band: faun fables

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band: faun fables
::: PROMORAMA ::: PRESS :::
BAND: CRYSTAL ANTLERS
TITLE: TENTACLES
LABEL: TOUCH & GO
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ONDAROCK
http://www.ondarock.it/recensioni/2009_crystalantlers.htm
Dopo un intenso Ep preparatorio (prodotto da Owens dei Mars Volta nel 2008), il sestetto dei Crystal Antlers
produce il full-length di debutto “Tentacles”, con cui cerca di riprendere il discorso dei Comets On Fire, ma
spogliandolo dei sovratoni mistico-spirituali e rendendolo perciò ancor più anacronistico.
Il trattamento della tastiera vintage a cura di Victor Rodriguez in ogni caso porta con sé doni mefistofelici,
come nel preludio di “Painless Sleep”, nella fanfara isterica di “Your Spears” e nel sontuoso strumentale di
“Vapor Trail”. Nell‟indecisione stilistica, tutta passatista, emergono pure slam-dance con foga punk
(“Tentacles”), sballi lisergici d‟effetto (“Glacier”) e lunghe vignette psichedeliche (la conclusiva “Several
Tongues”).
Disco-emblema del più inglorioso decorso della quasi trentennale vicenda Touch And Go, ormai più presa
dalla recessione mondiale che dalla musica rock, l‟opera prima del gruppo di Long Beach vince quando
manda in orbita il revival, per quanto gnaulante, baroccheggiante o anche articolato (non difficile), e
precipita quando si crede in qualche modo autoriale. E‟ conteso, per intero (compresa la produzione a cura
degli stessi membri, che l‟hanno registrato a San Francisco su un due piste giocattolo), tra dilettantismo
inetto e propensione alla durezza garage, senza esagerare, quasi con gaudio. A vuoto l‟hype di critica e
pubblico che ne ha accompagnato l‟uscita. (6/10)
ROCKSHOCK
http://www.rockshock.it/crystal-antlers-tentacles/
Chiacchieratissimi sin dal loro esordio dello scorso anno, EP, per il quale alla produzione s‟era scomodato
Okie Owens, già al lavoro con i Mars Volta, per i Crystal Antlers ora è la volta di far vedere davvero di che
pasta sono fatti con un album “vero”: Tentacles.
Riprendono in mano il sound californiano degli anni „70, modernizzandolo (poco), suonando come il tempo
non fosse mai passato, mettendo l‟Hammond in primo piano e … sintetizzando in un unico flusso sonoro
meraviglia psichedelica, progressive, garage rock e lo-fi.
Jonny Bell, poi, impegnato anche al basso, canta ricordando da vicino la disperazione di Pall Jenkis dei Black
Heart Procession (che tra l‟altro hanno pronto un nuovo disco, che proprio la Touch & Go non è più in grado
di far uscire).
I Crystal Antlers si prendono tutta la libertà di cui hanno bisogno per far esplodere la loro musica in un fluido
lisergico in cui il sound è tanto importante quanto gli arrangiamenti, sempre molto sofisticati.
Tentacles è un disco senza tempo, lontano dalle mode, fatto di sudore, urla disperate, Amore per la musica
e qualche funghetto. Insomma, un gioellino da non farsi scappare.
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OUTUNE
http://www.outune.net/dischi/medium/post-prog-crystal-antlers-tentacles-2009.html
Abbiamo parlato qualche mese fa del loro esordio con un ep entusiasmante. Quella manciata di canzoni killer
ha fatto conoscere il valore incendiario dei Crystal Antlers. Tanto atteso era dunque l‟esordio su lunga
distanza.
A conti fatti il combo californiano mantiene inalterato tutti i suoi punti focali. Partendo proprio dalla
produzione, affidata a Ikey Owens, uno dei Mars Volta. E proprio con il gruppo hard-prog di Omar Rodriguez
e Cedric Bixler che troviamo molti paralleli e somiglianze. L‟esempio lampante sono il rumore e la
psichedelica che caratterizzano le composizioni del sestetto proveniente da Long Beach.
L‟organo di Victor Rodriguez rimane anche nel disco il perno centrale delle canzoni, che esplodono come
geyser quando si intreccia con le chitarre vorticose. Oltre alla voce urlata al limite del bassista troviamo
ancora una volta una trazione posteriore tellurica con un batteria rinforzata da un percussionista.
Il suono d‟organo vintage viene immerso in un trip sonico prog molto colorato e con distorsioni alluciate che
molto spesso deragliano portando verso un climax di disfacimento tra cavalcate o abbandoni free.
Il sestetto appare trasognante, garage e incalzante con una potenza di fuoco che molto spesso è davvero
affascinante ed esaltante. Ma. C‟è un “ma”. I brani del disco sono molti e hanno uno svolgimento ed un
incedere che continua a ripetersi. Per questo varrebbe tagliare comodamente 3-4 brani. Altrimenti il tutto
diventa un pochino noioso a lungo andare.
BEAT MAGAZINE ONLINE
http://www.beatmag.it/beat_receinterna.php?id=1887
I Crystal Antlers si circondano dell'energia giusta e si sente. Se le band del sud statunitense hanno
quell'umore un po' così, come dire, temprato dall'umidità dei loro delta, le band delle zone desertiche,
sembrerebbe strano, si ritrovano in jam che producono psichedelia. Stiamo parlando di un album podotto da
5 freak californiani noise rock che buttano dentro al miscelatore di tutto: The Mars Volta, Pink Floyd of
course (Until The Sun Dies sembra la strofa di Echoes), Deep Purple, Wolfmother, Rush, Led Zeppelin il tutto
ripreso da qualche tocco di modernità come nelle space jam di synth che vengono represse da riffoni/solo di
chitarra con suoni ruvidi e vintage che più vintage non si può.
SENTIREASCOLTARE
http://www.sentireascoltare.com/preview.php?s=review&review_id=2115
Se ne parlava tempo addietro, all‟epoca dell‟omonimo ep d‟esordio, di questo gruppo californiano. Struttura
classica basso (appannaggio di Johnny Bell così come la voce), batteria rinforzata da un percussionista, due
chitarre con la new entry Errol Davis a raddoppiare quella del fondatore Andrew King, e un organo, suonato
da Victor Rodriguez, che è perno centrale delle composizioni del sestetto di Long Beach.
Le coordinate di questo Tentacles non sono dissimili da quelle dell‟ep autoprodotto di cui parlavamo, il cui
successo spalancò le porte di una Touch‟n‟Go sempre meno etichetta di genere e sempre più “openminded”.
Forse ancor più che in passato è proprio l‟organo di Rodriguez, nerboruto e lungocrinito mezzosangue
messicano, a segnare le coordinate del sound iridescente del gruppo. Quel suono d‟organo così
incredibilmente vintage che connota giocoforza tutti i brani di Tentacles. Così centrale nell‟economia del
suono da fare il paio solo con l‟invadenza quasi fastidiosa della voce di Bell, il cui permanere sempre sopra le
righe non può non rimandare che verso Mars Volta e progenie progdelica tutta piuttosto che sul versante
della psych meno ortodossa e più rumorosa figlia di Altamont.
Oltre questi due indizi, un terzo – la produzione “aperta” affidata a Ikey Owens, guarda caso proprio un Mars
Volta – ci fa propendere per una sorta di suono post-MV, più corposo e sfatto, più da dislessia-rock in
disfacimento, scintillante e colorato come un trip sul punto di andare a male, spesso attraversato da
marasmi free (i 7 minuti della conclusiva Several Tongues) ma pur sempre limitrofo a quello dei progsters
più amati/odiati dell‟attuale panorama musicale americano.
Un limite o un vantaggio? Mai come in questo caso vale la proverbiale regola del de gustibus. Per noi
l‟ascolto alla lunga risulta un po‟ stancante nel suo incedere monocorde.

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