Il Portico del 27/01/2013

Commenti

Transcript

Il Portico del 27/01/2013
Poste Italiane SpA - Spedizione in
abb.to postale D. L. 353/2003
(conv. in L. 27/02/04 n. 46) Art. 1
comma 1 - DCB Cagliari
Ascolta!
FM: 95,000 - 97,500 - 99,900
102,200 - 104,000
Tel. 070 523162
Fax 070 523844
www. radiokalaritana.it
DOMENICA 27 GENNAIO 2013
ANNO X N.4
SETTIMANALE DIOCESANO
DI
€ 1.00
CAGLIARI
La difesa della vita
Avviata anche nella diocesi di Cagliari la raccolta di firme per l’iniziativa europea “Uno di noi”
SERGIO NUVOLI
no di noi”: è l’espressione usata
per la prima volta dal Comitato
nazionale di Bioetica - era il 22
giugno 1996 - per indicare l’embrione umano e definirne lo statuto giuridico. “Il Comitato - scrissero all’epoca gli
esperti, laici e cattolici, che lo componevano - è pervenuto unanimemente a riconoscere il dovere morale di trattare l'embrione
umano, sin dalla fecondazione, secondo i
criteri di rispetto e tutela che si devono adottare nei confronti degli individui umani a cui
si attribuisce comunemente la caratteristica di persone”.
Gli embrioni, per il Comitato, sono “segno di
una presenza umana, che merita rispetto e
tutela”. E’ lo stesso organismo che, quasi 10
anni dopo, diede parere sostanzialmente
positivo - pur essendo ancora necessaria
una specifica norma - all’adozione per la
nascita degli embrioni crioconservati. Allora
erano “appena” 30mila quelli congelati e
conservati in una biobanca di Milano: oggi,
purtroppo, non esiste una contabilità precisa e aggiornata. E’ un numero certamente elevatissimo, dati anche gli ultimi colpi inferti alla legge 40 (ne vietava la produzione
in sovrannumero), o a quel che ne resta.
Oggi “Uno di noi” è lo slogan di una iniziativa lanciata dal Movimento per la Vita: un
regolamento europeo del 2011 prevede la
U
possibilità di raccogliere un milione di firme
- in almeno sette Paesi - per chiedere alla
Commissione europea di assumere un atto
giuridico che attui il Trattato di Lisbona. L’iniziativa avviata nasce “per richiedere alle
Istituzioni europee di riconoscere il diritto
alla vita del bambino concepito e non ancora nato”. Ulteriori considerazioni sono
espresse dal vicepresidente nazionale, il
magistrato Giuseppe Anzani, all’interno di
questo numero del nostro settimanale. L’obiettivo è chiedere alla Commissione europea, cioè al “governo” della Unione europea, che il riconoscimento del bambino
concepito e non ancora nato abbia ricadute positive sulla ricerca scientifica, la sanità
e la cooperazione allo sviluppo. Questi sono temi che incrociano la vita umana prenatale e su cui la Commissione europea ha
competenza.
L’Organizzazione mondiale della Sanità dice che, nel mondo, 40 milioni di vite vengono eliminate ogni anno prima di venire
alla luce: un numero su cui riflettere.
“Uno di noi” è promossa dalle principali
associazioni pro-life d’Europa, fra cui anche
il Movimento per la vita italiano, ma è sostenuta da un Comitato in cui è rappresentato il Popolo della vita in tutte le sue articolazioni. Si può firmare anche online.
Se l’intuizione è coraggiosa, straordinaria è
stata la risposta all’appello all’unità lanciato dalla sede locale del Movimento per la
Vita: nei giorni scorsi si sono infatti ritrovate numerose associazioni, gruppi e movimenti per cominciare la raccolta delle firme,
tutti compatti a difesa della vita: “E’ una di
quelle sfide che devono vederci uniti - ha
scritto la settimana scorsa su queste colonne l’arcivescovo - tra cristiani e con tante
altre persone di buona volontà, a difesa della vita umana fin dai suoi inizi e per tutto il
tempo della sua durata fino alla sua naturale
conclusione, perchè si tratta della difesa
della persona umana e della sua dignità”.
Un’unità di intenti reale - quella sperimentata nella diocesi di Cagliari - tra le associazioni e i movimenti: con il Centro di aiuto alla vita, dall’Azione cattolica alle Acli, dal
Cammino neocatecumenale ai Cursillos de
Cristianidad, da Comunione e liberazione
ai Focolarini, dal Centro down all’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, al
Meic e al Forum delle associazioni familiari, a tante altre sigle, chiamate a raccolta dal
Movimento per la Vita di Cagliari, presieduto da Maria Stella Leone. Una grande
mobilitazione di popolo, con la Giornata
per la Vita ormai imminente.
“L'embrione è uno di noi - scriveva nel 1996
il Comitato nazionale di Bioetica - questa
frase, talmente semplice da suonare per alcuni irritante, esplicita bene l'atteggiamento
bioetico fondamentale che emerge dal nostro testo: il senso del limite al nostro possibile operare tecnologico”.
SOMMARIO
CHIESA
5
Istituto San Vincenzo,
mons. Tore Ruggiu:
“Serve una soluzione”
SOCIETA’
7
Mons. Miglio ai politici:
“Troviamo insieme
un metodo di dialogo”
FAMIGLIE
9
Il 2 febbraio il Forum
presenta il bilancio
delle politiche regionali
CAGLIARI
11
Padre Arcangelo Atzei:
“Il santo è colui che
prende per mano l’uomo”
PAESI TUOI
13
A San Pietro (Assemini):
“Ritrovarsi per pregare
a trent’anni dalla ripresa”
2
il POrticO
IL PORTICO DEL TEMPO
dOMenica 27 gennaiO 2013
Lavoro. Mentre l’Ocse raccomanda per la ripresa contratti regolari e a tempo indeterminato, continua un’altra politica.
Cagliari, 15 gennaio: l’assalto alla diligenza
Due o tre consigli perchè la beffa non si ripeta
bio la possibilità di un’esperienza nel mestiere per il quale ha studiato, non mi pare sacrilego. Se
succede una volta. Ma quando,
nel campionario dei sogni di un
giovane non rimane che la prospettiva di un tirocinio dopo l’altro, allora non siamo più nell’operetta, ma in pieno dramma. Individuale e sociale, perché i suoi
perversi effetti si estendono ai costumi, alla morale, allo stile di vita di una società che dopo aver
raggiunto elevati livelli di “civiltà”,
ripiomba nella barbarie.
Può anche darsi che il convento
non possa passare niente di meglio. Non lo credo. Ma se anche
così fosse, vorrei almeno dare
qualche suggerimento a chi è
chiamato a gestire questa guerra
tra i poveri dei tirocini. Tutte cose
fattibili, semplici e che, indefinitiva, neppure richiedono modifiche legislative.
1° - Dichiarare ammissibili (rigidamente) i soli tirocini corrispondenti alla professionalità posseduta dagli aspiranti. E’ più facile di
quanto non sembri. Sia per esaltare la funzione in certo qual modo formativa dell’istituto, sia per
evitare il decadimento e la frustrazione che l’attuale “non vedo
non sento”, e quindi non parlo,
produce.
2° Individuare un limite massimo
di ripetibilità del tirocinio per evitare il suo uso a rotazione, sia diretto, sia indiretto, ad esempio
dando la preferenza ai datori di
lavoro che non ne abbiano usufruito altre volte o ne abbiano
usufruito in misura limitata.
3° Cancellare, definitivamente, il
sistema dell’assalto alla diligenza. Meglio del far west, rimane
sempre il sorteggio. Tuttavia suggerisco una modalità alternativa,
moderna ed equa: formulare la
graduatoria (oltreché sui criteri
desumibili dai due punti precedenti), sulla base dell’entità del
rimborso spese che ciascun beneficiario datore di lavoro (a cui
viene offerto un tirocinante gratis per alcuni mesi) offra, in aggiunta alla risorsa pubblica, al proprio tirocinante. Un piccolo costo
in più che, per un verso, misura il
grado di interesse del destinatari,
e, per altro verso, avvicina almeno
un po’ alla soglia della dignità il
simbolico compenso di giovani,
non dimentichiamolo, in gran
parte chiamati a svolgere un vero
e proprio lavoro.
* ordinario di Diritto del Lavoro
Università di Cagliari
Quanto è forte il desiderio di tornare e mantenere rapporti?
Nel mio caso il rapporto è forte perche ho la famiglia in Sardegna, tutti
gli anni vado a visitarli e ho la possibilità economica di farlo. La maggior parte dei sardi di queste parti
del mondo non sono riusciti a tornare. Mio padre è in Argentina dal
1949 e ancora oggi soffre di nostalgia
per la sua Isola. Ma la malattia degli
emigrati è che stanno male dappertutto. In Argentina si vogliono in Sardegna e in Sardegna si vogliono in
Argentina. Strano ma vero. La sardità
delle nuove generazioni viene vis-
suta a seconda delle persone. Io mi
sento “sarda nata all'estero”, ma mio
fratello si sente “di origine sarda”. Altri non sanno nulla delle origini. La
sardità e il senso di appartenenza
verso la Sardegna sono diventate
una scelta.
Il rapporto con la Chiesa, laVirgen
de Buenos Aires, quanto sono importanti per la comunità sarda?
Il collegamento spirituale esiste solo a Buenos Aires: abbiamo un buon
rapporto con la Chiesa e anche con
il governo della città autonoma di
Buenos Aires. Abbiamo firmato un
accordo nel anno 2003 per la ristutturazione di una piazzetta che abbiamo chiamato Isola di SardegnaMadonna di Bonaria, dove si trova
l'immagine della Madona di Bonaria, arrivata da Cagliari nel 1968. Era
completamente abbandonata, e il
circolo di Buenos Aires si è fatto carico della manutenzione. Nella capitale dell'Argentina si trova una basilica, eretta nel 1911 dai Mercedari,
dedicata a Nuestra Señora de los
Buenos Aires, la cui festa, come a
Cagliari, si celebra il 24 aprile e che
per caso si trova a 400 metri della sede del circolo Sardi Uniti de Soccorros Mutuos, circolo nato nell'anno
1936, fondato dai sardi emigrati in
Argentina negli anni '20.
La vicenda dei tirocini
dell’Agenzia del lavoro:
hackers o semplice
ingorgo informatico?
Tre ipotesi di soluzione
per non cadere in errore
e riaprire una possibilità
GIANNI LOY*
ASSALTO ALLA diligenza
costituisce una delle
rappresentazioni del
nostro immaginario
collettivo. Ma non è
archeologia sociale. Sono, semplicemente, cambiate le modalità. Non è stato, forse, un assalto
alla diligenza quell’improvviso
picco di operazioni telematiche
organizzate o confuse, finalizzate
alla conquista di uno o più tirocinanti, unica merce, scarsa ma ancora disponibile nel mercato, per
svolgere una vera e propria attività lavorativa subordinata, ancorché, spesso, sotto le mentite
spoglie di una attività para-formativa?
Hackers o semplice ingorgo informatico? Forse la seconda ipotesi è
quella più giusta. Ma sia chiaro,
prima dell’informatica, in casi
analoghi, i pretendenti bivaccavano davanti agli uffici dell’assessorato, per giorni, con provviste e
sacchi a pelo, per riuscire a presentarsi per primi allo sportello.
E’ cambiata solo la tecnica. Rima-
L’
ne la sostanza del vecchio adagio:
chi tardi arriva male alloggia! Solo
che per poter arrivare primi, sia
quando si facevano le file che da
quando ci sia affida alla nuova divinità informatica, occorrono risorse, forza, e magari furbizia, a
tacer d’altro, che fa si che nella selezione siano sempre i più deboli,
e non i meno meritevoli a soccombere.
Ed ha sbagliato anche la stampa,
spesso più sensibile all’eclatante
della cronaca che alla sostanza,
che ha sottolineato soprattutto il
momento tecnico del via, informatico, ipotizzando responsabilità organizzative da parte dell’Agenzia del lavoro, per l’ingorgo
che si è creato.
Non è questo, il problema. Qualunque starter, chiunque debba
dare il via, in questa folle corsa alla conquista del west, non può che
attendersi gomitate, spintoni, e
un polverone.
Il problema vero è che mentre la
stessa OCSE ribadisce che solo
con contratti regolari e a tempo
indeterminato sarà possibile immaginare una ripresa economica,
continuiamo con questa invereconda finzione di tirocini, stages,
falsi autonomi e chi più ne ha più
ne metta, per mandare avanti al
baracca risparmiando qualche
soldo, anche a prezzo di uno sfruttamento, talvolta indegno, delle
persone.
Talvolta. Perché, sia chiaro, che un
giovane possa passare alcuni mesi a lavorare in un’azienda, magari un po’ sfruttato, ma con in cam-
“Gli emigrati possono
avere un grande ruolo”
Margarita Tavera: “Contribuiamo ad affrontare la crisi”
MASSIMO LAVENA
ARGARITA TAVERA,architetto,
sarda argentina di seconda generazione, è Presidente della Federazione dei Circoli
dei Sardi in Argentina. Con lei riprendiamo l'argomento dei tagli ai
finanziamenti ai circoli degli emigrati sardi nel mondo.
Con le nuove regole decise dalla Regione, come cambierà l'attivirà dei
circoli dei sardi in Argentina?
Il problema dei circoli è l'incertezza.
Non sanno né quando né quanto riceveranno come contributo. Molti
riusciranno a trovare il modo di auto-finanziarsi, ma altri dovranno
chiudere. Quelli che riusciranno a
sopravvivere cambieranno il tipo di
attività fino ad oggi esclusivamente
diretta alla diffusione della cultura
sarda. Per quanto riguarda gli emi-
M
granti come mio padre, quelli che
hanno creato i circoli sardi in Argentina, la Sardegna ha voluto in un
certo modo aiutarli per il sostegno
delle associazioni da loro create ed
ha contribuito sin dalla promulgazione della legge sull'emigrazione
n. 7/91. Ha finanziato, anche fino al
100%, progetti diretti alla diffusione dell’immagine della Sardegna.Oggi la crisi che colpisce l'Italia
e in particolare la nostra Isola ci sta
facendo capire che siamo in secondo piano. Invece sono convinta che
la collettività sarda dell’Argentina
potrebbe aiutare molto in questi
momenti. Non possiamo acquistare prodotti come fanno i circoli dell'Europa, ma possiamo promuovere il turismo verso l'Isola, fino ad oggi escluso dalle offerte turistiche.
Quali possono essere le proposte per
migliorare il rapporto tra Sarde-
Margarita Tavera con il papà Cosimo.
gna ed emigrati?
I sardi all’estero dovrebbero avere
un qualche tipo di rappresentanza
in Regione. E si è parlato molto di
questo. Altrimenti noi a 14mila km
non riusciremo ad avere un rapporto positivo. Molti non hanno idea
del potenziale della rete dei circoli
sardi nel mondo. Se la Sardegna non
riuscirà a considerare il contributo al
funzionamento dei circoli sardi nel
mondo e alle attività svolte per
diffondere la cultura sarda, non come spesa ma come investimento,
difficilmente questo rapporto migliorerà, anzi, prima o poi, finirà.
dOMenica 27 gennaiO 2013
IL PORTICO DEGLI EVENTI
Vita. Parla il vicepresidente nazionale del Movimento per la Vita, Giuseppe Anzani.
“La nostra mobilitazione per far sì
che l’Europa riconosca i suoi valori”
“Proponiamo una visione
di fiducia e di speranza”.
Avviata una raccolta
di firme in tutta Europa:
la Chiesa diocesana
ha risposto compatta
all’appello per la vita
SERGIO NUVOLI
LA PRIMA VOLTA CHE vedo
un’organizzazione locale così solidale, con una
partecipazione così convinta di tanti movimenti e associazioni”. Giuseppe Anzani, dopo
aver fatto il magistrato per 43 anni,
è il vicepresidente nazionale del
Movimento per la Vita. Era a Cagliari nei giorni scorsi per presentare l’iniziativa “Uno di
noi”, cui hanno aderito
tantissime realtà ecclesiali che hanno offerto un
grande spettacolo di unità.
Quale aspetto la colpisce
di più?
Da un punto di vista laico
mi colpisce che per la prima volta il popolo europeo – che
secondo molti vive un deficit di
democrazia, che ha cercato di unire i mercati ma non la solidarietà –
abbia la possibilità di contare. Mi
sta a cuore il fatto che una possibilità di democrazia diretta come
È
Giuseppe Anzani durante la presentazione dell’iniziativa “Uno di noi”.
questa è dedicata alla vita, a fondamento di una Unione europea
che dice di essere costruita sui valori.
L’iniziativa nasce dalla sensibilità del Movimento per la Vita, ben
presente a livello europeo.
Il MpV, per primo, è salito
su questo veicolo di democrazia diretta, profittando di un regolamento
del 2011 che consente a un
milione di cittadini europei di chiedere alla Commissione europea un atto
giuridico di adempimento dei trattati costitutivi. La questione che ci
sta più a cuore, antropologicamente e culturalmente, è dare la
possibilità di rivedere il volto dell’embrione umano – l’essere più
fragile e debole, ma che ci appar-
tiene perché lo siamo stati tutti –
come quello di “uno di noi”.
Che potrà accadere?
Se l’Europa riconoscerà questo valore, forse recupererà una delle radici della sua civiltà e un valore
profondamente cristiano: il rispetto per la vita e la gratitudine
al Dio della vita.
A livello europeo ci sono numerosi provvedimenti contrari alla cultura della vita, ma il trattato di
Lisbona richiama la dignità umana tra i valori fondanti. Non è una
contraddizione?
E’ grande lo stupore nel vedere
questa deriva culturale distruttiva. Già Eric Fromm in un suo saggio, “Anatomia della distruttività
umana”, denunciava la cultura della morte che ci insidia tutti. Le insufficienze culturali del nostro
tempo, e questa congiura contro
la vita a vantaggio dell’esistenza
forte, ricca e felice, ci preoccupano: a questo, come Movimento per
la Vita di tutta Europa, desideriamo contrapporre una visione che
abbia una maggiore speranza e
maggiore fiducia nei valori che
l’uomo ha dentro di sé. E che sono
un dono.
Vita, famiglia e libertà di educazione sono i valori non negoziabili
per la Chiesa. Che effetto le fa sentire qualcuno che inizia a mettere
in dubbio la “non negoziabilità”?
Non mi piace molto la definizione di “non negoziabili”: preferisco
parlare di valori su cui non si transige e non ci si compromette. La
difficoltà di raggiungere i valori
ideali, per l’umanità in cammino
con la sua fragilità e la sua esposizione agli errori – al peccato, in termine cristiano – ci deve insegnare
la pazienza di percorrere i gradini
che vi conducono, senza rinunciarvi mai e senza dire che sono
valori “graduabili”. Sono valori che
si possono raggiungere con passi
graduabili, senza accontentarsi.
Per raggiungere la vetta di una
montagna, bisogna partire dal
campo base senza mai contentarsi della quota raggiunta, ma rallegrandosi di aver fatto qualche passo con gli occhi sempre rivolti alla
cima.
E’ possibile aderire all’iniziativa e
firmare l’appello consultando il sito www.mpv.org
La lunga attesa elettorale
della giunta regionale
La candidatura di alcuni assessori muterà gli equilibri
S. N.
ON CONOSCO L’ISTITUTO dell'autosospensione. Non vado più a scuola e quando ci
andavo mi firmavo anche le giustificazioni, facendo la firma di mio
padre”. Sono le parole - poi ridimensionate - con cui l’assessore al
Lavoro, Antonello Liori, ha commentato quanto affermato dal governatore Cappellacci sul fatto che
gli esponenti dell'esecutivo, candidati al Parlamento, dovrebbero autosospendersi. Parole che riprendiamo perchè scomparse dal resoconto di qualche quotidiano.
“Forse il presidente - ha aggiunto
Liori a margine della presentazione della sua candidatura alla Camera come capolista per Fratelli
d'Italia - “si è fatto condizionare
da qualche esponente dell'Udc che
ha cambiato più volte partito e che
dimentica che loro stanno in Giunta e in Consiglio, mentre io mi sono
dimesso dall'Assemblea, anche
N
perchè è impossibile fare bene l'assessore e il consigliere contemporaneamente. Ci ho perso anche in
termini economici - ha detto ancora Liori - e avrei potuto essere
reintegrato in Consiglio, ma non
ho fatto ricorso e ritengo di aver
fatto la scelta giusta. Non accetto
lezioni da nessuno: se dovessi essere bocciato dagli elettori, prenderò atto del responso politico e
tornerò a fare il cardiologo. Ho la
passione della politica, ma non è
un disonore tornare a lavorare”.
Al medico desulese va riconosciuta
- oltre al coraggio - la simpatia: non
è certo simpatica la situazione in cui
si trova ora la Giunta regionale nel
suo complesso, alle prese con alcune candidature in ordine sparso. Sono in tanti a ipotizzare una corposa
resa dei conti all’indomani delle elezioni, quando Cappellacci potrebbe
dover fare i conti con una situazione
radicalmente cambiata: molto dipenderà dal destino degli assessoricandidati, primo tra tutti l’ex vice-
L’ex vicepresidente della giunta regionale, Giorgio La Spisa.
presidente Giorgio La Spisa, che ha
lasciato la carica - ma non l’assessorato alla programmazione - non
appena accettata la candidatura nella lista Monti.
Per La Spisa la scelta per Monti è fatta, e pare proprio netta, anche a giudicare dalle prime uscite contro il
Popolo delle libertà. Difficile non
cambi nulla in caso di mancata elezione, il rischio di uscire dalla giunta ancor prima del voto è altissimo.
Gli scenari nazionali avranno forti
ripercussioni sull’esecutivo regionale, non appena si chiariranno le
alleanze del dopo-voto.
Con Cappellacci governa tuttora
l’Udc, da tempo schierato a livello
nazionale su posizioni distanti dal
partito di Berlusconi. E nell’esecutivo figurano anche i Riformatori,
confluiti nella lista Monti, con il capolista alla Camera Pierpaolo Vargiu. Le scelte dell’attuale premier
dopo le elezioni avranno certamente una ricaduta sulle alleanze in vista
delle ormai prossime regionali: se a
livello nazionale staranno su sponde opposte - è il ragionamento da
fare - come faranno in Sardegna a
continuare a governare insieme?
Gli attuali consiglieri non candidati staranno a guardare, almeno
per questo mese che ci separa dal
voto: per capire cosa fare subito
dopo. Resta da capire se continuerà
a restare nel cassetto anche la legge finanziaria, con l’esercizio provvisorio e i pagamenti in dodicesimi
fatti ancora dalla Regione per via
dei ritardi che continuano ad accumularsi.
il POrticO
3
blocnotes
UN NUOVO ASSALTO
Non c’è pace
per i cristiani egiziani
Ancora attacchi contro la minoranza copta nell'Alto Egitto: ed è il secondo caso in una settimana, dopo
quello che abbiamo riferito nello
scorso numero.
Un migliaio di musulmani ha assaltato il villaggio a maggioranza cristiana di el- Marashda (nella provincia di Quena, Alto Egitto). Aizzati
dalle autorità religiose di alcuni villaggi limitrofi, gli estremisti hanno
incendiato abitazioni e negozi e tentato di demolire la locale chiesa.
L'assalto, avvenuto nei giorni scorsi, è stato interrotto solo dall'arrivo
delle forze dell'ordine, che ha arrestato 10 musulmani.
Una folla di radicali islamici ha bloccato l'accesso alla città, per impedire alla polizia di portare via gli arrestati. Le forze dell'ordine hanno
risposto al blocco sparando gas lacrimogeni.
Per sicurezza le autorità - riferisce
Asianews - hanno ordinato alla popolazione cristiana di non uscire dalla proprie abitazioni e la locale parrocchia ha annullato le celebrazioni
per l'epifania copta-ortodossa. In
risposta alla violenza degli estremisti l'imam locale ha lanciato un appello alle famiglie musulmane del
villaggio, invitandole a difendere le
abitazioni dei cristiani.
Anba Kyrollos, vescovo copto ortodosso di Nag Hammadi, spiega
che il gruppo di estremisti, fra cui
molti salafiti, ha attaccato il villaggio
per vendicarsi di un cristiano accusato di aver abusato di una bambina musulmana di 6 anni. Le voci sul
caso di pedofilia erano emerse nei
giorni scorsi, scatenando la tensione fra le due comunità, ma le indagini della polizia hanno scagionato
l'uomo. La bambina non ha subito
alcun tipo di violenza.
I salafiti hanno attaccato ugualmente il villaggio cristiano, nonostante il verdetto dei medici legali.
Fonti locali hanno dichiarato che i
rappresentanti della comunità cristiana e musulmana, si sono incontrati per una riconciliazione, ma la
polizia continua a presidiare l'abitato per paura di attentati.
Si tratta del secondo attacco in meno di una settimana. Lo scorso 15
gennaio, centinaia di islamisti hanno
demolito un edificio di proprietà della chiesa copta ortodossa di S. Giorgio a Taymah nella diocesi di al
Fayyum (Egitto centrale a 133 km a
sud del Cairo).
Dopo la caduta del presidente Mubarak e la salita al potere dei Fratelli musulmani e dei salafiti, gli attacchi contro chiese ed edifici cristiani
sono aumentati.
Nelle aree più povere del Paese, ma
anche nella capitale, i tagli alla sicurezza hanno colpito l'esercito e
la polizia, impotenti di fronte a questi assalti fomentati dai salafiti. Con
il loro denaro e le loro promesse, gli
estremisti spingono gli abitanti a
cacciare i cristiani per impadronirsi
delle loro terre, sfruttando l'assenza
di una legge chiara che regola la costruzione di edifici religiosi.
4
il POrticO
IL PORTICO DEL TEMPIO
Il Papa. Parlando al Pontificio Consiglio “Cor Unum”, il Pontefice ha indicato una rotta.
“Ricusare finanziamenti di progetti
in contrasto con la visione cristiana”
ROBERTO PIREDDA
All’Angelus il Santo Padre
si è soffermato sul Vangelo domenicale che presentava l’episodio delle
nozze di Cana: «quello delle nozze
di Cana è “l’inizio dei segni” (Gv
2,11), cioè il primo miracolo compiuto da Gesù, con il quale Egli manifestò in pubblico la sua gloria, suscitando la fede dei suoi discepoli.
Con questo "segno", Gesù si rivela
come lo Sposo messianico, venuto
a stabilire con il suo popolo la nuova ed eterna Alleanza. Il vino è simbolo di questa gioia dell’amore; ma
esso allude anche al sangue, che
Gesù verserà alla fine, per sigillare il
suo patto nuziale con l’umanità».
Sempre all’Angelus Benedetto XVI
ha ricordato l’appuntamento della
Settimana di preghiera per l’unità
dei cristiani che si svolge dal 18 al 25
Gennaio.
In settimana il Papa ha incontrato i
partecipanti alla Plenaria del Pontificio Consiglio “Cor Unum” proponendo una riflessione sulla dimensione profetica che la fede instilla nella carità.
Benedetto XVI ha mostrato come
quando nella storia ci si è allontanati dal progetto di Dio hanno prevalso le derive idelogiche: «negli ultimi secoli, le ideologie che inneggiavano al culto della nazione, del-
A
la razza, della classe sociale si sono rivelate vere e proprie idolatrie;
e altrettanto si può dire del capitalismo selvaggio col suo culto del
profitto, da cui sono conseguite crisi, disuguaglianze e miseria. Anche
il nostro tempo conosce ombre che
oscurano il progetto di Dio. Mi riferisco soprattutto ad una tragica riduzione antropologica che ripropone l’antico materialismo edonista, a cui si aggiunge però un "prometeismo tecnologico". Dal connubio tra una visione materialistica dell’uomo e il grande sviluppo
della tecnologia emerge un’antropologia nel suo fondo atea».
Il rischio presente nella nostra epoca è allora quello di «un’assolutiz-
zazione dell’uomo» che si sente così «sciolto da ogni legame e da ogni
costituzione naturale».
Come si devono comportare i cristiani di fronte a queste realtà? La risposta di Benedetto XVI è chiara:
«certamente dobbiamo esercitare
una vigilanza critica e, a volte, ricusare finanziamenti e collaborazioni che, direttamente o indirettamente, favoriscano azioni o progetti in contrasto con l’antropologia
cristiana. Ma positivamente la
Chiesa è sempre impegnata a promuovere l’uomo secondo il disegno di Dio, nella sua integrale dignità, nel rispetto della sua duplice
dimensione verticale e orizzontale.
La visione cristiana dell’uomo in-
fatti è un grande sì alla dignità della persona chiamata all’intima comunione con Dio, una comunione filiale, umile e fiduciosa. L’essere umano non è né individuo a sé
stante né elemento anonimo nella
collettività, bensì persona singolare e irripetibile, intrinsecamente
ordinata alla relazione e alla socialità. Perciò la Chiesa ribadisce il suo
grande sì alla dignità e bellezza del
matrimonio come espressione di
fedele e feconda alleanza tra uomo
e donna, e il no a filosofie come
quella del gender si motiva per il
fatto che la reciprocità tra maschile e femminile è espressione della
bellezza della natura voluta dal
Creatore».
All’Udienza Generale il Santo Padre si è soffermato sul tema della
ricerca di Dio: «l'intera esistenza
nostra deve essere orientata all’incontro con Gesù Cristo all’amore
verso di Lui; e, in essa, un posto centrale lo deve avere l’amore al prossimo, quell’amore che, alla luce del
Crocifisso, ci fa riconoscere il volto
di Gesù nel povero, nel debole, nel
sofferente. Ciò è possibile solo se il
vero volto di Gesù ci è diventato familiare nell’ascolto della sua Parola, nel parlare interiormente, nell'entrare in questa Parola così che
realmente lo incontriamo, e naturalmente nel Mistero dell’Eucaristia».
Paolo VI, il Principe
del rinnovamento
Philippe Chenaux, docente ordinario di Storia della Chiesa
FRANCO CAMBA
IDENTITÀ CULTURALE e pastorale di Paolo VI, il Principe del rinnovamento” è il
titolo della conferenza
svoltasi giovedì scorso a Cagliari per
iniziativa Pontificio Seminario Regionale Sardo. La conferenza, che fa
parte di un ciclo di incontri il cui
obiettivo è approfondire nell’Anno
della Fede la conoscenza del ConcilioVaticano II in occasione del 50mo
anniversario della sua apertura, è
stata organizzata in collaborazione
con la Facoltà Teologica della Sardegna e l’Arcidiocesi di Cagliari.
Dopo i saluti di monsignor Gian
Franco Saba, rettore del Seminario
Regionale Sardo e docente della Facoltà Teologica di Cagliari, che ha
curato in prima persona il programma del ciclo di incontri “Educare nella Fede rileggendo il Concilio Vaticano II. Personaggi, scritti e
prospettive”, la relazione introduttiva, cui ha fatto seguito un interessante e partecipato dibattito, è stata
tenuta dal professor Philippe Che-
L’
naux, ordinario di Storia della Chiesa moderna e contemporanea alla
Pontificia Università Lateranense e
direttore del Centro Studi e Ricerche sul Concilio Vaticano II della
stessa università romana.
Autore di numerose pubblicazioni,
tra le quali la più recente è Il Concilio Vaticano II (Carocci, 2012), il professor Chenaux è anche consulente
storico di un interessante ciclo di 22
puntate in onda il giovedì (alle ore
21,15) su Tv2000 per celebrare i 50
anni del Concilio Vaticano II, il più
grande evento della Chiesa del Novecento. Dopo una premessa nella
quale sono stati delineati i profili
contrapposti di Giovanni XXIII e di
Paolo VI come sono stati definiti dalla storiografia e dall’opinione pubblica nel periodo post-conciliare, il
professor Chenaux ha sottolineato
che “la diversità degli stili, dei temperamenti e dei metodi di governo,
non significa necessariamente una
differenza di disegno e di obiettivi
tra il “Papa dell’aggiornamento” e
“il Principe del rinnovamento”. Infatti, “entrambi i pontefici ebbero
dOMenica 27 gennaiO 2013
pietre
COLOMBIA
Assassinato
un sacerdote
Don José Francisco Vélez Echeverri, 55 anni, è stato trovato nei
giorni scorsi con ferite di arma da
taglio, nel cortile della sua casa nel
quartiere El Albergue, a sud di Buga, a circa 250 chilometri dalla capitale Bogotà, in Colombia.
I vicini di casa hanno riferito di aver
visto una persona allontanarsi in
bicicletta dall'abitazione del sacerdote qualche ora prima del ritrovamento del corpo senza vita. Dalle
prime ipotesi formulate dalle autorità sembra si tratti di un furto finito
in tragedia. Don José era molto impegnato nel sociale e non aveva,
secondo le testimonianze dei fedeli, nessun nemico.
IN MESSICO
Chiesa protetta
da un alto muro
Tutto intorno c'è un muro alto cinque metri, di cemento armato, le cui
pareti sono a prova di bombardamenti e di autobomba. Sono stati
anche collocati dei blocchi di metallo alle finestre per impedire ai
proiettili vaganti di penetrare in chiesa e colpire i fedeli. Inoltre nove
guardie percorrono il perimetro 24
ore su 24. Non si tratta di una caserma o di un'ambasciata, ma della parrocchia di
Santa Teresa d'Avila, a ovest di
Monterrey,
in
Messico. Il parroco, padre Scott
Michael McDermott Eichhorst, si
è visto costretto a prendere queste
misure di sicurezza straordinarie in
seguito agli eventi violenti verificatisi negli ultimi due anni. Ci sono
stati molti morti innocenti a causa
degli scontri tra le bande o fra l'esercito e i gruppi di delinquenti. Per
avvertire immediatamente i fedeli di
quello che avviene fuori, sono stati installati dentro la chiesa due semafori. Il rosso indica scontri, morti o mobilitazione della polizia armata; il giallo, veicoli sospetti o persone armate fuori della chiesa; il
verde significa via libera e che la
strada è sicura.
Il rettore del Seminario sardo, mons. Saba, con Philippe Chenaux.
un medesimo sentire e una stessa
volontà: l’aggiornamento nella fedeltà. E ambedue i pontefici non
hanno abbandonato il loro ruolo di
leadershipche ha fatto del papa il riferimento decisivo per l’Assemblea
conciliare”.
Successivamente, dopo aver fatto
rilevare che sotto certi aspetti Paolo
VI appare come un “papa dimenticato”, il professor Chenaux ha illustrato l’azione conciliare di papa
Montini durante le tre fasi della storia del Concilio Vaticano II, specificamente nella fase di preparazione
della Prima sessione da arcivescovo di Milano, nella fase del suo svolgimento (dal 1962 al 1965) e, infine,
nel periodo della prima recezione
nel corso della quale ha dato attuazione a due riforme emblematiche:
la riforma liturgica e la riforma del-
la Curia romana.
Come ha sottolineato l’arcivescovo
di Cagliari monsignor Arrigo Miglio,
il professor Chenaux, tenendo una
conversazione “appassionata” sul
Concilio Vaticano II, non ha soltanto svolto la rilettura di un evento storico, ma “ha aiutato i partecipanti
alla conferenza a capire come sia
importante documentarsi e parlare di un tema che oggi si presenta
nella Chiesa e nelle comunità locali
come segno di contraddizione, e a
comprendere, nell’analisi delle dinamiche umane, che l’azione dello
Spirito Santo passa dentro ad esse,
non volando sopra o a fianco. Una
sintesi serena tra le dinamiche umane e l’azione dello Spirito di Dio che
passa dentro la storia concreta che,
agli occhi del credente, diventa la
storia della salvezza”.
EGITTO
Famiglia in carcere
perché cristiana
La corte penale di Beni Suef ha
condannato al carcere un'intera famiglia per conversione al cristianesimo, e dovranno passare 15 anni carcere. Altre sette persone coinvolte nel caso sono state condannate a cinque anni di carcere. Il caso di questa famiglia inizia nel 2004
quando lei i suoi figli decidono di
sostituire i loro nomi musulmani
sulla carta di identità con nomi cristiani e di cambiare città di residenza. Per fare ciò la donna viene
aiutata da sette impiegati dell'ufficio dell'anagrafe. Scoperta per caso il fatto i magistrati decidono di
arrestare non solo la donna, ma
anche i figli e i sette funzionari.
dOMenica 27 gennaiO 2013
IL PORTICO DEI GIOVANI
il POrticO
5
Cronache dalla scuola. Un progetto avveniristico per l’Isola, ma nel frattempo i pc sono invecchiati.
Quando la creatività è capace di rimediare
anche a guasti e ritardi delle aule informatiche
Le aule multimediali
offrono grandi possibilità
alla didattica più moderna,
ma spesso è necessario
ricorrere alla nobile arte
dell’arrangiarsi. I nativi
digitali sanno risolvere
GABRIELE COLOMBINI
A TENSIONE MISTICA è decisamente palpabile. Il
gruppo si ferma davanti
alla porta chiusa. Il corridoio è in penombra, forse per
aumentare il senso di sacralità del
luogo. Non c'è neanche bisogno
di zittire nessuno, si avverte solo
un fremito di impazienza in attesa che la persona deputata all'introibo apra la porta, laica iconostasi che schiude un mondo di
misteri. All'esterno il cartello con
la dicitura "Aula Marte" lascia interdetti: santuario dedicato al dio
della guerra o ipertecnologica
realtà richiamante esplorazioni
spaziali? Finalmente arriva la
chiave ed il sancta sanctorum si
schiude. Chi apre è anche addetto all'accensione dei quadri elettrici e tocchi misteriosi abbassano
levette nere su praterie di plastica
grigiastra ma, come per incanto,
tutto si accende, i neon balbettano e poi illuminano la stanza, le
L
ventole dei computer iniziano a
ronzare e i ragazzini, quasi rincuorati, si avviano veloci alle postazioni, due per pc, rialzando il
tono del "lieto romore" che era
stato per pochi attimi smorzato
dall'atmosfera delfica.
Da una settimana avevo programmato di portare la classe nel
laboratorio d'informatica: la preparazione è sempre importante,
perché per i ragazzi qualsiasi cosa non sia stare seduti in aula è
"gioco", quindi gli obiettivi di
quello spostamento devono essere chiari e condivisi: una ricerca sui paesi europei che comprenda la possibilità di accedere
ad informazioni e immagini non
disponibili, per ovvi motivi, sui libri di testo.
Appena i monitor iniziano a ri-
schiararsi cominciano le querimonie: "Prof, il mio non si accende"... "Prof, il mouse non va"...
"Prof, non c'è collegamento a internet"...
Mentre il bidello si affanna sul
router io controllo gli altri problemi: se c'è da intervenire con
modalità empiriche qualche risultato si ottiene, ma se i componenti periferici hanno esalato l'ultimo respiro c'è ben poco da fare.
Arriva la connessione ed inizia subito la vigilanza anti-Facebook,
ma gli alunni di quest'anno sono
affidabili, nessuno ci prova.
Lo strumento informatico è sicuramente fondamentale per la didattica di oggi e tra l'altro, paradossalmente, la maggior parte dei
ragazzini ha più dimestichezza
con mouse e tastiera che con le
pagine di un libro. Ho ancora vive
negli occhi le immagini di un video di YouTube in cui una bambina di due anni, messa davanti ad
un quotidiano, tentava di sfogliarlo come fosse un tablet!
Nelle scuole in cui è già presente e
normalmente usata la famigerata
LIM, la lavagna informatica, in effetti le possibilità didattiche si
moltiplicano moltissimo, ed anche se come tutte le novità a cui si
fa l'abitudine, l'attenzione generale cala col tempo, bisogna dire
che l'accoppiata lezione frontale-supporto informatico ha i suoi
vantaggi.
Ma tra il dire e il fare, si sa, c'è di
mezzo il mare. Le aule Marte
(acronimo che significa "Moduli
di Apprendimento su Rete TecnoEducativa") fanno parte di un en-
ni civili (proprietarie dei locali),
che sembrano voler interpretare il
ruolo educativo sino ad oggi affidato alle suore, in una prospettiva
di tipo imprenditoriale mentre ciò
che sta loro a cuore è il riconoscimento del ruolo ecclesiale nel
campo educativo. Alla base della
vicenda, certamente vi sono delle
incomprensioni che, presumibilmente, hanno origine da un diverso modo di concepire le attività
di tipo educativo e socio assistenziale. Senza voler entrare nel merito della questione che, dal differente tenore delle notizie, appare
senz’altro complessa, riteniamo
quanto meno doveroso esprimere
solidarietà e vicinanza alle suore,
ed incoraggiarle a proseguire il
prezioso compito svolto oramai da
numerosi decenni nello storico
istituto. L’interessamento e la vicinanza dell’Arcivescovo mons. Arrigo Miglio, del sottoscritto Vicario Episcopale per la vita consacrata e di tutta la Chiesa di Cagliari, non mancano. Condividiamo appieno l'esigenza manifestata dalle suore e dal loro direttore
provinciale di vedere riconosciuto
il ruolo ecclesiale in campo educativo: un ruolo che non si limita
alla sola formazione culturale ma
comiabile progetto realizzato in
illo tempore in Sardegna per fornire tutte le scuole di strumenti
informatici atti a garantire una
formazione completa nei diversi
livelli di istruzione secondaria.
Peccato che, più o meno, i computer siano ancora quelli; perciò,
nonostante gli sforzi eroici di colleghi cui viene attribuita la funzione strumentale che s'impegnano nel continuo aggiornamento del software, spesso ci ritroviamo con programmi modernissimi da far girare su pc dalle
capacità limitate, un po' come
montare climatizzatore bi-zona e
navigatore satellitare sulla Bianchina di Fantozzi!
Nondimeno si riesce a fare quello per cui eravamo venuti, gli
alunni hanno lavorato con profitto e trovato praticamente tutto
il materiale che ci eravamo promessi di ricercare; la stampa del
quale, tuttavia, il più delle volte
rientra nei pii desideri, perché le
cartucce d'inchiostro sono merce rara a scuola, come la farina
nel 1944. Ma mentre sto tentando
di produrre qualcosa da quella
arida macchina che sputa fogli
perfettamente bianchi i ragazzi
mi interrompono: "Non si preoccupi, Prof, abbiamo le pendrive,
copiamo tutto e lo stampiamo a
casa". È in momenti come questi
che si fanno perdonare le mancanze, ma non sono certo loro le
più gravi.
Istituto San Vincenzo,
si cerchi una soluzione
Intervento del vicario episcopale per la Vita consacrata
MONS. TORE RUGGIU*
a crisi delle vocazioni alla
vita consacrata è senza
dubbio una componente
che incide sulla diminuzione delle opere prestate da suore e religiosi. In questi ultimi decenni abbiamo spesso assistito alla chiusura di scuole, asili, case per anziani e altre opere a beneficio dei
più deboli e disagiati. Ma a questo,
dobbiamo aggiungere anche un
ulteriore problema: scelte gestionali da parte di enti pubblici proprietari di numerose strutture gestite da religiosi e religiose che, di
fatto, hanno messo questi ultimi
nelle condizioni di abbandonare
numerose opere, a svantaggio di
quanti beneficiavano delle attività prestate e con evidenti conseguenze negative nei diversi settori.
Non si può, infatti, negare l'importanza della presenza di suore e
religiosi in campo educativo e socio assistenziale: un'opera, la loro,
L
prestata in forza di una specifica
vocazione e di uno specifico carisma e non dettata da scelte meramente lavorative o imprenditoriali. Nelle ultime settimane abbiamo appreso dai giornali la vicenda dell’Istituto S. Vincenzo, istituzione storica per la città di Cagliari da oltre un secolo e mezzo.
L’istituto è situato nel viale S. Vincenzo, nelle vicinanze dei giardini
pubblici e gestito dalle Figlie della
carità che da decenni hanno curato l’educazione dei bambini della scuola materna e fatto fronte
alle necessità dei più bisognosi. Le
notizie appaiono contrastanti. Il
presidente della Fondazione Onlus della scuola materna dichiara
che la congregazione ha comunicato con una raccomandata la decisione irrevocabile di lasciare l’attività presso l’istituto San Vincenzo. Le suore e il loro direttore provinciale, dal canto loro, esprimono
rammarico nel constatare il mutato atteggiamento delle istituzio-
che presta attenzione allo sviluppo della persona nella sua totalità, e assicura la migliore formazione umana ispirata ai valori cristiani. Auspichiamo, dunque, che
si possa giungere ad una soluzione
che garantisca la presenza delle
suore nell’istituto e che consenta
loro, in un clima di distensione e
collaborazione con le istituzioni
civili proprietarie dei locali, di curare ancora per molti decenni le
loro importantissime attività a beneficio della città intera.
* Vicario episcopale
per la Vita consacrata
6
il POrticO
IL PORTICO DEI GIOVANI
DOMENICA 27 gennaiO 2013
Solidarietà. Un gruppo di ragazzi dei “giovani del mondo unito” svolge da sei mesi un servizio a Buoncammino.
Sull’esempio del Gen Rosso dentro il carcere
per incoraggiare i detenuti e vivere la fede
Un’esperienza concreta
che testimonia l’amore
per i carcerati di Cagliari.
Più di 20 ragazzi focolarini
visitano periodicamente
le celle del penitenziario
con una parola di conforto
ROBERTO COMPARETTI
N PREZIOSO impegno a favore dei più deboli. È
quello che svolgono da sei
mesi i Giovani per un
Mondo Unito, diramazione giovanile del Movimento dei Focolari, nel
carcere di Buoncammino. “L'idea dice Andrea - è nata dopo aver ascoltato l'esperienza del gruppo musicale Gen Rosso su quanto da loro realizzato in alcune carceri della Germania. E' nato in cuore il desiderio di
provare a ripeterla anche qui; abbiamo così contattato il cappellano, padre Massimiliano Sira, il quale ci ha
accolti dandoci indicazioni su come
muoverci. L'impatto non è stato dei
più semplici ma con il tempo abbiamo visto come si è passati all'accoglienza reciproca ed i rapporti si stanno facendo più amichevoli. In alcuni c'è gioia nel vederci arrivare ed an-
U
Una messa celebrata a Buoncammino.
che io, quando ora passo di fronte al
carcere, non resto indifferente e immagino i volti di coloro che sono lì
dentro”.
Dello stesso avviso è Matteo, altro
giovane che fin dall'inizio porta avanti quest'esperienza. “E' così anche
per me: quando passo in viale Buoncammino è come se avessi di fronte
ciascuno di loro e non posso rimanere indifferente rispetto alla condizione di tanti, alcuni sinceramente
pentiti di quanto hanno fatto.
Qualcuno spesso piange pensando a
ciò che ha compiuto e al male che ha
procurato. I rapporti con i detenuti
sono improntati sulla semplicità e
sull'ascolto della loro storia, e solo
ora comincia a cadere la barriera della diffidenza”.
I Giovani dei Focolari partecipano
alle catechesi e animano le celebrazioni Eucaristiche, presiedute da padre Massimiliano nel braccio di sicurezza, dove sono reclusi detenuti
considerati “pericolosi”, ed in quello
femminile.
Dall'iniziale gruppo di dieci giovaniche partecipavano a questa iniziativa, con il passaparola tra loro e attraverso la condivisione dell'esperienza
fatta, si è arrivati a oltre una ventina di
giovani che ruotano per più giorni
all'interno del carcere, ben distribuiti in turni settimanali.
Nelle recenti feste natalizie i giovani
sono stati impegnati in una serie di
iniziative che avevano come scopo
quello di venire incontro a particolari esigenze dei reclusi e delle loro famiglie.
“Questo specifico impegno dei Giovani per un Mondo Unito - affermano i responsabili - ha permesso di
aprire un dialogo con i detenuti, con
il mondo delle carceri e costruire
ponti con una realtà che pensiamo
“lontana da noi” ma che ci è più vicina di quanto non immaginiamo e di
far crollare quei muri di diffidenza,
Black soul in festa
per i primi 15 anni
Tappa significativa per il coro guidato da Francesco Mocci
ALESSANDRA DE VALLE
OSA FA UN QUINDICENNE per
organizzare una festa? Per
prima cosa chiama gli amici e cerca della buona musica per
stare insieme. Oppure, e allora la festa sarà grandiosa, la suona con loro.
Più o meno così il coro dei Black Soul
si prepara a festeggiare i suoi 15 anni di attività e il suo trecentesimo
concerto: “15th Gospel Generation”
è il nome della rassegna di tre giorni
(dal primo al 3 febbraio) intorno al
“Parco della Musica”.
E’ previsto anche un workshop sul
Gospel per cantanti e due concerti:
sarà tenuto da Aurelio Pitinio, direttore della corale gospel ecumenica
“Anno Domini Gospel Choir” di Torino, con la collaborazione del direttore del coro “Black Soul”, Francesco Mocci, e l’aiuto del pianista
Pierandrea Maxia. Da notare la presenza di Junior Robinson, uno dei
più popolari e rispettabili cantanti
gospel del Regno Unito che “col suo
talento, la sua abilità vocale, ma soprattutto col suo grande amore per
C
Gesù e per il Vangelo, fa continuamente vivere al pubblico grandi
emozioni, unite al desiderio di cercare il Signore”, recita la brochure
dell’evento, scaricabile dal sito
http://www.blacksoul.it/quindici.
Kirisma Evans (“una salmista che
porta ciascuno alla Presenza di Dio
attraverso la sua voce”) arricchirà i
due concerti serali degli “Anno Domini Gospel Choir” sabato 2 febbraio, e dei “Black Soul” (con tutti
gli ospiti della rassegna) domenica 3
febbraio.
Nati nell’ambito della spiritualità salesiana, “per non disperdere il gruppo dei giovani che si riuniva a San
Paolo ad animare la messa delle 11”,
ricorda il direttore Francesco Mocci,
i Black Soul sono oggi ciò che sono
nel tentativo di rispondere a quella
che già vent’anni fa appariva loro
come la chiamata di Dio per ogni
cristiano: vivere con semplicità con
gli amici la propria fede e testimoniarla, nel loro caso, con la musica e
il canto corale.
Quindi l’idea iniziale è stata prima
di tutto fare Chiesa e, potendo, fare
A destra, Francesco Mocci.
beneficenza stando insieme?
Sì. E’ proprio questa la cosa che ci fa
stare insieme: senza, la nostra associazione non avrebbe senso. Ci tiene
uniti un percorso, dall’essere famiglia e dal fare gruppo al fare beneficenza, perché la nostra associazione
non ha scopo di lucro. Seguiamo
tanti progetti di beneficenza e non
incassiamo un centesimo, ma in noi
c’è soprattutto la voglia di portare
un messaggio cristiano.
Quali sono le difficoltà maggiori
nel portare la vostra musica come
testimonianza cristiana?
Non è facile essere testimoni credibili, specie in questo periodo storico:
sono tante le sollecitazioni esterne,
tante le storie che si vivono. Tutto lo
staff è di provenienza parrocchiale,
ma non abbiamo mai chiuso la porta a nessuno. Ci sono tra noi anche
persone con cammini spirituali leggermente diversi, o magari con qual-
che difficoltà nella relazione con la
Chiesa, ma in tutti c’è sempre molto rispetto per quello che facciamo e
per il messaggio cristiano: altrimenti
non sarebbero rimasti. Si parte da
una base di rispetto comune, in
qualche modo da un tentativo di
adesione ai principi cristiani: poi
non chiediamo il certificato di cresima, non controlliamo se va a messa tutte le settimane, anche se è importante. Ognuno ha le sue motivazioni, ma se una persona ha voglia di
stare con noi, può essere anche utile per lui venire a contatto con una
realtà come la nostra: a quel punto
potremmo essere noi stessi testimoni per lui. Ben venga dunque una
persona lontana: magari si riavvicina alla Chiesa stando con noi, non è
la prima volta che succede… Certo,
ci deve essere una base di valori comuni e rispetto per quello che si fa.
Ci sono stati in questi 15 anni mo-
giudizio che spesso aleggiano intorno a queste realtà. Questa esperienza sta facendo crescere e maturare,
umanamente e spiritualmente, l'intero gruppo dei giovani, molti di
quelli che sono stati lì prima e durante le feste natalizie hanno parlato
di un Natale diverso, più autentico,
vissuto con maggiore intensità e lontano dai riti del consumismo”.
Non solo carcere ma anche sostengo
alla Caritas e ai poveri. In particolare
i Giovani per un Mondo Unito sono
impegnati settimanalmente nel supporto alla distribuzione di prodotti
freschi.
“ Un'ulteriore occasione per amare
concretamente, mettersi al servizio
dell'altro e per l'altro, per uscire da
se stessi e fare l'esperienza di un amore vero, concreto - affermano ancora
i responsabili - spinti dal desiderio
di concretizzare uno dei valori forti
della fede, quello dell'amore al più
bisognoso. In ciascuno la certezza
che, l'essere venuti a contatto con il
mondo del carcere o con quello di
chi giorno per giorno vive il peso delle difficoltà economiche, porta a rivalutare le priorità e ad andare all'essenziale, vivendo la regola d'oro:
“Fai agli altri ciò che vorresti fosse
fatto a te”.
Un insegnamento utile non solo ai
Giovani per un Mondo Unito ma di
certo per tutti.
menti in cui vi è sembrato il caso di
mollare?
Ci sono stati momenti difficili, ma
non così tanto, perché le dinamiche
dei gruppi portano spesso a momenti di tensione. E’ capitato e capita spesso, ma non tanto da dire,
alla sarda: sciusciamo tutto.
Se dovessi riassumere in una frase
ciò che vorresti che i Black Soul lasciassero nelle persone che vi ascoltano?
Vorrei che nella gente rimanesse la
voglia di incontrare Gesù. Semplicemente, il motivo per cui mi sento
chiamato a farlo, e tanti con me nel
coro lo fanno, è testimoniare il fatto
che c’è Qualcuno sopra di noi al quale dobbiamo molto.
DOMENICA 27 gennaiO 2013
IL PORTICO DI CAGLIARI
Iniziative. L’arcivescovo ha incontrato gli amministratori pubblici in una partecipata assemblea.
“Un metodo di lavoro comune:
le istituzioni lavorano insieme”
Monsignor Miglio ha
sottolineato l’urgenza
di unire le forze di tutti
per affrontare la crisi.
Il sindaco: “Siamo pronti
a rispondere all’appello”
SERGIO NUVOLI
VVIARE UN DIALOGO per trovare un metodo che consenta di mettere insieme
pensieri ed esperienze”.
E’ la strada del confronto aperto,
quella indicata da mons. Miglio nell’incontro - nei giorni scorsi in seminario - con un gran numero di
amministratori pubblici, che hanno risposto all’invito rivolto a tutti
dall’arcivescovo.
Trasversale la presenza dei politici: da destra a sinistra, senza tralasciare le “estreme”. “Il primo obiettivo di questo incontro - ha spiegato il presule - è dare un segnale al
territorio: in un momento di grande difficoltà, le istituzioni si parlano.
E’ importante conoscerci, perchè pur nella distinzione di competenze - la comunità per cui lavoriamo
è la stessa. Per questo è necessario
trovare una strada di collaborazione per il futuro”.
Citando il recente messaggio di Benedetto XVI per la Giornata per la
pace, mons. Miglio ha aggiunto che
“tra le condizioni della pace c’è il diritto al lavoro”. Ha quindi invitato a
non banalizzare mai il concetto di
“bene comune”, “espressione - ha
A
Angela Quaquero, Umberto Oppus, Roberto Pili, Massimo Zedda, Davide Carta.
sottolineato - più impegnativa di
quanto appaia a prima vista”.
Quindi gli interventi dei più stretti
collaboratori: il vicario per la Pastorale, mons. Franco Puddu, ha ripercorso la prima lettera pastorale dell’arcivescovo, sottolineando “il valore dell’unità dentro e fuori la comunità ecclesiale”.
Il responsabile della Pastorale sociale e del lavoro, don Giulio Madeddu, ha commentato il recente
messaggio deiVescovi sardi sulla crisi, mentre don Marco Lai, direttore
della Caritas diocesana, ha battuto
sul tasto della “corresponsabilità con
gli enti locali”, richiamando i drammatici dati emersi nell’annuale dossier Caritas: “Il Centro diocesano di
assistenza - ha sottolineato - segue
ormai 1500 famiglie: è un indicatore preoccupante di ciò che sta accadendo nella nostra società”.
La risposta degli amministratori non
si è fatta attendere: “Ormai anche
nelle scuole, anche ai bambini più
piccoli, si parla di ‘crediti’ e ‘debiti’ -
ha detto il sindaco di Cagliari, Massimo Zedda - E’ il segno della finanziarizzazione della nostra società: il
dialogo tra istituzioni serve per ridare fiducia, e restituire speranza
con idee e azioni. Dobbiamo sentirci tutti impegnati a rispondere all’appello di mons. Miglio”. Il primo
cittadino ha quindi parlato, per la
prima volta in pubblico, della chiusura del campo rom: “Un episodio di
grandissima collaborazione tra istituzioni - ha rimarcato Zedda - L’intervento della Caritas e di tutta la
Chiesa ha evitato rischi enormi per
la comunità che respirava diossina
sulla 554”.
“Il primo diritto della persona - ha
detto nel suo intervento il vicepresidente del Consiglio regionale, Michele Cossa, in rappresentanza della Regione, in assenza del Governatore e della presidente del Consiglio
- è ad una esistenza dignitosa. Per
questo raccogliamo molto volentieri l’invito ad un’azione convergente
per la promozione dell’uomo”.
“Una guida completa
per scegliere meglio”
Scuola, il lavoro della Provincia per ridurre la dispersione
I. P.
NA GUIDA DESTINATA agli studenti delle terze medie per
potenziare le azioni di
orientamento e permettere di
scegliere con un'adeguata conoscenza e informazione la scuola
superiore, sette saloni dell'orientamento e 300 bilanci di competenze per aiutare gli studenti delle quinte superiori a orientarsi nel
percorso di studi universitario o
nel mondo del lavoro.
Sono le iniziative inserite nel progetto promosso dall'assessorato
alla Pubblica istruzione della Provincia di Cagliari, “Orientarsi verso la scuola superiore, l'Università e il mondo del lavoro”, per favorire una scelta consapevole e
informata e “contribuire a ridurre
– afferma la presidente della Provincia, Angela Quaquero - il
U
drammatico fenomeno della dispersione scolastica che, come rilevato nell'atlante dell'infanzia a
rischio realizzata da Save the Children nel 2012, in Sardegna registra un tasso superiore al 25%”.
“La guida – aggiunge l'assessore
alla Pubblica istruzione, Franco
Mele - è stata distribuita in tutte le
scuole medie del territorio e propone un quadro dell'offerta di
istruzione nella provincia di Cagliari”. Realizzata con la collaborazione dei dirigenti scolastici, è
organizzata in schede con indicazioni di tipo informativo.
Il 21 gennaio (dalle 9.30 alle 18)
al via i saloni dell'orientamento
in 7 istituti di Cagliari e Provincia.
Prima tappa all'istituto Levi di
Pitz'e Serra, a Quartu Sant'Elena.
Presenti scuole superiori, aziende, enti locali, associazioni di categoria, Università, centri servizi
La presidente Angela Quaquero.
lavoro, la commissione provinciale Pari opportunità, referenti e
operatori del servizio di supporto
per studenti diversamente abili e
in situazione di svantaggio.
Spazio anche per seminari sulle
nuove scuole superiori di secondo grado, sull'offerta formativa,
sulle nuove opzioni per gli istituti tecnici e professionali e sull'orientamento all'Università. Saranno inoltre predisposti punti di
ascolto con psicologi orientatori
per colloqui individuali e allestiti
laboratori di orientamento e per i
genitori.
E di “cultura dell’ascolto” ha parlato
anche Angela Quaquero: “E’ la
grammatica dell’ascolto e dell’incontro - ha detto la presidente della
Provincia - Utile anche per scoprire
se stessi ma anche nuove situazioni
di disagio: occorre occuparsi anche
di chi non ha mai lavorato o degli
eterni precari senza un progetto di
vita. I nostri ragazzi portano le proprie intelligenze ‘chiavi in mano’ ai
Paesi esteri”.
La presidente ha quindi evidenziato
il ruolo della donna: “Il modello su
cui il nostro mondo ha scommesso
ha finito di darci lavoro e vita, perchè
non ha valorizzato le diversità nè costruito nuove opportunità su tutto il
territorio regionale: è un modello
che - lo dico da donna - non ha favorito l’occupazione femminile, che
oggi sarebbe un grande paracadute,
specie in certe zone dell’Isola. La Pastorale del lavoro proposta dalla
Chiesa è in linea con le nostre preoccupazioni, in sintonia con l’esigenza di dare a ciascuno la possibilità
di costruire un proprio progetto di
vita”.
La sfida, per tutti, è stata lanciata.
Mons. Miglio (foto di Roberto Pili).
I saloni (tutti dalle 9.30 alle ore
18) toccheranno tutti gli ambiti
Plus della Provincia di Cagliari: gli
altri appuntamenti in programma sono il 25 gennaio a Muravera
(istituto Einaudi), il 28 a Senorbì
(istituto Einaudi), il 30 a Cagliari
(istituto Giua) il 1° febbraio a Elmas (Istituto Duca degli Abruzzi), il 5 febbraio a Isili (centro sociale) e l'8 a Monserrato (Istituto
Scano). Per i Comuni più lontani
si sta attivando una rete che permetterà agli studenti interessati
di raggiungere le sedi dei saloni.
La terza fase del progetto lanciato
dalla Provincia, relativa all'orientamento all'Università e al mondo
del lavoro, prevede che gli studenti delle quinte classi superiori siano aiutati nella predisposizione dei bilanci di competenze
che li motivino a trovare il proprio percorso attraverso quattro
tappe: individuare i propri punti
di forza, conoscere il sistema universitario e il mercato del lavoro,
cercare il corso di studio individuando i corsi di laurea in base
alle materie di studio di maggiore
interesse e, ultima tappa, valutare le proprie aspirazioni lavorative per scegliere meglio il percorso
universitario.
IL PORTICO
7
brevi
CONFERENZA EPISCOPALE
Pellegrinaggio a Roma
e visita ad limina
Per i vescovi sardi è stata fissata
la Visita ad Limina Apostolorum,
per il 14 marzo prossimo.
Ne dà notizia un comunicato firmato da mons. Sebastiano Sanguinetti, segretario della Conferenza episcopale sarda - presieduta da mons. Miglio - che rende
note alcune decisioni assunte
nella riunione del 12 dicembre
scorso.
Nella riunione è stato stabilito
che, in concomitanza con la presenza a Roma dei vescovi sardi
per il quinquennale incontro con
il Papa, si terrà anche un pellegrinaggio regionale, quale forte
momento ecclesiale nell’Anno
della Fede. Due i momenti unitari
previsti per vescovi, sacerdoti e
fedeli delle dieci diocesi sarde:
martedì 12 marzo, alle 17, la celebrazione eucaristica nella Basilica di San Pietro, presso l’altare della Cattedra; mercoledì 13
marzo, al mattino, la partecipazione all’Udienza Generale del
Santo Padre. Gli altri momenti e
gli aspetti logistici saranno gestiti autonomamente da ciascuna diocesi. La Conferenza ha
provveduto anche ad alcune
conferme e ad alcune nuove nomine per il Tribunale Ecclesiastico Regionale Sardo: mons. Dante Usai è stato confermato Vicario Giudiziale Aggiunto ad annum. Ad quinquennium sono
state rinnovate le nomine dei
giudici mons. Gianfranco Zuncheddu, don Costantino Tamiozzo, don Luca Venturelli, dell’Arcidiocesi di Cagliari.
Sono stati nominati nuovi giudici ad biennium gli avvocati dott.
Claudio Fiorenzo Gallotti,
dott.ssa Maria Cristina Bresciani,
e dott. Antonio Vavenotti. Don
Claudio Marras, della diocesi di
Ales-Terralba, è stato nominato
Difensore del Vincolo ad quinquennium, mentre l’avv. Alessio
Sarais, della diocesi di Cagliari, è
stato nominato Difensore del Vincolo e Promotore di Giustizia ad
biennium.
Infine, la Conferenza Episcopale
ha confermato e approvato la costituzione dell’Osservatorio giuridico regionale, i cui Vescovi delegati sono Mons. Arrigo Miglio e
Mons. Pier Giuliano Tiddia.
CELEBRAZIONI
Si conclude la Settimana
di preghiera per l’Unità
Si conclude la Settimana di preghiera per l’Unità dei Cristiani: giovedì 24 gennaio alle 18 è in programma la celebrazione nella Chiesa ortodossa russa (Chiesa della
Speranza, via del Duomo 23, Cagliari).
Venerdì 25 gennaio alle 17.30, appuntamento con la conferenza di
frère John di Taizè su “L’ecumenismo a partire dal Concilio Vaticano
II. L’incontro si terrà nell’Aula magna
della Facoltà teologica, in via Sanjust 13.
8
IL PORTICO DE
il POrticO
III DOMENICA DEL T. O. (Anno C)
dal Vangelo secondo Luca
P
oiché molti hanno cercato di raccontare con ordine
gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni
oculari fin da principio e divennero ministri della Parola, così anch'io ho deciso di fare ricerche accurate su
ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teòfilo, in modo che tu
possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto.
In quel tempo, Gesù ritornò in Galilea con la potenza
dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione.
Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode.
Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere.
Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e
trovò il passo dove era scritto:
«Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l'unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi
e proclamare l'anno di grazia del Signore».
Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all'inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di
lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».
Si alzò a leggere...
Lc 1,1-4; 4,14-21
DON ANDREA BUSIA
il portico della fede
I
l brano del vangelo di oggi è composto
da due parti: i primi versetti del primo
capitolo e una sezione del quarto capitolo.
L'inizio del vangelo di Luca ci presenta il
lavoro fatto dall'evangelista, un lavoro
che potremmo definire “storico”, caratterizzato da ricerca delle fonti, ascolto
di testimoni e da un lavoro di organizzazione ordinata del materiale. L'autore
del terzo vangelo, e degli Atti degli apostoli, non era uno dei discepoli di Gesù
durante la sue esistenza terrena, ma è
stato riconosciuto nel Luca, medico, che
Paolo cita, chiamandolo “collaboratore”, in alcune sue lettere (Col 4,14; 2Tm
4,11; Fm 24).
Il vangelo, così come il libro degli Atti
degli Apostoli, è stato scritto per un certo Teofilo, un tale di cui non sappiamo
molto, di sicuro un cristiano, visto che
Luca fa esplicito riferimento agli insegnamenti che questi ha già ricevuto, ma
un interlocutore di cui non sappiamo
nient'altro. Proprio questa assenza di
informazioni ci fa chiedere se sia una
persona reale, soprattutto se si tiene
conto che “Teofilo”, oltre che un nome, è
una parola greca che significa “amico di
Dio”, per questa ragione molti pensano
si tratti semplicemente di un nome generico per indicare tutti i cristiani.
Dopo aver trascorso quaranta giorni nel
deserto ed essere stato tentato dal diavolo Gesù torna in Galilea per iniziare
la sua predicazione. Nel nostro brano si
sottolinea che Gesù inizia a parlare proprio nelle sinagoghe della Galilea e, in
particolare, in quella di Nazaret. Non deve sorprendere che Gesù legga e commenti la parola di Dio, tra gli ebrei è normale che un adulto possa alzarsi a leggere senza un particolare mandato e,
completata la lettura, la commenti.
Luca, nel raccontare l'episodio, usa la
tecnica del sottinteso in maniera molto
arguta: a prima vista noi, leggendo questo brano, e poi ripensandoci siamo por-
tati a riassumerlo così: “Gesù si alza, riceve il rotolo del profeta Isaia, lo legge e
lo riconsegna all'inserviente”; di fatto
però Luca volutamente non dice mai
che Gesù abbia letto quel rotolo, dice
solo che, in esso, era riportato un determinato testo. È sottinteso che Gesù abbia letto quel testo, ma Luca non ha voluto esplicitarlo per mettere in evidenza
come quella profezia di Isaia si realizza
ogni qual volta quella parola viene proclamata, soprattutto nella liturgia. Luca ci sta dicendo di fatto che l' “oggi” in
cui si è realizzata quella parola, non è
solo quello di 2000 anni fa, ma è anche
quello del 2013, il nostro oggi, noi siamo parte integrante della realizzazione
di quella profezia.
Il brano scelto non era casuale, né tantomeno obbligato, è Gesù stesso che lo
sceglie e lo trova, e di fatto lo rende il
programma della sua missione. Il testo
del rotolo è l'inizio del capitolo 61 di Isaia
ed è parte di un inno, di una promessa di
salvezza da parte di Dio, esplicitata per
mezzo del suo profeta. Questo testo, riportato all'interno del vangelo di Luca
sottolinea come l'avvento di Gesù sia di
fatto una nuova creazione, una nuova
ripartenza per tutto il popolo. La missione di Gesù è tutta rivolta agli ultimi:
poveri, prigionieri, ciechi e oppressi.
La frase “proclamare l'anno di grazia del
Signore” rimanda al testo di Lv 25,10-13:
“Dichiarerete santo il cinquantesimo
anno e proclamerete la liberazione nel
paese per tutti i suoi abitanti. Sarà per voi
un giubileo; ognuno di voi tornerà nella
sua proprietà e nella sua famiglia. […]
In quest'anno del giubileo, ciascuno tornerà in possesso del suo”. Durante il giubileo ogni schiavo veniva rimesso in libertà, era quindi un momento in cui si
ristabiliva, almeno parzialmente, l'uguaglianza tra tutti i membri del popolo
dell'alleanza. Gesù è quindi venuto a restituire ad ogni uomo la propria dignità,
la propria identità, a cui non abolendo,
non tanto la schiavitù sociale, quanto la
schiavitù del peccato.
LA RICERCA DEL VOLTO DI DIO
Nell’ultima Udienza generale Benedetto XVI ha ripreso il ciclo di catechesi dedicate in modo specifico all’Anno della
Fede. Il Papa ha proposto una riflessione dedicata sul tema della ricerca del volto di Dio.
Il tema del “volto di Dio” ha uno spazio significativo nell’Antico testamento dove tuttavia si trova anche il comando di non rappresentare Dio con immagini: «che cosa significa allora, per il pio israelita, tuttavia cercare il volto di
Dio, nella consapevolezza che non può esserci alcuna immagine? La domanda è importante: da una parte si vuole
dire che Dio non si può ridurre ad un oggetto, come un'immagine che si prende in mano, ma neppure si può mettere qualcosa al posto di Dio; dall’altra parte, però, si afferma che Dio ha un volto, cioè è un “Tu” che può entrare in
relazione, che non è chiuso nel suo Cielo a guardare dall’alto l’umanità. Dio è certamente sopra ogni cosa, ma si rivolge a noi, ci ascolta, ci vede, parla, stringe alleanza, è ca-
pace di amare. La storia della salvezza è la storia di Dio con
l'umanità, è la storia di questo rapporto di Dio che si rivela progressivamente all’uomo, che fa conoscere se stesso, il suo volto».
Nel rapporto tra Dio e l’uomo la novità radicale la troviamo
con l’avvenimento dell’incarnazione: «la ricerca del volto di
Dio riceve una svolta inimmaginabile, perché questo volto si può ora vedere: è quello di Gesù, del Figlio di Dio che
si fa uomo. In Lui trova compimento il cammino di rivelazione di Dio iniziato con la chiamata di Abramo, Lui è la pienezza di questa rivelazione».
Per approfondire meglio questa prospettiva Benedetto
XVI richiama l’espressione, riferita a Gesù nella tradizione
patristica e medievale, di Verbum abbreviatum: «il Verbo abbreviato, la Parola breve, abbreviata e sostanziale del Padre, che ci ha detto tutto di Lui. In Gesù tutta la Parola è presente».
La ricerca del volto di Dio, l’aspirazione a entrare in dialogo con Lui, costituisce una realtà insopprimibile presente
in ogni uomo: «il desiderio di conoscere Dio realmente, cioè
di vedere il volto di Dio è insito in ogni uomo, anche negli
atei. E noi abbiamo forse inconsapevolmente questo desiderio di vedere semplicemente chi Egli è, che cosa è, chi
è per noi. Ma questo desiderio si realizza seguendo Cristo,
così vediamo le spalle e vediamo infine anche Dio come
amico, il suo volto nel volto di Cristo».
Perché nella nostra vita si realizzi l’incontro personale con
il Signore, mostra il Papa, è necessario che «seguiamo
Cristo non solo nel momento nel quale abbiamo bisogno
e quando troviamo uno spazio nelle nostre occupazioni
quotidiane, ma con la nostra vita in quanto tale».
di don Roberto Piredda
#
#
#
#
#
#
# #
#
# #
#
# # #
# #
#
#
ELLA FAMIGLIA
#
#
#
#
#
#
#
# #
#
#
#
#
#
#
#
#
#
#
#
#
#
#
#
#
!
!!!
!!!*++#,-*.-#/-!"*&-0-*$!!!'())1!+*$234/*
#
#
#
#
# #
#
#
#
#
# #
# #
#
#
#
#
#
#
#
#
# # #
# #
#
#
#
#
#
# #
#
#
#
#
#
#
# #
#
#
# #
# #
# #
#
#
#
#
# #
#
#
#
#
#
# #
# #
#
#
#
#
#
#
#
#
# #
#
#
#
# #
#
#
#
# #
#
#
#
#
# #
#
#
#
#
#
#
#
#
#
#
# #
# #
#
#
#
#
#
#
#
#
#
#
#
#
#
#
#
#
#
#
#
#
#
#
#
#
#
# #
#
#
#
#
#
#
#
#
9
Le famiglie si confrontano con la politica.
?
#
#
#
#
#
"
dOMenica 27 gennaiO 2013
#
#
#
#
#
!
#
!
#
!
#
Famiglia oggi,
convegno a Cagliari
#
!
# #
#
#
#
#
! !
!
#
!
!
!
!
!
! !
interviene il presidente del Forum delle Famiglie, Belletti
ALDO PUDDU
un appuntamento molto
atteso, quello che si svolgerà
sabato prossimo, 2 febbraio, nella sala convegni dell’Hostel Marina (scalette San Sepolcro,
Cagliari).
Si tratta di un incontro dibattito sulle politiche familiari in Sardegna organizzato dal Forum regionale delle associazioni familiari a conclusione di una lunga e dettagliata ricerca condotta su tutto il territorio
nazionale.
L’incontro sarà aperto - alle 10 - dall’introduzione dell’arcivescovo
mons. Miglio, e dai saluti delle autorità. A seguire la presentazione dei risultati dell’indagine condotta dal
Forum nazionale sullo stato delle
politiche familiari nelle diverse regioni italiane.
Come si ricorderà, ciascuna associazione regionale - tra cui quella
sarda - venne chiamata ad esprimere un voto sulle misure concrete
adottate da ciascuna amministrazione regionale. Su queste colonne
È
abbiamo dato conto dei risultati raggiunti nell’Isola, e certificati dal Forum. Dopo la presentazione del
Rapporto, previsti gli interventi del
presidente regionale del Forum,
Carlo Pisano, e del coordinatore regionale di Famiglie numerose, Eugenio Lao (il suo sarà un intervento
sulle politiche fiscali). Quindi, molto atteso, l’intervento del presidente nazionale del Forum, Francesco
Belletti, dal titolo “Territori e welfare
familiare. Il Forum interroga trenta
mesi di politiche familiari”. Alle 11.30
è prevista una tavola rotonda su analisi e prospettive, moderata dal presidente dell’Assostampa Sardegna,
Francesco Birocchi, alla quale sono
stati invitati la presidente del Consiglio regionale, Claudia Lombardo, i
capigruppo in Consiglio regionale
dei vari partiti oggi rappresentati, e il
presidente della VII Commissione
del Consiglio (Sanità), Felice Contu.
Le conclusioni - il termine dei lavori è previsto per le 13 - sono affidate
al presidente nazionale del Forum
delle associazioni familiari, Francesco Belletti.
La settimana di preghiera per l’Unità
RISCRITTURE
CATTOLICI IN POLITICA
“Sul piano della militanza politica concreta, occorre notare che il carattere contingente di alcune scelte in materia sociale, il fatto che spesso siano moralmente possibili diverse strategie per realizzare o garantire uno stesso valore sostanziale di fondo, la possibilità di interpretare in maniera diversa alcuni principi basilari della teoria politica, nonché la complessità tecnica di buona parte dei problemi politici, spiegano il fatto che generalmente vi possa essere una pluralità di partiti all’interno dei
quali i cattolici possono scegliere di militare per esercitare
— particolarmente attraverso la rappresentanza parlamentare — il loro diritto-dovere nella costruzione della vita civile del loro Paese. Questa ovvia constatazione non
può essere confusa però con un indistinto pluralismo nella scelta dei principi morali e dei valori sostanziali a cui si
fa riferimento. La legittima pluralità di opzioni temporali
mantiene integra la matrice da cui proviene l’impegno dei
cattolici nella politica e questa si richiama direttamente
alla dottrina morale e sociale cristiana. È su questo insegnamento che i laici cattolici sono tenuti a confrontarsi
sempre per poter avere certezza che la propria partecipazione alla vita politica sia segnata da una coerente
responsabilità per le realtà temporali. La Chiesa è consapevole che la via della democrazia se, da una parte,
esprime al meglio la partecipazione diretta dei cittadini alle scelte politiche, dall’altra si rende possibile solo nella
misura in cui trova alla sua base una retta concezione della persona. Su questo principio l’impegno dei cattolici non
può cedere a compromesso alcuno, perché altrimenti
verrebbero meno la testimonianza della fede cristiana nel
mondo e la unità e coerenza interiori dei fedeli stessi”.
Nota dottrinale circa alcune questioni riguardanti
l'impegno e il comportamento dei cattolici nella
vita politica, Congregazione Dottrina della fede
Ha preso avvio venerdì scorso nella Cappella del Seminario Regionale
Sardo, la Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani, alla quale
hanno preso parte i rappresentanti delle Chiese Cristiane cittadine.
Le omelie, dopo la proclamazione della Parola, hanno offerto diversi
spunti per riflettere sull’importanza del dialogo e della conversione
quale strumento per superare le barriere.
Al termine della celebrazione, presieduta da mons. Gian Franco Saba,
nel giardino del Seminario è stato piantato un mandorlo, la cui fioritura precoce, talvolta già al termine dell’inverno, è simbolo della speranza. Un simbolo che, nel richiamare la visione del profeta Geremia
(Ger 1, 11-16), intende significare la fiducia e la speranza nel dialogo
ecumenico (Franco Camba).
Nella foto: Monsignor Gian Franco Saba con i rappresentanti della
Chiesa Cristiana Avventista, della Chiesa Evangelica Battista e della
Chiesa Evangelica Luterana di Cagliari.
10
IL PORTICO DEI LETTORI
il POrticO
il 27 gennaio è la 60ma giornata mondiale dei malati di lebbra
P
erché il malato di lebbra
cessi di essere lebbroso,
bisogna guarire quelli che
stanno bene. Bisogna guarire quelle persone terribilmente fortunate che siamo noi da un'altra lebbra, singolarmente più contagiosa
e più sordida e più miserabile: la paura. La paura e l'indifferenza che troppo spesso essa porta con sé”.
Così si esprimeva anni fa Raoul Follereau in un messaggio per la Giornata mondiale sul quale è il caso di riflettere anche oggi. Il prossimo 27
Gennaio la Giornata mondiale dei
malati di lebbra celebrerà la sua
60ma edizione. Perché purtroppo la
lebbra, anche se milioni di persone
sono state curate e restituite alla società, non è stata ancora vinta: ci sono circa 230mila nuovi casi all’anno,
il 15% dei quali sono bambini, in India,in Brasile, in vari Paesi dell’Africa
e in numero minore in tanti altri Paesi del mondo. Per la lebbra si deve
sempre calcolare che tanti malati
non si presentano per paura di essere emarginati dalla società: loro e
le loro famiglie. La lebbra non è solo
una malattia, anche se molto grave e
dOMenica 27 gennaiO 2013
C’è ancora bisogno del nostro impegno
nei territori della lebbra
complessa: è ancora un problema
sociale per lo stigma e la conseguente emarginazione che porta con
sé, anche se ora esistono cure molto efficaci. Bisogna pensare però
anche ai milioni di malati guariti ma
che, arrivati tardi, sono rimasti in-
validi ed hanno bisogno di cure per
le ulcere o le complicazioni, di protesi o anche solo di un piccolo aiuto per poter reinserirsi nella società… uomini come gli altri, con
tutti i diritti e i doveri degli altri.
L'AIFO (Associazione italiana Amici
di R.Follereau) celebra questa Giornata come un impegno fondamentale per dar voce agli Ultimi e poter
continuare ad aiutarli con l’aiuto di
tanti. Ogni anno i volontari AIFO organizzano in tale giornata la distribuzione del Miele della Solidarietà,
allestendo banchetti
in centinaia di piazze
italiane e coinvolgendo altre associazioni, istituzioni, cittadini. Anche a Cagliari l’AIFO sarà presente col miele della solidarietà, con
foglietti esplicativi, talvolta con vasetti di primule in varie piazze di Cagliari (Piazza del Carmine, Piazzale di
Bonaria, Piazza “L’Unione Sarda”; di
fronte alla chiesa di Sant’Anna, Madonna della strada, Cristo Re). A
Quartu in piazza Sant’Elena e presso
la Parrocchia di San Luca (Margine
Rosso) e della Madonna degli Angeli a Flumini. A Capoterra e a Poggio dei Pini (Parrocchia N.S.di Lourdes) e in altre piazze. Dal 20 al 30
Gennaio si potranno aiutare i malati inviando un SMS al 45504. La
somma raccolta sarà destinata al
Progetto sanitario in Guinea Bissau e
in particolare all’acquisto dei pannelli solari nella Maternità dell’Ospedale Regionale di Gabù. Cari Amici
“nessuno può essere felice da solo”
Anna Maria (Mariella) Pisano
Gruppo AIFO di Cagliari
Inviate le vostre lettere a Il Portico, via mons. Cogoni 9, 09121 Cagliari o utilizzate l’indirizzo [email protected]
oncentrandoci sull’Ecumenismo
della verità, riflettiamo sulla crisi
del sec. XVI.
Si può intravedere ora una questione di fondo, che faciliti il dialogo teologico per la ricomposizione dell’unità? La possiamo facilmente individuare riflettendo sul
principio formale della Riforma, la giustificazione per la sola fede. Lutero lo presenta
come il signore, maestro, principe, giudice di
ogni dottrina; principio dello stare o disgregarsi della Chiesa.
Tutti i cristiani sono convinti dell’utilità di
un principio che sostenga la consapevolezza
che noi peccatori viviamo unicamente grazie
all’amore misericordioso preveniente di Dio,
che noi possiamo soltanto accogliere, invocare che si effonda su di noi, ma che non possiamo in alcun modo meritare.
La difficoltà storica è sorta quando in forza
della giustificazione per la sola fede, la struttura dell’atto salvifico è stata ridotta, semplificata nell’Annuncio del Vangelo, la sua
accoglienza nella fede. In forza di questa prospettiva riduttiva si è posta in crisi tutta la
struttura sacramentale della Chiesa, la stessa Eucaristia, quasi fosse opera umana che
contrasta il principio fondamantale della sola Fede.
Purtroppo il fronte teologico si irrigidisce: da
parte riformata si esalta che solo nella Croce
di Cristo si ottiene salvezza; da parte cattolica si intende porre in risalto la subordinata
corrispondenza umana, che cioè l’uomo viene veramente giustificato, reso capace di opere buone, meritorie. Inoltre che la forza salvifica della Croce può servirsi della creatura
buona di Dio, per introdurre la salvezza al livello delle relazioni umane, nel Ministero
apostolico, nelle Celebrazioni sacramentali.
Un fronte teologico indurito, che stenta a riconoscere quanto le difficoltà sono situate a
livello di una teologia della creazione, la sua
qualificazione cristica.
Dio ci salva per l’Umanità SS del Crocifisso
glorioso: qui la grazia divina della giustifica-
C
giustificazione per la sola fede e la creazione
Una questione fondamentale
per l’unità della Chiesa
di PADRE STEFANO MARIA MOSCHETTI, sj
zione non viene limitata dal livello umano, resta sovrana, si serve del Cuore, dell’intelligenza, dell’intera Umanità SS del Signore, a noi
fraterna, per comunicarsi a noi, penetrare,
quasi trasfigurare tutte le realtà umane ( i Sacramenti), già iniziare, in
virtù della Risurrezione del
Signore, la realtà escatologica di Dio tutto in tutti.
È stata la grandiosa opera
teologica di K. Barth, la sua
Dogmatica ecclesiale, che
presenta la giustificazione
in categorie più bibliche
come realtà cristologica, a
mettere in movimento un
fronte teologico bloccato
da secoli.
H.U. von Balthasar, nella
sua Teologia di K. Barth,
nota un residuo di forma
mentis riformata, che
stenta ad accettare che la
grazia divina possa servirsi così intensamente della
creatura e della condizione umana (Chiesa, Eucaristia, Sacramenti) per raggiungere più efficacemente l’uomo: è mai possibile tale prodigalità divina?
Inoltre in Barth la grazia di Cristo risulta così intensa, che ancora una volta viene posta in crisi la libertà dell’uomo: la redenzione risulta
come immurata nella creazione stessa, sal-
vezza per tutti, tutti predestinati.
Nonostante questi limiti, il fronte teologico
delle relazioni tra
Redenzione-Croce di Cristo e la sua creatura
umana, è stato posto in pieno movimento;
dall’opera di singoli teologi si è passati a dialoghi
sempre più ufficiali tra le
comunità cristiane (vedi
gli studi del Prof. Mario
Farci). Pensiamo al documento elaborato dalla
commissione congiunta
cattolico romana-evangelico luterana: Chiesa e giustificazione: la comprensione della Chiesa nella luce dell’insegnamento sulla
giustificazione; si nota un
aspetto del tutto favorevole al dialogo. Infatti la giustificazione non viene considerata in prospettiva soggettiva, individuale, ma ecclesiale, come ruolo della
Chiesa nel trasmettere la
salvezza.
L’opera di Dio, per raggiungere l’uomo persona nei suoi costitutivi vincoli sociali, deve
incarnarsi realmente nel mondo, realizzare
Chiesa, un anticipo del rinnovamento escatologico.
Questi dialoghi anche se ormai ufficiali, corrono il rischio di disperdere i risultati positi-
vi raggiunti, se manca un riconoscimento reciprocamente impegnativo. È stata la volontà
esplicita di Giovanni Paolo II a richiedere la
formulazione di tale documento dottrinale
impegnativo; di tale natura è la Dichiarazione congiunta sulla Dottrina della giustificazione tra la Chiesa cattolica e la Federazione
Luterana Mondiale del 31 ottobre 1999.
Notiamo un felice modello nell’esporre le
Dottrine: dopo il riconoscimento della verità condivisa ( siamo resi giusti dalla gratuita misericordia divina, che perdona i peccati , suscitando la libera corrispondenza dell’uomo, di cui le opere buone sono segni e
frutti), si espongono le accentuazioni cattoliche e riformate, che sono tali da restare nell’ambito della comune professione, senza
infrangerla..
Si riconoscono al n 43 le questioni (la relazione esistente tra parola di Dio ed insegnamento della Chiesa, l’Ecclesiologia, l’autorità nella Chiesa e la sua unità, il ministero ed
i sacramenti, ed infine le relazioni tra giustificazione ed etica sociale) che esigono ulteriori studi e chiarificazioni; nella certezza che
la comprensione raggiunta sarà la base solida per queste ulteriori mete.
Tutte questioni molto legate al rapporto alleanza-creazione, ora in pieno movimento
con tanti benefici frutti, come lo era stato ai
tempi della rivelazione biblica ( che parte
dall’Alleanza per delineare la preistoria biblica, la sapienza creatrice).
Il Vaticano I definisce che la rivelazione permette alla ragione di individuare facilmente,
con assoluta certezza e senza errori ciò che è
nell’ambito delle sue capacità rispetto il creatore (DH 3005). Partendo dall’intelligenza di
Cristo, della sua Eucaristia, nella Chiesa apostolico-petrina, Ireneo di Lione aveva ricuperato il senso positivo della creazione, di
tutto l’operare salvifico di Dio.
Uno splendido programma di studi, di vita
che l’Ecumenismo spirituale della B.Maria
Gabriella Sagheddu rende più facile, fruttuoso.
IL PORTICO DI CAGLIARI
dOMenica 27 gennaiO 2013
I nostri conventi. Parla padre Arcangelo Atzei: la devozione per San Salvatore da Horta
“Il santo prende per mano l’uomo,
è la persona più moderna del mondo”
Continua nel convento
alle porte della Marina
il pellegrinaggio di fedeli
ad uno dei santi più
venerati in città: un culto
ancora da riscoprire.
La pratica dei 9 mercoledì
GIOVANNI LORENZO PORRÀ
ELLA PICCOLA CHIESA di Santa Rosalia, all'ingresso del
quartiere Marina, riposano le spoglie di un santo molto importante per Cagliari:
San Salvatore da Horta. Un santo
profondamente diverso da sant'Efisio: non è un martire della fede, ma
un umile fraticello, e su di lui non
fanno una sagra che coinvolge l'intera città. Tuttavia ha saputo muovere migliaia di persone, e ancora
suscita grande devozione.
A raccontare la sua storia è padre Arcangelo Atzei, superiore dei frati minori osservanti che gestiscono il
convento adiacente alla chiesa: "Oggi san Salvatore non è più così conosciuto, ma dopo la sua canonizzazione nel 1938 la folla per molti
anni si radunò immensa a ogni cerimonia, tanto da riempire la chiesa
e le vie circostanti".
Chi era San Salvatore da Horta?
Nato nel 1520 da famiglia poverissima e rimasto presto orfano fece lavori modesti per mantenere la sorella, ma quando questa si sposò si
sentì libero di seguire la sua vocazione sacerdotale: entrò dunque nel
N
Padre Arcangelo Atzei.
convento francescano di Barcellona. Analfabeta e dal carattere umile,
fu assegnato ai lavori più faticosi,
ma presto manifestò poteri taumaturgici. Si dice che non c'è santo che
in vita abbia fatto tanti miracoli
quanto lui: guariva anche migliaia
di persone contemporaneamente.
Può essere autosuggestione, allucinazione collettiva?
Credere può essere suggestione, ma
la guarigione non può esserlo, anche perché spesso si parla di malattie gravi. Ma la cosa più importante
sono le conversioni. La situazione
ricordava quella odierna di Medjugorje: migliaia di persone si avvicinavano alla fede e si convertivano
di fronte a fatti straordinari. San Salvatore esortava sempre chi guariva a
confessarsi e ricevere la Comunione.
Comè arrivato a Cagliari?
Veniva allontanato dai conventi perché turbava la pace, migliaia di persone volevano vederlo. Lui accettava sempre questi trasferimenti con
serenità, e alla fine fu mandato in
Sardegna, una provincia povera e
lontana, e vi arrivò come una grazia. Anche qui richiamò le folle.
Qual è il ruolo di un santo povero e
analfabeta nel mondo di oggi?
Sono tanti i santi di un passato lontano ancora molto venerati: il santo
è la persona più moderna che esista,
più abbarbicata al mondo di chiunque altro. Prende per mano l'uomo,
lo capisce e lo aiuta. Non è uomo di
parte, per lui non ci sono PD, PDL o
Monti, né credenti, creduloni, o co-
UASI NON SI NOTA subito la piccola chiesa di Santa Rosalia:
situata in una stradina del
quartiere della Marina, e incastrata
tra altri edifici, da una parte il convento e dall’altra una palazzina. Anche l’interno non rivela da subito
grandi sorprese, ma è quello di una
modesta chiesa a una navata. Tuttavia questa piccola chiesa racchiude una triplice devozione, per Santa Rosalia, San Salvatore e la Madonna: un vero “concentrato di santità”. Il visitatore nota per prima cosa un’accurata riproduzione della
grotta di Lourdes. Collocata sulla
cappella a destra dell’ingresso risale al 1883, è la prima del genere ad essere stata costruita in Italia. La devozione a Santa Rosalia parte da lontano. Veniva invocata con Sant’Efi-
Q
brevi
VITA CONSACRATA - VILLA TECLA
Rinviato al 10 febbraio
l’incontro mensile
Il previsto incontro già in calendario
il 3 febbraio, aperto a tutti e tenuto
da monsignor
Tore Ruggiu, Vicario Episcopale
della Vita Consacrata della Diocesi di Cagliari, è
stato spostato al
10 febbraio. L'iniziativa si svolge
nei locali di Villa
Tecla a Flumini di Quartu e rientra
nel ciclo di incontri formativi-religiosi, organizzati dalle Suore Orsoline di Somasca, che si tengono
con scadenza mensile.
AZIONE CATTOLICA
Esercizi spirituali
per la Quaresima
L'Azione Cattolica diocesana offre
a tutti i soci giovani e adulti ed a
quanti vorranno condividere la proposta, uno spazio di riflessione e di
preghiera attorno alla Parola del Signore e, dentro l'Anno della Fede,
attorno ai temi del Concilio Vaticano II e della spiritualità laicale.
Gli Esercizi Spirituali Serali si terranno da martedì 29 gennaio a venerdì 1 febbraio, dalle 20 alle 22
nella Casa delle Figlie Eucaristiche
di Cristo Re in via Scano, 97 a Cagliari. Gli incontri saranno guidati
da don Fabio Trudu, vicario parrocchiale di Sant'Antonio Abate a
Decimomannu e Direttore dell'Ufficio Liturgico Diocesano.
In Cattedrale
celebrazione per la vita
Lo scrigno insostituibile della devozione di tanti sardi
sio per salvare la città dalla peste durante l’epidemia del 17mo secolo,
perché in quel tempo a Cagliari risiedevano molti siciliani, e sorgeva
un oratorio dedicato alla Santa, gestito dai frati siciliani, che costruirono proprio lì la chiesa. Nel 1748
arrivarono i frati francescani che prima occupavano il convento di Santa Maria di Gesù, lo stesso in cui aveva soggiornato San Salvatore, in viale Regina Margherita, dove poi sorse la Manifattura tabacchi. In cerca
di una nuova casa dopo aver visto
la loro sede demolita dall'invasione
dei francesi nel 1718, i francescani
trovarono qui ospitalità e ampliarono la chiesa. Nel 1758 arrivarono le
spoglie di San Salvatore, fino ad allora custodite nella chiesa di San
Mauro a Villanova. Prima furono
conservate nella cappella laterale
poi nell'altare maggiore, rinnovato
11
IL 2 FEBBRAIO
Santa Rosalia,
concentrato di santità
G. L. P.
sì via: c'è solo l'uomo, che ha bisogno di Dio. E il santo porta Dio nel
cuore dell'uomo.
Oggi San Salvatore fa ancora dei
miracoli?
Vengono in tanti a pregare e farsi
confessare quindi il potere del Santo è sempre forte: c'è chi racconta
che grazie alla preghiera ha ritrovato la fede e la voglia di vivere e ci arrivano anche notizie di guarigioni.
A proposito di guarigioni, è famosa
la pratica dei nove mercoledì...
È una tradizione nata quando il santo era in vita. La storia racconta che
una donna cagliaritana stava per
partorire e per i dolori era in pericolo di vita. San Salvatore la salvò e le
predisse che avrebbe avuto ancora
tre figli, ma avrebbe avuto sempre
parti felici se avesse recitato ogni
mercoledì un'orazione sulla sua
tomba, dato che egli credeva vicino
il momento in cui sarebbe tornato
alla casa del Padre. Così avvenne, e la
voce si sparse in città. Ancora oggi recitiamo la novena dei mercoledì,in
cui ogni mercoledì predica un parroco diverso di Cagliari; il culmine è
il 18 marzo, data in cui si festeggia il
Santo. Teniamo anche una novena
dedicata alla Madonna di Lourdes.
il POrticO
come è oggi per esigenze liturgiche
nel 1967 dello scultore Antonio Bellini: una mensa di angeli in marmo
bianco di Carrara, con all'interno
una statua raffigurante il santo; i resti sono in una piccola urna in corrispondenza del petto. Il cuore è stato trafugato in un' epoca imprecisata, è conservato a Sassari, nel santuario di San Pietro in Silki. La chiesa ospita diverse opere dedicate a
San Salvatore: fra le altre un arazzo
del Bea, risalente al 1937, che raffigura l'ascensione del Santo su un
panorama della Cagliari del '500, e
due tele ancora più grandi che sormontano la bussola, con i due miracoli riconosciuti per la canonizzazione, avvenuti nel 1931 e nel
1933: la guarigione istantanea di un
bambino dalla meningite tuberco-
lare, e di una fanciulla dalla scarlattina con meningite. La sagrestia conserva numerosi ex voto. Una statua
di santa Rosalia, risalente al 17mo
secolo e attribuita a Giacomo Serpotta si trova nella prima cappella
a destra dell'altare, accanto a
Sant'Antonio. Gli altari gemelli situati nelle cappelle contengono elementi dell'antica chiesa di santa Maria del gesù e sono stati rinnovati nel
17mo secolo. È presente anche una
bellissima Madonna addolorata
opera di Pietro Cavaro, parte di un
retablo del 16mo secolo andato perduto. Sopra all'altare nove luci, ancora un riferimento alla pratica dei
nove mercoledì: tutt'ora è grande il
successo di questa pratica: Ogni
mercoledì sera i fedeli recitano la
preghiera al santo, per chiedere una
grazia, o per devozione. Si comincia la sera del 9 gennaio, per finire il
9 marzo: la settimana successiva è la
festa del santo. Ma sono in tanti a
Cagliari e altrove a possedere il breviario delle preghiere e a recitarle
nella propria casa: si possono dire
da soli o in gruppo, ad alta voce o
col pensiero, in qualunque periodo
dell'anno, purché sia per nove settimane di seguito. L'unica cosa indispensabile è la fede.
Sabato 2 febbraio, in occasione
della Giornata mondiale
per la vita
consacrata,
l’Arcivescovo di Cagliari,
monsignor
Arrigo Miglio
p re s i e d e r à
alle 15.30 la celebrazione eucaristica in Cattedrale.
SABATO 26 GENNAIO
Padre Christian Steiner
su Salvezza e facebook
Sabato 26 Gennaio alle 17.30,
presso la Biblioteca del Convento di San Domenico, prosegue il
ciclo di catechesi che Padre Christian Steiner - responsabile regionale per la Pastorale familiare
- dedica al rapporto tra Famiglia
e Concilio Vaticano II: “Vita
esplosiva in progress: microciviltà famiglia in luce conciliare,
digitale e planetaria”.
Il primo incontro del percorso
proposto per il 2013 ha per titolo: "Unità di tutto il genere umano. Storie di Salvezza e di Facebook".
12
IL PORTICO DI CAGLIARI
il POrticO
brevi
DIOCESI DI ALGHERO-BOSA
Periodico “Dialogo”,
nuova veste grafica
Nuova veste per il periodico della
Diocesi di Alghero-Bosa “Dialogo”
che quest’anno compie 30 anni di
vita. Il giornale ha oggi un nuovo
format a colori, con 16 pagine.
“Dialogo” viene consegnato su tutto il territorio diocesano ed extradiocesano, è distribuito in abbonamento e raggiunge una tiratura di
2500 copie. Le pagine centrali sono destinate all’approfondimento, altre sezioni parlano di
cultura, famiglia
e giovani. Il Vescovo Morfino
(nella foto) ha
detto che le pagine del giornale “devono servire a fare comunione. L’attenzione dovrà sempre essere puntata sul racconto della Verità”. “Non vorrei parlare di un nuovo Dialogo, ma di un momento della storia del quindicinale in cui si
vuole apportare un miglioramento
a ciò che di buono è stato fatto finora”, ha scritto nell’editoriale il direttore Giuseppe Manunta.
COMUNITÀ PRIMAVERA
Sabato e domenica
convegno in Seminario
Sabato 26 e domenica 27 gennaio
dalle 9 la Comunità Primavera del
Rinnovamento Carismatico Cattolico svolgerà un convegno nell'Aula Magna del Seminario , sul tema
“State saldi nella fede”. Relatori
delle giornate saranno p. Ignazio
Melis, Cappuccino, e John Bonnici, Presidente della Comunità “Maranathà” del Rinnovamento Carismatico Cattolico di Malta.
DOMENICA 27 gennaiO 2013
Iniziative. l’opera nata da un’idea dell’associazione “il colle verde” presentata nei giorni scorsi.
Dal Museo un messaggio di speranza:
la Cella di Gaudì per riprendersi la vita
Storie di cronaca vera e
di emigrazione clandestina
per raccontare dal vivo
l’esperienza segnata
dal dolore e dal reato.
Mons. Alberto Pala:
“la libertà si fonda in Dio”
G. L. P.
ALEOTTO FU IL LIBRO E chi
lo scrisse”, potremmo dire con Dante: grazie al
progetto “Adotta una
storia”, realizzato dall'associazione il
ColleVerde 12 detenuti della colonia
penale di Isili hanno conosciuto altrettanti scrittori, creando un gioco
di relazioni e complicità; ne è nato
un libro, “la cella di Gaudì”, edito da
Arkadia.
Nel volume ogni detenuto racconta
la sua esperienza attraverso la penna di uno scrittore, scelto da lui stesso: storie di azione, di crimine, spesso di sradicamento, visto che raccontano in molti casi di emigrazione clandestina; ma parlano anche di
speranza.
Soprattutto sono storie vere. Un modo per conoscere culture diverse, e
usando uno stile semplice ma coinvolgente, fare cronaca e denunciare
realtà che purtroppo esistono ancora. La presentazione del volume è
avvenuta la settimana scorsa, in via
del Fossario, nel Museo Diocesano,
davanti a un folto pubblico fra cui
G
anche detenuti di Buoncammino.
“Lo scopo era dare ai detenuti la possibilità di esprimersi - ha spiegato
Laura Cabras, de Il Colle Verde – abbiamo partecipato assieme al presidio del libro Carpe Liber e al marchio Galeghiotto del progetto
C.o.l.o.n.i.a.”. Perché il nome di
Gaudì nel titolo? Anche il grande architetto della Sagrada Familia conduceva una vita modesta e visse a
lungo in una cella monacale; fu anche un patriota e trascorse qualche
giorno in prigione.
”È un omaggio, e l'arte è un modo di
varcare i confini della cella e aprire
una finestra sul cielo”.“La Libertà
può trovare un fondamento anche
nella fede e nell'amore per Dio” - ha
aggiunto monsignor Alberto Pala,
parroco della Cattedrale di Cagliari.
Anche il luogo della presentazione
non è stato scelto a caso: il Museo
Diocesano ha ospitato in passato
una mostra su Gaudì. “Il carcere è
anche un luogo di possibilità e di vita – ha detto padre Massimiliano Sira, cappellano del carcere di Buoncammino - e anche questo libro può
essere un'occasione per ricominciare”; fra Lorenzo Pinna si è riconosciuto in molti punti del libro: “anche io da ragazzo mi sentivo un piccolo criminale – ha scherzato - volevo essere diverso dagli altri, in male
però! Per fortuna Dio non l'ha permesso. Bisogna sempre distinguere: una persona non va identificata
con i suoi errori”. Poi la parola è pas-
sata agli autori: “Sono felice di partecipare a un progetto come questo
– ha detto Gueorgui Borissov, e,
scherzando ha aggiunto - siccome il
mio autore è anche capo degli educatori ho pensato: qui se sbaglio mi
mandano chissà dove!”. Anche gli
altri giovani detenuti hanno espresso i loro ringraziamenti, e qualcuno
si è pure commosso. “È stato
Mohammad a farmi un regalo – ha
esclamato Claudia Musio – mi ha
fatto capire quanto siamo fortunati”e Fabrizio Fenu ha rincarato: “Noi
siamo solo la penna, i veri protagonisti sono i ragazzi”. “Siamo usciti
arricchiti da quest'esperienza - ha
concordato Paolo Maccioni – e anch'io credo che siamo fortunati anche per aver potuto raccontare queste storie”; “da questo libro viene un
messaggio di speranza – ha aggiunto Pietro Picciau – chi sbaglia ha diritto ad un'altra possibilità”. “io ero
preoccupato – ha confidato Nicolò
Migheli – temevo di tradire ciò che
mi avevano detto”; mentre Michele
Pio Ledda ha concluso ricordando
Gaudì. “con le sue forme architettoniche elaborate ci ricorda che in natura non c'è niente di diritto e per
arrivare al cielo non c'è sempre la
via più corta”.
dOMenica 27 gennaiO 2013
IL PORTICO DEI PAESI TUOI
Parrocchie. La comunità di San Pietro (Assemini) celebra una ricorrenza speciale.
Ritrovarsi tutti uniti per pregare
trent’anni dopo la ricostruzione
Indietro nel tempo
per riscoprire un pezzo
importante della storia
del paese, che in quegli
anni conobbe una forte
espansione edilizia.
Per dare lode e ringraziare
MAURO BERTOCCHINI
TRANA STORIA, quella della
Parrocchia di San Pietro ad
Assemini: ci aiuta a comporne il “puzzle” la signora Niside Muscas - madre di famiglia e collaboratrice della comunità
– allora appena dodicenne.
Era l’anno pastorale 19821983, quando – a settembre
– ebbe luogo l’avvicendamento dei parroci, uscendo don Giovanni Zucca e
subentrando don Efisio Zara, con il consueto trauma
affettivo che si prova in queste situazioni.
Non passò neanche un mese dall’insediamento del nuovo parroco, che un incendio interessò la
chiesa parrocchiale, ne provocò la
chiusura e distrusse tutti gli archivi
parrocchiali, i registri e i paramenti
liturgici. “Un momento davvero dif-
S
Parrocchia San Pietro, una celebrazione.
ficile, a cui seguì un periodo altrettanto buio, considerando che non
esisteva più nessun locale per celebrare la messa: ci si “inventò” una chiesa provvisoria – che precaria rimase per
anni - nel Salone Parrocchiale”, tiene a sottolineare
Niside. Come non bastasse,
il 9 febbraio 1983, il viceparroco don Marco Lai – amatissimo fra i giovani – fu trasferito ed i ragazzi della parrocchia, per salutarlo, organizzarono una partita di calcetto presso i
campi di Girau, che si trovano oltre
la SS. 130. Don Marco stava andando a prendere i ragazzi di ritorno dalle scuole di Cagliari - alla stazione
ferroviaria, affinché tutti potessero
partecipare - ma l’auto finì fuori
strada, incendiandosi; in quella
macchina c’erano due giovani, oltre all’attuale direttore della Caritas
e sua sorella: morirono tutti, tranne
don Marco, che riportò gravissime
ustioni. “La scomparsa di quei ragazzi giovanissimi coinvolse un po’
tutta la Parrocchia, perché Giampiero e Maria Carmela erano responsabili e collaboratori della pastorale giovanile”. Soltanto in quell’occasione, venne concessa la riapertura della chiesa, per permettere
la veglia funebre e soltanto dopo anni, la parrocchia “San Pietro in Assemini” si riappropriò dei suoi spazi vitali.
“Da quelle ceneri, dalle lacrime e
dalle sofferenze che ne sono seguite,
- commenta Niside - la Comunità
ha trovato la forza di rinascere, dando – fra l’altro – i natali a tanti sacerdoti, mentre altri ancora sono stati
aiutati durante la loro formazione”.
I giovani di allora costituiscono
adesso famiglie aperte alla vita,
mentre gli adulti di quel tempo sono
adesso amorevoli anziani, testimoni credibili di fede e di vita operosa
all’interno di una comunità davvero
“risorta”. La parrocchia, guidata oggi da don Marco Orrù - vuol ricordare tutto questo e ringraziare la Divina Provvidenza, in una messa che
si terrà giovedì 31 gennaio alle ore
17.30 nella chiesa di Piazza San Pietro. Sarà l’occasione per ricordare i
tre giovani scomparsi in quel triste
febbraio del 1983, oltre ai sacerdoti
don Giovanni Zucca – parroco fino a
settembre 1982 – e padre Sauro De
Luca (responsabile nazionale dei
gruppi giovanili di allora), entrambi
recentemente scomparsi, promotori fra l’altro del “Meg” – Movimento Eucaristico Giovanile – in questa
stessa parrocchia.
“Ma l’invito viene esteso a chiunque
può unirsi in preghiera dalla propria
abitazione o da altre parrocchie, come lode per aver ricevuto da Dio,
tramite questi tristi eventi e questa
comunità, grazie e benedizioni”
conclude la nostra interlocutrice.
“Uomo di grande fede,
padre di una comunità”
il POrticO
13
curiosità
SETTIMANALE DIOCESANO
DI CAGLIARI
Registrazione Tribunale Cagliari
n. 13 del 13 aprile 2004
Direttore responsabile
Sergio Nuvoli
Editore
Associazione culturale “Il Portico”
via Mons. Cogoni, 9 Cagliari
Segreteria e Ufficio abbonamenti
Natalina Abis- Tel. 070/5511462
Segreteria telefonica sempre attiva
[email protected]
Fotografie
Archivio Il Portico, Roberto Pili
Amministrazione
via Mons. Cogoni, 9 Cagliari
Tel.-fax 070/523844
[email protected]
(Lun. - Mar. 10.00-11.30)
Pubblicità:
[email protected]
Stampa
Grafiche Ghiani - Monastir (CA)
Hanno collaborato a questo numero:
Gianni Loy, Stefano Maria Moschetti, Roberto Piredda, Tore Ruggiu, Andrea Busia, Gabriele Colombini, Massimo Lavena, Franco Camba, Giovanni Lorenzo Porrà, Alessandra De Valle, Daniela Salis, Mauro Bertocchini, Mariella Pisano,
Laura Cabras, Roberto Comparetti.
L’Editore garantisce la massima riservatezza dei dati forniti dagli abbonati e
la possibilità di richiederne gratuitamente la rettifica o la cancellazione
scrivendo a Associazione culturale Il
Portico, via mons. Cogoni, 9 09121
Cagliari. Le informazioni custodite
nell’archivio elettronico verranno utilizzate al solo scopo di inviare agli abbonati la testata (L. 193/03).
Abbònati a Il Portico
48 numeri a 30 euro
1. conto corrente postale
A Selargius intitolata una piazza a don Giovanni Piras
Versamento sul CONTO CORRENTE
POSTALE n. 53481776 intestato a:
DANIELA SALIS
L 30 DICEMBRE È STATA inaugurata
a Selargius, dopo una celebrazione eucaristica, la piazza tra
la via Grandi e la via San Luigi, intitolata all’amato sacerdote don Giovanni Piras. E’ stato scelto il giorno
del suo compleanno, giorno in cui
avrebbe compiuto 81 anni, a distanza da cinque dalla sua scomparsa, avvenuta il 26 ottobre del
2007.
Nella piazza, situata a pochi metri
dalla saletta dove il sacerdote incontrava i giovani ogni settimana,
spesso lui parcheggiava la sua macchina, si fermava a parlare con la
gente che lo salutava, gli chiedeva
un consiglio, una parola di conforto.
Insieme al parroco della parrocchia
della SS. Vergine Assunta, don Ireneo, hanno concelebrato don Leone
Porru, amico di don Piras fin dai
I
tempi del seminario e don Pietro
Meledina. Erano presenti i giovani
del gruppo parrocchiale, gli ex del
gruppo giovanile con le loro famiglie e numerosi selargini affezionati al sacerdote, in primis il sindaco
Gianfranco Cappai, oltre ai familiari del sacerdote venuti da Tonara,
suo paese d’origine. “Siamo qui questa mattina come familiari di don
Piras, gli vogliamo ancora una volta
dire il nostro grazie sincero e affettuoso, per il dono della sua presenza nella nostra amata Selargius, siamo tantissimi, a dimostrazione che
lo abbiamo amato e apprezzato”, ha
detto don Ireneo nella sua omelia.
Alla cerimonia d’inaugurazione è
intervenuto il primo cittadino di Selargius che, ricordando don Piras e
tutto il bene fatto alla comunità selargina, ha raccontato come più volte gli avesse chiesto dei consigli. Don
Piras ha lavorato nel corso dei 34 anni di servizio sacerdotale nella parrocchia dell’Assunta senza risparmio di energie e di tempo, sino alla
fine. “Da parte nostra, il nostro sincero grazie e lo facciamo dedicandogli questa piazza”, ha detto il parroco, aggiungendo: “Chissà quale
la celebrazione per l’inaugurazione della piazza.
sguardo di rimprovero ci lancerebbe
se potesse farlo! E, infatti, don Piras
è sempre stato umile e refrattario ai
complimenti, in occasione dei suoi
50 anni di sacerdozio aveva ammesso apertamente, con la sua
schiettezza di pensiero, di non amare le celebrazioni e agli elogi e alle
celebrazioni aveva risposto dicendo che il peccato che confessava più
spesso erano le bugie. Un caloroso
applauso ha accompagnato la scoperta delle due targhe della piazza
intitolata al sacerdote. La dedica della piazza nasce da un’idea di alcuni
figli spirituali di don Piras. Il tutto
parte con una mail inviata al sindaco: “Visto che a fine ottobre ricorreva il quinto anno della scomparsa
di don Piras, ho inviato una mail al
sindaco Cappai, proponendo l'idea,
il quale ha risposto con grande entusiasmo - racconta Davide Puxeddu - dopo due giorni, però, mi ha
chiamato dicendomi che purtroppo
erano trascorsi meno di 10 anni dalla scomparsa e quindi probabil-
mente non si poteva fare”.
Davide però non si è dato per vinto:
“mi sono documentato e ho chiesto
in Prefettura, verificando invece la
possibilità attraverso una legge del
1992. In questi casi, infatti, è il prefetto, fatte le dovute indagini, a seguito di approvazione della Giunta
comunale, corredata da motivazione, ad autorizzare la variazione toponomastica”.
Si è quindi messa in moto la macchina con la formazione di un comitato spontaneo. Così il 23 ottobre, in tempi record, la Giunta ha
deliberato la variazione toponomastica della piazza. Nelle motivazioni
si fa riferimento a don Piras come
“Uomo di grande fede, umanità e
cultura, padre spirituale di un’intera comunità”. Il prefetto poi il 28 novembre ha firmato l’autorizzazione.
Ora l’esempio di carità e la testimonianza di vita di don Piras sono ricordati anche dalla piazza tra la via
Grandi e la via San Luigi, a lui dedicata.
Associazione culturale “Il
Portico” - via Mons. Cogoni, 9
09121Cagliari
2. bonifico bancario
Versamento sul CONTO
CORRENTE BANCARIO n. 1292
intestato a: Associazione culturale “Il Portico” via Mons.
Cogoni, 9 09121Cagliari
presso Banca Prossima
Sede di Milano,
IBAN IT 39 U033 5901 6001 0000
0001 292
3. L’abbonamento verrà
attivato subito
Inviando tramite fax la ricevuta
di pagamento allo 070 523844
indicando chiaramente nome,
cognome, indirizzo, cap, città,
provincia, telefono.
QUESTO SETTIMANALE È ISCRITTO ALLA FISC
FEDERAZIONE ITALIANA
SETTIMANALI CATTOLICI
14
IL PORTICO DEI PAESI TUOI
il POrticO
brevi
Parrocchie. a Siurgus donigala un’associazione culturale porta avanti da anni attività teatrali.
GUAMAGGIORE
Un nuovo corso
di canto gregoriano
È in svolgimento nella parrocchia di
San Sebastiano a Guamaggiore un
corso di canto gregoriano tenuto
da don Gianfranco Zucnheddu,
amministratore parrocchiale. L'appuntamento settimanale è il martedì dalle 18 alle 19 ed è destinato
a sacerdoti, diaconi, chierici, seminaristi, fedeli della Diocesi e di quelle confinanti. Per informazioni contattare don Zuncheddu in parrocchia al numero 070985974.
“Quando la solidarietà si fa a teatro:
la compagnia non ha fini di lucro”
ORGANIZZA IL GRUPPO CARITAS
Così il parroco don Valter
Cabula spiega il successo
di “Sa scivedda”, realtà
molto apprezzata, nata
otto anni fa dall’allora
guida della comunità
don Paolo Corgiolu
Uniti nelle diversità:
il 2 febbraio a San Luca
R. C.
La Caritas della parrocchia di San
Luca (Margine Rosso) organizza la
seconda edizione di “Uniti nelle di-
versità”. Appuntamento sabato 2
febbraio alle 16 nella parrocchia del
Margine Rosso. “Diamo vita a nuove amicizie - scrivono - con allegria,
divertimento, animazione e piccolo
ristoro”. Si preannuncia una grande
festa, sulla quale riferiremo sui prossimi numeri. Hanno aderito gruppi
scout e numerose associazioni: Sos
Quartu, Asce Rom, Unitalsi, Gli Angeli di Sardegna, l’Oratorio SS. Crocifisso e tante altre.
DOMENICA 27 GENNAIO
Suore del Buon Pastore,
è festa per il 90mo
Domenica 27 alle 10 monsignor
Arrigo Miglio celebra l’Eucaristia
nella chiesa del Buon Pastore a
San Benedetto, in occasione del
90mo anniversario dalla fondazione delle suore “Figlie di Maria Santissima Madre della Divina Provvidenza e del Buon Pastore”.
OLIDARIETÀ, cultura e voglia di condivisione. Sono gli elementi che dal
2005 caratterizzano “Sa
Scivedda”, associazione culturale
che a Siurgus Donigala porta avanti la propria attività teatrale e di sostegno alle realtà impegnate nel sociale.
Nata otto anni fa all'interno della
parrocchia, quando era guidata da
don Paolo Corgiolu, “Sa Scivedda” è
partita con piccole attività di promozione per il sostegno a progetti di
solidarietà. Nel 2007 è diventata
un'associazione senza fini di lucro e
nel corso degli anni è cresciuta sia
nel numero di componenti, da una
quindicina iniziali ai quasi trenta attuali, con grande apprezzamento
della gente. “Credo che la nostra associazione sia apprezzata - il parroco don Valter Cabula - perché quanto facciamo non ha fini di lucro ma
è mirato al sostegno di progetti importanti di cooperazione o a favore
delle popolazioni in difficoltà, non
ultimi i terremotati dell'Emilia”.
Fino ad oggi sono stati messi in scena diversi lavori, tra i quali anche
una sacra rappresentazione. Con i
fondi raccolti durante gli spettacoli
sono stati appoggiati diversi progetti: la costruzione di un ospedale
pediatrico in Rwanda, attraverso
l'associazione “Operazione Africa”,
la costruzione di una scuola in Sierra Leone con l'appoggio dei missio-
S
sico in primis, ma anche i centri del
circondario o in alcune parrocchie
di Cagliari”.
Ciò che anima i componenti de “Sa
Scivedda”, è di certo una grande passione, unita ad una grande sensibilità per il sociale, senza trascurare i
momenti di preghiera e formazione spirituale che da sempre contraddistinguono la vita della compagnia. Studenti, lavoratori, famiglie e giovani sono tutti accomunati dalla voglia di crescere insieme sia
nell'approfondire i testi teatrali che
nel dedicare tempo e risorse a favore di progetti di solidarietà, a costo di
grandi sacrifici personali.
Prova ne sia la preparazione di un
testo in versi del Settecento in limba:
hanno lavorato per 40 giorni tutte
le sere dalle 19 alle 22. Il risultato è
stato un grande apprezzamento del
pubblico che poi si è tradotto nel sostegno a favore di progetti di solidarietà.
I componenti dell’associazione sono disponibili a portare gli spettacoli nelle parrocchie della Diocesi,
per continuare a sostenere i progetti di cooperazione e per mantenere
viva la passione per il teatro.
Per raggiungere “Sa Scivedda” basta andare su facebook o contattare
il parroco al numero 070/9890019.
nari saveriani. Sono stati anche rac- ponevo laboratori teatrali. La stessa
colti fondi a favore dell'AIFO, ad Sonia è stata mia alunna ed oggi è
Emergency, della Caritas e dei mis- parte integrante della compagnia”.
sionari di Villareggia. Negli ultimi Siurgus Donigala è un comune unimesi quanto raccolto è stato invece ficato nel ventennio fascista e mandestinato ai missionari della Dioce- tiene comunque un sano “campasi che operano in Brasile. “Nelle scor- nilismo” che stranamente non inse feste di Natale - dice Sonia, una teressa “Sa Scivedda”, patrimonio
delle componenti la compagnia - di tutto il paese. “Lo testimonia la
abbiamo ricevuto notizie da don Ga- generosità dei tanti artigiani che
briele Casu e restiamo in contatto vengono incontro alle nostre esicon lui”.
genze - conferma il parroco. Dal faCentrale nelle produzioni di questa legname al fabbro, ai tanti che ci
compagnia sono i testi in limba, non sostengono con il 5x1000 donato
solo quelli in prosa ma anche in ri- con generosità. La nostra è una
ma. Così accanto ai testi classici del- realtà che oramai viene percepita
la commedia sarda, quelli di Antonio come patrimonio dell'intero paese.
Garau, “Sa Scivedda” si è cimentata In diverse occasioni abbiamo poranche in quelli più complessi, uno di tato i nostri lavori in altri paesi, GeAntonio Maria da
Esterzili (XVIII secolo), o nella traduzione in limba
de “Il Malato imL’Arcivescovo ha nominato membri del Collegio dei Consultori:
maginario” di
Moliere, un pre- Mons. Giovanni Ligas, nato a Nurri il 7/2/1958, ordinato presbitero il 24/9/1983
zioso lavoro cura- Mons. Gianni Spiga, nato a Assemini il 6/8/1933, ordinato presbitero il 11/8/1957
to dal direttore ar- Mons. Efisio Spettu, nato a Quartucciu il 19/11/1938, ordinato presbitero il 29/6/1963
tistico della comMons. Franco Puddu, nato a Quartu S. Elena il 5/1/1948, ordinato presbitero il 3/7/1976
pagnia, la professoressa Filomena Mons. Salvatore Ruggiu, nato a Villanovatulo il 28/9/1950, ordinato presbitero il 16/4/1977
Artizzu. “E' una Don Paolo Sanna, nato a Monserrato il 22/1/1967, ordinato presbitero il 26/10/1991
passione che col- Don Giulio Madeddu, nato a Quartu S. Elena il 2/6/1967, ordinato presbitero il 12/11/1994
tivo fin dal periodo di insegna- Dato in Cagliari, dalla Sede arcivescovile, in data 17 gennaio 2013
mento quando ai
miei alunni pro-
Abbònati a
48 numeri a soli
dOMenica 27 gennaiO 2013
30 euro
Puoi effettuare un versamento
sul conto corrente postale
n. 53481776 intestato a Associazione culturale
“Il Portico” - via Mons. Cogoni, 9
09121Cagliari.
Oppure disporre un bonifico bancario
sul conto corrente
n. 1292 intestato a Associazione culturale
“Il Portico” via Mons. Cogoni, 9 09121Cagliari
presso Banca Prossima Sede di Milano,
IBAN IT 39 U033 5901 6001 0000 0001 292
e, se sei già abbonato, controlla la scadenza del tuo abbonamento
dOMenica 27 gennaiO 2013
IL PORTICO DELL’ANIMA
Ricorrenze. Celebrata nei giorni scorsi nella chiesa di via Manno una festa molto sentita.
Sant’Antonio e la via dell’essenziale,
indicò sempre la gioia del condividere
L’arcivescovo Miglio:
“Il suo insegnamento
ci aiuti ad uscire dalla crisi”.
Giorgio Camba presiede
l’Arciconfraternita:
“L’impegno per il culto
e il sostegno ai più poveri”
I. P.
NA AFFOLLATA chiesa di
Sant'Antonio ha fatto
da cornice alle celebrazioni che come ogni
anno si svolgono il 17 gennaio,
nella centralissima via Manno.
Messe ad ogni ora al mattino, con
il pontificale delle 11 presieduto
da monsignor Arrigo Miglio. “In
tempi di crisi come quelli che stiamo vivendo - ha detto l'Arcivescovo durante l'omelia - Sant'Antonio ci indica una via quella dell'essenzialità. Lui monaco si ritirò
lontano dalla gente ed ha qualcosa da insegnarci: lavorava per vivere ma soprattutto per condividere qualcosa a chi aveva meno.
Per questo la sua figura interroga
ciascuno, proprio perché ognuno
ha qualcosa da condividere, chi
più, chi meno. Tutti possiamo
condividere qualcosa del nostro
tempo, ma qualche condivisione
materiale è possibile per noi cristiani, è uno degli elementi della
nostra vita. Altro insegnamento
U
Monsignor Miglio celebra a Sant’Antonio abate.
che arriva da Sant'Antonio è che
l'attuale crisi ci aiuterà
a vivere in maniera essenziale, imparando a
distinguere ciò che è
necessario da ciò che
non lo è”.
Tra i primi banchi della chiesa i confratelli
della Vergine d'Itria, da
oltre quattro secoli custodi del tempio che,
fin da Settecento, si affaccia sulla via Manno,
un tempo nota come Sa Costa,
tanto che la chiesa era chiamata
“Sant'Antoni de sa Costa”.
Meta quotidiana di decine di fedeli, che fin
dalla prima mattina
entrano per una preghiera, una visita e magari confessarsi, la
chiesa di Sant'Antonio
abate è decisamente
cara ai cagliaritani e ai
tanti sardi che per ragioni diverse la visitano. “Fin da piccolo - dice Giorgio
Camba, presidente dell'Arciconfraternita della Vergine d'Itria- ho
conosciuto il culto al santo, perché
me l'hanno trasmesso i miei genitori. Mia madre stessa si chiamava Antonia ed io sono cresciuto “respirando” quest'aria. La nostra Arciconfraternita, proprietaria della chiesa, assicura per statuto devozione e sostegno ai più
poveri: lo facciamo tenendo nel
dovuto decoro la chiesa e in diversi modi chi vive in difficoltà.
Ogni anno abbiamo la chiesa piena ad ogni messa, segno che davvero come ha detto l'Arcivescovo
Sant'Antonio ha un grande seguito.
Quest'anno, per la prima volta,
monsignor Miglio ha celebrato
con noi l'Eucaristia, e siamo felici
di averlo avuto tra noi. Gli abbiamo raccontato le vicende della
chiesa e dell'Arciconfraternita e ci
è sembrato contento di quanto
facciamo”.
Oltre alle messe del mattino seguitissime, nel pomeriggio del 17
gennaio si è rinnovato l'appuntamento con la benedizione degli
animali. Sant'Antonio, secondo il
culto popolare, ha avuto un rapporto di tutela per gli animali e per
questo si è diffusa l'usanza della
loro benedizione. Anche a Cagliari tanti i bambini e gli adulti che
hanno portato i loro animali, anche quelli forse non troppo domestici, per il rituale della benedizione che ha preceduto l'ultima
messa della giornata.
La devozione sincera per Sant’Antonio
il POrticO
15
detto tra noi
L'uomo è stupido?
di D. TORE RUGGIU
Che domanda! Prendo spunto da
un sms ricevuto da un amico durante le feste natalizie. La prassi è
quella di mandare sms dal contenuto spirituale, spesso con citazioni bibliche (soprattutto tra preti e seminaristi), oppure altre espressioni
ad effetto, come quella che ora citerò: “perché l'uomo sarebbe stupido? Forse perché ha creato un sistema economico autodistruttivo
che divora l'economia mondiale e
non è capace di venirne fuori? O
perché ha creato quel linguaggio
ingannevole che lo porta a confondere la realtà con espressioni del tipo “operatore ecologico” o “diversamente abile”? Oppure perché con
tutta la sua tecnologia e progresso,
col suo modo prepotente di vivere
non si accorge di non essere capace di sopravvivere alla vita? Nessuno è mai sopravvissuto alla vita! No,
l'uomo non è stupido, ma solo “diversamente intelligente”. Bel messaggio e, tutto sommato, anche vero. Se poi andiamo a leggere citazioni famose sulla stupidità, ci facciamo una cultura e, può darsi, ci
convinciamo di essere tutti poveri
peccatori con la maschera di padreterni. Vediamo qualche citazione:
“Pare che certa gente abbia fatto la
fila tre volte quando il buon Dio ha
distribuito la stupidità” (Adenauer);
“gli stupidi impressionano sempre,
non fosse altro che per il loro numero” (Baccelli); “nato stupido, aveva considerevolmente sviluppato le
sue doti naturali” (Butler); “o Signore, sei stato tanto grande a mettere
un limite all'intelligenza umana, ma
non sei stato altrettanto grande a
mettere un limite alla stupidità” (Calvino); “molti fingono di essere stupidi, per nascondere che lo sono
davvero” (Faulkner); “la stupidità
degli altri mi affascina, ma preferisco
la mia” (Flaiano); “quando non si capisce si prende un'aria solenne”
(Nietzsche);”tutti quelli che sembrano stupidi, lo sono; in più, lo sono la metà di quelli che non lo sembrano” (Quevedo Villegas); “tutti i
guai derivano dal fatto che gli stupidi sono troppo sicuri di sé” (Russel). E ci fermiamo qui, perché il
campionario è molto più vasto. Dimenticavo una cosa: sostituite la
parola “stupido” con “diversamente intelligente”, per rimanere fedeli al
messaggino e non per la moda dei
sotterfugi per mitigare la realtà, per
intenderci, quella moda che ci fa dire “escort” anziché “prostituita”. Ci
auguriamo che la maggior parte degli uomini sappia ben usare i doni ricevuti da Dio e che il prurito di cose
nuove, spesso illecite o immorali,
lasci spazio ai valori non negoziabili.
Il mondo non può andare per conto
suo, senza incorrere nel grave pericolo di vedere stravolta la bellezza e
la grandezza del creato, compreso
l'uomo stesso. Dio ha fatto tutto bene: a noi il compito di custodire e migliorare, non certo di stravolgere le
leggi naturali che il buon Dio ha posto nel cuore di tutti. Dobbiamo
combattere quella parte negativa
che è in noi, che ci toglie la pace e ci
rende incapaci di amare. Anche la
stupidità si può combattere, purchè non diventi cronica!

Documenti analoghi