Römische Mitteilungen 107, 2000

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Römische Mitteilungen 107, 2000
Römische Mitteilungen 107, 2000
Tomei, Maria Antonietta: Le case di Augusto sul Palatino, S. 7-36
Krause, Clemens: Hemizyklien im frühkaiserzeitlichen Villenbau, S. 37-78
Resümee: Der Rekonstruktionsversuch der Villa Jovis geht von der Annahme aus, daß das
verlorene Hauptgeschoß sich unmittelbar aus den erhaltenen Substruktionen ergibt, die
insgesamt die Ebene über der zentralen Zisterne erreichten. Erst auf diese Weise erschließt
sich ein sowohl typologisch als auch funktionsmäßig glaubwürdiger Grundriß des
Hauptgeschosses. Bautechnisch in jeder Hinsicht zukunftsweisend orientiert sich die
Grundrißgestaltung offenbar an Vorbildern hellenistischer Peristylbauten. Charakteristisches
Merkmal ist die Abwesenheit jeglicher übergeordneten Axialität, die den traditionellen
römischen Haus- und Villenbau allgemein und die Lage der dort mitunter auftretenden
Hemizyklien im besonderen kennzeichnet. Das Hemizyklium der Villa Jovis, in seiner
Rekonstruktion als einheitlicher Raum verstanden, diente offensichtlich als Bankettsaal
(coenatio) in der Sonderform des stibadium. Als solche sind auch die Hemizyklien der Villa
della Farnesina in Rom und der Villa di Damecuta auf Capri sowie verwandte Anlagen
augusteischer Zeit zu verstehen.
Résumé: Il tentativo di ricostruzione della Villa Jovis parte dal presupposto che il piano
principale perduto risultasse in modo immediato dalle sostruzioni conservate. Queste
avrebbero raggiunte il livello corrispondente alla copertura della cisterna centrale in ogni
parte del complesso. Solo in questo modo si giunge alla restituzione di un piano nobile
plausibile dal punto di vista tipologico e funzionale. Progressivo dal punto di vista della
tecnica edilizia, il concetto planimetrico si orienta tuttavia a modelli d'impianti ellenistici a
peristilio. Significativa per l'organizzazione spaziale è l'assenza di un asse continuo che
caratterizza l'edilizia romana in genere e la posizione dell'emiciclo in particolare. L'emiciclo
di Villa Jovis inteso come sala unitaria serviva ovviamente da coenatio, nella forma
particolare di stibadium. Come tale vanno interpretati anche gli emicicli di Villa della
Farnesina a Roma e di Villa di Damecuta a Capri, nonché impianti simili di età augustea.
Adamo Muscettola, Stefania: Miseno: culto imperiale e politica nel complesso degli
Augustali, S. 79-108
Riassunto: L'analisi della documentazione scultorea proveniente dal complesso degli
Augustali di Misero consente di ricostruire la vita del collegio nei suoi rapporti con la città e
di comprenderne la funzione sociale in momenti particolari. I momenti di maggiore vitalità
attestati sono quello domizianeo, quello traianeo, e quindi l'età antonina e severiana. Per
ciascuna di queste epoche viene esaminata la documentazione e ne vengono proposte le
possibili interpretazioni. Accanto a operazioni di autorappresentazione che appaiono financo
trasgressive come la decorazione del frontone di età antonina, una linea di continuità sembra
legare l'erezione di statue equestri a Domiziano, Traiano, Caracalla che ripropongono, in
momenti di ripresa di guerra contro i Parti, il sempre verdeggiante modello di Alessandro
Magno.
Manderscheid, Hubertus: Überlegungen zur Wasserarchitektur und ihrer Funktion in
der Villa Adriana, S. 109-140
Resümee: Die Villa Adriana zeichnet sich durch eine Vielzahl von Anlagen aus, die mit
Wasser in Zusammenhang stehen. Außer den reinen Nutzbauten und -einrichtungen (Bäder,
Latrinen, Küchen, Trinkwasserstellen) handelt es sich dabei vor allem um dekorative
Anlagen, für die gemäß ihrer Funktionsweise Fließwasser vorausgesetzt werden muß. A priori
ist daher mit einem beträchtlichen Volumen an Wasser zu rechnen, das wohl nur durch eine
Zweigleitung von einem der am Berghang östlich der Villa verlaufenden, nach Rom
führenden Aquädukte gesichert werden konnte. Außer dem Aspekt der Wasserversorgung
werden drei Punkte angesprochen, die im Gesamtkontext der Wasserarchitektur der
kaiserlichen Residenz nicht ohne Bedeutung sind: die Exedra des Serapeum, für deren
Fassade ein Wasservorhang rekonstruiert wird; der Euripus des Canopus, für dessen zwei
Postamente Wasserspiele rekonstruiert werden, was sehr wahrscheinlich auch Konsequenzen
für die Skulpturenausstattung hat; die Rotunde in den Terme con cosiddetto Heliocaminus, die
als piscina calida mit drei testudines gedeutet wird. Im Schlußteil wird die Bedeutung
hydrotechnischer Untersuchungen für die umfassende Interpretation eines Baukomplexes, hier
in bezug auf eine Kaiservilla, dargelegt; die daraus resultierende Betrachtungsweise erlaubt
es, die Villa Adriana in ihrem Gesamtkontext neu zu sehen.
Riassunto: Villa Adriana si distingue per una molteplicità di impianti idrici. A parte gli edifici
ed impianti per così dire ‹di servizio›, come terme, latrine, cucine e fontanelle di acqua
potabile per uomini ed animali, si tratta soprattutto di impianti decorativi; in base al loro
modo di funzionamento, per questi ultimi bisogna presupporre sin dal principio acqua in
flusso continuo. Pertanto deve essere presupposta a priori l'adduzione di un notevole volume
giornaliero di acqua che, probabilmente, poteva essere assicurato soltanto da una diramazione
da uno degli acquedotti che corrono sul pendio ad est della Villa. Oltre all'aspetto
dell'approvvigionamento idrico della Villa, vengono studiati altri tre aspetti che si considerano
di notevole importanza nel contesto dell'architettura dell'acqua nella residenza imperiale:
l'esedra del Serapeo per la cui facciata si ricostruisce una ‹cortina› di acqua; l'Euripo del
Canopo per le cui due basi si ricostruiscono giochi d'acqua, proposta questa che con molta
probabilità implica conseguenze per le sculture ivi collocate; la rotonda delle Terme con
cosiddetto Heliocaminus che viene interpretata come una piscina calida con tre testudines.
Nella parte finale è spiegato il valore delle indagini idrotecniche per l'interpretazione estesa di
un complesso architettonico, in questo caso riguardo ad una villa imperiale. Le considerazioni
dedotte da esse permettono di inserire Villa Adriana in un contesto generale di tipo
innovativo.
Mattern, Torsten: Der Magna-Mater-Tempel und die augusteische Architektur in Rom,
S. 141-153
Zusammenfassung: Der Tempel der Magna Mater wurde von Augustus zwischen 3 und 10 n.
Chr. aus verstucktem Peperin neu errichtet. Die Befunde ermöglichen eine weitgehend
gesicherte Rekonstruktion des hexastylen korinthischen Pseudoperipteros. Entgegen der
unstrittigen Datierung und Rekonstruktion ist die Bewertung der Rolle des Tempels innerhalb
der augusteischen Architektur aber problematisch: Einerseits scheint sich in dem einfachen
Baumaterial eine zurückgesetzte Bedeutung der Kultinhaberin auszudrücken, während
andererseits die augusteischen Autoren die Magna Mater unter die göttlichen Schirmherren
der trojanischen Vorfahren Roms rechnen und Augustus den Bau sogar in den Res gestae
erwähnt. Diese Diskrepanz löst sich jedoch zwanglos auf, wenn der Bewertungsmaßstab für
die Baumaterialien korrigiert wird. In dem Aufsatz wird gezeigt, daß die konventionellen
Baumaterialien mit Stucküberzug noch weit bis in das erste Jahrhundert n. Chr. auch bei
repräsentativen Kultbauten den Normalfall bildeten. Dementsprechend handelt es sich bei der
Bauausführung des Magna-Mater-Tempels nicht um eine Diskriminierung, sondern um die
übliche Baupraxis für einen durchaus stattlichen Bau, dessen Kultinhaberin allerdings nicht
im Zentrum der augusteischen Religionspolitik stand. Demgegenüber waren die
spätrepublikanischen und augusteischen Bauwerke, die ganz oder teilweise aus Marmor
bestanden, deutlich hervorgehoben.
Pesando, Fabrizio: Edifici pubblici ‹antichi› nella Pompei augustea: il caso della Palestra
Sannitica, S. 155-175
Riassunto: Costruita per la locale vereia, la Palestra Sannitica rimanda esplicitamente alla
sfera bellica, matrice ideologica di questo istituto aristocratico noto in area italica da vari
documenti epigrafici. La scelta del sito su cui erigere l'edificio (connesso ad un vicino
impianto termale) ricadde forse non casualmente in un'area posta a ridosso del Foro
Triangolare, antichissimo luogo di culto periurbano nell'ambito del quale altri segni, in parte
rimossi dalle successive attività edilizie, sembrano indicare - oltre alle ben note funzioni
sacrali, ludiche ed educative - anche una valenza connessa al mondo della guerra. In età
augustea, nel quadro di una profonda ristrutturazione del Foro Triangolare, compiuta con il
concorso di vari notabili e il cui esito più notevole è rappresentato dal nuovo aspetto assunto
dal Teatro Grande, anche la Palestra Sannitica sembra aver suscitato l'interesse di uno dei più
importanti esponenti della nuova aristocrazia pompeiana. Il riesame dei luoghi di
rinvenimento di alcune iscrizioni, spesso determinabili con difficoltà a causa delle vaghe
notizie contenute nelle relazioni di scavo settecentesche, mostra infatti che nella Palestra
Sannitica (a cui forse destinò parte di un suo legatum) venne onorato con una statua M.
Lucretius Decidianus Rufus. Significativamente, nel suo impressionante cursus honorum
anche un'importante e poco frequente carica di carattere onorario, ma esplicitamente connessa
alla sfera militare, quella di tribunus militum a populo.
Gilotta, Fernando: Considerazioni su alcuni problemi della Pittura etrusca ellenistica, S.
177-190
Riassunto: Klinai funerarie dipinte rinvenute in anni recenti a Potidea consentono un più
adeguato inquadramento - iconografico e insieme formale - di coevi documenti pittorici
etruschi, quali gli stamnoi Fould, assai discussi per i caratteri tecnici innovativi delle loro
rappresentazioni, o la nota anfora di Giessen, connotata da soggetti di marca
dionisiaco/funeraria decisamente affini a quelle delle klinai. Il confronto con la pittura
parietale e la ceramografia di ambito greco e italiota permette altresì di ricostruire il percorso
stilistico e ideologico che condusse al peculiare linguaggio delle tombe dipinte etrusche di III
sec. a. C., dominate da fitte sequenze paratattiche di personaggi dalla scarsa consistenza
plastica impegnati in tematiche di carattere celebrativo.
Abstract: Funerary painted klinai recently discovered at Potidaia allow a more satisfactory
iconographic and stylistic assessment of contemporary Etruscan pictorial documents, such as
the Fould stamnoi, much debated for the innovative character of their drawing, or the Giessen
amphora, marked by dionysiac-funerary subjects very similar to the paintings of the Greek
klinai. Furthermore, comparisons with wall- and vase-painting from Greece and South Italy
enable to sketch the stylistic and ideological background of the peculiar language of Etruscan
IIIrd cent. painted tombs, where close sequences of slender figures are frequently engaged in
commemorative processions.
George, Michele: Family and familia on Roman Biographical Sarcophagi, S. 191-207
Abstract: The nurse and pedagogue appear on Roman sarcophagi most often as minor players
in mythological scenes, and it is from this context that the iconography of the figures is
derived. Yet they also occur on biographical sarcophagi with scenes from the child's life
cycle. In this paper I integrate the social historical and visual evidence to expand the
conventional interpretations of these figures in light of the cultural context in which they
arose. I argue that the slave child minders in these scenes represent the triumph of status over
sentiment in funerary commemorations of this kind, as well as exemplifying parental social
standing and mores and potential affective ties between care-giver and child. The iconography
is best understood when set within the complex web of affective ties and power relationships
which comprised domestic life in the élite household. The depiction of family (e. g. parents)
and the familia (slave child minders) reflects in refracted form certain social ideals as well as
realistic aspects of élite family life, and contributes to the ongoing debate about family
structure and emotional bonds in the Roman world.
Herdejürgen, Helga †: Sarkophage von der Via Latina. Folgerungen aus dem
Fundkontext, S. 209-234
Resümee: In den späten fünfziger Jahren des 19. Jahrhunderts legte Lorenzo Fortunati die
Gräber in der Tenuta ‹Arco di Travertino› an der Via Latina frei, deren qualitätvollste
Sarkophage heute im Museo Gregoriano Profano stehen, und veröffentlichte einen
Fundbericht. Unsere Bemühungen konzentrieren sich auf eine Auswertung der Fundnotizen
zum Calpurnier-, zum sog. Valerier- und zum Pancratiergrab. Es wird versucht, die
Rekonstruktion des jeweiligen Fundzusammenhangs durch die Identifizierung verstreuter
Stücke zu fördern mit dem Ziel einer Klärung der Chronologie: Im einen Fall können aus der
Datierung des Grabbaus Indizien für die Zeitbestimmung der Sarkophage, in den beiden
anderen Fällen aus der Datierung der Sarkophage Indizien für die Zeitbestimmung der
Grabbauten abgeleitet werden.
Leach, Elena Winsor: Narrative Space and the Viewer in Philostratos' Eikones, S. 237251
Abstract: Recognizing the value of Philostratus' descriptive image making for its insights into
contemporaneous modes of responding to art objects, we should also observe the importance
of narrative framing in constructing the spectator's angle of view. As the dramatic speaker
purportedly redramatizes his didactic tour of a Neapolitan picture collection, we readers, as
the secondary audience, come to see the paintings through the double perspective of the
narrator's informed connoisseurship and the projected responses of his audience listening in
situ. My analysis of narrative space in this discourse concerns both the imagined spatial
interactions of figures within the paintings and the discursive space within which speaker and
listeners interact with these described figures. As illustrations, the paper examines
Philostratus' formulation of such affective provocations as wonder, fragrance and the
simulation of musical sounds to test the boundaries between representation and real
experience.
Elsner, Jas: Making Myth Visual: The Horae of Philostratos and the Dance of the Text,
S. 253-276
Abstract: This article explores the literary coherence of Philostratus' Imagines as a collection
of linked ekphraseis. It argues that Philostratus engages in a series of paradigmatic readings of
works of art, displaying to his own readers a range of different entries into the interpretation
of images. The exploration of how the meanings of particular images in Philostratus'
discourse are enriched through close comparison with others in the collection (with a special
focus on II 34, the image of the Horae) leads to a suggestion about how actual works of art
(mosaics and sarcophagi) with iconography of the Horae may in certain respects echo the
kinds of complexities we find in Philostratus' text.
Hoffmann, Adolf - Wulf, Ulrike: Vorbericht zur bauhistorischen Dokumentation der
sogenannten Domus Severiana auf dem Palatin in Rom, S. 279-298
Weferling, Ulrich - Ritter, Bernhard: Bauaufnahme der sogenannten Domus Severiana
auf dem Palatin in Rom - eine interdisziplinäre Aufgabe für Architekten und Geodäten,
S. 299-310
Rea, Rossella - Beste, Heinz-Jürgen - Campagna, Patrizia - Del Vecchio, Franca:
Sotterranei del Colosseo. Ricerca preliminare al progetto di ricostruzione del piano
dell'arena, S. 311-339 (mit ausführlicher deutscher Zusammenfassung)
Kammerer-Grothaus, Helke: S. Passera - ein Grabbezirk an der Via Portuensis in Rom,
S. 341-349
Kockel, Valentin - Ortisi, Salvatore: Ostia. Sogenanntes Macellum (VI 5, 2). Vorbericht
über die Ausgrabungen der Universität Augsburg 1997/98, S. 351-363
Rottloff, Andrea: Gläser und Reste von Glasverarbeitung aus Ostia.S. 365-373
Bauer, Franz Alto - Heinzelmann, Michael - Martin, Archer: Ostia. Ein urbanistisches
Forschungsprojekt in den unausgegrabenen Bereichen des Stadtgebiets. Vorbericht zur
2. Grabungskampagne 1999 mit Beiträgen von Martin LAngner, William Loerts,
Stephan T. A. M. Mols und Emanuela Spagnoli S. 375-415
Calandra, Elena: Documenti inediti sul tempio di Roma e di Augusto a Ostia, S. 417-450
Riassunto: L'esame della documentazione d'archivio, inedita, consente di collocare la scoperta
del tempio di Roma e di Augusto nell'atmosfera politica dei primi anni del fascismo. In attesa
di una futura edizione filologica dell'edificio, è possibile per ora, almeno a livello di ipotesi di
lavoro, interpretare il tempio come pseudoperiptero, proponendone la datazione in età ancora
augustea, contro quella tiberiana tradizionale.
Dickmann, Jens-Arne - Pirson, Felix: Die Casa dei Postumii VIII 4, 4. 49 in Pompeji und
ihre Insula. Bericht über die 3. Kampagne 1999, S. 451-467
Pappalardo, Umberto - Murro, Caterina: Statua colossale femminile da Sorrento. Con
una scheda tecnica di Ciro Piccioli ed un'appendice di Lorenzo Lazzarini e Stefano
Cancelliere, S. 469-486
Riassunto: Una statua colossale femminile in marmo pentelico fu rinvenuta a Sorrento nel
1971, nei pressi del Museo Correale, e, dopo essere stata a lungo esposta nel Museo
Archeologico Nazionale di Napoli, è stata di recente trasferita al nuovo Museo Archeologico
della Penisola Sorrentina "Georges Vallet" a Piano di Sorrento. Fu rinvenuta sepolta - si dice sotto uno strato di lapilli dell'eruzione vesuviana del 79 d. C. Nella stessa area si erano
rinvenuti, alla fine del secolo scorso, resti architettonici di una struttura termale con tubuli ed
una statua di pugile con la firma dello scultore di Afrodisia Koblanos (prima metà del I sec. d.
C.). I particolari ed il contesto fanno dedurre che si tratti di una peplophóros classicistica,
priva di attributi utili all'identificazione, esposta in una terma-palestra che si ergeva nel
suburbio dell'antica Surrentum.
Mackensen, Michael: Erster Bericht über neue archäologische Untersuchungen im sog.
Arbeits- und Steinbruchlager von Simitthus/Chemtou (Nordwesttunesien), S. 487-503
Résumé: Le ‹camp des ouvriers des carrières› et de l'administration impériale des carrières
(patrimonium Caesaris) fut fouillé par F.Rakob 1968- 1974 et 1978-1979; 1992 en
coopération avec M. Khanoussi (fig. 1) dans le cadre de la coopération tuniso-allemande à
Simitthus/Chemtou, qui existe depuis 1966. L'ensemble d'une superficie d'environ 1,8
hectares, divisé en trois parties et entouré d'un rempart, a selon Rakob été construit en 154
après J.-C. (fig. 2). Dans la partie centrale, le bâtiment à six nefs (fig. 3), datant de la même
époque, est une construction à caractère de prison (ergastulum). C'est ce bâtiment qui est le
mieux exploré. Au début du 3e siècle furent aménagés des ateliers (fabrica) dans certaines
nefs, dans lesquels furent produits différents objets en marbre jusqu'à 280 après J.-C. Sur la
base de quelques inscriptions, M. Khanoussi a déduit une présence militaire à Simitthus à
partir de la fin des années 30 du 1er siècle après J.-C., jusqu'à l'époque des Sévères. Il a
supposé que le praesidium ut esset in salto Philomusiano, évoqué sur une épitaphe datant de
57/58 après J.-C., se situait dans le région de Chemtou. En raison des angles arrondis du
rempart et de la présence supposée d'accès gardés par deux tours à l'est et à l'ouest, il semble
que le camp ait eu un caractère militaire. M. Khanoussi a nommé l'ensemble praesidium. Des
piliers d'opus africanum étroitement alignés ont d'autre part amené Rakob à penser qu'il
existait des casernes militaires avec contubernia dans la partie est. Dans la partie ouest, où se
trouvent un sanctuaire et une cave souterraine qui devait servir de trésorerie à la garnison
(Khanoussi: aedes signorum et aerarium), il a présumé la présence d'un centre administratif
militaire et de l'administration de procurateur des carrières (procurator marmorum
Numidicorum).
Khanoussi a dégagé entre 1993 et 1997, des surfaces étendues dans la partie est (fig. 4) et
ouest. A cet effet, il a enlevé les couches d'habitation les plus récentes. Un traitement
différencié du matériel archéologique (céramique, instruments de travail, demi-produits)
aurait pu donner des renseignements définitifs sur l'utilisation des différentes pièces
d'habitation et des groupes de locaux. Mais celui-ci fait malheureusement défaut ainsi qu'une
documentation des structures. Pour cette raison, le but primaire de la première campagne de
fouille en automne 1998 fut la documentation détaillée des pierres d'une partie du rempart et
des constructions de la partie est. Il a ainsi été mis en évidence que se trouvaient des deux
côtés de la grande porte le long du rempart sud, non un accès gardé par deux tours mais une
rangée de pièces d'habitation à un étage (fig. 6). Deux groupes de trois chambres de forme
rectangulaire, longues et étroites, situés dans la partie est, étaient séparés par un couloir et
témoignent de deux périodes d'utilisation (fig. 7). Il semble acquis que l'hypothèse
d'utilisation des pièces à des fins militaires servant d'abris aux recrues, puisse être exclue, car
l'une des pièces (13), comme le montre une établi découvert sur place (fig. 8), a été utilisée
comme atelier de ponçage et pour le travail du marbre pendant la période 2 (environs du
second tiers du 3e siècle), probablement même déjà pendant la période 1. En conséquence, la
production en série de coupes et de statuettes de marbre (fig. 9. 10) se déroulait non seulement
dans la fabrica de la partie centrale, mais aussi dans ce lieu-ci.
La date de la construction du rempart de la partie est pourrait être fixée deux décennies près à
l'aide des ensembles stratifiés de céramiques fines et communes. Les angles arrondis du
rempart signalent en effet la coopération d'une vexillation militaire spécialisée dans les
travaux de construction. Pour apporter la preuve définitive d'une troupe militaire dans la partie
est du ‹camp des ouvriers des carrières›, comme le présume M. Khanoussi, il reste à fournir
un travail méticuleux de recherches. (Traduction B. Tremmel).