Impressionismo - IIS Forlimpopoli

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Impressionismo - IIS Forlimpopoli
L’IMPRESSIONISMO
15 aprile 1874: alcuni giovani artisti (C. Monet, E. Degas, P. Cézanne, C. Pissaro, P. A. Renoir, A. Sisley e B.
Morisot) le cui opere erano state rifiutate dai Salons decidono di organizzare una mostra alternativa dei loro lavori. Si
presentano al pubblico con il nome di “Società anonima degli artisti, pittori, scultori, incisori ecc.” presso lo studio del
fotografo Félix Nadar al 35 del Boulevard des Capucines.
La mostra si rivela un fallimento. Ma grazie a tale esposizione il gruppo ottiene il nome con il quale passerà poi alla
storia. Il critico Luois Leroy, osservando un dipinto di Monet dal titolo Impressione, sole nascente, lo stronca scrivendo che
“una carata da parati al suo stato iniziale è più rifinito di questa marina” e conclude la propria recensione estendendo
ironicamente a tutti gli artisti l’appellativo derisorio “impressionisti”. La breve e intensa stagione dell’Impressionismo
dura fino al 1886, anno dell’ottava e ultima esposizione.
L’Impressionismo, la più grande novità artistica del XIX secolo, matura a Parigi e si scaglia contro l’accademismo a cui
era ancora legata la produzione artistica apprezzata dalla borghesia mercantile e imprenditoriale che aveva contribuito
al prodigioso sviluppo tecnico, scientifico ed economico della città, che nell’ultimo trentennio del secolo era viva e
moderna, piena di splendori ma anche di contraddizioni e di miserie.
L’Impressionismo non è organizzato né preordinato e, in analogia con i Macchiaioli, si costituisce piuttosto per
aggregazione spontanea, senza manifesti o teorie che ne spieghino le tematiche. Giovani artisti che hanno in comune
una gran voglia di fare e una forte insofferenza per la pittura ufficiale iniziano a riunirsi presso il Cafè Guerbois dapprima
in modo casuale e saltuario, poi ogni venerdì e in alcuni periodi addirittura quotidianamente.
Il movimento impressionista è privo di una base culturale omogenea, in quanto i vari componenti provenivano da
esperienze artistiche e da realtà sociali fra loro le più disparate.
La principale novità del movimento risiede nel modo che gli Impressionisti hanno di porsi in rapporto con la
realtà esterna.
Essi constatano che:
•
tutto ciò che percepiamo attraverso gli occhi continua al di là del nostro campo visivo;
•
è la luce che determina in noi la percezione dei vari colori, che ci appaiono più o meno scuri in relazione alla
quantità di luce che li colpiscono e alla presenza o meno di altri colori che ne esaltino o smorzino la vivacità;
•
la luce è estremamente variabile.
Ciò che interessa agli Impressionisti è RIPRODURRE LA VARIABILITÀ DEI COLORI con la maggior
immediatezza possibile, cercando di COGLIERE LA SENSAZIONE DI UN ISTANTE, con la precisa consapevolezza
che l’istante successivo potrà generare sensazioni del tutto diverse.
Nel momento in cui l’artista dipinge, dunque, non rappresenta più la realtà ma l’IMPRESSIONE che un
determinato stimolo esterno suscita in lui. Per far questo, deve essere il più rapido possibile per evitare che le condizioni
che determinano in lui tale sensazione vengano meno.
Partendo dalle proprie sensazioni, dunque, l’artista impressionista opera una sintesi tesa a eliminare il superfluo per
arrivare a cogliere la sostanza delle cose e delle situazioni, nel continuo tentativo di ricercare l’impressione
pura.
Partendo da questi presupposti gli Impressionisti:
- ostentano una totale indifferenza al tema, imprimendo alle proprie opere qualcosa di profondamente personale e
soggettivo, rendendole interessanti non per quello che narrano, ma per come lo narrano;
- aboliscono quasi totalmente la prospettiva geometrica, il disegno e le linee che contornano gli oggetti definendone i
volumi;
- aboliscono i forti contrasti chiaroscurali e dissolvono il colore locale (cioè quello proprio di ogni oggetto) in
accostamenti di colori puri (primari e secondari), con la rigorosa esclusione del bianco e del nero (che sono non colori).
Secondo gli Impressionisti, infatti, ogni colore non esiste di per sé ma in rapporto agli altri colori che ha vicino. I colori
puri giustapposti e non sovrapposti sulla tela si fondono nella retina del nostro occhio consentendo al cervello di
1 percepirli come colori omogenei e d’intensità e brillantezza superiori a quelle che avrebbero i corrispondenti colori già
preparati;
- non usano più pennellate fluide e lungamente studiate, come avveniva nei dipinti accademici, ma pennellate date per
veloci tocchi virgolati, per picchiettature, per trattini e per macchiette;
- prediligono dipingere en plein air, rifuggendo gli atelier;
- affrontano frequentemente il tema del paesaggio e della vita parigina, con preferenza per i fenomeni in rapido divenire,
come l’acqua, che per sua stessa natura non si acquieta mai, e l’affollamento dei boulevards e di locali come i caffè, i
cabaret e i bistrot, che permettendo loro di sbizzarrirsi nel riprodurre le mille possibili variazioni di luce e colore;
- si oppongono al paesaggio classico, costruito per essere armonioso, al paesaggio romantico, inteso come specchio
dell’animo dell’artista, e alla pittura realista, che aveva un preciso messaggio sociale.
Per l’affermarsi delle teorie impressioniste stati fondamentali:
- gli studi e gli esperimenti ottici dell’epoca;
- l‘invenzione della fotografia e le prime ricerche sulla cinematografia;
- i progressi della chimica industriale, che rendono disponibili i primi colori a olio in tubetto;
- la diffusione delle stampe giapponesi, caratterizzate dall’uso di un disegno semplice e netto, privo di drammatizzazioni
chiaroscurali, e dalla stesura dei colori in campiture omogenee e smaglianti.
Monet
È indiscutibilmente riconosciuto come il più “impressionista” degli Impressionisti e principale ispiratore della prima
esposizione. Dipinge prevalentemente en plein air, dedicandosi soprattutto a paesaggi. Negli anni 90 dell’Ottocento si
dedica allo studio sistematico degli effetti di luce e colore nei diversi momenti del giorno, realizzando diverse serie, nelle
quali ritrae un medesimo soggetto in decine di tele successive. Le più note sono quelle dedicate ai covoni, alle ninfee e
quella celeberrima di cinquanta tele dedicate alla facciata della cattedrale di Rouen. Vive l’ultimo periodo della vita a
Givernyin, in Normandia, dove costruisce una grande casa con un giardino alla giapponese da lui progettato, in cui può
studiare le variazioni atmosferiche e la natura.
2 Renoir
Pur avendo partecipato solo a tre delle otto mostre del gruppo, Renoir è, insieme a Monet, il rappresentante più
spontaneo e convinto dell’Impressionismo. Per lui la pittura è gioia di vivere, capacità di stupirsi di fronte alle piccole e
grandi meraviglie del creato, voglia di farsi travolgere dalle emozioni e dai colori. Proprio in questo gusto innato per
l’arte e per la natura sta la grandezza del Renoir impressionista, sempre affascinato dalla luce e dai giochi di colore che
essa sa creare. Non diversamente da quanto accadeva a quasi tutti gli esponenti del gruppo impressionista, la maggior
parte delle sue opere era respinta dalle esposizioni ufficiali. I colori dei suoi dipinti venivano infatti considerato troppo
luminosi e volgari, mentre l’uso spregiudicato delle pennellate veloci, semplicemente accostate sulla tela, continuava a
far ritenere a molti che si trattasse di lavori sommari e non rifiniti secondo le giuste regole.
Degas
Il decennio tra il 1880 e il 1893 segna il periodo di massima notorietà dell’artista, il quale, pur avendo partecipato a ben
sette dello otto mostre impressioniste e continuando a esserne uno dei più attivi organizzatori, persiste nel definirsi
“realista” piuttosto che “impressionista”. Il fine della pittura, secondo lui, non è rappresentare le cose e i personaggi così
come appaiono ma piuttosto come li conosciamo per averli visti tante volte e in diversi contesti, al fine di “stregare la
realtà” “nella consapevolezza che l’artista può riuscire a dare il senso del vero solo agendo in modo del tutto naturale”.
Pertanto la realtà dipinta da Degas non è quella derivante dalla sola sensazione visiva, ma il frutto complesso si studi,
riflessioni e accomodamenti successivi. Come gli Impressionisti, con i quali espone, Degas pone molta attenzione alla
luce e ai colori, usando saltuariamente anche la tecnica dell’accostamento dei colori puri; si serve della fotografia come
mezzo di studio ed ispirazione; si dedica a temi tratti dalla vita parigina (il teatro, le corse dei cavalli, le lezioni di danza,
i caffè…). Diversamente dagli Impressionisti, egli non mira a rappresentare la sensazione di un attimo ma ad ottenere la
sintesi di un attimo, derivante dalla conoscenza di tanti attimi; resta un convinto assertore del disegno e della pittura in
atelier, come prescritto dalla migliore tradizione accademica.
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