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Atti Parlamentari
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XVII LEGISLATURA
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Camera dei Deputati
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DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI
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DOCUMENTI
N. 2656-3247-A
CAMERA DEI DEPUTATI
RELAZIONE DELLA VII COMMISSIONE PERMANENTE
(CULTURA, SCIENZA E ISTRUZIONE)
presentata alla Presidenza l’8 giugno 2016
(Relatrice: SANTERINI)
SULLE
PROPOSTE DI LEGGE
n. 2656, D’INIZIATIVA
DEI DEPUTATI
IORI, PICCOLI NARDELLI, FARAONE, BERLINGHIERI, BONOMO, CANI,
D’INCECCO, DONATI, GANDOLFI, GHIZZONI, GIORGIS, GRASSI, GRIBAUDO, GIUSEPPE GUERINI, LAFORGIA, LATTUCA, LENZI, MAESTRI,
MALISANI, MALPEZZI, MANZI, MARCHI, MORANI, NARDUOLO, PATRIARCA, PICCIONE, PREZIOSI, QUARTAPELLE PROCOPIO, ROCCHI,
SCUVERA, TIDEI, ZAMPA
Disciplina delle professioni di educatore e di pedagogista
Presentata il 7 ottobre 2014
NOTA: Per il testo delle proposte di legge nn. 2656 e 3247 si vedano i relativi stampati.
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Camera dei Deputati
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XVII LEGISLATURA
n. 3247, D’INIZIATIVA
DEI DEPUTATI
BINETTI, ALLI, BUTTIGLIONE, CAUSIN, CERA, DE MITA,
GAROFALO, PAGANO, PISO
Ordinamento della professione di pedagogista
e istituzione del relativo albo professionale
Presentata il 22 luglio 2015
Atti Parlamentari
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XVII LEGISLATURA
ONOREVOLI COLLEGHI ! – Il testo unificato
delle proposte di legge nn. 2656 Iori e
3247 Binetti, il cui esame si è concluso
presso la Commissione cultura nella seduta dell’8 giugno 2016, rappresenta un
esempio di lavoro che nasce dalla collaborazione di tutti i gruppi parlamentari e
che intende affrontare in modo concreto
una forte domanda che viene dal mondo
delle professioni sociali. La proposta di
legge disciplina infatti l’esercizio delle professioni di educatore professionale sociopedagogico, educatore professionale sociosanitario e pedagogista, valorizzandole e
garantendone il riconoscimento, la trasparenza e la spendibilità. Sono centinaia di
migliaia gli educatori e le educatrici che
attualmente sono impiegati negli ambiti
dei servizi alla persona e che svolgono un
vero « mestiere dell’umano » non sempre
adeguatamente riconosciuto. Anche se
vengono da una formazione spesso disorganica, la loro funzione è indispensabile
per accompagnare minori e adolescenti nel
loro percorso di crescita, sostenere le
persone anziane, aiutare nell’integrazione
sociale e lavorativa i detenuti, promuovere
i diritti degli immigrati e dei rifugiati.
L’iter del testo – tutto sommato breve
per i tempi parlamentari – era iniziato nel
luglio 2015, con la relazione introduttiva,
mentre nella seduta del 16 luglio 2015 è
stato deliberato di nominare un Comitato
ristretto e di svolgere un ciclo di audizioni
che hanno coinvolto associazioni, esperti,
docenti. L’adozione di un testo unificato
quale testo base è avvenuta nella seduta
del 9 febbraio 2016.
Ci collochiamo, voglio dirlo in premessa, nel quadro degli indirizzi forniti
dall’Unione europea in materia di educazione formale, non formale e informale e
in particolare nel quadro della strategia
adottata a Lisbona dal Consiglio europeo,
che intende sviluppare la formazione per
tutto l’arco della vita e in tutti i campi. Al
di là del ruolo della scuola e dei sistemi
formativi come l’università, sistemi che
curano l’educazione formale, esiste infatti
l’immensa area dell’educazione « informale », cioè nel sociale, nel territorio, nei
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servizi, a favore di bambini, anziani e
persone fragili, per garantire la loro socializzazione, favorire la prevenzione del
disagio, curare il rapporto tra persone di
culture diverse. Questo è il campo in cui
agiscono le figure professionali dell’educatore socio-pedagogico, socio-sanitario e del
pedagogista che abbiamo contribuito a
disciplinare con questa legge.
Secondo gli indirizzi dell’Unione europea non solo occorre valorizzare l’ambito
informale, ma soprattutto garantire servizi
e interventi educativi di qualità, in modo
omogeneo in tutto il territorio nazionale.
Per realizzare tale qualità la legge stabilisce che l’esercizio delle attività è consentito solo a chi è in possesso delle relative
qualifiche, attribuite all’esito del percorso
di studi universitari, in particolare della
classe L-19 Scienze dell’educazione e della
formazione, e da qui l’attribuzione della
qualifica « professionale » agli educatori di
cui la legge si occupa. Inoltre la qualifica
di pedagogista è attribuita solo a chi
consegue un diploma di laurea nelle classi
di laurea magistrale in Programmazione e
gestione dei servizi educativi (classe LM50), Scienze dell’educazione degli adulti e
della formazione continua (classe LM-57),
Scienze pedagogiche (classe LM-85), oltre
che a docenti di ruolo di scienze della
formazione, ricercatori e dottori di ricerca.
Nella società della conoscenza, infatti, è
indispensabile che i compiti educativi, che
comportano cioè la cura allo sviluppo
della persona, alla sua crescita – anche
quando si tratti di adulti – o alla sua
integrazione sociale, siano svolti con la
competenza che viene dal possesso di una
specifica cultura professionale, quella educativa e pedagogica. Lo stesso principio è
affermato nella legge n. 107 del 2015, ad
esempio nella delega al Ministero dell’istruzione per decreti legislativi che prevedono nell’ambito del sistema integrato
per l’infanzia da zero a sei anni la qualificazione universitaria del personale dei
servizi educativi, in gran parte costituita
proprio da educatrici.
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Per questo viene affermato all’articolo
2 che le due professioni sono caratterizzate da autonomia scientifica e responsabilità deontologica e operano nel campo
dell’educazione formale e di quella non
formale, svolgendo interventi in vari contesti educativi e formativi, su individui e
gruppi (di ogni età), nonché attività didattica, di ricerca e di sperimentazione. Infatti, l’educatore o educatrice ovvero la
pedagogista non si limitano ad agire ma
soprattutto costruiscono pratiche innovative e di trasformazione a partire dall’esperienza con persone e gruppi, nei
servizi come nelle comunità di accoglienza, nei nidi o nella strada o in ambito
sportivo, ma sempre di tipo riflessivo,
ovvero attraverso l’approfondimento e la
ricerca.
Quella del pedagogista, nello specifico,
è una professione di livello apicale che
svolge funzioni di coordinamento e progettazione nei servizi socio-educativi. Per
valorizzare tale livello ulteriore, raggiunto
a seguito di una laurea magistrale, la legge
prevede uno specifico titolo abilitante che
contribuisce a meglio definire la formazione di questo professionista accanto alle
altre figure presenti nei servizi sociali
come l’assistente sociale o lo psicologo.
La presente legge mira, pertanto, a
ridare dignità agli educatori o educatrici,
ambedue professionali, che d’ora in poi
chiameremo « socio-pedagogici » e « sociosanitari » e ai pedagogisti. Chiarisce che
l’educatore professionale socio-pedagogico
rientra nel livello di conoscenze, competenze e abilità e opera nelle aree di
professionalità del 6o livello del Quadro
europeo delle qualifiche (QEQ), mentre il
pedagogista rientra nel livello di conoscenze, competenze e abilità e opera nelle
aree di professionalità del 7o livello del
QEQ.
Si è voluto quindi agganciare questo
vasto mondo di professionalità ed esperienze – che attiene all’educazione lungo il
corso della vita – alla filosofia formativa
dell’Unione europea sul long life learning,
sull’importanza dell’educazione informale,
sulla connessione tra il sociale e l’educativo.
Sempre in linea con gli orientamenti
europei si dispone che le professioni di
educatore e di pedagogista rientrano fra le
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professioni non organizzate in ordini o
collegi, di cui alla legge n. 4 del 2013.
Ricordo infatti che tale legge si propone,
in sostanza, di dare un inquadramento
all’attività di quei professionisti, sempre
più numerosi, che non sono inseriti in
ordini o collegi e che svolgono attività
spesso molto rilevanti, consistenti nella
prestazioni di servizi o di opere a favore
di terzi, esercitate abitualmente e prevalentemente mediante lavoro intellettuale, o
comunque con il concorso di questo. Inoltre, ribadisce il ruolo importante delle
associazioni per garantire la qualità dell’operato degli associati.
Il testo dispone, altresì, che le stesse
professioni sono inserite negli elenchi e
nelle banche dati dei soggetti deputati alla
classificazione e alla declaratoria delle
professioni, nonché nel repertorio nazionale dei titoli di istruzione e formazione e
delle qualificazioni professionali.
Al fine indicato, sono attivati specifici
codici professionali ed è unificata la classificazione delle professioni dell’ISFOL e
dell’ISTAT, dei Ministeri, delle regioni e
degli altri organismi autorizzati. A tale
classificazione devono attenersi anche gli
organismi di accreditamento e certificazione della qualità, le associazioni professionali e i singoli professionisti.
D’altronde l’esigenza di qualificare gli
educatori si collega a quella di potenziare
e valorizzare il terzo settore, come è
avvenuto con l’approvazione da parte della
Camera della delega al Governo per la
riforma del terzo settore, dell’impresa sociale e per la disciplina del servizio civile
universale, solo pochi giorni fa. Si potrebbe dire che la legge sul terzo settore è
completata da questa norma perché quest’ultima qualifica una buona parte degli
operatori che agiscono in tale ambito, così
importante per il nostro paese.
Qualificazione e valorizzazione hanno
richiesto un cambiamento non solo nella
formazione, ma anche nell’intitolazione e
nella delimitazione dell’ambito di intervento. In questo senso la legge stabilisce
che coloro che finora erano definiti « educatori » – lo sottolineo ancora una volta,
senza una specifica formazione adeguata
– siano chiamati « educatori professionali
socio-pedagogici » e coloro che erano definiti genericamente « educatori professio-
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nali » diventino « educatori professionali
socio-sanitari ».
La doppia specializzazione della figura
dell’educatore è un altro punto cruciale
della legge che stiamo approvando. Già a
seguito del decreto del Ministro della sanità n. 520 del 1998 la qualifica di « educatore professionale » veniva data ai laureati nella classe SNT/2, mentre i laureati
della classe L-19 (ex 18) Scienze dell’educazione e della formazione erano definiti
genericamente « educatori ».
La legge è volta a introdurre il principio per cui, nell’ambito della professione
educativa, esisteranno due tipi di educatori: quello professionale socio-pedagogico
e quello professionale socio-sanitario.
L’attività di quest’ultimo resta disciplinata dal predetto decreto del Ministro
della sanità n. 520 del 1998, come professione sanitaria dell’area della riabilitazione (classe di laurea L/SNT2). In base al
medesimo decreto ministeriale, la formazione dell’educatore professionale avviene
presso le strutture sanitarie del Servizio
sanitario nazionale e le strutture di assistenza socio-sanitaria degli enti pubblici
individuate con protocolli d’intesa fra regioni e università. Le università provvedono alla formazione attraverso la facoltà
di medicina e chirurgia, in collegamento
con le facoltà di psicologia, sociologia e
scienze dell’educazione.
Si stabilisce invece, come si è detto, che
l’educatore professionale socio-pedagogico
dovrà conseguire il diploma di laurea nella
classe di laurea L-19 (Scienze della formazione e dell’educazione).
Si profilano così come in passato due
diversi percorsi di studio (l’uno nei dipartimenti e facoltà di medicina, l’altro nei
dipartimenti e facoltà di scienze dell’educazione e della formazione) ma si chiariscono i diversi ambiti di intervento, stabilendo che l’educatore professionale socio-pedagogico agisca nei servizi e presidi
socio-educativi e socio-assistenziali, nonché nei servizi e presidi socio-sanitari
limitatamente agli aspetti educativi, mentre quello socio-sanitario nei presidi e
servizi sanitari e socio-sanitari.
La delimitazione degli ambiti viene dal
tipo di formazione, simile per certi aspetti
– e cioè nell’impostazione che ha per
obiettivo l’educazione della persona e per
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lo svolgimento di un tirocinio – ma diversi
ovviamente perché l’educatore professionale formato nella classe 2 di Medicina
consegue una laurea già oggi abilitante
ricevendo una formazione con un ampio
numero di crediti di tipo sanitario. Quello
socio-pedagogico, invece, approfondisce
maggiormente il campo sociale acquisendo
le competenze relative, in coerenza con il
livello del QEQ e con i requisiti di qualità
richiesti dall’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della
ricerca (ANVUR) secondo la normativa
universitaria vigente.
La distinzione, che nulla esclude si
possa in futuro superare, trova fondamento quindi nella differente struttura dei
corsi di laurea e nelle diverse funzioni che
i due gruppi di educatori sono chiamati a
svolgere. La limitazione agli aspetti educativi per l’intervento dell’educatore professionale socio-pedagogico nell’ambito socio-sanitario trova ragione nel fatto che
non avrebbe le competenze necessarie per
svolgere compiti di tipo riabilitativo o
tanto meno terapeutico nel campo della
salute; viceversa, proprio la formazione
ricevuta dall’educatore professionale socio-sanitario nei dipartimenti e facoltà di
medicina li rende adatti ad operare in
campo sanitario e socio-sanitario anziché
prettamente pedagogico o socio-culturale.
Naturalmente si sottolinea che deve
essere favorita in via prioritaria l’attivazione di corsi di laurea interdipartimentali
o interfacoltà tra strutture afferenti all’area medica e all’area delle scienze dell’educazione e della formazione per il
conseguimento di un diploma di laurea
nella classe L-19 ovvero nella classe
L/SNT/2. Allo stesso tempo, le università
dovranno favorire il riconoscimento del
maggior numero di crediti allo studente/
studentessa che, in possesso di uno dei due
titoli, voglia conseguire anche l’altro, proprio per sottolineare la necessità di collegamento e di interconnessione tra i due
tipi di formazione.
Tra gli ambiti in cui agisce l’educatore
socio-pedagogico, la legge cita senza alcuna pretesa di esaustività quelli scolastico; sociale; del welfare; della genitorialità e della famiglia; ambientale; culturale;
motorio; del lavoro; giudiziario; dello sviluppo delle comunità locali; dell’intercul-
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tura e della cooperazione internazionale.
La varietà e l’ampiezza di questi ambiti di
intervento possono far temere un rischio
di onnicomprensività. Ma è la stessa vocazione educativa a richiedere una multidimensionalità perché vari sono i bisogni
a cui si risponde. Sarà compito del Ministero dell’istruzione, dell’università e della
ricerca di provvedere, con propri decreti,
ad apportare le necessarie modificazioni
alla determinazione delle classi di laurea
triennale e magistrale interessate dalla
presente legge e sarà compito dei dipartimenti interessati sviluppare una formazione ampia ma non generica o superficiale in campi diversi in cui però la
prospettiva educativa faccia da elemento
unificante.
L’articolo 4, invece, elenca le diverse
tipologie di servizi e le diverse istituzioni
o organizzazioni – specificando che possono essere pubbliche o private, anche non
accreditate, o del terzo settore – nell’ambito dei quali i professionisti possono
operare. Per quanto riguarda i servizi, si
tratta, fra l’altro, di:
a) servizi educativi per lo sviluppo
della persona e della comunità territoriale;
b) servizi educativi per bambini da 0
a 3 anni;
c) servizi extrascolastici per l’infanzia;
d) servizi educativi nelle istituzioni
scolastiche; servizi extrascolastici per l’inclusione e la prevenzione del disagio e
della dispersione scolastica;
e) servizi per la genitorialità e la
famiglia; servizi educativi per le pari opportunità; servizi di consulenza tecnica
d’ufficio in particolare nell’ambito familiare;
f) servizi educativi di promozione del
benessere e della salute, con riguardo agli
aspetti educativi; servizi per il recupero e
l’integrazione;
g) servizi di educazione formale e
non formale per gli adulti;
h) servizi per anziani e servizi geriatrici;
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i) servizi educativi, ludici, artisticoespressivi, sportivi, dell’animazione e del
tempo libero dalla prima infanzia all’età
adulta;
l) servizi per l’integrazione degli immigrati e dei rifugiati e per la formazione
interculturale; servizi per lo sviluppo della
cooperazione internazionale;
m) servizi educativi nel sistema penitenziario e di risocializzazione dei detenuti; servizi di assistenza ai minori coinvolti nel circuito giudiziario e penitenziario;
n) servizi di educazione ambientale;
servizi per la conoscenza, la salvaguardia
e la valorizzazione del patrimonio dei beni
culturali;
o) servizi educativi nel campo dell’informazione, comunicazione, multimedialità, promozione culturale e della lettura;
p) servizi educativi nei contesti lavorativi, nei servizi di formazione, collocamento, consulenza, orientamento e bilancio delle competenze; servizi per l’aggiornamento e per la formazione di educatori
e di pedagogisti.
Come si è detto, in particolare, il pedagogista si occupa – oltre che di azioni
pedagogiche rivolte a singoli soggetti – di
progettare, programmare, organizzare e
coordinare i servizi pubblici o privati di
educazione e formazione, nonché di monitorarli e valutarli. All’educatore spetta
invece, tra l’altro, di sviluppare i piani
educativi individuali e progettare le azioni
educative rivolte ai singoli soggetti.
La Commissione cultura ha dedicato
particolare attenzione anche al regime
transitorio, perché – in assenza di una
disciplina specifica – in molti degli ambiti
descritti si sono stratificati nel corso degli
anni professionalità, esperienze e bisogni
che l’introduzione del requisito professionale universitario potrebbe ipoteticamente
mettere a repentaglio. Proprio per scongiurare ogni, sia pure ridotto, rischio di
impatto occupazionale negativo, nell’articolo 13 è stata stabilita una serie di
possibilità « sananti », volte a consentire a
chi non abbia la laurea di continuare a
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svolgere il proprio lavoro. Oltre a prevedere l’equipollenza di alcuni titoli, si istituisce un corso intensivo di 60 crediti per
chi voglia conseguire il titolo di educatore
professionale, mentre si tutela chi, anche
se privo di una formazione universitaria,
voglia continuare a svolgere il suo lavoro
forte anche dell’esperienza acquisita che
rappresenta una competenza da riconoscere.
Il dibattito presso la Commissione cultura ha visto il contributo delle diverse
istanze culturali e professionali portato
dai soggetti ascoltati nel corso delle audizioni informali, in primis le associazioni
degli educatori e dei pedagogisti, che
hanno seguito da vicino il lavoro, docenti
universitari e le loro società di riferimento,
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gli esperti. Sono state molto utili le opinioni dei parlamentari che hanno partecipato alla discussione e importanti i contributi delle Commissioni in sede consultiva che ci hanno permesso di entrare nel
merito delle competenze, al ruolo e soprattutto all’impiego professionale degli
educatori e dei pedagogisti chiarendo meglio anche molti aspetti organizzativi.
Per questi motivi, invito l’Assemblea ad
approvare convintamente il provvedimento
che fa emergere dall’invisibilità e dal disordine un gruppo professionale indispensabile per la crescita della nostra società,
impegnato generosamente nel servizio e
finora socialmente poco riconosciuto.
Milena SANTERINI, Relatrice
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PARERE DELLA I COMMISSIONE PERMANENTE
(AFFARI COSTITUZIONALI, DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO E INTERNI)
Il Comitato permanente per i pareri della I Commissione,
esaminato il testo unificato delle proposte di legge C. 2656 Iori
e C. 3247 Binetti, recante « Disciplina delle professioni di educatore
professionale socio-pedagogico, educatore professionale socio-sanitario
e di pedagogista »;
considerato che le disposizioni da esso recate sono riconducibili
alla materia « professioni » che rientra, ai sensi dell’articolo 117, terzo
comma, della Costituzione nell’ambito della competenza legislativa
concorrente;
ricordata la consolidata giurisprudenza costituzionale secondo
cui l’individuazione delle figure professionali, con i relativi profili,
titoli abilitanti ed ordinamenti didattici, è riservata, per il suo
carattere necessariamente unitario, allo Stato, rientrando nella competenza delle regioni unicamente la disciplina di quegli aspetti che
presentano uno specifico collegamento con la realtà regionale (sentenza n. 138 del 2009; nello stesso senso, ex plurimis, sentenze n. 98
del 2013, n. 300 del 2010, n. 131 del 2010, n. 328 del 2009, n. 57 del
2007, n. 424 del 2006 e n. 153 del 2006);
rilevato che in base al combinato disposto dell’articolo 2,
comma 4, e degli articoli 7 e 11, l’esercizio della professione è
consentito solo a chi possiede le qualifiche di educatore professionale
sociopedagogico e di pedagogista, attribuite all’esito del percorso di
studi universitario specificamente indicato che per il pedagogista è
abilitante;
evidenziato che lo stesso principio si applica, in base all’articolo
2, comma 4, anche per l’esercizio della professione di educatore
professionale socio-sanitario, subordinato al conseguimento dello
specifico titolo di studio abilitante;
preso atto che l’articolo 15 reca norme finali e transitorie e
dispone, in particolare, che la qualifica di educatore professionale
socio-pedagogico è attribuita direttamente a coloro che, alla data di
entrata in vigore della legge, sono assunti con contratto a tempo
indeterminato negli ambiti professionali indicati nel testo, che abbiano
almeno 50 anni di età o 25 anni di servizio;
sottolineata, al riguardo, l’opportunità di chiarire meglio la
nozione di « ambito professionale di cui alla presente legge » attraverso
un richiamo diretto all’articolo 3 che definisce i predetti ambiti;
rilevato, altresì, che, mentre appare ragionevole la previsione in
base alla quale la qualifica possa essere attribuita a chi è stato assunto
con contratto a tempo indeterminato e abbia almeno 25 anni di
servizio, occorrerebbe, invece, valutare sotto il profilo della ragionevolezza la previsione che consente di acquisire direttamente la
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qualifica a coloro che sono titolari di contratto a tempo indeterminato
e abbiano compiuto il cinquantesimo anno di età a prescindere dalla
durata dell’attività svolta;
esprime
PARERE FAVOREVOLE
con la seguente osservazione:
all’articolo 15 sia valutata, alla luce del principio di ragionevolezza, la previsione che consente di acquisire direttamente la
qualifica a coloro che sono titolari di contratto a tempo indeterminato
negli ambiti professionali indicati dalla proposta di legge e abbiano
compiuto il cinquantesimo anno di età a prescindere dalla durata
dell’attività svolta.
PARERE DELLA II COMMISSIONE PERMANENTE
(GIUSTIZIA)
NULLA OSTA
PARERE DELLA VIII COMMISSIONE PERMANENTE
(AMBIENTE,
TERRITORIO E LAVORI PUBBLICI)
PARERE FAVOREVOLE
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PARERE DELLA X COMMISSIONE PERMANENTE
(ATTIVITÀ PRODUTTIVE, COMMERCIO E TURISMO)
La X Commissione,
esaminato, per le parti di competenza, il testo unificato delle
proposte di legge C. 2656 Iori e abbinata, recante: « Disciplina delle
professioni di educatore professionale socio-pedagogico, educatore
professionale socio-sanitario e di pedagogista », quale risultante dagli
emendamenti approvati dalla Commissione di merito;
sottolineato che il provvedimento è volto a disciplinare l’esercizio delle professioni di educatore socio-pedagogico e di pedagogista
(nonché, per alcuni aspetti, la professione di educatore professionale
socio-sanitario, nuova denominazione dell’attuale educatore professionale) stabilendo a questo fine che l’esercizio delle rispettive attività
è consentito solo a chi sia in possesso delle relative qualifiche,
attribuite all’esito del percorso di studi universitario specificamente
indicato, abilitante per le sole figure di pedagogista e di educatore
professionale socio-sanitario;
evidenziata la previsione per cui i laureati nella classe delle
lauree in scienze dell’educazione e della formazione possono svolgere
attività professionale come formatore, istruttore o tutor nei servizi di
formazione professionale e continua (pubblici, privati e del privato
sociale), nelle imprese e nelle associazioni di categoria e considerato
che la stessa può rappresentare una leva di miglioramento delle
organizzazioni e, quindi, un ausilio allo sviluppo dell’innovazione in
impresa;
considerato, alla luce del capoverso precedente, essenziale
prevedere un tirocinio professionale adeguato per l’educatore professionale socio-pedagogico e per il pedagogista, visto che secondo la
normativa vigente si richiede un tirocinio pari a circa 1500 ore;
osservato che, all’articolo 14, si prevede che le professioni di
educatore professionale socio-pedagogico e di pedagogista rientrano
fra le professioni non organizzate in ordini o collegi e valutato
positivamente che queste figure siano inserite nel sistema di certificazione nazionale delle competenze per favorire la mobilità dei
lavoratori e delle lavoratrici, l’incontro tra domanda e offerta nel
mercato del lavoro, nonché la spendibilità delle certificazioni in
ambito nazionale ed europeo;
esprime
PARERE FAVOREVOLE
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PARERE DELLA XI COMMISSIONE PERMANENTE
(LAVORO PUBBLICO E PRIVATO)
La XI Commissione,
esaminato, per quanto di competenza, il nuovo testo unificato
delle proposte di legge atti Camera n. 2656 e n. 3247, recante la
disciplina delle professioni di educatore professionale socio-pedagogico, educatore professionale socio-sanitario e di pedagogista;
considerato che, allo stato, l’ordinamento riconosce unicamente
il profilo dell’educatore professionale in ambito socio-sanitario, disciplinato dal decreto del Ministero della sanità n. 520 del 1998,
mancando, di conseguenza, un quadro regolamentare di riferimento
per la disciplina degli educatori in ambito socio-pedagogico;
apprezzate le finalità dell’intervento legislativo, che intende
disciplinare l’esercizio delle professioni di educatore socio-pedagogico
e di pedagogista, valorizzandole e garantendone il riconoscimento, la
trasparenza e la spendibilità, nel quadro degli indirizzi forniti
dall’Unione europea in materia di educazione formale, non formale e
informale;
ritenuto che il provvedimento costituisca un primo importante
passo nella direzione dell’individuazione di una figura professionale
unica di educatore, nell’ambito della quale prevedere specializzazioni
in ambito socio-pedagogico o sanitario;
rilevato che sia l’articolo 2, comma 1, sia l’articolo 4, comma
1, prevedono che l’educatore professionale socio-pedagogico e il
pedagogista operino in regime di lavoro autonomo, subordinato o,
laddove possibile, mediante forme di collaborazione;
considerato che il successivo articolo 3, delineando gli ambiti
dell’attività professionale dell’educatore socio-pedagogico, dell’educatore socio-sanitario e del pedagogista, stabilisce che l’educatore
professionale socio-pedagogico e il pedagogista operano nei servizi e
nei presìdi socio-educativi e socio-assistenziali nonché nei servizi e
presìdi socio-sanitari, con riguardo agli aspetti socio-educativi, mentre
l’educatore professionale socio-sanitario opera nei servizi e nei presìdi
sanitari nonché nei servizi e presìdi socio-sanitari;
rilevato che il provvedimento disciplina in modo dettagliato le
modalità di acquisizione delle competenze richieste ai fini dell’esercizio della professione di educatore professionale socio-pedagogico e
di pedagogista, in modo da garantire un’elevata preparazione e la
professionalità nello svolgimento dell’attività lavorativa da parte degli
operatori;
evidenziata l’opportunità, ai fini dell’individuazione delle conoscenze e delle competenze richieste all’educatore professionale sociopedagogico e al pedagogista, di fare riferimento a quelle relative,
rispettivamente, alle qualifiche di cui all’articolo 7 e all’articolo 11;
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osservato che l’articolo 15 reca disposizioni di carattere transitorio per il riconoscimento della qualifica di educatore professionale
socio-pedagogico a soggetti titolari di specifici titoli di studio, a
educatori che superino un corso intensivo di formazione di almeno un
anno, da svolgersi presso le università, nonché a lavoratori assunti con
contratto a tempo indeterminato negli ambiti professionali disciplinati
dal provvedimento che abbiano almeno 50 anni di età o 25 anni di
servizio;
ritenuto che la definizione di un quadro normativo di riferimento per la disciplina delle figure operanti in campo pedagogico,
assicurandone la qualificazione e la professionalità, possa contribuire
in modo determinante ad un miglioramento delle condizioni generali
di lavoro di tali operatori, anche con riferimento alle retribuzioni;
auspicato che, anche grazie alla più precisa definizione dei
profili professionali dell’educatore socio-pedagogico e del pedagogista,
vengano individuate adeguate dotazioni di tali figure nell’ambito degli
organici delle pubbliche amministrazioni e sia corrispondentemente
limitato a fattispecie meramente residuali il ricorso a contratti di
collaborazione,
esprime
PARERE FAVOREVOLE
con le seguenti osservazioni:
a) valuti la Commissione di merito l’opportunità di migliorare
il coordinamento tra le disposizioni dell’articolo 2, comma 1, e
dell’articolo 4, comma 1, alinea, le quali, entrambe, prevedono che
l’educatore professionale socio-pedagogico e il pedagogista operino in
regime di lavoro autonomo, subordinato o, laddove possibile, mediante
forme di collaborazione;
b) valuti la Commissione di merito l’opportunità di sostituire
l’alinea del comma 2 dell’articolo 6 con il seguente: « L’educatore
professionale socio-pedagogico è in possesso delle conoscenze e delle
competenze relative alla qualifica di cui all’articolo 7 e svolge le
seguenti attività educative e formative: », nonché di sostituire l’alinea
del comma 2 dell’articolo 10 con il seguente: « Il pedagogista è in
possesso delle conoscenze e delle competenze relative alla qualifica di
cui all’articolo 11 e svolge le seguenti attività pedagogiche: »;
c) valuti la Commissione di merito l’opportunità di definire in
modo più puntuale la disciplina transitoria di cui all’articolo 15, al
fine di:
1) precisare che, negli ambiti professionali di cui all’articolo
3 e nei servizi, nelle organizzazioni e negli istituti di cui all’articolo
4, l’entrata in vigore del provvedimento non possa costituire motivo
per la risoluzione unilaterale dei rapporti di lavoro in essere, né per
la loro modifica in senso sfavorevole al lavoratore;
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2) precisare i termini per lo svolgimento dei corsi intensivi di
formazione di cui al comma 2 e i requisiti previsti dal comma 3, per
l’acquisizione diretta della qualifica di educatore professionale sociopedagogico, anche riducendo a venti il numero di anni di servizio con
contratto a tempo indeterminato negli ambiti professionali di riferimento, richiesti per l’acquisizione della qualifica.
PARERE DELLA XII COMMISSIONE PERMANENTE
(AFFARI SOCIALI)
La XII Commissione,
esaminato, per le parti di competenza, il testo unificato delle
proposte di legge C. 2656 Iori e abbinata, recante: « Disciplina delle
professioni di educatore professionale socio-pedagogico, educatore
professionale socio-sanitario e di pedagogista », quale risultante dagli
emendamenti approvati dalla Commissione di merito;
osservato preliminarmente che rimane auspicabile disciplinare
un’unica figura di educatore professionale, prevedendo all’uopo un
corso di laurea triennale in scienze dell’educazione e della formazione
e, quindi, corsi biennali di specializzazione differenziati, con indirizzo
sanitario o pedagogico;
espresso comunque apprezzamento per il provvedimento in
oggetto cui si attribuisce il merito di regolamentare le figure operanti
in campo pedagogico, disciplinandone i percorsi formativi, al fine di
garantire l’erogazione con omogeneità di servizi e interventi educativi
di qualità e adeguati ai fabbisogni della popolazione;
espresse, in particolare, alcune perplessità con riferimento alle
disposizioni di cui agli articoli 6, comma 2, e 10, comma 2, nella parte
in cui prevedono l’elenco delle discipline che devono rientrare nella
sfera di conoscenza e di competenza dell’operatore socio-pedagogico
e del pedagogista, in quanto si ritiene che l’individuazione di tali
discipline dovrebbe spettare a un organismo di carattere tecnico e non
direttamente al legislatore;
considerato che gli articoli 3, comma 3, e 4, comma 1,
prevedono un numero particolarmente elevato e variegato di ambiti
e di servizi, pubblici e privati, nei quali l’educatore professionale
socio-pedagogico e il pedagogista svolgono le rispettive attività, ragione
per cui si reputa essenziale prevedere un tirocinio adeguato, soprattutto alla luce del fatto che, ai sensi della normativa vigente, si prevede
un tirocinio pari a circa 1500 ore per l’educatore professionale;
evidenziato altresì che l’articolo 15, al comma 2, recante una
disposizione transitoria ai sensi della quale possono acquisire la
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qualifica di educatore professionale socio-pedagogico previo superamento di un corso intensivo di formazione, anche a distanza, coloro
che svolgano o abbiano svolto attività di educatore per un certo
periodo di tempo, non specifica il termine entro il quale i soggetti che
ne abbiano i requisiti possano avvalersi della predetta possibilità,
esprime:
PARERE FAVOREVOLE
con la seguente osservazione:
valuti la Commissione di merito l’opportunità di precisare,
all’articolo 15, comma 2, il termine entro il quale i soggetti in possesso
di determinati requisiti, previsti dalla stessa disposizione, possono
acquisire la qualifica di educatore professionale socio-pedagogico
previo superamento di un corso intensivo di formazione.
PARERE DELLA XIV COMMISSIONE PERMANENTE
(POLITICHE
DELL’UNIONE EUROPEA)
PARERE FAVOREVOLE
PARERE DELLA COMMISSIONE PARLAMENTARE
PER LE QUESTIONI REGIONALI
La Commissione parlamentare per le questioni regionali,
esaminato il testo unificato delle proposte di legge C. 2656 Iori
e C. 3247 Binetti, recante « Disciplina delle professioni di educatore
professionale socio-pedagogico, educatore professionale socio-sanitario
e di pedagogista », come risultante dagli emendamenti approvati dalla
Commissione in sede referente;
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rilevato che la disciplina delle « professioni » rientra, ai sensi
dell’articolo 117, terzo comma, della Costituzione, nell’ambito della
competenza legislativa concorrente;
considerato altresì che, secondo la consolidata giurisprudenza
costituzionale, l’individuazione delle figure professionali, con i relativi
profili, titoli abilitanti ed ordinamenti didattici, è riservata, per il suo
carattere necessariamente unitario, allo Stato, rientrando nella competenza delle regioni unicamente la disciplina di quegli aspetti che
presentano uno specifico collegamento con la realtà regionale (sentenza n. 138/2009; nello stesso senso, ex plurimis, sentenze n. 98/
2013, n. 300/2010, n. 131/2010, n. 328/2009 e n. 153/2006),
esprime
PARERE FAVOREVOLE
con la seguente osservazione:
si valuti l’opportunità di stabilire espressamente che nei repertori regionali non possano essere identificate figure professionali che
presentino elementi di sovrapposizione con le figure individuate nella
legge a formazione universitaria e abilitante.
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TESTO UNIFICATO
DELLA COMMISSIONE
__
Disciplina delle professioni di educatore
professionale socio-pedagogico, educatore professionale socio-sanitario e pedagogista
ART. 1.
(Oggetto).
1. La presente legge disciplina le professioni di educatore professionale sociopedagogico e di pedagogista, nonché la
professione di educatore professionale socio-sanitario. A quest’ultima, per quanto
non espressamente previsto nella presente
legge, continuano ad applicarsi le disposizioni del regolamento di cui al decreto del
Ministro della sanità 8 ottobre 1998,
n. 520.
2. L’educatore professionale socio-pedagogico e il pedagogista operano in ambito educativo, formativo e pedagogico, in
rapporto a qualsiasi attività svolta in modo
formale, non formale e informale, nelle
varie fasi della vita, in una prospettiva di
crescita personale e sociale, come indicato
dall’articolo 2 del decreto legislativo 16
gennaio 2013, n. 13, attraverso la regolamentazione e l’integrazione della formazione universitaria, delle competenze, del
titolo, della qualificazione, dell’accesso al
lavoro e della formazione continua, per
valorizzare il patrimonio professionale e
per garantirne il riconoscimento, la trasparenza e la spendibilità
3. La disciplina delle professioni di
educatore professionale socio-pedagogico e
di pedagogista, prevista dalla presente
legge, persegue gli obiettivi della Strategia
europea deliberata dal Consiglio europeo
di Lisbona del 23 e 24 marzo 2000, in
materia
di
sviluppo
dell’educazione
formale, non formale e informale
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lungo il corso della vita dei cittadini europei per la realizzazione dello spazio
europeo della società della conoscenza
avanzata e competitiva, democratica e inclusiva, conformemente alle conclusioni
2009/C 119/02 del Consiglio europeo, del
12 maggio 2009, su un quadro strategico
per la cooperazione europea nel settore
dell’istruzione e della formazione (« ET
2020 »).
ART. 2.
(Definizione delle professioni di educatore
professionale socio-pedagogico e di pedagogista).
1. L’educatore professionale socio-pedagogico e il pedagogista sono professionisti che operano nel campo dell’educazione formale e dell’educazione non formale, nel rispetto delle norme dei rispettivi ordinamenti e profili professionali
nonché dello specifico codice deontologico,
con l’utilizzo di metodologie proprie della
professione, in regime di lavoro autonomo,
subordinato o, laddove possibile, mediante
forme di collaborazione.
2. L’educatore professionale socio-pedagogico è un professionista che svolge
funzioni intellettuali con proprie autonomia scientifica e responsabilità deontologica, con l’uso di strumenti conoscitivi
specifici di tipo teorico e metodologico, per
la progettazione, programmazione, intervento e valutazione degli esiti degli interventi educativi e supervisione, indirizzati
alla persona e ai gruppi, in vari contesti
educativi e formativi, per tutto il corso
della vita, nonché con attività didattica di
ricerca e di sperimentazione.
3. Il pedagogista è un professionista di
livello apicale, specialista dei processi educativi e formativi, con proprie autonomia
scientifica e responsabilità deontologica,
che svolge funzioni di progettazione, coordinamento, intervento e valutazione pedagogica, in vari contesti educativi e formativi, sia nei comparti socio-assistenziale e
socio-educativo, sia nel comparto sociosanitario con riguardo agli aspetti socio-
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educativi, nonché attività didattica, di ricerca e di sperimentazione.
4. L’esercizio della professione di educatore professionale socio-pedagogico è
subordinato al conseguimento della qualifica di cui all’articolo 7, comma 1. L’esercizio delle professioni di educatore professionale socio-sanitario e di pedagogista
è subordinato al conseguimento dello specifico titolo abilitante.
ART. 3.
(Ambiti dell’attività professionale).
1. L’educatore professionale socio-pedagogico e il pedagogista operano nei servizi e nei presìdi socio-educativi e socioassistenziali, nonché nei servizi e nei presìdi socio-sanitari limitatamente agli
aspetti socio-educativi.
2. L’educatore professionale socio-sanitario opera nei servizi e nei presìdi sanitari nonché nei servizi e nei presìdi sociosanitari.
3. L’educatore professionale socio-pedagogico e il pedagogista operano nei confronti di persone di ogni età, prioritariamente nei seguenti ambiti:
a) educativo e formativo;
b) scolastico;
c) socio-sanitario e della salute, limitatamente agli aspetti socio-educativi;
d) socio-assistenziale;
e) della genitorialità e della famiglia;
f) culturale;
g) giudiziario;
h) ambientale;
i) sportivo e motorio;
l) dell’integrazione e della cooperazione internazionale.
ART. 4.
(Servizi, organizzazioni e istituti nei quali è
esercitata l’attività professionale dell’educatore professionale socio-pedagogico e del
pedagogista).
1. L’educatore professionale socio-pedagogico e il pedagogista, ciascuno nella
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sfera delle proprie competenze, operano
prioritariamente negli ambiti di cui all’articolo 3, in particolare all’interno dei seguenti servizi e presìdi pubblici e privati:
a) servizi educativi per lo sviluppo
della persona e della comunità territoriale;
b) servizi educativi per bambini da 0
a 3 anni;
c) servizi extrascolastici per l’infanzia;
d) servizi educativi nelle istituzioni
scolastiche; servizi extrascolastici per l’inclusione e la prevenzione del disagio e
della dispersione scolastica;
e) servizi per la genitorialità e la
famiglia; servizi educativi per le pari opportunità; servizi di consulenza tecnica
d’ufficio in particolare nell’ambito familiare;
f) servizi educativi di promozione del
benessere e della salute, con riguardo agli
aspetti educativi; servizi per il recupero e
l’integrazione;
g) servizi di educazione formale e
non formale per gli adulti;
h) servizi per anziani e servizi geriatrici;
i) servizi educativi, ludici, artisticoespressivi, sportivi, dell’animazione e del
tempo libero dalla prima infanzia all’età
adulta;
l) servizi per l’integrazione degli immigrati e dei rifugiati e per la formazione
interculturale; servizi per lo sviluppo della
cooperazione internazionale;
m) servizi educativi nel sistema penitenziario e di risocializzazione dei detenuti; servizi di assistenza ai minori coinvolti nel circuito giudiziario e penitenziario;
n) servizi di educazione ambientale;
servizi per la conoscenza, la salvaguardia
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e la valorizzazione del patrimonio dei beni
culturali;
o) servizi educativi nel campo dell’informazione, della comunicazione, della
multimedialità, della promozione culturale
e della lettura;
p) servizi educativi nei contesti lavorativi, nei servizi di formazione, collocamento, consulenza, orientamento e bilancio delle competenze; servizi per l’aggiornamento e per la formazione di educatori
e di pedagogisti.
2. Per le amministrazioni pubbliche
interessate, le disposizioni del comma 1
non comportano l’obbligo di erogare servizi socio-educativi aggiuntivi rispetto a
quelli stabiliti dalla legislazione vigente né
costituiscono autorizzazione a derogare ai
vincoli assunzionali ivi previsti.
ART. 5.
(Qualifica europea dell’educatore).
1. L’educatore professionale socio-pedagogico rientra nel livello di conoscenze,
competenze e abilità e opera nelle aree di
professionalità del 6o livello del Quadro
europeo delle qualifiche (QEQ), secondo la
referenziazione nazionale delle qualifiche
all’European qualifications framework da
parte del Ministero del lavoro e delle
politiche sociali, del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, del
Dipartimento per le politiche europee
della Presidenza del Consiglio dei ministri
e dell’Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori (ISFOL),
ai sensi della raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23
aprile 2008, sulla costituzione del QEQ per
l’apprendimento permanente, di seguito
denominata ”raccomandazione europea 23
aprile 2008”.
ART. 6.
(Attività professionali e competenze dell’educatore professionale socio-pedagogico).
1. Negli ambiti di cui all’articolo 3,
l’educatore professionale socio-pedagogico
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svolge mansioni relative alla programmazione, alla progettazione, all’attuazione,
alla gestione e alla valutazione delle azioni
educative e formative dei servizi e dei
sistemi di educazione e formazione pubblici o privati e del terzo settore. Concorre,
inoltre, alla progettazione dei suddetti servizi e sistemi e di azioni educative rivolte
ai singoli soggetti.
2. L’educatore professionale socio-pedagogico è in possesso delle conoscenze e
delle competenze relative alla qualifica di
cui all’articolo 7 e svolge le seguenti attività educative e formative:
a) progetta, programma, realizza e
valuta interventi e trattamenti educativi e
formativi diretti alla persona negli ambiti
e nei servizi individuati dalla presente
legge;
b) accompagna e facilita i processi di
apprendimento in contesti di educazione
permanente;
c) accompagna e facilita i processi di
apprendimento in contesti di formazione
professionale;
d) accompagna e facilita interventi di
inserimento lavorativo;
e) coopera alla definizione delle politiche formative;
f) coopera alla pianificazione e alla
gestione di servizi di rete nel territorio;
g) collabora all’attuazione dei sistemi
integrati per la gestione e la valorizzazione
delle risorse umane e per lo sviluppo di
competenze.
ART. 7.
(Formazione universitaria dell’educatore
professionale socio-pedagogico e dell’educatore professionale socio-sanitario).
1. La qualifica di educatore professionale socio-pedagogico è attribuita a seguito
del rilascio del diploma di un corso di
laurea della classe di laurea L-19 Scienze
dell’educazione e della formazione.
2. La formazione universitaria dell’educatore professionale socio-pedagogico, di
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cui al comma 1, è funzionale al raggiungimento di idonee conoscenze, abilità e
competenze educative e disciplinari connesse, per lo svolgimento delle attività
professionali di cui all’articolo 6, in coerenza con i livelli del QEQ e con i requisiti
di qualità previsti dell’Agenzia nazionale
di valutazione del sistema universitario e
della ricerca (ANVUR) secondo la normativa universitaria vigente.
3. La qualifica di educatore professionale socio-sanitario è attribuita a seguito
del rilascio del diploma di laurea abilitante di un corso di laurea della classe
L/SNT2 delle professioni sanitarie della
riabilitazione.
4. Le università favoriscono in via prioritaria l’attivazione di corsi di laurea interdipartimentali o interfacoltà tra strutture afferenti all’area medica e all’area
delle scienze dell’educazione e della formazione per il conseguimento dei diplomi
di laurea nella classe L-19 ovvero nella
classe L/SNT2.
5. Le università favoriscono il riconoscimento del maggior numero di crediti
allo studente che, in possesso di uno dei
due titoli di cui al comma 4, intenda
conseguire anche l’altro.
ART. 8.
(Qualifica europea del pedagogista).
1. Il pedagogista rientra nel livello di
conoscenze, competenze e abilità e opera
nelle aree di professionalità del 7o livello
del QEQ, secondo la referenziazione nazionale delle qualifiche dell’European qualifications framework da parte del Ministero
del lavoro e delle politiche sociali, del Ministero dell’istruzione, dell’università e della
ricerca, del Dipartimento per le politiche
europee della Presidenza del Consiglio dei
ministri e dell’ISFOL, ai sensi della raccomandazione europea 23 aprile 2008.
ART. 9.
(Attività professionali e competenze
del pedagogista).
1. Negli ambiti di cui all’articolo 3, il
pedagogista svolge attività di progetta-
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zione, programmazione, organizzazione,
coordinamento, gestione, monitoraggio, valutazione, consulenza e supervisione della
qualità pedagogica dei servizi e dei sistemi
pubblici o privati di educazione e formazione. Compie inoltre azioni pedagogiche
rivolte a singoli soggetti.
2. Il pedagogista è in possesso delle
conoscenze e delle competenze relative
alla qualifica di cui all’articolo 10 e svolge
le seguenti attività educative e formative:
a) progetta, coordina, realizza e valuta interventi e trattamenti educativi e
formativi diretti alla persona, negli ambiti
e nei servizi individuati dalla presente
legge;
b) effettua la ricognizione, il coordinamento, la rilevazione, l’analisi, l’interpretazione e la valutazione funzionale di
tipo pedagogico e collabora al lavoro delle
équipes plurispecialistiche;
c) programma, progetta, coordina, gestisce e valuta piani di formazione permanente;
d) progetta, gestisce, coordina e valuta servizi e sistemi di formazione professionale manageriale;
e) realizza e coordina interventi di
orientamento pedagogico e di orientamento permanente nonché di consulenza,
bilancio di competenze e inserimento lavorativo;
f) coopera alla definizione delle politiche formative;
g) offre consulenza per la pianificazione e la gestione di servizi di rete nel
territorio;
h) offre consulenza per l’attuazione
dei sistemi integrati per la gestione e la
valorizzazione delle risorse umane e per lo
sviluppo di competenze;
i) coordina servizi educativi e formativi territoriali.
ART. 10.
(Formazione universitaria del pedagogista).
1. La qualifica di pedagogista è attribuita a seguito del rilascio di un diploma
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di laurea abilitante nelle classi di laurea
magistrale LM-50 Programmazione e gestione dei servizi educativi, LM-57 Scienze
dell’educazione degli adulti e della formazione continua, LM-85 Scienze pedagogiche o LM-93 Teorie e metodologie dell’elearning e della media education. Le spese
derivanti dallo svolgimento dell’esame previsto ai fini del rilascio del diploma di
laurea abilitante sono poste integralmente
a carico dei partecipanti con le modalità
stabilite dalle università interessate.
2. La qualifica di pedagogista è attribuita altresì ai professori ordinari, straordinari, associati, fuori ruolo e in quiescenza, ai dottori di ricerca in pedagogia,
anche in possesso di titoli accademici
diversi da quelli previsti dal comma 1, che
abbiano insegnato discipline pedagogiche,
per almeno tre anni accademici anche non
consecutivi, nelle università italiane o in
strutture di particolare rilevanza scientifica anche sul piano internazionale, nonché ai ricercatori universitari di ruolo in
discipline pedagogiche, anche in possesso
di titoli accademici diversi da quelli previsti dal comma 1.
3. La formazione universitaria del pedagogista è funzionale al raggiungimento
di idonee conoscenze, abilità e competenze
pedagogiche e nelle aree disciplinari connesse, per lo svolgimento delle attività
professionali individuate nell’articolo 9, in
coerenza con i livelli del QEQ e con i
requisiti di qualità previsti dall’ANVUR
secondo la normativa universitaria vigente.
ART. 11.
(Adeguamento dei percorsi formativi).
1. Entro tre mesi dalla data di entrata
in vigore della presente legge, il Ministro
dell’istruzione, dell’università e della ricerca provvede, con propri decreti, ad
apportare le necessarie modificazioni ai
decreti del Ministro dell’università e della
ricerca 16 marzo 2007, concernenti la
determinazione delle classi delle lauree
universitarie triennali e delle classi di
laurea magistrale, pubblicati rispettiva-
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mente nei supplementi ordinari n. 153
alla Gazzetta Ufficiale n. 155 del 6 luglio
2007 e n. 155 alla Gazzetta Ufficiale n. 157
del 9 luglio 2007.
2. Entro tre mesi dalla data di entrata
in vigore della presente legge, il Ministro
dell’istruzione, dell’università e della ricerca e il Ministro della salute provvedono,
con proprio decreto, ad apportare le necessarie modificazioni al decreto interministeriale 19 febbraio 2009, pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale n. 119 del 25 maggio 2009, concernente la determinazione
delle classi dei corsi di laurea per le
professioni sanitarie.
ART. 12.
(Collocazione professionale).
1. Ai sensi della legge 14 gennaio 2013,
n. 4, le professioni di educatore professionale socio-pedagogico e di pedagogista
rientrano nelle professioni non organizzate in ordini o collegi.
2. Le professioni di educatore professionale socio-pedagogico e di pedagogista
sono inserite, secondo la presente legge e
in rapporto alla classificazione del QEQ,
negli elenchi e nelle banche di dati degli
enti e organismi nazionali e regionali deputati alla classificazione, alla declaratoria
e all’accreditamento delle professioni, nonché nel repertorio nazionale dei titoli di
istruzione e formazione e delle qualificazioni professionali, di cui all’articolo 8 del
decreto legislativo 16 gennaio 2013, n. 13.
3. Ai fini di cui al comma 2, sono
attivati e aggiornati gli specifici codici
professionali di educatore professionale
socio-pedagogico, di educatore professionale socio-sanitario e di pedagogista, unificando la nomenclatura e la classificazione delle professioni del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, dell’ISFOL, dell’Istituto nazionale di statistica,
dei Ministeri, delle regioni e degli altri
organismi autorizzati, cui devono attenersi
anche gli organismi di accreditamento e
certificazione della qualità nonché le associazioni professionali e i singoli profes-
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sionisti che esercitano in qualsiasi forma
la professione secondo la legge 14 gennaio
2013, n. 4.
ART. 13.
(Norme finali e transitorie).
1. La qualifica di educatore professionale socio-pedagogico è attribuita a coloro
che, alla data di entrata in vigore della
presente legge, sono in possesso di un
diploma o di un attestato riconosciuto
equipollente al diploma di laurea della
classe L-19 con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca,
di concerto con il Ministro del lavoro e
delle politiche sociali, da emanare entro
novanta giorni dalla data di entrata in
vigore della presente legge.
2. In via transitoria, possono acquisire
la qualifica di educatore professionale socio-pedagogico, previo superamento di un
corso intensivo di formazione per complessivi 60 crediti, da svolgersi presso le
università, anche tramite la formazione a
distanza, coloro che, alla data di entrata in
vigore della presente legge, sono in possesso di uno dei seguenti requisiti e intraprendono i predetti corsi intensivi entro
tre anni dalla medesima data:
a) inquadramento nei ruoli delle amministrazioni pubbliche a seguito del superamento di un pubblico concorso relativo al profilo di educatore;
b) svolgimento dell’attività di educatore per non meno di tre anni, anche non
continuativi. L’attività svolta è dimostrata
mediante dichiarazione del datore di lavoro ovvero autocertificazione dell’interessato ai sensi del testo unico di cui al
decreto del Presidente della Repubblica 28
dicembre 2000, n. 445;
c) diploma abilitante rilasciato entro
l’anno scolastico 2001/2002 da un istituto
magistrale o da una scuola magistrale.
3. Il corso di cui al comma 2 è organizzato dai dipartimenti e dalle facoltà di
scienze dell’educazione e della formazione
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delle università. Le relative spese sono
poste integralmente a carico dei frequentanti con le modalità stabilite dalle medesime università.
4. Acquisiscono direttamente la qualifica di educatore professionale socio-pedagogico coloro che, alla data di entrata in
vigore della presente legge, essendo titolari
di un contratto di lavoro a tempo indeterminato negli ambiti professionali di cui
alla presente legge, siano in possesso anche di uno solo dei seguenti requisiti:
a) almeno cinquanta anni di età e
almeno dieci anni di servizio;
b) almeno venti anni di servizio.
5. Le modalità di accesso e di svolgimento del corso intensivo di formazione di
cui al comma 2 e della relativa prova
scritta finale sono definite con decreto del
Ministro dell’istruzione, dell’università e
della ricerca, di concerto con il Ministro
del lavoro e delle politiche sociali, da
emanare entro novanta giorni dalla data di
entrata in vigore della presente legge.
6. Fermo restando quanto previsto dai
commi precedenti, i soggetti che alla data
di entrata in vigore della presente legge
abbiano svolto legittimamente l’attività di
educatore per un periodo minimo di
dodici mesi, anche non continuativi, documentata nei modi di cui al comma 2,
lettera b), possono continuare ad esercitare l’attività di educatore. I soggetti di
cui al periodo precedente non possono
avvalersi della qualifica di « educatore
professionale socio-pedagogico ». Negli
ambiti professionali di cui all’articolo 3 e
nei servizi, nelle organizzazioni e negli
istituti di cui all’articolo 4, il mancato
possesso della qualifica di « educatore
professionale socio-pedagogico » o di
« educatore professionale socio-sanitario »
non può costituire, direttamente o indirettamente, motivo per la risoluzione unilaterale dei rapporti di lavoro in corso
alla data di entrata in vigore della presente legge, né per la loro modifica,
anche di ambito, in senso sfavorevole al
prestatore.
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ART. 14.
(Clausola di invarianza finanziaria).
1. All’attuazione delle disposizioni di
cui alla presente legge si provvede nell’ambito delle risorse umane, finanziarie e
strumentali disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori
oneri per la finanza pubblica.
*17PDL0042140*
Stampato su carta riciclata ecologica
*17PDL0042140*

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