Cacciatori al cinghiale in braccata

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Cacciatori al cinghiale in braccata
CACCIATORI AL CINGHIALE IN BRACCATA
I DATI: questo è il tipo di caccia a cui le statistiche attribuiscono il più alto numero di vittime e
ferimenti gravi.
Di questo dobbiamo avere la CONSAPEVOLEZZA del perché.
E’ caccia in forma COLLETTIVA → per cui esistono più operatori che svolgono ruoli coordinati.
Basta a volte una minima disattenzione, superficialità, imprudenza o negligenza da parte di uno solo
di questi compartecipanti per provocare un dramma irreparabile, la morte o una gravissima
menomazione e la conseguente distruzione di tanti equilibri umani, sul piano familiare, morale e
sociale.
In presenza di molti operatori questi rischi si dilatano e le statistiche impietosamente lo certificano.
E l’incidente non succede solo agli altri! Che fare?
Innanzitutto, individuare i comportamenti che possono essere di un qualche rischio, per sé e per gli
altri.
1. MAI, per nessun motivo, muoversi o allontanarsi dalla propria posta (non c’è motivo che
tenga)
2. MAI sparare oltre certi riferimenti (a destra o a sinistra), perché ai lati ci sono altri cacciatori
e qui…c’è il rischio che l’emozione e il selvatico “portino via” l’occhio; è questo uno dei
rischi più forti
3. MAI sparare nella vegetazione che muove! Dietro può esserci un cacciatore che
imprudentemente si è spostato, o un cane, o un altro animale diverso dal cinghiale. O
qualcuno che non dovrebbe essere lì, ma c’è.
Vedere del nero non basta per sparare, perché quel nero deve avere anche una testa da cinghiale,
attaccata ad un corpo da cinghiale e, prima di sparare, il nostro cervello deve aver elaborato
l’immagine complessiva e certa del cinghiale, in tutta la sua interezza. E un cinghiale è molto
diverso da una figura umana o da un cane, anche se questo cane è nero!
Però tante disgrazie agli uomini sono avvenute per questo motivo e tantissimi cani sono morti
colpiti dalle fucilate dei cacciatori. E QUESTI SONO DATI DI FATTO!
I MEZZI
Giubbini e berretti ad alta visibilità (con obbligo di essere indossati).
Corpetti ad alta visibilità anche per i cani.
Nessuno pensi che un colore arancione o giallo carico disturbi o pregiudichi l’avvicinamento del
selvatico. Gli ungulati, è assodato, vedono in bianco e nero con tonalità di grigio. Chi spara invece
percepisce nettamente anche attraverso fitta vegetazione questi colori, fortunatamente molto visibili
dall’occhio umano.
POSTE A TERRA O SU PIATTAFORMA RIALZATA?
Le poste a terra e i rischi connessi già si conoscono. Ma quali potrebbero essere i vantaggi di
piattaforme rialzate da terra (ad es. un paio di metri) laddove fosse ipotizzabile una loro
realizzazione?
1. Un angolo di incidenza maggiore per i tiri, e questo rende più difficile il rimbalzo del
proiettile
2. La certezza assoluta che l’operatore non si muove da quello spazio, con divieto di scendere
fino a fine battuta
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3. La certezza delle posizioni e una maggior analisi della sicurezza nella loro dislocazione
4. La limitazione certa dell’angolo di tiro, a destra e a sinistra, che si ottiene alzando le
strutture portanti anteriori sul fronte di battuta, per un’altezza di m. 1.70/ 1.80 oltre la
piattaforma rialzata.
Limitanti? Difficili da costruire? Impegnative da mantenere? Forse, ma sicuramente offrono una
sicurezza molto più ampia rispetto alle poste a terra, e questa è una certezza. Perché gli incidenti
non succedono solo agli altri!
E’ possibile discutere un piano di costruzione generalizzato di strutture di questo tipo, nelle aree di
competenza di ogni squadra di caccia al cinghiale in forma collettiva? Ovviamente nel rispetto di
ogni vincolo, delle tradizioni e dell’ambiente?
Non sarebbe anche questa una forma di gestione e specializzazione del proprio territorio, che una
volta attuata rimane valida (con periodico controllo delle strutture) per molti anni?
Se serve ad evitare anche un solo incidente, ne vale la pena, perché il protagonista o la vittima di
quell’ incidente potrebbe essere proprio uno di noi che qui oggi ne parliamo, o una persona a noi
molto vicina.
LA DISCIPLINA
Ogni squadra ha un regolamento che prevede una pluralità di situazioni. Ma la più importante
rimane la sicurezza e le sue regole, che ogni partecipante dovrà assolutamente conoscere e
rispettare. Ogni regola è fatta per essere rispettata, ma le regole che riguardano la sicurezza hanno
una sacralità tutta loro.
L’infrazione delle regole che riguardano la sicurezza propria e degli altri, deve essere
tempestivamente e rigorosamente sanzionata, senza scrupoli di sorta, perché significa mettere a
repentaglio la vita altrui, cioè il bene supremo che ognuno di noi ha avuto in dono.
Capisquadra ed eventuali altri soggetti ai quali questo controllo è demandato, ricordino prima di
ogni battuta le regole di sicurezza, non solo agli ospiti, ai cacciatori con poca esperienza, ma a tutti
indistintamente, perché anche la troppa sicurezza può essere fonte di rischio. Queste parole possono
salvare la vita di qualcuno.
LE ARMI
Canna liscia o canna rigata? Anche qui è bene lasciar parlare le statistiche.
Oltre il 90% degli incidenti di caccia durante le battute, sono causati da proiettili sparati da canne
lisce (tipo Brenneke).
Palla tipo Brenneke (è un proietto conico-cilindrico di circa 34 grammi di piombo) nella cui parte
posteriore è posto un impennaggio solidale alla palla, di feltro o plastica.
Velocità alla bocca 400/450 m/sec., massa notevole, grande superficie di impatto con ostacoli o
superfici; questo, associato ad angoli di incidenza di tiro piuttosto scarsi, può favorire rimbalzi su
terreni duri, tronchi, rami o altre superfici e sono stati riscontrati angoli di rimbalzo prossimi ai 90°.
La palla può inoltre deformarsi o frammentarsi, trasformandosi in schegge di metallo irregolari, in
grado di tranciare tutto ciò che incontrano in traiettoria per molte decine di metri (gittata intorno a
1000 metri).
Tutto ciò nei proiettili sparati da canna rigata difficilissimamente può avvenire.
Riferiamoci a 3 calibri normalmente molto usati in battuta (308, 30/06, 300 W.M.).
Peso del proiettile normalmente tra 10 e 12 grammi, forma ogivale, piccola superficie d’impatto;
velocità tra 800 e 900 m/sec., elevatissimo moto giroscopico indotto dalla rigatura. Queste
caratteristiche fanno sì che in caso di impatto contro una superficie dura, quale può essere il suolo o
altro, le palle si frammentino immediatamente senza rimbalzare. E’ questo il motivo per il quale le
carabine, nelle forme di caccia in braccata e girata, sono molto meno pericolose delle armi a canna
liscia. Però la gittata delle carabine è di molto superiore a quella delle canne lisce (si parla di
3000/3500 m.) per cui è fondamentale riuscire a vedere dove il proiettile finirà la sua corsa. Quindi
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non si spari mai ad un animale che si trovi su un crinale, per gli ovvi motivi facili da immaginare.
Dove finirà quella palla?
LA LITIGIOSITA’ E LE SUE POSSIBILI CONSEGUENZE
E’ bene che se ne parli, poiché certi rischi è bene che siano conosciuti prima che certi eventi si
verifichino.
Spesso purtroppo si sente parlare di momenti di tensione tra cacciatori, magari per futili motivi, che
sfociano in litigi assurdi e indegni, conditi da minacce più o meno esplicite, magari brandendo
l’arma da caccia. Se da ciò dovesse conseguire una denuncia per minacce o altro, magari sostenuta
da testimoni, ebbene questo potrebbe essere un motivo per la revoca del porto di fucile e per il
sequestro cautelativo di tutte le armi e munizioni in possesso e denunciate.
Avviene ogni giorno in Italia ad opera di numerose Questure.
Ma è sufficiente molto meno per perdere il porto di fucile. Bastano dei comportamenti
minacciosi o aggressivi, anche al di fuori dell’ambito venatorio. Perdere le staffe in una qualsiasi
provocazione che possa sfociare in un atteggiamento aggressivo può costare carissimo. Trovarsi per
caso in mezzo ad una rissa può avere conseguenze nefaste per il rilascio o il mantenimento di un
qualsiasi porto d’armi.
Perdere il porto d’armi è facilissimo, riaverlo può essere un problema enorme, e quando lo si è
perso, a caccia non si può andare!
USO DI ALCOLICI
L’uso abituale di alcolici (o altro) è elemento ostativo al rilascio di porto d’armi. Ed è bene che sia
così. Del resto vedere un ubriaco con un’arma carica in mano, non risulta tranquillizzante. Eppure a
volte qualche cacciatore eccede, magari occasionalmente nel bere, e poi va o continua ad andare a
caccia in condizioni compromesse per quanto riguarda l’attenzione, la concentrazione e la vigilanza.
Come comportarsi quando ravvisiamo tutto ciò? Mettersi a ridere o scherzarci su, può essere molto
pericoloso per il soggetto che si è messo in difficoltà e per chi gli sta intorno. Solo il tatto e il buon
senso possono aiutare in questi frangenti. Se poi l’evento fosse accertato da agenti di P.G. la
questione prenderebbe una brutta piega per colui che si è lasciato andare. Quindi quando si va a
caccia, si beva con moderazione, mantenendo controllo e lucidità.
Si ricorda poi che per il cacciatore che ha ecceduto nel bere esiste sempre la possibilità di un
controllo pure negli spostamenti in auto, e se da questo controllo viene accertato un livello
alcolemico superiore al consentito scattano le ovvie sanzioni a carico dell’automobilista, ma se
quell’automobilista ha con sé dei fucili poiché è andato a caccia, l’aspetto sanzionatorio va a
toccarlo anche come titolare di porto di fucile, poiché in quel momento ha a disposizione un’arma
in uno stato psicofisico dimostratamente alterato che può comportare il sequestro dell’arma
trasportata e la conseguente segnalazione dell’evento alla Questura che ha rilasciato il porto d’armi.
Le conseguenze sono facili da immaginare. Gli automobilisti, titolari di un qualsiasi porto d’armi, ai
quali durante un controllo venga accertato un livello alcolemico superiore ai limiti di legge,
potrebbero avere delle difficoltà al momento del rinnovo della concessione.
A carico poi di automobilisti che siano stati pizzicati positivi all’alcool-test per più volte, possono
essere disposti accertamenti al fine di conoscere se siano eventualmente titolari di un qualche tipo di
porto d’armi poiché, si ricorda, l’uso abituale di alcolici è elemento ostativo non solo al rilascio, ma
anche al mantenimento di questa concessione.
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