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VIA CRUCIS
«Vogliamo vivere questo Anno Giubilare alla luce della parola del Signore: Misericordiosi come il Padre.
L’evangelista riporta l’insegnamento di Gesù che dice: «Siate misericordiosi, come il Padre vostro è
misericordioso» (Lc 6,36). È un programma di vita tanto impegnativo quanto ricco di gioia e di pace.
L’imperativo di Gesù è rivolto a quanti ascoltano la sua voce (cfr Lc 6,27). Per essere capaci di misericordia,
quindi, dobbiamo in primo luogo porci in ascolto della Parola di Dio. Ciò significa recuperare il valore del
silenzio per meditare la Parola che ci viene rivolta. In questo modo è possibile contemplare la misericordia di
Dio e assumerlo come proprio stile di vita».
(papa Francesco, Misericordiae Vultus)
O Padre mio,
la mia fiducia nel tuo amore mi rende tranquillo
e la speranza in te mi infonde forza e pazienza,
e io cammino con coraggio in questa strada di tribolazioni e di prove,
al termine della quale scorgo il riposo e la felicità.
(Preghiera ebraica)
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1. GESÙ NEL GIARDINO DEGLI ULIVI (Marco 14,32-36)
Poi giunsero in un podere detto Getsémani, ed egli disse ai suoi discepoli: «Sedete qui finché io abbia
pregato». Gesù prese con sé Pietro, Giacomo, Giovanni e cominciò a essere spaventato e angosciato. E
disse loro: «L’anima mia è oppressa da tristezza mortale; rimanete qui e vegliate». Andato un po’ più
avanti, si gettò a terra; e pregava che, se fosse possibile, quell’ora passasse oltre da lui. Diceva: «Abbà,
Padre! Ogni cosa ti è possibile; allontana da me questo calice! Però, non quello che io voglio, ma quello che
tu vuoi».
«Eterna è la sua misericordia»: è il ritornello che viene riportato ad ogni versetto del Salmo 136
mentre si narra la storia della rivelazione di Dio. In forza della misericordia, tutte le vicende
dell’antico testamento sono cariche di un profondo valore salvifico. La misericordia rende la storia
di Dio con Israele una storia di salvezza. Ripetere continuamente: «Eterna è la sua misericordia»,
come fa il Salmo, sembra voler spezzare il cerchio dello spazio e del tempo per inserire tutto nel
mistero eterno dell’amore. È come se si volesse dire che non solo nella storia, ma per l’eternità
l’uomo sarà sempre sotto lo sguardo misericordioso del Padre. […]
Prima della Passione Gesù ha pregato con questo Salmo della misericordia. […] Mentre Egli
istituiva l’Eucaristia, quale memoriale perenne di Lui e della sua Pasqua, poneva simbolicamente
questo atto supremo della Rivelazione alla luce della misericordia. Nello stesso orizzonte della
misericordia, Gesù viveva la sua passione e morte, cosciente del grande mistero di amore che si
sarebbe compiuto sulla croce. Sapere che Gesù stesso ha pregato con questo Salmo, lo rende per noi
cristiani ancora più importante e ci impegna ad assumerne il ritornello nella nostra quotidiana
preghiera di lode: «Eterna è la sua misericordia». (Papa Francesco, Misericordiae Vultus)
Facciamo nostre alcune delle parole del salmo 136:
Lodate il Signore perché è buono:
Egli solo ha compiuto meraviglie:
Ha creato i cieli con sapienza:
Ha stabilito la terra sulle acque:
Liberò il suo popolo con mano potente e braccio teso:
Nella nostra umiliazione si è ricordato di noi:
ci ha liberati dai nostri nemici:
Egli dà il cibo ad ogni vivente:
Lodate il Dio del cielo:
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perché eterna è la sua misericordia.
perché eterna è la sua misericordia.
perché eterna è la sua misericordia.
perché eterna è la sua misericordia.
perché eterna è la sua misericordia.
perché eterna è la sua misericordia;
perché eterna è la sua misericordia.
perché eterna è la sua misericordia.
perché eterna è la sua misericordia.
2. GESÙ, TRADITO DA GIUDA, È ARRESTATO (Marco 14,45-46)
Appena giunse, subito si accostò a lui e disse: «Rabbì!» e lo baciò. Allora quelli gli misero le mani addosso
e lo arrestarono.
La mentalità contemporanea, forse più di quella dell’uomo del passato, sembra opporsi al Dio di
misericordia e tende altresì ad emarginare dalla vita e a distogliere dal cuore umano l’idea stessa
della misericordia. La parola e il concetto di misericordia sembrano porre a disagio l’uomo, il quale,
grazie all’enorme sviluppo della scienza e della tecnica, non mai prima conosciuto nella storia, è
diventato padrone ed ha soggiogato e dominato la terra (cfr Gen 1,28). Tale dominio sulla terra,
inteso talvolta unilateralmente e superficialmente, sembra che non lasci spazio alla misericordia …
Ed è per questo che, nell’odierna situazione della Chiesa e del mondo, molti uomini e molti
ambienti guidati da un vivo senso di fede si rivolgono, direi, quasi spontaneamente alla misericordia
di Dio.
(Giovanni Paolo II, Dives in misericordia)
Gesù, amico degli uomini,
tu sei venuto sulla terra e hai rivestito la nostra fragile storia,
per offrire la tua solidarietà a tutti gli uomini.
Gesù, dolce e umile di cuore,
tu porti sollievo a quanti soffrono sotto il peso dei loro fardelli;
eppure l'offerta del tuo amore è stata spesso rifiutata!
Anche tra coloro che ti avevano accolto come amico
c'è stato chi ti ha rinnegato, chi ha tradito l'impegno preso.
Ma tu non hai mai cessato di amarli,
al punto da lasciare tutti gli altri per andare in cerca di loro,
nella speranza di riportarli a te, caricati sulle tue spalle, o appoggiati al tuo petto.
Anche noi ci affidiamo alla tua infinita misericordia,
noi che spesso ci sentiamo insidiati dallo scoraggiamento o dalla disperazione.
Concedici di cercare rifugio presso di te,
e di non disperare mai della tua amicizia,
che sempre ci cerca e ci perdona.
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3. GESÙ È CONDANNATO DAL SINEDRIO (Marco 14,55.60-64)
I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano qualche testimonianza contro Gesù per farlo
morire; ma non ne trovavano.
Allora il sommo sacerdote, alzatosi in piedi nel mezzo, domandò a Gesù: «Non rispondi nulla? Che
cosa testimoniano costoro contro di te?» Ma egli tacque e non rispose nulla. Di nuovo il sommo
sacerdote lo interrogò e gli disse: «Sei tu il Cristo, il Figlio del Benedetto?» Gesù disse: «Io sono;
e vedrete il Figlio dell’uomo, seduto alla destra della Potenza, venire sulle nuvole del cielo». Il
sommo sacerdote si stracciò le vesti e disse: «Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Voi avete
udito la bestemmia. Che ve ne pare?» Tutti lo condannarono come reo di morte.
Il pellegrinaggio è un segno peculiare nell’Anno Santo, perché è icona del cammino che ogni
persona compie nella sua esistenza. La vita è un pellegrinaggio e l’essere umano è viator, un
pellegrino che percorre una strada fino alla meta agognata. […] Il pellegrinaggio sia stimolo alla
conversione: attraversando la Porta Santa ci lasceremo abbracciare dalla misericordia di Dio e ci
impegneremo ad essere misericordiosi con gli altri come il Padre lo è con noi.
Il Signore Gesù indica le tappe del pellegrinaggio attraverso cui è possibile raggiungere questa
meta: «Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e
sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata
nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio» (Lc 6,3738). Dice anzitutto di non giudicare e di non condannare. Se non si vuole incorrere nel giudizio di
Dio, nessuno può diventare giudice del proprio fratello. Gli uomini, infatti, con il loro giudizio si
fermano alla superficie, mentre il Padre guarda nell’intimo.
(Papa Francesco, Misericordiae Vultus)
Signore, so che giudicando sbaglio, semplicemente perché prendo un posto che non è per me.
Sbaglio posto, perché prendo il tuo posto.
Non solo sbaglio, ma mi confondo anche. Sono tanto ossessionato da quello che voglio
giudicare, da quella persona ... che la sua pagliuzza non mi lascia tranquillo! E non mi accorgo
della trave che ho io.
Vedi Signore, mi confondo: credo che la trave sia quella pagliuzza. Confondo la realtà.
Giudicando inoltre divento uno sconfitto, perché la stessa misura sarà usata per giudicare me.
Eppure tu, Gesù, davanti al Padre non mi accusi mai! Al contrario, mi difendi! Tu sei il mio
Paràclito, il mio difensore di fronte a colui che mi accusa: satana.
(tratto dall’Omelia del 23/6/2014)
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4. GESÙ È RINNEGATO DA PIETRO (Marco 14,66-72)
Mentre Pietro era giù nel cortile, venne una delle serve del sommo sacerdote; e, veduto Pietro che si
scaldava, lo guardò bene in viso e disse: «Anche tu eri con Gesù Nazareno». Ma egli negò dicendo: «Non
so, né capisco quello che tu dici». Poi andò fuori nell’atrio e il gallo cantò. La serva, vedutolo, cominciò di
nuovo a dire ai presenti: «Costui è uno di quelli». Ma lui lo negò di nuovo. E ancora, poco dopo, coloro che
erano lì dicevano a Pietro: «Certamente tu sei uno di quelli, anche perché sei Galileo». Ma egli prese a
imprecare e a giurare: «Non conosco quell’uomo di cui parlate». E subito, per la seconda volta, il gallo
cantò. Allora Pietro si ricordò della parola che Gesù gli aveva detta: «Prima che il gallo abbia cantato due
volte, tu mi rinnegherai tre volte». E si abbandonò al pianto.
Gesù affida questa missione: «Annuncia ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ha avuto
per te» (Mc 5,19). Anche la vocazione di Matteo è inserita nell’orizzonte della misericordia.
Passando dinanzi al banco delle imposte gli occhi di Gesù fissarono quelli di Matteo. Era uno
sguardo carico di misericordia che perdonava i peccati di quell’uomo e, vincendo le resistenze degli
altri discepoli, scelse lui, il peccatore e pubblicano, per diventare uno dei Dodici. San Beda il
Venerabile, commentando questa scena del Vangelo, ha scritto che Gesù guardò Matteo con amore
misericordioso e lo scelse: miserando atque eligendo. Mi ha sempre impressionato questa
espressione, tanto da farla diventare il mio motto.
(papa Francesco, Misericordiae Vultus)
O Signore, che nel tuo amore misericordioso mi hai posto nell'esistenza con un disegno preciso,
mi hai fatto conoscere la via della mia vita, mi hai dato una vocazione.
Tu mi hai chiamato, ma io sono nel dubbio; tu mi hai scelto, ma io mi sento insicuro.
Tu mi chiami a vivere in mezzo agli altri, a scoprirti con gli altri, a incontrarti negli altri.
Tu mi chiami a prendere sul serio il tempo, la vita, l'uomo, l'amore.
È tuo discepolo chi ti vede negli altri e li ama, chi ti vede negli altri e li perdona,
chi ti vede nei deboli e fa qualcosa per loro.
Tu mi chiami ogni giorno, chiami ogni uomo, chi è triste,
chi è superbo, chi è grande, chi è potente, chi è piccolo, chi è debole.
Tu mi chiami sempre, quando piango e quando soffro,
quando lavoro e quando amo, mi chiami nella libertà del tuo amore.
Tu che sei con me in tutto quello che faccio, tu che conosci il cuore di tutti,
aiutami a vivere la vocazione alla quale mi hai chiamato.
(tratto da una preghiera Scout)
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5. GESÙ È GIUDICATO DA PILATO (Marco 15,14-15)
Pilato disse loro: «Ma che male ha fatto?» Ma essi gridarono più forte che mai: «Crocifiggilo!» Pilato,
volendo soddisfare la folla, liberò loro Barabba; e consegnò Gesù, dopo averlo flagellato, perché fosse
crocifisso.
Quanto male fanno le parole quando sono mosse da sentimenti di gelosia e invidia! Parlare male del
fratello in sua assenza equivale a porlo in cattiva luce, a compromettere la sua reputazione e
lasciarlo in balia della chiacchiera. Non giudicare e non condannare significa, in positivo, saper
cogliere ciò che di buono c’è in ogni persona e non permettere che abbia a soffrire per il nostro
giudizio parziale e la nostra presunzione di sapere tutto. Ma questo non è ancora sufficiente per
esprimere la misericordia. Gesù chiede anche di perdonare e di donare. Essere strumenti del
perdono, perché noi per primi lo abbiamo ottenuto da Dio. Essere generosi nei confronti di tutti,
sapendo che anche Dio elargisce la sua benevolenza su di noi con grande magnanimità.
(Papa Francesco, Misericordiae Vultus)
Signore Gesù,
nel mistero della tua consegna nelle nostre mani e al nostro volere,
tu ci hai mostrato la via della libertà dei figli di Dio.
Aiutaci a non barattare mai la nostra dignità
con i piccoli e i grandi compromessi che ci rendono schiavi.
Fissando lo sguardo su di te,
condannato a morte per noi,
donaci di ritrovare il coraggio di essere liberi dalla paura,
per pagare sempre e solo con la nostra vita,
per essere degni di te e fedeli al nostro cuore.
(Ermes Ronchi)
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6. GESÙ È FLAGELLATO E CORONATO DI SPINE (Marco 15,17-19)
Lo vestirono di porpora e, dopo aver intrecciata una corona di spine, gliela misero sul capo, e cominciarono
a salutarlo: «Salve, re dei Giudei!» E gli percotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e,
mettendosi in ginocchio, si prostravano davanti a lui.
Rimanete saldi nel cammino della fede con la ferma speranza nel Signore. Qui sta il segreto del
nostro cammino! Lui ci dà il coraggio di andare controcorrente. Credetemi: questo fa bene al cuore,
ma ci vuole il coraggio per andare controcorrente e Lui ci dà questo coraggio! Con Lui possiamo
fare cose grandi; ci farà sentire la gioia di essere suoi discepoli, suoi testimoni. Scommettete sui
grandi ideali, sulle cose grandi. Noi cristiani non siamo scelti dal Signore per cosine piccole, andate
sempre al di là, verso le cose grandi. Giocate la vita per grandi ideali! […] Non credete alle parole
di odio e di terrore che vengono spesso ripetute; costruite invece amicizie nuove. Offrite il vostro
tempo, preoccupatevi sempre di chi vi chiede aiuto. Siate coraggiosi e controcorrente, siate amici di
Gesù, che è il Principe della pace (cfr Is 9,6), tutto in Lui parla di misericordia. Nulla in Lui è privo
di compassione.
(Papa Francesco, Messaggio per il giubileo della misericordia dei ragazzi e delle ragazze, 6 gennaio 2016)
Signore, donami anche oggi la forza per credere, per sperare, per amare.
Non lasciarmi a metà strada
invischiato nelle mille cose che non mi bastano più.
Lascia che mi fermi anch'io ogni giorno ad ascoltarti
per riprendere poi il cammino lungo le strade che mi dai da percorrere.
Liberami perciò da tutto ciò che appare indispensabile e non lo è,
da ciò che credo necessario e invece è solo superfluo,
da ciò che mi riempie e mi gonfia ma non mi sazia,
mi bagna le labbra ma non mi disseta il cuore.
Sì, lo so che tu vuoi farlo
ma aiutami a lasciartelo fare
sempre, subito!
(preghiera della chiesa valdese)
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7. GESÙ È CARICATO DELLA CROCE (Marco 15,20)
Dopo averlo schernito, lo spogliarono della porpora, lo rivestirono delle sue vesti e lo condussero fuori per
crocifiggerlo.
La misericordia di Dio trasforma il cuore dell’uomo e gli fa sperimentare un amore fedele e così lo
rende a sua volta capace di misericordia. È un miracolo sempre nuovo che la misericordia divina si
possa irradiare nella vita di ciascuno di noi, motivandoci all’amore del prossimo e animando quelle
che la tradizione della Chiesa chiama le opere di misericordia corporale e spirituale. Esse ci
ricordano che la nostra fede si traduce in atti concreti e quotidiani, destinati ad aiutare il nostro
prossimo nel corpo e nello spirito e sui quali saremo giudicati: nutrirlo, visitarlo, confortarlo,
educarlo. Perciò ho auspicato che il popolo cristiano rifletta durante il Giubileo sulle opere di
misericordia corporali e spirituali. Sarà un modo per risvegliare la nostra coscienza spesso assopita
davanti al dramma della povertà e per entrare sempre più nel cuore del Vangelo, dove i poveri sono
i privilegiati della misericordia divina. Nel povero, infatti, la carne di Cristo diventa di nuovo
visibile come corpo martoriato, piagato, flagellato, denutrito, in fuga... per essere da noi
riconosciuto, toccato e assistito con cura.
(Papa Francesco, Misericordiae Vultus)
O Dio, apri i miei occhi
affinché possa vedere il bisogno degli altri,
apri le mie orecchie,
affinché possa sentire le loro grida,
apri il mio cuore,
affinché non debbano rimanere senza soccorso.
Fa’ che la rabbia dei forti
non mi spaventi dal difendere i deboli,
e che la rabbia dei ricchi
non mi spaventi dal difendere i poveri.
Fammi vedere dove c'è bisogno di amore,
di speranza e di fede
e fammi diventare un tuo strumento
per portarli in quei luoghi.
Apri i miei occhi e le mie orecchie,
affinché in questa giornata che viene
io possa fare un'opera di pace per te.
(Preghiera Shona - Zimbabwe)
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8. GESÙ È AIUTATO DAL CIRENEO A PORTARE LA CROCE (Marco 15,21)
Costrinsero a portare la croce di lui un certo Simone di Cirene, padre di Alessandro e di Rufo, che passava
di là, tornando dai campi.
È mio vivo desiderio che il popolo cristiano rifletta durante il Giubileo sulle opere di misericordia
corporale e spirituale. Sarà un modo per risvegliare la nostra coscienza spesso assopita davanti al
dramma della povertà e per entrare sempre di più nel cuore del Vangelo, dove i poveri sono i
privilegiati della misericordia divina. La predicazione di Gesù ci presenta queste opere di
misericordia perché possiamo capire se viviamo o no come suoi discepoli. Riscopriamo le opere di
misericordia corporale: dare da mangiare agli affamati, dare da bere agli assetati, vestire gli ignudi,
accogliere i forestieri, assistere gli ammalati, visitare i carcerati, seppellire i morti. E non
dimentichiamo le opere di misericordia spirituale: consigliare i dubbiosi, insegnare agli ignoranti,
ammonire i peccatori, consolare gli afflitti, perdonare le offese, sopportare pazientemente le persone
moleste, pregare Dio per i vivi e per i morti.
Non possiamo sfuggire alle parole del Signore: e in base ad esse saremo giudicati: se avremo dato
da mangiare a chi ha fame e da bere a chi ha sete. Se avremo accolto il forestiero e vestito chi è
nudo. Se avremo avuto tempo per stare con chi è malato e prigioniero (cfr Mt 25,31-45).
Ugualmente, ci sarà chiesto se avremo aiutato ad uscire dal dubbio che fa cadere nella paura e che
spesso è fonte di solitudine; se saremo stati capaci di vincere l’ignoranza in cui vivono milioni di
persone, soprattutto i bambini privati dell’aiuto necessario per essere riscattati dalla povertà; se
saremo stati vicini a chi è solo e afflitto; se avremo perdonato chi ci offende e respinto ogni forma
di rancore e di odio che porta alla violenza; se avremo avuto pazienza sull’esempio di Dio che è
tanto paziente con noi; se, infine, avremo affidato al Signore nella preghiera i nostri fratelli e
sorelle. In ognuno di questi “più piccoli” è presente Cristo stesso. La sua carne diventa di nuovo
visibile come corpo martoriato, piagato, flagellato, denutrito, in fuga … per essere da noi
riconosciuto, toccato e assistito con cura. Non dimentichiamo le parole di san Giovanni della Croce:
«Alla sera della vita, saremo giudicati sull’amore».
(papa Francesco, Misericordiae Vultus)
Signore Gesù, vogliamo portare la croce di noi stessi dietro di te,
per imparare da te a essere sempre più umani.
La vita ci interpella e talora ci costringe in modo imprevisto e persino fastidioso a cambiare
programma per farci prossimi della sofferenza e del bisogno degli altri.
Donaci un cuore formato dal lavoro quotidiano nel campo della nostra vita
che ci renda sensibili e disponibili a dare una mano, a prestare una spalla,
a perdere un po’ del nostro tempo, perché chi soffre ed è umiliato si senta meno solo.
(E.Ronchi)
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9. GESÙ INCONTRA LE DONNE DI GERUSALEMME (Luca 23,27-28)
Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne che facevano cordoglio e lamento per lui. Ma Gesù, voltatosi
verso di loro, disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete per me, ma piangete per voi stesse e per i vostri
figli.
Gesù afferma che la misericordia non è solo l’agire del Padre, ma diventa il criterio per capire chi
sono i suoi veri figli. Insomma, siamo chiamati a vivere di misericordia, perché a noi per primi è
stata usata misericordia. Il perdono delle offese diventa l’espressione più evidente dell’amore
misericordioso e per noi cristiani è un imperativo da cui non possiamo prescindere. Come sembra
difficile tante volte perdonare! Eppure, il perdono è lo strumento posto nelle nostre fragili mani per
raggiungere la serenità del cuore. Lasciar cadere il rancore, la rabbia, la violenza e la vendetta sono
condizioni necessarie per vivere felici. Accogliamo quindi l’esortazione dell’apostolo: «Non
tramonti il sole sopra la vostra ira» (Ef 4,26). E soprattutto ascoltiamo la parola di Gesù che ha
posto la misericordia come un ideale di vita e come criterio di credibilità per la nostra fede: «Beati i
misericordiosi, perché troveranno misericordia» (Mt 5,7).
(Papa Francesco, Misericordiae Vultus)
Signore Gesù,
vogliamo piangere davanti al tuo dolore e alla tua umiliazione;
non possiamo che piangere davanti al troppo dolore e troppa umiliazione;
non sappiamo che piangere davanti a quella sofferenza,
che ci portiamo dentro da sempre
e che, talora, abbiamo persino paura di nominare.
Fermati accanto a noi
e aiutaci a imparare da quello che soffriamo,
per passare dal piangere
al vivere in modo consapevole e responsabile.
(Ermes Ronchi)
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10. GESÙ È CROCIFISSO (Marco 15,24)
Poi lo crocifissero e si divisero le sue vesti, tirandole a sorte per sapere quello che ciascuno dovesse
prendere.
Davanti a questo amore forte come la morte (cfr Ct 8,6), il povero più misero si rivela essere colui
che non accetta di riconoscersi tale. Crede di essere ricco, ma è in realtà il più povero tra i poveri.
Egli è tale perché schiavo del peccato, che lo spinge ad utilizzare ricchezza e potere non per servire
Dio e gli altri, ma per soffocare in sé la profonda consapevolezza di essere anch’egli null’altro che
un povero mendicante. E tanto maggiore è il potere e la ricchezza a sua disposizione, tanto
maggiore può diventare quest’accecamento menzognero.
(Papa Francesco, Misericordiae Vultus)
Signore Gesù,
vogliamo assumere i tuoi stessi sentimenti
e il tuo stesso atteggiamento,
perché i chiodi e le spine che lacerano la nostra vita
diventino segni del nostro amore
e non traccia dell’odio che cerca di contaminarci.
Nel momento in cui siamo
obbligati, costretti, immobilizzati
fa’ che non dimentichiamo
che il nostro cuore rimane libero
per continuare ad avere fiducia.
Aiutaci a essere lucidi sul male che ci circonda,
ma fiduciosi nel bene che ci abita.
(Ermes Ronchi)
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11. GESÙ PROMETTE IL SUO REGNO AL BUON LADRONE (Luca 23,39-42)
Uno dei malfattori appesi lo insultava, dicendo: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!» Ma l’altro lo
rimproverava, dicendo: «Non hai nemmeno timor di Dio, tu che ti trovi nel medesimo supplizio? Per noi è
giusto, perché riceviamo la pena che ci meritiamo per le nostre azioni; ma questi non ha fatto nulla di
male». E diceva: «Gesù, ricòrdati di me quando entrerai nel tuo regno!».
La Misericordia esprime il comportamento di Dio verso il peccatore, offrendogli un’ulteriore
possibilità per ravvedersi, convertirsi e credere, ristabilendo proprio così la relazione con Lui. E in
Gesù crocifisso, Dio arriva fino a voler raggiungere il peccatore nella sua più estrema lontananza,
proprio là dove egli si è perduto ed allontanato da Lui. E questo lo fa nella speranza di poter così
finalmente intenerire il cuore indurito della sua Sposa.
(Papa Francesco, Messaggio del Santo Padre per la Quaresima 2016)
Non son capace di parlare di te Signore in linguaggio teologico...
Tutto quello che so, è che tu non mi lasci,
anche se tento di fuggire lontano da te.
Io ti rinnego,
eppure devo riconoscere che tu non mi rinneghi.
Io ti dimentico, ma tu ti ricordi sempre di me.
Io ti lascio dentro alla chiesa,
in modo che tu non possa raggiungermi,
ma poi ti scopro fuori, all’esterno della chiesa.
Spesso desidero che tu mi lasci finalmente in pace,
ma so che sarei completamente perduto
se tu veramente lo facessi.
Se è questo che si vuol dire quando ti si chiama il Cristo,
allora tu sei veramente Cristo,
il Figlio del Dio vivente, per me.
(Una partecipante all’assemblea ecumenica di Nairobi 1975)
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12. GESÙ IN CROCE, LA MADRE E IL DISCEPOLO (Giovanni 19,26-27)
Gesù dunque, vedendo sua madre e presso di lei il discepolo che egli amava, disse a sua madre: «Donna,
ecco tuo figlio!» Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!» E da quel momento, il discepolo la prese in casa
sua.
Scelta per essere la Madre del Figlio di Dio, Maria è stata da sempre preparata dall’amore del Padre
per essere Arca dell’Alleanza tra Dio e gli uomini. Ha custodito nel suo cuore la divina misericordia
in perfetta sintonia con il suo Figlio Gesù. Il suo canto di lode, sulla soglia della casa di Elisabetta,
fu dedicato alla misericordia che si estende «di generazione in generazione» (Lc 1,50). Anche noi
eravamo presenti in quelle parole profetiche della Vergine Maria. Questo ci sarà di conforto e di
sostegno mentre attraverseremo la Porta Santa per sperimentare i frutti della misericordia divina.
[...] Presso la croce, Maria insieme a Giovanni, il discepolo dell’amore, è testimone delle parole di
perdono che escono dalle labbra di Gesù. Il perdono supremo offerto a chi lo ha crocifisso ci mostra
fin dove può arrivare la misericordia di Dio. Maria attesta che la misericordia del Figlio di Dio non
conosce confini e raggiunge tutti senza escludere nessuno. Rivolgiamo a lei la preghiera antica e
sempre nuova della Salve Regina, perché non si stanchi mai di rivolgere a noi i suoi occhi
misericordiosi e ci renda degni di contemplare il volto della misericordia, suo Figlio Gesù. (Papa
Francesco, Misericordiae Vultus)
Salve, Regina, Madre di misericordia;
vita, dolcezza e speranza nostra, salve.
A Te ricorriamo, noi esuli figli di Eva;
a Te sospiriamo, gementi e piangenti
in questa valle di lacrime.
Orsù dunque, avvocata nostra,
rivolgi a noi gli occhi
tuoi misericordiosi.
E mostraci, dopo questo esilio, Gesù,
il frutto benedetto del Tuo seno.
O clemente, o pia,
o dolce Vergine Maria!
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13. GESÙ MUORE SULLA CROCE (Marco 15,33-39)
Venuto mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Alle tre Gesù gridò con voce
forte: Eloì, Eloì, lemà sabactàni?, che significa: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?
Alcuni dei presenti, udito ciò, dicevano: «Ecco, chiama Elia!». Uno corse a inzuppare di aceto una spugna
e, postala su una canna, gli dava da bere, dicendo: «Aspettate, vediamo se viene Elia a toglierlo dalla
croce». Ma Gesù, dando un forte grido, spirò.Il velo del tempio si squarciò in due, dall’alto in basso.
Allora il centurione che gli stava di fronte, vistolo spirare in quel modo, disse: «Veramente quest’uomo era
Figlio di Dio!».
Il Signore non si stanca mai di avere misericordia di noi, e vuole offrirci ancora una volta il suo
perdono - tutti ne abbiamo bisogno - , invitandoci a tornare a Lui con un cuore nuovo, purificato dal
male, purificato dalle lacrime, per prendere parte alla sua gioia. Come accogliere questo invito? Ce
lo suggerisce san Paolo: «Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio» (2
Cor5,20). Questo sforzo di conversione non è soltanto un’opera umana, è lasciarsi riconciliare. La
riconciliazione tra noi e Dio è possibile grazie alla misericordia del Padre che, per amore verso di
noi, non ha esitato a sacrificare il suo Figlio unigenito. Infatti il Cristo, che era giusto e senza
peccato, per noi fu fatto peccato (v. 21) quando sulla croce fu caricato dei nostri peccati, e così ci ha
riscattati e giustificati davanti a Dio. «In Lui» noi possiamo diventare giusti, in Lui possiamo
cambiare, se accogliamo la grazia di Dio e non lasciamo passare invano questo «momento
favorevole» (6,2). Per favore, fermiamoci, fermiamoci un po’ e lasciamoci riconciliare con Dio.
(papa Francesco, Omelia 18 febbraio 2015)
O alto e glorioso Dio,
illumina le tenebre del cuore mio.
Dammi una fede retta, speranza certa, carità perfetta e umiltà profonda.
Dammi, Signore,
senno e discernimento per compiere la tua vera e santa volontà.
Amen.
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14. GESÙ È DEPOSTO NEL SEPOLCRO (Marco 15,40-46)
Vi erano pure delle donne che guardavano da lontano. Tra di loro vi erano anche Maria Maddalena, Maria
madre di Giacomo il minore e di Ioses, e Salòme, che lo seguivano e lo servivano da quando egli era in
Galilea, e molte altre che erano salite con lui a Gerusalemme.
Essendo già sera (poiché era la Preparazione, cioè la vigilia del sabato), venne Giuseppe d’Arimatea,
illustre membro del Consiglio, il quale aspettava anch’egli il regno di Dio; e, fattosi coraggio, si presentò a
Pilato e domandò il corpo di Gesù.
Pilato si meravigliò che fosse già morto; e dopo aver chiamato il centurione, gli domandò se Gesù era morto
da molto tempo; avutane conferma dal centurione, diede il corpo a Giuseppe. Questi comprò un lenzuolo e,
tratto Gesù giù dalla croce, lo avvolse nel panno, lo pose in una tomba scavata nella roccia; poi rotolò una
pietra contro l’apertura del sepolcro.
«È proprio di Dio usare misericordia e specialmente in questo si manifesta la sua onnipotenza». Le
parole di san Tommaso d’Aquino mostrano quanto la misericordia divina non sia affatto un segno
di debolezza, ma piuttosto la qualità dell’onnipotenza di Dio. È per questo che la liturgia, in una
delle collette più antiche, fa pregare dicendo: «O Dio che riveli la tua onnipotenza soprattutto con la
misericordia e il perdono». Dio sarà per sempre nella storia dell’umanità come Colui che è presente,
vicino, provvidente, santo e misericordioso.
(papa Francesco, Misericordiae Vultus)
Spirito del Signore, che non abbandoni nessuno,
che vieni in soccorso mio e del mio prossimo,
noi ti siamo grati perché ascolti la nostra preghiera ovunque ci troviamo.
Fossimo anche sepolti in un «buco»,
la nostra voce giungerebbe a Te e il tuo aiuto verrebbe a noi.
Salvaci dal nostro egoismo, rendici attenti a chi lasciamo indietro,
alle donne e agli uomini di cui ci dimentichiamo.
Donaci di comprendere
che il Signore Gesù è venuto per tutti e non per alcuni.
È nel suo nome che noi ti preghiamo. Amen.
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