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Anno IL n.3 - luglio-settembre 2011 -
Spedito nel mese di settembre 2011 - Poste Italiane s.p.a.- Spedizione in Abbonamento Postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 nº 46) - art. 1, comma 2, CDM BG
Thailandia
Missionari
fra le pagode
Ricordo di
Mons. Padovese
a un anno
dalla morte
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n
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u
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C
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a
Mission esta
in f
Speciale fotog
rafico
sommario
EDITORIALE
1
EMMECINOTIZIE
Il Camerun è ricco
di nuovi sacerdoti e diaconi
2
Ottobre missionario
3
Presentazione del volume
di scritti di Mons. Padovese
4
10
SPECIALE THAILANDIA
Per trent’anni missionari
fra le pagode
12
La situazione attuale:
una realtà ricca e articolata
18
La delegazione della Thailandia
dopo il Capitolo 2011
21
Il futuro della missione
sulle orme di San Francesco
22
Perché dovrei tornare in Italia?
23
“E io dissi... Sì!”
SHOWROOM
SOSTEGNO A DISTANZA
Grazie di vero cuore
VOLONTARI IN MISSIONE
41
44
46
48
In Africa tenendo sempre
lo sguardo su Gesù
50
Non abbiamo tempo
per fermarci
SPIRITUALITÀ
MISSIONARI CAPPUCCINI
www.missioni.org
TACCUINO
Ordinazione diaconale di
fra Pietro Phanomkon
31
27 OTTOBRE 2011
32
Il fiore della carità
editoriale
Carissimi amici, lettori e benefattori
Solo un po’ di coraggio...
In compagnia degli angeli
26
Editore: MISSIONI ESTERE CAPPUCCINI ONLUS
P.le Cimitero Maggiore, 5 - 20151 Milano
Aut. Trib. di Milano n. 6113 del 30-11-62
Direttore editoriale: Mauro Miselli
Caporedattore: Alberto Cipelli
Redattori: Agostino Valsecchi, Paoletta Bonaiuto,
Matteo Circosta, Madalin Galliani, Lorenzo Mucchetti,
Marina Renna, Elisabetta Viganò
Direttore responsabile: Giulio Dubini
Realizzazione a cura della Editrice Velar - Gorle (BG)
Grafica: Anna Mauri
FRA GIANFRANCO FRAMBI
35
PROGETTI
Fra Giuseppe Denchai
sacerdote novello
Ad Assisi con il Papa
pellegrini di verità e di pace
Missionari Cappuccini in festa
La monasticheria
MONS. LUIGI PADOVESE
“Amo tanto la Turchia
e ci vengo volentieri”
MISSIONARI CAPPUCCINI IN FESTA
53
60
62
64
con la nuova impostazione della nostra rivista questo numero vi verrà consegnato poco prima
che inizi il mese a noi più caro, l’ottobre missionario, tempo in cui la Chiesa sottolinea la sua
dimensione universale e il suo essere intimamente chiamata a portare ad ogni uomo la buona
notizia che Dio Padre ci vuole salvare nel suo Figlio Gesù. Infatti noi solitamente pensiamo che
prima viene la Chiesa comunità dei redenti e poi viene il suo compito di annuncio; e invece il
movimento che Cristo nei Vangeli compie è proprio l’opposto: manda prima i discepoli nel
mondo per costituire la sua Chiesa attraverso la sua Parola e i Sacramenti.
Ecco il motivo per cui Benedetto XVI nel suo messaggio per la giornata missionaria mondiale
dice: l’impegno di portare a tutti l’annuncio del Vangelo con lo stesso slancio dei cristiani della
prima ora è il servizio più prezioso che la Chiesa può rendere all’umanità e ad ogni singola
persona alla ricerca delle ragioni profonde per vivere in pienezza la propria esistenza.
Questo annuncio è rivolto a tutti gli uomini ma guardando la realtà planetaria ci accorgiamo
come ancora pochi sono coloro che conoscono e amano Gesù. Ecco perché chi crede nel
Signore Risorto non può accettare tranquillamente che tanti ignorino la speranza e la bellezza
liberante di avere Cristo come Maestro che riempie e da senso alla sua vita. Lo stesso Papa ci
sprona in questo senso: Non possiamo rimanere tranquilli al pensiero che, dopo duemila
anni, ci sono ancora popoli che non conoscono Cristo e non hanno ancora ascoltato il suo
Messaggio di salvezza. Non solo; ma si allarga la schiera di coloro che, pur avendo ricevuto
l’annuncio del Vangelo, lo hanno dimenticato e abbandonato, non si riconoscono più nella
Chiesa; e molti ambienti, anche in società tradizionalmente cristiane, sono oggi refrattari ad
aprirsi alla parola della fede.
Da qui il desiderio che rinasca il nostro slancio missionario. Un Cristianesimo non aperto
all’annuncio è una fede morta, un bel soprammobile da tenere chiuso in casa perché non si
rompa o non si rovini ma incapace di donare gioia, slancio, vitalità ai nostri giorni. Il Santo
Padre invece ci invita a rischiare perché la nostra fede fondata su Gesù possa continuare a
calpestare la sabbia dei sentieri del mondo per raggiungere anche i villaggi più lontani
dell’Africa, del sud America e dell’Asia senza dimenticare l’asfalto spesso pesante delle
nostre città.
La giornata missionaria mondiale non sia un momento isolato nel corso dell’anno, ma una
preziosa occasione per fermarsi a riflettere se e come rispondiamo alla vocazione missionaria;
una risposta essenziale per la vita della Chiesa.
Risposta che certamente abbraccia tutto l’uomo in tutti i suoi bisogni. Ecco perché i missionari
non si limitano solo a predicare che il Signore è dalla parte dei poveri, ma essi stessi con la
loro vita e le loro opere di carità testimoniano che annunciando il Vangelo, la Chiesa si
prende a cuore la vita umana in senso pieno. Non è accettabile... che nell’evangelizzazione si
trascurino i temi riguardanti la promozione umana, la giustizia, la liberazione da ogni forma
di oppressione.
L’augurio che faccio mio è quindi quello che la Giornata Missionaria ravvivi in ciascuno il
desiderio e la gioia di “andare” incontro all’umanità portando a tutti Cristo... cominciando da
quelli che incontriamo ogni giorno.
Pace e bene.
fra Agostino Valsecchi
EMMECINOTIZIE
Il Camerun
è ricco
di nuovi sacerdoti e diaconi
iovedì 24 giugno 2011 è
stata una giornata
G
importante per la Custodia dei
frati cappuccini in Camerun:
nella chiesa parrocchiale del
Sacro Cuore a Shisong il
Vescovo di Kumbo Monsignor
Ordinazioni
sacerdotali
Fra Peter Ghani
nato il 5 agosto 1978
a Shisong
Fra Fredrick
Njumferghai Bohtila
nato il 15 luglio 1975
a Bamenda.
Ordinazioni
diaconali
Fra Mengven
Joseph Wirba
nato il 25 novembre 1979
a Tatum
Fra Jude Berinyuy Lukong
nato il 5 settembre 1979
a Shisong
Fra Martin Dikwa
nato il 28 aprile 1980
a Doukoula
Fra Terence
Sahven Lukong
nato il 18 giugno 1982
a Buea
Fra Birhanu Michael
nato il 15 ottobre 1978
a Wassera in Etiopia
Fra Yohannes Zekarias
nato il 27 aprile del 1982
a Hirna in Etiopia
2
George Nkuo ha ordinato 2
presbiteri e 6 diaconi.
Il Vescovo è stato assistito da
fra Angelo Pagano superiore
della missione e fra Kilian
Ngitir direttore degli studenti;
erano presenti alla
celebrazione una quarantina
di sacerdoti di cui 17 frati.
Come sempre in circostanze
come queste, il primo e più
importante ringraziamento
animato da tanta e profonda
gioia e riconoscenza va al
Signore, per il dono di questi
nuovi presbiteri e diaconi
all’ordine cappuccino e alla
sua Chiesa, che sono frutti di
speranza per la
evangelizzazione in Camerun.
La cerimonia è stata molto
bella e sentita e anche se è
durata 4 ore non è stata per
niente pesante. Da
sottolineare la stupenda
partecipazione del coro
parrocchiale, composto da
circa 100 cantori che ha
animato tutta la celebrazione
dall’inizio alla fine.
Al termine della celebrazione
sul viso dei neo ordinati,
anche se stanchi, si leggeva
una forte emozione e una
gioia per essere finalmente
arrivati alla tanto desiderata
ordinazione.
Al termine della celebrazione
eucaristica i neo ordinati sono
stati festeggiati da tutti i
presenti con canti, balli
tradizionali e tantissimi doni,
specialmente in natura come
Incontri mensili
di preghiera
per le missioni
2011-2012
martedì
11 ottore 2011
martedì
8 novembre 2011
martedì
6 dicembre 2011
martedì
10 gennaio 2012
martedì
7 febbraio 2012
martedì
6 marzo 2012
martedì
3 aprile 2012
martedì
8 maggio 2012
ore 21,00
Chiesa SS. Crocifisso
Centro Missionario
Frati Minori Cappuccini
P.za Cimitero Maggiore 5
Milano
ancora si usa nella nostra
zona agricola.
È seguito un pranzo per tutti
e la festa è continuata fino al
tramonto del sole.
Preghiamo lo Spirito Santo
perché mantenga i novelli
presbiteri fedeli e degni del
ministero che hanno ricevuto,
con le sintetiche ed
estremamente significative
parole della Liturgia
dell’Ordinazione: “Il Signore
porti a compimento l’opera
che ha iniziato in Voi!”.
I frati cappuccini camerunesi
oggi in totale sono 38
professi e 3 novizi. ■
Anche quest’anno in occasione dell’ottobre missionario viene presentata
la rassegna “I colori della Missioni”, un calendario di spettacoli e incontri per
riflettere e divertirsi proposti dai Missionari Cappuccini. La prima data prevista
è sabato 1 ottobre con la proiezione di un cortometraggio ed un dibattito sul tema
del dialogo interreligioso. Il 4 ottobre, festa di S. Francesco d’Assisi, celebreremo
la S. Messa alle ore 18 e alla sera condivideremo la cena francescano-medioevale.
Faranno poi seguito sabato 8 ottobre il convegno sul Sostegno a Distanza
e i due sabati a seguire gli spettacoli “Buonanulla” e “Cantico”. Tutte le attività
proposte avranno luogo presso il Centro Rosetum di Via Pisanello,1 – Milano.
3
MONS. LUIGI PADOVESE
“Amo tanto la Turchia
e ci vengo volentieri”
L’omelia di
fra Felice Cangelosi
Il ricordo del grande Vescovo in Turchia
– mons. Luigi Padovese – durante
la celebrazione dell’Eucarestia
celebrata a Milano in occasione del
primo anniversario della sua morte.
A
lla presenza di numerosi
cappuccini, del sig. Sandro
Padovese, suo fratello, e di
numerosi intervenuti
sabato 4 giugno, vigilia
dell’Ascensione, presso la Chiesa
del Sacro Cuore di Milano dove si
trova la Curia dei Cappuccini
lombardi, si è ricordata ed onorata
la memoria di mons. Luigi Padovese,
nell’anniversario della sua terribile morte,
ucciso con inaudita ferocia il 3 giugno dello
scorso anno a Iskenderun in Turchia. L’omelia
di fra Felice Cangelosi, Vicario generale
dei frati cappuccini, ha offerto spunti intensi e
toccanti che hanno ripercorso con la memoria
la vita e le opere di mons. Padovese.
Ne ripercorriamo i punti fondamentali.
Chiamato ad essere testimone
di Gesù in terra turca
Mons. Padovese è stato un Vescovo della
Chiesa di Dio e, come tale, in forza della
Ordinazione episcopale, immesso nella
successione apostolica e perciò Apostolo egli
stesso. Di me sarete testimoni, disse Gesù ai
dodici apostoli convenuti a tavola con lui
dopo la sua risurrezione. La testimonianza
4
di mons. Padovese a Cristo nasce dal suo
essere Apostolo di Cristo, inviato a fare
discepoli tutti i popoli, secondo il comando del
Signore. Per volere della Provvidenza, egli nel
2004 fu nominato Vicario apostolico
dell’Anatolia. Sentì quella nomina come
vocazione. Quando l’allora Nunzio
apostolico in Turchia, comunicandogli
l’incarico affidatogli dal Santo Padre,
gli chiese: “Te la senti di venire in
Turchia?”, Luigi prontamente rispose:
“Amo tanto la Turchia, e vengo
volentieri”. Proprio così. Formatosi
alla Pontificia Università Gregoriana
di Roma in Scienze patristiche, Luigi,
durante lunghi anni di studio e di
insegnamento universitario, era andato molto
avanti nella conoscenza della Turchia, la terra
dove la Chiesa ha mosso i primi passi, dove
sono stati celebrati i primi Concili e dove si è
data una prima determinante struttura
teologica. Progressivamente la sua conoscenza
si andò trasformando in passione per la
Turchia, Terra Santa della Chiesa. Egli la amava
veramente! Ma, ben più della terra, amava il
popolo della Turchia, amava la sua Chiesa.
Perciò, nella lettera pastorale del 2007, poté
dichiarare ai suoi fedeli: «Posso dirvi che sono
felice di essere con voi e ringrazio Dio del
privilegio di fare parte della nostra Chiesa di
Anatolia. Le difficoltà che ho sperimentate
erano forse una prova per vedere se
veramente amo questa nostra comunità».
Dunque, Luigi aveva sperimentato e
MONS. LUIGI PADOVESE
Chiesa di Turchia e all’intera oikoumene,
quale Vescovo. In questa missione egli ha
consumato la sua esistenza sino al sangue.
Mons. Luigi: una figura di pastore
mite e coraggioso
In queste pagine il ricordo di mons. Padovese
nelle celebrazioni in Turchia.
sperimentava delle difficoltà, le tante
difficoltà proprie di una Chiesa, ricca di
tradizione, ma povera di mezzi, in un Paese
dove la Chiesa cattolica non è riconosciuta
neanche come minoranza. Già al momento
della nomina, non si nascondeva i rischi che
avrebbe comportato la sua missione in Turchia
e lo aveva dichiarato in una lettera ai Fratelli
di questa sua Provincia. Egli affrontò tutto
con coraggio. «Era coraggioso, ma non
spregiudicato. Rifletteva sulle cose da fare»:
ha dichiarato di lui mons. Ruggero
Franceschini, suo predecessore nel Vicariato
Apostolico dell’Anatolia.
Mons. Padovese era un Cappuccino della
Provincia di San Carlo in Lombardia ed
avvertiva fortemente l’appartenenza a questa
sua Provincia. Nominato Vicario apostolico
dell’Anatolia, Luigi scrisse ai Frati della
Provincia: “Io vado in Turchia… Ma non è
tanto Luigi Padovese che va in Turchia; è tutta
6
la Provincia che con me viene in Turchia”.
Questa Provincia lo aveva generato alla vita
cappuccina; in questa Provincia egli è stato
formato come religioso e sacerdote; questa
Provincia lo ha generosamente offerto al
servizio dell’Ordine. Padre Luigi, infatti, prima
di essere Vescovo, è vissuto a lungo a Roma,
nella Fraternità del Collegio Internazionale
San Lorenzo da Brindisi. In tale fraternità, dal
1983 al 1988, svolse gli uffici di Prefetto degli
Studi e di Vice Rettore. Per decenni ha svolto
l’attività di docenza alla Gregoriana e
all’Antonianum e si è dedicato alla ricerca
scientifica, non omettendo il servizio alla Vita
consacrata in diversi Istituti religiosi con la
predicazione e l’animazione degli Esercizi
spirituali e di Corsi di aggiornamento. Per
diversi anni è stato Preside dell’Istituto
Francescano di Spiritualità (IFS) e si è molto
adoperato per l’incremento e lo sviluppo di
questa nostra Istituzione di formazione
universitaria. Finalmente questa Provincia ha
offerto padre Luigi alla antica e venerabile
Coraggioso e mite allo stesso tempo, amabile,
disponibile, tipo semplice, molto affabile
sereno: dicono di lui coloro che l’hanno
conosciuto. E qualcuno aggiunge: “quando
l’ho visto ho detto: qui ci mandano Papa
Luciani!”. Colpiva, infatti, il suo sorriso. Io
stesso, che l’ho conosciuto già nel 1973,
quando per la prima volta ci trovammo
assieme al nostro Collegio Internazionale di
Roma per frequentare l’Università, ho visto
Luigi sempre sorridente, anche quando, dopo
tanti anni, ci siamo ritrovati nuovamente a
Roma a partire dal 1995.
Mite e coraggioso! Queste potrebbero essere
state qualità naturali di padre Luigi, ma nello
stesso tempo sono le prerogative che si
richiedono a un Sacerdote e a un Vescovo,
chiamato a seguire «l’esempio del Buon
Pastore, che conosce le sue pecore, da esse è
conosciuto e per esse non ha esitato a dare la
vita» (Pontificale Romano, Ordinazione del
Vescovo). Mons. Padovese, Pastore buono,
non è fuggito dinanzi alle difficoltà, ma è
rimasto fedele alla sua Chiesa, rinvigorendola
e portandola a una maggiore consapevolezza
sia della propria fede che della preziosità per
la tradizione cristiana di quei luoghi
venerabili, legati alle origini della Chiesa.
Pur consapevole dei gravi rischi cui andava
incontro, non si è tirato mai indietro, e infine
– come Gesù – con la sua morte ha espresso il
massimo della fedeltà, adempiendo la Parola
del Signore: Nessuno ha un amore più grande
di questo: dare la vita per i propri amici
(Gv 15,13). La sua testimonianza apostolica
ha raggiunto il culmine, diventando autentica
martyrìa, attestazione del primato di Dio e
confessione suprema del suo amore.
Un testimone disarmato del Vangelo
impegnato nella promozione
del dialogo ecumenico
Al martirio Luigi si era in qualche modo
preparato, maturando durante la sua vita
la convinzione che l’esistenza umana, in tanto
è veramente tale, in quanto è una
pro-esistenza; in tanto si perviene a pienezza
di umanità, in quanto si è capaci di donarsi e
di spendere se stessi per gli altri. È nell’exitus
a se, espropriandosi, che si accoglie Dio, la
vera ricchezza dell’uomo, e che ci si può
trasferire in Cristo Dio-Uomo (questo è il vero
transitus pasquale!), vivendo così in
comunione con Dio e abbracciando nel vincolo
della carità tutti gli uomini, guardati con
l’occhio di Dio solo come fratelli da amare e
persone a cui donarsi. Scaturì da questa
convinzione la scelta del motto episcopale,
In caritate veritas, ispirato a san Giovanni
Crisostomo, grande figlio di Antiochia e poi
vescovo di Costantinopoli. Luigi ne spiegò la
ragione nella lettera con cui si presentò ai suoi
fedeli del Vicariato apostolico dell’Anatolia:
«In Caritate Veritas – La Verità nell’amore.
7
MONS. LUIGI PADOVESE
Sono poche parole ma esprimono il mio
programma di ricercare nella stima e nel
reciproco volersi bene la verità. Se è vero che
chi più ama, più si avvicina a Dio, è anche
vero che per questa strada ci avviciniamo al
senso vero della nostra esistenza che è un
vivere per gli altri».
Testimone disarmato del Vangelo è stato
definito mons. Padovese, alla pari di Don
Andrea Santoro, sacerdote romano del suo
stesso Vicariato ucciso prima di lui. Don
Santoro a suo tempo scriveva: «Andate in
tutto il mondo – diceva Gesù – ad annunciare
un amore che si è fatto “carne” e “sangue”
ed essere noi lo specchio di questo amore.
Poiché Dio ha solo “figli”, anche se diversi
per lingua, nazionalità e religione, anche se
separati da “distanze” antiche e nuove.
Stranieri tra loro, i popoli, le religioni e le
culture non lo sono per Lui». Padre Luigi la
pensava alla stessa maniera. Vissuto e morto
con la forte convinzione che il senso vero
della nostra esistenza è un vivere per gli altri,
dalla stessa convinzione derivava – come
dichiarò nella sua prima lettera pastorale –
la sua volontà di dialogo con i fratelli
ortodossi, quelli di altre confessioni cristiane
e con i credenti dell’Islam.
8
La promozione del dialogo ecumenico ed
interreligioso è stato l’assillo costante e
l’aspirazione di tutta la vita di mons.
Padovese. Come non ricordare, per esempio,
i Simposi di Efeso e di Tarso, iniziatisi quando
Lui era Preside dell’IFS e che portano tutti
l’impronta della sua fervorosa e intelligente
attività. Altrettanto grande fu la sua
collaborazione con la Congregazione per le
Chiese Orientali. Ma vanno anche ricordati i
suoi ottimi rapporti con il mufti della regione
e la profonda amicizia con il Patriarca
ortodosso Bartolomeo I. Il Papa stesso, la
domenica successiva all’uccisione di mons.
Padovese, a Cipro ricordò «quanto egli si
impegnò, specialmente come Vescovo, per la
mutua comprensione in ambito interreligioso
e culturale e per il dialogo tra le Chiese».
Infatti, «porta e non muro è stata la vita di
mons. Padovese – ha detto il card.
Tettamanzi, riprendendo un concetto dello
stesso padre Luigi –; porta e non muro la
Chiesa che egli ha voluto, piccolo gregge
aperto all’amicizia delle genti».
La promozione del dialogo ecumenico ed
interreligioso è l’eredità più preziosa che ci
ha lasciato mons. Padovese. «La sua morte
– disse ancora il Papa a Cipro – è un lucido
richiamo alla vocazione che tutti i cristiani
condividono ad essere, in ogni circostanza,
testimoni coraggiosi di tutto ciò che è buono,
nobile e giusto». L’eredità di Luigi, dunque, è
da raccogliere e da incrementare con quella
stessa consapevolezza che egli aveva, e cioè
che il dialogo nella verità, non può ignorare
la diversità, ma anche che la centralità
dell’annunzio di Cristo, scandalo e stoltezza
per molti, è il punto di partenza nel dialogo
(cfr. Turchia: “terra santa della Chiesa”: l’ieri e
l’oggi dei cristiani).
Egli ha abbracciato la croce
in tutta la sua drammaticità
Cristo è scandalo e stoltezza per molti,
perché la sua Croce scandalizza. Allo scandalo
della croce il Vescovo Luigi aveva dedicato
una delle sue più belle pubblicazioni (Lo
scandalo della croce: la polemica anticristiana
nei primi secoli. Roma, Edizioni Dehoniane,
1988); uno studio sul pensiero cristiano delle
origini riguardo al mistero centrale della
nostra fede: l’apparente debolezza di un Dio
crocifisso, che invece manifesta in tal modo
l’onnipotenza dell’amore più grande, quello
che si dona “fino alla fine”. Oggi, - è stato
giustamente notato – dopo la morte violenta
subita da mons. Padovese, quel suo volume
acquista un significato nuovo, un’opera
formata con la propria vita (P. Martinelli), e
con la sua morte atroce pienamente
conformata al mistero della Croce del
Signore.
Anche per Luigi la Croce è diventata talamo,
trono ed altare. Egli non ha svuotato la parola
della Croce (cfr. 1Cor 1,17), non ha vanificato
la Croce con parole edulcorate o con
atteggiamenti minimizzanti. Al contrario,
l’ha accolta in tutta la sua concretezza e l’ha
abbracciata in tutta la sua drammaticità, ma
anche con la certezza della sua paradossale
forza salvifica. Sì, perché la Croce, scandalo e
insipienza agli occhi degli uomini, non è
il fallimento di Dio; è, invece, una scelta
divina intelligente; corrisponde alla logica
della pro-esistenza, alla logica dell’amore di
Dio che si è donato tutto a noi. Veramente
la parola della Croce è sapienza e potenza di
Dio (1Cor 1,18).
Un frate cappuccino formatosi
sugli insegnamenti di san Francesco
Chi era mons. Luigi Padovese? Era un frate
cappuccino. Formato alla scuola di San
Francesco d’Assisi, egli aveva assorbito lo
9
MONS. LUIGI PADOVESE
spirito di semplicità, povertà, umiltà e
minorità del Poverello. In specie, la
semplicità traspariva sempre dal
comportamento di Luigi e lo
contraddistingueva in tutte le relazioni con le
altre persone. Dal Poverello di Assisi egli
apprese anche il metodo missionario.
«I frati che vanno fra gli infedeli – ci insegna
san Francesco nella Regola non bollata –
non facciano liti o dispute, ma siano soggetti
ad ogni creatura umana per amore di Dio
e confessino di essere cristiani…».
(Rnb XVI: FF 43). Egli era particolarmente
consapevole del valore e dell’efficacia della
modalità missionaria voluta da san Francesco,
e verso la fine della sua vita aveva
espressamente ricordato che l’essenza della
missione in Turchia è la presenza, è
“l’esserci”. Luigi aveva interiorizzato
l’insegnamento di Paolo VI, che individuava
nella testimonianza una proclamazione
silenziosa, ma molto forte ed efficace della
buona novella; un gesto iniziale di
Pontificia Università
Antonianum •
Istituto Francescano
di Spiritualità
Roma
Presentazione
del volume
“In caritate veritas.
Luigi Padovese:
Vescovo cappuccino,
Vicario Apostolico
dell’Anatolia.
Scritti in memoria”.
10
V
evangelizzazione. Soprattutto, alla scuola di
san Francesco Luigi aderiva alla parola del
Signore che ai suoi discepoli chiede di essere
luce del mondo e sale della terra, di essere
fermento di vita evangelica.
Il Signore Gesù, che ci manda in missione per
portare frutto e vuole che il nostro frutto sia
duraturo, ci ha anche insegnato: Se il chicco
di grano caduto in terra non muore, rimane
solo; se invece muore, produce molto frutto
(Gv 12,24). E così, come chicco di grano, Luigi
è caduto in terra di Turchia per portare molto
frutto. Come chicco di grano! Per ben cinque
volte, il 14 giugno dello scorso anno, durante
i funerali in Duomo, il Card. Tettamanzi ha
definito Padre Luigi, la sua vita e la sua
morte, chicco di grano. Inconsapevolmente,
forse ignorando che mons. Padovese fosse un
cappuccino, con tale definizione l’Arcivescovo
è andato al cuore della identità di fra Luigi,
figlio del Poverello di Assisi, che ci ha
insegnato la vita nascosta con Cristo in Dio;
ci ha insegnato che la minorità in tanto ha
enerdì 3 giugno si è
svolta a Roma la
presentazione del volume
che intende onorare la
memoria di mons. Luigi
Padovese, vicario apostolico
dell'Anatolia e presidente
della Conferenza episcopale
turca, barbaramente ucciso
il 3 giugno 2010:
«Proprio a un anno dalla sua
morte, questa iniziativa
editoriale intende esprimere
da parte di tutta la nostra
realtà accademica grande
affetto e profonda stima per
questo figlio di san Francesco
d'Assisi che ha dato la sua vita
nella terra dell'apostolo
Paolo».
I contributi pervenuti da parte
di tante autorità
ecclesiastiche, di ricercatori
e docenti, si connettono tutti
all'attività di professore
o pastorale di Luigi
Padovese e pertanto ne
rappresentano, in un certo
senso, un'eco e un
approfondimento. Il testo
infatti propone anzitutto gli
atti del Simposio di antichità
cristiane già programmato
dallo stesso mons. Padovese
in Turchia per il giugno
2010. A ciò si aggiungono
contributi di molti suoi
estimatori, sulle materie a
lui care, quali gli studi
biblici, patristici, francescani,
la teologia e l'attualità.
E messaggi e ricordi di
valore, in tanto è vera minorità, in quanto
sgorga dall’amore del Padre che vede nel
segreto.
Un indimenticabile confratello, figlio
del nostro Ordine
Desidero esprimere tutta la mia personale
gratitudine a Luigi, un Fratello carissimo, che
ho ben conosciuto e apprezzato. Ma, in
quanto Vicario generale, la mia presenza, in
questa circostanza, vuole esprimere un
tributo a padre Luigi, a nome dell’Ordine
Cappuccino, per dirgli la riconoscenza per
quello che Lui è stato e ha fatto per tutta la
nostra Fraternità e per la Chiesa, per la sua
vita e la sua preziosa testimonianza suprema.
Nello stesso tempo, desidero esprimere tutta
personalità di spicco che
lo hanno conosciuto.
La presentazione è stata
caratterizzata dal dolore
la gratitudine dell’Ordine alla Provincia che in
padre Luigi Padovese ci ha dato uno dei suoi
figli migliori. Possa il Signore assistere e
guidare sempre questa santa e gloriosa
Provincia di San Carlo in Lombardia, ricca di
storia, di cultura e di spiritualità, di presenza e
di servizio umile, di impegno apostolico e
missionario, di dedizione ai poveri, di impegno caritativo e sociale. Dio benedica
abbondantemente tutti i frati di questa
Provincia, operanti in Lombardia o altrove,
sia in Italia che all’estero, e li mantenga fedeli
alla loro grande tradizione. La festa
dell’Ascensione ci insegni il rispetto di noi
stessi, il rispetto del nostro corpo tempio dello
Spirito, ci insegni l’equilibrio e la saggezza nel
valutare e nell’usare le cose terrene. Lo Spirito
del Signore Risorto ci guidi nel cammino della
vita e susciti in noi il desiderio della patria
eterna, dove il Cristo glorioso ci attende e
dove incontreremo nuovamente e per sempre
il nostro indimenticabile Fratello, mons. Luigi
Padovese. ■
per questo
anniversario,
ma anche, come
sottolinea fra Paolo
Martinelli, uno dei
curatori dell’opera:
”La letizia perché
dopo un anno
sentiamo la
testimonianza
di questo nostro
confratello come
una eredità
preziosa di ricerca,
di dialogo e di
pace, che vogliamo
diffondere.
Ed il compito di onorare la sua
memoria e di far conoscere
quanto ha scritto e operato
dà letizia al cuore e riempie
l’animo di gratitudine a Dio
per questa esistenza donata.
Questo è in sintesi il senso
della miscellanea “In Caritate
Veritas” alla cui realizzazione
hanno partecipato insigni
studiosi e testimoni della
grande opera di mons.
Padovese. ■
“In caritate veritas”.
Luigi Padovese:
Vescovo cappuccino,
Vicario Apostolico dell’Anatolia.
Scritti in memoria,
A cura di Paolo Martinelli
e Luca Bianchi,
Dehoniane, Bologna 2011
11
SPECIALE THAILANDIA
trent’anni
missionari fra le pagode
La lunga storia della
missione in Thailandia
Per
di fra Walter Morgante
La
missione dei frati
cappuccini in Thailandia
risale al novembre 1980
con l’arrivo dei primi tre
missionari lombardi: fra Generoso
Dal Ferro, fra Sergio Andriotto e
fra Claudio Resmini. I frati invitati da
mons. Ek Thaping – Vescovo della Diocesi di
Ratchaburi – giungevano nel Paese con un
triplice scopo: portare il carisma
francescano tra i giovani, organizzando dei
periodi di formazione e esperienza
spirituale sul modello della tradizione
buddista che prevede per i giovani, prima di
iniziare la propria attività professionale e la
vita matrimoniale, un periodo di
permanenza in pagoda come monaci;
assistere le suore clarisse cappuccine
(presenti in Thailandia dal 1936 e in forte
espansione numerica) e favorire la vita
spirituale dei cristiani secondo il carisma
francescano attraverso la predicazione e
corsi di formazione nelle parrocchie.
Visto il successo delle cappuccine che
avevano in quel periodo molte vocazioni, i
Vescovi hanno pensato ai frati per iniziare
un’esperienza forte da proporre ai giovani
cristiani, che qualcuno ha interpretato come
una “consacrazione religiosa at tempus”,
con voti temporanei a breve termine, non
prevista nella tradizione cristiana e
teologicamente inammissibile. Per diversi
12
Fra Walter, neo Delegato della
missione, racconta la lunga storia
dell’insediamento cappuccino in questo
Paese di religione prettamente buddista.
Ricostruisce le tappe di un percorso
che non è stato immune da numerose
difficoltà, ma che ora può affermare con
gioia di aver portato numerosi frutti.
motivi la proposta dei vescovi,
al di là del problema sopra
accennato, non è stata attuata e
periodicamente tra noi si ritorna a
parlare di questo terzo obbiettivo.
Mi auguro che in futuro sia attuato
anche perché potrebbe essere
una buona opportunità di far
conoscere la spiritualità
francescana ai giovani thailandesi.
Sta di fatto che nel 2010 abbiamo ricordato
il 30° anniversario della nostra presenza
nella terra dei liberi; ecco perché desidero
ricostruire le tappe della storia della nostra
presenza.
1980-1989: Inserimento nella realtà
thai – instabilità di personale e prime
vocazioni locali – apertura della prima
casa della missione a Bangtan (diocesi
di Ratchaburi)
Verso la fine di novembre 1980 il primo
gruppo di missionari giunge nella Terra dei
Liberi. I frati durante il primo periodo di
ambientamento e di studio della lingua
thailandese vengono accolti dai Salesiani di
Bangkok e ospitati alla scuola tecnica Don
Bosco. Da subito alcuni giovani studenti
della scuola salesiana sono interessati alla
vita dei frati e fanno richiesta di essere
accolti nel nostro Ordine. Nel 1981 il
Vescovo della diocesi di Ratchaburi concede
un terreno adiacente alla chiesa
parrocchiale Santa Margherita Alacoque di
Bangtan, un piccolo villaggio a una decina
di chilometri da Banpong, nella provincia e
diocesi di Ratchaburi. In un primo momento
i missionari abitano nella casa canonica che
si trova in condizioni decisamente precarie.
Per questo motivo i frati decidono di
costruire al più presto un convento in grado
di ospitare anche le prime vocazioni locali.
Nel maggio 1983 vi è l’inaugurazione del
convento presieduta dal Vescovo diocesano
mons. Ek Thaping, con la partecipazione
del Ministro Generale fra Flavio Roberto
Carraro. Iniziano il noviziato i primi tre
cappuccini thailandesi (fra Antonio
Somphong, fra Massimiliano Somyot e fra
Paolo Surasak) sotto la guida del guardiano
e maestro dei novizi fra Sergio Andriotto.
Il 13 maggio dell’anno succesivo due di
loro emettono la prima professione
13
SPECIALE THAILANDIA
Da sinistra: un’immagine dei primi missionari
in Thailandia, fra Sergio Andriotto, fra Claudio
Resmini, fra Generoso Dal Ferro; fra Sergio e
fra Generoso con le suore Cappuccine thailandesi;
fra Raffaele Della Torre e fra Mauro Bazzi.
temporanea (fra Somphong e fra Somyot).
A questo primo gruppo si sono poi aggiunti
molti altri giovani che per i più diversi motivi
non hanno continuato il cammino
vocazionale. Solo due di loro hanno emesso
la professione religiosa come fratelli laici
(ma dopo pochi anni anche loro sono usciti).
L’attività formativa in questo primo decennio
è stata portata avanti con molte difficoltà
per la poca conoscenza da parte dei
missionari della lingua, della cultura, del
carattere dei thai e per l’instabilità del
personale. Infatti in quel periodo si sono
avvicendati molti frati: fra Claudio Resmini
(rientrato in Italia dopo qualche mese dal
suo arrivo in missione), fra Luciano
Sguassero, fra Alvaro Dalloca, fra Mariano
Zerbini, fra Bruno Signori, fra Sergio
Andriotto. Sostituiti in parte da fra Antonio
Valsecchi (1985) e fra Walter Morgante
(1988).
Al di là delle numerose difficoltà in questo
primo decennio abbiamo, tuttavia, avuto i
primi due frati professi thailandesi.
14
Fra Generoso Dal Ferro (il più anziano dei
fondatori della missione – arrivato in
missione all’età di 53 anni!) ha dato un
contributo importante agli inizi della vita
cappuccina con la sua presenza fraterna,
semplice e gioiosa. Insieme a lui anche gli
altri missionari hanno dato una buona
impronta alla missione ed un grande
esempio di vita semplice, fraterna e
laboriosa, sottolineando in modo particolare
il valore della preghiera comunitaria e
personale.
Verso la fine del decennio inizia un
inserimento nella pastorale diocesana con
l’assunzione della cura pastorale della
parrocchia di HatTeng da parte di fra
Antonio Valsecchi; egli animerà questa
comunità per ben 19 anni, realizzando
diversi progetti di sviluppo per venire
incontro a varie necessità di quella
popolazione povera.
1990-1999: Maggiore stabilità del
personale missionario italiano –
tentativi di animazione vocazionale e
prima organizzazione della formazione
– apertura della casa di formazione di
Samphran - primi presbiteri thai
Il decennio si apre con la costruzione della
seconda casa a Samphran, dove si trova il
Seminario Maggiore della Thailandia (unico
per tutto il Paese), con lo scopo di ospitare
gli studenti di filosofia e teologia. La prima
comunità si è insediata nel maggio 1991,
composta da due frati presbiteri – fra Walter
Morgante e fra Raffaele Della Torre, appena
giunto in Thailandia e impegnato per lo
studio della lingua thai – e da tre studenti:
fra Antonio Somphong, fra Massimiliano
Somyot e fra Domenico Siripong.
Fra Antonio Valsecchi rimane a Bangtan con
altri due neo-professi (poi usciti dall’Ordine)
e viene nominato responsabile della
missione. Dopo l’arrivo di fra Raffaele Della
Torre (1991) nel 1994 giunge in missione
fra Mauro Bazzi che nei primi tre anni
risiede nella fraternità di Samphran
impegnato nello studio della lingua. Passerà
poi a Bangtan per 6 anni come superiore
(1997-2003). Nel 1994 fra Raffaele Della
Torre viene nominato guardiano di Bangtan
responsabile della missione e vi rimane per
tre anni.
Fra Generoso Dal Ferro dopo una presenza
di oltre dieci anni, rientra definitivamente in
Italia nel 1996. In questa fase quindi solo un
frate missionario lascia la missione e rientra
in Lombardia.
In quegli anni la formazione viene meglio
organizzata e si inizia a progettare in modo
sistematico l’animazione vocazionale.
Un buon numero di giovani infatti inizia il
cammino formativo nel convento di
Samphran. Alcuni di loro hanno emesso la
professione religiosa, due in Italia (fra
Domenico Siripong nel 1990 e fra Ignazio
Ekamai nel 1992) e uno in Thailandia (fra
Matteo Worawut nel 1997). La missione
in questo secondo decennio ha avuto
l’ordinazione presbiterale dei primi frati
thailandesi: fra Massimiliano Somyot (1995)
e fra Domenico Siripong (1997). Dal 1997
al 2000 fra Massimiliano Somyot studia
spiritualità francescana a Roma e ottiene
la licenza.
L’aumento dei frati e delle attività ha
portato il Ministro Generale a erigere la
nostra missione a Delegazione nel dicembre
del 1995. Nel febbraio del 1996 fra Raffaele
Della Torre è nominato primo Delegato del
Ministro provinciale. Nel 1997 passa alla
casa di formazione di Samphran come
guardiano e maestro di formazione.
Purtroppo per motivi familiari a fine 1999
egli rientra definitivamente in Italia.
Il decennio 1990-1999 ha visto la missione
cappuccina thai crescere e meglio
15
SPECIALE THAILANDIA
Fra Giovanni Croppelli, fra Walter Morgante
e fra Antonio Valsecchi.
strutturarsi e ha avuto la gioia di accogliere
tre nuovi frati professi e due novelli
presbiteri; tutti i frati italiani e thailandesi
si sono impegnati a vivere il carisma
cappuccino con autenticità. Fra Raffaele
Della Torre ha dato un contributo
importante alla vita della missione in questi
anni novanta, le sue doti umane e la sua
carica spirituale sono stati un punto di
riferimento per tutti i frati della Delegazione
e hanno aiutato a creare un clima di
comunione fraterna.
2000-2010: Strutturazione della
formazione e aumento numerico dei
membri della Delegazione –
collaborazione con la provincia di
Medan (Indonesia) – apertura della
terza fraternità nella parrocchia di
NongBuaThong
Il terzo decennio è caratterizzato
dall’ordinazione di tre presbiteri thai,
da una aumento dei giovani e dei frati
neo-professi in formazione e dall’apertura
di una nuova presenza.
Nell’anno 2000 i superiori della Provincia
16
nominano Delegato fra Antonio Valsecchi
che è anche guardiano e maestro di
formazione della casa di Samphran. Egli
sarà responsabile della missione fino al
2008. Nello stesso anno sono ordinati
sacerdoti due confratelli thai fra Ignazio
Ekamai (mese di maggio) e fra Antonio
Somphong (mese di ottobre) e a Bangtan
iniziano il noviziato tre confratelli (fra Pietro
Phanomkhon, fra Raffaele Sittichai e fra
Giuseppe Denchai) sotto la guida di fra
Walter Morgante. Tutti e tre mettono la
prima professione nel giugno 2001. In
seguito (2003) il convento di Bangtan sarà
scelto come sede del seminario minore,
mentre il noviziato sarà trasferito a
Samphran.
Nel 2001 giunge fra Giovanni Cropelli,
ultimo missionario italiano inviato in questa
missione. Si impegna per un paio di anni
nello studio della lingua thai quindi viene
nominato guardiano e responsabile del
seminario minore di Bangtan dove rimane
per 5 anni (2003-2008). In questo periodo
sono numerosi i giovani – studenti delle
medie superiori provenienti soprattutto
dalle tribù del Nord – che fanno il cammino
vocazionale e una buona parte di loro si
consacra nella vita cappuccina.
L’anno 2003 è ricco di avvenimenti:
nel mese di giugno viene ordinato a
Samphran il quinto presbitero cappuccino
thai: fra Matteo Worawut; a Bangtan viene
aperto il seminario minore; la Delegazione
assume la cura pastorale della parrocchia
S. Margherita Alacoque di NongBuaThong
nella arcidiocesi di Thare-NongSeng (al
Nord-Est del Paese distante dalla capitale
circa 700km). Una parrocchia di circa 600
cristiani in condizioni economiche molto
povere. La prima comunità è composta da
fra Walter Morgante e dal novello presbitero
fra Matteo Worawut. È una fraternità
esclusivamente di attività apostolica che si
affianca alle altre due di formazione.
Fra Walter è il primo parroco cappuccino e
rimane in parrocchia sino al 2008, anno in
cui viene trasferito a Bangtan. Infine inizia
la collaborazione con la provincia di Medan
(Indonesia). Giunge in Thailandia il primo
missionario: fra Michael Hutabarat al quale
si aggiungerà un altro confratello.
Nel 2006 fra Antonio Supiti viene inviato in
Italia per continuare la formazione e
prepararsi alla prima professione che
emette nel settembre 2008. Fra Mauro
Bazzi in questi anni per motivi di salute
rientra in Italia. In vista dell’aumento dei
giovani in formazione nella casa di
Samphran (anche sede di noviziato) viene
costruita nel 2007 una nuova ala dedicata a
S. Pio da Pietrelcina e aperta ufficialmente
nel 2008. Nello stesso anno fra Giovanni
Cropelli viene nominato Delegato e assume
la guida della fraternità formativa di
Samphran. Fra Walter Morgante è
responsabile del seminario minore di
Bangtan e fra Massimiliano Somyot è
parroco a NongBuaTohng.
I giovani in formazione a Samphran
(provenienti da Bangtan) sono numerosi e
alcuni di loro dopo molti anni di cammino
sono pronti per il noviziato, che viene
aperto ufficialmente nel maggio del 2009.
I superiori nominano fra Ignazio Ekamai
maestro dei novizi e 6 postulanti iniziano il
cammino in preparazione alla professione
temporanea che emettono nelle mani del
Ministro Generale nel maggio 2010.
La prima professione di questi nostri
confratelli è un evento storico, per la prima
volta un gruppo così numeroso si consacra
al Signore nella nostra Delegazione.
Tra il 2000-2010 la Delegazione ha avuto
una ordinazione presbiterale, una diaconale,
tre professioni perpetue e dieci professioni
temporanee.
Al termine del terzo decennio il numero dei
frati cappuccini in Thailandia raggiunge 20
unità: 15 thai (dei quali 5 presbiteri), 3
italiani e 2 indonesiani. Dopo 30 anni di
testimonianza e di sevizio alla Chiesa
thailandese, il nostro Ordine ha finalmente
raggiunto una buona stabilità di presenze
ed è in grado di portare il carisma
cappuccino in diverse regioni del Paese.
Lo sviluppo della nostra missione è stato
travagliato, ma nello stesso tempo ricco di
opere e ci rende pieni di gioia:
la soddisfazione di vedere tanti giovani
frati thai che con noi portano il carisma di
San Francesco ai loro connazionali. ■
17
SPECIALE THAILANDIA
La situazione attuale:
una realtà ricca e articolata
La missione è composta da tre
fraternità e da una ventina di frati.
Due fraternità si dedicano alla
formazione dei giovani candidati,
mentre una amministra una
parrocchia al Nord-Est del Paese.
Fraternità di Bangtan
(Spirito Santo)
Questa è la prima fraternità della
Delegazione. Il convento è stato inaugurato
ufficialmente nel 1983 dal Ministro
Generale fra Flavio Carraro. Si trova accanto
ad una parrocchia amministrata dal clero
diocesano, in un piccolo villaggio con pochi
cristiani. Fin dall’inizio ha accolto diverse
tappe formative di giovani candidati
all’Ordine sino ad oggi (fatta eccezione nel
triennio 1997-2000). Attualmente è sede
del seminario serafico minore dove
vengono accompagnati nel cammino
vocazionale giovani delle medie superiori
(aspiranti) e coloro che hanno terminato le
superiori (pre-postulanti). Quest’anno i
seminaristi sono così suddivisi: 4 di quarta,
6 di quinta e 8 di sesta superiore, 5 prepostulanti. In totale 23, un numero davvero
elevato considerando gli spazi che abbiamo
a disposizione. I seminaristi provengono
quasi totalmente dal Nord del Paese, dalle
tribù del Nord in origine di religione
tradizionale (culto degli spiriti) e che un po’
alla volta si stanno convertendo al
cristianesimo. In Thailandia si comincia a
18
sentire la crisi di vocazioni in particolare
nelle zone più sviluppate economicamente.
La fraternità è composta da quattro
persone: fra Walter Morgante guardiano e
responsabile della formazione (in Thailandia
dal 1988), fra Giuseppe Denchai vicario e
incaricato della formazione (appena
ordinato sacerdote lo scorso 21 maggio
2011), fra Antonio Valsecchi, assistente
della Federazione delle Cappuccine della
Thailandia e insegnante in Seminario
Maggiore e fra Antonio Supiti post-novizio,
in aiuto alla formazione.
La fraternità di Bangtan è impegnata
principalmente nella formazione, ma svolge
anche attività apostoliche a servizio della
chiesa locale: assistenza a comunità
religiose femminili, aiuto in parrocchia e al
clero diocesano per confessioni e
sostituzioni, ecc. Fra Antonio è incaricato
dell’assistenza delle clarisse cappuccine
della Thailandia, insegna in Seminario
Maggiore ed è segretario della
Commissione Liturgica Nazionale
thailandese. Anche i seminaristi sono
coinvolti in attività apostoliche e caritative
coi frati: Oratorio di Huey Luk, Casa Betania,
una casa di riposo per anziane delle suore
Camilliane, Centro per bambini portatori di
handicap gestito dai padri Camilliani.
Fraternità di Samphran
(Santa Maria degli Angeli
e San Francesco)
Questa è la seconda fraternità costituita in
Thailandia, sede del postulato, noviziato e
Da sinistra: il convento di Bangtan
e il convento-studentato di Samphran.
post-noviziato. Inaugurata ufficialmente
nel 1992 dal Cardinale di Bangkok,
mons. Michael Michai Kitbunchu alla
presenza del Ministro Generale fra Flavio
Carraro (in questa occasione i primi due frati
thailandesi fra Antonio Somphong e fra
Massimiliano Somyot hanno emesso la
professione perpetua), la fraternità si era
insediata fin dal maggio 1991. Si trova poco
distante dal Seminario Maggiore che è
considerato il vaticano della Thailandia in
quanto quasi tutte le congregazioni religiose
hanno una casa di formazione nella zona.
La fraternità è composta da 5 frati professi
perpetui, 6 post-novizi, 4 novizi e
19
SPECIALE THAILANDIA
5 postulanti. Fra Domenico Siripong è il
guardiano e responsabile dei postulanti; fra
Ignazio Ekamai, vicario e maestro dei novizi;
fra Giovanni Cropelli responsabile dei postnovizi. I professi perpetui sono: 3 presbiteri,
1 diacono e 1 fratello laico. Per necessità in
questa fraternità sono presenti tutte le tappe
della formazione e i frati responsabili della
formazione svolgono il loro compito a tempo
pieno. I postulanti frequentano corsi di
inglese e di filosofia per quattro anni prima
di passare al noviziato. I novizi dopo la prima
professione concludono la filosofia,
dopodiché sospendono gli studi accademici
per due anni. Durante il primo anno
approfondiscono lo studio dell’inglese, nel
secondo fanno esperienze varie di vita
fraterna, preghiera, caritativa, missione.
Terminati gli studi, coloro che sono candidati
al presbiterato continuano gli studi di
teologia in Seminario. Anche questa
comunità ha attività apostoliche a servizio
della Chiesa locale e dei poveri: servizio in
aiuto al clero nelle parrocchie, predicazione
e corsi di formazione a istituti religiosi
maschili e femminili, attività presso la casa
di riposo dei Camilliani, visita alle persone
anziane nella parrocchie di Samphran,
animazione in uno slum di Bangkok ecc.
Fraternità di NongBuaThong - Thare
(S. Margherita Maria Alacoque)
È l’ultima fraternità costituita in Thailandia
(giugno 2003) su invito di Mons. Lawrence
Khai Saenphon-on; qui i frati hanno
accettato la cura pastorale della parrocchia.
Inoltre sono stati invitati a dare assistenza
religiosa alle suore Cappuccine di Thare e a
collaborare in Seminario minore come
direttori spirituali. La parrocchia di
NongBuaThong conta circa 600 abitanti,
provenienti principalmente dalla vicina
parrocchia di Thare, (che ha circa 10.000
cristiani), dediti in gran parte alla
coltivazione del riso e di ortaggi e che
vivono in condizioni di povertà.
La fraternità è composta da 4 frati
presbiteri: fra Massimiliano Somyot
(primo presbitero cappuccino thailandese
– ordinato nel1995); fra Liberius vicario
(missionario indonesiano), fra Michael
Hutabarat (missionario indonesiano) e fra
Antonio Somphong.
Le attività della parrocchia sono quelle
tradizionali di ogni comunità cristiana:
amministrazione dei sacramenti, catechesi,
visita agli ammalati e anziani, animazione
giovanile ecc. La parrocchia segue anche
una comunità cristiana da poco costituita in
un villaggio molto povero e cerca di
recuperare alla fede molti cristiani che,
sposatisi con coniugi di religione buddista,
hanno abbandonato il proprio villaggio
cristiano e con esso anche la pratica
religiosa.
In parrocchia si porta avanti un’attività
iniziata da noi frati e molto apprezzata
dalla diocesi e dai parrocchiani: la scuola
materna parrocchiale (per bambini poveri
della parrocchia in età pre-scolare)
che viene sostenuta dal progetto di
sostegno a distanza del Centro Missionario
di Milano. ■
La Delegazione della Thailandia
dopo il Capitolo 2011
CONSIGLIO DELLA DELEGAZIONE:
fra Walter Morgante Delegato
fra Domenico Siripong Pongwattana primo Consigliere
fra Giovanni Cropelli secondo Consigliere
BANGTAN, Fraternità dello Spirito Santo:
fra Walter Morgante, guardiano, maestro di formazione
fra Giuseppe Denchai Thongkham, vicario, addetto alla formazione
fra Antonio Valsecchi, Assistente della Federazione delle Clarisse Cappuccine
della Thailandia, insegnante
fra Antonio Supiti Ruam-Aram, post-novizio, in aiuto alla formazione
SAMPRAN, Fraternità Santa Maria degli Angeli:
fra Domenico Siripong Pongwattana, guardiano, maestro dei postulanti,
vice maestro dei novizi
fra Ignazio Ekamai Lualai, vicario, maestro dei novizi
fra Giovanni Cropelli, maestro dei post-novizi
fra Raffaele Sitticiai Sangkusonnaiphasuta, addetto alla formazione
fra Pietro Phanomkhon Sangawong
Post-novizi:
fra Paolo Kuanchai Ketkeo
fra Antonio Sompop Jongtiratham
fra Raffaele Manà Sisuttichanya
fra Matteo Suchat Nimitbaphot
fra Lorenzo Konkawi Siphonphanitcharoen
fra Pietro Watcharin Chanken
Nong BuaThong, Thare, Parrocchia S. Margherita M. Alacoque:
fra Massimiliano Somyot Thepsamut, guardiano, parroco
fra Liberius Sihombing, vicario, vicario parrocchiale
fra Johannes Michael Hutabarat,vicario parrocchiale
fra Antonio Somphong Trivaudom, vicario parrocchiale
In Italia:
Roma, Collegio Internazionale San Lorenzo da Brindisi
fra Matteo Worawuth Sangkarat, studente.
La parrocchia di Thare.
20
21
SPECIALE THAILANDIA
Il futuro della missione
sulle orme di San
nostra missione è in
La
crescita. Grazie al dono di
nuove vocazioni, ai molti
giovani in formazione e al
conseguente aumento di
personale, siamo in grado di
prospettare l’apertura di
nuove fraternità dove portare
la ricchezza del carisma
francescano in località dove
ancora non è conosciuto.
La Delegazione ha già in
programma di aprire una
nuova fraternità apostolica
nella diocesi di Chiang Mai, nel
Nord del Paese, da dove ora
proviene buona parte dei
giovani candidati all’Ordine.
Questa diocesi è la seconda in
Thailandia per numero di
cristiani e ha ancora circa
30.000 persone, appartenenti
ad alcune tribù animiste delle
colline, interessate al
cristianesimo e che attendono
di essere evangelizzate. Quindi
il lavoro pastorale in questa
zona è sostanzialmente di
prima evangelizzazione. La
pastorale missionaria è però
resa difficile dal fatto che la
gente risiede in villaggi distanti
fra loro e disseminati sulle
colline, collegati da pessime
strade, impraticabili durante la
stagione delle piogge.
Il Vescovo molto volentieri ci
accoglie e ha già individuato
un territorio dove potremmo
svolgere l’attività apostolica e
dove dovremmo seguire una
ventina di villaggi.
La promessa fatta al Vescovo
è di aprire questa nuova
fraternità nel 2013.
Guardando al futuro penso che
22
Francesco
la nostra presenza nella Chiesa
locale dovrebbe essere
caratterizzata da un ancora
maggiore inserimento tra i
poveri e da un’apertura
missionaria anche fuori dai
confini nazionali. I frati della
Delegazione dovrebbero
incrementare le opere
caritative in favore dei poveri
(anche se l’attenzione e l’aiuto
ai poveri non sono mai
mancati da parte dei frati ad
esempio nella parrocchia di
HatTeng, tra le popolazioni del
Nord o tra i poveri dello slum
di Bangkok) e le presenze
missionarie nei Paesi vicini
dove ancora non ci sono i frati
cappuccini (Myanmar,
Cambogia, Laos). La proposta
deve coinvolgere soprattutto i
giovani frati in quanto la
Chiesa è per sua natura
evangelizzatrice: la fede
ricevuta deve essere donata.
La formazione dei giovani
rimane comunque il nostro
impegno principale. Siamo
davvero chiamati a svolgere
questo compito, anche se il
sogno di ogni missionario è di
fare apostolato e di stare tra la
gente a tempo pieno. Ciò che
conta è il nostro costante
impegno nel diffondere il
Vangelo di Gesù a tutti gli
uomini, secondo la volontà di
Dio e le richieste concrete dei
nostri superiori. Il programma
formativo è davvero articolato
e comprende numerose tappe:
aspirandato (3 anni),
pre-postulato (1 o 2 anni),
postulato (4 anni), noviziato
(1 anno) e post-noviziato
(5-6 anni). Durante questo
periodo, per dare spazio alla
formazione religiosa secondo il
carisma dell’Ordine, per due
anni sono interrotti gli studi
accademici per permettere
diverse esperienze di
incarnazione del carisma
(vita fraterna, preghiera,
evangelizzazione, apostolato
tra i poveri ecc.). Questo
itinerario formativo molto
lungo richiede pazienza da
parte dei formandi e nello
stesso tempo dispendio di
energie da parte dei formatori,
ma una buona formazione è
indispensabile per garantire un
futuro fedele alla chiamata
secondo il nostro carisma. ■
Intervista a fra Walter Morgante,
nuovo Delegato della missione
Perché dovrei
tornare in Italia?
Ciò che sembra succedere per caso
nella vita è, in realtà, sempre
all’interno di un più grande disegno
di Dio. Ne è prova tangibile la vita
di fra Walter che da 23 anni è
missionario in Thailandia e ha avuto
numerosi e importanti incarichi; ad
oggi resta immutato il suo
entusiasmo per la vita missionaria e
di testimonianza del carisma
francescano.
a cura di Alberto Cipelli
Fra Walter, parlaci un po’ di te,
delle tue origini e della tua
vocazione…
Sono nato a Sondrio l’11 maggio 1956,
i miei genitori sono morti quando io avevo
pochi anni di vita e sono stato adottato da
uno zio materno. Ho un solo fratello
maggiore, di nome Francesco. Ho vissuto là
sino all’età di 16 anni quando, per motivi
di studio e di lavoro, mi sono trasferito a
Milano. Ho frequentato un istituto
professionale serale, mentre di giorno, per
mantenermi, lavoravo come operaio in una
agenzia di distribuzione stampa.
La svolta della mia vita è avvenuta quando
a 18 anni sono andato ad alloggiare con
mio fratello in una stanza in affitto
23
SPECIALE THAILANDIA
in via delle Forze Armate, vicino al convento
di Piazzale Velasquez, dove si trova lo
studentato teologico dei frati cappuccini.
Ho iniziato a frequentare la chiesa dei frati,
partecipavo alla celebrazione Eucaristica
domenicale e mi confessavo
periodicamente, ma non di più.
Una domenica prima della Messa ho
incontrato un frate in confessionale.
Al termine della confessione mi ha invitato a
far parte di un gruppo giovanile francescano
che aveva appena creato nel vicino Centro
Rosetum. Io ho accettato volentieri l’invito e
ho iniziato a frequentare il gruppo che poco
dopo ha dato origine al gruppo GIFRA
(Gioventù Francescana). Solo più tardi ho
scoperto che il sacerdote del confessionale
era fra Odorico Mizzotti direttore dello stesso
Centro Rosetum. Da questo incontro è nata
la mia vocazione e la conoscenza della vita
dei frati mi ha portato a rendermi disponibile
al servizio di Dio e dei fratelli secondo il
carisma di san Francesco e candidarmi alla
vita dell’Ordine cappuccino.
Ma quando sei entrato davvero a far
parte della comunità francescana?
Dopo un paio di anni di esperienza in GIFRA,
nel 1976 ho chiesto ai superiori di essere
accolto tra i frati cappuccini e ho iniziato il
postulato ad Albino (Bg) sotto la guida di fra
Matteo Trezzi. L’anno seguente ho iniziato il
24
noviziato a Lovere, dove fra Gabrielangelo
Tenni era maestro dei novizi. Terminato il
noviziato e emessa la professione
temporanea sono passato a Milano, piazzale
Velasquez, per iniziare gli studi di filosofia e
teologia. Dopo quattro anni, subito dopo
l’ordinazione diaconale, nel 1982 sono stato
trasferito nel convento di Milano-Musocco.
Finalmente nel settembre dell’anno
successivo sono stato ordinato presbitero per
l’imposizione delle mani di mons. Adolfo
Bossi, Vescovo cappuccino missionario in
Brasile. I superiori subito dopo l’ordinazione
mi hanno inviato a Varese con l’incarico di
animatore vocazionale. Dopo soli due anni
mi hanno chiesto di continuare la stessa
attività nel convento di Albino dove allora
c’era il nostro Seminario minore.
Come è nata, invece, la tua
vocazione missionaria?
Dopo un paio di anni un episodio ha dato
una svolta importante alla mia vita di frate
cappuccino. Premetto che l’idea di andare in
missione non l’avevo mai presa in
considerazione, pensavo di svolgere la mia
attività solo in Italia. Ma questo,
evidentemente, non era il progetto di Dio
sulla mia vita. Tutto è nato da una lettera
circolare che il Ministro Provinciale, fra
Ismaele Bertani, scrisse ai frati nel 1987,
rivolgendosi in modo particolare ai più
giovani: dopo aver fatto una relazione della
situazione precaria della Thailandia dove si
trovava un solo missionario italiano, egli
chiedeva la disponibilità di qualcuno per
rivitalizzare una realtà missionaria che
correva il rischio di essere chiusa. Di fronte
a questo appello mi sono reso disponibile.
Subito i superiori hanno accettato la mia
richiesta e in breve tempo, dopo un corso
veloce di lingua inglese, sono stato inviato
in Thailandia. Questa scelta di partire non è
stata un gesto eroico, semplicemente è
nata come conseguenza della consacrazione
fatta al Signore. Quando una persona
consegna la propria vita al Signore con la
Professione religiosa, deve essere pronta a
tutto, accettando il piano di Dio, anche
quanto non rientra nei propri progetti o
nelle proprie preferenze. In fondo la vita è
tutta del Signore, che può fare quello che
ritiene più opportuno per la salvezza degli
uomini. Da parte del consacrato ci deve
essere semplicemente un atteggiamento di
obbedienza e di abbandono.
Nei numerosi anni di vita
missionaria hai avuto diversi ruoli e
ricoperto numerose responsabilità,
ci puoi raccontare la tua
esperienza?
Nei primi tre anni di missione (1988-1991)
sono stato impegnato nello studio della
lingua thailandese. Ho frequentato una
scuola di lingua per adulti di una chiesa
protestante ospitato dai salesiani della
scuola professionale Don Bosco di Bangkok.
Al termine dei corsi ho sostenuto un esame
presso una scuola statale ottenendo un
diploma che autorizza ad insegnare nelle
scuole private. Ho comunque un bel ricordo
di quegli anni difficili che mi hanno aiutato
ad inserirmi gradualmente nella vita della
società e della Chiesa thailandese e mi
hanno messo in grado di assumere delle
responsabilità all’interno della fraternità
della missione. Ho operato in diversi luoghi
con diverse cariche: guardiano e maestro di
formazione a Samphran (1991-1997);
dal 1997 al 2003 a Bangtan dapprima come
Assistente della Federazione delle suore
Clarisse Cappuccine e poi vicario e maestro
dei novizi - Assistente della Federazione.
Sono stato parroco e guardiano a
NongBuaThong per 5 anni e poi dal 2008
di nuovo a Bangtan come guardiano e
responsabile del Seminario minore.
Ora sono Delegato della Missione.
Dopo tanti anni di missione cosa ti
spinge ancora a rinnovare il tuo
impegno?
In questi 23 anni ho avuto l’opportunità di
essere impegnato in tutte le attività della
missione: dalla formazione, all’apostolato
parrocchiale, all’assistenza spirituale dei
monasteri di clausura. Ringrazio il Signore
perché queste esperienze mi hanno
arricchito e mi hanno messo a contatto con
molte persone con le quali ho cercato di
condividere la fede e l’Amore
misericordioso del Signore. Capita che
qualcuno mi chiede: quando torni in Italia?
La mia risposta è sempre la stessa:
in Thailandia mi trovo bene, amo questo
Paese e la sua gente, perché dovrei
ritornare in Italia? Il mio desiderio è di
spendere la vita qui, sino alla fine. ■
25
SPECIALE THAILANDIA
Ordinazione in Thailandia
Fra Giuseppe
Denchai
sacerdote
novello
Dopo un lungo iter di studi è stato ordinato sacerdote il 21 maggio scorso.
Dalle sue parole emerge tutto l’entusiasmo e il grande desiderio di portare
avanti la sua chiamata e di testimoniare la semplicità francescana nel modo
migliore, affidandosi completamente al Signore.
26
F
ra Giuseppe Denchai Thongkham dopo
l’esperienza del seminario diocesano
ha deciso di entrare nell’Ordine
cappucino. Accolto a Samphran nel
1998, dopo due anni di aspirandato e
postulato è passato nel 2000 a Bangtan per
il noviziato e ha emesso la prima
professione religiosa il 16 giugno 2001.
Terminato il noviziato è tornato a Samphran
per gli studi di filosofia e teologia. Ha
emesso la professione perpetua in agosto
2010 e dopo alcuni giorni è stato ordinato
diacono.È stato ordinato sacerdote a Dontoy,
Diocesi di Thare-NongSeng, il 21 maggio
2011 per l’imposizione delle mani di mons.
Louis Chamniam Santisukniran, Vescovo
diocesano di Thare-NongSeng.
Così sintetizza il significato della sua
vocazione: “Arrivare all’ordinazione
presbiterale – racconta fra Denchai – non è
una cosa semplice, bisogna passare attraverso
un lungo cammino intercalato da numerose
tappe impegnative. Io sono stato in grado di
passare attraverso questo cammino perché il
Signore mi ha dato la forza con il suo continuo
aiuto e con la Grazia che è sempre stata con
me. Oggi sono molto contento e ringrazio in
modo particolare il Signore per avermi
chiamato e scelto a collaborare alla sua
missione come presbitero. Ritengo che questo
grande onore sia un dono che il Signore mi ha
fatto, anche se non sono degno di riceverlo.
Ringrazio tutti gli educatori: sacerdoti, religiosi
e laici. Ringrazio particolarmente il Ministro
Provinciale e tutti i confratelli cappuccini.
Ringrazio mia mamma, tutti i fratelli, parenti,
benefattori e parrocchiani. Senza la vostra
presenza oggi non sarei giunto all’ordinazione
presbiterale.
Essere presbitero per me è un richiamo
continuo a vivere l’ordinazione non
semplicemente come un rito esterno, ma
interiormente a livello di cuore. Voglio quindi
essere presbitero esternamente e
interiormente. Essere presbitero è difficile,
ma essere un buon presbitero è ancora più
difficile. Chiedo un ricordo nella preghiera da
voi fratelli tutti, preghiamo a vicenda perché io
sia un buon presbitero e voi siate buoni
cristiani esteriormente e interiormente. Grazie
sinceramente”.
Gli abbiamo chiesto di parlare un po’ della
sua esperienza e in particolare della sua
vocazione; ne è uscita la figura di un giovane
frate con le idee chiare e desideroso di
vivere con fierezza il carisma francescano
all’interno del suo Paese che è in prevalenza
buddista.
Parlaci un po’ dell’ambiente in cui sei
cresciuto, della tua famiglia e della
tua infanzia…
Sono nato il 21 agosto 1979 a KhamKoem
nella provincia di Nakhon Phanom (al Nord-Est
della Thailandia), in un villaggio cristiano
molto piccolo, di circa 60 famiglie. Gli abitanti
Fra Denchai con alcuni confratelli.
sono quasi tutti contadini, dediti soprattutto
alla coltivazione del riso. Io sono l’ultimo di
sette fratelli e mia mamma è catechista del
villaggio. Ho un fratello sacerdote nella
congregazione dei Missionari Oblati di Maria
Immacolata. Fin da bambino sono stato
educato alla fede in famiglia; mia mamma da
buona catechista mi ha insegnato a pregare
ogni giorno, a frequentare il catechismo e a
partecipare alle attività della parrocchia,
sono stato anche chierichetto. Per alcuni anni
ho anche dormito in parrocchia con un mio
27
SPECIALE THAILANDIA
di sofferenza, circondato dall’affetto dei suoi
cari, è stato chiamato dal Signore in Paradiso.
A quel tempo io pensavo sempre a lui e ho
fatto questa promessa: nella mia vita avrei
realizzato il suo sogno, cioè un giorno sarei
stato ordinato presbitero. Sono convinto che
ora Paolo Giakan è con il Signore e che è
sacerdote in eterno.
Alcuni momenti della celebrazione di
ordinazione sacerdotale di fra Denchai.
compagno per far compagnia al parroco che
era solo e per aiutarlo prestando alcuni servizi
come fare le pulizie in canonica, innaffiare i
fiori, preparare la chiesa per la santa Messa
del mattino ecc. Nello stesso tempo il parroco
ci educava e ci insegnava a crescere come
buoni cristiani per preparaci ad entrare
eventualmente in Seminario. Ho frequentato
le scuole elementari del mio villaggio e le
medie inferiori nella scuola Santayanan a
Nakhon Phanom, scuola gestita da una
congregazione delle suore Amanti della Croce.
Come è nata la tua vocazione e
quali sono stati gli avvenimenti,
le persone e esperienze spirituali
che ti hanno fatto decidere di seguire
il Signore?
La mia vocazione religiosa e presbiterale è
nata dal sostegno e incoraggiamento di mia
mamma. Nello stesso tempo io, fin da piccolo,
ho sempre desiderato e sognato di diventare
sacerdote. Terminate le medie inferiori sono
entrato in Seminario diocesano “Immacolata
Concezione” a Thare e, dopo gli studi, ho
deciso di entrare in un istituto religioso perché
preferivo essere religioso piuttosto che
sacerdote diocesano. Mentre ero ancora in
seminario ho avuto l’opportunità di conoscere
i frati cappuccini di Samphran e dopo un
periodo di riflessione e di ricerca ho deciso di
entrare nella loro comunità. Ho chiesto di
essere accolto dal superiore del convento di
Samphran, fra Raffaele Della Torre
28
(ora Ministro provinciale dei cappuccini di
Lombardia). Egli mi ha accolto cordialmente e
da allora ho percorso le varie tappe della
formazione alla vita cappuccina. All’inizio del
cammino di formazione desideravo rimanere
semplice fratello laico, ma in un secondo
tempo ho chiesto di essere ordinato presbitero.
Sappiamo che un tuo compagno,
partito con te per il seminario,
non ha avuto la gioia di arrivare
all’ordinazione presbiterale, puoi
raccontarci la sua storia e i ricordi
che hai di lui?
Prima di entrare in Seminario, come ho già
accennato prima, ho trascorso un periodo di
tempo in parrocchia sotto la guida del mio
parroco, Don Antonio Wiradet. Con me c’era un
compagno, più piccolo di me, di nome Paolo
Giakan (chiamato dalla gente Keng – bravo).
Dopo qualche anno il parroco ha inviato me e
questo mio amico in Seminario, ma quando
abbiamo terminato le superiori ci siamo divisi:
io sono entrato in un ordine religioso, mentre
lui ha continuato in seminario diocesano sino
ad arrivare al Seminario maggiore di
Samphran. Durante il primo anno di filosofia è
accaduto un fatto che nessuno si sarebbe
aspettato: facendo un controllo medico gli è
stato scoperto un tumore al ginocchio destro
purtroppo in stato ormai molto avanzato.
Il medici hanno dovuto amputargli la gamba
destra e per continuare le cure è stato
costretto ad uscire dal seminario e il suo sogno
di diventare sacerdote è così svanito.
Ritornato in famiglia, dopo un periodo lungo
Raccontaci come hai incontrato i frati
cappuccini e quali sono i motivi per
cui hai scelto questo Ordine e non
ad esempio gli Oblati di Maria
Immacolata (infatti tu hai in famiglia
un fratello maggiore sacerdote
Oblato)
Ho incontrato i frati mentre ero ancora in
seminario diocesano. Alcuni seminaristi
durante le vacanze scolastiche hanno voluto
fare un’esperienza dai frati cappuccini per
conoscere la loro vita. Sono stato invitato a
partecipare e volentieri ho accettato l’invito.
Ho preso parte a un campo vocazionale di
una settimana durante il quale ho avuto la
possibilità di conoscere la vita dei frati.
Terminate le scuole superiori ho poi chiesto di
essere accolto nel convento di Samphran. Ho
scelto di entrare dai cappuccini perché sono
stato colpito dalla loro vita semplice e
essenziale, dal fatto che i frati sono alla
mano, creano rapporti fraterni con tutti
e curano in particolare la preghiera che
compiono con umiltà. Da loro ho
esperimentato la vera vita fraterna.
Secondo me i frati vivono uno stile
di vita particolare, diversa dagli
altri. Hanno una loro originalità
anche nell’aspetto esteriore: ad
esempio la barba e il saio.
Sono queste le cose che mi
sono piaciute e che mi
hanno spinto ad
abbracciare la vita
cappuccina.
Il cammino di formazione è stato
lungo, non hai mai avuto dei
ripensamenti o dei momenti di crisi?
Se mi chiedete se nella mia vita religiosa ho
avuto dei problemi o momenti di crisi devo
rispondervi di sì, ne ho avuti. La vita è come il
mare: ci sono momenti in cui ci sono le onde
alte e momenti di calma, ci sono momenti
problematici e momenti di serenità. Alcune
volte ci si pone delle domande e si è incerti
della vocazione. In queste circostanze occorre
avere il tempo per riflettere seriamente per
poter capire se quella che stai percorrendo è
la tua strada, è la tua vocazione oppure no.
Il Signore in questi momenti ti dà dei segnali
che ti aiutano a capire, anche se non proprio
al cento per cento. Circa tre anni fa, in un
periodo di incertezza vocazionale, ho chiesto
ai superiori l’esperienza di un anno fuori dal
convento, proprio per riflettere e verificare la
mia vocazione e al termine di questo periodo
ho deciso di continuare nella vita religiosa
cappuccina. Durante questa esperienza sono
stato aiutato dal mio padre spirituale e dal
sostegno nella preghiera di tutti i frati.
In Italia ci sono persone che si
ricordano di te, puoi dirci brevemente
cosa hai apprezzato dell’Italia e
quello che hai ricevuto durante
la tua permanenza
Negli anni 2006-2007, al termine degli
studi di filosofia, i superiori mi hanno
proposto, insieme ad altri due miei
compagni, di recarmi in Italia per
un’esperienza di vita prima di
emettere la Professione
perpetua. I superiori
vedevano bene questa
esperienza perché ci
avrebbe permesso di
imparare la lingua
italiana e di conoscere la
vita dei frati nel
contesto italiano.
29
SPECIALE THAILANDIA
Ordinazione
diaconale
di fra Pietro
Phanomkon
La mia permanenza in Italia non è stata facile,
all’inizio ho avuto molte difficoltà ad esempio
lo studio della lingua, il clima, l’alimentazione,
la cultura e la mentalità europea. Ho dovuto
adattarmi a molte realtà. In Italia sono stato
colpito positivamente dall’accoglienza
calorosa dei frati, ho sperimentato una vita
fraterna che mi ha stupito, una vita
comunitaria anche se ogni frate ha la propria
personalità e il proprio carattere. Fuori dal
convento sono stato colpito dalle opere d’arte,
dalle chiese, molto belle, molti monumenti
antichi di importanza storica. Sono rimasto
impressionato dai molti luoghi di
pellegrinaggio che ho visitato, in particolare
Assisi dove è nato San Francesco. Ci sono
andato molte volte e mi ha colpito il clima
particolare che invita al raccoglimento e alla
preghiera: Assisi è veramente una città unica.
Condividi con noi quanto hai sentito
o sperimentato al momento
dell’ordinazione e della tua Prima
celebrazione Eucaristica
Il giorno della mia ordinazione ero molto
contento e nello stesso tempo emozionato,
un giorno storico della mia vita che non
dimenticherò perché il Signore ha fatto a me,
30
alla mia famiglia e alla fraternità dei
cappuccini un regalo speciale. L’ordinazione
presbiterale non vuol dire essere arrivato ad
un traguardo oltre il quale non devo fare più
niente. Dal momento dell’ordinazione devo
rimettermi alla sequela di Gesù Cristo
condividendo pienamente la sua missione
sacerdotale per aiutare tutti in ogni
dimensione della vita, secondo il carisma dei
frati cappuccini incarnato nella cultura thai.
Inoltre ritengo che l’ordinazione non sia
semplicemente una questione esterna, ma è
un donare interiormente e totalmente la
propria vita. Durante la mia prima
celebrazione eucaristica sono rimasto
impressionato dalla partecipazione di molti
sacerdoti diocesani, frati e seminaristi
cappuccini e fedeli che si sono uniti a me per
rendere grazie al Signore e mi hanno
incoraggiato in modo speciale. In quel giorno
ho ringraziato tutti coloro che mi hanno
aiutato e sostenuto nella vocazione sia in
Thailandia che in Italia. Ho ringraziato anche
tutti i benefattori che mi hanno aiutato
finanziariamente e che hanno pregato per
me. Se non avessi avuto l’aiuto da parte di
tutte queste persone non sarei giunto a
questo giorno.
La prima Messa di fra Denchai.
Terminata la formazione ora inizi
a lavorare a tempo pieno;
vorremmo sapere dove i superiori
ti hanno inviato e cosa ti hanno
chiesto di fare
Dopo l’ordinazione i superiori mi hanno
inviato nel convento dello Spirito Santo a
Bangtan, che è il primo convento fondato in
Thailandia e ora è sede del seminario minore
dei frati cappuccini. Il mio compito è di
aiutare il guardiano nella formazione dei
seminaristi. Inoltre sono membro della
commissione per l’animazione vocazionale
della Delegazione. Questi sono i compiti che i
superiori mi hanno assegnato. Sono convinto
che con l’aiuto del Signore sarò in grado di
svolgere bene questi impegni. Grazie a tutti!
Grazie fra Giuseppe Denchai per aver
risposto alle nostre domande e ti
assicuriamo un ricordo fraterno perché tu
viva il presbiterato come servizio umile alla
Chiesa di Gesù Cristo, nella semplicità e
nella disponibilità verso tutti secondo il
carisma francescano-cappuccino. Auguri di
vero cuore. ■
Lo sorso sabato 11
giugno il confratello
fra Pietro Phanomkon
Sangawong è stato
ordinato diacono a
Siracha, da mons.
Silvio Siripong
Charatsri, Vescovo
diocesano di Chantaburi (Thailandia).
Il nostro confratello è stato ordinato con
altri 4 seminaristi diocesani in occasione
dei festeggiamenti per il 75°
anniversario della fondazione del
Seminario minore diocesano dedicato al
Sacro Cuore di Gesù. Tutti i frati e i
giovani in formazione della Delegazione
hanno partecipato a questo lieto evento.
Fra Pietro Phanomkon, professo nel
nostro Ordine dal giugno 2001, ha
terminato gli studi di teologia e il
prossimo anno auspichiamo che venga
ordinato presbitero. Dopo l’ordinazione
diaconale i superiori gli hanno affidato il
compito di coordinatore dell’animazione
vocazionale della Delegazione.
Auguriamo al nostro confratello un
proficuo servizio diaconale alla Chiesa e
all’Ordine. Auguri fraterni! ■
27 OTTOBRE 2011
Riportiamo la lettera firmata dai
Ministri Generali della Famiglia
Francescana in occasione del 25°
anniversario della storica giornata di
preghiera e digiuno – voluta da Papa
Giovanni Paolo II – celebrata in Assisi il
27 ottobre 1986 e ricordata come
celebrazione dello “Spirito di Assisi”.
A
tutte le Sorelle e a tutti i Fratelli
della Famiglia Francescana,
il Signore vi dia la Sua Pace!
È con grande piacere che vi scriviamo
in occasione del 25° anniversario della storica
giornata di preghiera e digiuno celebrata in
Assisi il 27 ottobre 1986. Questo speciale
avvenimento, che stiamo preparando da più
di un anno, vuole essere nel contempo ricordo
della bella celebrazione tenutasi un quarto di
secolo fa e opportunità per rinnovare il
fervore della nostra vocazione Francescana
che ci sfida a camminare sulle orme di Gesù
alla maniera di Francesco e Chiara.
Il significato più profondo
della Celebrazione
Lo stesso PP. Giovanni Paolo II, nel suo
discorso di apertura della celebrazione dello
32
Spirito di Assisi venticinque anni fa ha detto:
“Ho scelto questa città come luogo per la
nostra Giornata di preghiera per la Pace per
il particolare significato dell’uomo santo qui
venerato – san Francesco – conosciuto e
riverito da tanti nel mondo quale simbolo di
pace, riconciliazione e fratellanza”. Durante
la recita dell’Angelus del 1° gennaio 2011,
PP. Benedetto XVI ha annunciato: “...nel
prossimo mese di Ottobre, mi recherò
pellegrino nella città di san Francesco,
invitando ad unirsi a questo cammino i
fratelli cristiani delle diverse confessioni, gli
esponenti delle tradizioni religiose del
mondo e, idealmente, tutti gli uomini di
buona volontà, allo scopo di fare memoria di
quel gesto storico voluto dal mio
Predecessore e di rinnovare solennemente
l’impegno dei credenti di ogni religione a
vivere la propria fede religiosa come servizio
per la causa della pace”.
Il tema della celebrazione del 27 ottobre
che avrà luogo quest'anno ad Assisi è:
Pellegrini di verità, pellegrini di pace.
Noi, sulle orme di Francesco e Chiara, e
quali pellegrini, siamo chiamati a
camminare sul sentiero della pace per
pregare e digiunare per la giustizia nel
nostro mondo e per entrare in dialogo con
gli altri nello sforzo di scoprire modalità
creative e nuove per realizzare la pace ai
nostri giorni.
La celebrazione originaria del 1986 ha
catturato l'immaginazione del mondo perché
essa ha riunito insieme i leader religiosi di
così tante tradizioni diverse in un'atmosfera
di dialogo e di preghiera nella ricerca della
pace. I partecipanti erano stati invitati ad
andare nel luogo in cui Francesco trascorse
gran parte della vita sua in comunione
amorevole con Dio. Come Francesco, essi
sono stati invitati a pregare ardentemente
per la pace e ad entrare, attraverso la pratica
del silenzio, del digiuno e del pellegrinaggio,
in uno spirito di preghiera sincera. La
preghiera ha permesso a Francesco di porsi
davanti a Dio in spirito di verità. La preghiera
lo condusse alla purificazione interiore e a
una maggiore comprensione e rispetto degli
altri. Lo Spirito di Assisi ci fa ricordare che,
come Francesco e Chiara, la preghiera è un
elemento essenziale per la ricerca della
pace; ci fa ricordare, anche come per i due
santi di Assisi, essa deve portarci a dedicare
la nostra vita alla ricerca della pace secondo
modalità concrete ed efficaci.
La lettera del 1987 della Conferenza della
Famiglia Francescana in occasione del primo
anniversario dello Spirito di Assisi si
domandava: “...come possiamo noi, figli e
figlie di Francesco, essere ancora, dovunque
viviamo, autentici testimoni di pace?” Per
rispondere, dobbiamo in primo luogo
rimuovere tutti gli ostacoli alla pace e
all'armonia nella nostra vita di comunità.
Se non riusciamo ad affrontare i problemi
che emergono nel contesto della nostra vita
fraterna, non riusciremo ad affrontare i
problemi che emergono nella società.
Dobbiamo trovare mezzi concreti per
promuovere una migliore comunicazione e
modi efficaci per risolvere i conflitti e favorire
con prontezza la condivisione della vita di
coloro che sono poveri e indifesi.
Secondo, come hanno fatto Francesco e
Chiara, anche noi dobbiamo affrontare i
problemi del nostro tempo e scoprire i modi
con cui Dio ci chiama a costruire la pace nel
nostro mondo oggi.
Francesco non ha soltanto pregato per la
pace ma ha lavorato attivamente per
affrontare i conflitti e rappacificare le
persone. Le storie del lupo di Gubbio, di
Francesco ed il Sultano, del Vescovo ed il
podestà di Assisi, di Arezzo e di Perugia, tutte
servono per evidenziare il grande desiderio
di Francesco di promuovere la pace, che egli
riteneva fosse un compito affidatogli da Dio.
Noi dobbiamo renderci conto dell’urgenza, da
33
© Mamo83 - Fotolia.com
Ad Assisi con il Papa
pellegrini di verità e di pace
La risposta dei seguaci
di Francesco e Chiara
27 OTTOBRE 2011
parte nostra, di affrontare i problemi dei
nostri tempi.
Ci rendiamo conto che, nel corso degli ultimi
25 anni, il mondo è molto cambiato. Se non
altro, la condizione degli uomini e delle
donne di oggi è ancora più drammatica
rispetto a quella del 1986. Di nuovo,
dobbiamo “leggere i segni dei tempi” in
modo chiaro ed efficace. Sono emerse
condizioni nuove che minacciano l'unità del
genere umano, il suo benessere e la sua
stessa esistenza. Esse contestano la capacità
della Chiesa e della nostra Famiglia
Francescana di essere segni efficaci di unità.
Movimenti popolari per la libertà stanno
avendo grande influsso all’interno di molti
paesi cambiandone il panorama politico. Le
catastrofi naturali hanno portato distruzione e
sofferenza e sollevato domande sconcertanti
sul futuro sviluppo scientifico ed economico.
I cambiamenti climatici stanno provocando
grandi disagi alla vita e alla sopravvivenza di
molti popoli e contribuiscono in modo
eminente alla crescente crisi ambientale che
stiamo fronteggiando.
I grandi movimenti di popoli che attraversano
i tradizionali confini geografici danno origine
a conflitti e minacciano la stabilità della
società. Esiste un crescente senso di urgenza
affinché siano create o rafforzate vie di
dialogo interculturale allo scopo di
promuovere la pace, la riconciliazione, la cura
del creato, e lo sviluppo umano integrale.
Giornata da celebrare ad Assisi
e in tutto il Mondo
In questo contesto invitiamo la Famiglia
Francescana a celebrare questo importante
anniversario. L’evento ad Assisi sarà
sicuramente stimolante e trasformante. Però
non tutti possono essere presenti ad Assisi.
Siamo consapevoli che nel corso degli ultimi
25 anni molti di voi hanno portato avanti
delle celebrazioni locali dello Spirito di Assisi.
Vi invitiamo a continuare questa pratica e
34
incoraggiamo altresì tutti, fratelli e sorelle,
a visitare il sito web preparato dalla
Commissione Romans 6
(cfr. http://spiritodiassisi.wordpress.com/).
I materiali che qui si trovano sono stati
preparati in varie lingue ed offrono una
informazione di base sull’evento e
suggerimenti per la preghiera o altri raduni.
Utilizzateli in modo creativo nel vostro paese,
all’interno della vostra Congregazione,
regione, fraternità locale, parrocchia o scuola,
in tutti i luoghi in cui siamo presenti come
Francescani. L'opera di pace deve essere
promossa a tutti i livelli della società, e la
nostra presenza francescana in contesti così
diversi è un’occasione perfetta per portare
avanti questo lavoro. Nello spirito di
Francesco, sfidiamo i leader del nostro
mondo a cercare le vie del dialogo, della
nonviolenza e della pace (cfr. La Lettera ai
reggitori dei popoli, scritta da Francesco nel
1220). Franciscans International, la nostra
presenza alle Nazioni Unite, è un esempio di
come noi, come famiglia, abbiamo lavorato
per influenzare il nostro mondo. Continuiamo
a cercare dei mezzi concreti per promuovere
la giustizia, la pace e la salvaguardia del
creato. Fratelli e sorelle, possa questa
celebrazione del 25° anniversario dello Spirito
di Assisi essere un'opportunità per tutti noi di
rinnovare il nostro impegno per la vita
evangelica proposta da Gesù Cristo. Che noi,
come Francesco e Chiara, possiamo essere
consumati dall'amore per Gesù, per tutta
l'umanità, e per la nostra sorella, la Madre
Terra. ■
Fr. José Rodríguez Carballo,
Ministro Generale OFM
Fr. Marco Tasca, Ministro Generale OFMConv.
Fr. Mauro Jöhri, Ministro Generale OFMCap.
Fr. Michael Higgins, Ministro Generale TOR
Encarnación del Pozo, Ministro Generale OFS
Fr. James Puglisi, Ministro Generale
Atonement
Missionari
Cappuccini
in festa
Il grande successo
dell’edizione 2011
A cura di Alberto Cipelli
Foto di Elena Bellini
18 giugno 2011: la quattordicesima edizione di “Missionari
Cappuccini in Festa”, lo storico appuntamento per i missionari, i
volontari e i simpatizzanti delle missioni che si svolge nella
meravigliosa cascina Conigo di Santa Corinna a sud di Milano.
Fra terreni coltivati, animali da cortile e attrezzi agricoli…
una buona dose di entusiasmo e voglia di fare han reso
possibile, ancora una volta, il più coinvolgente appuntamento
missionario che attrae persone provenienti da molte parti.
MISSIONARI CAPPUCCINI IN FESTA
Al banchetto informativo si offrono
informazioni in merito ai frati Cappuccini,
alle loro missioni e ai progetti di sostegno
a distanza. Oltre a questo è possibile
acquistare libri informativi sulle attività
missionarie e bellissimi
biglietti augurali
dedicati alle missioni
dei Cappuccini
di Milano.
Al banchetto degustazione,
tra i prodotti proposti, vere
e proprie prelibatezze, vi
erano anche i marchi
“Paradiso del gusto”,
ossia vini prodotti
esclusivamente per i
frati Cappuccini di
Milano.
“L’arte e il sacro in
Eritrea”, interessante
mostra di croci e
oggetti processionali
provenienti
dall’Eritrea, allestita
nella suggestiva
chiesetta dalle forme
dell’arte lombarda
che si trova all’interno
della Cascina.
All’interno di uno degli
ambienti della
suggestiva cascina
Conigo è stata trasferita
parte della mostra
missionaria. Un vero
tripudio di colori
provenienti dal mondo
che sono anche un
acquisto intelligente il cui
ricavato va a sostenere
tanti progetti missionari.
Nella zona degli stand si può ammirare
quello di Liliana e di suo marito Ettore.
All’interno si degustano piatti tipici eritrei e
prodotti del luogo, ascoltando musica eritrea.
Un tuffo negli aromi di questo affascinante
Paese per assaggiare il gustoso zighinì (un
piatto di carne speziata con il berberè e
servito sull’angera, un pane spugnoso e non
lievitato) e assaporare il jebenà, aromatico
caffè locale. Molti dei volontari sono vestiti
con abiti tipici eritrei; particolarmente
elegante e raffinato il vestito delle donne.
Tra gli stand vi è anche quello
di Cuore Fratello, associazione
che si occupa della salute dei
bambini del mondo. Tra gli
obiettivi vi è anche quello di
ospitare, presso l’ospedale di
San Donato Milanese, bambini
meno fortunati bisognosi di
cure. Hanno collaborato per la
realizzazione del Cardiac
Center del Camerun.
Anche l’oratorio di Bollate (Milano) è presente.
Vendendo magliette e felpe con il logo “One world,
one love”, si raccolgono fondi per le missioni dei
frati cappuccini. Come ogni anno i vivaci ed
intraprendenti volontari hanno inoltre organizzato
la festa pro-missioni, tenutasi il 25-26 giugno
presso l’oratorio, con concerti,
danze e un internazionale
torneo di calcio,
il Mundialito.
l gruppo volontari in missione
quest’anno è approdato sui palcoscenici
con una commedia musicale dal titolo
“Semplicemente amore”. Nato dall’idea
di una trentina di volontari andati in
missione con i frati, il gruppo ha già
messo in scena due volte lo spettacolo
che ha come tema la vita di san
Francesco, senza che lui ne sia
protagonista. La compagnia è
disponibile per rappresentazioni presso
oratori o gruppi parrocchiali.
MISSIONARI CAPPUCCINI IN FESTA
Un coinvolgente gioco
telefonico, la caccia al tesoro
per conoscere l’Eritrea a
colpi di SMS. Tutti possono
partecipare con il proprio
telefono per accaparrarsi
i ricchi premi.
Altri regali son stati elargiti
con i biglietti della lotteria,
venduti da tutti ed in
particolare dall’instancabile
fra Roberto.
I giovani frati di piazzale
Velasquez sono stati la
testimonianza che le
vocazioni sono ancora
vivaci e che il carisma
francescano funziona
ancora fra i giovani.
Con la loro verve e il
loro entusiasmo hanno
animato tanti momenti
della bella
giornata.
I pannelli
informativi
della mostra
sulle attività
che si svolgono
nelle diverse
missioni dei
cappuccini.
E per tanti
affamati non son
mancate patatine
fritte e lo
speciale gnocco
fritto con salame
e prosciutto
crudo. Una vera
delizia al palato
innaffiata da
buona birra alla
spina
Per sedare i morsi
della fame quale
cosa migliore di
una gustosa
grigliata fatta di
salamella, coppa,
polenta, lardo,
gorgonzola ed altre
prelibatezze. Oltre
600 persone
l’hanno assaporata
con piacere.
Il fantastico settore frittelle che
emanava un irresistibile profumo
in tutto il cortile della Cascina. Ai
fornelli, o meglio alla friggitrice
hanno lavorato per tutta la
giornata in modo instancabile.
La ricetta segreta della gustosa
frittella? “Qualche etto
di gioia e alcuni
cucchiai di
allegria”
spiega Tina.
Fra Mauro e fra Agostino
i veri mattatori della
festa che, insieme ai
volontari ed ai
proprietari della cascina,
hanno messo in piedi,
come ogni anno, la
grande festa missionaria
alla quale hanno
partecipato oltre 1200
persone. Un vero
successo!!!
Mons. Thomas il Vescovo
– Eparca della Diocesi di
Barentù in Eritrea – è stato
un’illustre presenza alla
Festa. Non solo ha
presieduto alla Santa Messa,
ma è stato il portavoce e la
testimonianza vivente di
tutte le opere realizzate dal
Centro Missionario per la sua
popolazione. Con lui erano
presenti altri frati eritrei.
Il dopocena,
sotto il
tendone: tutti
ci si è ritrovati
per la grande
animazione del
gruppo Canta
Milano.
Chi la fa
l’aspetti...
Elena Bellini,
autrice degli
scatti di questo
reportage
fotografico,
immortalata
al lavoro con
la sua macchina
fotografica.
MISSIONARI CAPPUCCINI IN FESTA
FRA GIANFRANCO FRAMBI
Il ricordo dei 50 anni di ordinazione
sacerdotale di fra Gianfranco Frambi
“E io dissi... Sì!”
Fra Gianfranco festeggia una data importante: 50 anni vissuti come sacerdote!
L’entusiasmo per una scelta compiuta così tanto tempo addietro non è andato
perso, anzi, nelle parole e nell’espressione di questo frate missionario si legge
ancora una forte energia e un trasporto contagioso, oltre che un amore grande
per la sua vita missionaria.
I celebranti sono stati accompagnati all’altare
con musiche e balli eritrei in un’atmosfera
raccolta e partecipata. I concelebranti, arrivati
all’altare in processione, provenivano per buona
parte dalle diverse missioni. Erano presenti fra
Sandro Ferrari, ex Ministro Provinciale, fra
Mauro, fra Agostino ed i missionari di Brasile,
Costa d’Avorio, Eritrea, Camerun e Thailandia.
Ha presieduto Mons. Thomas, Vescovo in Eritrea.
a cura di Elisabetta Viganò
Fra Gianfranco, un incontro
particolare l’ha aiutata a
comprendere la sua vocazione.
Quale?
Sono stati 45 i volontari che hanno ricevuto
il Tau. Con questo simbolo francescano
saranno accompagnati dalla mano di Dio
durante la loro esperienza estiva in terra
di missione, divenendo messaggeri di pace.
La cerimonia della consegna è stata
davvero molto emozionante.
All’altare, durante l’offertorio sono stati portati una targa, il tau, un ramoscello di ulivo…
La targa è stata donata da Madreterra Onlus, associazione che si propone di favorire la realizzazione
di progetti umanitari nel mondo, rappresentata per l’occasione dal dottor Luigi Sansone. Grazie ad
un’asta organizzata da questa associazione il 20 aprile scorso, a cui hanno partecipato anche i famosi
comici Aldo, Giovanni e Giacomo, sono stati raccolti 27.700 euro, che andranno a finanziare la
costruzione di un pozzo nel villaggio di Karina in Eritrea. Non è la prima volta che
Madreterra aiuta i frati cappuccini: “Apprezziamo la concretezza dei frati, e sappiamo
che i fondi che doniamo sono utilizzati nel migliore dei modi e interamente per
i progetti umanitari. Desideriamo continuare la nostra collaborazione con loro,
per sostenere le loro missioni, e ci auguriamo di organizzare più spesso eventi
di questo tipo”. Ha spiegato il dottor Sansone. La targa verrà posta sul pozzo,
una volta ultimato.
Sono nato a Bernate Ticino, il 4 agosto del
‘37. Da bambino ho cominciato a
frequentare l’oratorio… ricordo bene che
all’età di 8 anni, venne a trovarci un frate,
missionario in Mongolia. Cominciò a
mostrarci le immagini di bambini poveri, di
case fatiscenti… e dentro ho sentito di voler
essere missionario. Sono tornato a casa
gridando “Io sarò missionario, sarò
missionario”. Il suo racconto mi aveva
davvero impressionato, così tanto da far
nascere in me questo desiderio. A Cuggiono,
dove mi trasferii con la mia famiglia, nel
mese di maggio veniva a trovarci un
cappuccino, padre Vittricio, il quale ogni sera
faceva una predichetta per il paese. Un
giorno andai a confessarmi da lui e mi disse
“tu vuoi essere frate?” e io dissi “Sì!”.
Il giorno dopo era a casa mia per parlare
con i miei genitori. Loro hanno firmato che
potevo andare in seminario… e a dieci anni
infatti sono entrato in convento ad Albino.
Quindici giorni dopo il mio ingresso
vennero i miei genitori per portarmi a casa.
Mia mamma soffriva della mia mancanza.
Io però gli dissi di no… quello era il mio
posto! Andavo in chiesa tutti i giorni, era la
mia strada! Mia mamma allora comprese
che quello era davvero il posto giusto per
me. Mi cambiarono il nome: prima mi
chiamavo Dionigi, divenni poi Gianfranco da
Cuggiono. Il 27 maggio 1961, a 23 anni,
sono stato ordinato sacerdote. In tutti quegli
anni di formazione la mia vocazione
missionaria è cresciuta fino al giorno
decisivo, il 17 dicembre del 60, giorno
41
FRA GIANFRANCO FRAMBI
del mio diaconato, nel quale ho fatto la
richiesta scritta per partire in missione.
Quando è stato chiamato a partire
per la missione?
Nel settembre del 1961 sono stato
chiamato per andare in Eritrea. Ho
cominciato a studiare, a leggere di questo
paese. Ma nel 1961 l’imperatore di Etiopia
permetteva solo l’ingresso a missionari che
fossero ingegneri o medici. Io non lo ero e
non potei partire. Ho poi incontrato i
missionari del Brasile, i quali mi chiesero di
andare con loro, là c’era tanto bisogno.
Ho dunque fatto una nuova richiesta, subito
accettata. Il primo novembre del 1962 mi
imbarcai a Genova… arrivai a Recife, in
Brasile, l’11 novembre! Il distacco è stato
doloroso perché allora si poteva tornare a
casa propria ogni 7 anni… partivo però con
fra Carmelo e fra Apollinare, due missionari
con esperienza. Subito venni mandato a
São Luís, e arrivai il giorno dopo
l’inaugurazione della nuova ala del
Convento del Carmine. Lì rimasi fino a
maggio per imparare la lingua portoghese.
Ogni missionario che andava in Brasile era
chiamato a fare la desobriga, ossia a cavallo
di un mulo si viaggiava per far visita a tutte
42
le zone della missione, distanti tra loro
anche numerosi chilometri lungo la foresta.
Io andai in desobriga da giugno a ottobre
del ‘63: quando arrivavo dalle popolazioni
battezzavo, scrivevo i nomi dei bimbi sul
registro, celebravo matrimoni. Si partiva con
l’abito, e si faceva digiuno 3 ore prima della
celebrazione della Santa Messa. Dopo 5
mesi mi hanno mandato a Carolina per fare
la stessa vita. Ma era davvero fisicamente
difficile… infatti il 12 giugno del ‘64 ho
cominciato a stare male. Mi hanno portato
di corsa da padre Alberto Beretta a Grajau,
dove sono stato ricoverato per sei mesi per
tubercolosi.
E dopo? Quali incarichi le sono stati
affidati?
Dopo la mia guarigione sono stato mandato
per due anni a Teresina come sacerdote.
Nel 68 sono stato destinato come
coadiutore ad Anil, nella periferia di
São Luís, finché non sono diventato parroco
di quella zona nel 1974. Nello stesso anno,
in ottobre, sono stato mandato a
Barra do Corda e il 28 febbraio del 1975
sono diventato direttore dei seminaristi.
Il numero dei ragazzi in seminario è
aumentato anno dopo anno: ho cominciato
con 11 e sono diventati una trentina. Tra i
ragazzi che ho ricevuto come seminaristi e
postulanti sono 12 coloro che sono divenuti
sacerdoti! È stata una bellissima esperienza.
Negli anni 80 sono ritornato ad Anil come
parroco e vi sono rimasto 4 anni. Poi fui
mandato nell’85 a Belém come coadiutore
dello studentato di teologia, e nell’86 come
parroco. Essere questa figura in una città più
grande è stato più semplice, poiché i laici
sono consapevoli e attivi. Hai una grande
responsabilità ma divisa con gli altri. Dal ‘92
al ‘97 sono stato anche parroco di Grajau e
vicario generale. È stata una grandissima
responsabilità, tutta un’altra esperienza: ho
sostituito un fratello ammalato che però mi
guidava dall’Italia su cosa fare. Ogni mese
io andavo nei villaggi degli indios… padre
Alberto Beretta mi ha infatti lasciato questa
eredità. Quando lui si è ammalato io l’ho
sostituito… battezzavo, sposavo ma non
potevo curare come fra Alberto. Io non ero
medico. Però ho battezzato 1100 bambini!
Mi sono sforzato di insegnare loro le nostre
preghiere e canzoni in lingua Tupi! Dal ‘98
al 2005 sono stato mandato tra i lebbrosi
nella Colonia do Prata… è stata
un’esperienza difficile, ricca di sacrifici. Il più
grande era quello di non accettare di bere e
mangiare quello che ti offrivano. Mi è
costato molto… per otto anni mi hanno
invitato a compleanni, feste, e io non ci
sono mai potuto andare. Per loro era triste
che io non potessi andare nelle loro case.
Se però nessuno fa questo sacrificio, sono
abbandonati a loro stessi. Dal 2000 al 2010
sono stato assistente nazionale dell’ordine
francescano secolare. Ora sono a Primavera,
come coadiutore, una città dell’interno
molto tranquilla. Adesso è un luogo calmo,
ma tra 7 anni verrà ultimata la costruzione
di una fabbrica di cemento e sarà
sicuramente distrutta questa tranquillità.
Arriveranno operai ma anche ladri…
A Primavera abbiamo fatto una grande festa
per il mio cinquantesimo di ordinazione
sacerdotale!
Sono 49 anni che è missionario in
Brasile…
Ogni tanto mi chiedono se mi piace stare lì…
rispondo che se non mi piacesse non ci
sarei rimasto 49 anni! Ho girato tutto il
Brasile… oramai è il mio mondo! Non saprei
più come comportarmi qui in Italia… non
trovo più le parole adatte per avvicinarmi ai
fedeli. In Brasile invece sappiamo cosa dare
e come annunciare il Vangelo! ■
43
MONASTICHERIA
Nasce all’interno dello showroom del Centro Missionario di P.le Cimitero
Maggiore a Milano una nuova proposta dei Missionari Cappuccini:
La Monasticheria.
Un tuffo nel passato, alla riscoperta delle antiche ricette rispettose della
natura e dell’uomo, un luogo dove poter trovare tanti prodotti provenienti
esclusivamente dai numerosi monasteri d’Italia. Un percorso che porta il
visitatore alla conoscenza di monasteri dediti alla produzione di confetture,
mieli, liquori, vini, birre, olii, tisane, biscotti e prodotti per la cura del corpo
tutti rigorosamente frutto della tradizione tramandata negli anni. L’acquisto di
questi prodotti ha una triplice valenza; la prima per i monasteri che potranno
così essere sostenuti nella loro attività, la seconda per i Missionari Cappuccini
che potranno promuovere nuovi progetti in favore delle tante popolazioni bisognose
che quotidianamente assistono, la terza per chi acquista, che potrà gustare un
prodotto unico di genuina bontà, inevitabile risultato della passione e della
dedizione monastica. Anche pensando al prossimo Natale, La Monasticheria
vuole offrire un’alternativa davvero interessante per un presente diverso,
carico di tanti significati e di originalità. Ti spettiamo nel nostro showroom!
Elenco dei monasteri:
Abbazia di Chiaravalle della Colomba Località Chiaravalle della Colomba ALSENO (PC)
Monastero Benedettine di S.M. delle Grazie Via le Grazie, 9 ORTE (VT)
Abbazia di Monte Oliveto Maggiore Località Chiusure Monte Oliveto CHIUSURE (SI)
Monastero Benedettine S. Maria degli Angeli Vicolo S. Michele, 8 PISTOIA (PT)
Abbazia di Novacella Stiftstrasse, 1 39040 VARNA - Abbazia di Praglia Via Abbazia di Praglia, 16 TEOLO (PD)
Monastero di Betlemme Località Camporeggiano MOCAIANA DI GUBBIO (PG)
Abbazia S. Maria di Finalpia Via Santuario, 59 FINALE LIGURE (SV)
Monastero Benedettino Santi Pietro e Paolo Loc. Giardino della Risurrezione Alpe Colla GERMAGNO (VB)
Monastero Carmelitano di Monte Carmelo Piazza Monte Carmelo, 3 LOANO (SV)
Monastero di Siloe Località Strada San Benedetto, 1 POGGI DEL SASSO (GR)
Piccolo Opificio Brassicolo del Carrobiolo Fermentum Piazza Carrobiolo, 8 MONZA (MI)
Monastero Cistercense Trappiste di Valserena Via Provinciale del Poggetto, 48 GUARDISTALLO (PI)
Comunità SS. Pietro e Paolo Loc. Cascinazza BUCCINASCO (MI)
Monastero Trappiste N.S. di San Giuseppe Via della Stazione, 19 VITORCHIANO (VT)
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SOSTEGNO A DISTANZA
Sostegno a distanza in Thailandia
Grazie di
vero cuore
Sono oramai 72 i bambini tailandesi che, dal 2005,
vengono aiutati grazie al sostegno a distanza. Il
responsabile del progetto, fra Walter, ringrazia tutti i
benefattori italiani e racconta come, grazie al contributo da
loro inviato, stiano migliorando notevolmente le condizioni
economiche e sanitarie delle famiglie tailandesi aiutate.
N
SostegnoThailandia
el 2003 i frati cappuccini della
Thailandia hanno accettato la cura
pastorale della parrocchia
S. Margherita Alacoque di
NongBuaThong, nella diocesi di
di fra Walter Morgante
responsabile del
sostegno a distanza
in Thailandia
Thare-NongSeng, al Nord-Est, in una tra le
più povere province del Paese. Il sostegno a
distanza è iniziato, un paio di anni dopo
(giugno 2005) con un gruppo di circa 30
bambini poveri della parrocchia, per venire
Luogo
Partner e ruolo
Beneficiario del sostegno
Thare - Sakon Nakhon
Suore Clarisse Cappuccine
Il singolo bambino
Cosa viene offerto
grazie al sostegno
Scuola, un pasto al giorno e sanità di base. La scuola materna è gestita
direttamente dai missionari cappuccini, la scuola elementare è una struttura
gestita da privati
Struttura di riferimento
Scuola materna: St.Margaret Church,
Scuola elementare “Niramon Witthaya School”
Come si decide chi aiutare
I bambini sono selezionati dal frate responsabile con il supporto degli
insegnanti, tenuto conto dello stato economico e sociale della famiglia
(stato di povertà, numero di figli, assenza dei genitori, etc)
Obbiettivo del progetto
L’obiettivo è portare i bambini al termine della scuola elementare,
al fine di alzare il livello di istruzione e ridurre conseguentemente
il degrado sociale della zona
Numero di bambini coinvolti 72 al 30 giugno 2011
Numero di persone della
comunità influenzata
Referente locale
Comunità parrocchiale: 600 persone
Fra Walter Morgante
Ammontare del contributo
annualmente richiesto
(per bambino)
Euro 312,00 (di cui 5% trattenuto in Italia)
Regole sugli extra
È sconsigliato l'invio di regali. Gli extra saranno utilizzati a discrezione
del responsabile di progetto, di solito per il bene di tutti i bambini
del progetto o della struttura di riferimento
Durata prevista
Le condizioni di sottosviluppo che caratterizzano la zona di intervento non
permettono di prevedere una data di fine del progetto
incontro alle necessità delle loro famiglie, in
modo particolare delle mamme con figli in
età pre-scolare e in difficoltà economica
perché impegnate ad accudire i propri
bambini e non in grado di svolgere attività
lavorative (che in questa zona sono
principalmente la coltivazione del riso o
ortaggi e allevamento di bestiame). I frati
hanno quindi pensato di realizzare una scuola
materna parrocchiale che si prendesse cura
dei bambini dai 3 ai 6 anni, provvedendo a
tutte le spese di gestione della scuola
(stipendio maestre, cuoca, refezione
scolastica, divise ecc.). Grazie anche ai
contributi ricevuti dai sostenitori italiani
questa iniziativa ha continuato il suo servizio
sino ad oggi. Le mamme dei bambini
possono dedicarsi ad attività lavorative e così
dare un contributo importante per la povera
economia familiare. I bambini che terminano
la scuola materna e che passano alle scuole
elementari continuano ad essere aiutati ad
affrontare le spese scolastiche. Frequentano
una scuola cattolica gestita da un istituto di
religiose thailandesi, dove gli scolari sono
ben seguiti negli studi e dove ricevono una
buona educazione cristiana (la Thailandia è
per il 95% buddista e nelle scuole statali gli
studenti devono pregare secondo la religione
maggioritaria). I bambini che hanno iniziato il
programma di sostegno a distanza nel 2005
ora sono in quarta elementare. I genitori
sono molto contenti dell’aiuto dato per la
frequenza della scuola materna ed
elementare, perché ricevono una buona
educazione umana e cristiana, cosa che loro
spesso non sono in grado di dare perché
impreparati o troppo occupati nel lavoro per
mantenere la famiglia. Apprezzano molto
quanto i sostenitori italiani, anche se molto
distanti geograficamente, fanno per i loro
bambini. Dopo 6 anni dall’inizio del progetto i
bambini sostenuti sono circa 70 e nei
prossimi anni il loro numero crescerà in
quanto le famiglie della parrocchia sono
molto giovani e ogni anno c’è un buon
numero di nascite. Incontrando le famiglie
dei bambini ho costatato che un po’ alla
volta, anche grazie al progetto di sostegno a
distanza, stanno migliorando la propria
condizione economica e, pur non vivendo nel
benessere come noi in Italia, sono in grado di
vivere una vita dignitosa. I bambini stessi
ricevono dai genitori tutto il necessario per
frequentare la scuola, per il nutrimento,
materiale scolastico e vestiario ecc. Ringrazio
tutti i sostenitori per il generoso aiuto in
favore dei nostri bambini e sono convinto che
l’aiuto dato per lo studio e la formazione
delle persone è importantissimo perché una
buona educazione umana, religiosa e
scolastica sono garanzia di buona riuscita e di
cambiamento favorevole della condizione
socio-economica. Grazie di vero cuore e un
gioioso sorriso da parte di tutti bambini thai
del progetto sostegno a distanza. ■
47
VOLONTARI IN MISSIONE
Volontaria in Costa d’Avorio
Solo un po’
di coraggio...
Nonostante Alessia abbia già vissuto diverse esperienze
come volontaria, l’andare in missione a contatto con i
bisognosi suscita sempre nel suo cuore molte domande e
riflessioni. Il suo essere in quei luoghi si scontra spesso
con le sue numerose paure, ma che, grazie alla tenacia
del suo essere, riesce il più delle volte a sconfiggere.
di Alessia Allegri
Se
non fosse tra i ricordi più
preziosi della mia vita, quasi
quasi vorrei non essere mai
stata ad Angré prima che
l’ospedale venisse chiuso: rimane un posto
bellissimo, con gli ampi spazi ed i suoi
chiostri bianchi e rossi, ma in qualche strano
modo riesce sempre a sembrare troppo
vuoto.
Il primo giorno lì siamo stati portati dalle
Suore di Madre Teresa, che ad Abidjan hanno
una casa di cura e soggiorno per bambini
tubercolotici e sieropositivi. Non faccio follie
per andarci: l’Aids è la malattia che mi
terrorizza di più, in maniera del tutto
irragionevole viste le ben note modalità di
trasmissione ed il fatto che ho tutte le
possibilità, sia qui che a casa, di beccarmi
qualcosa di più nefasto e veloce.
Ci vado, comunque, ci vado: sono quelle cose
che sono venuta a cercare qui e che di solito
non trovo, occasioni di vedere di che pasta
sono fatta che non si presentano
abitualmente; occasioni di fallire, anche.
48
Perché, in effetti, non riesco a sbilanciarmi
più che quel tanto nell’abbracciare e stare
vicino ai bambini – a parte uno, eletto
istantaneamente uomo della mia vita, che
mi viene permesso di imboccare e che, a
parte un piccolo scarto iniziale alla vista di
questa colossale bianca con gli occhi verdi,
finirà docile per mangiare tutto ciò che gli
porgo facendo l’aeroplanino, ciucciottando,
anche, teneramente prima di inghiottire.
C’è anche Suor Virginie, che per due mesi ha
lasciato il suo lavoro e la sua bella Bretagna
per venire qui a nutrire, lavare, cambiare,
curare e giocare, oltre a fargli fare la popò,
un esercito di bimbi sieropositivi. Virginie è
un angelo: sempre presente. Noi, invece,
siamo i volontari estemporanei: come se
fossimo Dio. Arriviamo, e ci chiedono di tutto,
dal palloncino alla caramella: di fronte a
tanta insistenza, un palloncino scappa, anche
se la suora ha suggerito di darglieli solo nel
pomeriggio.
Siamo stati poi a Zouan Hounien. La prima
mattina seguiamo fra Patrizio a Peupleu 2
per la celebrazione della Liturgia della Parola
e l’amministrazione del sacramento
dell’Eucaristia.
Giungiamo, e troviamo una tettoia di frasche:
la cappella, la cui costruzione era stata
promossa dal nostro carissimo fra Zach, è
rovinata qualche tempo fa, e ora gli abitanti
di Peupleu non hanno più dove andare a
pregare.
A differenza di quella comunità dove
andremo di lì a qualche giorno, che vanta una
chiesa in muratura in avanzato stato di
costruzione, dove gli abitanti ci regalano due
galli e ci chiedono, per aiutarli a finire la
costruzione della cappella, l’equivalente di
mille euro in tutto, che rappresenta l’aiuto che
loro non sono in grado di ottenere aiutandosi
da sé. Che è molto, in realtà, e che ha
permesso la costruzione di una chiesetta in
muratura sprovvista della parte intermedia
dei muri (quella che qui di solito è
rappresentata da mattoni finestrati) e della
gettata di cemento per la pavimentazione
(la dalle, colorata: quella che qui ha
insegnato a fare padre Marco, e che è
talmente bella che sembra impossibile che
sia fatta solo di cemento con un po’ di
colorante), e delle porte: infatti, la notte ci
entrano le bestie.
Trecento euro a testa: e possiamo aiutarli a
costruire la loro chiesa. E loro, quando la
chiesa sarà finita, potranno dire agli alti
49
VOLONTARI IN MISSIONE
papaveri che li hanno riempiti di promesse,
che sono stati i loro amici italiani che li hanno
aiutati a costruire la chiesa.
Ma noi non siamo, io non sono Dio, in effetti:
me ne rendo conto quando, prima della
celebrazione, ci portano a visitare il villaggio
(“e c’è sempre un perché”, dice fra Patrizio) e
mi portano al cospetto di una signora malata
che giace spenta fuori dalla sua capanna. Che
è Dio, in effetti, e che io dovrei riconoscere
sotto gli stracci e sotto il caolino di cui è
cosparsa, e invece non riesco a capire quale
sarebbe la cosa giusta da fare, così non faccio
nulla.
Qui fallisco, come fallisco dopo il pranzo,
quando portano fra Patrizio e noi al seguito a
vedere un altro malato, un giovane che porta
scritto l’Aids, le Sidà come lo chiamano qui
(“Si-dà, e si riceve anche”, come ricorda a tutti
noi Patrizio dopo cena mentre commentiamo
l’intraprendenza delle giovinette e giovanotti
locali) sul volto e su tutte le sue membra, e
Patrizio gli stringe la mano.
Max, l’altro volontario, è Dio, in quel
momento, perché riesce a fare quel che non
riesco io, porgendo bonbons a tutti i bambini,
compreso quello con le dita verrucose, che
pure è Dio, mentre io coi bambini non ci
riesco – anche quando non hanno le dita
verrucose. E so benissimo che Dio, quello
vero, vede le mie verruche (quelle vere, quelle
che non mi passeranno con la morte), e giusto
Lui sa che c’è altro, sotto la mia pelle bianca e
liscia; e non mi ha mai, Lui, respinto con
disgusto o evitato con sollievo. Anzi, spesso
corre a cercarmi!
Riesco ad essere un dio goffo, tanto che non
mi spetta neanche la maiuscola, solo quando,
d’accordo con Patrizio, chiedo di essere portata
alla casa della ragazza che ci hanno
In Africa tenendo sempre lo sguardo su Gesù
Una famiglia
in missione
in Costa
d’Avorio
Per un mese, sono stati
volontari nella missione
di Angrè, ad Abidjan.
Grazie alla fede, e
all’amore di una
famiglia unita come la
loro, hanno vissuto
un’esperienza ricca di
significato e semplicità.
Hanno inoltre
conosciuto l’Africa con
la sua magia che
rapisce ed hanno
incontrato persone
meravigliose che
ricorderanno per
sempre.
50
iamo Ivano, Danila e Lorena,
SAnche
una famiglia.
quest’anno il Signore ci
ha dato la grande opportunità
di vivere un’esperienza in terra
di missione. Dopo il Brasile, è
stata la Costa d’Avorio ad
ospitarci durante il mese
d’agosto. La missione dei frati
cappuccini dove abbiamo
vissuto è stata quella di Angrè,
nella grande città di Abidjan.
Quest’anno le competenze edili
di Ivano sono state al centro
del nostro servizio. Alcune
camere della missione infatti
avevano bisogno di essere
rimbiancate, inoltre il centro
doveva subire alcune modifiche
per essere reso più adatto ad
ospitare i gruppi di persone che
chiedono di rimanere per
incontri di preghiera ed esercizi
spirituali. Così abbiamo
pazientemente rilevato le
misure dei locali, disegnando
prima lo stato del luogo e poi il
progetto del nuovo centro, per
proporlo ai frati che useranno i
disegni per svolgere i lavori. Ma
mentre ci dilettavamo a
dipingere scoprivamo anche
l’Africa. Sì, perché l’Africa
bisogna scoprirla e una volta
che la incontri ti rapisce.
L’Africa ha infatti un grande
potere, quello di farti sentire
piccolo piccolo.
Sarà forse per la grandezza del
suo cielo e l’estensione della
terra rossa,
sarà per l’odore acre e dolce
nello stesso momento, che ti
respinge e ti attira, per l’odore
di legna che le donne usano
per cucinare e di petrolio delle
auto che corrono per le strade
di Abidjan. Sarà il mercato che
ti da quel senso di disordine…
Saranno le donne e i bambini
che ti guardano incuriositi per il
colore della tua pelle…
È questo insieme di colori e
odori che crea un’atmosfera
che ti fa respirare a pieno le
tue giornate. In questo mese
africano abbiamo scoperto un
nuovo mondo, tanto diverso
dal nostro.
Una bella giornata l’abbiamo
trascorsa nell’ “Oasi della pace”
di Madre Teresa. Le suore
infatti, nel quartiere più povero
della città, hanno creato un
centro per ammalati terminali e
bambini orfani.
Abbiamo poi visitato l’ospedale
per lebbrosi di Adzopè,
imbattendoci nella triste realtà
di queste persone emarginate
per la loro malattia.
Abbiamo anche visitato le altre
due missioni dei frati in
Costa D’Avorio: Alepè e
Zouan-Hounien. E sono queste
piccole esperienze che ti fanno
provare delle emozioni che non
potrai dimenticare. I bambini
più grandi si ritengono fortunati
a tenerti la mano e passano il
tempo a contarti i nei, mentre
quelli più piccoli ti abbracciano
chiamandoti mamma o papà.
È nel momento in cui un piccolo
angelo di quattro anni ti chiede
un palloncino, perché il suo è
scoppiato, guardandoti con i
suoi occhioni neri, che tutto
intorno a te si ferma e capisci
che non serve a niente avere il
telefonino più tecnologico o i
vestiti più alla moda, ma è
meglio vivere semplicemente
senza cercare la fama e il
successo a costo di reprimere
dei valori come la famiglia e la
di Ivano, Danila
e Lorena Perin
fede. E proprio la famiglia e
la fede sono le due cose che
ci hanno accompagnati durante
la nostra esperienza. Noi tre,
uniti tenendo sempre lo
sguardo verso Gesù.
I momenti di preghiera non
sono mai mancati,
quotidianamente, con la Messa
e le lodi alla mattina e il rosario
e i vespri alla sera,
ringraziavamo il Signore di
vivere momenti di carità e di
condivisione con le realtà che si
trovano in Costa d’Avorio. Ora
in Italia la nostra vita continua
come prima, ma niente è più
come prima. Si guarda tutto
con occhi diversi, forse perché
la semplicità delle persone che
abbiamo conosciuto ci ha fatto
capire che non c’è bisogno di
tanto per vivere con gioia.
A questo punto vorremmo
ringraziare tutti. Fra Agostino
che ci ha dato la possibilità di
partire e tutti frati della Costa
d’Avorio: fra Oliviero, fra
Antonio, fra Giorgio e fra
Giuseppe che con il loro lavoro
ci hanno fatto capire che cos’è
l’amore disinteressato e cosa
vuol dire donare la propria vita
agli altri. ■
51
VOLONTARI IN MISSIONE
presentato a pranzo, che ha due gemelli
appena partoriti, senza papà (cioè, il papà ci
sarà sicuramente: ma chissà dov’è) e che,
anche lei, non è venuta per niente: sono un
dio pasticcione e inadeguato, perché riesco a
malapena ad allungarle cinquecento franchi
sottobanco posandoli sulla panchetta dove
siede, il doppio di quello che ha suggerito fra
Patrizio, senza sapere se sto facendo bene.
“Con quelli, stasera e domani mangerà bene;
mille, è troppo”. Spero che se ne sia accorta,
che li ho posati sulla sua panchetta, e che li
intaschi lei e non qualcun altro; e resto lì
come una pera quando il catechista mi chiede
come posso aiutarla, e io rispondo che l’aiuto
perverrà tramite i frati.
Cosa dirà a me Dio? Sei venuta fino in Costa
d’Avorio, e solo per cinquecento franchi e una
caramella – l’unica che sono riuscita a
consegnare io personalmente.
Il mio guadagno spirituale è il bellissimo
sorriso della bambina che l’ha ricevuta, più
tutte le paranoie per la malaria da cui sono
guarita. Magro guadagno.
Signore, era così difficile anche per Te, allora,
quando ti aggiravi per la Palestina e tutti
volevano vederti e toccarti, e chiedevano
qualcosa da Te? In fondo – e neanche tanto in
fondo – eri un uomo. Hai fatto mai anche Tu
fatica a dare? Mi sembra così difficile, per Te
che sei anche, e sei sempre stato, Dio, mi
sembra impossibile che la Tua fatica possa
essere stata proprio come la mia.
52
PROGETTI
Un po’ di coraggio, Signore, solo un po’ di
coraggio: noto tallone d’Achille che mi porta a
sentire, come adesso, che dal 2006, la mia
prima esperienza in missione, ad oggi, io ho
fatto (forse) un passo avanti e uno-due-trequattro-sei passi indietro, e a chiedermi se,
forse, davvero non dovrei prendermi un anno
di pausa per non regredire ancora, oppure se
sarebbe l’ultima e definitiva conferma che il
coraggio non è roba per me; se non devo
tirare i remi in barca e lasciare andare per un
po’, se davvero questa non è la cosa più giusta
per me.
Ma torniamo alla missione: quest’anno la
Provvidenza ha deciso di favorirmi. Noi
volontari del gruppo del mese di agosto,
anziché nell’attività di supporto al sostegno a
distanza originariamente prevista e
contrariamente a quelli di luglio, veniamo
proiettati senza riserve nell’ausilio alla rimessa
a nuovo degli edifici adibiti a scuole cattoliche
siti nel perimetro della missione, in vista
dell’imminente consegna alla diocesi. E la
pittura, diciamolo francamente, è il mio vero
carisma francescano.
L’attività (per noi) consiste nella doppia mano
di bianco (cioè: di giallo) all’interno degli
edifici; le motivazioni del cambio di intenti
sono nebulose ed oscure: pazienza! Viviamo
alla giornata! Accettiamo quel che ci concede
la Provvidenza! Tuffiamoci gioiosamente nella
tinta gialla!
Il direttore dei lavori è fra Renato,
il capomastro è Sylvain.
Cucinare, pelare le patate, lavorare il legno,
cucire, sgranare i piselli, pitturare porte e
serramenti, imbiancare i muri e le finestre
delle scuole cattoliche di Zouan Hounien: tutti
lavori nei quali non si annida il germe della
ripetitività e rimane quindi spazio per la
creatività, a patto che non venga ad interferire
il demone della fretta.
Non c’è pericolo, comunque: la fretta non ha
diritto di cittadinanza, qui in territorio Yacouba,
e l’assillo è proprio roba di un altro pianeta. ■
Progetti missionari in Camerun
Non abbiamo
tempo
per fermarci
Molti sono i progetti gestiti dai missionari cappuccini
in Camerun; progetti che raggiungono numerosi e differenti strati sociali
della popolazione: da quelli legati all’istruzione, le scuole fino ad opere
per malati mentali e alla collaborazione nelle carceri.
di Matteo Circosta • Foto di Elena Bellini
il
viaggio alla scoperta dei Progetti dei
Missionari Cappuccini ci porta nell’ovest
del continente africano, poco sopra la
Linea dell’Equatore: in Camerun.
I frati Cappuccini sono in Camerun dal 1982,
e nonostante la relativa giovane età della
missione, in questi 29 anni le enormi energie
investite nell’animazione vocazionale, nella
formazione francescano-cappuccina e nella
promozione umana, hanno prodotto frutti
meravigliosi in tutte e quattro le Diocesi dove
siamo presenti e che ci apprestiamo a
conoscere meglio, grazie soprattutto agli
scritti di fra Angelo Pagano (Superiore
PROGETTI
dei Cappuccini in Camerun), che ci faranno da
guida durante questo viaggio. Partendo dalla
regione camerunense di lingua inglese,
all’interno della Diocesi di Kumbo, troviamo
Shisong, dove è sorta la prima presenza
cappuccina in Camerun.
Infatti, il 20 febbraio 1982, dopo 32 anni di
intensa attività missionaria in Eritrea ed in
Etiopia, padre Umberto Paris è stato scelto
per iniziare una nuova esperienza di vita
fraterna, ed assieme a fra Ferruccio Ferri
ed a fra Massimo Teklehaymanot (Provincia
di Eritrea), ha inaugurato ufficialmente a
Shisong, nell’ottobre dello stesso anno, la
Missione Cappuccina del Camerun.
Accanto al lavoro sacerdotale, fra Umberto ha
sempre sviluppato un coerente lavoro di
promozione sociale, costruendo Cappelle per
accogliere le comunità in preghiera, Scuole
per l’istruzione dei bambini e degli adulti.
Fra Umberto era inoltre un rabdomante (colui
che possiede la facoltà di scoprire sorgenti
sotterranee), curioso carisma per un
missionario, ma lui ricordava sempre che non
era merito suo, ma un dono di Dio, utile per
avvicinare sempre più persone al messaggio
evangelico. E dove trovava le vene d’acqua
scavava e costruiva decine di pozzi, fonte
di vita per migliaia di persone!
L’immancabile serenità, che
contraddistingueva il suo carattere
determinato, ma sempre sorridente e pacato,
ha conquistato anche i “Fon” (i capi villaggio,
le tradizionali autorità locali), con i quali,
partecipando ai loro incontri, superava
barriere etniche e confessionali, parlando con
tutti di pace, condivisione e fratellanza. Tutti
lo chiamavano ”Padre Taa”: il Padre Saggio.
Anche oggi, seguendo i passi di fra Umberto,
i frati di Shisong si dedicano al servizio
pastorale (Parrocchia del Sacro Cuore,
Apostolato, Cappellania dei vicini ospedali)
ed ai progetti missionari della Custodia di
San Francesco.
54
Project of Hope
Progetto Speranza
In Africa, l’estrema povertà fa sì che fin dalla
nascita sia purtroppo difficile avere delle reali
prospettive di cambiamento e di
miglioramento della propria situazione,
proprio per questo motivo si è deciso di
realizzare una nuova iniziativa: Project of
Hope, cioè Progetto Speranza.
Nel 1993, fra Angelo Pagano, allora Custode
dei Cappuccini e Parroco di Shisong, chiese e
ottenne dal Fon (la tradizionale autorità
suprema della zona) un grande
appezzamento di terreno a Mbotong
(stazione missionaria a 1,5 km da Shisong)
come futura sede del Progetto Speranza,
destinato ad accogliere le ragazze madri e
creare una scuola per i bambini più poveri
che non potevano frequentare le scuole
pubbliche.
Negli anni, il progetto si è sviluppato
progressivamente: nel 2009 il Collegio ha
avuto il riconoscimento sia dal governo che
dal locale segretariato diocesano per le
scuole cattoliche; in tale occasione la scuola
è stata intitolata a “Sant’Antonio da Padova”.
Attualmente il Collegio ospita più di duecento
studenti di ambo i sessi, dei quali cento
dormono anche presso la struttura. Proprio
per la grande riuscita dell’iniziativa, il
Progetto Speranza prevede una serie di
costruzioni al fine di portare il numero degli
studenti a circa 450.
Oltre alla scolarizzazione, che garantisce ai
nostri studenti l’accesso all’università e al
mondo del lavoro, il Progetto Speranza si
occupa anche di aiutare le ragazze madri con
un programma educativo e sanitario, per dar
loro l’opportunità di mantenere se stesse e i
loro bambini; anche i ragazzi più poveri, che
dopo la scuola elementare non avrebbero più
la possibilità di continuare, grazie al “Project
of Hope” possono frequentare gli studi
secondari.
Un nostro carissimo amico, il Dott. Alessandro
Giamberti, dopo aver visitato il Progetto, ha
scritto nel suo libro “L’Alfabeto del Cuore”:
“Chissà che in un paese come il Camerun,
dove avere aspettative è un lusso, gli obiettivi
del Progetto Speranza non possano, a breve,
realizzarsi: ma intanto mi ha dato gioia vedere
che qualcuno, almeno lì, ha ripreso ad avere
speranze!”.
Sempre a Shisong, fra Roberto Pirovano opera
nella Parrocchia del Sacro Cuore con la tribù dei
‘NSO, divisa in villaggi ed in quartieri, dove
seguendo le indicazioni del documento “Ecclesia
in Africa” e le scelte pastorali della Diocesi, si
sono rafforzate le “Comunità di base” (Comunità
cristiane di quartiere), con propri responsabili
che si incontrano ogni 8 giorni (qui la settimana
tradizionale è di 8 giorni), con lavori organizzati
dagli abitanti del quartiere.
Negli ultimi anni, arricchito dall’esperienza
missionaria, fra Roberto sta attuando “un nuovo
metodo per fare la carità”: aiutare
finanziariamente solo i casi che vengono
presentati dalle Comunità di quartiere, dopo
aver discusso ed aver fatto un accurato
discernimento. Viene descritto che tipo di aiuto
può offrire la Comunità e che tipo di aiuto si
chiede alla Parrocchia, ed insieme si sostengono
i più bisognosi: “Si cresce tutti assieme!”.
55
PROGETTI
I giovani
nelle prigioni
Sostegno per
minori detenuti
In Camerun, i detenuti nelle carceri
sopravvivono in condizioni disumane; per far
fronte a questa grave piaga sociale, i
Missionari Cappuccini visitano ed aiutano
regolarmente 6 prigioni nelle quali sono
reclusi almeno 200 minori: Bamenda – Ndop
– Mbengwi – Wum – Fondong – Bafoussam.
Il cappellano fra Gioacchino Catanzaro si fa
carico in prima persona di sostenere i giovani
detenuti e coordina tutti gli interventi
cappuccini a favore dei carcerati:
– Si impartisce un’istruzione scolastica, civica
e morale ed anche un’istruzione tecnica e
meccanica (scuola di informatica,
elettromeccanica, sartoria e calzoleria);
56
– I missionari contribuiscono anche ad
incrementare l’insufficiente alimentazione
dei minori detenuti fornendo pane, latte, riso
e verdure, per garantire un sostentamento
adeguato (il cibo giornaliero altrimenti
consisterebbe solo in un pugno di farina di
granoturco ed in una forchettata di erbe
amare);
– Vengono forniti i medicinali necessari e
vengono ospedalizzati i casi sanitari più gravi
(in carcere il governo non passa i medicinali
e le cure mediche dipendono solo dalla carità
dei conoscenti);
– I minori vengono anche assistiti dal punto
di vista sociale e legale, sia durante la
detenzione, che dopo la scarcerazione.
Le realtà delle carceri in Camerun sono
davvero impressionanti, ma intervenendo si
migliorano veramente le condizioni di vita
dei detenuti minorenni e si favorisce la loro
rieducazione e il loro reinserimento sociale!
Il “Centro Emmaus”
per malati mentali
Il “Centro Emmaus” di Bamenda, gestito da
fra Donatus, fra Paul e fra Kilian, è una
struttura dei Frati Cappuccini con una
capacità di accoglienza di 40 persone
affette da malattie mentali, abbandonate
dalle loro famiglie ed emarginate dalla
società a causa dei loro problemi.
(Purtroppo fino ad oggi, a causa del limitato
budget, gli assistiti che risiedono in modo
permanente non hanno mai superato
le 20 unità, ma durante il giorno tanti
bisognosi si affidano alla nostra struttura
per diverse e comprensibili esigenze, in
modo particolare per aiuti alimentari, cure
mediche e vestiario).
Il Centro è un luogo di riabilitazione
psicosomatica e di reintegrazione sociale
che rappresenta ancora un’unica iniziativa
pilota in tutta la regione, ma di grande
importanza ed impatto umanitario.
Attualmente, oltre ai tre confratelli,
prestano assistenza alcuni volontari e
lavoratori dipendenti, ma l’obiettivo più
urgente, al quale stiamo lavorando,
è quello di avvalerci anche di medici
psichiatri, che con collaborazioni stabili e
continuative, possano garantire visite
periodiche a tutti i pazienti che si rivolgono
al nostro Centro.
Ai bisognosi si provvede con vitto, alloggio,
cure mediche, vestiario e quando possibile
anche con lavori di recupero e di
riabilitazione, in modo che possano far
ritorno alle loro famiglie e reinserirsi
nella società.
Accogliendo gli ammalati, li aiutiamo anche
ad essere consapevoli delle proprie
possibilità e del proprio valore. Bisogna
ridare dignità umana e spirituale a questi
fratelli bisognosi!
57
PROGETTI
Cardiac Center
Nel 2001, un provvidenziale incontro tra il
Dott. Alessandro Giamberti (cardiochirurgo
del Policlinico San Donato), Don Claudio
Maggioni (cappellano del Policlinico San
Donato) ed il nostro fra Angelo Pagano
(Superiore dei Cappuccini in Camerun), ha
dato inizio ad un sogno che inizialmente
sembrava irrealizzabile, ma che due anni fa
ha visto la luce: costruire in Camerun un
Centro di cardiochirurgia.
A Shisong, il 19 novembre 2009, è stato
inaugurato il primo Centro di cardiochirurgia
dell’Africa Centro Occidentale, specializzato in
cardiochirurgia infantile.
L’opera, che ha richiesto un lungo impegno
di realizzazione, è diventata realtà grazie al
comune impegno degli ideatori e fondatori
58
del progetto: le Suore Terziarie Francescane
di Bressanone, l’Associazione Bambini
Cardiopatici nel Mondo, l’Associazione Cuore
Fratello, il Policlinico San Donato ed i
Missionari Cappuccini; tutti hanno messo a
disposizione la propria esperienza per
collaborare in questo importante progetto
africano.
Nella fase attuale, ogni mese un’equipe
italiana o internazionale di cardiochirurgia,
coordinata dal Policlinico San Donato,
raggiunge il Camerun per intervenire nelle
patologie cardiache più gravi.
Dopo poco più di un anno, era già stato
raggiunto il traguardo delle 100 operazioni a
cuore aperto su neonati, bambini ed adulti.
“Oggi si devono scegliere i bambini più gravi
da operare. Più il Cardiac Center lavorerà e
sempre meno si dovrà scegliere!”
Al termine del nostro viaggio nella
Missione del Camerun, possiamo
constatare come i due pilastri sui quali si
fonda la missione cristiano-cattolica,
l’evangelizzazione e la promozione
umana, siano solidi e presenti in ogni
strada battuta dai nostri frati. Possiamo
testimoniare di aver visto risposte
concrete alla situazione sanitaria, che
soprattutto a causa del
malfunzionamento degli ospedali
pubblici, lascia ancora molto a desiderare:
purtroppo si muore ancora per banali
patologie.
Per i malati mentali, emarginati ed
abbandonati a loro stessi, abbiamo
assistito all’accoglienza, ed ai carcerati, ai
quali non viene riconosciuto nessun
diritto, è stata ridata la dignità umana e
spirituale. Una grande speranza per il
futuro del Camerun, ci arriva dalla
scolarizzazione, in continuo aumento tra
le generazioni più giovani, ed anche in
questo campo i nostri Missionari
Cappuccini stanno svolgendo un ruolo da
protagonisti nell’educazione di coloro che
nei prossimi anni governeranno il paese.
La Custodia Cappuccina del Camerun si
appresta nel 2012 a celebrare il
trentesimo anniversario di presenza ed i
frutti tangibili dell’evangelizzazione
hanno già 49 nomi: 20 sacerdoti,
4 diaconi, 1 fratello professo perpetuo
non chierico, 6 studenti professi di
filosofia, 6 studenti professi di teologia,
3 post-novizi e 9 novizi; ed attualmente
il sistema di animazione vocazionale è
in continua evoluzione. Parafrasando fra
Marcello Longhi, Responsabile della
Pastorale giovanile e vocazionale dei Frati
Cappuccini della Lombardia, la Custodia di
San Francesco in Camerun incarna
perfettamente queste parole:
“Non c'è Vocazione senza Missione e...
Non c'è Missione senza Vocazione!” ■
59
SPIRITUALITÀ
di Frei Apollonio Troesi, missionario in Brasile
Proprio così, carissimi!
Gli Angeli da tempo nostri
compagni di ascesa,
salmodiando, cantando, vogliono
condurci più in su, Lassù, oltre
l’Empireo Cielo, fin dentro la
“Sede del trono”.
Lassù a cantare, lodare,
ringraziare il “Santo, Santo, Santo, il
Signore Iddio, Colui che era, che è e che
viene”!
È un invito il loro che vive da secoli,
continuamente attuale perché presente da
sempre nelle Pagine immortali della Sacra
Scrittura; un invito che ci permette di
cogliere quanto avviene in Cielo, un Cielo
vivo, abitato, ricco di luci e di Presenze che
possono acuire il nostro innato senso di
nostalgia del Divino.
Ecco ISAIA, profeta, che riassapora il
momento della sua “chiamata” e scrive:
“Vidi il Signore seduto su un trono alto e
elevato... attorno a Lui stavano riverenti
dei Serafini che, cantando, proclamavano:
Santo, santo, santo è il Signore degli
eserciti; tutta la terra è piena della sua
gloria” (Is 6,1-4).
Ecco MICHEA, profeta che incontriamo nel
primo libro dei Re – 22,19 – che è ancora
più esplicito: “Ho visto il Signore Iddio
seduto sul trono; tutto l’esercito celeste Gli
stava intorno, a destra e a sinistra”.
Nel libro di TOBIA – 12,15 – leggiamo
l’autopresentazione di quello che tutti
giudicavano soltanto un’ottima guida di
viaggio: “Io sono Raffaele, uno dei sette
60
Angeli che sono sempre pronti
ad entrare alla presenza della
Maestà del Signore.
E nell’ultimo libro della Bibbia,
l’imponente Apocalisse, è scritto
che Giovanni durante la visione
ascolta le voci di molti Angeli
intorno al Trono. Il loro numero
era miriadi di miriadi e cantavano a gran
voce lodi all’Agnello immolato e a Colui
che siede sul trono, mentre i quattro Esseri
viventi dicevano: Amen e i Vegliardi si
prostravano in adorazione (Ap 5, 11ss).
Ora questi Serafini, questi sette Angeli
“ritti davanti a Dio” (Ap 8,2), tutto questo
esercito celeste di miriadi ci invitano
dolcemente a raggiungerli! “Non temete
– dice l’arcangelo Raffaele a Tobia e
familiari prostrati a terra – non temete.
La Pace sia con voi, benedite Dio per tutti i
secoli, benediteLo sempre, a Lui cantate
inni...” (Tobia 12,17ss). Senz’altro voleva
dire: – BenediteLo e cantate inni assieme a
noi, cantate con la gioia che proviamo noi!
ACCETTIAMO L’INVITO?
Oh, sì! Io l’accetto dal fondo del mio cuore,
l’accetto anche per tutti Voi che mi seguite
da tempo.
“Sursum corda”! In alto, su su, aggrappati
a quelle loro ali veloci e possenti,
lasciamoci condurre per le vie del “Vento”:
lo Spirito del Signore che ci precede!
Approderemo stabilmente – Libro alla
mano – davanti a quella “Porta aperta nel
Cielo”(Ap 4,1), entreremo e capiremo che
è anche per noi quell’appellativo di “FIGLI-
di-DIO” troppo bello e significativo per chi
ha anche solo un briciolo di gusto per le
“Cose” saporitissime di Dio!
Attenti perché a questo punto ho
introdotto un argomento che è vitale per
una completa comprensione di quanto sto
scrivendo...
Gli Angeli ci hanno invitato: - Venite con
noi nella grande Casa-di-Dio. Noi ci stiamo
lasciando portare con gioia da loro perché
– ecco il punto focale – come loro siamo
diventati per il battesimo “Figli-di-Dio!”
Seguitemi: molte volte nei Salmi ci viene
incontro questa sublime appartenenza
all’immensa Famiglia di Dio. “Figli Suoi”
del Padre, Abbà del Cielo e della terra! Nei
Salmi questa Definizione stupenda ha una
carica semantica tutta sua, dato che il
Salterio usa un linguaggio particolare
forgiato lungo i secoli.
Il Salmo 29 (28) al dire di quasi tutti gli
esegeti sarebbe il più antico e risalirebbe
addirittura al secolo XII a.C.! Pensate: più
di 1000 anni, 1100 prima di Cristo saturati
di preghiera – sì, perché poi sono venuti
via via tutti gli altri salmi – anni spesi
nella contemplazione del Dio forte,
Dominatore dell’universo, UNICO su tutti i
“Pantheon” creati dalla fantasia dell’uomo
e dal suo bisogno di “possedere” Dio.
Ora, proprio da questi “Pantheon”
dell’Antichità, ricchi di non so quanti dei, è
venuta la Definizione che ci sta
interessando. Il Salmo 29 (28) incomincia
infatti così: “Date al Signore, figli di Dio –
Date al Signore gloria e potenza – Date al
Signore la gloria del Suo Nome –
Prostratevi al Signore in santi ornamenti”.
“Figli-di-Dio” nel testo originale del Salmo
suona: “Figli degli Dei”: eroi, semidei,
molta gente popolando la mitologia
pagana. Questa ai tempi inaugurati da
Abramo viene a poco a poco purificata e
semplificata dalla fede nell’”Unico Dio.
“Dei” al plurale diventa perciò “Dio” al
singolare che tiene solo per Sé tutti i
“Figli”!
Agli inizi di questo cammino di selezione, i
“Figli” per chi pregava erano solo gli
Angeli! Rimanevano in alto questi “figli”!
Nel Salmo citato sono appunto gli Angeli
invitati a onorare e a prostrarsi, ma poi
con il passar del tempo, aumentando la
fede e la confidenza nell’Altissimo
Onnipotente, “Figli-di-Dio” diventano
anche i “Figli-di-Israele”, quelli del popolo
eletto ad accogliere nella pienezza dei
tempi il “FIGLIO”, l’Unigenito, il Diletto,
Quello che avrebbe allargato a tutti i
popoli questa Figliolanza! ■
61
© Martin Nemec - Fotolia.com - © Jakub Cejpek
In compagnia degli angeli
ASCENDIAMO
al canto dei SALMI
su su piú in alto
del MONTE-di-DIO,
“oltre il tetto del Cielo”
in una visione
beatificante
accompagnati
dagli ANGELI
nella stessa grande
CASA-di-DIO
fiore
carità
il
della
S. Messe celebrate
dai missionari
a suffragio
dei nostri defunti
“Ricordati dei nostri fratelli che si sono addormentati nella speranza della
resurrezione, e di tutti i defunti che si affidano alla tua clemenza: ammettili a
godere la luce del tuo volto”.
Nella Celebrazione Eucaristica, con queste parole, il Sacerdote applica le nostre
intenzioni a suffragio dei defunti e non importa in quale parte della terra
vengono pronunciate, ma salgono come offerta gradita a Dio.
Il fiore della carità è una proposta concreta a suffragio dei nostri defunti facendo
celebrare Sante Messe ai missionari i quali, con l’offerta, possono fare tanto
bene e aiutare molte persone attraverso le opere iniziate nelle missioni.
Unita ad uno stile di vita improntato alla solidarietà e alla condivisione, la
proposta “Il fiore della carità”, diventa il modo migliore per ricordare i nostri
cari e continuare nella scia di bene che ci hanno voluto in vita.
Gesù ci ricorda: “Venite, benedetti dal Padre mio, ricevete in eredità il regno
preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché ho avuto fame e mi
avete dato da mangiare… ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di
questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt. 25,34.35.40).
Portate la cartolina sulle tombe come segno concreto di affetto
verso i vostri cari.
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