l`isola che c`è

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l`isola che c`è
l'isola che c'è | the island that exists
a cura di emilia valenza
Parlamento Eurpoeo a Bruxelles | European Parliament in Brussels
Salle Yehudi Menuhin
27 november 2007 | 27 november 2007
GUE / NGL
Sinistra Unitaria Europea / Sinistra Verde Nordica | European United Left / Nordic Green Left
Gruppo Parlamentare / Parlamento Europeo | Parliament Group / European Parliament
Delegazione di Rifondazione Comunista
Su invito dell'eurodeputato| By invitation of the MEP
Giusto Catania
l'isola che c'è | the island that exists
Parlamento Eurpoeo a Bruxelles | European Parliament in Brussels
Salle Yehudi Menuhin
27 november 2007 | 27 november 2007
Ideazione e cura: Emilia Valenza
Organizzazione: Francesca Perricone
Assistente al catalogo: Valentina Di Miceli
Allestimento: Alessandro Valenza
Ufficio stampa: Giovanna Pirrotta
Fotografie:
Gianni Nastasi per Cumia, Diliberto e Micciché
Salvatore Le Moli Ayala per Leto
Sandro Scalia per Leto (Santa Teresina di Lisieux)
Raphaël Chipault per Anne Clémence De Grolée (Mobil City 02)
Redazione editoriale: :duepunti edizioni
Progetto grafico e impaginazione: .:terzopunto.it
Assicurazioni: Unipol
L’isola che c’è si nutre di colori, immagini, speranze e voglia di cambiamento. È l’isola del tesoro immateriale, del patrimonio inestimabile di arte, l’isola meticcia dove le culture si sono stratificate e la parola della storia viene declinata al plurale. L’isola è multiforme, è
la risultante di un profondo processo di contaminazione, ha in sé l’alfabeto della pluralità e la grammatica della convivenza.
La solida consistenza delle speranze e la superficie materica dell’utopia si scontrano, quotidianamente, con la volatile apparenza
dell’oppressione che tenta di scalzare, con i suoi lunghi tentacoli, la sua vocazione naturale alla pace, al rispetto reciproco e
all’ospitalità.
L’arte, per sua natura, ha un'aspirazione rivoluzionaria: dietro il suo apparente effimero emerge la forza generatrice della trasformazione, dietro la provocazione lacerante appare una nuova narrazione del mondo.
Questa mostra di artisti, giovani e affermati, vuole raccontare la Sicilia fuori dagli schemi sclerotizzati della mistificazione televisiva,
oltre le cristallizzazioni e gli stereotipi della propaganda mass-mediale ed ha l’ambizione di offrire uno spaccato originale sia della visibile quotidianità che della sua nascosta e sorprendente condizione umana.
Né arretratezza né progresso si addicono a questa terra.
l'alfabeto della pluralità
the alphabet of plurality
giusto catania | GUE / MEP
The island that exists feeds on colours, images, hopes and desire for change. It is the island of immaterial treasure, of the inestimable
patrimony of art, the half-caste island where cultures are stratified and the word of history is declined in the plural. The island is multiform, it is the result of a deep process of contamination, and it has in itself the alphabet of plurality and the grammar of cohabitation.
The solid consistency of the hopes and the material surface of the utopia meet daily, with the volatile appearance of the oppression that
with its long tentacles tries to undermine its natural vocation for peace, mutual respect and hospitality.
Art by its very nature has a yearning for revolution: behind what is apparently ephemeral in it the generating strength of the transformation emerges, behind the lacerating provocation a new narration of the world appears.
This exhibition of works by artists, young and some well known, aims to talk about Sicily outside the stultified schemata of TV shams,
over and above the crystallizations and the stereotypes of mass media propaganda, and has the ambition of offering an original glimpse both of visible daily life and of its hidden and amazing human condition.
Neither backwardness nor progress are suited to this land.
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Perché la Sicilia non è quella dei pescatori di Aci Trezza di Giovanni Verga, non è quella dei burattini senza fili di Rosso di San Secondo,
né dei maschi dalla ostentata virilità di Vitaliano Brancati, neppure quella delle donne rivoluzionarie di Maria Attanasio. La Sicilia non è
la patria dei professionisti dell’antimafia, né quella omertosa dei giorni della civetta, non è quella intrigante e assolata del Commissario
Montalbano, né il luogo dove convivono l’olivo e l’olivastro. Le città della Sicilia non sono cipolle dalle striature rosanero. Non sono città
abitate da pazzi affascinanti e creativi. I luoghi siciliani non sono inceneriti dalla poderosa potenza dei vulcani ancora attivi, non sono
terre mitologiche. La Sicilia non è quella della fonte Aretusa, delle opere d’arte consunte tra i detriti delle fiumare, del tempio greco
sfregiato dal viadotto di ferro e cemento, del barocco trasformato in macerie, della maceria del terremoto diventata monumentale città
di artisti. Non c’è la Sicilia del cretto di Burri, neppure quella di Ibla, né quella isolata tra le correnti di Scilla e Cariddi.
Descrivere la Sicilia raccontando uno di questi aspetti è mistificante, perché la Sicilia è tutto questo insieme. La Sicilia è l’accumulazione delle differenze antropologiche, la contaminazione delle stratificazioni culturali, la contemporaneità di fenomeni incompatibili.
Questa mostra collettiva è il segno di una nuova narrazione collettiva della nostra terra, per proporre una rimodulazione delle sue
categorie interpretative e ripensare le priorità per la sua trasformazione.
«:duepunti è un viaggio», questo è il primo punto fermo della nostra storia, ancor prima che di editori, di un gruppo di amici, annotatori e spesso solo osservatori di realtà, talune astratte, altre tristemente concrete, che si andavano delineando a Palermo (e nell’isola) agli inizi degli anni Novanta.
Se da un lato c’era la mafia delle stragi, dall’altro il bisogno di non sentirsi in uno stato di emergenza continuata ci ha spinto a rifiutare ogni forma di retorica (sia quella buonista a tutti i costi, sia quella troppo spregiudicatamente politically un-correct) e a imparare a
guardarci intorno, a volte facendoci forti di una condizione insulare, altre volte partendo verso nuovi confini con la voglia di produrre
attriti tra la presunta compostezza della tradizione e l’irruzione del contemporaneo.
Nel tempo la nostra storia s’è fatta quella di una sperimentazione tra le arti della visione e quelle della narrazione e della trasmissione dei saperi, scegliendo e mediando di continuo tra generi e modalità, con una propensione per le anomalie, che in contesto
insulare acquistano un significato differente, non più solo di eccezione ma anche e soprattutto di ricerca e scommessa.
Una scommessa che anche oggi nel nostro lavoro di editori è rimasta fedele all’idea che un’isola possa essere centrale nella costituzione di un’identità europea comune, nel segno del confronto di differenze.
isolitudine in :duepunti
isolitude in :duepunti
andrea l. carbone | giuseppe schifani | roberto speziale
Because Sicily is not that of Giovanni Verga’s Aci Trezza fishermen, it is not that of the puppets without wires of Rosso di San Secondo,
or of Vitaliano Brancati’s males showing off their virility, or even that of Maria Attanasio’s revolutionary women. Sicily is not the country
of the anti-mafia professionals, nor that of the code of silence of Sciascia’s The Day of the Owl, it is not the scheming and sunny one
of Police Commissioner Montalbano, nor the place where the cultivated olive tree and the wild one cohabit. The towns of Sicily are not
onions with black and pink striations. They are not towns inhabited by fascinating and creative madmen. Sicilian places are not incinerated by the mighty power of the still active volcanoes, they are not mythological lands. Sicily is not that of the Spring of Arethusa, of
the works of art worn out among the deposits of the “fiumare”, of the Greek temple disfigured by the iron and cement viaduct, of the
Baroque turned into rubble, of the debris of the earthquake that has become a monumental town of artists. There is no Sicily of Burri’s
crevice, not even that of Ibla, nor the one isolated between the tides of Scylla and Charybdis.
Describing Sicily recounting one of these aspects is deceptive and misleading, since Sicily is all this together. Sicily is the accumulation
of anthropological differences, the contamination of cultural stratifications, the contemporaneity of incompatible phenomena.
This collective exhibition is the sign of a new collective narration of our earth, serving to propose a remodelling of its interpretative
categories and to rethink the priorities for its transformation.
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“: duepunti is a journey”, and this is the first clear point in our story, even before being that of publishers, one of a group of friends,
annotators and often simply observers of situations, some abstract, others sadly concrete, being delineated in Palermo (and on the
island) at the beginning of the nineties.
If on one side there was the mafia of massacres, on the other side the need not to feel in a state of continual emergency drove us to
reject every form of rhetoric (whether easygoing at all costs or too shamefacedly politically incorrect) and to learn to look around us,
at times feeling strong because of our insular condition, at others setting out for new confines with the desire to produce friction between the presumed composure of the tradition and the inroads of the contemporary.
In the course of time our story became one of experimentation between the visual arts and those of narration and transmission of
knowledge, choosing and continually mediating between genres and formality, always opting for anomalies, which take on a different
meaning in an insular context, no longer simply one of exception but also and above all one of research and wager.
It is a wager that today in our work as publishers has remained faithful to the idea that an island can be central in the constitution of
a common European identity, in the sign of a comparison between differences.
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Seguendo questa prospettiva la nostra attenzione si è rivolta naturalmente ai linguaggi espressivi più vitali, che costituzionalmente sfuggono alla rigidità delle gabbie chiuse, così come nel caso dell’arte contemporanea, che è capace di mettere in relazione l’assunto del singolo
con le collettività che segnano le strade più strutturalmente riconoscibili. Gli ultimi cinquant’anni della nostra storia recente indicano chiaramente una vocazione a un tempo locale e globale, lasciando parlare con pari efficacia il dissidio tra tecnologia e corporeità, tra individuo e
società, tra medium e valori. Dalla speculazione del bello siamo giunti all’impero della comunicazione. All’interno di questi nuovi confini che
sfumano nel campo della pura virtualità è necessario procedere con cautele senza rinunciare del tutto al diritto alla suggestione.
L’arte è ancora uno specchio della società, anzi resta ancora un fatto sociale.
La dimensione di isolitudine siciliana non è più ammissibile. Il mare che ci circonda lancia urla strazianti. Lo “splendido isolamento”,
nostalgico sentimento ottocentesco, lascia adito a velati ricatti di stampo mafioso, ma anche ad una non più ammissibile chiusura verso
le nuove realtà che stanno cambiando il mondo e suoi vecchi confini che dovranno superare ciò che oggi sembra contrapporsi.
Nuovi ponti si dovranno costruire nei prossimi anni. Ponti (non punti) che daranno una nuovo senso alla nostra condizione insulare:
luogo di scambi, anomalie, esperienze, cultura, rispetto e solidarietà.
La CNA (Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa) è una delle maggiori organizzazioni di categoria
del mondo dell’artigianato e dell’impresa. Da 60 anni rappresenta e difende gli interessi di una larga parte delle forze produttive del
Paese. Ramificata capillarmente in tutto il territorio nazionale con 1 200 sedi e all’estero con sedi a Bruxelles, New York e Il Cairo, è
organizzata in un Sistema che si articola in ambiti differenziati per specializzazione, tra cui le Unioni organizzate a livello provinciale,
regionale, nazionale. Associa imprenditori di numerose categorie, anche e soprattutto fuori dalla comune definizione di “artigianato”.
In Sicilia la Cna è la prima associazione del mondo dell’artigianato e della Pmi per numero di iscritti e presenza sul campo. Con le sue
26 sedi territoriali, l’Associazione provinciale di Palermo della Cna è fortemente radicata nel territorio. Dal 1968 lavora per sostenere
lo sviluppo del settore e tutela gli artigiani e gli imprenditori stando al loro fianco in tutta la provincia. La Cna oltre al ruolo di tutela e
di rappresentanza dei propri associati, si propone anche la promozione dei prodotti delle imprese artigiane. Ed è in quest’ottica che il
27 e il 28 novembre a Bruxelles, all’interno del Parlamento Europeo, affianca la mostra “L’Isola che c’è” con una propria delegazione
per presentare i prodotti di alcune fra le più significative aziende del campo agroalimentare e artigianale all’insegna dell’internazionalizzazione e della riscoperta della tradizione.
tradizione e innovazione
tradition and innovation
CNA
In this perspective our attention is naturally addressed to the most vital expressive languages, which by their nature elude the rigidity
of closed cages, as in the case of contemporary art, which is able to connect the assumption of the single with the communities that
mark the roads that are structurally most recognizable. The last fifty years of our recent history clearly indicate a vocation at once local
and global, giving voice with equal effectiveness to the clash between technology and corporeity, between individual and society, between medium and values. From speculation on the beautiful we have come to the empire of communication. Inside these new confines
that fade away into the field of pure virtuality it is necessary to proceed with caution without entirely foregoing the right to prompting.
Art is still a mirror of society, or rather continues to be a social fact.
The dimension of Sicilian isolitude is no longer admissible. The sea that surrounds us throws out agonizing howls. “Splendid isolation”,
a nostalgic nineteenth-century sentiment, makes way for veiled blackmails of a mafioso type, but also to no longer admissible rejection
of the new realities that are changing the world and its old confines that will have to overcome what today seems to oppose it.
New bridges will have to be built in the next few years. Bridges (not points) that will give a new sense to the condition of our island: a
place of exchanges, anomalies, experiences, culture, respect and solidarity.
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CNA (National Confederation of Craftsmen and Small and Medium Firms) is one of the biggest category organizations in the world of
craftsmanship and firms. For 60 years it has represented and defended the interests of a large part of the productive forces in the country. With a large number of branches all over the national territory, with 1200 centres abroad and headquarters in Brussels, New York
and Cairo, it is organized in a system subdivided into various specialized spheres, among which the unions organized at the provincial,
regional and national levels. It brings together entrepreneurs in numerous categories, also and above all outside the common definition
of “craftsmanship.” In Sicily, Cna is the first association in the world of craftsmen and small and medium firms for number of members
and presence in the field. With its 26 territorial centres, the provincial association of Cna in Palermo is strongly rooted in the territory.
Since 1968 it has worked to support the development of the sector and safeguards craftsmen and entrepreneurs, giving them backing
in the whole province. In addition to its role of tutelage and representation of its members, Cna also aims to promote the products of
non-industrial firms. It is in this outlook that on 27 and 28 November it will be present in Brussels, in the European Parliament, stands
next to the exhibition “The island that is” with its own delegation to present the products of some of the most significant firms in the food
and agriculture and handicraft area in the sign of internationalization and rediscovery of the tradition.
Esisterà pure un modo di scrivere della Sicilia senza cadere negli stereotipi che la raccontano da mezzo secolo a questa parte, di avviare una riflessione che rimanga nei limiti dell’oggettività, senza abusare di termini quali “regno di mafia”, “culla dell’arte”, “normalità”,
“gattopardismo” o “palme, limoni e fichidindia”? Io credo che non esista o perlomeno non del tutto. Gli stereotipi nascono dalla ripetizione di fenomeni in quanto tali, il pregiudizio si innesca e diventa fonte di immaginario sulla base di un comportamento frequente e
diffuso, l’immagine convenzionale si afferma se lo sforzo di mutarne la forma è opera di una minoranza. E così via. Ma fermarsi ad un
primo livello di lettura è comunque appannaggio di coloro che vivono solo di informazione mediatica, di economia dello spettacolo,
senza mai chiedersi cosa c’è oltre.
Di fatto l’interesse, e spesso sentimenti più totalizzanti come l’amore o l’odio, nei confronti di questa regione nascono proprio dal fatto che
l'isola è una somma di stereotipi, ancora validi, modificati dal tempo, ma sempre presenti. Allora forse possiamo azzardare che non esistono immagini buone e immagini cattive, ma immagini cariche di significato, di memoria, che comunque ci appartengono, laddove generalizzazioni e superficialità causano una lettura parziale di una realtà complessa e variegata, carica di senso e valore come quella siciliana. In quest’epoca in cui tutto pare doversi necessariamente rapportare ad una questione di globalizzazione e di localismo, in una parola
iconografie aperte
open iconographies
emilia valenza
Can there be a way of writing about Sicily without falling into the stereotypes that have been recounting it for half a century, to start a
reflection that remains within the limits of objectivity, without abusing terms like “mafia kingdom”, “cradle of art”, “normality”, “Leopard
mentality” or “palm trees, lemons and prickly pears”? I believe that it does not exist or at least not entirely. Stereotypes are born of
reiteration of phenomena as such, prejudice is grafted on and becomes a source of imagination on the basis of frequent and widespread behaviour, and the conventional image is affirmed if the effort to change its shape is the work of a minority. And so forth. But stopping at a first reading level is at any rate the apanage of those people that only live on media information, on spectacle economy, without
ever wondering what is beyond.
In actual fact interest in this region, and often more powerful feelings for it like love or hate, arise precisely from the fact that it is a
sum of stereotypes, still valid, modified by time, but always present. Then we can perhaps venture to say that good images and bad
images do not exist, but only images loaded with meaning and memory, which at all events belong to us, whereas generalizations and
superficiality cause a partial reading of a complex and variegated reality, fraught with meaning and value like the Sicilian one. In this
epoch in which everything seems necessarily to have to be related to a question of globalization and localism, in a word glocalism,
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di glocalismo, ci chiediamo ancora se è corretto pensare nei termini di uno “specifico siciliano”. Io credo che tutto dipenda da come si
vuole “pensare” a questa terra, di quale progetto si ipotizzi per il suo futuro. Negare aprioristicamente una specificità significa tuttavia
marcare una cesura nei confronti della nostra storia e della nostra geografia politica e umana. La Sicilia è un’isola da millenni, solo formalmente unita alla terra-madre da un secolo e mezzo, una sorta di “brutto anatroccolo” per il quale (a parte il lieto fine delle fiabe) è
sempre stato possibile “ipotizzare” un doppio futuro: diventare cigno, e quindi esprimere il massimo della bellezza e dello splendore nella
magnificenza delle sue forme, oppure restare un grosso anatroccolo arruffato, emarginato dai suoi fratellini e poco curato dalla madre.
L’isola è condannata a questo doppio destino, di essere bellissima ma anche bruttissima, in ogni caso “diversa”, perché il suo cordone
ombelicale si è tranciato prima del tempo. Per Goethe la sua partenza verso la Sicilia significava arrivare “nel centro meraviglioso, dove
convergono tanti raggi della storia universale”, per il viceré Domenico Caracciolo significava essere “arrivato sulle spiagge aride della
selvaggia Sicilia”: eccola ancora questa duplicità che si rivela nelle parole di un grande letterato che scopre l’isola da viaggiatore e studioso e in quelle di un politico che in questa terra aveva il duro compito di amministrare.
Da quest’ottica è bene ricordare che la Sicilia è una regione a Statuto Speciale, con il suo ordinamento e i suoi provvedimenti legislativi,
il suo bilancio e la sua autonomia finanziaria. Con una simile situazione si è artefici del proprio destino, quantomeno in termini di sviluppo e di uso delle risorse. E anche qui casca l’asino! Sarà mai causa della “sicilitudine”, una malattia terribile dalla quale si guarisce solo
con la quarantena, l’incapacità, ormai reiterata nei decenni, di progettare un futuro migliore? Ovvietà anche questa, ma sta di fatto che
questo è un fatto, ed è uno stereotipo. Il rapporto Sicilia-Mediterraneo è un altro stereotipo. Eppure l’angolazione storico-sociale-antropologica con la quale si analizza la Sicilia non può prescindere dalla sua collocazione geo-politica. In un suo scritto su Sicilia e
Mediterraneo lo storico siciliano Francesco Renda riconsidera questo rapporto alla luce dei mutamenti storici di fine millennio. Il
Mediterraneo riconquisterebbe centralità con la nascita dell’Unione Europea, all’interno della quale è lungimirante riconoscere un’Europa
“nordica” e una “mediterranea”, con interessi e problematiche diverse, tanto economiche quanto culturali. All’interno di questa Europa
mediterranea, la Sicilia potrebbe diventare “regione di frontiera, un ponte di transito e un crocevia di incontri”; ma la centralità si conquista per via di mutamenti culturali (come una vera apertura alla cultura araba – dato che i nostri interlocutori più vicini sono i paesi
nordafricani e il mediooriente – e alla contemporaneità) e di progressi infrastrutturali ed economici, spinte propulsive in grado di determinare un reale processo di “normalizzazione”. In mancanza di tali cambiamenti la pretesa di una centralità è solo utopia.
we still wonder whether it is correct to think in terms of a “Sicilian specificity”. I believe that it all depends on how we want “to think”
of this land, and what project is hypothesized for its future. To deny specificity pre-emptively means nevertheless breaking with our
history and our political and human geography. Sicily has been an island for millennia, only formally united to the motherland for one
and a half centuries, a sort of “ugly duckling” for which (apart from the happy ending of fairytales) it has always been possible “to
hypothesize” a double future: becoming a swan, and therefore expressing the greatest beauty and splendour in the magnificence of its
forms, or continuing to be a big ruffled duckling, marginalized by its little brothers and little heeded by its mother. The island is condemned to this double destiny, that of being very beautiful but also ugly, in any case “different”, because its umbilical cord was cut before time. For Goethe his departure for Sicily meant reaching “the marvellous centre, where so many rays of universal history converge”, for the viceroy Domenico Caracciolo it meant “landing on the arid beaches of wild Sicily”, and so again we see this doubleness that
is revealed in the words of a great man of letters discovering the island as a traveller and scholar and in those of a politician that had
the hard task of administering this land.
From this point of view it is well to remember that Sicily is a region with a Special Statute, with its own setup and legislative provisions,
budget and financial autonomy. With a similar situation one is responsible for one’s own destiny, at least in terms of development and
use of resources. And there’s the rub! Can it be the cause of “Sicilian-ness”, a terrible illness from which people only recover with quarantine, consisting in incapacity, repeated for decades, to plan a better future? This too is a truism, but it is sure that this is a fact, and
is a stereotype. The Sicily-Mediterranean relationship is another stereotype. Yet the historical-social-anthropological angle from which
Sicily is analyzed cannot overlook its geo-political position. In a piece on Sicily and the Mediterranean, the Sicilian historian Francesco
Renda reconsiders this relationship in the light of the historical changes at the end of the millennium. The Mediterranean was to regain
centrality with the birth of the European Union, inside which it is farsighted to recognize a “northern” Europe and a “Mediterranean”
one, with different interests and problems, both economic and cultural. Inside this Mediterranean Europe, Sicily could become “a frontier region, a transit bridge and a crossroad of encounters”; but centrality is conquered through cultural changes (like true interest in
Arab culture and the contemporary world) and infrastructural and economic progress, propulsive thrusts able to determine a real process of “normalization.” In the absence of such changes the claim to centrality is only utopia.
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Ho accolto l’invito a curare una mostra di giovani artisti siciliani presso la sede del Parlamento Europeo di Bruxelles con timore e orgoglio al tempo stesso. Un compito che si è rivelato per tanti versi difficile, relativamente ad una valutazione positiva sulla qualità della
produzione artistica contemporanea in Sicilia. Difficile per la ricchezza di energie sparse in tutte le province, per la modernità dei linguaggi, per l’internazionalità dei contenuti, difficile quando si deve operare una scelta per arrivare ad una rosa ristretta di artisti. In
tutto dodici. I pittori: Stefano Cumia, Andrea Di Marco, Antonio Micciché, Dessislava Mineva. I fotografi: Alessandro Di Giugno, Luca Lo
Iacono, Filippo Messina, Stefania Romano. Un videoartista: Giuseppe Stassi. Anne Clémence De Grolée realizza installazioni. I pittori
Emanuele Diliberto e Alfonso Leto sono di due generazioni precedenti, ma con la loro opera rappresentano quella fetta di società siciliana che si pone sempre con giusta fierezza fuori dagli schemi.
Non è stato chiesto loro di ideare delle opere che parlino specificatamente della Sicilia, più semplicemente è stata operata una
scelta, all’interno del loro repertorio di immagini, fotografie, pitture, video, tra i lavori in cui emerge il rapporto con quest’isola,
con l’“isola che c’è” naturalmente, con la sua cronaca quotidiana, le sue problematiche, le sue bellezze, la sua vivacità intellettuale, il suo lato esotico.
Anne Clémence De Grolée, francese e Dessislava Mineva, bulgara, hanno scelto di vivere in Sicilia ormai da anni. La loro percezione
operandi dell’isola è assolutamente diversa, instancabile nella denuncia dell’abusivismo edilizio la prima, concentrata sui rapporti
umani, sulle questioni identitarie e di comunicazione la seconda; ma insieme rappresentano la Sicilia di tutti gli stranieri, l’integrazione,
la contaminazione culturale, la stratificazione delle culture.
A parte Luca Lo Iacono che vive a Roma, tutti gli altri non hanno legato la valigia con la corda per prendere un treno di sola andata e
sono anche convinti che la loro identità di artista si può affermare a prescindere dalla loro distanza dai centri di “diffusione” dell’arte.
Si può lavorare in Sicilia e “vendere” fuori, considerazione della quale sono tutti profondamente consapevoli. Potrebbe essere uno stereotipo, ma non lo è.
“L’isola che c’è” mette sul piatto sogno e realtà, incanto e degrado, integrazione e discriminazione, tanti sguardi ed insieme uno solo
che tradisce l’immaginario convenzionale di questa terra, offrendo di essa una visione multiforme e contemporanea. La Sicilia attraversata dall’artista contemporaneo è quella slittante di una iconografia aperta alla storia e alla geografia, alle radici e alla memoria, senza
lo smarrimento della propria identità.
I accepted the invitation to handle an exhibition of works by young Sicilian artists at the European Parliament in Brussels at once with
fear and pride. It is a task that has proved in many repsects difficult, relating to a positive evaluation of the quality of contemporary
artistic production in Sicily. It is difficult because of the richness of energies scattered around in all the provinces, the modernity of the
languages, the internationality of the contents, and difficult when you have to make a choice to arrive at a shortlist of artists. In all twelve. The painters are Stefano Cumia, Andrea Di Marco, Antonio Micciché and Dessislava Mineva. The photographers are Alessandro Di
Giugno, Luca Lo Iacono, Filippo Messina and Stefania Romano. There is one video artist, Giuseppe Stassi. Anne Clémence De Grolée
does installations. The painters Emanuele Diliberto and Alfonso Leto are from two preceding generations, but with their work they represent that part of Sicilian society that is always set with correct boldness outside the schemes.
They were not asked to conceive works that specifically dealt with Sicily. More simply, a choice was made, inside their repertoire of images, photos, paintings and videos, among the works in which the relationship with this island emerges, that is to say with the “island
that exists” naturally, with its daily chronicle, its problems, its beauties, its intellectual vivacity, its exotic side.
Anne Clémence De Grolée, who is French, and Dessislava Mineva, who is Bulgarian, chose to live in Sicily years ago. Their perception
operandi of the island is absolutely different, the former untiring in the denunciation of unlawful building, the latter concentrating on
human relationships, on questions of identity and communication; but together they represent the Sicily of all foreigners, integration,
cultural contamination, the stratification of cultures.
Apart from Luca Lo Iacono, who lives in Rome, all the others have not tied their suitcases with ropes to catch a one-way train and are
also convinced that their identity as artists can affirm itself regardless of their distance from the centres of “diffusion” of art. You can
work in Sicily and “sell” outside, a consideration of which they are all deeply aware. This might be a stereotype, but it is not.
“The island that exists” puts in the pan dream and reality, enchantment and degradation, integration and discrimination, so many gazes
and at once a single one that betrays the conventional image of this land, offering a multiform and contemporary vision of it. The Sicily
gone through by the contemporary artist is the sliding one of imagery open to history and geography, roots and memory, without losing
its own identity.
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emanuele diliberto
alfonso leto
stefano cumia
andrea di marco
antonio micciché
alessandro di giugno
luca lo iacono
filippo messina
stefania romano
giuseppe stassi
anne clémence de grolée
dessislava mineva
emanuele
diliberto
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Senza titolo, acrilico su tela, 2006, cm 140x140 | Senza titolo, acrilico su tela, 2007, cm 140x140
Per Emanuele Diliberto l’isola che c’è, la Sicilia delle sue origini e della sua infanzia, è soltanto un momentaneo rifugio, dal quale poter
continuamente progettare la fuga verso New York o Milano, il Venezuela o la Patagonia. Spirito nomade per eccellenza, solo la certezza dello spostamento, del cambiamento reiterato della propria dimora alimenta la sua curiosità, il suo desiderio di evasione che è anche
conoscenza, ricerca di stimoli sempre nuovi. Una pittura colta la sua, che condensa, con un equilibrio perfetto e un dosaggio consapevole di citazioni, riferimenti e appunti (dal fumetto alla pop art, dal graffitismo al New Dada, dal barocco all’estetica del frammento recuperato) un’intera vita trascorsa ad assaporarne il gusto. Diliberto è un artista siciliano fuori dai generi, un outsider in tutti i sensi, lontano dai canoni dalla pittura descrittiva, naturalistica, a sfondo sociale, cannibale, che ha allignato in Sicilia. I suoi quadri sono originati da uno sguardo onnivoro, di cui non si riesce a confinare le direzioni prospettiche. La gamma dei suoi colori è praticamente completa
e la figura si sposta con una facilità davvero impressionante dal rigore geometrico alla bizzaria del linearismo grafico. Come siamo lontani dalla commiserazione tutta gattopardesca: qui si vive e si progetta il futuro.
For Emanuele Diliberto the island that exists, the Sicily of his origins and his infancy, is only a momentary shelter, from which to be able
to continually plan an escape towards New York or Milan, Venezuela or Patagonia. A nomadic spirit par excellence, only the certainty
of movement, of the repeated change of abode, feeds his curiosity, his desire for escape that is also knowledge, the search for ever
new stimuli. His is cultured painting, which with perfect equilibrium and shrewd dosing of quotations condenses references and notes
(from the comic strip to pop art, to graffiti and New Dada, from the Baroque to the aesthetics of the recovered fragment), his whole
life having been spent tasting their flavours. Diliberto is a Sicilian artist outside the genres, an outsider in all senses, distant from the
canons of descriptive or naturalistic painting with a social, cannibalistic background, which has thrived in Sicily. His pictures are originated by an omnivorous gaze, whose perspective lines he is unable to limit. The range of his colours is practically complete and the
figure moves with truly impressive ease from geometric rigor to the oddity of graphic linearity. How distant we are from pity in the spirit of the Leopard: here people live and the future is planned.
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Senza titolo, acrilico su tela, 2007, cm 80x150
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l'isola
che
c'è
l'isola
che
c'è
Senza titolo, acrilico su tela, 2007, cm 180x220
Senza titolo, acrilico su tela, 2007, cm 80x150
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alfonso
leto
L'arrivo dello spirito, olio su tela, 2001, cm 140x160
Transeunte, olio su tela, 2006, cm 70x90 | She, olio su tela, 2006, cm 160x130
In quest’isola che c’è nascono figure di artisti della parola, piuttosto che della musica, dell’arte, del teatro, del cinema con una consapevolezza “rara” del valore della libertà, con una volontà forte di affermare con intelligenza e chiarezza il proprio progetto culturale.
Alfonso Leto è artista laico e anarchico, da sempre impegnato nella difesa dell’integrità di questo territorio che troppo spesso è sottoposto a sfruttamento incontrollato e a processi di “oscuramento” culturale. La sua pittura è distante dalle rappresentazioni più o
meno “conformate” della Sicilia, eppure possiede una sana e intelligente ironia, che invece è comune a tanti intellettuali siciliani.
Iconografia cristiana e invadenza dell’immaginario contemporaneo dominato dalla pubblicità e dal mercato. Nell’opera di Alfonso Leto
questi due ambiti si fondono in un contesto fortemente pungente e al contempo criticamente puntuale nei confronti di quell’ipocrisia di
fondo che domina le gerarchie ecclesiastiche e di riflesso la morale nazional-popolare. Un pittore aperto, beffardo, sempre attento alle
questioni che riguardano la comunicazione, il ruolo dei mass media, l’avvento di sempre nuove icone che si mescolano magicamente
con quelle più antiche, eppur sempre valide.
On this island that exists there arise artists of the word, rather than of music, of art, of the theatre, of the cinema, with a “rare” awareness of the value of freedom, with a strong wish to affirm their own cultural projects intelligently and clearly. Alfonso Leto is a lay and
anarchist artist, who has always been engaged in the defence of the integrity of this territory that all too often is submitted to uncontrolled exploitation and processes of cultural “obscuring”. His painting is distant from the more or less “conformist” representations of
Sicily, yet it possesses healthy and intelligent irony, which is common to so many Sicilian intellectuals. We see Christian imagery and intrusiveness of contemporary imagination dominated by advertising and by the market. In the work of Alfonso Leto these two spheres blend
in a highly pungent context which is also critically attentive to that background hypocrisy that dominates the ecclesiastical hierarchies
and by reflection the national-popular ethics. He is an open-minded painter, mocking, always attentive to matters that concern communication, the role of the mass media, and the advent of ever new icons that magically mix with the still valid older ones.
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l'isola
che
c'è
l'isola
Santa Teresina di Lisieux, olio su tela, 1999, cm 190x185
Plagio, olio e colori minerali su lino, 2006, cm 130x160
Justine, olio e inserti stampati su tela, 2006, cm 140x160
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stefano
l'isola
cumia
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Horses, olio e smalto su tela, 2007, cm 90x98
Houses of the Holy, acrilico, vernice spray e olio su tela, 2007, cm 200x190 | Marzapane, olio su tela, 2006, 167x110
I “rifugi” sono un luogo sicuro, ricoveri per coloro che cercano una distanza dal frastuono che impera, nidi ricreati per una sorta di
ritorno alle proprie origini ancestrali. In Sicilia i rifugi sono altra cosa. Non sono poi così distanti dai centri abitati, talvolta addirittura
sono in pieno centro urbano, frequentati da amici selezionati, dotati di confort spesso sofisticati. I siciliani che scelgono di trascorrere
la loro vita in un rifugio non lo fanno certo per allontanarsi da una becera società del consumo, lo scopo, al contrario, è quello di meglio
“controllare” il territorio, mantenendo intatti i legami con la politica più infame e con il malaffare. In quest’isola la parola rifugio ha perso
quel suono dolce che possiede altrove, perché qui è un “fatto di mafia”, sede di un potere perverso ancora forte. La pittura di Stefano
Cumia ha un sapore cronachistico, attinge alla realtà, anche alla più crudele, ma ne trasforma l’identità e il significato attraverso una
tavolozza seducente, procede per macchie, usa diffusamente il bianco per dilatare i contorni ed illuminare interamente l’immagine. I
suoi rifugi e tra questi anche l’Abbazia di Thelema a Cefalù, la sede da incubo del mago-vampiro Aleister Crowley, trasformati dalla cangiante cromia, diventano luoghi di sogno, evocazioni fantastiche, ritrovando, per una volta, il loro valore originario di ricovero, approdo, estraniamento, in cui recuperare un senso alla propria esistenza.
“Shelters” are a safe place, refuges for those people that want to get away from the noise that reigns, nests recreated for a sort of return
to ancestral origins. In Sicily shelters are another thing. They are not so distant from towns and villages, and indeed sometimes are even
right in the heart of a town, frequented by selected friends, endowed with often sophisticated comforts. Sicilians that choose to spend
their life in a shelter certainly do not do it to get away from a boorish consumer society; on the contrary, the aim is better “to check” the
territory, maintaining contacts intact with the most infamous politics and with evil business. On this island the word “shelter” has lost that
sweet sound that it possesses elsewhere, because here it is “made up of mafia”, the centre of a perverse power that is still strong.
Stefano Cumia’s painting has a marked chronicle flavour about it, it draws on reality, even the cruellest reality, but it transforms its identity and meaning through seductive colours, it proceeds through patches, and abundantly uses white to dilate the contours and to illuminate the image entirely. His shelters – including the Thelema abbey in Cefalù, which was the nightmare headquarters of the magicianvampire Aleister Crowley – transformed by the changing colours become dream places, fantastic evocations, finding again, for once, their
original value as a refuge, a landing place, estrangement, a place in which to give back a sense to one’s own existence.
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c'è
Closed, olio e smalto su tela, 2007, cm 90x98
Totontanz, olio su tela, 2006, cm 123x150
andrea
di
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marco
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Isola nera, olio su tela, 2007, cm 140x90
Apelungo, olio su tela, 2007, cm 45x60 | Sara F2, olio su tela, 2007, 100x90 | Mulo a strisce, olio su tela, 2007, 150x160
Il legame tra la Sicilia e il mondo arabo si è mantenuto vivo nei secoli; di questa cultura permangono una forte eco di usi, costumi, colori,
spezie, cibo e abitudini sociali. Chi ha viaggiato nei paesi musulmani del nord Africa o più a est della Turchia, lì dove ci sono anche tracce
delle antiche dominazioni greca e romana, riconosce aspetti comuni, gli odori si inseguono oltre il Mediterraneo, e si riconosce nella diffusa trascuratezza, in quella sorta di caos di suoni, voci, rumori e immagini, una radice comune, parallelismi frequenti. Quella di Andrea Di
Marco è una pittura fortemente iconica, con uno stile narrativo realista, per niente asciutto, anzi quasi barocco per come è carica di umore,
di colore e fortemente pennellata; una pittura che sa ascoltare quel cuore arabo che batte ancora in Sicilia. I soggetti sono comuni ma bizzarri, saracinesce di garage, macchine agricole arrugginite, montagne di cassettine di legno, stendibiancheria piazzati per strada. Come
usciti da uno sguardo affettuosamente ironico restituiscono tutto quel “disordine” che è entrato a far parte del nostro immaginario quotidiano. Ogni oggetto è un monumento all’estetica del degrado, e al contempo in esso si avverte forte il respiro di un popolo, la sua anima
bizzarra, ma anche sciattamente e felicemente anarchica.
The bond between Sicily and the Arab world has remained alive over the centuries; from this culture there remains a strong echo of traditions, customs, colours, spices, food and social habits. Anyone who has travelled in the Muslim countries of North Africa or further east
than Turkey, where there are also traces of the ancient Greek and Roman dominations, recognizes common aspects, the doors are pursued beyond the Mediterranean, and you recognize in the widespread carelessness, in that sort of chaos of sounds, voices, noises and
images, a common root, frequent parallels. Andrea Di Marco’s is strongly iconic painting, with a realist narrative style, not at all dry, rather
almost Baroque seeing how loaded it is with mood, colour and strong brushstrokes; it is painting that is capable of listening to that Arab
heart that still beats in Sicily. The subjects are common but bizarre, metal blinds of garages, rusted agricultural machines, mountains of
wooden crates, clothes horses in the street. It is as if they had emerged from an affectionately ironic look, and return all that “disorder”
that has become part of our daily imagination. Every object is a monument to the aesthetics of degradation, and at the same time in it one
perceives the breath strong of a people, its eccentric soul, which is also untidily and happily anarchist.
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l'isola
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l'isola
Steso bianco, olio su tela, 2007, cm 60x90
Lotto n° 16, olio su tela, 2007, cm 90x60
Agricolo, olio su tela, 2007, cm 170x250
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che
c'è
antonio
micciché
Viaggio in Sicilia #01/07, grafite su carta, 2007, cm 15x20
Il legame di Antonio Micciché con il paesaggio trova origine nella memoria, nel ricordo di un’infanzia trascorsa a San Cipirrello vicino
Palermo, un paese immerso in una vallata spettacolare. Gli orizzonti lontani, gli appezzamenti di terra, come una sorta di quadrettatura in un grande foglio di carta, sono rimasti le costanti del suo lavoro pittorico, subendo un continuo passaggio dalla figurazione
all’astrazione, dalla connotazione realistica all’evocazione concettuale, mantenendo comunque sempre una qualità mentale, di fatto
l’espressione di una concezione interiore di paesaggio. L’isola che c’è si rivela oggi in un disegno, a penna bic o a matita, dove lo sguardo si allunga ancora in lontananze metafisiche, perso verso il mare aperto, su una collina che si profila a distanza, su una strada di
campagna che svolta verso una meta che nessuno sembra conoscere. I disegni Di Micciché raccontano di un viaggio in macchina, così
il suo fitto e sapiente tratteggio restituisce, come in un montaggio video, il passaggio veloce, l’oggetto sfocato che lascia l’eco della
sua sagoma. Autostrade e tralicci di luce, gru di cantieri edilizi si alternano ad alberi di olivo e a spiagge deserte e il paesaggio è, sempre e ancora, il viaggio dell’anima alla ricerca di un proprio orizzonte.
The bond between Antonio Micciché and the landscape originates in the memory, the recollection of a childhood spent at San Cipirello
near Palermo, a village immersed in a spectacular valley. The distant horizons, the plots of land, like a sort of checker drawing on a big
sheet of paper, have remained the constants of his painterly work, undergoing a continual transition from figuration to abstraction, from
realistic connotation to conceptual evocation, though always maintaining a mental connotation, in actual fact the expression of an internal conception of landscape. The island that exists is revealed today in a drawing, done with a Bic pen or a pencil, in which the gaze
still moves away into metaphysical distances, lost toward the open sea, on a hill that is outlined in the distance, on a country road that
winds towards a destination that nobody seems to know. Micciché’s drawings tell us of a car journey, and so the dense and cunning
outline returns, as in a video assemblage, the fast passage, the blurred object that leaves the echo of its profile. Motorways and electricity pylons and cranes in building yards alternate with olive trees and deserted beaches and the landscape is, always and still, the
journey of the soul in search of its own horizon.
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l'isola
che
c'è
Edilizia popolare, grafite, carboncino, olio e catrame su carta, 2007, cm 150x240
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alessandro
di
giugno
Due colori, c-print, 2005, cm 30x36, courtesy Galleria 61, Palermo | Leonardo, c-print, 2003, cm 30x36 | Piccolo confrate, c-print, 2004, cm 30x36, courtesy k-gallery, Legnano (Mi)
Continua a bruciare la Sicilia, sono oltre 50 i roghi dolosi nell’isola. Intere vallate andate in fumo, danni per milioni di euro, devastato il
messinese, bruciano i Nebrodi, travolto un agriturismo a Patti dove si contano tre vittime, il fuoco continua a devastare la costa siciliana, incendi dolosi innescati nelle calde giornate di scirocco. Questa la triste cronaca di un’estate caldissima che ha favorito i piani criminali di coloro che hanno messo a fuoco il sud Italia. Un paesaggio incantevole in Sicilia è troppo spesso sopraffatto dai folli e disastrosi piani di menti criminali. Gli alberi di Alessandro Di Giugno sono un inno alla bellezza di una natura che attende solo di essere salvaguardata. Fotografie scattate nella notte: quando qualcuno accende una miccia, il giovane fotografo crea un set di luci per esaltare la
magnificenza di un esemplare di ulivo, di una quercia, di un abete e così ogni albero diventa il protagonista di un teatro delle meraviglie.
Di Giugno utilizza il mezzo fotografico come uno strumento di indagine su tipologie di soggetti, come i pescatori, i confrati, i giocatori, i
venditori della Vucciria o gli alberi, enfatizzandone il ruolo attraverso il gioco della “posa”. L’artificialità del contesto, in cui gioca una studiatissima impostazione della scena, muta la realtà in una sorta di palcoscenico, dove l’immagine si propone come da copione.
Sicily goes on burning; there are over 50 episodes of arson on the island. Whole valleys gone up in smoke, damage for millions of euros,
devastation in Messina province, the Nebrodi mountains burning, a holiday farm at Patti overwhelmed and three people killed, and fire goes
on devastating the Sicilian coast, fires deliberately started on warm sirocco days. This the sad chronicle of a very hot summer that favoured the criminal plans of those people that set the South of Italy on fire. An enchanting landscape in Sicily is too often overpowered by the
insane disaster plans of criminal minds. Alessandro Di Giugno’s trees are a hymn to the beauty of a nature that only waits to be safeguarded. Photos taken at night: when someone lights a wick, the young photographer creates a set of lights to enhance the magnificence of
an exemplar of olive tree, an oak or a fir, and so every tree becomes the protagonist of a theatre of wonders. Di Giugno uses the photographic medium as an instrument for investigating typologies of subjects like fishermen, monks, card players, vendors at the Vucciria or
trees, emphasizing their role through the game of the “pose”. The artificiality of the context, in which there comes into play a carefully studied arrangement of the scene, changes reality into a sort of stage, in which the image is proposed according to the script.
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Urbano, c-print, 2007, cm 76x91
Sentinello, c-print, 2004, cm 76x91
Spinos, c-print, 2004, cm 76x91
Alivio, c-print, 2005, cm 76x91,
courtesy k-gallery, Legnano (Mi)
luca
lo
l'isola
iacono
che
c'è
Nero a metà #04, stampa fotografica, 2004/06, cm 70x100
Nero a metà #01-03, stampa fotografica, 2004/06, cm 40x60
L’Europa ha di fronte a sé una nuova emergenza che si affaccia sul Mediterraneo: dal Maghreb alla Turchia, 200 milioni di persone vivono con un reddito medio 15 volte inferiore a quello dell’Unione Europea. Anche l’Italia è scenario di questa “invasione” di disperati provenienti non solo dai paesi balcanici confinanti, ma anche dal Medio Oriente e dai paesi più poveri dell’Africa. Gli anni ’90, dal punto di vista
delle regolarizzazioni, hanno avuto come protagonisti gli africani che, al 1° gennaio 2000 costituivano circa la metà dei 250 000 immigrati presenti in Italia da almeno 10 anni. Questo servizio, scattato a Palermo, mostra uno spaccato di questa realtà attraverso momenti di
vita di immigrati dai destini molto diversi: la vita di chi ce l’ha fatta contrapposta a quella di chi è ancora ai margini. Sono storie distanti
l’una dall’altra, storie di matrimoni festeggiati e manifestazioni di clandestini contro le porte chiuse; ma seguendo lo sguardo dei protagonisti si scopre che c’è un filo comune che le unisce: il destino dell’essere emigranti NERI in un paese di bianchi, dello stare a metà tra
le proprie tradizioni e le nostre, tra un passato da cancellare ed un futuro da immaginare; il destino di essere, comunque, dei “neri a metà”.
Luca Lo Iacono
Europe is facing a new emergency around the Mediterranean: from the Maghreb to Turkey, 200 million people are living with an average
income 15 times lower than that of people in the European Union. Italy too is a scenario of this “invasion” by desperate people coming not
only from the neighbouring Balkan countries but also from the Middle East and from the poorest countries in Africa. The 1990s, from the
point of view of regularizations, had as their protagonists Africans, who on 1 January 2000 amounted to about half the 250,000 immigrants who had been present in Italy for at least 10 years. This report, made in Palermo, shows a section of this reality through moments
in the life of immigrants with very different destinies: the life of those who have made it contrasted with that of those who are still on the
fringe. These are histories that are distant from one another, histories of marriages celebrated and protests by clandestine immigrants
against closed doors; but following the gazes of the protagonists you discover that there is a common thread that unites them: the destiny of being BLACK emigrants in a country of whites, of being halfway between one’s own traditions and ours, between a past to be cancelled and a future to be imagined; the destiny of being, at all events, “half blacks”.
Luca Lo Iacono
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Nero a metà #06, stampa fotografica,
2004/06, cm 40x60
Nero a metà #05, stampa fotografica, 2004/06, cm 40x60
Nero a metà #07, stampa fotografica,
2004/06, cm 70x100
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filippo
messina
WaterGuards #01/02, stampa fotografica, 2007, cm 40x30 | #03, #05/10, cm 30x40 | #04, #11, cm 132x154
La diga di Blufi, in provincia di Palermo, è tra le vicende più amare della storia delle opere pubbliche in Sicilia. Sono davvero tante le
grandi incompiute in quest’isola, enormi cantieri di costruzioni, che hanno preso avvio decenni or sono e che sono stati bloccati ad un
terzo dell’opera. La diga di Blufi costituisce un vero e proprio massacro del paesaggio torrentizio di un bellissimo angolo delle Madonie.
I ricordi degli abitanti della zona sono fermi ai giardini di ortaggi, ai salici e ai faggeti che crescevano rigogliosi. Era un luogo di “delizie”, un piccolo angolo di paradiso. Oggi il paesaggio è mutato. Le fotografie di Filippo Messina testimoniano l’incongruenza di un progetto di assoluta incompatibilità ambientale, un intervento che ha mutato i connotati al paesaggio originario creandone uno totalmente diverso. Quindici anni di lavori e duecento miliardi delle vecchie lire sono appena bastati a costruire uno scheletro senz’anima.
L’identità del luogo si è persa nelle colate grigie e asettiche di cemento, e adesso, in questo canalone desertificato, vi domina una sorta
di vuoto metafisico, bloccato nella visione algida e ammaliante di questi intensi scatti a colori e in bianco e nero.
The story of the dam at Blufi, in Palermo province, is among the bitterest stories in the history of public works in Sicily. There are indeed so many unfinished works on this island, enormous building yards, which started decades ago and were been halted with one-third
of the work done. The dam at Blufi constitutes a real massacre of the torrent landscape of a beautiful spot in the Madonie. The memories of the inhabitants of the area have stopped at the vegetable gardens, the willows and beech woods that grew luxuriantly there. It
was a place of “delights”, a little spot of paradise. Today the landscape has changed. Filippo Messina’s photos testify the incongruity
of a project that was absolutely incompatible environmentally, an action that changed the characteristics of the original landscape, creating a totally different one. Fifteen years’ work and two hundred billion lire were just enough to build a skeleton without a soul. The
identity of the place was lost in the grey and antiseptic cement castings, and now this desertified gully is dominated by a sort of metaphysical void, caught in the algid and alluring vision of these intense colour and black and white photos.
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l'isola
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stefania
romano
Casa con vista, c-print, 2004, cm 40x30 | La casa 02, c-print, 2004, cm 40x30 | Chi prima non pensa in ultimo sospira, c-print, 2007, cm 40x30
Courtesy Galleria Antonio Colombo Arte Contemporanea, Milano
La fotografia di Stefania Romano non ha ancoraggio alla realtà. Nelle sue immagini rubate alla notte, sembra di essere atterrati, dopo
un magico volo sulla scia di Peter Pan e di Trilly, proprio in quell’“isola che non c’è”, tanta è la distanza con le monotone e tristi cose
del mondo e l’intrusione in un iperspazio fantastico, dove la fiaba si confonde con il mito, la surrealtà con la leggenda, il sogno con il
desiderio di un’eterna fanciullezza. Ma quello di Stefania non è solo un gioco e non è affatto un abile stratagemma per non diventare
grandi. A ben guardare tra storie di angeli accovacciati su vecchi macchinari da lavoro, bambole di ceramica ancora conservate nelle
loro dorate confezioni, uomini uccelli che non possono più volare, clown senza pubblico, sposi senza torta nuziale e viaggiatori con
valigia e senza mezzo di trasporto, ci si rende ben conto che il mascheramento è congeniale ad una fuga quasi necessaria dalla quotidianità fatta di solitudini, fallimenti, abbandoni, tradimenti. Ma nulla di quanto si avverte nell’aria è apertamente dichiarato, piuttosto
con queste immagini si ha la sensazione di entrare dalla porta laterale di un tendone dove va in scena, sotto forma di equilibrismi psicologici e simbolici, la storia delle proprie inquietudini e delle proprie speranze.
Stefania Romano’s photography is not anchored in reality. In her images stolen from the night, one seems to have landed, after a magic
flight in the wake of Peter Pan and Tinkerbell, right on that “Neverland”, so great is the distance from the monotonous and dreary
things of the world and the intrusion into a fantastic hyperspace, in which fable gets mixed up with myth, surreality with legend, dream
with the desire for eternal childhood. But Stefania’s is not only a game and is not in the least a crafty stratagem to avoid growing up.
Looking carefully at stories of angels crouching on old work machinery, ceramic dolls still preserved in their gilded wrappings, bird men
that cannot fly any more, clowns without an audience, bridegrooms without wedding cakes and travellers with suitcases and no means
of transport, you fully realise that the disguise is congenial to an almost necessary escape from daily life made up of loneliness, failures, abandonments and betrayals. But nothing of what is perceived in the air is openly declared. Instead, with these images you get the
feeling of going through the side door into a marquee where they are staging, in the form of psychological and symbolic acrobatics,
the story of one’s own uneasiness and one’s own hopes.
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Richiesta per un Dio, c-print, 2007, cm 40x30
Courtesy Galleria Antonio Colombo Arte Contemporanea, Milano
l'isola
L'infinito amore, c-print, 2005, cm 100x75
Courtesy Galleria Antonio Colombo Arte Contemporanea, Milano
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Rifugio sicuro, c-print, 2007, cm 40x40
Courtesy Galleria Antonio Colombo Arte Contemporanea, Milano
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giuseppe
stassi
Still 01, frame da video, 2005 | Still 02, frame da video, 2005 | Still 03, frame da video, 2005
La videoarte in Sicilia, negli ultimi decenni, ha sviluppato un percorso di sperimentazione, come altrove nel mondo, producendo in tanti
casi opere uniche nel loro genere, basti pensare ai lavori di Ciprì e Maresco, autori colti e irriverenti, inventori di un linguaggio a metà
tra realtà e finzione, dove il paradosso si fa metafora di una condizione tragicamente esistente. Sono tanti in Sicilia i giovani artisti che
scelgono questo medium per amplificare la potenza comunicativa del loro progetto artistico, catturati dalla versatilità di uno strumento che manipola le immagini, sfruttando il movimento e il suono. L’opera video di Giuseppe Stassi attinge poeticamente al suo archivio
di immagini e ricordi. Nella serie degli “Still” la memoria legata al proprio vissuto, incarnata nella figura di una coppia in posa per una
foto ricordo, diventa uno stratagemma per costruire una narrazione che ingloba emotivamente lo spettatore in un processo di memoria collettiva. Sullo sfondo l’icona di Monte Pellegrino, immagine cult della pittura di paesaggio settecentesca e ottocentesca, fissa il
luogo, ancorando la visione a precise coordinate spaziali; ma l’azione gira nel presente, così l’artista descrive una sincronia interiore
tra ieri e oggi, sottolineando al contempo l’inesorabilità del tempo che scorre.
In the last twenty years video art in Sicily has gone along the pathway of experimentation, just as has happened elsewhere in the world,
in many cases producing works unique in their kind. One need only think of the works of Ciprì and Maresco, cultured and disrespectful
authors, inventors of a language halfway between reality and pretence, in which paradox becomes a metaphor of a tragically real condition. In Sicily there are so many young artists that choose this medium to increase the communicative power of their artistic project,
attracted by the versatility of an instrument that manipulates images, exploiting movement and sound. The video work of Giuseppe
Stassi poetically draws on his archive of images and memories. In the “Still” series memory linked to his experience, embodied in the
figure of a couple posing for a souvenir photo, becomes a stratagem to build up a narration that emotionally encompasses the spectator in a process of collective memory. In the background the icon of Monte Pellegrino, a cult image of eighteenth-century and nineteenth-century landscape painting, fixes the place, anchoring the vision to precise spatial coordinates; but the action turns into the present, so the artist describes an internal synchrony between yesterday and today, at the same time emphasising the relentlessness of
flowing time.
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anne
clémence
de
l'isola
grolée
Mobil City 02, installazione, elementi di costruzione in legno, alluminio, mattoni Lego e provini fotografici a colori (cm 7x10), 2005, dimensioni variabili
Mobil City 02, dettaglio installazione, provini fotografici a colori
L’isola che c’è di Anne Clémence De Grolée appare da un immagine di abuso. Come un volto tumefatto dai colpi di una violenza, il paesaggio siciliano, nei decenni che seguono alla ricostruzione postbellica, ha subito un processo di lento e quasi inarrestabile declino, a
causa di una cultura “edilizia” senza regole e per certi versi devastante. Un abusivismo “legalizzato” si è allargato a macchia d’olio,
modificando anche i comportamenti di coloro che costruiscono le loro prime abitazioni. Case costruite a metà, facciate senza pelle, balconi senza stanze, cancelli senza abitazioni. Un caos architettonico che avanza impavido, lasciando ormai tracce indelebili che sovrastano, in tante zone dell’isola, la sua bellezza originaria. L’artista francese lavora con diversi medium, fotografia, scultura, installazione, ceramica. “Mobil City” trae ispirazione dal gioco di costruzioni Lego. Ma in quest’opera i mattoncini, insieme ai contenitori dell’acqua e alle antenne paraboliche, servono a costruire quel paesaggio di abuso di cui si è parlato. “Costruisci come vuoi, tanto puoi”
sembra essere il motto della sua denuncia che tanto tristemente corrisponde (o ha corrisposto) ad una abitudine diffusa.
The island that exists for Anne Clémence De Grolée appears from an image of abuse. Like a face swollen by the blows of violence, the
Sicilian landscape, in the decades that followed the post-war reconstruction, underwent a process of slow and almost inexorable decline, because of a “building” culture without rules and in some respects devastating. “Legalized” illegalities spread like oil, also modifying the behaviours of those people that built their first homes. There are houses that are half-built, façades without lining, balconies
without rooms, gates without residences. It is an architectural chaos that advances fearlessly, leaving indelible traces that overhang, in
so many places on the island, the original beauty. The French artist works with various mediums: photography, sculpture, installation,
and ceramics. “Mobil City” is inspired by the Lego construction game. But in this work the tiles, together with the water containers and
the satellite dishes, serve to build up that landscape of abuse which was referred to. “Build however you like, anyway you can get away
with it” seems to be the motto of her denunciation, which so sadly corresponds (or has corresponded) to a widespread habit.
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che
c'è
l'isola
Mobil City 02, installazione, prospetti pieghevoli di zinco + valigia di alluminio (cm 20x45x70), 2004/06, dimensioni variabili
che
c'è
dessislava
mineva
Senza titolo #01/03, acrilico su tela, 2004, cm 81x130
Dessislava Mineva abita a Palermo da tre anni. È nata a Plovdiv in Bulgaria, ha studiato prima a Sofia e poi a Parigi. Da quando ha
lasciato la sua città avverte una condizione da straniera, non tanto per un problema di accoglienza o di tolleranza, più semplicemente perché vive in un luogo “altro”, dove diversa è la lingua, diverse sono le abitudini, diverso l’approccio con la gente. Nel suo lavoro questa sensazione si traduce in un doppio processo visivo, da un lato l’astrazione che ha come fine un movimento di sottrazione
dalla realtà, dall’altro la frammentazione e la ricomposizione di ogni singola tessera in una nuova unità interiore. 162 Frammenti di
corpo compongono 27 cubi che insieme diventano un unico solido. Un lavoro che mostra le contraddizioni di un’identità lacerata: l’opera si apre e si chiude, scopre e nasconde, il corpo è un fatto mentale e concettuale, la proiezione di uno stato dell’essere. L’isola che
c’è di Dessislava Mineva non è altro che un luogo come un altro, dove ci sono esseri umani come altrove, senza particolari combinazioni somatiche, né caratteriali. Lontanissima da ogni pensabile stereotipo, la giovane artista bulgara rifiuta il concetto di identificazione secondo precisi modelli comunicativi, azzerando latitudini e convenzioni in uno sguardo asettico e distante.
Dessislava Mineva has lived in Palermo for three years. She was born at Plovdiv in Bulgaria. She studied first in Sophia and then in Paris.
Ever since she left her city she has felt herself to be in the condition of a foreigner, not so much due to a problem of reception or tolerance but more simply because she lives in “another” place, where the language is different, the habits are different, the approach to
people is different. In her work this feeling is translated into a double visual process: on one side there is abstraction whose aim is a
movement of escape from reality, on the other the fragmentation and the recomposition of every single piece in a new internal unity. 162
fragments of body make up 27 cubes that together become a single solid. It is work that shows the contradictions of a lacerated identity: the work opens and closes, is revealed and hidden, the body is a mental and conceptual fact, the projection of a state of being. The
island that exists for Dessislava Mineva is nothing but a place like another, where there are human beings as elsewhere, without particular somatic or character combinations. Very distant from every conceivable stereotype, the young Bulgarian artist rejects the concept of
identification in accordance with precise communicative models, zeroing latitudes and conventions in an antiseptic and distant gaze.
62
Senza titolo #04/12, acrilico su tela, 2004, cm 60x73
l'isola
che
c'è
l'isola
che
c'è
Senza titolo, fotoinstallazione + dettaglio (a fianco), 162 stampe digitali, 2005, cm 30x30
65
Emanuele Diliberto (Palermo, 1942)
Mostre personali / Solo exhibitions
2007
2006
2003
1992
1987
1985
1983
1982
1981
1979
1978
1977
1973
1972
1970
1969
1967
1966
1965
1964
1962
Galleria Venticorrenti, Milano
Galleria Picta, Parma
Museo d’arte contemporanea di Gibellina (Tp)
Galleria Ulisse, Roma
Galleria La Piana, Palermo
Galleria San Saverio, Palermo
Galleria Metals, Milano
Galleria Di Laurenti, New York
Galleria Di Laurenti, New York
Galleria Il Paladino, Palermo
Galleria L’Ariete, Roma
Galleria L’Ariete, Milano
Galleria Due Mondi, Milano
Galleria Alberto Giorni, Milano
Galleria Bon à Tirer, Milano
Galleria Il Paladino, Palermo
Galleria La Fevre, New York
Studio San Fermo, Milano
Galleria Solaria, Milano
Galleria Don Chisciotte, Roma
Galleria Il Capitello, Cagliari
Galleria Il Paladino, Palermo
Maison d’Art, Palermo
Galleria Il Chiodo, Palermo
Galleria Il Chiodo, Palermo
Alfonso Leto (Santo Stefano di Quisquina, Ag, 1956)
Mostre personali / Solo exhibitions
2007
2004
2002
2001
2000
1999
1997
1995
1994
Sacrifashion, Monserrato Arte ‘900, Roma
Appassionate book, Centro Culturale Opera Universitaria “San Saverio”, Palermo
Meteoriti, installazione permanente, giardino della Fondazione Orestiadi,
Gibellina
One day events, Associazione Culturale Voltaire, Palazzo Paternò Castelli,
Catania
Misteri Gaudiosi, Art Gallery Banchi Nuovi, Roma
La pittura è la mia Passione, Museum, Bagheria
Millennium bug, Galleria Nazionale d'Arte Moderna, Roma
Oscar, La Nuova Pesa, Roma
Leto contro il metodo, Case Di Stefano/Fondazione Orestiadi, Gibellina
Opere Giovanili, Villa Trabia, Palermo
Serata Perap, Libreria Flaccovio, Palermo
1993
1991
1989
1988
1987
Ventriloqui e monocromi, Atelier sul Mare/Fiumara d'Arte, Tusa
La Nuova Pesa, Roma
Quel che è stato è statico, Gruppo Dieci, Roma
.!; Associazione Culturale Voltaire, Palermo
Associazione Culturale Voltaire, Palermo
Eremo di Quisquina, S.Stefano Quisquina
Mostre collettive / Group exhibitions
2007
2006
Electronic Art Café, Wine bar Camponeschi, Roma
Laboratori Aracne, Fondazione Orestiadi di Gibellina in collaborazione con il
Dipartimento del Design dell’Università di Palermo.
Bodynobody, Luciano Inga Pin Contemporary Art, Milano
Weltanschauung, Museo Regionale d’Arte Contemporanea, Palazzo Belmonte
Riso, Palermo
Meridiani Paralleli, Museo Civico del Castello, Castelbuono (Pa)
2003/04 Novecento Siciliano, rassegna itinerante nelle città di Minsk, Mosca,
Barcellona, Siracusa, Palermo.
2003
Artistes italiens de la Fondazione Orestiadi, Palais de la Culture, Algeri
Inchiostro indelebile-Impronte a regola d’arte, M.A.C.RO, Roma
2002
Il naso e la bugia, Granteatrino “Casa di Pulcinella”, Bari
Fondazione Vincenzo Padula, Acri
Futura, Artisti siciliani: Tradizione e Nuovo Immaginario, Casa del Pittore, Mosca
Resti o te ne vai?, Centro Culturale Universitario, Palermo
Corrispondenze, mostra itinerante nelle sedi di Il Cairo (Akhenaton Gallery)/
Amman (City Hall)/ Damasco (Beit Nizam), edita da Fondazione Orestiadi
Le acacie si muovono appena, Palazzo Pottino, Petralia Soprana (Pa)
2000
Sei artisti a Gibellina – dal 98 al 2000, Museo Trame mediterranee, Gibellina
1999
Opere della Collezione Fiocchi-Young Museum, Palazzo delle Stelline, Milano
Nuovo Pesaggio Italiano, Galleria Bramante, Fermignano (Pu); Spazio Consolo,
Milano; Sala Ex-Macello, Padova; Orto Botanico, Palermo
1998
Presentazione della Collezione Museum, Bagheria (Pa)
1997/98 Arte Terminale, Art Gallery Banchi Nuovi, Roma
Istituto Italiano di Cultura, Madrid
Palacho de las Conchas, Salamanca
Fundacion Ludwig, L'Avana
1997
XXV de “La Salerniana”, Galleria civica d’arte contemporanea, Erice O s c a r ,
Castello Colonna, Genazzano, Roma
1995
Nutrimenti dell'arte, La Salerniana, Erice
cArtemonete, Galleria Giulia, Roma
Electronic Art Café, Palazzo delle Esposizioni, Roma
1993
Il Sogno del Classico, Palazzo Vaccarini, Catania
Disincanti, Galleria La Nuova Pesa, Roma
Rentrée (Premio Marche), Fiera di Ancona
1992
XLIV Premio Michetta, Francavilla al Mare (Ch)
Giovani Artisti IV, Palazzo delle Esposizioni, Roma
Il Giardino e il Segno, Villa Malfitano, Palermo
Made in Palermo, Civica Galleria d'Arte Moderna, Palermo
1988
l'isola
1985
1984
1981
che
c'è
Colomba, Chiesa di Santa Croce, Bastia Umbra, Roma
Dominio dello Sguardo, Museo civico d'arte contemporanea di Gibellina
Circumnavigazione, Galleria Ezio Pagano, Bagheria (Pa)
Continuo/Discontinuo, Roccanormanna, Paternò (Ct)
Stefano Cumia (Palermo, 1980)
Mostre collettive / Group exhibitions
2007
2006
2005
2004
Contaminazioni 07, Balestrate (Pa)
There is no optical in stripes, Scotty Enterprises, Berlino
Tutte le circonferenze hanno diametri simili, Zelle Arte Contemporanea, Palermo
Da Oriente a Occidente, Galleria 61, Palermo
Primavera in ascensore, Cantieri Culturali alla Zisa, Palermo
NPP non pensiamoci più, Galleria 61, Palermo
Senza dubbio, Scuola media A.Fogazzaro, Trissino (Vi)
Il Genio di Palermo. Studi aperti degli artisti, VI edizione, Palermo
Passport#1, Cantieri Culturali alla Zisa, Palermo
Senza Freni, Antonio Colombo Arte Contemporanea, Milano
Andrea Di Marco (Palermo, 1970)
l'isola
2005
2004
2003
2002
2001
Mostre personali / Solo exhibitions
2007
2006
2005
2003
2002
2000
1999
1998
1997
Antropologia minima, Cartiere Vannucci, Milano
Andrea Di Marco, Galleria del Tasso, Bergamo
Globo News, Galleria Maniero, Roma
FattiFuori, C4 Complesso Monumentale di Villa Caldogno, Vicenza
Acquemerci, AndreA Arte Contemporanea, Vicenza
Trasporti e Affini, Galleria Sergio Tossi, Firenze
Solidinsoliti, Galleria Annovi, Sassuolo
Paesaggio, Galleria ES, Torino
Spazio Juliet, Trieste
U-Family, Galleria Sergio Tossi, Firenze
Soprattutto Sottoterra, Galleria Sergio Tossi, Firenze
Di Marco vs Di Piazza, Galleria Prati, Palermo
Mostre collettive / Group exhibitions
2007
2006
68
58° Premio Michetti, Nuovi realismi, Fondazione Michetti, Francavilla al Mare,
Chieti
Arte Italiana 1968-2007. Pittura, Palazzo Reale, Milano
Un Mare d’Arte, Palazzo Sant’Elia, Palermo
Open Space, Centro Culturale Candiani, Venezia
Senza Famiglia!, Società Promotrice Delle Belle Arti,Torino
Figuralmente, Galleria Civica Lubiana, Lubiana
Opening, L.i.b.r.a Arte Contemporanea, Catania
2000
1999
1998
1997
1996
1991
Meridiani Paralleli, Museo Civico del Castello, Castelbuono, (Pa)
Stanze Segrete, Centro per l’arte contemporanea Il Conventino, Convento ex
Servi di Maria, Monteciccardo, Urbino
XL Pittura italiana e internazionale di grande formato, Art, Verona
Beauty not so difficult, Fondazione Stelline, Milano
Facce da es, Galleria ES, Torino
NPP, Non Pensiamoci Più, Galleria 61, Palermo
Senza freni, Galleria Antonio Colombo, Milano
Metamorfosi, XXXVII Premio Vasto d’Arte Contemporanea, Vasto, Ch
Italian Factory, Parlamento Europeo di Strasburgo
Palazzo della Promotrice delle Belle Arti di Torino
Istituto di Santa Maria della Pietà, Venezia
Italian six, Barbara Davis Gallery, Houston,Texas
La nostra casa non è un automobile, PARCO Fundation, Casier, Treviso
Cuore Selvaggio, Galleria Annovi, Sassuolo
Extraordinario, Casa Museo Stesicorea, Catania
Autoritratti, Cartiere Vannucci, Milano
Premio Cairo 2002, Palazzo Della Permanente, Milano
53° Premio Michetti, La Città e le Nuvole, Francavilla al Mare, Chieti
Intervento 1, Kunsthaus Tacheles, Berlino
Premio Cairo 2001, La Posteria, Milano
Triennale d’Arte Sacra, Celano, L’Aquila
Carthage el Amen, Espace Sophonisbe, Tunisi
Emporio, Viafarini, Milano
Palermo Blues, Cantieri Culturali Alla Zisa, Palermo
Cartiere Vannucci, Milano
Sui Generis, PAC, Milano
Genio di Palermo. Studi aperti degli artisti, III ed. Palermo
Casa, Galleria Le Nuvole, Palermo
XV Triennale intern. d’Arte Sacra, Castello Piccolomini, Celano, L’Aquila
Arte Moltiplicata, Pinacoteca Comunale di Bagnacavallo, Ravenna
La vendetta dei pomodori assassini, Galleria ES,Torino;
StudioG, Milano; Galleria Sergio Tossi, Prato;
Banchi Nuovi Art Gallery, Roma
Cronache Vere, Spazio Consolo, Milano
Artefici, Rampa di Francesco Di Giorgio, Urbino
Scusi tanto disse un riccio scendendo da una spazzola, Galleria Pio Monti, Roma
Aperto 97, Flash art Museum, Trevi
Comic Art, Galleria Studio 10, Koira, CH
Due Ambra Due, Teatro Ambra Jovinelli, Roma
Ipotesi a confronto, Musei Comunali, Rimini
Antonio Micciché (Palermo, 1966)
Mostre personali / Solo exhibitions
2007
2006
Piani di fuga, Loggiato San Bartolomeo, Palermo
Waterfront, Galleria Nuvole Incontri d’Arte, Palermo
2001
1998
1996
1994
1988
Checifaccioqui? Installazione, Travel cafè, Palermo
Sogni d’oro, installazione, Ass. Cult. Mondotondo, Palazzo Rammacca, Palermo
Luoghi della memoria, Associazione Culturale Kanapè, Alcamo (TP)
Paesaggi, Vip Club, Palermo
Alienazionedel formale, Associazione Culturale DAG, Palermo
2006
2005
Mostre collettive / Group exhibitions
2007
2006
2005
2001
2000
1999
1998
1994
1993
1991
1990
Viaggio in Sicilia, Complesso Monumentale dello Spasimo, Palermo
Meridiani Paralleli, Museo Civico del Castello, Castelbuono, (Pa)
NPP-non pensiamoci più, Galleria 61, Palermo
Amori mediterranei, Convento di San Francesco, Sciacca, (AG)
Il sogno degli altri, installazione per INTERVENTO 1, Kunsthaus Tacheles,
Berlino; Centro policulturale Zapata, Stoccarda
Il Genio di Palermo, Studi aperti degli artisti, III edizione, Palermo
Doppia croce++, istallazione per il Parco d’arte della Vucciria, Palermo di
scena 2000, palazzo Rammacca, Palermo
Talents, nuovi talenti dell’arte italiana, Spazio Consolo, Milano
Onda d’urto, Mercati Generali, Catania
Sedia d’autore, Corimbo Loft, Palermo
Alexandria, installazione 1° Festival di Musica e Arti Visive dei paesi del
Mediterraneo, Alessandria d’Egitto, Egitto
Fuochi fatui, Il Genio di Palermo, II ed., Laboratori Riuniti, Palermo
Arterrona, Rassegna di dieci artisti siciliani, Ass. Cult. Mondotondo, Palazzo
Ramacca, Palermo
Il Genio di Palermo, Studi aperti degli artisti, I ed, Palermo
Collettiva, Museo Laboratorio Arte Contemporanea, Univ. La Sapienza, Roma
Abadir, Abbazia Benedettina di San Martino Delle Scale, Palermo
Sei giovani in cerca di…, Palazzo Comitini, Palermo; ex chiesa dei Cavalieri di
Malta, Siracusa
Laboratorio/artisti, sez. Presenze estreme, Fossato di Vico (PG)
Futuro è già 3, Accademia di Belle Arti, Palermo
Alessandro Di Giugno (Palermo, 1977)
Mostre personali / Solo exhibitions
2007
2004
2003
Redoublement, k-gallery, Legnano (Mi)
22:15/00:30, Doppia personale Alessandro Di Giugno/Stefania Romano Galleria
Zelle Arte, Palermo
Jardin Planétarie, Area contenitoreartecontemporanea, Palermo
Surface of 2004, Libreria del Mare, Palermo
Jardin Planétarie, Galleria del lotto, Trapani
Omaggio a 20 critici d'arte palermitani, Galleria studio 71, Palermo
Mostre collettive / Group exhibitions
2007
Contaminazioni 07, Balestrate (Pa)
2003
che
c'è
Libertà mancata, Convento S. Maria di Gesù, Palermo
Milano foto festival, Castillo, Di Giugno, Fantacuzzi, Forte, Associazione
Contemporaneamente, Milano
L’immagine irrisolta, un’indagine sulla corporeità, Galleria Biotos, Palermo
Beauty not so difficult, Palazzo delle Stelline, Milano; Istituto di Cultura Italiana,
Berlino
Il Genio di Palermo. Studi aperti degli artisti, VI ed., Palermo
House warming 05 - landscape, Padova
NPP. Non Pensiamoci Più, Galleria 61, Palermo
Città e Mare. Palermo, dalle vedute dell'Ottocento alla fotografia contemporanea, Stand Florio, Palermo
Il Genio di Palermo. Studi aperti degli artisti, V ed., Palermo
Intervento 1, Kunsthaus Tacheles, Berlino
Intervento 2, Centro Culturale Zapata, Stoccarda
Luca Lo Iacono (Palermo, 1972)
Mostre personali / Solo exhibitions
2005
2001
Il Genio di Palermo. Studi aperti degli artisti, VI ed., Palermo
TestaccioLab, Roma
Racconto D’inverno, Teatro Florian, Pescara
Mostre collettive / Group exhibitions
2003
2002
1999
1998
1997
Immigrazione Italiana, Galerie de l’Association Nationale Des Iconographes,
Parigi
Migramondi lo specchio delle differenze, Fondazione Italiana della Fotografia,
Torino
Cronache Terrestri, Fondazione Italiana della fotografia, Torino
Sicilia, Windsor Public Library, Windsor, Canada
Frammentazioni, S. Maria dello Spasimo, Palermo
Immagini dal Genio, studio fotografico Ezio Ferreri, Palermo
Il corpo in Scena, libreria La penna e la civetta, Palermo
Filippo Messina (Palermo, 1979)
Mostre personali / Solo exhibitions
2006
PassingSites, Velarredo, Palermo
Mostre collettive / Group exhibitions
2006
OpenSpace, Centro Culturale Candiani, Mestre, Venezia
Palermo >>Benevento, Benevento Città Spettacolo XXVII, Benevento
Eugenia, Centro Culturale Biotos, Palermo
BOA, Biennale o Altrove, Associazione Culturale Blow Up, Palermo
69
l'isola
2005
2004
2003
2002
2000
che
c'è
Il Genio di Palermo. Studi aperti degli artisti, VI ed, Palermo
Tran(siti), Casa Professa, Palermo
MassDistraction, Cantieri Culturali alla Zisa, Palermo
Video-Zotal, Ca Rivolta, Valencia, Spagna
Sempre Que Necessitates Mi Espacio (Te lo Voy a Dejar), Espacio Inestable,
Valencia, Spagna
Mostra dei lavori realizzati durante il Workshop di videoarte diretto da Raphael
Di Luzio, ArèA ContenitoreArteContemporanea, Palermo
Il Genio di Palermo. Studi aperti degli artisti, V Edizione. Palermo
LandEscape, Cantieri Culturali alla Zisa, Palermo
Artificio, Il Giornata dell’Arte e della Creatività. Fiera del Mediterraneo, Palermo
Stefania Romano (Palermo, 1975)
Giuseppe Stassi (Palermo, 1973)
Mostre collettive e festival di videoarte /
Group exhibitions and videoart festival
2006
2005
2004
2003
2002
2000
Mostre personali / Solo exhibitions
2007
2007
2004
22:15/00:30, Doppia personale Stefania Romano/Alessandro Di Giugno, Zelle
Arte, Palermo
Chi prima non pensa…, Spazio Razmataz, Prato
Mantafi, Galleria del lotto, Trapani
1999
Mostre collettive / Group exhibitions
2007
2006
2005
2004
2003
2000
70
Check-in, Bonelli Lab, Canneto sull’Oglio-Mantova (Mn)
E vissero per sempre felici e contenti, Milano Photo Festival-Galleria Bianca
Maria Rizzi, Milano
Arcani Maggiori, Galleria InArco, Torino
Galleria Antonio Colombo Arte Contemporanea, Milano
Libertà mancata, Convento S. Maria di Gesù, Palermo
Verona artefiera , Antonio Colombo Arte Contemporanea, Verona
Sicilia!, Galleria Credito Siciliano, Acireale (CT)
Disertare-Dissertare, Centro per le Arti Contemporanee, Castello Colonna di
Genazzano (Roma)
L’immagine irrisolta: un’indagine sulla corporeità, Biotos, Palermo
Art Bubbles: bolle d’arte a S. Salvario, Torino
Il Genio di Palermo. Studi aperti degli artisti, VI ed., Palermo
Biennale dei giovani artisti d’Europa e del Mediterraneo XII ed., Castel
Sant’Elmo, Napoli
Senza dubbi, Scuola media A.Fogazzaro, Trissino (Vi)
Housewarming landescape, Padova
Beauty not so difficult, Palazzo delle Stelline, Milano
NPP. Non pensiamoci più, Galleria 61, Palermo
Senza Freni, Galleria Antonio Colombo arte contemporanea, Milano
Mantafi, Galleria del lotto, Trapani
Il Genio di Palermo. Studi aperti degli artisti, V ed., Palermo
L’occhio in fuga, Percorsi della giovane fotografia contemporanea, Civica Gallerie
d’Arte Moderna, Palermo
1998
1997
Equidistanze, collettiva di videoarte, Rialto Santambrogio, Roma
Il Genio di Palermo. Studi aperti degli artisti, VI ed., Palermo
A corto di cinema - Lucca Short Film Festival 2004, Lucca
Il Genio di Palermo. Studi aperti degli artisti, V ed., Palermo
Visioni d’archivio, panoramica sul nuovo paesaggio audiovisuale siciliano, cinema Aurora, Palermo
OpenVideoSpace - Openspace, Milano
Bellustar, Belluard Bollwerk International (BBI), Friburg, Svizzera
L’immagine Leggera, Festival di videoarte IV edizione, videoinstallazione “Né di
nuovo, né più tardi”, Cantieri Culturali alla Zisa, Palermo
Talents – L’arte italiana dei nuovi talenti, Spazio Consolo, Milano
Talentum Tollerare, Querini Stampalia Furla per l’arte 2000, Venezia
Il Genio di Palermo. Studi aperti degli artisti, III edizione, Palermo
Video Lisboa, Lisboa, Portugal, Media Non Grate, Pärnu, Estland
Il cinema sperimentale tedesco degli anni Novanta e la nuova scena del film e
del video indipendente siciliano, Centro Culturale Polivalente Agricantus e
Goethe-Institut, Palermo
Il Genio di Palermo. Studi aperti degli artisti, II ed., Palermo
EMAF, European Media Art Festival, Osnabrück, Germany
Impakt Festival for audiovisual arts, Utrecht, The Netherlands
Int. Festival of New Film, Split, Croatia
Viper, international film-video-and multimedia-festival, Lucerne Switzerland
Videocinema e scuola, 14° concorso internazionale, Auditorium Concordia,
Pordenone
L’immagine Leggera, concorso internazionale di videoarte III edizione Cantieri
Culturali alla Zisa, Palermo
VIDEOEXperimental ’98, film & video festival, Zurigo
L’immagine Leggera, concorso internazionale di videoarte II edizione, magazzini ferroviari ai Lolli, Palermo
Anne Clémence De Grolée (Parigi, Francia, 1963)
Mostre personali / Solo exhibitions
2007
2004
2002
2001
1999
1997
Mobil city 1, performance per la presentazione del collettivo BoA,
Zo, Officine, Catania
Tre Installazioni, Galleria Nuvole, Palermo
Metamorfosi, festival FeraKalsa, Teatro Ditirammu, Palermo
Il canto alla durata, con il Teatro Othiasos, Casa delle Letterature, Roma
Sirene, installazione, Museo della Natura, Palazzo d’Aumale, Terrasini (PA)
Sud- strazi e sollazzi, Associazione Futuro, Roma
Au pays des hommes-fleuve, Centre Culturel Français de Palerme et Sicile
l'isola
1996
1995
1994
1992
Galleria Prati, Palermo
Personale in stand del F.R.A.C. dei Pays de la Loire et dell’ACIF
A mon seul désir, Association Culturelle Italo-Française, Bologna
Terra incognita, Zoo Galerie, Nantes
Personnelle, Association Albedo, Nantes
Mostre collettive / Group exhibitions
2007
2006
2005
2004
2003
2002
2001
2000
1999
1998
1997
1996
Artisticit(t)à, installazione Villinomania presso il BoALaB, Palermo
BiennaleoAltrove BoA, installazione et performance, BoA Point e Biblioteca
Comunale, Palermo
Trans’expo, festival les Transeuropéennes, Rouen
Homo urbanus, Gruppo Fermento, Facoltà d’Architettura, Palermo
Femminile singolare, II Biennale internazionale della fotografia di Brescia,
Galleria Reali, Brescia
Lontano da dove, mostra e tavola rotonda per Il Genio di maggio, Atelier
Fuoriclasse, Palermo
LIBEROLIBROdARTISTALIBERO, CaAcB, Piazza Armerina (EN)
Les instruments de ma passion, Cantieri culturali Ducrot e C.C.F., Palermo
Illuminazione, Maison de la Culture, Amiens
L’empereur, sa femme et le petit prince, Artothèque, Angers
Siciliane, Villa Aragona-Cutò, Bagheria (PA)
Resti o te ne vai?, Galleria dell’ERSU, Pensionato universitario S. Saverio,
Palermo
In situ-le corps, autour, F.R.A.C dei Pays de la Loire, La Ferté-Bernard
Città, con E.T. de Paris, Galleria Nuvole, Palermo
Carte sparse, Galleria Nuvole, Palermo
Scartalarte, Ex-Ciminiere, Ufficio Giovani Artisti e Fiera dell’Ambiente, Catania
Vucciria Parco d’Arte, Associazione Mondotondo, Festival Palermo di Scena
Il Genio di Palermo. Studi aperti degli artisti, III ed., Palermo
Appesi ad un filo… portare a spasso la linea, Fondazione En plein air, Pinerolo
(TO)
Arte al muro, giovani artisti per luoghi non comuni, BIG Torino 2000, Torino
Una stanza tutta per sé, Galleria Nuvole, Cantieri Culturali alla Zisa, Palermo
Fuoricampo, Galleria Nuvole e Galleria Nuova Icona, Biennale OFF, Ex-Mattattoio,
Venezia
Il Genio di Palermo. Studi aperti degli artisti, II ed., Palermo
Alta Marea, Biennale dei giovani artisti del Mediterraneo, Ivrea (TO)
Minimo ingombro, Galleria Nuvole, Palermo
Acquisitions 1998, Artothèque d’Angers
Artisti per Opening, Temple Gallery, Roma
Il Genio di Palermo. Studi aperti degli artisti, I ed, Palermo
Enthousiasme, courage, confiance et optimisme, F.R.A.C. dei Pays de la Loire,
Lannion
Un vent frais qui annonce la venue du matin, F.R.A.C. dei Pays de la Loire,
Nantes
Oggetto/sOggetto, ex-carcere di Petralia Soprana (PA)
Minéral et organique, Hôpital Cochin, Paris
1995
1994
1993
1992
1991
1990
1988
1987
che
c'è
Per l’aere perso, Accademia Abadir, San Martino delle Scale (PA)
Boîtes magiques, Alliance Française di Bari
At work, atelier Andrea Manetti, Bologna
Salon Jeune Peinture, Paris
Salon Jeune Peinture, Paris.
Treize à table, Association Lola, Nantes
Rencontres d’art contemporain, Artothèque, Nantes
Salon de Montrouge, Paris
Festival Les Allumées, Nantes-Buenos aires, C.R.D.C., Nantes
Suite et fin, Association Albedo, Nantes
Acquisitions 1991, Artothèque, Nantes
Diplômés 1989, DRAC dei Pays de la Loire, Nantes
Nuit des ateliers, Association Albedo, Nantes
Exposer, Galerie de l’Ecole des Beaux-Arts, Nantes
Beaulieu des Arts, Ruée vers l’art, Nantes
Dessislava Mineva (Plovdiv, Bulgaria, 1976)
Mostre personali / Solo exhibitions
2004
Tradizioni/Traduzioni, Galleria CCPAgricantus, Palermo
DOM, Area ContenitoreArteContemporanea, Palermo
Mostre collettive / Group exhibitions
2006
2005
2004
Dissertare-Disertare, Centro Internazionale per l'Arte Contemporanea Castello
Colonna, Gennazzano, Roma
Eugenìa, Galleria Biotos, Palermo
Lontano da dove, mostra e tavola rotonda per Il Genio di maggio, Atelier
Fuoriclasse, Palermo
Workshop Atelier Van Lieshout, Genio di Palermo, VI ed., Palermo
Salon d’Art contemporain de Montrouge, Montrouge (Parigi)
101+, Plovdiv, Bulgaria
Impressia, Plovdiv, Bulgaria
Art Positiv, Plovdiv, Bulgaria
Esposizione del Prix du dessin “David Weill”, Parigi
Salon de Vitry, Vitry (Parigi)
71
Finito di stampare nel mese di novembre 2007
per i tipi della Litograf editor srl – Città di C
astello(
per conto di :duepunti edizioni – P alermo
PG)

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