Libretto Sb2014 - Comune di Foligno

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Libretto Sb2014 - Comune di Foligno
Alla sua XXXV edizione, Segni Barocchi Foligno Festival si conferma un punto di riferimento di grande prestigio per lo studio,
l’approfondimento e la riproposizione della cultura barocca, un
luogo di condivisione tra presente e passato che ha radici profonde nel territorio e che ha il pregio di aver dato vita anche a
collaborazioni internazionali come il progetto triennale “Itinerari e Festival Barocchi”, ideato per favorire lo scambio culturale
tra territori che vantano una serie di legami e affinità. Avviato
nel 2012 dal Comune di Foligno con il Gal Valle Umbra e Sibillini,
il Gal du Pays des Vosges Saônoises e il Gal di Pays Lunevillois,
in collaborazione con il Festival Musique et Mémoire e con il
Festival de Froville, il progetto europeo si conclude proprio nel
2014 con una serie di eventi dedicati alla cultura francese del
XVI e del XVII secolo.
Il primo appuntamento è in Francia, nella Basilique St Pierre
di Luxeuil-les-Bains, in Alta Saona, con il concerto dell’ensemble Musica Perduta Cantate di Alessandro Scarlatti (1660-1725)
nell’ambito del Festival Musique et Mémoire; mentre in “Omaggio alla Francia” Foligno presenta la mostra La Fiaba Barocca da
Cenerentola a La Bella e la Bestia allestita a Palazzo Trinci, lo spettacolo Molière o Il Malato Immaginario all’Auditorium San Domenico e lo spettacolo itinerante Tornade della compagnia EliXir,
durante la Notte Barocca. Un “Invito alla Francia” chiude l’edizione di quest’anno: la Chiesa di SS. Maria e Anna di Capodacqua
di Foligno accoglie l’ensemble francese Les Timbres che esegue
il concerto Jean-Philippe Rameau. Cantates et pièces de clavecin en
concerts, realizzato in collaborazione con il Festival Musique et
Mémoire.
Per il resto il Festival prosegue sulle sue antiche strade (antiche,
ma sempre nuove). La fiaba barocca in questi anni di approfondimento e di studio si è sviluppata a dismisura, tanto che ha
bisogno della sua casa (reggia, castello incantato che dir si voglia).
Gli amori degli dei troneggiano nei palazzi della città dove saremo invitati a recarci anche per ascoltare musiche e storie. Continuano le nostre gite nelle chiese straordinarie delle frazioni,
quest’anno si va a Capodacqua. Non manca neppure l’appuntamento ormai sedimentato con il Lirico Sperimentale di Spoleto
che manda in scena da noi Serpilla e Bacocco, ovvero Il Marito
Giocatore e la Moglie Bacchettona.
Rita Barbetti
Assessore alla Cultura e all’Istruzione
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Segni Barocchi
Foligno Festival
Itinerari e Festival Barocchi in Europa
20 luglio e 4 - 21 settembre 2014
“… ‘l vero maestro della musica è Amore,
né altri che Amore la ‘nsegna altrui…”
Giovan Battista Marino, Dicerie sacre, 1614
Percorrendo una strada lunga e faticosa, sempre alla ricerca
di nuove risorse finanziarie, per superare la precarietà e conquistare la stabilità, Segni Barocchi è giunto alla XXXV edizione, con la quale si conclude il progetto triennale “Itinerari
e Festival Barocchi”, avviato nel 2012 dal Comune di Foligno
con il Gal Valle Umbra e Sibillini, con il Gal du Pays des Vosges
Saônoises e con il Gal du Pays Lunevillois, in collaborazione
con il Festival Musique et Mémoire, che ospita domenica 20 luglio il concerto “Cantate di Alessandro Scarlatti (1660-1725)”
dell’ensemble Musica Perduta (Luxeuil-les-Bains, Basilique St
Pierre, ore 21.00), e con il Festival de Froville, noto per il Concours international de chant baroque.
Il festival si apre a Foligno giovedì 4 settembre con due appuntamenti di “Omaggio alla Francia”:
- alle ore 17.30 viene inaugurata a Palazzo Trinci, trasformato in Palazzo della Fiaba, fino al 21 settembre, la mostra
“La Fiaba barocca da Cenerentola a La Bella e la Bestia” con
illustrazioni, figure, maschere, dipinti, installazioni e video di
Mariella Carbone, Francesca Greco, Barbara Lachi, Ugo Levita,
Ayumi Makita. Il catalogo degli artisti è curato da Emanuele
De Donno;
- alle ore 21.15 l’Auditorium San Domenico ospita lo spettacolo “Molière o Il Malato immaginario”, coproduzione della
Piccola Compagnia della Magnolia e del Théâtre de l’Epée de
Bois-Cartoucherie de Vincennes di Parigi, con la regia di Antonio
Díaz-Florián: un appuntamento da non perdere.
Venerdì 5 settembre Musica Perduta, ensemble con strumenti
originali, propone le “Cantate di Alessandro Scarlatti (16601725)” (Foligno, Auditorium Santa Caterina, ore 21.15).
La Notte Barocca, ideata e progettata da Segni Barocchi, viene
realizzata a Foligno, in collaborazione con l’Ente Giostra della
Quintana, sabato 6 settembre. Il programma della IX edizione
prevede le seguenti iniziative:
- dalle 16.30, fino a domenica 14 settembre, l’Associazione
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Segni Barocchi
Foligno Festival
Innamorati del Centro, in collaborazione con Pro Foligno,
Ente Giostra della Quintana, Associazioni del Commercio e
dell’Artigianato, propone la VII edizione di “Barocco e Neobarocco in vetrina”: la premiazione si terrà il 14 settembre alle
ore 11.00 nella Sala Video dell’Auditorium San Domenico;
- dalle 16.30, fino a domenica 21 settembre, le librerie di
Foligno del circuito “Antiquarian Bookshops of Umbria” (Editoriale Umbra, Il Formichiere, Il Salvalibro, Libreria Carnevali)
metteranno in mostra, durante l’orario di apertura di ciascun
esercizio, la cultura barocca;
- alle 17.30, nella Sala delle Conferenze di Palazzo Trinci, Raffaele Riccio presenta la conferenza spettacolo con degustazione
“Alimentazione borghese e nobiliare nel teatro barocco e nelle opere di Molière”;
- dalle 21.00 “Visioni d’incanto” illuminano Piazza della Repubblica;
- alle 21.00 la compagnia Arakne Mediterranea presenta presso l’Auditorium San Domenico “Danzimania. Tarante e tarantelle dal 1500 ad oggi”, eccezionale e indimenticabile spettacolo di teatro totale con voci recitanti, danza, musica e teatro;
- dalle 21.30 alle 01.00 sarà possibile visitare il Museo della
città in Palazzo Trinci, il Museo Multimediale dei Tornei, delle
Giostre e dei Giochi, il Museo Capitolare Diocesano e, attraverso gli itinerari barocchi “Gli Amori degli Dei”, i palazzi
storici di Foligno animati da musiche e voci;
- dalle 21.30, in collaborazione con il Laboratorio di Scienze
Sperimentali, l’Associazione Astronomica Antares propone visite guidate al Planetario di Via Isolabella, mentre osservazioni
al telescopio sono previste all’Osservatorio Astronomico comunale della Torre dei Cinque Cantoni;
- dalle 22.30, con replica alle 00.15, la Baracca dei Buffoni
propone “TraNuvole”, spettacolo itinerante tra incanto e meraviglia;
- dalle 23.15, con replica alle 01.00, la compagnia francese EliXir presenta “Tornade”, spettacolo itinerante con finale fisso
in Piazza della Repubblica.
Durante la Notte Barocca resteranno aperti negozi, ristoranti,
musei e taverne dei Rioni della Giostra della Quintana, che
saranno animate con giochi, spettacoli e gruppi musicali itineranti.
Giovedì 11 settembre, alle 17.30 e alle 21.30, nella Multisala
Supercinema di Foligno, viene proiettato il film “Venezia Salva”
di Serena Nono, un omaggio a Simone Weil e alla bellezza di
Venezia.
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Segni Barocchi
Foligno Festival
Venerdì 12 settembre il festival si trasferisce a Trevi. Alle 17.30,
presso La Piaggia, è prevista la visita guidata “Alla ricerca del
Barocco”, con esecuzioni musicali di Nicola Nanni, fisarmonica; mentre alle 21.30, al Teatro Clitunno, Serpent Quartet
con Michel Godard, Gavino Murgia, Luciano Biondini e Patrice
Héral propone il concerto “Tracce di grazia”, con musiche da
Monteverdi.
Giovedì 18 settembre il Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto
“A. Belli” presenta “Serpilla e Bacocco, ovvero Il Marito Giocatore e la Moglie Bacchettona”, tre intermezzi di Giuseppe
Maria Orlandini su libretto di Antonio Salvi, con la direzione
di Francesco Massimi e la regia di Adamo Lorenzetti (Foligno,
Auditorium Santa Caterina, ore 21.15).
Venerdì 19 settembre Andrea Cortesi, violino, e Marco Venturi, pianoforte e clavicembalo, propongono “Johann Sebastian
Bach - Sonate per clavicembalo e violino” (Foligno, Auditorium San Domenico, ore 21.15).
Sabato 20 settembre, ore 21.15, l’ex Cinema Vittoria, ZUT!,
ospita lo spettacolo “Lena, che è donna di Caravaggio”, spettacolo ideato da Monica La Torre, ispirato all’omonimo libro di
Alessandra Masu, con la regia di Emiliano Pergolari. L’evento è
preceduto dall’incontro con l’autrice del volume alle ore 17.00.
Il festival si conclude domenica 21 settembre a Capodacqua di
Foligno con due appuntamenti:
- alle 16.00 è prevista una visita guidata alla Rocca dei Trinci,
recentemente restaurata;
- alle 18.00, in collaborazione con il Festival Musique et Mémoire, l’ensemble Les Timbres presenta nella Chiesa di Santa
Maria e Anna, “Jean-Philippe Rameau. Cantates et pièces de
clavecin en concerts”.
Dal 1981 ad oggi abbiamo superato enormi e crescenti difficoltà, arrivando alla XXXV edizione, ma ora è giunto il momento
di aprire una nuova fase per costruire un duraturo futuro al
festival Segni Barocchi.
Massimo Stefanetti
Soprintendente Artistico
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Segni Barocchi
Foligno Festival
Giovedì 4 settembre, ore 17.30
Foligno, Palazzo Trinci
Inaugurazione della mostra
LA FIABA BAROCCA DA CENERENTOLA
A LA BELLA E LA BESTIA
Mostra
Omaggio alla Francia
Illustrazioni, figure, maschere, dipinti, installazioni e video
di Mariella Carbone, Francesca Greco, Barbara Lachi,
Ugo Levita, Ayumi Makita
Allestimento, catalogo/libro d’artista a cura di
Emanuele De Donno,VIAINDUSTRIAE
La mostra resterà aperta fino al 21 settembre con il seguente orario:
ore 10.00-13.00 e 15.00-19.00 tutti i giorni, eccetto il lunedì
La Fiaba barocca da Cenerentola
a La Bella e la Bestia intende definire una idea di museo visivo/
letterario della fiaba barocca,
con immagini, figure e opere
tratte ed ispirate ai migliori testi,
e le suggestioni nate dal ciclo di
mostre svolte nelle precedenti
5 edizioni di Segni Barocchi.
L’allestimento si propone di
catturare alcune atmosfere dai
5 libri e dalle mostre di Mariella Carbone, Francesca Greco,
Barbara Lachi, Ugo Levita, Ayumi Makita. Le scene, gli oggetti
e le illustrazioni diventano rilettura contemporanea degli elementi e dei temi, presenti nelle
favole barocche oggi rivisitate e
ri-animate. Palazzo Trinci ospita, quale teatro ideale, il percorso illustrativo antologico di 5
anni di mostre che si apre nelle stanze, arredate dalle immagini e
dagli oggetti dei racconti. Il percorso, composto da 5 stanze ognuna
allestita dai 5 artisti, si coagula poi nei saloni collettivi con un mosaico
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Segni Barocchi
Foligno Festival
di dettagli, frammenti, ingrandimenti, micro-gigantografie estratte dai
loro libri illustrati.
Il catalogo/libro d’artista, che viene editato per l’occasione, cerca di
descrivere la trama visiva dei frammenti della mostra e costruire un
vocabolario contemporaneo della
fiaba barocca illustrata.
Mariella Carbone, Francesca
Greco, Barbara Lachi, Ugo
Levita, Ayumi Makita, artisti ed
illustratori, partecipano a mostre e
rassegne italiane ed internazionali,
in festival, musei e spazi culturali. Si
dedicano anche all’illustrazione di
favole e storie riattualizzate. Hanno pubblicato edizioni illustrate e
d’artista.
Emanuele de Donno, architetto
e operatore culturale, è curatore
della Biennale del Libro d’artista
LIBEROLIBROdARTISTALIBERO e delle recenti mostre Artist’s Books
by Sol LeWitt, Freebook/Practical Library, Sound Pages/John Cage’s publications. È fondatore e coordinatore di VIAINDUSTRIAE, associazionecollettivo creativo con cui come editore pubblica libri d’artista.
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Segni Barocchi
Foligno Festival
Omaggio alla Francia
Giovedì 4 settembre, ore 21.15
MOLIÈRE O IL MALATO IMMAGINARIO
Coproduzione della Piccola Compagnia della Magnolia e del
Théâtre de l’Epée de Bois-Cartoucherie de Vincennes di Parigi
Regia Antonio Dìaz-Florián
Direzione d’attore Giorgia Cerruti
con Davide Giglio, Giorgia Cerruti, Claudia Martore,
Valentina Tullio, Luca Busnengo, Pierpaolo Congiu
Ideazione costumi Abel Alba
Realizzazione costumi Monica Vitello e Paola Bertello (Istituto
di moda Mara Scalon di Torino), Bruna e Luisa Accornero
(Atelier PCM)
Scenografia David Léon
Realizzazione maschere Claudia Martore
Luci Quique Peña
Teatro
Foligno, Auditorium San Domenico
Piccola Compagnia della Magnolia
Il lavoro sulla pièce de Il Malato Immaginario ha messo in luce - dietro
l’immagine stereotipata dell’autore
di Commedie - l’avventura di un
uomo di teatro adulato e detestato, cortigiano e sovversivo, applaudito e censurato, in un’epoca in cui
gli ori di Versailles non riescono a
nascondere l’odio delle coalizioni integraliste. Durante le prove,
l’adattamento del testo si è indirizzato verso l’esigenza primaria di
far ascoltare la voce di Molière, rivelando le realtà complesse che legano lo spettacolo ed il suo creatore,
l’attore la propria vita. Argan si spoglia della maschera della Commedia dell’Arte - in cui il vecchio
avaro e ipocondriaco affronta l’universo ridicolo dei medici - e
si avvicina a Jean Baptiste Poquelin detto Molière, direttore di
troupe e attore che recita gli ultimi istanti della sua vita incar7
Segni Barocchi
Foligno Festival
nando questo personaggio. La scena associa indissolubilmente
Argan e Molière di fronte all’evoluzione della malattia ed al suo
epilogo che culmina, come narra la biografia dell’autore, nella
quarta rappresentazione de Il Malato Immaginario.
La caratteristica di questa particolare versione de Il Malato Immaginario per la regia di Antonio Dìaz-Florián è il portare avanti contemporaneamente il filo classico della rappresentazione
dell’opera teatrale e quello riguardante la vita del suo stesso
autore, filo costruito sul terreno di un vissuto comune. Privata,
come ormai quasi tutte le versioni odierne, dei due epiloghi e
degli intermezzi, la commedia di Molière si presenta, in questa
versione, perfettamente preservata nel suo spirito originario,
pur con i necessari adattamenti. La parola drammaturgica è
quella originale, filtrata da una traduzione sensibile e fedele, e
così pure lo spirito che la pervade; l’unica differenza rispetto
ad una versione più tradizionale de Il Malato Immaginario è che,
a tratti, la vita vera, reale, tenta di irrompere sul palcoscenico,
facendosi largo tra le maglie della rappresentazione teatrale e
cogliendo di sorpresa non solo il pubblico ma gli stessi teatranti
che, abituati a lavorare nella sicura alcova della finzione, si trovano spiazzati. Ciò è appena percepibile all’inizio della pièce ma
diventa man mano più evidente fino a lasciare nello spettatore
la sconcertante incertezza tra quello che sia il rappresentato
e quello che sia il vissuto reale. Fino all’epilogo non più comico ma tragico in cui, tolta ogni maschera, i personaggi tornano
ad essere persone e chiamano ogni cosa con il proprio nome,
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Segni Barocchi
Foligno Festival
persino Argan che ridiventa, nel momento estremo della morte, reale e non apparente, Molière. È come se Argan e Molière
si fossero scontrati sul palcoscenico, in un duello mortale in
cui ciascuno chiedeva di vivere le propria storia, di esistere. E
alla fine la ragione di Molière non vince e la follia di Argan non
perde: e ad ogni nuova rappresentazione si rinnova sulla scena
l’eterna lotta tra la vita e la morte.
Piccola Compagnia della Magnolia
La nostra “ricerca” (in questo senso e solo in questo amiamo
definirci “compagnia di ricerca”: perché ricerchiamo qualcosa)
prova a ragionare al presente, con una tensione/riflessione contemporanea, sui nodi umani irrisolti ed universali che sono il
cuore pulsante di certa drammaturgia classica (classica in quanto
ideale e fondamentale, non necessariamente antica), dove hanno sicuramente per noi un posto d’onore autore quali l’amato
Shakespeare, e poi Lorca, Camus, Genet, Lope de Vega, Buchner.
[...] Lavoriamo su un teatro antinaturalistico ed evocativo; un
teatro “popolare”, che si prodighi per arrivare allo spettatore,
senza quarta parete, un teatro dove sia sempre l’emozione a
veicolare il senso. Il lavoro sulla vocalità, sulla parola insistita e
scolpita, e sull’espressività della maschera facciale e del gesto
sono elementi fondamentali nel percorso della compagnia. Poi
coniugando il lavoro sui codici con il nostro sentire e pensare
che è necessariamente nel presente, che sente l’urgenza e la
responsabilità di dover comunicare, che è militante nello stare
alla larga dall’imbarazzante “teatro da museo” così come dall’invadente tradimento tecnologico del teatro carnale e basico che
tanto amiamo. Questo vorremmo essere e forse mai aderiremo
completamente a quanto dichiariamo. Però possiamo affermare
che in questa direzione si muove tutto il nostro lavoro, con
ostinato rigore.
Giorgia Cerruti
Il Théâtre de l’Épée de Bois è stato fondato nel 1969 da Antonio Díaz-Florián e ha sede presso la Cartoucherie de Vincennes (Parigi), insieme al Théâtre du Soleil di Ariane Mnouchkine.
La troupe si caratterizza per una ricerca che combina il lavoro
dell’attore, lo studio dello spazio scenico e il coinvolgimento dello
spettatore. Gli autori che accompagnano la ricerca della troupe, sin
dagli inizi, sono Shakespeare, Lope de Vega, Tirso de Molina, Camus, Lorca, Calderon, Marlowe. L’Épée de Bois si interessa inoltre
a numerosi autori contemporanei, mettendo a confronto il lavoro
della troupe con le contraddizioni dell’eredità storica della nostra
società, attraverso una ricerca che unisce teatro e storia.
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Segni Barocchi
Foligno Festival
Segni Barocchi in Francia
Concerto
Il concerto Cantate di Alessandro Scarlatti (1660-1725) è stato
eseguito dall’ensemble Musica Perduta domenica 20 luglio alle
ore 21.00, presso la Basilique St Pierre di Luxeuil-les-Bains,
nell’ambito del Festival Musique et Mémoire
Venerdì 5 settembre, ore 21.15
Foligno, Auditorium Santa Caterina
Musica Perduta, ensemble con strumenti originali
CANTATE DI ALESSANDRO
SCARLATTI (1660-1725)
Mauro Borgioni, baritono
Monika Toth, Danuta Zawada, violini
Renato Criscuolo, violoncello
Luca Marzetti, contrabbasso
Michele Carreca, tiorba
Alberto Bagnai, flauto dolce, clavicembalo
Programma
Alessandro Scarlatti (1660-1725)
Concerto in Do maggiore per flauto dolce, archi e basso continuo
Cantata Sotto l’ombra per basso, violini e bc
Sonata in Re minore per violoncello e bc
Cantata Immagini d’orrore per baritono, archi e bc
Concerto in La minore per flauto, violini e bc
Cantata Tu resti o mio bel Nume per basso, violini e bc
Le tre cantate per basso di Alessandro Scarlatti (1660-1725) costituiscono una piccola parte del grande corpus di cantate scarlattiane. Si annoverano infatti sei cantate per basso con violini e
basso continuo, tra cui le tre eseguite in questo programma, e tre
per basso e basso continuo. Tra queste, Immagini d’orrore è l’unica
autografa: il manoscritto, conservato nella Biblioteca Nazionale di
Parigi, reca la data 16 Luglio 1710 ed è dedicata all’eccellentissimo
Sig. Principe di San Severino ed è un lavoro molto coinciso ma potente e ricco di interessanti particolari, come la dettagliata realizzazione del continuo, assai frequente nei lavori di Alessandro Scarlatti.
Dalla biblioteca del Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli
proviene invece Tu resti o mio bel Nume, cantata con violini di Basso
del Sig.re Cavaliere Alessandro Scarlatti. Essendo stato il compositore
insignito del cavalierato nel 1716, possiamo datare questo lavoro
nell’ultimo decennio della vita di Scarlatti. Uno splendido recitativo
accompagnato apre la cantata, seguito da una siciliana. La seconda
aria riprende il tema dell’accompagnato. Sotto l’ombra è una cantata
pastorale che narra le pene d’amore del pastore Tirsi. Anche questo manoscritto si trova presso la Biblioteca Nazionale di Parigi.
Il titolo, Cantata à voce sola con violini del Sig.r Cavaliere Alessandro
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Segni Barocchi
Foligno Festival
Scarlatti, lascia presumere che
l’opera sia posteriore al 1716.
Nella non vastissima produzione strumentale del compositore palermitano, un posto di
rilievo hanno i sei concerti per
flauto, archi e basso continuo,
che dimostrano l’estrema popolarità del flauto dritto come
strumento solista in ambiente
napoletano all’inizio del XVIII
secolo, popolarità condivisa
con il violoncello, destinatario
di tre splendide sonate con il
continuo che, in ambiente napoletano, supera addirittura il
violino quanto a letteratura
solistica.
Renato Criscuolo
Musica Perduta è un’associazione culturale fondata nel 2007 da Renato Criscuolo e Valerio Losito impegnata nella ricerca, in biblioteche
ed archivi, di musica inedita o ancora poco conosciuta, di eminenti
autori e di compositori, in prevalenza dei secoli XVII e XVIII che, nonostante il talento e la perizia compositiva, non hanno avuto giustizia dalla storia della musica e meritano di essere rivalutati. La musica
ritrovata, una volta studiata, viene riproposta in concerto, spesso in
prima esecuzione moderna, mediante l’utilizzo di strumenti originali
barocchi o fedeli copie di essi. Musica Perduta, oltre a vantare la scoperta di inediti di compositori del calibro di Vivaldi, Haendel, Scarlatti,
Pergolesi e Zuccari, è dedita allo studio organologico: la ricostruzione
di strumenti musicali antichi oggi quasi del tutto dimenticati, quali il
basso di violino, la lyra rinascimentale o il violino seicentesco. L’ensemble, costituito da esperti musicisti specializzati nella musica barocca,
che hanno al loro attivo collaborazioni con alcuni dei più riconosciuti
ensemble ed orchestre del settore, si è esibito in importanti festival nazionali, tra i quali si annoverano Barocco continuo-Festival del
Centro di Musica Antica Pietà de’ Turchini, Festival Barocco di San
Gimignano, I concerti di Capri, Segni Barocchi Foligno Festival, Roma
Festival Barocco. Musica Perduta ha organizzato per tre anni consecutivi una stagione di concerti spirituali presso la Sagrestia della Chiesa
Nuova di Roma nella quale ha riproposto la musica dedicata a San
Filippo Neri, scritta per l’Esercizio dell’Oratorio fondato e promosso
dal Santo, di cui si propone di seguire lo spirito di fratellanza. Non a
caso il suo primo CD, Intorno all’Oratorio di San Filippo Neri, pubblicato
dalla rivista “Antiqua Classic Voice”, è imperniato proprio sulla musica
dell’Oratorio di San Filippo a Roma tra Cinque e Seicento. L’ensemble
ha inciso per Brilliant Classics, Urania Records e XG Publishing. Ha
inoltre collaborato con il dipartimento di scienze filosofiche dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, nonché ha curato e registrato
gli audio per l’applicazione per smartphone “i-MiBAC-Top 40”: la prima di una serie di applicazioni per telefonia mobile, pluritematiche e
gratuite, dedicate ai beni culturali, rilasciata da un ministero italiano: il
Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
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Notte Barocca a Foligno
sabato 6 settembre
Segni Barocchi
Foligno Festival
NOTTE BAROCCA
A FOLIGNO
In collaborazione con l’Ente Giostra della Quintana
sabato 6 settembre
dalle ore 16.30 “fin alle due hore di notte”
dalle ore 16.30
Foligno, Centro storico
BAROCCO E NEOBAROCCO IN
VETRINA
Premiazione
Domenica 14 settembre, ore 11.00
Auditorium San Domenico, Sala Video
A cura dell’Associazione Innamorati del Centro
In collaborazione con Pro Foligno, Ente Giostra della Quintana,
Associazioni del Commercio e dell’Artigianato
Il concorso Barocco e
Neobaroco in vetrina, alla
sua settima edizione,
vede anche quest’anno i negozi del centro
storico di Foligno arricchirsi di scenografie che richiamano il
Barocco: stralci di vita
quotidiana, labirinti, piume, personaggi viventi,
cavalli e riproduzioni di
quadri. Piccole opere
d’arte, che riescono a valorizzare non
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Segni Barocchi
Foligno Festival
sabato 6 settembre
solo le vetrine, ma tutta la città. La giuria dell’edizione 2013
del concorso, composta da Stefania Menghini, membro della
commissione artistica dell’Ente Giostra della Quintana, Franca
Scarabattieri, presidente onorario dell’Associazione Convegni
Culturali Maria Cristina di Savoia, e Giovanni Galardini, fotografo professionista, ha assegnato il primo premio a Ottica
Moderna Ferrara, mentre il secondo e terzo posto sono stati
attribuiti al ristorante La Spagnola e all’Occhialeria.
dalle ore 16.30
Notte Barocca a Foligno
Mostra mercato
BAROCCO IN LIBRERIA
Fino al 21 settembre presso le librerie di Foligno del circuito
“Antiquarian Bookshops of Umbria”
Editoriale Umbra (www.editorialeumbra.it)
Il Formichiere (www.dalformichiere.it)
Il Salvalibro (www.ilsalvalibro.com)
Libreria Carnevali Bookshopping - ex Cinema Astra
(www.libreriacarnevali.it)
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Segni Barocchi
Foligno Festival
sabato 6 settembre
Gli uomini del XVII sec., più che in ogni altro periodo storico,
hanno preferito l’interpretazione della vita come spettacolo, teatro e, per realizzare al meglio tale visione del mondo, hanno dato
spazio all’esaltazione delle sinergie d’idee e di modelli culturali,
necessari a rappresentare tale gusto scenografico. Banchetti, feste di corte, cerimonie religiose, ma anche la guerra, la peste, la
morte, in questo secolo così complesso, sono diventati elementi
comuni e condivisi, e sono diventati momenti di rappresentazione pubblica e spettacolare. Ci si muove attraverso il Seicento sapendo che l’arte, la musica, le manifestazioni politiche, religiose e
teatrali non possono essere considerate manifestazioni compiute
in sé, ma realtà inclusive, ricche di allusioni e rimandi. Il teatro di
Molière ne è un esempio palese. Quasi tutte le opere del commediografo francese, pur svolgendo una funzione di riflessione
critica sui caratteri e i difetti umani universali e degli uomini del
suo tempo, sono anche ricche di riferimenti alle mode culturali,
alla musica, al balletto e alla società di corte. Nell’ambito di queste situazioni teatrali, inoltre, non possono mancare i riferimenti
al gusto conviviale, al cibo e, infatti, le opere dell’autore francese
contengono una gran messe di notizie concernenti l’alimentazione e informazioni dirette sul piacere della tavola all’epoca del
Re Sole. Si può quasi ricostruire, praticando una lettura attenta
delle pièces del grande commediografo, il gusto, il lessico gastronomico, il valore simbolico che gli uomini dell’epoca barocca
attribuivano al cibo e al nutrirsi. Anzi il linguaggio gastronomico
diventa nelle opere di Molière un tramite metaforico che, agendo sui sensi e sulla sensibilità, rende lo spettatore emotivamente
partecipe di ciò che l’azione teatrale suggerisce. Le vicende rappresentate sul palcoscenico, basate spesso su parole e rimandi
al cibo, facilitano l’immedesimazione con ciò che accade in scena
e provocano la partecipazione diretta e immediata di chi assiste.
Anche nei dialoghi amorosi il lessico del cibo, costantemente
citato (“ti mangerei”, “ti succhierei”, “ti gusterei”), favorisce e
accentua tale immedesimazione. Tramite questi continui richiami il grande autore mette in mostra e rileva l’origine sociale,
i gusti, quasi i modi di essere e di pensare della complessa e
varia umanità del suo tempo che rappresenta sul palcoscenico.
Il cibo, inoltre, nel mondo messo in scena da Molière, aiuta a
Palazzo Trinci, Sala delle Conferenze
Conferenza spettacolo con degustazione
Raffaele Riccio
Notte Barocca a Foligno
Ore 17.30
ALIMENTAZIONE BORGHESE E
NOBILIARE NEL TEATRO BAROCCO E
NELLE OPERE DI MOLIÈRE
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Notte Barocca a Foligno
comprendere i caratteri
dei personaggi; evidenzia i
loro difetti, li presenta per
quelli che sono e li mette
a nudo. Ne sono un chiaro esempio Arpagone, il
personaggio principale
dell’Avaro, e Monsieur
Jourdain, il protagonista
del Borghese gentiluomo.
L’avarizia totale, rispetto
al cibo ed al denaro, del
primo protagonista e la
fatua noncuranza del secondo, verso le spese e i
banchetti, pur di apparire
un nobile, mettono in luce
i difetti dei due personaggi. Anzi proprio nel quarto
atto del Borghese, in cui è descritto il banchetto fatto predisporre da Jourdain in onore della marchesa Dorimène, Molière
pone sullo stesso piano semantico la buona ed equilibrata preparazione dei cibi e l’ordine delle vivande, con l’ordinata e ben
funzionale organizzazione di una commedia. Ambedue le azioni
devono tendere al benessere e al piacere di chi siede a tavola nel
primo caso, o di chi siede in un salone di teatro, nel secondo. Va
aggiunto ancora che i riferimenti al cibo fanno spesso da sfondo agli aspetti più comici o drammatici dello schema teatrale.
Nell’Avaro il dialogo tra Arpagone e mastro Jaques, il cuoco di
casa, per l’organizzazione del pranzo che il padrone deve offrire
alla sua futura fidanzata e alla suocera, mette in luce gli aspetti
più sordidi della spilorceria del padrone e trascina lo spettatore
nel centro dell’azione comica della commedia. Le risposte del
cuoco, invece, sono illuminanti per ricostruire un pranzo tipico
della società borghese e parigina del tempo. Le ricette che il
povero chef spera, almeno per una volta, di potere imbandire
nella casa del grande avaro, rimandano ai libri di gastronomia
più in voga, all’epoca di Anna d’Austria e del cardinale Mazzarino, mentre Arpagone vuole servire ai suoi ospiti piatti pesanti
che nutrono, riempiono subito e fanno risparmiare. Arpagone
non si cura di compiacere i suoi ospiti, pensa solo di sfamarli
in fretta, per poter poi parlare di dote e di soldi. Al contrario i
codici di comportamento sociali di mastro Jaques e di Molière
rilevano il buon gusto di una società civile e raffinata, basata sul
piacere reciproco che gli uomini sanno e possono offrirsi. A
questo poteva servire un banchetto; doveva fornire il punto di
partenza per una bella conversazione, per un incontro tra spiriti
affini. Il mondo di Arpagone non ha bisogno di queste forme di
socialità e tra il padrone e mastro Jacques si instaura un dialogo
tra sordi. I personaggi di Molière permettono a noi moderni di
entrare nel cuore della società barocca e di comprendere cosa
desideravano i parigini dell’epoca del Re Sole, come agivano,
quali passioni nutrivano ed anche come cambiava il loro gusto
alimentare. La corte, già ai tempi di Anna d’Austria, ma soprat-
sabato 6 settembre
Foligno Festival
Segni Barocchi
Segni Barocchi
Foligno Festival
Notte Barocca a Foligno
sabato 6 settembre
tutto dopo la costruzione di Versailles, divenne il centro di ogni
eccellenza in campo artistico e sociale e lo stesso Molière ed
i suoi contemporanei reputavano il giudizio del sovrano e dei
cortigiani un punto di riferimento assoluto. Non si trattava solo
di piaggeria o adulazione. L’entourage del sovrano esprimeva
l’eccellenza del gusto, raffinato dalla frequentazione di quanto di
meglio la Francia allora poteva offrire; tale buon gusto prediligeva ciò che era raro e geniale e rifuggiva dalla pedanteria e, in una
certa misura, dal bigottismo. Per questo il grande commediografo nella VI scena della Critica alla Scuola delle Mogli dichiara,
tramite le parole di Dorando, che il successo delle sue commedie era stato decretato dalla corte e questo determinava la fine
di ogni critica malevola. Il discorso sulla corte e sulle manie di
imitazione del comportamento nobiliare si trasformerà poi in
parodia snobistica nel Borghese gentiluomo. Il discorso di Molière
si rivela in buona parte conservatore, ma anche molto sensato.
Il buon gusto, non l’origine sociale, determinano la capacità di
giudicare nell’ambito delle manifestazioni artistiche, che riguardano nel Seicento tutte le forme d’arte, inclusa la capacità di
organizzare banchetti e spettacoli. Il gusto non era appannaggio
solo dei ricchi e dei nobili, riguardava le capacità del singolo e
solo a quest’attitudine, non alla ricchezza ostentata, farà appello
Molière, tanto da fargli dire che l’applauso della corte e delle
persone che s’intendevano di teatro valeva forse anche più dei
benefici economici. Illuminante al riguardo si rivela il discorso
del maestro di ballo di Monsieur Jourdain nella già citata commedia, il quale, al riguardo, si esprime in questo modo: “Io ho
bisogno di sfamarmi anche con un po’ di gloria. Non ho paura di
dirlo: sono sensibile agli applausi. Che gusto c’è a esibirsi davanti
a persone stupide e volgari, tanto per dare una spolveratina
alla loro incultura? È una gioia, altro che storie, incontrare la
persona che capisce i segreti del tuo lavoro, che ha orecchio e
sensibilità, che è capace di apprezzarti, che sa asciugarti il sudore con un rilievo appropriato o una lode stimolante”.
Raffaele Riccio
Raffaele Riccio è docente di Storia e Filosofia nei Licei. Si è
occupato in modo particolare della cultura spagnola ed europea
del tardo Cinquecento e del Seicento. Ha approfondito alcuni
aspetti della filosofia umanistica (Per un’analisi del Simposio platonico e del “Convito o ver dialogo d’Amore” di Marsilio Ficino). Ha
pubblicato saggi ed articoli in cui ha esaminato le problematiche
connesse con la creatività dell’ingegno barocco (Huarte e Graciàn: medicina ed ingegno barocco). Ha curato inoltre la traduzione e la pubblicazione dell’opera Juan Huarte de San Juan, Esame
degli Ingegni, Bologna 1993. Si interessa in modo particolare di
storia dell’alimentazione e del rapporto intercorrente tra cibo
e cultura (Filosofia e gusto alimentare nel XVIII sec.: Il cibo pitagorico); per i tipi della casa editrice Atesa di Bologna ha pubblicato i
seguenti volumi: Il Barocco in Tavola, Bologna 2001, A tavola con i
Borboni, Bologna 2002, Mangiar sano con la dieta mediterranea: La
cucina del Cilento, Bologna 2004, e Astinenza o gola. A tavola con
Cardinali, Abati e prelati, Bologna 2006.
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Segni Barocchi
Foligno Festival
VISIONI D’INCANTO
Proiezioni di immagini fisse di grande formato
Ore 21.00
Notte Barocca a Foligno
Piazza della Repubblica
sabato 6 settembre
Ore 21.00
DANZIMANIA
Tarante e Tarantelle dal 1500 ad oggi
Spettacolo di teatro totale
(voci recitanti, danza, musica, teatro)
Lo spettacolo si articola in vari quadri (brevi scene), relativi
alle rispettive arie musicali che vanno dalla fine del 1500 ai
nostri giorni, eseguite dal vivo dagli stessi attori musici. Alcuni
brani recitati dagli attori danzatori in abiti colorati e maschere,
raccolti da fonti originali popolari, introducono o commentano
i quadri scene e riportano lo spettatore in quell’ambiente
seicentesco in cui si esprimevano le compagnie itineranti della
Commedia dell’Arte che si spostavano frequentemente tra
Napoli e le Puglie. Alle musiche originali, utilizzate per secoli
nella cura contro il morso della famigerata Tarantola di Puglia,
si accompagnano le trascinanti danze, espressione di un popolo
sottomesso ma vivace e ricco di antiche culture che risentono
di influenze greco-turchesche e afro-mediterranee.
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Auditorium San Domenico
Arakne Mediterranea
Foligno Festival
© Claudio Santaguida
Notte Barocca a Foligno
sabato 6 settembre
Segni Barocchi
La colonna sonora dello spettacolo è una selezione di Tarantelle
per danze (curative), dalla fine del 1500 ad oggi, frutto di una
ricerca compiuta negli anni novanta da Giorgio Di Lecce,
fondatore della compagnia Arakne Mediterranea, e dai suoi
collaboratori. In apertura la prima Tarantella conosciuta con
questo nome, trascritta da Foriano Pico nel 1608 e pubblicata
a Napoli in una raccolta dal titolo Nuova scelta di Sonate per la
Chitarra Spagnola. Seguono le 8 Clausole Armoniche pubblicate
nel 1641 dal gesuita A. Kircher nel suo libro Magnes sive de
arte magnetica, indicate come Arie musicali in uso per la cura
di coloro che erano intossicati dalla Tarantola, originariamente
trascritte dai padri Giovanni Paolo Nicolello da Lecce e Giovanni
Battista Galliberto da Taranto e pubblicate in appendice del
libro La Danzimania dal medico tedesco G.F.C. Hecker nel
1832. Quindi la serie 1/7 di Tarantelle italo spagnole del ‘700,
incluso quella trascritta da S. Storace nel 1753, apparse nei libri
di F. X. Cid, Tarantismo observado en España del 1787, e di M.
Schneider, La danza de espadas y la tarantela, del 1948. E ancora
un’Aria romantica, (Presto) tratta dalle 8 Airs de la tarentule
del 1819, raccolte e pubblicate da A. Castellan, in Lettres sur
l’Italie; e Il Ballo e Canto dei morsicati dalla Tarantola, raccolto da
A. Majorano, a Lizzano (Taranto) nel 1950, e trascritto da S.
Messia. Chiude una delle Arie delle Pizziche Tarante originali,
usate nelle ultime danze curative da un’anziana donna (rintesa)
di Scorrano (Lecce), raccolta a Galatina negli anni ‘90. Qui
ripercorriamo in un viaggio musicale e coreutico le musichetarantelle a noi giunte, non solo per tradizione orale (a
memoria d’uomo), e quindi risalenti a tre quattro generazioni
indietro, ma anche per trascrizioni musicali colte e semi-colte.
La costante comune è che sono tutte Tarantelle per danze, in
particolare per danze curative o di guarigione, che dalla fine
del Cinquecento giungono fino ad oggi.
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Foligno Festival
Arakne Mediterranea, compagnia fondata da Giorgio Di
Lecce e diretta da Imma Giannuzzi, con sede a Martignano,
nella Grecìa Salentina, opera da oltre vent’anni sul territorio del
Salento in collaborazione con l’Università di Lecce, la Regione
Puglia, le amministrazioni provinciali e locali, le associazioni. Si
compone di artisti, studiosi e ricercatori che si propongono di
preservare, diffondere e far conoscere le tradizioni, le danze,
gli usi e i costumi delle espressioni popolari salentine e della
Puglia. La compagnia Arakne deve il suo nome ad una giovane
principessa greca che fu trasformata dalla dea Atena in ragno
(secondo il mito descritto da Ovidio nelle Metamorfosi): Arakne
vincitrice della gara di tessitura disputata con la dea, umiliata,
voleva impiccarsi. Atena la perdonò e le concesse di vivere, ma
trasformata in ragno, oggi Taranta.
Arakne Mediterranea ha partecipato a numerosi festival e
manifestazioni, tra i quali il Festival dei Caraibi a Santiago de
Cuba nel 1993, il Festival di Babilonia a Bagdad in Iraq nel
1993, il Festival delle Televisioni a Pechino nel 1997, il Festival
di Berlino nel 1998, il Festival di Musiche del Sud a Parigi nel
1998, la Festa Italiana della Tarantella in Giappone nel 1999
con spettacoli a Tokio ed Osaka, il Festival del Mediterraneo
a Genova nel 1995, il Festival New Age di Trieste nel 2000, il
Festival des Musiques des Iles a Djerba in Tunisia nel 2002, il
Festival di Musica Sacra in Grecia con concerti a Kos, Olimpia,
Atene e Salonicco nel 2003, il Festival di Manresa a Barcellona
nel 2008, il Festival Salz & Zikaden a Vienna nel 2009, il
progetto “Puglia Albania - due popoli un’amicizia” a Tirana nel
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Notte Barocca a Foligno
Danzimania, o mania della danza, era sin dal Medioevo per
medici e uomini di Chiesa quel fenomeno di vera e propria
epidemia coreutica che coinvolgeva moltitudini di persone in
danze sfrenate che perduravano per interi giorni (nord Europa:
ballo di San Vito e ballo di San Giovanni; meridione d’Italia:
morso della Taranta, da cui Tarant-ismo o malattia della danza).
Cfr. Hecker, La Danzimania-Malattia popolare nel Medioevo.
© Emanuele Perucca Orfei
sabato 6 settembre
Segni Barocchi
Foligno Festival
© Emanuele Perucca Orfei
2010. Tra i riconoscimenti più importanti, il Premio Qualità
Radiocorriere TV, vinto ad Ospedaletti nel 2002 al Festival
Nazionale della Musica Dialettale. Il 27 agosto 2011, in diretta
su Telenorba, Arakne Mediterranea è ospite del concertone
finale di Melpignano per la 14° edizione del Festival della
Notte della Taranta 2011. Del 26 aprile 2012 è la straordinaria
partecipazione alla trasmissione televisiva greca The Atlati tis
Gis ad Atene. Il 17 e 18 agosto 2013, insieme all’Orchestra
della Magna Grecia, presenta a Matera e Taranto lo spettacolo
Danzimania.Tarante e Tarantelle dal 1500 ad oggi.
© Emanuele Perucca Orfei
Notte Barocca a Foligno
sabato 6 settembre
Segni Barocchi
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Foligno Festival
sabato 6 settembre
Segni Barocchi
dalle ore 21.30 alle ore 01.00
Gli amori degli Dei nei Palazzi di Foligno
Mentre si instaura in città una cultura dell’antico ed i reperti
del tempo passato arricchiscono i giardini, una fervida attività
edilizia dà vita a quei palazzi signorili, decoro di un ceto emergente e segno tangibile dell’età moderna nell’assetto urbano
di Foligno. Gli equilibri dei corpi e le nobili simmetrie delle
facciate disegnano le direttrici principali della città, mentre
nei tortuosi collegamenti interni restano i segni superstiti
dell’evo medio. Ma è nelle pareti interne delle case che le belle favole del tempo andato dispiegano con continuità gli arazzi
delle loro storie: storie mitologiche e storie bibliche. Nell’epitalamio “Espero e la Notte” Michelangelo Jacobilli invita ed
accompagna gli sposi al talamo nuziale. Prima di spegnere le
luci, però, dà un ultimo fugace sguardo alle immagini disegnate
sulle pareti. È tale lo spirito di quei colori che i personaggi
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© Emanuele Perucca Orfei
© Emanuele Perucca Orfei
Notte Barocca a Foligno
GLI AMORI DEGLI DEI
ITINERARI E CONCERTI NEI PALAZZI
STORICI DELLA CITTÀ
Notte Barocca a Foligno
sabato 6 settembre
Segni Barocchi
Foligno Festival
sembrano poter parlare. Ma ormai, rassicura gli sposi, anche
loro sono oppressi dal sonno e non possono far altro che
tacere:
Son le pareti di bei drappi ornate,
Da cui pendon pitture illustri, e belle,
L’opre eccelse son qui dell’Arpinate,
Di Guido,Tiziano e Raffaelle;
Deh, s’a l’occhio voi pur credenza date,
Ha spirito il color; par che favelle;
Ma le immagini rare opprime il sonno
Perché è già Notte, e favellar non ponno.
Non esiste un omaggio più bello alla pittura dei palazzi.Vale la
pena percorrere brevemente questo itinerario, appena suggerito. Amore trionfa nella volta della sala che, a Palazzo Candiotti, ne celebra le imprese. Assiso sul cocchio trainato da
cigni e amorini, ha ai suoi piedi alcune delle illustri vittime del
suo imperscrutabile trascorrere nel mondo. Ercole, proprio
lui, che tesse la tela per Onfale. Bacco che salva Arianna dal
suo tragico destino di abbandono associandola al suo rumoroso e festante corteo. Diana, l’incorruttibile ed insensibile,
estasiata davanti ad Endimione dormiente. Giove e Giunone
simboli dell’amore coniugale, della maternità, ma anche delle
inevitabili diatribe dell’amore. Infine Marte e Venere, la coppia
più discussa proprio perché impossibile. Ma chi può giudicare
i giochi dell’Amore? Il tema del suo trionfo, del resto, si ritrova a Foligno in altri due palazzi, con alcune interessanti varianti. A Palazzo Pierantoni si aggiungono le storie di Plutone e
Proserpina, simbolo della grazia e dell’oscurità dell’amore, e
di Nettuno ed Anfitrite, emblema della forza della passione,
come di un’onda che si frange sugli scogli. In Palazzo LeziMarchetti l’aquila imperitura ed impenitente di Giove si posa
sul formoso giovinetto Ganimede per portarlo in Olimpo e
farne il Coppiere degli Dei. Ma un trionfo dell’amore (e che
trionfo!) è anche quello raffigurato in Palazzo Canuti Barugi
che ritrae Giove, Alcmena ed il loro figlioletto Ercole, frutto
di un amplesso lungo tre notti. A Palazzo Trinci (il prototipo
dei palazzi signorili folignati) si contano gli amori di Amore
e Psiche, da cui nacque la Voluttà, Marte e Ilia, per Romolo e
Remo, ed infine Giove e Dione da cui nacque Venere. E il loro
atto d’amore è raffigurato senza veli nella Camera del Governatore. Infine Mercurio e Filologia… I palazzi della città: una
festa per gli occhi che è anche del cuore.
Piero Lai
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Palazzo Trinci
Visita guidata al Museo della città: ore 21.30 / 22.30 / 23.30
Corte di Palazzo Trinci
FIABA BAROCCA
PER VIOLINO E FANTASMI
Ispirato a Lo Cunto de li Cunti di Giambattista Basile
Spettacolo per bambini: ore 21.30 / 23.00
Lo spettacolo vede protagoniste della scena una violinista e due
fantasmi che, dall’epoca barocca, continuano ad aggirarsi a Palazzo
Trinci. La povera violinista dovrà chiedere l’aiuto del pubblico per
liberarsi delle due invadenti presenze.
Luana Monachesi, violino
Sabina Antonelli, Maria Luisa Morici, voci recitanti
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Foligno Festival
Notte Barocca a Foligno
Segni Barocchi
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Notte Barocca a Foligno
sabato 6 settembre
Segni Barocchi
Foligno Festival
Palazzo Lezi-Marchetti
AMORE BAROCCO
Visita guidata e concerto: ore 21.30 / 22.30 / 23.30
Coplas Duo
Elga Ciancaleoni, soprano
Mauro Mela, chitarra
Musiche di John Dowland e di Joaquin Rodrigo
In collaborazione con la Sezione Musica del DLF Foligno
Palazzo Candiotti
BAROCCO IN JAZZ
Visita guidata e concerto: ore 21.30 / 22.30 / 23.30
TJM Trio
Manolo Rivaroli, voce, strumenti vari, elettronica
Joe Rehmer, contrabbasso, elettronica
Tommaso Muzzi, video
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Dalle ore 21.30 alle ore 01.00
VISITA AL MUSEO CAPITOLARE
DIOCESANO
Visita guidata al Planetario del Laboratorio
di Scienze Sperimentali,Via Isolabella
IL CIELO DI SETTEMBRE AL PLANETARIO
Planetari: ore 21.30 / 22.30 / 23.30 / 00.30
I planetari saranno diretti da Arnaldo Duranti
In collaborazione con il Laboratorio di Scienze Sperimentali
e con l’Associazione Astronomica Antares
Visita guidata all’Osservatorio Astronomico comunale
Via Bolletta n.18, Torre dei Cinque Cantoni
sabato 6 settembre
Foligno Festival
Notte Barocca a Foligno
Segni Barocchi
Osservazione al telescopio degli oggetti visibili nella notte
Proiezioni e conversazioni astronomiche
In collaborazione con l’Associazione Astronomica Antares
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LE COSTELLAZIONI DAGLI ORTI JACOBILLI
Segni Barocchi
Foligno Festival
Spettacolo itinerante:
Corso Cavour - Largo Carducci - Piazza della Repubblica
Baracca dei Buffoni
TRANUVOLE
Regia Orazio De Rosa
Scene Francesco Rivista
con Orazio De Rosa, Francesco Rivista, Gabriella Errico,
Carla Carelli, Assunta Rosaria Criscuolo
Notte Barocca a Foligno
sabato 6 settembre
Ore 22.30 e replica alle ore 00.15
TraNuvole, donando amore
Omaggio al clown bianco, a Fellini e alle nuvole
Ogni luogo sarà scenario e il cielo il tetto dell’evento. Una
performance itinerante davvero suggestiva, personaggi unici e
surreali accompagnano lo spettatore in un mondo incantato,
stupendoli con coreografie originali, invitandoli ad entrare nel
fantastico mondo dei sogni. Cinque nuvole rappresentate con
ombrelli e veli indossate da altrettanti clown bianchi, accompagnati da musica per carillon si fondono in uno spettacolo di
teatro d’immagine dove incanto e meraviglia donano amore
agli occhi di chi osserva.
Baracca dei Buffoni nasce nel 1998 da una costola di un
gruppo attivo nel teatro di ricerca. Dopo un’esperienza con
la Carovana del Circo Immaginario, decide di dedicarsi completamente al teatro di strada, cercando di innovarne il linguaggio attingendo dalla tradizione. Inizialmente si dedica al
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libero esercizio, girando l’Italia e l’Europa con spettacoli classici di arte di strada partecipando inoltre a numerosi festival
del settore. I componenti si formano con: Carovana, Teatro
Potlach, Colombaioni, Crasc, Familie Floz, Bruno Leone, Accademia Teatro Bellini, Danze Orientali. Dopo un tour in Canada, Cipro e Albania, dal 2006 la compagnia inizia una nuova
avventura nel teatro d’immagine, sconvolgendo il linguaggio
usato fino a quel momento e inizia a produrre nuovi spettacoli trovando nel clown la sua ispirazione. Dirige inoltre un
festival ad Arzano, in provincia di Napoli, e vanta collaborazioni illustri con personaggi del calibro di Ermanno Olmi, Vinicio
Capossela, Renzo Piano che dopo aver visto la Repubblica di
Scartù ha definito il gruppo la sua “città invisibile”.
Nel 2013 lo spettacolo Fleur, parata poetico sensoriale, si classifica terzo al concorso nazionale per le nuove produzioni
Cantieri di Strada. Nello stesso anno la Corte della Formica
assegna alla compagnia il premio speciale per i costumi presso
il Teatro Bellini di Napoli per lo spettacolo TraNuvole. A ottobre 2013 cura la direzione artistica del Festival Internazionale
del Teatro di Strada “Artisti in Chiazza” ad Arzano, Napoli. È
inoltre ospite al Festival del Cinema di Locarno, Svizzera, e
al Giffoni Film Festival. Nel dicembre 2012 la compagnia è
all’udienza da Papa Benedetto XVI con lo spettacolo TraNuvole.
sabato 6 settembre
Foligno Festival
Notte Barocca a Foligno
Segni Barocchi
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Segni Barocchi
Foligno Festival
Ore 23.15 e replica alle ore 01.00
Spettacolo itinerante con finale fisso:
Corso Cavour - Largo Carducci - Piazza della Repubblica
Compagnie EliXir
TORNADE
Parade aérienne, lumineuse et sonorisée
Il Vento degli Dei rivela i suoi angeli e altre creature vorticose.
Una meravigliosa alchimia di comici, giocolieri, trampolieri e ballerini si mette al servizio di un personaggio fantastico, Tornado.
Un soffio, una parola, e il re dell’aria, tra mille peripezie acrobatiche, intrattiene la sua corte in una sfavillante parata aerea.
EliXir, compagnia francese diretta da Sylvain
Gauthier, nasce
nel 1997. Gli artisti che compongono la troupe
sperimentano
sempre nuove
forme espressive, per un teatro
urbano in piena
evoluzione. La
compagnia dalla
sua origine ha
sede a Cusset
nell’Allier.
Notte Barocca a Foligno
sabato 6 settembre
Omaggio alla Francia
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Foligno Festival
Giovedì 11 settembre, ore 17.30 e 21.30
Foligno, Multisala Supercinema
VENEZIA SALVA
Di Serena Nono
Italia, 2013, 78’
Cinema
Segni Barocchi
Si tratta di dissolvere quel
mito, e la sua elaborata realtà,
di perfetta vita politica - mirabile combinazione di monarchia, aristocrazia e democrazia nell’alchemico crogiuolo
di vertice dogale, magistrature ristrette e base allargata
del Maggior Consiglio - che
Venezia riflette nelle sue
acque, di cui rende testimonianza il noto e diffuso libro
d’epoca De magistratibus et
republica venetorum (15241534) del nobile cardinale veneziano Gasparo Contarini
(1483-1542). Si tratta ancora
di infrangere quel cristallo
di repubblica, per istituzioni
e leggi accomodata a bene e
felicemente vivere, con una
estesa rete di trame strategiche e colpi tattici, mobilitando il desiderio giovanile di conquista ed usurpazione. Quel mito e quel cristallo, in verità, erano
entrambi il risultato di uno sforzo creativo congiunto di politici
ed intellettuali, che per tutto il millecinquecento ed oltre cercarono di elaborare il trauma della battaglia di Agnadello (1509),
per il quale Venezia, nella sconfitta, rinunciò definitivamente alla
conquista di territori italiani di terraferma. Di queste luci, dopo
la rinuncia, a svantaggio delle ombre, narra con un sondaggio critico puntuale lo storico Gino Benzoni nel suo semprevivo libro
Gli affanni della cultura. Intellettuali e potere nell’Italia della Controriforma e barocca (1978). A questo rimando per la collocazione
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Segni Barocchi
Foligno Festival
del contesto. Ma
di che stiamo
scrivendo? Di un
evento storico
particolare, accaduto a Venezia,
in pochi mesi,
tra il 1617 e il
1618, ricordato
dalle cronache
come la congiura di Bedmar,
l’ambasciatore
spagnolo in città e raccontato, con qualche
tocco romanzesco, dallo storico savoiardo César Viscard de
Saint-Réal (1639-1692) nel suo Conjuration des Espagnols contre la république de Venise (1674). Si trattava, con precise trame
strategiche e puntuali colpi tattici, di sollevare una sommossa a
Venezia, mediante la congiura di nobili spagnoli ivi residenti e di
sostenerla poi con la flotta del viceré di Spagna a Napoli, per
sottometterla definitivamente. Un evento nell’evento fa precipitare il tutto e causa la rovina dei congiurati: questo elemento
che sta nell’ordine dell’imprevisto - un giovane congiurato, Baldassarre Jeuven, o Jeffier, rinuncia e denuncia - ha generato un
interesse romanzesco, che è giunto fino a noi. Fino alla filosofa
Simone Weil (1909-1943) che nel suo Venise sauvée (1940) cerca
di volgere, come è nel suo sentire filosofico, il romanzesco in
tragico. La progettata tragedia in tre atti, però, rimarrà incompiuta ed è leggibile ora come se fosse un oratorio di scienza
soprannaturale della sventura, cui Cristina Campo (1923-1977)
nella sua mirabile versione, pubblicata postmortem nel 1987, restituisce l’intensità poetica, aggiungendovi gli appunti weiliani per
la sua edificazione. Serena Nono, pittrice, artista multimediale, al
suo esordio nel lungometraggio (soltanto due precedenti video,
Ospiti e Via della Croce del 2008 e del 2009, realizzati con gli ospiti
della Casa dell’Ospitalità di S. Alvise a Venezia, un asilo notturno
trasformato in casa dell’ospitalità) rilegge l’oratorio in forma di
tableaux vivants, al cui centro si irradia la potenza della bellezza
veneziana, la cui immagine mitica e cristallina spinge il congiurato
alla rinuncia della violenza. Evento speciale alle Giornate degli
Autori alla scorsa edizione del Festival cinematografico.
Roberto Lazzerini
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Segni Barocchi
Foligno Festival
Trevi, La Piaggia
ALLA RICERCA DEL BAROCCO
Incontro a Porta San Fabiano e visita guidata
alle Chiese barocche del Crocifisso, di Santa Croce, di Santa Chiara
a cura di Bernardino Sperandio, Sindaco del Comune di Trevi
Concerto
Venerdì 12 settembre, ore 17.30
Ore 19.00
Trevi, Chiesa Museo di San Francesco
Esecuzioni musicali del maestro Nicola Nanni, fisarmonica
In collaborazione con il Comune di Trevi
Programma
George Friedrich Händel (1685-1759)
Pralludium, minuetto sarabanda
Johan Sebastian Bach (1685-1750)
Kleines harmonisches labyrint
Arcangelo Corelli (1653-1713)
Adagio
Michel Praetorius (1571-1621)
Postludium
Felice Fugazza
Preludio e fuga (Bach ispirazione)
Adamo Volpi
Preludio Opera 31 (ispirazione barocca)
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Concerto
Segni Barocchi
Foligno Festival
Venerdì 12 settembre, ore 21.30
Trevi, Teatro Clitunno
Serpent Quartet con Michel Godard, Gavino Murgia,
Luciano Biondini, Patrice Héral
TRACCE DI GRAZIA
Musiche da Monteverdi
Jazz - world music incontrano l’ispirazione barocca per una
creativa contemporaneità, poesia e virtuosismo in armonia
Progetto a cura di Vito Trombetta
In collaborazione con il Comune di Trevi
Michel Godard, serpent, tuba, basso elettrico
Gavino Murgia, sax soprano e baritono
Luciano Biondini, accordion
Patrice Héral, percussioni
Il serpentone è uno straordinario strumento a fiato di legno, rivestito in
cuoio, che nasce in Europa (forse in Francia) intorno al 1500. Oltre all’uso
nelle chiese per accompagnare le funzioni liturgiche, era utilizzato come
basso per accompagnare i cori e nelle formazioni di musica da camera.
Michel Godard, da anni considerato uno dei più grandi virtuosi della tuba,
ha da sempre caratterizzato il suo percorso affiancando alla tuba l’utilizzo
del serpentone, del quale è divenuto uno dei più grandi specialisti, cercando nel contempo una commistione originale tra il jazz e la musica barocca
della quale è un vero conoscitore. In questa ricerca vi è un particolare accostamento dei due mondi apparentemente lontani ma al contrario molto più vicini di quello che si potrebbe pensare. Godard in questo concerto,
colmo di sonorità provenienti da tutta la storia della musica, si affianca
ai musicisti Gavino Murgia,
ai sassofoni
e alla voce,
Luciano Biondini, alla fisarmonica, e
Patrice Héral,
alle percussioni, con i quali
collabora da
tanti anni e
con i quali ha
costruito un
suono originale.
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Segni Barocchi
Foligno Festival
Michel Godard, nato vicino alla città di
Belfort nella Franca Contea, è un musicista
e compositore francese. È uno dei pochissimi solisti di tuba e probabilmente l’unico
solista di serpentone che imbraccia per la
prima volta nel 1979. Questo strumento, che nasce come il basso della famiglia
dei cornetti, non aveva mai goduto di un
repertorio solistico. Godard, sviluppando
su questo strumento dimenticato il suo enorme talento tecnico, vi
esegue un repertorio che va dalla musica del XVI secolo al jazz ed
alla musica improvvisata. Come solista di musica classica, ha suonato e registrato con l’Orchestre Philarmonique de Radio France, con
l’Orchestre National de France, con l’ensemble Musique Vivante, con
l’Ensemble La Fenice di Parigi, con XVIII-21 Musique des lumières, con
l’Ensemble Jacques Moderne. Nell’ambito del jazz, ha suonato, con
Rabih Abou-Khalil, Christof Lauer, Luciano Biondini, Linda Bsiri, Michel Portal, Louis Sclavis, Henry Texier, Enrico Rava, Michael Riessler,
Kenny Wheeler, Ray Anderson, Sylvie Courvoisier, Klaus König, Simon
Nabatov, Wolfgang Puschnig, Linda Sharrock, Misha Mengelberg, Maria Pia De Vito, Willem Breuker, Herbert Joos, Dave Bargeron, Steve
Swallow. Ha collaborato inoltre con la Bagad bro Kemperle, orchestra
bretone di bombarde, cornamuse e percussioni di Quimperlé, assai
nota soprattutto in Francia, con la star reggae Alpha Blondy, con la
compagnia di danza contemporanea Taffantel, con i musicisti rock John
Greaves e Pip Pyle, tra i protagonisti della Scena di Canterbury, e con
la scrittrice Nancy Huston. Il primo progetto a suo nome è stato Le
Chant du Serpent, del 1989, nel quale lo affiancano Philippe Deschepper
alla chitarra, Jean-François Canape alla tromba e al flicorno, Jacques
Mahieux alla batteria e la cantante Linda Bsiri. Tra i successivi progetti a suo nome sono soprattutto da ricordare Archangelica, in cui
è accompagnato dall’Atelier des musiciens du Louvre, un gruppo di
straordinari musicisti specializzati nella musica barocca e classica su
strumenti originali; Castel del Monte, registrato nel 1998 appunto a
Castel del Monte, l’imponente monumento costruito da Federico II
presso Ruvo di Puglia, dove è affiancato tra gli altri dal clarinettista
Gianluigi Trovesi, dal percussionista Pierre Favre, dal trombettista Pino
Minafra e dalla cantante umbra di musica popolare Lucilla Galeazzi; e
ancora Castel del Monte II: Pietre di Luce, nel quale i suoni del quintetto
jazz, composto dalla Bsiri, dal clarinetto di Gabriele Mirabassi, dal violoncello di Vincent Courtois e dalla percussionista Marie-Ange Petit,
molto nota in ambito classico, si mescolano a quelli delle voci e degli
strumenti antichi del gruppo di musica medievale Ensemble Calixtinus.
Come compositore, ha scritto brani per Radio France, per la Südwestrundfunk e per il Ministero della Cultura francese.
Gavino Murgia, nuorese, inizia a suonare a
dodici anni il sax alto. Grazie alla ben fornita discoteca del padre ha la possibilità di scoprire e
crescere ascoltando il jazz e la musica classica.
A quindici anni inizia a suonare con vari gruppi
pop e funky e a collaborare con alcune compagnie teatrali in Sardegna, frequenta i seminari di
Paolo Fresu a Nuoro e a Siena concorre a far
33
Segni Barocchi
Foligno Festival
parte dell’Orchestra Giovanile Italiana di Jazz come primo sax tenore.
La Sardegna con le sue profonde radici musicali è costantemente presente nel suo percorso sonoro. Il canto a tenore nel ruolo di Bassu,
praticato già in adolescenza, e lo studio tradizionale delle Launeddas
si fondono nel tempo con la musica afroamericana trovando un percorso inedito e originale. Al sax soprano e tenore affianca anche il sax
Baritono, Flauti e Duduk. Tra le sue collaborazioni: Rabih Abou Kalil,
Bobby McFerrin, Michel Godard, Steve Swallow, Gianluigi Trovesi, Antonello Salis, Hamid Drake, Mal Waldron, Djivan Gasparian, Salvatore
Bonafede, Pietro Tonolo, Riccardo Lai, Famoudou Don Moye, Roswell
Rudd, Sainko Namtcylak, Bebo Ferra, Danilo Rea, Paolo Fresu, Babà
Sissokò, Badara Seck, Al di Meola, Paolo Angeli, Franck Tortiller, Luigi
Cinque, Mauro Pagani, Gianna Nannini, Massimo Ranieri, Andrea Parodi, Vinicio Capossela, Piero Pelù, Piero Marras, Bertas, Tazenda, Elena
Ledda, Solis String, Noa, Gil Dor, Zohar Fresco.
Luciano Biondini, nato a Spoleto, inizia a studiare la fisarmonica all’età di
10 anni. Dopo una formazione orientata verso studi classici con numerosi
riconoscimenti nazionali e internazionali (Trophèe Mondial de l’Accordéon,
Premio Internazionale di Castelfidardo,
Premio Luciano Fancelli, Premio Internazionale di Recanati), si avvicina al jazz
nel 1994 dopo aver conosciuto il chitarrista Walter Ferrero.Tra le sue
collaborazioni:Tony Scott, Enrico Rava, Mike Turk, Ares Tavolazzi, Battista Lena, Gabriele Mirabassi, Roberto Ottaviano, Javier Girotto, Marteen
Van der Grinten, Martin Classen, Enzo Pietropaoli, Michel Godard,
Patrick Vaillant, Rabih Abou-Khalil.
Patrice Héral, percussionista francese
nato a Montpellier, nella ragione della
Provenza, incontra il jazz e l’improvvisazione con Alain Joule e Barre Phillips. Tra
le sue collaborazioni: Markus Stockhausen, Arild Andersen, Terje Rypdal, Tore
Brunborg, Kirsten Brattenberg, N’guyen
Lê, Renaud Garcia Fons, Franck Tortiller,
Wolfgang Puschnig, Frederic Favarel, Max
Nagl, Dhafer Youssef, Antonello Salis, Furio Di Castri, Paolo Fresu, Tom Cora, Iva
Bittova, Vienna Art Orchestra, Wolfgang Muthspiel, Michel Portal, Chano Dominguez, Charlie Mariano, Ferenc Snettberger, Lol Coxhill, Julie
Tippetts, Steve Swallow, Ralph Towner, John Taylor, Maria Pia De Vito,
Rita Marcotulli, Carsten Dahl.Tra i festival ai quali ha partecipato: Jazz in
Saalfelden (Austria), North Sea Jazz festival (Olanda), Berlino Jazz Tagen,
Hamburg Musicfest (Germania), Tampere Jazz festival (Finlandia), Bath
Jazz festival (Inghilterra), Roma, Bolzano, Monza Jazz festival (Italia), Jazz
fest Wien (Austria), Assier Jazz festival, Figeac Avis de passage, Marsiglia,
Mimi-Festival de Jazz Paris, festival di Radio France Montpellier ad Aix in
Provenza, Le Mans Jazz festival, Rencontres Internationales de Nevers
(France) Sarajevo Jazz festival (Bosnia), Jazz festival Beograd (Serbia),
Copenhagen Jazz Tagen (Danimarca).
34
Foligno Festival
Giovedì 18 settembre, ore 21.15
Foligno, Auditorium Santa Caterina
Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto “A. Belli”
SERPILLA E BACOCCO
Teatro Lirico
Segni Barocchi
Ovvero Il Marito Giocatore e la Moglie Bacchettona
Tre Intermezzi di Giuseppe Maria Orlandini
Libretto di Antonio Salvi (Prima esecuzione 1718)
Revisione di Giuseppe Giusta e Amos Mattio (2003)
Direttore Francesco Massimi
Regia e allestimento Adamo Lorenzetti
Cantanti vincitori del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto “A. Belli”
Ensemble strumentale dell’O.T.Li.S
Orchestra del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto “A. Belli”
Premessa
Il Marito Giocatore e la Moglie Bacchettona, come una miriade di
composizioni del genere Intermezzo, è un’opera di cui non si
legge sulle antologie di letteratura e di cui poco si scrive negli
ordinari repertori musicali. Questo perché l’Intermezzo comico
italiano, nato nei primi anni del ’700, ha giocato le sue carte nel
giro di un paio di decenni ed è stato presto dimenticato quando
l’opera comica ha preso piede con tutt’altra struttura e complessità: un genere minore quindi, ma ingranaggio necessario perché
il grande meccanismo dell’evoluzione comica facesse il suo corso. Il nostro intermezzo, conosciuto anche come Serpilla e Bacocco, dal nome dei due protagonisti, fu tuttavia, come testimonia
la lunga serie di rappresentazioni, tra i più popolari esempi del
genere e tra le opere più durature e di maggior successo della
produzione drammatica italiana del ’700. Toccò le maggiori capitali europee e introdusse a Parigi il germe della comicità italiana,
avendo poi parte attiva, tra il 1752 e il 1754, nella nota querelle
des Buffons, in cui si confrontavano lo stile “buffo” italiano con la
tradizionale tragédie lyrique francese. Intendendo in primo luogo
restituire il testo e la musica ‘originali’ (ovvero quelli avallati dagli autori), ci si è dovuti scontrare con i problemi connessi alla
difficile reperibilità dei testimoni e alla ‘leggerezza’ con cui i can35
Segni Barocchi
Foligno Festival
tanti e gli editori trattavano gli Intermezzi
in genere, soprattutto in un’epoca in cui il
pasticcio era diventata una moda e un’abitudine. Come tutti i generi teatrali inoltre,
anche l’Intermezzo Comico era soggetto a cambiamenti di routine: evoluzioni e
adattamenti per il pubblico, per l’ambiente
o per gli interpreti.
Non si può pretendere pertanto di poter
risalire all’ultimo testo licenziato dall’autore, criterio normalmente adottato nel
campo degli altri generi letterari e musicali, perché il musicista, e tanto meno il
librettista, non seguiva la compagnia per
adottare personalmente i cambiamenti, e
non sappiamo se e fino a che punto li condividesse.
Secondo il più recente indirizzo della filologia nell’ambito dei
libretti d’opera, abbiamo mirato pertanto a restituire la prima
stesura, sia musicale che letteraria. Abbiamo quindi ricostruito
lo spartito e il libretto della Prima (Venezia 1718) e fatto chiarezza sulla natura delle testimonianze superstiti e sui possibili
rapporti genealogici e di dipendenza, eliminando gli interventi
che non fossero attribuibili alla mano degli autori. Poiché però
anche le singole fasi hanno avuto una importanza rilevante nella
storia dell’opera, e spesso ne hanno decretato la fortuna (è il
caso delle rappresentazioni di Ristorini e Ungarelli), registriamo
a parte anche le variae lectiones e tutti i cambiamenti più significativi, accompagnandoli con un breve commento; per un’esatta
ricostruzione dello sviluppo diacronico del testo e affinché il
lettore possa ripercorrere il nostro lavoro e operare, all’occorrenza, scelte diverse dalle nostre. Il lavoro finale è frutto di una
stretta collaborazione, solidale negli obiettivi che la presente
edizione si prefigge e nel metodo con cui raggiungerli, pur nel
rispetto delle singole competenze: Giuseppe Giusta ha curato la
parte musicale, Amos Mattio quella testuale.
Introduzione
Gli Intermezzi, composti generalmente di due o tre scene, richiedevano una scenografia modesta e una compagnia di dimensioni molto ridotte. I personaggi erano infatti solitamente solo
due (alla metà del ’700, mimi compresi, si arrivò a cinque-sei)
con un ruolo che si appellava più all’abilità recitativa dell’attore
che a quella vocale del cantante.
Lo stesso realismo dell’argomento teatrale ne spiega in parte la
ragione; nell’Intermezzo non sono più il virtuosismo vocale e la
declamazione aulica a caratterizzare situazioni e personaggi: il
quotidiano e il popolare sono rappresentati con relativa semplicità di mezzi sia musicali che poetici, mentre il gioco teatrale
si svolge sull’intrinseca comicità che certe situazioni e certi ca36
Segni Barocchi
Foligno Festival
ratteri portano con sé. Il recitativo è preponderante ed impone
ai cantanti un ritmo di recitazione e una vis comica determinanti
nell’interpretazione dell’opera. Questi erano per lo più tipi fissi,
con scarso spessore psicologico, come nella commedia dell’arte.
La ridotta estensione del testo infatti non permetteva approfondimenti che deviassero dal fine essenzialmente ludico della
rappresentazione, e personaggi fortemente caratterizzati favorivano lo svolgimento della trama comica, rendendola più leggera
e godibile. I ruoli erano generalmente affidati a un basso buffo
e ad un soprano, ma alcune eccezioni testimoniano l’utilizzo anche del tenore e del contralto, come lo stesso nostro Intermezzo. Questi fattori, insieme alla facilità di scrittura e all’esiguità
dell’organico strumentale (archi e cembalo) favorirono senz’altro la diffusione del genere, ma ne decretarono anche la breve
esistenza, dal momento che i suoi semplici meccanismi trovarono modo di evolversi e approfondirsi in generi più complessi,
come l’Opera Buffa.
I primi Intermezzi sembrano risalire agli anni attorno al 1706,
nella città di Venezia, dove il genere si sviluppò fino ai primi anni
venti, per spostarsi poi a Napoli. Venivano inizialmente rappresentati negli intervalli tra un atto e l’altro delle opere serie “per
necessario interrompimento de la troppa serietà degli argomenti” (così scrive l’anonimo compilatore di una singolare Raccolta
copiosa di Intermedj, stampata a Milano nel 1723, nell’avvertenza
“A chi legge”), ma la fortuna che riscossero portò alla ribalta le istanze comiche, tanto che, secondo cronisti dell’epoca, il
pubblico andava a teatro più per ascoltare gli Intermezzi che
l’Opera. Il Marito Giocatore e la Moglie Bacchettona, conosciuto
anche come Serpilla e Bacocco, dal nome dei protagonisti, o come
Il giocatore, è diviso in tre parti, dette a loro volta “intermezzi”
(che d’ora in poi indicheremo sempre con la grafia minuscola).
Vede i due personaggi, Bacocco e Serpilla, impegnati in un vorticoso scambio di ruoli, tra l’accusatore e l’accusato, per arrivare
all’inevitabile lieto fine. Bacocco è il giocatore incallito che da
anni scialacqua i denari suoi e della moglie, mentre Serpilla è la
moglie bacchettona, che, ormai esasperata dopo l’ennesima notte che il marito trascorre fuori casa giocando alla bassetta (gioco
di carte d’azzardo, di origine veneziana, citato anche da Goldoni
in alcune delle sue commedie), vuole il divorzio. Con questa decisione irremovibile, cui seguono le preghiere di comprensione
e gli spergiuri di Bacocco, si chiude la prima scena. Il secondo
intermezzo si svolge in un tribunale: Bacocco è travestito da giudice per impedire alla moglie di attuare il suo proposito; Serpilla
pur di «fare il divorzio» è disposta ad accettare il giudice come
spasimante, ma a questo punto Bacocco si toglie la barba e la
accusa a sua volta di ipocrisia e di infedeltà. Ora è lui a volere
il divorzio e lei a implorare pietà. Una nuova scena appare con
il terzo intermezzo: fuori dalla città Serpilla (che ha venduto i
mobili di casa e ha con sé i soldi ricavati) è una pellegrina che
37
Segni Barocchi
Foligno Festival
vive di elemosina; Bacocco la raggiunge trafelato, con la ferma
intenzione di giustiziarla (e soprattutto di prendersi i quattrini).
Serpilla, che veste per un momento i panni dell’eroina tragica,
con una sua commovente orazione muove a pietà il marito che
la riaccoglie con sé. Il duetto finale è il trionfo dell’amore e dei
buoni sentimenti.
Il libretto è attribuito concordemente ad Antonio Salvi (Lucignano, prima metà sec. XVIII - Firenze, 1742), mentre a proposito
della musica sono state fatte varie ipotesi. Il nome di Giuseppe
Maria Orlandini (Bologna, 1675 o 1688 - Firenze, 1760) compare infatti sul frontespizio di tre partiture conservate a Vienna, a
Rostock e a Firenze (d’ora in poi WI, RO e FI), e in un libretto
stampato a Londra nel 1737. Sulla prima pagina dello spartito
conservato a Wolfenbüttel (d’ora in poi WO) una mano ottocentesca fa invece il nome di Leonardo Vinci. Quest’ultimo nome
si giustifica probabilmente con una tarda attribuzione di un bibliotecario, che però escludiamo possa corrispondere anche
solo all’adattatore dell’opera per la specifica rappresentazione. L’attribuzione a Orlandini è inoltre confermata da Antonio
Groppo che, nel suo Catalogo purgatissimo di tutti li drammi per
musica recitatisi ne’ teatri di Venezia dall’anno MDXXXVII sin oggi
[1767], fa il suo nome per le rappresentazioni del 1741 e del
1742 a Venezia. Non è quindi da prendere in considerazione la
tarda attribuzione a Doletti del manoscritto parigino del 1752,
che riporta la partitura delle arie.
Gli studiosi concordano sul luogo della prima rappresentazione,
Venezia, ma la data è controversa: alcuni parlano del 1719, altri
del 1718. Va però anche segnalato un libretto che riporta sul
frontespizio la data del 1715 e l’indicazione di Verona, conservato nella Biblioteca Braidense di Milano. Se quest’ultimo (come
si vedrà in seguito) può essere escluso perché testimonia una
redazione diversa e anteriore a quella definitiva, rimane da considerare l’incertezzatra 1718 e 1719. È tuttavia verosimile che
sia stata la celebrità dei due cantanti Antonio Ristorini, tenore,
e Rosa Ungarelli, soprano, i quali inscenarono l’Intermezzo nel
1719 nel Teatro di S. Angelo a Venezia, a far sì che la loro rappresentazione venisse identificata con la prima assoluta. È invece
probabile che questa risalga in effetti al 1718. Avalla questa ipotesi l’esame dei libretti sopravvissuti e delle partiture musicali. I
primi presuppongono infatti la presenza di un testimone scomparso anteriore al libretto veneziano del 1719, e attraverso gli
spartiti si risale a una versione originariamente per contralto, e
non per soprano, quindi non adatta alla Ungarelli. In seguito le
repliche si moltiplicarono, in Italia e all’estero, tanto che Serpilla
e Bacocco divenne uno degli Intermezzi più noti: toccò Vienna,
Mosca, S. Pietroburgo, Praga, Amburgo, Potsdam, Copenaghen,
Edimburgo, Londra, per oltre quarant’anni dopo la prima veneziana (e proprio dall’estero provengono quattro delle cinque
partiture sopravvissute), ad opera di diverse compagnie, ma so38
Segni Barocchi
Foligno Festival
prattutto della già citata di Ristorini e Ungarelli, cui si deve la
sua maggior fortuna. Furono infatti costoro, nel 1729, proprio
con Serpilla e Bacocco, a portare per primi a Parigi l’Intermezzo
Comico Italiano, che qui trovò pubblico ben disposto e terreno
fertile ai dibattiti e alle imitazioni.
Giuseppe Giusta e Amos Mattio
Il Teatro Lirico Sperimentale
di Spoleto “A. Belli” è stato
fondato nel 1947 da Adriano Belli,
avvocato e musicologo, al fine di
avviare alla carriera artistica giovani cantanti che non hanno ancora debuttato. L’attività si svolge
su base annuale in tre fasi: il Concorso per giovani cantanti lirici
della Comunità Europea; il Corso
di preparazione al debutto; la Stagione Lirica, che si svolge a Spoleto e in Umbria. Hanno iniziato la
propria carriera artistica a Spoleto molti tra i più importanti artisti:
Franco Corelli, Cesare Valletti, Antonietta Stella, Anita Cerquetti,
Anna Moffo, Renato Bruson, Ruggero Raimondi, Leo Nucci, Mariella Devia, Lucia Aliberti, Elizabeth Norberg-Schulz, Giuseppe
Sabbatini, Norma Fantini, Sonia Ganassi, Daniela Barcellona. Il
Teatro Lirico Sperimentale realizza corsi di alta formazione per
maestri collaboratori e professori d’orchestra. Dal 1993 viene
organizzato il Concorso “Orpheus” per nuove opere di teatro
musicale da camera, la cui Giuria per ben cinque edizioni è stata
presieduta da Luciano Berio. Nel 2001 il Teatro Lirico ha realizzato il “Progetto Bach/Berio-L’Arte della Fuga” inerente la trascrizione, rielaborazione ed esecuzione del capolavoro bachiano.
Il Teatro Lirico Sperimentale, oltre a collaborare con alcuni tra i
maggiori teatri lirici italiani, è stato ospite con concerti ed opere
anche in Austria, Spagna, Stati Uniti d’America, Svizzera, Giappone, Ungheria, Canada, Germania, Polonia, Cina, Russia, Qatar,
Cuba, Romania, Turchia, Sudafrica, Inghilterra.
39
Concerto
Segni Barocchi
Foligno Festival
Venerdì 19 settembre, ore 21.15
Foligno, Auditorium San Domenico
JOHANN SEBASTIAN BACH
SONATE PER CLAVICEMBALO E VIOLINO
Andrea Cortesi, violino
Marco Venturi, clavicembalo, pianoforte
Programma
Johann Sebastian Bach (1685-1750)
Sonata N. 3 in Mi maggiore BWV 1016
Adagio, Allegro, Adagio ma non tanto, Allegro
Sonata N. 4 in Do minore BWV 1017
Largo, Allegro, Adagio, Allegro
Sonata N. 2 in La maggiore BWV 1015
Dolce, Allegro, Andante un poco, Presto
Sonata N. 1 in Si minore BWV 1014
Adagio, Allegro, Andante, Allegro
Possiamo considerare le 6 Sonate per Clavicembalo e Violino di Bach una
sorta di prototipo del duo violino e pianoforte, in anticipo sulla sonata
classica. Il clavicembalo riveste il ruolo portante, suo il basso e la parte
obbligata, mentre il violino ha un ruolo, come intitola inizialmente Bach,
concertato, quindi si ha un suono da triosonata, che va da momenti di
più alta purezza melodica a “battaglie” virtuosistiche e fughe ricche di
soluzioni contrappuntistiche interessanti. Carl Philipp Emmanuel Bach
scrive che i sei Trii sono “tra i migliori lavori di mio padre”. Andrea
Cortesi e Marco Venturi presentano le prime quattro Sonate, offrendo
la doppia prospettiva del clavicembalo-pianoforte, cercando un ponte
ideale tra passato e presente.
Andrea Cortesi e Marco Venturi sono due musicisti brillanti dalla
spiccata personalità, con una visione musicale personale ed autentica,
che si traduce in esecuzioni emozionanti. Il repertorio del duo spazia
a 360 gradi da Bach fino alle novità del presente, con la costante ricerca dell’espressione ideale. I primi due CD incisi, Lontanissimo e La
Macchina del Tempo, che contengono brani di Beethoven, Silvestrov,
Schnittke, Piazzolla e Pärt, evocano anche nei titoli lo slancio ideale
che sostiene il percorso musicale intrapreso: un’idea di perfezione impossibile da raggiungere che diventa una forza motrice creativa e che
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Segni Barocchi
Foligno Festival
produce bellezza, e il rapporto con il tempo, dove ogni brano diventa
una finestra temporale verso un passato che riprende vita nell’istante
dell’esecuzione.
Il debutto discografico con Brilliant Classics, con la seconda registrazione mondiale della Sonata per Violino di Philip Glass, e brani di Giya
Kancheli ed Erkki-Sven Tüür, li premia per i risultati ottenuti con i primi due album, proiettando il duo in ambito internazionale.
Andrea Cortesi, violinista dallo stile personale, si distingue per un repertorio poco convenzionale maturato con il contatto con importanti
compositori viventi e una spontanea propensione per i lavori dei compositori più interessanti delle ultime generazioni di cui ha realizzato
prime nazionali ed assolute.
Marco Venturi, che inizia sin da giovanissimo l’attività concertistica, è
un pianista con un tocco ricchissimo di sfumature, intelligenza musicale
e doti eccezionali nella musica da camera. Al pianoforte affianca anche
le attività di compositore, organista e direttore d’orchestra.
Il duo ha in cantiere progetti discografici, e quindi future opportunità
di fissare un pensiero musicale in un CD come in una fotografia, ma
con una parallela e insostituibile attrazione per il palco, dove incontrare il pubblico senza mediazione. Di prossima uscita il quarto CD
del duo, il secondo per Brilliant Classics, con l’integrale delle sonate di
Robert Schumann.
41
Segni Barocchi
Foligno Festival
Teatro
Sabato 20 settembre, ore 17.00
Foligno, ZUT! ex Cinema Vittoria, Corso Cavour
Presentazione del volume
LENA, CHE È DONNA DI CARAVAGGIO
di Alessandra Masu, ed. etgraphiae
Interverranno
Alessandra Masu, autrice ricercatrice, storica dell’arte
Maria Cristina Galassi, docente di Museologia e critica artistica e
del restauro, Università degli Studi di Perugia
Francesco Federico Mancini, docente di Storia dell’Arte
Moderna, Università degli Studi di Perugia
Ore 21.15
Foligno, ZUT! ex Cinema Vittoria, Corso Cavour
LENA, CHE È DONNA DI CARAVAGGIO
Tratto dall’omonimo romanzo di Alessandra Masu, ed. etgraphiae
Spettacolo ideato da Monica La Torre
Regia Emiliano Pergolari
Adattamento sonoro Michele Branca
Riduzione del testo originale Pamela Tabarrini, Emiliano Pergolari
con Pamela Tabarrini, Stefano Staffa
In nome dell’altissimo Dio e gloriosa Vergine Maria e di tutti li Santi della
corte del Cielo che ce fanno la grazia di vivere bene et honestamente in
questo mondo. Questo sarà un libro de memoria delle cose che sono occorse a me, Lena, scritto nell’anno 1610, adì diciotto di luglio. Così inizia
il diario di Lena, la modella, anzi, la Madonna caravaggesca. È la vigilia
del 18 luglio 1610. Lei attende invano il ritorno di Michelangelo da
Caravaggio, destinato a perire quella stessa notte. Donna e modella
preferita finché l’artista non lasciò Roma, resosi colpevole d’un delitto,
è la sua voce che nel maggio del 1606 racconta la storia del rapporto
tra i due, prima dell’esilio del pittore e della separazione. In una notte
e una mattina di veglia scandite dalle ore canoniche, Lena, a torto
ritenuta per secoli una prostituta, si spoglia dalle vesti sacre che ci
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Segni Barocchi
Foligno Festival
hanno tramandato la sua immagine, per narrare in prima persona la
vita e gli amori di una donna del Seicento. Alessandra Masu, archivista
e studiosa di Caravaggio, autrice del volume al quale la rappresentazione si ispira, ha permesso che la sua opera, frutto di severe ricerche
documentali, desse vita all’adattamento teatrale omonimo Lena, che è
donna di Caravaggio.
Lo spettacolo
Lena, interpretata da Pamela Tabarrini, è emblema di un femminino barocco carnale e popolare, di un amore sensuale che diventa ragione di
vita. Un amore che appare come unica via di fuga dagli orrori del quotidiano, ivi rappresentato dal supplizio dei Cenci: episodio che coincise
con il primo incontro tra il Maestro e la modella. Eppure non è sola in
questa fuga: bensì trova il suo contrappunto nell’apparizione in scena
di una seconda creatura nata dal rifiuto del reale: Musa, ultraterrena e
squisitamente profana, anche lei figlia della volontà di fuga e dell’astrazione, che vive e canta in direzione “ostinata e contraria”. Un alter
ego, un opposto astrale, una creatura lirica, che impersona l’amore
ambiguo, la creatura di corte, la maschera allegorica razionale, siderale
ed eccessiva, la donna Dea.
La Musa, appunto, che sorregge ed ispira. Una divina,
meravigliosa e scenica protagonista del melodramma
e della produzione lirica
barocca. Creatura senza
sesso e senza età, nata per
stupire ma non per sedurre, il femminino piegato
ad arte per usi di corte, si
oppone prepotentemente,
attraverso le arie barocche,
alla Passio di Lena. L’unicità
interpretativa del contralto
Stefano Staffa, la cui estensione vocale ibrida, caratteristica rara, lo ha proiettato
“per forza e per amore”
nel melodramma, si intreccia in quella notte di suggestioni e ricordi potenti
con la carnalità di Lena e
le sue vicende squisitamente terrene. E lo spettacolo
nasce da questi contrasti
improvvisi e dirompenti:
un affresco sulla dualità del
femminino barocco, vissuto
nei suoi aspetti più antitetici: il mito ed i sensi, l’eros
e lo stupore. Il pianto ed il
canto.
Monica La Torre
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Segni Barocchi
Foligno Festival
Invito alla Francia
Domenica 21 settembre, ore 16.00
Concerto
Capodacqua di Foligno
ROCCA DEI TRINCI
Visita guidata
Ore 18.00
Capodacqua di Foligno, Chiesa di Santa Maria e Anna
Ensemble Les Timbres
JEAN-PHILIPPE RAMEAU
Cantates et pièces de clavecin en concerts
In collaborazione con il Festival Musique et Mémoire
Julia Kirchner, soprano
Yoko Kawakubo, violino
Myriam Rignol, viola da gamba
Julien Wolfs, clavicembalo
Programma
Jean-Philippe Rameau (1683-1764)
Premier Concert des Pièces de clavecin en concerts, avec un Violon
[...], et une Viole (Paris, 1741)
La Coulicam, Rondement; La Livri, Rondeau gracieux; Le Vézinet,
Gaiement, sans vîtesse
Cantate pour le jour de la Saint Louïs
Cantate pour soprano, violon et basse continue
Prélude andante-récitatif; Air andante; Récitatif; Air gratieux et vif;
Récitatif; Air vif
Troisième Concert
La Lapopliniere, Rondement; La Timide, Per Rondeau gracieux2e Rondeau gracieux; Per Tambourin-2e Tambourin en Rondeau
Quatrième Concert
La Pantomime, Loure vive; L’Indiscrette,Vivement; La Rameau
Orphée
Cantate à une voix avec symphonie
(soprano, violon, viole de gambe et basse continue)
Récitatif; Air très gai; Récitatif; Air gracieux; Récitatif; Air gai
L’opera e Jean-Philippe Rameau sembrano inseparabili: come non pensare immediatamente a Indes Galantes, a Hippolyte et Aricie, a Castor et
Pollux e a molte altre, fino a Boréades? Ma Rameau è un uomo di paradossi: è solo all’età di 50 anni che otterrà il suo primo successo in
questo genere, con Hippolyte et Aricie, rappresentato trentadue volte nel
44
Segni Barocchi
Foligno Festival
1733 e, sebbene la sua musica sia abbastanza
rivoluzionaria, soprattutto per il trattamento
dell’armonia - la grande passione della sua vita
- egli sceglie di scrivere in un tipo di formula
ereditata dal secolo precedente. In scala minore, la cantata Orphée, composta nel 1721 o
precedentemente, illustra proprio questo.Tale
cantata per soprano, violino, viola (che esegue
sia la propria parte, sia il basso continuo con il
clavicembalo) per quanto sia tradizionale nella
forma, permette di vedere che le opere liriche successive non provengono dal nulla e che, in forma sintetica, le caratteristiche che rendono
inimitabile lo stile di Rameau sono già presenti. Della prima cantata di
questo programma, pour le jour de la Saint Louïs, non sappiamo quasi
nulla: si pensa che sia stata scritta nel 1730, durante la prima grande
epoca lirica di Rameau, o subito dopo. La modesta strumentazione
(soprano, violino e basso continuo) fa pensare ad una cantata dedicata ad una esecuzione domestica, durante la festa di un certo
Louis. Si potrebbe trattare di Luigi XV? La questione rimane aperta.
Pubblicato a Parigi nel 1741, Pièces de clavecin en concerts occupa un
posto importante non solo nel repertorio relativo al clavicembalo,
ma in generale nella storia della musica. Rameau dice nel suo Avis
aux concertants che fa da prefazione all’opera: “il successo delle Sonate, che sono apparse recentemente in Pièces de clavecin con un
violino, ha dato vita al desiderio di seguire più o meno lo stesso
piano nei nuovi Pièces de clavecin che oggi mi appresto a portare
alla luce in forma di piccoli concerti con il clavicembalo, un violino
o un flauto e una viola o un secondo violino [...]”. Indubbiamente
è utile collocare l’uscita di questa opera. In effetti, quando scrisse
Pièces de clavecin en concerts, Rameau aveva già pubblicato, tra il 1706
e il 1728, tre libri di parti per clavicembalo. Inoltre, a partire dal
secondo libro, troviamo un clavicembalo dal virtuosismo senza pari
in Francia, come se Rameau volesse spingere sempre più lontano
i limiti dello strumento (il titolo Les trois Mains des Nouvelles suites
è a tale proposito eloquente). Ma nel 1734 escono le sonate di cui
parla Rameau nel suo Avis: si tratta dell’Opus 3 di Jean-Joseph Cassanéa de Mondonville (1711-1772), nelle quali la parte del clavicembalo si arricchisce di un accompagnamento del violino, tratto del
tutto innovativo nella storia della musica da camera. Questo nuovo
modo di scrivere per il clavicembalo, consentendo di aumentare la
tavolozza sonora, ha subito dovuto tentare il Rameau dell’opera.
Spingendosi ancora oltre, egli aggiunse al clavicembalo non solo un
violino, ma anche una viola, in modo da ampliare tutte le sue possibilità. Lungi dall’essere temporaneo, questo nuovo modo di scrivere
per tastiera con uno o più strumenti godrà successivamente di un
grande successo e farà nascere il trio à clavier del periodo classico.
I Pièces de clavecin en concerts possono essere quindi considerati
allo stesso tempo come l’ultimo libro di pezzi per clavicembalo di
Rameau e come i primi trio à clavier della storia della musica.
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Segni Barocchi
Foligno Festival
PROGRAMMA
“Segni Barocchi in Francia”*
Domenica 20 luglio, ore 21.00
Luxeuil-les-Bains, Basilique St Pierre
Musica Perduta, ensemble con strumenti originali
CANTATE DI ALESSANDRO SCARLATTI (1660-1725)
In collaborazione con il Festival Musique et Mémoire
“Omaggio alla Francia”*
Giovedì 4 settembre, Ore 17.30
Foligno, Palazzo Trinci
Inaugurazione mostra
LA FIABA BAROCCA DA
CENERENTOLA A LA BELLA E LA BESTIA
Illustrazioni, figure, maschere, dipinti, installazioni e video di Mariella
Carbone, Francesca Greco, Barbara Lachi, Ugo Levita, Ayumi Makita
Allestimento, catalogo/libro d’artista a cura di Emanuele De Donno,
VIAINDUSTRIAE
Fino al 21 settembre, orario: 10.00-13.00 e 15.00-19.00, eccetto il lunedì
Ingresso gratuito in occasione dell’inaugurazione e negli altri giorni
con modalità di accesso al Museo di Palazzo Trinci
“Omaggio alla Francia”*
ORE 21.15
Foligno, Auditorium San Domenico
Piccola Compagnia della Magnolia
MOLIÈRE O IL MALATO IMMAGINARIO
Coproduzione della Piccola Compagnia della Magnolia e del
Théâtre de l’Epée de Bois - Cartoucherie de Vincennes di Parigi
Regia Antonio Dìaz-Florián
Ingresso libero
Venerdì 5 settembre, ore 21.15
Foligno, Auditorium Santa Caterina
Musica Perduta, ensemble con strumenti originali
CANTATE DI ALESSANDRO SCARLATTI (1660-1725)
Ingresso € 10,00 - Ridotto € 8,00
NOTTE BAROCCA A FOLIGNO
in collaborazione con l’Ente Giostra della Quintana
SABATO 6 SETTEMBRE
dalle ore 16.30 “fin alle due hore di notte”
Dalle ore 16.30
Foligno, Centro storico
BAROCCO E NEOBAROCCO IN VETRINA
A cura dell’Associazione Innamorati del Centro
In collaborazione con Pro Foligno, Ente Giostra della Quintana,
Associazioni del Commercio e dell’Artigianato
La premiazione della vetrina vincitrice avverrà domenica 14 settembre,
ore 11.00, presso la Sala Video dell’Auditorium San Domenico
Dalle ore 16.30
Mostra mercato
BAROCCO IN LIBRERIA
Fino al 21 settembre presso le librerie di Foligno del circuito
“Antiquarian Bookshops of Umbria”: Editoriale Umbra, Il Formichiere,
Il Salvalibro, Libreria Carnevali Bookshopping - ex Cinema Astra
Ore 17.30
Palazzo Trinci, Sala delle Conferenze
Conferenza spettacolo con degustazione
Raffaele Riccio
ALIMENTAZIONE BORGHESE E NOBILIARE NEL
TEATRO BAROCCO E NELLE OPERE DI MOLIÈRE
Ingresso libero
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Segni Barocchi
Foligno Festival
Ore 21.00
Piazza della Repubblica
VISIONI D’INCANTO
Proiezioni di immagini fisse di grande formato
Ore 21.00
Auditorium San Domenico
Arakne Mediterranea
DANZIMANIA
Tarante e tarantelle dal 1500 ad oggi
Spettacolo di teatro totale (voci recitanti, danza, musica, teatro)
Ingresso € 10,00 - Ridotto € 8,00
Dalle ore 21.30 alle ore 01.00
VISITA AL MUSEO DELLA CITTA’ IN PALAZZO TRINCI
Visita guidata: ore 21.30/22.30/23.30
Dalle ore 21.30 alle ore 01.00
GLI AMORI DEGLI DEI
ITINERARI E CONCERTI NEI PALAZZI STORICI DELLA CITTÀ
Corte di Palazzo Trinci
Fiaba barocca per violino e fantasmi
Ispirato a Lo Cunto de li Cunti di Giambattista Basile
Spettacolo per bambini: ore 21.30/23.00
(Luana Monachesi, violino; Sabina Antonelli e Maria Luisa Morici,
voci recitanti)
Palazzo Lezi-Marchetti
Amore barocco
Visita guidata e concerto: ore 21.30/22.30/23.30
(Coplas Duo: Elga Ciancaleoni, soprano; Mauro Mela, chitarra)
In collaborazione con la Sezione Musica del DLF Foligno
Palazzo Candiotti
Barocco in Jazz
Visita guidata e concerto: ore 21.30/22.30/23.30
(TJM Trio: Manolo Rivaroli, voce, strumenti vari, elettronica; Joe
Rehmer, contrabbasso, elettronica; Tommaso Muzzi, video)
Dalle ore 21.30 alle ore 01.00
VISITA AL MUSEO CAPITOLARE DIOCESANO
Ore 21.30
Via Isolabella
Visita guidata al Planetario del Laboratorio di Scienze Sperimentali
IL CIELO DI SETTEMBRE AL PLANETARIO
Planetari: ore 21.30/22.30/23.30/00.30
I planetari saranno diretti da Arnaldo Duranti
In collaborazione con il Laboratorio di Scienze Sperimentali e con
l’Associazione Astronomica Antares
Ingresso libero a gruppi di 40 persone
Ore 21.30
Via Bolletta n.18, Torre dei Cinque Cantoni
Visita guidata all’Osservatorio Astronomico comunale
LE COSTELLAZIONI DAGLI ORTI JACOBILLI
Osservazione al telescopio degli oggetti visibili nella notte.
Proiezioni e conversazioni astronomiche
In collaborazione con l’Associazione Astronomica Antares
Ingresso libero
Ore 22.30 e replica alle ore 00.15
Spettacolo itinerante
Corso Cavour-Largo Carducci-Piazza della Repubblica
Baracca dei Buffoni
TRANUVOLE
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Segni Barocchi
Foligno Festival
“Omaggio alla Francia”*
Ore 23.15 e replica alle ore 01.00
Spettacolo itinerante con finale fisso
Corso Cavour-Largo Carducci-Piazza della Repubblica
Compagnie EliXir
TORNADE
Parade aérienne, lumineuse et sonorisée
Resteranno aperti negozi, ristoranti e taverne dei Rioni della Giostra
della Quintana, che saranno animate con giochi, spettacoli e gruppi
musicali itineranti
Giovedì 11 settembre, ore 17.30 e 21.30
Foligno, Multisala Supercinema
VENEZIA SALVA
di Serena Nono (Italia, 2013, 79’)
Ingresso unico € 4,50
Venerdì 12 settembre, Ore 17.30
Trevi, La Piaggia
ALLA RICERCA DEL BAROCCO
Visita guidata alle Chiese barocche del Crocifisso, di Santa Croce, di Santa Chiara
a cura di Bernardino Sperandio, Sindaco del Comune di Trevi
con esecuzioni musicali di Nicola Nanni, fisarmonica
In collaborazione con il Comune di Trevi
Ingresso libero
Ore 21.30
Trevi, Teatro Clitunno
Serpent Quartet con Michel Godard (serpent, tuba, basso elettrico),
Gavino Murgia (sax soprano e baritono), Luciano Biondini (accordion),
Patrice Héral (percussioni)
TRACCE DI GRAZIA
Musiche da Monteverdi
Progetto a cura di Vito Trombetta
In collaborazione con il Comune di Trevi
Ingresso libero
Giovedì 18 settembre, ore 21.15
Foligno, Auditorium Santa Caterina
Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto “A. Belli”
SERPILLA E BACOCCO
Ovvero Il Marito Giocatore e la Moglie Bacchettona
Tre Intermezzi di Giuseppe Maria Orlandini
Libretto di Antonio Salvi (prima esecuzione 1718)
Revisione di Giuseppe Giusta e Amos Mattio (2003)
Cantanti del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto “A. Belli”
Ensemble strumentale dell’O.T.Li.S diretto da Francesco Massimi
Regia e allestimento Adamo Lorenzetti
Ingresso € 10,00 - Ridotto € 8,00
Venerdì 19 settembre, ore 21.15
Foligno, Auditorium San Domenico
Andrea Cortesi, violino
Marco Venturi, pianoforte e clavicembalo
JOHANN SEBASTIAN BACH
SONATE PER CLAVICEMBALO E VIOLINO
Ingresso € 10,00 - Ridotto € 8,00
Sabato 20 settembre, ore 17.00
Foligno, ZUT! ex Cinema Vittoria, Corso Cavour
Presentazione del volume
LENA, CHE È DONNA DI CARAVAGGIO
di Alessandra Masu
Incontro con l’autrice
Ingresso libero
48
Segni Barocchi
Foligno Festival
ore 21.15
Foligno, ZUT! ex Cinema Vittoria, Corso Cavour
LENA, CHE È DONNA DI CARAVAGGIO
di Alessandra Masu
Ideato da Monica La Torre
Regia Emiliano Pergolari
Adattamento sonoro Michele Branca
Riduzione del testo originale Pamela Tabarrini, Emiliano Pergolari
con Pamela Tabarrini, Stefano Staffa
Ingresso € 10,00 - Ridotto € 8,00
Domenica 21 settembre, Ore 16.00
Capodacqua di Foligno
ROCCA DEI TRINCI
Visita guidata
“Invito alla Francia”*
Ore 18.00
Capodacqua di Foligno, Chiesa di SS. Maria e Anna
Ensemble Les Timbres
JEAN-PHILIPPE RAMEAU
Cantates et pièces de clavecin en concerts
In collaborazione con il Festival Musique et Mémoire
Ingresso libero
* Tutti gli spettacoli contrassegnati da asterisco sono inseriti nel
progetto “Itinerari e Festival Barocchi” in collaborazione con il Gal
Valle Umbra e Sibillini
Il programma indicato potrebbe subire variazioni per sopravvenute
esigenze organizzative
BIGLIETTI
Nei luoghi di spettacolo dalle ore 18.00 (per la proiezione cinematografica di
giovedì 11 settembre Multisala Supercinema, orario botteghino)
Riduzioni
Spettatori fino ai 25 anni e oltre i 60 anni
Abbonati alla Stagione Teatrale di Foligno 2013/2014
Soci associazioni di Foligno, Amici della Musica, Archeoclub, Associazione
Astronomica Antares, Il Muro di Bottom e Pro Foligno:
Titolari di tessera Ostello per la Gioventù e Touring Club
Gruppi organizzati superiori a 10 persone
INFORMAZIONI
Auditorium San Domenico
Largo F. Frezzi n. 8 - Foligno
Dal lunedì al sabato ore 9.00-12.30 - Tel. e fax 0742.344563
[email protected] - www.comune.foligno.pg.it
Ufficio Relazioni con il Pubblico
Piazza della Repubblica n.10 - Foligno
Dal lunedì al venerdì ore 9.00-12.30,
sabato 9.30-12.30, martedì e giovedì 15.30-17.30
Tel. 0742.330299 - Fax 0742.330282
[email protected] - www. comune.foligno.pg.it
IAT Foligno
Porta Romana, Corso Cavour n.126
Dal lunedì al sabato ore 9.00-13.00 e 15.00-19.00,
domenica ore 9.00-13.00
Tel. 0742.354459, 0742.354165 - Fax 0742.340545
[email protected] - www. comune.foligno.pg.it
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I luoghi del Festival
1 Auditorium San Domenico
2
3
4
5
6
7
8
9
Largo F. Frezzi 8
Laboratorio di Scienze Sperimentali
Via Isolabella
Multisala Supercinema
Corso Cavour 84
Osservatorio Astronomico
Torre dei Cinque Cantoni
Via Bolletta 18
Palazzo Trinci
Piazza della Repubblica
Palazzo Lezi-Marchetti
Via B. Cairoli 36-42
Palazzo Candiotti
Largo F. Frezzi 2
ZUT! ex Cinema Vittoria
Corso Cavour
Auditorium Santa Caterina
Via Santa Caterina
4
5
2
7
1
Librerie
Umbra
A Editoriale
Via Pignattara 34
B IlViaFormichiere
Cupa, S.Eraclio di Foligno
C IlViaSalvalibro
G. da Foligno 80
Libreria
Carnevali Bookshopping
D Ex Cinema
Astra
Via G. Mazzini 47
50
9
Segni Barocchi
Foligno Festival
Capodacqua
di Foligno
4
C
5
A
8
D
3
6
9
B
Trevi
S. Eraclio
51
Segni Barocchi
Foligno Festival
La GIOSTRA della QUINTANA
La festa, ripresa nel 1946, si ispira a una gara a cavallo che risale al XVII
secolo e che si proponeva di determinare l’ordine di priorità per un cavaliere
d’onore nella fedeltà al principe o alla dama del cuore. Oggi dieci cavalieri, che
rappresentano i dieci rioni di Foligno, misurano la loro abilità nel cercare di
infilare una serie di anelli di diametro via via più piccolo, impugnando una lancia
su un cavallo in corsa. Questa gara all’anello ha esiti altamente spettacolari.
La sera precedente la competizione, che si tiene nello stadio comunale, un
corteo di seicento personaggi in costume sfila per le vie della città.
Programma
Venerdì 29 agosto - Sabato 13 settembre
Apertura delle taverne
Domenica 31 agosto
dalle ore 17.00 alle ore 24.00
Centro Storico
Fiera dei Soprastanti
Sabato 13 settembre
ore 21.45
Vie del centro storico
Corteo delle rappresentanze rionali
ore 23.00
Piazza della Repubblica
Lettura del Bando e Benedizione dei Cavalieri
Domenica 14 settembre
ore 15.00
Campo de li Giochi “Marcello Formica e Paolo Giusti”
Giostra della Quintana “La Rivincita”
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