Ottobre 2007 - Visit Limone Sul Garda

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Ottobre 2007 - Visit Limone Sul Garda
VITA
PARROCCHIALE
di Limone sul Garda
Dipinto del pittore Ernesto Roversi
Numero 14 - Ottobre 2007
In attesa della Risurrezione
Per il Vostro contributo si può:
- rivolgersi direttamente
al Parroco;
Ottorino Tosi,
28 aprile 2007
- deporre la propria offerta
nella Chiesa Parrocchiale;
- effettuare il versamento
sui seguenti c/c, intestati
alla Parrocchia
Margherita Bernardi
Martinelli, 6 giugno 2007
- Bancoposta: c/c n. 52730405;
- Cassa Rurale di Arco:
c/c n. 07309577;
- Banco di Brescia: c/c n. 6333;
Giovanna Horstmann Fava
20 giugno 2007
- BCC del Garda:
c/c n. 160813/84.
Parrocchia di San Benedetto
Via Fontana, 19
25010 Limone sul Garda
Tel. 0365.954017
[email protected]
Giovanna Fiorini Segala,
13 luglio 2007
Marianna Morandini Risatti
20 luglio 2007
I numeri arretrati del Bollettino parrocchiale si trovano in Internet sul
sito www.visitlimonesulgarda.com,
nella rubrica “la nostra Comunità”/
“Parrocchia e Oratorio”
Marta Zago Tombola,
28 luglio 2007
Anagrafe parrocchiale
dal 25 marzo 2007 al 6 ottobre 2007
Letizia Chincherini Risatti,
11 agosto 2007
Battesimi
Filippo Montagnoli
Liliana De Ehrenstein
Francesco Vela
Francesca Andreana Calò
Giacomo Segala,
7 settembre 2007
Matrimoni
Attilio Bettanini e Francesca Ghidotti
Valentino Horstmann
17 settembre 2007
La parola del parroco
Cari Limonesi,
tutti soddisfatti per la bella stagione turistica
già abbiamo in programma le meritate vacanze. Spero di vedervi, prima, al nostro annuale
appuntamento per la celebrazione della solennità di tutti i Santi e per la visita al cimitero del
2 novembre. Non ci saremmo aspettati certe
scomparse repentine, ma ben sappiamo come
è la legge della vita. Pensiamo però spesso che
tocchi sempre agli altri. Non è così!
Sono ormai quasi sette anni che sono in mezzo
a voi e qualcosa posso dire di aver cominciato
a capire della vostra realtà. Non vi piace essere presi in considerazione nei vostri difetti. Vi
piace molto essere lodati nelle vostre eccellenti
iniziative.
Qualche disagio si nota e fa, di tanto in tanto,
capolino in mezzo a noi. Alcune volte si affronta, altre si lascia perdere… tanto il gioco vale la
candela! Non sempre però.
Fieri si è di tutto quanto si è realizzato economicamente e pare che questo basti per molti. Ma
non è così.
Alcune nostre famiglie subiscono scossoni e chi
ne va di mezzo sono i nostri ragazzi spesso e
volentieri abbandonati a sé stessi. Per fortuna ci
sono i nonni, ma non sempre. Gli amori stagionali fanno sempre capolino e si rinnovano frequentemente. Non è più di moda il valore della
famiglia, ma della coppia a tempo determinato.
L’amore vale fino a un certo punto. Ed ecco allora i nostri giovani cercare lavoro al di fuori
della nostra realtà perché in fondo sono stufi di
vedere in casa situazioni di disagio perenne. Le
coppie si aggiornano sempre a ritmo quasi vertiginoso. Nei bar vediamo sempre “new entry”,
nuovi partner rimpiazzare i vecchi. Così piace
ad alcuni di voi.
Rumori molesti e maleducazione di tanto in tanto disturbano la quiete del nostro borgo. Adolescenziali introduzioni di super-colle nelle serrature di appartamenti e negozi denotano quanta
sia lontana ancora l’età matura di chi compie
questi gesti che non sono certo opera di tennager. Le nostre vere adolescenti invece, alla soglia della giovinezza, già sono oggetto di attenzioni non proprio di raffinatezza. Genitori attenti
all’anoressia! Un limonese o l’altro ha trovato il
licenziamento in loco per assurde presenze superalcolizzate se non qualificate diversamente o
per troppe attenzioni non dovute. Si convive per
diversi anni e dopo, magari, non si vuol riconoscere nulla a chi, bene o male, ti ha aiutato.
Il “life motive” limonese è sempre il profitto.
Dove c’è si mantiene, dove viene meno è meglio
intervenire anche a scapito del “bon ton”, della
buona educazione. Non si onora l’affitto di pubblici esercizi ma ci si permette un certo tenore di
vita; insoluti da anni rimangono questioni di proprietà che ad alcuni rendono bene ad altri creano solo apprensioni ed angustie. Queste persone non si vedono mai in chiesa! Sarà un caso?
Non sarà forse meglio ravvedersi e smetterla di
giustificarsi con quella becera frase: “Non vado
in chiesa perché quelli che ci vanno sono i più
disonesti nella vita pratica!”. Proferita da certi fa
proprio sorridere. Caro limonese non sto lamentando il fatto che non pratichi il luogo di culto,
ma il fatto di essere scorretto e maleducato.
Alcuni nostri adolescenti che in occasione del
Sacramento della Cresima hanno sottoscritto
le loro convinzioni religiose vanno ora in giro
ad affermare che non ne vogliono più sapere
di credere in Dio né tanto meno nella Chiesa.
L’incoerenza fa presto capolino.
In chiesa comunque il piccolo gregge continua a
frequentare e con gioia vi posso assicurare che si
continuerà così. La massa di credenti non praticanti si fa viva ai funerali, tante volte, con quella
sfrontata incoerenza che ben presto diventa uno
stile di vita tipico di chi si crede autosufficiente
perché può gestire una certa somma. Sempre
maleducato è chi sul sagrato, magari con la scusa che la chiesa è piena - e non è vero - disturba
la funzione. Tanto per molti l’importante è farsi
vedere e non perdere la faccia.
Non solo si stanno perdendo i valori cristiani.
Quello che più preoccupa è che anche i valori di
semplice e normale educazione stanno scomparendo. La bestemmia si sente spesso proferire
per le vie del Paese. Sono proferite in dialetto
bresciano. Non sono i turisti!
In un bar è apparso anche un coltello alla gola
di una ragazza che faceva valere il suo diritto ad
essere rispettata.
In chiesa si continuerà a celebrare l’Eucaristia,
si amministreranno i Sacramenti a chi ne sarà
degno e si cercherà di creare una comunità non
fondata sul profitto ma sul volersi bene e comprendersi. E non è poco.
e più celebrazioni alle quali ha mai partecipato.
Il cervello all’ammasso non fa più distinguere la
realtà. La piccolezza delle motivazioni addotte a
certe nostre prese di posizione denota il tenore
del nostro vuoto assenteismo preso a valore dell’inconsistenza del nostro senso di appartenenza
ad una realtà creata ad “usum delphini” quella
dell’egoistico benessere personale. Dal profitto
come motivo principale della nostra vita si deve
passare a qualcosa di ben più umano.
Lavare la coda all’asino è inutile come è impossibile raddrizzare le gambe ai cani e la gobba al
cammello, tutto il resto è possibile. Caro Limonese hai un buon motivo per non disperare. E’
sempre possibile una riflessione, un ripensamento, un impegno ulteriore. Se anche questo poi
non ti scalfisce vuol dire che quasi tutto è perso.
Sempre rimane la carità cristiana che non è mai
commiserazione, anche se la rasenta.
Caro ricco “povero” Limonese forse lo sei ben
due volte. In primo luogo perché nel tuo affaccendarti non riesci a gustare il vero senso della
vita sempre alla ricerca solo di surrogati ed in
secondo luogo perché dopo esserti creato l’inferno su questa terra te ne prepari uno eterno.
“Sursum corda”: in alto i cuori.
Alla “Comunione” si accosti solo chi è in regola
con le indicazioni della Chiesa. Gli sposati civilmente e conviventi non lo sono. Se si è così
fieri delle proprie scelte perché prendersela con
le decisioni della Chiesa che si accusa di essere “retrograda”. Il funerale religioso lo si ritiene
un diritto acquisito. Anche il ricevere l’Eucaristia
lo si ritiene tale ed alcune volte viene ostentato
come manifestazione del proprio modo corretto di vita anche se di ostentate prodezze, che
non sono altro che miserie umane, se ne è fatto
un vanto. I valori non sono da confondere con
la miseria umana.
All’oratorio si continuerà a preparare i ragazzi
al Sacramento della Cresima e agli incontri di
catechismo si cercherà di dare loro quel senso
di appartenere ad un Dio che sempre più viene misconosciuto. Il compito di aggregazione
dell’Oratorio non è quello di offrire un spazio
di svago con la vigile presenza dei genitori ma
soprattutto di essere un luogo di educazione cristiana. Chi viene meno è gentilmente allontanato o richiamato.
È tempo anche di rinnovare il Consiglio Pastorale parrocchiale ed amministrativo. Incongruenze
si stanno notando. Non esiste chiaro il senso di
appartenere ad una chiesa, ad una parrocchia.
Si assiste al fatto di gente che da anni non partecipa ad una Santa Messa farsi promotrice di più
don Eraldo
Un grazie al vescovo mons. Giulio Sanguineti
15 Settembre 2007
Grati per il Suo passaggio tra noi come segno
di Cristo , capo e guida del suo popolo, auguriamo a Vostra Eccellenza una serena pausa
di riposo.
Profittiamo della circostanza per confermarci
di Vostra Eccellenza Reverendissima,
Eccellenza Reverendissima,
con animo riconoscente tutta la Comunità
Parrocchiale di Limone sul Garda ringrazia
Vostra Eccellenza per il servizio svolto nella
nostra Chiesa bresciana dal febbraio dell’anno
1999.
Devotissimi,
Mons. Eraldo Fracassi
Parroco
Consiglio Pastorale e degli Affari Economici
della Parrocchia
Comunità parrocchiale
In particolare Vostra Eccellenza durante la visita pastorale aveva lasciato alla Parrocchia un
chiaro messaggio di impegno nella vita cristiana pur in mezzo al non faticoso disbrigo della
realtà turistica.
Il campanile e l’organo
Finalmente possiamo ammirare nella sua bellezza il restauro, portato di recente a termine,
del nostro campanile della chiesa parrocchiale
di San Benedetto. Lo studio associato degli architetti Cigognetti, Piccardi, Vitale sta ora raccogliendo gli ultimi dati per il conto definitivo che
presenteranno alla Parrocchia.
Completamente finanziato dall’Amministrazione
Comunale il citato studio ha seguito con cura e
dovizia tutte le fasi inerenti il restauro.
La cifra preventivata alla richiesta del contributo della Regione ha trovato subito all’inizio dei
lavori il prezzo del rame alle stelle. Nel settembre 2006 lo studio degli architetti preventivava
il lavoro dei restauro dell’imprenditore edile, del
lattoniere, del fabbro, del pittore, dell’elettricista
e della ditta delle campane in Euro 94.662,54,
che nel giugno 2007 arrivava a 108.621. Si
aspetta ora il conto definitivo. Stanziati sono stati Euro 74.072,00. La Parrocchia è veramente
grata all’Amministrazione Comunale che si è
fatto carica di questa spesa che però non basta
a coprire tutto il restauro. Il sottoscritto, in quan-
to responsabile pro-tempore della Parrocchia, si
trova a dover far fronte all’eccedenza. Grato per
la collaborazione che sempre si trova presso il
Comune, mi chiedo se la Parrocchia non potrebbe, a onore di una sua propria dignità, far
fronte a queste spese. Credo di sì.
Per l’Organo sono stati stanziati 108.000,00
Euro, sempre a carico del Comune di Limone
eccetto un contributo a fondo perduto della Regione Lombardia di 20.710,00 Euro e il contributo della Conferenza Episcopale Italiana di
Euro 31.005,00.
In pratica l’Amministrazione Comunale si è accollata la bella spesa di Euro 56.285,00 Euro
per l’Organo e 74.072 per il Campanile.
Secondo il contratto l’organo dovrebbe essere in
funzione alla fine di quest’anno. Finora sono stati pagati alla ditta restauratrice Inzoli di Crema la
somma di Euro 54.000,00. Il conto finale lo si
vedrà al termine del restauro.
Si spera di poter inaugurare l’organo con un bel
concerto di Natale.
don Eraldo
Il saluto del nuovo vescovo della diocesi
ne e la speranza che vengono dal suo amore.
Ne abbiamo un bisogno immenso. Nonostante le
apparenze, infatti, fatichiamo anche solo a comprendere che cosa sia la gioia e dove la si possa
davvero trovare. Inseguiamo chimere, sogniamo
piaceri senza limiti, poi si troviamo ad aver bisogno di anestetici che tradiscono la nostra tristezza. Vorrei, fratelli carissimi, cercare insieme
con voi la gioia che viene non dal possesso di
molte cose, non dalla conquista di posti di prestigio, ma dalla costruzione di relazioni rispettose,
amicali, fraterne secondo la logica del vangelo.
Se Gesù ha ragione, infatti, la gioia non sta nel
liberarsi da tutti i pesi, ma nel portare i pesi gli
uni degli altri, nel vivere gli uni per gli altri.
Lascio una Chiesa alla quale sono immensamente affezionato: la chiesa piacentina-bobbiese mi
ha accolto con grande disponibilità dodici anni
fa e mi ha insegnato con pazienza a essere vescovo. Le sono grato e porto nel mio cuore una
memoria incancellabile dei volti, delle persone,
delle esperienze vissute. Vengo a una Chiesa per
me nuova, che conosco però come Chiesa di
grande tradizione cristiana, la chiesa di Paolo
VI. Sono consapevole dei limiti che porto con
me e vengo quindi con un po’ di timore. Ma
vengo con grande libertà; non ho fatto nulla per
avere questo servizio e posso quindi fare appello
alla fedeltà del Signore; lui mi manda e sarà lui
a guidarmi e a sostenermi. Mi affido alla vostra
preghiera e alla vostra bontà. In particolare saluto con affetto mons. Sanguineti che in questi
anni ha servito la diocesi con tutto il suo amore
e la sua testimonianza di fede. Saluto mons. Beschi, vescovo ausiliare: dovrà proprio aiutarmi
a conoscere la Chiesa bresciana. Saluto con rispetto grande il presbiterio, i diaconi, i religiosi
e le religiose; so che l’efficacia del mio ministero
dipende soprattutto da loro. Dio ci benedica e ci
doni coraggio nel cammino non facile ma entusiasmante che abbiamo davanti.
Al presbiterio della Chiesa bresciana insieme con
il vescovo Giulio e l’ausiliare Francesco.
A tutti i credenti in Cristo della Chiesa di Brescia
Con gioia e riconoscenza ho accettato la nomina del Papa a vescovo della Chiesa bresciana.
Ora prego il Signore che mi aiuti a vivere questa
scelta come atto di amore. Amore a Lui, anzitutto, perché il servizio pastorale nasce sempre
dall’amore concreto per Gesù. Con le parole di
Pietro gli dico: “Signore, tu sai tutto; tu sai che,
nonostante le mie debolezze, e forse ancor più
proprio per queste, ti amo”. Mi doni il Signore di
vivere il ministero pastorale in piena obbedienza
a Lui: “Pasci i miei agnelli… le mie pecore.” So
bene che la Chiesa bresciana appartiene al Signore; che Lui è il vero e unico pastore perché
ha dato la vita per le sue pecore: di Lui desidero
solo essere un piccolo segno trasparente poiché
vengo non per realizzare un mio progetto, ma
come mandato.
Nello stesso tempo chiedo al Signore che mi
doni un autentico amore per ciascuno di voi,
fratelli carissimi, presbiteri, diaconi, religiosi, laici tutti, un amore che sia pronto a servire senza recriminazioni e senza rimpianti. Ripeto con
convinzione le parole di san Paolo ai Corinzi:
“Noi non intendiamo fare da padroni sulla vostra fede; siamo invece i collaboratori della vostra gioia, poiché nella fede voi siete già saldi.”
(2Cor 1,24) Proprio così. Il Signore mi ha reso
partecipe della sua gioia e mi manda per confermare in tutti voi, fratelli carissimi, la consolazio-
“La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore
di Dio e la comunione dello Spirito Santo sia
con tutti voi.”
Luciano Monari
vescovo
Piacenza, 19 luglio 2007
Il Vescovo venuto da Sassuolo
65 anni, prete da 42, dal 2005 è vicepresidente
della Cei per il Nord Italia. Il padre Arturo nella sua
Sassuolo era meccanico, la madre Giuliana casalinga.
da monsignor Gilberto Baroni, vescovo emerito
di Reggio Emilia, deceduto il 14 marzo 1999, e
da monsignor Paolo Gibertini, vescovo di Reggio
Emilia-Guastalla (emerito dal 1998), il 2 settembre
1995 presso il Palazzetto dello Sport di Reggio
Emilia. Il giorno 3 settembre ha fatto l’ingresso
nella diocesi di Piacenza-Bobbio.
Mons. Luciano Monari è nato il 28 marzo 1942 a
Sassuolo. Il padre, Moisè Arturo, era meccanico.
La madre, Giuliana Ruini, casalinga. Ha compiuto
i primi studi nel luogo d’origine, ha frequentato
il Liceo Classico “Muratori” a Modena negli anni
1955-60 e, conseguita la maturità nel 1960, è
entrato in Seminario a Reggio Emilia, sua diocesi di appartenenza. In precedenza aveva percorso
l’itinerario formativo nell’oratorio “Don Bosco” di
Sassuolo, al temine del quale ha maturato gradualmente la decisione di diventare sacerdote.
Durante il governo della diocesi di Piacenza-Bobbio
ha promosso diverse iniziative pastorali: la Scuola
della Parola in Cattedrale; la visita pastorale alle
428 parrocchie della diocesi; numerosi viaggi pastorali (Brasile, Canada, Inghilterra, Albania, Croazia, Bangladesh-Sri Lanka ed altri); si é impegnato
nella predicazione di esercizi spirituali per il clero,
per le famiglie, per i giovani e per le associazioni. Nell’anno giubilare del 2000 ha promosso una
grande missione popolare diocesana; ha avviato
la riforma territoriale della diocesi con l’istituzione
di sette vicariati e 39 unità pastorali; molti i documenti per guidare l’attività diocesana.
IN SEMINARIO NEL 1960. Nel 1960 fa quindi il
suo ingresso nel seminario reggiano, ma vi resta
solo un anno. Con altri due studenti viene inviato
a Roma dove frequenta per quattro anni i corsi di
Teologia e per altri tre Sacra Scrittura. Dal 1961
al 1965 è all’Università Gregoriana.
VICEPRESIDENTE DELLA CEI. Nell’ambito degli incarichi extradiocesani, è stato membro della Commissione Episcopale per la dottrina della
fede, l’annuncio e la catechesi. A livello regionale
è stato vescovo incaricato dell’Ufficio Catechistico.
Il 30 maggio 2005 è stato eletto dalla 54a assemblea generale della Conferenza Episcopale Italiana
vicepresidente per l’Italia del Nord. Il mandato é
quinquennale.
A fine gennaio 2007 insieme ai vescovi della Regione Emilia Romagna è stato ricevuto dal Papa in
visita ad limina.
SACERDOTE DAL ‘65. Il 20 giugno 1965, il vescovo mons. Gilberto Baroni lo ordina sacerdote.
Dal 1965 al 1968, è di nuovo a Roma: consegue
prima la licenza in Teologia all’Università Gragoriana (1965) e poi al Pontificio Istituto Biblico in
Sacra Scrittura (1968). Rientra quindi nella propria diocesi e subito si dedica all’insegnamento in
seminario. è titolare della cattedra di Sacra Scrittura, ma tiene anche corsi di Teologia dogmatica e
di Teologia spirituale.
Mons. Monari ha insegnato anche allo STAB,
lo Studio Teologico Accademico Bolognese e al
Seminario Regionale di Bologna. Accanto all’impegno nell’insegnamento, vi è quello nell’Azione
Cattolica. Nel 1968 viene nominato vice-assistente diocesano e dal 1970 al 1980 è assistente diocesano. Nel 1980 viene nominato direttore spirituale del seminario reggiano. Ha pubblicato alcuni
volumi soprattutto di Sacra Scrittura.
VESCOVO NEL 1995. Mons. Monari è stato ordinato vescovo dal cardinale Camillo Ruini,
presidente della Conferenza Episcopale Italiana,
Il nostro cammino verso Loreto
spianata ed è passato in mezzo a tutti noi dandoci la Sua benedizione; subito abbiamo sentito
una sensazione fortissima di fede dentro di noi
che porteremo nel nostro cuore per sempre.
Durante la Veglia abbiamo ascoltato le parole
commoventi di giovani che hanno raccontato le
esperienze della loro vita e le parole di conforto
espresse dal Papa per dar loro una maggiore
fede in Dio.La serata è proseguita con esibizioni
di alcuni artisti famosi che ci hanno accompagnati in quella notte piena di gioia e di grande
attesa per la Santa Messa che era il centro del
nostro cammino.
Ci siamo alzati alle luci dell’alba accompagnati
dal coro e da una grande sensazione di felicità; alle 9.30 ha avuto inizio la Celebrazione del
Santo Padre.
Abbiamo pregato insieme a Lui, cantato, insieme a tutti giovani, e professato la Parola di Dio
tra di noi.
È stata un’esperienza indimenticabile dove abbiamo riscoperto e rinforzato noi stesse e la fede.
Negli sguardi di ogni giovane si notava la grande
felicità che portava dentro di sé. Ci porteremo
dentro di noi questa esperienza per sempre, ricordando le parole dette dal Papa: “PER DIO
SIAMO TUTTI AL CENTRO”.
La nostra preparazione per il cammino verso la
Valle di Montorso, a pochi chilometri dalla Santa
Casa di Loreto per l’incontro con il Papa Benedetto XVI, ha avuto inizio mercoledì 29 agosto
con un ritiro all’Eremo di San Valentino, a Gargnano. Insieme ad altri ragazzi della zona abbiamo camminato, cantato e pregato introducendo
il tanto atteso momento di partire verso Loreto.
Il nostro cammino è cominciato alle prime luci
dell’alba dell’1 settembre. Ci siamo ritrovati all’oratorio di Gargnano con i nostri compagni di
pellegrinaggio per partire tutti insieme verso il
nostro Papa. Il viaggio è stato un momento di
preghiera e socializzazione con il nostro gruppo,
ma non solo, anche un modo per confrontarci
sulle nostre idee. Quando siamo arrivati alla stazione dei treni di Loreto l’emozione di vedere
così tanti ragazzi come noi, provvisti soltanto di
uno zaino ma di tanto amore, è diventato sempre più grande. Tantissimi ragazzi, provenienti
da ogni angolo del mondo, cantavano e pregavano ricordando che erano lì solo per un motivo:
vedere il Papa, ma anche rinforzare la propria
fede. Anche noi siamo state coinvolte dalla loro
felicità, abbiamo cantato e reso così il nostro
cammino sempre più importante. Siamo arrivati
alla Spianata di Montorso dove più di 500.000
giovani erano già pronti per accogliere il Santo
Padre. Ha fatto la sua entrata dal fondo della
Simona&Mery
Le campane ritornano a suonare
Domenica 8 luglio, dopo mesi di silenzio a causa
del restauro del campanile, le nostre campane
sono ritornate a suonare. Prima dell’evento è
stata celebrata la Santa Messa nella nostra chiesa
parrocchiale, presieduta dal vescovo monsignor
Olmi che era venuto per salutarci proprio per
l’occasione. Egli desiderava che le campane venissero attivate da Italo, nostro sacrista per ben
60 anni, e voleva consegnare a lui una pergamena per premiarlo del servizio prestato alla Chiesa di Limone. Dopo l’Eucaristia, Don Eraldo è
intervenuto facendo un “riassunto” di quelli che
sono stati gli anni da sacrista di Italo. Considerate le sue condizioni di salute, che non gli hanno
permesso di essere presente, è toccato a me ricevere per lui la pergamena. Don Eraldo mi ha
invitato sull’altare per la consegna e per stringere
la mano al vescovo, mentre le mani dei limonesi
presenti applaudivano con orgoglio. Finita la S.
Messa sono state inaugurate le campane: tra noi
abbiamo ricordato che Italo le ha suonate per 60
anni. Simona Fava
La catechesi per i fanciulli e i ragazzi
Siamo arrivati al periodo importante, non solo
dell’inizio della scuola per i nostri fanciulli e ragazzi, ma anche del cammino catechetico che
occupa un posto di privilegio nella formazione
della persona che deve crescere e maturare nella sua totalità. È dunque il tempo della semina!
Quindi delle speranze, dell’ottimismo e anche
della certezza che Dio fa la sua parte là dove trova disponibilità, sia da parte di chi dà, come da
parte di chi riceve! Il gruppo dei catechisti si è già
riunito con don Eraldo per un primo approccio e
anche per partecipare ai corsi di formazione che
si tengono in zona (a Gargnano) ogni mercoledì.
È pur vero che la stagione turistica non è ancora
terminata e trovare il tempo non è sempre facile!
Il giorno 28 ottobre si celebrerà in Parrocchia
l’apertura solenne dell’ANNO DI CATECHISMO. Sono invitati genitori, fanciulli e ragazzi
delle Scuole elementari e medie che intendono
iniziare questo cammino con serietà e impegno.
La catechesi non è semplicemente insegnamento dottrinale, ma è scuola di vita.
A questo scopo è indispensabile il coinvolgimento della Comunità e soprattutto dei genitori. Anche loro, assieme ai figli, devono fare un cammino di fede per essere dei SEGNI, dei punti di
riferimento per i propri figli.
A tutti l’augurio più bello di sapersi amati da Dio
e di aprirsi sempre più a quanto Lui vuole comunicarci attraverso fatti, persone e avvenimenti.
Sr. Barberina
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Il restauro del campanile
È stato completato il restauro del campanile settecentesco della Chiesa parrocchiale di S. Benedetto Abate. Il restauro nello specifico ha rivestito numerosi aspetti: opere murarie, lattonerie,
meccanica delle campane, recupero degli interni, adeguamento impianto elettrico. Il restauro è
stato eseguito in maniera conservativa, seguendo
quanto previsto dalla teoria del restauro, cui farò
brevemente accenno per far capire meglio come
si è operato. Ognuno dei singoli aspetti durante
i lavori ha svelato diverse peculiarità, moltissime
sono le cose da dire. I lavori hanno preso inizio dal rifacimento della copertura in rame che,
dati i notevoli danni procurati dal tempo, è stato
necessario sostituire completamente. La cupola
è composta da lattoneria in rame e da un sottostante assito di sostegno, che è retto a sua volta
da travi in legno. Tra la croce fissata sulla punta
del campanile e la cupola a cipolla c’è una sfera
decorativa in rame, che durante il rifacimento è
stata asportata per essere riparata: questa sfera
ha riservato alcune sorprese. Inaspettatamente
nell’aprirla per provvedere a rimuoverla si è scoperta l’esistenza di un pacchettino, una scatolina
di rame chiusa a sua volta in un foglio metallico,
contenente alcuni oggetti, avvolti in bambagia
di lino:
- un sigillo in cera raffigurante su un lato una
Madonna (molto simile alla raffigurazione della
Madonna delle Grazie) e sull’altro lato l’Agnello
di Dio;
- alcuni frammenti di un altro sigillo in cera bianca ormai non decifrabile;
- frammenti vari di carta recanti scritte e forse
memorie degli ultimi restauri effettuati.
La sfera di rame è stata ribattuta nelle parti
ammaccate, sigillata in corrispondenza dei fori
di proiettile presenti e quindi ricollocata nella sua sede, sopra l’originario gruppo di foglie
d’acanto ritagliate nella lamiera di rame. Oltre
che rimettere al suo posto l’originario pacchettino avvolto nel foglio di rame, all’interno della sfera sono stati posti anche alcuni scritti che
contengono informazioni atte a documentare il
restauro. La cupola mantiene attualmente l’esatta forma di quella originaria poiché i montanti
sagomati in legno su cui è fissato il nuovo assito
sono quelli originari. Nel restauro conservativo
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ha sempre la precedenza la riparazione, quando
possibile, che non la sostituzione. Ai montanti
originari sono stati quindi aggiunti dei montanti
nuovi, sagome di legno robusto fissate a quelle
originali, come sostegno, con lo stesso identico
profilo. La copertura in rame è stata rifatta con
criteri artigianali, piegata a mano come quella
preesistente. Poiché la teoria del restauro non ci
permette di creare un “falso”, un’“imitazione”,
la nuova cupola è stata lasciata di un naturale
color rame, sebbene esistano in commercio prodotti acidi e vernici che avrebbero permesso di
farla tornare immediatamente color verderame.
Tornerà di quel colore tra alcuni anni, consumata dalla pioggia, dal vento e dallo scorrere
del tempo, assottigliandosi e consumandosi così
com’era sottile e consumata la lamiera che si è
provveduto a sostituire. In poco tempo la cupola
perderà invece l’iniziale abbagliante lucentezza,
iniziando il normale processo di ossidazione. La
sottostante torretta di forma ottagonale con le
aperture ad arco che sostiene la cupola a cipolla e il suo cornicione si definisce tecnicamente
“lanterna” o “edicola”. Sulla lanterna si è resa
necessaria la totale reintegrazione dell’intonaco
che era fortemente danneggiato dalle intemperie e dall’età, tanto che pezzi di laterizio della
struttura cominciavano a sfilarsi dalle murature.
Per brevità rimando a scritti successivi su questo
restauro le caratteristiche del lavoro effettuato,
dove parleremo tecnicamente della calce e delle
malte, mentre anticipo altre curiosità. Il pavimento della lanterna, in marmette di cotto, è stato
sconquassato da opere passate di sistemazione
delle campane (molto probabilmente durante la
sostituzione del castello in legno con uno metallico), campane inserite nella cella campanaria sottostante alla lanterna. Un foro tra la volta della
cella delle campane e la lanterna ha permesso di
fissare un trave su cui far scorrere delle funi per
spostare le campane stesse, mentre si provava
a testare la capacità della volta di sostenere quel
peso. Controllando i frammenti presenti sul pavimento distrutto, sono stati rinvenuti vari fondi
di piatti e ciotole in cotto smaltato, di produzione
non recente, cui probabilmente erano stati dati
nuovi utilizzi come materiale per il sottofondo
del pavimento. In un’epoca in cui non esisteva
il riciclo del materiale usato ma dove tutto era
più prezioso, non era raro riutilizzare materiale
come il cotto in questi modi. Mi riservo di raccontare successivamente delle malte, delle vecchie buche pontaie, del cambio di tessitura delle
murature interne della torre, dello scorrimento
delle funi delle campane e di molti altre curiosità
che il campanile ancora riserva e anticipo alcune
foto del contenuto della sfera di rame.
Katia Girardi
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Al Tešöl è arrivato un nuovo superiore
In questi quasi sette anni che sono Parroco a Limone sul Garda ho visto avvicendarsi ben quattro Padri Superiori della Comunità Comboniana:
Padre Giuseppe Pacher, Padre Gianni Nobili,
Padre Antonio Berti, Padre Danilo Castello.
La Comunità Comboniana si è arricchita quest’anno di nuove presenze. E’ formata dal nuovo
Superiore Padre Danilo Castelli che qui ci lascia
un Suo messaggio ed un suo saluto con un Suo
interessante programma. Vice Superiore è Padre
Andrea Polati; Padre Emmanuel Ceola è l’economo; Padre Sebastian Hopfgarten ed il fratello
Giuseppe Bulgari completano la comunità.
La Comunità delle Suore Comboniane è formata da Suor Paola Glira, Superiora, e dalle Suore
Anna Filippi e Barberina Berti.
La presenza così numerosa di sacerdoti, secolari e religiosi, e di suore dà l’idea che a Limone
sia presente una intera Diocesi a servizio di mille
e settanta abitanti non tutti cristiani. In Brasile
ed in Africa ci sono Diocesi con solo due o tre
sacerdoti e poche suore. Dovremmo essere una
Comunità cristiana che trasuda santità. Se non è
così ci sarà ben un motivo. Pensiamoci.
Un Grazie di cuore alla presenza numerosa dei
Religiosi Comboniani che ci aiuti sempre più ad
apprezzare l’unità di intenti nella realizzazione
dei valori cristiani.
don Eraldo
13
Il saluto di padre Danilo
Carissimi Limonesi,
mi sono sentito onorato e (vi dico la verità!) anche un pochino emozionato quando il 2 dello
scorso luglio ho cambiato la mia residenza da
Londra a Limone e sono diventato 1’ ultimo
cittadino del vostro meraviglioso paese (ma il
giorno dopo, la situazione di essere... l’ultimo
cittadino era già cambiata perché qualcuno
era nato a Limone... proprio il giorno dopo
il mio arrivo). Qualche mio confratello, forse
con una puntina di invidia, mi ha detto che io
casco sempre in piedi. Ho lasciato un bellissimo posto a Londra. Come Presidente del Missionary Institute London avevo il privilegio di
vivere in una bellissima villa, stile Georgiano
del tardo settecento, già sede di un sindaco
di Londra (James Anderson) verso la fine del
secolo, situata in un bellissimo posto, a Nord
della capitale, Mili Hill, per venire ad abitare in un posto che molti visitatori descrivono
come A little Paradise on earth. Evidentemente, come potete ben capire, il mio entusiasmo
viene sì anche dalle bellezze naturali e uniche
di Limone, ma soprattutto, lasciatemelo dire,
perché Limone ha dato i natali a quel grande
uomo, Daniele Comboni, che ha segnato così
profondamente la mia vita da trovarmi a seguire sia pure da lontano le sue orme.
Anche per me, come forse per molti miei confratelli e consorelle, la scoperta del Comboni
è avvenuta un po’ tardi nella vita . Si è tratta-
to proprio di una vera scoperta. Più o meno
ha coinciso con la scoperta che la Chiesa ne
ha fatto della sua santità proclamandolo prima Beato e pochi anni dopo, con sorpresa di
molti per la rapidità del procedere, Santo.
Nel 2003, in ottobre, sono venuto a Limone.
Accompagnavo un gruppo di cento pellegrini
da Londra.
Dopo essere stati ricevuti dal Sindaco nella
sala dei Congressi siamo andati nella Chiesa
parrocchiale ricca di storia e di arte. Mi si è
presentata come il “santuario” comboniano
più significativo. Il Monsignore di Leeds che
fungeva da Celebrante principale ha introdotto la sua omelia con queste parole: “La santità del Comboni è incominciata qui in questa
Chiesa il 16 marzo del 1831, il giorno dopo
la nascita, giorno in cui era stato battezzato”.
Questa frase è stato come un lampo che ha risvegliato in me un’antica intuizione che mi ha
fatto rileggere con occhi nuovi tutti gli scritti
del Comboni: 2200 pagine, più di ottocento
lettere, rapporti e relazioni. Un uomo che ha
fatto una intima esperienza mistica di essere
amato in maniera incondizionata da Dio e ha
sentito un bisogno irresistibile di annunciare
al mondo africano ancora estraneo al Vangelo che Cristo era morto in croce anche per la
loro salvezza.
Dopo aver incontrato il Comboni al vivo nei
suoi scritti, ho sentito di volergli bene.
14
“Limone My Love”
Quando alla sera e alla mattina come Superiore
della comunità di Limone chiudo e apro la porta
ai pellegrini della casa natale del Comboni mi si
forma come un nodo alla gola. Luigi Comboni per una vita ha chiuso e aperto questa porta
magari pensando al figlio lontano. Al mattino
mi trattengo a leggere quanto i pellegrini lasciano scritto sul libro dei ricordi. “Ich danke dass
Ich Leben darti Der Mensch ist nur im Glauben
stark! Oppure: “What a beautiful and peaceful
piace conducive to prayer! Tranquillity and serenity is ali around!”. Ci sono anche degli Africani
che vengono a dire “Grazie”: “Sono emozionantissima visitando questa casa del Comboni.
Comboni è stato un missionario esemplare, si
è sacrificato per l’Africa, per il bene degli Africani. È stato un eroe. In questo momento non
mi vengono le parole per dire i miei sentimenti. Grazie Comboni per quello che sei stato. 8
agosto 2007. Brigitte SAA, Pro Familia Brescia
(Sono del Togo)” e ci ha fatto una piccola mappa dell’Africa e un puntino ad Ovest per indicare
a chi non lo sapesse dove si trova il Togo. Mi
han parlato di un Signore di Limone che nella
sua vita ha attraversato momenti difficili per la
situazione di sofferenza in famiglia. Ogni mattina si recava di buon mattino alla casa Natale di
San Daniele e là faceva la sua breve ma intensa
preghiera: “San Daniele, aiutami tu perché da
solo non ce la faccio più”. E poi tornava a casa
con un pochino in più di serenità nel suo spirito
e molta speranza e fiducia in cuore.
Spesso questi testi e queste preghiere mi servono
di riferimento per la meditazione al pensiero del
compito affidato a alla mia comunità di Limone,
la cui prima funzione è quella di accogliere e accompagnare tutti coloro che vengono qui - appartenenti al mondo comboniano in primis - ad
incontrare la figura del nostro Padre e Fondatore. Come qualcuno ha scritto: ogni comboniano
dovrebbe considerare Limone come la “Terra
Santa” o la terra delle origini della sua vocazione
missionaria ad Gentes. Sono già numerosi i confratelli che prima di partire per la Missione o di
ritorno sentono il bisogno di venire quassù per
una ricarica spirituale, “per incontrare lo spirito
vivo di Daniele, vivere la comunione con Lui,
ricevere forza e ispirazione da lui - sentire il fruscio della sua veste - come qualcuno ha scritto”.
Mi auguro, e sarà un mio impegno primario di
fare in modo che i confratelli e tutti i turisti/pellegrini che vengono a trovarci trovino qui spazi
di accoglienza, di preghiera, di silenzio di contemplazione della natura e la gioia di rivivere
la freschezza della loro vocazione. Limone, per
noi Comboniani, è unica per il suo legame unico
con Daniele Comboni ed è sacrario per tutta la
grande famiglia missionaria a cui ha dato vita.
Cari Limonesi aiutateci con la vostra preghiera
a non essere qui al Tesöl solo custodi delle mura
ma dello spirito che vi si respira. “A Limone vi
sono le radici del Comboni - diceva Mario Trebeschi, ex-parroco di Limone - Se ne rendono
conto i missionari, che fan visita frequentemente
alla casa natale e parrocchiale... ho visto missionari e missionarie, in procinto di partire per
la Missione, visitare la casa e la chiesa del loro
Fondatore e pregare, come per raccogliere da
questi luoghi la stessa ansia e la stessa ispirazione che lo animarono nelle sue imprese; ho
visto missionari reduci, visibilmente segnati nella
salute dal lavoro apostolico e talvolta dalle persecuzioni, sostare per offrire il frutto delle loro
fatiche e dei loro sacrifici. Ad ogni loro arrivo e
partenza è come se il Comboni di nuovo tornasse e partisse. C’è una misteriosa atmosfera di
presenza comboniana nella chiesa parrocchiale
di S. Benedetto a Limone; ovunque si volga lo
sguardo, compaiono suoi ricordi. Ed ogni missionario che arriva sembra che li animi e li inveri. Noi siamo grati all’intera famiglia comboniana, perché ogni giorno fa rivivere l’esempio di
questo nostro grande figlio”.
Potete trovare in questo bollettino lo schema del
Triduo per la festa di San Daniele Comboni del
10 Ottobre. Vi aspetto tutti numerosi non solo
al triduo ma specialmente per giorno della festa.
Son certo che saprete trovare il tempo nonostante la stagione turistica non sia ancora terminata. Questo nostro grande concittadino che
ha portato il nome di Limone in tutto il mondo
cattolico lo merita e vi aspetta perché ha ancora tante cose da dirvi per farci partecipare alla
grande missione di cui lui ha appena tracciato il
15
• E il più giovane, don Daniele Comboni
(anni 26, di Limone sul Garda, Brescia)
ad essi si aggiunse il laico isidoro Zilli, un artigiano di Udine.
solco ma che deve continuare nel mondo cattolico.
C’è un motivo in più quest’anno che ci impegna a partecipare alle celebrazioni comboniane.
Come già sapete ricorre quest’anno il 150mo
anniversario della prima spedizione da Verona
per l’africa di un gruppo importante di missionari (sei persone) dell’istituto di don nicola
Mazza, fra i quali anche il giovane San Daniele
Comboni (1857-2007). il 10 settembre 1857,
salpavano da Trieste per l’africa sei missionari
(sei preti e un laico), inviati dal servo di Dio, il
veronese don nicola Mazza.
Erano:
• Don Giovanni Beltrame
(anni 33 di Valeggio)
• Don francesco oliboni
(anni 32, di S. Pietro in Cariano)
• Don Angelo Melotto
(anni 29, di Lonigo, Vicenza)
• Don Alessandro dal Bosco
(anni 27, di Breonio)
La storia successiva ha dimostrato che si tratta
dell’inizio di un movimento missionario con larghe ripercussioni, che ha aperto prospettive e
scenari nuovi, fino ai nostri giorni.
Don Eraldo ha esposto alla porta della Chiesa il
programma delle celebrazioni che si terranno a
Verona in Cattedrale il 10 ottobre a cui il nostro
parroco manderà anche una significativa delegazione da Limone che rappresenti tutti noi.
Don Eraldo ha voluto che questo triduo per la
festa di quest’anno si svolga sullo sfondo di questo anniversario significativo che marca l’inizio
della grande avventura del grande Missionario
di Limone.
Padre Danilo Castello
Triduo
Parrocchia S. Benedetto - Limone sul Garda
a San DANIELE COMBONI
a 150 anni dalla prima partenza per la missione
DOMENICA 7 OTTOBRE
Ore 18.00 S. Messa e riflessione sul tema
MOMENTO DECISIVO
NELLA VITA DEL COMBONI
LUNEDÌ 8 OTTOBRE
Ore 18.00 S. Messa e riflessione sul tema
COMBONI PROFETA DELLA MISSIONE
MARTEDÌ 9 OTTOBRE
Ore 17.00 Adorazione guidata
dal Gruppo Missionario
Ore 18.00 S. Messa e riflessione sul tema
LA SPIRITUALITÀ DI SAN DANIELE
MERCOLEDÌ 10 OTTOBRE
FESTA DI SAN DANIELE COMBONI
Ore 18.00 S. Messa Solenne e riflessione sul tema
L’EREDITA MISSIONARIA DEL COMBONI
Ore 19.00 Rinfresco per tutti in Sala Pattuzzi
Il “Centro di documentazione del turismo”
Limone è diventato nella seconda metà del Novecento uno dei centri turistici più frequentati del
Garda. Molteplici sono stati i fattori che hanno
influito sullo sviluppo: la posizione sul lago, la
morfologia del territorio, la caratteristica conformazione del centro storico, le condizioni climatiche, l’attivismo degli abitanti, l’attenzione degli
Amministratori pubblici.
In poco più di cinquant’anni si è assistito all’apertura di campeggi e affittacamere, poi alla nascita
di locande, alberghi, appartamenti, residence,
bar, ristoranti e negozi che hanno trasformato il
volto del paese e la vita della gente.
Proprio per raccogliere documenti, immagini,
statistiche, testimonianze, etc. in qualsiasi modo
relativi alla nascita e allo sviluppo del turismo,
l’Amministrazione comunale, in collaborazione
con il Consorzio turistico limonese, la Provincia
di Brescia e la Regione Lombardia, ha promosso la costituzione, nell’ex Palazzo municipale, in
via Comboni n. 3, del “Centro di documentazione del turismo”. In particolare la ricerca e la raccolta di documentazione riguardano: manifesti,
depliant, prezziari, filmati, fotografie, cartoline,
articoli di giornali, inserzioni pubblicitarie, atti
amministrativi comunali e sovracomunali, calendari delle manifestazioni, statistiche, libri, guide
di viaggio, tesi di laurea, lettere, souvenirs.
Oltre che Limone in generale, la ricerca e la
raccolta di documentazione riguardano anche i
singoli esercizi turistici e commerciali, gli operatori del settore (imprenditori, dipendenti, collaboratori, etc.), amministratori, esperti, turisti,
etc. Particolare attenzione è riservata anche alla
scoperta dell’apoproteina A1 Milano, che ha
avuto sulla stampa mondiale larga eco.
Per il “Centro”, che dovrà crescere via via, tutti
possono collaborare fornendo materiali e testimonianze.
Una mostra fotografica
È stata allestita a partire dal mese di maggio una
mostra fotografica per documentare il cambiamento socio-economico di Limone dalla pesca
e dall’agricoltura al turismo; ad essa è riservata
gran parte dello spazio espositivo ricavato al primo piano dell’ex Palazzo municipale. Quest’anno si ricorda anche il centenario dell’albergo
Bellavista, aperto per iniziativa di Amabile Risatti e Francesco Segala nel 1907; all’avvenimento
è riservata una saletta apposita..
I visitatori sono già stati numerosi, nell’ordine di
70-80 al giorno.
Apertura: Tutti i giorni, da aprile a ottobre, dalle
ore 10 alle 21. Entrata libera.
Domenico Fava
18
Dalla serie “Come eravamo”
La filodrammatica
Sissignori, avevamo una efficiente Compagnia
filodrammatica! Si andava anche in tournée,
non all’estero, ma a Vesio e a Campione. Le
rappresentazioni venivano effettuate nel teatrino dell’oratorio ed erano uno svago molto ben
accolto nella comunità limonese, allora priva di
motivi di divertimento. Sotto l’egida di don Prospero si poteva usufruire del posto per le prove,
per preparare gli scenari e per attendere a tutto
quello che occorre in situazioni del genere. Direttore di produzione, economo e predisposto a
tutti i preparativi era il signor Vittorio Dagnoli.
Regia alla signorina maestra Anna Maria Turri, coadiuvata dalla maestra signorina Caterina
Segala. Erano loro i motori insostituibili dell’iniziativa. Gli attori erano tutti limonesi, scelti (diciamo così!) tra i più adatti. I personaggi erano
tutti inevitabilmente maschili, pena il placet di
don Prospero.
Quando tutto era pronto per poter rappresentare si spargeva la voce, con data ed orario: i
biglietti per la “prima” andavano a ruba come
neanche alla Scala.
Le sedie per la platea erano gentilmente concesse dalla famiglia Segala dell’hotel Bellavista;
venivano numerate come si deve e disposte in
ordine nel teatrino.
A rallegrare la serata, tra gli intervalli, c’era un’orchestrina favolosa composta da elementi che voglio qui ricordare perché veramente sono rimasti
impressi nei ricordi di noi anziani; dunque:
- due clarini: Francesco Piantoni
e Vittorino Martinelli;
- due mandolini: Paolo Girardi
e Battista Fava (Batistòla);
- una chitarra solista: Francesco Martinelli
(Vinci);
- due chitarre accompagnamento:
Luigi Bernardi (Gigi del Moro)
e Pierino Girardi (Baghèt).
Addetto ai rifornimenti (beveraggio) era Giuseppe Girardi (Pì Baghét). Piacevoli erano le musichette e talvolta si usavano per cantare in coro.
La recita in generale riusciva sempre abbastanza
bene (grazie anche al palato del pubblico non
tanto esigente). Ogni tanto naturalmente usci-
va qualche strafalcione. Ricordo per esempio
un “Non t’avessi mai conobbi!” sparato a piena
voce in un momento che doveva essere tragico
e che mandò tutto a ramengo tra lo spasso del
pubblico. Niente di grave, già tanto, dopo, seguiva la farsa.
La farsa era molto attesa ed era il dominio di
Adamo Franceschinelli che, con la sua forza
comica, riusciva a mandare gli spettatori in visibilio. Calato il sipario – tutti contenti di aver
passato una piacevole serata (succedeva così di
rado!) – tanti erano pronti ad intervenire alla seconda recita la domenica successiva, dato che
alla prima non si poteva accedere tutti.
Per un certo periodo la filodrammatica è stata
un gradevole diversivo nella storia di Limone.
Ricordare oggi quelle situazioni fa sorridere. Per
un giovane pensare che ci si potesse divertire
anche con così poco è incredibile. I tempi corrono, i costumi cambiano, la corsa al benessere
(quale?) è incontenibile.
Raccolti nei nostri ricordi, ci piace ripensare a
quelle ore passate tutti in armonia a cantare con
un’orchestrina indimenticabile e rievocare come
si era uniti e contenti.
Alla prossima, tante belle cose!
Angiolino Piantoni
19
Danneggiate due tele in San Rocco
Un ATTo VAnDAliCo
inQUAlifiCABile
le anime del Purgatorio. La parte asportata è il
volto della Madonna. Entrambe le opere erano
fotografate e catalogate; si attribuisce loro un
valore di Euro 40.000,00. Del danneggiamento è stata data notizia alla Curia e alla Soprintendenza. È stata inoltre presentata denuncia
contro ignoti presso la Stazione Carabinieri di
Limone sul Garda. Si sta valutando la possibilità del loro restauro confidando nell’intervento
dell’assicurazione e nella collaborazione di tutti i fedeli. Resta l’amarezza nel constatare che
qualcuno approfitta in maniera così indegna
della nostra accoglienza. Le chiese sono lasciate
aperte durante il giorno proprio per permettere
a tutti anche di ammirare le opere d’arte che vi
sono raccolte.
nel tardo pomeriggio del 20 giugno 2007 ignoti
hanno compiuto un atto vandalico nella chiesa
di San Rocco danneggiando due antiche tele,
già restaurate per iniziativa di don Trebeschi,
ritagliando da entrambe quasi centralmente un
rettangolo di circa 35 x 20 cm. Una tela, di cm.
230 x 140 cm, è opera del 1672 di Grisiani e
raffigura una Madonna con Bambino circondata
dai Santi Rocco, Sebastiano, antonio abate e
Carlo Borromeo. La parte asportata è il volto
di Sant’antonio abate. L’altra tela, di dimensioni uguali alla precedente, risalente alla fine del
Seicento, presentava la Trinità con la Vergine e
0
21
Videoclip limonese in rete
due, tre dieci o venti a non ricordare che in questa località è nato un San Daniele Comboni che
ha fatto di alcune persone il motivo principale
della sua vita lasciandosi alle spalle la realtà dei
Padri e delle Suore Comboniane che in alcuni
Paesi sogno tutt’oggi l’unico segno di speranza
per intere popolazioni. Un senso di sollievo mi
ha pervaso l’animo quando al termine del video
sono apparse solo due firme: “Bao Bao e Who
Who”. Chi siano a noi non interessa. Preoccupa
il fatto che a livello mondiale si dia un’immagine
errata di una comunità, che con qualche magagna, sa però difendere il valore del suo concittadino famoso che una vita ha speso per quelli
che “Bao Bao e Who Who” “vogliono far neri di
botte”.
don Eraldo
Un certo senso di stupore ha fatto registrare l’apparizione in rete internet di un videoclip firmato
“i giovani di Limone”. In realtà si pensava fossero i giovani di Limone Piemonte, ma il logo del
nostro Comune messo ben in evidenza toglieva
ogni dubbio. Farneticanti frasi, non certo raffinate, più sul pesante fiorito linguaggio ora in auge
tra chi, non avendo terminologia migliore, pensa
di farsi così notare, inneggiavano ad una certa
fierezza nell’allontanare dal nostro territorio alcuni tipi di persone. Personaggi politici odierni
e del passato facevano da contorno colorato alle
sbiadite affermazioni sorrette da una colonna
sonora assordante che faceva però ben intendere che preti e suore potevano ben smetterla di
dare aiuto a qualche particolare persona “un po’
diversa”. Mi sono chiesto se questi non meglio
qualificati “giovani di Limone sul Garda” fossero
Dedicata alla stella più bella che c’è
Il tremolio delle stelle assomiglia alla mia timidezza nel dirti che non c’è stella più
luminosa di te.
Il mio cuore batte forte come la velocità delle stelle che è di 3.000.000 di chilometri
al secondo, ma anche questo non basta per farti capire quanto la tua luce mi invade
di serenità e amore.
La tua bellezza femminile è travolgente ma semplice, è timida ma reale, è evidente
ma ha paura di mostrarsi al mondo ed è per questo che ai miei occhi appari unica
e splendida.
Io vivo nei tuoi movimenti, con la punta delle dita mio sembra di sfiorarti, rincorro
le scie di luce che lasci ad ogni tuo passaggio.
Quando arriva la notte ed il cielo è limpido, alzo gli occhi al cielo e mi perdo nell’immensità dell’amore che provo per te.
La mia unica stella sei e rimarrai solo tu.
Alessandro
Gatteo Mare, 19 giugno 2007 22
Il quadro rappresentante la Santa Vergine con il
Bambino lo si può ammirare ora nella sala delle
riunioni della Canonica.
La compianta Margherita
Risatti ha espressamente
voluto lasciare il dipinto al
Parroco.
A questo cortese gesto di
attenzione va il nostro più
sentito grazie.
Lettera in redazione
È giunta in redazione una cortese lettera firmata,
scritta il 22 giugno 2007 alle ore 3.45 del mattino, dove si lamenta un certo andazzo che allora
si stava manifestando nel centro storico nel pieno
della stagione turistica.
Vi si legge che:”proprio l’estate è il periodo peggiore per abitare in via Castello da quando...
dopo la ristrutturazione della limonaia del Càstel si è sviluppato un forte passaggio di persone. Sono orgogliosa quando i nostri turisti
ammirano e fotografano le nostre case fiorite
come sono rattristata quando deridono e fotografano quell’orribile edificio che ho la sventura di trovarmi di fronte”. altre osservazioni
vengono fatte.
Dopo essere state fatte presenti a chi di dovere si
spera che certe situazioni sgradevoli non possano
più avvenire quali “grida, motori delle macchine
e delle moto accesi, lo sbattere delle portiere, i
richiami da una casa all’altra...nudisti che passeggiano sul terrazzo”. il tutto avveniva “bevendo birra e schiamazzando”.
Dipinto della pittrice Simona Morbini

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