del 28 Giugno

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del 28 Giugno
Del 18 Maggio 2014
Estratto da pag. VI
Da Mondello a Brancaccio mille e 200 appartamenti al posto delle ex fabbriche
SARA SCARAFIA LE COOPERATIVE sono pronte a dare il primo colpo di piccone per trasformare in
realtà il business di una casa da 100/120 metri quadri a Mondello, o nelle vicinanze, a prezzi stracciati: si è
chiuso il bando — pubblicato dall’assessorato all’Urbanistica nei mesi scorsi — per la realizzazione di alloggi
di edilizia convenzionata nelle fabbriche dismesse della città. Sono arrivate diciassette istanze ma il Comune
ha detto di sì solo a dodici proposte per un totale di 1.255 appartamenti: dove? L’insediamento più grosso è in
via Aiace a Partanna Mondello dove 13 cooperative, dal Sunia al Policlinico, contano di realizzare 378
appartamenti in un’area di quasi 30 mila metri quadrati che prima ospitava l’ex cotonificio della Regione. E
praticamente ci sono le 80 case proposte dalla Edison immobiliare nello spazio prima occupato dall’ex cereria
di via Marinai Alliata. Zona della città nella quale gli appartamenti costano almeno 200 mila euro e che, se
l’affare andrà in porto, verranno acquistati praticamente alla metà. Come? A realizzare le lottizzazioni sono le
cooperative sociali iscritte a una graduatoria regionale: coop che per pagare il mutuo di ciascuna casa possono
contare su un finanziamento regionale da 121 mila euro, la metà del prezzo di vendita. Un vero affare
subodorato dalle cooperative fin da quando il Comune — attraverso l’ormai ex assessore Tullio Giuffrè —
aveva annunciato la pubblicazione di un bando ad hoc per recuperare spazi abbandonati e creare alloggi: negli
anni le cooperative che avevano ottenuto il contributo regionale si erano via via svuotate di soci che avevano
perso interesse alla causa, considerato che i fondi regionali da soli, cioè senza i terreni messi a disposizione
dall’amministrazione, erano del tutto inutili. Ma con l’annuncio del Comune è partita la caccia a nuovi futuri
inquilini che sembra sia andata a buon fine: «Siamo pronti a partire — dice il presidente della Legacoop
Filippo Parrino — an- che la bonifica delle aree è a carico nostro e sarebbe la prima attività che metteremmo in
moto». Legacoop, Ance, Unione costruttori italiani, Associazione generale cooperative italiane,
Confcooperative e Unicoop, ma anche il sindacato inquilini, il Sunia, hanno presentato domanda: del resto il
business è assicurato con Palazzo d’Orleans che finanzia l’abbattimento degli interessi erogando fino a 121
mila euro a casa facendosi carico, nel migliore dei casi, del 75 per cento del debito. Non solo Mondello. Via
libera alle costruzioni pure a Tommaso Natale, a San Lorenzo, in via Messina Marine, a Brancaccio. Adesso le
coop dovranno integrare la documentazione. Nell’aria aleggia, però, l’ipotesi di una possibile proroga dei
termini per consentire nuove istanze: ma una dilatazione dei tempi non piace ai costruttori («La proroga per
noi è irrilevante, ma di certo ci rallenterebbe », dice Parrino) e non piace nemmeno al Pd e a Forza Italia: «Non
vorrei che si offrisse il destro alle speculazioni», dice il democratico Rosario Filoramo. Per presentare
l’istanza, le coop hanno dovuto firmare un preliminare di vendita con i proprietari dei terreni: «Se non si sono
messi d’accordo nei mesi che abbiamo messo a disposizione, perché dovrebbero farlo adesso? Una riapertura
dei termini è pericolosa», incalza Filoramo. «Il bando è chiuso e non si riapre», fa eco Tantillo (Fi). «I termini
si riaprirebbero solo se ci fosse una pressione di massa delle coop — assicura Pierpaolo La Commare,
vicecapogruppo di Mov 139 — in caso contrario potremmo invece pensare a un futuro nuovo bando». Ipotesi
che sembra la più quotata così da consentire subito alle cooperative interessate di mettersi in moto e progettare
l’apertura dei cantieri. Ma il vicepresidente del Consiglio comunale Nadia Spallitta avverte: «Nessun via libera
alle ruspe se prima non c’è una variante urbanistica, caso per caso, approvata dal Consiglio comunale». Tra le
domande accettate ce ne sono anche due per il progetto di “housing sociale”: «In pratica una famiglia —
spiega Giuseppe Armanio del Sunia — pagherà circa 400 euro al mese al costruttore, una sorta di affitto, e in
circa vent’anni diventerà proprietaria ». Le zone individuate sono in via Castelforte e a Borgo Nuovo. Il via
libera al bando era inserito in una delibera che ne autorizzava uno uguale (cioè sempre rivolto alle cooperative
che hanno ottenuto il finanziamento regionale) per il centro storico: in questo caso a essere riqualificate
dovevano essere le palazzine cadenti. Ma nulla è stato mai pubblicato. «Un scommessa perduta», attacca
Tantillo. «Quel bando va ripensato e reso più appetibile immaginando il recupero di comparti di palazzine e
non di singoli ruderi non appetibili per le coop», dice La Commare.

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