COMMISSARIATI E RESIDENZE IN ERITREA DURANTE IL

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COMMISSARIATI E RESIDENZE IN ERITREA DURANTE IL
Massimo Romandini
COMMISSARIATI E RESIDENZE IN ERITREA
DURANTE IL GOVERNATORATO MARTINI (1897-1907)
Tra i compiti che nel campo amministrativo l'ordinamento organico, approvato con R.D. 11 febbraio 1900
n. 481 attribuiva al governatore civile della Colonia Eritrea2 v'era quello di regolare, per mezzo di decreti
governatoriali, le funzioni dei Commissari e dei Residenti posti a capo delle suddivisioni regionali della colonia
stessa riconosciute dal citato regio decreto3.
In verità, al riordinamento amministrativo dell'Eritrea aveva già dedicato molto tempo il governatore Martini
col rimaneggiare le circoscrizioni esistenti al suo arrivo a Massaua4, ancora sede governatoriale in attesa del
trasferimento, già in parte iniziato, degli uffici sull'altopiano, all'Asmara5.
Sarà il caso di ricordare che il regolamento organico, approvato con R.D. 18 febbraio 1894 n. 686 aveva
riconosciuto che il territorio dipendente da Massaua era amministrato direttamente o indirettamente, con
l'ausilio di capi locali controllati dall'autorità coloniale. Fuori del distretto di Massaua, l'autorità
politico-amministrativa era affidata a regi commissari per i territori di Asmara, Keren e Assab.
I Commissari, che rappresentavano il governatore della Colonia, avevano l'incarico di controllare tutti i
servizi di carattere civile, sorvegliare i capi indigeni, studiare i problemi del territorio e delle popolazioni e
l'imposizione annuale dei tributi. Potevano, inoltre, ove necessario, servirsi di Residenti distaccati nel territorio
di competenza dal governatore, che li inviava non solo presso i capi locali non soggetti all'amministrazione
diretta della Colonia, ma anche presso i capi delle zone di diretto dominio.
Le competenze del residente erano soprattutto di sorveglianza e di informazione per poter opportunamente
riferire al commissario7.
I compiti, che avevano gravato sui quattro commissari prima dell'arrivo del Martini in Eritrea, avevano finito
col rendere particolarmente gravoso il loro lavoro. Il commissario doveva amministrare la giustizia indigena,
occupandosi delle cause civili e di gran parte delle penali (un lavoro molto complesso per quattro funzionari alle
prese con una popolazione complessiva di 300 mila persone, presenti in particolare a Massaua, Keren e
Asmara).
Inoltre, i commissari, con l'esclusione di quello di Massaua, oltre ad avere tutte le attribuzioni giudiziarie, tra
cui quella di giudici conciliatori per europei ed assimilati8 provvedevano a tutte le cause penali eccedenti la
loro competenza nelle località in cui mancava chi potesse esercitare le funzioni di procuratore del Re. Per non
dire, poi, di una lunga serie di compiti: accertare e amministrare i terreni demaniali, imporre le tasse di
coltivazione e di pascolo, attendere alla sorveglianza dei boschi e delle acque. Come rappresentante del
governatore nel suo territorio, il commissario doveva inoltre far proposte sull'imposizione tributaria per ogni
anno ed eseguire i dovuti accertamenti per stabilire le somme da versare all'Erario per le tasse sui fabbricati.
Era anche preposto ai servizi di carattere municipale, di pubblica sicurezza, di stato civile9.
Considerate tali difficoltà, fin dal 1898 il Martini formalizzò la suddivisione dell'Eritrea nei quattro
Commissariati di Massaua, Asmara, Keren, Assab e nelle tre Residenze dell'Acchelé-Guzai, del Mareb, del
Barca Mogareb.
La differenza tra commissari e residenti era più di nome che di fatto: al residente erano assegnate le regioni
confinarie con il compito, molto delicato, di aggiornare il governatore su quanto accadeva oltreconfine. L'unico
vantaggio era costituito dal non dover sbrigare alcuni incarichi municipali che, al contrario, gravavano sul
commissario.
L'eccessiva estensione di alcune regioni spinse il Martini ad operare alcuni cambiamenti, soprattutto
sull'altopiano dove le attribuzioni giudiziarie dei suoi funzionari erano più gravose che nel territorio musulmano.
Fu così che il governatore civile separò lo Scimezana dall'Acchelé-Guzaí e il Decchì Tesfà dal Seraé,
trasformando la residenza dell'Acchelé-Guzai in commissariato e creando le nuove residenze dello
Scimezana, del Seraé e del Decchì Tesfà, tutte confinarie. Fu poi creata dal Martini la residenza del Sahel per
risolvere alcuni problemi insorti tra le locali popolazioni; e nel 1903, dopo il passaggio all'amministrazione
coloniale della tribù dei Cunama10, la residenza del Gasc e del Setit 11.
Sistemato così il territorio della colonia, il Martini fece eseguire attenti studi sulla delimitazione dei rispettivi
confini12 e pubblicare un decreto governatoriale, il 9 maggio 1903, che ufficializzava il nuovo assetto
territoriale, con una modifica però: la soppressione della residenza del Decchì Tesfà, i cui territori andarono in
parte al Seraé, divenuto commissariato, e in parte alla residenza del Mareb13.
Rimaneva ancora insoluta la questione dell'invio di un residente nella Dancalia settentrionale, che fino a quel
tempo era rimasta alle dipendenze del commissariato di Massaua, estendendone fin troppo il raggio di azione.
Nel 1903, la questione fu soltanto sfiorata dal Martini, anche perché sussisteva il delicato problema del confine
con l'Etiopia verso la Dancalia: problema che non ebbe soluzione neanche successivamente14.
Soltanto nel 1906 il Martini inviava in Dancalia un funzionario della Colonia con attribuzioni di residente e
con l'incarico di effettuare studi in quella parte dell'Eritrea così poco percorsa, al fine di accertare se le
condizioni ambientali rendessero possibile l'istituzione di una vera residenza15.
Alla partenza del Martini per l'Italia nel marzo del 1907, la suddivisione regionale della Colonia era la
seguente: sette commissariati (Hamasien con sede in Asmara Seraè con sede in Adi Ugri, Acchelè-Guzai con
sede in Saganeiti, Barca con sede in Agordat, Massaua con sede in Massaua, Assab con sede in Assab,
Keren con sede in Keren) e cinque residenze (Sahel con sede in Elghenà, Gasc e Setit con sede in Barentù,
Mareb con sede in Adì Quala, Scimezana con sede in Senafé, Dancalia con sede in Thiò)16. Come si vede,
era nata la residenza dancala in condizioni estremamente difficili17.
Il 30 maggio 1903, il Martini promulgava il Regolamento per i Commissariati e le Residenze18.
L'ordinamento organico della Colonia Eritrea, già approvato con R.D. 30 marzo 190219, aveva
riconosciuto agli articoli 19 e 22, come l'ordinamento del 1900, la suddivisione regionale, conservando al
governatore ampie facoltà in materia. In particolare, l'art. 19 recitava: « Il territorio della Colonia è diviso in
regioni e governato da commissari regionali e da residenti la cui giurisdizione e competenza sono definite con
decreto del Governatore ».
Anche il successivo ordinamento organico (R.D. 22 settembre 1905)20 riconosceva le prerogative del
governatore civile nella suddivisione territoriale dell'Eritrea in circoscrizioni amministrative per garantire lo stato
di sicurezza, di sviluppo e di assimilazione delle diverse zone della colonia21.
La figura politico-amministrativa dei commissari restò per molti anni, anche dopo la partenza del Martini,
quella indicata nel decreto governatoriale del 30 maggio 1903 che Mondaini considera la vera « ossatura di
tale ufficio ».
I commissari svolgevano compiti amministrativi (molto ampi, da quelli sanitari a quelli tributari), municipali
(per i centri abitati del commissariato), di pubblica sicurezza e politici (nei rapporti con gli indigeni), giudiziari. I
commissari rendevano esecutive le decisioni delle assemblee consuetudinarie dei componenti la stirpe per
stabilire norme di diritto, patti, riconoscimenti di parentele; raccoglievano e facevano commentare le massime
del diritto indigeno; esercitavano la sorveglianza sui capi locali che il Governo nominava su proposta del
commissario ed erano retribuiti dall'amministrazione, sui notabili e sul clero della Colonia22.
Si deve certamente al governatore Martini23, se nel periodo da noi considerato commissari e residenti (ma
anche tanti altri funzionari coloniali) diedero in genere buona prova di sé in incarichi delicati e in ambienti non
facili: si ricordino, in particolare, tra il 1898 e il 1907 l'incertezza dei confini eritreo-etiopici, la crisi tigrina del
1898-99, i problemi di pascolo, doganali e confinari con il Sudan. I nomi di Alessandro Sapelli, Benedetto
Artuto Mulazzani, Alberto e Ludovico Pollera, Giuseppe Colli di Felizzano sono troppo noti agli studiosi,
perché si debbano aggiungere altre parole 24.
NOTE
1
Lo si veda nel Bollettino Ufficiale della Colonia Eritrea n. 12 del 17 marzo 1900.
Era, all'epoca di cui ci occupiamo, Ferdinando Martini che resse la Colonia, com'è noto, per circa dieci anni (dal
16 dicembre 1897 al 25 marzo 1907). Per una sintesi della sua opera in Eritrea, cfr. C. ZAGHI, L'Africa nella
coscienza europea e l’imperialismo italiano, Napoli 1973, pp. 307-21.
3
Si veda G. MONDAINI, Manuale di storia e legislazione coloniale del Regno d'Italia, II, Legislazione,
Roma 1924, pp. 22-23.
(4) Esattamente il 14 gennaio 1898 a bordo del Rubattino (cfr. F. MARTINI, Il Diario Eritreo, I, Firenze 1947,
p. 21).
5
Cfr. G. MONDAINI, Manuale di storia e legislazione coloniale del Regno d'Italia, I, Storia Coloniale,
Roma 1927, p. 141. Il già citato R.D. 11 febbraio 1900 riconosceva Asmara sede del governo della Colonia
Eritrea.
6
Lo si veda in A. MORI, Manuale di legislazione della Colonia Eritrea, III, Roma, 1914, pp. 5-159.
7
Cfr. MONDAINI, II, cit., pp. 21-22.
8
« ... per assimilati agli europei s'intendono gli egiziani, i siriani, gli americani, gli australiani ed in genere
chiunque appartenga a stirpi originarie di Europa o che abbiano cogli europei somiglianza di civiltà (turchi, indiani,
baniani, persi, arabi della costa, ecc.) » - art. 1 dell'Ordinamento Giudiziario per la Colonia Eritrea, R.D. 2
luglio 1908, n. 325 (cfr. A. MORI, Manuale di legislazione della Colonia Eritrea, VI, Roma 1914, p. 255).
9
Si veda F. MARTINI, Relazione sulla Colonia Eritrea 1902-07, 1, Roma 1913, pp. 51-53.
10
Come stabilito dal Trattato anglo-italo-etiopico del 15 maggio 1902 (aggiunto al trattato del 10 luglio 1900 per la
frontiera tra Eritrea ed Etiopia e al trattato del 15 maggio 1902 per la frontiera tra Sudan ed Etiopia), sottoscritto
ad Addis Abeba da Menelik, Ciccodicola ed Harrington (cfr. C. ROSSETTI, Storia diplomatica dell'Etiopia
durante il regno di Menelik II, Torino 1910, pp. 259-62).
11
Un ampio esame delle condizioni dei commissariati e delle residenze si trova in MARTINI, Relazione, cit.,
pp. 23-26.
12
Nel 1974, quando ancora insegnavamo nel Liceo Statale italiano « F. Martini » di Asmara, avemmo la fortuna
di trovare, in un locale della B.I.A. (Biblioteca Italiana Asmara), tra centinaia di altre carte preziose non
inventariate, alcuni studi originali sui confini delle suddivisioni territoriali dell'Eritrea (uno era firmato Ludovico
Pollera), diretti a S.E. il Governatore Ferdinando Martini. Ignoriamo oggi la fine di tali documenti.
13
Il D.G. 202 nel Bollettino Ufficiale della Colonia Eritrea n. 20 del 16 maggio 1903.
14
Infatti, anche la successiva Convenzione italo-etiopica del 16 maggio 1908, sottoscritta ad Addis Abeba da
Menelik e Colli di Felizzano, si limitò ad indicare genericamente il confine in Dancalia, fissandolo « parallelamente
alla costa e alla distanza di 60 km. da essa» (cfr. ROSSETTI, cit., pp. 401-42).
15
Cfr. MARTINI, Relazione, cit., p. 54.
16
Cfr. MONDAINI, 1, cit., p. 142.
(17) Sotto il Salvago Raggi, successore del Martini, la residenza del Gasc e Setit fu trasformata in
commissariato, portando così a otto il numero dei commissari regionali.
18
Lo si veda nel Bollettino Ufficiale della Colonia Eritrea n. 31 del 31 agosto 1903 (supplemento).
19
Il decreto, n. 168, è riportato nel Bollettino Ufficiale della Colonia Eritrea n. 24 del 14 giugno 1902.
20
Il decreto, n. 507, nel Bollettino Ufficiale della Colonia Eritrea n. 42, del 21 ottobre 1905.
21
Cfr. MONDAINI, II, cit., pp. 24-25.
22
Ivi, pp. 25-26.
23
Le attribuzioni del governatore civile dell'Eritrea erano all'epoca fissate, oltreché dal citato ordinamento del
1900, dalla legge organica 24 maggio 1903 (che si può leggere in G. MORI, Manuale di legislazione della
Colonia Eritrea, V, Roma 1914, pp. 5-12), fornita anche di un regolamento approvato con R.D. 26 giugno 1904;
e dall'ordinamento amministrativo di cui al R.D. 22 settembre 1905, n. 507, anch'esso già citato. Il governo
dell'Eritrea era costituito dal Governatore, dal Consiglio di Amministrazione con funzioni consultive,
dall'Ufficio di Governo diviso in direzioni.
24
Accenniamo soltanto agli attenti studi di Alberto Pollera sulla storia e le tradizioni dell'Eritrea. Colli di Felizzano
fu Ministro d'Italia ad Addis Abeba dal 1907 e sottoscrisse la Convenzione italo-etiopica di cui alla precedente
Nota 14.
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