1. - Pense e Maravee

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1. - Pense e Maravee
http://www.pensemaravee.it
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ottobre 2007
63
Periodico
bimestrale
di cultura,
informazione
e dibattito
Direttore responsabile Federico Rossi_ _Redazione: Alberto Barel, Gianni Canzian, Sergio Gollino, Paolo Isola, Irma Londero, Piera Londero, Gianni Tonetto, Roberto Urbani_ _A questo numero hanno
collaborato: Lorenzo Londero, Maria Copetti, Elisa Russian, Stefania Elia, Sandro Venturini, Sandro Cargnelutti e tanti altri amici_ _A tutti un sentito grazie! _ _Aut.Tribunale di Udine 10/92 del
6/4/1992_ _Stampato su carta riciclata presso: Rosso Grafica e Stampa via Osoppo 135 - Gemona del Friuli_ _Proprietà: Associazione culturale Pense e Maravee, via Sottocastello 81 - 33013
Gemona del Friuli - UD_ _Consegnato in Tipografia il 17/10/2007_ _Tiratura: 5.000 copie_ _Distribuzione: spedizione in a.p.- art. 1 D.L. 353/2003 - Poste Italiane spa - Udine_
PENSE EMARAVE E
Anno 16 - n. 4
sommario
Ideis pal Cjiscjel
intervista al prof.
Claudio Bernardi
Primarie. Il punto
Storiis:
il cielo di roccia
Energia
Vince chi beve di più
Giovani artisti:
Equilibri geometrici
di Zàira Pittini
L’autore:
Italo Calligaris
Sfuei: Tibet, diritto di
esistere
Ideis pal Cjiscjel
Un vôli sul Cjiscjel - webcam sul castello - 14 ottobre 2007
CJISCJEL
2
Ideis pal Cjiscjel
Le associazioni possono assumere un ruolo rilevante per la rivitalizzazione
del Centro storico e del Castello. La proposta del prof. Claudio Bernardi
Abbiamo incontrato il prof.
Bernardi, Docente di Teatro
sociale e di comunità all’Università Cattolica di Milano e docente del Laboratorio Internazionale della
comunicazione, che è intervenuto alla fine dell’interessante incontro su “Storia
del castello di Gemona”
promosso dalla Pro Glemona nell’ambito delle iniziative dell’Agosto medievale,
chiedendogli di esplicitare
ulteriormente i contenuti
del suo intervento.
P&M: Nel suo intervento
ha delineato il ruolo che le
associazioni possono assumere nella gestione della
“cosa pubblica”. Può
chiarire questo aspetto?
associazionismo,
oggi, include una
vastissima gamma di forme
che vanno dall’associazione
in cui posso realizzare ciò
che mi piace, come mi
L’
piace, con chi mi piace,
quando mi piace, alle associazioni che si distinguono
per il motivo contrario, per
l’impegno verso le più
diverse cause sociali, religiose o umanitarie con l’unico scopo di aiutare gli
altri, soprattutto i più deboli.
L’associazione ideale, in
realtà è quella che riesce a
perseguire alcuni scopi
profondi: la realizzazione di
sé, un’attività o passione
condivisa, una solidarietà
autentica tra soci, alta convivialità, efficace beneficenza esterna al gruppo,
capacità di rapportarsi
come parte all’interno di un
tutto.
Qui si toccano tasti estremamente dolenti di molto
associazionismo contemporaneo. Mancanza di democrazia all’interno, coltivazione di orticelli personali,
rivalità e rigidità, frammentazione microscopica per
cui molte associazioni corrispondono di fatto al solo
presidente, irresponsabilità,
uso clientelare di risorse e
spazi pubblici, ecc.
L’associazionismo, nella
sua realizzazione migliore è
la principale “fabbrica” del
cosiddetto capitale sociale,
ovvero l’insieme complesso
di relazioni, comportamenti
ed attività che fanno
“società” e che esulano
dagli obblighi di legge, dai
doveri civici e dagli interessi personali.
L’Istituto di Ricerche
Sociali Cattaneo di Bologna
ha presentato recentemente
un rapporto sulle 101 province italiane analizzando
alcuni parametri che vengono utilizzati per valutare il
capitale sociale di un territorio. Il risultato del rapporto è stato che le province
più ricche o a più alto reddito e che avevano le migliori
amministrazioni pubbliche
Il Castello - Incisione dalle “Notizie di Gemona” di G.G. Liruti, 1771
erano quelle con più elevato
capitale sociale. Le più
povere (al terz’ultimo posto
Napoli), tutte del Sud, ossia
quelle che storicamente
hanno meno sviluppato
l’associazionismo, erano
quelle con più scarso senso
civico e capitale sociale.
E’ evidente quindi che
occorre investire sull’associazionismo e, dove esso è
molto diffuso, come al Centro-Nord, occorre alzarne il
livello qualitativo.
P&M: Lei ha espresso
alcune idee sul ruolo che
possono avere le associazioni di Gemona sulla
futura gestione del Castello. Cosa intendeva?
rima o poi, il simbolo
per eccellenza della città
di Gemona, il Castello (che
non a caso compariva e
compare come simbolo di
molte associazioni locali...),
verrà ricostruito. I fondi per
farlo ci sono. I progetti
anche. Ma quando sarà finito a cosa servirà? Chi lo
gestirà? Il vero problema
del Castello, infatti, non è
quello di ricostruirlo, ma di
sapere cosa farne e come
gestirlo. La sua semplice
manutenzione
costerà
parecchio. Come per ogni
patrimonio pubblico le
soluzioni che vengono
generalmente prospettate
sono due: o lo Stato
( l’amministrazione pubblica) o il Mercato.
Per fortuna pare tramontata
l’ipotesi del Mercato, ossia
di affidare il Castello a privati per farne un albergo di
lusso con ristorante. Se,
comunque, ciò avvenisse, i
gemonesi, per vedere il loro
castello, dovrebbero andare
a mangiare a 100 euro a
botta. E sarebbero comun-
P
3
CJISCJEL
que ospiti e fugaci fruitori
del “loro” castello...
La soluzione più probabile
è la gestione pubblica (statale, regionale, provinciale,
comunale). Per farci cosa?
L’idea prevalente è quella di
un museo storico su Gemona o un museo sul terremoto o su qualsiasi altra cosa,
ma sempre un museo. Per
gestirlo occorre un minimo
di personale amministrativo, tecnico e di custodia,
più i soliti costi di manutenzione ecc. Quale può essere
il preventivo annuale? E le
possibili entrate? Si troveranno mai i fondi sufficienti
non per fare il museo (per i
progetti a termine si trovano
sempre i soldi), ma per farlo
vivere? Con i chiari di luna
che ci sono a livello di
amministrazione pubblica è
possibile che si trovino le
risorse finanziarie per personale “culturale” quando
non si trovano neanche per
assumere personale per servizi pubblici essenziali?
Ammesso comunque che
ciò sia possibile, come
verrà risolto l’annoso problema di rendere il centro
vivibile, legando la vita del
castello a quella del centro
storico e, più in generale,
alle necessità della comunità gemonese? Un museo è
memoria e custodia di persone e di opere del passato,
non produce né crea vita,
arte e società.
Un gemonese potrà visitare
anche una, due volte il
museo e poi? Poi lo lascia ai
turisti. Ancora una volta
perde il suo castello. E vivrà
ex libris
Sogno che la politica
sia un servizio
come un altro,
al pari della raccolta
della spazzatura
Hans Magnus
Enzensberger
solo della sua superficie,
della sua immagine. Gli
basterà?
Come nel caso esemplare di
Palazzo Elti o Museo Civico, che è molto ben gestito
dall’Università della Terza
Età, o come nel caso del
Progetto Vacanze Estate del
2007 in cui tutte le associazioni sportive e l’oratorio
hanno trovato un accordo
per offrire un’estate ricca
di iniziative ai ragazzi di
Gemona, così per il Castello la soluzione più interessante e creativa potrebbe
essere quella di far gestire
il Castello ad un coordinamento delle associazioni
gemonesi. Come, in che
modo, con quali forme, con
quali idee, con quali fondi,
con quante e quali associazioni eccetera è il lavoro
che bisognerebbe fare mentre si sta ricostruendo il
castello e prima che si faccia la progettazione del suo
interno e quindi prima che
si decida la sua funzione.
Un progetto “associato”
permetterebbe il recupero
vero della comunità gemonese in cui cittadini verrebbero chiamati - come un
tempo, anzi come al tempo
della sua massima fioritura
- a non essere solo “utenti”
dei servizi pubblici, ma protagonisti della vita sociale,
culturale e dunque politica.
Si passerebbe così, dalla
delega dei propri poteri al
Comune, alla partecipazione comunitaria che vuol
dire studio, discussione,
decisione e realizzazione in
modo ampiamente democratico delle cose che ci
riguardano.
Il progetto del Castello può
fornire alle associazioni di
Gemona proprio l’occasione giusta per fare un salto di
qualità, l’opportunità di
unire le proprie diversità
per uno scopo comune.
Tutto ciò avviene attraverso
un processo di costruzione e
non di distruzione....
UN LABORATORIO RICCO DI EVENTI
Arrivederci al 2008
razie alla collaborazione con il Laboratorio Internazionale della Comunicazione, Gemona ha avuto l’opportunità, anche quest’anno, di ospitare personalità di
spicco del mondo della cultura, delle arti e della comunicazione.
G
Tra i vari eventi che si sono susseguiti durante il mese di
attività, ricordiamo il conferimento al giornalista Sergio
Zavoli del prestigioso premio “Gamajun International
Award 2007”.
Un secondo appuntamento è stato quello con don Luigi
Ciotti, fondatore del gruppo Abele, sempre in prima linea
nella lotta alla mafia e alla sottocultura che essa rappresenta.
Mafie ed emarginazione: caratteristica del suo operato è
infatti l’intreccio dell’impegno nell’accompagnare e accogliere le persone in difficoltà con l’azione educativa, la
dimensione sociale e politica, la proposta culturale.
Don Ciotti ha incontrato il pubblico in un confronto su
etica e politica
Cultura della legalità, impegno civile, costruzione di una
cultura basata sul senso della memoria, sono questi i temi
sui quali si è incentrato, invece, l’incontro organizzato dal
Laboratorio della Comunicazione con l’ex magistrato
Gherardo Colombo, uno dei protagonisti delle grandi
inchieste giudiziarie italiane. Per circa un trentennio, Gherardo Colombo, ha seguito le trasformazioni della società
italiana, gli intrecci tra politica, economia e affari, da quell’osservatorio privilegiato che è stato il palazzo di giustizia di Milano. Attualmente ha lasciato la Magistratura e
collabora con case editrici, scuole e associazioni, dedicandosi da tempo al dialogo con i giovani, per ricordare la
dimensione pedagogica della costruzione “dal basso” di
una cultura della legalità.
Grazie al Laboratorio, numerosi gemonesi hanno potuto
così incontrare personalità di rilievo nel panorama italiano.
Un grato riconoscimento agli amici del Lab.
4
ATTUALITA’
Primarie. Il punto
Dopo il voto del 14 ottobre
D
Veltroni con circa il 75%, a
livello regionale ha vinto
Zvech con il 55%.
Sono stati una giornata ed
un risultato da considerare
con interesse in quanto:
A Gemona hanno votato in
523; i risultati per la nomina
del segretario regionale
hanno premiato Zvech con
367 voti; sono andati, poi,
114 voti a Moretton, 16 a
Russo e 13 a Barazza; le
schede bianche sono state 7
e le nulle 6.
omenica 14 si sono
tenute in tutta Italia le
elezioni del nuovo Partito
Democratico: si votava per
il segretario nazionale e per
quello regionale.
ha ridotto il numero dei
partiti, facilitando la semplificazione del quadro politico (in Parlamento ne abbiamo 39, tra personali e non,
alcuni nati da poco);
i cittadini sono stati i
protagonisti di questo cambiamento che concorrerà a
modificare il volto della
politica italiana.
A livello nazionale ha vinto
Virgilio Disetti era il candidato locale a sostegno di
Moretton.
Mariolina Patat sosteva
Zvech.
Entrambi ex Margherita e
sostenitori di Veltroni a
livello nazionale; A Gemona, però, divisi su tutto. Il
voto ha misurato il gradimento politico di entrambi
dando a Mariolina Patat,
nel confronto, una vittoria
schiacciante. E’ la conferma
che si sta concludendo il
ciclo iniziato negli anni ‘90
ed entrato in crisi un anno
fa con la spaccatura della
Giunta, come avevamo
scritto nel marzo di quest’anno.
Quali riflessi avrà il voto
sulla politica e sull’amministrazione di Gemona?
Quali saranno gli effetti del
voto all’interno del Partito
Democratico? Come verrà
attuato il cambiamento chiesto dai cittadini e incarnato
dalla leadership di Valter
Veltroni?
Cosa cambierà ora a livello
locale? Segnerà il tramonto
politico di Disetti? Si aprirà
una nuova stagione di apertura ai giovani e di formazione di nuove leadership?
Quali saranno i riflessi di
questo protagonismo sull’amministrazione comunale di Gemona?
Cosa succederà una volta
superata la crisi che ha
motivato la nascita a febbraio della giunta di emergenza? Si riconsegneranno
le sorti di Gemona ai cittadini, a maggio 2008, in
concomitanza con le elezioni provinciali e regionali?
Nel prossimo numero tenteremo di fare il punto su queste e su altre questioni che
rimangono sospese. Ascoltando i protagonisti e la
gente.
emona si sveglia
tappezzata da una
lunga serie di manifestinostalgia che ci riportano dritti agli anni cinquanta, con Peppone e
don Camillo che si sorridono sornioni, o ai
primi anni sessanta,
quando in Friuli non si
vinceva senza la benedizione del parroco.
Ma in questo frangente
l’ex parroco non c’entra nulla, anzi sembra
che don Felice non
fosse nemmeno a conoscenza di un tale dispiegamento di manifesti.
Ma non era terminata la
stagione delle strumentalizzazioni propagandistiche?
Sono questi i rappresentanti politici del nuovo
che avanza? Per fortuna
tanti cittadini non si
lasciano più sedurre
dalla propaganda.
G
5
ENERGIA
Il risparmio energetico… a casa nostra
Gemona ospita APE, l'Agenzia per l'energia della Provincia di Udine
a circa un anno in Piovega in via S. Lucia 19
ha sede l’Agenzia Provinciale per l’Energia di Udine
(APE). L’agenzia appartiene
ad una rete europea di agenzie costituita attraverso il
progetto “IEE” (Intelligent
Energy for Europe, Energia
Intelligente per l’Europa) ed
è nata nel marzo del 2006
per iniziativa dell’Assessorato all’ambiente della Provincia di Udine.
Come le altre trecento agenzie che fanno parte della
rete, anche l’Agenzia per
l’Energia della nostra Provincia ha tra i suoi compiti
principali il risparmio energetico, il sostegno delle iniziative che hanno come
obiettivo l’efficienza energetica e l’utilizzo delle fonti
rinnovabili.
L’Agenzia è un’associazione
senza scopo di lucro, e pertanto può lavorare in modo
libero e indipendente. Nell’assemblea dei soci che la
compongono (tra cui le Province di Udine e Pordenone,
i Comuni di Gorizia e Nova
Gorica, ANCI FVG, ADICONSUM, Legambiente,
l’Università di Udine…) ciascun rappresentante ha lo
stesso “peso”: anche la Provincia di Udine, nonostante
fornisca all’Agenzia il 50%
dei finanziamenti (il restante
50% è coperto dal sostegno
della Comunità Europea).
La nascita nella realtà locale
di una Agenzia con queste
caratteristiche è un fatto
positivo nell’attuale quadro
energetico e stante la necessità di informazione e formazione corretta e indipendente
su queste tematiche, in dialogo con il territorio: piccole e
medie imprese, enti pubblici
locali, scuole e privati cittadini.
Competerà ai Comuni presiedere alla certificazione
energetica degli edifici; con
questi e con i professionisti
l’Agenzia ha avviato un
D
dibattito sul trasferimento
agli Enti Locali delle funzioni in materia di energia, promuovendo incontri pubblici
e un convegno. Una seconda
iniziativa ideata dall’Agenzia è stata una giornata di
studi sulle tecnologie legate
al fotovoltaico presso la sede
dell’istituto A. Malignani
che ha avuto luogo nello
scorso mese di ottobre.
Inoltre, anche su invito della
Commissione Europea, l’Agenzia per il 2007 si sta
impegnando in alcuni progetti di risparmio energetico
nel campo dell’edilizia,
riguardo alla certificazione
energetica degli edifici, poiché nel settore residenziale,
responsabile da solo del 40%
dei consumi energetici a
scala locale e europea, l’obiettivo di una riduzione dei
consumi è concretamente
realizzabile e raggiungibile
con più facilità rispetto agli
altri settori energivori (trasporti, industria).
L’Agenzia è in contatto con
l’Agenzia CasaClima di Bolzano, dove si è ormai consolidata una notevole esperienza nel campo della certificazione e dell’efficienza energetica nell’edilizia e da gennaio dell’anno prossimo proporrà corsi di formazione per
professionisti e tecnici del
settore, con l’obiettivo di
offrire anche a livello locale
la possibilità di accedere ad
una formazione specifica e
di qualità nel settore del
risparmio energetico legato
all’edilizia. L’Agenzia si
occuperà anche della certificazione energetica degli edifici secondo lo standard
CasaClima. Si renderà attivo
anche un servizio di consulenza a cui potranno rivolgersi anche i singoli cittadini
che necessitano di informazioni e consigli in materia di
risparmio energetico. Ci si
potrà per esempio rivolgere
all’Agenzia per un parere
tecnico al momento di intraprendere lavori di riqualificazione energetica sulla propria casa, o in previsione di
investimenti in campo energetico (per esempio: installazione di un impianto fotovoltaico...)
E da ultimo ci sarà anche un
DVD sui temi del risparmio
energetico indirizzato a
famiglie e scuole, allo scopo
di sensibilizzare il maggior
numero di persone possibile
sul problema del risparmio e
sull’uso razionale dell’energia, problemi la cui impostazione non può più essere rinviata e che va portata con
urgenza all’attenzione di un
pubblico il più vasto possibile.
Regina Ermacora
[email protected]
APE - Agenzia Provinciale
per l’Energia di Udine, Via
Santa Lucia, 19 – 33013
Gemona del Friuli (UD)
tel +39 0432 980 322/ Fax
+39 0432 309 985
Email: [email protected]
Web: www.ape.ud.it
Orari al pubblico:
L-V 8:30-13:00/13:45-17:15
Impianto fotovoltaico presso l'istituto "A.Malignani" di Udine
SOCIETA’
6
Vince chi beve di più…
Feste della birra e rischio di incidenti
iamo gente strana.
Vorremmo l'ergastolo
per lo straniero ubriaco che
investe e uccide ragazzi italiani (anche se di sicuro
saremmo più clementi per
l'italiano ubriaco che investe un ragazzo immigrato).
Ci disperiamo per le giovani vite che ogni anno si
spezzano sulla strada (in
Italia fra i 15 e i 30 anni una
morte su due avviene sulle
strade, e di queste la metà,
circa 2000 ragazzi all'anno,
a causa dell'alcol). Approviamo (almeno finché non
fermano noi) le nuove più
dure leggi su alcol e guida.
Ci preoccupano i rave-party
della vicina Slovenia, meta
di tanti nostri ragazzi, dove
fra alcol e pasticche c'è
sempre qualcuno che non
torna a casa intero (o non
torna del tutto).
E poi ci viene la bella idea
di rallegrare feste e sagre di
S
Alcolemia
0,5 mg/ml
(limite di
legge)
Alcol
ingerito
2-3 bicchieri
di vino o
lattine di
birra chiara
paese con simpatiche "gare
della birra" (vince la persona, o il gruppo, che riesce a
berne di più). Eppure, al di
là di causare, ovviamente,
stati di intossicazione etilica più o meno grave, e al di
là dell'evidente negatività
del messaggio (vince chi si
intossica di più), dovrebbe
essere ben chiaro il rischio
che, tornando a casa, il concorrente si infranga su un
muro, o investa altri innocenti che si trovi ad incrociare.
I tempi sono evidentemente
cambiati, e oggi una "festa
della birra" tira molto più
della "sagra di san Gaspare". Così in tutta Italia d'estate le feste della birra
sono ormai routine, magari
chiamandole "A tutta
birra!", come questa primavera nel cartellone all'uscita
per Udine Fiera, nome che
suggerisce al tempo stesso
di berne molta e poi
di guidare, per l'appunto, "a tutta
birra". Il passo successivo è quello di
organizzare gare di
bevute, con regolari
coppe ai vincitori, a
volte stampate sulle
locandine, ma sempre più spesso, per
evitare
problemi
(molte gare sono
state sospese in
seguito alle proteste
di cittadini che leggevano i manifesti)
pubblicizzate solo a
voce.
L'ultima di queste
gare si è svolta a
Gemona a fine agosto: da
quanto mi viene riferito
pare che il gruppo vincitore, composto da 13 concorrenti, abbia totalizzato ben
650 birrini, il che vorrebbe
dire circa 10 litri di birra a
Sintomi
Loquacità ed euforia
testa, in cinque ore.
La gara a Gemona è solo un
esempio, perché queste
competizioni sono un'abitudine diffusa in tutta Italia,
però vale la pena fare due
conti: per smaltire
Principali effetti sulla
guida
Difficoltà nella
percezione della
segnaletica, distraibilità,
reazioni più lente.
Alterata valutazione delle
distanze, abbagliamento
nella guida notturna,
restringimento del
campo visivo, tempi di
reazione rallentati,
ridotta capacità di
controllo del veicolo.
1 mg/ml
5-6 bicchieri
di vino o
lattine di
birra chiara
Difficoltà di espressione verbale,
problemi nel coordinamento dei
movimenti, disturbi nelle percezioni
sensoriali.
1,5 mg/ml
1-1,5 litri di
vino o 3-4
litri di birra
chiara
Aumentano le difficoltà di
coordinamento dei movimenti,
andatura barcollante, percezione
sensoriale molto ridotta, forte
disinibizione, difficoltà nel valutare
correttamente le distanze.
Gli stessi disturbi di cui
sopra, ma nettamente
più marcati.
2 mg/ml
1,5-2,5 litri di
vino o 4-6
litri di birra
chiara
Stato di ubriachezza, sonnolenza e
nausea.
Momenti di assenza
dall’attenzione alla guida
(colpo di sonno).
3 mg/ml
Oltre 4
mg(ml
Stato di intossicazione generale,
incoerenza, incoordinazione
motoria, insensibilità al dolore.
Possibile coma etilico e morte per
arresto cardio–respiratorio,.
(*) Le pene sono raddoppiate in caso di incidente.
Incapacità di avviare e
guidare veicoli.
Incoscienza
Pene previste dal 410-07 per chi guida (*)
0,5-0,8: ammenda da
500 a 2000 euro,
sospensione patente
da tre a sei mesi
0,8-1,5: ammenda da
800 a 3200 euro,
sospensione patente
da sei mesi a un anno,
arresto fino a tre mesi
Più di 1,5: ammenda
da 1500 a 6000 euro,
sospensione patente
da uno a due anni,
arresto fino a sei mesi
Stesse pene di cui
sopra, ma in teoria
dovrebbe essere
impossibile tentare di
guidare
SOCIETA’
7
l'alcol contenuto in un litro
di birra l'organismo impiega circa tre ore, quindi
dopo cinque ore di gara
ogni concorrente ne ha
smaltiti circa due. Ne restano otto. Supponendo che
per facilitare il gioco la
birra utilizzata in queste
gare sia più leggera del normale, diciamo che ognuno
dei vincitori quando va a
casa in media ha ancora in
corpo circa 150-160 grammi di alcol non smaltiti. Per
superare il limite previsto
dalla legge (0.5 mg/ml) ne
bastano 35-40 grammi. Per
raggiungere uno stato di
ebbrezza (1.0 mg/ml, dose
che aumenta di 15-20 volte
il rischio di incidente) ne
bastano 80-90 grammi. Con
150 grammi, equivalenti a
due litri di vino, inizia a
essere difficile non solo
guidare, ma anche parlare
(se poi la birra non era leggera ma normale, i litri di
vino equivalenti diventano
tre, e anche camminare
diventa complicato).
Ora, la birra è certo una
buona e simpatica bevanda,
e il bere alcolici (almeno
fra chi è maggiorenne, per
gli adolescenti i rischi
aumentano) non va né vietato né demonizzato, ma
dimenticare che proprio
l'eccesso di birra ogni anno
lascia sulle strade buona
parte dei 2000 giovani e
giovanissimi sopra ricordati, è cosa che può fare il
ragazzino che beve, ma non
un'amministrazione pubblica, e neanche un comitato
di borgata.
Se questo accade, non è
credo per indifferenza, ma
perché nella nostra cultura
il rapporto con l'alcol è così
stretto da farci vedere con
tollerante simpatia anche i
comportamenti di abuso. E'
per questa miopia culturale
che anche le benemerite
adunate degli alpini, sull'onda del "non è alpino chi
non beve il vino" e con la
classica coreografia delle
auto che viaggiano con la
botte sul tetto, finiscono
con l'essere un incitamento
all'abuso, e persino la
Comunità di San Patrignano, che promuove da sempre la "tolleranza zero"
verso qualsiasi droga, è
incredibilmente diventata
un grande produttore di
vino.
Insomma, bere birra va
bene, ma indire gare a chi
beve di più mi sembra davvero una scelta su cui riflettere. Del resto, per legge se
induco qualcuno ad usare
droghe e questi poi muore
per un incidente, o un'overdose, posso essere accusato
di omicidio colposo. E se
induco decine di ragazzi a
bere troppo (e una gara di
bevute è proprio questo) e
qualcuno si schianta tornando a casa? Pensiamoci.
Gianni Canzian
ex libris
Sindrome da vù-cumprà
Tornando da scuola,
Gratus passò per il
centro per comprare dei
quaderni alla cartoleria.
Appena entrarono nel
negozio, lui e il suo
borsone, il
commerciante gli viene
incontro con mani e
palmi aperti con:
“No grazie, non
compriamo niente!”
“Ok! - disse Gratus - ma
io posso comprare dei
quaderni?”
Imbarazzismi
di Kossi Komla-Ebri
Onoranze Funebri
Ospedaletto di Gemona - Reperibilità continuata al
0432 983517
Appalto comunale recupero salme
Comprendendo le complicazioni dovute ad un continuo aumento
dei prezzi, vogliamo portare a conoscenza dei cittadini di Gemona
che la nostra azienda si vuole impegnare a garantire un servizio
funebre completo e decoroso a
EURO 1950,00
STORIIS
8
Il cielo di roccia
“I soi stât avonde sot tiere”
egli anni ‘50 e ‘60 lavoravano nelle miniere di
Raibl una trentina di gemonesi.
Raibl, presso Tarvisio, è
l’antico nome di Cave del
Predil.
Negli anni ‘70 ospitava
circa 1.200 persone, nel
1991 la miniera ha chiuso i
battenti; oggi gli abitanti
rimasti sono meno di quattrocento per lo più anziani.
La miniera è stata, per i residenti di Cave, la loro vita, la
loro gioia e la loro morte. Il
bersaglio delle maledizioni,
il difficile lavoro che non
perdona gli errori, la casa,
la vita sociale, il loro destino. Sembra che quella
miniera fosse nota fin da 800
anni prima di Cristo, quando il minerale veniva raccolto da strati superficiali, scaldato nel fuoco dei crogioli
per estrarre ferro, piombo e
zinco. I primi documenti storici risalgono al 1.320
d.c.(http://www.minieradiraibl.it/).
N
Patat Pietro da famee dai
Giupès è nato a Gemona il 3
maggio del 1927. A 16 anni
iniziò a lavorare in galleria a
Trieste per poi trasferirsi, a
21 anni, a Cave dove rimase
fino all’ottobre del 1979
quando andò in pensione: 36
anni di lavoro duro nelle
viscere delle montagne
come martellista, capoturno
e poi sorvegliante. L’ultimo
periodo di lavoro lo trascorse ad oltre 600 metri di
profondità.
Non solo lui. La domenica
pomeriggio, racconta la
moglie, si trovavano tutti
alla stazione di Gemona per
prendere il treno per Tarvisio
con altri colleghi che arrivavano dalla “Pedemontana”
(da Cornino, Forgaria, Pinzano…).
Il lavoro in miniera. Si predisponevano i fori per inserire la dinamite (cariche) che
si facevano esplodere in
sequenza precisa (volate).
Le esplosioni esterne erano
precedute dal suono della
sirena che preannunciava la
possibile ricaduta di pietre
nel piccolo centro urbano. Il
disgaggio, il caricamento del
materiale sul trenino, l’armatura della galleria, il trasferimento del materiale in
superficie, la separazione del
minerale dalla roccia (sterile), costituivano le fasi di
lavorazione successive e
permettevano di estendere
così le gallerie nelle viscere
della montagna. Un formicaio al contrario.
Un mestiere pericoloso. Il
figlio Paolo, che ha abitato a
Cave per alcuni anni, ricorda
Gemonesi a Cave: da dx Pietro Patat, Deseli,Cappellano
della miniera, Federico, Toni "Blesteme", Pieri Bambin
(parzialmente nascosto) e Bonitti.
che quando suonavano le sirene fuori
ordinanza (non in
occasione
dello
scoppio delle mine,
che avveniva giornalmente verso le 10
e le 15 di tutti i giorni lavorativi), nel
paese calava un
silenzio
irreale.
Tutto si fermava,
rimaneva in sospensione: in miniera
era successo un incidente che spesso era
mortale.
I rischi erano maggiori durante i collegamenti verticali
tra le gallerie situate a profondità
diverse. Ma il peri- 1949, Pietro Patat all'uscita della
colo per i lavoratori galleria
assumeva anche forme più ogni domenica sera, riensubdole: l’ambiente insalu- travo a Gemona il lunedì
bre, la polvere che si depo- mattina e andavo a riprensitava nei polmoni, col derlo il venerdì sera. Quantempo, provocava l’insorge- do smise di lavorare, nel 79,
re di una malattia: la silico- ci fu una festa e lo congedasi. Si sviluppava dopo una rono con la medaglia d’oro.
lunga esposizione e causava Quella volta piansi io”.
insufficienza respiratoria e
la predisposizione ad altre La pensione. Pieri, come
molti altri friulani, si è dedipatologie.
cato negli ultimi anni a fare
Il terremoto. Nel 1976, a quello che gli piaceva e che
Cave, i minatori non si purtroppo da giovane non
accorsero subito del terre- era riuscito a fare: stare in
moto, erano abituati alle famiglia, coltivare l’orto,
scosse. Infatti una caratteri- allevare animali da cortile,...
stica della miniera erano i
cosiddetti “colpi di tensio- La malattia. La moglie:
ne”, piccoli movimenti tellu- “Nel 1991 gli tolsero un polrici dovuti all’assestamento mone. Rimase 100 giorni in
geologico, che talvolta pro- ospedale anche a seguito a
vocavano crolli in galleria. una brutta infezione che non
Si resero conto che si tratta- voleva guarire: dopo l’opeva di terremoto solo dopo razione ci furono, purtroppo,
avere visto i camini delle delle complicazioni, così
Pietro dovette vivere l’ultiabitazioni caduti.
mo periodo della sua
Racconta la moglie:
“In tenda, con la
casa distrutta, l’ho Poesia del minatore
visto piangere per Ecco la galleria, eccola,
la seconda volta guarda lì che bocca aperta
nella mia vita. Non pronta pè ingollà tanti minatori,
voleva più ritorna- succhialli e risputalli via spremuti.
re in miniera. Lo Che bella fregatura, mondo ladro!
convinsi solo per- Tutto l'mì sangue trasformato in oro
ché gli mancavano dentro a le tasche dè commendatori
3 anni alla pensio- e i mì polmoni diventano pietra tutti
ne, ma dovetti per me, tutti per me soltanto.
accompagnarlo a
autore ignoto
Cave in macchina
9
vita in condizioni molto precarie. La fistola postoperatoria, mai rimarginata, esigeva medicazioni quotidiane
e costringeva lui e i famigliari a vivere una situazione
difficile. Una garza dimenticata nel torace durante una
medicazione, rischiò di causarne la morte per infezione.
Morì di silicosi nel febbraio
del 1994. Solo nell’aprile del
1998, a 4 anni dalla morte
gli è stato riconosciuta la
malattia professionale: un
riconoscimento “postumo”
per la tanta, troppa polvere
che si era accumulata nei
polmoni.”
Ancora due ricordi del
padre. Paolo mi racconta
che una volta rientrando a
Gemona dall’allora Iugoslavia, dove si era recato per
fare compere a Bovec, in una
osteria, si era imbattuto in
vecchi minatori che conoscevano suo padre e che avevano condiviso con lui tante
fatiche. Così racconta: “Iniziammo a parlare: la cosa
che mi fece molto piacere è
che avevano un buon ricordo
di lui.”.
Una volta gli dissi: “Papà j
volarès fa ativitât speleo”
(Papà vorrei fare attività di
speleologo). La risposta fu
perentoria: “No! I soi stât
avonde jo sot tiere” (No!
Sono stato io abbastanza
sotto terra).
Conclusioni.
Una buona notizia: il Parlamento Italiano ha approvato
in luglio lo schema di Delega
al Governo per la redazione
del Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro (L. 3 agosto
2007 n. 123) con alcune
norme immediatamente precettive. La finalità è proteggere di più e meglio chi lavora, perché il lavoro serve a
vivere.
Ho trovato una semplice
poesia, Pense e Maravee la
dedica a chi per lavoro, ha
dovuto scambiare il cielo
con la roccia.
Sandro Cargnelutti
PACE&DIRITTI
Perugia-Assisi
Anche Gemona in marcia per la pace e i diritti umani
a Giunta comunale di
Gemona ha deciso di
aderire alla marcia per la
pace Perugia-Assisi del
7.10.2007.
Il coinvolgimento del nostro
Comune è stato sollecitato
dal Consiglio d’Istituto e
dal Collegio dei Docenti
dell’Istituto scolastico R.
D’Aronco di Gemona; questo Istituto ha, infatti, aderito al programma “La mia
scuola per la pace” 20072008 promosso dal Coordinamento Enti Locali per la
pace e i diritti umani e dalla
Tavola della pace d’intesa
con il Ministero della Pubblica Istruzione. Il programma dell’Istituto prevedeva
lo svolgimento di due iniziative:
1) la partecipazione alla
marcia
Perugia-Assisi,
dove una rappresentanza di
42 persone, composta da
studenti e insegnanti del
Centro studi e guidata dal
preside Bruno Seravalli, ha
sfilato assieme ad alcuni
iracheni contro la guerra,
palestinesi e israeliani per il
dialogo, tantissimi giovani e
adulti italiani accomunati
dalla parola d’ordine “Diritti umani per tutti, basta crimini”.
La marcia di quest’anno era
dedicata in modo particolare al sostegno della lotta
nonviolenta dei monaci
buddhisti della vecchia Bir-
L
Assisi: i gemonesi che hanno partecipato alla Marcia della
Pace con il Consigliere Bruno Seravalli in rappresentanza
anche del Comune.
mania; fra le migliaia di
bandiere e magliette proBirmania c’era anche la
bandiera dell’Istituto D’Aronco e la presenza del
Comune di Gemona tramite
la fascia tricolore indossata
dal Consigliere comunale
Seravalli (vedi foto).
Va rilevato che i partecipanti di Gemona hanno sostenuto in proprio le spese di
viaggio.
2) Un incontro-dibattito a
fine ottobre nell’aula magna
dello stesso Istituto, in cui
una delegazione israeliana
illustrerà agli studenti la
storia di Israele e i problemi
attuali legati alla questione
palestinese. Sarà, questa,
un’occasione per approfondire e confrontare i progetti
di educazione degli adulti
dell’Istituto gemonese con
quelli promossi dal Governo israeliano anche nei territori arabi.
Quest’incontro costituirà
anche un’anticipazione dell’iniziativa che vedrà uniti il
Comune di Gemona e l’istituto D’Aronco per realizzare il progetto denominato
“Via della Pace”, che collegherà la località israeliana
di Meilya con quella palestinese di Hilla.
a cura di Lorenzo Londero
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10
CINA
Cina è... Danieli
Il reportage di una gemonese
Il termine Cina è ormai definitivamente diventato sinonimo di affari ed introiti. Non
poteva quindi sfuggire come
luogo di investimento a una
delle più importanti aziende
friulane: la Danieli & C.
Officine Meccaniche Spa di
Buttrio, uno dei leader nel
mondo dell’impiantistica per
l’industria dell’acciaio e
nella produzione dello stesso.
La Danieli ha aperto il suo
primo ufficio in Cina nel
1980. Attualmente - con
circa 500 dipendenti cinesi e
una ventina di tecnici espatriati - è presente a Pechino,
dove oltre all’ufficio di rappresentanza c’è anche la
Danieli Metallurgical Equipment (ditta fondata nel 2004
con lo scopo di supportare le
vendite della Danieli per i
Paesi extra Cina) e a Shanghai. Entro la fine del 2007
avrà anche un’unità produttiva a Changshu (Danieli
Changshu
Metallurgical
Equipment and Service) con
lo scopo di garantire un
monitoraggio più efficace
sulle clientele di tutto l’estremo Oriente.
La Cina rappresenta circa il
10% del fatturato aziendale e
le possibilità di crescita per il
gruppo sono alte: per il 2008
si parla di un incremento
vendite sul mercato locale
pari all’ 80 %.
Ho incontrato Stefano Cantarutti, responsabile vendite
per i laminatoi per prodotti
lunghi. Vive e lavora a
Pechino per la Danieli dal
gennaio 2005.
Perchè per un’azienda
come la Danieli è importante operare in Cina?
Oggi circa il 50% dell’acciaio mondiale viene prodotto in Cina. Per questo è fondamentale essere presenti in
questo mercato e, ancor più,
è importante operare direttamente a contatto con la sua
realtà locale, portando avanti, però, un lavoro svolto
secondo gli standard qualitativi europei. A questo proposito per noi è indispensabile
avere un gruppo di persone
che si recano presso i fornitori per sincerarsi che la qualità dei prodotti corrisponda
alle nostre richieste. Il più
delle volte, purtroppo, questo
non accade. Direi che manca
la cultura del lavoro di qualità e per ottenerla bisogna
vigilare su tutte le fasi produttive.
La delocalizzazione di
un’impresa nel cosiddetto
Far East può essere un processo reversibile?
Non lo ritengo tale perchè la
legge di mercato è molto
concorrenziale e per essere
competitivi bisogna cercare
di diminuire i costi dei prodotti. A noi la Cina serve
anche se il cuore dell’azienda, in termini di processo e
sviluppo, resterà sempre in
Italia.
All’origine dei processi di
delocalizzazione ci sono
anche i bassi costi energetici. Che percezione hanno i
Fioreria
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cinesi dell’insostenibilità
ecologica del loro modello
di sviluppo?
La Cina si trova ad oggi nel
pieno dello sviluppo industriale e ciò ha causato gravi
problemi alla situazione
ambientale: falde acquifere
inquinate, aria irrespirabile
causata da emissioni non
controllate,
vegetazione
abbattuta per far spazio non
solo a nuovi insediamenti
produttivi ma anche a nuove
costruzioni etc.. Oggi, tuttavia, le cose stanno un po’
cambiando. Nel nostro settore c’è una sempre più presente richiesta di sistemi per il
controllo delle emissioni,
per l’abbattimento della
rumorosità, etc sulla base di
quello che è già successo in
Europa negli anni passati. Lo
stesso sempre più frequente
trasferimento delle industrie
al di fuori delle grandi città
fa capire che le cose stanno
cambiando.
Ci sono “ingerenze” del
potere politico locale nelle
attività
imprenditoriali
straniere?
No. Gli investimenti stranieri sono ancora ben visti dai
cinesi, quindi ci lasciano
nelle condizioni di lavorare
nel miglior modo possibile.
Com’è lavorare con i cinesi? Quali sono le principali
differenze e difficoltà che si
incontrano?
Lavorare con i cinesi è strano, particolare. Da un punto
di vista aziendale le difficoltà maggiori si riscontrano
al momento di mettere in
pratica
determinate
leggi/normative. Ad esempio, non si possono fatturare
più di 10 Milioni di RMB al
mese, ma nel nostro settore a
volte accade che se ne fatturino 100 e per la legge cinese
questo è un problema. Ci
capita spesso di incontrare
complicazioni burocratiche
per
noi
assolutamente
incomprensibili. Da un punto
di vista lavorativo in senso
stretto le difficoltà sono
soprattutto legate alla differenza culturale. Il mio primo
impatto con la Cina e’ stato
un meeting dalle parti di
Canton. Partecipanti: io, un
mio collega cinese e 20 rappresentanti del cliente disposti su due file. All’inizio non
mi capacitavo della presenza
di tutte quelle persone, dopo
il primo giorno ho capito il
perchè di tanta gente. Al termine della sessione mattutina durante la quale la prima
fila aveva interagito mentre
la seconda aveva dormito,
letto e telefonato, i ruoli delle
due file si sono invertiti fino
a sera. Il giorno dopo è successa la stessa cosa e così il
giorno dopo ancora, e non
era importante fosse venerdì,
sabato o domenica perchè i
cinesi lavorano 7 giorni su 7.
Io, in compenso, quando
sono rientrato a Pechino
dopo 30 giorni di lavoro di
fila ero stanchissimo.
Un altro aspetto particolare
in Cina sono le cene di lavoro. Solitamente iniziano alle
17:30/18 e durano un paio
d’ore, ma la quantità di Mao
Tai - liquore simile alla
nostra grappa ma molto più
alcolico - che si è forzati a
bere nel nome dell’amicizia,
della cooperazione e del successo dell’affare è spaventosa. Per i tre giorni successivi
si soffre di mal di testa, bruciore di stomaco e ci si ripromette che non succederà più.
Ma alla cena successiva è
impossibile tirarsi indietro.
Quanto influisce quotidianamente sull’operato dell’impresa l’ostacolo linguistico?
Ha una certa rilevanza. Gli
interlocutori in grado di parlare in maniera fluida la lingua inglese e quindi di recepire al meglio il contenuto
dei nostri incontri sono
pochi. Da qui la neces-
LAB 2007
11
Da Kabul a Gemona
Uno studente presente al Laboratorio Internaz. della Comunicazione
opo oltre 30 anni di
guerra, ora c'è la
pace, si sta ricostruendo, e
nella gente c'è l'entusiasmo
di darsi da fare". E' la testimonianza di Edrees Osmani,
23 anni, lo studente afghano
presente quest'anno all'edizione 2007 del Laboratorio
Internazionale della Comunicazione. Lui arriva da Quimarkaz/ Sharenaw, un quartiere di Kabul che oggi ospita circa 5 mila abitanti. I suoi
genitori sono entrambi insegnanti, e Edrees ha pure due
fratelli e tre sorelle. Edrees si
è laureato quest'anno all'Università di Kabul, in lingua e
letteratura inglese. I suoi due
fratelli più grandi studiano
pure all'università: sociologia e letteratura afghana: "in
Afghanistan - dice - l'università è gratuita per tutti,
ma per frequentarla si deve
superare il "konko", un
esame molto difficile: è il
talento richiesto per poter
studiare". Edrees parla e
capisce bene l'italiano, l'ha
imparato prima in un corso
di due mesi all'università del
suo paese, successivamente
durante un corso-studio di
due mesi fatto l'anno scorso
a Perugia: "era la prima volta
- racconta - che ben 53 studenti afghani potevano
lasciare l'Afghanistan per
poter venire a studiare in Italia. Di questo, noi ringraziamo le ambasciate e i ministeri italiani che ci hanno permesso di farlo. Oggi, nel mio
paese, per la prima volta, i
giovani hanno la possibilità
di andare all'estero a studiare. Per 30 lunghi anni, da noi
abbiamo avuto solo la guerra: ora, per la prima volta, c'è
la pace. Certo, è tutto da
ricostruire, ma ci vuole del
tempo, e la voglia di fare c'è,
sopratutto nei giovani. Per
30 anni abbiamo avuto soltanto guerre, e abbiamo
perso tutto quello che avevamo". La speranza, ma anche
la fiducia verso le forze mili-
sità di avere sempre un interprete che traduce tutte le
informazioni dall’inglese al
cinese e viceversa.
Come affronta la Cina il
problema “sicurezza sul
lavoro”? La Danieli che
codici applica?
Pechino ha promulgato una
legge relativa alla sicurezza
sul lavoro sulla falsariga dei
modelli europei nel 2002, ma
la normativa risulta lacunosa
e di difficile interpretazione.
Noi applichiamo il nostro
standard di sicurezza aziendale italiano che risulta
molto più restrittivo di quello
cinese.
La Danieli partecipa alla
formazione mirata (anche
in Italia) di tecnici e operatori cinesi?
Recentemente sono state realizzate diverse collaborazioni
tra Università/ Centri scolastici italiani (Politecnico di
Milano, Università di Udine,
Università degli Studi di
Trieste, Istituto Tecnico
Industriale A. Malignani di
Udine) e l’Università di
Scienza e Tecnologia di
Pechino. Oltre a questo, vengono realizzati corsi di formazione interni alla Danieli
per i neo-laureati che in
seguito entreranno a far parte
della struttura aziendale in
Cina. L’ultimo progetto in
fase di finalizzazione prevede una serie di corsi tenuti da
professori italiani all’Università di Pechino.
Lavoro: c’è qualcosa che i
friulani (italiani) potrebbero imparare dai cinesi?
Difficile. I cinesi lavorano
tanto, nel senso di ore giornaliere, ma il rendimento alla
fine è inferiore a quello di un
lavoratore friulano. La qualità
del lavoro, purtroppo, lascia a
desiderare il più delle volte.
Giada Messetti
www.piumetta.splinder.com
"D
Edrees Osmani, afghano, a Gemona
tari italiane e americane, che
a detta di Edrees, oggi garantiscono la tranquillità presso
il centro di Kabul, in una
situazione che negli ultimi
anni ha registrato notevoli
aumenti nel costo della vita,
a cominciare del costo delle
case: "prima, con il governo
talebano le donne non potevano neanche uscire di casa:
mia madre stessa non poteva
andare a insegnare. Prima
negli anni '80, la città era
attaccata da più parti, e al
popolo non è rimasto niente.
Col tempo, abbiamo perso
pure il valore delle cose e
l'autoconsiderazione di noi
stessi: adesso possiamo darci
da fare. Il nostro popolo
vuole la pace: se c'è la pace,
è anche possibile migliorare". In questi anni, conoscen-
do l'inglese e l'italiano,
Edrees ha anche fatto la
guida per le forze militari,
ma anche per i tanti giornalisti che sono venuti in Afghanistan: "certo, è un lavoro
per il quale ci vuole coraggio, molte volte sono stato
minacciato. Molti mi hanno
pure consigliato di lasciare
l'Afghanistan per essere più
sicuro, ma non ho voglia di
lasciare il mio paese: perchè
dovrei? E poi è un lavoro che
mi piace, voglio guadagnare,
ho dei programmi nella mia
vita che spero di realizzare.
Ajmal Nashkbandi, l'interprete che guidò Mastrogiacomo l'ho conosciuto: abitava nel mio quartiere, e da noi
ci si conosce un po' tutti".
Piero Cargnelutti
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ESTATE 2007
12
Ricordi estivi
La Gemona che non dorme
sotto l'ombrellone
rande successo di pubblico ha
riscosso quella che è stata chiamata “La lunga notte del pane
caldo”, iniziativa inserita nella
novità 2007 dell’Agosto Medioevale
a Gemona: Pane, Musica e… La
notte tra l’11 e il 12 agosto ha visto
protagonista ogni tipo di musica in
tutte le piazze di Gemona: peccato la
pioggia, ma non è bastata in ogni
caso a sconsolare gli animi (vedi
foto a lato)! Alle 2.00 è scattata la
corsa a brioche e cappuccini in Piazza del Ferro. Le cifre dicono che
dalle 2.00 alle 4.00 sono stati venduti 500 cornetti caldi!!! L’iniziativa è stata il frutto di una
Piazzetta del Ponte: festeggiamenti di San Rocco sotto la pioggia
collaborazione tra Pro Glemona, esercizi pubblici del
metà luglio presso la Galleria d’Arte Babele si è tenuta
Centro Storico, il Comitato Borgate del Centro Storico, la
la mostra NU. FIL. HOBBY: GEMONA COLLEParrocchia “Santa Maria Assunta” e, naturalmente, i panifiZIONA – Rassegna di collezioni e hobby, allestita dal Circatori locali.
Buon esito hanno avuto anche gli approfondimenti culturali colo Filatelico Numismatico Gemonese. Erano presenti colsu Gemona e la sua storia, tenuti nell'ex-chiesa di San lezioni di ogni genere dai francobolli alle cartoline, dalle
immaginette sacre alle pipe, dalle tappatrici ai fumetti, … In
Michele:
conferenza della dott. Luisa Gastaldo su: “La confrater- questa occasione è stato redatto anche un interessante volumetto con interventi a tema filatelico-numinita di S.Michele e il suo Ospedale - profismatico. Il giorno dell’inaugurazione è stato
lo di un'istituzione gemonese in età moderemesso l’annullo speciale in omaggio al 150°
na”;
Anniversario della nascita dell’architetto
conferenza su: “Storie di cognomi”,
gemonese Raimondo D’Aronco su due
illustrazione della ricerca di Decio Tomat
diverse cartoline, che riproducono due proget(registri battesimali dell'archivio parrocti del D’Aronco: Piazza del Ferro e il Santuachiale) a cura di Alida Londero; introdurio di Sant’Antonio. A ricordo di questa ricorzione di Mariolina Patat sull'onomastica
renza il Comune di Gemona ha allestito presgemonese (a cura dell'associazione Storica
so le sale di Palazzo Elti l’esposizione RAIArcheologica Culturale 'V. Ostermann');
MONDO D’ARONCO L’INQUIETO
conferenza a cura del dott. D. CasaINGEGNO – Architetture da Gemona alle
grande sulla “Storia del castello di Gemoporte dell’Oriente. La mostra è rimasta aperna” dopo gli schavi archeologici, seguita
ta dal 16 giugno al 14 ottobre. Anche il Comudal dibattito su: "Castello, quale futuro?”.
ne di Udine ha commemorato questo evento
con una mostra parallela.
pagina a cura di Maria Copetti
(Per chi fosse interessato ad avere la pubblicazione del Circolo e le cartoline con l’annullo
contattare il Pres. del Circolo, Luciano Vale,
Tel. 0432 983095 oppure tramite e-mail:
[email protected])
G
A
UN CJANTON PAI CONTADINS
13
2007: consuntivo d’annata
Quando l'eccezione rischia di modificare la regola
l 2007, verrà sicuramente
ricordato come una delle
più "balorde" annate agrarie
che le nostre memorie ricordino. Infatti, ad un inverno
decisamente mite, sono
seguiti una primavera particolarmente calda e siccitosa
e un inizio estate all'insegna
dell'instabilità.
Tale andamento stagionale,
inizialmente, poteva far
supporre una buona annata
per gran parte delle produzioni agricole visto il sensibile anticipo delle fasi fenologiche delle varie colture.
Se la condizione "chest'an
'o sin une lune indenant”,
I
viene generalmente considerata positiva dagli agricoltori, in realtà non ha poi
soddisfatto gli auspici previsti, anche perché l'annata
è stata condizionata da
eventi grandigeni che per
fortuna hanno interessato
solo marginalmente il
nostro Comune.
Abbiamo assistito ad un
sensibile calo delle rese dei
cereali autunno-vernini,
dovuta alle scarse precipitazioni ed alle alte temperature primaverili, tanto da
far schizzare ai massimi
storici le quotazioni di mercato di questi ultimi anni
(...e da formulare anche una
ridicola pretesa di aumento
del prezzo del pane!). Alcuni problemi si sono manifestati anche per le semine
precoci di alcuni ibridi di
mais, dove si è resa necessaria la risemina, di fronte
ad una scarsa omogeneità
di nascita.
L'illusione principale, però,
è stata quella che si è creata
con la precoce maturazione
dell'uva, tanto che un inizio
invaiatura (cambio di colore) già nell'ultima decade di
luglio, forniva i presupposti
per un'annata "super".
Generalmente non ci si è
potuti lamentare, ma non è
stato possibile sfruttare al
meglio il vantaggio del sensibile anticipo (circa 10-12
giorni rispetto al 2003, che
deteneva il record). Infatti,
di fronte ad una ipotesi di
vendemmia anticipata, si
sono sospesi precocemente i
trattamenti anticrittogamici
(anche per garantire il
rispetto dei tempi di carenza) e la situazione ha favorito, con le precipitazioni di
fine agosto, un peggioramento fitosanitario, tanto da
dover affrettare la vendemmia, impedendo quella
completa maturazione che
da noi risulta spesso difficile.
Note più positive, invece, le
abbiamo dalle colture foraggiere; l'andamento stagionale del 2007, infatti, ha sicuramente permesso di recuperare
quel
"mancato
taglio" relativo agli eventi
siccitosi della scorsa estate.
Ricercatori del settore
sostengono che, se annate
come questa diventassero
NOTIZIE FLASH
Domenica 23 settembre a Bueris (area sagra),
in occasione della Festa
del miele, l'associazione
"Amîs dal Ueli Furlan” ha
allestito uno stand per
"l'approccio alla conoscenza dell'olio d'oliva".
Sono 5200, per la
provincia di Udine, le
domande relative ai danni
per la siccità 2006 pervenute alla Direzione Centrale Risorse Agricole,
Forestali e Montagna della
Regione F.V.G. Nel 2003
erano 3800.
sempre più frequenti, bisognerà attuare opportuni adeguamenti nelle principali
operazioni agronomiche, in
particolare per le semine dei
cereali, affinché le fasi
fenologiche più critiche,
vadano a coincidere il più
possibile con le presumibili
condizioni stagionali più
favorevoli. E ci vorrà del
tempo, perchè non sarà facile considerare marzo come
fosse aprile o ritenersi già in
settembre a metà agosto.
Speriamo solo che il 2007
venga ricordato, come
un'eccezione.
Zamolo Pierantonio
a anni osservo alcune anziane signore, che, da quando sono venute ad abitare nelle case popolari di Vicolo dei de’ Brugnis, con il loro paziente lavoro hanno bonificato, abbellito, reso allegro e colorato il pendio, che
dalla strada scende verso le abitazioni. Era un angolo di
Gemona, del Centro Storico, ridotto a discarica di rifiuti e
rudinàs, lasciati lì ancora dai tempi della ricostruzione e a
cui nessuno ha mai prestato attenzione. Nonostante tutto
rimangono ancora degli “spuntoni” di ferro, piuttosto
pericolosi, ruderi e tratti a rischio di smottamento (da anni
è stata posta una transenna e basta!). Queste signore sono
da ringraziare per il loro esempio, perché, con il loro lavoro e gli allegri colori dei fiori, curano la bellezza di un
angolino di Gemona a favore di tutti. Grazie!
A.M. Campana
D
14
CINETECA
Ottavio Bottecchia, l’ultima pedalata
Reportage di Gloria De Antoni prodotto dalla Cineteca
i sono concluse in luglio
le riprese di Ottavio Bottecchia, l’ultima pedalata,
reportage che Gloria De
Antoni, con l’aiuto regista
Renzo Carbonera, ha dedicato all’indimenticato campione di ciclismo a ottant’anni
dalla sua morte. Prodotto
dalla Cineteca del Friuli nell’ambito
dell’iniziativa
comunitaria Leader Plus, con
il sostegno della Fondazione
CRUP e la collaborazione
dei Comuni di Trasaghis e di
Colle Umberto, il reportage
verrà presentato tra qualche
mese nelle sale e successivamente uscirà in dvd con l’aggiunta di materiali extra.
Con il tocco leggero che
caratterizza i precedenti
lavori della De Antoni, I sentieri della gloria e Ritorno al
Tagliamento, il nuovo film
ripercorre le tappe fondamentali della vita e della carriera del ciclista, primo italiano ad aggiudicarsi il Tour
de France, nel 1924 (impresa
che ripeterà anche l’anno
seguente), e cerca di trovare
il bandolo nella ridda di ipotesi sulle cause della sua
morte, avvenuta al vecchio
ospedale San Michele a
Gemona il 15 giugno 1927,
in seguito all’incidente
occorso dodici giorni prima
lungo la strada che va da
S
Cornino a Peonis, vicino
Trasaghis, durante quello
che sarebbe stato il suo ultimo allenamento. Il lavoro si
avvale della consulenza di
Roberto Fagiolo, coautore
del libro Bottecchia l’inafferrabile e dell’intervento di
numerosi altri ricercatori e
testimoni come Enrico Spitaleri, Piero Stefanutti, Renato
Zardellon, Don Nello Marcuzzi, Mattia Bortuzzo, che a
101 anni ricorda di aver visto
Bottecchia al Tour de France.
Fondamentale il contributo
del giornalista sportivo
Gianni Mura.
Le ricerche fatte nei mesi
scorsi in archivi, musei,
biblioteche, centri di documentazione e il ritorno sui
luoghi che hanno segnato la
storia di Bottecchia (a partire
da San Martino di Colle
Umberto, in provincia di
Treviso, dove nacque nel
1894) aiutano l’autrice a
ricomporre le tessere di una
vita intensa che lo vide primeggiare non solo sulle due
ruote – prima della storica
impresa del 1924, vinse il
Giro del Piave, il Giro del
Friuli e quello del Veneto, la
Milano-San Remo e alcune
tappe del Tour de France del
1923 – ma anche sui campi
di battaglia. Com’è noto,
arruolato come bersagliere
Cartello sulla strada per Sant’Agnese. I veri ciclisti dovrebbero essere sempre amanti della natura. Chi getta i rifiuti
per strada non è un ciclista ma un incivile!
Ottavio Bottecchia in tenuta da allenamento
ciclista nel corso della gran- le canzoni del tempo. Per
de guerra, si distinse per atti una curiosa coincidenza,
di eroismo a Lestans, in proprio a Palazzo Gurisatti,
comune di Sequals, nel attuale sede della Cineteca,
novembre del 1917 e fu era ospitato fino al terremoto
decorato con una medaglia di del 1976 l’archivio cartaceo
dell’allora ospedale di
bronzo al valor militare.
A far rivivere allo spettatore Gemona che conservava la
i momenti esaltanti delle cartella clinica relativa alla
imprese sportive e a ricreare morte di Bottecchia, oggetto
l’atmosfera di quegli anni, nel 1965 di attento esame da
sono i documenti filmati pro- parte del dottor Enzo Salvavenienti dall’Archivio Pathé torelli, che ne dà conto con
- Gaumont di Parigi e dalla dovizia di particolari nel
Cineteca del Friuli, nonché reportage.
Iob Silvano & C.
Gemona del Friuli
COSE PUBBLICHE
15
Lorenzo
la
talpa
di Lorenzo Londero “flec”
1
Ex Manifattura: perché la
Regione non
mantiene l'impegno preso?
L’area dove sorgeva lo stabilimento della Manifattura
di Gemona ha, tuttora, una
duplice destinazione urbanistica:
di Centro commerciale
nella parte nord;
di zona industriale-artigianale, nella parte sud, pari a
circa 22.000 mq comprensivi della metà vuota dell’ex
fabbricato industriale.
Secondo il Consigliere
regionale V. Disetti “la
destinazione di quell’area,
vista la sua collocazione,
non può più essere produttiva” (Messaggero V. 8.9.07).
Invece, il Consigliere comunale C. Polano non solo
sostiene che tale area vada
mantenuta come realtà produttiva, ma si chiede anche
“come mai si sbandiera che
ci sarebbe una sessantina di
richieste di insediamento al
CIPAF e non si riesce a portarne qualcuna dentro i
capannoni desolatamente
vuoti dell’ex Manifattura?”
(Messaggero V. 6.9.07).
A fine luglio 2005, nel prendere atto della chiusura della
fabbrica tessile, i rappresentanti di Regione, Gemona
Manifatture, Associazione
industriali e sindacati concordarono “con la proposta
della Regione tesa a un
comune impegno per favorire nuovi insediamenti produttivi nel sito, che indispensabilmente
devono
aggiungersi alla prossima
apertura di un Centro commerciale”.
L’impegno, dunque, era
molto chiaro: ridare al sito
dell’ex fabbrica la funzione
(sia pure ridotta) di polo
occupazionale che aveva
avuto per tanti decenni e in
grado di ridurre l’impoverimento economico conse-
guente alla chiusura dello
stabilimento tessile.
Prima che il Comune decida
di eliminare l’attuale destinazione “industriale-artigianale” del sito, pare logico e
doveroso chiedere alla
Regione, al dott. Burgi
(Amministratore Delegato
della Gemona Manifatture)
e all’Associazione industriali: per quali ragioni state
rinunciando all’impegno da
Voi sottoscritto due anni fa
di “favorire nuovi insediamenti produttivi nell’ex
Manifattura?”
Gemona ha diritto di avere
una risposta, pubblica e
scritta, da Enrico Bertossi
(Assessore regionale alle
attività produttive) e da Virgilio Disetti, Consigliere
regionale di Gemona.
2
Sistemazione di via Dante:
quanto ci costi!
Novembre 2002: la Giunta
comunale (presieduta dal
Sindaco V. Disetti) programma lo stanziamento di
euro 1.050.000 per la
“ristrutturazione
viaria,
sistemazione ed arredo
urbano” di via Dante Alighieri nell’elenco delle
opere pubbliche previste per
l’anno 2003. Successivamente si saprà che questa
somma verrà coperta per il
55% (pari a 577.500 euro)
dalla Regione e per il restante 45% dal Comune.
Maggio 2004: viene approvato il disciplinare d’incarico professionale all’architetto Giampaolo Della Marina;
vi si prevede una spesa complessiva di 30.050 euro per
la progettazione preliminare, definitiva e per i piani di
sicurezza dei lavori; vi si
precisa inoltre che l’esatta
quantificazione delle spettanze professionali verrà
effettuata dopo la redazione
del progetto definitivo.
Maggio 2007: viene approvato il progetto definitivo
per un importo di euro
1.254.402,44.
Luglio 2007: a seguito dei
nuovi importi derivanti dal
quadro economico (passato
da 1.050.000 a 1.254.402,44
euro) la spesa complessiva
della parcella viene aggiornata
a
complessivi
83.562,34 euro (comprensivi di 18.198,17 euro per la
progettazione esecutiva, non
inserita nel disciplinare).
Fatte salve le precisazioni
sopraccitate, la spesa per
prestazioni professionali è
salita da 30.050 a 83.562,34
euro, con una maggiore
spesa di 53.512 euro (arrotondate a 53.600).
Settembre 2007: la Giunta
chiede il parere della
Soprintendenza sul progetto
definitivo e sospende la procedura per il mutuo che il
Comune dovrà contrarre per
finanziare la parte dell’opera non coperta dalla Regione; la sospende perché la
Soprintendenza potrebbe
modificare il progetto definitivo e la spesa dei lavori
potrebbe superare l’attuale
importo di 1.254.402,44
euro.
In sintesi, le spese previste
per la sistemazione di via
Dante sono riportate nella
tabella sottostante.
Conclusioni:
- lavori ancora non iniziati
- tempi incredibilmente
lunghi
costi
notevolmente
aumentati.
Anno 2002/04
SEGNALAZIONI. Ci è stata segnalata la scarsa visibilità dell’incrocio di Campolessi per chi arriva da via Buja: si può
fare qualcosa?
Anno 2007 Differenza
Lavori
1.050.000
Æ
1.254.402
+ 204.402
Parcella
30.050
Æ
83.562
+ 53.512
GIOVANI ARTISTI
16
Equilibri geometrici di Zàira Pittini
Dalla pittura alla fotografia, dalla grafica al
video in una continua vivacità creativa
lcuni anni fa, precisamente nel maggio del
2004, visitai presso la Galleria d’Arte Babele una mostra
collettiva di tre giovani
donne, dal titolo Calma
Apparente. Le artiste erano
Beatrice
Cepellotti
di
Codroipo, Anna Urbani
(vedi P&M n°59 del dic.
2006) e Zàira Pittini,
entrambe gemonesi. Come
sempre raccolsi dépliant e
biglietti da visita perché …
non si sa mai, che un giorno
possano servire.
E così è stato. Ho fatto proprio bene a conservare quel
semplice biglietto con un
nome e un numero di cellulare. Dopo aver contattato
Zàira (l’accento sulla “a”
non è un vezzo, ma è proprio
su quella vocale che va pronunciato) tramite sms, l’ho
poi incontrata per la prima
volta al suo rincasare dal
lavoro da Udine. Mi ha dato
subito l’impressione di una
ragazza serena, gioiosa della
A
presso aziende di Gemona
e
Milano,
città dove ha
vissuto per
due anni, ma
dalla quale è
rientrata nel
febbraio scorso perché “la
città mi stava
soffocando;
ero sola in
mezzo
alla
folla, mi mancavano i rapporti umani”. Ora lavora a
Udine sempre in questo settore. Il suo lavoro le piace
perché le permette di esprimere al massimo la sua creatività. E di creatività ce n’è
tanta in Zàira! Sinceramente,
pensavo che l’esperienza
alla Galleria d’Arte Babele
fosse una fra tante, invece è
stata finora la sua unica
mostra, l’unica volta che un
pubblico ha potuto ammirare
le opere di Zàira, perché lei,
per principio, non
dipinge per esporre,
per partecipare a
concorsi, per vendere
a sinistra i suoi quadri, anzi,
e sotto:
separarsi da un’opera
Equilibri
è come separarsi da
geometrici un attimo della sua
vita. Infatti, una delle prime
cose che mi ha detto presentandosi, dopo essersi seduta
al mio tavolo per la solita
chiacchierata, è stata: “Ho
avuto un’infanzia meravigliosa, grazie alla mia famiglia e anche alla scuola.
Sono particolarmente grata
alla maestra Bruna (Scuola
Elementare di Piovega), perché in fondo è a lei che devo
la passione per la pittura”.
Zàira Pittini è nata a Gemona del Friuli nell’aprile 1979
e abita nella borgata di
Godo. Nel 1998 ha preso la
maturità al Liceo Scientifico
“L. Magrini”. Ha poi scelto
di non proseguire con gli
studi universitari, bensì di
frequentare un corso di grafica pubblicitaria nel 2001
presso CSG Scuola di Grafica di Udine e nel 2005 un
corso per spot, trailers, video
clips presso Multimediamente di Milano. E’ quindi
dal 2001 che opera nel ramo
della grafica pubblicitaria
storia, della sua vita, dunque
quasi una sofferenza. Zàira
dipinge per il piacere di farlo
e basta: non è uno sfogo, una
necessità, ma “dipingere è la
fotografia di un momento, un
modo per fissare il tempo da
certi punti di vista”. Non c’è
la predominanza di un colore
nelle sue opere, ma ci sono
stati dei “periodi”: il “periodo blu” e il “periodo nero”,
colore del mistero e dell’ignoto. Spesso i suoi sono
quadri allegramente colorati,
quasi un’esplosione di tinte,
un’esplosione di gaudio. Il
bianco, nella sua pulita trasparenza, non manca mai. La
sua è una pittura che nasce
esclusivamente di getto,
direttamente dall’ani-
GIOVANI ARTISTI
17
ma: non ci sono gomme, non
ci sono schizzi, non ci sono
ripensamenti. Più volte, raccontandosi, mi ha ripetuto il
termine “sintetizzare”; infatti, per Zàira è fondamentale
arrivare al cuore, alla sintesi
di un pensiero, di un’idea, di
un messaggio. I soggetti
delle sue opere sono per lo
più “cose semplici e banali”
e la natura in tutta la sua
essenziale bellezza, reinterpretati solitamente in un
astrattismo, mai eccessivo,
di equilibri geometrici (vedi
immagini). Si sbizzarrisce,
in un continuo sperimentare,
in tutte le tecniche esecutive:
dall’olio all’acquerello, dalle
tempere alla cera e ai gessetti, dai pastelli fino ai cosiddetti “disegni vettoriali”
(vedi immagine) realizzati
con programmi di grafica.
Ha realizzato anche diverse
installazioni, usando, di
base, legno, ferro, metallo.
In questo periodo la sua vena
artistica è però più indirizzata verso la fotografia, soprattutto la fotografia macro
(foto ombrello), quella dei
particolari zoomati, “perché
nella pittura c’è un lavoro di
rielaborazione, mentre la
fotografia è più filosofica e
spontanea”. Dalla fotografia
al video il passo è breve.
Merita un particolare encomio il video artistico, con il
quale ha partecipato ad un
concorso, realizzato nello
studio dello scultore Italo
Antico, di origini sarde, ma
milanese d’adozione, dove
la natura s’intreccia alle
Bacio, libero zingaro a
cavallo di un sogno,
trova
la via per il suo cuore e
rendilo schiavo della
mia
libertà.
Zàira Pittini
(tratta da Cyberinterazioni
– Creatività giovanile e
nuove tecnologie di comunicazione
Ed. Comune di Udine - Arti
Grafiche Friulane Udine dic. 2000)
opere dell’artista in un piacevole gioco di mani e fili di
fumo.
Zàira ha sicuramente molte
idee e molte risorse ancora
inespresse, ma soprattutto
ancora “inedite”, e spero che
colga l’invito a continuare a
dipingere sì per sé, naturalmente, ma anche per gli altri,
perché non è da tutti regalare
emozioni.
Maria Copetti
Ombrello
LA NATURA
E’ LA MIA MUSA
IL SUO RESPIRO
LA MIA MUSICA
LA SUA FORMA
LA MIA ARTE
IL MIO SEGNO
LA MIA VITA.
Zàira Pittini
(tratta dall’art video sulle
opere scultoree di Italo
Antico – 2005)
disegno vettoriale
Mostre e concorsi
2006 Concorso per cortometraggi Film Phone Festival
del Future Film Festival (tra
i finalisti)
2005 Video Arte per Italo
Antico
Maggio 2004 Mostra collettiva presso la Galleria d’Arte
Babele – Gemona
Febbraio 2000 1° Concorso
“Un cuore nella borgata” –
Gemona - Borgata di Godo
(Festeggiamenti di San
Valentino)
innumerevoli concorsi di
grafica pubblicitaria
I SIEI AMÎS LU RICUARDIN
In ricordo di Riccardino
E’ impossibile essere tristi
nel parlare del nostro Riccardino, la tristezza non
faceva parte del suo mondo.
Uso il termine nostro perché
Lui apparteneva a tutti noi,
faceva parte di quelle persone che contribuiscono a rendere ogni comunità estremamente ricca di valori umani.
Uomo di altri tempi, cresciuto lottando giorno dopo
giorno con il sacrificio.
Amico esemplare, sempre
pronto ad accorrere in aiuto
di chi ne avesse bisogno.
E’ inutile cercare di riassumere il contenuto della sua
vita, tutti noi sappiamo chi
era. Un instancabile lavoratore. Un piccolo grande
uomo che con grande umiltà
e senza disturbare nessuno,
com’era nel suo stile, in
punta di piedi, ha deciso di
lasciarci.
Bene, non ci lascia privi di
ricordi, la sua allegria, la
sua bontà, il suo sorriso, lo
conserveremo dentro il
nostro cuore ed il suo esempio di vita ci accompagnerà
per sempre.
Ci ha lasciati con il bicchiere di vino in mano in attesa
della sua ultima barzelletta.Come dicono gli alpini,
dei quali tu parlavi sempre
con tanto orgoglio, “sei
andato avanti” e siamo certi
che, quando toccherà a noi,
tutto sarà meno doloroso,
perché sarai lì ad aspettarci
avvolto nella tua immensa
allegria. Quello di oggi non
deve risuonare come un triste addio ma come un semplice arrivederci.
Mandi e grasie Riccardo.
I tiei amîs.
Queste poche righe dovevano essere lette in Chiesa il
giorno dell’ultimo saluto a
Riccardo. L’emozione e il
nodo in gola hanno fatto in
modo che questo non si verificasse. Nonostante ciò
voglio ricordare a tutta
Gemona chi ci ha lasciato in
quel triste giorno di fine settembre.
Alessandro Lepore insieme
alla sua famiglia a ricordo di
“Riccardino”
LUNARI: L’AUTORE
18
L'amarezza di Italo Calligaris
La vita di un uomo, che mai perdonò al terremoto di
aver cancellato Gemona e la sua storia di millenario orgoglio
l 27 gennaio 2006 è stato
presentato al Palazzo
Botòn il libro “O mio paese
dalle torri antiche…” Poesie di Italo Calligaris
(Ed. Olmis di Osoppo), una
raccolta delle opere più
significative della vasta produzione (500 e forse più
sono ancora le opere inedite) di Italo Calligaris,
pazientemente conservata
dagli amici Ercole Casolo,
Erino Candolini e Antonino
Zulian. Ricordo ancora la
voce di Ercole Casolo spezzata dalla commozione,
durante il suo intervento a
ricordo del compagno di
gioventù, il quale non è mai
riuscito ad assolvere la
Natura dalla colpa di quel 6
maggio 1976; furono tali la
pena, il profondo dispiacere,
la rabbia, che decise di
abbandonare per sempre
Gemona il 7 maggio, il giorno dopo la tragedia, senza
mai più farne ritorno.
Italo Calligaris era nato a
Gemona l’8 aprile 1923. I
suoi genitori erano nativi di
Trivignano Udinese; il
padre giunse a Gemona con
l’incarico di cancelliere
presso la locale pretura.
Italo aveva anche tre sorelle, di cui una fu per tanti
anni impiegata presso la
Biblioteca Civica di Gemona. La famiglia Calligaris
I
non abitò sempre a Gemona; si trasferì anche a Udine,
dove Italo frequentò le
scuole elementari. I suoi
studi si arenarono a qualche
anno delle scuole superiori,
ma era comunque una persona di grande cultura, un
intellettuale come pochi.
Per un certo periodo lavorò
in una cartoleria di Udine.
Dopo il servizio militare,
svolto nella Valle dell’Isonzo fino al 1943, tornò a
Gemona. Fu redattore del
giornale Lotta Continua;
questi furono senz’altro gli
anni in cui entrò più che mai
in contatto con giornalisti e
letterati, un fertile terreno
culturale da cui attingere
sapienza e conoscenza. In
seguito curò per alcuni anni
la pagina della cronaca del
quotidiano
Messaggero
Veneto, per il quale, lasciato
il rapporto continuativo,
divenne corrispondente da
Gemona. Scrisse però
numerosi articoli di costume
per riviste culturali, in modo
particolare su Friuli d’Oggi,
e collaborò con il mensile
veronese di cultura ed attualità Domani, che gli pubblicò anche alcune poesie.
Ci fu pure una parentesi
politica nei primi anni ‘50:
venne eletto consigliere
comunale tra le file dei
socialisti autonomi di
Poesie di Italo Calligaris, la copertina
Gemona da indipendente, secondo i
principi di libertà e
giustizia. Nel 1968
venne assunto a
Udine come funzionario regionale
dell’organo gestore
della caccia in
Friuli, incarico che
ricoprirà fino alla
pensione.
Abitava in Via
Patriarca, nel Centro Storico di
Gemona, al quale
era profondamente
legato; gli piaceva
passeggiare solitario lungo le vie
anguste soprattutto
di notte, nel silenzio del riposo.
Conosceva molto
bene la storia di
Gemona. Gli amici
più intimi lo ricordano come una persona molto particolare nella sua
genialità, dal carattere alquanto sfaccettato:
seppur
piuttosto schivo era
di buona compagnia, arguto e sarcastico. Ma ciò che
traspare maggiormente dalle sue
poesie
è
una
profonda sensibilità e soprattutto
una forte amarezza.
Tra le opere edite,
le più remote risalgono agli anni ’40,
al culmine della
Seconda Guerra
Mondiale; nel suo
cuore e nella sua
mente si affollano i
ricordi di fantasmi
e grida. Queste
prime liriche sono
in modo assoluto
quelle che più rivelano i tor-
Un giovanissimo Italo Calligaris
(foto archivio famiglia Dosi)
Come al rabbrividire della foglia
ed all’arbusto che geme;
come allo stelo che oscilla
nella sua danza al destino;
come nel cerchio della pozza grigia
che man mano s’allarga,
il mio sguardo insicuro
si adegua, tentenna, si affranca.
Se il velo si dirada
l’azzurro squarcio mi sgela,
ma intravedo, schiantato
lungo il passo, il verde ramo
che lambisce la terra e si raddensa
di fredde tinte il cielo.
Gemona del Friuli, 9 maggio 1948 (A
Ercolino)
Tratta da “O mio paese dalle torri
antiche…” - Poesie di Italo Calligaris (Ed. Olmis di Osoppo)
19
LUNARI: L’AUTORE
menti dell’anima di Italo
Calligaris: sono poesie di
una profondità suprema. I
versi che probabilmente lo
rappresentano di più, di cui
era particolarmente innamorato e orgoglioso, sono
questi:
Altri componimenti si tuffano nel dolce ricordo dell’infanzia,
dell’abbraccio
materno e dei giochi tra il
teatrino di marionette, la
palla, “dei francobolli senza
alcun valore raccolti per la
forma o pel colore”, i libri
di figure “il gioco a nascondino negli anfratti del mio
paese dalle vecchie mura”,
ma anche del dolce tepore
di casa tra “tracce di antichi
fasti … i leoni di pietra alle
colonne … sontuoso cancello arrugginito … alcuni
affreschi irrisi dalle muffe
…”.
Da amante della montagna
friulana, non mancano versi
dedicati alla natura e al paesaggio della Carnia e da Lis
mons dai miei paîs; Crôs di
mont è un omaggio a tutti
coloro che sono morti sfidando la montagna, mentre
Il troi è la metafora della
vita, una vita sempre in salita, sempre da costruire “…di
cosa grezza che noi dobbiamo forgiare…”, una vita che
disillude ogni aspettativa.
Le poesie scritte in friulano
proiettano immagini di un
Friuli antico, dal sapore
contadino, perfino folcloristico nei profumi, nei sapori, nei rumori, senza però
tralasciare di porre in evidenza la vita di sacrificio
del popolo friulano sia di
chi è rimasto nella propria
terra sia di chi è dovuto
migrare lontano. Sul Friuli
ha pubblicato diversi articoli alla fine degli anni ’60,
gli anni del boom economico prima e della contestazione dopo, trattando la storia di Gemona, le mummie
di Venzone (amara considerazione sulla morbosa
curiosità di visitare le mummie, dimenticando quanto
di più prestigioso Venzone
conserva entro le sue mura)
fino a manifestare senza
mezzi termini un’aspra critica sulla trasformazione
della città di Udine, che si
stava allora “milanesizzando” con “citofoni, telefoni,
scale mobili e ascensori …
locali pubblici con arredamento stile “vecchio Friuli” e la coca-cola … s’impone il vetro, il cemento, il
cromo nei palazzi … troppe
auto (sempre meno utilitarie) … ragazze fatte in serie
seguendo le mode e grandi
magazzini dell’alimentazione in scatola …”.
La vita di Italo trascorreva,
tutto sommato, tranquilla
nella sua inquietudine, tra
poesie e articoli, in questa
Gemona dal passato glorioso, finché arrivò quella fatidica notte: “Era una notte di
calde / sensazioni / quella /
che cancellò un millennio /
di storia dell’uomo”. Mai
riuscì ad accettare questo
torto di Madre Natura: solo
con sé stesso, non si è mai
sposato, e prigioniero del
suo dolore, si trasferirà a
Udine, senza mai più voltarsi indietro. E lì vi rimase
finché la morte non lo colse,
come liberazione, nel 1997
per l’ennesima volta. Sì,
proprio per l’ennesima
volta, perché Italo è
“morto” quando si spense
sua madre, per cui fu tale la
sofferenza, che non volle
neppure seguire il feretro il
giorno del funerale, è
“morto” ad ogni dipartita di
amici e persone care, è
“morto” ad ogni tradimento
d’amore, è “morto” quel 6
maggio 1976…
Maria Copetti
Si ringraziano Renato Candolini, Ercole Casolo e
Paolo Dosi per la gentile e
preziosa collaborazione.
Per chi fosse interessato, il
libro è in vendita presso le
cartolibrerie di Gemona.
L'AN GNÛF
Girandulis
fusetis
e jû bussadis
tais di vin
pajât cjâr
ma no tant sclet
ligrie
bai e sunadis
baste
cul viêli
a l’àn che al nàs
il pensîr a l’è diret.
Jò invese
‘o pensi al vecjo
e lu ringrasi
a chel che al ven
‘ò cjali cun suspiet
preferint no fâ fieste
e stâ cujet.
Se al sarà bon tant mjôr
ma no vorès
al ves di jessi
l’an dal pissighet.
Italo Calligaris
(inedita)
IL CASSETTO
Di straripanti impulsi
e aspre contese
degli abbaglianti doni
dell’amore
di convinzioni perdute
o rinnegate
di passioni discusse
con gli amici
mi restano soltanto
cianfrusaglie
foto sbiadite
ed ingialliti scritti.
Attendo solo
ci mettano il lucchetto
alla mia vita
stipata in un cassetto.
Italo Calligaris
(inedita)
Tutti sanno che a Gemona piove tanto e quando soffia anche il vento allora sono guai... Tutti
lo sanno, meno chi finanzia, progetta e approva certe opere pubbliche. Un esempio: l’autostazione delle corriere (nella foto). Provate ad aspettare l’autobus durante una giornata di
pioggia, magari d’inverno e con un bel po’ di vento, e vedrete le conseguenze.
UNE LINT SUL PAIS
20
Lago Minisini
Questa rubrica inaugura uno spazio di informazione e riflessione sul nostro territorio o su
porzioni di esso, riportando , anche su segnalazioni dei cittadini, notizie, dati, interviste e proposte di
miglioramento. Iniziamo con IL LAGO MINISINI
utto il bacino scolante è la “freccia” del tempo? Un
una delle aree più belle intervento graduale potrebbe
del nostro territorio, un sito essere positivo: il paesaggio
tutelato dall’Unione Europea sarebbe più bello e l’ambiene un ecosistema in rapida te più ricco di specie vegetatrasformazione.
li e animali.
Ogni anno un gruppo di
Ultimamente ci sono stati volontari di Ospedaletto fa
furti di pietre dai muretti a manutenzione della strada
secco. Si impoveriscono così che sale in Cumieli.
Diversi proprietari interle testimonianze di cultura
materiale del luogo per vengono nella cura dei loro
“arricchire” qualche giardi- poderi: sfalciano i prati, puliscono il bosco e così facendo
no di casa.
Un cane nero, tenuto in un migliorano anche il paesagrecinto, abbaia e ringhia e gio e tutelano la biodiversità;
impaurisce i passanti, ma così pure la Comunità Monnon ci sono in zona “bestie tana che promuove quelle
feroci” da cui difendersi. I pratiche.
Il Comune ha chiuso al
caprioli non si vedono più
nei dintorni dell’abitato e la traffico la strada durante i
quiete spesso cede il posto al giorni festivi e negli anni
passati ha appaltato la pulirumore.
Sulla strada che sale alla zia e manutenzione del forte.
Diverse scuole di GemoSella di Santa Agnese, viene
na
utilizzano l’ambiente
riportata ghiaia per coprire
come
piacevole “palestra”
le buche. Quando piove, la
per
la
conoscenza della
ghiaia facilmente scivola a
natura.
valle: nelle curve si accumula ai margini e rende difficile ...
la percorrenza, ad esempio Alcune proposte
Il regolamento comunain bicicletta. Il materiale
le per la concessione dei
riportato non è quello adatto.
Il lago ormai lo possiamo contributi potrebbe preveammirare con nostalgia solo dere nelle aree di pregio
nelle vecchie fotografie. La ambientale (come il Lago
natura sta facendo il suo Minisini), l’erogazione di
corso. E’ giusto intervenire contributi per coprire i magper ripristinare qualcosa che giori costi sostenuti dai pronon c’è quasi più e invertire prietari nei piccoli interventi
manutentivi al fine di non
deturpare il paesaggio. Un
esempio per tutti: una bella
staccionata di legno è più
bella da vedere da una fatta
con tubi, fili di ferro, PVC o
filo spinato.
La riserva di caccia di
Gemona potrebbe autonomamente rinunciare alla
caccia nell’area nel periodo
consentito. Il Lago di Ospedaletto (e tutta l’area SIC) è,
ormai, quasi un parco urbano: poco si concilia la presenza
domenicale delle
T
1.
2.
Nostalgia (foto Bierti)
famiglie con l’attività venatoria.
Il Lago di Ospedaletto,
il Monte Cumieli e
Sella di San Agnese, potrebbero diventare oggetto di
una consultazione popolare
per verificare la volontà dei
cittadini a istituire nell’area
un Parco Comunale, così
come previsto dalla Legislazione regionale. La finalità
potrebbe essere quella di
3.
tutelare la natura, recuperare
le testimonianze materiali e
storiche (Forte,…)e i paesaggi “in pericolo” (lât),
gestire in modo sostenibile
le risorse presenti. Con il
concorso di tutti. Insomma
un Parco comunale voluto
dai cittadini e gestito dalla
Comunità locale.
Ne riparliamo?
a cura di Sandro Cargnelutti
LA LETTERA
Alberi tagliati
Spett.le Redazione,
Vi invio un testo riguardante
un fatto gemonese.
In questi giorni a Gemona in
via Dante e in Via dei Pioppi,
motoseghe hanno creato
notevoli vuoti nel patrimonio
arboreo del nostro Comune.
Ad essere abbattuti sono stati
quasi 20 Bagolari dello storico viale piantumato nel 1935
e altrettanti Pioppi, nella
ormai Via dei Pioppi "Abbattuti".
-Come mai tanti alberi in così
poco tempo e perché?
La domanda se la sono posta
in molti gemonesi. Infatti, dal
numero dei ceppi e dall'evidente buono stato di salute,
non erano affatto pericolosi
per la pubblica incolumità.
Guarda caso, spesso i tagli
sono sequenziali, in particolare in prossimità d'abitazioni
od attività commerciali; a
questo punto sorge un dubbio:
-Era proprio necessario operare in questo modo?
-Chi ha deciso il taglio e
perché?
-Gli alberi d' abbattere, sono
stati preventivamente visionati da un tecnico forestale?
-E come mai, nel caso dei
pioppi, se uno dei motivi del
taglio poteva essere il polline, che provoca allergie ai
bambini della vicina scuola,
sono state lasciate le piante
più vicina ad essa? La facile
ed indiscriminata eliminazione di un patrimonio vivente
della natura comunque, é l'esempio che diamo.
-Infine, ci sarà una nuova
piantumazione, (ma sappiamo quanto tempo necessita
un albero per crescere), per
attutirne l'attuale disarmonia
dei viali interessati?
Mi auguro quindi di ascoltare
il punto di vista degli
ambientalisti locali e spero
che
l'Amministrazione
Comunale risponda sui motivi che hanno portato a questo
devastante intervento.
Confido nella sua pubblicazione. Ringrazio e saluto.
30 settembre 2007
Donatella Romanelli
21
METEOROLOGIA
Estate: bagnato un giorno su due
opo un inverno ed una
primavera caldi, l’estate è rientrato nella norma,
anzi le temperature minime,
in alcune notti di luglio, si
sono abbassate sotto i 10° e
D
40
fino a 7,5° il 5/7.
Anche le precipitazioni
sono rimaste nella norma,
poco sotto la media, ma con
tanti giorni di pioggia; giugno, in particolare, ha avuto
22 giorni di pioggia contro
una media di 15 giorni.
Durante tutto il trimestre
estivo i giorni bagnati sono
stati 48: un giorno su due!
Su www.pensemaravee.it i
dati in tempo reale della stazione meteo di Gemona.
Un grazie ad Andrea Venturini
e Massimo Marchetti per la
collaborazione.
Tem perature m inim e e m assim e
M edia clim atica tem perature '77-'06
Piogge giornaliere
T.C°
35
180
P.m
m
160
140
30
120
25
100
20
80
60
15
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10
20
5
0
1
4
7
10 13 16 19 22 25 28
1
4
7
10 13 16 19 22 25 28 31
G iugno 2007
6
9
Luglio 2007
LETTERE
Ancora su Ledis
Nel servizio dedicato al territorio, curato da Roberto
Urbani, nel periodico n. 61 in
data maggio 2007, le considerazioni e le critiche sull'area di Ledis per quanto
riguarda la "pista forestale"
progettata dal Comune, sono
totalmente condivisibili. La
continuazione di un percorso
per autoveicoli in quell'area
significa mancanza di rispetto sia a quei luoghi, sia agli
antenati che per secoli, con
grandi fatiche, percorrendo
sentieri ripidi, ma sempre
efficienti, hanno utilizzato
quei monti e mantenuto la
bellezza naturale.
La bellezza di Ledis è anche
salire a piedi lungo il sentiero
del "Menedôr”; questo sì ha
bisogno di un serio intervento
di manutenzione. Arrivare
sudati in Forçie, trovarsi di
fronte a quel panorama di
monti e valli, bere un sorso
d'acqua della Moede, annulla
la stanchezza e solleva lo spirito. Ricordo, negli anni cinquanta, su iniziativa di LISE
LA COCE, di aver accompagnato lungo il "Menedôr”, il
trasporto a spalla, con 5 operai della impresa Goi, il blocco in pietra artificiale del
monumento a ricordo dei
caduti, che ancora esiste,
3
anche se un po' dimenticato.
Osservando, in generale,
sulle nostre montagne si stanno eseguendo interventi per
lo meno discutibili, e si
usano sentieri, già malandati,
in modo improprio. Improbabili "campioni" ciclisti e
motociclisti si incontrano su
sentieri che a malapena si
percorrono a piedi. Un escursionista si domanda dove sta
il buon senso, ma anche l'e-
12 15 18 21 24 27 30
A gosto 2007
ducazione e … la segnaletica
di divieto.
Sono meno d'accordo con il
signor Urbani quando mette
in risalto la piacevole presenza dell'orso o della lince.
Lungo i percorsi di Ledis e
Scric, per esperienza personale, assicuro che incontrare
l'orso non è divertente, non ti
rispetta, come fu per S. Francesco e noi non dobbiamo
avere la presunzione di essere
amici degli animali. Un
docente dell'Università di
Udine afferma che i lupi un
tempo arrivavano a Udine e
se ora, invocati dagli animalisti, rientrassero dalla Slovenia, sappiano gli udinesi che
gli animali hanno diritti
acquisiti.
Concludendo l'osservazione
sulle strade o altri interventi
con alti costi, le Autorità
competenti abbiano la disponibilità di informare i cittadini (interessati ai soldi) dimostrando la necessità e quale
sia il ritorno economico, o
almeno l'importanza turistica
dei propri programmi.
Gemona, 17 luglio 2007
Bepi Simeoni
Al via i corsi per diventare arbitro
e ti sta a cuore che il calcio in
"S
montagna si migliori e si mantenga vivo, allora mettiti in gioco, a servizio
del gioco ed iscriviti a fare l'arbitro”. E' questo
il grido di aiuto che la sezione A.I.A. di Tolmezzo lancia a tutto il panorama sportivo dell'Alto Friuli, affinché giovani con la licenza
media inferiore ed i 15 anni compiuti si avvicinino al mondo delle "Giacchette nere", ultimamente in crisi di vocazioni e alla ricerca di linfa
vitale che permetta la sopravvivenza della ultra
venticinquennale sezione carnica dedicata a
Paolo Ortis. "Ultimamente abbiamo numerose
defezioni, un po' dovute all'ambiente non certo
favorevole, alla ricerca di una vita sportiva
senza stress, un po' dovuta al fatto che abbiamo
numerosi associati non del luogo e che, prima o
poi, rientrano nei rispettivi paesi natali - segnala il presidente del sodalizio Stefano Monfredo - So che è difficile poi in un territorio di 80
mila abitanti, vastissimo, trovare proseliti, però
immagino che sia ben maggiore la voglia di
impegnarsi coscienziosamente in un qualcosa
per le genti dei nostri luoghi. Le tradizioni arbitrali carniche hanno dato in precedenza senso a
quanto dico ed ora dobbiamo riscoprire questi
principi per dare continuità al nostro movimento". Come ogni anno stanno per iniziare a Tolmezzo e Gemona i corsi di preparazione dell'Aia volti ai nuovi futuri fischietti, corsi della
durata di circa due mesi con lezioni teoriche per
apprendere il regolamento del Gioco del Calcio, in programma due volte alla settimana con
fine ultimo la preparazione all'esame finale,
dopo il quale partirà poi l'avventura sui campi.
"Quanti credano ancora che il sistema del calcio in montagna possa sopravvivere e rilanciarsi - conclude Monfredo - contino su di noi, ci
sostengano e ci aiutino a promuovere già con
questi corsi, una nuova classe arbitrale,
"mestiere"certo difficile ma per questo avvincente". Per informazioni sono a disposizione
i numeri 3383968110, il sito internet www.aiatolmezzo.it e l'email [email protected]
ASSOCIAZIONI
22
Una voce dalla Cecenia
L’incontro organizzato da Amnesty International e da Pense e Maravee
La difficile situazione della
Cecenia è stata al centro di
due appuntamenti svoltisi
recentemente a Gemona,
grazie alla presenza nella
nostra città dell’avvocato
Zareta Khamzatkhanova;
consulente legale di Memorial, organizzazione non
governativa in difesa dei
diritti umani, la signora
Khamzatkhanova è attiva dal
2003 a Grozny, capoluogo
della repubblica autonoma
della Federazione Russa.
Nel corso dei due incontri, il
primo svoltosi il 7 ottobre al
Centro Parrocchiale Salcons
e il secondo il giorno successivo nell’aula magna dell’ISIS D’Aronco alla presenza
di più di duecento studenti,
l’avvocato ceceno ha fornito
un quadro del suo paese d’origine, raccontandone la storia recente e i più significativi problemi attuali. La Cecenia, piccola repubblica autonoma situata al confine
sudoccidentale della Federazione russa, è una regione di
circa 1,3 milioni di abitanti
ricca di risorse naturali quali
il petrolio e il gas naturale,
funestata dal 1994 ad oggi
da due “guerre cecene” che
hanno provocato circa
250.000 vittime soltanto fra
la popolazione locale.
Nonostante la situazione si
sia relativamente normalizzata con la diminuzione dell’intensità degli scontri
armati e l’inizio dei lavori di
ricostruzione, la popolazione
civile non può dirsi al
riparo da nuove violazioni dei diritti umani
fondamentali, perpetrate su di essa dalle
forze armate russe.
L’emergenza attuale in
Cecenia, dunque, più
che nella guerra “tradizionale” va rinvenuta
nelle “sparizioni forzate” e nei falsi processi
intentati contro persone innocenti, operazioni di cui sono vittima
migliaia di civili ceceni. Negli ultimi anni,
infatti, sono aumentati
notevolmente i casi di
civili arrestati dalle forze di
sicurezza russe e in seguito
scomparsi, un fenomeno
così diffuso che le organizzazioni in difesa dei diritti
umani stimano che il numero
delle vittime sia di almeno
tremila. La forma più diffusa
di violenza è tuttavia quella
compiuta attraverso dei falsi
processi contro persone
innocenti, costrette sotto tortura a confessare la propria
colpevolezza e a subirne poi
le gravi conseguenze. Zareta
Khamzatkhanova è appunto
impegnata nella difesa della
popolazione civile da questo
tipo di azioni: opera prestando assistenza giuridica alle
vittime della tortura, rappresentando in sede legale i
familiari dei numerosi civili
vittime delle “sparizioni forzate” e occupandosi dei falsi
processi.
CECENIA
Le pesanti violazioni dei
diritti umani compiute dalle
forze russe contribuiscono a
mantenere in Cecenia un’atmosfera di terrore diffuso,
una cappa di silenzio difficile da perforare, che rende
particolarmente gravoso il
tentativo di far filtrare notizie e informazioni sui fatti e
sui crimini che lì vengono
commessi. La discussione
non ha perciò potuto evitare
di ricordare la figura di Anna
Politkovskaya, a un anno
dalla sua scomparsa, avvenuta il 7 ottobre 2006. La
giornalista russa, con la
quale Zareta Khamzatkhanova aveva collaborato fornendole informazioni su singoli
casi di cui lei stessa si era
occupata, è stata una delle
poche voci che negli ultimi
anni è riuscita a squarciare
quel velo di silenzio che
Farmacia “Antonelli”
dr. Franco Santi
P.za Garibaldi 5-7 -Tel. 0432 981053
Gemona del Friuli (Ud)
Cosmesi - Articoli Sanitari - Veterinaria
copriva e copre tuttora le
vicende
cecene. Anna
Politkovskaya ha pagato con
la vita il suo impegno e la
sua insistita volontà di svolgere fino in fondo il proprio
mestiere di giornalista, ma le
sue coraggiose battaglie non
saranno vane se continueranno a far parlare della tormentata situazione cecena, unica
via per mantenere viva la
speranza in quella martoriata
regione.
Il Coordinamento delle
Associazioni Culturali e di
Volontariato Sociale di
Gemona, al quale aderiscono una ventina di associazioni del gemonese, ha
aperto un sito Internet sul
quale si possono trovare le
notizie, gli eventi, i numeri
de “Il Sfuei” e i documenti
prodotti dalle associazioni
del gemonese. Il sito, ancora in fase di completamento, è raggiungibile al
seguente indirizzo:
www.forumgemona.info.
Ricordiamo, inoltre, che lo
sportello di Gemona del
Centro Servizi Volontariato del Friuli Venezia
Giulia è a disposizione di
tutte le associazioni via
Basilio Brollo 6, tel.
0432.971173, il martedì e
venerdì dalle 15.00 alle
18.00
PAGINA DEL COORDINAMENTO
DELLE ASSOCIAZIONI CULTURALI E DI
VOLONTARIATO SOCIALE DI GEMONA
Associazioni aderenti al Coordinamento:
A.C.A.T. (sezione di Gemona), A.T.Sa.M. - Associazione Tutela Salute
Mentale, A.V.U.L.S.S. (sezione di Gemona), Amici del Laboratorio
Internazionale della Comunicazione, Amnesty International - Gruppo
Italia 143, Associazione Musicologi, Buteghe dal Mont - Glemone,
Gruppo Caritas della Parrocchia di S. Maria Assunta, Centro Giovanile Parrocchiale Glemonensis, C.A.V. - Centro Aiuto alla Vita, C.I.D.I.
della Carnia e del Gemonese, Clape di Culture Patrie dal Friûl, Comitato per la Costituzione, Comitato per la Solidarietà di Osoppo, Friûl
Adventures - Fiore (Osoppo), Gruppo Scout AGESCI Gemona 1,
Gruppo Special - Amici si può, Gruppo “Un blanc e un neri“, Pense e
Maravee Associazione Culturale., A.U.S.E.R., Associazione SAC
V.Osterman.
TIBET, DIRITTO DI ESISTERE
Oltre il bianco e il nero: 16 e 17 novembre con la Bottega del Mondo
popolo è infatti vittima, da decenni, dell’azione repressiva del
governo centrale cinese, che ha tra l’altro costretto all’esilio il
Dalai Lama e le autorità di governo tibetane.
La seconda serata, realizzata sabato 17 novembre con la collaborazione della Parrocchia di Gemona, proporrà invece una
Cena Etnica, appuntamento che si rinnova annualmente al fine
di fornire supporto a un progetto di cooperazione internazionale; l’iniziativa sarà in quest’occasione dedicata all’India e sarà
finalizzata a sostenere il progetto che la Parrocchia di Gemona
ha recentemente avviato e continua a portare avanti nel grande
paese dell’Asia meridionale; l’India stessa, tra l’altro, recita un
ruolo importante per le sorti della causa tibetana, ospitando da
quasi quarant’anni il governo in esilio e un gran numero di
monaci e cittadini del Tibet.
L’appuntamento di “Oltre il bianco e il nero”, iniziativa che
quest’anno raggiunge la sua decima edizione, si propone dunque di esplorare un tema che spesso viene trascurato o non sufficientemente approfondito dai mezzi di comunicazione, nell’intento di far conoscere la storia recente della regione tibetana e denunciare le pesanti violazioni dei diritti umani che il
paese subisce da oltre quarant’anni. La scelta di sostenere la
causa tibetana, tuttavia, non è affatto casuale, perché dedicando
ad essa l’edizione di quest’anno si intende implicitamente sottolineare anche il valore fondamentale del metodo che contraddistingue la battaglia del Tibet nella sua lunga lotta per l’autodeterminazione, all’insegna della nonviolenza. La via percorsa
dal popolo tibetano e dal Dalai Lama, riconosciuta tra l’altro
con l’attribuzione a quest’ultimo del Nobel per la Pace nel
1989, è infatti contraddistinta dal netto rifiuto dell’uso della
violenza nella risoluzione delle controversie, e punta invece
sulla tolleranza e sul rispetto reciproco fra i popoli, concepiti
come parte di un’unica e universale «famiglia umana». Da questa condivisione e interdipendenza reciproche, perciò, deriva un
«senso di responsabilità universale» che coinvolge individui e
nazioni e che li rende partecipi dei reciproci destini, nonostante le distanze o le apparenti differenze. Lo stesso Dalai
Lama, nel discorso pronunciato in occasione del conferimento del Nobel per la pace, ha affermato che: «Nella nostra
lotta per la libertà, la verità è l’unica arma che possediamo». Nello spirito racchiuso in queste parole, la Buteghe dal
Mont rimarca dunque l’attualità e la coerenza di una radicale scelta nonviolenta, proponendo a tutti coloro che vorranno partecipare un’occasione per manifestare a loro volta il
proprio appoggio alla causa del popolo tibetano.
foto Claud
io Tuti
Si rinnova anche quest’anno l’appuntamento con “Oltre il
bianco e il nero”, l’iniziativa a cura della Buteghe dal Mont di
Gemona dedicata in questa edizione al Tibet e alla condizione
del suo popolo. L’evento, che si svolgerà in due momenti distinti il 16 e il 17 novembre 2007, si pone all’interno di un percorso più ampio di iniziative dedicate alla situazione del Tibet: da
un lato, infatti, esso intende dare un seguito alla testimonianza
del maggio scorso del monaco Palden Gyatso, detenuto per
oltre trent’anni nelle carceri cinesi a causa del suo impegno per
la liberazione del suo paese, dall’altro vuole essere un preludio
alla visita, prevista per il prossimo dicembre a Udine, del Dalai
Lama, massima autorità spirituale del Tibet e capo del governo
tibetano in esilio.
Il primo appuntamento, previsto per venerdì 16 novembre e
realizzato in collaborazione con Amnesty International (Gruppo
ITA 143 Gemona), la Pro Loco, il Gruppo Fotografico Gemonese e la compagnia teatrale DretELedrôs e con il sostegno del
Centro Servizi Volontariato-FVG, consisterà in una serata di
musica e parole. Al concerto del gruppo friulano degli FLK, che
proporranno nell’occasione anche i brani del loro ultimo lavoro
“Dancing Calipso”, sarà associata un’iniziativa a sostegno
della causa tibetana. Si tratta della petizione che Amnesty International ha promosso per la liberazione del Panchen Lama,
definito al momento del suo rapimento «il più giovane prigioniero politico del mondo»; quest’ultimo, che ha trascorso in prigionia dodici dei suoi diciotto anni di vita, fu riconosciuto nel
1995 dallo stesso Dalai Lama quale incarnazione del Panchen
Lama (seconda massima autorità religiosa incaricata, fra l’altro,
di scegliere il successore del Dalai Lama), subito rapito e in
seguito detenuto in un luogo segreto dalle autorità cinesi. La
petizione, che ne chiede l’immediato rilascio, è un’occasione
per dare appoggio alla battaglia nonviolenta che il popolo tibetano conduce per la propria autodeterminazione e per il rispetto
dei diritti umani fondamentali e delle libertà democratiche. Tale
[email protected]
Punto vendita per consumi e regali equi e solidali
via Bini, 35 - Gemona
Aperto la domenica e per tutto il periodo natalizio
ASSEMBLEA
Venerdì 30 novembre ore 20.30
in via Basilio Brollo, 6
(presso lo sportello del CSV-FVG)
ASSEMBLEA DELL’ASSOCIAZIONE
CULTURALE PENSE E MARAVEE
- Linee guida dell’Associazione Pense e Maravee;
- Rinnovo delle cariche sociali.
Tutti i sostenitori, i collaboratori e i lettori sono invitati a partecipare
Cjançon
Cjànti il sorêli e la lune
che si córin daûr,
un timp ormai passât, pierdût;
di ramaz secs, ingrumâz
int'une ôge bandonade,
un sfrós di jérbe secjàde.
Cjànti il profum dal téi
di un amôr
che ormai plui no l'ûl séi.
I cjànti, ma semê tu
no tu mi scòltis.
Cjànti di níulis ca córin tál cîl,
un sunsûr lisêr che no nus è dat di sintî.
Cjànti la malusérie di un cûr
che das lâgrimis cognòs ben il savôr madûr,
la vite e il timp ch'al sbrìsse lisêr
e in mûse no nus cjàle.
Cjànti par dami fuarce
par véi une cimiáde de sperànce;
cjànti par te
che di lontan tu sintis la mê vôs,
che ti dîs, cun t'un fîl di flât, svuéle!
E cu la to guséle,
ven a comedâ il gnò cûr.
Piciule
Cheste poesie a je stade scrite di Stefania Elia in ocasion
di un "Slam di poesie” che si è tignût tal meis di mai ai
Colonos di Vilecjace; al faseve part di un progjet par
ricuardâ e celebrâ la figure dal scritôr furlan Amedeo
Giacomini. Il toc in cuestion, che pôc timp fa al è stât presentât pa cuarte edizion dal premi internazionâl di poesie
"Savorgan di Brazzà”, al è il risultât di une leture cun
sucessive rielaborazion di un toc di Giacomini stes, che
tra l'altri e a il titul compagn. Il contignût si slontane un
pôc dal origjinâl, ma al manten in ogni câs un vêl di
nostalgjie e maluserie; se pensìn ben però, ognun di no,
ta so "Cjançon”, a l'è libar di "cjantâ" ce che di plui al
sint dentri di sé.
I giusti
Un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva
Voltaire.
Chi è contento che sulla terra esista la musica.
Chi scopre con piacere una etimologia.
Due impiegati che in un caffè del Sud giocano in
silenzio agli scacchi.
Il ceramista che intuisce un colore e una forma.
Il tipografo che compone bene questa pagina che
forse non gli piace.
Una donna e un uomo che leggono le terzine finali di un certo canto.
Chi accarezza un animale addormentato.
Chi giustifica o vuole giustificare un male che gli
hanno fatto.
Chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson.
Chi preferisce che abbiano ragione gli altri.
Tali persone, che si ignorano, stanno salvando il
mondo.
Jorge Luis Borges
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