RASSEGNA STAMPA - Associazione Agenti Allianz

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RASSEGNA STAMPA - Associazione Agenti Allianz
23 Settembre 2013
23 Settembre 2013
RASSEGNA STAMPA
22/23 SETTEMBRE 2014
Sede Milano – Corso Italia 22
Sede Trieste – Via Fabio Filzi 21/1
INDICE
SCENARIO ASSICURATIVO
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ALLIANZ1: DEPOSITATA LA DOMANDA DI BREVETTO
L’RC AUTO ADESSO VIAGGIA IN ORDINE SPARSO
ASSICURAZIONI, IL BROKER È UN MEDIATORE?
L’RC AUTO ADESSO VIAGGIA IN ORDINE SPARSO
RC AUTO, CON L’ANTIFRODE SI RISPARMIA. E LA LOTTA È SOLO ALL’INIZIO
E LO STATO SCEGLIE LA SCATOLA NERA
MENO MATTONE NEI BILANCI ASSICURATIVI
ALLIANZ WORLDWIDE CARE ENTRA NEL SETTORE DELLE ASSICURAZIONI VITA E
INVALIDITÀ
GENOVA-LISBONA, LA PARTITA DOPPIA DELLE POLIZZE CARIGE
ALLIANZ CONTINUA A INVESTIRE SULL’OFFERTA ALLIANZ1 CON LA CAMPAGNA
“ABBONATI ALLA SERENITÀ
PREMI E COPERTURE IN STILE HI-TECH
L'ONLINE VINCE ANCHE TRA LE POLIZZE
BANCHE IN PRIMO PIANO
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MEDIOBANCA, C’È VITA OLTRE I SALOTTI MENO GENERALI E PIÙ FORTI ALL’ESTERO
BANCHE IN SEI MESI 2 MILIARDI DI UTILI
IL CDA UNICREDIT DECIDE SU PIONEER SANTANDER FAVORITO
QUESTI SI GODONO LA VITA
PREVIDENZA E DINTORNI
 FONDI COMUNI IN GRAN SALUTE E LA CORSA NON È FINITA
 PENSIONI DA RECESSIONE
SCENARIO ASSICURATIVO
ALLIANZ1: DEPOSITATA LA DOMANDA DI BREVETTO
Per la compagnia tedesca il lancio dell’offerta modulare rappresenta una vera e propria
innovazione nel mercato assicurativo.
L’offerta modulare Allianz1 è una vera e propria innovazione nel mercato assicurativo. Per questa
ragione Allianz ha depositato la domanda di brevetto. A renderlo noto è stato Roberto Felici
responsabile marketing della compagnia tedesca in Italia, per il quale «la formula di Allianz1 è simile
a un abbonamento: è il cliente che identifica quanto può e vuole spendere su base mensile per
proteggere se stesso e i propri cari, la propria casa e i beni di famiglia contro i rischi più gravi, quelli
che possono mettere a rischio la sopravvivenza stessa del nucleo familiare. La comunicazione spiega
la mission sociale di questa innovazione, che ha cambiato il modo in cui le famiglie italiane possono
assicurarsi», ha affermato Felici.
Il progetto assicurativo di Allianz1 si concretizza in un unico contratto assicurativo che il cliente può
configurare a seconda delle sue esigenze ed è libero di modificare in qualsiasi momento nella scelta e
nel contenuto delle coperture personalizzate. La formula, simile a un abbonamento, prevede il
pagamento mensile del premio e, attraverso il sistema di FastQuotazione, permette al cliente di
conoscere il prezzo personalizzato.
Dallo scorso marzo è attivo il sito www.allianz1.it, dove è possibile acquisire informazioni sull’offerta
Allianz1 e ricevere una quotazione economica personalizzata inserendo tre soli dati: la data di
nascita, la professione e la provincia di residenza del cliente. A quel punto, se il cliente è interessat
Tutto Intermediari
L’RC AUTO ADESSO VIAGGIA IN ORDINE SPARSO
Continua la corsa del comparto vita, calano i rami danni a causa della frenata dell’Rc auto.
Malgrado il ribasso registrato a livello complessivo, in questo settore le tariffe rimangono
elevatissime e anzi segnano qualche aumento nelle aree più critiche: alcune città del Sud, i
giovani
e
i
veicoli
a
due
ruote.
Il bilancio di metà anno del mercato assicurativo italiano sconta in modo pesante i segni della
crisi economica. A parte le polizze vita tradizionali, che per le loro caratteristiche continuano a
mantenere un forte appeal presso i risparmiatori, il settore resta asfittico e le gravi esigenze di
protezione di famiglie e imprese, dalla previdenza alle calamità naturali e alle piccole e medie
imprese,
continuano
a
rimanere
in
gran
parte
non
soddisfatte.
Le
cifre
In base ai dati dell’Ania, nei primi sei mesi del 2014 la raccolta complessiva è stata di 74,129
miliardi di euro, il 5,3% in più rispetto alla prima metà dell’anno scorso. Il comparto vita si è
attestato a 55,529 miliardi di euro, +30,2% sul corrispondente periodo del 2013. I rami danni
hanno segnato invece un calo del 3,2%, a 18,6 miliardi di euro; il settore auto, in particolare, ha
accusato una frenata più netta, -6,6%, a 9,772 miliardi di euro. A fronte di una stabilità o di un
leggero calo del parco circolante, il dato denota quindi un ribasso dei prezzi, confermato del
resto
dall’ultimo
monitoraggio
trimestrale
realizzato
dall’Ivass.
L’indagine si basa sui prezzi di listino praticati in ventuno province italiane per sei profili tipo di
assicurati, cui corrispondono diversi livelli di rischiosità, e quindi di tariffa. Così, per esempio, si
va da un diciottenne nella quattordicesima classe di bonus malus (quella d’ingresso, per chi si
assicura per la prima volta) con un ciclomotore o una vettura di 1.300 cc., a un quarantenne che
guida la stessa auto ma si trova nella miglior classe. Fra l’aprile scorso e il corrispondente mese
del 2013 i prezzi medi di listino a livello nazionale hanno mostrato variazioni comprese fra il
meno 1,4% per un automobilista cinquantacinquenne e il più 4,3%, per un neopatentato alla
guida
di
un
motorino.
Dove
costa
di
più
Le tariffe sono decisamente più elevate in alcune città del Sud, e in particolare a Napoli, dove
sono le più care per tutti i profili considerati: nel capoluogo campano, un diciottenne che si
assicura per la prima volta paga in media 3.532 euro, il doppio rispetto a un suo coetaneo ad
Aosta. Variazioni più significative hanno interessato i mezzi a due ruote: per un quarantenne in
quarta classe di bonus malus con un motociclo di 200 cc. e per un diciottenne in prima classe
con un motorino i listini sono aumentati rispettivamente del 4% e 4,3%.
L’Ania
offre
una
lettura
diversa
dei
dati
dell’Ivass.
«I prezzi di listino non considerano gli sconti praticati dagli intermediari — sottolinea Vittorio
Verdone, direttore centrale auto, distribuzione e consumatori dell’Ania —. Se invece si guarda
alla stima di quelli effettivamente pagati, a parte pochissime eccezioni si registrano cali in tutte
le province e per tutti i profili. L’Ivass ha presentato anche la prima relazione sull’attività
antifrode, che mostra segnali positivi sull’impegno delle imprese nella lotta alle truffe».
Quali consigli si possono dare all’assicurato che vuole risparmiare? «Fare confronti, ma oltre ai
prezzi guardare con attenzione alle principali clausole delle polizze — risponde Verdone—. In
particolare quelle su esclusioni e rivalse, quando la garanzia non opera. E inoltre controllare sul
sito dell’Ivass, www.ivass.it, se la compagnia e l’intermediario sono autorizzati».
«Nell’Rc auto esiste una vera e propria discriminazione territoriale — sostiene invece Fabrizio
Premuti, presidente di Konsumer Italia — tanto che è diffusissimo il fenomeno di chi, per pagare
meno, dichiara una falsa residenza in territori dove il rischio e il premio sono più bassi. Per
contenere le tariffe Rc auto, si può prevedere l’installazione su ogni macchina della scatola nera
che
monitora
il
comportamento
alla
guida».
Mobilità
In base all’indagine conoscitiva sulla Rc auto realizzata dal Movimento difesa del cittadino e
Codacons nell’ambito del progetto «Rc auto su misura», finanziato dal ministero dello Sviluppo
economico, aumentano gli automobilisti propensi a valutare nuove offerte e cambiare
compagnia. Il 33% di quanti si avvalgono dei preventivatori online o del semplice passaparola
per valutare nuove polizze appartiene alle regioni del Sud dove, a causa dei prezzi più elevati, si
avverte in misura maggiore la necessità di ricercare risparmio e convenienza.
CORRIERE ECONOMIA
ASSICURAZIONI, IL BROKER È UN MEDIATORE?
La natura giuridica del broker e del relativo contratto di brokeraggio non sembrano affannare molto
la giurisprudenza che pare già da tempo pervenuta alla conclusione, piuttosto pacifica, che si tratti di
un mediatore e il contratto stipulato sia quello di mediazione, al più, atipica.
Ma andiamo con ordine.
Il broker è una figura professionale esperta in campo assicurativo a cui si può rivolgere chi intende
stipulare un contratto di assicurazione: in questi casi, il broker studia la situazione del cliente e
considera le sue esigenze, indicandogli la migliore compagnia rispondente alle sue richieste, valuta le
condizioni contrattuali più favorevoli e i rischi, e in particolar modo cerca di conseguire un ottimo
rapporto tra premio pagato da un lato e rischio garantito e copertura assicurativa dall’altro).
La giurisprudenza, senza apparenti difficoltà, ha equiparato il broker al mediatore, definendolo un
mediatore speciale in campo assicurativo. Invero, i giudici partono dalla considerazione che il broker,
esperto assicurativo, non è legato a nessuna delle parti da rapporti di dipendenza, collaborazione,
rappresentanza. Provvede, su iniziativa propria o di uno dei soggetti che intendono stipulare un
contratto, a mettere in contatto il cliente con l’assicuratore disposto a concludere un contratto alle
condizioni rappresentate dal cliente stesso. Il diritto alla provvigione è a carico dell’assicuratore e
spetta se l’affare si conclude, consistendo in una percentuale del premio pagato dal cliente. La
provvigione inoltre è dovuta sia che le parti abbiano espressamente incaricato il broker sia nel caso in
cui, di fatto, si siano avvalse della sua opera.
Stando così le cose, sembra davvero che il broker appartenga al genus dei mediatori, condividendo
con essi molte caratteristiche. In entrambi i casi, infatti, occorre l’iscrizione all’albo e pertanto si
tratta di professioni c.d. protette. Inoltre, agiscono entrambi allo scopo di mettere in relazione
diretta due soggetti per la conclusione di un contratto (nell’ipotesi speciale del brokeraggio, l’impresa
di assicurazione e l’assicurando). Ancora, la provvigione è dovuta ad entrambi nel caso in cui il
contratto è concluso, ma anche, eccezionalmente, quando a tale conclusione non si pervenga
(essendo la norma, in particolare quella prevista dall’art. 1755 c.c., derogabile).
Si possono, tuttavia, individuare alcune diversità tra le due figure.
a. In primo luogo, il broker, a differenza del mediatore, estende la sua attività professionale anche
alla fase preparatoria, a quella di cooperazione nella stipula del contratto assicurativo, ed
eventualmente alla sua esecuzione e gestione (divenendo il tal caso mandatario del cliente, con
relativo diritto alla provvigione già solo per questo). In relazione a tale caratteristica, si potrebbe
tuttavia ritenere che l’ampliamento della sfera operativa del broker non incida sul suo
inquadramento all’interno della mediazione, non presentando profili di incompatibilità.
b. In secondo luogo, il broker difetterebbe di uno dei requisiti qualificanti del mediatore:
l’imparzialità. Laddove infatti il broker sia espressamente incaricato dal cliente per l’attività di
assistenza e consulenza, è evidente la sua parzialità.
A prescindere dalla considerazione che, nella definizione su citata, la giurisprudenza ha sottolineato
l’esistenza di tale carattere, l’imparzialità non si potrebbe poi escludere per il solo fatto che il broker
abbia ricevuto l’incarico solo da una delle parti. È noto infatti come sia pacificamente ammessa la
mediazione unilaterale, nascente proprio da un incarico conferito da una sola parte.
Tale imparzialità potrebbe al limite mancare laddove si configurasse un vero e proprio rapporto
fiduciario tra broker e cliente, che imporrebbe al primo di operare nell’esclusivo o preponderante
interesse del secondo, procurandogli le migliori condizioni contrattuali possibili e i maggiori
vantaggio in relazione al premio versato. In tal caso, la fiducia che lega il broker al cliente induce ad
applicare l’art 1176 c.c. in tema di diligenza nella attività svolta, cosicché il broker sarà responsabile
per la negligente esecuzione del rapporto o per omissione di informazioni fondamentali come un
conosciuto o conoscibile stato di insolvenza della compagnia assicurativa o la sua non affidabilità
nelle contrattazioni.
Superando tuttavia tale obiezione, la giurisprudenza afferma che anche l’assenza di imparzialità non
incide sulla autonomia e indipendenza del broker, inquadrabile al limite nella mediazione c.d. atipica,
in cui è assente, appunto, il requisito in parola.
La dottrina, presentando ulteriore obiezione, ha sottolineato come se è vero che il compenso del
broker è a carico dell’assicuratore al momento della conclusione del contratto, è anche evidente che
quest’ultimo aumenterà il premio a carico del cliente proprio per ricomprendervi la provvigione del
broker stesso, con la conseguenza di accollare tale compenso, in fine, proprio sul cliente. Per non
dimenticare che per lo studio della questione assicurativa, la consulenza, l’assistenza, il broker
potrebbe pretendere un compenso dal cliente che lo ha incaricato e questo a prescindere dalla
conclusione del contratto.
Quest’ultima particolarità è stata sostenuta per dimostrare che, gravando l’obbligo del pagamento
della provvigione sul cliente, non si sarebbe in presenza di una mediazione che, come di regola,
richiede che entrambe le parti corrispondano il compenso al mediatore.
In realtà, ciò non è decisivo, ipotizzandosi, come ricordato, anche la mediazione c.d. unilaterale, dove
l’obbligo della provvigione incombe solo sulla parte che ha conferito l’incarico (per es. il cliente).
Queste problematiche hanno indotta la dottrina ad escludere la mediazione e inquadrare l’opera del
broker all’interno di diverse figura negoziali.
Si è così parlato di prestazione d’opera intellettuale o ancora di appalto di servizi. Non manca poi chi
ritiene trattarsi di contratto atipico, con applicazione delle norme sulla mediazione solo in quanto
compatibili.
Ovviamente, altra tematica è la differenziazione del broker dalle figure affini dell’agente e del
procacciatore di affari.
Insomma, ancora pare che non ci sia totale certezza sulla natura giuridica del broker.
Si può concludere che, superando tutte le obiezioni dottrinali, il punctum dolens, ad avviso di chi
scrive, resti questo: se la assenza di imparzialità sia ininfluente ai fini della configurazione del
brokeraggio quale mediazione – anche unilaterale e in ogni caso, atipica – ; oppure se il rapporto
fiduciario che lega il broker al cliente sia tale da configurare quel rapporto di dipendenza,
collaborazione, rappresentanza incompatibile in radice con la mediazione, stante il disposto dell’art.
1754 c.c.
Intermedia Channel
GENOVA-LISBONA, LA PARTITA DOPPIA DELLE POLIZZE CARIGE
Apollo gioca la doppia. Il fondo di investimento statunitense Apollo Global Management, che sta
trattando l’acquisto del polo assicurativo di Banca Carige (composto dalle due compagnie operanti
nel Vita e nel Danni), ha in verità un programma più ampio e integrato per quanto riguarda la propria
presenza sul mercato delle polizze nel Vecchio Continente.
Gli emissari da fondo americano, infatti, non sono solo a Genova a negoziare con Piero Luigi
Montani, amministratore delegato di Carige, ma anche in Portogallo, dove stanno trattando il polo
assicurativo di un altro istituto bancario che le difficoltà degli ultimi tempi stanno spingendo a
vendere, il Banco Espirito Santo, fondato a Lisbona a metà dell’Ottocento.
Le integrazioni industriali tra Italia e Portogallo sono difficili da sostenere, ma la volontà di giocare
fino in fondo le due partite europee la dice lunga sull’impegno che Apollo è pronto a riversare sulle
polizze oggi in carico a Carige e all’Espirito Santo. La sola opzione portoghese, la compagnia si chiama
Tranquilidade, è stimata a una cifra superiore ai duecento milioni di euro, 215 secondo le ultime
indiscrezioni. Di maggior rilievo l’impegno richiesto in Liguria per Carige. Poco più di un anno fa a
Genova contavano di ricavare dalla cessione dale due compagnie circa 800 milioni di euro. Una
valutazione assolutamente lontana dai valori di mercato. Oggi, una cifra dimezzata sarebbe la
benvenuta nelle casse della banca presieduta da Cesare Castelbarco Albani.
Ma c’è chi sostiene che alla campagna di espansione in Europa Apollo non sia disposto a destinare
una cifra superiore ai 500 milioni di euro. Il tempo (con le scadenze imposte dalla Banca centrale
europea) sembra giocare a favore dell’acquirente, ma né a Genova né a Lisbona sono disposti ad
accordare sconti troppo pesanti.
Intermedia Channel
RC AUTO, CON L’ANTIFRODE SI RISPARMIA. E LA LOTTA È SOLO ALL’INIZIO
Scendono i prezzi prezzi dell’Rc auto, ma in alcune zone d’Italia le tariffe, continuano ad aumentare e
si amplia il divario territoriale. Lo riconferma anche la recente statistica Ivass. Un 4oenne in prima
classe di merito spende nella provincia di Napoli per assicurare un’utilitaria 1.194 euro, un prezzo di
listino doppio di quello medio delle altre 21 province considerate dall’analisi Ivass (567 euro). Per
non parlare dei prezzi proibitivi che si pagano per assicurare gli scooter, con la conseguente piaga
dell’evasione assicurativa, che talvolta può sfociare in drammi come quello ambientato nel rione
Traiano di Napoli.
Colpa anche delle frodi che pesano sul costo dei sinistri delle zone meno virtuose. La soluzione al
problema dovrebbe arrivare anche dall’attività della sezione Antifrode dell’Ivass a cui decreto
sviluppo Bis, nel dicembre 2012, ha attribuito nuove funzioni in materia di contrasto gli illeciti. Il
servizio, a cui capo è stato posto Antonio De Pascalis, ha divulgato nei giorni scorsi la prima relazione
dalla quale risulta che, nonostante nel 2013 sia diminuito il parco circolante e anche i sinistri (-6,5%),
si è registrato un aumento dell’attività di contrasto delle frodi: il numero dei sinistri esposti a rischio
truffa sono passati a 46omila (+15% rispetto al 2012). Anche i sinistri oggetto di approfondimento in
relazione al rischio frode sono stati in aumento (+8,5%).
Tuttavia ci sono anche molte aree di miglioramento. Innanzitutto sul fronte dell’utilizzo più diffuso
dalla Banca dati sinistri (Bds) dell’Ivass e in futuro dell’istituendo Archivio informatico antifrode (Aia).
«Inoltre è auspicabile che vi sia una maggiore attivazione di interventi a fini antifrode nei casi sospetti
a prescindere da una valutazione “economica” degli effetti della denuncia», spiegano dall’Ivass a
«Plus24». Spesso infatti, anche avendo la disponibilità di dati, le imprese non denunciano i
responsabili perché l’azione legale non risulta “economicamente” conveniente.
E che la strada da fare sia ancora molta lo si vede analizzando i numeri delle denunce e querele: esse
sono pari allo 0,12% dei sinistri denunciati nel 2013 al nord mentre al sud si “sale”, si fa per dire, allo
0,67%. Siamo molto lontani dai livelli europei in Germania si arriva al 7%.
Eppure contrastare le frodi consente dei risparmi. La sezione Ivass Antifrode li ha contabilizzati in
183,5 milioni di euro nel 2013 ( contro i 177,5 milioni del 2012). Si tratta ancora di una goccia nel
mare tuttavia i dati fanno ben sperare. «L’attività di contrasto ritengo sia partita con il piede giusto –
spiega anche Vittorio Verdone, direttore centrale auto, distribuzione e consumatori di Ania -.
Incoraggiante è il dato sulla consultazione della banca dati: l’85,7% dei sinistri denunciati sono stati
oggetto d’interrogazione della banca dati sinistri. Con questo sistema, ancora da perfezionare in
particolare per quanto attiene all’Aia (archivio informatico integrato in materia Antifrode) diventerà
più difficile sfuggire agli “algoritmi” per chi vuole realizzare delle frodi».
Il nucleo Ivass ha anche passato in rassegna l’attività svolta dalle singole compagnie per dotarsi di
una struttura idonea al contrasto degli episodi fraudolenti dando un voto (score), fondato su
elementi qualitativi (modelli organizzativi adottati) e qualitativi (numero sinistri, numero quere le). Il
mondo delle assicurazioni è diviso in due: Quindici gruppi – per una quota di mercato nell’Rc Auto del
57,2% – che ottengono il massimo dei voti, sono in prima fascia con un giudizio favorevole «pur
essendo individuabili fasi di attività suscettibili di potenziamento», spiega la relazione. Ben 18
compagnie, per una quota di mercato limitata però al 12%, hanno ottenuto la maglia nera, essendo
inserite in quinta fascia, con rilevazione di giudizi positivi “sporadica” e “circoscritta a fasi sempre più
marginali del complesso delle procedure adottate”. Ventuno compagnie, per una quota di mercato
complessiva del 30% circa, si collocano nel mezzo con valutazioni che stanno tra la seconda e la
quarta fascia e con giudizi che via via discendono verso il basso.
Intermedia Channel
E LO STATO SCEGLIE LA SCATOLA NERA
Consip (la Centrale acquisti della Pubblica amministrazione) sta per bandire la nuova gara d’appalto
per la fornitura di auto per tutta la Pubblica amministrazione su scala nazionale.
Il bando dovrebbe presentare tra l’altro alcune novità, in particolare in tema di black box. Già lo
scorso anno Consip aveva stabilito per la prima volta l’obbligatorietà dell’installazione delle scatole
nere sulle auto di forze di polizia, ospedali e personale delle Aziende sanitarie locali, in modo da
poter monitorare consumi e percorrenze, ridurre i costi di assicurazione e, in generale, ottimizzare
l’utilizzo delle flotte.
Le black box sono state poi sì installate ma in tanti casi non sono state accese. La volontà ora è di fare
in modo che questo non accada più.
Intanto la Pubblica amministrazione spende meno in automobili. La politica di contenimento dei costi
avviata nel 2011, quando Formez, su incarico del ministero della Pubblica amministrazione — ora
guidato da Marianna Madia — avviò il censimento sul parco macchine degli enti pubblici, ha portato
ad una riduzione del 33% per quanto riguarda le auto blu, con l’eliminazione di 2.851.
Complessivamente la riduzione ha riguardato 7.449 vetture (-12%). Le vetture in possesso o a
noleggio della Pubblica amministrazione erano così al 1 agosto 54.571 contro le 62.020 del 31
dicembre 2011. Meno di una su dieci era auto blu (5.768 vetture
Intermedia Channel
MENO MATTONE NEI BILANCI ASSICURATIVI
C’è meno immobiliare nei bilanci delle compagnie assicurative italiane. Non è un terremoto, ma un
processo di lenta erosione dove pesano alcune svalutazioni, la necessità di alleggerire un peso che si
era gonfiato molto prima della crisi e la consapevolezza che, soprattutto negli ultimi anni, è venuta
meno la componente anticiclica di questa classe di investimento. Alcuni osservatori fanno notare che
la situazione potrebbe cambiare a causa dell’appiattimento dei rendimenti nel settore
obbligazionario – in particolare dei titoli governativi – che potrebbe riportare l’attenzione sul real
estate dove, dopo il drastico calo dei prezzi degli ultimi anni, si possono spuntare rendimenti
allettanti. Ma i tempi non sono ancora maturi.
Guardando alle quattro maggiori assicurazioni quotate a Piazza Affari, si osserva che solo Cattolica
Assicurazioni ha aumentato il peso della componente immobiliare che è salita del 17% a 463 milioni.
Una buona fetta di questo aumento, però, è dovuta all’acquisizione di Fata Danni che ha portato in
dote sei immobili per un totale di 41 milioni di euro. Si tratta di un piccolo portafoglio che è uscito dal
perimetro di Generali, ex proprietaria di Fata. La compagnia triestina mantiene sostanzialmente
invariata la sua esposizione nel settore con 27,64 miliardi di euro, pari a circa il 4% del totale degli
investimenti. Proprio il Leone, già oggi uno dei grandi protagonisti del settore, potrebbe essere uno
dei candidati a sfruttare la nuova fase di ripresa del real estate. Nell’investor day dello scorso
novembre la società aveva chiarito che intende incrementare la sua esposizione nel settore
immobiliare nei mercati core e diversificare al di fuori dell’area Euro. Il processo è in marcia ma, in
questi mesi, la società si è dedicata soprattutto a mettere ordine a partire dal progetto di sviluppo
immobiliare di Citylife a Milano dove è stata completata la separazione dal socio Allianz. Alcuni
manager come Giancarlo Scotti e Giovanni Paviera, intanto, hanno lasciato il gruppo e altri ne sono
arrivati come il francese Christian Delaire, chiamato da Mario Greco a guidare Generali Real Estate o
Armando Borghi che, da un paio di mesi, ha preso le redini di Citylife.
Chi invece sta cercando di ridurre il peso del settore immobiliare è la nuova Unipol che ha avviato
una profonda revisione sul comparto dopo la fusione con FonSai, Milano Assicurazioni e Premafin
che hanno portato nel gruppo un portafoglio immobiliare significativo retaggio del periodo Ligresti.
L’impresa di riorganizzare il caos dell’ex gruppo Ligresti si è rivelata difficile ma, dopo quasi 400
milioni di svalutazioni fra 2012 e 2013 e altri 70 milioni nel primo semestre 2014, i risultati stanno
arrivando. In molti casi il patrimonio immobiliare ha avuto bisogno di investimenti per
ammodernamenti, le vendite, per contro, sono state minime: poche decine di milioni di euro, per
non svendere in un mercato ancora difficile. Il risultato è che oggi Unipol mantiene un patrimonio
immobiliare di 4,6 miliardi, in linea (-2,5%) con quello di fine dicembre: «L’operatività resta
incentrata sulla razionalizzazione del patrimonio immobiliare in portafoglio e nella ricerca di occasioni
di valorizzazione», spiega la relazione semestrale.
Anche chi in questi anni ha puntato molto sull’immobiliare come Vittoria Assicurazioni adesso frena.
La compagnia ha investimenti immobiliari per 586 milioni, vale a dire quasi un quinto del totale pari a
poco più di tre miliardi, ma nell’ultimo semestre la componente si è ridotta dell’1,2%. L’esposizione al
real estate di Vittoria Assicurazioni punta molto sullo sviluppo immobiliare (264 milioni di immobili in
costruzione) che è stato il comparto più colpito dalla crisi, ma che non sembra aver pesato sui bilanci:
le svalutazioni semestrali sono state di appena tre milioni e l’anno scorso non erano andate oltre i 5,4
milioni.
Intermedia Channel
ALLIANZ WORLDWIDE CARE ENTRA NEL SETTORE DELLE ASSICURAZIONI VITA E INVALIDITÀ
Allianz Worldwide Care ha annunciato oggi il lancio di una nuova linea di prodotti di assicurazione
vita e invalidità, ideati per le aziende come complemento dell’assicurazione sanitaria internazionale.
L’introduzione di questi nuovi prodotti – si legge in una nota – “permette a clienti e intermediari di
accedere a un ventaglio di opzioni assicurative più ampio, fornite tutte da un’unica compagnia
assicurativa, semplificando così il processo di amministrazione di soluzioni assicurative nei rami
sanitario e vita attraverso una gestione centralizzata”.
Ron Buchan, Amministratore delegato di Allianz Worldwide Care, commenta: “Allianz Worldwide
Care è adesso in grado di offrire ai clienti aziendali e ai loro broker il vantaggio di acquistare una
vasta gamma di prodotti assicurativi presso uno stesso fornitore. Questi prodotti sono elementi
chiave di qualsiasi pacchetto di incentivi per i dipendenti e aiutano i nostri clienti ad attrarre e
conservare il proprio staff. Quando si tratta di attivare e rinnovare le polizze e pagare i premi, la
gestione centralizzata da parte di un unico fornitore offre vantaggi in termini di costi oltre e in termini
di amministrazione semplificata. Inoltre, il pacchetto assicurativo che offriamo fornisce copertura in
tutto il mondo ed è gestito attraverso un unico sistema per l’amministrazione delle polizze e per la
rendicontazione, indipendentemente dalla combinazione di prodotti scelta dall’azienda”.
Susan Landers, Direttrice di marketing e gestione clienti, aggiunge: “Possiamo offrire al cliente
l’opportunità di disegnare la propria assicurazione vita e invalidità in base alle proprie esigenze,
qualunque sia l’entità del gruppo da assicurare. Oltre al vantaggio di poter acquistare più prodotti da
un unico assicuratore, i clienti che scelgono più di un tipo di prodotto usufruiscono di uno sconto sul
premio, ottenendo così anche un vantaggio economico”.
L’introduzione di questi nuovi prodotti è una conseguenza della fusione di Allianz Worldwide Care
Ltd. con le divisioni internazionali di Allianz France avvenuta a luglio di quest’anno, la quale è stata
una mossa strategica naturale data la similarità dei prodotti commercializzati da ambe le società del
Gruppo Allianz. Dalla fusione è nata Allianz Worldwide Care SA, una nuova società che dispone di una
licenza unica per la commercializzazione di assicurazioni sanitarie e vita ed è soggetta al codice di
regolazione francese. Il centro operativo di Allianz Worldwide Care SA è la sua filiale di Dublino, dove
si gestiscono tutte le operazioni a livello globale.
Intermedia Channel
ALLIANZ CONTINUA A INVESTIRE SULL’OFFERTA ALLIANZ1 CON LA CAMPAGNA “ABBONATI
ALLA SERENITÀ”
Nuovamente in programmazione (dalla giornata di ieri, domenica 21 settembre) la pubblicità di
Allianz1, “l’offerta che rivoluziona il modo in cui le famiglie italiane possono assicurarsi”. Prende il via
anche il concorso a premi “Vinci con Allianz” aperto a tutti gli oltre sei milioni di clienti della
compagnia nel nostro paese
Allianz Italia punta sull’innovazione e continua a investire in comunicazione con la campagna
pubblicitaria “Abbonati alla serenità” per l’offerta modulare Allianz1. La compagnia guidata
dall’Amministratore Delegato Klaus-Peter Roehler lancia inoltre il concorso a premi “Vinci con
Allianz”, aperto a tutti gli oltre sei milioni di clienti in Italia.
A partire dalla giornata di ieri, domenica 21 settembre, la campagna Allianz1 “Abbonati alla serenità”
è tornata in programmazione (e vi rimarrà per sei settimane, fino al 1 novembre), alternando i
passaggi sulle principali emittenti televisive nazionali e satellitari e integrata da radio e web
marketing. La massiccia pianificazione televisiva – si legge in una nota – “raggiungerà un’audience di
50 milioni di italiani, con una frequenza media di visione pari a 14 volte per persona”.
“Con questa campagna pubblicitaria, Allianz lancia un’offerta rivoluzionaria, spiegando ai clienti che
possono assicurarsi in modo veramente innovativo. La formula di Allianz1 è simile a un abbonamento
– spiega Roberto Felici, responsabile marketing di Allianz Italia – ed è il cliente che identifica quanto
può e vuole spendere su base mensile per proteggere se stesso e i propri cari, la propria casa e i beni
di famiglia contro i rischi più gravi, quelli che possono mettere a rischio la sopravvivenza stessa del
nucleo familiare. La comunicazione spiega la mission sociale di questa innovazione, che ha cambiato il
modo in cui le famiglie italiane possono assicurarsi. Davvero un’innovazione, per la quale Allianz ha
depositato domanda di brevetto”.
Allianz1 e la campagna pubblicitaria “Abbonati alla serenità”
Come anticipato, la campagna Allianz1 “Abbonati alla serenità” sarà in onda per sei settimane,
alternando i passaggi tra televisioni e radio. Inoltre, agli spot da 30’ verrà affiancato un nuovo video
da 90’ in onda in prima serata su emittenti televisive nazionali e satellitari. La scelta dei canali – in
onda esclusivamente su Sky e La7 – e di posizionamento dello spot da 90’ subito dopo i TG, “è
dettata dalla volontà di intercettare una audience qualificata”. Il format – prosegue la nota – “spiega
in modo completo le peculiarità di Allianz1. Partendo dall’esigenza di protezione, lo spot racconta in
modo molto semplice le aree di copertura e illustra le modalità per configurare il prezzo più adatto
alle proprie esigenze”.
Intermedia Channel
PREMI E COPERTURE IN STILE HI-TECH
Sviluppare la multicanalità e la prossimità con i propri clienti: sono le due sfide che attendono le
compagnie d’assicurazione e che vedono impegnata anche Sia, società specializzata nella
gestione dei pagamenti elettronici. «Il consumatore richiede la possibilità di contattare l’impresa
assicuratrice con un’ampia gamma di canali, a cominciare da Internet — sostiene Carlo
Maiocchi, direttore divisione Corporate di Sia —. Da un paio di anni stiamo supportando Quixa,
compagnia diretta che fa capo ad Axa, nella semplificazione dei sistemi di pagamento dei premi,
che può avvenire attraverso il web ma anche presso le tabaccherie e alcune realtà della grande
distribuzione».
Smartphone e tablet sono sempre più importanti. «La tendenza delle compagnie è quella di
attivare facilmente prodotti a tempo tramite i nuovi dispositivi — dice Maiocchi —. Ad esempio
nel
campo
delle
polizze
per
i
viaggi,
l’auto
o
l’abitazione».
Un altro tema è quello dell’ottimizzazione dei processi di vendita; la riduzione dei costi di
collocamento può avere un impatto positivo non solo sull’impresa ma anche, indirettamente, sul
cliente finale. «Abbiamo già realizzato progetti importanti per l’automazione delle reti di agenti
di diverse compagnie — continua Maiocchi —. Gli intermediari sono stati dotati di Pos di nuova
generazione con cui il cliente, oltre a pagare i premi unici, può attivare anche mandati elettronici
per effettuare pagamenti ricorrenti. Molte imprese stanno investendo in nuove tecnologie, con
l’obiettivo di semplificare i processi di acquisizione del contratto, di pagamento del premio e
attivazione
della
copertura».
Sia è leader europeo nella progettazione, realizzazione e gestione di infrastrutture e servizi
tecnologici dedicati a istituzioni finanziarie, imprese e pubbliche amministrazioni, nelle aree dei
pagamenti, della monetica, dei servizi di rete e dei mercati dei capitali. Il gruppo Sia eroga servizi
in circa quaranta paesi e opera anche attraverso controllate in Ungheria e Sudafrica. Nel 2013 ha
gestito 2,7 miliardi di pagamenti con carte e 2,2 di bonifici e incassi, 28,6 miliardi di transazioni
di trading e post trading. Il gruppo, che conta circa 1.500 dipendenti, ha chiuso il 2013 con ricavi
pari a 380,3 milioni di euro.
CORRIERE ECONOMIA
L'ONLINE VINCE ANCHE TRA LE POLIZZE
Occhio alle insidie. Scegliere bene i massimali e le garanzie accessorie alla Rca
a Cara auto, quanto mi costi. Tra il prezzo di acquisto del veicoli nuovi, spesso coperto con un
prestito (che a sua volta fa lievitare ulteriormente la spesa), la benzina, il bollo e l'assicurazione, la
"macchina" incide sempre di più sul bilancio familiare. Ecco allora che si guarda con maggiore
attenzione ai veicoli usati, magari optando per le versioni diesel oppure per i modelli ibridi,
alimentati
a
metano
o
gpl.
Ma è con l'assicurazione che si può ottenere il risparmio maggiore. Soprattutto se si ricorre al canale
virtuale. Per rendersene conto basta andare su un qualsiasi preventivatore online, o su uno dei tanti
comparatori (che però, non tengono conto di tutte le offerte presenti sul mercato), inserire la targa
della
propria
auto
e
verificare
di
persona
il
risparmio.
Un risparmio che può arrivare anche al 50 per cento. Ma occhio a sottoscrivere subito la polizza. Mai
fermarsi
al
primo
step.
Il
passaggio
dal
fisico
al
virtuale
è
delicato.
In un'agenzia c'è un consulente pronto a chiarire qualsiasi sorta di dubbio. Su internet bisogna
cavarsela da soli. Quindi, prima di procedere all'acquisto è fondamentale accertarsi che tutte le
condizioni presenti nel contratto siano in linea con le proprie esigenze. Come potrebbe essere, per
esempio, per il massimale Rca. Per legge parte da un minimo di 6 milioni di euro, di cui 5 milioni per i
danni alle persone e 1 milione per i danni alle cose, ma il contraente ha la possibilità di scegliere la
soglia che ritiene più opportuna. Naturalmente, a un massimale più alto corrisponde un premio
maggiore. Generalmente, poi, tutta una serie di garanzie non sono conteggiante nel preventivo
iniziale.
Quindi bisognerà aggiungere il furto e incendio e, se viene ritenuta necessaria, anche la kasko (copre
i danni subiti dalla propria automobile anche se l'incidente è provocato dall'assicurato) o la garanzia
infortuni conducenti. Inoltre, conviene sempre verificare la presenza della rinuncia alla rivalsa da
parte della compagnia assicurativa. Già solo inserendo il furto e incendio il costo del preventivo
aumenterà, ma a conti fatti rimarrà comunque più economico rispetto al canale più tradizionale. E se
proprio non si riesce a fare a meno della propria agenzia, allora conviene valutare la possibilità di una
polizza
a
consumo.
Le tariffe Rca sono molto più basse ed è possibile godere di forti sconti anche sul furto e incendio.
Inoltre, con l'installazione di una scatola nera (la cosiddetta black box), obbligatoria per chi
sottoscrive una polizza a consumo (i costi di installazione sono a carico della compagnia assicurativa),
si può usufruire di alcune garanzie accessorie, come il recupero del veicolo, in caso di furto,
attraverso
il
segnale
satellitare.
Occhio, però, il risparmio delle polizze a consumo, consigliate per chi non percorre più di 7mila
chilometri l'anno, tende a diminuire per classi di bonus malus più alte. Per chi viaggia in classe 1 (la
più alta) lo sconto si riduce a tal punte che potrebbe valere la pena conservare la polizza tradizionale
per
non
avere
limitazioni
in
termini
di
utilizzo
dell'autovettura.
IL SOLE 24 ORE
BANCHE IN PRIMO PIANO
MEDIOBANCA, C’È VITA OLTRE I SALOTTI MENO GENERALI E PIÙ FORTI ALL’ESTERO
Mediobanca, la più conosciuta banca d’affari italiana, è a metà del guado, nel pieno di una fase
di profonda trasformazione. Da poco più di un anno l’amministratore delegato Alberto Nagel ha
coraggiosamente dato il via alla cosiddetta “uscita dai salotti”, con la conseguente vendita sul
mercato di una grossa fetta del portafoglio partecipazioni. Parallelamente si è rafforzata la
presenza della merchant bank a Londra, dove oggi lavora un team di 25 persone. Con
l’intenzione di proiettarsi sempre più sui mercati europei per far concorrenza a quelle banche
come Lazard e Rothschild, ma anche le meno conosciute Evercore, Ondra o Berenberg che nella
consulenza per le grandi operazioni di M&A stanno portando via clienti a colossi americani come
Jp Morgan, Goldman Sachs, Morgan Stanley. Il cammino non è indolore, come dimostrano i
bilanci. Dal 2008 al 2013 la dismissione di importanti partecipazioni ha causato un miliardo di
euro di perdite, ma nel 2014 il team di Nagel è riuscito a realizzare plusvalenze per 840 milioni
ottenute con la cessione di azioni Gemina, Intesa Sanpaolo, Saks, Rcs e bond convertibili
Unicredit. Operazioni che insieme ai dividendi percepiti da Generali, hanno permesso di
chiudere l’esercizio con un utile di 465 milioni. Inoltre, entro giugno 2015 piazzetta Cuccia uscirà
definitivamente da Rcs e Telco. E con questo si può considerare chiusa per quella data l’epoca
delle partecipazioni incrociate che avevano rappresentato il cuore della Mediobanca costruita
dal fondatore Enrico Cuccia e dal delfino Vincenzo Maranghi. Ora però si tratta di trovare una
nuova “mission” per la merchant bank e non sarà un percorso facile. «Mediobanca sta cercando
di comprare un gestore di patrimoni all’estero per internazionalizzare il marchio. È ancora molto
forte in Italia, avendo scommesso con lungimiranza sugli aumenti di capitale delle banche. I suoi
uomini sono bravi ma fuori dall’Italia li conoscono ancora in pochi, le grandi operazioni le fanno
Lazard, Rothschild o le grandi banche americane come Jp Morgan, Goldman Sachs, Morgan
Stanley ». La sintesi efficace è di un banchiere italiano che lavora per una grande banca d’affari
internazionale e che spesso si è ritrovato gli uomini di piazzetta Cuccia dall’altra parte del tavolo.
Il suo punto di vista conferma come la Mediobanca del futuro non sia ancora nitida all’orizzonte,
alla costante ricerca di un modello di business che non le faccia perdere la sua vocazione di
banca concentrata su alcune aree che richiedono una forte specializzazione e allo stesso tempo
le permettano di far crescere la redditività in maniera soddisfacente per gli azionisti.
Nell’imboccare questa strada, va subito detto, Nagel e il presidente Renato Pagliaro, hanno
avuto e continuano ad avere il consenso della maggior parte degli azionisti, in primis l’Unicredit
di Federico Ghizzoni e il francese Vincent Bollorè, che con l’assemblea di fine ottobre
rinnoveranno il mandato triennale alla squadra di vertice. Il titolo Mediobanca in Borsa è
tornato sopra la soglia dei 7 euro, lontano dai 2,5 euro dell’estate 2012, e tutto ciò fa sì che si
gettino dietro le spalle anche le conseguenze dell’ultima grande battaglia dei salotti, quella che
ha provocato l’estromissione della famiglia Ligresti e la consegna della Fonsai nelle mani
dell’Unipol, i cui esiti giudiziari per il vertice di Mediobanca non sono ancora conclusi, mentre
Bollorè a gennaio 2014 è stato sanzionato dalla Consob con 3 milioni di multa e diciotto mesi di
interdizione dalle cariche nelle società quotate per aggiotaggio sui titoli Premafin
(provvedimento contro il quale ha opposto ricorso). Certo, ogni tanto l’eco del passato torna a
farsi sentire, come quando radio finanza ha cominciato a insinuare che la nomina di Stefano
Marsaglia alla Mediobanca di Londra come capo dell’area Cib (Corporate and investment
banking) sia stata suggerita, e forse imposta, da Fabrizio Palenzona, vicepresidente di Unicredit e
forse l’unico power broker rimasto in sella dopo l’uscita di scena di Cesare Geronzi e
l’appannamento di Giovanni Bazoli. Di certo la nomina di Marsaglia non è stata accolta con
favore dalla struttura interna di piazzetta Cuccia, che ha visto catapultato dall’esterno un livello
di interlocuzione con l’amministratore delegato che prima non esisteva. Tuttavia secondo la
versione “buonista” Marsaglia sta facendo dialogare positivamente le varie filiali europee di
Mediobanca in modo da poter cogliere le varie opportunità che si presentano sui mercati. I
mugugni potrebbero però continuare allorché il team londinese sotto la guida di Marsaglia si
vada ingrandendo con innesti di nuove figure, ovviamente molto ben pagate, provenienti da
Barclays, Deutsche Bank, Morgan Stanley. L’obbiettivo è quello di partecipare sempre più alle
operazioni di capital market, soprattutto nel settore bancario, che interesseranno i vari mercati
europei. In Grecia, per esempio, Mediobanca è riuscita a ritagliarsi un ruolo importante in tre dei
quattro aumenti di capitale realizzati sinora e con Asset quality review e stress test in arrivo per
le banche ci sarà ancora molto da fare. Sebbene alleggerita dalle partecipazioni azionarie, che
tra l’altro assorbivano una grossa fetta di capitale, Mediobanca nella sua specificità può inoltre
contare su altre due gambe dalle prospettive interessanti. Era stato infatti Cuccia a porsi per
primo il problema della stabilizzazione della redditività della merchant bank, e aveva individuato
nel credito al consumo un’area che poteva generare buoni frutti e in maniera costante. Così
nacque la Compass che con una serie di acquisizioni avvenute negli ultimi anni è diventata
leader di mercato e ora, attraverso un accordo con il Monte dei Paschi di Siena, cercherà di far
leva sui clienti dei 2500 sportelli della banca sparsi sul territorio. La terza area di business in cui
Mediobanca si cimenta è quella che con terminologia anglosassone viene definita “wealth
management”, nella quale esistono realtà come CheBanca!, Banca Esperia e Compagnie
Monegasque de Banque. La prima era nata negli anni del credit crunch proprio per permettere a
Mediobanca una fonte di approvvigionamento alternativa ai mercati interbancari. È cresciuta
bene e nelle fasi di più ampia liquidità dei mercati, come l’attuale, può sviluppare commissioni
cercando di estendere l’attività alla consulenza finanziaria alle famiglie italiane i cui depositi
sono alla ricerca di rendimenti più elevati. Banca Esperia, invece, non sta offrendo grandi
soddisfazioni ai propri azionisti, se non una platea di clientela molto alta che viene sfruttata da
Mediobanca anche per collocare i propri prodotti finanziari fabbricati a Londra. La coabitazione
al 50% con Mediolanum non è ideale ma un riassetto può avvenire soltanto se la famiglia Doris
ridimensionerà le proprie richieste. Altrimenti si rimarrà così. A questa galassia Nagel sta
cercando di aggiungere un “alternative asset manager”, cioè un team di gestione di fondi
specializzati su alcune particolari categorie di investimento, come l’immobiliare, il credito, i
prestiti sindacati dei leveraged buy out. Tutto ciò permette agli uomini di piazzetta Cuccia di non
spingere sull’acceleratore dei prestiti alle imprese, un’area che l’ha vista protagonista fin dal suo
esordio. La stagnazione dell’economia italiana, infatti, non accenna a diminuire e i prossimi
saranno ancora anni di crediti a rischio, con aumento delle sofferenze. L’esempio arriva dalla
Burgo, la cartiera dove a inizio anni Duemila l’esposizione complessiva aumentò fino a 1,4
miliardi. Con l’ultimo bilancio la partecipazione è stata svalutata del tutto mentre gli
accantonamenti sul credito residuo di 473 milioni sono saliti al 55%. L’ultimo retaggio del
passato è rappresentato dalla partecipazione di Mediobanca in Generali, oggi poco sopra al 13%
ma per motivi regolamentari in discesa verso il 10% entro fine 2015. Anche a questi livelli il
presidio sul Leone di Trieste dovrebbe essere salvo grazie al potenziale supporto degli altri soci
italiani come Caltagirone e De Agostini, visto che la Banca d’Italia ha totalmente dismesso la sua
quota attraverso la Cdp. Nella mente di Nagel Generali è diventata più laicamente uno
stabilizzatore di redditività, visto il contributo che può dare in termini di ricavi e dividendi. In
pratica una fonte di risorse per finanziare la crescita in altri settori o qualche acquisizione di
boutique in giro per l’Europa. La strada verso la “normalizzazione” di Mediobanca prevede poi la
dissoluzione del patto di sindacato, ora poco sopra al 30%, con tre o quattro soci forti che
convivono senza alcun accordo tra di loro. Tuttavia, non si può escludere che tutti gli sforzi per
trovare la nuova “mission” di Mediobanca potrebbero a un certo punto infrangersi contro il
muro dell’ultima operazione di sistema: la fusione in Unicredit per rafforzare la presenza di
quest’ultima nell’investment banking (così come Intesa Sanpaolo può contare sul braccio
operativo di Banca Imi), per preservare Generali da eventuali appetiti dall’estero e magari per
portare Palenzona alla presidenza di Trieste. Un’idea che però non troverebbe consenziente il
socio forte Bollorè (in crescita dal 7,5 all’8%) e che proprio ultimamente ha rafforzato il suo
feeling con Nagel grazie all’operazione Telecom-Telefonica-Vivendi. Un’alleanza che ha portato
nelle casse della società francese, di cui Bollorè è socio forte e presidente, 4,65 miliardi di euro
in contanti. Nei grafici qui sopra, le cifre del progressivo sfoltimento delle partecipazioni in
portafoglio a Mediobanca e la riduzione degli impieghi del 20% circa tra il 2012 e il 2014 1 2 L’ad
di Unicredit, Federico Ghizzoni (1) e il finanziere Vincent Bollorè (2), importanti azionisti di
Mediobanca
AFFARI FINANZA
BANCHE IN SEI MESI 2 MILIARDI DI UTILI
Due miliardi di euro di utili netti nei primi sei mesi dell’anno. La crisi è tutt’altro che finita e le
banche italiane nel loro complesso lo sanno bene, prese come sono dalla profonda revisione
degli attivi imposta dalla Banca centrale europea e con gli stress test i cui esiti si conosceranno
solamente nella seconda metà di ottobre. Ma il consuntivo dell’attività nei primi sei mesi del
2014 si presenta, nell’insieme costituito da 12 tra le prime banche italiane quotate — sono state
escluse dall’analisi di CorrierEconomia le due grandi popolari non quotate, la Vicenza e Veneto
Banca, i cui risultati sono apparsi sul Corriere della Sera del 30 agosto — complessivamente
soddisfacente.
Il
calcolo
In totale sono stati prodotti 2,026 miliardi di utili netti, più di tre volte rispetto a quanto si era
realizzato nei primi sei mesi del 2013, quando erano 661 milioni. Ovviamente la media di un
gruppo tanto eterogeneo di istituti di credito può portare a distorsioni interpretative.
Il rischio del «pollo di Trilussa» è sempre in agguato, così è opportuno andare in profondità.
Guardando in trasparenza i bilanci delle semestrali si vede come le banche più grandi la facciano
da padrone. Su 2.026 milioni di utili netti, 1.164 arrivano da Unicredit (57,45 per cento) e 720
milioni
da
Intesa
Sanpaolo
(35,53
per
cento).
Ovvero, le due corazzate del sistema Italia valgono da sole 1.884 milioni di utili, il 93 per cento
dell’intero sistema. Il Monte dei Paschi di Siena, terza struttura bancaria del Paese, ha archiviato
il semestre con 353 milioni di perdite (erano 380 milioni nello stesso periodo del 2013), così
come ancora in rosso è finita Carige, 45 milioni quest’anno, 595 milioni lo scorso. Sono invece
tornate in bonis la Bper, 36 milioni contro una perdita di 21 e il Banco di Desio (31 di utile contro
4
di
perdita).
Soprattutto, la prima metà dell’anno ha spinto in alto il risultato di Ubi e della Popolare di
Milano. Ubi ha raddoppiato il risultato rispetto al 2013, portandolo a 106 milioni da 53, mente
Bpm
è
arrivata
a
191
milioni
dai
105
precedenti.
L’attenzione è però già spostata sulla seconda parte dell’anno, anche perché, come ha scritto
CorrierEconomia lunedì scorso, il taglio dei tassi effettuato dalla Bce porterà a una compressione
dei ricavi da commissioni nette, per uno «smottamento» del livello del margine di
intermediazione, una delle voci caratteristiche del bilancio bancario. La dinamica del costo del
denaro e la prolungata crisi economica impongono una profonda revisione del modello di
business
,
oltre
a
una
riduzione
dei
costi.
Il
peso
dello
«spread»
Il primo semestre dell’anno ha portato risultati tanto brillanti soprattutto per le consistenti
attività di trading , soprattutto sui titoli di stato italiani. Le banche che avevano i cassetti pieni di
Btp, hanno potuto beneficiare dell’apprezzamento dei titoli legato alla discesa dello spread
rispetto ai Bund tedeschi, collocandoli sul mercato e lucrando ampi margini. Ma sono operazioni
non più ripetibili. Così, alla luce delle prossime decisioni della Bce, si renderanno non rinviabili
decisioni forti (vedi articolo nella pagina a fianco). Soprattutto, appare evidente che a
un’ulteriore contrazione sul fronte delle spese, con probabili operazioni di consolidamento ed
esternalizzazione dei servizi, dovrà affiancarsi una revisione del modello di business e delle voci
di entrata. Più servizi ad elevato valore aggiunto, investimento in tecnologie capaci di svolgere i
lavori di routine, quale banalmente è diventato parte del servizio di cassa e maggiore attenzione
alle dinamiche commerciali e consulenziali, dove andranno probabilmente ad annidarsi i ricavi di
domani. Un passo in questa direzione lo ha annunciato il Credem di Adolfo Bizzocchi, che
assumerà da qui a fine anno 100 giovani da avviare ai percorsi commerciali. Un segnale netto
che
verrà
ripetuto
da
altri
istituti.
Su tutte le strategie di possibile sviluppo e di intercettazione dei segnali di crescita da parte delle
banche grava però la massa di crediti in sofferenza che, secondo gli ultimi dati lordi resi
disponibili dall’Abi, ammontano a 172 miliardi di euro. Una massa di prestiti che non viene
restituita e che appesantisce i bilanci degli istituti di credito. Tra ipotesi di Bad bank e di cessione
di Npl (non performing loans ) — Unicredit la scorsa settimana ha cartolarizzato crediti per 1,3
miliardi, Mps è prossima a un accordo per 1,1 miliardi di Npl — il futuro appare ancora tutto da
decidere. Nonostante i due miliardi di utili netti portati a casa nella prima parte dell’anno, che
dovrebbero contribuire a garantire una cedola ai soci nella prossima primavera.
CORRIERE ECONOMIA
IL CDA UNICREDIT DECIDE SU PIONEER SANTANDER FAVORITO
Unicredit oggi decide il partner per il marchio di risparmio gestito Pioneer. E secondo le ultime
indiscrezioni, potrebbe spuntarla la spagnola Santander Asset Management, partecipata al 50% dai
due fondi di private equity: Usa Warburg Pincus e General Atlantic. Il cda della banca guidata da
Federico Ghizzoni si riunisce in giornata per approvare l’operazione.
L'alleanza darebbe vita al numero uno europeo nel settore con attivi gestiti di oltre 300 miliardi e una
valutazione di oltre 2 miliardi di euro. Metà della somma sarà incassato da Unicredit per il 50% del
capitale. In gara per la partnership ci sono anche i due fondi chiusi Cvc (insieme al fondo di Singapore
Gic) e Advent.
L’assegnazione del dossier a un investitore bancario, e non finanziario come i fondi, darebbe a
Pioneer connotati da distributore di fondi sulle grandi reti di Santander e Unicredit. Pioneer è
presente in 28 Paesi, con un team di 2.076 professionisti, di cui 347 gestori di un patrimonio al 30
giugno di 185,5 miliardi.
La Repubblica
QUESTI SI GODONO LA VITA
Stabilità e garanzia dei rendimenti, che al netto di costi e tasse superano il 2%, ed esenzione
dell'imposta di bollo fanno volare la raccolta delle polizze vita tradizionali di ramo I legate alle
gestioni separate. A luglio la nuova produzione di polizze vita individuali in Italia è stata pari,
secondo una prima stima Ania, a 9,7 miliardi, il 59,5% in più rispetto allo stesso mese del 2013.
Mentre da inizio anno i nuovi premi emessi hanno raggiunto i 56 miliardi, +47,9% sullo stesso
periodo del 2013. In entrambi i casi si tratta di flussi record. A trainare la nuova produzione sono
state proprio le polizze di ramo I la cui raccolta di luglio, pari a 6,8 miliardi (l'importo più alto da
inizio 2014), rappresenta il 70% del totale, continuando a crescere a ritmo elevato (+33,9%
rispetto allo stesso mese del 2013). Nel periodo gennaio-luglio le polizze di ramo I hanno
raccolto 43 miliardi, in crescita del 54,6% rispetto al medesimo periodo del 2013, livello mai
toccato nella storia e che è stato raggiunto anche se il rendimento minimo garantito delle
polizze vita tradizionali si sta sempre più riducendo. E in qualche caso si è azzerato. Sono lontani
i tempi in cui, grazie ai tassi alti, le gestioni separate garantivano anche il 4% fisso all'anno. Ma
poi con l'ingresso nell'euro e la convergenza dei tassi, le compagnie hanno dovuto via via
abbassare i rendimenti minimi, che rappresentano la soglia al di sotto della quale non può
scendere la rivalutazione della prestazione, a prescindere dal risultato finanziario della gestione.
Se fino a qualche anno fa i rendimenti garantiti in media viaggiavano attorno al 2-2,5%, oggi
questo è un livello che poche polizze sul mercato riescono ancora a offrire, perché i tassi dei
titoli di Stato italiani, dove investono prevalentemente le gestioni separate, sono ai minimi
storici. Oggi l'1% è un dato medio, ma c'è anche chi non dà più garanzie di rendimento minimo,
anche se il risultato ottenuto resta comunque acquisito anno dopo anno. «In un contesto di tassi
in diminuzione questa tendenza è fisiologica perché le compagnie possono assumersi impegni di
garanzie più basse», spiega Luigi Di Falco, responsabile Vita e Welfare di Ania. Questo accade
anche per effetto della normativa Ivass che stabilisce il tasso che le polizze possono garantire.
Dal prossimo 1 dicembre l'asticella, ora al 2,25%, sarà ancora abbassata all'1,75% per i nuovi
clienti. Un drastico calo rispetto a due anni fa, quando lo stesso tasso era al 3,5%. In compenso,
«le gestioni separate delle polizze rivalutabili riescono ancora a garantire extrarendimenti
interessanti rispetto al minimo garantito e una stabilità di risultati intorno al 3,5-4% all'anno, in
media il 3,9% nell'ultimo quinquennio, con un rendimento finale per il cliente al netto di costi e
imposte che può superare il 2%. Livello molto competitivo rispetto ai tassi ai minimi dei titoli di
Stato a breve termine e dell'inflazione che è nulla», sottolinea Di Falco. Guadagni che peraltro si
consolidano anno dopo anno. Ma proprio la riduzione dei rendimenti dei titoli di Stato renderà
sempre più complicato arrivare a questi risultati in futuro. E questo soprattutto accade per le
nuove polizze che acquistano titoli oggi con tassi ai minimi. E così per dare una marcia in più alle
performance, è aumentata l'attenzione alla componente finanziaria, per cui molti nuovi prodotti
offrono accanto alla gestione separata garantita anche la possibilità di investire in un portafoglio
di fondi (unit linked, il cosiddetto ramo III). D'altra parte tali fondi hanno registrato in questi
ultimi due anni una ripresa delle performance. In particolare, secondo la rilevazione Ania a metà
2014, il rendimento medio dei fondi interni alle compagnie è stato pari negli ultimi cinque anni
al 6,5% all'anno. «Negli ultimi tempi molti operatori hanno arricchito il catalogo di polizze vita
inserendo accanto alla componente garantita legata alla gestione separata anche una parte più
dinamica rappresentata dai fondi unit linked. In questo modo», aggiunge Di Falco, «le
compagnie danno al cliente più opzioni e la possibilità di poter adeguare il proprio investimento
in funzione dell'andamento del mercato». Ad esempio la nuova polizza Yellow Life di Chebanca
(gestita da Genertellife del gruppo Generali) è un prodotto multiramo (peraltro senza costi
iniziali, di riscatto o di switch tra gestione e fondo interno) che investe i premi in una gestione
separata (che non prevede alcuna garanzia di rendimento minimo e negli ultimi 5 anni, fino a
ottobre 2013, ha reso il 4,43% medio annuo lordo) e anche in un fondo interno di tipo flessibile
(ramo III). C'è da dire che la parte del capitale investita nel fondo sconta l'imposta di bollo
perché soltanto le gestioni separate (ramo I) sono esenti. Il bollo è una minipatrimoniale che
colpisce con aliquota dello 0,2% quasi tutti gli investimenti finanziari (tranne appunto le polizze
ramo I, i fondi pensione e i fondi sanitari e che i buoni postali di valore inferiore a 5 mila euro). In
ogni caso nelle polizze sia di ramo I che di ramo III i rendimenti generati non sono tassati anno
per anno ma al momento di pagamento del capitale. Non solo. Per la quota del portafoglio
investita in titoli di Stato di Paesi White list la tassazione dei rendimenti è al 12,5% e non al 26%
(aliquota tra l'altro incrementata dallo scorso 1° luglio dal precedente 20%). Tra gli altri vantaggi
offerti dalle polizze vita, è previsto che il capitale non sia sequestrabile e pignorabile ed è
possibile designare liberamente i beneficiari per il caso di premorienza. Inoltre i beneficiari non
pagano l'imposta di successione perché il capitale non rientra nell'asse ereditario
MF
PREVIDENZA E DINTORNI
FONDI COMUNI IN GRAN SALUTE E LA CORSA NON È FINITA
Il risparmio gestito è in grande spolvero. I flussi di raccolta dimostrano come i grandi
intermediari finanziari, banche in primis, stiano puntando con decisione su fondi e Sicav. Tanto è
vero che nei primi sette mesi dell'anno questi strumenti hanno già raccolto gli stessi capitali
incassati nel corso dell'intero 2013 (76 miliardi alla fine di luglio contro i 62 dello scorso anno).
Ma le notizie positive non riguardano soltanto le sottoscrizioni che entrano copiose nelle casse
delle Sgr. Anche i possessori di titoli del risparmio quotati in Borsa potrebbero portare a casa
buoni guadagni (in molti in verità lo hanno già fatto), proprio sulla scia del clima di fiducia che
caratterizza
il
settore
e
delle
recenti
correzioni
nei
prezzi.
Certo, sono tante le società di asset management che hanno già corso parecchio, raggiungendo
in molti casi il prezzo obiettivo, ma le aspettative restano positive. Unica accortezza, stare
attenti a selezionare quelle realtà che hanno ancora dei margini di crescita (si veda articolo in
pagina 6). Il trend di questi titoli, comunque, è di lungo periodo e se è vero, come molti
operatori sostengono, che la fase positiva del settore del risparmio gestito in Italia è solo agli
inizi, le previsioni sono presto fatte. Sicuramente l'industria dell'asset management è strategica
per il nostro Paese, tanto più che il risparmio delle famiglie, nonostante la crisi, rappresenta
ancora una risorsa importante: una forte presenza italiana nel capitale delle Sgr assicura una
minore esposizione alla volatilità dei mercati sul rischio Italia. È importante dunque custodirlo e
renderlo sempre più competitivo soprattutto con un buon livello di consulenza che aiuti il cliente
a
scegliere
bene.
Dal versante delle performance, in una fase in cui spuntare rendimenti reali positivi sembra
un'impresa titanica, vedere guadagni a due cifre è ancora più singolare. E sono molti i fondi
comuni che nel corso dell'ultimo anno sono riusciti a offrire performance di questo genere.
Certo un anno fa le condizioni di mercato erano diverse da quelle attuali, ma chi ha creduto (o è
stato ben consigliato) su determinati mercati, settori e aree geografiche oggi raccoglie i frutti. Il
punto vero è capire se anche in futuro questo trend abbia le carte in regola per continuare. Per
molti analisti le premesse ci sono. A brillare più di tutti sono state le categorie degli azionari, ma
anche dei bilanciati (quelli con una componente di patrimonio più esposta sull'equity) e, tra gli
obbligazionari, la tipologia che investe sui bond dei Paesi emergenti. Un'area geografica che fino
a un anno fa era molto redditizia e che ultimamente aveva perso un po' di smalto. Ma che
adesso, a giudicare dai numeri sta progressivamente ritornando in auge. Ovviamente si parla di
prodotti con un certo margine di rischio e per questo vale la pena spendere un po' del proprio
tempo per fare valutazioni su quanta parte del proprio portafoglio destinare a queste tipologie.
Ciò detto, c'è comunque anche un'altra considerazione da fare sul risparmio gestito e riguarda
proprio le caratteristiche di alcuni prodotti che hanno offerto risultati molto positivi. Il rischio
oggi è che con i bassi rendimenti che ci sono in giro, si tenda a sottoscrivere di tutto senza fare le
opportune valutazioni in termini di costi, di track record, di storia del prodotto e di team di
gestione. Insomma, non tutti i fondi e non tutti i gestori sono uguali: un colpo di fortuna può
capitare, la continuità nei risultati, no.
Plus 24 Ore.
PENSIONI DA RECESSIONE
Se intervenire sulle pensioni future appare quindi una via difficile da percorrere visto che già esiste
una forte disuguaglianza tra le pensioni che verranno percepite da chi oggi ha 30-40 anni e quelle dei
loro padri, torna il tema di un intervento sugli assegni pensionistici più alti. Quest'estate l'idea
lanciata in un'intervista dal ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, cioè intervenire sulle pensioni
medio-alte per trovare risorse da destinare alla copertura degli esodati o di quelli che rischiano di
diventarlo, ha scatenato molti malumori. Lo stesso Renzi ha preso le distanze dalla proposta di dare
già in autunno una sforbiciata alle pensioni d'oro e d'argento. Ma in realtà il tema resta caldo. Il
presidente della regione Toscana, Enrico Rossi, ha più volte dichiarato nei giorni scorsi che prima di
fare ulteriori tagli alla sanità bisognerebbe intervenire sulle pensioni d'oro. Strada tuttavia non facile
da percorrere. L'ultimo governo guidato da Silvio Berlusconi introdusse per primo il prelievo forzoso
progressivo sulle pensioni a partire da 90 mila euro l'anno. Il taglio era del 5% tra 90 mila e 149 mila
euro, del 10% sopra i 150 mila e del 15% per i redditi pensionistici oltre i 200 mila euro, circa 600
cittadini. La misura fu poi confermata dall'esecutivo Monti. Ma il contributo forzoso fu cancellato da
una sentenza della Corte costituzionale che bocciò il provvedimento di Monti ritenendolo
discriminatorio dal momento che riguardava solo i redditi dei pensionati e non di tutti i contribuenti.
È stato poi il governo Letta l'anno scorso a reintrodurre il contributo di solidarietà per le pensioni
oltre i 90 mila euro l'anno.
Mentre si è arenata in Parlamento la proposta di legge a firma Giorgia Meloni (Fratelli d'Italia) per
fissare un tetto alle pensioni d'oro quando le stesse non corrispondano a contributi effettivamente
versati. Una proposta che coinvolge tutte le pensioni basate sul metodo retributivo viene avanzata
da tempo anche da Brambilla, secondo il quale la soluzione più equa sarebbe l'applicazione di un
contributo di solidarietà su tutte le pensioni basate su questo metodo. Il contributo aumenterebbe in
modo proporzionale all'entità della prestazione ai diretti interessati. Brambilla ricorda che su 16,7
milioni di pensionati 7 milioni percepiscono assegni pagati in tutto o in parte dallo Stato. «Questo
perché in 65 anni di vita questi pensionati non sono riusciti a mettere da parte 15 anni di
contribuzione piena e pertanto, siccome la loro pensione è bassa, lo Stato la integra con le
maggiorazioni sociali e l'integrazione al minimo», ha ricordato Brambilla. Il suo ragionamento è
proprio questo: «Tutti dovremmo essere uguali di fronte al Fisco, ci vuole quindi un prelievo
progressivo su tutte le pensioni sapendo che tutte incorporano un vantaggio dovuto al sistema
retributivo». Per Brambilla si potrebbe partire da aliquote di prelievo più basse per chi percepisce
meno, per esempio lo 0,5% per il pensionato che riceve fino a 700 euro. Man mano che l'importo
dell'assegno aumenta, aumenterebbe anche l'aliquota arrivando anche all'8%. Le risorse raccolte
potrebbero servire ad abbattere il debito pubblico in modo da alleggerire la pesante eredità che
devono sostenere le generazioni più giovani (quelle assunte dopo il 1996). Che non potranno contare
su alcuna integrazione da parte dello Stato nel momento dell'addio al lavoro
MF

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