristica,
basata sul messaggio del Papa per la
Giornata missionaria mondiale.
Cinque
testimonianze
In prossimità della memoria
liturgica della Beata Vergine Maria
del Rosario (7 ottobre), Missio suggerisce una forma di Rosario per
meditare cinque misteri della vita
di Gesù, legati ai temi delle cinque
settimane dell’ottobre missionario.
Sono cinque anche le testimonianze proposte: la prima è quella di
Madeleine Delbrêl (1904-1964), la
mistica francese che ha dedicato
la sua vita agli ultimi della società,
vivendo insieme ad altre compagne in un sobborgo parigino, per
aiutare i più poveri e annunciare
la speranza cristiana. Madeleine,
dapprima giovane atea, si è sentita
La Parola e le parole
XXVIII Domenica del Tempo Ordinario
Anno A
Is 25,6-10a; Sal 22; Fil 4,12-14.19-20; Mt 22,1-14
del reale stato delle cose, ma è chiaro che
ancora una volta è come la radiografia di
un processo di salvezza che attraversa i
tempi e raggiunge i cuori per suscitare consapevolezza e decisione. C’è questo invito
che è indistintamente chiamata alla vita, ma
sappiamo già che ci sono quelli del sì e quelli
del no e che l’invito può andare deserto. Ma,
come avviene per gli operai presi a giornata,
l’invito si ripete e diventa via via più pressante, tanto che l’indifferenza e il rifiuto sono
perfino motivati da chi non ne vuole sapere.
Vero mistero del fallimento umano!
Tutti insomma sembrano credere di poter
mandare a vuoto la festa di nozze – di vanificare il Regno di Dio – in forza del proprio
rifiuto o disinteresse, come se la cosa non
li riguardasse o li distogliesse dai loro affari.
Ma rimane ferma l’ostinazione o la fedeltà
del re che fa questa festa di nozze per suo
figlio: ed è forse qui il punto di forza del
racconto, prima ancora che nel comportamento degli invitati, per i quali verrebbe da
ripetere: “Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il
regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne
produca i frutti” (Mt 21,43).
Tant’è che i molti invitati – e cioè tutti –
vengono rimpiazzati da quanti sembravano
esclusi, appunto gli ultimi che diventano i
primi, per il semplice motivo di sempre che
la partecipazione al banchetto non è per
ragioni di rango o di merito da parte dei
chiamati ma di pura generosità e gratuità da
parte di chi chiama, a cui deve fare riscontro
altrettanta gratuità nella risposta.
Se tutto questo lo trasferiamo ancora una
volta nel nostro modo di essere chiesa, viene subito da chiedersi se siamo la chiesa dei
più o dei molti chiamati o se siamo chiesa
dei pochi raccogliticci, preferiti al posto dei
primi. Se siamo quella chiesa di maggioranza
fatta di quelli che, pur osservanti e “devoti”, non se ne prendono cura e vanno chi
al proprio campo, chi ai propri affari: o la
chiesa di minoranza fatta di quanti, cattivi e
buoni, vengono trovati nei crocicchi delle
5
in seguito “abbagliata” da Dio: per
lei, la missione è portare “Dio nel
cuore del mondo”, un impegno che
deve partire da noi stessi, attraverso “il necessario incontro interiore
con la Parola di Dio e una vita
vissuta davvero alla luce del Vangelo”. “Amo veramente la Chiesa
perché non sempre è compresa e
continua a profetizzare e a subire
la persecuzione nella pace, nella
gioia di cuore”. Sono parole di
dom Luciano Mendes de Almeida
(1930-2006), il vescovo brasiliano
che ha speso la sua vita per assistere e promuovere opere sociali
per l’educazione, la promozione
dell’infanzia, della gioventù e l’assistenza ad anziani e famiglie povere.
Il versante della promozione umana è stato anche il campo d’azione
di Mary Mackillop (1842-1909), la
religiosa australiana canonizzata
di recente da Benedetto XVI che
ha fondato la congregazione delle
Sorelle di San Giuseppe del Sacro
Cuore. Suor Rani Maria (19541995), indiana, delle Francescane
Clarisse, ha dedicato la vita ad
aiutare i più poveri della sua terra,
in particolare gli abitanti dei villaggi
tribali, i fuori casta, sostenendoli
nella difesa dei loro diritti. Nel
1995 è stata uccisa a Udaya Nagar,
Bangalore, perché “scomoda” a fazioni politiche legate al fondamentalismo indù. Ma il martirio di suor
Rani Maria non è stato vano: il suo
assassino, Samundar Singh, dopo
essersi profondamente pentito,
si è convertito alla fede cristiana.
Vano, ma solo all’apparenza, potrebbe sembrare il servizio svolto
in Uganda da padre Giuseppe
Ambrosoli (1023-1987), medico,
sacerdote e missionario comboniano che ha fondato a Kalongo un
ospedale divenuto importante per
l’Africa centro orientale. Stremato
dalla malattia, è morto poco tempo
dopo la distruzione del suo centro
sanitario, causato dalla guerra tra
Uganda e Tanzania.
strade. Nel primo caso abbiamo una chiesa
che si rivolge solo agli invitati di diritto che
la occupano e basta, nel secondo una chiesa
che sa uscire e andare per le strade a invitare quelli che non se l’aspettano neanche.
Saremmo fuori strada se si pensasse ad un
discorso puramente spirituale e non invece
ad un cambiamento di struttura!
Come sappiamo, quella storia dell’abito
nuziale è diventata un cavallo di battaglia
delle interpretazioni rituali ed etiche quanto
a ricevere l’eucarestia. Forse più semplicemente si tratta di qualcuno dei primi invitati
che magari, vedendo come vanno le cose,
si sente in diritto di prendere subito i primi
posti, ma non è senza significato che venga
buttato fuori.
Se infatti ci chiediamo cosa sia questo abito
nuziale o giusta attitudine da avere nella
partecipazione al Regno, in attesa di potercelo dire più ampiamente, ora lo suggerisce
con pochi tratti la lettera di Paolo: “Fratelli,
so vivere nella povertà come so vivere
nell’abbondanza; sono allenato a tutto e per
tutto, alla sazietà e alla fame, all’abbondanza
e all’indigenza. Tutto posso in colui che mi
dà la forza”. È il completo e concreto affidamento alla grazia di Dio, magari scoperta e
ricevuta in qualche crocicchio della nostra
vita.
Alberto Simoni
6
Vita
La
n. 35 9 OTTOBRE 2011
Basta salvaguardare le mura?
n
oi italiani,
in generale, pensiamo che
la cultura
sia sinonimo di
conservazione e tutto ciò che è stato
prodotto nel passato sembra
avere più valore di quanto
siamo in grado di realizzare
nel presente. Non crediamo
nell’oggi e tantomeno sappiamo capire il futuro. Da un lato,
si conservano con sollecitudine brandelli di mura che fino a
qualche decennio fa venivano
demolite per migliorare la viabilità cittadina, come è accaduto in largo Treviso. Dall’altro,
non si riesce a ridare respiro
a nessuna attività produttiva
necessaria a fornire sicurezza
alle famiglie.
Stiamo facendo dei rilievi
per calcolare la lunghezza
dei puntelli, comunicano con
preoccupazione le autorità.
Ormai la mentalità emergenziale è diventata una caratteristica dell’agire delle istituzioni
italiane. Aggiungendo che saranno fatti studi e ricerche
perché sia scongiurato in
futuro qualsiasi possibilità
di ulteriori crolli di vecchie
mura. E all’oggi? Al domani
del lavoro? Che fine farà la
Mas del Bottegone, azienda
d
a sempre
navigano
nell’incertezza, con
contributi
pubblici in
calo anno
d o p o
anno, ma ora in gioco è la
stessa sopravvivenza di un
centinaio di testate che “all’inizio del 2012 potrebbero essere costrette a chiudere”.
Il motivo: l’ennesimo taglio
ai fondi pubblici all’editoria
che si va configurando con le
manovre economiche 2011. La
denuncia è giunta dall’assemblea nazionale dell’editoria
cooperativa, non profit e di
partito, riunita il 28 settembre
a Montecitorio per iniziativa di
Mediacoop, Fnsi, Articolo 21,
Fisc, Comitato per la libertà e
il diritto all’informazione, alla
cultura e allo spettacolo, Federcultura-Confcooperative.
Il rischio
della chiusura
“Il fondo per l’editoria è
stato continuamente eroso in
questi anni, passando da 240
milioni di euro a 80 milioni per
il 2011”, ha rilevato il presidente onorario di Mediacoop,
Lelio Grassucci. Inoltre,“per il
2012 e il 2013 sono stati stanziati 194 milioni di euro”, dei
quali - detratte voci di spesa
come quelle per vecchio debito con Poste italiane spa (50
milioni) e la convenzione con
la Rai per il servizio pubblico
Persa la strada per il futuro,
si vive nella nostalgia del passato
di Marinella Sichi
elettronica all’avanguardia
negli anni novanta, oppure la
Breda che sembra vacillare ad
ogni stormir di fronda.
Christian Caliandro e Pier
Luigi Sacco nel loro interessante saggio “Italia Reloaded”
affermano che la parola utilizzata più spesso riferita ai
beni culturali è salvaguardia,
anche se recenti fatti (tra i
quali Pompei ed il Colosseo)
contraddicono questa retorica. Il termine salvaguardia
oltrepassa i significati di conservazione e tutela sui quali si
sono basate le norme attinenti
ai beni culturali da oltre un
secolo. “il concetto di salvaguardia –affermano i professori– traduce molto bene una
visione inerte, sclerotizzata”.
Tutto deve rimanere uguale ed
in nome di ciò si ricollocano
facciate e muri finti ispirati ad
un medioevo del tutto immaginario. Se il rinascimento è
stato in Toscana un periodo
di modernità ed innovazione,
oggi si rievoca solo un passato mummificato. Un’opera
innovativa come fu la cupola
della Madonna dell’Umiltà di
Ventura Vitoni non sarebbe
immaginabile nel panorama autoreferenziale odierno.
“Oggi Firenze è diventata una
sorta di Disneyland di Pietra”
afferma Irving Lanvin, uno dei
massimi esperti mondiali del
Bernini. La cause di questa
crisi persistente e sistemica
non si riducono a quelle di
carattere finanziario, logistico
o amministrativo, perché sono
ben più profonde e vanno
ricercate nella storia e nella
memoria o assenza di memoria di questo Paese.
Il nostro paese fatica quindi a trovare una collocazione
attuale nel panorama internazionale delle arti in buona
parte per l’abbrutimento do-
vuto ad un ventennio di cattiva
televisione. Siamo passati dal
Rischiatutto dove professori e
cultori delle scienze si cimentavano agli attuali spettacoli
con i pacchi, dove per vincere
non occorre nessuna competenza. Si esaltano i feticci
del passato per non dover
ammettere il vuoto presente.
Per rendersene conto
Basta fare un salto al festival
di Avignone oppure alla Notte
Bianca di Parigi per accorgersi
della carenza della produzione
culturale nostrale. Il Festival
francese è una kermesse dove
compagnie giovanili, di tutto
il mondo, si esibiscono nelle
strade e nelle piazze proponendo brani ed assaggi delle
opere che saranno esibite nei
teatri e nelle scuole cittadine
e successivamente riproposte
nei principali programmi teatrali. Un trampolino di lancio
per giovani artisti, una festa di
colori e di musica frequentata
da migliaia di spettatori che
convergono da tutta Europa.
Il nostro festival Blues è un
revival nostalgico degli anni
settanta contornato da conati di birra e atteggiamenti
sguaiati.
Al contrario negli anni
settanta e ottanta il fervore
artistico nella città era palpabile. Lo studio delle opere
del passato forniva la linfa
per nuove sperimentazioni.
Era l’epoca di Franco Bovani
indimenticabile sperimentatore delle sinopie e delle
traslazioni da Caravaggio. Con
la precoce morte di questo
artista sembra essersi spenta
la ricerca culturale a Pistoia.
Oggi viviamo la piaga dell’autoreferenzialità e veneriamo
oggetti di una cultura morta.
I musei sono come cimiteri
e sotto le bacheche di vetro,
come nelle tombe, stanno gli
idoli del nostro passato.
La nostra città sta morendo e nessuno se ne accorge, il
centro storico si sta svuotando delle sue funzioni. L’edificio
dell’ospedale anch’esso sarà
svuotato dalle persone, dalla
fruizione e infine rimosso della
sua identità attuale potrà divenire anch’esso un simulacro di
se stesso, un nuovo monumento da venerare: tutto sarà catalogato e diventerà un oggetto
cristallizzato a futura memoria
e mascherato ed imbellettato
potrà essere esibito ai turisti.
Ancora una occasione per
guardarsi indietro e vivere nel
rimpianto.
P.S. Le tesi proposte ed
ampi stralci di questo articolo
sono tratte da “Italia Reloaded”
Ripartire dalla Cultura di Christian Caliandro e Pier Luigi
Sacco ed. Il Mulino 2011.
Tagli contributi editoria
Sopravvivenza a rischio
In gravi difficoltà
i “giornali della gente”
di Francesco Rossi
(40 milioni) - “per i contributi
diretti restano circa 80 milioni
rispetto a un fabbisogno di
170-180 milioni”. “E non siamo neppure sicuri che questi
soldi, alla fine, arrivino...”, ha
aggiunto Grassucci sottolineando la difficoltà di fare impresa in una simile situazione. “Il
rischio è che il prossimo anno
molti di noi non ci siano più”:
un pericolo che porterebbe
alla scomparsa di “500 mila
copie al giorno di giornali”,
“400 milioni di euro di giro
d’affari in meno”, oltre a “4
mila tra giornalisti e poligrafici
senza lavoro”.
Iva sui gadget e
convenzione Rai
Come fare? Due le proposte, che il governo dovrebbe
introdurre nel disegno di legge
di stabilità da presentare entro
il 15 ottobre: Iva ordinaria
per i gadget che si vendono
in edicola (e che non hanno
un contenuto editoriale), così
come avviene per la loro
vendita nei negozi, e non pagare con le risorse destinate
all’editoria la convenzione per
il servizio pubblico della Rai.
“Non si capisce perché una
bambolina in edicola abbia l’Iva
al 4%, mentre nel negozio di
fianco è al 21%”, ha precisato
Grassucci: così “s’incasserebbero 40-45 milioni di euro”,
che sommati a quelli dati alla
Rai andrebbero a ripristinare
altri 80 milioni di euro essenziali per la sopravvivenza di
tante piccole testate.
Rigore
ed equità
L’importante, però, è che
“i contributi vadano ai giornali
veri, e non a piccoli profittatori”, come invece talora
avviene, e lo ha recentemente
dimostrato la vicenda de
“L’Avanti” di Valter Lavitola.
Un richiamo che venne avanzato per la prima volta - tra
l’indifferenza generale - proprio dalla Federazione italiana
settimanali cattolici (Fisc), ha
rimarcato il presidente Francesco Zanotti citando il suo
predecessore alla guida della
Federazione, don Giorgio
Zucchelli, allorquando in un
incontro a Palazzo Chigi esclamò che “è ora di finirla di dare
contributi a giornali che non
esistono”. Rigore ed equità
sono le parole chiave usate da
Zanotti, ricordando che “fuori
da queste stanze c’è un Paese
reale, c’è la gente a cui anche
noi diamo voce, che non appare sui grandi media”. Uomini
e donne che vivono nelle “periferie d’Italia” e conoscono
più facilmente il direttore del
locale settimanale diocesano
piuttosto che le firme di punta
dei maggiori quotidiani. Per
questo “ogni volta che chiude
un giornale - ha ammonito il
presidente della Fisc - è una
perdita per tutti”.
Rivoluzione,
non riforma
All’assemblea, dopo un
fitto dibattito tra parlamentari
e direttori, è intervenuto Paolo Bonaiuti, sottosegretario
con delega per l’informazione
e l’editoria, assicurando - a
nome del governo - che “alla
fine di quest’anno potremo
con tutta probabilità garantire circa il 90% dei contributi
all’editoria per il 2010”. Per il
futuro, poi, per Bonaiuti non
serve “una riforma dell’editoria”, ma “una piccola rivoluzione da fare insieme e in tempi
brevi”, che si muova nell’ottica
della “semplificazione”, parametrando eventuali contributi
- prevedendo “una riduzione
della platea di soggetti destinatari” - al “numero di giornalisti e poligrafici impiegati”
e alle “copie vendute”. Infine,
le tariffe postali agevolate:
dopo un anno e mezzo dalla
loro improvvisa soppressione,
“dalla prossima settimana - ha
annunciato il sottosegretario
- apriremo un tavolo con le
onlus perché entrino in un
meccanismo virtuoso con le
Poste”, andando alla ricerca
di una soluzione che possa
tornare a dare un po’ di fiato,
quantomeno su questo versante, alle loro pubblicazioni.
Pistoia
Sette
N.
35 9 OTTOBRE 2011
Apertura dell’anno pastorale
l
a celebrazione eucaristica del 23 settembre in
cattedrale ha avuto tre
momenti particolarmente significativi: l’apertura
dell’anno pastorale, il conferimento del mandato da
parte del vescovo ai catechisti e agli
animatori dei gruppi di ascolto del
vangelo; l’ammissione agli ordini sacri del giovane pistoiese Ugo Feraci. Viene annunciato che il programma pastorale diocesano, con articolazione triennale, verrà presentato
il 2 ottobre nei locali del seminario.
Intenso è stato il momento in cui
il Vescovo, all’interno della Eucarestia,
ha celebrato il rito di accoglienza del
giovane Ugo Feraci per la sua ammissione tra i candidati all’Ordine sacro:
dopo la chiamata e le interrogazioni,
il vescovo ha pronunciato su di lui la
i
l programma pastorale
diocesano è stato presentato domenica 2 ottobre 2011 da monsignor
Mansueto Bianchi dopo
l’invocazione allo Spirito
Santo.
Alla fine della relazione si sono
costituiti diversi gruppi di lavoro,
ciascuno con un proprio aspetto
del programma. Al termine nell’assemblea è stato comunicato a tutti
quanto i singoli gruppi avevano elaborato nella loro riunione.
Il programma illustrato dal vescovo si articola in diverse parti:
1) la chiesa come mistero
2) la chiesa come popolo di Dio
3) la chiesa come missione.
“A ciascuna di esse, dice il vescovo, dedicheremo orientativamente
un triennio … Dunque ci racconteremo la Chiesa in questo decennio;
ce la lasceremo raccontare da Dio,
nelle molte forme in cui Egli sa farlo:
ciò che Lui ha fatto per noi, ciò che
Lui ha fatto di noi, chiamandoci al
dono ed alla responsabilità di essere
Chiesa in questo tempo, su questa
terra pistoiese, con quel chiaroscuro
di risorse e limiti che ciascuno di noi,
singoli o comunità, è.
Ci racconteremo la Chiesa per
ravvivarla in noi, per assumerla con
più passione, per volerla con più
intensità, per far rinverdire il sogno
di Dio sulla nostra vita, sul nostro
tempo.
Ci racconteremo la Chiesa in
questi dieci anni, per stupirci, per
stupircene, sino ad entrare nella strada della supplica e della richiesta di
aiuto per non essere i dissipatori del
dono, ma anche della celebrazione e
della lode, per dire la gioia e la gratitudine di quanto ci è stato affidato.
Raccontarci la Chiesa non per
Preludio di preghiera
in Cattedrale
preghiera di benedizione invocando
per lui la perseveranza nella vocazione e l’unione intima con Cristo,
sommo sacerdote attraverso la quale
poter diventare autentico apostolo
del vangelo.
In ultimo, il vescovo ha conferito
il mandato ai catechisti, agli animatori
dei gruppi di ascolto del vangelo e agli
operatori pastorali. Il conferimento
non è per chiamata o individuale, ma
avviene collettivamente: le persone
coinvolte, che provengono dalle singole parrocchie o dai singoli gruppi,
rispondono tutte insieme, all’interno
dell’assemblea dei fedeli, alle tre
domande che il Vescovo, invocato lo
Spirito Santo, rivolge loro: la prima in
ordine alla consapevolizzazione che è
il Signore a chiamare alla responsabilità di annunciare il vangelo di Gesù; le
due rimanenti riguardano da un lato
l’impegno di approfondire e vivere
il vangelo, dall’altro di annunciarlo
secondo lo Spirito di Cristo e in
comunione con la Chiesa. Imponendo le mani il Vescovo conferisce il
mandato e pronuncia la preghiera di
benedizione.
Il senso profondo di questa celebrazione è stato illustrato nell’omelia
tenuta dal Vescovo a commento del
brano evangelico del giorno che
ricorda le domande di Gesù ai suoi
discepoli durante la permanenza a
Cesarea di Filippo.
Il vescovo individua nel brano
cinque frasi, sulle quali si sofferma:
“mentre i discepoli si trovavano
con lui”, e sottolinea qui il vescovo
che i suoi discepoli (i discepoli di
Cristo) sono (stanno) con lui; Gesù
Un programma
triennale
una vicenda interna, circoscritta
alle nostre comunità ed ai nostri
gruppi, ma per diventarne narratori
nel mondo: con la parola, certo, ma
unitamente ad essa con le opere della
Testimonianza, con la santità della vita
(cfr. L.G. 39-42). È la più alta carità ed
il servizio più grande che possiamo
fare al mondo: quello di essere una
Chiesa leggibile con l’alfabeto del
vangelo; una Chiesa che Dio ha scelto
e voluto come necessario strumento
per la Salvezza degli uomini… È la
grandezza e la responsabilità del
nostro compito, della nostra Chiesa
pistoiese, di essere all’altezza di
questo affidamento, o, almeno, di non
tradirlo e di non sfigurarlo.
Narrare la Chiesa, per diventare
Chiesa, o più precisamente, come già
abbiamo detto, lasciarci raccontare
la Chiesa da Gesù Cristo e permetterGli di trasformarci, di realizzarci
secondo il progetto Suo.
È un ripercorrere, nel frammento
della nostra vita personale ed ecclesiale, quanto Dio ha tenacemente
costruito nella storia della Salvezza,
per la Salvezza della storia.
Nel corso dei secoli Dio ha
“educato” il suo popolo, a diventare
“popolo” ed a diventare “Suo”.
Noi siamo, in certo senso, punto
d’arrivo di questo cammino ma anche
passo e percorso su questa strada.
La Chiesa infatti, è il frutto di
questa pedagogia di Dio, ma anche il
suo esercizio in atto.
Egli non solo educa e conduce il
cammino della storia verso il Regno,
ma continua ancora oggi ad educarci
a diventare suo popolo, ad essere
Chiesa.
È questo che vogliamo cogliere
ed a questo vogliamo affidarci, aprirci:
a diventare Chiesa!
Avendo ben presente che ogni
autentico processo educativo muove dalla centralità della persona e
punta alla sua armonica unità, noi ci
volgiamo a Gesù che è la strada, il
pedagogo; torniamo a metterci dietro
di Lui (Mt. 16,23), poiché lì è il posto
del discepolo; diventiamo Chiesa con
Lui, sotto la sua guida: diventiamo
Chiesa in Lui.”
In questo triennio la Chiesa pistoiese si impegnerà sul primo tema:
“La chiesa come mistero”, cioè la
chiesa che nasce dalla parola di Dio,
come immagine della Trinità, come
una società nettamente diversa dalle
“si era ritirato in disparte a pregare”, ed è l’importanza del pregare
che il vescovo mette a fuoco; “le
folle chi dicono chi io sia?”, le folle,
puntualizza il vescovo, non quelli
che mi amano o che sono con me,
ma le folle, la gente, tutti, anche i
lontani; “e voi chi dite che io sia?”,
è domanda che Gesù rivolse allora
ai suoi discepoli, ma che in realtà
rivolge continuamente a ciascuno
di noi, e quale la nostra risposta?; “è
necessario che il Figlio dell’uomo...
sia messo a morte e risorga il terzo
giorno”: il terzo giorno, quello in
cui Gesù risorse, è la nostra realtà
-commenta il vescovo-, è la nostra
essenza, è la nostra speranza, esso
è già presente anche nel fallimento
del venerdi e nel silenzio del sabato.
Aitanga Petrucciani
società umane perché animata dallo
Spirito Santo da sempre considerato
come la sua anima. Per questo scopo viene raccomandata “un’attenta
lettura del cap. VI della Dei Verbum,
soprattutto nei nn. 21 e 25 che ci
aiuterà a ben comprendere il ruolo
e l’importanza della Parola nella vita
della Chiesa”. Ricordando però che
la Parola di Dio si è fatta persona
in Gesù di Nazareth. “Per questo
la parola tende, per intimo slancio,
ai Sacramenti che rappresentano,
per l’azione dello Spirito, il vertice
della sua forza e della sua efficacia.
Parlo soprattutto del Battesimo,
porta d’ingresso alla vita cristiana,
e dell’Eucarestia “fonte e culmine”
di tutta l’attività della Chiesa e del
nostro stesso vivere da credenti”.
L’attenzione dunque sarà rivolta in questi primi anni al tema
dell’iniziazione cristiana, “un punto
assolutamente decisivo per la nostra
vicenda di Chiesa e per la vita delle
persone”.
La pastorale dei bambini chiama
in causa la pastorale delle famiglie a
cui sono chiamati a prendere parte
attiva i nostri laici.
Altri punti all’attenzione sono
quelli delle parrocchie in alleanza,
del ruolo specifico dei presbiteri,
il ripristino del catecumenato degli
adulti, la cura dell’omelia e in genere
della predicazione, i gruppi di ascolto
del vangelo, la pastorale giovanile, la
solidarietà, la fraternità presbiterale
con la valorizzazione dei vicariati in
cui la dicesi è strutturata, gli stili di
vita e l’attenzione ai poveri, i consigli
pastorali, la formazione permanente
dei presbiteri, con una particolare
attenzione alla settimana teologica
e agli esercizi spirituali.
R.
8
comunità ecclesiale
d
omenica 2 ottobre sono stati
inaugurati lavori
di di ristrutturazione e ampliamento della
Scuola dell’Infanzia di Masiano di proprietà della
parrocchia di S. Maria Assunta di
Masiano.
La scuola nacque a metà degli
anni 50 per volontà e con l’impegno
esclusivo degli abitanti e della Parrocchia, che fin da allora che ne ha
curato il mantenimento in uso.
L’esigenza di alcune opere di
manutenzione straordinaria impreviste, è stata affrontata con nuovo
spirito di iniziativa e coesione, determinando la scelta di una radicale
innovazione di tutto l’edificio.
La scuola è stata completamente
ristrutturata e ampliata, sia dal punto
di vista spaziale che impiantistico,
determinando sia un miglioramento
della fruibilità e qualità degli spazi
didattici, sia un miglioramento delle
prestazioni energetiche dell’edificio.
Così il parroco don Fulvio Baldi,
si è espresso durante l’inaugurazione
presieduta dal nostro vescovo, monsignor Mansueto Bianchi:
…...Oggi per la nostra parrocchia,
ma credo di poter dire per l’intera zona
e il comune è un giorno molto importante perché, dopo un anno e mezzo
di lavori riapre l’asilo.
Questo edificio, costruito negli anni
50 dai nostri nonni, con acuta lungimiranza, ha ospitato prima l’asilo gestito
dalle suore e poi, dal 1972, è stato
dato in affitto al comune di Pistoia per
ospitare l’attuale scuola per l’infanzia
dell’istituto comprensivo “M.L. King”.
Questo asilo, come ho potuto con-
È
notte, anche se sono appena le 21. Ma è comunque
il 3 di ottobre, anche se il
caldo quest’anno (grazie a
Dio!) non ci vuole abbandonare. Ad
ogni modo è già buio in Piazza San
Francesco da Paola. Molti pistoiesi
magari si domanderanno dov’è in
Città questa piazza, ma davanti alla
Chiesa del Convento dei Cappuccini
un nutrito gruppo di persone si è
radunato per pregare un momento
e poi trasferirsi in processione attraverso le vie della Città verso la più
nota Chiesa di San Francesco (quella
in “Piazza Mazzini” per intendersi!).
Chi come me è da qualche anno che
partecipa a questo momento sa che
siamo lì non per celebrare qualcosa
capace solo di commuoverci, ma che
poi non riesce a lasciare un segno
più profondo. Celebrare il Transito
di Francesco, significa lodare il Signore, perché in ogni epoca soccorre
l’umanità, chiamando uomini e donne
capaci di lasciare un segno nella
storia della salvezza. Questa sera noi
non siamo lì con i Frati per parlare di
morte, ma di vita. E che vita!
In attesa che inizi la preghiera
insieme rifletto sulla vita di Francesco e mi viene da pensare alla
mia vita di tutti i giorni, al trantran
quotidiano che mi (ci?) spinge a fare
le stesse cose in maniera ripetitiva
senza cercare di elevarsi e cambiare.
La mediocrità è come un cancro,
capace, più ancora del male manifesto, di uccidere qualsiasi realtà. Il
male una volta riconosciuto lo puoi
combattere, ma la mediocrità si insinua lentamente nelle pieghe della
n. 35 9 OTTOBRE 2011
Masiano
Inaugurazione
della nuova Scuola
d’Infanzia
statare nei dieci anni della mia presenza
a Masiano, non è considerato solo un
servizio indispensabile per le famiglie
ma anche un luogo carico di ricordi,
frutto delle fatiche dei propri genitori
o dei propri nonni che, volendo garantire un’educazione cristiana ai loro figli
decisero di costruire questo edificio e di
affidarlo alle suore.
Quando nel febbraio 2010 venne
chiuso per inagibilità, capimmo subito
che per riaprire l’asilo non sarebbe
bastato qualche aggiustamento, c’era
bisogno di un intervento di una certa
rilevanza. Non nego, che inizialmente
fui preso da un certo sconforto perché
le spese che si prospettavano non erano
di poco conto.
Cominciarono una serie di valutazioni, di scambi di opinioni e di idee con il
consiglio economico, il consiglio pastorale
e alcuni tecnici della parrocchia. Cominciarono anche una serie di contatti
con il comune per capire l’intenzione
dell’amministrazione riguardo al futuro
dell’asilo di Masiano.
Da questo giro di consultazioni e
dalla valutazione delle nostre possibilità
cominciò a farsi strada l’idea, non solo
di ristrutturare l’edificio esistente ma
Il transito di
San Francesco d’Assisi
La celebrazione ripercorre gli ultimi
momenti della vita del santo poverello
nostra esistenza e la soffoca. Ebbene
Francesco con la sua vita, ci grida di
sfuggire la mediocrità, di abbandonare la nostra tendenza a puntare al
minimo “sindacale”, senza passione,
senza ideali grandi, senza sogni.
Fare memoria viva del Transito di
Francesco, significa accogliere la sua
eredità: non ciò che noi pensiamo
ci abbia lasciato, ma ciò che lui ci ha
lasciato davvero. Non uno sdolcinato
amore per l’ambiente, non un pacifismo disincarnato, non una religione
senza Dio.
Ma cosa ci ha lasciato allora
questo Francesco?
Ci ha lasciato un esempio smisurato di amore per Cristo. Non si
può capire Francesco senza Cristo.
Non esisterebbe Francesco senza
Cristo. Egli è stato quello che è
stato, perché ha voluto fare della sua
esistenza, una trasparenza di Cristo.
Noi non possiamo accontentarci di
essere dei suoi, se non cerchiamo di
fare di Cristo il centro di tutto. Egli
è essenzialmente un cristiano. E’ è
la realizzazione di ciò che afferma
Giovanni nella sua prima lettera:“Chi
dice di dimorare in Cristo, deve comportarsi come lui si è comportato” (2,6).
Francesco ci ha lasciato in eredità - conseguenza del suo amore per
Cristo - il suo amore per la Chiesa.
A volte ci lamentiamo della nostra
Chiesa di oggi, Locale e Universale.
Se andassimo un po’ a leggere che
cosa sanciva nel 1215 il Concilio
Lateranense IV (vedi ad es. Cost.
XVII) ci renderemmo conto in quale
Vita
La
anche di ampliarlo se questo fosse
stato necessario a renderlo idoneo al
proseguimento dell’attività didattica.
L’impegno di tutti, seppur in modi e
intensità differenti, ha reso possibile la
riapertura di questa struttura, limitando
i lavori a tempi abbastanza brevi (vista
la complessità dell’intervento).
Mi pare giusto precisare che la
scelta della parrocchia di ristrutturare e
ampliare l’asilo non era da considerarsi
né dovuta né scontata. Le parrocchie in
via ordinaria non restaurano asili ma
si preoccupano della crescita umana e
cristiana delle persone.
In questo lavoro però abbiamo
visto l’opportunità, non solo di rendere
un servizio alle famiglie della nostra
comunità, ma anche di sottolineare che
alla parrocchia sta a cuore l’educazione
e la formazione dei nostri bambini.
In questo senso, è auspicabile che la
collaborazione non si limiti all’uso delle
strutture parrocchiali ma si estenda
alla cura della crescita umana dei
bambini per la quale, specialmente
in paesi come il nostro, è impensabile
prescindere dai valori della tradizione
cristiana. E’ impossibile un’educazione
neutra, è giusto quindi che, tra le tante
voci, anche quella della chiesa abbia
il suo posto.
I ringraziamenti vanno alla Banca
di Masiano, alla Fondazione Cassa di
Risparmio, all’amministrazione comunale, alla ditta che ha realizzato i lavori
e, in ultimo “a tutti i parrocchiani che
hanno dato il loro contributo in denaro
e in opere varie perché “realizzare una
ristrutturazione come questa è possibile
solo in comunità vive dove molti si impegnano per il bene di tutti”.
All’inaugurazione erano presenti
le autorità civili del Comune della
provincia e della Regione.
tempo e in quale Chiesa Francesco
ha vissuto. Eppure egli ha scelto di
amare e servire quella Chiesa, con
quegli uomini, perché ha compreso
che sotto le sembianze non sempre
splendenti, batte il cuore di Cristo.
Egli sa che la Chiesa reale, non quella
ideale, è Cristo nella storia. Francesco non è un libero battitore, ma un
cristiano totalmente obbediente, pur
nella sua straordinaria originalità, al
Papa di Roma e ai legittimi pastori.
Francesco dice no a qualsiasi forma
di cristianesimo che dica “Cristo
si, Chiesa no”. Per Francesco vale
l’antico detto di Cipriano:“Non può
avere Dio per Padre chi non ha la
Chiesa per madre”.
Infine Francesco ci lascia la sua
libertà. La libertà dei Figli di Dio.
Quella libertà che ci descrive come
“Perfetta Letizia” ed alla quale lui
stesso è giunto verso la fine della
sua vita, quando è riuscito a superare
la frustrazione per il fatto che molti
dei suoi frati non lo seguivano più.
Per Francesco è perfetta letizia non
sentirsi derubati, perché in realtà
non si possiede nulla: tutto appartiene a Dio, anche i nostri ideali,
anche le nostre aspettative, anche
la “Fraternità” (nel suo caso), anche
la nostra stessa vita.
Ecco cosa ci ha lasciato in eredità
il “poverello di Assisi”: “né oro, né
argento”, ma ciò che aveva di più
grande e prezioso. Ecco quali strade
ci indica Francesco.
Le sue ultime parole sono state:
“Io ho fatto la mia parte, ora voi fate
la vostra”.
Federico Coppini
Vita
La
9 OTTOBRE 2011
l
a prima assemblea del Moica di Pistoia, che ha fatto
seguito alla pausa estiva,
si è aperta in modo veramente interessante,di
fronte alle molte socie
presenti, il 27 settembre. E’
stato ospite Alberto Cipriani, noto
studioso e presidente della locale
Università del tempo libero. Invitato
dalla presidente,Annamaria Palchetti,
Alberto Cipriani è venuto ad illustrare un evento di grande interesse,
inauguratosi in questi giorni e che si
protrarrà fino al prossimo gennaio.
Si tratta della mostra “Il denaro e la
bellezza”, in corso a palazzo Strozzi
a Firenze. La mostra definisce il
rapporto tra la circolazione del
denaro, l’accumulazione di ricchezze
ad opera dei mercanti banchieri fiorentini e la grande committenza che
ha permesso la creazione di opere
splendide che documentano quel
fulgido periodo della storia dell’umanità, che va sotto il nome di Rinascimento. I processi di formazione
del moderno mecenatismo vengono
indagati attraverso le relazioni tra
moneta,potere ed arte. La mostra
espone opere di grandi autori del
XV secolo, quali Donatello, Botticelli,
comunità ecclesiale
n. 35
Moica
Lavori ed iniziative
Beato Angelico, Filippo Lippi, Paolo
Uccello,Antonio del Pollaiolo e molti
altri. Cipriani ha dato anche alcune
indicazioni bibliografiche per una
preparazione alla visita della mostra.
Oltre naturalmente al ricco catalogo,
anche il numero di settembre della
rivista storica “Medioevo”, che dedica
all’evento molto spazio.A conclusione di questa presentazione, è stata
ipotizza la possibilità che il Moica
organizzi una visita alla mostra.
Successivamente, nella sua relazione, la presidente ha riannodato
le fila, per così dire informative, tra
il folto gruppo delle socie presenti,
dopo lo iato delle vacanze estive, e il
lavoro che è continuato praticamente
senza interruzioni da parte di alcune
di loro. In primo luogo ha parlato del
Museo del Ricamo, che è rimasto
aperto nel corso dei mesi estivi (la
chiusura è stata di due soli giorni: 15
e 16 agosto), non solo, ma è rimasto
aperto in alcuni casi anche fuori orario, per venire incontro alle richieste
particolari di alcuni gruppi di turisti.
Poi ha parlato del corso “La donna e
il lusso, un itinerario tra memoria e
design”, che ha interrotto i lavori in
luglio-agosto, ma li ha portati avanti
nel resto dell’estate. Le partecipanti
al corso stanno preparando bellissimi
oggetti con raffinati ricami: borsette
da giorno e da sera, guanti, coprispalle e molto altro.
Notizie significative anche per
l’ormai famoso abito risorgimentale,
che, dopo aver preso parte a varie
iniziative nel novero delle celebrazioni del centocinquantesimo anniversario dell’Unità, anche fuori Pistoia
(fino a Castelllammare di Stabia), si
trova ora nel Museo. E’ bene ricordare che la presidente nazionale del
Moica, Tina Leonzi, assemblando le
più riuscite foto dell’abito, ne ha creato un bel catalogo che è stato donato
al Presidente della Repubblica, in
occasione dell’incontro con il Moica.
La presidente ha ricordato che
il prossimo anno cadrà il trentesimo
Suor Guglielma Bottazzi
a dieci anni dalla morte
O
ttima insegnante, suor
Guglielma ha diretto per
diversi anni la commissione ecumenica diocesana,
portando a Pistoia voci di assoluta
autorità provenienti dalle diverse
confessioni religiose. Aperta alle
novità del Concilio Vaticano II, si
è interessata a fondo della scuola
cattolica con l’intento di trasmettere
i valori fondamentali della vita alle
nuove generazioni.
Una suora intelligente, aperta,
dignitosa nel suo comportamento,
nei suoi atteggiamenti e in tutte le
sue iniziative. Chi l’ha conosciuta la
ricorda così e sollecita a fare propri
gli insegnamenti che ci ha lasciato e
le molte attività di cui è stata protagonista. Un’eredità, la sua, da non
dimenticare, ma da tenere costantemente presente da parte di tutti.
Suor Geltrude, che ha vissuto
molti anni insieme, mette in luce la
Una figura esemplare della chiesa
pistoiese per il suo impegno nella
congregazione, nell’ecumenismo,
nella scuola Cattolica
sua sensibilità e la sua attenzione alle
problematiche giovanili del nostro
tempo.
Don Roberto Breschi, suo successore nell’incarico ecumenico,
sottolinea il suo impegno per comunicare le idee ecumeniche nelle
nostre parrocchie.
Da ricordare anche che nel 1948
suor Guglielma pubblicò un libro dal
titolo “Cecilia Eusepi. La giovinetta
che amò tanto la Madonna”, una probanda che rimase tre anni a Pistoia,
che poi si allontanò per malattia e
che sarà beatificata il 17 giugno 2012.
Daniela Raspollini
I
Incontro
a Quarrata
Il “Centro culturale Sbarra”,
nell’ambito del “Settembre quarratino”, organizza un incontro su:
“La nuova frontiera della mediazione civile in relazione alla tutela
dei diritt individuali: vantaggi o
svantaggi per il cittadino”. Il relatore è l’avvocato Leonardo Bardi.
La conferenza si tiene venerdì 7
ottobre alle ore 21 presso la sala
conferenze “La Pineta” in via Trieste 27 a Quarrata con il patrocinio del comune di Quarrata.
Museo formato famiglia
Il museo diocesano di Pistoia aderisce
all’iniziativa “Museo formato famiglia”. Fino
al 15 ottobre 2011 i musei diocesani della
Toscana accolgono le famiglie nell’intento
di promuovere il proprio patrimonio storico artistico e di porsi al servizio culturale
delle comunità in cui risiedono.
Il prossimo appuntamento è per il 9
ottobre 2011 nel museo diocesano di
Ferruccia: alle 16 ci sarà una visita guidata
sul tema “Le ‘Madonne vestite’” e i tessuti
liturgici.
Un pulman partirà alle 15,30 da Pistoia, via
Filippo Pacini.
Chi vuole può raggiungere la sede museale con mezzi propri.
E’ necessaria la prenotazione; il viaggio e l’ingresso sono gratuiti.
INFO: tel. 0573.976133, e-mail: [email protected]
Messa
per gli studenti
Un centro di ascolto
vivo e accogliente
Un ringraziamento a don Mauro
è doveroso, perché ci ha fatto
crescere in questi 4 anni di attività, passo dopo passo fortificando
la nostra personalità, per poter
operare in modo ottimale nella
comunità e con le istituzioni locali. Il Centro ascolto è frequentato
da persone di diverse nazionalità,
cultura e religione, le famiglie a
cui viene consegnato un pacco alimentare programmato sono circa
30 per un totale di 150 persone.
Abbiamo anche un centro di distribuzione vestiario il quale integra i bisogni delle famiglie e aiuta
le istituzioni locali come i Servizi
Sociali del comune e la Croce
CENTRO CULTURALE
SBARRA
1 ottobre in San Bartolomeo
Quarrata
l Centro ascolto e accoglienza Caritas della parrocchia S.M.Assunta Quarrata
nasce nel luglio del 2007
per volontà di don Mauro Baldi
e alcuni volontari, all’epoca come
del resto anche attualmente le
difficoltà economiche e familiari
sono all’ordine del giorno, con un
forte incremento in quest’ultimo
periodo per le cause che tutti
sappiamo. Don Mauro è sempre
stato sensibile alle problematiche familiari, alle persone sole e
anziane. Per questo motivo ci ha
sempre consigliato di agire verso
il nostro prossimo con il massimo rispetto della dignità umana.
anniversario della fondazione dell’associazione, che avvenne a Brescia
nel 1982, e ha dato lettura di un
messaggio di Tina Leonzi su questo
argomento. A suo tempo le socie
Moica sapranno solennizzare nelle
debite forme la ricorrenza.
Nel corso dell’assemblea è stata
organizzata una gita sociale di un
giorno a Bologna per il prossimo 6
ottobre, con pellegrinaggio pomeridiano al santuario dei bolognesi,
San Luca.
In un clima assorto e commosso, sono state ricordate con la
preghiera le socie dall’associazione
scomparse nel corso dell’estate, o
immediatamente prima. Le defunte
Nada Iacomelli, Albertina Innocenti,
Giacomina Di Gloria e Silvana Donati
Premuda sono state ricordate con
brevi, intense parole nelle loro caratteristiche psicologiche e di vita, non
in una retorica commemorazione, ma
in un ricordo sincero e affettuoso.
Piera Petracchi
9
Rossa per interventi d’emergenza.
E’ da sottolineare anche l’aiuto
della Caritas diocesana la quale
ci segue per cercare di risolvere i
casi più complessi. Il nostro lavoro
sul territorio andrà avanti con la
consapevolezza maturata in questi
anni, avendo sempre nel cuore i
riferimenti fermi del nostro parroco don Mauro Baldi, cercando
di migliorare attraverso nuovi
strumenti che mirano ad alleviare
le problematiche psicosociali delle
famiglie quarratine messe con le
spalle al muro da una politica che
certo non aiuta ma schiaccia.
Ettore Marziale
Referente del Centro
L
a messa, richiesta dal coordinamento della scuola e degli insegnanti cattolici di Pistoia composto da associazioni Fidae
-scuole paritarie cattoliche, della Fism –Federazione italiana
scuole materne cattoliche, Aimc Associazione italiana maestri
cattolici, Uciim –Associazione cattolica italiana insegnanti medi, Age
–Associazione genitori, Agesc -Associazione genitori scuole cattoliche,
tutte facenti parte della Consulta delle aggregazioni laicali della diocesi
di Pistoia, si è svolta il 1°ottobre nella chiesa di San Bartolomeo in
Pantano alle 18.
La cerimonia è stata molto partecipata, numerose famiglie, genitori e
alunni, e tanti insegnanti di tutti gli ordini e gradi della scuola di Pistoia
si sono raccolti nella bellissima chiesa di San Bartolomeo per pregare e
ringraziare il Signore per i suoi doni.
La comunità di San Bartolomeo ha accolto i partecipanti con vero
spirito di fratellanza e don Luca Carlesi ha avuto parole significative, da
tenere presenti proprio come linea guida per tutto l’anno scolastico, sia
per i genitori che per gli insegnanti. In riferimento al brano del Vangelo
della ventisettesima domenica del tempo ordinario, don Luca si è soffermato sulla necessità di divenire ciascuno di noi una vigna che deve
portar frutto a suo tempo. Tutti concordi nell’affermare che l’uva deve
essere dolce per piacere, don Luca Carlesi ha sottolineato che bisogna saper aspettare che i frutti siano maturi, aver pazienza, non voler
bruciare le tappe perché l’uva colta fuori stagione è aspra e non se ne
può fare niente.
10 comunità e territorio
Pistoia ha
partecipato
attivamente
alla quarta
giornata nazionale
promossa
dall’Aisla
Sla
Alla ricerca
di una cura possibile
di Patrizio Ceccarelli
d
omenica 2 ott o b re a n c h e
Pistoia ha celebrato la giornata nazionale
dedicata alle
5.000 persone
che in Italia
sono colpite da Sla, la sclerosi laterale amiotrofica, malattia con un
fortissimo impatto sulla vita di chi
ne è colpito e dei suoi familiari.
Con il tempo, i malati non sono più
in grado di muoversi, comunicare,
nutrirsi e respirare autonomamente
pur mantenendo, nella maggior parte
dei casi, intatte le proprie capacità
cognitive. Ad oggi l’unica possibilità
per vincere questa malattia, di cui
ancora non si conoscono le cause, è
la ricerca scientifica.
Giunta alla quarta edizione, la
Giornata nazionale contro la Sla, è
promossa da Aisla Onlus - Associ-
Pronto Soccorso
un’indagine dell’Asl3
Gli utenti riceveranno a casa i questionari per segnalare
disservizi e valutazioni sull’assitenza ricevuta
q
uanto tempo ha
atteso in pronto soccorso? Il
personale sanitario è stato
cortese? Come
valuta la qualità
dell’assistenza
ricevuta? Queste
ed altre domande, in tutto 30, saranno rivolte agli utenti dei pronto
soccorsi degli ospedali provinciali.
L’indagine, condotta dal Mes, il Laboratorio management e sanità della
Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa
e promossa dalla Regione Toscana
con l’obiettivo di migliorare la qualità dell’assistenza, coinvolge tutte le
12 aziende sanitarie e le 4 aziende
s
i concluderanno entro la prossima primavera i lavori di ristrutturazione dell’albergo
popolare, l’edificio
di proprietà del Comune che si trova in via dei Cancellieri, nel centro cittadino. Una volta
ultimati, gli interventi renderanno
la struttura completamente rinnovata con locali più ampi e moderni,
impianti completamente nuovi e
l’accessibilità anche ai portatori di
handicap grazie ad un ascensore interno. Gli spazi, suddivisi su due piani,
avranno funzioni diverse: al piano
terra potrà essere accolto temporaneamente chi è senza fissa dimora,
mentre il primo piano sarà riservato
a persone con disagio seguite dai
servizi sociali. Il costo dell’opera ammonta a 700mila euro di cui 500mila
finanziati dalla Fondazione Caript e
200mila da un contributo regionale.
“Si tratta di un’opera molto
importante – sottolinea il sindaco
Renzo Berti – che è stata possibile
grazie alla sinergia tra Comune e
ospedaliero-universitarie e si rivolge
ad un campione di 30.000 pazienti.
Gli utenti che in questi giorni
hanno usufruito del pronto soccorso
degli ospedali di Pescia, Pistoia e San
Marcello, riceveranno a casa per
posta un questionario da compilare
e restituire con busta preaffrancata.
In alternativa si potrà rispondere ad
un numero di telefono dedicato o
collegarsi al sito, accessibile solo per
i pazienti che riceveranno la busta,
per compilare il questionario on line.
Le domande prendono in considerazione una serie di aspetti legati
all’esperienza dell’utente del pronto
soccorso, dal momento dell’accesso
fino alla dimissione, quali i tempi di
attesa, l’accoglienza e la relazione,
la professionalità e il confort. Per
favorire il dialogo con i cittadini,
il questionario si chiude con uno
spazio aperto, per inserire commenti
e opinioni.
Rispetto alle indagini svolte
negli anni precedenti, questa volta
i cittadini, anche dopo la chiusura
dell’indagine, potranno continuare
a far sentire la loro voce su un sito
internet, un ulteriore canale di comunicazione aperto e accessibile a tutti.
L’anno scorso gli accessi complessivi ai tre pronto soccorsi della provincia di Pistoia sono stati
104.962 di cui 43.133 nel pronto
soccorso di Pescia, 55.788 in quello di
Pistoia e 6.041 nel pronto soccorso
di San Marcello.
Albergo popolare
A primavera
pronta la nuova
struttura
Accoglierà senzatetto e persone disagiate
seguite dai servizi sociali
Fondazione della Cassa di Risparmio e ci permetterà di migliorare
la nostra capacità di accoglienza
alle persone che vivono momenti di
disagio e non hanno un posto dove
andare a dormire. Il Comune è la
casa di tutti i cittadini e, nonostante
i tagli statali, deve fare ogni sforzo
per prestare attenzione ai vecchi e
nuovi poveri che paiono purtroppo
in costante aumento. E’ bello pensare
che con questo intervento la qualità
di questo sforzo possa essere signi-
ficativamente migliorata”.
“L’albergo popolare esiste a Pistoia da oltre un secolo – sottolinea
l’assessore al sociale Paolo Lattari
– e da sempre accoglie persone
senzatetto dando loro la possibilità
di dormire in un luogo protetto e,
nell’inverno, riscaldato. Con questo
intervento riusciremo ad ospitare
un maggior numero di persone e a
dare risposte anche a chi ha necessità
di soggiornare nella struttura per
periodi più lunghi”.
azione italiana sclerosi laterale amiotrofica, sotto l’alto patronato del
Presidente della Repubblica e con il
patrocinio dell’Associazione nazionale comuni italiani, si propone di favorire la ricerca scientifica, chiamata
a trovare una cura efficace, capace
di dare una speranza a chi è colpito
dalla malattia dei motoneuroni.
Per dare una mano a promuovere questa speranza, i volontari
pistoiesi dell’Aisla hanno allestito un
gazebo in piazza Duomo dove, dalle
9.00 alle 18.30 hanno distribuito
materiale informativo e messo in
vendita una bottiglia di pregiato
Barbera d’Asti, il cui ricavato servirà
a finanziare la ricerca.
La prospettiva è quella di perfezionare e sperimentare una nuova
possibile terapia che utilizza il ciclofosfamide, sostenuto dal trapianto
Vita
La
n. 35 9 OTTOBRE 2011
autologo di cellule staminali ematopoietiche.
Il coordinamento di questo
progetto è stato affidato al Dipartimento di Neuroscienze, Oftalmologia e Genetica dell’Università degli
studi di Genova, mentre l’ente promotore è il Centro Clinico NeMO
- Fondazione Serena Onlus, di cui
Aisla Onlus è socio partecipante,
specializzato in malattie neuromuscolari operativo dal 2008 presso il
Padiglione De Gasperis dell’azienda
ospdaliera Niguarda Cà Granda di
Milano.
«La quarta Giornata nazionale contro la Sla ci ha consentito
ancora una volta di evidenziare
pubblicamente i bisogni dei malati,
delle loro famiglie e di sostenere
un importante progetto di ricerca
– sottolinea il presidente di Aisla
Onlus, Mario Melazzini – Vogliamo
affrontare le necessità delle persone
con Sla con i fatti concreti e non
con le parole. Tutti siamo chiamati
a rispondere “presente” per partecipare alla lotta contro la SLA: una
battaglia che, speriamo il più presto
possibile, ci porterà a sconfiggere
la malattia».
Manovra finanziaria
«Difendiamo
il bene comune»
Enti locali contro le decisioni de Governo
M
unicipi aperti, sabato scorso, in molti Comuni della nostra
provincia, per spiegare ai cittadini gli effetti della manovra
finanziaria, e luci spente in molte vie e piazze, per mostrare
anche visivamente cosa potrebbe succedere se il provvedimento non dovesse essere cambiato. A Pistoia il sindaco, gli assessori
della giunta comunale e i presidenti delle tre circoscrizioni, sabato mattina, sotto il loggiato di Palazzo di Giano, hanno illustrato ai cittadini quali
sono le difficoltà nelle quali l’amministrazione si trova ad operare e hanno condiviso con loro le preoccupazioni legate agli effetti della manovra.
Un’iniziativa, quella del primo ottobre che scaturisce dalla mobilitazione
istituzionale in corso dal 29 agosto, quando mille sindaci sfilarono in corteo a Milano, e annunciata il 15 settembre all’indomani dell’approvazione
della finanziaria. «In questo momento non ci sentiamo dall’altra parte
della barricata – ha spiegato il sindaco Berti - Siamo consapevoli della
gravità e della portata di questa crisi che investe il Paese, chiediamo però
una dignità di interlocuzione diversa con il governo. Come amministratori siamo determinati a fare la nostra parte, come d’altronde abbiamo
sempre cercato di fare, ma il taglio delle risorse per proporzioni e tempistica, attuato attraverso questa ultima manovra finanziaria, non ci mette
più nelle condizioni di garantire servizi e prestazioni fondamentali e mortifica i diritti di tutti i cittadini. Nell’arco di poco tempo saremo chiamati
a prendere delle scelte che impatteranno negativamente sul territorio
e sulle comunità che lo popolano». L’iniziativa, in forme analoghe, si è
svolta anche in altri comuni della provincia: Agliana, Buggiano, Chiesina
Uzzanese, Cutigliano, Lamporecchio, Larciano, Marliana, Massa e Cozzile,
Monsummano Terme, Montecatini Terme, Pieve a Nievole, Piteglio, Ponte
Buggianese, Quarrata, Sambuca Pistoiese, San Marcello Pistoiese, e Uzzano.
Cartelle d’Italia
Alla Biblioteca di Marliana il gioco
dell’Unità d’Italia
I
n occasione di “Ottobre Piovono Libri 2011”, sabato 8 ottobre
alle 17 presso la sala Consiliare del Comune di Marliana, la Biblioteca Comunale, con il patrocinio del Comune e di Fidapa, sezione
Pistoia, organizza l’evento “Cartelle d’Italia. La storia dell’Unità
d’Italia raccontata attraverso il gioco della tombola”. Un gioco a cura di
Francesca Rafanelli, con la collaborazione di Iacopo Cassigoli dell’Associazione Ottava Soprana, per grandi e piccini, ricco di premi e di storia
per raccontare, ad ogni numero estratto, oggetti, aneddoti e personaggi
dell’Italia Unita. Da Garibaldi alla Nutella, passando per i Puffi, l’immagini
di Carosello, i filmati d’epoca e i Promessi Sposi, la tombola dell’Italia
Unita ci permetterà di riscoprire la nostra quotidiana “italianità”.
Vita
La
comunità e territorio
n. 35
Pistoia
9 OTTOBRE 2011
Al via il “nonnobus”
l
a mattina di giovedì 29
settembre, si è svolta, in
piazza Duomo, la presentazione ufficiale del
“Nonnobus”, servizio di
trasporto gratuito promosso dall’Assessorato
ai Servizi Sociali del Comune di
Pistoia e dall’Apici (Associazioni
Provinciali Invalidi Civili e Cittadini
Anziani). Il servizio, a partire dal
5 ottobre, consentirà agli anziani
pistoiesi di recarsi allo Spazio Incontri l’Angolo e partecipare alle
relative iniziative. Alla presentazione del “Nonnobus” – una Renault
Kangoo gialla – hanno partecipato
il sindaco Renzo Berti e una delegazione della giunta comunale. “Intendiamo offrire un’opportunità in
più agli anziani pistoiesi, permettendogli di partecipare maggiormente
alla vita sociale della città: l’Angolo
costituisce un punto di riferimento
radicato nel nostro territorio – ha
spiegato Berti – queste iniziative
permettono a tutti di esercitare
fino in fondo il ruolo di cittadini:
Patto Wolakota
tra Pistoia, Prato
e Firenze
di Leonardo Soldati
L
segnali in controtendenza rispetto
al generale arretramento nel campo dei servizi alla persona che si
registra nel paese. In un contesto
dove le risorse del comune di Pi-
stoia diminuiscono di tre milioni e
seicentomila euro solo per il 2011,
non ci poniamo soltanto l’obiettivo
di resistere, ma, quando è possibile,
di produrre un avanzamento dei
Successo per Terra Betinga
s
Viale Matteotti, Ponte di Porta
San Marco,Via Tripoli,Via Sestini. Il
rientro dall’Angolo è previsto alle
18 con arrivo alle 18,30 in Corso
Amendola.
Le soste coincidono con le fermate
del servizio pubblico.
Per informazioni è possibile contattare i Servizi Sociali al numero
0573 371400, 371419, 371420.
Jacopo Golisano
Amicizia tra i Sioux e Pistoia
Corale comunale di Agliana
uccesso per i nuovi
appuntamenti di inizio
autunno per la corale
comunale di Agliana
“Terra Betinga”. Il coro
si è esibito il 20 settembre nella Chiesa
di San Biagio a Casini di Quarrata, in
occasione della festa della “Madonna Addolorata” e lo scorso lunedì
26 con l’esibizione nella Chiesa di
Sant’Angelo a Bottegone, in occasione della festa parrocchiale.
Il repertorio, in entrambi i con-
servizi alla persona.” Il servizio sarà
attivo due giorni alla settimana:
mercoledì e venerdì, con partenza
alle 16 da Corso Amendola e arrivo
all’Angolo per le 16,30.
Gli itinerari saranno diversificati:
mercoledì si prosegue per Viale
Arcadia, Ponte di Porta San Marco
e Via Antonelli; venerdì si passa invece lungo Corso Gramsci, Piazza
San Francesco,Via dei Pappagalli,
certi è stato centrato sull’interpretazione di pezzi sacri e profani classici
e moderni per coro, voci soliste e
organo.
I solisti protagonisti sono stati il
soprano Claire Briant Nesti, il soprano Benedetta Gaggioli, il tenore Davide Biagini e il baritono Salvatore Cilia.
La Corale “Terra Betinga”, guidata dal direttore Paolo Pacini, ha
ripreso le attività ad inizio settembre.
Vengono proposte lezioni di tecnica
vocale avvalendosi di un repertorio
che spazia dal rinascimento barocco
sino al periodo romantico e ai gospel,
a cappella o con orchestra di fiati e
organo o orchestra d’archi e organo. L’intento non è soltanto quello
di fare musica ma anche quello di
stare insieme, conoscendo nuove
persone e facendo nuove amicizie. Il
coro è sempre alla ricerca di persone
interessate e appassionate del canto
che possano arricchire il gruppo,
annualmente la corale partecipa a
concerti e rassegne, e non solo nel
Comune di Agliana.
M. B.
Palazzo Puccini
Riapre “Casa in Piazzetta”
e Province di Pistoia,
Prato e Firenze hanno
stabilito un patto Wolakota: il protocollo di
amicizia con i discendenti delle
poche migliaia di indigeni nordamericani Lakota sopravissuti
ai massacri del XIX secolo. Fu
un genocidio senza precedenti,
intorno a 70 milioni di morti nel
corso di 500 anni fino ad arrivare
al secolo trascorso. Un’occasione
per riscoprire la ricchezza spirituale e materiale della cultura
dei Lakota-Sioux di Rosebud,
per celebrare l’evento sono stati
organizzati una serie di significativi eventi collaterali: una mostra
etnografica ed antropologica a
Firenze, presso Palazzo Medici
Riccardi (ingresso gratuito), con
esposizione di manufatti originali,
curata da Alessandro Martire
avvocato presso l’Alto Commissariato dei Diritti dell’Uomo
di Ginevra in rappresentanza
della Nazione Lakota-Sioux di
Rosebud, oltre che presidente
dell’associazione culturale Wabli
Gleska; conferenze e tavole rotonde aperte al pubblico ed alle
scuole, con la partecipazione del
presidente dei Lakota-Sioux e
dei rappresentanti ufficiali della
Rosebud Sioux Tribe; al Duomo
sempre di Firenze, presso l’Auditorium, i delegati della Nazione
Lakota-Sioux e l’associazione
Wambli Gleska hanno presentato
un progetto interculturale per la
promozione di viaggi nelle riserve
Lakota-Sioux, iniziativa inserita
nel programma di 90 giorni per
il dialogo tra le culture con “Life
Beyond Tourism”, promosso
dalla Fondazione “Romualdo Del
Bianco”, presieduta da Paolo Del
Bianco. Durante la kermesse, la
delegazione Sioux ha partecipato
alle iniziative in loro omaggio
anche con i costumi tipici: collane
guerriere, faretre, frecce e copricapo composti da penne d’aquila
reale, ermellino, code di lince,
abiti tradizionali molto colorati,
promuovendo una cavalcata che
ha attraversato la Città del Giglio con tanto di canti a suon di
tamburo. Un proverbio dei nativi
americani recita «Un viaggio finisce solo quando non hai più sogni
da inseguire», un viaggio che inizia
proprio dalla città che diede i natali ad Amerigo Vespucci. Adesso
il sogno di riscoprire la realtà dei
Sioux è diventato reale.
L’intervento sul centro di aggregazione giovanile è costato
435.000 euro ed è stato finanziato dagli Istituti Raggruppati
e dalla Regione Toscana attraverso il programma Piuss
r
iapre a Palazzo Puccini
la sede del centro di
aggregazione giovanile
“Casa in Piazzetta”,
oggetto di un intervento di manutenzione straordinaria che è
durato dieci mesi.
“Casa in piazzetta”, promossa
e gestita dall’associazione di volontariato Arcobaleno, per conto degli
Istituti Raggruppati, offre un lavoro
di animazione culturale rivolto ai
ragazzi in situazioni di disagio e dà
loro l’opportunità di cimentarsi con
attività teatrali, musicali, sportive e
di partecipare attivamente all’organizzazione di eventi e manifestazioni
come lo “S’Concerto di quartiere”
alle Fornaci. Dal prossimo ottobre
fino a giugno, il ventaglio di proposte
organizzate dal centro comprenderà
anche un laboratorio di inglese per
i bambini, serate di sport in palestra
11
di Romeo Perrotta
per sole ragazze, oltre a Ciclofficina
(un luogo dedicato interamente alla
riparazione delle biciclette come
occasione di formazione e apprendimento, oltre che di uso consapevole
delle due ruote), incontri conviviali,
gite e campeggi estivi.Alla riapertura
di “Casa in Piazzetta” ha partecipato
il sindaco Renzo Berti: “Questo
intervento – ha spiegato il primo
cittadino - inserisce il recupero di un
edificio storico, quale Palazzo Puccini, nella prospettiva più ampia della
valorizzazione del centro di Pistoia e
di un sostegno per la tutela dei diritti
della cittadinanza. Offrire degli spazi
per attività culturali e ricreative a
ragazzi in difficoltà significa mettere
a disposizione della comunità un
servizio di grande utilità sociale per
il quale dobbiamo ringraziare gli
Istituti Raggruppati e l’associazione
di volontariato Arcobaleno”.
In una situazione contrassegnata
da tagli ai trasferimenti, che più volte
abbiamo denunciato anche nei giorni
scorsi, il Piuss si rivela uno strumento
indispensabile per dare risposte concrete ai bisogni di quanti si trovano in
situazioni di marginalità. Lo abbiamo
riscontrato nel luglio scorso alla fine
dei lavori che hanno riguardato il
Tempio e lo riscontreremo ancora
tra alcune settimane non appena si
sarà concluso l’intervento di riqualificazione del Villino Desii”.
Alla cerimonia di riapertura
erano presenti anche la presidente
della Provincia Federica Fratoni e il
presidente degli Istituti Raggruppati
Giancarlo Niccolai che ha sottolineato come “questo centro debba
continuare ad essere un luogo vivo,
fucina che forgia giovani affinché diventino uomini e donne consapevoli
delle proprie potenzialità e dei propri
talenti, e coraggiosi nell’affrontare
la vita”.
PRESIDENZA E DIREZIONE GENERALE
Largo Treviso, 3 - Pistoia - Tel. 0573.3633
- [email protected] - [email protected]
SEDE PISTOIA
Corso S. Fedi, 25 - Tel 0573 974011 - [email protected]
FILIALI
CHIAZZANO
Via Pratese, 471 (PT) - Tel 0573 93591 - [email protected]
PISTOIA
Via F. D. Guerrazzi, 9 - Tel 0573 3633 - [email protected]
MONTALE
Piazza Giovanni XXIII, 1 - (PT) - Tel 0573 557313 - [email protected]
MONTEMURLO
Via Montales, 511 (PO) - Tel 0574 680830 - [email protected]
SPAZZAVENTO
Via Provinciale Lucchese, 404 (PT) - Tel 0573 570053 - [email protected]
LA COLONNA
Via Amendola, 21 - Pieve a Nievole (PT) - Tel 0572 954610 - [email protected]
PRATO
Via Mozza sul Gorone 1/3 - Tel 0574 461798 - [email protected]
S. AGOSTINO
Via G. Galvani 9/C-D- (PT) - Tel. 0573 935295 - [email protected]
CAMPI BISENZIO
Via Petrarca, 48 - Tel. 055 890196 - [email protected]
BOTTEGONE
Via Magellano, 9 (PT) - Tel. 0573 947126 - [email protected]
12
Vita
Modello Isee?
n. 35 9 OTTOBRE 2011
Confartigianato Edilizia
La Scia semplifica
ma l’errore
può costare caro
La
Ti aiuta il Caaf Confartigianato
(anche se non hai un’impresa)
F
orti perplessità da parte
degli edili di Confartigianato Pistoia sulla
bontà della Scia, la Segnalazione certificata di inizio attività che ha sostituito la vecchia Dia.
Eventuali imprevisti in corso d’opera, infatti, potrebbero portare alla
sospensione dei lavori, con evidente danno per il committente,
che potrebbe rivalersi sulla stessa
impresa se non sul progettista.
Se con la Dia bisognava ottenere
il preventivo visto formale del
Comune (anomalia tutta pistoiese,
peraltro) e attendere 20 giorni
prima di aprire un cantiere, con la
Scia (corredata di tutti i nulla osta
e atti di assenso dovuti) i lavori
possono iniziare contestualmente
alla presetnazione presso l’amministrazione comunale. L’ente locale
può effettuare invece dei controlli
a posteriori, entro 30 giorni dalla
presentazione della Scia.
Il problema sorge nel caso in cui
tali controlli rilevino carenze a
livello di documentazione. In tale
circostanza il Comune, entro i
soliti 30 giorni, notifica ai soggetti
coinvolti la sospensione dei lavori e
l’eventuale ripristino di quanto già
esegutio. In tal caso si può presen-
tare una nuova Scia o “aggiustare”,
se possibile, quella presentata.
Ma i lavori devono essere sospesi
anche quando ci sono delle varianti
alla Scia presentata, per le quali non
è possibile depositare lo stato finale dell’opera realizzata al termine
degli stessi.
A quel punto si riparte da capo: si
presenta una nuova Scia di variante
in corso d’opera e si ricomincia
l’iter, magari decidendo di attendere i 30 giorni necessari a “mettersi
al riparo” da un eventuale nuovo
controllo e un’eventuale nuova sospensione dei lavori.
“Soprattutto sui vecchi immobili _
affermano gli edili Confartigianato
_ gli imprevisti sono all’ordine del
giorno e un committente che dovesse subire disagi per l’eventuale
sospensione dei lavori potrebbe
rivalersi economicamente su progettista e impresa, anche se la colpa
non è di quest’ultima. Con i tempi
che corrono e le aziende edili in
difficoltà per i cronici ritardi nei pagamenti da parte dei committenti,
pubblici e privati, la Scia non fa che
gettare benzina sul fuoco”.
Occorre infine ricordare che la
Scia (e così pure la Dia) è l’atto
finale di un iter burocratico che
spesso coinvolge preventivamente
altri enti quali lo stesso Comune
per aspetti del centro storico, tutela delle acque e vincolo idrogeologico; la Soprintendenza per i vincoli
storici artistici e paesaggistici; il Genio civile per la parte strutturale.
In certi casi, il tempo necessario a
mettere insieme tutti questi pareri
può arrivare a 4 o 5 mesi, se tutto
fila liscio.
I nuovi ticket sanitari stanno facendo impazzire.
Il modello ISEE è diventato uno strumento indispensabile per accedere alle
agevolazioni sanitarie previste dalla legge e non solo.
Il Caaf di Confartigianato è a disposizione di imprenditori e non per lacompilazione gratuita dell’Isee
Rivolgiti alla tua sede più vicina:
PISTOIA • Via E. Fermi, 49 • tel. 0573 9375
AGLIANA • Via Paganini, 46/48 • tel. 0574 711686-673264
MONTALE • Via M. L. King • tel. 0573 556620-557932
QUARRATA • Via Marco Polo, 80 • tel. 0573 739278-778026
MONSUMMANO • Via Risorgimento, 661 • tel. 0572 53426
MONTECATINI • Via Pistoiese, 19 • tel. 0572 771369-770918
PESCIA • Via Amendola, 13 • tel. 0572 476865-499703
SAN MARCELLO • Via G.Marconi, 205 • tel. 0573 630034
sport pistoiese
D
Calcio - Basket
Podismo
uecentodiciannove, il numero magico della Silvano
Fedi – Cral Breda. La società
pistoiese ne ha già ottenuti
così tanti dall’inizio dell’anno: una cifra
record, che merita di essere sottolineata.
I nostri portacolori si sono dimostrati
competitivi come squadra, imponendosi
nei Nazionali Uisp di corsa su ciaspole,
nel femminile di corsa su strada, nel
maschile di corsa in salita, ma pure
stracompetitivi come individualità: basti
pensare a Massimiliano Begliomini, laureatosi campione italiano di corsa su strada Uisp categoria GM, oppure a Stefania
Bargiacchi, campionessa tricolore Uisp
di corsa su strada categoria DF o ancora
Ascanio Andreotti (nella foto), campione
d’Italia Uisp di corsa in salita categoria
DM. Tantissimi i podi, sia Nazionali che
Regionali, numerose le vittorie assolute:
Fabio Venturini (Passeggiata Pistoiese),
Giacomo Buonomini (Abetone Dynamo
Trail), Stefania Bargiacchi (Campestre
Sant’Ippolito, Le Colline del Montalbano,
Sere d’Estate in corsa, Scarpinata Raminese, Trofeo Enea Cotti, Trofeo Verde), Paola Pignatelli (Campestre Gran Prix, Passeggiata
per Tutti), Elena Sciabolacci (Scarpinata Circolo Bugiani), Elisa Dami (Trofeo Bruno Romani,
Trofeo Virgilio Daghini, StraChiesina), Lucilla Tuci (Camminata nella Valle del Serpente), Federica Mordini (Trofeo Pierattini). E dopo l’ottava prova podistica su dieci complessive, nel
Challenge Crudelia, il premio per i migliori podisti, ci sono esponenti della Fedi anche nelle
varie graduatorie. Giuliano Burchi de La Stanca di Valenzatico con 47 punti, cinque lunghezze di vantaggio su Gerardo Baicchi del Cai di Pistoia, 42, sei su Franco Dami della Silvano
Fedi Cral Breda, 41, guida la classifica maschile. Seguono, più staccati, Massimo Buonamici
dell’Atletica Borgo a Buggiano 29, Massimo Farnararo e e Roberto Mei della Silvano Fedi
24, Ascanio Andreotti della Silvano Fedi a 22. In campo femminile, comanda la graduatoria
Maria Amelia Nardi de La Stanca di Valenzatico a 48, davanti a Antoneitta Schettino di Massa
e Cozzile 35, Morena Gavazzi della Silvano Fedi 28, Tiziana Dami della Silvano Fedi 26, Elena
Sciabolacci sempre della Fedi 25.
Gianluca Barni
Silvano Fedi Tempi Supplementari
uber alles
di Enzo Cabella
B
asket sugli scudi, calcio nella
polvere. La Giorgio Tesi Group
ha cominciato il campionato con
una squillante vittoria sulla neo
promossa Assi Ostuni. La partita
è sempre stata nelle mani della squadra pistoiese, quella pugliese non ha mai rappresentato un pericolo. Logico, quindi, pensare
che per la squadra di Moretti il compito sia
stato sin troppo facile e quindi le valutazioni sul suo conto devono essere rinviate
a quando affronterà avversari ben più forti
e ambiziosi. E’ pur vero che la Giorgio Tesi
Group ha fatto vedere alcuni aspetti di
gioco che meritano di essere approfonditi.
Intanto, il fatto che la squadra ha tante soluzioni tecniche. Lo scorso anno aveva due
talenti come Varnado e Forte, e la squadra
si affidava molto ai due americani. Quest’anno ha addirittura cinque ‘stelle’, quattro
straniere (gli americani Mathis, Hardy, Jones
e il francese Yango) e l’ex azzurro Galanda:
una batteria del grandissimo potenziale che
potrebbe proiettare la squadra di Moretti
nel ristretto numero delle protagoniste del
campionato. Mathis è un playmaker perfetto, dotato di esperienza e qualità tecniche
non comuni, leader e prezioso punto di
riferimento in campo. Hardy è un giovane
talento capace di giocate spettacolari e di
altissimo livello tecnico. Jones è il giocatore
tuttofare, battagliero ma anche capace di
spunti irresistibili.Yango una pedina preziosa
perché sempre in grado di cambiare il volto
della squadra. Infine Galanda, giocatore che
sa far tutto: segnare, catturare rimbalzi e
fare assist. Il suo curriculum ne è una chiara
testimonianza. Contro Ostuni non stava
bene, il mal di schiena ne ha condizionato
il rendimento ma ha offerto ugualmente
sprazzi di classe purissima. Aspettando avversari di ben altra levatura di Ostuni, possiamo comunque dire che le premesse su
cosa potrà fare la Giorgio Tesi Group sono
sicuramente ottimistiche.
Non così per la Pistoiese, che dopo sei partite ha una classifica deludente: quartultima
con soli quattro punti all’attivo. Pur avendo
cambiato allenatore e inserito in squadra
tre giocatori di valore ed esperienza (Colombo, Stamilla e Braiati) non ha ancora vinto. Se pensiamo a come la squadra era stata
dipinta dal presidente Ferrari c’è da essere
preoccupati. Il distacco dalla coppia di testa
(Este e Cerea) è di ben 12 punti, dalla terza
(Camaiore) di 11 e dalle formazioni ritenute in grado di vincere il campionato (Forlì
e Mezzolara) di 8: distacchi che sembrano
incolmabili, anche se nelle 32 partite ched
restano da giocare (96 punti in palio) in
teoria tutto può accadere. Ma non c’è più
tempo da perdere: o la Pistoiese comincia
a inanellare una lunga striscia di vittorie o
deve dire addio ai sogni di promozione.
Vita
La
“
La ricerca di nuovi
equilibri in una società che invecchia”
richiede azioni politiche che mettano
ancora una volta “al
centro la famiglia
e le scelte che ne accompagnano i
processi di formazione e di sviluppo”.
Sono le conclusioni cui pervengono gli autori de “Il cambiamento
demografico. Rapporto-proposta
sul futuro dell’Italia” (Laterza, BariRoma 2011), curato dal Comitato
per il progetto culturale della Cei e
presentato il 5 ottobre a Roma. Al
volume, con prefazione a firma del
card. Camillo Ruini, presidente del
Comitato, hanno lavorato demografi
e studiosi di diverse discipline che
aggiungono:“Occorre diffondere una
nuova mentalità che renda più generativa ed equa la società italiana”,
preoccupandosi “dell’ecologia umana, cioè del rispetto di quelle forme
sociali di vita che rendono dignitosa
la nascita dei figli e la possibilità di
allevarli ed educarli in un contesto
che non ha sostituti o equivalenti
funzionali: il contesto familiare”. A
tale fine “dobbiamo però rivedere il
concetto di sostenibilità e includere
in esso le relazioni umane e sociali,
che rendono la popolazione non
soltanto numericamente equilibrata,
ma anche socialmente coesa e giusta nelle relazioni fra i sessi e fra le
generazioni”.
Cambiamenti e nodi
critici
Suddiviso in tre parti, il rapporto
prende il via dalla convinzione che
“l’incuria italiana degli ultimi quarant’anni nei confronti del problema demografico” abbia “prodotto
gravissimi danni sociali, economici e
politici”. La prima sezione, corredata
da tabelle e grafici, ripercorre il cammino demografico nel nostro Paese,
dove da molti anni nascono meno di
600mila bambini l’anno (561.944 nel
2010, secondo l’Istat, dato in progressivo calo dagli anni Settanta quando
toccava i 900mila), 150mila in meno
di quanto sarebbe necessario “solo
per garantire” nel tempo “l’attuale
dimensione demografica”, mentre
la fecondità “si è attestata attorno
p
roviamo a
tracciare l’identikit del nostro
politico ideale.
Proviamo a
elencarne le
doti personali,
i suoi pregi e
non, per una volta, i suoi difetti.
Senza etichette o appartenenze
politiche di sorta.
Per prima cosa il nostro politico
ideale viene scelto direttamente
dagli elettori, attraverso il voto
di preferenza. E, sulla base di
quel voto, con gli elettori stila un
patto: accetta, una volta eletto, di
abbassare il livello della sua privacy. Accetta cioè di passare ogni
giorno sotto i raggi x dell’opinione pubblica. A costo di aprire le
porte di casa sua, di mostrare il
suo conto in banca e tutti i suoi
affari, di rendere pubbliche tutte
le sue frequentazioni. E pure di
alzare il volume delle sue telefonate. Un patto obbligato, nel nostro
ideale di politica: l’elettore per
9 OTTOBRE 2011
dall’Italia
n. 35
Italia: calo demografico
13
COLPO D’OCCHIO
Mancanza
di olio
Come invertire
la rotta?
L
di Piero Isola
alla media di 1,4 figli per donna”. La
seconda parte offre una riflessione
sui cambiamenti e i principali nodi
critici, tra cui l’allungamento della
vita, la convivenza con gli oltre cinque
milioni di immigrati, le difficoltà dei
giovani adulti a raggiungere l’autonomia e il disagio per dover rimanere
ancora in famiglia, le conseguenze
della Legge 194 e l’influenza dei
media sulla società. L’ultima è dedicata alle proposte e alle azioni e
politiche sociali per governare questi
mutamenti.
Il Rapporto-proposta
del “Progetto culturale Cei”
di Giovanna Pasqualin Traversa
Protagonista
la famiglia
Gli autori della ricerca ritengono
che nonostante la diffusa concezione
antropologica che privilegia “un’idea
individualistica della persona umana”
e “relega nell’ambito del privato
tutto ciò che appartiene agli affetti,
alla sessualità, alla filiazione e alla
famiglia”, dietro “alle grandi trasformazioni demografiche” ci sia “una
vera grande protagonista: la famiglia”
nella quale “si concretizza il risultato
dei comportamenti riproduttivi
della popolazione italiana”. Proprio
“nelle difficoltà familiari” trova
“normalmente ragione il divario”
di cui il rapporto dà conto “tra la
fecondità voluta – gli oltre due figli
che le madri vorrebbero – e quella di
fatto realizzata, i circa 1,3-1,4 figli per
donna”. Quanto al “rallentamento
dei processi di formazione di nuove
coppie – dagli oltre 400mila matrimoni degli anni Settanta agli attuali
poco più di 200mila”, esso “va di pari
passo” con il “diffuso prolungamento
della permanenza dei giovani adulti
nella casa dei genitori”, l’innalzamento “oltre i 30 anni dell’età media al
primo matrimonio, sino al rinvio
delle scelte procreative sempre più
verso la soglia dei 40 anni”.
L’allarme
invecchiamento
Tuttavia, secondo gli studiosi, “il
grande fenomeno che fa da sfondo
al panorama del cambiamento demografico nell’Italia del XXI secolo”
resta quello dell’invecchiamento
della popolazione: “la transizione dal
sorpasso (già realizzato) tra nonni
e nipoti a quello (in un futuro non
così lontano) tra bisnonni e pronipoti”. Un aspetto che “suscita molto
allarme” per la tenuta del sistema di
welfare, la salvaguardia del sistema
produttivo e “la capacità di garantire
una pacifica convivenza sociale”. Definendo “selettive e frammentate” le
misure fino ad oggi adottate in Italia
per sostenere la natalità, il rapporto
afferma che “la misura più significativa in tal senso” è “l’equità fiscale”,
intesa come “modalità strutturale di
trattamento equo della famiglia sotto
il profilo del reddito effettivamente
spendibile dai suoi membri”. Di qui
la proposta di adottare il quoziente
familiare, oppure il “fattore famiglia”
con la determinazione di una “no tax
area”. Si devono inoltre “potenziare
i servizi di qualità per la primissima
infanzia”, in particolare i nidi, e valorizzare il ruolo dei consultori. Ma
occorre soprattutto “un piano nazionale per la famiglia” con “carattere
sussidiario”, oltre ad “una strategia
dinamica e di lunga durata che la
collochi al centro della società” come
“una dimensione di tutte le politiche
sociali, economiche, educative”. Una
sorta di family mainstreaming, per il
quale gli autori della ricerca invitano
inoltre a conciliare famiglia e lavoro
e ad elaborare adeguate politiche
abitative.
Il politico
ideale?
Sotto i riflettori sempre
di Sandro Vigani
poter scegliere deve conoscere
davvero tutto del politico che intende votare, e quindi le sue idee,
i suoi progetti, i suoi valori non
solo dichiarati nei programmi, ma
applicati ogni giorno con i suoi
comportamenti.
Andiamo avanti con l’identikit. È
un politico “orfano” di parenti e
amici: in senso metaforico, ovviamente. Questo per dire che una
volta eletto deve dimenticare le
persone a lui più vicine per pensare, indifferentemente, al bene dei
cittadini. Al bene di tutti: di coloro
che lo hanno eletto e anche degli
altri, che la pensano diversamente.
Questo perché la politica è amore
per la “polis” per la vita sociale. E
quindi il nostro politico non si fa
eleggere per soddisfare i propri
bisogni o di quelli dei suo ambito,
ma si apre, crea comunione. Per
lui è una questione di dare, non
di avere. Ecco perché tratta con
trasparenza e distacco il delicato
aspetto degli appalti pubblici.
Il nostro politico ideale conosce
a memoria la Costituzione, la rispetta e la fa rispettare dal primo
all’ultimo punto. E sa bene cosa
significa indipendenza dei poteri,
esecutivo, legislativo e giudiziario:
applica e pretende il rispetto e la
distanza tra chi governa, chi fa le
leggi e chi le fa rispettare. Inoltre
è ben consapevole che un altro
potere, quello dei media, è e deve
essere ancor più indipendente
rispetto a tutti gli altri, perché
strumento di garanzia e controllo
del cittadino.
Ovviamente il nostro politico ideale ha un programma e, una volta
eletto, lo persegue. E nel caso si
trovi a dover fare scelte impopolari, per il bene collettivo, le fa
anche a costo di rimetterci voti.
Ha ben chiare, certo, quali sono
le priorità del momento, le emergenze cui dover far fronte. Ma, al
tempo stesso, riesce a non farsi
condizionare da politiche del “qui
e ora” mantenendo una visione
strategica a lunga scadenza. Possibilmente non coincidente con la
prossima campagna elettorale. 1
tempi della politica possono non
coincidere, cioè, con quelli delle
elezioni.
Infine, il nostro politico ideale se
sbaglia o tradisce la fiducia degli
elettori si dimette.
a crescita, la crescita…
La parola è d’attualità.
Una volta, negli anni del
dopoguerra, ai bambini e
alle bambine delle elementari, per
aiutare la crescita, la scuola (lo Stato) somministrava l’olio di fegato di
merluzzo. Ogni scolaro si portava da
casa il cucchiaio per ricevere la sua
dose quotidiana (gli schizzinosi aggiungevano mezzo limone per ripulirsi
la bocca). Non si poteva proprio dire
una medicina, ma neanche una bontà.
Aveva inevitabilmente un odore, e
altrettanto il sapore, di pesce andato
a male.Tutt’altro che gradevole. Ma
si mandava giù, aiutava la crescita.
Adesso altro che cucchiai! Di olio
di fegato di merluzzo ce ne vorrebbero bidoni, tonnellate. Per aiutare
la crescita, dell’Italia, e degli italiani.
Perché qui occorre precisare, occorre
distinguere.Tutti invocano la crescita
dell’Italia (crescita di che, poi? Degli
investimenti? Dei consumi? Dell’occupazione?) ma nessuno pensa che
parimenti dovrebbero crescere gli italiani. Crescere di numero, innanzi tutto, visto che anche in questo settore
siamo carenti, se non ci fossero – pure
qui – gli immigrati a supplirci, a darci
una mano, anzi non solo la mano, ma
bambini interi, i quali rappresentano,
checché ne pensino i fautori delle teorie malthusiane, la forza motrice, la
vera spinta all’economia di un Paese.
E poi crescere nel senso di maturare,
considerato che, stando alle valutazioni del povero Padoa-Schioppa e
del sempre vegeto ministro Brunetta,
tra gli italiani sono ancora molti i
bamboccioni.Termine che a nostro
modesto parere non necessariamente
dovrebbe essere riferito solo ai soggetti compresi entro una determinata
fascia d’età e nella condizione, per
intenderci, di “figli di famiglia”, ma
dovrebbe estendersi a tutti quegli
italiani che – se semplici cittadini –
pensano di continuare a spendere più
di quanto guadagnano, e – se pubblici
amministratori – di continuare bellamente a sperperare denaro pubblico,
tanto poi… c’è Pantalone che paga.
Dove si vede che la crescita, nel senso
di maturazione, dovrebbe riguardare
molti di questi “bamboccioni” ancora
immaturi e perciò pericolosi.
Anche il presidente Giorgio Napolitano ha parlato di crescita (dell’Italia,
ovviamente) e proprio davanti agli
studenti, al Quirinale, per la consueta
cerimonia di inaugurazione dell’anno
scolastico. Non sappiamo se il Capo
dello Stato abbia mai preso l’olio di
fegato di merluzzo. Osiamo pensare
di sì, a meno che ai suoi tempi di ragazzino delle elementari questa sorta
di purga, pardon, di toccasana per la
crescita, era ancora di là da venire. E
se oggi si riproponesse nelle scuole, e
non solo, per aiutare la crescita? Sì,
d’accordo, i nostri bambini sono oggi
fin troppo ben pasciuti, se non panciuti, per aver bisogno dell’olio di fegato
di merluzzo. Però un ricostituente,
un qualche nuovo corroborante, un
integratore di nuova formula, studiato
apposta per la crescita degli italiani,
nel senso della maturazione, in questi
tempi di crisi, non potrebbe che far
bene. A tutti. Non solo ai bambini.
Perché non provare?.
14 dall’italia
“
La Padania non
esiste”. La frase
del presidente
Napolitano ha
conquistato le
prime pagine
di quotidiani e
telegiornali, suscitando le scomposte reazioni dei leghisti e il plauso
delle altre forze politiche. Ma, a
ben guardare, questa affermazione
in sé non dovrebbe costituire una
notizia. Lo sarebbe stata se il Capo
dello Stato avesse dichiarato il
contrario, legittimando una fantasia
del popolo verde su cui da anni
Bossi e i suoi seguaci costruiscono
il consenso dei loro elettori.
Com’è possibile che un’affermazione tanto semplice e scontata
venga amplificata come se il pre-
Le notizie al contrario
Le parole
di buon senso
del Presidente Napolitano
di Marco Deriu
sidente avesse rivelato una verità
sconvolgente? Evidentemente, in
un’epoca in cui – ormai da troppo
tempo – il linguaggio della politica
amplificato (e spesso costruito) dai
media si basa su slogan a effetto,
metafore fantasiose, manifestazioni
folkloristiche ed espressioni volgari,
un’affermazione che richiama un
evidente dato di realtà diventa un
Scuola
Il richiamo dei giovani
Le parole del Presidente della Repubblica
di Alberto Campoleone
s
i è ripetuto,
come ogni anno,
l’incontro del
presidente della
Repubblica Giorgio Napolitano
con gli studenti, al
Quirinale, “la cerimonia più bella
e gioiosa che ospitiamo”, ha detto il presidente, occasione per
riflessioni importanti e una serie
di moniti per la scuola italiana.
Partiamo da questi: Napolitano
è tornato infatti a parlare di una
scuola che premi il merito e le
eccellenze, certo, ma che sia
anzitutto capace di inclusione
e del perseguimento dell’uguaglianza. Anzi, ha spiegato che “se
c’è una maggiore uguaglianza di
opportunità, si possono mettere
tutti in condizione di meritare e
anche far emergere con più facilità le eccellenze”. Eccellenze da
accompagnare nella loro crescita
(leggi: nel proseguo degli studi
universitari).
Napolitano ha anche parlato di
una scuola che regga il confronto
internazionale, ha rilevato come
cresca il numero di studenti stranieri nelle università italiane ma
anche come troppi bravi nostri
laureati costretti siano ad andare
all’estero. Una scuola - ha insistito - “aperta e migliore”, “una
scuola inclusiva, che accoglie
come è giusto i bambini di ogni
Vita
La
n. 35 9 OTTOBRE 2011
Informazione
colore figli dell’immigrazione, una
scuola moderna”. Questa scuola
“richiede una quota adeguata di
risorse nell’ambito del bilancio
dello Stato”. Senza dimenticare il
rigore del momento economico,
la necessità di produttività nella
spesa pubblica, ma proprio a partire da qui “è possibile e necessario - ha detto il presidente - stabilire un nuovo ordine di priorità,
nel quale non sia riservata alla
scuola una collocazione riduttiva,
attribuendo una quota chiaramente insufficiente alle risorse
per l’istruzione, l’alta formazione,
la ricerca”.
Attenzione e impegno fattivo,
anche economico, per l’istituzione
scolastica: è questa la strada da
seguire per Napolitano che parte
anzitutto dalla considerazione
delle responsabilità verso i ragazzi
e i giovani, gli studenti. Sono loro,
infatti, al centro della scuola e per
loro tocca costruire il futuro. “Voi
ragazze e ragazzi di ogni età - ha
detto ancora Napolitano, rivolgendosi agli studenti presenti al
Quirinale - siete ancora agli inizi
o verso la conclusione del vostro
percorso scolastico, trasmettete
freschezza, slancio, curiosità e
apertura al futuro, siete portatori
di speranza. Ma nello stesso tempo richiamate tutti noi che abbiamo responsabilità nella guida del
Paese, al dovere di darvi speranza,
al dovere di darvi seriamente motivi di fiducia nel domani”.
Sta qui l’impegno di fondo. Attraverso la scuola, si tratta di dare
prospettive di futuro, di rendersi
responsabili nei confronti dei più
giovani e dello sviluppo reale del
Paese. È un richiamo che a sua
volta chiede impegno agli stessi
giovani e alle famiglie, in un momento difficile per l’Italia. “Sono
convinto - ha detto ancora il presidente - che anche i più giovani
tra voi abbiano compreso che la
serenità, il benessere non solo
in seno alla famiglia, ma anche
nella società e nel Paese, sono
solo in piccola parte un regalo
della buona sorte o qualcosa di
acquisito per sempre, ma sono
invece soprattutto il frutto di una
conquista quotidiana che premia
il nostro impegno, la comprensione e la tolleranza nei confronti
degli altri, la capacità di lavorare
insieme, la competenza con cui
sappiamo risolvere problemi, il
desiderio di aprire nuove prospettive. Tutto ciò si impara anche
e soprattutto a scuola. In questo
processo, un ruolo importante è
svolto anche dalle famiglie. Con il
loro supporto, la scuola costituisce un motore fondamentale del
rinnovamento etico e del benessere dell’intera società”. Grazie
presidente.
elemento in controtendenza.
La lettura dei politologi riporta le
parole del presidente alla necessità
di frenare i bollori secessionisti
della Lega, dando al contempo un
segnale ulteriore di stabilità in una
fase in cui la tenuta della maggioranza di governo sembra sempre
più a rischio. Ma, mediaticamente
parlando, dovrebbero valere anche
in questo caso i criteri di notiziabilità che sono i pilastri della professione giornalistica.
Secondo le regole da manuale, un
fatto o un evento diventa notizia
se è caratterizzato da novità, eccezionalità, utilità sociale, importanza
collettiva, prossimità, esclusività,
capacità di generare emotività. Altri
elementi guidano la scelta delle
notizie: autorevolezza delle fonti,
identità e notorietà dei soggetti
coinvolti, implicazioni istituzionali,
interessi specifici dei lettori.
Nel caso dell’affermazione di Napolitano, invece che questi criteri,
hanno prevalso – evidentemente
– altre strategie informative. Probabilmente lo stesso presidente è
rimasto sorpreso dalla risonanza
che hanno avuto le sue parole, anche perché non è il tipo di persona
che cerca consenso elettorale attraverso i media.
Su un versante diametralmente
opposto, ha fatto qualche rumore
l’iniziativa di Diego Della Valle, che
ha acquistato una pagina di pubblicità sui principali quotidiani nazionali per lanciare un suo personale
messaggio contro la classe politica
in generale. Sotto lo slogan “Politici
ora basta”, l’imprenditore fiorentino che ha fatto fortuna nel settore
delle scarpe ha usato toni e aggettivi pesanti contro i rappresentanti
politici, senza fare nomi e cognomi
e generalizzando alcune critiche
(peraltro in parte condivisibili al
livello del comune sentire).
Le reazioni dei diretti interessati
non si sono fatte attendere. Perfino
una persona solitamente pacata
come Rosy Bindi ha risposto a
Della Valle, così come hanno fatto
molti suoi colleghi parlamentari,
mostrando che evidentemente l’iniziativa dell’imprenditore li ha toccati sul vivo. La scelta di Della Valle
ha destato scalpore non soltanto
perché era inattesa (e perché era
segnata da qualche incongruenza
grammaticale di troppo) ma perché
ancora una volta sono stati scelti i
mezzi d’informazione per lanciare
un messaggio che – giusto o sbagliato – andrebbe probabilmente
discusso con i diretti interessati in
altre sedi.
Un’ultima citazione, a proposito di
notizie al contrario, va all’intervista
esclusiva che Enrico Mentana ha
fatto al latitante Valter Lavitola in
una lunga diretta in prima serata
all’interno del suo nuovo programma “Bersaglio mobile” (La7). Il “faccendiere” si è difeso dalle domande
del giornalista e dei suoi colleghi,
fornendo una sua personale versione dei fatti per i quali è stato spiccato un mandato d’arresto contro
di lui, attraverso giustificazioni che
anche al pubblico più sprovveduto
sono sembrate talmente fantasiose
da suscitare ilarità. La notizia, in
questo caso, è stata il collegamento
in diretta con un latitante che tutti
cercano ma nessuno trova.
Incontro alla crisi
Solidarietà
e individualismo
Quale modo per uscire dalla crisi?
Due amici di vecchia data si incontrano dopo lungo tempo. Il primo dice
all’altro: “Hai visto la crisi! Anche a noi accadrà come alla Grecia”. “È
probabile” dice il secondo.
Il primo riprende: “Io per scampare il pericolo ho ritirato tutti i soldi
dalla banca. Non voglio farmi fregare! Li ho messi in un posto sicuro”.
L’altro non risponde ed il primo aggiunge: “Non sei d’accordo?” L’altro
sembra distratto e si allontana. Poi mi confida: “Anch’io ho speso quasi
tutti i miei risparmi: ho rifatto il tetto alla casa, cambiato la caldaia e
installato i pannelli solari con il contributo. Ho dato lavoro a muratori,
elettricisti, idraulici ed imbianchini tutti miei conoscenti”.
Morale: il secondo signore ha salvaguardato i suoi risparmi, migliorato
l’abitazione, fatto bene all’economia nazionale e alla sua sicurezza futura.
Cosa sceglieranno gli italiani?
Marinella Sichi
Vita
La
L
a Bolivia
torna a trovarsi a un
punto di
svolta. E la
presidenza
di Evo Morales, il sindacalista della federazione dei contadini a metà
del suo secondo mandato,
deve fare i conti con le nuove
istanze della popolazione e i
nuovi problemi posti dall’industrializzazione del Paese.
Dal 2000, anno delle prime mobilitazioni sociali di
massa che denunciavano la
privatizzazione dell’acqua,
è stata cambiata la Costituzione (redatta, questa volta,
dai diretti rappresentanti di
tutti i settori sociali del Paese), si è andati avanti con le
nazionalizzazioni delle grandi
imprese, si è avviata la ridistribuzione di una parte
dell’eccedenza economica
attraverso un programma di
accesso all’istruzione mediante la distribuzione di buoni,
di un sussidio a beneficio di
chi ha compito 60 anni, di un
programma di riduzione della
mortalità infantile.
Ma oggi ci si deve confrontare con i contrasti tra
rivendicazioni settoriali e
collettive, con quelli sulla
necessità da un lato di industrializzare e modernizzare il
Paese e dall’altro di rispettare
la natura. Quest’anno, infatti,
alcuni insegnanti hanno rivendicato un aumento dei salari
ma le autorità hanno replicato
loro che non era possibile.
“Il governo, infatti –ha
scritto Alvaro Garcia Linera,
“
Se si vuole
la pace, è
necessario
a d o t t a re
decisioni
coraggiose”. Lo ha
detto mons. Dominique
Mamberti, segretario per le
relazioni della Santa Sede
con gli Stati, parlando il 27
settembre all’assemblea
generale delle Nazioni Unite
della richiesta del riconoscimento della Palestina
come Stato presentata il
23 settembre. Mons. Mamberti ha auspicato che “gli
organi competenti delle
Nazioni Unite prendano
una decisione che aiuti a
raggiungere effettivamente
l’obiettivo finale, vale a dire,
la realizzazione del diritto
dei palestinesi ad avere un
proprio Stato indipendente
e sovrano e del diritto degli israeliani alla sicurezza,
ambedue gli Stati dotati di
confini internazionalmente
riconosciuti”. “La risposta
delle Nazioni Unite, qualunque essa sia, non costituirà
una soluzione completa. La
pace duratura potrà essere
raggiunta solo attraverso
negoziati di buona fede tra
israeliani e palestinesi”, ha
aggiunto. Mons. Mamberti
ha anche sottolineato che “i
9 OTTOBRE 2011
dall’estero
n. 35
Bolivia di Morales
A un punto di svolta
Nuove istanze della popolazione e
problemi per la modernizzazione
del Paese
di Angela Carusone
per migliorare la qualità della
vita dei lavoratori delle citta’
e delle campagne”. Dalla sua
Morales ha i dati Onu sulla
povertà, scesa in Bolivia in tre
anni dal 64 al 54 per cento.
Altro, complesso problema è quello della modernizzazione industriale, che
richiede enormi investimenti
e che comporta un costo
ambientale. Non tutto è sta-
vice presidente boliviano–
mira a migliorare le condizioni
di vita dei più poveri e a centralizzare le risorse provenienti dalle nazionalizzazioni e
dalle imprese dello Stato per
creare una base industriale
nel campo degli idrocarburi,
delle miniere, dell’agricoltura
e dell’elettricità, realizzando
una ricchezza durevole e utilizzando le risorse del Paese
Evo Morales, Presidente della Bolivia
to nazionalizzato, parte delle
risorse è stata data in concessione a società straniere che
dispongono della tecnologia
necessaria per l’estrazione e la
trasformazione delle materie
prime, ma il governo ha varato
un programma di realizzazione
di industrie per il gas, il litio (la
Bolivia è il Paese che dispone
delle piu’ importanti riserve
di questo metallo, impiegato
soprattutto nella fabbricazione delle batterie elettriche), il
ferro e alcune riserve di acqua.
“Si tratta di servizi di
importanza primaria, acqua,
elettricità, elevati a rango di
diritti umani –osservano gli
analisti– e quindi distribuiti
perché ritenuti indispensabili
e indisponibili ad una messa a
profitto. Ciò interessa anche
l’acquisto di prodotti agricoli
da parte dello Stato, che mira
a garantire l’indipendenza
alimentare e la disponibilità
delle derrate vendute a prezzi
equi –aggiungono gli studiosi– fissati in modo da essere
accessibili ai consumatori e da
non evolvere in funzione delle
domande e dell’offerta”.
Tutto, però, deve essere
fatto preservando la struttura
fondamentale dell’ambiente,
recuperando, spiega Garcia Linera,“quell’etica professionale
degli agricoltori che propone
di considerare la natura come
parte di un unico organismo
vivente, al quale appartengo-
Onu-Palestina
Decisioni coraggiose
Mons. Mamberti all’Onu: reazioni delle Chiese locali
di Daniele Rocchi
cristiani sono attualmente il
gruppo religioso che subisce
il più grande numero di persecuzioni a causa della sua
fede”, facendo riferimento
ai cristiani d’Oriente. “La
mancanza e il rispetto della
libertà religiosa rappresenta
una minaccia per la sicurezza
e la pace e impedisce la realizzazione di un autentico
sviluppo umano”.
Patriarcato
latino
Le reazioni, tutte positive,
dalla Chiesa di Terra Santa
non si sono fatte attendere.
“Aspettavamo questa dichiarazione. I vescovi della
Terra Santa sono in grande
sintonia con l’appello della Santa Sede”, dichiara al
SIR mons. William Shomali,
vescovo ausiliare di Gerusalemme. L’auspicio del rappresentante vaticano, ovvero
la realizzazione del diritto
dei palestinesi ad avere un
proprio Stato indipendente
e sovrano e del diritto degli israeliani alla sicurezza,
ha sottolineato il vescovo,
“ci trova completamente
d’accordo, in quanto è una
posizione da tutti condivisa,
come scritto anche nella
dichiarazione delle Chiese di Gerusalemme del 13
settembre”. In quel testo,
siglato da 11 leader cristiani,
tra i quali il patriarca latino
Fouad Twal, il custode di Terra Santa, padre Pierbattista
Pizzaballa, Mounib Younan,
della Chiesa luterana evangelica di Giordania e Terra
Santa, e Teofilo III, patriarca
greco-ortodosso, si ribadiva
la soluzione di “due Stati
per i due popoli, la necessità
di negoziati, Gerusalemme
città condivisa da israeliani e
palestinesi e dai fedeli delle
tre religioni”. Secondo i leader cristiani, “la soluzione di
due Stati serve alla giustizia
e alla pace: israeliani e palestinesi devono vivere ognuno
all’interno dei propri Stati
indipendenti in pace e giustizia, nel rispetto dei diritti
dell’uomo e conformemente
al diritto internazionale”.
Per raggiungere tale scopo
“il mezzo migliore è il negoziato” e, per questo motivo,
“palestinesi e israeliani dovrebbero accettare qualsiasi
risultato del voto Onu”. Per
mons. Shomali è, dunque,
“importante che la Santa
Sede abbia ribadito l’urgenza
di riprendere i negoziati con
determinazione”.
Custodia
francescana
“La posizione della Santa
Sede ricalca quella di molti
Paesi del mondo. Riconosce
un dato di fatto ma, allo
stesso tempo, chiede che i
palestinesi abbiano la loro
casa”. È il commento alle
parole di mons. Mamberti del
custode di Terra Santa, padre
Pierbattista Pizzaballa, che al
SIR sottolinea come “la Santa Sede abbia riconosciuto
una legittima aspirazione
dei palestinesi esortando
nel contempo le due parti
al dialogo”. Per il custode, il
riferimento di mons. Mamberti “alla risoluzione 181
no anche l’essere umano e la
società: in base a questo punto
di vista –sottolinea– l’utilizzo
delle capacità produttive naturali deve svolgersi nel rispetto
di questa unicità e della sua
riproduzione’”.
Il governo Morales, governo di movimenti sociali,
come è stato definito, deve
quindi rafforzare il controllo
indigeno, contadino, operaio e
popolare e cercare di essere il
luogo “in cui si scontrano e in
cui devono risolversi le naturali contraddizioni legate ai diversi aspetti della vita politica,
economica e sociale”, osserva
lo studioso Hernando Calvo
Ospina. Che avverte: “Non si
può pensare che un obiettivo
del genere si raggiunga in
poco tempo: esso nasce da
un movimento storico fatto di
passi in avanti e indietro, fatto
di squilibri che inclinano l’ago
della bilancia tanto da un lato
quanto dall’altro, mettendo
a rischio o l’efficacia del governo o la democratizzazione
delle decisioni”.
Ma è proprio la ricerca
di questo difficile equilibrio il
compito più nobile della politica, quello per il quale serve
l’impegno di ogni governo e di
ogni organizzazione sociale. La
bolivia dovrebbe saperlo, e la
presidenza Morales dovrebbe
ricordarsi che il cammino
della democrazia è più duro
di qualsiasi rivoluzione.
dell’Assemblea Generale
delle Nazioni Unite, del 29
novembre 1947, che pone la
base giuridica fondamentale
per l’esistenza di due Stati”,
è “un richiamo indiretto
all’Onu a riprendere un ruolo centrale nella questione”.
Dal discorso del rappresentante vaticano a quello di
Abu Mazen del 23 settembre scorso: “Le parole del
premier palestinese davanti
all’Assemblea - è il parere
di padre Pizzaballa - hanno
suscitato la soddisfazione di
molti cristiani locali. L’attesa,
al di là dell’esito che potrà
avere la mozione palestinese,
è che la questione israelopalestinese ritorni al centro
dell’agenda internazionale”.
Stessa soddisfazione anche
per mons. Shomali:“I cristiani
palestinesi hanno sostenuto
e apprezzato l’intervento del
premier palestinese ritrovando dignità nelle sue parole. Si
sono identificati con ciò che
ha detto in assemblea. Non
ha parlato di uno Stato islamico ma di Stato palestinese
che vuol dire laico. È stato
molto moderato anche se
l’Islam ha grande importanza
visto che è professato dal
98% della popolazione. Ha
ridato dignità a tutti i palestinesi, cristiani e musulmani
senza distinzioni”.
15
Dal mondo
Gas in estremo
oriente
Pronosticato dal presidente russo Dmitri Medvedev,
il gasdotto dalla Siberia alla
Corea del Sud attraverso
la Corea del Nord potrebbe smuovere gli scenari
politici in estremo oriente
e, certamente, darebbe impulso al peso politico della
Russia nell’area. La realizzazione dell’opera ‑1. 100
km, 1,66 milioni di dollari al
km ‑ è resa difficile considerati i tesi rapporti fra le
due Coree, tecnicamente
in guerra dopo la firma
dell’armistizio che seguì il
conflitto del 1950‑’53. La
Corea del Sud ha importato dalla Russia gas naturale
liquefatto, pari a circa un
ventesimo dell’import di
Seul.
Bangladesh,
università
cattolica
La prima università cattolica in Bangladesh sarà
presto realtà e, forse, verrà
denominata “Notre Dame
university”. Il piano esecutivo è in fase avanzata
di sviluppo in vista dell’ultimazione, ed il consiglio
nazionale per l’educazione
cattolica ne ha verificato
la completa fattibilità; la
congregazione della Santa
Croce dovrebbe essere
chiamata alla guida dell’ateneo. Nel paese asiatico la
Chiesa amministra trecento istituti di istruzione
scolastica e tre college;
essa annovera 400mila
fedeli su una popolazione
di cintocinquanta milioni
di abitanti, in prevalenza di
credo musulmano.
Tra India e
Bangladesh
Finalmente è risolta la
disputa territoriale sul
comune confine di 4.156
chilometri: dopo più di
cinquanta anni, India e Bangladesh si sono accordati
tracciando formalmente la
linea di demarcazione fra i
due stati. L’intesa accorpa
1.149 mappe di cinque
settori della lunga frontiera
che divide l’ampio delta
del fiume Gange, zona che
spesso è teatro di cruenti
combattimenti fra gli opposti schieramenti annati.
Il trattato giunge dopo una
serie di fallimenti, fin dal
1952 quando la regione
era inglobata nel Pakistan
orientale, ed anche dopo
l’indipendenza del Bangladesh del 1971.
16 musica e spettacolo
g
ià qualche
anno fa
Rober to
Faenza
aveva raccontato la
storia di
Sabine Spielrain, paziente del
giovane professor Jung, che
ne diventa poi amante, nonostante lui fosse sposato e con
figli. Faenza aveva evidenziato
il lato romantico e passionale
di questa vicenda, dando vita
con “Prendimi l’anima”, a un
film emozionante che rifletteva sull’amore impossibile
e sui sentimenti più profondi dell’animo umano. Oggi
questa storia viene ripresa
da David Cronenberg a cui
però non interessa tanto
la passionalità di un amore
proibito, quanto le riflessioni
razionali sul dibattito che
questo amore ha determinato
nei due padri della moderna
psicoanalisi, da una parte Jung,
appunto, e dall’altra Freud. “A
dangerous method”, infatti,
presentato con successo
al festival di Venezia, racconta l’incontro-scontro fra
questi due luminari del moderno metodo psichiatrico,
che avviene proprio quando
la giovane Spielrain diventa
paziente (e poi amante) di
Jung e Jung utilizza l’allora
nuovissimo metodo freudiano di analisi per curarla. Con
risultati insperati.Visto che la
ragazza non solo migliorerà
ma diventerà poi lei stessa
f
rancesco
Facchinetti –
figlio di Roby,
storica voce
dei Pooh – è
tornato su Rai
2 alla guida di
un talent show che vorrebbe lanciare nel firmamento
della canzone nuove stelle.
Ma non si tratta di “X
Factor”, migrato nel frattempo su SkyUno, bensì
di “Star Academy” (Rai 2,
giovedì ore 21.10). La prima puntata ha oscillato fra
la voglia di caratterizzare
la trasmissione come una
novità e le citazioni implicite del programma in onda
su Rai 2 fino allo scorso
anno, condotto sempre da
Facchinetti.
La continuità è evidente:
oltre al conduttore, anche
lo studio di trasmissione
è lo stesso e il meccanismo della gara è simile, a
partire dalla presenza dei
giurati e dalle figure dei tutor che devono insegnare
ai concorrenti a cantare.
Il debutto del nuovo programma è stato segnato da
alcuni intoppi tecnici, dalle
personalizzazioni del voto
di Ornella Vanoni (magnanima) e Lorella Cuccarini
(severissima), dalla presenza di Biagio Antonacci nelle
vesti di ospite e dalla visita
di Marco Mengoni (“uno
che due anni fa era qui su
questo palco, come gli altri
n. 35
Vita
La
9 OTTOBRE 2011
Cinema
Una domanda inquietante
“A dangerous method”
di David Cronenberg
di Paola Dalla Torre
un’affermata psichiatra.
Cronenberg si focalizza
soprattutto sul confronto
verbale fra il giovane Jung,
idealista nella sua visione
della cura psicoanalitica, e il
più anziano Freud, orientato
invece ad una pura visione
realista-scientifica. Jung vor-
rebbe proporre un metodo
che prenda spunti anche da
altre materie come lo spiritualismo e critica quella che
lui considera una fissazione
freudiana sull’elemento della
sessualità, mentre Freud si attiene alla pura scientificità del
dato clinico, ai puri fatti, e riba-
disce la centralità dell’elemento sessuale. Dunque, dopo
un’iniziale e reciproca stima
si passa ad un vero e proprio
disprezzo se non odio, in cui
i due psichiatri prenderanno
poi vie differenti.
Cronenberg filma tutta la
vicenda con una macchina da
presa fredda e impersonale,
da cui non trapela nessun
sentimento: uno sguardo
ghiacciato, da entomologo, per
rievocare due figure fondamentali della cultura europea
che hanno determinato un
cambiamento epocale nel
paradigma del pensiero occidentale. È proprio il metodo
psicoanalitico, infatti, ai primi
del Novecento, con la sua
“scoperta” dell’inconscio e di
tutto ciò che lo caratterizza,
ad aprire le porte alla modernità e a influenzare tutta la
civiltà europea (basti pensare
alle avanguardie artistiche).
Dunque a Cronenberg interessa tornare ad un momento
epocale, il momento di cambio
di paradigma del pensiero
occidentale, anche per darne,
oggi, un bilancio. E il bilancio è
racchiuso, a nostro avviso, in
una frase sibillina ma sintomatica che Freud pronuncia nel
viaggio che compie insieme a
Jung in America: “Ma lo sanno
che stiamo portando loro la
peste?”. Come a dire, ma lo
sanno che siamo i portatori
di una cultura nichilista e relativista che porterà danni e
disastri? Di lì a poco l’Europa
sarà investita da due guerre
mondiali, il paradigma psicoanalitico diventerà sempre più
dominante e il germe nichilista
e relativista, che Freud e Jung
stessi avevano aiutato ad affermarsi, si impossesserà della
nostra realtà fino alle derive
postmoderne a cui assistiamo.
Sede centrale
Via IV Novembre, 108 Vignole di Quarrata (Pistoia)
Tel. 0573 70701 - Fax 0573 717591
Indirizzo internet: www.bccvignole.it
Le nostre agenzie:
Vignole, Quarrata, Santonuovo (Quarrata), Agliana,
Spedalino (Agliana), San Giusto (Prato) San Paolo (Prato),
Galciana (Prato), Lamporecchio, Sovigliana (Vinci),
Ponte a Elsa (Empoli)
I nostri ATM:
Televisione
Una “scuola”
già vista
Francesco Facchinetti conduce “Star Accademy”
ragazzi e adesso è una star
della musica”).
Nel ruolo di insegnanti
Ron, Mietta, Syria e Gianluca Grignani hanno destato
quasi tenerezza, come se
si trattasse di ex campioni
del microfono ormai sulla
via del tramonto. L’atmosfera generale non è stata
frizzante come quella del
talent show più famoso,
nonostante le continue urla
e i vani richiami all’entusiasmo di un Facchinetti calato nella parte dell’animatore più che del conduttore
tradizionale.
Il meccanismo del gioco
prevede che ogni concorrente sia formato al canto
e al movimento sul palco
attraverso lezioni personalizzate. I 16 in gara sono
ospiti di una accademia in
cui possono sviluppare il
loro stile artistico, ma sono
anche spiati 24 ore su 24
secondo le tipiche modalità
del reality show durante le
loro giornate. A differenza
di altre trasmissioni, qui le
aspiranti star non cantano
da sole ma in gruppi e in
duetti fra loro o insieme a ospiti famosi. Nelle
strisce quotidiane vanno
in onda momenti di vita
ordinaria, nella diretta in
prima serata i concorrenti
si sottopongono al voto
dei giurati in studio e del
pubblico a casa. Chi, dopo
le progressive eliminazioni,
vince il gioco si assicura un
contratto discografico e la
partecipazione a una manifestazione canora di rilievo.
Non ci si può attendere
da “Star Academy” un successo pari a quello di “X
Factor”, sia per il cast di
giurati ed esperti, sia per la
formula non proprio accattivante, sia perché il pubblico italiano ormai non
si lascia più sorprendere
da trasmissioni troppo
somiglianti a quelle che le
hanno precedute. Nonostante questo, resta intatta
una parte del fascino che
le competizioni all’insegna
del “puoi farcela anche tu”
mantengono agli occhi degli spettatori.
A questi ultimi non sarà
sfuggita un’altra parentela
molto stretta di “Star Academy”, quella con “Operazione trionfo”, programma
trasmesso nel 2002 da Italia 1. Allora l’accademia dei
cantanti – diretta da Rossana Casale – si scontrò
con il colosso di “Saranno
famosi” condotto da Maria
De Filippi e non ebbe il
successo sperato.Vedremo
se Facchinetti avrà migliore
fortuna.
Homo Videns
La Querce (Prato)
San Baronto (Lamporecchio)
Banca di Credito Cooperativo di Vignole
Sostieni
Insieme per scelta, dal 1904.
LaVita
Abbonamento 2011
Sostenitore 2011
Amico 2011
euro
45,00
euro 65,00
euro 110,00
c/c postale 1 1 0 4 4 5 1 8
I vecchi abbonati possono effettuare il bollettino postale preintestato, e chi non l’avesse ricevuto può richiederlo al numero
0573.308372 (c/c n. 11044518) intestato a Settimanale Cattolico
Toscano La Vita Via Puccini, 38 Pistoia.
Gli abbonamenti si possono rinnovare anche presso Graficamente
in via Puccini 46 Pistoia in orario di ufficio.
LaVita
Settimanale cattolico toscano
Direttore responsabile:
Giordano Frosini
STAMPA: Tipografia Artigiana Pistoia
IMPIANTI: Palmieri e Bruschi Pistoia
FOTOCOMPOSIZIONE:
Graficamente Pistoia tel. 0573.308372
e-mail: [email protected] - [email protected]
Registrazione Tribunale di Pistoia
N. 8 del 15 Novembre 1949
e-mail: [email protected]
sito internet: www.settimanalelavita.it

Documenti analoghi