vademecum della mostra

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 VADEMECUM DELLA MOSTRA
Henri de Toulouse‐Lautrec rappresenta un’epoca. Il Moulin Rouge e la collina di Montmartre devono gran parte della loro fama e popolarità alla fondamentale produzione grafica dell’artista di Albi. Ci si può rendere conto della grandezza e dell’importanza di questa straordinaria collezione di manifesti e litografie soprattutto ammirandola nel suo insieme. Tali e varie sono le tematiche e i personaggi rappresentati, che solo una visione e un confronto simultaneo rendono a pieno l’idea del suo valore. Un’occasione unica per ammirare l’arte di Lautrec, attraverso dipinti, disegni e il corpus fondamentale dell’opera grafica composto dai celebri manifesti e una selezione delle sue litografie più importanti. Nel periodo che divide Goya da Picasso solo l’opera di artisti quali Daumier e Degas può avvicinarsi alla produzione grafica di Lautrec, ma nessuno di questi è riuscito in un lasso temporale così breve, solo 10 anni, a creare così tanto. Dal 1891 al 1901, Lautrec realizza 351 litografie, 28 delle quali sono i celebri manifesti che l’hanno reso celebre e che oggi rappresentano dei veri e propri cliché visivi della Parigi che lui ritrae. La Parigi di Montmartre, del Moulin Rouge, dei cafè‐concert e delle maisons closes. In mostra, accanto a un’accurata selezione di dipinti e disegni, la più completa collezione delle opere grafiche originali di Toulouse‐Lautrec al mondo. Fondamentale in quanto composta da prime edizioni, opere uniche non presenti in nessun’altra collezione e numerose litografie che presentano dediche originali a matita e appunti di mano dell’artista. A coronamento delle oltre 180 opere di Lautrec (dipinti, disegni, manifesti e litografie), una selezione di dipinti degli artisti italiani che più hanno tratto ispirazione dalla sua arte, tra di essi capolavori di Federico Zandomeneghi, Giovanni Boldini, Serafino Macchiati, Pompeo Mariani. SEZIONE I – LE STAR. LUCI E OMBRE DI MONTMARTRE Music hall, caffè‐concerto e teatro di varietà, il Moulin Rouge, posto alla base della collina di Montmartre, è dalla fine degli anni 1880, al centro della vita notturna parigina. Nel 1891 Toulouse‐Lautrec gli dedica il suo primo manifesto, destinato a mutare il gusto aneddotico fino allora in voga, e momento iniziale di un’attività di raffinato e insieme incisivo divulgatore, destinato a un grande avvenire. Al centro dell’affiche è l’immagine di Louise Weber, detta la Goulue (la golosa), mentre danza la quadrille naturaliste in coppia con Valentin le Désossé, singolare figura di contorsionista. Ballo licenzioso, che assume elementi del can‐can e vede la danzatrice alzare una gamba fin sopra la testa, colpire con mira precisa i cilindri degli astanti e concludere l’esibizione con una spaccata. L’energia proterva e popolaresca della Goulue muove l’artista ad un’adesione affettuosa verso di lei, destinata a durare negli anni, anche quando le fortune della ballerina si saranno del tutto appannate. Altri locali e altri artisti attraggono presto Lautrec, il Divan Japonais, il Jardin de Paris, La Scala, l’Hippodrome, dove si esibisce Jane Avril, forse la danzatrice prediletta dall’artista, colpito dal fascino nervoso del suo corpo sottile, dall’ interpretazione ad occhi chiusi, in trance, di un assolo di danza, vibrante di sensibilità esacerbata e drammatica. Bellezza malinconica, dall’aria trasognata, dallo sguardo velato di tristezza, Jane è creatura di rara intelligenza, diversa dalle altre vedettes parigine. Definita “ Melinite” dal nome di un esplosivo, o ”orchidea in delirio” per il suo vorticoso agitarsi nella danza, Jane è interessata alla cultura, compie anche esperienze teatrali, recitando nel Peer Gynt di Ibsen. Rude e orgoglioso chansonnier della “mala”,oltre che attore e intrattenitore teatrale, dal gusto forte, dalle intonazioni canagliesche, è Aristide Bruant, capace di mandare in visibilio un rumoroso pubblico proletario. Interprete di amare ballate in argot, dai toni crudi e aggressivi fino all’oscenità, egli canta motivi che parlano di apaches, prostitute, galeotti, ladri di strada. Lautrec lo conosce alla metà degli anni 1880 nel cabaret Le Chat noir, incontro poi sfociato nella creazione di magnifici manifesti che diffondono in modo straordinariamente incisivo l’immagine del personaggio. Bruant è personalità carismatica, in grado di mescolare qualità vocali ed espressività corporea, riscuotendo grande successo all’ Ambassadeurs, all’Eldorado, all’Alcazar, al Mirliton, cabaret gestito direttamente da lui. Guardandosi intorno nel pittoresco e bizzarro mondo di Montmartre diventato sua abituale dimora, Lautrec incontra altre figure significative come il grasso Caudieux, attore e chanteur comique, agile nonostante la mole per la quale ò denominato anche homme canon, che balza in palcoscenico siglando l’inizio dello spettacolo, quando ogni indugio è superato, e l’interprete è in grado di affrontare con baldanza il pubblico. E ’impossibile per l’artista sottrarsi inoltre a una stupefatta ammirazione di fronte alla danza dell’ americana Loie Fuller, che si esibisce alle Folies Bergère in un vortice di veli agitati dal vento in volute capricciose, illuminate da luci che si riflettono su un pavimento anch’esso luminoso. Va poi sottolineata la tensione per la grazia ironica e corrosiva di Yvette Guilbert, che brilla sui palcoscenici dei caffè‐concerto parigini, esibendosi in particolare al Moulin Rouge. Dotata di un fisico longilineo e sinuoso, che si presta alla caratterizzazione, la cantante ama un repertorio fortemente salace, mescolato a un velo di satira. Tutto ciò offre a Lautrec l’occasione per realizzare immagini ricche di felice spietatezza, esercitando un istinto caricaturale e sintetico di grande originalità. Famosi rimangono i lunghi guanti neri indossati dalla vedette, che fasciano interamente le sue lunghe braccia, indispensabile strumento di espressività sulla scena, oltre che simbolo di eleganza in un clima connotato spesso da modi canaglieschi. Altri 2 spunti giungono all’artista dalla finta ingenuità della cantante irlandese May Belfort, che si presenta sulla scena con in braccio un gattino nero, per accentuare un suo aspetto fanciullesco e sottolineare le allusioni falsamente innocenti del suo ambiguo repertorio. Insieme a lei la compagna di vita May Milton, il cui manifesto piacerà particolarmente a Picasso, e avrà il privilegio di essere inserito in un suo dipinto. Infine la captante attrazione per il bolero di Marcelle Lender, che suscita le ammirate e altisonanti esclamazioni di plausi di Lautrec durante lo spettacolo, e l’omaggio alla regina del circo, la clownesse Cha‐U‐Kao, testimone del grande amore dell’artista per quel mondo, per lui favoloso. SEZIONE II ‐ IL TEATRO, L’OPERA E LO SPETTACOLO D’AVANGUARDIA Attraverso il teatro, Henry de Toulouse‐ Lautrec approfondisce la sua visione del mondo, come Degas, egli ama la notte, le luci della ribalta, l’attimo teatrale che si manifesta per un istante sulla scena e può essere immediatamente fissato in un’ immagine. Tutto quanto accade in quel mondo gli è congeniale, la sua vorace sensibilità si nutre di un acuto interesse per lo spettacolo delle emozioni. Testimone privilegiato, rappresenta momenti clou degli spettacoli cui assiste, coglie le immagini dei protagonisti sulla scena, li insegue fin dentro il palcoscenico, o mentre sono in pausa, si reca per 20 sere consecutive ad ammirare il “bolero” di Marcelle Lender al Théatre des Varietes, esaltandosi per la bellezza del corpo della danzatrice‐attrice. E’ attratto dal virtuosismo tecnico, dalla sensibilità esacerbata dei protagonisti, sembra quasi restituirne la vibrante presenza. Talvolta due mondi si mescolano, danzatrici di caffè‐concerto si trasformano in attrici per recitare in commedie di avanguardia, in scena al Théatre Libre diretto da Andrè Antoine, fautore di uno spettacolo naturalista o al Théatre de l’Oeuvre di Lugnè Poe di orientamento simbolista. Sono registi che ricercano la collaborazione di artisti contemporanei per la realizzazione di programmi, locandine, scenografie, con l’intento di dare vita a uno spettacolo totale. Il movimento teatrale d’avanguardia influisce sull’evoluzione delle arti decorative, visto il numero e il livello degli artisti che vi partecipano. Fin dalle litografie eseguite per “L’Escarmouche”(La schermaglia), giornale satirico pubblicato fra la fine del 1893 e l’inverno 1894, Lautrec realizza immagini di personaggi del cabaret, del caffè‐ concerto, di palcoscenici popolari e di teatri ufficiali come la Comédie Française. Contemporaneamente partecipa attivamente alla stagione del Théatre Libre, ritrae Sarah Bernhardt in Fedra al Théatre de la Renaissance, manifesta interesse per Réjanem che interpreta Madame sans Géne di Sardou. Più avanti, nel 1898 crea una serie di 13 ritratti di attori e attrici, la cui fonte d’ispirazione è costituita dai 24 ritratti di attori del teatri Kabuki, dalle espressioni fortemente sottolineate. Il teatro gli permette di approfondire la propria visione caricaturale dell’uomo, l’attore per definizione è portato ad esagerare, e l’artista con il suo tratto incisivo coglie mirabilmente tale caratteristica. Conclude il ciclo dedicato allo spettacolo teatrale, il bel manifesto per La Gitane, dramma di Jean Richepin, rappresentato al Théatre Antoine. Lautrec volge il suo sguardo anche allo spettacolo costituito dal pubblico, nei palchi, nei ridotti del teatro, luoghi nei quali si recita la commedia della convenzione sociale, di cui è uno degli interpreti più brillanti. 3 SEZIONE III – IL GRANDE PUBBLICITARIO Fin dai primi anni 1890, l’artista si dedica al filone della grafica pubblicitaria, promuovendo opere letterarie, riviste, prodotti commerciali e testi per musica. Uomo del suo tempo, punta ad ottenere effetti immediati e brillanti, aderendo all’idea della libera circolazione delle immagini. Un segno scorrevole e ritmico, un’impostazione più simbolica che descrittiva, un linearismo vivace e ininterrotto connotano le sue prove. Alla base è la grande padronanza del disegno, come elemento espressivo generatore dell’opera grafica. Viene poi la complessità di una realizzazione che tiene conto della reazione del pubblico, della individuazione della via più immediata di trasmissione di un messaggio, capace di dare sostanza estetica anche a contenuti di per sé episodici. Il suo lavoro accoglie le sinuosità formali caratteristiche dell’Art Nouveau, molto presto egli dimostra interesse per le arti decorative, il nuovo clima che si instaura a Parigi nell’ultima parte del secolo gli offre un vasto campo di azione. E’ incuriosito dalle diverse tecniche, nutre l’intento di avvicinare l’arte alla vita quotidiana. Riviste come “La Revue Blanche”, attorno alla quale ruotano le personalità più importanti dell’epoca, da Ibsen a Mallarmé, a Proust, ad Apollinaire, a Gide, a Debussy, al gruppo dei Nabis, sono luoghi di circolazione di contenuti di grande spessore culturale, vi si organizzano mostre, vi si parla di artisti di punta, come Manet, Gauguin, Cézanne. Il manifesto di Lautrec (1895) diffonde l’immagine elegante e aggraziata della musa del gruppo Misia Godebski, moglie di Thadée Natanson, proprietario del periodico. Lautrec pubblica inoltre, al suo interno, un supplemento satirico con stampe originali e testi di noti artisti e scrittori. Così si diffonde la cultura e l’arte. Sui muri di Parigi compaiono poster grandi e colorati che riproducono copertine di libri, raccontano vicende di impiccati, ironizzano su sentimenti anti‐militaristi e anti‐prussiani, descrivono con divertimento un tentativo di seduzione ad opèra di un vecchio plutocrate (Rotschildt) nei confronti di una mondana compiacente, evocano con rilevante originalità grafica la figura di Napoleone. E al contempo reclamizzano oggetti da regalo, la catena di bicicletta Simpson, l’attività dell’amico fotografo Sescau, i leggeri coriandoli di carta colorata, che hanno appena sostituito i pesanti e pericolosi coriandoli di gesso fino allora in uso. Un manifesto, quest’ultimo, incentrato sulla figura di una radiosa ragazza bionda, fluttuante nello spazio. Inoltre l’artista trasforma in immagini ora armoniose, ora ironicamente graffianti (Carnot Malade), testi poetici musicati dall’amico Desiré Dihau, contrabbassista dell’Opéra. Non sono che alcuni esempi dell’attività di un artista che, a buon diritto può essere considerato l’inventore della moderna pubblicità. Egli ha saputo piegare alle esigenze del suo tempo una rara capacità creativa nutrita da una impeccabile formazione artistica. Lautrec guarda al futuro. SEZIONE IV – MAISON CLOSES La serie Elles, (1896) è costituita da 11 litografie colorate, dedicate alla vita delle prostitute nella casa chiusa di rue des Moulins, dove Lautrec ha trascorso, come ospite, alcuni mesi. Nell’impianto e nei toni si avverte l’influsso delle stampe giapponesi, dal Mangwa di Hokusai, all’ Annuario delle cose che accadono durante l’anno nelle case verdi di Utamaro. 4 Nonostante l’alta qualità dell’album, che costituisce uno dei risultati più importanti del lavoro dell’artista, il mancato successo commerciale porta al suo smembramento e le stampe vengono vendute separatamente. Evidentemente, nonostante alcune partecipazioni a rassegne ufficiali e all’esposizione nello studio del mercante Ambroise Vollard, l’opera non ha incontrato il gradimento degli abituali collezionisti di stampe sul genere. Immagini eleganti descrivono momenti della vita e della malinconica intimità delle ragazze, attraverso una visione delicata, che tratta la donna non come oggetto erotico, ma la rappresenta nella sua realtà quotidiana, usando la variazione dei colori nel trascorrere del tempo, (idea anch’essa di matrice giapponese). Sono immagini naturalistiche, nel frontespizio una figura femminile di spalle si aggiusta i capelli, gesto probabilmente mutuato da Degas e ripreso in diverse altre immagini di Lautrec (vedi l’olio Femme se frisant, in mostra). La serie più dotata di un forte impatto decorativo, risalta la varietà delle tecniche, vi si ritrova l’intera gamma del repertorio litografico dell’artista. Tutte le immagini alludono ai sensi, il titolo rimanda al rapporto fra le donne (Elles) e gli uomini, che sono rappresentati solo in un caso (Donna in corsetto. Conquista passeggera) ed evocati dal cilindro in copertina, posato sulla biancheria femminile, iconografia usata correntemente dagli illustratori del tempo. L’artista racconta con caustica malinconia la bellezza e la sua perdita, donne spesso addormentate, o assorte nei loro pensieri, sono talora volte di spalle, solo raramente rivolgono lo sguardo allo spettatore, voyeurismo ed erotismo sono più affidati ad elementi di contorno, che alle stesse figure. Elaborando una serie di ricordi, l’artista rappresenta la prostituzione senza provocazione né moralismi, con stile raffinato e grande economia di mezzi. Insieme all’album sono esposte alcune immagini aderenti all’argomento, citiamo Elsa la viennese, figura incentrata su magnifici toni di blu, esempio della raffinatezza tecnica di Lautrec e della sua capacità di creare immagini fortemente impressive. SEZIONE V – NEL SEGNO. LE PASSIONI Una serie di litografie di vario argomento, a volte assimilabili in gruppi, a volte isolate, timbrano il lavoro degli ultimi dolorosi anni della vita dell’artista. Offrono un panorama non omogeneo, che scopre, oltre alla singolarità di alcuni temi, la sorpresa di punte qualitativamente alte. A volte Lautrec si improvvisa cronista in alcuni processi, che propongono situazioni non dissimili da problemi del nostro tempo: scandali: politici, violenza nei confronti di manifestazioni studentesche. Talora vediamo emergere uno spirito divertito, nel racconto di una gita in campagna, di una corsa in macchina, dell’invito a bere una tazza di latte (il colmo per un alcolista). Altrove è un’allusione al mondo del circo con clowns, clownesse e cani. E’ la riproposta di un tema amato, ispirato alla visione del “ vecchio saltimbanco” di Baudelaire. Sono figure tristi e isolate, testimoni di un disagio, pure nella grazia di un ricordo gioioso. Miss Dolly allo Star, Le Havre (1899), è momento conclusivo dell’incontro con la cameriera di un bar, incontro dagli inizi promettenti, ma risoltosi infine nella rappresentazione di una ballerina un po’ sguaiata. Il tema dei cavalli, caro a Lautrec fin dall’infanzia, come cavalcare, è parte della sua educazione aristocratica, diviene soggetto di numerose immagini, riflette la frequentazione degli ippodromi, è frutto dell’amicizia con il cocchiere Calmèse, la cui stalla con i quadrupedi e gli odori a lui familiari, rappresenta una quotidiana attrazione. Il fantino e Il fantino che si reca alla stanga, 5 sono ancora dimostrazioni delle capacità sintetiche del tratto dell’artista e della sua abilità nell’armonizzare i chiaroscuri. In altre incisioni compaiono amazzoni, carri, istruttori, cani, il piccolo pony Philibert, prediletto dall’artista, il recinto degli animali prima della corsa, una deliziosa scena al Bois de Boulogne, con la cugina Aline de Rivière. Chiude la rassegna una serie spiritosa e vivace di menù, realizzati in occasioni di riunioni conviviali, dove spesso compaiono in caricatura le immagini dei partecipanti, piccoli capolavori che gli ospiti conservano come souvenir. Tutto il percorso espositivo è arricchito da una selezione di opere degli Italiens de Paris, capolavori di grandi maestri italiani, tra cui Boldini, Natali, Zandomeneghi e Macchiati che, per stile o tematiche, si sono ispirati all’arte di Toulouse‐Lautrec. 6 

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