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Resoconto da un viaggio spirituale nel Marocco del Sud
1. SULLE ORME DI CHARLES DE FOUCAULD
Un Marocco veramente insolito, quello che ho avuto la fortuna, con un bel gruppo di amici
ravennati, di visitare lo scorso novembre.
Escluse le famose città imperiali e le assolate spiagge vacanziere, ci siamo inoltrati all’interno, nei
villaggi disseminati lungo i corsi d’acqua che scendono dall’alto atlante; villaggi medievali
fortificati, il cui tenore di vita è ancora molto precario, anche se si cerca di carpire il deserto
prezioso terreno per la cultura di palme, ulivi e ortaggi.
Abbiamo incontrato un mondo giovane; tanti i bambini in continuo movimento. La voglia di vivere
gliela si legge sui volti sempre sorridenti, pur nelle loro abitazioni povere, essenziali con qualche
capretta in un angolo della casa.
Che ne sarà di queste generazioni a rischio di scoppiare, viste le contraddizioni presenti nella
società marocchina: benessere ostentato e povertà, agricoltura primitiva e promozione turistica di
classe, abitazioni fatiscenti e antenne paraboliche, con l’immancabile cellulare?.
Ci siamo trovati immersi in un mondo che non immaginavamo, che non abbiamo cercato, ci è
venuto addosso e abbiamo tentato di starci dentro, senza tirarci indietro. Allora tutto è passato in
secondo ordine: i fantastici paesaggi innevati delle alte montagne, le valli coperte di fitti palmeti
lungo gli instabili torrenti, le famose dune maestose e allucinanti, che era la motivazione prima del
nostro viaggio.
In questo ambiente selvaggio e pauroso abbiamo potuto capire meglio quel personaggio tormentato
e indecifrabile che è stato Charles de Foucauld.
Proprio da queste parti alla fine dell’ottocento, si spinse, primo europeo, in un viaggio avventuroso
e pericolosissimo, durato circa un anno. Si stabilirà in seguito in Algeria nel confine con il
Marocco, con la speranza, risultata vana, di poter vivere e testimoniare il Vangelo in quella terra
meravigliosa, tra quel popolo Berbero, che lo aveva conquistato, quasi “stregato”.
Il nostro è stato un vero pellegrinaggio sulle tracce di quest’uomo sempre inquieto, mai arrivato,
nell’intento di ricercare la volontà divina di servire gli ultimi della terra.
Don Edero Onofri
2. Non più ‘infedeli’
L’incontro con Padre Claudio, a Casablanca, l’unico che ha risposto tempestivamente ai nostri
contatti precedenti al viaggio, è stato arricchente oltre ogni aspettativa, perché nel poco tempo avuto
a disposizione ci ha fatto un quadro della situazione religiosa in Marocco, confermando quello che
nei giorni precedenti avevamo intuito. Il Sacerdote non può battezzare bambini, figli di matrimoni
misti, pena l’espulsione dal paese. Solo durante i funerali, nell’omelia, si può trattare il tema della
vita eterna ma non come forma catechetica per non suscitare malumori in chi professa una religione
diversa dalla nostra. Padre Claudio dice che non può fare proselitismo o qualcosa a livello di
testimonianza che possa fare intendere ciò, ma solo dare l’esempio per mezzo della propria vita,
spesa nell’assistenza agli anziani, ai poveri e ai malati, i quali sono ricoverati nello stesso istituto,
dov’è ospitata anche una scuola italiana per ragazzi marocchini che vogliono ottenere un permesso
di soggiorno in Italia.
Egli si è definito un prete di frontiera e consiglia ai Sacerdoti che volessero fare opera di missione,
di cercare di conoscere approfonditamente il mondo islamico; afferma che è impossibile
l’integrazione fra musulmani e cristiani ma solo l’accettazione reciproca, almeno per le generazioni
di oggi: di questo i nostri politici dovrebbero prendere consapevolezza.
I musulmani non accetteranno mai la nostra religione, dal momento che il credo islamico recita:
“Credo che non ci sia Dio al di fuori di Dio e professo che Maometto sia il suo Profeta”. Il
musulmano è ‘sottomesso’ a Dio con l’obbligo di servire Dio.
Per noi cristiani Dio è il Padre: noi siamo figli, e… “se figli anche eredi”(S. Paolo); un padre
favorisce la libertà dei figli. Per l’Islam questo non è pensabile.
In Marocco, il livello di accettazione dei cristiani è migliore che in altri paesi islamici. Continua
padre Claudio Ghilardi, “fino a non molto tempo fa saremmo stati etichettati come “infedeli”
mentre adesso ci definiscono italiani, francesi… a seconda della nazionalità” .
Charles de Foucauld li ha rispettati nella loro identità, utilizzava la testimonianza di vita e la
preghiera (aveva una speciale dispensa per poter celebrare l’Eucarestia da solo, ndr.). Comunque, in
un mondo diverso dal nostro, c’è qualcuno che testimonia la nostra fede.
Nel silenzio siamo presenti: chissà che anche il nostro gruppo non sia riuscito a dare una
piccolissima testimonianza cristiana.
Ringrazio tutti i miei compagni di viaggio, che come me si sono lasciati ispirare da fratello Charles:
ciò ci ha permesso di aggiungere un'altra “esperienza di Dio” nella nostra vita.
Carla Castellucci
3) Tra Berberi e Tuareg
Alle porte del deserto abbiamo visto la vita di un popolo, quello Tuareg, che nella sua composta
dignità attende un avvenire migliore di quello che vive.
Il rispetto che la gente povera ci ha chiesto – no foto!- merita il silenzio sulla loro miseria materiale,
per quanto meriterebbe il canto per desiderio verso la vita, manifestato dai numerosissimi e bei
bambini.
Terra dalle dimensioni essenziali che si cala verso il Sahara non è così povera d’acqua come si
potrebbe immaginare.
Pare contenuta l’attesa d’infinito che invece l’acqua del battesimo porterebbe.
Non è parso che l’acqua con cui si lavano i piedi prima di entrare in moschea appaia una forma di
rassicurazione e di speranza sufficiente. L’economia è scarsamente basata sull’agricoltura, ma più
sui transiti e sui commerci. La religione di base è certo l’Islam; tuttavia non abbiamo sentito
insistenti i richiami dai minareti alla preghiera come negli altri paesi del bacino mediterraneo.
Invece del cristianesimo non abbiamo visto traccia.
Solo a Casablanca vi è una chiesa Cattolica in onore di Cristo Re, retta da una persona di singolare
intelligenza che sarebbe bello conoscere, padre Claudio Ghilardi .
Nel medio Marocco vi sono le Catene montuose dell’Atlante, con vette ampiamente imbiancate,
alte oltre 4000 metri; il popolo di questo territorio sono i Berberi, gente di montagna, tenace, soda,
disillusa; anche quì rare moschee, di cristianità solo noi passanti. Abbiamo faticato a trovare un
luogo minimamente adatto, riservato e protetto per la celebrazione della S. Messa che don Edero ci
ha sempre assicurato.
Villaggi poveri, donne al fiume a lavare i panni a mano, bimbi scalzi, occhi vivacissimi. Ci è stato
consigliato di non fotografare le lavandaie al fiume, non avrebbero gradito di essere immortalate
nella loro miseria;
ma forse, non saremmo stati più miserabili noi appesantiti dalle nostre piccole e insidiose certezze?
Dopo aver visitato Marrakech e Casablanca don Claudio ci ha detto questo:
…”rivolgendosi alla popolazione che qui è quasi tutta musulmana è bene che serenamente
consideriamo che non sara' mai possibile una vera integrazione con l'Islam …
l'Islam non puo' assimilare la nostra cultura, perchè e' basata su un altro paradigma antropologico.
Per i cristiani Dio è il padre buono, e vuole la liberta' del figlio e lo lascia libero anche di peccare e
separarsi, ma non può prescindere dalla libertà (qui creabit te sine te, non salbabit te sine te”
Agostino)
Per noi cristiani, la liberta' e' una condizione di vita.
Per il Musulmano l’essere sottomesso è una condizione di vita.
Il deserto geografico è immagine della nostra aridità interiore.
L'oasi interiore esiste, solo Dio e' l'oasi, oasi della preghiera, da alcuni chiamata ‘meditazione’a
DIO e meditazione con i poveri e sui poveri, che non sono miseri.
Anche in Marocco ci sono citta' moderne, babele moderne come in Europa. I cristiani non chiudano
gli occhi davanti al povero e neppure davanti al misero: chi si commuove sul povero non si
confonde davanti al ricco.
Noi, economicamente ricchi, siamo miserabili quando creiamo divisioni.
In Marocco il cielo è immagine di Dio.”
Mario Ravaglia