Giustizia e Libertà

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Giustizia e Libertà
Anno 6 - n° 217
W W W. G I U S T I Z I A - e - L I B E RTA . C O M
26 maggio 2007
G iustizia e L ibertà
Distribuzione telematica
Lontani dalla
politica
di Ferdinand
(a pagina 2 - 3)
Costi
della politica
da L’Unità
(a pagina 4)
I cammelli al
galoppo...
da Eugenio Scalfari
(a pagina 5, 6)
Lotta all’evasione
tra mito e realtà
di Paolo Di Roberto
(a pagina 6 - 8)
Ma chi paga chi
di Rossano Bibalo
(a pagina 8, 9)
Memoria dilatata
delle Primarie
di Ilvo Diamanti
(a pagina 9, 10)
Crisi Rai
di AA.VV.
(a pagina 1, 19)
Conflitto
d’interessi
di Aldo Antonelli
(a pagina 19, 20)
Comunicazione...
di Gaio Gracco
(a pagina 20, 21)
… senza lavarsi
di Michele Serra
(a pagina 21)
Di niente, di meno
(a pagina 22)
Chiamate i ...
(a pagina 23)
di Marco Travaglio
… stampa estera
a cura di CaLmBiG
(a pagina 24 - 32)
Bush vince la ...
Da L’Unità
(a pagina 32 - 33)
Wolfowitz ...
di Charles Wyplosz
(a pagina 34, 35)
BMI, dimesso ...
da T. Boeri e A. Brugiavini
(a pagina 35)
Chi lavora
In famiglia
da T. Boeri e D. del Boca
(a pagina 35)
Rita Borsellino
da La Repubblica
(a pagina 38)
Periodico Politico Indipendente
Copia gratuita
Giustizia sociale, sempre
di Alessandro Menchinelli (“Ragionamenti”, maggio 2007)
Nelle operazioni in
atto a sinistra, intese a unificare in
un “partito democratico” i riformismi di
matrice socialista, ed
anche liberale, con
quelli di matrice cristiana, si presentano
evidenti sofferenze,
che sarebbe sbagliato
non valutare.
Esse si riferiscono prevalentemente alla insufficienza di chiarezza sui contenuti da
preservare nel progettato partito e costituenti la base del confronto fra schieramento di destra e schieramento di sinistra, contenuti non sufficientemente espressi nella
sola qualifica “democratica” che si vuole
attribuire a quel partito.
Certamente la democrazia è un grande valore in sé, costituente
spesso anche motivo
di scontro fra destra e
sinistra, ma nella società in cui noi viviamo la ragione principale dello scontro fra
destra e sinistra è stata
e continua a restare
un’altra, ed è quella
della grande questione
sociale nata con l’av- chi quel confronto
vento del mercato, vuole sostenere da poquestione tanto
più sizioni di sinistra.
impellente quanto più Ragioni di momentail mercato si rivela di- nea opportunità suggenamico.
riscono di non usare la
Operare per combatte- parola “socialista” per
re le ingiustizie sociali un nuovo partito di
che la dinamica del tipo riformista ?
mercato produce, e Si può convenire, se
non solo quelle del la- si vuole evitare di rivoro, ma anche quelle percorrere esperienze
delle varie emargina- già consumate, ma
zioni, è stato e resta non è ammissibile che
l’impegno principale chi voglia svolgere un
della sinistra, ancor ruolo di sinistra possa
più oggi, dopo che mettere in sordina la
nella ex Unione So- questione sociale covietica e nella stessa me se questa non esiCina, con un partito stesse più.
comunista al potere, si Purtroppo è proprio
è riscoperta proprio la qui, in verità, che si
vitalità del mercato e presentano le maggiosi stanno accentuando ri incertezze, nel tenele mai superate ingiu- re o no la barra del
stizie sociali che il timone fermamente
mercato produce nella
(Continua a pagina 2)
società
che lo adotta.
Dalla sussistenza di
tali ingiustizie nasce l’essenza del
confronto
fra destra
e sinistra
e conseguente
mente si
deve qualificare
Vauro - Unità - 13.052007
2
Giustizia e Libertà
Giustizia sociale, sempre
INTERNI
Lontani dalla politica
(Continua da pagina 1)
diretta sulla questione sociale, come campo operativo dei
“vari riformismi”, ed è proprio qui che si avvertono
perciò le sofferenze a cui si
fa cenno all’inizio e di cui
sono protagonisti quanti sono
legati a culture politiche definibili “socialiste”.
A fronte di esse molti tendono a porsi all’esterno delle
operazioni di unificazione
“vari riformismi”, con addirittura l’obbiettivo di farne
fallire l’intento, ma ciò determina subito dei contraccolpi
gravi proprio alla causa di
avanzamento delle battaglie
per la giustizia sociale, disperdendone le forze di sostegno.
Non c’è perciò altro modo di
affrontare tali incertezze che
agire all’interno di quelle operazioni di unificazione, tenendo fermamente acceso il
riferimento costante alla non
eludibile questione sociale.
Del resto deve anche incoraggiare il fatto che un altro
consolidato riformismo, diverso da quello socialista, e
cioè quello cristiano, sia
sempre stato applicato alla
soluzione della stessa questione sociale a cui si riferiva
il riformismo socialista.
E’ ammissibile che quel riformismo abbia qualche esitazione a definirsi “socialista” a causa delle separazioni del passato , ma non è immaginabile che esso possa
avere esitazioni nel mantenere il suo impegno nella ricerca della soluzione della questione sociale, tanto più se si
tiene conto delle scelte dichiarate del magistero a cui
si ispira.
26 maggio 2007
E’ sotto
gli occhi
di tutti il
progressivo disinteresse con
cui gli italiani guardano e sentono ciò che
accade in politica. Può
meravigliare che ciò
accada a un anno da
quella vittoria elettorale che dopo un quinquennio di letargo
mentale
nazionale
aveva riempito di speranze il popolo che
aveva votato l’Unione,
ma guardando ciò che
accade la cosa non è
difficile da spiegare. Il
noto principio mutuato
dal
‘Gattopardo’
“cambiare
qualcosa
perché non cambi nulla”
sembra
infatti
quanto mai attuale e il
non vedere un inizio
di reale svolta nel modo di fare politica, accentua la distanza tra
il cittadino e lo Stato.
Ne consegue una progressiva disillusione
che attenua le speranze di chi aspettava ‘la
fine della nottata’. E
oltretutto mentre invece, nella vicina Francia un uomo di 55 anni diventa presidente e
annuncia un governo
di sole 15 persone.
Sembra cioè che questo nostro paese sia
condannato all’eterno
immobilismo.
Due,al momento, appaiono le ragioni più
evidenti di tale disillusione: i costi della politica e i criteri di nomina di chi governa la
cosa pubblica, sia al
centro che in periferia.
(Continua a pagina 3) Sui costi della politica
sono ormai stati scritti
di Ferdinand
libri sufficienti a riempire varie librerie e
anche su questo giornale si è ripetutamente
trattato
l’argomento
che comunque, pur
facendo
sensazione,
sembra poi lasciare
tutti indifferenti.Forse
perché attraverso mille
rivoli i soldi della politica arrivano a molti,anzi moltissimi.
Tra tutti i paesi civili
l’Italia è quello ad avere il numero più alto
di persone che vivono
di clientela politica, si
supera il milione, in
alcune realtà di periferia, soprattutto nel
sud, i giovani mirano
non al titolo di studio
ma a trovare la persona giusta per l’assunzione ‘politica’ in
qualche ente o ufficio
pubblico. In sostanza
il prezzo politico non
è più quindi solo lo
stipendio (più alto d’Europa) del deputato
nazionale o regionale
ma tutto ciò che a catena ne consegue. Perché per essere eletto
quel signore dovrà
impegnarsi a sistemare
l’amico, e il figlio dell’amico e l’amico dell’amico, ecc. Insomma
una marea di soldi su
cui la politica vive e
cresce rigogliosa.
Confrontando i numeri
con altre nazioni c’è di
che scoraggiarsi: il
nostro Quirinale ha
dipendenti ben più che
la Casa Bianca o Buckingam Palace e i
costi delle nostre istituzioni sono al vertice
del pianeta.
Il
governo
(anche
quello in carica, ahimè) ha un numero
spropositato di ministri e sottosegretari il
che non solo eleva di
continuo i costi ma è
fonte di confusione
perché individuare chi
sia il responsabile di
una certa area è tanto
arduo quanto inutile.
Alla prima grana infatti ci si sentirà rispondere che la colpa
è di qualcun altro visto
che l’organizzazione
del settore è stata rivista da poco.
Ma anche maggiore è
la disillusione provocata dalla scelta degli
uomini.
Perché se ai costi della politica soprarichiamati corrispondessero
ad una concreta professionalità e all’indiscussa correttezza di
colui che viene nominato responsabile di
un certo ufficio o carica, i costi sarebbero
plausibili.
Ma è invece vero il
contrario e cioè che ai
costi spaventosi della
politica in Italia corrispondono non di rado
mediocrità, incapacità
e ricorrente tendenza
all’intrallazzo del personaggio messo in un
posto altamente remunerativo per esclusivi
motivi clientelari.
Personaggi, nella migliore delle ipotesi,
sconosciuti a tutti se
non al partito, anzi
unicamente al suo vertice, messi lì senza
andare tanto per il sottile.
Lo consente la legge
(Continua a pagina 3)
INTERNI
26 maggio 2007
Lontani dalla politica
elettorale -a parole da
cambiare, ma non si
sa quando- che rafforzando enormemente il
potere dei partiti, permette a quest’ultimi
di premiare non la
competenza e l’esperienza ma la capacità
di trovare voti.
Gli esempi sono innumerevoli e i servizi di
Iacona “W L’Italia”
su RAI-3, ne hanno
dato un saggio illuminante.
sdebitarsi con chi mette a disposizione il
proprio voto.
L’elettore quindi non
vota un ideale ma la
persona da cui si aspetta qualcosa e questi a sua volta offrirà i
voti al migliore offerente.
L’on Loiero, interroga
to nella sua villa hollywoodiana vicino al
la piscina dichiara di
aver detto a Prodi che
se non avesse ottenuto
Purtroppo anche in ciò che chiedeva aquell’area di sinistra vrebbe offerto i suoi
in cui, da sempre, si voti a Berlusconi.
continua a sperare.
Insomma l’Italia del
Una deputata dei DS, mercimonio clientelaMaria Fasciani, perfet- re.
ta sconosciuta anche Anche tra i piccoli
nella sua città natale, partiti apparentemente
Pescara, viene eletta immuni da tali beghe.
unicamente per designazione del vertice L’inchiesta di Repubdel suo partito al pun- blica "Ma come sono
to che il segretario verdi i direttori dei
regionale, intervistato Parchi", mette in luce
sui “meriti” della me- come la sostituzione
desima, non sa cosa dei direttori dei parchi
rispondere e si stringe sia connessa unicamente al colore politinelle spalle.
Interrogati sulla per- co, che nel caso specisona eletta con i loro fico è quello dei Vervoti (e che perciò gua- di.
dagnerà 14 mila euro Per quanto riguarda ad
mensili e il diritto alla esempio il Parco del
pensione a metà legi- Gran Sasso e dei Mon
slatura), gli operai di ti della Laga, il diretuna fabbrica pescarese tore rimosso, Walter
(paga mensile 900 eu- Mazzitti, -unico neo:
ro) non sanno cosa ri- non essere nelle grazie
di Pecoraio Scaniospondere.
ha il merito di aver,
In tutte le interviste di fatto, creato e diretfatte in Calabria circa to con managerialità e
le designazioni ai ver- abnegazione un parco
tici delle aziende pub- divenuto in pochi anni
bliche, viene confer- decisivo per l’area amato che l’ideologia e bruzzese.
la preparazione non
significano nulla ma Viene invece sostituiunicamente quanto il to da un illustre scopartito abbia bisogno nosciuto che ha come
merito quello di predidi quella persona.
Che a sua volta dovrà sporre i prodotti in
Giustizia e Libertà
3
Giustizia sociale, sempre
vendita nelle manifestazioni indette dai
Verdi.
Come dire che non è
importante essere com
petente ma essere
sponsorizzato dal ministro onnipresente in
TV.
Nel frattempo l’ineffabile Mastella nomina
direttore generale (la
minuscola è d’obbligo) del suo discusso
ministero, tale onorevole (si fa per dire)
dell’UDEUR Gianpaolo Nuvoli, rinnegato
di Forza Italia e noto
per aver scritto nel ’94
(su carta intestata, come ricorda Michele
Serra) che “se il Procuratore Borrelli fosse
condotto alla forca ,
io sarei in prima fila
per assistere soddisfatto
all’esecuzione”.
Questo in sostanza fa
pensare a molti trattarsi dell’ennesimo caso
in cui un deprecabile
(meglio sarebbe dire
ignobile) personaggio
occupa una poltrona
di non poco “lignaggio” pagata con i nostri soldi grazie al rapporto “pane e ciccia”
con l’onorevole divenuto ministro grazie
alla nota legge elettorale.
Ma come meravigliarsi se nonostante un
governo diverso da
quello precedente, i
cittadini ormai a sentire la parola “politica”
vengono presi da conati di nausea ?…
Ferdinand
(Continua da pagina 2)
Al di là delle parole occorre
perciò ora dare spazio alla irrinunciabile sostanza, cali
brando bene il tipo di riformismo unificante che si colloca a
sinistra, in opposizione alla
destra, per trovare soluzioni
giuste alla questione sociale,
in termini di giusta distribuzione del reddito, di previdenza, di assistenza agli inabili ed
emarginati, diritto allo studio,
etc.
E per entrare ancora di più nel
merito del problema si tratta
di ricercare soluzioni di giustizia sociale che correggano
le storture del sistema mercato, senza soffocarlo, ma anzi
facendolo prosperare con
maggior equilibrio e vigore.
Il costituendo Partito Democratico nascerà quindi bene se
si proporrà come strumento
della ricerca della giusta soluzione della questione sociale.
Allo stato attuale il tentativo è
in atto con la presenza di nubi.
Tuttavia nessuna sofferenza
può indurci a stare inerti.
Per ora il nostro sentirci socialisti si deve concretizzare così,
nella fiducia che sul Partito
Democratico le nubi si dissolveranno, anche col nostro contributo indissolubilmente legato alla causa della giustizia
sociale.
Il Partito Democratico potrà
essere così essere “socialista”
nei fatti. I nomi verranno poi.
Tanto più la selezione dei soggetti a cui affidare la cura della operatività comune.
Alessandro Menchinelli
“Ragionamenti”
maggio 2007
4
INTERNI
Giustizia e Libertà
26 maggio 2007
Costi della politica,
risparmi per 18 milioni
da L’Unità (11.05.2007)
Dopo le polemiche di
queste ultime settimane, il ministro per l’Attuazione del Programma, Giulio Santagata,
ha annunciato 18 milioni di euro all'anno di
risparmi per lo Stato, a
partire già da quest'anno, in virtù della riorganizzazione degli organismi ministeriali.
Sono 401 gli organismi
confermati e riordinati,
110 quelli definitivamente soppressi, con
l'applicazione dell'articolo 29 del decreto Visco-Bersani del luglio
2006.
La Presidenza del Consiglio dei ministri, nel
suo complesso, ha disposto una riduzione di
spesa del 30% rispetto
alla spesa 2005.
Oltre agli organismi
relativi ai dipartimenti
retti da ministri senza
portafoglio, il riordino
ha riguardato altri 12
organismi (11 confermati, 1 soppresso).
C'è poi la riduzione rispetto al 2006 delle
spese relative all'Alto
commissario per la prevenzione e il contrasto
della corruzione e delle
altre forme di illecito
nella pubblica ammini-
strazione, per circa 1 si sono Ambiente (5
milione e 600mila eu- milioni 891.609 euro in
ro.
meno); Trasporti (2mi
lioni 616.535 euro anStando alla tabella di che non eliminando alsintesi fornita da Santa- cun organismo), Ecogata, i ministeri più ef- nomia (1.313.651 euficienti nel razionaliz- ro), Risorse agricole
zare gli organismi in- (1.002.990 euro).
terni sono quello della
Pubblica
istruzione, Classifica ancora dicon 36 organismi sop- versa se si guarda il
pressi, il ministero del- risparmio in termini
la Salute con 16 elimi- percentuali: in questo
nati, e lo Sviluppo eco- caso in testa c'è il
nomico, con 12 sop- Commercio internapressioni.
zionale (99%), le Politiche europee (48%),
In termini di risparmio sul podio a pari merito
(in valori assoluti e non Economia e Programpercentuali), la classifi- ma di governo (44%
ca cambia: i più virtuo- ciascuno).
L'applicazione
della
norma sulla razionalizzazione della spesa ha
portato, dopo la valutazione di 401 organismi, alla conseguente
soppressione, accorpamenti compresi, di 110
strutture.
Il risparmio è stato
calcolato sulla base
della spesa sostenuta
nel 2005.
Un gruppo interministeriale, costituito da
Presidenza del Consiglio, ministeri degli
Interni, dell'Economia,
degli Affari regionali e
della Funzione pubblica proseguirà la ricognizione dei costi della
politica e metterà a
punto un Libro bianco
sul tema.
♦
26 maggio 2007
INTERNI
Giustizia e Libertà
5
I cammelli al galoppo nella cruna
dell'ago
da Eugenio Scalari (La Repubblica, )
Il “familismo” è la base della società italiana,
così ha scritto ieri su
questo giornale Francesco Merlo e tutti concordiamo con lui. Lo è
nel bene e nel male.
Tutti siamo figli di
mamma -si dice e si sae di mamma ce n'è una
sola; a lei si ricorre anche nell'età adulta per
ritrovare serenità, conforto, ristoro ed anche,
con l'avanzare degli anni, per proteggerla e
accompagnarla affinché
non si senta sola in vista dell'ultimo appuntamento.
Familismo non è necessariamente sinonimo di famiglia.
Il primo è un modo di
essere e di sentire, la
seconda è un'istituzione
convalidata da un contratto che per i cattolici
realizza anche un sacramento. Spesso però
quei due termini coincidono ibridandosi reciprocamente.
Quando questa compenetrazione avviene la
micro-istituzione familiare si chiude a riccio,
esclude e non include,
rischiando di diventare
omertosa e di far prevalere la difesa dei propri
confini sulla solidarietà
civica e perfino sull'amore del prossimo.
Le società profondamente cristiane -se ancora ce ne sono- conoscono questo contrasto
che ha le sue radici addirittura nella predicazione di Gesù di Nazareth.
Dopo aver incitato i
discepoli e il popolo
che lo seguiva all'amore e alla carità, egli ag-
giunse: "Voi credete
che io sia venuto a
portare la pace ma io
ho portato la spada.
Io metterò il padre
contro
il
figlio, la
figlia
contro
la madre, il
fratello
contro
il fratello.
C h i
verrà
con me
abbandonerà
la famiglia.
La mia famiglia non
sono mio padre e mia
madre ma siete voi
che credete in me".
È un passo dei Vangeli
molto controverso che
ha una sola interpretazione possibile: Gesù
pone se stesso come
simbolo di carità e amor del prossimo e vede i legami familiari e
l'egoismo di gruppo
che li può intridere come una barriera da abbattere se il cristiano
vuole aprirsi al comandamento dell'amore del
prossimo.
In questa visione la famiglia, luogo di amore,
non può che essere aperta e inclusiva.
Se non lo è il Maestro
esorta i suoi seguaci ad
abbattere il muro che la
protegge e ad aprire le
braccia e il cuore al
Dio della misericordia,
della tenerezza, del bene.
Noi laici, ma non ghibellini, vorremmo che
questa fosse la visione
della famiglia che ha
radunato ieri, in piazza
San Giovanni, una gran
folla di persone per iniziativa
di molte
associazioni
cattoliche, dei
preti e
dei Vescovi
italiani.
I
promotori
di quel
raduno
hanno
sostenuto che
proprio
questa è stata la sua
motivazione. E poiché
l'istituzione familiare
vive nel nostro tempo e
deve sopperire ai bisogni e alle sfide quotidiane, gli obiettivi concreti della manifestazione sono stati anche
quelli di premere sul
governo affinché delinei una politica di sostegno economico alle
famiglie per renderle
più sicure del loro futuro e indurle anche per
questa via a crescere e
a moltiplicarsi.
Ebbene, spiace dirlo
ma le cose ieri pomeriggio non sono andate
così.
Né era possibile -ammettetelo- che quella
moltitudine non fosse
strumentalizzata. Basta
aver visto con quale
entusiasmo sono stati
accolti prima Fini e poi
Berlusconi. Basta aver
ascoltato le parole pronunciate da quest'ultimo un minuto prima di
fare la sua comparsa e
incassare l'ovazione
che gli è stata tributata
dalla piazza di San
Giovanni.
"Io sono qui" ha detto "per testimoniare
che i veri cattolici
non possono stare a
sinistra; non possono
stare con i comunisti
che hanno ridotto la
Chiesa al silenzio e
ancora
vorrebbero
ridurre la religione a
un fatto privato. Io
sono qui per far sì
che la Chiesa possa
liberamente parlare e
affermare la propria
verità e i propri valori che sono anche i
nostri".
E così è stato servito il
buon Pezzotta, organizzatore ufficiale del
raduno,
affannatosi
per settimane a rassicurare che nessun colore politico avrebbe
prevalso in quella piazza e in quella moltitudine, che cattolici e
non cattolici avrebbero
potuto e dovuto affratellarsi in nome della
famiglia, dei suoi diritti e dei suoi doveri.
Se Pezzotta -come ci
ostiniamo a sperare
per lui- è un uomo di
buona fede, dovrebbe
aver passato una pessima nottata nel constatare che i suoi sforzi
sono stati ridicolizzati
dalla realtà.
Oppure -se si rallegrerà per quanto è accaduto- dovremo concludere che ha tentato di
prendere in giro gli
italiani che la pensano
diversamente
dalle
piazzate berlusconia(Continua a pagina 6)
6
INTERNI
Giustizia e Libertà
26 maggio 2007
I cammelli al galoppo nella cruna dell’ago
ne.
Che Pezzotta sia un ingenuo si può anche concedere, ma sono altrettanto
ingenui i vescovi della
Conferenza episcopale ?
E il papa che anche dal
Brasile ha seguito con
attenta intenzione la manifestazione romana ?
(Apprendo ora dal telegiornale che Pezzotta con
aria felice ha detto: "Il
papa sarà contento di
questa giornata". Tanto
ingenuo dunque non è).
In realtà il Vaticano e le
diocesi italiane stanno
assordando da anni gli
italiani con lo sventolio
dei loro interessi e dei
valori usati per ricoprirli.
Hanno trasformato la
Chiesa italiana nella più
potente delle "lobby".
Hanno voluto il raduno di
Roma per mettere in scena una prova di forza politica e muscolare.
Hanno attinto a piene
mani ai fondi provenienti
dall'8 per mille versato
nelle loro casse dallo Stato italiano.
Stanno risuscitando il
clericalismo e l'anticlericalismo. Sono entrati a
gamba tesa nell'agone
politico a dispetto della
lettera e dello spirito del
Concordato.
Questo è accaduto ieri.
Non vorremmo usare parole gravi ma la giornata
di ieri ha indebolito la
democrazia italiana.
Non perché tanta gente si sia riunita per far
sentire la sua adesione
ai valori e agli interessi delle famiglie; ma
perché quella stessa
gente è stata manipolata dalle destre e dalla Chiesa in perfetta
sintonia tra loro.
Trono e altare, come
ai vecchi tempi.
Vengono in mente i
farisei denunciati da
Gesù come sepolcri
imbiancati e viene in
mente anche la biografia privata di molti capi della destra a cominciare
dal
suo
leader massimo.
Ho già detto: non siamo ghibellini. Ma sentiamo che forze potenti ci spingono a diventarlo. Siamo contro
chi volesse ridurre la
Chiesa al silenzio, anche se non c'è nessuno
che lo voglia. Ma siamo soprattutto contro
chi sta riducendo al
silenzio i laici e facendo a pezzi la laicità.
***
Da questo punto di
vista bene hanno fatto
i radicali e quanti ne
hanno condiviso l'iniziativa a promuovere
il raduno del "coraggio laico" a piazza Na
vona.
La sproporzione delle
forze in campo era evidente e proprio per
questo è stata usata la
parola coraggio.
Il grosso del centrosinistra era assente. In
ascolto, hanno detto i
suoi leader. Ebbene,
ora hanno ascoltato.
Di
incoraggiamenti
per una politica di sostegno finanziario alle
famiglie non c'era bisogno: una parte delle
scarse risorse disponibili è già stata impegnata dal governo in
quella direzione; altre
provvidenze saranno
decise nel convegno di
Firenze promosso dal
governo e Rosy Bindi.
Resta l'accoppiata tra
la Chiesa italiana e la
destra, fragorosamente
espressa da mesi e
culminata nella giornata di ieri.
Si spera che i leader
del Partito democratico abbiano ascoltato
con profitto e che almeno un briciolo di
coraggio laico sia penetrato nelle loro menti.
Gesù di Nazareth rovesciò i tavoli dei
mercanti e li scacciò a
frustate dal Tempio.
Gesù di Nazareth predicava la pace ma sapeva usare la spada
quando fosse necessario.
Ha detto tante cose
Gesù di Nazareth.
Forse i laici dovrebbero promuovere un raduno di massa intitolato al suo nome per vedere fino a che punto
la Chiesa di oggi abbia ancora il diritto di
usarlo e non parli invece sempre di più
con lingua biforcuta.
Per vedere se il ritorno
al nuovo temporalismo sia un fatto positivo o negativo per il
sentimento religioso.
Per vedere se i papisti
di oggi lottino ancora
affinché gli ultimi siano i primi. Infine per
capire se i cammelli
riescano a passare nella cruna dell'ago o se
quella cruna non sia
diventata una ampia
autostrada dove i cammelli transitano al galoppo con tutto il carico delle loro ricche
mercanzie.
Sì, bisognerebbe proprio farlo un raduno di
massa su Gesù di Nazareth.
Non credo che il trono
e l'altare uniti insieme
siano di suo gusto, figlio dell'Uomo o figlio di Dio che lo si
voglia considerare.
Eugenio Scalfari
La Repubblica
13 maggio 2007
Lotta all’ evasione fiscale,
tra mito e realtà
di Paolo Di Roberto
Da molti anni si parla di
Internet, per la precisione
dagli inizi degli anni ’90.
In realtà Internet deve le
sue origini ad un progetto
sperimentale americano
della fine degli anni ’60,
in cui già si cercava di
mettere in comunicazione tra di loro gli allora
nascenti computers. Ciò
che ne ha determinato la
sua diffusione è stata,
come tutte le cose, la
semplificazione che ne
ha aperto l’uso alla grande massa, ed in particolare la nascita e sviluppo
del World Wide Web,
abbreviato in WWW, e
la creazione di program-
mi per la navigazione
che ne semplificano l’accesso, un esempio ne è
Internet Explorer.
Si, è vero, ci stiamo un
tantino trastullando su
(Continua a pagina 7)
INTERNI
26 maggio 2007
Giustizia e Libertà
7
Lotta all’ evasione fiscale, tra mito e realtà
(Continua da pagina 6)
argomenti
poco
attinenti a quelli
politici, tanto che
i nostri lettori si
staranno chiedendo come mai questo indulgere.
Il punto è che noi
sulla rete internet
ci siamo nati e ci
viviamo, anzi il
nostro è un giornale che si distribuisce solo e unicamente su internet, strumento che
ci ha permesso di
svilupparlo con un
investimento quasi nullo. Ed abbiamo un difetto: ci
piace navigare e
trarre spunto per i
nostri commenti
attraverso le risorse che ci vengono
messe a disposizione dalla rete.
Rete che ha un
grande pregio, per
alcuni aspetti, ed
un grande difetto,
per altri: la rete
conserva
tutto,
anche informazioni molto remote.
inferiori alle attese del governo […
e non ci vuole un
genio per capire
Roma, 8 mag.
questo,
vero
mortadellona
- La strategia anti evasione dell'Agenzia delle entrate diventa bella???… ]”
Adnkronos/Ign
sempre più efficiente. Lo scorso anno il 95% dei controlli è
andato a segno. La percentuale più alta dei contribuenti
'visitati' che non è risultata in regola si registra nei controlli
ordinari relativi a tutte le imposte, con una percentuale del
97%. Seguiti dai controlli sugli studi di settore (96%), i controlli Iva (95%), i controlli sostanziali sulle imposte dirette
(95%) e quelli parziali (91%). I dati sono stati presentati dal
direttore dell'Agenzia delle entrate Massimo Romano, nel
corso di una conferenza stampa.
Nel 2006 gli accertamenti relativi alle imposte dirette, Irap e
Iva sono ammontati a 419.924, registrando un incremento del
14% rispetto all'anno precedente. Le somme effettivamente
incassate hanno raggiunto quota 3,464 mld, registrando
un incremento del 49% rispetto ai 2,310 mld del 2005.
Volano gli accertamenti fiscali nei primi quattro mesi del
2007 nel corso dei quali si è registrato un significativo incremento degli accertamenti relativi a imposte dirette, Iva e Irap,
che sono passati dagli 85.438 dei primi quattro mesi del 2006
a 137.444 (+60,8%).
Per gli esercizi commerciali sono già state formulate 17.638
contestazioni in materia di violazione dell'obbligo di emettere
lo scontrino o la fattura, che hanno portato alla chiusura di
95 esercizi, “colpevoli” di aver commesso l'infrazione almeno tre volte.
♦
Nelle nostre navigazioni
ci siamo imbattuti in un
forum di discussione politica di destra, ed in particolare in una serie di
messaggi risalenti alla
fine di novembre 2006.
In quel tempo si discuteva la finanziaria, una delle finanziarie più difficili
degli ultimi anni, visto lo
stato disastroso dei conti
lasciato dal governo Berlusconi.
Qui di seguito vi forniamo il link(1) della discussione, affinché ognuno di
voi possa farsi un’idea di
quanto riportato nel forum.
Noi, in particolare, vogliamo concentrarci su un
messaggio
particolare,
soprattutto su un passaggio, quello scritto di seguito in cui viene citato
un rapporto dell’OCSE:
“… il rapporto deficit/
Pil si attesterà in Italia
al 4,8% nell'anno in
corso, per poi scendere
nel 2007 al 3,2% ed al
3,3% nel 2008, quindi
ancora sopra i parametri
fissati dal Patto di Stabilità Ue … [very good
mortadellona!… i motivi te li spiegano fra po-
co…]
… per il 2007 e previsto
un deficit/Pil del 3,2%,
superiore alla stima del
2,8% formulata dal governo italiano nonostante le previsioni di crescita del Pil in quanto le
entrate relative all'evasione fiscale saranno
Indovinello
Fermo
restando
che il post in questione non affronta minimamente i
motivi per cui per
l’anno in corso
(2006 ndr) il rapporto deficit/PIL
si assesta al 4,8%,
così come non
vede assolutamente di buon occhio
quel netto miglioramento per il 2007 che lo farebbe
scendere al 3,2%
(ma la stima del
governo era inferiore), vogliamo
ricordare al nostro
caro autore che le
previsioni attuali
di tutti i più autorevoli
istituti
internazionali,
dicono che il rapporto deficit/PIL
per l’anno in corso sarà attorno al 2,22,3%. Non solo vengono
taciute le evidenti incapacità del governo precedente, non ostante siano
palesemente
riportate,
ma anche le nefaste previsioni per il 2007 vengono smentite alla prova
dei fatti, dimostrando
come a destra si facesse
solo del catastrofismo e
come Prodi sia stato più
forte delle loro “jatture”.
Solo una di queste tre affermaParte del merito di questo
zioni è vera, indovinate quale:
1) Totti si è presentato a una riunione di
ultras laziali gridando: "Forza Roma!"
2) Fini è entrato nel centro sociale Leoncavallo cantando "Faccetta nera"
3) Bernardo Provenzano al congresso
dei Magistrati ha dichiarato: "La mafia non esiste"
4) Berlusconi alla festa della Guardia di
Finanza ha predicato: "Evadere le tasse è cosa buona e giusta"
(gira da anni sul WEB)
miglioramento, lo abbiamo ribadito più volte sul
nostro giornale, è sicuramente da addebitarsi all’incremento delle entrate
fiscali. La promessa elettorale di una migliore
lotta all’evasione fiscale
ha portato alcuni italiani
a rigare dritto fin da subito. I successivi provvedimenti, tra cui la chiusura
di un esercizio commerciale che per ben tre volte veniva trovato senza
(Continua a pagina 8)
8
INTERNI
Giustizia e Libertà
26 maggio 2007
Lotta all’ evasione fiscale, tra mito e realtà
(Continua da pagina 7)
l’emissione del dovuto
scontrino fiscale e la possibilità per la Guardia di
Finanza di controllare i
conti correnti bancari delle persone sotto inchiesta,
hanno incrementato l’onestà fiscale e portato il
boom di entrate a cui abbiamo assistito. Nei numeri precedenti abbiamo
avuto modo di mostrare
vari grafici a supporto
delle nostre tesi.
Ovviamente, come sempre succede, specialmente con Berlusconi, il
leader del centro destra,
ha fatto di tutto per accaparrarsi il merito di questa crescita. Eppure non
possiamo
dimenticare
che proprio lui è stato
colui che ha giustificato
gli evasori quando, nel
corso di una visita al comando generale della
Guardia di Finanza, affermava che era giusto
evadere il fisco. Non è un
caso allora che di questo
miglioramento delle entrate si abbia notizia solo
oggi, che governa Prodi,
e non nel corso degli
scorsi cinque anni di governo,
quando
c’era
“lui”.
Questo dovrebbe dare
un’idea di chi realmente
sta facendo qualcosa nella lotta all’evasione. Buona lettura.
Paolo Di Roberto
Note
1)
Per concludere il nostro www.politicaonline.net/
intervento, riportiamo di forum/showthread.php?
seguito il testo integrale t=251277&page=3
di quanto pubblicato dall’agenzia
Adkronos.
Ma chi paga per chi ?
di Rossano Bibalo
Riceviamo
e
Pubblichiamo
From: Rossano Bibalo
Sent: Thursday, May 10,
2007 6:25 PM
Subject: Ma chi ha pagato
per chi?
Ecco una veramente bella
sentenza.
Un'altro caso che mio malgrado mi porta a concordare
in parte con lo spregevole
assolto, i magistrati non
hanno tutte le ruote a posto,
magari non tutti ma per
qualcuno sono disposto fare
dei distinguo.
Come si può riuscire a dire
che se tu ti fai dare i soldi
da una mia azienda, li giri
tramite un tuo conto ad un
giudice che mi sta giudicando ... ebbene, per i giudici,
sei tu il perseguibile, che
chissà perchè ti è girato
quel giorno di girare questi
soldi al giudice.
Che poi anche si avventurino sull'avvedutezza!!!!!
A vè vè!
immoralità
descritto
dalla teste [Stefania] Ariosto si scontra con
una ragionevole obiezione -scrivono i giudici
d'Appello presieduti da
Francesco Nese- Perché
mai un imprenditore
avveduto come Berlusconi, dotato di immensa
disponibilità
finanziaria,
avrebbe
dovuto effettuare, o
meglio far effettuare,
un pagamento corruttivo attraverso la modalità (bonifico bancario)
destinata a lasciare
tracce anziché con denaro contante ?".
na lo scorso 27 aprile
nel processo stralcio
Sme dall'accusa di corruzione
giudiziaria.
La procura generale aveva chiesto la condanna a
cinque anni di reclusione, mentre la difesa, oltre a chiedere l'assoluzione sostenendo la com
pleta estraneità dell'ex
premier, aveva chiesto
che il processo ricominciasse da capo sostenendo che l'atto di citazione
era nullo a causa di un
errore di notifica.
"E per quale ragione il
pagamento
avrebbe
dovuto essere eseguito
attraverso il transito
sui conti di [Cesare]
Previti anziché direttamente al destinatario ?", continuano i giu"La inferenza logica, dici.
sostenuta dallo sfondo
ambientale, di diffusa Silvio Berlusconi è stato
assolto con formula pie-
za due: la presunta corruzione sistematica dell'ex capo dei gip romani
Renato Squillante e la
presunta corruzione dello stesso Squillante più
altri magistrati romani
per ottenere sentenze
favorevoli nella contesa
legale con la Cir di Car-
MILANO (Reuters)
In un passaggio delle
motivazioni dell'assoluzione di secondo grado
del leader di Forza Italia
e proprietario di Mediaset Silvio Berlusconi nel
processo Sme, i giudici
della Seconda Corte
d'Appello di Milano, fra
i diversi motivi che li
hanno condotti a proscioglierlo, indicano anche le loro perplessità
sul
fatto
che
un
"imprenditore avveduto" come lui possa aver
fatto un pagamento corruttivo con un bonifico,
invece che in contanti in
modo da non lasciar
tracce.
Nel processo i filoni
d'accusa erano in sostan-
(Continua a pagina 9)
INTERNI
26 maggio 2007
Giustizia e Libertà
9
Ma chi paga per chi ?
(Continua da pagina 8)
lo De Benedetti per l'acquisizione del gruppo agroalimentare pubblico
Sme dall'Iri a partire dalla
metà degli anni '80.
A sostegno dell'accusa su
questi due filoni, la procura aveva portato, in estrema
sintesi,
le
dichiarazioni della testimone Stefania Ariosto e
tre movimenti di denaro,
fra i quali un passaggio
da un conto ritenuto riferibile alla Fininvest, a un
conto riferibile a Previti e
di qui a un conto riferibile
a Squillante.
"RILIEVI ETICI
NON
CORRUZIONE.
BERLUSCONI E
PREVITI NON
SONO STESSO
SOGGETTO"
Fra i diversi motivi che
hanno condotto all'assoluzione i giudici d'Appello
citano anche l'inesistenza
di una prova "oltre ogni
ragionevole
dubbio"
della colpevolezza e aggiungono che la testimonianza dell'Ariosto, in
sostanza, descrive un ambiente di intrecci di interessi fra imprenditori, avvocati e magistrati romani
che può essere eticamente
riprovevole, ma non penalmente rilevante.
"E' però evidente che il
tessuto amicale con un
professionista
chiacchierato e in taluni casi
un'illecita commistione
di interessi economici
ridondano solo sul piano deontologico del
comportamento dei ma
gistrati -scrivono i giudici della Corte d'Appello di Milano- E laddove
abbiano superato la soglia della liceità penale,
non integrano comunque l'ipotesi corruttiva".
"Sotto tale profilo la
deposizione dell'Ariosto
assume piuttosto il valore di una descrizione
di ambiente, di uno scenario di scadente livello
etico, di ambiente romano, idoneo ad alimentare turpi scambi
di favori e semplici condizionamenti psicologici, -continuano i giudici
nelle motivazioni- ma
che, perciò solo, non ne
rivela
l'esistenza
[dell'ipotesi corruttiva,
ndr], convalidando semmai il generico sospetto
che Previti fosse un
professionista intento a
coltivare rapporti con
magistrati influenti sull'esercizio della sua attività professionale, e
che, a tal fine. fosse anche propenso a pratiche
corruttive, come altri In primo grado, Berluprocedimenti
hanno sconi era stato assolto da
dimostrato".
due ipotesi di corruzione
I giudici si concedono ma ritenuto responsabile
infine anche una ironica di un terzo episodio, per
stoccata alla prospetta- il quale il collegio giudizione dell'accusa, dicen- cante gli aveva concesso
do in sostanza che Previti le attenuanti generiche,
e Berlusconi non possono comportando l'estinzione
essere fusi in una sola del reato per intervenuta
prescrizione.
persona fisica.
"Quel che è certo è che
nessun serio indizio può
trarsene a carico di
Berlusconi -attaccano- A
meno di non ritenere
che tra lui e Previti, che
certo era avvocato di
affari di Fininvest, si sia
attivato un inedito procedimento di fusione
identitaria, dando luogo
a un nuovo, complesso
soggetto, di diritto erogativo del principio della responsabilità penale".
Il processo d'Appello nei
confronti di Berlusconi si
è celebrato dopo che la
Corte Costituzionale aveva annullato lo scorso
febbraio la legge Pecorella sull'inappellabilità delle sentenze di assoluzione in primo grado, legge
che aveva impedito alla
procura di impugnare in
appello l'assoluzione di
Berlusconi pronunciata
dal tribunale di Milano il
10 dicembre 2004.
Nel troncone principale
del processo Sme, lo
scorso novembre la Corte
di Cassazione ha annullato la sentenza della corte
di Appello di Milano che
aveva condannato per
corruzione a cinque anni
il deputato di Forza Italia
Cesare Previti, a sette
anni Squillante e a quattro l'avvocato Attilio Pacifico, disponendo il rinvio degli atti alla procura
di Perugia.
Previti è stato condannato in via definitiva a 6
anni di reclusione per
corruzione nel processo
Imi-Sir, mentre la Terza
Corte d'Appello di Milano lo ha condannato a un
anno e sei mesi, sempre
per corruzione, nel processo sul Lodo Mondadori, condanna in continuazione con quella di
Imi-Sir.
Rossano Bibalo
La memoria dilatata delle primarie
di Ilvo Diamanti (www.repubblica on-line, 03.05.2007)
Il 37% degli italiani,
interrogati
da DemosEurisko una
settimana fa, sostiene di
aver partecipato alle
"primarie" dell'Unione
del 16 ottobre 2005. La
quota cresce ulteriormente fra gli elettori di centrosinistra: 61%. Mentre
fra coloro che oggi si di-
rispetto a quel che emerge dall'indagine. Per colpa dei limiti tecnici del
sondaggio? Dell'autoselezione degli intervistati?
O, ancora, della loro
scarsa sincerità? In qualche misura, certamente
Nella realtà, alle primarie sì.
ha partecipato il 9% circa
degli elettori. Quindi, ol- Ma noi siamo orientati a
tre il 20%, tra gli elettori pensare che i principali
dell'Unione. Un dato al- motivi di questa dissotissimo, superiore a ogni nanza siano altri. Riconprevisione. Ma di tre- ducibili all'importanza
quattro volte più ridotto che hanno assunto le prichiarano certi di votare
per il Partito Democratico
si sale al 75%.
Naturalmente, si tratta di
un dato distorto e dilatato.
marie, nella coscienza
degli elettori di centrosinistra (e non solo). Un
evento che ha, in parte,
spiazzato i partiti. I quali
diffidano da forme di
partecipazione che minaccino l'autonomia di
scelta e di azione dei
gruppi dirigenti.
Vale la pensa di precisare che i leader dei partiti
di centrosinistra non
hanno boicottato le elezioni. Al contrario: le
10
INTERNI
Giustizia e Libertà
26 maggio 2007
La memoria dilatata delle “primarie”
stare "contro" questo
modello.
Per questo si sono trasformate, presto, in un simbolo.
Fino a divenire un "mito
fondativo" (come le ha
definite Arturo Parisi),
alla base del "partito che
non c'è", ma che molti
vorrebbero. Si è, così,
Le primarie hanno offerto avviata un'opera di "ri(Continua da pagina 9)
hanno promosse e organizzate. Tuttavia, riteniamo che siano stati spiazzati (non solo loro, d'altronde, anche noi...) da
una risposta popolare
molto più estesa rispetto
alla base degli iscritti ai
partiti (tre-quattro volte).
Leon Festinger, psicologo sociale eminente, negli anni Cinquanta teorizzò che gli individui
cercano di conciliare la
loro identità presente con
la memoria degli eventi
passati.
Quando si determina una
frattura fra questi piani,
allora tentiamo di riattaccare i pezzi della nostra
Primarie 2005
rivalutazione della memoria
———
Lei è andato a votare il 16,10.2006 ?
Valori in %
nostro passato, ne modifichiamo la memoria. La
distorsione che contrassegna il "ricordo" delle
primarie ne sottolinea,
quindi, il successo.
Agisce da "archetipo",
che giustifica e alimenta
la domanda di partecipazione, di cambiamento e
di "ricambio" della
classe politica.
Nei confronti del
PD, anzitutto.
Ma anche degli
altri partiti. Se
questa domanda
venisse, infine,
soddisfatta; oppure, al contrario, se fosse tradotta in modo
deludente, allora
il ricordo alle
primarie - reale
o inventato che
sia - verrebbe
rimosso.
Con la stessa
velocità con cui
si è dilatato. Diverrebbe un pensiero molesto, da
spingere nel retrobottega della
memoria.
Ma, per ora,
questo
rischio
non c'è. Perché
la domanda di
partecipazione e
di unità politica,
fra i cittadini, è
ancora.
* rapporto partecipanti alle primarie e la popolazione in età di voto; cresciuta
Anche
grazie
** rapporto tra partecipanti alle primarie e le persone che hanno vo- alle
decisioni
tato per i partiti dell’Unione, alle politiche 2006.
prese nei congressi dei Ds e
Fonte: Atlante Politico, Demos-Eurisko (aprile 2007)
della Margherita.
E perché, nonostante i congressi, il PD per ora
agli elettori un'occasione scrittura della memoria storia al chiodo del prenon
c'è.
E non è ancora
per ribadire la loro voglia soggettiva", che ha inte- sente. In altri termini: se
di cambiare.
ressato molte persone, ciò che abbiamo fatto e chiaro quanto spazio e
quale ruolo otterranno i
Di partecipare in prima molti elettori.
pensato in passato urta cittadini nella costruziopersona alle scelte politi- I quali, pur non avendo con la nostra personalità
che.
partecipato all'evento, si e il nostro modo di pen- ne e, quindi, nella vita
Alla vita politica.
sono convinti del contra- sare attuali, ci sentiamo a del partito.
Contro la deriva burocra- rio.
disagio.
Ilvo Diamanti
tica dei partiti.
Oppure hanno preferito e Proviamo malessere.
Contro la riduzione della preferiscono crederlo; o, Allora, cerchiamo di ri- www.repubblica
politica a spettacolo e de- ancora, farlo credere.
cucire la nostra biografia on-line
gli elettori a spettatori.
riducendo la "dissonan- 03.05.2007
Le primarie hanno offerto Non bisogna pensare che za cognitiva".
un'occasione per manife- si tratti di un fenomeno
particolarmente strano. Non potendo cambiare il
26 maggio 2007
CRISI RAI
Giustizia e Libertà
11
Il Consiglio d'amministrazione di Viale Mazzini respinge l'intero pacchetto di proposte
Rognoni: "Siamo in ostaggio del centrodestra". La Fnsi chiede l'intervento del governo
Rai, affondate le nomine del dg Cappon
Bocciati Minoli, Freccero e Barbera
da La Repubblica, 08.03.2007
ROMA
Disco rosso del Cda Rai
alle nomine proposte dal
direttore generale Claudio
Cappon.
Si è discusso del rinnovo
delle cariche di Rai Cinema, Rai Sat, NewCo Rai
International, della direzione di Raidue e della
direzione del Coordinamento sedi.
Nonostante il rinvio del
Cda già convocato venti
giorni fa, e la lunga opera
di mediazione fra il centrosinistra e il consigliere
Angelo Maria Petroni, eletto nel cda di Viale Mazzini per conto del ministero
del Tesoro in piena era
polista, i no sono stati
sempre cinque, come il
numero dei consiglieri di
amministrazione del centrodestra, tranne che per
due nomi, quello di Marano e Scaglia, quando i
voti negativi sono saliti a
sei.
Con scrutinio segreto,
sono state bocciati i nomi
di Augusto Barbera alla
presidenza di Rai Cinema; di Franco Scaglia amministratore delegato e
Paolo Del Brocco direttore
generale.
Voto negativo anche
per Giovanni Minoli a
Raidue al
posto
di
Antonio Marano,
che
sarebbe andato al Coordinamento delle sedi
regionali.
Stop a Carlo Freccero
alla presidenza
di
Rai sat; di
Claudio
Pier Luigi
Malesani
come presidente di newco Rai International e
Carlo Sartori amministratore delegato.
Carlo Rognoni, consigliere d'amministrazione,
punta l'indice contro i
colleghi della Cdl: "Con
il voto di oggi si apre
uno scenario di stallo in
cui una maggioranza di
centrodestra tiene in
ostaggio la Rai. Quella
di Cappon era proposta
importante per l'azienda. E poi il centrodestra
ha perso
l'occasione
di votare
Freccero a
Rai
Sat,
con
una
delega sui
contenuti
digitali.
Un
voto,
dopo
il
quale, sarà
difficile
sostenere
che si vuole il bene
della Rai",
ha concluso RognoCappon
ni.
Gli fa eco Sandro Curzi,
anch'egli consigliere Rai:
"E' grave la votazione
di oggi nel Cda della
Rai. Ma è ancor più
grave la maniera assai
poco trasparente con la
quale si è giunti a questa bocciatura. Per la
prima volta, su richiesta del consigliere Urbani -sottolinea l'ex direttore di Rai3- il Cda ha
votato a scrutinio segreto, quasi a voler tutelare impropriamente la
volontà di qualche con-
sigliere di contribuire
alla paralisi aziendale
senza assumersene la
responsabilità.
Con
questi metodi da bassa
politica che si può gestire un'azienda importante come la Rai".
"Sconcertato" si dice
anche Giuseppe Giulietti,
membro della Commissione parlamentare di
Vigilanza Rai. "Quello
che è accaduto non è
solo un attacco al direttore generale Cappon
ma un vero proprio tentativo di impedire qualsiasi ipotesi di riforma
della Rai".
E mentre il sindacato Usigrai si dice "fortemente preoccupato per i segnali di grave instabilità che continuano ad
emergere dal Consiglio
d'Amministrazione della Rai", il segretario generale della Federazione
nazionale della stampa,
Paolo Serventi Longhi,
chiede "un intervento
immediato del governo".
♦
Contestato l'abuso d'ufficio ai membri del cda nominati dalla Casa delle Libertà
Il reato aggravato dalla multa di 14,3 milioni di euro pagata dai contribuenti
Rai, nomina direttore generale Meocci
Il pm chiede rinvio per 5 consiglieri
Capitolo chiuso gli accertamenti sulla buonuscita concessa all'ex dg
da L’Unità, 08.05.07)
ROMA
La procura di Roma ha
chiesto il rinvio a giudizio
dei cinque consiglieri di
amministrazione della Rai
della Cdl che il 4 agosto
2005 votarono la nomina
di Alfredeo Meocci a direttore generale di viale
Mazzini. Abuso d'ufficio
continuato e aggravato il
reato contestato a Giuliano Urbani (FI), Marco
Staderini (UDC), Genna-
ro Malgieri (AN), Angelo Maria Petroni (di area
AN) e Giovanna Bianchi
Clerici (Lega) dal pm
Adelchi
D'Ippolito.
il reato sarebbe aggravato
dal fatto che l'Autorità
per le garanzie nelle comunicazioni ha inflitto
all'azienda di viale Mazzini una multa, poi con-
Secondo il procuratore,
(Continua a pagina 12)
12
Giustizia e Libertà
CRISI RAI
26 maggio 2007
Rai, nomina direttore generale Mocci. Il pm chiede rinvio per 5 consiglieri
indagati avrebbero agito
nel pieno rispetto della
legge, dei regolamenti e
dell'interesse aziendale:
sulla nomina di Meocci,
in particolare, avrebbe
pesato in modo decisivo
l'indicazione partita dal
ministero dell'Economia.
(Continua da pagina 11)
fermata dal Consiglio di
Stato, di 14,3 milioni di
euro, tutto a carico del
contribuente.
La nomina di Meocci,
secondo quanto accertato
dal magistrato, era viziata
da irregolarità: l'ex direttore generale era stato
commissario dell'Authority e in virtù di quel ruolo non avrebbe potuto
assumere il nuovo incarico.
Alla nomina di Meocci
avevano espressoun voto
contrario i consiglieri Rai
del centrosinistra mentre inflitto anche una multa
il presidente Claudio Pe- di 373mila euro allo stestruccioli si era astenuto. so Meocci.
L'Authority aveva poi
Capitolo chiuso, invece,
per quanto riguarda gli
accertamenti della procura sulla buonuscita concessa a Meocci, che attualmente, una volta ridotti gli emolumenti, percepisce uno stipendio da
funzionario.
Sarà il gup Giorgio Maria Rossi a pronunciarsi L’Unità
sulle richieste di rinvio a 08.05.07
giudizio. Per le difese, gli
E' stato respinto ordine del giorno che chiedeva di votare
un documento per la sostituzione di Antonio Marano a RaiDue
Rai, bagarre nel cda di viale Mazzini
I consiglieri dell'Unione abbandonano i lavori
Petruccioli: "Il Consiglio d'amministrazione torni a lavorare o non è più
operativo"
da La Repubblica, 10.05.2007
Il cda Rai ancora nella
bufera.
I cinque consiglieri di
centrodestra, compreso
quindi Angelo Maria Petroni nominato in rappresentanza dell'azionista,
hanno votato contro la
discussione preliminare
sul documento presentato
iei da Sandro Curzi e fatto
proprio dal presidente
della Rai Claudio Petruccioli.
L'esito della votazione è
stato di 5 a 4, e a quel pun
to i tre consiglieri di centrosinistra (lo stesso Curzi, Nino Rizzo Nervo e Carlo Rognoni) hanno lasciato la seduta.
Il presidente Petruccioli
ha quindi interrotto la riunione del Cda che già era
un aggiornamento di
quella avviata ieri: "Il
Consiglio d'amministrazione torni a lavorare o
non è più operativo. Ho
essenzialmente due doveri: il primo è di garantire la funzionalità
del cda e il secondo è
fare di tutto perchè
vengano tenuti nella
giusta considerazione i
diritti e i doveri dei singoli consiglieri".
Se ne riparlerà martedì
prossimo: "E' chiaro
che se poi si riprodurrà
la situazione di oggi sarà evidente che c'è un
problema di carattere
politico.
Attualmente c'è
una divisione
forte su alcune
scelte editoriali
e sulle nomine
che ne conseguono. Bisogna
rendere
trasparenti e comprensibili
le
ragioni e le posizioni di ogni
consigliere".
Il voto sull'ordine del
giorno di Sandro Curzi
riguardava la sostituzione
del Direttore Antonio Marano a RaiDue.
Erano stati gli stessi consiglieri Cdl a chiedere di
non discutere il documento dedicato ai flop di
Raidue e Raiuno prima
delle nomine, e dopo uno
scambio di opinioni si
era arrivati alla decisione
-come proposto dal presidente Claudio Petrucciolidi votare per la
discussione
o
meno.
Duro il consigliere Rizzo Nervo: "Il direttore di RaiDue è
inamovibile
anche se la rete
è ormai in agonia
perchè
quel lotto è stato
appaltato
alla Lega. Un
professionista come Giovanni Minoli non potrà
mai diventare direttore
di rete per ragioni politiche e non professionali sino a quando la Rai è
guidata da questo cda".
"In questa situazione conclude Rizzo Nervonon è possibile andare
avanti".
"Una destra irresponsabile vuole mandare a
fondo la Rai", commentano i Ds.
"Dopo il vertice di ieri
con Berlusconi -dice Ro
berto Cuillo- i consiglieri
di centrodestra, obbedendo ai diktat del loro
capo, bocciano il documento su Rai Uno e Rai
Due e condannano il
servizio pubblico alla
paralisi".
♦
CRISI RAI
26 maggio 2007
Giustizia e Libertà
13
Rai, Padoa Schioppa a Prodi:
non voglio Petroni nel Cda
Il premier: subito nuove norme
di Angelo Maria Petroni (L’Unità, 11.05.07)
Il ministero del Tesoro ha
sfiduciato il proprio rappresentante nel Cda
(Consiglio di amministrazione)della Rai.
Il ministro dell'Economia
ha comunicato alla Rai
che «si è interrotto il
rapporto di fiducia con
il proprio rappresentante» (Angelo Maria Petroni,
nominato dall'ex ministro
del Tesoro Giulio Tremonti, ndr), nel Cda, ed ha
chiesto all'Azienda di viale Mazzini di convocare
l'Assemblea.
Lo ha detto il ministro per
le comunicazioni Paolo
Gentiloni alla conferenza
stampa a fine Consiglio
ministri.
L'analoga notizia è stata
comunicata anche dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Enrico
Letta nel corso di una
conferenza stampa al termine del Consiglio dei
Ministri.
«Il presidente del Consiglio ha informato nel
corso della riunione di
aver ricevuto una lettera
dal ministro dell'Economia Tommaso Padoa-
none da ciò che è finanziato dalla pubblicità».
Schioppa in cui mette in
evidenza lo stato di stallo in cui si trova la Rai»,
ha detto Letta.
Rai».
Il disegno di riforma della Rai ha tre obiettivi,
spiega il ministro delle
«Prodi -ha aggiunto- ha comunicazioni Gentiloni.
annunciato nel Cdm che Il primo è «riaffermare
scriverà una lettera al l'autonomia della rai
presidente della Rai in dal governo e dalla pomodo tale da discutere litica».
la vicenda nelle sedi opIl secondo è «fornire
portune».
maggiore efficienza a«Il presidente del consi- ziendale» alla tv di Staglio ha annunciato -ha to.
detto infine Letta- che
nel prossimo Consiglio Il terzo, conclude Gentidei ministri sarà presen- loni, è «consentire un
tato il Ddl di riforma percorso di innovazione
oggettivamente
delle norme che regola- oggi
bloccato,
separando ciò
no le governance della
che è finanziato dal ca-
Intanto l'Usigrai ha annunciato una giornata di
sciopero dei giornalisti.
Il testo del comunicato
dell'Usigrai trasmesso
recita: «Non staremo in
silenzio a guardare lo
spegnimento della Rai.
Per questo abbiamo
avviato le procedure
per una giornata di
sciopero. Lo stato di
paralisi aziendale mette
a repentaglio il futuro
del Servizio Pubblico e
in prospettiva i posti di
lavoro. Non ci piace
sottrarre agli spettatori
l'informazione, nè aggiungere altri fronti di
lotta a quello già aperto
tra giornalisti ed editori sul rinnovo del contratto nazionale. Ma
oggi si gioca una partita decisiva per il Servizio Pubblico, già in netto ritardo sul rinnovamento tecnologico e una legge sbagliata determina un Consiglio di
Amministrazione incapace di guidare l'azienda».
♦
Il ministro dell'Economia Padoa-Schioppa ha scritto al premier una lettera
nella quale mette in evidenza "lo stato di stallo nel quale si trova l'azienda televisiva"
Rai, il Tesoro sfiducia il proprio consigliere
Prodi: "Nel prossim Cdm il Ddl riforma"
Il ministro dell'Economia
ha comunicato alla Rai
che "si è interrotto il
rapporto di fiducia con
il proprio rappresentante" nel Cda, ed ha chiesto
all'Azienda di viale Mazzini di convocare l'Assemblea. Lo ha detto il
ministro per le comunicazioni Paolo Gentiloni alla
conferenza stampa a fine "Il presidente del ConConsiglio ministri.
siglio ha informato nel
corso della riunione di
L'analoga notizia è stata aver ricevuto una lettecomunicata anche dal ra dal ministro dell'Esottosegretario alla Presi- conomia Tommaso Padenza del Consiglio Enri- doa-Schioppa in cui
co Letta nel corso di una mette in evidenza lo
conferenza stampa al ter- stato di stallo in cui si
mine del Consiglio dei trova la Rai", ha detto
Ministri.
Letta.
"Prodi -ha aggiunto- ha
annunciato nel Cdm che
scriverà una lettera al
presidente della Rai in
modo tale da discutere
la vicenda nelle sedi opportune". La questione
sarà affrontata nel consiglio di amministrazione
(Continua a pagina 14)
14 Giustizia e Libertà
CRISI RAI
26 maggio 2007
Rai, il Tesoro sfiducia il proprio consigliere.
Prodi: «Nel prossimo Cdm il Ddl riforma»
"1) rafforzare l'autonomia della
Rai dal governo e dalla politica;
(Continua da
pagina 13)
della
Rai
convocato
per mercoledì
mattina
alle 10. Sarà
in
quella
sede che si
deciderà la
convocazione o meno
dell'assemblea.
"Quello di
P a d o a
Schioppa ha commentato il vicepresidente
della Commissione di
vigilanza
Rai
Paolo
Bonaiuti- è
un tentativo inaccettabile di attacco contro il
consiglio di amministrazione regolarmente in
carica, un tentativo per
di più insostenibile dal
punto di vista giuridico.
Mai nella storia della
Rai si era giunti ad una
revoca del genere da
parte del governo".
"Un'azione
illegale,
condotta da un ministro
non eletto dal popolo
che attua un comportamento banditesco assieme a tutto il governo
per delegittimare il servizio pubblico", accusa
l'ex ministro delle Telecomunicazioni Maurizio
Gasparri (An).
"Un'operazione costruita a tavolino per creare
le precondizioni del colpo di mano da parte del
governo in perfetto stile
del vecchio golpismo
sudamericano -ha detto
Margherita Boniver, com
ponente del direttivo del
gruppo di Forza Italia
alla Camera- Un attacco
gravissimo nei confronti
di un Consiglio di Amministrazione regolarmente in carica, cosa
che non era mai avve-
2)
dare
maggiore
efficienza
aziendale;
nuto nella storia della
Repubblica. Un attacco
politico
inaccettabile
che, in ogni caso, dovrà
fare i conti con la forza
della legge".
Mentre il ministro per le
Infrastrutture e leader di
IDV, Antonio Di Pietro,
ha definito la decisione di
Padoa-Schioppa "un atto
legittimo di un rappresentante legittimo del
governo, qualsiasi cosa
ne dica una parte dell'opposizione asservita
agli interessi di Mediaset".
"Padoa Schioppa ha
espresso la volontà che
la RAI esca dallo stallo
in cui si trova -ha detto
Di Pietro- e su questa
posizione è anche l'Italia dei Valori. La riforma della Rai e del mercato radiotelevisivo non
possono aspettare oltre”.
3) consentire un percorso di innovazione
all'azienda,
che oggi è
obiettivamente bloccato, separando meglio ciò che
è finanziato
dal canone
e ciò che è
finanziato dalla pubblicità".
Intanto l'Usigrai ha annunciato una giornata di
sciopero dei giornalisti:
"Oggi in tutte le pagine
informative della Rai
nei Giornali Radio e nei
Tg viene letto un comunicato dell'Usigrai che
è un appello agli utenti,
ai cittadini, ma anche a
tutte le organizzazioni
che rappresentano i
lavoratori della Rai -si
legge in un comunicato
sindacale- I giornalisti,
se resteranno immutate
le condizioni di stallo
nel Cda, attueranno nei
prossimi giorni la prima delle due giornate
di sciopero che l'Assemblea dei Comitati di
Redazione hanno affidato, con voto unanime, all'Usigrai. Sarebbe ancora più efficace
se in quella stessa giornata si potesse dare un
segnale in tutta l'azienda mobilitando tutti i
lavoratori".
Duro anche il segretario
dell'Udc Lorenzo Cesa:
"Ritengo la sostituzione
del consigliere d'amministrazione Rai Angelo
Maria Petroni un fatto
grave, mi auguro che il
ministro non si presti a
questa operazione. Non
si possono usare due
pesi e due misure,
quando si è in maggioranza o quando si è all'opposizione. Non si
può imporre ad un consigliere d'amministrazione di lottizzare secondo i voleri della sinistra la Rai".
"Il presidente del Consiglio ha annunciato -ha
"Mai nella storia un detto inoltre Letta- che
governo era intervenuto nel prossimo Consiglio
direttamente per revo- dei ministri sarà precare un componente del sentato il Ddl di riforma
Cda della Rai -ha affer- delle norme che regolamato il vicepresidente del no le governance della
senato, Mario Baccini- la Rai".
Rai, non a caso, è l'unica società per azioni per Il ministro delle Comuni- La Repubblica
la quale una legge spe- cazioni Paolo Gentiloni 11 maggio 2007
ciale tutela l'indipen- ha spiegato che gli obietdenza dei consiglieri di tivi del Ddl sono tre:
amministrazione".
26 maggio 2007
CRISI RAI
Giustizia e Libertà
15
Il premier ai microfoni di Radio24 parla anche di conflitto di interessi: "Blind trust
non è esproprio". E conferma che tra quattro anni se ne andrà: "Non rimperò le scatole
a nessuno..."
Rai, Prodi difende Padoa Schioppa
"E' allo sbando, giusto intervenire"
da La Repubblica (12.05.2007)
ROMA
All'indomani della forte
iniziativa del ministro
Tommaso
Padoa
Schioppa, che ha sfiduciato il consigliere Rai
Angelo Maria Petroni
nominato all'epoca dalla Cdl, e incaricato di
rappresentare il Tesoro
nel cda), sulla vicenda
interviene anche il presidente del Consiglio,
Romano Prodi.
da che "il blind trust
non è un esproprio,
ma solo la gestione
della proprietà".
E comunque si tratta di
un meccanismo necessario: "Finché non c'è
la muraglia cinese,
finchè non viene realizzata la separazione
fra chi gestisce e chi
possiede la maggio-
drà a votare, si divertirà, aderirà al progetto. E di questo io
sarò garante.
Il fatto che io abbia
detto che tra quattro
anni me ne andrò è la
garanzia di un gioco
aperto: così non rompo le scatole sulla
leadership...".
ta in questa politica,
altrimenti
sarebbe
contraddittorio".
Conti pubblici.
Il presidente del Consiglio spera "di arrivare al 100% del rapporto debito-pil, entro la fine della legi-
Che, in una chiacchierata a tutto campo ai
microfoni di Radio24,
mostra di appoggiare
in pieno l'iniziativa
del collega di governo: "L'azienda è in
una situazione di ingovernabilità", attacca.
Da qui la necessità di
intervenire. Come ha
fatto, appunto, il titolare dell'Economia.
Caso tv pubblica.
"Non possiamo lasciare la Rai allo
sbando - incalza il
premier- abbiamo aspettato per mesi, poi ranza delle azioni non
il ministro dell'Econo- si può dire che non c'è
mia ha preso l'iniziati- un'influenza diretta".
va, che ha l'appoggio
assoluto del governo".
Partito
democratico.
Conflitto
di interessi.
Commentando il disegno di legge sul tema,
che ieri ha avuto l'ok in
Commissione alla Camera, Prodi -rispedendo
al mittente le critiche
dell'opposizione- ricor-
Il premier augura che
ci sia una "vera gara",
per concorrere a formare il Pd nell'Assemblea
Costituente.
"Tante liste diverse,
pluralismo. Io sarò la
levatrice".
Solo così "la gente an-
Fisco.
Sull'abolizione dell'Ici
sulla prima casa, fortemente sostenuta dal
vicepremier Francesco
Rutelli, Prodi frena:
"L'uso delle risorse
bisogna inquadrarlo
in una gerarchia" di
priorità.
Ora "è il momento in
cui dobbiamo aiutare
prima le persone più
deboli e dunque, anche l'Ici va inquadra-
slatura".
E sul tesoretto spiega
che se l'Italia non dovesse ridurre il deficit
il governo a disposizione "avrebbe un
tesorotto, e non un
tesoretto".
Ma, visto che la
"riduzione dello 0,5
del deficit è un un obbligo", bisogna accontentarsi del tesoretto.
♦
16 Giustizia e Libertà
CRISI RAI
26 maggio 2007
La Nuova Rai
postato da Antonio Di Pietro
Il ministro dell’Economia Padoa Schioppa ha
sfiduciatoa il proprio
Postato da Antonio Di Pietro
rappresentante nel consiglio di amministradi informazione
morale e professiozione della RAI e ha
nale dei giornalisti
richiesto la convocazio- E’ necessario un rias- 3. Proibizione a socie10. Rendere la Rai
setto del sistema radio
ne dell’Assemblea.
tà, gruppi o indivitelevisivo italiano che
dui privati
tuteli il principio di
di controllalibera informazione e
re mezzi di
che preveda la trasforinformaziomazione delle emittenne a livello
ti private in società ad
nazionale
azionariato
diffuso,
senza proprietari di ri- 4. Investire in
tecnologie
f e r i m e n t o .
Un atto legittimo di un La Rete è il futuro delinnovative
di
Rete
rappresentante legittimo l’informazione. L’in5.
Eliminadel Governo, qualsiasi formazione che viene
zione dell’ecosa ne dica una parte dal basso, la diffusione
ditoria assidell'opposizione asser- delle connessioni velostita
vita agli interessi di ci, le nuove tecnologie
Mediaset.
come il WiMax sono 6. Uscire dal
le aree in cui il Sisteduopolio
Padoa Schioppa ha e- ma Italia deve investiR A I Mediaset
spresso la volontà che re per garantire il libero
accesso
alla
conoconsentendo
la RAI esca dallo stallo
scenza.
la presenza
in cui si trova e su queL'Italia
dei
Valori
inidi altri attosta posizione è anche
zia
dal
mese
di
giugno
ri
l’Italia dei Valori.
da Milano una serie di
7. LiberalizzaLa riforma della Rai e incontri pubblici per la
zione delle
informazione con
del mercato radiotelevi- Vera
frequenze
stand e seminari.
sivo non possono aspet- I punti proposti per avautonoma dalla potelevisive, rivedenlitica e senza pubdo
l’assegnazione
in
tare oltre.
viare un vero cambiablicità
base
a
criteri
di
emento nell'informazioquità
e
di
libertà
di
Innovazione, efficienza, ne:
11. Ridefinizione dei
informazione
indipendenza dalle depalinsesti televisivi
cisioni politiche, meri- 1. Garantire il diritto
8. Ridistribuzione
pubblici per garantocrazia e internazionadei cittadini di esequa della raccolta
tire la qualità dei
lità devono essere le
sere informati corpubblicitaria, elimicontenuti, riportanrettamente, in moparole d’ordine della
nando, di fatto, l’do la Cultura e l'Indo da poter giudiattuale
duopolio
formazione in priNuova Rai.
care e scegliere
RAI-Mediaset
ma serata
Il mercato deve essere 2. Separazione totale
9. Definire e attuasottratto al più presto
tra chi fa politica e
re regole di valuta- ♦
alla logica del duopolio
chi possiede i mezzi
zione dell’integrità
attuale con una raccolta
pubblicitaria che, di fatto, finanzia l’opposizio- per recuperare il terre- globalizzazione e del- televisivo che verrà
no perso in questi anni. l’innovazione.
presentato da Gentiloni
ne.
in Consiglio dei miniSpero che le richieste
La
Rai
ha
bisogno
di
stri possano produrre
Infine, la Rai dovrà indi Padoa Schioppa e il
questi risultati.
nuovi
manager
comtegrare
velocemente
prossimo disegno di
e
capaci
di
afpetenti
televisione e Internet
legge sul sistema radio- ♦
frontare le sfide della
Vera informazione
CRISI RAI
26 maggio 2007
Giustizia e Libertà
17
Comunicato Stampa
Sfiducia a Petroni passo importante ma non sufficiente per
il rilancio dell’azienda serve autonomia dalla politica
*****
Comitato «per un’altraTV»: bene rappresentanza
della società civile nella fondazione
di Tana de Zulueta
“La sfiducia espressa
dal Ministro dell’Economia e delle Finanze,
Tommaso
Padoa
Schioppa, al consigliere
della Rai, Angelo Maria
Petroni, è un passo importante ma non sufficiente per risollevare il
servizio Pubblico dalla
profonda crisi in cui
versa”.
E’ quanto dichiarato in
una nota da Tana de Zulueta, deputata dei Verdi
e Presidente del Comitato
Per un’AltraTv.
“E’ con questa convinzione che questa mattina mi sono unita alla
protesta dell’Unirai, davanti a Viale Mazzini,
organizzata per denunciare la gravissima situazione in cui si trovano l’azienda e i suoi dipendenti.”
“Il Ministro Gentiloni
proprio oggi ha annunciato che presenterà un
Ddl di riforma della Rai
al prossimo Consiglio
dei Ministri che avrà,
fra gli obiettivi, quello
di rafforzare l’autonomia dell’azienda rispetto al governo e alla politica.
Questo, a
nostro avviso è il
punto cruciale”.
“L’ ingovernabilità
del la Rai
infatti
è
strettamente legata alla presenza dei
partiti e come Comitato abbiamo un proposta concreta di riforma
della governance della
Rai che introduce un’apertura alla società
civile e rafforza l’autonomia del servizio pubblico dalla politica”
♦
Per un’altra TV
“Il Comitato “Per un’altra tv” accoglie con
favore la volontà del
ministro
Gentiloni,
riportata
stamani
da alcuni
quotidia
ni, di inserire nella bozza
di riforma della
Rai alcune misure
per dare rappresentanza alla società civile.
Un aggiornamento che
in parte recepisce i
principi della legge di
iniziativa popolare “Per
un’altra tv” che continua
a rappresentare il testo
più avanzato per riconsegnare la tv di Stato ai
cittadini e agli utenti.
Lo stallo che la governance di Viale Mazzini
sta soffrendo in queste
settimane
dimostra
l’urgenza di una riforma che sottragga in modo inequivocabile l’azienda televisiva al controllo della politica.
Lo spirito dell’iniziativa
del ministro è un segnale importante che va
colto e sostenuto.
Ci auguriamo che venga mantenuto anche
nelle modalità che lo
concretizzeranno e che
la scelta di almeno una
parte dei consiglieri
della Fondazione Rai
diventi reale prerogativa della società civile e
non appannaggio esclusivo dei partiti”.
♦
Comunicato Stampa
Bene Petruccioli: Riforma Rai, necessità urgente
di Tana De Zulueta
“La dichiarazione di
Petruccioli in Cda testimonia la consapevolezza
crescente che la riforma
della governance della
RAI è una necessità improcrastinabile.
L’azienda è ormai paralizzata dai veti incrociati
di una dirigenza, di nomina politica, divisa e in
larga misura incapace
di svolgere il proprio
compito di servizio
pubblico. L'obiettivo di
una RAI realmente al
servizio del paese deve
diventare, insieme al
riassetto del mercato
radiotelevisivo e del
conflitto di interessi, il
tredicesimo punto del
programma del governo”.
E’ quanto si legge in una per garantire l'indipennota di Tana de Zulueta denza e la terzietà delPresidente del Comitato
l'informazione televisiva pubblica. E’ con
Per un’Altra Tv:
soddisfazione che acco“Ricordo che il nostro gliamo adesioni creComitato si è fatto pro- scenti al nostro obiettimotore di una proposta vo: far fare un passo
di legge di iniziativa po- indietro alla politica
polare di riforma del dalla RAI”.
sistema radiotelevisivo
che introduce regole ♦
CRISI RAI
Tensione dopo gli insuccessi di Ventura e Funari
E Curzi chiede le dimissioni del direttore di RaiDue
18 Giustizia e Libertà
26 maggio 2007
Del Noce: "A RaiUno c'è turbolenza
ma non lascio la poltrona
per due flop"
di Leandro Palestini (La repubblica, 10.05.2005)
ROMA
Viale Mazzini, Rai,
quinto piano: c'è una
poltrona a rischio. È
quella di Fabrizio Del
Noce. Sudato, la cravatta slacciata e gli occhi arrossati, ammette
che c'è "turbolenza" su
RaiUno. Dopo i fiaschi
di Ventura (show chiuso) e Funari (show agonizzante), il consigliere
Rai Sandro Curzi è al
redde rationem: chiede
"valutazioni conclusive" per la direzione
della rete ammiraglia,
nonché un nuovo direttore per RaiDue (su
Marano pesa il flop di
Votantonio). Giorgio
Merlo, vicepresidente
della Vigilanza, invita
Del Noce a riflettere
"sul record di flop di
ascolti della sua rete".
Ma per Massimo Baldini (Fi) della Vigilanza
trattasi di "una azione
di killeraggio" verso i
due.
Renzo Arbore piglia in
giro: "Dopo Apocalyp
se show il prossimo
che Del Noce potrebbe fare è un programma sulla morte".
Del Noce, un pronostico: i "flop" le
faranno perdere la
poltrona?
"Il Consiglio di amministrazione ha la
titolarità per farlo.
Ma gli obiettivi editoriali di RaiUno sono
ineguagliati.
Si può licenziare un
direttore che vince ot-
to "garanzie" di fila (i
dati dell'anno Auditel
che più contano per i
pubblicitari Ndr) e
un 25% di sha re in
prime time ?"
Se le famiglie fuggono da Funari non
è pure colpa sua ?
"Mi prendo la mia
parte. Anche se in
Rai ogni decisione
viene presa a vari livelli: marketing, palinsesto, direzione generale. Con il senno
di poi direi che Funari non andava messo
di sabato. Forse di
giovedì".
Si è fatto una domanda, si dia una
risposta...
"A naso non credo
che sia in discussione
la mia poltrona. Forse tra un mese. Io sono in azienda da 33
anni, sarei per una Funari non chiurisoluzione amichevo- de. Perché è uno
produttiva
detta
"sotto
la
linea"
(mezzi tecnici, regia e
scenografia), ci stiamo
riappropriando
del casting".
Difende anche il
flop di "Colpo di
genio" della Ventura?
"Era una rielaborazione dei Cervelloni
(mai pagati diritti di
format) forse l'errore
è stato nel riprenderlo dopo dieci anni in
naftalina. La Ventura
è brava, condurrà
Miss Italia, Patrizia
Mirigliani è d'accordo".
"Apocalypse"
rende il 12% di
share, chi ha mes
so gli spot nello
show non chiederà il rimborso ?
"Sì, l'ascolto è più
basso del previsto. La
Sipra credo preveda
dei meccanismi compensativi (magari degli
spot gratuiti Ndr). E la
fascia oraria, calcolata con l'ammortizzatore Affari tuoi, fa il
20%. Accade anche
con Striscia per Ca5. Noi vinciamo e
le. Se vado via, mi de- show targato Bal- nale
sperimentiamo".
dico alle tante querele landi ?
che vanno in giudizio. "I produttori non soNe ho già vinte tre: no degli orchi. Ende- Scusi, ma non è
quel
contro quelli che di- mol, Ballandi, Ma- esagerato
vinciamo
?
cevano che "lavoravo gnolia o Grundy non
per il nemico, per Me- sono i padroni della "Confrontando i dati
diaset". Sono stati pu- Rai. C'è un controllo di primavera del 2006
sul 2007 (25 febbraioniti".
editoriale della rete.
(Continua a pagina 19)
Si bada alla parte
CRISI RAI
26 maggio 2007
Giustizia e Libertà
19
Del Noce: "A RaiUno c'è turbolenza ma non lascio la poltrona per due flop"
(Continua da pagina 18)
8 maggio) l'Auditel
parla chiaro: RaiUno
fa il 24.96% in prime
time, con un +0.53%.
Canale 5 fa il 22.04%
con un -0.78%. Si parla di flop, non dei nostri successi: da Raccomandati a Fratelli
di test ad Affari tuoi
".
nigni sarebbe stata
qualità libresca, non
televisiva. In questa
tv fa fatica anche la
Traviata. Datemi atto
che non ho fatto i reality (a costi bassi e alti
ascolti), ho rimesso
nei ranghi il Ristorante".
Zdf, France 2 e Tve
sono in calo. È grottesco, io faccio il 25% e
ricevo offese, agguati
mediatici".
Ma in nessun Paese i direttori tv
vengono dal Parlamento...
"Sono stato deputato
nel '96 e sei anni dopo
m'hanno chiamato a
RaiUno. La rete non
era
in
condizioni
splendide, io l'ho risollevata. Sì, sono stato un incosciente: se
fossi andato sotto con
gli ascolti mi avrebbero linciato, sarebbe
stata la "prova" che
stavo facendo il gioco
di Canale 5".
RaiUno si può de- di Forza Italia e sono
finire ancora la re- amico di Berlusconi.
E la qualità, dove te Ammiraglia ?
È una anomalia? Alla mettiamo ?
"Certo. Di tutte le e- lora nella Costituzio- Leandro Palestini
"Non necessariamente
la qualità è qualità televisiva. Abbiamo fatto Dante ma senza Be-
mittenti
pubbliche
europee, RaiUno è
l'unica che incrementa gli ascolti. Bbc1,
ne si deve scrivere che La Repubblica
chi ha fatto politica 10.05.2005
non può fare tv. Io ho
lasciato la Camera
Conflitto d’Interessi
di Aldo Antonelli
Trasforma in bugie anche le verità che a volte gli capita di dire!
Non è fantastico?
Gustatevi questo rosario di giaculatorie.
Il Tafanus si chiede se non si tratti di interessi di conflitto più che di conflitto di
interessi...!
Un caloroso saluto a tutti.
Aldo
§§§§§§§
"C'è una sola difficoltà: come vendere il mio
gruppo. Se conoscete qualcuno interessato,
fatemelo sapere"
(Silvio Berlusconi, al Washington Post, 30 maggio
1994)
"Ne convengo, questa situazione è un'anomalia soltanto italiana"
(Silvio Berlusconi, 7 giugno 1994)
"C'è una situazione di blind trust, la mia azienda oggi è una realtà che non mi appartiene"
(Silvio Berlusconi, 9 giugno 1994)
"Io per primo ho riconosciuto che la scesa in
campo di un editore e del proprietario di un
grande gruppo economico come la Fininvest
era un'anomalia in sé nella complicata situazione italiana. Un'anomalia e una novità sen-
za precedenti"
(Silvio Berlusconi, 29 luglio 1994)
"Stiamo approntando una soluzione seria al
conflitto d'interessi, per separare nettamente la mia attività privata da quella pubblica:
il blind trust indicato dai tre saggi"
(Silvio Berlusconi, 31 luglio 1994)
"Ho sempre costantemente riconosciuto
che c'era un'anomalia da sanare... Sono il
primo a proporre una soluzione di separazione drastica tra l'esercizio dei doveri di
governo e l'esercizio dei diritti proprietari"
(Silvio Berlusconi, 2 agosto 1994)
"Oggi vi annuncio che ho deciso di vendere
le mie aziende, perché credo che qualcuno,
quando si prende un impegno e dentro questo impegno ci sono certe condizioni che
sono ostative allo svolgimento globale dell'impegno, deve avere anche il coraggio di
sacrificarsi"
(Silvio Berlusconi, 23 novembre 1994)
"La valutazione della Fininvest la lascio fare
a un consorzio di banche nazionali e internazionali. Se mi danno in cambio titoli pubblici, la Fininvest è loro"
(Silvio Berlusconi, 7 marzo 1995)
"Da novembre ho dato mandato irrevocabile
alla Fininvest di vendere le tv"
(Silvio Berlusconi, 18 marzo 1995)
"Venderò le tv a imprenditori internazionali"
(Silvio Berlusconi, a il Giornale, 1° aprile 1995)
(Continua a pagina 20)
20
INTERNI
Giustizia e Libertà
26 maggio 2007
Conflitto d’interessi
(Continua da pagina 19)
"Prendetevela, la Fininvest, all'Iri o al Tesoro: fissate un prezzo e io l'accetterò"
(Silvio Berlusconi, 11 maggio 1995)
"Il primo atto del mio governo sarà l'approvazione della legge sul conflitto d'interessi"
(Silvio Berlusconi, 25 ottobre 2000)
"Mi auguro che la legge sul conflitto di interessi venga approvata entro i primi cento
giorni della nuova legislatura, se vincerò le
elezioni. Dopodiché il cittadino Silvio Berlusconi si adeguerà a quella legge"
(Silvio Berlusconi a "Telecamere", 26 aprile 2001)
"Faremo una legge sul conflitto d'interessi
entro i primi cento giorni di governo"
(Silvio Berlusconi, Corriere della Sera, 27 aprile
2001)
"Mi impegno a fare nei primi cento giorni di
governo quello che la sinistra non ha fatto in
sei anni: presentare e approvare in Consiglio
dei ministri un disegno di legge che affronti
il problema del conflitto d'interessi in sintonia con le leggi che disciplinano in altri Paesi occidentali questo problema. I tre saggi a
cui mi sono rivolto entro fine maggio mi daranno il frutto del loro lavoro" (Silvio Berlusconi, Ansa, 9 maggio 2001)
"Io ho preso un impegno a dare una soluzione entro i primi cento giorni, cosa che
faremo sicuramente. Immagino di poterlo
fare addirittura prima delle ferie estive e
quindi credo che non ci siano problemi al
riguardo"
(Silvio Berlusconi, Ansa, 23 giugno 2001)
"Sul conflitto di interessi la soluzione giusta
ed equilibrata è quella di marca americana,
ossia il blind trust. Io cedere l'azienda a parenti o a figli? Sono per soluzioni chiare e
trasparenti, non oblique o furbe: le soluzioni sono blind trust o vendita"
(Silvio Berlusconi, Ansa, 15 febbraio 2001)
"Il blind trust? Nessuno mi può chiedere di
affidare il mio patrimonio a uno sconosciuto. Questo patrimonio è frutto di una vita di
lavoro: ho cinque figli e nessuno può chiedermi un sacrificio folle di questo tipo. Se il
centrosinistra dovesse riuscire nell'intento
di approvare le legge, non ci sarebbe più
una vera democrazia"
(Silvio Berlusconi, Ansa, 5 maggio 2007)
Www..italtafano.blog.karaweb.it
Comunicazione, ovvero il tallone d’Achille
di Gaio Gracco
E’ ormai evidente
che la comunicazione non è il forte di questo Governo.
A differenza infatti di
quello precedente, il cui
capo ha sempre fatto della
comunicazione il proprio
cavallo di battaglia, imperversando sui giornali e
in TV per divulgare il
proprio
verbo indipendentemente dalla assoluta
inattendibilità del medesimo, il governo Prodi spicca per una totale riservatezza che sconfina nell’anonimato. In un paese civile ed informato questo
probabilmente risulterebbe un segno di serietà e
sicurezza ma in una civiltà mediatica televisiva e
superficiale quale quella
in cui viviamo, non v’è
dubbio che il silenzio e la
riservatezza provochino
sempre più dubbi e disinteresse. Si assiste quindi,
come in passato, allo
spettacolo unidirezionale
dello show man di Arcore
che spara sentenze e dichiarazioni a tutto spiano
al paese che ascolta attonito mentre chi dovrebbe
parlare, anzi urlare, tace
e/o sussurra repliche molto soft per lo più ignorate.
Si prenda l’esempio dell’andamento fiscale. E’ da
un anno, cioè dai primi
vagiti del governo in carica, che gli esponenti della
CdL, Berlusk in testa,
vanno gridando a destra e
a manca delle nuove tasse
imposte dal governo Prodi al popolo italiano. Ci si
aspetterebbe che qualcuno andasse in TV – per
fortuna ora non più appannaggio berlusconiano
– per spiegare urgentemente come stanno realmente le cose. Che cioè
molte nuove tasse sono
giustificate dal buco
lasciato dal governo
precedente
le tasse non vengono
purtroppo pagate se non
dai soliti lavoratori a
reddito fisso. Nulla di
tutto questo. Tocca leggere i giornali -ma purtroppo in Italia lo fa una
piccolissima minoranza
– e cosa si scopre ?
Un italiano su tre dichiara un reddito di meno di 10.000 euro l’anno, moltissimi vivrebbero con circa 800 euro
l’anno, Dal riscontro
dei mod.730 e Unico
per l’IRPEF risulta un
reddito medio di 16.784
euro, con il 95% dei
contribuenti collocati
sotto la soglia dei 40.000 euro, solo l’1,7%
-meno di 700.000- italiani porta a casa più di
70.000 euro l’anno,
mentre a guadagnare
oltre 100.000 sarebbero,
secondo le dichiarazioni
dei redditi, meno di 300.000 contribuenti,lo
0,7% del totale.
(Tenendo conto dell’incredibile numero di auto dal costo superiore ai
50.000 euro che circola
per le strade, occorre
pensare che o non si
tratta di italiani o che
questi le abbiano avute
in regalo da uno zio d’America). Se si passa
dall’IRPEF all’IRES
(Continua a pagina 21)
26 maggio 2007
INTERNI
Giustizia e Libertà
21
Comunicazione, ovvero il tallone d’Achille
(Continua da pagina 20)
risulta invece che una
società di capitali su due
ha un reddito “zero” o è
addirittura in perdita.
Delle società con reddito
positivo circa il 70%
dichiara un reddito minore di 50.000 euro.
Insomma una barzelletta.
Stando così le cose,ci si
aspetterebbe che il vice
ministro Visco andasse in
TV esigendo una serata
particolare di Porta a
Porta per snocciolare
queste cifre, precisando
che non si tratta di
“Scherzi a parte” ma di
dati dell’Agenzia dell’-
Entrata.
Nulla di tutto questo. In
TV c’è il solito signore
in doppiopetto o uno dei
suoi che imperversa gridando agli italiani che
c’è un governo che aumenta le tasse, ma nessuno che si alzi e risponda
per le rime citando le ci-
fre di cui sopra. Insomma
silenzio, contegno e molto english style.
Ma qualcuno avrà mai
ricordato ai nostri governanti quel motto popolare secondo cui “ chi tace
acconsente” ?
Gaio Gracco
Come vivere e bene, senza lavarsi
di Michele Serra (L’Espresso, 04.05.2007)
L'emergenza
idrica sta assumendo dimensioni
drammatiche.
Ma la società italiana, a
partire dalla sua classe
dirigente, è pronta per
una vera e propria rivoluzione culturale.
La Lega ha fatto sapere
che la tradizionale cerimonia dell'ampolla sacra
(tra le più cliccate su
You-Tube nella sezione
“video esilaranti”) sarà
modificata: anziché prelevare acqua dal Po, la
delegazione leghista rovescerà nel fiume l'ampolla riempita l'anno
scorso.
Gli onorevoli Boso e
Borghezio, in aggiunta,
sputeranno nel fiume.
Flavio Briatore e Lele
Mora hanno rinunciato a
rinnovare l'acqua delle
loro piscine in Sardegna:
useranno quella dell'anno scorso, dopo averla
filtrata per depurarla dal
cocktail di fondo tinta,
benzina super, cocaina,
banconote e paella che
la rende limacciosa.
La Fontana di Trevi sarà
svuotata e riempita di
palline di plastica colorata (dono dell'Ikea): al
posto di Anita Ekberg,
farà il bagno nuda nelle
palline colorate Cristina
D'Avena.
Fulco Pratesi e altri ambientalisti hanno messo
a punto un nuovo codice
igienico.
L'acqua dello sciacquone può essere riutilizzata per lavarsi i denti e
poi per cucinare gli spaghetti, che assumeranno
un caratteristico sapore
di dentifricio e orina,
rendendo superfluo il
condimento.
Ancora bollente, la stessa acqua può servire per
un pediluvio, infine per
annaffiare i gerani che
assumeranno un suggestivo colore nero.
Raccogliendo i residui
dell'annaffiatura rimasti
nei sottovasi, li si può
rollare e fumarseli in
santa pace, procurandosi una visione realistica
delle cascate del Niagara.
La doccia -una volta
alla settimana- non deve
durare più di dieci secondi.
Ci si può lavare perfettamente con piccoli accorgimenti: rasarsi completamente i capelli prima della doccia, non
insaponare le ascelle e
altri meati difficili da
risciacquare e soprattutto avere già fatto in precedenza un bagno in
albergo.
Mutande e calzini possono durare anche 15
giorni, avendo l'accortezza di farli leccare accuratamente dal cane
ogni sera.
Quando, dopo qualche
giorno, assumono la ne-
cessaria rigidità, anziché sprecare acqua li si
può lavare con scalpello
e fiamma ossidrica.
Gravissimo lavare la
macchina troppo spesso.
Molto meglio cambiarla
una volta al mese, restituendo quella sporca al
concessionario. Oppure,
ai semafori, provocare
con insulti razzisti i lavavetri che la copriranno di sputi, poi, raggiunta la distanza di sicurezza, scendere e passare la pelle di daino.
Grandi novità anche in
gastronomia.
I legumi, fino a oggi
inutilmente ammorbiditi
nell'acqua, possono essere consumati secchi,
inghiottiti interi come
pillole o anche polverizzati con un pestello e
inalati.
Lo chef Pistoloni, nella
sua rinomata Cascinetta
del Cacciatore, serve
già da tempo spaghetti
croccanti spolverati con
curry e shampoo secco.
Molto apprezzati anche
il gelato liofilizzato, che
impasta bronchi e polmoni con i sintomi della
silicosi, però aromatizzandoli al pistacchio, e
la sbrisolona al piccone,
specialità del posto, da
consumare in cortile
perché lo spaventoso
rumore della masticazione potrebbe disturbare gli altri clienti.
Su ogni tavolo sono
presenti un vasetto di
cicatrizzante per le gengive e il numero dello
studio dentistico più
vicino.
Ma è soprattutto il governo che si muove.
Un decreto legge prevede la riduzione drastica
delle bottiglie d'acqua
minerale, con le nuove
pezzature mignon, ditale e sorsetto, carissime
ma già molto di moda
tra i giovani rampanti
che le inghiottono intere
senza neanche stapparle.
Incentivi economici per
le imprese che producono water senz'acqua: si
va dal modello Winchester, corredato di un
fucile di precisione per
sparare all'escremento,
al modello Strada, una
tazza senza fondo da
collocare sul marciapiede per poi prelevare la
cacca con gli stessi sacchetti dei cani e buttarla
nel cassonetto.
Respinta una proposta
di legge che prevedeva
di rattoppare gli acquedotti bucati e mettere in
galera i sub-concessionari mafiosi che speculano sulla siccità.
Il relatore non è stato in
grado di pronunciare il
suo discorso perché aveva la gola secca.
♦
22
INTERNI
Giustizia e Libertà
26 maggio 2007
Di niente, di meno
di Marco Travaglio (L’Unità, 11.05.2007)
L’altro giorno,
in
questura,
ho ritirato la
notifica di una
querela firmata dai cinque
consiglieri della Rai in
quota Cdl.
Mi han denunciato per un
articolo sulla nomina dell’incompatibile Meocci a
direttore generale, costata
alla Rai (cioè agli abbonati) 16 milioni di euro.
Rientrato a casa, ho appreso che la Procura di
Roma aveva chiesto il
rinvio a giudizio di tutti e
cinque per la nomina di
Meocci: volevano trascinare me in tribunale, ci
finiranno loro.
In attesa di sapere se
quella nomina è un reato,
tutti sanno che è un’indecenza e c’è da augurarsi
che la Corte dei conti faccia pagare a loro, non a
noi, i 16 milioni.
Mi ha querelato pure Fabrizio Del Noce, per un
articolo in cui ricordavo
gli strepitosi successi della sua Rai1, in collaborazione con i produttori esterni coi quali ha privatizzato la rete.
Non potevo ancora prevedere le altre due furbate,
“Apocalypse Show” e
“Colpo di genio”, con cui
il popolare Noisette è riuscito a rovinare anche
Simona Ventura e Gianfranco Funari: prima di
incontrarlo, erano due
fuoriclasse degli ascolti;
appena li ha sfiorati lui, è
stata la catastrofe.
È un re Mida alla rovescia.
Vorrei comunque rassicurarlo: il titolo dell’articolo, “La prevalenza del
cretino”, era tratto da un
celebre libro di Fruttero e
Lucentini.
Potrebbe farlo leggere da
qualcuno che lo capisca e
poi farselo raccontare.
Scoprirebbe che il libro
non dava del cretino a
nessuno: rappresentava il
cretinismo dell’Italia anni
gioranza 5 consiglieri su tazzi, i Guzzanti e Grillo
9, compreso quello mietono successi nei tea(Petroni) nominato dal tri, nei palasport e nei
cinema, e del rientro di
Tesoro.
Non era difficile immagi- Oliviero Beha (che alla
nare quel che sarebbe radio faceva i record di
accaduto dopo le elezio- ascolto) nessuno parla
ni, accettando quell’in- più.
ciucio: esattamente quel
Poi qualcuno si meraviche si sta verificando.
L’Unione vorrebbe slog- glia se la gente impugna
giare Petroni per rimpiaz- il telecomando e si rifuzarlo con un uomo di gia su Sky, o spegne il
centrosinistra e ribaltare televisore.
la maggioranza del Cda. L’altro giorno, per dire,
Ma la Cdl ribatte che, Alda d’Eusanio ha prestaallora, deve andarsene to un’oretta di “servizio
anche Petruccioli per far pubblico” a Bruno Conposto a un presidente di trada per una scenetta
centrodestra: così conti- strappalacrime con monuerebbe a regnare sulla glie al seguito, nel tentaRai anche dopo aver per- tivo di impietosire la
Cassazione che stava per
so le elezioni.
Chi è causa del suo mal, giudicarlo per mafia.
Ieri tutti fingevano sor- pianga se stesso.
Missione fallita: da ieri è
presa per l’ennesima fuL’unica soluzione sareb- definitimente accertato
mata nera sulle nomine.
Ma era tutto prevedibile be il tutti a casa, con i che Contrada era un complice della mafia.
già due anni fa, quando partiti fuori dalla Rai.
nacque il Cda dell’inciu- Ma pare brutto.
Intanto, mentre tutti par- Chissà se qualcuno parlecio.
L’altro ieri il presidente lano di poltrone e nessu- rà di “uso criminoso della
della cosiddetta Vigilan- no di prodotto, l’agonia tv pubblica”, o magari
za, Mario Landolfi di An, della Rai maschera quel- chiederà una puntata riparatrice.
s’è recato in pellegrinag- la di Mediaset.
gio a Palazzo Grazioli E nessuno investe in prodal padrone di Madiaset. getti nuovi, mentre Lut- ♦
Tuoni e fulmini dal centrosinistra (che però non
vede l’ennesima prova
che Berlusconi è in condi Marco Travaglio
flitto d’interessi anche
(La Repubblica, Carta Canta, 08.05.2007
quando sta all’opposizione, un conflitto risolvibile con l’ineleggibilità,
non con l’incompatibili- "Questi giudici sono "Ho troppa stima deldoppiamente
matti! l'intelligenza degli itatà).
Per
prima
cosa,
perché
Purtroppo, quando due
liani per pensare che ci
anni fa l’allora presidente lo sono politicamente, e siano così tanti coglioni
della Vigilanza, Claudio secondo sono matti co- che possano votare per
Petruccioli, si recò a Pa- munque. Per fare quel
lazzo Grazioli dal padro- lavoro devi essere men- la sinistra contro il loro
interesse"
ne di Madiaset, e ne uscì talmente
disturbato, (Silvio Berlusconi, 4
addirittura presidente
della Rai, nessuno tuonò devi avere delle turbe a p r i l e
2006).
psichiche. Se fanno
e fulminò.
Eppure fu proprio allora quel lavoro è perché
"Se i cittadini non doche nacque questo Cda, sono
antropologicacon un mandato di tre mente diversi dal resto vessero confermare un
sindaco come Cammaanni.
L’accordo spartitocratico della razza umana"
rata e un buon governo
era che l’opposizione a- (Silvio Berlusconi a che hanno operato così
vrebbe avuto la presiden- The Spectator, 4 set(Continua a pagina 23)
za dell’azienda, e la mag- tembre 2003).
80, esattamente come il
mio titolo tentava di descrivere il cretinismo imperante nella “rete ammiraglia”, elencando
tutti i talenti con cui Noisette è riuscito a scontrarsi nella sua ridicola
gestione di Rai1: Biagi,
Celentano, Arbore, Carrà,
Baudo, Frizzi.
Su un punto Del Noce ha
ragione: quando respinge
con sdegno l’accusa di
agire su commissione di
Mediaset.
Oltreché ingenerosa, l’accusa è davvero infondata.
A lui i fiaschi non c’è
bisogno di commissionarli: gli vengono spontanei.
Fedele, per favore, chiàmalo
INTERNI
26 maggio 2007
Giustizia e Libertà
23
Chiamate i carabinieri
di Marco Travaglio (L’Unità, 05.05.2007)
Al termine di ogni puntata di Report, che denuncia
uno scandalo a settimana,
sorge spontanea una domanda: quando arrivano i
carabinieri ?
La stessa domanda si pone chi legge il nuovo libro
di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, «La casta».
Un capitolo a caso: quello
dedicato a Sergio De Gregorio, l’ex giornalista eletto senatore nell’Italia
dei Valori e subito passato alla Cdl.
Rizzo e Stella raccontano
com’è nato il suo partitino Italiani nel Mondo:
dalla società Italiani nel
Mondo con sede in via
Terracina 431 a Fuorigrotta, Napoli, aperta nel
giugno 2002 da tal Claudio Mele, «amico benefattore» del prosperoso
Sergio.
Ragione sociale: «distribuzione e commercio di
prodotti tessili».
Fedele per favore
chiàmalo
(Continua da pagina 22)
bene, dovrebbero essere
ricoverati per infermità
mentale tutti"
(Silvio Berlusconi a
Palermo,
Ansa,
5
maggio
2007).
"Tra me e Fedele Confalonieri c'è un patto:
quello di avvisarci reciprocamente
qualora
uno dei due rincoglionisse. E Fedele non mi
ha ancora detto niente"
(Silvio Berlusconi, 29
novembre
1993).
♦
Pochi mesi dopo, il Mele
la registra all’ufficio brevetti delle Attività produttive, dichiarando di occuparsi di «apparecchi
scientifici e per la registrazione e riproduzione
del suono», «cuoio e sue
imitazioni, bauli, valigie,
ombrelli,
ombrelloni,
bastoni da passeggio,
scarpe e cappelleria, articoli di abbigliamento»,
«educazione, formazione, divertimenti, attività
sportive e culturali».
Sempre sotto il Vesuvio,
fa capolino un’omonima
«associazione culturale
Italiani nel Mondo», da
un’idea di De Gregorio;
che si propone di promuovere il marchio e
l’immagine del made in
Italy fuori dei confini
nazionali attraverso un
proficuo
interscambio
commerciale, economico
e culturale» e apre 5
«sedi operative»: Napoli,
Roma, Nizza, New York
e Zurigo, cui presto si aggiungono Buenos Aires,
Sofia, Londra, Parigi e
Berlino.
De Gregorio s’è già fatto
un nome nel mondo degli
assegni a vuoto (centinaia
di migliaia di euro, emessi da un mucchio di società a lui collegate).
E in quello del giornalismo: nel ’97 ha salvato la
gloriosa testata L’Avanti!
come direttore editoriale
(nel primo numero, una
lettera di Craxi e un articolo intitolato «Il crepuscolo di Antonio Di Pietro»); e -scrivono Rizzo e
Stella- «risulta autore di
due scoop: un’intervista
all’imputata poi assolta
dell’omicidio Grimaldi,
Elena Massa (che lei ne-
ga d’aver concesso) e un’intervista in nave a
Tommaso Buscetta, che
lui nega di aver concesso».
Occhio alle date.
Nell’ottobre 2004 De Gregorio fonda, insieme al
forzista Angelo Tramontano, la “Italiani nel Mondo Radio e Tivù”, cui seguiranno in un crescendo
rossiniano “Italiani nel
Mondo
Channel”,
“Italiani nel Mondo Immobiliare”, “Italiani nel
Mondo Servizi Immobiliari”.
Tutte con sede in via Terracina 431 a Fuorigrotta,
in condominio con la prima società dell’amico
Mele, quella dei tessuti,
degli ombrelli e del
cuoio.
L’impero vanta anche una
“Italiani nel Mondo Junior” per aiutare i più
piccini «a diventare Cittadini Italiani inseriti
nel Mondo» in cambio di
«una quota fissa a livello
nazionale e di una quota
aggiuntiva territoriale».
A che serve la piramide
di carta ?
Italiani
nel
Mondo
Channel nasce il 10 giugno 2005 con capitale di
appena 10 mila euro.
La settimana dopo ingloba il marchio Italiani nel
Mondo (tessuti & cuoio)
e porta il capitale a 2 milioni, virtuali.
Una perizia giurata, firmata
dal
giovane
“tributarista” Andrea
Vetromile, assicura che il
prezioso marchio Italiani
nel Mondo (tessuti &
cuoio) vale appunto 2 milioni.
Tributarista si fa per dire,
perché il Vetromile non è
nell’elenco
telefonico, e
nemmeno in
quello
dei
commercialis t i :
è
«consulente del lavoro».
Il giorno dopo il titolare,
Claudio Mele, vero benefattore, regala la società
appena valutata 4 miliardi di lire, all’amico De
Gregorio.
Che, intenzionato a candidarsi alle elezioni
(prima con Forza Italia,
poi con la nuova Dc,
infine con Di Pietro) fa
una barca di soldi vendendo quote per centinaia di migliaia di euro.
Nell’autunno 2005 Sergio concede il bis: fonda
con 10 mila euro la Italiani nel Mondo Reti Tv,
impreziosita dal costosissimo marchio Italiani
nel Mondo Channel.
Stessa perizia giurata,
stesso tributarista che
tributarista
non
è
(stavolta il capitale aumenta di 3 milioni), stessa vendita immediata di
quote.
La società viene poi donata a un’amica non ancora trentenne.
L’azienda di tessuti &
cuoio s’è fatta partito,
l’inventore è diventato
senatore, presidente della
commissione Difesa, ago
della bilancia del Parlamento.
Finora i carabinieri non
sono arrivati.
Ennesima prova che
l’Italia è come l’America per tanti italiani
nel mondo: il paese
delle opportunità.
♦
STAMPA ESTERA
24 Giustizia e Libertà
26 maggio 2007
. . . dalla Stampa Estera
(al 22.05.2007)
di CaLmBiG
Nicolas Sarkozy rende
omaggio
ai combattenti
e alla resistenza
Nicolas Sarkozy, il sesto Presidente della V Repubblica, ha risalito le ChampsElysées per depositare una corona sulla tomba del
milite ignoto e salutare le associazioni degli anziani
combattenti. Come i suoi predecessori, ha acceso la
fiamma sotto l'Arco di Trionfo e ha assistito al saluto
delle vittime.
Nicolas Sarkozy ha così fatto il suo primo bagno di
folla da Presidente, tuttavia si è trattato di una scena
inedita in Francia in quanto Sarkozyè il primo Presidente francese a non avere conosciuto nessuno dei
grandi conflitti al quale ha partecipato la Francia.
Unica novità in questo percorso di investitura, la visita di Sarkozy alla cascata del bosco di Boulogne,
dove ha reso omaggio a trentacinque giovani resistenti fucilati dai tedeschi.
In presenza del vecchio Primo Ministro Pierre Messmer e dell'ex-ministro Simone Veil, è stata letta la
lettera inviata dal giovane partigiano Guy Môquet ai
suoi genitori.
Davanti alla folla Sarkozy ha affermato che la sua
prima decisione sarà "di chiedere al futuro Ministro dell'Educazione che questa lettera sia letta a
tutti i liceali della Francia all'inizio dell'anno".
Sarkozy ha salutato lo spirito di resistenza francese,
affermando che ciò spiega in grande parte "perché
la riconciliazione franco-tedesca fu una sorta di
miracolo e perché mai niente deve condurre a sacrificare l'amicizia che lega oramai il popolo francese al popolo tedesco".
Ha preso poi la strada dell'aeroporto in direzione di
Berlino per un incontro con il cancelliere tedesco
Angela Merkel.
http://www.lemonde.fr/web/article/0,[email protected],[email protected],0.html
Bush nomina
un nuovo responsabile
per la guerra
in Iraq e Afghanistan
La Casa Bianca ha nominato il Generale Douglas Lute come nuovo responsabile per la guerra in Iraq e
Afghanistan. Fino ad ora Lute era il direttore delle
operazioni del Dipartimento di Difesa. Affinché la
nomina diventi effettiva, il Generale dovrà ricevere
l'approvazione del Senato in un'udienza di conferma.
La selezione del militare come consigliere aggiunto
alla Sicurezza Nazionale e consulente del Presidente
per l'Iraq e l'Afghanistan, mette fine ad una lunga
ricerca dopo la rinuncia di Meghan O'Sullivan come
numero due del Consiglio di Sicurezza Nazionale
della Casa Bianca con responsabilità per l'Iraq.
La Casa Bianca aveva offerto l'incarico a diversi militari prima che Lute accettasse.
Lute, che risponderà al Presidente George W. Bush e
al consigliere sulla Sicurezza Nazionale, Stephen
Hadley, avrà tra le sue competenze quella di dare
istruzioni al Dipartimento di Stato e al Pentagono
per quel che riguarda le guerre in Iraq e Afghanistan.
“Graduate” dell'accademia militare di West Point e
dell'Università di Harvard, Lute ha combattuto nella
guerra del Golfo del 1991. Prima di diventare direttore delle operazioni del Pentagono, è stato direttore
delle operazioni del Comando Centrale.
http://www.elpais.com/articulo/internacional/
Bush/nombra/nuevo/responsable/guerra/
Irak/Afganistan/elpepuint/20070516elpepuint_4/Tes
La Camera di Rappresentanti
approva i fondi per l'Iraq
fino a luglio
La Camera dei Rappresentanti statunitense ha approvato, con 221 voti a favore e 205 contrari, un disegno di legge che assegna fondi per la guerra in Iraq
ma solo fino a Luglio.
Il presidente George W. Bush ha annunciato che metterà il veto alla legge perché assegna fondi soltanto
per i prossimi due o tre mesi, senza nessuna garanzia
su ulteriori finanziamenti per il conflitto. Bush vorrebbe che il Congresso approvasse quasi 100 miliardi di dollari per le operazioni militari in Iraq ed Afghanistan senza nessun tipo di condizione.
Secondo il testo promosso, il Congresso dovrà valutare a luglio i progressi nel paese arabo e decidere se
continuare o meno il finanziamento della guerra. Se
approvato, il progetto darebbe a Bush quasi 43 miliardi di dollari in fondi di emergenza per finanziare
le operazioni militari in entrambi i paesi. Il Congresso dovrebbe inoltre approvare altri 52,8 miliardi alla
fine di luglio, ma solo dopo la presentazione -da parte di Bush- ai legislatori dei progressi fatti fino a
quel momento per la pacificazione dell'Iraq.
Solo allora i legislatori decideranno se approvare la
seconda parte del finanziamento oppure insistere per
il ritiro delle truppe statunitensi dall'Iraq.
L'approvazione del progetto sui fondi per la guerra è
il secondo tentativo dell'opposizione democratica di
subordinare il finanziamento della campagna bellica
in Iraq ad un maggiore progresso nel paese. Nella
loro offensiva contro la guerra, i democratici hanno
insistito sul fatto che il Congresso non darà a Bush
un "assegno in bianco" e che il governo iracheno
deve mostrare migliori risultati sul terreno.
La frustrazione per la guerra colpisce perfino i repubblicani, 11 dei quali si sono riuniti con Bush per
fargli notare che il conflitto mette in pericolo la sopravvivenza del partito nelle presidenziali del 2008.
http://www.elmundo.es/elmundo/2007/05/11/
internacional/1178857508.html
26 maggio 2007
STAMPA ESTERA
Giustizia e Libertà
25
… dalla stampa estera (al 22.05.2007)
(Continua da pagina 24)
Azmi Bishara:
perché Israele mi persegue ?
«Sono un palestinese di Nazaret, un cittadino di
Israele e fino al mese scorso membro del parlamento israeliano.
Ma ora, in un'ironica reminescenza della vicenda
Dreyfuss in Francia, in cui un ebreo francese fu
accusato di slealtà verso lo Stato, il governo israeliano mi accusa di avere aiutato il nemico durante
la fallita guerra contro il Libano nel luglio dello
scorso anno.
La polizia israeliana mi sospetta di aver passato
informazioni ad un agente straniero in cambio di
denaro. Per la legge israeliana chiunque può essere definito come "agente" straniero per l'apparato di sicurezza israeliana.
Tali accuse possono comportare una condanna
all'ergastolo e perfino alla pena di morte. Le false
accuse, che respingo e nego con fermezza, costituiscono solo l'ultimo di una serie di tentativi di
zittire me ed altri che sono impegnati nella lotta
dei cittadini arabi palestinesi di Israele di vivere
in un Stato che accolga tutti i suoi cittadini, che
non garantisca diritti e privilegi agli ebrei e li neghi ai non ebrei.
Nel 1948 più di 700.000 palestinesi furono espulsi
o fuggirono spaventati.
La mia famiglia stava tra la minoranza che decise
di rimanere sulla terra dove aveva sempre vissuto. Lo Stato israeliano, creato esclusivamente per
gli ebrei, si impegnò immediatamente nel compito
di trasformarci in stranieri nel nostro paese.
Durante i primi diciotto anni, come cittadini israeliani, abbiamo vissuto sotto le leggi militari con
norme che controllavano tutti i nostri movimenti,
osservando le città israeliane ebree sorgere sui
nostri villaggi distrutti.
Oggi formiamo il 20% della popolazione di Israele. Non beviamo acqua in fonti separate né ci sediamo dietro sugli autobus.
Votiamo e possiamo servire nel parlamento.
Ma ci vediamo obbligati ad affrontare una discriminazione legale, istituzionale ed informale in tutti gli aspetti della nostra vita. Più di 20 leggi israeliane privilegiano in forma esplicita gli ebrei rispetto ai non ebrei.
La Legge sul Ritorno, per esempio, garantisce la
cittadinanza automatica agli ebrei di qualunque
parte del mondo.
Tuttavia, ai rifugiati palestinesi viene rifiutato il
diritto di ritornare al paese dal quale furono cacciati nel 1948. La maggior parte dei nostri bambini frequenta scuole non solo separate bensì differenziate. Secondo recenti inchieste, i due terzi degli ebrei israeliani rifiuterebbero di vivere vicino
ad un arabo e quasi la metà non permetterebbero
ad un palestinese di entrare nella loro casa.
Oltre a parlare di questi temi, ho difeso anche il
diritto del paese libanese, e quello palestinese in
Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, a resistere
all'occupazione militare illegale di Israele. Non
considero un nemico chi lotta per la libertà. Questo può disturbare gli ebrei israeliani, ma non
possono negarci la nostra storia e la nostra identità. Dopo tutto, non fummo noi bensì gli ebrei isra-
eliani che immigrarono in questa terra. Si può
chiedere agli immigranti di abbandonare la loro
precedente identità in cambio di una cittadinanza
in uguaglianza, ma noi non siamo immigranti.
Durante i miei anni nella Knesset, il Procuratore
Generale mi accusò di manifestare le mie opinioni politiche e fece pressione affinché la mia immunità parlamentare fosse revocata, cercando
senza successo di espellere il mio partito politico
affinché non potesse partecipare alle elezioni, tutto ciò perché penso che Israele dovrebbe essere
uno Stato per tutti i suoi cittadini e perché ho
parlato contro l'occupazione militare israeliana.
Lo scorso anno, il membro del gabinetto Avigdor
Lieberman -un immigrante della Moldavia- dichiarò che i cittadini palestinesi di Israele non
"hanno posto qui" e che dovremmo "prendere i
nostri averi e disperderci".
Dopo essermi riunito con un dirigente di Hamas
dell'Autorità Palestinese, Lieberman chiese la mia
esecuzione. Le autorità israeliane stanno tentando di intimorire non solo noi, ma tutti i cittadini
palestinesi di Israele. Ma non ci faranno piegare
la testa riducendoci in una condizione di vassallaggio permanente nella terra dei nostri predecessori, né taglieranno i nostri vincoli naturali col
mondo arabo.
Gli statunitensi conoscono le tattiche usate contro
i dirigenti dei diritti civili. Queste tattiche includono minacce telefoniche, vigilanza militare, delegittimazione politica e criminalizzazione del
dissenso mediante false accuse. Israele continua
ad utilizzare queste tattiche in un'epoca nella
quale il mondo non li tollera in quanto incompatibili con la democrazia. Perché allora il governo
USA continua a dare appoggio totale ad un paese
le cui istituzioni e identità si basano sulla discriminazione etnica e religiosa che vittimizza i suoi
cittadini ?»
http://www.counterpunch.org/bishara05042007.html
Il Cavaliere aumenta
il controllo sui media italiani
Fino a ieri Silvio Berlusconi godeva di una posizione
dominante nel settore televisivo italiano.
Da oggi è il padrone.
Oltre a possedere tre delle quattro tv private nazionali, produce i programmi di maggior successo del
suo principale concorrente, la tv pubblica RAI.
Sarà Berlusconi a decidere gli ascolti della concorrenza. Il suo potere politico-mediatico ha quasi raggiunto il livello di un monopolio.
Romano Prodi, Presidente del Governo e cordiale
nemico di Berlusconi, ha reagito con diplomazia di
fronte all'acquisto di Endemol da parte di Mediaset:
"mi sembra un bene che si rafforzi un'impresa
italiana, ma questo acquisto rende più gravose le
difficoltà della RAI a mantenere una strategia
competitiva".
Giunto al Governo, il centro-sinistra italiano è tornato a porsi, con cautela, il problema dell'egemonia di
Mediaset.
Ma non appena il tema veniva accennato, Berlusconi
minacciava di "portare nelle piazze un milione di
italiani".
Il problema di Mediaset spaventava il Governo, ma
ora si è trasformato in una questione prioritaria con
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due opzioni possibili per Prodi: dividere Mediaset in
nome della libera concorrenza, il che implicherebbe
una feroce battaglia politica, o consegnare "di facto" la RAI a Berlusconi ed accettare che sia lui a decidere la programmazione di sei dei sette canali generalisti.
Giovanni Minoli, un veterano del giornalismo ed attuale direttore generale di RAI Educational, in un
articolo sul quotidiano Il Riformista ha recentemente
affermato che con l'unione tra Mediaset ed Endemol
la RAI poteva considerarsi privatizzata. "È una privatizzazione senza vendita di azioni, senza relazione col mercato, effettuata attraverso un cavallo
di Troia che vince la sua battaglia all'interno della
concorrenza".
http://www.elpais.com/articulo/economia/Il/
Cavaliere/aumenta/control/medios/italianos/
elpepueco/20070515elpepieco_1/Tes
Condoleeza Rice cerca di
tranquillizzare Mosca
Arrivata lunedì a Mosca per una visita di due giorni,
la Segretaria di Stato americana si è dedicata ad un
esercizio di "diplomazia intensiva" nel tentativo
di smussare gli angoli della relazione Usa-Russia,
scossa dal progetto americano di installare uno scudo
antimissile in Europa Centrale.
Si trattava anche di preparare il campo in vista del
futuro incontro tra il Presidente russo e quella americano al G8 che si terrà in giugno a Berlino.
Al termine dei colloqui di martedì con Vladimir Putin,
nessuna dichiarazione è stata rilasciata sui due argomenti caldi: lo scudo antimissile ed il futuro statuto
del Kosovo.
Il 10 febbraio a Monaco, Putin aveva accusato gli
Stati Uniti di voler imporre la loro egemonia sulla
scena globale. A Mosca, Putin e Rice hanno convenuto "sulla necessità di abbassare il tono nelle polemiche pubbliche", ha dichiarato il Ministro degli
Esteri russo Sergei Lavrov.
"Per il momento alcuni argomenti come la difesa
antimissile suscitano qualche irritazione, ma la
relazione deve essere libera di ogni retorica esagerata", ha aggiunto Condoleeza Rice.
Alla fine della sua visita, la Rice ha difeso il progetto
dello scudo antimissile: "Non penso che ci si possa
aspettare che gli Stati Uniti permettano a chiunque di
porre un veto agli interessi della sicurezza americana".
Sul Kosovo nessun progresso ha avuto luogo. La
Russia ha intenzione di mettere il suo veto al progetto di risoluzione del Consiglio di Sicurezza, sostenuto da Washington e favorevole all'indipendenza della
provincia.
http://www.lemonde.fr/web/article/0,[email protected],[email protected],0.html
Poteri occulti in Usa
Non si creda che siano pochi gli eletti che hanno poteri occulti.
Non in USA almeno.
Nel 2006 erano 67.000 i membri di 900 comitati, sottocomitati, commissioni, giunte e/o centri di coman-
do che collaboravano con il Dipartimento di Agricoltura, il Pentagono, il Dipartimento di Energia ed
altri ministeri ed organismi federali sulle materie
più diverse: dalle violazioni in seno alle forze armate fino al trasporto, la produzione e l'immagazzinamento di petrolio e gas naturale.
Difficilmente i loro nomi appaiono sui media e costituiscono un potere invisibile.
Manipolano politiche di Stato e non poche volte in
favore di interessi altrettanto diversi. Gli intrighi del
Congresso o del Potere Esecutivo sono conosciuti. I
loro quasi per niente.
L'esistenza di questi organismi è perfettamente legale: la legge dei comitati federali di consulenza
(FACA) fu approvata nel 1972, ma si applica in
maniera particolare: sembra che l'elezione dei loro
componenti debba avere a che fare più con la lealtà
politica ed economica piuttosto che con l'esperienza
nelle materie che tocca loro esaminare.
La pensa così il rappresentante democratico Brian
Bird: "Succede -dice- che si distorce deliberatamente la selezione di alcuni membri, designando
quelli di una certa ideologia e respingendo quelli
di altre ideologie. Viene intenzionalmente inquinata l'informazione che riceviamo".
Ovviamente non si tratta soltanto di ideologie.
L'ispettore generale del Dipartimento di Educazione
ha identificato in un comitato di 25 membri 6 che
avevano "connessioni professionali significative
con un metodo pedagogico che esige l'impiego di
un programma di lettura determinato", in cambio dell'invio privilegiato di fondi agli Stati dove si
applica questo metodo (The Center for Public Integrity, 29-3-07).
Gli avvocati di Earthjustice -organismo non governativo che difende l'applicazione delle leggi ambientali- hanno intentato un processo al rappresentante commerciale dell'USA (USTR) contro un'istanza che difende tenacemente la bontà del libero
commercio: hanno presentato prove che 6 dei suoi
comitati di consulenza sono sottomessi a interessi
imprenditoriali.
Questi comitati valutano i danni che i nuovi prodotti chimici e farmacologici possono causare alla popolazione.
Perché si sa che la cosa principale è la salute.
Delle corporazioni.
Il dottor Henry Anderson e lo specialista Richard
Espinosa furono sollevati nel 2005 dai loro incarichi nella giunta di consulenza che, tra le altre cose,
amministra programmi di indennità ai lavoratori
dell'industria nucleare.
Ci sono indizi che il Dipartimento del Lavoro abbia
reputato che si piegavano troppo in favore dei lavoratori colpiti da radiazioni nucleari.
Shelby Hallmark, direttore dell'ufficio dei programmi di compensazione, compilò un memorandum nel
quale veniva segnalato che la giunta alla quale appartenevano i due scienziati ricorreva a criteri
"confusi" per raccomandare che un numero di lavoratori ottenesse un'indennità ed altri benefici medici.
Hallmark spiegava che era scaduto il mandato dei
due membri e che rimpiazzarli "migliorerebbe in
maniera importante l'equilibrio della giunta" (www.judiciary.house.gov 15-11-06).
Il Dipartimento del Lavoro ha respinto fino al feb(Continua a pagina 27)
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braio 2007 circa 56.000 richiami dei 90.000 che le
vittime di cancro ed altre malattie provocate per l'esposizione al plutonio e l'uranio hanno presentato,
ossia il 62%.
Il tribunale d'appello di Washington ha valutato che
non sono soggetti alla regolamentazione della legge
dei comitati federali e la Suprema Corte di Giustizia
ha stabilito che non lo era nemmeno il gruppo che il
vicepresidente Dick Cheney convocò per progettare le
politiche energetiche del governo prima dell'invasione dell'Iraq.
La maggioranza di questi "assessori" aveva interessi
dichiarati nelle industrie del ramo, ma Dick non è minuzioso.
Né l'unico nella pratica: nove dei trenta membri della
Giunta della Politica di Difesa del Pentagono sono
vincolati ad imprese che hanno guadagnato 76 miliardi di dollari in contratti nel periodo 2001/02.
Prima i poteri occulti permettevano la lievitazione, la
telecinesi, la magia vera ed altre meraviglie. Oggi, in
USA, questi poteri si riducono ad uno solo: quello di
fare molto denaro.
www.altercom.org/article148077.html
Afghanistan: la guerra che
non esiste
Dopo la morte della soldatessa Idoia Rodríguez in
Afghanistan lo scorso 21 febbraio, il ministro José
Antonio Alonso assicurava che la situazione nel paese
"non era bellica", ma per quanto il titolare della
Difesa si impegni, poche parole possono definirla
con maggiore precisione: truppe di 37 paesi in una
forza guidata dalla NATO; bombardamenti praticamente quotidiani dei B-1 statunitensi; attacchi sempre più frequenti di talebani ed insorti, molti di questi
attraverso l'uso di kamikaze; 2.739 morti tra settembre e febbraio secondo l'ultima relazione delle Nazioni Unite; 700 vittime civili nel 2006 secondo Human Rights Watch.
Se questa non è una guerra...?
Dopo cinque anni di occupazione militare internazionale, la situazione peggiora giorno dopo giorno. L'insurrezione, prevalentemente talebana, è risorta nell'ultimo anno con armi più potenti; con più denaro
grazie al contrabbando di oppio; con l'appoggio tacito del Pakistan al quale non dispiace un Afghanistan
instabile, e soprattutto importando dallo scenario iracheno una nuova strategia, quella degli attentati suicidi: almeno 136 lo scorso anno.
Per contrastare la temuta rivitalizzazione della violenza in primavera, la Forza per l'Assistenza alla
Sicurezza (ISAF) ha lanciato lo scorso marzo l'Operazione Achille, la maggiore offensiva contro i talebani dal 2001, nella quale sono impegnati circa 4.500
soldati stranieri e 1.000 dell'esercito afgano. Sebbene
la stampa spagnola si occupi più dei regali ripartiti ai
bambini nelle scuole, basta una semplice occhiata
alla pagina web del comando centrale statunitense
per seguire le operazioni dei cannonieri B-1B Lancer
o degli F/A18 Hornet che lanciano bombe teleguidate GBU-38 nel sud dell'Afghanistan.
Secondo Enrico Piovesana, giornalista di Peacereporter appena ritornato dal paese asiatico "i bombardamenti di aerei inglesi, americani e francesi
nelle province meridionali di Kandahar e Helmand si susseguono da circa un anno a ritmo quo-
tidiano ed ognuno di essi è un massacro di civili".
La popolazione civile è ancora la principale vittima
di questa guerra silenziosa.
La Commissione Afgana Indipendente dei Diritti
umani, AIHRC, in una relazione dello scorso aprile ha denunciato che in molte occasioni i civili sono
i principali obiettivi dei bombardamenti, attacchi
suicidi ed operazioni militari e che c'è in ogni caso
una quantità sproporzionata di vittime civili. Vengono anche denunciate le esecuzioni extragiudiziali,
mutilazioni e sequestri contro lavoratori afgani che
collaborano con le forze internazionali. La frustrazione della popolazione davanti al numero di vittime civili, la mancanza di cibo ed aiuto umanitario,
la corruzione governativa e lo scarso progresso nel
campo dell'educazione, salute o sviluppo economico è ogni volta maggiore.
Enrico Piovesana sottolinea che "nel sud, già da
più di un anno la popolazione ha capito che le
forze internazionali sono lì per distruggere e non
hanno fatto niente per il paese. Ma questo meccanismo si sta attivando anche nell'ovest, dove
fino ad ora non erano visti con ostilità. Ogni
bomba che cade è un talebano in più. Stanno facendo loro un bel favore".
Mentre si continua a parlare di azione umanitaria,
sono molte le voci che indicano come nei prossimi
mesi il conflitto sarà sempre di più violento.
"È un'ipocrisia evidente che non si merita molti
commenti", sottolinea il giornalista italiano. "È
una guerra aperta. Gli Stati Uniti, che non si sono mai impegnati a fondo lasciando che la situazione peggiorasse, pretendono che la NATO sia il
suo braccio armato. In questi momenti uscire
dall'Afghanistan sarebbe una sfida alla politica
nordamericana, un atto politico molto forte che
nessun Governo europeo ha il coraggio di compiere".
http://www.diagonalperiodico.net/article3789.html
Israele vede nella tragediadel
Darfur un'opportunità
per fare propaganda
In un chiaro sforzo propagandistico, il governo israeliano in collaborazione con le organizzazioni sioniste statunitensi, ha deciso di dare un somma di
denaro relativamente piccola per aiutare i rifugiati
del Darfur. Il ministro Tzipi Livni, che si oppone al
ritorno dei rifugiati palestinesi nelle loro case da
dove furono espulsi dalle bande terroristiche israeliane nel 1948, ha dichiarato domenica 13 maggio
che la donazione di circa 5 milioni di dollari veniva
fatta per "alleviare" la situazione intollerabile nella
regione occidentale del Sudan colpita dalla tragedia.
Livni ha ammesso che almeno una delle ragioni per
partecipare al "Programma di Aiuto al Darfur" era
quella di "migliorare l'immagine di Israele" all'estero.
In realtà sembra essere l'obiettivo principale della
proposta di aiuto al Darfur.
Probabilmente Israele è uno dei principali Stati criminali del mondo per quanto riguarda il trattamento
concesso ai rifugiati, considerata la persecuzione
sistematica al paese palestinese ed il rifiuto assoluto
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al ritorno dei rifugiati palestinesi nelle loro case. A
parte il furto di terre palestinesi, la demolizione di
case palestinesi e la distruzione con bulldozers di
proprietà, campi ed orti, il governo israeliano ha privato i palestinesi del libero accesso a cibo e lavoro,
costringendo numerose famiglie palestinesi sull'orlo
della miseria e perfino della fame. Ma Israele ha
sempre pronto un mantra per giustificare questa pratica orribile: la resistenza palestinese all'occupazione
israeliana.
Secondo una relazione di alcuni mesi fa delle Nazioni
Unite presentata durante la Conferenza dei Donatori,
"il 37% dei palestinesi della Cisgiordania e della
Striscia di Gaza ha avuto difficoltà ad ottenere
cibo nel 2004. Un altro 27% è a rischio di trovarsi
nelle stesse difficoltà". Inoltre, la relazione indicava
che quasi la metà "della popolazione palestinese è
povera, con una scandalosa percentuale del 65%
nella Striscia di Gaza". "Un 16% della popolazione palestinese, 550.000 persone, vive con 1,5 dollari al giorno e probabilmente la cifra aumenterà al
35% se gli aiuti non arriveranno in tempo".
La cosa peggiore è che molto probabilmente la malnutrizione dei bambini in Cisgiordania e soprattutto
nella Striscia di Gaza ha raggiunto il punto più alto
dal 1967, e la ragione principale è che Israele si rifiuta di permettere che i palestinesi in età lavorativa
possano accedere ai posti di lavoro. Allo stesso modo, Israele ha attuato quello che nella sua forma effettiva è un furto, trattenendo oltre 750 milioni di
dollari di imposte che avrebbero dovuto essere trasferiti al governo palestinese. Il rifiuto di Israele a
consegnare i pagamenti mensili, ha causato un collasso finanziario che ha debilitato la capacità del governo dell'AP di pagare il salario di circa 150.000
funzionari.
Oltre al tentativo di migliorare la sua pessima immagine, Israele e i circoli sionisti sperano che pubblicizzando e annunciando "l'aiuto ebreo ai rifugiati musulmani", di essere in grado di ottenere "un elevato
spazio morale" e deviare così l'attenzione dalle pratiche naziste di Israele verso i paesi del Medio oriente, specialmente in Libano e in Palestina.
L'anno scorso, le forze di aviazione israeliane hanno
lanciato 3 milioni di bombe a grappolo sul Libano,
causando la morte e la mutilazione di numerosi civili.
I 3 milioni di bombe sarebbero stati sufficienti ad
uccidere o mutilare come minimo 3 milioni di bambini libanesi. In altre parole sarebbero state sufficienti a causare un olocausto, o almeno mezzo olocausto.
Allo stesso modo, Israele ha distrutto le infrastrutture
civili del Libano e della Striscia di Gaza, incluse stazioni elettriche, strade, ponti e perfino scuole e università, causando miseria e sofferenza ai civili innocenti. Perciò è difficile ringraziare Israele per la sua
"buona opera" quando la sua intenzione è deviare
l'attenzione dalla brutalità perpetrata a Gaza, Cisgiordania e nel sud del Libano e che questo governo dalla mentalità nazista possa continuare con le sue politiche di apartheid e le sue pratiche criminali contro i
palestinesi.
Normalmente si dice che la carità incomincia da casa. Nel caso di Israele non vediamo nessuna carità in
casa. Così, i rifugiati del Darfur sono abbandonati in
campi di detenzione, come i circa 11.000 palestinesi
che marciscono nelle prigioni israeliane per essersi
opposti al sionismo. In realtà, invece di carità, quello che vediamo sono controlli di polizia, demolizioni, terre confiscate e la politica diabolica di ridurre
alla fame nera milioni di palestinesi innocenti per
"ammorbidirli" e far loro accettare lo status di
schiavi.
Questi fatti non sono isolati. Fanno parte di una politica sistematica condotta dal governo israeliano
per intimorire i palestinesi ed obbligarli ad accettare
l'apartheid e la perpetua occupazione.
L'ex ufficiale Dov Weisglass non dichiarò forse l'anno scorso che "metteremo i palestinesi a dieta" ?
Per tutte questi ragioni, è necessario che la "carità"
israeliana verso i rifugiati del Darfur sia collocata
nel contesto degli sforzi di propaganda di Israele
per distrarre l'attenzione dal brutale trattamento inumano che il paese palestinese riceve da parte di
questo Stato.
www.thepeoplesvoice.org/cgi-bin/blogs/
voices.php/2007/05/13/p16762
Un bebè con porto d'armi
Howard David Ludwig, alias "Bubba", è un residente dell'Illinois che due settimane fa ha ricevuto
per posta un permesso ufficiale per possedere armi,
in virtù della peculiare tradizione degli Stati Uniti
che considera la prerogativa della polvere da sparo
come un basilare diritto costituzionale.
Tutto perfettamente legale dopo il pagamento di
una tassa di cinque dollari ed avere compilato tramite Internet il corrispondente modulo.
L'unico problema è che "Bubba" ha solamente dieci mesi di età.
Questa "marachella" burocratica è stata orchestrata da Howard Ludwig, il padre giornalista di
"Bubba" che ha deciso di inoltrare a nome di suo
figlio la richiesta per un porto d'armi dopo aver ricevuto in regalo un fucile Beretta.
Howard Ludwig non credeva di aver successo, soprattutto dopo il massacro perpetrato il mese scorso
nell'Università della Virginia da un alunno che, nonostante i suoi gravi problemi psicologici, non ha
avuto difficoltà ad acquistare due pistole per assassinare una trentina di studenti e professori prima di
suicidarsi.
In realtà, Howard Ludwig ha dovuto fare vari tentativi. Le prime due richieste non sono andate a buon
fine, ma non per la tenera età del richiedente, bensì
per questioni tecniche come aver dimenticato di segnare la casella di cittadino degli Stati Uniti nel formulario "online". Però al terzo tentativo "Bubba"
ha ricevuto la tessera FOID ("firearm owner's identification card") con tanto di foto e dettagli sulla statura (68,6 centimetri) e peso (9 chili). La Polizia dello Stato dell'Illinois, addetta al controllo sui
porti d'armi all'interno della propria giurisdizione,
ha indicato che tutto è tanto surreale quanto perfettamente legale.
Come ha argomentato all'agenzia Associated Press
il Tenente Scott Compton: "Un bambino di dieci
mesi ha bisogno di un porto d'armi? No. Ma nell'Illinois non esiste una restrizione legale sull'età
dei richiedenti".
Il controllo della polizia si limita ad evitare che individui condannati o sottoposti ad ordini di allonta(Continua a pagina 29)
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(Continua da pagina 28)
namento acquisiscano legalmente armi o munizione
la cui vendita è inoltre proibita a minori di 21 anni.
Per la tranquillità dei vicini, Howard Ludwig ha assicurato che "Bubba" non avrà accesso al fucile registrato a suo nome almeno fino al compimento dei
quattordici anni.
Ma l'aspetto migliore di tutta la vicenda è che si suppone che l'Illinois abbia una delle legislazioni più
restrittive in materia di armi.
http://www.abc.es/20070517/internacionalestados-unidos/bebe-licencia-armas_200705170322.html
Monsanto prepara lo sbarco
finale in America Latina ?
Di fronte ad un futuro che risulta sempre di più ostile
per i prodotti transgenici, con organizzazioni contadine che denunciano i gravi danni che 10 anni di
transgenici hanno prodotto nei campi e con consumatori informati che li rifiutano, l'opzione di Monsanto sembra quella di continuare l'invasione con gli
stessi meccanismi che ha utilizzato nell'ultimo decennio.
Durante gli ultimi due mesi la stampa latinoamericana si è vista inondata di notizie sulla nuova offensiva
di Monsanto in vari paesi dell'America Latina, in
quello che sembra essere più un tentativo per completare l'invasione di transgenici in tutto il continente
e piegare le resistenze ai suoi tentativi di controllo e
dominio dall'agricoltura.
Questa volta, l'asse sul quale si sta muovendo rapida
ed agile la multinazionale è nell'elaborazione di accordi con governi ed alcune organizzazioni di agricoltori che hanno accettato di seguire i passi dettati
dal maggiore produttore di transgenici del mondo. In
Cile, il 26 marzo scorso, Monsanto e il Ministero
dell'Agricoltura hanno annunciato che la multinazionale ha scelto il Cile per seminare fino a 20.000 ettari di soia transgenica per la produzione di semi. Inoltre Monsanto ha espresso l'intenzione di introdurre in
Cile mais transgenico con il pieno appoggio del Ministero dell'Agricoltura (5 aprile 2007 http://
www.biodiversidadla.org/content/view/full/31322).
In Venezuela il presidente della Sottocommissione
dell'Industria e Commercio, Johnny Milano, dopo aver ascoltato il rappresentante della Monsanto, ha
riferito che la Commissione di Sviluppo Economico
dell'Assemblea Nazionale ha deciso di iniziare una
valutazione sulla praticabilità di quei meccanismi
insieme a specialisti dell'area biotecnologica ed agricola. Ha inoltre segnalato che le conclusioni di questa valutazione potrebbero portare a una riforma parziale della Legge sui Semi, promossa nell'ottobre
2002 e il cui contenuto lascia alcuni vuoti in questo
senso (http://www.abn.info.ve/go_news5.php?
articulo=89268&lee=18).
Questo significa chiaramente che Monsanto è riuscita ad aprire una breccia per la modifica della legislazione vigente e ottenere così l'autorizzazione per coltivare prodotti transgenici in Venezuela, cosa fino ad
ora proibita.
In Messico la multinazionale statunitense e la Confederazione Nazionale dei Produttori Agricoli di
Mais, CNPAM, hanno firmato un accordo che consente alla Monsanto di accordarsi con i contadini
messicani per avvicinarli alla biotecnologia, oltre a
costituire un fondo che serva per "proteggere le
varietà native di mais messicano" (19 abril 2007
http://www.tiempo.com.mx/not_detalle.php?
id_n=25331).
Mediante questo accordo la Monsanto ha la possibilità di accedere a cento varietà native con la scusa
della sua "protezione".
In Argentina la Federazione Agraria Argentina
(FAA) ha annunciato in questi giorni che
"Monsanto si oppone nuovamente a normalizzare la questione dei semi e insieme a un gruppo di
sementieri pretendono di forzare i produttori
agropecuari a firmare una nota di consenso" (19
abril 2007 http://www.analisisdigital.com.ar/
noticias.php?ed=1&di=0&no=56759).
La strategia della Monsanto ripete il suo schema
storico che gli ha dato già buoni risultati pratici:
Cercare alleati dentro i governi, con organizzazioni
di agricoltori o imprese di semi per piegare le resistenze di altri settori ed imporre norme per le sue
pretese; Fomentare l'inquinamento transgenico imponendoli attraverso fatti compiuti; Assicurarsi l'assenza di dibattito pubblico e democratico, lasciando
alle sue servili controparti di parlare pubblicamente
sugli accordi e proposte avviate; Fare pressioni attraverso vie giuridiche o contratti privati per mantenere il controllo ed i suoi guadagni.
La reazione della società civile non si è fatta attendere ed in Cile le organizzazioni contadine (CLOC
- Via Campesina) hanno emesso un comunicato
affermando che "l'inziativa della Monsanto si
somma ad altre aggressioni contro l'agricoltura
contadina e la salute di tutti i cileni. Informiamo
l'opinione pubblica, il Parlamento ed il Governo
che da oggi ci mobiliteremo per ostacolare che il
Cile si trasformi in un servo della Monsanto.
Crediamo che il governo debba compiere il dovere di proteggere la salute, la produzione di alimenti ed il benessere dei cileni, specialmente dei
settori sociali più poveri e colpiti. Allo stesso modo crediamo che il parlamento ha il dovere di
indagare sull'attività governativa ed ostacolare
che il Ministero dell'Agricoltura appoggi imprese multinazionali favorendo il deperimento del
benessere e del futuro di tutti noi. Chiamiamo i
contadini e le loro organizzazioni, come anche le
organizzazioni sociali e cittadine, a mobilitarsi
fianco a noi affinché governo e parlamento compiano il loro dovere ed affinché la pressione sociale impedisca che la Monsanto ci sommerga
con la sua lunga lista di abusi". L'unica strada
possibile da percorrere per i contadini dell'America Latina è contemporaneamente quella della
resistenza attraverso la denuncia, la mobilitazione e la disubbidienza civile per la costruzione e
ricostruzione di un altro modello nel quale i semi
e l'agricoltura siano al servizio della sovranità
alimentare dei paesi.
http://www.ecoportal.net/content/view/
full/68950
La crociata della chiesa
"Don Camillo ha vinto", titolava euforico il quotidiano di destra Libero, rievocando il celebre curato in conflitto permanente col comunista Peppone.
All'indomani dell'imponente manifestazione "in
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difesa della famiglia" e contro i Dico (un tipo di
Pacs all'italiana) organizzata sabato a Roma dalle
associazioni cattoliche, la vittoria del Vaticano è evidente.
In assenza di Benedetto XVI, in viaggio in Brasile, la
gerarchia cattolica è stata discreta.
Tuttavia Monsignor Rino Fisichella, rettore dell'università pontificia, ha voluto sottolineare che "la manifestazione ha fatto comprendere che su questi
valori etici la chiesa non beneficia soltanto del
consenso del popolo italiano, ma anche della sua
fiducia".
Schierata contro le unioni civili omosessuali, il
family day, con le sue centinaia di migliaia di partecipanti radunati davanti alla basilica di San Giovanni, è stata una vera dimostrazione di forza dei cattolici. Difatti a qualche chilometro di distanza la manifestazione antagonista "coraggio laico", convocata in
piazza Navona, ha raccolto l'adesione di poco più di
tremila persone.
Dopo aver subito una serie di disfatte nella maggior
parte degli altri paesi europei, la chiesa cattolica custodisce le sue posizioni in Italia dove la pratica religiosa resta forte.
Già nel giugno 2005 la mobilitazione delle parrocchie aveva impedito l'adozione di un referendum per
l'abrogazione di una legge molto restrittiva sulla fecondazione assistita. Forte di questo successo, e malgrado una relativa secolarizzazione della società
transalpina, il Vaticano è ripartito all'assalto: per la
difesa del crocifisso negli edifici pubblici, contro l'aborto e l'eutanasia e più ancora contro le unioni omosessuali.
Nel suo programma elettorale, Romano Prodi aveva
promesso l'adozione di una legislazione che riconoscesse i diritti alle coppie gay. Per tutta risposta, la
curia romana si è impegnata in una lotta selvaggia,
col sostegno di Papa Benedetto XVI, ricordando che
"solo l'amore coniugale di un uomo e di una donna può permettere la realizzazione di una comunità degna dell'essere umano".
Lo scorso marzo, l'arcivescovo di Genova Angelo
Bagnasco, appena eletto presidente della Conferenza
Episcopale Italiana, ha lanciato un'anatema contro il
progetto governativo. Rievocando i Dico ha affermato in modo provocatorio: "Perché dire no all'incesto? Perché dire no al partito dei pedofili in Olanda ?".
Da allora il prelato vive sotto scorta dopo avere ricevuto delle minacce di morte. Ma in seno alla chiesa,
le voci discordanti sono state più o meno soffocate.
La chiesa intende approfittare delle divisioni della
sinistra su questo tema. Sabato, due ministri cattolici
del governo Prodi tra cui il guardasigilli Clemente
Mastella, hanno partecipato alla manifestazione per la
difesa della famiglia.
Dalla scomparsa, all'inizio degli anni 90, della Democrazia Cristiana, il Vaticano ha perso il filo di trasmissione che gli permetteva di influenzare le scelte
politiche italiane. Ma la Santa Sede ha ritrovato la
voce rivolgendosi a tutta la società, qualunque sia
l'appartenenza politica dei fedeli ed appoggiandosi su
un consenso intorno al cattolicesimo che va ben al di
là dei praticanti. Per esempio, l'80% delle famiglie
italiane fanno partecipare i loro bambini al catechismo facoltativo nelle scuole. La mobilitazione dei
cattolici rischia di silurare prima ancora della sua
nascita il nuovo Partito Democratico che raggruppa
i Democratici di Sinistra (DS, ex-comunisti) e la
Margherita, l'ala moderata della vecchia DC.
Assente alla manifestazione laica l'attuale ministro
degli esteri Massimo D'Alema, che nel 2002 aveva
partecipato alla cerimonia di santificazione del fondatore dell'Opus Dei.
"Dove sono i democratici di sinistra ?" si è indignata sabato dalla tribuna di Piazza Navona il ministro radicale Emma Bonino.
Resta il fatto che dopo che il Consiglio dei Ministri
ha adottato il progetto di legge sui Dico, il presidente del Consiglio, indebolito politicamente, ha considerato che il testo, esaminato dal Parlamento, non
era più una priorità.
http://www.liberation.fr/actualite/
monde/253587.FR.php
Stop all'aggressione israeliana
Mentre il mondo si dimostra inattivo, Israele continua a bombardare selvaggiamente Gaza uccidendo
civili innocenti ed aggiungendo disagio alle persone
assediate. In realtà questo non rappresenta nulla di
nuovo. Ci ricorda il modo in cui fu permesso lo
scorso anno a Israele di attaccare il Libano per oltre
un mese.
L'estate scorsa lo scopo era schiacciare Hezbollah e
Israele fallì.
Questa volta l'obiettivo è Hamas, eletto dalla maggioranza del popolo palestinese. Recentemente Hamas ha formato un governo di unità nazionale col il
movimento di Fatah, guidato dal Presidente Mahmoud Abbas.
Pertanto è piuttosto irreale tentare di sradicare un
movimento popolare come Hamas. Il mondo deve
dire a Israele di fermarsi e di iniziare colloqui di
pace. Il bombardamento di Gaza serve solo a rendere Hamas più popolare e rovinerà anche gli sforzi
arabi di rianimare i colloqui di pace. Israele sta nuovamente dando prova di non voler seriamente la
pace.
La comunità internazionale deve muoversi per fermare l'aggressione.
http://www.gulfnews.com/opinion/editorial_opinion/region/10126661.html
Sei soldati uccisi in un attacco
Sei soldati statunitensi e il loro interprete sono stati
uccisi in un attentato nella parte occidentale di Baghdad. Una bomba è esplosa vicino a un posto di
blocco dell'esercito statunitense causando la strage.
Un settimo soldato americano è stato ucciso in un
attacco vicino a Diwaniyah, a sud della capitale irachena.
Sono 71 i soldati statunitensi uccisi in Iraq dall'inizio di maggio. La prima metà del 2007 è stata quella più mortale da quando la guerra è iniziata quattro
anni fa.
http://www.boston.com/news/world/
middleeast/articles/2007/05/21/
roadside_bomb_attacks_in_iraq_kill_7_us_soldiers/
(Continua a pagina 31)
26 maggio 2007
STAMPA ESTERA
Giustizia e Libertà
31
… dalla stampa estera (al 22.05.2007)
(Continua da pagina 30)
Microsoft accusa Linux
e altri programmi
oper source
di violare i suoi brevetti
L'avvocato di Microsoft, Brad Smith, in una dichiarazione alla stampa ha accusato Linux ed in generale
tutte le applicazioni conosciute come software libero
od open source, di "violazioni sistematiche" ai brevetti della compagnia di Bill Gates. Il gigante informatico è disposto a ricorrere ai tribunali in difesa
della sua proprietà intellettuale, ha dichiarato Smith
alla rivista Fortune, benché per adesso la speranza è
che coloro che Microsoft considera trasgressori accettino di firmare gli accordi di licenza. I laboratori
di Microsoft hanno identificato 235 infrazioni da
parte di Linux.
In un caso di questo tipo, il giudice dovrebbe chiedere alla parte querelante di rivelare le linee del codice
che sono stati violate dal presunto trasgressore, creando quindi un problema per Microsoft che non ha
mai voluto rivelare il proprio codice.
http://www.clarin.com/diario/2007/05/21/um/m-01423230.htm
Bush sgombra i dubbi ed
esclude Blair come direttore
della Banca Mondiale
Il presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, ha
iniziato a sgombrare alcuni dubbi sulla successione
di Paul Wolfowitz come numero uno della Banca
Mondiale, dopo la sua rinuncia dovuta allo scandalo
che lo ha visto favorire economicamente la sua compagna. Bush, in un'intervista concessa alla Reuters,
ha escluso che il primo ministro britannico Tony Blair
possa dirigere l'organismo. La persona che occuperà
il posto di Wolfowitz sarà statunitense, ha detto Bush.
"Non ho parlato con Tony Blair di questo tema, ma
penso che sarebbe meglio avere uno statunitense a
capo della banca", ha detto il presidente nell'intervista smentendo le dicerie degli ultimi giorni sulla possibilità che un europeo fosse nominato alla direzione
della Banca Mondiale.
Secondo una regola non scritta, gli Stati Uniti si occupano della nomina del suo presidente, essendo il
maggiore contribuente, mentre l'Europa si incarica
della direzione del Fondo Monetario Internazionale.
Negli ultimi giorni erano circolati nomi come quello
dell'ex presidente messicano Ernesto Cedillo o il governatore della Banca di Israele Stanley Fischer, ma
anche statunitensi come Robert Zoellick, vecchio rappresentante del Commercio degli Stati Uniti vicino a
Peter McPherson, dirigente della banca di investimento Goldman Sachs ed ex vicesegretario del Tesoro.
Anche il nome di Colin Powell circola nel totonomina.
http://www.elpais.com/articulo/internacional/
Bush/despeja/dudas/descarta/Blair/director/
Banco/Mundial/elpepuint/20070522elpepuint_8/Tes
La nuova strategia
statunitense: le prossime
guerre del petrolio incombono sull'Africa
Il Pentagono è alla ricerca di un candidato africano
per installare il suo comando regionale per l'Africa,
Africom, e sembra che gli aspiranti non manchino.
L'Algeria non fa parte del gruppo, poiché ha fatto
pubblicamente sapere di non volere né l'Africom né
le basi statunitensi. Questa volontà espressa dal ministro degli esteri algerino ai primi di marzo, ha
provocato la reazione Usa che ha dichiarato che
"noi non abbiamo chiesto niente".
Poi sono successi gli attentati dell'11 aprile e
"l'allerta imminente" dell'ambasciata statunitense,
che hanno riattivato le speculazioni. Louisa Hanoune, Segretaria Generale del Partito dei Lavoratori, stava per accusare gli Stati Uniti di essere l'istigatore degli attentati perché non gli sarebbero piaciuti né la "rinazionalizzazione" degli idrocarburi
né l'opposizione dell'Algeria ad accogliere le basi
statunitensi. Speculazioni senza fondamento? Certo,
ma il campo è molto aperto. Gli Stati Uniti sono
potenti e le loro attuazioni non sono affatto disinteressate, tutto il contrario. Naturalmente queste interpretazioni sono molto lontane dalla realtà delle relazioni tra i due Stati, soprattutto in materia di cooperazione per quanto riguarda la sicurezza. Tuttavia
hanno il merito, quando si esprimono, di dare un'idea più precisa dell'opinione nazionale. Ma il sospetto non è solo degli algerini.
Per i media altermondialisti, la creazione dell'Africom sotto la bandiera della "guerra globale contro
il terrorismo", è direttamente vincolata all'interesse per il controllo delle risorse energetiche. Attualmente gli Stati Uniti importano il 15% del petrolio
dall'Africa e questa cifra aumentarà nei prossimi
decenni. Pertanto l'Africom sarebbe un mezzo politico-militare per assicurare il controllo diretto su un
continente che si è trasformato in un elemento della
sicurezza energetica degli Stati Uniti. Molto simbolicamente gli Stati Uniti hanno scelto di annunciare
la creazione dell'Africom nel momento in cui il presidente della Cina terminava una visita commerciale in Africa.
Un modo per far notare al futuro avversario cinese
che l'impero si arroga il diritto di creare un nuovo
limite proibito? I funzionari statunitensi lo negano,
ma adottando la famosa espressione di allarme dell'ambasciata statunitense "secondo informazioni
non confermate", le prossime guerre del petrolio
i n c o m b o n o
s u l l ' A f r i c a .
http://www.courrierinternational.com/
article.asp?obj_id=73292
Bachelet lancia un piano
sociale senza precedenti per il
Cile
In un discorso davanti al Congresso il presidente
32 Giustizia e Libertà
STAMPA ESTERA - ESTERI
26 maggio 2007
… dalla stampa estera (al 22.05.2007)
(Continua da pagina 31)
del Cile, Michelle Bachelet, ha lanciato oggi il più
grande programma sociale della storia del paese con
un investimento miliardario, anticipando inoltre che
il suo governo appoggerà la mozione parlamentare
di dichiarare inapplicabile la legge sull'amnistia.
Tracciando il programma politico, economico e sociale fino alla fine del suo mandato e nel mezzo di
un'importante crisi politica - motivata da casi di corruzione e dalle deficienze del Transantiago, il nuovo programma integrale di trasporti per la capitale
cilena- Bachelet ha riconosciuto gli errori della sua
gestione ed ha annunciato che stanzierà miliardi di
dollari fino alla fine del suo mandato in programmi
di impiego, abilitazione, educazione e salute. Il programma annunciato contempla investimenti annuali
intorno ai 5 miliardi di dollari. Inoltre, ha annunciato
che distribuirà pensioni di 145 dollari per i più poveri anticipando che porterà da 56 a 80 le malattie che
lo Stato curerà gratuitamente. La Bachelet ha anche
affermato di voler appoggiare "la mozione che dichiara inapplicabile l'amnistia e la prescrizione
per i crimini di lesa umanità".
Durante il suo discorso la Bachelet ha detto di voler
trasformare il Cile in una potenza alimentare e turistica, trasformando il paese in uno dei dieci maggiori produttori di alimenti del mondo e portare a tre
milioni il numero di turisti nel 2010.
http://www.clarin.com/diario/2007/05/21/um/
m-01423257.htm
Un altro scandalo in Brasile:
il ministro dell'Energia è
sospettato di aver ricevuto
tangenti
Il governo di Luiz Inacio Lula da Silva affronta un
forte scandalo a causa delle accuse su una presunta
tangente che avrebbe ricevuto il ministro dell'Energia Silas Rondeau.
La cifra della tangente è di 51.000 dollari e sarebbe
stata pagata da un'impresa privata per facilitare la
sua partecipazione a un piano di elettrificazione in
zone povere.
La prima reazione di Rondeau è stata quella di negare. "Non ci sono prove...sono assolutamente convinto che non esiste niente''. Tuttavia la polizia avrebbe indizi che il ministro abbia ricevuto nel suo
ufficio lo scorso marzo, attraverso un collaboratore,
circa 51.000 dollari dell'impresa di costruzione Gautama, che si trova a sua volta al centro di uno scandalo su presunti pagamenti di tangenti a politici e
funzionari per ottenere licitazioni di opere pubbliche
e in piani sociali come "Luce per Tutti", avviato dal
governo nel 2004 per portare il servizio di energia
elettrica alle popolazioni rurali. Gli indizi si baserebbero sui video del circuito interno del Ministero e
sulle intercettazioni telefoniche a funzionari di Gautama.
http://oglobo.globo.com/pais/mat/2007/05/21/295836937.asp
Polemica in Italia per un
documentario della BBC su
casi di pedofilia nella Chiesa
Il documentario, lanciato in Gran Bretagna l'anno
scorso, afferma che Benedetto XVI, quando era cardinale, ha coperto casi di abusi sessuali contro minori
da parte di sacerdoti.
La RAI e i membri del governo stanno discutendo se
mandarlo in onda. Il documentario, sebbene disponibile nella versione italiana di Google video, non è
mai stato mandato in onda dalla TV italiana. Lo
scorso fine settimana il quotidiano Avvenire, organo
della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), si era
già schierato contro il documentario.
Ora anche il presidente della Commissione di Vigilanza, Mario Landolfi, chiede al direttore della RAI,
Claudio Cappon, di non autorizzare la trasmissione
del programma.
Anche Antonio Satta, vicesegretario della Commissione di Vigilanza e membro del partito UDEUR, ha
chiesto che la RAI respinga il documentario, che
considera "spazzatura". Il ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, ha fatto sapere che la possibile trasmissione "è un problema che concerne la
RAI ed in nessun modo il governo".
Due membri della Commissione di Vigilanza, Giovanni Russo Spena e Gennaro Migliore, considerarono "inaccettabile" la richiesta di non mostrare il
documentario.
È un invito alla censura "preventiva".
http://www.clarin.com/diario/2007/05/21/um/
m-01423207.htm
CaLmBiG
Bush vince e la guerra si protrae
senza scadenze
da L’Unità (25.05.2007)
La Camera e il Senato
degli Stati Uniti hanno
approvato la legge da
100 miliardi di dollari
che permetterà di conti-
nuare a finanziare le
operazioni militari americane in Iraq e Afghanistan.
Il voto arriva dopo un
accordo con la Casa
Bianca che ha portato i
democratici, che controllano il Congresso, a
rimuovere ogni riferimento a date di scadenza per l'impegno militare in Iraq, per evitare
(Continua a pagina 33)
26 maggio 2007
ESTERI
Giustizia e Libertà
33
Bush vince e la guerra si protrae senza scadenze
di giornalisti che sollevavano dubbi sul legame tra bin Laden e gli
eventi iracheni.
Mai
particolarmente
brillante sul piano dell'oratoria, George W.
Bush si è trincerato dietro a un'osservazione a
dir poco lapalissiana
quando un giornalista
gli ha chiesto conto
delle ragioni per cui il
super-ricercato Osama
bin Laden è ancora alla
macchia.
«Perchè è latitante?»,
non ha trovato di meglio da replicare il presidente americano.
«Perchè non lo abbiamo ancora preso. Ecco il perchè. Lui si nasconde, e noi lo cerchiamo, e continueremo a farlo finchè non
lo avremo assicurato
alla giustizia».
(Continua da pagina 32)
un veto del presidente
George W.Bush .
Si è così concluso un
braccio di ferro con la
Casa Bianca che si protraeva da quattro mesi.
La maggioranza democratica in entrambi i rami del Congresso federale nei giorni scorsi
aveva accettato di rinunciare all'imposizione
di limiti temporali per
l'impegno bellico in Iraq, non disponendo in
aula dei numeri necessari e ottenendo in cambio di una serie di provvidenza destinate soprattutto ad accontentare l'ala "liberal" del
partito, delusa dal compromesso raggiunto con
l'amministrazione e con
gli avversari repubblicani.
Il presidente Bush durante una conferenza
stampa precedente al
voto era ricorso all'argomento della paura per
ottenere il risultato sperato.
Nelle sue previsioni volutamente apocalittiche
aveva
preannunciato
nuovi lutti a un’ America sempre più stanca.
Ammonimenti che avevano fatto da
sfondo anche alle
angosce dei candidati presidenziali, alle prese
con il rischio di
giocarsi la Casa
Bianca nel 2008
per un voto difficile da spiegare
agli elettori.
«L'estate sarà
un periodo critico per la nuova
strategia», aveva detto Bush ai
giornalisti, convocati in una
splendida giornata di
sole nel Giardino delle
rose della Casa Bianca.
«Potrebbe essere un
agosto di sangue...», si
è lasciato scappare il
presidente,
tornando
subito sui propri passi,
nel timore che la parola
fosse troppo forte: «Un
agosto molto difficile».
Collegando ancora una
volta l'Iraq all' attacco
dell'11 settembre 2001,
Bush ha riproposto con
forza scenari di terrore
legati a Osama bin Laden, sostenendo che Al
Qaida vuole usare l'Iraq come base di lancio
per tornare a colpire
negli Usa: «I vostri figli sono in pericolo»,
ha detto Bush a un paio
I democratici ne escono
totalmente sconfitti.
Fino all'ultimo momento soprattutto i senatori
Hillary Clinton e Barack
Obama si sono interrogati su come votare,
salvo poi votare contro.
Mentre John Edwards che non è più in Congresso- tuonava contro
chiunque dia nuovi
«assegni in bianco» a
Bush in Iraq.
Già nel 2004 il
candidato
dei
democratici
John Kerry si era
trovato in difficoltà a spiegare i
propri voti sull'Iraq e la guerra
"infinita" che
sembra destinata, tuttavia, a
mostrare il proprio effetto anche nel 2008.
L’Unità
25.05.07
ESTERI
34 Giustizia e Libertà
26 maggio 2007
Wolfowitz "graziato" dagli europei *
di Charles Wyplosz (www.la voce.info,14.05.2007).
Il Fondo monetario internazionale
e
la
Banca
Mondiale sono forse agenti degli
Stati Uniti, che cercano di imporre le idee
anglo-americane
al
mondo intero? È un’idea diffusa, ma ben
lontana dalla realtà.
L’affare Wolfowitz illustra chiaramente come funzionano queste
istituzioni.
Chi è Paul Wolfowitz
Per coloro che non lo
sapessero, Paul Wolfowitz è il presidente
della Banca Mondiale.
Ha fatto una bella carriera: ex vice-ministro
della Difesa di Bush, è
uno dei più accesi
"neocon",
termine
con cui, negli Stati Uniti, vengono identificati i neo-conservatori,
che hanno preso il potere con l’arrivo di
Bush alla Casa Bianca.
Dopo essere "brillantemente" riuscito a
provocare la guerra in
Iraq, ha ottenuto il
suo bastone di maresciallo a capo della
Banca Mondiale, a riprova della profonda
gratitudine del Presidente.
Conosciuto per il suo
scetticismo nei riguardi delle politiche di
aiuto allo sviluppo, ha
condotto, durante il
suo nuovo mandato,
una crociata contro la
corruzione,
giustamente identificata come uno dei più grossi
ostacoli allo sviluppo
dei paesi poveri. A un
certo punto si è però
scoperto che, nel momento in cui ha assun-
to il potere ai vertici
della Banca Mondiale,
aveva organizzato il
trasferimento, presso
un ministero americano, di una persona a
lui molto vicina, appartenente al personale della Banca. Il codice etico della Banca –
perché ce n’è uno – gli
vieta, infatti, di avere
alle proprie dipendenze, dirette o indirette,
la compagna della sua
vita.
Dal
momento
che, nella sua veste di
"capo", tutto il personale della Banca dipende da lui, questo
trasferimento è perfettamente giustificato. Il
problema è che in tale
occasione la signora in
questione ha ottenuto
un aumento salariale, che va ben al di là
delle consuete retribuzioni dell’ente. Si è rapidamente
appurato
che l’aumento era stato deciso dal presidente stesso, contro il parere di tutti i suoi coll a b o r a t o r i .
Davvero,
un
bello
scandalo. Il crociato
della guerra alla corruzione preso con le
mani nel sacco. I sindacati del personale
della Banca e parecchi
dirigenti hanno chiesto
le sue dimissioni, dichiarando che egli aveva perso la sua autorità. Fedele alla consegna di tutti i neocon, che non ammettono mai il minimo errore, Wolfowitz si è
rifiutato di darle. Ciò
mette in forse il governo
della
Banca
Mondiale. Esattamente
come il Fmi, la Banca
è sottoposta all’autori-
tà di un consiglio di
governatori, costituito dai ministri dell’Economia o delle finanze dei paesi membri.
Il consiglio si riunisce
solo una volta l’anno,
e dunque delega la
sua autorità a un consiglio di amministrazione, composto da 24
persone residenti a
Washington.
Europei molto prudenti
I cinque membri principali (Francia, Germania,
Giappone,
Gran Bretagna, Stati
Uniti) dispongono di
un loro amministratore personale, gli altri
paesi si dividono i 19
restanti. Ogni amministratore ha diritto a un
voto, proporzionale al
peso politico di ogni
paese-membro.
Gli
Stati Uniti dispongono del 16,4 per cento dei voti, gli europei ne controllano il
28,9 per cento, di
cui il 4,3 per cento attribuito alla Francia.
Perché
tutti
questi
particolari? Perché il
consiglio di amministrazione ha il potere
di mandare via il presidente. Ma, a tutt’oggi, non l’ha fatto.
Attraverso la voce del
loro Presidente in persona, gli Stati Uniti
hanno fatto sapere
che Wolfowitz conserva tutta la loro fiducia.
Ma
l’amministratore
americano pesa solo
per il 16,4 per cento.
Si potrebbe pensare
che gli altri amministratori non ne tengano conto. Si potrebbe
egualmente
pensare
che gli amministratori
europei, che si consultano
regolarmente,
intendano avviare un’operazione di pulizia
interna. Niente di tutto questo, per il momento. Coloro che si
sono
assunti
rischi
personali pur di rendere nota la loro accusa, forse convinti che
il consiglio di amministrazione
avrebbe
prontamente
agito,
devono
sentirsi
alquanto soli. Si sa comunque che è in corso
una procedura e può
darsi che gli amministratori europei attendano il momento propizio. Nell’attesa, hanno assunto un atteggiamento di prudenza, come se potessero
esistere dubbi sulla
conclusione della vic
e
n
d
a
.
Come avviene sempre
sia in seno al Fmi che
alla Banca Mondiale, i
paesi membri non si
oppongono agli Stati
Uniti, quando questi
ultimi assumono una
posizione decisa. Quasi tutte le loro decisioni, poi criticate, sono
la
conseguenza
di
questa rinuncia collettiva. Gli Stati Uniti
svolgono il loro ruolo
di primo azionista, ma
in teoria il loro potere
è limitato. Ciò che gli
attribuisce un immenso potere non è il numero dei voti, ma l’incomprensibile
sudditanza degli altri paesi
membri, Francia ed
Europa
in
testa.
L’affare Wolfowitz ne è
l’esempio
lampante.
Non lo difende nessuno, tranne Bush. I
(Continua a pagina 35)
ESTERI
26 maggio 2007
Giustizia e Libertà
35
Wolfowitz "graziato" dagli europei
(Continua da pagina 34)
suoi giorni sono sicuramente contati. Tra
breve tempo, giorni o
al massimo settimane,
darà
le
dimissioni
"per motivi personali", in modo da potersene andare a testa
alta. Ma lasciarlo andar via a testa alta è
scandaloso e appanna
l’immagine della Banca Mondiale, rafforzando per giunta l’impressione di strapote-
re degli Stati Uniti. Il
motivo di scandalo
non è Washington,
ma
Parigi,
Berlino,
Roma, Londra e tutte
le capitali in cui si ritiene che non valga la
pena mettersi in urto
con la superpotenza
per
la
reputazione
della Banca Mondiale
o del Fmi; e ciò nonostante gli innumerevoli bei discorsi che
reclamano un mondo
multipolare.
È comodo attaccare
gli Stati Uniti sui nostri giornali e poi tacere a Washington. Lo
sarebbe meno se i cittadini e i media cessassero di sbandierare
contro-verità sul potere degli Stati Uniti e
se chiedessero al loro
ministro, nel caso della Francia a Thierry
Breton, cosa viene
fatto per ristabilire,
ora, l’integrità della
Banca Mondiale e, in
altre occasioni, quella
del Fmi.
Charles Wyplosz
www lavoce.info
14.05.2007
* L'articolo appare anche sul sito www.teloseu.com.
Traduzione dal francese
di Daniela Crocco
L'ex vice segretario di Stato alla Difesa travolto da un caso di nepotismo
la Casa Bianca accetta con "riluttanza" le dimissioni e presto proporrà un candidato
Banca Mondiale, Wolfowitz lascia
Dal 30 giugno non sarà più presidente
da La Repubblica ( 18.05.2007)
WASHINGTON
Il presidente della Banca mondiale, Paul Wolfowitz,
ha
deciso,
"nell'interesse dell'istituto", di rassegnare
le proprie dimissioni,
con effetto dal 30 giugno.
Il Board della Banca
Mondiale spiega che
"ci sono state incomprensioni su entrambi
i lati" nel caso di nepotismo che ha visto Paul
Wolfowitz sponsorizzare
nel 2005 promozione e
aumento di stipendio
alla sua compagna Shaha Riza.
"Annuncio oggi che
mi dimetterò da presidente della Banca
mondiale alla chiusura dell'anno fiscale
(30 giugno 2007)", si
legge in una nota di
Wolfowitz.
Si conclude così una
vicenda che ha visto
l'ex vice segretario sta-
tunitense alla Difesa e
uno dei principali artefici della guerra in Iraq
accusato di favoritismo
per avere sollecita to
nel 2005, anno della
sua nomina
alla presidenza della
Banca mondiale, il trasferimen to
della compagna, Shaha Riza, dall'istituto al
Dipartimento di Stato.
Una promozione
che
comportò a
favore della
signora uno
stipendio da
200.000
dollari l'anno.
Ieri il consiglio di amministrazione della Banca non era
riuscito a trovare una
via d'uscita onorevole
per Wolfowitz, stante il
suo rifiuto di presentare le dimissioni, forte
anche
dell'appoggio
della Casa Bianca.
rettore inizieranno subito.
Da parte sua il presidente degli Stati Uniti
George W. Bush ha accettato "con riluttanza" le dimissioni del
presidente della Banca
Mondiale Paul Wolfowitz.
Lo hanno indicato in
serata fonti della Casa
Bianca, secondo le
quali il presidente avrebbe preferito che
Wolfowitz, sotto tiro da
settimane a causa dello
scandalo, rimanesse al
suo posto.
"Presto -dicono alla
Casa Bianca- il presidente annuncerà un
candidato, in modo
da consentire una
transizione ordinata
che permetta alla
Banca mondiale di
riportare l'attenzione
I vertici della Banca sulla sua missione".
mondiale hanno detto
che le trattative per la ♦
nomina del nuovo di-
36 Giustizia e Libertà
ECONOMIA
26 maggio 2007
Chi lavora in famiglia ?
di Tito Boeri e Daniela del Boca (www.la voce.info,10.05.2007).
Le donne
italiane
lavorano
più degli
uomini:
in media
8 ore al
giorno contro meno di 7
per gli uomini.
Ma solo un quarto delle
loro ore di lavoro è remunerato contro due terzi
per gli uomini. Gran parte
del lavoro delle donne è
dedicato alla casa, alla
cura dei famigliari e agli
acquisti. E più di una
donna su due non ha un
lavoro remunerato del
tutto: si tratta principalmente delle donne con
bassa istruzione (solo un
terzo di queste ha un impiego remunerato), che
vivono al Sud (dove solo
4 donne su 10 hanno un
impiego) e che hanno figli piccoli (solo il 53 per
cento di queste lavora
contro il 70 per cento delle donne senza figli).
Il circolo vizioso
bassa
partecipazione,
bassa fertilità
Solo il 30 per cento delle
donne italiane riprende a
lavorare dopo avere avuto
un figlio. E il basso reddito famigliare spinge le
donne a non avere spesso
più di un figlio,
Si crea così un circolo
vizioso di bassa partecipazione femminile al
mercato del lavoro e bassa fertilità. Le donne lavorano di più, ma a casa e
nella cura dei figli e dei
genitori anziani. E diventa questo il ruolo loro assegnato. Le indagini di
opinione documentano
come in Italia ci sia un
atteggiamento fortemente
ostile rispetto all’idea di
portare i figli con meno
di 3 anni agli asili nido.
È un atteggiamento più
forte tra gli nuomini che
tra le donne.
Ed è anche per questo che
in Italia ci sono pochi
asili nido privati (oltre
che pubblici). Costano
troppo in rapporto al reddito che le donne potrebbero ottenere sul mercato
e alla sanzione sociale
legata al fatto di affidare i
figli ai nido.
Aiutare la famiglia
non imponendo alle
donne di averne una
Per spezzare il circolo
vizioso, bisogna permettere alle donne che lavorano di comprare sul
mercato i servizi di assistenza per gli anziani e di
mettere i figli negli asili
nido, anche quando il loro reddito da lavoro di
per sé non permetterebbe
loro di accedere a questi
servizi. È un problema
non solo economico. Bisogna al contempo superare la sanzione sociale
rispetto a chi si affida a
servizi di cura acquisiti
sul mercato: più donne lo
fanno, in questo senso,
meglio è anche perché
stimola più concorrenza
nel mercato e, dunque,
costi più bassi per i nidi
privati. (1) La proposta di
ampliamento del numero
dei asili nido contenuta
nella Finanziaria 2007 va
in questa direzione. Ma
non basta. Utile anche
rafforzare il potere contrattuale delle donne
nella famiglia, ponendole
nella condizione di imporre agli altri famigliari
di poter lavorare acquistando sul mercato servizi specializzati di cura. E
di poterlo fare anche
quando non sono sposate,
anche quando non convivono con un altro adulto
generatore di reddito.
È un modo per aiutare la
famiglia, senza imporre
il fatto di avere una famiglia. Proprio perché non
si impone alla donna di
doversi da sola prendere
carico dell’intera famiglia.
Un credito
di imposta per la
cura dei figli e dei
famigliari
dipendenti
Uno strumento che, se
adattato al contesto italiano, potrebbe rispondere a
tali requisiti è un credito
d’imposta per i famigliari
a carico, che riprenda gli
aspetti più convincenti
delle esperienze del
Working Family Tax
Credit (WFTC) e del
Child Tax Credit (CTC)
introdotti nel (UK) Regno Unito dal 2003.
reddito
complessivo della
persona,
della famiglia o
della coppia di fatto inferiore a
una soglia prestabilita e
ii. nel caso di una coppia,
il fatto che entrambi i
suoi componenti siano
occupati, anche parttime. Quest’ultima condizione serve a imporre che
l’onere della cura dei famigliari non ricada interamente su di un membro
della
coppia.
I costi di questa misura
dipendono chiaramente
dalla soglia di reddito
prestabilita. Ponendo la
soglia a 10mila euro per
un genitore single con un
figlio, graduando la soglia in base alla scala di
equivalenza di Carbonaro
per le famiglie con una
composizione diversa e
circoscrivendo la misura
a famiglie con figli con
meno di 3 anni, si ottiene
che circa il 2 per cento
delle famiglie italiane ne
potrebbero beneficiare.
Ipotizzando che il credito
sia mediamente di 1.500
euro, si ottiene un costo
attorno a 700 milioni di
euro all’anno per questa
misura. Potrebbe essere
finanziata assorbendo i
finanziamenti per il fondo nazionale per le non
autosufficienza, cui non è
stata trovare ancora destinazione nell’ambito di
interventi di razionalizzazione degli assegni famigliari.
L’ampliamento della base contributiva legata alla
commercializzazione di
servizi precedentemente
prestati dalle madri, contribuirebbe anch’esso al
finanziamento della misura, anche se riteniamo
prudente non tenere conto di questi effetti.
Il credito di imposta per
i famigliari a carico dovrebbe coprire il 70 per
cento delle spese effettivamente sostenute per la
cura dei figli (sia nel settore pubblico che nell’ambito di istituti privati),
fino a un limite massimo
predeterminato, ad esempio 3mila euro. La concessione di un credito
d’imposta anziché di un
trasferimento avrebbe il
vantaggio di incentivare
forme di lavoro regolare, scoraggiando invece
gli impieghi nel sommerso. Tuttavia, per chi non
supera il reddito minimo
imponibile, il credito
d’imposta dovrebbe essere concesso come trasferimento diretto, come
imposta negativa (oppure
come franchigia nel caso
in cui venisse introdotto
in Italia un reddito minimo garantito). Anche il
fatto di dover documentare le spese per la cura
di figli o parenti anziani
servirebbe a far emergere
attività oggi sommerse
(ad esempio il lavoro delle badanti) contribuendo
a finanziare la misura
anche con l’ampliamento
della base contributiva.
Il credito d’imposta per i
famigliari a carico dovrebbe essere concesso
direttamente alle donne Perché siamo
(2) ed esclusivamente a
due condizioni: i. un
(Continua a pagina 37)
RCONOMIA
26 maggio 2007
Giustizia e Libertà
37
Chi lavora in famiglia ?
(Continua da pagina 36)
contrari al
quoziente famigliare
e alle aliquote
differenziate per
genere
Si tratta di una proposta
molto diversa da quella
recentemente avanzata da
Alberto Alesina e Andrea
Ichino che sono favorevoli ad aumentare le tasse di tutti gli uomini e
ridurre quelle di tutte le
donne, a parità di gettito.
La loro proposta, a nostro
giudizio, è basata su di un
presupposto sbagliato,
quello secondo cui l’offerta di lavoro delle donne è maggiormente influenzata di quella degli
uomini da variazioni nei
redditi da lavoro, per ragioni in gran parte indipendenti dalla loro posizione nel mercato del lavoro e nella famiglia (i
due autori fanno riferimento a ragioni biologiche, come il ciclo mestruale). In realtà la cosiddetta elasticità al salario
dell’offerta di lavoro femminile è molto simile a
quella degli uomini quando ricade su di loro interamente la funzione di
generare reddito in famiglia (ad esempio nel caso
di madri single). Questo
significa che la diversa
elasticità è almeno in parte il frutto dei rapporti di
forza interni alla coppia,
condizionati a loro volta
dal rapporto col mercato
del lavoro (e dalla dotazione di servizi per l’infanzia o per gli anziani
non autosufficienti). Il
che rende fortemente in-
certo l’impatto di aliquote differenziate per genere sull’offerta di lavoro
complessiva.
Una politica efficace a
sostegno dell’uguaglianza di opportunità dovrebbe perciò cercare di intervenire su ciò che sta alla
base di queste differenze
di comportamento nell’accesso al mercato del
lavoro, soprattutto in un
paese come l’Italia dove
il potere contrattuale nella coppia (anche per ragioni culturali) è fortemente sbilanciato a favore degli uomini. Si tratta
allora di offrire soprattutto alle donne la possibilità di conciliare lavoro sul
mercato e responsabilità
f a m i g l i a r i .
Un credito d’imposta per
la cura dei famigliari avrebbe anche effetti redistributivi migliori di
una riduzione generalizzata delle tasse delle donne, essendo circoscritto
alle famiglie con redditi
più bassi. Non si vede
perché dovremmo ridurre
ulteriormente le tasse ai
partner di ricettori di
stock option milionarie, a
fronte di uomini single
spinti al lavoro sommerso per via di aliquote fiscali attorno al 70 per
cento (come contemplato
dalla proposta di Alesina
e Ichino).
Non convince neanche la
proposta di introdurre un
quoziente
famigliare,
definendo l'aliquota fiscale in base al reddito
pro-capite della famiglia,
anziché del singolo, in
quanto tenderebbe a ridurre ulteriormente l'offerta di lavoro femminile.
Trasferisce infatti sul
per cento dell’offerta
membro della famiglia
di asili aumenta la parcon reddito più basso
tecipazione delle meparte del carico fiscale
no istruite di quasi il
del coniuge, mentre con
doppio delle più iun sistema di tassazione
struite.
individuale, come quello
vigente, l’imposta si ap- 2) L’evidenza empirica
plica separatamente al
mostra che il reddito
reddito di ciascun compercepito dalle madri
ponente della famiglia.
ha un impatto maggioPer capire gli effetti nere sulle spese riguargativi sull'offerta di lavodante i figli dal reddito
ro legati all'introduzione
ricevuto dai padri
di un quoziente famiglia(vedi per esempio
re basta guardare a cosa è
Lundberg S. R. Pollak
successo in Italia quando
and T. Wales "Do
nel 1974 si è passati dalla
Husbands and Wives
tassazione su base famiPool Resources ? Egliare (in regime di cuvidence from the UK
mulo dei redditi) a una su
Child
Benefit"
base individuale. Come
Journal of Human
mostra la tabella qui sotResources, Summer
to, il tasso di occupazio1997 e Duncan Thomas
ne delle donne è cresciu"Intrato mentre quello degli
Household Resource
uomini diminuiva. IntroAllocation: An Infeducendo oggi il quozienrential Approach",
te famigliare rischiamo
Journal of Human
di fare l'operazione oppoResources Fall 1990)
sta: ridurre il tasso di occupazione delle donne e 3) C'è un altro aspetto
aumentare quello degli
messo in luce dalla
uomini. (3)
tabella: aumentare
l'offerta di lavoro femTito Boeri e
minile non comporta
Daniela del Boca
aumentare nella stessa
www.la voce.info
misura l'occupazione
10.05.2007
femminile. C'è, in altre parole, anche un
problema di domanda
Note:
di lavoro, soprattutto
1) Gli studi sull’effetto
nelle regioni del Sud.
su aumenti degli asili
Su questo piano l'opeper bambini da 0 a 3
razione avviata nell'ulanni mostrano che è
tima Finanziaria con
l’offerta di lavoro della riduzione dell'Irap
le donne con bassa
per le assunzioni femistruzione/reddito e
minili nel Mezzogiordelle madri sole a esno sembra andare nelsere più sensibile a
la direzione giusta.
variazioni dei costi e
disponibilità dei servizi: un aumento del 10
Tasso di Partecipazione
Prima
Dopo
1972-1974
1975-1977
Uomini
77.55%
78.50%
Donne
28.57%
32.00%
Tasso di Occupazione
∆
∆
Prima
Dopo
1972-1974
1975-1977
0.95%
76.17%
75.73%
-0.44%
3.43%
27.31%
29.51%
2.20%
INTERNI
38 Giustizia e Libertà
26 maggio 2007
Intervista a Rita Borsellini
Progetti legalita per far crescere le coscienza
di Natya Migliori* (www.articolo21.info/notizia/notizia.php?id=4938)
Saranno più di mille gli studenti di tutta Italia che sbarcheranno al porto di Palermo alle 8.00 di domattina,
a bordo della “Nave della legalità” per rendere onore, in seno alla seconda edizione della manifestazione
organizzata dalla Fondazione “Giovanni e Francesca Falcone”, ai giudici siciliani assassinati dalla mafia
nel XV anniversario delle stragi di Capaci e via d’Amelio.
Ad accoglierli, gli studenti siciliani.
Con le loro coscienze e una percezione dei concetti di mafia, legalità e giustizia trasformata da 15 anni di
battaglie antimafia.
Battaglie come quella condotta da Rita Borsellino, capogruppo dell’opposizione all’Assemblea Regionale
Siciliana, e soprattutto rappresentante della societa’ civile isolana, dalla Sicilia onesta che non si arrende al
ricatto della mafiosità.
Per anni, Rita Borsellino ha girato l’Isola, incontrato migliaia di studenti siciliani, ha parlato loro di legalità,
di cittadinanza, di senso vero e profondo dello stato.
Lo stesso ha fatto nelle scuole delle altre regioni italiane.
Qual’è il blancio di questa esperienza ? Quali emozioni, domani, vedendo tanti ragazzi del nord e del sud
abbracciarsi sul molo del porto del capolugo sciliano ?
L’onorevole Borsellino ne parla ad Articolo 21.
“In 15 anni si è lavorato moltissimo” -ci dice- “Insieme ad altre figure profondamente impegnate nella lotta alla mafia, come Maria Falcone, è stato condotto un lavoro capillare con gli studenti e gli insegnanti delle scuole italiane. Tantissimi i progetti sulla legalità, che hanno contribuito in modo determinante a far maturare nelle coscienze della nuova generazione una percezione diversa del fenomeno
“mafia”. Per noi, “giovani” di un’altra generazione, per noi adulti di oggi, la mafia era qualcosa di
“estraneo”. Qualcosa che riguardava gli “altri”. Oggi, anche chi non ha vissuto i fatti di Capaci e via
D’Amelio, perché troppo giovane, ha una percezione chiara del fenomeno. La percezione di una piaga che ci riguarda tutti. Di qualcosa di criminale e di estremamente pericoloso che mina alla base la
vita civile, coinvolgendone ogni gradino. Sotto tutti i punti di vista. Etico, sociale e, non ultimo, economico. Grazie al lavoro con le scuole e a manifestazioni come questa, insomma, la nuova generazione
cresce e continuerà a crescere in maniera diversa e più consapevole che tutti siamo chiamati in causa
in questa lotta. Cresce e continuerà a crescere con il rifiuto radicale della mafia”.
Che ruolo hanno giocato e continuano a giocare i media nell’elaborazione di questa nuova coscienza? Quale, secondo lei, l’immagine che di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino arriva a chi
non può ricordarli?
“ Credo che qualunque linguaggio sia indispensabile per far uscire i fatti del ‘92 dalla dimensione del
ricordo. Grazie al cinema, alla tv, alla musica, basti pensare al recente video di Federico Moro, il ricordo è già futuro. I media contribuiscono a consegnare alle nuove generazioni il passato per parlarne, riflettere, cambiare. Non dimentichiamo poi che film come “I cento passi” hanno rivestito innegabilmente un ruolo indispensabile: riproporre ai giovani figure, come quella di Peppino Impastato,
quasi rimosse dalla memoria collettiva. E poi le fiction. E’ vero, possono fornire spesso una visione
parziale, a volte incompleta, delle “persone”, dei loro caratteri, delle loro azioni. Ma di positivo hanno
che parlano il linguaggio immediato e diretto giovani, capace di fargli arrivare la cosa fondamentale:
le idee. Credo che la cosa piu’ importante sia che questi prodotti, grazie anche alla consulenza operata in fase di sceneggiatura dai familiari, raccontano comunque i personaggi, le loro idee, il messagio
del loro impegno, quindi la verita’ su di loro. Credo anche che autori, sceneggiatori, registi debbano
fare attenzione a non trasmettee comunque un’immagine troppo eroica perche’ le idealizzazioni possono rendere un modello troppo distante, impossibile da emulare.
Falcone, Borsellino, Impastato sono “esseri umani” e non sono super-eroi, per questo il loro esempio può e deve essere seguito da tutti.”.
Eventi come questo di domani, come influiscono sulla politica siciliana, sull’operato dell’Assemblea Regionale?
“Manifestazioni come questa sono frutto di una cultura e di
una politica che stanno lavorando per cambiare se stesse.
Guai, però, se ci fermasse ad un evento che dura un giorno.
Queste occasioni, al contrario, sono spunti per continuare il
giorno dopo in maniera sempre più convinta. Una cosa è certa.
Ancora oggi la politica siciliana ha tanto bisogno di etica. Soprattutto in ambito economico bisogna ancora lavorare tanto.
E l’esempio di Falcone e Borsellino continua a spingerci in
questa direzione”.
* giornalista, redattrice di Women in the city
Giustizia e Libertà
Periodico Politico Indipendente
Autorizzazione Tribunale di Roma
n° 540/2002 del 18.09.2002
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