dossier, il segreto di stato copre il mandante

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dossier, il segreto di stato copre il mandante
Il ministro Prestigiacomo chiede al suo governo
di risolvere il caso Ispra. Un primo passo. Ma non basta
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€ 1,20 – Arretrati: € 2,00
Spedizione abb. postale D.L. 353/03 (conv.in L. 27/02/2004 n. 46)
Art. 1 comma 1 Roma Aut. 114/2009
Giovedì 24 dicembre 2009 – Anno 1 – n° 80
Redazione: via Orazio n° 10 – 00193 Roma
tel. +39 06 32818.1 – fax +39 06 32818.230
DOSSIER, IL SEGRETO DI STATO
COPRE IL MANDANTE
A
Spiare impunemente gli avversari è il vero regime
Buon Natale,
Polentina
di Marco Travaglio
I fatti del Fatto
di Antonio Padellaro
dc
ei primi tre mesi di vita il Fatto Quotidiano ha venduto, in media, oltre
70 mila copie a cui vanno aggiunti
43 mila abbonamenti. Un dato, quello dell’edicola, che risente, in positivo, dei
primi giorni di uscita quando abbiamo toccato punte anche di 130 mila copie. Ma è
pur vero che nella settimana caldissima
dell’aggressione a Berlusconi e della lista
nera di Cicchitto, il Fatto ha raggiunto di
nuovo quota 70 mila (più le 20 mila copie
del dvd su Paolo Borsellino). Meno positive
le vendite domenicali che tendono a stabilizzarsi intorno alle 50 mila copie. Possiamo dire che il peso del Fatto si è ormai
stabilizzato e che sul futuro del nostro giornale possiamo dormire sonni tranquilli? Sì
e no. Sì, perché stiamo parlando di numeri
che sono dieci volte superiori al punto di
equilibrio fissato nel progetto iniziale. Sì
perché sentiamo crescere intorno attenzione e calore. No, perché agiamo in un
mercato editoriale spesso soggetto a sbalzi
d’umore e che vive una fase di crisi strutturale. Ce lo siamo già detti: il successo del
nostro giornale è innegabile ma occorre restare con i piedi ben piantati. Per la sua natura di testata assolutamente autonoma e
indipendente Il Fatto ha rinunciato a qualsiasi finanziamento pubblico. Ne siamo così orgogliosi che lo scriveremo presto in alto in prima pagina. Però, malgrado le vendite che collocano il Fatto nella parte alta
della classifica, davanti a quotidiani che
hanno redazioni e costi dieci volte superiori, gli introiti pubblicitari restano assai limitati. Il ripetuto e minaccioso segnale lanciato dal premier alle imprese affinché venga tolta la pubblicità ai giornali non allineati
con il governo è stato prontamente accolto. Non ce ne lamentiamo affatto. Non abbiamo bisogno dei soldi degli altri. Anzi,
siamo stracontenti che i nostri lettori rappresentino l’unica vera forza su cui poter
contare. Noi cerchiamo ogni giorno di fare
del nostro meglio. Capita di sbagliare, di
non essere all’altezza delle attese. Ce ne
scusiamo. Siamo un piccolo gruppo di giornalisti e la fatica è tanta.
Funziona così. Voi scommettete su di noi.
Attraverso le migliaia di abbonamenti già
sottoscrittti (fenomeno senza precedenti e
non solo in Italia) e pagando ogni mattina
un euro e venti all’edicola. Noi cerchiamo
di raccontarvi l’Italia migliore. E quella delle caste, delle mafie e che prende a calci i
propri scienziati. Lo facciamo a testa alta
senza farci intimidire dai giannizzeri del capo e dai loro tentativi di linciaggio. Voi continuate a restarci accanto. Buon Natale.
N
Udi Bruno Tinti
IN QUESTO CASO
LA CONSULTA
GLI STA BENE
bisogno di una proSditàevac’era
che dimostrasse l’assurdelle dichiarazioni di B.
circa la Corte costituzionale
composta da 9 giudici comunisti (vi ricordate l’indegno
spettacolo messo in scena a
Bonn?) eccola qui. pag. 22 z
L’archivio di Pio Pompa è
nato nel Sismi di Pollari
e sotto il governo
Berlusconi. Telecom,
anche l’ex 007 Mancini
aspetta la copertura
pag. 2,3,4,5 z
PDL x Quando inneggiavano alla morte di Prodi
Ecco il partito dell’amore
Marra pag. 6 z
Pierluigi Bersani (FOTO ANSA)
Udi Luca Telese
LE REGIONALI
BLOCCANO
L’INCIUCIO
ncrocio Pier Luigi Bersani
Ibrindisi
al Quirinale, il giorno del
di Natale. La scena è
interessante. In un capannello, girando su se stessi, per
caso si ritrovano faccia a faccia il segretario del Pd e la
segretaria dell’Ugl. pag. 7 z
La bara con la foto di Prodi durante la manifestazione del 2006 (FOTO ANSA)
CONTI PUBBLICI x Piovono euro elettorali
Finanziaria, le briciole
non si negano a nessuno
ntrasporti
105 milioni di
mance per riparare
marciapiedi,
risanare chiese e
valorizzare
alimenti tipici
Feltri pag. 10 z
nfeste natalizie
Assalto ai treni Auguri ai lettori
ma per Moretti il Fatto torna
tutto “funziona” in edicola
Amurri pag. 9z domenica 27
CATTIVERIE
“Perdono Tartaglia, purché i
magistrati lo giudichino per
ciò che ha fatto”. Alle stesse
condizioni perdonerei
anche Berlusconi
(www.spinoza.it)
Natale siamo tutti più buoni. Soprattutto il
Divino Amore che perdona Tartaglia e addirittura
Napolitano, poi scrive al collega Ratzinger e,
bontà sua, concede a Bersani e a Casini il
privilegio di dialogare con lui per regalargli
l’invulnerabilità. Purtroppo, a causa dell’intensa attività
epistolare, s’è scordato di richiamare i pitbull. Ieri, sul
Tg Unico, Gasparri ululava col consueto occhio vispo:
“Noi diffondiamo concordia, mentre Di Pietro è il
mandante dell’odio”. L’altroieri a “Ballarò” guaiva Paolo
Bonaiuti che, da quando ha fatto la caposala al San
Raffaele per accudire l’illustre infermo e cambiargli il
pappagallo, è stato finalmente promosso a comparsa da
talk show. Appena Padellaro tentava di proferire verbo,
veniva subissato dalla vocetta molesta della
reincarnazione di Mastro Ciliegia, detto Polentina per
l’inconfondibile calotta di polenta gialla che gli copre il
capino. Luisa Todini ne aveva appena sparata una delle
sue: “Le leggi ad personam nascono dai processi ad
personam contro Berlusconi” (come se i processi non
fossero tutti ad personam e, negli altri casi, i giudici
lasciassero nel vago il nome dell’imputato). A quel
punto Polentina ha piazzato il colpo da maestro: “La
Corte costituzionale è dominata dalla sinistra: 11 a 4!”.
Inutile domandargli dove abbia ricavato queste cifre: lui
le ripete così, a macchinetta, perché le ha sentite dire
dal Capo. Il quale è talmente competente da esser
convinto che quelli costituzionali siano giudici e non,
invece, giuristi estranei alla carriera togata. Cinque sono
stati nominati dal Quirinale: 4 da Ciampi (Gallo, Saulle,
Tesauro, Cassese) e 1 da Napolitano (Grossi). Uno dal
Consiglio di Stato (Quaranta). Uno dalla Corte dei conti
(Maddalena). Tre dalla Cassazione (Finocchiaro,
Amirante, Criscuolo). Cinque dal Parlamento: 3 dal
centrodestra (Frigo, Mazzella, Napolitano) e 2 dal
centrosinistra (Silvestri e De Siervo). Come si faccia a
stabilire quanti siano di destra o di sinistra, lo sa solo
Dio. E dunque il suo principale a Palazzo Chigi. Il quale
ricorda spesso che gli ultimi tre presidenti della
Repubblica “sono di sinistra”: Scalfaro (esponente della
destra degasperiana e scelbiana della Dc), Ciampi (ex
governatore di Bankitalia) e ovviamente Napolitano;
ergo anche la Consulta lo è. Ma di giudici costituzionali
nominati da Scalfaro non ne è rimasto neppure uno.
L’unico presidente certamente di sinistra è Napolitano,
che però ne ha nominato uno solo: Paolo Grossi, un
giurista e storico fiorentino noto per le sue posizioni di
cattolico conservatore. Ciampi nominò quattro grand
commis dello Stato di provata indipendenza. Per il
resto, non si vede perché la Corte dei conti, il Consiglio
di Stato e la Cassazione avrebbero dovuto nominare
tutti comunisti. L’unica certezza in materia di simpatie
politiche alla Consulta l’abbiamo proprio a proposito
dei giudici in quota centrodestra: anni fa toccò
l’avvocato Vaccarella, il civilista di Berlusconi e Previti;
dopo le sue dimissioni, si tentò di rimpiazzarlo con
l’avvocato del premier Gaetano Pecorella, purtroppo
inquisito per una brutta storia di favoreggiamento
legata alle stragi di Piazza Fontana e Piazza della Loggia;
così toccò a Giuseppe Frigo, noto avvocato bresciano di
destra, già difensore di Previti, già presidente delle
Camere penali quando queste riuscirono a far infilare
nella Costituzione una legge (quella sull’articolo 513 del
codice di procedura) appena dichiarata incostituzionale
dalla Consulta. Gli altri due sono i celebri Mazzella e
Napoletano, sorpresi dall’Espresso a cena con
Berlusconi, Letta e Alfano pochi mesi prima della
decisione sul lodo Alfano pro Berlusconi. Che, per la
cronaca, è stato bocciato con 9 No e 7 Sì. Dunque
l’“11 a 4” non sta né in cielo né in terra. Ma basta
ripetere una balla centinaia di volte a reti unificate
per trasformarla in dogma di fede. Almeno ora è
chiaro perché quel programma si chiama Ballarò.
pagina 2
La lunga lista
degli spiati
da “via Nazionale”
U
SPIONI E RICATTI
na lista di 50 nomi. Eccone il dettaglio:
Violante (Luciano, deputato Pci-Ds e
oggi Pd); Colombo (allora direttore de
L’Unità); D’Ambrosio (forse il magistrato in
aspettativa Loris D’Ambrosio, consigliere giuridico
del Quirinale: l’ex magistrato milanese Gerardo
compare più avanti); on. Brutti (Massimo,
responsabile Ds per i servizi segreti); Arlacchi (Pino,
sociologo, già consulente della Procura di Palermo);
Caselli (Gian Carlo, ex procuratore di Palermo);
Flores d’Arcais (Paolo, filosofo, direttore della
rivista MicroMega); De Benedetti (Carlo, editore
del gruppo Repubblica-Espresso); Bruti Liberati
(Edmondo, sostituto procuratore generale a Milano);
Alderighi RM (Mario Almerighi, giudice a Roma);
Natoli PA (Gioacchino, pm antimafia a Palermo, in
quel periodo membro del Csm); Ingroia PA
(Antonio, pm antimafia a Palermo, sostiene l’accusa
nel processo Dell’Utri e ha indagato anche su
Berlusconi); Maritati BA (Alberto, deputato Ds);
Principato PA TP (Teresa, pm palermitana
antimafia); Sabella GE (Alfonso, ex pm a Palermo,
ora in forza al Dipartimento amministrazione
penitenziaria); Mancuso DAP/NA (Paolo, già pm
“SPIARE E COLPIRE”:
I DOSSIER E LA REGIA DI B.
di Peter Gomez
essuno di loro ci sta a rimanere con il cerino in
mano. Hanno spiato, certo. Hanno creato dossier
e schede su quelli che Silvio
Berlusconi considerava i suoi
nemici. Hanno consultato fonti
aperte e fiduciarie. Hanno archiviato documenti in cui si
ipotizzavano interventi per “disarticolare”, “neutralizzare”,
“ridimensionare” e “dissuadere”, anche con “provvedimementi” e “misure traumatiche”,
i presunti avversari del premier. Forse hanno addirittura
organizzato pedinamenti e disposto intercettazioni telefoniche. Ma di sicuro non lo hanno
fatto di loro iniziativa. Avevano
ordini precisi. Disposizioni che
arrivavano dall’alto. E, se mai
adesso fossero processati, potrebbero parlare. Per questo il
presidente del Consiglio, all’ultimo momento ha deciso di coprire con il segreto di Stato le
attività dell’ex direttore del Sismi, Niccolò Pollari, legate
all’ufficio disinfomatjia dei servizi segreti militari, scoperto a
N
Negli archivi
di Pio Pompa
il piano per
“disarticolare”
il Paese: ora
il colpo di spugna
sui responsabili
Roma, il 5 luglio del 2006 dalla
Digos di Milano. Per questo
l’uomo che dirigeva quel centro analisi, l’ex consulente di
don Luigi Verzé, Pio Pompa –
incredibilmente diventato prima uno 007 e poi un collaboratore de Il Foglio di Giuliano Ferrara – ha pure lui chiesto che il
segreto, controfirmato da Berlusconi, blocchi di fatto l’inchiesta sul quelle schedature di
stile
vetero-cecoslovacco.
Un’indagine che a Perugia era a
un passo dalle richieste di rinvio a giudizio, ma che adesso è
invece avviata verso un binario
morto.
Restano però i fatti e i documenti. Carte che raccontano
come tra il 2001 e il 2006, il governo Berlusconi abbia utilizzato i servizi per fare politica, avvelenare l’informazione, controllare o pagare i giornalisti
(Renato Farina), spiare i giudici, il movimento dei Girotondi
e una serie di esponenti dell’opposizione. Decine e decine di
persone e di associazioni che
nei computer di Pompa erano
catalogate con degli acronimi e
delle sigle: Furio Colombo, per
esempio, era “Rioco”, Magistratura democratica era “Traca”,
l’allora segretario della Federazione nazionale della stampa
italiana, Paolo Serventi Longhi,
era “Svli”, il magistrato Juan
Ignazio Patrone, all’epoca segretario di “Medel”, l’associazione europea dei giuristi democratici, era “Jne”. L’analista
di Pollari che, in una lettera indirizzata al premier si descriveva come un suo “collaboratore
fedele e leale”, aveva pronto un
nomignolo per tutti. Ecco dunque che nel siglario l’ex capo-
I MAGISTRATI
DAL POOL DI MILANO
ALL’ANTIMAFIA
DI PALERMO
gruppo dei Ds al Senato, Cesare
Salvi, diventa “Vli”, l’ex membro del Copaco (il comitato di
controllo sui servizi segreti),
Massimo Brutti viene indicato
come “Tti”, mentre Luciano
Violante è “Nte”.
Rileggendo in controluce la
strana carriera di Pompa, prima
comunista e sindacalista alla
Sip, poi socio dell’uxoricida Patrizia Reggiani Gucci, è infine
devoto a Don Verzé, Pollari e
Berlusconi, verrebbe quasi da
ridere. Senonché molte delle
spericolate ed eversive analisi
sequestrate in via Nazionale
(carte delle quali Pompa tenta
di disconoscere la paternità),
risultano poi essersi trasformate in atti di governo o, come ha
sottolineato il Consiglio superiore della magistratura, i precise campagne stampa riprese in
Parlamento.
In un documento, attualissimo,
che parte da un assioma caro a
Berlusconi (l’esistenza di “un
dispositivo approntato in sede
politico-giudiziaria” che si
muove contro “esponenti
dell’attuale maggioranza di governo e di loro familiari”), dopo
gli elenchi contenenti i nomi
dei presunti nemici, si suggeriscono le contromisure . Vediamole in sintesi: “1) Disarticolazione, graduale ma costante,
del dispositivo approntato in
sede
politico-giudiziaria
[...],Tale attività implica la considerazione di alcuni personaggi, di rilievo, che in Italia ed,
ora, anche all’estero rappresentano strutture di supporto [...]
delle iniziative di aggressione.
2) Disarticolazione, nei medesimi termini, delle iniziative ed
attività riconducibili a soggetti
di Antonella Mascali
magistrati sono politicizzati, si vogliono
Ieleganti
sostituire al Parlamento. Sono le frasi più
che abbiamo sentito in questi anni.
Quelle più tranchant usate da Berlusconi ,
vanno da “antropologicamente diversi” a “
grumi eversivi”. Soprattutto quelli che indagano su corruzione, mafia e stragi. Sono loro gli spiati dal Sismi. Intercettato il pool mani pulite, da Borrelli a D’Ambrosio, da
Greco a Boccassini, da Colombo a Davigo, a Taddei. Ancora, Edmondo Bruti
Liberati e Fabio De Pasquale, il pm dei
processi Mediaset e Mills. Un dossier riguarda il
procuratore aggiunto
di Milano, Armando
Spataro che si è scontrato, insieme al collega
Pomarici, sul segreto di
Stato, sia con il governo
Prodi che con quello
Berlusconi, in merito
all’inchiesta sul rapimento Abu Omar. È
proprio lui ad aver sequestrato le carte di Pio
Pompa. Spiati magistrati di Palermo come
Gioacchino Natoli, tra i pm del processo
Andreotti, oggi vice presidente dell’Anm, e
Antonio Ingroia, il pm del processo
Dell’Utri che indaga sulla trattativa Stato-mafia. Schedato il procuratore di Torino,
Gian Carlo Caselli, che ha diretto l’ufficio
di Palermo. Il governo Berlusconi lo ha
estromesso da Eurojust e ha varato una legge per impedirgli di dirigere la procura nazionale antimafia. Spiati Libero Mancuso,
che ha indagato sulla strage di Bologna, suo
fratello Paolo, magistrato di Napoli, Livio
Pepino, consigliere del Csm e di magistratura democratica, come Ignazio Patrono.
Entrambi sono stati dossierati anche perché
membri di Medel ( associazione europea di
magistrati per la democrazia e la libertà).
Nell’elenco c’è l’ex magistrato di Venezia
Felice Casson, che ha indagato su Gladio.
L’Anm, dal Sismi viene trattata alla stregua di
un’associazione sovversiva. In una scheda
sulle elezioni del sindacato delle toghe, del
maggio 2003, viene espressa la preoccupazione per la probabile vittoria dell’ala “radicale e antigoverntativa”. Di questa attività
del Sismi si è occupato il Csm nel luglio
2007, quando ha approvato una relazione di
Fabio Roia. Il Fatto riporta stralci che evidenziano l’illegalità del dossieraggio:” dall'estate del 2001 ebbe inizio nei confronti di al-
cuni magistrati italiani ed europei e delle associazioni di riferimento (in particolare Magistratura democratica e Medel), una attività da parte del Sismi protrattasi, in modo capillare e continuativo, sino al settembre
2003 e, in modo saltuario, sino al maggio
2006...”. E ancora: “L'attività sin qui descritta è estranea alle attribuzioni e competenze
del Sismi, preposto”, in base alla legge, a ”
tutti i compiti informativi e di sicurezza per
la difesa sul piano militare, dell'indipendenza e della integrità dello Stato da ogni pericolo”, nonché “ai compiti di controspionaggio connessi con i fini suddetti. È chiaro,
che le iniziative giudiziarie e le attività di
partecipazione al dibattito politico-culturale sono componenti essenziali della democrazia e nulla hanno a che vedere con aggressioni o minacce ..”. Quindi per il Csm lo
spionaggio aveva fini eversivi: “Tale attività
si proponeva di conseguire effetti di intimidazione nei confronti di alcuni magistrati e
di cagionare perdita di credibilità nei confronti di altri, preposti a indagini e processi
particolarmente delicati…”. I magistrati
spiati tacciono, ma diversi di loro pensano
che il segreto di Stato in questo caso sia un
alibi. Tace anche l’Anm “perché - spiega il
presidente Palamara - c’è un procedimento
in corso”.
Giovedì 24 dicembre 2009
SPIONI E RICATTI
antimafia a Napoli); Mancuso BO (Libero, fratello di
Paolo, presidente di Corte d’assise a Bologna); Milillo
NA (Gianni Melillo, ex pm a Napoli, poi consigliere
giuridico al Quirinale e infine magistrato alla Procura
nazionale antimafia); Monetti GE (Vito, prima alla
Procura generale di Genova, ora Pg in Cassazione);
Salvi RM (Giovanni, fratello del deputato Ds Cesare,
pm antimafia a Roma); Cesqui RM (Elisabetta, pm a
– politicamente caratterizzati –
che hanno, anche, ricoperto incarichi di Governo nella pregressa Legislatura [...]
3) Neutralizzazione di iniziative, politico-giudiziarie, riferite
direttamente a esponenti della
attuale maggioranza di Governo e/o di loro familiari (anche
attraverso l’adozione di provvedimenti traumatici su singoli
soggetti). Sedi: Milano, Torino,
Roma, Palermo.
4) Neutralizzazione o, al più, ridimensionamento di attività
aggressive, politiche, giudiziarie, provenienti dall’estero, [...]
Paesi di interesse: Spagna, InIl “sistema Pollari”
visto da Marilena Nardi. Sotto, da
sinistra, Spataro, De Pasquale,
Ingroia. A destra, Serventi Longhi,
Giulietti e Del Boca
Nel mirino
magistrati,
parlamentari
avversari,
intellettuali:
l’ordine è stato
eseguito
Roma, in passato ha indagato sulla loggia P2); Lembo
BA (Corrado, pm antimafia a Bari); Paraggio RM
(Vittorio, pm romano); on. Bargone (Antonio,
deputato Ds); De Pasquale MI (Fabio, pm milanese
del processo sui diritti Mediaset); Napoleoni MI
(Fabio Napoleone, pm a Milano); Casson VE (Felice,
pm veneziano); Perduca TO (Alberto, pm a Torino).
Borrelli MI (Francesco Saverio, procuratore
ghilterra [indagini Mills e Telecinco ndr].
5) Neutralizzazione di un disegno, in fase di perfezionamento
concettuale e operativo, realizzato nell’ambito di organismi
investigativi dell’Unione Europea, volto [...] stimolare le dimissioni o anche proposte di
impeachment.
6) Esigenza di concettualizzare
un team di soggetti di riferimento che prenda come missione prioritaria la valutazione
e la diagnosi precoce di ogni
iniziativa aggressiva[...] Al contempo, il citato team, potrebbe
(in parallelo) svolgere attività di
dissuasione mediante l’adozione di adeguate contromisure”.
Lo scritto risale all’estate del
2001. Subito dopo la teoria, si
trasforma in prassi. Di governo.
Il documento invita infatti a
muoversi nella “prima quidicina di settembre”. Così se la
Spectre anti-Cavaliere da “disarticolare” si occupa di corruzione e di reati finanziari, ecco
subito la legge che depenalizza
il falso in bilancio. Se il nemico
si annida anche nelle magistrature del resto d’Europa, ecco
pronta la norma che cestina le
rogatorie internazionali. E se
l’esecutivo deve guardarsi dagli
“organismi
investigativi
dell’Unione Europea”, come
l’Olaf e l’Eurojust (l’organo che
facilita la collaborazione tra le
magistrature), ecco il sabotaggio di entrambi gli enti, seguito
dal no del governo italiano al
mandato di arresto europeo. Il
23 novembre 2001 l’esecutivo
Berlusconi blocca la nomina
all’Olaf di tre magistrati italiani,
Perduca (citato due volte nelle
liste di via Nazionale), Mario
Vaudano e Nicola Piacente, che
hanno vinto un regolare concorso. A Gian Carlo Caselli non
viene invece confermata la nomina ad Eurojust, mentre altri
magistrati dossierati, come Ilda
Boccassini e Gherardo Colombo, verranno perseguitati dal
ministro della Giustizia con
continue ispezioni e procedimenti disciplinari.
E in ogni caso quasi tutte le toghe citate saranno oggetto di
“iniziative traumatiche”: tra i
primi provvedimenti del secondo governo Berlusconi c’è
il taglio delle scorte ai giudici in
prima linea.
Il documento del Sismi denuncia poi il pericolo di “attività ag-
I GIORNALISTI
“NOI, SCHEDATI
PER IMBAVAGLIARE
LA STAMPA”
generale); Davigo MI (Piercamillo, ex pm, giudice in
Corte d’appello); Bocassini MI (Ilda, pm dei processi
a Berlusconi e Previti); Greco MI (Francesco, pm
specializzato in reati finanziari); Taddei MI
(Margherita, anche lei pm, impegnata in alcuni
processi a Berlusconi); Inchino MI (Giovanna, pm a
Milano); Carnevali MI (Corrado, procuratore
aggiunto); D’Ambrosio MI (Gerardo, procuratore
capo); Colombo MI (Gherardo, pm anticorruzione).
Visco (Vincenzo, ministro delle Finanze del governo
Prodi); Scernicola (Giovanni, segretario particolare
di Visco); Veltri (Elio, deputato Idv); Leoluca
Orlando (già sindaco di Palermo); Baltasar Garzón
Real, titolare del processo a carico di Berlusconi e
Dell’Utri per le presunte irregolarità nell’affare
Telecinco.
Parlamento unito
nel “segreto di Stato”
LA LEGGE È PASSATA
A MAGGIORANZA NEL 2007
gressive svolte in sinergia” tra
pm italiani, spagnoli e inglesi.
Anche questo delirio produce
ben presto contromisure concrete. Il 14 dicembre 2001 il
giornalista e senatore forzista
Lino Jannuzzi, buon amico di
Pollari, “rivela” su Panorama e su
Il Giornale che Ilda Boccassini s’è
incontrata in un albergo di Lugano con i colleghi Carlos Castresana, Carla Del Ponte ed
Elena Paciotti (eurodeputato
Ds) per incastrare Berlusconi» e
“trovare il modo di arrestarlo”.
Naturalmente è tutto falso, ma
la smentita non arriverà mai.
L’estensore del piano vanta comunque ottime fonti. In un passaggio, fa riferimento a qualcuno che si è appena insediato
nello staff del ministro della
Giustizia.
In un altro parla di un anonimo
magistrato con un incarico di
“supporto governativo”. In un
terzo cita una giornalista (senza
nome) che avrebbe partecipato a Milano a un incontro tra pm
in cui si era discusso il cambio
d’imputazione in un processo
alla Fininvest. Pare che l’informatissimo 007 disponga di una
struttura in grado di controllare
le mosse della parte più attiva
della magistratura. E infatti
L’espresso scoprirà nel 2005 che
sotto il governo Berlusconi, oltre al centro di via Nazionale, i
servizi segreti avevano almeno
altri due uffici – uno a Palermo
in via Notarbartolo, l’altro a Milano in piazza Sant’Ambrogio –
da cui si spiavano le inchieste
delle Procure più calde d’Italia.
Il tutto sotto una regia unica. E
all’ombra di un premier che oggi vorrebbe diventare un padre
costituente: Silvio Berlusconi.
di Alessandro Ferrucci
ì, ultimamente va di moda il concetto di inciucio.
Una strizzatina d’occhio
qua, una dichiarazione
dall’altra parte, una smentita
di un collega. E così via. Massimo D’Alema ha rinverdito il
periodo post-guerra e i rapporti tra Dc e Pci, altri hanno
puntato sugli anni ’70, i più
“giovani” hanno scomodato
la Bicamerale: a ognuno il suo.
Poi ci sono le piccole-grandi
vicende, le peggiori quando
arrivano, così inaspettate, altrettanto violente: il caso Pollari-Pompa denunciato ieri
dalle colonne de il Fatto Quotidiano, è una di queste.
Allora, nel 2007 con in carica il governo Prodi, quasi la totalità del Parlamento votò la
nuova legge sul “Segreto di
Stato”, la numero 124, atta ad
aggiornare la precedente e datata 1977. Insomma durante
una delle legislature più complicate della nostra storia, con
una maggioranza costruita su
difficili rapporti di forza e con
il costante supporto dei senatori a vita; con una minoranza
agguerrita e pronta a dare
“spallate”, spesso all’aria; ecco in un clima del genere è stato possibile trovare un argomento condiviso, “e sbagliato”, spiega il senatore Felice
Casson. “Vede, assieme a pochi altri colleghi, tra i quali Rosa Calipari – continua – ci rendevamo conto dell’esigenza
di stringere le maglie. Dovevamo rendere ancora più complicata la possibilità di far ricorso a un tale strumento.
Detto questo, trovo vergo-
S
di Elisabetta Reguitti
sprimere opinioni, raccontare i fatti e
“E
difendere la libertà d’informazione in
Italia è considerato sovversivo e da contrastare in ogni modo”. C’era anche Paolo
Serventi Longhi, segretario generale della
Fnsi dal 1996 al 2007, nell’elenco dei giornalisti schedati e spiati. “L’aspetto più grave
è che di quella vicenda non siano mai emerse ipotesi di reato che quel sistema sia stato
considerato a tutti gli effetti del tutto legittimo. Temo che le cose siano addirittura destinate a peggiorare”. Allora la Fnsi, secondo Serventi Longhi, era
impegnata a sostenere
battaglie tra cui quella
della riforma tv. La discussione sulla legge
Gasparri solo un esempio. “I giornalisti liberi
hanno sempre dato fastidio. E non mi stupirei che anche oggi ci
fossero elementi poco
chiari o peggio di intimidazioni ad personam per i professionisti
impegnati nel difendere la libertà d’informa-
gnoso l’atteggiamento tenuto
dal governo; un atteggiamento strumentale”. Per la cronaca, l’ex pm veneziano, è triplice interessato: come uomo
delle istituzioni, come parlamentare e soggetto preso di
mira dalle attività di Pio Pompa. “Su cosa abbiamo migliorato la legge? Sulla possibilità
di togliere il segreto dopo un
certo numero di tempo”. Tradotto: sono almeno 15 anni,
estendibili a 30. Poi via libera
ai “topi” da biblioteca e alla loro voglia di sapere.
Comunque, cappello e sostanza sono pressoché identici: “Sono coperti dal segreto
di Stato gli atti, i documenti, le
notizie, le attività e ogni altra
cosa la cui diffusione sia idonea ad arrecare danno all’integrità della Repubblica, anche
in relazione ad accordi internazionali, alla difesa delle istituzioni poste dalla Costituzione a suo fondamento, all’indipendenza dello Stato rispetto
agli altri Stati e alle relazioni
con essi, alla preparazione e
alla difesa militare dello Stato”, recita quella del 2007.
Nella precedente, l’unica modifica toccava il concetto di
“Repubblica” definita “Stato
democratico”.
“Non credo siano stati fatti
degli errori di valutazione, il
problema nasce solo con chi
la utilizza e come”, interviene
Massimo Brutti, già vicepresidente del Comitato servizi di
sicurezza. Anche lui spiato. “E
comunque il segreto è stato
posto per attività del tutto
estranee all’interesse dello
Stato, quindi in maniera illegittima. Ma è anche vero che è
zione uno dei cardini della Costituzione”. Il
pericolo maggiore per Serventi Longhi è
rappresentato anche dalla poca sensibilità
dell’opinione pubblica: “Bisogna vigilare
su tutti i fronti perché non passi che il lavoro fatto dagli appartenenti ad alcuni servizi deviati oltre che politicizzati sia utile e
indispensabile alle finalità istituzionali come avete ben scritto ieri sul vostro giornale”. Dal canto suo Beppe Giulietti giornalista e portavoce dell’associazione Articolo21 ricorda come la vicenda dell’archivio
riservato del Sismi sequestrato dalla Digos
venga considerata “del tutto normale. Come del resto essere minacciati in sedi istituzionali dagli stessi rappresentanti politici
del cosiddetto Partito dell’Amore che si avvale di personaggi che operano nell’ombra”.
Anche Giulietti, tra gli spiati, si dice comunque tranquillo: “Chi ha qualcosa da temere
sono coloro che hanno diversi livelli di comunicazione più o meno legittimi”. Ma non
è tutto: per un paese che ha vissuto e vive
ancora dei segreti di Stato come Piazza Fontana, la strage di Piazza della Loggia a Brescia e molti altri infatti sarebbe necessario
scardinare ogni attitudine a secretare. “L'Italia ha bisogno di liberarsi da ogni metastasi che inficia la trasparenza. Costi quel
stato utilizzato per casi come
Villa Certosa...”.
Punti di vista. Poi c’è chi la
vicenda l’ha vissuta da dentro.
“La prima impressione? Bè, la
stessa confermata dopo averlo ascoltato: di questo non ci si
può fidare neanche quando
declina le generalità”. Il soggetto è Pio Pompa, chi parla è
Milziade Caprili, ex senatore
di Rifondazione comunista,
membro del Copaco, ora Copasir, durante il governo Prodi
e presente alle audizioni dei
due protagonisti nostrani
dell’affare Abu Omar, Pio
Pompa e il generale Pollari.
Per lui vige il segreto di commissione: questione di garanzia. Quindi amen sui particolari più “scottanti”, ma lo stesso vuole darci una sua impressione sull’“orecchio” lungo
dell’allora Sismi: “Appena arrivato ci tenne a fare una precisazione: ‘Da giovane sono stato un militante del Pci, diffondevo l’Unità la domenica’”.
Come a dire: oh, ragazzi, sono
uno dei vostri. Poi basta. Per il
resto dovremo attendere 15, o
al massimo trent’anni.
Felice Casson:
abbiamo
sbagliato a non
stringere le
maglie, e oggi
vediamo le
conseguenze
che costi”. Eric Jozsef – corrispondente di
Libération – in qualità di “spiato” dal sistema
Pollari & Pompa si chiede: “Mi piacerebbe
sapere chi aveva incaricato Pio Pompa di
operare secondo quelle modalità. Perchè
Pompa ha lavorato su quelle informazioni
‘aperte’”. Ma , avverte, “non è solo una situazione italiana. È bene regolarsi”.
Dal canto sul Lorenzo Del Boca - presidente del consiglio nazionale dell'ordine
dei giornalisti - sintetizza la questione affermando come in linea di principio “qualsiasi
procedimento non promosso dall' autorità
giudiziaria è illegale e quindi non può essere sottoposto ad alcun segreto di stato”.
Si tratta dunque di una questione di etica e
di principio per il presidente Del Boca che
sulla specifica vicenda “Pollari e Pompa”
parla della possibilità che sia più complicata di quello che appare . In ogni caso, però, sulla presenza in quegli elenchi di alcuni
nominativi di giornalisti il presidente nazionale Del Boca non ha dubbi: “La difesa della
libertà di stampa viene prima di tutto”.
Roberto Natale, attuale presidente della
Fnsi invece afferma che “le schedature son
pratiche incompatibili con una democrazia
e non c'è alcun motivo dicibile e confessabile perchè venga apposto il segreto di
stato”.
pagina 4
Giovedì 24 dicembre 2009
Il Copasir deve essere
informato delle scelte
prese dal premier
I
SPIONI E RICATTI
l segreto di Stato in Italia è stato
regolamentato abrogando le vecchie
norme del 1977 nel 2007. In particolare
la nuova disciplina si occupa delle intercettazioni
e delle indagini nelle quali sono coinvolti gli
agenti dei servizi di sicurezza e interviene anche
per regolamentare il comportamento che
devono tenere i pubblici ufficiali quando sono
sentiti dall'autorità giudiziaria in materie coperte
da segreto. I pubblici ufficiali, anche quando sono
sentiti dai magistrati, non possono riferire su
fatti coperti dal segreto di Stato. Quando i
testimoni o gli indagati oppongono il segreto, il
magistrato informa il presidente del Consiglio,
che deve confermare o togliere il segreto. Se,
come ha fatto Berlusconi nel caso
Pompa-Pollari, il segreto è confermato, il
pubblico ministero non può fare altro che
procedere con le prove che ha e, se non
bastano, è costretto ad archiviare le accuse. Il
presidente del Consiglio deve comunicare la sua
scelta al Copasir e se il Comitato parlamentare
ritiene infondata l'opposizione del segreto ne
riferisce alle Camere.
MANCINI SPERA NEL “LODO POLLARI”
PER TACERE SUI SEGRETI TELECOM
La risposta potrebbe arrivare a Natale nel processo per spionaggio
di Antonio
Massari
ul segreto di stato, invocato da Marco Mancini,
la risposta potrebbe arrivare già domani. Secondo i calcoli della procura
di Milano, infatti, i termini
per la decisione, affidata alla
Presidenza del Consiglio,
scadono il 25 dicembre. Il
nodo sul “Segreto di Stato”
per Mancini, ex capo del
controspionaggio targato Sismi, è l’ennesimo tassello del
processo sullo “spionaggio”
targato Telecom.
Parliamo della Telecom
dove, intorno al 2006, convergevano gli interessi di tre
“vecchi amici”: Luciano Tavaroli (ex capo della struttura di security), Marco Mancini ed Emanuele Cipriani, titolare dell’agenzia di sicurezza Polis d’Istinto, che confezionò circa 7 mila dossier illegali su magistrati, politici e
giornalisti. L’inchiesta della
Procura di Milano, condotta
dai pm Fabio Napoleone, Stefano Civardi e Nicola Piacente, ebbe inizio con ulteriori
sospetti: che alcune fughe di
notizie sulle indagini, avvenute intorno al 2006, in realtà, fossero partite proprio
dalla Telecom. Un sospetto,
mai dimostrato, che oggi si
ripresenta, come vedremo
dopo, per un’altra compagnia telefonica, o meglio per
un omologo di Tavaroli, il direttore della security Wind
Salvatore Cirafici. Ma andiamo con ordine e torniamo ai
tre vecchi amici del caso Telecom.
Indagato con l’accusa di associazione per delinquere,
corruzione e rivelazione di
notizie non divulgabili, Mancini chiede di avvalersi del
GLI AZIONISTI:
vogliamo delle risposte
sati chiede che il Collegio sindacale si esprima “ufAlecom
ficialmente” sui fatti illeciti di dossieraggio di Tetra il 2001 e il 2006. A dirlo è il presidente
S
Franco Lombardi che sottolinea come Asati in occasione dell’Assemblea 2008 e quindi già da due anni
“fece un esposto al Collegio sindacale e ancora di
recente ha denunciato ex art. 2408 C.c. tra i fatti censurabili al Collegio sindacale della Telecom, proprio le
attività della security del periodo 2001-2006”. Dunque
Lombardi si chiede “come è possibile che il Collegio
sindacale ancora non si esprima ufficialmente? Il prossimo 24 febbraio, – continua – in occasione del Cda
per l’approvazione della bozza del bilancio 2009 sarebbe bene che sia il Comitato di Controllo interno sia
il Collegio sindacale prendano ufficialmente posizione non solo sullo scandalo ma soprattutto sulle delibere da far approvare all’Assemblea dei soci riguardo
l’avvio delle azioni di responsabilità, finalizzate al recupero delle enormi risorse sperperate nel settore
della security a causa di direttive probabilmente ricevute anche dalla Pirelli, all’epoca holding di riferimento”.
Uno strumento per l’ascolto (FOTO ANSA)
segreto di Stato per il seguente motivo: difendersi dall’accusa d’aver passato a Luciano
Tavaroli, ex direttore della
Security Telecom, alcune notizie attinte dal Sismi, equi-
Per la procura di
Milano i termini
per la decisione
affidata
alla Presidenza
del Consiglio
scadono il 25
I POLITICI
“SARÀ UN CASO
MA DEL PDL
NON CE N’È UNO”
varrebbe a svelare alcuni assetti del servizio segreto militare. Mancini, peraltro, ha
sempre sostenuto di aver
espletato attività “previamente autorizzate”. E ora
può nutrire buone speranze:
come ha rilevato ieri Il Fatto
Quotidiano, Berlusconi s’è già
espresso, due settimane fa su
un’altra vicenda di spionaggio. L’archivio riservato del
Sismi, sequestrato nel 2006
dalla Procura di Milano
nell’ufficio segreto di via Nazionale a Roma – quello gestito dal Pio Pompa, dove
comparivano veline su magistrati, politici e giornalisti –
era “autorizzato dal presidente del Consiglio dei ministri”. Quindi il segreto di
Stato c’è. E Niccolò Pollari,
può evitare di rispondere al
magistrato. Stessa sorte potrebbe capitare a Mancini: la
sua vicenda processuale
cambierebbe radicalmente.
Com’è già cambiata, per altri
versi, quella di Tavaroli: ha
patteggiato una pena di 4 anni e 6 mesi e – in base alla
legge sull’indulto – non sconterà in carcere un solo giorno. A rischiare di più, adesso,
è soprattutto Cipriani. Che
ieri ha smosso le acque con
un’intervista rilasciata a Repubblica.
Tavaroli ha chiarito che
l’ex numero uno di Telecom
– Pirelli, Tronchetti Provera,
non sapeva con quali modalità – illegali – acquisisse no-
on condivido ma posso capire, come
“N
d'altro canto è accaduto, che il segreto
di Stato venga apposto quando si tratta di
questioni come ad esempio, il caso Abu
Omar. Francamente, però, considero inquietante che la stessa modalità venga usata
sul caso Pollari e Pompa. L'unica cosa che si
capisce è che si faceva spionaggio su persone della sinistra. Raccogliendo evidentemente schifezze che poi venivano usate”. A
parlare è Cesare Salvi che al tempo del sequestro
dell' archivio (5 luglio 2006) ricopriva la carica di presidente della commissione Giustizia del Senato. Anche
Cesare Salvi è indicato nella lista degli schedati. “Ricordo di aver
letto la notizia da un'agenzia. Chiamai il mio
avvocato e mi rivolsi
immediatamente alla
procura della Repubblica di Roma. Da allora
sto ancora aspettando
di sapere qualcosa”. Salvi definisce scandaloso
e incomprensibile che
si parli di segreto di Stato per quella vicenda e
tizie riservate. Cipriani invece accusa: “Tronchetti Provera sapeva dei dossier”. E
nell’intervista aggiunge: “Ho
soltanto due strade da percorrere: o parlo o non parlo.
Non sarò il solo a pagare il
prezzo d’una storia scritta da
altri”. Se non racconterà fatti
inediti, però, sembra difficile
che Cipriani possa trascinare
Tronchetti Provera nel processo: di lui ha già parlato,
con i pm di Milano, che però
non l’hanno mai iscritto nel
registro degli indagati. In
ben quattro anni d'indagine.
E se l'indagine su Telecom s’è
chiusa – siamo all’udienza
preliminare – un'altra se n'è
aperta. Riguarda il capo della
security Wind, Salvatore Ci-
rincara affermando che in Italia esiste una
tendenza alla generalizzazione, una sorta di
abuso, del segreto di Stato.
“Su questioni caratterizzate da forti ombre
di legalità, poi, il pericolo è di alimentare
una forma di istituzionalizzazione delle attività non legali”. Un pericolo che l'Italia
non può permettersi di correre.
Leoluca Orlando (Idv), fra gli esponenti
politici spiati, si compiace di essere stato inserito in una lista di colleghi, magistrati e
giornalisti rispettabilissimi che svolgono il
loro dovere in modo corretto. “Ero e sono
indignato, piuttosto, per l'applicazione del
segreto di Stato a quella storia. Con l'evidente conseguenza – rincara -, che le informazioni sono state poi strumentalizzate sul piano meramente politico”. Orlando propone
che in casi simili la modalità sia, al contrario,
quella della totale trasparenza e della pubblicazione integrale dei fatti e dei documenti. Ma non solo. Orlando rimarca anche l'esigenza di stabilire in modo inequivocabile
chi e a cosa debba essere applicato il segreto
di Stato. E che soprattutto si provveda poi al
controllo in modo che non vengano permessi abusi utili ad una o ad un'altra parte
politica.
Luciano Violante del Partito Democratico, al contrario di altri colleghi esponenti
rafici. Ex carabiniere, esattamente come Tavaroli. Anch’egli in ottimi rapporti con
personaggi influenti dei nostri servizi segreti.
Cirafici è indagato dal pm
di Crotone, Pierpaolo Bruni,
con l’accusa di favoreggiamento, per aver rivelato a un
altro indagato, un maggiore
dei carabinieri, che il suo telefono era controllato dalla
procura. L’avrebbe favorito
per agevolare, poi, il suo passaggio ai servizi segreti civili.
Infine: Cirafici avrebbe offerto, a personaggi istituzionali,
delle schede difficilmente
rintracciabili per le procure
italiane. Schede in apparenza
“disattive” ma, in realtà, perfettamente utilizzabili.
politici, preferisce non rilasciare alcun
commento su una vicenda che “mi vede
coinvolto in prima persona”.
Massimo Brutti all' epoca vice capogruppo dei Ds Senato e componente del comitato parlamentare dei sevizi, invece, ricorda
come le carte e i dossier di Pollari & Pompa –
visionate prima in sede di comitato e pubblicate poi sui giornali - “fossero del tutto
false”. Materiale tra l'altro conservato per almeno cinque anni e reso pubblico in modo
evidentemente strumentale. “Nel caso di
una conferma della scelta dell'applicazione
del segreto di Stato a quella vicenda personalmente la considererei priva di qualsiasi
fondamento”.
Elio Veltri si definisce “plurispiato”: come
deputato e “consideraro a tutti gli effetti un
nemico di Berlusconi” poi come co-fondatore dell' associazione “Opposizione civile”
ma anche come direttore del giornale on-line “Democrazia e Legalità”. “Fino ad oggi, a
Roma, l'unico imputazione di reato a Pompa e Pollari è stato quello di peculato. Per
aver usato i telefoni e le scansie dello stato.
Che si ipotizzi il reato di Stato e si metta a
tacere tutto mi sembra una follia insopportabile. Già in Italia il segreto di Stato è stato
usato per coprire porcherie come le stragi e
e.reg.
i loro mandanti”.
Giovedì 24 dicembre 2009
pagina 5
Gli Stati Uniti e le prove
cancellate per “privilegio
del segreto di Stato”
N
SPIONI E RICATTI
egli Stati Uniti il segreto di Stato si basa
sull’invito del Governo alla corte a
eliminare dalle prove di un processo
quelle che potrebbero comportare un rischio per la
sicurezza della nazione. Il “privilegio del segreto di
Stato” è stato riconosciuto ufficialmente per la prima
volta nel 1953. Il suo uso è in costante aumento: tra il
1977 ed il 2000, è stato invocato in 59 occasioni, con
una media di 2,46 volte all’anno, mentre dal 2001 al
2008 è stato utilizzato almeno 45 volte, con una media
di 6.42 volte all’anno.
Nel 1971 il New York Times pubblicò lo studio del
ministero della difesa, coperto da segreto, sulle
cause della guerra del Vietnam, poi passato alla
storia come “ Pentagon Papers”. Dopo le prime tre
puntate, la Corte Federale di New York, sospese la
pubblicazione. Ma la Corte Suprema degli Stati Uniti
autorizzò i giornali a riprenderla sulla base del primo
Emendamento della Costituzione. I giudici
stabilirono che la libertà di stampa doveva prevalere
“su qualsiasi considerazione accessoria”. La
sentenza, scritta dal giudice Hugo Black, stabilì che:
“la stampa, dal punto di vista dei Padri Fondatori,
deve servire ai governati non ai governanti”.
D’Alema,
l’ex capo del Sismi
e gli strani Servizi
L’EX PREMIER IN POLE
PER IL COPASIR: È L’UOMO GIUSTO?
di Marco Travaglio
iamo sicuri che Massimo
D’Alema sia l’uomo giusto
per subentrare a Rutelli alla
presidenza del Copasir, il
Comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti? Alcuni
trascorsi del suo passato prossimo e remoto farebbero pensare il
contrario.
Missili da Picconatore. Nel novembre 1991 D’Alema è numero
2 del Pds subito sotto il fondatore
Achille Occhetto. Il presidente
della Repubblica Francesco Cossiga, in due interviste a Federico
Orlando sul Giornale di Montanelli, chiama in causa il partito (che
ha appena chiesto il suo impea-
S
chment) a proposito di strane visite di agenti cecoslovacchi a Botteghe Oscure. Poi parla di presunte operazioni finanziarie fra Kgb
e Pds: “Venimmo a sapere che il
Kgb sottraeva fondi alle autorità
sovietiche per trasferirli in Occidente. Ho temuto che il nuovo
Pds potesse cadere nel gioco (magari per trascinamento dei vecchi
tempi, quando il Pci riceveva finanziamenti dall’Est)… Ho mandato a chiamare il ‘freddo D’Alema’. Mi ha detto che avevano preso contatto con le autorità sovietiche. L’impressione è che D’Alema avesse tenuto all’oscuro Occhetto. E poi dicono che sono io
che ho i dossier… Voglio sapere
chi ha proposto a D’Alema o a chi
per lui illeciti trasferimenti di soldi dall’Urss; perché l’on. D’Alema
non ha informato di questo i servizi di sicurezza italiani e la magistratura”. D’Alema replica a
muso duro: “Sono stato un ragazzotto a fidarmi di Cossiga. Ma non
è riuscito a spaventarci. Ha convocato al Quirinale i capi dei servizi segreti. Il governo chiarisce il
rapporto tra presidente e servizi
e l'uso degli apparati a fini di lotta
politica e personale”. Nel bailamme di quei giorni convulsi, il caso
finisce nel dimenticatoio. Ma per
un paio d’anni rallenta la carriera
di Max. Il quale poi diventerà amicone di Cossiga, grande sponsor
del suo governo nel 1998.
Il virus dei Pollari. Nel 2006
FASCISMI
LA RUSSA, IL CUORE NERO DELLA X MAS
O
nore e camerati. Il ministro La
Russa non molla. Ieri durante
l’intervento alla caserma Paolo
Vannucci di Livorno dove ha salutato i
militari e i familiari delle vittime
dell’incidente di Kabul e dei 5 giovani
avieri morti nello schianto di un C130
avvenuto a Pisa, ha ricordato i reparti
speciali presenti “eredi – ha detto –
della non dimenticata X Mas”. E allora
lode agli incursionisti che si
riorganizzarono in un corpo franco, poi
entrato nella Marina Nazionale
Repubblicana.
Il ministro della Difesa – cui è affidata
la direzione dei Servizi – proprio nel
giorno in cui esplode il caso del segreto
di Stato posto da Berlusconi sui
dossieraggi del Sismi contro politici,
magistrati e giornalisti, si concede
invece una botta di nostalgia nera e
canaglia. Una specie di regalo di
Natale, un omaggio a radici
evidentemente mai recise. La Russa
infatti è recidivo: stesso elogio l’aveva
già tributato ai miliziani di Salò.
Credere, obbedire, combattere.
NOME IN CODICE: “RIOCO”
IL BUIO,
IL CITTADINO
E LA SUA SPIA
di Furio
Colombo
n un altro Paese, per
I“Freedom
esempio l’America, il
of Information Act”
metterebbe in grado questo
giornale, e soprattutto i
grandi quotidiani impegnati a
dire tutto all’opinione
pubblica, di chiedere le carte
sullo spionaggio illegale agli
uffici di cui – a suo tempo –
erano dirigenti o dipendenti il
generale Pollari o il
romanzesco funzionario Pio
Pompa. Gli uffici competenti li
dovrebbero consegnare,
perché quella regola
democratica negli Stati Uniti
non può essere violata. Gli
americani devono sapere.
Gli italiani no. Noi non solo
non abbiamo un “Freedom of
Information Act”. Non
abbiamo neppure una
contrapposizione netta,
riconoscibile lungo linee di
partito, fra chi vuole sapere e
Massimo D’Alema
scoppiano gli scandali che travolgono il Sismi di Niccolò Pollari,
indagato per il sequestro di Abu
Omar e per le schedature di politici di centrosinistra (fra cui i dalemiani Violante, Visco e Bargone, ma non il leader), giornalisti e
pm. D’Alema, vicepremier e ministro degli Esteri del governo
Prodi-2, partecipa a tutte le riunioni ristrette per decidere la riforma dei servizi e riesce a non
dire mai una parola sulle responsabilità di Pollari. Ma Cossiga, altro protettore del generale, non è
ancora soddisfatto e il 10 luglio lo
richiama all’ordine: “D'Alema mi
disse 'Pollari non si tocca'. Però
quando poi ha incontrato Pollari
ha allargato le braccia e non lo ha
neppure salutato”. Due giorni dopo D’Alema dichiara: “Conosco e
stimo il gen. Pollari da molti anni
e credo che lui abbia considerazione per la mia persona in ragione della cooperazione istituzionale che abbiamo avuto in passato. Non mi risulta che il Sismi ab-
La difesa dello
007, la scalata
Unipol :
la rete
del leader Pd
e l’ombra
di Cossiga
chi ritiene che non si debba
sapere mai, persino in caso di
abusi.
Ora è certo un abuso
organizzare in Italia lo
spionaggio continuato e
sistematico di magistrati,
giornalisti, scrittori italiani.
Ma non ne sapremo mai
nulla, perché su tutta la
vicenda è calato il segreto di
Stato fin dal 2007, quando
era al Governo il
Centrosinistra. Ora è chiaro
che il capo del Popolo della
Libertà intende mantenere il
segreto di Stato "senza se e
senza ma" (e senza "però"
come Stefano Bartezzaghi
suggerisce di aggiungere alla
ormai celebre
espressione).Tutto, perciò,
rimane e rimarrà al buio.
Ma è un buio che dà fastidio e
dirò le ragioni.
che coinvolge tante persone.
Dire che in tal modo si tiene il
fiato sul collo dell’opposizione
è un po’ ingenuo. Una simile
operazione richiede – se non
altro per il consenso di chi
deve approvare e per gli
archivi – un perché.
Naturalmente quel perché è
stato inventato. Ma intanto
c’è. È un atto di governo ed è
coperto da segreto. È un
fatto grave e pericoloso.
1. Non sapere vuol dire non
poter calcolare il senso,
dunque il pericolo
dell’operazione di spionaggio
3. Eppure non è tutto. Qui
entra in scena il sociologo
sinistra-destra Luca Ricolfi
(ottimo mestiere: ti definisci
2. Spiare un cittadino è un
atto offensivo. Autorizza altre
persone a pensare in buona
fede “ci sarà una ragione”
persino mentre leggono
queste righe. Io sto per dire
che sono stato tra gli spiati,
con il nome in codice “Rioco”
(accostamento della seconda
sillaba del primo nome con la
prima del cognome).
bia avuto una politica di violare i
diritti umani. Mi pare una sciocchezza”. Il 20 novembre Pollari è
avvicendato al Sismi, ma D’Alema
ne loda “l’efficienza” e auspica
“giudizi equilibrati per salvaguardare strutture composte da servitori dello Stato che hanno pagato
con la vita”. Quando poi la querelle fra governo e giudici finisce
alla Consulta, rivendica “il dovere
di difendere il segreto di Stato, importante per la sicurezza dei cittadini”.
Da Telecom al fondo Quercia.
Indagando sullo spionaggio illegale della Security Telecom guidata da Giuliano Tavaroli, la Procura di Milano scopre migliaia di
dossier che finivano in parte sulla
scrivania di Pollari. Il numero 2
del Sismi, Marco Mancini, intimo
di Tavaroli, confida ai pm di aver
ricevuto nel 2003 un fascicolo
della Security su presunti conti
esteri legati ai Ds e dice di averli
mostrati al dalemiano Nicola Latorre (che smentisce tutto) su
suggerimento di Pollari. Impossibile, per ora, accertare se le notizie del dossier siano vere o false:
si tratta di estratti conto di banche
estere riferibili al presunto fiduciario di un importante leader Ds
e di documenti sull'Oak Fund, un
fondo delle Cayman socio di Bell,
la holding lussemburghese creata dal finanziere Emilio Gnutti per
dare la scalata a Telecom con
Consorte e Colaninno (i famosi
“capitani coraggiosi” benedetti
da D’Alema). Max & C. han sempre querelato chiunque facesse
cenno alla faccenda: curiosamen-
te però, non appena uscì la notizia del sequestro dei dossier Telecom, destra e sinistra s’affrettarono a varare un decreto che ne
ordinava l’immediata distruzione
prim’ancora di sapere che cosa
contenevano.
Chat line Unipol. Intanto D’Alema finisce nei guai per i suoi rapporti con Consorte. Il 14 luglio
2005, in piena scalata Unipol alla
Bnl, telefona all’amico assicuratore alle 9.46 del mattino: “Io poi ti
devo dire una cosa... ah... se tu
trovi un secondo... direttamente… Volevo dirti... delle prudenze che devi avere. Forse... ti è arrivata la voce, diciamo… Devo
farti l’elenco... delle prudenze
che devi avere… sì, delle comunicazioni”. Nell’ordinanza con
cui chiede invano al Parlamento
di autorizzare l’utilizzo delle intercettazioni, il gip Forleo spiega:
“È evidente che la ‘prudenza delle comunicazioni’ non può che
essere riferita a notizie avute in
ordine a possibili, anzi a probabili
intercettazioni in corso… verosimilmente alludendo alla notizia –
proprio in quel periodo circolata
negli ambienti in questione – delle operazioni di intercettazione
innescate dagli inquirenti”. Per
quelle telefonate la Procura di Milano non ha potuto indagare
D’Alema, protetto dall’immunità
europea. Chissà se il processo
Unipol che si apre a Milano il 1°
febbraio riuscirà ad appurare chi
lo informò delle intercettazioni
sul cellulare di Consorte. Ma, di
quella fuga di notizie, potrebbe
sempre occuparsi il Copasir.
di sinistra, parli a destra e sei
citato ogni giorno da una
folla) che descrive così al
“Riformista” (18 dicembre) il
fare opposizione a Berlusconi:
“C’è un vero e proprio
capovolgimento rispetto al
paradigma che vedeva
l’impegno come sacrificio. È
naturale che i più impegnati
sono abituati a mescolare
lavoro e divertimento.
L’esatto contrario dei militanti
di Berlinguer”. In altre parole
la “compagnia di giro”
(definizione del prof. Ricolfi
per chi si ostina ad opporsi) si
diverte un mondo a dire che
la Repubblica del conflitto di
interessi è in pericolo. E se
viene anche spiata, pensa
che festa. Magari ci puoi
scrivere un thriller.
Quanto al perché, non
conosceremo mai le
motivazioni offerte ai
superiori gradi. Ma Ricolfi
riesce a descrivere il caso
con parole di cui Pio Pompa
dovrebbe appropriarsi
subito: “Se siamo in uno
“stato di eccezione”, come
fai a non pensare in buona
fede che il fine giustifica i
mezzi?”. I dipendenti di
Pollari e Pompa hanno forse
commesso un errore,
trascurando Tartaglia. Ma se
li lasciamo lavorare in pace
nel segreto di Stato, tutti gli
altri – da Travaglio, ai giudici
di Milano e Palermo, a don
Ciotti, al sottoscritto – non li
perdono d’occhio un minuto.
E l'Italia è salva.
pagina 6
Giovedì 24 dicembre 2009
L’aggressione
al premier colpito dalla
statuetta del Duomo
D
GUERRE POLITICHE
omenica 13 dicembre il premier
Silvio Berlusconi è stato colpito al
volto da una statuetta che
riproduceva il Duomo di Milano al termine del
suo intervento alla manifestazione del Pdl nel
centro del capoluogo lombardo. Il premier è
stato ricoverato all’ospedale San Raffaele con il
labbro spaccato, il naso rotto e due denti
lesionati. La prognosi è di venti giorni, nei quali
deve sospendere ogni attività pubblica. Rimane
in ospedale fino a giovedì 17 dicembre. Ad
aggredire il premier è stato Massimo Tartaglia,
un ingegnere elettronico mancato di 42 anni di
Cesano Boscone, in cura per problemi
psichiatrici da circa dieci anni al Policlinico di
Milano. Tartaglia non era iscritto a nessun
partito politico né a organizzazioni
extraparlamentari. La Digos lo ha definito un
“signor nessuno”. Arrestato subito dopo
l’aggressione per lesioni pluriaggravate,
Tartaglia stato portato nel carcere di San
Vittore, dove è ancora rinchiuso, dopo la
decisione del gip, che teme una reiterazione del
reato.
IL FATTO POLITICO
QUANDO L’ODIO
VINCEVA
SULL’AMORE
dc
Perdoni
e tensioni
di Stefano Feltri
l perdono di Silvio
IMassimo
Berlusconi all’aggressore
Tartaglia doveva
La manifestazione del 2006 in cui la
Cdl augurava la morte agli avversari
di Wanda Marra
na volta il Partito
dell’Amore era quello di
Cicciolina. Oggi è il Popolo della Libertà ad auto-attribuirsi questa definizione. Vittima, martire, forse anche in odore di santità: è questa l’ultima frontiera della costruzione della propria immagine fatta da Silvio Berlusconi.
Due giorni dopo la sua aggressione consegna un messaggio
al sito del Pdl. Sfondo azzurro,
sorriso di aurea serenità e parole da grande padre della patria: “Grazie di cuore ai tantissimi che mi hanno mandato
messaggi di vicinanza e di affetto. Ripeto a tutti di stare sereni e sicuri. L’amore vince
sempre
sull’invidia
e
sull’odio”. Poi, nei giorni successivi, non si fa mancare niente: dal perdono a Tartaglia come uomo (“Non sono capace
di portare rancore”) agli auguri al Papa come statista (“I valori cristiani sono sempre presenti nell’azione del governo.
Garantiremo la serenità e la pace sociale”).
A ruota libera i suoi, che fanno
quadrato intorno al leader ferito e non esitano a contrapporre le enormi riserve d’amore del Pdl ai presunti partiti
dell’odio, quelli degli avversari
politici. Uno su tutti, Cicchitto, in Aula alla Camera: ''La mano di chi ha aggredito Berlusconi è stata armata da una
spietata campagna di odio,
condotta dal network Repubbli-
U
Ieri il Cavaliere ha scritto al
Papa (“Garantiremo serenità
e pace sociale”) mentre Di
Pietro l’ha definito il diavolo
ca-L'Espresso, da Il Fatto, dalla
trasmissione di Santoro Annozero e da un terrorista mediatico di nome Travaglio". E mentre Berlusconi inneggia alla
concordia nazionale, una vera
campagna mediatica contro i
mandanti morali viene portata
avanti dal Giornale. D’altra parte fa un po’ effetto sentir parlare di amore, pace e serenità
dai rappresentanti di un partito che non ha mai esitato davanti ad insulti, aggressioni
verbali, provocazioni più o
meno spinte. Il 2 dicembre del
2006 l’allora Casa delle Libertà
organizzò una manifestazione
“contro il regime”, ovvero il
governo Prodi. Nessun pudore
nell’usare una parola contro la
quale oggi si scagliano. Fu una
manifestazione nella quale il
popolo di centrodestra sfilò
con le bare e gli scheletri, trasformandola a tratti in una specie di corteo funebre. Bel modo di professare l’amore, augu-
Alcune foto
della
manifestazione
organizzata il 2
dicembre
del 2006 dalla
Cdl “Contro
il regime e
per la libertà”
per la caduta
del governo
Prodi (FOTO ANSA)
rare la morte ai propri nemici
politici. E poi, Berlusconi è pur
sempre quello che diede dei
coglioni alla metà degli italiani
che non votano per lui, e definì
matti antropologicamente diversi i magistrati. Qualche insulto scelto: "Veltroni è un coglione" (3/9/95). "un miserabile" (4/4/2000). "Prodi? Un lea-
der d'accatto (22/2/95). "Prodi
è un gran bugiardo pericoloso
per tutti noi" ( 21/10/2006). “Il
centrosinistra? Mentecatti, miserabili alla canna del gas”
(4/4/2000). Ancora meno per
il sottile va Brunetta che è arrivato ad augurare alla sinistra
“vadano a morire ammazzati”.
Altro che pace sociale.
E davanti a un Berlusconi in
versione cristologica sulla via
della Resurrezione pre-mortem, ci pensa Di Pietro ad operare un rovesciamento. Chiedendo in una lettera a Gesù
Bambino di liberarci dal Cavaliere (ma con il voto, per carità). Perché, spiega, lui è il diavolo.
FESTE COMANDATE
TRA OROLOGINI E VEGLIONI, I PARTITI ALLA PROVA DEL NATALE
di Chiara Paolin
valium a te e un orologino a me.
UfarenPerché
è Natale, e a Natale si può
di più. Persino in politica. Poco da
festeggiare in giro? Ci si provi comunque, se non altro per dare il buon esempio. L'elettore, smarrito e basìto, aggressore o aggredito cronico, ha ben
diritto a una pausa di bontà. E allora
ecco i partiti industriarsi per ritemprare gli animi nell’inesorabile bilancio di
fine anno. Un impegno vero, a tratti
commovente, in bilico tra social marketing e chincaglierie d’antan.
Quelli di An, per esempio, adorano le
feste. Quando s'è sparsa la voce che
Fini radunava i vecchi amici per un
pranzo di Natale, tutti hanno pensato
che il Pdl fosse davvero spacciato. Ma
bastava andare su www.alleanzanazionale.it per capire che è nello spirito del
gruppo la vocazione ai grandi festeggiamenti: nell'apposita sezione gad-
get, fa bella mostra di sé un allegro spumante millesimato con etichetta originale An e tutte le bollicine del caso. Per
non parlare dei fantastici regali 'con la
firma di Gianfranco Fini': dal portachiavi modello 'di Fini ti fidi' (2,60 euro) alla penna d'argento, dal foularino
alla medaglia celebrativa (per intenditori, 300 euro). Sul sito si trova di tutto.
Compresi testi importanti tipo "Il complotto comunista" (la tradizione a Natale ci vuole) e l'immancabile "Il futuro
della libertà", nuova bibbia finiana.
In casa Pd invece si lavora alacremente
ai veglioni di Capodanno che tante sedi organizzano su tutto il territorio nazionale. Apprezzatissimo quello a Casalecchio di Reno, un appuntamento
ormai storico: tortellini e cotechino,
poi la necessaria discomusic per digerire coi compagni. Tentando di rientrare in tempo nella tuta da sci: a gennaio si parte di slancio con la Settimana Democratica. Tutti sulle nevi di La-
varone a mostrare come il popolo di
sinistra sappia affrontare bene le curve
tra slalom istituzionali e rapidi inciuci.
Su www.festademocratica.it è spiegato chiaro: prezzi popolari, svago completo, una boccata d'aria pulita prima
del grande appuntamento elettorale di
marzo.
E in montagna, ma per riflettere e lanciare qualche ghiacciolo, ci va da sempre l'Udc. Casini è un vero habitué. Immancabile la gita con dibattito alla Festa della Neve di Sestola, raduno bianco (e crociato) stabilmente ospite dell'appennino modenese: fu qui che,
giusto un anno fa, Casini formulò l’ipotesi del referendum federalista, subito
disciolta da altri bollori bipartisan. E
sempre ai primi di gennaio, tutto il
centro destra si ritrova da qualche anno alla cosiddetta Neve Azzurra di Roccaraso, ovvero l'opening della stagione politica (con inviti estesi a sinistra)
dove nel 2009 c'erano proprio tutti: da
Tremonti a Brunetta, da Damiano a
Berlusconi.
Ma per l'edizione 2010 il programma è
in crisi nera. Il sito tace. Chi vorrà salire
fin lassù per sbilanciarsi sull'imperscrutabile destino del Paese?
Le cose ormai cambiano in fretta, e i
soliti dritti della Lega ci hanno visto
giusto anche stavolta. Evitando complicazioni, i Giovani Padani hanno
convocato le truppe per simpatiche
'Pizzate di Natale' che fioccano qua e là
nella vasta terra dei Celti. E pazienza se
il piatto è di origine napoletana: a Natale bisogna essere tutti più buoni. Come succede a Schio, isola Pd in terra
assai contesa tra Pdl e Lega. Sindaco,
assessori e trenta consiglieri (opposizione inclusa) hanno imparato a memoria Jingle bells e Adeste fideles per
registrare un cd, celebri canti natalizi
in vendita per beneficienza. Questo sì
che è un nordico White Christmas. Da
favola.
mettere il sigillo natalizio
sul nuovo clima politico di
dialogo (o “inciucio”,
parola sdoganata di
recente proprio da
Massimo D’Alema). Ieri
Berlusconi ha capitalizzato
la solidarietà del papa
Benetto XVI che aveva
espresso “vicinanza”. In
una lettera al pontefice,
Berlusconi ha scritto che
“il governo adotterà tutte
le misure necessarie per
garantire la serenità e la
pace sociale”. Parole che
recepiscono anche gli
inviti del Quirinale a creare
un nuovo clima. Giorgio
Napolitano ha detto ieri
che non parlerà più prima
del messaggio di
Capodanno in cui, sembra
di intuire, confermerà gli
inviti al dialogo di questi
ultimi giorni, nel tentativo
di superare quella
contrapposizione con il
presidente del Consiglio
che, dalla bocciatura
costituzionale del lodo
Alfano, era in continua
crescita.
e tensioni dentro la
Lrestano.
maggioranza, però,
Lo si vede anche
nei dettagli: il ministro
della Funzione pubblica
Renato Brunetta e quello
dell’Economia, Giulio
Tremonti, ieri hanno
tenuto la conferenza
stampa natalizia allo stesso
orario, contendendosi
giornalisti e attenzione dei
telegiornali. Il ministro
dell’Ambiente Stefania
Prestigiacomo accenna
uno scontro con il resto
del governo sulla scelta dei
siti per il nuovo nucleare.
Poi dice subito che “le
divergenze sono state
risolte”. Il posizionamento
delle nuove centrali non
verrà ufficializzato prima
delle elezioni regionali di
primavera, ma si annuncia
comunque come uno dei
nodi di tensione
impossibili da sciogliere
senza polemiche.
oi ci sono i soldi. Ieri
Prispondere
Tremonti si è rifiutato di
a tutte le
domande su come verrà
speso il gettito del nuovo
scudo fiscale, proroga di
quello terminato il 15
dicembre. Per il momento
è valutato soltanto un euro
simbolico, ma dovrebbe
portare nelle casse dello
stato qualche miliardo di
euro che Tremonti non
vuole impegnare già
adesso. Risorse che
potrebbero finanziare la
riforma fiscale di cui il
ministro dell’Economia
inizia a parlare oppure, in
caso di emergenza,
trasformarsi in un decreto
legge di interventi pre
elettorali se ci dovessero
essere elezioni anticipate.
Giovedì 24 dicembre 2009
pagina 7
E’
I PROBLEMI DEL PD
stata la settimana di Massimo
D’Alema. Cominciata con la
provocazione affidata al
Corriere della Sera: “Se per evitare il suo
processo deve liberare centinaia di imputati di
reati gravi, è meglio una leggina ad personam
per limitare il danno all’ordinamento e alla
sicurezza dei cittadini”. Poi l’elogio
La settimana
di “baffino”
tra inciucio e riforme
dell’inciucio, che ha suscitato la reazione
sdegnata di Walter Veltroni (“se ne vedono di
tutti i colori”) e scatenato polemiche nel Pd:
“A volte ciò che viene chiamato inciucio è un
compromesso che può essere utile al paese”.
Infine, l’altroieri, è arrivata l’apertura al
ministro dell’Economia Giulio Tremonti, che
aveva lanciato la proposta di una nuova
Bicamerale: “Alcune riforme farebbero bene al
paese”, ha detto l’ex ministro degli Esteri. A
dare la linea ufficiale al Pd, il segretario del Pier
Luigi Bersani che si è detto favorevole a un
dialogo con la maggioranza per le riforme, ma
nettamente contrario alle leggi ad personam.
Ed è stato cauto: “La gente mi chiede di stare
attento”.
PD, ALLARME ELEZIONI
Perché la leadership si salvi, deve vincere almeno
sei regioni. Bersani frena sull’inciucio. Crisi al sud
di Luca Telese
ncrocio Pier Luigi Bersani al
Quirinale, il giorno del brindisi di Natale. La scena è interessante. In un capannello, girando su se stessi, per caso si ritrovano faccia a faccia il segretario del
Pd e la segretaria dell’Ugl, Renata
Polverini. Siccome Bersani è un
galantuomo, fra tante mani che si
tendono per congratularsi con la
Polverini per la candidatura (nel
centrodestra), c’è anche la sua: “Ti
faccio tutti i miei auguri”. Allora
faccio una battuta: “No, il leader
del Pd non può...”. Bersani trasecola: “E perché?”. Rosy Bindi, solo
un passo indietro allarga le braccia e sorride: “Bè, certo! Gli auguri
non glieli puoi mica fare”. La Polverini ride anche lei: “Certo che
può, anzi deve!”.
“La strada” di Pier Luigi. Allora
Bersani mi allunga un’occhiataccia di rimprovero. “Lo so che voi
de Il Fatto fate i criticoni....”. Poi allunga un braccio con la mano a
scure, per indicare una linea immaginaria davanti a sé: “Tutti dicono, fanno, criticano, ma io vado
dritto, dritto per la mia strada, e
porterò tutta la coalizione alla vittoria. Ho sempre fatto così, nella
mia vita, lo rifarò anche stavolta”.
Allora gli chiedo della Puglia. E
Lui: “Vedrete, vedrete... risolveremo tutto”. Sembra un pasticcio:
I
Il segretario:
“Voi de Il Fatto
siete criticoni.
Ma io porterò
la coalizione
alla vittoria
come sempre”
BACI DI NATALE
“E chi l’ha detto? Aspettate a dire”.
Del Lazio intanto, dove la Polverini è in pista ufficialmente da una
settimana non faccio in tempo a
chiedergli, perché il segretario del
Pd si dilegua. Lazio, Puglia e Campania sono i tre pasticci di Natale
sotto l’albero di via del Nazareno.
La partita è difficile: se in primavera la coalizione vincesse meno
di sei regioni (parte da undici) sarebbe una disfatta. Quelle considerate certe sono: Umbria, Marche (accordo con l’Udc), Toscana
ed Emilia Romagna (il “granducato della Quercia”). Il Piemonte
con la Bresso (anche lei era stata
insidiata dall’Udc) è solo un passo
indietro, a rischio c’è la Liguria. Il
vero disastro inizia da Roma in giù,
aggravato dall’ennesima guerra
“veltrodalemiana” e dal “fattore
I”: l’inciucio.
E il dopo Marrazzo? La vicenda
della “regione capitale”. È in qualche modo emblematica. Il centrosinistra, travolto dal caso Marrazzo, non trova candidati alternativi.
Rosy Bindi declina. Veltroni pure.
Nessun dirigente nazionale, a partire dal leader, si prende la responsabilità di dire una parola sulla vicenda. La maggioranza prova a
non far dimettere il governatore
azzoppato, ma l’operazione è insostenibile. Il centrodestra individua la sua candidata. I vertici nazionali tacciono. Si guarda a Nicola Zingaretti, unico possibile “Salvatore della patria”. Il presidente
della provincia pone tre condizioni che non sono accettate. L’area
dalemiana, con in testa Claudio
Mancini, lo strattona: “Fa’ quel
che dice il partito”. Bersani non interviene né pubblicamente né riservatamente: Zingaretti si sfila.
Inizia a circolare (non dispiacerebbe allo stesso presidente della
provincia) il nome di Mario Marazziti. Lui ventila la disponibilità.
Nessuno la raccoglie. Ora Marazziti si sfila pure lui: “Continuerò a
lavorare nella società civile.
di E. F.
Chi buttare giù
da Latorre?
P
arlano da molto lontano. Uno da via delle
Botteghe Oscure (Roma) sede del quotidiano Il Riformista, l’altro da via Solferino (Milano), Corriere della Sera. Ma si trovano miracolosamente d’accordo, Marcello Dell’Utri e Nicola
Latorre. In sintesi: le riforme si devono fare, quindi via agli accordi tra Pd e Pdl e, per favore, non
parlate di inciucio. E sono messaggi, affettuosità,
bacetti di Natale. Sostiene Dell’Utri: “Sono più le
convergenze che le divisioni tra noi e il Pd. Il dialogo con i democrat è giusto: la rottura con Di
Pietro e la sinistra giustizialista nelle cose”. E,
tanto per gradire: “D’Alema è il migliore di
tutti”. Risponde Latorre: “Walter fa polemica
senza rendersi conto della valenza strategica
di certe scelte”. E a chi parla di inciucio riguardo a una nomina di D’Alema al Copasir: “Vergogna inaccettabile. Non c’è alcun scambio”.
Il segretario del Partito
democratico, Pier Luigi Bersani
È una vicenda esemplare, che si
replica quasi ovunque: lo stesso
vuoto di iniziativa il Pd lo realizza
in Campania, dove Pier Ferdinando Casini è arrivato a ipotizzare la
candidatura di Antonio D’Amato
(l’ex ala destra della Confindustria) presentandola come la bandiera di un “fronte anticamorra”.
Molto abile, come al solito. Senonché il centrodestra oscilla fra il sot-
(FOTO ANSA)
tosegretario Nicola Cosentino e il
confindustriale Lettieri. Così la
proposta di fatto è rivolta al Pd. E
perché dovrebbe accettare il partito di Bersani? Semplice: perché è
impegnato in una faida tra gli uomini di Antonio Bassolino (che sognerebbero la candidatura del suo
assessore ai trasporti Ennio Cascetta) e la componente che fa capo al sindaco di Salerno Vincenzo
De Luca. Insomma, anche qui
l’iniziativa politica è sotto lo zero.
Della Puglia, poi, potete leggere
qui sotto l’incredibile ricostruzione di Enrico Fierro. Ma il riassunto
degli eventi che hanno portato alla catastrofe è semplice: il Pd locale aveva già votato il suo supporto alla ricandidatura di Nichi Vendola, ma sono bastate due missioni di Massimo D’Alema e l’ambizione di Michele Emiliano (ineleggibile a meno di dimissioni da Sindaco di Bari) per spaccare la coalizione e costringerla intorno al
contorcimento di una legge ad personam per permettere allo stesso
Emiliano di correre senza dimettersi. In Calabria Agazio Loiero era
pronto a correre per le primarie,
ma Udc e Italia dei valori, per motivi diversi, non sosterrebbero la
sua candidatura. Stesso problema
che si verifica in Puglia, per Vendola. E altra defezione annunciata
dell’Idv – in Campania – dove DI
Pietro dice: “Non sosterremo un
candidato del Pd”.
“Alleanze variabili”. Insomma,
in tutto il sud dove il centrosinistra
aveva vinto e governava, il sistema
dei veti incrociati ha fatto saltare
le coalizioni e i leader senza che
dal quartiere generale arrivassero
proposte risolutive e indicazioni
autorevoli. L’unico che ha le idee
chiare, in questo momento, sembra Pier Ferdinando Casini: “Siamo per le alleanze variabili”, dice
il segretario dell’Udc rievocando
il lessico moroteo. La linea di Casini è chiara: il risultato ideale sarebbe andare a destra dove l’Udc è
determinante per far vincere la
destra e viceversa. E qui si arriva
alla guerra paradossale che si è
riaccesa fra dalemiani e veltroniani. D’Alema sostiene la necessità
di allearsi a tutti i costi con Casini a
livello locale (e considera la Puglia
una prova generale) e di approdare a un appeasement con Berlusconi, fino a tessere l’elogio dell’Inciucio. I veltroniani sono contrari.
Enrico Letta aveva aperto i giochi
(“Berlusconi ha diritto a difendersi dal processo), il segretario aveva negato l’adesione al No B. day e
difeso l’intesa siciliana con Lombardo e Dell’Utri. Ma ora – vedendo i sondaggi a picco – frena: “La
gente mi dice: ‘Attento Bersani,
qui ti imbrogliano!’”. Problema.
Se la linea adesso è questa, chi lo
dice al lider maximo?
D’Alema vuole
l’accordo con B.
e un patto con
Casini, ma lui:
“Alleanze
variabili”. Critici
i veltroniani
I vendoliani voteranno no al Lodo Emiliano
PUGLIA, SULLE MODIFICHE ALLA LEGGE ELETTORALE SI SPACCA IL CENTROSINISTRA
di Enrico
Fierro
a legge pro-Emiliano non passerà. In Puglia è guerra
Lcentrosinistra
senza esclusione di colpi all'interno di quello che fu il
della Primavera. Tutti contro tutti. Michele
Emiliano, voluto dall'ala dalemiana del Pd, gradito a Udc
e Idv, si candida ma a patto che il Consiglio regionale
cancelli la norma sulla ineleggibilità che lo costringerebbe alle dimissioni da sindaco di Bari. “È una legge
anticostituzionale che crea discriminazioni tra i cittadini,
ed esiste solo in Puglia. Perché in Calabria il sindaco di
Reggio può candidarsi alla carica di governatore senza
essere obbligato a dimettersi prima, e io no?” L'ex magistrato è su tutte le furie, soprattutto per gli attacchi che
sta ricevendo da molti esponenti del centrosinistra che lo
accusano di volere una legge ad personam. Quindici consiglieri regionali dell'area Vendola, ma anche socialisti e
comunisti, ieri hanno sottoscritto un documento nel quale dicono un netto no alla cancellazione della norma. Una
presa di posizione che vanifica le speranze di Emiliano. Il
19 gennaio è convocato il Consiglio regionale con all'ordine del giorno proprio le modifiche alla legge elettorale e quelle quindici firme, con l'aggiunta del voto di
Vendola, quando si trasformeranno in voti contrari e si
aggiungeranno a quelli dei consiglieri della destra saranno un muro insormontabile. “È inutile inistere – dice
Nicola Fratoianni, coordinatore pugliese di Sinistra ecologia e libertà – noi siamo nettamente contrari al lodo
Emiliano. Il Pd si sta assumendo la gravissima responsabilità di tenere l'intero centrosinistra e l'alleanza merdionalista a bagnomaria fino al 19 gennaio”. Dal canto suo
il sindaco di Bari sembra non raccogliere l'invito del segretario regionale del Pd, Sergio Blasi, a sciogliere ogni
riserva entro il 28 dicembre, data dell'assemblea regionale del partito. “A quella riunione, pur essendo il presidente del Pd, non andrò, così la gente potrà decidere
liberamente”, ha detto Emiliano. Tradotto dal politichese
alle cime di rapa, vuol dire che Emiliano, senza la certezza
della modifica della legge elettorale, non accetterà di
candidarsi. “Il sindaco è un animale politico – dice un
esponente del Pd barese – e sa che rischia molto candidandosi contro Vendola, i vendoliani e una parte sostanziale del partito che è letteralmente infuriata per la
defenestrazione di Nichi”. Se il segretario regionale del
Pd spinge per Emiliano, quello barese vuole Vendola, così
il segretario di Monopoli e di molti altri circoli pugliesi.
C'è poi il fronte degli assessori regionali e di alcuni parlamentari del Pd di diversa collocazione schierati col governatore. “La posizione di Emiliano è incoerente ed
equivoca”, per l'assessore Guglielmo Minervini. Ma c'è di
più, se l'Idv ieri si è seduta per la prima volta al tavolo del
centrosinistra, dichiarandosi a favore della candidatura
Emiliano, gli altri due potenziali alleati della coalizione,
Udc e Io Sud di Adriana Poli Bortone, aspettano. Con il
partito di Casini determinato a non accettare la candidatura Vendola (“Dateci Boccia o Emiliano”), e la Poli
Bortone sempre più sensibile ai corteggiamenti del centrodestra (“la mia casa naturale”). E senza questi due
partiti, ha avvertito pochi giorni fa Massimo D'Alema, si
perde. All'ultima riunione del Pd, il lider Maximo si è
presentato con dei sondaggi chiarissimi: centrodestra e
centrosinistra sono al 44%, Udc e Io Sud insieme realizzano il 12, con loro si vince. Con Vendola si perde. Ma
anche sulle previsioni non c'è accordo dentro il centrosinistra. Perché – valutano gli esperti di flussi elettorali
dentro il Pd pugliese – nel 2005 l'Udc arrivò al 7,79, una
quota significativa, ma di quei voti il 2% era proprietà
esclusiva di Tato Greco, poi passato con la “Puglia prima
di tutto”, la lista di Fitto che alle ultime comunali candidò
Patrizia D'Addario e Barbara Montereale. Alle europee
l'Udc scese al 9% e mai la somma dei voti del partito di
Casini e di “Io Sud” è arrivata al 12.
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Giovedì 24 dicembre 2009
CRONACHE
ANNUNCIÒ IL SISMA
“NESSUN
ALLARME”
Prosciolto il geologo de L’Aquila
che ora fa lezione negli Usa
iampaolo Giuliani, il ricercatore aquilano denunciato per procurato
allarme per aver previsto
il terremoto de L’Aquila, è stato
prosciolto. Il gip di Sulmona
Massimo Di Cesare usa parole
chiare: “La relazione tra accumulo di radon e terremoti è ritenuta attendibile. L’evento sismico annunciato sulla scorta
delle proprie indagini impedisce di considerare inesistente il
pericolo di terremoto”. Dunque Giuliani non è un ciarlatano come era stato apostrofato.
Ma non solo: oggi ha la certezza, che il suo metodo, assieme
ad altri metodi di ricerca sui
precursori sismici, permette di
attivare un sistema di prevenzione grazie al quale è possibile
intervenire in tempo per salvare vite umane. “Le case che non
sono state costruite secondo
criteri antisismici cadono
ugualmente, ma le persone
possono abbandonarle in tempo e restare vive” spiega Giampaolo Giuliani, che definisce la
decisione del gip ragione di una
gioia immensa che riconosce
merito al suo lavoro e alla sua
immensa passione. Seppure si
tratti di una felicità interrotta
dal ricordo di non essere stato
G
Case crollate dopo il terremoto del 6 aprile (FOTO FABIO BUCCIARELLI)
creduto e di non aver potuto
salvare tante vite. E’ appena
rientrato da San Francisco dove
è stato invitato a presentare la
sua relazione scientifica alla
conferenza Agu Fall Meeting:
“Ho illustrato tutti i dati ottenuti, tutte le osservazioni effettuate davanti a ricercatori internazionali. La mia relazione è stata
accettata con molto interesse,
poiché siamo stati gli unici a fare rilevamenti prima, durante e
dopo un terremoto, mi riferisco a quello che ha colpito
L’Aquila”. E il suo studio è stato
finanziato, ottenendo la colla-
borazione scientifica di un ricercatore giapponese e di uno
americano e l’installazione dei
suoi strumenti negli Stati Uniti
e a Tokyo. Mentre l’Italia resta a
guardare. “Il nostro studio non
viene neppure preso in considerazione dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia”
continua Giuliani, 62 anni, diplomato perito chimico, specializzazione in meccanica fine
in Inghilterra, vincitore di concorso al Cnr, specializzazione
in Scozia su fotografia astronomica. Ha lavorato presso l’osservatorio di Edimburgo e per
La denuncia delle associazioni
20 anni in quello di Campo Imperatore ,ed ora ha pubblicato
il suo primo libro, “L’Aquila
2009, la mia verità sul terremoto”. “Dal 2000 portiamo avanti
questa ricerca partendo dall’assunto scientifico che in prossimità di forti terremoti la scienza misurava forti incrementi di
radon (gas inerte radioattivo,
incolore, inodore, insapore)
che nasce dal radio 226 per decadimento radioattivo. In prossimità del terremoto de L’Aquila, le nostre stazioni di osservazione in funzione sul Gran Sasso, a Coppito e alla scuola De
Minicis de L’Aquila, dimostravano forti incrementi di radon.
Dunque sapevamo che ci sarebbe stato un forte terremoto.
Ma dopo che il 29 marzo il sindaco di Sulmona mi ha denunciato per procurato allarme e i
suoi avvocati mi hanno diffidato dal continuare a dare informazioni, in quanto avrei rischiato l’arresto, ho smesso;
nel frattempo però ho continuato a monitorare la situazione, che diceva chiaramente che
vi era nell’aquilano un incremento di scosse sia come numero sia come intensità. Centinaia di persone a Paganica, a
Poggio Picenze, a L’Aquila,
quel 6 aprile, vedendo i nostri
grafici su Internet, si sono messe in salvo. Sapevo che sarebbe
arrivato, che sarebbe stato fortissimo intorno ai 5.8, 6. E’ stato
di 6.3 ma con una potenza dieci
volte maggiore per l’accelerazione delle onde sismiche, causata dalla natura del territorio.
Ho fatto andare i miei familiari
in auto ed io sono rimasto ad attenderlo a casa con la finestra e
la porta aperte, impalato davanti al sismografo”. Il resto è cronaca di dolore e di amarezza.
porta a settantuno i decessi per suicidio in carcere nel
2009. Un numero così alto non si registrava dal 1990, ma
secondo il presidente dell’associazione “A buon diritto”,
Luigi Manconi, è conteggiato al ribasso: “Non sono considerati suicidi in carcere tutti quei detenuti che muoiono
durante il trasporto in ambulanza o in ospedale. E nemmeno coloro che si uccidono inalando il gas delle bombole dei fornelli usati nelle celle per cucinare, che vengono calcolati come overdose. Quindi il quadro generale
di questa strage è più ampio di quello stimato”. Soltanto
due giorni fa, Pino Toniolo, un detenuto di 55 anni, ex
assessore del comune di Nove, si era tolto la vita nel carcere di Vicenza. Era stato arrestato domenica per un mandato di cattura europeo. Le autorità tedesche lo accusavano di atti sessuali su minorenne, accuse che durante
l’interrogatorio aveva definito “folli”.
“Ogni suicidio ha una storia a sé – prosegue Manconi – ma
la maggior parte di essi avviene nei primi sei mesi di
detenzione, i più significativi nei primi tre giorni. E’ la
conseguenza dell’impatto con un universo di cui si ignorano le leggi, la lingua, la comunicazione interna con l’amministrazione penitenziaria”. C’è poi un gravissimo problema di sovraffollamento degli istituti penitenziari. “Non
è mica il sovraffollamento della spiaggia di Riccione –
conclude Manconi – significa che gli psicologi, in un numero non irrisorio di casi, hanno a disposizione dieci
minuti al mese per ogni detenuto; significa che si socializza di meno, c’è più promiscuità e più sporcizia”. All’interno delle carceri, fa sapere “A buon diritto”, la percentuale dei suicidi è di 15-18 volte maggiore di quella della
società libera. “La situazione è insostenibile – denuncia
anche l’associazione “Antigone” – e il piano del governo è
inesistente”.
Intanto sono da registrare ieri anche due gesti di autolesionismo nel Centro di identificazione ed espulsione di
Ponte Galeria, a Roma (da molti considerato un vero e
proprio carcere): un immigrato algerino si è ferito con un
rasoio, mentre un tunisino ha tentato, invano, di darsi
fuoco.
(s.a.)
(c .pe.)
IN CARCERE SI CONTINUA A MORIRE
DUE SUICIDI IN POCHE ORE
SONO 71 DALL’INIZIO DELL’ANNO
i è impiccato attaccando la cintura dell’accappatoio allo
SSpirito,
stipite di un armadietto. E’ morto così Ciro Giovanni
trentacinquenne collaboratore di giustizia, che
Giovedì 24 dicembre 2009
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CRONACHE
I TRENI DEI DESIDERI
Convogli presi d’assalto, ancora ritardi e cancellazioni
ma per per l’Ad Moretti “la rete sta funzionando”
di Sandra Amurri
bbiamo pensato di non
bloccare la rete in questo
periodo festivo, così le
persone, anche se con
forti ritardi, possono raggiungere le proprie destinazioni”,
ha detto il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli. “La
prioritàè superare l’emergenza. Se ci sono responsabilità, ci
penseremo dopo. Non voglio
fare l’avvocato difensore di Moretti, ma ora dobbiamo pensare
a risolvere i problemi”. Anche
perché l’ad di Fs sa come difendersi, seppure con parole che
incendiano gli animi delle migliaia di viaggiatori rimasti in attesa nelle stazioni, al freddo,
senza sapere se e quando poter
partire. Ieri a Milano Centrale è
dovuta intervenire la polizia
per impedire un vero e proprio
assalto al treno diretto a Lecce,
A
A Milano
è dovuta
intervenire
la polizia per
evitare la ressa
dei viaggiatori
diretti a Lecce
mentre 800 persone sono rimaste bloccate per ore sulla Freccia Rossa Roma-Bologna. Mai
una denominazione fu più impropria, considerando che le
Frecce Rosse e d’Argento, vendute come il settore tecnologico ed infrastrutturale più avanzato di Fs, hanno viaggiato come treni regionali, quando sono partiti. Ma di fronte a tutto
ciò il ministro Matteoli si limita
a commentare l’incredibile
consiglio dato da Moretti agli
utenti (“Portatevi coperte e panini”) come il risultato di un forte stress, aggiungendo che
“quella frase non cancella
quanto di buono è stato fatto”.
Parole che cozzano contro il
nuovo Regolamento comunitario, entrato in vigore il 13 dicembre scorso, che prevede
precisi obblighi di informazione sugli orari e di assistenza gratuita, che deve avvenire sia in
stazione che durante il viaggio
e in caso di ritardi superiori ai
60 minuti: pasti e bevande, albergo e trasporto dalla stazione
all’albergo, se necessario, oppure trasporti alternativi. E, come se non bastasse, il ministro
afferma: “Il sistema ha retto”.
Di quale sistema parla, visto
che la realtà racconta un disastro totale? Mancata informazione, mancata assistenza ai
passeggeri, ritardi, cancellazione, neve nei vagoni, carrozze
senza riscaldamento. Argomenti del ricorso all’Unione eu-
di Davide Milosa
MAFIA
FERMATO MARTELLO
SE PARLA SONO GUAI
na casa in pieno centro. Lo hanno fermato qui Ugo
Martello, boss di Cosa Nostra a Milano, 70 anni a
febbraio. Il ministro dell’Interno Maroni plaude all’ennesimo
successo contro i clan. Forse lo hanno male informato.
Perché Martello, condannato per estorsione, sotto la
Madonnina ci vive da trent’anni e sempre a quell’indirizzo.
Mai cambiato casa, abitudini, amicizie. Per qualche tempo
ha fatto il volontario in ospedale. Non era un pericoloso
latitante. Pericolose, invece, sarebbero le sue parole se
decidesse di pentirsi. Lui, che fu amico di Mangano e ospite
negli uffici di Dell’Utri, potrebbe fare luce sugli esordi
immobiliari di Silvio Berlusconi. Chissà cosa direbbe Maroni?
U
ropea annunciato da Landi, segretario generale dell’associazione dei consumatori Adiconsum: “Vi sono responsabilità
oggettive di Trenitalia che Moretti deve riconoscere”. Ma Moretti, attaccato stavolta anche
dall’opposizione (52 senatori
del Pd hanno presentato un’interpellanza con procedimento
abbreviato), liquida le accuse
come polemiche da fare in seguito: “La rete nazionale sta
funzionando anche se con alcuni ritardi, ma ditemi quale paese non ha ritardo in questo momento”.
In nessun paese europeo un ad
si permette di convocare conferenze stampa per consigliare
di munirsi di panini, acqua e coperte, e negli altri paesi le cancellazioni vengono programmate e annunciate con netto
anticipo. E ai microfoni di Radio
Anch’io dice di più: “Se la gente
preferisce che tagliamo il 50%
dei treni, lo dica: non è che tutti
i manager dei trasporti europei
sono coglioni: c’è un problema
di cause naturali. A lanciargli
una ciambella di salvataggio
pensa Giorgio Merlo del Pd,
membro della Commissione
Trasporti della Camera: “Non
sono messe in discussione le
capacità e la competenza di
Moretti, ma Moretti ammetta di
non essere riuscito, malgrado
la buona volontà e la competenza, a risolvere i gravi problemi
che attanagliano il sistema ferroviario”. Come dire che nessuno è responsabile. Mentre in un
paese normale chi sbaglia dovrebbe pagare, soprattutto se è
pagato un milione di euro l’anno come Moretti. Bisognerebbe chiedere cosa pensano i
pendolari che ieri dalle 6 del
mattino sono rimasti per un
giorno intero ad aspettare treni
fantasma, come spiegano le associazioni dei pendolari di Piacenza e della Val D’Arda:
“L’ineffabile Ing. Moretti ha superato per l’ennesima volta
l’asticella della decenza. Ma
non sono certo i cittadini a dover supplire alle carenze di Fs in
caso di emergenze (molti pendolari si sono dotati di capienti
zaini che contengono il kit di
sopravvivenza ferroviaria). I
passeggeri pagano con biglietti, abbonamenti e anche con
tasse salate i costi della gestione
che Fs dovrebbe saper gestire”.
Pendolari che prendono il treno non per andare in vacanza
ma per raggiungere, ogni mattina, la fabbrica o l’ufficio, sacrificati sull’altare dell’Alta velocità che avrebbe dovuto liberare le linee storiche e potenziare il servizio.
Quei 25 milioni sottratti ai malati di Napoli
La “catena di Sant’Antonio” della ex Asl 5
di Vincenzo Iurillo
altri nove indaDzioni.uegatiarresti,
e numerose perquisiIn manette l’ex manager dell’ex Asl Napoli 5, Gennaro D’Auria. Gli sprechi della sanità campana di nuovo
nel mirino della magistratura.
La Procura di Torre Annunziata, guidata da Diego Marmo,
ha acceso un riflettore su un
sistema, lubrificato da anni di
pratica, che avrebbe sottratto
25 milioni di euro alle casse
dell’ex Asl Napoli 5 (da marzo
accorpata alla ex Napoli 4),
che assisteva 700 mila utenti
tra Portici e Sorrento. Soldi
prelevati da un bilancio di
600 milioni attraverso un abnorme contenzioso giudiziario per morosità varie, fatto
lievitare ad arte per sfornare
una torta di parcelle e nomine
a beneficio di avvocati, società finanziarie, alti funzionari
pubblici, nominati anche tra-
mite false attestazioni. Come
nel caso di un laureato in lettere, spacciato per ingegnere
nella delibera che lo investiva
del controllo del sistema informatico, che avrebbe dovuto mettere ordine nei pagamenti, e quindi prevenire il
moltiplicarsi di cause, ma che
non ha funzionato a dovere.
Così sono esplosi numeri da
brivido: dal 2006 al 2008 l’Asl
Na 5, con la sciagurata decisione di resistere sempre e comunque, ha conferito 22 mila
incarichi esterni a soli due avvocati per opporsi al diluvio
di citazioni in giudizio. Il primo ha intascato 1 milione e
400 mila euro di onorari, il secondo ‘appena’ 120 mila. Ma
la coppia di difensori, scrive il
pm, ha perso il 98% delle cause. Anche perché impossibili
da vincere: i fornitori della sanità napoletana avevano tutte
le carte in regola per riscuotere il credito. Un caso da ma-
nuale su come si scava un buco nei conti pubblici.
Ieri il Gip ha disposto i domiciliari per D’Auria - nominato
direttore generale dalla giunta Bassolino il 31 dicembre
2005 in quota Margherita
(poi Pd) - e per un suo uomo
di fiducia, Giuseppe Porcaro.
I due devono rispondere di
violenza privata aggravata ai
danni di laboratori di analisi,
farmacisti, centri medici, intimiditi per piegarsi al meccanismo. Porcaro è accusato anche di una tentata concussione ai danni di uno studio dentistico. L’inchiesta ha derubricato le accuse iniziali di concussione e peculato, ma prosegue sul versante della politica per appurare l’eventuale
esistenza di altri fruitori di un
sistema che il procuratore aggiunto Raffaele Marino ha definito “una perversa catena di
Sant’Antonio”. Agli atti c’è anche il dvd della trasmissione
‘Malpelo’ di Alessandro Sortino, andata in onda su La 7 nel
novembre 2008 e interamente dedicata alle capriole finanziarie dell’Asl Na 5. Una
puntata nella quale D’Auria si
dichiarava vittima di una spoliazione sistematica delle risorse economiche della sua
azienda. Secondo gli inquirenti, invece, l’ex dg ne era
uno dei carnefici.
In due anni sono
stati conferiti
22 mila incarichi
a due avvocati
per opporsi
alle citazioni
in giudizio
Coro vietato ai bimbi dell’asilo pubblico, il vicesindaco chiede scusa
MA IL PRIMO CITTADINO LEGHISTA DI CERESARA RINCARA LA DOSE: “È UNA BUFALA POLITICA. HO PIETÀ PER CHI SI È INDIGNATO”
di Benny
Calasanzio
alla fine i bambini dell’asilo
Etarono,
pubblico di Ceresara non cancon buona pace dei genitori infuriati e degli scandalizzati.
Quelli dell’asilo privato ovviamente sì, e come da programma hanno
intonato ieri sera le dolci melodie
natalizie, in un clima da guerra
fredda dei poveri. Ma, a sentire gli
amministratori, non si è trattato di
razzismo o di discriminazione politica. La “quaestio” del coro natalizio del microcosmo del medio-alto mantovano, che era stato
riservato agli alunni di serie A, ossia a quelli dell’asilo privato, è stata
“una bufala, e per giunta, come tutte le bufale, di matrice comunista”.
E’ stata questa la stupefacente risposta alle polemiche che il sindaco Enzo Fozzato, di professione
ragioniere e di fede leghista, ha af-
fidato al forum della Gazzetta di
Mantova, il giornale che aveva sollevato il caso. “L’articolo è stato
costruito per dare un tono politico
a una vicenda inesistente ma fortemente strumentalizzata dalla
giornalista. Certe becere offese
fanno parte solo di una campagna
d’odio scatenata da sinistra contro
chi amministra i comuni e fa politica sull’altra sponda. La mia colpa? Essere leghista e soprattutto
vincere sempre le comunali in paese”. Una mera questione d’invidia
dunque per il sindaco e non una
trovata per lasciare a casa, in un
colpo solo, i bambini “colored”,
come li chiamano le camicie verdi,
e quelli proletari. A suggellare che
si è tratto invece di una discriminazione bella e buona è arrivato
però il “mea culpa” della vicesindaco, nonché direttrice del coro,
Barbara Ruffoni, che in prima bat-
tuta aveva confessato la matrice
“politica” della scelta: “Chi va alla
scuola pubblica lo fa per scelta
ideologica”. Ergo niente coro. Poi,
travolta dalle polemiche, ecco la
folgore sulla strada della piccola
Damasco del risotto: “La nostra è
una piccola comunità per la quale
da sempre mi sono adoperata e
che amo molto; purtroppo nel rispetto di una tradizione ho mancato a questo mio impegno. Uffi-
Il parroco difende
la scelta: “Sono
le donne che
vogliono seminare
zizzania”
cializzo le mie più sincere scuse
per il fatto accaduto, tengo comunque a precisare che non esistono
per me Barbara cittadina, e per me
Barbara vicesindaco, bambini di
serie A e di serie B. Sono certa che
non accadrà altra simile vicenda”
ha scritto in una lettera l’amministratrice con il “conflitto di interessi”. In serata poi, a poche ore
dal concerto, ha dichiarato al Fatto:
“Ormai non c’era più tempo, quindi tutto sarà come da programma,
ossia con i soli bambini dell’asilo
privato. Ho già parlato con le mamme dei bambini, che per quest’anno non faranno parte del coro, e
spero sia tutto chiarito”. Le scuse
dell’architetto Ruffoni, la Mariele
Ventre della Bassa, non placano però le polemiche che ormai hanno
assunto eco nazionale. E a gettare
benzina sul fuoco è proprio il curato della parrocchia di paese che
ha ospitato il coro elitario, Don
Guido Zelada, che prima dell’inizio del concerto ha voluto precisare: “E’ stata tutta colpa di persone che hanno voluto seminare
zizzania, non esiste nessun caso.
L’asilo pubblico a Santa Lucia ha
fatto una fiaccolata non invitandoci, e quindi era anche quella una
discriminazione? E’ la polemica di
poche donne che qui conosciamo”.
A benedire il Santo Natale a Ceresara, infine, ci ha pensato il sindaco, che replicando ai 161 commenti seguiti al suo post sul forum,
ha sfoggiato le presunte radici cristiane della Lega: “Ho pietà per loro (gli indignati, nda) come avrò
pietà dell’On. Carra se porterà il
caso in parlamento. Vuol dire che
il cervello di certa gente non può
produrre altro”. Se non è festoso
clima natalizio questo...
pagina 10
Giovedì 24 dicembre 2009
Cosa c’è
nella legge
di bilancio 2010
di Stefano Feltri
are ironia su questi micro interventi significa non avere il senso
della democrazia”, ha
detto ieri il ministro dell’Economia Giulio Tremonti nella conferenza stampa di fine anno. Eppure gli interventi previsti dalla
Finanziaria – ormai noti come
“legge mancia” – sono micro
nei singoli importi, ma sommati
valgono un massimo di 165 milioni di euro in tre anni, 105 subito relativi al 2009 (di questi ne
vengono impiegati circa 103),
poi 30 e 30 nel 2010 e 2011. Regali di Natale, ciascuno di poche decine di migliaia di euro,
che secondo Tremonti sono in
perfetta sintonia con lo spirito
della manovra e, anche se decisi
dall’alto a Roma, con la tensione leghista al federalismo, visto
che “i soldi vanno ai loro territori”. La trasparenza non è il
punto di forza di questa “legge
mancia”: si parte dalla legge Finanziaria, si arriva a 165 milioni
di fondi stanziati nel 2008 che si
frammentano in decine e decine di interventi la cui lista completa è stata appena pubblicata
sul sito della Camera dei deputati, come allegato ai lavori della commissione Bilancio della
seduta del 22 dicembre.
“F
OPERE DI BENE. Una volta
arrivati alla lista degli interventi,
la prima cosa che si scopre è un
torrente di denaro che arriva alla
Chiesa, già finanziata dallo Stato
con altre voci della spesa pubblica come l’otto per mille. Il primo intervento religioso che si
incontra scorrendo le 47 pagine
di tabelle riguarda l’arcidiocesi
di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo (la terra di padre
Pio), a cui finiscono 400 mila euro nel 2009 per il “recupero ambientale degli immobili della curia vescovile” (integrati da
50.000 all’anno per i successivi
due anni). Arrivano poi altri
100.000 in tre anni per la ma
“manutenzione straordinaria di
immobili e arredi della parrocchia Madonna del Carmine di
Manfredonia”. Qualche pagina
dopo ci sono 100.000 euro per il
“recupero ambientale e ristrutturazione della chiesa di san
Francesco finalizzata allo sviluppo turistico” nel comune di
Aversa (in provincia di Caserta).
L’aggettivo “ambientale” si spiega con la necessità di giustificare
il ricorso a un fondo che, almeno nella sua origine, doveva servire a finanziare la tutela dell'ambiente e la promozione del territorio. L’elenco del sostegno a
edifici in senso lato religiosi è
lunghissimo: dalla chiesa medievale di Centola, a Salerno, dove servono 50.000 euro per “incremento flussi turistici”, al seminario diocesano San Giovanni Bosco di Castellamare di Sta-
L
CONTI PUBBLICI
a Finanziaria che doveva essere
“light” alla fine vale oltre 9 miliardi
di euro. Le coperture delle spese
sono soprattutto il gettito dello scudo fiscale
(circa 5 miliardi) e l’utilizzo dei tfr dei
lavoratori all’Inps (che vengono presi in
prestito dallo Stato). Dal lato della spesa c’è il
patto della salute con le regioni (1,6 miliardi
di euro per l'anno 2010 e di 1,7 miliardi per il
2011). Le Regioni con la sanità in rosso che
non presentano piani di rientro o che non
passano le verifiche previste, rischiano un
aumento dell'Irap e dell'addizionale Irpef. Ci
sono oltre 900 milioni di euro come
rimborso per l’Ici (abolita dal governo) ai
comuni e un pacchetto welfare da 1,125
TUTTE LE MANCE
NATALIZIE
NELLA FINANZIARIA
Chiese, strade e prodotti tipici
Una pioggia di euro da 105 milioni
miliardi di euro (tra l’altro: aumento
dell'indennità una tantum dei co.co.co che
perdono il lavoro). Soldi anche per le missioni
internazionali dell’esercito e per creare la
banca pubblico-privata del Mezzogiorno
voluta da Tremonti per dare credito a
condizioni più favorevoli nelle regioni
meridionali.
pare attività di supporto operativo ed informativo delle attività
professionali italiane”. La fiscalità generale assegna anche
120.000 euro in tre anni alla non
famosissima Scuola del gusto
del comune di Torrecuso (Benevento) come “finanziamento
per adeguamento ambientale e
messa in sicurezza”.
OPERE STRANE. Il governo
che invoca il federalismo leghista ma toglie l’Ici ai comuni (risarciti con oltre 1.7 miliardi in
Finanziaria), combina decisionismo centrale con la ricaduta locale. Ci sono centinaia e centinaia di migliaia di euro per marciapiedi, piste ciclabili, messa in
sicurezza di strade, parcheggi e
aiuole. Perfino per la “realizzazione di un campo di calcio a sette nel comune di Torino”, un intervento da 50.000 euro. Da Roma, nella commissione Bilancio, hanno ritenuto opportuno
provvedere con 80.000 euro anche per un “impianto di valorizzazione e smaltimento delle vinacce” a Offida (Ascoli Piceno).
Il comune di Monza, per citarne
uno come esempio, ottiene
133.000 euro per la “sistemazio-
ne del nodo viabilistico di largo
Mazzini”, un grosso incrocio
con una piccola aiuola al centro
che, a giudicare da Google
Maps, non sembra aver bisogno
di grandi interventi. Se queste
opere sono soltanto alla lontana
coerenti con le misure del Fondo che eroga i soldi, altri soggesti hanno chiesto soldi per progetti davvero collegati all’ambiente e al territorio. Ono San
Pietro, in provincia di Brescia,
ottiene 70.000 euro per la promozione dei “prodotti tipici e
delle attività alimentari”. Più
criptica la cittadina salernitana
di Perdifumo: 200.000 euro per
la “realizzazione ecomuseo vichiano per valorizzazione e sviluppo dei luoghi vichiani in Vatolla”. Roma, forse per la vicinanza ai centri decisionali, riesce ad aggiudicarsi molti soldi.
Per esempio quasi mezzo milione (450.000 euro) per un “programma di azioni finalizzate allo
sviluppo economico del tessuto
produttivo della capitale” e ben
210.000 per sostenere la rete
dei “farmers’s market” del comune, coltivatori che vendono
direttamente al pubblico saltando la mediazione dei negozi.
CINA, BOT E SANITÀ
di S.F.
TREMONTI DIXIT
l ministro Giulio Tremonti, ieri alla conferenza
stampa di Natale, non ha smentito
l’indiscrezione raccolta dal Fatto tra i banchieri
d’affari: i rapporti con la Cina sono sempre più
stretti e i cinesi sono investitori molto attivi, che
puntano sempre più sui debiti del Tesoro italiano.
“L’interesse della Cina per i titoli di Stato italiani in
termini generali è molto positivo”, ha risposto il
ministro al Fatto. Anche se i dati sul debito non
sono pubblici e anche per lo stesso ministero è
difficile ricostruire a chi finiscano i titoli sottoscritti
in prima battuta dalle banche d’affari che si
impegnano poi a ricollocarli, il direttore generale
del Tesoro Vittorio Grilli dice: “La Cina è il paese
con la più grande accumulazione di riserve, pari a
circa 3.000 miliardi di dollari. Non sorprende
dunque che siamo dentro il loro portafoglio, che è il
più grande del mondo”.
Tremonti risponde anche sulla norma in
Finanziaria che impedisce (per un anno) alle
imprese che hanno crediti verso Asl e ospedali di
avviare azioni giudiziarie per riappropriarsi del
dovuto. Sul Fatto l’associazione di categoria delle
imprese farmaceutiche Farmindustria l’aveva
definita una norma “incostituzionale”. Tremonti
ha spiegato che è un provvedimento “richiesto
dalle regioni” che hanno problemi con la spesa
sanitaria e quindi avevano bisogno di una
delazione che, però, ora rischia di creare seri
problemi alle aziende che lavorano con la sanità
pubblica (anche perché molte banche che lavorano
con queste imprese iniziano già a farsi domande
sulla loro capacità di sopravvivenza). Tremonti ha
fatto capire che è consapevole del problema: “E’
una norma che dobbiamo sicuramente studiare”.
Tradotto: a breve potrebbe essere ammorbidita.
I
Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti (ANSA)
Dice Tremonti:
“Non capire le
micro spese
significa
non avere
senso della
democrazia”
bia a cui ne toccano 110.000 per
i “lavori di ristrutturazione ostello della gioventù Monte Faito
per la formazione dei ragazzi”.
OPERE VARIE. Spiegare in
meno di dieci parole come spendere parecchie migliaia di euro
richiede una capacità di sintesi
rara nella pubblica amministrazione. Ma molte delle giustificazioni di stanziamenti sono comunque un po’ troppo vaghe.
Prendiamo il comune di Ziano
Piacentino, a Piacenza, che avrà
diritto nel 2010 e nel 2011 rispettivamente a 40.000 e
42.000 euro. La ragione? “Opere
viarie”. In altri casi le informazioni sono appena più precise. Il
comune di Castellaneta (Taranto) ha bisogno di 160.000 euro
in tre anni per un “percorso ricreativo di fruizione per paesaggio della gravina di Castellaneta”. Un alone di mistero circonda anche le necessità della Croce rossa italiana che come causale per 160.000 euro indica un
“progetto per la diffusione della
cultura della donazione Comitato regionale dell’Umbria”. Mol-
Riparazioni
di marciapiedi,
piste ciclabili,
università del
gusto e
“percorsi
ricreativi”
to dettagliata la spiegazione per
i 400.000 euro in una sola tranche assegnati alla Fondazione
nazionale “Giuliana Carmignani” di Livorno che ne ha bisogno
come “contributo per la costruzione di un soggetto consortile
multidisciplinare volto a svilup-
Giovedì 24 dicembre 2009
pagina 11
Tagli e licenziamenti
la lenta agonia
degli studiosi ambientali
L’
CERVELLI AL GELO
Ispra è l’Istituto per la protezione e
la ricerca ambientale. E’ nato un
anno e mezzo fa dall’accorpamento
di tre enti: l’Apat, Agenzia per la protezione
dell’ambiente e per i servizi tecnici, l’Infs, Istituto
nazionale per la fauna selvatica e l’Icram,
dell'Istituto centrale per la ricerca scientifica e
tecnologica applicata al mare. Svolge funzioni di
ricerca e servizi per lo stato e per aziende
private. La protesta dei ricercatori è cominciata
a novembre quando è stato annunciato un
ulteriore taglio di circa 250 contratti oltre ai 200
già chiusi a giugno. I lavoratori sono saliti sul
tetto dove hanno trascorso giorno e notte
senza riuscire a trovare un interlocutore presso
il ministero dell’Ambiente, competente in
materia. I deputati si sono interessati a loro
chiamandoli in audizione in commissione cultura
della Camera. Il 21 dicembre i sindacati sono
stati ricevuti in rappresentanza dei ricercatori
dal vice capo di gabinetto del ministero che ha
rimandato la soluzione del problema al 20
gennaio, quando saranno già scaduti tutti i 250
contratti a termine.
Omega, i
vertici
sollevati
dalla
gestione
dell’azienda
Ispra: l’appello del ministro
”Salviamo i ricercatori sul tetto”
FINALMENTE PARLA LA PRESTIGIACOMO
MA LA PROTESTA CONTINUA
di Caterina Perniconi
l segnale tanto atteso è arrivato: il governo deve risolvere il problema dei ricercatori dell’Ispra. Parola
di Stefania Prestigiacomo. Dopo un mese di protesta contro i
licenziamenti messa in atto dai
lavoratori dell'Istituto per la
protezione e la ricerca ambientale, che sono saliti sul tetto il
24 novembre e da allora trascorrono lassù giorno e notte,
il ministro dell’Ambiente si è finalmente occupato della vicenda. “Ho seguito con apprensione e umana partecipazione la protesta dei precari
Ispra che da settimane manifestano sul tetto della sede
dell’Istituto - ha dichiarato Prestigiacomo - e alla vigilia di Natale vorrei lanciare due appelli,
il primo, sentito, ai lavoratori
per sospendere la protesta e
tornare per queste festività alle
loro famiglie. Il loro problema
è stato posto con energia ed
evidenza e la protesta avrà i
suoi effetti. L’altro appello lo rivolgo al governo – ha dichiarato la titolare del dicastero - affinché, nell’ambito degli ultimi
provvedimenti sia trovato il
modo per non disperdere il
grande patrimonio di professionalità di questi ricercatori e
valorizzarne per il futuro le
competenze maturate”.
Ma sono proprio i frutti della
manifestazione ad oltranza che
I
i ricercatori si aspettano di raccogliere. “Finalmente abbiamo
ricevuto un segnale dal Ministro – dice Massimiliano Bottaro, uno dei coordinatori della
protesta – ma l’apertura della
Prestigiacomo e il riconoscimento che lei ha dato delle nostre professionalità e del nostro valore, non sono sufficienti ad interrompere la nostra
protesta. Perciò noi restiamo
sul tetto”.
A rischio ci sono 230 contratti,
più altrettanti già interrotti a
giugno. Nonostante ciò il ministro si definisce fiero del suo
operato: “La situazione dei ricercatori precari è stata affrontata in questi mesi con il massimo impegno e il massimo
senso di responsabilità – ha
detto Prestigiacomo - riuscendo a individuare soluzioni positive per la stragrande maggioranza delle posizioni che prov-
I commissari
scrivono
ai lavoratori:
nessuno
nell’ente a
Natale e
capodanno
A sinistra: i ricercatori
dell’ Ispra sul tetto.
Sopra: Stefania Prestigiacomo
vedimenti assunti in passato
avevano lasciato sospese”.
Ma i ricercatori non sono completamente d’accordo e pongono delle condizioni per interrompere la contestazione:
“Non scenderemo dal tetto fino a quando non ci verranno
proposte soluzioni concrete al
nostro problema - spiega Bottaro - non solo un rinnovo dei
contratti, ma anche e soprattutto il riconoscimento del nostro lavoro pluriennale come
realmente è stato, cioè subordinato. E conseguentemente
l’avvio del processo di stabilizzazione dei precari”.
Però restare in Istituto durante
le vacanze di Natale non sarà facile per i ricercatori, avvertiti
di un possibile sgombero già
nei giorni scorsi. Infatti ieri un
avviso protocollato e firmato
dal commissario straordinario
dell’Ispra, Vincenzo Grimaldi,
ha raggiunto tutti i lavoratori
via e-mail per avvertirli della
chiusura dell’ente nei giorni
natalizi. A memoria dei ricercatori è la prima volta che succede nella storia dell’Ispra ma era
la pezza d’appoggio che mancava ai dirigenti per far sgombrare la sede da eventuale personale “non autorizzato”.
Sulla lettera, spedita via e-mail
a tutti i lavoratori, si legge che
“dalle ore 15.50 del giorno 24
dicembre fino alle ore 7.30 del
giorno 28 dicembre, nonché
dalle ore 15.50 del 31 alle ore
7.30 del 4 gennaio 2010 le sedi
dell’Istituto rimarranno chiuse”. Ovvero non create problemi per natale mentre tutti mangiano il panettone, e nemmeno
a capodanno quando saremo
davanti alle lenticchie. “Durante i giorni di chiusura - continua
l’avviso - saranno garantiti solo
i servizi essenziali di sicurezza.
All’interno degli edifici sarà
consentito
esclusivamente
l’accesso del personale appositamente autorizzato dalla struttura commissariale”. Quindi
niente ricercatori, soprattutto
dopo il 31 dicembre quando
non avranno nemmeno il titolo
per restare. Intanto oggi, alle
ore 16, il senatore dell’Italia dei
valori Stefano Pedica salirà sul
tetto con un gruppo di giovani
Idv per scongiurare uno sgombero annunciato.
Come smantellare un’eccellenza della ricerca
LO STRANO CASO (GIUDIZIARIO) DELLA “BANCA DEI SEMI” ABBANDONATA ALLA DISTRUZIONE
di Rosaria Talarico
sempre i semi danno buoni frutNvationti.nella
Per esempio gli 84 mila conserBanca del germoplasma rischiano di essere inutilizzabili entro
breve. Dietro questo nome astruso si
nasconde un esempio di eccellenza italiana, sconosciuto ai non addetti ai lavori. Il tesoro di questa particolare banca – una delle più grandi d’Europa - è
costituito dai semi delle varietà naturali di frumento, orzo, ceci ed altre specie che i ricercatori sono andati a scovare nelle zone più impervie del corno
d’Africa o del Medio Oriente. Ad affondare il coltello nella piaga della ricerca
italiana è la procura di Bari che ha sequestrato le collezioni della banca sottraendole alla gestione del Cnr, il Consiglio nazionale delle ricerche. Nel
provvedimento l’ex procuratore aggiunto di Bari Marco Dinapoli (ora trasferito a Brindisi) scriveva che il sequestro era motivato perché il “patrimonio di inestimabile valore scientifico
ed economico, correva grave rischio
deterioramento, essendo da mesi fuori
uso i due impianti del freddo che ne
consentono la conservazione alle basse temperature previste dai protocolli
internazionali”.
CELLE FRIGORIFERE. Il Cnr invece che riparare le celle frigorifere come
richiesto decine di volte dal responsa-
bile della banca Pietro Perrino (che alla
fine inascoltato denuncia tutto alla procura) nomina un commissario per risolvere il problema. Il commissario però
non sa fare di meglio che cambiare le
serrature e impedire l’accesso a Perrino
e al suo staff. Anche il consulente della
procura e la guardia di finanza non possono procedere ai sopralluoghi e
all’esame della documentazione. Non
resta che sequestrare tutto. “Il particolare pregio del materiale (di importanza
strategica per le generazioni future)”
scrive il procuratore implica l’ “urgentissima necessità di procedere alla rigenerazione dei semi” finora impossibile
anche per i “ripetuti ritardi nei finanziamenti da parte del Cnr”. Dalla perizia
disposta dal tribunale viene fuori una
situazione drammatica: nel 70 per cento dei campioni di semi di frumento si
registra un danno irreversibile di riduzione della variabilità e integrità genetica. E il consulente si è limitato ad ispezionare solo il 3 per cento dei semi custoditi nella banca. La procura accusa
inoltre il Cnr di non aver impiegato i
fondi erogati dal ministero dell’Agricoltura per implementare il trattato Fao
sulle risorse genetiche vegetali per l’alimentazione e l’agricoltura. Tanto era
l’interesse del Cnr che il personale che
si occupava della banca viene ridotto a
tre persone (Perrino e due suoi collaboratori). Che ci sia un cambio di rotta è
chiaro anche dal nome. La banca viene
accorpata in un nuovo “Istituto di genetica vegetale “cambiando drasticamente i suoi obiettivi e le sue linee di
ricerca, indirizzandosi alla biologia e
genetica vegetale, alla biologia molecolare… abbandonando completamente
la conservazione in sicurezza e la gestione della Banca del germoplasma”. Addirittura dalla storica sede pugliese
l’Istituto viene trasferito a Portici visto
che il suo ex direttore, Luigi Monti, proprio all’università di Napoli insegna genetica agraria. Il “riordino” non porta
grandi risultati. Secondo la procura e il
consulente “le modifiche strutturali degli istituti del Cnr hanno fortemente penalizzato l’attività di conservazione e rigenerazione e azzerato l’attività di
scambio con le altre banche”.
OGM. Il professor Monti più che di biodiversità si interessa di genetica, come
dimostra il suo curriculum dove questa
parola ricorre in ogni riga. Ed è più che
un sospetto che il germoplasma (una risorsa naturale e gratuita) non venga visto di buon occhio dalle multinazionali
che investono nella ricerca sugli ogm
(organismi geneticamente modificati)
protetti da brevetti. “Le banche del germoplasma sono in sofferenza in tutto il
mondo, spesso il loro prestigio viene
sfruttato per ottenere fondi da utilizzare poi per ricerche lontane se non opposte alla conservazione e valorizzazione del germoplasma” spiega Perrino. Il
direttore del dipartimento agroalimentare del Cnr, Alcide Bertani, prova ad arginare le accuse: “Il Cnr tiene moltissimo alla banca, procederemo a un inventario e alla nomina di esperti qualificati
a livello internazionale”. Che è un po’
come eliminare il bibliotecario che ha
raccolto i volumi di una biblioteca per
farli inventariare a un neofita. Chi meglio di Perrino e i suoi collaboratori che
per 40 anni hanno raccolto i semi è in
grado di gestire questa banca? Una domanda che si pone anche la procura e
che infatti nomina Perrino custode giudiziario rilevando la “pretestuosità” del
programma presentato dal Cnr. La procura – terminate le indagini - ha disposto il dissequestro della banca per evitare che nel frattempo si danneggi ulteriormente.
A salvare la collezione di semi provvederà forse la Regione Puglia che, con
una lettera del presidente Nichi Vendola si fa “garante in prima persona della
volontà politica della Puglia di voler custodire questo incommensurabile patrimonio dell’umanità”. Oltre alla volontà politica serve circa un milione di
euro . “Si dà spazio ai giovani per la direzione dell’istituto” dice Bertani “ma
entrano nel programma anche Perrino
e i suoi collaboratori, un patrimonio
che non viene disperso”. Chissà perché
allora l’avvocatura dello Stato per conto
del Cnr ha chiesto la revoca di Perrino
dall’incarico di custode giudiziario.
lavoratori di
Isi in10.000
Omega, che erano scepiazza per chiedere
l’amministrazione straordinaria della loro azienda, ieri
sono stati quasi accontentati. Il giudice del tribunale civile di Roma ha deciso infatti per la custodia tutelare di
Omega, la società che ha acquisito Agile, ramo d’azienda con duemila dipendenti,
da Eutelia. La metà di questi
lavoratori ha già ricevuto
una lettera di licenziamento
e la maggioranza non percepisce lo stipendio dalla scorsa estate. I sindacati denunciano anche che Omega tiene fermi i lavoratori, perdendo le commesse di proposito, così da fallire senza
pagare le liquidazioni. Il giudice ha poi deciso di sollevare dai loro compiti i vertici societari, ha predisposto il sequestro dei beni
aziendali e ha nominato tre
custodi che gestiranno l’amministrazione ordinaria. Al
termine
dell’istruttoria,
previsto per il 17 febbraio
2010, il giudice deciderà se
confermare l’insolvenza e
quindi nominare un amministratore straordinario.
L’ultima azione dimostrativa dei lavoratori c’è stata ieri
notte, quando la sede Rai di
Torino è stata occupata perché ha rescisso il contratto
con la Agile (che si occupa
di Information Technology). Erano presenti anche
due deputati del Partito democratico, Antonio Boccuzzi – l’ex operaio della
Thyssenkrupp – e Stefano
Esposito, che si sono incatenati ai cancelli della Rai per
chiedere di mantenere la
commessa. I lavoratori sono
preoccupati perché, nonostante l’interessamento di
Gianni Letta, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, pare che anche la Camera, le cui infrastrutture
informatiche sono state gestite fino ad oggi da Agile,
stia per rescindere il contratto. Ieri 400 persone hanno atteso in piazza Santi
Apostoli a Roma, dalle 9 e 30
del mattino, la pronuncia
del giudice, sperando di sollevare
immediatamente
l’amministratore delegato
Claudio Marcello Massa dal
controllo della società perché, dicono, “più tempo
passa con lui al comando,
più commesse perdiamo”.
Gli avvocati di Massa hanno
invece sostenuto in udienza
che Omega è sana e hanno
depositato un assegno da
500mila euro a riprova della
liquidità aziendale. Il giudice però, su istanza dei legali
rappresentanti dei lavoratori, ha disposto il sequestro
dell’assegno, che ora potrebbe essere utilizzato per
pagare parte degli stipendi
arretrati.
pagina 12
Giovedì 24 dicembre 2009
DAL MONDO
OSSESSIONE VIETNAM
il format della prima guerra contemporanea:
armi di distruzione di massa e disinformazione
di Mimmo
Lombezzi *
eridiani e paralleli sono
concetti astratti, entità invisibili, ma in Vietnam, il
17° parallelo, il confine politico e militare che avrebbe dovuto dividere il nord, comunista,
dal sud, neocolonialista e americano, è una linea concreta, tangibile, segnata da milioni di tombe,
da centinaia di cimiteri. In alto sulla distesa di pietre, una stele di
marmo nero proclama al vento
che “La patria non dimentica il loro sacrificio”.
Il cimitero di Truong Son, il più
grande, accoglie 10.263 caduti.
All’ingresso, sei vietcong di cemento irrompono verso il visitatore con i kalashnikov spianati
nell’ultimo assalto.
Quando supero il monumento,
una donna, in ginocchio, si mette a
piangere e a parlare a una lapide
senza nome. “Torna con noi dalla
mamma - dice - torna con noi ! La
mamma ha 91 anni, è cieca. Piange
tutti i giorni e sente la tua mancanza”. Un parente ci spiega che la
donna sta cercando il corpo del
fratello, ucciso nel 1971 e mai più
ritrovato.
Dozzine di film e di libri hanno
celebrato per 40 anni l’epopea dei
Mia, i missing in action americani,
costruendo una gigantesca sineddoche che ha offuscato l’ecatombe di quelli vietnamiti.
La tragedia dei Mia, inoltre, venne
anche deliberamente gonfiata da
Nixon e Kissinger per prolungare
la guerra. Un gruppo bellicista
chiamato Victory in Vietnam Association (Viva) organizzò una campagna per vendere bracciali con incisi i nomi dei prigionieri e dei missing in action. “Prima della fine del
conf litto”, racconta Mickey Z
(“Pow’s: Then and Now” , Counterpounch) “più di 10.000.000 di americani portavano il bracciale e al
1991, il 69 per cento degli americani era convinto che ci fossero
ancora prigionieri di guerra in
Vietnam (1).
M
Mia, Pow dei due schieramenti
Bene, se i Mia americani arrivano a
stento a 4.000 unità, pochi sanno
che quelli vietnamiti sono
400.000, una cifra così enorme
che per identificarli, 40 anni dopo,
non si usa la tecnologia del Dna ma
il potere dei medium, che nella
maggior parte dei casi, indirizzano
le ricerche dei parenti per telefono.
Al cimitero di Truong Son la donna
che cerca il fratello lancia in aria 3
monete, poi, stravolta dall’emozione, impugna il cellulare e chiama il medium. “È lui che mi ha
guidato” racconta “mi ha detto: ‘È
la tomba di fronte a te, quella che
ha una piccola incrinatura’”.
Un’ora di volo piu a nord, ad Hanoi, Nguyen Chac Bay, uno dei medium più richiesti, mi mostra centinaia di certificati di morte.
“Sino ad ora ho trovato quasi
10.000 soldati” racconta, “occorrono dati certi, ma la cosa più importante è che i familiari abbiano
mantenuto un contatto affettivo
col caduto. Senza questi presupposti è difficile trovare il corpo”.
Fra gli spiriti che ancora mancano
all’appello ci sono anche quelli dei
62 vietcong che attaccarono al
cuore il potere americano a Saigon, nel ’68, durante l’offensiva
del Tet. “Fu il giorno più indimenticabile della mia vita” dice il colonnello Tam Minh Son che li comandava: “Comandavo le forze
speciali in città. La sera prima, riunii tutti gli uomini, persino le mie
Il cimitero di Truong Son e anziane vietnamite durante una cerimonia di commemorazione delle vittime degli americani (FOTO ANSA)
guardie del corpo. Dissi: ‘Loro sono 10.000 e noi, noi siamo 63’. Si
alzarono tutti in piedi e dissero:
‘Non abbiamo paura. Siamo pronti
a morire per il Vietnam’”.
Ne sopravvisse uno, gli altri 62 morirono tutti, ma questa storia incredibile che ricorda i film di Mitzoguchi e la leggenda suicida dei
“47 Ronin fedeli”, 41 anni dopo,
non è ancora finita. “Non hanno
mai trovato i corpi” dice il colonnello “noi vietnamiti restituiamo i
corpi degli americani, ma perché
questi 62 soldati sono scomparsi?
Le loro mogli, i loro figli vogliono
sapere dove piangerli”.
Questa dimensione “giapponese”,
del conflitto si univa a una determinazione “sovietica” verso civili
sotto controllo vietcong: se commettevano il minimo errore venivano giustiziati in piazza.
A questa “guerra santa” gli americani risposero con i massacri come My Lai e con l’operazione Foenix, cioè l’eliminazione fisica di
25.000 (presunti) Vietcong, il
“cuore di tenebra” che “Apocalypse
now” ha cercato di mettere in scena salvando l’America, cioè uccidendo il colonnello Kurtz.
“Apocalypse now” e Kurtz
Pochi mesi fa la più famosa incarnazione di Kurtz, cioè il tenente
Calley, l’uomo che guidò il massacro di My Lai, ha chiesto scusa
ma per i sopravvissuti il tempo si è
fermato al 16 marzo del 1968.
“Per primi uccisero i vecchi, uno
dopo l’altro, e poi piazzarono le
mitragliatrici, quelle a tre piedi e
iniziarono a sparare senza dir nulla, su tutti noi, donne e bambini“.
Quy e Lee, due contadine scam-
Gli ingredienti
di cui fu
impastato
lo scontro nel
Sudest asiatico
ritornano nei
conflitti attuali
pate al massacro, nel corso degli
anni hanno pianto tutte le loro lacrime, eppure c’è un episodio che
fa ancora male: “Vidi gli americani
che violentavano una ragazza” dice Quy “e poi presero il coltello…”. Quy fa una pausa, “e tagliavano... tagliavano. Lei mi parla delle scuse di Calley? È troppo tardi!”.
Mentre parliamo appare un gruppo di turisti americani. Le donne
piangono accanto alle sopravvissute. Gli uomini lasciano un’offerta.
“Paradossalmente” scriveva Terzani la guerra del Vietnam ha fatto
più male all’America che al Vietnam”. Forse per questo, il numero
di veterani suicidatisi dopo la guerra, 60.000, ha superato quello dei
caduti in battaglia.
Opponendo Confucio ai B-52, i
Vietcong hanno umiliato la più
grande potenza militare del pianeta ma il bilancio della guerra allinea cifre da genocidio. In 10 anni
sono stati uccisi 3 milioni e mezzo
di uomini e contaminati o distrutti
10 milioni di ettari di terra coltivata e 5 milioni ettari di foreste.
Nel 1972, racconta Marilyn B.
Young (2) Nixon voleva usare
l’atomica sul nord Vietnam. Kissinger esitava e Nixon gli disse: “Voglio vederti pensare alla grande!”.
Poi l’idea venne abbandonata a favore del Napalm e dei defolianti
alla diossina.
Oggi che i media della guerra in
Iraq hanno imposto l’espressione
“armi di distruzione di massa”, pochi ricordano i 750 milioni di litri
di defoglianti sparsi sul Vietnam,
che, 40 anni dopo, continuano a
produrre migliaia di piccoli invalidi generando una specie di Hiroshima al rallentatore.
“Guardate la sua faccia è dolce,
non è vero? Se fosse stata normale
oggi avrei un nipotino”, il sig. Nguyen Tan Son solleva dal letto una
bambola di carne dagli occhi sbarrati, “vedete ?” dice “è muta, cieca,
sorda. Avrebbe tre vie per comunicare e tutte sono chiuse. E’ così
da quando è nata. Trentasette anni
fa”. Prima di diventare fotografo il
signor Son ha combattuto a lungo
gli americani, ma certo a quel tempo non immaginava che il prezzo
piu alto della guerra l’avrebbero
pagato i suoi figli.
“Spruzzavano una quantità tale di
defolianti che molti avevano problemi alla gola, al naso agli occhi.
Io sputavo sangue. Svenni tre volte
e fui soccorso dai miei compagni”.
Oggi che si parla spesso di “guerre
umanitarie” pochi ricordano che il
Vietnam ha portato a termine
l’unico intervento armato che abbia interrotto un genocidio dopo
lo sbarco in Normandia: la guerra
contro i Khmer Rossi. Il generale
Phan Tan Du, che li ha combattuti,
mi spiega che Pol Pot si apprestava
a invadere il Vietnam con l’appoggio della Cina e dell’America e a
questo scopo aveva massacrato anche la minoranza vietnamita in
Cambogia. L’intervista procede
normale, ma quando gli chiedo cosa vide nei “killing fields”, qualcosa
dentro il generale si spezza e si
mette a singhiozzare come un
bambino: “Ho visto una fossa piena di corpi e le lucertole che mangiavano quei corpi. Con gli adulti
avevano usato i coltelli, e avevano
spaccato a bastonate i crani dei
bambini”.
La storia dei vincitori
Se il Vietnam ha saputo rinunciare
alle vendette che di solito seguono
le guerre civili, la sua storia recente è solo quella scritta dai vincitori.
Nessuna lapide ricorda i 75.000
proprietari terrieri fucilati durante
la riforma agraria di Ho Chi Min o
le migliaia di vietnamiti morto di
stenti nei campi di rieducazione
ed è praticamente impossibile raccontare la repressione delle minoranze etniche o religiose, storie soverchiate dal boato a un’economia
in pieno sviluppo, che fa concor-
Gli errori
e gli orrori
americani
hanno
prodotto una
generazione di
reduci e malati
renza alla Cina, esporta soprattutto in Europa ma ha ancora sacche
di povertà da terzo mondo.
Enzo Falcone il medico che incontriamo a Da Nang mentre organizza una distribuzione di pastiglie
contro i vermi, in Vietnam è quasi
un eroe. È stato infatti l’unico italiano che sia sceso in piazza a protestare contro gli effetti della guerra chimica. Con i fondi raccolti in
Italia da “Care the people” e da “Mediafriends” ha costruito a Da Nang
una casa di accoglienza per i bambini di strada. “Spesso hanno solo
la madre - racconta - vivono vedendo biglietti della lotteria o raccattando spazzatura e questo li espone a tutti i pericoli della strada”. A
pochi metri da lui la scala di ferro
che porta al tetto cigola sotto i cento chili dell’architetto Reguitti, un
bresciano, che, dopo aver adottato un bambino vietnamita, ha finito per adottare un pezzo di Vietnam, progettando la casa di accoglienza di “Care the people”. “Prima
di questa esperienza” racconta
“questo paese per me era quello
che conoscevo guardando ‘I berretti verdi’ o ‘Apocalypse now’. Qui
ho scoperto che i Vietcong non
erano sempre i cattivi e mi son reso conto che questa gente ha lottato aspramente per difendere l’indipendenza di questo paese”.
La vera ricchezza del Vietnam, oggi, è proprio la sua gente, che ha
dato al mondo una lezione di dignità senza precedenti.
A venti minuti da Da Nang incontriamo un reduce di 60 anni che
cerca di aggiustare una bici più alta di lui. “Una mina mi ha amputato entrambe le gambe ma dalla
fine della guerra - dice - non ho mai
smesso di lavorare ma ogni giorno
dovevo percorrere 15 chilometri
con la sedia a rotelle”.
Oggi, grazie a un microcredito, di
“Care the People”, l’eroe dimezzato
ha aperto una piccola officina che
gli consente di lavorare nel suo villaggio.
* questo articolo è tratto dal programma “Storie di confine”, in onda su Rete4,
sabato 26 dicembre, alle 24,30
(1) cfr Mickey Z (“POWs: Then and
Now”, 29 April 2003, Counterpounch)
(2) Marilyn B. Young “Le guerre del
Vietnam, 1945-1990”. Mondadori editore
Giovedì 24 dicembre 2009
pagina 13
DAL MONDO
I santi “cattivi”
e il dimenticatoio
del calendario
COSÌ LA CHIESA NASCONDE
LE BEATIFICAZIONI CONTROVERSE
di Andrea Gagliarducci
na volta che la Chiesa proclama qualcuno beato, o
santo, non torna più indietro. Nemmeno per quei
santi che sono stati fatti tali su
spinta popolare, in tempi antichi, quando l’attestazione di santità ed eroica virtù non era ancora
strutturata nella maniera precisa
e metodica in cui viene strutturata al giorno d’oggi. Insomma,
una volta diventati santi, si rimane santi per sempre.
Il metodo per tornare sui propri
passi, però, la Chiesa lo ha sviluppato. È un metodo “soft”, completamente nelle corde del Vaticano. Perché la Chiesa cambia
idea dicendolo, ma soprattutto
non dicendolo. Da quando in
qua, c’è una revisione del calendario liturgico. In questa revisione si inseriscono le festività dei
nuovi santi canonizzati, si fanno
slittare altre festività, si rendono
alcune festività fino a quel momento nazionali di culto solamente locale.
Una specie di gerarchia della santità, nella quale santi nuovi entrano e santi vecchi escono nelle celebrazioni. Il calendario, infatti,
contempla più festività di santi
per ogni giorno dell’anno. Spesso, l’uscita dal calendario da parte di questo o di quell’altro santo,
è un qualcosa che non dà nemmeno nell’occhio. È molto facile
passare nel dimenticatoio.
In pochi forse sanno che l’imperatore Carlo Magno è stato fatto
santo. A lui è dedicata anche una
Chiesa, a Praga. Un difensore della fede e della cristianità, che secondo la leggenda uccise 4.500
pagani. Il suo culto viene celebrato il 28 gennaio, nella sola diocesi
di Aquisgrana.
Spesso bastano dei gesti silenziosi. Nel 2007, Benedetto XVI beatificò 498 persone. Spagnoli del
periodo franchista e franchisti. Il
processo di beatificazione fu portato avanti perché sono stati considerati “martiri della Repubblica”. Ovvero, uccisi in nome di un
odio anti-cristiano.
La celebrazione in piazza San Pietro fece scalpore, ci furono anche tafferugli di fronte alla Chie-
U
sa di Sant’Eugenio a Roma, dove
si celebrava una messa in loro
onore. Di quell’episodio non si è
parlato più: non conviene tenere
viva l’attenzione su una beatificazione così controversa.
Molti lessero nell’operazione un
desiderio di contrasto alla linea di
Zapatero in Spagna. Ma la Chiesa,
in Spagna, è particolarmente attiva: alla fine di questo mese, celebrerà una grande messa per la
famiglia. Il problema dei martiri
franchisti pare ormai superato.
Sempre rimanendo in Spagna,
una canonizzazione particolarmente controversa è stata quella
del fondatore dell’Opus Dei,
Escrivá de Balaguer: è stata una
delle canonizzazioni più rapide
della storia (il procedimento è
durato solo 20 anni), ed Escrivá,
come tutti i fondatori di congregazioni religiose divenuti santi,
ha una statua a lui dedicata in
piazza San Pietro. La benedisse
Papa Benedetto XVI. Che, ligio ai
suoi doveri, fece la celebrazione
strettamente necessaria. E poi
rientrò nel Palazzo Apostolico.
Se la storia è piena di beatificazioni e canonizzazioni controverse,
il boom voluto da Giovanni Paolo
II ha reso l’inserimento nel cano-
CONGO
Prorogata
missione Onu
I
l Consiglio di sicurezza
Onu ha approvato
dopo lunghe trattative la
proroga di 5 mesi del
mandato della missione in
Congo (Monuc), la
maggiore operazione di
peacekeeping che
impegna 16 mila uomini e
costa oltre un miliardo di
dollari l’anno, chiedendo
più impegno nel fermare
gli abusi sui civili.
Pio XII: Ratzinger ne ha annunciato il processo di beatificazione (FOTO ANSA)
La santificazione non può essere
revocata, ma alcune festività
vengono soppresse a favore di altre
USA
ne di molti personaggi ancora
storicamente “presenti” occasione di dibattito.
L’incrinatura con il mondo ebraico c’è stata in almeno altre due
occasioni, oltre a quella recente
su Pio XII: con la beatificazione di
Pio IX, che rapì il piccolo Edgardo Mortara, battezzato, alla famiglia ebrea; ed Edith Stein, che era
suora, ma convertitasi dall’ebraismo, e morì in un campo di concentramento, non volendo rinnegare le sue radici ebraiche. Per
questo ieri il papa ha risposto alle
richieste della comunità ebraica
di specificare che la beatificazione di Pacelli avviene per le sue
qualità morali e non è un giudizio
storico sul suo operato.
VOTO AL CONGRESSO
IL REGALO DI NATALE DI OBAMA
SANITÀ PER TUTTI GLI AMERICANI
Barak Obama (FOTO ANSA)
di Angela Vitaliano
New York
uando uno dei piccoli pazienti del National Children’s
Medical Center di Washington
ha chiesto a Sasha Obama cosa
ci fosse di diverso nel primo
Natale alla Casa Bianca, la bimba, con il candore della sua età,
ha risposto: “È tutto uguale, solo più facile prendere l’aereo”.
Nessun dubbio che, approvata
la riforma sanitaria, con il voto
previsto questa sera, gli Obama, potranno imbarcarsi
sull’Air Force One, destinazione Hawaii, per trascorrere, come da tradizione, il Natale (o
ciò che resta) nel luogo di nascita del presidente. Se per Sasha, però, nulla è cambiato (a
parte vivere in una casa dove di
alberi di Natale ce ne sono 26),
per gli altri americani questa vigilia potrebbe significare il riconoscimento del diritto all’assistenza sanitaria.
Stasera i 58 senatori democra-
Q
tici più due indipendenti, al lavoro da settimane voteranno la
riforma che il paese attende da
75 anni e che il potere delle lobby farmaceutiche, ha sempre
rispedito ai vari mittenti. Dopo
il voto positivo alla Camera del
7 novembre, la bozza di riforma è passata al Senato dove è
stata “aggiustata” per ottenere
l’approvazione della parte più
conservativa dei democratici,
vera spina nel fianco dell’Amministrazione Obama. In particolare, di Joe Lieberman, per
settimane incubo del capogruppo Harry Reid che, ha dovuto tagliare punti significativi
contenuti nella bozza approvata dalla Camera, come l’opzione pubblica (cioè la possibilità
di acquistare un’assicurazione
economica, gestita o co-gestita
dal governo). L’opposizione
cocciuta e le “promesse di accordo”, immancabilmente negate, hanno fatto di Lieberman
il personaggio più detestato, in
questo ultimo scorcio di anno,
da commentatori liberal come
Keith Olbermann che lo ha definito, senza giri di parole, “una
prostituta senatoriale”. Altro
“osso duro” che ha concesso il
Moglie e figli di Bin Laden
riappaiono “prigionieri” a Teheran
ette membri della famiglia diOsama bin Laden di cui si erano perse le tracce sin dall’
invasione Usa dell’Afghanistan otto anni fa, sono ricomparsi in Iran dove la figlia 17enne del
capo di al Qaeda, Iman, è sfuggita ai suoi guardiani e da 25 giorni è rifugiata nell’ambasciata
saudita a Teheran. La notizie è stata data da
Omar, 29 anni, 4° dei figli del terrorista saudita,
precisando che Iman è in Iran assieme a sua sorellastra Fatima, di 22 anni, e ai fratellastri Saad,
di 29, Othman di 25, Hamza di 20 e Bakr di 17,
nonché alla sua matrigna Khairyah e 11 nipoti.
Secondo quanto riportato dal Times di Londra,
anche il figlio 23enne del capo di al Qaeda,
Mohammed, è assieme a loro.
Omar, che vive in Qatar assieme alla moglie britannica, ha affermato che non sapeva neanche
S
N
che fratelli e sorelle fossero ancora vivi, fino a
quando non lo hanno raggiunto telefonicamente in novembre, spiegando come fossero stati
messi sotto sorveglianza in una residenza nei
pressi di Teheran.
Iman sarebbe sfuggita ai suoi guardiani durante
una uscita per acquisti - un’attività concessa ai
bin Laden “una volta ogni sei mesi” - e a telefonare a suo fratello Abdallah in Arabia Saudita.
La madre di Iman, Najwa, suo fratello Abdul
Rahman e due sue sorelle vivono in Siria, mentre
altri 5 membri della famiglia sono in Arabia Saudita.
Nonostante gli 8 anni di black-out sulla sua famiglia, Omar ha espresso riconoscenza nei confronti dell’Iran per aver “ garantito la sicurezza di
tutte queste persone che nessun’altro voleva”.
suo voto a favore della riforma,
permettendo di raggiungere il
“nemeretto magico” (60), dopo un’estenuante trattativa “a
porte chiuse” nell’ufficio di
Reid, è stato il senatore Ben
Nelson immediatamente accusato dai repubblicani di aver
“barattato” il suo voto in cambio di “elargizioni” per il suo
Stato (Nebraska). Se, come
sembra, il progetto di legge supererà il test con il voto di stasera, tornerà in Commissione
dove i rappresentanti di Camera e Senato lavoreranno ad una
soluzione che “riassuma” al
meglio le due bozze, separata-
La riforma più
controversa
del presidente
verrà votata
stanotte dal
Congresso
di Washington
BUONE NOTIZIE
mente approvate e, quindi, affronteranno il problema della
“sparizione” dell’opzione pubblica. Questo in particolare è
uno dei punti che ha suscitato
la più forte opposizione da parte dei liberal che hanno ripetutamente chiesto il ritiro della riforma, se diversa da quella approvata dalla Camera. Obama,
tuttavia, ha risposto che l’opzione pubblica non è “la riforma” e che chi la critica non ha
letto davvero ciò che essa prevede. Il piano che si va ad approvare, infatti, contiene molte cose buone che altrimenti si
perderebbero del tutto. Un fatto su tutti: la nuova riforma
consentirà a circa 30 milioni di
americani, attualmente scoperti, di avere un piano sanitario tagliando, contemporaneamente, 132 miliardi di dollari di
deficit nei prossimi dieci anni.
Inoltre, le assicurazioni sanitarie non potranno più rifiutare
la copertura per quelle che oggi si chiamano “pre-condizioni” ma dovranno garantire assistenza ai loro clienti sempre e
comunque. E per un presidente che non è Santa Claus è (forse) già un buon lavoro.
“Guantanamo stop
solo nel 2011”
S
econdo il New York
Times, la chiusura
promessa da Obama del
carcere a Cuba dove sono
imprigionati i detenuti
catturati nella guerra al
terrorismo, potrebbe
slittare “come minimo"” al
2011. È questione di soldi: il
Congresso ha bocciato i
fondi per l’acquisto del
Thomson Correctional
Center, il carcere di
massima sicurezza
dell’Illinois dove
dovrebbero finire un
centinaio di prigionieri di
Guantanamo.
USA
I 100 dollari
dei samaritani
U
n’organizzazione
segreta di
“samaritani” che regalano
banconote da cento dollari
alle persone bisognose ha
colpito di nuovo in
Arizona. Tra i beneficiari:
un cieco che stava
aspettando il bus a una
fermata di Phoenix, una
cameriera con 3 figli e il
marito malato di cancro, un
soldato tornato dall’Iraq. La
tradizione nacque negli
anni ‘70, quando Larry
Stewart, senzatetto,
ricevette un generoso aiuto
dal proprietario di una
tavola calda. Diventato poi
uomo d’affari, Stewart non
dimenticò e ogni anno
cominciò a regalare
denaro, per Natale. Dopo la
sua morte la tradizione è
stata tenuta viva da un
gruppo di cittadini di
Phoenix.
a cura della redazione di Cacaonline
LA PIÙ BELLA FAVOLA DI NATALE
Tregua di bontà
C’era una volta a Ypres, in Belgio, una
guerra. Era il 1914 e a pochi metri di
distanza gli uni dagli altri, due battaglioni
degli eserciti britannici e tedeschi si
combattevano dalle loro trincee. Immersi
nel fango, sotto la pioggia, calpestando i
cadaveri dei propri compagni, i soldati
erano logorati da un’inutile battaglia per
la conquista di una striscia di terra. In
autunno i due generali nemici,
impantanati anche da un punto di vista
strategico, iniziano a scambiarsi i primi
favori, come quello di non sparare
durante l’ora dei pasti. Inizia la “tregua di
Natale”, che ebbe il suo culmine tra il 24 e
il 25 dicembre 1914: i soldati tedeschi
decorano gli alberi con candele e
intonano canti natalizi. Gli inglesi
rispondono coi loro canti tradizionali.
Poi gli ufficiali si scambiano gli auguri
a distanza. Il giorno dopo entrambi gli
schieramenti depongono i fucili e si
incontrano, scambiandosi addirittura
doni come sigari, whisky e cioccolata.
Giocano anche una partita di calcio,
nel fango della terra di nessuno. Nei
giorni seguenti la tregua si estende
lungo due terzi del fronte occidentale,
in alcune zone è poi durata fino a
Capodanno. Il giorno di Natale non fu
sparato un solo colpo.
(di Jacopo Fo, Simone Canova, Maria
Cristina Dalbosco, Gabriella Canova)
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Giovedì 24 dicembre 2009
SECONDOTEMPO
SPETTACOLI,SPORT,IDEE
in & out
Tonino Guerra
Rimini
propone di
assegnargli
il Leone alla
carriera
Mourinho
José rimane
all’Inter:
“Non voglio
lasciarla fino
al 2012”
Omissione
La Panini
toglie uno
scudetto alla
Roma:
proteste
Polemiche
Gli esercenti:
assurdo il
contributo
a Natale a
Beverly Hills
Tre splendide immagini di Silvio
Mondinelli, unico italiano ad aver
scalato tutti gli 8.000 m
senza bombole
SCALATE
Silvio Mondinelli,
follia e coraggio
in cima all’Everest
di Elisabetta Reguitti
T
ac, tac, tac. Scarponi contro gli
attacchi metallici, silenzio assordante e tanto gelo. Solitudine e
uomo indissolubilmente legati.
La bocca aperta per portar più ossigeno ai polmoni, i muscoli forti,
tutti tesi come le corde in fibra
speciale che permettono l’ascesa.
Lo sguardo fisso ma non proteso
ad un obiettivo, non una sfida
con il mondo o peggio con se
stesso. Semplicemente la scalata:
impadronirsi, ancora una volta,
fisicamente e istintivamente, di
una vetta. Di una delle cime più
alte al mondo che superano gli
8000 metri.
Per Silvio Mondinelli, classe
1958, è una cosa naturale. Non
dice mai di fare qualcosa di speciale; si schernisce il sesto uomo
al mondo – il secondo italiano dopo Reinhold Messner – ad aver
raggiunto (prima di compiere 49
anni) la cima di tutti i quattordici
Ottomila del pianeta senza respirare ossigeno artificiale. Qualcuno l’ha chiamato uomo-macchina, lui preferisce “Gnaro” che
nelle valli bresciane dove è nato
significa fannullone, scansafatiche.
Gnaro Mondinelli vive ad Alagna
Valsesia dove fino al 10 gennaio
continuerà a prestare servizio
nella Guardia di finanza come
guida alpina e istruttore di guide.
Poi consegnerà gli “attrezzi del
mestiere” da finanziere, “un lavo-
ro che mi ha permesso di realizzare tutto ciò che ho fatto fino ad
oggi”. L’avventura di vita sportiva e i grandi successi di Silvio
Mondinelli iniziano nel 1989 in
Nepal con una sconfitta per soli
500 metri. “Tentai la salita del
Daulagiri (denominata montagna bianca, il settimo monte al
mondo per altezza con i suoi
8.167 metri) ma arrivai a 7.500,
sentivo di non farcela ad andare
avanti. Mi dissi che dovevo fer-
marmi e rinunciare. Il mio corpo
e la mia testa, lo capii solo negli
anni a seguire, non erano pronti.
Per quella volta rinunciai riuscendo però a conquistare quella
vetta il 12 ottobre del 2001”.
Sembra un paradosso ma per Silvio Mondinelli rinunciare a raggiungere una cima vale tanto
quanto arrivare in vetta. Gli è capitato molte volte di fermarsi per
portare soccorso ad altre spedizioni, per salvare la vita a dei compagni mentre altre volte il destino è stato più forte di tutto. “Purtroppo negli anni ho visto morire
tanti amici. Compagni precipitati nelle profonde gole di crepacci
dove diventa impossibile muoversi. E allora ti tocca proseguire”. Fermarsi e rinunciare ad una
salita non è una scelta facile neppure di fronte agli sponsor che
hanno investito soldi per la spedizione. Business e immagine ma
ormai, soprattutto ad alti livelli,
tutti sanno che Silvio Mondinelli
è così: prendere o lasciare.
Al Gnaro non fa paura niente
men che meno la fatica, ma di
fronte alla vita non ci sono altre
regole. Nell’agosto dell’anno
scorso non ci aveva pensato un
attimo a partire per il Nanga Parbat (la gigantesca montagna himalayana) e portare a casa i colleghi Walter Nones e Simon
Kehrer che avevano visto precipitare e morire l’amico Karl Unterkircher. “Degli alpinisti ci si ri-
La biografia
SENZA BOMBOLE, ALLA CONQUISTA DEL CIELO
Silvio Mondinelli è nato a Gardone Val Trompia il 24 giugno 1958. Nel
1976 entra nella Guardia di finanza e nel 1987 diventa istruttore guide
alpine. Il 27 luglio 2007 è diventato uno dei sei scalatori al mondo e il
secondo italiano ad aver raggiunto le quattordici vette più alte del
mondo. L’11 ottobre 1993 raggiunge il su primo 8.000, il Manaslu,
seguono lo Shisha Pangmae il Lhotse (1993). Nel 2001, in soli 5 mesi,
scala quattro Ottomila: Everest, Gasherbrum I, Gasherbrum II,
Dhaulagiri. Mondinelli ha fondato l’associazione Amici del Monte Rosa.
Nel 2005 realizzano la struttura “Trauma Point”.
corda quando muoiono e quasi
mai per le imprese che compiono” afferma il record-man orgoglioso anche di aver condiviso insieme con altri, una tra le più importanti, forse l’unica, missione
scientifica italiana in alta quota.
La Share Everest 2008 coordinata
da Agostino Da Polenza, presidente del comitato EvK2Cnr.
“Abbiamo installato la stazione
meteorologica più alta al mondo
sulla cima dell’Everest”. Sul tetto
del mondo, lassù dove il cielo
sembra toccare la terra Silvio ha
anche issato il tricolore che gli
aveva personalmente consegnato il presidente della Repubblica
Giorgio Napolitano. Ma i progetti
si susseguono nella vita di Mondinelli che da qualche mese, sempre ad Alagna, ha aperto la prima
scuola al mondo dove si insegna
la scalata ad alta quota: dalla preparazione fisica e psicologica
all’ideazione della spedizione, la
logistica, costi e finanziamenti e
ancora avvicinamento al campo
base, i campi alti, l’assalto finale e
poi la discesa, il debriefing (rapporto che si fa a missione compiuta) e infine il rientro. A giugno
poi lo aspetta una nuova grande
avventura della quale si parlerà.
“Una spedizione italiana cercherà di arrivare in cima al Gasherbrum 1, a 8.080 metri di altezza
una montagna al confine tra Cina
e Papista, ma cercando di segnare una via nuova mai provata prima d’ora da nessuno, dal versante cinese. Speriamo di riuscirci.
Io l’ho scalato nell’agosto del
2001 ma dal tradizionale versante del Pakistan”. Ma c’è altro, perché per Silvio Mondinelli il cuore
non è solo un muscolo; tra i suoi
obiettivi personali infatti ci sono
anche i progetti messi in campo
dall’associazione Amici del Monterosa. Lo scopo è portare aiuto
concreto alle popolazioni nepalesi. “Abbiamo costruito un ospedale di primo soccorso sulla strada tra Kathmandu e Pohara in Nepal e una scuola a Namche Bazar
e frequentata da 80 bambini. In
fondo essere conosciuto e riconosciuto permette di accedere a
persone che hanno anche la possibilità di sostenere i nostri progetti. Quando non salirò più gli
8.000 metri, come capita spesso
ai grandi sportivi, saranno solo in
pochi a ricordarsi del Gnaro.
Mentre invece le scuole, le case e
gli ospedali rimarranno”.
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SECONDO TEMPO
il disco di dente
WEEKEND
Manuale di Sopravvivenza
di Biondi, Collo, Colasanti Pasetti, Pontiggia,
POLPETTE DOLCI
E VOLGARITÀ
¸CINEMA
da vedere
èèè
Animazione
Piovono polpette
Usa/ 2009. di Phil Lord e Chris Miller
Piove (acido), governo ladro: saggezza qualunquista riconfermata
dal fallimentare vertice di Copenaghen. Ma se Piovono polpette, chi è
il ladro? Difficile puntare il dito, ma
di certo questa manna dal cielo ha
costi sociali elevatissimi: rifiutare il
cibo a chilometro zero (nella fattispecie, sardine) e dare briglia sciolta all’acquolina Ogm, potrà soddisfare gli appetiti del momento, ma
l’epilogo è da Grande abbuffata.
Tranquilli, il cenone non vi andrà di
traverso, perché l’imperativo
“eco-guerrigliero” dell’animazione
3D di Phil Lord e Chris Miller
(co-regista di Shrek Terzo) non
esclude mai il divertimento: per
grandi e piccini, e soprattutto per
l’età di mezzo, che tra Principesse,
Ranocchi e Natali dickensiani troverà soprattutto qui pane, pardon
polpette, per i suoi denti. Se il 3D è
tutt’altro che da urlo, viceversa la
storia, quella di uno scienziato nerd
che troverà un piccolo amore e un
grande disastro ambientale su un
isolotto nel nulla dell’Oceano, è abbastanza incalzante, alcuni comprimari – spicca il padre ipertricotico
e afflitto da mutismo sentimentale
– sono eccellenti, e le eco-sirene
dell’apocalisse (saremo, letteralmente, sommersi o salvati?) trovano configurazione “per tutti” i gusti. Insomma, un film sostenibile
(c’è l’imprimatur del World Food
Programme…) e godibile, con
un’unica avvertenza: visione sconsigliata agli stomaci insensibili, e ai
palati sofisticati.
(Fed. Pont.)
èè
Drammatico
Brothers
Usa/ 2009. Di Jim Sheridan. Con
Tobey Maguire
Per il remake Usa di “Non desiderare la donna d’altri” della danese
Susanne Bier, l’irlandese Jim Sheridan cambia nomi e location, non la
storia: quando il capitano Sam
&
LIBRI
Da leggere
èèè
Biografico
Aitana Alberti
Memorie inseparabili
Aitana (che è anche il nome di
una catena montuosa della
provincia di Alicante) è appunto la figlia del poeta Rafael
Alberti e della scrittrice María
Teresa León. E attraverso i
suoi ricordi – lei è nata nel
1941 a Buenos Aires durante
il periodo dell’esilio in Argentina – rivediamo per brevi ma
illuminanti cenni quella mitica
Cahill (Tobey Maguire) scompare
in missione in Afghanistan, è la sua
famiglia ad andare a rotoli. La moglie Grace (Natalie Portman, bionda e dimessa ad hoc) lascia che la
pecora nera dei Cahill, il cognato
Tommy (Jake Gyllenhaal), prenda il
posto del marito… ma il marito è
vivo, morto o X? Se l’effetto carbone non c’è, ed è quasi una buona
notizia, latita però anche il senso
dell’operazione: grandi attori – su
tutti il pater familias Sam Shepard –
eccetto l’Uomo Ragno Maguire, significativo solo per il (doppio) taglio di capelli, regia, pur meramente
illustrativa, decorosa, ma a che pro
un remake solo 5 anni dopo l’originale? Sheridan tentenna – il destino bellico della famiglia Cahill è fare
di necessità (white trash) virtù o
patriottismo armato? Grace ci fa o
ci è? – e la riproposizione cinematografica di una guerra non ancora
finita, sulla carta ideologica opzione molto interessante, non è mai
consapevole. Così se i fratelli non
arrivano a essere coltelli, anche il
film perde il filo, avviandosi verso
un attributo, questo sì, letale: inutile.
(Fed. Pont.)
nale... rivoluzionaria? Forse non è
nelle sue corde. Ma di certo in quelle della Earhart, incarnazione
dell’indipendenza, spirito libero ad
ogni costo. E pertanto scolpita tra i
Simboli della Donna americana.
“Le donne devono provare a fare
quello che gli uomini hanno già fatto. E ogni fallimento sia inteso come sfida per quelle che verranno
dopo”. Un’eredità troppo importante da sfumarsi negli acquerelli,
seppur curati, di transvolate con
onnipresente commento musical-melò o in quelli di romantici dissidi. La somigliante Hilary Swank
non basta a resuscitare il senso di
libertà profuso da Amelia, Gere (il
marito George Putnam) e McGregor (l’amante-amico Gene Vidal)
ancor meno a evidenziarlo. Il plauso a Mira resta nell’intento, in alcuni
ottimi momenti vintage e nell’aver
mantenuto un tono lieve. (A. M. Pasetti)
da non vedere
è
Commedia
Natale a Beverly Hills
Italia/ 2009. di Neri Parenti. Con
èè
Sentimentale
Amelia
Il protagonista di “Natale a Beverly Hills” De Sica con Neri Parenti (FOTO ANSA)
Christian De Sica e Michelle
Hunziker
La Freg(h)na, la Mona e la Fava: passando da Cristoforo Colombo a
Christian De Sica & Co, la scoperta
dell’America ha cambiato le caravelle. E c’è pure “l’inedita” Porcahontas (alternativa in casa Disney alla Principessa e il ranocchio?), affinché il 26esimo cinepanettone Filmauro cali i suoi assi, ovvero le braghe. In trasferta a Beverly Hills, il Natale 2009 non troverebbe buona accoglienza in un pae-
se normale, ma appunto andrà benissimo (e i 3 milioni e mezzo di euro nel primo weekend lo confermano): se la satiriasi ha preso il posto
della satira, e la farsa al (governo
del) fare, allora spalanchiamo gli
occhi, che una bella fetta di cinepanettone non ce la leva nessuno.
D’altronde, il cinema serve a farci
sognare, e il lusso esibito dalla banda Parenti è quasi onirico: almeno
per l’Italia che accoglie il 2010 a culo scoperto. Nb: Questa non è una
battuta del film. (Fed. Pont.)
Uk/India/ 2009. Di
Mira Nair. Con
Richard Gere
Donne coraggio. Ma il
mito è volato via, con
la vera Amelia Earhart. Perché la figura
ritratta dalla ben intenzionata Mira Nair
è più un virtuoso pretesto al femminile che
non un buon servizio
alla leggendaria aviatrice americana, o al cinema. Nell’agiografia ad
Amelia sembra che la regista indiana si sia fatta più “trasportare” dal
suo film che non il contrario, un parallelismo al primo world tour volante del 1928 in cui la Earhart era
passeggera, solo “un bagaglio”, come dichiarò in un’intervista. Ma
poiché “nella vita si può essere
molto più di un passeggero”, perché la Nair non ha preso spunto
dalla sua grinta, e con essa il volante
di una regia più coraggiosa, passio-
ARTE
REALTÀ MANIPOLATE,
QUOTIDIANI VIRTUALI
iamo sommersi dalle immagini di una
Sgini,realtà
sempre più manipolata. Le immafotografiche e video, possono ricreare il mondo e non sempre ce ne accorgiamo. Questa mostra permette di concentrarsi proprio sui particolari, positivi o
meno, della dinamica dell’inganno che la
comunicazione di massa tende a fornire
tramite interventi ottici e visivi. Il fascino
di questa ambiguità viene evidenziato
non da tecnici dell’informazione, ma da
artisti contemporanei, più liberi nella
scelta di rappresentare il mondo tra reale e
verosimiglianza.
Alcuni fra i 26 artisti internazionali si sono
concentrati sulla manipolazione delle immagini della politica, come Thomas Demand, che ritrae fin nei particolari il rigido studio ovale della Casa Bianca, che
appare vero più del vero e invece è solo
ricostruito col cartone. Aernout Mik ha
invece recuperato materiali video della
guerra civile della ex Jugoslavia del ’92,
che furono rifiutati dai telegiornali del
tempo. Uno scarto che mette in luce il
tema della guerra e della sua rappresentazione: il suo carattere non spettacolare
e la violenza nascosta in un quotidiano
corrosivo, elementi meno accattivanti
per i media.
RICORDI, BIOGRAFIE ESISTENZIALI E DOLORI NASCOSTI
coppia protagonista della vita
intellettuale della Spagna e, si
potrebbe dire, del mondo:
Mosca, Berlino, Parigi, Madrid, e poi l’Italia, e la casa a
Trastevere… E assieme a loro
tutti o quasi tutti i nomi degli
artisti del Novecento: da Dalí
a Salinas, da Lorca a Buñuel a
Neruda, a Carpentier, e poi
Ungaretti, Moravia, Pasolini,
Sciascia, Fellini… Una quasi-biografia decisamente originale, per accenni, per lampi
di memoria, per lacerti poetici, per personalissime, umanissime sensazioni. (Paolo
Collo)
èè
Romanzo
Teresa De Sio
Metti il diavolo a
ballare/Einaudi
Sì, è proprio lei, è la Teresa De Sio
di “Voglia ‘e turnà”, che racconta
(e si racconta, evidentemente)
della sua terra, il Salento, e di Archina Solimene, bambina “morsicata”: è il tempo in cui nelle campagne, dalle parti del paese di
Mangiamuso, le tarante mordevano e per liberarsi dal male era necessario ballare. La taranta, appunto, un pensiero “violento” che
si balla (parafrasando la ben nota
definizione di tango, pensiero “tri-
ste” che si balla). Un romanzo originale e “popolare”, con personaggi i cui destini inevitabilmente
si intrecciano: tutti sanno che
“dentro il ballo di quella piccola
anima senza scarpe, attraverso il
corpo macilento di Archina che
comincia a muoversi in modo
sempre più convulso, si sta riassumendo ogni loro singolo progetto di salvezza terrena”.
(Paolo Collo)
èèè
Storico
Alle cinque della sera
Federico Garcìa
Lorca/Passigli
LE MEMORIE DI TERESA DE SIO, UN IMPERDIBILE GARCÌA
LORCA E LA FIGLIA D’ARTE DI RAFAEL ALBERTI
Ottima idea questa, della
casa editrice fiorentina, di
riunire in un unico volumetto
il celeberrimo Lamento per
Ignacio Sánchez Mejías di
Lorca alle altre poesie –
scritte da Rafael Alberti,
Gerardo Diego e Miguel
Hernández – sul più tragico
eroe della tauromachia,
morto a Manzanares l’11
agosto del 1934 in seguito
allo scontro con il toro detto
Il Granadino. E’ interessante
anche la prefazione di
Gabriele Morelli che
racconta di questo anomalo
torero: “Tarderà molto a
nascere, sempre che nasca, /
un così illustre Andaluso,
così ricco d’avventura” Una
vera chicca.
è TIDAL
FIONA APPLE
Settembre 1996, Fiona
Apple ha appena compiuto
diciannove anni ed è una
delle ragazze più belle che
il pianeta terra abbia mai
ospitato. Questo piace
tanto alla sua casa
discografica che non perde
l’occasione per produrre
un video d’esordio,
criminal, in cui tutta questa
meraviglia viene ben
esposta.
Ma Fiona non è una
belloccia da Mtv punto e
basta, questa ragazza dagli
occhi giganti e il collo da
giraffa ha fatto un disco
con un peso specifico non
indifferente.
Suona il pianoforte, canta e
scrive parole disperate,
d’amore e odio, carezze e
graffi, canzoni struggenti a
denti stretti, è una che ti
urla che sei uno stronzo, e
poi dice che ti ama o che ti
avrebbe amato, e poi
ancora che quella cattiva è
lei. Ha un suono
certamente datato, questo
disco, ma ascoltando quello
che uscì quell’anno ci si
rende conto che stava una
spanna sopra a tutto. Tidal
è un peso sul petto, è il
passato con i conti in
sospeso, è un fantasma da
esorcizzare, è ogni giorno
vissuto come se non ci
fosse un domani, è una
persona difficile che libera
le sue paure seduta al
pianoforte. La ragazza
angelo fuori e demone
dentro, la capisci bene
dopo aver letto la sua
biografia. Canzoni malate e
rabbiose partorite da una
mente anti music business,
da una che a meno di
vent’anni vince il Grammy
Award nella categoria
“Best New Artist in a
Video” e durante il
discorso inveisce contro il
sistema, un atteggiamento
che le porterà non pochi
problemi nel corso della
carriera, ma che ne
aumenta esponenzialmente
il fascino.
CD in uscita
³
è “OH YEAH”
(Universal)
Jovanotti
Jovanotti pubblica un cd
“americano” e un dvd,
entrambi chiamati Oh yeah.
Adrenalina pura, un viaggio nel
suono della “città delle città”
come lui ama chiamare New
York. Musicisti eccezionali
esaltano canzoni senza tempo
(“Parlami d’amore Mariù”,
“Buonasera signorina”).
“Lontano lontano” di Tenco è
da brividi, con le immagini
girate da suo papà nel 1973.
Lorenzo conquista con la
massima umiltà del neofita: sa
divertirsi e divertire. Gustoso
ascoltarlo nelle cover di M.
Jackson e Grandmaster Flash. Il
cd è import, si trova anche nel
sito Soleluna.com.
è “SOMEWAY STILL I
DO”
A. Magnanini
Non è da tutti avere come
biglietto da visita “essere il
compositore” del brano “This
is what you are” di Mario
Biondi. Magnanimi emoziona
col suo esordio a base di jazz e
retrò. (Guido Biondi)
Giovedì 24 dicembre 2009
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SECONDO TEMPO
CALCIO/ IL CASO
PANDEV LIBERA TUTTI
Il macedone si svincola, Lotito perde
Laziali in rivolta, Vocalelli: “Megalomane”
di Malcom Pagani
a luce dei lampioni si riflette sulla strada lucida e la vicenda umana e professionale di Goran Pandev, brilla
al freddo di una giornata milanese che cambia il presente, segna
irreversibilmente i rapporti di
forza tra società e calciatori e li
strappa dal medioevo. “È stato
accolto il ricorso di Pandev al
collegio arbitrale della Lega calcio. Ci hanno dato ragione. Il
contratto di Goran con la Lazio è
quindi risolto e il club è condannato a pagare come risarcimento
danni 160mila euro più le spese
legali”. Mattia Grassani, instancabile globetrotter delle cause
pallonare, è un avvocato soddisfatto. Non dubitava dell’esito di
una querelle romanzesca. Ha ottenuto le conferme che cercava.
Mobbing, esclusione, braccio di
ferro. Accade, quando una società preme perchè il contratto venga rinnovato a precise condizioni e dall’altro lato del tavolo, il
contraente si comporta come un
cavallo indocile. Goran Pandev,
però, non è una bestia. Non lo
erano neanche gli sconosciuti
Breda e Annoni, progenitori del
genere, in un Genoa di inizio millennio guidato da Franco Scoglio. Si allenavano a parte. Spogliatoio distante. Facce cupe. Fecero causa alla società. Ebbero
ragione a distanza di tempo. Gli
anni sanano le ferite e riportano
in superficie ragioni e torti.
Il macedone ieri sorrideva. Negli
ultimi mesi, Pandev somigliava
alla maschera dell’ultimo conterraneo che durante l’agonia
dell’era Pellegrini, sponda interista di Milano (quando le luci a
San Siro, non prevedevano lustrini e celebrazioni) era diventato l’emblema di tutte le meteore. Si chiamava Darko Pancev, finì per tornare a Skopjie e sposarsi con una cantante folk locale.
Dimenticato, cancellato, messo
ai margini, Goran ha lottato. Ora
riemerge dalla nebbia di una
inattività lunghissima. Dieci mesi di cattività e cattiveria. Prima
le promesse societarie: “Rinnoveremo per cinque anni”. Era
febbraio. Poi le crepe, evidentissime già a maggio: “La trattativa
si sta complicando”, infine la rottura: “Voglio andar via. Il presidente mi trovi un’altra squadra”.
Se c’è una cosa che il poliedrico,
bulimico, onnipresente Presidente del suo club, Claudio Lotito, detesta, è farsi indicare la
strada. Il solco lo traccia lui. Nel
segno di una presunta modernità. E’ la rivoluzione a seguirlo,
non il contrario. Soprannominato Lotutto, Claudio che sosteneva di poter riformare l’intera nazione, se solo i burocrati gliene
avessero fornito l’occasione:
“Mi diano Alitalia, in cinque anni
la rimetto in sesto. Dieci con me
al governo e si risolvono i problemi”, non è riuscito a guidare
una battaglia di posizione durata
mesi. Ora, al momento delle macerie e della stima del danno economico, rammentare le minacce
di un recente ieri, fa quasi sorridere. “Lo faccio star fermo un anno”, aveva declamato Claudio.
Polvere. Illusione.
Una battaglia durata l’intera estate, tra rinvii, collegi giudicanti ricusati, richieste di risarcimento
danni, svincoli pretesi, ricorsi e
L
controricorsi che al termine della notte, lasciano un calciatore libero di accasarsi dove vuole e un
padrone stanco, con un improvviso buco di bilancio valutabile
in molti milioni di euro. Chiedersi se ne valesse davvero la pena
confina e oltrepassa ampiamente la sfera pleonastica.
Alessandro Vocalelli è il direttore del secondo giornale sportivo
d’Italia. Dalle colonne del “Corriere dello Sport”, ha lanciato una
campagna senza sconti, tesa a individuare le responsabilità di
una gestione autocratica nel
crollo verticale della Lazio attuale. Al telefono, in una giornata
concitata, Vocalelli va giù duro.
“La sentenza è la certificazione
della sconfitta della politica di
Lotito. E’ un duro colpo che lo
inchioda proprio sul terreno della gestione economica. Pandev
era stato valutato dallo stesso Lotito, diciotto milioni di euro. Oggi il presidente lo perde a zero,
con l’aggravio delle spese legali,
beffa estrema, valutate in
160.000 euro”. Vocalelli è certo
che il pronunciamento milanese, aprirà la strada a rivalse di
ogni colore. Indietro, non si potrà tornare. “Per alcuni aspetti, la
sentenza è epocale. Ma a ben
guardare, non ci sono molte società che si sono comportate
con i calciatori da loro tesserati
nello stesso maldestro modo della Lazio con Pandev. Lui è diventato, senza ragioni apparenti, un
corpo estraneo. Si poteva usare
diplomazia, è stata usata la la clava. Il perchè? Me lo sto ancora
chiedendo. Così facendo si è depauperato un capitale che Lotito
stesso, con la sua intuizione, aveva contribuito a creare”. Nono-
stante per la Lazio e per il suo padrone, l’aria sia salata, qualche
attenuante generica, a Claudio il
moralizzatore, Vocalelli la concede: “A tratti ha saputo fare cose
buone e la sua gestione non è da
cancellare in toto. Dalla rateizzazione con il fisco, all’acquisto di
Zarate, un talento preso dal nulla, poi trasformato in una sorta di
Kakà. La sua colpa più grave, credo, è stata quella di sentirsi onnipotente. Già l’8 agosto, proprio dopo l’apogeo pechinese,
avevo scritto, nel silenzio, che il
rischio avrebbe potuto essere
quello. Purtroppo, e non ne sono fiero, ho avuto ragione”.
Dal ragionamento alla conclusione. Vocalelli non può esimersi dal tracciare una linea tra ciò
che è stato e ciò che verrà: “La
Lazio non può permettersi di
perdere terreno ulteriore e non
solo per la magra classifica che la
relega in fondo o quasi alla Serie
A. Non può farlo
perché c’è una tifoseria che attende risposte
precise e perché la gestione
societaria ha bisogno assoluto di
organizzazione”.
C’è n’è anche per
Davide Ballardini, il
cattivo tenente che
dietro i Ray Ban da generale sudamericano e
la mascella volitiva, somiglia a certi ottimisti
delle canzoni di Venditti.
Tirare dritti, senza farsi sfiorare dal vento del dubbio: “Ballardini non ha capito fino in fondo cosa significhi essere aziendalisti. Non si riduce a dire
Alla squadra sfugge
il giocatore a zero
euro. Ulivieri critico:
“Le regole ci sono,
vanno rispettate
da tutti”.
sempre e soltanto sì al tuo datore
di lavoro. Ci vuole la dialettica e
quando manca, non è strano che
la barca
perda la rotta”.
A centinaia di chilometri di distanza, la voce rotta, l’affanno:
“Sto affrontando una salita, abbia pazienza, non sono più giovanissimo”, Renzo Ulivieri, padre putativo degli allenatori italiani, ha qualcosa da dire. Quello
che a Vocalelli appare anormale,
per Renzaccio, amore per la polemica lontanissimo dal Manzoni, è lineare. “La sentenza applica un principio inattaccabile. Ci
sono delle regole che indirizzano i rapporti tra società e dipen-
denti, vanno rispettate e se si assiste a una palese violazione delle stesse, è giusto punire”. A Ulivieri, capitò la stessa cosa. “Ero a
Cagliari, il presidente mi disse
che avrebbe preferito non far
giocare un calciatore che dopo
essersi rifiutato di rinnovare il
contratto, a fine stagione sarebbe andato via. ‘Preferisco mi faccia crescere i giovani, mi disse’.
Renzo si ferma, cerca le parole
adatte, prosegue. “Mi sembrò
giusto parlarne alla squadra e al
diretto interessato. Due sole cose mi fanno incazzare davvero.
La disonestà nei rapporti personali e la pretesa dei giocatori di
cambiare le carte in tavola non
appena fanno un paio di gol in
più. Quelli che vengono sotto
pretendendo aumenti in corsa
non li ho mai sopportati. I
patti si fanno all’inizio e preferibilmente si mantengono
fino alla fine del rapporto di
lavoro”. Tutto, una volta,
era più chiaro che qui.
Goran Pandev
visto
da Emanuele Fucecchi
SCHUMACHER TORNA IN PISTA
Ennesima rivoluzione per il pilota di F1, firma con la Mercedes e torna a 41 anni
di Jacopo Sonnino
capitolo della saga Schumacher.
Nsta aIluovo
quasi 41enne ex ferrarista si appretornare in pista. La neonata scuderia
Mercedes Gp (ex Brawn Gp) lo ha ingaggiato per i prossimi tre anni. “Correrò
per vincere il Mondiale, mi sento come
un ragazzino”, le prime sensazioni del
pluricampione. Il tedesco guadagnerà 7
milioni di euro all’anno. L’ufficialità è arrivata solo ieri da Norbert Haug, responsabile del motorsport Mercedes. La scuderia vedrà anche Ross Brawn in qualità
di responsabile del team e il compagno
di squadra sarà Nico Rosberg. Un team
quindi, tutto tedesco. Schumacher è
molto motivato: “Ross Brawn e la Mercedes, questa combinazione che non era
prevedibile, mi entusiasma. In questo
modo posso restituire qualcosa alla Casa
di Stoccarda (prima scuderia nella carriera del pilota, ndr). Non potevo rifiutare”. Ma quali sono le ragioni che hanno
spinto Schumacher a rientrare? A spiegarlo è lui stesso: “Alla fine del 2006 ero
semplicemente stanco e non avevo più
energie. In seguito ho potuto di nuovo
ricaricarmi correndo in moto e in kart.
Non pretenderò di essere il numero uno
della squadra, non l’ho mai fatto”. Alcuni
dubbi per la verità, sorgono circa le condizioni fisiche di Shumacher. Il tedesco
giusto un anno fa rispose ad un sos lanciato dalla Ferrari, in seguito al brutto infortunio di Massa. Tutto sembrava spingere verso il rientro proprio con la Rossa. Il sogno di molti però, si infranse contro le visite mediche, che Schumacher
non riuscì a superare. Su questo punto la
situazione al momento sembrerebbe migliorata: “Il collo non è assolutamente
più un problema. La scorsa estate c’era
troppo poco tempo per recuperare, ma
adesso ce n’è stato abbastanza per far
guarire completamente la ferita. Dopo la
rinuncia dolorosa dello scorso anno avevo ancora un conto aperto. Volevo capi-
re se potevo davvero tornare a correre in
F1. Sì, posso e voglio farlo”. Oggi a Brackley in Inghilterra, la presentazione ufficiale nella sede della scuderia.
Un po’ di amaro in bocca rimane al popolo ferrarista. Il portavoce della scuderia di Maranello, Luca Colajanni: “Quello
che la Ferrari doveva dire su Schumacher
lo ha detto il presidente Luca di Montezemolo giovedì sera, nella cena di auguri
natalizi con la stampa. Comunque in
bocca al lupo. Da oggi è un avversario e
come tutti gli avversari proveremo a batterlo”. Schumacher continua comunque
ad essere legato emotivamente al Cavallino rampante: “Il legame con la Ferrari
resterà per sempre, anche se in futuro
saremo rivali in pista, perché la Rossa tornerà alle vecchie glorie, di questo sono
certo”.
Per poter tornare a gareggiare, il tedesco
ha bisogno di rinnovare la “super patente” che scade 12 mesi dopo l’ultimo Gran
premio disputato.
Fontana,
congelato da
Ballardini:
”Io, trattato
peggio
di un cane”
Alberto Fontana, 43 anni a
Gennaio. Padre bagnino, madre casalinga. Un soprannome, Jimmy, mutuato da canzoni in cui il mondo girava senza
fermarsi. Per due stagioni, tra
il 2006 e il 2008, miglior portiere della serie A insieme con
Buffon. Giunse a Palermo a 39
anni, mise in fila rivali e giovani promesse. Rigori parati,
avventure in Europa, voli a
planare, prima di cadere a terra, in una strana storia venata
da mobbing, ostinazione, accanimento. “Il caso Pandev?
C’è stato un giudizio, esistono
delle regole precise, se sono
state violate, è bene che i giudici abbiano preso provvedimenti”. Il suo ex presidente,
Maurizio Zamparini, aveva investito denaro e speranza su
Marco Amelia. Soldi che
avrebbero relegato l’anziano
portiere in panchina. Fontana
però, di darsi per vinto in anticipo, non voleva saperne.
Così a metà campionato, senza alcuna ragione plausibile,
finì in tribuna. In società un
grottesco minuetto: “E’ fuori
rosa”, “E’ a disposizione ma fa
parte del gruppo” “Giocherà
quando sarà il caso”. In mezzo, l’imbarazzo del calciatore
(vent’anni di carriera tra Bergamo, Napoli, Milano, Bari e
Verona), strane voci sul suo
carattere diffuse ad arte in città e la richiesta rivolta da Fontana stesso all’associazione
italiana calciatori, di fare chiarezza sul proprio presente. A
Gennnaio Roma e Parma si affacciarono per chiedere lumi.
Zamparini si oppose alla cessione e lo congelò, fino a disgustarlo
definitivamente.
Oggi Fontana gioca solo con
gli amici. Aspetta il secondo figlio dalla compagna Daria, è
felice lo stesso. Per quella storia, però, soffrì. Da parte di
Ballardini: Di lui preferisco
non parlare proprio”, avverte
Jimmy, nessun aiuto. “Disse
che si sarebbe adeguato alle
decisioni prese dalla società
senza prendere posizione” sostiene Fontana a voce bassa. A
Palermo, con Guidolin e Colantuono, Fontana fece valere
il valore a dispetto dell’età.
L’ultima stagione, quella che
preludette al ritiro, non fu
possibile. “Mai preteso di giocare con nessun allenatore
nella mia carriera. Avrebbero
potuto dirmi sei il quinto portiere e lo avrei accettato. Invece paradossalmente, il fatto di
volermi giocare fino in fondo
le mie chance, mi penalizzò.
Una situazione strana, mai
sperimentata prima, che alla
lunga mi tolse forza e voglia di
lottare”. Però Fontana, vittima
di un’esclusione strisciante,
greve e brutale, non si ribellò.
I compagni, per le partitelle in
famiglia (quando finalmente,
dopo un’infinita esclusione,
gli permisero di farle) lo sceglievano sempre. Il titolare,
Amelia, raccontano, non era
contento. Non una polemica,
non un’intervista. A fine anno, i tifosi chiesero a Zamparini di concedergli una passerella solitaria e finale. Desiderio spezzato, in omaggio
all’insensibilità. Era il caso di
smettere. All’inizio, 1990, serie A, allenatore Lippi, per certi addii, ci sarebbe stato almeno uno striscione. Grazie e arrivederci, Jimmy. (M.P.)
pagina 18
PERCORSI
¡TIME
SMART
a cura di Eugenia
Romanelli
[email protected]
MARGHERITA BUY
TRA VERONESI
E SALVATORES
L’attrice racconta
gli impegni del 2010
uove vorticosamente le
mani (grandissime), gli
occhi sempre smarriti
segmentano ogni pezzo della stanza sbattendo sugli
angoli come una palla da rugby,
in modo irregolare. Sorride
spesso, di botto, e di botto
smette di farlo. Tutto di Margherita Buy sembra rotto e poi
rimesso insieme, in un’armonia conquistata, fatta da tante,
piccole, continue, correzioni
che, quindi, creano l’equilibrio
perfetto, una bolina. Reduce da
un vero e proprio monumento
alla sua bravura (“Lo spazio
bianco” è da collezione), è
pronta per una probabile nuova ribalta affianco a Salvatores:
“In realtà non so se ne posso già
parlare, speriamo che nessuno
si arrabbi. Il film esce a marzo, si
chiama “Happy family”, è
un’opera corale come spesso
sono i film di Gabriele, ma è anche un gioiello di formalità
estetica, quindi del tutto diverso dagli altri. E’ stato bello girare con lui, ha molto amore
per i suoi attori e infatti tra tutti
noi si è creato un affiatamento
vero, profondo. Ne avevo bisogno, dopo “Lo spazio bianco”,
così solitario”. E’ la moglie di
Bentivoglio, ricchissima, entrambi al secondo matrimonio
e con figli alle spalle, in crisi. Ma
la storia è incrociata: “Sì. Incontriamo un’altra coppia perché i
reciproci figli vogliono sposarsi, nonostante abbiano solo 16
anni. Bentivoglio e l’altro padre, Abatantuono, esplodono
in un’amicizia intensissima”.
Confronto tra persone, prima
che tra classi sociali diverse. La
sua è una parte complessa:
“Non ci sono paragoni al confronto con ‘Lo spazio bianco’,
direi invece che è stato abbastanza facile dopo il lavoro delicatissimo con Francesca Comencini. Però è una vera boccata d’ossigeno lavorare di nuovo con gli altri”. Lei è cambiata,
o forse è lo sguardo di noi spettatori ad essere diverso, travolto dall’ammirazione per il suo
ultimo personaggio: “Sì, è la
prima volta che mi sento sicura
di me. “Lo spazio bianco” mi ha
regalato questo, l’apprezzamento per le mie capacità. Merito anche di Francesca, che
non racconta storie per caso e
ha una sensibilità vera ma non
cruda. E di Valeria Parrella, l’autrice del libro, una donna che
lotta e che mi ha dato forza. Da
subito, leggendo il libro e incontrando loro due, ho capito
quello che mi avrebbe coinvolta fino al midollo: l’assenza, originalissima, di vittimismo nonostante il tema. E’ raro nelle
M
pensieri di cuore
Y
Dritte last minute
ari lettori, ecco
E un viaggio lo avete mai
storie di o sulle donne”. E il film doppia lingua dei genitori e dei
qualche
dritta
last
regalato?
che ha girato con Veronesi figli con una autenticità che
Jonas, il portale di viaggi
quando esce? “Tra poco. Lì ho quasi sembra di stare dentro a minute per un Natale forse
rispettosi, impacchetta
una parte più piccola, sono la un film”. Al cinema che ci pro- poco ortodosso ma
voucher (jonasit/voucher).
moglie di Placido, abbiamo un pone? “Mi sono divertita con allegro, vitale, aperto e
Chi ama i libri può
figlio che vuole partecipare al ’2012’ e con ‘Up’, che ho visto diverso.
applicarsi con l’originale
’Grande fratello’ e questo crea con un po’ di ragazzini ma che Si tuffi dunque chi può
“Come sopravvivere
un casino”. Adesso a cosa sta la- va benissimo pure per noi gran- smarrirsi tra le idee per un
felicemente alla crisi
vorando? “Mi riposo un atti- di. Vorrei vedere ‘Il nastro bian- dono che sia divertente e
economica” (G. Viola, edizionisimple.it),
mo”. Bene, ci consigli come far- co’, Almodóvar, Coppola… ma sostenibile.
innamorarsi con le foto B/N e colore di
lo al meglio, allora: “Leggetevi quando arriva il tempo libero Per esempio, siccome è sempre utile
“Il piccolo libro dei baci” (Contrasto
‘L’età indecente’ di Marida me lo ritrovo sequestrato dalla accaparrarsi una donna-oggetto (super
cult
se
firmata
Manara):
tra
pop,
trash
e
Editore) o rabbrividire con l’audiolibro
Lombardo Pijola. Mi è piaciuto vita ancora prima di averlo pokitsch, fuoco e fiamme sono assicurate
“El largo adios” (A. Comotti), un noir
tantissimo, anche se mi ha stra- tuto accogliere”.
con gli accendini di
fantapolitico su Piazza Fontana che
volta: ho una figlia
ciaolighters.it. Se invece
restituisce il colore e le voci di quegli
quasi adolescente e
siamo scarsi d’umorismo,
anni avvicinandosi alla realtà forse più di
leggendo quelle pagiproviamo con una collana di
tante indagini (goodmood.it).
ne ho pensato a cosa
carta riciclata delle donne
Solidali invece col suq del COSV: su
potrebbe aspettarmi,
del “Meeting Point
http://stores.shop.ebay.it/COSV-il-suq
VIDEO PRESEPIO
insomma, mi ha un
International” ugandese.
pezzi unici del pittore keniota Kivuthi
po’ spaventato”. Un
I fondi sono per la nuova
Mbuno, rafie e velluti dei Kuba del
Assisi. “Free Tomorrow” è un video-affresco
rapporto perso tra mascuola a Kampala
Congo, bogolan del Mali e tessuti Jalq'a
digitale di Paolo Consorti che remixa la tradizione del
dre e figlio, una inco([email protected]
g).
(altopiano boliviano).
presepio con il linguaggio dell’arte contemporanea:
municabilità assoluta.
Per chi pensa ai bimbi, date un
tecnologia e tradizione fuse in una visione forte e ad
“Non lo consiglio solo
occhio ai consigli di MDC
alto impatto emotivo. Anche la scenografia è
per l’intensità della
Junior per l’acquisto di
provocatoria (ma senza alcuna blasfemia): immagini e
storia, è soprattutto il
giocattoli convenienti e sicuri
suoni in flusso modulano il tema religioso rivisitato
linguaggio doppio ad
(mdc.it). Infine, una sorpresa
nella forma e nei contenuti. La scelta del luogo
PER LEI
avermi colpito: Pijola
speciale. Una canzone
omaggia San Francesco, inventore del presepe (1223),
è riuscita a riportare la
personalizzata: basta un’idea e
e Giotto, che per primo lo dipinse (nella Basilica
La sapete no, quella che dice:
Andrea Mercurio la trasforma
assisiate). Vale la pena il pellegrinaggio postmoderno al
“Perché le donne guardano i film
in brano (con 30 euro si può
“Free Tomorrow”: la struttura
porno fino alla fine? Perché
avere un biglietto d’auguri
sperano che i protagonisti si
In alto: Margherita Buy. architettonica, fatta di lamiere, è una
cantato): lacanzoneria.com.
sposino!”. Bè, a giudicare dalla
In basso: l’opera di Donatella vivacissima favela nei cui squarci,
C
UN NATALE
DIVERSO
Occhio!
Carta
appaiono filmati tratti da YouTube. Tra
suoni della strada che si alternano al
canto di un coro, una cometa luminosa si muove su un
cielo giottesco incorniciando lo sguardo di un Gesù
che sorride da uno schermo incastrato tra le latte di
un mondo pericolante.
Spaziani
è AVANGUARDIE
Nuovo Medioevo
Assisi, piazza del Comune, orario serale.
Fino al 31 dicembre
Bevagna. La carta come
memoria. La
contemporaneità come segno. Un segno che parla di
permanenza, vita e morte, speranza e disperazione,
ambiente, rinascita e visioni apocalittiche. Parte da questa
sfida – la coniugazione tra un prodotto che risale al
Medioevo, la carta bambagina, e il linguaggio esplosivo della
contemporaneità – la mostra “In Chartis Mevaniae XII.
Born Again. Memorie del contemporaneo” aperta a
Bevagna (Pg) fino al 6 gennaio. La carta impastata,
sfilacciata ai margini, irregolare e materica, prodotta in
questo paese di origine medievale fin dal 1200 con lo
stesso procedimento artigianale, diventa il medium di echi
religiosi, mistici, ironici e provocatori: persino l’ingrediente
di un’installazione, o di geometrie matematiche,
impossibili e graffianti che
ricordano Cy Twombly: nelle
opere di, tra gli altri, Romano
Bertuzzi, Yonel Hildalgo Perez,
Anila Rubiku e Donatella Spaziani.
Perché con loro, la carta, è Born
Again. (Info 0742-368123).
Amanda Freiburg
[email protected]
lettura di questa guida al cinema erotico che piace
anche alle donne, nella storiella c’è più che un fondo
di verità. Infatti l’autrice, giornalista e film maker
svedese, Erika Lust, sostiene che è un luogo
comune pensare che le donne non
apprezzerebbero affatto la rappresentazione di
scene di sesso esplicito.
E’ solo un problema di contesto. Se ad esempio
esistesse una versione “V.M. 18 anni” di Titanic in
cui la cinepresa, nel registrare la travolgente
passione tra Di Caprio e la Winslet, si spingesse a
inquadrare i particolari del loro fare l’amore senza
omissione alcuna, sarebbe cosa assai gradita a molte di loro. Al
contrario, fino ad oggi i film porno sono stati fatti da uomini per
soddisfare il desiderio maschile di potere sul corpo della donna.
Documentato, gradevole esteticamente (copertina viola e pagine
rosa): vale la pena.
Gusti
AGRIHAMBURGERIA
Rivoli. Il cibo ha una patria? Ne sono
convinti i gestori di una agrihamburgheria
vicino Torino. Furbescamente fanno il
verso al gigante della ristorazione
globale, battezzando l’esercizio “Mac
bun” (che in piemontese suonerebbe:
“Proprio buono”) trasformato in “M**
Bun” per evitare plagi. Utilizzano il
format del fast food per ammannire
cheeseburger di fassone con la toma,
fette di scaramella alla piastra
(carne aromatizzata), pane
è TRANSUMANZE
artigianale, gassosa e chinotto
Erika Lust - Pink
Stage con Khadim Badji in Senegal
d’antan. Il servizio è slow (un
Books. 18 euro
segnalatore avvisa quando
Dakar e Potu. Scopriremo che in Senegal la danza è
ritirare l’ordinazione) come la
Ciro Bertini
uno scambio diretto di informazioni fra il corpo e il
filosofia del locale, spiegata da
[email protected] tamburo. Il Senegal non ha conosciuto le guerre civili, la
pannelli alle pareti. Ingredienti
sua fortuna è stata proprio l’assenza di ricchezze
del territorio: carne certificata,
naturali, cosicché non è stato preso d’assalto dai ricchi
ortaggi e formaggi a chilometri
del mondo e ha conservato la sua natura fiera e
zero; riciclaggio totale. Tutto
selvaggia, le sue tradizioni, pur nella corsa alla
semplice, gustoso, e se non con
modernizzazione in atto. Lo stage è suddiviso fra lo
una storia, almeno con una
studio delle danze tradizionali e l’incontro con la musica
geografia.
moderna, quella dei giovani di Dakar, una musica che sta
facendo il giro del mondo grazie a grandi artisti
internazionali. La prima settimana, sotto la guida del
M** Bun - Corso Susa, 22/E Rivoli
maestro Khadim Badji, si alloggia a Potu nel Campement
(To) - 011/9534062 - Spesa 13
des Artists, un villaggio sul mare a stretto contatto con
Euro
la natura, volutamente lontano dai centri urbani e dai
circuiti turistici per seguire i corsi di danza e percussioni. Sergio Caucino
Poi Dakar e isola di Goreè: la festa di Capodanno, la
[email protected]
festa di Sabar e la festa dei Simbe, cioè la danza dei leoni.
Lo stage vuole essere un progetto di turismo integrato.
27 dicembre-5 gennaio, Info: 335 6109670 (afrodanza.it)
Giovedì 24 dicembre 2009
pagina 19
PERCORSI
RORY CAPPELLI
Da non perdere
MI MANDA
SOMERSET
è MILANO
Mercatino
responsabile
Aperto da poco, ogni
martedì pomeriggio dalle
15.30, il primo mercato
agricolo settimanale a filiera
corta nel centro storico. La
merce del mercato proviene
direttamente dai produttori
agricoli lombardi, senza
intermediari: frutta, verdura,
formaggi, salumi, vino, mieli,
confetture nel rispetto della
stagionalità. Nel giardino
della Cascina Cuccagna (Tel.
02 54118733).
C
La scrittrice firma
un misterioso giallo
Di Monica Di Sisto
ersecutore molesto? Maniaco a piede libero? Trema e prega, perché stai
per incontrare Amanda.
Te la farà pagare e sarà abile, implacabile, ironica fino a svelarti
senza pietà, nel catartico castigo, il codardo ridicolo che nascondi dietro la tua cattiveria.
Amanda Sommers è un’investigatrice privata e per conoscerla basta accendere l’iPod. E’ come le tre Charlie’s angels, ma
inguainate in un unico corpo
da oltre cento chili, maledettamente elegante. Femminile e
letale come un diavolo che veste Prada taglia XXL Amanda
nasce dalla penna di Rory Cappelli.
Apolide, esordio da autrice con
Pier Vittorio Tondelli, poi fotografa e giornalista: “Avevo bisogno di occuparmi di qualcosa
di più concreto, socialmente
impegnato”.
Nasce così, “Mi manda Somerset - ll caso Benedetto”, audiolibro edito da Alfaudioboo,
porta d'ingresso in un media-mondo
coinvolgente.
“Amanda ha un suo blog (mimandasomerset.blog-
P
spot.com) e un suo profilo Facebook incontra tutti i giorni
donne vere e vive delle loro storie. Il Caso Benedetto nasce da
una storia vera, una donna distrutta da uno stalker. Amanda
incarna quella vendetta che
forse chiunque sognerebbe”.
Nel ritmo rock della narrazione
si intuisce, elegante, una trama
colta.
Il nome Somerset della sua
agenzia d’investigazione sembra sfilato al tagliente romanziere britannico di fine Ottocento William Somerset Maugham, dall’ironia crudele con
cui flagella vizi e follia. Amanda
vive a Roma e “risolve il suo caso tra posti che esistono davvero” aggiunge la sua autrice/complice. Faccio la prova:
l’iPod nelle orecchie, la narrazione in soggettiva di Amanda
con la voce roca della brava attrice Nadia Perciabosco e le
musiche taglienti di Luca Vittori trasformano piazza Vittorio e
il ristorante-libreria di San Martino ai Monti in un film a presa
diretta. La scrittura fotografica
di Cappelli fa il resto. Il 2009 è
l’anno-record per gli audiolibri: una frontiera industriale
che registra un +20% nel mer-
cato inglese e un fatturato negli
Stati Uniti da 923 milioni di dollari. Alfaudiobook (alfaudiobook.com), giovanissima, in
Italia guida la sfida di trovare
per i libri un medium più adatto
a una fruizione metropolitana:
il computer, tra un file e un folder, l’autoradio nei tempi morti
degli spostamenti, l’iPod quando ci si sente soli, e a casa, tra
una faccenda e l’altra. “Mi manda Somerset” è un’esperienza
aperta: “Amanda non può
smettere di lavorare, ed io di
scrivere, finché ci sarà una donna in pericolo. L’audiolibro, Facebook e il blog non chiudono
la narrazione, la espandono.
è NOTE
Alla ricerca dei suoni dell’anima
è SESTRIERE
BARDONECCHIA
Arte e cultura sulla
neve
Da sabato al 10 gennaio
alla “Casa Olimpia” musica,
letteratura, giornalismo, film
con calendario ricchissimo:
Niccolò Fabi, Cecilia Chailly,
gli Archi dell’Orchestra
Filarmonica di Torino,
Margherita Oggero, Gianni
Oliva, Nicolai Lilin,
Alessandro Perissinotto,
Gian Luca Favetto e tanti
altri (casa-olimpia.it).
Amanda sta già lavorando al
nuovo caso: una storia di tratta
ambientata al parco della Caffarella”. Per comprare la prima
puntata basta internet: iTunes,
Ibs e altre librerie online lo vendono in file, oppure in libreria
sul supporto solido di un dop-
Possibilità
PER NATALE REGALATEVI UNA CHANCE
pio Cd rigorosamente noir.
Cappelli-Amanda sarà in carne
e ossa il 15 gennaio a Firenze
per presentare, con Sicam, il cd
al Consiglio regionale della Toscana e il 19 marzo a Pisa, per il
Marzo Donna, con il patrocinio
del comune e della provincia.
Sopra, Cameron Diaz, Drew
Barrymore e Lucy Lui
protagoniste del film "Charlie's
Angels Full Throttle" (FOTO ANSA)
. A sinistra e in basso, le immagini
di Scene e Queer
Pronti con taccuino? Formazione gratuita
in Calabria (Squillace, Cz) su fonti rinnovabili e risparmio
energetico, fotovoltaico, termico, eolico, biomasse
(lezioni frontali, stage aziendali, scad. 2 gennaio). Per chi ha
un Cv spendibile nel volontariato, “Mission Locale
Villeurbanne” (Lione): 2 posti in ambito
sociale/informazione per 6-12 mesi, inizio aprile-giugno
(scad. gennaio). E poi, pensate un po’, annuncio testuale:
con sotto le palle e sopra la testa, per collaborazione con
l’agenzia di comunicazione Sottosopra (MI). In rosa? 3°
concorso “Donne con le donne – Donne e lavoro: risorse
e necessità”, per tutti gli studenti entro il 10/01 con opere
storico-documentali o artistico-espressive (premi in
denaro l’8 marzo alla presenza del capo dello Stato)
Atmosfere morbide, arpeggi sinuosi, sonorità calde. C'è
progettazioneinnovazione.com; eurocultura.it;
molta spiritualità nel nuovo lavoro di Antonio Onorato,
[email protected]; ialweb.it
chitarrista e compositore italiano che in questo doppio cd
mette tutta la sua esperienza di ricercatore. Luminosa e
Riccarda Patelli Linari [email protected]
trascinante la traccia “Soleada”, rilassanti e struggenti gli adagi,
introspezione e profondità in “Aquilonia sky”. L'opera è
riconducibile da una parte a una ricerca interiore di Dio (già il
titolo esprime questa ricerca), dall'altra rappresenta un
recupero della cultura musicale napoletana più classica, rivisitata
in chiave jazz. Come nel capolavoro “Munastiero e' Santa
Chiara” che senza snaturare l'anima della canzone le conferisce
nuova intensità. Ma c'è una terza anima in questo lavoro, quella
dei nativi d'America, espressa in modo lodevole dalle
percussioni di Paolo Vinaccia e che ritroviamo in tracce come
è QUEER
“Wakan” e “Native Spirits”. Emozionano poi le parole del poeta
Trans-parenze
cheyenne Lance Henson che qua e là (come in “Io sono
un'aquila”) si accompagna alla
Roma. Se magico è guardare attraverso
musica con testi di grande
il vetro, nel migliore dei casi come fosse lo
suggestione. Se siete ancora in
specchio di Alice, ora Diego Tolomelli in
tempo, aggiungetelo sotto
arte IKO ci insegna a guardare DENTRO
l’albero: non può che far del
il vetro. E a visualizzare davanti ai nostri
LA GRAMMATICA AI BAMBINI
bene!
occhi immagini erotiche, omoerotiche e
transgender create in un impasto di vetro
Roma. “Accipicchia ci hanno rubato la lingua” è uno spettacolo
cotto piu' volte a 650 gradi e vetrificato
interattivo per insegnare la grammatica ai bambini in modo
Antonio Onorato, EMMANUEL
col vetro stesso. Trans-parenze è display
divertente. Scritto e diretto dal professore universitario Corrado
(CD Doppio). Wide Sound di vetrificate pulsioni di giovani amanti
Veneziano, il lavoro sottolinea l’importanza degli elementi della
www.widesound.it
colti in estatici amplessi, come pervasi da
lingua italiana. Una regina dispettosa ruba accenti, punteggiatura e
SOCIAL CIRCUS
un'aura di ieraticità e rapiti da un
altri pezzi di grammatica e i bambini spettatori devono risolvere
Vera Risi [email protected]
sentimento sensuale. Di fronte a
l’enigma che riguarda il furto dopo averne subito le conseguenze
Milano. Vendere il fumo è la
epifaniche apparizioni, esseri emersi da
negative. Per esempio, privati del punto, non saranno più in grado
missione di tutti, ci si spaventa di dover vivere davvero. Il posto
un evanescente mondo onirico ove tutto
di garantire una conclusione delle frasi; senza le virgole, non
giusto per ogni occidentale è in casa, davanti ad un pc a far
può essere: sessuate creature
riusciranno a separarle; in assenza dei punti interrogativi non
acquisti on line, o nel tendone di un centro commerciale,
transgender da donna a uomo e
riusciranno più a porre domande. In una sorta di caccia al tesoro,
abbagliati dalla superficialità. L'arte scalpita e funge da sveglia per
viceversa, tra sguardi, baci e allusioni
dovranno scovare gli indizi per ritrovare gli elementi linguistici
percuotere la consapevolezza dei suoi amanti: sono le parole
fetish. Lanciare uno sguardo furtivo dal
scomparsi. Armiamoci di tempo, è da non perdere!
visionarie scelte dai curatori della bislacca collettiva, Grace
vetro della propria camera da letto non
Zanotto e Angelo Cruciani. Social Circus è uno specchio sociale
sarà più la stessa cosa.
dove una rosa di artisti ironici, divertenti e dissacranti dal 17
Teatro Quirino 27 dicembre e 3 gennaio ore 11 (Info: 06.6794585)
dicembre esaminano l'ultimo decennio: “Mentre i giocolieri della
politica rimorchiano le ballerine, quando i domatori di leoni
Lorenza Somogyi [email protected]
Trans-parenze, Diego Tomelli, Studio Ferraro
bancari si corrompono alle religioni, quando la TV fa da regina
Arte Contemporanea, v. degli Scipioni 39,
ad uno spettacolo che distrugge le coscienze... si alza il sipario, e
fino al 31
parte una nuova giornata”.
Helena Velena
[email protected]
Famiglia Margini, Via Simone D'Orsenigo 6 (famigliamargini.com). Mostra aper ta
tutti i giorni dalle 15:30 alle 19:30, ingresso libero
Scene
Occhio!
è CARPI
Moda e celebrità
Le più belle campagne del
fotografo di moda Beppe
Lopetrone (1950-2007)
realizzate per le più
importanti firme del fashion
internazionale: fino al 31
gennaio alla Loggia di 1°
ordine, Palazzo dei Pio (Tel.
051 269267).
è GENOVA
L’arte delle fotografe
improvvisate
30 scatti in mostra: le foto
sono delle ragazze
dell’“Association des jeunes
Filles” di Dakoro (Niger) che
per la prima volta hanno
preso in mano un
apparecchio fotografico. Alla
Sala Sivori, Salita Santa
Caterina 12 (h.16-20), fino al
3 gennaio.
è LECCE
Manda il tuo progetto
“La Fabbrica dei Gesti” apre
a chi, per passione o
professione, abbia in cantiere
progetti culturali da voler far
dialogare. Manda idee: il 29 il
primo incontro pubblico per
esporle (334.9992381).
è SESTO FIORENTINO
Il teatro per i bambini
Al teatro Il Quartuccio,
sabato alle 17, un concerto
di canzoni popolari toscane
per bambini: Zucca pelata,
Cincirinella, Cavallino arrò
arrò, Volta la carta, e tante
altre (manufattiteatrali.it).
è BOLOGNA
Moto al museo
Appena inaugurata al Museo
del Patrimonio Industriale la
mostra su Mario Mazzetti,
tecnico progettista,
fondatore della M.M.: 16
moto M.M. degli anni
1925-1956 e tanto altro
(info: 051.2193133).
è PERUGIA
Arte del fumetto
L’esperimento di Gianluca
Costantini riunisce
talentuosi giovani disegnatori
e artisti storici della
contestazione a fumetti: un
progetto collettivo, ma
anche anonimo, una
chiamata alle armi a colpi di
immagini, una dichiarazione
d’amore per il fumetto,
password della storia. Alla
Galleria Miomao un gruppo
di straordinari disegnatori
italiani e stranieri votati alla
causa dell’arte sequenziale.
(miomao.net)
pagina 20
Giovedì 24 dicembre 2009
SECONDO TEMPO
+
TELE COMANDO
TG PAPI
Il Re Sole
di Arcore
di Paolo
Ojetti
g1
Telegiornali come bollettini meteo. Italia nevrotica: il grande freddo, il grande caldo, la grande pioggia.
Italia spezzata, un viaggiatore disastrato ragiona: “Dicono che è stato il ghiaccio a
Milano. Bè? Al Cairo ci può
stare, ma a Milano d’inverno
fa freddo”. Geniale. Italia
squilibrata: parte il ponte di
Messina – lo celebra Giorgino – ma ammettiamo che a
ponte finito, fra vent’anni,
faccia di nuovo freddo: come lo raggiungeremo? Italia
contenta. Parla Tremonti,
siamo forti, gli evasori buoni
hanno riportato 80 miliardi
di euro, soli 4 miliardi di penalità e via con lo scudo
tombale, ci rivediamo l’anno prossimo quando i soliti
noti riporteranno fuori le
gerle con gli euro. A proposito, le Finanze avevano garantito di rendere noti i no-
T
mi dei reprobi: e allora? Italia che regala, ecco i consigli
del Tg1: la terapia ossigenante della pelle, un corso
di boxe. Nessuno regala più
cravatte e foulard?
g2
T
Genitori di Massimo
Tartaglia intervistati dal Tg2
dopo il “perdono” di Berlusconi. Una sequenza imbarazzante, dichiarazioni praticamente estorte: “Si sente
sollevata signora?”. “E suo figlio si sente sollevato?”. Da
che? La signora, che cerca
una casa di cura per il figlio,
guarda il giornalista come
fosse un marziano: non si
sente affatto sollevata, si vede, ma cosa rispondere, si
levi di torno, anzi si sollevi
di torno? E c’è anche la lettera di Berlusconi (apertura
ovvia, dialogo fra futuri beati) al papa: gli dà lezioni di
misericordia, come si perdona, dov’è il Bene (ad Arcore) e dove è il Male, cioè a
casa di chi contesta il buon
“premier” e non ha capito il
messaggio di Cristo. La Fede
e la Spada: il Cavaliere come
Carlomagno, Filippo II: distribuisce perdoni, benedizioni e sentenze da ultimo
giorno. L’informazione suddita registra e, seriamente,
diffonde. Tutti in ginocchio,
è passato il Re Sole con le
sue lettres de cachet.
g3
T
E invece no, non è il Re
Sole e nemmeno Carlomagno: Berlusconi è il Diavolo,
quel Lucifero che è stato
precipitato giù, nel profondo dell’inferno.
Chi parla, e finisce come terza notizia del Tg3, è Di Pietro l’irriducibile. Della lettera al papa e della perdonanza berlusconiana, solo un
accenno: il Tg3 è più serio,
forse per questo sta azzannando gli altri telegiornali
negli indici di gradimento e
di ascolto.
In primissimo piano, ancora
Termini Imerese: tornano a
casa i 500 che s’erano accampati sotto Palazzo Chigi.
Vite spezzate, sacrifici inutili, Natale terribile per chi –
come diceva una signora
con le lacrime agli occhi –
ha fatto studiare i propri figli
per un futuro migliore, oggi
cancellato per migliaia di famiglie.
di Nanni Delbecchi
IL PEGGIO DELLA DIRETTA
“Ciccia è bella”,
ma da magri
potrebbero dire molte cose a proposito
Ssu idiItalia1
“Ciccia è bella”, lo show andato in onda
martedì sera. Uno show-crocerossa che aveva il proposito di restituire la fiducia in se stesse alle donne sovrappeso. E
come? Sottoponendole alle stesse, grottesche pratiche di tortura a cui spettano le
donne ossessionate dalla propria immagine.
La conduttrice Rossella Brescia, magrissima
e tiratissima, da brava cacciatrice di taglie
cattura tre taglie 50 e le accompagna “in un
percorso di recupero dell’autostima” (e certo, esprimersi in questo italiano è già una
bella prova di coraggio). Vai con lo psicologo, il parrucchiere, lo shampista, il visagista, lo stilista e perfino “il fotografo delle
dive” che ritrae nude le ciccione su un letto
di petali di rosa, pronte per un bel calendario per camionisti di tir (extralarge anche
il camion).
Si potrebbero dire molte cose, a proposito di
questo show della carità pelosa che, sia pure
all’incontrario, pareva ispirato agli esperimenti del dottor Victor von Frankenstein. Si
potrebbe dire che la
tv italiana schierata
Rossella Brescia,
dalla parte della cicconduttrice di “Ciccia è
cia fa pensare al club
bella” su Italia 1
dei dittatori africani
schierati a favore della democrazia. Si potrebbe dire che le
malcapitate sono state trattate con il paternalismo riservato
di solito ai bambini
caratteriali, ai malati
cronici, ai disabili,
confermando in loro
(se mai ne fossero
state stupidamente convinte) che qualche
chilo in più è un grave handicap. Si potrebbe
dire che le signore risultano ben più attraenti prima della cura, quando si presentano
come normali casalinghe, che dopo essere
incappate nei tagli alla moda, negli effetti
iridescenti e nei baby-doll trasparenti imposti loro dai novelli dottori Von Frankenstein.
Una valanga di kitsch che trasformerebbe
chiunque in un fenomeno da baraccone, se
non addirittura in Valeria Marini. Si potrebbe dire che, se proprio si voleva fare tv
dell’orrore, allora bisognava prendere una
conduttrice in sovrappeso e tre scheletri
ambulanti tutte tacchetti e nervetti, spiegando alle aspiranti anoressiche (purtroppo in
giro non ne mancano) quanto siano esteticamente improponibili.
Si potrebbe dire questo e altro, a proposito
di “Ciccia è bella”. Ma, poiché show come
questi sono più cinici che inguardabili, le
sole cose da sottolineare sono proprio il suo
cinismo e la sua ipocrisia. Altro che autostima; qui, come sempre, l’unico valore celebrato è l’ossessione per il corpo, un corpo
da cui dipende tutto il proprio fascino e tutta la propria vita; quindi, un corpo da mostrare nel modo più provocante e più generoso possibile. Costi quel che costi. E’
quella velinizzazione selvaggia di ogni donna per cui la nostra televisione è tristemente
famosa nel mondo. Eccolo, il vero messaggio di “Ciccia è bella”: tutte potete diventare, se non veline, o addirittura presentatrici, almeno vallette della vostra vita. Tutte
potete uscire di primo mattino in minigonna
e tacchi a spillo, tutte potete essere invidiate
dalle colleghe, tutte potete essere desiderate dal capo. E pazienza se sotto l’immagine
non c’è niente. Si sa, nessuno è perfetto.
Giovedì 24 dicembre 2009
pagina 21
SECONDO TEMPO
MONDO
WEB
I ragni della rete
per il libero web
paladino di Internet:
Cto”.avour
“Libera Rete in libero StaIl motto, ricalcato sulla
storica frase del conte che unificò l’Italia, risuonava ieri a Roma. Ai megafoni: gli organizzatori di un sit-in contro le proposte di legge del centrodestra che “minacciano la libertà
del Web”. Nel tardo pomeriggio i manifestanti si sono ritrovati in piazza del Popolo e hanno portato a spasso una grande ragnatela. Simbolo di come
loro intendono Internet: “Un
luogo della comunicazione
orizzontale, della biodiversità
culturale e dell’innovazione
economica”.
L’iniziativa è stata promossa
dall’Istituto per le politiche
dell’innovazione ed è stato subito raccolta dal popolo del
No B. day. Ad allarmare gli “internauti” sono stati i proclami
del ministro dell’Interno Roberto Maroni, che aveva parlato della necessità di “filtri” e
“oscuramenti” per il Web. Sotto accusa erano finiti i gruppi
Facebook che inneggiavano a
Massimo Tartaglia, l’aggressore di Berlusconi. Il ministro
aveva parlato di “giro di vite” e
poi di disegno di legge. Per arrivare infine a un codice di autoregolamentazione, di cui si
dovranno munire gli stessi social network.
Un triplice passo indietro che
però non ha convinto gli organizzatori. Secondo loro si
tratta soltanto di “una strategia per arrivare gradualmente
a un censura a trattativa privata, caso per caso”. E non
considerano Maroni l’unica
minaccia. La parlamentare
del Pdl Gabriella Carlucci ha
presentato una proposta di
legge per costringere chi
lascia
commenti online a
farlo con il suo
vero nome. Significherebbe la
fine dell’anonimato. Inoltre, tra
le righe del ddl Alfano sulle intercettazioni, si nasconde l’obbligo
di rettifica per i
blogger, trattati alla
stregua di strutture
editoriali della carta
stampata.
è LA PISTOLA PER LE PALLE DI NEVE
SOSPESO AGENTE USA: IL VIDEO SU YOUTUBE
E’ stato sospeso un agente della polizia di
Washington che lo scorso sabato ha tirato fuori
la pistola quando alcune palle di neve hanno
colpito la sua auto privata. Il caso, che ha fatto
molto scalpore negli States, è venuto fuori grazie
di Lorenzo Allegrini
a un video girato dai ragazzi che giocavano in
strada pubblicato su YouTube e
visto oltre 100.000 volte
(“Snowball and gun fight”).
è CRESCE L’E-COMMERCE
“Non c’è dubbio che la
NEGLI USA IL 15 DICEMBRE
condotta del poliziotto è stata
SPESI NOVECENTO MILIONI DI DOLLARI
del tutto inappropriata” ha
Nonostante la crisi, continuano a crescere gli acquisti
detto il capo della polizia di
online. Negli Stati Uniti il record delle vendite su
Washington.
Internet c’è stato martedì 15 dicembre: in una sola
giornata sono stati spesi 913 milioni di dollari (è la
prima volta che viene
superata la soglia dei 900
milioni). Secondo i dati
Comscore per i primi 48
giorni della stagione delle
feste, ovvero novembre e
dicembre sono stati spesi su
Internet 24,8 miliardi di
dollari , con un aumento del
4% rispetto al 2008.
feedback$
è ANTEFATTO.IT
Commenti al post:
“Libertà e Giustizia:
inciucio no, accordo
forse” di Stefano
Caselli
Per fare queste benedette
riforme, le devono votare i
cittadini, con un referendum,
chiaro con poche parole e
con proposte serie.
Siete grandi
(Massimo)
L’opposizione è
evidentemente pronta a
sparire. Non riesco a capire
come si possa, dopo 15 anni
di “qualche concessione per
evitare il disastro, stiamo
andando verso il disastro
totale? Ci sono alcuni che
pensano che quando B. non
gli starà più bene potranno
“votare” per qualcun altro.
Sarebbe vero, se non
sembrasse che B. stia
scrivendo delle regole del
tipo “se un candidato si
chiama B, allora vince lui,
anche se non ha la
maggioranza”. Cosa faranno
quelli che non sono
d’accordo con
l’opposizione?
(Pasquino)
E’ dagli anni Ottanta che gli
fanno i regali, prima Veltroni
e poi D’Alema, bah!
(Robs)
Un’immagine contro la censura
(di Carlo Miccio su Fb); il poliziotto
con la pistola, RATM contro XFactor
GRILLO DOCET
PROSPERINI, IL BELLO
PACIAROTTO
“Camél e barchetta e turnè a
cà” era il motto cordiale rivolto
da Prosperini agli immigrati.
L’assessore al Turismo della
regione Lombardia in quota Pdl
è stato arrestato in diretta
televisiva per turbativa d’asta e corruzione. Ora si
trova con qualche camél marocchino in una cella
3x2 nel carcere di Voghera. Intervistato già con la
Guardia di finanza all’uscio, ha detto: “Sono qua
tranquillo, bello paciarotto”. Paciarotto significa
bello grasso, cuor contento, in buona salute.
Insomma, il politico standard. I suoi colleghi
paciarotti del partito dell’amore si sono espressi.
“Piena fiducia in Prosperini così come nella
magistratura (o uno o l’altra, belin!)”
Romano La Russa (An), assessore
all’Industria della regione Lombardia. “Non
credo che sarà facile dimostrare l’eventuale
colpevolezza di Pier Gianni Prosperini (ma
come fa a saperlo? ndr) Roberto Formigoni.
“Sono convinto che lui saprà spiegare, perché
non ci credo (un atto di fede?)” Maurizio
Cadeo, assessore all’Arredo e al decoro urbano
e verde del comune di Milano. “Ho molta fiducia
nell’uomo Prosperini perché lo conosco”
Roberto Alboni, capogruppo di An in Consiglio
regionale
lombardo. “Mi è I RAGE AGAINST THE MACHINE
sembra che la
VINCONO CONTRO XFACTOR
giustizia sia stata un PRIMI GRAZIE A CAMPAGNA VIRALE
è FACEBOOK SUL
poco ad
“The Rage Against the Machine for
CELLULARE
orologeria” Guido
Christmas n.1”. L'idea è venuta ai fan
WIND LANCIA IL SERVIZIO
Podestà, presidente inglesi della band, che hanno fondato un
Arriva anche in Italia il
della provincia di
gruppo su Facebook per sostenere le
servizioFacebook Sms, che
Milano.
vendite del vecchio “Killing in the name”:
permette di ricevere
un brano ‘politico’ dei RATM, scelto con
gratuitamente via sms le
l'intento di scalzare dalla vetta della
notifiche di Facebook e di
hit-lis Uk Joe McElderry, talento della
utilizzare le principali funzioni
locale versione di Xfactor. L'idea dei
del social network con qualunque di telefonino,
promotori del gruppo e del marketing
anche non collegato a Internet. Wind è il primo
virale era di far trionfare la musica ‘vera’
operatore italiano a proporre il servizio a suoi
contro il pop vuoto rappresentato dal
clienti, sia per ricaricabile che per l’abbonamento. Il
talento-tv. Risultato? Ha vinto la ‘base’, il
tutto è semplicissimo: basta inviare un messaggio ad
popolo di Internet, che grazie
un numero apposito, al costo del proprio piano
all'acquisto di “Killing In The Name” in
tariffario. Per ricevere le notifiche e rispondere,
formato digitale ha fatto piombare i
aggiornare lo stato, aggiungere amici o scrivere sulla
RATM sopra a McElderry con il suo
bacheca, basterà poi associare all’account di
“The Climb”. Vince la Sony, che
Facebook il proprio numero di telefonino.
controlla entrambi gli artisti. Una bufala?
In ogni caso, il web ha funzionato. Con i
RATM vince anche la Onlus Shelter:
raccolti £85mila per gli homeless.
(Valerio Venturi)
Se pensate che:
a) B. sia una persona
rispettosa delle regole;
b) B. sia una persona con
alto senso dello Stato e
profilo morale;
c) il Pd possa avere vantaggio
dal dialogo col signor B.
Allora cercate pure il dialogo
col signor B.
(Teacher)
Perché nell’interpretazione
delle parole del presidente
della Repubblica nessuno ha
sottolineato che siamo in
una fase politica in cui
Berlusconi auspica che dal
male nasca il bene. In cui
Tremonti ritiene giunto il
tempo di una nuova
Bicamerale, in cui D’Alema
parla di sedersi al tavolo per
le riforme. Napolitano
sostiene che questo non gli
pare il momento propizio?
Purtroppo da parte della
maggioranza c’è una
scientifica azione di tirare
dalla propria parte
l’interpretazione delle parole
di Napolitano. In questo
momento queste parole non
le vedo di sostegno
all’iniziativa politica di
Tremonti né di D’Alema
(Retrologos)
E’pazzesco! I reati di cui
Berlusconi (e molti suoi
collaboratori) è accusato e
sospettato sono di una
gravità enorme! L’idea che,
mentre decide di farsi
processare, quell’uomo
possa essere colpevole e
continuare a fare il cattivo
tempo dell’Italia è
semplicemente folle. Folle,
cari D’Alema, Casini ecc.
Dobbiamo impedire che
questo accada, e quello sì
che è un legittimo
impedimento
(Jcaro)
D’Alema annusa l’osso esce
allo scoperto e stronca
Bersani. La malattia si
riaccende e quella sciagura
della Bicamerale riappare.
Chi poteva, all’epoca,
liberarci da Berlusconi lo
nutre e lo fa sopravvivere. Il
buon Massimo è la nostra
rovina
(Sergio)
pagina 22
Giovedì 24 dicembre 2009
SECONDO TEMPO
PIAZZA GRANDE
La Corte dei Segreti di Stato
di Bruno Tinti
e c’era bisogno di una prova
che dimostrasse l’assurdità
delle dichiarazioni di B circa
la Corte Costituzionale composta da 9 giudici comunisti (vi ricordate l’indegno spettacolo messo in scena a Bonn?) eccola qui, involontariamente fornita dallo stesso B. che ha opposto il segreto di
Stato al pm di Perugia che indaga
su Pollari e Pompa. Cominciamo
con il dire che, per una volta, B. ha
esercitato un potere che la legge
gli riconosce. Intendiamoci, che il
segreto di Stato possa coprire informazioni quali chi pagava l’affitto dell’ufficio dove lavorava Pompa e chi era la persona che gli impartiva direttive è del tutto opinabile; così come è opinabile che il
segreto di Stato possa coprire attività di dossieraggio ai danni di avversari, veri o presunti, della fazione politica che fa capo a B. Ma il
punto è che nessuno, e nemmeno
l’Autorità giudiziaria, può dissentire: segreto di Stato. Punto. Certo
è preoccupante che il Presidente
del Consiglio dei Ministri abbia un
simile potere; però ce l’ha. Il fatto è
che, dopo la sentenza 106/2009
della Corte Costituzionale, quella
che ha risolto il conflitto di attribuzioni tra Presidenza del Consiglio dei Ministri e Autorità Giudiziaria di Milano, la politica può legittimamente rivendicare il suo
primato nei confronti della giurisdizione. Il ragionamento della
Corte è stato obbiettivamente incalzante: il segreto di Stato riguarda “il supremo interesse della sicurezza dello Stato nella sua personalità internazionale, e cioè l'interesse dello Stato-comunità alla propria integrità territoriale, alla propria indipendenza e - al limite - alla
stessa sua sopravvivenza”. E poiché questo interesse è palesemente superiore a ogni altro, ecco che
anche la giurisdizione deve cedergli. Ma non solo: trattandosi di attività di natura esclusivamente politica, la valutazione sulla sussistenza del segreto di Stato non può
che essere propria degli organi politici, con esclusione di ogni controllo di natura giurisdizionale. Insomma, dice la Corte, nessun Tribunale può ritenere non fondata
l’opposizione del segreto di Stato e
utilizzare comunque le prove per
le quali esso è stato opposto; al
S
Il segreto di Stato è
un sacrosanto
diritto, purtroppo
B. è persona che è
stata coinvolta
in numerosi episodi
di criminalità,
collezionando
un rilevante numero
di assoluzioni per
prescrizione
massimo può ricorrere alla stessa
Corte sollevando un conflitto di attribuzione, come appunto è avvenuto nel caso del processo Abu
Omar. Però, avverte la Corte, si faccia attenzione: gli spazi per disattendere il segreto di Stato sono ridottissimi perché la valutazione
sulla sua sussistenza, proprio in
quanto politica, è di natura discrezionale. Questo vuol dire che la
Presidenza del Consiglio dei Ministri ha un’assoluta libertà nella decisione e che l’unico limite che incontra è costituito dalla necessità
che il segreto opposto non riguardi “fatti eversivi dell'ordine costituzionale”.
Così è davvero difficile contestare
formalmente l’iniziativa di B. nel
processo in corso a Perugia. Egli ha
agito nell’ambito di un diritto; anzi, se non si trattasse proprio di lui,
di una persona che ha fatto dell’in-
IL FATTO di ENZO
a giostra del nucleare italiano ha riaperto. Il Consiglio dei ministri di martedì
ha deliberato i criteri per
selezionare i siti delle nuove
centrali previste dal governo e i
depositi per le scorie. Meno di
sei mesi per identificare siti idonei a una lunga lista di requisiti:
reperibilità di grandi quantità
d’acqua (foci dei fiumi o mare),
stabilità sismica, lontananza dai
centri abitati, rilevanza tattica
in caso di conflitto, facilità dei
collegamenti su ferro e gomma,
per citarne alcuni. Saranno le
aziende interessate alla costruzione dei nuovi impianti a proporre i siti. Se alla diffusa instabilità sismica tipica della nostra
L
dispensabile che sia nelle mani di
persone affidabili. Come può essere ritenuto affidabile chi sta ricattando il Paese con la minaccia di
distruggere il processo penale, di
mandare liberi decine di migliaia
di delinquenti, di negare ogni risarcimento morale e materiale a decine di migliaia di persone offese,
il tutto per sfuggire all’ennesimo
processo e a una sicura condanna?
Infine: la sentenza della Corte Costituzionale che ha dato ragione a
B quanto al segreto di Stato nel processo Abu Omar è stata emessa dagli stessi giudici (proprio gli stessi,
tutti e 15) che hanno emesso la
sentenza con cui il Lodo Alfano
(quello che doveva servire ad assicurare l’impunità a B per la corruzione dell’avvocato Mills e per
alcune frodi fiscali) è stato dichiarato incostituzionale. La sentenza
sul segreto di Stato è dell’11 marzo
2009; e la sentenza sul lodo Alfano
è del 7 ottobre 2009, 7 mesi dopo.
Ma che affidabilità può meritare
uno che accusa di eversione gli
stessi giudici della Corte Costituzionale che 7 mesi prima gli hanno
consegnato un’arma così micidiale? Allora, quando diciamo che per
B i giudici sono comunisti quando
lo condannano e bravi, democratici e liberali quando emettono
sentenze a lui favorevoli, non abbiamo ragione?
Un sito nucleare nel sud della Francia
l
Ho sempre pensato che si
può ingannare qualcuno
una volta, non tutti per
sempre. Quando sento
parlare in televisione o alla
radio Silvio Berlusconi,
credo che la
massima
americana
si adatti
per fettamente
al
personaggio.
L’Espresso,
febbraio 2006
Le bugie del
nucleare sicuro
di Ascanio Vitale
teresse privato l’unica ragione della sua attività politica, potrebbe
dirsi che ha agito nell’ambito di un
dovere: il segreto di Stato tutela i
“supremi interessi dello Stato”, ricordate?; e dunque “deve” essere
opposto; si capisce, quando ne ricorrano i presupposti.
E qui sta il punto, sempre lo stesso.
B è persona che è stata coinvolta in
numerosi episodi di criminalità,
che ha collezionato un numero rilevante di assoluzioni per prescrizione (è stato ritenuto colpevole
ma non era possibile condannarlo
per via del troppo tempo trascorso), che si è costruito leggi fatte apposta per raggiungere questo risultato; che, alla fine, sfruttando la
sua posizione politica istituzionale, ha evitato parecchie condanne
e, probabilmente, un rilevante numero di anni di galera. Si può far
credito a una persona di questo tipo e ritenere che utilizzerà un potere così assoluto nell’esclusivo interesse dello Stato?
E poi: un potere del genere è un’arma micidiale, lo capisce chiunque.
Si può bloccare qualsiasi processo
semplicemente eccependo il segreto di Stato; un Parlamento piegato ai voleri del Governo non troverà nulla da ridire; e nel successivo conflitto di attribuzioni davanti alla Corte Costituzionale si
vedrà: intanto tutto fermo. Va bene, è un’arma necessaria; ma è in-
penisola si aggiunge l’enorme
quantità di acqua necessaria al
raffreddamento dei circuiti
idraulici – prima causa di inattività delle centrali durante le
calde estati che i cambiamenti
climatici ci regalano – le aree
possibili si contano sulle dita
delle mani. Un sistema di incentivi indorerà la pillola ai comuni
limitrofi, molti convinti che la
vicinanza alle centrali francesi
rappresenti già un rischio imminente, per cui non c’è differenza ad avere 4-5 centrali in
più nel nostro Paese, tanto meglio se questo aiuta a sostenere
il budget comunale. Peccato
che le centinaia di piccoli incidenti e fuoriuscite minori abbiano reso la vita molto difficile
agli abitanti delle zone limitro-
I Paesi nucleari
continuano a
scoprire gli effetti
collaterali
dell’atomo nel
cortile di casa come
tracce di plutonio
nelle falde acquifere
ma il governo giura
che in Italia non ci
saranno problemi
fe. L’aumento delle neoplasie
nella popolazione e delle mutazioni genetiche riscontrate nella fauna sono caratteristiche rilevate in molte aree circostanti
centrali nucleari o siti di stoccaggio. Il guano dei gabbiani
che volano intorno al centro di
riprocessamento per scorie nucleari di Sellafield, in Gran Bretagna, ha presentato percen-
tuali consistenti di isotopi radioattivi.
Ma in Italia sarà diverso. Un recente servizio della trasmissione Repor t ha raccontato la vita
vicino alle centrali nucleari: acqua di falda compromessa,
nuovi elettrodotti per la distribuzione, livelli di radioattività
superiori alla norma. Questa
volta, tuttavia, ci dicono che le
centrali verranno costruite secondo i criteri più restrittivi.
Quello che succede nei due
unici cantieri al mondo dove
viene utilizzata la stessa tecnologia prevista in Italia dimostra
però come vi siano numerosi
punti irrisolti sull’affidabilità
degli impianti. I progetti delle
due centrali in costruzione in
Europa, ad opera di un consorzio di aziende che include Enel
tra gli investitori, sono stati dichiarati non idonei sia per la
mancanza delle simulazioni di
impatto per velivoli di grande
taglia, sia per gravi lacune strutturali nell’impostazione dei sistemi di sicurezza. Enel, d’altro
canto, preferisce inviare i suoi
ingegneri a farsi le ossa sulle
Battibecco
É
di Massimo Fini
VECCHI SENZA
RE SURREZIONE
M
artedì sera a "Vespa a Vespa" si parlava di pensioni,
argomento dalle mille sfaccettature. Si potrebbe
cominciare col dire che se gli attuali pensionati, dopo
trentacinque o quarant'anni di lavoro, hanno remunerazioni
ridicole, e ancor peggio andrà a quelli che li seguiranno, è
perché negli anni '80 la classe politica ha sperperato i soldi,
per motivi clientelari e di cattura del consenso, con pensioni
di anzianità fasulle, le pensioni di invalidità false, le pensioni
baby, le "pensioni d'oro".
Per quanto infame, non è però questa la responsabilità più
grave della classe dirigente di allora.
Ma la mancanza di qualsiasi volontà o capacità di
previsione .
La statistica è una scienza fallibile, come tutte le scienze, fa
eccezione la statistica demografica che è in grado di fornire
previsioni con un'attendibilità vicina al cento per cento.
Negli anni '80 si poteva quindi sapere, con precisione quasi
matematica, quale sarebbe stata la composizione per età
della popolazione italiana del Duemila e che il numero degli
anziani pensionati o pensionabili, grazie a quella trappola
chiamata "allungamento della vita media", sarebbe stato
esorbitante. Ma i dirigenti di allora non presero nemmeno in
considerazione questo fenomeno.
Che gli fregava, a loro, di quello che sarebbe successo venti o
trent'anni dopo?
Ciò che gli importava era il consenso, "qui e ora". Cosa che
ha fatto dire all'insospettabile Giovanni Sartori che «le
democrazie vivono nell'immediato e non provvedono al
futuro».
Che è un limite non da poco. Ma c'è anche dell'altro. In
democrazia non possono mai essere individuati, e colpiti, i
responsabili nel momento in cui lo sono.
A chi andiamo a chiedere conto oggi del collasso del sistema
pensionistico e dei duri sacrifici che, in questo settore, si
dovranno chiedere ai lavoratori? All' "esule" Craxi sepolto
ad Hammamet? All'ectoplasma di Andreotti? A Forlani?
Tuttavia c'è qualcosa di peggio di ricevere una pensione
misera. Ed è il concetto stesso di pensione, un'istituto
agghiacciante che solo la crudele astrattezza della
Modernità poteva inventare.
Da un giorno all'altro tu perdi il posto, sia pur modesto, che
avevi nella società e vieni buttato nel
magazzino dei ferrivecchi. E adesso vai a
curare le gardenie, povero, vecchio e inutile
stronzo.
Nella società preindustriale le cose avvenivano
più gradualmente. Il vecchio alleggeriva le
proprie occupazioni abituali man mano che
calavano le energie fisiche, lasciando i lavori
più impegnativi e faticosi ai membri giovani
del gruppo, mantenendone però la
conduzione .
Gli rimanevano prestigio e ruolo perché in una
società a prevalente tradizione orale e che si
rinnovava molto lentamente era il detentore
del sapere. Nella società industriale il vecchio,
e anche chi non lo è ancora biologicamente,
viene inesorabilmente superato dal
rapidissimo progresso tecnologico. Il suo
sapere è obsoleto, come lo è lui. Scrive il
grande storico italiano Carlo Maria Cipolla:
«Nella società agricola il vecchio è il saggio, in
quella industriale un relitto». Meditate,
suorine moderniste del Fatto, meditate.
centrali di vecchia generazione
in costruzione in Slovacchia.
Ottima idea, se non fosse che la
centrale di Mochovce, che
l’azienda sta completando attraverso la controllata Slovenske Electrarne, è priva di guscio
di contenimento. Un eventuale
incidente aereo sulla centrale o
la fuoriuscita di materiale fissile
sarebbero una catastrofe. Enel
spiega l’assenza di un guscio di
contenimento in quanto la caduta di un aereo sulla centrale è
un evento improbabile.
L’impostazione strutturale di
un impianto generativo nazionale basato su grandi centrali in
grado di distribuire energia sulla lunga distanza è di vecchia
concezione. L’energia dovrebbe essere generata il più possibile vicino all’utenza per ridurre le ingenti perdite da ritrasformazione e trasporto attraverso
gli elettrodotti, i costi, l’inquinamento elettromagnetico. La
cosiddetta generazione distribuita, pilastro del futuro energetico mondiale, è osteggiata
sia dalla volontà politica di investire nella direzione opposta,
sia dalla difficoltà strutturale di
creare una nuova rete elettrica
intelligente.
Il decreto del governo include
anche l’identificazione del sito
di stoccaggio definitivo. La
Francia, paese a maggior concentrazione di nucleare civile
al mondo, ha impiegato anni di
studi e ancora oggi non possiede una soluzione definitiva per
lo stoccaggio delle scorie. Gli
Stati Uniti, dopo oltre 20 anni di
studi nel centro di Yukka Mountain, in Nevada, hanno più volte
interrotto gli scavi sin dal primo ritrovamento di plutonio in
acqua di falda nel 1997, bloccato i lavori dopo la pubblicazione di un rapporto secretato che
dimostrava l’inefficacia del guscio argilloso e ad oggi stanno
ancora discutendo sull’eventuale scelta di mantenere i rifiuti in un centinaio di centri superficiali, invece che in un unico sito in profondità. Nel paese
dove crollano le scuole nelle
aree a basso rischio sismico, occorre veramente mettere alla
prova questo paese con una
tecnologia così pericolosa?
Giovedì 24 dicembre 2009
pagina 23
SECONDO TEMPO
MAIL
La morte di Montazeri
e la stampa iraniana
In Iran è morto Montazeri, il
mullah riformista più influente
del paese, dopo essere stato
allontanato dalle sfere pubbliche dal leader supremo Khamenei. Ho una conoscenza
elementare della lingua persiana e seguo con una certa costanza le edizioni online dei
principali quotidiani iraniani.
Sembra che nessuno abbia
pubblicato la notizia della morte né del funerale, nonostante
l’incredibile popolarità del personaggio. Ecco un esempio di
stampa inutile, asservita a tal
punto al governo da tralasciare
anche il suo dovere di cronaca
più basilare. Nonostante ciò al
funerale del mullah, a Qom,
hanno partecipato centinaia di
migliaia di persone, venute a
sapere dell’accaduto, presumo, attraverso i numerosi blog
riformisti e i giornali stranieri
online. Questo fa sperare il popolo persiano: non basta la repressione quando c’è voglia di
informazione.
Francesca Falco
Panini e coperte
per chi viaggia in treno
Che bella la situazione da libro
Cuore descritta dall’amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato Moretti. A tutti
iviaggiatori raccomanda di munirsi di panini e coperte. In altri
termini si ammette che le ferrovienon sono in grado di garantire i servizi minimi essenziali e si chiede aiviaggiatori di
pensarci.Oltretutto Milano è
stata gestita in maniera pessima, c’era neve sulle strade e
nessun servizio disponibile. E a
chi ha chiesto il rimborso del
biglietto del treno, perché soppresso o in ritardo, hanno risposto picche! Democratici.
BOX
LA VIGNETTA
A DOMANDA RISPONDO
LE PAROLE
CHIAVE
Furio Colombo
7
aro Colombo, è sempre più
intenso il clima, detto chissà
perché “natalizio”, secondo cui è il
momento giusto per fare le riforme.
Quando queste stagioni arrivano lo si
capisce dal numero di interviste
rilasciate dal senatore Latorre, circa
1,9 al giorno. Sull’invocazione del
Natale ci andrei cauto.
L’insegnamento cattolico dice che
subito dopo il bue e asinello c’è stata la
fuga in Egitto e una tipica iniziativa
della cultura del fare di quei tempi, la
strage degli innocenti. Quanto al
tavolo delle riforme, si vede sempre
qualcuno del Pd che si offre di
apparecchiarlo, ma non un segno della
destra, salvo un elenco di regole e
imposizioni del signor dottor professor
onorevole presidente avversario (si
può dire ancora “avversario” senza
armare la mano di uno psicolabile?).
Alber to
C
È VERO, la grande stagione sta
arrivando , anche perché porta con se alcune
nomine alla presidenza di alcune importanti
commissioni che toccano all’opposizione.
Dunque calma e mitezza da ora in avanti. Però è
bene ispezionare con cura il terreno minato,
perché il frenetico susseguirsi di affermazioni del
tutto sconnesse dalla realtà, sono tante, e sono
in aumento. Per capire il clima affettuoso del
Natale che dovrebbe condurci nel paradiso
terrestre delle riforme propongo tre parole:
“Odio”, “amore” e “invidia”. Cominciamo
dall’“odio”. Nel numero di Panorma in edicola
nella settimana prima di Natale, si sono
occupati dell’odio, con approfondimenti di vario
tipo, Giorgio Mulè, direttore di Panorama,
Giuliano Ferrara, direttore del Foglio, Vittorio
Feltri, direttore de Il Giornale, Oscar Giannino,
commentatore universale. Leggendolo viene in
mente subito un rapporto rovesciato ma
rigorosamente simmetrico con il blog folle che
sostiene il complotto dei berlusconiani: il Duomo
in faccia se lo sono tirati da soli. Qui infatti si dice
che i “cattivi maestri” (che sono tutti coloro che
non hanno trovato la tessera del Pdl sotto
l’albero) sono i veri responsabili del gesto dello
psicolabile. Sono i veri colpevoli. Tutto quello che
occorre è scrivere editoriali (su giornali
evidentemente letti da psicolabili) o pronunciare
discorsi in Parlamento mentre logge e gallerie di
Camera e Senato sono gremite di psicolabili
(senza contare la perfida complicità di Radio
Radicale) e il risultato è raggiunto. Parte il
Duomo. Come si vede è in corso non solo la
riforma della Costituzione ma anche quella della
psichiatria. Freud? Basaglia? Tutti a casa. La
nuova psichiatria nasce presso Panorama. Ma
all’improvviso irrompe la parola “amore”,
proprio come unico sentimento naturale e
spontaneo dell’opinione pubblica verso il
presidente del Consiglio. La parola è ovviamente
un po’ forzata, date le circostanze. Inoltre sanno
tutti che “amore” , dal Festival di Sanremo alla
politica, è una parola ambigua. Qui è diverso. C’è
una parola guida, accanto alla parola “amore”,
nel messaggio di Berlusconi. E’ la parola
“invidia”. Traduzione: se non mi ami vuol dire
che sei invidioso della mia superiorità. Poiché
sono migliore, tu, essere inferiore, mi odi, e vuoi
distruggermi. Con questa parola guida non c’è
più bisogno di porsi il problema a cui si dedicano
i quattro grandi (Mulè, Ferrara, Feltri e
Giannino), se, cioè, l’odio politico possa guidare
la mano dello psicolabile e medicalmente
assistito dall’età di anni diciotto. I quattro
indagatori hanno risolto il caso. Non è l’amore
che muove le montagne, è l’invidia, un poderoso
soffio collettivo dell’Italia inferiore che non tollera
più qualcuno così grande. E contro di lui fa volare
il Duomo.
Furio Colombo - Il Fatto Quotidiano
00193 Roma, via Orazio n. 10
[email protected]
L’abbonato
del giorno
LUCA CAU
“Mi chiamo Luca, ho da
poco compiuto 38 anni e
mi sono abbonato al Fatto
Quotidiano pochi giorni
dopo la prima uscita.
Credo che la vostra sia una
voce che mancava nel
mondo dell’informazione,
ormai ridotto per lo più a
una grande giostra pilotata
da pochi. Mi auguro
vivamente che, anche (e
soprattutto) in un futuro
post-Berlusconi, il Fatto
saprà
mantenere
obiettività
non
facendo
mai
sconti a
nessuno.
Raccontati e manda una foto a:
[email protected]
ilfattoquotidiano.it
Rolando Spinelli
Stefania Prestigiacomo
al Vertice di Copenaghen
Che c’è andata a fare il ministro dell’Ambiente Stefania
Prestigiacomo al Vertice di
Copenaghen sul clima? Poteva
risparmiar(ci) il costo (in denaro e in inquinamento)
dell’aereo. Sarebbe bastato
mandare un fax, con timbro e
firma, con su scritto “non ci
interessa” e destinare i fondi
risparmiati ai ricercatori
dell’Ispra che passano il Natale
su un tetto.
Rober to
Per il fisco
è meglio evadere
Vi scrivo per informarvi di una
grave ingiustizia subita dal sottoscritto (e da molti altri contribuenti) da parte delle istituzioni “democratiche” di questa bizzarra nazione. Premetto
che considero scontato che
ogni cittadino contribuisca, in
base al proprio reddito, alle entrate fiscali del proprio paese.
L’Agenzia delle entrate mi avvisa che dalla verifica del modello unico 2008 risulta un tar-
IL FATTO di ieri24 Dicembre 1941
L’ordine della strage era arrivata direttamente da Hinrich
Lohse, commissario del Reich per il Baltico. “Gli Zeugler” –
gli zingari – “che vagabondano per il paese sono un doppio
pericolo. Possono avere malattie, come il tifo. E
danneggiano la causa germanica, diffondendo notizie ostili.
Ordino perciò che siano trattati alla stressa maniera degli
ebrei”. Lohse dispone e gli uomini delle Einsatzgruppen D,
eseguono. Il 24 dicembre ‘41, a Simferopol, in Crimea,
l’eccidio dei rom è questione ordinaria. Il dispaccio inviato
poche ore dopo a Berlino dal capo dell’Unità Speciale è
telegrafico: “Qui il problema è stato risolto. Giustiziati 810
elementi”. Si consuma così, in una tragica vigilia di Natale,
una delle pagine più efferate del Porrajmos, l’olocausto
gitano rimosso, in cui mezzo milione di rom verranno
perseguitati, seviziati, condannati prima alla sterilizzazione,
poi alla deportazione di massa e allo sterminio. Negli
Zigeunerlager di Treblinka, Sobibor, Auschwitz-Birkenau,
radunati in una sezione speciale circondata da filo spinato
ad alta tensione, liquidati nelle camere a gas “in quanto
esseri inferiori, portatori di un fattore ereditario pericoloso,
il “Wander tieb”, impulso al nomadismo”.
Giovanna Gabrielli
dato pagamento (tre giorni)
dovuto all’Inps perun importo
pari a 487,53 euro e che, conseguentemente a questa“mancanza”, mi viene applicata una
sanzione di 48,70 euro. Gentilmente, l’Agenzia delle entra-
te mi comunica che tale importo dovrà essere liquidato entro trenta giorni perché solo
così potrò evitare il pagamento del 30 per cento della somma versata in ritardo! Riassumendo, lo Stato mi chiede il 10
per cento extra per una tassa
che non ho evaso, ma solo pagato con tre giorni di ritardo.
Se invece avessi evaso completamente l’imposta e portato in
Svizzera i 487,53 euro (magari
assieme a tutto il mio reddito,
giusto per fare un viaggio unico) oggi avrei potuto usufruire
dello scudo fiscale pagando un
semplice 5 per cento non della
tassa, ma dell’intero imponibile! Allora, cari governanti, siete dei semplici cialtroni o siete
soltanto in malafede?
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Mattia Volpi
I comuni leghisti
e il silenzio del Pd
Mi torna in mente il reportage
di Corrado Formigli andato in
onda durante l’ultima puntata
di “Annozero”. Formigli ci ha
portati nel raccapricciante
mondo leghista del bresciano e
dell’alta Lombardia. Chi l’ha visto non può che esserne rimasto disgustato. Perfino l’onorevole Lupi del Pdl, alleato della Lega e presente in studio,ha
avuto un senso di repulsionein
diretta ed era imbarazzato. In
quel reportage si vede come i
comuni amministrati dalla Lega
maltrattano gli extracomunitari, prendendo fra l’altro delle
decisioni indifendibili. Da Coccaglioa Cesano Boscone, da
Ponteranica a Trezzeno, da Rovagnato ad altri comuni è un
susseguirsi di soprusi e umiliazioni perpetrati contro chi non
è del luogo. Poi hanno il coraggio di chiamarsi cattolici e
di portare avanti campagne
elettorali in difesa della cristianità. Ancora più grave è che
tutti questi orrori non sono
stati denunciati dal mio partito,
il Pd.
Carlo Giglioli
IL FATTO QUOTIDIANO
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Roberto Milioni
Il White Christmas,
razzismo natalizio
Durante l’ultima puntata de
“L’Infedele”, la trasmissione di
Gad Lerner in onda su La7, si è
parlato del White Christmas,
ossia della “pulizia” natalizia di
immigrati in corso. Questa, in
un silenzio sconcertante, terminerà il suo bell’iter razziale
proprio nel giorno di Natale.Ma forse più grottesco ancora è stato il confronto tra le
risatine accomodatutto di
Matteo Salvini, segretario della
Lega a Milano – chepertutta la
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Queste sono le forme di abbonamento
previste per il Fatto Quotidiano.
Il giornale sarà in edicola 6 numeri
alla settimana (da martedì alla domenica).
sera ha cercato di difendere la
bontà di questa cristiana iniziativa – ed Enzo Bianchi, priore
della comunità di Bose, ilquale
ha ricordato che, secondo il
Vangelo, Dio prima di tuttoè
vicino alle persone in difficoltà
e agli emarginati. Operazioni
come il White Christmas possano minare i fondamenti della
nostra tanto amata cultura cattolica più di quanto non lo possano fare gli immigrati che
chiedono di costruire i minareti. Dovremmo chiederci se
con le nostre idee da conservatori d’Alabama anni ‘50 non
si stia diventando traditori di
noi stessi, attentatori dei fondamenti di quella religione di
cui molti si dicono figli e protettori. Non chiudiamo gli occhi propriosu tutto.
di pagamento, nome cognome, indirizzo,
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