Notizie - Asso Pensionati

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Notizie - Asso Pensionati
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2014/03/ 06
U. P . P . I . -
Sindacato dei P i c c o l i
della regione Lombardia.
Spaziomattore - anno
P r o p r i e t a r i I mmo b i l i a r i
Anno XXXVI Numero 1
… auguri !! ...
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Bpm al rush finale sullo statuto - Via Nazionale in pressing per mantenere la rigida separazione tra il cdg e il
cds e aumentare il peso dei soci di capitale
MF-MILANO FINANZA GIOVEDÌ 6 MARZO 2014 di Luca Gualtieri
Sono giorni decisivi per i futuri assetti della Banca Popolare di Milano. Martedì prossimo il consiglio di gestione
approverà infatti il bilancio 2013, ma soprattutto il nuovo piano industriale e il progetto di governance.
La scadenza è tra le più attese per la Borsa che invoca da tempo un cambio di passo per Piazza Meda. Della
medesima opinione è ovviamente la Banca d'Italia con la quale in questi ultimi giorni i vertici di Bpm starebbero
tenendo contatti serrati. Proprio ieri ci sarebbero stati nuovi abboccamenti con Via Nazionale per mettere a
punto gli ultimi dettagli del piano. Obiettivo della Vigilanza è mantenere una rigida distinzione tra consiglio di
sorveglianza e consiglio di gestione, per evitare interferenze dell'aggregato dipendenti-pensionati sulle strategie
industriali della banca. Altro tema assai caro a Bankitalia è il peso che i soci di capitale avranno negli equilibri
interni della banca. Specialmente in vista dell'aumento di capitale da 500 milioni previsto nei prossimi mesi e
propedeutico all'eliminazione degli add on. Via Nazionale suggerisce pertanto di aumentare la rappresentanza
degli investitori istituzionali nel consiglio di sorveglianza e di mantenere il diritto di veto sulla nomina degli
esponenti del consiglio di gestione. Per quanto riguarda le linee generali del progetto di governance, come
anticipato da MF-MILANO FINANZA GIOVEDÌ 6 MARZO 2014, il consiglio di sorveglianza potrebbe subire un
dimagrimento di quattro-cinque posti (quindi presumibilmente da 19 a 13), mentre la gestione potrebbe essere
irrobustita, salendo così da cinque a sette consiglieri. In Bpm però la riforma presenterebbe un'ulteriore
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elemento di interesse, visto che nel nuovo cds si dovrà trovare un equilibrio tra le diverse (e spesso litigiose)
anime della banca. Oggi nel board i rappresentati dei dipendenti hanno la maggioranza e fonti sindacali
suggeriscono che «con la riforma in arrivo la situazione non dovrebbe cambiare». Una previsione sulla quale però
nessuno oggi metterebbe le mani sul fuoco, visto che proprio Bankitalia ha chiesto in diverse occasioni di ridurre
la rappresentanza dei dipendenti-soci sotto il 50%. Di certo il peso dei soci di capitale è destinato a crescere,
come chiesto peraltro da Raffaele Mincione, oggi primo azionista di Bpm con una quota superiore al 7%.
Se i giochi insomma sono quasi fatti, resta da capire quali saranno le reazioni nel mondo sindacale. Per il
momento tra le segreterie nazionali si avverte un certo nervosismo, anche perché il progetto non è stato ancora
condiviso con le parti sociali. Se nei prossimi giorni queste tensioni non rientreranno, il rischio di nuove
contrapposizioni sarà concreto e la tregua iniziata con la nomina di Piero Giarda potrebbe essere messa a rischio.
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Bpm, i sindacati rialzano la voce - Malumori in Uilca (principale sigla di Piazza Meda), Fabi e Fiba. Possibile
vertice nel weekend Tempi strettissimi: martedì il cdg darà l'imprimatur all'allargamento del cdg a scapito del
cds MF-MILANO FINANZA venerdì 7 marzo 2014 di Luca Gualtieri
Martedì 11 il mercato conoscerà la nuova governance della Banca Popolare di Milano. La scadenza è davvero
molto attesa sul mercato e in Piazza Meda, anche perché per il momento non circola ancora nessun progetto
ufficiale, ma solo una fitta girandola di indiscrezioni non confermate. Questa impenetrabile coltre di riservatezza
rischia però di offuscare l'idillio iniziato nel dicembre scorso tra gli attuali vertici della banca e i sindacati interni e
nazionali. A pochi giorni dalla delibera del consiglio di gestione nessuna sigla sarebbe ancora a conoscenza del
nuovo progetto di governance. Per la verità che una società quotata comunichi le proprie strategie solo dopo il
regolare imprimatur degli amministratori sarebbe semplicemente un atto dovuto. Ma si sa che in Bpm le logiche
della concertazione hanno sempre prevalso su quelle del mercato.
E così, oggi come in passato, le sigle sindacali chiedono di poter vagliare il nuovo statuto per conto dell'aggregato
dipendenti. Proprio ieri, secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, il presidente del consiglio di sorveglianza
Piero Giarda avrebbe dovuto incontrare a Roma i segretari nazionali, ma il vertice sarebbe saltato all'ultimo
momento per improvvisi impegni del professore della Cattolica. Non si può escludere che un nuovo incontro
venga convocato nel fine settimana o per lunedì, anche se i tempi ormai sono strettissimi e i margini di trattativa
appaiono davvero minimi. Da qui i malumori e le fibrillazioni che ieri hanno interessato soprattutto la Uilca, il
sindacato più rappresentativo della Bpm, ma anche la Fabi e la Fiba-Cisl. «Spero solo che il documento definitivo
non contenga brutte sorprese, altrimenti ci regoleremo di conseguenza», fa sapere un segretario nazionale che
ha preferito mantenere l'anonimato. A dire il vero i malumori sembrano concentrati più sulla forma che sulla
sostanza. Il modello al quale sta lavorando il consiglio di gestione non dovrebbe infatti imbrigliare
eccessivamente l'aggregato dipendenti .
Come anticipato da MF-Milano Finanza, il consiglio di sorveglianza potrebbe subire un dimagrimento di quattrocinque posti (quindi presumibilmente da 19 a 13), mentre la gestione potrebbe essere irrobustita, salendo così
da cinque a sette consiglieri. Il peso dei soci di capitale dovrebbe aumentare, ma senza mettere in discussione il
ruolo dei dipendenti-soci, come paventato nelle scorse settimane. La riforma (ispirata al cosiddetto modello della
popolare bilanciata a cui stava lavorando l'ex presidente Andrea Bonomi) ha dunque un sapore ecumenico e non
sembra destinata a scombinare i delicati equilibri interni di Piazza Meda. Ragione per cui un accordo in zona
Cesarini con i sindacati appare plausibile. A quel punto la palla passerà ai soci che in aprile dovrebbero esprimersi
sul nuovo statuto. Le assemblee della Bpm presentano sempre molto incognite, anche alla luce dell'egemonia
esercitata dall'aggregato dipendenti-pensionati. Il ricordo delle sconfitte incassate da Bonomi nel 2013 è ancora
vivo nel corpo sociale e Giarda avrà il compito di evitare che il passato si ripeta grazie al suo indiscusso talento
diplomatico. Chiusa la partita della governance, per Bpm si aprirà il capitolo dell'aumento di capitale. Piazza
Meda dovrà infatti varare entro aprile un rafforzamento patrimoniale da 500 milioni, propedeutica alla rimozione
degli add on. La ricapitalizzazione è già stato rimandata diverse volte e un nuovo rinvio è decisamente fuori
discussione. In novembre infatti il termine di esecuzione finale è stato spostato dal 30 aprile al 31 luglio 2014 e
questa è l'ultima indicazione arrivata dalla banca.
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Ente Mps vende l'8%, hedge in campo - In acquisto il fondo Och Ziff: il titolo vola (+20%), scambiato il 12% del
capitale CONSOB ACCENDE UN FARO L'Autorità di vigilanza ha già chiesto chiarimenti ai soggetti più attivi nella
giornata di ieri: dai trader fino alla Fondazione
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2014/03/ 06
Notizie
IL SOLE 24 ORE giovedì 6 marz0 2014 Marco Ferrando e Walter Riolfi
La Fondazione Mps che vende, almeno un hedge fund che compra, i mercati che guardano con interesse
crescente all'Italia e alle banche in particolare, considerate le più sottovalutate in Europa. C'è tutto questo dietro
al balzo record di banca Monte dei Paschi di Siena, che ieri in una sola seduta di Borsa tempestata di sospensioni
per eccesso di volatilità ha messo a segno un balzo del 19,24% e ha visto passare di mano il 12,5% del capitale,
un dato che sa di primato storico per il Monte. Secondo le informazioni raccolte da Il Sole 24 Ore in ambienti di
borsa, a innescare la corsa del titolo sarebbe stata la Fondazione Mps, che avrebbe venduto una quota pari a
circa l'8% ai blocchi, e in particolare all'hedge fund Och-Ziff Capital Management, tra quelli che da settimane
risultavano interessati al titolo di Rocca Salimbeni; il fondo, contattato da Il Sole, non si è reso subito disponibile
per un commento. Tornando all'operazione, sarebbe avvenuta a un prezzo realisticamente vicino ai 16-17 cent
(l'apertura di ieri, 0,18, più lo sconto) di cui si sarebbe sparsa la voce tra gli operatori finanziari verso fine
mattinata: di qui l'accelerazione improvvisa scattata intorno alle 13, che si è prolungata per tutto il pomeriggio
fino alla chiusura a quota 0,22, ai massimi da quattro mesi. Partiti gli acquisti, è stato difficile fermarli ….....
Certo la discesa in campo degli hedge fund suona come una buona notizia per le sorti di Siena, un passo in avanti
verso una composizione degli interessi della Fondazione e della banca, con il doppio effetto di avvicinare
l'aumento di capitale da tre miliardi e allontanare lo spettro della nazionalizzazione. Incassata una cifra vicina ai
200 milioni solo dalla cessione a Och Ziff, la Fondazione oggi si troverebbe di poco sopra al 20% e con le casse
rimpolpate, dunque nella migliore condizione per negoziare in 2-3 settimana la cessione di un altro pacchetto del
10-15% della banca con un investitore di lungo periodo, magari rispolverando l'opzione dei fondi sovrani o delle
altre Fondazioni italiane. …....
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Mps, la Fondazione ha ceduto l’1,5% continua il boom di scambi in Borsa
LA REPUBBLICA venerdì 7 marzo 2014 ANDREA GRECO
MILANO — Se è un rastrellamento è da maestri. Ma ieri a vendere è stata anche la Fondazione Mps, vista
incrociare in offerta quote che riducono il suo 31,48% a poco più del 30% che è la soglia d’Opa. Nel frattempo in
Borsa sulla banca senese si scambiava il 15,5% del capitale (si aggiunge al 12% di mercoledì) con prezzi prima in
rialzo e infine giù dell’1,77% a 0,21 euro. Gli operatori hanno trascurato le smentite mattutine. Quella dell’ente
primo socio, che la Consob dopo un altro avvio forte aveva spinto a chiarire di non aver fatto compravendite
mercoledì. E poi quella di Och Ziff, secondo voci compratrice dell’8% di Mps (operazione negata da un portavoce
all’Ansa). Ciò non toglie che il fondo hedge, che ben conosce il dossier per essere tra i compratori dei bond Fresh
svenduti dall’ente Mps, possa aver costruito posizioni sintetiche o inferiori. Da giorni si vocifera di contatti tra i
venditori senesi e 5-6 hedge anglosassoni (anche se non è detto che chi si muove in Borsa e i compratori finali di
un 20-25% dall’ente coincidano). A Londra e New York c’è un ritorno di interesse per la carta bancaria italiana,
ritenuta a buon mercato nel medio termine. Del resto a inizio settimana un 7,5% di Bankia, istituto spagnolo
salvato dal governo, è stato ricollocato principalmente a fondi Usa a 1,5 volte i mezzi propri, il triplo del multiplo
cui quota Mps. Al di là di aspettative e congetture che crescono con l’avvicinarsi di un cambio di assetti a Siena, i
grandi broker sul titolo vedono molto trading di giornata e ricoperture di fondi speculativi. Nei giorni scorsi le
vendite allo scoperto erano risalite vicino al 10% delle quote Mps, per lucrare su cali futuri. Ma i timori che
l’uscita di scena della Fondazione scatenasse un rimbalzo hanno fatto chiudere alcune posizioni “corte”; come
quelle di Egerton (che ha ridotto lo scoperto dallo 0,85% allo 0,63%) e di Susquehanna (da 0,52% a 0,48%).
L’interesse sul titolo comunque avvantaggia tutti: Fondazione, banca, authority e governo, timoroso di
nazionalizzare la banca se l’aumento da 3 miliardi — con cui ripagare 3 miliardi di Monti bond entro fine anno —
non avrà luogo, portando a convertire tutti i 4,07 miliardi del prestito (dettagli emersi dalle motivazioni dell’ok Ue
agli aiuti di Stato, pubblicati ieri). Lontano dai riflettori il management prepara il Consiglio di martedì. In cui oltre
ai conti 2013, chiusi con un rosso atteso oltre il miliardo, il presidente Profumo e l’ad Viola contano di presentare
il contratto di garanzia dell’aumento, in defini zione con il pool bancario guidato da Ubs.
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Mps, l'Ente in manovra sulla quota - La Fondazione è pronta a cedere un pacchetto di azioni - Titolo ancora
sotto pressione LA VICENDA Secondo rumors di mercato la cessione di un blocco del 10% era stata decisa e
bloccata in extremis mercoledì Il ruolo di fondi e Jp Morgan
IL SOLE 24 ORE venerdì 7 marzo 2014 Marco Ferrando e Cesare Peruzzi
La Fondazione Monte dei Paschi non ha ancora venduto, ma è pronta a farlo e potrebbe muoversi presto, molto
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2014/03/ 06
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presto. La notizia è in circolazione già da mercoledì, e viene letta positivamente dal mercato perché avrebbe
l'effetto di avvicinare l'aumento di capitale e allontanare lo spettro della nazionalizzazione della banca più antica
del mondo: per questo in Borsa resta altissima la tensione sul titolo Mps, che – dopo il balzo del 19% dell'altro
ieri con volumi da primato – ieri ha chiuso in calo dell'1,7% ma di nuovo con scambi elevatissimi, visto che di
mano è passato il 15% del capitale, nuovo primato per il titolo. Ad alimentare gli scambi, monitorati da vicino
dalla Consob, le ricoperture e altri movimenti speculativi, innescati dal trend al rialzo che da giorni vede
protagonista tutto il settore del credito italiano, considerato il più sottovalutato in Europa. Principale
intermediario resta Jp Morgan, ma protagonisti sarebbero investitori noti in Italia come Blackrock e Pimco, e
soprattutto hedge fund; come Susquehanna International, che in base agli aggiornamenti di ieri della Consob
sulle variazioni delle posizioni corte detenute dagli investitori istituzionali sui titoli quotati a Piazza affari,
mercoledì ha ridotto lo short allo 0,48% dallo 0,52% del giorno precedente, o come Egerton Capital, scesa allo
0,63% dallo 0,85% del 10 dicembre 2013. Ma secondo quanto risulta sarebbero in fase di definizione anche
alcuni riposizionamenti strutturali, a partire da quello della Fondazione. …....... Ieri, si diceva, è stata una
giornata di pausa. Per la corsa al rialzo, visto che il titolo ha ripiegato di quasi due punti, ma non per i volumi.
Perché secondo diversi operatori la cessione di un pacchetto rilevante della banca da parte della Fondazione a
uno o più fondi è già decisa. E così, la vendita di una quota vicino al 10% che probabilmente è stata bloccata
all'ultimo minuto nella giornata di mercoledì potrebbe avvenire già nelle prossime ore, magari capitalizzando il
balzo in avanti e quindi spuntando un prezzo migliore rispetto ai 16-17 centesimi a cui sarebbe stata
ragionevolmente chiusa l'altroieri. …...... Quella in atto è una partita doppia: da una parte la Fondazione vuole
salvare il salvabile del proprio patrimonio (ormai «ridotto» a circa 700 milioni); dall'altra, il gruppo guidato da
Fabrizio Viola cerca di raggiungere gli obiettivi del piano industriale concordato con Roma e Bruxelles, che tra le
altre cose prevede un aumento di capitale da 3 miliardi (già approvato e atteso dopo maggio) destinato a
rimborsare il 70% del finanziamento pubblico ricevuto con i Monti bond (2,5 miliardi su 4) e a pagare gli interessi
relativi al 2013 su quei titoli. Sul primo fronte, la Fondazione ha venduto e venderà quanto necessario della
quota in Mps (almeno il 20% ancora) per coprire i propri impegni economici e magari mantenere una piccola
partecipazione (3-5%) postaumento di capitale. La cessione, a uno o più compratori, dovrebbe concretizzarsi
entro questo mese (la pista più accreditata resta quella estera). Sul secondo fronte, Banca Mps si prepara a
rendere noti i conti 2013 (il consiglio li esaminerà martedì prossimo) e intanto incassa uno spread in calo sotto i
180 punti. Le attese del mercato sono influenzate da questo scenario.
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Ente Mps va alla resa dei conti - Nel mirino le due ultime deputazioni, l'advisor Jp Morgan e il pool degli
istituti creditori, tra cui Mediobanca e Intesa Sanpaolo. Sotto la lente Fresh e debito 2011. Perquisizioni della
Gdf
- MF-MILANO FINANZA GIOVEDÌ 6 MARZO 2014 di Luca Gualtieri
La Fondazione Monte dei Paschi, sotto la presidenza di Antonella Mansi, ha avviato la resa dei conti con il
passato. Ieri, come anticipato la scorsa settimana da MF-MILANO FINANZA GIOVEDÌ 6 MARZO 2014, la
deputazione generale di Palazzo Sansedoni ha approvato l'azione di responsabilità contro gli ex vertici dell'ente e
un folto parterre di banche italiane ed estere. Nel dettaglio l'organo di governo allargato convocato d'urgenza ha
messo nel mirino due operazioni: la sottoscrizione dell'aumento 2008 (in particolare il prestito Fresh finanziato
attraverso la stipula dei contratti total return swap) e il debito da 600 milioni contratto per partecipare alla
ricapitalizzazione del 2011. Per i fatti del 2008 l'azione legale sarà intrapresa a carico dei componenti della
deputazione amministratrice allora in carica e di Jp Morgan, allora advisor della Fondazione. Per il debito del
2011, invece, Palazzo Sansedoni ha messo nel mirino la deputazione allora in carica, l'ex provveditore e le banche
che avevano concesso il prestito. Il pool degli istituti coinvolti è davvero nutrito: Barclays, Bnp Paribas, Crédit
Agricole, Deutsche Bank, Goldman Sachs, Intesa Sanpaolo, Jp Morgan, Mediobanca, Natixis, Rbs, Unicredit,
Banca Imi e, ancora una volta, Jp Morgan. La deputazione generale ha deliberato l'azione di responsabilità
«dopo aver esaminato il parere del professor Giorgio De Nova (ordinario di Diritto Civile dell'Università Statale di
Milano, ndr), parere che è stato acquisito dalla deputazione amministratrice dopo l'incarico affidato a
quest'ultima dalla deputazione generale», ha spiegato una nota. Quale che sia l'esito dell'iniziativa legale, il
depauperamento economico subito dalla Fondazione sotto la precedente gestione è sotto gli occhi di tutti, con
un patrimonio crollato dai 5,57 miliardi del 2009 ai 673 milioni del 2012. Secondo indiscrezioni circolate negli
ultimi giorni, l'Ente potrebbe chiedere agli ex amministratori e alle parti terze quasi 750 milioni, di cui 380 milioni
per il Fresh e 360 per l'aumento del 2011, anche se per il momento non ci sono conferme. …...
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2014/03/ 06
Notizie
Bruxelles punta il dito contro le Fondazioni . IL SOLE 24 ORE giovedì 6 marz0 2014
«Il sistema bancario italiano è tuttora caratterizzato da debolezze strutturali» e la debole profittabilità, l'alto
rischio di credito, gli alti costi di finanziamento dovuti alla frammentazione del mercato finanziario dell'Eurozona
e all'applicazione delle regole sui requisiti di capitale «contribuiranno probabilmente a prolungare la restrizione
creditizia nel breve termine ostacolando la ripresa dell'economia». Lo afferma la Commissione europea nel
rapporto sugli squilibri macro-economici. Bruxelles aggiunge che «le restrizioni sulla proprietà delle azioni e sui
diritti di voto nelle casse di risparmio e nelle banche cooperative può rendere difficile reperire nuovo capitale».
Inoltre «la persistente e opaca influenza delle Fondazioni, entità non profit caratterizzate da forti legami con il
business locale e la politica, può non essere più ottimale». In ogni caso Bruxelles segnala che complessivamente
il sistema bancario ha rafforzato il capitale negli ultimi due anni. Tuttavia l'esposizione diretta del sistema
finanziario italiano al debito sovrano nazionale «rende le banche vulnerabili agli sviluppi avversi del rischio
sovrano».
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Bper torna all'utile, sale il Core Tier 1 - Risultato positivo per 16 milioni, la ricapitalizzazione attesa dal mercato
per ora non c'è I RICAVI Margine di intermediazione stabile a 2,15 miliardi, con margine di interesse a 1,3
miliardi (-1,5%), commissioni per 698 milioni
IL SOLE 24 ORE giovedì 6 marz0 2014 Luca Davi
Bper va dritta per la sua strada e, per ora, non vara alcun aumento di capitale, come invece parte degli analisti e
operatori si attendevano. Oggi, in occasione della presentazione dei conti agli analisti da parte dell'ad Luigi
Odorici, si capirà qualcosa di più sulle eventuali mosse future del gruppo, e nulla è escluso. Intanto però i conti
del 2013 segnalano indici patrimoniali e redditività in crescita. …......
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Anche Bper valuta l'aumento - Lo tsunami delle ricapitalizzazioni, partito con il Banco Popolare, potrebbe
arrivare in Emilia La notizia non è piaciuta al mercato: il titolo ha chiuso in calo del 2,5% a 8,6 euro per azione
MF-MILANO FINANZA venerdì 7 marzo 2014 di Claudia Cervini
Dopo gli aumenti di capitale che hanno interessato il Banco Popolare, la Popolare di Sondrio, il Credito
Valtellinese e la Popolare di Vicenza (non quotata) anche il credito cooperativo emiliane potrebbe riservare
sorprese. La Banca Popolare dell'Emilia Romagna si sta infatti interrogando sull'ipotesi di aumento di capitale. Lo
ha dichiarato lo stesso amministratore delegato Luigi Odorici ieri nel corso della conference call di presentazione
dei risultati 2013. La notizia non è piaciuta al mercato: il titolo ha chiuso la seduta di ieri cedendo il 2,5% a 8,58
euro. ….....
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Creval, in borsa i conti battono l'aumento - MF-MILANO FINANZA GIOVEDÌ 6 MARZO 2014
I conti del Creval hanno la meglio sull'aumento di capitale da 400 milioni, e così il titolo della banca ieri è stato tra
i più brillanti della seduta, chiudendo in rialzo del 10,56% a 1,382 euro. Il gruppo ha chiuso il 2013 con un utile
netto di 11,7 milioni, a fronte di una perdita di 322,4 milioni nel 2012. Dopo l'aumento di capitale Creval avrà un
Common Equity Tier 1 pro forma del 10,9% e un Total capital ratio del 13,9%. Equita Sim dopo i conti ha rivisto al
rialzo il prezzo obiettivo da 1,43 a 1,5 euro, confermando la raccomandazione buy. ….
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Intesa Sanpaolo taglia i dirigenti - Si punta su pensionamenti, prepensionamenti ed outplacement I COSTI
L'operazione graverà per 50 milioni di euro sul fondo di solidarietà Dircredito: «Ridimensionare il numero degli
esuberi»
- IL SOLE 24 ORE venerdì 7 marzo 2014 Cristina Casadei
Non tutte le ristrutturazioni sono fatte solo di esuberi. Ieri Intesa Sanpaolo ha convocato il sindacato dei dirigenti,
il Dircredito, per annunciare che dei 1.000 manager attualmente presenti in azienda, 200 sarebbero in esubero.
L'obiettivo è farli uscire gradualmente nell'arco dei prossimi 18 mesi. Da un paio di anni il gruppo è impegnato in
una riorganizzazione dell'area dirigenziale, anche per effetto di quel che accadde due contratti collettivi nazionali
fa, quando la categoria dei funzionari sfondò il «tetto» della dirigenza. Secondo i dati forniti dall'azienda, oggi
quadri e dirigenti sono il 43% dei dipendenti, una quota che impedisce di programmare lo sviluppo delle carriere.
Dagli oltre 1.100 di due anni fa, i dirigenti oggi sono scesi a mille grazie ad un'attenta gestione del turn over che
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2014/03/ 06
Notizie
ha annullato gli impatti sociali. Nei prossimi 18 mesi, l'obiettivo è fare uscire altri 200 dirigenti per pensionabilità
imminenti e semplificazioni di struttura, spiega l'azienda. E questa è la prima faccia della medaglia. L'altra è che il
gruppo alleggerendosi di 200 dirigenti avrebbe la possibilità di fare crescere un numero analogo di persone nelle
aree professionali e tra i quadri, rimettendo in moto un processo di sviluppo delle carriere fermo ormai da mesi.
«Dei 200 dirigenti in esubero circa 130 avrebbero i requisiti per andare in pensione e in prepensionamento»,
spiega Maurizio Arena, segretario generale del Dircredito. Il prepensionamento attraverso il fondo di solidarietà
del settore comporta per l'azienda un costo tra i 40 e i 50 milioni per coprire il periodo di permanenza sul fondo.
Un costo che in Intesa Sanpaolo considerano un investimento per rimettere in moto il processo di sviluppo delle
carriere. Per i rimanenti 70 dirigenti c'è l'intenzione di individuare percorsi di uscita e ricollocamento attraverso
l'outplacement e creare condizioni positive per favorire attività imprenditoriali a 360 gradi. Il numero però per
Dircredito è troppo elevato. Di qui la richiesta «di ridimensionare l'obiettivo e in seconda battuta di blindare il
numero degli esuberi in modo che al termine di questo accordo non vi siano ulteriori esuberi, ma anche di
tagliare le consulenze e di escludere l'assunzione di altri dirigenti», dice Arena. Dall'altro lato però c'è il
riconoscimento che la strada imboccata «non è quella della macelleria sociale come in Montepaschi e altri
gruppi», aggiunge. Il licenziamento del dirigente non segue le norme previste per le altre categorie di lavoratori
dipendenti ed è regolato dalle norme del codice civile e dalla contrattazione collettiva. In teoria il gruppo avrebbe
quindi potuto inviare singolarmente lettere di licenziamento ai lavoratori interessati. Invece ha convocato il
sindacato per trovare un accordo che coniughi l'obiettivo aziendale e la riduzione al minimo dell'impatto sociale.
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Bankitalia, parte il test pre-Bce
IL SOLE 24 ORE giovedì 6 marz0 2014
ROMA - Entra nel vivo l'esame sulla qualità degli attivi (Aqr) nell'ambito dell'operazione avviata dalla Bce sul
sistema del credito europeo. Ieri gli ispettori della Banca d'Italia hanno cominciato la loro visita nelle 15 maggiori
banche italiane e in diverse filiali e filiazioni di istituti esteri per la seconda fase dell'operazione, la verifica sul
posto degli attivi a livello nazionale. L'Aqr, secondo quanto emerso nei giorni scorsi sulla stampa internazionale,
si chiuderà entro l'estate, ma i risultati saranno diffusi assieme agli stress test (che partono a maggio) e alla
valutazione dei rischi a ottobre. Le ispezioni, rilevano fonti di settore, riguarderanno quindi le prime tre banche
(Unicredit, Intesa Sanpaolo, Mps) che fanno parte del gruppo delle prime 30 banche europee significative e le
altre 12 medio-grandi che ricadono nel «gruppo 2» dei 91 istituti significativi destinati a passare sotto la
vigilanza. Il comprensive assessment della Bce, infatti, riguarderà 121 istituti che poi, quando a novembre partirà
la vigilanza unica, ricadranno nella vigilanza condivisa fra Francoforte e le singole autorità della Bce. Il resto delle
6000 banche europee continuerà a essere vigilato dalle autorità locali, ma la Bce potrà sempre avocare il
controllo nei casi ritenuti necessari.
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Ansa 07-03-2014
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Mps: +3,1% in Borsa, passa 0,8% capitale - Avvio di seduta sugli scudi per Mps a Piazza Affari con il titolo
che sale del 3,10% a 0,22 euro tra scambi ancora sostenuti. A pochi minuti dall'avvio delle contrattazioni
sono già passati più di 90 milioni di pezzi, pari allo 0,8% del capitale.
Prezzi produzione industria-1,5% gennaio - A gennaio l'indice dei prezzi alla produzione dei prodotti
industriali è diminuito dello 0,2% rispetto al mese precedente e dell'1,5% rispetto a gennaio 2013.
Crisi: Confcommercio, aumenta disagio sociale, pesa lavoro. Cresce misery index, disoccupazione al
16,8%, +60.000 in un mese - Aumenta il disagio sociale in Italia, con la situazione occupazione che
peggiora e i consumi fermi. E' quanto emerge dalla crescita del 'misery index' dell'ufficio studi di
Confcommercio che a gennaio sale di 0,3 punti. Confcommercio, in particolare, evidenzia che i
disoccupati a gennaio si sono attestati a quota 3 milioni 293 mila, con una crescita di 60 mila unità sul
mese prima e 260 mila rispetto allo stesso periodo 2012. Con Cig e scoraggiati l'indice di disoccupazione
esteso si e' attestato al 16,8% (+0,2 punti). In gennaio il tasso di disoccupazione ufficiale - spiega l'ufficio
studi di Confcommercio - è aumentato di 0,2 punti percentuali rispetto al mese precedente attestandosi
al 12,9%, in aumento di 1,1 punti su base annua. Il numero di occupati è diminuito di 8mila unità
rispetto a dicembre e di 330mila rispetto ai 12 mesi precedenti. Il quadro occupazionale del paese è,
dunque, sempre più critico. …..... Il numero di scoraggiati è stimato in aumento da 827mila persone di
dicembre a 837mila (+10.000). Aggiungendo ai disoccupati ufficiali la stima delle persone in CIG e degli
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2014/03/ 06
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Notizie
scoraggiati si ottiene per gennaio un tasso di disoccupazione esteso del 16,8%, in aumento di 0,2 punti
rispetto a dicembre. L'inflazione dei beni e dei servizi ad alta frequenza di acquisto è rimasta invariata
all'1,2%. …..
Borsa: Europa debole, Milano -0,3% - (13:31) - Piazza Affari debole a metà seduta (-0,34%), in linea con
le altre borse europee, tutte in attesa di conoscere i dati sull'occupazione americana. Non ha risollevato
l'umore dei listini neppure la crescita dello 0,8% a gennaio della produzione industriale tedesca.
Francoforte cede lo 0,5%, Londra e Parigi lo 0,2% e Madrid lo 0,3%. A Milano soffrono Bper (-3,38%),
Buzzi (-2,56%) e Banco Popolare (-1,75%) mentre corrono Pirelli (+1,25%) e A2A (+1,20%). Volano le
risparmio Italcementi (+15%).
Ue: no a uso fondi per cuneo fiscale - "L'Ue chiarisce che i fondi della politica di coesione devono essere
utilizzati per finanziare nuovi progetti per lo sviluppo. Quindi non possono essere usati per coprire la
riduzione di imposte, come quella potenzialmente legata al cuneo fiscale, come suggerito da alcuni
osservatori", così il portavoce del commissario Ue Johannes Hahn.
FTSE MIB : Ultimo prezzo: 20.785 -0,25% (14.04)
BANCA POPOLARE DI MILANO : Ultimo prezzo: 0,6060 -0,98% (14.01)
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Reuters venerdì 7 marzo 2014
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Cuneo fiscale, Ue: Italia non può usare fondi coesione per tagliarlo - L'Italia non può usare i fondi di
coesione per ridurre il cuneo fiscale. L'avvertimento arriva da Shirin Wheeler, portavoce del commissario
alle Politiche regionali Johannes Hahn. "La Commissione vuole chiarire che le risorse della politica di
coesione devono essere utilizzate per finanziare nuovi progetti cha hanno vocazione a contribuire allo
sviluppo", dice la portavoce. "Non possono pertanto essere usati per coprire riduzione di imposte, come
quella potenzialmente legate al cuneo fiscale, cioè alla differenza tra le imposte sul lavoro ed il costo del
lavoro, come suggerito da alcuni osservatori". "Stiamo quindi dicendo all'Italia, come a qualsiasi altro
Stato Membro dell'Unione, che le regole dei fondi permettono di finanziare con risorse nazionali – prima
che i programmi per il periodo 2014-2020 siano adottati dalla Commissione – progetti concreti per
offrire, per esempio, aiuti per lo start up o per l'espansione produttiva e occupazionale dell'industria
manifatturiera, o operazioni per ridurre la dispersione scolastica. Progetti che mirano a questi obiettivi
sono considerati una priorità della politica dell'Unione Europea", prosegue Shirin Wheeler. "Questi
progetti dovranno in ogni caso essere sottoposti ad una verifica a posteriori di coerenza con le regole dei
fondi, con i criteri di selezione, e con la strategia dei programmi. Solo quando sarà trovato un accordo
sulla strategia e sui programmi, la Commissione potrà rimborsare quei progetti con risorse comunitarie",
aggiunge la portavoce.
Ucraina, Putin respinge monito Obama, escalation nella crisi - Il presidente russo Vladimir Putin ha
respinto seccamente il monito del presidente statunitense Barack Obama sull'intervento militare di
Mosca in Crimea, sostenendo che la Russia non può ignorare le richieste di aiuto da parte dei cittadini
che parlano russo e vivono in Ucraina. Dopo una telefonata durata un'ora, Putin ha fatto sapere in una
nota che Mosca e Washington sono ancora lontane da un'intesa sulla crisi della ex repubblica sovietica,
dove secondo Putin le nuove autorità hanno preso "decisioni del tutto illegittime sulle regioni orientali,
sudorientali e della Crimea". "La Russia non può ignorare le richieste di aiuto e agisce di conseguenza,
nel pieno rispetto delle leggi internazionali", ha aggiunto Putin. Il più grave confronto tra oriente e
occidente dalla fine della Guerra fredda ha registrato un'escalation ieri quando il parlamento della
Crimea, regione ucraina a maggioranza etnica russa, ha votato per unirsi a Mosca. Il governo locale ha
indetto un referendum sul tema per il 16 marzo. I leader dell'Unione europea e Obama hanno definito il
referendum illegittimo, sostenendo che viola la costituzione ucraina. Prima della telefonata con Putin,
Obama ha annunciato le prime sanzioni contro la Russia dall'inizio della crisi, disponendo divieti di
viaggio e congelamenti di beni contro persone, ancora non identificate, considerate responsabili per aver
minacciato la sovranità dell'Ucraina. Il Giappone ha condiviso la visione dell'Occidente secondo cui le
azioni della Russia rappresentano "una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale", dopo che
Obama ha parlato con il premier Shinzo Abe. Anche l'Ue, principale partner economico e cliente della
Russia per i rifornimenti energetici, ha adottato un piano in tre fasi per cercare di fare pressioni per una
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2014/03/ 06
Notizie
soluzione negoziale ma non ha imposto sanzioni. Bruxelles e Washington si sono dette disponibili ad
aiutare le nuove autorità ucraine annunciando aiuto politico finanziario.
• Borse Europa, indici in calo su rinnovati timori Ucraina - Le Borse europee hanno aperto in calo
stamani, con gli investitori preoccupati per una possibile escalation della crisi ucraina nel fine settimana.
Le azioni delle società maggiormente esposte in Russia - come Nokian Renkaat, Carlsberg e Raiffeisen
Bank International - sono tra quelle che perdono di più. Gli sforzi diplomatici avevano calmato i mercati,
ma le tensioni sono tornate a crescere dopo che il presidente Usa Barack Obama ha annunciato sanzioni
contro la Russia, tra cui divieti sui visti e congelamento di beni. Stamani il presidente russo Vladimir
Putin ha respinto il monito di Obama, sostenendo che la Russia non può ignorare le richieste di aiuto che
arrivano dall'Ucraina. Gli investitori sono cauti anche in attesa che i dati Usa sull'occupazione forniscano
segnali sullo stato dell'economia e aiutino a individuare la direzione del mercato nel breve termine.
• Btp tornano positivi dopo Bce, attesa investitori per dati Usa - Mattinata positiva per il secondario
italiano, dopo il calo di ieri legato al nulla di fatto della Banca centrale europea, con gli investitori che
restano però in attesa del dato di febbraio sugli occupati mensili Usa, come chiave di lettura per le scelte
della Federal Reserve. "Rispetto a ieri, il mercato obbligazionario italiano sta recuperando ma stamane
da parte degli investitori c'è un po' di paura a prendere posizione. Preferiscono aspettare i dati Usa del
primo pomeriggio", spiega uno strategist che aggiunge di aspettarsi movimenti molto più pronunciati nel
pomeriggio e probabili rally dei rendimenti 'core'. Secondo le stime degli economisti interpellati da
Reuters il dato sugli occupati non agricoli Usa - che verrà reso noto alle 14,30 - vedrà la creazione di
150.000 nuovi posti di lavoro a febbraio, dopo i 113.000 di gennaio, e un tasso di disoccupazione stabile
al 6,6%. Il dato è monitorato dagli investitori con particolare attenzione per gli indizi che potrebbe
fornire sul ritmo a cui la Fed ridurrà gli acquisti mensili di asset. In tarda mattinata il rendimento del
decennale scende al 3,41% da 3,43% dell'apertura, dopo aver chiuso ieri a 3,45%. In settimana è sceso
fino al 3,37%, il livello più basso dal settembre 2005. La forbice tra tassi decennali Btp/Bund si attesta a
178 punti base dopo la chiusura di ieri a 180 pb. Ieri in apertura lo spread era nuovamente sceso sui
minimi da metà giugno 2011. …. Da segnalare che questa sera a mercato chiuso il Tesoro renderà noti i
dettagli sull'asta Bot di mercoledì prossimo. Secondo le previsioni di Intesa Sanpaolo l'offerta sarà di 7,5
miliardi di Buoni a 12 mesi, su 7,75 miliardi in scadenza.
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Draghi è paralizzato, Bce ferma - Le borse incassano il colpo e chiudono con guadagni. I mercati sono convinti
che Francoforte debba muoversi ma è frenata dalla Bundesbank. Il presidente approva il richiamo Ue all'Italia
MF-MILANO FINANZA venerdì 7 marzo 2014 di Marcello Bussi
Dolce far niente? È la domanda che si sono posti gli economisti di Morgan Stanley dopo che ieri il comitato
direttivo della Bce ha deciso di restare alla finestra e non prendere nessuna decisione, lasciando i tassi allo 0,25%
e senza decidere nessuna delle tante misure straordinarie sul tappeto, come per esempio la sospensione della
sterilizzazione degli acquisiti di titoli di Stato. Le borse europee hanno incassato bene il colpo, chiudendo in
leggero rialzo (piazza Affari +0,4%, Parigi +0,6%, Francoforte invariata). La spiegazione è semplice: nei giorni
scorsi i segnali arrivati da Francoforte e dai dati macro di Eurolandia migliori del previsto avevano convinto la
maggior parte degli investitori che la riunione di ieri si sarebbe conclusa con un nulla di fatto. Ma sui mercati
resta diffusa la sensazione che la Bce debba fare qualcosa. E se anche il mese prossimo Draghi manterrà le bocce
ferme, c'è il rischio che arrivi una reazione negativa dalle borse. Come fa intuire il Dolce far niente evocato dal
titolo del commento di Morgan Stanley. Per ora l'immobilismo della Bce ha fatto salire l'euro sopra quota 1,38
dollari, fino a 1,3866, con un balzo dell'1%. E Bnp Paribas lo vede già a 1,40. Nel corso della conferenza stampa,
Draghi ha spiegato che la decisione di non fare niente è stata presa perché «le nostre previsioni sono state
ampiamente confermate, con una crescita economica moderata» con un periodo prolungato di bassa inflazione
seguito da un movimento al rialzo verso l'obiettivo del 2%.
A migliorare la situazione ha contribuito anche «la discesa degli spread di Italia e Spagna, segno che è in atto un
processo di normalizzazione». Certo, la Bce resta «pronta a considerare tutti gli strumenti disponibili e a
prendere altre azioni se necessario», ma Draghi ha poi spiegato che nel comitato direttivo «abbiamo avuto
un'ampia discussione sul cambiamento dei tassi di interesse e sugli altri strumenti di politica monetaria».
Segno che qualcuno frena. E i sospetti cadono sulla Bundesbank. Draghi ha quindi detto di «accogliere con
favore» il richiamo lanciato due giorni fa dalla Commissione Europea a Paesi come l'Italia riguardo gli «squilibri
economici» e i deficit eccessivi. Sarebbe infatti un «disastro» tornare indietro «dopo tanti sacrifici e tanto
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Notizie
2014/03/ 06
dolore» e dopo aver impiegato «tanto capitale politico e umano».
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«Le banche in crisi vanno curate» NOMINE Decisi tre nuovi membri nel Consiglio di vigilanza della Bce: tra
questi anche l'italiano Ignazio Angeloni - IL SOLE 24 ORE venerdì 7 marzo 2014
FRANCOFORTE. Dal nostro corrispondente - Il sistema bancario ha bisogno di cure e, se necessario, di interventi
"chirurgici" sulle banche in crisi per ristabilire la fiducia e far ripartire il credito. Il presidente della Banca centrale
europea, Mario Draghi, ha riassunto così il compito della Bce nei prossimi mesi, prima di assumere la
responsabilità primaria della vigilanza sulle banche dell'eurozona nel novembre prossimo. Al consiglio di ieri,
secondo fonti dell'Eurosistema, la Bce ha nominato tre nuovi membri del consiglio di vigilanza, cui spetterà il
compito primario di supervisione. Tra loro, l'italiano Ignazio Angeloni, che nei mesi scorsi, in qualità di direttore
della stabilità finanziaria della Bce, ha guidato il titanico sforzo di preparazione all'assunzione della vigilanza
unica. Milanese, 60 anni, laurea in Bocconi e dottorato alla University of Pennsylvania, Angeloni si è formato in
Banca d'Italia, prima di passare alla Bce fin dalla sua creazione. È stato per tre anni direttore delle relazioni
internazionali del ministero dell'Economia, prima di rientrare a Francoforte. Dove lo scorso anno, Draghi, che lo
conosce dai tempi in cui erano entrambi a Washington, uno alla Banca mondiale, l'altro al Fondo monetario, lo
ha chiamato a coordinare la preparazione per i nuovi compiti di supervisione. Con la nomina nel consiglio di
vigilanza, dovrebbe lasciare la direzione stabilità finanziaria. ….... La questione banche è più che mai all'ordine
del giorno alla Bce. La cosa peggiore, ha detto Draghi, è pretendere che i problemi non esistano. «Le banche
zombie non fanno prestiti», ha dichiarato, sostenendo che sbaglia chi ritiene che le banche non prestino per
timore delle verifiche della Bce. Per questo la necessità di cura e, se ci sarà bisogno, di chirurgia con la
valutazione dei bilanci delle banche e gli stress test, che la Bce realizzerà in questi mesi.
Anche a livello nazionale, la vigilanza sta agendo correttamente, ha osservato il presidente della Bce inducendo le
banche a fare accantonamenti e aumentare il capitale. Non si è pronunciato invece sul fatto chela creazione di
una "bad bank" sia lo strumento giusto. …......
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Mutui, la domanda sale dell'8,4% a febbraio . MF-MILANO FINANZA venerdì 7 marzo 2014
Il mese di febbraio conferma il segno positivo che a partire dal luglio scorso sta caratterizzando la domanda di
mutui da parte delle famiglie italiane. Lo calcola il Barometro Crif, dove si precisa che, seppur in leggera
diminuzione rispetto all'incremento registrato a gennaio (quando le richieste avevano fatto segnare un +10,5%),
il +8,4% di febbraio consolida una dinamica positiva che, senza interruzioni, ha caratterizzato le ultime otto
rilevazioni. In sostanza, nell'ultimo mese le domande di mutuo hanno recuperato quasi tutto il terreno perso nel
corso degli ultimi 2 anni, ma rimane ancora pesante il ritardo rispetto ai volumi degli anni precedenti. Quanto
all'importo medio richiesto, nei primi due mesi del 2014 le richieste di mutui si sono distribuite in modo del tutto
equivalente nella fascia al di sotto dei 100 mila euro e in quella compresa tra 100 e 300 mila euro, entrambe con
una quota pari al 48,5% del totale. Per quanto riguarda la distribuzione della domanda di mutui per durata,
infine, la classe compresa tra i 25 e i 30 anni è risultata essere ancora una volta quella preferita (28,5% del
totale), seguita dalla fascia tra i 15 e i 20 anni (22,2%).
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Truffa derivati, cancellate le condanne, assolti i manager e le grandi banche - La Repubblica 7/03/2014
Corte d'appello: "Fatto non sussiste" - Il verdetto - Stop a sanzione e confisca 90 milioni beni per Ubs, Deutsche
Bank, Depfa Bank e Jp Morgan …..... I giudici di secondo grado hanno rimosso le accuse contro le quattro
banche e i funzionari per i derivati "truffa" venduti al Comune di Milano: il fatto non sussiste è stata la sentenza.
Annullata la confisca di 89 milioni di euro ….......
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Franconauta
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