amore limpido/5 - Parrocchia S.Clemente

Commenti

Transcript

amore limpido/5 - Parrocchia S.Clemente
MORE LIMPIDO/5
Nona caratteristica: accettazione della crisi come
verifica del percorso e opportunità per trovare direzioni
condivise di crescita; la cura e la manutenzione del
rapporto durante il viaggio richiedono aggiustamenti
tempestivi. E non si tratta solo di armonizzare, ma di
cambiare insieme nella direzione di completare il più
possibile, ciascuno per sé e con l’aiuto dell’altro, la
propria maturazione come essere umano.
Una coppia di novelli sposi chiese:
«Cosa dobbiamo fare perché il nostro amore duri?».
Rispose il maestro: «Amate insieme altre cose».
Il maestro offrì una soluzione perfetta
a una coppia di sposi che non faceva che litigare.
Disse: «Smettete di reclamare come un diritto ciò che
potete chiedere come un favore».
Le liti cessarono all'istante.
Il maestro ascoltò in silenzio
le proteste di una donna contro il marito.
Alla fine disse: «Il tuo matrimonio sarebbe più felice,
mia cara,
se tu fossi una moglie migliore».
«E come posso esserlo?».
«Rinunciando ai tuoi sforzi
per fare di lui un marito migliore».
(A. DE MELLO, Un minuto di saggezza, Paoline, Milano 1987)
** Amare è rinunciare alla chiusura in se stesso, alla
falsa
autosufficienza,
all'
autoaffermazione
individualista, al possesso esclusivo. Esige sacrificio e
sofferenza per aprirsi alla gioia della comunione e della
condivisione. Occorre donare se stessi per ritrovarsi più
perfettamente insieme agli altri, perdere la vita per
acquistarla di nuovo, come Gesù ha detto (cfGv 12,25)
(Card. Ennio Antonelli).
«Il segreto del "come vivere assieme" non dev' essere
ricercato nelle nostre riflessioni, nelle nostre abitudini,
nelle nostre leggi, nel nostro agire, risiede in Dio»
(Godfried Danneels).
Dio non ci viene rivelato solo come colui che ama e
che vuole essere amato. Ci viene rivelato come colui
che è l'Amore. «Dio è amore» (1 Gv 4,8b).
Dal momento che parliamo di coppie cristiane, lo
Spirito Santo è già presente e attivo nelle coppie.
Bisognerebbe essere capaci di tradurre, per gli sposi
di oggi, gli slanci d'amore del Cantico dei cantici. Un
amore umano portato verso il compimento totale.
«Baciami con i baci della tua bocca. Sì, le tue
tenerezze sono più dolci del vino...» (1,2).
«Attirami...» (1,4). «Forte come la morte è
l'amore»(8,6b).« Vieni, mio diletto...» (7,12). «Là ti
darò le mie carezze» (7,13b). «Se uno desse tutte le
ricchezze... non ne avrebbe che dispregio...» (8,7b).
Parola del Signore! Non si tratta qui di una poesia
d'amore, come il tema di tante canzoni. Dio sa parlare
il nostro linguaggio. Sa parlare dell'amore perché è
Amore.
È anche importante essere veri ed esprimere le
esigenze dell'amore. Non si può dire «Ti amo» senza
piangere qualche volta. Il poeta Kahlil Gibran è
capace di dire bene tutto questo: «Quando l'amore vi
chiama, seguitelo... Abbandonatevi ad esso...» (Il
Profeta).
C'è Gesù risorto a testimoniare l'inseparabile bellezza
dei due aspetti del Mistero pasquale. Occorre essere
stati fedeli all'amore fino alle estreme conseguenze
per poter conoscere gli splendori di un'apertura alla
vera vita. È a questo mistero che le coppie sono
chiamate a unirsi quando chiedono che il loro
matrimonio venga celebrato all'interno di una
Eucaristia. «Nella buona e nella cattiva sorte». Un
primo atteggiamento pastorale che suggerisco è
dunque di saper accogliere l'amore dei fidanzati come
un mistero che affonda le sue radici nelle forze del
cosmo e che apre alla vita del Dio-Trinità.
Le cause della crisi possono essere le più svariate, ma sempre alla base si verifica un
paradosso sorprendente: le persone vanno in crisi perché non sopportano più proprio le
caratteristiche di personalità per cui hanno scelto un determinato partner. Spesso
inconsciamente si scelgono persone con una finalità conservativa, cioè affinché supportino
le rispettive personalità, e con una finalità integrativa, cioè affinché completino ciò che
manca alle caratteristiche della nostra personalità. Così per es. una persona con una forte
pulsione all’appartenenza, però poco realizzata sceglie una persona con qualità
complementari, che in questo caso possono essere l’indipendenza, l’espressività,
affermazione dell’io, forte autostima ecc. All’inizio tutto va bene, ma poi improvvisamente
le qualità diventano difetti insopportabili: egocentrismo, narcisismo, menefreghismo,
protagonismo, vanagloria ecc.
D'altra parte si risponde con egual moneta: le qualità complementari che tanto avevano
affascinato prima quali dolcezza, disponibilità, protettività, adattabilità, indulgenza o
mitezza, vengono vissute come falsità, iperadattamento, timore, introversione,
vigliaccheria, mancanza di personalità, ecc. l’:appartenenza si tramuta in insignificanza.
Incredibilmente diventano entrambi una «schifezza» agli occhi dell' altro! La crisi
allora prende sembianze davvero pericolose: sembra tutto finito, l'amore, l'affetto, i ricordi
belli, tutto sembra lontano e perduto, non resta altro che lasciarsi e separarsi. Ognuno per la
sua strada, ci si era sbagliati e l'amore è finito.
Ora le soluzioni possono essere tre.
La prima è data dal procedere del rapporto cosi com'è, senza particolari cambiamenti: si
entra in una situazione di «sano realismo», si fa per dire, in cui si vedono le cose senza la
fascinazione precedente che aveva messo un gran velo sui difetti e le imperfezioni
dell'amato, e si accetta la realtà cosi com'è, con un certo disincanto. In genere questa
situazione comporta una reciproca e paziente sopportazione delle diversità, si lascia fare, si
accetta che l'altro abbia orientamenti e interessi divergenti, ma senza integrarli, e dunque
lasciandoli soddisfare indipendentemente, al di fuori della coppia. Cosi però ci si vede
sempre meno e si fanno poche cose insieme. All'inizio sembra una soluzione di ampia
tolleranza, ma poi si finisce per essere reciprocamente indifferenti e disinteressati e la
routine prende il sopravvento. Del resto ci sono sempre moltissime cose da fare nella vita!
La seconda deriva dal fatto che l'essere umano tende comunque a muoversi in un ambito
noto e non desidera, anzi teme, di perdere il proprio quadro di riferimento di pensieri,
opinioni e comportamenti abituali, specie in amore, quando ha l'impressione di essersi
finalmente appagato. Il pensiero di dover mutare l'immagine della persona amata cosi come
era stata vista, idealizzata e perfetta, può essere troppo difficile e doloroso da sopportare,
anche perché si dovrebbe ammettere che era dipeso, invece, proprio anche da noi non aver
capito niente. Cosi si preferisce pensare che è l'altro a essere improvvisamente cambiato,
che è lui o lei a non andare più bene: «Ma cosa ti è successo? Non sei più lo/la stessa/o!».
Se si è una persona che possiede molte alternative sarà possibile trovare rapidamente un
sostituto, certo bisognerà essere più attenti e investigativi al momento della scelta: «Ma
insomma, con tutte le persone che ci sono in giro. ..». Perciò meglio anticipare le mosse,
difendersi dal mutamento e aggrapparsi letteralmente ai difetti, alle incomprensioni e a
tutto ciò che non ci piace nell'altra persona, per fare scattare la rottura e avere un buon
motivo per chiudere la relazione.
La terza via ovviamente sarà quella di darsi reciprocamente l'opportunità di crescere:
consiste nell' accettazione del fatto che una relazione non esiste senza diversità e dunque
senza difficoltà di integrazione. Proprio il permesso di far affiorare i problemi, di aiutarsi
reciprocamente a capire quali sono i bisogni fondamentali non soddisfatti e come poterli
appagare o direttamente e reciprocamente o nella vita esterna, porta la coppia a evolvere,
considerando che anche l'evoluzione individuale è un bene e non un male. Anzi, come
abbiamo imparato dagli evoluzionisti, è un orientamento naturale umano necessario,
premiato, per di più, da sentimenti di gioia e felicità. Sono la staticità, l'angustia, la
ripetitività a essere contro natura, non la diversità e il cambiamento.
un vademecum per la vita di coppia.
l. Creare una forma di alleanza fra i coniugi nel prendersi cura della coppia
salvaguardando il legame: è come dire apertamente che un problema c'è e siamo qui
insieme, uniti per superarlo. «Il nostro è stato un grande amore, anche se ora siamo in
difficoltà.»
2. Verificare ed esplicitare quanto ciascuno tiene all'altro e alla coppia. Questa specie
di contratto di coinvolgimento reciproco è necessario perché qualche volta è uno solo dei
due a voler superare la crisi e, anche se è accettabile che ci sia qualche differenza di
investimento, vogliamo stimolare al massimo la collaborazione di entrambi oppure
esplicitare la minor attivazione di uno dei due, ma in questo secondo caso, lo diciamo pure,
le difficoltà saranno maggiori. «Siamo qui entrambi per aiutarci a superare la crisi.»
3. Proteggere la coppia e la famiglia, quindi anche gli eventuali figli, da aggressività o
decisioni impulsive di rottura precoce; dobbiamo prenderci un po' di tempo per la
terapia, se si inizia è perché si prevede un certo percorso di crescita che ha bisogno di
tempo e disponibilità, come minimo qualche mese, poi si vedrà! «Prendiamoci tempo,
niente colpi di testa, niente violenza, siamo in cammino adesso e siamo aiutati.»
4. Migliorare il processo comunicativo. A volte succede che le coppie riescono a parlare
fra loro solo in nostra presenza, tanto sono arrabbiate o deluse e incapaci di un confronto
adulto di idee.
«Ascoltiamoci, esprimiamo i nostri bisogni, prendiamo sul serio il dolore dell'altro.»
5. Valorizzare le qualità di entrambi. Prendere dunque consapevolezza dei motivi per cui
ci si è innamorati proprio di quella persona. Anche questa fase a volte richiede un certo
tempo, soprattutto quando le persone sono cosi svalutate internamente che restano sorprese
e incredule di fronte ai riconoscimenti del partner. «Avevo proprio bisogno di uno come te,
nella mia vita, tu sei la mia possibilità evolutiva.»
6. Scoprire le proprie pulsioni non realizzate e le relative capacità da sviluppare,
quelle stesse capacità possedute dal partner. Evidenziare la storia personale, i limiti dei
propri comportamenti copionali e le ingiunzioni infantili avvenute ben prima di incontrare
il proprio amore. «Ecco perché non ce la facevo da solo.»
7. Individuare i propri obiettivi di miglioramento da conquistare, le proprie modalità
negative da superare, non tanto quelle dell' altro, ma le proprie. Scoprire come ci si
boicottava o come si frenano ancora adesso, ormai in automatico, le pulsioni negate.
«Faccio proprio tutto da solo, sono io adesso che mi inibisco e tocca a me crescere.»
8. Trovare appoggio e aiuto nel percorso di crescita e di apprendimento proprio
grazie al partner, allenarsi a soddisfare i bisogni nascosti e festeggiare ogni risultato
raggiunto. “Tu che sei bravo in quello, aiutami a imparare, e quando ci riusciamo …
baciami, abbracciami, facciamo l’amore, festeggiamo subito”.
Il processo è sempre quello di sviluppare le potenzialità che erano state
individuate nell’altro proprio perché mancanti in sé, una crescita individuale
verso un’integrazione della personalità, verso le caratteristiche irrinunciabili
dell’essere umano.
Preghiamo
SIGNORE,
converti il nostro cuore,
perché possiamo comprendere,
accogliere e vivere
il tuo disegno
sulla nostra famiglia.
Amandoci gli uni gli altri
come tu ci hai amato,
concedi a noi
di fare esperienza della tua presenza
nella nostra vita,
di godere del tuo amore
e della tua misericordia,
della tua comprensione
e del tuo perdono.
Fa' che nella vita familiare
diventiamo segni autentici
del tuo amore.
AMEN.