Diapositiva 1 - Università degli Studi di Bergamo

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Diapositiva 1 - Università degli Studi di Bergamo
Immagini del mito
Il mito e le sue trasformazioni iconografiche
Sonia Maffei
[email protected]
I miti greci
Ixchel, Maia
Anahita, Persia
Guan
Yin,
Cina
Otei,
Giappone
Sheila-na-gig, celtica
Baal, fenici
Ganesha,
indu
BES EGITTO
I miti greci e la tradizione
figurativa
Gustav Klimt Danae 1907
Tiziano Danae, Prado 1554
Francisco Goya Saturno Prado
1823 Moreau, Europa e il Toro ,1869 c.
Gustave
Programma
• Uso del mito in antico
- Come veniva fruito e quali valori comunicava
• La tradizione iconografica
– Trasformazioni e immagini del mito fino al
Rinascimento
• La tradizione astrologica
– Sorprendenti variazioni degli dei
• I mitografi
– Vincenzo Cartari e i mitografi del Cinquecento
La tradizione mitografica
Concilio degli dei
Amore fanciullo alato e
tenero è rappresentato di
fronte a Giove. Raffaello lo
raffigura mentre egli cerca
di spiegare l’accaduto e le
sue ragioni.
Giove riconoscibile per
l’aquila è circondato da
varie divinità
Nettuno con il tridente
Ade con Cerbero il cane con
tre teste.
Concilio degli
dei
Dietro Giove si riconoscono
chiaramente
Giunone con il pavone
Atena con l’elmo e l’asta e
l’egida con la gorgone in
petto
La Diana con il crescente
lunare
Concilio degli
dei
Venere con il braccio
sinistra indica Amore e lo
accusa di fronte a Giove.
La dea dell’amore è
seminuda con una
ricchissima acconciatura.
Dietro di lei Marte con elmo
e corazza e asta
Concilio degli
dei
Seguono poi Apollo con la
cetra
Bacco con la ghirlanda
d’uva e pampini
Ercole con la clava e la
leonté
Saturno con la zappa
In basso le personificazioni
di due fiumi, il Tevere e il
Nilo
Concilio degli
dei
Giano bifronte è raffigurato
con le due facce e un panno
verde
In primo piano Mercurio
porge a Psiche la coppa di
ambrosia che renderà Psiche
immortale.
Iacopo Zucchi, Giove
Francesco Hayez Venere (1830)
Teogonia
• Esiodo (principio del VII sec.
a. C.)
E nacque dunque per primo il Càos; e dopo, la Terra
dall'ampio seno, sede perenne, sicura di tutti
gli Dei ch‘hanno in possesso le cime nevose d'Olimpo,
e, della terra dall'ampie contrade nei baratri, il buio
Tàrtaro; e Amore, ch'è fra tutti i Celesti il piú bello,
che dissipa ogni cura degli uomini tutti e dei Numi,
doma ogni volontà nel seno, ogni accorto consiglio..
CAOS
Caos
Il leviatano e i dannati
• Bourges, musée du
Berry (1245-1250)
Caos
e
elementi
Metamorphosi di Ovidio. Tradotte
in francese da Clément Marot,
dedica a Francesco I
Ms. Bodleian Library
Post 1531
Gaia, Gea
Gaia Mosaico da Antiochia
II-II sec. d.C
• La terra è generata da Chaos
• Così Eros, l’Erebo e la Notte
• Gea genera Urano
Gigantomachia, fine del V sec. a.C.
Altare di Pergamo II sec. a. C. Ghe
Berlino
e satiri, vaso a fig. rosse, Boston, 450 a. C.
Urano e Gaia
Urano e Gaia, Mosaico Monaco, da
Sentinum (II-III sec d. C.)
La Terra generò primamente, a sé simile, Uràno
tutto cosperso di stelle, che tutta potesse coprirla,
e insieme sede fosse dei Numi del cielo sicura;
e generò gli alti Monti, graditi riposi alle Ninfe,
che Dive sono, ed hanno riparo per valli boscose,
e il Ponto generò, senza gioia d'amor, ch'è un immane
pelago, dove mai non si miete, che gonfia ed infuria.
Figli di Gea e Urano
• Ekatònkeires “Centimani”
• Ciclopi (incatenati nel Tartaro)
• Titani
– Oceano, Iperione, Clio, Giapeto
– Ultimo Cronos
– Donne (Teti, Rea, Temi, Febe,
Mnemosyne)
Mnemosyne e le Muse
Memoria attiva
Muse
Allietano cosí la mente di Giove in Olimpo
le Olimpie Muse, figlie di Giove, dell'ègida
sire:
le generava nella Pïèride al padre Croníde
Mnemòsine, che quivi regnava sui campi
Eleutèri:
ed esse dànno oblio nei mali, e riposo dai
crucci.
•
Mnemones
Dante Gabriele Rossetti (1881)
Urano e Crono
• Crono evira il
padre con un
falcetto di
diamante
• Dal sangue le
Erinni
• Dai genitali caduti
nel mare
• Afrodite
1482-1485
Tiziano Vecellio
Edimburgo
National Gallery
of Scotland (1520)
Ostia Afrodite anadiomene
Afrodite
accovacciata
Michelangelo,Venere e Amore
Venere con
Amorino
Nicolas Poussin, Venere e
satiri
Londra, National Gallery
Venere
callipigia
Crono e Rea
• Zeus
• A Creta, allevato dalla capra Amaltea
Nicolas Poussin Nicolas 1638
Guerra contro Crono e i Titani
• Zeus si fa consigliare da Metis dea
dell’intelligenza astuta.
• Metis propina a Crono una pozione che gli
fa vomitare tutti i suoi figli
• Ri-nascono così tutti gli dei dell’Olimpo
Era (Giunone), Ade (Plutone) Poseidone
(Nettuno) Estia (Vesta) .
• Zeus libera dal tartaro i Centimani e i
Ciclopi e vince la battaglia divenendo re
Gli dei Olimpi
•
•
•
•
Amori di Zeus
Io
Semele
Danae
Lorenzo Lotto, 1505 ca.
Correggio, Io e Zeus, 1532
Encyclopédie (1751-1780)
• Quanto alla mitologia, il suo studio è indispensabile ai pittori,
agli scultori, soprattutto ai poeti e generalmente a tutti quelli il
cui obiettivo è d'abbellire la natura e di piacere
all'immaginazione. È la mitologia che costituisce il fondo delle
loro produzioni e da essa essi traggono i loro principali
ornamenti [...]. I nostri spettacoli, le nostre creazioni liriche e
drammatiche, la poesia in tutti i suoi generi si fondano su
perpetue allusioni ad essa, le stampe, le pitture le statue che
decorano i nostri studi, le nostre gallerie, i nostri soffitti e i nostri
giardini sono quasi tutte derivati dalle favole: insomma è a tal
punto utilizzata nei nostri scritti, nei nostri romanzi, nei nostri
opuscoli, e anche nei nostri discorsi ordinari, che non è
possibile ignorarla senza essere accusati di mancanza di
educazione.
• La favola è il patrimonio delle Arti ; è una sorgente inesauribile
di idee ingegnose, di immagini ridenti, di soggetti interessanti,
di allegorie, di emblemi, il cui uso più o meno felice dipende dal
gusto e dal genio
La fine della mitologia
• Fondamentale importanza della mitologia fino
alla seconda metà del XVIII secolo.
• Al Romanticismo di deve soprattutto la messa in
discussione del ruolo centrale svolto dalla
mitologia nella cultura occidentale, a partire
soprattutto dal Rinascimento.
• Nel corso dell’Ottocento si assiste ad una
discussione sui rapporti tra poesia e mitologia.
• Polemica tra Romantici e classicisti
Alessandro Manzoni
lettera al marchese Cesare d’Azelio (1823)
Quanto alla mitologia, i Romantici hanno detto, che era cosa
assurda parlare del falso riconosciuto, come si parla dei vero, per
la sola ragione, che altri, altre volte, l'hanno tenuto per vero; cosa
fredda l'introdurre nella poesia ciò che non richiama alcuna memoria, alcun sentimento della vita reale; cosa noiosa il ricantare
sempre questo freddo e questo falso; cosa ridicola ricantarli con
serietà, con un'aria reverenziale, con delle invocazioni, si direbbe
quasi ascetiche.
I Classicisti hanno opposto che, levando la mitologia, si spogliava
la poesia d'immagini, le si levava la vita. I Romantici risposero che
le invenzioni mitologiche traevano, al loro tempo, dalla conformità
con una credenza comune, una spontaneità, una naturalezza, che
non può rivivere nelle composizioni moderne, dove stanno a pigione. E per provare che queste possono vivere (e di che vita!)
senza quel mezzo, ne citavano le più lodate, nelle quali, la mitologia fa bensì capolino, ora qua, ora là, ma come di contrabbando e
di fuga, e ne potrebbe esser levata, senza che ne fosse, né
sconnessa la compagine, né scemata la bellezza del lavoro.
• Citavano, dico, specialmente la Divina Commedia e la
Gerusalemme, nelle quali tiene una parte importante, anzi
fondamentale, un maraviglioso soprannaturale, tutt'altro che il
pagano; e le rime spirituali del Petrarca, e le politiche, e le rime
stesse d'amore; e l'Orlando dell'Ariosto, dove invece di dei e di
dee, vengono in scena maghi e fate, per non parlar d'altro. E
citavano insieme varie opere straniere, che godono un'alta
fama, non solo ne' paesi dove nacquero, ma presso le persone
colte di tutta l'Europa.
• Un altro argomento de' Classicisti era, che nella mitologia si
trova involto un complesso di sapientissime allegorie. I
Romantici rispondevano che, se, sotto quelle fandonie, c'era
realmente un senso importante e ragionevole, bisognava
esprimer questo immediatamente; che, se altri, in tempi lontani,
avevano creduto bene di dire una cosa per farne intendere
un'altra, avranno forse avute delle ragioni che non si vedono
nel caso nostro, come non si vede perché questo scambio
d'idee immaginato una volta deva divenire e rimanere una
dottrina, una convenzione perpetua.
Per provar poi, con de' fatti anche loro, che la mitologia poteva benissimo
piacere, anche nella poesia moderna, i Classicisti adducevano che l'uso
non se n'era mai smesso fino allora. A questo i Romantici rispondevano
che la mitologia, diffusa perpetuamente nelle opere degli scrittori greci e
latini, compenetrata con esse, veniva naturalmente a partecipare della
bellezza, della coltura, e della novità di quelle per gl'ingegni che, al
risorgimento delle lettere, cercavano quelle opere con curiosità, con
entusiasmo, e anche con una riverenza superstiziosa, come era troppo
naturale; e che, come non era punto strano che tali attrattive avessero
invogliati, fino dal principio, i poeti moderni a dare alle invenzioni
mitologiche quel po' di posto; così era non meno facile a intendersi che
quella pratica, trasmessa di genera-zione in generazione coi primi studi, e
trasformata in dottrina, non solo si sia potuta mante-nere, ma, come accade
delle pratiche abusive, sia andata crescendo, fino a invadere quasi tutta la
poesia, e diventarne il fondamento e l'anima apparente. Ma, concludevano,
certe assurdità possono bensì tirare avanti, per più o meno tempo, ma farsi
eterne non mai: il momento della caduta viene una volta; e per la mitologia
è venuto.
La fine della mitologia
• Il Romanticismo non sancisce la fine della
mitologia antica nella poesia e nell’arte.
• Il Romanticismo significò però la fine della
mitologia antica intesa come presupposto
generale obbligatorio della produzione
letteraria e artistica.
• Ha termine così quella tradizione secolare
originata nel Rinascimento
Longevità del mito
• Polisemia del mito
• Ad essa si deve il successo nei secoli del
mito, che non ha mai un significato
univoco
• Importanza della lettura allegorica del mito
• Importanza del legame tra mitologia e
astrologia
MITO
ALLEGORIA
ASTROLOGIA
Allegoria e mito
• Uso dell’Allegoria in campo filosofico
• Crisippo III sec. a. C. Scuola Stoica
• Posidonio I sec a. C. sistematizza il
metodo allegorico.
• Interpretazione dei miti in chiave
allegorica, non religiosa
• Ricorso all’etimologia
Frammento 1009
• La dottrina stoica degli dei
• Gli uomini guadagnarono il concetto di Dio dalla
contemplazione degli astri, notando che essi sono causa
della loro straordinaria armonia, l’armonia del giorno e della
notte, dell’inverno e dell’estate, delle albe e dei tramonti,
della generazione della terra dei frutti e degli animali.
• Così a loro sembrò che il padre fosse il cielo e la terra la
madre. Di questi uno è il padre perché dispone della
diffusione delle acque e dei semi.
• L’altra è la madre perché riceve questi semi e genera. E
vedendo che gli astri corrono sempre (theein) li definirono
Theoi (Dei)
• Interpretazione del mito di Urano e di Gaia.
Mitologia e attributi
• Non appena i miti diventarono racconti che
rivelavano la verità circa la natura anche
gli attributi degli dei vengono spiegati in
termini simbolici.
• La spiegazione degli attributi dette origine
ad un genere poetico.
• Callimaco (310-240 a. C.)
Neoplatonici e allegoria
• Se gli stoici applicano l’allegoria agli dei di
Omero, i Neoplatonici lo estendono a tutte le
tradizioni religiose.
• Per i neoplatonici tutto il mondo non è che un
immenso mito che racchiude un significato
spirituale.
• L’approccio non è quello razionalistico, ma
quello mistico che con rispetto e venerazione
scava all’interno dei testi per cercarne il
significato recondito.
Cristianesimo e allegoria
• Il metodo allegorico permetteva dunque di
salvare e rinnovare la religione pagana,
rigenerandola e concicliandola con nuovi valori.
• I padri della Chiesa, pur talvolta condannando
l’esegesi allegorica, non arrivarono mai ad una
radicale condanna del metodo allegorico, perché
esso era alla base delle loro stesse letture dei
testi sacri.
• Inoltre i testi classici facevano parte della loro
cultura e si insegnavano nelle scuole.
Rivisitazioni mitologia classica
• Interpretazioni allegoriche
• Nel VI sec. d. C.
• Fulgenzio, Mythologiae, interpretazione di tutta la
mitologia pagana sia dal punto di vista naturale
che morale.
• Es. Zeus che si accoppia con Leda sotto forma di
Cigno, significa l’unione del potere con l’ingiustizia
Mitologia classica nel medioevo
• Interpretazioni allegoriche
• Il genio allegorico medioevale si applica alla Bibbia
riconoscendo nei personaggi del Vecchio Testamento
prefigurazioni e dettami morali espressi nel Nuovo
Testamento.
• Allo stesso modo nella mitologia si vedono
prefigurazioni della realtà cristiana.
• A partire dal XII secolo l’allegoria assume la funzione
di veicolo universale di ogni manifestazione di pietas
religiosa e anche l’esegesi mitologica raggiunge uno
sviluppo sbalorditivo.
Virgilio nel
Medioevo
•
•
•
•
•
•
•
Nel II secolo nacque il mito di
Virgilio come “sapiente”, e i suoi
testi cominciarono a essere
utilizzati per dare responsi o
fare profezie (le cosiddette sortes Vergilianae): si aprivano a caso i suoi
libri e se ne interpretavano profeticamente le parole.
Durante il Medioevo i testi virgiliani continuarono ad essere utilizzati
come “libri di testo” nelle scuole di grammatica e retorica, e su questi
proseguí l’opera di tradizione e di commento già iniziata nell’antichità.
Inoltre, a cominciare da sant’Agostino, gli intellettuali e gli scrittori cristiani
cominciarono a considerare il poeta latino un sapiente, dalle cui opere
potevano essere tratti spunti etici ed insegnamenti fondamentali anche
per un cristiano.
Virgilio nel Medioevo
•
•
Infatti il poema fu letto come fonte di dottrina e la figura di Virgilio assunse
poi dal XII sec. un alone di magia poiché aveva inserito in un impianto
mitologico gli avvenimenti storici sotto forma di profezie: aveva infatti
anticipato le profonde esigenze di rinnovamento della nuova religione e
addirittura, nell'Egloga IV, aveva profetizzato l'avvento di Cristo. Fu per
questo considerato autore precristiano.
La centralità di Virgilio nel Medioevo è chiaramente dimostrata dalla Divina
Commedia, dove egli figura come la guida saggia che aiuta Dante a capire i
propri peccati e a salvarsi. L’opera dantesca esalta Virgilio anche come
maestro di stile; Dante lo definisce «fonte» dell’eloquenza, «onore e lume»
dei poeti, «maestro» e «autore» profondamente amato e studiato, e
ammette: «tu se’ solo colui da cu’io tolsi / lo bello stilo che m’ha fatto onore»
(Inferno I, 86-87).
Virgilio nel Medioevo
• Dalla Commedia emerge inoltre la concezione di Virgilio come
ispiratore di messaggi cristiani e di ogni poesia “buona”.
• Dante immagina che il poeta latino Stazio (vissuto tra il 50 e il
90 d.C.) si sia convertito al Cristianesimo proprio in seguito alla
lettura dell’Eneide:
• «Al mio ardor fuor seme le faville,
• che mi scaldar, de la divina fiamma
• onde sono allumati piú di mille;
• de l’Eneida dico, … » (Purgatorio XXI, 93-97).
• Ancora Dante, alla fine del Purgatorio, individua nella
rappresentazione dell’età dell’oro, contenuta nella IV egloga,
una prefigurazione del Paradiso terrestre.
• In accordo con altre interpretazioni che legavano la celebrata
venuta di un bambino nella IV ecloga come l’annuncio della
venuta di Cristo.
Ovidio
• Durante i primi secoli dell’era cristiana la fortuna
di Ovidio aveva subito invece un forte declino.
• I testi di Ovidio sembravano difficilmente
piegarsi ad una interpretazione teologica.
• Il primo segno del rinascimento di Ovidio si ebbe
nel VIII sec. quando Teodulfo di Orléans ricordò
che “Nonostante le mille frivolezze nelle opere di
Ovidio si celano sotto falso velo tesori di verità”.
• Solo a partire dal XII secolo Ovidio cominciò ad
essere considerato un testo teologico.
Ovidio
• Fortuna enorme XIV sec.
• Ovide moralisé, composto all’inizio del XIV sec. da un
anonimo identificato poi con il vescovo di Meaux Filippo
di Vitry.
• “Nelle Metamorfosi tutto è per nostro insegnamento”
• Nelle Metamorfosi si videro rappresentati tutti gli
elementi della dottrina cristiana e anche simbolici
accenni all’Antico Testamento.
• Diana triforme, è la trinità
• Atteone è Gesù Cristo
• Fetonte Lucifero…
Ovidio
• Fortuna enorme
• XIV sec.
• Allegoriae ovidianae di Giovanni del Virgilio
• Moralia super Ovidii Methamorphoses di Robert
Holkot
• Reductorium morale di Pierre Bersuire
Ovidio
• Fortuna enorme
• XV sec.
•
•
•
•
Due commenti di Ovidio famosissimi
Commento di Copenaghen
Traduzione francese del Reductorium morale di Pierre Bersuire
Compito dei due autori è spiegare il senso morale delle antiche
leggende.
• Tentativo anche di critica sociale vizi e virtù dei potenti Plutone
cattivo prelato, Nettuno tiranno, Giove buon governatore o
prelato, Giunone allegoria della Chiesa ….
Mitologizzazione del cielo
• Il Processo inizia alla fine del VI sec. a.
C.
L’Osservazione
Sono visibili a occhio nudo circa tra le 5000 e le 7000 stelle
L’Osservazione
Si distinguono subito le stelle dai pianeti
Pianeti (planetà astra - errantes stellae)
nel loro aspetto esterno sono simili alle stelle, ma che si
distinguono perché si spostano in modo particolare con soste e
recessioni nella zona dello zodiaco
Osservazione del cielo
Individuazione di stelle e gruppi di stelle
Tendenza a trarne descrizioni, cataloghi e mappe
L’osservazione inizia a Babilonia prestissimo
XIV secolo
L’Osservazione
Kudurru
dal XIV sec. a. C.
C
Luna
Sole
Venere
Imposizione di nomi ai pianeti,
alle stelle o a gruppi di stelle
(costellazioni)
Da quando si inizia a dare nomi di dei ed eroi
della mitologia comincia un processo di
“mitologizzazione del cielo”
Il Processo inizia alla fine del VI sec. a. C.
La dottrina delle influenze
e “il potere del Nome”
Una volta che una stella o una
costellazione ha ricevuto un nome
mitologico, tutte le caratteristiche del
dio greco e i miti che si narrano di lui
si trasmettono anche all’astro.
Influenza dell’astro e influenza del dio
diventano la stessa cosa.
“Potere del nome”
Processo inizia nel tardo ellenismo
I 7 pianeti Chronocratores
• Kronos
• Saturno
Zeus Ares
Giove Marte
Afrodite
Venere
Hermes
Mercurio
+
• Duo lumina SOLE E
LUNA
• i giorni della settimana come Chronocratores “Signori del
tempo è accertata per noi a partire dal I sec. a. C
L’identificazione di dei ed astri è perfetta alla
fine dell’età pagana, ma dopo una lenta
evoluzione
• Eudosso di Cnido (IV sec. a. C.)
• Arato di Soli (III sec. a. C.)
• Eratostene (III-II sec. a. C.)
Eudosso di Cnido (IV sec. a.C.)
• Fenomeni: descrizione organica della volta celeste
• Sfera armillare
• Modello geometrico-cinematico che si prestava a calcoli
matematici
• Mitologia usata per fini mnemonici
Arato di Soli (III sec. A.
C.)
• Scuola Stoica di Zenone
• Fenomeni, traduce in poesia il libro di Eudosso
Arato di Soli (III sec. A. C.)
Con Arato si ha amplia
il processo di
MITOLOGIZZAZIONE DEL CIELO
Già Eudosso aveva chiamato le costellazioni
con i nomi come Andromeda, suo padre Cefeo,
sua madre Cassiopea, Perseo ecc. ma non era
importante, era solo un espediente mnemonico
Arato di Soli (III sec. A. C.)
Arato allude ai singoli miti quando passa in
rassegna le costellazioni e dunque alimenta
l’interesse per il mito
Eratostene (III-II sec. a. C.)
• Prevale la mitologia sul disegno delle stelle
• Vero e proprio trattato di mitologia.
• Tutte le costellazioni conosciute ricevono un nome e un
significato mitologico.
• Ad esempio l’Ergonasin “l’uomo in ginocchio” diventa in
Eratostene Ercole ed è letto secondo lo schema dell’eroe
che combatte nel giardino delle Esperidi.
Tendenza alla
mitologizzazione
Dopo Eratostene la tendenza
alla mitologizzazione si allarga.
Con Igino e le traduzioni latine di Arato, se
Ergonasin è diventato Ercole nel giardino delle
Esperidi, la vicina costellazione del Drago
diventa il Serpente e viene rappresentato
intorno ad un albero (che non esiste nelle
stelle).
Manilio e
l’astrologia a
Roma
Manilio è un
contemporaneo di
Augusto
La fortuna della sua
opera testimonia
come l’astrologia si
fosse diffusa anche a
Roma
Marco Manilio
"Astronomica" è un poema astrologico in cinque libri,
composto da Marco Manilio all'inizio del I secolo d.C.;
riscoperto dall'umanista Poggio Bracciolini nel 1417,
esso costituì una fonte per gli affreschi di Schifanoia.
Igino
Igino
Hyginus, Poeticon
astronomicon libri
quattuor, Manoscritto
di Adémar de
Chabannes, XI Secolo
Nell'opera, che si rivela priva di originalità, la materia è divisa in quattro
libri. Il primo contiene nozioni di carattere generale, la definizione
della sfera, dello zodiaco, della terra. Il secondo tratta delle leggende
riguardanti le costellazioni, i pianeti, la via lattea. Il terzo illustra le
costellazioni, indicando il numero delle stelle che le compongono. Nel
quarto vengono descritti i circoli della sfera, il giorno e la notte, i
singoli segni dello zodiaco, il corso del sole e della luna, i pianeti.
Igino
Il volume contiene anche la
raffigurazione allegorica
di costellazioni, segni
zodiacali e pianeti. Le 47
xilografie che lo illustrano
si ritrovano, più o meno
modificate, in edizioni
successive di opere dello
stesso genere.
Igino, Poetica astronomica,
Ratdolt, Venezia 1482
Storia
sorprendente
degli dei
planetari
Al Qazwini,
Le meraviglie del creato,
Vienna National-Bibliothek
De sphaera Mundi, Biblioteca estense
di Modena, Sec. XV miniature di
Cristoforo de Predis
Qazwini, Le meraviglie del
creato, Vienna nationalBibliothek ms. arab. (1438)
Uso del mito
• Grecia
• Roma
Uso del mito
• In Grecia il mito è narrazione, ma è anche
legato al culto
• Luoghi
L’uso del mito
• Vivere con i miti
• Onnipresenza
• Pompei
Casa dei Vetii, Pompei
Boscoreale, Villa di Publius Fannius Synistor, ca. 50–40 a. C.
Cristianizzazione
Narciso
Ovidio, Metamorfosi, III, vv. 413 sgg.
Narciso era un giovane così bello
che tutti, uomini e donne,
s’innamoravanodi lui;
egli però non se ne curava,
anzi preferiva passare le giornate
in solitudine, cacciando.
Tra le sue spasimanti c’era la Ninfa Eco
Pompei, Casa di Lucrezio Frontone (I sec d. C.)
La Ninfa era costretta a ripetere sempre le ultime parole di ciò che
le era stato detto; era stata punita da Giunone perché la distraeva
con dei lunghi racconti mentre le altre ninfe, amanti di Giove, si
nascondevano. Quando Eco cercò di avvicinarsi a Narciso questi
la rifiutò. Da quel giorno la ninfa si nascose nei boschi
consumandosi per l’amore non corrisposto, fino a rimanere solo
una voce.
Narciso
Ovidio, Metamorfosi, III, vv. 413 sgg.
Infine, poiché un amante rifiutato
chiese a Nemesi di vendicarlo,
Narciso fu condannato a
innamorarsi della sua stessa
immagine riflessa nell’acqua. Egli
si lamentava poiché non riusciva a
stringerla né a toccarla e i suoi
lamenti venivano ripetuti da Eco.
Una volta resosi conto
dell’accaduto, Narciso si lasciò
morire struggendosi inutilmente;
quando le Naiadi e le Driadi vollero
prendere il suo corpo per
collocarlo sul rogo funebre,
trovarono al suo posto un fiore cui
fu dato il suo nome.
Napoli, Museo Nazionale, proveniente
da Pompei (I sec. d. C.)
Narciso
•Narciso alla fontana
L’accezione positiva del giardino
inteso come "giardino d'amore" si
contrappone un significato
paradossalmente negativo della
fontana che diventa "strumento
negativo" dell'amore poiché
inganna Narciso proprio nell'atto British Library Ms., Roman de la Rose, f. 14 r
(1320).
di amare:
"[...] Dove Narciso bello e orgoglioso, lasciò quegli occhi color celeste, e invece attinse lacrime e
peste chi fissa troppo quella fontana, anche se è forte e ha mente sana, non è sicuro, né può
giurare che non vi trovi cosa da amare [...]".
•
Il Roman de la Rose è dunque per eccellenza il testo che determina in modo inequivocabile il
passaggio di Narciso da eroe positivo in età classica, a anti-eroe in età tardo- medievale,
ovvero da emblema significante di bellezza a vittima della propria bellezza, il passaggio cioè
dalla concezione di una bellezza "mitica" ad una bellezza ingannatrice.
Narciso
Christine de Pizan
(1365 ca.-1430)
L’Epistre d’ Othèa à
Hector
Bruxelles, Bibliothèque Royale, Ms.
9392, f. 19 v., Christine de Pizan,
L’Epistre d’ Othèa à Hector. 1410 ca.
•
Miniature realizzate per L’Epistre d’ Othèa à Hector di Christine de Pizan, e in
particolar modo, a quelle contenute nel manoscritto 9392 della Bibliothèque
Royale di Bruxelles, dove si assiste ad un vero e proprio "riepilogo iconografico"
della storia. Qui la narrazione figurativa ha inizio sullo sfondo, dove è
rappresentato in momento in cui una dama (Eco?) tenta di avvicinare Narciso,
segue in primo piano il tradizionale gesto (di Narciso) dello specchiarsi presso la
fontana. Segue Narciso steso a terra, evidentemente morto.
Narciso
Christine de Pizan
(1365 ca.-1430) ,
L’Epistre d’ Othèa à
Hector
Bruxelles, Bibliothèque Royale, Ms.
9392, f. 19 v., Christine de Pizan,
L’Epistre d’ Othèa à Hector. 1410
ca.
Dal punto di vista stilistico
è opportuno notare l’avvenuta trasformazione della fonte in fontana, questa volta di
forma esagonale, situata presso il giardino d’amore, connotazione questa che sembra
essere ribadita dalla presenza della statuetta di Cupido. A conferma di ciò, valga anche
la preferenza per il modello iconografico utilizzato nella rappresentazione di Narciso che
lo identifica figurativamente come cavaliere-amante. Parallelamente a questa lettura
prettamente iconografica, bisogna ricordare anche quella di carattere contenutistico, che
nell’ L’Epistre d’ Othèa à Hector, fa di Narciso (cap. 16) l’allegoria del peccato d’orgoglio,
e anzi utilizza le sue vicende come monito a non avere troppa considerazione di sé.
Discorso diverso per Eco (cap. 86) la cui storia viene invece interpretata come allegoria
della Misericordia.
Giraldi, Conti, Cartari
• Tra il 1548 e il 1556 escono tre manuali italiani
di mitografia importantissimi
• Giglio Gregorio Giraldi, De deis gentium varia e
multiplex historia, Basilea 1548
• Natale Conti, Mithologiae, Aldo, 1551
• Vincenzo Cartari, Le imagini colla sposizione
degli dei degli antichi,Marcolini 1556
Giglio Gregorio Giraldi, De deis gentium varia e
multiplex historia, Basilea 1548
• Nonostante sia il più
scrupolosamente informato tra i
trattati del Cinquecento, risulta il
meno fortunato e il meno
suggestivo.
• Anche se sono citate immagini,
iscrizioni, medaglie statue ecc.
(il loro numero è maggiore che
in Cartari), tuttavia appare un
libro erudito, e con poca reale
attenzione per le immagini.
• Infatti è un libro non illustrato né
illustrabile.
Giglio Gregorio Giraldi, De deis gentium
varia e multiplex historia, Basilea 1548
• La sua impalcatura in effetti è molto debole e
farraginosa. La prima e l’ultima sezione,
dedicate rispettivamente
– alla tipologia degli esseri divini
– ai rituali di culto,
incorniciano 15 monografia (syntagmata) dedicate
ciascuna ad un dio principale (e alle divinità
connesse).
Giglio Gregorio Giraldi, De deis gentium
varia e multiplex historia, Basilea 1548
• Rispetto a Boccaccio si dichiara
l’intenzione di associare al tesoro delle
fontilibresche la notizia dei simulacra e
delle imagines antiche.
• Usa (ad esempio per Giove) informazioni
su fonti iconografiche e (per Giunone) su
monete
Giglio Gregorio Giraldi, De deis gentium
varia e multiplex historia, Basilea 1548
• Preponderante è l’aspetto lessicale, (nomi,
epiteti ecc.)
• Può definirsi una sorta di contorto lessico
ragionato di filosofia, un repertorio di nomi
e di glosse spendibili solo nell’universo
delle parole.
Natale Conti, Mithologiae, Aldo, 1551
• Interesse di tipo filosofico, quali sono i
significati del mito?
• Il mito è inteso come un insieme di
metafore da cui trarre significati morali.
Natale Conti, Mithologiae, Aldo, 1551
• Le Mithologiae hanno creato molte
perplessità:
• non pochi particolari risultano inverificabili
presso le fonti che noi conosciamo
• e suscita diffidenza il problematico
apparato di testimonianze letterarie
peregrine e dubbie cui egli volentieri
ricorre.
Natale Conti, Mithologiae, Aldo, 1551
• Inoltre Conti ha l’abitudine di accostare
alle sue innumerevoli citazioni letterarie
poetiche (ineccepibili ed estratte dai più
ardui recessi della letteratura latina e
soprattutto greca)
• Versi scritti da lui stesso sia in greco che
in latino.
Cartari
• Natale Conti, Mithologiae, Aldo, 1551
• Giglio Gregorio Giraldi, De deis gentium varia e
multiplex historia, Basilea 1548
Cartari
•
•
•
Sappiamo pochissimo:
Nasce a Reggio Emilia inizio Cinquecento (1531)
Protetto dai duchi di Ferrara, come la sua famiglia che da generazioni si era
resa benemerita per i servigi resi agli Estensi.
• Pare sia stato un funzionario addetto alla segreteria degli Estensi.
• Con tale ruolo, al seguito di Ippolito II d’Este, compie una misisone
diplomatica presso il re di Francia e vi si trova ancora nel 1562.
• Le imagini colla sposizione degli dei degli antichi, è dedicato a Luigi D’este.
• Si perdono le sue tracce dopo il 10 settembre 1569 data della epistola
dedicatoria per la terza edizione. Pubblicata nel 1571.
• Nel 1587 L’editore Francesco Ziletti ripubblica il testo con molte varianti di
Cartari, ma senza alcuna epistola dedicatoria, questo fa supporre che si
tratti di una stampa postuma.
• Dunque cartari dovrebbe essere scomparso prima del 1587.
Cartari
• Tutte le sue opere sono in volgare
• È autore di una traduzione e di un commento dei Fasti
di Ovidio : Fasti d’Ovidio tratti alla lingua volgare,
1551;
• Il Flavio intorno ai Fasti volgari 1553 (dialogo in tre
parti ambientato a Ferrara, specie di Zibaldone
preparatorio alle Imagini.
• Compendio dell’Historiae di Paolo Giovio
• Collabora con Marcolini editore importante
Edizioni Cartari
Le imagini colla sposizione degli dei degli
antichi,Marcolini, 1556
• Primo volume sugli dei antichi che ha posto l’accento
sull’iconografia degli dei.
• Attraverso le parole si descrivono le figure:
• Dunque non illustrazioni
•
Cartari
• Segue l’assunto anche del
Boccaccio secondo cui i miti
sono sì fictiones, cioè
creazioni poetiche, ma essi
sono in grado di rivelare
verità profonde.
• Un appropriata esegesi
ritrova sotto la corteccia
(tegumentum) il senso della
verità.
• Dunque non testimoni di
un’esperienza religiosa, ma
di un’esperienza poetica che
porta all’intuizione del vero.
Tre età di Bacco
Cartari
Immagine di Comos
secondo Filostrato
significaante che li conviti
modesti allegrano gli
huomini e svegliando gli
spiriti li fanno divenir
arditi e che all’incontro
l’immoderato cibo si fa
l’huomo sonnolento,
inetto, ottuso e indegno
Vincenzo Cartari
Immagini delle dei degli antichi, Venezia, Marcolini 1556
• Diana triforme
Ecate:
“è chiamata la Luna Ecate
e triforme per le varie
figure ch’ella mostra nel
corpo suo… Le tre facce
sono di cavallo (a destra),
di cane (a sinistra), di
uomo rozzo o di cinghiale
(al centro)”.
Cartari
Edizioni Cartari
edizione 1571
con figure di Bolognino
Zaltieri
•
Bacco e Sileno con ninfa
Cartari
Edizione 1587
Cartari Pignoria
• edizione 1615 con
commento di Lorenzo
Pignoria (Padova 1571,
poi 1631) e figure di
Filippo Ferroverde
• Seconda Parte delle
Imagini de gli Dei Indiani
appendice sugli dei
messicani e giapponesi
Idolo indiano
Pignoria
Pignoria aggiunge due
sezioni,
una dedicata al nuovo
materiale antico,
ed una alle immagini
degli Dei indiani,
trasformando così il
manuale divulgativo
in una sorta di
strumento di ricerca
ad uso degli studiosi
dell'antico e
contemporaneamente
di promozione delle
collezioni private dei
suoi amici.
Quetzalcoat, dio messicano
Pignoria
mondo culturale nuovo che fa
della della circolazione di
immagini, uno strumento di
indagine conoscitiva,
tentativo di aprire spiragli in
quel sistema codificato di
fonti e figure prestabilite
che era stata la
prerogativa del successo
di Cartari.
Questa operazione in un
certo senso fallì, in quanto
la diffusione del testo
corretto da Pignoria fu
incomparabilmente minore
rispetto a quella ottenuta
dall'edizione del 1571
Idolo indiano
Programma
• Uso del mito in antico
– Come veniva fruito e quali valori comunicava
• La tradizione iconografica
– Trasformazioni e immagini del mito fino al
Rinascimento
• La tradizione astrologica
– Sorprendenti variazioni degli dei
• I mitografi
– Vincenzo Cartari e i mitografi del Cinquecento

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