testo - Cimitero della Villetta

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testo - Cimitero della Villetta
TESIDILAUREASPECIALISTICAINARCHITETTURA
Ringraziamenti:
Questa
tesi
costituisce
la
prima
conclusione di un lavoro di ricerca sul
tema dei cimiteri. Assai esteso sarebbe
l’elenco delle persone che mi hanno
aiutato nel corso di questa esperienza,
alle quali sono debitore di suggerimenti e
preziose indicazioni. Tra queste desidero
in particolar modo ringraziare la mia
relatrice, architetto Michela Rossi e il
correlatore architetto Luca Boccacci,
che mi hanno seguito lungo questo
percorso
con
il
loro
costante
incoraggiamento, rendendo possibile la
realizzazione di quest’opera. Va inoltre
ricordata la mia famiglia e gli amici, che
non mi hanno mai fatto mancare il loro
appoggio e che spero di ripagare col
tempo.
Parma, li 15/07/2008
UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI PARMA, FACOLTA’ DI ARCHITETTURA
A.A. 2007/2008
CIMITERO INTERCULTURALE
Ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo, Parma
Relatrice: Dott. Arch. Michela Rossi
_________________________
Correlatore: Dott. Arch. Luca Boccacci
__________________________
Laureando: Matteo Greco
________________________
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
INDICE:
1- IL SIGNIFICATO DELLA MORTE NELLE ALTRE CONFESSIONI
1.1 – Introduzione.
pag. 4
1.2 - La morte nella civiltà del bacino del Mediterraneo.
pag. 5
1.3 - Altre Culture.
pag. 24
1.4 - Alcune disposizioni del diritto Islamico sull’Inumazione.
pag. 29
1.5 - Esoterismo: Riti di passaggio e di accompagnamento.
pag. 33
1.6 - L’estremo Saluto: I luoghi del saluto.
pag. 36
2- INQUADRAMENTO STORICO E TERRITORIALE
2.1 - Analisi storica dei sistemi idrici a Parma
pag. 39
2.2 - La città di Parma.
pag. 42
2.3 - Parma e i cimiteri minori.
pag.44
2.4 - L’articolazione dei portici nei cimiteri parmensi.
pag. 60
3- LE AREE CIMITERIALI IN ITALIA
3.1 - L'esodo dei morti dalla città e la ricerca di un nuovo
pag. 69
ordine per le sepolture.
3.2 - La forma degli antichi cimiteri urbani: l'esempio dei
pag. 75
Santi Innocenti a Parigi e un caso fiorentino.
1
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
3.3 - Il pericolo del contagio: l’igiene pubblica
pag. 81
e la questione delle sepolture urbane.
3.4 - Prime misure radicali: il cimitero inteso come nudo terreno.
pag. 85
3.5 - Dal Camposanto di Pisa alla “Ville des Morts” del XVIII secolo:
pag. 90
l’immagine: cimitero come rappresentazione simbolica della
società.
4- IL PROCESSO FORMATIVO DEL CIMITERO MODERNO
4.1- La formazione della struttura
4.2- Caratteri del cimitero “moderno”
pag. 110
pag. 116
5- L’IMPOSTAZIONE DEL PROGETTO
5.1- L’impianto dei nuovi cimiteri
pag. 127
5.2- Analogia con i tessuti edilizi
pag. 137
5.3- Ingresso Monumentale
pag. 147
5.4- Il Recinto
pag. 150
5.5- Cimitero interculturale e luoghi di preghiera
pag. 154
5.6- I Percorsi e le Assialità
5.7- Il Parco della Memoria
5.8- Attenzione alle disabilità
2
pag. 157
pag. 159
pag. 162
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
6- SITUAZIONE CIMITERIALE ITALIANA – LA NORMATIVA: CIMITERI E
CREMATORI
pag. 173
6.1- Tipologie giuridiche di cimiteri e di sepolcri
pag. 180
6.2 - Norme applicabili
pag. 187
6.3 - Nuovi cimiteri, ampliamento e soppressione degli esistenti
pag. 189
6.4 - Sistemi di sepoltura e pratiche funebri
pag. 195
6.5 - Crematori: vincoli normativi
pag. 197
6.6 - Normativa antisismica e cimiteri
7- CONCLUSIONI
pag. 201
8- BIBLIOGRAFIA
pag. 206
3
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
1-
IL SIGNIFICATO DELLA MORTE NELLE ALTRE CONFESSIONI
1.1 Introduzione
In culture diverse dalla nostra, e anche nel passato della cultura occidentale, la morte
riveste un'importanza fondamentale per la società e per l'individuo. Insieme con la
vecchiaia, che della morte è il presagio più tangibile, l'ultima avventura umana si è
guadagnata un'attenzione e un rispetto che il nostro attuale modo di vivere non riesce
più nemmeno a capire, forse nemmeno ad accettare. Tramite una panoramica storica
e culturale, si cercherà di capire qual è il valore della morte secondo alcune culture e
quali sono i motivi per cui attualmente la morte è diventata un tabù sociale, nel tentativo
di suggerire dei comportamenti più rispettosi degli attuali nei confronti dei vivi e dei morti.
Quanto detto fin’ora verrà poi utilizzato per lo sviluppo di un progetto per l’ampliamento
e la riqualificazione del cimitero di Ugozzolo, a Parma. Progetto che non ha la pretesa di
sviluppare in maniera completa il delicato tema dell’architettura dell’addio, ma che
spera di accennare a un nuovo modo di concepire il campo santo nell’unione
ecumenica e con una sensibilità nel concepire gli spazi dettata appunto dagli studi
sopra accennati.
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
1.2 La morte nella civiltà del bacino del Mediterraneo
-
La morte nell’antico Egitto.
Nell'antico Egitto la morte, almeno quella dei faraoni e dei più alti dignitari, rappresenta
un momento fondamentale della vita comunitaria: gran parte dei reperti archeologici
provengono da tombe regali, e i grandi monumenti, quali le Piramidi, altro non sono che
fastose tombe (di faraoni). Centrale per questa civiltà è il bisogno di una tomba, da
strutturare in modo che il defunto possa essere circondato da oggetti familiari che
simulano la genealogia, la gerarchia, il villaggio di appartenenza, i riti giornalieri sacri e
profani. La particolare cura posta nella conservazione del corpo del faraone tramite
mummificazione rappresenta l'estremo rispetto per il corpo del morto, che una volta
risvegliatosi dal sonno della morte, avrà bisogno di tutto quanto conosce per potersi
muovere a suo agio nel mondo delle ombre. L'anima del defunto, una volta staccatasi
dal corpo, si trova a vagare nel regno dei morti, in cui, una volta sottoposto al giudizio di
Osiride (antico dio egizio della morte), potrà trovare pace e vita eterna.
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
La concezione più caratteristica è che l'uomo "approda" ad una nuova dimensione, non
muore perdendo ogni forma e identità, tanto è vero che il defunto fa ancora parte della
famiglia di appartenenza, a cui rimane legato con l'obbligo di difenderla dall'attacco
dei demoni.
In ogni caso sembra che la concezione egizia prevedesse una netta
separazione tra il destino dei faraoni e quello dei suoi sottoposti
gli uni destinati
inevitabilmente ad un ricongiungimento con la divinità che in terra avevano
rappresentato, gli altri genericamente avviati ad una sopravvivenza di seconda
categoria.
-
La morte in Giudea
Nella concezione ebraica, basata sugli scritti della Bibbia, non c'è accenno a quale sarà
il futuro dell'uomo dopo la morte: si trova solo l'affermazione che dopo la morte, in un
qualche momento, ci sarà una resurrezione. E' interessante notare che i farisei, almeno
fino al II sec. a.C. ritenevano possibile la resurrezione dei corpi, mentre i sadducei no:
dopo la comparsa del libro di Daniele le due posizioni tendono a non contrapporsi più
nettamente, ma il pensiero ebraico non si sofferma molto su questo momento e
accantona ogni speculazione del genere come inutile.
-
La Morte nell’antica Grecia
Nel mondo greco, e quindi in quello romano, la morte assume una fisonomia mitica con
la figura di Thànatos, (=morte, vedi figura nella pagina seguente), infido realizzatore di
inganni che ha piena potestà sugli esseri viventi, al di sopra degli stessi dei. Solo alcune
figure di eroi o di esseri amati degli dei vengono sottratti al destino di vita immemore
nell'ombra che accomuna tutti i mortali: qualcuno (Ercole, Ganimende) viene assunto in
cielo, qualcun altro (Maia, la capra Amaltea) viene trasformato in costellazione, qualcun
altro ancora (Orfeo, Persefone) ritorna dall'oltretomba dopo aver incantato o sfidato
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
Thànatos.
La poesia descrive la perdita della giovinezza più che la morte stessa: le sole scene di
morte che vengono cantate riguardano eroi epici o delle tragedie: la morte ancora non
viene sentita come estranea, e ha bisogno dell'apparato mitologico per poter essere
descritta. Pochissimi gli accenni a perdite personali da parte dei poeti alessandrini.
In campo filosofico ricordiamo Epicuro, il quale sosteneva che non ha senso temere la
morte, in quanto, se si è vivi, non c'è morte, se si è morti, non c'è vita e quindi non ci si
può rendere conto di essere morti.
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
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La Morte nel Mondo Latino
La cultura latina si muove sul sentiero tracciato da quella greca, cui aggiunge poco di
nuovo: tutt'al più si accentua la vena malinconica e personale di rimpianto per la perdita
di una persona cara, in quanto l'aldilà viene ritenuto il luogo dell'ombra e dell'oblio. Si
capisce quindi il valore dato al culto degli antenati, che in qualche modo assicurava
una parvenza di vita nella memoria dei vivi. La filosofia latina comincia ad affrontare il
tema della transitorietà della vita con tutte le sue vanità (Vanitas vanitatum, vanità delle
vanità, si trova in Qoèlet), per arrivare con Seneca ad una contemplazione della morte
libera da ogni sentimentalismo. Come per gli Egizi, anche per gli Etruschi la morte ha un
ruolo essenziale, in quanto il modo in cui una persona viveva determinava la sua vita
ultraterrena in un paradiso di delizie o in un inferno di tormenti.
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
La cura con cui sono addobbate le tombe etrusche, decorate con affreschi a
grandezza naturale e arricchite di sarcofagi di terracotta e di suppellettili di lusso, fanno
pensare che anche questo popolo ritenesse la tomba la casa -almeno transitoria- del
defunto, che doveva essere accompagnato da tutto ciò che amava in vita. E'
interessante notare che le viscere del morto venivano conservate, come per gli Egizi, in
un canòpo, vaso cinerario con sembianze umane, che veniva posto nei pressi del corpo.
L'estrema vivacità delle scene rappresentate nelle tombe etrusche, comunque, fa
pensare che questo popolo amasse una vita ricca e rilassata e che la morte facesse
parte integrante delle pratiche comuni. La civiltà celtica è certamente dominata dalla
credenza nella reincarnazione, già testimoniata da Cesare nel "De bello gallico"
1.
Come per le altre civiltà rimangono tracce abbondanti dei cimiteri in cui veniva
praticata l'inumazione. Il pensiero cristiano sulla morte si basa essenzialmente sulla morte
e resurrezione di Cristo, le quali testimoniano, insieme ai miracoli (Lazzaro, il figlio della
vedova di Nain) il potere del Padre, e quindi del Figlio, sulla morte. L'uomo non deve
temere il verificarsi della morte, che anzi segna il passaggio ad un mondo migliore, in cui
ciascuno sarà trattato secondo il suo vero valore e in cui la presenza continua di Dio
assicura perenne felicità ai giusti. Fortissima, sopratutto ad opera di Paolo di Tarso, la
contrapposizione tra morte del corpo e morte dell'anima: l'una fa semplicemente parte
del disegno divino per l'uomo, mentre la seconda è frutto delle azioni sbagliate in vita e
deve essere temuta. La vittoria del Cristo sulla morte ritorna amplificata in alcuni episodi
dei vangeli apocrifi, in uno dei quali egli scende nell'Inferno durante i giorni della
sepoltura per recuperare Adamo al Paradiso, e nell'episodio della "Dormitio Mariana", in
1
"I druidi ci tengono molto ad insegnare che le anime non muoiono e dopo la morte passano da un corpo ad un altro.
Credono che questa verità infonda coraggio e disprezzo della morte".
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
cui si afferma che la Madonna non è morta ma si è addormentata per risvegliarsi in
cielo. Anche da queste fonti, vicine per tono e per spirito al sentire popolare, il tema
dell'immortalità del Cristo prima e del cristiano poi è diventata patrimonio comune per
tutto l'Occidente. La teologia cattolica ufficiale, tramite la riflessione di alcuni teologi che
si sono succeduti nel tempo, ha affermato che nel Giorno del Giudizio ci sarà la
resurrezione dei corpi, cosa che ha fatto guardare alla cremazione come a un insulto
irreligioso nei confronti del morto, il quale, una volta risvegliatosi, non avrebbe più avuto
un corpo di cui riappropriarsi. Il mondo medioevale cristianizzato dava estremo rilievo alla
morte, vista come un momento di passaggio da una vita a un’altra, migliore o peggiore
di quella terrena a seconda che il defunto si fosse o meno reso degno del perdono
divino. Era diffusa credenza che per ben morire si dovesse ben vivere e a tal riguardo
vennero scritti dei manuali ad uso dei sacerdoti e delle persone pie, le così dette "artes
moriendi" -arti della morte-, in cui si descriveva dettagliatamente tutto ciò che bisognava
fare in vita per guadagnarsi un posto in Paradiso. In questi manuali, oltre al rispetto dei
principi evangelici e ai dettami del catechismo, c'è un'insistenza particolare per una
continua meditazione sulla morte, da molti, non ultimo San Francesco d'Assisi
– che
arriva per fino a chiamarla”Sorella Morte ", ritenuta il miglior amico dell'uomo, unico
evento che permette all'anima pia di avvicinarsi al suo creatore. Ricordiamo, ad
esempio l'espressione "memento mori" (ricorda che devi morire) con cui i frati si
salutavano incontrandosi e le rappresentazioni pittoriche del Trionfo della Morte (Pisa,
Camposanto;vedi immagine pagina successiva).
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
-
La Morte nella letteratura e nelle arti figurative
La morte ha inoltre una finalità sociale: come verrà detto in tempi moderni nella poesia
" 'A livella"2, ogni essere umano, ricco o povero, felice o disperato, brutto o splendido, si
troverà nelle stesse condizioni degli altri, in un presagio di uguaglianza ben lontano dalle
reali condizioni sociali dell'epoca. Del resto, le grandi epidemie di peste colpivano
indiscriminatamente ogni strato sociale. Da una morte (quella di Beatrice Portinari - Musa
e personaggio di Dante Alighieri, indicata sempre senza il cognome nelle sue opere
tanto che l'identificazione con il personaggio storico è ancora oggetto di incertezze)
prenderà l'avvio del più grande poema in lingua italiana (la divina Commedia), da una
morte (quella di Laura, nobildonna, probabilmente avignonese, conosciuta, amata e
celebrata da Francesco Petrarca) nascerà il canzoniere più famoso d'Europa: sia Dante
che Petrarca si muovono da una perdita personale ed allargano la portata della loro
riflessione a temi di carattere morale e spirituale di valore assoluto. Beatrice testimonia
l'evoluzione spirituale, morale ed artistica, dell'Alighieri, che fu l'ultima grande voce del
Medioevo cristiano: un'epoca in cui l'animo umano era proteso verso la conquista della
beatitudine celeste e si sforzava di essere il più distaccato possibile dagli interessi
prettamente terreni e, in primo luogo, dai piaceri mondani. La poesia era allora intesa
come un momento di esaltazione delle virtù e come un mezzo di purificazione spirituale
ed educazione morale. Beatrice fu concepita da Dante in questo clima e, come tutte le
donne dello stilnovo, rappresentò grazia, candore, onestà, umiltà: tutte virtù che
incutono soggezione all'uomo, gli fanno abbassare lo sguardo, lo rendono beato d'un
semplice sorriso, d'uno sguardo affettuoso. Poi le vicende della vita ampliarono
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Recente poesia di Totò (Principe Antonio de Curtis) che tratta in maniera scherzosa il tema della morte
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
enormemente gli interessi della mente e del cuore di Dante e Beatrice divenne il simbolo
della Teologia e della Fede, colei che sola può svelare a Dante ed all'umanità tutta il
mistero di Dio. Forse dal punto di vista poetico questa seconda Beatrice è più “fredda”
della prima, più lontana dalla comune sensibilità dei mortali, ma dobbiamo riconoscere
che anche la prima non fu che un'idea di perfezione morale. Tutt'altra creatura Laura
petrarchesca, che rappresenta il declino delle certezze religiose del Medioevo, la crisi di
una umanità troppo a lungo repressa nei suoi slanci creativi ed ansiosa di rivendicare un
proprio ruolo attivo nella storia. La nuova concezione della vita, che metterà al centro
d'ogni interesse culturale l'uomo e i suoi più urgenti problemi esistenziali, non è ancora
chiaramente delineata e in grado di dare nuove certezze in luogo di quelle medievali
che volgono al tramonto, ma è già nell'aria e fa già sentire i suoi primi effetti almeno sulle
coscienze più sensibili, come fu appunto quella del Petrarca. Laura nasce dunque in un
momento di ansiosa ricerca di nuove verità, in un momento storico ricco di fermenti
culturali, ma anche di angosce, di timori, di scrupoli : si è stanchi del vecchio e non si è
ancora creato il nuovo e si vive fra numerose incertezze. E Laura rappresenta, nella vita
spirituale del suo Poeta, tutto questo: il cielo e la terra che non riescono a fondersi in una
sintesi, restano distaccati e fanno oscillare la coscienza ora in un verso ora in un altro.
Laura, insomma, è il simbolo di un dissidio interiore, di un animo tormentato che anela
alla pace ma che non la trova: essa rappresenta la varietà degli umori e delle situazioni
psicologiche del suo cantore, il quale ora rimano rapito dinanzi ai luoghi3,ora afferma
che "uno spirto celeste, un vivo sole / fu quel ch' i' vidi4 ed ora confessa d'essere stato
"sommesso al dispietato giogo / che sopra i più soggetti è più feroce" per cui sente di
3
"ove le belle membra / pese colei che sola a me par donna "Chiare, fresche, e dolci acque"
"Erano i capei d'oro a l'aura sparei", Francesco Petrarca.
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
dover chiedere misericordia al Signore per il suo "non degno affanno"5. Il Rinascimento è
senz'altro un periodo storico dominato dal senso per la vita, per cui nelle opere letterarie
rimane scarsa traccia di questo argomento. Solo la letteratura religiosa continua a
trattare la morte con lo stesso tono del periodo precedente: in questo senso sia gli
scrittori cattolici che quelli riformati considerano la morte come l'inizio della vera vita.
Tuttavia l'arte figurativa presenta varie volte la figura del corpo morto per eccellenza,
quello del Cristo, che pian piano, soprattutto nell'arte nordica, diventa il simbolo del
disfacimento della carnea dell'essere umano. Con Leonardo da Vinci, inoltre, la
conoscenza dell'anatomia, acquisita grazie alla dissezione dei cadaveri (in passato
osteggiata dalla Chiesa, adesso appena tollerata) porta l'uomo a studiare la morte nel
suo aspetto più spiccatamente fisico.
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"Padre del ciel, dopo i perduti giorni" Francesco Petrarca
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
Le splendide opere scultoree di Michelangelo (la "Pietà" nelle sue varie versioni), i dipinti
di Mantegna, Bellini, Raffaello, e della scuola manierista -per citare solo alcuni tra gli
artisti italiani che hanno trattato il tema della morte- presentano un'anatomia curata, e
qualcuna di queste opere osa giungere alla rappresentazione realistica della morte.
Durante il '600 il gusto della rappresentazione figurativa della morte si accentua fino ad
arrivare a risultati decisamente macabri: è il caso di alcuni dipinti e incisioni barocche
che mescolano teschi a drappi e a belle fanciulle svestite nell'ormai consueto monito
che esorta alla morigeratezza e denuncia la transitorietà del mondo ("Sic transit gloria
mundi"; scuola delle Vanitas). E' evidente che l'esortazione alla morigeratezza diventa
spesso il pretesto per una rappresentazione lasciva e compiaciuta delle attrattive carnali
che si pretende di castigare. In questa logica rientra anche la cosiddetta "natura morta"
(in inlgese si chiama , curiosamente, "still life", vita ferma), dapprima un trionfo di oggetti
d'uso quotidiani e di frutta, poi, con il passare del tempo, cronaca accurata dell'effetto
del passaggio del tempo su tali oggetti: nei dipinti, compaiono insetti, carni dal colorito
livido (Caravaggio "Il bacchino malato","la morte della Madonna", "La deposizione")
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
fino ad arrivare alla rappresentazione diretta della morte in quanto tale con i quadri
delle lezioni anatomiche di Rembrandt. Il razionalismo in risposta alle correnti spiritualiste
dei secoli precedenti, già presente in luce nel '600, si afferma con vigore nel '700 e avrà il
suo apice nell'Illuminismo.
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
La scienza nel frattempo ha cominciato a rendersi conto del funzionamento del corpo
umano (già definito da Cartesio nel secolo precedente "una macchia"), e anche la
morte viene osservata con distacco. La religione, che fino ad allora aveva segnato i ritmi
della vita, e quindi anche della morte, viene messa da parte: a partire dalla Rivoluzione
Francese i cimiteri verranno spostati lontano dai centri abitati per ragioni igieniche. Con
questa nuova pratica (portata in Italia da Napoleone) i vivi venivano sì messi al riparo da
possibili contaminazioni causate dalla decomposizione dei corpi, ma venivano
allontanati dal quotidiano saluto che potevano fare ai loro defunti sul sagrato delle
chiese (dove un tempo c'erano i cimiteri) o nei luoghi in città preposti a tale scopo. Con
l'Illuminismo comincia il processo di sterilizzazione della morte che per certi versi continua
ancora oggi. Tuttavia in pieno '700 uno scrittore come de Sade, che per certi versi
appartiene più alla storia del costume che alla storia della letteratura, si apre alle spinte
dell'inconscio e descrive scene macabre ed oscene insieme, in continuità con il secolo
precedente, ma in anticipo sui tempi, in quanto l'irrompere sfrenato delle pulsioni, tra cui
il binomio freudiano Eros/Thànatos6, comincerà ad offrire abitualmente materia all'arte
solo nel secolo successivo. Il fatto di aver associato alla morte l'amore fisico, alla passione
sessuale, comunque, inaugura un altro filone di gusto che, accanto al precedente, di
stampo più "scientifico", è tutt'ora presente con forza nella nostra cultura.
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Eros e thanatos non sono altro che i due grandi istinti presenti nell'inconscio: la pulsione di vita (o libido o principio
del piacere o istinto di vita) e la pulsione di morte (o principio di morte o istinto di morte), tendente alla riduzione
completa di tutte le tensioni.
Tali pulsioni non si presentano mai allo stato puro, ma in leghe pulsionali dalle svariate proporzioni.
E' appunto da questi principi che derivano il sadismo e il masochismo, due fenomeni spesso compresenti.
Questo binomio piacere/dispiacere indirizza la vita dell'inconscio stesso (ottenere piacere, evitare il dispiacere);
seguendo questa tendenza l'inconscio mostra la sua mancanza di freni: l'inconscio è amorale.
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
All'inizio del XIX secolo nei "Sepolcri" Foscolo rimpiange i tempi passati, in cui l'omaggio
dei vivi ai defunti era quotidiano a causa di una continuità spaziale e di una diversa
disposizione d'animo.
All'ombra de' cipressi e dentro l'urne
confortate di pianto è forse il sonno
della morte men duro? Ove più il Sole
per me alla terra non fecondi questa
bella d'erbe famiglia e d'animali,
e quando vaghe di lusinghe innanzi
a me non danzeran l'ore future,
né da te, dolce amico, udrò più il verso
e la mesta armonia che lo governa,
né più nel cor mi parlerà lo spirto
delle vergini Muse e dell'amore,
unico spirto a mia vita raminga,
qual fia ristoro a' dà perduti un sasso
che distingua le mie dalle infinite
ossa che in terra e in mar semina morte?
[…]
Sol chi non lascia eredità d'affetti
poca gioia ha dell'urna; e se pur mira
dopo l'esequie, errar vede il suo spirto
fra 'l compianto de' templi acherontei,
o ricovrarsi sotto le grandi ale
del perdono d'lddio: ma la sua polve
lascia alle ortiche di deserta gleba
ove né donna innamorata preghi,
né passeggier solingo oda il sospiro
che dal tumulo a noi manda Natura.
Pur nuova legge impone oggi i sepolcri
fuor de' guardi pietosi, e il nome a' morti
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contende. E senza tomba giace il tuo
sacerdote, o Talia, che a te cantando
nel suo povero tetto educò un lauro
con lungo amore, e t'appendea corone;
e tu gli ornavi del tuo riso i canti
che il lombardo pungean Sardanapalo,
cui solo è dolce il muggito de' buoi
che dagli antri abdiani e dal Ticino
lo fan d'ozi beato e di vivande.
[…]
Non sempre i sassi sepolcrali a' templi
fean pavimento; né agl'incensi avvolto
de' cadaveri il lezzo i supplicanti
contaminò; né le città fur meste
d'effigiati scheletri: le madri
balzan ne' sonni esterrefatte, e tendono
nude le braccia su l'amato capo
del lor caro lattante onde nol desti
il gemer lungo di persona morta
chiedente la venal prece agli eredi
dal santuario. Ma cipressi e cedri
di puri effluvi i zefiri impregnando
perenne verde protendean su l'urne
per memoria perenne, e preziosi
vasi accogliean le lagrime votive.
[…]
Ma ove dorme il furor d'inclite gesta
e sien ministri al vivere civile
l'opulenza e il tremore, inutil pompa
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
per far più bello l'ultimo trofeo
ai fatati Pelidi. Il sacro vate,
placando quelle afflitte alme col canto,
i prenci argivi eternerà per quante
abbraccia terre il gran padre Oceàno.
E tu onore di pianti, Ettore, avrai,
ove fia santo e lagrimato il sangue
per la patria versato, e finché il Sole
risplenderà su le sciagure umane.7
e inaugurate immagini dell'Orco
sorgon cippi e marmorei monumenti.
Già il dotto e il ricco ed il patrizio vulgo,
decoro e mente al bello italo regno,
nelle adulate reggie ha sepoltura
già vivo, e i stemmi unica laude. A noi
morte apparecchi riposato albergo,
ove una volta la fortuna cessi
dalle vendette, e l'amistà raccolga
non di tesori eredità, ma caldi
sensi e di liberal carme l'esempio.
[…]
Che ove speme di gloria agli animosi
intelletti rifulga ed all'Italia,
quindi trarrem gli auspici. E a questi marmi
venne spesso Vittorio ad ispirarsi.
Irato a' patrii Numi, errava muto
ove Arno è più deserto, i campi e il cielo
desioso mirando; e poi che nullo
vivente aspetto gli molcea la cura,
qui posava l'austero; e avea sul volto
il pallor della morte e la speranza.
Con questi grandi abita eterno: e l'ossa
fremono amor di patria. […]
Un di vedrete
mendico un cieco errar sotto le vostre
antichissime ombre, e brancolando
penetrar negli avelli, e abbracciar l'urne,
e interrogarle. Gemeranno gli antri
secreti, e tutta narrerà la tomba
Ilio raso due volte e due risorto
splendidamente su le mute vie
7
E’ molto probabile che l'idea di scrivere i Sepolcri sia
nata in Foscolo per suggestione della discussione avuta con
Pindemonte e con la Albrizzi. Una certa importanza avrà
avuto anche l'estensione all'Italia del decreto emanato a
Saint-Cloud il 5 settembre 1806 e pubblicato ad ottobre.
Esso regolamentava le pratiche sepolcrali ispirandosi a
criteri igienici e di egualitarismo sociale. L'editto vietava la
sepoltura nei centri urbani e introduceva un controllo sulle
iscrizioni funerarie, che dovevano essere consone allo
spirito della rivoluzione francese, e pertanto non contenere
riferimenti nobiliari. Le sepolture dovevano essere
anonime e la collocazione delle lapide era relegata ai
margini dei cimiteri. Foscolo, che pur condivideva molti
aspetti dei presupposti culturali dai quali nascevano simili
provvedimenti, ne rifiutava però l'effetto di omologazione
che ricadeva sui defunti e sui valori del passato
riconoscibili in essi.
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
Per tutto l'Ottocento ci sarà una forte presenza del tema della morte nella letteratura e
nell'arte: di volta in volta una morte eroica che coglie sui campi di battaglia o nelle
sventure, una morte sensuale che seduce la carne dei viventi come una bella donna, una
morte per sfinimento fisico e morale, una morte demoniaca che afferra l'uomo suo
malgrado per farlo precipitare in un abisso senza fine di orrore e distruzione. Il nuovo
interesse per la morte pervade tutta Europa e diventa quasi uno dei sinonimi della cultura
romantica e post-romantica, soprattutto nell'associazione amore/morte: quanto più la
morte è strana, carica di significati umani e sociali, tanto più diventa un tema assoluto,
degno di essere rappresentato artisticamente. Il tema della passione amorosa fatale,
inoltre, tocca il suo culmine proprio con la cultura decadente: in pieno positivismo, che
come l'Illuminismo settecentesco, assegna il primato filosofico alla ragione, in un'epoca
segnata dalle conquiste della scienza e delle innovazioni tecnologiche, si ripropone
un'insistenza al limite della fissazione per la morte causata da una passione (personale o
civile) troppo forte, in un intreccio tra carni vive e carni in disfacimento che ha toccato il
suo culmine, ad esempio, in Baudelaire con “La Poesia del Male” 8
-
Come viene vissuto il tema della morte nel XXI secolo
La cultura attuale risente delle culture contrapposte che l'hanno preceduta. Da una parte
permane fortissima l'associazione eros/morte, soprattutto dopo la comparsa dell'AIDS che,
lungi dall'essere un fenomeno chiaro nelle sue dinamiche, sembra funzionare con una
valenza simbolica molto meglio di altre patologie.
8
Poe, per quanto appartenente ad un periodo di poco precedente, affronta lo stesso tema in molti
suoi testi, come: “Una sepoltura prematura”, “L'ombra, una parabola”, Il Pozzo e il Pendolo”, e molti
altri.
20
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
Dall'altra, per reazione all'orrore del disfacimento inevitabilmente connesso alla morte, si
sottolinea l'importanza di una forma fisica perfetta quale inconscia soluzione del problema.
Inoltre, la crescente abitudine a vedere la morte su larga scala come un fenomeno
quotidiano si allea con gli atteggiamenti nella rimozione della morte e delle sue reali
dimensioni. A livello dell'inconscio collettivo, la condanna sociale per una sessualità diversa
da quella considerata normale, in passato repressa perfino per legge, ai nostri giorni si
abbatte non con atti legislativi ma con il terrore per l'appestato, da molti considerato
meritevole della malattia in quanto dedito a una vita sessuale non allineata agli standard
correnti.
Alcuni settori medici sostengono che l'AIDS in quanto malattia non esiste, e che il
meccanismo di azione dell'HIV - ammesso che questo sia poi il responsabile di una
sindrome che a molti sembra costruita a tavolino - non sia quello che comunemente si
crede. Alcuni settori della medicina non tradizionale pensano inoltre che tale affezione
possa derivare da altre cause, quali un male di vivere spinto all'estremo limite, e da
disordini di tipo spirituale-affettivo. Se così fosse, si potrebbe ipotizzare che il disgusto
collettivo per la devianza abbia trovato in un dato oggettivo ancora poco indagato
materia per scatenare una feroce campagna di emarginazione in cui la paura del
contagio ha preso il posto della condanna. Esattamente come durante le pestilenze del
passato, di cui non erano note le cause, oggi si ama ricercare l'untore da additare al
pubblico ludibrio, da allontanare e bollare come reietto da tutti. Se non bastassero i segni
patologici noti con il nome di AIDS, certo basterebbe questo groviglio di sentimenti di
disgusto ad uccidere una persona. Al tempo stesso, e per le stesse ragioni salutistiche,
qualsiasi altro tipo di morte -per vecchiaia, per malattia, per droga- rimangono ai margini
dell'immaginario collettivo, che si sforza di omologare ogni manifestazione di vita alla
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
mediocre piattezza del noto. Ciò che scardina un placido scorrere di esistenza tra lavoro e
passatempi consueti - che sia la morte, la passione o perfino un diverso modo di alimentarsi
- va rimosso perchè disturba, offre appigli per un livello di esistenza che non sia basato sulla
pura esteriorità. In questo senso la ricerca ostinata dalla perfetta forma fisica, che nella
nostra società genera fenomeni seri quali l'anoressia, la depressione, il ricorso ad
anabolizzanti e alla chirurgia estetica estrema, ricorda i tentativi eugenetici nazisti9: un
tempo la bellezza del corpo rappresentava l'affermazione di una razza e di una cultura
superiore; oggi l'ossessione per un corpo avvenente rappresenta l'affermazione del
transitorio sull'eterno. Il problema filosofico che permea la nostra società è molto serio e
non permette nessun cedimento a facili semplificazioni. La volontà di razionalizzare del
reale è evidentemente basata sul timore: timore di non saper gestire, timore di perdere la
propria identità, timore di vedere il proprio mondo dissolversi. Il sublime ai nostri sensi
anestetizzati e riluttanti all'esperienza appare perturbante, insostenibile perfino alla vista:
figuriamoci poi all'analisi filosofica o peggio, a quella esperienziale. In questo modo tutto
ciò che non si inquadra nelle categorie razionali - le uniche che per convenzione storica
sembrano fornire una qualche sicurezza - viene allontanato con disgusto, in quanto mette
a repentaglio un modo di vivre consolidato. E la portata rivoluzionaria dell'esperienza
amorosa o di quella religiosa, realmente pericolose per una vita strutturata in sequenze
prestabilite, rimane ai margini del vissuto in quanto il dissolvimento viene considerato il male
assoluto da evitare a qualsiasi costo. Tutto ciò che di tali esperienze è segno - la passione
amorosa come il fondersi di due anime; la morte come segno dell'assoluto, del perdersi nel
divino - rimane incomprensibile e in qualche modo ammantato di sospetto. L'operazione
9
Branca della scienza che genetica che studia il patrimonio ereditario umano e il modo per migliorarlo
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
di rimozione di tali perturbanti aspetti dell'esistenza è diventata pratica comune, giustificata
dal desiderio di perpetuare all'infinito le categorie misurabili della vita con parametri
misurabili. Si diceva dell'abitudine alla morte su grandi numeri. Le due guerre mondiali, i
campi di sterminio, i continui réportages su stragi e disastri in parti del mondo fino a pochi
anni fa irraggiungibili per i più, hanno abituato l'uomo medio a guardare la morte con
indifferenza, alla stregua di una notizia qualsiasi. La visione continua di corpi senza vita non
irrita più, non genere orrore e un forte senso di umanità, perchè spesso si stenta a
riconoscere l'essere umano in mezzo alle grandi cifre o alle tragedie lontane, mentre
basterebbe la considerazione della comune natura umana a frantumare l'indifferenza e
ogni altro tentativo di rimuovere il problema morte. Ogni morte è uguale alle altre per
intensità e valore, ogni essere umano che muore ha diritto all'affetto e alla cura amorosa
dei vivi, a qualsiasi latitudine muoia, a qualsiasi ceto, popolazione, sesso, religione,
appartenga. Così come ogni vita che nasce ha il diritto al rispetto e all'amore, allo stesso
modo ogni vita che si spegne richiede il nostro impegno personale perchè in occasione
della morte ci troviamo di fronte al mistero primo, quello dell'esistenza. Ci sono altre culture
oltre quella occidentale che del dissolvimento hanno fatto il centro significativo
dell'esistenza e che di fronte alla morte hanno sviluppato un atteggiamento sereno, se non
di sollecito e concreto aiuto, sia per i vivi che per i morti. La nostra cultura spesso le10 ha
bollate come segnate dalla superstizione e le ha considerate solo come fonte inesauribile
di stranezze buone solo per gli etnologi, non rendendosi conto che, con il suo razionalismo
anti-spirituale, sta facendo in modo che la morte, lungi dal rimanere esperienza di quelli
che la provano in prima persona, sia il segno sotto cui si pone ogni manifestazione, sociale
10
Si riferisce a culture orientali, o di paesi, non occidentalizzati, che hanno mantenuto tradizioni e culture popolari
basate sulla spiritualità, sulla superstizione e su credenze popolari.(Asia, Africa, India)
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
e privata, della nostra esistenza. Si noterà che talvolta, invece che analizzare
l'atteggiamento di una cultura nei confronti della morte, si parlerà degli antenati o
dell'immortalità, segno questo che la morte viene assimilata ad altri aspetti della vita nel
segno della continuità e che comunque, la morte rimane al centro dell'indagine filosofica
e religiosa.
1.3 Altre Culture
Una cultura è l'espressione di un modo di pensare collettivo, che riassume i bisogni e le
aspirazioni di una collettività. In tal senso le pratiche religiose concretizzano in atti liturgici e
riti un sentire comune, che si è coagulato in atti simbolici per poter essere significativi. La
società che si esprime culturalmente è ben lontana dall'essere un semplice oggetto di
manipolazione da parte del potere: si potrebbe dire che anche le forme di potere sono
espressione di quella cultura, così come i limiti, le intolleranze e i pregiudizi legati a quel
momento storico-evolutivo. Ogni civiltà ha le proprie pratiche, così come ha il proprio
sistema medico e la propria forma di potere, che si sono generate tramite il lavoro
dell'inconscio collettivo. Il fatto che le civiltà orientali di tutti i tempi, dall'Occidente ritenute
genericamente più arretrate in quanto prive di un sistema tecnologico strutturato, si siano
espresse
in
termini
più
esplicitamente
rivolti
alla
spiritualità
può
rappresentare
un'indicazione preziosa su quale sia il vero rapporto dell'uomo allo stato naturale, non
tecnologizzato, con il mondo dell'invisibile.
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
- Gli Arabi
Per la cultura musulmana, la morte, del tutto affine al sonno, è voluta da Allah11 che è
l'unico che ne conosce la data. Il trapasso, momento in cui gli angeli vengono a prelevare
l'anima del morto, è caratterizzato da uno stato di confusione simile all'ebbrezza prodotta
dal vino (ricordiamo per inciso che il Corano proibisce il consumo di bevande alcoliche). Le
anime buone, quelle che in vita hanno rispettato i dettami presentati di Maometto,
saliranno al settimo cielo, il regno di Allah, accompagnati da uno stuolo di angeli; le anime
cattive vengono derise e tornano alla tomba, in cui il morto rimane cosciente, ma
immobile, e sente ciò che gli succede. La cultura musulmana insiste sull'immortalità
dell'anima e sul ruolo dei comportamenti avuti da vivi nella realtà dell'oltretomba.
-
In India
Il subcontinente indiano offre un’enorme varietà di culti e di credenze, per cui risulta
difficile parlare di un atteggiamento comune riguardo ad un fenomeno. I musulmani
seguono quanto detto nel Corano, i buddisti si rifanno più o meno alle tradizioni tibetane,
seppure con notevolissime differenze, gli induisti, da sempre ritenuti i rappresentanti della
cultura più genuinamente indiana, offrono un corpus variegato di tradizioni originali che si
tramanda da moltissimi secoli, che di volta in volta ha accolto influenze derivanti dalle
religioni più disparate. Tipica della cultura indiana è la credenza della rinascita, che segna
l'obbligo, per un'anima che non abbia completato il suo ciclo di vite, di ritornare a vivere,
in modo da poter apprendere direttamente quale sia la vera struttura del mondo. Per chi
muore con delle colpe il destino offre la una vita commisurata ai torti commessi: un uomo
11
“Allàh” deriva dal termine Ilàh che derive in turno dall’origine “El” usato da tutte le religioni semite per descrivere i
loro dei. “El” vuol dire forza e potenza. Aggiungendo l’articolo in Arabo “AL” al termine Ilàh avremo il termine “AlIlàh” che vuol dire Il Dio.
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
può rinascere povero, o in forma di animale se si è macchiato di colpe particolarmente
gravi. Solo la conoscenza del brahman - l'Assoluto - permette la liberazione dalla
reincarnazione e il dissolvimento nell'unica vera realtà, quella dell'assoluto, appunto. I
monaci, con pratiche fisiche e con la meditazione, si accostano all'essenza del mondo ed
insegnano ai vivi quali siano gli atteggiamenti migliori per non tornare a vivere -la
reincarnazione è vista sempre in modo negativo, perchè testimonia l'incapacità del
soggetto di accedere all'assoluto. Questo insegnamento è centrato proprio sulle pratiche
di annullamento della personalità in favore di un atteggiamento impersonale di
accettazione del dissolvimento.
-
Tibet
Il "Libro tibetano dei morti" è una sorta di manuale per l'anima del trapassato, che un
officiante, un Guru o un amico carissimo del morto, gli leggono per vari giorni.
Questo testo antichissimo presenta la descrizione in forma figurata di ciò che l'anima del
defunto dovrà vivere nei momenti successivi alla morte per non perdersi nel regno del
terrore o essere costretto a reincarnarsi. La prima parte presenta le varie apparizioni di
deità (essenza o natura divina) positive e negative - tutte frutto della mente del morto che gli presentano la possibilità di scegliere il dissolvimento luminoso nella grande saggezza
e bellezza del Tutto o la permanenza in uno stadio personale nel regno del dolore e della
persecuzione. Ad ogni prova fallita c'è la possibilità di un'ulteriore prova, di cui la voce
dell'officiante dà un'anteprima al morto, in modo che quest'ultimo non venga preso alla
sprovvista dalle apparizioni grandiose e terrificanti. Tutti hanno la possibilità di non ritornare
sulla Terra, sia che in vita si siano comportai rettamente e abbiano imparato il valore del
dissolvimento e dell'impermanenza, sia che ascoltino questi insegnamenti per la prima
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
volta da morti. Una volta fallite tutte le prove, l'anima del defunto ha ancora la possibilità di
rifiutare l'incarnazione tramite alcuni sistemi che gli permettono di sganciarsi dal ciclo del
ritorno sulla Terra. Se fallirà anche queste ulteriori opportunità, allora il defunto sarà
costretto a tornare a vivere un'altra esperienza terrena che forse gli farà capire, una volta
per tutte, che ciò che conta non è la singola individualità, ma la vita come manifestazione
indistinta del Tutto che è, è stato e per sempre sarà. Il tratto caratteristico di questo libro è
che i vivi hanno l'obbligo di mostrarsi sereni rispetto alla morte del loro congiunto, in quanto
dimostrazioni eccesive di attaccamento confonderebbero l'anima del defunto e le
farebbero perdere di vista il suo bene, che è sinonimo di allontanamento dalla vita terrena
in ogni sua manifestazione. L'unica forma di affetto vero che viene permessa, e anzi
caldeggiata, è appunto il reperimento di un volontario disposto a seguire il morto con la
lettura del "Libro tibetano dei morti"
- Indiani d'America
Ricordiamo che per le popolazioni originarie del Nord America la vita è una manifestazione
continua del Grande Spirito: anche la morte è un fatto naturale, da accettare e da
accogliere con serenità nel momento in cui si verifica. Il profondo legame degli Indiani con
la natura si rispecchia, ad esempio, nella consapevolezza dell'arrivo della morte, che porta
i membri più saggi - i capi, gli uomini e le donne medicina, gli sciamani - ad isolarsi dal
villaggio per poter trovare la giusta concentrazione nel momento del trapasso. Del resto,
tali figure sono andate già una volta incontro alla cosiddetta "morte sciamanica",
consistente nell'isolamento in una grotta o in un luogo appartato, per una notte intera: da
tale esperienza hanno appreso i segreti della resistenza e del coraggio, oltre ad una
profonda conoscenza della struttura intima del mondo, che il Grande Spirito offre soltanto
agli iniziati. Tale iniziazione rappresenta l'antecedente più significativo della morte del
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
corpo, che viene affrontata con la consapevolezza che nulla di ciò che è stato creato può
andare distrutto. Proprio per questa ragione, per gli Indiani d'America, il ruolo degli spiriti
degli antenati è fondamentale: esiste una profonda interconnessione tra il mondo
fenomenico e quello dei defunti. Tutti gli uomini sono testimoni di tale legame in ogni
momento della giornata: dagli antenati l'uomo e la donna hanno ereditato la vita, la
cultura e un insieme di rituali che devono essere osservati e preservati al fine di vivere
un'esistenza corretta e felice. Oltre ad un generico culto degli antenati, praticato con canti
e danze, esiste una cerimonia particolare, chiamata purificazione dell'anima, che aiuta
l'anima del morto a raggiungere indisturbata il regno del Grande Spirito senza deviazioni e
perdite dolorose di tempo nei regni intermedi del dopo-morte.
-
Taoismo
Questo complesso di filosofia, medicina, credo estetico e morale, che si è insediato in una
larga parte del continente asiatico e che ha influenzato profondamente la cultura di tanti
paesi (Cina, Giappone, Corea e India, solo per citare i principali), riserva un'attenzione
estrema
alla
morte,
vista
soprattutto
nella
sua
contropartita,
l'immortalità.
La morte è un dato naturale, ma appartiene ad un livello di percezione della realtà
decisamente poco evoluto: per chi si dia la pena di indagare i meccanismi più segreti
della natura stessa, intesa come punto di incontro di realtà visibili e invisibili, la morte
appare solo come uno dei destini possibili. L'immortalità per i taoisti è un aspetto che
coinvolge sia il corpo che l'anima: ecco perchè si sono dati storicamente due filoni di
ricerca, uno rivolto alla conoscenza dei mezzi per ottenere l'immortalità del corpo o
almeno una sua estrema longevità, l'altro rivolto all'unione con il principio imperituro della
realtà (il Tao, appunto) che, una volta raggiunto in spirito, permette un'assimilazione
assoluta ed un trasmettersi di eternità all'anima virtuosa e saggia. Della ricerca del corpo
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
immortale fanno parte pratiche fisiche, sessuali, alchimistiche, mediche e farmacologiche,
nonchè rituali e indicazioni di vita pratica. Della ricerca del Tao fanno parte le numerose
scuole taoiste che hanno affrontato la ricerca dell'immortalità dall'interno.
1.4 Alcune disposizioni del diritto islamico sull'inumazione
Nella visione escatologica islamica, la morte rappresenta una fase dell'esistenza molto
importante. Essa infatti è sentita come il ponte che congiunge le due vite: la vita terrena,
caduca, e la vita ultraterrena, eterna. Proprio per questo è raccomandabile per ogni
musulmano il ricordare la morte, la vanità della vita terrena e il prepararsi al trapasso. Il
Profeta Muhammad (che vuol dire “la pace e la benedizione di Allah sia su di lui”) ha detto
infatti: «Ricordate spesso il demolitore delle delizie, [ovvero la morte che mette fine alla vita
materiale]».
L'anima dell'uomo deceduto non si distacca dal proprio corpo, ma rimane con esso nella
tomba per scontare alcuni peccati fino al Giorno del Giudizio. L'Altissimo infatti ha detto: «Li
puniremo due volte, [nella vita terrena e nella tomba,] poi saranno consegnati ad un
tormento immenso [l'Inferno]». Questo momento di trapasso tra la vita terrena e il Giorno
del Giudizio viene detta "Barzakh", e da alcuni viene definito come il "Purgatorio islamico".
Ma l'anima non viene solamente punita per i suoi eventuali peccati, ma potrà avere anche
una percezione di ciò che avviene intorno alla sua salma. Avrà una forte percezione del
tempo che passa e un supplizio colui che deve scontare numerosi peccati, una percezione
meno forte e accompagnata dall'incoraggiamento degli angeli colui che non deve
scontare molti peccati.
Ecco dunque il motivo per cui il modo di preparare la salma e la sua inumazione hanno
una così grande importanza nel diritto islamico e il perché è molto importante per la
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
comunità islamica parmense poter rispettare, almeno in parte, i dettami della religione
islamica.
Andiamo allora ad esaminare quelle che sono le pratiche islamiche relative
all'inumazione. Innanzi tutto il diritto islamico (fiqh) attribuisce al defunto musulmano quattro
diritti fondamentali:
- la lavanda (gusl),
- la vestizione (takfin),
- la preghiera per il defunto (salat-ul-janaza),
- il trasporto della salma e la sua sepoltura (dafn).
L'intero corpo deve essere lavato facendo passare per tutto il corpo acqua corrente per
rimuovere tutte le impurità, e poi bisogna fare al defunto le abluzioni rituali, le stesse che si
fanno prima della preghiera. Qualora non sia possibile l'uso dell'acqua si fa il tayyamum,
ovvero un'abluzione simbolica con la sabbia. Il corpo deve essere poi vestito con abiti
comuni, rispettando le norme sull'abbigliamento.
È fortemente raccomandato a tutti coloro che ne hanno la possibilità di assistere,
compostamente, al funerale ed è un obbligo partecipare alla preghiera sulla salma. In
questa preghiera, diversamente dalle altre preghiere, è vietata la prosternazione (sujud) e
l'inchino (ruku'), in quanto è vietato ogni atto di devozione ad una tomba. Anzi il pregare
prosternandosi davanti alle tombe è atto di miscredenza poiché la prosternazione è un
atto di sottomissione e di riverenza riservato all'Altissimo.
La sepoltura nel terreno è obbligatoria. Dice l'Altissimo sull'uomo: «Da che cosa mai Allah
l'ha creato [l'uomo]? Da una goccia di sperma lo creò e lo plasmò, poi la via gli spianò
[fuori dal corpo della madre], poi lo uccide e lo seppellisce e quando vuole lo rievoca [per
il Giorno del Giudizio]». È preferibile seppellire la salma in un cimitero perché è più semplice
per le persone visitare le tombe e invocare il perdono per i defunti e perché è meno
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
gravoso per i vivi, ma è possibile farsi inumare nella propria casa così come si è fatto per il
profeta Muhammad per sua esplicita richiesta. Vi sono poi una serie di caratteristiche che
la tomba deve avere. Per prima cosa bisogna approntare una fossa molto profonda e
larga dove deporvi la salma tanto che non sia possibile sentire le esalazioni o che animali
possano dissotterrare il cadavere. Il Profeta aveva detto infatti per la sepolture dei caduti
nella battaglia di Uhud: «Scavate, fate delle fosse larghe e scavate in profondità». La buca
deve essere pensata poi affinché la salma possa essere posta sul fianco destro con il viso e
il corpo rivolti verso la qibla, ovvero la direzione della Mecca. Nell'Islàm è vietata qualsiasi
forma di adorazione dei morti, poiché Dio è Unico ed è l'unico ad avere diritto di essere
adorato. Abbiamo già visto come, per evitare di prosternarsi dinnanzi alla salma, la salat-uljanaza non ha alcuna prosternazione né inchino, e sempre per evitare il culto dei morti è
vietato edificare tombe più altre di un palmo o di costruire sui sepolcri moschee o edifici.
Allo stesso modo non è possibile imbiancare, incensare o usare delle luci nei pressi delle
tombe. È possibile lasciare delle steli con la dicitura del nome del defunto, dei cumuli di
terreno, o dei sassi per indicare la presenza di una tomba e la sacralità del luogo.
La sacralità del luogo obbliga a non camminare sulle tombe, a non compiere qualsiasi atto
offensivo del luogo o a non sedervisi sopra. Infatti il Profeta ha detto: «Non sedetevi sulle
tombe e non fate la preghiera verso di esse». Sempre per rispettare la salma e il luogo è
vietato dissotterrare il corpo e il suo spostamento. Possono fare eccezione a questa
prescrizione solo condizioni di particolare necessità, come può essere il mancato rispetto
dei quattro diritti della salma o perché il corpo non è stato rivolto verso la qibla. In
qualunque caso l'integrità della salma non deve essere toccata, affinché l'anima non
abbia a soffrire ulteriormente. Il Messaggero di Allah ha detto: «Rompere le ossa di un
defunto equivale alla colpa di rompere le ossa di un vivo». E per questa tradizione e per
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
quella, che vedremo tra breve, di non mettere il corpo a contatto con il fuoco o con
oggetti prodotti con il fuoco, non è ammissibile la cremazione.
Non è possibile seppellire una o più persone nella stessa fossa ma bisogna lasciare uno
spazio tra una tomba ed un'altra.
Il corpo deve essere messo nella fossa direttamente a contatto con il terreno. Uno dei
Compagni del Profeta, Abu Musa, aveva dato istruzioni per la sua sepoltura dicendo: «Non
mettete nulla tra me e la terra». E un altro Compagno, Sa'd ibn Abi Waqqas, aveva detto:
«Fate con me lo stesso che avete fatto per il Messaggero di Allah, mettete sopra di me dei
mattoni e copritemi di terra». Dunque il corpo viene messo a contatto direttamente con il
terreno e sopra di esso vengono messi dei mattoni per evitare che le esalazioni
raggiungano la superficie. Può essere usato, anche se è sconsigliato, una tavola di legno,
dei mattoni o altri materiali, ma in linea generale bisogna evitare di mettere a contatto con
la salma qualsiasi cosa che sia stata prodotta con il fuoco. Ciò significa che la salma deve
essere inumata preferibilmente (mustahabb) senza la bara, per le scuola di diritto hanafita
e quella hanbalita, mentre per la scuola sciafiita e malikita il seppellire la salma dentro una
bara è cosa detestabile (makruh).
Abbiamo visto alcune norme del diritto islamico riguardo la sepoltura dei defunti. Molte di
queste norme differiscono con le usanze cristiane o contrastano con la legislazione italiana
in materia. Questo, ma anche il divieto esplicito del diritto islamico di seppellire i musulmani
in cimiteri non-musulmani e di seppellire i non-musulmani in cimiteri islamici, rende evidente
la necessità di trovare qui in Italia delle aree cimiteriali da destinare ai fedeli musulmani,
così come si è fatto per i fedeli di altre comunità religiose. Già in molte città italiane, come
Milano, Roma e Reggio Calabria, si è provveduto a predisporre delle aree cimiteriali per i
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
musulmani, ma a Parma per diversi problemi burocratici e tecnici non si è ancora riuscito a
risolvere questo problema.
Nei casi di incompatibilità, infine, di alcune norme del diritto islamico con quelle del diritto
italiano devono prevalere quelle italiane, per consuetudine, a meno che non si tratti di una
legge fondamentale islamica, ma sono casi molto rari e non riguardano la materia oggetto
del nostro studio. Il maggiore contrasto si ha nell'obbligo dell'uso della bara. Ma per il diritto
islamico l'obbligo di non usare la bara è una norma derogabile poiché «il seppellire i morti
in una bara è tradizione dei cristiani nell'inumare i loro morti, e si può usare per i musulmani
solo in condizioni difficili, così come si sono espressi i nostri giuristi».12 Il vivere in Italia è una
condizione di difficoltà per la comunità musulmana e quindi si ritiene possibile seppellire il
defunto in una bara.
1.5 Esoterismo, riti di passaggio e di accompagnamento
Il mistero che grava intorno alla vera funzione delle piramidi (mausolei celebrativi o veri e
propri traghetti per l'aldilà costruiti su coordinate celesti?) riassume simbolicamente
l’intricata relazione che corre tra la morte di una persona e l’insieme di atti che intorno a
questa morte vengono progettati ed eseguiti. In esoterismo si afferma che qualunque atto
ha un peso e una risonanza a livello metafisico oltre che a livello materiale: da qui deriva
una particolare attenzione per i riti di passaggio e di accompagnamento, basati sulla
possibilità data all'uomo di operare a livello materiale e simbolico dalla Terra verso un
12
Una soluzione trovata con l’Imam di Parma, derivante dalla scuola hanafita, potrebbe essere di riempire le bare di
terra in modo che il corpo del defunto sia comunque a contatto col terreno.
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
ambito ultraterreno13. I viventi hanno acquisito, grazie al connubio tra illuminazione e studio
appassionato, una conoscenza piuttosto approfondita di quanto possono fare per
accompagnare le anime dei defunti nella loro dimora. Denominatore comune è l'idea che
l'anima del morto sopravvive al corpo, da cui si distacca in genere con una certa fatica
per affrontare un percorso da cui dipende la sua felicità futura. Chi ha amato e rispettato il
morto in vita può onorare il corpo del defunto - in genere con sostanze profumate o con
fiori, forse per contrastarne il decadimento chimico - se non è a conoscenza di altri sistemi.
Se invece è dotato di conoscenze non destinate al volgo - ecco il vero significato di
"esoterico" - , può operare attivamente per guidare l'anima del suo caro nell'altro mondo.
In genere si richiama un essere dalle capacità eccezionali - Ermete Psicopompo, un
angelo, una divinità dell'oltretomba, un familiare già morto che era molto caro al defunto e lo si prega di guidare l'anima del defunto a distaccarsi completamente dal suo
cadavere e ad affrontare con coraggio le difficili prove che lo separano dalla pace
eterna. Il percorso è in genere immaginato a tappe: chi muore deve in qualche modo
confrontarsi con le proprie azioni, le quali gli si affiancano come compagni di avventura
buoni e cattivi che a turno gli saranno d'aiuto o d'intralcio nel procedere verso l'ultima
destinazione. Altre figure positive possono far parte di questa schiera personale: le
preghiere dei viventi, il tacito interessamento di una divinità particolare a cui il morto era
particolarmente devoto in vita, uno spirito evocato appositamente dall'esoterista, un
custode dell'aldilà astutamente messo in soggezione dal morto o dall'operatore
(ricordiamo ad esempio l'episodio della discesa di Ercole nell'Ade). Seguono in genere
13
Questo è un convincimento, che si basa su alcuni precetti quali "Come in cielo così in terra" di evangelica memoria e i
versi "Ciò che è in basso è come ciò che è in alto/e ciò che è in alto è come ciò che è in basso/per fare i miracoli della
cosa una" provenienti dalla Tavola Smaragdina.
34
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
delle prove coraggio, sagacia, elevatezza spirituale - che l'anima del morto deve superare,
da solo o in compagnia dei suoi aiutanti, in modo da convincere il custode dell'aldilà che
tutto è a favore del morto: la sua vita passata, le sue amicizie che ancora operano sulla
Terra,
l'esperienza
che
ha
accumulato,
il
suo
stesso
modo
di
fare
attuale.
In ogni caso, ogni intervento attivo da parte dei viventi deve essere eseguito con purezza
di intenti e con grande sapienza, in quanto il semplice contatto con questa zona della
Creazione, così misteriosa e ai più sconosciuta, può essere pericolosa a vari livelli:
l'esoterista può perdersi o far perdere l'anima del morto, si possono creare varchi non
previsti tra il mondo dei vivi e quello dei morti, si può far infuriare una divinità irascibile
attirarsi una serie di disgrazie infinite, si può infine rischiare di provocare la distruzione
generale del mondo conosciuto, una volta che questo venga messo scorrettamente in
relazione con l'aldilà. Comune a tutte le azioni, comunque, rimane quella continuità di
effetto di cui si diceva - ecco perchè la cautela in un ambito così delicato risulta
fondamentale. Chi non possiede la necessaria competenza e una corretta visione di sè e
del mondo, insieme ad una saggezza e ponderatezza eccezionali, non può assolutamente
assolvere ai riti funebri, pena il dissolvimento o la follia. La segretezza dei procedimenti è
garanzia di sicurezza per il volgo ignorante e per i profittatori. Allo stesso modo, ciò che
aspetta in via definitiva il morto è in genere avvolto dal più fitto mistero, in genere perchè
non è possibile descrivere con parole terrene l'aldilà e perchè, anche se si riuscissero a
trovare dei paralleli adeguati per esprimere ciò che un essere umano vivente ha avuto il
permesso di scorgere, non tutti sono in grado di accogliere la portata di questa rivelazione.
Molte sono le descrizioni del regno dei morti che ci sono giunte da visionari, profeti e
illuminati di ogni tempo, razza e cultura: la piena comprensione di ognuna di esse è limitata
da una lunga serie di fattori, quali la limitatezza dell' immaginazione umana che male
35
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
assimila esperienze troppo diverse da quelle a cui è abituata, la personalità di chi si
occupa dell'aldilà, il contesto e la lingua in cui viene fornita la descrizione. Molte si
contraddicono, molte si confermano a vicenda, molte sono basate su concetti semplici e
molte invece presentano un difficile backgruond culturale. Come spiegare tante differenze
per qualcosa che si presuppone oggettivamente esistente? Per chi ha vissuto
un'esperienza di contatto con l'aldilà l'esperienza stessa è ragione sufficiente per credere a
ciò che si è vissuto globalmente con tutto il proprio essere senza tenere conto di sottigliezze
tipiche del ragionamento analitico. La ragione è un criterio che può essere utile in campi
pratici, ma nel campo dell'esperienza e della percezione risulta vero ciò che si percepisce
come vero: in ultima analisi è la realtà stessa, interiorizzata e compresa da chi la vive, ad
essere valida in sè e per sè.
1.6
L’estremo riposo: I luoghi del saluto
E' noto ai più che in Italia i cimiteri si trovano al di fuori dei luoghi abitati. E' un dato attuale,
verificabile con una semplice visita in un qualunque cimitero, che questi spazi sono
diventati insufficienti: ogni cimitero è in ristrutturazione, o ha subito allargamenti e
rifacimenti di vario genere. Di solito si amplia lo spazio a disposizione con la costruzione di
"colombaie"14. In Italia anche chi viene cremato deve rimanere in cimitero -per esigenze
igieniche, ciò è dettato dalla normativa cimiteriale. Il fatto è che seppellire una persona,
anche nel modo più semplice possibile, costa molto: l'acquisto di un loculo o di una tomba
può costare vari milioni, a seconda della posizione nel cimitero e della fastosità della
sepoltura.
14
36
Serie di loculi sovrapposti che compatta le moltiplicate esigenze della comunità
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
Ciò che sembra passare inosservato è il fatto che tutto questo apparato è in funzione dei
vivi, i quali pagano - pochi infatti sono quelli che si pagano in vita il servizio funebre e il
posto al cimitero - e usufruiscono delle cosiddette comodità: un posto con vista, un loculo
al riparo dell'umidità, una tomba decorata con statue e scritte, insieme con l'abitudine
degli annunci mortuari carichi di oro e aggettivi altisonanti. I morti sono del tutto indifferenti
a ciò che orna la loro sepoltura, in quanto impegnati - se si crede a ciò che descrivono le
religioni - in un percorso che non ha nulla a che fare con lo status terreno. Anche per chi
non crede in un'altra vita i morti non hanno interesse alle sorti del loro corpo ormai morto, in
quanto del tutto assenti e privi di percezioni e facoltà di giudizio. E' importante, comunque,
sottolineare che al giorno d'oggi, apparentemente per ragioni di spazio e di igiene, il morto
non viene più lasciato in contatto con la terra, così come è successo per millenni: tutte le
culture, ciascuna a suo modo (inumazione, cremazione, smembramento da parte di
animali selvatici), hanno permesso che il cadavere tornasse parte dell'ambiente da cui
provenivano i componenti chimici che hanno permesso di tenere in vita il corpo. In questo
modo veniva assicurata una certa continuità tra una vita che finiva e la vita in generale
che continuava, nel rispetto del ciclo vitale naturale in cui nulla va perduto, ma diventa
parte dell'infinito ciclo delle trasformazioni. La pretesa di rimanere per sempre nello stato in
cui ci si trova non esclude quindi neanche la morte, che anzi è diventato uno dei campi in
cui, essendo più evidente l'impermanenza, la rimozione è più forte e trasversale. I cimiteri
quindi, lungi dall'essere occasione di omaggio e di rispetto per i defunti - che secondo
molte culture si giovano di queste attenzioni nello loro stato post-mortem - rischiano di
diventare, nel migliore dei casi, un deposito inoffensivo di materiale in decomposizione, se
non il luogo in cui i vivi mettono mano al loro portafogli nel tentativo inconscio di scoprirsi
diversi e magari inattaccabili dalla morte.
37
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
Statua raffigurante la morte come donna attraente e sensuale (eros-thanatos), cimitero di Staglieno, Genova
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
2-
INQUADRAMENTO STORICO-TERRITORIALE
2.1 Analisi storica dei sistemi idrici a Parma
La disponibilità d’acqua è un fattore essenziale per la vita delle popolazioni umane e
quindi è determinante nello sviluppo di qualsiasi forma di insediamento, economia e civiltà.
La relazione tra disponibilità idrica e le culture antropiche è messa in risalto dalla
diversificazione dei modelli insediativi e produttivi in rapporto alla struttura idrologica del
territorio e dello sviluppo delle tecniche, idonea alla realizzazione di grandi opere finalizzate
al controllo delle acque. Si vorrebbe studiare, in questa sezione, quei sistemi che in passato
regolarono le acque nella pianura padana e nel parmense, dando la possibilità ai popoli
di abitarvi e che oggi rischiano di scomparire perché non più integrati alla gestione
insediativa del territorio. Per fare ciò prenderemo in considerazione come strumento di
rilievo la cartografia storica e non, che costituisce il primo riscontro oggettivo delle
trasformazioni in corso e dei resti dei sistemi scoparsi.
La pianura padana formatasi in tempi recenti per il progressivo prosciugamento di un
grande golfo marino, dovuto ad uno degli interventi più duraturi ed estesi di drenaggio
affiancato ad un ingente opera di bonifica, che fu iniziata in Emilia ad opera dei romani
sotto direzione di Claudio e terminata nel 41 d. C. con il prosciugamento della regione a
nord del Po, è oggetto idoneo di ricerca. Degne di nota, per il periodo, furono anche le
opere
di
regimentazione
fluviale
che
comprendevano
la
costruzione
di
argini,
canalizzazioni e la deviazione degli alvei. Queste contribuirono alla formazione di una rete
di vie navigabili tra le città ed il mare. La navigazione interna fu sempre un aspetto
particolarmente importante perché per molto tempo le vie d’acqua costituirono un
sistema di trasporto molto più veloce ed agevole del mondo antico. Dopo il crollo
39
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
dell’impero romano, molte opere di drenaggio e gli stessi canali navigabili andarono in
rovina. Dopo alcuni secoli di abbandono in cui molte terre si impaludarono o si ricoprirono
di boscaglie, i Benedettini intrapresero una nuova opera di bonifica e di espansione
agricola, con la riapertura di vecchi canali, disboscando e dissodando il terreno.
Dopo il Mille si avvia una notevole attività di bonifica, dissodamento ed irrigazione che
inizia in Lombardia, ma raggiunge un secolo dopo anche l’Emilia; questa cambia
notevolmente l’assetto del paesaggio rurale, gettando le basi del sistema attuale di
arginatura del Po.
L’insediamento nelle terre padane inizia nel paleolitico, sul finire della glaciazione. Nel
parmense risalgono a questo periodo insediamenti a Gaione, Sant’Ilario e Vicolo.
Il primo intervento di regimentazione delle acque documentato in quest’ambito è stato
realizzato dalla cultura terramaricola alla Savana di Carpi, dove sono stati trovati resti di un
Drizzano per allontanare le acque dal terrapieno del villaggio. Poi la popolazione si
accentrò in villaggi situati nelle zone più asciutte dell’alta pianura. A questa fase risale la
terramare di Parma sulla quale fu poi impiantato il castra romano.
La grande regolarità del disegno del paesaggio emiliano è stata marcata dall’opera di
centuriazione, che ha seguito la conquista romana e la fondazione delle prime colonie.
Nella pianura parmense si riconoscono in modo evidente due ambiti distinti organizzati
secondo disegni diversi che corrispondono alla fascia interessata alla centuriazione
romana e alla pianura bassa occupata dall’alveo del Po. Il parmense è una delle zone
dove l’organizzazione territoriale della colonia romana si è conservata meglio, anche se
parzialmente scomparsa in prossimità dei torrenti, dove le maglie sono state cancellate
dalle ripetute alluvioni e dallo spostamento dei greti. Il segno più evidente del sistema
centuriale e della sua relazione con il sistema idrico artificiale è la corrispondenza tra il
40
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
cardo massimo e della colonia con il naviglio navigabile che dalla sua creazione è rimasto
il principale elemento di collegamento tra la città e i suoi porti fluviali, Colorno, Copermio,
Sacca e Coenzo.
Nelle zone basse le pendenze si riducono, i passaggi degli alvei nei loro spostamenti hanno
lasciato depressioni e avvallamenti che rendono più incerta la direzione delle acque. Per
questo motivo, gli interventi antichi non hanno mai cercato di imporre un disegno rigido,
ma viceversa hanno cercato di sfruttare i vecchi letti abbandonati. I primi argini non
stringevano il fiume. Per difendere gli edifici dalle alluvioni si circondavano con un
terrapieno quadrangolare oppure si cingevano con un fossato perimetrale.
Alla fine del Medioevo il territorio è strutturato secondo un assetto nuovo, improntato sulla
centralità urbana, ma il territorio è poco omogeneo con un rilevante disordine idrologico,
dovuto alle frequenti inondazioni provocate dai disboscamenti, che a loro volta avevano
consentito l’erosione dei pendii. Prima della costruzione degli argini attuali, che a partire
dal medioevo hanno lentamente portato alla costruzione del letto provocandone il
progressivo innalzamento, il fiume scorreva in un alveo molto più ampio, all’interno del
quale il corso subiva improvvisi mutamenti per effetto delle piene. La sponda parmigiana
più alta era protetta dalla presenza dei numerosi affluenti appenninici, le cui acque
deviavano la corrente sulla sponda opposta. Piene ed alluvioni cancellavano terre emerse
e le isolavano dall’altra parte del fiume. Talvolta le piene spostavano il letto del fiume,
erodendo una sponda per lasciare depositi sull’altra, o formavano nuove isole con depositi
alluvionali che col tempo si prosciugavano e si coprivano di vegetazione.
Per limitare l’erosione delle sponde venivano realizzati argini con palizzate e pannelli che
rallentavano il corso della corrente, favorendo il deposito alluvionale.
41
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
Un esempio significativo della relazione che crea il sistema idraulico del territorio e quello
del suo centro urbano lo troviamo nel rapporto esistente tra il disegno del paesaggio della
pianura e la struttura costruita della città di Parma. I sistemi irrigui sono composti da un
articolato sistema di argini e canalini di bonifica delle zone paludose e di irrigazione per le
zone asciutte.
2.2 La Città di Parma
Il primo insediamento urbano fu quello delle terramare, compreso fra Borgo Valorio, via
della Repubblica e via Corsi, è del tipo su palafitte risalente all’età del bronzo. I romani si
insediarono direttamente sul villaggio palafitticolo (vedi immagine sotto riportata).
Il sistema delle vie d’acqua, nato dalle necessità di bonifica dell’insediamento e da quelle
irrigue dell’agricoltura, si configura come elemento determinante della conformazione
della struttura urbana e della sua relazione con il contado.
42
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
Il torrente Parma passa per il baricentro della città e l’attraversa in senso Sud-Nord così da
creare una striscia libera da edificazione. Il suo alveo che a monte raggiunge dimensioni
notevoli si restringe a mano a mano che penetra nel nucleo abitato ed è delimitato da
muraglioni in muratura di contenimento. (questo riduce la sua portata a valori non sempre
accettabili). Negli agglomerati urbani il problema dell’approvigionamento idrico si associa
a quello dello scolo delle deiezioni. Il tessuto urbano era attraversato da una serie di corsi
d’acqua artificiali con una loro gerarchia e specializzazione :
-
i navigli: vie di collegamento per il trasporto fluviale
-
i canali: sistema per convogliare le acque bianche
-
le fosse: usate per lo scolo delle acque sporche
Il
Naviglio
Navigabile
si
caratterizza
come
elemento
principale
del
sistema
di
riorganizzazione territoriale e potrebbe coincidere con uno dei canali scavati da Scauro
(console romano del I sec. a.C.), per collegare la città di Parma al fiume. Il secondo
naviglio è di più difficile individuazione, ma potrebbe coincidere con il Limido, che scorre
rettilineo fino a Colorno.
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
I due canali principali che servivano la città erano canale Comune e canale Maggiore
entrambi attribuiti a Teodorico. L’oltretorrente era servito dal canale Cinghio. Questi canali
mettevano in movimento diversi mulini, azionando così la fase protoindustriale della città. I
due canali, derivati dal Parma, si congiungevano a monte della città, sino al partitore,
situato nei pressi di porta nuova, dove si dividevano per ricongiungersi a nord delle mura
duecentesche, dove davano origine al Naviglio Navigabile.
2.3 Parma e i Cimiteri minori
Dai documenti catalogati, relativi al comune di Parma che ha inglobato i comuni limitrofi
nella prima metà del secolo scorso, emergono solo pochi sporadici riferimenti ai cimiteri
delegazìonali che insistono nel territorio dei comuni soppressi di San Lazzaro, Vigatto, San
Pancrazio, Golese e Cortile San Martino, dove esistevano anche altri cimiteri oggi
scomparsi. Questi insediamenti funebri minori costituiscono oggi un sistema che interessa
l'intero territorio suburbano in relazione stretta con l'espansione e il fabbisogno dì sepolture
della città, ma erano in origine i principali cimiteri delle comunità rurali del contado: Marore e Corcagnano (Vigatto), Vaierà e San Pancrazio (San Pancrazio), Eia, Viarolo e Baganzola (Golese), Ugozzolo (Cortile San Martino).
Questi cimiteri, che hanno dimensioni molto diverse, presentano alcuni caratteri comuni,
riconducigli alla realizzazione contemporanea, probabilmente ad opera degli stessi
tecnici. Con l'eccezione di quello di Eia, che è molto piccolo, tutti hanno un nucleo
storico ben riconoscibile, costituito da un recinto porticato rettangolare nel quale sono
collocati gli avelli, che in alcuni casi sembra essere stato realizzato in tempi successivi.
La cappella si trova sempre di fronte all'ingresso, ad eccezione di Valera, dove è stata
trasformata nell'androne che immette nel primo ampliamento sul retro. In alcuni casi gli
44
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
oratori sembrano appartenere ad un nucleo più antico, ampliato tra le due guerre. Solo i
nuclei storici dei due cimiteri dell'ex comune di Golese non mostrano tracce evidenti di
strutture precedenti.
L'edificazione di cappelle isolate, che ha quasi intasato l'interno del recinto storico di
Marore, interessa marginalmente i cimiteri di Corcagnano, Baganzola, Viarolo. Eia, San
Pancrazio, Ugozzolo e Valera sono rimasti liberi.
I campi interni sono quasi sempre circondati da siepi di bosso o ornati da tuje, mentre solo
il piccolo camposanto di Eia ha un violetto di cipressi. Meno sporadica la vegetazione
all'esterno: spontanea intorno al recinto storico di Baganzola, con un'esedra di cipressi
all'ingresso di Corcagnano, sistemato dall'architetto Mario Monguidi, mentre un viale di
tigli conduce al cimitero di Marore.
I porticati, in genere intonacati e tinteggiati di bianco e giallo, sono realizzati in muratura
con solai in laterocemento e pavimenti in cemento colorato o marmiglia, la maggior
parte sono ad archi, spesso senza ghiera, in due cimiteri (Viarolo e Baganzola) sono trabeati, mentre a Ugozzolo gli archi sono ellittici(vedi immagine nella pagina seguente). Gli
elementi costruttivi e i materiali di rivestimento permettono di datare la costruzione
dell'impianto nel periodo tra le due guerre, probabilmente dopo l'assorbimento da parte
del Comune di Parma.
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
In alcuni casi il recinto porticato novecentesco presenta una parte con strutture diverse,
apparentemente più vecchia, che forse costituisce quello che resta di un cimitero poi
ampliato con un progetto di ristrutturazione che ha inglobato le preesistenze in modo molto organico al nuovo. In mancanza di dati documentati è però difficile una datazione
precisa ed è possibile che i cimiteri siano stati ricostruiti riposizionando le lapidi del cimitero
precedente ai lati della cappella, dove si trovano sempre le sepolture più antiche.
Tra i documenti ottocenteschi conservati all'Archivio di Stato sono conservati gli specchi di
verifica dei cimiteri esistenti nel 1820 rispetto alle indicazioni del decreto emanato l'anno
precedente, con l'individuazione dei lavori da fare per l'adeguamento, le proprietà
interessate e il reperimento dei fondi necessari. Tra le localizzazioni dei cimiteri che sono
ancora esistenti, in pratica nessuna risultava conforme alla nuova normativa, per la
mancanza di recinzione o per la distanza dall'abitazione più vicina.
Viene quindi previsto l'ampliamento del cimitero di Valera e la costruzione di un cimitero
nuovo a Marore (delibera del Consiglio degli Anziani del 18 gennaio 1821), e giudicata
indispensabile la costruzione di nuovi cimiteri a Baganzola e Viarolo, mentre per Ugozzolo,
nel comune di Cortile San Martino non è possibile il reperimento delle risorse necessarie. Gli
46
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
stessi cimiteri nel catasto napoleonico sono ben individuati intorno alle chiese e non sono
nella stessa posizione di quelli attuali, che sono stati tutti rifondati altrove, in luogo isolato e
cintati di mura, con una piccola cappella di fronte all'ingresso, intorno alla quale è poi iniziata la costruzione di arcate,
I porticati degli ampliamenti non sono mai uguali, ma in alcuni casi sono molto simili tra loro
e possono essere ricondotti ad un'unica mano. Con l'eccezione di Corcagnano, i
progettisti non sono stati accertati, ma è probabile che i lavori siano stati curati dagli
architetti comunali o da loro collaboratori e quindi è possibile individuare delle influenze.
I cimiteri di Marore e di Valera sono stati realizzati in epoca preunitaria e hanno conservato
la loro impronta neoclassica: come la Villetta, essi sono frutto dell'editto di St. Claud e
sembrano caratterizzati dall'influenza dell'opera del Cocconcelli.
Nel cimitero di Eia si è conservato l'esempio del cimitero di campagna, un recinto con
cappella di fronte all'ingresso e avelli ai lati, probabilmente simile al cimitero primitivo dì
Ugozzolo, del quale resterebbe la cappella.
L'individuazione nei
nuclei di
fondazione dei cimiteri
minori, definiti
do recinti
quadrangolari, e delle successive integrazioni interne al perimetro primitivo, documenta
dinamiche di crescita con schemi ricorrenti che ripropongono a scala ridotta gli stessi
processi riscontrati alla Villetta, con una progressiva perdita dì immagine ambientale del
camposanto e un lento degrado delle strutture storiche, caratterizzate in origine da una
loro connotazione architettonica specifica, non priva di pregio anche nei casi più
semplici.
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
I nove insediamenti risultano diversi per dimensione, densità, forma, crescita e dotazione di
servizi (collegamenti all'abitato, parcheggi, presenza di attività commerciali relazionagli
alla struttura come fioristi, marmisti, esercizi pubblici), ma in generale sono tutti abbastanza
visitati dal pubblico, in particolare quelli della Villetta, che è il riferimento del capoluogo
ed è ormai inserito in un contesto urbano, Marore, che si trova nelle immediate vicinanze
delle espansioni sud orientali della città, Valera, Corcagnano e Baganzola, anche questo
ai margini del contesto urbanizzato ai margini di una frazione che è cresciuta molto.
Fanno eccezione quello piccolissimo di Eia, che è l'unico rimasto all'interno del recinto
primitivo e fa riferimento ad una comunità rurale molto piccola, e quello di Ugozzolo,
ancora marginale rispetto alle espansioni della città verso nord e ulteriormente separato
dall'autostrada, nel quale esiste comunque un'espansione esterna al cimitero originario, del
quale resta la semplice cappella di forme neoclassiche. Meno frequentati, e anche le
loro dimensioni si sono mantenute più contenute, quelli di San Pancrazio e Viarolo. Nel
caso del primo l'abitato ha conosciuto un'espansione recente abbastanza evidente, alla
quale corrisponde un espansione del cimitero.
Le dimensioni originali dei cimiteri, la cui definizione in relazione alla popolazione delle
diverse frazioni risulta dagli specchi compilati in seguito al decreto sovrano e conservati
all'Archivio di Stato, sono diverse, ma ancora più diversa risulta la crescita della loro
estensione. Le dimensioni approssimate dei nuclei storici riconoscibili nei cimiteri attuali possono essere così riassunte: La forma e le dimensioni mostrano il riferimento ad alcuni schemi
comuni, anche se non sembra esserci stato un modulo compositivo unitario.
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
Tralasciando la Villetta, che come conseguenza del forte inurbamento del dopoguerra
ha avuto un'espansione non direttamente confrontabile con quella degli altri
insediamenti funerari, si osserva che:
-
il cimitero di Eia, in assoluto il più piccolo anche come recinto storico, non è cresciuto
all'esterno ed ha ancora spazio per un aumento di capienza interna;
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
-
nei cimiteri di Ugozzolo e Viarolo, il primo dei quali in origine aveva una superficie
equivalente a circa il triplo del secondo, hanno avuto entrambi due espansioni
complessivamente pari a meno della metà della loro estensione;
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
-
Baganzola e San Pancrazio, che erano uno il doppio dell'altro, sono all'inarca
raddoppiati con un'espansione situata davanti all'ingresso (Baganzola) o sul retro (San
Pancrazio);
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
-
Corcagnano, nato molto grande, si è allargato poco, ma si è parzialmente saturato
all'interno con la costruzione di gallerie di avelli in due dei quattro campi di inumazione,
raddoppiando all'inarca il dimensionamento complessivo,
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
-
Valera e Marore (originariamente paragonabili rispettivamente a San Pancrazio e a
Ugozzolo) hanno quintuplicato la loro estensione primitiva (senza tenere conto del
completamento degli ampliamenti già progettati ma non ancora costruiti a Marore),
ma il secondo è cresciuto anche in altezza.
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
Tra i cimiteri minori, Marore risulta essere quello che ha avuto la crescita maggiore,
diventando col tempo il secondo cimitero cittadino. Se in termini assoluti questa crescita
è minore rispetto a quella della Villetta, in termini relativi è maggiore, così come risulta
molto più alta la densità.
L'ultimo dato rende particolarmente delicata la situazione attuale di questo cimitero, nel
quale la crescita appare più caotica che negli altri, con un riflesso negativo sulla
leggibilità formale dell'architettura. La crescita del cimitero ha un'ovvia relazione con la
sua architettura. Importante quindi la lettura e la valutazione degli elementi tipologici degli
impianti in relazione all'articolazione formale dell'architettura. II cimitero ottocentesco nasce
come recinto nella sua forma più semplice (Eia) e diventa recinto porticato in quella più importante (Villetta), con molte varianti intermedie, come i portici sul lato di fondo (Marore,
dove poi il portico si completa come effetto della saturazione interna), gli archi a cappella
(Valera), ecc. Il modello ricorrente è quindi il recinto porticato più o meno completo, più o
meno omogeneo. La forma del recinto, rigidamente riferito ad una geometria semplice, è in
genere quadrilatera. Fa eccezione l'Ottagono del portico della Villetta, che comunque è inserito in un recinto quadrato. Quadrati sono anche il grande cimitero di Corcagnano e
quello minuscolo di Eia. Gli altri sono rettangolari (Viarolo con una sorta di esedra a U ai fianchi
dell'ingresso) e possono essere sia longitudinali che traversi all'asse dell'ingresso, ma spesso il
quadrato riappare nel proporzionamento compositivo dell'impianto, nel quale risultano
quasi sempre sottolineati gli assi ortogonali dell'orientamento cardinale, riferito a quello della
centuriazione locale. Anche la forma quindi era, almeno in origine, un elemento di legame
ambientale al territorio(vedi immagine pagina sucessiva).
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
La disomogeneità nell'articolazione architettonica delle campate del portico, in genere
denuncia la costruzione per soglie, che è sempre stata la soluzione idonea a rispondere al
fabbisogno di nuovi posti negli avelli, nei quali - a differenza dei campi - la rotazione è stata
adottata più tardi e con tempi molto più lunghi. Nel recinto originario (che in genere prende
il nome di "galleria centrale", "Ottagono" alla Villetta) l'articolazione presenta un evidente
riferimento agli elementi dell'architettura classica, diversamente giocati in relazione al
periodo costruttivo: neoclassico con robuste paraste e colonne doriche nelle parti primitive,
eclettico, classicista o modernista in quelle successive.
Più vario il ricco repertorio formale dei monumenti privati, molti dei quali sono autentici
capolavori, che possono essere ricondotti a tipologie differenti (cippi, lapidi, statue, busti,
sarcofagi, tombe individuali).
Diversificate appaiono anche tipologie delle sepolture di famiglia, che possono essere
classificate in archi (aperti), cappelle (chiuse), tombe, edicole e nei reparti più recenti avelli
multipli.
I modelli di riferimento sono gli stessi individuati alla Villetta, dove la casistica è più diversificata
che altrove.
La saturazione dei campi con edicole interessa prevalentemente i due cimiteri maggiori, con
caratteristiche diverse: alla Villetta coesistono edicole e tombe con cripte sotterranee,
mentre a Marore (dove i campi centrali sono quasi saturi) anche le sepolture in tombe in
muratura sono fuori terra. A Corcagnano le edicole sono lungo il viale centrale e il perimetro.
Negli altri cimiteri sono poche, ma in genere prive di qualità progettuale.
Come si può leggere chiaramente nei documenti e negli studi precedenti sulla Villetta, la
crescita dei cimiteri avviene secondo due meccanismi che interagiscono tra di loro in modo
discontinuo, la saturazione interna del recinto (che presenta una certa articolazione
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
tipologica), e l'espansione del camposanto con la costruzione di nuove strutture
architettoniche, che possono avere tipologie differenti (come le gallerie chiuse, le gallerie
coperte, diverse varianti del recinto porticato o del chiostro).
Generalmente queste espansioni, che determinano soglie di crescita discontinua, avvengono
intorno al nucleo primitivo, che diventa l'elemento distributivo degli ampliamenti, fungendo
da ingresso.
Le espansioni quindi sì aggregano quasi sempre agli assi divisori dell'impianto originario, che
diventano le generatrici di sviluppo del cimitero, parecchie volte con la logica del
raddoppio.
Significativi in questo senso i primi due ampliamenti dì Valera, che ripetono la stessa logica
(apertura di un varco nella cappella, ricostruita al centro del lato opposto).
Solo nei casi minori (Viarolo e Ugozzolo), la crescita avviene con piccole aggiunte sugli angoli,
con un abbozzo di crescita "a croce" (incompleta). La crescita per aggiunte successive
porta alla perdita di una forma riconoscibile e il recinto quadrangolare si trasforma in un
labirinto riferito ad un unico ingresso.
Solo alla Villetta gli ultimi ampliamenti sono stati concepiti come "nuovi cimiteri" (San
Pellegrino).
Molto particolare il caso di Corcagnano, progettato da Mario Monguidi che è l'unico
cimitero che si stacca dai riferimenti classici, dove la crescita è avvenuta prevalentemente
all'interno, con soluzioni discutibili che richiamano i reparti A e B della Villetta.
57
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
La relazione con l'ambiente è vissuta in modo sofferto: la città attuale sembra rifiutare la
presenza del cimitero e le sue aree di rispetto, anziché essere progettate, sono trattate come
aree di risulta.
Nessuno dei cimiteri comunali, nemmeno il principale, mantiene l'originaria solennità
dell'inserimento organico al disegno generale del territorio, con assi orientati secondo la
centuriazione delle campagne e l'ingresso affacciato su un asse di collegamento pensato
per dare solennità al corteo funebre di accompagnamento alla sepoltura, come il viale
alberato che congiungeva la villetta alla porta cittadina, o il rapporto visivo con la chiesa nei
cimiteri delle comunità rurali.
L'ingresso costituisce un elemento importante del cimitero storico, che oggi sembra avere
perso il suo ruolo formale, con alcune recenti soluzioni dall'impatto e dall'immagine molto
discutibile (Baganzola, Ugozzolo).
Ma è soprattutto l'inserimento nel paesaggio ad avere perso qualsiasi identità: visti da fuori i
cimiteri si presentano come un'accozzaglia priva di forma di costruzioni cieche che non
hanno nulla in comune con la primitiva pulizia dei recinti porticati che si stagliavano, con i
loro muri intonacati e tinti di giallo, nel verde della campagna.
La crescita sull'onda di necessità contingenti e poco pianificata nella prospettiva futura ha
portato alla perdita di riconoscibilità della originale chiarezza organizzativa, basata su assi
ortogonali marcati dal fronteggiarsi dell'ingresso e della cappella, che scandiscono i flussi che
si dissipano lungo il perimetro del recinto primitivo, divenuto in seguito il principale elemento
di disimpegno degli ampliamenti.
58
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
Questi inizialmente avvengono lungo uno degli assi, o entrambi, a seconda del sito, sino a
saturare il terreno disponibile. Ciò comporta una perdita di ordine e di gerarchia tra i flussi,
con inevitabili difficoltà di orientamento nei visitatori: il recinto diventa un labirinto.
Gli aspetti normativi, che sono all'origine stessa della nascita della necropoli extraurbana
contemporanea e restano in continua trasformazione, sebbene abbiano un valore generale
nel riferimento funzionale del cimitero, devono essere confrontati e riferiti anche alle
architetture.
Nei casi specifici deve essere verificata la corrispondenza o l'inadeguatezza delle strutture
esistenti, in modo da individuare quanto necessario a garantire la fruizione e la funzionalità
futura delle strutture cimiteriali, compatibilmente con la necessità di conservazione
dell'architettura storica in generale e in particolare nella parte monumentale della Villetta.
Il mantenimento della funzione deve essere considerato una finalità primaria sinergica alla
riqualificazione ambientale e valorizzazione culturale delle parti stori-che e monumentali, e
quindi deve essere il riferimento fondamentale della pianificazione di qualsiasi intervento
futuro sulle architetture.
Il cimitero, infatti è uno dei pochi monumenti che, salvo abbandono, sembra destinato a
mantenere inalterato, il suo uso originario. Nell'abbandono, la conservazione è associata alla
musealizzazione, in una sorta di archeologia della memoria.
Nella prospettiva di orientamenti fune-rari in certa evoluzione, la pianificazione deve quindi
farsi carico di limitare la crescita eccessiva delle strutture cercando di ricostruire, attraverso la
ridefinizione degli elementi costruiti di inserimento ambientale, le perdute relazioni con la città
e il paesaggio.
59
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
Il piano nasce quindi dalla lettura dell'esistente attraverso un rilievo a scale diverse che
individua gli elementi formali specifici che riemergono nella forma progettuali delle nuove
architettura. (prof.arch. Michela Rossi, “Città perduta, architetture ritrovate”, Pg. 114-118)
2.4 L'articolazione del portico nei cimiteri parmensi
La presenza di un portico all'interno del recinto perimetrale del nucleo storico è una
caratteristica ricorrente dei cimiteri parmensi. Di seguito sono indagate alcune strutture
porticate, in prevalenza attribuii! al nucleo più antico, dei cimiteri di San Pancrazio, Eia, Valera,
Viarolo, Baganzola, Ugozzolo e Corcagnano. I primi tre si trovano tutti nel territorio dell'excomune di San Pancrazio, sede di un'antica pieve lungo la via Emilia, quelli di Viarolo e
Baganzola si trovano nell'ex comune di Golese, infine quello di Corcagnano è nell'ex comune
di Vigatto. Non è stato considerato quello di Marore, già nel comune di San Lazzaro, che ha
assunto il ruolo e le dimensioni di cimitero urbano. Questi portici, presentano in genere
un'articolazione formale diversa, anche nello stesso cimitero, e questo permette di riconoscere le diverse fasi costruttive che caratterizzano la crescita del portico, dai lati dell'oratorio
verso l'ingresso, man mano che aumentava l'accumulo di salme tumulate. II portico dei cimiteri
ritrova le sua matrice nell'organizzazione del camposanto di Pisa e nell'architettura del chiostro
monastico, dove prima dell'editto napoleonico che le vieta, dal medioevo venivano
effettuate le sepolture. Il rilievo dell'architettura dei singoli manufatti e il loro confronto,
permettono di riconoscere citazioni architettonico-formali di modelli urbani all'interno dei
singoli cimiteri.
L'analisi grafica dei fronti interni rivela geometrie nascoste nell'architettura, essa evidenzia
proporzioni e rapporti geometrici non immediatamente riconoscibili che sottolineano la
presenza di dimensioni e proporzioni ricorrenti. Queste geometrie sottese spesso applicate a
60
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
schemi costruttivi trilitici rispondono a canoni classici, che hanno come modelli di riferimento gli
ordini architettonici.
Nel piccolo cimitero di Eia che risale al XIX secolo è rimasto un camposanto di campagna,
modesto per qualità architettonica, ma piacevole per la semplicità rurale del recinto in
pietra listata a vista che lo cinge, ci sono solo poche campate di avelli ai lati dell'oratorio,
inseriti in un porticato architravato con aperture rettangolari, senza alcun ornamento.
L'oratorio ha un fronte di impronta neoclassica, ornato da una cornice liscia e due lesene in
muratura che seguono la forma del frontone triangolare, una cornice di marmo gira intorno
alla porta.
Ai fianchi dell'oratorio ci sono le due campate più vecchie, con dimensioni e strutture diverse
dalle altre. Le arcate laterali, intonacate e di colore giallo Parma, che si fronteggiano
asimmetriche sono frutto di un successivo ampliamento e misurano, una poco più di otto metri,
l'altra poco più di dodici, mentre l'ala centrale misura poco più del doppio dell'ultima. Ogni
arcata contiene tre avelli rivestiti di lastre di marmo bianco, ma le larghezze di quelle laterali
sono inferiori a quelle a fianco della cappella. Gli avelli sui fianchi, hanno forma simile a quelli
più vecchi e struttura in calcestruzzo e solai in latero-cemento.
Nel cimitero di Valera la parte primitiva, ottocentesca, si trova a ridosso della strada ed è
caratterizzata da un recinto rettangolare di piccole dimensioni ad allungamento
trasversale, con un semplice portale neoclassica chiuso da un cancello. L'interno,
diviso in due campi, è circondato da archi di famiglia chiusi con cancelli.
Quelli sul fondo hanno volte a botte e cripte e sembrano costituire il nucleo originale
del cimitero, in seguito ampliato con il completamento delle cappelle lungo tutto il
perimetro. Il disegno degli archi è però abbastanza omogeneo.
61
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
Un'apertura, realizzata nel luogo della primitiva cappella, immette in un secondo
campo murato, cintato in pietra listata con un ingenuo mosaico votivo in pietra
lavica; questo campo presenta due porticati contrapposti, diversi tra loro come: il
primo, addossato al retro del campo nobile ha caratteri ottocenteschi, con archi
che sono a tutto sesto nella parte centrale e ribassati ai lati, il pavimento è in cemento colorato bianco e grigio. Le arcate a tutto sesto contengono sette file di cinque
avelli. Il lato maggiore dell'avello è contenuto cinque volte nel modulo dell'arcata,
misurato all'interasse delle finte colonne addossate ai pilastri; il basamento delle
colonne misura 1/8 della arcata e 1/12 della altezza dell'edificio. Il raggio dell'arco a
tutto sesto, evidenziato dalla presenza di piedritti decorativi, è contenuto tre volte
nell'arcata, che a sua volta è incorniciata in un settore rettangolare di proporzioni
auree. L'analisi grafica evidenzia il ruolo dell'avello come modulo ordinatore per il
proporzionamento delle dimensioni di tutto il porticato. Osservando i prospetti si nota
che queste geometrie coincidono con lievi aggetti tra il campo di facciata e gli elementi decorativi ad esso addossati. La scansione architettonica del porticato con
l'ordine tripartito è sottolineata dalla colorazione bianca e gialla del porticato.
Il porticato di fronte ha uno stile classi-cheggiante che ricorda le ali di quello del
vicino cimitero di San Pancrazio e sembra risalire al periodo tra le due guerre, i
pavimenti sono in graniglia. Questo porticato presenta tre diversi corpi: uno centrale
ribassato fiancheggiato da portici con arcate più alte. Le luci dei cinque archi
centrali sono minori di quelle nei corpi laterali, che contengono solo due ampi archi
ribassati. Entrambi i portici del secondo campo misurano circa quaranta metri di
lunghezza complessiva. Da un varco quadrato sul fondo del porticato ci si immette
62
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
nelle espansioni effettuate nel secondo dopoguerra, questo secondo cortile è
divenuto l'elemento di snodo tra la parte storica vera e propria e il cimitero moderno.
Il cimitero di S. Pancrazio è situato fuori dal centro abitato, a breve distanza
dall'antica pieve sulla via Emilia, e presenta un porticato a tre lati, con due cappelle
richiuse ai lati dell'oratorio che fronteggia l'ingresso, sul cui lato vi è un semplice muro di
cinta. I portici, intonacati e tinti di bianco e giallo, sono caratterizzati da pilastri
massicci. Nel complesso la parte storica non presenta elementi monumentali, né di
particolare pregio architettonico, II portico sul fondo, più basso, ha alcune semplici
cappelle private ed è diverso da quelli laterali: il suo disegno con paraste doriche
binate ricorda quello del chiostro della SS. Annunziata. I portici laterali, scanditi da 6/7
campa te si fronteggiano simmetrici e misurano venticinque metri e mezzo di
lunghezza, mentre il lato che li congiunge ne misura quasi ventuno. Le campate
quadrate tamponate sono coronate da archi a tutto sesto. Ogni arcata misura
quattro metri e sessanta e contiene sette avelli. L'analisi grafica sottolinea anche in
questo caso rapporti proporzionali legati alle dimensioni dell'avello. La luce netta
dell'arco corrisponde a cinque volte il lato maggiore dell'avello mentre il suo lato
minore 1/9 del pilastro tra le arcate. Il nucleo storico del cimitero di Viarolo è un
rettangolo con gli angoli arrotondati, sul cui perimetro sorge un porticato poco
profondo con il pavimento rialzato. Il portico di gusto eclettico e disegno molto articolato, ha un ordine dorico con pilastri e colonne che sostengono una trabeazione,
ma è costruito in calcestruzzo con solai in latero-cemento.
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
Il disegno e la partitura, così come il tinteggio bianco e giallo, ricordano quelli degli
altri cimiteri dell'ex-comune di Golese. Un proporzionamento armonioso, ritmato dalla
presenza, ogni due campate, di un'apertura più stretta riesce a dissimulare con eleganza
l'aggiunta delle due ali ad U davanti al portico primitivo, ai due lati dell'oratorio.
Le campate misurano circa due metri, e contengono cinque file di tre avelli ciascuna.
Il cimitero di Baganzola, che si trova nei pressi della chiesa parrocchiale, ha subito ampliamenti
recenti, realizzati davanti al nucleo storico, costituito da un ampio recinto rettangolare
porticato su ogni lato, che ricorda quello di Viarolo. Le arcate sono scandite da un ordine
dorico trabeato, con pilastri e semicolonne addossate. Nei soffitti piani imbiancati delle
campate, riaffiorano le tracce di semplici decorazioni a tempera. L'insieme sembra
concepito in maniera unitaria. I due fianchi si fronteggiano simmetrici con 18 arcate
ciascuno. La nona arcata partendo dal lato della cappella, in corrispondenza del percorso
mediano, è sormontata da un timpano. Sul lato di fondo l'angolo è risolto con un'arcata
ruotata a 45 gradi; sul lato opposto invece i portici terminano ai fianchi dell'ingresso
originario. Ogni arcata misura due metri e settanta e contiene quindici avelli su cinque file; le
lapidi sono prevalentemente in marmo bianco.
Il cimitero di Ugozzolo è quello che ha subito meno interventi di trasformazione, limitati al
rifacimento del muro esterno e alla ristrutturazione dell'ingresso. L'impianto è di forma
rettangolare e presenta arcate lungo tutto il perimetro: i lati maggiori sono lunghi il doppio di
quelli minori. In ogni arcata sono contenuti quattro avelli di circa settanta centimetri. La
cappella, di forme neoclassiche, con fronte a timpano con due paraste doriche e porta a
timpano con cornici bianche, è contrapposta all'ingresso e sembra essere di costruzione
precedente. L'insieme risulta caratterizzato da un marcato contrasto cromatico, ripreso
dall'ignoto progettista dell'ammodernamento dell'ingresso.
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
Il porticato ha forme eclettiche con archi a tutto sesto e ghiere a conci alternati in mattoni a
vista e intonaco; i pilastri compositi hanno paraste in mattoni a vista fiancheggiate da
colonnine bianche. A lato della cappella le campate si allargano con archi ribassati di
forme e proporzioni neoclassiche; negli angoli ai lati dell'ingresso si ritrova la soluzione dello
spigolo smussato a 45 gradi. L'arcata dell'ingresso e quella dì fronte sono affiancate da porzioni di muro che contengono un passaggio architravato al di sopra del quale si trova
un'apertura rettangolare.
Il cimitero di Corcagnano, realizzato intorno al 1920 su disegno di Mario Monguidi, autore anche
del monumento ai caduti antistante l'ingresso (1923), è costituito da un ampio recinto
quadrato di oltre sessantasei metri di lato. Esso presenta oggi due ali di portici ai lati della
cappella, che girano sino a metà recinto. Lungo il perimetro della metà prossima all'ingresso e
lungo l'ultimo tratto del viale centrale verso la cappella, si ergono alcune cappelle private. La
cappella, che mantiene le forme dei disegni di progetto, ha motivi stilistici simili a quelli
dell'ingresso. I porticati hanno arcate semplici, di modulo pari a circa due metri e mezzo. Ogni
arcata contiene quattro avelli su cinque file nel portico centrale, mentre nei portici laterali,
più alti, ci sono otto file di avelli. L'analisi grafica evidenzia il basamento come modulo
compositivo. Esso è contenuto sei volte nella luce dell'arcata e nove volte nell'altezza.
In conclusione l'analisi metrica e grafica evidenzia come l'articolazione dei portici si organizzi
intorno all"ellissi generata dai centri concentrici di lato pari ai lati dell'avello, le cui misure
diventano l'elemento ordinatore del sistema porticato. In generale l'articolazione dei portici
dei cimiteri minori presenta, insieme a rimandi alle forme neoclassiche del Cimitero della
Villetta, numerose analogie e richiami all'architettura della città, come l'apparato
decorativo-formale delle grandi arcate del Palazzo farnesiano della Piletta, il disegno del
chiostro della SS. Annunciata.
67
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
Pare quasi che gli ignoti progettisti abbiano cercato di ricreare, più per i vivi che per i morti,
spazi evocativi della città vissuta un tempo con i cari ora scomparsi. (prof.arch. Ilaria Fioretti,
“Città perdute architetture ritrovate”, Pg 138-142)
68
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
3-
LE AREE CIMITERIALI IN EUROPA
3.1 L'esodo dei morti dalla città e la ricerca di un nuovo ordine per le sepolture
Per un lungo arco di tempo che arriva alle soglie del XIX secolo, la città accoglie all'interno
della cerchia urbana la popolazione dei suoi morti, custoditi più o meno ordinatamente nel
suo sottosuolo. La chiesa non si cura durante questo periodo soltanto del destino spirituale dei
cittadini, ma accoglie e conserva i resti umani al riparo dei suoi edifici o nei loro immediati
paraggi, senza preoccuparsi di stabilire confini definiti tra lo spazio assegnato alle sepolture e
quello frequentato quotidianamente dai vivi. Nel corso di questo lunghissimo periodo di
promiscuità tra vivi e morti, tra città e sepolture, si verifica un processo di sedimentazione dei
resti umani, accompagnato da periodiche e traumatiche sostituzioni, per cui vediamo i
pavimenti
di
chiese
e
conventi
perennemente
sconnessi
continuamente dissestati per la frequente riapertura delle fosse
ed
i
comuni15.
terreni
adiacenti
Tutto questo inizierà
a diventare, nel corso della seconda metà del XVIII secolo, una questione insopportabile. La
comunità urbana, sotto la spinta delle prime denunce provenienti dalla classe medica
illuminata, sente improvvisamente la necessità di liberarsi di questa presenza che ingombra il
sottosuolo di piazze e corti, affolla gallerie, portici e navate. I morti divengono una seria
minaccia per l'igiene e l'ordine pubblico, se ne studia in modo scientifico la consistenza ed il
comportamento in relazione alla propagazione di malattie, si cerca di neutralizzarne la
15
“entrate nella cattedrale gotica di Parigi.Camminerete su un pavimento di pietre volgari, mal connesse tra di loro, per
niente a livello: sono state scalzate mille volte per gettare, nello spazio sottostante, intere casse di cadaveri”
Voltaire, Dizionario filosofico, (1764). Cit. in M. Ragon, Lo spazio della morte, (1981) Napoli, 1986 p.206
69
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
presenza assegnando loro uno spazio configurato in modo che non interferisca con quello
della città. Lo smantellamento nel 1785 del cimitero degli Innocenti, il più grande e popolare
cimitero parigino situato nel cuore del quartiere delle Halles, costituisce uno degli eventi più
impressionanti e significativi di questo cambiamento, frutto di nuove conoscenze e
acquisizioni scientifiche in materia d'igiene da parte della cultura illuminista16. La città
sembra respingere, per la prima volta in tempi moderni, i propri morti: tra il 1785 ed il 1787, nel
corso di due inverni e di un autunno, durante le ore notturne, alla luce di torce e bracieri, il
terreno del cimitero viene scavato fino ad una profondità di dieci piedi; la chiesa e gli
charnier che circondano il cimitero vengono interamente demoliti.
-
Parigi, la pianta del cimitero degli Innocenti al 1780 con indicata la
posizione degli edifici del mercato e la fontana degli Innocenti al 1855
16
Sulla chiusura del cimitero parigino e la produzione in francia nel XVIII secolo di inchieste sulla situazione igienica,
cfr. O.e C. Hannaway, Le fermeture du cimitière des Innocents, “Dix-hutième siècle”, n.9,1977,pp181-191.
70
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
Nel corso dell'operazione, che si svolge sotto il controllo della “Société royale de
medicine”, le ossa esumate vengono trasportate con più di mille carrette nei sotterranei di
Parigi17. Le immagini di questa silenziosa deportazione segnano dunque il momento di
rottura di una situazione che vedeva, all'interno della città il mondo delle sepolture
convivere pacificamente con quello dei vivi; la questione dei cimiteri, fino ad ora di
competenza prevalentemente religiosa, assume il carattere di un problema di ordine
pubblico che implica l'individuazione di spazi appropriati e segregati. Il caso delle
«esalazioni mefitiche» che a Parigi nel 1780 penetrano dalle fosse degli Innocenti nei piani
bassi delle case confinanti, provocando la chiusura ed un parziale tentativo di bonifica
dei terreni infetti, costituisce una prima manifestazione di uno stato di disagio che si
verificherà successivamente in molte altre città d'Europa. Il destino degli Innocenti apre
dunque un significativo capitolo nella storia della città in cui una nuova mentalità porta
alla soppressione ed allo smantellamento degli antichi cimiteri che si addensano
all'interno della struttura medievale, cancellando inoltre dalla scena urbana quel fitto
sistema di segni ammonitori - i memento mori della religione cristiana - che gravitava
intorno alle tombe con un complesso apparato di macabri simboli.
Dalle
Halles
di
Parigi
ai
quartieri
medievali
di
Barcellona,
i
cimiteri
cedono
progressivamente il posto a nuovi spazi urbani, come piazze e mercati, con i quali
precedentemente convivevano, ma senza che vi fossero segni definiti di separazione. Alla
decisione presa nel 1785 a Parigi di fare “tabula rasa” del principale cimitero della città, fa
infatti seguito l'idea di costruire al suo posto un mercato, concepito con criteri razionali.
17
Le ossa esumate vennero trasferite nelle cave sotterranee di Tombe-Issoire, da quel momento in poi chiamate
“catacombe “ di Parigi. Cfr. M.Ragon. op.cit. p.208.
71
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
Al centro verrà collocata la prima fontana monumentale posta in città, come simbolo
del sopravvento di un nuovo ordine urbano, che cancella con questa operazione di
“embellissement” i segni del vecchio mondo medievale18. La questione dell'igiene urbana
posta dagli uomini dei Lumi impone l'allontanamento dalle città di strutture considerate
potenziali pericoli per la salute dei suoi abitanti. Si ritiene che i cimiteri, insieme ad altre
nuove strutture come ospedali, lazzaretti e macelli, debbano trovare una collocazione
appropriata «fuori dalle città e lungi dall'abitato» suscitando un intenso dibattito sulla loro
futura configurazione architettonica, «i morti non debbono ammorbare i vivi»: così
raccomanda Francesco Milizia in apertura della sua trattazione sui cimiteri nei Principi di
architettura civile (1781), che recepisce appieno queste prime istanze dell'igienismo
illuminato19. Nella classificazione con cui il Milizia suddivide gli edifici pubblici, vediamo infatti
apparire i cimiteri tra gli «Edifizi per la salute, e bisogni pubblici», preceduti da ospedali
e lazzaretti e seguiti da cloache e acquedotti, rivelandoci il nascere di una nuova
concezione razionale di questi spazi di cui erano apparse, come vedremo più avanti,
alcune anticipazioni progettuali nei cimiteri che Ferdinando Fuga realizza per gli ospedali
di Roma e Napoli. Sulla base di queste convinzioni, il cimitero diverrà un campo di
sperimentazione nuovo per gli architetti ed al tempo stesso lo specchio dei cambiamenti in
atto nel rapporto della società occidentale con i propri morti. Possiamo infatti parlare, a
partire dagli eventi parigini, dell'inizio di una rivoluzione nel mondo funerario che provoca
lo sconvolgimento radicale dell'ordine quasi millenario che vedeva assegnata alla
popolazione dei morti una destinazione fisica coincidente con luoghi di grande intensità e
18
La fontana dei Santi Innocenti, opera dell’Architetto Pierre Lescot e dello scultore Jean Goujon, verrà collocata nella
sua posizione definitiva al centro della piazza occupata dal nuovo mercato.
19
Francesco Milizia, principi di architettura civile, (1781) Bassano.1785,t. II p.289.
72
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
significato per la vita collettiva della città: la chiesa con le sue “dépendances”, il sagrato
e la piazza. Scompaiono così dalla topografia urbana, in seguito ad operazioni di
semplice sterro, rifacimento di pavimentazioni, svuotamento e bonifica di depositi
sotterranei, luoghi oggi difficilmente rintracciabili se non ripercorrendo l'evoluzione storica
di edifici religiosi al cui riparo ed intorno ai quali si sentiva la necessità spirituale di
ricoverare i resti umani. Questo progetto di evacuazione avviene senza che se ne
trascrivano i cambiamenti nella mappa della città: gli antichi cimiteri, architetture
spesso’invisibili’, riaffiorano semmai attraverso lo studio della toponomastica o l'esame di
documenti che ci rivelano l'uso cui originariamente erano destinati certi luoghi della città.
Questo genere di operazioni, di cui il caso parigino costituisce una significativa
anticipazione e certamente quella più studiata, saranno riscontrabili anche nelle altre
città d'Europa per un esteso arco di tempo che in qualche occasione arriva fino alla metà
del secolo successivo. Il processo di abbandono dei vecchi costumi funerari e dei
commerci che gravitano intorno alle sepolture è infatti Spesso lentissimo, nonostante le
denunce, i provvedimenti pubblici e le iniziative intraprese da prelati illuminati che tentano
di modernizzare le strutture esistenti.
73
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
-
Monfort-l’Amaury, il cimitero del XV secolo nel tessuto urbano e veduta dei portici
Non sempre infatti l'evacuazione dei morti dalla città antica avviene al cospetto di quella
indifferenza con cui - secondo quanto gli storici hanno riportato - la Parigi prerivoluzionaria
assiste alla distruzione degli Innocenti. L'aspetto che dovevano avere questi antichi cimiteri
urbani appare difficilmente inquadrabile sotto il profilo “tipologico”, ad eccezione di alcuni
rari esempi come il Camposanto di Pisa. La loro struttura architettonica si compenetrava
con quella di edifici religiosi, pur conservando un ruolo definito all'interno del sistema dei
luoghi d'incontro della città. Nonostante gli appelli di voci autorevoli e i divieti rinnovati
ripetutamente dai concili, le sepolture erano arrivate ad occupare nei secoli che
precedono le riforme settecentesche, non solo gli atrii ed i portici annessi alle chiese, ma
anche le cripte, i pavimenti delle navate ed i terreni che circondavano gli edifici di
culto. L'etimologia della parola “cimitero” proveniente dal greco coimhth’riou che
vuoi dire”luogo dove si dorme” - si collega alla concezione di uno spazio che troverà posto
74
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
«allato della chiesa»20, inteso secondo il significato spirituale cristiano come “dormitorium
mortuorum”. Si tratta dunque di un luogo consacrato dove i morti dormono in attesa di
passare ad uno “status” diverso: la stretta vicinanza fisica alle pietre della chiesa ed alle
reliquie dei santi esprime il senso collettivo di questa attesa. Questo tipo di cimitero, in
quanto luogo “transitorio”, sembra in genere indifferente a forme architettoniche proprie
e definite. La presenza di questo popolo in attesa, alloggiato al riparo della chiesa, si deve
invece avvertire in modo manifesto: le sepolture hanno la funzione di accompagnare con
la loro immagine le faccende quotidiane e rinnovare ai vivi un messaggio di tipo
escatologico: il richiamo alla devozione per l'Aldilà ed il ricordo di quello che essi
saranno. Questi memento mori si rafforzano con l'ausilio di un'appropriata iconografia
sacra; si pensi, ad esempio, al tema iconografico della Danza Macabra oppure al celebre
Trionfo della Morte presente tra gli affreschi del Camposanto di Pisa.
3.2
La forma degli antichi cimiteri urbani: l'esempio dei Santi Innocenti a Parigi e un
caso fiorentino
Le testimonianze sull'animatissima vita che circondava lo scomparso cimitero parigino
degli Innocenti ci consentono di comprendere la struttura ed il ruolo svolto nella città da un
grande cimitero in Francia sino alla fine “dell’ancien regime”.
La struttura architettonica era formata da un recinto chiuso all'esterno, con un lato
addossato alla chiesa, le cui arcate si aprivano verso un interno formato da una porzione
di terreno libera; questo grande impluvium centrale ospitava le fosse comuni, veri e
20
“Luogo allato della chiesa, dove si seppelliscono i morti. Lat. Sepulchretum. Viene dalla parola greca caemeterium
che vuol dire dormentorio, luogo dove si riposa, adatto poi dagli antichi Cristiani, al luogo della sepoltura, per la certa
aspettazione del risorger de’ coprpi nell’ultimo giorno ch’ora di dicon riposare” F.Baldinucci, Vocabolario toscano
dell’Arte del Disegno. Firenze, 1681, p. 34
75
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
propri pozzi dove venivano stipati centinaia di cadaveri. Gli charnier formati dalle gallerie
perimetrali accoglievano le sepolture distinte, al pari delle navate interne alle chiese,
ed ospitavano sotto il tetto le ossa accatastate provenienti dalle esumazioni effettuate
nel campo centrale. La copertura, rialzata rispetto al piano di appoggio del solaio, permetteva la circolazione dell'aria tra i resti umani e, soprattutto, la vista delle ossa che così
sistemate componevano una sorta di “memento mori” in forma di fregio che correva
lungo la facciata interna dello charnier21. L'orrore delle fosse comuni e l'esposizione
ossessiva dei resti umani non intralciavano l'animata frequentazione del cimitero, posto nel
cuore del centralissimo quartiere delle Halles. Il cimitero funzionava come un vero e proprio
spazio pubblico urbano, parte integrante della vita quotidiana parigina, luogo d'incontri,
commerci e anche di prostituzione. Lo stesso nome che portava uno dei quattro bracci
che formavano il porticato, lo charnier des Ecrivains - che significa letteralmente “ossario
degli Scrivani” - ci fornisce un esempio di che tipo di esercizi si svolgessero sotto quelle
arcate, i quali pacificamente convivevano con le operazioni di seppellimento dei morti.
Quanto allo spettacolo delle ossa umane, esso veniva a rappresentare un messaggio legato alla funzione religiosa svolta da quel luogo, destinato a risvegliare quotidianamente
nell'uomo ammonimenti spirituali ed avvertimenti riguardanti il destino dei mortali.
Montaigne, scrivendo a proposito di questa stretta vicinanza tra vivi e morti nei cimiteri
urbani, osserva come «ce continuel spectacle d'ossemens, de tombeaux et de
convois nous advertisse de nostre condition», ricordandoci uno degli aspetti più significativi
di questa brutale familiarità con i segni della morte che contraddistingue il paesaggio
funerario nelle città sino alla fine del XVIII secolo.
21
Con il termine charnier si intende all’interno del cimitero medievale il luogo dove si ripongono le ossa provenienti
dalle esumazioni, ordinate o semplicemente accatastate sotto i portici, che si trovano dentro il recinto di una chiesa.
76
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
La serie di incisioni che Stefano della Bella esegue intorno al 1648 sul tema della morte,
costituisce un documento straordinario sull’ evolversi nel corso del XVII secolo di questo
gusto per la raffigurazione macabra. Al tempo stesso queste immagini offrono, attraverso
l’ambientazione delle scene, alcune lucide annotazioni che ci consentono di capire
quale fosse il paesaggio cimiteriale urbano in quel periodo. […] La situazione italiana non
presenta casi molto dissimili da quanto abbiamo visto fino a questo momento. Il medievale
Camposanto
pisano,
considerato,
modello
insuperato
della
nostra
tradizione
architettonica, costituisce per la sua struttura e la disposizione ordinata delle sue sepolture
un caso piuttosto isolato, sebbene anch'esso fosse sede di una multiforme vita cittadina22. Si
assiste nelle chiese e nei chiostri dei conventi ad una vera e propria «scalata sociale» dei
morti, che fino all'epoca dei Lumi procederà in cerca di posizioni che godano il più possibile
della vicinanza degli altari con le loro reliquie. In conseguenza di questo fenomeno, si
riproduce con la disposizi one delle sepolture una «gerarchi a rigorosissima, che fa
della chiesa il microcosmo della società urbana», mentre non si avvertono sostanziali
preoccupazioni per le conseguenze igieniche e lo scarso senso della pietà cristiana.
22
Le gallerie del Camposanto, ricordate come rare esempio di ordinamento razionale nel mondo caotico dei cimiteri
medievali, venivano quotidianamente usate per “vari e diversi giochi” che si facevano sul pavimento del cimitero:si
susseguono a partire dal 1300 divieti di giocare a palla al suo interno, mentre si consente di seguitare ad utilizzare i
locali per altri usi, come quello di tendervi la lana per asciugare. Cfr. I.B. Supino Il Camposanto di Pisa, Firenze, 1896,
p.38.
77
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
Firenze, pianta del cimitero superiore di S. Maria Novella,1787 (da Fineschi, Memorie sopra il cimitero…)
Un quadro di quella che doveva essere la configurazione di un cimitero “apud ecclesiam”
funzionante a Firenze sino alla fine del Settecento, ci appare nelle Memorie sopra il
cimitero antico della Chiesa di S. Maria Novella che il domenicano Vincenzio Fineschi
redige alla fine del XVIII secolo, in un momento in cui sono già apparsi, su iniziativa del
Granduca Leopoldo di Toscana, radicali provvedimenti in materia di trasferimento dei
morti fuori dalle città. La chiesa ed il convento domenicano annesso ospitano uno dei più
importanti cimiteri della città.
Si tratta in realtà di un sistema di sepolcreti che evolvendosi prende possesso di buona
parte degli spazi comuni reperibili all'interno ed intorno al microcosmo conventuale. Il
nucleo più antico, situato nell' «atrio o vestibolo», costituiva un sepolcreto a ridosso della
facciata originaria, alla maniera di molti antichi cimiteri parrocchiali; sul sagrato della
nuova facciata, disposte in «cinque filari», si contavano inoltre più di duecento sepolture.
78
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
Un recinto a ridosso del lato maggiore esterno della chiesa formava il cimitero detto
«superiore», un grande campo delimitato su un lato da un sistema modulare di «avelli o
arche sepolcrali», il cui motivo seguitava lungo il basamento della facciata della chiesa. Un
cimitero «inferiore» era invece ospitato nei chiostri e nei sotterranei del convento,
sistematicamente occupati da singole sepolture e cappelle riservate ai sepolcri delle
confraternite. L'impluvium di atrii e chiostri, se non pavimentato, costituiva lo spazio degli
«sterri» per le sepolture più umili. Lo smantellamento di questo sistema, invocato dalle
menti illuminate, avverrà con tempi molto più lenti e procedure meno drastiche di quelle
stabilite dai primi provvedimenti di riforma. L'esame delle Istruzioni per la formazione dei
Campisanti a sterro, pubblicate nel Granducato di Toscana nel 1783, ci consente di
constatare l'insorgere di una mentalità che invoca misure di definitivo annientamento di
questo stato che caratterizza gli edifici religiosi:
«E dovranno tutte generalmente riempirsi le sepolture esistenti nelle chiese [...] E riempite
che siano dovrà togliersi ogni lapida, o segno di sepoltura, farvisi sopra un piccolo getto di
smalto, e murarsi in pieno perfetamente.»
Mentre si cerca di spezzare per sempre il cordone ombelicale che lega il mondo delle
sepolture alle chiese e quindi alla città, gli stessi provvedimenti di riforma dispongono
l'assegnazione di terreni extraurbani che abbiano quest'unica vocazione funzionale.
Da questo momento i cimiteri acquistano una propria riconoscibilità, rintracciabile per il
momento almeno nella descrizione topografica del territorio.
Questo cammino dei morti verso il suburbio procede inizialmente verso luoghi
apparentemente informi; gli uomini dei Lumi, i medici soprattutto, che per primi
denunciano la pericolosità delle sepolture, lavorano inizialmente senza che si senta la
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
necessità di disporre di un modello architettonico. Alla comunità urbana, che ha fino ad
ora conservato i propri morti tra le mura, questa nuova collocazione nella desolata
campagna evoca immagini di forme brutali di sepoltura, come i terreni posti fuori dalle
mura utilizzati in caso di eventi luttuosi quali guerre ed epidemie, oppure i campi di
sepoltura di condannati a morte e di categorie di persone che rappresentavano uno stato
di diversità, come eretici e scomunicati. Anche in ragione di queste forme di avversità al
cambiamento i tempi di applicazione dei provvedimenti che istituiscono i nuovi
camposanti saranno talvolta lunghissimi. I primi cimiteri avranno l'aspetto di un terreno
nudo, uno spazio disadorno e segregato, cinto da un semplice muro. Questa la traduzione
fisica in termini d'insieme dei provvedimenti ispirati alla pubblica igiene, che invece si
sforzano di stabilire regole inequivocabili sulla corretta esecuzione delle fosse, delle
distanze reciproche, dell'aerazione dei locali. Verso questi terreni “neutri” saranno
inviati i morti, a partire dalle categorie più deboli, sottratti al caos delle fosse e dei
sepolcreti cittadini, in attesa che un modello di ordinamento più elaborato sia in grado di
chiarire il loro rapporto con la società dei vivi e la nuova posizione acquisita rispetto ad
una mutata dimensione urbana.
80
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
3.3 Il pericolo del contagio: l’igiene pubblica e la questione delle sepolture urbane.
«Ciò che si è detto delle Chiese, deve applicarsi a proporzione a' Cimiteri urbani. Nelle città
non si potrebbe senza grave incomodo degli abitanti ritrovare estensione bastante per un
cimitero; l'altezza delle fabbriche e delle Chiese, la direzione delle strade, il circolo stesso
dell'aria non farebbe che impedire il dissipamento dei vapori che se ne esalano, e
rompere il libero corso dei venti. Quindi vediamo, che in essi regna sempre un'umidità
costante, se ne spargono all'intorno gli aliti, che penetrano le abitazioni, offendono l'odorato, alterano gli umori e gli alimenti, le acque soprattutto e le fonti, che servono all'uso dei
cittadini.»
Possiamo considerare la questione dei cimiteri emersa soprattutto in Francia nel corso degli
anni settanta del XVIII secolo, come parte di una generale riflessione critica sulla città, che
si manifesta nel momento in cui la cultura illuminista propone di razionalizzarne le strutture e
modificarne l'aspetto estetico. L'appello all'ordine ed alla razionalità, proveniente
dall'ambiente
dei
philosophes, appare strettamente legato ad una valutazione
decisamente negativa della città ereditata dal passato, di cui, ovviamente, fa parte
anche l'oscuro e caotico mondo delle sepolture. La creazione di migliori condizioni di vita
nella città sotto il profilo dell'igiene pubblica, costituisce uno dei punti cardine di un
programma intento a proporre un nuovo ordine urbano, del quale incontriamo i più
importanti contributi critici e teorici nelle opere di Voltaire, dell'abate Laugier e di Pierre
Patte. Uno degli argomenti che vengono dibattuti in questo contesto è il problema della
salubrità dell'aria e della sua difficile circolazione perché imprigionata in edifici obsoleti e
nelle strutture urbane medievali. La città ha bisogno di piazze e luoghi pubblici aperti e ben
ventilati; le sezioni stradali devono essere stabilite con criteri che tengano conto della circolazione dell'aria e del giusto grado di esposizione al sole; le abitazioni devono
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
possedere migliori requisiti igienici. Queste raccomandazioni, basate su criteri razionali, si
riferiscono non solo alla generale struttura urbana, ma anche alla definizione di nuove
tipologie urbane come ospedali, prigioni, macelli e cimiteri. La fontana già ricordata,
collocata al centro del mercato che prende il posto del cimitero degli Innocenti a Parigi, ci
offre un significativo esempio di una serie d'interventi di embellissement dello spazio urbano,
che intendono restituire misura, decoro e comodità ad un ambiente cittadino degradato e
caotico.
Questa volontà di definire nuovamente la struttura della città con operazioni che s'ispirano
a criteri di funzionalità, praticità e ordine pubblico, si scontra visibilmente con la dimensione
ancora medievale dei cimiteri. Vediamo inizialmente apparire una serie di denunce e
numerosi rapporti presentati dalla classe medica illuminata, che prendono di mira la
situazione preoccupante in cui si trovano le sepolture all'interno delle città, la leggerezza
con cui preti, becchini e semplici cittadini accettano una convivenza così stretta con i
propri defunti ed il modo sbrigativo con cui questi ultimi vengono sistemati nelle fosse comuni o stipati nei depositi sottostanti le chiese. Secondo l'opinione maturata dai medici del
tempo, l'aria, in quanto potenziale veicolo di trasmissione di esalazioni provenienti da
forme di materia organica in decomposizione, costituisce il principale pericolo per la
sicurezza e le condizioni igieniche urbane. La città viene in questo senso considerata
come un'entità fisica che accoglie una densa concentrazione di esseri umani; diviene
quindi indispensabile prevederne una struttura più razionale, che favorisca la circolazione dell'aria con ampie piazze e strade spaziose.
Le strutture pubbliche dove maggiormente si concentrano gli esseri umani, come ad
esempio ospedali e prigioni, vengono sottoposti ad una radicale revisione che ne indica i
nuovi requisiti strutturali e funzionali e le distanze di sicurezza rispetto all'abitato.
82
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
Al tempo stesso si cerca di neutralizzare con il loro decentramento tutti i possibili focolai
di malattie, come letamai, cloache ed acque stagnanti, e quindi anche i cimiteri dove
con scarse precauzioni si seppelliscono i cadaveri. L'abbondante letteratura prodotta
soprattutto da medici francesi intorno agli anni settanta del XVIII secolo, ci rivela
l'intenzione del tempo di trattare con criteri scientifici il problema e mettere a nudo gli
inconvenienti dovuti alla secolare routine con cui si seppellisce nei cimiteri parrocchiali,
soprattutto nei casi in cui l'aumento della popolazione nei centri urbani induce ad un più
rapido avvicendamento nelle operazioni di seppellimento ed esumazione. Le chiese
appaiono in questo periodo come una vera e propria minaccia per la propagazione delle
malattie; la loro struttura chiusa e la concentrazione di persone che vi si riuniscono,
impediscono la libera circolazione dell'aria che così soffocata e mescolata agli «aliti» dei
fedeli non consente l'evacuazione di esalazioni provenienti dai sepolcri sottostanti. Il
rischio del contagio si estende dalla categoria dei becchini ai frequentatori dei luoghi
sacri e, infine, all'intera cittadinanza: l'aria, imprigionata dalle strutture obsolete della
città, è considerata il principale veicolo di propagazione delle malattie, deve quindi
essere in grado di circolare libera, senza incontrare ostacoli che ne provochino un pericoloso ristagno. Si moltiplicano in questo periodo le cronache di episodi terrificanti, che
documentano il grado di pericolosità raggiunto dalle operazioni di apertura dei sepolcri. In
conseguenza di questa situazione cambia anche l'ottica con cui si studia il corpo
dell'uomo dopo la morte. Fino ad ora visto come soggetto dormiente - in posizione più o
meno composta - al riparo della Chiesa che si cura del suo destino, il morto comincia ad
apparire come potenziale fonte di sciagure e malattie; in quanto appartenente alla sfera
dei corpi corrotti diventa un soggetto da studiare e neutralizzare nell'interesse della salute
pubblica. Questo fervore di studi intorno all'origine ed agli effetti di tali «effluvi funesti»
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
condurrà non solo all'allontanamento delle sepolture, ma anche alla soppressione dalla
scena urbana di tutto un insieme di segni che utilizzavano l'immagine del disfacimento
fisico del corpo umano come messaggio di tipo escatologico indirizzato alla popolazione
cristiana. Con il trasferimento a Parigi della statua della Morte dalle gallerie degli Innocenti23 s'inaugura il processo di demolizione dei segni che appartengono ad una lunga
stagione in cui la tetra esposizione dell'immagine del corpo umano scarnificato era
utilizzata dalla Chiesa come “memento mori”, attraverso forme di rappresentazione che
nel periodo barocco raggiungono livelli di autentica teatralità24. Quanto avviene in Francia
negli anni 1770-1780 non è che l'anticipazione di un fenomeno che si verificherà nelle altre
città europee con tempi e modi tra loro assai diversi, investendo anche buona parte del
XIX secolo. Può risultare in questo senso significativo riportare quanto scrive Melchiorre
Missirini nel 1839 in tema di cimiteri, considerati come ultima e spinosa questione che si
oppone al completamento di un nuovo ordine urbano ispirato alle leggi della funzionalità
e dell'igiene pubblica:
«Se le leggi di polizia vegliano perché le pubbliche strade sieno mantenute spaziose e nette,
perché le spazzature vengano deposte lungi dai luoghi frequentati perché le acque
abbiano il debito scolo, perché le cloache e gli spurghi sieno condotti alle correnti de'
fiumi, perché negli spedali e orfanatrofi si pongan i ventilatori, perché i macelli rimangano
in luoghi remoti, e perché i commestibili sieno salubri; non si dovrà dunque vegliare
ancora per rimuovere l'infezione dei sepolcri?»
23
La statua della Morte, opera dello scultore Germain Pilon dell’inizio delxvi secolo, si trova attualmente al museo del
louvre. Cfr. J.-p. Mouilleseaux, op. cit., p.66.
24
Si pensi, ad esempio, alla sistemazione dei sotterranei di Santa Maria sella Concezione a Roma ed al loro macabro
apparato decorativo, interamente realizzato dai cappuccini con ossa umane. Cfr. P. Ariès, Images of man and death,
Cambridge, Mass. And London,1985,pp.190-191.
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
3.4 Prime misure radicali: il cimitero inteso come nudo terreno
Nonostante i provvedimenti pubblici che vedremo susseguirsi in diverse nazioni europee
nel corso degli anni settanta del XVIII secolo, il passaggio dagli antichi cimiteri urbani ai
nuovi recinti collocati extra-moenia non avviene in generale in modo coerente ai tempi ed
ai modi dettati dalle disposizioni emanate. Alcuni casi di prime localizzazioni eccentriche
rispetto all'abitato precedono questi decreti ispirati ad un modello laico e si verificano in
seno alla struttura ecclesiastica, su iniziativa di prelati illuminati. Il Milizia parla infatti, nella
trattazione sui cimiteri, di «editti di zelanti, e illuminati Vescovi» che operano con difficoltà
contro gli antichi pregiudizi. L'incremento della popolazione e la ristrutturazione di
edifici sacri e loro annessi conducono, nel corso del XVIII secolo, prelati e confraternite
religiose all'acquisto di terreni decentrati rispetto alla città. Queste azioni, che si muovono
autonomamente rispetto all'iniziativa pubblica, dettate da principi ispirati alla pietà ed
all'igiene, non fanno che riprodurre ad una scala diversa il precedente ordine
gerarchico, riproposto attraverso la contrapposizione tra la condizione privilegiata di chi
ancora gode del diritto alla sepoltura in chiesa e la 'nudità' dei camposanti extra-moenia
verso i quali si cerca di indirizzare le classi più umili. È il caso del vescovo illuminato di
Barcellona, José Climent y Avinent, promotore della costruzione del primo cimitero
spagnolo realizzato secondo questa nuova concezione urbanistica, a mezz'ora di
cammino dalla città. Il cimitero, inaugurato nel 1775, anticipa la real cédula del 3 aprile
1787 di Carlo III, per la costruzione dei cimiteri «fuera del poblado». L'impianto, vista la
riluttanza dei barcellonesi ad abbandonare le proprie abitudini, resterà pressoché
inutilizzato fino alla sua ricostruzione nel secolo successivo. Il recinto ideato dal vescovo, pur
nell'essenzialità dettata principalmente da preoccupazioni di tipo igienico, conserva un
85
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
suo decoro ed una simbologia appropriata. L'iscrizione dell'Apocalisse posta sulla porta,
«Beati mortui qui in Domino moriuntur», ci indica la persistenza di un legame tra la
vocazione funzionale ed il significato religioso di un luogo dove si pensa che i corpi
'dormano' in attesa del risveglio. La questione dei cimiteri si presenta in Francia come
problema di decenza e d'igiene urbana sin dalla fine della prima metà del Settecento. Le
lettere dell'abate Porée del 1745 costituiscono uno dei primi documenti contenenti in
forma organica, oltre alla denuncia della situazione, una serie di prime indicazioni
'operative' che verranno riprese negli anni successivi. Gli argomenti trattati sono: la
salubrità dell'aria, riferita sia alle chiese che alla città, la cessazione del vecchio sistema di
sepoltura, il trasferimento dei cimiteri fuori dalle città, l'importanza di una separazione tra
vivi e morti e, infine, la visita al cimitero come mezzo per conservare quella funzione spirituale di “memento mori” che, secondo la Chiesa, possiede la frequentazione delle
tombe da parte dei vivi. Il decreto del Parlamento di Parigi del 12 marzo 1763 costituisce il
primo esempio di pubblico provvedimento che si propone di accogliere, con un insieme
di misure razionali, le denunce ed il malcontento emersi. La constatazione dello stato
d'indecenza e pericolosità delle sepolture cittadine induce i parlamentari a presentare un
quadro di misure radicali, che indichino soluzioni chiare, funzionali e procedure di estrema
essenzialità. Si pensa anche ad un programma urbanistico di un certo respiro, che
prevede la costruzione di otto grandi cimiteri pubblici situati fuori dalla città. Lo svolgimento
del rituale funebre rimane, secondo il decreto, circoscritto alla commemorazione del
defunto in chiesa. Successivamente si prevede che le spoglie vengano collocate in depositi
custoditi, in attesa del loro trasferimento ai cimiteri. Lo status del cadavere cambia
radicalmente a partire da questa operazione; sottratto alla cura dei vivi e consegnato
all’istituzione pubblica, imbocca un percorso lungo il quale si cercherà di neutralizzarne la
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
pericolosità. Il deposito provvisorio appare nel decreto come una sorta di terreno di
frontiera 'tra il puro e l'impuro' dove i corpi sostano, in attesa di una diversa collocazione
territoriale, isolata dal resto della collettività25. L'immagine di questi cimiteri che ricaviamo
dal decreto risulta spoglia e disadorna; questi recinti hanno un valore meramente
funzionale, con l'aspetto di un «terreno di sgombero, ma pulito, igienico, ben tenuto» e
sorvegliato, con campi per le fosse comuni, prive di elementi che possano individuare le
singole sepolture, dove si seppelliscono ancora i corpi tra loro sovrapposti. Questo terreno
nudo non presenta forme di arredo né piante. Gli alberi, soltanto più tardi riabilitati dalla
scienza, vengono ritenuti un impedimento per la libera circolazione dell'aria: così
sosterranno anche Maret nella sua Mémoire (1773) ed il già ricordato vescovo di
Barcellona. Il modello di cimitero delineato dal decreto parigino del 1763 spaventa il
popolo, per timore che i defunti vengano abbandonati a se stessi, e la stessa Chiesa, che
ravvisa in queste innovazioni i primi segni di un'imminente perdita di controllo sui traffici che
gravitano intorno alle sepolture ed al culto dei morti. Negli anni che seguono il decreto del
1763, una serie di iniziative cerca di correggerne il radicalismo, nel tentativo d'introdurre
elementi che permettano di trasferire nell'ambito del cimitero la possibilità d'identificare le
sepolture e trasferirvi parte di quell'arredo funerario che apparteneva al precedente
modo di seppellire. Soprattutto il clero reagisce perché colpito nei propri interessi finanziari
e preoccupato dal fatto che venga così a mancare quella funzione spirituale esercitata
dalla vicinanza delle tombe ai fedeli. Nella Déclaration Royale del 1776, le cui disposizioni a
differenza del decreto del 1763 saranno effettivamente applicate, verranno introdotte alcune significative modifiche al testo precedente.
25
Questo nuovo modo di intendere il rituale funebre comporta nello svolgimento delle operazioni un tono di
clandestinità, dovuta alla forzata estromissione di spettatori dal rito della sepoltura.
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
Sostanzialmente si introduce la possibilità di attuare forme di differenziazione tra le fosse
comuni e le sepolture distinte con l'apposizione di monumenti tali da permettere di «choisir
[...] un lieu séparé pour leur sépulture; méme faire couvrir ledit terrain, y construire un
caveau ou monument»26. Con questo importante cambiamento si modifica la
concezione dello spazio cimiteriale che, da indifferenziato «luogo salubre e deposito di
corpi», può trasformarsi in un luogo dove è possibile ordinare gerarchicamente gli spazi
assegnati alle diverse classi sociali. L'avversione del popolo e della Chiesa per queste
forme di segregazione territoriale delle sepolture e la resistenza al cambiamento da
parte di chi godeva del privilegio della sepoltura nelle chiese cittadine sono argomenti
ricorrenti di una discussione che si trascinerà, nonostante le situazioni igieniche contingenti,
in molte città europee ancora per diversi decenni. In alcune città italiane, già negli anni
settanta del XVIII secolo a poca distanza quindi dai primi provvedimenti parigini, la
circolazione di idee illuminate in materia di igiene e di sepolture, attestata dalla
pubblicazione nel 1774 dell'allora noto Saggio e Scipione Piattoli, conduce alla
costruzione e primi cimiteri extraurbani. La realizzazione del cimitero di S. Cataldo a Modena,
consacrato nell'anno 1773, segna l'avvento di questa nuova concezione dello spazio
cimiteriale sollevata in primis dalla classe media. La
preoccupazione
per
l'aspetto
utilitaristico e la coerenza funzionale della “macchina” cimiteriale appare in questo
progetto
accompagnata
da
un
ostentato
disinteresse
per
forme
di
decoro
architettonico. Il recinto è internamente composto da un sistema di 58 grandi camere
sepolcrali, solo parzialmente interrate per motivi di carattere idrogeologico, ognuna
delle quali funziona come deposito per centina di cadaveri. Il cimitero, che non possiede
26
Si tratta della Déclaration concernano les inhumations, emanata da Luigi XVI il 10 marzo1776, le cui norme saranno
estese in tutto il regno francese.
88
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
neppure una cappella, viene «pensato semplicemente come un grande deposito di
cadaveri, un luogo segregazione della morte che non ha affatto bisogno di spazi per il
culto, né tantomeno della dimensione rappresentativa che la facciata di una chiesa [...]
avrebbe comunque introdotto», accede al cimitero da due ingressi, raggiungibile
attraversando i ponti che scavalcano un fossa che gira lungo il perimetro, costruito per
moti di drenaggio del terreno. Questa condizione extraterritorialità, accentuata dal
canale, trasforma la spazio cimiteriale in un' 'isola' totalmente separata dall'ambiente
che
la
circonda,
contemporanee
di
presentandoci
'negazione'
un'immagine
dello
spazio
che
prelude
cimiteriale,
a
di
certe
cui
ci
forme
parla
estesamente Je Didier Urbain.
Modena, cimitero monumentale di San Cataldo progettato dall’architetto Costa
89
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
3.5
Dal Camposanto di Pisa alla «Ville des Morts» del XVIII secolo: l'immagine del
cimitero come rappresentazione simbolica della società
La lenta affermazione di idee e provvedimenti d'ispirazione illuminista, che dettano le
regole per la creazione “ex-novo” di cimiteri spogli e funzionali, procede in mezzo allo
sgomento suscitato dallo spettro dell'anonimato e dalla lontananza di questi 'depositi'
frequentati solo dagli addetti ai lavori, vere e proprie 'isole' cimiteriali sottratte al flusso della
vita urbana. Queste nuove misure urbanistiche suscitano, invece, l'interesse degli architetti
chiamati a proporre in merito un modello appropriato, in attesa che le proteste indirizzate al
radicalismo delle prime disposizioni contribuiscano all'introduzione di modifiche, che
prendano atto dei reali mutamenti che si stanno verificando nel rapporto tra la società ed
il mondo delle sepolture.
La comparsa nel 1776 in Francia della Déclaration con cui si proibisce definitivamente l'uso dei
cimiteri urbani e si consente d'introdurre dei monumenti individuali nei nuovi recinti,
costituisce una manifestazione di questo cambiamento. Il modello di cimitero suggerito dalle
menti illuminate, concepito inizialmente come terreno “nudo” e anonimo, subisce così una
prima significativa revisione, che permetterà agli architetti di elaborare nei loro progetti
forme di ordinamento dello spazio cimiteriale, che assume spesso in chiave simbolica
l'immagine stessa della società del tempo. A partire soprattutto dagli anni settanta del XVIII
secolo si presenta per gli architetti la necessità di sperimentare un modello del tutto nuovo,
che sino ad ora ha avuto nella teoria e nella pratica architettonica un'esigua trattazione.
L'architetto da questo momento viene chiamato ad elaborare un nuovo concetto dello
spazio cimiteriale, in una dimensione territoriale addirittura contrapposta a quella consueta
delle sepolture. Il riferimento alle esperienze del passato si presenta nei nuovi progetti in
90
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
forme diverse, rivolgendosi sia al patrimonio monumentale dell'antichità classica che a
modelli formalisi in epoca medievale come il camposanto italiano o lo charnier
francese. L'esempio più frequentemente indicato come modello da proporre è il
trecentesco Camposanto di Pisa, «le plus beau monument que les siècles modernes aient
réalisé dans ce genre», secondo quanto afferma Quatremère de Quincy che
nell'Encyclopédie méthodique (1788) sviluppa un'estesa trattazione sull'argomento.
II monumento pisano aveva destato nel tempo stupore e ammirazione nei visitatori, non
soltanto per la bellezza della sua architettura, ma anche per il suo funzionamento in quanto
“macchina cimiteriale”, in buona parte attribuito alla prodigiosità della terra
contenuta nell’impluviu dell'edificio. Michel de Montaigne, passane per Pisa nel luglio del
1581, annota nel si Journal de Voyage un fenomeno che qui si verificava: si diceva che
questa terra trasportata dal Palestina fosse capace, nel breve giro di ventiquattro ore, di
ridurre i corpi seppelliti a semplici «ossa ignude». Un tale evento doveva procurare non poco
sollievo tra i contemporanei, se consideriamo il modo sbrigativo e sommario con e avveniva
- ed avverrà ancora per molto tempo - la decomposizione dei resti umani in quegli
«abissi spaventevoli» (l'espressione è di Missirini, 1839) che erano le fosse comuni in
cimiteri parrocchiali. L'importanza assunta dal cimitero pisano tra XVIII e il XIX secolo andrà
ben al di là del proprietà miracolose del terreno e dell'aspetto ordinato delle sue
sepolture. L'immagine del Camposanto suscita l'interesse degli architetti perché in essa
si vedono riassunti i contenuti base dell'idea di cimitero che si sviluppa a partire dagli anni
ottanta del XVIII secolo. L'edificio pisano ha conservato sedimentate nel corso d secoli un
gran numero di testimonianze dell'antichità e di opere d'arte, la cui storia si intreccia con
le vicende legate alla pratica di seppellire i cittadini pisani. Il cimitero appare dunque, nelle
vedute che ritraggono le sue gallerie, come un pubblico “contenitore”, che consente al
91
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
tempo stesso ai cittadini di frequentare le tombe dei personaggi illustri, di conoscere e
studiare la storia patria attraverso gli antichi reperti qui custoditi e, infine, di visitare una
raccolta di opere d'arte. Per queste ragioni Quatremère de Quincy, presenterà
nuovamente nel suo Dizionario l'esempio pisano come unico modello da seguire ed
imitare, non solo per «la salute degli abitanti», ma anche per «perpetuare la memoria degli
uomini celebri, facendo di quel luogo il deposito de' mausolei che sino allora avevano
troppo spesso deformato l'interno delle chiese»27.
27
92
A.-C. Quatremère de Quincy, Dizionario storico dell’Architettura, Mantova, 1842, p.423
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
La storia del Camposanto pisano è infatti accompagnata da un interesse eruditoantiquario che si sviluppa intorno agli antichi monumenti sepolcrali, recuperati e
riadattati a nuove tombe come, ad esempio, i sarcofagi provenienti dagli spalti del
duomo, utilizzati nel Trecento come nuove sepolture e collocati nel camposanto.
Nell'immagine delle gallerie, «vasto passeggio così ben decorato dalle opere del pennello
e dai monumenti funebri od onorifici innalzati ai personaggi più distinti della repubblica di
Pisa» il camposanto ha perduto la sua connotazione religiosa originaria, mentre appaiono i
segni di quel cambiamento che lo conduce ad essere trasformato all'inizio del XIX secolo
in vero e proprio Museo di Belle Arti.
93
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
Questa vocazione laica ed umanistica del camposanto ben si adatta alla sua
struttura architettonica, il «solo ed unico modello» che si debba proporre agli architetti, in
una diversa dimensione territoriale: «Secondo la forma pertanto e ad imitazione del
cimitero di Pisa dovrebbero essere costruiti, ed in dimensioni proporzionate ai bisogni, sopra
terreni fuori del recinto delle grandi città, uno o più luoghi pubblici di tumulazione atti ad
offrire una progressione di pratiche, di pubblici distintivi o di monumenti commemorativi
proporzionati ai diversi gradi di cui si compone il corpo sociale». L'edificio, che appare a
Montaigne di «grandezza inusitata», iniziato a costruire nel 1277, è costituito da una
galleria rettangolare coperta, chiusa verso l'esterno ed aperta sulla corte centrale con
arcate decorate con quadrifore goticheggianti. Il pavimento sottostante le gallerie è
suddiviso da un reticolo geometrico che permette di ordinare le lapidi che ricoprono i
sepolcri di cittadini distinti e di compagnie religiose. Nel centro, a cui si accede da sei archi
disposti simmetricamente, è situato il campo per le sepolture comuni. Le pareti,
decorate con i celebri affreschi, presentano a terra sarcofagi e reperti antichi, in parte
riutilizzati come monumenti funebri; «sotto questo corridore al coperto avevano gli sepolcri
loro» i componenti della nobiltà pisana. Un episodio ricorrente nella letteratura del
monumento pisano, la visita nel 1658 di Cri-stina di Svezia al Camposanto, che in tale
occasione «nobile Musaeum appellavi!», ci attesta l'esistenza di una dimensione 'museale'
dell'edificio che si sviluppa parallelamente alla destinazione più propriamente funebre delle
magnifiche gallerie.
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
Se il caso del Camposanto di Pisa offre un'anticipazione dei contenuti legati all'idea di
cimitero inteso come “città dei morti”, successivamente sviluppata nel corso degli anni
1770-1780, alcune realizzazioni appartenenti alla prima metà del Settecento precedono
invece con la loro struttura quel concetto di spazio cimiteriale essenziale ed impostato su
criteri rigorosamente funzionali, che proviene dall'igienismo d'impronta illuminista.
È il caso del cimitero romano di S. Spirito, ultimato intorno al 1745, oggi non più esistente
perché demolito nel secolo scorso. Il cimitero viene costruito a Roma dall'architetto
Ferdinando Fuga a seguito dei lavori di ampliamento dell'ospedale di S. Spirito in Sassia44; si
tratta quindi di un'opera concepita in relazione alle esigenze funzionali di una struttura per
la quale si prevedono a questo proposito soluzioni razionali e semplificate. Non è dunque in
questo caso una comunità urbana che utilizza il cimitero, ma un ospedale con una
particolare categoria di sepolture anonime (di indigenti e malati) che appartiene al ciclo
funzionale di una struttura specializzata.
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
Colpisce l'eleganza architettonica e la coerenza d'insieme nelle immagini del cimitero
presentate dal Letarouilly nel suo Edifices de Rome moderne; lo studioso commenta l'opera
soffermandosi sul senso di uniformità e regolarità che caratterizza la disposizione delle sepolture
(«On y remarquera l'alignement des tombes régulières et uniformes»), evidentemente per
quel tempo ancora insolito. L'immagine in questione non rappresenta in realtà delle tombe,
ma semplici “bocche” che corrispondono a capienti locali sottostanti, dove i cadaveri
venivano gettati e successivamente ricoperti con calce viva28.
28
Le stesse soluzioni verrano riproposte dal Fuga nel camposanto progettato nel 1763 a napoli per l’ospedale degli
incurabili
97
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
Il camposanto non è dunque che il piano di copertura di un sistema di locali ipogei voltati, al
pari della corte lastricata che ricopre una cisterna, come dimostra la sezione dell'impianto ideato dal Fuga, visibile in un disegno conservato agli Uffizi.
Questa operazione di natura
esclusivamente funzionale, con cui si predispone un sistema ordinato di depositi anonimi,
trova un motivo di riscatto nell'immagine d'insieme offerta soprattutto dal trattamento
plastico delle pareti di recinzione. L'intero muro perimetrale, scandito da un motivo
architettonico che si ripete inquadrando una serie di scene dipinte sulle pareti, costituisce
inoltre l'elemento di transizione tra il lugubre interno ed il paesaggio circostante, visibile
fuori campo come del resto anche la cupola della cappella, collocata sull'asse centrale
della composizione. II concetto “radicale” di cimitero pubblico d'ispirazione illuminista, a
cui prelude l'essenzialità del progetto romano annesso all'ospedale di S. Spirito29, verrà
ripreso, sempre in Italia, da altri progetti in genere non realizzati, in cui ritroviamo nell'ambito
di un edificio pubblico un analogo disinteresse per il riconoscimento individuale delle
sepolture a favore della visione d'insieme. A Milano, dove il dibattito sulla nuova architettura dei cimiteri e le azioni rivolte al loro trasferimento fuori della città seguono solo di pochi
anni le vicende parigine, si discute nel periodo che va dal 1774 al 1785 tra l'ipotesi di
costruire un unico cimitero urbano e quella di attuare un sistema di cimiteri extramurali, da
ubicarsi all'esterno delle porte cittadine. Viene inizialmente deciso di costruire un unico
cimitero, vicino alla chiesa di S. Gregorio, in prossimità del Lazzaretto; successivamente, nel
1785, il governo decide di acquistare quattro appezzamenti di terreno per la costruzione di
cimiteri suburbani più piccoli.
29
La costruzioni di Nuovi Sepolcri dell’ospedale maggiore al foppone di milano, iniziata nel 1698 e terminata nel 1731,
costituisce un'altra testimonianza documentata su questa serie di tentativi di razionalizzare il sistema delle sepolture,
attuati da istituzioni ospedaliere. Il Foppone milanese presenta rispetto all’esempio romano più tardo, una forma
piuttosto singolare e più aperta alla frequentazione dei vivi.
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
L'architetto Giuseppe Pierrmarini presenta ne] 1781 un progettò di cimitero unico che
costituisce un interessante tentativo di presentare in chiave laica ed igienista un modello
di edificio pubblico già sperimentato. Il riferimento in questo caso non è un antico
cimitero, ma l'impianto del Lazzaretto, di cui il progetto eredita la struttura del grande
quadriportico. Al centro di un elegante porticato, scandito da un colonnato dorico,
l'edificio presenta un terreno di forma quadrata, spoglio e segnato da una maglia ortogonale. Sempre nel corso di questi anni di ricerca, assistiamo in Italia alla comparsa di altri
progetti che si distaccano dall'idea illuminista di cimitero pubblico, richiamandosi nei
caratteri tipologie alla chiesa ed alla tradizionale disposizione delle sepolture; si ripropone
dunque, in forma aggiornata ai nuovi requisiti igienici, i consueti contenitori utilizzati per
le sepolture, le cripti sottostanti l'edificio, le pareti sotto le arcate, terreni e le corti
annesse per le fosse comuni. Ne è un esempio il progetto dell'architetto Piernicol (1780)
conservato tra i disegni dell'Accademi; di San Luca. Il legame che ancora persiste tra;
l'immagine della chiesa e quella del cimitero, si conferma nella tendenza a disporre le
tombe individuali in posizione murale; il monumento funebre non ha per il momento una
propria autonomia - ad eccezione del churchyard inglese - ma deve trovarsi addossato
alla parete, a ricordo de precedente stato negli edifici sacri. I monumenti isolati
compariranno più tardi, con l'apparizione dei 'giardini' dentro i confini del cimiteri e, soprattutto, con l'abolizione delle fosse comuni a favore di un rapporto di tipo individuale
con le sepolture. Il progetto eseguito da Pierre Patte nel 1769 per un cimitero da costruirsi a
Parigi costituisce, secondo l'interpretazione di Richard Etlin, una versione aggiornata agli
ideali illuministi di ordine e razionalità dell'antico charnier francese, presentato in questa
occasione come edificio pubblico autonomo rispetto all'eventuale prossimità di una
chiesa.
99
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
Si tratta di un terreno di forma quadrata, destinato ad ospitare decorosamente le sepolture
comuni, circondato su tre lati da un porticato. Il problema della collocazione delle
sepolture distinte viene razionalmente risolto con la creazione sotto il pavimento dei portici
di una galleria dotata di dispositivi per l'aerazione. Ai lati dell'ingresso vi sono due edifici di
servizio, al centro del campo una modesta cappella. Sono invece scomparse dalla vista dei
frequentatori sia forme di decorazione macabra che le ossa fino ad ora ricoverate sotto la
copertura delle gallerie. Gli anni che succedono all’Arrèt del 21 maggio 1765, con cui il
Parlamento di Parigi rinnova il divieto di seppellire nei vecchi cimiteri cittadini, saranno
caratterizzati in Francia da un'intensa produzione di progetti che si interessano a questo
aspetto della vita pubblica. La ricerca nel campo dell'architettura funeraria che,
soprattutto nel corso dei due decenni 1770-1780, occuperà gli architetti, è indirizzata in
buona parte allo studio di nuove tipologie cimiteriali in grado di offrire una risposta alle
esigenze sociali che si stanno manifestando in questo campo. L'Accademia francese di
Architettura promuove, a partire dagli anni sessanta di questo secolo, una serie di concorsi
su questo tema. Attraverso i progetti premiati possiamo osservare come l'occasione di
trattare il tema funerario presentatasi agli architetti, costituisca il punto di partenza per
esporre un concetto nuovo di cimitero pubblico, che in questa sede assume il carattere di
una vera e propria rappresentazione simbolica della società. Dobbiamo infine ricordare
che la pratica ancora largamente in uso a quel tempo, di raccogliere le sepolture del
popolo in fosse comuni senza segni di riconoscimento individuale, facilitava il compito di chi si
proponeva di rappresentare, in un unico ambito spaziale, l'immagine corrispondente
all'intero ordinamento sociale.
100
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
Risulta in questo senso ancora significativo il richiamo al Camposanto di Pisa che con la sua
struttura riusciva a conservare sia i resti umani che le memorie dei cittadini illustri, distribuiti nel
campo centrale o lungo le gallerie perimetrali a seconda della posizione sociale.
Il progetto presentato dall'architetto Louis-Jean Desprez, vincitore nel 1766 delprix d'émulation
all'Académie royale d'Architecture, costituisce il primo esempio di architettura funeraria che in
un ambito non più religioso - il progetto è infatti dedicato dall'autore alla memoria di
Voltaire - si propone di offrire al tempo stesso una risposta alle necessità sociali e un modello in
cui potere riconoscere l'intera società pubblica.
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
Il cimitero ha l'aspetto di un elegante recinto concluso da gallerie monumentali, che
presenta al centro un tempio sovrastato da una copertura piramidale. Lungo il perimetro le
gallerie destinate alle «Sepultures des Grands Hommes» ospitano le tombe dei personaggi
insigni, suddivise secondo la loro professione; al centro si trova il «Temple pour les funérailles des
Rois» riservato, secondo l'intenzione dell'autore alle tombe reali. Quattro percorsi sopraelevati,
corrispondenti ai due assi principali dell'impianto, individuano in basso quattro campi, i
«Cimetières publics» per le sepolture comuni.
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
Tutta la società dunque, senza eccezione per la famiglia reale, si trasferisce conservando le
proprie distinzioni nel nuovo spazio cimiteriale. L'architettura funeraria, presentata sia in forma
di monumenti isolati che di complessi cimiteriali, costituisce una parte consistente anche
dei progetti “visionari” che in questi anni vengono eseguiti da architetti come Etienne-Louis
Boullée e Claude-Nicolas Ledoux. È soprattutto con questi architetti 'rivoluzionari' che il culto
per le forme geometriche assolute viene introdotto nell'ambito funerario.
103
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
Si pensi, ad esempio, ai progetti di Ledoux per il cimitero della città di Chaux, oppure al
cenotafio di Newton ideato da Boullée, accomunati entrambi dalla presenza di una grande
cavità sferica, con la quale lo spazio commemorativo e cimiteriale diviene espressione di
un più vasto ordine cosmico.
104
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
Soprattutto l'uso della geometria elementare del cerchio desta l'interesse di coloro che
progettano i nuovi complessi funerari. Lo spazio cimiteriale, ricondotto in pianta a questa
forma geometrica essenziale diviene, come nel caso del progetto di Pierre Fontaine (1785),
l'espressione di un modello sociale ideale30. Anche il cimitero ideato negli stessi anni da
Claude-Nicolas Ledoux per la città di Chaux possiede una pianta circolare, formando un
complesso che gravita intorno ad un grande volume cavo posto al suo centro. La sezione
evidenzia però un'articolazione della struttura che si sviluppa ad una quota inferiore al
piano di campagna, inglobando parzialmente al centro il grande volume sferico. In questo
progetto l'idea di cimitero come 'città dei morti' si rivela confrontando la forma che
assumono in pianta le due 'città' immaginate dall'architetto, Chaux ed il suo cimitero.
Come nella città dei vivi un insieme di percorsi radiali che attraversano la corona di
abitazioni e giardini confluisce nell'invaso della grande piazza ovale posta al centro, così,
nella dimensione catacombale del cimitero, i percorsi sotterranei attraversano a raggiera
la città della morte, dirigendosi verso la grande cavità sferica centrale.
30
Il progetto di Pierre Fontaine, di cui troviamo la pianta nell’immagine
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
Il progetto proposto nel 1782 dall'architetto Capron, discostandosi da queste trattazioni
teo-riche, propone l'adozione della forma circolare principalmente per adeguarsi a nuove
prescrizioni di tipo igienico, che indicano questa scelta come soluzione ottimale per
garantire la salubrità dei cimiteri. L'assenza nella forma circolare di angoli morti e la
mancanza di vegetazione sono infatti considerate due condizioni che favoriscono la
libera circolazione dell'aria ed impediscono la formazione di sacche d'aria stagnante
che la medicina del tempo indica come fonte di pericolo per la propagazione di malattie.
La scelta della forma circolare ed il genere di suddivisione interna al recinto esprimono,
comunque, un simbolismo essenziale che si richiama all'immagine stessa della società, con
soluzioni formali che ritroveremo più avanti anche in Italia, in alcuni progetti dell'inizio del XIX
secolo. L'impianto circolare di Capron prevede al suo interno una spartizione del terreno
per anelli concentrici, all'interno dei quali le tombe vengono distribuite secondo la
posizione occupata nella piramide sociale. Lungo il perimetro troviamo una galleria
circolare, seguita da due fasce intermedie di terreno e, infine, un vasto terreno circolare al
centro che forma la fossa comune. Lo stato di confusione che caratterizzava il mondo delle sepolture, fino a questo momento addensate dentro ed intorno alle chiese, viene
qui ricondotto alla geometria elementare del cerchio, suddiviso in fasce concentriche,
ulteriormente differenziate con una variazione di quota del terreno che si abbassa
dall'esterno verso l'interno.
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
Abbiamo visto emergere dal fervore progettuale che nasce intorno al tema funerario nel
corso di questa seconda metà del secolo, il formarsi di un'idea di cimitero completamente
nuova, con la-quale una concezione laica subentra alla tradizionale visione cristiana. A
partire dalle prime" proposte elaborate in seno ai concorsi accademici, fino ad arrivare a
quest'ultima versione essenziale ed igienista offerta da Capron, il progetto del cimitero
costituisce anche l'occasione per presentare in forma ideale e simbolica un'immagine
globale della società stessa.
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
La necessità di collocare questi 'mondi' in una dimensione territoriale che prevede la netta
separazione rispetto alla città, contribuisce, infine, al formarsi di un'idea di cimitero che,
attraverso l'ordinamento gerarchico dei suoi spazi, si presenta come una vera e propria
'città de,i morti'. I progetti che fanno seguito a queste esperienze cercheranno di chiarire
maggiormente il rapporto tra queste 'città' e la società urbana, sviluppando quella concezione che – ricollegandoci all'immagine del Camposanto pisano - guarda allo
spazio cimiteriale come luogo pubblico e non solo come un ricovero ordinato per le
sepolture.
L.-S. Gasse, Elyseè ou cimitière public, 1799, Prospetto, Sezione, e pianta nella pagina seguente
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
4-
IL PROCESSO FORMATIVO DEL CIMITERO MODERNO
4.1 La formazione della struttura
Una prima considerazione che si ricava dalla lettura dell'architettura cimiteriale è che le
strutture per le sepolture sono chiamate ad esprimere il loro carattere di "durata" nel
doppio significato di permanenza simbolica e di resistenza alle rovine che il tempo
inevitabilmente tende a produrre. È questo un ulteriore motivo di attenzione, da parte
del progettista, per le ragioni e le regole del processo formativo che hanno determinato la
forma del cimitero moderno. La prima fase di formazione del cimitero, che esprime
chiaramente questa permanenza simbolica, avviene nel passaggio (in molte aree
europee tra il IX ed il X secolo) delle sepolture dall'interno del luogo di culto, all'area
esterna immediatamente adiacente, sia attraveso l'edificazione di cappelle private
legate alla chiesa, sia attraverso la destinazione a campi di inumazione di aree di
proprietà della parrocchia, come abbiamo visto nel capitolo precedente.
Sebbene le sepolture abbiano avuto carattere seriale ed una distribuzione certamente
episodica, una prima forma di gerarchizzazione dello spazio era indicata dall'importanza
attribuita alle zone destinate alla sepoltura: le salme degli abitanti importanti e più ricchi
venivano sepolte vicino all'altare, mentre, col progressivo decrescere delle possibilità delle
famiglie richiedenti, venivano considerati adeguati, nell'ordine: lo spazio interno della
chiesa, lo spazio esterno immediatamente adiacente, i campi di inumazione.
110
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
Il recinto cimiteriale (elemento tipico del cimitero moderno) si forma, quindi, attraverso
l'utilizzazione intensiva dei campi di inumazione e la successiva formazione di porticati
costruiti per raccogliere le spoglie delle esumazioni (dei disseppellimenti periodici).
La trasformazione settecentesca del cimitero dei Santi Innocenti a Parigi testimonia la
fase di passaggio verso strutture specializzate, dall'utilizzazione spontanea dei suoli
disponibili, alla progettazione intenzionale.
Primo dato fondamentale che presiede alla formazione unitaria dei caratteri specializzati
della struttura (trasformando quindi quella che era definibile come "serie aperta" in
organismo) è la scala: mentre i cimiteri parrocchiali accoglievano le salme di un intorno
urbano limitato, quella dei Santi Innocenti è una struttura che si organizza a scala urbana,
per servire diciotto parrocchie.
Come in ogni organismo, la gerarchizzazione insieme funzionale-distributiva, spazialeespressiva, statico-costruttiva degli elementi e delle strutture di elementi dei Santi
Innocenti tende ad assumere, nel tempo, una definizione leggibile attraverso i percorsi,
che tendono a geometrizzarsi, e gli elementi polarizzanti, che assumono un ruolo
progressivamente evidente: gli ingressi, in prossimità dei quali alcune campate sono
chiuse, collocati in posizione angolare, quindi destinati a non gerarchizzare lo spazio
interno, ma il solo percorso porticato; la chiesa, collocata sul percorso matrice di rue Saint
Denis, ma rivolta all'interno del recinto;la Cappella di Saint Michel, che costituire anche
l'ingresso assiale su percorso matrice, ed origine dei percorsi perimetrali porticati; la
Fontana dei Santi Innocenti, in posizione antinodale, che definisce l'angolo dell'isolato
occupato dal cimitero.
La struttura che si va formando assume quindi alcuni caratteri tipici di ogni organismo
generato dal ribaltamento dei percorsi del tessuto all'interno dello spazio perimetrato,
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
dove tanto i percorsi quanto gli spazi interni sono gerarchizzati dalla polarità della chiesa
mentre la porzione di terreno più distante dalla chiesa, e quindi antipolare, appartiene
all'ospedale religioso e vi vengono sepolti i più poveri.
Sebbene antecedenti significativi possano essere letti in strutture come il camposanto di
Pisa, indirettamente derivate dai tipi claustrali. Ma nelle trasformazioni ed ampliamenti
del tessuto il cimitero moderno mostra, a differenza dei conventi, i sui caratteri specifici di
struttura non integrabile. Il declino del senso urbano e della leggibilità della struttura dei
Santi Innocenti è indicato dai cambiamenti avvenuti nel XVIII secolo, con la formazione
di un recinto autonomo delle sole sepolture e la "reintegrazione" della chiesa,
ristrutturata ed ampliata di nuove funzioni, nel tessuto esterno.
L'evoluzione moderna dell'idea architettonica di cimitero ha quindi inizio dalla
riconsiderazione critica del primo gesto spontaneo di seppellire il defunto “ad santos e
apud ecclesiam”, nel luogo cioè che più da vicino indica la presenza della divinità sulla
terra e dalla sua sostituzione con l'organizzazione cosciente e razionale di una struttura
dotata di proprio significato intenzionale. I passaggio, soprattutto nei paesi latini ;
cattolici, è indicato dunque dalla fase di semplice utilizzazione dell'area di pertinenza di
una struttura di culto, alla fase critica (perché di transizione e di scelta) di formazione della
struttura del recinto pianificato della città dei morti, fino alla fase di stabilizzazione e
tipizzazione dei principi formativi che ne regolano i diversi sistemi concorrenti: il sistema
distributivo, alle diverse scale; il sistema statico costruttivo; il sistema degli spazi aperti,
tutti gerarchizzati in funzione, unitariamente, funzionale ed espressiva.
Il processo formativo dei moderni tipi di cimiteri ha inizio appunto, come verrà esposto
nel capitolo successivo, con la formazione dell'idea illuminista che i luoghi di sepoltura
potessero essere pianificati come organismi autonomi, isolati dai tessuti della città
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
secondo nuovi principi di igiene pubblica che nascondevano, in realtà, un nuovo
rapporto con l'idea di morte e sepoltura. Idea definitivamente sancita con l'editto
napoleonico di Saint-Cloud che, nel 1804, proibiva le sepolture all'interno delle città.
Espulsa dalla città, l'architettura funeraria mutua, sublimandone le leggi formative, la
forma dei tessuti urbani dai quali è stata esclusa. Non solo, come si vedrà, nell'impianto
generale, ma anche nelle unità edilizie: la "cappella funeraria" che Jean-Francois
Neufforge propone nella sua “Recueil élémentaire d'architecture” non differisce dal
disegno della sua "casa di città".
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
Ma ancora più che nelle complesse elaborazioni prodotte dagli accademici, le matrici
elementari del nuovo tipo di cimitero possono essere riconosciute in impianti costruiti
con apparente pragmatismo e nei quali, tuttavia, possono essere riconosciuti i caratteri
fondativi sui quali si svilupperanno organismi anche molto complessi. Un chiaro
esempio, in questo senso, è fornito dal Cimitero Generale di Torino costruito a partire da
un primo impianto disegnato nel 1828 dall'arch. Gaetano Lombardi, in posizione
decentrata rispetto alla città, a ridosso della Dora Riparia e all'incirca tra il viale della
Circonvallazione e la strada del Parco Reale.
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
L'impianto originale è basato sull'intersezione di due assi simmetrici all'interno di un
perimetro quadrato. Il limite esterno è costituito da un semplice muro di cinta a
nicchioni dove disporre lapidi e monumenti funebri; i defunti sono sepolti nelle quattro
aree formate dalla croce di assi (tre per l'inumazione degli adulti ed una per fanciulli).
L'impianto geometrico stabilisce una prima gerarchia attraverso la quale disporre gli
elementi: all'origine dell'asse centrale l'ingresso con la cappella per funzioni religiose e gli
uffici per l'amministrazione; all'intersezione degli assi la croce monumentale. Su questa
pianificazione di base, matrice delle trasformazioni successive, si dispongono, in
corrispondenza degli angoli e quindi con minore centralità, funzioni pure importanti
delle quali, tuttavia, non si intende sottolineare il carattere monumentale come il
crematorio e l'ossario. Le costruzioni strettamente funzionali (magazzini, locali per gli
addetti, abitazioni del personale di servizio) si dispongono in posizione ancora più
periferica,
completamente
all'esterno
del
recinto
e
lungo
il
percorso
della
circonvallazione, finendo per costituire l'embrione di un tessuto autonomo. A pochi anni
dalla costruzione della prima struttura, il carattere del cimitero subisce una prima
radicale trasformazione con l'ampliamento ad aree per sepolture private posto alla
terminazione dell'asse centrale, che rafforza l'impianto con la formazione di un'esedra
semicircolare a conclusione della percorrenza principale. L'impianto, basato in origine su
due assi geometricamente equivalenti, acquista una nuova organicità: l'asse centrale si
gerarchizza, assegnando il ruolo di controasse secondario alla percorrenza ortogonale,
che verrà concluso da un successivo ampliamento progettato dall'arch. Carlo Ceppi.
Anche il tipo di perimetrazione subisce notevoli innovazioni costituendo, con una soluzione
molto organica, allo stesso tempo muro di recinzione, porticato monumentale, struttura
ipogea per loculi servita da un percorso interrato di servizio.
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
L'origine remota di questa soluzione può essere fatta derivare ancora dall'esempio del
Camposanto di Pisa, mentre quella prossima dall'idea di copertura perticata ereditata
dalla preesistente struttura perimetrale, costituita dalla parete muraria articolata e dalla
serie delle inumazioni immediatamente adiacenti.
4.2.
Caratteri del cimitero moderno
L'esempio torinese, il suo impianto, le sue trasformazioni, rendono evidenti alcuni
processi riscontrabili, in pratica, nella fase formativa di tutti i cimiteri ottocenteschi.
Processi da intendere non tanto nel loro significato di successione temporale - spesso
questi cimiteri venivano costruiti direttamente secondo i caratteri della fase conclusiva
del processo -, quanto logico-strutturale, di trasformazioni successive e necessarie che
avvengono attraverso il direzionamento, gerarchizzazione e specializzazione di percorsi,
spazi aperti e parti costruite, a partire dalla matrice elementare dello spazio recintato
con due percorsi ortogonali tra loro. Prima di riconoscere questi processi nei casi di
cimiteri europei, descriviamo sinteticamente i loro caratteri generali.
Il direzionamento dei percorsi, o meglio il suo progressivo rafforzamento, avviene
indipendentemente dal disegno geometrico dell'impianto. I percorsi, infatti, possono
essere equivalenti tra loro solo in astratto: una volta tracciati, la vita dell'organismo
induce a considerarne alcuni come principali ed altri secondari, imponendo una regola
che orienta gli sviluppi successivi. Segnatamente, il percorso che ha origine nell'ingresso
finisce per acquisire nel tempo, anche se non previsto nel disegno iniziale, un ruolo
accentrante rispetto alla struttura generale dell'impianto, direzionandone lo sviluppo.
La gerarchizzazione degli elementi componenti la struttura del cimitero assegna loro una
diversa importanza in funzione della rilevanza simbolica e funziona le.
116
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
Questo processo avviene in ragione del carattere della vita che si svolge all'interno
dell'organismo, e cioè, soprattutto, attraverso le forme che assumono gli spazi per il moto e
la sosta. E poiché il moto, il cammino nei viali, strade e sentieri, non può che avere una
direzione, il direzionamento dei percorsi, stabilendo priorità legate al moto che avviene
al loro interno - alcuni elementi vengono incontrati prima di altri, alcuni elementi
vengono raggiunti solo attraverso una percorrenza specifica - stabilisce una prima,
fondamentale gerarchia
nella viabilità interna, introducendo un secondo processo
formativo, quello del rapporto di importanza tra spazi aperti e parti costruite. Sarà quindi
diverso il ruolo simbolico e funzionale degli elementi posti in posizione nodale, cioè
all'intersezione di percorsi, o polare cioè alla terminazione di percorsi o all'intersezione dei
percorsi fondamentali dell'impianto (il polo come "sublimazione" del termine "nodo") da
quello di elementi posti in posizione, al contrario, antinodale o antipolare. Viene così
stabilita una forma evidente di codice, che il visitatore può immediatamente
comprendere. Codice attraverso il quale la comunità che costruisce il cimitero esprime i
propri valori, come dimostra il diverso peso simbolico attribuito in alcuni cimiteri alla
cappella per funzioni religiose, dove viene a volte sostituita dal famedio31, quando i valori
civili che le sepolture sono chiamate a trasmettere acquistano importanza maggiore di
quelli religiosi.
Il processo di specializzazione è costituito dalla serie di trasformazioni subite dal cimitero
alle diverse scale, da quella dell'intero organismo alla semplice unità di sepoltura,
dovute all'adattamento alle differenziate esigenze che insorgono nel tempo.
31
Neologismo ottocentesco composto dai termini fama ed aedes, pantheon cittadino nel quale le sepolture degli
uomini illustri testimoniano esempi di virtù pubbliche e laiche
117
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
Questo fenomeno, che si verifica in ogni settore del mondo costruito nella fase
passaggio alla modernità, è particolarmente evidente nelle strutture cimiteriali, dove gli
impianti si trasformano dal semplice recinto individuato da molti cimiteri settecenteschi,
quasi isotropo, in strutture complesse dove ogni parte svolge un proprio ruolo particolare,
e dove gli elementi costituenti divengono sempre più articolati e specializzati in
ragione del compito simbolico e funzionale che sono chiamati a svolgere. Particolare
processo di specializzazione subisce la struttura di perimetrazione delle aree di sepoltura
che, da semplice muro di protezione, diviene, sul tipo dei porticati delle strutture
conventuali, porticato che ospita i percorsi perimetrali (a volte di importanza maggior
perfino di quelli centrali) e, successivamente, in progresso di organicità, percorso di
distribuzione delle tombe sul perimetro esterno del cimitero e poi, a volte, di costruzioni
a loculi sui due lati del percorso. Si noti dagli esempi riportati, in proposito, come le
intersezioni stesse dei lati dei porticati formino, a loro volta, antinodalità che tendono a
specializzarsi e presso le quali tendono a collocarsi anche funzioni specializzate, secondo
quanto avviene in tutte le strutture architettoniche simili. I processi di gerarchizzazione e
specializzazione hanno spesso comportato l'assegnazione (per prassi o regolamento) delle
aree di sepoltura a categorie sociali differenziate, concentrando negli spazi più nodali le
tombe ritenute di maggior pregio e relegando le semplici inumazioni in posizione
antinodale. Non mancano, tuttavia, varianti anche vistose a questo principio, come nel
caso del cimitero di Brescia, dove la parte centrale del cimitero, intorno al polo costituito
da un faro monumentale, è riservata ai campi dì sepoltura comuni gratuiti.
A ben guardare, tuttavia, l'intero impianto del cimitero di Brescia costituisce una
variante notevolmente divergente rispetto al tipo a maggiore diffusione, presentando
un doppio ingresso con due relativi percorsi paralleli che scartano l'area centrale, mentre
118
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
il parallelo percorso posto al loro centro assume un ruolo di collegamento tra la cappella
ed il mausoleo del Beato Bossini.
Ma, più in generale, i caratteri dei processi indicati sono riscontrabili nella formazione della
maggior parte dei cimiteri italiani tradizionali, a volte nelle forme meno complesse del recinto
quadrato, a volte direttamente costruiti, soprattutto dopo i primi due decenni
dell'Ottocento e nel caso di grandi cimiteri monumentali, già a partire dal tipo maturo
(direzionato, gerarchizzato, specializzato).
119
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
Il nucleo originario del cimitero di Chiaravalle Milanese è un chiaro esempio di
permanenza, per impianti di non grandi dimensioni, della struttura elementare del cimitero
costituito da un semplice recinto quadrato presso il quale vengono addossate le aree per
sepolture private. L'asse principale è direzionato dall'ingresso, al quale si affiancano strutture
di servizio, e polarizzato dalla cappella per funzioni religiose. Alla terminazione del controasse
sono poste le cappelle private, mentre in posizione antinodale, agli angoli del recinto,
trovano posto gli ossari. Il disegno del Cimitero Monumentale di Milano, ad esempio, nato
dall'esigenza di unificare le piccole strutture distribuite nel comune dei Corpi Santi, ha
antecedenti tardosettecenteschi nelle proposte per l'area fuori di Porta Orientale come
quella formulata da Piermarini, costituita da un semplice recinto quadrato porticato, con
quattro ingressi equivalenti sugli assi principali che, non prevedendo alcuna direzione
principale, elementi gerarchizzanti la struttura, specializzazione delle parti, sembra tradurre
in progetto lo schema della più elementare struttura cimiteriale. Il progetto disegnato da
Sivoli alla metà del secolo successivo propone la formazione di un asse centrale fortemente
direzionato, a partire da una complessa struttura d'ingresso e polarizzato da una grande
abside porticata, mentre due strutture circolari esterne sembrano preludere alla
formazione di un controasse. Il progetto poi realizzato su disegno dell'architetto Carlo
Macciachini si pone quindi alla conclusione di un processo di successivi incrementi di
complessità a partire da matrici elementari, con la successiva formazione di un asse
accentrante sul quale si dispone, a partire dall'ingresso, il grande famedio - in sostituzione
della tradizionale cappella - sul quale sono impostate le gallerie che perimetrano parte
del cimitero, la chiesa-ossario, terminando col polo del tempio-crematorio.
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
Oltre al cimitero monumentale di Milano, troviamo, a partire da sinistra, il cimitero di Zurigo dell’architetto A.Geiser
e il cimitero monumentale Certosa di Bologna
Parallelamente alle nodalità e polarità principali si formano nodalità secondarie
all'intersezione di percorsi dei quali due si configurano, per importanza, come controassi.
Sugli angoli, in posizione antinodale ed all'esterno del recinto, sono disposti i cimiteri
acattolico ed israelitico. L'espansione contemporanea del cimitero, verso nord-est,
costituisce in pratica una struttura indipendente da quella originaria. Il cimitero di
Staglieno, a Genova, è impostato su un asse che ha origine dall'ingresso monumentale,
raggiungente un ampio anfiteatro organicamente ricavato alle pendici della collina, al
cui
centro
la
cappella
dei
suffragi,
attraverso
l'impianto
circolare,
esprime
simbolicamente il proprio ruolo polare.
121
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
Il perimetro è costituito da un grande porticato con doppia fila di monumenti fu-nerari.
Per ragioni legate al rapporto col contesto, l'ingresso principale ha finito per essere
posizionato sul controasse, che acquista insolito rilievo ed ha orientato anche gli
ampliamenti successivi.
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
Oltre al cimitero monumentale del campo Verano a Roma troviamo a destra il cimitero monumentale di Napoli
Nel cimitero monumentale del Verano, a Roma, la struttura iniziale è costituita da un
quadriportico preceduto da un'area a tombe di famiglia. L'asse principale è polarizzato
dalla chiesa e orienta anche l'impianto dei retrostanti campi per sepolture comuni.
All'intersezione dei due assi è posta la statua del Cristo risorto, mentre il controasse è
polarizzato dalle rampe di accesso alla collina sulla quale si svilupperanno parte delle
strutture successive.
123
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
Tranne il caso dei cimiteri di guerra, che costituiscono un tema specifico, l'impianto delle
strutture per la sepoltura non cambia sostanzialmente, in Italia, fino alla seconda metà
del secolo scorso. Si interviene, quasi sempre, attraverso ampliamenti delle strutture
ottocentesche e, anche quando si impiantano nuovi cimiteri, il tipo tradizionale, col
quale si ha una profonda consuetudine, anche progettuale, trasmette appieno i propri
caratteri. Si riporta in figura l'esempio del cimitero di Cassano D'Adda , realizzato negli
anni '30, che costituisce, con ogni evidenza, un aggiornamento del tipo tradizionale in cui
la grande esedra costituisce la copertura della cappella per funzioni religiose, dei
colombari e degli ossari. Il periodo del secondo dopoguerra è caratterizzato da una
generale mancanza di attenzione verso l'architettura dei cimiteri e i nuovi interventi
vengono quasi costantemente disegnati con lo stesso spirito pragmatico con il quale si
progettano altri servizi primari.
Mylius e Bluntschili, cimitero di Vienna (Austria); A.Carinati, E.Saliva, cimityero di Cassano d’Adda, Milano
124
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
L'idea che il cimitero costituisca un "servizio di smaltimento" spiega forse perché, alla
fine degli anni '60 si ricomincia a porre il problema dell'architettura dei nuovi cimiteri
come tema per molti versi nuovo, essendosi ridotto il legame di continuità con i tipi
ereditati. Ne sono testimonianza la reinterpreta-zione del genere del "rudere" storico,
pure consueto dell'architettura funeraria, svolto dal progetto per il Cimitero di Parabita
nel 1967, e le "reinvenzioni" di spirito neoclassico del cimitero di San Cataldo a Modena
disegnate da Aldo Rossi a partire dal 1971 secondo un processo progettuale iniziato dalla
duplicazione del vecchio cimitero costruito da Cesare Costa e sviluppato col
rafforzamento monumentale dell'asse principale dove erano previsti il nodo del famedio
ed il polo dell'ossario.
125
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
È evidente, nei progetti degli anni '80, la permanenza di soluzioni tipiche (elementi,
strutture, a volte interi impianti) accanto ad innovazioni opposi-tive rispetto al processo
formativo.
Il progetto per l'ampliamento del cimitero di Sasso Marconi (L. Quaroni, G. Ciorra) è
sostanzialmente una nuova struttura che contiene il nucleo originale al suo interno,
riprendendone asse e geometrie.
Il progetto per il cimitero di Genzano, presso Roma (A. Lambertucci e altri), reimpiega la
soluzione delle gallerie porticate di loculi come raccordo dei dislivelli del terreno, pur
adottando
una
geometria
indipendente
dalle
strutture
del
vecchio
cimitero
preesistente.
Il progetto del gruppo E. Battisti per il cimitero di Lissone presso Milano è basato,
dichiaratamente, sull'impianto di una città di fondazione orientato da un asse
accentrante, polarizzato dal famedio cilindrico, sul quale si impiantano percorsi secondari e
percorsi di collegamento che strutturano i campi di inumazione e le cappelle private,
mentre il recinto è costituito dai fabbricati porticati per loculi. Nonostante evidenti
discontinuità, le sperimentazioni degli anni '70 e '80 sembrano riconsiderare, seppure in
termini fortemente innovativi, alcuni caratteri insiti nella natura stessa, del disegno dei
cimiteri: la priorità dei percorsi, la loro geometrizzazione, la rilevanza della nozione di
recinto, la formazione di "nodalita" monumentali, l'analogia con i tessuti urbani. Su questo
assunto, che permette di riconoscere alcuni principi progettuali trasmissibili e, per molti
versi, condivisi, pur con il valore relativo che questo termine ha nella condizione
contemporanea, sono basate le considerazioni che seguono.
126
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
5-
L’IMPOSTAZIONE DEL PROGETTO
5.1 L'impianto dei nuovi cimiteri
Allo studio fin qui esposto, teso ad indagare i problemi del significato e la scelta dei
caratteri della struttura cimiteriale che si sta progettando, deve necessariamente
corrispondere la predisposizione di strumenti che traducano in forma architettonica le
valutazioni effettuate. L'elaborazione di tale forma è il risultato di un processo complesso
nel quale le molte componenti tecniche vengono legate da una sintesi estetica
unificante alla quale concorrono gli aspetti distributivi e costruttivi, relazionati
all'ubicazione dell'intervento, all'orografia dell'area, alla natura del terreno, al carattere
dei materiali impiegati ed alla normativa in vigore che, per i cimiteri, come verrà esposta
nel seguito, è relativamente complessa e in continua evoluzione. La prima fase della
progettazione architettonica consiste senz'altro nel disegno dell'impianto, inteso come
ordine generale che permette di legare tra loro, in modo riconoscibile, i diversi elementi
del progetto. Lo studio dell'impianto relaziona dunque le scelte generali, che dipendono dalla lettura della realtà costruita e dal giudizio che se ne ricava, allo studio della
progettazione delle diverse parti del progetto (argomento di un successivo capitolo), le
quali si adegueranno, cioè saranno adeguate congruenti, all'impianto stesso.
Affinchè il progetto del nuovo cimitero non sia solo il risultato di scelte individuali legate
all'intuizione o a tendenze momentanee, va tenuto conto del fatto che le condizioni di
crisi indotte dalla situazione contemporanea hanno avuto effetto sulla costruzione dei
cimiteri solo in modo parziale e in tempi recenti (nell'ultimo mezzo secolo) attraverso
l'abbandono limitato, e spesso solo apparente, dei principi formativi che avevano
127
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
caratterizzato la formazione del cimitero moderno nei paesi latini e cattolici, di tradizioni
architettoniche plastico-murarie e di radicata cultura urbana.
Questi principi, come si è cercato di illustrare nei capitoli precedenti, continuano ad
essere operanti, anche se in forme non immediatamente collegabili agli esempi del
passato, soprattutto nei progetti più meditati espressi dalla cultura architettonica
contemporanea. Permane nei casi migliori, in altre parole, la nozione di tipo come insieme di caratteri comuni pertinenti ad insieme di edifici del quale ogni costruzione
"individua", rende unica e quindi individuale, una propria, irripetibile versione: in questo
senso, dunque, la lettura del processo tipologico costituisce parte integrante dell'operazione di progetto. La comprensione dei caratteri ereditati è ancora necessaria
perché, sostanzialmente, non cambia la forma della tomba e con molta lentezza il
rapporto tra i diversi tipi di sepoltura. Tale rapporto è analizzabile in base alla nozione di
"elemento" e "struttura", termini dei quali occorre dare fin da ora una definizione
univoca (che si chiarirà meglio nel seguito) perché risulti chiaro quanto verrà esposto.
Si intendono per “elementi” le componenti di dimensioni minori rispetto all'insieme della
struttura, capaci di comporsi tra loro secondo una legge. Il significato del termine è
relativo alla scala: il loculo destinato alla tumulazione dei feretri, è elemento alla scala di
un colombario per loculi (struttura che ordina i loculi in base ad una legge aggregativa);
il colombario per loculi è elemento alla scala dell'impianto generale (struttura che ordina
le parti del cimitero in base ad un impianto generale).
Per “struttura” si intende la legge, appunto, che lega tra loro gli elementi in forma
riconoscibile(cioè il modo secondo cui le singole parti sono disposte e ordinate tra loro) e,
nel caso degli impianti
128
cimiteriali,
generalmente
esprimibile
attraverso
principi
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
geometrici. Questa legge può essere costituita da uno stretto rapporto di necessità tra i
diversi elementi ma può anche non esserlo. Si definisce infatti come:
- struttura organica quella nella quale la disposizione, il ruolo distributivo, statico,
espressivo di ogni singolo elemento costituente è tale da non con sentirne la
sostituzione senza che il carattere della struttura venga alterato nel suo complesso. In
una struttura organica gli elementi si gerarchizzano e collegano reciprocamente secondo
rapporti di stretta necessità;
- struttura seriale quella nella quale un elemento può essere sostituito senza che
avvengano alterazioni sostanziali nel carattere della struttura stessa. In questo caso gli
elementi saranno intercambiabili e, tendenzialmente, non gerarchizzati tra loro.
Va notato, in proposito, come nel corso della ripetizione di elementi seriali si verifichino
sempre situazioni eccezionali negli angoli dove la serie degli elementi si interrompe o
"rigira" (ad esempio la serie dei loculi su di un angolo di un colombario o la serie di vani in
un edificio di servizi) generando spesso varianti dipendenti dalla posizione eccezionale
che l'elemento assume nella serie (varianti di posizione).
Più in generale, quello della variante angolare è uno dei problemi ricorrenti legati alla
nozione di recinto, che verrà esposta nel seguito, le cui diverse soluzioni indicano i diversi
livelli di serialità e organicità dell'impianto o dell'edificio, cioè "sintomo" leggibile del modo
di formarsi dell'organismo. Nell'edilizia cimiteriale la composizione degli elementi seriali
obbedisce a leggi assai simili a quelle che vengono originate dai percorsi nei tessuti:
sull'angolo, naturalmente in funzione del ruolo più o meno antinodale che l'intersezione di
percorsi svolge, si sviluppa una variante del "tipo base" dovuta all'eccezionalità della posizione dell'elemento nella serie. L'impianto di un cimitero non sarà mai, quindi, una
struttura
assolutamente
seriale
perché
alcuni
elementi
ne
gerarchizzeranno,
129
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
necessariamente, le parti. Si pensi ad esempio al ruolo dell'ingresso, che ordina e
gerarchizza i percorsi che da esso si dipartono o la funzione del recinto che induce inevitabilmente alla formazione di un centro e di una periferia, di alcuni percorsi centrali e di altri
periferici.
E tuttavia, qualora si raffrontino, ad esempio, alcuni tipi di cimiteri di guerra costituiti
quasi esclusivamente da file di sepolture in serie indicate da semplici croci, con il tipi di
cimitero monumentale urbano ottocentesco, articolato in una sequenza di costruzioni di
diversissimo carattere, importanza, dimensione, ruolo, si comprende come alcuni impianti
130
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
abbiano un maggiore livello di serialità rispetto ad altri che possiedono un maggiore livello
di organicità. Fornite queste definizioni di valore generale, possiamo indicare quali elementi compongano il cimitero, raggruppandoli in funzione del loro carattere (lettura) e
della loro capacità di concorrere alla formazione dell'impianto (progetto).
Edilizia cimiteriale di base
È la parte dell'edilizia cimiteriale costituita da elementi semplici (loculo singolo o fossa
singola) il cui scopo diretto è prevalentemente la sepoltura. Non sono compresi in
questa definizione, quindi, edifici come i mausolei od i famedi i quali, pur essendo destinati anche alla sepoltura, hanno una funzione prevalentemente monumentale e quindi
un diverso ruolo nell'ambito della struttura cimiteriale.
Il termine "di base" è dovuto a due distinti motivazioni:
x loculo e fossa sono le prime e fondamentali forme di spazio funebre costruito
dall'uomo delle quali, nel tempo, l'uomo conserva la nozione più spontanea;
x loculo e fossa costituiscono gli elementi sui quali si basa la formazione, per
aggregazione o per specializzazione, di strutture di grado superiore.
Questa edilizia (il termine si applica non solo a sepolture costruite in elevazione ma anche
ricavate per scavo) è costituita da tombe, colombari per loculi, campi per inumazioni
comuni a partire dal primo elemento aggregabile (loculo o fossa) le cui dimensioni
rimangono pressoché costanti nel corso del processo formativo dei cimiteri, permettendo
di riconoscere i caratteri fondamentali delle aggregazioni in esame e le loro varianti.
L'edilizia cimiteriale di base è costituita principalmente da:
i.
Sepolture per inumazione
Costituite da sepolture in feretro direttamente dentro terra, sempre individuali, ripetibili
serialmente a formare unità di grado superiore (campi per inumazioni comuni), da
131
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
progettare quindi come aggregazioni in base alla nozione di tessuto, cioè in base al concetto di coesistenza di elementi in connessione ai percorsi che vi adducono. La soluzione
di aggregare le inumazioni tra loro in strutture seriali è quella che, oltre a continuare un
tipo di sepoltura consolidato nella nostra area culturale, risponde meglio dell'inumazione
isolata alle necessità di ridurre il consumo di territorio, problema che, negli ultimi anni, è
divenuto di rilevante interesse;
ii.
Sepolture per tumulazione collettive
Costituite da sepolture in feretro (bara in legno e cassa in zinco) collocate in ipogei o, più
spesso, fuori terra in nicchie di calcestruzzo o muratura (loculi) ripetibili in modo seriale a
formare unità di grado superiore (colombario per loculi) con accesso da percorso comune,
da organizzare quindi come aggregazioni in base alla nozione di tessuto.
L'aggregazione avviene per giustapposizione di gruppi verticali di loculi (non superiori a
cinque per ragioni di accessibilità e per rispettarla nuova normativa anti sismica) fino a
formare aggregati continui;
iii.
Sepolture per tumulazioni individuali
Costituite da sepolture in feretro collocate in ipogei o fuori terra in edifici singoli (tombe di
famiglia o cappelle ecc.) destinati ad ospitare una sola tomba o le tombe di una singola
famiglia, con una propria area di pertinenza che le isola dalle unità vicine. Si noti come per le
sepolture, a somiglianza di quanto avviene per l'abitazione, l'unità base è il nucleo familiare.
Le tumulazioni individuali (in cappelle o tombe di famiglia, a loculi interrati o in
elevazione) possono essere organizzate in:
x
sepolture per tumulazioni individuali isolate, costituite da costruzioni contenenti
loculi per una sola famiglia con accesso indipendente dal percorso esterno e con
una propria area di pertinenza che le isola dalle unità vicine;
132
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
x
sepolture per tumulazioni individuali associate, costituite da costruzioni contenenti
loculi per una sola famiglia unite in aggregazioni nelle quali ogni unità condivide con
quelle vicine alcuni elementi, spesso una o più pareti murarie comuni, mantenendo,
tuttavia, l'accesso indipendente dal percorso esterno e, spesso, una propria area di
pertinenza sul fronte;
- Sepolture per tumulazione individuale isolate. G.Muzio, edicola Biancardi nel cimitero di Staglieno a Genova
x
sepolture in ossari, costituite da sepolture che raccolgono i resti derivanti dalla
esumazione e dalla estumulazione, posti in loculi di adeguate dimensioni aggregati
a costituire unità di grado superiore (ossari, colombari per ossarietti);
x
sepolture in urnari, costituite da sepolture in contenitori che raccolgono le ceneri
derivanti dalla cremazione (urne cinerarie) posti in loculi di adeguate dimensioni
133
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
aggregati a costituire unità di grado superiore (urnari), quando non si preveda, o
non sia consentito, lo spargimento delle ceneri stesse.
Edilizia cimiteriale specialistica
È la parte dell'edilizia cimiteriale non destinata prevalentemente alla sepoltura. Si sviluppa
per specializzazione di tipi prodotti dall'edilizia cimiteriale di base (mausolei ecc.) o di tipi
edilizi mutuati dagli organismi urbani e legati ai servizi che il cimitero deve svolgere
(chiesa, amministrazione ecc.).
Le strutture specialistiche che non derivano dalla sepoltura, che prevedono quindi spazi
interni utilizzabili per servizi religiosi o civili, possono essere suddivise in due grandi categorie
in funzione degli spazi che esse organizzano ed in funzione del ruolo che assumono
all'interno dell'impianto generale. Si possono quindi riconoscere tre tipi di edilizia
specialistica:
a. Edilizia specialistica direttamente derivata dalla sepoltura
Costituita da quei tipi edilizi nei quali la funzione strettamente legata alla sepoltura è
secondaria rispetto a quella originante la specializzazione. Un mausoleo, ad esempio,
soprattutto se disegnato in funzione del fine rappresentativo della costruzione e del ruolo
simbolico ad essa collegato, è un organismo dedicato solo in via subordinata allo scopo di
sepoltura. Anche la sintesi estetica che da forma a questi organismi non prevede, di
conseguenza, che in modo secondario i valori attribuibili alla sepoltura.
b. Edilizia specialistica nodale
Costituita da edifici nei quali un vano è dominante rispetto agli altri (eventuali) vani
subordinati e collaboranti. Si pensi, ad esempio, ad un edificio per il culto costituito dal grande
vano centrale per l'assemblea distribuito lungo un asse di percorrenza, affiancato da vani
134
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
minori per gli altari secondari ecc. Si veda, ad esempio, il caso del Crematorio di Brno
costituito dalla sala per le cerimonie (vano nodale) illuminata solo dall'alto e percorsa da un
asse con origine dalla scalinata dal portale di accesso, l'anticamera con le sale d'aspetto
(elementi polarizzati) e raggiungente il catafalco col feretro. Il percorso assiale continua poi
con il trasferimento del feretro alla sala dei forni. Intorno al vano nodale "servito" della sala
per le cerimonie sono disposti vani "serventi" contenenti funzioni complementari (cappella,
urnari, depositi, servizi). Il vano nodale è interpretato nel Crematorio di Brno come una sorta
di "cortile chiuso", spazio che il progettista immagina originariamente aperto, che sembra
"annodarsi" (diventare nodo) secondo un processo di progettazione frequente nel disegno dei
crematori. Vengono compresi in questo insieme di edifici anche gli edifici "polari", quelli
cioè organizzati intorno ad un asse verticale e ad un polo origine di due o più assi, come
nel caso delle chiese o delle edicole funerarie a pianta centrale. Si veda l'esempio delle
tante chiese a pianta circolare, poste a polarizzazione dell'asse principale dei cimiteri
ottocenteschi e organizzati a impianto centrale - edificio polare in posizione polare,
tipologia utilizzata in questo caso per la progettazione della cappella delle religioni e della
torre cineraria, che troveremo descritte in maniera più specifica nei capitoli seguenti -.
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
E.Wiesner, pianta del crematoiro di Brno. In grigio il vano dedicato alle cerimonie
c. Edilizia specialistica seriale
Costituita da edifici specialistici che non presentano un vano dominante, ma sono
strutturati attraverso la ripetizione in serie di vani paritetici (o relativamente gerarchizzati
per specializzazione dei vani seriali). Per definizione di serie ogni vano ripetibile può essere virtualmente sostituito senza che cambi il carattere dell'intero edificio.
136
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
I vani dell'edilizia specialistica seriale sono associati tra loro, con principi analoghi a quelli
dei tessuti urbani in forme chiuse (come negli isolati) o, soprattutto in età moderna, in
forme aperte (su percorsi). Si pensi ad esempio alle diverse organizzazioni di un edificio per
uffici distribuito secondo un percorso lineare o secondo un percorso che gira attorno allo
spazio aperto del cortile (vedi recinto porticato dell’area dedicata alle inumazioni
interculturali, che spiegheremo più nello specifico nei capitoli seguenti). L'edilizia
specialistica è dunque costituita, riassumendo, da costruzioni derivate da un processo di
"monumentalizzazione" delle sepolture o da costruzioni derivate dal più generale processo formativo dei tipi edilizi urbani, e destinate a funzioni specifiche quali servizi
d'ingresso, culto, cremazione, amministrazione, manutenzione, alloggio degli impianti
ecc. Alcune strutture specialistiche, a differenza delle strutture "di base" delle sepolture,
hanno subito nel tempo notevoli trasformazioni ed il progetto deve prevederne
l'aggiornamento continuo nel tempo.
5.2.
Analogia con i tessuti edilizi
Poiché ogni sepoltura non può non avere un proprio orientamento in funzione dei
percorsi interni del cimitero (dell'accesso della salma, delle visite dei familiari, della
manutenzione) risulta evidente il motivo per cui, da quando il cimitero assunse la forma
di una struttura autonoma e pianificata, le soluzioni progettuali non potessero che
derivare dall'analogia con le forme di aggregazione con le quali si aveva maggiore
esperienza e quindi venire mutuate dai tessuti urbani pianificati. Anche oggi, nonostante
le molte innovazioni e la grande varietà di esiti formali, il progetto di cimitero assume
come fondamentali i rapporti tra percorsi (che costituiscono la struttura portante e
stabile), edilizia di base costituita da sepolture (che costituiscono le unità semplici
137
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
formanti, a loro volta, unità più complesse) e edilizia specialistica costituita dagli edifici
funerari più importanti e dalle costruzioni per i servizi.
Le note che seguono riguardano lo studio dell'impianto generale dei cimiteri alla luce di
alcuni principi che, come più in generale in ogni attività conoscitiva e tecnica dell'uomo,
sono esprimibili attraverso forme simboliche. L'atto del riconoscere queste forme
simboliche, che legano tra loro; uso, funzione, significato di percorsi, aree libere e strutture
edilizie (in altre parole riconoscere la "lingua" impiegata per dare forma ai cimiteri)
costituisce la sostanza dell'operazione di progetto, che è quella di impiegare una lingua in
modo soggettivo, declinare codici condivisi in linguaggio individuale. L'assunto di
partenza è dunque che il cimitero sia costituito da tessuti in quanto aggregazione di
elementi seriali (sebbene dotati ognuno di propri caratteri specifici) riferibile a leggi formative tipiche, e che costituisca esso stesso organismo in quanto insieme di parti tra loro
relazionate da rapporto di necessità e concorrenti allo stesso fine. Il termine "tessuto"
deriva dall'aggettivo sostantivato da “texere”(tessere), fabbricare per intreccio. Dunque
la nozione fondamentale insita nell'idea di tessuto è quella di relazione congruente tra
parti che si legano secondo modi tipici. Il tessuto indica il tipo di aggregazione, l'idea di
mettere insieme più unità legandole tra loro attraverso percorsi. Lo studio del processo
attraverso il quale si formano molti cimiteri, degli esiti edilizi visibili della loro struttura (la
"forma" del cimitero) inducono a ritenere che i più generali tra i principi che presiedono alla
loro formazione siano legati a pochi gesti fondamentali di protezione e attraversamento dello
spazio, soprattutto agli atti del recingere e percorrere che ne generano la struttura profonda.
138
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
C.Aldegheri, P.Giacomin, M.Narpozzi, C.Magnani, S.Rocchetto, progetto per il cimitero di Fiesso d’Artico (Ve)
Come dimostra con evidenza l'analisi del processo tipologico sinteticamente riassunta negli
schemi riportati nella pagina che segue, la struttura elementare, funzionale e simbolica, sulla
quale può essere basata l'impostazione del progetto, pur con i dovuti aggiornamenti e nella
infinita possibilità di individuazioni, risulta costituita da percorsi, spesso geometrizzati in assi, formanti nodi e poli, legati ad un recinto Al perimetrazione. Occorre quindi definire il senso
progettuale di tali termini, ai quali spesso si assegnano significati vaghi e generici.
139
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
Percorsi, assi, assialità
II termine percorso (participio del verbo latino currere, passare) indica l'atto compiuto per
attraversare un luogo in tutta la sua estensione, implicando un punto iniziale ed uno di arrivo,
cioè due polarizzazioni di diverso valore. Il termine è dunque inscindibilmente legato al moto,
che si svolge in tempi successivi orientando lo spazio. Questo dato è indispensabile per
comprendere la sostanziale diversità nella gerarchizzazione degli spazi incontrati nello svolgersi
del percorso e nel loro diverso valore in funzione della vicinanza al polo, al nodo, all'antinodo.
In altre parole le simmetrie bilaterali che possono essere disegnate sul foglio di carta, le linee
rette da esse generate, sono risultati dì procedimenti progettuali astratti, come è avvenuto
spesso per le ricerche condotte alla fine del XVIII secolo (si vedano gli impianti teorici disegnati
dagli architetti rivoluzionari come Jean-Francois de Neufforge o Jaques-Denis Antoine). Nella
realtà ogni percorso ha un senso e una direzione come un senso e una direzione ha il moto
che vi si svolge.
140
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
141
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
Nei nostri cimiteri i percorsi principali sono in genere geometrizzati, più raramente hanno
andamento irregolare secondo il gusto pittoresco legato alla tradizione della landscape
architecture che è alla base della tradizione cimiteriale delle aree anglosassoni. L'impianto
generale, almeno nella sua prima stesura, sarà quindi preferibilmente impostato su percorsi
rettilinei, eventualmente integrati da percorsi meno regolari nelle aree a carattere
"naturalistico" o a piantumazioni intensive, con attenzione anche all’orografia del terreno. In
analogia coi percorsi che strutturano i tessuti urbani, anche nei cimiteri si possono in prima
approssimazione distinguere:
a) Percorsi principali sui quali viene basato l'impianto generale. Per analogia con i
tessuti edilizi si potrebbe considerare questi percorsi virtualmente preesistenti
all'edificazione, come avviene con percorsi matrice degli impianti urbani.
Nell'impianto dei cimiteri su questi percorsi, geometrizzati e pianificati, si
colloca, di preferenza, l'edilizia maggiormente rappresentativa e monumentale;
b) Percorsi di impianto sui quali si organizza la parte seriale del tessuto (inumazioni, tombe a terra, cappelle);
c) Percorsi di collegamento di raccordo tra i percorsi di impianto, sui quali pure
si può organizzare la parte seriale del tessuto.
142
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
L'asse (dal latino axis, cardine, asse della ruota) si forma attraverso la progressiva
geometrizzazione dei percorsi negli impianti architettonici elementari, dovuti spesso
al consolidamento di gesti rituali.
L'asse
presuppone
due
polarizzazioni
agli
estremi.
Se
si
eccettuano
casi
esclusivamente teorici di accesso doppio, nel progetto la direzione principale è
sempre una sola, implicando una specializzazione dei poli e un diverso grado di
polarità (polo polarizzante, come terminazione del percorso; polo polarizzato, come
origine del percorso).
L'asse principale di percorrenza (che corrisponde preferibilmente, ma non
necessariamente,
all'ingresso
principale)
individua
un
luogo
geometrico
accentrante che unifica struttura geometrica e uso dello spazio in un unico gesto
architettonico. Avendo una direzione, l'asse stabilisce la successione degli
elementi, orientandone l'uso e la percezione: dalle strutture polarizzate dove l'asse
ha origine (ingresso, portale, vestibolo ecc.) a quelli polarizzanti, di arrivo (famedio,
cappella per funzioni religiose, monumento funebre ecc.).
La progettazione del percorso principale dovrà quindi tener conto del significato
simbolico ad esso inevitabilmente associato, stabilendone di conseguenza
dimensioni, materiali, andamento altimetrico, forma della sezione stradale.
Caratteri
che
dovrebbero
eventualmente
essere
sottolineandone,
condivisi
dagli
eventuali
attraverso
le
dimensioni,
contro
la
assi,
minore
gerarchizzazione in modo che risulti chiaramente leggibile l'impianto della
struttura cimiteriale.
Nei
progetti
di
cimiteri
contemporanei
l'innovazione
spesso
consiste
nell'assegnare forme e ruoli diversi dalla tradizione agli assi dell'impianto. Si veda il
143
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
caso del progetto per il Cimitero di Flesso d'Artico (Venezia) del gruppo C.
Aldegheri e altri(vedi immagine nelle pagine precedenti), dove un contro asse
passante organizza due ingressi simmetrici o quello per Lissone (Milano) del gruppo
E. Battisti ed altri, nel quale sull'asse principale, polarizzato dal famedio circolare,
si innestano percorsi d'impianto che arrivano al recinto perimetrale senza alcuna
polarizzazione.
E.Battisti, L.Forges Davanzati, R.Giuliani, W.Vicari, progetto per il cimitero di Lissone (Milano)
144
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
Nodi - nodalità, poli - polarità
Le nozioni di centralità e perifericità, di nodalità e antinodalità costituiscono una
chiave di lettura fondamentale del carattere degli organismi cimiteriali e uno
strumento di progetto indispensabile nel disegno del loro impianto.
Nei termini più generali, validi a tutte le scale del costruito, si definisce "nodo" un punto
singolare all'interno di un continuo generato dall'intersezione di due continui o anche
discontinuità all'interno di un continuo. Questa nozione permette di riconoscere la gerarchizzazione di un sistema di percorsi, di un aggregato, dello spazio di un edificio. Per quanto
riguarda i percorsi è nodo sia l'intersezione di due percorsi che la discontinuità causata, ad
esempio, dalla presenza di un monumento o di un edificio e del relativo spazio circostante
"incontrato" all'interno di un percorso. La nozione di nodalità, legata alla precedente,
esprime la connessione in unità che lega tra loro percorsi, componenti di un organismo
edilizio o di un'aggregazione. Questa unità assume, alla scala dell'intero cimitero, forma
simbolica, ed esprime in modo evidente il carattere della struttura ed i valori ai quali è
informata. Due percorsi si possono intersecare senza dare luogo ad alcuna struttura
specializzata, oppure possono legarsi dando luogo ad una unità riconoscibile, dal
semplice incremento della superficie viaria di intersezione, alla formazione di spazi per la
sosta con relative attrezzature, fino alla collocazione, strettamente integrata agli spazi
percorribili, di edifici specialistici quali la cappella per funzioni religiose, il famedio ecc.
Allo stesso modo, alla scala edilizia, l'intersezione di percorsi porticati comporta una
specializzazione del nodo di intersezione tra campate seriali. La specializzazione minima è
quella relativa alla campata d'angolo, intersezione e variante della serie, necessaria per
la diversificazione negli accessi degli eventuali vani serviti; quella massima è relativa alla
145
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
collocazione di funzioni specializzate monumentali come la cappella per funzioni
religiose. Opposta e complementare alle precedenti è la nozione di "antinodo", definibile
come punto singolare in posizione opposta (periferica) rispetto alla posizione centrale del
nodo, dove in genere si collocano edifici specializzati che non richiedono il contatto
diretto con i visitatori, come i laboratori per manutenzione, serre ecc. Se nel termine
"nodalità" è implicita l'dea di accentramento di interessi, di centralità, la nozione di
"antinodalità", ad essa opposta e complementare, implica un'accezione di "perifericità". È
evidente come lo studio delle nodalità e antinodalità possa avere esito in una forma di
linguaggio chiaramente comprensibile dal visitatore. Il problema risulta palese qualora si
esaminino i cimiteri ottocenteschi nei quali le scelte sull'ubicazione degli edifici polari o
nodali variavano a seconda delle diverse scale di valori, privilegiando il senso civile del
culto dei morti o il loro significato religioso: disporre un famedio - edificio destinato a funzioni civili - o una cappella - edificio per funzioni religiose - in posizione nodale o
antinodale - in un luogo centrale o in un luogo raccolto e periferico - aveva un significato
immediatamente comprensibile al visitatore, indicando con evidenza simbolica i diversi
messaggi che l'impianto voleva comunicare.
Il termine "polo" (in latino polus, perno) indica la sublimazione del termine nodo, in
generale determinata dalla presenza di più continui, che non solo si intersecano, quanto
piuttosto hanno origine o terminano in un punto. In generale possiamo definire come
"polarità" - secondo la definizione generale del termine - il carattere associato al polo,
cioè il carattere di un organismo di presentare proprietà di attrazione e orientamento in
particolari punti del proprio impianto, e "polarizzazione" I' atto dell'attrarre o orientare
verso una direzione.
146
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
5.3 L’Ingresso
In questo contesto il ruolo funzionale e simbolico dell'ingresso è evidente per la
stratificazione di significati che vi si è accumulata nel tempo. E tuttavia, proprio per
questo, occorrerà riservare ad esso particolare attenzione. L'ingresso, nelle sue diverse
accezioni, legate alla scala, al ruolo, al significato, di apertura, porta, portale, adito,
varco, valico, è l'elemento dell'impianto cimiteriale che consente la comunicazione
verso lo spazio protetto e la esprime come rappresentazione del rito di passaggio tra
esterno ed interno, inclusione ed esclusione. Lo spazio antistante o retrostante l'ingresso è il
luogo privilegiato della mediazione e dello scambio simbolico (luogo occupato, infatti,
nelle città del passato, dalla piazza del mercato e dal burgus che si formava all'esterno
della cinta muraria).
L'ingresso costituisce dunque una nodalità urbana, in relazione al percorso che vi arriva
dall'esterno, percorso spesso anche rituale, dove terminava (e in alcune aree culturali
termina ancora oggi) la processione di accompagnamento del defunto e si svolgeva il
commiato, i soli parenti più vicini al defunto assistendo alla sepoltura propriamente
detta. Oggi meccanismi funzionali hanno sostituito in parte quelli simbolici e lo
scambio avviene anche, fisicamente, attraverso il cambiamento, ad esempio, del mezzo
di locomozione (dal trasporto meccanico alla percorrenza pedonale degli spazi interni al
cimitero). Parcheggi, fermate di mezzi pubblici, aree di sosta, spazi e attrezzature per
fiorai, e quant'altro il cimitero contemporaneo dispone davanti al suo ingresso, possono
quindi essere interpretati, in questo senso, non come problema da allontanare o
nascondere, ma come nuova espressione dello scambio simbolico.
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
Nelle scelte progettuali che ho compiuto per la realizzazione dell’ingresso, del mio
cimitero, ho dovuto tenere conto, oltre che di questi aspetti sopra citati, anche del
rapporto che lega l’ampliamento al cimitero esistente. L’ingresso del cimitero storico non
è di forte pregio storico-artisctico, per questo si è deciso di filtrare la scarsa qualità
architettonica di quest’ultimo con un lungo porticato.
Questo conferisce all’ingresso una forte valenza monumentale – realizzato con colonne
alte più di 8 metri – e lega fortemente l’ingresso del cimitero esistente a quello
dell’ampliamento. I due infatti si innestano, pur rimanendone staccati, sul portico che
raccoglie e smista l’affluenza dei cortei funebri e dei visitatori.
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
In oltre il portico disegna e regola tutta la piazza antestante il cimitero, allineandosi coi
parcheggi e geometrizzando le attrezzature ivi presenti – Casa del custode, negozi di fiori
e le botteghe dei marmisti -. Superato il filtro del grande porticato ci troviamo portati,
tramite scale e rampe, ad una quota superiore (1m) che rafforza questa sensazione di
passaggio, si sta entrando in uno spazio nuovo e sacro al quale è dovuto rispetto e
raccoglimento. Superate le scale ci troviamo in un atrio a corte dominato da un
melograno, che ha la pretesa di rappresentare l’albero posto al centro del giardino,
l’albero della vita (figura presente in tutte le religioni monoteiste). Qui vi è la possibilità di
sostare ai piedi dell’albero per un momento di riflessione o semplicemente nell’attesa del
feretro del caro estinto. Vi sono poi altre possibilità di accesso al cimitero, attraverso il
cimitero storico e il parco della memoria.
149
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
5.4 Il Recinto
L'origine del recinto e del suo significato simbolico, può essere ricondotta all'idea di
"legame che unisce" che sottende il termine recingere: il latino cingere indica, appunto
l'atto del legare. Il recinto stabilisce un limite all'area del cimitero fornendo, quindi, unità
e identità allo spazio riservato al culto dei morti in continuità con le originali forme di
appropriazione rituale dello spazio, proteggendo e avvolgendo le sepolture con un gesto
unificante di significato universale, che coincide, presso ogni cultura, con l'atto
fondativo riscontrabile nelle forme insediative premoderne. Nelle forme più semplici ed
elementari il recinto coincide con una delle più rilevanti "forme simboliche" impiegate
dall'uomo, intendendo con questo termine quelle forme che riunificano in modo
sintetico e generale alcuni aspetti fondamentali della conoscenza e ne forniscono
un'espressione convenzionale.
II recinto da dunque vita ad un insieme di rapporti funzionali e simbolici che si traducono
in articolazioni dello spazio interno. La costruzione del recinto implica infatti l'attivazione di
processi formativi legati ai concetti di asse, nodalità e antinodalità, polarità e antipolarità,
serie e variante, che costituiscono una chiave di lettura fondamentale del carattere degli
impianti cimiteriali e che abbiamo analizzato nei capitoli precedenti. Il recinto può dunque
essere definito non solo come risultato dell'atto di avvolgere con una struttura continua
una porzione limitata di territorio, di terreno, di superficie, ma anche come risultato dell'
atto di definire uno spazio convenzionale all'interno del quale insiemi di elementi e
strutture producono, in modo relativamente autonomo e leggibilmente isolabile,
meccanismi di centralità e perifericità.
150
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
La nozione di recinto, in altre parole, non è derivabile semplicemente dalla presenza di
margini ma implica, unitariamente, la nozione complementare di percorso e quelle ad
esso correlate. Essa spiega, anche, in modo diretto la condizione di affinità tra le leggi
che regolano l'organismo urbano (costituito di tessuti seriali dove alcuni elementi
singolari, gli edifici specialistici, si formano in posizione nodale o polare) e l'organismo
cimiteriale, dove gli elementi corrispondenti a nodi e poli, antinodi e antipoli, si
specializzano divenendo unici e legati da rapporto di necessità con l'organismo al quale
appartengono.
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
Le note sulle nozioni di percorso e asse, che ho esposto nel precedente capitolo, indicano
che la gerarchizzazione degli elementi del recinto non risponde semplicemente ad una
logica geometrica, ma è legata ai modi nei quali viene usato lo spazio, ed al tempo nel
quale si succede il processo della sua conoscenza e utilizzo.
Gli elementi del recinto tendono, nel corso della loro definizione processuale,
all'acquisizione di caratteri specifici tali da svolgere strutture tipologicamente semplici e
seriali in strutture più complesse ed organiche attraverso la progressiva articolazione e
specializzazione. Il lettore troverà utile rivedere, in questa luce, casi come quello dei
cimiteri di Brescia e Torino, cui si è fatto cenno in precedenza. Analizzando in maniere più
specifica l’ampliamento del cimitero di Ugozzolo, nella progettazione del recinto si è
cercato di affrontare varie tematiche sorte di recente nell’affrontare la progettazione dei
nuovi cimiteri. La prima, fondamentale questione, è quella di non isolare il cimitero in un
fatto compiuto chiuso in se stesso, ma cercare di inglobarlo in un dialogo con il tessuto
urbano nel quale è inserito e con la vita quotidiana dei cittadini che lo popolano. Il recinto,
per questo motivo, ha si la funzione di chiudere e raggruppare i vari momenti presenti nel
cimitero, ma cerca anche di dialogare con l’intorno. Non sarà più, quindi, un muraglione
asettico, ma sarà: una volta una piazza in quota con vista su parco, una volta un percorso
porticato in quota,una volta delle esedre ossario e un’altra volta una semplice cancellata
che da la possibilità di vedere ciò che avviene all’interno di quello che racchiude.
Il recinto in oltre mi permette di giocare sul concetto di cimitero inteso come vero e propro
tessuto edilizio. Per questo non mi divide solo il fuori dal dentro, ma mi scansiona i momenti
che trovo all’interno del cimitero andando a dividere i vari spazi urbani.
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
L’ingresso dallo spazio sacro delle religioni, che a sua volta è racchiuso in un proprio recinto
di impianto quadrato che lo separa dagli spazi riservati alle sepolture laico-cristiane. In fine il
recinto mi divide quest’ultima parte adibita ai laici dal giardino delle rimembranze
dedicato all’aspersione e inumazione delle ceneri.
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
5.5 Cimitero Interculturale e luoghi di preghiera.
Come accennato in precedenza, superato il grande porticato e l’albero della vita, ci
troviamo su un percorso coperto che cinge ad una quota di +1m lo spazio sacro adibito
alle religioni interconfessionali. Sul retro del portico, che disegna e gerarchizza lo spazio
interno, si innestano le cappelle gentilizie che fanno capolino dalla copertura dando una
scansione regolare all’area. Al centro di questo spazio, concepito come giardino sacro a
maglia quadrata, troviamo la cappella delle religioni.
154
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
Si è voluto dare a quest’ultima una forte valenza evocativa e un imponenza che le
consente di dominare l’intero spazio sacro unendo in un abbraccio le quattro religioni
ospitate del cimitero – Mussulmani, Evangelici, Ebraica e Bhaài - . La cappella delle religioni
è composta da un basamento articolato che a sua volta si divide in quattro terrazzamenti
quadrati destinati alle inumazioni acattoliche (ciascuna religione separata dalle altre e
orientata secondo i precetti citati nei capitoli precedenti) , questi sono uniti, tramite un
sistema di scale, al basamento vero e proprio, che con la sua forma circolare simboleggia
appunto l’unione che si vuole creare tre le varie religioni.32 Sopra al basamento in pietra
svetta il tronco di piramide, che, con il suo rivestimento in travertino bianco, addita al cielo
e all’eternità. In utile ricordare la forza della piramide come simbolo per quanto riguarda il
tema cimiteriale. Dalle piramidi in poi è un simbolo ricorrente nei cimiteri e ci ricorda
anch’esso la sacralità del luogo e la perfezione divina. Nel suo interno la cappella delle
religioni è concepita come uno spazio nodale che ruota attorno all’aula delle funzioni.
Attorno si collocano, a raggiera, le quattro aule del comiato – una per ogni religione e
adibite alle ritualità più private dell’estremo saluto – e i locali di servizio. La grande aula
centrale è progettata a pianta centrale, l’intera assemblea si racchiude attorno al feretro
del caro estinto, tutti protetti sotto la grande volta sferica che richiama la volta celeste, e,
tramite il lucernario posto all’apice di questa, induce a rivolgere sempre uno sguardo al
cielo nella speranza di una vita futura.
32
Cerchio- simboleggia l’unione, la perfezione ma anche l’eterno e il paradiso. Le absidi delle chiese erano circolari per
questo motivo, e spesso raffiguravano scene paradisiache.
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
La fine dunque non è racchiusa in quell’aula, come l’incenso33 si eleva dal turibolo,
attraverso il lucernario, verso il cielo, cosi l’anima del caro è elevata verso qualcosa di
eterno.
33
Viene utilizzato nel rito cattolico e simboleggia la preghiera che da noi si eleva a Dio, ma è anche utilizzato nei riti di
comiato per l’estremo saluto al feretro.
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
L’aula inoltre è concepita per essere vissuta su più livelli tramite una terrazza tura alla quale
si accede tramite il basamento. In modo da fornire più spazio per le celebrazioni numerose
ma anche dare la possibilità di avere le donne separate dagli uomini come previsto dai riti
ebraici. Il basamento in oltre è concepito come una grande terrazza aperta, dalla quale si
può godere l’intero giardino ecumenico, ad una quota elevata (+4m)
5.6 I Percorsi e gli Assi
Come accennato in precedenza il tema degli assi e dei percorsi interni di un cimitero è
una questione molto delicata che merita particolare attenzione al momento della
progettazione. Per quanto riguarda il caso da me progettato, tutto l’impianto dialoga con
quanto lo circonda – territorio, edifici e preesistenze storiche –
Ci troviamo in una zona nella quale è ancora ben leggibile la maglia della centuriazione
romana e lo stesso cimitero esistente era stato realizzato tenendo conto di questo
orientamento. Mi sono mosso per ciò, con strade e percorsi che seguissero questo
orientamento. L’asse principale è posto parallelo all’asse principale del cimitero esistente,
entrambi si collocano sul controasse, concepito come asse di collegamento tra Parma e
Colorno e dalla forte valenza territoriale. Parallelamente a questo si muovono e percorsi di
collegamento tra il cimitero storico e quello nuovo. L’asse principale è concepito come un
percorso della memoria che si muove tra le diverse zone del cimitero e sotteso tra tre punti
focali; l’ingresso con l’albero della vita, la cappella delle religioni – fulcro di tutto l’impianto
– e la torre cineraria, che svetta monolitica dietro a quest’ultimi. Le zone del cimitero in
oltre sono concepite come veri e proprio quartieri urano, ognuno dei quali lavora sulla
propria viabilità che avrà la propria trama e dimensione a seconda delle esigenze.
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
5.7
Il Parco della Memoria
Nell'ambito della progettualità e della costruzione cimiteriale si è fatta strada, negli ultimi
anni, la proposta di nuove soluzioni collegate al processo di cremazione e alla
commemorazione personalizzata, come ad esempio le sale per i riti del Commiato e i
Giardini della memoria. A differenza di quanto è avvenuto nel resto dell'Europa, dove la
realizzazione di questi spazi è caratterizzata da una solida tradizione, in Italia ci troviamo di
fronte a una situazione di passaggio, che, contrariamente a quel che si può pensare, fa
avvertire il bisogno di riti per elaborare la perdita dei propri cari e di luoghi in cui poter
accomiatarsi dai propri defunti. La cultura architettonica ha il compito, non facile, di
formulare ipotesi comprensibili, che aiutino a far sì che la memoria del defunto, nel
tentativo di annullare l'ineluttabilità del distacco, continui a essere presente tra i vivi
attraverso una sorta di scambio simbolico. Il Giardino del ricordo è un luogo pubblico,
pensato, progettato e realizzato per permettere, a chi lo desidera, il rito della dispersione
delle ceneri all'interno del cimitero. Nella realizzazione di un Giardino è fondamentale il
"percorso", inteso come spazio in grado di esprimere simbolicamente il concetto di limen,
di confine: è necessario creare soste meditative in uno spazio complessivo e fluido. Nella
elaborazione del distacco, il tempo è importante, ed entrare nel Giardino del ricordo,
ambito nel quale verranno disperse le ceneri, simboleggia l'ultimo atto rituale: la fine
del viaggio. Il tragitto verso il Giardino non costituisce solamente un'azione fisica ma
sottende un altro percorso, più sottile e nascosto, inferiore, che permette ai dolenti di
ricongiungersi con il mistero, in modo positivo e in una dimensione sensoriale.
Se da un lato il cammino all'interno del Giardino deve dare la sensazione di muoversi liberi
da impedimenti, questa stessa libertà di movimento dovrebbe essere "orientata" dagli
elementi compositivi che lo costituiscono. Elementi che, attraverso la loro struttura e
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
collocazione, indicano e individuano una "promenade emozionale", in un susseguirsi di
sequenze attraverso le quali creare percezioni contrastanti, di passaggio da una situazione a un'altra.
(Mariangela Gelati, da Confini n°2, “temi e voci dal mondo della
cremazione”, Pag. 12)
Il Gardino della Memoria pensato per il cimitero di Ugozzolo è stato concepito come una serie
di stanze verdi delimitate dal cipressi, all’interno delle quali si scoprono vari momenti, alcune
sono adibite alla meditazione e al ricordo, altre all’inumazione delle urne, altre ancora
all’aspersione in natura. In particolare troviamo due grandi stanze centrali che gerarchizzano
tutto il giardino creando un asse immaginato come percorso di purificazione. L’asse infatti è
concepito come un percorso d’acqua che sgorga dalla grande torre cineraria per sfociare
nella vasca per l’aspersione delle ceneri. Questi due poli dialogano tra loro e collegano tutto il
giardino all’impianto del cimitero. La torre cineraria è concepita come un ottagono34 che si
eleva verso il cielo con una rastremazione a gradoni che la rende sempre più snella man
mano che l’altezza aumenta. All’interno troviamo uno spazio completamente cavo illuminato
Anch’esso con luce zenitale che richiama continuamente lo sguardo verso il cielo. Gli avelli
per le urne cinerarie si dispongono sul perimetro dell’ottagono coprendo quattro degli otto
lati, lasciando cosi spazio per bucature e ingressi. Gli impianti di risalita sono stati portati
totalmente fuori dalla piramide per poter ottenere questo effetto di pozzo di luce all’interno.
Lo spazio concepito come destinato all’aspersione delle ceneri è stato pensato come una
stanza aperta immersa nel verde. Tutto è concentrato verso la vasca d’acqua destinata
all’accoglienza delle ceneri del caro estinto, i parenti si dispongono attorno a questa mentre
vi è una passerella che procede fino al centro della vasca dove il cerimoniere o chi per lui
34
160
Anche l’ottagono è una forma dal forte carattere evocativo e che rappresenta la purezza e l’eternità
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
compie il rito dell’aspersione. Per dare maggiore raccoglimento a questo spazio si è pensato
di cingerlo con una tettoia in pergolato che offre la possibilità di coprire, dagli agenti
atmosferici, coloro che assistono al rito; ma anche di poter agganciare fioriere, immagini e
quant’altro i parenti ritengono necessario per il ricordo del defunto. Il pergolato offre in oltre
questa sensazione di immersione nel verde, essendo esso coperto da piante rampicanti, e
dando la possibilità di vedere, attraverso le doghe in legno, il giardino che lo circonda. Si è
pensati in fine di porre dei setti murari al’interno del giardino, che potessero accogliere le
lapidi di chi era stato asperso in esso, per lasciare un ricordo a chi in futuro si recherà a visitare
la zona per un ricordo o anche solo un momento di meditazione.
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
5.8 Attenzione alle disabilità, accessibilità del cimitero
Ho svolto in oltre un o studio particolare sulle possibili barriere architettoniche presenti nel
cimitero esistente. In immagine ho riportato un rilievo fotografico dei possibili ostacoli che
può incontrare ora un disabile che vuole accedere al cimitero esistente.
Qui di seguito elenco una serie di problematiche riscontrate e le alcune proposte per la
soluzione, essendo una tesi di riqualificazione dell’esistente, oltre che di ampliamento, si
intende migliorare l’accessibilità ai campi per i disabili.
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
Accessibilità del parcheggio esistente
Problematica
Oltre alla totale assenza di un posto macchine riservato a portatori di handicap, si nota
che le piante disposte nel mezzo del parcheggio rendono difficoltosa la viabilità,
intralciano l’area di manovra ed il corretto scorrimento delle macchine.
Soluzione
Si prevede dunque di ripensare la morfologia del parcheggio, suddividendo l’area con
una regolare segnaletica orizzontale che delimiti i posti macchina, ponendo un
apposito spazio macchina riservato ai disabili a ridosso del cancello, ma lasciando
comunque lo spazio necessario alla manovra dei carri funebri e degli addetti al
cimitero. Il parcheggio in oltre viene interamente ripensato e dimensionato in funzione
del nuovo ampliamento.
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
Ingresso del cimitero esistente inaccessibile
Problematica
I cardini del cancello sono stati posti ad un’altezza troppo elevata, di conseguenza la
soglia del cancello è a circa 10cm da terra, rendendo necessario l’utilizzo di “rampette”
metalliche che rendono comunque arduo il superamento della soglia di ingresso. Il
disabile deve richiedere l’apertura dell’intero cancello per poter accedere al cimitero. In
oltre non è stata prevista alcuna accortezza per l’ipovedente che volesse accedere al
camposanto, il cancello è apribile solo tramite un interruttore che non è segnalato in
alcun modo ne è evidenziata la soglia di ingresso.
Soluzioni
Per quanto riguarda il cancello, basterebbe sostituirlo con uno privo di soglia fissa a terra
in modo da avere sempre l’aperture ad anta per la gente e quella totale per i carri
funebri, ma eliminando l’intralcio per le carrozzine in oltre non sarebbe male se la soglia
fosse appositamente segnalata o con materiale diverso, in modo da darne coscienza
anche all’ipovedente. Sempre per quest’ultimo motivo, il cancello è stato pensato ad
apertura automatica con sensori a movimento. Se poi si rescisse a fere un percorso per
non vedenti in CLS e Gress che avesse inizio in concomitanza con la posizione sensore per
l’apertura del cancello e magari con una pianta del cimitero in brail o meglio un plastico,
e proseguisse all’interno del cimitero almeno sotto i portici e nelle nuove espansioni.
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
Materiali di pavimentazione
Problematica
Uso inappropriato dei materiali di pavimentazione. Si è voluta usare la paladiana, come
materiale più pregiato, sull’ingresso; ma cosi facendo si passa da un materiale ruvido, a
un granito liscio e scivoloso per la soglia dei portici all’asfalto, cosa abbastanza dannosa
per un ipovedente. In oltre anche il piastrellato usato per la pavimentazione dei portici è
molto liscio e con la pioggia diventa scivoloso sia per le gomme delle carrozzine che per
gli anziani. Anche i percorsi esterni sono per un pezzo realizzati con le piastrelle, a maggior
ragione questi percorsi sono pericolosi perché esposti alla pioggia che li rende al quanto
sdrucciolevoli. Il cambio di materiale che troviamo poi nelle braccia lunghe del cimitero
rende sfavorevole la circolazione per ipovedenti e carrozzine, in quanto il secondo
materiale è un bugnato ruvido e spesso dissestato.
Subito accanto al marciapiede troviamo il canale di scolo delle acque pluviali che
rappresenta un punto di intralcio per ipovedenti, e non è segnalato in alcun modo.
Soluzione
Occorre una sostituzione della pavimentazione, come già citato sopra si è pensato a un
percorso per ipovedenti, in oltre sarebbe meglio avere un materiale abbastanza
granuloso anche sotto i portici in modo da consentire un eccellente attrito anche se
bagnato. Si può lasciare l’asfalto per l’esterno, che comunque va rifatto, e si consiglia di
sostituire le soglie dei portici o di crearvi delle scanalature in modo da comunicare
all’ipovedente che li cambia la situazione. Si consiglia in oltre di alzare la filettatura che
delimita i campi delle inumazioni a terra in modo da avere un percorso delimitato anche
per gli ipovedenti che riescono in tal modo a sentirne i contorni col bastone.
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
Bagni inaccessibili
Problematica
I bagni non sono stati pensati per un pubblico disabile, gli ingressi sono stretti , le porte si
aprono verso l’intero creando intralcio anche per una persona normale. In oltre vi è un
unico vano servizi che diventa assolutamente inadeguato in un ottica di ampliamento del
cimitero, che comunque è già avvenuto nell’ala destra del recinto.
Pianta bagno stato di fatto
Soluzioni
Il bagno è stato ripensato mantenendo la stessa cubatura dei vecchi servizi igienici.
Spostando semplicemente qualche tramezzo si è ottenuto lo spazio per tra bagni: uomini,
donne e disabili. L’antibagno è in comune nel bagno delle donne e dei disabili.
166
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
Si è pensato di adattare il bagno anche per ipovedenti, utilizzando porte automatiche
con sensori a movimento e luce altrettanto automatiche. Le porte sono scorrevoli e
snodate in modo da non ingombrare spazio nell’apertura e di adattarsi ai muri
scorrendovi sopra.
Pianta bagno ripensato per i disabili
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
Oltre a questa soluzione son stati pensati altri servizi dislocati all’interno del nuovo
ampliamento, sempre pensati per un utilizzo da parte di tutti.
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
Inaccessibilità della cappella per la preghiera personale
Problematica
La cappella del cimitero è posta ad una quota più alta rispetto al resto del fabbricato,
questo comporta il fatto che vi sono tre gradini da superare per accedervi. Mancano sia
rampe per l’accesso di carrozzine, che corrimano per facilitare la salita dei gradini agli
anziani, che rimangono i maggiori frequentatori del cimitero.
In oltre la porta è di 80cm mentre dovrebbe essere di 90 per consentire il passaggio delle
carrozzine
Soluzioni
Allargare l’anta della parto da 80 a 90cm e creare una rampa metallica frontalmente da
progettare nel rispetto del importanza storico artistica della cappella.
Difficoltà di accesso ai campi per le inumazioni
Problematica
Anche se le inumazioni a terra sono le meno utilizzate, e i campi sono praticamente vuoti,
si nota una difficoltà nel raggiungere le fosse, in oltre come già citato qualche punto più
sopra, il canale di scolo delle acque meteoriche che circonda tutti i campi, oltre a
bloccare l’accesso alle carrozzine rende pericolosa anche la marcia di ipovedenti.
Soluzioni
Si è pensato di creare un sentiero percorribile da carrozzine, se non per ogni fila di fosse
almeno al centro di ogni campo, in modo che il parente disabile possa raggiungere
tranquillamente la lapide del caro estinto. Per gli ipovedenti, come già citato si è pensato
di alzare le filettature che circondano i campi, lasciano ovviamente i varchi per l’accesso
delle carrozzelle. In più si è pensato di creare un percorso fatto con piastrelle apposite
che consenta agli ipovedenti di muoversi liberamente nel cimitero.
169
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
In fine volevo elencare delle proposte per il nuovo ampliamento. Oltre ad aver pensato
l’intera progettazione in funzione dell’accessibilità, con rampe e ascensori nei punti di
salto di quota, si proponevano alcuni accorgimenti riferiti in particolare alla progettazione
del parco della memoria
Panche con sponde (facilitano l’anziano nell’atto di mettersi a sedere e alzarsi)
Panche con tavolo (mancano di una panchina in modo da farvi avvicinare il ragazzo in
carrozzina)
170
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
Pavimentazioni adeguate per carrozzine (si utilizza legno o pietre lisce per creare sentieri
percorribili con le carrozzine, il corrimano realizzato con cordone rende accessibile il
percorso agli ipovedenti.)
Percorsi tattili per ipovedenti (permettono a chi ha problemi alla vista di muoversi
liberamente nel parco sfruttando cartine in brile e accessori tattili)
171
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
In fine una carrellata di attrezzature per il verde accessibile
In tal modo si è reso accessibile a tutti sia il cimitero storico che quello che sarà il nuovo
ampliamento, qualunque forma esso abbia. Basta solo che la progettazione venga
eseguita adottando certe accortezze e immedesimandosi in qualunque tipo di persona
che debba accedervi.
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
6-
SITUAZIONE CIMITERIALE ITALIANA - LA NORMATIVA CIMITERI E CREMATORI
6.1 Tipologie giuridiche di cimiteri e di sepolcri
La prima normativa sui cimiteri valida per l'intero Stato italiano, in virtù dell'avvenuta
unificazione, è da far risalire alla Legge comunale e provinciale del 20 marzo 1865, n.
2248, seguita dal r.d. 8 giugno 1865, n. 2322.
Solo con il Testo Unico delle Leggi Sanitarie, approvato con r.d. 27 luglio 1934, n. 1265 e
successive modifiche ed integrazioni, (articoli 337 e seguenti) la normativa statale ha
trovato una sua prima sistematizzazione, dettagliata in diversi regolamenti di Polizia
mortuaria statali, ultimo dei quali quello approvato con d.p.r. 10 settembre 1990, n. 285.
La materia è però dispersa in diversi altri testi succedutisi nel tempo, ultimo dei quali
quello riguardante la cremazione (I. 30 marzo 2001, n. 130), per gran parte norma
quadro, che abbisogna di decreti attuativi.
I principi fondamentali sono rimasti invariati nei secoli, frutto da un lato della
laicizzazione dei cimiteri, avvenuta a seguito della esportazione dei dogmi illuministici ad
opera delle conquiste napoleoniche, dall'altro delle tradizioni e usi funerari (cattolici)
profondamente radicati nel nostro Paese.
I cardini della vigente normativa statale sono i seguenti:
- divieto di seppellire un cadavere all'esterno di un cimitero o di un sepolcro
autorizzato (art. 340 del T.U.LLSS.);
- ogni Comune deve avere almeno uncimitero a sistema di inumazione, salvo
il caso dei piccoli Comuni che possono consorziarsi (art. 337 del T.U.LLSS.);
173
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
- il cimitero deve essere separato dall'abitato attraverso la zona di rispetto. Specifiche
norme sono stabilite per l'edificabilità nell'intorno dei cimiteri (art.338 del T.U.LLSS.);
- la superfìcie occorrente per il di mensionamento del cimitero deve garantire la
continuità nel tempo delle sepolture a sistema di inumazione, in fosse individuali per
le quali vengono fissati standards dimensionali minimi, cui aggiungere altri spazi sia per
i servizi generali del cimitero, sia per le altre tipologie di sepoltura (capo IX del
d.p.r. 285/90);
- il cimitero è opera igienica per eccellenza ma anche funzionale al mantenimento
della memoria storica della collettività. Questa natura si sostanzia, a metà del
Novecento, con il riconoscimento al cimitero comunale del regime giuridico del
demanio pubblico stabilito dall'art. 824 del Codice Civile;
- la cremazione dei cadaveri deve essere effettuata in crematori autorizzati,
posti all'interno di un cimitero (art. 343 del T.U.LLSS. e art. 78 del d.p.r. 285/90).
Determinante per consentire la inumazione o la tumulazione di un feretro è
l'autorizzazione dell'ufficiale di stato civile, che si accerta della morte per mezzo di un
medico necroscopo (art. 74 del d.p.r. 3 novembre 2000, n. 396).
La cremazione viene invece autorizzata dal competente Ufficio comunale, dopo aver:
- accertata la volontà ad effettuarla nei modi stabiliti dalla legge (art. 79 del
d.p.r. 10 settembre 1990, n. 285);
- verificata l'effettività della
morte con visita del medico necroscopo; acquisita
certificazione medica dell'esclusione del sospetto di morte dovuta a reato e, nel caso
di morte improvvisa o sospetta, del Nulla Osta dell'Autorità Giudiziaria.
174
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
Contrariamente a quanto si possa pensare, sul territorio italiano si sviluppano diverse
tipologie di sepoltura, ciascuna soggetta a normative specifiche:
a) il cimitero civile;
b) il cimitero di guerra;
e) il cimitero particolare;
d) i sepolcri privati fuori dei cimiteri.
Solo con la legge 30 marzo 2001 n. 130 si pongono le basi per legittimare sia l'affido delle
ceneri derivanti dalla cremazione ai familiari del defunto che la dispersione delle ceneri
in natura o nel cimitero.
Questa norma, per la prima volta, consente che le ceneri siano sepolte fuori dai cimiteri
o da sepolcri autorizzati.
- II cimitero civile
II cimitero civile trova una sua differenziazione, a seconda dei luoghi di insediamento e
della situazione preesistente, almeno secondo due diversi modelli:
1) il "camposanto", cioè il cimitero estensione della chiesa preesistente;
2) il "cimitero"
propriamente
detto, inteso come opera pubblica realizzata dal
municipio, con il recinto cimiteriale che, nella quasi totalità dei casi, contiene
una cappella ove svolgere la funzione rituale.
Sia per il camposanto che per il cimitero propriamente detto in alcune zone del Paese
(soprattutto nel sud e in Toscana), si è diffusa una tipologia cimiteriale dove sussistono aree
interne al cimitero, anche rilevanti, concesse ad associazioni o enti senza scopo di lucro,
che hanno tra i propri fini statutari la sepoltura dei cadaveri degli associati
(generalmente dette cappelle o celle di Congrega o di Confraternita).
175
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
Caratteristica dei cimiteri civili è la loro natura pubblica, o ancor meglio il
riconoscimento che, se i cimiteri appartengono al Comune, essi sono soggetti al regime
del demanio pubblico, come stabilito dall'art. 824 del Codice Civile.
Art. 824 - Beni delle province e dei comuni soggetti al regime dei beni demaniali.
/ beni della specie di quelli indicati dal secondo comma dell'ari. 822, se appartengono alle
province o ai comuni, sono soggetti al regime del demanio pubblico.
Allo stesso regime sono soggetti i cimiteri e i mercati comunali.
Art. 823 - Condizione giuridica del demanio pubblico.
I beni che fanno parte del demanio pubblico sono inalienabili e non possono formare
oggetto di diritti a favore di terzi, se non nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi che li
riguardano (Cod. Nav. 30 e seguenti, 694 e seguenti).
Spetta all'autorità amministrativa la tutela dei beni che fanno parte del demanio
pubblico. Essa ha facoltà sia di procedere in via amministrativa, sia di valersi dei mezzi
ordinar] a difesa della proprietà (948 e seguenti) e del possesso (1168 e seguenti) regolati
dal presente codice.
Ciò fa discendere particolari situazioni sia nei rapporti tra il Comune e i concessionari
d'area o dell'uso di sepolture cimiteriali, ma anche sulla esclusiva della gestione dei servizi
cimiteriali, considerati servizio pubblico locale.
- II cimitero particolare
L'art. 104 del d.p.r. 10 settembre 1990, n. 285 richiama esplicitamente i "cimiteri particolari"
preesistenti al T.U.LLSS.
176
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
Si tratta dell'unica norma sopravvissuta di un periodo storico in cui i cimiteri erano
ordinariamente non comunali, ma compresi nel patrimonio degli Enti di culto o di altre
Associazioni o comunità religiose (ad esempio, ebraiche) o alla Chiesa cattolica.
Andando indietro nel tempo alle norme "iniziali", ovvero quelle che lo Stato italiano si è
dato dopo la sua formazione come Stato nazionale, norme che hanno costituito il punto di
aggregazione degli ordinamenti giuridici degli Stati preunitari, si rileva che il r.d. 8 giugno
1865, n. 2322, prevedeva l'obbligo per i Comuni di dotarsi di uno o più cimiteri di una
estensione di sei volte maggiore dell'area necessaria per seppellire i defunti di ciascun
anno, imponendo anche che i Comuni ancora privi di cimitero dovessero costruirlo e
metterlo in uso al più tardi il 1 gennaio 1867 (art. 70) e contemporaneamente vietando (o
riconfermando il divieto) di seppellire in chiese, tempi, cappelle ed altri luoghi.
Con la creazione di nuovi cimiteri, l'acquisizione o la requisizione di altri dalla Chiesa, non
scomparvero talune situazioni, ancora esistenti, di cimiteri di proprietà dei soggetti che li
avevano realizzati e che continuavano a mantenerli.
In queste sole situazioni, l'esercizio e la gestione dei cimiteri particolari sono
attribuiti ai soggetti proprietari, restando di competenza comunale esclusivamente i
poteri di ordinanza, di vigilanza igienico-sanitaria, avvalendosi il Sindaco della A.USL
Un cimitero particolare è soggetto, come il cimitero civico, alle norme vigenti in
materia di distanze cimiteriali, di edificabilità nell'intorno del cimitero e alle altre norme
generali previste per i cimiteri da leggi e regolamenti.
I cimiteri particolari sono riconosciuti come tali solo se risultano preesistenti alla entrata in
vigore del T.U. delle Leggi Sanitarie, approvato con r.d. 27 luglio 1934, n. 1265. Pertanto
da tale data è vietata la costruzione di nuovi cimiteri particolari, potendo proseguire la
gestione di quelli esistenti.
177
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
I Comuni non hanno potestà di imporre una tassa sulle concessioni e/o cessioni di aree
fatte dai rispettivi proprietari nei cimiteri particolari.
- II cimitero di guerra
La legislazione attinente i cimiteri di guerra è somma di diversi interventi normativi
succedutisi nel tempo, sia a seguito delle guerre intervenute, sia in funzione di accordi
bilaterali siglati dallo Stato italiano con altre nazioni.
La particolarità di tali cimiteri è che la competenza è statale e viene esercitata dal
Ministro della Difesa, attraverso il Commissariato generale per le onoranze ai Caduti.
I Comuni in cui sono ubicati i cimiteri di guerra hanno l'obbligo di mantenerli e custodirli in
perpetuo. Lo Stato contribuisce economicamente alle spese necessa-rie per l'espletamento
di tale compito. Della copiosa normativa specifica, si richiama la 1.9 gennaio 1951, n. 204,
come integrata dalla 1.2 marzo 1985 n. 60.
Altra particolarità dei cimiteri di guerra è che per essi non valgono sia gli ordinar! periodi
di esumazione ordinaria, sia le norme invece operanti per i cimiteri civili e particolari, sulla
edificabilità in zona di rispetto cimiteriale.
Difatti il comma 1 dell'art. 338 del Testo Unico delle Leggi Sanitarie che identifica la zona
di rispetto cimiteriale e i vincoli di inedificabilità in essa, non è applicabile ai cimiteri
militari di guerra quando siano trascorsi 10 anni dal seppellimento dell'ultima salma,
per effetto del comma aggiunto dall'art. unico della legge 4 dicembre 1956, n. 1428.
- I sepolcri privati fuori del cimitero
Eccezionalmente le salme o i resti mortali possono essere sepolti fuori del cimitero in
sepolcri autorizzati.
Si tratta di due distinte tipologie di sepolcro:
178
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
1) la cappella privata familiare non aperta al pubblico (art. 340 del T.U.LLSS. e artt. 101104 del d.p.r. 285/90);
2) la tumulazione privilegiata in luoghi specificatamente autorizzati dalla Regione (art.
340 del T.U.LLSS. e art. 105 del d.p.r. 285/90). La Regione è subentrata allo Stato in tali
autorizzazioni per effetto del DPCM 26 maggio 2000.
Per la sepoltura di feretri, cassette di resti ossei, urne cinerarie in tali sepolcri occorre seguire
le norme generalmente valide rispettivamente per l'inumazione o la tumulazione nei
cimiteri.
È da notare che condizione necessaria per poter tumulare un feretro in una cappella
privata familiare è che sia veri-ficato di volta in volta il rispetto delle condizioni alla base
della possibilità di utilizzo della cappella stessa e cioè:
a) valutazione che il defunto abbia titolo all'accesso nel sepolcro;
b) garanzia del rispetto dei requisiti prescritti per la tumulazione;
e) permanenza per un raggio di almeno 200 metri di fondi di proprietà della famiglia
titolare del diritto d'uso, sui quali terreni sussista vincolo di inedificabilità e inalienabilità;
d) presenza delle autorizzazioni prescritte per la sepoltura del feretro.
Per ulteriori specifiche vedi il § 5.9 Sepolture particolari fuori dai cimiteri.
179
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
7.2 Norme applicabili
- Le competenze statali
Norme sanitarie, amministrative, economiche
Attualmente le principali norme statali riguardanti i cimiteri sono contenute nel Testo
Unico delle Leggi Sanitarie, approvato con r.d. 27 luglio 1934, n. 1265 e successive modifiche
ed integrazioni, (articoli 337 e seguenti) e nel Regolamento di Polizia mortuaria,
approvato con d.p.r. 10 settembre 1990, n. 285.
La materia è però dispersa in altri testi succedutisi nel tempo, quando riguardante la
cremazione (I. 30 marzo 2001, n. 130) o se riferita ad aspetti economici, tariffari, fiscali, a
vari provvedimenti di cui si citano solo i principali:
- art. 26 bis del d.l. 28 dicembre 1989,n. 415, convertito in legge con modificazioni con
legge 28 febbraio 1990, n. 38 (sulla natura di servizi indispensabili dei cimiteri, equiparati
alle opere di urbanizzazione primaria);
art. 1 comma 14 del d.l. 30 dicembre 1991, n. 417, convertito in legge con modificazioni
con legge 6 febbraio 1992, n. 66 (di interpretazione autentica sulla aliquota IVA da
applicare a monte per la realizzazione dei cimiteri e delle sepolture e a valle per le
concessioni cimiteriali realizzatela Comuni);
- art. 1, comma 7 bis della legge 26 febbraio 2001, n. 26 (sul sistema tariffario
applicabile alla cremazione e alla inumazione);
- d.m. Interno di concerto con la Salute 1 luglio 2002 (sul sistema tariffario
applicabile alla cremazione e alle sepolture cimiteriali che contengano ceneri).
Inoltre sono di rilievo due circolari del Ministero della Salute, la n. 24 del 24 giugno 1993
e la n. 10 del 31 luglio 1998, che per i contenuti sono considerate linee di riferimento per
180
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
tutto il territorio nazionale. Particolare attenzione è stata posta dal legislatore nella
regolamentazione dei rifiuti cimiteriali, considerati tra quelli urbani in base all'ari 7 del d.lgs.
5 febbraio 1997, n. 22 e successive modificazioni ed integrazioni, mentre quelli derivanti da
esumazione ed estumulazione, pur essendo classificati negli urbani, sono soggetti a
particolari modalità di raccolta, trattamento successivo e smaltimento, fissati con d.m.
Ambiente di concerto con la Salute 26 giugno 2000, n. 219.
L'organizzazione cimiteriale italiana è incardinata su un modello che vede il Comune e il
Sindaco quali attori principali per la fornitura del servizio.
Dal punto di vista igienico sanitario, pur sempre secondo regole stabilite in via uniforme
sul territorio nazionale (di diritto per le Regioni a statuto ordinario, di fatto anche per le
Regioni a statuto speciale), è invece competente la locale A.USL
A questa ripartizione di competenze si perviene nel secolo passato, partendo dall'inizio
degli anni '70, con il trasferimento alle Regioni ordinarie delle funzioni amministrative
statali in materia sanitaria e ospedaliera e dei relativi addetti e uffici, operato con
d.p.r. 14/1/1972, n. 4 e poi con il d.p.r. 24/7/1977, n. 616 e infine con la riforma
dell'Ordinamento sanitario di cui alla I. 23/12/1978, n. 833.
Le poche funzioni residue, rimaste in capo allo Stato, concernenti i cimiteri (le
autorizzazioni di cui agli artt. 82, 105, 106 del d.p.r. 10/9/1990, n. 285) vengono trasferite
alle Regioni a statuto ordinario a far tempo dal 1 gennaio 2001 con il D.P.C.M. 26 maggio
2000 (artt. 1, 3 e tabella A, lett. C), attuativo del d.lgs. 31 marzo 1998, n. 112.
Per le Regioni a statuto speciale il trasferimento è soggetto a particolari condizioni.
Norme penali
II Libro II,Titolo IV, Capo II del Codice Penale è dedicato ai delitti contro la pietà dei defunti.
181
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
Per quanto concerne i cimiteri vengono tutelati la tomba, il sepolcro o l'urna (art. 407)
dalla loro violazione o dal vilipendio (art. 408).
Anche il funerale o un servizio funebre è tutelato dal suo impedimento o turbativa (art.
409), sia o meno all'interno di un cimitero.
Vi sono poi quattro distinte norme a tutela del cadavere (e delle ceneri). Si tratta dei
reati che riguardano:
- il vilipendio di cadavere (art. 410);
- la distruzione, soppressione o sottrazione di cadavere (art. 411);
- l'occultamento di cadavere (art.412);
- l'uso illegittimo di cadavere (art.413).
L'art. 411 è stato recentemente modificato dall'art. 2 della legge 30 marzo 2001, n. 130
che, pur mantenendo il reato per chi agisce in maniera difforme dal consentito, ha
delimitato le situazioni in cui è consentita la dispersione delle ceneri, autorizzata
dall'Ufficiale di stato civile.
Norme eccezionali in caso di calamità
II Servizio nazionale della protezione civile, istituito con I. 28 febbraio 1992, n. 225, ha il
compito di prevedere e prevenire le ipotesi di rischio, nonché coordinare o attuare le
attività necessarie per il superamento di emergenze che diano luogo ad elevata
mortalità, connesse con calamità naturali, catastrofi o altri eventi che, per entità ed
estensione, debbono essere fronteggiati con mezzi e poteri straordinari.
Il Dipartimento della Protezione presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, nell'affranta
re le emergenze adotta, per quanto concerne gli interventi di Polizia mortuaria, di
182
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
trasporto dei cadaveri, di loro seppellimento o cremazione, per la provvista dei materiali e
delle professionalità occorrenti, i criteri e le soluzioni individuati dal r.d.l. 9 dicembre 1926, n.
2389, convcrtito nella legge 15 marzo 1928, n. 883, nonché quelli contenuti nel regolamento
approvato con decreto del Ministro del Lavori Pubblici in data 15 dicembre 1927,
pubblicato nella G.U. del 27 febbraio 1928, n. 48.
- Le competenze regionali
Con l'approvazione di un nuovo modello di ripartizione delle competenze legislative e
regolamentari fra Stato, Regioni ed altri Enti Locali, ad opera della I. Cost. 18 ottobre
2001, n. 3, la materia della tutela della salute viene collocata tra quelle per le quali dar
luogo ad un particolare tipo di legislazione concorrente tra Stato e Regioni.
In altri termini allo Stato compete fissare le linee guida nazionali con l'adozione di leggi
di principio. Alle Regioni spetta la attuazione con leggi regionali e, ove occorrente, con
regolamenti delle materie, tra le quali si possono individuare anche i cimiteri.
In realtà le questioni sono più complesse essendo la materia della Polizia mortuaria e
anche in parte quella cimiteriale trasversale, cioè miscela di competenze esclusive a volte
statali, a volte regionali e per lo più concorrenti, con una notevole quantità di funzioni
amministrative, assegnate dalla nuova Costituzione ai Comuni.
Allo stato attuale le competenze della Regione si esauriscono nella organizzazione della
vigilanza sanitaria nei cimiteri (artt. 51 comma 2,83 comma 3, 84, 86, 88 del d.p.r. 285/90),
unitamente alle autorizzazioni recentemente trasferite dallo Stato (artt. 82 commi 2 e 3,
105, 106 del d.p.r. 285/90), nelle procedure approvative delle opere igieniche, quali sono i
cimiteri (come conseguenza dell'art. 228 del T.U.LLSS. e del processo di trasferimento delle
funzioni amministrative operate dallo Stato alle Regioni).
183
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
Inoltre la ipotesi di variazione della zona di rispetto cimiteriale, deliberata dal Consiglio
comunale, ai sensi dell'articolo 338 del T.U.LLSS. deve essere sottoposta al parere vincolante
della A.USL. competente per territorio.
Ogni progetto di costruzione di sepoltura nei cimiteri deve ricevere un parere dalla locale
A.USL.
La riforma dei servizi funerari (il cosiddetto DDL Sirchia AC 4144), e la modifica delle linee guida
nazionali per la Polizia mortuaria, vedono il loro iter approvativo nel mentre si sviluppa il
nuovo regime di poteri tra i diversi livelli di governo, con problemi concernenti le
competenze che si sommano a quelli specifici di determinazione di politiche di settore.
Per tali motivi si è scelto di organizzare la illustrazione delle norme da applicare a cimiteri
e crematori con criteri di omogeneità di argomento e non per sequenza di riferimenti
normativi.
- Le competenze comunali
II cimitero è un servizio indispensabile, parificato ad opera di urbanizzazione primaria,
ampiamente diffuso sul territorio italiano. Si calcola che i cimiteri in Italia siano quasi
16.000.
Caratteristica di questo servizio è quella del forte radicamento comunale sia nelle
modalità di svolgimento, sia per la regolamentazione, generalmente attuata con
regolamento di Polizia mortuaria comunale che prevede tra territori anche contigui,
differenze nelle tipologie di sepoltura adottate, nelle modalità di assegnazione delle
sepolture, nella tipologia di concessioni cimiteriali, sia per durata, sia per le tariffe da
applicare, sia ancora per misure minime dei manufatti, della misura delle aree da
concedere.
184
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
Una corretta progettazione non può prescindere da un attento studio del regolamento
di Polizia mortuaria comunale, delle ordinanze sindacali attua-tive di taluni aspetti che il
regolamento di Polizia mortuaria statale demanda al Sindaco (orari, percorsi e modalità
del trasporto funebre; modalità per l'esumazione e la estumulazione).
Inoltre ogni sepoltura, ogni variazione di stato conseguente ad operazione cimiteriale,
ogni trasferimento di cadavere, ossa, resti mortali o ceneri, deve essere registrato dal
responsabile del servizio di custodia cimiteriale (art. 52 del d.p.r. 285/90).
Analogamente ogni concessione di sepoltura deve essere registrata, così come ogni
subentro nella intestazione della tomba.
Il ruolo degli uffici comunali va dall'autorizzazione alla sepoltura (con l'ufficio di stato
civile) o alla cremazione, alla autorizzazione di ogni operazione cimiteriale che si svolge
all'interno del cimitero e alla esecuzione della stessa.
È sempre il Comune che può concedere aree cimiteriali per la costruzione di sepolture
private a sistema di tumulazione o per la realizzazione di sepolture private a sistema di
inumazione. Il Comune può costruire colombari da concedere in uso a tempo determinato per la sepoltura di feretri, generalmente da assegnare solo in presenza di salma o
eccezionalmente anche in vita, ad esempio a persone a vita sola, a chi intende
prenotare il posto accanto al coniuge premorto, a chi è in età avanzata (di norma oltre i
70 anni) e intende assicurarsi un posto al cimitero per la futura sepoltura.
È sempre il Comune che può accogliere la rinuncia a concessioni già esistenti da parte
dei legittimi concessio-nari; può pronunciare la decadenza della concessione, ad
esempio quando si trovi in stato di abbandono; può pronunciare la revoca della
concessione quando occorre rientrarne in possesso per motivi di interesse pubblico.
185
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
Infine è il Comune che provvede a pianificare lo sviluppo dei cimiteri con l'adozione del
Piano Regolatore Cimiteriale e con la previsione di adeguate aree di espansione nel
Piano Regolatore Generale.
- Le infrazioni alle norme
Le violazioni invece alle norme del T.U. delle Leggi Sanitarie sono sanzionate secondo
quanto previsto dallo stesso.
La violazione delle disposizioni del regolamento di Polizia mortuaria approvato con d.p.r. 10 settembre 1990, n. 285 è soggetta alla sanzione di cui all'articolo 358
del T.U. delle Leggi Sanitarie, approvato con r.d. 27 luglio 1934, n. 1265, come modificato
per effetto dell'articolo 3 della legge 12 luglio 1961, n. 603, degli articoli 32 e 113 della
legge 24 novembre 1981, n. 689 e dall'articolo 16 del d.lgs. 22 maggio 1999, n. 196.
Sono escluse dall'applicazione dell'articolo 358 citato le violazioni regolamentari già
previste in specifiche norme di legge, per le quali sia stabilita la relativa sanzione,
nonché quelle che costituiscono reato in quanto si applica il Codice Penale o altre
norme penali.
Le violazioni dei regolamenti comunali e delle ordinanze sindacali sono sanzionate in
base alla normativa regolamentare comunale in materia.
186
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
7.3
Nuovi cimiteri, ampliamento e soppressione degli esistenti
- L'impianto di un nuovo cimitero e l'ampliamento di uno esistente
Preliminare alla progettazione di un nuovo cimitero o all'ampliamento di uno esistente
è la predisposizione di un apposito studio tecnico (art. 55 del d.p.r. 285/90) nel quale
vengono affrontati i seguenti aspetti:
a) ubicazione, con particolare riferimento alla eventuale modificazione della zona
di rispetto;
b) orografia;
e) estensione dell'area occorrente;
d) natura fisico-chimica del terreno;
e) profondità e direzione della falda idrica.
Il progetto deve essere accompagnato (art. 56 del d.p.r. 285/90) da apposita relazione
tecnico sanitaria che illustri:
1) i criteri individuati per la determinazione delle diverse aree (definite lotti di terreno)
destinate a realizzare le differenti forme di sepoltura programmate;
2) la descrizione dell'area, della via di accesso, delle zone di parcheggio;
3) la descrizione degli spazi e dei viali destinati al traffico interno;
4) le dotazioni infrastrutturali obbligatorie: camera mortuaria, ossario comune,
cinerario comune;
5) le dotazioni infrastrutturali facoltative: sala autopsia, cappella o sala del commiato,
deposito di osservazione,crematorio;
6) i servizi destinati al pubblico e agli operatori cimiteriali, l'alloggio del custode (ove
necessario), gli impianti tecnici. All'approvazione del progetto si procede a norma delle
187
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
leggi sanitarie, trattandosi di opera (pubblica) igienica e laddove vi sia un ampliamento
del cimitero o la costruzione di uno nuovo è necessaria la deliberazione del Consiglio
comunale (ogni qual volta si modifichi la estensione della zona di rispetto).
Diversamente, laddove l'intervento sia già previsto nel piano delle opere pubbliche
deliberato dal Consiglio comunale e non vi sia modificazione delle zone di rispetto, e a
maggior ragione quando le costruzioni permangono entro il perimetro esistente (e
dunque non vi sia alcun ampliamento) la deliberazione è di competenza della Giunta
Municipale.
Il progetto deve essere corredato oltre che da piante e sezioni in scala adeguata, pure
dall'aggiornamento della planimetria in scala 1:500, comprensiva anche della zona di
rispetto, dovendo rispettare il disposto dell'art. 54 del d.p.r. 285/90.
- La soppressione di un cimitero
La procedura di soppressione di un cimitero è stabilita dall'art. 98 del d.p.r. 285/90. Essa è
preliminare alla diversa classificazione dell'area cimiteriale appartenente al demanio
comunale o appartenente al patrimonio disponibile, ovviamente fatte salve le
procedure di trasferimento delle sepolture esistenti in altro cimitero.
188
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
7.4 Sistemi di sepoltura e pratiche funebri
- Sistemi di trattamento delle salme
Inumazione di feretri nei campi comuni
La inumazione consiste nella posa di un feretro (bara avente le caratteristiche stabilite
dall'art. 75 del d.p.r. 285/90) ad una profondità di almeno cm 200. La fossa, che ha una
misura in pianta di cm 220 x 80 (art. 72 del d.p.r. 285/90), deve essere colmata con terreno e
deve essere identificata con un cippo (più generalmente una lapide), obbligatoriamente riportante almeno nome, cognome, data di nascita e di morte del defunto,
numero identificativo. Tra fossa e fossa è da prevedere uno spazio (denominato interfossa)
di almeno cm 50.
Il periodo ordinario di inumazione di un feretro è di 10 anni, riducibile o am-pliabile, in
relazione agli usi e consue-tudini locali, ma non mai inferiore a 5 anni (art. 82 del d.p.r.
285/90).
Decorso tale periodo si provvede alla esumazione, che consiste nello scavo della fossa per
riportare alla luce il feretro a suo tempo sepolto e nella raccolta dei resti mortali.
In Italia è particolarmente avvertito il fenomeno delle cosiddette "salme inconsunte",
cioè la incompleta scheletrizzazione decorso il periodo ordinario di inumazione. Questo è
generalmente avvertibile in tutti i terreni con scarsa capacità mineralizzante, quali quelli
a base argillosa o limosa, specie in zone con terreni umidi o con falda acquifera elevata,
oppure se i cicli di inumazione sono stati ripetuti per diversi decenni nello stesso campo,
così da saturare il terreno di inumazione con elementi chimici e biologici della
decomposizione.
189
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
È inoltre possibile che in presenza di terreni molto aerati o avidi di liquidi (ad esempio
quelli dell'area napoletana) si producano fenomeni opposti, che determinano la
mummificazione del cadavere.
La salma inconsunta è tecnicamente definita come resto mortale, esito di fenomeni
cadaverici trasformativi conservativi (nel caso di inumazione si può presentare la
saponificazione o la mummificazione), decorsi 10 anni dalla prima inumazione o 20
anni dalla prima tumulazione stagna.
In relazione alla quantità di "salme inconsunte" che si rinvengono al termine
dell'ordinario periodo di inumazione o di quelle provenienti da estumulazione che
vengono inumate, vi è da considerare una adeguata quantità di inumazioni di tali resti
mortali (anche in contenitori biodegradabili non aventi le caratteristiche di bara, ma
ad esempio di legno, cartone ecc. di spessore adeguato a garantire il supporto
meccanico per il trasferimento al campo della salma inconsunta) aggiuntiva alla
inumazione di cadaveri in dipendenza del decesso.
I metodi di trattamento consentiti per le salme inconsunte al momento della
esumazione o della estumulazione, sono stati definiti con chiarezza dalla circolare del
Ministero della Sanità 31 luglio 1998, n. 10 e successivamente dai commi 4, 5, 6 dell'art. 3
del d.p.r. 15 luglio 2003, n. 254.
Oltre alla permanenza nell'originario luogo di sepoltura o al trasferimento in altra
sepoltura, la circolare detta opportune istruzioni sulla possibilità di cremare tali resti
mortali o, in alternativa, di inumarli (oppure tumularli) con l'addizione di particolari
sostanze biodegradanti favorenti la ripresa dei processi di scheletrizzazione interrotti o
ritardati.
190
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
La stessa circolare consente l'addizione di tali sostanze biodegradanti anche ai terreni
cimiteriali (oltre che sulle salme inconsunte) e ciò risulta particolarmente utile laddove vi
siano campi di inumazione in esercizio da vari decenni, che quindi abbisognano di
una correzione del terreno.
È da annotare che la inumazione con addizione di sostanze biodegradanti consente di
ridurre l'ordinario tempo di inumazione di una salma inconsunta da non meno di 5 anni
a non meno di 2 anni, con evidenti benefici nel calcolo del fabbisogno di aree
occorrenti. Le esumazioni che si effettuano prima del periodo ordinario di inumazione
(10 anni, salvo riduzione generalizzata autorizzata), sono dette straordinarie. Si effettuano
per trasferimento del feretro in altra sepoltura o per ordine dell'Autorità Giudiziaria a fini
autoptici.
Tumulazione di feretri
La tumulazione consiste nella collocazione di un feretro deposto in bara di legno e cassa
di zinco ermeticamente sigillata confezionate (come previsto dal-l'art. 30 del d.p.r.
285/90) all'interno di un loculo.
Per loculo si intende qualunque spazio costruito, ipogeo o epigeo, avente le
caratteristiche di cui all'art. 76 del d.p.r. 285/90, in cui conservare le spoglie mortali del
defunto, per un periodo che va in genere da un minimo di 20 anni ad un valore medio
di 30-35 anni o più.
In ogni loculo può essere posto un solo feretro.
Nel loculo, sia o meno presente il feretro, è permessa la collocazione di una o più cassette
per ossa, urne cinerarie, contenitori di esiti di fenomeni cadaverici trasformativi
conservativi, in relazione alla capienza.
191
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
Ogni loculo deve essere realizzato in modo che in occasione di eventuale tumulazione o
estumulazione di un feretro questa possa avvenire senza che sia movimentato un altro
feretro. Gli effetti della tumulazione consistono in un rallentamento dei processi di
scheletrizzazione per effetto della riduzione dei processi ossidativi che avvengono
all'interno
di
un
ambiente
confinato, quale è quello della cassa metallica
ermeticamente sigillata.
Il naturale prodotto della tumulazione, decorso un periodo che va dai 20 ai 30-35 anni è
una incompleta scheletrizzazione, denominata "corificazione".
I resti mortali esiti di tali fenomeni cadaverici trasformativi conservativi sono anch'essi
soggetti alle direttive impartite con la circolare del Ministero della Salute 31 luglio 1998,
n. 10 e successivamente dai commi 4, 5, 6 dell'art. 3 del d.p.r. 15 luglio 2003, n. 254.
I Comuni autorizzano la costruzione di nuovi loculi o l'adattamento di quelli esistenti,
secondo progetto presentato da chi intende realizzarli. Essi verificano che la costruzione
rispetti il progetto autorizzato. La A.USL. verifica la rispondenza sanitaria di quanto
costruito rispetto a quanto autorizzato.
- Sistemi di trattamento delle ceneri e delle ossa
La tumulazione dell'urna cineraria e della cassetta di ossa
La tumulazione di un'urna cineraria o di una cassetta di resti ossei è consentita in ogni
luogo costruito avente la possibilità di contenerle. Non sono stabilite misure minime dello
spessore delle pareti, ma unicamente che la struttura consenta di evitare la
profanazione.
192
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
La dispersione delle ceneri in cimitero
La dispersione delle ceneri può avvenire dentro il cimitero in luogo confinato, attraverso
lo sversamento del contenuto dell'urna cineraria dentro il cinerario comune (paragrafo 13
della circolare Ministro Sanità 24 giugno 1993, n. 24), oppure, una volta operativa la
norma di principio di cui all'art. 3 della legge 30 marzo 2001, n. 130, anche all'interno del
cimitero in apposita area attrezzata o in natura (nel cosiddetto "giardino delle
rimembranze"). Il cinerario comune è un manufatto ipogeo o epigeo, con funzioni
conteni-tive delle ceneri. Può essere destinato a cinerario comune parte dell'ossario comune già presente in ogni cimitero (in maniera distinta o indistinta dalle ossa).
La dispersione delle ceneri in natura
La dispersione delle ceneri in natura diventa possibile dal momento in cui i principi
contenuti nell'art. 3 della legge 30 marzo 2001, n. 130 troveranno attuazione. In talune
Regioni ciò è stato attuato con legge regionale.
È da prevedere che la possibilità della dispersione delle ceneri in natura possa nel tempo
ridurre considerevolmente la propensione delle famiglie alla destinazione delle ceneri in
cimitero.
L'inumazione e l'affido al familiare dell'urna cineraria
La inumazione e l'affido al familiare dell'urna cineraria diventa possibile dal momento in
cui i principi contenuti nell'art. 3 della legge 30 marzo 2001, n. 130 troveranno
attuazione.
La inumazione dell'urna è situazione attualmente non contemplata a livello italiano e si
tratta quindi di una novità.
193
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
Le ceneri derivanti dalla cremazione di ciascun cadavere devono essere raccolte in
apposita urna cineraria di materiale resistente e tale da poter essere chiusa con saldatura
anche a freddo o a mezzo di collanti di sicura e duratura presa, portante all'esterno il
nome, cognome, data di nascita e di morte del defunto. Le urne da inumare devono essere di materiale biodegradabile.
Le fosse per l'inumazione di urne cinerarie devono avere dimensioni minime stabilite dal
regolamento di Polizia mortuaria comunale, generalmente di cm 30 sia di lunghezza che
larghezza. È opportuno che sussista uno strato minimo di terreno di cm 30 tra l'urna ed il
piano di campagna del campo di inumazione, che potrà prevedere fosse in maniera
regolare o pseudo-casuale. Ogni fossa di inumazione deve essere contraddistinta da un
cippo riportante almeno nome, cognome, data di nascita e di morte del defunto e un
numero identificativo. Per l'inumazione o la tumulazione dell'urna affidata ad un familiare si
seguono criteri analoghi a quelli previsti per la inumazione e la tumulazione in cimitero.
L'urna
di
ceneri
affidata
a
familiare
può essere conservata anche all'interno
dell'abitazione. Si può rinunciare all'affidamento dell'urna purché questa sia consegnata
ad un cimitero nel quale si sia scelto di conservare le ceneri, attraverso la tumulazione o
l'inumazione. E da prevedere che l'affido dell'urna a familiare possa nel tempo ridurre
considerevolmente la propensione delle famiglie alla destinazione delle ceneri in cimitero.
194
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
7.5 Crematori: vincoli normativi
-
Vincoli di localizzazione, finanziari e in generale
L'art. 78 del d.p.r. 285/90 è, assieme al paragrafo 14.1 della circolare Ministero della Sanità
24 giugno 1993, n. 24, il riferimento obbligato per chi progetta impianti di cremazione.
È inoltre da rispettare la norma di finanza locale sugli oneri ricadenti sul bilancio del
gestore pubblico.
In particolare occorrerà rispettare i seguenti vincoli:
1) il crematoio deve essere all'interno di un cimitero;
2) il progetto deve essere corredato da una relazione dove sono illustrate: caratteristiche
ambientali del sito; caratteristiche tecnico sanitarie dell'impianto e i sistemi di tutela
dell'aria dall'inquinamento;
3) piano finanziario dell'opera, tenuto conto della copertura degli oneri sociali da parte
del Comune o con sovvenzioni di altri Enti (ad esempio Stato, Regione).
- Norme sulle emissioni in atmosfera
In attesa che venga emanata la norma specifica per i crematori prevista dall'art. 8
della I. 30 marzo 2001, n. 130, l'impianto di cremazione è soggetto a quanto stabilito in
via generale dal d.p.r. 24 maggio 1988, n. 203 e successiva normativa di attuazione.
Il d.p.r. 203/88 nasce dall'esigenza generale di attuare alcune direttive CEE "concernenti
norme in materia di qualità dell'aria relativamente a specifici agenti inquinanti e di
inquinamento prodotto dagli impianti industriali ai sensi dell'art. 15 della legge 16 aprile
1987 n° 183".
195
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
Dall'analisi del d.p.r. 203/88 si evince già dall'ari. 1 il campo di applicazione che
inequivocabilmente si estende "a tutti gli impianti che possono dar luogo ad emissioni
nell'atmosfera" comprendendo quindi anche gli impianti di cremazione.
Esso indica sia quelli che sono i valori limite e i valori guida per gli inquinanti dell'aria
nell'ambiente esterno ed i relativi metodi di campionamento, sia i limiti di emissioni
inquinanti ed i relativi metodi di campionamento.
Nell'art. 3 al comma secondo si prevede che: "Con decreto del ministero dell'Ambiente ...
saranno fissati ed aggiornati: a)... i valori minimi e massimi delle emissioni; b) i metodi di
campionamento".
Questo in quanto gli allegati al decreto si riferiscono alla sola qualità dell'aria e nulla dicono
rispetto ai valori da imporre alle emissioni che quindi dovevano essere rimandati ad un
decreto successivo da emanarsi a cura del ministero competente (emanato il D.M 12 luglio
1990).
Negli artt. 4, 5 e 6 del d.p.r. 203/88 si parla degli Enti che sono deputati alle autorizzazioni
identificati, di norma, con le Regioni, ovvero le Provincie Autonome, e si danno
generiche indicazioni su quelli che sono gli argomenti da trattare nella relazione di
accompagnamento alla richiesta di autorizzazione.
Nell'art. 7 si specifica che nell'autorizzazione comunque devono essere indicati sia i limiti
delle emissioni che le modalità di campionamento.
Con d.m. 12 luglio 1990 "Linee guida per il contenimento delle emissioni inquinanti degli
impianti industriali e la fissazione dei valori minimi di emissione" viene attuato quanto
previsto dell'art. 3 del citato d.p.r. 203/88 e sono approvati due allegati nei quali vengono indicati i limiti massimi e minimi delle emissioni.
196
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
Successivamente (25 agosto 2000 ) è stato emanato il d.m. "Aggiornamento dei metodi
di campionamento, analisi e valutazione degli inquinanti", ai sensi del d.p.r. 24 maggio
1988 n. 203.
Come riporta il titolo, tale decreto però riguarda solo un aggiornamento sulle
metodologie di analisi.
7.6 Normativa antisismica e cimiteri
II comma 3 dell'art. 76 del d.p.r. 285/90 dichiara esplicitamente che le costruzioni di
manufatti in cimitero destinati a sepoltura devono seguire le normative antisismiche,
in relazione alla zona territoriale in cui si trova il cimitero.
A tale conclusione si perviene indipendentemente dal richiamo della norma di
settore, in quanto il cimitero è un'opera pubblica in cui prevedere criteri di sicurezza
capaci di garantire la pubblica incolumità così come previsto dall'art. 3 della I. 2
febbraio 1974, n. 64.
Il d.m. 16 gennaio 1966 "Norme tecniche per le costruzioni in zone sismi-che" pubblicato
sulla Gazzetta Ufficiale n. 19 del 5 febbraio 1966 stabilisce le limitazioni dell'altezza dei
nuovi edifici in funzione della larghezza stradale.
La norma trova quindi applicazione anche all'interno dei cimiteri, qualora questi siano
ubicati in zone dichiarate sismiche ai sensi del secondo comma dell'art. 3 della I. 2
febbraio 1974 n. 64 come modificata e integrata con Ordinanza n. 3274 del Presidente
del Consiglio dei Ministri in data 20 marzo 2003.
Riferendosi
tata
al
citato
decreto,
Ordinanza, secondo
in
quanto
attesa
della
pubblicazione in G.U. della
ci
stabilito nel punto C.3 del decreto stesso,
197
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
l'altezza
H
delle
nuove
costruzioni
non
potrà
superare
i
seguenti
valori,
espressi in metri:
per
L < 3
H=3
per
3 < L < 11
per
L>11
H=L
H = 11 + 3(1-11)
ove L è la minima distanza tra il contorno dell'edificio e il ciglio opposto della strada,
compresa la carreggiata, eventuali marciapiedi e banchine.
È da rilevare che per strada all'interno di un cimitero s'intende l'area di uso pubblico
aperta alla circolazione dei pedoni e dei veicoli, nonché lo spazio inedificabile non
cintato aperto alla circolazione pedonale.
Quindi non si tratta solo di rispettare le altezze massime consentite per le costruzioni che
fronteggiano viali e via-letti all'interno dei cimiteri. Anche gli spazi liberi tra due edifici
dovranno essere tali da rispettare le limitazioni di cui sopra tranne che detti spazi non
siano chiusi alla pubblica circolazione dei veicoli e/o dei pedoni (cfr. punto C.4.1. d.m.
16 gennaio 1996).
È necessario a questo punto chiarire che le norme in argomento si applicano per tutte le
costruzioni la cui sicurezza possa comunque interessare la pubblica incolumità così come
previsto dall'art. 3 della I. 2 febbraio 1974, n. 64 di cui il decreto costituisce norma tecnica
d'attuazione.
Per quanto riguarda i cimiteri essa si applica a tutti i tipi di manufatti (destinati sia alla
tumulazione sia ai servizi cimiteriali) realizzati all'interno del perimetro cimiteriale da
parte dell'ente pubblico o su area concessa ai privati (cappelle, edicole, monumenti,
manufatti a sistema di tumulazione ecc.).
198
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
Nelle zone già urbanizzate dei cimiteri non sarà più possibile, senza adeguarsi alle nuove
norme, realizzare nuove costruzioni mentre in quelle già esistenti potranno essere effettuate
solo opere di manutenzione ordinaria e/o straordinaria e queste non potranno essere
demolite e ricostruite senza adeguarsi ai nuovi limiti.
È pertanto indispensabile tener conto delle nuove limitazioni nei progetti di ampliamento
dei cimiteri esistenti e di costruzione dei nuovi, nonché nella redazione di piani regolatori
cimiteriali.
Può, infatti, accadere che siano concesse ai privati aree ove non è più possibile realizzare
le costruzioni previste nei piani cimiteriali in quanto i competenti uffici dell'ex Genio
Civile (o la struttura regionale attualmente prevista per la Protezione Civile) non approverebbero i progetti delle strutture.
È il caso di puntualizzare che prima dell'inizio dei lavori, nell'ipotesi di nuova
costruzione, oltre al rilascio della concessione edilizia o dell'autorizzazione ad eseguire i
lavori (che oggi non è più di competenza del sindaco ma del dirigente del servizio)
muniti del parere della commissione edilizia e della A.USL previsti dall'art. 94 del d.p.r.
10 settembre 1990, n. 285, è necessario acquisire il parere dell'ufficio dell'ex Genio Civile
sul progetto delle strutture ai sensi degli art. 17 e 18 della I. 2 febbraio 1974, n. 64 e
procedere al deposito ai sensi della I. 5 novembre 1971, n. 1086.
L'iter dei lavori ovviamente segue le norme relative all'edilizia pubblica o privata.
Completati i lavori l'utilizzo del manufatto resta condizionato al rilascio del certificato di
agibilità qualora si tratti di un edificio ove è previsto possano sostare persone
(cappelle pubbliche, private o di confraternite, edifici destinati ai servizi cimiteriali ecc.) e di
"usabilità" per i tumuli a cielo aperto (celle colombari per tumulazioni, cellette ossario ecc.). In
199
Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
entrambe le ipotesi è, comunque, necessario acquisire il certificato di collaudo delle strutture
ed il certificato di regolare esecuzione rilasciato dall'ufficio dell'ex Genio Civile.
Per quanto attiene il rilascio dell'agibilità essa segue le norme comuni a tutte le opere sia
pubbliche che private.
Per il suo rilascio, inoltre, dovranno essere rispettate, ove necessarie sulla scorta del progetto
presentato, le norme di cui legge 46/90 per gli impianti, all'eliminazione delle barriere
architettoniche potendosi trattare di edifici "aperti al pubblico" (I. 13/89, d.m. 236/89 e I.
104/92), e sulla sicurezza (d.lgs. 626/94 e successivi).
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
7-
CONCLUSIONI
Necessità di un approccio umano
Comunque la si pensi sulla morte, risulta evidente dalla molteplicità degli approcci
seguiti che questo fenomeno debba essere trattato con estrema delicatezza e
profondità, nel rispetto dell'individualità di ciascuno. Non esistono ricette
generalizzate che si possano applicare con successo per tutti i casi: le variabili in
gioco sono così tante, e tutte basate sulla mutevole condizione umana, che
pretendere di risolvere in un batter d'occhio le innumerevoli sfaccettature legate
alla morte sembra francamente assurdo. Sulla scorta dell'esperienze di tante
culture si può forse suggerire di porre decisamente maggiore attenzione all'aspetto
interiore che tale esperienza genera nell'essere umano. Un discorso sulla morte
presuppone un discorso sulla vita, e quale rispetto migliore per la morte se non il
rispetto per la vita? E' necessario rendersi conto che il rispetto per la vita non
corrisponde in pieno con il tentativo di prolungare indefinitamente la vita stessa, a
dispetto della fatica e del tentativo di abbandono di un corpo e di uno spirito
ammalati o affaticati. La vita a tutti i costi è un mito dei nostri tempi, falso e
ingeneroso come la pretesa di voler ostacolare la natura nel suo corso inevitabile.
Di fatto viene da domandarsi quanto rispettoso sia l'attegiamento della nostra
società nei confronti della vita in sé, a fronte della manipolazione genetica, della
sperimentazione di nuove sostanze e procedimenti direttamente sul'essere umano,
dell'aborto, degli armamenti atomici, chimici e convenzionali, della pena di morte,
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
della tortura, della schiavitù fisica, mentale e culturale, dell'oppressione economica
delle
multinazionali,
del
disinteresse
per
il
degrado
ambientale.
Il tanto invocato rispetto per la vita, di fatto più una forma di accanimento
terapeutico che l'espressione di un'etica saldamente radicata, diventa ai giorni
nostri un semplice richiamo pubblicitario, capace di veicolare buoni sentimenti in
cambio di denaro: la cattiva coscienza collettiva ha bisogno di essere tacitata con
l'assicurazione che viviamo in una società libera, morale, perfetta sotto ogni
aspetto, perfetta perfino nelle sue debolezze che anzi vengono enfatizzate,
giustificate, rese in qualche modo piacevoli se non addirittura affascinanti. Questo
è il paradigma in cui stiamo annegando -intellettualmente, perchè moralmente
siamo già annegati da un pezzo. Una società che non sa affrontare la vita con
un'etica ragionata e moralmente consapevole non può permettersi di affrontare la
morte. Filosoficamente siamo ancora balbettanti davanti a due termini che di
primo acchito ci sembrano opposti, -ma la vita non è la negazione della morte,
così come la morte non è l'assenza della vita. Ambedue i concetti sono talmente
vasti che ancora nessuna filosofia, nessuna religione ha potuto darne una
definizione di lampante chiarezza per ogni individuo. Come tutti gli assoluti, vita e
morte riempiono l'esperienza umana in modo indescrivibile, tale che la loro verità
può essere percepita solo dal singolo in un momento di perfetta illuminazione esperienza viva e piena, non ragionamento nè esposizione razionale di un
concetto teorico. In fondo l'esperienza ci dice che non possiamo avere rispetto né
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
per la vita né per la morte se prima non abbiamo rispetto per noi stessi quali siamo,
con tutti i nostri limiti, incapacità e ignoranze. Accettando che siamo inermi nei
confronti di un avvenimento inevitabile affermiamo di essere umani e quindi ci
poniamo nella possibilità di riconoscere e oltrepassare i limiti per muoverci verso la
divinità che vive in noi. Il paradossale sconfinamento della limitatezza avviene solo
nella coscienza dei limiti stessi, allo stesso modo in cui percepiamo la natura, di cui
pur facciamo parte, come potentemente trascendente. Seguendo da vivi l'orma
dei nostri limiti, mano nella mano con la nostra divinità, da morti, senza i limiti
dell'essere umano, tutto diventa più semplice e chiaro. A questo punto la
conclusione
non
è
"Perchè
muoriamo?"
ma
"Perché
siamo
vivi?"
Chiaramente morire non è la soluzione. Che lo sia forse vivere?
Il destino dei grandi cimiteri monumentali
Grande patrimonio artistico e storico della nostra penisola, ma più in generale
dell’intera Europa, sono i cimiteri. Essi rappresentano un tema a così lunga durata,
di cosi persistente significato e di cosi universale destino, da indurre a considerarli
una sorta di ambito immutabile, quasi realtà intangibili, o panorami di sempre.
Mentre in realtà si tratta di una materia estremamente dinamica, il cui percorso
non è affatto lineare, ma ha vissuto continui cambiamenti, sviluppi, inversioni di
rotta.
Dalla presenza dominante delle civiltà più antiche, i luoghi di sepoltura
passano attraverso la civiltà di Roma e vivono la prima netta separazione dalle
città, per poi farvi ritorno nell’era “Cristiana” dove trovano dimora fra le braccia
della Chiesa perdendo cosi la connotazione di luogo collettivo; accentuano nel
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
corso dei secoli la loro natura orrifica e angosciosa o, al contrario, possono
estetizzarsi nel dominio dell’arte; trasmigrano dal sacro al profano; enfatizzano la
dimensione comunitaria o individuale; testimoniano variamente della rimozione e
del rifiuto, oppure dell’accettazione e anche dell’autocompiacimento nel ricordo.
E ancora: lungo il loro cammino si evidenziano le vicende dell’arte e
dell’architettura, lo svolgersi dell’iconografia e dei simboli, le espressioni del credo
religioso, la storia sociale e di classe, gli usi, le mode, i costumi. E proprio grazie a
queste innumerevoli trasformazioni che i cimiteri anno subito lungo gli anni,
adattandosi alle vicende storico-artistiche delle varie epoche, che ora troviamo in
essi il più grande esempio di musei a cielo aperto. Racchiuso nel recinto, che il più
delle volte li circonda, sta nascosto e protetto un enorme patrimonio di dipinti,
sculture e piccoli gioielli di architettura, che li rende tutti unici e ineguagliabili. E’
dunque nostra responsabilità il far si che questo patrimonio non vada perduto, ma
rimanga vivo nel tempo continuando a testimoniare la storia della nostra cultura ai
posteri; infatti è cosa nota che all’interno dei cimiteri si trova la storia delle città e si
può capire le evoluzioni che essa ha avuto col passare dei secoli. Sorge dunque
spontaneo il chiedersi come ci si può rapportare ai grandi cimiteri monumentali e
che utilizzo farne. Deve essere chiaro che il cimitero non è e non può essere
considerato ne un museo ne una città, è un luogo di raccoglimento, dove trova
spazio la sacralità e la commemorazione dei defunti accanto a scene di vita
mondana, come il recarsi al cimitero per pranzi all’aperto o opere teatrali.
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
In antichità la gente si recava al cimitero con frequenza e regolarità e diventava
un momento pubblico in cui potersi far ammirare e avere occasioni di
socializzazione. La visita al cimitero era un momento collettivo da celebrare con i
famigliari e “mettersi in mostra”. Ora i cimiteri sono stati isolati per lo più in non
luoghi, la crescita frenetica delle città li ha inglobati riservandoli spazi di risulta il più
delle volte a ridosso delle ferrovie o in quartieri di poco pregio. C’è quindi una
forte necessità di recuperare questi beni di enorme pregio, ma ci si deve chiedere
cosa è lecito costruire attorno ai cimiteri. E’ ormai pensiero comune che bisogna
abbandonare l’idea di cimitero come “città dei morti”, il cimitero è fatto per
accogliere i morti ma essere abitato dai vivi.
Avvento della cremazione, scomparsa dei cimiteri?
Altro grave problema che ci si deve porre è come trattare i cimiteri alla luce della
aumento considerevole che stanno avendo le cremazioni. “I crematori sono
destinati a sostituire i cimiteri che andranno “via via” scomparendo?”
I progettisti si sono preposti che questo non avvenga. I cimiteri saranno destinati
alla conservazione delle ceneri, quindi i colombari verranno pian piano sostituiti da
un maggior numero di cenerari, ma manterranno la loro identità di luogo di culto,
dove parenti e amici si ritroveranno nella commemorazione del loro caro. Certo ci
sarà chi pian piano maturerà l’idea dello spargimento delle ceneri in natura, o si
arriverà ad avere una legge che permette di conservare le ceneri in casa (cosa
non ancora possibile in Italia) ma sarà forse una minoranza di persone, d’ogni
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
modo non bisogna permettere che i cimiteri si riducano a semplici musei a cielo
aperto, perché ciò significherebbe la morte di questi ultimi.
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Matteo Greco, “CIMITERO INTERCULTURALE, ampliamento e riqualificazione del cimitero di Ugozzolo”.
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