una tomba a loculo fra tombe a camera a cisterna grande

Transcript

una tomba a loculo fra tombe a camera a cisterna grande
UNA TOMBA A LOCULO FRA TOMBE A CAMERA A
CISTERNA GRANDE
Il contesto
Nel corso dell’esplorazione del sepolcreto di Cisterna Grande a Crustumerium, condotta in
collaborazione fra l’Università di Oulu e la Soprintendenza S.B.A. di Roma 1 , nell’ambito di quello
che al momento attuale delle indagini sembra essere un gruppo omogeneo di tombe a camera, è
stata rinvenuta una tomba a loculo tipo Narce d’età Orientalizzante (fig. 1). Si tratta di una sepoltura
singola, probabilmente femminile, come sembra indicato dalle analisi antropologiche e dalla
presenza di una probabile fuseruola. Da un preliminare esame della composizione del corredo la
sepoltura si potrebbe orientativamente datare all’Orientalizzante Recente, ma non è stato ancora
possibile riesaminare i materiali dopo il restauro.
Figura 1: L’area di scavo con il posizionamento della tomba 14.
La sepoltura, indicata in superficie dalla presenza di terra smossa a seguito dell’attività dei
clandestini, è stata identificata con il tipo Narce già osservando la una buca di spoliazione (fig. 2).
Infatti, questa interessava la parte nord-orientale della caditoia correndo parallela alla parete
soprastante il loculo di deposizione della defunta e andava ad intaccare la parte absidata nordorientale del loculo, dove erano deposti i vasi di corredo. Non è stato possibile identificare
precisamente il numero e il tipo degli oggetti/vasi trafugati, ma è possibile ipotizzare che fossero
1
Ringrazio in questa sede il prof. Eero Jarva e la dott.ssa Ulla Rajala per avermi fatto partecipare a questa missione e il
dott. Francesco di Gennaro e l'Institutum Romanum Finlandiae per avermi voluto tra i partecipanti a questa giornata di
studi su Crustumerium. Il contributo rappresenta una relazione preliminare dell’indagine della tomba 14, condotta
durante le campagne 2005 e 2006; nel 2006 lo scavo è stato condotto assieme a Duncan Stirk. Per il rilievo digitale sul
campo e l'elaborazione dei dati primari si ringraziano Janne Hymylä e Otso Manninen. Per l'elaborazione digitale dei
disegni a tratto si ringrazia la dott.ssa Ulla Rajala, autrice in particolare della figura 1. I resti scheletrici sono stati
analizzati dalla dott.ssa Serena Carpuso. Si ringrazia l'Accademia finlandese (Academy of Finland (grant n.211057),
Niilo Helander Foundation and Emil Aaltonen Foundation, che ha generosamente elargito i fondi per lo studio di questa
tomba.
1
più di uno, poiché nel riempimento della fossa scavata dai clandestini sono stati rinvenuti frammenti
sia d’impasto sia di ceramica depurata. È probabile che fra essi fosse anche un contenitore di grandi
dimensioni (forse un’olla a pareti lisce o un bacile fittile), come indicato dall’impronta lasciata nel
terreno (fig. 3) 2 .
Figura 2: La fossa scavata dai clandestini (foto di Ulla Rajala).
Figura 3: Posizione nella tomba dello scavo clandestino, con indicazione posizione dell’impronta del vaso
trafugato (triangolo rosso) (Disegno di Francesca Fulminante e Duncan Stirk).
2
Nel riempimento della fossa scavata dai clandestini sono stati anche rinvenuti due bicchierini di carta da caffè, un
pacchetto vuoto di sigarette MS, due bottiglie da acqua minerale una di plastica e una di vetro, diverse carte di
involucro di cioccolatini (Mon Cheri, Rocher, Pocket Coffee), un involucro di caramelle all’arancia e uno di batterie
elettriche. Da questi indizi è possibile ipotizzare che i clandestini fossero almeno due e abbiano operato in ore notturne.
2
La presenza di una tomba di tipo diverso fra un gruppo di tombe a camera induce ad alcune
preliminari osservazioni, riflessioni e interrogativi. L’investigazione del settore funerario di
Cisterna Grande ha innanzi tutto confermato che il tipo della tomba a camera è introdotto a
Crustumerium già nell’Orientalizzante e che almeno per l’Orientalizzante tardo i due tipi
coesistono. Sarebbe pertanto interessante capire quali sono i motivi che inducono una famiglia in
età tardo Orientalizzante a preferire per una sepoltura nel nuovo tipo della tomba a camera (per
esempio tomba 17, probabilmente databile anch’essa all’Orientalizzante tardo) o nel tipo
tradizionale della tomba a loculo (in particolare il tipo Narce per la tomba 14; per una definizione e
descrizione della tipologia delle sepolture rinvenute nelle varie necropoli di Crustumerium, si veda
di Gennaro 2007 3 e, infra, il contributo di Barbara Belelli Marchesini) (fig. 4).
a)
b)
c)
Figura 4: Sezione longitudinale SO-NE (a), sezione trasversale NO-SE (b) e pianta (c) della struttura tombale
della tomba 14 (a loculo tipo Narce) (Disegni Duncan Stirk e Francesca Fulminante).
3
F. di Gennaro, “Le tombe a loculo di età orientalizzante di Crustumerium”, in Tusculum. Storia archeologia cultura e
arte di Tusculum e del Tusculano, Roma 2007, 163-176.
3
Per tentare di rispondere a questa domanda sarebbe utile sapere se la tomba 14 fosse effettivamente
l’unica tomba del tipo a loculo del gruppo. L’esplorazione dell’area a nord-est della tomba 14 ha
rivelato la presenza di sole tombe a camera, l’analisi tramite prospezione geofisica dell’area a sud e
a sud-ovest della tomba 14 non ha dato risultati conclusivi in un senso o nell’altro (confronta
contributo di Elena Pettinelli e Pier Matteo Barone), mentre l’esplorazione dell’area a nord-ovest
rimane impraticabile per la presenza dei resti di una villa romana. Il problema pertanto sembra per il
momento rimanere aperto. Tuttavia, è forse utile osservare che sepolture più antiche a Cisterna
Grande potrebbero essere indiziate da frammenti d’impasto probabilmente di periodo laziale III
rinvenuti in deposizione secondaria durante lo scavo del riempimento del dromos della tomba 10.
Infine, ove fosse possibile estrarre una quantità di DNA sufficiente dai pochi denti, che spesso sono
l’unico residuo di una qualche consistenza dei resti scheletrici a Cisterna Grande (data l’acidità del
terreno), potrebbe essere interessante investigare se gli individui sepolti nel gruppo di sepolture
indagate in quest’area fossero appartenenti allo stesso lignaggio o a nuclei familiari distinti 4 .
La tomba a loculo e il rituale funerario
La struttura e il corredo
La struttura della tomba 14 è quella tradizionale a loculo tipo Narce con caditoia rettangolare (ca.
2,15 m x 1,00 m x 2 m di profondità conservata) e con loculo singolo laterale che corre lungo i lati
nord-ovest e nord-est della caditoia per la deposizione del defunto (lato lungo a nord-ovest, ca. 2,15
m x 0,65 m di profondità x 0,70 m d’altezza nel punto più alto del cervello della volta) e del corredo
(lato corto a nord est, ca. 1,65 m di larghezza x 0,70 m di profondità e 0,74 m d’altezza nel punto
più alto del cervello della volta). È possibile osservare che pur trattandosi di uno spazio continuo,
appare chiara la distinzione concettuale fra lo spazio riservato agli oggetti del corredo, tutti raccolti
nella parte absidale nord-est del loculo, lungo il lato corto della caditoia, dietro la testa della
defunta, e lo spazio riservato alla deposizione del corpo con i suoi ornamenti personali (fibule),
nella parte nord-ovest del loculo, parallelamente al lato lungo della caditoia.
La composizione del corredo comprendeva due anforette laziali, un’anforetta a spirali (?), due tazze
e una tazzina-attingitoio, un piatto d’impasto rosso, tre coppette d’argilla figulina, un bacile
d’argilla figulina e probabilmente una fuseruola. Considerando la composizione dei corredi laziali
d’età tardo-Orientalizzante (per esempio Roma-Necropoli Esquilina, Gabii-Osteria dell’Osa, Castel
di Decima, e, con dati più ridotti, La Rustica, Caracupa e Ficana) sembra possibile attribuire questa
sepoltura ad un livello medio-alto, come sembra suggerito anche dalla presenza del bacile e la
possibile presenza di un altro contenitore da vino (olla o bacile?) (bisogna tuttavia attendere lo
studio comprensivo delle necropoli di Crustumerium per un’attribuzione definitiva). Il corredo
personale includeva quattro fibule di bronzo a sanguisuga di piccole dimensioni disposte sul petto,
due in alto verso la spalla destra e due in basso verso l’addome.
Lo stato di conservazione dei reperti osteologici era piuttosto povero (quasi solo l’impressione delle
ossa nell’argilla), pertanto i resti della defunta dopo le analisi sono stati reinterrati. La defunta era
deposta supina con le gambe distese e parallele; le braccia erano ugualmente distese lungo i fianchi
con il braccio sinistro leggermente piegato verso il bacino. La relativa coesione dei resti, che è stato
possibile osservare durante lo scavo, la presenza di un materiale organico nero sia al di sopra sia
sotto ai resti dello scheletro, e la disposizione degli inclusi tufacei concentrati alle due estremità del
loculo sepolcrale lungo i lati lunghi, ha fatto ipotizzare la possibile presenza di una bara lignea o di
un tronco d’albero usato come tale. Un elemento contrario a quest’ipotesi potrebbe d’altro canto
essere rappresentato dal fatto che il cranio della defunta è stato rinvenuto fracassato sotto ad un
masso tufaceo di forma pseudo-rettangolare.
4
Una simile indagine per esempio è stata condotta nell’ambito del progetto A Landscape of Ancestors: The Heuneburg
Archaeological Project (http://www.uwm.edu/~barnold/arch/index.html) diretto da Bettina Arnold, ma i risultati non
sono stati ancora diffusi.
4
È stato già suggerito da Francesco di Gennaro che la caditoia delle tombe a loculo, specie con
riguardo al tipo Montarano (con due loculi), potessero essere coperte con tavole lignee o altro,
durante il tempo che intercorreva tra le due deposizioni o nel corso della realizzazione della tomba,
oppure nel periodo trascorso nell’esecuzione del rituale funebre e per eventuali possibili riti
successivi alla deposizione del defunto, in cui avrebbero potuto facilmente allagarsi, e queste ultime
circostanze valgono anche per il tipo Narce. Due osservazioni, infine, sono possibili riguardo al
riempimento della caditoia, che doveva in origine essere più profonda. Come osservato anche in
altri casi, il fondo e la parte bassa della caditoia presentavano alcuni massi di tufo di dimensioni
medio e medio piccole che risultano essere in soprannumero rispetto ai massi usati per la chiusura
del loculo.
Si potrebbe ipotizzare che tali massi, gettati in fondo alla caditoia al momento della chiusura della
tomba, facessero parte di una qualche struttura esterna o che fossero relativi ad altri aspetti del
rituale, che al momento non sono ancora del tutto chiari. Del resto, come ricorda Barbara Belelli
Marchesini nel suo contributo (infra), alcune tombe potevano essere segnalate da un cipposegnacolo, come il cippo sepolcrale a capanna rinvenuto, fuori contesto, a Monte Del Bufalo in
prossimità del limite dell’area abitata. Alcune sepolture potevano anche essere coperte da un
tumulo, come indiziato dalla presenza di massi semicircolari rinvenuti riusati per la chiusura dei
loculi (confronta contributo di Barbara Belelli Marchesini).
La seconda osservazione riguarda il riempimento della caditoia, che era costituito da terra argillosa
rossastra ed era distribuito in maniera piuttosto omogenea nello spazio rettangolare, a parte nella
parte bassa di esso, dove la terra era leggermente più scura e limosa. Il riempimento era
assolutamente privo d’inclusi a parte rari frammenti tufacei e un frammento di selce. Questo tipo di
riempimento sembrerebbe indicare una chiusura della tomba mediante un’azione omogenea e in
tempi relativamente brevi. Il fatto che le sepolture fossero chiuse in tempi relativamente brevi,
sembra confermato dalla presenza di una sepoltura tardo Orientalizzante presente nel riempimento
del dromos della tomba a camera 17, databile allo stesso periodo o di poco successiva 5 .
Ipotesi ricostruttiva dei passaggi del rituale funerario
Dallo scavo della tomba 14 sembra possibile proporre alcune osservazioni e un’ipotesi ricostruttiva
del rituale relativo alla deposizione della defunta in questa sepoltura a loculo tipo Narce d’età
Orientalizzante, che sembra trovare in parte delle somiglianze con processi osservati anche nello
scavo d’altre sepolture delle necropoli di Crustumerium. Naturalmente queste prime osservazioni
devono essere sottoposte a successive verifiche ed approfondimenti in occasione della
pubblicazione definitiva dei contesti finora investigati a Crustumerium ed in seguito a nuove
indagini.
Innanzi tutto è possibile osservare nella stratigrafia del riempimento della porzione nord-ovest del
loculo della tomba 14 una netta distinzione fra due diversi momenti di deposizione degli strati: uno
precedente e uno successivo alla chiusura del loculo mediante blocchi di tufo rozzamente squadrati,
sia di tipo locale che di diversa provenienza (ad es. tufo di Fidenae). Dalla sequenza stratigrafica,
infatti, sembra possibile dedurre che i blocchi di tufo di chiusura del loculo (US 31412 = 278 = 267)
furono messi in posto dopo la deposizione degli strati argillo-limosi, con una maggiore componente
limosa, che riempiono il fondo del loculo (US 31446, 31413 = 31414, 31435 = 31439 e 31433) e
della caditoia (US 31415) e sono precedenti o comunque contestuali alla deposizione e
decomposizione del corpo della defunta; mentre sono evidentemente precedenti alla deposizione
degli strati argillo-limosi, ma con una maggiore componente argillosa, che riempiono la parte
superiore della porzione nord-ovest del loculo (US 31406 e 31416) e la parte alta della caditoia (US
211, 223, 260) (fig. 5).
5
Una prima notizia su questa tomba, preliminare alla pubblicazione definitiva, si può trovare in U. Rajala, ‘Ritual and
Remembrance at Archaic Crustumerium: The Transformation of Past and Modern Materialities in the Cemetery of
Cisterna Grande (Rome, Italy)’, in F. Fahlander, T. Oestigaard (a cura di), The materiality of death. Bodies, burials,
belief, Oxford 2008, in particolare 84-85.
5
Figura 5: Sezione longitudinale SO-NE della tomba 14 vista da SE con la stratigrafia della porzione nord-est del
loculo (Disegno di Duncan Stirk).
Analizzando e interpretando la stratigrafia più nel dettaglio, gli strati con maggiore componente
argillosa sembrano relativi all’infiltrazione nel vuoto del loculo del riempimento della caditoia,
probabilmente in momenti successivi intervallati da episodi di crollo e assestamento della volta del
loculo stesso, come dimostrato dalla porzione di volta del loculo crollata (US 31426), che copre
l’US 31416 d’argilla bruno-rosata ed è coperta dall’US 31406 d’argilla limosa rosso-bruna (è
possibile ipotizzare diversi micro-eventi di crollo, infiltrazione e riempimento, di cui il crollo US
3126 rappresenta soltanto l’evento più macroscopico ed evidente).
Gli strati a maggiore componente limosa, invece, sembrano nettamente precedenti la messa in opera
dei blocchi di chiusura del loculo ed in particolare sembrano indicare la seguente successione degli
eventi, descritta stavolta dal basso e quindi dall’evento più antico. Il fondo del loculo sia nella parte
nord-ovest, contenente il corpo della defunta, sia nella parte nord-est, contenente il corredo di
accompagno, era coperto da uno strato d’argilla limosa giallo-grigia con uno spessore variabile da
2-3 a ca. 8-10 cm (US 31446 e 31446bis). Immediatamente a contatto con questo strato sono stati
trovati i resti del corpo della defunta (US 31443) e i vasi del corredo di accompagno (fig. 6). Il
corpo della defunta e le fibule d’ornamento poste sul petto erano immersi in uno strato argilloso
nerastro, che ha fatto ipotizzare la presenza di materiale organico forse derivato da una bara lignea o
tronco d’albero (US 31444). In particolare in corrispondenza del petto della defunta è stata
osservata una concentrazione maggiore di materiale particolarmente scuro (US 31445) forse di
origine organica o dovuto alla presenza del metallo delle fibule (fig. 6).
6
Figura 6: Strati precedenti la deposizione della defunta e del corredo (31446, 31446bis e 3145); strati a diretto
contatto con i resti dello scheletro della defunta: strato d’argilla mista a residui organici in cui era immerso lo
scheletro (31444); massa di materiale organico in corrispondenza del petto della defunta (31445); frammenti
tufacei (31442; 31443; 31437bis) a diretto contatto o immediatamente successivi allo strato d’argilla mista a
residui organici in cui era immerso lo scheletro (Disegno di Duncan Stirk).
Al di sopra dello strato argilloso misto a materiale organico di colore nerastro, in cui sono stati
trovati immersi i resti dello scheletro della defunta, sono stati rinvenuti alcuni frammenti di tufo
locale di piccole e medie dimensioni sopra la testa, in corrispondenza della spalla sinistra e delle
ginocchia, mentre un piccolo frammento di tufo di Fidenae è stato trovato nei pressi della tibia
destra (US 31442) (fig. 6). Uno strato d’argilla limosa marrone scuro copriva questi tufi nella parte
nord-ovest del loculo (US 31414). Lo steso strato copriva parzialmente anche i vasi di corredo nella
parte nord-est del loculo (US 31411). A questo stesso livello è stato osservato, specialmente nella
fascia sulla sinistra della defunta lungo il limite fra la caditoia e il loculo nord-ovest e parzialmente
nel loculo nord-est, uno strato d’argilla limosa con una maggiore componente sabbiosa che i
britannici definiscono “wind blown” indicando con questo termine uno strato che si è formato
parzialmente per il deposito di sabbia e polvere a seguito all’azione del vento (US 31413).
La presenza di questo strato e il fatto che i blocchi di chiusura sono chiaramente messi in opera al di
sopra di questa precedente stratificazione, ha fatto ritenere che sia verisimile ipotizzare l’intervallo
di un certo periodo di tempo fra la deposizione del corpo e degli oggetti di corredo e la chiusura del
loculo. Un altro strato di terreno argillo-limoso rosso-bruno medio-scuro copriva la defunta e gli
oggetti di corredo (US 31439 nella parte nord-ovest e US 31425 nella parte nord-est del loculo) e
solo al di sopra di questo erano rinvenuti una serie di frammenti di tufi di medie dimensioni di
colore grigio-verdastro di tipo locale nella parte nord-ovest del loculo in corrispondenza della parte
alta del corpo della defunta (US 31437 e 31440) e una serie di piccoli frammenti di tufo di Fidenae
in corrispondenza delle tibie (US 31438); invece, nella parte nord-est del loculo, un grosso blocco,
anch’esso estratto da una vena di tufo locale e parzialmente lavorato, copriva parte del corredo
verso sud (US 31407) (fig. 7).
7
Figura 7: Frammenti tufacei e blocco (US 31407) deposti immediatamente sopra la stratificazione più bassa del
loculo e della caditoia immediatamente prima della deposizione dei blocchi di chiusura del loculo (Disegno di
Duncan Stirk).
Per la posizione all’interno della tomba e nella sequenza stratigrafica, sembra possibile pensare che
questo blocco semilavorato facesse parte dei blocchi di chiusura; le dimensioni maggiori di questa
pietra, l’aspetto monumentale e la rozza squadratura potrebbero far ritenere che si tratti di un cippo
sepolcrale. Tuttavia la forma semicircolare della parte inferiore indurrebbe a pensare che si tratti di
un pezzo non finito, inadatto a mantenere una posizione verticale. È importante notare come
soltanto a questo punto della sequenza si trovano i blocchi di chiusura del loculo, sia nella parte
nord-occidentale sia nella parte nord-orientale. In seguito a quest’osservazione sembra possibile
ipotizzare che un certo intervallo sia trascorso fra la deposizione della defunta e degli oggetti di
corredo nel loculo e la definitiva chiusura della tomba. È difficile stabilire la durata esatta di questo
periodo. Tuttavia dalla sezione (fig. 5) è chiaramente visibile che i blocchi di chiusura non poggiano
direttamente sul fondo della caditoia ma sopra la stratigrafia appena descritta. Pertanto sembra
necessario ammettere che tale tempo sia trascorso.
Un altro elemento di complicazione è offerto dal fatto che il cranio della defunta era completamente
fracassato e immediatamente sopra di esso era posto un masso di tufo cappellaccio di medie
dimensioni (US 31437bis). Durante lo scavo questo masso era già visibile assieme al contesto
31437, che copriva lo strato d’argilla-limoso rosso-bruno medio-scuro (US 31439), ma, di fatto, è
rimasto al suo posto durante lo scavo della stratigrafia descritta in precedenza e si è notato che
attualmente era a diretto contatto con il cranio fracassato della defunta. È lecito pensare che il
cranio fosse stato fracassato per il peso del masso o per la pressione dell’argilla di riempimento del
loculo infiltratasi dopo la chiusura della tomba. D’altra parte se è giusta l’ipotesi della bara o del
tronco questa avrebbe dovuto proteggere il cranio dal peso del masso.
Il problema sopra descritto, se lo schiacciamento del cranio fosse avvenuto per effetto di naturali
fenomeni post-deposizionali o per atto rituale voluto rimane aperto, come pure è difficile stabilire se
i frammenti di tufo di piccole e medie dimensioni trovati all’interfaccia dei vari depositi
immediatamente a contatto con lo scheletro del corpo fossero dovuti a fenomeni di frammentazione
8
dei blocchi di chiusura del loculo dovuti ad infiltrazioni d’acqua nelle fessure dei blocchi incrinati,
con successivo congelamento per i rigori invernali e frammentazione della roccia o ad atti rituali.
L’assenza d’elementi chiari e di una casistica di confronto indurrebbe alla prudenza ed a propendere
per la prima ipotesi.
Anche se questi aspetti rimangono incerti, la posizione stratigrafica dei blocchi di chiusura del
loculo, sembra suggerire fortemente che un certo periodo fosse trascorso fra la deposizione della
defunta e la definitiva chiusura della tomba anche se è difficile stabilire la durata di tale intervallo.
Conclusioni
Come illustrato nella precedente sezione l’interpretazione di alcuni aspetti del rituale rimane incerta
e problematica ed è difficile precisare la durata e la tempistica degli eventi in questo resoconto
preliminare delle indagini. Tuttavia, viene suggerito che la sequenza generale degli avvenimenti
potrebbe essere verosimilmente ricostruita nel modo seguente:
1) scavo della caditoia e del loculo;
2) intervallo di tempo durante il quale sul fondo del loculo e della caditoia avviene la deposizione di
uno stratino d’argilla grigio-gialla;
3) deposizione del corpo e degli oggetti di corredo;
4) possibile esposizione del corpo e decomposizione;
5) indizi di possibili atti rituali consistenti nel far cadere frammenti di pietre nella caditoia e nel
loculo;
6) chiusura del loculo con massi di chiusura rozzamente squadrati;
7) altra deposizione di pietre nel fondo della caditoia;
8) chiusura della tomba con atto d’interramento.
In conclusione, anche ipotizzando che la presenza di frammenti tufacei nella sequenza stratigrafica
scavata nel loculo possa essere spiegata come effetto di naturali eventi post-deposizionali
(incrinatura dei massi, infiltrazione d’acqua nelle fenditure e successiva frammentazione), la
concentrazione di massi nel fondo della caditoia, in numero maggiore di quanto sarebbe stato
necessario per la semplice chiusura del loculo (fig. 8), sembrerebbe suggerire un significato
particolare delle pietre nello svolgimento dei rituali di liminarità e di passaggio propri della
cerimonia funebre. Del resto, il significato terminale dei massi di pietra è noto sia dalle fonti
letterarie (Terminus) che dalla particolare funzione delle pietre in altri contesti liminari sia funebri
sia civici. Mi riferisco in particolare al carattere simbolico di liminarità riconosciuto per le pietre di
calcare bianco rinvenute in alcune sepolture della necropoli d’Osteria dell’Osa 6 e alle pietre
terminali scavate nel contesto delle mura Palatine 7 .
Francesca Fulminante
6
A.M., Bietti Sestieri, La necropoli laziale di Osteria dell'Osa, Roma 1992.
Per un resoconto dettagliato dello scavo delle mura Palatine si veda A. Carandini, P. Carafa (a cura di), Palatium e
Sacra Via, I (Bollettino di Archeologia 31-34), Roma 2000; per una recente interpretazione dello scavo alla luce delle
investigazioni più recenti nell’area del Santuario di Vesta: A. Carandini, Roma: il primo giorno, Roma-Bari 2007.
7
9
Figura 8: Planimetria con gli scheggioni di tufo sul fondo della caditoia.
10

Documenti analoghi