Settembre 2010 - N° 15

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Settembre 2010 - N° 15
Almanacco
latinoamericano
notizie dall’America Latina a cura di Donato Di Santo
anno II • numero 15 • settembre 2010
Tentato golpe (senza forestali) in Ecuador, il
Segretario Generale dell’UNASUR reinsedia
Correa. Un grande paese: Dilma, candidata di
Lula, al 47%; il socialdemocratico Serra, al 33;
l’ambientalista (ex PT e Ministra di Lula),
Marina, al 20. E, con il voto elettronico, i
risultati in poche ore. Ojos y oídos de la
revolucion: ma sono i soliti CDR. Argentina-Cile:
tensioni per il FPMR. Lima, dopo frijolito,
Susana Villaràn: una bella sinistra. Venezuela: in
Parlamento torna l’opposizione. Arrestati Tuto
Quiroga, e altri. Macarena, bombardato il
Mono Jojoy. Messico, lunghi coltelli, di nuovo,
nel PRD. Guerra alle maras a El Salvador.
Lugo, sano come un pesce. Primo sciopero,
in Uruguay, contro Pepe: che governa.
Rubriche:
AGENDA POLITICA
Questo Almanacco è uno strumento che il CeSPI mette
a disposizione di un numero limitato e qualificato di persone interessate per ragioni istituzionali, sociali, culturali,
politiche o imprenditoriali ai rapporti tra l’Italia e
l’America latina.Tranne i corsivi, che esprimono opinioni
di chi li firma o del curatore Donato Di Santo, tutti gli
altri testi sono notizie raccolte e selezionate dalle
Agenzie di stampa o dai mezzi di informazione nazionali
ed internazionali.
La stesura redazionale è di Gianandrea Rossi.
Per comunicare con l’Almanacco:
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Rimane alta la tensione del dibattito politico interno in
ARGENTINA. Dopo lo scontro tra governo e principali
gruppi editoriali del paese (Clarin e La Naciòn), a seguito della
diffusione del dossier “Papel Prensa” (vedi Almanacco n° 14), il
governo ha presentato una denuncia penale per accertare se, in
occasione della compravendita della cartiera Papel Prensa, esponenti dei due gruppi editoriali coinvolti abbiano commesso degli
illeciti, in combutta con la dittatura militare dell’epoca. Il mondo
della stampa è insorto contro il governo accusandolo, attraverso l’Associazione dei Giornalisti Argentini, di aver preso di mira
la stampa come fosse “un nemico”. L’Associazione ha rifiutato la
proposta del governo di regolamentare la fabbricazione e la
commercializzazione della carta per la produzione dei giornali,
con la motivazione che la “Costituzione proibisce di promulgare leggi che limitino la libertà di stampa”.
All’inasprimento della situazione ha contribuito anche la decisione della Giustizia argentina di bloccare il decreto con il quale il
governo aveva disposto la sospensione della licenza del provider
internet Fibertel, di proprietà del gruppo Clarin, offrendo ai
clienti (oltre un milione), tre mesi per scegliersi un nuovo provider. Si tratta di un provvedimento che un magistrato di La Plata,
Elvio Sagarra, ha preso dando seguito ad un ricorso presentato
da un gruppo di consumatori per intimare al governo di “astenersi dal condizionare la fornitura del servizio” da parte di
Cablevision attraverso Fibertel. Secondo Sagarra, infatti, non vi
sarebbe alcuna violazione della nuova legge sulle telecomunicaAlmanacco
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■ Agenda politica
1
Argentina, Bolivia, Brasile, Cile,
Colombia, Cuba, Ecuador, El Salvador,
Guatemala, Haiti, Honduras, Messico,
Nicaragua, Panama, Paraguay, Perù,
Uruguay, Venezuela
■ Agenda regionale
13
■ Agenda economica
15
■ Agenda bilaterale
15
Farnesina
■ Agenda delle segnalazioni
15
Eventi, Interrogazione parlamentare,
Documenti, Libri
CeSPI
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zioni, in seguito all’assorbimento di Fibertel da parte di
Cablevision, la società del gruppo Clarin che fornisce il servizio
di televisione via cavo. Secche e dure le risposte della
Presidenta che, da New York, si è chiesta se sia “necessario
ricorrere ai Tribunali internazionali affinché la legge torni ad
essere uguale per tutti in Argentina!”. Ha poi accusato
l’Amministratore delegato del Gruppo editoriale, Hector
Magnetto, definendolo “un uomo che in Argentina manovra le
sentenze”.
Altro aspetto della crisi tra l’Esecutivo e il Potere giudiziario
riguarda l’annunciato taglio (40%) per il budget della Corte
Suprema previsto nella nuova legge di Bilancio 2011, poi smentito dal Capo di Gabinetto,Anibal Fernandez, con l’argomento che
al contrario gli stanziamenti per la Corte Suprema sarebbero
aumentati del 18%. In effetti il nodo della questione riguarda la
nuova norma che dovrebbe vincolare l’approvazione del 40% del
budget stanziato per la Corte Suprema al totale stanziato per la
Magistratura – e all’approvazione del Gabinetto Presidenziale –
accrescendo l’influenza della Casa Rosada sul Potere giudiziario,
secondo quanto scritto in un comunicato della Corte Suprema.
Nuovo tema di forte contrasto con la Corte Suprema è stata
la decisione della Corte suprema Argentina di concedere
l’estradizione al cileno Sergio Galvarino Apablaza, accusato in
Cile dell’omicidio del senatore dell’UDI (il partito pinochettista), Jaime Guzman avvenuto nel 1991 e del sequestro di
Christian Edwards, realizzati dal gruppo armato Frente
Patriotico Manuel Rodriguez (emanazione del PC cileno negli
anni più bui della repressione militare, e di cui Apablaza, con il
soprannome di “Comandante Salvador” era il capo). La
Presidenta Kirchner si è più volte espressa per la concessione
dell’asilo politico, nonostante le forti pressioni che il Presidente
del Cile, Piñera, affinché venga concessa l’estradizione. Come ha
dichiarato l’Ambasciatore cileno a Buenos Aires, sul il quotidiano cileno La Tercera, “Apablaza è molto vicino a gruppi sociali
(Madres de Palza de Mayo, CELS ecc), sensibili alle tematiche
dei diritti umani in Argentina e capaci di influenzare fortemente il governo”. È giunta negli ultimi giorni la decisione della
Presidenta di concedere il diritto d’asilo (nonostante il parere
negativo dell’organo competente della giustizia, Conare), come
segno di rafforzamento del legame del governo con le suddette organizzazioni che, in vista dell’appuntamento elettorale del
prossimo anno, potranno garantire il proprio appoggio alla candidatura governativa.
Nuovi posizionamenti verso il 2011. In vista delle prossime elezioni, diviene sempre più cruciale per l’Esecutivo assicurarsi il controllo del peronismo della Provincia di Buenos Aires, considerata
collegio chiave. Nelle ultime settimane si è consolidata la distanza
tra i Kirchner ed il Governatore Daniel Scioli: a settembre, poco
dopo la crisi cardiaca che lo ha colpito, Nestor Krichner, in un
atto pubblico tenutosi a Matanzas, per la prima volta ha espresso
ufficialmente il proprio sostegno al sindacalista, Segretario generale della CGT e camionista, Hugo Moyano, per le elezioni interne peroniste. Si tratta di una scelta strategica volta a compattare
il settore tradizionalmente più vicino e fedele alla coppia presidenziale che, di sicuro, avrà un impatto sul morale dei sindaci della
zone periferiche della provincia, molto legati al Governatore
Scioli, che ha cercato di tenersi in disparte, partecipando in seconda fila alla suddetta manifestazione in appoggio a Moyano per la
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guida del PJ bonaerense, avvenuta alla presenza del fedele Ministro
del Commercio Interno, Moreno (autore del dossier Papel
Prensa). La “scelta sindacalista” per la Provincia di Buenos Aires di
sicuro influenzerà anche a livello nazionale la geometria degli
schieramenti delle anime del peronismo, ancora indecise sul da
farsi. Felipe Solà, ancora senza un quadro chiaro di alleanze, ha iniziato a presentarsi come precandidato presidenziale per il 2011,
accusando i Kirchner di “essere legati ad innumerevoli fatti di corruzione”. Intanto nella capitale, il Tribunale Superiore di Giustizia
ha approvato l’iter della raccolta di firme per indire il referendum
contro il Sindaco Mauricio Macri, leader del PRO (e secondo
molte fonti in corsa per le Presidenziali), a seguito dell’inchiesta
giudiziaria sulle intercettazioni telefoniche (vedi Almanacchi precedenti), si fa quindi sempre più complicata la potenziale alleanza
con parte del peronismo dissidente guidato da Felipe Solá e
Duhalde, entrambi interessati alla partita del 2011. De Narvaez,
altro peronista dissidente, ha annunciato che si candiderà, lasciando intendere che non si opporrebbe ad un fronte elettorale cui
possano convergere Duhalde, e addirittura Cobos, a patto che “i
Kirchner ne rimangano fuori”.
Poche novità sul fronte dell’opposizione. Rimane ancora forte la
distanza tra Elisa Carriò e Ricardo Alfonsin (vedi Almanacco n°
14), che ha lasciato trapelare che probabilmente soltanto il ricorso alle primarie potrà dirimere la contesa interna all’UCR tra lui
e Cobos. Intanto Cobos, da Vice Presidente, approfitta delle lunghe e frequente “trasferte internazionali” della Presidenta, per
consolidare una sua immagine anche sul fronte interno dell’UCR,
come è avvenuto con la decorazione del Procuratore Strassera,
fortemente osteggiata dalla Presidenta e particolarmente gradita
a molti settori del radicalismo.
Forte visibilità internazionale per la coppia presidenziale in
occasione della settimana trascorsa a New York. La Presidenta
ha partecipato all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, e
ad importanti incontri con il mondo dell’economia e della
finanza statunitense, organizzato dal Council of Americas, in cui
la Presidenta ha presentato un bilancio dei 7 anni di governo
Kirchner (tra l’altro i progressi fatti nella lotta alla povertà, attesa sul finire del 2010 in ulteriore calo al di sotto del 12% (nel
2002 era del 57,5%). Dopo un incontro con il Segretario
Generale dell’ONU, Ban Ki-moon, la Kirchner ha assistito alla
votazione dell’Assemblea che ha eletto l’Argentina paese
Presidente di turno del G77, confermando così la proiezione
internazionale dell’agenda di governo dei Kirchner. Nelle stesse ore Nestor Kirchner è intervenuto, in investe di Segretario
generale dell’UNASUR, alla New School di New York. Ma le
problematiche interne hanno comunque inseguito la Presidenta
anche in trasferta: a prevalere nelle dichiarazioni, i tono accesi
contro il Potere giudiziario argentino, che hanno tradito le forti
preoccupazioni dell’Esecutivo, impegnato per altro in queste
settimane a presentare la legge di Bilancio per il 2011, le cui
prime proposte per i settori scuola e giustizia hanno già alimentato manifestazioni e proteste.
Vale la pena qui sottolineare che l’approvazione della
Finanziaria per l’anno elettorale, costituirà un ulteriore banco
di prova per la tenuta del governo (che alla Camera non ha più
la maggioranza), che potrebbe puntare alla proroga in esercizio
della legge attuale, evitando così lo scontro parlamentare. Vi
sono molte preoccupazioni negli ambienti di opposizione,
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come sottolinea la società “Analyitica”, potrebbe accadere ciò
che accade da anni, ovvero che il governo “presenti una stima
inferiore di entrate fiscali, cosicché le risorse eccedenti, grazie
all’uso dei superpoteri, possano essere destinate, secondo
discrezionalità, alle esigenze politiche”.
In BOLIVIA il dibattito politico si è riacceso dopo le dichiarazioni del Presidente Morales, rilasciate alla CNN a New York,
dove si è recato per partecipare all’Assemblea Generale delle
Nazioni Unite, in cui ha rivelato la sua intenzione di ricandidarsi
alle elezioni presidenziali del 2014 per il nuovo mandato presidenziali 2015-2020: ”La Costituzione parla esplicitamente di due
mandati. Questo è il mio primo!” Ha dichiarato all’emittente, attirando su di se le critiche dell’opposizione che ha dichiarato che
tale decisione sarebbe incostituzionale. Secondo molti esponenti
del governo e vari parlamentari della maggioranza, non sussisterebbero problemi legati alla nuova Costituzione dello Stato plurinazionale, approvata nel 2008. Il Vice Presidente, Alvaro Garcia
Linera, ha infatti ripreso le dichiarazioni di Morales aggiungendo
che “il Presidente Morales ed io non abbiamo finito il nostro mandato nella prima legislatura. Siamo stati al governo solo 4 anni. La
disposizione transitoria della Costituzione parla di ‘mandato’, e
non lo abbiamo potuto terminare per colpa dell’opposizione.
Quindi la disposizione transitoria non deve essere applicata in
questo caso”. Con argomentazioni evidentemente soggette a differenti interpretazioni il fronte governativo si è preparato a difendere, nell’opinione pubblica, ciò che i vari settori dell’opposizione
giudicano un atto incostituzionale”, in violazione della norma
transitoria prevista dalla nuova Costituzione. Il Senatore dell’opposizione, Bernard Gutierrez, ha dichiarato che “il governo sta
perseguendo fini totalitari, se il Presidente della Repubblica vuole
ricandidarsi, deve cambiare la Costituzione”.
La decisione del Presidente Morales cade nel periodo di minore
gradimento del suo operato, registrato in agosto dalla società
Ipsos al 46% (ben lontano dal 70% dell’inizio del suo attuale mandato a gennaio).
Dopo l’annuncio, l’ex Sindaco di La Paz, ed ex alleato di governo
di Morales, Del Granado, ha annunciato che si candiderà alle prossime elezioni presidenziali, ricordando a Morales “che andrà cambiata la Carta costituzionale per ammettere un suo nuovo mandato”. Si tratta della conferma del consolidarsi di un nuovo fronte avverso per il Presidente Morales, non costituito dalla tradizionale opposizione, bensì da frange prima affini al suo governo. Si
tratta di un fenomeno già visto con le proteste avvenute in agosto a Potosì e le lunghe marce indigene dei mesi scorsi, che dimostrerebbero, secondo il centro studi CERES, che “i nuovi conflitti
con il governo hanno origine nel desiderio della collettività di partecipare alla positiva congiuntura economica del paese”. Si tratta,
sempre secondo il CERES, di movimenti scoordinati e frammentati, che ostacolano l’operato del governo: la candidatura dell’ex
Sindaco di La Paz, invece, rappresenterebbe un primo tentativo
coordinato, qualora si concretizzasse, di dare voce a questa nuova
dissidenza interna, che renderebbe ulteriormente difficile il cammino per il Presidente Morales, già costantemente messo sotto
pressione dall’opposizione tradizionale.
Il clima politico interno era comunque già surriscaldato per l’approvazione, alla Camera della “legge antirazzista”, provvedimento
che prevede la possibilità di sanzionare i mezzi di informazione
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che veicolino messaggi razzisti. La legge, che deve essere ancora
approvata al Senato, ha destato preoccupazione nelle file dell’opposizione per il timore che si tratti di un escamotage per colpire
gli organi di stampa avversi al governo con la “scusa” dei toni razzisti che vi sarebbero utilizzati nei riferimenti fatti alla classe dirigente boliviana. Secondo la deputata Carmen Gonzales si tratta di
un “provvedimento anticostituzionale, che mina la libertà di stampa ed i diritti dei cittadini, basato su criteri puramente arbitrari”.
Il Relatore della legge, Rojas, ha fatto sapere che il provvedimento, duramente criticato anche dalla Conferenza episcopale boliviana, può essere cambiato, tenendo conto delle indicazioni delle
associazioni giornalistiche.
Molto scalpore ha suscitato anche l’arresto dell’ex Presidente,
Tuto Quiroga, accusato dal Tribunale di La Paz per affermazioni
relative all’utilizzo governativo del Banco Central (di cui il governo, a settembre, ha innalzato la propria quota al 97%), definito
come “lavanderia dei fondi chavisti, di denaro sporco e di corruzione”. Il Vice Presidente Linera si è espresso con durezza nei suoi
confronti:“Quiroga ha confuso il diritto di espressione con la prostituzione del linguaggio”, commentando le sue dichiarazioni in cui
sostiene di essere vittima di censura politica da parte del governo.
Sul fronte energetico, mentre procedono i lavori per il gasdotto
che collegherà la Bolivia all’Argentina (la cui inaugurazione è stata
confermata per la prima metà del 2011, come previsto dopo la
riunione tra la Kirchner e Morales, lo scorso marzo), da segnalare il rafforzamento degli investimenti della società francese Total,
già attiva da anni nel paese andino e tra le società straniere non
(ancora?) nazionalizzate: a settembre il Presidente della società
francese ha avuto una lunga riunione con il Ministro degli idrocarburi, Vincenti, e con il Presidente, Morales, da cui è emersa una
linea di forte collaborazione ed intesa sugli obiettivi. Forti collaborazioni potrebbero scaturire con la Francia sul tema del litio,
con l’interessamento del gruppo Bolloré, anche se Morales si è
recato, a fine agosto, a sponsorizzare in Corea del Sud le potenzialità del minerale.
Il Prossimo Presidente della Repubblica Federativa del
BRASILE verrà eletto, al secondo turno, il prossimo 31 ottobre. Contrariamente alle aspettative diffuse dagli ultimi sondaggi
pubblicati prima del voto Dilma Rousseff, pur arrivando ampiamente al primo posto, non è riuscita ad ottenere la maggioranza
assoluta dei voti (secondo Ibobe e Vox Populi avrebbe dovuto
prendere il 55%). Dallo scrutinio effettuato sulle 401 mila sezioni
elettorali, hanno partecipato al voto dello scorso 3 ottobre
111.193.747 brasiliani dei 135.804.433 aventi diritto, confermando una partecipazione alta alle votazioni (81,8%). Dilma Rousseff
(sostenuta, tra gli altri, dal PT, PMDB, PSB, PDT e PCdoB), si è
aggiudicata la maggioranza relativa dei voti, 47.651.434 (il 46,91%),
a seguire José Serra (sostenuto, tra gli altri, dal PSDB, DEM, PTdoB
e PTB), con 33.132.283 voti (il 32,61%), e Marina Silva (sostenuta
dal PV), con 19.636.359 voti (19,33%).
Il successo della compagine governativa appare dalla mappatura
del voto per Dilma nei diversi Stati del Brasile. La ex Ministra da
Casa Civil è prima in 18 Stati su 26: Pará,Amapá, Maranhão, Ceará,
Piauí, Paraíba, Pernambuco, Sergipe, Alagoas, Bahia, Tocantins,
Goiás, Minas Gerais, Espírito Santo, Rio de Janeiro, Rio Grande do
Norte e Rio Grande do Sul. Serra vince invece in otto Stati:Acre,
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Roraima, Rondônia, Mato Grosso, Mato Grosso do Sul, São Paulo,
Paraná e Santa Catarina. Marina Silva ha avuto le migliori performance in Minas Gerais, San Paolo, Distritto Federal, Rio de Janeiro
(dove si colloca al 31%, sopra Serra),Amapà (29%), Espirito Santo
(26%), in Acre (suo Stato di origine 23%, alla pari con Dilma), e
Pernambuco (arrivata seconda, sopra Serra, con il 20%).
Più complesso e meno nitido appare lo scenario politico se analizzato attraverso i risultati delle elezioni statali, che hanno visto i
brasiliani esprimere il loro orientamento per il rinnovo dei governatori dei 26 Stati, di cui 16 sono già stati eletti al primo turno.Ai
partiti legati alla coalizione che sostengono Dilma Rousseff ne
vanno 10: il nuovo Governatore dell’Amazonas, Omar Aziz, con il
63,7% dei voti, il Governatore del Maranhao, Roseana, con il
50,08% dei voti, il Governatore del Mato Grosso, Silval Barbosa,
con il 51,21% dei voti, il Governatore del Cearà, Cid Gomes, con
il 63,87%, il Governatore del Sergipe, Deda, con il 52,08% dei voti,
il Governatore di Bahia, Jaques Wagner, con il 63% dei voti, il
Governatore del Rio Grande Do Sul,Tarso Genro, con il 54,35%
dei voti, il Governatore dello Stato di Rio de Janeiro, Sergio
Cabral, con il 66% dei voti, il Governatore del Pernambuco,
Eduardo Campos, con l’82,4% dei voti, e il Governatore di
Espirito Santo, Renato Casagrande, con l’82% dei voti. Ai partiti
legati alla coalizione che sostiene José Serra ne sono andati tre: il
Governatore del Rio Grande do Norte, Rosalba Ciarlini con il
52,46% dei voti, il Governatore di Minas Gerais, Antonio
Anastasia, con il 62,72%, il Governatore del Paranà, Beto Richa,
con il 52,44% dei voti. Assegnati, con geometria di coalizione
mista, il Governatore dello Stato di Acre, con il 50,51% dei voti
eletto, tra gli altri, dal PV e dal PT; mentre sono stati eletti da alleanze locali tra PMDB e PSDB, il Governatore del Mato Grosso do
Sul, André Puccinelli (che ha ottenuto il 56% dei voti), il
Governatore di Santa Catarina, Raiumndo Colombo (che ha ottenuto il 52,7%), ed il Governatore dello Stato di San Paolo,
Gerardo Alkmin, (che ha ottenuto il 50,63% dei voti); il
Governatore del Tocantins invece, Siqueira Campos, con il 50,52%
dei voti, è stato eletto con un alleanza tra PV e PSDB.
Rispetto ai voti espressi per il Presidente della Repubblica, emergono alcune interessanti contraddizioni con il risultato per i
Governatori. Primo fra tutti: in Minas Gerais si è confermata la
tanto temuta scelta “Dilmasia” ovvero il voto incrociato a favore
di Dilma per le Presidenziali e per Anastasia (del PSDB) al governo statuale, con una forte penalizzazione del candidato del PMDB,
l’ex Ministro delle telecomunicazioni Helio Costa, e di Josè Serra,
paradossalmente in uno degli Stati tradizionalmente più vicini al
suo partito. Stessa penalizzazione per Serra nella sua roccaforte,
a San Paolo, dove Alklmin lo supera di oltre il 10% come
Governatore. Il buon risultato di Aecio Neves nella “sua” Minas
Gerais, capolista al Senato per la coalizione di Serra, rappresenta
un trampolino di lancio del “tucano” nello scenario politico federale per il 2014.Altri voti incrociati a favore di Dilma, in Tocantins,
in Rio Grande do Norte, Pernambuco, Parà (dove al ballottaggio
Ana Julia, candidata del PT, è nettamente sfavorita). Altri incroci
interessanti: alle presidenziali di San Paolo, Marina Silva vola al
20%, lasciando Serra al 40%, ben 10 punti in meno del candidato
del PSDB al governo federale,Alkmin; in Minas Gerais, l’elettorato di Serra alle presidenziali ha favorito il PV; a Brasilia Marina è la
più votata con il 41%.
Per quanto ancora parziale l’esito delle elezioni dei Governatori,
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appare comunque evidente un complesso intrecciarsi, al livello
statale, delle relazioni tra le diverse forze in campo, che a livello
federale si sono schierate principalmente sui tre candidati principali. Da sottolineare i risultati dei principali collegi elettorali del
paese, San Paolo, Minas Gerais, Rio de Janeiro, Bahia, Rio Grande
do Sul ed il Paranà, già assegnati al primo turno, che vedono collocarsi alla pari l’alleanza che sostiene Dilma (trionfante a Rio e
Bahia, dove vengono riconfermati i Governatori uscenti, e Rio
Grande do Sul, che viene strappato al PSDB), e quella che appoggia Serra (a San Paolo – Stato di sua provenienza – seppur in alleanza con il PMDB; in Minas Gerais, dove Anastasia ha la meglio sul
candidato del PMDB, Helio Costa, e nel Paranà, con Bitcha).
Più chiari i risultati relativi all’elezione del Parlamento, che ha visto
i brasiliani prendere posizione per il rinnovo della totalità della
Camera (513 deputati) e del Senato (81 Senatori). Da questo
risultato emerge con chiarezza l’affermarsi del partito di Dilma
Rousseff (il PT) a livello federale, che aumenta la propria presenza sia alla Camera, in cui diventa il primo partito, passando da 79
ad 88 deputati (potrà eleggere il Presidente della Camera), che al
Senato passando da 11 a 13 rappresentanti. Alla Camera il PT
diventa così partito di maggioranza relativa, mentre al Senato
rimane il secondo partito. Il PMDB da parte sua si indebolisce alla
Camera, perdendo 11 deputati e attestandosi a 79, e mantiene la
propria forza al Senato, aumentando i propri rappresentanti che
potrebbero passare da 17 a 21. In calo in entrambi i rami del
Parlamento il PSDB, che perde alla Camera 13 deputati rimanendo con 53 parlamentari, ed al Senato retrocede di 6 senatori, fermandosi a 10 rappresentanti. Anche il DEM perde in entrambi i
rami del Parlamento, passando al Senato da 13 a 6 senatori e alla
Camera da 65 a 43 deputati. Nel complesso dunque, nel caso in
cui Dilma Rousseff vinca al secondo turno le elezioni presidenziali, potrà contare su una maggioranza ben più ampia di quella che
ha sostenuto Lula passando, alla Camera da 357 deputati 402, con
un’opposizione ridotta a 111 deputati dai 156 eletti nel 2006, ed
al Senato con una maggioranza di 51 su 81, più ampia di tre o
quattro senatori rispetto a quella precedente.Altro dato rilevante è l’uscita dal Parlamento di alcune figure chiave dell’attuale
opposizione, come i senatori Tasso Jereissati (PSDB), Heráclito
Fortes (DEM) e Arthur Virgílio (PSDB).
Pur sottolineando in questa sede che le assegnazioni definitive dei
seggi richiederanno ancora alcuni giorni, in virtù della legge sulla
trasparenza elettorale “ficha limpa”, in base alla quale alcuni candidati non eletti (soprattutto nel Parà, Amapà, e Paraibà), hanno
presentato alcuni ricorsi, appare comunque evidente un rafforzamento a livello federale della coalizione uscente che ha sostenuto nella legislatura precedente il governo Lula.A conferma di questo dato vanno ricordati i buoni risultati raggiunti dal PT, anche
senza l’alleato strategico PMDB, come nel caso di San Paolo, dove
il Senatore Aloizio Mercadante, con il suo 35,23%, per poche decine di migliaia di voti non è riuscito ad impedire l’elezione al primo
turno del suo rivale Gerardo Alkmin, il successore di Serra; l’importante successo di Rio Grande do Sul, con l’ex Ministro della
Giustizia Tarso Genro, e di Bahia, con la conferma di Wagner, per
quanto più atteso.
A partire da queste considerazioni il risultato, sorprendente, di
Marina Silva può essere interpretato più in termini di voto d’opinione, che di sostanziale radicamento nel paese della sua proposta elettorale, come si può evincere dal fatto che in nessuno Stato
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il PV ha avuto risultati neppure lontanamente paragonabili a quelli raggiunti da Marina Silva a livello federale. Si tratta di un voto
non intercettato dai sondaggi di opinione precedenti al voto, e di
sicuro influenzato dalle ultime battute di campagna elettorale che
hanno scosso, con una campagna mediatica agguerrita, sia a mezzo
stampa che a mezzo web, l’immagine pubblica di Dilma Rousseff,
ad un certo punto percepita come ex guerrigliera, lambita – attraverso suoi collaboratori – da fenomeni di corruzione (come testimoniato dalla vicenda del successore alla Casa Civil, Erenice
Guerra, stretta collaboratrice di Dilma). Secondo il dossier diffuso dal settimanale Veja infatti, Erenice Guerra, costretta alle dimissioni dopo pochi giorni, avrebbe approfittato di informazioni
riservate per favorire un gruppo imprenditoriale legato al figlio,
quando Dilma era Ministra delle Miniere dell’Energia, nel primo
governo Lula. Dilma Rousseff ha immediatamente dichiarato la
propria estraneità ai fatti.
Più penalizzanti, forse, per la mancata elezione di Dilma al primo
turno, le parole della stessa ex Ministra da Casa Civil sull’aborto,
rilasciate alla fine della campagna elettorale in un’intervista, che di
sicuro ha urtato la sensibilità di una parte della popolazione brasiliana, molto cattolica, e che nella versione evangelica (30% della
popolazione), per molti versi si è riversata sull’ambientalismoantiabortista e creazionista dell’evangelica Marina Silva.
In attesa di una presa di posizione ufficiale di Marina Silva sul proprio orientamento di voto al secondo turno, sarà poi interessante vedere come la massa di voti da lei catalizzati si ridistribuirà sui
due candidati, fermo restando che si tratta di voti non strutturati politicamente in una proposta di governo del paese e non vincolati al piccolo PV (come dimostrato dai risultati degli Stati e del
Parlamento), bensì d’opinione, direttamente legati all’immagine di
Marina Silva.
Rimane il dato di fatto di 19 milioni di brasiliani che hanno impedito
“un’acclamazione” di Dilma al primo turno: ciò rappresenta, per la
compagine governativa uscente (vincente sul piano politico e del radicamento nel paese), un campanello d’allarme serio, soprattutto su
tematiche d’opinione legate all’ambientalismo, all’etica, al rapporto con
parte del mondo agrario e delle politiche energetiche (anche se, ad
onor del vero, il progetto della enorme diga di Belo Monte, sul rio Xingù
nel Parà, non ha penalizzato la candidata del governo che vuole realizzare l’opera: nello Stato Dilma raccoglie il 47% mentre l’ambientalista
Marina solo il 13%), di cui dovrà tener conto la candidata Dilma dopo
l’eventuale – e probabile – elezione al secondo turno.
Lo scorso 19 settembre si sono svolte in CILE le celebrazioni
del Bicentenario dell’indipendenza. Alla cerimonia, tenutasi nella
Plaza de la Ciudadania, antistante il Palazzo presidenziale de La
Moneda, hanno assistito i quattro “presidenti della democrazia”,
Aylwin, Frei, Lagos e Bachelet, coerentemente con il taglio di forte
unità nazionale impresso dal Presidente Piñera. I festeggiamenti si
sono svolti alla presenza dei Presidenti dell’Argentina, Cristina
Kirchner, del Paraguay, Fernando Lugo, e della Bolivia, Evo Morales
(con tutti Piñera ha avuto riunioni bilaterali). La giornata è iniziata con una parata militare organizzata nello scenario del Parco
O’Higgins di Santiago, in memoria del Giorno della Gloria
dell’Esercito cileno, alla presenza – tra l’altro – di rappresentanti
delle Forze armate del Messico, della Bolivia, dell’Argentina,
dell’Uruguay, del Brasile, della Colombia e degli Stati Uniti. Alla
parata militare ha fatto seguito una liturgia, dove la massima auto-
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rità religiosa del paese, il Cardinale Errazuriz, ha tenuto una prolusione sul paese.
I festeggiamenti si sono svolti in un momento particolare di un
paese “sospeso” nell’attesa della liberazione dei 33 minatori
intrappolati dal 5 agosto nella Miniera di San José, nel nord del
Cile, che hanno partecipato alla manifestazione issando la bandiera nazionale dai 700 metri di profondità in cui sono bloccati.A fine
settembre l’ormai popolarissimo Ministro delle Miniere,
Golborne, ha fatto sapere che sono ormai pronte le capsule prodotte dalle fonderie dell’esercito per trasportare i minatori fuori
dal tunnel e che probabilmente la data del loro riscatto potrebbe
essere anticipata rispetto a quella preannunciata, per il mese di
novembre. Il Ministro degli Interni, Barra, ha comunicato, inoltre,
che entro metà ottobre sarà pronta la struttura logistica destinata all’accoglienza dei minatori, cosicché da quella data “saremo
pronti a accoglierli in qualunque momento”, lasciando presagire
un eventuale ipotesi di anticipazione della liberazione.
Per tutto settembre l’agenda politica è stata dominata dal difficile
e controverso rapporto tra il governo ed i 35 mapuches, detenuti a Temuco in virtù della legge antiterrorismo, per essere stati
coinvolti in atti di violenza lo scorso luglio (tra le altre cose incendio di 14 autobus). Superati ormai gli 80 giorni di sciopero della
fame, il governo ha espresso la sua massima preoccupazione per
la loro sopravvivenza, sottolineando “che non vi può essere dialogo senza vita”. Il loro portavoce, Curipàn, continua ad indicare nel
governo l’unico responsabile della eventuale morte di uno di loro,
dato il rifiuto dell’Esecutivo di accogliere le richieste avanzate dal
gruppo indigeno. Sono saltati già due tavoli di mediazione, favoriti
dalla chiesa cattolica, a causa dell’intransigenza ed incompatibilità
istituzionale delle richieste degli indigeni che pretendono la
sospensione della legge antiterrorista (ereditata dall’epoca della
dittatura), con cui sono stati arrestati per le manifestazioni violente realizzate per difendere, secondo la sua versione, il loro diritto
alla terra. La portavoce di Piñera,Von Baer, ha più volte accusato
di “intransigenza” il gruppo detenuto, mentre il Presidente stesso
ha ribadito che il governo “ha già fatto e continuerà a fare tutto
ciò che lo Stato di diritto consente”: il governo ha proposto delle
modifiche alla legge anti-terrorismo, per introdurre specifiche
norme di tutela relative alle richieste del gruppo indigeno, il
Presidente Piñera in diverse occasione (anche durante il suo interevento all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite), ha riconosciuto pubblicamente il debito storico che la società ha con i
mapuches e ha annunciato il Piano Araucania, che prevede investimenti per 4 miliardi dollari in salute, educazione, infrastrutture
per favorire concretamente il ”reincontro storico”, di cui il
Presidente della Repubblica ha parlato nel suo intervento in occasione del bicentenario, definito come “obiettivo della riforma
costituzionale inviata d’urgenza al Parlamento”, che riconosce i
Mapuches come popolo. Nonostante questo, il gruppo mapuche
sembra non intenzionato a desistere, dopo aver fatto saltare il
secondo tavolo di mediazione, per il rifiuto del Presidente della
Corte Suprema di parteciparvi, non tenendo conto del fatto che
è impossibilitato ad entrare nel dialogo per il suo ruolo istituzionale. Le autorità hanno dichiarato che alimenteranno forzatamente i detenuti, tentando tutte le vie per garantire la loro sopravvivenza. Intanto, il loro portavoce ha chiesto di potersi riunire con
il Presidente della Corte suprema del Paese, per dare la possibilità ai detenuti di esporre tutte le violazioni subite dal popolo
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notizie dall’America Latina a cura di Donato Di Santo
mapuche. Il Ministro Segretario Generale della Presidenza,
Laroulet, ha intimato al rappresentante dei mapuches detenuti,
Curipàn, di “interrompere lo sciopero, e di non giocare con la vita
dei suoi compagni”, smettendo di avanzare richieste non praticabili per lo Stato di diritto cileno. La situazione potrebbe esplodere, nel caso di decesso di qualche mapuche in sciopero della fame,
anche in considerazione dell’ampia solidarietà che la maggioranza
dell’opinione pubblica sembra accordare ai detenuti.
Sul fronte dell’opposizione pochi movimenti. Da segnalare soltanto la designazione di Michelle Bachelet alla guida dell’Agenzia delle
Nazioni Unite per la Donna e le Questioni di Genere, una nuova
istituzione dell’ONU, creata dalla fusione di 4 uffici appartenenti
ad altre agenzie. Si tratta di un forte riconoscimento per il ruolo
svolto dalla Presidente Bachelet, sia per la sua carriera politica che
per la sua esperienza personale.Alcuni osservatori hanno sottolineato un eventuale effetto positivo di questa nomina, che
potrebbe stimolare la Concertaciòn ad accelerare i tempi per l’individuazione di una nuova leadership e l’elaborazione di una
nuova proposta di governo, approfittando della momentanea
“assenza” della apprezzatissima (ma ingombrante), ultima
Presidente.
“È morto il simbolo del terrore in COLOMBIA”, ha dichiarato il Presidente della Repubblica, Juan Manuel Santos da New York
(durante la sua trasferta all’ONU), commentando con soddisfazione la notizia dell’uccisione di Victorio Julio Suarez Rojas, alias
“Mono Jojoy”, capo militare delle FARC e considerato il numero
due, dopo Alfonso Cano.A poche settimane dal suo insediamento il Presidente Santos ha così raggiunto un obiettivo importante
colpendo, in una gigantesca operazione militare, colui che viene
considerato l’autore o il mandante di oltre un centinaio di stragi
terroristiche, stratega del terrore e principale snodo tra le FARC
ed il narcotraffico. L’operazione militare ha coinvolto congiuntamente l’esercito con oltre 600 uomini, e l’aviazione con oltre 70
aerei e 27 elicotteri. Le operazioni, coordinate dal Ministro della
Difesa, Rivera, erano volte a colpire un insediamento delle FARC
nel dipartimento del Meta, nel sud del paese, nella zona amazzonica de la Macarena. Secondo le fonti del Ministero della Difesa vi
sono stati nove bombardamenti sull’insediamento, mirati a colpire il bunker in cui si rifugiavano i guerriglieri (nove le vittime, oltre
al Mono Jojoy). Giudizio unanime dalle forze politiche nel paese,
che hanno definito “storico” il colpo dato alle FARC. In alcune
dichiarazioni il Ministro Rivera ha sottolineato anche l’attuale
debolezza del gruppo guerrigliero: infatti il Mono Jojoy sarebbe
stato tradito e “venduto” dai suoi stessi uomini, che hanno ceduto alle miliardarie taglie poste dal governo Colombiano ed USA
sulla sua cattura.
Dopo poche ore la notizia di un’altra importante operazione militare antiguerriglia, realizzata al confine con l’Ecuador. Secondo il
Capo della polizia, Oscar Naranjo, sono stati uccisi 27 guerriglieri in uno scontro armato avvenuto sul Rio San Miguel, nel
Dipartimento di Putumayo.Tra i morti, Cabana Guillen, importante leader politico delle FARC. L’operazione tra l’altro ha consentito di rilanciare la collaborazione con le forze armate del vicino
Ecuador che il Ministro della Difesa Rivera non ha tralasciato di
ringraziare. Da parte sua, il Ministro della Sicurezza dell’Ecuador,
Carvajal, ha però precisato che tale collaborazione si realizza “non
con operazioni extraterritoriali”, ma semplicemente “vigilando su
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lato ecuadoriano della frontiere con la Colombia”, sottolineando
implicitamente la differenza con l’operazione condotta nel 2008,
in cui le forze armate colombiane sconfinarono in Ecuador determinando una grave crisi diplomatica tra i due paesi.
Le FARC hanno subito dato segnali di risposta non violenti –
per ora – a questi colpi subiti. È stato deciso che il nuovo capo
militare sarà Pastor Alpe, entrato nel Segretariato dello Stato
Maggiore delle FARC. Il gruppo armato ha inoltre rilanciato la
propria “disponibilità al dialogo, ma senza condizioni, per individuare un via d’uscita al conflitto armato”, rifiutando la proposta del governo che prevede la preventiva cessazione di ogni
attività militare e violenta, nonché la deposizione delle armi, da
parte del gruppo armato. Da segnalare, inoltre, le decisione del
Procuratore Generale della Repubblica, Maldonado, di destituire dalla sua carica la Senatrice liberale Piedad Cordoba, storica
interlocutrice delle istituzioni con le FARC. La sanzione, resa
nota ieri sera in un comunicato, si basa sulle evidenze emerse
dalle indagini fatte dopo il ritrovamento dei computer di “Raul
Reyes”, ucciso in territorio ecuadoriano nel corso dell’operazione “Fenix”, del marzo 2008: grazie ai dati trovati nei pc sono
state ricostruite le conversazioni tra le Farc e la senatrice, identificata con i nomi di “Teodora” o “la Negra”. Secondo l’accusa
i rapporti di Cordoba con la guerriglia “hanno superato i limiti
imposti dalle sue funzioni e dell’autorizzazione a trattare uno
scambio umanitario concessa dal governo” ed inoltre ”la senatrice avrebbe consigliato il gruppo su come dotarsi di una
migliore strategia per raggiungere i propri obiettivi, ed avrebbe
fornito informazioni su questioni diverse rispetto a quelle legate alla liberazione dei sequestrati”.
Forti segnali anche sul piano legislativo. Il Presidente Santos ha
inviato al Parlamento il progetto di legge sulla risarcimento
delle vittime del terrorismo: si tratta di un provvedimento
rivolto a circa “un milione di famiglie colombiane colpite dalla
violenza e finalizzato a dare la possibilità a tutti di ricostruire il
proprio progetto di vita. Non ci siamo dimenticati di nessuna
vittima”, ha ricordato Santos, confermando che l’Esecutivo ha
deciso di stanziare per la legge circa 22 miliardi di dollari. Il Vice
Presidente,Angelino Garzòn, aveva anticipato questo provvedimento, intervenendo dopo l’occisione di un dirigente
dell’Associazione delle Vittime per le Restituzione dei Beni e
delle Terre. L’omicidio, considerato un atto intimidatorio nei
confronti dell’associazione e del governo alla vigilia della presentazione del provvedimento (collegato alla legge sulla redistribuzione delle terre), non ferma il governo che “non retrocede nella decisione politica di risarcire le vittime”, aveva
dichiarato Garzòn, descrivendo nei dettagli, durante la III
“Settimana della memoria” celebrata a Bogotà, i criteri della
redistribuzione dei 2 milioni di ettari di terre confiscati alle
FARC.
A settembre, inoltre, il governo ha inaugurato il Consiglio di
Sicurezza Nazionale, un organo intergovernativo composto dai
Ministeri degli Esteri, della Giustizia, della Difesa e degli Interni (e
copiato dal modello statunitense), che verrà guidato dall’ex Vice
Ministro della Difesa Jaramillo, finalizzato a meglio coordinare le
operazioni militari e di polizia per la sicurezza interna. Inoltre la
Corte Suprema di Giustizia ha emesso sentenza di condanna e
mandato di arresto per due ex deputati, Rangel e Caceres, accusati di connessioni con i Paramilitari nelle legislature precedenti.
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Tutti questi temi sono entrati nell’agenda della riunione bilaterale
che il Presidente USA Obama ha avuto con Santos nel corso
dell’Assemblea delle Nazioni Unite. Questo incontro, l’unico concesso dalla Casa Bianca ad un Presidente latinoamericano in questa occasione, è un sostegno diretto alla strategia e alle iniziative
del Presidente colombiano.
Seconda apparizione in pubblico di Fidel Castro a CUBA, in
occasione delle celebrazioni per i 50 anni dalla creazione dei
CDR, Comitati di Difesa della Rivoluzione (Ojos y Oìdos de la
Revolucion). Alla cerimonia, svoltasi al Palazzo presidenziale de
L’Avana (lo stesso luogo in cui furono creati i Comitati) è intervenuto Fidel Castro, vestito con la tradizionale camicia verdeoliva, con un intervento molto simile ha quello tenuto nel 1960,
in occasione del rientro di Cuba alle Nazioni Unite. Il fratello Raul,
formalmente impegnato “a far fronte alla crisi economica”, non è
intervenuto alle celebrazioni, marcando una distanza dal sapore
ideologico dalla commemorazione “rivoluzionaria”.
In effetti, a settembre, il Presidente Raul Castro ha lanciato un
piano di riforma del settore del lavoro, di sicuro impatto negli
equilibri socio-economici del paese. Secondo quanto si apprende dal giornale ufficiale Granma, il partito unico di governo
avrebbe lanciato un piano di “ammodernamento del sistema
socialista”, con un programma di licenziamenti del settore pubblico senza precedenti: verranno infatti tagliati un milione di
posti di lavoro (di cui entro sei mesi 500 mila), definiti “non
produttivi”. A compensazione dei posti di lavoro eliminati verranno concesse 250 mila nuove licenze per avviare imprese private. Si passerebbe così dalle 143 mila licenze private concesse
negli anni 90, ad un numero molto più ampio, che nelle stime
del governo, dovrebbe garantire “l‘assorbimento di tutti i fuoriusciti dal settore pubblico”. Verranno liberalizzate 178 attività, nella volontà di chiudere tutte quelle “entità statali improduttive” che attualmente assorbono la forza lavoro considerata in eccesso. Nel comunicato pubblicato sul Granma si apprende inoltre che, con questa operazione, lo Stato intende aumentare il prelievo fiscale di circa il 400%, con un sistema di imposte variabile dal 25 al 40%, da applicare sul lavoro autonomo, cui
si dovrebbe aggiungere un versamento per la Previdenza
Sociale. Il Banco Central, inoltre, dovrebbe favorire la concessione di prestiti per facilitare l’avvio delle attività private. Dopo
l’apertura fatta nei mesi scorsi verso il mondo agricolo, con la
distribuzione delle terre, siamo di fronte ad un altro importante passo in avanti che, per quanto ancora “confuso” (come
sostengono molti osservatori), in realtà mira a segnare una
tappa nell’economia cubana, dalla quale sarà impossibili retrocedere. Se infatti, da un lato, molti hanno sottolineato come le
Autorità di L’Avana stiano cercando di appoggiarsi al sistema
privato per rimediare una situazione molto difficile, dall’altro si
tratta di un atto di ufficializzazione dell’economia sommersa, già
ampiamente presente sull’isola, che una volta legalizzata e stimolata, potrebbe tornare a trascinare la crescita di Cuba.
Secondo alcune osservazioni del Council of Americas di
Washington, l’ampliamento del settore privato rappresenta “un
passo senza ritorno nella trasformazione dell’ultima economia
socialista dell’emisfero occidentale”.
Contemporaneamente al lancio di questo piano di riforme del
lavoro e dell’economia, il governo ha stretto la morsa contro la
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corruzione. È stata destituita la Ministra dell’Industria basica,
Yadira Garcia, titolare della delega di settori delicati come il petrolio ed il nichel, allontanata dal suo incarico per “mancanza di controllo”. La Ministra destituita, e momentaneamente sostituita dal
suo Vice,Tomas Benitez, rappresentava Cuba nelle relazioni economiche con il Venezuela: si tratta, forse, di un segnale di revisione dei rapporti con il governo di Hugo Chavez, soprattutto
rispetto alle molte ombre di corruzione sorte intorno all’intricata rete di rapporti finanziari tra i due paesi. La notizia assume ulteriore rilievo in quanto è contestuale all’annuncio dell’ampliamento del porto di Cienfuegos (seguito dalla ex Ministra Garcia), realizzato con finanziamenti venezuelani, e candidato a diventare il
maggiore porto industriale dell’isola.
Altro segnale diretto a far fronte al tema della corruzione, la
nomina del colonnello Oroza – intimo di Raul Castro – a capo di
una della maggiori entità commerciali dell’isola (la Corporazione
delle importazioni ed esportazioni, CIMEX), colosso finanziario
cubano, con un giro d’affari di oltre un miliardo di dollari annui,
proprietario di una compagnia di navigazione, di una banca, e
soprattutto snodo delle rimesse provenienti dall’estero).Tale operazione fa seguito ad altre, in cui Raul ha voluto scegliere militari
fidati per controllare importanti apparati dello Stato, svincolati dai
Ministeri, come nel caso della GAESA, già “militarizzata” mesi fa,
attiva nel settore del turismo ed immobiliare.
Prosegue il processo di scarcerazione dei dissidenti politici avviato lo scorso luglio (vedi Almanacco n° 13), per altro con alcune
difficoltà: sette dissidenti in procinto di essere scarcerati hanno
dichiarato di non voler seguire il destino degli altri, deportati in
Spagna, e ribadendo la loro volontà di rimanere a Cuba.
Rimangono alte le attese per la liberazione degli altri prigionieri
ancora detenuti (circa 20), cui si aggiungerebbero, secondo
Elizardo Sanchez, della Commissione Cubana per i Diritti Umani
e la Riconciliazione Nazionale (organismo non riconosciuto dal
regime), altri prigionieri detenuti non inclusi nella lista del 75 arrestati nella “primavera negra” del 2003, cui il governo cubano
avrebbe prospettato la liberazione vincolata all’espatrio. Il tutto in
attesa che il Consiglio dei Ministri degli Esteri dell’UE prenda una
decisione sulla cancellazione o meno della “posizione comune” su
Cuba, adottata nel 2006.
Alta tensione in ECUADOR lo scorso 30 settembre, quando è
stato sventato quello che molti osservatori ed esponenti del
governo e delle istituzioni nazionali hanno definito un “tentato
Colpo di Stato”. È durato fino all’8 ottobre lo stato di emergenza, dichiarato dal governo dopo il “sequestro” del Presidente della
Repubblica, Rafael Correa, all’interno di un ospedale della capitale e messo in atto da settori della polizia nazionale. Il Presidente
Correa era stato infatti ricoverato a seguito di un’intossicazione
da lacrimogeni subita nella stessa giornata in occasione della sua
presenza ad una manifestazione della polizia contro la riforma dei
servizi pubblici, nella fattispecie contro i provvedimenti che alterano gli avanzamenti di carriera del settore. Il Presidente della
Repubblica si è trovato circondato all’improvviso da forze di polizia, mentre altri settori dello stesso corpo cercavano di occupare
il Parlamento, l’aeroporto ed Ecuavisa, il canale televisivo nazionale. Il Ministro degli Esteri, Patiño, per altro anch’egli ferito dai
manifestanti, ha dichiarato “lo stato di emergenze nazionale”, con
cui si è abilitato l’esercito a presidiare le principali istituzioni del
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Almanacco
latinoamericano
notizie dall’America Latina a cura di Donato Di Santo
paese, e gli aeroporti. Con una spettacolare operazionale le forze
armate hanno fatto irruzione nell’ospedale dove era trattenuto
Correa, e hanno posto fine al sequestro. Nell’operazione sono
morti due poliziotti ed un civile. Fin da subito il Presidente Correa
ha mostrato fermezza di fronte alle richieste di dimissioni avanzate dai sequestratori ribadendo, dall’ospedale, che “l’unica cosa che
ho da perdere è la vita: lo farò con molto piacere per difendere
la democrazia”.
Contestualmente al sequestro del Presidente Correa vi sono stati
disordini a Guayaquil ed in altri centri minori del paese, che hanno
visto la morte di cinque civili.
Appena avvenuta la liberazione del Presidente Correa, il Capo
della Polizia, Freddy Martinez, si è dimesso per non essere stato
in grado di gestire la situazione e di tutelare l’incolumità della
massima carica dello Stato. Dalle sue dichiarazioni, rilasciate al
momento delle sue dimensioni, si evince un quadro complesso di
azioni realizzate a danno dello Stato. Nella rivolta di una parte
delle forze di polizia infatti, secondo Martinez, sarebbero coinvolti degli “infiltrati che avevano l’obiettivo di destabilizzare il governo del presidente Rafael Correa”. Poi ha proseguito dicendo che
“il 30 settembre è stata una giornata critica e caotica. Ci sono
stati disordini ovunque, si è mancato di rispetto al Comandante
generale, al Ministro dell’Interno e perfino al Presidente della
Repubblica. Noi poliziotti, che siamo chiamati a mantenere l’ordine e la tranquillità dei cittadini, abbiamo provocato i disordini”.
Inoltre, ammettendo la piena responsabilità del corpo di polizia da
lui guidato, ha aggiunto:“Temo che ci siano stati degli infiltrati che,
a volto coperto, hanno animato la rivolta per destabilizzare il
paese”. Infine Martinez ha riconosciuto il diritto dei suoi colleghi
di protestare, condannandone però la strategia, definita “sbagliata” e “spropositate” le reazioni dei poliziotti, confermando le
dichiarazioni di Correa, che ha tacciato le proteste di “vera e propria cospirazione”.Al posto di Martinez, il Ministro della Difesa ha
nominato ad interim il Generale Ruiz, Capo delle Forze armate.
L’ex Presidente Gutierrez, accusato da molti sostenitori del
Presidente Correa di essere il regista del sequestro, da Brasilia ha
smentito qualsiasi forma di coinvolgimento nei fatti o di collegamento con la polizia, anche se numerose sono le testimonianze di
persone che hanno riconosciuto nei rivoltosi volti noti e a lui vicini. Sembrerebbe dunque probabile che gli infiltrati nella polizia, di
cui parla Martinez, potrebbero proprio essere i seguaci di
Gutierrez, da tempo impegnato in iniziative di duro attacco al
governo.
Il tentato golpe, sul cui fallimento ha di sicuro influito la pronta
risposta della comunità internazionale ed in particolare
dell’UNASUR (vedi Agenda regionale), preceduto per altro da
violente manifestazioni del mondo della scuola e dell’Università, e
da un’iniziativa di raccolta firme mirate a chiedere le dimissioni
del Presidente della Repubblica, ha portato sotto i riflettori la crisi
politica interna al paese. Non a caso la Ministra Coordinatrice
Politica, Doris Solìs, pochi giorni prima dei fatti era tornata a presentare come “percorribile” l’ipotesi della dissoluzione
dell’Assemblea Nazionale, a fronte dei molti veti legislativi posti,
non solo dall’opposizione, ma anche da settori interni al partito
di Correa,Alianza Pais, al progetto di legge di riforma del servizio
pubblico, cui fino a poche settimane fa vi era un consenso unanime della maggioranza. Non sono da escludersi, dunque, convergenze di interessi contrapposti tra opposizione politica e dissiden-
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za interna alla maggioranza, dietro lo scenario del tentato golpe.
A tal proposito vanno segnalate le dichiarazioni dell’ex Ministro
degli Interni e della Sicurezza Pubblica di Correa, Gustavo Larrea,
di commento ai recenti fatti: “se è vero che democrazia e istituzionalità hanno trionfato, é anche vero che il governo deve iniziare a cambiare alcuni atteggiamenti ed iniziare una lettura serena
di quanto sta accadendo nel paese, …è imprescindibile che il
governo apra le porte al dialogo”. Riferendosi in particolare all’atteggiamento assunto dall’Esecutivo nel promuovere importanti
leggi come quella sul Servizio Pubblico, dell’Educazione Superiore,
dell’informazione, Larrea ha aggiunto “non basta fare le riforme,
bisogna farle coinvolgendo e dialogando con i settori coinvolti.
All’interno della compagine governativa vi è un settore che punta
ad irrigidire le posizioni del governo, a chiudere le porte del dialogo”.
Sono entrate in vigore a settembre, in EL SALVADOR, due
importanti riforme: la Ley de Proscripciones de Maras e la Ley de
reforma del Sistema Nacional de Integraciòn.
La prima rappresenta il risultato concreto dell’impegno del governo per contrastare la dilagante violenza delle cosiddette “pandillas o maras”, bande giovanili che coinvolgerebbero un totale di
18-19 mila ragazzi. La legge introduce una riforma del codice
penale che aumenta la pena per i reati commessi dalle bande, considerate non più gruppi delinquenziali comuni, ma vere e proprie
organizzazioni criminali, come testimoniato dall’introduzione del
principio che rende perseguibili non solo gli autori materiali dei
delitti, ma anche i mandanti. Da sottolineare l’approvazione del
mondo cattolico, che attraverso l’Arcivescovo di San Salvador,
Alas, ha manifestato la forte soddisfazione per l’entrata in vigore
della nuova legge.
Il Vice Ministro per la sicurezza, Campos, vero e proprio regista
delle politiche contro il crimine volute del Presidente Mauricio
Funes, ha ribadito che la legge non è soltanto punitiva, ma anche
comprensiva delle specificità del contesto giovanile. Qualora
emergessero situazioni di rinuncia al crimine da parte di membri
delle “maras”, la legge consente infatti di offrire percorsi di recupero e reintegrazione ai giovani, evitando la reclusione.
Molto rilievo ha avuto anche la riforma del Sistema sanitario,
mirata a rafforzare la rete dell’assistenza medica nel paese, ancora non in grado di coprire tutto il territorio. Il nuovo provvedimento istituisce 26 reti mobili di assistenza che saranno in grado
di garantire il servizio sanitario di base anche nelle zone più remote del paese, come ha spiegato la Ministra della Salute Maria Isabel
Rodriguez.
Il Presidente del GUATEMALA, Alvaro Colom, assieme alla
Segretaria di Pianificazione Economica, Karin Slowing, ha presentato a Città del Guatemala, i dati sul raggiungimento degli
Obiettivi del Millennio. L’occasione è stata utile per comunicare
che il Guatemala non adempirà agli obiettivi, considerato che non
rispetterà almeno 8 dei 19 indici considerati. Particolarmente
grave appare la situazione della povertà, visto che nel 2010 il 52%
della popolazione rimane sotto la soglia della povertà ed il 15%
nella povertà estrema. Come ha sottolineato Karin Slowing, si
tratta di una difficoltà strutturale, come dimostrato dal fatto che
dal 1990 al 2006 (momento dell’insediamento del Presidente
Colom), la povertà si è ridotta soltanto del 2,6%.
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notizie dall’America Latina a cura di Donato Di Santo
Si avvicina ad HAITI l’appuntamento per le prossime elezioni
politiche e presidenziali, indette per il 30 novembre. Diciannove i
candidati presidenziali in corsa e 861 i candidati per i due rami del
Parlamento che in totale contano 129 seggi parlamentari.
Secondo l’Istituto di sondaggi BRIDES, il candidato presidenziale
più votato sarebbe Nyrlande Manigat, a seguire Henry Backer,
mentre il candidato appoggiato dal Presidente uscente Preval,
Jude Celestin, conterebbe sul 7,8% dei consensi, e sarebbe il quinto degli eletti.
Il clima della campagna elettorale sembra profilarsi in termini di
forti contrapposizioni e tensioni: pesa su tutto il milione e 300
mila sfollati rimasti dal giorno del terremoto senza un tetto.
In HONDURAS il Parlamento ha approvato, a maggioranza,
la creazione della Segreteria per i Diritti umani, con l’appoggio
del partito di governo, il Partido Nacional, e di un partito di
opposizione, Unificacion Democratica. Si tratta di in atto dovuto, per ottemperare alle richieste di alcuni organismi internazionali (come la Corte Interamericana per i Diritti umani e
l’OSA), che offre l’opportunità al governo di Porfirio Lobo di
dotarsi di una relativa credibilità a livello internazionale.
Contestualmente alla promulgazione della legge, è stato designato come Segretario dell’organismo, Ramon Custodio, parlamentare coinvolto nel golpe del 2009. Il Frente di Resistencia
Populr ha denunciato la gravità del fatto, ribadendo l’incompatibilità del nuovo Segretario per i Diritti Umani con le funzioni
assegnategli. Nei fatti, si tratta di un tentativo di rafforzare la
posizione del nuovo governo in materia di diritti umani, come
per altro manifestato dallo stesso presidente Lobo, in occasione del suo incontro a New York con il Segretario Generale
delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon. In tale circostanza, infatti, il
Presidente Lobo ha chiesto all’ONU di istituire nel paese centroamericano una Commissione contro l’Impunità, analoga a
quella del Guatemala: sarebbe un utile strumento per verificare la stato del rispetto dei diritti umani nel paese. L’intervento
all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il primo del
Presidente Lobo, ha rappresentato un ulteriore tappa nel lungo
processo di difficile normalizzazione delle relazioni internazionali dell’Honduras, che ancora non é stato riammesso all’Osa.
In tal senso va qui segnalato l’avvio di un’offensiva diplomatica
verso i paesi UNASUR, con la nomina di Arturo Reina, come
inviato speciale del governo Lobo presso le capitali sudamericane, con l’obiettivo di ricostruire le condizione necessarie per
il pieno ristabilimento delle relazioni. Un sostegno è arrivato
anche dal Segretario di Stato americano, Hillary Clinton che, in
occasione delle celebrazioni del giorno dell’indipendenza
dell’Honduras, ha ribadito il pieno sostegno del governo USA
al Presidente Lobo. Proseguono inoltre i contatti di Lobo con
il Segretario Generale dell’Osa, José Miguel Insulza, con il quale,
in una riunione tenutasi a settembre, si è discusso delle eventuali modalità di rientro dell’ex Presidente Zelaya nel paese.
Dalla Repubblica Dominicana, Zelaya continua a rifiutare qualsiasi offerta di dilago proposta dal Presidente Lobo, ribadendo
che “è inaccettabile sedersi al tavolo con il ricatto e la repressione”, alludendo ai processi che dovrebbe affrontare al suo
rientro in patria. L’ex Presidente chiede che venga promossa
una “Assemblea costituente, popolare e partecipativa, che definisca un suo rientro senza condizioni nel paese”.
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anno II • numero 15 • settembre 2010
Si sono svolte in MESSICO, lo scorso 15 settembre, le celebrazioni per il Bicentenario dell’Indipendenza. Di fronte ad una folla
di circa 60 mila persone riunite nella piazza dello Zocalo il
Presidente della Repubblica, Felipe Calderòn, ha tenuto il tradizionale “Grito dell’Independencia”, replicato da tutti i Governatori
degli Stati del paese.A seguire vi è stato un lungo corteo tradizionale lungo l’Avenida Reforma, dove successivamente sono sfilate
le Forze armate insieme a 17 delegazioni militari straniere. Alle
celebrazioni hanno preso parte i Presidenti della Colombia, Juan
Manuel Santos, del Guatemala, Alvaro Colom, dell’Honduras,
Porfirio Lobo, e di Panama, Ricardo Martinelli. Imponenti le misure di sicurezza, circa 12 mila uomini dispiegati nella capitale. In
effetti la minaccia della violenza ha aleggiato su tutte le manifestazioni organizzate nei diversi Stati, e in dodici di essi sono state
addirittura cancellate per motivi di sicurezza A Ciudad Juarez, le
celebrazioni sono state fatte a porte chiuse e si e consigliato alla
gente di seguirle in televisione.
Nel suo discorso Calderon ha fatto più volte riferimento all’impegno dello Stato contro il narcotraffico e la violenza dei gruppi
armati, augurandosi che presto “i nemici del paese che vogliono
imporre le loro regole perverse, terrorizzando la popolazione e
sottomettendo lo Stato con la violenza” perdano la loro partita.
Il Presidente ha inoltre passato in rassegna le numerose misure
prese per arginare la violenza confermando la scelta della fermezza da parte dell’Esecutivo. Le celebrazioni, che hanno assunto
delle dimensioni senza precedenti, secondo quanto affermato da
molto osservatori (per altro sono state criticate per l’eccesivo
dispendio di denaro pubblico), probabilmente hanno voluto offrire anche un’occasione di partecipazione popolare “per risollevare l’animo del popolo, abbattuto per la crescente morsa della violenza degli ultimi mesi”, si legge su un agenzia riportata dal quotidiano El Universal.
La violenza nel paese non accenna a diminuire. A settembre vi
sono stati meno casi di omicidio, anche se gravi come quello del
Sindaco di Doctor Gonzalez, piccolo paese alla frontiera con gli
USA, nella zona periferica di Monterrey: è il secondo assassinio
di un Sindaco in poche settimane in quella zona del Messico,
fino a pochi mesi fa meno coinvolta nella guerra dei cartelli.
Intanto il governo continua a riscuotere successi. È stato arrestato a settembre un importante membro del gruppo de Los
Zetas, Fernadnez de Lara, noto come “el Pelon”, considerato
uno dei registi dei sequestri e delle operazioni di traffico illecito e di ricettaggio nello Stato di Quintana Roo, finalizzata ad
finanziare la guerra con il cartello rivale “del golfo”. È stata inoltre avviata una iniziativa a tutela del mondo giornalistico, più
volte colpito dalla violenza negli ultimi mesi (dal 2000 sono stati
uccisi 65 operatori dell’informazione): ispirata alla esperienza
colombiana, verranno coinvolti direttamente i giornalisti e la
polizia federale.
Il Ministro dell’Economia, Bruno Ferrari, ha tenuto un audizione
parlamentare nella quale ha comunicato i dati relativi alla situazione economica del paese. In particolare, dalla relazione del
Ministro, si apprende che circa 4200 imprese private internazionali sono interessate a continuare ad investire in Messico:“le stiamo contattando per convincerle a rimanere nel paese, offrendole assistenza e protezione gratuitamente, ha dichiarato il Ministro,
citando la recente decisone della Volkswagen di aprire nuovi
impianti. Il Ministro ha inoltre ricordato che “per quanto ci sia
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Almanacco
latinoamericano
notizie dall’America Latina a cura di Donato Di Santo
ancora molto da fare”, si vedono risultati incoraggianti, come l’aumento delle esportazioni (+37% nell’ultimo anno), e l’aumento
dei posti di lavoro (circa 670 mila). Dai banchi dell’opposizione i
parlamentari di sinistra hanno criticato duramente la relazione,
sostenendo come Ferrari abbia volutamente omesso i dati relativa all’impoverimento della popolazione derivato dalla conseguenze del picco di violenza e dell’insicurezza degli ultimi anni.
Per quanto riguarda lo scenario politico, da una parte l’ex
Presidente Fox (del Partido de Accion Nacional, PAN), si riaffacciato nel dibattito interno e, in una lunga intervista a “El
Universal”, si dice certo della possibile vittoria del Partido
Revolucionario Institucional, PRI, alle prossime elezioni del 2012,
sottolineando come il malumore diffuso nella popolazione
potrebbe favorirlo nuovamente. Fox ha inoltre ricordato che il
governo ha tuttavia a disposizione il tempo necessario per poter
recuperare la propria credibilità ed ottenere risultati concreti,
soprattutto avviando una nuova stagione di riforme con il PRI: traspare in modo evidente una critica delle recenti alleanze, fatte per
le elezioni amministrative, tra il PAN ed il Partido de la Revolucion
Democratica, PRD. Intanto nel PRD si alza la tensione tra le due
anime, rappresentate da un lato da Lopez Obrador (ex candidato
presidenziale), e dall’altro da Marcelo Ebrard (Sindaco di Città del
Messico). Mentre il primo è in conflitto con le Autorità giudiziarie
del paese, che lo hanno denunciato per aver diffuso spot elettorali per la sua candidatura alle presidenziali del 2012 prima dei
tempi previsti, l’altro ha creato una Fondazione di cultura politica
progressista “Uguaglianza e progresso”, per rafforzare la sua proposta programmatica per le prossime elezioni legislative, confermando così la sua decisione di lasciare Città del Messico per aspirare alla prima carica dello Stato, in competizione con il suo compagno di partito. Si caratterizzano così, con chiarezza, le due
anime del PRD, attorno alle quali molto si giocherà rispetto ad
eventuali rapporti con il PRI e con il PAN, sia in vista delle elezioni del Governatore del Distretto Federale, in scadenza nel 2001,
sia per le elezioni Presidenziali del 2012.
In NICARAGUA rimane forte la tensione tra governo ed
opposizione. In una sessione parlamentare convocata d’urgenza
dal governo, cui l’opposizione ha deciso di non partecipare, è
stato approvato un aumento della legge di bilancio per il 2011 per
circa 56 milioni di dollari, da destinare alle emergenze climatiche
e a diverse integrazioni dei piani infrastrutturali. Secondo Gustavo
Porras, l’opposizione ha commesso un atto di irresponsabilità a
non prendere parte al voto nei confronti “della tragedia che vivono molti nicaraguensi”, colpiti dai disastri ambientali degli ultimi
mesi. Da parte sua l’opposizione ha risposto manifestando il proprio dissenso per l’approvazione della modifica di bilancio, definita incostituzionale ed illegale, motivo per il quale sono state chieste le dimissioni del Presidente del parlamento Rene Nuñez.
La Corte Suprema di Giustizia ha ratificato il provvedimento presidenziale che proroga il mandato dei 20 magistrati della Corte
suprema, in carica senza designazione ufficiale a causa dell’impossibilità di raggiungere un accordo in Parlamento, organo preposto
alla nomina dei successori. In tale contesto, in cui la maggioranza
dei magistrati è rimasta fedele al Presidente, la Corte suprema ha
ratificato ieri la sentenza del 2009 che ritiene “inapplicabile” l’articolo della Costituzione che proibisce la rielezione presidenziale
per due mandati consecutivi. Si tratta di una sentenza che spiana
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la strada ad una nuova candidatura nel 2011 per Daniel Ortega. Il
provvedimento consentirà inoltre agli Amministratori locali di
ricandidarsi per un numero di mandati indefinito. Il Tribunale è
composto da giudici vicini al governo e da magistrati “supplenti”
che occupano i posti lasciati vacanti dai componenti vicini all’opposizione. Questi si rifiutano di integrare la Corte per protesta
contro un decreto presidenziale che proroga la permanenza in
carica di oltre venti alti funzionari pubblici.
Intanto sul fronte dell’opposizione sembrano iniziare a muoversi le acque. Eduardo Montalegre ha deciso di ritirare la propria candidatura, per favorire una proposta unitaria antisandinista attorno al nome di Fabio Gadea, personalità indipendente,
già Ministro degli Esteri e delle Finanze e candidato presidenziale nel 2006. Si tratta di una vecchia personalità dello scenario politico nicaraguense avverso al governo, che negli auspici
potrebbe catalizzare tutti i consensi del fronte di opposizione,
che se si ripresentasse diviso, perderebbe nuovamente l’appuntamento elettorale delle presidenziali. Per il momento l’altra
anima del Partido Liberal, l’ex Presidente Alemann, ha fatto
sapere di non essere intenzionato a fare un passo indietro per
favorire questa candidatura comune del fronte oppositore, proponendo invece di scegliere il prossimo candidato Presidente
dell’opposizione con il sistema delle primarie.
La povertà estrema è diminuita a PANAMA, ha affermato il
Ministro dell’Economia e delle Finanze,Vallarino. Secondo un’inchiesta pubblicata dal Ministero dello Sviluppo Economico, nel
periodo 2003-2008 la povertà è scesa di circa il 4,1%.
Dall’inchiesta si evince però che un terzo della popolazione vive
ancora in condizioni di povertà. Interessante notare che i dati riferiti dal Ministro si riferiscono al periodo di gestione del
Presidente Torrijos, predecessore ed avversario politico del
Presidente Martinelli.
Proseguono inoltre le manifestazioni del mondo universitario
contro la “Ley Chorizo” (vedi Almanacco n° 12 e 13), che ha organizzato un affollatissimo raduno di studenti nella capitale per protestare contro i tagli introdotti dalla nuova legge.
Il Presidente della Repubblica del PARAGUAY, Fernando Lugo
è stato dimesso dall’ospedale sirio-libanese di San Paolo, dove ha
superato con successo le terapie per i linfonodi diagnosticati nei
mesi scorsi. Sono così cadute nel vuoto le richieste di dimissioni,
per “vuoto di potere”, avanzate da alcuni settori dell’opposizione
guidati dal Senatore liberale Jaeggli.“Del cancro già mi sto dimenticando, rientro sano in Paraguay”, ha dichiarato Lugo ai primi di
ottobre.
Forti tensioni in Parlamento, a settembre, dopo la decisione della
Corte Suprema di autorizzare il giuramento dell’ex Presidente,
Duarte Frutos, eletto senatore nel 2008, cui però la Costituzione,
riconoscendo il ruolo di senatore a vita quale ex Presidente, ne
impedisce il voto attivo in aula. La sentenza della Corte gli attribuisce questa prerogativa e, secondo Carlos Filizzola del partito
di maggioranza Pais Solidario,“è un atto incostituzionale”.
A settembre il governo ha rinnovato i vertici delle Forze
Armate, nel quadro di quello che le fonti del governo definiscono “un normale ricambio degli alti incarichi”, mirato a rinnovare i responsabili della Difesa. A capo delle Forze armate sarà il
Generale Benicio Melgarejo, che sostituirà il suo predecessore
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Almanacco
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notizie dall’America Latina a cura di Donato Di Santo
nominato l’anno scorso, il Generale Velasquez.Alle critiche dell’opposizione, il governo ha risposto che si tratta di un semplice avvicendamento.
Dopo mesi di contrasto all’azione del gruppo armato EPP nel
nord del paese, le forze di polizia, in uno scontro armato hanno
ucciso Nimio Cardozo (alias “Homero”), uno dei capi del gruppo guerrigliero accusato di numerosi sequestri ed atti di violenza nel paese.
A fine settembre il Presidente della Repubblica, nel giorno di inizio della primavera australe, ha presentato i dati economici di
quella che ha definito la “primavera economica del Paraguay”,
positivi sia in virtù del superamento mondiale della crisi che degli
effetti delle politiche di incentivi avviate dal governo: in accordo
con le stime del FMI, infatti, il governo attende una crescita per il
2010 del 9%, che vede il piccolo paese in testa negli indici di
espansione economica della regione latinoamericana.A questi dati
si aggiungono il buon clima determinato da una bassa inflazione
(stimata al disotto del 4,5% nell’anno), ed il forte aumento delle
esportazioni (+ 38,6% rispetto all’anno precedente).
Lo scorso 3 ottobre si sono svolte in PERÙ le elezioni amministrative. Oltre al rinnovo dei governi delle 25 Regioni, si è votato
per eleggere il Sindaco di Lima, principale collegio elettorale del
paese con 8 milioni di abitanti. Molte le attese per il risultato di
questo importante appuntamento elettorale, soprattutto in vista
delle prossime elezioni Presidenziali, il cui primo turno è stato fissato il prossimo 11 aprile 2011. Secondo i primi risultati, per
quanto non definitivi (data la contestazione di circa 8 mila schede), la candidata del partito di sinistra Fuerza Social, Susana
Villaran, ha ottenuto il 38,46% dei voti, lasciandosi alle spalle per
poche decine di migliaia di voti la candidata conservatrice,
Lourdes Flores, al 37,65%. Dopo le contestazioni del risultato,
avanzate nelle prime ore, e di critica all’operato dell’ONPE (l’ufficio elettorale nazionale), il partito di governo APRA, insieme ad
altri, ha riconosciuto l’elezione della Villaran. Come hanno sottolineato molti osservatori, la vittoria della candidata di sinistra rappresenta per Lima un risultato storico, visto che da quasi 30 anni
un forza di sinistra non riusciva ad affermarsi nella capitale. Nelle
diverse settimane di campagna elettorale, i sondaggi hanno testimoniato un progressivo accorciarsi delle distanze tra la nuova
eletta, e la sua sfidante, l’ex candidata presidenziale del Partido
Conservador Cristiano (PCC), Lourdes Flores, a testimonianza di
una sempre maggiore attenzione dell’elettorato per l’impegno
dell’esponente del partito Fuerza Social. Senza sottovalutare l’impatto della mancata candidatura del Sindaco di El Callao,
Alexandre Kouri (vedi Almanacco n° 14), molto popolare in alcuni settori periferici della capitale, si può affermare che il risultato
di Lima pone al centro dell’attenzione un nuovo attore politico,
precedentemente sottovalutato. In effetti, ciò che emerge dal quadro del voto nelle 25 Regioni, è un sostanziale indebolimento
dell’APRA (che non è riuscita a presentarsi neanche in tutte e 25,
ma solo in 21, aggiudicandosi solo la Regione di La Libertad), e che
spesso nel sud (per esempio Cuzco ed Arequipa), esce pesantemente penalizzato dall’affermarsi di forze regionaliste ed indipendentiste locali, vicine al mondo indigeno (di cui spesso prendono
le parti nelle proteste contro il governo, come quelle in corso a
Ucayali nelle ultime settimane), a conferma della sempre maggior
distanza di questi territori dal governo centrale.
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Come ha sottolineato Mirko Lauer sul quotidiano La Republica,
senza voler tessere l’elogio della nuova sinistra rappresentata da
Villaràn, donna di alto profilo internazionale impegnata nel settore diritti umani, per i partiti tradizionali sarà indispensabile rivedere la propria strategia in vista della competizione del 2011, puntando a recuperare lo spazio di visibilità persa: per quanto il partito Fuerza Social non avrà la forza di sostenere una candidatura
nazionale alla Presidenza della Repubblica, dopo il voto amministrativo i candidati presidenziali degli altri partiti “dovranno fare i
conti in termini di strategia e di alleanza” con questa nuova sinistra, non radicale, estranea alle prospettive chaviste di Ollanta
Humala (per altro sempre più presente nelle aree di antagonismo
governativo).
Intanto i sondaggi di Ipsos Apoyo accreditano Luis Castañeda vincitore al 46% al secondo turno, su Keiko Fujimori, che al primo
turno risulterebbe la prima degli eletti con il 24%, davanti a
Castañeda che si fermerebbe al 19%. Si tratta di ipotesi ancora
molto premature, data l’assenza in campo del candidato del partito di governo uscente, l’APRA. Da segnalare a settembre la decisione dell’attuale primo Ministro, Javier Velasquez, di dimettersi dal
su incarico (è stato sostituito dal Ministro dell’Educazione, José
Chang), in vista del suo proposito di candidarsi alle Presidenziali
per l’APRA. I giochi per le candidature all’interno del partito di
governo non sono ancora chiusi, come testimoniato dalle dichiarazione del Senatore Del Castillo, pre-candidato alla successione
del Presidente Garcia. Inoltre la decisone del Ministro
dell’Economia, Mercedes Araoz, di lasciare il proprio incarico (è
stata sostituita dal banchiere Ismael Benavides), non contribuisce
a chiarire le strategie dell’APRA, che secondo alcune indiscrezioni, potrebbe favorire la scelta della Ministra dell’Economia, donna
indipendente, titolare della delega di maggior successo della
Presidenza Garcia: la crescita economica.
Si è svolto in URUGUAY, lo scorso 7 ottobre, il primo sciopero generale – di 24 ore – indetto dai sindacati PIT-CNT contro il governo di “Pepe” Mujica, con rivendicazioni contro il
Documento di programmazione economica e finanziaria quinquennale varato dal governo, e a favore degli aumenti degli stipendi del settore pubblico. Nonostante i buoni dati economici
(é attesa una crescita intorno al 6,5%) ed il calo della disoccupazione dal 7,2% al 6,2% in un anno, per il Presidente Mujica
rimane irrisolto il tema degli stipendi, che per molti settori
sono considerati alle soglie della povertà. Non a caso a settembre i suoi indici di gradimento sono calati di 7 punti rispetto
allo scorso luglio quando contava sul 70%, secondo il sondaggio realizzato dalla società Equipos. È stata comunque giudicata
positivamente da fonti del governo la decisione dei sindacati di
ridurre da due giorni ad uno il programma delle astensioni nei
diversi settori.
A settembre il Presidente ha nominato a il nuovo Capo
di Stato Maggiore della Difesa, il nuovo organo di coordinamento delle forze armate uruguayane, voluto da
Mujica con una legge ad hoc dello scorso marzo. Il
Generale Bonilla, già Capo delle Forze Aeree, ha dichiarato che intraprenderà un percorso di riduzione dei
contingenti militari, per razionalizzare la spesa e reperire i fondi necessari ad un aumento degli stipendi degli
effettivi militari.
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Almanacco
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notizie dall’America Latina a cura di Donato Di Santo
Il Ministro dei Trasporti ed Opere pubbliche, Enrique Pintado, in
audizione alla Camera, ha annunciato che il governo sta pianificando di investire circa 500 milioni di dollari nel settore ferroviario,
considerato strategico per lo sviluppo del paese: si dovrà lanciare
un piano di recupero di una rete di 1.400 km attualmente ai limiti dell’operatività.
Si è riacceso in Parlamento il dibattito sull’abolizione della Ley
de Caducidad, con la recente decisione della Corte
Interamericana dei Diritti Umani di avviare il procedimento
contro l’Uruguay per la sparizione dell’argentina Maria Claudia
Gelman. Il governo ha presentato in Parlamento, alla
Commissione Affari Costituzionali, un progetto di legge che
mira ad abolire tre articoli della Ley de Caducidad che impedisce le indagini sui reati contro i diritti umani perpetrati durante la dittatura. L’opposizione, per bocca del senatore Larrañaga
(del Partido Blanco), ha accusato il governo di non difendere “la
sovranità nazionale dell’Uruguay” di fronte alle minacce della
Corte Interamericana.
Aristobulo Isturiz, fedelissimo del Presidente Chavez e coordinatore della campagna, nelle prime ore della mattina del 27 settembre, dopo una lunga notte di attesa, ha riconosciuto il risultato elettorale delle elezioni legislative svoltesi in
VENEZUELA lo scorso 26 settembre, ammettendo che la
coalizione di governo (composta dal Partido Socialista Unido
de Venezuela, PSUV, e dal Partido Comunista Venezuelano,
PCV), non è riuscita ad ottenere l’obiettivo di raggiungere i due
terzi dei seggi parlamentari (almeno 110 su 165), traguardo
indispensabile per garantire all’Esecutivo la tranquillità per
governare senza veti in Parlamento: “l’obiettivo era di 110
deputati. Non ci siamo riusciti, ne abbiamo ottenuti 95, una
chiara maggioranza, una chiara vittoria”, ha commentato il
Coordinatore della campagna della colazione di governo.
”Questo risultato ci conferma come prima forza del paese in
una battaglia, lunga, che ci vede impegnati quotidianamente e
che non finisce qui”. Tali dichiarazioni “correggono” quelle del
Presidente Chavez che, dopo i toni estremi della campagna
elettorale (aveva più volte ribadito che si trattava di una tappa
fondamentale nel percorso verso le elezioni presidenziali del
2012 e di un momento cruciale per la sopravvivenza della “rivoluzione bolivariana”, minacciata dal “vento borghese della controrivoluzione”), aveva dichiarato sul web nelle primissime ore
all’indomani del voto, che il risultato si profila come una vittoria per il suo progetto bolivariano.
Dunque, gli argomenti populisti utilizzati nella propaganda del
governo, evidentemente in difficoltà nel giustificare la grave situazione politica, economica e sociale del paese, non hanno funzionato come ci si attendeva a Palacio Miraflores. A testimonianza
dell’importanza della posta in gioco, va rammentata la scelta del
Presidente, presa poche settimane prima del voto, di far correre
alle elezioni uomini importanti del suo Esecutivo e del chavismo:
Aristobulo Isturiz ha coordinato la campagna insieme ai Ministri
Iglesias (del Lavoro), Rodriguez (dello Sport) e Ochoa (delle
Città). Inoltre sono scesi in campo come capilista, Deosdado
Cabello, Ministro delle Opere Pubbliche, Nicolas Maduro,
Ministro degli Esteri, Rafael Ramirez, Ministro del Petrolio ed
Energia, il Ministro della Casa, Molina, quello della Cultura,
Francisco Farruco Sesto, e quello dell’Ambiente, Hitcher.
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Più consistente invece, rispetto ai sondaggi diffusi prima del
voto, l’affermazione della proposta di opposizione della Mesa
de la Unidad Democratica (MUD), che per la prima volta
ricompone attorno all’antichavismo forze politiche tra le più
differenti (da COPEI ad AD, da Primero Justicia al MAS, a
Bandera Roja), con una confluenza di forze politiche di un arco
ideologico spurio, eleggendo circa oltre 60 deputati.Vincente è
stata la scelta dell’opposizione di concentrare la propria campagna sui temi meno ideologici partendo dal forte disagio presente nel paese. La crisi economica e l’alta inflazione (stimata al
29% su base annua nel 2010), la continua inefficienza delle industrie gestite dallo Stato (dal settore alimentare, in cui le derrate si deteriorano nei magazzini statali, a quello petrolifero, in cui
si moltiplicano guasti e incendi nei depositi), delle centrali elettriche (proprio negli ultimi giorni di campagna elettorale si
sono verificati molti blackout e malfunzionamenti nell’erogazione elettrica in diverse aree del paese, che il governo non ha esitato a descrivere come “sabotaggi realizzati dall’opposizione”),
il fallimento dei programmi sociali (misiones) per i quali il
governo dichiara di aver speso oltre il 60% del bilancio. Con
toni aspramente antichavisti, la MUD ha presentato agli elettori un’agenda parlamentare ed una proposta di governo, articolata in 100 punti, che nell’insieme definiscono quello che
Teodoro Petkoff (Direttore del quotidiano TalCual), ha chiamato un “Proyecto Pais” per il Venezuela. Il fulcro di questa proposta verte sul meccanismo economico della generazione del
lavoro, che deve essere stimolato da un virtuoso incontro dei
capitali privati e della gestione statale: il capitale privato è definito “indispensabile” per aiutare il paese ad uscire dall’attuale
crisi economica e sociale in cui lo hanno portato 12 anni di
quella che Petkoff chiama “chavocracia”.
Meno incisiva del previsto la performance del partito Patria
Para Todos (PPT) che ha eletto soltanto due deputati.Vi erano
alcune aspettative maggiori dal risultato di questo partito che,
dopo essere stato fin dalle sue origini parte integrante del
sistema chavista, dal 2006 (e soprattutto dopo la nascita del
PSUV), ha intrapreso un percorso di autonomia guidato, negli
ultimi mesi, dall’ex chavista Henri Falcòn, Governatore dello
Stato di Lara e recentemente entrato nelle fila del PPT, dopo
una forte contrapposizione con la gestione della cosa pubblica
portata avanti dal governo. Nonostante la propria consolidata
esperienza parlamentare (aveva 11 deputati uscenti), caratterizzandosi dunque nella campagna elettorale (a differenza della
MUD che nel 2005 aveva deciso di sfuggire l’appuntamento
elettorale, ritirandosi su un Aventino gravido di negative conseguenze), per una certa esperienza istituzionale sostenendo, al di
fuori della dicotomia chavismo/antichavismo (forte in molti
ambiti dell’opposizione), una “proposta programmatica di ricostruzione che depolarizzi il paese, ispirata alla riconciliazione, al
dialogo ed al rispetto della Costituzione”.
Vero protagonista di questo appuntamento elettorale, ben preannunciato dalla società di indagine statistica GIS XXI (che
aveva previsto un’affluenza al 68%), è stata la partecipazione
popolare al voto (fulcro degli slogan dell’opposizione), che ha
visto partecipare alle elezioni circa 11 milioni e 700 mila elettori (il 66,45%).Tale dato assume tanto più rilievo alla luce del
precedente 25% di afluenza del 2005, quando l’opposizione
decise di non presentarsi alle urne: si conferma – in questo
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notizie dall’America Latina a cura di Donato Di Santo
caso – un forte cambiamento d’umore nella popolazione.
Secondo molti osservatori, infatti, la forte partecipazione a
questa XIII tornata elettorale dall’inizio dell’“epoca chavista”,
potrebbe confermare il definitivo consolidarsi di un forte dissenso e di una opposizione istituzionale al chavismo.
Nonostante le polemiche precedenti al voto, rispetto alle
molte violazioni del regolamento della campagna realizzate da
governo (come denunciato dall’unico rappresentante dell’opposizione nel Conmsiglio Nazionale Elettorale), e successive
(come l’attesa prolungata e ingiustificata prima della divulgazione dei risultati), le elezioni si sono svolte regolarmente, come
testimoniato per altro dalla mancanza di denuncie da parte del
150 osservatori internazionali. Molto importante, a questo
riguardo, l’invito dello stesso Chavez – diramato sul web a
poche ore dal voto – a riconoscere il risultato elettorale che
sarebbe uscito dalle urne.
Da sottolineare il peso che sul risultato hanno avuto le modifiche apportate dal CNE alla Ley de sufragios del 2009, che
regolamenta i collegi elettorali del paese. A gennaio infatti il
CNE ha cambiato (diminuendolo) il numero di deputati eleggibili negli 8 Stati (dei 24 che formano il paese), in cui il chavismo é più debole:Amazonas, Barinas, Carabobo, Lara, Miranda,
Tachira, Zulia, Distrito Capital. L’unico rappresentante di opposizione del Consiglio Elettorale, Diaz, non a caso aveva dichiarato all’epoca che si trattava di “un’operazione politica con un
fine preciso: quello di sottrarre deputati ai collegi in cui l’opposizione è più forte, attribuendoli invece a quelli dove è il
governo a prevalere”. Infatti delle otto regioni coinvolte, ben
sei erano in mano all’opposizione ed oggi, dopo il voto, si
riparla di modifiche strutturali, finalizzate all’elezione di 63
deputati (dei 165) che rappresentano il 38% del Parlamento. Il
Segretario Esecutivo della MUD, Aveledo sostiene che la coalizione “è maggioranza nel paese, in termini di voti assoluti, e
non il PSUV” (come sostenuto dal coordinatore della campagna del Presidente, vedi sopra), ed ha denunciando il fatto che
il CNE, nel suo bollettino ufficiale diramato oggi, si sia “dimenticato” di pubblicare il numero dei voti assoluti presi dalle
forze in campo, limitandosi soltanto a diffondere le percentuali rispetto alle assegnazioni dei seggi (alterata dalla modifica
della legge elettorale). Nonostante ciò la sconfitta del chavismo è stata “crucial”, come si legge nei primi comunicati della
MUD, visto che tale nuova legge non solo non ha garantito i
2/3 dei seggi al governo in carica ma neanche i 3/5 (99 deputati), dati come risultato scontato in campagna elettorale ed
indispensabili per attivare le “leggi abilitanti” con cui il
Presidente della Repubblica può governare, in settori come
l’educazione e la sanità, con decreti presidenziali e prescindendo dall’Assemblea Nacional.
A pochi giorni dal voto si sono diffuse preoccupazioni relative
alla possibilità che il governo possa imprimere strumentalmente una accelerazione all’agenda parlamentare allo scopo di
approvare, entro il 31 dicembre le leggi che gli conviene (cioè
prima dell’insediamento del nuovo Parlamento e sfruttando la
congiuntura che vede l’attuale Assemblea pressoché monocolore). L’altro timore diffuso riguarda l’ipotesi che il governo
avvii una sorta di “campagna acquisti” tra i neo parlamentari
dell’opposizione che gli permetta di superare almeno la soglia
di 99 deputati. ◆
Almanacco
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AGENDA REGIONALE
Altra prova per l’UNASUR: in occasione della crisi istituzionale (tentato golpe), avvenuta in Ecuador a fine settembre (vedi
Agenda politica), il Segretario Generale, Nestor Kirchner, ha
infatti convocato in poche ore una riunione dei Capi di Stato e
di governo dei paesi sudamericani per monitorare la crisi ed elaborare una posizione rispetto ai fatti in divenire in Ecuador. La
riunione convocata a Buenos Aires, cui hanno partecipato
Cristina Kirchner, Argentina, Evo Morales, Bolvia, Sebastian
Piñera, Cile, Juan Manuel Santos, Colombia,Alan Garcia, Perù, José
Mujica, Uruguay, Hugo Chavez, Venezuela, ed Antonio Patriota,
Vice Ministro degli Esteri del Brasile (in sostituzione di Lula,
impegnato nelle ultime ore di campagna elettorale). La riunione,
che ha colpito molto gli osservatori internazionali per la repentinità con cui è stata convocata e per l’alto livello di partecipazione, ha approvato la decisione di una missione dei Ministri degli
Esteri dei paesi membri a Quito, da effettuarsi immediatamente
nelle ore successive, per mostrare concretamente il sostegno al
Presidente Correa e ribadire con fermezza la difesa del governo
costituzionale e democratico. I Presidenti hanno inoltre approvato un documento, che rispecchia la presa di posizione del giovane organismo di integrazione sudamericana, rispetto alla crisi
ecuadoriana. Nel comunicato diffuso a seguito della riunione, si
afferma “il forte impegno dell’UNASUR a difesa delle
Costituzioni democratiche dei paesi della Regione, dello Stato di
diritto, dell’ordine costituzionale, della pace sociale, dell’inviolabile rispetto dei diritti umani, condizioni indispensabili per il processo di integrazione regionale”. I Presidenti esprimono
“un’energica condanna del tentato colpo di Stato e del successivo sequestro del presidente Rafael Correa” e chiedono, inoltre,
che “i responsabili dell’azione golpista siano giudicati e condannati”. Ancora, “L’UNASUR, respinge con forza e non tollererà,
per nessuna ragione, qualsiasi nuova sfida alle Autorità costituzionali, né alcun tentativo di golpe ai danni del potere civile legittimamente eletto, ed é pronta ad adottare misure concrete e
immediate, come la chiusura delle frontiere, la sospensione delle
relazioni commerciali, del traffico aereo e delle forniture di energia e servizi”. Lo stesso Segretario Generale, Kirchner, ha espresso “la totale solidarietà del blocco regionale al Presidente
Correa” e ha ribadito che il Sudamerica “non può più permettere che i governi eletti democraticamente siano minacciati e
attaccati da settori che non vogliono perdere i proprio privilegi
e poteri”. Ciò, ha proseguito, “rappresenterebbe un gravissimo
passo indietro verso quelle epoche in cui le oligarchie imponevano le proprie decisioni con la forza. Il voto popolare rappresenta l’unica via legittima per la presa di decisioni politiche.”
Tale immediatezza di intervento dell’UNASUR ha colpito molto
nello scenario internazionale, soprattutto per la capacità di riunire così tanti Presidenti in poche ore, ed anche perché, in passato,
non era solito verificarsi. L’UE, gli USA, e l’OSA hanno parimenti
espresso la condanna al tentato golpe e la massima solidarietà al
Presidente Correa: tuttavia la forza del messaggio lanciato a Quito
dai Presidenti UNASUR di sicuro ha segnato un punto di svolta
nella crisi ecuadoriana.Va dunque sottolineato il consistente ruolo
dell’UNASUR nello scenario regionale, non solo dal punto di vista
del processo di integrazione, ma anche da quello del percorso di
consolidamento democratico ed istituzionale dei paesi sudameri-
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Almanacco
latinoamericano
notizie dall’America Latina a cura di Donato Di Santo
cani (premessa importante per l’integrazione stessa). Non a caso,
alla fine del comunicato di Buenos Aires, si legge che entro il prossimo 26 novembre, quando la Presidenza di turno dell’UNASUR
passerà dall’Ecuador alla Guyana (con la prima riunione che verrà
celebrata nella capitale Georgetown), “verrà aggiunto al Trattato
Costitutivo un protocollo addizionale che introduca una clausola
democratica”.
Altro importante momento di visibilità internazionale per
l’UNASUR si è verificato in occasione della visita a Washington
del Ministro della Difesa dell’Ecuador, Javier Ponce, per una riunione con il Segretario di Stato per la Sicurezza, Robert Gates, che
ha parlato anche a nome del Consiglio di Difesa dell’UNASUR.
Da registrare inoltre le dichiarazioni della neo Ministra degli
Esteri della Colombia in merito alla volontà del governo Santos di
procedere rapidamente alla ratifica in Parlamento del Trattato
costitutivo dell’UNASUR (attualmente ancora non in vigore perché ratificato soltanto da sette dei dodici paesi coinvolti: ne basterebbero nove), che ha dichiarato che “la Colombia è convita
sostenitrice dell‘UNASUR e faremo di tutto perché il Parlamento
ratifichi il prima possibile il trattato”. La Colombia sarebbe dunque l’ottavo paese, dopo Brasile, Perù, Ecuador, Argentina, Cile,
Venezuela e Guyana a ratificare il Trattato costitutivo.
Prosegue la distensione diplomatica tra Ecuador e Colombia.
Dopo il positivo incontro bilaterale tenutosi a New York, a margine dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, tra il Ministro
degli Esteri ecuadoriano, Ricardo Patiño, e l’omologa colombiana,
Maria Angela Holguin. Si è infatti riunita una Commissione bilaterale per discutere il tema dei rifugiati colombiani in Ecuador e le
conseguenti sinergie da portare avanti.Tale riunione fa seguito alla
decisone di attivare una Commissione mista binazionale, voluta
dai due Ministri della Difesa, il colombiano Diego Rivera e l’ecuadoriano Miguel Carvajal.
Attesa per ottobre la riunione tra il Presidente della Colombia,
Juan Manuel Santos, e del Venezuela, Hugo Chavez.
Si tratterà di uno storico incontro che porrà fine alla tensione
diplomatica tra i due paesi, avviatasi alla sua conclusione con
l’uscita di scena del Presidente Uribe (vedi Almanacco n° 14). In
effetti dall’insediamento di Santos molti sono stati i segnali di
apertura verso il vicino venezuelano.A settembre, da indiscrezioni lasciate circolare dall’Ambasciatore Venezuelano presso le
Nazioni Unite,Valero, si è appreso della disponibilità del governo
di Caracas ad appoggiare la candidatura della Colombia nel
Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Molto rilievo ha avuto la riunione bilaterale, tenutasi all’ONU, tra
il Presidente della Colombia, Santos, ed il Presidente
degli USA, Barak Obama. L’incontro (che rappresenta l’unica riunione bilaterale concessa a margine dell’Assemblea
Generale delle Nazioni Unite, celebratasi a New York), ha consentito ai due Capi di Stato di passare velocemente in rassegna
l’agenda bilaterale, con particolare riferimento all’approvazione
del TLC (arenato nel Congresso americano per il veto democratico), e del Trattato (da agosto sospeso dalla Corte Costituzionale
colombiana), che prevede l’utilizzo di sette basi aeree colombiane
da parte delle forze armate USA per la lotta contro il terrorismo
A pochi giorni dal lancio del piano delle riforme economiche a
Cuba (vedi Agenda politica), il Ministro degli Esteri del Brasile,
Celso Amorim, in viaggio verso New York per la riunione
dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ha fatto scalo a
Almanacco
anno II • numero 15 • settembre 2010
L’Avana per una riunione bilaterale con il Presidente Raul Castro,
al quale ha consegnato una lettera del Presidente Lula. Della riunione, di cui non sono stati diffusi i contenuti, è trapelata soltanto la dichiarazione di Amorim per cui il Governo del Brasile ha
voluto manifestare al governo cubano “la sua disponibilità” a collaborare in questa fase di riforme.
Procede il dialogo tra Uruguay ed Argentina sul tema del
monitoraggio del Rio Uruguay, a seguito della distensione avviata
tra i due paesi sul tema della cartiera UPM: i due Ministri degli
Esteri, l’argentino Hector Timermann e l’Uruguayano Luis
Almagro, hanno annunciato l’avvio dei lavori della Commissione
scientifica prevista dall’Accordo siglato nei mesi scorsi tra i due
paesi che dovrebbe ultimarsi entro il 2010. In un’altra occasione
il Presidente dell’Uruguay, José Mujica, riferendosi all’avanzamento
delle trattative per la realizzazione di un impianto di rigassificazione binazionale che consentirà all’Uruguay di disporre di 10 milioni di metri cubi diari di gas, ha ribadito l’importanza delle relazioni economiche e commerciali tra i due paesi.
Molto rilevo ha avuto la visita ufficiale compiuta a Cuba
da Presidente di El Salvador, la prima dopo il ristabilimento delle relazioni rotte 50 anni fa. Molti gli accordi firmati nel settore della salute, dell’educazione e dello scambio culturale; il
Presidente salvadoregno, Mauricio Funes, ha inoltre visitato il
Messico, per una riunione con il Presidente Calderòn per affrontare tra le altre cose, la tematica del rispetto dei diritti umani con
particolare riferimento alla spinosa questione della morte di
diversi migranti di El Salvador trovati sepolti in una fossa comune
nella Regione di Tamaulipas a fine agosto (vedi Almanacco n° 13).
Molte assenze latinoamericane alla riunione annuale
dell’Assemblea Generale dell’ONU, disertata dai Capi di
Stato di Brasile, Venezuela, Cuba, Ecuador, Nicaragua, Messico,
Paraguay e Uruguay. Anche se alcune assenze sono giustificate,
segna una marcata disattenzione all’agenda Nazioni Unite. La
Presidenta argentina Kirchner è stata eletta
Presidente di turno del G77.
Da segnalare, inoltre, la ripresa dei negoziati tra Panama e la
Colombia e l’avvio di quelli tra Ecuador e Nicaragua per la
definizione di Trattati di Libero Commercio bilaterali.
Dal punto di vista delle relazioni con l’UE, il Vice
Presidente della Colombia, Angelino Garzòn, ha compiuto un viaggio a Madrid, Bruxelles e Ginevra, allo scopo di incentivare la definizione di un Trattato bilaterale del paese sudamericano con il blocco europeo. Molto rilievo ha avuto inoltre la riunione bilaterale tra il Ministro degli Esteri spagnolo
Moratinos ed il suo omologo cubano Rodriguez, avvenuta a New York a margine dell’Assemblea ONU.
Dal punto di vista delle relazioni con l’Asia continua il forte
protagonismo dell’Ecuador nell’area asiatica e
mediorientale alla ricerca di investimenti in tecnologia: in
agenda una prossima missione in Líbano, Siria, Qatar ed Emirati
Arabi, mentre la Cina conferma il suo impegno nel paese sudamericano annunciando investimenti per 5 miliardi di dollari,
secondo quanto riferito dall’Ambasciatore cinese a Quito, Cai
Runguo: da segnalare le preoccupazioni da egli espresse, in merito al processo di rinegoziazione dei contratti petroliferi avviati dal
governo, e il supporto della Cina al progetto ITT Yasunì, l’originale progetto ecuadoriano di “non sfruttamento” di questa importante riserva di idrocarburi.
latinoamericano anno II • numero 15 • settembre 2010
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Almanacco
latinoamericano
notizie dall’America Latina a cura di Donato Di Santo
Il Brasile, Presidente di turno del Mercosur, ha annunciato che
entro l’anno promuoverà la firma di una Accordo tra il
Mercosur e l’India. ◆
AGENDA ECONOMICA
In un intervista all’Agenzia EFE, il direttore per America latina
della Banca Mondiale, Augusto de La Torre, ha ammesso che
l’Istituto finanziario sta rivedendo al rialzo le stime di crescita
dell’America latina per il 2010: dal 4%, previsto ad inizio anno, la
Banca Mondiale passa ad una previsione di circa il 5,5%-6%. Paesi
come Brasile, Argentina, Perù ed Uruguay, guideranno l’espansione del Pil regionale, con tassi nazionali compresi tra il 7% e l’8%.
Secondo il direttore, de La Torre, le revisioni al rialzo sono state
dettate dal forte aumento della domanda di materia prima,
soprattutto da paesi asiatici come la Cina, e dell’andamento dei
prezzi delle stesse.
Della stessa opinione il Fondo Monetario Internazionale
(FMI) che, adducendo sempre il buon andamento dei prezzi
delle materie prime sostiene, nel Rapporto “Prospettive
Economiche” pubblicato ad inizio ottobre, una ulteriore revisione
delle stime di crescita per l’America latina, innalzando il tasso
regionale atteso per il 2010 fino al 5,7% (6,3% l’America del Sud,
il 3,7% l’America Centrale, ed il 2,4% i Caraibi). Secondo il FMI, il
Paraguay guiderà la corsa alla crescita con un +9%, seguito
dall’Uruguay all’8,5%, dal Perù all’8,3%, e da Brasile e Argentina al
7,5%. Cile e Messico correranno di pari passi al 5%, seguiti dalla
Colombia al 4,7%. Dietro la Bolivia al 4% e l’Ecuador al 2,9%.
Fanalino di coda il Venezuela, unico paese dell’area che continuerà a retrocedere, con una caduta dell’1.3%.
A conferma di queste stime il CORFO, la Coporaciòn de
Fomento de la Producion del Chile, ha diffuso le proprie
previsioni rispetto agli investimenti esteri per le materie prime,
attesi entro il 2015 per un ammontare di 150 miliardi di dollari,
dei quali due terzi saranno destinati al Brasile ed al Cile.
Alicia Barcena, Segretaria esecutiva della CEPAL,
intervenendo alla Conferenza Internazionale sugli Investimenti
per il Lavoro e lo Sviluppo in America Latina e nei Caraibi, ha ribadito che l’America latina corre il rischio di penalizzare il proprio
sviluppo e la generazioni di lavoro a causa della mancanza di investimenti ”in tecnologia e innovazione”, considerati indispensabili
per generare lavoro “decente” ed “una società più giusta.” Si tratta degli stessi temi affrontati nel documento “La hora de la igualdad. Brechas por cerrar, caminos por abrir”, in cui si sostiene che
“lo sviluppo economico e l’uguaglianza sociale non devono essere considerati come aspetti separati”.
La Corporacion Andina de Fomento (CAF) ha approvato
diversi finanziamenti: 500 milioni di dollari sono stati destinati alla
brasiliana Elettrobras e 56 alla filiale peruviana di Abengoa per la
realizzazione di linee elettriche nel sud del Perù, a conferma dell’impegno della Banca di sviluppo sudamericana nel settore energetico.
Per quanto riguarda le infrastrutture va segnalato il prestito di 326
milioni di dollari per il settore ferroviario argentino. Sempre nel
campo delle infrastrutture sono stati approvati 126 milioni di finanziamento per la realizzazione di opere urbane per la Città di
Panama. Sul piano sociale, invece, è stato approvato un finanziamento di 250 milioni di dollari per sostenere il Piano di Sviluppo (PAISAlmanacco
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SE), un programma di crescita sostenibile lanciato dal governo
dell’Ecuador per circa 2,5 miliardi di dollari in due anni.
La Banca Centro Americana di Integrazione
Economica (BCIE) ha finanziato una linea di credito di 7 milioni di dollari per sviluppare il settore delle PMI in Costa Rica, Si
tratta di un ulteriore passo in avanti nell’incentivazione di un settore considerato prioritario dalla Presidenta Laura Chinchilla.
In Brasile la Banca Centrale, a settembre, ha confermato le
revisioni di rialzo alla crescita, prospettando un +7,2%. Dati
positivi in arrivo sul fronte della disoccupazione, in ulteriore
calo attestata al 6,7% a settembre, secondo l’IBGE. Oltre le
aspettative si è conclusa l’operazione di ricapitalizzazione di
Petrobras, che ha raggiunto i 70 miliardi di dollari di volume,
diventando così la seconda impresa petrolifera mondiale, con
un capitale di 220 miliardi di dollari, seconda solo alla Exxon
americana, che conta su un capitale di 290 miliardi.Altra importante operazione finanziaria: il governo federale ha deciso di
aumentare il capitale del principale Banco di sviluppo brasiliano, il BNDES con una quota di 17 miliardi di dollari, che si sommano ai 100 iniettati dal governo nel 2009 per sostenere le gli
incentivi anticrisi al mondo delle imprese.Ad un anno dall’introduzione della tassazione del capitale finanziario straniero in
entrata in Brasile (IOF), il Ministro Guido Mantega ha annunciato il raddoppio del tasso, dal 2% al 4%, come strumento per frenare l’apprezzamento del real sul dollaro (negli ultimi 12 mesi
il tasso di cambio si è mantenuto stabile ad 1.7-1.8 real sul dollaro), al fine di garantire gli attuali ritmi delle esportazioni brasiliane.Tale aumento non si applicherà alle operazioni di borsa,
ed agli investimenti stranieri diretti (IDE). ◆
AGENDA BILATERALE
FARNESINA
Il Sottosegretario agli Esteri, Scotti, ha partecipato alla
annuale Assemblea generale delle Nazioni Unite. In quella occasione ha tenuto vari incontri bilaterali con rappresentanti governativi latinoamericani.
Il Sottosegretario agli Esteri, Scotti, si è recato il primo
ottobre a Città del Messico per i lavori della Commissione mista
Italia-Messico. Tra i temi più importanti in discussione la lotta al
narcotraffico e alla criminalità organizzata.
Immediata presa di posizione del Sottosegretario Scotti, a difesa
del Presidente Correa, appena giunte le notizie provenienti
dall’Ecuador (sequestro del Presidente Correa e tentativo di
golpe). ◆
AGENDA DELLE SEGNALAZIONI
EVENTI
Accordo di collaborazione del SICA con il Progetto della
Cooperazione italiana “Fronteras Abiertas”, realizzato dal
CeSPI in collaborazione con l’IILA: a fine settembre, nella capitale di El Salvador, San Salvador, il Segretario Generale
del SICA (Sistema di Integrazione Centroamericana), Juan
Daniel Aleman Gurdian, ha firmato un Accordo di cooperazio-
latinoamericano anno II • numero 15 • settembre 2010
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Almanacco
latinoamericano
notizie dall’America Latina a cura di Donato Di Santo
ne con il CeSPI, con l’obiettivo di rafforzare il ruolo degli Enti
locali nel processo di integrazione regionale, con una forte sottolineatura sulla sicurezza democratica e l’agenda ambientale
dei paesi dell’area SICA.
Il 29 settembre a San Salvador, El Salvador, si è tenuta la
conferenza del Magistrato italiano Antonio Ingroia, Procuratore
aggiunto a Palermo, su “La lotta al crimine organizzato in italia”.
La conferenza si svolge nell’ambito del corso di Alta formazione di quadri dirigenti dei paesi del Sistema di Integrazione
Centroamericana, progetto IILA-SICA a cui partecipa
il CeSPI.
Dal 6 al 15 ottobre, a Genova, le “Giornate dell’Argentina”
organizzate dalla Fondazione Casa America di
Genova. Il programma completo su www.casamerica.it
L’8 ottobre si è tenuta a Roma la Tavola rotonda su
“Cooperazione digitale e internazionale”, nell’ambito del Progetto “100 città Italia-Brasile”.Tra i relatori:
Alberto Tridente, per “100 città”, e il Sottosegretario Scotti.
16 ottobre, Roma, alle 18.30 presso il Centro Valentina Venanzi,Via
Poggio Verde, 455 a Corviale, incontro con il teologo della liberazione brasiliano Frei Betto, indetto dalla Rete Radiè Resh.
anno II • numero 15 • settembre 2010
28 e 29 ottobre, a Siviglia, Spagna, la CAF e il Real
Instituto Elcano, organizzano l’ “Euro-Latin
American Meetings”.Tra i relatori il Presidente della CAF,
Enrique Garcia, l’ex Commissaria europea, Benita FerreroWaldner, il Segretario generale Iberoamericano, Enrique
Iglesias. Per l’Italia è stato invitato, il Coordinatore delle conferenze Italia-America latina, Donato Di Santo.
4 e 5 novembre, a Biarritz, si terrà il Foro di Biarritz.
Dall’Italia invitati, tra gli altri, Donato Di Santo, Coordinatore
delle Conferenze Italia-America latina, e Fabio Porta, deputato
eletto nella circoscrizione Sud America per gli italiani all’estero.
INTERROGAZIONE PARLAMENTARE
Un gruppo di parlamentari PD, primo firmatario Fabio Porta,
deputato italo-brasiliano eletto nella circoscrizione del Sud
America, e tra le altre firme quella di Massimo D’Alema, Furio
Colombo e Piero Fassino, chiedono al Ministro degli Esteri che il
governo italiano trasmetta a quello argentino la documentazione
in suo possesso relativa alla vicenda dei desaparecidos e dei
perseguitati dalla dittatura militare argentina negli anni ’70 e ’80.
Chi volesse ricevere via mail il testo può farne richiesta a:
[email protected]
19 ottobre, a Firenze, si terrà il III Forum ItaliaAmerica latina “Le opportunità di cooperazione e Business
per le PMI italiane”. Vi prenderanno la parola il Direttore
Generale per le Americhe del MAE, Amb. Giovan Battista
Verderame, e il Coordinatore del Comitato consultivo delle
Conferenze Italia-America latina, Donato Di Santo. Iniziativa
preparatoria della V Conferenza Italia-America latina (Roma, 2011).
DOCUMENTI
La Segreteria Generale di FLACSO, prestigiosa istituzione regionale di Alta formazione nelle Scienze sociali, ha pubblicato il breve
saggio “Gobernabilidad, convivencia democratica y
fronteras”, di José Luis Rhi-Sausi, Direttore del
CeSPI, nella collana Gobernabilidad y convivencia democratica
en América latina. Chi volesse ricevere via mail il testo può farne
richiesta a: [email protected]
20 ottobre, a Roma, si terrà l’incontro rivolto al mondo economico e delle imprese che avrà per titolo “Il mio Brasile”,
nel quale interverrà Valentino Rizzioli, manager che
da decenni lavora e vive in Brasile, Vice Presidente FIATAmerica latina e Presidente del GEI (organismo degli imprenditori italiani in Brasile, il cui Vice Presidente è Edoardo Pollastri,
Presidente della Camera di Commercio Italo-Brasiliana).
Interverranno inoltre il Direttore generale per le Americhe,
Amb. Verderame, gli Ambasciatori brasiliano a Roma, Viegas, e
italiano a Brasilia, La Francesca, il Direttore del CeSPI, Rhi-Sausi,
e l’ex Sottosegretario Di Santo. Questa iniziativa sarà la prima
attività del nascente CEIAL, Consiglio Economico
Italiano per l’America Latina, progetto promosso
dal CeSPI e coordinato da Di Santo. Iniziativa preparatoria della V Conferenza Italia-America latina (Roma, 2011).
LIBRI
Segnaliamo l’imminente uscita del libro di Roberto Borroni,
“Renato Sandri, un italiano comunista” (Edizioni Tre
lune, 18 euro). Il libro ricostruisce la storia politica e personale
di Sandri, dal periodo della lotta partigiana fino al Parlamento e
alla collaborazione con leader politici quali Togliatti, Longo,
Berlinguer e Natta. La parte forse più interessante per i lettori
dell’Almanacco, è quella che ricostruisce gli oltre vent’anni in cui
Sandri fu “ambasciatore itinerante” del PCI in America latina, tra
guerriglie, colpi di Stato, e incontri memorabili con protagonisti
della storia del continente: da Salvador Allende a Fidel Castro,
da Camilo Torres a Pablo Neruda a Teodoro Petkoff e a tanti
altri. Renato Sandri, che vive a Mantova, ha ricevuto nel 2007,
dalle mani dell’allora Ministro degli Esteri, Massimo D’Alema, il
“riconoscimento” della III Conferenza Italia-America latina. ◆
Nel caso non l’avesse ancora fatto:
se l’Almanacco latinoamericano è di suo gradimento e vuole
continuare a riceverlo la preghiamo di mandare una mail a
[email protected] per segnalare esplicitamente la
sua volontà: non vogliamo essere invadenti, per questo chiediamo
una sua conferma.
Inoltre se ritiene di segnalarci persone, con relative e-mail, a cui
mandare l’Almanacco latinoamericano, saremo lieti di farlo.
Almanacco
latinoamericano anno II • numero 15 • settembre 2010
Chiuso in redazione l’8 ottobre 2010
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