naturalife - FotoPerPassione

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naturalife - FotoPerPassione
MARZO 2012
Numero
2
NATURALIFE
MAGAZINE
editoriale
Bentrovati a tutti i lettori di Naturalife Magazine il numero due è nato lo potete
stringere tra le mani o sfogliare virtualmente: l’impegno dello staff dell’associazione
e la generosità di tutti gli autori che trovate nelle pagine che seguono han reso
possibile un altro piccolo grande risultato.
Come tutti gli amanti di fotografia e natura di questa nazione, appena possibile
acquisto riviste del settore di diversi editori (con occhio diverso da quando è nata
la nostra) alla ricerca di spunti di momenti condivisibili e notizie utili. La legge di
mercato però ha imbrigliato queste realtà dentro spot e proclami lasciando un po’
perdere di vista valori e campagne degne di nota: sopravvivere in questa giungla
di debiti e crediti non deve essere per nulla facile…
E’ dall’estraneità a questo mondo e dalla voglia di essere solo ed unicamente un
luogo di condivisione e di incontro dell’associazione che nasce il progetto di questo
Magazine ed ora, alla sua terza comparsa tra i soci, si fa ancor più ricco; possiamo
infatti ammirare la “tavolozza” d’Italia con le splendide visioni di Leonardo Battista,
imparare a classificare: una rubrica che mai mancherà tra le nostre pagine (di
Carlo G.) e poi i due grandi doni di Silvio T. e Luciano G.
Tra le rubriche che ormai sono un punto d’orgoglio troviamo le descrizioni di
luoghi “da foto” nella nostra provincia affidati a Federico e Maurizio. Impossibile
dimenticare un questo preambolo il nostro “comandante” Marco F. che con l’etica
ci offre spunti di riflessione verso una crescita personale e collettiva e, se non
fosse abbastanza, la tecnica macro è ancora protagonista con le parole di Pier.
La copertina è affidata ad una suggestiva immagine di Marco Franzini che ricorda
come ci sia un mondo nel Mondo che quotidianamente calpestiamo.
L’acqua ha cullato gli albori della vita, ne ha protetto le sperimentazioni propiziando
l’invasione e la definitiva conquista di un pianeta divenuto Gaia, globo celeste del
sistema solare.
Oggi questa culla è più che mai indebolita dall’uso indiscriminato delle sue risorse
e dallo sversamento di ogni tipo di rifiuto; a poco valgono santuari e aree protette
nell’illusione che un cartello possa fermare, ad esempio, le radiazioni generate
dall’acqua radioattiva fuoriuscita (dopo il terribile terremoto non scordiamolo),
dalla centrale giapponese la scorsa primavera.
Sempre con la stessa linea di pensiero non si può credere che i liquami di città
immense e prive di depuratori, dopo aver navigato per tutta la pianura padana,
si arrestino o addirittura scompaiano in presenza di un parco seppur bello ed
indispensabile come è il Parco del Delta del Po... e se mi mettessi qui ad elencare
probabilmente non basterebbero le sessanta pagine qui di seguito.
Guardando la fotografia di copertina non avvertiamo quel senso d’ansia e
rassegnazione che lo stato dei fatti ci agita davanti al pari di un torero che
sventolando il rosso “capote” annuncia la fine del fiero animale. La luce che i
pesci variopinti e spensierati inseguono potrebbe essere la nostra luce la guida
per recuperare e migliorare, se non il nostro, almeno il futuro dei nostri figli.
Mentre scrivo queste righe la scaletta del numero tre si va già materializzando
in un foglio qui a lato, i tempi son maturi e la voglia di fare è quella di un anno fa
quando all’indomani del numero 0 abbiamo preso la decisione di continuare con
questo progetto che ad ogni passo incanta ed emoziona almeno in sottoscritto...
Anche nel nostro piccolo possiamo qualcosa e se vogliamo raggiungeremo grandi
obiettivi e come sempre il nostro mezzo privilegiato è la fotografia...
Buona lettura....
Alessandro Gaudenzi
naturaLIFE MAGAZINE
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sommario
“Etica”
di Marco Fredi
“Odonati”
di Carlo Galliani
“Il Più Bello”
di Silvio Tavolaro
“Portfolio”
di Leonardo Battista
“Tecnica sul campo”
di Pierangelo Bettoni
“Basso Garda”
di Federico Rongaroli
“Fotografare in Valcanè”
di Maurizio Lancini
Foto Copertina Marco Franzini
naturaLIFE MAGAZINE
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“Etica”
Nello scenario della comunicazione mondiale le
immagini fotografiche pongono interrogativi sul
“vedere” e ci fanno prendere coscienza di ciò che
osserviamo; esse accompagnano la nostra vita in modo
fortemente pervasivo e si affiancano al quotidiano.
La fotografia infatti è uno strumento privilegiato per
rappresentare idee, per il suo potere sintetico e la
sua immediatezza: riassume, concentra, condensa, è
ferma ed induce alla riflessione.
Nello specifico della fotografia naturalistica essa è
secondo me un potente mezzo per divulgare e instillare
nell’animo di chi guarda prima la curiosità poi il desiderio
di conoscere ed infine il bisogno di proteggere. Una
buona fotografia naturalistica in questo senso è il
primo passo che conduce l’osservatore sensibile alla
salvaguardia dell’ambiente.
Personalmente ho vari scaffali di libri sugli animali
correlati di fotografie che hanno sin dai primi anni di
scuola stimolato il mio interesse, ricordo inoltre che
assieme all’album dei calciatori immancabile era quello
delle figurine degli animali oggetto di ricerca, desiderio
e scambio.
Ma allora se la fotografia ha potere educativo,
anche noi con le nostre immagini ed il nostro
comportamento sul campo abbiamo responsabilità
di educatori e di questo dobbiamo farci carico.
Educare ad apprezzare la bellezza delle creature
semplici ma straordinarie che vivono attorno a noi è
un compito difficile e gratificante al tempo stesso.
Una delle maggiori soddisfazioni che ho vissuto come
fotografo per passione è stato quando mio nipote,
famoso per la pigrizia e la refrattarietà ad ogni sforzo
fisico mi ha detto “domani vengo con te a fare un giro
in montagna“ perchè voleva vedere dal vivo la cincia e
il regolo che gli avevo fatto vedere in foto.
La fotografia può aiutare un formatore, un maestro, un
genitore ad educare all’etica della cura che richiede
una disposizione interiore orientata positivamente nei
confronti dell’ambiente perchè alla fine la natura ci
restituirà tutto. La natura è un valore utile alla persona
perchè è spazio di realizzazione del desiderio di
bellezza che l’uomo contiene ed è chiamato a mettere
in forme magari attraverso una immagine.
Possiamo essere credibili in questa nostra funzione
educativa divulgativa se siamo reali che non vuol
dire essere asettici, totalmente obiettivi poiché nella
fotografia ciò non è possibile, essa è in parte sempre
interpretazione, ma rispettare la verità sostanziale del
soggetto che fotografiamo. Quando la iperattività tecnica
manipolativa dell’operatore supera la espressività della
situazione reale soffochiamo il messaggio della natura
sostituendolo con la nostra logorrea.
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naturaLIFE MAGAZINE
Si forse è questo il problema, certe volte non sappiamo
fermare la nostra logorrea la nostra voglia di esagerare:
nella società dell’informazione eccessiva, del rumore,
dei ragazzi perennemente con le cuffiette dell’iPod
collegate, la fotografia soprattutto quella naturalistica
si contempla nel silenzio, è arte del silenzio.
Non riesce a stare zitto, metaforicamente parlando, chi
esagera: il mio amico ha fotografato un cervo? E io
devo fare una foto con tre cervi. Il tale ha fatto la foto
ad un orso e io la faccio ad un orso con la tempesta di
neve artificiale creata al PC. Questa rincorsa alla foto
straordinaria porta ad alzare il tiro nella fotografia della
fauna selvatica ad un livello innaturalmente alto tanto
da rendere più facile la manipolazione artificiale prima
e dopo lo scatto.
foto truccata con soggetti vicini più
commerciabile ma che descrive una situazione
falsa perchè si tratta di soggetti di coppie diverse
che a questa distanza non possono stare senza
mostrare atteggiamenti agressivi.
foto originale bruttina con soggetto maschio
vicino al bordo ma che descrive la situazione
etologica reale .
Educare senza esagerare attraverso il silenzio
di Marco Fredi
La manipolazione e però un gioco rischioso che
danneggia tutti, una volta che qualcuno ha scoperto un
trucco è portato a dubitare di tutte le foto che vede e
allora addio potenzialità educative della fotografia.
Non esagerare non significa accontentarsi non significa
fare foto bruttine o banali, significa fare la miglior
foto possibile compatibilmente con: a) la dotazione
strumentale sul campo; b) la mia capacità di visione; c) il
rapporto emozionale e rispettoso con il soggetto; mi pare
che abbiamo materia di lavoro già ben prima di buttarci
sulla post produzione.
Esagera e non sta zitto il fotografo sedicente naturalista
quando per avere le foto ravvicinate di uccelli o animali
particolari si reca in posti (alcuni cosiddetti parchi
faunistici ex zoo ) nei quale gli animali sono di fatto in
pura e costrittiva cattività e le spaccia come fatte altrove;
forse inganna gli altri ma perde stima in se stesso
e quel che è più grave si allontana dal rapporto con l’
ambiente. Non voglio neanche accostare la fotografia
naturalistica alle foto di animali in cattività mentre nel
mondo dei fotografi il dibattito è ancora aperto per quanto
riguarda gli ambienti controllati o protetti (e cosa si voglia
intendere con questi termini non è ancora chiaro, magari
cercheremo di parlarne un’altra volta). Sicuramente la
correttezza vuole che si dichiari in didascalia se la foto è
scattata in ambiente controllato, accettando di scambiare
la situazione dello scatto con la perdita di potenza
evocativa e documentativa.
Chi non sa stare zitto non coglie che la natura, cioè il
mondo attorno a noi, fa continuamente vibrare con i
suoi tasti (le piante , gli animali, i paesaggi) le corde del
pianoforte (la nostra anima).
foto reale della situazione di
aggressività se i due uccelli
si avvicinano , essa rispetta la
verità del comportamento .
naturaLIFE MAGAZINE
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“Odonati”
Odonata è il termine scientifico dell’ordine di
insetti che volgarmente chiamiamo libellule e
damigelle. L’ordine degli Odonati (Odonata)
comprende più di 6000 specie nel mondo.
In Europa sono presenti 128 specie mentre
in Italia ne sono state segnalate 89. I numeri
delle specie possono variare di due-tre unità a
seconda degli autori per alcune sottospecie o
specie non ancora ufficialmente riconosciute da
tutti.
trovare un'unica foto dove si riuscisse a vedere
o almeno ad intravedere tutti i caratteri distintivi.
Il consiglio è direttamente collegato a quanto
appena scritto: quando si fotografano le libellule
oltre alla bella foto è consigliabile fare diversi
scatti (anche senza pretese fotografiche) dalle
varie angolazioni specialmente da dietro, in
modo che poi sia più facile la determinazione
dell’esemplare.
In questi articoli tratteremo il riconoscimento
sul campo delle varie specie attraverso caratteri
visibili ad occhio nudo, tramite un binocolo
oppure fotografando a livello di macro le specie.
Con i caratteri che saranno indicati è possibile
riconoscere sul campo la grande maggioranza
degli esemplari incontrati.
Naturalmente bisogna anche studiare i caratteri
e cercare di applicarli sul campo ma con un pò
di esperienza e passione si raggiungono ottimi
risultati.
La natura è molto varia e piena di sorprese perciò
potranno capitare esemplari che rientrano in
quella minoranza che risulterà inclassificabile o
che comunque lascerà notevoli dubbi.
Esemplari vecchi che per l’usura hanno perso
qualche colore caratteristico o ne hanno assunto
altri, giovani sfarfallati da poco che non hanno
ancora raggiunto la maturità con la colorazione
definitiva.
Esiste poi un gruppo ristretto di specie che
risultano sempre difficili da determinare con
sicurezza. In questi casi è meglio consultare
per bene i testi classici (un testo classico che
riporta i disegni delle caratteristiche di ogni
specie direi che è indispensabile), cercare su
internet foto per confronto, oppure rivolgersi ai
forum di entomologia dove è possibile mettere
la foto per farsi determinare la specie ed avere
uno scambio di pareri con altri utenti ed esperti.
Un’ultima precisazione e un consiglio per
quanto riguarda le foto: mi scuso se alcune
foto non sono il massimo perché è stato difficile
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naturaLIFE MAGAZINE
Aeshna affinis - Maschio
Odonati Zigotteri
di Carlo Galliani
Gli Odonati si dividono in due grandi subordini
Gli zigotteri (Zygoptera) e gli anisotteri
(Anysoptera).
Riconoscere a quale dei due subordini
appartiene l’esemplare che si incontra è facile
gli Zigotteri sono insetti di piccole dimensioni
(Calopteryx a parte) dotati di un volo lento e
sfarfallante. Gli occhi sono sempre ben divisi
tra loro. Le ali sono simili nella forma e a riposo
sono tenute chiuse e parallele all’addome.
gli Anisotteri sono insetti di medie-grandi
dimensioni dotati di un volo potente e rettilineo.
Gli occhi (esclusa la famiglia dei Gomphidae)
si toccano sempre almeno in un punto. Le ali
anteriori e posteriori hanno forme diverse e a
riposo sono tenute aperte e perpendicolarmente
all’addome.
Gli Zigotteri si dividono in Italia in quattro
famiglie:
Calopterygidae: Ali colorate o parzialmente
colorate con numerose venature ante nodali.
Lestidae: Ali trasparenti con due venature
antenodali, stigma allungato, corpo verde con
numerosi riflessi metallici o marroncino, molte
cellule pentagonali nelle ali.
Platycnemididae: Tibie chiare e dilatate, ali
trasparenti con due venature antenodali,
quadrilatero rettangolare.
Coenagrionidae: Ali trasparenti con soltanto
due venature ante nodali. Corpo azzuro e nero
oppure rosso e nero.
Calopterygidae: in Italia e in Europa sono
presenti 3 o 4 specie a seconda degli autori
(fauna d’Italia considera solo
3 specie
includendo Calopteryx xantostoma come
sottospecie di Calopteryx splendens).
Calopteryx virgo: ali completamente colorate, blu nel maschio marrone scuro o anche chiaro nelle
femmine.
La specie predilige acque correnti debolmente mosse come rogge o canali d’irrigazione
calopteryx virgo-femmina
calopteryx virgo-maschio
naturaLIFE MAGAZINE
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“Odonati”
Calopteryx splendens: ali parzialmente colorate. Nel maschio la colorazione blu non parte mai
prima del nodulo nella parte apicale delle ali. Femmina con colorazione verde chiaro. La specie
predilige acque stagnanti o debolmente mosse ma senza corrente tipo stagni o anse dei grandi
fiumi.
calopteryx splendens-maschio
calopteryx splendens-femmina
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naturaLIFE MAGAZINE
Calopteryx haemorrhoidalis: ali parzialmente colorate nel maschio di colore viola scuro
caratterizzate da una banda obliqua . Ultimi tre uriti dell’addome ventralmente colorate di rosso
porpora molto visibile. Femmina con ali marroncino o verde chiaro caratterizzate da una banda
scura verso la fine delle ali. Vive in tutte le acque nell’Italia centrale e meridionale.
calopteryx haemorhoidalis-maschio
calopteryx haemorhoidalis-femmina
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“Odonati”
La Calopteryx xantostoma, in Italia è presente
solo nella Liguria di ponente, è molto simile
alla splendens e si riconosce da questa per la
colorazione dell’ala che sempre partendo dal
nodulo arriva fino alla fine dell’ala mentre nella
splendens almeno le ultime due-tre file di cellule
non sono colorate.
Lestidae: si suddividono in tre generi: Lestes,
Chalcolestes, Sympecna.
(per la suddivisione dalle famiglie ai generi
non metto nessuna chiave perché in molte
famiglie questa suddivisione può essere fatta
solo su caratteri molto particolari come la forma
degli organi genitali o la venulazione alare ed
è meglio andare direttamente alle spiegazioni
delle singole specie)
Lestes:
Lestes barbarus: pterostigma bicolore, retro
della testa giallo. Specie che predilige gli
ambienti salmastri è abbastanza rara al nord
mentre diventa molto comune lungo tutte le
coste
Lestes virens: pterostigma unicolore marrone
retro della testa giallo, 8-9 urite azzurro nel
maschio mentre il 2-3 sono verdi. Per la
femmina oltre al retro della testa giallo, carattere
fondamentale ma non sempre ben visibile,
bisogna controllare anche il disegno del torace
che risulta avere delle piccole differenze da
quello delle altre lestes. Facile confusione nella
femmina con Lestes sponsa. Per le differenze
nel torace delle femmine è meglio affidarsi ai
disegni sui testi.
Le fotografie ( oltre ad essere di difficile lettura
per questi piccoli particolari specialmente nella
foto ridotta per il web) possono riprodurre un
individuo con qualche particolare mancante o
abraso
Lestes sponsa: pterostigma unicolore nero
ma in molte femmine può essere marrone
scuro. Nel maschio 8-9 urite azzurro, 2-3 urite
completamente azzurro (specie simile: Lestes
dryas dove il 2-3 urite sono solo parzialmente
azzurri), retro della testa sia nel maschio che
nella femmina non di colore giallo.
lestes barbarus-femmina
lestes barbarus-maschio
lestes virens-maschio
lestes virens-femmina
Per la femmina controllare il disegno toracico e
la lunghezza dell’ovodepositore.
lestes sponsa-femmina
lestes sponsa-maschio
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“Odonati”
Lestes dryas: pterostigma unicolore nero ma in molte femmine può essere marrone scuro. Nel
maschio 8-9 urite azzurro, 2-3 urite parzialmente azzurro (specie simile: Lestes sponsa dove
il 2-3 urite sono totalmente azzurri), retro della testa sia nel maschio che nella femmina non di
colore giallo. Per la femmina controllare il disegno toracico e la lunghezza dell’ovodepositore.
Lestes dryas è una specie più meridionale e più precoce rispetto a Lestes sponsa.
lestes dryas-maschio
lestes dryas-femmina
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naturaLIFE MAGAZINE
Chalcolestes viridis: più grande delle Lestes dalle quali è stata recentemente divisa è una specie
caratterizzata dal pterostigma marrone chiaro e dalla mancanza di azzurro sull’addome nel
maschio. Retro della testa non giallo e torace in tutti e due i sessi con un disegno particolare con
una evidente virgola.
lestes virens-maschio
lestes viridis-femmina
Ultimamente è stata splittata da questa specie la Chalcolestes parvidens che dovrebbe essere
presente in tutta Italia ma è ancora poco studiata. Le differenze tra le due specie sono veramente
minime e si basano oltre che sulla forma degli organi sessuali solamente su una piccola differenza
nella forma dei cerci nei maschi.
Lestes macrostigma presente in Italia solo in poche zone molto piccole. Specie inconfondibile sia
per le dimensioni, per il pterostigma grande e per la colorazione dell’addome.
naturaLIFE MAGAZINE 15
“Odonati”
Sympecna:
sono presenti solo due specie Sympecna fusca
e Sympecna paedisca. Le due specie sono di
colorazione marroncina e facilmente distinguibili
da tutte le altre specie. Sono anche gli unici
Odonati in Europa a svernare anche allo stadio
di adulti e possono anche essere visti volare
nelle giornate calde di febbraio. Sfuggono
spesso all’osservazione perché a parte il
periodo degli accoppiamenti e ovo deposizione
restano lontano dall’acqua riparandosi in zone
arbustive, boschive e spesso nelle brughiere.
La differenza tra le due specie è minima e
data solo dal disegno del torace. E’ bene però
impararsela perché è ben distinguibile anche
fotografando e anche perché la Sympecna
fusca è una specie molto comune mentre la
Sympecna paedisca è una specie molto rara
presente solo nell’Europa dell’est e in Italia
in alcune zone puntiformi, specialmente in
Piemonte.
In Sympecna fusca il torace è caratterizzato
da una linea marroncina superiore dritta e da
una inferiore lievemente ondulata e unita. Nella
paedisca invece la linea superiore è sempre
unita ma è evidente una forma quadrata che
rompe il disegno dritto, mentre la linea inferiore
risulta più ondulata e ha spesso diverse parti
mancanti e comunque sempre una parte
mancante poco prima dell'addome per poi
riprendere con una piccola macchia.
Metto le foto delle due specie a confronto anche
perché a parte i caratteri sessuali maschi e
femmine sono uguali.
Platycnemididae: in Italia è presente una sola
specie di questa famiglia.
Platycnemis pennipes: si riconosce facilmente
dai caratteri della famiglia, tibie chiare e
dilatate, ali trasparenti con due venature
antenodali, quadrilatero rettangolare. Il maschio
potrebbe essere superficialmente confuso con i
coenagrion azzurri ma oltre alle tibie anche il
disegno sull’addome è diverso, la testa è più
larga e appiattita e sia la femmina che il maschio
hanno doppie striscie antiumerali sul torace.
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naturaLIFE MAGAZINE
Coenagrionidae: questa è la famiglia più
grande degli zigotteri con molti generi e
tantissime specie. I generi sono questi:
Ishnura, Enallagma, Coenagrion, Erythromma,
Pyrrhosoma, Ceriagrion, Nehalennia.
Cominciamo a riconoscere le specie a
colorazione rossa: ci sono solo due specie con
questa colorazione facilmente riconoscibili tra
loro per il differente colore delle gambe.
Ceriagrion tenellum: gambe rosse o rosso
chiaro.
L’addome nel maschio è completamente rosso
mentre nella femmina sono presenti diverse
forme che passano dall’addome completamente
rosso
all’addome
completamente
nero
passando per forme intermedie.
Strisce antiumerali mancanti nel maschio e
appena accennate nella femmina.
Specie estiva che vola tra giugno e settembre.
Pyrrhosoma
nymphula:
gambe
nere.
L’addome nel maschio è rosso con disegni
neri negli ultimi uriti mentre nella femmina
sono presenti diverse forme che passano
dall’addome completamente rosso all’addome
completamente nero passando per forme
intermedie. Strisce antiumerali grandi e ben
definite sia nel maschio che nella femmina.
Specie primaverile molto precoce (è una delle
prime libellule ad uscire ) che vola tra marzo e
giugno.
“Odonati”
erythromma viridilum-femmina
erythromma viridilum-maschio
Genere Erythromma: caratterizzato dagli occhi ma ben visibili, nella femmina sono sempre ben
colorati di rosso o di un azzurro molto vivido. presenti.
Tutte le specie tendono a posarsi in mezzo
all’acqua su foglie e alghe.
Erythromma najas: occhi rossi nel maschio,
Erythromma viridilum: occhi rossi nel maschio, addome nero con S8 e S9 azzurri. Visto
addome nero con S8 e S9 azzurri. Su S9 è lateralmente l’addome risulta nero e presenta
presente un disegno nero a x. Visto lateralmente su S 2-3-8 solo piccoli accenni d’azzurro quando
l’addome presenta su S 2-3-8 un esteso azzurro. presenti.
Sia nel maschio che nella femmina sono ben Nel maschio le strisce antiumerali non sono
visibili, nella femmina sono presenti ma appena
presenti le strisce antiumerali.
Nel maschio possono essere complete o parziali accennate.
erythromma najas-maschio
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naturaLIFE MAGAZINE
Erythromma lindeni: prima era un genere a se, Cercion lindeni.
Gli occhi sono blu brillante. L’addome è azzurro e nero. Potrebbe essere confuso con i Coeriagrion
azzurri ma sul secondo urite è presente un disegno caratteristico a forma di impugnatura di lancia
e anche gli altri uriti presentano disegni non risconrabili nelle altre specie. Le strisce antiumerali
sono ben presenti e larghe. La femmina è verde-giallastra con del blu in mezzo all’addome e
larghe strisce antiumerali.
Erythromma lindeni-maschio
Erythromma lindeni-femmina
Testi: Field Guide to the dragonflies of Britain and Europe - Dijkstra
il testo classico migliore e anche il più recente (purtroppo non c’è ancora la traduzione in italiano)
Altri testi:The Dragonflies of Europe- R R Askew (sempre in inglese)
Guida alle libellule d’Europa e del nord Africa - D’aquilar
Siti internet: bisogna fare attenzione su internet perché ci sono in giro tantissime foto con determinazioni
errate.
Ecco alcune gallerie con determinazioni sicure dove troverete anche tutte le foto delle specie italiane
ed europee. Nei primi due siti sono spiegate anche l'anatomia e la biologia degli odonati La galleria
sistematica di Linnea.it: http://www.linnea.it/odonata-libellule-damigelle/index.php
La galleria sistematica di Odonata.it: http://www.odonata.it/libe-italiane
Il sito: Dragonflypix: http://www.dragonflypix.com/photosbyspecies_scientific.html
La mia galleria sugli Odonati: http://www.pbase.com/carlogalliani/dragonflies
Forum entomologici: per Linnea e Natura mediterraneo metto il link diretto alle sezioni Odonata
Linnea http://www.linneaforum.it/odonata-16/
Natura mediterraneo http://www.naturamediterraneo.com/forum/forum.asp?FORUM_ID=114
Entomologi italiani http://www.entomologiitaliani.net/public/forum/phpBB3/index.php
naturaLIFE MAGAZINE 19
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naturaLIFE MAGAZINE
Il più bello
di Silvio Tavolaro
Ore 04.00 di una fredda mattina di fine gennaio
….. come al solito apro gli occhi 20 minuti prima
che suoni la sveglia; l’emozione per la giornata
che mi attende ha ancora una volta avuto la
meglio sul sonno.
Lo zaino per fortuna è pronto dalla sera prima.
Ciaspole e scarponi sono già in macchina.
Una rapida colazione e si parte, destinazione
Val di Rose, Abruzzo, nel cuore del Parco
Nazionale.
Nelle due ore abbondanti di viaggio che
separano Roma dalla meta, inizio a fantasticare
con la mente su quello che mi attende, ogni
volta come fosse la prima.
a “sgranocchiare” qualcosa.
Il legno dei faggi risuona del tambureggiare
dei Picchi, e alzando lo sguardo al cielo scorgo
un’Aquila intenta a sfruttare le prime termiche.
Magico, incredibile e selvaggio luogo il Parco
d’Abruzzo! Ogni volta provo un’inebriante
sensazione nel pensare quanti “nobili”
rappresentanti della fauna italiana abbia la
certezza di avere, seppur spesso invisibili,
intorno a me ….
Eccomi arrivato a Civitella Alfedena: il piccolo
borgo, bellissimo, sta lentamente aprendo
gli occhi dopo una gelida nottata, alle 7.15
il termometro segna – 14°!! Lungo gli ultimi
tornanti un gruppo di 7 Cerve mi ha dato il
benvenuto, come spesso accade qui al Parco,
e un trafelato Scoiattolo si è affrettato ad
attraversare la strada davanti alle ruote della
mia macchina.
Il tempo di infilare le ciaspole ai piedi, ed
inizio la risalita per la valle. La neve è fresca
e, soprattutto, sono il primo a salire dopo la
nevicata del giorno prima. Inseguo così le
impronte del Lupo, solitario predatore che mi
ha da poco preceduto.
Il Cervo e il Capriolo hanno più volte attraversato
il sentiero, così come la Volpe.
Dopo circa un’ora di risalita, mi fermo in una
piccola radura dove mi piace ogni volta sostare
naturaLIFE MAGAZINE 21
“Camoscio Appeninico”
Canon EOS 7D
f.4.0 1/2000 sec iso200
Canon EOS 7D
f.5.6 1/2500 sec iso160
22
naturaLIFE MAGAZINE
Canon EOS 7D
f.5.0 1/5000 sec iso320
Assorto nei miei pensieri riprendo l’ascesa e,
dopo un’altra ora, eccomi finalmente in cresta,
tra il Passo Cavuto e il Monte Sterpidalto. Mi
siedo su una roccia che emerge dalla neve ed
aspetto …. ma l’attesa dura ben poco.
Eccoli lì, che mi osservano tranquilli, come
sempre. Un branco di 5 adulti e 4 piccoli. Sì,
sono davvero i più bei Camosci del mondo,
nello splendore del loro mantello invernale!
Il Camoscio appenninico (Rupicapra pyrenaica
ornata) si differenzia infatti dal “cugino” alpino
sia per il mantello, che presenta una colorazione
più variegata che, soprattutto, per la lunghezza
davvero smisurata dei cornetti, ben più lunghi e
ricurvi che in qualsiasi altro Camoscio.
Continuo ad osservarli, e loro continuano ad
osservare me.
Dopo le prime incertezze, riprendono a brucare
la poca erba che spunta tra le rocce, non senza
alzare improvvisamente la testa per controllare
i miei movimenti.
Dopo due, tre “finte” iniziano a brucare senza
interruzioni, muovendosi tranquillamente: è il
segnale, mi hanno accettato.
Monto la macchina e inizio a scattare da una
certa distanza; oggi infatti voglio cercare
immagini che rappresentino anche il loro
fantastico ed impervio ambiente.
Pian piano inizio ad avvicinarmi con piccoli
passi, lenti e mai bruschi movimenti, cercando
di non disturbarli.
Nessuno scatto, mai, vale infatti l’aver arrecato
disturbo alla Natura.
Eccomi così a pochi metri da loro, con
l’adrenalina che lascia immediatamente spazio
ad una piacevole sensazione di serenità ed
armonia. Scatto ancora ma poi appoggio la
macchina sulle gambe, ho già ottenuto le
immagini che volevo. Ora desidero solamente
godermi per qualche minuto questa sorta di
empatia che si è creata con i Camosci.
naturaLIFE MAGAZINE 23
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naturaLIFE MAGAZINE
naturaLIFE MAGAZINE 25
“Camoscio Appeninico”
Canon EOS 7D f.6.0 1/2500 sec iso320
26
naturaLIFE MAGAZINE
Canon EOS 7D f.7.0 1/1600 sec iso320
Canon EOS 5D Mark II f.4.0 23 sec iso500
Ma è ormai quasi ora di cominciare la discesa.
Giusto il tempo di rubare qualche altro scatto, di salutare
con un arrivederci i miei agili amici, e mi riavvio sui
miei passi, la stanchezza rinfrancata da tante belle
sensazioni. E sulla via del ritorno verso casa, un ultimo
sguardo verso la valle e i suoi monti, sotto un inebriante
cielo stellato.
La Val di Rose è uno dei luoghi più belli e selvaggi
del Parco Nazionale d’Abruzzo, visitabile tutto l’anno
liberamente, eccezion fatta per i mesi estivi quando
l’accesso è regolamentato (numero chiuso).
Per chi volesse visitare il Parco e soggiornarvi qualche
giorno, consiglio il B&B “Casahotel” di Civitella Alfedena
(t. 0864.890103 - www.casahotelcivitella.com) , dove
sarete accolti da un ambiente confortevole e dalla
squisita ospitalità dei proprietari, che vi sapranno dare
anche preziosi consigli per escursioni ed avvistamenti.
Silvio Tavolaro
www.silviotavolaro.com
naturaLIFE MAGAZINE 27
“Portfolio”
COLORI DI GARGANO
di Leonardo Battista
Dopo il lungo ed assonnato inverno la
primavera si presenta come un’ occasione
irrinunciabile per il fotografo naturalista.
Andare nei campi in questo periodo
diventa un piacere indescrivibile così
come carpirne i suoi misteri più intimi.
Ho la fortuna di vivere in un giardino
botanico, il Gargano dove le rigogliose
fioriture scandiscono il risveglio della natura.
Conservo ancora il ricordo di quel
primo fremito quando Matteo, un esperto
conoscitore, mi condusse davanti a
una stazione di orchidee spontanee.
Non avevo mai visto un’orchidea eppure
per anni avevo tenuto lo sguardo basso
alla ricerca di erbe commestibili, ma non
ero ancora un fotografo della natura.
Vivere la natura da fotografo significa
appunto questo: ritrovare in essa, ogni
volta, aspetti inediti, scrutare un mondo
nascosto composto di svariate forme, di
colori inaspettati e di estasianti fragranze ...
Così ho trascorso intere giornate ad attendere
osservare fino a quando l’immagine ideale
si offre spontaneamente all’obiettivo...
www.leonardobattista.com
Himanto
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naturaLIFE MAGAZINE
oglossum robertianum
Canon EOS 5D - EF180mm f/3.5L Macro USM - 1/200 sec a f/4,5
naturaLIFE MAGAZINE 29
“Portfolio”
O. fuciflora X O. tenthredinifera Canon EOS 5D - EF180mm f/3.5L Macro USM - f.7.1 - 1/40 sec - iso 200
30
naturaLIFE MAGAZINE
Neotinea ustulata Canon EOS 5D - EF300mm f/4L IS USM - f.7.1 - 1/30 sec - iso 200
naturaLIFE MAGAZINE 31
“Portfolio”
Ophrys bombyliflora Canon EOS 5D - EF180mm f/3.5L Macro USM - f.7.1 - 1/320 sec - iso 100
32
naturaLIFE MAGAZINE
Ophrys fuciflora ssp apulica Canon EOS 5D - EF180mm f/3.5L Macro USM - f.7.1 - 1/100 sec - iso 100
naturaLIFE MAGAZINE 33
“Portfolio”
Ophrys tenhredinifera
Canon EOS 5D EF180mm f/3.5L Macro USM f.5.6 - 1/200 sec - iso 100
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naturaLIFE MAGAZINE
Ophrys apifera ssp bicolor Canon EOS 5D - EF180mm f/3.5L Macro USM f.13.0 - 13/10 sec - iso 50
naturaLIFE MAGAZINE 35
“Portfolio”
Aceras antrophorum
Canon EOS 5D EF300mm f/4L IS USM
f.4.0 - 1/100 sec - iso 100
Himantoglossum robertianum Canon EOS 5D EF300mm f/4L IS USM +1.4x f.5.6 - 1/125 sec - iso 200
Aceras antrophorum Canon EOS 5D EF300mm f/4L IS USM f.5.0 - 1/320 sec - iso 200
36
naturaLIFE MAGAZINE
Anacamptis collina Canon EOS 5D EF180mm f/3.5L Macro USM f.9.0 - 1/100 sec - iso 200
naturaLIFE MAGAZINE 37
“Portfolio”
Ophrys passionis ssp garganica Canon EOS 5D - EF180mm f/3.5L Macro USM - f.8.0 - 1/50 sec - iso 100
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naturaLIFE MAGAZINE
O. bertoloniiformis X O.tenthredinifera Canon EOS 5D - EF180mm f/3.5L Macro USM - f.18.0 - 1/13 sec - iso 200
naturaLIFE MAGAZINE 39
”Tecnica Sul Campo”
TECNICA SUL CAMPO
di Pierangelo Bettoni
L’ultimo argomento trattato nel numero scorso
era la composizione che nella Macro fotografia
ha lo stesso valore di quando si fotografano
paesaggi o persone.Ritenendo davvero
importante questo elemento ne riprenderò i
punti nodali.La semplicità è sempre un ottimo
elemento compositivo. Se non vi riesce di
decidere come disporre forme, colori e linee nel
mirino quando inquadrate, utilizzate la classica
regola dei terzi. Tracciate una ipotetica griglia
all’interno del fotogramma 35mm, dividendolo
in 3 parti, sia orizzontale che verticale. Le
intersezioni di questa griglia sono i punti nodali,
ossia: punti di forza in cui disporre gli elementi
più importanti che formano il soggetto. Queste
intersezioni sono in numero di otto, quattro
per l’inquadratura verticale e quattro per
l’inquadratura orizzontale.
L’ideale, prima di scattare è quello di cercare
il punto di ripresa più consono alla situazione.
40
naturaLIFE MAGAZINE
Scrutare attentamente la prospettiva, da dove
arriva la luce e osservare la posizione del
soggetto prima ancora di montare la macchina
sul cavalletto è buona cosa per una foto di
qualità.
Attenzione a dove guarda il soggetto:
di norma si è colpiti da quello che che si
vuole fotografare senza prestare troppa
attenzione alla composizione, imbracciamo
la fotocamera e scattiamo frettolosamente.
E’ buona cosa, invece, osservare dove
“guarda” il soggetto, che sia un fiore o un
animale, dando sempre più respiro davanti.
Decentrando il soggetto creeremo più tensione
e renderemo la foto più interessante agli occhi
di chi la osserverà.
Quando il soggetto è veramente minuscolo,
ovvero più piccolo del sensore della nostra
fotocamera necessitiamo di prolunghe, per
poter distanziare l’obiettivo il più possibile dalla
nostra fotocamera.
Inversione e accoppiamento degli
obiettivi
Obiettivi accoppiati
E’
possibile
raggiungere
dei rapporti di
ingrandimento
a l t i s s i m i
accoppiando
gli
obiettivi
tramite
anelli
di
inversione
maschio/maschio.
La tecnica è di
focheggiare
l’obiettivo
frontale su “infinito” usando l’obiettivo innestato
alla macchina per regolare i diaframmi.
Gli obiettivi macro e i sistemi di
prolunga
Gli obiettivi macro sono costruiti in modo
tale da permettere una distanza di messa
a fuoco minore e quindi un ingrandimento
maggiore. Hanno un elicoide particolare
che consente alle lenti di distanziarsi
maggiormente dal piano focale. Le loro lenti
sono trattate in modo da ridurre le aberrazioni
e le distorsioni e con essi si ottiene un microcontrasto maggiore e di conseguenza una
definizione maggiore dei particolari (dettaglio).
La focale dell’obiettivo andrebbe scelta in base
al tipo di foto che si vuole scattare momento
per momento. Per esempio nelle riprese di
insetti le focali maggiori permettono di stare
più lontani dal soggetto senza disturbarlo.
Calcolate che un obiettivo da 100mm
può raggiungere il rapporto di 1:1 a 30
cm mentre un 200mm può ottenere
lo
stesso
ingrandimento
da
50cm.
Gli obiettivi macro si possono trovare
di svariate focali: 50mm, 60mm, 90mm,
105mm,
150mm,
180mm,
200mm.
Ad alcuni obiettivi è anche possibile
aggiungere dei moltiplicatori (1,4x-2x),
Sigma ad esempio costruisce un 180mm al
quale si può aggiungere un moltiplicatore di
focale 2x per un totale di 360mm, ottenendo
quindi una distanza di lavoro di 65cm.
Naturalmente lo scotto da pagare per l’aggiunta
di questi moltiplicatori sarà una perdita di
stop e quindi minor luce a disposizione.
Tubi di prolunga
Sono dei semplici tubi senza lenti generalmente
reperibili in tre lunghezze (36, 20 e 12mm)
possono essere sommati e servono ad
aumentare la lunghezza focale dell’obiettivo
distanziando la lente dal piano focale
naturaLIFE MAGAZINE 41
”Tecnica Sul Campo”
42
naturaLIFE MAGAZINE
permettendo quindi di mettere a fuoco più da
vicino. A seconda della lunghezza si avrà una
perdita più o meno evidente di stop di luce.
Possono essere accoppiati a tutti gli obiettivi
ma per avere un rapporto d’ingrandimento 1:1
ed una qualità ottima è sempre meglio utilizzarli
con obiettivi macro.
meglio gestire i rapporti d’ingrandimento più
appropriati con estrema facilità. Nel caso dei
soffietti, non sarà il corpo macchina a sostenere
gli accessori collegati, ma come avviene per i
luminosi teleobiettivi, sarà il soffietto stesso a
“tenere” insieme obiettivo e corpo macchina.
Il soffietto infatti dispone di attacco per il
treppiede che può scorrere sulla rotaia a
Benchè le lenti “normali” e gli zoom non siano sezione prismatica per trovare il miglior punto
specificatamente costruiti per avvicinarsi ai di bilanciamento. Proprio la presenza del
soggetti, esistono delle lenti, chiamate close- supporto del soffietto e della rotaia, possono
up, che si avvitano direttamente sull’obiettivo creare qualche difficoltà nel montare la reflex al
e servono ad abbassare la distanza minima soffietto stesso, essendo questo stato progettato
di fuoco permettendo quindi di aumentare ancora quando le fotocamere non avevano
impugnature ergonomiche
l’ingrandimento.
Lenti close-UP o lenti addizionali
(diottriche)
Ne esistono di varie diottrie
(+1,+2,+3...) e
maggiore è il valore più alto sarà l’ingrandimento.
I pro e i contro:
le lenti close-up non assorbono luce e non si
avranno quindi perdite di stop di luce, vale a
dire che non avremo bisogno di compensare
l’esposizione e che il mirino rimane luminoso.
Sono pratiche, più economiche degli obiettivi
macro e poco ingombranti quindi facilmente
trasportabili. Possono essere accoppiate agli
zoom e ai teleobiettivi non macro ed avere a
disposizione un sistema macro in ogni momento
Le lenti close-up hanno però alcuni svantaggi,
vanno usate quasi sempre a diaframmi medi
per ottenere una maggior definizione: come si
può immaginare, sovrapponendo lenti su lenti
la qualità dell’immagine diminuirà ed è possibile
un effetto vignettatura ai bordi.
come quelle odierne. La parte posteriore del
soffietto, quella con l’innesto per la baionetta
delle reflex, può essere ruotata di 90° per
evitare che l’impugnatura della fotocamera
vada a sbattere contro il soffietto stesso mentre
Soffietto
la si ruota per completare l’accoppiamento.
Per raggiungere i più alti rapporti di Ovvero, la fotocamera va montata in verticale,
ingrandimento il soffietto rimane l’unica strada dopodichè può essere riportata in posizione
percorribile. Il soffietto funziona con lo stesso orizzontale.
principio dei tubi di prolunga, solo che offre la Quando si monta un obiettivo sul soffietto,
possibilità di regolare l’allungamento senza i diaframmi possono essere impostati solo
soluzione di continuità, da un minino di 48mm direttamente agendo sulla ghiera dei diaframmi
a 208mm, fino a 438mm con la prolunga. dell’ottica, risultano quindi inadatti le ottiche
L’impiego di un soffietto, grazie alla sua autofocus della serie G, a meno di non
particolare costruzione, permette di eliminare utilizzarle invertite con la soluzione proposta
possibili flessioni sull’asse ottico provocate nel paragrafo precedente. Due levette poste
da un numero eccessivo di tubi montati tra di alla base del bocchettone di innesto obiettivo
loro e di limitare il peso e l’elevata leva che sul soffietto permettono di chiudere al valore
provocherebbe un nutrito numero di accessori impostato il diaframma prima dello scatto,
metallici collegati alla baionetta del corpo utile anche per previsualizzare la profondità di
macchina, oltre all’innegabile vantaggio di campo (fonte Nital).
naturaLIFE MAGAZINE 43
”Basso Garda”
BASSO GARDA
di Federico Rongaroli
Fiorrancino - Sirmione Canon EOS-1D Mark III - EF300mm f/2.8L IS USM +2.0x - f.7.1 -1/1000 sec -iso 800
Dall’estate 2009 fotografo principalmente
avifauna e il basso Garda è stato, sin dagli inizi,
uno dei miei ambienti preferiti dove fotografare
gli uccelli. Meta delle mie uscite fotografiche
benacensi sono alcune spiagge che si trovano
nei Comuni di Sirmione e Peschiera del Garda.
In particolare parlo delle località Spiaggia
Brema, a Sirmione, e Porto Bergamini, a
Peschiera del Garda. Queste zone presentano
le caratteristiche tipiche degli ambienti lacustri,
ovvero spiagge e fondali ricoperti da ciottoli e
la presenza di canneti, composti da Phragmites
communis, a pochi metri dalla riva. Sono
molteplici le specie di uccelli che si possono
fotografare in questi ambienti, dall’avifauna
acquatica ai passeriformi. Ora cercherò di
descrivere brevemente queste location, con
particolare attenzione all’aspetto fotografico.
44
naturaLIFE MAGAZINE
Per raggiungere Spiaggia Brema utilizzo
l’accesso di via Buozzi che, in questo punto, si
presenta come un’ampia striscia di prato, più
alta di circa 1 metro rispetto al livello dell’acqua.
Poco oltre i massi di pietra, che dividono il prato
dall’acqua del Lago, è presente uno spezzettato
ed irregolare canneto, che caratterizza un po’
tutto il litorale. Appostandosi a ridosso dei massi
di pietra, anche senza un mimetismo particolare,
si possono fotografare diversi passeriformi,
quali il pendolino, l’irrequieto usignolo di
fiume, fiorrancino e il cugino regolo, la colorata
cinciarella, il migliarino di palude, il luì piccolo,
la capinera, il chiassosimo cannareccione,
il pettirosso e, con un po’ di fortuna, anche il
tarabuso e il tarabusino, due magnifici ma
elusivi ardeidi. Questo canneto, d’inverno,
restituisce in foto sfondi di un bellissimo
Per contro, è una pessima posizione per
fotografare gli uccelli acquatici, in quanto il
punto di ripresa, troppo alto, provoca sulle
nostre immagini uno “schiacciamento” del
soggetto e un aspetto piuttosto amatoriale.
Fortunatamente a Spiaggia Brema c’è anche la
Io adoro appostarmi su questi massi, soprattutto possibilità di poter abbassare il punto di ripresa
in inverno, aspettare che si faccia vivo qualche sdraiandosi a terra sugli scomodissimi ciottoli
piccolo pennuto, con le orecchie tese e le che compongono una spiaggia che termina
braccia pronte a sollevare la reflex, prestando direttamente nel Lago, oppure sfruttando la
attenzione anche al minimo movimento nel discesa di cemento per le barche. In questo
canneto, per poi scoprire con gioia che si tratta modo abbiamo la possibilità di posizionare
di un minuscolo fiorrancino, piuttosto che di i nostri obiettivi il più vicino possibile alla
un simpatico luì piccolo o di una cinciarella, superficie dell’acqua, ottenendo fotografie con
che, con rapidissimi e imprevedibili movimenti, caratteristiche di prospettiva, composizione e
mettono in crisi l’autofocus della reflex e, a sfondo assolutamente migliori. Dimenticavo
volte, anche la nostra pazienza…seguire i loro l’aspetto più importante per noi fotografi: la
spostamenti fulminei non è per nulla semplice, Luce! Spiaggia Brema è rivolta a OVEST,
gli scatti si sprecano e l’af impazzisce, le spalle quindi andate al mattino! Ora la nota dolente…
dolgono sotto il peso del tele, ma quando purtroppo questa località è frequentatissima
finalmente in nostro piccolo amico si mette in da gente che fa jogging, porta a passeggio il
posa per noi, dobbiamo solo fare “click” e la cane ecc., motivo in più per caricare la sveglia
molto presto!
soddisfazione è enorme!
colore dorato e ottime ambientazioni, date
dal grafismo delle canne. Il punto di ripresa in
questo caso è spesso favorevole, trovandoci
con la fotocamera circa a metà dell’altezza del
canneto.
Luì piccolo - Sirmione Canon EOS 7D - EF300mm f/2.8L IS USM +2.0x - f.7.1 - 1/800 sec - iso 640
naturaLIFE MAGAZINE 45
”Basso Garda”
Cannareccione - Sirmione Canon EOS 7D - EF300mm f/2.8L IS USM +2.0x - f.7.1 - 1/2000 sec - iso 500
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naturaLIFE MAGAZINE
Cinciarella - Sirmione Canon EOS-1D Mark III - EF300mm f/2.8L IS USM +2.0x - f.6.3 - 1/800 sec - iso 800
Capinera - Sirmione Canon EOS 7D - EF300mm f/2.8L IS USM +2.0x - f.7.1 - 1/1250 sec - iso 640
naturaLIFE MAGAZINE 47
”Basso Garda”
L’altra meta delle mie sortite fotografiche
sulle rive del Benaco è la zona di Porto
Bergamini a Peschiera del Garda, pochi
minuti da Sirmione. Questa, avendo
un’esposizione opposta a Spiaggia Brema,
ha una luce favorevole nel pomeriggio. Alle
nostre spalle ci sono dei pioppi molto alti,
i quali purtroppo “rubano” la luce quando
questa, al tramonto, si fa particolarmente
calda, anche se, in primavera, la luce è
già buona dalle 15:30 – 16:00, quando
ancora illumina le acque del lago vicino
alla spiaggia. Anche qui è presente un
canneto, anche qui irregolare e frazionato.
In questa località ci sono più possibilità di
potersi sdraiare a terra e avere un punto di
ripresa molto basso, ottimo per fotografare
gli uccelli acquatici, in quanto il livello del
terreno è praticamente pari a quello del
Lago. Un inconveniente fotografico è dato
dalla presenza di molte boe nel Lago,
che inevitabilmente inquinano i nostri
sfondi. In questa zona, più che a Spiaggia
Brema, ho notato che gli svassi maggiori
sono più confidenti e si avvicinano di più
alla riva, così come le folaghe, soggetto
sempre troppo snobbato. È presente una
piccola colonia di germani reali piuttosto
indifferenti alla presenza umana, non è
difficile avvicinarsi a pochi metri.
In questa location ho potuto osservare,
e fotografare, da vicino la parata nuziale
dello svasso maggiore, una serie di
comportamenti magnifici e significativi
che si ripetono ogni primavera, durante
la quale il maschio corteggia la femmina,
con atteggiamenti talvolta aggressivi nei
confronti di altri maschi, ma anche con
dolcissime carezze nei confronti della
femmina. Questa dolcezza mi ha colpito
tantissimo. Ero sdraiato sui ciottoli con il
mio pesante teleobiettivo puntato verso il
lago quando improvvisamente dal canneto
sbuca una coppia di svassi, il maschio
si avvicina alla femmina, si muovono in
cerchio, lui le accarezza la testa con il
becco e lei ricambia e poi le loro teste si
muovono all’unisono in segno di intesa…
niente più ciottoli niente più teleobiettivo, mi
48
naturaLIFE MAGAZINE
Pendolino - Peschiera D.G. Canon EOS-1D Mark III - EF300mm f/2.8L IS USM +2.0x f.6.3 - 1/1250 sec - iso 800
Svasso maggiore - Peschiera d.G Canon EOS-1D Mark III -EF300mm f/2.8L IS USM +2.0x f.6.3 - 1/1000 sec - iso 500
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”Basso Garda”
Svasso maggiore - Peschiera D.G. Canon EOS-1D Mark III - EF300mm f/2.8L IS USM +2.0x f.6.3 - 1/1000 sec - iso 500
Germano reale - Peschiera D.G. Canon EOS-1D Mark III - EF300mm f/2.8L IS USM +2.0x f.7.1 - 1/1000 sec - iso 500
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naturaLIFE MAGAZINE
Cigno Reale - Sirmione Canon EOS-1D Mark III -EF300mm f/2.8L IS USM +2.0x f.5.6 - 1/640 sec -iso 1000
sono goduto questo spettacolo
estraniandomi completamente
dal mondo, non potendo fare
a meno di constatare quanto
siano umani questi rituali ovvero
quanto i comportamenti umani
più intimi siano, inevitabilmente,
guidati dagli istinti più ancestrali.
In generale se mi voglio
concentrare
sugli
acquatici
preferisco la zona di Porto
Bergamini, perché, come detto, la
spiaggia è a livello dell’acqua e gli
uccelli tendono ad essere meno
diffidenti, se invece preferisco
fotografare passeriformi opto
per Spiaggia Brema i quanto
trovo ci sia maggiore presenza
di questo tipo di avifauna.
Entrambe le location sono ottime
per riprendere i bellissimi e
troppo poco fotografati gabbiani,
soggetti che danno grosse
soddisfazioni in quanto sono
abituati alla presenza umana e…
sono molto irrequieti! I cigni reali
si possono osservare con una
certa facilità sia a Spiaggia Brema
che a Porto Bergamini, animali
molto eleganti e confidentissimi
(a volte troppo!!) che offrono la
possibilità di essere ripresi con
una certa calma e offrono sempre
spunti fotografici interessanti e
alternativi.
naturaLIFE MAGAZINE 51
”Fotografare in val canè”
DOVE ANDARE
Prosegue il nostro viaggio all’interno del
Parco Nazionale dello Stelvio in Provincia
di Brescia: andiamo a visitare la Val Canè.
Lasciamo la statale 42 poco prima dell’abitato
di Temù (salendo da Edolo) e raggiungiamo
la frazione di Canè dopo essere passati
dall’abitato di Vione. A Canè attraversiamo il
paese percorrendo la strada al di sotto della
chiesa, per arrivare ad un comodo parcheggio
da cui parte il nostro itinerario. La Val Canè
è accessibile alle automobili fino alla località
di Cortebona solo in alcuni orari: ad oggi
entro le 9:00 del mattino, tra le 11:30 e le
14:30 e dopo le 18:00 con ritorno libero, ma
consiglio comunque di informarsi presso il
comune di Vione o la sede del Parco.
Ci sono
diverse possibilità di escursioni interessanti
ai fini fotografici: Baite di Bles, Cima di Bles,
Case di Chigolo, Malga di Coleazzo, Cima di
Monticelli, Laghi di Somalbosco, per citare
le più meritevoli. La nostra meta però sono
i Laghetti di Canè passando attraverso
Cortebona ed il Bivacco Valzaroten.
Cortebona - Bivacco Valzaroten
La carreggiata, non piú percorribile dalle
autovetture, continua ancora per un paio
di chilometri (30’ da Cortebona). Consiglio
di raggiungere questo punto anche a chi
non vuole arrivare al bivacco e di fare una
deviazione lungo la carreggiata di sinistra che
porta alla vecchia Cava dove è presente una
baita recentemente ristrutturata.
Canè – Cortebona
Una comoda carreggiata ci porta in circa
45’ alla località di Cortebona dove possiamo
trovare una bellissima area pic nic.
La vecchia cava.
Si prosegue quindi lungo un comodo e facile
sentiero che dalla testata della valle sale in
modo più deciso al Bivacco Valzaroten (1h30’
da Cortebona). Il bivacco non è gestito e,
anche se dotato di pochi posti letto, può
essere utilizzato come punto di appoggio per
passare la notte in quota.
52
naturaLIFE MAGAZINE
FOTOGRAFARE IN VAL CANé
di Maurizio Lancini
Alba sull'Adamello da Valzaroten.
Bivacco Valzaroten - Laghetti di Canè
Dal bivacco si procede lungo uno zigzagante
sentiero, a tratti ripido che però non presenta
difficoltà alpinistiche ed in circa 1h00’ si
raggiungono i laghetti di Canè.
Quota di partenza 1476 m slm, quota
intermedia 2208 m slm al Bivacco Valzaroten
e quota di arrivo 2585 m slm ai Laghetti.
Cartografia di riferimento: Kompass 107 e
Tabacco 052, segnavia n. 65.
I numerosi e ripidi canali presenti su entrambi
i versanti sono spesso teatro di valanghe
quindi sconsiglio di andare oltre Cortebona in
presenza di abbondanti nevicate. In inverno
non si hanno grandi possibilità fotografiche,
è preferibile addentrarsi nei boschi limitrofi
dove è possibile incontrare cervi e qualche
camoscio (Case di Chigolo, Malga Coleazzo).
Il periodo consigliato per visitare i Laghetti
è da giugno fino ad ottobre in funzione della
presenza o meno di neve.
Spunti fotografici
Ambiente
Fino a Cortebona sono evidenti i segni
dell’attività rurale di un tempo con ampi prati
ormai poco curati e diverse baite ad oggi per
lo più ristrutturate ed utilizzate come casa di
vacanza. Le baite sono distribuite sul versante
orografico destro nelle località Vialacc e
Saline, quindi per raggiungerle bisogna
naturaLIFE MAGAZINE 53
”Fotografare in val canè”
Camoscio.
Canon EOS 7D
EF100-400mm f/4.5-5.6L IS USM
5.6 - 1/500 sec - iso 640
54
naturaLIFE MAGAZINE
naturaLIFE MAGAZINE 55
”Fotografare in val canè”
I Laghetti di Canè.
Canon EOS 7D - EF16-35mm f/2.8L II USM - f.16.0 - 1/50 sec - iso 160
abbandonare la carreggiata per Cortebona
in località Case del Ponte e proseguire a
sinistra. Consiglio questo tragitto in inverno.
Proseguendo oltre Cortebona la valle cambia
decisamente aspetto e pian piano mostra
tutto il suo fascino: dapprima un bosco rado
di larici che lascia poi spazio ad ampi pascoli
e alle bellissime cime circostanti: questo, a
mio avviso, è uno dei luoghi più belli di tutto
il parco.
I Laghetti di Canè possono mostrarsi in modo
molto differente a seconda della stagione e
della quantità di acqua presente, durante le
prime ore del mattino sono ben illuminati.
Fauna
L’aquila reale è la regina della Val Canè dove
nidifica frequentemente ed è abbastanza
visibile. A Canè sono presenti alcune poiane
che possono essere osservate in pratica tutto
l’anno. Picchi, Cince, Rampichini Alpestri e
Scriccioli sono distribuiti un po’ dappertutto.
56
naturaLIFE MAGAZINE
Ho avuto modo di osservare anche un picchio
muraiolo sulle pareti della vecchia cava,
mentre altre segnalazioni di avvistamenti
sono state fatte, proseguendo oltre il Bivacco,
sulle pareti della Valzaroten.
Il bosco presente sui due lati dalla valle ospita
Cervi e Camosci soprattutto nella stagione
invernale quando la neve è abbondante. I
Cervi si possono osservare in fondo alla piana
sul versante orografico destro prima di salire
al bivacco. Nella piana prima della testata
della valle è possibile avvistare i camosci
durante le prime ore del mattino: guardate
nei canali e alla loro base.
Gli stambecchi, anche se non molto numerosi,
si possono osservare in località Cortebona
(non ad agosto) e presso la vecchia cava,
oppure tra il Bivacco Valzaroten ed i Laghetti
di Canè.
In generale per chi vuole passare la notte
al bivacco, all’alba è molto probabile che
qualche camoscio o stambecco da quelle
parti si faccia vedere.
naturaLIFE MAGAZINE 57
Una Ragione per sperare
La Natura è il fondamento su cui si basa la
vita, esiste da sempre e ha diritto di esistere
nonostante l’agire di noi, esseri umani: wilderness
è sinonimo di ambiente che l’uomo non riesce a
influenzare, di incontaminato, di profondamente
naturale.
I giorni nostri dimostrano come il nostro rapporto
con la Natura si stia deteriorando, sia in un non
equilibrio.
Con la fotografia, con la nostra passione verso la
Natura, nel nostro “piccolo”, possiamo dimostrare
che un rapporto sano con l’ambiente può e deve
esistere; in questo senso, la fotografia, non deve
solo documentare la bellezza della Natura, ma
deve costituire una ragione per sperare, un
mezzo per tutelarla.
Ecco allora che il nostro praticare fotografia
in Natura ci sembrerà più emozionante, più
spirituale, avrà sempre una ragione d’essere
perché, in fondo, ci stiamo ritrovando.
Luciano Gaudenzio
«Allo stesso modo in cui non bisogna assuefarsi ai
veleni dell’aria, e per questo l’impegno ecologico
rappresenta oggi una priorità, altrettanto si
dovrebbe fare per ciò che corrompe lo spirito,
mortifica e avvelena l’esistenza spirituale. »
Papa Benedetto XVI
www.fotoperpassione.com

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