programmazione neuro linguistica e caregiver

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programmazione neuro linguistica e caregiver
Matr. N. 05637
UNIVERSITA’
CAMPUS BIO-MEDICO DI ROMA
FACOLTA’ DI MEDICINA E CHIRURGIA
CORSO DI LAUREA IN INFERMIERISTICA
PROGRAMMAZIONE NEURO LINGUISTICA E
CAREGIVER NELLE CURE DOMICILIARI
Relatore
Vittoradolfo Tambone
Correlatore
Claudio Pensieri
Laureando
Emanuele Giaquinto
ANNO ACCADEMICO 2012/2013
1
È dedicato a te nonna Giuseppina…
Affinchè questo lavoro possa essere
di aiuto alle persone colpite dal male
che ti ha portato via…
2
INDICE
Indice
3
Introduzione
4
1. La nascita della PNL
6
1.1 Cos’è la PNL
6
1.2 Storia della PNL
9
1.3 I primi libri di PNL
15
1.4 Le controversie sulla PNL
21
2. Le applicazioni della PNL in campo sanitario
27
2.1 Articoli su PubMed
28
2.2 Articoli su PsycNet APA (American Psychological Association)
32
2.3 PNL e Sanità
37
3. Indagine per valutare il distress psicologico del caregiver
41
3.1 Strumento per misurare il carico assistenziale del caregiver
“Distress del Caregiver”
41
3.2 Distress e Burn-out
44
3.3 Come affiancare il test “Distress del Caregiver” alla PNL
50
4. Analisi dei risultati e ipotesi di applicazione della PNL al distress
psicologico
53
4.1 Obiettivo primario
53
4.2 Materiale e metodi
53
4.3 Metodo di somministrazione
55
4.4 Risultati
55
4.5 Descrizione dei risultati
69
4.6 Ipotesi di utilizzo della PNL per diminuire il distress psicologico
72
5. Conclusioni
86
Ringraziamenti
87
Bibliografia
89
Sitografia
92
Allegati
93
3
INTRODUZIONE
La tesi nasce dal progetto di valutare il distress psicologico di cui soffre un caregiver
familiare nelle cure domiciliari al parente con malattia neoplastica in fase terminale,
per poi trovare un “metodo” tramite tecniche di Programmazione Neuro-Linguistica
su determinati problemi che potrebbe riscontrare il caregiver al fine di diminuire il
distress.
L’assistenza di una persona malata è un compito che con competenza ed esperienza
si può affrontare. Non è di certo un compito facile, ed i momenti in cui il caregiver
può incontrare delle difficoltà sono moltissimi: non sentirsi all’altezza del compito,
non saper entrare in empatia con il paziente, non saperlo ascoltare e capire quali
siano le problematiche sia fisiche che psichiche più incombenti per il suo stile di vita
e per la sua incolumità sono solo alcuni dei tanti problemi che ci si può trovare ad
affrontare.
Un professionista sanitario ha più possibilità di gestire lo stress grazie alla sua
esperienza ed alla sua formazione, anche se spesso non basta neanche questo.
Ma cosa accade quando il caregiver è un familiare? È una persona che ha
sicuramente ha una carica empatica maggiore rispetto ad un professionista sanitario:
conosce l’assistito, vive giornalmente i suoi cambiamenti di salute, è parte integrante
della sua vita. Ma ha anche un coinvolgimento maggiore a livello emotivo che può
deviarlo da un’assistenza giusta e di qualità.
È chiaro che il familiare si prende carico di un “lavoro” di cui non ha sperimentato
nessun tipo di esperienza, ne ha alcun tipo di preparazione.
Quando questo accade, in situazione in cui il paziente affronta una malattia
neoplastica in fase terminale e viene dimesso dall’ospedale, al fine di farlo vivere più
tempo possibile nel proprio ambiente familiare, il parente per quanto seguito
nell’assistenza domiciliare da struttura specializzate in cure palliative, riceve un
carico maggiore sulla sua emotività e sullo stile di vita fio ora avuto.
L’obiettivo della tesi è creare un’ipotesi di “metodica”su particolari problemi che
potrebbe incontrare il caregiver usando tecniche di Programmazione NeuroLinguistica affinchè esso possa essere più efficace nell’assistenza al proprio parente e
4
ottenere così due risultati: il familiare che si fa carico dell’assistenza è predisposto
emotivamente ad affrontare una situazione che gli è letteralmente “caduta dal cielo”
e, come effetto domino, il miglioramento dell’efficacia assistenziale possa giovare
sulla cura del malato stesso e garantirgli una morte serena.
La base di partenza è stata la somministrazione, a 30 caregiver di familiari in cura
domiciliare da professionisti sanitari e infermieri della struttura in cure palliative
Antea di Roma, di un questionario dal titolo “Distress del Caregiver” creato dalle
infermiere Valentina Grimaldi e Federica Fabbrini dell’Unità Cure PalliativeLeniterapia c/o Ospedale S.M. Annunziata zona sud-est del distretto ASL di Firenze
basato su strumenti già validati quali: “Caregiver burden inventory” (CBI, Novak
M.,Guest C.,1989); “Caregiver burden scale” (Cummings JL et al, 2002); “Scala di
sovraccarico del caregiver di ZARIT” (adattamento di Sandri A. e Anaya F., 2004).
5
CAPITOLO 1: LA NASCITA DELLA PNL
1.1 COS’E’ LA PNL
C’era una volta un giovane principe che credeva in tutte le cose tranne che tre. Non credeva nelle
principesse, non credeva nelle isole, non credeva in Dio. Il re suo padre gli diceva che queste cose non
esistevano. Siccome nei domini paterni non vi erano né principesse né isole né alcun segno di Dio, il
principe credeva al padre. Ma un bel giorno il principe lasciò il palazzo reale e giunse al paese vicino.
Quivi, con sua grande meraviglia, da ogni punto della costa vide delle isole e, su queste isole, strane e
inquietanti creature cui non si arrischiò di dare un nome. Stava cercando un battello, quando lungo la
spiaggia gli si avvicinò un uomo in abito da sera, di gran gala. “Sono vere isole, quelle?” , chiese il
giovane principe. “Certo, sono vere isole”, rispose l’uomo in abito da sera.
“E quelle strane e inquietanti creature?”.
“Sono tutte genuine e autentiche principesse”.
“Ma allora anche Dio deve esistere!”, gridò il principe.
“Sono io Dio”, rispose l’uomo in abito da sera con un inchino.
Il giovane principe tornò a casa al più presto.
“Eccoti dunque di ritorno”, disse il re, suo padre.
“Ho visto le isole, ho visto le principesse, ho visto Dio”, disse il principe in tono di rimprovero.
Il re rimase impassibile.
“Non esistono né vere isole né vere principesse né un vero Dio”.
“Ma è ciò che ho visto!”.
“Dimmi com’era vestito Dio”.
“Dio era in abito da sera, di gala”.
“Portava le maniche della giacca rimboccate?”.
Il principe ricordava che erano rimboccate. Il re rise.
6
“È la divisa da mago. Sei stato ingannato”…1
Robert Dilts2 definisce la PNL (PROGRAMMAZIONE NEURO-LINGUISTICA) lo
studio della struttura dell’esperienza soggettiva.3
La PNL si occupa di studiare come modificare (programmazione) il modo in cui
rappresentiamo le nostre esperienze attraverso la neurologia (neuro), così da poter
comunicare più efficacemente con noi stessi e con gli altri (linguistica).
È il processo attraverso cui scoprire come pensiamo, come comunichiamo e come
agiamo, così da poter cominciare a farlo in modo più fluido e fruttuoso; viene
descritta come un “atteggiamento” e una “metodologia”
Più precisamente è un atteggiamento che consente di vivere una vita più felice, utile
e produttiva. È una metodologia che consente di “modellare” efficacemente (nel
senso di “osservare e riprodurre i comportamenti efficaci”) le persone che si sono
distinte in ambiti come, ad esempio,la terapia psicologica, la psicoterapia,
l’insegnamento, la medicina e gli affari.
La PNL è un atteggiamento:
caratterizzato da senso di curiosità, avventura e desiderio di imparare abilità
necessarie a comprendere quali tipi di comunicazione influenzano gli altri. È il
desiderio di conoscere le cose che vale la pena conoscere. È guardare alla vita come
una rara opportunità per apprendere.
La PNL è una metodologia:
basata sul principio che ogni comportamento ha una struttura, e che questa struttura
1
Bandler R., Grinder J. La struttura della magia. Roma: edizione Astrolabio; 1981, pp 13-14.
Robert Dilts è uno dei maggiori autori mondiali sul tema della Programmazione Neuro-Linguistica
fin dagli albori di questa disciplina. Ha applicato la PNL ai campi di salute, dell’apprendimento e del
lavoro operando anche come consulente e trainer nei maggiori gruppi aziendali del mondo come
Hewlett Packard, Apple Computer. È stato prima studente e poi collega di Richard Bandler e John
Grinder, i fondatori della PNL, e ha studiato personalmente con Milton Erickson e Gregory Bateson.
3
Neuro-Linguistic Programming: Book I. Meta Pubblications edition, 1980.
2
7
può essere estrapolata, imparata, insegnata e anche cambiata. Il criterio guida di
questo metodo è sapere che cosa sarà utile ed efficace.
La convinzione di base è la promessa che le strategie efficaci di pensiero possono
essere identificate, assunte e utilizzate da chiunque lo desideri.
Indipendentemente da quello che un’altra persona sa fare, è possibile imparare a fare
la stessa cosa in modo simile, una volta compreso che cosa faccia quella persona
all’interno della propria mente e in termini di azioni e comportamenti. Racchiude in
sé sistemi e abilità che consentiranno di migliorare la qualità della vita.
… A queste parole il principe tornò nel paese vicino e si recò alla stessa spiaggia dove s’imbatté di
nuovo nell’uomo in abito da sera.
“Il re mio padre mi ha detto chi sei”, disse il principe indignato.
“L’altra volta mi hai ingannato, ma non m’ingannerai ancora. Ora so che quelle isole non sono vere né
sono vere le principesse, perché tu sei un mago”.
L’uomo della spiaggia sorrise.
“Sei tu che ti inganni, ragazzo mio. Nel regno di tuo padre vi sono molte isole e molte principesse, ma
tu sei sotto l’incantesimo di tuo padre e non le puoi vedere”.
Il principe tornò a casa pensieroso. Quando vide il padre, lo fissò negli occhi.
“Padre, è vero che tu non sei un vero re, ma solo un mago?”.
Il re sorrise e si rimboccò le maniche.
“Sì figlio mio, sono solo un mago”.
“Allora l’uomo della spiaggia era Dio”.
“L’uomo della spiaggia era un altro mago”.
“Devo sapere la verità, la verità dietro la magia”.
“Non vi è alcuna verità, dietro la magia”, disse il re.
Il principe era in preda alla tristezza. Disse: “mi ucciderò”.
Il re per magia, fece comparire la morte. Dalla porta la morte fece un cenno al principe. Il principe
rabbrividì. Ricordò le isole belle ma irreali e le belle ma irreali principesse.
8
“Va bene”, disse, “riesco a sopportarlo”.
“Vedi, figlio mio”, disse il re, “adesso anche tu stai diventando un mago”.4
Ognuno di noi ha una personale e completamente soggettiva idea di realtà. Vive nella
propria rappresentazione di realtà e si muove in essa, incontrandosi e a volte
scontrandosi con le altre rappresentazioni delle persone incontrate.
Nessuna realtà che noi, o altre persone, percepiamo è giusta o sbagliata poiché,
essendo una rappresentazione personale basata su vari “filtri”, si crea su fondamenta
solide come il nostro carattere, temperamento, le esperienze passate etc.
Questa storiella presentata non ha un significato e ne ha infiniti. Come la realtà a cui
noi attribuiamo un valore e un significato del tutto personale e soggettivo. Sta a
ognuno di noi trovare il significato della storiella…
1.2 STORIA DELLA PNL
La Programmazione Neuro Linguistica (PNL) è nata negli Stati Uniti nei primi anni
’70. Richard Bandler, studente in matematica con
indirizzo in fisica ed informatica alla neo nata
Università della California a Santa Cruz, si trovava
insieme a Frank Pucelik nell’impresa di creare un
nuovo modello di lavoro per il cambiamento
personale, mettendo insieme la sua personale
genialità e le capacità di entrambi.
La storia narra di alterni successi, specialmente per
Richard Bandler
quanto riguarda la creazione di un modello
distaccato dalle influenze dell’approccio gestaltico
4
Bandler R., Grinder J. La struttura della magia. Roma: edizione Astrolabio;1981, pp 14-15.
9
che i due giovani avevano ereditato dal lavoro e dalla conoscenza di Bandler con
Fritz Perls. Questo lavoro risale alla richiesta rivolta a Bandler di Bob Spitzer,
titolare della casa editrice Science and Behaviour Books, di frequentare e registrare
alcuni seminari nel centro di Esalen in California per riordinare poi gli appunti di
Perls in un libro da scrivere, uscito poi postumo, “Eyewitness To Therapy” (1973).
Nel contempo, come racconta Bandler stesso, ebbe modo di far la conoscenza con
Virginia Satir, terapeuta famigliare dalle capacità quasi “magiche”, che lo prese in
grande simpatia facendosi in seguito accompagnare in numerose delle sue visite in
ospedali psichiatrici e in sedute con famiglie di
pazienti, situazioni da cui Bandler racconta di
aver appreso tantissimo, osservando le capacità
ipnotiche “inconsapevoli” della stessa Satir. La
grande capacità di empatia della Satir e il suo
peculiare
stile
successivamente
terapeutico
a
trarre
molti
portò
modelli
linguistici dal suo linguaggio.
Quello che nella classica storia della PNL in
Italia non viene mai detto è che Richard Bandler
Virginia Satir
era anche studente ed operava utilizzando un
approccio corporeo e di tocco denominato “Rolfing”5, dalla dott.sa Ida Rolf6, una
biochimica che a partire dagli anni ‘20 ha trascorso la sua vita esplorando le
possibilità di cura contenute all’interno della mente e del corpo umano.
Intorno al 1972 ci troviamo di fronte all’evento che normalmente si trova narrato
nella maggior parte dei siti e dei racconti riguardanti la storia della Programmazione
Neuro Linguistica.
5
“Il rofling è un metodo di lavoro corporeo che mira a stabilire armonia ed equilibrio nella struttura
corporea, attraverso il tocco e l’educazione al movimento. Detiene una posizione di rilievo tra le
discipline olistiche” AIR( Associazione Italiana Rofling) http://www.rofling.it/il-rofling.html accesso
del 5/10/2013 ore 17:20.
6
Ida Pauline Rolf (New York, 19 maggio 1896 – New York ,19 marzo 1979) biochimica fondatrice
del metodo rofling e del Rolf Insitute of Structural Integration, la scuola internazionale e professionale
del metodo rofling
10
L’università di Santa Cruz permetteva agli studenti
dell’ultimo anno di tenere corsi su specifici
argomenti sotto la supervisione di un professore.
Per
Bandler
nell’incontro
quell’occasione
con
John
si
concretizzò
Grinder,
linguista,
professore in quella stessa Università.
Grinder era stato capitano dei corpi speciali militari
americani in Europa durante gli anni ’60. Rientrato
John Grinder
negli
Stati
Uniti
era
tornato
all’università
specializzandosi nel 1972 in Linguistica dedicando
una particolare attenzione alle teorie di Noam Chomsky della grammatica
trasformazionale, specializzandosi nella sintassi. Ciò che raramente emerge nella
classica storia della PNL è che Grinder è stato, al di fuori del lavoro specifico
nell’ambito della PNL, autore di alcuni libri, tra cui: “Guide to Transformational
Grammar”7 (scritto con Suzette Elgin) e “On Deletion Phenomena in English”8
(Mouton & Co., 1976).
La storia narra che Grinder, impressionato dall’abilità di Bandler di ottenere il
cambiamento nelle persone partecipanti ai seminari e dei cambiamenti che lui stesso
viveva come studente di Bandler, si sia proposto con la frase “Se mi insegni a fare
ciò che fai, io ti spiego come fai a farlo!”. Questa fu la prima scintilla che portò alla
creazione dei primi corsi interni all’Università e a quella serie di modelli che tra il
1974 e il 75 fu denominato Programmazione Neuro Linguistica.
Bandler e Grinder insieme incominciarono a studiare le caratteristiche della
comunicazione utilizzata da alcuni psicoterapeuti eccellenti, capaci di produrre
cambiamenti e guarigioni in modo efficace e con continuità. Iniziano a formarsi i
primi gruppi che seguono i seminari (e costituiscono le prime cavie per gli studi e gli
esperimenti), tra i partecipanti ai corsi incontriamo alcuni nomi che diverranno poi
famosi contribuendo a loro volta ad arricchire la storia della PNL.
7
8
Grinder J., Elgin S. H. Guide to Trasformation Grammar. Holt, Reinhart and Wiston; 1971.
Grinder J. On deletion Phenomena in English. Mouton de Gruyter; Gennaio 1976.
11
Un elenco di alcuni personaggi dei
gruppi
iniziali
comprende
Frank
Pucelick (passato al ruolo di allievo),
Robert Dilts, Judith DeLozier (per un
periodo la signora Grinder), Leslie
Cameron Bandler (per un breve periodo
la signora Bandler), Stephen Gilligan,
Tod Epstein, Terry McClendon.
I primi due libri che videro la luce, “La
Struttura della Magia volume 1” e
Robert Dilts
successivamente “La Struttura della
Magia volume 2” (pubblicati in Italia in un unico volume “La struttura della magia”
ed. Astrolabio) sono appunto il risultato del lavoro e delle sperimentazioni di questi
primi anni. Con la pubblicazione del primo libro, uno dei più impegnativi da leggere
dell’intero panorama dei libri di Programmazione Neuro Linguistica in quanto
prevalentemente basato sulla tesi di laurea di Richard Bandler e rivolto ai terapeuti,
si consolidò il rapporto con un gigante del pensiero e del movimento per il potenziale
umano, l’antropologo Gregory Bateson.
La storia narra che Bateson, che alla fine degli anni 50 e inizio 60, fu a capo del
gruppo di ricerca dell’Università di Palo Alto in California, nel quale operava anche
un giovane di nome Paul Watzlawick9, che sviluppò il lavoro sulla “Pragmatica della
comunicazione umana”10, consigliò a Bandler, di cui era divenuto grande amico, di
analizzare il lavoro di Milton H.Erickson11, un medico noto come uno dei maggiori e
più efficaci esperti in ipnosi clinica, il cui lavoro era stato considerato per lungo
tempo controverso.
9
Paul Watzlawick (Villach, 25 luglio 1921- Palo Alto, 31 marzo 2007) è stato uno psicologo e
filosofo austriaco e ricercatore associato al Mental Research Institute di Palo Alto, California
10
Watzlawick P., Beavin J.H., Jackson D.D. Pragmatica della comunicazione umana. Studio di
modelli interattivi, delle patologie e dei paradossi. edizione Astrolabio; 1967.
11
Milton Erickson (Aurum, 5 dicembre 1901- Phoenix, 25 marzo 1980) è stato uno psicologo
statunitense riconosciuto come uno dei più importanti psicoterapeuti e ipnoterapeuti del Novecento,
che rivoluzionò la prassi dell’ipnosi. È considerato il padre de “l’approccio strategico” in psicoterapia.
È stato presidente e fondatore della Società Americana di Ipnosi Clinica e membro della Associazione
Americana di Psichiatria.
12
Riuscire a rimanere coscienti in presenza di Erickson era sempre un compito
difficile, se non spesso impossibile.
Così Bandler si “programmò” per uscire dallo stato di trance ogni volta che iniziava
ad entrarci con la voce di Erickson. Fu questa una delle chiavi che permise
ulteriormente alla coppia Bandler e Grinder di riuscire a modellare il grande
ipnotista. Anche da Erickson furono estratti modelli di comunicazione di
straordinaria efficacia in psicoterapia, fino alla pubblicazione dei libri “I modelli
della tecnica ipnotica di Milton H. Erickson vol. 1” e successivamente del Volume 2,
mai tradotto in italiano.
L’incredibile quantità di modelli e lavori che Bandler, Grinder e il gruppo di studenti
che ormai li seguivano nei loro studi e ricerche fu in grado di produrre in quei primi
anni portò altri studenti ad interessarsi della disciplina che si stava ormai sviluppando
con lo studio di personaggi che andavano ben oltre i tre principali di cui narra la
classica storia della PNL.
Innanzitutto si avvicinò John O. Stevens, che poi cambiò nome in Steve Andreas,
con la moglie Connirae i quali, reperite le registrazioni dei seminari le riordinarono e
le pubblicarono in vari libri: “La metamorfosi terapeutica”, “Ipnosi e trasformazione”
e “La ristrutturazione” pubblicati a doppio nome di Bandler e Grinder, e
successivamente qualche anno più tardi “Usare il cervello per cambiare” ad opera del
solo Richard Bandler.
Quello che più stupiva in quegli storici anni iniziali era il fatto che l’approccio della
PNL sfidava i tradizionali miti della terapia psicologica classica e supportava questa
sfida con alternative di pratica applicazione. Normalmente si fa riferimento a quegli
anni come gli anni “selvatici” della Programmazione Neuro Linguistica. A quel
tempo, erano ormai gli ultimi anni ’70, era stata costituita la NLP Society per la
verifica della qualità dei seminari di formazione in PNL a supporto della band
scatenata che percorreva in lungo e in largo gli Stati Uniti tenendo seminari e
workshop sempre più gremiti.
Ormai la PNL aveva iniziato a fare la sua comparsa sulla stampa e nei media e con
l’arrivo nei primi anni ’80 di un giovane di belle speranze, Antony Robbins, era
pronta per diventare un prodotto ed essere così commercializzata.
13
Poco più avanti nel tempo, Bandler e Grinder, che non erano mai andati veramente
d’accordo, decisero di dividersi definitivamente.
Questo portò Grinder a sviluppare, insieme a Judith
DeLozier, prima e successivamente con Carmen Bostic
St. Clair, la cosiddetta PNL Nuovo Codice (NLP New
Code) sulla presupposizione che il codice originale
della PNL contenesse un “bug”, un difetto e che
andasse riscritto.
Judith DeLozier
Mentre Bandler e inizialmente altri 5 PNLlisti12 (il
cosiddetto Bandler Group) andarono avanti a modellare
e creare nuovi modelli matematici per il cambiamento delle persone.
In questi anni furono modellati numerosi personaggi che apparentemente non
vengono di norma associati al lavoro della PNL, ma che comunque ne influenzano
ancora oggi le espressioni più avanzate ed efficaci. Tra questi vanno ricordati gli
ipnotisti studiati e modellati dal Dr. Richard Bandler, che la classica storia della PNL
spesso non ricorda.
In primis va citato il lavoro unico di Dave Dobson13, Alleviare il dolore14, così come
quello di Jeffrey Zeig15. Per poi terminare l’elenco dei contributori agli sviluppi più
moderni del lavoro di Bandler, è necessario citare due nomi meno noti in
associazione agli approcci di cambiamento personale, György Pólya 16, un
matematico Ungherese autore dei “Patterns of plausible reasoning”17, che insieme al
lavoro e alla linguistica di Robert Anton Wilson18 ha influenzato i modelli che sono
poi sfociati nelle tecniche dei Nested Loops, della “fuzzy logic” e delle “storielle
inutili” che tanto hanno fatto “scervellare” negli ultimi decenni i puristi della PNL
12
Professionisti di PNL.
Ipnoterapeuta e psicoterapeuta di fama mondiale,collega di Milton Erickson.
14
Dobson D.R. Pain allevation. editore In Mind; 2011.
15
Jeffrey Zeig psicoterapeuta, fondatore e direttore del Milton H. Erickson Foundation, Phoenix AZ
16
György Pòlya (Budapest, 13 dicembre 1887- Palo Alto, 7 settembre 1985) matematico ungherese
professore alla Stanford University, i cui lavoro gravitava intorno ad argomenti matematici della teoria
dei numeri, le serie, il calcolo combinatorio e le probabilità.
17
Pòlya G. Mathematics and Plausible Reasoning Book I. Princeton Paperbacks; 1954.
18
Robert Anton Wilson (Brooklyn, 18 gennaio 1932- Capitola, 11 gennaio 2007) è stato uno scrittore
statunitense noto per la saga”Gli illuminati”.
13
14
pura, come si faceva una volta, nel chiedersi come mai, un uomo geniale come
Richard Bandler, raccontasse un sacco di storie senza finirle, invece di dare
spiegazioni razionali, magari correlate da fiumi di slides…19
Oggigiorno sono milioni le persone di ogni parte del mondo che fanno uso della PNL
e, sebbene sia conosciuta sotto diversi nomi, è ancora in grado di offrire alcune delle
idee e delle tecniche per il cambiamento più efficaci ed efficienti.
Conoscerla permette di apprendere in maniera ancora più approfondita la filosofia e i
concetti di base che hanno permesso a questa disciplina di diventare un movimento
che ha ormai influenzato tutte le aree dello sviluppo umano.
…anche se in tanti ancora lo ignorano o addirittura non lo vogliono sapere…
1.3 I PRIMI LIBRI DI PNL
LA STRUTTURA DELLA MAGIA (RICHARD BANDLER; JOHN GRINDER,
1975)20:
Mi soffermerò nel trattare dettagliatamente questo libro, considerato il “cardine”
della Programmazione Neuro-linguistica . Più che un libro, un pezzo di storia.
Qualcuno lo considera il libro che ha dato il via alla disciplina.
E’ un libro che John Grinder e Richard Bandler hanno scritto prima di conoscere e
modellare Milton Erickson e questo è palese nella lettura: l’approccio descritto dagli
autori, specialmente nella prima parte, è basato sull’interazione verbale e sul portare
l’interlocutore a rendersi conto di come sta costruendo la sua “mappa” del mondo in
modo disfunzionale, guidandolo a decidere di cambiarla (sfidare i limiti del proprio
19
20
http://www.accademiadeicoach.com/la-storia-della-pnl/ (accesso del 20 agosto 2013)
Bandler R., Grinder J. La struttura della magia. Roma: edizione Astrolabio; 1975
15
modello e usare le decisioni emozionali per generare cambiamento era un metodo
tipico della Gestalt Therapy, quindi vediamo la chiara influenza di Perls, che si
sarebbe poi via via affievolita nel tempo per lasciare più spazio alle influenze di
Erickson e Satir che perdurano ancora oggi).
Ma è pur sempre un pezzo di storia. Non solo, l’insieme di schemi e procedure
descritti in queste pagine, che compongono il cosiddetto Metamodello(ovvero la
linguistica di precisione) , sono l’ABC della PNL e della comunicazione, il che rende
il libro un must irrinunciabile per chiunque desideri acquisire competenza in PNL o
nella comunicazione in generale, quale che sia il motivo per farlo o il campo di
interesse.
Il libro è diviso in due parti.
In Italia venne pubblicato come un unico volume, ma negli USA è stata
originariamente pubblicata prima quella che oggi è la prima parte, The Structure of
Magic vol 1 – A book about Language and Therapy, seguita a distanza di circa un
anno dalla parte seconda, col sottotitolo A book about Communication and Change.
Nella prima parte troviamo la descrizione dettagliata del Metamodello, con esercizi
per farlo proprio, nonchè le prefazioni di Gregory Bateson, entusiasta del lavoro di
Bandler e Grinder e di Virginia Satir.
Le intuizioni e gli schemi che questa parte del libro permette di utilizzare sono
straordinarie e nessuno si può dire competente in pnl senza una capacità ben
addestrata nell’uso di almeno parte di questi schemi.
Nella seconda parte gli autori introducono le basi di quelli che saranno gli
approfondimenti del lavoro futuro: sistemi rappresentazionali, sinestesie, lavoro con
le incongruenze.
Una nota particolare merita un capitolo dal nome Notazione Formale: in questo
capitolo gli autori propongono un modello da seguire per individuare la struttura del
problema presentato e dei criteri per decidere, in base alla struttura individuata, che
tipo di intervento operare. Una prima versione di metodologia dell’intervento.
16
Di per sè il modello proposto in Notazione Formale è complesso e remoto, tuttavia
invita a ragionare sul concetto di eleganza nell’intervento e pone le basi per lo
sviluppo delle capacità strategica e di progettazione dell’intervento del pnlista.
Ma la cosa forse più importante di questo capitolo è il criterio che Bandler e Grinder
forniscono per capire quando le informazioni in nostro possesso sono sufficienti per
procedere oltre, smettendo di indagare con l’uso del Metamodello quella data area.
Questo è un argomento che ha creato parecchia confusione tra appassionati e
professionisti: spesso l’apprendista (ma anche il “professionista”) continua ad usare
il metamodello all’infinito, quasi dimenticando lo scopo per cui ha iniziato a fare le
domande.
Il metamodello è uno strumento di indagine e, in alcuni casi uno strumento di
ristrutturazione verbale. Serve ad identificare chiaramente il problema sul quale
lavorare. Chi non ha ben chiaro come utilizzare il metamodello lo utilizza come una
serie di domande senza senso in un circolo in cui si perde l’obiettivo e quindi il senso
del discorso. Inoltre se non si è sincronizzati nel fare il metamodello vi è il rischio di
trasformare le domande in un interrogatorio con notevole disagio da parte del cliente.
Il criterio di Bandler e Grinder è semplice e logico: in una prima fase si lavora per
individuare la struttura profonda a partire dalla struttura superficiale, mettendo a
confronto la struttura superficiale con la struttura profonda da cui è derivata. In
una fase successiva, si opera per trovare i limiti del modello del cliente: si confronta
la struttura profonda con la struttura di riferimento (l’esperienza effettiva del cliente)
da cui è derivata. In una terza fase, individuati i limiti del modello, procederemo ad
una forma di intervento (ristrutturazione, integrazione di parti incongrue ecc…
insomma, introducendo un cambiamento in quella parte del modello del mondo del
cliente che risulta disfunzionale).
Bandler e Grinder descrivono nel dettaglio come individuare la fine di una fase e
sapere quindi che è ora di spostarci alla successiva. Mancare di fare questa
distinzione significa rischiare di rimanere intrappolati nel porre domande e contestare
17
violazioni anche quando questo non serve più, con la conseguente frustrazione del
pnlista e del cliente (la ben nota sensazione di non arrivare da nessuna parte).
Il lettore esperto noterà, leggendo o rileggendo il testo, che La Struttura della Magia
contiene “l’embrione” delle tecniche della PNL,in quanto la parte linguistica risulta
ancora attuale mentre quella terapeutica è stata superata dai successivi studi e
applicazioni.
Nella parte sulle Equivalenze Complesse, ad esempio, possiamo individuare alcuni
schemi che presto sarebbero stati chiamati Sleight of Mouth.
Il metodo proposto per il lavoro con l’incongruenza è esattamente quello che sarebbe
in seguito stato schematizzato nella tecnica di integrazione di parti conflittuali.
La tecnica dello spostamento degli indici referenziali poneva le basi per il lavoro con
le posizioni percettive.
Tutte le tecniche di ristrutturazione verbale possono essere trovate negli schemi del
metamodello (e nelle trascrizioni del capitolo “Nel Vortice”).
La tecnica che gli autori chiamano di “salvaguardia dell’integrità del cliente”, in cui
si invita il cliente a sottoporre a test cinestesico (un test di congruenza) le eventuali
intuizioni del terapeuta, anche se ormai dimenticata e scomparsa dai corsi di pnl,
viene ripresa ampiamente nel new code (anche se spesso questo test viene fatto o
attraverso la calibrazione da parte del pnlista o con la comunicazione con l’inconscio
del cliente).
Richard Bandler, rinomato come nessun altro per la sua abilità nell’uso del
linguaggio e degli schemi linguistici, è tutt’oggi un maestro nell’uso degli schemi
descritti in questo libro (anche se lui stesso ha finito col rinnegare una parte di ciò
che insieme a Grinder aveva incluso nel testo). Gli stessi Sleight of Mouth sono nati
quando Robert Dilts ha deciso di modellare l’abilità di Bandler nell’uso di questi
schemi.
John Grinder ha creato una versione ridotta (congruamente con l’osservazione fatta
ad Hall) del Metamodello, chiamandola Verbal Package.
18
Bandler si è concentrato sulla neurosonica, sul Design Human Engineering e sul
Neuro Hypnotic Repatterning.
IPNOSI E TRASFORMAZIONE (RICHARD BANDLER; JOHN GRINDER , 1983)21:
Costituito dalla trascrizione del materiale tratto da dieci diversi seminari didattici
tenuti da Grinder e Bandler, riuniti in un singolo e organico workshop, questo libro
prende in esame l’ipnosi nei suoi vari aspetti (induzione semplice e profonda,
ristrutturazione tramite ipnosi, tecniche di utilizzazione, calibrazione, autoipnosi).
Più in generale è un’utilissima guida a più efficaci e pregnanti modalità di
comunicazione nel campo dell’ipnosi. Molto del materiale, presentato in modo
vivace e piacevole, deriva dalla sistematica osservazione del lavoro di Milton H.
Erickson.
LA METAMORFOSI TERAPEUTICA (RICHARD BANDLER; JOHN GRINDER,
198022):
Perché guarisce un paziente di Erickson, o di Freud, o di Perls? Non per quello che
essi dicono di fare, ma per quello che fanno. Alla base di questo libro c'è un bizzarro
progetto: sbarazzarsi di tutte le teorie psicologiche create dai "maghi" della
psicoterapia, e capire ciò che in realtà fanno senza sapere di farlo. È una rivoluzione
nel modo di concepire l'azione terapeutica, e di quelle destinate a segnare un'epoca.
LA RISTRUTTURAZIONE (RICHARD BANDLER;JOHN GRINDER, 1983)23:
Questo libro contiene la trascrizione di un seminario sulla ristrutturazione. Contiene
sezioni sulla negoziazione fra parti, sulla creazione di nuove parti, sulla
21
R. Bandler R., Grinder J. Ipnosi e trasformazione. edizione Astrolabio; 1983
R. Bandler R., Grinder J. La metamorfosi terapeutica. edizione Astrolabio; 1980
23
R. Bandler R., Grinder J. La ristrutturazione. edizione Astrolabio; 1983
22
19
ristrutturazione in sei fasi (six-step reframing) e sulla ristrutturazione in sistemi come
le famiglie e le organizzazioni.
La ristrutturazione è un potentissimo strumento di comunicazione. Gli autori
propongono una tecnica terapeutica basata su una serie di interventi prevedibili e
sistematici per ottenere il cambiamento comportamentale.
I MODELLI DELLA TECNICA IPNOTICA (RICHARD BANDLER; JOHN
GRINDER, 198424):
Gli autori si sono dedicati in questo volume a una minuziosa opera di scomposizione,
pezzo per pezzo, di ciascuna tecnica di Milton Erickson, così da isolarne gli schemi
tipici e organizzarli fino a costruire un modello formale applicabile tanto nella
ricerca quanto in campo clinico.
La strategia degli autori si articola in tre fasi:
1) individuare gli schemi tipici nel contesto dell’opera di Erickson;
2) familiarizzare il lettore con ciascuno schema, con la sua forma e il suo uso;
3) offrire alcune formulazioni che consentono di costruire gli schemi e servirsene nel
proprio lavoro.
USARE IL CERVELLO PER CAMBIARE (RICHARD BANDLER, 1986)25:
PNL significa imparare ad usare il proprio cervello in maniera ottimale. L’autore ci
insegna come utilizzare rapidamente ed efficacemente le risorse del cervello umano,
sconosciute ai più e poco sfruttate in tutti, per produrre nei pazienti dei cambiamenti
profondi quanto rapidi e duraturi.
GUIDA PER L’ESPERTO ALLE SUBMODALITA’ ( RICHARD BANDLER; WILL
MACDONALD, 1991)26:
24
25
Bandler R., Grinder J. I modelli della tecnica ipnotica. edizione Astrolabio; 1984
Bandler R. Usare il cervello per cambiare. edizione Astrolabio; 1986
20
Un manuale di programmazione neurolinguistica breve e agile, composto di semplici
tecniche ed esercizi che insegnano a operare sulle submodalità al fine di ottenere
specifici e duraturi cambiamenti nel comportamento, nel carattere e nella psiche della
persona.
Gli autori presentano una serie di esercizi per imparare delle strategie specifiche con
cui ottenere i risultati più vari, dal cambiamento delle vecchie abitudini sgradevoli e
limitanti fino all'eliminazione delle fobie.
1.4 LE CONTROVERSIE SULLA PNL
Un primo problema insorto si è delineato nella divisione dei due fondatori Richard
Bandler e John Grinder. Sfociò nel luglio del 1996 in una causa legale in cui Bandler
reclamava la proprietà esclusiva della PNL sin dalla sua fondazione, mettendo
chiaramente l’accento sul percorso successivamente seguito alla loro divisione in
quanto fosse quello più vicino ai cardini della PNL.
Claudio Pensieri, laureato in scienze della comunicazione, health care coach e
formatore in programmazione neuro-linguistica medica afferma che attualmente la
persona che è più sulla linea della PNL originaria teorica è John Grinder, mentre
Richard Bandler ha sviluppato nuove applicazioni e terapie efficaci incline alla parte
pratica della PNL originaria27.
Naturalmente le due divise correnti di Richard Bandler e John Grinder hanno
influenzato l’opinione pubblica su un riconoscimento internazionale della PNL.
Christopher Sharpley nel 1987 in una revisione di una ricerca condotta nel 1984
concluse che vi erano scarsi elementi probatori per la sua utilità come un efficace
26
27
Bandler R., Macdonald W. Guida per l’esperto alle submodalità. edizione Astrolabio; 1991
Pensieri C. La comunicazione medico paziente. Nlp International ltd; 2009
21
strumento di consulenza28, mentre il consiglio della Ricerca Nazionale degli USA
diede alla PNL un giudizio complessivamente negativo29 .
Ma secondo Einspruch & Forman30, Sharpley nel condurre le sue ricerche, non ha
preso in considerazione numerosi errori metodologici nella sua recensione sulle
ricerche sulla PNL.
Le categorie di errori includono:
-
Non familiarità con la PNL come un approccio alla terapia;
-
Inadeguata definizioni delle relazioni;
-
Insufficiente controllo del contesto;
-
Errori di logica.
A quei tempi non vi era una prova significativa a dimostrazione che la PNL poteva
essere provata empiricamente e la mancanza di approvazione scientifica e di risultati
misti erano molto comuni31
Daniel Druckman32 affermò che la maggior parte dei risultati dei dati delle ricerche
sulla PNL erano “fortemente viziati” e che “l’efficacia della terapia di PNL
intrapresa in contesti clinici autentici, non è stata ancora sottoposta ad un’indagine
adeguata”33.
28
Sharpley, C.F. Predicate matching in NLP: A review of research on the preferred representational
system. Journal of Counseling Psychology. 1984;31(2), pp. 238-248.
29
Sharpley C. F. Research findings on neurolinguistic programming: nonsupportive data or an
untestable theory? Journal of counseling Psychology. 1987; 34, 103-107.
30
Einspruch E. L., Forman B. D. Observations Concerning Research Literature on Neuro- Linguistic
Programming. Journal of Counseling Psycology. 1985; 32(4), 589-596.
31
La British Psycological Society (BPS) ha assegnato la sua chiave di livello B cda di accreditamento
per la formazione ed il suo nuovo test psicometrico, cdaq. Questo significa che la Cda, il Leeds-based
di sviluppo organizzativo e di gestione del cambiamento di consulenza, è ora una delle aziende, a
numero limitato nel Regno Unito, che sono accreditati dal BPS per eseguire Livello B di formazione.
Questo importante riconoscimento formale segue il lancio di cdaq in data 1 novembre 2004
Cdaq, che rappresenta un nuovo approccio alla personalità di test basati su psicologia cognitiva e
programmazione neurolinguistica (PNL). http://www.cdaq.com e http://www.onrec.com
32
Professore di psicologia presso l’Università del Queensland a Brisbane, Australia
33
Druckman afferma che le prove aneddotiche sulla PNL sono ampiamente credibili e positive, ma
che la maggior parte dei tentativi di studio sono fortemente imperfetti, come ad esempio: (a) lo studio
del livellamento dell’empatia soggettiva con efficacia clinica – (b) lo studio della PNL come una
teoria, piuttosto che come una tecnica verso le tecniche esistenti – (c) la mancanza di studi sulla PNL
come un sistema di modellamento dei trainer. Druckman, D., Swets, J. A. (Eds) Enhancing Human
Performance: Issues, Theories, and Techniques. Washington DC: National Academy Press; 1988.
22
Sempre secondo Druckman34 nella PNL non vi è nessun supporto scientifico sul
monitoraggio del linguaggio del corpo e i modelli rappresentazionali.
Questa tesi è confutata da Childers John H. in cui discute e dimostra in uno studio
come l’intervento della PNL sui modelli rappresentazionali aumenta l’efficacia
dell’apprendimento.35
In più Professionisti di PNL come Mathison Tosey36 sostengono che l’approccio
scientifico non è sempre adatto per la ricerca sulla PNL, che invece va ricercato
fenomenologicamente.37
Gareth Roderique-Davies38 sostiene che gli esperti di PNL affermano semplicemente
come funziona la PNL e cosa può fare, costringendoli a fornire prove a sostegno di
queste affermazioni. Egli sostiene che la proposta di condurre una ricerca
fenomenologica sulla PNL “costituisce l’ammissione che la PNL non ha una base di
conoscenza e che i praticanti di PNL sono alla ricerca di una credibilità post-hoc”39.
Molti fautori della programmazione neuro-linguistica come Robbins40 e Dilts41
affermano che le procedure e gli interventi generati dalla PNL devono essere
utilizzati entro i presupposti contenuti nel modello. Mentre precedenti ricerche hanno
cercato di valutare l’efficacia delle tecniche di PNL isolando una porzione del
modello ed esaminandolo come un modello indipendente. Dilts afferma: “ Le varie
tecniche che compongono il corpo della PNL sono state isolate e rese esplicite, come
34
Druckman, D. Be All That You Can Be: Enhancing Human Performance. Journal of Applied Social
Psychology Nov 2004;34 (11): 2234–2260.
35
Childers, John H., Neuro-Linguistic Programming: Enhancing Teacher-Studenr communications.,
Journal of Humanistic Counseling, Education & development. 1985; Vol 24(1),32-39.
36
Tosey, P.; Mathison, J. Exploring inner landscapes through psychophenomenology: The
contribution of neuro-linguistic programming to innovations in researching first person
experience. Qualitative Research in Organizations and Management: an International Journal. 2011; 5:
63.
37
La ricerca fenomenologica è libera da ipotesi e preconcetti e cerca di descrivere piuttosto che
spiegare.
38
Docente della Facoltà di Economia e Società presso l’università Glamorgan a Treforest, Regno
Unito
39
Roderique-Davies, G. Neuro-linguistic programming: Cargo cult psychology? Journal of Applied
Research in Higher Education 1. 2009; (2): 58–11.
40
Robbins, A. Notes From a Friend; A Quick and Simple Guide to Taking Control of Your Life.
Fireside. 1995.
41
Dilts, R. Roots of Neuro Linguistic Programming. Meta Pubblications. June 1983.
23
pezzi separati, in modo da renderle facilmente comprensibili. Al fine di renderle utili,
tuttavia, devono essere applicate contemporaneamente, nel loro insieme”.
Secondo Dilts
quindi la PNL è orientato al risultato e l’utilità è determinata
dall’efficacia dell’intervento non dalla prova scientifica.
Michael Heap42(psicologo forense specializzato in terapia con persone con problemi
di salute mentale, ipnosi, e preparazione dei testimoni per i tribunali penali)
sottolineò nel 1988 l’assenza delle teorie sviluppate dai fondatori della PNL sulle
riviste o sui libri di testo dedicati alla psicologia. Secondo Heap, tali affermazioni
sarebbero state, se corrette, scoperte notevoli e con importanti implicazioni.43
Questa opinione venne rafforzata dallo studio di Efran e Lukens nel 1990 che
scrissero al tempo: “l’interesse originario per la PNL si è trasformato in disillusione
dopo averla studiata, tanto che oggi in psicoterapia è solo raramente citata”44
Altre contestazioni che spesso vengono mosse contro la PNL sono:
-
Le teorie su cui poggia le proprie tecniche di cambiamento sono quelle che la
moderna psicologia studia ed approfondisce dagli anni ’60 ed a cui dedica
scuole di specializzazione quadriennali riconosciute ministerialmente, aperte
a psicologi che abbiano già l’autorizzazione ad esercitare la professione;
-
Non è facile comprenderne il funzionamento;
-
Permette ad una qualunque persona di ritenersi pronta ad affrontare clienti
con gravi disagi psicologici dopo un corso di formazione di un numero
ancora non precisato di giorni;
-
Non è applicabile a tutti i casi di disturbi, turbe o malattie mentali;
-
A volte appare più che un metodo efficiente di gestione della comunicazione,
un grande fenomeno di marketing;
42
Psicologo forense specializzato in terapia con persone con problemi di salute mentale, ipnosi e
preparazione dei testimoni per i tribunali penali (pre-trial e pre-frase)
43
M. Heap, Neurolinguistic Programming: An interim verdict. In M. Heap (Ed.) Hypnosis: Current
Clinical, Experimental and Forensic Practices, London, Croom Helm, pp. 268-280. 1988
44
Efran J.S., Lukens M. D. Language, structure, and change: frameworks of meaning in
psychotherapy. New York: Published by WW Norton; 1990.
24
-
La critica non è tanto sulla diffusione in grande scala di tecniche
comunicative, ma sulla applicazione di queste tecniche in contesti terapeutici
da chi terapeuta non è.45
Un problema centrale della PNL, legato inevitabilmente al tema della non sufficiente
scientificità, è che i titoli conferiti( practioner, master, counselor, trainer) non sono
avvalorati legalmente.
Attualmente però, nell’ Unione Europea, l’associazione di terapisti di PNL, sta
promuovendo una formazione in linea con gli standard europei.
Secondo Peter Schutz46 la durata del training in Europa varia da 2-3 giorni a 35-40
giorni, per chi lo affronta per hobby,e fino a 9 mesi per raggiungere un livello di
competenza professionale. Ciò ha portato alla creazione di certificati specifici in base
al tipo di corso conseguito.
Di recente a questa prassi si è aggiunta la possibilità di affiliazione ad istituti esteri di
formazione riconosciuti dall’Unione Europea, dove le qualifiche dichiarate dalla
scuola di PNL, a seguito di superamento di apposite sessioni d’esame presso istituti
esteri, arrivano a corrispondere a degli attestati professionali di livello universitario.
Quindi la critica centrale pare essere non tanto, sulla teoria originale in sé, quanto
sull’assenza di una regolamentazione per il suo insegnamento e utilizzo.
Finché vi sarà questa grande incertezza, la PNL potrebbe restare con quest’
immagine di teoria da poter essere acquisita in breve tempo anche da persone
completamente prive di formazione psicologica o in campo comunicativo.
Ecco perché vi sono ancora molti dubbi sulla competenza e la moralità di alcuni che
si professano trainer di PNL.
Ognuno può utilizzare tecniche e strumenti psicologici, come la PNL, ma non basta
questo per divenire un professionista della promozione del cambiamento47.
45
Pensieri C. La comunicazione medico-paziente. Nlp International Ltd; 2009.
Peter Schutz, psicoterapeuta, Trainers Training NLP, responsabile della “ European Association for
Neurolinguistic Psycotherapy EA-NLP”
47
Pensieri C. La comunicazione medico-paziente. Nlp International; 2009.
46
25
E’ diverso utilizzare la PNL, sul proprio lavoro, che diventare un professionista della
PNL.48
L’Irish National Center for Guidance nel suo Education’s “Guidance Counsellor’s
HandBook”49 riassume la PNL affermando che:
“La PNL è stata applicata con successo in campi quali l’azienda, lo sport,
l’insegnamento, le arti dello spettacolo, consulenza, terapia, la risoluzione dei
conflitti, gestione dello stress e di apprendimento […]
In questi ultimi anni, in particolare negli Stati Uniti ed in Francia, è stata applicata
con crescente successo nell’istruzione primaria e secondaria.
La PNL è stata utilizzata con grande effetto per massimizzare l’efficacia del nostro
gruppo di insegnamento, e più efficacemente per comunicare con i singoli studenti e
con i nostri colleghi, la comprensione e l’apprendimento individuale e le strategie di
motivazione, nel migliorare le nostre ‘counselling skills’ e nel nostro sviluppo
personale”.
La PNL è un campo in continua evoluzione e oggetto di molti studi diversi sia
favorevoli che contrari, quindi un riconoscimento scientifico unanime vi potrà essere
quando vi sarà un controllo accurato sul come vengono condotti questi studi.
48
49
http://www.inlpa.org/index.cfm?c=o&a=10022
http://www.ncge.ie/resources_handbooks_guidance.htm
26
CAPITOLO 2: LE APPLICAZIONI DELLA PNL IN CAMPO
SANITARIO
Ripercorrendo cronologicamente la letteratura scientifica in merito alla PNL, ho
selezionato degli articoli sia a favore sia “critici”nei confronti della Programmazione
Neuro-Linguistica nelle banche dati di PubMed e Psycnet APA ( American
Psychological Association).
Tra gli anni ’70 e ’80 ho selezionato 18 articoli ( 13 su Psycnet APA e 5 su PubMed),
di cui 5 critici e 13 a favore.
Gli argomenti trattati riguardano: 5 articoli sulla formazione personale e storia della
PNL con descrizioni di tecniche specifiche da poter apprendere, 1 articolo a favore
sulla PNL su argomenti di ipnoterapia ed infine, 12 articoli sulla comunicazione, di
cui 7 a favore e 5 critici sulla PNL.
Tra gli anni ’90 fino ad arrivare ai giorni nostri ho selezionato 12 articoli (6 su
PubMed e 6 su Psycnet APA) riguardanti tematiche: 8 sulla formazione di cui 2 studi
di formazione con PNL applicata alla diminuzione dell’ansia, 2 articoli su argomenti
di ipnoterapia, uno favorevole ed uno critico, 1 sulla comunicazione ed infine 1 sulla
psicologia.
Una divisione ulteriore va fatta per gli articoli sia su PubMed sia su Psycnet APA che
trattano argomenti sulla sanità.
Negli anni ’80 saranno illustrati 3 articoli riguardanti tematiche come abuso sessuale,
contributo della PNL alla pratica clinica e terapeutica e l’uso della tecnica di ancora
per il trattamento delle fobie. Il primo articolo da un’opinione favorevole, il secondo
è critico mentre il terzo si limita a spiegare come funziona la tecnica di ancoraggio,
specificando però che la ricerca attuale risulta limitata per dimostrarne la validità
scientifica.
27
Tra gli anni ’90 ed i giorni nostri verranno trattati 7 articoli riguardanti tematiche di
formazione e comportamento, trattamento dell’obesità, comunicazione medicopaziente, trattamento della claustrofobia e della depressione clinica.
Come si potrà notare i campi di applicazione della PNL sono vari, così come sono
varie le opinioni espresse dagli autori che nei prossimi paragrafi verranno illustrati.
Questo dimostra come la PNL sia un campo in continua evoluzione e finché non vi
sarà una regolamentazione su come vengono condotti gli studi non vi potrà essere un
riconoscimento scientifico unanime.
2.1 ARTICOLI SU PUBMED
Negli anni 80 furono pubblicati vari articoli riguardanti la PNL. Brockopp, nel
Dicembre del 1983 pubblicò un articolo “What is NLP (Neurolinguistic
Programming)?”50. L’autrice illustrava cosa sia la PNL, per poi focalizzarsi sui
sistemi di rappresentazione: Uditivo, Visivo e Cinestesico. Ogni persona ne
preferisce uno rispetto ad un altro, ma vi sono persone come R. Bandler e J. Grinder
che riescono ad utilizzarli tutti e tre, spostandosi da uno all’altro in base al tipo di
comunicazione ed al messaggio che vogliono esporre.
L’autrice finisce specificando che questo modo di saper usare i tipi di
rappresentazione ne fa di essi degli ottimi comunicatori.
Nel Gennaio del 1984 Am. Steinbach, sulla rivista “Cam Fam Physician”, spiega i
campi di utilizzo della PNL51 (mondo degli affari, istruzione, diritto, medicina,
50
Brockopp, DY. What is NLP (NeuroLinguistic Programming)?. Taehan Kanho. 1983 Dec
30;22(5):48-9.
51
Steinbach, AM. NeuroLinguistic Programming: a systematic approach to change. Can Fam
Physician. 1984 Jan; 30: 147-50.
28
psicoterapia) e i modi per stabilire una comunicazione efficace in PNL. Secondo
Steinbach vi sono 5 passi:
1. stabilire un rapporto, il terapeuta deve corrispondere i suoi comportamenti verbali
e non verbali con quelli del paziente;
2. raccolta di informazioni sui problemi e gli obiettivi presenti del paziente notando i
suoi modelli verbali e le risposte non verbali;
3. considerare l'impatto che il raggiungimento degli obiettivi del paziente avrà su di
lui, sul suo lavoro, la famiglia e gli amici, e mantenere tutti gli aspetti positivi della
sua situazione attuale;
4. aiutare il paziente a raggiungere i suoi obiettivi utilizzando tecniche specifiche per
alterare le sue risposte a vari stimoli;
5. assicurare gli obiettivi raggiunti nella terapia integrati nella vita quotidiana del
paziente. La PNL è stata utilizzata per aiutare i pazienti con problemi puramente
psicologici fino ad arrivare a trattare problemi organici complessi.
Nel Dicembre del 1985 Farmer, nella rivista “Percept Mot Skills”, pubblica uno
studio sui movimenti oculari descritti in Programmazione Neuro-Linguistica.52
Avendo videoregistrato ed analizzato 30 soggetti di età compresa tra i 15 e i 75 anni
a cui è stato chiesto di ricordare immagini, visionare oggetti e ascoltare suoni, lo
studio dimostra che non vi sono dei movimenti oculare specifici legati alla sfera
interna mentale del sistema rappresentazionale.
Sullo stesso argomento, nell’Aprile del 1986, Wertheim, Habib e Cumming
pubblicano un articolo dal titolo “Test of the NeuroLinguistic Programming
Hypothesis that eye-movements relate to processing imagery”.53 Questo studio
confuta l’articolo di Farmer del 1985, dimostrando che i 28 volontari sottoposti al
test e videoregistrati nel richiamare alla mente stimoli visivi, uditivi e cinestesici
52
Farmer, A. Hipothesized eye movements of Neurolinguistic programming: a statical artifact.
Percept Mot Skills. 1985 Dec; 61(3 Pt 1): 717-8.
53
Wertheim, EH., Habib, C., Cumming, G. Test of the NeuroLinguistic Programming Hypothesis that
eye-movements relate to processing imagery. Percept Mot Skills. 1986 Apr;62(2):523-9.
29
precedentemente memorizzati, creavano movimenti oculari più o meno vistosi in
base al sistema rappresentazionale richiamato alla mente.
Nel 1988 un terzo articolo riguardante i movimenti oculari in Programmazione
Neuro-Linguistica viene pubblicato sulla rivista
“Percept Mot Skills”. L’autore
dimostra che vi sono risposte oculari differenti tra individui neurologicamente
normali rispetto a quelli afasici.54
Negli anni ’90 Field, precisamente nel Gennaio 1990, pubblica sulla rivista “Clin
Hypn.” l’articolo dal titolo: “Neurolinguistic Programming a san adjunct to other
psychotherapeutic/hypnotherapeutic interventions”. Sono illustrate le tecniche di
PNL “Ancoraggio” e “Dissociazione”, paradigmi di trattamento che incorporano
l’idea della divisione in stati dell’IO. Queste due tecniche sono state applicate su un
paziente con grave ansia, manifestata con episodi d’iperattività. Il paziente è riuscito
ad avvertire in modo più cosciente quanto questi episodi siano dannosi ed ha creato
un “modello” per non riviverli, bloccandoli in modo permanente sul nascere.
Duncan, nel Giugno del 1990, valuta gli effetti positivi, come aumento di
consapevolezza personale, flessibilità, sensibilità verso gli altri, in studenti/tirocinanti
dopo un corso di formazione di 24 giorni in PNL all’Università di Miami.55
Nel 1992 Konefal J., sulla rivista “Psychol Rep.” Riprende l’argomento del
trattamento dell’ansia tramite la Programmazione Neuro-Linguistica. Lo studio
riporta i cambiamenti misurati su un gruppo di soggetti tramite lo “Spielberg StateTrait Anxiety Inventory e Wallston” dopo una formazione di 21 giorni in
Programmazione Neuro-Linguistica. I risultati sono coerenti con l’ipotesi che questa
formazione abbassi i punteggi di ansia e aumenti il controllo personale emotivo.56
Sempre Konefal J., nel 1998 sulla medesima rivista, pubblica un nuovo articolo dal
titolo “Social Anxiety and Training Neurolinguistic Programming”. Tramite il “
Liebowitz Social Phobia Scale” misura l’effetto sulle risposte di ansia sociale su un
54
Dooley, KO. Comparison for aphasic and control subjects of eye movements hypothesized in
neurolinguistic programming. Percept Mot Skills. 1988 Aug;67(1):233-4.
55
Duncan, RC. Effect of Neurolinguistic programming training on self-actualization as measured by
the personal orientation inventory. Psychol Rep. 1990 Jun;66(3 Pt 2):1323-30.
56
Konefal, J. Neurolinguistic programming training, trait anxiety, and locus of control. Rep. 1992
Jun;70(3 Pt 1):819-32.
30
gruppo di 28 adulti prima e dopo un corso di formazione di 21 giorni e in seguito di 6
mesi in PNL. Anche qui è dimostrato che una formazione in PNL possa ridurre
reazioni di ansia, aumentandone l’autocontrollo.57
Cambiando la situazione in cui viene applicata la PNL, De Miranda, sulla rivista
“Sao Paulo Med J.” pubblica nel marzo del 1999 uno studio caso- controllo su 45
coppie di madri e figli con età compresa tra i 18 e i 36 mesi, abitanti di una
baraccopoli nella città di Sao Paulo, Brasile.58
Dimostrata l’importanza che la madre ha nello sviluppo di un bambino, l’obiettivo
dello studio è creare un ambiente domestico positivo migliorando lo stato mentale
delle madri successivamente a 15 sedute di PNL. Il risultato ha confermato che le
sedute di PNL hanno migliorato l’ambiente domestico in cui crescerà il bambino.
Ultimo articolo preso in considerazione riguarda la relazione tra ipnosi e la PNL.
Articolo recente, Aprile del 2011, pubblicato sulla rivista “Clin Exp Hypn.” da Av.
Kirenskava e J. Int.59
Viene illustrata l’analisi delle variabili autonomi che soggettive (frequenza cardiaca,
conduzione arco della pelle) per verificare la realtà dell’esperienza interiore durante
un ricordo emotivamente neutro, positivo e negativo su eventi passati utilizzando
ipnosi e sessioni sperimentali non ipnotiche. In seguito viene studiata l’influenza
dell’ipnosi sull’efficacia di una tecnica di immagini basate sulla Programmazione
Neuro-Linguistica. Nei soggetti ipnotizzati, la tecnica di immagini ha provocato una
maggiore intensità emotiva, così come sono aumentate le attività autonomi che,
rispetto ai soggetti non ipnotizzati.
57
Konefal, J. Social anxiety and training in neurolinguistic programming. Psycol Rep. 1998 Dec;83(3
Pt1):115-22.
58
De Miranda, CT. Impact of the application of neurolinguistic programming to mothers of children
enrolled in a day care center of a Shantytown. Sao Paulo Med J. 1999 Mar 4;117(2):63-71.
59
Kirenskava, AV., Int, J. The relationship between hypnotizability, internal imagery, and efficiency
of Neurolinguistic programming. Clin Exp Hypn. 2011 Apr;59(2):225-41.
31
2.2 ARTICOLI SU PSYCNET APA (AMERICAN PSYCHOLOGICAL
ASSOCIATION)
Stevens John O. Nel 1978 pubblicò un articolo su come la PNL possa provocare una
rappresentazione verbale dell’esperienza soggettiva più completa. Secondo l’autore
pensare, decidere, ricordare, possono essere descritti come una sequenza di
rappresentazione interna di un modello. E questo modello può essere modificato,
amplificato o rimosso conferendo alla persona una nuova flessibilità e nuove
capacità.60
Nel 1983 Buchanan Dale R. e Little Donna sulla rivista “Journal of Group
Psychoterapy, Psychodrama & Sociometry” descrivono alcune somiglianze tra la
PNL e la teoria psicodrammatica.61
Per entrambi le teorie, gli esseri umani sono creatori dei propri mondi. PNL e
psicodramma condividono anche un contesto terapeutico in cui il cliente/paziente ha
il controllo del sistema terapeutico solo quando il comportamento del terapeuta è
limitato ad una specifica serie di tecniche. Se invece si mostra spontaneo negli
atteggiamenti e nel comunicare il terapeuta sfugge al controllo del paziente.
Nell’approccio al cliente, sia i terapisti di PNL sia gli psicodrammatisti, impiegano
l’uso di metafore e storie simboliche, consapevoli che la mente inconscia è spesso
più consapevole dei problemi rispetto alla mente cosciente.
Infine gli autori descrivono tecniche terapeutiche come il raddoppio, l’inversione di
ruolo e la proiezione futura.
Nell’ottobre dello stesso anno Dorn Fred J., Brunson Bradford I., e Atwater Mike
pubblicano un articolo dal titolo “Assessment of prymary representational systems
with Neurolinguistic Programming: examination of preliminary literature” in cui
descrivono come i sistemi rappresentazionali possono essere identificati se si una con
60
Stevens, John O. Neurolinguistic Programming (NLP) and Gestalt. Gestalt Journal. 1978; Vol 1(2).
84-88.
61
Buchanan, D. R., Little, D. Neurolinguistic Programming and psychodrama: Theoretical and
clinical similarities. Journal of Group Psychoterapy, Psychodrama & Sociometry. 1983; Vol 36(3),
114-122.
32
precisione la Programmazione Neuro-Linguistica. Concludono specificando che sulla
base della ricerca scientifica esistente, non vi è un metodo affidabile per valutare i
sistemi di rappresentazione percettiva di un soggetto.62
Sharpley Christopher F. sulla rivista “Journal of Counseling Psychology” ad Aprile
del 1984, ha valutato l’utilizzo del sistema rappresentazionale percettivo sulla base di
15 studi effettuati. Valutando i dati raccolti l’autore conclude che non vi sono prove a
sostegno per l’utilizzo dei sistemi rappresentazionali percettivi in PNL.63
Nel novembre dello stesso anno Connel H. Stanley illustra sulla rivista “Training &
Development Journal” tre tecniche e principi di Programmazione Neuro-Linguistica
che i venditori possono usare per influenzare i clienti nelle scelte ed allinearsi con le
loro percezioni: Mirroring, ancoraggio e ristrutturazione.64
Andando avanti di un anno, nel 1985 Zika Bill, ripercorre storicamente l’uso
dell’ipnosi in psicoterapia, per poi focalizzarsi sui modelli di PNL in psicoterapia, i
quali prevedono l’uso di trance e modelli di ipnoterapia analitica per scoprire le
esperienze soggettive critiche iniziali. Infine è illustrato il caso di un ragazzo
ventunenne con sindrome depressiva e stati di ansia trattato efficacemente con
l’ipnoterapia trasformazionale, che sintetizza i modelli di terapia analitica della
Programmazione Neuro-Linguistica con l’aggiunta di un quadro olistico.65
Dello stesso anno è l’articolo di Einspruch Eric L. e Forman Bruce D.,66 che riprende
lo studio effettuato l’anno precedente da Sharpley. Essi affermano che nel condurre
le sue ricerche, Sharpley non ha preso in considerazione numerosi errori
metodologici nella sua recensione sulle ricerche sulla PNL. Le categorie di errori
includono:
62
Dorn, F. J., Brunson, B. I., Atwater M. Assessment of primary representational system with
Neurolinguistic Programming: examination of preliminary literature. American Mental Health
Counselors Association Journal. Oct 1983; Vol 5(4). 161-168.
63
Sharpley, C. F. Predicate matching in NLP: a review of research on the preferred representational
system. Journal of Counseling Psychology. Apr 1984; Vol 31(2). 238-248.
64
Connell, H. S. NLP techniques for salespeople. Training & Development Journal. Nov 1984; Vol
38(11). 44-46.
65
Zika, B. Trasformational hypnotherapy: historical antecedents and a case example. Australian
Journal of Clinical Hyonotherapy and Hypnosis. Sep 1985; Vol 6(2). 57-66.
66
Einspruch, E. L., Forman, B.D. Observations concerning research literature on Neurolinguistic
programming. of Counseling Psychology. Oct 1985; Vol 32(4). 589-596.
33
-
Non familiarità con la PNL come un approccio alla terapia;
-
Inadeguata definizioni delle relazioni;
-
Insufficiente controllo del contesto;
-
Errori di logica.
Davis Donald I. e Davis Susan L., sempre nel 1985, descrivono l’utilizzo della
Programmazione Neuro-Linguistica nella terapia di coppia illustrando un caso che
coinvolge una coppia di anni 30 uniti in matrimonio da 2 anni e trattati positivamente
con tecniche di PNL come l’ancoraggio e l’utilizzo di sistemi rappresentazionali
percettivi.67
A seguire altri tre articoli del 1985. Childers John H. sulla rivista “Journal of
Humanistic Counseling, Education & development” definisce cos’è la PNL e discute
le dimensioni del modello che ha applicazioni per l’insegnamento nelle classi
scolastiche. Secondo Childers, il modello di PNL è progettato per facilitare la
comprensione di come le persone organizzano la loro esperienza e in particolare
come la coinvolgono nel processo decisionale, creativo, nell’apprendimento e nella
motivazione personale.68
Elich Matthew, Thompson Richard W. e Miller Laurence, pubblicano uno studio sui
movimenti oculari descritti da R. Bandler e J. Grinder.
Analizzando 39 studenti a cui sono state poste domande che evocano modalità visive,
uditive e cinestesiche, hanno notato che non vi sono movimenti degli occhi specifici
abbinati alle modalità, anche se la modalità visiva ha più facilità ad essere
riconosciuta.69
Per concludere l’anno 1985 Bradley E. Jane e Biedermann Heinz-Joachim
pubblicano sulla rivista “Psychotherapy: Theory, Research, Practice, Training” un
articolo che considera il contesto storico in cui R. Bandler e J. Grinder (’75, ’76, ’79)
67
Davis, D. I., Davis S. L. Integrating individual and marital therapy using NeuroLinguistic
Programming. Journal of Family Psychiatry. 1985; Vol 6(1). 3-17.
68
Childers, J. H. Neuro-Linguistic Programming: enhancing teacher-student communications. Journal
of Humanistic Counseling, Education & development. Sep 1985; Vol 24(1). 32-39.
69
Elich, M., Thompson, R. W., Miller L. Mental imagery as reveled by eye movements and spoken
predicates: a test of Neurolinguistic Programming. Journal of Counseling Psychology. Oct 1985; Vol
32(4). 622-625.
34
elaborarono la teoria della PNL, al fine di fornire qualche informazione specifica
sottostante la teoria. Finendo, gli autori ritengono che esami sperimentali
contribuiranno a chiarire il modello di Programmazione Neuro-Linguistica e la sua
efficacia.70
Nel luglio 1986 viene pubblicato l’articolo “The effectiveness of Neurolinguistic
Programming in a small-group setting”. Gli autori esaminano l’effetto provocato
dalla PNL su 98 studenti universitari, mettendo in evidenza che la PNL riduce la
resistenza dell’ascoltatore alla comunicazione con l’utilizzo dei comandi incorporati
e della nidificazione per fornire la parte principale dei un messaggio all’interno di un
altro messaggio. Come risultato la PNL ha creato un clima più rilassato, senza però
creare un cambio di atteggiamento nella scelta degli studenti.71
Sharpley Christopher F. nel 1987 analizza i commenti di EL. Einspruch e BD.
Forman del 1985 concludendo che i suggerimenti dati dai due autori si fondano su
idee sbagliate per quanto riguarda i fattori che limitano il valore metodologico della
ricerca e confuta molte delle critiche avanzate con dati provenienti da 7 studi, i quali
illustrano che non vi sono basi a supporto dei principi della PNL o la sua
applicazione nel counseling.72
Passando agli anni 90’, nel Gennaio del 1991 l’articolo “The NLP swish pattern: an
innovative visualizing technique” descrive il modello della tecnica di visualizzazione
“ Swish” sviluppato nella PNL. Viene fatta una breve panoramica sulla PNL e sulla
tecnica presa in esame e successivamente presentati due casi di studio in cui si
dimostra l’efficacia della tecnica.73
70
Bradley E. J., Biedermann H.J. Bandler and Grinder’s neurolinguistic programmino: its historical
context and contribution. Psychotherapy: Theory, Research, Practice, Training. 1985; Vol 22(1). 5962.
71
Parr, G. D., Dixon, P. N., Yarbrough, D., Ratheal M. The effectiveness of Neurolinguistic
Programming in a small-group setting. Journal of College Student Personnel. Jul 1986; Vol 27(4).
358-361.
72
Sharpley, C. F. Research findings on Neurolinguistic Programming: nonsupportive data or an
untestable theory?. Journal of Counseling Psychology. Jan 1987; Vol 34(1). 103-107.
73
Master, B. J., Rawlins, M. E., Rawlins, L. D., Weidner, J. The NLP swish pattern: an innovative
visualizing technique. Journal of Mental Health Counseling. Jan 1991; Vol 13(1). 79-90.
35
A marzo dello stesso anno, Gray Richard discute in un suo articolo i rapporti di base
della PNL, come l’abbinamento del linguaggio con la posizione del corpo.74
Per concludere il 1991, a Dicembre, Helm David J. Esplora come la PNL è in grado
di aprire canali di comunicazione tra il consulente scolastico e lo studente, creando
empatia e fornendo una guida per uno stile di vita personale ed educativo stabile.75
È il 1994 quando House Sharon effettua una descrizione tra i sistemi
rappresentazionali di Programmazione Neuro Linguistica utilizzati dalle persone per
elaborare informazioni percettive in arrivo, suggerendo che un terapeuta, leggendo
questi segnali, può migliorare enormemente la comunicazione terapeuta-paziente
sviluppando forti legami di fiducia e rapport.76
Georges D. Patric nel 1996, propone nell’articolo “Improved employee selection and
staffing through meta programmes” come i dirigenti di azienda dovrebbero utilizzare
i meta-programmi di PNL per determinare con maggiore precisione le qualifiche e le
attitudini dei candidati al lavoro.77
La selezione degli articoli arriva al nuovo secolo ove, nel Dicembre del 2009
Kudliskis Voldis e Burden Robert nell’articolo “Applying “what works” in
Psychology to enhancing examination success in schools: the potential contribution
of NLP” descrivono i punti di forza e di debolezza della Programmazione Neuro
Linguistica con riferimento alle sue origini, alla ricerca e ai commenti critici.
Infine viene proposto un caso di approccio di PNL per fornire risultati mirati agli
interventi che gli psicologi offrono alle scuole, e tecniche che possono essere
insegnate agli studenti per diminuire la pressione pre esame. Questo studio è stato
74
Gray, R. Tools for the trade: Neuro-Linguistic Programming and the art of communication. Federal
Probation. Mar 1991; Vol 55(1). 11-16.
75
Helm, D. J. Neuro-Linguistic Programming: establishing rapport between the school couselor and
the student. Journal of Instructional Psychology. Dec 1991; Vol 18(4). 255-257.
76
House, S. Blending NLP representational systems with the rt counseling environment. Journal of
Reality Therapy. 1994; Vol 14(1). 61-65.
77
Georges, D. P. Improved employee selection and staffing through meta programmes. The carreer
Development International. 1996; Vol 1(5). 5-9.
36
condotto in una scuola secondaria nel sud-ovest dell’Inghilterra e valutato in base ai
commenti degli stessi studenti.78
2.3 PNL E SANITA’
Il primo articolo che sarà citato è di Rosa Nicholas M.79, che definisce
operativamente la tecnica di ancoraggio per il trattamento delle fobie semplici. Ne
descrive la tecnica come una forma di contro condizionamento in cui un insieme di
risposte basate sulla fobia, evocate da una serie di stimoli, sono sostituite da un
insieme di risposte sensate contro la fobia stessa.
È il 1989 quando Shelden Virignia E. Shelden Randall G., sulla rivista “Family
Therapy”, pubblicano l’articolo “Sexual abuse of males by females: the problem,
treatment modality, and case example”. Recensione letteraria sull’abuso sessuale
delle donne sugli uomini e spiegato un caso di un paziente di 42 anni di sesso
maschile abusato sessualmente da sua madre in età adolescenziale e trattato
efficacemente con tecniche di PNL.80
Nello stesso anno, a settembre, Baddeley Mark pubblica l’articolo “Neurolinguistic
Programming: The academic verdict so far.” in cui esamina la teoria della
Programmazione Neuro Linguistica ed il suo contributo nella pratica clinica sulla
base delle critiche nella letteratura scientifica. Il verdetto dell’autore è che la PNL
78
Kudliskis, V., Burden, R. Applying “what works” in Psychology to enhancing examination success
in schools: the potential contribution of NLP. Thinking Skills and Creativity. Dec 2009; Vol 4(3).
170-177.
79
Rosa, N. M. Anchoring as a treatment for simple phobias. Phobia Practice & Research Journal.
1988; Vol 1(2). 141-152.
80
Shelden, V. E, Shelden, R. G. Sexual abuse of males by females: the problem, treatment modality,
and case example. Family Therapy. 1989; Vol 16(3). 249-258.
37
non può spiegare la vasta gamma delle problematiche intrapsichiche e interpersonali
che si possono incontrare nella pratica clinica.81
“Using an imaginary scrapbook for Neurolinguistic Programming in the aftermath of
a clinical depression: a case history.” è il titolo dell’articolo pubblicato da Hossack
A. sulla rivista “Gerontologist” nel 1993. È la descrizione di un caso di un paziente
anziano di sesso maschile in Inghilterra con depressione clinica, trattato con sedute di
PNL. Viene incoraggiato il paziente a concettualizzare in immagini le esperienze
passate intrinsecamente gratificanti al fine di creare in lui un auto-identità positiva e
recuperarlo dalla depressione clinica. L’ansia e la depressione del paziente sono state
alleviate e gli obiettivi funzionali in gran parte realizzati.82
Graf U. in “Fortschr Med” pubblica nel 1995 “Neurolinguistic Programming in
physician-patient communication. Basic principles of the procedure examples for
application in surgery ”. Descrive la PNL come un mezzo per migliorare in maniera
esponenziale la comunicazione medico-paziente. Inoltre aggiunge esempi di PNL
applicati al campo della chirurgia, spiegando come comportarsi per il trattamento di
condizioni cliniche dolorose utilizzando tecniche di trance o di dissociazione, e come
la PNL può influenzare le aspettative e le ristrutturazioni dei pensieri in un paziente
con malattia cronica.83
Sul finire del secolo Schaefer J. e Shajor S. applicano, in uno studio, la PNL nella
progettazione dei piani di cura da parte di studenti universitari in scienze
infermieristiche, dimostrando come essa possa migliorare le capacità dei futuri
infermieri nell’individuare i bisogni alterati e stabilire un piano di cura efficiente.84
Nel nuovo secolo, e precisamente ad Aprile del 2003, Walter J. e Bayat A. collegano
la PNL al temperamento e al carattere. Apprendendo essa, si può riconoscere i tipi di
carattere delle persone, le loro differenze di personalità e scoprire punti di forza e di
81
Baddeley, M. Neurolinguistic Programming: The academic verdict so far. Australian Journal of
Clinical Hypnotherapy and Hypnosis. Sep 1989; Vol 10(2). 73-81.
82
Hossack, A. Using an imaginary scrapbook for Neurolinguistic Programming in the aftermath of a
clinical depression: a case history. Gerontologist. 1993 Apr;33(2): 265-8.
83
Graf, U. Neurolinguistic Programming in physician-patient communication. Basic principles of the
procedure examples for application in surgery. Fortschr Med. 1995 Sep 20; 113(26):368-71.
84
Schaefer, J., Shajor, S. Learning with all one’s senses. Neurolinguistic Programming in the teaching
of pediatric nursing. Kinderkrankenschwester. 1999 Jul;18(7):289-91.
38
debolezza personali, utile per comprendere se la carriera scelta nelle professioni
sanitarie rifletta e sia compatibile con il set di abilità ed il tipo di carattere
individuale.85
Nel settembre 2004 Ellic C. mette in luce le tecniche di linguaggio che un medico
dovrebbe attuare per far raggiungere in modo più proficuo l’obiettivo prefissato dal
paziente, indicando come la categoria dei medici “buoni comunicatori” prestino
attenzione ed impegnano molte energie nell’ascoltare e sincronizzarsi con il paziente.
Entrano in empatia stabilendo un contatto sia verbale che non verbale attraverso il
“mirroring” o la tecnica di interpretazione del tono, del timbro, del ritmo e del
volume della voce nella conversazione.86
Una particolare attenzione va mostrata per lo studio effettuato nel 2006/2007 da
Bigley J., Griffiths PD., Prydderch A., Romanowski CA., Miles L., Lidiard H. e
Hoggard N. del “Department of Radiology, Sheffield Teaching Hospitals NHS
Foundation Trust, Royal Hallamshire Hospital”. Lo scopo dello studio era di valutare
il successo della Programmazione Neuro Linguistica nel ridurre la necessità di
anestesia generale in pazienti claustrofobici che necessitano di un esame di risonanza
magnetica, con tutte le riduzione di spesa connesse per gli ospedali.
Lo studio è stato condotto su 50 adulti che avevano rifiutato di sottoporsi all’esame
di risonanza magnetica a causa della claustrofobia.
Dopo un ciclo di terapia in PNL 38 soggetti su 50 (76 %) hanno effettuato e
completato l’esame senza essere ricorsi ad anestesia generale.87
L’ultimo articolo selezionato è del 2011 “Weight maintenance through behavior
modification with a cooking course or Neurolinguistic Programming” di Sorensen
LB., Greve T., Kreutzer M., Pedersen U., Nielsen CM., Toubro S. e Astrup A.88
85
Walter, J., Bayat, A. Neurolinguistic Programming: temperament and character types. Bmj. 2003
Apr 19;326(7394):s 133.
86
Ellic, C. Neurolinguistic Programming in the medical consultation. Afr. Med J. 2004
Sep;94(9):748-9.
87
Bigley, J., Griffiths, PD., Prydderch, A., Romanowski, CA., Miles, L., Lidiard, H., Hoggard, N.
Neurolinguistic Programming used to reduce the need for anaesthesia in claustrophobic patients
undergoing mri. Br J Radiol. 2010 Feb;83(986):113-7.
39
Viene confrontato l’effetto sulla modificazione del peso su due gruppi di soggetti
utilizzando due diverse tecniche. Dopo un programma di 12 settimane di perdita di
peso, 49 partecipanti sono stati divisi in due gruppi: il primo gruppo ha eseguito
sedute di PNL, mentre il secondo gruppo un corso di alta cucina. La rivalutazione dei
due gruppi è stata effettuata dopo 3 anni. Il risultato ha mostrato che entrambi i
gruppi di soggetti sono riusciti a stabilizzare il peso acquisito dopo le 12 settimane
del programma di dieta, ma il tasso di abbandono è stato più alto nel gruppo che ha
seguito le tecniche di PNL, 26% contro il 4% del gruppo che ha seguito il corso di
alta cucina.
88
Sorensen, LB., Greve, T., Kreutzer, M., Pedersen, U., Nielsen, CM., Toubro, S., Astrup, A. Weight
maintenance through behavior modification with a cooking course or Neurolinguistic Programming.
Can J Dier Pract Res. 2011 Winter;71(4):181-5.
40
CAPITOLO 3: INDAGINE PER VALUTARE IL DISTRESS
PSICOLOGICO DEL CAREGIVER
3.1 STRUMENTO PER MISURARE IL CARICO ASSISTENZIALE DEL
CAREGIVER “DISTRESS DEL CAREGIVER”
L’assistenza di una persona malata è un compito che con competenza ed esperienza
si può affrontare.
Non è di certo un compito facile, ed i momenti in cui il caregiver può incontrare delle
difficoltà sono moltissimi: non sentirsi all’altezza del compito, non saper entrare in
empatia con il paziente, non saperlo ascoltare e capire quali sono le problematiche
sia fisiche che psichiche più incombenti per il suo stile di vita e per la sua incolumità
sono solo alcuni dei tanti problemi che ci si può trovare ad affrontare.
Un professionista sanitario non può apprendere solo dal suo percorso di studio le
“tecniche” per soddisfare ogni bisogno assente della persona che assiste.
È nell’indole di ognuno di noi trovare quel “metodo” che possa creare quel clima di
fiducia in cui la persona assistita si senta pienamente a suo agio e protetta da
personalità intorno a lui che egli stesso definisce di “alta qualità”.
Quante volte è capitato che illustri medici o preparatissimi infermieri, ritenuti
nell’ambiente ospedaliero dei veri e propri guru nei loro rispettivi campi vengano
etichettati da alcuni pazienti come “ non preparati” o dichiarano di loro: “ non mi
fido di lui/lei, preferisco essere visitato da un altro!”.
Un chiaro esempio di una mancanza di fiducia.
Il paziente sente di aver qualcosa che non va nel suo corpo e si affida all’assistenza
dei professionisti sanitari.
41
Quello che nella maggior parte delle volte viene messo in secondo piano è la
componente emotiva che accompagna quel “qualcosa che non va nel suo corpo”.
Quando non si riesce a far breccia ed a costruire un ponte di contatto tra i mondi
esistenti nella mente del paziente e in quello del professionista sanitario che lo assiste
si crea una barriera che, sfavorisce sia la guarigione che l’assistenza stessa.
Ed ecco che il paziente chiede di essere assistito da un altro professionista “più
qualificato”.
Ma cos’è una qualifica? Non basta il curriculum lavorativo e i successi nell’ambito
lavorativo a dimostrare la bravura?
Purtroppo le tempistiche sull’assistenza nel sistema sanitario sono regolate da fattori
economici che limitano i giorni di degenza ed assistenza ospedaliera, ed incentrate su
un modello Bio-Medico che focalizza l’attenzione sulla malattia e non sul malato.
Tutto questo naturalmente mette in ombra la componente emotiva, che dovrebbe
essere messa allo stesso piano della componente fisica. Il loro equilibrio fortifica la
cura e ne favorisce la guarigione.
Come si nota anche negli ambienti ospedalieri quindi, ove vi lavorano persone
preparate ad affrontare questo tipo di situazioni, insorgono problemi di inadeguatezza
dell’assistenza della persona malata.
E cosa accade quando il caregiver, cioè colui che si fa carico dell’assistenza di un
altro individuo che non riesce più ad occuparsi di se stesso in modo autonomo e si
preoccupa di rispondere ai suoi bisogni fisici, psichici e sociali, è un familiare?
Una persona che sicuramente ha una carica empatica maggiore rispetto ad un
professionista sanitario.
Conosce l’assistito, vive giornalmente i suoi cambiamenti di salute, è parte integrante
della sua vita.
Ma ha anche un coinvolgimento maggiore a livello emotivo che può deviarlo da
un’assistenza giusta e di qualità.
42
A volte una manovra dolorosa nell’immediato ma necessaria per il bene del
malato/familiare non viene effettuata per non volersi prendere carico di provocargli
un dolore atroce, perdendo così il fine ultimo della manovra stessa. O assecondare il
familiare in alcune scelte che si ritengono sbagliate per il suo stato di salute solo per
compassione, per un amore sconfinato di vederlo felice in quel momento anche a
scapito di un peggioramento dello stato di salute.
È chiaro che il familiare si prende carico di un “lavoro” di cui non ha nessun tipo di
preparazione.
Quando questo accade in situazioni in cui il paziente affronta una malattia
neoplastica in fase terminale e viene dimesso dall’ospedale, al fine di farlo vivere più
tempo possibile nel proprio ambiente familiare, il parente , per quanto sia seguito
nell’assistenza domiciliare da strutture specializzate in cure palliative, riceve un
carico maggiore sulla sua emotività e sullo stile di vita fin ora avuto.
Il passaggio dall’indipendenza alla dipendenza del malato, la perdita del ruolo
familiare e sociale, i problemi economici che possano presentarsi, la situazione di
precarietà del futuro e la necessità di introdurre nuove persone all’interno dell’habitat
casalingo sono “terremoti” che si abbattono nel nucleo familiare finanche ad
alterarne la stabilità e l’armonia.
Le infermiere Valentina Grimaldi e Federica Fabbrini dell’Unità Cure Palliative –
Leniterapia c/o Ospedale S.M. Annunziata zona sud est del distretto ASL di Firenze,
sulla “Rivista Italiana di Cure Palliative” hanno pubblicato nel 2007 uno strumento
per misurare il carico assistenziale del caregiver di un paziente oncologico in fase
terminale a domicilio, dal titolo “Distress del Caregiver”89.
Questo testo si articola in diverse domande e suddiviso in una parte riservata
all’operatore ed un’ altra al caregiver.
Le domande vertono su un area assistenziale, area delle relazioni familiari, della
salute fisica e psicologica, delle relazioni sociali e private e del carico economico.
89
Grimaldi V., Fabbrini F., “Distress del Caregiver”. Proposta di uno strumento per misurare il carico
assistenziale del caregiver di un paziente oncologico in fase terminale a domicilio., La rivista italiana
di Cure Palliative., numero I, primavera 2007.
43
3.2 DISTRESS E BURN-OUT
Sebbene ad oggi non esista una definizione del burn-out univocamente accettata,
accordandoci alla maggioranza degli autori che si sono occupati di questo tema, si
potrebbe definire il burn-out come una sindrome complessa a componente
prevalentemente psichica che si instaura come risposta ad una condizione di stress
lavorativo prolungato e che viene definita da tre dimensioni caratteristiche: 1.
l’esaurimento emotivo;
2. la depersonalizzazione;
3. la mancata realizzazione personale.
L’uso di questo termine, nella sua eccezione clinica, risale al 1961 quando lo
scrittore Green, in uno dei suoi romanzi, presenta un caso di burn-out in un architetto
che spiritualmente tormentato e disilluso abbandona il suo lavoro per rifugiarsi in
una località esotica.
È interessante sottolineare che il burn-out nasce come campo di interesse per
psicologi, psichiatri e sociologi molto tempo prima che diventi oggetto di studio da
parte dei ricercatori. Difatti la fase pionieristica della ricerca inizia nel 1975 con
Freudenberger, uno psichiatra, e con Maslach, un sociologo, nel 1976.
Freudenberger, in particolar modo, ha fornito delle osservazioni dirette in cui
descriveva il processo per cui egli stesso ed i suoi collaboratori che lavoravano in un
reparto di salute mentale, avevano sperimentato una sensazione di deplezione
emozionale con perdita di motivazione e impegno verso il proprio lavoro che per la
prima volta è stata definita con un termine che, nel linguaggio comune, veniva
utilizzato per descrivere gli effetti dell’abuso cronico di droghe: burn-out appunto.
Le pubblicazioni seguenti a quella di Freudenberger sono state soprattutto di tipo
trasversale ed hanno solamente avuto lo scopo di raccogliere quante più informazioni
possibili sulla sintomatologia e sulla prevalenza della sindrome.
44
Negli anni ’80 sono iniziati gli studi empirici in cui la ricerca prevedeva campioni di
persone molto più ampi e che era strutturata con lo scopo di trovare gli strumenti più
adatti che consentissero di valutare ed accertare la presenza della sindrome del burnout nei soggetti in esame. Nasce in quel periodo il metodo di valutazione ad oggi
ancora più utilizzato ovvero il Mislach Burn-out Inventory (MBI) messo a punto da
Maslach e Jackson.90.
L’MBI consiste in un questionario che valuta le tre dimensioni di burn-out:
Esaurimento Emotivo (EE) ovvero la sensazione di essere inaridito emotivamente ed
esaurito dal proprio lavoro; Depersonalizzazione (D) intesa come distacco e
indifferenza nei confronti dell’oggetto lavorativo e Realizzazione Personale (RP)
come valutazione della sensazione relativa alla propria competenza e al proprio
desiderio di successo nel lavorare con gli altri. Esistono diverse versioni del MBI
come il MBI-HHS, da somministrare a personale che lavora nei servizi sociali e
medici, MBI-ES, da utilizzare nel personale docente, e il MBI-GS da somministrare
nelle altre categorie.
L’esaurimento emotivo diventa evidente quando il soggetto sente che non ha quasi
più niente da offrire agli altri per cui egli sviluppa sentimenti di impotenza,
disperazione, depressione, rabbia, impazienza, irritabilità, incremento delle tensioni e
conflitti, scontrosità, ecc; sono presenti anche segni e sintomi fisici come fatica
cronica, frequenti mal di testa, nausea, tensioni muscolari, disturbi del sonno.
La depersonalizzazione invece comporta indifferenza ed induce un comportamento
di negatività verso gli altri, sé stessi, il lavoro. Una mancata realizzazione personale
implica la sfiducia nelle proprie potenzialità ed una revisione critica di tutto ciò che
si è fatto in precedenza.
Sebbene il burn-out sia spesso associato ad ansia e depressione, esso si differenzia
dalle altre due patologie in quanto i sintomi si presentano in concomitanza
dell’esperienza lavorativa piuttosto che indefinitamente in tutti i settori della vita.
90
Maslach, C., Jackson, S.E., Leiter, M.P., Schaufeli, W.B., Schwab, R.I. Mislach Burn-out Inventory
MBI. 1981.
45
Le categorie a rischio sono rappresentate da lavoratori le cui professioni comportino
un impegno assistenziale sociale verso persone bisognose di cure ed attenzione. I più
esposti possono dunque essere: medici, infermieri, personale impiegato nei reparti di
urgenza o di malattie terminali, insegnanti, guardie carcerarie,caregiver familiari ecc.
Tuttavia le prevalenze pubblicate in letteratura sono da valutare criticamente, per la
mancanza di una definizione univoca e di criteri specifici per porre diagnosi
differenziale con gli altri disturbi psichici indotti dalla presenza di stressors nel luogo
di lavoro.
I fattori che possono predisporre all’insorgenza della sindrome del burn-out sono sia
di tipo ambientale che individuale91.
Nella letteratura scientifica il burn-out è molto presente in vari campi: psicologia,
oncologia, sociologia etc…
È stato dimostrato che caregiver formali come i professionisti sanitari92, operanti in
reparti di oncologia, hanno un rischio elevato di sviluppare un burn-out93con un
rischio ulteriore di diminuzione della qualità di cura.
Può essere presente anche nei caregiver informali (familiari) di pazienti dimessi dagli
ospedali dopo aver subito un ictus94o di pazienti affetti da demenza95.
Per concludere e dimostrare quanto il burn-out si presenti nelle situazioni più varie è
da sottolineare che le mogli dei veterani di guerra, che in questo caso possono
trovarsi a svolgere inconsciamente la funzione del caregiver, possono sperimentare
91
Tomei, G., Tomao, E., Sancini, A. Burn-out, Giornate Romane di Medicina del Lavoro “Antonello
Spinazzola”- Sezione Regionale Laziale- Abruzzese della S.I.M.L.I.I.- Scuola di Specializzazione in
Medicina del Lavoro- Università degli Studi di Roma “La Sapienza”.
92
Edmonds, C., Lockwood, GM., Bezjak, A., Nyhof-Young J. Alleviating emotional exhaustion in
oncology nurses: an evaluation of Wellspring's "Care for the Professional Caregiver Program", J.
Cancer Educ. Marzo 2012.
93
Sherman, AC., Edwards, D., Simonton, S., Mehta, P. Caregiver stress and burnout in an oncology
unit. Palliat Support Care, Marzo 2006.
94
Van den Heuvel ET., et al., Risk factors for burn-out in caregivers of stroke patients, and
possibilities for intervention., Clin Rehabil. Dicembre 2001.
95
Truzzi A, et al. Burnout in familial caregivers of patients with dementia. Rev Bras Psiquiatr.
Dicembre 2012.
46
un burn-out diventando vittime indirette dei disturbi post traumatici da stress cronico
(PTSD) dei loro mariti.96
Stress e ansia sono strettamente collegati, tant'è che possiamo considerarli come due
facce della stessa medaglia;il rapporto individuo/ambiente è soggetto a frequenti
interazioni di tipo stressorio, le quali possono provocare come conseguenza l'ansia.
Gli stressors, ovvero gli elementi ambientali (intesi anche come situazioni,
esperienze o persone) che producono una sollecitazione sull'organismo, subiscono
sempre un'elaborazione di tipo cognitivo, dalla quale dipende in gran parte la
reazione della persona. L'ansia deriva da queste elaborazioni, per esempio nel caso in
cui la persona percepisca il pericolo come reale e desideri liberarsene. Lo stress in
sostanza è la prima sollecitazione che l'organismo subisce quando vi è un
cambiamento nell'equilibrio tra organismo e ambiente. L'ansia è una sua possibile
conseguenza.
Lo stress può essere di due tipi: eustress (eu: in greco, buono, bello) o distress (dis:
cattivo, morboso). L'eustress, o stress buono, è quello indispensabile alla vita, che si
manifesta sotto forma di stimolazioni ambientali costruttive ed interessanti. Un
esempio può essere una promozione lavorativa, la quale attribuisce maggiori
responsabilità ma anche maggiori soddisfazioni. Il distress è invece lo stress cattivo,
quello che provoca grossi scompensi emotivi e fisici difficilmente risolvibili. Un
esempio può essere un licenziamento inaspettato, oppure un intervento chirurgico.
Ognuno di noi risponde agli eventi stressanti in modo diverso, questo perché ogni
persona fa esperienze diverse e fa proprie strategie interpretative e di pensiero
diverse. Inoltre un ruolo fondamentale nell'interpretazione degli eventi, sia interni
che esterni, spetta all'apprendimento. Noi impariamo a comportarci in un certo modo
di fronte a certi stimoli e questi meccanismi di apprendimento agiscono in modo
automatico, al di fuori della nostra consapevolezza. Le nostre stesse valutazioni
personali degli eventi e delle cose subiscono l'effetto dell'apprendimento e una volta
96
Klarić, M., Francisković, T., Pernar, M., Nembić, Moro, I., Milićević, R., Cerni Obrdalj, E., Salcin
Satriano, A. Caregiver burden and burnout in partners of war veterans with post-traumatic stress
disorder. Coll Antropol. Marzo 2010.
47
consolidatesi funzionano in modo relativamente autonomo. Gli schemi
comportamentali e di pensiero hanno la funzione di farci risparmiare energia sia
fisica che mentale, infatti si basano su esperienze pregresse già elaborate, facilmente
rievocabili.
La risposta di stress si esplica in tre fasi: nella prima fase, definita fase di allarme, lo
stressor suscita nell'organismo un senso di allerta, definito arousal97, con
conseguente attivazione dei processi psicofisiologici (aumento del battito cardiaco,
iperventilazione ecc.). Dopodiché, nella fase di resistenza, l'organismo tenta di
adattarsi alla situazione e gli indici fisiologici tendono a normalizzarsi anche se lo
sforzo attuato è molto intenso. Nel caso in cui l'adattamento non sia sufficiente si
arriva alla terza fase, la fase dell'esaurimento, in cui l'organismo non riesce più a
difendersi e la naturale capacità di adattamento viene a mancare.
Quest'ultima fase è la più pericolosa, in quanto l'esposizione prolungata ad una
situazione di stress può provocare l'insorgenza di patologie sia fisiche che psichiche.
In particolare, lo stress cronico attiva un circuito composto da strutture cerebrali e da
una ghiandola endocrina (asse ipotalamo-ipofisi-surrene), il surrene, il quale aumenta
la secrezione di cortisolo. Quest'ormone, anche conosciuto come ormone dello stress,
se presente in quantità superiori alla norma provoca vari disturbi.
Tra i sintomi più frequenti dello stress si ricorda: frequente sensazione di stanchezza
generale, accelerazione del battito cardiaco, difficoltà di concentrazione, attacchi di
panico, crisi di pianto, depressione, frustrazione, attacchi di ansia, disturbi del sonno,
dolori muscolari, ulcera dello stomaco, diarrea, crampi allo stomaco, colite,
malfunzionamento della tiroide, facilità ad ammalarsi, difficoltà ad esprimersi e a
trovare un vocabolo conosciuto, sensazione di noia nei confronti di ogni situazione,
97
Stato generale di attivazione e reattività del sistema nervoso, in risposta a stimoli interni (soggettivi)
o esterni (ambientali e sociali). Esso è attribuibile all’influenza della formazione reticolare attivante
sul sistema nervoso autonomo e sull’intera corteccia cerebrale, e si connota come una variabile
continua sulla quale i diversi individui possono variare. Comprende un livello intermedio ottimale,
adeguato per il funzionamento psicologico. Molti studi sperimentali infatti dimostrano una relazione
funzionale a U rovesciata tra attivazione e prestazione: le prestazioni migliori nell’essere umano si
ottengono in corrispondenza di livelli intermedi di arousal, mentre un arousal ridotto (come nel sonno
o nel rilassamento profondo) o eccessivo (come negli attacchi di panico) è incompatibile con un buon
funzionamento cognitivo. Un arousal di media entità produce quindi uno stato di coscienza di piena
vigilanza e motivazione verso il compito in atto [...].
http://www.treccani.it/enciclopedia/arousal_(Enciclopedia-della-Scienza-e-della-Tecnica)/
48
frequente bisogno di urinare, cambio della voce, iperattività, confusione mentale,
irritabilità, abbassamento delle difese immunitarie, diabete, ipertensione, cefalea,
ulcera.
La letteratura scientifica abbonda di articoli riguardanti il distress psicologico. In
particolare, nelle malattie oncologiche il distress del caregiver è presente ad alti
livelli, dovuto anche alla diminuzione delle attività ricreative e all’aumento delle
spese familiari per qualunque attività inerente la cura della persona malata98.
Uno studio sul distress psicologico dei caregiver familiari di parenti malati di cancro
in stato avanzato ha dimostrato che la percentuale di distress varia da un 41% al 62%
nei caregiver rispetto al 19,2% riscontrato nella popolazione, con un aumento
progressivo quando il paziente/parente perde la sua autonomia99.
Concludendo il professore Marco Luigi Bellani, dell’Unità di Psicologia Clinica,
Università degli Studi dell’Insubria (Varese) e vice Presidente della Società italiana
di psico-oncologia ha dichiarato sul distress: “La sofferenza psicologica del paziente
è stata definita distress(per evitare termini che possano avere una connotazione
negativa): ha manifestazioni diverse – da sintomi lievi fino a problemi che possono
diventare disabilitanti e interferire negativamente con la capacità di affrontare il
cancro, i sintomi fisici e il trattamento – riconducibili alla malattia, alle
caratteristiche della persona che si ammala e al contesto familiare, sociale e culturale
all’interno del quale l’esperienza viene vissuta.
Studi di letteratura riportano che il 30-40 per cento delle persone ammalate di cancro
vive una situazione di distress più o meno severo. In Italia, su circa 260mila nuovi
casi di tumore ogni anno, si stima che 80–100mila nuovi pazienti presentino un
quadro di distress, di cui 50-60mila con forme severe (inclusi disturbi d’ansia e
depressivi) che meriterebbero un’attenzione “specialistica”. A questo numero si
aggiungono le persone non trattate negli anni precedenti, quelle che hanno delle
ricadute e quanti entrano nella fase terminale di malattia, senza dimenticare i
98
Pellegrino, R., Formica, V., Portarena, I., Mariotti, S., Grenga, I., Del Monte, G., Roselli, M.
Caregiver distress in the early phases of cancer. Anticancer Res. Novembre 2010.
99
Dumont, S., Turgeon, J., Allard, P., Gagnon, P., Charbonneau, C., Vézina, L. Caring for a loved one
with advanced cancer: determinants of psychological distress in family caregivers. J Palliat
Med. Agosto 2006.
49
familiari dei pazienti, che spesso necessitano di sostegno. Tuttavia, sebbene la
sofferenza emozionale sia un fenomeno molto diffuso, solo il 10-12 per cento di chi
ne ha bisogno riceve un adeguato supporto.
Se il distress non viene adeguatamente trattato, può comportare importanti
conseguenze sul piano della salute psicosociale (compromissione delle relazioni e
ritiro dalla vita sociale), di quella fisica (non adesione alle cure, interferenza con i
sintomi della malattia e gli effetti collaterali dei trattamenti) e anche sul fronte
“economico” (aumento delle giornate di degenza e del numero di ricoveri). La
letteratura internazionale definisce il distress come il sesto parametro vitale - insieme
a temperatura, respiro, battito cardiaco, pressione arteriosa e dolore - e ne
raccomanda il monitoraggio e il trattamento. Esiste, infatti, un elevato rischio di
considerare “normale” la reazione emotiva del paziente con diagnosi di cancro. Al
“dolore” psichico va invece riservata la stessa considerazione che si ha nei confronti
del dolore fisico, conseguenza di questa e altre patologie, che viene affrontato e
trattato in tutte le sue espressioni perché ritenuto non necessario e non dignitoso.”100
3.3 COME AFFIANCARE IL TEST “DISTRESS DEL CAREGIVER” ALLA
PNL
Il progetto è di visualizzare i risultati ottenuti dalla revisione di questo test nel
contesto delle cure palliative a domicilio erogate presso la struttura Antea di Roma e
identificare, tramite la PNL, una “metodica” affinchè il caregiver possa essere più
efficace nell’assistenza al proprio parente e così ottenere due risultati:
-
Il familiare che si fa carico dell’assistenza è predisposto emotivamente ad
affrontare una situazione che gli è letteralmente “caduta dal cielo”;
100
http://www.corriere.it/salute/sportello_cancro/11_ottobre_28/reazioni-emozionali-schedaannunziata-bellani_b3b91782-fa76-11e0-81c3-3aee3ebb3883.shtml (accesso 18/10/ 2013)
50
-
Come effetto domino il miglioramento dell’efficacia dell’assistenza possa
giovare sulla cura del malato stesso e garantirgli una morte serena.
Il cancro non può essere considerato una patologia che colpisce soltanto un singolo
individuo poiché coinvolge sul piano emotivo e assistenziale tutte le persone vicine
al paziente.
La famiglia risente del “peso” della malattia e reagisce in modo soggettivo alla
situazione creata.
Si tratta di Uomini e Donne costrette, non per volontà loro, a subire gli influssi della
malattia del loro parente e che con Amore, con Forza di Volontà, cercano di
contrastare una situazione che sanno essere a termine, creando un ambiente intorno al
parente malato “ovattato” e accondiscendente nei suoi confronti.
Questo eccesso di altruismo naturalmente ha delle ritorsioni come una minor cura
personale, diminuzione del tempo libero in cui dedicare a se stessi piaceri
momentanei che servono a “staccare la spina”.
Il corpo è una macchina perfetta che ha bisogno anche dei momenti di svago per
ricaricare le batterie.
Quando è sovralimentato da pensieri negativi, paure del presente e del futuro,
angosce, riduzioni della privacy per il continuo entrare e uscire giornaliero nella
propria casa di assistenti sanitari o, l’aumento di attività fisica di persone anziane che
devono muoversi per andare a comprare farmaci, andare dal medico o sostituirsi alle
attività quotidiane prima gestite dal malato, creano uno stress che influisce sia sulla
psiche che sul corpo, aumentando il rischio di ammalarsi a sua volta o
semplicemente arrivare sempre più sfinito a fine giornata. Può portare ad un senso di
impotenza o incapacità e pian piano, radicarsi nella mente generando una
depressione.
Queste persone hanno un peso che va distribuito e diminuito. In fisica, se un peso
grava su un punto preciso di una superficie e la superficie stessa non può sostenere il
peso, essa romperà i suoi legami atomici e chimici fino a rompersi sotto il peso
51
stesso. Ma se lo stesso peso viene distribuito su più parti della superficie essa può in
determinati casi sostenerlo senza creare un danno ad essa.
Con la PNL applicata a questo campo si cercherà di creare delle basi solide a cui
poggiare questo “peso caduto dal cielo” che rappresenta la malattia del parente. Si
deve raggiungere il risultato che il caregiver sia predisposto emotivamente ad
affrontare la situazione e di conseguenza essere più efficace nell’assistenza con
giovamento da parte del malato.
Bisogna però partire da una base per valutare lo stress quindi tutto naturalmente
verterà interamente sulle risposte dei familiari a questo test, che darà una chiara
informazione sul loro stress dovuto all’assistenza del parente malato per poter poi
generare una “metodica”.
Il test, come sottolineato nel paragrafo 3.1, verte su l’area assistenziale, l’area delle
relazioni familiari, della salute fisica e psicologica, delle relazioni sociali e private e
del carico economico. Ogni area qui elencata influisce sull’emotività e sulle scelte
fatte dal caregiver, un insieme delle risposte che ne generano un comportamento
unico in un dato momento e una data situazione.
Quindi la PNL può intervenire sull’insieme delle parti e sulle singole parti per creare
un “ambiente mentale” che verte verso la positività, centrando dei punti base,
inamovibili come delle fondamenta, e proseguendo costruendo un nuovo modo di
pensare e di interagire da parte del caregiver conseguendo il raggiungimento
dell’obiettivo prefissato.
Un familiare è un cardine nei momenti difficili da consultare e seguire, se egli stesso
ha smarrito la strada, il parente malato può sentirsi ancor più solo a combattere una
malattia, che nel suddetto caso di malattia terminale, lo sta sconfiggendo nel fisico.
La mente deve trovare intorno a se un clima amorevole e fiducioso, cosicché non si
senta abbandonato al proprio destino.
In più il caregiver familiare, può sentire di aver dato tutto se stesso per garantire il
meglio che si poteva offrire al proprio parente, ed averlo accompagnato nella
maniera assistenziale più adeguata fino alla morte.
52
CAPITOLO 4: ANALISI DEI RISULTATI E IPOTESI DI
APPLICAZIONE DELLA PNL AL DISTRESS PSICOLOGICO
4.1 OBIETTIVO PRIMARIO
L’obiettivo prefissato è ricercare una “metodica” usando le tecniche della PNL per
diminuire il distress psicologico del caregiver.
C’è bisogno di una base da cui dover partire per valutare il distress, e questa base è il
test revisionato “Distress del Caregiver” creato dalle infermiere Valentina Grimaldi e
Federica Fabbrini, dell’Unità Cure Palliative – Leniterapia c/o Ospedale S.M.
Annunziata ASL 10 di Firenze zona sud-est, che ricalcano strumenti già validati
quali: “Caregiver inventory” (CBI, Novak M, Guest C., 1989)101; “Caregiver burden
Scale” (Cummings J.L. et all, 2002); “Scala di sovraccarico del caregiver di ZARIT”
(adattamento di Sandri A. e Anaya F., 2004)102.
Questo test ha lo scopo di rilevare appunto il sovraccarico del familiare che assiste al
domicilio il proprio parente giunto alla fine della vita.
4.2 MATERIALI E METODI
Il campione selezionato è rappresentato dai caregiver di pazienti neoplastici assistiti
al proprio domicilio dal personale della struttura Antea di Roma.
101
Sasso L., Gamberoni L., Ferraresi A. et al. L’infermiere di famiglia. Scenari assistenziali e
orientamenti futuri. Milano: McGraw-Hill; 2005.
102
Collegio IPASVI Firenze, “Obiettivo professione infermieristica”, n. 2/2004: 30.
53
I criteri di inclusione del campione sono:
1. Il caregiver è rappresentato esclusivamente da un familiare;
2. Malattia neoplastica in fase terminale;
3. Età del paziente > 18 anni;
4. Familiari di persone assistite dalla struttura Antea di Roma;
5. Disponibilità di collaborazione dei familiari;
6. Campione dei caregiver disponibili al test di 30 unità ;
La scelta di includere nello studio solo caregiver rappresentati da un familiare (punto
1.) e non dal badante è dettata dal fatto che quest’ultimo viene considerato un
caregiver formale, in quanto legato al paziente da un rapporto di lavoro. Di
conseguenza il carico emotivo, fisico ed economico del badante nei confronti del
paziente sarà ovviamente inferiore o, comunque, diverso da quello del familiare.
La malattia (punto 2.) è una malattia neoplastica in fase terminale, ove il carico del
caregiver nell’assistenza è molto alto, con la presenza di distress elevato.
L’età del paziente (punto 3.) è stata decisa sulla base di restringere il campo
dell’intervento e sulla difficoltà ulteriore di avere il consenso da parte del tutore e del
malato stesso.
La disponibilità di collaborazione dei familiari (punto 5.) è un requisito
fondamentale, in quanto questo test mostra domande a cui una persona può sentirsi
libera di non rispondere, essendo domande inerenti la malattia e la situazione che ne
crea la malattia stessa del parente, quindi può provocare sensazioni sgradevoli che
non tutti hanno la forza di provare al momento di rispondere alle domande del test.
Il test si compone di undici domande, otto a risposta chiusa con scala Likert( per
niente, poco, abbastanza, molto) e tre a risposta chiusa a scelta multipla.
È diviso in due parti: la prima parte è riservata all’operatore mentre la seconda è
riservata al caregiver.
54
Le domande vertono su differenti aree di disagio del caregiver quali l’area
assistenziale, l’area delle relazioni familiari, della salute fisica e psicologica, delle
relazioni sociali e private e del carico economico.
4.3 METODO DI SOMMINISTRAZIONE
Nel periodo di 30 giorni compreso tra Agosto 2013 e Settembre 2013 mi sono recato
presso la struttura Antea di Roma.
Ho ricevuto un affiancamento nei turni diurni ad un’infermiera della struttura, la
quale aveva giornalmente dei pazienti oncologici in fase terminale da assistere a
domicilio.
Durante il turno di 7 ore giornaliere ci siamo recati presso i domicili dei pazienti.
I parenti erano molto disponibili nell’aiutare l’infermiera Maddalena nelle cure al
parente malato ed ho riscontrato una notevole disponibilità nel sottoporsi al test.
Al caregiver che dava il suo consenso ad eseguire il test veniva illustrata e spiegata
ognuna delle 11 domande e successivamente ad aver compilato la parte riservata
all’operatore, consegnavo il test al caregiver. Al momento di andar via dal domicilio,
il test veniva riconsegnato compilato.
4.4 RISULTATI
In questo paragrafo verrà mostrato il test e le sue domande ed in seguito elencate le
risposte dei trenta caregiver che si sono sottoposti al test.
55
Infine verrà valutato il distress del caregiver attribuendo un punteggio da 1( per
niente) a 4 (molto) per ogni domanda e un punto aggiuntivo nelle domande che
riservano una o più risposte specifiche.
-
11 > : non è presente distress
-
12-22 : sovraccarico scarso
-
23-33 : sovraccarico moderato
-
33 < : sovraccarico elevato.
56
Test “Distress del caregiver” pagina prima.
57
Test “Distress del caregiver” pagina seconda.
58
Test “Distress del caregiver” pagina terza.
59
Il test è stato effettuato dal familiare senza l’aiuto dell’operatore.
CHI E’ LA PERSONA MAGGIORMENTE IMPEGNATA NELL’ASSISTENZA
DEL PAZIENTE?
7; 23%
moglie
figlia / figlio
23; 77%
Sette caregiver erano le mogli del parente malato, mentre ventitre erano figlio o
figlia.
SESSO:
6; 20%
maschio
femmina
24; 80%
60
Sei erano di sesso maschile, figli, e ventiquattro erano di sesso femminile, sette
mogli e diciassette figlie.
ETA’ DEL CAREGIVER:
3; 10%
9; 30%
50/60
18; 60%
60/70
70/80
L’età del caregiver ha una predominanza tra i 50/60 anni per il 60% (18 risposte),
seguito dal 30% (9 risposte) di età compresa tra i 60/70 e dal 10% (3 risposte) con età
compresa tra i 70/80 anni.
DA
QUANTI
MEMBRI
E’
COMPOSTO
IL
NUCLEO
FAMILIARE?
6; 20%
6; 20%
3
4
più di 4
18; 60%
61
Diciotto caregiver hanno un nucleo familiare di quattro persone (60%), sei un nucleo
familiare composto da 3 individui e gli ultimi sei di più di quattro individui (20%;
20%).
Questa parte è riservata direttamente al caregiver e sono undici domande, di cui otto
con scala Likert (per niente, poco, abbastanza, molto) con punteggio da 1 a 4 e tre a
risposta chiusa con scelta multipla (1 punto ogni risposta barrata).
1) RITIENE CHE LE ATTIVITA’ CHE DEVE SVOLGERE PER IL SUO
FAMILIARE DURANTE LA GIORNATA ( AD ESEMPIO IGIENE E CURA
DELLA PERSONA) SIANO DIFFICILI DA GESTIRE?
6
20%
9
30%
poco
abbastanza
15
50%
molto
A questa domanda nove soggetti hanno risposto poco (30%); quindici abbastanza
(50%) e sei molto (20%).
2) RITIENE CHE LA SOMMINISTRAZIONE DELLA TERAPIA DEL SUO
FAMILIARE SIA DIFFICILE DA GESTIRE?
62
6
20%
12
40%
per niente
poco
9
30%
abbastanza
3
10%
molto
Dodici caregiver hanno risposto per niente (40%); tre hanno risposto poco (10%);
nove abbastanza (30%) e infine sei soggetti hanno risposto molto (20%).
3) RITIENE CHE I RAPPORTI (COMUNICARE CON LA PERSONA MALATA,
ESPRIMERE I PROPRI SENTIMENTI) CON IL SUO FAMILIARE SIANO
DIFFICILI DA GESTIRE?
9
30%
9
30%
niente
poco
abbastanza
9
30%
molto
3
10%
63
Nove soggetti hanno dato come risposta niente (30%); tre soggetti hanno risposto
poco (10%); nove soggetti hanno dato come risposta abbastanza (30%) ed infine,
nove soggetti hanno dato come risposta molto (30%).
Diciotto soggetti che hanno dato come risposta abbastanza o molto hanno risposto
alla successiva domanda che specifica meglio la loro posizione:
SE HA RISPOSTO ABBASTANZA O MOLTO SPECIFICARE PER QUALI
MOTIVI ( PUO’ BARRARE PIU’ DI UNA RISPOSTA)
2, 11%
perché lei non riesce ad
accettare la malattia del
suo familiare
altro
16, 89%
Sedici soggetti su diciotto (89%) ha specificato come risposta: perché non riesce ad
accettare la malattia del suo familiare; mentre solo due soggetti hanno dato come
risposta altro (11%).
4) PENSA CHE DA QUANDO E’ INIZIATA LA MALATTIA SIANO INSORTI
PROBLEMI TRA I MEMBRI STESSI DEL NUCLEO FAMILIARE?
64
12
40%
18
60%
per niente
poco
Diciotto soggetti hanno dato come risposta per niente (60%), mentre dodici soggetti
hanno dato come risposta poco(40%).
5) RITIENE CHE LA CURA DEL SUO FAMILIARE ABBIA INFLUITO SULLA
SUA SALUTE?
6
20%
9
30%
per niente
poco
15
50%
abbastanza
Nove soggetti hanno dato come risposta niente (30%); quindici soggetti hanno dato
come risposta poco (50%); sei soggetti hanno dato come risposta abbastanza (20%).
65
I caregiver che hanno dato come risposta abbastanza hanno specificato nella
successiva domanda:
SE HA RISPOSTO ABBASTANZA O MOLTO SPECIFICARE (PUO’ BARRARE
UNA
O
PIU’
RISPOSTE).
1
17%
alterazione del sonno
5
83%
tristezza
Cinque soggetti hanno dato come risposta: alterazione del sonno (83%) e 1 solo
soggetto ha dato come risposta: tristezza (17%).
6) RITIENE CHE LA CURA DEL SUO FAMILIARE ABBIA INFLUITO SULLE
SUE RELAZIONI SOCIALI?
9
30%
6
20%
per niente
poco
15
50%
abbastanza
Sei soggetti hanno dato come risposta per niente (20%); quindici hanno dato come
risposta poco(50%); nove soggetti hanno dato come risposta abbastanza (30%).
66
7) RITIENE CHE LA CURA DEL SUO FAMILIARE ABBIA INFLUITO SULLA
SUA VITA PRIVATA?
3
10%
7
23%
9
30%
per niente
poco
abbastanza
11
37%
molto
Tre caregiver hanno dato come risposta per niente (10%); nove caregiver hanno dato
come risposta poco (30%); undici caregiver hanno dato come risposta abbastanza
(37%); sette caregiver hanno dato come risposta molto (23%).
8) RITIENE DI AVER BISOGNO DI ESPRIMERE LE SUE EMOZIONI?
9
30%
12
40%
poco
abbastanza
9
30%
molto
67
Nove caregiver hanno dato come risposta poco (30%); nove caregiver hanno dato
come risposta abbastanza (30%); dodici caregiver hanno dato come risposta molto
(40%).
I caregiver che hanno dato come risposta abbastanza o molto (18), hanno specificato
nella domanda:
SE HA RISPOSTO ABBASTANZA O MOLTO SPECIFICARE CON CHI (PUO’
BARRARE UNA O PIU’ RISPOSTE):
il 100% dei caregiver (18/18) ha dato come risposta con gli altri membri della
famiglia; otto caregiver hanno dato anche un’altra risposta:
17%
17%
con l'infermiere
66%
con il medico
con lo psicologo
Quattro caregiver hanno dato come risposta con l’infermiere (66%); due caregiver
hanno dato come risposta con il medico (17%); due caregiver hanno dato come
risposta con lo psicologo (17%).
68
4.5 DESCRIZIONE DEI RISULTATI
In questo paragrafo verranno analizzate, domanda per domanda, tutte le risposte date
dai caregiver del campione esaminato ed infine valutato il punteggio finale.
Innanzitutto è bene mettere in risalto che per l’80% è la donna che si prende cura del
parente malato e, l’età che maggiormente risulta da questo studio è compresa tra i 50
e i 60 anni (60%), seguita dal 30% di età compresa tra i 60 e i 70 anni.
Le donne sono più inclini all’assistenza al malato e, soprattutto le figlie con un età
compresa tra i 50 e i 60 anni, risultano come l’identikit del caregiver tipo.
Il nucleo familiare risulta essere composto per la maggior parte da quattro persone.
Genericamente, nelle giornate in cui ho effettuato lo studio, ho riscontrato la famiglia
tipo in marito, moglie e due figli.
La domanda numero uno, sulle attività da svolgere sul parente giornalmente,
dimostra e mette in risalto la prima difficoltà del caregiver, che non è abituato, non
ha mai svolto o semplicemente si sente emotivamente in difficoltà nello svolgere
attività che prima il parente svolgeva autonomamente.
Per il 70% dei caregiver valutati, vi è una netta difficoltà. Si tratta di attività come
cura personale, igiene o anche il semplice andar a prendere un bicchier d’acqua,
movimenti divenuti impossibili per la persona malata. Il conseguimento di questa
attività da parte del caregiver provoca reazioni emotive varie ( dalla compassione
all’odio per la malattia) che possono o meno aumentare le interferenze nello svolgere
queste attività. Per non dimenticare che fluidi corporei come sangue, vomito etc…
possono essere impossibili da trattare per alcune persone, per il senso di ribrezzo che
ne provano nel vedere o sentirne gli odori.
La seconda domanda relativa alla gestione della terapia del familiare, si nota una
netta spaccatura: per metà dei caregiver esaminati non vi sono difficoltà o sono
difficoltà minime, mentre per l’altro 50% vi sono delle problematiche evidenti.
69
Spesso accade perché ci si trova di fronte a farmaci mai sentiti, di cui non si
conoscono gli effetti nelle esperienze soggettive. O non sanno riconoscere i sintomi
tipici per somministrare quel farmaco, o ancora si ritrovano di fronte a effetti
collaterali che inizialmente non sanno affrontare e questo ne aumenta le loro paure o
angosce nel creare più danno che beneficio al loro familiare.
Nella domanda numero tre, relativa alla gestione del rapporto con il proprio parente
malato, vi è una leggera predominanza (60%) di difficoltà presente nel gestire il
rapporto. Qui è da fare una precisazione: risposte così varie (60% abbastanza e
molto; 40% per niente e poco) sono dovute principalmente allo stadio della malattia
del familiare.
Quando il malato è cosciente le relazioni, anche se possono risultare modificate in
alcuni contesti, risultano normali. Quando la malattia è in uno stadio avanzato in cui
il familiare ha perdite di coscienza momentanee, dovute anche ai farmaci
somministrati per lo stadio della malattia, o permanenti, l’espressione dei sentimenti
del caregiver o la comunicazione stessa ne risulta alterata, con aumento della
consapevolezza della brutalità della malattia. Infatti delle diciotto persone che nella
suddetta domanda hanno risposto abbastanza o molto, sedici hanno specificato che
non riescono ad accettare la malattia del familiare.
Finchè i segni e i sintomi della malattia danno limitazioni lievi, la consapevolezza
sulla situazione non sempre viene acquisita. Con l’aumentare dei segni e sintomi e
degli stati della malattia, la maggior parte dei caregiver acquista una maggiore
consapevolezza che può portare al rifiuto della malattia stessa.
La domanda numero quattro evidenzia che la malattia non ha prodotto o, comunque,
ha prodotto problematiche lievi tra i nuclei della famiglia. Può essere un indice
descrittivo che una malattia terminale possa fortificare la famiglia, non creando
contrasti tra i membri stessi del nucleo.
La domanda numero cinque, sulla possibilità di alterazione della salute del caregiver
a seguito delle cure al familiare malato ha dato un esito abbastanza negativo nel
campione esaminato. L’80% dichiara di non aver avuto, o avuto pochi problemi
passeggeri sulla sua salute dovuti alla maggior cura verso il parente. Le poche
70
persone (20%) che hanno dichiarato problemi evidenti sulla propria salute, hanno
specificato che si tratta di alterazione del sonno per la maggior parte dei caregiver e
tristezza.
Anche per quanto riguardano le relazioni sociali (domanda numero sei), i caregiver si
sono espressi nel non aver particolari problemi con un 70% di soggetti che ha
risposto poco o per niente e solo il 30% abbastanza.
Le persone intorno alla famiglia (amici, comunità) possono creare una valvola di
sfogo per “staccare la spina” e ricaricare le batterie per affrontare meglio la
situazione.
Diverso è invece l’influenza che la cura del familiare ha avuto sulla vita privata, con
un 60% di soggetti che dichiarano di subire influssi molto importanti e un 40% che
ne dichiara l’opposto.
Anche qui lo stadio della malattia del familiare e la sua coscienza o non coscienza
può influire su questo dato, con una minor relazione con la persona malata per la
difficoltà di comunicazione. Altre variabili sono la minor privacy dovuta all’ingresso
nel nucleo familiare di professionisti sanitari o alla minor dedizione di tempo agli
hobby personali o agli svaghi per il crescere dell’assistenza fornita al familiare.
Infine la domanda numero otto, sul bisogno da parte del caregiver di esprimere le
proprie emoziona, ha dato un chiaro segno di quanto il caregiver ha bisogno di
sfogarsi, parlare e trovare nuove convinzioni di fronte all’impotenza di fermare la
malattia che avanza.
Il 70% di caregiver sottoposti al test ha risposto abbastanza o molto e solo il 30% ha
risposto poco. È da sottolineare che nessun caregiver ha risposto per niente. Del 70%
dei caregiver che ha risposto abbastanza o molto il 100% ha specificato che ha
bisogno di esprimere le emozioni con gli altri membri della famiglia e solo sei su
diciotto ha specificato anche con infermieri (66%), medici (17%), psicologi (17%).
Questo risultato apre ad una riflessione: la netta centralità della famiglia,
l’importanza che ha e la forza che può generare, ma anche la paura di affrontare
discorsi su emozioni negative all’interno di una famiglia già provata dalla malattia,
71
come se il parlarne possa generare un malessere generalizzato crescente e che si
sposta da un componente della famiglia all’altro, in un escalation di negatività.
Allora si cerca di evitare questo argomento, anche se visibile lo stato emotivo agli
occhi di qualunque familiare, generando una chiusura emotiva che crea un baratro da
cui può risultare sempre più difficile uscirne.
Per concludere il punteggio del test ha mostrato che il 63% dei caregiver il distress è
di grado scarso e per il 37% è moderato.
4.6 IPOTESI DI UTILIZZO DELLA PNL PER DIMINUIRE IL DISTRESS
PSICOLOGICO
Nel presente paragrafo verranno spiegate tecniche di PNL (àncora, submodalità e
ristrutturazione) e le possibili applicazioni su ipotetiche problematiche che il
caregiver può trovarsi ad affrontare.
Ogni essere umano prova delle emozioni. Accade a volte che le emozioni del passato
restino e ci condizionino nel presente in quanto memorizzate come risposte a un
medesimo stimolo. Se per esempio si accende la radio e per caso sta passando una
vecchia canzone che evoca un’emozione di gioia, un momento felice della vita che
fino a quel momento non era ricordato, essa automaticamente richiama
quell’emozione e viene vissuta in modo più o meno forte nel qui e ora. Così come in
questo caso se si rivive un’emozione positiva, accade a volte di provare vecchie
emozioni “negative” in quanto risposte memorizzate. Ogni volta che certi tipi di
segnali sensitivi passano attraverso una serie di sinapsi, queste acquistano una
maggiore capacità di trasmettere gli stessi segnali in una successiva occasione, per un
processo chiamato «di facilitazione». Dopo che i segnali sensitivi sono passati molte
volte attraverso le stesse sinapsi, queste acquistano un tale grado di facilitazione da
permettere che segnali generati all’interno dell’encefalo stesso possano dar luogo a
trasmissione di impulsi attraverso la stessa sequenza di sinapsi, anche se i
72
corrispondenti canali sensitivi di entrata non sono stati eccitati. Ciò dà all’individuo
la percezione dell’esperienza sensitiva originaria, benché in effetti si tratti soltanto di
tracce mnemoniche di quell’esperienza. Questo processo (chiamato anche
“ancoraggio”) permette di riprovare emozioni piacevoli, come “la nostra canzone” o
“ogni volta che entro in quel luogo provo una profonda sensazione di pace” o “ogni
volta che entro in chiesa mi sento tranquilla” ecc.
Ma non sempre i ricordi delle emozioni del passato sono piacevoli. A volte possono
bloccare l’evoluzione di una persona, in quanto creano percorsi mentali che
associano a un certo avvenimento o esperienza la stessa emozione vissuta già nel
passato in occasione di un’esperienza analoga; si pensa ad esempio a quelle persone
che, magari una sola volta nella vita, si sono trovati davanti un animale (come i
piccioni) e hanno acquisito (dall’interno o dall’esterno) un’emozione di paura. Da
quel momento in poi è possibile che avranno un disagio o addirittura una fobia dei
pennuti, oppure un medico che, per esempio, viene chiamato nell’ufficio del primario
solo quando deve essere punito; dopo alcune volte il medico non andrà volentieri in
quella stanza perché l’avrà associata a un’emozione negativa precedente.
Lo stesso sarà per i pazienti: quando devono eseguire una serie di analisi o devono
frequentare lo stesso laboratorio o lo stesso ambulatorio, sarà molto importante
l’emozione che associano a quel luogo, perché essa influenzerà anche il rapporto che
instaureranno con il medico. Naturalmente quest’ultimo non ha alcuna possibilità di
intervenire su questo fattore, perché l’emotività che il paziente «poggia» sul luogo
fisico non è di sua responsabilità né ha i mezzi per fare qualcosa in merito, mentre
dovrebbe essere compito della struttura sanitaria intervenire in questo settore (ecco
uno dei motivi per cui i nuovi ospedali vengono costruiti in modo sempre più simile
agli alberghi, con una grande hall d’accoglienza interna). Può sembrare strano, ma
l’ambiente fisico è il primo contatto comunicativo/relazionale che la sanità instaura
con i pazienti, allo stesso modo di un ambulatorio di medicina generale o di un
laboratorio per le analisi.
Bisogna capire quali sono le emozioni e individuare quali attualmente possono
limitare e quali possono potenziare.103
103
Pensieri C. PNL Medica e Salute dal corpo all’emotività. Armando Curcio Editore; Marzo 2012.
73
Un caregiver troppo emotivo può sviluppare un’ansia molto forte. In questa ipotesi il
caregiver ha delle emozioni che lo limitano sia nel rapporto con il proprio parente
che nell’assistenza stessa, diminuendo il suo apporto al familiare e generando una
situazione ancor più difficile da gestire.
Il vocabolario Treccani definisce l’ansia come: “Stato di agitazione, di forte
apprensione, dovuto a timore, incertezza, attesa di qualcosa; In medicina e
psicologia, il particolare stato d’incertezza e di timore, che può riguardare specifici
oggetti o eventi oppure non averne alcuno di riconoscibile, e che può essere
accompagnato nei casi più gravi da disturbi vasomotori e da penose sensazioni
viscerali (costrizione toracica e laringea, ecc.). In psicanalisi, la reazione di allarme
di fronte a un pericolo esterno (oggettivo) o interno (di origine pulsionale); in
particolare, come risposta dell’I0 agli aumenti di tensione istintuale o emotiva, si
distingue un’ansia primaria, che si accompagna al venir meno della capacità di
controllo dell’I0 ed è, per esempio, presente negli incubi notturni, e
un’ansia segnale, come meccanismo d’allarme che avverte l’Io di una grave
minaccia al proprio equilibrio.”104
L’ansia non è da sottovalutare. Se si usa la tecnica “àncora” è possibile creare
un’immagine positiva che dia una sensazione piacevole. Essa, una volta che è stata
ben focalizzata ed integrata dal caregiver, può essere richiamata alla mente,
generando la sensazione desiderata.
Quando il caregiver si troverà di fronte ai sintomi crescenti dell’ansia, potrà usare
l’ancora per diminuire il suo stato emotivo limitante, così da riprendere il pieno
controllo di se stesso e poter essere più efficace sia nella cura che nei rapporti con il
familiare malato.
La PNL moderna ha ideato un modello operativo per interpretare il «software» della
psiche umana. Cosa che la rende capace di intervenire su tutta una serie di fattori
limitanti che interferiscono nel raggiungimento dei nostri obiettivi.
La PNL non lavora sul contenuto delle rappresentazioni mentali (come invece spesso
fa la psicanalisi), ma sulla loro struttura, da questo punto di vista è fortemente “non
104
http://www.treccani.it/vocabolario/ansia/ (accesso 18/10/2013)
74
intrusiva”. Questo approccio ci consente di intervenire in modo risolutivo ed
estremamente rapido nella ristrutturazione delle interferenze presenti nella nostra
vita.
Padroneggiare la PNL significa saper utilizzare una delle più potenti tecnologie del
cambiamento oggi esistenti: le submodalità o «sottomodalità».
La neurologia e la fisiologia medica stanno da tempo studiando il cervello umano.
Sicuramente sappiamo che l’essere umano fa esperienza del mondo attraverso i suoi
5 sensi che, per ricevere input dal mondo esterno, devono avere dei recettori. Gli
stimoli nervosi arrivano in determinate aree del cervello dove vengono elaborati e
costituiscono poi le nostre mappe mentali, cioè la Rappresentazione interna (RI) di
una Realtà esterna (RE).
Ogni ricordo umano si basa quindi sulle informazioni acquisite in quel momento dai
suoi 5 sensi. Tramite i nostri 5 sensi, o registri sensoriali noi percepiamo il mondo;
queste sono quindi le 5 modalità con le quali ci facciamo un’idea del mondo esterno.
Naturalmente la PNL si è ispirata fortemente alla neurologia e alla fisiologia medica,
per poi approdare al fortissimo rapporto che esiste tra le nostre esperienze e il modo
in cui le viviamo: RI ed RE; il modo con cui noi associamo determinati stati d’animo
ad alcune esperienze può dar vita a comportamenti potenzianti o limitanti.
Ma come fa, a livello neurologico, l’essere umano a crearsi una RI potenziante
anziché una limitante?
Se si parte dall’analisi fisiologica,si può dire che, in generale, i segnali provenienti da
tutti i tipi di recettori sensoriali terminano nella corteccia cerebrale, posteriormente
alla scissura centrale, in generale, la metà anteriore del lobo parietale è coinvolta
quasi completamente con la ricezione e l’interpretazione dei segnali somestesici
mentre la metà posteriore con più elevati livelli di analisi. I segnali visivi terminano
nel lobo occipitale e quelli uditivi nel lobo temporale. La parte della corteccia che si
trova anteriormente alla scissura centrale e che costituisce la metà posteriore del lobo
frontale è coinvolta quasi interamente nel controllo motorio.
I sistemi sensoriali partono da raggrupamenti generali (i 5 sensi) per poi specificarsi
all’interno dell’organismo attraverso aree cerebrali differenti, ma anche attraverso
cellule dell’organismo specializzate alla raccolta dati di quel particolare senso.
75
Qualsiasi manuale di Fisiologia medica105 classifica la sensibilità somatica in tre
categorie: sensibilità somatiche meccanocettive (sensibilità tattile e senso di
posizione), sensibilità termiche e sensibilità dolorifiche. La sensibilità tattile a sua
volta comprende il senso del tatto, della pressione, della vibrazione e il solletico,
mentre il senso di posizione include il senso di posizione statica e il senso in
movimento.
Vengono inoltre classificati in:
- sensibilità esterocettive, quando le cellule percepiscono stimoli esterni che
agiscono sulla superficie del corpo;
- sensibilità propriocettive, che trasmettono informazioni sullo stato fisico del
corpo e comprendono il senso di posizione, sensibilità a partenza da recettori
muscolari, tendinei e articolari, sensibilità pressorie e senso dell’equilibrio;
- sensibilità viscerali, che riguardano stimoli provenienti dai visceri, generalmente
è riferito a sensazioni originate da organi interni;
- sensibilità profonde, che provengono da tessuti profondi come aponeurosi, muscoli
e ossa.
Descritti i cinque sensi analizziamo le submodalità.
Se per modalità intendiamo i 5 sensi (sistemi rappresentazionali), per sottomodalità
intendiamo la specializzazione che essi hanno. Le submodalità sono infatti gli
elementi più semplici all’interno dei sistemi rappresentazionali, ossia i modi in cui il
cervello ordina e codifica l’esperienza106.
Se pensiamo all’essere umano e al suo cervello fisico come a un hardware, gli
schemi submodali di trasformazione possono essere impiegati per cambiare il suo
software: i modi in cui reagiamo alle nostre esperienze. Quindi, l’esperienza è
rappresentata, codificata e immagazzinata in forma di submodalità.
Le submodalità sono gli elementi strutturali che determinano la «qualità» delle
rappresentazioni mentali, sono sia uno strumento di cambiamento personale, sia un
potentissimo strumento comunicativo. Con esse siamo in grado di studiare tutti i
processi analizzabili con le strategie mentali, rileggendoli però a un altro livello di
105
106
Guyton A. C., Hall J. E. Fisiologia Medica. Napoli: Edises; 2002, pp 607-8.
Bandler R. Usare il cervello per cambiare. Roma: Astrolabio; 1986.
76
descrizione e precisione, rendendo la nostra comunicazione ancora più calibrata e
orientata verso la rappresentazione interna dell’altra persona.
R. Bandler, nella sua opera Usare il cervello per cambiare, argomentando sulle 3
modalità rappresentazionali dei dati dell’attività cerebrale umana (Visiva, Auditiva,
Cinestesica) definisce le submodalità come modalità di ordine secondario,
caratterizzanti il sistema rappresentazionale nell’ambito di una determinata modalità
principale. In altre parole, le submodalità sono distinzioni ulteriori per operare
all’interno dei sistemi sensoriali di base.
Il sistema rappresentazionale e le submodalità influenzano e sono influenzati dal
sistema nervoso, per cui io potrò immaginare o ricordare un evento o una situazione
in modi differenti in base allo stato d’animo che vivo in un determinato momento.
Oppure, potrò percepire una persona o una situazione in base a come la mia codifica
si collega con le sensazioni, proprio grazie al mio sistema rappresentazionale che dal
passato attinge per interpretare il futuro.
Esse si suddividono in 3 categorie: visive, uditive e cinestesiche. Spesso mostriamo
una preferenza di submodalità; nello specifico, alcune submodalità hanno più effetto
di altre, sono più efficaci nel raggiungere l’obiettivo, queste sub modalità sono
definite con il termine di “submodalità critiche”.
Agendo sulle submodalità, si può essere in grado di intervenire su molti aspetti
congnitivi e comportamentali per:
- Eliminare paure;
- Liberarsi da abitudini indesiderate;
- Generare nuovi comportamenti;
- Accedere a stati fisiologici di eccellenza;
- Disporre di tutte le risorse necessarie istantaneamente107.
In un ipotesi in cui il caregiver ha paura di provocare del dolore al parente
nell’operare azioni di cura necessarie, fino anche ad ometterle pur di non essere
responsabile di un nuovo dolore, perdendo così il fine ultimo del perché quella
manovra va fatta, creare una submodalità in cui le emozioni negative (paura,
angoscia, pena verso il familiare) siano attenuate e fortificate le emozioni positive
tramite una ristrutturazione, (soddisfare ad un bisogno che il parente da solo non può
107
Pensieri C. PNL Medica e Salute dal corpo all’emotività. Armando Curcio Editore; Marzo 2012,
pp 156-169.
77
soddisfare, saper di effettuare la scelta giusta nell’operare la manovra) la qualità del
sistema di rappresentazione mentale del caregiver ne uscirà rafforzata, creando le
basi per dare al caregiver la fiducia nel fare la cosa giusta e la motivazione (data dal
sistema rappresentazionale modificato in positivo) nel non esitare di fronte a questa
situazione, migliorando il profilo assistenziale fornito al parente.
Ultima tecnica di PNL che voglio trattare è la ristrutturazione in sei fasi applicata ai
caregiver con paura degli aghi e un esercizio tipo alle submodalità con esempio di un
case history.
La ristrutturazione di un evento si fonda sul presupposto che la rappresentazione
interiore della realtà non riproduce esattamente la realtà, ma è solo un'interpretazione
filtrata attraverso le credenze e i valori personali.
Questo significa che ciascun evento può essere interpretato da vari punti di vista e
ricontestualizzato.
La ristrutturazione del contesto significa questo: si prende un evento, si riconsidera in
una situazione diversa e se ne cercano nuovi significati.
Ad esempio se una persona è molto testarda per le faccende di casa, si può
ristrutturarne il contesto: quella stessa testardaggine, sul lavoro può diventare
determinazione ed essere considerata una grande qualità.
La ristrutturazione del contenuto significa invece modificare il senso che si da ad un
evento: ad esempio se il datore di lavoro si lamenta di una persona, non vuol dire per
forza che la persona è incapace o incompresa come può pensare.
Potrebbe voler dire che il capo la stima e vorrebbe aiutarla a crescere in un
determinato lavoro e così via.
Applicata ai vari contesti della vita, la ristrutturazione può risultare molto utile, sia
per affrontare dolori e sofferenze del passato, sia per i piccoli problemi quotidiani
che portano rabbia e frustrazione.
Quindi la ristrutturazione è diretta al cambiamento di un comportamento, di una
convinzione, di un modo di fare e pensare. il procedimento consiste nel cambiare il
quadro entro il quale una persona concepisce certi eventi, allo scopo di cambiare il
78
significato degli eventi stessi. quando il significato cambia, le reazioni e i
comportamenti della persona cambiano anch'essi.
La ristrutturazione può essere utilizzata in una modalità "classica", che si avvicina ad
un contesto terapeutico, nel quale un coach/terapeuta/formatore ha di fronte a se un
cliente/paziente e in questo caso emerge tutta la caratterizzazione originale di questa
tecnica. La comunicazione si svolge tra il coach e il cliente direttamente, ma anche
tra il coach e la parte interiore/subconscio del cliente e tra il cliente e la sua parte
interiore/subconscio. La modalità comunicativa e la scelta delle parole rispetta il
codice del linguaggio ipnotico e molte volte il cliente/paziente è in uno stato di
trance leggera.
1. Il primo passo consiste nell'identificare lo schema mentale e di comportamento da
modificare, affermando come nella nostra ipotesi di problema del caregiver "voglio
smettere di aver paura degli aghi ma non ci riesco”.
2. Stabilire una comunicazione con la parte responsabile del comportamento che si
vuole modificare, qualcuno la chiamerebbe “subconscio”, altri “parte interiore”, altri
“lato della personalità” o “aspetto del carattere”. In sostanza quello che conta è
identificare quella parte che determina lo stato mentale che si intende ristrutturare.
In questa fase si chiede alla parte responsabile del comportamento se è disposta ad
entrare in comunicazione: "la parte che mi fa avere paura degli aghi è disposta a
comunicare con me, con il mio conscio?".
Ora è importante osservare attentamente il proprio interlocutore, valutare ogni
piccolo cambiamento nella postura, nei gesti, nelle espressioni. Ogni piccolo gesto
può costituire il canale di comunicazione scelto dalla parte inconscia per comunicare
con quella conscia.
Quando si svolge questa tecnica nei corsi di formazione sulla PNL, molte volte si
decide in anticipo quale sarà il segnale e i trainer suggeriscono che sia il movimento
del dito indice della mano destra. Questo è solo un suggerimento, una traccia per chi
svolge l'esercizio; in realtà il canale di comunicazione è scelto autonomamente dalla
parte inconscia e bisogna captare questo segno con grande attenzione. Non è
possibile definire con la parte conscia il gesto che farà la parte inconscia, altrimenti
per superare un comportamento che limita o modificare uno schema mentale
basterebbe dire "fai questo o fai quello" e subito, razionalmente, ci si comporterebbe
79
di conseguenza, ma non è così facile.
Quindi, in questa fase, come nel proseguimento della tecnica, bisogna fare attenzione
ad ogni piccolo cambiamento o gesto dell'interlocutore.
3. Separare il comportamento, lo schema mentale, dalla finalità positiva che svolge
(es. la paura entra in gioco bloccando la persona per proteggerla dalla puntura che
potrebbe ricevere se usa gli aghi). Il presupposto a questo momento della tecnica, ma
utilizzato anche da altre teorie e metodologie terapeutiche, è che la parte
interiore/subconscio cerca sempre il meglio o almeno quello che crede sia il meglio e
il suo obiettivo è sempre quello di condurre al benessere, anche se alcune volte i
modi che sceglie non portano direttamente a questo risultato, anzi possono sembrare
addirittura delle forme di autosabotaggio.
Chiedere alla parte interiore responsabile dello schema mentale da modificare
"saresti disposta a far sapere al mio conscio che cosa stai cercando di fare per me,
tramite questo schema mentale?". Se la risposta è positiva chiedere di comunicare la
finalità positiva, altrimenti si torna ai passaggi precedenti per stabilire di nuovo un
canale di comunicazione con la parte inconscia.
4. Ora, rilassandosi, continuano le domande con l’inconscio: "sei consapevole di
avere in te una parte creativa? allora, dimmi pensa a tre modi alternativi di soddisfare
la funzione positiva che hai individuato per eliminare la paura degli aghi".
5. "Sei disposto ad utilizzare uno di questi modi nelle prossime settimane e vedere
cosa accade?".
6. "C'è qualche parte di te, del tuo carattere, dei tuoi valori che contrasta con questa
nuova modalità di pensiero e azione?".
Se è tutto ok, si adotta il nuovo comportamento e si verifica se è stato modificato nel
tempo e se è strutturato all’interno della persona.
Questa tecnica potrebbe imprimere nella mente del caregiver una concezione nuova
della sua paura, eliminandola, e creando un nuovo pensiero sugli aghi, essendo di
grande aiuto al malato nel somministrare farmaci contro il dolore o contro la sua
malattia, al fine di migliorarne la qualità dell’assistenza e delle cure.
L’ESERCIZIO SUBMODALE
80
Questo esercizio è basato sul modello TOTE (Test-Operate-Test-Exit).
È necessario procedere con calma, dobbiamo misurare l’apporto di ogni submodalità
al cambiamento percettivo dell’esperienza. Dobbiamo misurare l’amplificazione (+)
o l’attenuazione (–) relativa a ogni submodalità, partendo e tornando sempre alla
percezione originaria.
Quindi, se vogliamo misurare il colore dovremo chiedere innanzitutto se la scena è a
colori o in b/n e, se è a colori, farla mettere in b/n e segnare se l’emozione si è
amplificata (+) o se si è attenuata (–). Se la scena è in b/n, farla mettere a colori
(magari vivaci) e chiedere se l’emozione con questi colori vivaci si è amplificata (+)
o attenuata (–).
Dopo aver segnato vicino alla submodalità se essa attenua o amplifica l’emozione,
riportiamo l’esperienza alla versione originale. Se un parametro amplifica più di un
altro segneremo con + +, quel parametro, altrimenti con – oppure con – – se è più
forte in negativo.
In molti casi mettere in B/n il ricordo dell’esperienza vissuta, vedere il nostro corpo
all’interno dell’esperienza (come se ci fosse un attore a cui accadono le cose
dell’esperienza) e allontanarla dal campo visivo è sufficiente per attenuare la
sensazione sgradevole legata all’esperienza. Se ciò non bastasse, il coach può anche
intervenire sulle altre submodalità visive, auditive e cenestesiche.
Per le visive può lavorare su:
1. Colore;
2. Luminosità;
3. Distanza;
4. Profondità;
5. Nitidezza;
6. Contrasto;
7. Campo;
8. Movimento;
9. Velocità;
10. Prospettiva;
11. Dominante;
81
12. Brillantini;
13. Trasparenza;
14. Rapporto dimensionale;
15. Orientamento;
16. Figura sfondo;
Per le auditive:
1. Localizzazione;
2. Intensità;
3. Tonalità;
4. Melodia;
5. Inflessione;
6. Volume;
7. Tempo;
8. Ritmo;
9. Durata;
10. Mono/Stereo/Dolby;
11. Timbro;
12. Direzione;
Per le cinestesiche:
1. Pressione;
2. Localizzazione nel corpo;
3. Area ed estensione dell’area;
4. Temperatura;
5. Movimento;
6. Velocità;
7. Direzione;
8. Intensità;
9. Frequenza;
Nel lavorare con un caregiver avere questo schema a portata di mano:
82
Di fondamentale importanza nel lavorare con le submodalità non è tanto il processo
di attenuazione (dissociazione) di un’esperienza negativa, quanto invece il processo
di Amplificazione (associazione) dell’esperienza positiva.
Se ho paura di mettere un ago perché in passato avevo provato con una persona e non
ci ero riuscito e mi accorgo che il problema è dovuto alla scarsa fiducia in me stesso,
con le submodalità (oltre a dissociarsi dall’esperienza in cui non ci ero riuscito)
dovrò investire più tempo nell’esperienza in cui ho avuto una grande fiducia in me
stesso portando a termine in modo efficace il compito che mi ero dato.
In esperienze
particolarmente
(dissociazione/associazione) non
traumatizzanti
la
semplice
basta. E’ necessario
Submodalità
passare dall’aspirina
all’antibiotico, ovvero utilizzare strumenti di PNL che arrivano più nel profondo. Ad
esempio la “Doppia Dissociazione al Cinema”.
In questa tecnica lo spettatore immagina di essere seduto in un cinema e vede
scorrere l’esperienza sullo schermo. Utilizzando le submodalità se ne “dissocia”,
poiché anche così risulta ancora “negativa” la sensazione legata all’esperienza allora
lo si spinge ad immaginare di andare nella cabina di regia del cinema e vedere la
scena da questo punto di vista (vedendo ancora il suo corpo seduto in platea).
83
Dopodichè si procede con il processo di associazione ad un’altra esperienza
potenziante, si crea un’àncora e con la nuova emozione si torna in platea.
Nell’arrticolo di Field ES: “Neurolinguistic programming as an adjunct to
otherpsychotherapeutic/hypnotherapeutic interventions” il terapeuta riporta 2 case
history interessanti in cui la dissociazione/associazione ha portato importanti benefici
sui pazienti
Ne citiamo uno brevemente:
Case Hisotory 1
Un maschio di anni 32 originario della Spagna si presenta in terapia per persistenti
sentimenti di rabbia e negatività. Il suo umore era disforico e connesso ad una
mancanza di soddisfazione nella famiglia, nel lavoro e nella vita sociale che lo
portava ad allontanarsi e ad avere difficoltà sempre più evidenti di concentrazione.
La diagnosi iniziale era episodio singolo di Depressione Maggiore.
Dopo l’intervento con le dissociazioni/associazioni il paziente si è dimostrato molto
proattivo verso la famiglia tanto che ha riferito di aver compiuto un rilascio completo
dei sentimenti negativi verso la moglie degli ultimi sette anni. La moglie ha riportato
una comprensione senza precedenti nel loro rapporto. Successivamente vi è stato un
cambiamento significativo nella loro vita familiare, in quanto egli nel rapporto
coniugale, ha mostrato per la prima volta interesse per il benessere della moglie e dei
figli. Vi era una ripresa della comunicazione, con approfondimenti sui loro
sentimenti. Anche i figli hanno notato un cambiamento nell’interagire con il proprio
genitore. Durante il follow-up a distanza di 9 mesi, il paziente ha comunicato che la
dissociazione delle submodalità ha segnato la svolta positiva nella sua vita.
PROTOCOLLO
Esistono numerose possibilità di mix delle tecniche di PNL.
Un processo facilmente implementabile da qualsiasi caregiver e sul quale si potrebbe
sperimentarne l’efficacia è:
1. Creazione di un’àncora potenziante nel caregiver
2. Dissociazione e associazione submodale (eventualmente tecnica del Cinema)
84
3. Cambio di strategia comportamentale
Questi tre passaggi si possono risolvere in due incontri di 10-20 minuti.
Sarebbe anche il caso di lavorare sull’elaborazione del lutto, ma questo non è più
compito dell’infermiere o del medico che avevano in cura quel paziente.
SVILUPPI FUTURI
Questa tesi pone le basi teoriche per un’applicazione pratica nella gestione del
caregiver oncologico.
Il prossimo passo potrebbe essere la “sperimentazione sul campo” delle possibilità
promesse dalla PNL.
Si potrebbe quindi sperimentare, ad opera di un infermiere specializzato in PNL, su
un campione ridotto il seguente protocollo:
1. Creazione di un’àncora potenziante nel caregiver;
2. Dissociazione e associazione submodale (eventualmente tecnica del Cinema);
3. Cambio di strategia comportamentale.
85
CAPITOLO 5: CONCLUSIONE
Si può vivere facendosi trasportare dalle correnti emotive che non ci appartengono ed
essere succubi di ciò che accade. Oppure scegliere di essere padroni della propria
vita e decidere quale sia lo stato interno migliore da utilizzare in una data esperienza
ed avere il potere di “Essere”.
Le relazioni con le altre persone possono portare guarigione o essere delle sale di
tortura emozionale. Non ci può essere “sana” umanità se non si è nello stato migliore
per accogliere la sofferenza, soprattutto del proprio parente malato.
Questo studio vuole mostrare come la PNL applicata al caregiver di una malattia
oncologica possa essere un aiuto concreto per le situazioni emozionalmente negative
che portano al distress. Un abbassamento della soglia di esso, porta benefici enormi
sia in termini assistenziali che di salute del caregiver stesso.
Inoltre lo studio vuole gettare le basi per un’applicazione assidua e costante delle
tecniche di PNL ai caregiver oncologici, con una formazione e corsi per gli
infermieri operanti nelle strutture specializzate in cure palliative, al fine di insegnare
ai caregiver a gestire il loro distress.
86
RINGRAZIAMENTI
Desidero ringraziare in primis la mia famiglia, sempre presente nel darmi il supporto
e soprattutto per avermi dato la possibilità di studiare.
Mio padre Vincenzo, mia madre Lina e mio fratello Vito hanno contribuito alla mia
formazione personale. Se sono arrivato fin qui è anche merito loro.
Ringrazio Silvia, quando mi sentivo stressato era li a trasmettermi calma, se avevo
pensieri negativi sugli esami o sulla tesi, ha sempre trovato il modo di ridarmi forza e
volontà. Una donna magnifica da aver ogni giorno al mio fianco.
Ringrazio il Dottor Claudio Pensieri, la sua formazione in PNL, la sua disponibilità e
la sua gentilezza hanno permesso di poter sviluppare questo progetto, altrimenti
irrealizzabile.
Ringrazio il professor Don Victor per le conoscenze ed i suoi consigli messi in atto
per strutturare la tesi, in collaborazione con la professoressa Paola Binetti che, anche
se non risulta nella tesi, ha contribuito alla sua realizzazione.
Ringrazio i miei amici che hanno sempre trovato il modo di farmi “staccare la spina”
quando ne avevo bisogno.
Ringrazio la struttura Antea di Roma, e l’infermiera Paola Maddalena per la
disponibilità e l’aiuto mostrato nel permettermi di somministrare i questionari.
Infine concludo dedicando i miei tre anni di studio a nonno Vito e nonno Emanuele,
che da lassù mi hanno guidato, e a nonna Candida, che ha vissuto nella vita il mio
percorso spronandomi e prevedendo per me una carriera gloriosa. Purtroppo non hai
potuto vedere l’atto conclusivo della parte universitaria e l’inizio della vita
lavorativa, anche se sei presente dell’alto e nel mio cuore oggi come domani.
Dedico la mia tesi e tutto il suo lavoro a mia nonna Giuseppina. Il suo distacco dalla
vita terrena è avvenuto troppo presto, ed io non ho avuto la fortuna di conoscerla per
colpa di un male che ha portato via anche un pezzo di cuore delle persone intorno a
lei. Ma vedendo mio padre, riconosco in lui l’educazione, la moralità ed i principi
trasmessi da una donna Straordinaria.
Spero che questo lavoro possa essere un punto di partenza, ed un traguardo per
aiutare persone come te che oggi affrontano questo male, e dargli quel supporto per
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farli sentire emotivamente più positivi nei confronti della vita, anche se la stanno
abbandonando.
Un modo per sentirci più vicini…
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BIBLIGRAFIA
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92
ALLEGATI
Allegato 1 TEST ANTEA
93
94
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Allegato 2 Articoli e abstract di PUBMED e PSYCINFO
EFFECT OF NEUROLINGUISTIC PROGRAMMING TRAINING ON SELFACTUALIZATION AS MEASURED BY THE PERSONAL ORIENTATION
INVENTORY
Duncan RC, Psychol Rep. 1990 Jun;66(3 Pt 2):1323-30. Department of Oncology,
University of Miami School of Medicine, FL.
La formazione di programmazione neurolinguistica si basa su dei principi che
dovrebbero permettere al tirocinante di essere più "presente" ,orientato internamente
ed esternamente, flessibile, auto-consapevole e sensibile verso gli altri. Questo studio
riporta i cambiamenti all'interno di una persona sulle misure di auto-realizzazione
nell’orientamento personale a seguito di un corso di formazione di 24 giorni in
programmazione neurolinguistica. Sono state visionate variazioni medie positive
significative per 18 professionisti su 9 delle 12 scale proposte e per 36 operatori su
10 delle 12 scale proposte. I risultati sono coerenti con l'ipotesi che la formazione
aumenta i punteggi individuali di auto-realizzazione.
NEUROLINGUISTIC PROGRAMMING TRAINING, TRAIT ANXIETY, AND
LOCUS OF CONTROL.
Konefal J, Psychol Rep. 1992 Jun;70(3 Pt 1):819-32. Department of Psychiatry,
University of Miami School of Medicine, FL.
La formazione nelle tecniche di programmazione neurolinguistica di dissociazione,
sulla base di un’elaborazione cognitiva delle esperienze sugli eventi ricordati che
porta ad una maggiore consapevolezza delle contingenze comportamentali e di un
riconoscimento più sensibile degli stimoli ambientali, potrebbe servire ad abbassare
l'ansia e aumentare il senso di controllo personale emotivo. Questo studio riporta i
cambiamenti misurati su un gruppo di persone tra i tipi di ansia tramite lo “Spielberg
State-Trait Anxiety Inventory e Wallston” dopo una formazione di 21 giorni in
programmazione
neurolinguistica.
Questo
96
studio
attesta
una
significativa
diminuzione nei punteggi di ansia,mentre i punteggi nel controllo personale emotivo
sono aumentati. Differenze significative di punteggio sono state notate in tipi di ansia
tra i partecipanti europei e statunitensi, anche se le variazioni degli indici sono stati
simili nei due gruppi. Questi risultati sono coerenti con l'ipotesi che questa
formazione può abbassare i punteggi di ansia e aumentare il controllo personale
emotivo. Non era disponibile un gruppo di controllo e di conseguenza non è stato
possibile eseguire un follow-up.
HIPOTHESIZED
EYE
MOVEMENTS
OF
NEUROLINGUISTIC
PROGRAMMING: A STATISTICAL ARTIFACT.
Farmer A., Percept Mot Skills. 1985 Dec; 61(3 Pt 1): 717-8
Studio sull’ipotesi dei movimenti oculari nella programmazione neuro linguistica.
Dopo aver registrato su videocassette 30 soggetti di età compresa tra i 15 e i 75 anni
sono stati misurati i movimenti oculari.
Ai soggetti è stato chiesto di ricordare immagini, visionare oggetti e ascoltare suoni.
Dall’analisi delle videocassette si evince che i movimenti oculari non hanno
posizioni legate alla sfera interna mentale nel quale opera il ricordo, l’emozione o la
sfera dedicata all’astrattismo e all’invenzione.
NEUROLINGUISTIC PROGRAMMING AS AN ADJUNCT TO OTHER
PSYCHOTHERAPEUTIC/ HYPNOTHERAPEUTIC INTERVENTIONS.
Field ES., Am J. Clin Hypn., 1990 Jan;32(3):174-82
Le tecniche terapeutiche di "ancoraggio" e "dissociazione", di programmazione
neurolinguistica (PNL), paradigmi di trattamento che incorporano l'idea della
divisione in stati dell'Io, sono efficaci in interventi di crisi e come stimolo per la
catarsi. Utilizzando la tecnica di ancoraggio nella prima sessione, un paziente con
grave ansia, manifestata con episodi di iperattività, è stato in grado di sovrapporre le
risorse interne positive sulle situazioni che hanno determinato gli episodi di ansia.
Utilizzando la dissociazione, il paziente ha avvertito gli episodi iperattivi come
97
dannosi e ha creato un modello per non rivivere più questi episodi, bloccandoli in
modo permanente sul nascere. Sono stati utilizzati l’esplorazione ipnotica e la
segnalazione ideomotoria su un paziente che presenta sensazioni sgradevoli connesse
con rabbia intensa. Dopo che l'origine della rabbia è stata determinata, la
dissociazione ha prodotto un miglioramento della situazione e la catarsi.
NEUROLINGUISTIC PROGRAMMING: A SYSTEMATIC APPROACH TO
CHANGE
AM. Steinbach, Can Fam Physician. 1984 Jan; 30: 147-50.
La Programmazione Neurolinguistica (PNL) integra i progressi della cibernetica,
della psicofisiologia, della linguistica, e dei servizi di informazione. E utilizzata nel
mondo degli affari, nell'istruzione, nel diritto, nella medicina e psicoterapia per
alterare le risposte della gente a stimoli, in modo che siano in grado di regolare il loro
ambiente e se stessi. Ci sono cinque passi per un’ interazione efficace in PNL. Essi
comprendono:
1. stabilire un rapporto, il terapeuta deve corrispondere i suoi comportamenti verbali
e non verbali con quelli del paziente paziente;
2. raccolta di informazioni sui problemi e gli obiettivi presenti del paziente notando i
suoi modelli verbali e le risposte non verbali;
3. considerare l'impatto che il raggiungimento degli obiettivi del paziente avrà su di
lui, sul suo lavoro, la famiglia e gli amici, e mantenere tutti gli aspetti positivi della
sua situazione attuale;
4. aiutare il paziente a raggiungere i suoi obiettivi utilizzando tecniche specifiche per
alterare le sue risposte a vari stimoli;
5. assicurare gli obiettivi raggiunti nella terapia integrati nella vita quotidiana del
paziente. La PNL è stato utilizzato per aiutare i pazienti con problemi puramente
psicologici fino ad arrivare a trattare problemi organici complessi.
98
IMPACT OF THE APPLICATION OF NEUROLINGUISTIC PROGRAMMING
TO MOTHERS OF CHILDREN ENROLLED IN A DAY CARE CENTER OF A
SHANTYTOWN.
De Miranda CT., Sao Paulo Med J. 1999 Mar 4;117(2):63-71. Departement of
Psychiatry of Universidade Federal de Sao Paulo, Centro de Referencia da Saùde da
Mulher Nutricao. Alimentacao e Desenvolvimento, Brazil.
Tra i membri di una famiglia, la madre è senza dubbio la più importante. È una delle
variabili da considerare come fattore determinante del livello di sviluppo di ogni
bambino. L’obiettivo, tramite uno studio caso-controllo, è valutare l’impatto
dell’applicazione della Programmazione Neurolinguistica sullo sviluppo del bambino
con l’ambiente domestico e la salute mentale materna.
Lo studio ha incluso bambini iscritti al centro comunale di una baraccopoli nella città
di Sao Paulo. Hanno partecipato 45 coppie di madri e i rispettivi figli con un età
compresa tra i 18 e i 36 mesi.
Dopo 15 sedute di PNL Il risultato dimostra che c’è stata una tendenza positiva verso
l’integrazione nell’ambiente domestico.
COMPARISON FOR APHASIC AND CONTROL SUBJECTS OF EYE
MOVEMENTS HYPOTHESIZED IN NEUROLINGUISTIC PROGRAMMING.
Dooley KO., Percept Mot Skills, 1988 Aug;67(1):233-4, School of Education, San
Jose State University, CA 95192
Sono stati misurati i movimenti oculari ipotizzati nella programmazione
neurolinguistica utilizzando delle videocassette su 10 soggetti afasici e 10 abbinati
per età e sesso. L’analisi ha indicato che le risposte relative ai movimenti oculari
erano significativamente differenti nei gruppi. I risultati supportano la tesi che le
99
risposte oculari possono differire tra individui neurologicamente normali e quelli
afasici.
THE
RELATIONSHIP
BETWEEN
HYPNOTIZABILITY,
INTERNAL
IMAGERY, AND EFFICIENCY OF NEUROLINGUISTIC PROGRAMMING.
Kirenskava
AV.,
Int
J.
Clin
Exp
Hypn.
2011
Apr;59(2):225-41.
Doi:
10.1080/00207144.2011.546223., Serbsky state Research Centre For Social and
Forensic Psychiatry, Kropotkinsky by-street 23, Moscow, Russia.
L’analisi delle variabili autonomiche soggettive (frequenza cardiaca, conduzione
arco della pelle) sono state utilizzate per verificare la realtà dell'esperienza interiore
durante il ricordo emotivamente neutro, positivo e negativo su eventi passati,
utilizzando ipnosi e sessioni sperimentali non ipnotiche. Inoltre viene studiata
l'influenza dell’ipnosi sull'efficacia di una tecnica di immagini basata sulla
programmazione neurolinguistica (PNL). I risultati hanno dimostrato che i punteggi
soggettivi sul ricordo dell'immagine e l'intensità emotiva erano significativamente
più alti nei soggetti ipnotizzati. Gli eventi passati sono stati seguiti da una maggiore
attività autonomica solo nei soggetti ipnotizzati. In seguito la procedura è stata
rieseguita dopo l’intervento di tecniche sperimentali di PNL sul ricordo negativo.
L’attività autonomica è risultata diminuita nei soggetti sotto ipnosi ma non nei
soggetti non ipnotizzati.
SOCIAL
ANXIETY
AND
TRAINING
IN
NEUROLINGUISTIC
PROGRAMMING.
Konefal J., Psycol Rep. 1998 Dec;83(3 Pt1):115-22. Department of Psychiatry and
Behavioral Sciences, University of Miami School of Medicine, FL 33101, USA.
Il Liebowitz Social Phobia Scale ha misurato l'effetto sulle risposte di ansia sociale
su 28 adulti prima e dopo un corso di formazione di 21 giorni, e in 6 mesi in
100
programmazione neuro-linguistica. Il risultato è di una riduzione per quanto riguarda
i punteggi globali della scala sulla paura e il comportamento di evitamento in
situazioni sociali. I punteggi relativi ai domini situazionali di parlare formale e
informale, di essere osservati da altri, e di affermazione, hanno mostrato una
riduzione significativa e continuativa. Questi risultati sono coerenti con l'ipotesi che
questa formazione può essere associata a reazioni ridotte di ansia sociale, anche se
l’interpretazione ne risulta limitata.
TEST OF THE NEUROLINGUISTIC PROGRAMMING HYPOTHESIS THAT
EYE-MOVEMENTS RELATE TO PROCESSING IMAGERY.
Wertheim EH., Habib C., Cumming G., Percept Mot Skills. 1986 Apr;62(2):523-9.,
Department of Psychology, La Trobe University, Bundoora, Victoria, Australia.
È stato elaborata l’ipotesi di R. Bandler e J. Grinder che movimenti oculari riflettono
l’elaborazione sensoriale. 28 volontari hanno prima memorizzato e poi richiamato
alla mente stimoli visivi, uditivi e cinestetici. Sono stati videoregistrati i cambiamenti
nella posizioni degli occhi durante il richiamo mentale e classificati da due valutatori.
L’analisi ha suggerito che gli stimoli visivi, quando ricordati, hanno suscitato un
movimento oculare più verso l’alto rispetto agli stimoli uditivi e cinestetici.
WHAT IS NLP (NEUROLINGUISTIC PROGRAMMING)?
Brockopp DY., Taehan Kanho. 1983 Dec 30;22(5):48-9. Article in Korean
In questo articolo viene spiegato cos’è la Programmazione Neuro-Linguistica. In
seguito sono illustrati i tipi di rappresentazione uditivo, visivo e cinestetico. Ogni
persona ne preferisce uno rispetto ad un altro, ma vi sono persone come Bandler e
Grinder che riescono ad utilizzare tutti e tre, spostandosi da uno all’altro in base al
tipo di comunicazione e di messaggio che vogliono esporre. Questo li rende degli
ottimi comunicatori.
101
NEURO-LINGUISTIC
PROGRAMMING
ADN
PSYCHODRAMA:
THEORETICAL AND CLINICAL SIMILARITIES.
Buchanan, Dale R., Little, Donna., Journal of Group Psychoterapy, Psychodrama &
Sociometry, Vol 36(3), 1983, 114-122.
Descrive le ipotesi di programmazione neurolinguistica (PNL) che sono compatibili
con la teoria psicodrammatica. Per entrambi, psicodramma e PNL, gli esseri umani
sono creatori dei propri mondi. PNL e psicodramma condividono anche un contesto
terapeutico in cui il cliente ha il controllo del sistema terapeutico quando il
comportamento del terapeuta è limitato ad una specifica serie di tecniche (legge della
varietà necessaria). Il direttore del gruppo, in entrambi gli approcci, deve essere il
membro del gruppo più spontaneo per evitare di essere controllato dai clienti. I
terapisti di PNL, come psicodrammatisti, impiegano l'uso di metafore e storie
simboliche, consapevoli che la mente inconscia è spesso più consapevole dei
problemi rispetto alla mente cosciente. Per entrambi, i programmatori di PNL e i
psicodrammatisti, la resistenza del cliente è un concetto limitante: è sottolineata
l'importanza del comportamento del terapeuta che va con, invece di andare contro, la
resistenza per poi modificarla. Sono messe in discussione tecniche terapeutiche che
comportano il raddoppio, l’inversione di ruolo, e la proiezione futura che sono
sostenuti sia da gli esperti di PNL e sia dai psicodrammatici e sono presentati casi
con esempi illustrativi.
APPLYING
“WHAT
WORKS”
IN
PSYCHOLOGY
TO
ENHANCING
EXAMINATION SUCCESS IN SCHOOLS: THE POTENTIAL CONTRIBUTION
OF NLP.
Kudliskis, Voldis: Burden, Robert, Thinking Skills and Creativity, Vol 4(3), Dec
2009, 170-177. Doi: 10.1016/j.tsc.2009.09.002
Sono descritti i punti di forza e di debolezza della Programmazione NeuroLinguistica (PNL) con riferimento alle sue origini, alla ricerca e ai commenti critici.
È proposto un caso di approccio alla PNL per fornire risultati mirati agli interventi
102
che la psicologia e gli psicologi offrono alle scuole. In particolare, la PNL
comprende una serie di tecniche che possono essere "regalati" agli insegnanti e
studenti di fronte alle pressioni pre-esame. È descritto l'implicazione che hanno le
tecniche di PNL su studenti in una scuola secondaria nel sud-ovest dell'Inghilterra e
valutato in base ai commenti degli stessi studenti. Il risultato sta nel valutare come le
abilità della PNL possano diminuire l’ansia pre-esame e le difficoltà connesse a
quest’ansia. Viene proposto un modello di otto sedute cicliche di PNL e viene
dimostrata l’efficacia nel diminuire l’ansia negli studenti, con conseguente
miglioramento dell’apprendimento pre-esame.
PREDICATE MATCHING IN NLP: A REVIEW OF RESEARCH ON THE
PREFERRED REPRESENTATIONAL SYSTEM.
Sharpley, Christopher F. Journal of Counseling Psychology, Vol 31(2), Apr 1984,
238-248. Doi: 10.1037/0022-0167.31.2.238
Recensioni su 15 studi che hanno valutato l'utilizzo del sistema rappresentazionale
(PRS) in programmazione neurolinguistica (PNL) con sunto dei dati raccolti.
Vengono valutati gli aspetti di progettazione, la metodologia, la popolazione, e le
misure dipendenti, con i commenti sui risultati ottenuti. I risultati suggeriscono che
non ci sono prove di supporto per l'utilizzo del PRS in PNL in questi 15 studi, con
molti dati in senso contrario. Sono sollevate domande e suggerimenti per la ricerca
futura.
RESEARCH
FINDINGS
ON
NEUROLINGUISTIC
PROGRAMMING:
NONSUPPORTIVE DATA OR AN UNTESTABLE THEORY?
Sharpley, Chistopher F. Journal of Counseling Psychology, Vol 34(1), Jan 1987,
103-107. Doi: 10.1037/0022-0167..34.1.103
103
In una recensione precedente della letteratura sperimentale sulla programmazione
neurolinguistica (PNL), il presente autore ha concluso che l'efficacia di questa terapia
è ancora da dimostrare.
Nel loro commento su tale analisi, EL Einspruch e BD Forman hanno concordato
con questa conclusione, ma hanno suggerito che era a causa della presenza di errori
metodologici nella ricerca sulla PNL e ad oggi, l'efficacia della PNL è aperta al
dibattito. Nel presente articolo, si è sostenuto che tali suggerimenti sono basati su
idee sbagliate per quanto riguarda i fattori che limitano il valore metodologico della
ricerca. Sono confutate molte delle critiche dettagliate di tale revisione e vengono
dimostrati dati provenienti da 7 studi recenti, i quali illustrano che i dati della ricerca
non supportano i principi di base della PNL o la loro applicazione in situazioni di
counseling. Sono discussi inoltre le implicazioni per l'uso della PNL nella ricerca di
consulenza o di pratica clinica.
NEURO-LINGUISTIC PROGRAMMING: ENHANCING TEACHER- STUDENT
COMMUNICATIONS.
Childers, John H., Journal of Humanistic Counseling, Education & development, Vol
24(1), Sep 1985,32-39.
Definisce la programmazione neurolinguistica (PNL) e discute le dimensioni del
modello che ha applicazioni per l'insegnamento nelle classi scolastiche. Il modello di
PNL è stato progettato per facilitare la comprensione di come le persone
organizzano la loro esperienza e in particolare come la coinvolgono nel processo
decisionale, creativo, nell'apprendimento e nella motivazione.
Alla base della PNL vi sono due principi: (1) che ogni individuo sviluppa un modello
del mondo sulla base di informazioni sensoriali ricevute attraverso i sensi, e (2) come
una persona presenta il suo / la sua comunicazione influisce notevolmente sul modo
in cui viene percepita da un altra persona. La PNL riconosce che tutto
l'apprendimento inizia nella cornice dello studente di riferimento. Si suggerisce che
la padronanza della PNL aumenta efficacemente le "competenze interpersonali e la
104
capacità di riconoscere le preferenze rappresentazionali degli studenti. Sono discussi
i sistemi rappresentazionali (di tipo visivo, uditivo, cinestetico, e le esperienze
olfattive) e i modi in cui i diversi individui comunicano le loro esperienze.
IMPROVED EMPLOYEE SELECTION AND STAFFING THROUGH META
PROGRAMMES.
Georges, D. Patrick, The career Development International, Vol 1(5), 1996, 5-9.
Doi: 10.1108/13620439610130579
Per ottenere risultati attesi dalle persone, i dirigenti devono essere consapevoli di
nuovi approcci per la selezione dei dipendenti e del personale. L'istituzione di una
nuova disciplina chiamata programmazione neurolinguistica (PNL) negli Stati Uniti
è in grado di offrire questi nuovi approcci. La ricerca in PNL ha identificato circa
due dozzine di sottoprogrammi mentali che le persone utilizzano inconsciamente e ne
influenzano le preferenze di lavoro. La PNL li chiama meta programmi (meta
prefisso greco che significa "al di là" o "dopo"). Sono così chiamati perché sembrano
essere operativi al di là o su un altro livello da quello dei principali programmi che
guidano i soliti processi mentali. Questo articolo propone che i dirigenti potrebbero
utilizzare i meta programmi per determinare con maggiore precisione se i candidati
di lavoro sono qualificati per le posizioni che stanno cercando. Queste tecniche
potrebbero anche essere utili nel prendere decisioni di promozione e di trasferimento
e nella elaborazione di tavole di successione.
HOW EVOLUTIONARY ALGORITHMS ARE APPLIED TO STATISTICAL
NATURAL LANGUAGE PROCESSING.
Araujo, Lourdes, Artificial Intelligence Review, Vol 28(4), Dec 2007, 275-303. Doi:
10.1007/s10462-009-9104-y
Statistica dell’elaborazione del linguaggio naturale (NLP) e gli algoritmi evolutivi
(EA) sono due aree di ricerca molto attiva che sono state combinate tante volte. In
105
generale, i modelli statistici applicati con le attività di PNL richiedono la
progettazione di algoritmi specifici per essere acquisiti e applicati per elaborare
nuovi testi. Lo sviluppo di tali algoritmi può essere difficile. Questo rende gli EA
(algoritmi evolutivi) attraenti quando offrono un disegno generale, pur essendo dotati
di un alto rendimento in particolari condizioni di applicazione. In questo articolo,
presentiamo un sondaggio di molte opere che applicano gli EA a diversi problemi di
PNL, tra cui l'analisi sintattica e semantica, induzione grammatica, sintesi e
generazione di testo, documenti di clustering e di traduzione automatica. Questa
recensione fornisce conclusioni su quali sono i migliori problemi e aspetti gli
particolari all'interno di tali problemi da risolvere con un algoritmo evolutivo.
TOOLS FOR THE TRADE: NEURO- LINGUISTIC PROGRAMMING AND THE
ART OF COMMUNICATION.
Gray, Richard, Federal Probation, Vol 55(1), Mar 1991, 11-16
La Programmazione Neuro-Linguistica (PNL) è una tecnologia per la produzione di
cambiamento basato sulla manipolazione consapevole degli stati e dei processi
interni ed esterni per suscitare particolari risultati comportamentali. Tra gli strumenti
utili presentati alla comunità dalla PNL è la tecnologia di rapporto. Nel presente
contesto, si riferisce al senso di fiducia e di apertura da parte del cliente, basato sulla
capacità di riflettere attivamente sul modello che ha il cliente del mondo. Sono
discussi competenze come rapport di base, come l’abbinamento del linguaggio e la
posizione del corpo. È valutata la rilevanza del meta-modello e la grammatica
trasformazionale di prova (ad esempio, all'intervistatore esperto è dato un quadro di
riferimento per affinare le abilità). PNL è imparare a comunicare efficacemente e
consapevolmente e offre strategie per la modellazione e la modifica del
comportamento.
106
NEURO-LINGUISTIC
PROGRAMMING:
ESTABLISHING
RAPPORT
BETWEEN THE SCHOOL COUSELOR AND THE STUDENT.
Helm, David J., Journal of Instructional Psychology, Vol 18(4), Dec 1991, 255-257.
Esplora come la programmazione neurolinguistica (PNL)è in grado di aprire canali di
comunicazione tra il consulente scolastico e lo studente nell'ambiente di consulenza.
Il consulente scolastico deve creare empatia con lo studente e fornire una guida per
aiutare lo studente a stabilire uno stile di vita personale / educativo stabilizzato. Si
afferma che questo può essere raggiunto attraverso il consulente di PNL, impiegando
come tecnica la costruzione di un rapport.
THE EFFECTIVENESS OF NEUROLINGUISTIC PROGRAMMING IN A
SMALL-GROUP SETTING.
Parr, Gerald D.; Dixon, Paul N.; Yarbrough, Douglas; Ratheal, Michael, Journal of
College Student Personnel, Vol 27(4), Jul 1986, 358-361
È stata esaminata la comunicazione utilizzando la programmazione neurolinguistica
(PNL),confrontando l'effetto del messaggio su 98 studenti universitari. La PNL crea
l'illusione della scelta, in modo da ridurre la resistenza dell’ascoltatore, e utilizza i
comandi incorporati, e di nidificazione per fornire la parte principale di un messaggio
all'interno di un altro messaggio. Il messaggio principale era di aderire ad una
organizzazione studentesca professionale. I risultati mostrano che la PNL ha creato
un clima più rilassato, ma non ha creato un cambio di atteggiamento nella scelta
degli studenti.
ASSESSMENT OF PRYMARY REPRESENTATIONAL SYSTEMS WITH
NEUROLINGUISTIC PROGRAMMING: EXAMINATION OF PRELIMINARY
LITERATURE.
107
Dorn, Fred J.; Brunson, Bradford I.; Atwater Mike, American Mental Health
Counselors Association Journal, Vol 5(4), Oct 1983, 161-168.
Sottolinea che il sistema rappresentazionale principale del cliente (PRS) possa essere
identificato con precisione se la programmazione neurolinguistica (PNL) è impiegata
come una strategia terapeutica efficace. Due metodi sono stati suggeriti per
l'identificazione del PRS: Uno è il metodo di utilizzo del predicato e l'altro è la
procedura dei movimenti oculari. Gli autori analizzano i risultati preliminari in
letteratura
che
hanno
affrontato
l'identificazione
del
PRS
(sistema
di
rappresentazione percettiva). Sulla base della ricerca esistente, non sembra esservi un
metodo affidabile per valutare la PRS. Gran parte della ricerca sulla PNL ha unito
l'influenza sociale che ha la PNL stessa, direttamente o indirettamente.
OBSERVATIONS CONCERNING RESEARCH LITERATURE ON NEUROLINGUISTIC PROGRAMMING.
Einspruch, Eric L.; Forman, Bruce D., Journal of Counseling Psychology, Vol 32(4),
Oct 1985, 589-596. Doi: 10.1037/0022-0167.32.4.589
Discute 6 categorie di progettazione ed errori metodologici contenuti nei 39 studi
empirici sulla programmazione neurolinguistica (PNL) documentate fino ad aprile
1984. La PNL si riferisce a un modo di organizzare e comprendere la struttura
dell'esperienza soggettiva e riguarda il modo in cui le persone elaborano le
informazioni (attraverso modalità cinestetiche,visive, uditive, olfattive). Le 6
categorie di errori riscontrati in letteratura includono: la mancanza di comprensione
dei concetti di pattern recognition e controllo inadeguato del contesto, non familiarità
con la PNL come un approccio alla terapia, la mancanza di familiarità con il metamodello di PNL della comunicazione linguistica, mancata considerazione di ruolo
delle associazioni stimolo-risposta, formazione inadeguata dell’intervistatore e
definizioni di rapporto, errori logici. Sono discussi i rapporti rappresentativi che
riflettono ogni categoria. Sono offerti suggerimenti per migliorare la qualità della
ricerca sulla PNL.
108
NEURO LINGUISTIC PROGRAMMING (NLP) AND GESTALT.
Stevens, John O., Gestalt Journal, Vol 1(2), 1978, 84-88
La PNL è un modello esplicito di come il linguaggio può essere usato per provocare
una rappresentazione verbale completa dell'esperienza di una persona. Pensare,
decidere, ricordare, e altri comportamenti possono essere descritti come una
sequenza di rappresentazioni interna con un modello e un contenuto. La modifica,
ridisegnando, aggiungendo o sostituendo questi modelli conferisce alla persona
nuova flessibilità e capacità. La PNL è un modello utile per effettuare ampi e rapidi
cambiamenti nel comportamento umano.
NLP TECHNIQUES FOR SALESPEOPLE.
Connell, H. Stanley, Training & Development Journal, Vol 38(11), Nov 1984, 4446.
Discute 3 principi e tecniche di programmazione neurolinguistica (NLP) utili per
influenzare gli altri: mirroring, sistema di rappresentazione verbale della prospettiva
di ancoraggio e di rinforzo. Queste tecniche neurolinguistiche consentono ai
venditori di allinearsi con le percezioni dei clienti in modo che siano disposti ad
ascoltare ed essere più recettivi a una presentazione di vendita.
BLENDING
NLP
REPRESENTATIONAL
SYSTEMS
WITH
THE
RT
COUNSELING ENVIRONMENT.
House, Sharon., Journal of Reality Therapy, Vol 14(1), 1994, 61-65.
Distinsione tra visivo, uditivo, cinestetico dei sistemi rappresentazionali di
programmazione neurolinguistica che vengono utilizzati dalle persone per elaborare
le informazioni percettive in arrivo. Sono elencate le caratteristiche generali delle
109
persone con problemi visivi, uditivi, e canali cinestetici di comportamento così come
i specifici movimenti oculari caratteristici di questi 3 sistemi rappresentazionali. Si
suggerisce che un terapeuta, leggendo questi segnali del cliente, può migliorare la
comunicazione terapeuta-cliente enormemente e contribuire a sviluppare forti legami
di fiducia e di rapport.
THE NLP SWISH PATTERN: AN INNOVATIVE VISUALIZING TECHNIQUE.
Masters, Betsy J.; Rawlins, Melanie E.; Rawlins, Larry D.; Weidner, Jean, Journal of
Mental Health Counseling, Vol 13(1) Jan 1991, 79-90.
Descrive il modello di tecnica di visualizzazione “swish” sviluppato nel quadro della
programmazione neurolinguistica (PNL). Viene fatta una breve panoramica della
PNL e una spiegazione della teoria di base e dei risultati attesi dello “swish”. Misure
specifiche per l'utilizzo dello “swish” includono l'identificazione del contesto e la
creazione di una immagine del sé desiderato. Vengono presentati due casi di studio
con la tecnica swish per alleviare lo stress e illustrato la sua versatilità e l'efficacia.
MENTAL IMAGERY AS REVEALED BY EYE MOVEMENTS AND SPOKEN
PREDICATES: A TEST OF NEUROLINGUISTIC PROGRAMMING.
Elich, Matthew; Thompson, Richard W.; Miller, Laurence, Journal of Counseling
Psychology, Vol 32(4), Oct 1985, 622-625. Doi: 10.1037/0022-0167.32.4.622
Secondo R. Bandler e J. Grinder (1975, 1979) i movimenti oculari sono indicativi di
modalità sensoriale di immagini. 39 studenti sono stati visionati a seguito di
domande che evocano le modalità visive, uditive e cinestitiche. La direzione dei
movimento degli occhi e i predicati vocali sono stati abbinati con le modalità
sensoriali delle domande. Non sono state trovate relazioni tra i modelli e i movimenti
oculari anche se la modalità visiva era dominante. Le modalità visive sono più vivide
e spesso riconosciute. I dati sono discussi nel contesto dell’interpretazione di una
letteratura sempre crescente che non supporta le teorie di R. Bandler e J. Grinder.
110
BANDLER AND GRINDER’S NEUROLINGUISTIC PROGRAMMING: ITS
HISTORICAL CONTEXT AND CONTRIBUTION.
Bradley, E. Jane; Biedermann, Heinz-Joachim, Psychotherapy: Theory, Research,
Practice, Training, Vol 22(1), 1985, 59-62. Doi:10.1037/h0088527
Rivede il contesto storico in cui R. Bandler e J. Grinder (1975 , 1976 , 1979)
elaborarono la teoria della programmazione neurolinguistica, al fine di fornire
qualche informazione specifica sottostanti la teoria . Sono discussi C. Rogers ( 1951)
e Chomsky ( 1957), le influenze filosofiche e fenomenologiche di Husserl ; lo studio
di W. Wundt del linguaggio. Prendendo in prestito la teoria della grammatica
trasformazionale di Chomsky(1947) , Bandler e Grinder delineano un'analisi step-bystep del linguaggio di una persona, come nella terapia , e i profondi significati di tali
strutture. L’ analisi della comunicazione si è basata sull'esistenza dei processi innati
che influenzano la comunicazione, ma è limitata dalla mancanza di ricerca empirica e
dell'incapacità
di
riconoscere
l'importanza
delle
influenze
ambientali
sul
comportamento. Si è concluso che gli esami sperimentali contribuiranno a chiarire il
modello di programmazione neurolinguistica e la sua efficacia.
INTEGRATING INDIVIDUAL AND MARITAL THERAPY USING NEUROLINGUISTIC PROGRAMMING.
Davis, Donald I.; Davis, Susan L., International Journal of Family Psychiatry, Vol
6(1), 1985, 3-17.
Viene illustrato l'utilizzo della programmazione neurolinguistica (PNL) in terapia
con coppie sposate. Sono presentati l'utilizzo dei sistemi rappresentazionali e
l'ancoraggio. Le tecniche sono legate ad un intervento con le coppie, che consiste nel
trovare il modo con cui il paziente vorrebbe comportarsi con il coniuge in un
determinato contesto e come realmente il suo stato interno lo fa comportare. Viene
111
illustrato un caso che coinvolge una coppia di coniugi di anni 30, che sono uniti in
matrimonio da 2 anni, trattati attraverso tecniche di PNL.
TRASFORMATIONAL HYPNOTHERAPY: HISTORICAL ANTECEDENTS
AND A CASE EXAMPLE.
Zika, Bill, Australian Journal of Clinical Hypnotherapy and Hypnosis, Vol 6(2), Sep
1985, 57-66.
Ripercorre l'uso dell'ipnosi in psicoterapia, con particolare attenzione sulle
indicazioni che lo stato ipnotico è uno strumento prezioso per scoprire e risolvere le
dinamiche inconsce dei comportamenti disadattivi. È messo in discussione Il modello
di programmazione neurolinguistica (PNL) in psicoterapia, con l’utilizzo di trance, e
il modello di ipnoterapia analitica, per scoprire le esperienze critiche iniziali.
L’ipnoterapia trasformazionale, che sintetizza i modelli di terapia analitica di PNL,
con l'aggiunta di un quadro olistico, si presenta come un modello terapeutico positivo
per una vasta gamma di comportamenti disadattivi. Viene discusso il caso di un
21enne depresso e ansioso. I risultati rivelano che che le 7 sessioni di ipnoterapia
trasformazionale, hanno provocato un miglioramento nella risoluzione delle
sensazioni di ansia, nel ridurre la depressione e nello stabilire risposte
comportamentali più positive alle situazioni precedentemente percepite come una
minaccia.
SEXUAL ABUSE OF MALES BY FEMALES: THE PROBLEM, TREATMENT
MODALITY, AND CASE EXAMPLE.
Shelden, Virignia E: Shelden, Randall G., Family Therapy, Vol 16(3), 1989, 249258.
Recensioni in letteratura sull'abuso sessuale delle femmine sui maschi, con
particolare attenzione verso l'abuso sessuale di una madre su un figlio maschio. È
descritto un modello di trattamento noto come programmazione neurolinguistica
112
(PNL). L'obiettivo principale in PNL è il risultato. Il compito del terapeuta è quello
di individuare un comportamento del paziente che si vuole cambiare e di impegnarsi
a trovare basi positive per cambiare lo stato desiderato. PNL, biofeedback, e altri
metodi possono essere usati per esporre l'abuso sessuale precoce come fonte di
disturbo negli adulti; questa scoperta può essere utilizzata per ottenere l'accesso ad
un sistema familiare disturbato. Un caso di studio è presentato su un paziente di 42
anni di sesso maschile che è stato abusato sessualmente da sua madre trattato con la
PNL.
NEUROLINGUISTIC PROGRAMMING: THE ACADEMIC VERDICT SO FAR.
Baddeley, Mark, Australian Journal of Clinical Hypnotherapy and Hypnosis, Vol
10(2), Sep 1989, 73-81.
Viene esaminata la teoria della programmazione neurolinguistica (PNL), sulla base
di critiche nella letteratura. La PNL è valutata come una teoria della comunicazione,
e su base fenomenologica viene esaminato il suo contributo nella pratica clinica e
terapeutica delle famiglia. Il verdetto accademico sulla PNL dato è: la PNL non può
spiegare la vasta gamma di problematiche intrapsichiche e interpersonali incontrate
nella pratica clinica. Un verdetto finale è sospeso fino a quando vengono segnalati
ulteriori studi clinici e indagini sperimentali.
ANCHORING AS A TREATMENT FOR SIMPLE PHOBIAS.
Rosa, Nicholas M., Phobia Practice & Research Journal, Vol 1(2), 1988, 141-152.
Definisce operativamente l’ancoraggio, una procedura di programmazione
neurolinguistica (PNL) utilizzato per il trattamento di fobie semplici. La ricerca
attuale è limitata per quanto riguarda l'efficacia e l'efficienza dell’ancoraggio e, in
generale, la ricerca sulla PNL è stata criticata per motivi metodologici. È offerta una
spiegazione comportamentale di ancoraggio, descrivendolo come forma di contro
condizionamento in cui un insieme di risposte basate sulla fobia, evocate da una serie
113
di stimoli, sono sostituite da un insieme di risposte sensate contro la fobia stessa.
Sono presentate fasi specifiche della procedura di ancoraggio clinica.
NEUROLINGUISTIC PROGRAMMING USED TO REDUCE THE NEED FOR
ANAESTHESIA IN CLAUSTROPHOBIC PATIENTS UNDERGOING MRI.
Bigley J., Griffiths PD., Prydderch A., Romanowski CA., Miles L., Lidiard H.,
Hoggard N., Department of Radiology, Sheffield Teaching Hospitals NHS
Foundation Trust, Royal Hallamshire Hospital, Glossop Road, Sheffield s102jr., Br J
Radiol: 2010 Feb;83(986):113-7. Doi: 10.1259/bjr/14421796. Epub 2009 Jun 8.
Lo scopo di questo studio era di valutare il successo della programmazione
neurolinguistica nel ridurre la necessità di anestesia generale in pazienti
claustrofobici che necessitano di risonanza magnetica e, di prendere in
considerazione le implicazioni finanziarie per gli operatori sanitari. Questo è stato
uno studio prospettico eseguito nel 2006 e 2007 presso un ospedale di insegnamento
in Inghilterra e comprendeva 50 adulti che non avevano effettuato l’esame di RM a
causa della claustrofobia. Le principali misure di esito erano la capacità di tollerare
un esame RM con successo dopo la programmazione neurolinguistica e la riduzione
dei punteggi di ansia. La Programmazione neurolinguistica ha permesso a 38/50
persone (76%) di completare l'esame RM con successo. Nel complesso, il punteggio
medo dell’ansia era significativamente ridotto dopo una sessione di programmazione
neurolinguistica. In conclusione, la programmazione neurolinguistica riduce l'ansia e
la conseguente possibilità di effettuare la risonanza magnetica senza ricorrere
all’anestesia generale in una elevata percentuale di adulti claustrofobici. Se questi
risultati saranno riproducibili, ci saranno grandi vantaggi in termini di sicurezza e
costi sanitari.
NEUROLINGUISTIC PROGRAMMING IN THE MEDICAL CONSULTATION.
Ellic C., S. Afr. Med J.,2004 Sep;94(9):748-9
114
Dopo una rapida descrizione basilare sulla PNL l’autrice mette in luce le tecniche di
utilizzo del linguaggio da parte del medico, per raggiungere l’obiettivo nel paziente,
che coincide nel cambiamento dei comportamenti e il miglioramento dello stato di
salute.
Indica come la categoria dei “buoni comunicatori” rispetto agli altri medici, prestano
attenzione al proprio stato di mente e a quello del paziente. Il concentrare le proprie
energie nell’ascoltare senza pensare ai successivi appuntamenti.
Entrare in empatia con il paziente e stabilire un contatto sia verbale che non verbale
attraverso il “mirroring” o la tecnica di interpretazione del tono, del ritmo, del timbro
e del volume della parola nella conversazione.
LEARNING
WITH
ALL
ONE’S
SENSES..
NEUROLINGUISTIC
PROGRAMMING IN THE TEACHING OF PEDIATRIC NURSING.
Schaefer J., Shajor S., Kinderkrankenschwester. 1999 Jul;18(7):289-91.
Descrive la pianificazione dei contenuti dei registri di cura per l'uso in un ambiente
di apprendimento virtuale, sulla base individualizzata di una programmazione
didattica, una risorsa didattica che utilizza i principi di base di analisi
comportamentale.
gli obiettivi finali sono pianificare attività didattiche specifiche per ogni studente.
Suddividendo i contenuti dei comportamenti sono emerse sette categorie:
imparzialità,
organizzazione,
onestà,
obiettività,
coerenza,
leggibilità
e
discernimento.
La
conclusione
dello
studio
dimostra
che
l'uso
della
programmazione
neurolinguistica, individualizzata come risorsa didattica per pianificare i contenuti
dei registri di cura, può identificare le unità e i moduli per lo sviluppo di un corso in
un ambiente di apprendimento virtuale per i professionisti infermieri.
115
HEALTH COACHING: A FRESH, NEW APPROACH TO IMPROVE QUALITY
OUTCOMES AND COMPLICANCE FOR PATIENTS WITH CHRONIC
CONDITIONS.
Huffman MH., Principal Miller & Huffman Outcome Architects, Llc, 269 Lakeview
Way, Winchester, TN 37398, USA. Home Healthc Nurse. 2009 Sep; 27(8):490-6;
quiz 496-8. Doi:10.1097/01.nhh.0000360924.64474.04.
Viene illustrato il coach di salute, la sua origine e il suo lavoro: migliorare l’autogestione del paziente nelle malattie croniche, migliorando la compliance del paziente
e i risultati, e riducendo così i costi ospedalieri. Come coach di salute ha raggiunto
questo successo il Dr. William Miller che condivide le sue intuizioni e pensieri in
una breve sessione di domande e risposte con l'autore.
WEIGHT MAINTENANCE THROUGH BEHAVIOUR MODIFICATION WITH A
COOKING COURSE OR NEUROLINGUISTIC PROGRAMMING.
Sorensen LB., Greve T., Kreutzer M., Pedersen U., Nielsen CM., Toubro S., Astrup
A., Department of Human Nutrition, University of Copenhagen, Frederiksberg,
Denmark.,
Can
J
Dier
Pract
Res.
2011
Winter;71(4):181-5.
Doi:
10.3148/72.4.2011.181.
Viene confrontato l'effetto sulla modificazione del peso su 2 gruppi di soggetti..
Hanno partecipato cinquantasei soggetti in sovrappeso e obesi. Il primo passo è stato
un programma di 12 settimane di perdita di peso. Quarantanove partecipanti hanno
perso almeno l'8% del loro peso corporeo iniziale e sono passati alla fase successiva.
Successivamente un gruppo ha seguito sedute di PNL e l’altro gruppo un corso di
alta cucina. Il follow-up si è verificato dopo tre anni.. Il gruppo che seguiva terapia
con la PNL ha perso un ulteriore 1,8 kg mentre il gruppo di cucina ha perso 0,2 kg. Il
tasso di abbandono nel gruppo che ha seguito il corso di alta cucina è stato del 4%,
rispetto al 26% nel gruppo che ha seguito il corso di PNL (p = 0.04). In conclusione,
la perdita di peso nei soggetti in sovrappeso e obesi è stata mantenuta di pari
116
efficienza sia nel corso di cucina sana sia con la terapia di PNL, ma il tasso di
abbandono è stata più bassa nel gruppo trattato con il corso di alta cucina.
USING
AN
IMAGINARY
SCRAPBOOK
FOR
NEUROLINGUISTIC
PROGRAMMING IN THE AFTERMATH OF A CLINICAL DEPRESSION: A
CASE HISTORY.
Hossack A., Gerontologist. 1993 Apr;33(2): 265-8. Department of Clinical
Psychology, University of Liverpool, Merseyside, England.
Abbiamo utilizzato i principi di programmazione neurolinguistica (PNL) per
sviluppare in un paziente anziano di sesso maschile in Inghilterra, un’auto-identità
positiva per recuperarlo dalla depressione clinica. Questa nuova tecnica ha
incoraggiato il ricordo di esperienze passate intrinsecamente gratificanti. Ogni
esperienza è stato concettualizzata in un'immagine e, compilata cronologicamente in
un libro immaginario, ha fornito una continuità a quelli che erano i ricordi caotici
durante la fase immediata all’inizio della depressione. L'ansia e la depressione del
paziente sono stati alleviati e gli obiettivi funzionali in gran parte realizzati.
NEUROLINGUISTIC
PROGRAMMING
IN
PHYSICIAN-PATIENT
COMMUNICATION. BASIC PRINCIPLES OF THE PROCEDURE EXAMPLES
FOR APPLICATION IN SURGERY.
Graf U. Fortschr Med. 1995 Sep 20; 113(26):368-71., Abteilung Fur Allgemein- und
Gefasschirurgie, Stauferklinik, Mutlangen.
La programmazione neurolinguistica (PNL) è un mezzo per migliorare la
comunicazione medico-paziente che può essere appresa da qualsiasi medico. Il
presente articolo prima descrive alcuni dei fondamenti della PNL e in seguito
fornisce esempi tratti dal campo della chirurgia, mostrando cosa fare con il
trattamento di condizioni dolorose utilizzando tecniche di trance o di dissociazione e,
117
in secondo luogo, illustrando come la PNL può influenzare le aspettative e le
ristrutturazione (riformulazione) dei pensieri in un paziente con malattia maligna.
NEUROLINGUISTIC PROGRAMMING: TEMPERAMENT AND CHARACTER
TYPES.
Walter J., Bayat A., Bmj. 2003 Apr 19;326(7394):s 133.
Viene spiegato come, sapendo riconoscere i tipi di temperamento e carattere delle
persone, può aiutarci a capire le differenze di personalità che incontriamo nella vita
di tutti i giorni al fine di scoprire i nostri punti di forza e di debolezza,del perchè ci
comportiamo consapevolmente nel nostro modo di fare, e del perché abbiamo scelto
un particolare ruolo professionale o personale. Questo significa anche che dovremmo
essere in grado di determinare se la carriera che abbiamo scelto in medicina è in
realtà la più appropriata per il nostro set di abilità individuali tipo carattere. Ottenere
informazioni sul carattere e temperamento può consentire di prendere decisioni più
consapevoli sui futuri cambiamenti di lavoro e la progressione della carriera.
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