Bangkok, dopo le alluvioni l`economia riparte con il nuovo Governo

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Bangkok, dopo le alluvioni l`economia riparte con il nuovo Governo
Ministero degli Affari Esteri
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n.
Anno 7° - 20 agosto 2012
E C O N O M I A , N O R M A T I V E , O P P O R T U N I T À E O B I E T T I V I a l l ’ e s tero P E R L E I M P R E S E I T A L I A N E
Sommario
editoriale
pag 2
CALENDARIO
Prossime iniziative
di Internazionalizzazione
pag 3
thailandia
Bangkok, dopo le alluvioni
l’economia riparte col nuovo
Governo Shinawatra
pag 4
Nel “Cantiere Thailandia” c’è
posto anche per il made in Italy
pag 7
Mobilio: il canale di accesso
al consumatore passa per
le grandi catene specializzate
pag 9
Auto: a Rayong cresce
la Detroit del mercato ASEAN
pag 11
Grande distribuzione:
marchio Italia sulle catene
del freddo
pag 13
Industria della plastica:
dominano i macchinari
“Made in Japan”
pag 14
Sanità: il paziente arriva
anche da oltreoceano
pag 16
Bangkok, dopo le alluvioni l’economia riparte
con il nuovo Governo Shinawatra
La produzione nelle fabbriche del Paese ha ormai ripreso a pieno ritmo e la ricostruzione dai danni derivati dalle inondazioni si traduce in un’ulteriore opportunità di miglioramento delle infrastrutture del Paese. E il Fondo Monetario dà la sua approvazione alle forti misure di rilancio della
domanda interna gestite dal Vice Primo Ministro e Ministro delle Finanze, Kittirat na-Ranong
4a pagina 4
kenya
Nairobi, la crescita c’è,
ma servono meno protezioni
e più export
pag 17
Ketraco investe
nella rete elettrica
pag 19
Vitol Oil e Trafigura
si spartiscono
il mercato petrolifero
pag 20
Thailandia, il raccolto del riso - La popolazione thailandese è costituita quasi per il 70% del da agricoltori che coltivano una terra così ricca
che il Paese è al primo posto nel mondo per l’esportazione di tapioca, al secondo per riso e caucciù, al terzo per ananas in scatola (foto Afp)
serbia
Nairobi, la crescita c’è, ma servono meno protezioni e più export
Il polo dell’auto parla italiano
pag 21
Kenya
Secondo la Banca Mondiale il Pil dovrebbe aumentare del 5% nel 2012. Ma il potenziale
del Paese potrebbe essere molto più ampio con più investimenti in infrastrutture e meno
protezionismo commerciale.
4a pagina 17
Newsletter realizzata dal Sole 24 Ore in collaborazione con la Direzione Generale
per la Promozione del Sistema Paese - Ufficio I - Promozione e coordinamento
delle iniziative di internazionalizzazione del Sistema Paese - [email protected]
sviluppo delle comunicazioni della regione del
Sud-Est asiatico, anche con il sostegno della
Banca Mondiale (WB) e della Banca di Sviluppo Asiatica (ADB).
Per quanto riguarda l’Africa, un recente aggiornamento sulla situazione economica del Kenya
a cura della Banca Mondiale mostra che il Pil del
Paese dovrebbe aumentare del 5% nel 2012. Le
potenzialità del Paese, ad esempio sotto il profilo
della capacità di esportare nei mercati internazionali e di attrarre investimenti (di prossima pubblicazione le gare d’appalto per nuovi collegamenti
stradali), restano ancora largamente inespresse.
Nell’area europea, l’insediamento del nuovo stabilimento Fiat in Serbia, ove si è recentemente
recato il Ministro Terzi, ha rilanciato il polo automobilistico del Paese e aperto nuove opportunità
alle imprese italiane.
Tra gli eventi più rilevanti per i prossimi mesi figurano la visita del Sottosegretario agli Esteri, Marta Dassù, che dopo le produttive missioni in Brasile e Colombia, si recherà in Cile il 4-5 ottobre
unitamente a una qualificata presenza di imprese
italiane particolarmente interessate alle opportunità derivanti dai piani di sviluppo infrastrutturale
di quest’importante Paese latinoamericano.
Sempre in ottobre, la Farnesina organizzerà la
Country Presentation sul Mozambico (16 Ottobre) – Paese che sta attirando sempre di più
aziende italiane e straniere.
Vincenzo Ercole Salazar Sarsfield<
editoriale
Il Ministero degli Affari Esteri è al fianco delle
aziende italiane impegnate a consolidare le loro
posizioni nell’area di prossimità geografica al nostro territorio (Balcani, Europa e Nord Africa) e a
penetrare i mercati emergenti più lontani (Asia
orientale, Africa sub sahariana, America latina).
La Thailandia occupa una posizione strategica nel
Sudest Asiatico, sia per la localizzazione geografica, confinante con tutti i nuovi Paesi emergenti
della Regione (Cambogia, Myanmar, Laos), sia
per la disponibilità di una solida base industriale e
agroindustriale, nonché di un’elevata qualificazione delle risorse umane, anche a livello di quadri
e manager.
Dopo la transizione politica del 2011 e la ricostruzione degli impianti danneggiati dalle pesanti alluvioni che hanno colpito il Paese nello
stesso anno, la Thailandia ha recuperato terreno, registrando recentemente tassi di crescita
economica decisamente elevati che testimoniano l’esistenza di vaste opportunità per le aziende italiane, in particolare nei beni di consumo,
nelle costruzioni e nella meccanica strumentale.Il Paese dispone, infatti, di un’efficiente rete
di collegamenti interni ed ha in programma di
sviluppare le vie di comunicazione stradali, ferroviarie e fluviali con i Paesi limitrofi, nel contesto di un più ampio progetto di integrazione dei
trasporti nella Regione del Grande Mekong e
nel quadro dell’impegno dell’ASEAN volto allo
Bangkok - La zona commerciale di Siam Square (foto Paolobon140)
Diplomazia Economica Italiana - n. 8 - 20 agosto 2012
Agosto-ottobre 2012
DATA
27/8–2/9/2012
EVENTO
LUOGO
Fiera FACIM MOZAMBICO
(Fiera Internazionale
(Maputo)
Multisettoriale Campionaria)
PROMOTORE
Ambasciata d’Italia - Maputo, ICE
CONTATTI
calendario
Prossime iniziative
di internazionalizzazione
[email protected]
[email protected]
12/9/2012
Visita del Direttore Generale ITALIA (Roma) MAE
dell’OMC Pascal Lamy
4/10/2012
Conferenza ITALIA (Sicilia)
Agenzia delle Dogane
“Iniziativa del Mediterraneo”
[email protected]
4-5/10/2012
Visita del SS Marta Dassù con imprese
CILE (Santiago)
MAE
[email protected]
16-18/10/2012
Country Presentation Mozambico e visita del
Ministro degli Affari Esteri
mozambicano con autorità
economiche
ITALIA (Roma) MAE
[email protected]
24-25/10/2012
Iniziativa sulle Start-up a margine del Vertice Italia-Israele
Israele (Tel Aviv, Gerusalemme)
MAE [email protected]
[email protected]
Diplomazia Economica Italiana - n. 8 - 20 agosto 2012
Bangkok, dopo le alluvioni l’economia
riparte col nuovo Governo Shinawatra
Produzione industriale, agricoltura, servizi: i
motori dell’economia thai, dopo i danni provocati dalle alluvioni dello scorso autunno, hanno
ripreso a funzionare a pieno regime e il Paese ha ritrovato il forte clima di ottimismo che
si era instaurato nell’estate del 2011 a seguito dei risultati delle elezioni parlamentari che
hanno consentito di ritrovare una stabilità politica, chiudendo definitivamente la lunga fase
di transizione a seguito del colpo di Stato militare del 2006 che aveva estromesso dal potere
Thaksin Shinawatra, fondatore del Thai Rak
Party che ricopriva la carica di Primo Ministro
dal 2001.
Vincitrice delle elezioni, Yingluck Shinawatra,
sorella di Thaksin, a capo di un nuovo partito,
il Pheu Thai Party, con lo stesso orientamento
del Thai Rak (dissolto nel 2007 da una giunta
militare).
La promessa di Yingluck: riprendere la politica
del fratello procedendo lungo due binari paralleli. Una forte attenzione alle classi meno abbienti,
principale base elettorale del Pheu Thai. Di qui,
ad esempio la decisione di alzare a 300 Baht al
giorno (circa 10 dollari) il salario minimo, almeno
nelle province più industrializzate del Paese e di
alzare i livello di prezzo garantito per l’acquisto
di riso agli agricoltori.
Ma anche con una forte attenzione a favore dell’imprenditoria privata con la diminuzione dal 30
al 23 per cento dell’imposta sui redditi societari
(in aggiunta all’impegno a scendere ulteriormente al 21%) e il varo di un massiccio programma di investimenti in infrastrutture. L’obiettivo in
questo caso, è di riparare i danni provocati dalle
alluvioni ma anche di affrontare in un’ottica di
lungo termine la sfida di una più efficace difesa
8
del territorio.
Thailandia
sistema produttivo
Yingluck Shinawatra è la prima donna a capo del Governo thailandese
Diplomazia Economica Italiana - n. 8 - 20 agosto 2012
Pil. Ma tutto questo in un contesto molto solido
in cui l’incidenza del debito dello Stato sul Pil
resta comunque al di sotto del 45 % con tendenza a diminuire già nel 2013. Contenuti i tassi di
riferimento sul mercato monetario, attualmente
pari al 3% a fronte di un’inflazione dei prezzi al
consumo che il Comitato di politica monetaria
della Banca centrale prevede possa salire al
3,7% nel prossimo anno grazie all’andamento
sostenuto dell’economia. Consistente anche il
volume delle riserve valutarie in crescita ininterrotta ormai da 15 anni (175 miliardi di USD
nel 2011). Si aggiunge l’andamento positivo del
mercato del lavoro con una crescita nel numero
degli occupati che anche nel 2011 è stata del
3,5% consentendo di mantenere il tasso ufficiale
di disoccupazione su livelli molto contenuti inferiori all’1% della forza lavoro. Va rilevato anche
che la Thailandia, da anni, importa manodopera
dai Paesi vicini (Laos, Cambogia, Myanmar). In
questo contesto le previsioni di crescita del PIL
della Banca di Thailandia per l’anno in corso
sono attestate al 5 per cento. Ma l’andamento
degli ultimi mesi e le stime di altri economisti
indicano che il 2012 potrebbe chiudere con un
aumento del PIL superiore al 6 per cento.
Proprio il Governatore della Banca di Thailandia, tuttavia, è ben conscio dei rischi inflazionistici che tale crescita potrebbe portare con sè e
ai quali anche la discussione in sede di Fmi ha8
Thailandia
In generale la Thailandia dispone di una buona
rete di infrastrutture ma ora si apre una nuova
sfida: consentire al Paese di trarre i vantaggi derivanti dalla sua posizione geografica migliorando i collegamenti stradali e ferroviari e per via
d’acqua con i Paesi vicini (Malaysia, Myanmar,
Laos, Cambogia). Il progetto coincide con quello di integrazione delle vie di comunicazione e
trasporto della cosiddetta Regione del Grande
Mekong (che in realtà include anche Cina e Vietnam). E, più in generale, con il grande progetto
di sviluppo delle comunicazioni dell’insieme dei
Paesi del Sudest Asiatico promosso dall’Asean
e supportato da diverse organizzazioni finanziarie internazionali tra cui Asia Development
Bank e Banca Mondiale.
Il principale promotore di questa politica espansiva che ha raccolto commenti positivi anche da
parte del Consiglio Esecutivo del Fondo Monetario Internazionale è il Vice Primo Ministro
e Ministro delle Finanze, Kittirat Na-Ranong il
quale sottolinea come la Thailandia possa sottrarsi all’impatto negativo derivante dalla debolezza della domanda globale grazie alla forte
tenuta di quella interna, con un consumo privato che copre più della metà del Pil del Paese.
Solido anche l’andamento dei conti pubblici. Le
spese di ricostruzione dalle alluvioni dovrebbero
tradursi quest’anno un lieve aumento del deficit
di bilancio che passerebbe dall’1,5 al 2,5% del
Il Vice Primo Ministro e Ministro delle Finanze, Kittirat Na-Ranong supervisiona i lavori di rinforzo di una diga durante l’alluvione del 2011
Diplomazia Economica Italiana - n. 8 - 20 agosto 2012
dotti di fascia alta del made in Italy. La legislazione thai invece pone al momento il limite del 49%
al controllo diretto di attività nel settore retail per
gli operatori stranieri.
Opportunità a largo raggio sono aperte per la
fornitura di tecnologie e macchinari relativi alle
filiere forti dell’economia del Paese, che vanno
dalla meccanica (auto e due ruote) all’elettronica
(la Thailandia è il principale produttore mondiale
di hard disk), a quelli tradizionali come l’industria tessile e del mobile e il forte settore agroalimentare. Considerazioni analoghe valgono per
altre attività con elevati tassi di crescita come
l’industria delle costruzioni, il turismo (forniture
contract) e i servizi ospedalieri. Per valutare le
proprie opportunità le imprese italiane possono
avvalersi del supporto strategico dell’Ambasciata italiana e dei servizi dell’Ufficio ex-Ice
di Bangkok che svolge un costante monitoraggio dei settori più interessanti per il made in Italy
nonchè della Camera di Commercio italiana
in Thailandia a cui aderiscono anche numerosi
operatori e organizzazioni locali.
<
Thailandia
fatto cenno, tanto da essersi recentemente posto
in linea di contrapposizione con il Ministro Kittirat. Quest’ultimo vorrebbe che agli interventi del
Governo fosse associata una politica monetaria
più espansiva, argomentando anche che una riduzione di mezzo punto percentuale del tasso di
interesse (ora al 3%) potrebbe indebolire il tasso
di cambio del Baht e favorire l’export.
In questo contesto si collocano anche numerose
opportunità per le imprese italiane. Piena entrata in vigore nel 2015 dell’Asean Economic
Community, crescita della classe media, elevato tasso di urbanizzazione e diffusa disponibilità
di operatori e canali della grande distribuzione
interessati a qualificare la propria offerta offrono
prospettive di commercializzazione del made in
Italy in tutte le principali filiere: moda e sistema
persone, filiera arredo, specialità alimentare e
altro. Una prova del dinamismo del settore grande distribuzione è rappresentata dalla acquisizione nel maggio 2011 della Rinascente da parte del gigante tailandese dei grandi magazzini,
Central Retail, che ora si accinge a esportare la
formula Rinascente anche su altri mercati asiatici aprendo così un canale efficace per molti pro-
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Indirizzi utili
Ambasciata d’Italia a Bangkok
CRC Tower
Cancelleria Diplomatica: 40° piano
Ufficio Consolare e Visti: 27° piano
87 Wireless Road, Bangkok 10330
Tel.: +66-2-2504970
Fax.: +66-2-2504985
E-mail: [email protected]
ICE - Agenzia per la promozione all’estero e
l’internazionalizzazione delle imprese italiane
Ufficio di Bangkok
14/th floor, Bubhajit Bldg
20 North Sathorn Rd
10500 Silom - Bangrak - Bangkok
E-mail: [email protected]
Tel: (0066) 2 6338491/2 6338355
Fax: (0066) 2 6338494
Thai-Italian Chamber
of Commerce (TICC)
1126/2 Vanit II Building,
16th Floor Room 1601B,
New Petchburi Rd.,
Makkasan, Rajdhevee Bangkok
10400 Thailand
Tel: (+66) 2 255 8695
Fax: (+66) 2 253 9896
E-mail: [email protected]
Web: http://www.thaitch.org
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Nel “Cantiere Thailandia”
c’è posto anche per il made in Italy
Nel Paese operano imprese di costruzione e contractor con un approccio integrato (progettazione, esecuzione,
materiali). In particolare, nel settore dell’edilizia civile, la carta vincente è il rapporto con progettisti e studi
di architettura. Questo vale anche per le imprese italiane del settore del mobile del segmento “contract”
e per i produttori di infissi, sanitari, impiantistica e arredi
Lo sviluppo delle infrastrutture e dell’edilizia
civile in un Paese che cresce ha consentito il
consolidamento, in Thailandia, di una robusta
industria delle costruzioni che ormai ha assunto una statura internazionale, aggiudicandosi,
ad esempio, la costruzione del Villaggio degli
atleti per i Giochi Asiatici in Qatar e altre importanti commesse (ospedali, grattacieli) nei Paesi
del Golfo, oltre a operare nei Paesi vicini come
il Laos e la Cambogia con un’attività estesa alle
infrastrutture. Una particolarità delle grandi imprese delle costruzioni tailandese come ItalianThai Construction (co-fondata da un partner
Thailandia
infrastrutture
italiano ma ormai a completo controllo locale) o
Sino Thai Pacific, che operano a 360% (edilizia civile, ferrovie, strade e ponti, dighe), è l’integrazione verticale che si estende in parte anche ai materiali da costruzione (precompressi
in cemento). Considerazioni analoghe valgono
per i grandi ‘developer’ del Paese come Land
& House Public Company) o Prueksa Real
Estate e per il maggior gruppo cementiero del
Paese (Siam Cement Group) che produce anche piastrelle, refrattari, sanitari, rubinetterie ed
opera anche nella grande distribuzione specia8
lizzata.
Infrastrutture e difesa del territorio: ora partono gli investimenti -1
Salvaguarda del territorio Per fare fronte al problema delle inondazioni, nel febbraio di quest’anno, il
Governo di Bangkok ha deliberato lo stanziamento
di 350 miliardi di Baht (8,5 miliardi di Euro) destinati alla costruzione o al rafforzamento di infrastrutture di contenimento e regolazione delle acque del
fiume che attraversa Bangkok e i principali distretti
industriali (Chao Praya), nonché di otto affluenti e
di altri 17 bacini idrici nel Paese, oltre alla realizzazione di un fondo di assicurazione da 50 miliardi di
Baht (1,4 miliardi di Euro) per la copertura di premi
assicurativi contratti da famiglie e imprese.
La realizzazione degli interventi farà capo a un
Comitato Strategico costituito all’indomani degli
allagamenti del 2011. Secondo un recente rapporto pubblicato dalla Banca
Mondiale, nei prossimi anni
la Thailandia dovrebbe investire 755 miliardi di Baht (18
miliardi di euro) per fronteggiare in modo efficace il problema delle inondazioni.
Trasporti La Thailandia dispone di una ottima rete di
infrastrutture per quanto riguarda aeroporti, porti e
rete stradale; il punto debole è rappresentato dalle
ferrovie. Il progetto più ambizioso è la costruzione
di una rete ferroviaria ad alta velocità per collegare
Bangkok con le regioni del Nord, Nord Est, Est e
Sud, costituendo la tratta thailandese del prospettato collegamento con la Cina. La precedenza dovrebbe essere data a due linee per una lunghezza
di quasi 1000 km e un investimento pari a oltre 7 miliardi di euro in direzione di Chiang Mai e di Rayong,
una delle aree più industrializzate del Paese. Sono
in corso trattative con China Railway Costruction per la finalizzazione dei progetti. In parallelo
dovrebbero procedere un programma di riqualificazione della rete ferroviaria
esistente con il raddoppio di
numerose tratte e l’acquisto di
nuovi treni, l’ammodernamento della segnaletica e l’ampliamento della rete metropolitana di Bangkok.
Bangkok - La stazione ferroviaria
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nella distribuzione, ma hanno divisioni specializzate per i grandi clienti e offrono condizioni
di prezzo differenziate per studi di design e costruttori. Una forma di acquisizione abbastanza
utilizzata dai costruttori per progetti di dimensioni significative è anche il tender.
Rubinetterie accessori per bagno, valvole
e regolatori I principali produttori sono Siam
Sanitary Fittings (Gruppo SCG), Karat Faucet. In joint venture con partner locali operano
il gruppo italiano Visentin, le tedesche Grohe
Siam e Kohler e Bathroom Design. La maggior parte degli stabilimenti in questo settore
si trova nella provincia di Saraburi. Da rilevare che il distretto produce non solo rubinetteria
per sanitari, ma anche attrezzature utilizzate
prevalentemente nell’edilizia (valvole, regolatori di pressione) e nella gestione di impianti
(condizionatori, radiatori) connessi al settore
delle costruzioni. Opera in questo segmento
(valvole e cilindri) anche il gruppo Cavagna
con uno stabilimento a Semut Sakhon in fase
di ampliamento dopo che la società italiana ha
rilevato anche le quote del partner locale.
<
Thailandia
Il rapporto diretto con costruttori e progettisti
rappresenta oggi la strada privilegiata per le
imprese italiane del settore delle forniture per
l’edilizia civile: infissi, sanitari, impiantistica e
segmento ‘contract’ della filiera arredo. Per le
opere di maggiore impegno il gradino di accesso più elevato sono i “project manager” dei developer immobiliari che coordinano e supervisionano il lavoro delle imprese costruttrici, degli
studi di architettura e dei principali subappaltatori. In generale però l’acquisizione dei materiali
dipende dalle decisioni dell’azienda costruttrice
e dello studio di design che sviluppa il progetto
architettonico. Le imprese di costruzioni e gli
studi di design più importanti dispongono di una
divisione specifica che cura l’aggiornamento
dei database su materiali e fornitori, diviso in
sezioni di progettazione architettonica. Anche
importatori e distributori dei materiali dispongono spesso di team specializzati, in stretto
contatto con le ditte di costruzione e gli studi
di design. In particolare, alcuni grandi operatori specializzati come Skulthai e Boonthavorn
sono in grado di offrire una gamma completa
di materiali per l’edilizia e complementi d’arredo. Lo stesso avviene per grandi catene come
Homepro o SCG Homem, che operano anche
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Infrastrutture e difesa del territorio: ora partono gli investimenti -2
Dawei Un’opera infrastrutturale di interesse regionale, promossa anche dalla Thailandia e destinata
ad avere un grande impatto sulla penisola indocinese, è la costruzione del polo portuale e logistico
di Dawei in Myanmar, per il quale la giunta birmana
ha sottoscritto un Memorandum of Understanding
con la società thailandese di costruzioni ItalianThai con sede a Bangkok.
L’iniziativa, oggetto di ripetuti colloqui anche tra
i leader politici dei due Paesi, prevede la realizzazione - sulla base di uno
schema Bot (build,
operate,
transfer)
e secondo un programma di lavori decennale articolato in
tre fasi - un porto in
acque profonde; un
impianto petrolchimico; un polo industriale
e un complesso residenziale.
Il centro di nuova costruzione sarà quindi collegato
alla Thailandia tramite una strada e una ferrovia
da realizzare come parte integrate del progetto.
Verranno poi realizzati un gasdotto ed un oleodotto. In considerazione delle notevoli dimensioni
dell’iniziativa, i rappresentanti di Italian-Thai sono
al momento alla ricerca di investitori, per un finanziamento di circa 8 miliardi di dollari per quanto riguarda la prima fase di sviluppo. Il progetto ha una
grande valenza internazionale sotto il profilo logistico in quanto consentirebbe di
aprire una strada
di transito merci
da e verso la Cina
Occidentale
(ma
anche da e verso
il Vietnam) senza
necessità di circumnavigazione
dell’Indocina
Un rendering del progetto Dawei
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Mobilio: il canale di accesso al consumatore
passa per le grandi catene specializzate
La Thailandia è un importante produttore ma c’è spazio e interesse per il made in Italy nei segmenti alti di mercato
L’industria thailandese del mobile, secondo
quanto emerge da un recente studio commissionato da ICE Bangkok, conta più di 2.250
imprese attive nel settore e circa 400mila occupati.
Il 70% della produzione consiste di mobili in legno, il 20% di mobili in metallo e il restante 10%
è costituito da mobili e accessori in materiali
misti. L’associazione di riferimento è la Thai
Forniture Association, con 400 imprese aderenti. Allo scopo di arginare il problema della
deforestazione, dal 1989 sono state introdotte
norme molto restrittive che hanno fortemente
limitato la disponibilità di materia prima loca-
le. La maggior parte del legname viene quindi
importata dai Paesi limitrofi: Myanmar, Laos e
Cambogia. L’industria del mobile in Thailandia,
è fortemente orientata verso l’export. Circa il
70% della produzione è destinata ai mercati
esteri che sono, in ordine decrescente: Giappone, Stati Uniti e Ue. I produttori thailandesi
operano prevalentemente su design fornito dai
clienti ma una quota valutabile attorno al 30%
è in grado di produrre con design (e marchi)
propri. Nel comparto illuminazione i principali
produttori locali sono Saengudom Lighting e
Lamptitude che offrono anche un’ampia gamma di prodotti di design.
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Thailandia
arredamento
Ceramica: per i macchinari l’Italia resta il punto di riferimento
L’industria della ceramica in Thailandia (come,
del resto, in Cina) ha una notevole tradizione. Nel
Paese operano tra grandi aziende, ciascuna con
diverse fabbriche e una produzione aggregata di
180 milioni di m2. In particolare Thai Ceramic, affiliata del Gruppo Siam Cement, e Kenzai Industry sono presenti anche sui mercati di Stati Uniti,
Giappone, Filippine, India, Arabia Saudita, U.A.E.,
Qatar e Singapore. Una quota del mercato è coperta invece dalle importazioni, in particolare dalla
Cina, e in misura minore da Giappone e Malesia.
Trascurabile la quota dei prodotti made in Italy. In
cambio la Thailandia è un rilevante mercato per la
fornitura di macchinari per l’industria della ceramica nonostante la forte crescita, negli ultimi anni,
dell’offerta cinese con alcuni player in forte espansione come Keda. Aziende
come Sacmi e Barbieri
& Tarozzi restano però i
punti di riferimento in termini di performance e soprattutto di affidabilità. A
conti fatti, in molti casi, la
minore durata di macchine
e impianti made in China
annulla totalmente i vantaggi in termini di prezzo.
In questo, come in altri settori della meccanica
strumentale, un fattore strategico è rappresentato
dall’assistenza post vendita.
Per i ricambi e componenti (valvole, trasformatori e
altro) è importante puntare anche su fornitori locali
in quanto i dazi sono (paradossalmente) elevati e
possono arrivare fino al 50 per cento. Attualmente
anche in Thailandia la nuova frontiera tecnologica per il mercato delle piastrelle, è rappresentata
dalla stampa digitale a getto d’inchiostro dove le
aziende italiane (e spagnole) mantengono una forte leadership.
Presente sul mercato, con un’attività produttiva in
loco, è anche Cover Asia che produce pigmenti
e coloranti e le cosiddette “frittole” per l’industria
locale, sintetizzando sia materie prime locali che
importate. Da rilevare infine che la Thailandia è un
importante produttore ed
esportatore di stoviglie
in ceramica. Il marchio
più conosciuto è Royal
Porcelain, ma anche altri produttori sono bene
inseriti nella grande distribuzione mondiale incluso il gruppo Ikea.
Diplomazia Economica Italiana - n. 8 - 20 agosto 2012
È abitudine diffusa, per produttori locali con
marchio thailandese, di aggiungere la specifica
“prodotto con componenti d’importazione”, per
qualificare la loro offerta. Tutti gli showroom di
rilievo dispongono di un team di progettazione
per casa e ufficio.
In parallelo operano i reparti dedicati alla casa
e catene della grande distribuzione come Carrefour, Tesco-Lotus, Big C e catene specializzate come HomePro (affiliato al GruppoLand
& House), Home Work (Gruppo Central),
Cementhai Homemart (Gruppo SCG). Esistono poi diversi rivenditori specializzati che
si concentrano sulla distribuzione di tipologie
particolari di prodotto come cucine, arredo
bagno, divani e poltrone, camere da letto. Si
concentrano soprattutto nelle grandi città come
Bangkok, Phuket, Hua Hin, Nakornrachasima e
Chiang Mai, dove è possibile trovare la scelta
più ampia e il prodotto di qualità. I negozi di arredamento specializzati sono molto orientati e
interessati alla produzione italiana. Costituiscono quindi un ottimo interlocutore per le aziende
del nostro Paese, non soltanto in quanto interessati a prodotti di qualità, ma anche perché
operano con politiche centralizzate per quanto
concerne gli approvvigionamenti. Un buon contatto con l’ufficio acquisti di una catena di negozi di arredamento specializzati può costituire
un’opportunità facilmente gestibile di distribuzione dei prodotti in un numero elevato di punti
vendita. Tutti i distributori di mobili italiani sono
grandi player della distribuzione di mobili in
Thailandia. Se ne contano circa una ventina e
controllano complessivamente circa 50 negozi. <
Thailandia
Nel settore dei componenti in alluminio il principale produttore locale è Alumayera specializzata in facciate e muri non portanti. La gamma
dei prodotti include alluminio per uso architettonico, finiture di vetro e finiture varie per l’edilizia.
Nei componenti in acciaio opera Siam Steel Industries che copre sia il settore dei mobili che
dei materiali da costruzione. Infine Deesawat
Industry e Leowood sono i principali produttori ed esportatori di pavimenti e infissi in legno
fortemente orientati anche all’esportazione.
In questo contesto, come rileva l’ICE, lo spazio aperto al made in Italy è evidentemente la
fascia alta di mercato, per realizzazioni sia nei
canali di retail, con un’ offerta mirata a un pubblico motivato anche e soprattutto da esigenze
di mostrare il proprio status sociale, sia nei canali contract dove l’esigenza dell’acquirente è
di “qualificare” gli edifici realizzati.
La Thailandia produce, ma importa anche e il
valore delle importazioni è in crescita continua.
La fascia bassa è ormai dominata dalla Cina
seguita, per livelli di qualità e prezzo più elevato da Giappone, Stati Uniti e Germania. L’Italia
si colloca in sesta posizione, ma con valori
in crescita.
I canali retail per la produzione locale di mobili e complementi d’arredo di qualità medio alta
sono dominati da catene di showroom diffuse
sul territorio. I market leader del segmento
sono SB Furniture, Index Living e Modernform. SB Furniture in particolare ha più di 150
showroom/distributori in tutta la Thailandia ed
è presente anche in Medio Oriente con diverse
linee di prodotto che coprono anche le cucine
e i mobili da ufficio. Segue, a larga distanza il
Gruppo Index con una ventina showroom.
www.ambbangkok.esteri.it
Un classico arredamento thai
Diplomazia Economica Italiana - n. 8 - 20 agosto 2012
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Auto: a Rayong cresce la Detroit
del mercato ASEAN
Quest’anno la produzione tailandese dovrebbe raggiungere e superare i due milioni di unità, di cui
più della metà esportate. Dominano le case automobilistiche giapponesi, ma sta crescendo anche Ford
È una grande sfida. Gli accordi Asean hanno
identificato il settore dell’auto come uno dei
terreni strategici per raggiungere una maggiore integrazione economica regionale, con adeguate economie di scala. E, in questo contesto
la Thailandia è riuscita a conquistare una posizione di indiscussa preminenza, diventando il
principale polo dell’industria automobilistica in
Asia dopo Cina e India.
I numeri innanzitutto: sommando vetture e veicoli commerciali il mercato Asean vale 2,6 milioni di unità all’anno, con un fortissimo potenziale di crescita in quanto il parco circolante di
tutti i Paesi è estremamente ridotto rispetto alla
popolazione. La produzione, nel 2011 è stata di
circa 3 milioni di unità. La Thailandia, da sola,
ha coperto più del 50% nonostante il forte rallentamento dovuto all’arresto di numerosi impianti, dovuto prima all’interruzione - provocata dalle conseguenze dello tsunami del marzo
2011 in Giappone nella fornitura di numerosi
componenti delle case automobilistiche nipponiche che producono i loro modelli nel Paese, e
poi, in misura ancora maggiore dalle alluvioni.
Ma attualmente la produzione è in netta ripresa
e tutte le previsioni indicano che la Thailandia
dovrebbe riuscire quest’anno a superare i due
milioni di vetture.
Thailandia
meccanica
Il posizionamento della Thailandia non è casuale: il Paese ha saputo rispondere alla sfida
dell’abbassamento delle tariffe doganali imposte dagli accordi Asean. Ha rinunciato tempestivamente alla difese del passato (protezione
doganale dei veicoli assemblati localmente) e
l’ha sostituita con una politica di forte apertura agli investimenti delle case automobilistiche
mondiali, soprattutto giapponesi e dei rispettivi
fornitori di componentistica. Con il risultato di
aprire le porte anche a un consistente flusso
di esportazioni verso i Paesi dell’area e il resto
del mondo. Ad esempio, le fabbriche Thailandesi sono diventate il principale polo mondiale
del gruppo Toyota per la produzione di pick up.
Contestualmente c’è stata anche la crescita di
una consistente rete di componentisti anche
locali, alcuni dei quali sono ormai in grado di
competere a livello mondiale, come il gruppo
Summit con 13mila dipendenti e stabilimenti
anche in India. Tra gli altri Paesi Asean, la Malaysia, che ha lungamente cercato di supportare la crescita di due case automobilistiche locali, Proton e Perdoua con un mercato troppo
piccolo e quindi poco competitive, si trova oggi
in difficoltà. Mentre l’Indonesia segue a distanza. Poco rilevante, almeno per il momento, il
ruolo di altri Paesi come Filippine e Vietnam. 8
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Diplomazia Economica Italiana - n. 8 - 20 agosto 2012
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ponesi. “La filiera delle auto a trazione ibrida è
destinata a crescere in quest’area del mondo
ma per partecipare a questo mercato bisogna
essere presenti e disponibili anche a cambiare
mentalità adottando sistemi di produzione che
consentano un effettivo presidio totale della
qualità. Adeguandosi anche al sistema di relazioni tra committenti e fornitori che caratterizza
i costruttori nipponici”, spiega Gian Luigi Cola,
Amministratore Delegato di Faber Industries.
All’interno del mercato Asean e in particolare in
Thailandia, secondo Cola, il segmento dell’autometano dovrebbe riuscire nei prossimi anni a
coprire una quota pari almeno al 4-5 per cento
delle nuove immatricolazioni. In aggiunta, dalla
Thailandia, Faber può gestire dalla piattaforma
tailandese le altre filiere con la sua gamma di
prodotti: contenitori per gas industriali, bombo<
le per sport subacquei e così via.
Thailandia
Con l’eccezione di Ford - che ha appena annunciato la costruzione di un grande stabilimento da 250 mila vetture - e in misura minore di Chrysler, il polo dell’auto thailandese,
localizzato prevalentemente attorno al porto di
Rayong, la “Detroit Thailandese”, è tuttora dominato dalle case automobilistiche nipponiche
e questo fatto ha limitato sinora la presenza
sul mercato dei produttori italiani di componentistica anche se non mancano le opportunità,
come confermato da alcune eccezioni. Particolarmente significativa quella della Faber,
azienda che produce cilindri per alte pressioni
ed è leader mondiale per i serbatoi delle vetture
alimentate a metano. Due anni fa ha deciso di
avviare uno stabilimento in Thailandia e oggi
produce vicino a Rayong i serbatoi per autometano destinati all’intero mercato asiatico coprendo una buona parte del ciclo complessivo
di fabbricazione. È riuscita in questo modo a
rafforzare il proprio ruolo di principale fornitore
di tutte le principali case automobilistiche giap-
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L’area industriale di Rayong
Diplomazia Economica Italiana - n. 8 - 20 agosto 2012
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Grande distribuzione: marchio Italia
sulle catene del freddo
Un prodotto fortemente richiesto sul mercato sono le catene del freddo (banchi refrigerati) per il mercato retail. Questo, nonostante
la scelta del Governo di Bangkok di bloccare
la costruzione di nuovi supermercati di grandi
dimensioni (concessioni limitate per superfici
superiori ai 5mila m2 e bloccate sopra i 10mila
m2). Decisione a cui i grandi gruppi del settore, come Casino e Tesco, hanno reagito decidendo di programmare l’apertura di centinaia
di punti vendita di superfici di formato medio e
medio piccolo.
Come in altri comparti, la fascia bassa di mercato è presidiata da prodotti made in China e,
in misura minore, da aziende locali. Sulla fascia
alta operano anche due gruppi italiani, Iarp e
Arnex. La prima ha deciso di puntare sulla produzione in loco aprendo,nel 2009, uno stabilimento che occupa una superficie di 144mila m2
e che serve l’intero mercato ASEAN. La Arnex
invece importa da una fabbrica che ha aperto
in Corea del Sud. La localizzazione sul posto è
strategica anche per abbattere le tariffe esterne
che colpiscono i prodotti provenienti dall’Europa, mentre per quelli provenienti da altri Paesi
Asean oltre che da Cina, Giappone e Corea del
Sud valgono tariffe più ridotte grazie agli accordi di libero scambio conclusi con la Thailandia.
I maggiori competitor stranieri, sono Sanyo e
Carrier che ricorrono invece a formule di contoterzismo facendo produrre in loco i prodotti che
poi vendono con il proprio marchio. In questo,
come in altri comparti sta emergendo la constatazione che la concorrenza cinese, nonostante i
prezzi, non è imbattibile in quanto gli acquirenti
stanno guardando, in misura crescente, ad altri
fattori: prestazioni energetiche, durata, affidabilità. “Chi se lo può permettere, non compra
made in China”, sottolinea il country manager
della Arnex. Ma la condizione imprescindibile è
la capacità di fornire assistenza sul posto, che
in parte può essere affidata ai rivenditori locali,
<
soprattutto per le componenti meccaniche.
Thailandia
Aziende
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Un ipermercato Tesco a Bangkok
Diplomazia Economica Italiana - n. 8 - 20 agosto 2012
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Industria della plastica: dominano
i macchinari “Made in Japan”
Importazioni in aumento ma l’Italia rischia di perdere posizioni. Crescita della presenza cinese
ma con una politica di bassi prezzi. Tra gli europei cresce la Germania
L’industria della plastica è particolarmente rilevante in Thailandia, in quanto collegata ai
settori fondamentali per l’economia del Paese:
auto, costruzioni e infrastrutture (tubazioni),
elettronica, elettrodomestici, confezionamento, imballaggio, beni di consumo diversi (utensili e oggetti per la casa, giocattoli). In forte
sviluppo alcuni materiali tra cui quelli per la
costruzione di pipeline.
Il fatturato annuo del settore supera i 10 miliardi di dollari. Circa il 70% della produzione è
assorbito dal mercato domestico. La quota restante dalle esportazioni è per un valore di 3,5
miliardi di dollari con un incremento su base
annua del 23,3 per cento.
thailandia
aziende
Il mercato di sbocco principale è il Giappone,
che assorbe da solo circa il 21% delle esportazioni tailandesi in questo settore seguito da
Stati Uniti (9%), Australia, Malaysia, Cina ed
Indonesia, ognuno con una quota vicina al 6
per cento.
Il Giappone è anche il primo fornitore della
Thailandia, con una quota pari al 34% dell’import totale seguito da USA (18,9%) e Malaysia
(7,5%).
Uno dei vantaggi comparativi di cui gode la
Thailandia è la disponibilità di materia prima,
proveniente da una industria petrolchimica
alimentata soprattutto dalle produzione locale
riserve di gas. La Thailandia è anche uno dei
Circa metà della produzione di plastica thailandese (in valore) è destinata al settore packaging
Diplomazia Economica Italiana - n. 8 - 20 agosto 2012
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con un aumento del 42% su base annua. Le
esportazioni italiane sono state di 17 milioni.
Eppure erano già di 18 milioni tre anni prima,
quando l’import tailandese era nettamente
inferiore (500 milioni). C’è qualcosa che non
va quindi. In tre anni tutti gli altri fornitori prima dell’Italia hanno registrato una crescita: il
Giappone è cresciuto da d 216 a 327 milioni,
la Cina da 70 a 163. In aumento anche Taiwan,
Germania, Corea del Sud e Stati Uniti. In particolare, il dato della Germania (con lo esso
trattamento doganale dell’Italia) passata da 72
a 84 milioni dice che per le imprese italiane
non c’è solo un problema di dazi, ma anche di
minore attenzione al mercato anche in termini
di servizi postvendita. In aggiunta le imprese
italiane sono penalizzate dalla difficoltà a offrire condizioni di pagamento competitive.
In particolare le forniture del Giappone coprono in posizione dominante le tecnologie a
iniezione, l’estrusione e la termoformatura. Va
rilevato peraltro che molte aziende del settore sono subfornitrici (o anche filiali) di società
giapponesi soprattutto nel settore dei prodotti
in plastica per elettronica di consumo, elettro<
domestici, auto e moto.
Thailandia
maggiori produttori di gomma e lattice. Secondo i dati del Plastic Industry Club nel settore operano 3.500 imprese. Circa metà della
produzione thailandese (in valore) è destinata
al settore packaging, il 13% al settore auto e
moto, una quota equivalente a elettrodomestici/elettronica, il 9% alle costruzioni, e il 2%
all’agricoltura.
Da un punto di vista dimensionale il 90% delle
imprese è di piccole dimensione con un capitale inferiore a 1,5 milioni di dollari. Tecnologie
prevalenti: estrusione e soffiaggio.
La Thailandia è importatore netto di macchine per la lavorazione delle materie plastiche
e gomma nonostante la presenza di una produzione locale in crescita (incluso un limitato
flusso di esportazioni). Il parco macchine presente nel Paese è sufficientemente avanzato
in termini di tecnologia e ragionevolmente efficiente grazie alla presenza di imprese leader provenienti dal Giappone, Germania, Stati
Uniti e in misura più limitata da Italia e Svizzera. La fascia bassa, in termini di prezzo, ma
anche di qualità/affidabilità/durata è dominata
dalle importazioni dalla Cina e Taiwan. In una
fascia intermedia si colloca la Corea del Sud.
Nel 2011 le importazioni tailandesi hanno totalizzato 800 milioni di dollari: un record storico
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Importazioni di macchine per la plastica in Thailandia (2011)
Paese di provenienza
Milioni di dollari
Giappone
327
Cina
163
Taiwan
93
Germania
84
Corea del Sud
25
USA
20
Italia
17
Leggi gli aggiornamenti su
www.notiziariofarnesina.ilsole24ore.com
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Sanità: il paziente arriva
anche da oltreoceano
La Thailandia punta a conquistare un ruolo dominante nel Sudest asiatico nell’attività del cosiddetto
“Medical Tourism”. È in atto una concentrazione tra i gruppi ospedalieri più qualificati.
Prezzi estremamente competitivi e un personale medico molto qualificato
L’Ospedale, modernissimo, è accreditato presso la Joint Commission internazionale, i medici
hanno tutti studiato e/o praticato in Usa, Gran
Bretagna, Germania, ed ecco il listino prezzi:
operazione all’anca 16.500 dollari, bypass coronarico 33 mila dollari, asportazione prostata
7mila dollari, ecc. Ci sono anche le promozioni.
In questo momento è proposto uno sconto del
50% sui check up che vanno da 90 a 530 dollari a seconda della lista degli esami. Benvenuti
nel mondo del “Medical Tourism” thailandese!
Siamo al Bumrungrad Hospital di Bangkok,
struttura che si colloca nella fascia top. Ma nel
Paese ci sono decine di altri ospedali privati, di
buon livello, con prezzi inferiori che condividono
la stessa vocazione: curare pazienti provenienti
da tutto il mondo (1,4 milioni ogni anno).
Nato da una costola dal turismo tradizionale (anche i turisti si ammalano) il “Medical Tourism” in
Thailandia è diventato rapidamente un’attività
autonoma per una convergenza di fattori: eccellente tradizione medica (il padre di re Bhumibol era medico e aveva studiato a Harvard),
mancanza di strutture adeguate in molti Paesi
Thailandia
turismo medico
vicini (Myanmar, Cambogia, Vietnam), forte afflusso dai Paesi del Golfo i cui (ricchi) residenti
hanno difficoltà a ottenere i visti per farsi curare
in Usa. Si aggiunge un crescente pellegrinaggio
di pazienti statunitensi che non potrebbero permettersi le stesse cure nel loro Paese: qui tutto
costa un terzo o la metà. E i tempi sono rapidi.
L’attività si sta industrializzando a ritmo accelerato con l’accorpamento delle strutture minori. Si apre così un interessante mercato anche
per le aziende italiane nei settori farmaceutico,
delle apparecchiature medicali e attrezzature di
laboratorio che in Thailandia trovano interlocutori di solide dimensioni. È il caso ad esempio
di Dusit Medical Group che ormai controlla
29 tra ospedali e cliniche di cui 2 in Cambogia,
20mila pazienti visitati al giorno, 4.700 posti letto con un fatturato annuo di 4,4 miliardi di dollari (inclusi i pazienti thailandesi). E che punta
a estendere l’attività nel settore farmaceutico
e dei laboratori clinici espandendosi anche su
<
altri mercati asiatici.
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Il turismo medico è un settore in espansione. Agenzie specializzate offrono un vasto range di interventi: dall’ortopedia, alla chirurgia estetica, all’ortodonzia
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Nairobi, la crescita c’è, ma servono
meno protezioni e più export
Si è svolta a Nairobi la presentazione della sesta edizione dell’aggiornamento sulla situazione economica del Kenya a cura della Banca
Mondiale, e in particolare del gruppo di lavoro
sulla riduzione della povertà e sulla gestione
dell’economia.
La presentazione ha toccato tre punti principali:
lo stato attuale dell’economia del paese, le prospettive di crescita per il 2012 e lo stato dell’integrazione regionale all’interno dell’East African
Community (EAC). Dal 2008 al 2011, il Kenya
è cresciuto a un tasso inferiore rispetto alla media dell’Africa Sub-sahariana, e rispetto agli altri paesi dell’EAC. Tale rallentamento è in parte
spiegato dalla brusca caduta del Pil nel 2008 per
effetto dei disordini post-elettorali e alla difficile
ripresa in un contesto poco favorevole sul piano internazionale a seguito delle crisi finanziarie
che hanno colpito i Paesi di riferimento per le
esportazioni kenyane.
Secondo la Banca Mondiale, le misure macroeconomiche attuate nel 2011 dal Governo
kenyano in risposta all’instabilità dell’economia
mondiale sono appropriate: la decisione, sofferta, di aumentare i tassi di riferimento ha raggiunto l’effetto, desiderato, di rallentare la crescita
dei prezzi e di attrarre maggiori flussi di capitale
dall’estero, sia pure in un’ottica di breve termine.
L’aumento del costo del denaro si è però tradotto anche in un rallentamento dei prestiti verso i
privati. Questo non ha impedito ad alcuni settori
strategici, come le costruzioni, di continuare a
crescere. Il limite, in questo caso deriva dal fatto
che la maggior parte dei materiali e delle attrezzature specializzate proviene dall’estero, e in
particolare dalla Cina. Paese che ha contribuito
all’attività del settore anche con un significativo
supporto finanziario. Secondo gli esperti della
Banca Mondiale restano da superare alcune sfide in grado di risolvere i limiti dell’attuale modello8
k e n ya
economia
Export Zones, EPZA si accorda con le banche per finanziare Pmi esportatrici
Un ruolo importante per promuovere l’afflusso di
investimenti anche dall’estero è la disponibilità di
numerosi parchi industriali sottoposti alla regolamentazione di un organismo apposito: la Export
Processing Zones Authority (EPZA) ha anche
recentemente annunciato la creazione di specifiche linee di finanziamento destinate alle piccole e medie imprese
esportatrici localizzate
nelle strutture dedicate
alle imprese esportatrici.
L’iniziativa è sostenuta
dalla African Banking
Corporation (ABC) che ha messo a disposizione
2 miliardi di scellini (24 milioni di dollari) in aggiunta ai 7 milioni di euro che la Banca per gli
Investimenti Europea aveva precedentemente accordato all’ ABC e destinandoli allo stesso
scopo. Sono inoltre state identificate nuove aree
a Mombasa, Lamu
e Kisumu dove saranno create nuove
zone economiche
speciali.
www.epzakenya.com
Mombasa
Diplomazia Economica Italiana - n. 8 - 20 agosto 2012
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crescita della sicurezza alimentare. Per arrivare
a questi risultati occorre però, da parte dei diversi Paesi EAC, un maggiore impegno per ridurre
le barriere commerciali non tariffarie. Il Kenya,
insieme all’Uganda, è invece il Paese EAC che
presenta il maggior numero di restrizioni, rivolte
più verso i vicini che verso il resto del mondo.
Barriere che, di fatto, si traducono in un aumento del prezzo dei beni importati, con effetti
negativi per le famiglie di reddito medio-basso.
Gli esperti hanno sottolineato invece il ruolo di
traino che il Kenya può avere nel processo di
integrazione regionale, soprattutto grazie alla
dinamicità del settore dei servizi: il Paese è infatti sede di numerose banche, multinazionali e
catene della grande distribuzione che operano
nell’intera Regione.
Secondo Banca Mondiale le Autorità kenyane
dovranno concentrarsi anche sulla creazione
di canali e strumenti informativi per consentire
ai potenziali investitori di informarsi su leggi e
regolamenti commerciali. Dovranno provvedere
inoltre a un miglioramento e un rafforzamento
della rete dei trasporti. A livello regionale servono ulteriori passi nell’ armonizzazione delle regole commerciali, anche attraverso la creazione
di istituzioni di controllo e l’imposizione di meccanismi di monitoraggio e sanzionatori. In particolare, per quanto riguarda l’integrazione del
settore dei servizi, si è evidenziata l’importanza
di rimuovere le restrizioni rispetto alla libera circolazione del lavoro e di sostenere il mutuo riconoscimento dei titoli accademici e professionali. <
k e n ya
di crescita. In particolare il volume delle esportazioni kenyane è molto inferiore alle potenzialità
del Paese. Attualmente la maggior parte (circa
l’87%) riguarda prodotti tradizionali come il caffè e il tè che vengono indirizzati verso mercati
tradizionali. Ci sarebbe invece ampio spazio per
sviluppare altre filiere e ampliare gli orizzonti di
mercato in altre direzioni con particolare riguardo ai BRICS. Gli autori del rapporto prevedono
per il 2012 un’ulteriore crescita del Pil pari al 5
per cento. Restano però alcune incognite legate
all’andamento del prezzo del petrolio e alla crisi
dell’eurozona con i suoi effetti negativi sull’economia globale. La Banca Mondiale raccomanda
perciò la prosecuzione di una politica monetaria
restrittiva, in modo da controllare l’inflazione e
ridurre la volatilità dello scellino, mentre, sul piano delle riforme strutturali, suggerisce di mettere
in atto misure che favoriscano il risparmio. Incoraggia poi il Governo a continuare il programma
di contenimento della spesa corrente, dando in
cambio la priorità agli investimenti pubblici, in
particolare a favore del miglioramento delle infrastrutture le cui carenze attuali si traducono in
un minore afflusso di investimenti stranieri.
Per quanto riguarda lo stato dell’integrazione
regionale, Banca Mondiale sottolinea come il
valore degli scambi tra i Paesi EAC sia cresciuto negli ultimi dieci anni. Ma raccomanda anche
un’accelerazione del processo di integrazione
regionale che porterebbe numerosi vantaggi:
maggiore resilienza rispetto a crisi economiche
esterne, aumento degli investimenti diretti esteri
con conseguente diminuzione della disoccupazione, un contesto più adatto a promuovere la
www.ambnairobi.esteri.it
Lamu (foto Kevin Borland)
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Ketraco investe nella rete elettrica
Il Kenya registra un significativo ritardo nella
estensione a dei servizi a rete a un numero più
vasto di abitanti. Nei prossimi anni un obiettivo prioritario indicato dal Governo di Nairobi è
quello di collegare alla rete elettrica nazionale almeno il 10% della popolazione. In questo
contesto è stato deliberato lo stanziamento di
116 milioni di dollari al Ministero dell’Energia
per espandere la rete di distribuzione di energia elettrica, al fine di raggiungere altre 200mila
famiglie. Secondo le previsioni, la Kenian
Electricity Trasmission Company (Ketraco)
riceverà la maggior parte dei finanziamenti (7,1
miliardi di scellini pari a 83 milioni di dollari);
la Kenya Electricity Generating Company
(KenGen) riceverà 386 milioni e Kenya Power
1,7 miliardi.
Il Governo ha altresì previsto la costruzione
di una linea elettrica che collegherà Kenya e
Etiopia entro il 2016, con un costo previsto di
1,2 miliardi di dollari. Quest’ultimo progetto prevede un finanziamento congiunto di 37 miliardi
di scellini (440 milioni di dollari) erogato dalla
Banca Mondiale, dalla Banca Africana per
lo Sviluppo e dall’Agenzia francese per lo
sviluppo. L’iniziativa prevede la costruzione di
una rete di collegamento tra la rete di Ketraco e
quella di Ethiopia Electricy Power Company.
Il patto consentirà al Kenya di importare 400
megawatts di energia idroelettrica ad un costo
più basso. L’Etiopia è infatti il solo paese dell’Africa Orientale ad avere una riserva energetica del 30 per cento. Il Kenya, inoltre, sta guardando con interesse un possibile collegamento
anche con i paesi vicini quali Tanzania e Zambia. Da rilevare che Kenya Power, sta reclutando anche personale esperto per la gestione del
programma nucleare promosso dal Ministero
dell’Energia che prevede la costruzione di un
impianto nucleare in grado di generare circa
1.000 MegaWatt - il cui costo iniziale è stimato
in 84 miliardi di scellini - in vista del’avvio di un
<
programma su scala più vasta.
k e n ya
energia
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Operai impegnati nella costruzione di una nuova linea elettrica tra Mombasa e Nairobi (foto cortesia Ketraco)
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Vitol Oil e Trafigura si spartiscono
il mercato petrolifero
Il Kenya come i Paesi vicini, ha visto nell’ultimo anno un radicale cambiamento di scenario
in uno dei settori più dinamici: il commercio e
la distribuzione dei prodotti petroliferi. In particolare Kenol Kobil, società quotata sul listino
di Nairobi e leader sul mercato è stata acquisita nel giugno di quest’anno da Puma Oil, controllata a sua volta dal gruppo britannico Trafigura, terzo operatore mondiale del settore.
Kenol Kobil, oltre ad aver conquistato una posizione di leadership sul mercato kenyano, aveva
esteso negli anni la sua presenza in altri nove
Paesi africani: Uganda, Tanzania, Rwanda,
Zambia, Etiopia, Burundi, Zimbabwe, Mozambico e Repubblica Democratica del Congo. Contestualmente, la svizzera Vitol Oil, primo trader
indipendente mondiale nel settore del petrolio,
ha completato l’acquisizione di Shell Kenya.
Questa seconda iniziativa rientra nell’operazione più vasta, da oltre 2,3 miliardi di dollari, con
cui ha Vitol ha rilevato gli asset di Shell Africa nel settore downstream in 19 Paesi africani.
Entrambe la transazioni dovrebbero concludersi
entro quest’anno.
Vitol Oil commercializza circa 6 milioni di barili
di petrolio grezzo al giorno, con un fatturato di
297 miliardi nel 2011. Trafigura si muove intorno ai 2,5 milioni di barili al giorno ed è al terzo
posto al mondo come operatore indipendente
dietro alla svizzera Glencore.
<
kenya
finanza
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Gare ad appalto
La Banca Africana di Sviluppo finanzia una nuova strada verso la Tanzania
Il Governo di Nairobi ha annunciato che entro il
mese di agosto saranno rese note le condizioni della gara d’appalto per la realizzazione del
nuovo collegamento stradale di 90 chilometri tra
Taveta e Mwatate.
Al finanziamento contribuisce anche la Banca di Sviluppo Africana con 10,3 miliardi di
scellini (123 milioni di
dollari). L’assegnazione
dei lavori è prevista prima della fine del 2012.
Taveta è un importante snodo di transito da e
verso la Tanzania e con la nuova strada potrà
collegarsi in modo efficiente alla nazionale che
collega Mombasa con Nairobi.
Taveta
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Il polo dell’auto parla italiano
Con l’insediamento del nuovo stabilimento Fiat
dove è avviata la produzione della 500L, la città di Kragujevac sta gradualmente ritrovando
la vocazione di principale polo automobilistico
del Paese che già ricopriva ai tempi in cui operava in loco la grande fabbrica della “vecchia”
Zastava. È cambiato però il modello: invece di
una sola grande azienda integrata ora si punta
a creare attorno allo stabilimento di Fiat Automobili Serbia una costellazione adeguata di
imprese fornitrici di lavorazioni e componenti.
È in questo contesto che si è svolta quest’anno la “Fiera Automotive” di Kragujevac in cui
erano presenti una ventina di aziende italiane
del settore dell’auto tra cui numerose Pmi fornitrici di Fiat, e Fiat Auto Serbia. Le istituzioni ed aziende italiane erano presenti sia con
stand espositivi sia in una serie di incontri con
imprese locali. All’evento era abbinata anche
la presentazione delle nuove iniziative del progetto “Destinazione Kragujevac”, promosso da
Finest, finanziaria per l’internazionalizzazione
delle Regioni del Nordest, con la partecipazione di numerose entità tra cui la Regione Friuli
Venezia Giulia, SACE e SIMEST.
Il progetto intende offrire sostegno informativo e
operativo alle aziende italiane che vogliano cogliere opportunità di sviluppo in Serbia. In questo
contesto è stato inaugurato anche un Info Point
del progetto nella cittadina della Sumadja.
Anche nel corso della recente visita del Ministro Terzi a Belgrado, che ha avuto luogo lo
scorso 30 luglio, è stato riconfermato il programma d’avanzamento del progetto industriale Fiat che porterà dal prossimo mese di
settembre all’avvio della distribuzione presso
la rete commerciale del nuovo modello di 500L
prodotta negli stabilimenti di Kragujevac.
Nel corso della visita sono stati evocati, inoltre, in campo infrastrutturale i programmi di
sviluppo dei “Corridoi” multimodali X e XI e il
progetto della realizzazione della Metropolitana di Belgrado.
Inoltre, tra i punti essenziali dei rapporti bilaterali passati in rassegna, particolare attenzione
è stata riservata alla collaborazione in campo
<
industriale ed energetico.
serbia
meccanica
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