Il resoconto - Il Senato per i Ragazzi

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Il resoconto - Il Senato per i Ragazzi
XVII LEGISLATURA
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Assemblea
TESTIMONI DEI DIRITTI
12 aprile 2013
Presidenza del presidente Pietro GRASSO
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INDICE
Discussione dei documenti presentati da:
Istituto secondario di primo grado "Aurelio Covotta" di Ariano Irpino, in
provincia di Avellino; Istituto secondario di primo grado "Norbello" di
Abbasanta, in provincia di Oristano; Istituto secondario di primo grado
"Vincenzo Vivaldi" di Catanzaro Lido, in provincia di Catanzaro; Istituto
secondario di primo grado "Corrado Melone" di Ladispoli, in provincia di
Roma; Istituto secondario di primo grado "Leonardo da Vinci" di Bolzano;
Istituto secondario di primo grado "Padre David Maria Turoldo" di Montereale
Valcellina, in provincia di Pordenone; Istituto secondario di primo grado
"Filippo Puglisi" di Serradifalco, in provincia di Caltanisetta; Istituto
secondario di primo grado "Pietro Tacchi Venturi" di San Severino Marche, in
provincia di Macerata; Istituto secondario di primo grado "Michele Ferrajolo"
di Acerra, in provincia di Napoli; Istituto secondario di primo grado "Istituto
comprensivo Terzo Polo" di Gallipoli, in provincia di Lecce.
TESTIMONI DEI DIRITTI
RESOCONTO STENOGRAFICO
Alle ore 10,35, il presidente Grasso e il ministro Profumo prendono visione dei
lavori dei ragazzi esposti presso la Sala Garibaldi, alla presenza di uno studente ed
un docente per Istituto. Al loro ingresso in Aula, vivi e prolungati applausi.
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Presidenza del presidente Pietro GRASSO
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 10,48).
L'ordine del giorno reca la discussione del tema: «Testimoni dei diritti».
Anche quest'anno siamo giunti all'appuntamento finale con i ragazzi degli
istituti scolastici di grado secondario inferiore che hanno partecipato al concorso
legato all'iniziativa formativa: «Testimoni dei diritti». Sei sono gli istituti presenti,
vincitori di questo concorso, e quattro quelli che hanno ricevuto una menzione
particolare. A voi ragazzi rivolgo il benvenuto dell'Assemblea e mio personale, oltre
alla gratitudine per aver ancora una volta portato una ventata di freschezza in questa
Istituzione.
Sono presenti, accompagnati dai loro docenti e dirigenti scolastici, gli studenti
degli Istituti scolastici: "Aurelio Covotta" di Ariano Irpino, in provincia di Avellino;
"Norbello" di Abbasanta, in provincia di Oristano; "Corrado Melone" di Ladispoli, in
provincia di Roma; "Vincenzo Vivaldi" di Catanzaro Lido (provincia di Catanzaro);
"Leonardo da Vinci" di Bolzano; "Padre David Maria Turoldo" di Montereale
Valcellina, in provincia di Pordenone; "Filippo Puglisi" di Serradifalco, in provincia
di Caltanisetta; "Pietro Tacchi Venturi" di San Severino Marche, in provincia di
Macerata; "Istituto comprensivo Terzo Polo" di Gallipoli, in provincia di Lecce. Sono
inoltre in arrivo gli studenti dell'Istituto "Michele Ferrajolo" di Acerra, in provincia di
Napoli.
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Ancora una volta benvenuti in quest'Aula. Devo poi ricordare che tra gli Istituti
risultati vincitori del concorso vi è anche il «Convitto Nazionale Umberto I» di
Torino, che non è potuto essere presente oggi qui con noi.
Con tutti voi, ragazzi e docenti, mi complimento, anche a nome dei colleghi
senatori, per esservi assunti l'impegno, da veri "testimoni" dei diritti umani, di
approfondire gli articoli della Dichiarazione universale da voi prescelti e averne
verificato l'attuazione all'interno della vostra comunità cercando di trovare le forme
per migliorarla.
Diamo il benvenuto ai ragazzi dell'Istituto secondario di primo grado "Michele
Ferrajolo" di Acerra, in provincia di Napoli, che stanno prendendo posto. (Gli alunni
dell'Istituto "Michele Ferrajolo" di Acerra fanno il loro ingresso in Aula).
Ringrazio tutti i presenti, in particolare il Ministro dell'istruzione,
dell'università e della ricerca. La collaborazione ormai consolidata tra il Senato e il
Ministero permette infatti ai giovani di accedere a questo e ad altri importanti
strumenti di crescita. Comunico che nella Sala Garibaldi è stata allestita una
presentazione dei lavori realizzati, che sia io che il Ministro, prima di entrare in Aula,
abbiamo passato - per così dire - in rassegna e di cui vi consiglio vivamente di
prendere visione, perché li ritengo davvero pregevoli.
Cari ragazzi, cari professori, signor Ministro, è con viva emozione che presiedo
questa seduta dedicata ai vostri lavori sulla Dichiarazione universale dei diritti umani.
Ma cosa vuol dire essere «testimoni dei diritti»? Credo che ciascuno di voi abbia la
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propria risposta, io posso dirvi la mia: essere «testimoni dei diritti» significa proporre
un modello di cittadinanza aperto e responsabile, ispirato ai valori della solidarietà,
dell'accoglienza, della tolleranza, del riconoscimento dell'altro come specchio della
nostra e dell'altrui dignità.
I lavori premiati oggi rappresentano lo sforzo di tutta la collettività degli
studenti italiani. Voglio sottolineare che i vostri elaborati non sono stati una
riflessione astratta dai contesti di vita e di studio di ciascuno, ma parlando di
autodeterminazione della persona e dei popoli, di diritto all'istruzione e alla pace, di
sviluppo della personalità e persino di riposo e di svago, vi siete calati nella
concretezza della vita di ciascuno di voi e di quanti hanno sofferto e soffrono tuttora
la negazione dei più elementari diritti enunciati dalla Dichiarazione.
C'è un filo conduttore che lega tutti i vostri lavori, che tiene insieme le tante
tessere di quel mosaico della cittadinanza universale che state costruendo nelle vostre
scuole. Questo filo conduttore, che mi emoziona sempre ricordare, è proprio nel
primo articolo della Dichiarazione universale: «Tutti gli esseri umani nascono liberi
ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire
gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza».
Vedete: dignità e diritti danno luce ad ogni essere umano già dalla nascita. Chi
nasce è già titolare di diritti e così deve essere considerato. La Dichiarazione
universale, che voi studiate e soprattutto testimoniate nelle vostre scuole, nelle vostre
vite, con i vostri amici e coetanei, non richiede altro se non la nascita. Vedete quale
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riconoscimento riceve la persona umana in quanto tale, al di là di ogni distinzione,
quale ricchezza le viene riconosciuta. Anche la nostra Costituzione accenna a questi
principi e riconosce che non ci deve essere assolutamente nessuna diseguaglianza tra
gli uomini e tra i cittadini italiani e che la Repubblica deve cercare di rimuovere tutti
gli ostacoli per l'affermazione dell'uguaglianza, perché non ci possono essere
distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di colore della pelle: nulla deve provocare
delle remore all'affermazione della propria personalità.
Non possiamo non ricordare come queste parole sono state scritte nella
Dichiarazione universale e scolpite nella coscienza di ogni donna e di ogni uomo
proprio all'indomani della tragedia della Seconda guerra mondiale. Pensate alle
decine di milioni di vite spezzate, all'abisso del male raggiunto dalla Shoah, allo
scenario apocalittico di Hiroshima e Nagasaki!
La dignità dell'uomo risorge però dalle ferite più dolorose del "secolo breve",
come il grande storico Eric Hobsbawm definì la parte centrale del Novecento, e
richiama ciascuno di noi ad agire "verso gli altri in spirito di fratellanza". Quale
messaggio di speranza lancia la Dichiarazione universale ad un mondo che piange
ancora per le sofferenze della Seconda guerra mondiale!
Ogni vostro lavoro, prendendo in considerazione i diversi passaggi della
Dichiarazione, si irraggia da questo principio irrinunciabile, costituisce un monito per
ciascuno di noi, risveglia le nostre coscienze di fronte alle tante violazioni dei diritti
che si consumano nel mondo.
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Merito dell'iniziativa "Testimoni dei diritti" è quello di proporre un percorso
condiviso, grazie anche alle visite di rappresentanti del Senato nelle scuole coinvolte.
Ogni giorno vengono delle scuole a visitare questo Palazzo e molti studenti assistono
alle sedute dalle tribune; ho sempre piacere a salutarli e a far vedere loro come
funziona la democrazia assembleare nel nostro Paese. In particolare, questo percorso
condiviso può essere seguito nella piattaforma didattica interattiva presente sul sito
web «www.senatoperiragazzi.it». In questo modo le vostre intuizioni diventano
stimolo, idee per le istituzioni, si confrontano con le scuole e i ragazzi di tutta Italia,
costruiscono una rete di relazioni e di contatti virtuale ma anche virtuosa.
Come sapete, da tempo ormai il Senato della Repubblica è impegnato a
favorire la tutela e la promozione dei diritti umani. Questo sforzo ha trovato nel corso
degli anni un valido interlocutore nelle scuole che, proprio come le vostre, hanno
partecipato al progetto "Testimoni dei diritti".
È mio auspicio che le Assemblee parlamentari tornino a mettere presto nelle
proprie agende il tema dei diritti umani, della loro violazione, del loro
riconoscimento sotto ogni latitudine.
Nella mia esperienza precedente di magistrato ho imparato che la lotta contro
ogni tipo di illegalità non può limitarsi all'uso di mezzi repressivi, seppur necessari.
L'illegalità, la malavita, le forme più diverse e più violente di criminalità organizzata
fioriscono laddove la dignità della persona viene negata e umiliata. Nel momento in
cui la liberazione dal bisogno viene frustrata, la rivendicazione di diritti si perverte
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nella richiesta servile di favori. Lo spirito di fratellanza, cui ci richiama la
Dichiarazione universale, viene sostituito dall'appartenenza al gruppo chiuso, alla
cosca, alla fazione. Il gregarismo diventa il modello di comportamento del cittadino
umiliato, reso schiavo. Regole e valori della democrazia sono percepiti come un peso,
un intralcio, e i diritti sono il fumo negli occhi di ogni violento, di ogni prepotente.
Per queste ragioni non smettete mai di testimoniare la Dichiarazione universale
dei diritti umani. Non lasciatevi mai convincere che i diritti sono cosa lontana dalle
vostre vite, dai vostri progetti, dalle vostre speranze. I diritti esistono in quanto tali.
Spesso vengono collegati ai doveri. Certamente vi sono anche i doveri, ma non
bisogna mai cercare di usare i doveri come ricatto per ottenere i diritti.
Quindi, i diritti ci sono dati dalla nascita. Spetta a ciascuno di noi, a ciascuno di
voi difenderli e farli crescere giorno per giorno.
Vi ringrazio e buon ritorno ai vostri impegni di giovani cittadini. (Applausi).
Passiamo ora all'illustrazione e discussione dei lavori svolti. Interverranno tutti
i rappresentanti delle scuole. Ogni istituto, che ha ricevuto la visita di una
delegazione del Senato, ha analizzato un articolo della Dichiarazione universale.
L'Istituto secondario di primo grado "Aurelio Covotta" di Ariano Irpino, in provincia
di Avellino, ha esaminato l'articolo 2 della Dichiarazione universale dei diritti umani.
Do la parola a Fabiana Fodarella per illustrare il lavoro svolto.
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Fabiana FODARELLA. Buongiorno. Il progetto "Testimoni dei diritti", che la classe
3a D dell'Istituto comprensivo "Aurelio Covotta" ha realizzato, ha toccato i seguenti
temi: solidarietà e accoglienza; conoscenza e integrazione tra persone di nazionalità e
culture diverse; memorie della Shoah. Il progetto indetto dal Senato della Repubblica
ha riscosso largo consenso tra i ragazzi, che hanno intrapreso il lavoro analizzando
l'articolo 2 della Dichiarazione universale dei diritti umani attraverso le figure di San
Francesco d'Assisi e Federico II di Svevia. L'attività progettuale si è aperta con una
manifestazione il cui tema centrale è stato il cibo come veicolo di pace, un magnifico
mediatore di informazioni su altri luoghi, un magico ingrediente che fa incontrare le
culture arricchendole, una delle vie privilegiate verso l'interculturalità. All'evento
sono stati invitati alcuni cittadini stranieri presenti sul territorio da qualche tempo. La
scuola ha voluto lanciare un segnale a favore dell'accoglienza tra persone di
nazionalità e culture diverse, che è stato accolto dalla cittadinanza, l'amministrazione
comunale e le parrocchie.
Venerdì 1° febbraio una delegazione del Senato ha incontrato i ragazzi per
rispondere alle loro curiosità e verificare il procedere dell'attività progettuale.
Particolarmente sentito dai ragazzi è stato l'incontro con la signora Marika
Kaufmann Venezia che ha ricordato il marito Shlomo. Shlomo Venezia è nato a
Salonicco il 29 dicembre 1923 ed è morto a Roma lo scorso 1º ottobre. Deportato ad
Auschwitz-Birkenau, fu obbligato a lavorare nelle unità speciali destinate alle
operazioni di smaltimento dei cadaveri dei deportati uccisi mediante il gas. La sua
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testimonianza è stata unica perché ha lavorato negli impianti di messa a morte e
attraverso il suo libro "Sonderkommando Auschwitz" ha svelato la verità
sull'esistenza delle camere a gas, confutando le tesi dei negazionisti. C'è una messe di
racconti e di testimonianze sulla vita nei campi, ci sono coloro che hanno composto
musica nei campi perché, nonostante tutto, si doveva andare avanti, in una normalità
paradossale. Il libro di Shlomo è una delle testimonianze più alte, fatta con sobrietà,
misura e l'eleganza tipiche di Shlomo, come un dono, il più grande che un essere
umano possa fare, perché ogni volta tirare fuori dalle tenebre di se stessi le cose che
si raccontano è un atto di generosità che non è comparabile con niente.
La signora Marika, moglie di Shlomo, gli è stata accanto per oltre
cinquant'anni; una donna forte, che ha saputo ascoltare anche i silenzi di un uomo
uscito da un'esperienza aberrante e restituirlo alla vita.
Eppure c'è chi nega che questi orrendi crimini siano mai avvenuti, ma già i
nazisti ci avevano pensato perché la Shoah non prevedeva solo lo sterminio di massa,
ma anche la sua negazione. I negazionisti sono i diretti eredi di Hitler e intendono
portare a compimento il suo progetto politico. Essi hanno avuto un precedente solido
nei nazisti stessi, che dal 1944 in poi, all'approssimarsi della sconfitta definitiva,
cominciarono a cancellare ad Auschwitz le tracce dei loro crimini bruciando gli
elenchi dei convogli dei deportati, così come nel 1945 fecero saltare le camere a gas e
i forni crematori. L'antidoto al negazionismo è una scuola che faccia memoria perché
essa resti viva e ci aiuti a curare certe idee, come ricorda Frank Outlaw:
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«Cura le tue idee diventeranno le tue parole.
Cura le tue parole diventeranno le tue azioni.
Cura le tue azioni diventeranno le tue abitudini.
Cura le tue abitudini diventeranno il tuo carattere.
Cura il tuo carattere diventerà il tuo destino.
Quello che pensiamo diventiamo». (Applausi).
PRESIDENTE. Prego di rispettare i tempi, altrimenti non tutti riescono a parlare.
L'Istituto secondario di primo grado "Norbello" di Abbasanta, in provincia di
Oristano, ha esaminato l'articolo 26 della Dichiarazione universale dei diritti umani.
Do la parola a Chiara Angioni per illustrare il lavoro svolto, dal titolo
"L'istruzione diritto di tutti".
Chiara ANGIONI. Salve a tutti, mi chiamo Chiara Angioni e provengo dalla classe 3a
C della Scuola secondaria di primo grado di Norbello, appartenente all’Istituto
comprensivo di Abbasanta.
Nella nostra provincia di Oristano, molti paesi hanno visto la chiusura delle
proprie scuole a seguito del piano di ridimensionamento scolastico e sono stati
costretti a far viaggiare i propri ragazzi. La stessa sorte potrebbe toccare anche alla
scuola di Norbello. Infatti, visto il calo di nascite registrato negli ultimi anni,
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anch’essa potrebbe essere soppressa, incrementando il fenomeno della dispersione
scolastica.
Per questo motivo con i miei compagni abbiamo deciso di approfondire
l’articolo 26 della Dichiarazione universale dei diritti umani, che tutela il diritto allo
studio, maturando la consapevolezza che l’istruzione è un diritto fondamentale della
persona e un presupposto essenziale allo sviluppo sociale del bambino, ma anche uno
strumento di libertà, di sviluppo sostenibile, di riduzione della povertà e delle
disparità, di miglioramento della qualità della vita dell’individuo e delle comunità, di
promozione di una partecipazione attiva e consapevole alla vita della società.
Abbiamo realizzato una brochure che è stata distribuita nelle scuole della
Provincia e, dove è stato possibile, abbiamo esposto personalmente il nostro lavoro
con presentazioni power point preparate da noi ragazzi.
Il nostro percorso si è chiuso con una tre giorni dedicata al diritto all'istruzione
nell’aula consiliare del Comune di Norbello, durante la quale la nostra classe ha
dimostrato come anche una piccola realtà, come la nostra, sia in grado di far sentire
la propria voce. Il primo giorno, dedicato a "L’istruzione nel mondo. Un diritto
troppo spesso violato", abbiamo capito che lo studio, in molte parti del mondo, è una
conquista ancora lontana da venire.
Il secondo giorno, partendo dal tema "Non lasciamo indietro nessuno",
l’attenzione si è focalizzata sulla situazione in cui versa il sistema scolastico di aree
marginali come quella cui apparteniamo e all’interno di questo contesto ci si è
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soffermati sui problemi che i diversamente abili incontrano nel vedersi pienamente
garantito il diritto all’istruzione.
Infine, l’ultimo giorno, con "La scuola che vorrei", abbiamo proposto un
modello di scuola rispondente ai bisogni e alle aspettative delle nuove generazioni,
che rappresentano il futuro del Paese. (Applausi).
PRESIDENTE. L'Istituto secondario di primo grado "Vincenzo Vivaldi" di Catanzaro
Lido, in provincia di Catanzaro, ha esaminato l'articolo 3 della Dichiarazione
universale dei diritti umani.
Do la parola a Gabriele Rex per illustrare il lavoro svolto dal titolo "La legalità
ed il nostro territorio".
Gabriele REX. Sono Rex Gabriele, frequento la 3a classe dell’Istituto comprensivo
“Vincenzo Vivaldi” di Catanzaro Lido, il quartiere marinaro del capoluogo calabrese.
In qualità di rappresentante dei miei compagni ringrazio il Senato della
Repubblica per l’opportunità che ci è stata data di vivere un’esperienza così
significativa per la nostra formazione.
La nostra scuola ha scelto di approfondire l'articolo 3 della Dichiarazione
universale dei diritti umani: “Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla
sicurezza della propria persona”. In tale articolo, più che in altri, abbiamo riscontrato
la possibilità di realizzare un percorso comune con il nostro progetto d’istituto: “La
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legalità ed il nostro territorio”. Riteniamo, infatti, che nella nostra terra, dove vive,
spesso incontrastata, la ‘ndrangheta, vengano lesi il diritto alla vita, alla libertà ed alla
sicurezza della persona.
Il percorso che abbiamo seguito attraverso molte attività ci ha fatto pervenire
alla riflessione che il rispetto del diritto alla vita include la realizzazione di tutti i
diritti umani, che possiamo perseguire col rispetto dei principi democratici, dello
Stato di diritto e quindi con politiche sociali adeguate.
Questo percorso è stato da noi affrontato con impegno, mediante attività
laboratoriali di analisi, dibattiti, letture, ricerche e approfondimenti.
Abbiamo fatto nostro il pensiero di Borsellino. Il magistrato palermitano
considerò i ragazzi una forza su cui contare per cambiare la mentalità della gente, per
sconfiggere la cultura mafiosa e per rendere tutti protagonisti nella lotta alla
criminalità.
Lo stesso messaggio che abbiamo colto nelle parole di Giovanni Falcone: «Chi
tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa; chi parla e chi cammina a testa
alta muore una volta sola».
Falcone rappresentò e rappresenta ancora oggi un’Italia nuova decisa a
combattere per la libertà, la sicurezza, la vita.
Altrettanto incisivo è il messaggio del nostro Presidente del Senato, senatore
Pietro Grasso, che afferma: «Bisogna ricostruire la democrazia nel Mezzogiorno e
rafforzarla nel resto d’Italia, con l’impegno di tutti: sia di coloro che rappresentano
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gli interessi dei cittadini nei partiti, nella politica, nelle istituzioni, nei sindacati, nei
movimenti, sia con l’impegno dei singoli».
In questo ultimo anno scolastico abbiamo avuto modo, attraverso la lettura dei
quotidiani e di testi specifici, di capire come anche le donne stanno facendo la
differenza contro la ‘ndrangheta.
Non solo le sindache Elisabetta Tripodi, Carolina Girasole, Maria Carmela
Lanzetta, ma anche quelle donne come Lea Garofalo e Giusy Pesce che hanno vissuto
in un tessuto sociale e familiare intriso di criminalità, di violenza, di paura.
Mentre Lea ha pagato con la vita la sua scelta, Giusy continua a lottare per
affermare i suoi valori, in ragione dei quali ha detto no all’omertà e sì al coraggio di
perseguire la giustizia e la libertà dall’oppressione mafiosa, una scelta che ha anche il
sapore di una libertà possibile per l’intera Calabria e non soltanto.
Partecipando al concorso “Testimoni dei diritti”, la nostra scuola ha inteso
promuovere in noi allievi la costruzione di personalità consapevoli dei diritti e dei
doveri che il vivere civile impone a tutti i cittadini del mondo; saremo disponibili e
collaborativi verso il bene comune, ben integrati nella società.
Vogliamo diventare testimoni dei diritti, uomini migliori, poiché noi siamo il
futuro di questa società malata che ha bisogno di uomini in grado di risolvere i
problemi della nostra terra. Noi ragazzi, come cittadini italiani, abbiamo un sogno:
un’Italia migliore fondata sul rispetto delle leggi, della vita, della libertà e della
sicurezza di ogni persona. (Applausi).
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PRESIDENTE. Vi ringrazio per la citazione.
L'Istituto secondario di primo grado "Corrado Melone" di Ladispoli, in
provincia di Roma, ha esaminato l'articolo 13 della Dichiarazione universale dei
diritti umani.
Do la parola a Martina Simonini per illustrare il lavoro svolto.
Martina SIMONINI. Buongiorno. Alcuni alunni delle classi seconde hanno scelto di
trattare, per il progetto "Testimoni dei diritti", l’articolo 13 della Dichiarazione
universale dei diritti umani.
Abbiamo ritenuto questo articolo il più attinente alla realtà territoriale della
nostra città ed abbiamo sviluppato le nostre ricerche a partire dal significato e dal
valore che ha l’articolo 13 nel mondo e nella piccola realtà di Ladispoli.
La nostra indagine si è sviluppata su tematiche come l’accoglienza degli
immigrati nei Paesi nei quali arrivano e le leggi con le quali si devono misurare; la
ricerca della felicità: se non si è felici nel proprio Paese si può viaggiare e cercare di
esserlo altrove; la cooperazione e lo sviluppo: è necessario migliorare le condizioni
sociali ed economiche dei Paesi più poveri del mondo; l’utile presenza di lavoratori
stranieri, in quanto gli immigrati svolgono spesso lavori per i quali è difficile trovare
disponibilità tra gli italiani oppure perché portano con sé competenze già formate; la
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realtà di Ladispoli: da piccolo borgo di pescatori a cittadina multiculturale che
continua a crescere grazie ai flussi migratori.
Per approfondire l’argomento “accoglienza” ci siamo recati alla Caritas
diocesana di Ladispoli per consultarne gli archivi e così cercare di capire come
vengono accolti gli immigrati in Italia e da quali Paesi provenga la maggioranza di
essi. In Comune abbiamo incontrato l’assessore alle politiche sociali ed il sindaco, i
quali ci hanno fornito i dati aggiornati della popolazione straniera di Ladispoli.
In febbraio abbiamo preso parte al convegno dal titolo "Mamma, mamma li
russi", un reading del libro "Racconti sotto la palma". Grazie alla lettura e alla
successiva spiegazione di alcuni passaggi di questo testo abbiamo imparato come,
negli anni Settanta, migliaia di ebrei russi raggiunsero Ladispoli, in attesa di ottenere
un visto per il mondo libero.
Proprio la libertà come diritto di movimento e la sua violazione sono state le
ultime tematiche affrontate da noi ragazzi testimoni. Il concetto di libertà dovrebbe
presupporre la possibilità di una scelta e non essere il risultato di una costrizione,
perché spesso si fugge dalla paura, dalla fame, dalla guerra, alla ricerca di una diversa
possibilità. Abbiamo raccolto testimonianze di persone fuggite dal loro Paese e
clandestine in Italia, come il caso di un nostro compagno bengalese. Come
“testimoni” abbiamo imparato da questo lavoro che ognuno ha il diritto di poter
cercare la propria felicità, ma che non tutti possono farlo dove sono nati e spesso
sono costretti a cercarla altrove. Tutti, invece, dovrebbero trovare la propria felicità
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dove vogliono, perché "la terra è la casa comune di tutti i membri della famiglia
umana: nessun luogo è lontano!".
PRESIDENTE. L'Istituto secondario di primo grado "Leonardo da Vinci" di Bolzano
ha esaminato l'articolo 2 della Dichiarazione universale dei diritti umani.
Do la parola a Vanessa Perri per illustrare il lavoro svolto.
Vanessa PERRI. La scuola secondaria di I grado "Leonardo da Vinci" fa parte
dell'Istituto comprensivo Bolzano III. Nella nostra scuola sono iscritti 412 alunni,
suddivisi in 19 classi.
La
programmazione
della
scuola
si
caratterizza
per
l'orientamento
laboratoriale; particolare attenzione viene dedicata all'educazione alla cittadinanza
attiva, per esempio con il Parlamento degli alunni, organo consultivo che discute
problemi della realtà scolastica e che è diviso in Camera dei deputati (alunni delle
prime e delle seconde) e Senato (alunni delle terze).
Quest’anno i "senatori" delle classi terze hanno deciso di partecipare al
progetto “Testimoni dei diritti”.
Nella prima riunione si è letto il testo della Dichiarazione universale dei diritti
umani e, a maggioranza, si è scelto di analizzare l'articolo 2, concentrando
l'attenzione sulla tematica dei cittadini non italiani, allo scopo di verificarne il livello
di integrazione sia nella nostra scuola che nel tessuto cittadino.
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In una seconda seduta si è pensato al tipo di prodotto da realizzare ed è nata
l'idea di un video-inchiesta.
A dicembre, con grande entusiasmo, abbiamo scoperto di essere stati
selezionati per il concorso.
Il progetto si è articolato nei seguenti momenti: individuazione di figure di
esperti da intervistare; individuazione di alunni non italiani della nostra scuola,
disponibili a raccontare la loro esperienza di immigrazione; raccolta di dati statistici;
riflessione su attività pedagogiche svolte dalle classi sul tema della discriminazione.
Due esperti in riprese e in montaggio ci hanno accompagnato per la
realizzazione tecnica del video, che ha la durata di circa un'ora.
Grazie al percorso svolto con le nostre insegnanti abbiamo scoperto che nella
nostra scuola tutti collaborano e si impegnano per l'accoglienza degli alunni
provenienti da altri Paesi; che Bolzano è un Comune sensibile al problema
dell’integrazione e presente sul territorio attraverso numerosi enti e servizi; che le
intendenze scolastiche della Provincia autonoma di Bolzano (sia in lingua italiana, sia
in lingua tedesca) mettono in campo molte risorse ed energie per l'integrazione dei
nuovi compagni.
Abbiamo anche capito che svolgere attività didattiche per sensibilizzare contro
la discriminazione è già un modo per cominciare a mettere in pratica l'articolo 2 della
Dichiarazione universale: per questo abbiamo partecipato a due progetti, di cui si
parla anche nel nostro video.
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L'impegno della nostra scuola in questo campo continua, per esempio con la
partecipazione al Festival delle Resistenze della Provincia di Bolzano e alla
campagna “L'Italia sono anch'io”, per l'acquisizione della cittadinanza in base allo jus
soli. (Applausi).
PRESIDENTE. L'Istituto secondario di primo grado "Padre David Maria Turoldo" di
Montereale Valcellina, in Provincia di Pordenone, ha esaminato l'articolo 29 della
Dichiarazione universale dei diritti umani.
Do la parola a Francesco Boz per illustrare il lavoro svolto dal titolo
"Responsabilità sociale. Volontariato che passione!".
Francesco BOZ. Buongiorno, mi chiamo Francesco Boz e sono il presidente del
Circolo del volontariato dei giovani dell'Istituto secondario di primo grado di
Montereale Valcellina, in provincia di Pordenone.
Questo circolo è nato grazie all'impegno dei nostri insegnanti, che da diversi
anni concentrano grandi energie in attività di significativa rilevanza sociale per
consentire a noi ragazzi di sviluppare una coscienza civica. La disciplina
“Cittadinanza e Costituzione” è considerata un insegnamento trasversale, completo e
complesso che unisce i temi tradizionali dell'educazione civica e quelli
dell'educazione alla legalità, al rispetto di sé e degli altri e al valore della
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cooperazione e del volontariato. Riteniamo che le sue finalità siano quelle di
contribuire alla formazione di un cittadino responsabile.
Della Dichiarazione dei diritti umani abbiamo scelto di approfondire l’articolo
29, comma 1, per far conoscere la realtà del volontariato, creando occasioni di
incontro in realtà locali, e per favorire il confronto sui temi della partecipazione e
della cittadinanza attiva.
Il progetto «Volontariato che passione!» ci è stato proposto dagli insegnanti
Fabiana Bertoia, Maila Chiarot e Andrea Comina, e noi abbiamo colto al volo
l’occasione, anche perché porta avanti una già avviata e proficua collaborazione con
il locale Circolo del volontariato e dell’anziano «Vincenzo Borghese». I volontari
protagonisti quest’anno siamo stati noi ragazzi delle classi terze, ma sono stati
coinvolti anche gli alunni delle classi prime e seconde, in diversi modi ed in diverse
attive e concrete forme di solidarietà.
Il primo passo è stato l'elezione del consiglio del Circolo del volontariato dei
giovani attraverso democratiche consultazioni. Un concorso interno alla scuola ha
permesso di elaborare il logo del nostro circolo, che rappresenta una clessidra
poggiata su una mano tesa, poiché quello che ci siamo prefissi è donare il nostro
tempo agli altri.
Abbiamo poi organizzato, e nel tempo realizzato, degli incontri con diverse
associazioni del territorio che operano nell’ambito del sociale. Sono stati coinvolti il
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Soccorso alpino della Valcellina e la Protezione civile, con cui abbiamo collaborato
in alcune attività quali «Puliamo il mondo» e «I tre giorni della Sostenibilità».
Per l'Istituto «Piamarta di Unidiao du Brasil» abbiamo organizzato un
mercatino i cui proventi sono stati versati per aiutare i nostri coetanei. In occasione
del Natale, poi, gli anziani ospiti delle case di riposo comunali ci hanno fatto visita e
a loro abbiamo fatto dono di oggetti natalizi e di un piccolo concerto.
Nei primi mesi dell’anno, dopo aver realizzato alcuni divertenti manifesti,
abbiamo raccolto materiale per un canile del territorio, i cui operatori volontari sono
venuti a scuola a spiegare ai ragazzi più piccoli come ci si deve comportare con gli
amici a quattro zampe.
Un'attività che abbiamo proposto per la prima volta è lo «Sportello compiti»,
che ha riscontrato grande successo, anche perché vede coinvolti noi ragazzi di terza
come tutor dei compagni di prima e di seconda.
Di notevole impatto emotivo è stato l’incontro con il presidente provinciale
dell’Associazione ASLA (Associazione sclerosi laterale amiotrofica), «Un aiuto per
la SLA».
Sicuramente da continuare nel tempo sarà, inoltre, la discussione sulle
problematiche ambientali e sociali.
Ricordo, infine, che i cortili di alcuni anziani del Comune di Claut sono stati
spazzati via dalla neve caduta nei mesi di gennaio, febbraio e marzo. (Applausi).
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PRESIDENTE. Passo ora agli Istituti che hanno ricevuto una menzione speciale per
l'impegno nella realizzazione del progetto.
L'Istituto secondario di primo grado «Filippo Puglisi» di Serradifalco, in
provincia di Caltanisetta, ha esaminato l'articolo 1 della Dichiarazione universale dei
diritti umani.
Do la parola ad Alessandro Di Fazio per illustrare il lavoro svolto.
Alessandro DI FAZIO. Noi alunni delle classi 1a e 2a B dell’Istituto comprensivo
«Filippo Puglisi», con sede a Serradifalco, in provincia di Caltanissetta, ci siamo
occupati dell’approfondimento dell’articolo 1 della Dichiarazione universale dei
diritti umani, in quanto nella nostra scuola, già da quattro anni, si porta avanti un
progetto di educazione alla solidarietà ed integrazione in rete che ha lo scopo di far
crescere in noi la coscienza dell’importanza della dignità di ogni persona, attraverso
attività di laboratorio miranti alla sensibilizzazione e alla fratellanza vicendevole.
Ci siamo soffermati sul principio dell’uguaglianza di tutti gli uomini in dignità
e diritti perché, guardandoci intorno, ci siamo resi conto che a molte persone questo
diritto viene negato. Osservando il nostro territorio, abbiamo preso coscienza del fatto
di vivere in una realtà multietnica e quindi varia per cultura, religione o stato sociale.
Abbiamo inoltre osservato quello che succede attorno a noi: fenomeni di solitudine e
di emarginazione, soprattutto di anziani.
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Contemporaneamente abbiamo anche osservato cosa succede nel resto del
mondo: molti bambini come noi non possono godere del diritto alla salute ed allo
studio, perché poveri ed abbandonati. Ecco allora l’importanza di far qualcosa che ci
aiutasse a diventare sempre più persone capaci di «agire in uno spirito di fraternità
vicendevole».
Il nostro percorso si è articolato in varie fasi, tra cui l'analisi di alcune
associazioni di cooperazione; la realizzazione di una bancarella della solidarietà, per
sostenere a distanza due bambini in Terrasanta e Birmania con la vendita dei prodotti
realizzati a scuola nelle attività di arti creative per la solidarietà, per garantire loro il
diritto alla dignità, allo studio e alla salute; il gemellaggio con i bambini orfani
dell’Istituto "Maksora" in Siberia; la visita al centro anziani del nostro paese; la visita
al centro di accoglienza per ragazze madri, dove abbiamo realizzato lavori insieme
alle mamme e ai bambini provenienti dal Marocco; l'incontro con l’autore Enzo
Russo per la creazione della prima associazione nazionale antibullismo, realizzata per
la prima volta nella nostra Provincia, ma che sarà a breve presente in ogni scuola
d’Italia per tutelare le vittime del bullismo ed arginare il fenomeno; infine, l'incontro
con i rappresentanti della prefettura di Caltanissetta sui fenomeni di violazione della
dignità della persona presenti sul territorio.
La nostra istituzione scolastica, noi alunni abbiamo deciso di lavorare insieme
a questi enti per far emergere i casi in cui vengono lesi i diritti umani. Queste attività
hanno portato ad un'integrazione tra generazioni e i risultati del progetto sono stati
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molto positivi, perché ci hanno aiutato a comprendere che per tutelare i diritti di ogni
uomo e favorire la fraternità vicendevole è importante che ognuno di noi cambi e che
sia di esempio a chi gli sta accanto. L’apertura verso le associazioni internazionali
che si occupano di diritti umani e le istituzioni vicine a noi ci ha aiutato a
comprendere sempre più che il mondo cambia se cambia ogni singolo cuore.
Ringraziamo il Senato e i suoi rappresentati per la possibilità data alla nostra
scuola di diffondere i diritti contemplati nell’articolo 1 della Dichiarazione universale
dei diritti umani. L'esperienza di “Testimoni dei diritti” ci ha permesso di raggiungere
importanti obiettivi sul territorio locale, come l’impegno delle organizzazioni
incontrate a continuare il loro lavoro, avendo come fattore comune il rispetto della
dignità di ogni singola persona, con un costante sguardo aperto a quelle realtà ove tali
diritti sono lesi. (Applausi).
PRESIDENTE. L'Istituto secondario di primo grado "Pietro Tacchi Venturi" di San
Severino Marche, in provincia di Macerata, ha esaminato l'articolo 24 della
Dichiarazione universale dei diritti umani.
Do la parola a Roberto Piantoni per illustrare il lavoro svolto, dal titolo "Il
diritto allo svago e al riposo dal lavoro nel mio territorio".
Roberto PIANTONI. Buongiorno, sono Roberto Piantoni e rappresento l'Istituto
comprensivo di San Severino Marche.
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«In che cosa consiste, dunque, il problema? Voi vivete come se doveste vivere
sempre, […] buttate via il tempo come se lo aveste tutto intero e in abbondanza,
mentre forse quel giorno che voi regalate a una persona o a un’azione qualsiasi
potrebbe essere l’ultimo […]. Ai più sentirai dire: "In vecchiaia mi metterò in riposo
e lascerò ogni occupazione". Perché riservare a te stesso solo i resti della tua vita e
dedicare alla contemplazione solo il tempo che non può essere usato per nessuna
azione?».
Così Seneca il filosofo, quasi 2.000 anni fa, spiegava agli uomini quello che
per lui era un problema semplice, ma che gli uomini ancora non sembrano aver
risolto. Abbiamo allora deciso di provarci noi, perché commentare l’articolo 24 della
Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo ci è sembrato subito un “gioco da
ragazzi”. Chi più di noi, infatti - come a volte ci ricordano anche i nostri insegnanti in
aula - può essere esperto in materia di gioco e svago? Eppure, da un’indagine iniziale
sull’impiego del nostro tempo libero, la maggior parte di noi è apparsa impegnata in
molti sport, ma in pochi coltiviamo interessi di tipo culturale, artistico e scientifico, e
il nostro parco giochi preferito rimane la rete. Ecco, allora, in cosa consiste il
problema.
Il Progetto lettura del nostro istituto ci ha permesso, ad esempio, di condividere
esperienze emotive e di confronto culturale. Il Museo del territorio della città, nato
nella nostra scuola e dove noi studenti continuiamo a svolgere la funzione di
miniguide, ci ha consentito di incontrare, durante le Giornate del FAI, visitatori
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curiosi e di approfondire con loro la storia agricola e protoindustriale della nostra
Regione. Lo spettacolo teatrale “Renzo e Lucia” ci ha trasformato in comici
commentatori de «I Promessi sposi». Le visite alla casa di riposo ci hanno suggerito
che il tempo libero si può investire anche per gli altri, in azioni di solidarietà verso
chi ha un riposo dal lavoro che non sempre è svago.
Queste sono state solo alcune delle esperienze che ci hanno portato a capire che
quando l’articolo 24 della Dichiarazione dei diritti dell’uomo parla di svago per il
lavoratore, intende sottolineare l’importanza dei momenti ludici e di ricreazione
culturale per ritemprare il corpo e la mente, promuovendo quell’uso consapevole del
tempo di cui parlava Seneca.
Il diritto allo svago, inoltre, ha a che fare con l’umanesimo nei luoghi di lavoro
e, visto che per noi il luogo di lavoro è la scuola, è importante che questa sia
accogliente e confortevole. Quanto, invece, all’imparare divertendoci, siamo già
molto bravi per conto nostro.
Queste riflessioni, tuttavia, sembrano appartenere a una logica capovolta. Se ci
allontaniamo dalla nostra realtà di ragazzi e ci guardiamo intorno, il problema oggi
non sembra lo svago, ma il lavoro, la realtà di precariato e disoccupazione, nella
quale l’assenza o l’intermittenza del lavoro costituiscono “ferie ingiustamente
retribuite”.
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Il diritto allo svago non esisterebbe senza l’altra faccia della moneta, che dà
piena dignità all’uomo: il diritto al lavoro. In questi giorni, infatti, abbiamo scoperto
che senza lavoro a volte si muore, e questo non ci è sembrato un gioco. (Applausi).
PRESIDENTE. L'Istituto secondario di primo grado "Michele Ferrajolo" di Acerra,
in provincia di Napoli, ha esaminato l'articolo 26 della Dichiarazione universale dei
diritti umani.
Do la parola a Vincenzo Maria D’Iorio per illustrare il lavoro svolto dal titolo
"Arcadia: vivere liberi in un mondo di sapere (creazione di un futuro ideale, di un
mondo dove crescere liberi)".
Vincenzo Maria D’IORIO. Buongiorno, il progetto che, grazie all’iniziativa
“Testimoni dei diritti”, noi alunni della classe 3a B siamo oggi chiamati a
rendicontare ci ha visti protagonisti, per un intero anno scolastico, impegnati sui temi
della legalità, della partecipazione democratica, del diritto. Il nostro lavoro ha
sviluppato l’idea di edificare una nuova Arcadia, un luogo di benessere fisico, morale
ed intellettuale per ogni bambino, per ogni ragazzo, per ogni giovane del nostro
territorio, consapevoli che ogni forma di crescita non può prescindere dal diritto alla
conoscenza e all’istruzione, un diritto spesso negato nei nostri territori tormentati da
fenomeni incalzanti di disagio ed abbandono scolastico.
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La scelta dell’articolo 26 della Dichiarazione universale dei diritti umani del
1948 ci ha offerto la possibilità di riflettere su questi temi, di attivarci in prima
persona, di progettare prospettive future che altri dopo di noi potranno realizzare
nella nostra comunità scolastica, affinché questo progetto non si esaurisca qui, ma sia
viatico per scenari sempre più incisivi e coinvolgenti.
Noi, con i nostri insegnanti, abbiamo colto quest’anno una sfida, quella di
realizzare una terra diversa su cui vivere, che garantisca a tutti pari opportunità, che
non emargini, che non escluda, ma soprattutto avvicini i giovani alle istituzioni, che
possono essere orgoglio nazionale, perché ci possa ancora essere speranza di
sostenere la crescita di uomini liberi, resi liberi dal sapere.
Soprattutto per questo, abbiamo coinvolto le scuole del nostro territorio, perché
in questo viaggio potesse esserci partecipazione e condivisione. Abbiamo promosso
momenti di ascolto, dibattiti, incontri con autori e personalità, concorsi: momenti di
laboratorio nei cui contesti vivere una dimensione totalizzante della scuola, intesa
come luogo di confronto, di interazione, di diritto.
Quello che ci rimane di questo anno di esperienza, e che vorremmo riuscire a
trasmettere, è la convinzione che la nostra è stata soprattutto un’educazione etica,
morale e civica; siamo cresciuti come cittadini della nostra Acerra, dell’Italia,
dell’Europa. Siamo infatti convinti che l'Arcadia del nuovo millennio non può essere
terra di confine, ma terra globale, universale, dell'integrazione tra tutte le Nazioni,
come ci insegna l'articolo 26.
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Molto c'è ancora da fare. Forse noi abbiamo solo segnato una via che altri,
raccogliendo il nostro testimone, percorreranno. Ma a noi è parso un viaggio
comunque ricco e illuminato.
Ringraziamo sentitamente il Senato, nella persona del Presidente, che ha voluto
menzionarci tra i progetti meritevoli per l’anno 2012-2013. Speriamo che iniziative
del genere possano svilupparsi per sostenere l’opera della scuola italiana che, pur tra
molti disagi e bisogni, è ricca di eccellenze e significatività, perché infine la parola
diritto e la parola libertà risuonino come melodie di progresso e di crescita.
(Applausi). Un ringraziamento ancora va ai nostri insegnanti, che hanno creduto con
noi in questa avventura. (Applausi).
PRESIDENTE. L'Istituto secondario di primo grado "Istituto comprensivo Terzo
Polo" di Gallipoli, in provincia di Lecce, ha esaminato l'articolo 23 della
Dichiarazione universale dei diritti umani.
Do la parola a Roberto Leone per illustrare il lavoro svolto dal titolo "Noi
giovani: quale futuro?".
Roberto LEONE. Buongiorno, le classi terze dell'Istituto secondario di primo grado
"Istituto Comprensivo Terzo Polo" di Gallipoli hanno partecipato al concorso
“Testimoni dei diritti”, con l’approfondimento dell’articolo 23 della Dichiarazione
universale dei diritti umani, relativo al diritto al lavoro, fiduciosi che sia possibile
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stare nella società odierna "fabbricando" il proprio futuro e lavorando per il
cambiamento.
La scelta di testimoniare l’articolo 23 è nata dall’esigenza di comprendere le
dinamiche che rendono drammatica la società di oggi, soprattutto per i giovani, il cui
inserimento nel mondo del lavoro è sempre più difficile. Da qui la necessità di una
formazione competitiva dei giovani, capace di collocarsi in una realtà territoriale
come il Sud e di non costringere ad una nuova emigrazione.
Molti gli interrogativi e le riflessioni che hanno dato inizio al progetto. Ci
siamo resi conto che la conoscenza dei diritti umani, così come è presente nella
Dichiarazione del 1948, è fondamentale per realizzare il nostro sogno di un mondo
basato sulla convivenza, ma siamo coscienti che purtroppo ancora non tutti
conoscono questi principi. Qualcuno, infatti, fa finta di niente, qualcun altro ci si
oppone con violenza.
Abbiamo reso partecipi tutti del nostro impegno di testimoni dei diritti
realizzando una interessante intervista ai nostri compagni, ai docenti e a tutto il
personale che lavora presso il nostro istituto, con lo scopo di far parlare, incuriosire,
discutere sui diritti.
Abbiamo scoperto che oggi si sta costruendo un nuovo immaginario del lavoro,
il lavoro tradizionale sembra scomparso. I tanti giovani muratori, panettieri, operai
che lavorano nei campi, nelle piccole fabbriche, nei negozi delle realtà in cui
viviamo, ci ricordano, però, che forse quest'affermazione non è così vera. Questo ci
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deve far riflettere attentamente, sia rispetto ad un’invisibilità sempre più marcata di
questi giovani, sia rispetto alla tutela dei diritti.
Come pittori abbiamo voluto fissare su un murales il nostro grido di speranza:
“Il futuro della mia terra sono io”, che ha fatto da scenografia agli incontri aperti a
tutti per testimoniare il diritto al lavoro.
Impegnati alla ricerca dei diritti, abbiamo voluto inoltre immedesimarci nei
problemi dei lavoratori, documentando delle storie vere del lavoro dei giovani, dei
padri, dei nonni, ricostruendo così un percorso sull’emigrazione nella realtà salentina.
Il percorso sul lavoro ci ha quindi portato a testimoniare in due manifestazioni
importanti che abbiamo organizzato ed a cui abbiamo invitato la cittadinanza a
partecipare. La prima in occasione dell'8 marzo, "Donne esempi di forza e di lotta per
i propri diritti e la propria dignità": abbiamo voluto essere testimoni dei diritti delle
donne nel lavoro, ma anche contribuire alla lotta contro ogni forma di abuso sulle
donne. La precarietà e il ricatto non sono scoperte del presente, ma sono esistite
anche nel passato, e le tabacchine sono state l’esempio vivo di forza e di lotta per i
propri diritti e per la propria dignità.
Toccante è stato il lavoro sulle tabacchine, realizzato da noi intervistando le
nonne di nostri compagni, dal titolo “Le nonne raccontano”, e la testimonianza diretta
del figlio di una tabacchina che è stata tra le maggiori figure per la lotta
sull’emancipazione femminile per ottenere pari diritti e un’equa retribuzione.
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La nostra ricerca, però, non si è limitata a questo in quanto abbiamo voluto
affrontare le tematiche inerenti al mondo del lavoro nella nostra realtà soffermandoci
sulla condizione degli anziani che migrarono in terre lontane; sul fenomeno del
caporalato, piaga che sfrutta le categorie più deboli, e sul lavoro minorile. (Applausi).
PRESIDENTE. Abbiamo ultimato l'illustrazione dei vostri lavori.
Con vero piacere do ora la parola al ministro dell'istruzione, dell'università e
della ricerca, professor Francesco Profumo, che ringrazio anche per la fattiva e
continua collaborazione dei suoi uffici.
PROFUMO, ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. Signor
Presidente, illustri ospiti, autorità, cari insegnanti e soprattutto carissimi studenti, è
con immenso piacere che partecipo oggi alla cerimonia finale del percorso didatticoeducativo "Testimoni dei diritti" che le scuole secondarie di primo grado selezionate
hanno portato avanti durante questo anno scolastico.
Desidero anzitutto complimentarmi con il Senato e con il presidente Grasso per
la realizzazione di questa iniziativa in collaborazione con il MIUR. Ma soprattutto
desidero congratularmi con tutti voi, cari ragazzi e care ragazze, per l'impegno che
avete dimostrato nell'approfondimento della Dichiarazione universale dei diritti
dell'uomo nei suoi diversi ambiti di tutela e applicazione.
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Le menzioni a vostro merito dimostrano che avete acquisito un grado di
maturità che adesso dovete far fruttare come un tesoro nella società del terzo
millennio. Quindi, bravi, ma non abbassate la guardia. Voi siete il nostro futuro e in
gran parte da voi dipenderanno la salvaguardia e la promozione dei diritti di
cittadinanza universale, imprescindibili in un mondo ormai globalizzato.
Ho appena citato, non a caso, un vocabolo che - a mio avviso - è e sarà centrale
nelle nostre società e che si accompagna sempre ad una sana testimonianza. Parlo
della promozione. Promuovere deriva dal latino e significa muovere in avanti, ma
anche conferire maggiore dignità.
Ecco, vedete, i diritti non hanno bisogno solo di enunciazioni. Essi necessitano
soprattutto di essere portati avanti ogni giorno con le azioni e le opere affinché, in
ogni Paese del mondo, le persone possano essere protette come esseri umani e
diventino protagonisti attive del proprio destino.
Sono particolarmente grato alle scuole che hanno aderito a questo progetto e
agli insegnanti che vi hanno seguito con tanta passione e tanti sacrifici, perché
l'educazione a una cittadinanza responsabile e globale passa attraverso l'istruzione.
La scuola, come la famiglia, è fondamentale per garantire la vostra formazione
e la vostra crescita come persone e come cittadini. Attraverso iniziative come questa,
le istituzioni e la scuola riescono a diffondere tra i ragazzi la cultura della legalità e
dei valori civili e a fare acquisire loro una nozione più profonda dei propri diritti e
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doveri di cittadini, di uomini e di donne sempre più in relazione con popoli e persone
di altre nazionalità.
La fine della Seconda guerra mondiale ci ha regalato un mondo potenzialmente
più armonico e più interconnesso e i valori di fratellanza universale, che oggi sono di
nuovo minacciati e per i quali, quindi, dobbiamo continuare a lottare.
Il diritto all'istruzione, il diritto alla vita, alla libertà e alla propria sicurezza
personale, il dovere della solidarietà e dell'accoglienza sono racchiusi tutti dentro la
Dichiarazione del 1948, ma devono essere in particolare custoditi dentro ciascuno di
noi: sono la nostra Carta costituzionale e sono alla base dell'Europa unita.
Mi è molto piaciuta la foto che è stata inserita sul sito web «Senato per i
ragazzi», nella quale la bandiera dell'Europa contiene le facce di molti giovani e
studenti.
L'Europa è patrimonio di tutti e tutti noi costituiamo l'Europa. È questo che
pensavano i padri fondatori, come De Gasperi, Schuman e Adenauer: non
dimentichiamolo mai, soprattutto oggi che l'Europa affronta un momento di grande
difficoltà economica e sociale, e per questo va profondamente sostenuta.
Mi congratulo ancora con tutti voi per i progetti che avete presentato, e in
particolare con le classi risultate vincitrici.
Cari ragazzi, andate fieri di quanto state imparando e continuate a studiare e a
lavorare per promuovere la pace e la giustizia: il futuro dipende da voi. Vi ringrazio.
(Vivi applausi).
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PRESIDENTE. A nome del Senato, ringrazio anch'io gli insegnanti, che tanto si sono
adoperati. Voi che siete presenti qui oggi costituite solo una rappresentanza di tutti gli
insegnanti, ma il mio ringraziamento è rivolto a tutti gli insegnanti che, anche
stamattina, stanno lavorando nelle scuole e altrove.
Passiamo quindi alla premiazione. Chiamo quindi ora al banco della Presidenza
Francesco Marinelli di Catanzaro Lido (Regione Calabria), Lara Dell'Infante di
Ariano Irpino (Regione Campania), Vanessa Magris di Montereale Valcellina
(Regione Friuli-Venezia Giulia), Flavio Moroni di Ladispoli (Regione Lazio), Luca
Vinci di Norbello (Regione Sardegna), Lorenzo Mattarei di Bolzano (Regione
Trentino-Alto Adige), Vittoria Lettieri di Acerra (Regione Campania), Martina
Stefanelli di San Severino Marche (Regione Marche), Cristina Manno di Gallipoli
(Regione Puglia), Giovanni Salvo di Serradifalco (Regione Sicilia).
(Il presidente Grasso, congiuntamente con il ministro Profumo, consegna
targhe e diplomi agli studenti che salgono sul banco della Presidenza uno per volta
in ordine alfabetico per Regione, prima gli Istituti vincitori e poi quelli che hanno
ricevuto la menzione speciale).
Esaurita anche la premiazione, vi propongo di fare una votazione per dare un
voto a questa giornata.
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Chi è favorevole, alzi la mano. (Tutti i presenti alzano la mano).
Il Senato approva all'unanimità questa bellissima giornata. (Vivi applausi).
Secondo la formula di rito, dichiaro che la seduta è tolta (ore 11,48).
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